<rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"><channel><title>vatican.va</title><link>https://www.vatican.va</link><description>vatican.va</description><language>it</language><item><title><![CDATA[Partecipanti ai “Borgo Laudato si’ Dialogues”  (19 giugno 2026)]]></title><pubDate>Fri, 19 Jun 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260619-borgo-laudato-si.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260619-borgo-laudato-si.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 19 Jun 2026 15:14:53 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle,<br /> buongiorno e benvenuti.</i></p> 
<p>Avete appena concluso due giornate di intenso lavoro nel <a href="https://www.laudatosi.va/borgo-laudato-si/">Borgo Laudato Si’ di Castel Gandolfo</a>. Vi siete riunti per partecipare alla prima edizione dei “Dialoghi del Borgo” — come ha appena spiegato il Cardinale Baggio —, il primo passo di un processo volto a rinnovare e a reimmaginare la guida morale in un mondo che oggi appare frammentato e dimentico delle proprie radici storiche.</p> 
<p>E, fratelli, avete discusso di temi importanti, che preoccupano anche la Chiesa cattolica: l’intelligenza artificiale e il suo rapporto con l’umanit&agrave;, l’invecchiamento e la vitalit&agrave;, lo sport e la diplomazia e il futuro della sostenibilit&agrave;. Avete esaudito il desiderio che ho espresso di recente nella mia Lettera Enciclica <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>: “entrare in dialogo con tutti gli uomini e le donne del nostro tempo, insieme ai quali prendiamo parte agli avvenimenti, alle domande e alle aspirazioni dell’umanit&agrave;. Vogliamo individuare, insieme con loro, nuove strade per il bene comune e la promozione di una vita dignitosa per tutti” (<a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">n. 2</a>).</p> 
<p>Nello stesso documento ho anche affermato che “viviamo in un tempo di notevole cecit&agrave; spirituale e culturale. Un falso pragmatismo invita a recidere le radici della memoria, come se si potesse inaugurare una sorta di ‘nuova creazione’ sganciata dal passato; anche chi richiama grandi principi morali pu&ograve; cadere in questo nichilismo storico, illudendosi che le atrocit&agrave; del XX secolo non possano pi&ugrave; ripetersi” (<a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">n. 204</a>).</p> 
<p>I vostri dialoghi sono stati costruiti sulla visione di sinodalit&agrave; della Chiesa cattolica, ascoltando dal basso e promovendo al tempo stesso l’unit&agrave; globale. Voi siete esperti, leader e professionisti provenienti da diverse parti del mondo, che lavorano in campi diversi, con una variet&agrave; di competenze, esperienze e visioni. E nonostante questa diversit&agrave;, siete tutti profondamente impegnati nella trasformazione ecologica, sociale ed economica del mondo.</p> 
<p>Dinanzi alla tentazione di costruire la “torre di Babele”, che rappresenta l’idolatria del profitto a scapito dei pi&ugrave; vulnerabili e fa aumentare il rischio della disumanizzazione, siamo chiamati a contribuire alla costruzione della Nuova Gerusalemme, la civilt&agrave; dell’amore, in cui l’amore &egrave; l’unico principio guida della vita economica, politica e culturale.</p> 
<p>“La civilt&agrave; dell’amore non nasce da un gesto unico e spettacolare, ma da una somma di fedelt&agrave; piccole e tenaci, che fanno argine alla disumanizzazione. Per questo vale la pena fermarsi e considerare alcuni aspetti di come, ciascuno nel proprio ambito, possiamo collaborare alla sua costruzione” (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>, n. 213).</p> 
<p>&Egrave; questo che avete fatto nel magnifico scenario dei Giardini Pontifici del Borgo Laudato Si’, lasciando che la bellezza del creato — e del Creatore — vi ispirasse a coniugare la conoscenza locale con la responsabilit&agrave; globale e a far avanzare un processo volto a plasmare una leadership coraggiosa, oggi tanto necessaria.</p> 
<p>Grazie per la vostra apertura e disponibilit&agrave; a partecipare a questo processo, che vi riunir&agrave; novamente in altri importanti contesti e che apre cammini per ulteriori progressi.</p> 
<p>Il Signore benedica i vostri sforzi e vi doni la grazia di essere umili costruttori della Nuova Gerusalemme, la citt&agrave; di Dio, che offre acqua viva agli assetati e cure, riconoscimento, parole gentili e mani capaci di tenerezza a ogni essere umano.</p> 
<p>Grazie.</p> 
<p>______________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-06/quo-138/conoscenza-locale-e-responsabilita-globale-per-un-mondo-senza-fr.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 138, venerd&igrave; 19 giugno 2026, p. 3.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Cappella Papale per le Esequie del Signor Cardinale Camillo Ruini (18 giugno 2026)]]></title><pubDate>Thu, 18 Jun 2026 16:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260618-esequie-cardinale-ruini.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260618-esequie-cardinale-ruini.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 18 Jun 2026 16:52:29 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>celebriamo questa Eucaristia affidando alla misericordia del Signore il nostro fratello Cardinale Camillo Ruini, pastore saggio e sollecito del gregge di Cristo.</p> 
<p>Per molti anni ha servito la Chiesa svolgendo con la stessa dedizione sia gli incarichi pi&ugrave; umili sia quelli pi&ugrave; gravidi di responsabilit&agrave; che il Signore ha voluto affidargli, come sacerdote, Vescovo e Cardinale: nell’insegnamento, nello studio e nell’approfondimento teologico, nel servizio pastorale, nell’animazione giovanile, nell’ambito culturale, nella cura del laicato e delle vocazioni, nell’esercizio dell’autorit&agrave;.</p> 
<p>Moltissimo gli deve la Chiesa in Italia, che ha servito per circa diciassette anni come Presidente della Conferenza Episcopale; come pure la Diocesi di Roma, in cui per altrettanto tempo ha svolto il ministero di Vicario del Santo Padre. Ha saputo guidare il Popolo di Dio e i fratelli nell’Episcopato in momenti importanti e delicati, affrontando con entusiasmo, discernimento e coraggio molteplici sfide.</p> 
<p>A lui si devono intuizioni e iniziative che hanno lasciato un segno profondo nel cammino della Comunit&agrave; ecclesiale e anche di quella civile. Pensiamo al “Progetto culturale”; all’impegno profuso nel promuovere l’apporto del mondo cattolico nei pi&ugrave; diversi ambiti della vita religiosa, civile e politica italiana; al grande lavoro del Sinodo diocesano e della sua applicazione, qui a Roma; alla sua presenza attiva e dialogante ai vari livelli della vita della Chiesa, come pure del mondo laico e della societ&agrave;.</p> 
<p>Mentre lo ricordiamo e lo affidiamo alle braccia del Padre celeste, ci lasciamo illuminare dalla Parola di Dio che abbiamo ascoltato e anche da alcuni pensieri che lui stesso ha lasciato scritti.</p> 
<p>Nella prima Lettura sono risuonate le parole vibranti dell’Apostolo Paolo: &laquo;N&eacute; morte n&eacute; vita, n&eacute; angeli n&eacute; principati, n&eacute; presente n&eacute; avvenire, n&eacute; potenze, n&eacute; altezza n&eacute; profondit&agrave;, n&eacute; alcun’altra creatura potr&agrave; mai separarci dall’amore di Dio&raquo; (<i>Rm</i> 8,38-39). &Egrave; questa la verit&agrave; che ha animato anche il Cardinale Ruini nel suo ministero. L’amore di Dio &egrave; fedele, niente pu&ograve; sconfiggerlo n&eacute; separarcene, perch&eacute; &egrave; dono suo, viene da Lui, e ci &egrave; profuso al di l&agrave; di ogni nostro merito e debolezza. Molteplici sono state le vicissitudini attraverso le quali il nostro caro fratello ha accompagnato i fedeli e le comunit&agrave; che gli sono stati affidati nel corso del suo lungo servizio, ed &egrave; proprio nella carit&agrave; invincibile del Signore e nella risposta di fede a questo dono che dobbiamo cercare la radice della forza con cui le ha affrontate.</p> 
<p>Nel suo Testamento spirituale, parlando delle tante persone nei confronti delle quali sentiva gratitudine per il bene elargitogli, il Cardinale Camillo ha scritto: &laquo;Da loro ho ricevuto non meno di quello che ho cercato di dare&raquo;. Penso siano parole che possono aiutare anche noi a vivere le nostre responsabilit&agrave; e i nostri diversi servizi con la stessa umilt&agrave; e con la medesima fiducia in Dio.</p> 
<p>Del resto, egli stesso ha testimoniato che una delle risorse che pi&ugrave; lo hanno accompagnato nella sua lunga esistenza, fin dall’infanzia, &egrave; stata la preghiera, semplice, accorata, fresca negli anni pi&ugrave; teneri e poi maturata nel corso del tempo, fino alla stagione della fragilit&agrave; e della malattia.</p> 
<p>Un’altra frase della Scrittura che la Liturgia ci ha offerto, e che pu&ograve; aiutarci a vivere con frutto questo momento di grazia, sono le parole di Ges&ugrave; che abbiamo ascoltato nel Vangelo: &laquo;Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io&raquo; (<i>Gv</i> 17,24). In esse troviamo riassunto il programma, la direzione e lo scopo ultimo di una vita spesa per il bene dei fratelli e vissuta nella ricerca costante dei disegni di Dio per la propria e la loro salvezza. Il Cardinale Ruini ha scritto in merito: &laquo;Spero, Signore, di aver operato non per interessi personali ma per gli obiettivi che mi erano affidati e che condividevo di cuore&raquo; (<i>Testamento spirituale</i>). &Egrave; bello ricordare, in questo momento, la realt&agrave; che ha animato nel profondo, al di l&agrave; e al di sopra di ogni altra preoccupazione, il suo cuore di Pastore. Mentre lo accompagniamo con la preghiera e con l’offerta dell’Eucaristia, facciamo nostro il suo desiderio, di giungere l&agrave; dove il Signore ci attende e ci desidera, nella gioia eterna, e di camminare verso la meta, gli uni con il desiderio di esserne partecipi assieme agli altri, uniti, in Lui e tra noi, per sempre.</p> 
<p>Il Cardinale Camillo Ruini ha avuto la grazia di conoscere personalmente e di lavorare con alcuni grandi Santi dei tempi recenti, quali <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/paolo-vi.html">San Paolo VI</a> e <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">San Giovanni Paolo II</a>. In particolare, del suo rapporto con Papa Wojtyła, del quale per tanti anni &egrave; stato collaboratore, ha scritto: &laquo;In Giovanni Paolo II ho sperimentato la tua presenza, Signore, ho potuto toccare con mano l’unione nella preghiera, l’inseparabilit&agrave; di preghiera, vita e apostolato, il coraggio della fede che guida la storia, la capacit&agrave; di amare e di perdonare&raquo; (<i>ibid</i>.). Ritengo che dall’esempio di unit&agrave; di vita del grande Pontefice il Cardinale abbia saputo trarre tanto, perch&eacute; possiamo ritrovare anche in lui molti dei tratti con cui descrive il Santo Papa; e penso che tale consonanza di sentimenti possa animare anche noi nel nostro cammino.</p> 
<p>Come motto del suo Episcopato, il nostro fratello aveva scelto una frase ispirata al Vangelo di San Giovanni: <i>Veritas liberabit nos</i>, “La verit&agrave; ci render&agrave; liberi” (cfr <i>Gv</i> 8,32). Queste parole riassumono la profonda concezione di persona e di libert&agrave; che Cristo ci ha rivelato e che la Chiesa insegna: siamo fatti per la verit&agrave; e per il bene, e solo in questo troviamo unit&agrave;, pace e piena realizzazione, nella vita terrena e per l’eternit&agrave;. Esse ci ricordano con chiarezza un messaggio particolarmente significativo per il nostro tempo, in cui si pu&ograve; essere disorientati da derive relativistiche e da visioni totalmente fluide della realt&agrave; e dell’uomo. Guardando alla vita del Cardinale Ruini, a come &egrave; vissuto e a come ha lasciato questo mondo, possiamo cogliere un segno della forza e della solidit&agrave; con cui l’uomo cresce e matura quando trova nella Verit&agrave; che viene da Dio il centro e il perno della propria esistenza.</p> 
<p>Desidero, in conclusione, rivolgere una parola di ringraziamento alle persone che, come gi&agrave; accennato, hanno accompagnato, coadiuvato e sostenuto il Cardinale nel suo lavoro, durante il suo servizio pastorale e specialmente negli anni della vecchiaia e dell’infermit&agrave;. In particolare, vorrei ringraziare chi gli &egrave; stato vicino fino all’ultimo con devota dedizione. Il Signore ricompensi tutti, doni conforto ai parenti e alle persone care, e conceda a lui il premio della sua pace che non ha fine.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Partecipanti all’Assemblea Plenaria della “Riunione delle Opere per l’Aiuto delle Chiese Orientali” (ROACO) (18 giugno 2026)]]></title><pubDate>Thu, 18 Jun 2026 12:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260618-roaco.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260618-roaco.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 18 Jun 2026 13:19:13 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><i>Eminenza, Eccellenze,<br /> cari sacerdoti, fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>a tutti voi il pi&ugrave; cordiale benvenuto! Sono lieto di incontrarvi al termine della vostra Assemblea plenaria annuale; saluto il Prefetto, Cardinale Gugerotti,&nbsp;gli altri Superiori e gli Officiali del Dicastero per le Chiese Orientali e in particolare voi, membri delle Agenzie della <a href="https://www.orientchurch.va/roaco.html">ROACO</a>.</p> 
<p>Oltre al lavoro sui progetti di aiuto alle Chiese Orientali Cattoliche, che costituisce il motivo principale del vostro ritrovo, so che questa volta avete concentrato le vostre riflessioni su un argomento specifico: la formazione dei chierici e dei monaci nei seminari e nei collegi orientali.</p> 
<p>Credo sia stata una scelta molto opportuna. Soccorrere una Chiesa, infatti, non significa solo provvederla di mezzi materiali di sussistenza, ma anche aiutarla a crescere nella sua identit&agrave; e nella sua forza evangelizzatrice, che poggiano sulla formazione dei ministri, chiamati a diffonderne le ricchezze spirituali. E le comunit&agrave; cattoliche orientali ne custodiscono molte, condividendole con i fratelli e le sorelle delle Chiese Ortodosse. S&igrave;, le Chiese Orientali Cattoliche hanno un grande dono da arrecare all’intera compagine cattolica, spesso ignara di abbracciare al suo interno tradizioni ecclesiali diverse.</p> 
<p>La nostra Madre Chiesa &egrave; dunque unita, ma non uniforme; il suo grembo fecondo ha dato alla luce varie tradizioni spirituali e teologiche, riti e discipline diversi, che si arricchiscono a vicenda. Ci fa bene approfondire tali tesori con i milioni di fratelli e sorelle orientali cattolici, mentre auspichiamo passi in avanti verso la piena unit&agrave; con tutte le Chiese Orientali. Tutte le antiche Chiese d’Oriente ci riportano infatti alle origini della fede, fanno risplendere la luce della grazia attraverso liturgie dense di sacralit&agrave;, manifestano nel culto di lode il mistero di Dio da adorare, testimoniano la potenza della preghiera d’intercessione, offrono contenuti spirituali che riempiono il cuore di meraviglia e grato stupore per la bellezza che svelano. Inducono inoltre i fedeli a dar voce alla propria orazione secondo le caratteristiche teologiche e antropologiche a ciascuna pi&ugrave; confacenti, tanto che il&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a> ha osservato, a proposito dell’Oriente e dell’Occidente cristiano: &laquo;Non fa quindi meraviglia che alcuni aspetti del mistero rivelato siano talvolta percepiti in modo pi&ugrave; adatto e posti in miglior luce dall’uno che non dall’altro, cosicch&eacute; si pu&ograve; dire che quelle varie formule teologiche non di rado si completino, piuttosto che opporsi&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19641121_unitatis-redintegratio_it.html">Unitatis redintegratio</a></i>, 17).</p> 
<p>Ebbene, l’Oriente cristiano lo si custodisce solo se lo si conosce: perderne la conoscenza significa impoverire la Chiesa. Ma per apprenderlo e amarlo bisogna investire sulla formazione. Gi&agrave; pi&ugrave; di trent’anni fa&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">San Giovanni Paolo II</a> ne indic&ograve; l’opportunit&agrave;, ribadendo con forza, tra l’altro, la necessit&agrave; di &laquo;conoscere la liturgia delle Chiese d'Oriente; approfondire la conoscenza delle tradizioni spirituali dei Padri e dei Dottori dell'Oriente cristiano; […] offrire nei seminari e nelle facolt&agrave; teologiche un insegnamento adeguato su tali materie, soprattutto per i futuri sacerdoti&raquo; (Lett. ap.&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_letters/1995/documents/hf_jp-ii_apl_19950502_orientale-lumen.html">Orientale lumen</a></i>, 24).</p> 
<p>Per questo la scelta di aiutare a promuovere la formazione dei ministri sacri, mettendovi in ascolto di alcuni specialisti che vi si dedicano, come avete fatto in questi giorni, &egrave; un bel segno di concreta attenzione a queste Chiese.</p> 
<p>Questo legame tra conoscenza e carit&agrave;, tra menti aperte e mani operose, necessita per&ograve; anche di spirito: di un cuore non solo generoso, ma pure abitato dalla grazia, infiammato dallo Spirito Santo. Perci&ograve;, per il buon esito del vostro adoperarvi con grande impegno e dedizione, mi permetto di raccomandarvi di coltivare sempre la vita spirituale, soprattutto attraverso la costanza nella preghiera e nella vita sacramentale. Le opere di bene, infatti, non portano frutto duraturo se non si alimentano alla sorgente del bene, la sorgente che &egrave; Dio. E se &egrave; anzitutto vero che &laquo;la fede senza le opere &egrave; morta&raquo;, come leggiamo nella Lettera di Giacomo (2,26), &egrave; vero pure che le opere, senza una fede viva, sono sterili.</p> 
<p>Carissimi, guardandovi e pensando al servizio silenzioso e benefico che svolgete, e ai tanti benefattori che attraverso di voi destinano risorse a chi ha bisogno, non posso non pensare a quanto denaro, in questo oscuro frangente storico, viene sprecato per uccidere, gettato via da tanti che fomentano le guerre. Mentre voi generate vita, loro seminano morte; mentre voi tendete la mano al fratello, loro trovano nemici da schiacciare; mentre voi create dialoghi, loro ricercano monologhi; mentre voi aprite vie di speranza, loro rinchiudono i popoli nella paura; mentre voi costruite futuro, loro distruggono il presente.</p> 
<p>Come non pensare alla dolorosa emorragia dei cristiani orientali dai loro territori propri, causata anzitutto dalla guerra che, lo ribadisco, non risolve problemi, ma crea tragedie, tragedie spesso lasciate cadere nell’oblio generale. Figlia della guerra, c’&egrave; una piaga di cui vorrei parlare oggi e che continua a dissanguare soprattutto le Chiese Orientali. La definisco con una parola: precariet&agrave;.</p> 
<p>Quando un visitatore si reca in un Paese che ha conosciuto conflitti sui quali &egrave; poi calato il silenzio, le cose possono sembrare generalmente tranquille, anche se fortemente segnate dai drammi del passato. Eppure quelle societ&agrave; sono indebolite dall’instabilit&agrave; delle istituzioni, dalla presenza di bande armate che si spartiscono il territorio, da una politica condizionata e non di rado manipolata da agenti e interessi esterni, che non opera con libert&agrave;, ma si barcamena tra mille sotterfugi, accordi segreti e interessi di parte. E cos&igrave; si ingenera una perenne precariet&agrave;, che soffoca le possibilit&agrave; di sviluppo e ricade sempre sulla pelle dei poveri.</p> 
<p>Questo fa s&igrave; che in molti Paesi la paura e l’insicurezza dominino ovunque: il lavoro appare precario, il pagamento dei salari discontinuo, la sanit&agrave;, quando funziona, va a singhiozzo, l’istruzione &egrave; provvisoria. E ci&ograve; a discapito della gente comune, delle famiglie, dei bambini e dei giovani, degli anziani e degli ammalati. Diventa un dramma che pesa sui cuori di tutti, divora la speranza e impedisce la costruzione del futuro, favorendo la compulsione ad andarsene, come accade per tanti nostri fratelli e sorelle nella fede, specialmente in Medio Oriente.</p> 
<p>Vorrei rivolgere ancora una volta un appello a riflettere sulle conseguenze della guerra e della precariet&agrave;, e a prevenirle con intelligenza e responsabilit&agrave;, perch&eacute; tutto ci&ograve; non &egrave; frutto di un destino inevitabile, ma di libere scelte e quindi di responsabilit&agrave; moralmente imputabili. La storia dimostra come le trame della violenza e della prepotenza, del potere e del dominio, dei guadagni conseguiti senza giustizia e senza scrupoli, si ritorcono non solo contro chi le subisce, ma anche contro chi le persegue. Preghiamo Ges&ugrave;, Signore della pace, e sollecitiamo le coscienze perch&eacute; siano sensibili allo sdegno; e si ridestino il rispetto per l’umanit&agrave; e un doveroso senso di civilt&agrave;!</p> 
<p>A voi e a tanti donatori che, in nome del Vangelo, continuano a impegnarsi a porre rimedio a tanta disumanit&agrave;, dico grazie dal profondo del cuore. Vi benedico, cari fratelli e sorelle, e vi incoraggio a perseverare nella carit&agrave; senza scoraggiarvi, animati dalla speranza di Cristo. Grazie!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Membri del Board of Governors della Hebrew University di Gerusalemme (18 giugno 2026)]]></title><pubDate>Thu, 18 Jun 2026 09:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260618-huji.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260618-huji.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 18 Jun 2026 15:20:38 +0200 --> <p><i>Cari amici</i>,</p> 
<p>sono lieto questa mattina di salutare tutti voi, che rappresentate il Consiglio di amministrazione della Hebrew University di Gerusalemme mentre visitate il Vaticano e visitate Roma. E spero che il tempo che trascorrerete qui vi consentir&agrave; di approfondire la vostra conoscenza sia della Citt&agrave; del Vaticano sia di Roma, un luogo che non &egrave; solo centrale alle origini e alla crescita della fede cristiana, ma che per millenni ha pure favorito gli incontri tra culture e popoli.</p> 
<p>Anche le universit&agrave; sono da sempre luoghi d’incontro, che riuniscono studenti e docenti per crescere in sapere attraverso lo studio accademico e la ricerca, come anche attraverso le amicizie e i legami professionali che si instaurano spontaneamente. Sebbene non sia sempre facile, le universit&agrave; devono lavorare costantemente per assicurare che continuino ad esservi opportunit&agrave; per incontri significativi. &Egrave; una parte essenziale della vita di qualsiasi istituto di educazione superiore, poich&eacute; le nostre relazioni con gli altri, le nostre lingue e le nostre culture sono estremamente importanti per quel che siamo come esseri umani (cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260514-visita-pastorale-sapienza.html">Discorso ai docenti e agli studenti dell’universit&agrave; “Sapienza” di Roma</a></i>, 14 maggio 2026).</p> 
<p>In quanto luoghi naturali d’incontro, dunque, le universit&agrave; sono state tradizionalmente anche luoghi privilegiati di dialogo, in cui la ricerca della conoscenza &egrave; intrinsecamente legata agli scambi di idee tra tutti i membri della comunit&agrave; accademica. In un clima in cui il dialogo rispettoso &egrave; possibile, tutti possono crescere nella conoscenza imparando dai punti di vista e dalle vive testimonianze degli altri, anche di coloro con cui si pu&ograve; essere in disaccordo. In questi ambienti, con paziente perseveranza, &egrave; possibile lavorare gradualmente per abbattere qualunque barriera di fraintendimento e di sfiducia possa sorgere.</p> 
<p>A questo riguardo, in un tempo spesso caratterizzato dalla violenza e da pungente retorica, i membri della vostra variegata comunit&agrave; universitaria possono continuare a essere “artigiani della pace vera: pace disarmata e disarmante, umile e perseverante, lavorando alla concordia tra i popoli” (<i>Ibidem</i>). I Salmi ci dicono che Dio che ci ama incondizionatamente parla di pace al suo popolo e a coloro che si rivolgono a lui nel loro cuore (cfr. <i>Sal</i> 85, 8-9). Dio ci chiede di essere suoi strumenti per portare pace al mondo, ma dobbiamo iniziare da noi stessi. Come ha scritto sant’Agostino d’Ippona, “Se volete attirare gli altri alla pace, abbiatela voi per primi; siate voi anzitutto saldi nella pace. Per infiammarne gli altri dovete averne voi, all’interno, il lume acceso” (<i>Discorso</i> 357, 3). Invece di pensare che la pace sia impossibile e fuori dalla nostra portata, dobbiamo cercare di promuoverla nelle nostre comunit&agrave; e di accoglierla e riconoscerla nella nostra vita (cfr.<i> <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/peace/documents/20251208-messaggio-pace.html">Messaggio per la LIX Giornata Mondiale della Pace</a></i>, 1&deg; gennaio 2026). Prego perch&eacute;, formando artigiani di pace, la comunit&agrave; universitaria possa continuare a essere un faro di speranza e di unit&agrave; in un mondo sempre pi&ugrave; diviso.</p> 
<p>Miei cari amici, con questi sentimenti vi ringrazio per la vostra presenza e invoco su tutti voi e sui vostri cari le divine benedizioni della sapienza e dell’armonia.</p> 
<p>Grazie.</p> 
<p>______________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-06/quo-137/artigiani-di-pace-vera-contro-fraintendimenti-e-violenza.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 137, gioved&igrave; 18 giugno 2026, p. 3.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Udienza Generale del 17 giugno 2026 - Catechesi. Il Viaggio Apostolico in Spagna]]></title><pubDate>Wed, 17 Jun 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260617-udienza-generale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260617-udienza-generale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 17 Jun 2026 11:55:38 +0200 --> <p><b>Catechesi.&nbsp;Il <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/6/6/viaggio-spagna.html">Viaggio Apostolico in Spagna</a></b></p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!</i></p> 
<p>Oggi desidero proporre alcune riflessioni sul <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/spagna-6-12giugno2026.html">viaggio apostolico</a> che ho compiuto la settimana scorsa in Spagna, visitando Madrid, Barcellona, l’Abbazia di Montserrat e le Isole Canarie.</p> 
<p>Dopo il <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/africa-13-23aprile2026.html">lungo viaggio in quattro Paesi africani</a>, questa volta mi sono trovato immerso in un Paese europeo di antica e ricchissima tradizione cattolica. Ed &egrave; apparso evidente come nella Spagna di oggi, che ha conosciuto notevoli mutamenti sociali e culturali, il Papa sia stato accolto dovunque con entusiasmo e apertura all’ascolto. Di questo rendo grazie a Dio e a tutto il popolo spagnolo, al Re e alle Autorit&agrave; civili, ai Vescovi e alle Comunit&agrave; ecclesiali.</p> 
<p>Il popolo di Dio mi ha molto confortato con la festosa manifestazione della sua fede e del suo affetto. A mia volta, ho confermato i fedeli e, come Vescovo di Roma, li ho incoraggiati a superare ogni forma di divisione e di contrapposizione coltivando sempre la comunione, il dialogo, l’unit&agrave; nella diversit&agrave;. Questo &egrave; il servizio proprio del Successore di Pietro, servizio che nei viaggi apostolici trova un’espressione specifica, ogni volta adatta alle situazioni ecclesiali e sociali dei Paesi visitati.</p> 
<p>Nel caso della Spagna, ho potuto notare con gioia quanto la gente, di ogni et&agrave; e condizione, aspettasse la visita del Papa: dappertutto ho trovato moltitudini ad accogliermi con grande calore. Questo fatto non era scontato, e merita una riflessione. Naturalmente tale partecipazione esprime anzitutto, come dicevo, la fede del popolo spagnolo; al tempo stesso, ritengo che manifesti il bisogno diffuso di ritrovarsi uniti su un fondamento vero e profondo, non ideologico n&eacute; di interesse parziale. Quel fondamento che solo Cristo, in ultima analisi, pu&ograve; assicurare, e che il Vangelo, attraverso le necessarie “inculturazioni”, pu&ograve; trasmettere nella vita dei popoli. Pu&ograve; farlo perch&eacute; il suo messaggio risponde pienamente a entrambe queste esigenze: la ricerca di verit&agrave; e la sete di giustizia.</p> 
<p>A Madrid e a Barcellona ci siamo radunati nelle grandi Cattedrali come pure negli stadi modernissimi. <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/6/10/spagna-rosario.html">Abbiamo pregato il santo Rosario nell’Abbazia di Montserrat</a>. <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/6/10/spagna-messa-sagrada-familia.html">Abbiamo celebrato nella <i>Sagrada Familia</i></a>, maestoso simbolo, sinfonia di pietra e di luce che parla a tutti del mistero cristiano. Questo incontro di antico e moderno, di tradizione cattolica e cultura contemporanea mi ha fatto percepire dal vivo il carattere proprio dell’Europa, la sua ricchezza inestimabile, come realt&agrave; attuale, non superata. Si tratta di un patrimonio da custodire con cura, per poterlo investire nell’oggi globale con le sue sfide epocali: la pace, l’ecologia integrale, lo sviluppo equo e sostenibile, il rispetto della dignit&agrave; umana. Sono sfide che il&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a> aveva gi&agrave; chiaramente riconosciuto e sulle quali &egrave; ritornato il Magistero successivo, fino alla mia recente Enciclica <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>, che mira a custodire la persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale.</p> 
<p>Ho colto, attraverso i vari incontri, il bisogno di ascoltare nella voce del Papa il Vangelo della speranza per questa nostra umanit&agrave; di oggi, duramente provata dalle conseguenze negative di un modello di sviluppo ingannevole. Questo bisogno, che ha trovato espressione nelle tante testimonianze che ho potuto ascoltare – testimonianze a volte commoventi, a volte edificanti –, l’ho riconosciuto anche e soprattutto nei volti dei piccoli e dei poveri che ho incontrato: del bambino che nella parrocchia mi ha letto la sua lettera; di alcune vittime di abuso, che chiedono di essere ascoltate; dei detenuti che mi aspettavano nel carcere; dei giovani pieni di inquietudine e di progetti; dei migranti nei centri di prima accoglienza alle Canarie.</p> 
<p>Proprio l&agrave;, alle Isole Canarie, ultima tappa del nostro itinerario, mi &egrave; stata offerta una chiave di lettura complessiva. Me l’hanno offerta, da una parte, la stessa posizione geografica di quell’arcipelago; e, dall’altra, la realt&agrave; di una Chiesa locale che accoglie un gran numero di migranti forzati, provenienti soprattutto dall’Africa. Sappiamo che il fenomeno migratorio &egrave; complesso e che richiede piani di azione organici e concertati. Ma questa chiave di lettura apre una prospettiva diversa e pi&ugrave; ampia: ci fa capire come siamo chiamati a rileggere il Vangelo nel mondo di oggi, scambiandoci i doni delle nostre rispettive culture, e in particolare i frutti prodotti in esse dalla fecondit&agrave; del messaggio di Cristo. E uno di questi frutti &egrave; proprio il dialogo tra le persone e tra i popoli, l’incontro in spirito di fraternit&agrave;, che permette di scoprire e apprezzare reciprocamente i valori di cui l’altro &egrave; portatore. Questo cammino non &egrave; facile, richiede buona volont&agrave; e l’aiuto di Dio, ma &egrave; il cammino che conduce alla civilt&agrave; dell’amore.</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, il motto di <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/spagna-6-12giugno2026.html">questo Viaggio Apostolico</a> era “<i>Alzad la mirada</i>”, “Alzate lo sguardo!” (cfr <i>Gv</i> 4,35). Sono parole di Ges&ugrave;, rivolte ai suoi primi discepoli, per insegnare loro a vedere nelle persone e nelle folle il desiderio di vita, di verit&agrave;, di pienezza. A me per primo il Signore ripete quelle parole, e con la sua grazia ne ho fatto esperienza anche durante il Viaggio. Oggi vorrei condividere con voi questo invito: alziamo lo sguardo! Impariamo da Ges&ugrave; a guardare il prossimo, la gente, il mondo “con gli occhi di Dio”, cio&egrave; con amore, rispetto e compassione.</p> 
<p>Infine, voglio ringraziare tutti coloro che hanno pregato per la buona riuscita di questo Viaggio Apostolico, in modo particolare le comunit&agrave; di monache contemplative, che in Spagna, grazie a Dio, sono molto numerose. Continuate a pregare, perch&eacute;, con l’intercessione della Vergine Maria, i semi che ho sparso portino frutti abbondanti. Grazie!&nbsp; &nbsp;</p> 
<p>________________________</p> 
<p><b>Saluti</b></p> 
<p>Je salue cordialement les p&egrave;lerins de langue fran&ccedil;aise venus du B&eacute;nin, et de France, en particulier le groupe de La R&eacute;union, les pr&ecirc;tres et les &eacute;l&egrave;ves des diverses &eacute;coles. Apprenons de J&eacute;sus &agrave; regarder le prochain, les personnes et le monde avec les yeux de Dieu, c’est-&agrave;-dire avec amour, respect et compassion. Je vous b&eacute;nis de grand cœur&nbsp;!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese, venuti dal Benin e dalla Francia, in particolare il gruppo proveniente da La R&eacute;union, i sacerdoti e gli studenti delle varie scuole. Impariamo da Ges&ugrave; a guardare il prossimo, le persone e il mondo con gli occhi di Dio, cio&egrave; con amore, rispetto e compassione. Vi benedico di cuore!</i>]</p> 
<p>I extend a warm welcome to all the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, especially those coming from England, Cameroon, Taiwan, The Philippines and the United States of America. As the summer holidays begin for many, may this time be an opportunity to grow closer to the Lord through moments of prayer and to support one another through generous acts of charity. Upon all of you and your families, I invoke the peace and unity of our Lord Jesus Christ. God bless you all!</p> 
<p>Liebe Br&uuml;der und Schwestern, das Motto der Apostolischen Reise nach Spanien lautete: „Erhebt den Blick“ (vgl. <i>Joh </i>4,35). Richten wir alle unseren Blick auf Jesus Christus, den guten Hirten. Von ihm lernen wir, unsere Mitmenschen und die ganze Welt mit den Augen Gottes zu sehen – voller Liebe, Respekt und Mitgef&uuml;hl.</p> 
<p>[<i>Cari fratelli e sorelle, per il Viaggio Apostolico in Spagna &egrave; stato scelto il motto &laquo;Alzate lo sguardo&raquo; (cfr. Gv 4,35). Rivolgiamo tutti il nostro sguardo a Ges&ugrave; Cristo, il Buon Pastore. Da Lui impariamo a guardare gli altri e il mondo intero con gli occhi di Dio, pieni di amore, rispetto e compassione</i>.]</p> 
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua espa&ntilde;ola. Tal como indic&oacute; Jes&uacute;s a sus disc&iacute;pulos, los invito a alzar la mirada para aprender a ver en las personas su deseo de vida, de verdad y de plenitud (cf. <i>Jn</i> 4,35). Que &Eacute;l nos ense&ntilde;e tambi&eacute;n a nosotros a mirar a los dem&aacute;s con los ojos de Dios, es decir, con amor, respeto y compasi&oacute;n. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.</p> 
<p>我向讲中文的人们致以诚挚的问候。亲爱的弟兄姐妹们，我鼓励你们在属神的喜乐和对福音的忠信中日益成长。我衷心地降福你们！</p> 
<p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, vi incoraggio a progredire sempre pi&ugrave; nella letizia spirituale e nella fedelt&agrave; al Vangelo. Vi benedico di cuore</i>.]</p> 
<p>Tenho a alegria de dar as boas-vindas aos peregrinos de l&iacute;ngua portuguesa, especialmente ao grupo de sacerdotes vindos de Portugal e &agrave; fam&iacute;lia marista proveniente do Brasil. Queridos irm&atilde;os e queridas irm&atilde;s, o Senhor Jesus pede-nos que levantemos os olhos e observemos a humanidade com o seu olhar compassivo, transformando cada lugar com a esperan&ccedil;a e a caridade. Que Deus vos aben&ccedil;oe!</p> 
<p>[<i>Sono lieto di dare il benvenuto ai pellegrini di lingua portoghese, specialmente al gruppo di sacerdoti arrivato dal Portogallo e alla famiglia marista proveniente dal Brasile. Cari fratelli e care sorelle, il Signore Ges&ugrave; ci chiede di alzare gli occhi e di osservare l’umanit&agrave; con il suo sguardo compassionevole, trasformando ogni luogo con la speranza e la carit&agrave;. Dio vi benedica!</i>]</p> 
<p style="text-align: right;"><span class="arabic">أُحَيِّي المُؤمِنينَ النَّاطِقينَ باللغَةِ العربِيَّة. نَحنُ مَدعُوُّونَ إلى أنْ نَرفَعَ عُيونَنا ونَنظُرَ إلى العالَمِ بِعَينَيِ الله، المَملوءَتَينِ مَحَبَّةً واحتِرامًا وَرأفَةً. باركَكُم الرّبُّ جَميعًا وحَماكُم دائِمًا مِن كُلِّ شَرّ!</span></p> 
<p>[<i>Saluto i fedeli di lingua araba. Siamo chiamati ad alzare lo sguardo e a guardare il mondo con gli occhi di Dio, pieni di amore, rispetto e compassione. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!</i>]</p> 
<p>Pozdrawiam serdecznie Polak&oacute;w. Trwają obchody 30-lecia reaktywacji Akcji Katolickiej w Polsce. Stało się to dzięki inspiracji św. Jana Pawła II, kt&oacute;ry nazwał ją „szkoła wiary”. Dziękuję wszystkim asystentom i członkom tego stowarzyszenia za zaangażowanie w ewangelizację. Niech wasza wiara będzie znakiem nadziei dla bliźnich. Wszystkich was błogosławię!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i polacchi. Sono in corso le celebrazioni del 30&deg; anniversario della riattivazione dell’Azione Cattolica in Polonia, avvenuta grazie all’ispirazione di San Giovanni Paolo II, che la defin&igrave; una &laquo;scuola di fede&raquo;. Ringrazio gli assistenti e i membri dell’associazione per il loro impegno nell’evangelizzazione. La vostra fede sia un segno di speranza per il prossimo. Vi benedico tutti!</i>]</p> 
<p style="text-align: center;">______________________________</p> 
<p style="text-align: center;"><b>APPELLI</b></p> 
<p>Accolgo con soddisfazione il raggiungimento di un accordo tra la Repubblica Islamica dell’Iran e gli Stati Uniti d’America, che sar&agrave; firmato nella giornata di venerd&igrave;, quale incoraggiante risultato di un paziente lavoro di dialogo e di negoziazione. Esprimo gratitudine ai Paesi che si sono impegnati per favorire l’incontro tra le Parti e rendere possibile tale intesa. Auspico che questo accordo possa contribuire a rafforzare la fiducia reciproca, la sicurezza e la stabilit&agrave; nel Medio Oriente, promuovendo percorsi di dialogo e di cooperazione tra i popoli.</p> 
<p>Arrivano invece notizie dolorose sulla guerra in Ucraina, che continua ad allargarsi: tante vittime innocenti, soccorritori uccisi, chiese e luoghi del patrimonio culturale devastati dalle fiamme. Sono vicino a quanti piangono i propri cari, ai feriti e a coloro che, in mezzo alla violenza, continuano a servire la vita con coraggio. Invito tutti a pregare perch&eacute; questa guerra finisca. Chiediamo al Signore di aprire vie di dialogo, di spegnere l’odio e di rendere possibile una pace giusta e duratura.</p> 
<p style="text-align: center;">* * *</p> 
<p>Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto il pellegrinaggio della Diocesi di Volterra, con il Vescovo Mons. Roberto Campiotti: cari fratelli e sorelle, possa la sosta presso le tombe degli Apostoli rafforzarvi nella fede e spingervi a proseguire con rinnovato entusiasmo nel cammino della santit&agrave;, fedeli al Vangelo e all’insegnamento della Chiesa.</p> 
<p>Accolgo con affetto i sacerdoti novelli di Brescia e di Cremona, i Chierici Regolari Teatini e i Cappellani delle carceri italiane: a ciascuno&nbsp;auguro di essere operai laboriosi nella vigna del Signore. Saluto, altres&igrave;, i fedeli di Borgo Velino, San Bartolomeo in Galdo e Santa Barbara in Salento, come pure l’Associazione sportiva Vjs Velletri, la squadra di basket Jungle Tea Palestrina e l’Associazione Banca del Tempo di Piana degli Albanesi: su tutti invoco la grazia del Signore e l’assistenza materna della Beata Vergine Maria.</p> 
<p>Il mio pensiero va, infine, ai&nbsp;giovani, ai&nbsp;malati&nbsp;e agli&nbsp;sposi novelli.&nbsp;Siamo alle soglie del periodo estivo, tempo di turismo e di pellegrinaggi, di ferie e di riposo. Cari&nbsp;giovani, mentre penso ai vostri coetanei che stanno ancora affrontando gli esami, auguro a voi gi&agrave; in vacanza di profittare dell’estate per utili esperienze sociali e religiose. Esorto voi, cari&nbsp;malati, a trovare conforto e sollievo nella vicinanza dei vostri familiari. E a voi, cari&nbsp;sposi novelli, rivolgo l’invito ad utilizzare questo periodo estivo per approfondire sempre pi&ugrave; il valore della missione nella Chiesa e nella societ&agrave;.</p> 
<p>A tutti la mia benedizione!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Membri del “Centro de Investigación y Formación de Protección al Menor” (CEPROME) (17 giugno 2026)]]></title><pubDate>Wed, 17 Jun 2026 09:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260617-ceprome.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260617-ceprome.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 17 Jun 2026 15:37:49 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio<br /> e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi.</p> 
<p><br /> <i>Buongiorno e benvenuti.<br /> Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>sono lieto di accogliervi questa mattina, voi che provenite da diversi Paesi dell’America Latina, ma che avete un obiettivo comune molto chiaro: lavorare affinch&eacute; le comunit&agrave; ecclesiali siano luoghi sicuri per tutti, specialmente per i bambini, gli adolescenti e le persone pi&ugrave; vulnerabili. Grazie di essere qui e di svolgere questo compito tanto importante.</p> 
<p>Vorrei invitarvi a considerare come i primi discepoli, non appena incontrarono Ges&ugrave;, ne rimasero rapiti, e quel momento segn&ograve; per sempre la loro vita al punto che iniziarono un cammino di conversione, fino a donarsi a Lui senza riserve. Ma questa esperienza non &egrave; qualcosa del passato: tutte le persone sono chiamate ad avere questo incontro con il Risorto e l’opportunit&agrave; di vivere un processo di identificazione con Lui. Ci&ograve;, senza dubbio, avviene attraverso l’evangelizzazione, ed &egrave; qui che ha luogo il vostro lavoro: perch&eacute; ci sia una vera esperienza di amore con il Signore, &egrave; necessario che abbiamo spazi sicuri. L’incontro con Cristo ci segna in modo positivo e ci proietta verso una vita piena di amore e di libert&agrave;, mentre accade esattamente l’opposto nelle situazioni di abuso, provocando ferite traumatiche che condizionano e limitano lo sviluppo spirituale e umano della persona.</p> 
<p>&Egrave; sul monito del Signore stesso che si fonda la missione che avete voluto assumere, rispondendo alla chiamata di Cristo, quando mette in guardia sull’importanza di non essere motivo di scandalo per i pi&ugrave; piccoli (cfr. <i>Mt</i> 18, 6). Nel mio recente <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/spagna-6-12giugno2026.html">viaggio apostolico in Spagna</a>, ho parlato ai vescovi del dolore di quanti sono stati feriti da chi doveva prendersi cura di loro, situazioni dinanzi alle quali &laquo;la comunit&agrave; ecclesiale &egrave; chiamata a rispondere con l’ascolto, la verit&agrave;, la giustizia, la riparazione e un impegno sempre pi&ugrave; deciso nella prevenzione e nella cultura della cura&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260608-spagna-vescovi.html">Incontro con i vescovi della Spagna</a></i>, 8 giugno 2026). Questo compito, pur essendo responsabilit&agrave; primaria di noi che siamo chiamati a essere pastori, &egrave; un mandato per tutti nella Chiesa, e alcuni, come voi, lo hanno assunto persino nell’ambito professionale.</p> 
<p>Vi ringrazio e, al tempo stesso, vi incoraggio ad andare avanti con questa grande opera, rafforzando le reti di collaborazione tra le Chiese locali e le istituzioni civili, promuovendo la cultura della prevenzione e della cura dei pi&ugrave; vulnerabili. &Egrave; mio desiderio che tutti gli spazi nella Chiesa, siano essi fisici o virtuali, siano veramente luoghi per l’incontro fecondo con Ges&ugrave; Cristo, liberi da paure, sospetti e diffidenze.</p> 
<p>Fratelli e sorelle, vi affido alla protezione della Vergine Santissima affinch&eacute; continuiate a lavorare per questo sogno e affinch&eacute; facciate s&igrave; che tutta la comunit&agrave; ecclesiale vi partecipi sempre pi&ugrave;. E con questi sentimenti, vi imparto la Benedizione Apostolica, che estendo alle vostre famiglie, ai vostri amici e a alle altre persone a voi care. Grazie.</p> 
<p>________________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-06/quo-136/la-chiesa-sia-per-tutti-un-luogo-sicuro-libero-da-paure-sospetti.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 136, mercoled&igrave; 17 giugno 2026, p. 4.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Videomessaggio del Santo Padre in occasione del 10° Austrian World Summit" (16 giugno 2026)]]></title><pubDate>Tue, 16 Jun 2026 10:45:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260616-videomessaggio-aws.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260616-videomessaggio-aws.html</guid><description><![CDATA[<!-- Tue, 16 Jun 2026 15:22:36 +0200 --> <p>&nbsp;</p> 
<p>Sono lieto di salutare tutti voi che partecipate al decimo Austrian World Summit. La sostenibilit&agrave;, l’ecologia integrale e la cura del creato sono temi d’interesse da molti decenni. Da sempre la Chiesa &egrave; consapevole che la questione ecologica ha una dimensione morale. Di fatto, la crisi ambientale &laquo;non &egrave; una questione settoriale, ma l’aspetto ecologico della crisi socio-economica contemporanea&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>, n. 23).</p> 
<p>Nei vostri sforzi per rispondere alla crisi attuale, vorrei incoraggiarvi a non perdere di vista questo ampio contesto e suggerirvi tre temi basati sulle virt&ugrave; cristiane di fede, speranza e carit&agrave;, che, ritengo, possono aiutare il lavoro del vostro Summit.</p> 
<p>Vorrei partire dalla fede. Anche se per alcuni la fede sembrerebbe avere poco da contribuire alle questioni del cambiamento climatico e della tutela ambientale, la dimensione religiosa di fatto &egrave; essenziale per affrontare tali temi in modo adeguato. Chi crede che il nostro mondo &egrave; stato creato da Dio ed &egrave; inerentemente buono &egrave; spinto ad assumere una responsabilit&agrave; ancora pi&ugrave; grande a prendersi cura del creato, poich&eacute; lo esige la sua fede: &laquo;Vivere la vocazione di essere custodi dell’opera di Dio &egrave; parte essenziale di un’esistenza virtuosa, non costituisce qualcosa di opzionale e nemmeno un aspetto secondario dell’esperienza cristiana&raquo; (Papa Francesco, <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html#217.">Laudato si’</a></i>, n. 217). Inoltre, credenti di molte tradizioni intendono il “creato” come dono divino. Allo stesso modo, varie religioni affermano che la vita &egrave; sacra e che pertanto deve essere rispettata. Possiamo dunque dire che la fede religiosa rafforza il desiderio generale di proteggere la vita e di prendersi cura della natura.</p> 
<p>Questa visione sottolinea le profonde fondamenta etiche sulle quali ho richiamato l’attenzione nella mia Lettera Enciclica <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>, pubblicata di recente, ovvero l’uguale dignit&agrave; di tutti gli esseri umani e il valore dei diritti umani fondamentali, che possono entrambi essere adeguatamente garantiti attraverso la corretta implementazione dei principi del bene comune, della destinazione universale dei beni, della sussidiariet&agrave;, della solidariet&agrave; e della giustizia sociale (cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>, n. 51-81). Dovrebbero essere &laquo;considerati congiuntamente, affinch&eacute; risalti con chiarezza come si richiamano e si illuminano reciprocamente&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Ibidem</a></i>, n. 46). Queste tematiche personali e sociali essenziali sono intimamente connesse con la crisi climatica, che, come ho detto, &egrave; una manifestazione — per di pi&ugrave; critica — della crisi socio-economica pi&ugrave; in generale. Di fatto, a meno che esse non vengano affrontate, nessuna soluzione tecnica per proteggere l’ambiente avr&agrave; la possibilit&agrave; di raggiungere il fine desiderato. In quest’ottica, dobbiamo prestare particolare attenzione ai pi&ugrave; poveri e a quanti sono pi&ugrave; vulnerabili al degrado ambientale. Vorrei incoraggiarvi a tenerli sempre presenti nella valutazione, pianificazione e attuazione di potenziali progetti.</p> 
<p>Questo mi porta al secondo tema: la speranza. Vista la natura globale delle sfide che stiamo affrontando, &egrave; evidente che molte persone sono preoccupate. C’&egrave;, di fatto, una crescente consapevolezza che la pace &egrave; minacciata da una mancanza di rispetto per il creato, dal saccheggio di risorse naturali e da un progressivo declino della qualit&agrave; della vita a causa del cambiamento climatico. Tali sfide richiedono cooperazione internazionale, insieme a un multilateralismo coeso e lungimirante, al fine di trovare soluzioni efficaci.</p> 
<p>Spesso, per&ograve;, nelle deliberazioni e nelle negoziazioni relative a queste tematiche emergono diverse paure: la paura di cambiare rotta, la paura di perdere potere e la paura di esiti incerti. Solo superando tali paure possiamo lavorare insieme per trovare le soluzioni giuste. &Egrave; qui, ritengo, che i leader e le comunit&agrave; religiosi possono offrire una visione speciale per sostenere sforzi sociali e ambientali ambiziosi, poich&eacute; la Bibbia &egrave; piena di esempi di come le paure della gente possono essere vinte dalla speranza, che in fondo &egrave; un dono di Dio stesso.</p> 
<p>In quest’ottica, quindi, malgrado i bastian contrari o i cinici, la speranza pu&ograve; essere una forza motrice potente. A tale riguardo, non &egrave; solo auspicabile ma anche realmente possibile che ai progressi della COP30 possa fare seguito una giusta transizione verso societ&agrave; in cui il bene comune abbia la precedenza sul profitto e in cui i modelli economici siano radicati nella solidariet&agrave; e nella dignit&agrave; umana. Tuttavia, ci&ograve; esige che i Paesi pi&ugrave; ricchi adempiano ai loro obblighi di sostenere i Paesi pi&ugrave; poveri finanziariamente. Abbiamo inoltre bisogno dello sviluppo di un nuovo quadro finanziario internazionale incentrato sulla persona, per assicurare che tutti i Paesi, specialmente quelli pi&ugrave; poveri e quelli pi&ugrave; vulnerabili ai disastri climatici, possano raggiungere il loro pieno potenziale, nel rispetto della dignit&agrave; dei loro cittadini (cfr.<i> <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2025/documents/20251107-messaggio-cop30.html">Messaggio del Santo Padre alla trentesima Sessione della Conferenza degli Stati parte alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP30)</a></i>, 7 novembre 2025).</p> 
<p>E infine arrivo al tema della carit&agrave;. Vorrei sottolineare l’importanza di coltivare una cultura autentica di cura per l’ambiente, che includa quella che <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> ha definito &laquo;carit&agrave; civica e politica&raquo; (cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html#228.">Laudato si’</a></i>, n. 228-232). Questa carit&agrave; &egrave; la chiave per lo sviluppo autentico, poich&eacute; &laquo;“Per rendere la societ&agrave; pi&ugrave; umana, pi&ugrave; degna della persona, occorre rivalutare l’amore nella vita sociale — a livello, politico, economico, culturale — facendone la norma costante e suprema dell’agire” […]. In questo quadro, insieme all’importanza dei piccoli gesti quotidiani, l’amore sociale ci spinge a pensare a grandi strategie che arrestino efficacemente il degrado ambientale e incoraggino una <i>cultura della cura</i> che impregni tutta la societ&agrave;&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html#231.">Laudato si’</a></i>, n. 231). &Egrave; mia speranza che le vostre deliberazioni promuovano questa cultura della cura e in tal modo contribuiscano alla civilt&agrave; dell’amore.</p> 
<p>Cari amici, con queste riflessioni incentrate su fede, speranza e carit&agrave;, prego perch&eacute; il vostro Summit sia fecondo nel promuovere il dialogo tanto necessario per cercare soluzioni efficaci per proteggere il meraviglioso dono del creato, e volentieri invoco su tutti voi i doni di Dio della saggezza e della pace.&nbsp;</p> 
<p>________________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-06/quo-135/la-mancanza-di-rispetto-per-il-creato-e-una-minaccia-per-la-pace.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 135, marted&igrave; 16 giugno 2026, p. 2.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Messaggio del Santo Padre per la VI Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani, 2026: “Io invece non ti dimenticherò mai” (<i>Is</i> 49,15) ]]></title><pubDate>Mon, 15 Jun 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/grandparents/documents/20260615-messaggio-nonni-anziani.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/grandparents/documents/20260615-messaggio-nonni-anziani.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 15 Jun 2026 13:47:07 +0200 --> <p style="text-align: center;"><b><i>Io invece non ti dimenticher&ograve; mai </i>(<i>Is </i>49,15)<br /> &nbsp;</b></p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>per bocca del profeta Isaia il Signore promette che non si dimenticher&agrave; mai di nessuno di noi. Ci assicura che i nostri volti li porta disegnati sulle palme delle sue mani (cfr <i>Is</i> 49,16) e che il suo amore &egrave; pi&ugrave; grande di quello di una madre per suo figlio (cfr <i>Is</i> 49,15). Il profeta ci lascia intravedere un dialogo intimo e serrato nel quale Dio si rivolge a ciascuno e al popolo stesso dandogli del “tu”. Anche oggi possiamo leggere queste parole riferite a ciascuno di noi, e ognuno pu&ograve; sentire quel “Non ti dimenticher&ograve; mai” rivolto a s&eacute;.</p> 
<p>Sono parole che riempiono di consolazione e di fiducia. Esse sono la risposta a un angoscioso sentimento che agita il cuore: &laquo;Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato&raquo; (<i>Is</i> 49,14). Quante volte nella Sacra Scrittura, in particolare nei Salmi, la preghiera nasce dallo smarrimento di chi ha l’impressione che la propria vita non rivesta interesse per nessuno e venga trascurata! La dolorosa sensazione di essere dimenticati accomuna purtroppo molte persone, e tra queste non poche sono anziane.</p> 
<p>L’amore di Dio, che invece non dimentica nessuno, si offre come atto di giustizia e risposta all’anonimato, nel quale troppo spesso la vita umana finisce per smarrirsi. Sopra le esistenze di molti anziani, in particolare, sembra essere disteso un velo che sfuma i tratti dei volti e ammanta di oblio. &Egrave; quello che accade nelle case dove regna la solitudine, e anche in quei luoghi di ricovero dove la singolarit&agrave; di ogni persona rischia di essere ridotta al numero del suo letto o alla sua patologia.</p> 
<p>La celebrazione della Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani &egrave; un’opportunit&agrave; per riscoprire che la Chiesa &egrave; chiamata a essere madre di tutti e che ad ogni et&agrave; &egrave; sempre possibile scoprirsi figli e figlie di Dio. Questa Giornata sia dunque uno stimolo per tutti, in particolare per i pi&ugrave; giovani, a riprendere la bella abitudine di visitare i propri nonni, gli anziani della famiglia, e anche coloro che non ricevono alcuna visita. Portate loro, con questo messaggio e la vostra presenza, la vicinanza e l’affetto del Papa. Fate in modo che le parole del profeta “Io invece non ti dimenticher&ograve; mai” prendano la forma di un tenero e affettuoso incontro. &laquo;In un’epoca che tende a velocizzare e frammentare, la carne umana continua a chiedere di essere curata e riconosciuta da mani capaci di tenerezza, da menti attente e da parole buone. La cultura digitale moltiplica le connessioni e offre nuove possibilit&agrave; di incontro; tuttavia, il cuore umano conserva un bisogno irrinunciabile di prossimit&agrave;&raquo; (Lett. enc.<i> <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>, 239).</p> 
<p>La Chiesa conosce la sofferenza dei suoi figli pi&ugrave; anziani, sa bene che troppo spesso si guarda a loro con pregiudizio e li si considera un peso; &egrave; consapevole che un’economia incentrata sul profitto indebolisce i legami familiari; sa che molti anziani vengono lasciati dai figli costretti a migrare o, in alcuni casi, a combattere in guerra. Per ognuno di questi motivi, &egrave; lieta di annunciare la promessa del Signore: “Io invece non ti dimenticher&ograve; mai!”.</p> 
<p>&Egrave; dolce, ad ogni et&agrave;, ma specialmente quando non si &egrave; pi&ugrave; giovani, scoprire, come disse il <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-i/it.html">Beato Giovanni Paolo I</a>, che siamo destinatari &laquo;da parte di Dio di un amore intramontabile. Sappiamo: ha sempre gli occhi aperti su di noi, anche quando sembra ci sia notte. &Egrave; pap&agrave;; pi&ugrave; ancora &egrave; madre&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-i/it/angelus/documents/hf_jp-i_ang_10091978.html">Angelus</a></i>, 10 settembre 1978). Anche se non viene spontaneo pensare cos&igrave;, la verit&agrave; &egrave; che nemmeno da vecchi cessiamo di essere figli e figlie, e perci&ograve; resta valido, ogni giorno, l’invito a tornare tra le braccia di Dio, il cui amore &egrave; paterno e materno insieme.</p> 
<p>La scoperta della tenerezza di Dio, per molti, avviene nel corso dell’esistenza, talvolta proprio nell’ultimo tratto della vita. Sempre pi&ugrave; spesso, infatti, a differenza del passato, &egrave; possibile diventare anziani senza aver avuto una reale esperienza di fede. L’et&agrave; avanzata, in questo caso, a partire dalle domande che in questa stagione della vita con pi&ugrave; urgenza ci si pone, pu&ograve; divenire il tempo opportuno per iniziare o riprendere una vita spirituale. In questo nuovo cammino si pu&ograve; riconoscere che Dio, come dice Sant’Agostino, &laquo;&egrave; madre perch&eacute; riscalda, perch&eacute; nutre, perch&eacute; allatta, perch&eacute; custodisce&raquo; (<i>Commento al Salmo 26</i>, II, 18). &Egrave; una consapevolezza che aiuta a non provare vergogna della fragilit&agrave; che emerge e anche a comprendere che tutti, sempre, siamo bisognosi gli uni degli altri e mendicanti di attenzione e di cura. A Dio, che si fa prossimo e che impariamo a riconoscere nella sua tenerezza, possiamo ora rivolgerci con fiducia filiale nella preghiera. Non &egrave; mai troppo tardi per iniziare a rivolgersi a Lui. Pu&ograve; essere un grande dono per tutti.</p> 
<p>Cari anziani e anziane, <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> parlava di voi come di un “nuovo popolo” (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2022/documents/20220223-udienza-generale.html">Catechesi</a></i>, 23 febbraio 2022),&nbsp;in quanto il numero di persone avanti con l’et&agrave; non &egrave; mai stato cos&igrave; alto nella storia umana. &Egrave; allora quanto mai importante con voi, “nuovo popolo”, riflettere su quale possa essere la nostra vocazione quando la fragilit&agrave;, compagna dell’uomo fin dalla nascita, sembra prendere il sopravvento. Mi sento di dirvi: non abbiate paura della fragilit&agrave;! Proprio questa debolezza cela in s&eacute; una nuova potenzialit&agrave; che illumina anche le altre et&agrave; della vita. Infatti, quando &egrave; accettata e riconosciuta, la fragilit&agrave; &laquo;apre il cuore al sostegno vicendevole e all’invocazione di Colui che pu&ograve; donare ci&ograve; che nessun potere umano &egrave; in grado di garantire: la riconciliazione profonda dei cuori e con essa la pace vera&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260413-algeria-comunita-algerina.html">Incontro con la comunit&agrave; algerina</a></i>, Basilica di Nostra Signora d’Africa, Algeri, 13 aprile 2026).</p> 
<p>&Egrave; cos&igrave; che possiamo vivere da cristiani il tempo della vecchiaia: “fragili” ma allo stesso tempo “chiamati”. Un uomo e una donna possono, infatti, rinascere da vecchi (cfr. <i>Gv</i> 3,4- 6) ed esclamare, con il profeta: &laquo;Nella conversione e nella calma sta la nostra salvezza, nell'abbandono confidente sta la nostra forza&raquo; (<i>Is</i> 30,15). Una forza che pu&ograve; diventare invito a non ricorrere alle vie dell’arroganza e della potenza per garantire la convivenza umana, ma alle vie della riconciliazione e della pace vera. In questo tempo, segnato in maniera cos&igrave; dura dalla violenza bellica e sociale, molti si interrogano su come sar&agrave; il mondo nel quale cresceranno i propri nipoti. Vi esorto, carissimi, ad unirvi a me nel pregare con insistenza perch&eacute; giunga presto la pace nel mondo intero.</p> 
<p>Sorelle e fratelli anziani, vi ringrazio perch&eacute; mi sostenete ogni giorno con le vostre preghiere, specialmente quando recitate il santo Rosario. Ricambio di cuore e vi lascio questo augurio: il Signore ci rinnovi sempre nella fede, nella speranza e nella carit&agrave;, Lui che mai si dimentica di noi!</p> 
<p><i>Dal Vaticano, 15 giugno 2026</i></p> 
<p style="text-align: center;">LEONE PP. XIV</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Pellegrinaggio della Chiesa Arcivescovile Maggiore Siro-Malankarese in Europa (15 giugno 2026)]]></title><pubDate>Mon, 15 Jun 2026 11:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260615-chiesa-siro-malankarese.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260615-chiesa-siro-malankarese.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 15 Jun 2026 15:46:09 +0200 --> <p>Nel nome del Padre,<br /> del Figlio e dello Spirito Santo. La pace sia con voi!</p> 
<p><br /> <i>Beatitudine, Eccellenze,<br /> Cari sacerdoti, consacrati<br /> e consacrate,<br /> Cari fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>sono lieto di accogliere questa importante delegazione della Chiesa siro-malankarese quale parte del primo convegno del vostro clero e dei vostri fedeli residenti in Europa. Il vostro Arcivescovo Maggiore, il Cardinale Baselios Mar Cleemis, oggi compie 67 anni. Buon compleanno, Beatitudine! Porgo anche le mie oranti congratulazioni in anticipo per il suo giubileo episcopale d’argento ad agosto, per il quale sono gi&agrave; iniziati i festeggiamenti con una speciale celebrazione ieri qui a Roma. Un particolare saluto anche al Vescovo Kuriakose Mar Osthanthios, di recente nominato Visitatore Apostolico per i fedeli siro-malankaresi residenti in Europa, che ha organizzato questo convegno.</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, mi risulta che tutta la vostra Chiesa <i>sui iuris</i> stia iniziando un intenso percorso pluriennale di rinnovamento spirituale in preparazione del suo centenario. Essendo appena iniziato il 95&deg; anno dall’istituzione della vostra Gerarchia con la Costituzione Apostolica <i>Christo Pastorum Principi</i> di <a href="https://www.vatican.va/content/pius-xi/it.html">Papa Pio XI</a> l’11 giugno 1932, desidero ricordare quel testo del mio illustre predecessore, che inizia esprimendo gratitudine a Cristo, il Capo dei Pastori. Anche noi rendiamo a Dio “i pi&ugrave; umili e ferventi ringraziamenti” per il venerabile Mar Ivanios che, insieme a Mar Theophilos, ha guidato diversi sacerdoti e un buon numero di fedeli, tra cui religiosi e religiose delle Congregazioni di Betania, a riscoprire la comunione ecclesiale con il Successore dell’Apostolo Pietro come elemento fondamentale per vivere la fede cristiana. Il primo Arcivescovo Metropolita di Trivandrum dei Siro-Malankaresi fu di fatto un vero Pastore secondo il Cuore di Ges&ugrave;, attraverso il quale lo Spirit&ograve; Santo ha guidato il gregge di Dio. Ha dato un bellissimo esempio del &laquo;grande desiderio: [di] una Chiesa unita, segno di unit&agrave; e di comunione, che diventi fermento per un mondo riconciliato&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2025/documents/20250518-inizio-pontificato.html">Omelia</a></i>, 18 maggio 2025), di cui ho parlato durante la Messa solenne per l’inizio del mio pontificato.</p> 
<p>Sin da giovane sacerdote Mar Ivanis guardava molto oltre i confini della sua comunit&agrave; cristiana in Kerala e vedeva chiaramente la necessit&agrave; di recuperare il dinamismo del buon seme piantato in India dalla predicazione e dal martirio di san Tommaso Apostolo. Insistette anche perch&eacute; il lavoro missionario fosse svolto non soltanto con le parole, ma piuttosto con una vita virtuosa e un servizio caritatevole autentico. Per questa ragione, sin dal principio, la vostra Chiesa &egrave; sempre stata un faro di energia evangelica e carit&agrave; apostolica, portando giustizia sociale, educazione e sviluppo umano integrale alle persone ai margini della societ&agrave;. In tal modo, il Vangelo si diffonde, come ha detto il mio venerabile predecessore <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it.html">Papa Benedetto XVI</a>, &laquo;”<i>per attrazione”</i>: come Cristo “attira tutti a s&eacute;” con la forza del suo amore, culminato nel sacrificio della Croce&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/homilies/2007/documents/hf_ben-xvi_hom_20070513_conference-brazil.html">Santa Messa di Inaugurazione della V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi</a></i>, 13 maggio 2007).</p> 
<p>La Chiesa siro-malankarese inizi&ograve; quindi a crescere rapidamente al dei confini etnici o linguistici, inizialmente in Tamil Nadu, frutto di un impegno evangelizzatore risalente al 1934. Quelle vivaci comunit&agrave; cattoliche siro-malankaresi sono prosperate grazie all’impegno della Gerarchia e anche all’impegno delle devote donne consacrate appartenenti alla Congregazione delle Figlie di Maria. Incoraggio il Sinodo dei Vescovi e gli Istituti Religiosi della vostra Chiesa a dimostrare un impegno simile verso le circoscrizioni di creazione pi&ugrave; recente in India, specialmente nelle vaste Eparchie di Saint Ephrem of Khadki e di Saint John Chrysostom of Gurgaon. Abbiamo un futuro candidato qui presente.</p> 
<p>Al tempo stesso, occorre un analogo impegno urgente per preservare e promuovere i tesori inestimabili incarnati da tutte le Chiese Orientali, specialmente nella crescente diaspora, come ho avuto occasione di dire durante il vostro Giubileo, celebrato appena pochi giorni dopo la mia elezione a Papa (cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/may/documents/20250514-giubileo-chiese-orientali.html">Discorso ai Partecipanti al Giubileo delle Chiese Orientali</a></i>, 14 maggio 2025). In tale ottica, riconoscendo la presenza di numerosi fedeli siro-malankaresi in Nord America,&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it.html">Papa Benedetto XVI</a> ha eretto un Esarcato Apostolico per i fedeli siro-malankaresi negli Stati Uniti. Dieci anni fa, elevando l’Esarcato al rango di Eparchia, il mio venerabile predecessore <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> ha esteso la cura del Vescovo eparchiale anche a tutti i fedeli siro-malankaresi in Canada.</p> 
<p>Con intenzioni analoghe, gi&agrave; nel mio primo anno di pontificato ho nominato il primo Visitatore Apostolico a tempo indeterminato per i cattolici siro-malankaresi in tutta Europa, Sua Eccellenza Mar Osthathios. La sua responsabilit&agrave; &egrave; di verificare la situazione attuale della cura pastorale, nella prospettiva di presentare proposte ai Vescovi locali e alla Santa Sede per il bene spirituale dei fedeli. A tale proposito, ho chiesto al <a href="https://www.orientchurch.va/">Dicastero per le Chiese Orientali</a> di aiutarmi &laquo;a definire principi, norme, linee-guida attraverso cui i Pastori latini possano concretamente sostenere i cattolici orientali della diaspora e a preservare le loro tradizioni viventi e ad arricchire con la loro specificit&agrave; il contesto in cui vivono&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/may/documents/20250514-giubileo-chiese-orientali.html">Ibidem</a></i>). La stessa Istituzione Curiale mi aiuter&agrave; a valutare i modi migliori per gettare fondamenta solide e durature affinch&eacute; le future generazioni di fedeli siro-malankaresi continuino ad approfondire la loro amicizia con il Signore Ges&ugrave; attraverso l’impegno con le loro tradizioni uniche, apportando cos&igrave; beneficio all’intera Chiesa cattolica.</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, chiedo a tutti voi di promuovere una maggiore consapevolezza riguardo alla preziosa identit&agrave; della Chiesa siro-malankarese e la vostra identificazione con essa, partecipando alla sua vita ecclesiale e vivendo la vostra eredit&agrave; unica, consapevoli della vostra grande dignit&agrave;, restando al contempo uniti all’Arcivescovo Maggiore e al Sinodo dei Vescovi. Sapendo che i cristiani di San Tommaso dell’India hanno la ben meritata fama di avere famiglie devote dalle quali nascono molte vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa, prego perch&eacute; nelle vostre case e nei vostri cuori, specialmente in quelli dei giovani, continui a prosperare una fede forte.</p> 
<p>Invocando da Dio Onnipotente grazie abbondanti su tutti coloro che si uniscono a voi nel celebrare questa gioiosa occasione, affinch&eacute; possiate seguire Cristo ogni giorno sempre pi&ugrave; da vicino, diventando messaggeri di speranza per tutti, imparto volentieri la mia Benedizione Apostolica. Possano la Beata Vergine Maria, Regina della Pace, san Tommaso Apostolo e tutti i vostri Santi Patroni, specialmente il venerabile Mar Ivanios, intercedere per voi! Grazie.</p> 
<p>________________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-06/quo-134/vanno-preservati-gli-inestimabili-tesori-di-tutte-le-chiese-orie.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 134, luned&igrave; 15 giugno 2026, p. 5.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Delegazione della “United Jewish Appeal Federation of New York” (15 giugno 2026)]]></title><pubDate>Mon, 15 Jun 2026 10:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260615-ujafedny.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260615-ujafedny.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 15 Jun 2026 15:43:27 +0200 --> <p>&nbsp;</p> 
<p><i>Distinti Rappresentanti<br /> della United Jewish Appeal - Federation of New York,<br /> Cari amici,<br /> la pace sia con voi!</i></p> 
<p>&Egrave; una gioia accogliervi tutti in Vaticano questa mattina. La vostra organizzazione funge da strumento della filantropia ebraica a livello mondiale, fornendo aiuti umanitari essenziali e servizi sociali alle popolazioni vulnerabili — per esempio a quanti vivono in povert&agrave;, ai rifugiati, agli anziani e a persone con disabilit&agrave; — a New York, nello Stato d’Israele e in oltre settanta Paesi. Questi sforzi rispecchiano un chiaro riconoscimento della dignit&agrave; umana e della fratellanza, in sintonia con l’impegno della Chiesa a favore dello sviluppo umano integrale e la chiamata ad amare il nostro prossimo.</p> 
<p>Questo impegno condiviso ha un significato speciale alla luce della nostra storia comune. Sessantasei anni fa, una delegazione della vostra organizzazione fu ricevuta da <a href="https://www.vatican.va/content/john-xxiii/it.html">Papa Giovanni XXIII</a>. Con le parole semplici e tuttavia profonde &laquo;Io sono Giuseppe, il vostro fratello&raquo;, citando il Libro della Genesi (<i>Gen</i> 45, 4) egli afferm&ograve; la nostra comune umanit&agrave; nonch&eacute; la nostra comune discendenza da Abramo, Isacco, Giacobbe e Giuseppe. In seguito fu redatto un trattato che descriveva un nuovo rapporto tra la Chiesa cattolica e l’ebraismo. Quel trattato fu il fondamento di quello che divenne &laquo;il cuore e il nucleo generativo&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/october/documents/20251028-nostra-aetate.html"><i>Discorso per il sessantesimo anniversario di </i>Nostra aetate<i> &laquo;Camminando insieme nella speranza&raquo;</i>,</a> 28 ottobre 2025) di <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decl_19651028_nostra-aetate_it.html">Nostra aetate</a></i>, la Dichiarazione del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a> sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane.</p> 
<p>Quel documento storico, del quale la Chiesa lo scorso anno ha celebrato il sessantesimo anniversario, &laquo;apr&igrave; un nuovo orizzonte di incontro, rispetto e ospitalit&agrave; spirituale&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2025/documents/20251029-udienza-generale.html">Udienza generale</a></i>, 29 ottobre 2025). Affermava, tra le altre cose, la verit&agrave; che apparteniamo a un’unica famiglia umana. In tal modo piant&ograve; un seme di speranza che &laquo;&egrave; cresciuto in un albero maestoso, [...] offrendo rifugio e producendo ricchi frutti di comprensione reciproca, amicizia, cooperazione e pace&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/october/documents/20251028-nostra-aetate.html"><i>Discorso per il sessantesimo anniversario di </i>Nostra aetate</a>). Riconoscendo l’inerente dignit&agrave; di tutti gli uomini e di tutte le donne, <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decl_19651028_nostra-aetate_it.html">Nostra aetate</a></i>&nbsp;prendeva una ferma posizione contro l’antisemitismo e dichiarava che la Chiesa rifiuta ogni forma di discriminazione o di persecuzione perpetrata a motivo di razza, colore, condizione sociale e religione (cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decl_19651028_nostra-aetate_it.html">Nostra aetate</a></i>, n. 4-5). In un mondo ancora ferito dalla divisione e dal conflitto, ci invitava ad andare oltre le incomprensioni del passato verso la collaborazione per il bene comune.</p> 
<p>Questo stesso spirito di solidariet&agrave; trova espressione concreta nella nostra comune preoccupazione per chi &egrave; nel bisogno. Nella mia Esortazione Apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_exhortations/documents/20251004-dilexi-te.html">Dilexi te</a></i> ho osservato che &laquo;[l]’amore &egrave; soprattutto un modo di concepire la vita, un modo di viverla&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_exhortations/documents/20251004-dilexi-te.html#120">n. 120</a>). Il servizio ai poveri, agli emarginati e agli indifesi &egrave; un modo per incontrare il sacro; attraverso loro, la voce divina continua a parlarci (cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_exhortations/documents/20251004-dilexi-te.html#5">Ibidem</a></i>, n. 5). Come ci ricorda il profeta Isaia, quando condividiamo il nostro pane con gli affamati e ci prendiamo cura dei bisognosi, &laquo;la luce [del Signore] sorger&agrave; come l’aurora&raquo; (cfr. <i>Is </i>58, 7-8). Quella luce ci invita a vedere il servizio ai vulnerabili come un cammino che apre i cuori e rinnova la societ&agrave;.</p> 
<p>Cari amici, vi apprezzo per la dedizione con la quale assistete i poveri e i bisognosi, contrastate l’odio e l’intolleranza e lavorate per costruire un mondo migliore per tutti. Possa la vostra missione rafforzare il dialogo, approfondire la comprensione reciproca e contribuire alla pace di cui c’&egrave; tanto bisogno nel nostro mondo. Vi assicuro delle mie preghiere per voi, per i vostri cari e per coloro che servite. Grazie.</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>________________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-06/quo-134/collaborare-per-il-bene-comune-oltre-le-incomprensioni-del-passa.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 134, luned&igrave; 15 giugno 2026, p. 5.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Angelus, 14 giugno 2026]]></title><pubDate>Sun, 14 Jun 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260614-angelus.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260614-angelus.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 14 Jun 2026 12:50:15 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, buona domenica!</i></p> 
<p>Il Vangelo di oggi (<i>Mt</i>&nbsp;9,36 – 10,8) ci porta un grande regalo, perch&eacute; coinvolge tutti coloro che lo ascoltano nello sguardo di Ges&ugrave;: &egrave; un racconto che testimonia l’attenzione della sua vista, oltre a dirci che cosa il Signore osserva. Leggiamo, infatti, che Cristo &laquo;vedendo le folle, ne sent&igrave; compassione, perch&eacute; erano stanche e sfinite&raquo; (v. 36). Fattosi nostro fratello, il Figlio di Dio guarda la gente, guarda l’umanit&agrave;: vede l’oppressione che schiaccia e la violenza che toglie la forza. Vede le ferite delle guerre e il vuoto del consumismo. Vede volti ridotti a maschere, famiglie spezzate dal male e giovani illusi da falsi ideali. Ges&ugrave; vede e ama. Ama e soffre per noi, con noi: la sua compassione esprime non solo vicinanza fraterna, ma volont&agrave; di redenzione.</p> 
<p>Egli, infatti, conosce il nostro cuore e se ne prende cura: davanti a tante persone simili a &laquo;pecore che non hanno pastore&raquo; (v. 36), Cristo si dedica a tutte come buon pastore e, come signore della messe, manda operai nel campo del mondo (cfr v. 38). Qual &egrave; il lavoro che devono svolgere? Dare il conforto di Dio a chi soffre: portare carit&agrave; dove c’&egrave; miseria, speranza dove c’&egrave; afflizione, fede dove c’&egrave; sfiducia.</p> 
<p>Il Vangelo riporta i nomi dei primi dodici “operai”: sono discepoli fatti apostoli, cio&egrave; missionari e predicatori. Tra loro c’&egrave; Simone detto Pietro, il primo, e anche Giuda Iscariota, l’ultimo, per ricordarci che si pu&ograve; seguire Ges&ugrave; e tradirlo, ma il Vangelo rimane per tutti parola viva e vera. La Buona Notizia che attraversa i secoli &egrave; identica, sempre giovane, fresca e liberante: &laquo;Il Regno dei cieli &egrave; vicino&raquo; (<i>Mt</i>&nbsp;10,7)! S&igrave;, &egrave; vicino perch&eacute; in Ges&ugrave; Cristo Dio si fa prossimo ad ogni uomo e ogni donna, ad ogni popolo e nazione. Quando questo Vangelo viene annunciato e praticato, il male crolla come una malattia che finisce (cfr v. 8), come una notte che cede all’aurora, come la morte vinta dal Risorto.</p> 
<p>&Egrave; cos&igrave; che lo sguardo di Ges&ugrave; trasforma la realt&agrave;: piena d’amore, la sua iniziativa d&agrave; vita a un popolo nuovo, la Chiesa, chiamato a continuare la missione degli apostoli: &laquo;Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date&raquo; (v. 8). S&igrave;, il dono di Ges&ugrave; &egrave; del tutto&nbsp;<i>gratis</i>, perch&eacute; il suo valore eccede ogni misura: &egrave; impossibile meritarla o “comprarla”. Questa grazia &egrave; il bellissimo nome della misericordia di Dio, che ci raggiunge ovunque, per portarci a s&eacute;. &laquo;Pregate dunque il signore della messe, perch&eacute; mandi operai nella sua messe&raquo; (<i>Mt</i>&nbsp;9,38)!</p> 
<p>Carissimi, il compito di evangelizzare nasce dal dono di Dio che in Cristo diventa perdono per il mondo, servizio a chi &egrave; pi&ugrave; piccolo e povero, impegno per la giustizia. Chiediamo l’aiuto della Vergine Maria, piena di grazia, affinch&eacute; rispondiamo con gioia e coraggio alla missione cui Ges&ugrave; ci chiama.</p> 
<p>____________________</p> 
<p><b>Dopo l'Angelus</b></p> 
<p>Cari fratelli e sorelle,</p> 
<p>esprimo anzitutto la mia gratitudine al Signore per <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/spagna-6-12giugno2026.html">il Viaggio Apostolico che mi ha concesso di compiere in Spagna.</a> Ringrazio il popolo spagnolo che mi ha accolto con grande entusiasmo e devozione. Sono grato in modo speciale a Sua Maest&agrave; il Re; ringrazio con affetto i Vescovi, tutte le comunit&agrave; che ho visitato e l’intera Chiesa che &egrave; in Spagna. <i>Que Dios bendiga siempre a Espa&ntilde;a!</i></p> 
<p>Desidero poi ricordare alcuni nuovi Beati: i sacerdoti diocesani Venceslao Drbola e Giovanni Bula, della Moravia; e Giovanni Świerc e otto compagni, sacerdoti salesiani polacchi. Tutti sono stati beatificati come martiri, perch&eacute; vittime delle persecuzioni di regimi totalitari a motivo della loro fedelt&agrave; a Cristo. Ieri, inoltre, nel Mato Grosso, in Brasile, &egrave; stato beatificato Nazareno Lanciotti, sacerdote romano missionario, anch’egli martire, perch&eacute; in nome del Vangelo difendeva i pi&ugrave; poveri. L’esempio e l’intercessione di questi coraggiosi testimoni sostengano la missione dei presbiteri e di tutta la Chiesa.</p> 
<p>Assicuro la mia vicinanza alle popolazioni delle Filippine colpite alcuni giorni fa da un forte terremoto. Prego per i defunti e i loro familiari, per i feriti e per tutti coloro che soffrono a causa di questa calamit&agrave;.</p> 
<p>Ed ora rivolgo il mio saluto a tutti voi, romani e pellegrini di vari Paesi!</p> 
<p><i>I greet the members of the International Commission for Dialogue between the Disciples of Christ and the Catholic Church. May your reflections help us to grow in communion</i>.</p> 
<p><i>I greet all the pilgrims from the United States of America, especially the faithful from New Jersey and the Carrollton School of the Sacred Heart in Miami, Florida.</i></p> 
<p>Saluto i cresimandi di Bolgare, diocesi di Bergamo, la Comunit&agrave; “Casa di Maria” – che <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> chiamava “i ragazzi dell’Immacolata” – e i gruppi parrocchiali di Santa Maria delle Grazie e di Santa Francesca Cabrini in Roma.</p> 
<p>Auguro a tutti una buona domenica!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Messaggio del Santo Padre per la X Giornata Mondiale dei Poveri [15 novembre 2026] (13 giugno 2026)]]></title><pubDate>Sat, 13 Jun 2026 13:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/poor/documents/20260613-messaggio-giornata-poveri.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/poor/documents/20260613-messaggio-giornata-poveri.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 15 Jun 2026 08:08:34 +0200 --> <p style="text-align: center;"><b><i>Il Signore &egrave; il rifugio del povero (cfr Sal 14,6)<br /> &nbsp;</i></b></p> 
<p>1. Il Signore &egrave; il rifugio del povero (cfr <i>Sal </i>14,6). Le parole del Salmista suggeriscono il percorso che siamo chiamati a compiere in vista della <i>X Giornata Mondiale dei Poveri</i>. Ancora una volta &egrave; necessario ritornare alla Parola di Dio per verificare l’importanza che i poveri hanno nella vita della Chiesa. L’espressione del Salmo diventa criterio di giudizio per l’esistenza cristiana perch&eacute; rivela il volto di Dio e riconosce la povert&agrave; umana. In un momento storico drammatico, infatti, quale fu la distruzione del tempio di Gerusalemme, il popolo si sent&igrave; privato della presenza di Dio e speriment&ograve; una miseria materiale e morale senza precedenti.</p> 
<p>Ad ogni generazione questa Parola appare in tutta la sua attualit&agrave;. Fin dall’inizio mostra la contraddizione in cui si cade spesso ancora ai nostri giorni. La prima costatazione, in effetti, &egrave; questa: &laquo;Lo stolto pensa: “Dio non c’&egrave;”. Sono corrotti, fanno cose abominevoli: non c’&egrave; chi agisca bene&raquo; (<i>Sal</i> 14,1). Essa evidenzia il contrasto tra quanti si comportano con saggezza e quanti invece trascinano la loro vita come se non ci fosse nulla sopra di loro. Si nota, purtroppo, come sia diffusa anche ai nostri giorni un’ingiustizia sociale che sgorga dalla corruzione tracotante, tanto deplorevole quanto discriminatoria. La perdita di senso della trascendenza nella vita quotidiana non &egrave; pi&ugrave; tanto una negazione teorica dell’esistenza di Dio; piuttosto si evidenzia nella mancata considerazione della sua bont&agrave; e misericordia per la costruzione della giustizia personale e sociale.</p> 
<p>I primi a doverne subire le conseguenze sono i poveri, non a caso in aumento in molte societ&agrave;. L’assenza di Dio pone le persone non pi&ugrave; una accanto all’altra nel rispetto reciproco, ma una sopra l’altra nel segno del dominio e della sopraffazione. Viene cos&igrave; esibita una dissacrante logica di prevaricazione e di scarto che emargina e umilia. In questa condizione si trovano non solo singole persone, ma intere popolazioni. Le parole del Salmo risuonano ancora colme di verit&agrave;: &laquo;Divorano il mio popolo come il pane&raquo; (<i>Sal</i> 14,4).</p> 
<p>2. Il grido di giustizia dei poveri oggi viene spento con molteplici tecniche, sempre pi&ugrave; subdole, fino a rendere afono ogni loro sforzo di fare udire le proprie richieste. L’ambiente digitale radicalizza il pregiudizio nei loro riguardi e accresce la cortina di indifferenza che circonda le loro cause. Al povero non resta che gridare verso Dio (cfr <i>Sal</i> 34,7) e far giungere a Lui il lamento, avendo certezza di essere ascoltato perch&eacute; Dio &egrave; fedele e ricco di misericordia. Quanti sono oppressi, umiliati e indifesi crescono anche oggi nella certezza di doversi abbandonare a Dio carichi di fiducia e di attesa. In questo totale affidamento, rifiorisce il senso della propria dignit&agrave;, si riconoscono sorelle e fratelli con cui organizzare i propri sogni, la speranza diventa silenziosamente realt&agrave;. Rifugiarsi in Dio equivale a trovare la protezione vera e sicura, quella che i potenti non possono garantire e preferiscono negare.</p> 
<p>Il povero, per&ograve;, sa riconoscere pi&ugrave; di altri l’essenziale, perch&eacute; vive dell’essenziale. Pi&ugrave; simile di tutti a Cristo, riconosce Dio come proprio rifugio anche quando le circostanze sembrano smentirlo, ed &egrave; colmo di speranza per la sua giustizia, che non tarda a manifestarsi. Nella notte dell’abbandono e della solitudine, il povero “abita al riparo dell’Altissimo” (cfr <i>Sal</i> 91,1). Quanti sono afflitti, quanti subiscono ingiustizia e vengono offesi, quanti sono nella sofferenza e nel dolore, quanti sono soli e privi di senso della vita possono trovare consolazione e nuova motivazione presso il Signore.</p> 
<p>3. Essere rifugio non &egrave; solo una promessa, ma diventa realt&agrave; nella persona di Ges&ugrave; Cristo. Dio prende dimora presso di noi con l’incarnazione del Figlio, che rende concreto e visibile il rifugio sperato. Ges&ugrave; Cristo &egrave; realmente il rifugio di Dio per i poveri. Per la sua obbedienza al Padre, discende fino al punto pi&ugrave; basso, dove si trovano gli ultimi. A tutti viene incontro e a ciascuno offre rifugio sicuro: &laquo;Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi dar&ograve; ristoro&raquo; (<i>Mt</i> 11,28). In Ges&ugrave;, Dio non solo protegge, ma condivide la povert&agrave; umana fino alla croce.</p> 
<p>I poveri dei nostri giorni sono i dimenticati e gli emarginati: derubati di una parola e di un volto, oltre che del pane. Possano costoro incontrare il Figlio di Dio, che a tutti si fa prossimo senza trascurare nessuno. Lo incontrino, anzitutto, in coloro che si dicono cristiani. Nella Chiesa, suo Corpo, &egrave; Ges&ugrave; che offre pane e amicizia; porta luce e un orizzonte di speranza; pronuncia il nome di ciascuno e restituisce a tutti dignit&agrave;. Ges&ugrave; di Nazaret &egrave; il dono di Dio ai poveri. In Lui tutte le promesse diventano realt&agrave;. Per quanti sono privi di una casa, di un lavoro, dell’istruzione, del cibo, della salute si apre una nuova via: la condivisione come espressione del Regno di Dio (cfr <i>Mt</i> 5,3). All’ossessione di quanti accumulano ricchezze solo per s&eacute; si oppone l’ostinazione di Dio che, nella testimonianza di persone in carne e ossa, apre il cuore e accoglie nel suo amore.</p> 
<p>4. In Cristo siamo chiamati dunque anche noi a diventare poveri e a farci rifugio per il povero. La comunit&agrave; cristiana non pu&ograve; rimanere insensibile davanti ai tanti che oggi sono alla porta e rimangono invisibili a quanti stanno chiusi tra le proprie mura. La Chiesa, per sua stessa natura, &egrave; chiamata ad essere povera e rifugio per i poveri. Non dimentichiamo il commento di Sant’Agostino alla parabola dell’uomo ricco e del povero Lazzaro: &laquo;Ci ha taciuto il nome del ricco e ci ha detto il nome del povero. Il nome del ricco andava di bocca in bocca, ma Dio l’ha taciuto; il nome del povero passava sotto silenzio, ma Dio ce l’ha rivelato. […] Tu cosa sceglieresti? Essere povero come Lazzaro o essere ricco come l’altro? Non lasciarti ingannare! Ascolta quale fu la fine e nota la scelta cattiva&raquo; (<i>Sermo</i> 33A, 4).</p> 
<p>Come ho ricordato nell’Esortazione apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_exhortations/documents/20251004-dilexi-te.html">Dilexi te</a></i>, &laquo;verso i poveri Dio mostra predilezione: prima di tutto a loro &egrave; rivolta la parola di speranza e di liberazione del Signore e, perci&ograve;, pur nella condizione di povert&agrave; o debolezza, nessuno deve sentirsi pi&ugrave; abbandonato. E la Chiesa, se vuole essere di Cristo, dev’essere Chiesa delle Beatitudini, Chiesa che fa spazio ai piccoli e cammina povera con i poveri, luogo in cui i poveri hanno un posto privilegiato” (<a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_exhortations/documents/20251004-dilexi-te.html">n. 21</a>).</p> 
<p>Sorgono inevitabili alcune domande, che in questa <i>X Giornata Mondiale dei Poveri</i> abbiamo urgenza di far risuonare nella nostra mente e nel nostro cuore. Siamo segno di un Dio che &egrave; rifugio per i poveri? Abbiamo coscienza della nostra povert&agrave; e la preferiamo all’ingiusta ricchezza? Arriviamo l&agrave; dove si trovano i poveri, sperimentando la loro marginalit&agrave;? Ne ascoltiamo i pensieri e ne condividiamo le attese? Ne pronunciamo nomi con tenerezza divina? La nostra carit&agrave; riattiva e sostiene in loro il desiderio di giustizia e di riscatto? Questi e molti altri interrogativi obbligano a un serio esame di coscienza, per verificare quanto ancora siamo chiamati a diventare a favore dei poveri e per la loro liberazione. Allora vedremo che i poveri diventano loro stessi rifugio per altri. L’esperienza della povert&agrave; rende particolarmente sensibili a una rinnovata solidariet&agrave; davanti alle sfide.</p> 
<p>L’amore di Cristo ci rende infatti partecipi della vita d’amore di Dio. In questo senso, i cristiani sono chiamati non solo a cercare rifugio in Dio, ma anche a farsi in Dio un rifugio per gli altri, senza &laquo;distinguere tra chi assiste e chi &egrave; assistito, tra chi sembra dare e chi sembra ricevere, tra chi appare povero e chi sente di offrire tempo, competenze, aiuto. Siamo la Chiesa del Signore, una Chiesa di poveri, tutti preziosi, tutti soggetti, ognuno portatore di una Parola singolare di Dio. Ognuno &egrave; un dono per gli altri&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2025/documents/20250817-omelia-albano.html">Omelia</a></i>, 17 agosto 2025).</p> 
<p>5. L’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi ci sollecita a ricordare come, giunto a Roma pellegrino alla tomba dell’apostolo Pietro, egli fu colto da compassione per i mendicanti. Per comprendere e sperimentare la loro sofferenza, si tolse i propri abiti e li scambi&ograve; coi vestiti stracciati di uno di loro, sedendosi a chiedere l’elemosina e trascorrendo l’intera giornata in mezzo ai poveri con gioia di spirito (cfr <i>Fonti Francescane</i>, 1405-1406). Vogliamo testimoniare che &egrave; possibile, anche oggi, sperimentare la medesima letizia nel mettersi nei panni dei poveri e nell’ascoltarli anzich&eacute; soltanto parlare di loro. Chi ha Dio per rifugio &egrave; libero di compiere scelte profetiche, che testimoniano come tutto possa essere ripensato dal basso, nell’umilt&agrave; e nella fraternit&agrave; che, sole, riparano un mondo ferito dalla prepotenza.</p> 
<p>Confido che questa <i>X Giornata Mondiale dei Poveri</i> possa costituire una tappa significativa per riscoprire il volto di tanti fratelli e sorelle che cercano rifugio in Dio e desiderano sentirsi a casa nelle nostre comunit&agrave;. Manteniamo viva l’obbedienza alla Parola di Dio, che provoca alla conversione del cuore. La Vergine Maria, che nella carne crocifissa del Figlio ha contemplato l’amore di Dio che ricolma di beni gli affamati e rimanda i ricchi a mani vuote (cfr Lc 1,53), interceda per noi.</p> 
<p><i>Dal Vaticano, 13 giugno 2026, memoria di Sant’Antonio di Padova.</i></p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p style="text-align: center;">LEONE PP. XIV</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Spagna: Santa Messa nel porto di Santa Cruz de Tenerife (12 giugno 2026)]]></title><pubDate>Fri, 12 Jun 2026 12:15:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260612-spagna-messa-tenerife.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260612-spagna-messa-tenerife.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 12 Jun 2026 16:04:00 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>&egrave; una grazia incontrarci nel giorno in cui il cuore di Cristo si lascia da noi contemplare come il cuore della storia. Sono lieto di celebrare con voi l’Eucaristia, rendendo grazie per la fede e la carit&agrave; di cui ho ricevuto tante testimonianze in questo viaggio apostolico e che rendono anche il vostro arcipelago, cos&igrave; noto per la sua bellezza e la sua accoglienza, un luogo in cui il Signore Risorto ci precede e si manifesta. Davanti a noi il mare richiama l’infinito e cos&igrave; anche il cielo, ma infinito &egrave; soprattutto il desiderio che unisce il cuore di Dio a tanti cuori umani, le cui gioie e speranze, tristezze e angosce trovano eco nel cuore della Chiesa (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i>, 1). Nessun essere umano, infatti, &egrave; un’isola; la collocazione geografica di questa Diocesi e le sfide pastorali che la impegnano testimoniano che siamo nati per l’incontro e che non c’&egrave; ostacolo, distanza, pericolo o minaccia che possa impedire a ciascuno il suo viaggio. Sia rimanendo per una vita intera nello stesso luogo, sia scegliendo o essendo costretti a partire nessuno &egrave; mai fermo. &Egrave; questo il segreto del cuore: l’intima chiamata all’esodo e all’incontro.</p> 
<p>Il cuore di Ges&ugrave; ci rivela come non perderci, per&ograve;, in un dinamismo sterile: &laquo;Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perch&eacute; noi avessimo la vita per mezzo di lui&raquo; (<i>1Gv</i> 4,9). C’&egrave; vita quando si dona la vita. Altrimenti si gira a vuoto. Infatti, &laquo;Come ricorda il Concilio, la persona umana &egrave; chiamata alla comunione con Dio e “non pu&ograve; ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di s&eacute;”: la sua vocazione pi&ugrave; profonda &egrave; entrare nel movimento trinitario dell’amore ricevuto e condiviso&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>, 48). <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a> osservava: &laquo;Molte persone sperimentano un profondo squilibrio che le spinge a fare le cose a tutta velocit&agrave; per sentirsi occupate, in una fretta costante che a sua volta le porta a travolgere tutto ci&ograve; che hanno intorno a s&eacute;. Questo incide sul modo in cui si tratta l’ambiente&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html#225.">Laudato si</a>’</i>, 225). Sono parole che interrogano anche la vocazione turistica di Tenerife, sia riguardo al cuore di chi sceglie di trascorrere qui un periodo di vacanza, sia per chi vive e lavora sull’isola a contatto con ospiti da tanti Paesi del mondo. Che cosa cerca il cuore umano? Come rispondere alla sua sete in modo non ingannevole? Quanto &egrave; importante, specialmente per chi si lascia orientare dal Vangelo, non ridurre tutto a commercio e profitto. &laquo;Quelli che gustano di pi&ugrave; e vivono meglio ogni momento sono coloro che smettono di beccare qua e l&agrave;, cercando sempre quello che non hanno, e sperimentano ci&ograve; che significa apprezzare ogni persona e ad ogni cosa, imparano a familiarizzare con le realt&agrave; pi&ugrave; semplici e ne sanno godere. In questo modo riescono a ridurre i bisogni insoddisfatti e diminuiscono la stanchezza e l’ansia&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html#223.">Laudato si</a>’</i>, 223). Interpretate cos&igrave;, cari fratelli e sorelle, la vostra vocazione all’accoglienza.</p> 
<p>Il Vangelo, oggi, sembra radicalizzare questa sfida e ci ricorda la ricchezza dei poveri: un paradosso che riguarda direttamente la vita di Ges&ugrave;, la sua verit&agrave;, la via su cui ci chiede ancora di seguirlo. Nella pagina che abbiamo ascoltato benedice il Padre per questo: &egrave; ai piccoli – che nel contesto significa ai minimi, a quelli che nessuno stima capaci di pensiero e di parola – che Dio ha rivelato s&eacute; stesso. Li ha arricchiti di ci&ograve; che resta nascosto a chi &egrave; circondato di ammirazione e successo. Con l’Esortazione apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_exhortations/documents/20251004-dilexi-te.html">Dilexi te</a></i> ho inteso porre attenzione a tale posto privilegiato dei poveri nella Rivelazione divina e nella missione della Chiesa.</p> 
<p>&Egrave; un mistero che risuona in modo del tutto specifico in queste isole, al centro di rotte migratorie che le rendono luogo di prima accoglienza di fratelli e sorelle il cui viaggio &egrave; in genere esposto a pericoli e violenze inenarrabili. A fronte di chi specula sulla disperazione, come cristiani non soltanto possiamo offrire un riflesso del Signore che dice &laquo;Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi dar&ograve; ristoro&raquo; (<i>Mt</i> 11,28). La grazia pi&ugrave; grande &egrave; che ci lasciamo evangelizzare da chi soccorriamo, che riconosciamo la misteriosa sapienza di Dio scritta nella loro stessa carne: &laquo;Cresciuti nell’estrema precariet&agrave;, imparando a sopravvivere nelle condizioni pi&ugrave; avverse, fidandosi di Dio con la certezza che nessun altro li prenda sul serio, aiutandosi a vicenda nei momenti pi&ugrave; bui, i poveri hanno imparato tante cose che conservano nel mistero del loro cuore. Quelli fra noi che non hanno avuto esperienze simili, di vita vissuta al limite, certamente hanno molto da ricevere da quella fonte di saggezza che &egrave; l’esperienza dei poveri. Solo mettendo in relazione le nostre lamentele con le loro sofferenze e privazioni &egrave; possibile ricevere un rimprovero che ci invita a semplificare la nostra vita&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_exhortations/documents/20251004-dilexi-te.html">Dilexi te</a>,</i> 102). Il Signore, che riprende e corregge quelli che ama (cfr. <i>Ap</i> 3,19), desidera rendere semplice e lieta la vita della nostra Chiesa.</p> 
<p>Carissimi fratelli e sorelle, grazie per ci&ograve; che siete e per ci&ograve; che fate, rendendo quest’isola un luogo in cui incontrare il cuore di Cristo nel volto amico e accogliente di persone e comunit&agrave; fraterne. &laquo;Noi abbiamo conosciuto e creduto l'amore che Dio ha in noi&raquo; (<i>1Gv</i> 4,16): questa confessione di fede trasmessaci dalla Prima lettera dell’Apostolo Giovanni si riverberi sempre su di voi, vi motivi alla preghiera e all’azione. Abbiate particolare attenzione agli adolescenti e ai giovani, ricchi e poveri, residenti e ospiti: hanno bisogno di essere conosciuti con uno sguardo che vede oltre le apparenze e riconosce la profondit&agrave; del loro cuore inquieto, non di rado gi&agrave; orientato, magari inconsapevolmente, al Regno di Dio e alla sua giustizia. Respirino fra voi che &laquo;Dio &egrave; amore; chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio rimane in lui&raquo; (<i>1Gv</i> 4,16). Questo &egrave; il cuore del Vangelo, il cuore di Cristo. Chi vi si immerge non vive pi&ugrave; per s&eacute; stesso. Aprite a tutti questo mare di amore! &Egrave; il mio augurio e la mia preghiera per voi e per tutti coloro che incontrate nel vostro cammino.</p> 
<p>_________________________________</p> 
<p><b>Ringraziamento finale al termine della S. Messa</b></p> 
<p>La ringrazio di cuore, Eccellenza, e con Lei tutto il popolo di Tenerife, i suoi Pastori e le Autorit&agrave; civili.</p> 
<p>Carissimi fratelli e sorelle, con questa celebrazione eucaristica si conclude il mio Viaggio apostolico in Spagna. Rendo grazie a Dio e a tutti coloro che mi hanno accolto e che in mille modi hanno collaborato alla preparazione e alla realizzazione dei diversi momenti a Madrid, a Barcellona e Montserrat e qui nelle Isole Canarie.</p> 
<p>Riparto per Roma commosso per il grande affetto che mi ha circondato e confortato dalle testimonianze di fede e di amore per la Chiesa, espressioni del grande cuore cattolico della Spagna.</p> 
<p>Da questo Porto, che porta il nome della Santa Croce, il pensiero si allarga al mondo intero e alle sue ferite, che fanno soffrire intere popolazioni. A tutti vorrei rivolgere il motto di questo mio Viaggio: “<i>Alzate lo sguardo!</i>”. S&igrave;, volgiamo lo sguardo a Cristo Crocifisso: il suo Cuore &egrave; la fonte della misericordia, che sola pu&ograve; salvare l’umanit&agrave; bisognosa di perdono e di riconciliazione per giungere a una pace vera e duratura. Alziamo lo sguardo come fece Maria, la Madre di tutti i sofferenti, e guidati da lei riprendiamo il cammino con speranza!</p> 
<p>Amati fratelli e sorelle! Grazie di cuore! Rimaniamo uniti nella preghiera e nella comunione in Cristo e nella santa Chiesa.&nbsp;</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Messaggio del Santo Padre ai Sacerdoti in occasione della Giornata per la Santificazione Sacerdotale (12 giugno 2026)]]></title><pubDate>Fri, 12 Jun 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260612-messaggio-santificazione-sacerdotale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260612-messaggio-santificazione-sacerdotale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 12 Jun 2026 12:02:45 +0200 --> <p><i>Carissimi fratelli sacerdoti</i>,</p> 
<p>nel giorno in cui la Chiesa contempla il Cuore trafitto del suo Signore, da cui scaturisce una fonte inesauribile di pace e unit&agrave; per tutto il genere umano, rivolgo anzitutto a me stesso e a tutti voi le parole che Dio indirizz&ograve; al popolo di Israele: &laquo;Siate santi, perch&eacute; io, il Signore vostro Dio, sono santo&raquo; (<i>Lv</i> 19,2; cfr <i>1Pt</i> 1,16). Questa chiamata divina attraversa i secoli, risuonando anche oggi con forza per ogni credente e, in modo particolarmente esigente, per noi sacerdoti. La santit&agrave; non &egrave; un’opzione fra le tante n&eacute; un ideale astratto: chiama in causa la stessa identit&agrave; di ogni persona che vuole partecipare alla vita del Risorto.</p> 
<p><i>Santit&agrave; &egrave; partecipazione al mistero di Cristo</i></p> 
<p>Dio ci invita a partecipare alla sua stessa santit&agrave;. Quando ci chiama ad essere santi perch&eacute; Egli &egrave; santo, ci indica la via da percorrere: lasciarci plasmare secondo il suo Cuore. E per noi, carissimi fratelli, questa chiamata &egrave; particolarmente radicale. Il Signore ha promesso: &laquo;Vi dar&ograve; pastori secondo il mio cuore, che vi guideranno con scienza e intelligenza&raquo; (<i>Ger</i> 3,15). La santit&agrave; che ci &egrave; richiesta &egrave; un abbandono fiducioso: lasciarci trasformare dal suo Santo Spirito. Eppure proprio qui emerge il grande paradosso della nostra vita sacerdotale: siamo chiamati a partecipare alla stessa santit&agrave; di Dio, ma portiamo questo tesoro in vasi di creta (cfr <i>2Cor</i> 4,7), siamo limitati e imperfetti, spesso segnati da debolezze e stanchezze, talvolta da ferite. Come pu&ograve; un cuore umano, cos&igrave; vulnerabile, rispondere a una chiamata cos&igrave; alta? Il sacerdote vive questa tensione, ma sa dove trovare pace: nel costato aperto del Signore Ges&ugrave;.</p> 
<p><i>Un cammino di unione</i></p> 
<p>L’unione del nostro cuore con il Cuore di Cristo non &egrave; una esperienza riservata a pochi eletti, ma un cammino sacramentale, eucaristico, che si attua nel quotidiano. Carissimi fratelli, nell’Ordinazione siamo stati configurati a Cristo, ma occorre sempre ravvivare in noi il dono della grazia attraverso la celebrazione quotidiana dell’Eucaristia, la preghiera, la meditazione della Parola di Dio, il servizio umile ai fratelli e alle sorelle. Restiamo uniti a Cristo in tutto: in ci&ograve; che facciamo e in ci&ograve; che ci accade quotidianamente. Allora la santit&agrave;, invano cercata con sforzi isolati, si riveler&agrave; per ci&ograve; che &egrave;: corrispondenza alla grazia che ci previene, ci sostiene, ci trasfigura. Non esistono, infatti, compartimenti separati nella nostra umanit&agrave;. La preghiera, il ministero, le relazioni, la stanchezza, le gioie e i fallimenti, persino il tempo apparentemente perduto o l’amore che sembra sprecato, tutto diventa luogo privilegiato del rivelarsi di Dio e del suo amore infinito.</p> 
<p>Il sacerdote con un cuore integro, semplice e puro, &egrave; contemplativo nel mezzo dell’azione, misericordioso, fedele nella prova, gioioso nel dono di s&eacute;. Il mondo ha un grande bisogno di pastori che non offrano solo parole o programmi, ma la testimonianza viva di un cuore riconciliato, diffondendo il buon profumo della santit&agrave; di Cristo. Una vita sacerdotale salda e configurata al Cuore di Ges&ugrave; &egrave; segno credibile di unit&agrave;, di pace e di misericordia. Cos&igrave;, in un tempo segnato da divisioni e paure, possiamo essere costruttori di pace, testimoni della tenerezza del Buon Pastore, che sa radunare chi &egrave; disperso e curare chi &egrave; ferito, e il nostro zelo non &egrave; agitazione, ma il traboccare di un amore che &laquo;&egrave; estasi, &egrave; uscita, &egrave; dono, &egrave; incontro&raquo; (Francesco, Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/20241024-enciclica-dilexit-nos.html">Dilexit nos</a></i>, 28).</p> 
<p><i>Il Cuore di Cristo &egrave; il cuore dei santi</i></p> 
<p>La risposta alla vocazione ad essere santi non sta tanto nello sforzo di ascesi e perfezione, pur necessario, ma nell’adesione fiduciosa all’amore rivelato nel Cuore trafitto di Ges&ugrave;. L’apostolo Giovanni ci fa contemplare il costato aperto del Crocifisso (cfr <i>Gv</i> 19,34), in cui Dio ci mostra definitivamente come Egli sia santo: non nella distanza inaccessibile di una perfezione separata, ma in un amore che si dona sino a farsi ferire e che pu&ograve; quindi diventare sorgente di misericordia e di vita. Il Sacro Cuore di Ges&ugrave; &egrave; icona per eccellenza dell’amore di Dio: un amore onnipotente proprio perch&eacute; capace di farsi vulnerabile, di mutare il dolore in grazia, la sofferenza in speranza.</p> 
<p>Quel Cuore benedetto dunque &egrave; il “luogo” in cui la santit&agrave; si mostra come prossimit&agrave; e tenerezza. La santit&agrave; del sacerdote allora pu&ograve; manifestarsi nella vicinanza umile e coraggiosa, nell’essere di tutti e per tutti, tenendo aperta la porta del recinto affinch&eacute; molti possano entrare e trovare pascolo e riposo (cfr <i>Gv</i> 10,9). Per questo, ci &egrave; richiesta una relazione con Dio che non ci allontani dagli uomini, ma ci renda prossimi per tutti, che plasmi cuori pazienti, teneri, capaci di vicinanza, di compassione e di ascolto. Cos&igrave;, per mezzo dell’unione del nostro cuore imperfetto con il Cuore trafitto di Ges&ugrave;, si realizza il nostro cammino di santit&agrave;. Non viviamo pi&ugrave; noi, ma vive in noi Cristo (cfr <i>Gal</i> 2,20). Una santit&agrave; cos&igrave; non si vive da soli. Abbiate cura della fraternit&agrave; presbiterale: cercatevi, ascoltatevi, sostenetevi. Il sacerdote che si isola, lentamente si spegne; il sacerdote che cammina con i fratelli cresce. Ce lo ricorda ancora Sant’Agostino: &laquo;Come non trovarci nelle tenebre? Amando i fratelli. Quale la prova che amiamo i fratelli? Questa: che non rompiamo l’unit&agrave; e osserviamo la carit&agrave;&raquo; (<i>In Epist. Io. ad Parthos</i> II, 3).</p> 
<p>Carissimi sacerdoti, rinnovate ogni giorno il vostro “eccomi” davanti al Cuore trafitto di Cristo. Consegnatevi totalmente a Lui, affinch&eacute; possiate amare il suo popolo con lo stesso amore con cui Egli lo ama. E ricordate con gioia, come amava ripetere il <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/giovanni-maria-vianney.html">Santo Curato d’Ars</a>, che &laquo;il sacerdozio &egrave; l’amore del Cuore di Ges&ugrave;&raquo; (cfr Benedetto XVI, <i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/letters/2009/documents/hf_ben-xvi_let_20090616_anno-sacerdotale.html">Lettera per l’Indizione dell’Anno Sacerdotale</a></i> [16 giugno 2009]: <i>AAS</i> 101 [2009], 569). Questo amore &egrave; caparra e garanzia che nulla di noi sar&agrave; perduto, se tutto di noi sar&agrave; consegnato e offerto. Affido tutti e ciascuno alla Vergine Maria, Madre dei Sacerdoti. Lei, che custod&igrave; nel suo cuore il mistero del Figlio, ci insegni a custodire e far battere in noi il Cuore di Cristo, Salvatore del mondo.</p> 
<p><i>12 giugno 2026, Solennit&agrave; del Sacro Cuore di Ges&ugrave;.<br /> &nbsp;</i></p> 
<p style="text-align: center;">LEONE PP. XIV</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Spagna: Incontro con le realtà di integrazione dei Migranti in “Plaza del Cristo de La Laguna” (Tenerife, 12 giugno 2026)]]></title><pubDate>Fri, 12 Jun 2026 10:10:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260612-spagna-migranti-integrazione.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260612-spagna-migranti-integrazione.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 12 Jun 2026 14:16:24 +0200 --> <p><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260612-spagna-migranti-integrazione.html#discorso">Discorso del Santo Padre</a></b></p> 
<p><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260612-spagna-migranti-integrazione.html#saluto">Saluto “a braccio” davanti alla Casa vescovile di Tenerife</a></b></p> 
<p>___________________________</p> 
<p><i><a name="discorso"></a>Cari fratelli e sorelle!</i></p> 
<p>&Egrave; un piacere per me condividere questo momento con voi qui, a San Crist&oacute;bal de La Laguna, sede di questa diocesi. Mi ha colpito ci&ograve; che &egrave; stato detto di questa citt&agrave;: che &egrave; una citt&agrave; senza mura, una citt&agrave; aperta.</p> 
<p>Forse questo particolare ci aiuta a capire che le barriere pi&ugrave; difficili da abbattere non sono sempre di pietra. A volte si trovano nello sguardo, o nella paura o nell’indifferenza. Il mare, che circonda queste isole, ci porta storie che non sempre sappiamo leggere: storie di dolore, di speranza e di ricerca. In una citt&agrave; senza mura, anche il cuore &egrave; chiamato ad aprirsi per accoglierle. Per questo dobbiamo imparare il linguaggio della vicinanza, quello che si capisce pi&ugrave; con le mani che con le parole.</p> 
<p>Il <i>Braille</i> e altre forme di scrittura tattile ci ricordano che la parola pu&ograve; farsi strada anche attraverso il contatto. Allo stesso modo, l’integrazione richiede di imparare a leggere in modo diverso. Ci sono sguardi che vedono e, tuttavia, non riconoscono; trasformano un volto in numero, una storia in fascicolo e una differenza in distanza. Per questo il Vangelo ci educa a una lettura pi&ugrave; profonda della realt&agrave;: quella che nasce dalla vicinanza, dalla pazienza e da mani capaci di soccorrere, accompagnare, orientare, insegnare e aprire strade.</p> 
<p>Nelle opere di integrazione di questi nostri fratelli — come in ogni opera di carit&agrave; — la Chiesa impara a leggere nella vita concreta di coloro che soffrono nel corpo o nello spirito un segno vivo che rimanda ai santi Vangeli e che diventa leggibile attraverso il tatto e la vicinanza, quando tocchiamo le ferite del prossimo. Come Tommaso davanti al corpo glorioso del Risorto, anche la Chiesa impara che le ferite, guardate con gli occhi della fede, possono diventare luogo di riconoscimento: l&agrave; dove il dolore umano &egrave; toccato con amore, Cristo ci conferma che &egrave; presente nell’affamato, nell’assetato, nel nudo, nel malato, nel carcerato e nello straniero (cfr <i>Mt</i> 25,35-40). Da questa fede che riconosce Cristo vivo nasce anche il servizio di padre Darwin e di tante persone. La carit&agrave; cristiana sgorga dall’amore di Dio riversato nel cuore del credente; perci&ograve;, davanti al bisognoso, la fede si fa concreta e l’amore per Cristo si trasforma in gesti.</p> 
<p>Partendo da questa convinzione, la nostra presenza vuole testimoniare che la solidariet&agrave; nasce dal riconoscimento della dignit&agrave; umana e va oltre ogni concessione riduttiva o semplice atto di filantropia. &Egrave; chiamata a impegnarsi e a prendere la forma di un processo. L’accoglienza apre la porta; l’integrazione aiuta a varcare la soglia. L’assistenza mette un balsamo sulla ferita e l’integrazione ricostruisce il futuro.</p> 
<p>Integrare non significa cancellare la storia di chi arriva n&eacute; esigere che lasci alle spalle tutto ci&ograve; che fa parte della sua memoria. Non significa nemmeno creare mondi paralleli, chiusi gli uni agli altri, dove le persone convivono senza incontrarsi realmente. Integrare &egrave; un cammino reciproco: chi arriva impara ad abitare una terra nuova, e chi accoglie impara ad allargare la propria casa senza diluire la propria identit&agrave; n&eacute; chiudere il cuore all’incontro. A voi, cari fratelli migranti, spetta una parte nobile e necessaria di questo cammino: aprirvi con fiducia alla comunit&agrave; che vi accoglie, imparare la sua lingua, rispettare le sue leggi, conoscere i suoi costumi, partecipare alla vita comune e offrire con gratitudine i vostri doni.</p> 
<p>Ogni societ&agrave; che accoglie ha dei doveri nei confronti di chi arriva; e chi &egrave; accolto scopre a sua volta che la dignit&agrave;, riconosciuta come diritto, fiorisce quando si trasforma in responsabilit&agrave; e in sincero desiderio di costruire insieme agli altri. Cos&igrave;, chi &egrave; arrivato come straniero pu&ograve; ritrovare legami, ricostruire fiducia e sentirsi parte viva di una comunit&agrave;. Questa &egrave; una preziosa forma di misericordia.</p> 
<p>Parliamo, prima di tutto, di persone create a immagine e somiglianza di Dio, prima che di categorie giuridiche o di problemi da gestire. Dopo viaggi difficili e, a volte, diversi tentativi – come nel caso di Khalid –, cercano qualcuno che dica loro, con i gesti prima che con le parole: la tua vita non &egrave; uno scarto, la tua sofferenza non &egrave; invisibile, la tua dignit&agrave; non si &egrave; dissolta nelle acque che hai attraversato – come ci diceva Mbacke. Ma cercano anche qualcos’altro: una possibilit&agrave; concreta di ricominciare, di imparare, di lavorare, di servire, di partecipare, di non rimanere rinchiusi per sempre nella condizione di vittime.</p> 
<p>In questo senso, desidero ringraziare Mons. Santiago per le sue parole e, insieme, per la testimonianza di una Chiesa che, pur con mezzi modesti, vuole “camminare con quelli che camminano”. Grazie alla Caritas diocesana, alla Delegazione diocesana per le Migrazioni, alle parrocchie e alle tante realt&agrave; ecclesiali e civili che vanno oltre il primo soccorso e accompagnano percorsi di protezione, promozione e integrazione. Grazie perch&eacute; rendete possibile che chi un giorno &egrave; stato accompagnato possa diventare – come ci ricordava Thalia – un ponte per gli altri, restituendo l’amore ricevuto. Quando chi ha avuto bisogno di una mano comincia a tenderla a sua volta, la carit&agrave; ricevuta si trasforma in responsabilit&agrave; condivisa.</p> 
<p>Allo stesso tempo, non possiamo dimenticare i tanti migranti che, provenienti dall’America Latina, dalle Filippine e da altre latitudini, sono gi&agrave; parte viva della comunit&agrave; e, con la loro fede, il loro lavoro e i loro doni, contribuiscono a rinnovarla. Lasciatevi anche evangelizzare da loro, perch&eacute; sicuramente portano con s&eacute; doni che la Provvidenza ha voluto farvi arrivare attraverso coloro che si integrano. Essi ricordano che integrare significa aprire spazi affinch&eacute; una persona possa sentirsi corresponsabile. Cos&igrave;, lo straniero di ieri pu&ograve; essere il fratello e il vicino di oggi.</p> 
<p>Ai cattolici vorrei chiedere ancora una cosa: che l’integrazione non si riduca a un compito sociale, per quanto necessario. Chi arriva nelle nostre parrocchie ha bisogno di pane, di un tetto, di una lingua, di lavoro e di protezione; e deve anche trovare una comunit&agrave; capace di offrire, con la testimonianza della vita e della parola, percorsi per conoscere Ges&ugrave; Cristo, rispettando sempre la coscienza e la libert&agrave; di ogni persona. Evangelizzare significa condividere con rispetto e umilt&agrave; il tesoro che sostiene la nostra azione e la nostra speranza. Una Chiesa che accoglie &egrave; anche una Chiesa che annuncia, offrendo Cristo senza imporlo e che, allo stesso tempo, riceve il Vangelo dalle mani dei poveri.</p> 
<p>Una coscienza umana, e ancor pi&ugrave; una coscienza cristiana, non pu&ograve; rimanere indifferente di fronte alle vittime dei naufragi e alla mancanza di soccorso, di fronte ai cimiteri del mare. Ogni vita persa su queste rotte &egrave; un fallimento per la famiglia umana. Tuttavia, esiste anche un naufragio silenzioso dopo l’arrivo: ritrovarsi soli in una citt&agrave;, senza lingua, senza legami, senza lavoro, senza fiducia ed esposti a chi approfitta della vulnerabilit&agrave;. Integrare significa impedire questo secondo naufragio. Significa aiutare chi &egrave; arrivato ferito a non rimanere per sempre bloccato nel proprio dolore, ma a poter rimettersi in piedi, riconoscere i propri doni e offrirli alla comunit&agrave;.</p> 
<p>E da questa piazza voglio rivolgere una parola chiara a coloro che approfittano della disperazione; a coloro che organizzano percorsi di morte, trafficano in esseri umani, trattengono i documenti, sfruttano i lavoratori, minacciano le donne, ingannano le famiglie e trasformano la sofferenza altrui in un affare. Fermatevi! Convertitevi (cfr <i>Mc</i> 1,15)! Le lacrime e il sangue di questi fratelli gridano a Dio e le loro sofferenze giungono fino a Lui (cfr <i>Gen</i> 4,10; <i>Es</i> 3,7-9). Il denaro strappato alla vulnerabilit&agrave; dei poveri non dar&agrave; pace, n&eacute; onore, n&eacute; futuro (cfr <i>Ger</i> 22,13; <i>Gc</i> 5,1-6).</p> 
<p>Per ogni vita perduta, ogni famiglia ingannata, ogni corpo sottomesso, ogni donna minacciata, ogni lavoratore sfruttato, dovrete comparire davanti alla giustizia divina (cfr <i>2Cor</i> 5,10). Spezzate quelle catene e liberate coloro che tenete sotto il vostro dominio (cfr <i>Is</i> 58,6). Restituite ci&ograve; che avete sottratto e riparate quanto potete. Ritornate finch&eacute; c’&egrave; ancora tempo, perch&eacute; la misericordia di Dio pu&ograve; raggiungere anche il peccatore pi&ugrave; incallito, ma entra solo attraverso la porta stretta della verit&agrave;, della giustizia e della conversione (cfr <i>Ez</i> 33,11).</p> 
<p>Sorelle e fratelli, l’ultima parola non pu&ograve; averla la paura, n&eacute; l’indifferenza, n&eacute; la violenza di chi specula sulla vita umana. L’ultima parola spetta a Cristo, che si identifica con lo straniero, tocca le ferite dell’umanit&agrave; e ci chiama a riconoscerlo in ogni fratello che ha bisogno di essere accolto, protetto, valorizzato e integrato. <i>Alziamo lo sguardo</i> verso di Lui, senza distoglierlo da chi soffre; guardiamo al Signore per imparare a guardare con i suoi occhi i nostri fratelli.</p> 
<p>La Santa Famiglia di Nazaret, che dovette fuggire in Egitto per proteggere la vita del bambino Ges&ugrave; (cfr <i>Mt</i> 2,13-15), rimane per tutti i tempi modello e riparo di ogni famiglia rifugiata, di ogni migrante e di ogni persona costretta a lasciare la propria terra per paura, persecuzione o necessit&agrave; (cfr Pio XII, Cost. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/pius-xii/la/apost_constitutions/documents/hf_p-xii_apc_19520801_exsul-familia.html">Exsul Familia</a></i>). Possa essa sostenere il servizio che voi offrite e rendere questa terra un luogo dove tutti si riconoscano e si trattino come fratelli. Dio vi benedica! Grazie!</p> 
<p>___________________________</p> 
<p><b><a name="saluto"></a>Saluto “a braccio” davanti alla Casa vescovile di Tenerife</b></p> 
<p><i>Buongiorno a tutti! Grazie di essere qui! Un saluto a tutti. Grazie mille, grazie per essere qui.</i></p> 
<p>Grazie per questa splendida accoglienza. Soprattutto grazie per l’accoglienza che riservate a tutti gli immigrati. Tutti noi desideriamo essere riconosciuti nella dignit&agrave; umana che ci ha donato il Signore quando ci ha creati. Siamo tutti fratelli e sorelle: alcuni peruviani, alcuni colombiani, alcuni venezuelani, alcuni di Tenerife. Siamo tutti un’unica famiglia. Grazie a Dio che ci ha dato la vita. Grazie a Dio che ci ha dato la capacit&agrave; di amare ed essere amati, ed &egrave; quando condividiamo con gli altri che scopriamo il vero senso delle nostre vite. Grazie a tutti, ci vedremo tra poco. Grazie per essere qui, e che Dio vi benedica, Padre, Figlio e Spirito Santo. Grazie, grazie!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Spagna: Incontro con i Migranti del Centro “Las Raíces” (Tenerife, 12 giugno 2026)]]></title><pubDate>Fri, 12 Jun 2026 09:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260612-spagna-migranti.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260612-spagna-migranti.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 12 Jun 2026 11:49:10 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, buongiorno!</i></p> 
<p>Ringrazio la Signora Ministro per le sentite parole che mi ha rivolto, come pure il Direttore di questo centro.</p> 
<p>Oggi nella Chiesa celebriamo la solennit&agrave; del Sacro Cuore di Ges&ugrave;, che per i cristiani rappresenta l’amore misericordioso e infinito di Dio per ogni essere umano. In questo contesto, &egrave; provvidenziale poterci incontrare, vederci e soprattutto sapere che, al di l&agrave; del nostro luogo di provenienza, l’amore di Dio non conosce confini, non fa distinzioni, si dona a tutti e ci raccoglie nell’unit&agrave;. Vedendo i vostri volti e ascoltando le vostre testimonianze, penso ai vostri cuori, feriti da tante difficolt&agrave; ma anche consolati dall’amore ricevuto grazie ad altri cuori aperti, generosi e misericordiosi. Il Cuore di Cristo ha sofferto ed &egrave; stato trafitto per amore, ed &egrave; stato anche consolato da persone compassionevoli che si sono avvicinate per alleviare il suo dolore.</p> 
<p>Per spiegare l’universalit&agrave; dell’amore, Ges&ugrave; prese come esempio il gesto di servizio di un uomo di un altro popolo e di un’altra religione che ebbe compassione di una persona ferita e maltrattata (cf. <i>Lc</i> 10,25-37). Sospinti dall’amore di Dio, che ci aiuta a sanare le ferite e ad essere caritatevoli verso chi soffre, il&nbsp;<a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/pedro-de-san-jose-betancurt.html">santo Fratel Pietro</a> e <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/giuseppe-de-anchieta.html">san Giuseppe de Anchieta</a> partirono da queste isole Canarie per annunciare il Vangelo in America, aprendo nuovi orizzonti missionari. Anche loro furono migranti che si diressero verso l’ignoto, portando come principali beni la fede, la speranza e la carit&agrave;.&nbsp;</p> 
<p>In quelle terre sconosciute, i santi migranti e missionari seppero dare ci&ograve; che avevano e allo stesso tempo accogliere ci&ograve; di nuovo che veniva offerto loro. Perci&ograve; invito anche voi a offrire il tesoro di umanit&agrave;, di sogni e di cultura che avete portato in queste isole, e ad essere aperti a ricevere ci&ograve; che vi viene dato.</p> 
<p>Dobbiamo vivere questo scambio con responsabilit&agrave;, pensando al futuro delle generazioni future, alle quali vogliamo tramandare il patrimonio di una civilt&agrave; dell’amore, dove le migrazioni hanno una parola importante da dire, perch&eacute; &laquo;possono diventare un’occasione di incontro e di arricchimento reciproco tra popoli&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>, 81). Cari fratelli e sorelle, tutti — in qualche modo — siamo migranti, tutti siamo pellegrini in cammino verso la patria celeste. Aiutiamoci a fare di questo viaggio un evento pi&ugrave; umano per tutti, offrendo ci&ograve; che &egrave; alla portata di ciascuno. In questo senso, ringrazio per la collaborazione da parte del Governo, delle diverse istituzioni e di tanti uomini e donne di buona volont&agrave;, che rendono possibile questo concreto aiuto umanitario, che restituisce speranza e dignit&agrave; a tante persone.</p> 
<p>Mi ha colpito il nome del vostro Centro di accoglienza, che si chiama “Le Radici”. Al mio Predecessore, il caro <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a>, che desiderava tanto poter essere con voi, piaceva usare l’immagine delle radici per indicare la necessit&agrave; di non dimenticare le origini, di rimanere uniti e di confidare nel Signore. &laquo;Perch&eacute; chi confida nel Signore “&egrave; come un albero piantato lungo un corso d’acqua, verso la corrente stende le radici; non teme quando viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi” (<i>Ger</i> 17,8)&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20190325_christus-vivit.html">Christus vivit</a></i>, 133). Quest’immagine delle radici vi aiuti a rimanere saldamente radicati nel Signore (cf. <i>Col</i> 2,7), affinch&eacute; nessuna tempesta possa allontanarvi dalla sua presenza, che fortifica e d&agrave; vita. Cari amici, vi porto nel cuore e vi ricordo nelle mie preghiere. Che Dio vi benedica, che benedica le vostre famiglie e tutti coloro che vi vogliono bene. E che la Beata Vergine Maria, Conforto dei migranti, vi accompagni e vi assista sempre con la sua materna protezione. Tante grazie!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Spagna: Santa Messa nello Stadio di Gran Canaria (11 giugno 2026)]]></title><pubDate>Thu, 11 Jun 2026 18:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260611-spagna-messa-gran-canaria.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260611-spagna-messa-gran-canaria.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 11 Jun 2026 20:40:25 +0200 --> <p>Cari fratelli e sorelle, dopo una giornata ricca di incontri e di condivisione, celebrando ora con voi questa Eucaristia, voglio prima di tutto rendere grazie al Signore per il tanto bene che qui si compie ogni giorno, affidandogli l’impegno di tutti e al tempo stesso le sofferenze di cui questa terra &egrave; testimone. Vi invito anche a pregare insieme, in questa Santa Messa, per le anime dei fratelli e delle sorelle che hanno perso la vita in mare.</p> 
<p>Tutto ci&ograve; deporremo sulla Mensa con il pane e il vino, mentre ci introduciamo, con la Celebrazione vespertina della Vigilia, nella Solennit&agrave; del Sacro Cuore di Ges&ugrave;, a cui la Spagna intera &egrave; consacrata. Chiediamo al Signore che in questo momento siano vivi in noi gli stessi sentimenti di umanit&agrave;, misericordia e compassione del Cuore del Salvatore.</p> 
<p>Ci facciamo aiutare, nella nostra meditazione, dalle Letture che abbiamo ascoltato.</p> 
<p>Nella prima, Dio ricorda agli Israeliti la gratuit&agrave; con cui li ha amati. Li ha scelti non perch&eacute; avessero prerogative, doti o meriti particolari, ma per puro amore (cfr <i>Dt</i> 7,7-9), e continuer&agrave; ad amarli sempre, anche quando, per il loro cuore indurito, non corrisponderanno ai suoi sentimenti.</p> 
<p>Questa &egrave; la carit&agrave; di Dio, nella quale ha le sue radici la nostra vocazione all’amore: non fondata sul calcolo, n&eacute; sul solo sentimento, n&eacute; riducibile a semplice filantropia, ma pervasiva di tutto il nostro essere: fuoco per l’anima, luce per la mente, impulso irresistibile per la libert&agrave;, pace e al tempo stesso tormento per il cuore, che batte in sintonia con altri cuori, coinvolgendo tutta la persona. Perch&eacute; amare &egrave; connaturale all’uomo, anzi &egrave; condizione di pienezza della sua stessa esistenza.</p> 
<p>Tale ci appare l’amore nell’umanit&agrave; del Salvatore e nei moti del suo Cuore sacratissimo: immutabile e fedele anche di fronte all’incomprensione e al rifiuto, alla paura, alla tristezza e all’umana resistenza (cfr <i>Lc</i> 22,39-46).</p> 
<p>Ed &egrave; in questo volto di Dio sempre “innamorato”, totalmente e costantemente desideroso del nostro bene e della nostra piena felicit&agrave;, che noi riconosciamo la via della vita, imparando un modo nuovo di esistere e di rapportarci, un metro diverso per valutare le scelte, uno stile rinnovato e rigenerante di fare comunione. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> in proposito, parlando della carit&agrave; di Cristo, diceva che &laquo;la migliore risposta all’amore del suo Cuore &egrave; l’amore per i fratelli&raquo; (Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/20241024-enciclica-dilexit-nos.html">Dilexit nos</a></i>, 24 ottobre 2024, 167) e aggiungeva: &laquo;non c’&egrave; gesto pi&ugrave; grande che possiamo offrirgli per ricambiare amore per amore&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/20241024-enciclica-dilexit-nos.html">ibid</a>.). “Ricambiare amore per amore”: ecco lo scambio meraviglioso, l’&laquo;<i>admirabile commercium</i>&raquo; (cfr <i>Primi Vespri della Solennit&agrave; di Maria Santissima Madre di Dio</i>, prima antifona) da cui il Vangelo ci invita a lasciarci coinvolgere, traducendo la misura infinita dell’amore di Dio nella generosit&agrave; con cui Lo serviamo, ogni giorno, nei fratelli e nelle sorelle che Lui stesso pone sul nostro cammino, specialmente in quelli pi&ugrave; bisognosi, indifesi, incapaci di rendere il cambio (cfr <i>Lc</i> 6,32-36). Proprio come avviene su quest’isola, nell’accoglienza, nella condivisione, nel dono disinteressato.</p> 
<p>La gratuit&agrave; del Cuore di Cristo, per&ograve;, non si ferma a questo. Va oltre, impegnandosi ad aiutare ciascuno non solo a sopravvivere, ma anche a ritrovare fiducia e a riprendere il cammino, per crescere e fiorire pienamente nella sua unicit&agrave;, per il bene di tutti. In proposito, <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it.html">Papa Benedetto XVI</a> scriveva che la carit&agrave; &laquo;di cui Ges&ugrave; Cristo s'&egrave; fatto testimone con la sua vita terrena […] &egrave; la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell'umanit&agrave; intera&raquo; (Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate.html">Caritas in veritate</a></i>, 29 giugno 2009, 1).</p> 
<p>Nella seconda Lettura, San Giovanni ci ha ricordato che &laquo;Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perch&eacute; noi avessimo la vita per mezzo di lui&raquo; (<i>1Gv</i> 4,9). Le sue parole richiamano quelle di Ges&ugrave;, che ha detto di essere venuto perch&eacute; abbiamo la vita e l'abbiamo in abbondanza (cfr <i>Gv</i> 10,10), e che ha ordinato al paralitico guarito: &laquo;alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina&raquo; (<i>Mc</i> 2,9). In queste espressioni riconosciamo l’invito ad abbracciare maternamente chi soffre, ma al tempo stesso a preparare e spingere chi &egrave; stato ferito a rialzarsi e a rimettersi in marcia, per una vita libera e degna.</p> 
<p>Effettivamente, la nostra carit&agrave; non dev’essere mero assistenzialismo, ma &egrave; volta a integrare le persone, per la loro piena realizzazione – spirituale, intellettuale e fisica – e il loro inserimento degno e costruttivo nella comunit&agrave; (cfr Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html#129">Fratelli tutti</a></i>, 3 ottobre 2020, 129). Solo cos&igrave; il nostro incontrarci, anche a fronte di vicende difficili e dolorose, diventa occasione per gettare semi di speranza nel cammino dell’umanit&agrave; verso un futuro migliore.</p> 
<p>Vorrei per&ograve; fermarmi, alla luce della Parola di Dio che abbiamo ascoltato, ancora su un’ultima caratteristica del Cuore di Cristo: l’umilt&agrave; (cfr <i>Mt</i> 11,29). Il Cuore di Ges&ugrave; &egrave; umile, e perci&ograve; non ne sentono i battiti i “dotti” e i “sapienti”, cio&egrave; quelli che hanno la presunzione di bastare a s&eacute; stessi, di sapere tutto, e di non aver bisogno n&eacute; di Dio n&eacute; degli altri. A questi, infatti, frastornati dai rimbombi di un “io” ridondante, onnipresente e irrequieto, manca il silenzio necessario per ascoltare in s&eacute; e nei fratelli il pulsare nascosto dell’amore.</p> 
<p>&laquo;Non di rado il benessere rende ciechi, al punto che pensiamo che la nostra felicit&agrave; possa realizzarsi soltanto se riusciamo a fare a meno degli altri&raquo; (Esort. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_exhortations/documents/20251004-dilexi-te.html">Dilexi te</a></i>, 4 ottobre 2025, 108). Ges&ugrave; ci insegna invece, al contrario, che per gustare la gioia vera della vita, che &egrave; nell’amore, &egrave; necessario scendere dai piedistalli della supponenza che divide, per incontrarsi nell’umilt&agrave; che affratella.</p> 
<p>Sant’Agostino diceva: &laquo;Dov'&egrave; carit&agrave;, c'&egrave; pace, e dove c'&egrave; umilt&agrave;, c'&egrave; carit&agrave;&raquo; (<i>In Epistolam Joannis ad Parthos</i>, prologo). &Egrave; proprio cos&igrave;. Dove c’&egrave; autentica umilt&agrave; c’&egrave; amore, e dove c’&egrave; amore c’&egrave; pace, perch&eacute; solo nell’umilt&agrave; conosciamo realmente chi siamo e dunque possiamo amarci, incontrarci, donarci e perdonarci nella verit&agrave;.</p> 
<p>Carissimi, oggi adoriamo il Sacro Cuore di Ges&ugrave;, che spesso raffiguriamo coronato di spine e ardente di una fiamma, secondo le visioni avute da <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/margherita-maria-alacoque.html">Santa Margherita Maria Alacoque</a>. Ricordiamoci che noi siamo la presenza vivente del Signore nel mondo (cfr <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Conc. Ecum. Vat. II</a>, Cost. dogm. <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>, 16 novembre 1964, 8). Guardiamoci perci&ograve; a vicenda, non solo in questa giornata, ma sempre, con rispetto e fiducia, e rinnoviamo, in questa consapevolezza, l’impegno a compiere in noi, nella carit&agrave;, ci&ograve; che manca ai patimenti di Cristo, per il bene della Chiesa (cfr <i>Col </i>1,24). Accesi dalla carit&agrave; del suo Cuore, facciamoci portatori della sua misericordia e della sua pace, perch&eacute; nel mondo cessino le guerre e cresca attorno a noi una nuova umanit&agrave;, riconciliata nell’amore.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Spagna: Incontro con i Vescovi, i Sacerdoti, i Diaconi, i Religiosi, le Religiose, i Seminaristi e gli Operatori Pastorali nella Cattedrale di Sant’Anna (Las Palmas de Gran Canaria, 11 giugno 2026)]]></title><pubDate>Thu, 11 Jun 2026 13:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260611-spagna-chiesa.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260611-spagna-chiesa.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 11 Jun 2026 16:22:29 +0200 --> <p><i>Cari fratelli Vescovi,<br /> cari sacerdoti e diaconi,<br /> religiosi e religiose,<br /> seminaristi,<br /> fratelli e sorelle tutti in Cristo Ges&ugrave;!</i></p> 
<p>&Egrave; per me una grande gioia poter condividere questo incontro con voi. Grazie per la calorosa accoglienza, per la vostra affabile presenza e per le vostre testimonianze, che sono il riflesso di una Chiesa viva, nel cui cuore trovano eco &laquo;le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i>&nbsp;1).</p> 
<p>Vengo in queste isole come Padre e fratello nella fede: &laquo;Con voi sono cristiano e per voi vescovo&raquo; (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/urbi/documents/20250508-prima-benedizione-urbietorbi.html">Prima Benedizione “Urbi et Orbi”</a></i>, 8 maggio 2025). Ciascuno di noi ha ricevuto diversi doni e ministeri per l’edificazione del corpo di Cristo, come abbiamo ascoltato nella lettura dalla Lettera agli Efesini. E questa &egrave; la chiamata del Signore che oggi risuona nuovamente nei nostri cuori e conferma la nostra vocazione e missione: costruire insieme la Chiesa fondati su Cristo, la &laquo;pietra angolare&raquo; (cfr <i>1Pt</i> 2,6-8), edificare nel bene, armonizzare le nostre differenze e lavorare uniti a favore di tutti (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>, 11-14).</p> 
<p>Vorrei che riflettessimo insieme su due atteggiamenti della nostra vita cristiana che dobbiamo tenere presenti per essere “saggi architetti” nella costruzione della civilt&agrave; dell’amore (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">ibid</a>.</i>, 236).</p> 
<p>Voi, Canari nativi o d’adozione, Popolo di Dio in pellegrinaggio nelle terre circondate dall’Atlantico, avete il privilegio di godere ogni giorno della maestosa presenza del mare. Si dice che negli occhi di un isolano quell’immagine – che ha il sapore della patria e della casa – rimanga impressa nelle pupille in modo perenne, e che se ne senta molto la mancanza quando si &egrave; lontani, nell’entroterra. Questo sentimento corrisponde a una sana nostalgia di immensit&agrave;, di cielo e di mare aperti, che si estendono all’orizzonte senza limiti n&eacute; confini, e a un cuore sensibile disposto a salutare con una lacrima chi se ne va e ad accogliere a braccia aperte chi arriva. In questo senso, il mare a volte pu&ograve; essere anche sinonimo di distanza e di separazione, di sfida e di cammino da percorrere.</p> 
<p>A questo proposito, sant’Agostino ci dice: &laquo;&Egrave; come se uno vedesse da lontano la patria, e ci fosse di mezzo il mare: egli vede dove arrivare, ma non ha come arrivarvi. Cos&igrave; &egrave; di noi, che vogliamo giungere a quella stabilit&agrave; dove ci&ograve; che &egrave; &egrave; […], tuttavia c'&egrave; di mezzo il mare di questo secolo. […] affinch&eacute; avessimo anche il mezzo per andare, &egrave; venuto di l&agrave; colui al quale noi si voleva andare. E che ha fatto? Ci ha procurato il legno con cui attraversare il mare. Nessuno, infatti, pu&ograve; attraversare il mare di questo secolo, se non &egrave; portato dalla croce di Cristo&raquo; (<i>Commento al Vangelo di San Giovanni</i> 2,2). Questo &egrave; il primo atteggiamento che ci guida per navigare nelle acque della vita e raggiungere la meta, la patria celeste: abbracciare la croce di Cristo.</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, i santi hanno provato la nostalgia di Dio e, dovendo affrontare le tempeste dell’esistenza, hanno saputo portare Ges&ugrave; sulle loro barche, hanno confidato in Lui, hanno abbracciato la croce e hanno cos&igrave; placato le onde dell’incertezza e della paura (cfr <i>Mt</i> 8,23-27). Ne &egrave; esempio, in queste terre benedette, tra tanti altri, il venerabile Antonio Vicente Gonz&aacute;lez, sacerdote diocesano, noto anche come “il buon pastore canario”. La sua vita, trasfigurata dalla grazia divina, ci stimola a portare la croce di Cristo e a seguirlo (cfr <i>Mt</i> 16,24), essendo testimoni fedeli del Vangelo in questo nuovo tempo della storia, non esente da turbolenze e contraddizioni, per giungere cos&igrave; alla meta promessa (cfr <i>Gv</i> 12,32).</p> 
<p>&nbsp;La prima “linea guida”, dunque, &egrave; abbracciare la croce di Cristo; e voi, ad esempio, lo fate quotidianamente come cirenei, accompagnando tanti fratelli e sorelle crocifissi dai drammi della vita e aiutandoli a portare i loro pesi. Vi ringrazio per questo generoso lavoro di carit&agrave; e misericordia.</p> 
<p>Vorrei inoltre sottolineare un altro atteggiamento: coltivare una spiritualit&agrave; eucaristica. Ci&ograve; si ricollega all’antica tradizione che si conserva in questa bella cattedrale: la pioggia di petali di fiori davanti al Santissimo Sacramento che si compie il giorno dell’Ascensione, come segno dei beni spirituali e celesti che il Signore riversa salendo al cielo. Quel gesto di devozione, da parte di tante generazioni nel corso del tempo, possiede un significato profondo: meta del nostro cammino &egrave; l’incontro con Cristo, centro della vita cristiana verso il quale si piegano le nostre ginocchia in adorazione, attorno al quale ci riuniamo formando un unico corpo e insieme al quale ci offriamo come &laquo;sacrificio vivente, santo e gradito a Dio&raquo; (<i>Rm</i> 12,1).</p> 
<p>Ce lo dice il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio</a>: i fedeli, &laquo;partecipando al sacrificio eucaristico, fonte e apice di tutta la vita cristiana, offrono a Dio la vittima divina e se stessi con essa cos&igrave; tutti […] mostrano concretamente l’unit&agrave; del popolo di Dio&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>, 11). Pertanto, coltivare una spiritualit&agrave; eucaristica significa approfondire &laquo;una spiritualit&agrave; dell’unit&agrave; ecclesiale nell’amore&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>, 234). Facciamo della nostra vita una risposta al desiderio di Ges&ugrave;: &laquo;Perch&eacute; tutti siano una sola cosa […] perch&eacute; il mondo creda&raquo; (<i>Gv</i> 17,21).</p> 
<p>Un modo concreto per manifestare questa spiritualit&agrave; di comunione &egrave; la solidariet&agrave; cristiana, perch&eacute; &laquo;l’unione con Cristo &egrave; allo stesso tempo unione con tutti gli altri ai quali Egli si dona&raquo; (Benedetto XVI, <i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20051225_deus-caritas-est.html">Deus caritas est</a></i>, 14). Per questo vi incoraggio a continuare a offrire a tutti l’amore che voi, a vostra volta, avete ricevuto dal Signore (cfr <i>1Gv</i> 4,19), amore che si fa nutrimento nell’accoglienza, nell’ascolto, nella vicinanza e nella cura dei pi&ugrave; fragili: &laquo;Perch&eacute; perch&eacute; ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi&raquo; (<i>Mt</i> 25,35-36).</p> 
<p>Cara Chiesa in cammino nelle Canarie, seguendo le orme di santit&agrave; di tanti uomini e donne che vi hanno preceduto, che hanno offerto la loro vita in comunione col sacrificio di Cristo sulla croce, vi incoraggio ad andare avanti saldamente radicati in Lui, per continuare a navigare con coraggio in questo nuovo tempo della storia. Quando incontrerete difficolt&agrave;, alzate lo sguardo e chiedete allo Spirito Santo la grazia di vivere uniti nella fede, nella speranza e nella carit&agrave;, virt&ugrave; che &laquo;sono come tre stelle che brillano nel cielo della nostra vita spirituale per guidarci verso Dio&raquo; (S. Giovanni Paolo II, <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/audiences/2000/documents/hf_jp-ii_aud_20001122.html">Catechesi</a></i>, 22 novembre 2000).</p> 
<p>Che la Beata Vergine Maria, <i>Stella maris</i>, ci guidi nel nostro viaggio, ci aiuti a “prendere il largo” (cfr <i>Lc</i> 5,1-11) e cos&igrave; giungiamo al porto sicuro dell’incontro definitivo col suo Figlio Ges&ugrave; Cristo. Grazie!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Spagna: Incontro con le Realtà di Accoglienza dei Migranti nel porto di Arguineguín (Las Palmas de Gran Canaria, 11 giugno 2026)]]></title><pubDate>Thu, 11 Jun 2026 11:40:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260611-spagna-accoglienza-migranti.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260611-spagna-accoglienza-migranti.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 11 Jun 2026 14:19:57 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>abbiamo appena ascoltato uno dei brani pi&ugrave; impegnativi del Vangelo. Sappiamo che questo stesso capitolo contiene anche un monito che nessun credente pu&ograve; prendere alla leggera (<i>Mt</i> 25,41-45). Oggi, in riva al mare, la Parola diventa concreta: qui giungono tante vite ferite, spogliate di quasi tutto, ma mai, mai della loro dignit&agrave;. Qui il Vangelo ci strappa dal posto comodo dello spettatore e ci pone di fronte al fratello che arriva. Ci chiede se abbiamo saputo riconoscere Cristo in coloro che sbarcano segnati dalla paura, dalla fame e dalla violenza, dopo il deserto, la notte e il mare.</p> 
<p>Come potete vedere, porto alla mano l’anello che si chiama “del Pescatore”. Il suo stesso nome ci conduce al lago di Galilea, dove Cristo chiam&ograve; Pietro e gli disse: &laquo;D’ora in poi sarai pescatore di uomini&raquo; (<i>Lc</i> 5,10). La Chiesa ha letto quel versetto come immagine della sua missione. Ma qui e in luoghi come El Hierro, quel mandato assume una forza letterale e dolorosa. Quell’isola, piccola per estensione, ma grande in umanit&agrave;, ha visto arrivare migliaia di persone strappate dalla loro terra e affidate alla fragilit&agrave; di un <i>cayuco</i>. Vi sono persone soccorse in mare e corpi senza vita recuperati dalle acque. Per questo il Successore di Pietro non pu&ograve; disinteressarsi di questi approdi. La Chiesa non pu&ograve; ignorare queste acque, n&eacute; alcun luogo dove la fame, la sete, la violenza, la paura o l’esilio continuano a ferire la dignit&agrave; umana. I discepoli di Ges&ugrave; non possono considerare estraneo il clamore di chi grida dalla notte.</p> 
<p>Nel linguaggio biblico, il mare pu&ograve; essere immagine di minaccia, oscurit&agrave; e caos. L&igrave; compaiono il Leviatano, figura della forza che divora, e Rahab, nome che evoca la superbia dei poteri che si levano contro Dio e contro la vita (cfr <i>Sal</i> 74,13-14; 89,10-11; <i>Is </i>27,1; 51,9; <i>Gb</i> 26,12). Anche oggi esistono mostri che si aggirano in questi mari: mafie che trafficano nella disperazione, trafficanti che riducono in schiavit&ugrave; donne e bambini e l’indifferenza di molti che permette i poveri siano inghiottiti dallo sfruttamento o dall’oblio.</p> 
<p>Ma la fede non rimane paralizzata di fronte alla potenza del mare. Crediamo in un Dio che soggioga il caos, pone un limite al male e apre una via quando sembra prevalere la morte. Cos&igrave; ne ha fatto esperienza il popolo d’Israele, attraversando il Mar Rosso per uscire dalla schiavit&ugrave; e camminare verso la libert&agrave; (cfr <i>Es</i> 14,21-31). E cos&igrave; lo contempliamo in Cristo, che cammina sulle acque e, di fronte alla tempesta, pronuncia una parola sovrana: &laquo;Taci, calmati!&raquo; (<i>Mc</i> 4,39; cfr <i>Mt</i> 14,25-27). Quella voce continua a risuonare contro le forze che divorano, schiavizzano e scartano tanti nostri fratelli e sorelle. L&igrave; dove Cristo ordina al mare di tacere, la Chiesa non pu&ograve; rimanere muta di fronte a coloro che sono abbandonati alle sue acque.</p> 
<p>Grazie per le testimonianze; per averci ricordato che significa salvare vite. A Mar&iacute;a, grazie per averci ricordato ci&ograve; che la Caritas, le parrocchie e tante persone fanno ogni giorno. Le tue parole ci mostrano dove inizia la conversione dello sguardo: quando il migrante smette di essere “uno dei tanti”, smette di essere una categoria e una cifra. Solo allora comprendiamo che quella bambina potrebbe essere nostra figlia, quei volti parte della nostra famiglia; e allora, la coscienza non ha pi&ugrave; scuse. La misericordia inizia con piccoli gesti: a volte con qualche biscotto e un po’ di latte; altre volte, con cinque pani e due pesci (cfr <i>Mt</i> 14,17-21). Non si tratta di risolvere tutto, ma di mettere tutto nelle mani di Dio e di essere presenti l&agrave; dove l’essere umano soffre, dove le risorse non bastano e non c’&egrave; una lingua comune, ma dove ancora possono parlare i gesti. Grazie di cuore a tutti coloro che si uniscono ai soccorsi, all’accoglienza e all’accompagnamento, testimoniando che la misericordia concreta pu&ograve; salvare e pu&ograve; cambiare molte vite.</p> 
<p>Cara Blessing, anche se non sei qui oggi, la tua voce lo &egrave;. Grazie per aver condiviso con noi la tua storia. Il tuo nome significa “benedizione” e ci ricorda che ogni vita umana &egrave; una benedizione di Dio. Nessuno pu&ograve; comprarla, venderla, usarla o scartarla, perch&eacute; in ogni persona risplende l’immagine e la somiglianza del Creatore (cfr <i>Gen</i> 1,27). Ci hai raccontato di aver lasciato il tuo Paese, non perch&eacute; lo volessi, ma perch&eacute; non c’era altra scelta. Nelle tue parole sentiamo il dramma di tante persone costrette a partire perch&eacute; la povert&agrave;, la guerra, la minaccia o lo sfruttamento hanno chiuso loro ogni altra strada.</p> 
<p>Vorrei che questo messaggio arrivasse a te e a tante donne vittime della tratta e dello sfruttamento: se altri hanno dato un prezzo al tuo corpo, Dio non ha mai smesso di guardarti come una persona di valore inestimabile. Se hanno voluto rinchiuderti in un passato di dolore, Dio continua a pronunciare su di te una promessa di futuro. Se ti hanno trattata come una cosa, la Chiesa vuole dirti oggi: sei figlia, sei sorella, sei una benedizione. La tua vita non appartiene a chi ti ha fatto del male; il tuo corpo non appartiene a chi si &egrave; approfittato di te; i tuoi giorni non appartengono a chi ha voluto incatenarli alla paura! La tua vita appartiene a Dio e conserva una dignit&agrave; che nessuno pu&ograve; strapparti. E noi vogliamo camminare con te, finch&eacute; quella verit&agrave; non torner&agrave; a farsi sentire, pi&ugrave; forte del dolore.</p> 
<p>Cari migranti: prima di dirvi qualsiasi altra parola, voglio inchinarmi davanti alla vostra dignit&agrave;. Non siete numeri, n&eacute; fascicoli! Siete persone con una famiglia e una casa che vi siete lasciata alle spalle, con sogni che nessuno ha il diritto di disprezzare. Ma voglio anche dirvi che la vostra vita deve essere protetta. Non consegnate la vostra esistenza a chi la mercanteggia. Non credete a chi promette paradisi facili, in cambio del vostro corpo, del denaro, del silenzio o della vostra libert&agrave;. Quelle false promesse sono “canti delle sirene”, sono industrie di morte.</p> 
<p>Il vostro dramma deve diventare un esame di coscienza: per le nazioni di origine, che devono creare condizioni di pace, giustizia e sviluppo; per le nazioni di transito, chiamate a proteggere e a non lasciare i deboli nelle mani di reti criminali; per l’Europa, che non pu&ograve; proclamare la dignit&agrave; umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l’Atlantico siano cimiteri senza lapidi; per la comunit&agrave; internazionale, chiamata a una cooperazione efficace e perseverante.</p> 
<p>Anche la Chiesa deve lasciarsi interpellare. L’accoglienza del migrante non pu&ograve; essere qualcosa di secondario, n&eacute; venire delegata solo ad alcuni volontari. Ci inginocchiamo davanti all’altare per adorare Cristo presente nell’Eucaristia, dal quale riceviamo la forza e la motivazione per vivere la carit&agrave;: per questo non possiamo poi “passare oltre” davanti a <i>cayucas</i> e <i>pateras</i>, poich&eacute; dalla preghiera scaturisce ogni servizio e ad essa ritorna ogni impegno (cfr <i>Lc</i> 10,31-32).</p> 
<p>Da quest’isola, vorrei che la voce di coloro che hanno parlato oggi raggiungesse chi ha in mano responsabilit&agrave; decisive – autorit&agrave; civili, parlamenti, governi e organizzazioni internazionali – e anche le comunit&agrave; cristiane, le altre tradizioni religiose e tutti gli uomini e le donne di buona volont&agrave;. Non basta gestire gli arrivi, distribuire cifre, rafforzare le frontiere o lamentare le morti quando sono gi&agrave; avvenute. Ogni barca che arriva non porta solo migranti; porta con s&eacute; una domanda: che mondo abbiamo costruito, se tanti fratelli devono rischiare la morte per cercare la vita?</p> 
<p>La dignit&agrave; umana esige vie legali e sicure, soccorso e assistenza, cooperazione reale contro i trafficanti, protezione effettiva delle vittime, processi seri di accoglienza e integrazione, e politiche che permettano a ogni persona di vivere con dignit&agrave; nella propria terra. Se esiste il diritto di cercare rifugio quando la vita &egrave; minacciata, esiste anche il diritto di non dover migrare: il diritto di rimanere nella propria casa senza fame, senza guerra, senza persecuzioni, senza violenza, senza che la terra diventi inabitabile, senza che la corruzione rubi il pane ai poveri, senza che le armi distruggano il futuro dei bambini. Non possiamo abituarci a contare i morti. La dignit&agrave; umana non ha passaporto, n&eacute; perde valore quando attraversa una frontiera.</p> 
<p>Il Dio che &laquo;al tramonto della vita ci giudicher&agrave; sull’amore&raquo; (cfr S. Giovanni della Croce, <i>Avvisi e sentenze</i>, 57) ci conceda di riconoscerlo oggi nei poveri e negli stranieri, e ci liberi dal guardare il dolore altrui come se non ci appartenesse. Che Nostra Signora del Carmelo accompagni coloro che sono arrivati, consoli chi ha perso i propri cari, sostenga quelli che li accolgono e risvegli in tutti noi il coraggio della misericordia.</p> 
<p>E che la storia non debba accusarci di aver trasformato il dolore di chi soffre in un paesaggio abituale delle nostre coste. Perch&eacute; oggi, qui, in riva al mare, ogni vita che arriva ci chiede che cosa resta della nostra umanit&agrave;. Prima o poi, si sapr&agrave; se questa umanit&agrave; abbiamo saputo custodirla o se abbiamo lasciato che l’indifferenza parlasse per noi. Grazie mille.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Spagna: Santa Messa nella Basilica della Sagrada Família (Barcellona, 10 giugno 2026)]]></title><pubDate>Wed, 10 Jun 2026 19:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260610-spagna-messa-sagrada-familia.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260610-spagna-messa-sagrada-familia.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 10 Jun 2026 21:35:04 +0200 --> <p>&laquo;O Signore, Signore nostro, quanto &egrave; mirabile il tuo nome su tutta la terra&raquo; (<i>Sal</i> 8,2.10).</p> 
<p>Con la lode di questo Salmo, cos&igrave; pieno di gioia e stupore, saluto tutti voi, carissimi fratelli e sorelle. Esprimo riconoscenza alle Loro Maest&agrave; e ringrazio il Signor Cardinale Juan Jos&eacute; Omella, Arcivescovo di Barcellona, cos&igrave; come gli altri fratelli nell’Episcopato e quanti si uniscono alla nostra preghiera: i sacerdoti, i diaconi, i religiosi e le religiose e i seminaristi. In questa sera, festa per tutta la citt&agrave; di Barcellona, estendo il mio grato saluto alle Autorit&agrave; nazionali, regionali e locali, nonch&eacute; ai membri di altre comunit&agrave; cristiane e di altre religioni che partecipano alla nostra azione di grazie.</p> 
<p>Oggi, infatti, la Basilica della Sacra Famiglia ci accoglie, aprendo le sue porte come braccia spalancate per invitare ciascuno a questo altare, all’ascolto della parola di Dio, che ci costituisce famiglia amata dal Signore, nutrita dalla sua stessa vita nell’Eucaristia. &Egrave; cos&igrave; che Barcellona, <i>la ciutat comtal</i>, e tutta la Catalogna si radunano in questo tempio, segno di unit&agrave; e di concordia, e <i>alzano lo sguardo</i> per incontrare il volto di Dio Padre, raggiante nel suo Figlio fatto uomo, Ges&ugrave; Cristo.</p> 
<p>Mentre rendiamo grazie al Signore per la sua carit&agrave; verso di noi, lo lodiamo per quel che opera nella nostra vita. Lo ringraziamo in particolare per questa straordinaria Basilica, che&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it.html">Papa Benedetto XVI</a> ha dedicato nel 2010, ricordando che &egrave; segno visibile del Dio invisibile, per la cui gloria svettano le sue torri (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/homilies/2010/documents/hf_ben-xvi_hom_20101107_barcelona.html">Omelia per la dedicazione</a></i>, 7 novembre 2010). In continuit&agrave; con la preghiera del mio Predecessore, tra poco benedir&ograve; la torre pi&ugrave; alta, quella di Ges&ugrave; Cristo.</p> 
<p>Questa chiesa &egrave; un unico edificio, composto di molte pietre. Una casa che cresce con costanza negli anni, secondo un identico progetto. Noi tutti siamo le pietre vive di quest’opera, che ha Cristo per fondamento e culmine, inizio e fine. Molto pi&ugrave; di un monumento, la Basilica della Sacra Famiglia &egrave; ancora oggi un cantiere, che ci ricorda come la vita cristiana sia sempre un cammino, perch&eacute; si tratta di un progetto, che Dio porta a compimento.</p> 
<p>Non abitiamo dunque un’opera incompiuta, ma un tempio ancora in costruzione. La sua imperfezione non &egrave; un difetto, perch&eacute; attesta un desiderio; non significa una mancanza, ma esprime una promessa, che vogliamo onorare con coerenza. La nostra gratitudine diventa allora impegno, mentre cooperiamo al progetto di Dio, cio&egrave; alla costruzione cui Egli stesso ci chiama. Poich&eacute; siamo tempio dello Spirito Santo (cfr <i>1Cor</i> 6,16.19), quest’opera coincide con la nostra vita, che Dio pensa come un capolavoro da realizzare insieme.</p> 
<p>In proposito, custodiamo nel cuore la parola rivolta dal Signore al re Davide: &laquo;Forse tu mi costruirai una casa, perch&eacute; io vi abiti?&raquo; (<i>2Sam</i> 7,5). Al contrario, &laquo;il Signore ti annuncia che far&agrave; a te una casa&raquo; (v. 11). Con quest’annuncio, la Scrittura ci insegna che non siamo noi a dare un posto a Dio, come se fosse l’elemento di una serie o la parte di un tutto pi&ugrave; grande di Lui. &Egrave; invece Dio che d&agrave; posto a noi, e il posto che ci dona &egrave; il suo cuore: il posto del Figlio, per noi che eravamo estranei; il posto dell’Amato, per noi che siamo peccatori.</p> 
<p>Questa sua volont&agrave; si compie mediante Ges&ugrave;: possiamo allora cogliere il senso di quel che abbiamo ascoltato nel Vangelo, quando il Signore dice ai farisei: &laquo;Se non crederete che Io Sono, morirete nei vostri peccati&raquo; (<i>Gv </i>8,24). Parole forti, che non sono affatto minacce, n&eacute; un ricatto. Sono un invito di salvezza, cio&egrave; un appello alla libert&agrave; da parte di Cristo, che vuole per noi il bene definitivo, eterno. Davanti alla minaccia del male, il Signore &egrave; sempre con noi, sempre per noi. “Io Sono”: questo &egrave; il Nome santissimo che Dio consegn&ograve; a Mos&egrave; dal roveto ardente, rivelando la propria indistruttibile fedelt&agrave;. Fatto uomo, Egli diventa per noi l’Emmanuele, sorgente di grazia e di perdono, di salvezza e di vita nuova. Carissimi, non possiamo credere in Ges&ugrave; e fare guerra. Non possiamo credere in Ges&ugrave; e uccidere l’innocente. Non possiamo credere in Ges&ugrave; e abbandonare chi soffre, chi piange, chi fugge dalla miseria.</p> 
<p>Questa sera ricordiamo dunque che la Croce di Cristo, posta in cima a questa Basilica, &egrave; la Croce degli ultimi che diventano primi, dei peccatori che diventano santi, dei morti che risorgeranno. Tutte e tre le facciate della Sacra Famiglia lo attestano: il Primo si fa ultimo per noi nella Nativit&agrave;; col suo Sacrificio ci redime mediante la Passione; la sua morte ci dona vita eterna facendoci partecipi della gloria divina. Ammirando la torre di Ges&ugrave; Cristo, <i>alziamo a Lui lo sguardo</i>, a Lui che solo ci svela la verit&agrave; di Dio e la verit&agrave; di noi stessi. Guardando a Cristo possiamo vedere il mondo con occhi rinnovati: la torre della Croce diventa allora vessillo di carit&agrave;, perch&eacute; Dio ci ama cos&igrave;, trasformando uno strumento di morte in segno di speranza. Nella Croce di Ges&ugrave; la nostra fede raggiunge il vertice, come professa l’iscrizione che &egrave; posta alla base della guglia: “<i>Tu solus Sanctus, Tu solus Dominus, tu solus Altissimus</i>”. Questa Croce brilla di giorno, riflettendo la luce del sole, e brilla di notte, illuminando la citt&agrave; come faro aperto sul Mediterraneo.</p> 
<p>S&igrave;, la luce di Cristo brilla nelle tenebre, anche se le tenebre non l’hanno accolta (cfr <i>Gv</i> 1,5.11). Questo rifiuto non fa per&ograve; venir meno l’amore di Dio: &laquo;Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo&raquo;, dice il Signore, &laquo;allora conoscerete che Io Sono e che nulla faccio da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato&raquo; (<i>Gv </i>8,28). Occorre passare attraverso la passione del Crocifisso, per essere illuminati dalla gloria del Risorto: da sempre, infatti, il Padre insegna a dare la vita e il Figlio, che la riceve da Lui, a tutti la dona con potenza di Spirito Santo. Ecco perch&eacute; proprio la Croce &egrave; il segno luminoso del suo amore.</p> 
<p>La fede d&agrave; forma alle pietre e senso all’edificio che stiamo abitando insieme. Nella nostra preghiera scopriamo perci&ograve; l’originario legame delle cose con Dio, creatore del cielo e della terra: Egli &egrave; l’artista che ha impresso il suo splendore nel cosmo. Creato a sua immagine, l’uomo corrisponde all’opera di Dio col proprio ingegno: &egrave; cos&igrave; che l’artista fa del talento una lode e della creativit&agrave; la testimonianza del Creatore stesso. Come architetto ardente di fede, il&nbsp;<a href="https://www.causesanti.va/it/venerabili/antoni-gaudi-i-cornet.html">venerabile Antoni Gaud&igrave;</a> pens&ograve; questi spazi volendo raccontare i misteri della vita del Signore: in tal modo ci ha proposto un pellegrinaggio spirituale, che porta all’incontro con Cristo nato, morto e risorto per noi. Insieme a <a href="https://www.causesanti.va/it/venerabili/antoni-gaudi-i-cornet.html">Gaud&igrave;</a>, commemorando il centenario della sua morte, ricordiamo e ringraziamo questa sera tutti i promotori e i benefattori, gli artisti e le maestranze che cooperano a edificare un capolavoro architettonico che &egrave; anche un eloquente catechesi fatta di pietre, di colori e di luce. Nella sua saggezza, la Chiesa rinnova cos&igrave; la <i>Biblia pauperum</i> delle antiche cattedrali, che sono in s&eacute; stesse ricchissimi messaggi di evangelizzazione. In questo tempio d’immagini appare ancor pi&ugrave; evidente come l’arte e la bellezza siano eminenti canali di evangelizzazione.</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, la bellezza di questo tempio ci sproni ad imparare sempre pi&ugrave; dal nostro Maestro e Signore l’arte di vivere secondo il suo Vangelo. Mentre <i>alziamo lo sguardo</i> a Lui, il Crocifisso Risorto, impegniamoci a sollevare il viso di chi &egrave; nella polvere (cfr <i>1Sam</i> 2,8). E dimostriamo cos&igrave; che la Sacra Famiglia &egrave; la chiesa pi&ugrave; alta del mondo non per primeggiare in classifiche mondane, ma per guidare i passi del popolo di Dio pellegrino in questa terra di Catalogna, con la croce che illumina il cammino, come lampada accesa nell’attesa del ritorno dello Sposo.</p> 
<p>Dio sia benedetto per sempre!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Spagna: Incontro con le Realtà di Carità e Assistenza Diocesane nella Chiesa di Sant’Agostino (Barcellona, 10 giugno 2026)]]></title><pubDate>Wed, 10 Jun 2026 16:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260610-spagna-assistenza.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260610-spagna-assistenza.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 10 Jun 2026 19:28:29 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, buon pomeriggio!</i></p> 
<p>Ringrazio il Cardinale Arcivescovo per il cordiale benvenuto e per le parole che mi ha rivolto, cos&igrave; come anche il delegato della pastorale sociale e coloro che hanno condiviso con noi le loro testimonianze sulle realt&agrave; caritative e di assistenza diocesane. Vorrei ringraziare Renzo per la sua lettera e per le domande che mi fa: cercher&ograve; di rispondere ad alcune.</p> 
<p>Quella a cui ho gi&agrave; risposto &egrave; che non volevo essere Papa, n&eacute; come giovane n&eacute; come vecchio, ma, quando il Signore chiama, bisogna rispondere “s&igrave;”.</p> 
<p>Prima di rispondere alle domande vorrei solo dirvi: grazie mille per l’accoglienza! Qui mi sento davvero a casa. E grazie per tutto ci&ograve; che rappresentate. Il motivo, penserete, &egrave; ovvio, evidente: &egrave; Sant’Agostino; ma vi racconto che la prima volta che sono venuto in questa chiesa – non c’era questo Arcivescovo che &egrave; qui al mio fianco – era il 1984. Stavo viaggiando via terra da Roma a Le&oacute;n e sono arrivato e ho detto: “Sapete? A Barcellona c’&egrave; una chiesa di Sant’Agostino, andiamo a visitarla”. Era chiusa. Oggi &egrave; aperta, e com’&egrave; bello trovare una chiesa con una comunit&agrave; di Agostiniani e con tante persone che vivono, che lodano Dio, che trovano comunit&agrave;, accoglienza, integrazione in questa chiesa e in questa pastorale sociale. Grazie mille a tutti, davvero.</p> 
<p>Riguardo alla domanda sul calcio, tutti sanno che adesso gioco a tennis. Giocavo a calcio, ma football americano, un po’ pi&ugrave; violento! Ma anche con i seminaristi, quando ero a Trujillo, giocavo a calcio, in difesa, se pu&ograve; interessare, non ero un gran goleador. Ma quando sono stato la prima volta a Roma, l&igrave; ho vissuto la prima esperienza del “Mundial”, nel 1982, che era qui in Spagna. Poi, in Per&ugrave;, con i seminaristi, seguivo molto le squadre locali; ma giocavo anche con i seminaristi; un po’ di sport fa bene a tutti, bisogna cercare di mantenere, per cos&igrave; dire, una buona salute: corpo, mente e anima. Quindi, questo ha fatto davvero parte della mia vita. Inoltre, il calcio ci aiuta anche a ricordare una cosa molto importante: che la vita non &egrave; una gara da vivere da soli, &egrave; qualcosa che si gioca in squadra, e bisogna imparare a correre insieme. Quindi, in questo senso, chi &egrave; in grado di diventare una stella ma non passa mai la palla, non permette agli altri di entrare in partita e probabilmente finir&agrave; per perdere. E quindi, pensando anche a noi e a come integrarci in una squadra, vorrei anche riconoscere e congratularmi per tutto quello che state facendo qui.&nbsp;</p> 
<p>Seconda domanda, gi&agrave; ho risposto, ma seguo un po’ il testo, se no ci perdiamo e finiamo alle otto e mezza!</p> 
<p>Mi chiedi se da piccolo volessi diventare Papa. Beh, Renzo, credo di no. Credo di non averci mai pensato. Ma posso dirti questo: da piccolo sentivo il desiderio di dedicare la mia vita a Dio. Non sapevo ancora del tutto come, n&eacute; dove mi avrebbe portato il Signore. Col tempo ho scoperto che Ges&ugrave; mi chiamava a seguirlo come sacerdote, e che quel cammino passava per l’ordine di sant’Agostino. Ma questo non vale solo per me. Ogni bambino &egrave; un sogno di Dio. Anche tu, Renzo, lo sei. Dio desidera la felicit&agrave; di tutti e vuole che, fin da piccoli e per tutta la vita, conserviamo un cuore come quello dei fanciulli (cf. <i>Mt</i> 18,3): capace di fidarsi, pieno di bont&agrave;. Il Signore vuole che siamo suoi amici e che non ci allontaniamo da Lui. Per questo motivo, pi&ugrave; importante che chiedersi se uno sar&agrave; sacerdote, medico, maestro, padre di famiglia o altro, &egrave; essenziale chiedersi se vogliamo essere amici di Ges&ugrave;. Perch&eacute; l’amicizia con Ges&ugrave; ci d&agrave; gioia, ci rende liberi e ci aiuta a vedere, passo dopo passo, la vocazione e il cammino che Dio ha pensato per ciascuno.&nbsp;</p> 
<p>Non &egrave; facile, Renzo, trovare la risposta alla tua domanda sul perch&eacute; ci siano persone alle quali succedono cose cattive e, invece, ad altre no. Pensare alla vita di Ges&ugrave; ci pu&ograve; aiutare. La Parola di Dio ci dice che nostro Signore &laquo;pass&ograve; beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo&raquo; (<i>At</i> 10,38) e, tuttavia, sappiamo che fu crocifisso. La sua storia per&ograve; non finisce l&igrave;, perch&eacute; il terzo giorno &egrave; risuscitato, ha vinto il male, ha vinto la morte. Attraverso la vita di Ges&ugrave; Cristo, Dio ci mostra che, anche se c’&egrave; sofferenza, Egli non abbandona mai alcuno dei suoi figli, perch&eacute; ci ha preparato una gioia eterna dove non ci saranno pi&ugrave; sofferenze n&eacute; dolore. Abbiamo fiducia, dunque: Ges&ugrave; &egrave; con noi, ci aiuta e ci accompagna, e ci d&agrave; forza per affrontare i momenti difficili che possiamo incontrare nella vita.</p> 
<p>Riguardo ai nonni, s&igrave;, i nonni sono molto importanti nella vita delle famiglie. Non dovrebbero mai restare soli. Spesso sono loro a prendersi cura dei nipoti mentre i genitori vanno a lavorare e cos&igrave;, con affetto e dedizione, aiutano i bambini a conoscere l’amore di Dio e del prossimo, affinch&eacute; metta radici nei loro cuori e un giorno diventino uomini e donne buoni. E come dobbiamo ricambiare l’amore? Con amore. &Egrave; quello che Ges&ugrave; desidera che facciamo. Prendersi cura e accompagnare i nostri nonni nella loro vecchiaia, cos&igrave; come loro, un tempo, si presero cura di noi. Non permettiamo che la solitudine e l’abbandono diventino normali nella vita degli anziani. Ci&ograve; &egrave; qualcosa di molto triste. Teniamo il nostro cuore aperto a tutti loro. E anche se non sono i nostri nonni, non permettiamo che si sentano soli n&eacute; indifesi. Perch&eacute;, se non vogliamo la solitudine per noi stessi, non dobbiamo permetterla nemmeno per gli altri.</p> 
<p>Alla domanda se dobbiamo perdonare sempre, Ges&ugrave; ci risponde di s&igrave;. Un giorno Pietro gli chiese: &laquo;Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovr&ograve; perdonargli? Fino a sette volte?&raquo;. E Ges&ugrave; gli disse: &laquo;Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette&raquo; (<i>Mt</i> 18,21-22). Con questo Ges&ugrave; voleva dire: perdona sempre. Occorre per&ograve; capire bene che cosa significa perdonare. Perdonare non significa dire che il male &egrave; stato giusto, n&eacute; permettere a qualcuno di continuare a fare del male. Non significa dimenticare per forza, come se nulla fosse accaduto. Perdonare significa non lasciare che l’odio diventi padrone del nostro cuore. Ges&ugrave; ci chiede di perdonare perch&eacute; &egrave; l’unico modo per sperimentare la pace di Dio e guarire le ferite spirituali. Quando perdoniamo, imitiamo l’esempio di Ges&ugrave;, che perdon&ograve; coloro che lo crocifiggevano. La nostra disponibilit&agrave; a perdonare &egrave; condizione per il perdono che riceviamo da Dio.</p> 
<p><i>Fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>essere qui, in questa chiesa di Sant’Agostino, apre il nostro cuore a una verit&agrave; che il santo vescovo di Ippona ci indica: essere cristiani &egrave;, innanzitutto, un dono, una grazia. Fondati in Cristo, che &egrave; la pietra viva, percepiamo l’azione dello Spirito Santo, con la convinzione che ogni sforzo compiuto sinceramente per cooperare con Lui in favore del nostro prossimo sar&agrave; benedetto dal Padre celeste, nel quale poniamo la nostra speranza. Come membra del corpo mistico di Cristo, siamo realmente legati al destino di coloro che Dio ama e invita a condividere la sua vita.</p> 
<p>Chiamati ad amare Dio e, per amore di Lui, i nostri fratelli, siamo anche inviati a incontrare tutti. Il cristiano, oltre a essere gentile e amabile, deve essere compassionevole, amare senza interesse e cercare il bene degli altri, sapendo che in ogni fratello e sorella che soffre &egrave; lo stesso Signore a chiedere e ricevere, a essere accolto o rifiutato, amato o disprezzato.</p> 
<p>La carit&agrave; evangelica, fondata in Ges&ugrave; Cristo e alimentata dal suo amore, d&agrave; forma e identit&agrave; alla vita personale e comunitaria di ogni cristiano. Da ci&ograve; deriva che ogni comunit&agrave; ecclesiale diocesana, mossa dalla carit&agrave; e istruita dallo Spirito Santo, &egrave; chiamata ad avvicinarsi, secondo le proprie possibilit&agrave; e capacit&agrave;, con discrezione, delicatezza e perseveranza alle ferite e ai bisogni dei pi&ugrave; piccoli e vulnerabili per alleviare le loro sofferenze e porre rimedio alla loro povert&agrave;. Voi tutti lo fate imitando la generosit&agrave; del nostro Signore Ges&ugrave; Cristo che, per amore nostro, essendo ricco, si fece povero per arricchirci con la sua grazia e la sua salvezza, chiamandoci a riconoscerlo e soccorrerlo nei pi&ugrave; bisognosi (cf. <i>Mt</i> 25,40).</p> 
<p>Per questo, &egrave; una gioia incontrare questa sera tutti voi che, in modi diversi, siete concretamente legati all’assistenza, all’accompagnamento e alla promozione di coloro che ne hanno pi&ugrave; bisogno, soprattutto nei tempi che stiamo vivendo, nei quali sembra essersi perso il senso della sacra dignit&agrave; della persona umana.</p> 
<p>Vorrei sottolineare che come cristiani siamo chiamati al compito di rendere presente l’amore di Dio per ogni uomo e ogni donna, nel tessuto della storia. Il libro della Genesi ci narra che &laquo;Dio cre&ograve; l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo cre&ograve;, maschio e femmina li cre&ograve;&raquo; (<i>Gn</i> 1,27).</p> 
<p>In ci&ograve; risiede la dignit&agrave; inalienabile di ogni essere umano, che non dipende dalle capacit&agrave; che possiede, dalle ricchezze che accumula o dal ruolo che svolge, ma dal dono che lo precede e lo eccede, dato da Dio come espressione del suo amore che non viene mai meno (cf. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>, 50).&nbsp;</p> 
<p>Il Signore, dunque, ci invita ad accogliere ogni donna come sorella e ogni uomo come fratello. Figli dello stesso Padre, ogni persona &egrave; costitutivamente fatta per la relazione; &egrave; stata pensata e voluta da Dio per entrare in una storia di comunione con Lui, con gli altri e con la creazione (cfr. ibid.). Un’espressione singolare di questo desiderio divino si realizza nelle realt&agrave; caritative e di assistenza diocesane di cui voi fate parte e che portate avanti con impegno e dedizione, con la consapevolezza che la persona umana sta al centro dell’azione della Chiesa (cf. <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i>, 24) e che la carit&agrave; &egrave; &laquo;il pi&ugrave; grande comandamento sociale&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s1c2a1_it.htm#II.%20La%20conversione%20e%20la%20societ%C3%A0">CCC</a></i>, 1889).</p> 
<p>Vi incoraggio affinch&eacute;, uniti ai vostri pastori, continuiate ad animare questi apostolati, dando testimonianza del Vangelo e mostrando al mondo la bellezza della vita cristiana, che anticipa qui e ora la giustizia e la pace che saranno perfette nel Regno di Dio. Siate, quindi, testimoni credibili della speranza cristiana nel servizio sollecito ai fratelli e alle sorelle che, in una condizione di vita precaria, segnata dalla privazione, dalla fragilit&agrave; o dalla marginalizzazione, oltre all’aiuto materiale e al sostegno morale, necessitano di Dio, della sua amicizia, della sua benedizione, della sua Parola, dei suoi Sacramenti e della proposta di un percorso di crescita e di maturazione nella fede (cf. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html#Il_posto_privilegiato_dei_poveri_nel_Popolo_di_Dio">Evangelii gaudium</a></i>, 200).&nbsp;</p> 
<p>Depongo ai piedi di Nostra Signora del Buon Consiglio il vostro lavoro e la vostra dedizione, affinch&eacute; la sua intercessione vi accompagni e il Signore faccia abbondantemente fruttificare tutto il bene che cercate. Che Dio vi benedica. Molte grazie.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Spagna: Preghiera del Santo Rosario nell’Abbazia di Nostra Signora di Montserrat (10 giugno 2026)]]></title><pubDate>Wed, 10 Jun 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260610-spagna-rosario.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260610-spagna-rosario.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 10 Jun 2026 17:54:21 +0200 --> <p>Saluto cordialmente Vostra Eccellenza, Mons. Xavier G&oacute;mez Garc&iacute;a, l’Abate di Montserrat Manel Gasch i Hurios, nonch&eacute; i vescovi, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i seminaristi e tutti i fedeli che partecipano a questo pellegrinaggio, in modo particolare i bambini e le bambine che ci accompagnano oggi. Grazie per averci accolto, grazie per la vostra presenza.</p> 
<p>Sono lieto di poter venire ai piedi della <i>Moreneta</i> per affidarle, pieno di fiducia nella sua intercessione materna, il mio servizio petrino e la missione della Chiesa nel mondo, che grida chiedendo giustizia e pace.</p> 
<p>Con emozione ho ricordato i miei anni come parroco della parrocchia di Santa Maria di Montserrat a Trujillo, in Per&ugrave;. La <i>Moreneta</i> mi ha sempre accompagnato. Grazie, Catalogna, per la tua fede!</p> 
<p>Le mura di questo santuario potrebbero raccontarci le innumerevoli storie di devozione, gratitudine e speranza che hanno contemplato nel corso dei secoli attorno alla <i>Mare de D&eacute;u</i> di Montserrat e sono state anche testimoni del sangue versato per amore di Ges&ugrave; Cristo.</p> 
<p>Al loro interno sono state custodite le gioie e i dolori, le letizie e le lacrime di tanti fedeli, ed esse hanno ascoltato anche le voci celestiali del canto infantile della pi&ugrave; antica <i>Escolan&iacute;a </i>d’Europa.</p> 
<p>Quando il mio Predecessore, <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>, nel 2023 ha offerto la rosa d’oro a questa venerata immagine, ci invitava a considerare come, per centinaia di anni, i fedeli, senza distinzione, siano passati da questo Santuario recitando il rosario, perch&eacute; Maria, <i>Mare de D&eacute;u</i>, &egrave; fondamentale nella vita di ogni cristiano. In quella stessa occasione egli ha sottolineato: &laquo;Davanti alla Madre, &egrave; come se si risvegliassero i sentimenti pi&ugrave; nobili di una persona&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2023/october/documents/20231007-confraternita-spagna.html">Discorso ai membri della Confraternita della “Mare de D&eacute;u” di Montserrat</a></i>, 7 ottobre 2023). In effetti, ella suscita in noi profonde conversioni, come quella di <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/ignazio-di-loyola.html">sant’Ignazio di Loyola</a>, il quale in questo luogo suggestivo, dopo una notte di preghiera davanti alla Vergine, consegn&ograve; le sue armi da cavaliere, momento che segn&ograve; l’inizio di una nuova vita al servizio di Ges&ugrave; Cristo.</p> 
<p>Con questo stesso atteggiamento filiale, vi invito oggi ad accogliere l’invito di Maria: &laquo;Fate quello che vi dir&agrave;&raquo; (<i>Gv</i> 2,5). Queste parole pronunciate a Cana di Galilea contengono un vero e proprio programma di vita cristiana, perch&eacute; Maria ci conduce verso Cristo e ci insegna ad ascoltare la sua voce, a obbedire alla sua parola e a lasciarci trasformare da Lui. La volont&agrave; di Ges&ugrave; &egrave; chiara: &laquo;Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri&raquo; (<i>Gv</i> 15,17). Si tratta di un amore che ha in Lui stesso la sua misura e la sua fonte: &laquo;Come io ho amato voi&raquo; (v. 12). Per questo, quando Maria ci dice: &laquo;Fate quello che vi dir&agrave;&raquo;, ci invita a raggiungere un cuore riconciliato con i criteri del Vangelo.</p> 
<p>Ges&ugrave; ci mostra la via della misericordia, della riconciliazione, della verit&agrave; e della mitezza. Allo stesso tempo, smaschera la violenza che pu&ograve; nascondersi nelle nostre parole e nei nostri atteggiamenti: la critica che umilia, la condanna che distrugge e l’aggressivit&agrave; che divide. Tale violenza nascosta pu&ograve; spesso rivestirsi di armature apparenti con cui cerchiamo di proteggere le nostre ferite, le nostre paure o la sofferenza causata dalle ingiustizie.</p> 
<p>Contempliamo Maria di Montserrat che ci mostra Ges&ugrave; come un bambino indifeso che riposa sul suo grembo, dal momento che Lei &egrave; qui, accanto al Figlio, invitandoci ad amarci gli uni gli altri. Deponiamo oggi ai suoi piedi le corazze che hanno indurito poco a poco il cuore.</p> 
<p>Il Bambino Ges&ugrave; che Maria tiene tra le braccia non porta armature e sar&agrave; Lui stesso che poi, nudo sulla croce, si abbandoner&agrave; totalmente al Padre per salvarci con la forza disarmata e disarmante dell’amore.</p> 
<p>Alziamo lo sguardo a Maria e supplichiamola di aiutarci a rivestirci unicamente delle armi di Dio, come esorta san Paolo: &laquo;Attorno ai fianchi, la verit&agrave;; indosso, la corazza della giustizia; i piedi, calzati e pronti a propagare il vangelo della pace. Afferrate sempre lo scudo della fede, […] prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che &egrave; la parola di Dio&raquo; (<i>Ef</i> 6,14-17).</p> 
<p>Oggi, come pellegrini a Montserrat, manifestiamo il sincero desiderio di riaffermare il nostro servizio a Dio Padre, che ci ha rivelato Ges&ugrave; Cristo, il quale ci dice: &laquo; Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato&raquo; (<i>Mc</i> 9,37).</p> 
<p>Consideriamo anche come la Vergine, nella sua mano destra, regga la sfera del mondo, segno della sua cura materna, perch&eacute; il mondo intero trova posto nel suo cuore. Ella ci invita a riconoscerci fratelli e sorelle, cos&igrave; che nessuno sia escluso e la comunione sia pi&ugrave; forte di ogni divisione.</p> 
<p>Chiediamo a Maria, Regina della pace, di insegnarci a rinunciare alle parole offensive, al giudizio affrettato, alle maldicenze e alle calunnie. E che impariamo a custodire e a coltivare l’amore in famiglia, tra amici, sul posto di lavoro, nei social network, nelle discussioni politiche e nelle comunit&agrave; cristiane, affinch&eacute; l’odio lasci il posto alla speranza e alla pace.</p> 
<p>Che Maria, Madre della Chiesa, ci orienti sempre verso Ges&ugrave;. Vi invito a onorarla con queste parole:</p> 
<p><i>Per i catalani sarai sempre la Principessa,<br /> per gli spagnoli e per il mondo intero tutto l’amore;<br /> di’ a noi: &laquo;Siete il mio tesoro,<br /> io sono la vostra madre, non temete&raquo;</i></p> 
<p>Cos&igrave; sia.</p> 
<p>___________________________</p> 
<p><b>Saluto del Santo Padre dal balcone dell’abbazia di Montserrat</b></p> 
<p><i>Grazie, grazie!<br /> Fratelli e sorelle, buongiorno!</i></p> 
<p>Grazie per essere qui. Grazie per questa bellissima manifestazione di fede. Tutti uniti in un’unica famiglia, accolti dalla nostra Madre Maria, la Vergine di Montserrat.</p> 
<p>La gioia, l’entusiasmo, il profondo senso di fede che stiamo vivendo in questi giorni: prima a Madrid, in questi giorni a Barcellona, in Catalogna, poi alle Canarie: tutta la Spagna piena di fede, di amore, piena di questo desiderio di lodare Dio, di rendere grazie a Dio e di essere uniti.</p> 
<p>Grazie alla Catalogna per aver accolto tante persone provenienti da altri Paesi, perch&eacute; insegna come integrare tutti in un’unica famiglia.</p> 
<p>Grazie alla comunit&agrave; di fede, alla comunit&agrave; dei nostri fratelli monaci, che accolgono tutti i pellegrini che vengono a pregare Maria, nostra Signora.</p> 
<p>Grazie a ciascuno e a tutti voi che siete qui questa mattina, per ricordare a tutti, in Catalogna, in Spagna, nel mondo, che la fede d&agrave; vita e la fede d&agrave; speranza.</p> 
<p>Ed &egrave; Maria, che Ges&ugrave; ci ha dato come Madre dalla croce, &egrave; Maria che ci accompagna, che &egrave; espressione di amore materno che ci accompagner&agrave; sempre.</p> 
<p>[Benedizione]</p> 
<p>Grazie, grazie a tutti.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Spagna: Visita al Centro Penitenziario “Brians 1” (Barcellona, 10 giugno 2026)]]></title><pubDate>Wed, 10 Jun 2026 10:50:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260610-spagna-visita-penitenziario.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260610-spagna-visita-penitenziario.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 10 Jun 2026 13:25:29 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>grazie a tutti per la vostra accoglienza cos&igrave; piena di simpatia e cordialit&agrave;!</p> 
<p>Mi sento edificato dalla testimonianza che hanno condiviso Montse e Josefina. Grazie mille. Ringrazio anche padre Jes&uacute;s per le sue parole, che mettono in luce l’impegno dei cappellani e dei volontari della pastorale penitenziaria diocesana di Sant Feliu de Llobregat.</p> 
<p>Ogni essere umano &egrave; “degno” per il semplice fatto &laquo;di essere stato voluto, creato e amato da Dio&raquo; (cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>, 52). Non esiste, quindi, alcuna situazione che induca il Signore a distogliere da noi il suo sguardo. &Egrave; una verit&agrave; consolante che ci accompagna in ogni momento e che ci ricorda come il suo amore misericordioso sia sempre al di sopra di quanto bene o male abbiamo fatto.</p> 
<p>Questo vale, in modo particolare, per voi, cari fratelli e sorelle, che portate il peso di essere lontani dai vostri cari e, inoltre, soffrite a causa della vostra attuale condizione. Quando vi verr&agrave; la tentazione di sentirvi inferiori e penserete che non valga la pena andare avanti, &laquo;alzate lo sguardo&raquo; verso Colui che, attraverso la presenza di tante persone, non smette mai di mostrarvi il suo amore e la sua vicinanza.</p> 
<p>Anche se l’oppressione e la tristezza segnano alcuni momenti del vostro cammino, ricordate che gli errori della vita non determinano l’identit&agrave; di una persona. Sant’Agostino, nelle sue Confessioni, ci racconta il suo percorso di vita e ce ne parla: se confidiamo nella grazia divina e ce ne lasciamo guidare e trasformare, scopriamo come nella nostra vita il passato non condanni il futuro, ma ci offra la possibilit&agrave; di cambiare le nostre decisioni e le nostre scelte.</p> 
<p>Facciamo spazio al Signore nel nostro cuore e cerchiamo il suo volto. Lasciamoci accompagnare dal suo amore. Aggrappiamoci a Lui, che ci invita continuamente alla speranza e ci mostra un orizzonte meraviglioso che nessuna barriera fisica pu&ograve; impedirci di raggiungere. Oggi, Egli continua a parlarci nel profondo delle nostre coscienze per farci scoprire che ha la sua dimora in mezzo a noi. Aspetta solo che gli diamo una possibilit&agrave;.</p> 
<p>Cari amici e amiche, vi invito a continuare a sognare il sogno di Dio. A ciascuno di voi dico: Dio ti ama cos&igrave; come sei, ma ti sogna migliore! Il Signore permette a tutti noi di ricominciare sempre da capo, poich&eacute; essere umani ed essere cristiani non consiste nel non sbagliare, ma nel crescere nella capacit&agrave; di convertirsi, pentirsi, emendarsi e, soprattutto, di riconciliarsi e perdonare.</p> 
<p>Vi affido in modo particolare all’intercessione materna di Nostra Signora <i>de la Merced</i> e con tutto l’affetto chiedo al Signore di benedirvi. Molte grazie.</p> 
<p>_____________________________</p> 
<p><b>Parole del Santo Padre per accompagnare il dono dell’icona mariana</b></p> 
<p>Vogliamo lasciare come dono, anche per ricordare questa visita, questa immagine della nostra Madre Maria, la Vergine che ci accompagna sempre con amore di madre e che mai dimentica i suoi figli.</p> 
<p>La benedizione di questo momento vi accompagni sempre. Grazie!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Spagna: Veglia di preghiera allo Stadio Olimpico “Lluís Companys” (Barcellona, 9 giugno 2026)]]></title><pubDate>Tue, 09 Jun 2026 20:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260609-spagna-veglia.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260609-spagna-veglia.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 10 Jun 2026 09:03:56 +0200 --> <p><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260609-spagna-veglia.html#Dialogo">Dialogo del Santo Padre con i Giovani</a></b></p> 
<p><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260609-spagna-veglia.html#Omelia">Omelia del Santo Padre</a></b></p> 
<p>___________________________________________</p> 
<p><b><a name="Dialogo"></a>Dialogo del Santo Padre con i Giovani</b></p> 
<p><b>1.</b></p> 
<p><i>Santo Padre, cresciamo sentendoci dire che l’unico obiettivo nella vita &egrave; produrre, avere successo e curare la nostra immagine. Io stesso ci ho provato, ma ho trovato solo un vuoto immenso. Cercando risposte, la mia vita ha avuto una svolta, e in questa Pasqua ho ricevuto il Battesimo. Ora che mi trovo in questo nuovo cammino, Le chiedo: come possiamo tenere lo sguardo rivolto verso ci&ograve; che conta davvero, quando la societ&agrave; ci spinge a guardare costantemente verso il basso o solo a noi stessi? Come possiamo scoprire la nostra vera vocazione dentro questa corrente?</i></p> 
<p>Grazie per questa testimonianza. Vorrei innanzitutto condividere la tua gioia e quella di tutti coloro che, durante la Pasqua di quest’anno, hanno ricevuto il sacramento del Battesimo. Numerosi giovani e adulti stanno riscoprendo la fede cristiana, magari dopo un periodo della vita in cui si erano un po’ allontanati da Dio. Si tratta di un passo davvero importante. Infatti, tutto ci&ograve; che scopriamo, accogliamo e viviamo gradualmente lungo il cammino contribuisce certamente alla nostra crescita, alla nostra maturit&agrave; e ad ampliare gli spazi di vita dentro di noi; ma, allo stesso tempo, tra le gioie, i successi e le sconfitte, ci rendiamo conto che abbiamo bisogno di un’altra acqua per dissetarci pi&ugrave; profondamente. Il nostro desiderio di verit&agrave; e di felicit&agrave; ha bisogno di un orizzonte pi&ugrave; ampio. E questa inquietudine &egrave; un dono che Dio stesso ci ha dato: siamo fatti su misura per l’infinito e per questo ogni orizzonte finito, ogni passo, ogni conquista, pur soddisfacendoci, allo stesso tempo ci spinge avanti e ci invita a continuare a cercare, a cercare avanzando, ma, soprattutto, a cercare &laquo;scendendo interiormente&raquo;, cio&egrave; andando in profondit&agrave;.</p> 
<p>E qui torno alla domanda con due brevi riflessioni. La prima: &egrave; necessario coltivare quella sana inquietudine. Nelle nostre societ&agrave;, infatti, l’idolatria del profitto e del rendimento, la frenesia di dover sempre produrre ed essere vincitori, cos&igrave; come il culto della propria immagine, non sono altro che anestetici per addormentare la nostra coscienza e adattarla a una certa idea di societ&agrave;. Quando le persone imparano a fermarsi, a dare valore alle cose importanti, ad apprezzare il tempo in modo nuovo e a riflettere sulla propria vita lasciandosi illuminare dal Vangelo, sviluppano anche un pensiero critico nei confronti di un sistema sociale che non pone la persona al centro e provoca situazioni di ingiustizia e di povert&agrave; esistenziali a diversi livelli. Ecco perch&eacute; l’inquietudine fa paura, cos&igrave; come la scoperta dell’interiorit&agrave;, della spiritualit&agrave; e ancor pi&ugrave; del Vangelo. Seconda riflessione: &egrave; in questo mondo che dobbiamo coltivare l’inquietudine, non in un altro. &Egrave; all’interno di questa societ&agrave; che tu e tanti altri avete scoperto il valore di una vita pi&ugrave; umana, pi&ugrave; piena, aperta all’incontro con Dio e alla gioia della fede. Ci&ograve; significa che, nonostante le difficolt&agrave;, il luogo in cui Dio si fa presente e dove dobbiamo trovare le sue tracce &egrave; sempre la realt&agrave; in cui ci troviamo. Crediamo che lo Spirito Santo agisca e operi silenziosamente in tutte le situazioni della vita e della storia, anche in quelle che sembrano pi&ugrave; difficili. Ma dobbiamo coltivare questa inquietudine e farle spazio; come dicevo, &laquo;cercare dentro di noi&raquo;, cercando di non lasciarci sopraffare dai ritmi e dalle seduzioni esterne, coltivando momenti di silenzio, fermandoci magari qualche minuto al giorno per leggere il Vangelo e parlare con Dio, e cercando anche di percorrere questo cammino interiore insieme ad altri, lasciandoci accompagnare negli itinerari ecclesiali e confrontandoci con i sacerdoti, i religiosi, le persone che come noi hanno intrapreso questo cammino.</p> 
<p><b>2.</b></p> 
<p><i>Santo Padre, in un mondo dove le cose si gridano, ci sono aspetti della vita che rimangono nascosti, per vergogna, come la depressione, una malattia silenziosa che colpisce molte persone, giovani e adulti, e che porta con s&eacute; oscurit&agrave;, isolamento e un dolore immenso. A volte questo dolore &egrave; cos&igrave; opprimente che l’idea di scomparire sembra l’unica via d’uscita. Io stessa ho lottato per uscire da questa malattia, in silenzio per anni, e un venerd&igrave; sera ho perso la battaglia e ho tentato di togliermi la vita. Sono qui perch&eacute; Dio mi ha dato una seconda possibilit&agrave;, e gli sar&ograve; eternamente grata; ma ci sono molti altri che continuano ad affrontare questa oscurit&agrave;. Per questo, Le chiedo con tutto il cuore: dove possiamo vedere Dio quando l’oscurit&agrave; &egrave; totale e non ce la facciamo pi&ugrave;? Come possiamo avere fiducia in Dio, quando sembra che per nulla, nemmeno per noi stessi, ne valga la pena?</i></p> 
<p>Prima di tutto, grazie per aver condiviso oggi la tua esperienza di sofferenza. Mi commuove che tu riesca a parlarne, che tu sia qui tra noi e che tu abbia trovato la forza di accogliere questa seconda possibilit&agrave; che il Signore ti ha dato. Ti sei rialzato e hai ripreso il cammino, e questo &egrave; un miracolo meraviglioso che vediamo in molti personaggi del Vangelo: a contatto con Ges&ugrave;, anche chi si sente perso ritrova fiducia nella vita, guarisce dalla malattia e pu&ograve; rialzarsi per tornare a vivere.</p> 
<p>Nella tua domanda, hai fatto riferimento innanzitutto alla “malattia silenziosa” che &egrave; la depressione, ed &egrave; importante prendere coscienza di come la salute mentale sia sempre pi&ugrave; minacciata nel contesto di societ&agrave; che si considerano avanzate. &Egrave; un segnale che c’&egrave; qualcosa di profondamente sbagliato in una certa idea di crescita che sottopone le persone a pressioni, aspettative e tensioni che compromettono equilibri fondamentali. Ecco perch&eacute; &egrave; necessario un sistema sanitario che includa tra le sue priorit&agrave; questo malessere invisibile e generalizzato, che colpisce anche i giovani.</p> 
<p>Le tue parole, tuttavia, ci hanno anche mostrato che il dolore mette alla prova la fede e il senso che attribuiamo alla vita. Questo vale per tutti, non solo per coloro che, in un determinato momento, devono affrontare la prova della malattia.</p> 
<p>Mentre ti ascoltavo, ho pensato a quelle ore di oscurit&agrave;, di angoscia e di dolore che Ges&ugrave; ha vissuto quando si avvicinava l’ora della sua morte. I Vangeli, nei momenti dell’Ultima Cena e della preghiera nel Getsemani, sottolineano che stava calando il pomeriggio, che stava calando la notte, cos&igrave; come poco prima di morire sulla croce ci dicono che &laquo;si fece buio su tutta la terra&raquo; (Mt 27,45; Lc 23,44). Ma, in realt&agrave;, non si tratta solo di una sofferenza personale; il Figlio di Dio sta assumendo nella propria carne tutta l’angoscia, la solitudine e la sofferenza dell’umanit&agrave;. In quelle ore buie, morendo sulla croce, Ges&ugrave; condivide il nostro dolore e ci rivela il volto di un Dio compassionevole, che porta il peso delle nostre pene, che soffre con noi, piange le nostre lacrime e rimane al nostro fianco con la sua presenza piena di amore e misericordia.</p> 
<p>Vivere questa esperienza &egrave; difficile, come testimonia pi&ugrave; volte la Sacra Scrittura; ci sono momenti di oscurit&agrave; e di sofferenza che la nostra societ&agrave; mette a tacere, perch&eacute; proprio alcuni modelli culturali ci vogliono sempre vincitori e perfetti e, per questo, il limite, la fragilit&agrave; e il dolore devono essere eliminati, confinati nel silenzio assordante della solitudine o addirittura della vergogna. E, in questi momenti, possiamo pensare istintivamente che anche Dio ci abbia abbandonati. Ma la croce di Ges&ugrave; ci dice che Dio non ci abbandona, che Egli rimane crocifisso con noi nel momento del dolore e della solitudine estrema, che Egli raccoglie non solo le nostre lacrime, ma il grido della nostra sofferenza che gli altri non ascoltano, un grido che Ges&ugrave; ha fatto suo sulla croce, dicendo: &laquo;Dio mio, Dio mio, perch&eacute; mi hai abbandonato?&raquo; (Mt 27,46).</p> 
<p><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/audiences/2012/documents/hf_ben-xvi_aud_20120208.html">C'&egrave; una catechesi sulle ultime ore di Ges&ugrave;</a>, in cui&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/benedetto-xvi.html">Benedetto XVI</a> afferma che la sua sofferenza si trasforma in preghiera e grido, e che questo vale anche per noi: di fronte alle situazioni pi&ugrave; difficili e dolorose, quando Dio sembra assente, dobbiamo affidargli ancora una volta i pesi che portiamo nel cuore, anche gridando a Lui, anche protestando come Giobbe, sicuri che in qualche modo Egli si renda presente e sia vicino anche quando apparentemente tace. Ma penso che non possiamo farlo da soli. Nelle ore di dolore, almeno per quanto possibile, dobbiamo aprirci a qualcuno che ci aiuti a esprimere una semplice preghiera, che ci accompagni con discrezione senza la fretta di spiegarci quel dolore, che ci prenda per mano e ci faccia uscire da quel grido. Queste esperienze offrono un messaggio anche a noi credenti, a tutta la Chiesa: non dobbiamo spiritualizzare il dolore, riconducendolo superficialmente alla “volont&agrave; di Dio” o a qualche suo misterioso progetto, perch&eacute; questo rischia di minimizzare quella sofferenza, di metterla a tacere, di ferire le persone. Dio non vuole la sofferenza, la porta con noi e ci invita a confidare in Lui con perseveranza. Ricordiamo ci&ograve; che diceva <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a>: con Dio, la vita rinasce sempre.</p> 
<p><b>3.</b></p> 
<p><i>Buonasera, Santo Padre. Provengo da una famiglia di un quartiere molto povero di Barcellona. Quando ero piccola, mio padre ha cercato di uccidere mia madre, che si &egrave; salvata solo grazie all’intervento di un ragazzo che ha perso la vita. Mio padre &egrave; finito in prigione e mia madre &egrave; caduta nel mondo della droga. A dieci anni i servizi sociali mi hanno presa in custodia e mi hanno portata al centro di accoglienza minorile di San Jos&eacute; de la Monta&ntilde;a. All’inizio &egrave; stata dura, perch&eacute; mi ero costruita un muro per proteggermi, dove non lasciavo entrare nessuno. Ma a poco a poco ho sperimentato per la prima volta l’amore di una famiglia, e il mio cuore si &egrave; aperto. L&igrave; mi hanno parlato di Ges&ugrave;, ho iniziato a pregare e ho ricevuto il Battesimo. Ma durante l’adolescenza mi sono ribellata a Dio molte volte. Mi hanno invitata a un ritiro e l&igrave;, per la prima volta, ho sperimentato l’amore di Dio. Ma sono passati alcuni mesi e faccio ancora fatica a perdonare mio padre. E a volte alzo gli occhi al cielo e gli chiedo: &laquo;Dov’eri quando ero bambina?&raquo;. Santo Padre, come posso perdonare mio padre, che stava per lasciarmi senza madre? Come posso riconciliarmi veramente con Dio?</i></p> 
<p>Grazie per la tua testimonianza e grazie anche per la domanda sul perdono. &Egrave; davvero un segno della grazia di Dio che questa domanda sorga da un passato cos&igrave; segnato dalla sofferenza e che, nonostante il dolore, si abbia il coraggio di chiedersi come sia possibile perdonare chi ci ha fatto del male. Vorrei dire anche qui due cose.</p> 
<p>La prima completa ci&ograve; che dicevo prima sulla presenza di Dio nei momenti della nostra sofferenza; in fondo anche tu esprimi questa domanda riguardo alla tua infanzia, ma il contesto in cui si sono svolti gli eventi della tua vita ci chiede di ampliare il raggio della nostra domanda: dobbiamo chiederci “dov’era Dio” o dobbiamo interrogarci sull’uomo e sull’umanit&agrave;, su come a volte siamo prigionieri del male fino a diventare violenti con gli altri, su come non riusciamo a coltivare l’amore e a rispettare gli altri nella loro dignit&agrave; e libert&agrave;?</p> 
<p>Tante notizie di cronaca nera, ancora oggi, riflettono un clima avvelenato nei rapporti familiari, caratterizzato da abusi e oppressioni, e in particolare dalla violenza contro le donne, che purtroppo spesso sfocia anche in femminicidi. Siamo tutti chiamati ad affrontare questa drammatica realt&agrave; – che ha radici antropologiche e culturali – sia personalmente che come societ&agrave;, perch&eacute; spetta a noi affrontarla in tutte le sue dimensioni. Non possiamo attribuire a Dio ci&ograve; che &egrave; stato affidato alla nostra responsabilit&agrave;; non possiamo immaginare che Dio dall’alto risponda automaticamente ai nostri bisogni o impedisca miracolosamente che il male accada; Egli ci ha dotati di intelligenza e volont&agrave;, ci ha dato una coscienza, ci ha rivestiti di dignit&agrave; e di libert&agrave;, e soprattutto &egrave; venuto incontro a noi per indicarci, nel suo Figlio Ges&ugrave; Cristo, la via da seguire affinch&eacute; la nostra vita sia pienamente umana e nella nostra societ&agrave; regnino la giustizia, la pace e la fraternit&agrave;. Ci ha dato il suo stesso Spirito, proprio affinch&eacute; l’amore sia la chiave di tutti i nostri rapporti umani. Se esiste la violenza, se trionfa l’egoismo, se persino l’amore tra familiari si trasforma in odio, dobbiamo porci alcune domande su noi stessi, sulle dinamiche della nostra societ&agrave;, sulla cultura dell’individualismo, sulla tentazione della violenza, e non su Dio.</p> 
<p>Una seconda cosa riguarda il perdono. Dobbiamo imparare a considerare il perdono, potente rimedio contro il male che guarisce le nostre ferite interiori, come parte di un processo, di un cammino. Lo stesso Vangelo, se lo leggiamo come un libro di indicazioni, di comandamenti e di doveri, rischia di causarci grande scoraggiamento e frustrazione, perch&eacute; mentre Ges&ugrave; ci invita al perdono noi ci rendiamo conto di non esserne capaci. Invece non &egrave; cos&igrave;. Il perdono dobbiamo soprattutto invocarlo dal Signore; continuare a chiedere – forse per tutta la vita – che il Signore allarghi in noi lo spazio dell’amore proprio l&agrave; dove siamo stati feriti, che ci aiuti a riconciliarci con noi stessi e con quella parte della nostra storia segnata dalla sofferenza, che trasformi lentamente il risentimento in misericordia e compassione. &Egrave; un cammino lungo, &egrave; un processo che richiede molta pazienza, &egrave; un lavoro che dobbiamo fare su noi stessi, sia personalmente sia attraverso altri percorsi di accompagnamento e di riconciliazione interiore. Ed &egrave; necessario non scoraggiarsi: nel perdono si procede a piccoli passi.</p> 
<p>La riconciliazione con la storia &egrave; un processo graduale e, soprattutto, non dobbiamo pensare che il perdono equivalga sempre e in ogni caso a tornare alla situazione precedente o a vivere un rapporto pieno con chi ci ha ferito, specialmente quando il fatto &egrave; stato caratterizzato anche dalla violenza. Si pu&ograve; mantenere una buona disposizione del cuore verso la persona, rifiutare ogni forma di odio o di vendetta, sforzarsi di ricomporre il rapporto per quanto possibile e, magari, pregare per lui o per lei: tutto questo ci aiuta ad entrare sempre pi&ugrave; nella dinamica del perdono e a riconciliarci con Dio e con gli altri. Siamo peccatori perdonati: perci&ograve; siamo in pace e siamo capaci di perdonare, capaci di essere portatori di pace.</p> 
<p>_____________________________</p> 
<p><b><a name="Omelia"></a>Omelia del Santo Padre</b></p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, amati figli e figlie di Dio, anche noi siamo come Nicodemo, pellegrini nella notte. Questa icona evangelica ci offre innanzitutto un messaggio sul cammino della vita. Il nostro cammino, i nostri desideri e tutto ci&ograve; che abbracciamo e viviamo quotidianamente, nelle gioie e nelle sconfitte, nelle aspirazioni e nei progetti, &egrave; l’espressione della nostra continua ricerca: siamo mendicanti d’amore, abbiamo fame e sete di verit&agrave;, cerchiamo un significato pieno che ci sostenga, ci incoraggi e ci aiuti a comprendere il mistero della nostra vita.</p> 
<p>Mentre avanziamo lentamente, a piccoli passi, siamo chiamati a dialogare con la penombra della nostra stessa condizione umana: ci manca la verit&agrave; tutta intera, non conosciamo in profondit&agrave; il mistero di noi stessi e il vero volto degli altri, non sempre riusciamo a comprendere la verit&agrave; nascosta della realt&agrave; che ci circonda e degli avvenimenti che si presentano davanti ai nostri occhi. Cerchiamo una luce che illumini il cammino.</p> 
<p>Ma Nicodemo ci parla anche del cammino della fede. Non si tratta di un percorso parallelo a quello della nostra esistenza umana, ma questi due itinerari sono sempre intrecciati tra loro. Come abbiamo ascoltato nel Vangelo, Dio ha tanto amato il mondo da donarci il suo Figlio unigenito e, in Lui, si &egrave; unito per sempre alla nostra carne. Egli &egrave; sempre accanto al Padre e accanto a noi; cos&igrave;, ogni volta che il mistero della nostra vita si dispiega alla luce di un nuovo giorno, in tutto ci&ograve; che siamo e facciamo, siamo alla presenza di Dio e siamo custoditi dal suo abbraccio eterno: la nostra vita &laquo;&egrave; nascosta con Cristo in Dio&raquo; (Col 3,3). Eppure, a volte sperimentiamo la notte della fede, la fatica di credere, la stanchezza dello spirito, il senso di inadeguatezza di fronte alla chiamata del Vangelo, l’amarezza dei nostri fallimenti e la paura di non essere all’altezza.</p> 
<p>Fratelli e sorelle, Nicodemo ci insegna che queste notti — che accompagnano la nostra vita, il cammino di fede e la storia in cui viviamo — sono un luogo di benedizione, uno spazio per rinascere, un grembo che genera sempre nuova vita. Queste notti ci spogliano e ci riportano all’essenziale; ci tolgono le maschere umane e religiose che indossiamo di giorno, per non essere riconosciuti o per dare un’immagine di noi diversa da ci&ograve; che siamo; ci lasciano a nudo, nelle nostre luci e nelle nostre ombre, riportandoci all’umilt&agrave; di saperci guardare nella verit&agrave;, al di l&agrave; della presunzione di pensare che il nostro cammino sia gi&agrave; compiuto e che avanziamo come se avessimo una luce chiara su tutto, su tutti e persino su Dio.&nbsp;</p> 
<p>Questo &laquo;spazio vuoto&raquo; che la notte crea, anche quando si presenta sotto forma di sofferenza o insoddisfazione, di delusione o incredulit&agrave;, pu&ograve; essere un’occasione per ricevere una nuova vita, per cambiare e rinnovarsi, per &laquo;rinascere dall’alto&raquo;, come dice Ges&ugrave; a Nicodemo. Dio, infatti, non &egrave; venuto per giudicare il mondo con il suo peccato e la notte della sua infedelt&agrave;, ma ha mandato il suo Figlio per salvarlo, per dare al mondo la vita eterna.</p> 
<p>Per questo anche noi siamo chiamati a non giudicare le “notti”; n&eacute; le notti della nostra vita, n&eacute; quelle della Chiesa, n&eacute; quelle della societ&agrave; che ci circonda. Nella notte, dobbiamo invece metterci in cammino come fa Nicodemo, continuare a interpellare il Signore, aprirci al vento dello Spirito per accogliere la notte non pi&ugrave; come segno di un fallimento, ma come inizio di una nuova vita.</p> 
<p>E pensando al nostro cammino personale, ma anche alle notti del nostro cammino ecclesiale e della Spagna, delle sue citt&agrave;, delle sue povert&agrave; antiche e nuove, della sua societ&agrave; e cultura, possiamo allora chiederci: quali sono le notti che stiamo attraversando? Cosa ci suggeriscono? Entrando in esse e guardando con umilt&agrave; e senza pregiudizi la realt&agrave; di ci&ograve; che siamo, cosa siamo chiamati a cambiare?, dove dobbiamo rinnovarci, in quale direzione vogliamo andare, quale societ&agrave; vogliamo costruire?</p> 
<p>Non smettiamo di cercare, di interrogarci e di dialogare, con Dio e tra di noi, anche nel cuore della notte. Camminiamo insieme nella fede che armonizza la diversit&agrave; delle nostre idee e sensibilit&agrave;, per cercare la verit&agrave; che ci guida verso il bene comune, affinch&eacute; questo Paese sia uno spazio accogliente per tutti, dove ciascuno sia rispettato nella sua dignit&agrave; di persona e amato per quello che &egrave;. Apriamoci al dono dello Spirito, cercando il Signore come Nicodemo e accogliendo la luce del suo Vangelo, con la certezza che sperimenteremo in noi una vita nuova, una presenza che benedice, un amore gratuito che ci aiuter&agrave; a passare dalla notte alla luce. Perch&eacute; Dio vuole che nulla vada perduto e gi&agrave; da ora desidera darci la vita eterna, per condurci alla felicit&agrave; che non ha fine.</p> 
<p>Ci conceda il Signore, per l’intercessione della Vergine Maria, di aprirci a Lui e di farci scuotere dal vento del Suo Spirito.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Spagna: Preghiera dell'Ora Media nella Cattedrale della Santa Croce e Sant'Eulalia (Barcellona, 9 giugno 2026)]]></title><pubDate>Tue, 09 Jun 2026 13:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260609-spagna-preghiera-ora-media.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260609-spagna-preghiera-ora-media.html</guid><description><![CDATA[<!-- Tue, 09 Jun 2026 14:32:41 +0200 --> <p><i>Carissimi fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>con grande gioia inizio la mia visita pregando insieme a voi, in questa Cattedrale, l’Ora sesta.</p> 
<p>Il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a> definisce l’Ufficio divino &laquo;voce della sposa che parla allo sposo&raquo; (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html">Sacrosanctum Concilium</a></i>, 84) e &laquo;preghiera che Cristo unito al suo corpo eleva al Padre&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html">ibid</a>.). Anche la Lettura che abbiamo ascoltato sottolinea che &laquo;tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo&raquo; (<i>1Cor</i> 12,13). Possiamo allora farci aiutare, nella nostra riflessione, proprio da queste due immagini: la Sposa e il Corpo.</p> 
<p>La prima ci ricorda che la Chiesa, e in particolare quest’assemblea, ricca di doni e carismi e della variet&agrave; delle storie di ciascuno, &egrave; anzitutto una Sposa amata. Dio vi ha voluti qui, perch&eacute; ama in voi e nel vostro essere insieme una bellezza e una bont&agrave; uniche e sacre. Lui vi ha scelti, non altri, a rappresentare, oggi, la “Comunit&agrave; dei santi” (cfr <i>1Cor</i> 1,2) che &egrave; in Barcellona. Ed &egrave; con questa consapevolezza che vi invito a rinnovare, concordi, il proposito di camminare insieme, tutti, fedeli e Pastori, sulle orme di Cristo, verso la pienezza della vita. La Chiesa &egrave; frutto di un atto d’amore che la precede e che viene da Dio, e cresce anzitutto lasciandosi amare da Lui, unita, con cuore umile e grato, perch&eacute; solo chi si lascia amare da Dio pu&ograve; costruire, con gli altri, le opere dell’amore.</p> 
<p>In proposito, <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>, non molti anni or sono, raccomandava a questa Comunit&agrave; diocesana di &laquo;partire dall’incontro con Cristo&raquo; per crescere &laquo;in fratellanza, nell’annuncio della Buona Novella del Vangelo&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/pont-messages/2021/documents/20211208-videomessaggio-sagradafamilia.html">Videomessaggio in occasione dell'inaugurazione della Torre della Vergine nella Sagrada Fam&iacute;lia di Barcellona</a></i>, 8 dicembre 2021), e, un anno dopo, ripeteva ai seminaristi di questa stessa &nbsp;Diocesi, pellegrini a Roma: &laquo;Non smettete mai di assaporare e rievocare questo amore di predilezione che si riversa e si riverser&agrave; abbondantemente nel vostro cuore […]. Non spegnete mai quel fuoco che vi render&agrave; intrepidi predicatori del Vangelo&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2022/december/documents/20221210-seminario-barcellona.html">Discorso alla Comunit&agrave; del Seminario di Barcellona</a></i>, 10 dicembre 2022).</p> 
<p>Le sue parole indicano il clima che siamo chiamati a diffondere nei nostri ambienti, nelle famiglie, nelle parrocchie, nei luoghi di lavoro e di formazione, negli ambienti di Curia e in ogni altro ambito di vita: un clima di famiglia, in cui si vive insieme, memori della comune figliolanza e della comune chiamata, solidali, aperti, capaci di misericordia, di sacrificio, di attenzione reciproca, di perdono.</p> 
<p>Carissimi, Barcellona, in questo, ha una grande tradizione di Chiesa. Ne faceva memoria <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">San Giovanni Paolo II</a> quando, in visita qui, lodava l’&laquo;animo accogliente che lungo la storia ha portato voi barcellonesi e catalani a condividere la cittadinanza umana e cristiana con innumerevoli genti&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/angelus/1982/documents/hf_jp-ii_ang_19821107.html">Angelus</a></i>, Barcellona, 7 novembre 1982), e vi incoraggiava a &laquo;proclamare davanti alla Chiesa che questa citt&agrave; e questa regione sono un focolare grande ed aperto alla fraternit&agrave; cristiana&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/angelus/1982/documents/hf_jp-ii_ang_19821107.html">ibid</a>.).</p> 
<p>Nelle sue parole trovano posto i volti di tanti fratelli e sorelle che tra voi si sono spesi e si spendono per costruire armonia e comunione, al di l&agrave; di ogni polarizzazione. E ancora oggi esse hanno conferma nella vitalit&agrave; delle numerose opere di annuncio, di formazione e di carit&agrave; di cui tutti siete animatori e protagonisti.</p> 
<p>Questo ci porta alla seconda immagine sulla quale vogliamo fermarci: quella del corpo, tema principale della Lettura che abbiamo ascoltato (cfr<i>1Cor</i> 12,12-13<i>)</i>. Se Cristo infatti &egrave; lo Sposo che ci ha amato per primo, Egli &egrave; anche il Capo a cui siamo uniti come membra di un unico organismo, gli uni al servizio degli altri, &laquo;gente di ogni trib&ugrave;, lingua, popolo e nazione&raquo; (<i>Ap</i> 5,9), tutti animati dall’azione dello stesso Spirito, tutti chiamati alla stessa santit&agrave;. Anche questo &egrave; importante, perch&eacute; ci rammenta che per noi lavorare insieme non &egrave; una scelta di “stile”, ma una necessit&agrave; fisiologica, fondata sulla grazia concessa a ciascuno &laquo;secondo la misura del dono di Cristo&raquo; (<i>Ef</i> 4,7), e a cui corrispondiamo impegnando i carismi ricevuti nel rispetto dei ministeri affidati. &Egrave; lo Spirito che, come parti di un’unica compagine viva, ci spinge non solo a donarci senza riserve, l&agrave; dove la Provvidenza ci chiama, ma a farlo secondo i disegni di Dio, nell’obbedienza e nella fiducia.</p> 
<p>Come in un corpo, anche tra noi ci sono membra pi&ugrave; forti e altre pi&ugrave; deboli, alcune visibili, che svolgono funzioni evidenti all’esterno, altre nascoste, che agiscono dal di dentro, in alcuni casi non fermandosi mai e assolvendo funzioni vitali, senza che nessuno nemmeno se ne accorga.</p> 
<p>Sono molte le immagini con cui potremmo illustrare la variet&agrave; e l’importanza dei ruoli e delle missioni che incontriamo tra noi, ma il messaggio &egrave; sempre lo stesso: nella ricchezza dei doni ricevuti, siamo forti perch&eacute; uniti, e siamo uniti perch&eacute; animati dallo stesso Spirito, lo Spirito di Cristo, che &egrave; Spirito di comunione per la salvezza di tutti (cfr <i>Ef </i>4,4). &Egrave; importante, perci&ograve;, per ciascuno di noi, non permettere che nulla distrugga l’unit&agrave; in cui Dio ci ha costituito e verso la cui pienezza ci conduce giorno per giorno.</p> 
<p>Barcellona &egrave; detta “<i>Cap i Casal de Catalunya</i>”. Ci&ograve; d&agrave; a questa comunit&agrave;, a tutti voi, Barcellonesi e Catalani, una vocazione e una responsabilit&agrave; speciale a farvi, con l’aiuto di Dio, costruttori di unit&agrave;.</p> 
<p>Tra poco venereremo i resti di Santa Eulalia, Compatrona di questa Cattedrale, di questa Diocesi e di questa Citt&agrave;.</p> 
<p>Sant’Agostino, parlando dei Martiri, diceva: &laquo;Non ci sembri poca cosa essere membra di quel corpo del quale sono membra anche coloro ai quali non ci possiamo paragonare […]. Siamo obbedienti allo stesso Signore […], animati dalla stessa carit&agrave; e […] stretti a quella medesima unit&agrave;&raquo; (<i>Sermo </i>280, 6).</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, &egrave; con questo spirito che anche noi, in un mondo dilaniato da guerre e divisioni, in una societ&agrave; sempre pi&ugrave; frammentata e individualistica, vogliamo essere “martiri”, cio&egrave; testimoni e profeti, di unit&agrave;, di accoglienza, di concordia e di pace, anche a costo di sacrifici e rinunce. Come la Vergine Eulalia e tanti altri Martiri, vogliamo rispondere il nostro “s&igrave;”, pronti, dove necessario, a morire a noi stessi, a perderci per ritrovarci, a rinunciare a ci&ograve; che &egrave; superfluo per costruire su ci&ograve; che &egrave; essenziale e dura per sempre (cfr <i>Mt </i>16,24-26).</p> 
<p>Questo ci insegna il Crocifisso, a questo ci invitano l’Apostolo Paolo e gli esempi dei Santi, questo vogliamo fare insieme, secondo la preghiera di Ges&ugrave; al Padre, durante l’ultima Cena: &laquo;Io in loro e tu in me, perch&eacute; siano perfetti nell'unit&agrave; e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me&raquo; (<i>Gv </i>17,23).</p> 
<p>Ci aiuti Maria, Madre della Chiesa e Madre dell’unit&agrave; ad essere fedeli a questo impegno e a questa missione: <i>Santa Maria de la Merc&egrave;, pregueu per nosaltres</i>.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Spagna: Incontro con i Volontari nel Padiglione 3 dell’IFEMA Madrid (9 giugno 2026)]]></title><pubDate>Tue, 09 Jun 2026 10:20:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260609-spagna-volontari.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260609-spagna-volontari.html</guid><description><![CDATA[<!-- Tue, 09 Jun 2026 11:56:38 +0200 --> <p><i>Eminenza Don Jos&eacute;,<br /> carissimi fratelli e sorelle, buongiorno!</i></p> 
<p>Questo incontro &egrave; l’ultimo della parte madrilena del <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/6/6/viaggio-spagna.html">mio Viaggio apostolico</a>, ma sono molto contento che sia con voi, volontari e volontarie, ognuno di voi e tanti che non hanno potuto essere qui stamattina. Voi meritate un “grazie” tutto speciale, perch&eacute; avete donato la vostra presenza e il vostro servizio e l’avete fatto per amore del Signore, della Chiesa e del Papa. Grazie di cuore!</p> 
<p>Ringrazio l’Arcivescovo e i due “portavoce” che hanno offerto le loro testimonianze, come pure coloro che hanno realizzato il video e l’esibizione musicale.</p> 
<p>Ho saputo che fin dall’inizio la vostra risposta all’appello &egrave; stata entusiasta: in pochi giorni avete superato i numeri richiesti e cos&igrave; le esigenze sono state abbondantemente soddisfatte. Avete preso giorni di ferie dal lavoro, alcuni di voi si sono dedicati per mesi a tempo pieno, ma ciascuno ha dato ci&ograve; che ha potuto, soprattutto ha dato s&eacute; stesso: cuore, mani, idee, competenze, sorrisi. Dio vi ricompensi come solo Lui sa fare!</p> 
<p>Mi piace condividere con voi una semplice riflessione, che riassumerei cos&igrave;: i cristiani sono chiamati a portare nel mondo <i>il lievito della gratuit&agrave;</i>.</p> 
<p>Ges&ugrave; ha usato l’immagine del lievito in una parabola del regno dei cieli, riportata dall’evangelista Matteo: &laquo;Il regno dei cieli &egrave; simile al lievito, che una donna prese e mescol&ograve; in tre misure di farina, finch&eacute; non fu tutta lievitata&raquo; (<i>Mt</i> 13,33). La vostra esperienza di questi giorni, come quella di tanti fratelli e sorelle volontari in circostanze simili – penso al Giubileo dell’anno scorso –, &egrave; un segno del Regno che viene, e lo &egrave; per un aspetto essenziale: la gratuit&agrave;.</p> 
<p>La gratuit&agrave; &egrave; un lievito che fa crescere la qualit&agrave; umana, etica e spirituale di una societ&agrave;, perch&eacute;, potremmo dire, &egrave; un tratto tipico della “citt&agrave; di Dio”. Tanto pi&ugrave; in un mondo continuamente influenzato dalla logica dell’interesse, del profitto, dove il termine “crescita” &egrave; ridotto alla dimensione economico-finanziaria, c’&egrave; bisogno di pensare e di vivere secondo la logica pi&ugrave; vera, cio&egrave; quella di una crescita umana integrale. &Egrave; la logica del Vangelo, che dice: &laquo;Se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi &egrave; dovuta? […] E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi &egrave; dovuta?&raquo; (<i>Lc</i> 6,33-34).</p> 
<p>Carissimi, Ges&ugrave; Cristo &egrave; venuto a portare nel mondo il lievito del Regno dei cieli, lo ha mescolato nella pasta della nostra umanit&agrave; malata per risanarla dall’interno, con l’acqua e con il sangue del suo Sacrificio e con il fuoco dello Santo Spirito. E dopo la sua morte e risurrezione ha mandato i discepoli, con la forza dello stesso Spirito, perch&eacute; siano nel mondo segni e strumenti del suo Regno, Regno di amore, di giustizia e di pace. Questo avviene con la predicazione, ma avviene anche, e direi soprattutto, attraverso uno stile di vita, un modo di pensare e di comportarsi che &egrave; quello del Vangelo. Ebbene, un tratto essenziale di questo stile &egrave; la gratuit&agrave;. Grazie di averlo testimoniato in questi giorni qui a Madrid! Grazie! Forse le statistiche non lo registreranno, ma noi sappiamo che in questi giorni, anche grazie a voi, questa citt&agrave; &egrave; cresciuta ed &egrave; pi&ugrave; vicina al Regno di Dio. Merito nostro? No! Tutta grazia sua! Questo &egrave; il segreto: l’amore di Dio, che muove il sole e gli astri e muove i cuori di coloro che hanno incontrato il Signore Ges&ugrave;, il quale &laquo;disse: Si &egrave; pi&ugrave; beati nel dare che nel ricevere!”&raquo; (<i>At</i> 20,35).</p> 
<p>Sorelle, fratelli, avanti su questa strada! Con umilt&agrave; e mitezza, senza alcuna presunzione, ma saldi nella fede e generosi nel servizio. La Vergine Maria vi ottenga di essere lievito del Regno sempre e dovunque. Grazie! E arrivederci a Roma!</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><i>Poi, offrendo in dono il calice, il Santo Padre ha detto:</i></p> 
<p>E desidero anche lasciare come dono per tutta la famiglia qui a Madrid, per tutta la comunit&agrave; ecclesiale questo Calice, affinch&eacute; non dimentichiamo mai ci&ograve; che celebriamo nel memoriale di Cristo che ci ha salvati. Grazie a tutti!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Spagna: Incontro con la Comunità diocesana nello Stadio “Santiago Bernabéu” (Madrid, 8 giugno 2026)]]></title><pubDate>Mon, 08 Jun 2026 19:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260608-spagna-comunita-diocesana.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260608-spagna-comunita-diocesana.html</guid><description><![CDATA[<!-- Tue, 09 Jun 2026 09:08:00 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, buonasera!</i></p> 
<p>Immagino che per un calciatore fare un gol in questo stadio sia qualcosa che lascia un segno nella vita. Ma [si rivolge all’Arcivescovo], Don Jos&eacute;, oggi la Chiesa di Madrid ha segnato un supergol per sempre!</p> 
<p>Questa sera &egrave; un grande inno della fede e sono lieto di unire la mia voce alle vostre, per lodare Dio e incoraggiare i legami di una cos&igrave; bella famiglia ecclesiale che sta imparando l’arte della polifonia, cio&egrave; della diversit&agrave; nell’unit&agrave;. Ringrazio il vostro Arcivescovo, Don Jos&eacute;, per avere introdotto la parabola del canto, che suggerisce come non bastino i numeri, i dati, i fatti a generare comunit&agrave;: il nostro cuore ha bisogno di cantare, cio&egrave; di interpretare gli avvenimenti e le situazioni celebrando con gli altri il senso che sprigionano. Per la Chiesa questo avviene in modo singolare nella liturgia, il grande Memoriale della storia che ci ha salvati.</p> 
<p>Cantare &egrave; un bisogno che attraversa la convivenza e interpella la cultura, la provoca a restare aperta e in costante divenire. Voi siete Chiesa diocesana dentro un popolo che ama la musica, la danza e lo stare insieme, eppure conosce anche conflitti, rassegnazione, talvolta disperazioni, situazioni che il Vangelo pu&ograve; aprire alla speranza. Testimoniate il Vangelo nella capitale di un grande Paese europeo, sede di Istituzioni e Organizzazioni in cui si prendono importanti decisioni per il presente e il futuro, ma anche meta di milioni di visitatori e di fratelli e sorelle alla ricerca di nuove opportunit&agrave;. La vostra gioia sar&agrave; contagiosa se diverr&agrave;, da emozione di qualche momento, un modo d’essere stabile, un sentire di fondo che rinnova i singoli, i gruppi e la comunit&agrave; diocesana. Non &egrave; un caso che gli Apostoli, nei loro scritti, invitino cos&igrave; spesso le Chiese alla gioia, raccomandandola quasi come un comandamento. &Egrave; l’<i>Evangelii gaudium</i>, una corale risposta all’opera di Dio in Ges&ugrave; Cristo: la sua vita, morte e risurrezione ha modificato per sempre la percezione della storia di chi lo ha incontrato e seguito, seppure in modi e su strade diverse. Anche oggi l’amore di Cristo ci spinge (cfr <i>2Cor</i> 4,14) – il verbo che usa San Paolo, significa anche “ci avvince”, “ci tiene uniti”, “ci possiede” – e cos&igrave; ci chiama alla responsabilit&agrave; dell’azione.</p> 
<p>S&igrave;, cari fratelli e sorelle, come alcuni di voi hanno testimoniato questa sera, il Battesimo cambia davvero la vita. Le nostre sensibilit&agrave;, provenienze e priorit&agrave; si incontrano in Cristo e dalla sua vita ricevono linfa, come i tralci dalla vite. Concretamente, questo significa che in noi molto di ci&ograve; che gi&agrave; c’era si trasforma, perch&eacute; si volge al servizio, cessa di essere un dono privato e si piega al bene comune. Questo non va temuto, perch&eacute; non produce mai uniformit&agrave;. Al riguardo, il Nuovo Testamento testimonia, nella differenza delle sue voci, della comunione nella diversit&agrave;, ovvero dell’intesa scomparsa a Babele, dove tutti, secondo il racconto biblico, costretti in un progetto totalitario e solamente umano, finirono col non capire pi&ugrave; il proprio vicino.</p> 
<p>Nell’Enciclica <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>&nbsp;ho proposto, come alternativa a omologazione e confusione, la figura di Neemia, che coinvolge l’intera comunit&agrave; nella ricostruzione di Gerusalemme. &laquo;Ricostruire oggi significa riconoscere che, nella pluralit&agrave; di voci e di visioni che talvolta ricorda la dispersione delle lingue, esiste comunque una possibilit&agrave; luminosa: quella di edificare insieme, trasformando la diversit&agrave; in una risorsa e facendo dell’ascolto e del dialogo il terreno comune su cui far crescere giustizia e fraternit&agrave;. E, dentro questa opera condivisa, i cristiani trovano la loro forma propria di costruire: orientare l’agire a Dio, perch&eacute; alla sua luce il pluralismo non si disperda nel disordine, ma, nella pratica della sinodalit&agrave;, diventi lo spazio in cui l’umanit&agrave; ritrova le sue solide fondamenta e il suo fine ultimo&raquo; (Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>, 11).</p> 
<p>Vi &egrave; allora un rapporto speciale fra Chiesa e citt&agrave;, ancora pi&ugrave; importante nel cambiamento d’epoca che stiamo vivendo: un rapporto che, naturalmente, si realizza fra persone in carne e ossa, nelle relazioni di lavoro e di prossimit&agrave;, ma non di meno nelle diverse comunit&agrave;, associazioni, realt&agrave; di quartiere. Emerge sempre pi&ugrave; una specificit&agrave; della missione cristiana all’interno di grandi realt&agrave; urbane, dove &laquo;una cultura inedita palpita e si progetta&raquo; (Francesco, <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html#Sfide_delle_culture_urbane">Evangelii gaudium</a></i>, 73). La lucidit&agrave; su questo punto &egrave; molto maturata nel cammino sinodale, che ha consentito di conoscerci e ascoltarci con pi&ugrave; profondit&agrave; nei contesti in cui la comunit&agrave; diocesana vive e prende forma. La domanda pi&ugrave; importante diventa: ci&ograve; che siamo e operiamo come cristiani arriva &laquo;l&agrave; dove si formano i nuovi racconti e paradigmi&raquo;, ovvero ai &laquo;nuclei pi&ugrave; profondi dell’anima delle citt&agrave;&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html#Sfide_delle_culture_urbane">ibid</a>.</i>)? Rispondere pu&ograve; essere difficile, certo, ma &egrave; possibile, se cerchiamo insieme la verit&agrave;.</p> 
<p>Ecco perch&eacute; &egrave; tanto importante non disperderci e non chiuderci ciascuno nel gruppo o nella realt&agrave; in cui gi&agrave; si sente sicuro, tra persone che cantano sempre la stessa melodia. Per arrivare al cuore della citt&agrave; occorre coltivare la consapevolezza che la verit&agrave; &egrave; sinfonica e sempre ci supera, coltivare il desiderio di trovare il Risorto che &egrave; sempre pi&ugrave; avanti di noi, ci precede e forse &egrave; gi&agrave; presente dove ancora non lo abbiamo cercato. Cercarlo e seguirlo &egrave; infatti condizione per indicarlo: non c’&egrave; altrimenti evangelizzazione e oggi possiamo intendere questo meglio che in passato. Nelle grandi citt&agrave;, pi&ugrave; che altrove, a volte ci pare di non avere pi&ugrave; le mappe per muoverci con sicurezza. Allora occorre imparare nuovamente l’arte spirituale dell’attenzione, senza la quale persino l’annuncio del Vangelo rischia di diventare impersonale ripetizione e, perdendo di efficacia, lascia spazio a frustrazione e sfiducia.</p> 
<p>Carissimi, Madrid &egrave; una grande citt&agrave; dove convivono tradizioni e “anime” diverse. Dio conosce uno per uno i cuori dei suoi abitanti. Li conosce come solo Lui sa e pu&ograve; fare, cio&egrave; nell’amore e dunque nella libert&agrave;. Egli &egrave; misericordia infinita e vuole che tutti siano salvati. Lo vuole al punto da farsi carne e prendere su di s&eacute; tutto il peccato, il male, il negativo del mondo. Ecco Ges&ugrave; Cristo! Ecco la Buona Notizia, la Grazia che abbiamo ricevuto e che siamo mandati a condividere con tutti. Perch&eacute; tutti, nessuno escluso, sono fatti per la vita e la vita in pienezza. La presenza della Chiesa in una grande citt&agrave; &egrave; parabola di questo mistero di salvezza. Viene in mente il Libro di Giona, uno dei gioielli della Bibbia che vi invito a leggere o rileggere, personalmente e in comunit&agrave;. Non &egrave; un caso se &egrave; proprio nelle citt&agrave; che gli Apostoli hanno impiantato la Chiesa nascente, trovando non solo rifiuto, ma anche accoglienza dove pi&ugrave; naturalmente le persone sono alle prese con la diversit&agrave; e il cambiamento.</p> 
<p>Nulla vi turbi, allora, nulla vi spaventi! Insieme, come Chiesa diocesana, potete offrire la testimonianza evangelica che libera le migliori energie di un’umanit&agrave; bombardata di immagini e di parole, ma affamata di giustizia e assetata di verit&agrave;. Abbiate fiducia nel fatto, sempre pi&ugrave; evidente, che si pu&ograve; tornare alla fede o conoscerla per la prima volta in et&agrave; adulta. Disponetevi ad accogliere i nuovi inizi non come eccezione, ma come regola della missione. L’investimento sui consigli parrocchiali e diocesani non ha un obiettivo minore di questo: modificare la sensibilit&agrave; di ciascuno grazie a un pi&ugrave; profondo ascolto di ci&ograve; che lo Spirito dice alla Chiesa. &Egrave; un peccato ridurli ad adempimenti burocratici. Sono luoghi di reciproco ascolto per l’esercizio del discernimento, senza il quale non solo ognuno va per la sua strada, ma rischiamo di non intendere dove il Signore ci vuole, in che cosa ci attende, a quali conversioni ci chiama. Quando questo avviene, allora il culto diventa vita e fra le persone sorgono legami di fraternit&agrave; e progetti di solidariet&agrave;.</p> 
<p>Invito i presbiteri a riconoscere la pratica del discernimento comunitario come una delle maggiori opportunit&agrave; che la sinodalit&agrave; offre al loro ministero. Cari fratelli, senza distogliervi dall’essenziale, il regolare fermarvi col vostro popolo a interpretare la vita dei quartieri, i cambiamenti culturali, le tensioni sociali, le pratiche ecclesiali alla luce del Vangelo arricchir&agrave; e consoler&agrave; il vostro ministero. Aiuter&agrave; anche ciascuno e ogni comunit&agrave; a uscire dall’isolamento e a provare la gioia dello Spirito Santo. &Egrave; lo Spirito, infatti, che ci manca quando riduciamo la vita ecclesiale a una <i>routine</i> in cui ciascuno resta chiuso nelle sue abitudini e nel suo ruolo. Lo Spirito suscita vocazioni e le compone in unit&agrave;, provocando talvolta subbuglio, discussione, ricerca di equilibri ulteriori. Non spaventatevi di tutto questo: gustatelo!</p> 
<p>Le storie che questa sera abbiamo ascoltato dicono, anzi “cantano”, quanta vita c’&egrave; in questa Chiesa. Qualcuno ha testimoniato: “Posso dire senza esitazione che amo profondamente la Chiesa, famiglia di Dio, dove tutti abbiamo un posto”. Un altro ha detto: “Ho provato una grande gioia e responsabilit&agrave; nel diventare un membro pi&ugrave; attivo della comunit&agrave; e nel condividere con il resto dei membri della Chiesa i miei doni”. E ancora: “Per noi, servire non &egrave; solo un modo per aiutare, ma anche un modo per restituire tutto l’affetto e il sostegno che abbiamo ricevuto”. Ecco la Chiesa, cari fratelli e sorelle! Ecco la musica del Vangelo, col suo ritmo coinvolgente. Quando arriva al cuore, fa dire, come alla famiglia venuta a Madrid dal Per&ugrave;, di sentirsi accolti a braccia aperte. In molti, come lei e la sua famiglia, provano un iniziale timore ad avvicinarsi, hanno sentito parlare di pregiudizi e delusioni. La bont&agrave;, anche di pochi, pu&ograve; vincere la paura di molti. Siate, per tutti, come una Bibbia aperta: sui vostri volti e nella vostra vita si possa incontrare la Parola di Dio. L’amore, infatti, &egrave; la lingua che fa sentire tutti a casa. Molte grazie.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Spagna: Preghiera e omaggio alla Vergine dell'Almudena nella Cattedrale di Santa Maria dell'Almudena (Madrid, 8 giugno 2026)]]></title><pubDate>Mon, 08 Jun 2026 18:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260608-spagna-almudena.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260608-spagna-almudena.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 08 Jun 2026 18:55:30 +0200 --> <p>Ringrazio Sua Eminenza, Arcivescovo di Madrid, per le parole che mi ha rivolto. Saluto con affetto tutti voi, fratelli e sorelle che, con gioia e fervore, vi unite oggi nell’omaggio alla Nostra Signora dell’Almudena, Madre e Protettrice di questa Arcidiocesi, durante il quale poser&ograve; ai suoi piedi la rosa d’oro, simbolo dell’amore filiale del Papa per la Vergine Maria.</p> 
<p>Sono numerose le generazioni di madrileni che, nel corso dei secoli, hanno venerato quest’immagine di Maria Santissima, che porta in braccio il suo Figlio divino e ce lo porge. La tradizione narra che, in tempi difficili per la comunit&agrave; cristiana, per proteggere la statua della Vergine, la si nascose in un anfratto delle mura della cittadella, dove rimase nascosta per molto tempo, fino a quando, dopo il crollo miracoloso di una parte delle mura, venne ritrovata intatta.</p> 
<p>Questa millenaria devozione mariana, cos&igrave; sentita da tutti voi, &egrave; un segno delle radici cristiane che vi caratterizzano e vi danno vita, ma anche della grande speranza che continua ad animarvi per proseguire nel cammino. Fu grazie a una muraglia distrutta che accadde il nuovo incontro della Madre con il suo popolo. Questo fatto &egrave; provvidenziale, perch&eacute; indica il percorso che Ges&ugrave;, attraverso la sua Santa Madre, ci invita a percorrere. In un primo momento, un muro che cade provoca un boato, caos, disordine, ma apre anche spazi, ristabilisce possibilit&agrave; e sprona a restaurare. Nelle nostre societ&agrave; attuali esistono ancora molti muri che non proteggono, ma dividono, allontanano e isolano. A volte, pensando che abbatterli significhi dover affrontare ci&ograve; che non ci piace, preferiamo la comodit&agrave; di puntellarli appena e, pi&ugrave; frequentemente, di ignorarli.</p> 
<p>Tuttavia, la Nostra Signora dell’Almudena, con la sua presenza e la sua sicura protezione, ci dice un’altra cosa: per edificare qualcosa di nuovo, bello e duraturo, bisogna essere disposti ad abbattere muri, perch&eacute; per ricominciare il cammino sono necessari spazi che ci permettano di intravedere l’orizzonte. Siccome siamo convinti che il Signore cammina con il suo Popolo santo, ascolta le sue paure e accoglie con premura tutti i suoi sforzi di bene, vi esorto a non venir meno nella vostra testimonianza di fede, per contemplare il disegno d’amore del Padre. Vi esorto a non mancare di carit&agrave;, per unirvi come un’unica famiglia di fratelli e sorelle, e a non perdere la speranza, per sostenervi l’un l’altro nella vostra azione nel mondo. Prego che con l’esempio e l’intercessione di Santa Maria <i>la Real de la Almudena</i>, la Vergine del <i>Magnificat</i> che continua a proclamare la grandezza del Signore ed esultare in Dio suo Salvatore, Egli stesso custodisca e rafforzi il vostro amore per Ges&ugrave; e per la Chiesa, affinch&eacute; possiate essere costruttori di legami che restaurino il linguaggio universale della comunione, dell’amore fraterno e della concordia.</p> 
<p>Facendo mie alcune parole dell’inno a lei dedicato, vi raccomando al potente aiuto del suo amore materno:</p> 
<p><i>Santa Maria dell’Almudena,<br /> Vergine e Madre del Redentore,<br /> Regina del Cielo, Madre d’Amore,<br /> sotto il tuo manto, Vergine umile,<br /> cercano protezione i tuoi figli.<br /> Madre amorevole, Tempio di Dio,<br /> proteggici, Signora, e aiutaci a essere<br /> costruttori di pace e riconciliazione.</i></p> 
<p><i>Amen.</i></p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Spagna: Incontro con i Vescovi della Spagna nella sede della Conferenza Episcopale (Madrid, 8 giugno 2026)]]></title><pubDate>Mon, 08 Jun 2026 11:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260608-spagna-vescovi.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260608-spagna-vescovi.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 08 Jun 2026 12:30:13 +0200 --> <p><i>Cari fratelli nell’Episcopato</i>,</p> 
<p>&egrave; con grande gioia che mi presento davanti a voi in questo terzo giorno del mio <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/6/6/viaggio-spagna.html">viaggio apostolico in Spagna</a>. Dopo aver salutato i rappresentanti politici che mi hanno accolto in Parlamento, vorrei ora approfittare di questi momenti insieme per ravvivare la comunione cos&igrave; come Ges&ugrave; consigliava ai suoi apostoli (cf. <i>Mc</i> 6,31). Ringrazio Monsignor Luis Javier Arg&uuml;ello Garc&iacute;a per le gentili parole che, come Presidente della Conferenza e a nome di tutti, mi ha rivolto, spero che le mie possano confluire in quel dialogo nello Spirito che implica accogliere tutto il bene che il Signore ci dice attraverso il fratello. Il cammino sinodale intrapreso dalla Chiesa &egrave; un processo di ascolto profondo. Essere capaci di riconoscere la voce di Dio, che parla attraverso la comunit&agrave; ecclesiale, &egrave; uno dei suoi valori fondamentali.&nbsp;</p> 
<p>&Egrave; un dialogo fecondo che come Chiesa state definendo in diversi modi. Uno concreto, che possiamo evocare, &egrave; quello dei congressi che state realizzando. Mi soffermo su quelli celebrati nel 2020 e nel 2025, che hanno avuto speciale eco: <i>Pueblo de Dios en salida</i>&nbsp;y <i>&iquest;Para qui&eacute;n soy? Asamblea de llamados para la misi&oacute;n</i>. I loro temi si concentrano su queste domande essenziali: come si possono affrontare le sfide attuali? E chi &egrave; chiamato ad accettare questa sfida?</p> 
<p>Nel mio contributo a questa riflessione, ho pensato di proporvi l’immagine di un viaggio in cui la destinazione &egrave; Dio, verso il quale alziamo lo sguardo. &Egrave; un viaggio <i>sui generis</i>, poich&eacute; non ci muoviamo materialmente, ma vogliamo far volare il cuore.</p> 
<p>Una tentazione nel viaggio &egrave; diventare ossessionati da ci&ograve; che lasciamo, luoghi, cose, forme, senza aprirci, nella docilit&agrave; allo Spirito, alla novit&agrave; di ci&ograve; che troviamo. A questa tentazione si aggiunge quella dei bagagli, che, per motivi simili, riempiamo con cose inutili che finiscono per essere un peso. D’altra parte, non dobbiamo dimenticare qualcosa che impariamo dalle vicissitudini di tanti migranti: una sola persona, senza radici e senza risorse, &egrave; qualcuno che soffre terribilmente e che con grande difficolt&agrave; riesce a stabilire legami solidi nel luogo in cui arriva.</p> 
<p>In questo modo, in questa prima fase del nostro viaggio, la nostra risposta alla domanda su come possiamo affrontare questa sfida che ci siamo proposti deve coniugare prudentemente libert&agrave; e coraggio, per abbandonare strutture che non ci aiutano, non rispondono o addirittura ci allontanano dal nostro fine, con la forza di conservare come un tesoro ci&ograve; che lo facilita. Come non ricordare qui l’immenso patrimonio cristiano della vostra terra, l’enorme capacit&agrave; di convocazione che quella ricchezza ci fornisce: con la sua bellezza, che raggiunge anche il non credente, o con i legami di appartenenza che &egrave; stata capace di intessere nell’identit&agrave; spirituale di ogni angolo di questo amato popolo, e che rimane presente anche nei momenti in cui la sua fede vacilla. Una sfida enorme, certamente, a cui siamo chiamati a rispondere con coraggio, affinch&eacute; questo patrimonio produca i frutti di cui &egrave; capace.</p> 
<p>Un altro tesoro che non possiamo dimenticare nel nostro bagaglio &egrave; il Viatico del pellegrino. Il Pane della Parola e dell’Eucaristia ci &egrave; ancor pi&ugrave; necessario del cibo materiale, perch&eacute; ci apre la strada della salvezza. Non si tratta di come rendere la celebrazione pi&ugrave; o meno attraente, ma sentire che, se siamo partecipi di quel Pane, la sua assenza ci provoca un disagio che possiamo paragonare alla fame materiale. La vita sacramentale accompagna il ritmo della nostra esistenza come quella di un bambino che riceve il cibo dalla madre, come quella di uno sportivo che va misurando le forze necessarie per raggiungere il traguardo.</p> 
<p>D’altra parte, qualcosa che spesso ci costa molto durante il viaggio &egrave; comunicare con l’altro. Sia a causa della lingua e della cultura diverse, sia per la sfiducia verso l’ignoto, sia per le liti e incomprensioni che possono verificarsi anche tra persone vicine, ci sentiamo limitati nell’esprimerci o nel comprendere il nostro interlocutore. &Egrave; un’esperienza che possiamo calare nell’annuncio del Vangelo, nell’accoglienza dell’altro, nella capacit&agrave; di rispondere ai quesiti del mondo che ci circonda o nella necessit&agrave; di attivare la corresponsabilit&agrave; dei membri della comunit&agrave; nelle nostre azioni pastorali. Se prima abbiamo detto che dobbiamo abbandonare tutto ci&ograve; che ci frena e ci allontana, ora il compito deve essere che il nostro patrimonio sia sempre uno strumento e un’opportunit&agrave; di dialogo con coloro che incontriamo sul nostro cammino. Come accade ai pellegrini del Cammino di Santiago, nel nostro viaggio possiamo incontrare quelle immense pianure castigliane, vuote ai nostri occhi. I pochi incontri di questi pellegrini con alcune persone anziane o con lavoratori stranieri, possono essere una metafora di molte situazioni sociali che purtroppo si percepiscono in alcune delle vostre realt&agrave; ecclesiali.</p> 
<p>Non &egrave; la prima volta che la Spagna affronta una situazione analoga: in passato, per esempio, quando la Chiesa dovette ricostruire la sua presenza nelle zone di terra devastata, emersero modelli di evangelizzazione che poi furono esportati in America e che possono aiutarci qui nella nostra missione. Come allora, siamo chiamati a costruire una nuova realt&agrave;, attraverso il dialogo rispettoso e l’uso di nuovi linguaggi, proprio come fece il famoso santo <i>alfaqu&iacute;</i>&nbsp;di Granada, fra Hernando de Talavera, e pi&ugrave; avanti ripet&eacute; in America <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/turibio-de-mogrovejo.html">san Turibio de Mogrovejo</a>, del quale stiamo celebrando il terzo centenario di canonizzazione, presentandolo proprio come modello di vescovo “in uscita” in un tempo di missione e riorganizzazione ecclesiale. Anche i linguaggi in questa era digitale sono diversi e le culture che ora compongono il mosaico delle nostre realt&agrave;, con migranti da tutte le parti del mondo, sono cambiate, ma lo spirito deve rimanere.&nbsp;</p> 
<p>Quali sono i punti essenziali di quello spirito? Il primo riguarda la capacit&agrave; di comunicare, di parlare con ogni realt&agrave; presente nel nostro territorio, di abbassarsi non solo per capire, ma per condividere. Solo sulla base della condivisione di tutto ci&ograve; che di buono c’&egrave; nel proprio patrimonio, apportando ciascuno il proprio contributo, potremo costruire una realt&agrave; nuova in cui la fede possa radicarsi profondamente. Per questo, logicamente, bisogna cominciare imparando il linguaggio dell’altro, avviare processi e tessere legami dove poter seminare il seme del Regno. Il secondo &egrave; la chiamata a creare realt&agrave; capaci esse stesse di comunicare la propria esperienza di fede. Capaci di portare – come fece Turibio – l’esperienza di Granada in America, cio&egrave; di portare nel nostro bagaglio le risorse che ci permettano di affrontare con franchezza le sfide sempre nuove dell’evangelizzazione in ogni circostanza.&nbsp;</p> 
<p>Dopo le pianure deserte, troveremo anche grandi citt&agrave;; in esse, il silenzio e la lontananza non sono fisici, ma spirituali. Le risposte saranno diverse, ma analoghi i processi per arrivarci: ascolto, comprensione, rispetto, generosit&agrave; e franchezza.&nbsp;</p> 
<p>I pellegrini solitamente partono di notte e molte volte quell’oscurit&agrave; iniziale del cammino pu&ograve; spaventarli. Potremmo evocare l’inno dei vespri, <i>La notte &egrave; tempo di salvezza</i>, per dire che, se andiamo in buona compagnia, le difficolt&agrave; del camminare e il pericolo di smarrirsi si riducono. &Egrave; il Signore che ci conduce, Egli &egrave; il padrone della storia e di ciascuna delle nostre storie, Egli determina i tempi. Noi camminiamo dietro di Lui, anzi, camminiamo con Lui come membri di un solo corpo. Questo legame profondo chiede alla Chiesa, in questo tempo di polarizzazioni e contrapposizioni sempre pi&ugrave; dure, una testimonianza di unit&agrave; nella pluralit&agrave;: una comunione capace di accogliere la ricchezza dei doni, dei carismi, delle sensibilit&agrave; che lo Spirito Santo suscita nel Popolo di Dio. Il volto di Cristo si lascia riconoscere nel mosaico vivente della Chiesa, dove molte tessere, senza confondersi, convergono per manifestare la bellezza dell’unico Signore.</p> 
<p>In questo compito, il ministero del vescovo assume una responsabilit&agrave; peculiare. Siamo chiamati a essere principio visibile di comunione, innanzitutto della comunione con Cristo, custodendo con amore la fede ricevuta, in docilit&agrave; alla Parola di Dio e alla viva Tradizione della Chiesa; poi, in comunione con il Successore di Pietro e con la Chiesa universale, con il presbiterio e con la propria comunit&agrave; diocesana, con la vita consacrata, con i movimenti, con le associazioni e con ogni carisma autentico che lo Spirito dona per l’edificazione comune. La vostra missione chiede di custodire l’unit&agrave;, favorire il dialogo, sanare le fratture e accompagnare il cammino del popolo affidato alle vostre cure.</p> 
<p>La comunione, vissuta in questo modo, possiede anche una forza missionaria. Una Chiesa riconciliata interiormente pu&ograve; parlare con maggiore libert&agrave; ai fratelli di altre confessioni cristiane e di altre religioni, a coloro che non credono, alle autorit&agrave; civili e a tutti gli uomini di buona volont&agrave; che lavorano per il bene comune.</p> 
<p>Questa chiamata a essere segno di comunione in Cristo, camminando nell’unit&agrave; e tendendo la nostra mano al fratello che incontriamo, ci pone davanti a un’altra sfida che oggi tocca il cuore di molti: la difficolt&agrave; di assumere impegni definitivi e di prendere decisioni vitali. In tanti giovani, e non solo in loro, la domanda: “Per chi sono?” risuona come una ricerca sincera di senso, di appartenenza e di dono. Il cuore umano non si colma accumulando esperienze, possibilit&agrave; o garanzie provvisorie: si colma quando scopre una chiamata, quando comprende che la vita raggiunge la pienezza solo se donata.</p> 
<p>Per questo, la pastorale vocazionale non pu&ograve; ridursi a una semplice ricerca di numeri. Essa nasce da comunit&agrave; vive, da sacerdoti gioiosi, da famiglie capaci di testimoniare la bellezza della fedelt&agrave;, da una Chiesa che sa mostrare con semplicit&agrave; che seguire Cristo non impoverisce l’esistenza, ma la espande. Dove il Vangelo &egrave; vissuto con gioia, servizio e comunione, anche la chiamata del Signore pu&ograve; essere nuovamente ascoltata come promessa di vita. Prima abbiamo parlato di bagagli: i pellegrini del Cammino di Santiago sanno bene che nello zaino deve essere caricato solo l’essenziale.</p> 
<p>Come ha ripetutamente proposto <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a>, nel contesto vocazionale attuale, va detto che la conservazione delle strutture non pu&ograve; prevalere sul bene della vocazione. I seminaristi hanno diritto alla migliore formazione possibile e la Chiesa, dal canto suo, ha diritto a sacerdoti ben formati. Il criterio affinch&eacute; i seminari siano autentici case di formazione &egrave; che garantiscano un’adeguata esperienza di vita comunitaria; che abbiano formatori totalmente dedicati allo studio e all’insegnamento, con esperienza nell’accompagnamento spirituale; e che dispongano di Centri Superiori di Teologia dotati dei mezzi necessari per svolgere la propria funzione. A tal fine, &egrave; essenziale, oltre a unire le forze, imparare a lavorare insieme nella gestione di queste sfide.</p> 
<p>In questo campo, le difficolt&agrave; possono essere affrontate come opportunit&agrave;.&nbsp;A volte ci risulta difficile presentare la vocazione dei laici e la loro integrazione in questo cammino di vita che come Chiesa stiamo compiendo. D’altra parte, vediamo come in molte opere, tradizionalmente gestite da religiosi, si ricorra a collaboratori laici per poter continuare a svolgere il lavoro. &Egrave; una difficolt&agrave; che possiamo trasformare in opportunit&agrave; di incontro, di dialogo e di comunicazione. Dipende da noi che questi laici arrivino a percepire la loro partecipazione a questo servizio ecclesiale come una chiamata che Dio rivolge ad assumere responsabilit&agrave; come cristiani, interiorizzandone lo spirito, sentendosi parte della missione che il Signore ha affidato ai religiosi che l’hanno realizzata.&nbsp;</p> 
<p>Come vedete, il nostro cammino &egrave; fatto di incontri: in essi non mancheranno coloro che vivono momenti di oscurit&agrave; e ci chiedono di diventare per loro samaritani. Uno dei pi&ugrave; dolorosi &egrave; con coloro che sono stati feriti proprio da chi doveva prendersi cura di loro, anche da membri del clero. Di fronte a questa piaga, la comunit&agrave; ecclesiale &egrave; chiamata a rispondere con l’ascolto, la verit&agrave;, la giustizia, la riparazione e un impegno sempre pi&ugrave; deciso nella prevenzione e nella cultura della cura. Ogni persona ferita deve poter trovare ascolto sincero, accoglienza, protezione e percorsi reali di guarigione. Questa stessa logica vale anche per le sfide di un mondo secolarizzato. Molti uomini e donne del nostro tempo non rifiutano semplicemente Dio, spesso portano nel cuore una profonda sete di senso, di verit&agrave;, di appartenenza e di speranza, anche quando non sanno darle un nome. La Chiesa &egrave; chiamata a riconoscere questi desideri, ad ascoltarli con rispetto e a offrire, come Pietro e Giovanni al paralitico accanto alla porta del tempio, il tesoro che le &egrave; stato affidato: Ges&ugrave; Cristo, nel cui nome l’uomo pu&ograve; alzarsi e camminare (cf. <i>At</i> 3,1-10).</p> 
<p>Anche quando collabora con altre istituzioni, religiose o civili, persino quando offre aiuto materiale, istruzione, assistenza o promozione umana, la Chiesa non smette mai di offrire ci&ograve; che le &egrave; proprio: l’amore di Dio rivelato in Cristo. Quel messaggio penetra nella societ&agrave;, che non esita a manifestare la propria stima per molte di queste opere. Cos&igrave; ogni gesto di carit&agrave; cristiana che nasce dal Vangelo porta in s&eacute; una promessa pi&ugrave; grande: restituire alla persona la convinzione di essere amata.</p> 
<p>Nel nostro cammino percorriamo quella che <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">san Giovanni Paolo II</a> volle chiamare &laquo;Terra di Maria&raquo; <a name="_ftnref1" href="#_ftn1" class=" cleaner">[1]</a>. Nella Santissima Vergine avete la vostra prima compagna di viaggio e il vostro principale tesoro, poich&eacute; ella ci mostra con la sua vita come accogliere la Parola e custodirla nel cuore, come accompagnare in questo itinerario i discepoli e rimanere presente nel cammino della Chiesa come madre di comunione e di speranza. A lei affido il vostro ministero, affinch&eacute; vi aiuti a essere, in mezzo al popolo che vi &egrave; affidato, quel lievito nascosto di cui parla il Vangelo. Piccola agli occhi del mondo, ma capace, quando rimane unita a Cristo, di far fermentare la massa (cf. <i>Mt</i> 13,33): la forza della Chiesa non nasce dalla grandezza dei mezzi, ma dalla santit&agrave; dei suoi figli, dalla comunione dei suoi pastori, dalla fedelt&agrave; umile e perseverante di chi si lascia guidare dallo Spirito.</p> 
<p>In questo cammino vi accompagna anche <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/giovanni-d-avila.html">san Giovanni d’&Aacute;vila</a>, patrono del clero spagnolo, in quest’anno nel quale ricordiamo il quinto centenario della sua ordinazione presbiterale. <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/paolo-vi.html">San Paolo VI</a> lo defin&igrave; &laquo;un maestro di vita spirituale, provvido e sapiente; un rinnovatore esemplare di vita ecclesiastica e di costume cristiano&raquo; e, allo stesso tempo, &laquo;un semplice prete&raquo; <a name="_ftnref2" href="#_ftn2" class=" cleaner">[2]</a>. In questo&nbsp;santo dottore, la Chiesa riconosce la vita sacerdotale che ogni vescovo &egrave; chiamato a custodire e a far crescere nel proprio presbiterio.</p> 
<p>Guardandolo lui, penso a coloro che sono i pi&ugrave; vicini compagni dei vescovi in questo viaggio, a quei “semplici sacerdoti”, nel senso pi&ugrave; alto e pi&ugrave; esigente del termine. Il nostro camminare con loro dovrebbe trasmettere il valore di quella essenza: essere presbiteri innamorati di Cristo, radicati nella preghiera, fedeli alla Chiesa, vicini al popolo e capaci di unire dottrina solida, zelo apostolico e carit&agrave; pastorale. Presbiteri che trovino nel vescovo non solo un’autorit&agrave; riconosciuta, ma un padre che li accompagna; e negli altri sacerdoti fratelli con cui condividere le fatiche e le gioie di questa peregrinazione piena di incontri, in cui tutti cerchiamo Cristo.</p> 
<p>Concludiamo questo viaggio spirituale con una preghiera del santo dottore che ci ricorda che ogni rinnovamento ecclesiale nasce da un cuore configurato con Cristo: &laquo;Se mi mandate, Signore, a fare ci&ograve; che voi avete fatto, datemi il vostro cuore&raquo; (<i>Sermone</i> 57,20). Sia anche questa la nostra preghiera: Signore, dacci il tuo cuore, un cuore capace di alzare lo sguardo verso di te, di mettersi in cammino, di ascoltare, di discernere, di servire, di correggere con carit&agrave;, di attendere con pazienza e di annunciare con gioia. Perch&eacute; la Chiesa che riceve il cuore di Cristo porta con s&eacute; la colonna di fuoco che la guida, la sostiene, la difende e la conforta, il patrimonio necessario per affrontare qualsiasi sfida.</p> 
<p>Che Dio vi benedica. Molte grazie.</p> 
<p>&nbsp;_____________________________________________</p> 
<p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1" class=" cleaner">[1]</a> <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1982/documents/hf_jp-ii_hom_19821106_saragozza.html">Omelia nella celebrazione della Parola e Atto Mariano nazionale</a></i>, Saragozza, 6 novembre 1982, 1.</p> 
<p><a name="_ftn2" href="#_ftnref2" class=" cleaner">[2]</a> <i><a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/homilies/1970/documents/hf_p-vi_hom_19700531.html">Omelia nella canonizzazione del beato Giovanni d’Avila</a></i>, 31 maggio 1970.</p> 
<p>&nbsp;</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Spagna: Incontro con i Membri del Parlamento spagnolo al Congresso dei Deputati (Madrid, 8 giugno 2026)]]></title><pubDate>Mon, 08 Jun 2026 10:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260608-spagna-parlamento.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260608-spagna-parlamento.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 08 Jun 2026 12:02:53 +0200 --> <p><i>Presidente del Governo,<br /> Presidente del Congresso dei Deputati,<br /> Presidente del Senato,<br /> Presidente del Tribunale Costituzionale,<br /> Presidente del Tribunale Supremo e del Consiglio Generale del Potere Giudiziario,<br /> Membri del Congresso dei Deputati e del Senato,<br /> Signore e Signori,</i></p> 
<p>Ringrazio la Signora Presidente per le sue gentili parole, nonch&eacute; per l’invito che la Sede Apostolica ha ricevuto in occasione del <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/6/6/viaggio-spagna.html">mio viaggio in questo Paese</a>, e per la cortesia con cui mi avete accolto in questo storico Palazzo del Congresso dei Deputati, sede eminente della vita istituzionale, giuridica e democratica del Regno di Spagna. Mi presento davanti a voi come Vescovo di Roma e Pastore della Chiesa cattolica, consapevole che la missione affidata al Successore dell’apostolo Pietro come principio e fondamento dell’unit&agrave; dei Vescovi e dei fedeli (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#23">Lumen gentium</a></i>, 23) pone la Santa Sede, in modo particolare, in dialogo con i popoli e con gli Stati.</p> 
<p>La mia presenza tra voi vuol essere un gesto di vicinanza verso la Spagna, nel quadro della cooperazione reciproca, e una parola offerta al servizio della persona umana. La Chiesa &laquo;cammina con l’umanit&agrave;&raquo;, ne condivide le speranze e le ferite, ascolta le domande di ogni epoca e si lascia interpellare &laquo;da tutto ci&ograve; che riguarda l’esistenza degli uomini e delle donne di oggi&raquo;. Per questo, quando si rivolge alla vita pubblica, lo fa nel rispetto della missione propria delle istituzioni e della legittima responsabilit&agrave; di coloro che hanno ricevuto il mandato di legiferare. Riconosce &laquo;l’autonomia delle realt&agrave; terrene&raquo; e &laquo;la distinzione tra comunit&agrave; ecclesiale e comunit&agrave; politica&raquo;; e, proprio a partire da questa consapevolezza, offre una riflessione che nasce dal desiderio di servire il bene comune e di ricordare ci&ograve; che rende veramente umana la convivenza (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>, 18-19).</p> 
<p>In questo Emiciclo si d&agrave; forma giuridica alla convivenza sociale. Qui le differenze vengono ascoltate, ordinate e, quando &egrave; possibile, si trasformano in decisione condivisa. Per questo, al di l&agrave; della legittima diversit&agrave; di posizioni, ogni attivit&agrave; legislativa finisce per confrontarsi con una domanda decisiva: quale concezione della persona umana ispira le leggi e quale tipo di societ&agrave; queste leggi costruiscono.</p> 
<p>Di fronte a tale questione, la Spagna possiede una memoria particolarmente ricca. La sua identit&agrave; geografica e politica si &egrave; intrecciata con una storia in cui fede e ragione, arte e diritto, tradizione e pensiero hanno saputo incontrarsi in modo fecondo. Nelle sue cattedrali e nelle sue universit&agrave;, nella sua letteratura immortale, nelle sue istituzioni giuridiche e nell’animo stesso del suo popolo, rimane viva un’eredit&agrave; che ha dato forma un peculiare modo di vivere la libert&agrave;, di praticare la giustizia e di ordinare la vita comune.</p> 
<p>Dalle pagine universali del Don Chisciotte, dove Cervantes proclam&ograve; che &laquo;la libert&agrave; […] &egrave; uno dei doni pi&ugrave; preziosi che il cielo abbia concesso agli uomini&raquo; (<i>Don Chisciotte della Mancia</i>, II, 58), fino alla profondit&agrave; spirituale di Santa Teresa d’Avila, e dalla grande tradizione giuridica spagnola all’inquietudine metafisica di Unamuno, che ricordava che l’uomo &laquo;non si rassegna a morire del tutto&raquo; (<i>Del sentimento tragico della vita</i>, I), la Spagna ha saputo guardare all’essere umano come a qualcosa di pi&ugrave; di un semplice tassello dell’ordine sociale, economico o politico: lo ha riconosciuto come creatura aperta alla verit&agrave;, dotata di libert&agrave; e mossa da una sete di eternit&agrave; che nessuna realt&agrave; temporale riesce a spegnere; in una parola, come qualcuno la cui dignit&agrave; precede ogni utilit&agrave; e al cui servizio &egrave; soggetta l’azione legislativa.</p> 
<p>Perci&ograve;, quando oggi si parla della persona umana, la memoria conduce naturalmente a Salamanca e al pensiero che l&igrave; &egrave; maturato. La presenza simbolica in questa sala dei Re Isabella e Ferdinando rimanda a quel momento in cui la Spagna si trov&ograve; di fronte a responsabilit&agrave; storiche di portata universale; pochi anni dopo, Salamanca avrebbe dovuto assumere, con singolare lucidit&agrave;, la riflessione morale e giuridica che quella situazione richiedeva. In quella sede universitaria, cinquecento anni fa, quando si aprivano nuovi mondi e immense possibilit&agrave; nelle relazioni tra i popoli, alcuni maestri compresero che la ragione non poteva essere invocata per rivestire di legittimit&agrave; ci&ograve; che la forza o l’interesse presentavano come conveniente. Introdussero cos&igrave; nel discernimento storico la domanda sul valore irriducibile di ogni essere umano e sui limiti morali del potere. Bisogna riconoscere che la societ&agrave; e la Chiesa stessa non sono state sempre all’altezza delle intuizioni che trovavano eco nella loro stessa tradizione cristiana.</p> 
<p>Tuttavia, quell’interrogativo apr&igrave; un orizzonte intellettuale e morale che and&ograve; ben oltre il proprio contesto storico. L’intuizione del <i>totus orbis</i>, di una comunit&agrave; umana pi&ugrave; ampia di qualsiasi potere particolare, consentiva di affermare l’esistenza di legami giuridici e morali tra i popoli. Dalla Spagna, la riflessione della Scuola di Salamanca — e in particolare di frate Francisco de Vitoria, insieme ad altri domenicani e gesuiti — ha contribuito a formare una coscienza giuridica e morale capace di ricordare che l’autorit&agrave; comporta sempre una responsabilit&agrave; e che ogni essere umano dev’essere riconosciuto come soggetto di diritti e doveri. Quell’anelito continua a risuonare anche oggi: che la dignit&agrave;, la giustizia e il bene comune siano la misura delle relazioni sociali, a livello sia nazionale sia internazionale.</p> 
<p>Questa &egrave; una delle grandi eredit&agrave; della Spagna: aver unito l’azione storica alla lucidit&agrave; della ragione morale. Tale contributo, nato sulle rive del Tormes, ha superato le aule e le biblioteche ed &egrave; entrato a far parte di una coscienza pi&ugrave; ampia, condivisa dalla comunit&agrave; internazionale, che continua a chiedersi come costruire la pace sul riconoscimento della persona e non sull’imposizione della forza. Quell’eredit&agrave; vive anche in queste Cortes, ogni volta che il legislatore si chiede come far s&igrave; che il possibile sia giusto, che il legale sia veramente umano e che la volont&agrave; della maggioranza custodisca quei beni che appartengono a tutti e rispetti ci&ograve; che nessuna maggioranza pu&ograve; legittimamente violare.</p> 
<p>La domanda di Salamanca continua ad accompagnare l’impegno di chi opera nella vita pubblica. Oggi, i nuovi mondi che si aprono davanti a noi non sono pi&ugrave; tracciati sulle mappe: si dispiegano nella tecnica, nell’economia, nella biomedicina e nell’universo digitale, dove il potere umano raggiunge ambiti sempre pi&ugrave; delicati della vita personale e sociale.</p> 
<p>Il progresso offre possibilit&agrave; meravigliose, e oggi lo vediamo in modo particolare nello sviluppo dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie. Come ho ricordato nella mia recente Enciclica, la tecnologia in s&eacute; stessa non &egrave; neutra, perch&eacute; assume il volto di chi la concepisce, la finanzia, la regola e la utilizza (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>, 9); per questo, di fronte alle trasformazioni del nostro tempo, il nostro discernimento deve concentrarsi sul posto che occupa la persona umana nelle nostre decisioni e su come si prospettano oggi, in modo nuovo, la dignit&agrave; del lavoro, la solidariet&agrave;, la politica sociale e il bene comune.</p> 
<p>Questo discernimento parte da un’affermazione fondamentale: ogni societ&agrave; veramente giusta si fonda sul riconoscimento della dignit&agrave; inviolabile della persona umana. Tale dignit&agrave; precede ogni concessione dello Stato e non pu&ograve; essere subordinata a consensi sociali mutevoli o alle fluttuazioni delle maggioranze del momento (cfr Benedetto XVI, <i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2011/september/documents/hf_ben-xvi_spe_20110922_reichstag-berlin.html">Discorso al Parlamento Federale tedesco</a></i>, 22 settembre 2011). Essa appartiene a ogni essere umano per il fatto stesso di esistere, e per questo deve orientare ogni ordinamento giuridico positivo. La fede cristiana la proclama a partire dalla Rivelazione; la ragione umana pu&ograve; riconoscerla come esigenza inscritta nella verit&agrave; dell’uomo (cfr <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2011/september/documents/hf_ben-xvi_spe_20110922_reichstag-berlin.html">ibid</a>.). Quando questa convinzione rimane viva, il diritto diventa tutela di tutti e garanzia contro l’imposizione di interessi e programmi particolari.</p> 
<p>Su questa base, mi &egrave; dato oggi di rivolgere una parola serena e decisa a coloro che hanno la grave responsabilit&agrave; di ordinare giuridicamente la convivenza sociale. Tale convivenza pu&ograve; vedersi minacciata dalla cultura dello scarto, come ha pi&ugrave; volte osservato&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a> (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2021/september/documents/20210927-assemblea-pav.html">Discorso all’Assemblea Plenaria della Pontificia Accademia per la Vita</a></i>, 27 settembre 2021). In questo senso, se la vita cessa di essere riconosciuta come un valore fondamentale, quale futuro possono avere le nostre societ&agrave;? Pu&ograve; dirsi pienamente giusta una comunit&agrave; che lascia nell’ombra il bambino non ancora nato, l’anziano, il malato, chi soffre in silenzio o chi dipende interamente dalla cura degli altri? La difesa della vita umana non &egrave; una questione di interesse particolare n&eacute; confessionale: &egrave; una meta di civilt&agrave;. Ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto, in ogni circostanza della sua esistenza. Quando questa certezza si offusca, i pi&ugrave; vulnerabili sono le prime vittime e la legge perde il suo significato pi&ugrave; profondo: servire e proteggere ogni persona. Per questo, la grandezza morale di una nazione si manifesta, soprattutto, nella sua capacit&agrave; di accompagnare, proteggere e amare quelle vite segnate da maggiore fragilit&agrave;.</p> 
<p>Il bene comune &egrave;, in un certo senso, “la forma sociale della dignit&agrave; umana” (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>, 59). Esso non consiste nella mera somma di interessi particolari, ma nell’&laquo;insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione pi&ugrave; pienamente e pi&ugrave; speditamente&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i>, 26). Quando il bene comune cessa di essere un orizzonte condiviso, l’azione pubblica rischia di frammentarsi in interessi parziali, incapaci di custodire ci&ograve; che appartiene a tutti.</p> 
<p>In questo contesto riveste particolare importanza la famiglia, prima realt&agrave; umana e fondamento naturale della comunit&agrave;. Nell’ambito familiare si intrecciano le generazioni e si trasmette una memoria viva che d&agrave; continuit&agrave; interiore alla societ&agrave;. Laddove la famiglia &egrave; sostenuta, si rafforza anche la stabilit&agrave; spirituale e sociale delle nazioni. La famiglia sar&agrave; sempre la prima scuola di umanit&agrave; dove si impara, prima che in qualsiasi altro luogo, la grammatica elementare della convivenza: accogliere la vita, prendersi cura dell’altro, perdonare, servire e appartenere.</p> 
<p>Anche le istituzioni educative rivestono un ruolo decisivo in questo compito. In esse, le nuove generazioni possono imparare a cercare e ad amare la verit&agrave;, a interrogarsi sul senso della vita e sulla dignit&agrave; di ogni persona. Perci&ograve; molti genitori, desiderosi che i propri figli imparino a relazionarsi con gli altri, a pensare con spirito critico e ad acquisire valori solidi, ripongono in esse grandi speranze, come preziose alleate nella loro educazione. Questa collaborazione deve sempre rispettare il &laquo;diritto primario e inalienabile&raquo; dei genitori di &laquo;scegliere il tipo di istruzione e di formazione da impartire ai figli, coerentemente alle proprie convinzioni morali, culturali e religiose&raquo; (cfr <i>Magnifica humanitas</i>, 143; <i>Patto internazionale sui diritti civili e politici</i>, art. 18.4).</p> 
<p>L’affermazione della dignit&agrave; umana non pu&ograve; rimanere astratta, quando tante persone sono costrette a lasciare tutto per cercare pace, sicurezza e futuro. Anche il tragico dramma migratorio interpella oggi la coscienza delle nazioni e il fondamento etico dell’ordine internazionale. Numerosi uomini, donne e bambini si trovano forzati, a causa di circostanze spesso drammatiche, a partire dalle loro comunit&agrave; e lasciarsi alle spalle persone care, storie e legami. Questa realt&agrave; va oltre qualsiasi lettura puramente demografica o economica: costituisce una questione eminentemente morale e giuridica. Laddove una persona &egrave; discriminata per la sua origine nazionale, etnica, religiosa o linguistica, o per la sua condizione economica o sociale, viene gravemente violato il principio universale dell’uguale dignit&agrave; di tutti gli esseri umani.</p> 
<p>La situazione dei migranti e dei rifugiati richiede una risposta che metta al centro le persone, affronti le cause che le costringono a partire e vada oltre la semplice gestione di flussi. Da qui nasce una duplice esigenza di giustizia sociale: offrire vie sicure e legali, un’accoglienza rispettosa e reali possibilit&agrave; di integrazione; e promuovere, al tempo stesso, il diritto di rimanere nella propria terra, operando affinch&eacute; nessuno debba abbandonare la propria casa per mancanza di pace, di sicurezza o di condizioni di vita dignitose, per le disuguaglianze economiche e gli effetti della crisi climatica (cfr <i>Magnifica humanitas</i>, 81).</p> 
<p>Negli ultimi anni, le rotte sempre pi&ugrave; pericolose hanno evidenziato il costo altissimo di questa realt&agrave;, spesso nascosta o ignorata. Molte persone continuano a essere vittime di trafficanti e contrabbandieri che approfittano della loro disperazione. &Egrave; necessario rafforzare la prevenzione, il salvataggio e l’assistenza alle vittime, specialmente nel quadro di una cooperazione regionale e multilaterale.</p> 
<p>Nessuna nazione pu&ograve; affrontare da sola una sfida di questa portata. Per questo &egrave; indispensabile una risposta coordinata, solidale ed efficace, in grado di garantire protezione, accoglienza e reali opportunit&agrave; di integrazione a chi emigra. Quando la risposta istituzionale si fa vicina, equa e coordinata, le frontiere cessano di essere luoghi di abbandono e possono diventare spazi di tutela responsabile della dignit&agrave; umana.</p> 
<p><i>Onorevoli,</i></p> 
<p>Il mondo sta attraversando una profonda crisi spirituale e culturale, che si manifesta in molteplici forme di violenza, polarizzazione e diffidenza reciproca. In questo contesto, la pace si presenta come un’aspirazione politica e, ancor pi&ugrave;, come una vera e propria esigenza morale. Richiede un discorso pubblico che rispetti chi la pensa diversamente, istituzioni al servizio dell’incontro, una memoria storica che cerchi la verit&agrave; e la riconciliazione e una vita sociale capace di sostenere l’amicizia civile e il rispetto reciproco pur in mezzo alle divergenze.</p> 
<p>A livello internazionale, la pace richiede coraggio diplomatico, responsabilit&agrave; etica e una visione del futuro fondata sul rispetto dell’identit&agrave; di ogni popolo e sull’obbligo degli Stati di risolvere le loro controversie attraverso le vie pacifiche offerte dal diritto internazionale. Ogni guerra costituisce, in ultima analisi, una dolorosa sconfitta della capacit&agrave; di negoziare e anche di quella coscienza comune dell’umanit&agrave; che riconosce legami di giustizia tra le nazioni. Le armi possono imporre un silenzio temporaneo, ma non potranno mai costruire una pace autentica e duratura.</p> 
<p>Per questo motivo, &egrave; preoccupante che, in diverse parti del mondo, e anche in Europa, si presenti nuovamente il riarmo come risposta quasi inevitabile di fronte alla fragilit&agrave; dello scenario internazionale. La vera sicurezza, invece, nasce dalla giustizia, dal dialogo paziente, dal rispetto del diritto internazionale e da una politica capace di anteporre la vita dei popoli agli interessi che traggono profitto dalla guerra. Anche lo sviluppo delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale in ambito militare richiede una rigorosa vigilanza etica, affinch&eacute; le decisioni sulla vita e sulla morte non siano mai scaricate su automatismi n&eacute; sottratte alla responsabilit&agrave; morale della persona umana (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260514-visita-pastorale-sapienza.html">Discorso all’Universit&agrave; “La Sapienza”</a></i>,&nbsp;14 maggio 2026).</p> 
<p>La comunit&agrave; internazionale &egrave; chiamata a riscoprire il valore indispensabile del dialogo come percorso paziente verso accordi giusti e duraturi, fondati sul rispetto dei trattati, sulla trasparenza dell’azione diplomatica e sulla sincera volont&agrave; di anteporre la pace al ricorso alla forza. Da ci&ograve; nascono la fiducia e la speranza.</p> 
<p>Come ricorda il motto dell’Unione Europea, <i>In varietate concordia</i>, la vera unit&agrave; non uniforma, ma rende coesi nella diversit&agrave;, facendo delle culture, delle sensibilit&agrave; e delle tradizioni occasione di arricchimento reciproco.</p> 
<p>Allo stesso modo, all’interno delle societ&agrave; stesse &egrave; urgente promuovere una cultura della reciprocit&agrave;. Il pluralismo politico non dovrebbe degenerare in discredito permanente dell’avversario. In una convivenza matura, anche il conflitto pu&ograve; diventare un passaggio verso la pace, quando le differenze si lasciano mitigare dall’ascolto e si orientano al riconoscimento dei bisogni, delle aspirazioni e delle capacit&agrave; di tutti.</p> 
<p>Ma la pace non &egrave; solamente una realt&agrave; politica o istituzionale. Nasce anche nella coscienza, l&agrave; dove il rancore, l’indifferenza e l’odio lasciano spazio alla riconciliazione. Perci&ograve; si instaura e si tutela anche attraverso il linguaggio. Le parole possono aprire strade o chiuderle; possono illuminare la realt&agrave; o distorcerla fino a rendere impossibile l’incontro. Quanti esercitano una responsabilit&agrave; pubblica hanno, pertanto, un obbligo speciale di custodire la parola per &laquo;disarmare il linguaggio&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/lent/documents/20260205-messaggio-quaresima.html">Messaggio per la Quaresima del 2026</a></i>, 13 febbraio 2026). La fermezza non esige disprezzo; il dissenso non comporta umiliazione.</p> 
<p>Da questo rispetto per l’altro nasce anche il dovere di custodire lo spazio in cui maturano le sue convinzioni, la sua coscienza e il suo rapporto con Dio. L’attenzione a tale ambito interiore permette di comprendere meglio una questione decisiva per ogni societ&agrave; veramente democratica: la libert&agrave; di pensiero, di coscienza e di religione, diritto fondamentale che tutela la sfera pi&ugrave; intima delle persone. La libert&agrave; su cui si fonda lo Stato contemporaneo, se &egrave; autentica, riconosce la dimensione religiosa dell’essere umano, la rispetta e la tutela giuridicamente; ed evita che qualcuno debba rinunciare a contribuire alla societ&agrave; in cui vive a causa della propria fede.</p> 
<p>Senza confondere il piano giuridico e quello morale, &egrave; bene ricordare anche che la libert&agrave; richiede una piena comprensione di s&eacute; stessa. Essere liberi non significa solo vivere senza costrizioni o disporre di molte possibilit&agrave; di scelta; significa poter riconoscere il bene e aderirvi in modo responsabile. Per questo, ogni societ&agrave; effettivamente libera richiede anche una giusta delimitazione del potere pubblico, affinch&eacute; la libert&agrave; delle persone, delle comunit&agrave; e delle associazioni non sia indebitamente limitata (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decl_19651207_dignitatis-humanae_it.html">Dignitatis humanae</a></i>, 1). In questa prospettiva, la legittima autonomia dell’ordine temporale non va mai interpretata come ostilit&agrave; verso il fenomeno religioso. La fede non pretende di imporsi con privilegi o coercizioni; tuttavia, non pu&ograve; nemmeno essere relegata al silenzio come se fosse irrilevante per la vita pubblica.</p> 
<p>In questo contesto, il sigillo sacramentale della Confessione riveste un’importanza speciale per la Chiesa cattolica. Esso si inserisce nel contesto pi&ugrave; ampio della libert&agrave; religiosa, che garantisce alle comunit&agrave; credenti uno spazio proprio di vita, di organizzazione e di disciplina interna (cfr Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa, <i>Atto finale di Helsinki</i>, 1&deg; agosto 1975, Principio VII). Tutelarlo giuridicamente, come avviene in modo analogo in alcune professioni, significa preservare uno spazio sacro di libert&agrave; interiore, dove il credente pu&ograve; aprire la propria anima a Dio senza timore di pressioni esterne, come riconoscono anche le norme internazionali (cfr Corte Penale Internazionale, <i>Regole di procedura e prova</i>, Regola 73.3).</p> 
<p><i>Signore e signori:</i></p> 
<p>Permettetemi di soffermarmi un momento su alcune immagini che adornano questa Camera. In quest’Aula delle Sessioni, la luce naturale entra attraverso il lucernario che corona la sala. La luce che viene dall’alto pu&ograve; ricordare che anche la politica ha bisogno di riconoscere una misura che la precede e la supera.</p> 
<p>Anche i dipinti che, nella parte superiore della parete principale, evocano l’accoglienza del Vangelo e del Decalogo, ricordano qualcosa di essenziale. Senza confondere l’ordine politico con quello religioso, questi segni invitano a riconoscere che la libert&agrave; moderna &egrave; stata preparata anche da una lunga educazione della coscienza, profondamente segnata dalla tradizione cristiana. In questa scuola interiore, i popoli hanno imparato che il diritto deve servire al bene, che la giustizia pone limiti alla forza, che il potere ha bisogno di legittimit&agrave;, che i poveri appartengono pienamente alla comunit&agrave;, che lo straniero deve essere accolto secondo la sua dignit&agrave; e che mai la vita umana pu&ograve; essere trattata come una merce.</p> 
<p>Una legge non raggiunge la sua vera grandezza per il semplice fatto di essere stata formalmente approvata; la raggiunge quando, oltre ad essere valida nella forma, pu&ograve; presentarsi davanti alla dignit&agrave; della persona e superare tale esame senza vergognarsi.</p> 
<p>Vi invito quindi ad alzare lo sguardo: non per allontanarsi dalla realt&agrave;, ma per ricordare che ogni decisione delle autorit&agrave; pubbliche riguarda persone in carne e ossa, specialmente coloro che hanno meno forza per farsi sentire. Poich&eacute; l’altezza di vedute consiste proprio nel guardare con maggiore profondit&agrave; a ci&ograve; che &egrave; in gioco in ogni decisione pubblica. Per questo, accanto alle risposte tecniche e alle riforme legislative, &egrave; necessario anche un rinnovamento morale.</p> 
<p>La Spagna pu&ograve; offrire molto in questo percorso. Ha una lingua che unisce i continenti; una tradizione culturale, giuridica e spirituale che ha saputo mettere in dialogo fede e ragione, diritto e coscienza, unit&agrave; e pluralit&agrave;. Questa esperienza storica ricorda anche il valore della concordia e dello sforzo paziente per costruire una convivenza pacifica e giusta.</p> 
<p>Possa questa nobile Nazione non perdere mai la memoria delle proprie radici n&eacute; il coraggio di guardare al futuro. Che la Spagna continui ad essere terra di incontro, di cultura, di solidariet&agrave; e di speranza. E che la sua vita pubblica sappia sempre unire la fermezza delle convinzioni alla nobilt&agrave; del dialogo e alla grandezza del servizio.</p> 
<p>Dio conceda pace a tutte le Nazioni della terra, concordia alle famiglie e serenit&agrave; alle coscienze. E sul Regno di Spagna, segnato dall’impronta apostolica di San Giacomo e dalla presenza materna della Vergine del Pilar, scendano giorni di prosperit&agrave;, giustizia e pace duratura. Grazie!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Spagna: Incontro “Tessere reti con il mondo della cultura, dell’arte, dell’economia e dello sport” nella “Movistar Arena” (Madrid, 7 giugno 2026)]]></title><pubDate>Sun, 07 Jun 2026 18:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260607-spagna-mondo-cultura.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260607-spagna-mondo-cultura.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 07 Jun 2026 20:05:44 +0200 --> <p><i>Eminenza,<br /> cari amici e amiche,</i></p> 
<p>&egrave; un piacere incontrarvi in questo luogo, uno spazio che non solo ospita attivit&agrave; sportive, artistiche e culturali, ma anche le emozioni pi&ugrave; profonde dell’essere umano: la gioia e l’ammirazione, l’entusiasmo e la speranza, cos&igrave; come la tristezza e la frustrazione.</p> 
<p>In questo splendido Paese &egrave; impossibile non ammirare l’impronta di creativit&agrave; che attraversa la sua storia e ne plasma l’identit&agrave;. Una bellezza visibile nelle sue citt&agrave;, nelle sue strade e nei suoi monumenti, nelle sue piazze e nei suoi giardini, nelle sue universit&agrave; e chiese, nella musica, nella pittura e nella danza, nella sua gastronomia. Qui si percepisce anche l’anima delle generazioni che hanno trasformato il paesaggio e gli hanno dato un volto proprio, e questo ci rivela in ogni tratto l’intelligenza e la volont&agrave; che risiedono nell’anima umana.</p> 
<p>Dopo aver osservato con attenzione queste meraviglie create dalle generazioni precedenti, sorge inevitabilmente una domanda che interpella tutti noi: quale eredit&agrave; stiamo lasciando al futuro e, di conseguenza, che tipo di comunit&agrave; stiamo costruendo?</p> 
<p>Ho ascoltato con grande interesse ciascuno degli interventi dei relatori; sono d’accordo con voi. La nostra societ&agrave;, infatti, possiede una straordinaria capacit&agrave; di produrre, innovare e comunicare; tuttavia, sembra che abbiamo ancora bisogno di imparare a custodire l’<i>anima</i> di ci&ograve; che essa genera. Altrimenti, corriamo il rischio di essere esperti nei mezzi di comunicazione ed efficaci nella produzione, ma incerti sul perch&eacute;, a quale scopo, con chi e per chi si produce. In questo contesto, la Chiesa, consapevole sia dei propri successi che dei propri errori nel corso della storia, desidera rimanere in dialogo con il mondo contemporaneo.</p> 
<p>Nel DNA dell’umanit&agrave; &egrave; radicato il desiderio di bene, di bellezza e di verit&agrave;; ed &egrave; a partire da questa aspirazione profondamente umana e dalla nostra esperienza plurisecolare che la Chiesa propone percorsi per una vita dignitosa e per il bene comune. A tal proposito, <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/paolo-vi.html">San Paolo VI</a> afferm&ograve; dinanzi alle Nazioni Unite che, indipendentemente dall’opinione che si possa avere del Pontefice di Roma, la sua missione &egrave; ben nota. In quanto &laquo;esperta in umanit&agrave;&raquo;, la Chiesa non si disinteressa di nulla di veramente umano (cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i>, 1). Per questo motivo &laquo;l’attitudine al dialogo &egrave; parte integrante della sua vocazione&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>, 2). Oggi constatiamo come la questione decisiva rimanga la stessa: che cosa significa <i>essere</i> veramente umani?</p> 
<p>La Chiesa condivide con umilt&agrave; ma anche con fermezza ci&ograve; che ha scoperto nell’esperienza di fede: che Ges&ugrave; Cristo risponde alle grandi domande sulla vita umana e la sua pienezza, gi&agrave; in questo mondo e fino al suo culmine nell’eternit&agrave;. &laquo;Per questo, la persona umana rimane sempre “la via prima e fondamentale della Chiesa” e il cuore di ogni autentico percorso di sviluppo umano integrale&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#50">ibid</a></i>., 50). E quindi, essa non pu&ograve; disinteressarsi della cultura, perch&eacute; attraverso di essa l’uomo in quanto uomo “&egrave;” di pi&ugrave; (cfr&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html#2.%20Il%20servizio%20alla%20cultura">Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa</a></i>, 554).</p> 
<p>E proprio perch&eacute; il termine “cultura” evoca il concetto di “coltivazione”, come suggerisce la radice etimologica comune a entrambi i termini, siamo chiamati a chiederci cosa stiamo seminando oggi, cosa sta fiorendo e cosa sta appassendo silenziosamente nella nostra societ&agrave;; quali valori stiamo preservando e quali stiamo lasciando morire. Sono domande profonde, necessarie e che non possono essere ignorate.</p> 
<p>Per rispondere a queste domande, c’&egrave; bisogno di un dialogo sociale che potremmo paragonare all’arte di tessere reti, che implica incontro, ascolto, dialogo e rispetto.</p> 
<p>Nei vari ambiti dell’attivit&agrave; umana dobbiamo prestare attenzione al linguaggio che si utilizza: scritto, orale e, nell’ambiente digitale, anche quello delle immagini; perch&eacute; la comunicazione non &egrave; mai neutra. Ogni espressione comunica, trasmette; pu&ograve; ferire o guarire, distruggere aspettative o aprire nuovi orizzonti, seminare divisione o risvegliare la speranza nella possibilit&agrave; di costruire insieme qualcosa di genuinamente umano.</p> 
<p>Tessere reti &egrave; quindi un dialogo tra istituzioni incentrato sulla dignit&agrave; umana. Ci&ograve; implica, ad esempio, che l’universit&agrave; non volti le spalle al mondo del lavoro n&eacute; rinunci alla verit&agrave;; che l’attivit&agrave; imprenditoriale non consideri il dipendente come un semplice fattore nell’equazione dei propri interessi; che l’arte non abbia come unico fine le <i>&eacute;lite</i>; che lo sport non sia ridotto a spettacolo o trasformato in mero <i>business</i>; che il progresso tecnologico tenga conto degli anziani, dei poveri e di coloro che non hanno voce.</p> 
<p>Il nostro contributo al dialogo, a partire da una visione cristiana della vita, muove dalla consapevolezza che il Creatore ha intessuto l’essere umano con fili d’amore; poich&eacute; egli &egrave; stato creato a immagine e somiglianza di Dio, Dio che &egrave; amore (cfr <i>1Gv</i> 4,8). Qui risiede il fondamento dell’inalienabile dignit&agrave; umana, il cui assoluto rispetto &egrave; la base del dialogo.</p> 
<p>In secondo luogo, tessere reti significa creare insieme. &laquo;La fede – ha affermato <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it.html">Papa Benedetto XVI</a> – &egrave; amore e perci&ograve; crea poesia e crea musica. La fede &egrave; gioia, perci&ograve; crea bellezza&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/audiences/2008/documents/hf_ben-xvi_aud_20080521.html">Catechesi</a></i>, 21 maggio 2008). Tutti abbiamo sperimentato qualcosa di bello, tanto da cambiarci interiormente: una canzone, una poesia, una chiesa silenziosa, una voce, uno sguardo, persino una partita di <i>basket</i> vissuta con gli amici.</p> 
<p>Non sorprende quindi che l’annuncio della Buona Novella e la consapestivolezza di essere fratelli si esprimano sotto forma di “<i>saeta</i>” durante la Settimana Santa, di poesia mistica e di maestria letteraria in autori come Lope de Vega, <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/teresa-d-avila.html">Santa Teresa d’Avila</a> o <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/giovanni-della-croce.html">San Giovanni della Croce</a>, Calder&oacute;n de la Barca, o nella prosa serena di San Tommaso d’Aquino, da cui abbiamo ereditato i bellissimi inni del <i><a href="https://www.vaticannews.va/it/festivita-liturgiche/corpus-domini.html">Corpus Domini</a></i>, che celebriamo oggi. Tutto ci&ograve; mostra il legame tra il materiale e lo spirituale che cotuisce la nostra esistenza.</p> 
<p>Tessere reti significa, in terzo luogo, servire in modo disinteressato. Uno sguardo obiettivo rivela che uomini e donne mossi dalla fede hanno costruito ospedali e scuole, hanno dato vita a iniziative di solidariet&agrave; e hanno parlato con un linguaggio che nobilita le persone. Per questo &egrave; lecito chiedersi con onest&agrave; se il mondo – e in particolare l’Europa – avrebbe forgiato la propria identit&agrave; senza l’impronta spirituale che ha permeato la sua storia. Non si tratta di una provocazione, ma di un invito a riflettere se l’eternit&agrave;, che ha fatto irruzione nel tempo e nello spazio attraverso l’incarnazione di Ges&ugrave; Cristo, possa riconciliarsi con la quotidianit&agrave;.</p> 
<p>&Egrave; davvero possibile credere che l’Europa – che tanto amiamo – sarebbe la stessa senza l’impronta della fede? Perch&eacute; temere che l’eternit&agrave; permei la quotidianit&agrave;? &Egrave; ancora vivo il grido dei miei predecessori: Non temete! Spalancate le porte a Cristo! Ges&ugrave; Cristo non ci toglie nulla e ci dona tutto.</p> 
<p>Voglio chiedermi ad alta voce: chi viene escluso nonostante le proprie virt&ugrave; e capacit&agrave;? Non possiamo ignorare che la condizione dei poveri rappresenta un grido che, nella storia dell’umanit&agrave;, interpella costantemente la nostra vita, le nostre societ&agrave;, i sistemi politici ed economici, e la Chiesa (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_exhortations/documents/20251004-dilexi-te.html">Dilexi te</a></i>, 9).</p> 
<p>Infatti, Cristo restituisce al bene comune il posto che gli spetta in quanto saggio arbitro che placa l’avidit&agrave; degli uni e alimenta la speranza degli altri, mentre desidera salvarli tutti.</p> 
<p>Questa Chiesa, esperta in umanit&agrave;, anche se a volte va controcorrente, insiste sul fatto che &laquo;le strutture economiche e istituzionali sono giuste solo nella misura in cui servono lo sviluppo integrale della persona e favoriscono la partecipazione responsabile di tutti&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>, 34).</p> 
<p>Permettetemi infine di rivolgere la vostra attenzione a un mondo che, come sapete, non mi &egrave; estraneo: quello dello sport. Pensiamo a quanti di noi hanno imparato il rispetto per l’avversario su un campo di gioco piuttosto che ascoltando un discorso. Quanti sportivi ci insegnano a perdere senza odiare, a vincere senza umiliare o a rialzarsi dopo essere caduti.</p> 
<p>A questo proposito, <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">San Giovanni Paolo II</a>, in qualit&agrave; di sportivo e pastore, ha affermato: &laquo;In questi tempi, in cui purtroppo varie forme di violenza e quindi di odio tendono nefastamente a lacerare il tessuto della solidariet&agrave; sociale, voi [gli sportivi] contribuite, per parte vostra, a dare una luminosa testimonianza di coesione, di pace, di unione, in una parola di “saper stare insieme”&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1979/august/documents/hf_jp-ii_spe_19790831_sci-nautico.html">Discorso ai partecipanti al 33&deg; Campionato di Sci Acquatico Europa, Africa e Mediterraneo</a></i>, 31 agosto 1979).</p> 
<p>&nbsp;Queste espressioni sono pi&ugrave; attuali e opportune di quando risuonarono per la prima volta.</p> 
<p>Cari amici, vi invito quindi a essere <i>fili nuovi per tessere reti nuove</i> che armonizzino tutti gli ambiti della vita, per intrecciare una societ&agrave; rinnovata in cui il tempo si impregni di eternit&agrave;, la cultura custodisca la memoria e favorisca il dialogo, l’educazione promuova la ricerca della verit&agrave; con spirito critico, l’arte susciti stupore e generi emozioni nobili, l’impresa riconosca la dignit&agrave; della persona e il lavoro continui a essere motore di speranza.</p> 
<p>Diventiamo <i>fili nuovi</i> seguendo il consiglio di San Paolo: &laquo;Rallegratevi con quelli che sono nella gioia; piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non nutrite desideri di grandezza; volgetevi piuttosto a ci&ograve; che &egrave; umile. Non stimatevi sapienti da voi stessi. Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini. Se possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti&raquo; (<i>Rm</i> 12,15-18). Perch&eacute; in tutto questo &egrave; in gioco che, in futuro, continui a risplendere la nostra magnifica umanit&agrave;. Grazie!</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><i>Prima della benedizione:</i></p> 
<p>Siamo tutti costruttori di questa nuova comunit&agrave;!</p> 
<p><i>Dopo la benedizione:</i></p> 
<p>Molte grazie, congratulazioni a tutti.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Spagna: Santa Messa in “Plaza de Cibeles” (Madrid, 7 giugno 2026)]]></title><pubDate>Sun, 07 Jun 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260607-spagna-messa-madrid.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260607-spagna-messa-madrid.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 07 Jun 2026 11:40:25 +0200 --> <p><i>Eminenze Reverendissime, Eccellenze, <br /> carissimi presbiteri, religiosi e religiose, Maest&agrave; <br /> fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>&egrave; con il cuore colmo di gioia che, all’inizio di questo <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/6/6/viaggio-spagna.html">Viaggio in Spagna</a>, presiedo questa Celebrazione nel giorno della Solennit&agrave; del <i><a href="https://www.vaticannews.va/it/festivita-liturgiche/corpus-domini.html">Corpus Domini</a></i>.</p> 
<p>Siamo radunati attorno all’Eucaristia, il dono della presenza viva di Cristo in mezzo a noi. Egli, che ha voluto offrirci la sua vita per farci entrare nella comunione del Padre e renderci suoi figli &egrave; qui, come pane vivo disceso dal cielo, che ci sfama con la stessa vita di Dio, con un amore pi&ugrave; forte della morte.</p> 
<p>Questa memoria del Signore presente nel Pane eucaristico &egrave; al cuore della vostra fede e della storia del vostro popolo. Qui a Madrid, ma anche in tantissimi altri luoghi della Spagna, il <i><a href="https://www.vaticannews.va/it/festivita-liturgiche/corpus-domini.html">Corpus Domini</a></i> non &egrave; una delle tante feste del calendario liturgico, ma un ritornare alle radici della fede per rinnovare l’amore e la fedelt&agrave; a Dio. Le solenni processioni di questo giorno hanno plasmato per secoli la piet&agrave;, l’arte, la musica, l’architettura e la vita del popolo spagnolo e, ancora oggi, esprimono e manifestano il sentimento spirituale di questo Paese anche attraverso la bellezza e l’eleganza dei tappeti floreali, degli altari nelle strade, della cura degli ostensori e degli espositori, dei canti e dei paramenti. Non si tratta di una manifestazione esteriore, di una sopravvivenza folkloristica o di un semplice ornamento estetico: qui si tratta della fede nella presenza del Signore Risorto, che &egrave; vivo e passa ancora in mezzo a noi, che si fa pane per la nostra fame di vita e visita gli angoli del nostro cuore e della nostra storia, anche quelli pi&ugrave; oscuri.</p> 
<p>Cos&igrave;, se nella Celebrazione eucaristica Cristo si dona come alimento, la processione dice che Egli non rimane chiuso nel tempio ma, anzi, esce incontro a noi. Ges&ugrave; cammina per le strade, attraversa le piazze, visita i nostri quartieri, abita i luoghi della nostra vita quotidiana, come il Dio vicino che cammina con il suo popolo, come il Signore della storia, consolazione dei deboli, luce per le famiglia, speranza per i pi&ugrave; fragili, pace per chi soffre. Il Cristo che passa per le strade nell’ostensorio &egrave; lo stesso che si identifica con i poveri, i malati, i soli e gli scartati. Non &egrave; casuale che qui in Spagna, la Chiesa abbia unito per anni la solennit&agrave; del <i><a href="https://www.vaticannews.va/it/festivita-liturgiche/corpus-domini.html">Corpus Domini</a></i> con la Giornata della Carit&agrave;.</p> 
<p>Non si tratta solo di portare fuori un ostensorio, quanto di lasciarci noi stessi portare fuori dall’egoismo, dall’indifferenza, da una fede comoda e privata, per rispondere al suo invito alla conversione, a cambiare sguardo, accogliendo la sua presenza che ci cambia e ci rende costruttori di un mondo nuovo.</p> 
<p>Perci&ograve;, la memoria storica delle processioni del <i><a href="https://www.vaticannews.va/it/festivita-liturgiche/corpus-domini.html">Corpus Domini</a></i> non si lascia imprigionare da un ricordo nostalgico; essa diventa invece un invito per l’oggi, per la nostra vita personale, per le nostre relazioni, per la societ&agrave;, per la costruzione del futuro. In questa ottica va compreso l’invito a “ricordare” che abbiamo ascoltato nella prima lettura: &laquo;Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant'anni nel deserto&raquo;&nbsp;, ricordati di come quando avevi fame ti ha nutrito con la manna; si tratta di “ricordare” proprio per non dimenticare chi &egrave; il Signore, perch&eacute; non cadere nella tentazione di affidarsi ad altri idoli e nutrirsi di un pane che non sazia.</p> 
<p>Ecco pertanto una consegna per la Spagna di oggi e di domani: la religiosit&agrave; che da secoli anima questo Paese non sia un museo del passato da visitare, ma una scuola di fede dalla quale attingere anche oggi. Una scuola che ci insegna a inginocchiarci davanti a Dio e davanti al prossimo, perch&eacute; nessuno pu&ograve; inginocchiarsi al Signore e disprezzare il fratello; una scuola che ci insegna la gratuit&agrave; dell’amore che si fa dono, perch&eacute; circoli tra di noi e spezzi le catene di ogni egoismo; una scuola da cui apprendiamo che Dio &egrave; presenza reale e anche noi siamo chiamati ad essere presenti nelle situazioni e nelle sfide della societ&agrave;, a non fuggire, a impegnarci in prima persona per la costruzione del bene comune.</p> 
<p>Fratelli e sorelle, desidero qui ricordare <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/manuel-gonzalez-garcia.html">San Manuel Gonz&aacute;lez</a>, il vescovo spagnolo dei tabernacoli abbandonati. La sua vita ricorda che l’Eucaristia non pu&ograve; essere onorata soltanto nelle grandi celebrazioni o in modo occasionale, ma anche nella fedelt&agrave; silenziosa di chi accompagna il Signore quando sembra dimenticato e in un’amicizia umile e discreta che si alimenta di giorno in giorno; ma vorrei ricordare anche i versi poetici di <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/giovanni-della-croce.html">san Giovanni della Croce</a>: &nbsp;&laquo;Ben conosco quella fonte che scorre e zampilla, anche se fonda &egrave; la notte&raquo; (<i>Canto dell’anima che si rallegra di conoscere Dio per mezzo della fede</i>). Nella prigione conventuale di Toledo, dove era incarcerato in condizioni durissime, proprio a ridosso del <i><a href="https://www.vaticannews.va/it/festivita-liturgiche/corpus-domini.html">Corpus Domini</a></i> del 1578, egli riconosce dalla notte di quella prigione la presenza nascosta del Signore, da cui sgorga una luce che non conosce tramonto e sgorga una vita che non si esaurisce. Ges&ugrave; Eucaristico &egrave; “quell’eterna fonte nascosta”: fonte che scorre e disseta ma senza abbagliare, senza imporsi con potenza esteriore, senza presentarsi in modo spettacolare.</p> 
<p>Torniamo a Lui con amore sincero. Apriamoci all’incontro con Lui, lasciamo che Egli disseti le aridit&agrave; del nostro cuore, per uscire poi sulle strade della vita e della storia e portare tra la gente questa corrente di acqua fresca, corrente di amore, di pace, di giustizia e di gioia. Abbeveriamoci di nuovo da questa fonte eucaristica, che non ci chiude in una devozione privata ma ci manda a irrigare i fratelli, le famiglie, i poveri, coloro che soffrono, coloro che hanno perduto la speranza. La grazia eucaristica ci trasforma, ma ci rende anche protagonisti della trasformazione della storia e segno di speranza per coloro che incontriamo.</p> 
<p>Che il Signore Ges&ugrave; presente nell’Eucaristia vi renda pane spezzato, donato e offerto perch&eacute; una vita piena possa sgorgare per voi, per le vostre famiglie e per il vostro Paese.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Videomessaggio del Santo Padre in occasione del VI Congresso Apostolico Mondiale della Misericordia sul tema "Costruiamo la Città della Misericordia" [Vilnius (Lituania), 7-12 giugno 2026] (7 giugno 2026)]]></title><pubDate>Sun, 07 Jun 2026 08:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260607-videomessaggio-lituania.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260607-videomessaggio-lituania.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 08 Jun 2026 16:53:30 +0200 --> <p><i>Cari Fratelli e Sorelle in Cristo</i>,</p> 
<p>sono lieto di salutare tutti voi, che state partecipando alla sesta edizione del <i>Congresso Apostolico Mondiale della Misericordia</i>, cos&igrave; fortemente desiderato dal mio venerabile predecessore <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">Papa san Giovanni Paolo II</a>. In questa occasione, vorrei rivolgere un saluto particolare a Sua Eccellenza l’Arcivescovo Gintaras Grušas di Vilnius, che sta accogliendo nella sua diocesi cos&igrave; tanti pellegrini della misericordia provenienti da tutto il mondo, come anche a Sua Eccellenza il Signor Gitanas Nausėda, Presidente della Repubblica di Lituania, e, non ultimo, a Sua Santit&agrave; il Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli, che ha gentilmente accettato di partecipare.</p> 
<p>Sant’Agostino nelle <i>Confessioni</i> scrive che la sua unica speranza &egrave; riposta nell’immensa grandezza della misericordia di Dio (cfr. 10, 40). Di fatto, &egrave; fonte di grande gioia e vera speranza quando sperimentiamo quanto Dio sia misericordioso verso ognuno di noi e quanto sia bene per noi rinnovare la nostra fiducia nella sua misericordia.</p> 
<p>Il mondo d’oggi, con le sue tante paure e preoccupazioni, tensioni e guerre, manifesta un bisogno sempre pi&ugrave; urgente di pace nei cuori sia degli individui sia dei popoli. In mezzo al vortice di violenza che avvelena relazioni e distrugge vite, la misericordia di Dio chiede di poter entrare nei nostri cuori con il suo straordinario di rinnovamento. &Egrave; questa la misericordia capace di trasformare le nostre vite, aprendo la via all’amore e al perdono quali tratti distintivi del volto di Dio che si manifesta attraverso di noi.</p> 
<p>Cari amici, Dio non si stanca mai di mostrare la sua misericordia. Il suo amore, come dice il salmista, &egrave; per sempre (cfr. <i>Sal</i> 136), e quanto il nostro mondo sta implorando misericordia a ogni livello! Ma la pace che cos&igrave; profondamente desideriamo non pu&ograve; essere raggiunta senza misericordia. Pertanto, uniamo la nostra fiducia nell’infinita misericordia di Dio al nostro impegno personale a costruire una societ&agrave; pi&ugrave; accogliente e misericordiosa, a partire dalle nostre famiglie.</p> 
<p>&Egrave; mia speranza che viviate queste giornate a Vilnius intensamente, di modo che possiate portare alle vostre comunit&agrave; la ricchezza di tutto ci&ograve; che avete sperimentato in questo incontro internazionale. Dal profondo del cuore, imparto la Benedizione Apostolica del Dio misericordioso a ognuno di voi e alle vostre famiglie.</p> 
<p>________________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-06/quo-128/non-puo-esserci-pace-senza-misericordia.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 128, luned&igrave; 8 giugno&nbsp; 2026, p. 14.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Spagna: Veglia di preghiera con i Giovani in “Plaza de Lima” (Madrid, 6 giugno 2026)]]></title><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 20:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260606-spagna-veglia-giovani.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260606-spagna-veglia-giovani.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 07 Jun 2026 09:06:54 +0200 --> <p>(1) <i>Sappiamo che Sant’Agostino &egrave; molto importante per Lei, ma quali altri Santi e quali altri riferimenti L’hanno aiutata nella Sua crescita come cristiano?</i></p> 
<p>(2) <i>Vorrei farLe una domanda sui Suoi anni come missionario in Per&ugrave;. Quale ricordo o quale esperienza conserva come un tesoro di quegli anni?<br /> &nbsp;</i></p> 
<p>Bene, innanzitutto: un saluto a tutti voi! Grazie per essere qui e grazie per condividere la fede con tutta Madrid e con tutta la Spagna. Alla prima domanda, riguardo ad alcuni santi che sono stati per me punti di riferimento durante la mia crescita e giovent&ugrave;, ma anche come vescovo e come Papa… Avete gi&agrave; menzionato sant’Agostino – e tutti sappiamo che sant’Agostino &egrave; una figura molto importante per tutta la Chiesa – ma ho anche pensato a uno dei Padri della Chiesa orientale che si chiamava <a href="https://www.vatican.va/news_services/liturgy/2004/documents/ns_lit_doc_20041127_giovanni-crisostomo_it.html">san Giovanni Crisostomo</a>. Il suo nome significa “bocca d’oro”, un titolo che questo Padre della Chiesa si &egrave; meritato per la sua bella eloquenza. Fu studioso di filosofia prima del suo Battesimo, avvenuto nel 368 d.C. Si impegn&ograve; poi nell’esegesi della Sacra Scrittura, insieme ad altri giovani di Antiochia, sua citt&agrave; natale. Dopo un’esperienza da eremita, si dedic&ograve; al servizio della Chiesa come sacerdote e poi come vescovo. E qui ne approfitto per dire a tutti voi: non abbiate mai paura di pensare a una vocazione alla vita sacerdotale, alla vita religiosa o ad altri servizi nella Chiesa!</p> 
<p>Giovanni Crisostomo, che portava nel cuore questo amore per la Parola di Dio, dopo essere stato sacerdote e vescovo, ha dato una testimonianza molto grande, soprattutto con la coerenza della sua vita. Se predicava, era perch&eacute; viveva quel messaggio. Mi hanno specialmente colpito le sue catechesi, i suoi discorsi, le sue omelie e i suoi scritti che coniugano l’amore per la verit&agrave; e la rettitudine della sua vita.</p> 
<p>Aveva anche molto coraggio: non aveva paura di parlare davanti all’imperatore, di dire cose che erano a favore della giustizia e non solo per compiacere l’altro. Era un uomo di parola.</p> 
<p>L’altro santo cui ho pensato &egrave; <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/tommaso-da-villanova.html">san Tommaso da Villanova</a>, agostiniano, che fu chiamato a diventare pastore della Chiesa. Era spagnolo. Studi&ograve; all’Universit&agrave; di Alcal&agrave;, guadagnandosi con la sua sapienza la stima dell’Imperatore Carlo V. Poi fu nominato vescovo di Valencia, e avvi&ograve; un’intensa opera di riforma della Chiesa, soprattutto del clero, spronando i fratelli all’impegno nella preghiera, alla vita di castit&agrave; e all’obbedienza. Per la sua ardente carit&agrave; &egrave; conosciuto fino ad oggi come “il vescovo dei poveri”. Questa carit&agrave; mi ha incoraggiato nei momenti di prova e nei momenti di servizio</p> 
<p>L’altro compagno di viaggio &egrave; <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/turibio-de-mogrovejo.html">san Turibio da Mogrovejo</a>, anch’egli &egrave; spagnolo. Nel XVI secolo fu missionario in Per&ugrave;, dove si dedic&ograve; con grande zelo all’evangelizzazione, studiando le lingue locali.&nbsp;<a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/turibio-de-mogrovejo.html">San Turibio</a> un&igrave; un’intensa vita di preghiera all’impegno per la giustizia, soprattutto contro i soprusi coloniali e la corruzione. Perci&ograve; &egrave; per me un modello di dedizione al popolo, specialmente ai pi&ugrave; poveri, nel nome di Cristo.</p> 
<p>Guardando la vita di questi santi, mi sono detto, come <a href="https://www.vaticannews.va/it/santo-del-giorno/08/28/sant-agostino--vescovo-d-ippona-e-dottore-della-chiesa.html">sant’Agostino</a>: se ne sono stati capaci loro, perch&eacute; non io? (cfr <i>Confessiones</i>, VIII, 27). Una domanda che affido volentieri anche a voi, invitandovi a scegliere esempi di vita buona, che risultino attraenti sia per voi stessi sia per gli altri.</p> 
<p>Riguardo agli anni vissuti in Per&ugrave;, come missionario e poi come vescovo, ricordo soprattutto la testimonianza di fede della gente, segnata da molte difficolt&agrave;, ma piena di speranza. Proprio l’incontro con le ferite e anche con le gioie del popolo mi ha fatto crescere nel cammino alla sequela di Ges&ugrave;. Mentre lo annunciavo, anch’io venivo trasformato dal Vangelo, trasformato dalla vita e dalla fede di questi popoli, spesso materialmente molto poveri, ma ricchi nella fede. E sperimentando questa fede nella parola del Signore, ho visto come la Parola di Dio pu&ograve; trasformare il conflitto in pace. Pu&ograve; essere fonte di riconciliazione, di pace e di giustizia.</p> 
<p><i>&nbsp;</i></p> 
<p>(3) <i>Che cosa Lei pensa che potrebbe aiutarci a riconoscere la voce di Dio in mezzo a tante altre voci?</i></p> 
<p>(4) <i>Come possiamo noi, che pure siamo in ricerca, accompagnare altri nel loro percorso di scoperta della bellezza della fede?<br /> &nbsp;</i></p> 
<p>Anzitutto, possiamo parlare di come ascoltare questa voce di Dio: come discernere se &egrave; veramente Dio che sta parlando o un altro, un’altra attrazione, un’altra difficolt&agrave;.</p> 
<p>Per riconoscere la voce di Dio, pu&ograve; aiutarci anzitutto il silenzio.</p> 
<p>Penso che sia molto importante che ciascuno di noi cerchi di sviluppare la capacit&agrave; di stare in silenzio. Molte volte camminiamo con le cuffie, ascoltiamo musica, siamo distratti e non sappiamo stare in silenzio. Penso che molte volte sia proprio in questa esperienza di silenzio che Dio pu&ograve; parlarci: l&igrave; possiamo discernere la voce di Dio.</p> 
<p>Quando cerchiamo il silenzio, decidiamo che cosa non ascoltare e da quali rumori non essere distratti. Liberandoci dal frastuono di mille voci, riconosciamo che alcune illudono i nostri desideri, altre ci comprano senza nutrirci, altre parlano per tornaconto. Nel silenzio capiamo che le ideologie passano, mentre la verit&agrave; resta.</p> 
<p>Qui vorrei anche sottolineare l’importanza di cercare la verit&agrave;, perch&eacute; molte voci, molte cose nei <i>social</i> ci ingannano e ci raccontano menzogne. Cercate sempre la verit&agrave;! Dio &egrave; verit&agrave;! Se qualcosa ti allontana da Dio, non &egrave; verit&agrave;! Non dimenticatelo!</p> 
<p>In secondo luogo, state certi che Dio conosce bene la tua voce, la vostra voce: Egli vi ascolta e vi risponder&agrave;. Non abbiate paura di esprimere quel che sentite nel cuore. C’&egrave; un salmo che dice: &laquo;Chi ha fatto l’orecchio, forse non sente?&raquo;&nbsp;(<i>Sal</i> 94,9). Questo nostro discorso interiore diventa una preghiera, una lode, una domanda quando viene affidato all’unico che lo pu&ograve; ascoltare. La preghiera, infatti, &egrave; una voce libera proprio perch&eacute; non parla per rendere conto, per far vedere che siamo preparati o per farci sentire importanti. Quando noi stessi diventiamo preghiera, il Signore ci risponde con il suo Verbo, diventato uomo per noi, affermando che ci ama con tutto s&eacute; stesso.</p> 
<p>In terzo luogo, dunque, per riconoscere la voce di Dio occorre ascoltare la Parola. La Parola di Dio &egrave; viva, perch&eacute; &egrave; Cristo, la cui voce continua a risuonare nella Chiesa che &egrave; il suo Corpo. Egli compie tutte le Scritture, quel testamento antico e nuovo dato agli uomini come promessa di salvezza. L’adorazione eucaristica, che stasera condividiamo, &egrave; proprio il luogo giusto per fare silenzio, liberare il cuore e dire noi stessi dinanzi al Signore, dialogando con Lui, eloquente nel suo amore fatto cibo per tutta l’umanit&agrave;.</p> 
<p>Inoltre, carissimi, per accompagnare a scoprire la bellezza della nostra fede, ricordate che nessuno di noi &egrave; nato maestro, e del Signore siamo tutti discepoli. Condividete dunque il vostro cammino spirituale, testimoniandolo con coerenza di vita: la volont&agrave; di seguire Ges&ugrave; ci rinnover&agrave; costantemente, soprattutto nell’ora della fatica.</p> 
<p>In questo &egrave; importante vedere che nessuno &egrave; solo credendo in Ges&ugrave;. Guardate quanti siete qui! E cos&igrave; anche in comunit&agrave;, nei gruppi giovanili, in famiglia: l&igrave; tutti possiamo imparare la bellezza della nostra fede. Condividendo il vostro cammino spirituale, la volont&agrave; di seguire Ges&ugrave; vi rinnover&agrave; costantemente.</p> 
<p>Egli sta al nostro passo e illumina la via: sull’esempio del Maestro, proprio cos&igrave; vi invito a fare, come pastori, educatori e amici. Se pregate con amore, i giovani apprezzeranno l’importanza della preghiera. Se siete ardenti di fede, trasmetterete il suo vivo fuoco.</p> 
<p>Cercate tutti nei vostri cuori questo fuoco dell’amore di Dio! L&igrave; c’&egrave; la presenza di Ges&ugrave;, e la vicinanza di Ges&ugrave; si percepisce anche nei momenti delle nostre cadute, perch&eacute; Ges&ugrave; mai ci abbandona. Soprattutto quando diventiamo mano tesa, abbraccio fraterno, quando cerchiamo opportunit&agrave; per servire gli altri e quando cerchiamo come toccare la vita dell’altro con le sue ferite, nella sua tristezza, nelle sue difficolt&agrave;: l&igrave; la fede in Ges&ugrave; Cristo diventa viva, e Ges&ugrave; stesso ci aiuter&agrave; a sostenerci a vicenda nel cammino.</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>(5) <i>Come possiamo vivere da giovani cristiani impegnati in questa societ&agrave;?</i></p> 
<p>(6) <i>Qual &egrave; la missione concreta che Lei vuole affidare ai giovani della Chiesa?<br /> &nbsp;</i></p> 
<p>Bene, congratulazioni per il tuo matrimonio Fernando! Qui ho visto anche altre coppie che stanno per sposarsi: congratulazioni e benedizioni! Perch&eacute;, se prima ho detto “non abbiate paura di pensare a una vocazione”, anche il matrimonio &egrave; una vocazione. Non abbiate paura di sposarvi e di formare una famiglia!</p> 
<p>Lungo i secoli della storia della Chiesa, noi cristiani siamo vissuti in ogni tipo di societ&agrave;, attraversando i cambiamenti delle culture che abbiamo condiviso e contribuito a formare. C’&egrave; un testo antico – si chiama <i>Lettera a Diogneto</i> – che ci consegna a proposito una bella intuizione: &laquo;Come &egrave; l’anima nel corpo, cos&igrave; nel mondo sono i cristiani&raquo; (VI). Ecco il nostro modo di vivere: i discepoli di Ges&ugrave; sono sempre contemporanei, ma mai prigionieri del tempo che passa. In Cristo siamo liberi! Cristo ci ha liberato con il suo amore: grazie a quest’amore, restiamo sempre liberi davanti a ogni forzatura e inganno. Siamo liberi dalle mode, perch&eacute; discepoli della verit&agrave;; siamo aperti al futuro, perch&eacute; sappiamo che non ci attende la morte. Al contrario, il senso della storia culmina nell’eterna comunione di vita, che Dio prepara per tutti. In questa prospettiva, soprattutto voi giovani siete chiamati a dare direzione nuova alla societ&agrave;, diventando protagonisti del cambiamento a cominciare dai vostri legami quotidiani, da quel che vivete in famiglia, all’universit&agrave;, e nel lavoro. Vedendo voi, cari giovani, pieni di questo entusiasmo contagioso motivato dalla fede, penso con speranza alla capacit&agrave; che avete di testimoniare Cristo nel mondo, inclusa la realt&agrave; digitale, per comunicare i valori e la bellezza del Vangelo (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20190325_christus-vivit.html#105">Christus vivit</a></i>, 105; <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/july/documents/20250729-missionari-digitali.html">Saluto nel giubileo dei missionari digitali</a></i>, 29 luglio 2025). Andate, questa missione &egrave; vostra!</p> 
<p>Vi invito perci&ograve;, tutti insieme, a essere sale della terra e luce del mondo (cfr <i>Mt</i> 5,13). Per vivere cos&igrave;, occorre anzitutto interpretare la societ&agrave; presente, abitandola con saggezza, per poterla poi trasformare come testimoni del Vangelo. Il giovane cristiano, infatti, diventa luminoso nella gioia come nella prova, dando sapore alla realt&agrave; perch&eacute; la abita come una persona che trae il gusto della vita da dentro di s&eacute;, senza aspettare che glielo diano la ricchezza, il piacere o il potere. Questa &egrave; la nostra libert&agrave;, che ha la sua sorgente nella fede, capace di dare luce e buon sapore ad ogni societ&agrave;, ad ogni esperienza umana. Quando la vita non sa di niente, invece, &egrave; come se ci venisse tolta: non la sentiamo pi&ugrave; nostra. Davanti al vuoto dell’indifferenza e del qualunquismo, davanti alla violenza della guerra e della menzogna, siate voi stessi scintilla di un’umanit&agrave; nuova.</p> 
<p>E allora, voglio affidare a tutti voi una&nbsp; missione: essere umani. S&igrave;, siate umani! Uomini e donne in carne e ossa. Non apparenze, ma volti affidabili. Persone che cercano la giustizia perch&eacute; ne hanno fame, come del pane quotidiano. Persone che desiderano una vita onesta e retta, perch&eacute; fanno volentieri agli altri quel che vorrebbero che gli altri facessero a loro. Siate umani come lo &egrave; Cristo, l’uomo perfetto, il Risorto che condivide con noi la storia, in ogni tempo. Coltivando quest’impegno, guardate agli Apostoli, ai primi cristiani, abitanti di un mondo pagano. Sul loro esempio, siate missionari del Vangelo davanti alle povert&agrave; materiali e spirituali del nostro tempo, ben sapendo che la nostra fede &egrave; uno stile di vita, che si compie nella carit&agrave;. &Egrave; questa, carissimi giovani, la virt&ugrave; che pi&ugrave; di tutte cambia la storia. Voi potete cambiare la storia! Fatelo con amore! Grazie.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Spagna: Visita agli Operatori e Assistiti dal Progetto Sociale “Cedia 24 Horas” presso il Centro di Informazione e Accoglienza (Madrid, 6 giugno 2026)]]></title><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 18:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260606-spagna-caritas-madrid.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260606-spagna-caritas-madrid.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 06 Jun 2026 21:32:40 +0200 --> <p><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260606-spagna-caritas-madrid.html#Eminenza">Saluto del Santo Padre</a></b></p> 
<p><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260606-spagna-caritas-madrid.html#Parole">Parole a braccio nella parrocchia della &quot;Crucifixi&oacute;n del Se&ntilde;or&quot;</a></b></p> 
<p>_______________________________</p> 
<p><i><a name="Eminenza"></a>Eminenza,<br /> Eccellenze,<br /> carissimi fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>sono davvero molto contento di cominciare qui la mia visita a Madrid. Come ha detto Sua Eminenza, chi &egrave; <i>a</i> Madrid, &egrave; <i>di</i> Madrid. E dunque anch’io sto in mezzo a voi come un madrileno: grazie, Madrid, per questo benvenuto, un benvenuto che mi fa sentire parte di una grande, meravigliosa famiglia in cui, come in tutte le famiglie, avvengono miracoli d’amore. In particolare in questa casa, dove nessuno &egrave; lasciato solo.</p> 
<p>Qui la gioia e il dolore di ciascuno sono la gioia e il dolore di tutti e, nell’ascolto reciproco, le sfide si affrontano insieme, senza ignorare la complessit&agrave; delle situazioni e al tempo stesso senza venir meno alle esigenze della carit&agrave; e della giustizia, &laquo;nel dialogo con tutti coloro che si preoccupano seriamente dell'uomo e del suo mondo&raquo; (Benedetto XVI, Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20051225_deus-caritas-est.html">Deus caritas est</a></i>, 25 dicembre 2005, 27). Cos&igrave; il CEDIA cammina sulla strada del Vangelo, sulle orme di Ges&ugrave;, il Figlio di Dio che si &egrave; fatto uomo non solo per guarire le nostre infermit&agrave; e miserie, ma per farle sue eccetto il peccato, vivendo come uno di noi nella debolezza e identificandosi con ogni persona che soffre fino a dirci: &laquo;tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli pi&ugrave; piccoli, l'avete fatto a me&raquo; (<i>Mt </i>25,40).</p> 
<p>In questo senso possiamo interpretare le parole che poco fa abbiamo sentito cantare: &laquo;<i>En cada sue&ntilde;o te busqu&eacute;, y ninguno fue en Balde</i>&raquo;. Esse ben sintetizzano le testimonianze che abbiamo ascoltato e il lavoro che qui si svolge ogni giorno.</p> 
<p>Grazie a un sogno, infatti, e a una piccola porta aperta – piccola nelle dimensioni, ma immensa nella misericordia, come ha detto sua Eminenza – Niurka ha dato ad Ares e Atenea la vita, il suo amore di mamma, la grazia del Battesimo e la promessa di un futuro felice.</p> 
<p>Grazie a un sogno e alla stessa piccola porta, Khadri ha affrontato il tunnel buio della pandemia e un viaggio pieno di incognite. Con l’aiuto di chi gli ha teso una mano, mostrandogli di stimarlo e di credere in lui, ha trovato un lavoro e soprattutto la voglia rinnovata non solo di continuare il cammino, ma di essere a sua volta di sostegno ad altri, come altri lo hanno sostenuto.</p> 
<p>Sempre grazie a un sogno e alla medesima piccola porta, ogni giorno Alicia e gli altri volontari del <i>Progetto speranza</i> aiutano tante donne a ritrovare dignit&agrave;, autonomia, speranza e rispetto del valore sacro della loro persona, e a iniziare una vita nuova.</p> 
<p>Anche i simboli che mi avete donato sono un messaggio per tutti: il nastro con i nomi dei bambini dice la gioia che ogni nascita porta nel mondo; il permesso di soggiorno racconta una storia di fatica, ma soprattutto di impegno, onest&agrave; e accoglienza; i sandali, che ricordano l’incontro con Dio di Mos&egrave;, sull’Oreb (cfr <i>Es</i> 3,1-6), richiama la “terra santa” che tutti siamo tenuti a rispettare in ogni umana esistenza.</p> 
<p>Per questo ringrazio di cuore tutti voi per aver condiviso esperienze dolorose, ma soprattutto luminose, che riflettono, come specchi, la carit&agrave; di Dio.</p> 
<p>Le vostre testimonianze aprono per noi una finestra su un panorama immenso, abitato da un numero grandissimo di mamme come Niurka, di bambini e bambine, di donne e uomini, di volontari e volontarie: tante persone, tanti fratelli e sorelle, tante storie, cos&igrave; numerose che, come dice San Giovanni: &laquo;se fossero scritte una per una […] il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere&raquo; (<i>Gv</i> 21,25). E il paragone evangelico non &egrave; forzato, perch&eacute; in queste storie continuano le &laquo;cose compiute da Ges&ugrave;&raquo; (ibid.) a cui si riferisce l’Evangelista.</p> 
<p>L’Arcivescovo, nel suo intervento, ha evocato il cammino che da Betlemme porta in Paradiso. Madrid &egrave; famosa anche per i Presepi di cui si impreziosisce nel tempo di Natale. La loro bellezza, per&ograve; &egrave; solo una pallida scintilla di una meraviglia ancora pi&ugrave; grande e profonda, che noi oggi ritroviamo qui. Le luci, le voci, i suoni che durante le Feste natalizie ci toccano il cuore e ci inumidiscono gli occhi, in realt&agrave; li portiamo in noi, con noi e tra noi tutto l’anno, e oggi sono pi&ugrave; che mai vivi e accesi in questi spazi, attorno a questa “mangiatoia” semplice e accogliente che, con l’aiuto di Dio, voi continuate a preparare giorno per giorno – anzi letteralmente giorno e notte – a Ges&ugrave;, presente nelle membra di chi si affaccia alla soglia del Centro in cerca di aiuto.</p> 
<p>Come motto per questa visita sono state scelte le parole di Ges&ugrave; ai suoi discepoli: &laquo;alzate i vostri occhi&raquo; (<i>Gv</i> 4,35).</p> 
<p>Sono un invito a guardare le messi che, mature, attendono la mietitura, e ci ricordano che la carit&agrave; non permette ritardi. Se non si miete quando il grano &egrave; maturo, il raccolto va perduto, e questa &egrave; la nostra responsabilit&agrave; di fronte a chi ha bisogno: una responsabilit&agrave; che consacra ogni incontro con l’altro come un <i>kairos</i>, un momento di grazia unico e irripetibile per amare, da non perdere e da non rimandare. L’amore di Cristo ci spinge verso e i fratelli (cfr <i>2Cor</i> 5,14) e la carit&agrave; e la sollecitudine con cui rispondiamo ai suoi impulsi sono la verifica della nostra fede.</p> 
<p>In realt&agrave;, se ci pensiamo bene, &laquo;anche i cristiani, in tante occasioni, si lasciano contagiare da atteggiamenti segnati da ideologie mondane o da orientamenti politici o economici che portano a ingiuste generalizzazioni e a conclusioni fuorvianti. Il fatto che l’esercizio della carit&agrave; risulti disprezzato o ridicolizzato, come se si trattasse della fissazione di alcuni e non del nucleo incandescente della missione ecclesiale, mi fa pensare che bisogna sempre nuovamente leggere il Vangelo, per non rischiare di sostituirlo con la mentalit&agrave; mondana. Non &egrave; possibile dimenticare i poveri, se non vogliamo uscire dalla corrente viva della Chiesa che sgorga dal Vangelo e feconda ogni momento storico&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_exhortations/documents/20251004-dilexi-te.html">Dilexi te</a></i>, 15).</p> 
<p>Le parole di Ges&ugrave; sono, poi, anche un invito a coltivare un cuore sensibile di fronte ai bisogni degli altri (cfr <i>Sal </i>112,1-9), tenendo vivo in noi il desiderio del bene che Dio ha posto nella nostra stessa umanit&agrave; e che la fede libera e rafforza. <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a> diceva in proposito: &laquo;Dinanzi al mistero della vita personale e alle sfide della societ&agrave;, chi crede ha un sussulto, una passione, un sogno da coltivare, un interesse che spinge a impegnarsi in prima persona&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2023/documents/20230923-marsiglia-omelia-messa.html">Omelia della S. Messa allo “Stadio V&eacute;lodrome”</a></i>, Marsiglia, 23 settembre 2023), e metteva in guardia contro il pericolo di un &laquo;cuore piatto, freddo, accomodato nel quieto vivere, che si blinda nell’indifferenza e diventa impermeabile, che si indurisce&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2023/documents/20230923-marsiglia-omelia-messa.html">ibid</a>.). Un cuore vivo &egrave; caldo e pulsante, e d&agrave; vita. Un cuore gelido &egrave; immobile, non pompa pi&ugrave; sangue, e comporta la morte della persona.</p> 
<p>Vorrei per&ograve; sottolineare un ultimo aspetto dell’invito del Signore: esso &egrave; infatti anche una chiamata a guardare negli occhi chi soffre e a fare dell’aiuto prima di tutto un incontro di fratelli uniti nell’unico abbraccio del Padre. Anche su questo <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a> insisteva molto. Chiedeva: &laquo;Quando tu dai l’elemosina, guardi negli occhi il mendicante? Gli tocchi la mano per sentire la sua carne?&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/angelus/2024/documents/20241027-angelus.html">Angelus</a></i>, 27 ottobre 2024) e concludeva: &laquo;L’elemosina non &egrave; beneficenza. Quello che riceve pi&ugrave; grazia dall’elemosina &egrave; colui che la d&agrave;, perch&eacute; si fa guardare dagli occhi del Signore&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/angelus/2024/documents/20241027-angelus.html">ibid</a>.). Coloro che amano veramente &laquo;non si limitano a dare qualcosa: ascoltano, dialogano, cercano di capire la situazione e le sue cause […] attenti al bisogno materiale e anche a quello spirituale, alla promozione integrale della persona&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/poveri/documents/20230613-messaggio-vii-giornatamondiale-poveri-2023.html">Messaggio per la VII Giornata Mondiale dei Poveri</a></i>, 13 giugno 2023, 5).</p> 
<p>E potremmo concludere guardando a Maria, nella cui carit&agrave; tutto questo trova compimento: nel suo amore premuroso a Cana (cfr <i>Gv</i> 2,1-11), trepidante sulle orme del Figlio (cfr <i>Lc</i> 2,41-49; 8,19-21), vicino e partecipe fino in fondo ai piedi della croce (cfr <i>Gv </i>19,25-27). A Lei affido tutti voi e il vostro lavoro, in questa terra che Le &egrave; consacrata, augurandoci che sia sempre pi&ugrave; lo spirito della sua maternit&agrave; universale ad animare il grido della fede. Diciamole: &laquo;Insegnaci a saperti sempre Madre, sorgente di misericordia, grembo di perdono, abbraccio della speranza, porta della Gloria&raquo; (<i>Preghiera di san Giovanni Paolo II alla Vergine dell’Almudena</i>, 15 giugno 1993). Grazie.</p> 
<p>Bene, prima di dare la benedizione, preghiamo per un momento con la preghiera che Ges&ugrave; Cristo ci ha insegnato.</p> 
<p><i>Padre Nostro</i></p> 
<p><i>Benedizione Apostolica</i></p> 
<p>Congratulazioni a tutti, grazie mille per questa testimonianza d'amore.</p> 
<p>_______________________________</p> 
<p><b><a name="Parole"></a>Parole a braccio nella parrocchia della &quot;Crucifixi&oacute;n del Se&ntilde;or&quot;</b></p> 
<p>Molte grazie, &egrave; un piacere essere qui. Sono molto felice di questa prima visita nell’Arcidiocesi di Madrid. E sono felice anche di iniziare in una parrocchia che si chiama <i>Crocifissione</i>, che &egrave; segno non di norte, ma di speranza, di nuova vita, di resurrezione e della salvezza che Ges&ugrave; offre a tutti noi.</p> 
<p>Ringrazio moltissimo tutte le associazioni qui rappresentate: grazie per questo bellissimo servizio che fate, perch&eacute; questo &egrave; il segno della speranza nel mondo di oggi, &egrave; il Vangelo vivo che tutti vogliamo vedere, tutti vogliamo sentire, sperimentare, ma che molte volte va perso, dimenticato, per la grande indifferenza che spesso colpisce la nostra societ&agrave;.</p> 
<p>Voi avete nelle vostre mani questa grande possibilit&agrave; di offrire speranza a noi e a tutto il mondo. Grazie per questo, grazie per i sacrifici, grazie per dire “s&igrave;” a Ges&ugrave; Crocifisso, grazie per abbracciare la Croce e per arrivare voi, noi, tutti, camminando insieme verso la speranza, verso la gioia della Resurrezione. Grazie mille.</p> 
<p><i>Applausi</i></p> 
<p>Molte grazie, molto bene. Dunque, essendo in Chiesa, non c’&egrave; posto migliore per pregare: anche a casa possiamo farlo ma qui, evidentemente, siamo uniti. E cos&igrave;, come una grande comunit&agrave; di vita di fede, preghiamo insieme come ci ha insegnato Ges&ugrave;.</p> 
<p><i>Padre Nostro</i></p> 
<p><i>Benedizione Apostolica</i></p> 
<p>Bene, molte grazie: congratulazioni! Grazie per questo meraviglioso servizio.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Spagna: Incontro con le Autorità, con la Società Civile e con il Corpo Diplomatico nel Palazzo Reale di Madrid (6 giugno 2026)]]></title><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 12:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260606-spagna-autorita.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260606-spagna-autorita.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 06 Jun 2026 13:02:44 +0200 --> <p><i>Maest&agrave;,<br /> Altezze Reali,<br /> distinte Autorit&agrave; e membri del Corpo Diplomatico,Signore <br /> e Signori!</i></p> 
<p>Rendo grazie al Signore ed esprimo la mia riconoscenza per l’invito a compiere questo <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/6/6/viaggio-spagna.html">viaggio apostolico in Spagna</a>: un itinerario in pi&ugrave; tappe, ciascuna delle quali riveler&agrave; qualche aspetto della multiforme ricchezza di un grande Paese che da quasi due millenni ha ricevuto la Parola del Vangelo. La tradizione ha sempre collegato la prima evangelizzazione della Penisola iberica alla predicazione dell’apostolo Giacomo il Maggiore. Questo legame riveste un’importanza teologica considerevole, perch&eacute; esprime la consapevolezza della Chiesa locale di essere in continuit&agrave; con la missione apostolica nata dalla Pentecoste. L’antichissimo legame fra la fede cristiana e questa terra, se da un lato non ne esaurisce la composita identit&agrave; del vostro popolo, dall’altro ne ha plasmato profondamente la cultura e rappresenta una riserva di speranza e di orientamento fra le sfide che oggi insieme, come famiglia umana, dobbiamo affrontare. Penso alle espressioni di fede popolare che, in ogni citt&agrave; e villaggio, rappresentano una vera e propria drammaturgia della salvezza al ritmo dell’anno e nei contesti di vita. Insieme al patrimonio artistico e musicale, alle molteplici confraternite e associazioni di natura caritativa, esse testimoniano il fecondo incontro fra Ges&ugrave; Cristo e il vostro popolo. &Egrave; un popolo pieno di passione, che ama la vita e lo manifesta!</p> 
<p>Vengo tra voi a confermare, incoraggiare, ispirare una rinnovata fedelt&agrave; dei credenti al Vangelo e una pi&ugrave; profonda riconciliazione e cooperazione fra le diverse anime di questa Nazione. Proprio la sua storia, infatti, suggerisce che non la cultura dello scontro, ma quella dell’incontro genera stabilit&agrave; e prosperit&agrave;. A ben vedere, il messaggio della pace, che in questi tempi, purtroppo, risuona per alcuni ingenuo, per altri provocatorio, trova accoglienza in chi non si chiude in ideologie preconfezionate ma si apre alla verit&agrave;. Come ci ha insegnato <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>, esiste in effetti &laquo;una tensione bipolare tra l’idea e la realt&agrave;. La realt&agrave; semplicemente &egrave;, l’idea si elabora. Tra le due si deve instaurare un dialogo costante, evitando che l’idea finisca per separarsi dalla realt&agrave;. &Egrave; pericoloso vivere nel regno della sola parola, dell’immagine, del sofisma&raquo; (Esort. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html#La_realt%C3%A0_%C3%A8_pi%C3%B9_importante_dell%E2%80%99idea">Evangelii gaudium</a></i>, 231). Infatti – concludeva –, &laquo;la realt&agrave; &egrave; superiore all’idea&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html#La_realt%C3%A0_%C3%A8_pi%C3%B9_importante_dell%E2%80%99idea">ibid</a>.</i>). La verit&agrave; &egrave; sempre pi&ugrave; grande di noi e per questo ci stupisce e ci attrae su sentieri di purificazione e di riconciliazione, in cui il dialogo con gli altri – e con l’Altro con la maiuscola – diventa fondamentale.</p> 
<p>A questo proposito, vorrei fare riferimento a due voci di questo Paese che da cinque secoli nutrono la vita della Chiesa e la ricerca spirituale di molti, anche oltre i suoi visibili confini. Si tratta di <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/giovanni-della-croce.html">Giovanni della Croce</a> e <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/teresa-d-avila.html">Teresa d’Avila</a>, che divennero amici nella passione per il Mistero divino. La loro &egrave; una mistica dagli occhi aperti, vale a dire non estranea dalla storia, ma, al contrario, che porta alla radice delle questioni, al cuore della realt&agrave;. In particolare, nell’interpretare le trasformazioni e nel reggere le tensioni che rendono cos&igrave; buia la nostra epoca, ci &egrave; di aiuto il tema della notte, tanto caro a <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/giovanni-della-croce.html">San Giovanni della Croce</a>, del quale stiamo celebrando l’anno giubilare. Nella sua sete di luce, paradossalmente egli impar&ograve; ad apprezzare l’oscurit&agrave; – &laquo;felice notte&raquo; <a name="_ftnref1" href="#_ftn1" class=" cleaner">[1]</a> – come il tempo in cui l’anima &egrave; liberata da ci&ograve; che presumeva di conoscere e di possedere. Anche oggi, quanto ci spaventa di pi&ugrave;, ci&ograve; che in molti provoca il buio della ragione e la violenza delle emozioni, &egrave; l’ignoto, di fronte a cui pu&ograve; prevalere la sensazione di non avere pi&ugrave; mappe, il disorientamento. Allora servono, anche nella vita pubblica, uomini e donne che intuiscano nel buio la luce, nella fine un possibile inizio, quasi l’irrompere di una verit&agrave; come luce che ancora acceca, ma che – se ci fidiamo e troviamo pace – delicatamente ci porter&agrave; verso di s&eacute;: &laquo;Notte che mi hai guidato! O notte amabil pi&ugrave; dei primi albori! O notte che hai congiunto l’Amato con l’amata, l’amata nell’Amato trasformata!&raquo;. <a name="_ftnref2" href="#_ftn2" class=" cleaner">[2]</a> Il nostro tempo, che in superficie &egrave; sconvolto da terribili squilibri e conflitti, pi&ugrave; profondamente chiama alla pace, a una nuova conoscenza della persona umana e della sua inviolabile dignit&agrave;, alla civilt&agrave; dell’amore (cfr Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#14">Magnifica humanitas</a></i>, 186).</p> 
<p><a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/teresa-d-avila.html">Santa Teresa</a> descrive il medesimo itinerario con l’immagine del castello interiore. Avanzando di stanza in stanza verso il luogo pi&ugrave; interno – cio&egrave; ciascuno verso il proprio cuore, santuario della verit&agrave; –, lo spazio si allarga, la mente si apre, le contraddizioni si compongono, le tensioni si sciolgono, gli altri trovano posto, l’universo diventa casa. Non una fuga intimistica, ma una radicale apertura al <i>totus Alius et semper Novus</i>, si realizza quando torniamo in noi stessi. Questa dimensione dell’essere umano &egrave; la ragione per la quale la libert&agrave; religiosa e di coscienza va tutelata.</p> 
<p>Oggi, la tentazione di guadagnare popolarit&agrave; soffiando sul fuoco delle polarizzazioni sembra crescere, invece di diminuire; la dignit&agrave; umana non cessa di essere violata. Allora abbiamo bisogno di cultura, di interiorit&agrave;, di educazione libera e di qualit&agrave;, di trascendenza. Eppure, da queste notti oscure, uomini e donne fedeli alla verit&agrave; sono stati spinti ad avanzare di stanza in stanza fino al punto in cui, nella coscienza, giustizia e pace si abbracciano. &Egrave; dalla loro libert&agrave; che impariamo a essere liberi.</p> 
<p>La Chiesa cattolica &egrave; a servizio di questa sete del cuore umano. Non in forma impositiva, ma con la testimonianza evangelica sostenuta da una moltitudine di martiri e santi, ed &egrave; pronta oggi a mettersi al servizio del futuro di un popolo che cerca riconciliazione e pace.</p> 
<p>Invito tutti, per amore di verit&agrave;, ad abbandonare le narrazioni divisive e polarizzanti della vostra realt&agrave; sociale e della sua storia, per passare dalle sterili semplificazioni all’apprezzamento fecondo della complessit&agrave;. Vedo qui una specifica vocazione dell’Europa, di cui la Spagna &egrave; protagonista originale e fondamentale. &Egrave; il dono che il Vecchio Continente pu&ograve; fare al mondo se vuole rimanere giovane, come giovane &egrave; chi sente di avere un futuro e una missione che interpellano ancora. Apprezzare la complessit&agrave; e studiarla, imparare a non negarla e ad abitarla come benedizione, rifuggire quegli approcci identitari che sembrano rendere tutto chiaro, ma popolano il mondo di fantasmi e di nemici: ecco il compito di chi ha una grande storia alle spalle. Le nuove tecnologie sono divenute un ambiente artificiale in cui le nostre opzioni fondamentali sono messe alla prova: al suo interno i pregiudizi si esasperano, il pensiero critico si affievolisce, interessi prepotenti seminano pulsioni di morte. D’altra parte, il bene pu&ograve; resistere e comunicarsi.</p> 
<p>Occorre, specialmente da parte di chi ha responsabilit&agrave; economiche, politiche e istituzionali, un salto di qualit&agrave;, un’inversione di rotta negli investimenti su scuola, universit&agrave; e ricerca, sulle comunit&agrave; locali e sulla societ&agrave; civile come vivaio di partecipazione e di mediazione culturale. La sicurezza, che troppo spesso ci illudiamo venga dalle armi e dai muri, matura piuttosto nell’imparare a fare strada con l’altro, a crescere insieme, fianco a fianco. Lo testimonia la vostra stessa storia. La presenza dell’Islam nella Penisola iberica, ad esempio, costitu&igrave; una realt&agrave; politica, culturale e religiosa di lunga durata. Durante quel periodo non vi fu soltanto confronto, si cerc&ograve; di creare uno spazio di contatto, conversazione e dialogo sul senso della verit&agrave; tra cristiani, musulmani ed ebrei. Nella scuola di traduttori di Alfonso X il Saggio, esperti appartenenti alle tre religioni collaborarono alla traduzione del ricco patrimonio arabo, greco ed ebraico, contribuendo alla diffusione di testi come, tra gli altri, quelli dei filosofi Averro&egrave; (1126-1198) e Maimonide (1138-1204). In particolare, citt&agrave; come Cordoba e Toledo divennero luoghi di mediazione tra lingue, religioni e saperi. Ma questa &egrave; la verit&agrave; che raccontano le citt&agrave; europee, la loro stratificazione storica, il tessuto di solidariet&agrave; che nei secoli ha composto le loro differenze, trasformando gli inevitabili conflitti in punti di ripartenza.</p> 
<p>Come ci ha insegnato un altro nobile figlio di questa terra, nelle prove e negli insuccessi &egrave; possibile ripensare tutto: Ignazio di Loyola ebbe questa audacia, dando credito alle tristezze e alle consolazioni del suo cuore, in un esercizio di discernimento e di immaginazione per cui alle armi prefer&igrave; la pace, ai potenti i santi. Cap&igrave; che non era utopia il bene da cui si sentiva attratto e allora la sua crisi si trasform&ograve; in grazia. Lo stesso pu&ograve; avvenire riguardo alle “cose nuove” che oggi ci turbano e su cui le nostre sensibilit&agrave; al momento si dividono. &laquo;Evitiamo parole che umiliano o contrappongono. Scegliamo la chiarezza che illumina e la franchezza che apre vie. Non benediciamo entusiasmi ingenui, non alimentiamo paure sterili. Piuttosto, indichiamo criteri di discernimento – dignit&agrave; della persona, destinazione universale dei beni, opzione per i poveri, cura della Casa comune, pace – e traduciamoli in prassi: progettazione responsabile, valutazioni d’impatto umano e sociale, inclusione dei pi&ugrave; fragili, alfabetizzazione digitale, ricerca e industria orientate alla giustizia e alla pace&raquo; (Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#14">Magnifica humanitas</a></i>, 14).</p> 
<p>Maest&agrave;, Altezze Reali, Signore e Signori, esprimo apprezzamento al vostro Paese per la sua fedelt&agrave; al diritto internazionale e al multilateralismo, che si traduce in un attivo impegno per la pace e la solidariet&agrave; fra i popoli. Al tempo stesso, incoraggio a coltivare anche al suo interno il dialogo e l’amicizia sociale, a tenere conto del punto di vista dei poveri e dei giovani nell’immaginare il futuro, a volgere in positiva armonia le istanze di autonomia e quelle di unit&agrave;, a favorire il processo di unione europea, non in contrapposizione ad altre potenze, ma come dono per l’intera famiglia umana.</p> 
<p>Dio benedica la Spagna!</p> 
<p>&nbsp;________________________________________</p> 
<p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1" class=" cleaner">[1]</a> S. Giovanni della Croce, <i>Notte oscura, Canto dell’anima</i>, 3: <i>Opere</i>, Roma 1979, 347.</p> 
<p><a name="_ftn2" href="#_ftnref2" class=" cleaner">[2]</a> <i>Ibid</i>., 5.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Spagna: Parole del Santo Padre ai giornalisti durante il volo diretto a Madrid (6 giugno 2026)]]></title><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 08:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260606-spagna-volo-andata.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260606-spagna-volo-andata.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 06 Jun 2026 11:58:48 +0200 --> <p><i><b>Matteo Bruni</b></i></p> 
<p><i>Buongiorno Santit&agrave;, siamo pronti per questo nuovo viaggio. A bordo con lei ci sono circa 80 giornalisti di pi&ugrave; di 10 Paesi, e 20 di loro pi&ugrave; o meno sono dalla Spagna. Grazie per questo saluto e grazie per le parole che ci dir&agrave; nei prossimi giorni.&nbsp;&nbsp;<br /> &nbsp;</i></p> 
<p><b>Papa Leone XIV</b></p> 
<p>Buongiorno, buongiorno a tutti.</p> 
<p>Siamo gi&agrave; sul territorio spagnolo, perci&ograve; saluto, in primo luogo, in spagnolo, i giornalisti spagnoli che ci accompagnano e tutti quelli che sono qui. Grazie per il vostro servizio.</p> 
<p>Come sapete bene, questo &egrave; il <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/spagna-6-12giugno2026.html">primo viaggio</a> di un Papa in Spagna dopo molto tempo, e personalmente sono molto contento di compierlo. Sono venuto molte volte in Spagna, ma ora &egrave; il primo in questa missione: &egrave; una visita apostolica per incontrare i fedeli, celebrare la fede, annunciare il messaggio di Ges&ugrave; Cristo, ma, al tempo stesso, per salutare tutti, tutta la societ&agrave;, perch&eacute; la Chiesa ha un messaggio per tutti, come avrete visto, credo, con molta chiarezza, nella <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Lettera Enciclica</a> che &egrave; stata pubblicata il giorno 25 maggio.</p> 
<p>Spero quindi che sia un bel viaggio per tutti, che sia un’opportunit&agrave; per coltivare molto entusiasmo. Ci sono molti cattolici: soprattutto desidero evidenziare la presenza dei giovani. Per quello che mi hanno detto, sembra che ci sar&agrave; un gran numero di giovani con il loro entusiasmo e credo che, in tal senso, condividendo tutti la gioia della fede, potremo dare un messaggio molto bello, un messaggio che in ogni porto dove arriveremo, per cos&igrave; dire, avr&agrave; un significato particolare: a Madrid, a Barcellona, nelle isole Canarie. Tutto avvenga per vivere la fede e per annunciare questo messaggio dell’amore di Dio, della carit&agrave;, del rispetto per ogni essere umano. &Egrave; stato un piacere salutarvi: buon viaggio!</p> 
<p>&nbsp;</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico del Santo Padre in Spagna (6-12 giugno 2026)]]></title><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 08:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/spagna-6-12giugno2026.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/spagna-6-12giugno2026.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 12 Jun 2026 19:20:40 +0200 --> <ul> 
 <li><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/6/6/viaggio-spagna.html"><b>Multimedia</b></a></li> 
 <li><b><a href="https://www.vatican.va/content/dam/liturgy/pdf/2026/20260606-12-messale-spagna.pdf">Messale per il Viaggio Apostolico</a></b></li> 
 <li><b>Galleria fotografica: <a href="https://www.vatican.va/content/photogallery/it/eventi/spagna2026.html">Madrid</a> - <a href="https://www.vatican.va/content/photogallery/it/eventi/spagna2026-2.html">Barcellona</a>&nbsp;- <a href="https://www.vatican.va/content/photogallery/it/eventi/spagna2026-3.html">Las Palmas de Gran Canaria</a>&nbsp;- <a href="https://www.vatican.va/content/photogallery/it/eventi/spagna2026-4.html">Santa Cruz de Tenerife</a></b></li> 
</ul> 
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p> 
<p style="text-align: center;"><b>Sabato, 6 giugno 2026</b></p> 
<p><b>ROMA - MADRID</b></p> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">08:00</td> 
   <td width="93%" valign="top">Partenza in aereo dall’Aeroporto internazionale di Roma/Fiumicino per Madrid</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td>&nbsp;</td> 
   <td><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/6/6/spagna-volo-andata.html">Saluto del Santo Padre ai giornalisti durante il volo diretto a Madrid</a></b></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">10:30</td> 
   <td width="93%" valign="top"><p>Arrivo all’Aeroporto internazionale “Adolfo Su&aacute;rez” Madrid/Barajas</p> <p><b><a href="https://www.youtube.com/watch?v=kwU5P9x3bz0">ACCOGLIENZA UFFICIALE</a></b></p> </td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">11:30</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.youtube.com/watch?v=bKcVz6TtZbQ">CERIMONIA DI BENVENUTO</a> </b>nel Palazzo Reale di Madrid</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">12:00</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b>VISITA DI CORTESIA ALLE LL.MM. I REALI DI SPAGNA</b></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">12:30</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/6/6/spagna-autorita.html">INCONTRO CON LE AUTORIT&Agrave;, CON LA SOCIET&Agrave; CIVILE E CON IL CORPO DIPLOMATICO</a></b>&nbsp;nel Palazzo Reale di Madrid</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">18:00</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/6/6/spagna-caritas-madrid.html">VISITA AGLI OPERATORI E ASSISTITI DAL PROGETTO SOCIALE “CEDIA 24 HORAS”</a></b> presso il Centro di Informazione e Accoglienza</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">20:30</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/6/6/spagna-veglia-giovani.html">VEGLIA DI PREGHIERA CON I GIOVANI</a> </b>in “Plaza de Lima”</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">&nbsp;</td> 
   <td width="93%" valign="top">&nbsp;</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<p>&nbsp;</p> 
<p style="text-align: center;"><b>Domenica, 7 giugno 2026</b></p> 
<p><b>MADRID</b></p> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">10:00</td> 
   <td width="93%" valign="top"><p><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/6/7/spagna-messa-madrid.html">SANTA MESSA</a> </b>in “Plaza de Cibeles”</p> <p>Processione del Corpus Domini</p> </td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">16:30</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b>INCONTRO PRIVATO CON I MEMBRI DELL’ORDINE AGOSTINIANO</b>&nbsp;nella Nunziatura Apostolica</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">18:00</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/6/7/spagna-mondo-cultura.html">INCONTRO “TESSERE RETI CON IL MONDO DELLA CULTURA, DELL’ARTE, DELL’ECONOMIA E DELLO SPORT”</a></b>&nbsp;nella “Movistar Arena”</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">19:30</td> 
   <td width="93%" valign="top">Cena presso la Residenza del Cardinale Arcivescovo di Madrid</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">&nbsp;</td> 
   <td width="93%" valign="top">&nbsp;</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<p>&nbsp;</p> 
<p style="text-align: center;"><b>Luned&igrave;, 8 giugno 2026</b></p> 
<p><b>MADRID</b></p> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">09:30</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b>INCONTRO CON IL PRESIDENTE DEL GOVERNO </b>nella Nunziatura Apostolica</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">10:30</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/6/8/spagna-parlamento.html">INCONTRO CON I MEMBRI DEL PARLAMENTO SPAGNOLO</a></b> al Congresso dei Deputati</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">11:30</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/6/8/spagna-vescovi.html">INCONTRO CON I VESCOVI DELLA SPAGNA</a></b>&nbsp;nella sede della Conferenza Episcopale</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">12:50</td> 
   <td width="93%" valign="top">Pranzo con i Vescovi nella Nunziatura Apostolica</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">18:00</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/6/8/spagna-almudena.html">PREGHIERA E OMAGGIO ALLA VERGINE DELL'ALMUDENA</a></b> nella Cattedrale di Santa Maria dell'Almudena</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">19:00</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/6/8/spagna-comunita-diocesana.html">INCONTRO CON LA COMUNIT&Agrave; DIOCESANA</a> </b>nello Stadio “Santiago Bernab&eacute;u”</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">&nbsp;</td> 
   <td width="93%" valign="top">&nbsp;</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p> 
<p style="text-align: center;"><b>Marted&igrave;, 9 giugno 2026</b></p> 
<p><b>MADRID - BARCELLONA</b></p> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">10:20</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/6/9/spagna-volontari.html">INCONTRO CON I VOLONTARI</a> </b>nel Padiglione 3 dell’IFEMA Madrid</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">11:10</td> 
   <td width="93%" valign="top"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=K-l0yZIeKWs">Partenza in aereo dall’Aeroporto internazionale “Adolfo Su&aacute;rez” Madrid/Barajas per Barcellona</a></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">12:25</td> 
   <td width="93%" valign="top"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=XRnFVsAP_gI">Arrivo all’Aeroporto internazionale “Josep Tarradellas” Barcellona/El Prat</a></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">13:00</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/6/9/spagna-preghiera-ora-media.html">PREGHIERA DELL’ORA MEDIA</a></b> nella Cattedrale della Santa Croce e Sant'Eulalia</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">20:00</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/6/9/spagna-veglia.html">VEGLIA DI PREGHIERA</a> </b>allo Stadio Olimpico “Llu&iacute;s Companys”</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">&nbsp;</td> 
   <td width="93%" valign="top">&nbsp;</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p> 
<p style="text-align: center;"><b>Mercoled&igrave;, 10 giugno 2026</b></p> 
<p><b>BARCELLONA - MONTSERRAT - BARCELLONA</b></p> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">10:50</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/6/10/spagna-visita-penitenziario.html">VISITA AL CENTRO PENITENZIARIO “BRIANS 1”</a></b></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">12:00</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/6/10/spagna-rosario.html">PREGHIERA DEL SANTO ROSARIO</a></b>&nbsp;nell’Abbazia di Nostra Signora di Montserrat</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">13:00</td> 
   <td width="93%" valign="top">Pranzo con la comunit&agrave; benedettina di Montserrat</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">16:30</td> 
   <td width="484" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/6/10/spagna-assistenza.html">INCONTRO CON LE REALT&Agrave; DI CARIT&Agrave; E ASSISTENZA DIOCESANE</a></b>&nbsp;nella Chiesa di San&nbsp;Agust&iacute;</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">19:30</td> 
   <td width="484" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/6/10/spagna-messa-sagrada-familia.html">SANTA MESSA</a> </b>nella Basilica della Sagrada Fam&iacute;lia<p>Inaugurazione della torre di Ges&ugrave; Cristo</p> </td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">&nbsp;</td> 
   <td width="93%" valign="top">&nbsp;</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p> 
<p style="text-align: center;"><b>Gioved&igrave;, 11 giugno 2026</b></p> 
<p><b>BARCELLONA – LAS PALMAS DE GRAN CANARIA</b></p> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">08:30</td> 
   <td width="93%" valign="top"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=M5lVyhdUkjA">Partenza in aereo dall’Aeroporto internazionale “Josep Tarradellas” Barcellona/El Prat per Las Palmas de Gran Canaria</a></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">10:50</td> 
   <td width="93%" valign="top"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=OHGoJCvNBsU">Arrivo alla base aerea di Gran Canaria/Gando</a></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">11:40</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/6/11/spagna-accoglienza-migranti.html">INCONTRO CON LE REALT&Agrave; DI ACCOGLIENZA DEI MIGRANTI</a></b>&nbsp;nel porto di Arguinegu&iacute;n</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">13:30</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/6/11/spagna-chiesa.html">INCONTRO CON I VESCOVI, I SACERDOTI, I DIACONI, I RELIGIOSI, LE RELIGIOSE, I SEMINARISTI E GLI OPERATORI PASTORALI</a> </b>nella Cattedrale di Sant’Anna</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">18:30</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/6/11/spagna-messa-gran-canaria.html">SANTA MESSA</a></b>&nbsp;nello Stadio di Gran Canaria</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">&nbsp;</td> 
   <td width="93%" valign="top">&nbsp;</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p> 
<p style="text-align: center;"><b>Venerd&igrave;, 12 giugno 2026</b></p> 
<p><b>LAS PALMAS DE GRAN CANARIA – SANTA CRUZ DE TENERIFE – ROMA</b></p> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">08:30</td> 
   <td width="93%" valign="top"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=RsWoxdekhMw">Partenza in aereo dalla base aerea di Gran Canaria/Gando per Santa Cruz de Tenerife</a></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">09:10</td> 
   <td width="93%" valign="top"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=77Q-gZwnkKE">Arrivo all’Aeroporto internazionale di “Tenerife Norte-Los Rodeos”</a></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">09:30</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/6/12/spagna-migranti.html">INCONTRO CON I MIGRANTI DEL CENTRO “LAS RA&Iacute;CES”</a></b></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">10:10</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/6/12/spagna-migranti-integrazione.html">INCONTRO CON LE REALT&Agrave; DI INTEGRAZIONE DEI MIGRANTI</a> </b>&nbsp;in “Plaza del Cristo de La Laguna ”</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">12:15</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/6/12/spagna-messa-tenerife.html">SANTA MESSA</a></b>&nbsp;nel porto di Santa Cruz de Tenerife</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">14:30</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.youtube.com/watch?v=JHXYbjAywO4">CERIMONIA DI CONGEDO</a> </b>presso l’Aeroporto internazionale di “Tenerife Norte-Los Rodeos”</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">15:00</td> 
   <td width="93%" valign="top">Partenza in aereo dall’Aeroporto internazionale di Tenerife per Roma</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">20:10</td> 
   <td width="93%" valign="top">Arrivo all'Aeroporto Internazionale di Roma/Fiumicino</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">&nbsp;</td> 
   <td width="93%" valign="top">&nbsp;</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<p>&nbsp;</p> 
<table cellspacing="0" cellpadding="0" border="0" width="308"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="308" valign="top" colspan="2"><b><i>Fuso orario</i></b></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="227" valign="top" height="21">&nbsp;</td> 
   <td width="81" valign="top" height="21">&nbsp;</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="227" valign="top">Roma</td> 
   <td width="81" valign="top">+2&nbsp; UTC</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="227" valign="top">Madrid</td> 
   <td width="81" valign="top">+2&nbsp; UTC</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="227" valign="top">Barcellona</td> 
   <td width="81" valign="top">+2&nbsp; UTC</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="227" valign="top">Las Palmas de Gran Canaria</td> 
   <td width="81" valign="top">+1&nbsp; UTC</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td>Tenerife</td> 
   <td>+1&nbsp; UTC</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<p>_____________________________</p> 
<p><i><a href="https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2026/05/06/0371/00740.html">Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede</a></i>, 6 maggio 2026</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Associazioni studentesche cattoliche tedesche (5 giugno 2026)]]></title><pubDate>Fri, 05 Jun 2026 11:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260605-katholische-studentenverbindungen.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260605-katholische-studentenverbindungen.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 05 Jun 2026 18:57:24 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle, benvenuti! Herzlich willkommen!</i></p> 
<p>Mi hanno detto che i tedeschi sono molto puntuali. Io vengo da fuori… Cari amici!</p> 
<p>Sono lieto di salutare tutti voi, membri delle associazioni studentesche cattoliche tedesche, che vi riunite per un convegno unitario, il <i>Cartellversammlung</i>, per la prima volta al di fuori della Germania. La scelta di radunarvi proprio qui, a Roma, e quindi <i>ad Petri Sedem</i>, &egrave; indicativa della fede cattolica che vi identifica, della comunione che ci lega come discepoli di Ges&ugrave;, dell’attivit&agrave; culturale che svolgete. Su questi tre aspetti porto volentieri l’attenzione per rinsaldare il vincolo di fraternit&agrave; che vi unisce, nonch&eacute; la comune dedizione alla Chiesa.</p> 
<p>Riguardo alla vostra identit&agrave; cattolica, la convinta appartenenza di fede si riflette nei quattro principi che reggono il vostro sodalizio: <i>religio</i>, <i>scientia</i>, <i>amicitia</i> e <i>patria</i>. Soprattutto davanti al dispotismo e alle ideologie del passato, la fede cattolica non &egrave; mai stata per voi una patina, n&eacute; un’etichetta, bens&igrave; lo stile di vita da condividere in ambiente universitario e lavorativo. Come lievito evangelico, la vostra amicizia matura costantemente in contesto scientifico e politico, nei diversi ambienti accademici, professionali e sociali. Questa dimensione comunitaria delle attivit&agrave; che coltivate va a vantaggio non solo della vostra nazione, ma dell’Europa intera, al centro della quale sta proprio la Germania.</p> 
<p>A questa centralit&agrave; geografica abbinate con rettitudine di cuore la centralit&agrave; culturale della persona umana, creatura di Dio e creatura di s&eacute;. Davanti alle sfide della rivoluzione tecnologica, prestate particolare cura allo studio e alla promozione della nostra comune umanit&agrave;. Nella sua irriducibile espressione vitale, maschile e femminile, la persona &egrave; infatti sempre relazione e limite, perci&ograve; chiamata a essere dono per l’altro e compito a s&eacute; stessa. Come l’esercizio della ragione, cos&igrave; la luce della fede illumina promesse e inganni del tempo presente, chiedendo a ciascuno di fare del nostro meglio per costruire una societ&agrave; giusta e pacifica.</p> 
<p>Riguardo allo spirito di comunione che anima quest’intento, ricordo con piacere il vostro motto: <i>In necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas</i>. Queste parole attestano il fondamento vero, il confronto critico, la costante dedizione che caratterizza il vostro sodalizio. La connessione tra membri di molte associazioni non si limita infatti a connettere saperi, ma matura in una stima reciproca. Non &egrave; ristretta alle idee ma diventa prassi collaborativa. Seguendo tutti il Cristo, unico Signore e Maestro di vita buona, voi rappresentate nella societ&agrave; i valori cattolici non come bandiere di parti, ma come beni comuni dell’umanit&agrave;. In Germania, in Italia e ovunque nel mondo la stessa fede cattolica rinsalda la nostra cooperazione, senza compromessi con le mode del momento, senza anteporre preferenze individualistiche alla comune Tradizione della Chiesa. Nella gioia della fraternit&agrave;, vi incoraggio dunque a promuovere l’evangelizzazione della cultura: le vostre organizzazioni universitarie coinvolgono sempre nuovi giovani perch&eacute; testimoniano passione, competenza e autentica amicizia cristiana.</p> 
<p>Riguardo dunque alla molteplice attivit&agrave; culturale che vi impegna, nei diversi campi di studio e di lavoro sperimentate che non si tratta solo di svolgere una professione (<i>Beruf</i>), ma di seguire una vocazione (<i>Berufung</i>). La ricerca della verit&agrave;, infatti, &egrave; un bene da desiderare e trasmettere: mentre la attuiamo con metodo, capiamo che nessun campo di studio si riduce a mera speculazione. Proprio perch&eacute; comporta l’esercizio sia dell’intelletto che della volont&agrave;, lo studio &egrave; piuttosto un’opera di dedizione, che chiede disciplina e conversione: una trasformazione della mente, che coltiviamo come terreno buono forgiando i nostri strumenti di lavoro. Esercitando le nostre migliori capacit&agrave;, diventiamo responsabili nei confronti della societ&agrave; senza farci abbagliare da carriere funzionali al profitto. Riconosciamo piuttosto che la cultura &egrave; il bene dell’uomo: la verit&agrave; fa liberi, mentre la menzogna falsifica i nomi e le cose. Davanti a ci&ograve; che disumanizza la vita, specie quando &egrave; pi&ugrave; piccola, povera o malata, vi chiedo di essere testimoni dell’umanesimo cristiano. In proposito, vi invito ad approfondire quel che disse <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it.html">Papa Benedetto XVI</a>, gi&agrave; membro eccellente della vostra Confederazione: sviluppate una coerente &laquo;ecologia dell’uomo. Anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2011/september/documents/hf_ben-xvi_spe_20110922_reichstag-berlin.html">Discorso al Parlamento federale</a></i>, 22 settembre 2011). L’ecologia integrale, tanto cara a <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> (cf. Lett. Enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html#10.">Laudato si’</a></i>, 10-11; 62), fa luce sul fatto che il mondo &egrave; materia colma di senso, non un’entit&agrave; inerte da plasmare secondo l’arbitrio o la sete di potere. Noi, infatti, non siamo casuali aggregati di particelle, ma corpi aperti alla trascendenza: orientando la nostra sete di vita e di giustizia, di saggezza e di amore scopriamo insieme la verit&agrave; nel sapere, nel fare e nel credere.</p> 
<p>In fondo, l’uomo cerca sempre Dio, ed Egli si rivela a noi come Salvatore. Non malgrado i nostri lavori, dunque, ma proprio attraverso quel che facciamo, maturiamo un legame con Dio, che diventa cammino verso la santit&agrave;. S&igrave;: la missione culturale dei cristiani &egrave; chiamata a trasformare la societ&agrave; e la storia verso questo culmine di vita buona, avente Dio al centro. Per intercessione di san Bonifacio, evangelizzatore della Germania siate testimoni di questa saggezza evangelica nella societ&agrave; tedesca ed europea. Con stima verso le vostre Associazioni, volentieri imparto su voi tutti e sui vostri cari la benedizione apostolica. Danke sehr!</p> 
<p>Preghiamo insieme: <i>Pater noster</i></p> 
<p>Benedizione</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Lettera del Santo Padre, a firma del Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, a S.Em.za il Card. Kevin J. Farrell in occasione dell’incontro sulla Pastorale degli anziani [Sala Pio XI di Palazzo di San Calisto, 10 giugno 2026] (5 giugno 2026)]]></title><pubDate>Fri, 05 Jun 2026 09:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/letters/2026/documents/20260605-lettera-pastorale-anziani.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/letters/2026/documents/20260605-lettera-pastorale-anziani.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 10 Jun 2026 11:19:04 +0200 --> <p><i>Eminenza Reverendissima</i>,</p> 
<p>a nome del Santo Padre e mio personale, sono lieto di rivolgere un caloroso saluto a Lei e al gruppo di esperti, convocati dal <a href="https://www.laityfamilylife.va/content/laityfamilylife/it.html">Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita</a> per riflettere sulla <a href="https://www.laityfamilylife.va/content/laityfamilylife/it/news/2026/un-ponte-verso-il-cielo--il-magistero-della-fragilita-nel-tempo-.html">pastorale degli anziani e in particolare sul tema “Un ponte verso il cielo. Il magistero della fragilit&agrave; nel tempo della forza”</a>.</p> 
<p>Nella societ&agrave; odierna la vecchiaia &egrave; una stagione complessa e ricca di prospettive, e per la Chiesa, che negli anziani ha sempre riconosciuto una presenza rilevante, questa iniziativa &egrave; certamente di grande significato.</p> 
<p>Oggi, in molte regioni del mondo, le persone in et&agrave; avanzata hanno spesso ancora molte energie da spendere a servizio della comunit&agrave;. Lo testimoniano le svariate forme di volontariato, fondamentali in tanti settori della vita ecclesiale.</p> 
<p>Oltre a questo, per&ograve;, l’anzianit&agrave; chiama in causa un aspetto pi&ugrave; profondo e importante della vita cristiana: quello del valore della debolezza (cfr <i>2Cor</i> 12,10).</p> 
<p>L’innalzamento della vita media delle persone comporta infatti un prolungamento dell’et&agrave; fragile della vecchiaia, e ci&ograve; pone la sfida di una riflessione sul senso di questa stagione dell’esistenza. Quale valore dare ai tanti anni che un uomo o una donna possono vivere in uno stato di debolezza fisica o mentale? Qual &egrave; la prospettiva cristiana con cui abitare questo tempo? Come annunciare che la vita umana conserva sempre, in tutte le sue fasi, la sua “dignit&agrave; infinita”? <a name="_ftnref1" href="#_ftn1" class=" cleaner">[1]</a> La riflessione che oggi, coi vostri lavori, avviate, pu&ograve; aiutare a rispondere a queste e ad altre domande che interpellano la nostra responsabilit&agrave;.</p> 
<p>Il <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/leone-xiv.html">Santo Padre Leone XIV</a> ha affermato che la fragilit&agrave; &egrave; &laquo;parte della meraviglia che siamo&raquo;. <a name="_ftnref2" href="#_ftn2" class=" cleaner">[2]</a> Essa ha dunque un valore spirituale e comunitario, ricordandoci che siamo dipendenti gli uni dagli altri e bisognosi di Dio.</p> 
<p><a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a> ne parlava come di un “magistero”, <a name="_ftnref3" href="#_ftn3" class=" cleaner">[3]</a> che ha molto da insegnare all’umanit&agrave; del nostro tempo. Gli anziani, nell’accettazione serena dei limiti legati al passare degli anni, senza nasconderli n&eacute; vergognarsene, possono essere maestri di vita, capaci di mostrare a tutti — e specialmente ai giovani — che il valore di un’esistenza non si misura col metro dell’efficienza o dell’autosufficienza, ma in base alla capacit&agrave; di amare e di lasciarsi amare, di donare e di ricevere.</p> 
<p>La vecchiaia, allora, si connota come tempo di grazia, da vivere nella preghiera, nel servizio, nella tenerezza, nella memoria custodita e trasmessa: una benedizione per le generazioni a venire. Ci&ograve; fa della fragilit&agrave; un luogo teologico, <a name="_ftnref4" href="#_ftn4" class=" cleaner">[4]</a> secondo le parole di San Paolo: &laquo;Quello che &egrave; stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che &egrave; debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti […] perch&eacute;, come sta scritto,&nbsp; <i>chi si vanta, si vanti nel Signore</i>&raquo; ( <i>1Cor </i>1,27.31).</p> 
<p>La societ&agrave; in cui viviamo &egrave; dominata dalla logica della prestazione e della competizione, per cui la forza &egrave; concepita come esibizione di potenza e tende a degenerare nella prevaricazione. Lo vediamo negli scenari internazionali, dove, tragicamente, la guerra &egrave; tornata ad essere uno strumento strategico diffuso. <a name="_ftnref5" href="#_ftn5" class=" cleaner">[5]</a> Ma ce ne accorgiamo anche osservando tra le pieghe ordinarie del vissuto, nel modo in cui ci rapportiamo gli uni agli altri. Sempre pi&ugrave;, infatti, nella vita quotidiana, si riscontrano segni di una mentalit&agrave; che confonde la forza con la prepotenza e la mitezza con la debolezza.</p> 
<p>Di fronte a questi atteggiamenti, la Chiesa continua a proporre il messaggio evangelico: quello che dice beati i miti e gli umili di cuore (cfr <i>Mt</i> 5,5; 11,29), e che promuove una pace disarmata e disarmante, <a name="_ftnref6" href="#_ftn6" class=" cleaner">[6]</a> riconoscendo in Dio il Padre di tutti e negli altri non dei nemici, ma dei fratelli. I membri anziani delle nostre comunit&agrave; sono, per esperienza e saggezza di vita, i primi e pi&ugrave; autorevoli testimoni di questa visione cristiana dell’uomo.</p> 
<p>Mi faccio dunque latore dei migliori auspici di Sua Santit&agrave;, affinch&eacute; il vostro lavoro possa contribuire a promuovere, nei confronti delle persone anziane e del tempo benedetto della vecchiaia, rinnovati atteggiamenti di rispetto, di gratitudine e di stima, e a risvegliare in chi &egrave; avanti negli anni la responsabilit&agrave; di trasmettere alle generazioni future sani e solidi valori. Invocando la materna intercessione della Vergine Maria, Egli imparte di cuore a Lei, ai Collaboratori e a tutti i partecipanti all’evento la Benedizione apostolica.</p> 
<p>Augurando a mia volta la buona riuscita dell’iniziativa, mi valgo della circostanza per confermarmi con sensi di distinto ossequio</p> 
<p style="text-align: left;"><i>Dal Vaticano, 5 giugno 2026</i></p> 
<p style="text-align: center;">dell’Eminenza Vostra Rev.ma dev.mo nel Signore<br /> Pietro Card. Parolin<br /> <i>Segretario di Stato</i></p> 
<div>
 <hr align="left" size="1" width="33%" /> 
 <br /> 
 <div>
  <p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1" class=" cleaner">[1]</a> Cfr Dicastero per la Dottrina Della Fede, Dich. <i><a href="https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_ddf_doc_20240402_dignitas-infinita_it.html">Dignitas Infinita</a></i>, 2 aprile 2024, 1.</p> 
  <p><a name="_ftn2" href="#_ftnref2" class=" cleaner">[2]</a> Leone XIV, <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2025/documents/20250803-omelia-giubileo-giovani.html">Omelia nella Santa Messa per il Giubileo dei giovani</a></i>, Tor Vergata, 3 agosto 2025.</p> 
  <p><a name="_ftn3" href="#_ftnref3" class=" cleaner">[3]</a> Cfr Francesco, <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2022/documents/20220601-udienza-generale.html">Udienza Generale</a></i>, 1&deg; giugno 2022.</p> 
  <p><a name="_ftn4" href="#_ftnref4" class=" cleaner">[4]</a> Cfr Francesco, <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2021/june/documents/papa-francesco_20210607_sacerdoti-sanluigi-deifrancesi.html">Discorso ai Sacerdoti del Convitto San Luigi dei Francesi</a></i>, 7 giugno 2021.</p> 
  <p><a name="_ftn5" href="#_ftnref5" class=" cleaner">[5]</a> Cfr Leone XIV, <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/january/documents/20260109-corpo-diplomatico.html">Discorso al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede</a></i>, 9 gennaio 2026.</p> 
  <p><a name="_ftn6" href="#_ftnref6" class=" cleaner">[6]</a> Cfr Leone XIV, <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/peace/documents/20251208-messaggio-pace.html">Messaggio per la LIX Giornata Mondiale della Pace</a></i>, 1&deg; gennaio 2026.</p> 
 </div> 
</div>]]></description></item><item><title><![CDATA[Udienza Generale del 3 giugno 2026 - I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione Sacrosanctum Concilium. 3. <i>Il rito, il segno, il simbolo</i>]]></title><pubDate>Wed, 03 Jun 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260603-udienza-generale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260603-udienza-generale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 03 Jun 2026 11:09:13 +0200 --> <p><b>I Documenti del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>. II. Costituzione <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html"><i>Sacrosanctum Concilium</i></a>. 3.<i>&nbsp;Il rito, il segno, il simbolo</i></b></p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>proseguendo le catechesi sulla Costituzione conciliare <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html"><i>Sacrosanctum Concilium</i></a>&nbsp;(<i>SC</i>), vogliamo soffermarci a riflettere su alcuni elementi costitutivi della sacra liturgia, quali il rito, il segno e il simbolo.</p> 
<p>Il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>, facendo tesoro del prezioso lavoro del Movimento liturgico, ci ha aiutato a riscoprire una verit&agrave; molto viva nella coscienza della Chiesa antica e nell’insegnamento dei Padri. I riti della liturgia cristiana non sono un rivestimento esteriore del mistero sacramentale, un insieme di cerimonie arbitrarie, ma sono la mediazione ecclesiale attraverso cui il dono divino ci raggiunge. Proprio per questo il Concilio invita a comprendere il <i>Mysterium fidei </i>che si attua nella liturgia attraverso i riti e le preghiere (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#48">SC</a></i>, 48).</p> 
<p>Il rito d&agrave; forma all’azione liturgica e, attraverso di essa, alla nostra vita, generando in noi una sensibilit&agrave; spirituale che ci rende capaci di gustare la presenza di Dio per mezzo di Ges&ugrave; Cristo. Naturalmente ci&ograve; avviene se noi non restiamo estranei o muti spettatori (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#48">ibid</a></i>.) rispetto alla liturgia, ma vi partecipiamo con tutto noi stessi – corpo, mente e cuore –, in obbedienza al comando del Signore. Attraverso il sacro rito veniamo cos&igrave; formati all’ascolto della Parola di Dio, al rendimento di grazie e all’adorazione, alla condivisione fraterna e alla comunione ecclesiale. Scopriamo di essere un’assemblea dai molti volti, riunita dalla stessa fede.</p> 
<p>Il rito ci coinvolge in una sequenza di gesti e di preghiere ben definita, che talora pu&ograve; contrastare con la nostra individuale tendenza alla spontaneit&agrave;. La sua logica, per&ograve;, non &egrave; quella di imbrigliare la libert&agrave; in schemi. Al contrario, con la sobriet&agrave; solenne dei suoi ritmi, il rito interrompe attivit&agrave; frenetiche, riconducendoci all’essenziale. Scopriamo cos&igrave; un’altra dimensione dell’agire, non guidata da calcoli produttivi, e un’altra esperienza del tempo e dello spazio. Nel rito sperimentiamo una logica di gratuit&agrave;, troviamo una sosta che rigenera il cuore, riconosciamo di essere preceduti dalla grazia divina, impariamo a vivere in un ritmo abitato dallo Spirito Santo.</p> 
<p>La grammatica del rito &egrave; intessuta dei segni e dei simboli propri della liturgia. In essa, come afferma il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio</a>, &laquo;la santificazione dell’uomo &egrave; significata per mezzo di segni sensibili e realizzata in modo proprio a ciascuno di essi&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#7">SC</a></i>, 7). Il <i><a href="https://www.vatican.va/archive/catechism_it/index_it.htm">Catechismo della Chiesa Cattolica</a></i> approfondisce il valore di questi segni, ricordando che &laquo;il loro significato nell’opera della creazione e nella cultura umana, si precisa negli eventi dell’Antica Alleanza e si rivela pienamente nella persona e nell’opera di Cristo&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/archive/catechism_it/p2s1c2a1_it.htm#II.%20Come%20celebrare?">n. 1145</a>). Emblematico &egrave; il segno dell’acqua: dalle origini della creazione al diluvio, dal passaggio del Mar Rosso al Giordano, fino all’acqua che sgorga dal costato di Cristo e diventa segno sacramentale dell’immersione nella sua morte e risurrezione.</p> 
<p>“Segno” e “simbolo” sono termini che spesso vengono usati come sinonimi. In realt&agrave;, un segno &egrave; simbolico quando &egrave; capace di rimandare non solo a un’idea, ma a un intero sistema di significati e di valori. Cos&igrave;, ad esempio, quando siamo aspersi con l’acqua benedetta si ravviva in noi la coscienza del dono ricevuto con il Battesimo e la nostra adesione alla vita nuova in Cristo. In secondo luogo, i simboli hanno essenzialmente un carattere pratico, essendo anzitutto azioni: pi&ugrave; semplici e comuni, come l’inginocchiarsi e darsi la pace, o pi&ugrave; impegnative, come gli atti costitutivi di ogni Sacramento. Soprattutto, i simboli hanno una singolare dimensione performativa e trasformante, sia verso gli elementi materiali che li compongono, sia verso coloro che vi entrano in contatto, generando appartenenza, toccando il cuore e la mente, suscitando autentiche relazioni ecclesiali.</p> 
<p>Nella Lettera Apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_letters/documents/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html">Desiderio desideravi</a></i>, <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>, facendo propria un’affermazione di Romano Guardini, individuava &laquo;il primo compito del lavoro di formazione liturgica: l’uomo deve diventare nuovamente capace di simboli&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_letters/documents/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#44">n. 44</a>). Abbiamo bisogno di lasciarci educare dai riti della liturgia, curando con mano fine e senza arbitrariet&agrave; la bellezza delle nostre celebrazioni e impegnandoci in un’autentica mistagogia. L’esperienza di una liturgia viva e devota, accompagnata da un’opportuna catechesi mistagogica, &egrave; la migliore risorsa per risvegliare in tutti quell’apertura all’incontro con Dio che, nella logica dell’incarnazione, pu&ograve; avvenire solo coinvolgendo tutto l’uomo: spirito, anima e corpo (cfr <i>1Ts</i> 5,23).</p> 
<p>________________________</p> 
<p><b>Saluti</b></p> 
<p>Je salue cordialement les p&egrave;lerins de langue fran&ccedil;aise, en particulier les jeunes venus de l’&icirc;le Maurice et de France. Fr&egrave;res et sœurs, puissent vos liturgies, par leur beaut&eacute; et leur solennit&eacute;, &ecirc;tre toujours centr&eacute;es sur le myst&egrave;re et porter vos &acirc;mes &agrave; la contemplation de Dieu Trinit&eacute;. Qu’elles construisent et manifestent l’unit&eacute; de l’&Eacute;glise dans une authentique et accueillante charit&eacute;. Que Dieu vous b&eacute;nisse et qu’Il b&eacute;nisse vos familles.</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese, in particolare i giovani provenienti da Mauritius e dalla Francia. Fratelli e sorelle, possano le vostre liturgie, con la loro bellezza e solennit&agrave;, essere sempre incentrate sul Mistero e portare le vostre anime alla contemplazione di Dio Trinit&agrave;. Possano costruire e manifestare l’unit&agrave; della Chiesa in un’autentica e accogliente carit&agrave;. Dio benedica voi e le vostre famiglie</i>.]</p> 
<p>I greet all the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, particularly the groups from England, Sweden, Australia, Indonesia, Myanmar, the Philippines, South Korea, Canada, and the United States of America. I greet in particular the scholars and participants in the conference “Revising the World Medical Association Declaration of Taipei” and the organizing partners of the Global Summit, “Fostering Hope for Children.”&nbsp; As we prepare for the Solemnity of the Most Holy Body and Blood of Christ, let us be strengthened by this divine gift and become witnesses of his love to all we encounter.&nbsp; God bless you!</p> 
<p>Ein herzliches Willkommen den deutschsprachigen Pilgern. Ich w&uuml;nsche euch einen guten Aufenthalt in der Ewigen Stadt, der euch helfen m&ouml;ge, im Glauben zu wachsen. Besonders gr&uuml;&szlig;e ich die <i>Vereinigung der &Ouml;sterreicher in Rom</i>, die ihr hundertj&auml;hriges Bestehen feiert.</p> 
<p>[<i>Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua tedesca. Vi auguro un buon soggiorno nella Citt&agrave; Eterna che vi aiuti a progredire nella Fede. In modo particolare vorrei salutare l’</i>Associazione degli Austriaci in Roma<i>, che festeggia il centenario della sua fondazione</i>. Willkommen!]</p> 
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua espa&ntilde;ola. Los invito a dejarse formar por los ritos de nuestras celebraciones, participando activamente en ellos, para que estos verdaderamente sean un encuentro vivo con el Se&ntilde;or. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.</p> 
<p>我向讲中文的人们致以诚挚的问候。亲爱的弟兄姐妹们，愿你们切莫倦怠，无论何处，成为友爱与和平的见证者。我衷心地降福你们！</p> 
<p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, non stancatevi di essere dappertutto testimoni di fraternit&agrave; e di pace. Vi benedico di cuore</i>.]</p> 
<p>Saudos com cordialidade a todos os peregrinos de l&iacute;ngua portuguesa! Queridos irm&atilde;os e irm&atilde;s, neste m&ecirc;s dedicado ao Sagrado Cora&ccedil;&atilde;o de Jesus, aproximemo-nos da fonte da miseric&oacute;rdia e da ternura de Deus, para que o Ressuscitado transforme o nosso cora&ccedil;&atilde;o, tornando-o mais paciente, generoso e compassivo. Que o Senhor vos aben&ccedil;oe!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente tutti i pellegrini di lingua portoghese! Cari fratelli e sorelle, in questo mese dedicato al Sacro Cuore di Ges&ugrave;, avviciniamoci alla fonte della misericordia e della tenerezza di Dio, affinch&eacute; il Risorto trasformi il nostro cuore, rendendolo pi&ugrave; paziente, generoso e compassionevole. Il Signore vi benedica!</i>]</p> 
<p style="text-align: right;"><span class="arabic">أُحيِّي المُؤمِنِينَ النَّاطِقِينَ باللُغَةِ العَرَبِيَّة، وخاصَّةً الكَهَنَةَ والرُّهبانَ القادِمينَ مِن الشَّرقِ الأوسَط. الرُّوحُ القُدُس هو مُرشِدُنا وسَنَدُنا في مَسِيرَةِ حَياتِنا. لِنَفتَحْ قَلبَنا لَهُ لِكَي يَهدِينا إلى الحَقِّ ويَملأَنا بِسَلامِ المَسِيح. بارَكَكُم الرَّبُّ جَميعًا وَحَماكُم دائِمًا مِن كلِّ شَرّ!</span></p> 
<p>[<i>Saluto i fedeli di lingua araba, in particolare i sacerdoti e i religiosi provenienti dal Medio Oriente. Lo Spirito Santo &egrave; la nostra guida e il nostro sostegno nel cammino della vita. Apriamo il nostro cuore a Lui perch&eacute; ci conduca alla verit&agrave; e ci riempia della pace di Cristo. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!‎</i>]</p> 
<p>Serdecznie pozdrawiam Polak&oacute;w! Począwszy od uroczystości Bożego Ciała i w kolejnych dniach będziecie oddawać szczeg&oacute;lną cześć Chrystusowi obecnemu w Eucharystii. Niech udział w procesjach eucharystycznych – zwłaszcza rodzin, dzieci i młodzieży – będzie odważnym świadectwem wiary i przypomina wszystkim, że B&oacute;g jest obecny pośr&oacute;d swego ludu oraz towarzyszy mu w codziennym życiu. Wszystkich was błogosławię!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i polacchi! A partire dalla Solennit&agrave; del </i>Corpus Domini<i> e nei giorni successivi renderete un culto particolare a Cristo presente nell’Eucaristia. La partecipazione alle processioni eucaristiche – soprattutto da parte delle famiglie, dei bambini e dei giovani – sia una coraggiosa testimonianza di fede e ricordi a tutti che Dio &egrave; presente in mezzo al suo popolo e lo accompagna nella vita quotidiana. Vi benedico tutti!</i>]</p> 
<p style="text-align: center;">* * *</p> 
<p>Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto le Figlie del Sacro Cuore di Ges&ugrave;, i Membri della Famiglia Monfortana e le Suore di Nostra Signora del Cenacolo, incoraggiando ad essere un segno di speranza per quanti sono assetati di Dio, della sua verit&agrave; e della sua pace. Una particolare parola desidero riservare ai Sacerdoti e ai Religiosi del Medio Oriente: accompagno con la mia preghiera e la mia benedizione il vostro ministero e le attese dei rispettivi Paesi.</p> 
<p>Mi rivolgo, infine, ai&nbsp;giovani, ai&nbsp;malati&nbsp;e agli&nbsp;sposi novelli. Questa settimana si celebra la solennit&agrave; del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, o, secondo la pi&ugrave; nota formulazione latina, la solennit&agrave; del&nbsp;<i>Corpus Domini</i>.&nbsp;Nell’Eucaristia contempliamo Ges&ugrave; pane spezzato e donato per ciascuno di noi. Espressione della piet&agrave; eucaristica popolare sono le processioni con il Santissimo Sacramento che si svolgono nelle strade di tanti paesi; a tale proposito, incoraggio a mantenere viva questa bella manifestazione di pubblica testimonianza della fede.</p> 
<p>A tutti la mia benedizione!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Delegazione dell’“Association of Catholic Colleges and Universities” (3 giugno 2026)]]></title><pubDate>Wed, 03 Jun 2026 09:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260603-accu.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260603-accu.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 04 Jun 2026 19:42:18 +0200 --> <p></p>
<p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi.</p> 
<p>Buongiorno a tutti voi, e benvenuti in questa buia e piovosa mattinata a Roma. Oggi la luce splende da dentro!</p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle in Cristo,</i></p> 
<p>sono lieto di salutarvi in occasione del Seminario 2026 della Association of Catholic Colleges and Universities, che si svolge a Roma. Come presidenti e rettori di queste Istituzioni, confido che l’esperienza vissuta qui, nel cuore della Chiesa, servir&agrave; a rafforzare la vostra fede e a rinnovare il vostro impegno per la missione universale della Chiesa. In particolare, vista la vostra dedizione al compito educativo, prego perch&eacute; i vostri cuori siano sempre pi&ugrave; affascinati dalla bellezza della verit&agrave; e dalla grandezza dell’umanit&agrave;, creata da Dio e redenta da Cristo.</p> 
<p>Alla luce della Lettera enciclica che ho recentemente pubblicato, vorrei rivolgervi alcune parole riguardanti l’importanza fondamentale dell’educazione cattolica nel mondo di oggi. Una delle sfide che il mondo dell’educazione sta attualmente affrontando &egrave; la crescente frammentazione della conoscenza. Mentre &egrave; facile trovare gente esperta in un determinato campo di studi, molte di queste persone “faticano a dare un orientamento alla propria vita, anche a causa dell’incapacit&agrave; di connettere le informazioni e le conoscenze, e di non perderne l’orizzonte di senso” (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#scuola">Magnifica humanitas</a></i>, n. 146). Spesso mancano di una visione globale della realt&agrave; in grado di unire non solo i vari campi della conoscenza, ma anche i molteplici aspetti della vita e i desideri pi&ugrave; profondi del cuore umano.</p> 
<p>L’educazione cattolica ha un ruolo particolarmente importante da svolgere a questo riguardo. Quando giovani uomini e donne si iscrivono ai vostri college e alle vostre universit&agrave; con l’intenzione di conseguire una laurea specifica, spesso spinti dalle prospettive lavorative future, spetta a voi il nobile compito di orientare quel desiderio di conoscenza di modo che possano anche “imparare a cercare e amare la verit&agrave;, a interrogarsi sul senso della vita e sulla dignit&agrave; di ogni persona” (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#scuola">Ibidem</a>,&nbsp;</i>n. 143). Non &egrave; un’impresa facile. Come tutti ben sapete, la ricerca della verit&agrave; non richiede solo apprendimento e accompagnamento, ma anche grande sforzo (cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Un%E2%80%99alleanza_educativa_per_l%E2%80%99era_digitale">Ibidem</a></i>, n. 139). A meno che l’educazione cattolica non infonda negli studenti un’autentica passione per la verit&agrave; — e non solo per la verit&agrave; intellettuale, ma anche per la Verit&agrave; che &egrave; Cristo stesso (cfr. <i>Gv</i>&nbsp; 14, 6) —, difficilmente possiamo aspettarci che le persone siano disposte a compiere lo sforzo necessario per riconoscere la verit&agrave; e adeguare la propria vita di conseguenza. Di fatto, le istituzioni cattoliche sono chiamate a essere “un ambiente vivo in cui la visione cristiana permea ogni disciplina e ogni interazione” (Lettera apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_letters/documents/20251027-disegnare-nuove-mappe.html">Disegnare nuove mappe di speranza</a></i>, n. 5.2). La vostra autenticit&agrave; come veri discepoli di Cristo certamente vi aiuter&agrave; nel trasmettere il Vangelo vivente in modo tale che quanti vi sono affidati possano davvero incontrare il Signore e scoprire nella fede cattolica la visione unificante che solo la Verit&agrave; pu&ograve; dare.</p> 
<p>Da un punto di vista pi&ugrave; pratico o pedagogico, i recenti progressi tecnologici pongono anche numerose sfide al mondo dell’educazione. L’uso diffuso dell’intelligenza artificiale rende sempre pi&ugrave; difficile valutare il lavoro degli studenti, costringendo gli educatori ad adattare i propri metodi in modo creativo per assicurare la formazione umana integrale di quanti sono affidati alle loro cure, anche se spesso ci&ograve; comporta un carico di lavoro maggiore per gli insegnanti. In questo senso, dobbiamo essere disposti a investire generosamente nell’educazione delle generazioni future. &Egrave; essenziale che i giovani uomini e le giovani donne imparino a rapportarsi in modo positivo con le nuove tecnologie, sviluppando al tempo stesso le loro doti e capacit&agrave; donate da Dio di ragionare, di pensare in modo critico e affidare la conoscenza alla memoria, preparandoli in tal modo a plasmare in modo responsabile il mondo a venire (cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#scuola">Magnifica humanitas</a></i>, n. 145).</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, mentre continuate a svolgere la missione evangelizzatrice della Chiesa, &egrave; mia speranza che gli studenti possano sempre trovare nelle vostre Istituzioni la sana dottrina (cfr. <i>2 Tm</i>&nbsp; 4, 3)&nbsp;affidata alla Chiesa, che servir&agrave; come vero e duraturo fondamento non solo per la loro vita, ma anche per il futuro della nazione. Ringraziandovi per la vostra presenza qui e per la vostra dedizione all’educazione cattolica, imparto di cuore la mia Benedizione Apostolica, che estendo volentieri alle persone, alle comunit&agrave; e alle Istituzioni che rappresentate. Molte grazie.</p> 
<p></p> 
<p>________________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-06/quo-125/accanto-ai-giovani-nella-ricerca-della-verita-nell-era-dell-int.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 125, mercoled&igrave; 3 giugno&nbsp; 2026, p. 4.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Videomessaggio "Prega con il Papa" - Giugno 2026: Per i valori dello sport ]]></title><pubDate>Tue, 02 Jun 2026 15:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/prayers/documents/20260602-popesprayer-giugno.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/prayers/documents/20260602-popesprayer-giugno.html</guid><description><![CDATA[<!-- Tue, 02 Jun 2026 13:08:29 +0200 --> <p style="text-align: center;"><b>GIUGNO:&nbsp;Per i valori dello sport</b></p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.</p> 
<p>Signore della vita,<br /> ti ringraziamo per il dono dello sport,<br /> per coloro che glorificano Dio con l’esercizio del corpo,<br /> per le amicizie che nascono sul campo<br /> e per la gioia di giocare in squadra.</p> 
<p>Tu ci insegni che nella vita, come nel gioco,<br /> nessuno si salva da solo.<br /> Abbiamo bisogno degli altri per crescere,<br /> per imparare il rispetto, superare i limiti<br /> e celebrare insieme le vittorie raggiunte.</p> 
<p>Ti chiediamo che lo sport sia sempre<br /> una scuola di fraternit&agrave; e non di sterile rivalit&agrave;,<br /> uno spazio d’incontro e non d’esclusione,<br /> una via di pace e non di violenza.</p> 
<p>Fa’ che chi gioca, allena o sostiene<br /> scopra nello sport un linguaggio universaleche a<br /> vvicina le culture, unisce i popoli,<br /> e semina rispetto, solidariet&agrave; e crescita personale.</p> 
<p>Signore Ges&ugrave;,<br /> fa’ che ogni sport sia parabola di una vita vissuta con Te,<br /> collaborando con impegno e gioia,<br /> vivendo con umilt&agrave; nella sconfitta<br /> e con gratitudine nella vittoria che ci offri nella tua Risurrezione.</p> 
<p>Che non ci manchi mai il tuo Spirito,<br /> che ci rende un’unica squadra, unita a Te,<br /> per costruire comunione e fraternit&agrave; nella storia.</p> 
<p>Amen.</p> 
<p style="text-align: center;">&nbsp;__________________________</p> 
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.popesprayer.va/it/pregaconilpapa/">Rete Mondiale di Preghiera del Papa</a></p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Chirografo del Santo Padre per l’istituzione della Fondazione “Fratello Sole” e Statuto della Fondazione (1° giugno 2026)]]></title><pubDate>Mon, 01 Jun 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/letters/2026/documents/20260601-chirografo-fratello-sole.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/letters/2026/documents/20260601-chirografo-fratello-sole.html</guid><description><![CDATA[<!-- Tue, 02 Jun 2026 13:03:39 +0200 --> <p>Con la Lettera Apostolica in forma di <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/motu_proprio/documents/20240621-fratello-sole.html">Motu Proprio “<i>Fratello Sole</i>”</a>, del 21 giugno 2024, il mio venerato predecessore <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>, ritenuto che “Occorre operare una transizione verso un modello di sviluppo sostenibile …”, ha affidato al Presidente del <a href="https://www.vaticanstate.va/it/stato-governo/struttura-del-governatorato/governatorato.html">Governatorato dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano</a> e al Presidente dell’<a href="https://www.vatican.va/content/romancuria/it/organismi-economici/amministrazione-del-patrimonio-della-sede-apostolica.index.html#organismi-economici">Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica</a> “l’incarico di realizzare un impianto agrivoltaico ubicato all’interno della zona extraterritoriale di Santa Maria di Galeria che assicuri, non soltanto l’alimentazione elettrica della stazione radio ivi esistente, ma anche il completo sostentamento energetico dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano. Per l’espletamento di tale incarico, con lo stesso Motu Proprio il Presidente del Governatorato dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano e il Presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica sono stati nominati Commissari Straordinari con piena capacit&agrave; di compiere i necessari atti di ordinaria e straordinaria amministrazione”.</p> 
<p>Tenuto conto del suddetto <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/motu_proprio/documents/20240621-fratello-sole.html">Motu Proprio</a> e del conseguente accordo sottoscritto con l’Autorit&agrave; italiana il 31 luglio 2025 ed entrato in vigore il 27 maggio 2026 ritengo necessario procedere con sollecitudine a rendere visibile e concreto questo impegno e a tal fine costituisco la Fondazione “Fratello Sole”.</p> 
<p>La Fondazione rappresenta un segno di speranza per il futuro e un esempio di come sia possibile conciliare la produzione energetica e l’agricoltura rispettando e proteggendo l’ambiente, in conformit&agrave; ai principi della sostenibilit&agrave; ambientale e della cura della casa comune contenuti nell’Enciclica <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html">Laudato si'</a></i>&nbsp;nell’esortazione <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/20231004-laudate-deum.html">Laudate Deum</a></i>, nel Motu Proprio “<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/motu_proprio/documents/20240621-fratello-sole.html">Fratello Sole</a></i>” e, pi&ugrave; in generale, nel Magistero sociale della Chiesa.</p> 
<p>La Fondazione ha sede legale nello Stato della Citt&agrave; del Vaticano e piena attivit&agrave; operativa nella zona extraterritoriale di Santa Maria di Galeria. Stabilisco che detto Ente sia retto da un proprio Statuto, che contemporaneamente approvo e che viene emanato con il presente chirografo. Per il primo triennio, nomino il Presidente del Governatorato dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano e il Presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, rispettivamente, Presidente e Vice Presidente, conferendo ai due summenzionati i poteri previsti dallo Statuto.</p> 
<p><i>Dal Vaticano, il 1&deg; giugno dell’anno 2026, secondo del Pontificato.<br /> &nbsp;</i></p> 
<p style="text-align: center;">LEONE PP. XIV</p> 
<p style="text-align: center;">____________________________</p> 
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p> 
<p style="text-align: center;"><span class="color-text"><b><a name="STATUTO"></a>STATUTO<br /> FONDAZIONE “FRATELLO SOLE”</b></span></p> 
<div class="INVISIBILE">
 <span class="color-text">.</span>
 <p style="text-align: center;"><b>Art. 1 - Natura giuridica, sede e durata</b></p> 
 <p>&sect;1 La Fondazione “Fratello Sole” &egrave; costituita congiuntamente dal Governatorato dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano e dall’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, in attuazione della volont&agrave; del Romano Pontefice quale risultante dal <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/motu_proprio/documents/20240621-fratello-sole.html">Motu Proprio “<i>Fratello Sole”,</i> del 21 giugno 2024</a>.</p> 
 <p>&sect;2 La Fondazione &egrave; dotata di personalit&agrave; giuridica pubblica vaticana, edi propria autonomia patrimoniale, tecnica, amministrativa e contabile.</p> 
 <p>&sect;3 La Fondazione ha sede nello Stato della Citt&agrave; del Vaticano presso il Governatorato, il Consiglio di Amministrazione potr&agrave; istituire sedi secondarie o uffici anche all’estero.<br /> &nbsp;</p> 
 <p style="text-align: center;"><b>Art. 2 - Rappresentanza dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano e della Santa Sede</b></p> 
 <p>&sect;1 La Fondazione designa i membri che rappresenteranno la Santa Sede nell’organismo paritetico previsto all’art. 3, comma 3, dell’Accordo tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede del 31 luglio 2025.</p> 
 <p>&sect;2 Rappresentanti dalla Fondazione potranno integrare la delegazione della Santa Sede negli organismi internazionali nel settore dell’energia sostenibile, dell’agricoltura, della tutela ambientale; potranno partecipare a programmi e progetti di sviluppo, nei propri ambiti di competenza e finalit&agrave; istituzionali.<br /> &nbsp;</p> 
 <p style="text-align: center;"><b>Art. 3 – Scopi e attivit&agrave;</b></p> 
 <p>&sect;1 La Fondazione persegue finalit&agrave; di interesse pubblico nell’ambito della sostenibilit&agrave; energetica, della tutela ambientale e dell’uso responsabile delle risorse naturali e agricole, in conformit&agrave; ai principi della dottrina sociale della Chiesa, nonch&eacute; agli indirizzi contenuti nell’Enciclica <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html">Laudato si'</a></i>, nell’Esortazione Apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/20231004-laudate-deum.html">Laudate Deum</a></i> e nel Motu Proprio <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/motu_proprio/documents/20240621-fratello-sole.html">Fratello Sole</a>, </i>del 21 giugno 2024.</p> 
 <p>&sect;2 Provvede alla costruzione e gestione, anche finanziaria, diretta ed indiretta del costituendo impianto agrivoltaico di cui all’articolo 1 dell’Accordo tra la Santa Sede e la Repubblica italiana per un impianto agrivoltaico a Santa Maria di Galeria, del 31 luglio 2025 (Accordo), che a tal fine verr&agrave; concessa dall’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica.</p> 
 <p>&sect;3 La Fondazione curer&agrave;, direttamente o indirettamente, la produzione, distribuzione, vendita, fornitura e monitoraggio di energia elettrica per l’approvvigionamento dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano, degli immobili di cui agli articoli 14, 15 e 16 del Trattato dell’11 febbraio 1929 e comunque degli Enti ed Istituzioni collegate con la Santa Sede o facenti parte del bilancio consolidato della Santa Sede.</p> 
 <p>&sect;4 In funzione delle necessit&agrave; energetiche e della sostenibilit&agrave; del sistema, la Fondazione potr&agrave; altres&igrave; promuovere, realizzare e gestire ulteriori impianti agrivoltaici o altra fonte rinnovabile in altri siti che verranno individuati, in base alle esigenze della Santa Sede e dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano.</p> 
 <p>&sect;5 La Fondazione, per il raggiungimento del proprio scopo, potr&agrave;, in particolare:</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">a. svolgere, anche in maniera continuativa, attivit&agrave; di raccolta fondi da destinarsi alla propria finalit&agrave; istituzionale;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">b. costituire e partecipare a societ&agrave;, fondazioni e enti, aventi finalit&agrave; non lucrative eche assicurino il rispetto della Dottrina sociale della Chiesa e dello scopo primario della Fondazione;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">c. promuovere e partecipare ad accordi, anche di stabile collaborazione e partenariato con altri soggetti pubblici e privati, preferibilmente appartenenti alla rete delle strutture cattoliche, utili o necessari ad assicurare la sostenibilit&agrave; nel tempo dell'attivit&agrave; dell’impianto in oggetto;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">d. collaborare con organismi scientifici e istituzioni della Santa Sede e altri enti, anche esteri, operanti nel settore ambientale, per lo sviluppo di progetti di ricerca e innovazione tecnologica nel campo delle energie rinnovabili;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">e. definire attraverso l’Organismo paritetico di cui all’articolo 3.3 dell’Accordo le modalit&agrave; operative per il transito dell’energia, nel rispetto delle normative energetiche internazionali e degli accordi bilaterali anche tra la Santa Sede e l’Italia;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">f. concludere contratti di appalto, altri contratti e atti negoziali, relativi all’impianto agrivoltaico, agli eventuali altri beni strumentali e pi&ugrave; in generale funzionali al raggiungimento degli scopi della Fondazione, inclusa l’eventuale stipula di accordi con enti creditizi e finanziari, assicurando il rispetto dei principi di trasparenza, sostenibilit&agrave; e affidabilit&agrave; tecnica, facendo espresso riferimento alla normativa applicabile al Governatorato dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano ai sensi della <i>Normativa sulla trasparenza, il controllo e la concorrenza nelle procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici della Santa Sede e dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano</i>;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">g. svolgere tutte le attivit&agrave; compatibili con la propria natura e finalizzate direttamente o indirettamente al perseguimento dei propri scopi istituzionali, inclusa l’eventuale stipula di accordi con enti creditizi e finanziari.<br /> &nbsp;</p> 
 <p style="text-align: center;"><b>Art. 4 - Organi della Fondazione</b></p> 
 <p>&sect;1 Sono organi della Fondazione:</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">a. il Presidente e il Vice Presidente;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">b. il Consiglio di Amministrazione;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">c. il Sindaco Unico.<br /> &nbsp;</p> 
 <p style="text-align: center;"><b>Art. 5 - Presidente e Vicepresidente</b></p> 
 <p>&sect;1 Il Presidente della Fondazione &egrave; <i>ratione munere</i> il Presidente del Governatorato dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano o il Presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, con alternanza triennale dei mandati.</p> 
 <p>&sect;2 Il Vice Presidente della Fondazione &egrave; <i>ratione munere</i> il Presidente del Governatorato dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano o il Presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, in caso di assenza o impedimento sostituisce il Presidente.</p> 
 <p>&sect;3 Il Presidente:</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">a. ha la rappresentanza legale della Fondazione di fronte ai terzi e in giudizio, nonch&eacute; i connessi poteri di firma;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">b. convoca, di concerto con il Vice Presidente, il Consiglio di Amministrazione e lo presiede;</p> 
 <p>&sect;4 Il Presidente e il Vice Presidente, congiuntamente:</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">a. possono rilasciare procure speciali per il compimento di determinati atti o categorie di atti;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">b. hanno tutti i poteri inerenti agli atti di ordinaria amministrazione oltre alla soglia di euro cinquemila per ogni singolo atto, entro la quale possono agire disgiuntamente. Per gli atti di straordinaria amministrazione, &egrave; richiesto un mandato specifico dal Consiglio di Amministrazione;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">c. assicurano l’attuazione delle decisioni prese dal Consiglio di Amministrazione;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">d. vigilano sul buon andamento amministrativo della Fondazione;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">e. vigilano sul rispetto dello Statuto e ne propongonoal Consiglio, se necessario, la modifica;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">f.&nbsp; nei casi di necessit&agrave; e urgenza, possono adottare provvedimenti immediati di straordinaria amministrazione, con ratifica successiva del Consiglio di Amministrazione.&nbsp;<br /> &nbsp;</p> 
 <p style="text-align: center;"><b>Art. 6 Consiglio di Amministrazione</b></p> 
 <p>&sect; 1 Il governo della Fondazione &egrave; affidato ad un Consiglio di Amministrazione composto da tre membri.</p> 
 <p>&sect;2 Il Presidente e il Vice Presidente sono di diritto componenti del Consiglio di Amministrazione. Il terzo componente &egrave; nominato dal Sommo Pontefice su proposta del Governatorato dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano e dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica. Il membro non di diritto &egrave; nominato per un triennio, salvo revoca, ed &egrave; rinnovabile per un uguale periodo per una sola volta. Il mandato cessa con l’approvazione del bilancio consuntivo relativo all’ultimo esercizio della carica.</p> 
 <p>&sect;3 Il Consigliere deve dichiarare ogni situazione di conflitto, anche potenziale. Si astiene dalla discussione e dal voto sui relativi punti. Ne viene dato atto a verbale.</p> 
 <p>&sect;4 La carica di Consigliere &egrave; gratuita. Ai Consiglieri spetta il solo rimborso delle spese documentate sostenute in ragione del mandato.</p> 
 <p>&sect;5 Al Consiglio di Amministrazione compete l’autorizzazione al compimento degli atti di straordinaria amministrazione della Fondazione.</p> 
 <p>&sect;6 Per atti di straordinaria amministrazione si intende:</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">a. l’alienazione di beni che costituiscono il patrimonio della Fondazione quando il valore ecceda la somma di 500.000,00 (cinquecentomila) euro per anno e comunque quei negozi che possono modificare <i>in pejus</i> lo stato patrimoniale della Fondazione;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">b. l’accettazione di offerte e donazioni gravate da oneri o da modalit&agrave; di adempimento.<br /> &nbsp;</p> 
 <p style="text-align: center;"><b>Art. 7 - Sedute del Consiglio di Amministrazione</b></p> 
 <p>&sect;1 II Consiglio di Amministrazione &egrave; convocato, congiuntamente, dal Presidente e dal Vice Presidente in base al calendario stabilito all’inizio di ogni anno ovvero ogni qualvolta ne ravvedano la necessit&agrave;, mediante avviso da inoltrare, con qualunque mezzo che dia prova dell’avvenuta ricezione, all'indirizzo personale di ciascun membro, almeno cinque giorni prima della riunione del Consiglio, con indicazione del luogo, della data, dell’ora e dei punti all’ordine del giorno. Alla convocazione devono essere allegati i documenti oggetto delle questioni all’ordine del giorno.</p> 
 <p>&sect;2 Le sedute del Consiglio possono tenersi in video o audio-conferenza e sono valide se vedono la partecipazione di almeno due Consiglieri. Le deliberazioni sono prese a maggioranza assoluta degli intervenuti, in caso di parit&agrave; prevale il voto del Presidente o, se questo &egrave; assente, del Vice Presidente. Le deliberazioni del Consiglio di Amministrazione relative al compimento di atti di straordinaria amministrazione e alle modifiche dello Statuto, necessitano altres&igrave; dell'approvazione congiunta del Presidente e del Vice Presidente.</p> 
 <p>&sect;3 Alle sedute del Consiglio ha diritto di partecipare, senza diritto di voto, il Sindaco.</p> 
 <p>&sect;4 Di tutte le riunioni &egrave; redatto verbale sottoscritto dal Presidente e dal Vice Presidente.<br /> &nbsp;</p> 
 <p style="text-align: center;"><b>Art. 8 - Programma di attivit&agrave;</b></p> 
 <p>&sect;1 Il programma annuale di attivit&agrave; della Fondazione, su proposta del Presidente e del Vice Presidente, &egrave; approvato dal Consiglio di Amministrazione.</p> 
 <p>&sect;2 Esso deve contenere:</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">a. gli indirizzi programmatici d’azione per i settori di intervento della Fondazione;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">b. i progetti specifici identificabili al momento della definizione del programma di attivit&agrave;, da promuovere e privilegiare nell’ambito di detti indirizzi programmatici, anche tenendo conto delle iniziative pregresse e dell’attivit&agrave; complessiva dell’Ente;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">c. una previsione finanziaria di massima relativa a ciascun progetto specifico e al programma di attivit&agrave; nel suo complesso;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">d. le fonti di finanziamento attivabili;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">e. la proposta di tariffa per l’energia fornita agli enti determinata in base a criteri di sostenibilit&agrave; economica, equilibrio gestionale e nel rispetto degli accordi istituzionali vigenti.<br /> &nbsp;</p> 
 <p style="text-align: center;"><b>Art. 9 – Sindaco Unico</b></p> 
 <p>&sect;1 Il Sindaco Unico &egrave; nominato congiuntamente dal Presidente e dal Vice Presidente, resta in carica per tre esercizi e pu&ograve; essere rinnovato solo una sola volta per un uguale periodo.</p> 
 <p>&sect;2 Vigila sull’osservanza e rispetto dei principi di corretta amministrazione e sulla corretta tenuta della contabilit&agrave; della Fondazione.</p> 
 <p>&sect;3 Il Sindaco Unico indirizza al Consiglio di Amministrazione, con cadenza almeno annuale, in occasione dell’approvazione del bilancio di esercizio, una propria relazione sulle verifiche eseguite e sull'andamento generale della Fondazione.</p> 
 <p>&sect;4 Il Sindaco Unico partecipa alle sedute del Consiglio di Amministrazione e pu&ograve; esaminare i libri contabili e amministrativi chiedendo le informazioni che ritenga necessario acquisire sull’andamento dell’attivit&agrave; della Fondazione.</p> 
 <p>&sect;5 &Egrave; in ogni caso dovere del Sindaco riferire immediatamente al Consiglio di Amministrazione, circa situazioni di gravi irregolarit&agrave; nella gestione, di eventuali violazioni della legge o dello Statuto e di un eventuale pericolo di dissesto economico della Fondazione.</p> 
 <p>&sect;6 L’incarico di Sindaco &egrave; remunerato e prevede il rimborso delle spese documentate sostenute in ragione del mandato.<br /> &nbsp;</p> 
 <p style="text-align: center;"><b>Art. 10 - Struttura amministrativa e di supporto</b></p> 
 <p>&sect;1 La Fondazione si avvale:</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">a. del personale e della struttura organizzativa del Governatorato dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano e dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica o, con l’approvazione dei relativi Superiori, di altri enti della Santa Sede;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">b. di personale appositamente individuato solo in caso di necessit&agrave; o opportunit&agrave; legate alle esigenze operative.<br /> &nbsp;</p> 
 <p style="text-align: center;"><b>Art. 11 – Patrimonio, conferimenti e bilancio</b></p> 
 <p>&sect;1 Il patrimonio iniziale della Fondazione &egrave; costituito dagli apporti iniziali del Governatorato dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano e dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica.</p> 
 <p>&sect;2 L’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica conceder&agrave; alla Fondazione per tutta la durata della stessa, il godimento del terreno destinato all’installazione dell’impianto fotovoltaico e pi&ugrave; in generale agli scopi della Fondazione, costituendo su di esso ogni necessario diritto reale e/o personale.</p> 
 <p>&sect;3 Il Governatorato si impegna a garantire il supporto autorizzativo, operativo e, se richiesto, logistico necessario per l’installazione, la gestione e la manutenzione dell’impianto agrivoltaico e delle relative infrastrutture.</p> 
 <p>Il Governatorato nella zona extraterritoriale di Santa Maria di Galeria cura la tutela della salute, della sanit&agrave;, dell’igiene pubblica, dell’ambiente e dell’ecologia, delle infrastrutture, dell’attivit&agrave; edilizia, degli impianti tecnici, idraulici, elettrici e della loro vigilanza e manutenzione.</p> 
 <p>&sect;4 Ogni diritto, conferimento, apporto o utilizzo di beni e risorse sar&agrave; disciplinato da specifici accordi tra il Governatorato, l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica e la Fondazione, che definiranno le modalit&agrave;, la durata, le condizioni e le eventuali limitazioni dei diritti conferiti, nel rispetto della normativa vaticana vigente, del presente Statuto e delle competenze proprie di ciascun ente.</p> 
 <p>&sect;5 Il patrimonio della Fondazione &egrave; incrementato:</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">a. dalle donazioni e lasciti ricevuti e dagli altri proventi eventualmente ritratti dall’attivit&agrave; istituzionale;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">b. dai trasferimenti eventualmente effettuati dallo Stato della Citt&agrave; del Vaticano e dalla Santa Sede;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">c. dai rendimenti degli investimenti eseguiti nel tempo;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">d. da eventuali avanzi di gestione ed eccedenze attive di bilancio che potranno essere reinvestite o ripartite tra il Governatorato e l’APSA.<br /> &nbsp;</p> 
 <p style="text-align: center;"><b>Art. 12 - Esercizio finanziario</b></p> 
 <p>&sect;1 L’esercizio finanziario ha inizio il 1&deg; gennaio e termina il 31 dicembre di ciascun anno.</p> 
 <p>&sect;2 Il Consiglio di Amministrazione, entro il mese di ottobre, delibera il bilancio preventivo per l’anno seguente ed il bilancio consuntivo entro il mese di aprile dell’anno successivo.</p> 
 <p>&sect;3 Al bilancio preventivo va allegata la relazione contenente la programmazione annuale e pluriennale delle attivit&agrave; della Fondazione, curata dal Consiglio di Amministrazione. Al bilancio consuntivo va allegata una relazione di sintesi sui risultati delle attivit&agrave; svolte nell’anno precedente.</p> 
 <p>&sect;4 Per l’approvazione dei bilanci, &egrave; necessario che i Consiglieri ricevano la relazione dei progetti almeno quindici giorni prima della adunanza del Consiglio di Amministrazione.</p> 
 <p>&sect;5 Agli organi e uffici competenti per la revisione devono essere presentati:</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">a. il bilancio preventivo entro il 31 ottobre dell’anno precedente cui si riferisce l’esercizio e comunque non oltre il 31 dicembre;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">b. il bilancio consuntivo entro il 30 giugno dell’anno successivo cui si riferisce l’esercizio.<br /> &nbsp;</p> 
 <p style="text-align: center;"><b>Art. 13 - Adempimenti contabili e di conservazione</b></p> 
 <p>&sect;1 Le scritture contabili e i documenti giustificativi devono essere conservati per un periodo non inferiore a dieci anni dall’ultimo giorno dell’esercizio cui si riferiscono.</p> 
 <p>&sect;2 Altres&igrave; devono essere conservati, per un pari periodo a quello di cui al primo comma, i documenti e le informazioni relative alle transazioni finanziarie, quali fatture, contratti e estratti di conti bancari, necessari a dimostrare che le risorse sono state utilizzate in modo corrispondente alle finalit&agrave; proprie della Fondazione.<br /> &nbsp;</p> 
 <p style="text-align: center;"><b>Art. 14 - Estinzione</b></p> 
 <p>&sect;1 Lo scioglimento della Fondazione &egrave; disposto dal Romano Pontefice.</p> 
 <p>&sect;2 Lo scioglimento della Fondazione &egrave; proposto al Santo Padre congiuntamente dal Presidente e dal Vice Presidente quando lo scopo &egrave; stato raggiunto, &egrave; divenuto impossibile, contrario alla legge o quando il patrimonio &egrave; insufficiente per lo svolgimento delle attivit&agrave; dirette al conseguimento del fine e, in generale, quando si verifichino le cause di estinzione previste dalla legge.</p> 
 <p>&sect;3 Il Consiglio di Amministrazione nomina uno o pi&ugrave; liquidatori i quali devono predisporre un progetto di liquidazione .</p> 
 <p>&sect;4 Il patrimonio residuo all’esito della liquidazione &egrave; devoluto secondo le determinazioni del Romano Pontefice.<br /> &nbsp;</p> 
 <p style="text-align: center;"><b>Art. 15 - Regolamento attuativo</b></p> 
 <p>&sect;1 Il Consiglio di Amministrazione deve promulgare ed approvare un Regolamento attuativo di funzionamento dell’attivit&agrave; della Fondazione entro tre mesi dalla sua costituzione.</p> 
 <p>&sect;2. Il Presidente e il Vice Presidente congiuntamente possono proporre al Consiglio di Amministrazione la modifica del Regolamento.</p> 
</div>]]></description></item><item><title><![CDATA[Membri dell'Associazione Italiana Guide e Scouts d'Europa Cattolici (1° giugno 2026)]]></title><pubDate>Mon, 01 Jun 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260601-scouts.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260601-scouts.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 01 Jun 2026 12:44:19 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!<br /> <br /> </p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!</i></p> 
<p>“<i>Se piace a Dio, per sempre!</i>”. &Egrave; questo il motto che avete scelto per il cinquantesimo anniversario della vostra Associazione. Poich&eacute; ho il piacere di incontrarvi pochi giorni dopo la solennit&agrave; di Pentecoste, che letteralmente significa “cinquantesimo”, vi auguro che questa felice ricorrenza sia per voi come una nuova Pentecoste. Lo Spirito Santo scenda su ciascuno di voi, come ha fatto con gli Apostoli riuniti nel cenacolo (cfr <i>At</i> 2,1). Il libro degli Atti degli Apostoli ci ricorda che il dono dello Spirito infiamma la vita, apre alla missione e crea intesa tra lingue diverse (cfr <i>At</i> 2,4): infatti il dono di Cristo risorto ci aiuta a trovare modi sempre nuovi di testimoniare la bellezza della fede. Questo annuncio di salvezza &egrave; carico di speranza e ci incoraggia ad agire rettamente in ogni scelta di vita, in ogni nostra opera.</p> 
<p>In questi cinquant’anni, l’Associazione Italiana Guide e Scouts d’Europa Cattolici ha consolidato uno specifico stile educativo per declinare la testimonianza della fede. Utilizzando gli strumenti elaborati secondo l’intuizione di Baden-Powell, voi accompagnate ragazzi e ragazze all’incontro con Ges&ugrave;, Maestro di vita buona, Amico fedele, Guida giusta e forte per il nostro cammino.</p> 
<p>La vita all’aria aperta, il contatto con la natura sono dimensioni imprescindibili delle vostre attivit&agrave;, che parlano della bont&agrave; di Dio attraverso le tracce che il Creatore stesso ha lasciato nella creazione.</p> 
<p>Al libro della natura unite con saggezza la Parola di Dio, che custodisce il senso della storia e ci sostiene quando il sentiero della vita ci mette alla prova. Come a una sorgente d’acqua fresca, vi invito ad attingere alle Sacre Scritture per illuminare e sostenere le vostre esperienze di crescita umana e spirituale, sia nella dimensione personale sia in quella comunitaria. Come diceva <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>, &laquo;vi invito a tenere sempre con voi, come vostro navigatore, il Vangelo – vera mappa della vita – e ad aprirlo ogni giorno&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2019/august/documents/papa-francesco_20190803_scouts-europa.html">Discorso all’Unione Internazionale Guide e Scouts d’Europa</a></i>, 3 agosto 2019).</p> 
<p>Cari capi-scout, il Vangelo &egrave; ben pi&ugrave; di un libro: &egrave; la persona stessa di Cristo, buona notizia per un’umanit&agrave; confusa, illusa, delusa da molti mali. Egli sazia la nostra sete di giustizia e di verit&agrave; e ci infonde il coraggio di perseverare nel bene e di metterci a servizio del prossimo, in prima persona. Di quest’impegno siete testimoni per i ragazzi a voi affidati: la coerenza della vostra vita e la maturit&agrave; delle vostre scelte sono ai loro occhi un esempio molto importante che li aiuta a crescere. Insieme a loro, vivete dunque la bellezza della fede nei gesti quotidiani e nella preghiera condivisa, nei Sacramenti e nel discernimento della vocazione di ciascuno: rispondete con generosit&agrave; all’appello di Cristo, che vi invita a salire in cima, a prendere il largo, a percorrere insieme il sentiero della virt&ugrave;.</p> 
<p>I sacerdoti vostri Assistenti sono garanzia del legame tra la Chiesa e la vostra Associazione: vivono il ministero sacerdotale al servizio dei ragazzi e della vostra azione di capi, condividendo con voi la responsabilit&agrave; dell’azione educativa e della crescita spirituale dei giovani.</p> 
<p>Il metodo scout mette al centro la persona, curandone tutti gli aspetti relazionali e la ricchezza umana. La scelta pedagogica della vostra Associazione si esprime, al riguardo, nell’educare in distinte sezioni maschili e femminili, per dedicare ai ragazzi e alle ragazze un’attenzione specifica. Esplorare in questo modo le caratteristiche fondanti dell’essere donna e dell’essere uomo &egrave; una dinamica propedeutica all’incontro autentico e consapevole con l’altro, che pu&ograve; favorire la reciproca maturazione. La formazione di buoni cristiani e buoni cittadini rappresenta il fine del metodo scout, realizzato attraverso l’intesa pedagogica dei capi con ogni ragazza e ragazzo nelle varie tappe del percorso.</p> 
<p>In questa fase storica cos&igrave; complessa, apprezzo anche la vostra scelta di coltivare come associazione la dimensione dell’europeismo, non a livello politico, ma culturale, rinnovando l’impegno a costruire un’Europa dei popoli, non solo degli affari, unita dai pi&ugrave; alti valori dell’umanesimo cristiano.</p> 
<p>A tal fine, il servizio &egrave; il punto che unifica tutti gli elementi del metodo di Baden-Powell: &egrave; il cuore del suo pensiero educativo. Servire significa mettere le proprie capacit&agrave; e il proprio tempo a disposizione degli altri, in piena gratuit&agrave;, senza aspettarsi nulla in cambio. Attraverso il servizio si sviluppano altruismo, solidariet&agrave;, attenzione verso il prossimo e senso di responsabilit&agrave; sociale. Vissuto nella fede, il servizio ci libera dalla tendenza a essere centrati su noi stessi, indifferenti e chiusi, aprendoci all’esperienza della comunit&agrave; e al senso della responsabilit&agrave;: dalle piccole cose fatte bene fino alla cura vicendevole. L’avventura dello scoutismo aiuta a scoprire come la nostra umanit&agrave; viene illuminata e coinvolta dall’opera di Dio, vero educatore di tutti noi.</p> 
<p>Cari scout e care guide, mentre vi incoraggio a continuare con gioia e impegno le attivit&agrave; della vostra Associazione, prego che lo Spirito Santo moltiplichi tra voi i suoi doni, affinch&eacute; sappiate parlare e diffondere il linguaggio della carit&agrave;, dell’accoglienza e della pace. Vi affido alla guida materna di Maria Santissima e di cuore imparto su voi tutti e sui vostri cari la Benedizione Apostolica.&nbsp;</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Partecipanti all'Assemblea Generale delle Pontificie Opere Missionarie (1° giugno 2026) ]]></title><pubDate>Mon, 01 Jun 2026 11:15:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260601-pom.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260601-pom.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 01 Jun 2026 15:26:10 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio<br>
e dello Spirito Santo.<br>
La pace sia con voi.</p>
<p><br>
<i>Eminenza,<br>
 Eccellenze,<br>
 Cari Segretari Generali e Direttori Nazionali,</i></p>
<p>è con gioia e rendimento di grazie che saluto tutti voi, riuniti quest’anno a Roma per la vostra Assemblea Generale annuale, un anno veramente ricco di pietre miliari missionarie. Quest’anno ricorre il primo centenario dell’istituzione, su richiesta della <a href="https://www.ppoomm.va/it/chi-siamo/le-4-opere-missionarie/popf.html">Pontificia Opera della Propagazione della Fede</a>, della Giornata Missionaria Mondiale, la penultima domenica di ottobre, da parte del mio predecessore <a href="https://www.vatican.va/content/pius-xi/it.html">Papa Pio XI</a>. Per cento anni questa giornata è stata dedicata alla preghiera, alla riflessione e al contributo alla missione di evangelizzazione della Chiesa, specialmente nelle zone dove la proclamazione del Vangelo sta appena iniziando e dove la Chiesa è ancora giovane. In quel giorno, ogni comunità cattolica è invitata a pregare e a offrire sacrifici spirituali e materiali per l’impegno missionario nelle aree di prima evangelizzazione e per sostenere le giovani Chiese. Sono lieto di esprimere il mio ringraziamento a tutti voi e a chiunque lavori con voi nel mondo, per tutti i vostri sforzi, grandi e piccoli, nel promuovere la Giornata Missionaria Mondiale in ogni circoscrizione ecclesiastica nella comunione universale della Chiesa.</p>
<p>Se mi è consentito aggiungere, uno degli scopi specifici della Giornata Missionaria Mondiale è quello di ricordare ai fedeli delle Chiese più antiche, delle Chiese per così dire consolidate, quanto è importante che anche loro si uniscano allo spirito missionario dell’intera Chiesa.</p>
<p>Grazie ai fondi raccolti nella Domenica Missionaria Mondiale, la Pontificia Opera della Propagazione della Fede è in grado di fornire l’aiuto necessario alle oltre 1.130 circoscrizioni ecclesiastiche che dipendono dal <a href="https://www.vatican.va/content/romancuria/it/dicasteri/dicastero-evangelizzazione.index.html#dicasteri">Dicastero per l’Evangelizzazione</a> - Sezione per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari, per aiutarle a istituire le necessarie infrastrutture ecclesiastiche e sostenere diverse iniziative missionarie. Sostengono anche l’amministrazione di cinque collegi a Roma per la formazione permanente di sacerdoti e uomini e donne consacrati, che vengono nella Città Eterna per studiare e diventare risorse preziose per le loro Chiese locali, alle quali ritornano una volta completati gli studi. Queste e molte altre iniziative missionarie sono possibili grazie alla generosità dei fedeli nella Domenica Missionaria Mondiale.</p>
<p>Quest’anno ricorre anche il centodecimo anniversario della fondazione della <a href="https://www.ppoomm.va/it/chi-siamo/le-4-opere-missionarie/pum.html">Pontificia Unione Missionaria</a> da parte del <a href="https://www.vatican.va/news_services/liturgy/saints/ns_lit_doc_20011104_beat-manna_it.html">beato Paolo Manna</a>, dichiarata Pontificia da <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/pio-xii.html">Papa Pio XII</a> e definita da <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it.html">san Paolo VI</a> l’“anima” delle altre <a href="https://www.ppoomm.va/it.html">Pontificie Opere Missionarie</a>. Vi incoraggio tutti a partecipare alla sua missione di promuovere tra tutti i battezzati una spiritualità missionaria sempre più fervente e un impegno sempre più profondo nella missione universale di evangelizzazione della Chiesa in questo nuovo tempo missionario.</p>
<p>È inoltre provvidenziale che quest’anno, il 24 settembre, a St. Louis nel Missouri, verrà beatificato uno dei Direttori nazionali più famosi delle <a href="https://www.ppoomm.va/it.html">Pontificie Opere Missionarie</a>, il venerabile <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/fulton-john-sheen.html">Fulton J. Sheen</a>. L’arcivescovo Sheen è stato un faro di fede, speranza e amore che per decenni ha brillato attraverso i mezzi radiofonici e televisivi. Io stesso sono stato testimone della sua evangelizzazione quando stavo crescendo. Le sue trasmissioni hanno raggiunto milioni di persone con la speranza del Vangelo e le sue iniziative e i suoi sforzi hanno prodotto un enorme aiuto spirituale e materiale alle Chiese nelle aree di prima evangelizzazione. Possa il nostro nuovo beato essere un esempio per tutti i Direttori Nazionali e Diocesani delle Pontificie Opere Missionarie nel mondo intero.</p>
<p>In un mondo sempre più segnato da divisione, guerra e conflitto tra nazioni e popoli, le quattro <a href="https://www.ppoomm.va/it.html">Pontificie Opere Missionarie</a>, affidate al <a href="https://www.vatican.va/content/romancuria/it/dicasteri/dicastero-evangelizzazione.index.html#dicasteri">Dicastero per l’Evangelizzazione</a>, alla Sezione per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari, rendono un prezioso servizio alla missione della Chiesa di proclamare Cristo, Principe della Pace nonché rivelazione incarnata dell’Amore Divino per l’umanità. A questo riguardo, la <a href="https://www.ppoomm.va/it/chi-siamo/le-4-opere-missionarie/posi.html">Pontificia Opera Missionaria della Santa Infanzia</a> svolge una missione particolarmente preziosa portando la luce della fede e la consolazione della carità cristiana a bambini in tutto il mondo, specialmente in regioni colpite da odio e violenza. Altrettanto importante è la <a href="https://www.ppoomm.va/it/chi-siamo/le-4-opere-missionarie/pospa.html">Pontificia Opera Missionaria di San Pietro Apostolo</a>, che promuove e sostiene la formazione del clero e dei religiosi consacrati indigeni nei territori di prima evangelizzazione. In molti luoghi, senza l’aiuto dell’Opera, i seminaristi e i novizi non avrebbero i mezzi necessari per la loro formazione umana, spirituale e pastorale.</p>
<p>Il tema della Domenica Missionaria Mondiale di quest’anno — <i>Uno in Cristo, uniti nella missione </i>— mette in evidenza l’unità dei credenti e segna il 100º anniversario di questa celebrazione globale. Invita tutti i membri della Chiesa a una comunione più profonda in Cristo e a un’unità più piena nella sua divina missione d’amore. Rispecchia il profondo desiderio del Signore, espresso nella sua preghiera al Padre prima della Passione (cfr. <i>Gv</i> 17, 20, 21, 26). Questi aspetti, espressi nel tema di quest’anno, richiedono un rinnovamento missionario nella Chiesa nei prossimi anni. Pertanto, vi incoraggio a tenere presente questo insegnamento, a vivere una spiritualità autentica di unità e di comunione incentrate su Cristo e a promuoverla attraverso le vostre attività tra i fedeli.</p>
<p>Miei cari fratelli e sorelle, il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a> ha ribadito che “la Chiesa durante il suo pellegrinaggio sulla terra è per sua natura missionaria, in quanto è dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo che essa, secondo il piano di Dio Padre, deriva la propria origine” (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19651207_ad-gentes_it.html">Ad gentes</a></i>, n. 2). Tenendo presente questo, vi invito tutti a comprendere l’urgenza di intraprendere una conversione missionaria continua e di cercare insieme modi per essere una Chiesa missionaria per guarire il nostro mondo, così pieno di tensioni, conflitti e guerre. In questo importante compito, il lavoro delle <a href="https://www.ppoomm.va/it.html">Pontificie Opere Missionarie</a> rimane essenziale. Pertanto, proseguiamo il nostro cammino missionario con gioia e rinnovato zelo. Che in tutto quel che facciamo per l’opera di evangelizzazione possiamo sempre porre Gesù Cristo al centro, abbracciando il bel principio evangelico espresso da Giovanni Battista: “Lui deve crescere; io, invece, diminuire” (<i>Gv</i> 3, 30).</p>
<p>Affidando tutti voi, i vostri collaboratori, benefattori e tutti quanti partecipano a questo lavoro missionario essenziale alla intercessione materna della Madre di Dio, Maria — Regina delle Missioni — e a quella di tutti i santi missionari, vi imparto di cuore la mia Benedizione Apostolica. Grazie.</p>
<p>Preghiamo insieme come ci ha insegnato Gesù: “Padre nostro…”</p>
<p>________________________________________</p>
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-06/quo-123/l-urgenza-della-carita-per-guarire-il-mondo-colpito-da-odio-e-vi.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 123, lunedì 1° giugno 2026, p. 4.</p>
]]></description></item><item><title><![CDATA[Angelus, 31 maggio 2026, <i>Solennità della Santissima Trinità</i>]]></title><pubDate>Sun, 31 May 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260531-angelus.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260531-angelus.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 05 Jun 2026 10:32:35 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, buona domenica!</i></p> 
<p>Con la <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/5/24/pentecoste.html">solennit&agrave; di Pentecoste</a>, una settimana fa, si &egrave; concluso il Tempo pasquale. Celebrando oggi il Mistero di Dio Trinit&agrave; ci &egrave; offerta la possibilit&agrave; di ripensare il cammino percorso, a partire dal suo centro: la vita di Dio che si &egrave; donata a noi in Ges&ugrave; Cristo. Questa vita &egrave; una comunione dinamica, inesauribile, feconda, che ora ci coinvolge: lo Spirito che lega il Padre e il Figlio &egrave; stato infatti riversato nei nostri cuori, cos&igrave; che nel mondo prende forma la Chiesa, sacramento di comunione, spazio di incontro, di amore e di vita in cui cielo e terra gi&agrave; si toccano.</p> 
<p>Il Vangelo della Liturgia odierna (<i>Gv</i> 3,16-18) ci presenta Nicodemo, una personalit&agrave; di rilievo in Israele che sent&igrave; una profonda attrazione per Ges&ugrave;. Infatti and&ograve; a trovarlo – di notte, per non essere visto –, desideroso di conoscere meglio questo misterioso Maestro e di porgli delle domande. Ospitandolo, il Signore diede importanza alla sua ricerca. Lo sorprese, suggerendogli che &egrave; possibile anche a un adulto rinascere; gli lasci&ograve; intuire che la vita di Dio avrebbe potuto trasformare la sua vita. Ges&ugrave; parl&ograve; a Nicodemo dello Spirito Santo, illumin&ograve; la sua notte con la verit&agrave; che nella festa di oggi risuona in tutte le nostre chiese: &laquo;Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perch&eacute; chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna&raquo; (v. 16). E ancora: &laquo;Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perch&eacute; il mondo sia salvato per mezzo di lui&raquo; (v. 17).</p> 
<p>Carissimi, nel Mistero di Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, siamo a casa, come Nicodemo si sent&igrave; a casa presso Ges&ugrave;. La vita di Dio &egrave; meravigliosa e coinvolgente, d&agrave; pace al nostro cuore, spesso cos&igrave; inquieto, e ci fa incontrare fratelli e sorelle nella gioia dello Spirito. La Trinit&agrave; ci fa amare tutto e tutti: scopriamo che ogni creatura &egrave; fatta per la comunione, la relazione, l’incontro. E, per contrasto, comprendiamo perch&eacute; le divisioni, le polarizzazioni, il disprezzo delle diversit&agrave; portano nel mondo distruzione, tristezza e aridit&agrave;.</p> 
<p>Nicodemo faceva parte del Sinedrio, il Consiglio dei capi d’Israele. Quando nel Sinedrio sent&igrave; parole di disprezzo verso Ges&ugrave;, invit&ograve; tutti ad ascoltarlo prima di condannarlo. Aveva ricevuto da Dio, attraverso Cristo stesso, lo Spirito della comunione, che apre il cuore alla nuova verit&agrave; e alla vera novit&agrave;. Chi non accoglie questo Spirito invecchia presto, nel lamento; si trova solo, non ha mai l’animo in festa. Oggi, invece, cari fratelli e sorelle, &egrave; festa! La festa di Dio &egrave; la nostra festa. Per questo San Paolo scrive ai Corinzi: &laquo;Siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sar&agrave; con voi&raquo; (<i>2 Cor </i>13,11).</p> 
<p>Ed ora, con la preghiera dell’<i>Angelus</i>, ci rivolgiamo alla Vergine Maria: nel suo “s&igrave;” alla divina Volont&agrave; fiorisca anche il nostro “s&igrave;” all’amore della Santissima Trinit&agrave;.</p> 
<p>_____________________________</p> 
<p><b>Dopo l'<i>Angelus</i></b></p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>in questo mese di maggio da tutta la Chiesa si &egrave; levata una corale invocazione di pace. Specialmente attraverso la preghiera del <a href="https://www.vatican.va/special/rosary/index_rosary_it.htm">santo Rosario</a>, come una catena ininterrotta ha affidato all’intercessione della Vergine Maria i popoli martoriati dalla guerra. Possa la divina Sapienza illuminare la coscienza di chi ha autorit&agrave; e orientare le decisioni verso la ricerca sincera di una pace giusta e duratura.</p> 
<p>Oggi in Italia si celebra la 25&ordf; “Giornata del sollievo”. Sono vicino alle persone malate e a quanti se ne prendono cura; ringrazio e incoraggio tutti coloro che diffondono la cultura della prossimit&agrave; e della cura.</p> 
<p>Saluto con affetto tutti voi che siete venuti oggi in Piazza San Pietro, romani e pellegrini!</p> 
<p>In particolare, do il benvenuto al Vescovo e ai pellegrini della Diocesi di Kumba, in Camerun; come pure al coro parrocchiale di Dunajska Luzna, in Slovacchia. Saluto i polacchi qui presenti e anche i partecipanti al grande pellegrinaggio al Santuario di Piekary, dove Maria &egrave; venerata come Madre della Giustizia Sociale.</p> 
<p>Saluto il Gruppo Alpini di Rivoli, i ragazzi di San Zeno Naviglio, e i partecipanti alla “Staffetta dell’inclusione” con alcuni vessilli realizzati da studenti di scuole superiori italiane.</p> 
<p>Auguro a tutti una buona domenica.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Santo Rosario per la chiusura del mese mariano (30 maggio 2026)]]></title><pubDate>Sat, 30 May 2026 19:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260530-rosario-mese-mariano.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260530-rosario-mese-mariano.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 30 May 2026 20:09:20 +0200 --> <p>&laquo;Ascolter&ograve; che cosa dice Dio, il Signore: egli annuncia la pace per il suo popolo, per i suoi fedeli, per chi ritorna a lui con fiducia&raquo; (<i>Sal</i>&nbsp;85,9). Le parole del Salmo accompagnano bene la nostra preghiera del Rosario questa sera, perch&eacute; esprimono la speranza della quale sentiamo il bisogno, soprattutto davanti alle difficolt&agrave; e alle violenze del tempo presente.</p> 
<p>Disponiamo allora il nostro cuore all’ascolto della Parola di Dio, cos&igrave; che nella preghiera possiamo comprendere il senso di quanto accade nella storia, riconoscendo la provvidenza di Dio che sempre la guida e ci soccorre. La Vergine Maria &egrave; modello del credente, che porge l’orecchio del cuore per ascoltare “che cosa dice Dio”. Ella ci &egrave; di esempio con la sua obbedienza, che accoglie l’incarnazione del Figlio di Dio nel grembo.</p> 
<p>Contemplare con Maria i misteri del Rosario ci conduce a riconoscere in Ges&ugrave; Cristo l’unica definitiva Parola, che il Padre ha pronunciato, Parola di pace per tutti coloro che ritornano a Lui con il cuore pentito. Il Signore non ci abbandona mai, anche quando noi lo dimentichiamo, anche quando perdiamo la via, Egli viene a cercarci e si fa vicino con l’amore di sempre. Come ricorda il profeta Isaia: &laquo;Io pongo sulle labbra: pace, pace ai lontani e ai vicini&raquo; (<i>Is</i>&nbsp;57,19). Chi ha fiducia in Dio comprende questo annuncio di pace e ne diventa artefice, costruendola con le sue stesse mani (cfr&nbsp;<i>Mt</i>&nbsp;5,9).</p> 
<p>La pace, infatti, non &egrave; una teoria da verificare in laboratorio, n&eacute; un’ingenua illusione, n&eacute; un affare da gestire per interesse. Quando la si ricerca con cuore sincero, essa &egrave; piuttosto un impegno quotidiano della nostra vita: scaturisce dalla giustizia e dall’amore, come armonia che unisce le persone, le famiglie, le comunit&agrave;, i popoli. Anche in questo tempo di tensioni e conflitti, la pace diventa possibile quando si vuole ascoltare il grido di chi ne &egrave; privato: bambini innocenti, madri e padri angosciati, prigionieri maltrattati, profughi, persone sofferenti di ogni et&agrave;. Tutti costoro hanno sulle labbra una sola parola: pace!</p> 
<p>Noi lo sappiamo: la pace &egrave; sempre possibile perch&eacute; &egrave; dono di Dio. Questa pace, la sua pace, ha il volto di Ges&ugrave; Cristo, il Figlio di Dio, che nella sua vita donata per noi ha riconciliato il cielo e la terra. Come scrive l’Apostolo Paolo: &laquo;Egli &egrave; la nostra pace&raquo; (<i>Ef</i>&nbsp;2,14): Colui che abbatte i muri dell’inimicizia, che vince l’arroganza con l’umilt&agrave; e riscatta dal peccato l’intera creazione.</p> 
<p>Quando il Signore Ges&ugrave; &egrave; con noi e ci comportiamo da veri discepoli del suo amore, allora lo Spirito Santo pu&ograve; realizzare ci&ograve; che appare umanamente impossibile. Quando invece ci si allontana da Dio, ci si allontana anche dall’uomo, dal nostro prossimo, restando indifferenti al suo dolore. Ogni volta che ritorniamo al Signore, la sua pace diventa il nostro impegno, secondo i compiti e le responsabilit&agrave; di ciascuno.</p> 
<p>La nostra preghiera diventa cos&igrave; missione e profezia: non dovr&agrave; pi&ugrave; esserci pianto di innocenti nelle nostre citt&agrave;; nessuno dovr&agrave; fuggire dalla propria casa per la minaccia delle bombe; la bramosia di potere e la violenza delle parole lasceranno il passo alla sete di giustizia e di verit&agrave;. Ma ognuno pu&ograve; e deve fare la sua parte, cominciando da cose piccole ma importanti, astenendosi da ogni violenza verbale o fisica, nella vita di ogni giorno e anche nei&nbsp;<i>social media</i>.</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, la pace vera inizia in un cuore che ama; viene testimoniata da labbra che pronunciano parole di riconciliazione; si riflette negli occhi che guardano al mondo con mitezza e saggezza. Questa &egrave; la vera forza, la forza della verit&agrave; e dell’amore.</p> 
<p>Dio cerca costruttori di pace! La nostra Madre Santissima ci aiuti a rispondergli ogni giorno il nostro “eccomi”, non a parole ma con i fatti.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Comunità di Villa Nazareth (30 maggio 2026)]]></title><pubDate>Sat, 30 May 2026 17:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260530-villa-nazareth.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260530-villa-nazareth.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 30 May 2026 17:58:57 +0200 --> <p>Grazie! Grazie a tutti!</p> 
<p>Nel nome del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo,<br /> la pace sia con voi!</p> 
<p><i>(Indirizzo di saluto del card. Segretario di Stato Pietro Parolin)</i></p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle, buonasera e benvenuti!</i></p> 
<p>Saluto Sua Eminenza il Card. Pietro Parolin e lo ringrazio per le sue parole di benvenuto e di introduzione alla bella realt&agrave; di Villa Nazareth, nonch&eacute; Sua Eccellenza Mons. Claudio Maria Celli, i sacerdoti e i religiosi presenti. Saluto i rappresentanti delle varie componenti di Villa Nazareth – &nbsp;la Fondazione Sacra Famiglia di Nazareth, l’Associazione Comunit&agrave; Domenico Tardini, la Fondazione Comunit&agrave; Domenico Tardini – e gli studenti del Collegio, testimoni di un cammino che ha visto questa realt&agrave; crescere e mutare, come la carit&agrave; richiede, per rispondere nel tempo alle esigenze sempre nuove della formazione giovanile. Vorrei ricordare, all’inizio di questo incontro, alcune figure significative della vostra storia: il Cardinale Domenico Tardini, Fondatore, il Cardinale Antonio Samor&egrave;, suo primo successore, e il Cardinale Achille Silvestrini, fecondo e autorevole interprete del progetto iniziale; ma la nostra riconoscenza va anche a numerosi studenti, ex-alunni, amici e famiglie che hanno dato un contributo prezioso.</p> 
<p>Villa Nazareth &egrave; nata nel 1946, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, come segno e strumento di educazione e di pace. Il Fondatore aveva capito che, per promuovere una pace duratura, era necessario formare i giovani facendone dei <i>leader</i> nel fare il bene, dando loro strumenti adeguati per vivere i valori del Vangelo in famiglia, nello studio, nello svago e nell’esercizio della professione. Per questo inaugur&ograve; a Villa Nazareth una realt&agrave; formativa di ampio respiro – spirituale, intellettuale e morale –, con il particolare scopo di rendere tale opportunit&agrave; accessibile a chi, ricco in talenti e buona volont&agrave;, mancasse dei mezzi necessari per accedere a un corso di studi.</p> 
<p>Villa Nazareth ha l’intento di proporre percorsi educativi animati da profonda ispirazione cristiana e umana, con una specificit&agrave; di metodo, cio&egrave; il cammino comunitario, accompagnato da esperti formatori e realizzato attraverso il coinvolgimento di tutti, secondo quanto auspicato nella Costituzione apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_constitutions/documents/papa-francesco_costituzione-ap_20171208_veritatis-gaudium.html">Veritatis gaudium</a></i> (cfr n. 4).</p> 
<p>So quanto e come il Cardinale Silvestrini sia stato maestro e guida nel cammino formativo di tanti di voi, e come il suo insegnamento ispiri ancora molti progetti realizzati dalla comunit&agrave; di Villa Nazareth. La vostra proposta formativa, che in definitiva contiene le linee-guida del cammino umano e spirituale di ciascuno di voi, contempla alcune icone bibliche: possano sempre essere fonte ispiratrice del vostro agire! In particolare, l’episodio evangelico della Lavanda dei piedi e la parabola del Buon samaritano aiutano a comprendere quale dovrebbe essere lo stile di vita di un discepolo del Signore: siamo chiamati non per essere serviti ma per servire, attenti a ogni uomo o donna che incontriamo sulla nostra strada, per offrire gesti concreti di amore.</p> 
<p>In questa prospettiva, &egrave; bene ricordare quanto scriveva Papa Francesco: &laquo;Giungiamo ad essere pienamente umani quando siamo pi&ugrave; che umani, quando permettiamo a Dio di condurci al di l&agrave; di noi stessi perch&eacute; raggiungiamo il nostro essere pi&ugrave; vero&raquo; (Esort. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html#I.%E2%80%82Gioia_che_si_rinnova_e_si_comunica">Evangelii gaudium</a></i>, 8). In effetti, come ho voluto sottolineare nell’Enciclica appena pubblicata, &laquo;ci&ograve; che salva l’umano non &egrave; l’autosufficienza potenziata, ma una relazione che libera, una comunione che trasforma&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#grazia">Magnifica humanitas</a></i>, 128). Oggi l’umanit&agrave; si trova &laquo;di fronte a una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la citt&agrave; dove Dio e l’umanit&agrave; abitano insieme […] in cui la dignit&agrave; di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternit&agrave; resa possibile&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#INTRODUZIONE"><i>ibid</i>.</a>, 1). E queste due icone ci ricordano come operare per rispondere alle sfide che abbiamo di fronte.</p> 
<p>Alla luce di tutto questo, vorrei per&ograve; ricordare e incoraggiare un ultimo aspetto del vostro lavoro: l’intento di fare di Villa Nazareth un focolaio e una fucina di pensiero cristiano, in cui il confluire degli sforzi intellettuali, morali ed economici di uomini e donne appartenenti a diverse generazioni e ambienti di vita contribuisca all’approfondimento, alla crescita e alla diffusione di una cultura sempre pi&ugrave; illuminata dagli insegnamenti del Vangelo.</p> 
<p>In occasione della visita per il 50&deg; anniversario di fondazione della Comunit&agrave;, <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">San Giovanni Paolo II</a> vi incoraggiava ad assimilare e trasmettere quella Sapienza che &laquo;purifica, integra, porta alla pienezza gli sforzi pi&ugrave; nobili dell’intelligenza e dell’operosit&agrave; umana, sottraendoli alla prigionia dell’orgoglio e della logica di dominio e aprendoli alla prospettiva dell’amore e del servizio&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1996/june/documents/hf_jp-ii_spe_19960608_villa-nazareth.html">Discorso alla Comunit&agrave; di Villa Nazareth nel 50&deg; di fondazione</a></i>, 8 giugno 1996).</p> 
<p>Papa <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it.html">Benedetto XVI</a>, pochi anni dopo, ribadiva l’invito a Villa Nazareth di &laquo;formare i suoi giovani al coraggio delle decisioni, in un atteggiamento di apertura al dialogo, con riferimento alla ragione purificata nel crogiuolo della fede&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2006/november/documents/hf_ben-xvi_spe_20061111_famiglia-nazareth.html">Discorso alla “Comunit&agrave; Domenico Tardini”</a></i>, 11 novembre 2006). E ricordando il colloquio tra il diacono Filippo e l’Etiope, narrato negli Atti degli Apostoli (cfr 8,26-40), aggiungeva: &laquo;&Egrave; dunque importante che qualcuno arrivi accanto a chi &egrave; in cammino e gli annunci “la buona novella di Ges&ugrave;”, come fece Filippo. &Egrave; qui adombrata la “diaconia” che la cultura cristiana pu&ograve; svolgere nell’aiutare le persone in ricerca a scoprire Colui che &egrave; nascosto nelle pagine della Bibbia come nelle vicende della vita di ciascuno&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2006/november/documents/hf_ben-xvi_spe_20061111_famiglia-nazareth.html"><i>ibid</i>.</a>); e concludeva: &laquo;Nessuna cultura pu&ograve; essere contenta di se stessa finch&eacute; non scopre che deve farsi attenta alle necessit&agrave; reali e profonde dell’uomo, di ogni uomo&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2006/november/documents/hf_ben-xvi_spe_20061111_famiglia-nazareth.html"><i>ibid</i>.</a>).</p> 
<p>Sono appelli pi&ugrave; che mai validi anche oggi, in un tempo in cui i giovani dispongono di opportunit&agrave; e di mezzi di conoscenza e di crescita meravigliosi, ma hanno anche tanto bisogno di luce e di guida, soprattutto per fare unit&agrave; tra mente e spirito, tra fede, studio, professione e vita.</p> 
<p>Per questo anch’io mi faccio eco dei miei Predecessori, esortandovi a continuare con slancio rinnovato la vostra opera. Ringrazio di cuore tutti voi – formatori, studenti, associati, ex-allievi, amici – per il bene con cui arricchite ogni giorno la Chiesa e la societ&agrave;.</p> 
<p>Vi affido a Maria, Madre della Sapienza e Stella sul nostro cammino, mentre di cuore imparto a tutti la Benedizione Apostolica.</p> 
<p>Grazie.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Videomessaggio del Santo Padre in occasione del 16º Simposio Nazionale delle Famiglie ad Aparecida (30 maggio 2026)]]></title><pubDate>Sat, 30 May 2026 14:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260530-simposio-cnbb.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260530-simposio-cnbb.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 30 May 2026 15:29:32 +0200 --> <p></p>
<p>Con grande gioia rivolgo questo messaggio a tutti i partecipanti a questo Simposio Nazionale, organizzato dalla Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile nella Casa della Madre Aparecida, luogo speciale per tutti i brasiliani e anche per i cattolici del mondo intero. Mi sento in profonda sintonia con voi e con i lavori che insieme state svolgendo, con la preghiera e la riflessione di ognuno, su un tema di cos&igrave; grande rilevanza: la famiglia.</p> 
<p>La Chiesa insegna che la famiglia &egrave; la &laquo;prima ed essenziale cellula della societ&agrave;&raquo; (Pio XII, <i><a href="https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/encyclicals/documents/hf_p-xii_enc_20101939_summi-pontificatus.html">Summi pontificatus</a></i>, n. 47), e, per questo, deve essere protetta e promossa. Chiamata ad annunciare l’amore di Dio nel mondo di oggi, la singolare comunit&agrave; di persone formata da un uomo e una donna — cos&igrave; uniti nell’amore da diventare “una sola carne” (<i>Gn</i>&nbsp;2, 24) — comprende pienamente la sua identit&agrave; solo quando guarda al Signore Ges&ugrave; e al sacrificio che Egli ha fatto di s&eacute; stesso sulla croce per la sua Sposa, la Chiesa (cfr. <i>Ef</i>&nbsp;5, 21-33; san Giovanni Paolo II, <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_exhortations/documents/hf_jp-ii_exh_19811122_familiaris-consortio.html">Familiaris consortio</a></i>, n. 13). &Egrave; in Cristo che impariamo a vedere nell’altro l’immagine di Dio, amando il prossimo come Lui ci ha amati (cfr. <i>Gv</i>&nbsp;13, 34).</p> 
<p>Tuttavia, &egrave; necessario guardare alle famiglie con realismo e compassione, sapendo delle innumerevoli difficolt&agrave; che le affliggono, ossia delle loro fragilit&agrave;, crisi, angosce e tante altre situazioni di sofferenza. Tutto ci&ograve; esige dalla Chiesa e dagli agenti di pastorale un approccio misericordioso e un discernimento prudente e maturo (cfr. Francesco, <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a></i>, cap. VIII).</p> 
<p>Pertanto, prestiamo attenzione all’esempio della Santa Famiglia di Nazaret. Le piccole e fondamentali virt&ugrave; del focolare in cui Ges&ugrave; &egrave; nato ed &egrave; cresciuto, imparando da san Giuseppe e dalla Vergine Maria, devono servire da ispirazione e modello per tutte le nostre famiglie ed essere fonte dove si cerca la vera pace. Di fatto, come ha indicato Benedetto XVI, la famiglia svolge una missione primordiale e insostituibile quale &laquo;educatrice alla pace&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/messages/peace/documents/hf_ben-xvi_mes_20071208_xli-world-day-peace.html">Messaggio per la XLI Giornata Mondiale della Pace</a></i>, 1&deg; gennaio 2008, n. 3).</p> 
<p>In vista di ci&ograve;, carissimi fratelli e sorelle, come pegno dei pi&ugrave; abbondanti doni celesti e per intercessione di Nostra Signora Aparecida, Regina e Patrona del Brasile, invio la mia benedizione ai vescovi, ai partecipanti a questo Simposio e a tutte le famiglie.</p> 
<p>Dio vi benedica!</p> 
<p></p>
<p></p>
<p>________________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-05/quo-122/l-insostituibile-missione-di-formare-alla-pace.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 122, sabato 30 maggio&nbsp; 2026, p. 4.</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p></p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p></p> 
<p></p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Membri del Rinnovamento Carismatico Cattolico (30 maggio 2026)]]></title><pubDate>Sat, 30 May 2026 10:45:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260530-carismatici.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260530-carismatici.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 30 May 2026 15:12:10 +0200 --> <p>Sono lieto di questo mio primo incontro con il Rinnovamento Carismatico Cattolico, e di salutare tutti voi qui presenti, come anche le comunit&agrave;, i gruppi e le scuole di preghiera e di evangelizzazione che rappresentate. Dio ha davvero benedetto le vostre comunit&agrave; con tantissimi doni, tra cui la vitalit&agrave; spirituale. Saluto anche i leader dei Servizi di Comunione nazionali e internazionali del Servizio Internazionale per il Rinnovamento Carismatico Cattolico (CHARIS), che hanno organizzato questo incontro.</p> 
<p>Per il Rinnovamento Carismatico Cattolico, gli anni successivi al Concilio Vaticano II sono stati un tempo di grande espansione e crescita, e di integrazione nella vita della Chiesa, nonch&eacute; di consolidamento delle sue strutture di servizio.</p> 
<p>I miei venerabili Predecessori hanno riconosciuto questo sviluppo come grande dono per la Chiesa. Di fatto, <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/paolo-vi.html">san Paolo VI</a> ha affermato che non vi &egrave; nulla di pi&ugrave; necessario per questo mondo sempre pi&ugrave; secolarizzato della testimonianza di questo rinnovamento spirituale, che lo Spirito Santo sta ispirando nelle pi&ugrave; diverse regioni e comunit&agrave; (cfr. <i>Discorso ai partecipanti al III Congresso internazionale del rinnovamento cattolico carismatico, Pentecoste, </i>19 maggio 1975).</p> 
<p>Nel sottolineare la vostra caratteristica attenzione all’evangelizzazione, <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">san Giovanni Paolo II</a> ha detto: &laquo;&Egrave; lo stesso Spirito che vi spinge a portare testimonianza&raquo;. E ha poi aggiunto: &laquo;Come pu&ograve; chiunque abbia gustato la bont&agrave; di Cristo rimanere silenzioso e inattivo? […] Cristo &egrave; il nostro Salvatore […] Come possiamo mancare di evangelizzare? Continuate a comunicare questo zelo per il Vangelo a coloro che vi circondano!&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1991/december/documents/hf_jp-ii_spe_19911207_comunita-carismatiche.html">Discorso ai membri della “Fraternit&agrave; cattolica delle Comunit&agrave; Carismatiche”</a></i>, 7 dicembre 1991).</p> 
<p>Da parte sua, <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/benedetto-xvi.html">Benedetto XVI</a> ha parlato del contributo specifico che date alla Chiesa. Ha detto: &laquo;uno degli elementi e degli aspetti positivi delle Comunit&agrave; del Rinnovamento Carismatico Cattolico &egrave; proprio il rilievo che in esse rivestono i carismi o doni dello Spirito Santo e loro merito &egrave; averne richiamato nella Chiesa l’attualit&agrave;&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2008/october/documents/hf_ben-xvi_spe_20081031_carismatici.html">Discorso ai partecipanti alla XIII Conferenza Internazionale della Catholic Fraternity of Charismatic Covenant Communities and Fellowship</a>, </i>31 ottobre 2008).</p> 
<p>Come il Cardinale Suenens agli inizi del movimento, <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> ha spesso parlato di voi come di una “corrente di grazia” che &egrave; &laquo;per tutta la Chiesa, non solo per alcuni&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2017/june/documents/papa-francesco_20170603_veglia-pentecoste.html">Veglia di preghiera di Pentecoste in occasione del “Giubileo d’Oro” del Rinnovamento Carismatico cattolico</a></i>, 3 giugno 2017). In sintesi, egli ha descritto il vostro cammino come &laquo;evangelizzazione, ecumenismo spirituale, cura dei poveri e dei bisognosi e accoglienza degli emarginati&raquo;, aggiungendo: &laquo;E tutto questo sulla base della adorazione! Il fondamento del rinnovamento &egrave; adorare Dio!&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/en/speeches/2014/june/documents/papa-francesco_20140601_rinnovamento-spirito-santo.html"><i>Discorso ai partecipanti alla 37</i> <sup>a&nbsp;</sup><i>Convocazione Nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo</i></a>, 1&deg; giugno 2014).</p> 
<p>Anch’io desidero promuovere la relazione di rispetto reciproco, vicinanza e sostegno tra la Sede di Pietro e la grande famiglia del Rinnovamento Carismatico Cattolico. A tale riguardo, vorrei riflettere sui seguenti aspetti fondamentali della vostra esperienza spirituale: il battesimo nello Spirito; la preghiera di lode; la Parola di Dio, la comunione; e la carit&agrave;.</p> 
<p>Prima di tutto, il <i>battesimo nello Spirito</i>. Il vostro cammino di fede comune ha le proprie origini nell’esperienza personale dello Spirito Santo, che ha permesso alla grazia del Battesimo di diventare efficace in ognuno di voi, portandovi alla chiara consapevolezza dell’amore di Dio. &Egrave; questa la prima potente esperienza della grazia vissuta dallo stesso sant’Agostino dopo la sua conversione, e che egli ha descritto con queste fervide parole: &laquo;o Cristo Ges&ugrave;, mio soccorritore e mio redentore? Come a un tratto divenne dolce per me la privazione delle dolcezze frivole! Prima temevo di rimanerne privo, ora godevo di privarmene. Tu, vera, suprema dolcezza, le espellevi da me, e una volta espulse entravi al loro posto, pi&ugrave; soave di ogni volutt&agrave;&raquo; (<i>Confessioni</i>, IX, 1, 1).</p> 
<p>Allo stesso modo, lo Spirito Santo vi ha permesso di assaggiare la dolcezza di Cristo. Anche per voi, infatti, da quel momento la vita &egrave; cambiata. Dio ha cessato di essere una mera idea ed &egrave; diventato l’espressione autentica e definitiva della paternit&agrave;. Il suo Spirito ha portato riconciliazione interiore, pace e libert&agrave; dagli attaccamenti terreni e dall’oppressione del peccato. Ha inoltre reso possibile un nuovo atteggiamento caratterizzato dall’apertura e dalla speranza verso gli altri e verso il futuro, nella certezza che nulla ci potr&agrave; mai separare dall’amore di Cristo (cfr. <i>Rm</i>&nbsp; 8, 38-39). Da questa esperienza dello Spirito Santo deriva il desiderio profondo di essere testimoni e messaggeri del suo amore, portando la sua consolazione alle persone oppresse da un senso di vuoto e di solitudine.</p> 
<p><i>Preghiera di lode</i>. &Egrave; stato proprio da questa esperienza avvincente dello Spirito Santo che &egrave; iniziata una nuova vita di preghiera, che ha assunto la forma di una nuova capacit&agrave; di dialogare con Dio in modo spontaneo e sincero, e in una nuova apertura alla lode, all’adorazione e al rendimento di grazie a lui. L’adorazione e la lode, cos&igrave; caratteristiche dei vostri incontri, sono aspetti essenziali della preghiera cristiana, e negli ultimi anni voi avete contribuito a farli riscoprire e li avete riportati alla ribalta.</p> 
<p><i>La Parola di Dio</i>. La rinnovata effusione dello Spirito vi ha condotti anche a un incontro vivo con la Sacra Scrittura. Lo Spirito Santo ha ispirato la Parola di Dio rivelata ed &egrave; anche colui che la mantiene sempre viva e attiva nella Chiesa, facendola risuonare nel cuore dei credenti, specialmente nella liturgia. La Scrittura, pertanto, &egrave; diventata per voi una meravigliosa fonte di nutrimento spirituale che illumina e conforta. &Egrave; parimenti una fonte di discernimento per orientare le vostre scelte quotidiane e d&agrave; sostanza alla preghiera comune, permettendovi di rivolgervi al Signore con parole ispirate da Dio stesso.</p> 
<p><i>Comunione</i>. Lo Spirito Santo &egrave; la sorgente della comunione. In diversi documenti, Papa Leone XIII ha incoraggiato i cattolici a pregare ogni anno una novena allo Spirito Santo tra le solennit&agrave; dell’Ascensione e della Pentecoste, specialmente per l’intenzione dell’unit&agrave; dei cristiani. Voi chiaramente comprendete l’importanza di questo invito, dato che avete visto che l’unit&agrave; nella Chiesa &egrave; il frutto dello Spirito, poich&eacute;, come afferma sant’Agostino, lo Spirito Santo &laquo;&egrave; dunque una specie di ineffabile comunione tra il Padre ed il Figlio&raquo; (<i>De Trinitate</i>, V, 11, 12). &Egrave; lo Spirito a creare armonia tra i vari carismi e le componenti del Rinnovamento Carismatico, come anche con i nostri fratelli e sorelle di altre denominazioni cristiane.</p> 
<p>E infine, la <i>carit&agrave;</i>. Sant’Agostino ha scritto che lo Spirito Santo &laquo;una volta dato all’uomo, l’accende d’amore per Dio e per il suo prossimo, essendo lui stesso amore. L’uomo infatti non riceve se non da Dio l’amore per amare Dio&raquo; (<i>De Trinitate</i>, XV, 17, 31). &Egrave; ci&ograve; che anche voi avete sperimentato. La rinnovata presenza dello Spirito ha risvegliato in voi una nuova capacit&agrave; di amare, ispirata dalla divina carit&agrave; stessa. Questo amore &egrave; rivolto verso Dio e verso i vostri fratelli e sorelle, e ispira vicinanza e compassione, specialmente per coloro che stanno soffrendo. Dal Rinnovamento Carismatico sono nate molte opere di carit&agrave; per chi &egrave; nel bisogno, sia spirituale sia materiale. Vi invito, dunque, a mantenere vivo questo amore per i poveri, che rivela il vero volto di Dio.</p> 
<p>Cari amici, vi ringrazio per il vostro impegno e vi incoraggio a proseguire la vostra missione. Mettetevi al servizio delle vostre diocesi e parrocchie, offrendo la vostra esperienza e i vostri metodi di evangelizzazione. Seguite fedelmente la guida dei vostri sacerdoti; e, nel vostro discernimento comune, ascoltate le voci delle persone sagge, anche se non fanno parte dei vostri gruppi. Coltivate l’armonia e la cooperazione delle comunit&agrave; alle quali appartenete, facendo attenzione a non cedere mai al desiderio di autopromozione o di ricerca di potere o prestigio personale. Lo Spirito Santo sia sempre una luce e una fonte di forza nel vostro cammino personale e comune, e la Vergine Maria, Madre della Chiesa, vi protegga. E ora, con questi sinceri sentimenti, imparto volentieri la mia Benedizione Apostolica.</p> 
<p>Grazie.</p> 
<p>________________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-05/quo-122/l-unita-nella-chiesa-e-frutto-dello-spirito.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 122, sabato 30 maggio&nbsp; 2026, p. 4.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Membri della Fondazione “Centesimus Annus Pro Pontifice” (30 maggio 2026)]]></title><pubDate>Sat, 30 May 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260530-centesimus-annus.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260530-centesimus-annus.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 30 May 2026 14:59:09 +0200 --> <p>Sono lieto questa mattina di dare il benvenuto a voi, Presidente e membri della&nbsp;<a href="https://www.centesimusannus.va/">Fondazione&nbsp;<i>Centesimus Annus Pro Pontifice</i></a>, come anche a quelli tra voi che hanno partecipato all’Assemblea Generale e Conferenza Internazionale 2026. La vostra presenza qui &egrave; dovuta al vostro impegno costante nello studio e nell’attuazione della Dottrina Sociale della Chiesa nella societ&agrave; odierna. Non &egrave; un segreto che questo &egrave; un tema che mi &egrave; molto caro, per non dire che &egrave; una parte essenziale della missione della Chiesa in questo mondo. Il vostro incontro annuale &egrave; coinciso con la recente pubblicazione di&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>, e ritengo che questa enciclica possa offrire degli orientamenti per sviluppare e valutare i molti temi che avete esaminato durante la Conferenza e la preparazione che l’ha preceduta.</p> 
<p>A tale riguardo, il tema scelto per quest’anno — “Un mondo frammentato alla ricerca della spiritualit&agrave;: libert&agrave; e pluralismo nella Dottrina sociale della Chiesa” — offre molti punti di riflessione. Anzitutto, riconosce l’infelice situazione in cui si trova attualmente l’umanit&agrave; mentre viviamo in un’era caratterizzata da guerre e da una crescente polarizzazione, nonch&eacute; da divisioni culturali e sociali. Tuttavia, in mezzo alla fragilit&agrave; nasce una nuova speranza. Anche se le divisioni sembrano crescere, emerge un comune denominatore che indiscutibilmente ci unisce tutti: la nostra comune umanit&agrave;. Di fatto, &egrave; proprio quando si trova ad affrontare circostanze avverse che la persona umana &egrave; chiamata a riesaminare le domande fondamentali che hanno gentilmente spinto il cuore di innumerevoli generazioni a una riflessione pi&ugrave; seria: “dove stiamo andando? Verso quale meta desideriamo orientarci? Quale direzione scegliere come comunit&agrave; umana e come popoli?” (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>, n. 6).</p> 
<p>Tali domande sono una chiara manifestazione della ricerca di verit&agrave; dell’umanit&agrave; e fanno nascere un desiderio di qualcosa di pi&ugrave;, una sete di Dio e un senso duraturo. Testimoniano anche gli aspetti essenziali della nostra umanit&agrave;: i doni dati da Dio della ragione e della libert&agrave;, attraverso i quali possiamo arrivare a conoscere la verit&agrave; e a seguire ci&ograve; che &egrave; bene. Sebbene la libert&agrave; venga spesso intesa come capacit&agrave; di fare ci&ograve; che si vuole, &egrave; essenziale ritrovare un senso autentico della libert&agrave; che ci consenta di scoprire la sua dimensione relazionale, poich&eacute; &egrave; proprio qui che possiamo parlare della realizzazione della persona sia come individuo sia come societ&agrave;.&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">San Giovanni Paolo II</a>&nbsp;ci ha ricordato che questa realizzazione la si trova quando la libert&agrave; &egrave; vissuta nel “dono di s&eacute; e l’accoglienza dell’altro” (<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_25031995_evangelium-vitae.html">Evangelium vitae</a></i>, n. 19), ovvero quando la libert&agrave; viene usata per amare. Al contrario, “quando invece viene assolutizzata in chiave individualistica, la libert&agrave; &egrave; svuotata del suo contenuto originario ed &egrave; contraddetta nella sua stessa vocazione e dignit&agrave;” (<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_25031995_evangelium-vitae.html">Ibidem</a></i>).</p> 
<p>Ci&ograve; che scopriamo qui sono le due “citt&agrave;” descritte da sant’Agostino, che continuano a caratterizzare non soltanto il cuore umano, ma anche le civilt&agrave; che noi creiamo. La Citt&agrave; dell’Uomo, costruita sull’orgoglio e l’amore di s&eacute;, &egrave; caratterizzata da egoistico individualismo. La Citt&agrave; di Dio, edificata sull’amore di Dio fino all’altruismo e la coltivazione di relazioni, &egrave; ci&ograve; che rende davvero possibile costruire una civilt&agrave; dell’amore. In quest’ottica possiamo scoprire che ci&ograve; che si cela dietro la crisi delle democrazie contemporanee e l’indebolimento del multilateralismo &egrave;, di fatto, una crisi antropologica che deriva dall’aver in gran parte dimenticato il Creatore. Tuttavia, lungi dal lasciarci prendere dallo sconforto, siamo chiamati a fare la nostra parte, ricordando che “la civilt&agrave; dell’amore non nasce da un gesto unico e spettacolare, ma da una somma di fedelt&agrave; piccole e tenaci, che fanno argine alla disumanizzazione” (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Tutti_possiamo_fare_la_nostra_parte">Magnifica humanitas</a></i>, 213).</p> 
<p>Un altro aspetto della promozione e del lavoro per una vera civilt&agrave; dell’amore &egrave; il dialogo. Un dialogo fondato sulla verit&agrave; che riconosce e apprezza la comune umanit&agrave; di ogni persona. Di fatto, tenere presente l’innata dignit&agrave; di ogni individuo permette di superare l’egoismo e gli interessi particolari in favore del bene comune. Questa stessa dignit&agrave; fornisce anche il contesto in cui possiamo parlare di un sano pluralismo che riconosce la ricchezza di contributi che giungono dalle persone di origini diverse e che porta alla pacifica coesistenza.</p> 
<p>Con queste brevi riflessioni, vi ringrazio della vostra presenza qui oggi e dei vostri sforzi per promuovere ulteriormente la Dottrina Sociale della Chiesa. Assicurandovi delle mie preghiere costanti, imparto di cuore la mia benedizione, che estendo volentieri alle vostre famiglie e a tutti i vostri cari. Grazie.</p> 
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<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-05/quo-122/le-relazioni-e-la-comune-umanita-antidoto-a-guerre-e-polarizzazi.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 122, sabato 30 maggio 2026, p. 2.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Partecipanti all'Incontro Internazionale su "Educación sobre salud mental" (30 maggio 2026)]]></title><pubDate>Sat, 30 May 2026 09:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260530-educacion.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260530-educacion.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 30 May 2026 15:16:14 +0200 --> <p>Sono lieto di potervi incontrare in occasione di questo dialogo dedicato a una delle sfide pi&ugrave; urgenti e decisive del nostro tempo: il rapporto tra educazione, salute mentale e tecnologie digitali.</p> 
<p>Desidero esprimere la mia gratitudine all’Organizzazione degli Stati Iberoamericani, alla <a href="https://www.vatican.va/content/romancuria/it/pontificie-commissioni/pontificia-america-latina.html">Pontificia Commissione per l’America Latina</a>, al <a href="https://www.dce.va/it.html">Dicastero per la Cultura e l’Educazione</a> e a tutti coloro che hanno reso possibile questa iniziativa, nata dal desiderio condiviso di costruire insieme autentiche “mappe di speranza”.</p> 
<p>Questo incontro nasce con lo sguardo rivolto in modo particolare allo spazio iberoamericano, che serbo nel profondo del mio cuore: una geografia di straordinarie riserve spirituali e umane. Troviamo un’immagine eloquente di questa saggezza, per esempio, nei tessuti artigianali che, con i loro molteplici fili e colori intensi, ci insegnano che nessun filo basta da solo a creare il disegno. Soltanto l’intreccio paziente genera bellezza e resistenza. Ogni filo conserva il proprio colore, ma acquista significato all’interno di una trama pi&ugrave; ampia.</p> 
<p>Anche l’educazione &egrave; chiamata oggi a riscoprirsi cos&igrave;: non come costruzione di individualismi isolati, n&eacute; come semplice trasmissione di competenze, ma come arte di tessere comunione.</p> 
<p>I popoli antichi levavano lo sguardo verso il cielo per leggere le costellazioni. In esse cercavano orientamento; imparavano a riconoscere il ritmo delle stagioni, il tempo della semina e quello del raccolto. Le stelle non si osservavano solo per curiosit&agrave; astratta, ma anche perch&eacute; aiutavano a comprendere qual era il momento opportuno per agire, preservando l’armonia tra l’uomo, la natura e il tempo.</p> 
<p>Oggi abbiamo bisogno di tornare a levare lo sguardo (cfr. <i>Gv</i>&nbsp;4, 35). Nella Lettera apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_letters/documents/20251027-disegnare-nuove-mappe.html">Disegnare nuove mappe di speranza</a></i>&nbsp;ho invitato a costruire una costellazione educativa globale, nella quale ogni istituzione, ogni cultura e ogni popolo possano offrire il proprio contributo originale per illuminare il cammino dell’umanit&agrave;. Ogni cultura trova un significato nell’osservazione delle costellazioni. Ogni cultura &egrave; chiamata a collaborare al disegno di un itinerario comune, maturando la consapevolezza di appartenere a un’unica famiglia umana.</p> 
<p>La consapevolezza di questo grande patrimonio culturale potr&agrave; aiutarci ad affrontare una delle maggiori forme di povert&agrave; del nostro tempo: la perdita delle costellazioni interiori. Molti giovani possiedono strumenti tecnologici sempre pi&ugrave; sofisticati, ma faticano a trovare un senso per cui vivere, sperare, amare e persino soffrire. Dietro tante difficolt&agrave;, solitudini e fragilit&agrave; psicologiche si nasconde spesso una domanda silenziosa: “La mia vita ha un senso”? C’&egrave; una speranza affidabile per il futuro?”.</p> 
<p>Nella suddetta Lettera apostolica ho ricordato che siamo un desiderio, non un algoritmo (cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_letters/documents/20251027-disegnare-nuove-mappe.html">Disegnare nuove mappe di speranza</a></i>, 4.1). Quando l’essere umano si riduce a un rendimento, un consumo o un dato statistico, emerge inevitabilmente una profonda sofferenza interiore. Molti giovani vivono oggi sotto il giogo delle aspettative e del rendimento, immersi in una competitivit&agrave; esasperata che genera ansia, paura di non essere all’altezza e disorientamento.</p> 
<p>Per questo non possiamo affrontare il tema della salute mentale unicamente come una questione clinica o tecnica. Senza dubbio sono indispensabili i contributi della scienza, della psicologia, della medicina e delle neuroscienze. Ma crediamo anche che l’uomo pu&ograve; vivere in modo autentico — e superare tante fragilit&agrave; interiori — all’interno di un orizzonte di significato. Quando questo orizzonte si oscura, aumentano il vuoto interiore, l’isolamento e la disperazione. Quando, invece, una persona scopre che la sua vita ha valore, che &egrave; amata, attesa e chiamata a un compito nel mondo, allora nasce la speranza. E la speranza non &egrave; un’illusione ingenua: &egrave; una forza spirituale che sostiene la vita, persino nei momenti pi&ugrave; difficili.</p> 
<p>Per questo ho voluto aggiungere, tra gli obiettivi del Patto Educativo Globale, anche quello di coltivare la vita interiore. Di fatto, non basta connettere i giovani alle reti digitali, se poi rimangono disconnessi da s&eacute; stessi, dagli altri e dalla propria interiorit&agrave;. Coltivare la vita interiore significa aiutare le nuove generazioni a riscoprire il silenzio, la riflessione, la capacit&agrave; di porsi domande, la profondit&agrave; delle relazioni e l’apertura alla trascendenza. Per ascoltare l’anima, &egrave; necessario affinare l’udito, perch&eacute; la sua voce non &egrave; un grido, ma un sussurro (cfr. <i>1 Re</i>, 19, 9-16).</p> 
<p>Se la tecnologia ci connette, l’educazione ci forma. Educare significa accompagnare i giovani a scoprire non solo come vivere, ma anche perch&eacute; vivere. In questa missione educativa, le istituzioni pubbliche, la scuola, le universit&agrave;, le famiglie, le comunit&agrave; religiose, il mondo della cultura e quello della comunicazione sono chiamati a lavorare insieme. Nessuno pu&ograve; affrontare da solo sfide cos&igrave; profonde e tanto complesse.</p> 
<p>Per questo desidero incoraggiarvi a rafforzare questa rete di cooperazione che state costruendo tra voi e con la Santa Sede. In questa epoca di transizione digitale, siamo chiamati a essere luce per molte persone, soprattutto per i giovani, che cercano punti di riferimento affidabili e mappe capaci di orientare il cammino della vita.</p> 
<p>Abbiamo bisogno di visioni capaci di costruire nuove sintesi culturali, che abbiano il coraggio di coniugare pensiero e vita, contemplazione e azione, attenzione ai poveri e ricerca di significato, custodendo il patrimonio profondamente umano dell’educazione.</p> 
<p>Che la Vergine Maria, modello di educatrice, ci ispiri in questo cammino e guidi i nostri sforzi per infondere fiducia alle nuove generazioni, affinch&eacute; si impegnino nella costruzione di un mondo pi&ugrave; giusto e fraterno.</p> 
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<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-05/quo-122/educare-i-giovani-a-coltivare-la-vita-interiore.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 122, sabato 30 maggio&nbsp; 2026, p. 3.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Vescovi della Conferenza Episcopale Italiana (28 maggio 2026)]]></title><pubDate>Thu, 28 May 2026 10:45:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260528-vescovi-cei.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260528-vescovi-cei.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 28 May 2026 11:04:46 +0200 --> <p><i>Carissimi fratelli nell’episcopato, buongiorno!</i></p> 
<p>Grazie, Eminenza, per le parole che mi ha rivolto. Un caro saluto a quanti sono stati eletti a svolgere un servizio nella Conferenza Episcopale, in particolare al Vicepresidente, e a ciascuno di voi. Per vostro tramite, desidero esprimere il mio affetto a tutte le Chiese che sono in Italia, ai presbiteri, ai diaconi, alle persone consacrate, alle famiglie, ai catechisti, agli educatori, ai giovani, agli anziani, ai poveri, ai malati, a quanti vivono la fede nella semplicit&agrave; della vita quotidiana e a quanti, magari senza saperlo, portano nel cuore una sete di Dio.</p> 
<p>&Egrave; quanto abbiamo la grazia di constatare in diversi modi, anche in un tempo come il nostro, segnato dalla complessit&agrave;. L’ho sperimentato direttamente nelle mie recenti visite a Pompei, a Napoli e ad Acerra. Molti segni ci parlano di stanchezza, di frammentazione, di solitudine. Nelle nostre comunit&agrave; possiamo talvolta avvertire la fatica di trasmettere la fede, la difficolt&agrave; di coinvolgere le nuove generazioni. Ma il Vangelo ci riscuote. Ges&ugrave;, guardando le folle, non vede un problema da risolvere, vede una messe, vede il campo di Dio: &laquo;La messe &egrave; abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perch&eacute; mandi operai nella sua messe!&raquo; (<i>Lc</i> 10,2). Seminatore instancabile, Dio esce ogni giorno nel mondo e sparge con generosit&agrave; nei cuori il desiderio dell’infinito, di una vita piena, di una salvezza che libera. S&igrave;, grazie a Dio, la messe &egrave; molta. Il nostro primo compito &egrave; questo: fare nostro lo sguardo del Signore. Non lamentarci soltanto dei terreni induriti n&eacute; soffermarci semplicemente ai dati statistici, ma saper vedere, con gli occhi del Risorto, il raccolto che Dio stesso ci prepara.</p> 
<p>Fratelli carissimi, lo Spirito Santo ci doni cuori ardenti dello slancio di Cristo; e susciti numerosi e santi operai per lavorare con noi.</p> 
<p>Allora, con questo sguardo, la priorit&agrave; &egrave; il Vangelo: ce lo dice San Francesco d’Assisi, a ottocento anni dal suo transito al Cielo; ce lo ricordano la <i><a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/apost_exhortations/documents/hf_p-vi_exh_19751208_evangelii-nuntiandi.html">Evangelii nuntiandi</a></i> di <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it.html">San Paolo VI</a> e la <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html">Evangelii gaudium</a></i> di <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>. Perch&eacute; &egrave; dal Vangelo che nasce la fede, come incontro vivo con Cristo, morto e risorto, presente nella sua Chiesa. Oggi, nel contesto in cui siamo chiamati a operare, confrontandoci con altre prospettive di vita e con sfide antropologiche inedite, riportare al centro il Vangelo &egrave; il dono che d&agrave; entusiasmo alla nostra vita di Vescovi e l’urgenza che ci spinge.</p> 
<p>Siamo dunque chiamati a domandarci: quale volto di Dio lasciamo trasparire nella predicazione, nella catechesi, nella liturgia, nella carit&agrave;, nella vita delle nostre comunit&agrave;? In che modo favoriamo l’incontro con Cristo e che cosa significa oggi, per noi e per le nostre Chiese, iniziare altri alla vita cristiana? Sono domande che, come pastori, dobbiamo sempre porci, senza mai darle per scontate.</p> 
<p>Ecco, dunque, la rinnovata attenzione all’iniziazione cristiana, che non pu&ograve; essere pensata solo come preparazione ai Sacramenti. Essa &egrave; il “grembo” in cui una comunit&agrave; genera alla fede e introduce nella vita pasquale, nella comunione con il Signore, nella fraternit&agrave; ecclesiale. Si tratta di riscoprire il Battesimo come realt&agrave; viva ed esistenziale; e &laquo;non &egrave; possibile comprendere pienamente il Battesimo se non all’interno dell’Iniziazione Cristiana, ossia dell’itinerario attraverso cui il Signore, mediante il ministero della Chiesa e il dono dello Spirito, ci introduce nella fede pasquale e ci inserisce nella comunione trinitaria ed ecclesiale&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20241026_doc-final-sinodo2024-chiesa-sinodale_it.html#Le_radici_sacramentali_del_Popolo_di_Dio"><i>Documento finale della XVI Assemblea del Sinodo dei Vescovi</i>,</a> 24). &Egrave; una sottolineatura molto importante, questa della pi&ugrave; recente Assemblea del Sinodo dei Vescovi, perch&eacute; colloca il cammino che si apre con il Battesimo all’interno di una Chiesa che crede, celebra, accompagna, genera. Una Chiesa che, mentre gioisce stupita di fronte ai catecumeni giovani e adulti, &egrave; poi capace di sostenere la loro perseveranza dopo lo slancio iniziale.</p> 
<p>La fede viene trasmessa e cresce dove ci sono comunit&agrave; vive e ospitali, capaci di pregare e di ascoltare; comunit&agrave; nelle quali la Parola di Dio non resta ai margini, ma illumina le scelte, dove l’Eucaristia &egrave; davvero fonte e culmine, dove i poveri non sono destinatari esterni di un servizio, ma fratelli e sorelle nei quali il Signore ci parla; dove i giovani sono volti e voci e storie con cui dialogare; dove le famiglie non sono lasciate sole e le ferite non vengono nascoste, ma portate davanti al Signore con umilt&agrave;; dove la fede diventa impegno effettivo nella societ&agrave;, nella politica, nella cultura.</p> 
<p>Proprio per questo, noi Vescovi siamo chiamati a un ascolto profondo: ascoltare la Parola di Dio, ascoltare il Popolo di Dio, e quindi ascoltare i segni dei tempi, ascoltare anche ci&ograve; che mette in discussione le nostre abitudini pastorali. Dove l’ascolto &egrave; vero, la comunit&agrave; non si chiude in s&eacute; stessa, ma diventa luogo di discernimento e di missione e, a tal fine, sa rinnovarsi.</p> 
<p>&Egrave; questo il senso del Cammino sinodale che avete portato a compimento e che, come avete sottolineato, ora deve diventare stile permanente. Il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a> ci ha ricordato che a Dio &egrave; piaciuto santificare e salvare gli uomini non separatamente e senza alcun legame fra loro, ma costituendoli in un popolo che lo riconoscesse nella verit&agrave; e lo servisse nella santit&agrave; (cfr Cost. dogm. <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>, 9). Chiesa sinodale &egrave; quella in cui ciascuno, secondo la propria vocazione, pu&ograve; offrire il dono ricevuto dallo Spirito per l’edificazione comune. La partecipazione, dunque, non &egrave; una concessione: &egrave; un’esigenza della comunione e della missione e, perci&ograve;, deve diventare metodo, responsabilit&agrave;, verifica, nel coinvolgimento dei diversi carismi e ministeri e nel rispetto del compito proprio del Vescovo. Il Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese in Italia richiama il valore degli organismi di partecipazione, come luoghi nei quali il discernimento delle comunit&agrave; pu&ograve; prendere corpo. Non basta, per&ograve;, che questi strumenti esistano, occorre verificare che funzionino davvero.</p> 
<p>In questo processo, le varie strutture della CEI sono chiamate a continuare a svolgere il loro servizio di comunione, coordinamento, discernimento e sostegno alle Chiese che sono in Italia. Proprio perch&eacute; ha questo ruolo, l’organizzazione della Conferenza Episcopale va modellata alla luce delle esigenze della missione e delle mutate condizioni storiche. Non si tratta di imitare schemi organizzativi esterni, n&eacute; di ridurre tutto a efficienza amministrativa, ma di domandarsi quale fisionomia aiuti oggi i Pastori e le Chiese locali ad annunciare meglio il Vangelo, a camminare insieme, a rendere possibile una partecipazione effettiva, ordinata e feconda. Quando &egrave; vissuta nello Spirito, questa verifica non indebolisce la comunione ma la purifica.</p> 
<p>Cari fratelli, il Signore non ci chiede di misurare la fecondit&agrave; della Chiesa con i criteri del numero, della visibilit&agrave; o dell’influenza. &laquo;Quando guardiamo con gli occhi di Dio, scopriamo che Egli ha scelto la via della piccolezza, per discendere in mezzo a noi. […] Questa logica della piccolezza &egrave; la vera forza della Chiesa. Essa, infatti, non risiede nelle sue risorse e nelle sue strutture, n&eacute; i frutti della sua missione derivano dal consenso numerico, dalla potenza economica o dalla rilevanza sociale. La Chiesa, al contrario, vive della luce dell’Agnello e, radunata attorno a Lui, &egrave; sospinta per le strade del mondo dalla potenza dello Spirito Santo”&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/november/documents/20251128-turchia-clero.html">Discorso nell’Incontro di preghiera</a></i>, Istanbul, 28 novembre 2025).</p> 
<p>Abbiamo il coraggio dell’essenziale! Il coraggio di comunit&agrave; meno preoccupate di conservare tutto e pi&ugrave; libere di annunciare Cristo. Il coraggio di una catechesi che sia cammino di iniziazione e formazione permanente alla vita cristiana. Il coraggio di parrocchie accoglienti e missionarie, in cui le famiglie si ritrovano e si rinnovano con la linfa del Vangelo. Il coraggio di organismi di partecipazione vivi. Il coraggio di ascoltare i giovani senza addomesticarne le domande. Il coraggio di lasciarci evangelizzare dai poveri. Il coraggio di una struttura nazionale sempre pi&ugrave; al servizio della comunione missionaria delle Chiese in Italia. Un popolo viene generato da madri e padri nella fede, da comunit&agrave; che sanno dire, con la vita prima ancora che con le parole: &laquo;Abbiamo trovato il Messia&raquo; (<i>Gv</i> 1,41). L’Italia ha bisogno di questa testimonianza.</p> 
<p>Affido il vostro cammino alla Vergine Maria, Madre della Chiesa. Lei ha accolto il dono, ha custodito la Parola, ha camminato con i discepoli, ha atteso lo Spirito nel Cenacolo. Vi aiuti a essere &laquo;radicati e costruiti su di Lui, saldi nella fede&raquo; (<i>Col</i> 2,7), a custodire l’essenziale, a generare nella fede, a camminare con il Popolo di Dio, a riconoscere la voce del Signore che ancora chiama, consola e invia.</p> 
<p>Vi accompagno con la mia benedizione. Grazie!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Partecipanti alla Plenaria del Dicastero per l'Evangelizzazione-Sezione per le questioni fondamentali dell'evangelizzazione nel mondo (28 maggio 2026) ]]></title><pubDate>Thu, 28 May 2026 10:15:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260528-dicastero-evangelizzazione.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260528-dicastero-evangelizzazione.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 28 May 2026 10:59:53 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo,<br /> La pace sia con voi!<br /> <br /> </p> 
<p><i>Eminenze, Eccellenze,<br /> cari fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>&egrave; una gioia per me incontrarvi, a conclusione della Sessione Plenaria del Dicastero per l’Evangelizzazione – Sezione per le Questioni Fondamentali dell’Evangelizzazione nel Mondo. La circostanza mi offre un’opportunit&agrave; per condividere alcune considerazioni che riguardano la vita della Chiesa, soprattutto per gli anni che stanno davanti a noi.</p> 
<p>Prima di tutto, per&ograve;, desidero esprimere i miei pi&ugrave; vivi ringraziamenti per il grande lavoro svolto dal Dicastero durante il Giubileo dello scorso anno. Abbiamo vissuto un tempo di grazia che ha visto giungere a Roma milioni di pellegrini. Il numero finale quanti erano? Dicono 30 milioni… <i>[comunicano il dato]</i> Pi&ugrave; di 33 milioni! Tale evento ha richiesto un grande sforzo organizzativo, che si &egrave; manifestato in una felice accoglienza sui diversi fronti e, soprattutto, nell’attenzione alla dimensione spirituale per la sovrabbondanza di doni che il Signore ha riversato sui credenti.</p> 
<p>La meta della Porta Santa delle quattro Basiliche Papali non ha impedito che l’Anno Santo fosse intensamente vissuto nelle Chiese locali. In tutto il mondo la speranza &egrave; diventata la protagonista nella vita cristiana. L’insistenza che &egrave; stata posta sulla “sorella pi&ugrave; piccola”, che, quasi senza darlo a vedere, trascina le due maggiori, la fede e la carit&agrave;, ha bisogno di essere ancora annunciata e vissuta con intensit&agrave; e convinzione. Il mondo ha pi&ugrave; che mai sete di speranza. Desidera vivere nella pace e nella certezza che l’impegno per costruire una citt&agrave; degna di figli di Dio non solo &egrave; possibile ma reale, perch&eacute; intriso di una speranza che offre obiettivi veri, non illusori. Non interrompiamo, dunque, questo annuncio, sorretto dalla promessa del Signore Ges&ugrave; di rimanere sempre con noi; esso si rende visibile nella testimonianza che siamo chiamati a offrire per essere discepoli fedeli alla sua parola (cfr <i>Mt</i> 28,18-20).</p> 
<p>L’evangelizzazione chiede di continuare a essere la motivazione fondamentale di ogni azione della Chiesa universale e delle comunit&agrave; locali; solo cos&igrave; la fede stessa viene riscoperta sempre di nuovo nella sua bellezza ed esprime al meglio la sua credibilit&agrave;. L’annuncio del Vangelo, che infonde speranza, non &egrave; una proposta utopica: &egrave; una testimonianza che attrae in quanto manifesta la chiamata all’amore e alla verit&agrave;.</p> 
<p>Non possiamo sottovalutare che, soprattutto nei Paesi dell’Occidente, la crisi della fede, insieme ad altri fattori socio-culturali, ha dato luogo a una diffusa indifferenza religiosa. La fede, a molti, appare come non pi&ugrave; rilevante per la propria vita. Il pericolo sotteso, non sempre percepito nella sua gravit&agrave;, &egrave; che venga a mancare il respiro per quanto vi &egrave; di pi&ugrave; propriamente umano, cio&egrave; la ricerca del senso. Le grandi questioni esistenziali rimangono inevase, mentre dilaga una cultura tecnologica che dovrebbe rispondere ad ogni esigenza.</p> 
<p>Anche in tale contesto, l’incontro con Cristo &egrave; in grado di restituire pienezza di significato e di valore alla vita delle persone, e la Chiesa riscopre la perenne attualit&agrave; del mandato che ha ricevuto dal Signore risorto. Nessuno pu&ograve; sostituirsi ad essa in questa missione, tanto urgente quanto necessaria per assicurare fondamenta affidabili al futuro dell’umanit&agrave;, perch&eacute; sia un futuro di pace, di giustizia, di libert&agrave;, di fraternit&agrave;.</p> 
<p>Come &egrave; emerso nel Concistoro del gennaio scorso, l’Esortazione apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html">Evangelii gaudium</a></i> di <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> continua a &laquo;rappresentare un punto di riferimento decisivo: essa non introduce semplicemente nuovi contenuti, ma ricentra tutto sul kerigma come cuore dell’identit&agrave; cristiana ed ecclesiale&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/letters/2026/documents/20260412-lettera-cardinali.html">Lettera ai Cardinali</a></i>, 12 aprile 2026). Invito pertanto anche voi a riprendere <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html">Evangelii gaudium</a></i> nel vostro lavoro a tutti i livelli, per promuovere una missione &laquo;cristocentrica e kerigmatica, che nasce da un incontro con Cristo capace di trasformare la vita&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html">ibid</a>.).</p> 
<p>Grande attenzione merita la forte richiesta di spiritualit&agrave; che, soprattutto nei giovani, si fa strada e che si &egrave; espressa in maniera evidente in occasione del Giubileo dei giovani. La nuova generazione non ha preclusioni nei confronti del Vangelo; al contrario, molti, quando lo riscoprono, desiderano conoscerlo meglio, perch&eacute; percepiscono che in esso si nasconde il segreto per essere veramente felici. Sono certo che il vostro Dicastero &egrave; particolarmente attento a questa domanda che i nostri contemporanei pongono con sempre maggiore insistenza, e che richiede una risposta credibile e coerente. L’evangelizzazione non fa affidamento sull’efficienza delle strutture o sulla rilevanza sociale, e nemmeno sul consenso che si pu&ograve; ricevere in qualche momento. Ci&ograve; che rimane essenziale &egrave; piuttosto avere fiducia nella guida dello Spirito Santo, seguire le strade che Lui indica per condurre molti a Cristo, alla sua parola che salva, al suo amore che rinnova la vita.</p> 
<p>L’evangelizzazione deve misurarsi oggi, in modo particolare, anche con mutate condizioni e dinamiche nella trasmissione della fede di generazione in generazione. In alcune regioni del mondo questa trasmissione si &egrave; pressoch&eacute; interrotta, e ci&ograve; richiede la capacit&agrave; di farsi carico di nuove sfide. Le cause di tale situazione sono conosciute e molteplici; ci&ograve; che ne risulta &egrave; comunque, nelle giovani generazioni, una “povert&agrave;” spirituale, una carenza di motivazioni e di strumenti per poter maturare in piena libert&agrave; quell’adesione di fede che d&agrave; senso alla vita. Grazie a Dio sono numerose e varie, in tutto il mondo, le esperienze mediante le quali le comunit&agrave; cristiane, le associazioni, i movimenti, i gruppi ecclesiali incontrano i giovani, li ascoltano e dialogano con loro. Il clima culturale diffuso nelle societ&agrave; ipermediatiche e consumistiche riduce la capacit&agrave; di apprendere con pazienza e di compiere con fatica un percorso di ricerca personale della verit&agrave;, con perseveranza e senso critico. Ogni messaggio rischia di essere percepito come un’opinione tra le tante.</p> 
<p>La trasmissione della fede, in tale contesto, passa necessariamente attraverso l’incontro con persone e comunit&agrave; che esprimono la gioia della fede cristiana e la coerenza di uno stile di vita evangelico. Non &egrave; certo annacquando i contenuti e ammorbidendo le esigenze che si pu&ograve; rendere attraente il cristianesimo, ma testimoniando con umilt&agrave; e coraggio “la via, la verit&agrave; e la vita” che ha convertito e santificato tante persone. Come affermava <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/benedetto-xvi.html">Benedetto XVI</a>: &laquo;Ci&ograve; di cui abbiamo bisogno in questo momento della storia sono uomini che, attraverso una fede illuminata e vissuta, rendano Dio credibile in questo mondo. […] Abbiamo bisogno di uomini che tengano lo sguardo dritto verso Dio, imparando da l&igrave; la vera umanit&agrave;. Abbiamo bisogno di uomini il cui intelletto sia illuminato dalla luce di Dio e a cui Dio apra il cuore, in modo che il loro intelletto possa parlare all'intelletto degli altri e il loro cuore possa aprire il cuore degli altri. Soltanto attraverso uomini che sono toccati da Dio, Dio pu&ograve; far ritorno presso gli uomini&raquo; (<i>L’Europa di Benedetto nella crisi delle culture</i>, Siena 2005, 63-64). La santit&agrave; della vita, pertanto, rimane sempre la forma pi&ugrave; convincente della bellezza della fede cristiana che supera i tempi e si propone ad ogni cultura.</p> 
<p>Vorrei anche dirvi una parola riguardo alla catechesi, che qualifica in modo determinante la vita della Chiesa nel suo impegno formativo e di trasmissione della fede. Un’attenzione peculiare &egrave; dovuta nei confronti dei catecumeni, che in numero sempre pi&ugrave; significativo chiedono il Battesimo. Il gioioso servizio della comunit&agrave; nell’accogliere e accompagnare i catecumeni non pu&ograve; concludersi con la celebrazione del Sacramento. Altrettanta responsabilit&agrave; richiede il compito successivo, quello cio&egrave; di offrire un ambiente nel quale trovino riscontro le attese che hanno portato ad aderire a Cristo e alla sua Chiesa. Il dovere di mantenere viva la scelta di fede compiuta con il Battesimo comporta, in particolare per le comunit&agrave; parrocchiali, l’esigenza di tendere sempre alla misura alta della vita cristiana (cfr S. Giovanni Paolo II, Lett. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_letters/2001/documents/hf_jp-ii_apl_20010106_novo-millennio-ineunte.html">Novo millennio ineunte</a></i>, 31), per assicurare ai nuovi battezzati uno spazio di crescita coerente, frutto di relazioni interpersonali vissute nell’amore e nel servizio reciproco.</p> 
<p>Simile cura va riservata ai ragazzi e alle ragazze che ricevono il sacramento della Confermazione. Incoraggio le molteplici iniziative che li accompagnano nel proseguimento del cammino di fede per la loro crescita umana e cristiana. Tali proposte vengono rese veramente efficaci dall’attenzione rivolta ad ognuno di essi personalmente, riflesso dell’amore unico e personale del Signore.</p> 
<p>Carissimi, vi ringrazio per il vostro servizio al mio ministero e a tutta la Chiesa e, affidandovi alla Vergine Maria, perfetta discepola e missionaria del Vangelo, vi accompagno con la mia benedizione. Grazie!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Chirografo del Santo Padre per l’istituzione della Commissione di indirizzo e vigilanza sulla Fondazione “Casa Sollievo della Sofferenza - Opera di San Pio da Pietrelcina, O.F.M. Cap.” (27 maggio 2026)]]></title><pubDate>Wed, 27 May 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/letters/2026/documents/20260527-chirografo-la-testimonianza.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/letters/2026/documents/20260527-chirografo-la-testimonianza.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 27 May 2026 12:36:52 +0200 --> <p>La testimonianza della Sede Apostolica nell’accogliere l’esortazione a guarire ogni sorta di malattia e di infermit&agrave;, che &egrave; parte cos&igrave; importante della missione affidata al Collegio Episcopale (<i>Mt</i>. 10,1), si &egrave;, per lunga tradizione, manifestata anche nell’includere tra le Istituzioni che ad Essa fanno riferimento e per le quali ha particolare attenzione, gestendole direttamente, le iniziative sorte nella Chiesa a sostegno di coloro che soffrono e a quanti se ne prendono cura, e che in quest’ambito prestano opere di carit&agrave; sia spirituale sia temporale (<a href="https://www.vatican.va/archive/cod-iuris-canonici/ita/documents/cic_libroI_113-123_it.html#CAPITOLO_II_(Cann._113_-_123)">114, &sect;2 CIC</a>).</p> 
<p>Tra queste Istituzioni di cui la Sede Apostolica ha assunto la responsabilit&agrave; e cura dirette, vi &egrave; l’Opera fondata da San Pio da Pietrelcina, eretta in Fondazione con la denominazione “Casa Sollievo della Sofferenza – Opera di San Pio da Pietrelcina, O.F.M. Cap.” (di seguito anche la “Fondazione”) con lo scopo di dare ospitalit&agrave;, assistenza e cura agli ammalati, ai pellegrini e ai loro familiari, ispirandosi alla spiritualit&agrave; e alla figura del Santo fondatore.</p> 
<p>L’evoluzione dei tempi, della tecnica, del diritto e dell’economia pone la Missione della Chiesa di fronte alla sfida del rinnovamento continuo, in particolare in quei settori, come l’assistenza sanitaria e la cura degli infermi, che richiedono importanti investimenti e una prudente gestione degli stessi, anche mediante il supporto dei fedeli e di quelle istituzioni, pubbliche e private, che, condividendo la Missione della Chiesa e la Sua Dottrina, vengano in supporto della stessa o decidano di parteciparvi con apporti personali e materiali.</p> 
<p>Al fine di affrontare e raccogliere questa sfida, sentito il parere di esperti e altri collaboratori, con il presente Chirografo istituisco una Commissione di Indirizzo e Vigilanza sulla Fondazione “Casa Sollievo della Sofferenza – Opera di San Pio da Pietrelcina, O.F.M. Cap.”, con il compito di analizzare la situazione attuale della Fondazione, individuare le migliori soluzioni per una sempre maggiore efficienza, efficacia e sostenibilit&agrave; nel tempo della sua opera e della sua missione e per dare concreta attuazione alle soluzioni cos&igrave; individuate.</p> 
<p style="text-align: center;"><b>A tal fine, con il presente Chirografo,</b></p> 
<p style="text-align: center;"><b>dispongo quanto segue</b></p> 
<p><b>1.</b>&nbsp;&Egrave; istituita la Commissione di Indirizzo e Vigilanza sulla Fondazione “Casa Sollievo della Sofferenza – Opera di San Pio da Pietrelcina, O.F.M. Cap. (di seguito anche la “Commissione”).</p> 
<p><b>2.</b>&nbsp;La Commissione ha il compito di</p> 
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;i. analizzare l’attuale situazione economica, patrimoniale, operativa e gestionale delle attivit&agrave; della Fondazione;</p> 
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ii. individuare e sottoporre le soluzioni che, in base all’analisi svolta, consentano di migliorare l’efficacia, l’efficienza e la sostenibilit&agrave; dell’attivit&agrave; della Fondazione, sia nel breve sia nel lungo periodo;</p> 
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; iii. dare esecuzione e portare a compimento le soluzioni cos&igrave; individuate.</p> 
<p><b>3.</b>&nbsp;La Commissione &egrave; dotata di poteri e facolt&agrave; adeguati allo svolgimento delle proprie funzioni e finalit&agrave; istituzionali entro i limiti stabiliti dal presente Chirografo e dalle norme proprie della Santa Sede e di quelle rilevanti poste dall’ordinamento italiano nel quale la Fondazione opera.</p> 
<p>In particolare:</p> 
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;i. la Commissione approva le modifiche dello Statuto e dei Regolamenti della Fondazione al fine di adeguarli al presente Chirografo e di dare esecuzione e portare a compimento le soluzioni di cui al &sect;2;</p> 
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ii.&nbsp; &egrave; attribuito alla Commissione il potere, anche in sostituzione degli organi statutari della Fondazione, di adottare le delibere e gli altri atti, negozi e contratti, di ordinaria e straordinaria amministrazione, necessari a dare esecuzione e portare a compimento le soluzioni di cui al &sect;2 e quegli altri atti e delibere che si rendessero <i>medio tempore</i> e ancor prima prodromici o necessari ovvero avessero le caratteristiche di indifferibilit&agrave; e urgenza. Le delibere cos&igrave; adottate dalla Commissione sono vincolanti per la Fondazione, gli organi statutari della stessa e per quanti vi prestano servizio;</p> 
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; iii. nei limiti dei compiti e dei poteri attribuiti dal presente Chirografo alla Commissione e delle delibere da questa adottate, &egrave; attribuita al Presidente della Commissione la rappresentanza, quale procuratore speciale, della Fondazione, anche presso le amministrazioni pubbliche italiane, potendo questi provvedere a quanto necessario a rendere efficaci e pienamente operativi nell’ordinamento italiano i poteri e la rappresentanza attribuiti con il presente Chirografo alla Commissione e al suo Presidente e le altre delibere adottate dalla Commissione;</p> 
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; iv. la Commissione, per l’esercizio delle proprie funzioni, pu&ograve; avvalersi di consulenti e collaboratori esterni, scelti fra persone e enti di comprovata competenza e adeguata esperienza nel gestire attivit&agrave; similari a quelle decise dalla Commissione;</p> 
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;v. la Commissione, entro i limiti stabiliti dal presente Chirografo e dalle norme proprie della Santa Sede e di quelle rilevanti poste dall’ordinamento italiano, ha diritto di accedere e acquisire, tutti i dati, documenti e informazioni relativi alla Fondazione e alla sua attivit&agrave; detenuti dalla Fondazione medesima, dai consulenti di questa o da altri Enti della Santa Sede o della Chiesa;</p> 
<p>&nbsp;&nbsp; vi. per quanto ritenuto utile, la Commissione si serve della sollecita collaborazione degli organi statutari della Fondazione, nonch&eacute; del suo intero personale. Le Istituzioni Curiali, gli altri Enti collegati alla Santa Sede e il Governatorato dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano, collaborano ciascuno per quanto di competenza, con la Commissione, a richiesta di essa.</p> 
<p><b>4.</b>&nbsp;Per dare esecuzione e portare a compimento le soluzioni di cui al &sect;2, la Commissione, in deroga alla normativa vigente e senza dover richiedere autorizzazione alcuna, ha la piena capacit&agrave; di compiere i necessari atti di ordinaria e straordinaria amministrazione. La Commissione deve a Noi riferire regolarmente sulle proprie attivit&agrave; e decisioni, e comunque prima di adottare atti di particolare importanza o che abbiano decisiva e significativa incidenza sul patrimonio della Fondazione ovvero che ne modifichino lo Statuto.</p> 
<p><b>5.</b>&nbsp;La Commissione &egrave; composta dal suo Presidente e da altri quattro membri, di cui un Coordinatore che ha poteri delegati dalla Commissione per l’esecuzione delle decisioni assunte, la gestione operativa di tutta l’attivit&agrave; della Commissione e il coordinamento dei tecnici e dei consulenti. Le decisioni della Commissione sono assunte a maggioranza dei suoi componenti.</p> 
<p><b>6.</b>&nbsp;Le sedute della Commissione sono convocate dal suo Presidente, che ne stabilisce l’ordine del giorno, e possono tenersi anche mediante collegamento a distanza. Delle sedute della Commissione &egrave; redatto processo verbale sottoscritto per la sua validit&agrave; dal Presidente e dal Segretario e dal quale constano anche le delibere adottate.</p> 
<p><b>7.</b>&nbsp;La Commissione nomina un Segretario che pu&ograve; essere anche un soggetto esterno alla stessa. Il Segretario, se esterno alla stessa, partecipa alle sedute della Commissione senza diritto di voto.</p> 
<p><b>8.</b>&nbsp;La Commissione si avvale di un Comitato di tecnici ed esperti in materie giuridiche ed economiche con funzioni consultive. I componenti del Comitato tecnico partecipano alle sedute della Commissione senza diritto di voto. La Commissione tiene conto delle indicazioni dei componenti del Comitato e ne d&agrave; atto a verbale.</p> 
<p><b>9.</b>&nbsp;Nomino Presidente della Commissione il dott. Maximino Caballero Ledo, Coordinatore della Commissione il dott. Fabio Gasperini e membri della stessa S.E. Mons. Paolo Rudelli, S.E. Mons. Giordano Piccinotti, S.E. Mons. Giorgio Ferretti e nomino nel Comitato Tecnico il dott. Benjam&iacute;n Est&eacute;vez de Cominges, il dott. Gino Gumirato, l’Avv. Alessandro Ela Oyana.</p> 
<p><b>10.</b>&nbsp;La Commissione &egrave; istituita dalla data del presente Chirografo. Essa sar&agrave; sciolta, esaurito il suo compito, su Nostra disposizione.</p> 
<p>Dispongo che quanto stabilito abbia immediato, pieno e stabile valore, nonostante qualunque disposizione in contrario anche degna di particolare menzione.</p> 
<p>Ordino che il presente Chirografo sia promulgato tramite pubblicazione su&nbsp;<i>L’Osservatore Romano</i>, entrando immediatamente in vigore, e quindi pubblicato nel commentario ufficiale degli&nbsp;<i>Acta Apostolicae Sedis</i>.</p> 
<p><i>Dato in Vaticano il 27 maggio dell’anno 2026, secondo del Pontificato.</i></p> 
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p> 
<p style="text-align: center;">LEONE PP. XIV</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Udienza Generale del 27 maggio 2026 - I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione Sacrosanctum Concilium. 2. <i>La riforma della liturgia: tradizione e sviluppo</i>]]></title><pubDate>Wed, 27 May 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260527-udienza-generale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260527-udienza-generale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 28 May 2026 13:36:51 +0200 --> <p><b>I Documenti del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>. II. Costituzione <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html"><i>Sacrosanctum Concilium</i></a>. 2.<i>&nbsp;La riforma della liturgia: tradizione e sviluppo</i></b></p> 
<p style="font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12px;">&nbsp;</p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!</i></p> 
<p>Nell’Enciclica <i><a href="https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/encyclicals/documents/hf_p-xii_enc_20111947_mediator-dei.html">Mediator Dei</a></i>, Venerabile <a href="https://www.vatican.va/content/pius-xii/it.html">Pio XII</a> scrive che &laquo;la Chiesa &egrave; un organismo vivente, e perci&ograve;, anche per quel che riguarda la sacra liturgia, ferma restando l’integrit&agrave; del suo insegnamento, cresce e si sviluppa, adattandosi e conformandosi alle circostanze e alle esigenze che si verificano nel corso del tempo&raquo;&nbsp;(I,V).</p> 
<p>In piena continuit&agrave; con questo principio, il&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a> nel Proemio della Costituzione <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html">Sacrosanctum Concilium</a></i>&nbsp;(<i>SC</i>) riconosce come &laquo;suo dovere interessarsi in modo speciale anche della riforma e della promozione della liturgia&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html">n. 1</a>). L’assise conciliare era stata riunita, infatti, con lo scopo &laquo;di far crescere sempre pi&ugrave; la vita cristiana tra i fedeli, di meglio adattare alle esigenze del nostro tempo quelle istituzioni che sono soggette a mutamenti, di favorire tutto ci&ograve; che pu&ograve; contribuire all’unione di tutti i credenti in Cristo e di rinvigorire ci&ograve; che giova a chiamare tutti nel seno della Chiesa&raquo;&nbsp;(<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html">ibid</a>.).</p> 
<p>In quel momento storico si avvertiva fortemente la necessit&agrave; di un rinnovamento delle forme rituali, mediante le quali da secoli la Chiesa aveva realizzato la glorificazione di Dio e la santificazione del popolo cristiano. Grazie al Movimento liturgico era maturata la convinzione, espressa in seguito da <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">San Giovanni Paolo II</a>, che &laquo;esiste un legame strettissimo e organico tra il rinnovamento della liturgia e il rinnovamento di tutta la vita della Chiesa. La Chiesa non solo agisce, ma si esprime anche nella liturgia e dalla liturgia attinge le forze per la vita&raquo; (Lett. <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/letters/1980/documents/hf_jp-ii_let_19800224_dominicae-cenae.html">Dominicae Cenae</a></i>, 13).</p> 
<p>Per favorire l’accesso dei fedeli alla ricchezza dei doni di grazia dispensati dalla sacra liturgia, la Costituzione <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html">Sacrosanctum Concilium</a></i>&nbsp;indica dunque con una formula molto efficace la direzione da seguire: &laquo;conservare la sana tradizione e aprire a un legittimo progresso&raquo;&nbsp;(<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#23">SC</a></i>, 23).</p> 
<p>Papa <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it.html">Benedetto XVI</a> ha colto in questa dichiarazione d’intenti il &laquo;programma di riforma&raquo;&nbsp;dei Padri conciliari,<i> </i>&laquo;in equilibrio con la grande tradizione liturgica del passato e il futuro&raquo;, notando come &laquo;non poche volte si contrappone in modo maldestro tradizione e progresso&raquo;, mentre, &laquo;in realt&agrave;, i due concetti si integrano: la tradizione include essa stessa in qualche modo il progresso. Come a dire che il fiume della tradizione porta in s&eacute; anche la sua sorgente e tende verso la foce&raquo;&nbsp;(<i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2011/may/documents/hf_ben-xvi_spe_20110506_sant-anselmo.html">Discorso ai partecipanti al Convegno nel 50&deg; anniversario di fondazione del Pontificio Istituto Liturgico Sant’Anselmo</a></i>, 6 maggio 2011).</p> 
<p>Il Concilio afferma la legittimit&agrave; di tale progresso radicato nell’autentica Tradizione, distinguendo all’interno della liturgia &laquo;una parte immutabile, perch&eacute; di istituzione divina&raquo;, da &laquo;parti suscettibili di cambiamento, che nel corso dei tempi possono o anche devono variare, qualora in esse si fossero insinuati elementi meno rispondenti all’intima natura della stessa liturgia, o si fossero rese meno opportune&raquo;&nbsp;(<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#21">SC</a></i>, 21). Mutamenti di questo genere sono avvenuti costantemente lungo i secoli al fine di consentire ai fedeli una fruttuosa partecipazione, per mezzo delle azioni rituali, al mistero pasquale di Cristo, fondamento della fede cristiana. Il culto della Chiesa si &egrave; dunque “incarnato” nelle forme culturali di ciascuna epoca ed &egrave; stato capace di influire su di esse e addirittura di trasformarle. La liturgia &egrave; stata cos&igrave;, per secoli, un motore di evangelizzazione. Oggi occorre rinnovare questa energia in continuit&agrave; con l’autentica e viva tradizione cattolica, cio&egrave; secondo una dinamica volta a introdurre i credenti alla pienezza della verit&agrave;.</p> 
<p>Si comprende allora perch&eacute; i Padri conciliari abbiano raccomandato che la revisione dei riti, quando corrisponde a &laquo;una vera e accertata utilit&agrave; della Chiesa&raquo;, sia sempre compiuta &laquo;con l’avvertenza che le nuove forme in qualche modo scaturiscano organicamente da quelle esistenti&raquo;&nbsp;(<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#23">SC</a></i>, 23). Per il bene di tutta la Chiesa, ogni riforma dev’essere sempre &laquo;preceduta da un’accurata ricerca teologica, storica e pastorale&raquo; (ibid.). Il Magistero conciliare, in questo modo, invita a evitare il disorientamento dei fedeli, dissuadendo chiunque dall’aggiungere o togliere o modificare qualcosa, in materia liturgica, di propria iniziativa (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#22">SC</a></i>, 22). Il progresso evocato dalla Costituzione conciliare non compromette affatto la comunione ecclesiale: intende piuttosto confermarla e favorirla.</p> 
<p>Esorto pertanto tutti coloro che sono chiamati a preparare la celebrazione dei divini misteri, in particolare i sacerdoti che esercitano il ministero della presidenza liturgica, a custodire sempre quel rispetto dei testi e degli ordinamenti della liturgia che nasce dall’atteggiamento interiore di disponibilit&agrave; e di affidamento a Dio, manifestando umilt&agrave; davanti alla sua grandezza e fedelt&agrave; sincera alla comunione ecclesiale.</p> 
<p>____________________</p> 
<p><b>Saluti</b></p> 
<p>Je salue cordialement les personnes de langue fran&ccedil;aise, en particulier les p&egrave;lerins venus du Liban et de France. Fr&egrave;res et sœurs, invoquons l’Esprit Saint pour qu’un renouveau liturgique, fid&egrave;le &agrave; la Tradition authentique, consolide la communion eccl&eacute;siale et la pleine participation des fid&egrave;les. Que Dieu vous b&eacute;nisse&nbsp;!&nbsp;</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i fedeli di lingua francese, in particolare i pellegrini provenienti dal Libano e dalla Francia.&nbsp;Fratelli e sorelle, invochiamo lo Spirito Santo affinch&eacute; un rinnovamento liturgico, fedele all’autentica Tradizione, rafforzi la comunione ecclesiale e la piena partecipazione dei fedeli.&nbsp;Dio vi benedica!</i>]</p> 
<p>I greet the English speaking pilgrims and visitors taking part in today’s audience, in particular the groups from England, Ireland, Cameroon, Kenya and Nigeria, India, Pakistan, the Philippines, South Korea, Canada and the United States of America.&nbsp; May the peace of God guard your minds and your hearts that you may know the love of Jesus Christ and joyfully share it with others.&nbsp; God bless you!</p> 
<p>Einen herzlichen Gru&szlig; &nbsp;an die Pilger deutscher Sprache. Der Heilige Geist helfe uns, gl&auml;ubig und and&auml;chtig an der heiligen Liturgie teilzunehmen, damit wir Christus immer mehr gleichgestaltet werden und durch ihn den einen und dreifaltigen Gott verherrlichen.</p> 
<p>[<i>Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua tedesca. Lo Spirito Santo ci aiuti a partecipare con fede e devozione alla Sacra Liturgia per conformarci sempre pi&ugrave; a Cristo e, per mezzo di lui, glorificare il Dio uno e trino</i>.]</p> 
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua espa&ntilde;ola. Que la liturgia, que nos ayuda a la glorificaci&oacute;n del Se&ntilde;or y a nuestra propia santificaci&oacute;n, sea siempre valorada y respetada por todos, sobretodo en la celebraci&oacute;n de los sagrados misterios. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.</p> 
<p>我向讲中文的人们致以诚挚的问候。亲爱的弟兄姐妹们，愿圣神在每天的生活中引领你们，使你们在爱中臻于完美，且在教会的共融中守护你们。我衷心地降福你们！</p> 
<p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, lo Spirito Santo vi guidi nella vita di ogni giorno, vi renda perfetti nell’amore e vi custodisca nella comunione della Chiesa. Vi benedico di cuore</i>.]</p> 
<p>Queridos irm&atilde;os e irm&atilde;s de l&iacute;ngua portuguesa, bem-vindos! Unidos a Maria, M&atilde;e da Igreja, mantenhamo-nos perseverantes e unidos na ora&ccedil;&atilde;o, e transmitamos a todos a esperan&ccedil;a e a consola&ccedil;&atilde;o do Evangelho. Que o Senhor vos aben&ccedil;oe, a v&oacute;s e &agrave;s vossas fam&iacute;lias!</p> 
<p>[<i>Cari fratelli e sorelle di lingua portoghese, benvenuti! Insieme a Maria, Madre della Chiesa, rimaniamo perseveranti e concordi nella preghiera, e trasmettiamo a tutti la speranza e la consolazione del Vangelo. Il Signore benedica voi e le vostre famiglie!</i>]</p> 
<p><span class="arabic">أُحيِّي المُؤمِنِينَ النَّاطِقِينَ باللُغَةِ العَرَبِيَّة، وخاصَّةً القادِمينَ مِن لبنان. مَريَمُ أُمُّنا حاضِرَةٌ مَعَنا دائِمًا، وتُصَلِّي مِن أَجلِنا، وتَهتَمُّ بِنا بِمَحَبَّةٍ والِدِيَّة. بارَكَكُم الرَّبُّ جَميعًا وَحَماكُم دائِمًا مِن كلِّ شَرّ!</span></p> 
<p>[<i>Saluto i fedeli di lingua araba, in particolare quelli provenienti dal Libano. Maria, Nostra Madre, &egrave; sempre presente con noi, prega per noi e si prende cura di noi con amore materno. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!</i>]</p> 
<p>Pozdrawiam serdecznie Polak&oacute;w. Wczoraj obchodziliście Dzień Matki. Dziękuję wszystkim mamom, kt&oacute;re z wielkodusznością przekazały dar życia i troszczą się o swoje dzieci, ucząc je miłości do Boga i bliźniego. Niech Święta Boża Rodzicielka wyprasza im łaskę trwałej więzi z Jezusem. Z Jej pomocą chrońcie w Waszej Ojczyźnie życie każdego człowieka – od poczęcia do naturalnej śmierci. Wszystkich was błogosławię!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i polacchi. Ieri avete celebrato la Festa della Mamma. Ringrazio tutte le madri che con generosit&agrave; hanno trasmesso il dono della vita e si prendono cura dei propri figli, insegnando loro l’amore per Dio e per il prossimo. La Santa Madre di Dio interceda per loro affinch&eacute; ottengano la grazia di un legame duraturo con Ges&ugrave;. Con il Suo aiuto, proteggete nella vostra Patria la vita di ogni persona – dal concepimento alla morte naturale. Vi benedico tutti.</i>]</p> 
<p style="text-align: center;">___________________________</p> 
<p style="text-align: center;"><b>APPELLO</b></p> 
<p>Seguo con preoccupazione la guerra in Ucraina, che conosce in questi giorni una forte intensificazione. Desidero esprimere la mia vicinanza a quanti soffrono a causa dei recenti attacchi, compiuti anche contro civili.</p> 
<p>La guerra non risolve i problemi, ma li aggrava; non costruisce sicurezza, ma moltiplica la sofferenza e l’odio. Dove cadono missili e droni, cadono anche le speranze, si distruggono case e luoghi di preghiera, si spezzano vite innocenti.</p> 
<p>Affido tutti i popoli feriti dalla guerra alla protezione della Vergine Maria, Regina della Pace.</p> 
<p style="text-align: center;">* * *</p> 
<p>Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto le persone consacrate presenti a questa Udienza: le Religiose dell’Unione Superiore Maggiori d’Italia, le Suore di San Paolo di Chartres, le Terziarie Cappuccine della Sacra Famiglia, le Orsoline Missionarie del Sacro Cuore, i Fratelli Maristi. A ciascuno auguro di ravvivare il fervore della consacrazione e di dare nuovo impulso alla missione delle rispettive comunit&agrave;</p> 
<p>Accolgo con affetto i Seminaristi del Seminario Regionale Pugliese, i partecipanti al campionato mariano festa dei popoli di Orte Scalo, la Confraternita del Beato Angelo da Furci: tutti incoraggio ad essere testimoni di autentica vita cristiana e di solidale apertura verso gli altri.</p> 
<p>Mi rivolgo, infine, ai&nbsp;giovani, ai&nbsp;malati&nbsp;e agli&nbsp;sposi novelli. Il vostro pellegrinaggio a Roma, e in particolare alle tombe degli Apostoli rinvigorisca la vostra fede in Cristo: sia Egli la luce e la via per la vostra esistenza.</p> 
<p>A tutti la mia benedizione!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Promulgazione della Lettera Enciclica “Magnifica Humanitas” (25 maggio 2026)]]></title><pubDate>Mon, 25 May 2026 11:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260525-presentazione-enciclica.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260525-presentazione-enciclica.html</guid><description><![CDATA[<!-- Tue, 26 May 2026 11:40:10 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>desidero ringraziare tutti voi per essere qui oggi, per il vostro interesse.</p> 
<p>Ringrazio di cuore coloro che hanno organizzato l’incontro odierno, e in particolare coloro che hanno condiviso la loro competenza e la loro esperienza nelle diverse relazioni che abbiamo ascoltato.</p> 
<p>In modo particolare desidero ringraziare il signor Olah per avere accettato il nostro invito. A mia volta, a nome della Chiesa, accetto il suo invito a camminare insieme, ad ascoltare e a parlare insieme per trovare il cammino per l’umanit&agrave; in questo tempo dell’intelligenza artificiale.</p> 
<p>Che grande segno di speranza il fatto che, con le nostre differenze, possiamo ascoltarci gli uni gli altri. Questo scambio indica chiaramente la gravit&agrave; del momento, nonch&eacute; la convinzione che, insieme, possiamo discernere le questioni pi&ugrave; importanti del nostro tempo e, quindi, il futuro dell’umanit&agrave;.</p> 
<p>Nei momenti chiave della storia, la Chiesa &egrave; chiamata a decifrare “cose nuove” alla luce del Vangelo e della dignit&agrave; della persona. 135 anni fa, il mio venerabile predecessore <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it.html">Leone XIII</a> osserv&ograve; la situazione degli operai, le loro famiglie sradicate e le nuove forme di povert&agrave; generate dalla rapida trasformazione industriale. Comprese che la Chiesa non poteva restare distante. In un momento di svolta epocale che minacciava la dignit&agrave; umana, l’enciclica <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum.html">Rerum novarum</a></i> espresse il suo messaggio evangelico e sociale sulle “cose nuove” che erano in corso.</p> 
<p>Oggi ci troviamo di fronte a una trasformazione di dimensioni simili, con conseguenze forse perfino pi&ugrave; grandi. L’intelligenza artificiale tocca gi&agrave; molti ambiti della nostra vita e incide su decisioni che modellano la coesistenza umana. Sta anche cambiando in modo drammatico il modo in cui viene condotta la guerra.</p> 
<p>Come il “Leone” precedente, mi sento chiamato a guardare a un’altra grande trasformazione con gli occhi della fede, con la lucidit&agrave; della ragione, con apertura al mistero e con le grida dei poveri della terra che risuonano nel mio cuore.</p> 
<p><i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a> </i>&egrave; nata dall’ascoltare come fece <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it.html">Leone XIII</a>. Ho ascoltato scienziati e ingegneri che lavorano con sincero entusiasmo su tecnologie capaci di alleviare immense sofferenze; leader politici e funzionari pubblici che hanno cercato con tenacia norme eque; genitori e insegnanti profondamente preoccupati del futuro delle generazioni pi&ugrave; giovani.</p> 
<p>Mi sono giunte anche altre voci molto preoccupanti, riguardo a sistemi d’armi sempre pi&ugrave; autonomi, che praticamente nessun uomo e nessun governo pu&ograve; davvero controllare. Sento racconti molto preoccupanti di algoritmi che possono bloccare l’accesso alle cure sanitarie, al lavoro e alla sicurezza sulla base di dati inquinati da pregiudizi e ingiustizia. E ho sentito il silenzio di coloro che non hanno voce quando vengono prese le decisioni, decisioni che rischiano di generare nuove forme di esclusione e di sofferenza.</p> 
<p>Da questo ascolto &egrave; maturata una convinzione allarmante espressa in <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a>:</i> l’intelligenza artificiale deve essere disarmata. Si tratta di una parola forte, lo so, ma &egrave; stata scelta volutamente perch&eacute; questo momento ha bisogno di parole capaci di attirare attenzione, risvegliare coscienze e indicare la strada da seguire per l’umanit&agrave;.</p> 
<p>La Chiesa si adopera da molto tempo per il disarmo nucleare, consapevole che ogni grande potere tecnologico pu&ograve; incidere sulla vita delle persone e quindi deve essere accompagnato da un discernimento morale e un controllo pubblico adeguati. Il disarmo nucleare continua a essere un servizio alla pace e alla dignit&agrave; della famiglia umana.</p> 
<p>In modo analogo, l’intelligenza artificiale esige ora di essere “disarmata”, liberata dalle logiche che la trasformano in uno strumento di dominazione, esclusione e morte. Come l’energia nucleare, deve essere al servizio di tutti e del bene comune. Le decisioni riguardanti la tecnologia non devono mai essere separate dalla coscienza e dalla responsabilit&agrave;. “Non dormiamo dunque come gli altri”, ammoniva l’apostolo Paolo, “ma vigiliamo” (<i>1 Ts</i> 5, 6). Questa vigilanza &egrave; necessaria oggi. La pace non &egrave; soltanto assenza di guerra, ma &egrave; giustizia in azione. Tuttavia, quando la tecnologia indebolisce il nostro senso critico, la pace stessa &egrave; a rischio.</p> 
<p>Disarmare, per&ograve;, non basta. Dobbiamo costruire.</p> 
<p>La parola “costruire” mi ricorda gli anni trascorsi in Per&uacute; come missionario. Nel 2017, il nord del Paese fu colpito da piogge torrenziali e alluvioni: molte famiglie videro inghiottire dal fango le loro case, e anche molte strade. L&igrave; ho imparato che ricostruire non significa semplicemente sostituire ci&ograve; che &egrave; stato distrutto. Significa riparare legami, ripristinare fiducia e risvegliare la speranza nel futuro. Inoltre, nessuno ricostruisce da solo.</p> 
<p>In <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i> ricordo il profeta biblico Neemia. Davanti alle rovine delle mura di Gerusalemme, egli riunisce le persone scoraggiate per dare vita a una rinascita. L’immagine delle mura non legittima chiusure o divisioni, ma invita tutti e ciascuno a fare la propria parte. Mattone dopo mattone prende forma una coesistenza pi&ugrave; giusta, capace di salvaguardare la dignit&agrave; di tutti. Lo sforzo di Neemia parla al tempo presente. L’intelligenza artificiale pu&ograve; essere un cantiere della storia all’interno di un orizzonte di comunione, nel quale il progresso tecnico impara a servire la vita umana.</p> 
<p>&laquo;Ma ciascuno stia attento a come costruisce!&raquo; (<i>1 Cor</i> 3, 10) avverte san Paolo. Egli non teme il cantiere; piuttosto mette in guardia dal costruire senza solide fondamenta. Non abbiamo paura dell’intelligenza artificiale, ma continuiamo a mantenere viva la questione dell’umano. Non possiamo essere negligenti nell’uso dei nostri strumenti tecnici pi&ugrave; potenti.</p> 
<p>Il vero sviluppo, afferma <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it.html">san Paolo VI</a>, riguarda sempre &laquo;ogni uomo e tutto l’uomo&raquo;. “Ogni” significa che nessuna persona pu&ograve; essere lasciata ai margini della trasformazione digitale. “Tutto” significa che nessuno pu&ograve; essere ridotto alla produttivit&agrave;, alle prestazioni cognitive o a semplici dati. Ogni persona reca in s&eacute; una libert&agrave;, un’interiorit&agrave; e una vocazione all’amore e all’adorazione che nessuna macchina pu&ograve; sostituire o fermare.</p> 
<p>Solo con questa visione integrale l’intelligenza artificiale potr&agrave; essere diretta al bene comune. Solo insieme — coloro che progettano i sistemi e coloro che ne subiscono gli effetti, i Paesi pi&ugrave; ricchi e quelli pi&ugrave; poveri, le istituzioni e gli individui, i centri di potere e le periferie — riusciremo a costruire un futuro non per pochi privilegiati, ma per l’intera famiglia umana.</p> 
<p>&Egrave; questa la civilt&agrave; dell’amore di cui parlava <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it.html">san Paolo VI</a> e che <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">san Giovanni Paolo II</a> ha indicato con tanta forza come orizzonte da cercare insieme. Non &egrave; un sogno ingenuo. &Egrave; una direzione. &Egrave; il cammino che Ges&ugrave; Cristo apre nella storia.</p> 
<p>Per questa ragione, la Chiesa desidera, con umilt&agrave; e franchezza, essere parte delle conversazioni sull’intelligenza artificiale. Non possediamo risposte tecniche, ne cerchiamo di sostituirci a coloro che possiedono competenze. Ma portiamo una saggezza riguardante l’umano di cui il tempo presente ha un disperato bisogno: ogni persona &egrave; unica e insostituibile, un soggetto libero e intelligente dotato di coscienza, capace di cercare Dio, di servire l’altro e di prendersi cura della nostra casa comune.</p> 
<p>Pertanto, invito tutti i membri della Chiesa e della famiglia umana: impariamo ad ascoltarci a vicenda, ad affrontare le sfide presenti con coraggio e a cooperare nel costruire una societ&agrave; pi&ugrave; umana e fraterna.</p> 
<p>Da questa presentazione di <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i> per favore portate con voi l’impegno a rimanere vigili e, come “artigiani di speranza”, a continuare a costruire il cantiere del nostro tempo. Che lo Spirito del Signore Risorto Ges&ugrave; sostenga il nostro lavoro insieme.</p> 
<p>Affido ognuno di voi a nostra Madre Maria. Il suo <i>Magnificat</i> canta la grandezza di Dio, che innalza gli umili. Possa ella insegnarci a riconoscere la vera grandezza di ogni uomo e di ogni donna nell’amore e nel servizio. Dio Onnipotente renda feconda la grande impresa che oggi affidiamo alla sua grazia, facendo maturare nella storia la civilt&agrave; dell’amore.</p> 
<p>Su tutti voi invoco di cuore la benedizione di Dio.</p> 
<p>[<i>Benedizione</i>]</p> 
<p>Grazie.</p> 
<p>____________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-05/quo-117/disarmare-l-intelligenza-artificiale-per-costruire-la-comunione.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 117, luned&igrave; 25 maggio 2026, pp. 2-3.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Membri dell'Intergruppo Demografia del Parlamento Europeo (25 maggio 2026)]]></title><pubDate>Mon, 25 May 2026 11:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260525-intergruppo-demografia.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260525-intergruppo-demografia.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 25 May 2026 16:40:06 +0200 --> <p>Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi.<br /> &nbsp;</p> 
<p><i>Buongiorno a tutti,<br /> e benvenuti!</i></p> 
<p>Sono lieto di dare il benvenuto a voi, Membri dell’Intergruppo del Parlamento Europeo sulla demografia, insieme al Commissario Europeo per il Mediterraneo, il Ministro italiano per la famiglia, la natalit&agrave; e le pari opportunit&agrave; e il Rappresentante speciale dell’OSCE per i Cambiamenti Demografici e la Sicurezza, in occasione della vostra Conferenza sulla famiglia e la demografia.</p> 
<p>Come rappresentanti dei vostri rispettivi popoli, rispecchiando una pluralit&agrave; di opinioni politiche negli Stati Membri dell’Unione Europea, la vostra attenzione alla questione demografica del continente &egrave; certamente opportuna, poich&eacute; questa materia rappresenta una sfida urgente con implicazioni pratiche per milioni di persone e per le loro famiglie &laquo;in quello che sta diventando il vecchio Continente non pi&ugrave; per la sua gloriosa storia, ma per la sua et&agrave; avanzata&raquo;, come ha spesso sottolineato <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2021/may/documents/papa-francesco_20210514_statigenerali-natalita.html">Discorso all’apertura degli Stati Generali della Natalit&agrave;</a></i>, 14 maggio 2021). I problemi risultanti da una demografia a crescita zero sono molteplici e complessi e includono, non ultimo, la pandemia della solitudine. Inoltre, i dati demografici non sono soltanto statistiche, ma parlano di paternit&agrave;, maternit&agrave; e figli. E i figli sono il futuro! Tuttavia, parlare del futuro indica uno sviluppo integrale e sostenibile, che &egrave; seriamente ostacolato senza solidariet&agrave; tra generazioni (cfr. <a href="https://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html#c)%20Solidariet%C3%A0%20e%20crescita%20comune%20degli%20uomini"><i>Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa</i>, n. 195</a>). Purtroppo, questa solidariet&agrave; richiede un equilibrio intergenerazionale che in Europa attualmente manca.</p> 
<p>Inoltre, negli ultimi decenni possiamo osservare che il rifiuto dell’ispirazione cristiana dei padri fondatori delle istituzioni dell’Unione Europea ha portato a un tempo di drastica sterilit&agrave;, non solo perch&eacute; troppi sono stati privati del diritto di nascere, ma anche perch&eacute; non si &egrave; riusciti a trasmettere gli strumenti materiali e culturali di cui i giovani hanno bisogno per affrontare il futuro (cfr. Papa Francesco, <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2017/october/documents/papa-francesco_20171028_conferenza-comece.html">Discorso ai partecipanti alla Conferenza “(Re)Thinking Europe: A Christian contribution to the future of the European Project”</a></i>, 28 ottobre 2017). Di conseguenza non di rado ci troviamo di fronte alle affermazioni contraddittorie di presunte politiche a favore delle famiglie, che al tempo stesso promuovono discriminazione nei confronti della maternit&agrave;, esaltano l’aborto come diritto e minano le fondamenta stesse del desiderio di dare vita a una famiglia. Fortunatamente oggi qui con noi ci sono delle meravigliose eccezioni!</p> 
<p>Tutte queste tematiche, pertanto, devono essere urgentemente esaminate e affrontate in modo coordinato da una grande variet&agrave; di istituzioni accademiche, politiche e sociali. La sfida demografica &egrave; in un momento cruciale per il futuro antropologico, sociale ed economico dell’Europa. Di fatto, il vostro impegno, grazie alla composizione trasversale dei membri, pu&ograve; svolgere un ruolo fondamentale e rappresenta un forum ideale per esplorare modalit&agrave; volte a generare idee innovative, di cui l’Europa e il mondo hanno un disperato bisogno. Questo dialogo non deve coinvolgere solo le diverse istituzioni e i governi europei, ma anche tutto lo spaccato della societ&agrave; civile, della quale i cristiani sono parte integrante.</p> 
<p>Al centro di queste sfide pressanti, e imprescindibili per offrire soluzioni, ci sono la dignit&agrave; fondamentale di tutte le persone e il ruolo della famiglia nella societ&agrave;. Come ci ha ricordato <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">san Giovanni Paolo II</a>, la famiglia &egrave; &laquo;prima e insostituibile scuola di socialit&agrave;&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_exhortations/documents/hf_jp-ii_exh_19811122_familiaris-consortio.html">Familiaris consortio</a></i>, n. 43) ed &egrave; fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, una realt&agrave; che unisce la dimensione personale e quella pubblica. Alla luce di ci&ograve;, le vostre discussioni hanno anche il compito di promuovere la comune responsabilit&agrave; e il ruolo attivo delle famiglie nella vita sociale, politica e culturale (cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/september/documents/20250919-incontro.html">Discorso ai partecipanti all’incontro promosso dal Celam, dalla Pontificia Accademia per la Vita e dall’Istituto Giovanni Paolo II</a></i>, 19 settembre 2025). Di fatto, solo rispettando e promuovendo questa centralit&agrave; della famiglia e applicando il principio di sussidiariet&agrave; &egrave; possibile evitare i due estremi dell’intervento statale eccessivo e dell’individualismo.</p> 
<p>Infine, questo approccio non consiste nel ritornare ai modelli sociali del passato, ma nel fornire agli uomini e alle donne del nostro tempo i principi immutabili che possono sicuramente guidarli nel rispondere alle domande fondamentali poste in ogni tempo: qual &egrave; il senso e il valore della vita umana; che cos’&egrave; una societ&agrave; umana autentica; e che genere di mondo vogliamo consegnare alle generazioni future. A tale riguardo, occorre sviluppare e formulare politiche a livello nazionale e dell’Unione Europea in collaborazione con la societ&agrave; civile. Vorrei qui osservare che la cooperazione dell’Intergruppo con la Federazione delle Associazioni Familiari Cattoliche in Europa (FAFCE) e con la Commissione delle Conferenze episcopali dell'Unione Europea (COMECE) rappresenta un esempio eccellente di come diverse entit&agrave; — ognuna con il proprio ambito di competenza — possono lavorare insieme per assicurare un cambiamento effettivo che migliori la qualit&agrave; di vita di tutti. &Egrave; questo l’impulso che i cristiani stanno dando al progetto europeo, affinch&eacute; le politiche guardino alla persona umana nella sua interezza e promuovano sempre la dignit&agrave; degli esseri umani. In tal modo, per risolvere la crisi demografica si pu&ograve; aprire un cammino autenticamente umano, orientato al bene comune e al benessere delle generazioni future. Di fatto, solo una nuova ventata di primavera potr&agrave; trasformare il freddo invernale delle nostre popolazioni che invecchiano!</p> 
<p>Dunque, con queste riflessioni, prego perch&eacute; proseguiate i vostri sforzi essenziali per promuovere le famiglie e la dignit&agrave; di tutte le persone. Con i miei sinceri auguri a ognuno di voi, invoco su di voi e sui vostri cari un’abbondanza delle benedizioni di Dio Onnipotente. Grazie.</p> 
<p>____________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-05/quo-117/crocevia-per-il-futuro-del-vecchio-continente.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 117, luned&igrave; 25 maggio 2026, p. 9.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Delegazione del "Círculo Ecuestre" di Barcellona (Spagna) (25 maggio 2026)]]></title><pubDate>Mon, 25 May 2026 10:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260525-circulo-ecuestre.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260525-circulo-ecuestre.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 25 May 2026 16:41:55 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi.<br /> &nbsp;</p> 
<p><i>Buongiorno<br /> e benvenuti.</i></p> 
<p>Do il benvenuto a tutti voi che avete voluto incontrare il Successore di Pietro in occasione del vostro anniversario di fondazione. Vi ringrazio per questo gesto di vicinanza.</p> 
<p>Ogni credente in Cristo &egrave; chiamato a mantenere aperta la propria esistenza all’azione dello Spirito Santo, in atteggiamento d’instancabile disponibilit&agrave; a vivere la carit&agrave; cristiana, virt&ugrave; teologale per la quale amiamo Dio sopra ogni cosa e gli altri come noi stessi, proprio per amore a Dio. Il cristiano, quindi, non &egrave; un semplice filantropo, ma una persona compassionevole, che ama in modo disinteressato e cerca attivamente il benessere integrale degli altri. Vi invito a mantenere il vostro sguardo fisso su Cristo, perch&eacute; solo cos&igrave; &egrave; possibile riconoscere la sua presenza nei fratelli e nelle sorelle pi&ugrave; piccoli e bisognosi.</p> 
<p>Che, attraverso la vostra dedizione personale al servizio di Dio e degli altri, disposti ad accompagnarli con pazienza e compassione, il Signore vi conceda di crescere nel suo amore e benedica abbondantemente voi e i vostri cari.</p> 
<p>E la benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Grazie.</p> 
<p>____________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-05/quo-117/il-cristiano-cerca-attivamente-il-bene-degli-altri.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 117, luned&igrave; 25 maggio 2026, p. 9.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Regina Caeli, 24 maggio 2026]]></title><pubDate>Sun, 24 May 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260524-regina-caeli.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260524-regina-caeli.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 24 May 2026 12:57:58 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, buona domenica!</i></p> 
<p>In questa <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/5/24/pentecoste.html">Solennit&agrave; della Pentecoste</a> siamo chiamati a contemplare il dono dello Spirito Santo, effuso in abbondanza sulla Chiesa nascente e, oggi, nuovamente donato ai suoi membri, come luce e forza che li accompagna in ogni situazione della vita.</p> 
<p>Possiamo soffermarci su un’immagine dello Spirito che ci viene consegnata dalla liturgia di oggi: <i>lo Spirito apre le porte</i>. Il Vangelo infatti ci dice che &laquo;erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei&raquo; (<i>Gv</i> 20,19) e, al tempo stesso, il Libro degli Atti degli Apostoli ci racconta che lo Spirito arriv&ograve; come un vento impetuoso (cfr <i>At</i> 2,2), che apr&igrave; quelle porte, spinse i discepoli ad uscire e ad annunciare la Buona Notizia di Cristo risorto.</p> 
<p>Possiamo chiederci anche oggi: <i>quali porte apre lo Spirito Santo?</i></p> 
<p>La prima porta &egrave; quella di Dio stesso, nel senso che ci apre l’accesso al mistero di Dio, cos&igrave; come si &egrave; rivelato in Ges&ugrave; Cristo. Con il dono del suo Spirito, Dio ci dona la vera fede, ci fa comprendere il senso delle Scritture, si fa conoscere come vicino e ci permette di partecipare alla sua stessa vita. Lo Spirito Santo ci aiuta a fare un’esperienza personale di Dio, a incontrarlo in Ges&ugrave; e non solo nell’osservanza di una legge, a riconoscerlo in noi e a scoprire i segni della sua presenza nella vita quotidiana.</p> 
<p>La seconda porta &egrave; quella del cenacolo, cio&egrave; della Chiesa. Senza il fuoco dello Spirito, la Chiesa rimane prigioniera della paura, timorosa davanti alle sfide del mondo, chiusa in s&eacute; stessa e quindi anche incapace di entrare in dialogo con i tempi che cambiano. Lo Spirito apre le porte della Chiesa perch&eacute; sia accogliente e ospitale verso tutti, anche verso chi ha chiuso le porte a Dio, agli altri, alla speranza, alla gioia di vivere. Come ricordava <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>, siamo chiamati ad essere &laquo;una Chiesa che benedice e incoraggia […] una Chiesa dalle porte aperte a tutti&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2023/documents/20231004-omelia-nuovi-cardinali.html">Omelia nella Messa di apertura dell’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi</a></i>, 4 ottobre 2023).</p> 
<p>Infine, lo Spirito Santo apre le porte dei nostri cuori, aiutandoci a vincere le resistenze, gli egoismi, le diffidenze e i pregiudizi, e rendendoci capaci di vivere come figli di Dio e fratelli tra noi. Dove c’&egrave; lo Spirito del Signore nasce la fraternit&agrave; tra le persone, i gruppi, i popoli della Terra, e tutti parlano l’unica lingua dell’amore, che unisce e armonizza le diversit&agrave;.</p> 
<p>Fratelli e sorelle, anche ai nostri giorni, specialmente in questo giorno di Pentecoste, dobbiamo invocare lo Spirito Santo, perch&eacute; apra tutte le porte che ancora rimangono chiuse. Abbiamo bisogno di riscoprire Dio come Padre che ci ama, di edificare una Chiesa dove tutti si sentano a casa e di far crescere un mondo fraterno, in cui regni la pace fra tutti i popoli.</p> 
<p>Come i primi discepoli, confidiamo nell’intercessione della Vergine Maria, Dimora dello Spirito Santo e Madre della Chiesa.</p> 
<p>________________________</p> 
<p><b>Dopo il <i>Regina Caeli</i></b></p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>ricorre oggi la Giornata di Preghiera per la Chiesa in Cina, nella memoria liturgica della Beata Vergine Maria Aiuto dei Cristiani, venerata con grandissima devozione nel santuario di Sheshan, a Shanghai. Uniamo la nostra preghiera a quella dei Cattolici cinesi, come segno del nostro affetto per loro e della loro comunione con la Chiesa universale e con il Successore di Pietro. L’intercessione della Regina del Cielo ottenga alla comunit&agrave; credente in Cina la grazia dell’unit&agrave; e doni a tutti la forza di testimoniare il Vangelo nelle fatiche quotidiane, per essere seme di speranza e di pace. In particolare, invoco la pace eterna per le vittime dell’incidente avvenuto nei giorni scorsi in una miniera nel nord della Cina.</p> 
<p>A Maria Santissima, Aiuto dei Cristiani, affidiamo anche le comunit&agrave; cristiane della Terra Santa, del Libano e di tutto il Medio Oriente, che soffrono a causa della guerra.</p> 
<p>Ed ora rivolgo il mio saluto a tutti voi, fedeli di Roma e pellegrini di diversi Paesi!</p> 
<p>In particolare, saluto il gruppo di persone con disabilit&agrave; provenienti dalla Polonia; come pure i pellegrini venuti in bicicletta da Kelmis, in Belgio, complimenti!</p> 
<p>A tutti auguro una buona domenica di Pentecoste.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Cappella Papale nella Solennità di Pentecoste (24 maggio 2026)]]></title><pubDate>Sun, 24 May 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260524-pentecoste.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260524-pentecoste.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 24 May 2026 10:44:18 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle,</i></p>
<p>il Tempo di Pasqua raggiunge oggi, solennità di Pentecoste, il suo compimento. Per evidenziare l’unità di quest’evento di salvezza, il Vangelo ci porta nuovamente al “primo giorno della settimana” (cfr <i>Gv</i> 20,19), cioè a quel giorno nuovo nel quale Gesù risorto appare ai discepoli mostrando loro «le mani e il fianco» (v. 20). Il Signore rivela il suo corpo glorioso, precisamente le sue piaghe, le ferite della crocifissione. Questi segni della passione, più eloquenti di qualsiasi discorso, sono trasfigurati: Colui che era morto vive per sempre.</p>
<p>Al vedere il Signore, anche i discepoli tornano a vivere: si erano sepolti nel cenacolo pieni di paura, ma Gesù vi entra nonostante le porte chiuse e li riempie di gioia. Egli passa attraverso la nostra morte, apre il sepolcro e lo spalanca dove per noi non c’era più via d’uscita. Al suo gesto, Cristo unisce la parola: «Pace a voi» (v. 19); e subito dopo alita sui discepoli lo Spirito Santo. Il Risorto è pieno di vita: dopo aver mostrato quella del corpo, come vero uomo, dona quella di Dio, come Figlio amato dal Padre, fatto per noi fratello e Redentore. Nello stesso cenacolo dove ha istituito l’alleanza nuova ed eterna, Gesù effonde lo Spirito: il luogo della cena e del tradimento si trasforma e, da sepolcro degli Apostoli, diventa per tutta la Chiesa grembo di risurrezione. Perciò la Pentecoste è festa pasquale e festa del corpo di Cristo, che per grazia siamo noi.</p>
<p>Celebrando questo mistero, vorrei soffermarmi su tre aspetti.</p>
<p>Anzitutto, <i>lo Spirito del Risorto è lo Spirito della pace</i>. Infatti, nella sua Pasqua Cristo fa pace tra Dio e l’umanità, e lo Spirito Santo la infonde nei cuori e la diffonde nel mondo. Questa pace viene dal perdono e ci porta al perdono: inizia col perdono donato da Gesù stesso, che è stato da noi tradito, condannato, crocifisso. Sorprendendoci con il suo amore, proprio Lui, il risorto, dice: «A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati» (<i>Gv</i> 20,23). Con queste parole Gesù ci affida un’opera divina, perché solo Dio può perdonare i peccati (cfr <i>Mc</i> 2,7). Tale autorità viene donata nel segno di una riconciliazione universale: il Signore effonde lo Spirito della pace da un capo all’altro della storia, perché non esclude nessuno Colui che ha redento tutti dalla morte. Lo Spirito Santo, infatti, è Signore e dà la vita sin dall’inizio della creazione, quando aleggiava sulle acque (cfr <i>Gen</i> 1,2), e ora, al suo riscatto, cambia la storia del mondo: davvero la Pentecoste si compie come festa del Patto nuovo, cioè dell’alleanza tra Dio e tutti i popoli della terra. Mentre il fragore dal cielo, il vento e le lingue di fuoco nel cenacolo ricordano gli antichi segni del Sinai (cfr <i>At</i> 2,2-3; <i>Es</i> 19,16-19), la santa legge di Dio viene scritta nei cuori, incisa dallo Spirito con caratteri d’amore nella carne di Cristo e nel suo corpo, che è la Chiesa.</p>
<p>Questa legge è il codice della pace: è il duplice comandamento dell’amore, che lo Spirito ci ricorda a ogni battito del cuore. Col nostro cuore possiamo perciò invocare: “<i>Veni Sancte Spiritus</i>”, perché Egli ci è già stato donato. Possiamo desiderarlo, perché ci è già stato promesso. Possiamo accoglierlo, perché Lui stesso è ospite dolce dell’anima.</p>
<p>Un secondo aspetto: <i>lo Spirito del Risorto è lo Spirito della missione</i>: «Come il Padre ha mandato me», dice il Signore, «anche io mando voi» (<i>Gv</i> 20,21). Veniamo così coinvolti nella missione di Gesù: quella di Colui che esce da Dio e a Dio ritorna con la potenza dello Spirito, che procede dal Padre e dal Figlio, con loro è adorato e glorificato, unico Dio. Lo Spirito Santo è la vivente carità di Cristo che ci pervade, ci sprona, ci sostiene nella missione (cfr <i>2Cor</i> 5,14). Mentre dà agli Apostoli il potere di esprimersi nella varietà delle lingue (cfr <i>At</i> 2,4), lo stesso Spirito insegna all’umanità la parola della salvezza. Ora che gli Apostoli hanno ricevuto il Soffio del Risorto dentro di sé, quest’annuncio viene dalla loro bocca, ha la voce di Pietro e di quanti sono con lui. Proprio nel giorno di Pentecoste gli Apostoli iniziano ad annunciare Gesù, crocifisso e risorto: le «grandi opere di Dio» (<i>At</i> 2,11) si riassumono tutte nella redenzione, che inizia con la fede. Infatti, la prima opera dello Spirito Santo in noi è la fede con la quale professiamo: «Gesù è Signore!» (<i>1Cor</i> 12,3). Questa fede vive e si esprime in ogni buona azione, in ogni atto di misericordia e di virtù. L’opera di Dio, dunque, siamo noi, che veniamo qui oggi da tutte le parti del mondo, invitati alla mensa del Signore, radunati nell’ascolto della sua parola e inviati a testimoniarla ovunque.</p>
<p>Carissimi, davvero noi siamo partecipi del Vangelo: tutta la Chiesa ne è protagonista, non solo custode. Con la forza dello Spirito, il nostro annuncio diventa colmo di gioia e di speranza, perché noi, proprio noi siamo la novità del mondo, la luce e il sale della terra (cfr <i>Mt</i> 5,13-14). Non certo per nostro merito, né per privilegio, ma per la parola del Signore, che santifica il peccatore, risana il lebbroso, fa di chi lo ha rinnegato un apostolo. Da una parte – lo vediamo bene –, ci sono cambiamenti che non rinnovano il mondo, ma lo invecchiano tra errori e violenze. Dall’altra parte, invece, lo Spirito Santo illumina le menti e suscita nei cuori nuove energie di vita. È così che trasfigura la storia aprendola alla salvezza, cioè al dono che l’unico Signore condivide con tutti. La missione della Chiesa attesta tale condivisione, trasformando la confusione del mondo in comunione con Dio e tra di noi.</p>
<p>Questa missione inizia dicendo la verità di Dio e dell’uomo, perché lo <i>Spirito del Risorto è lo «Spirito della verità»</i> (<i>Gv</i> 14,17). Il Signore stesso ce l’ha promesso, chiedendo unità per la sua Chiesa, un’unità fondata sull’amore di Dio, sorgente del nostro amore. Lo Spirito, che ha parlato per mezzo dei profeti, promuove sempre l’unità nella verità, perché suscita in noi comprensione, concordia e coerenza di vita. Come insegna Sant’Agostino, «lo Spirito Santo volle che questo fosse il segno della sua presenza» (<i>Discorso</i> 269,1): il dono di lingue che si capiscono nell’unica fede. Il Paraclito ci difende allora da tutto ciò che ostacola questa intesa: dalle faziosità, dalle ipocrisie, dalle mode che annebbiano la luce del Vangelo. La verità che Dio ci dona resta così parola liberante per tutti i popoli, messaggio che trasforma dall’interno ogni cultura.</p>
<p>Lo Spirito del Risorto, infatti, non viene effuso una volta e poi basta, ma costantemente. Come l’Eucaristia è la presenza viva di Cristo, che sempre ci nutre, così lo Spirito Santo imprime in noi il suo carattere nel Battesimo, che ci fa cristiani; nella Cresima, che ci rende testimoni; nell’Ordine, che costituisce ministri e pastori per il popolo di Dio. In ogni Sacramento Egli è <i>dator munerum</i>, sorgente di santità che moltiplica doni e carismi nella preghiera, nelle opere di misericordia, nello studio della parola di Dio. Come insegna l’Apostolo: «A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune» (<i>1Cor</i> 12,7). Proprio perciò siamo Chiesa, unico corpo che vive di Dio e serve il mondo. Grazie allo Spirito possiamo portare a tutti la pace vera, la verità che salva, cioè lo stesso Cristo Signore.</p>
<p>Carissimi, con cuore ardente, preghiamo oggi che lo Spirito del Risorto ci salvi dal male della guerra, che viene vinta non da una superpotenza, ma dall’Onnipotenza dell’amore. Preghiamo affinché liberi l’umanità dalla miseria, che viene riscattata non da una ricchezza incalcolabile, ma da un dono inesauribile. Preghiamolo di guarirci dalla piaga del peccato, per la redenzione annunciata a tutti i popoli nel nome di Gesù. È questa la grazia che infonde coraggio agli Apostoli: lo infonda anche a noi, oggi e sempre, per intercessione di Maria, Madre della Chiesa.</p>
]]></description></item><item><title><![CDATA[Visita Pastorale ad Acerra: Incontro con i Sindaci e i Fedeli dei Comuni della “Terra dei Fuochi” (23 maggio 2026)]]></title><pubDate>Sat, 23 May 2026 10:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260523-visita-acerra-piazza-calipari.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260523-visita-acerra-piazza-calipari.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 23 May 2026 11:03:27 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, buongiorno a tutti!</i></p> 
<p>Saluto le Autorit&agrave; e ringrazio quanti hanno collaborato per preparare l’incontro di oggi. Grazie a tutti di essere qui!</p> 
<p>Sono contento di trascorrere fra voi questo sabato mattina, per visitare nuovamente una regione di cui nessuna ingiustizia pu&ograve; cancellare la bellezza. Nella vita comprendiamo che pi&ugrave; una bellezza &egrave; fragile, pi&ugrave; chiede cura e responsabilit&agrave;. Questo, carissimi, &egrave; il senso principale della mia presenza oggi ad Acerra: confermare e incoraggiare quel sussulto di dignit&agrave; e responsabilit&agrave; che ogni cuore onesto avverte quando la vita germoglia e subito &egrave; minacciata dalla morte. Chi ha il dono della fede comprender&agrave; che tale sussulto viene da Dio creatore, che in ogni uomo e in ogni donna cerca cooperatori ai suoi progetti di vita.</p> 
<p><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/5/23/visita-acerra-cattedrale.html">Poco fa, nel Duomo, ho incontrato alcuni familiari delle vittime dell’inquinamento</a> che, negli ultimi decenni, ha reso tristemente nota quest’area come “Terra dei fuochi”: un’espressione che non fa giustizia al bene che c’&egrave; e che resiste, ma che ha certamente facilitato una presa di coscienza diffusa della gravit&agrave; del malaffare e dell’indifferenza che ha lasciato spazio ai crimini. Ho desiderato ringraziare vescovi, preti, diaconi, religiose, religiosi e laici che hanno accolto prontamente il messaggio dell’Enciclica&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html">Laudato si’</a></i>&nbsp;e il costante invito di&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>&nbsp;a essere Chiesa in uscita, missionaria, sinodale. Camminare insieme, vincere l’autoreferenzialit&agrave;, osare la profezia nonostante le resistenze e le minacce &egrave; ci&ograve; che il Signore ci chiede e il suo Spirito ispira.</p> 
<p>In questo territorio, infatti, la vita c’&egrave; e contrasta la morte; la giustizia esiste e si affermer&agrave;. Occorre, certo, scegliere la vita e liberarsi dai legami di morte. C’&egrave; sempre una sottile convenienza nella rassegnazione, nei compromessi, nel rimandare le decisioni necessarie e coraggiose. Il fatalismo, il lamento, lo scaricare la colpa sugli altri sono il terreno di coltura dell’illegalit&agrave; e un principio di desertificazione delle coscienze. Per questo vorrei dire a tutti voi: assumiamoci ognuno le proprie responsabilit&agrave;, scegliamo la giustizia, serviamo la vita! Il bene comune viene prima degli affari di pochi, degli interessi di parte, piccoli o grandi che siano.</p> 
<p>Questa terra ha pagato un tributo alto, ha sepolto tanti suoi figli, ha assistito alla sofferenza di bambini e innocenti. Il valore e il peso di quel dolore impongono di provare insieme a essere testimoni di un nuovo patto. Siete in cammino verso il tempo della rinascita, che non &egrave; tempo di rimozione, ma di azione etica e di memoria operosa. &Egrave; il momento di uno sguardo contemplativo, quello cui l’Enciclica&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html">Laudato si’</a></i>&nbsp;ha richiamato tutti gli esseri umani, ciascuno a partire dalle sue responsabilit&agrave;. &laquo;La cultura ecologica – scriveva&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>&nbsp;– non si pu&ograve; ridurre a una serie di risposte urgenti e parziali ai problemi che si presentano riguardo al degrado ambientale, all’esaurimento delle riserve naturali e all’inquinamento. Dovrebbe essere uno sguardo diverso, un pensiero, una politica, un programma educativo, uno stile di vita e una spiritualit&agrave; che diano forma a una resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html#111.">Laudato s&igrave;</a>’</i>, 111). Sorelle, fratelli, quel paradigma si presenta ancora oggi come vincente: &egrave; all’origine del moltiplicarsi dei conflitti, dietro ai quali c’&egrave; la corsa all’accaparramento delle risorse; lo vediamo resistere ogni volta che chi ha responsabilit&agrave; politiche e istituzionali &egrave; troppo debole verso chi &egrave; forte; lo ritroviamo attivo in uno sviluppo tecnologico che mira ai vertiginosi profitti di pochi ed &egrave; cieco davanti alle persone, al loro lavoro e al loro futuro. Per questo, se siamo chiamati a cambiare, &egrave; a partire dal nostro sguardo.</p> 
<p>Secondo alcuni, lasciare un mondo migliore ai nostri figli &egrave; diventata un’ambizione molto grande. Non lo deve essere, per&ograve;, la missione di lasciare al mondo figli e figlie migliori. L’impegno educativo &egrave; alla nostra portata ed &egrave; prioritario. Educazione dei giovani, certo, ma anche degli adulti; dei bambini, ma anche degli anziani; dei cittadini e dei loro governanti; dei lavoratori e dei datori di lavoro; dei fedeli e dei pastori: tutti abbiamo da imparare ancora. Ognuno ha qualcosa da donare, ma prima deve imparare a ricevere. Non &egrave; facile ammetterlo, tuttavia &egrave; questo l’inizio del futuro: &egrave; come una porta che si apre su ci&ograve; che fin qui non abbiamo pensato, n&eacute; creduto, n&eacute; amato abbastanza. Imparare ancora: ecco che cosa ci rende comunit&agrave;. Per i cristiani, &egrave; “fare strada” con Ges&ugrave;: diventare, ad ogni et&agrave;, sempre pi&ugrave; e meglio suoi discepoli.</p> 
<p>Carissimi, sar&agrave; un vero cambiamento di mentalit&agrave; economica, civile e perfino religiosa a edificare il bene che risaner&agrave; questa terra e l’intero Pianeta. Tra le persone, le istituzioni, le organizzazioni pubbliche e private occorre consolidare e allargare il patto che gi&agrave; sta portando i suoi primi frutti sul piano educativo e sociale. Esso non soltanto contraster&agrave; e scardiner&agrave; le alleanze criminali, ma positivamente collegher&agrave; e moltiplicher&agrave; le migliori forze e le grandi idee che gi&agrave; sono nei vostri cuori. Qui vorrei ringraziare quei “pionieri” che, col loro impegno coraggioso, hanno per primi denunciato i mali di questa terra e hanno portato l’attenzione sulla realt&agrave; oscurata e negata del suo avvelenamento: penso in particolari ai membri delle associazioni ambientaliste. Ora tutti sappiamo che occorre vigilare sulla salute del creato come si vigila sulla porta di casa, respingere tentazioni di potere e di arricchimento legate alle pratiche che inquinano la terra, l’acqua, l’aria e la convivenza. Realizzeremo, passo dopo passo, ma rapidamente, un’economia meno individualistica, un sistema meno consumistico. Quanti rifiuti, quanto spreco, quanti veleni sono venuti da un modello di crescita che ci ha come stregato, lasciandoci pi&ugrave; malati e pi&ugrave; poveri. Impariamo allora a essere ricchi diversamente: pi&ugrave; attenti alle relazioni, pi&ugrave; tesi a valorizzare il bene comune, pi&ugrave; affezionati al territorio, pi&ugrave; grati nell’accogliere e integrare chi viene a vivere con noi.</p> 
<p>&Egrave; a partire da questa conversione che si possono ⁠costruire buone pratiche di comunit&agrave;: mediante persone e imprese che coltivino il senso del limite, non quello della violazione irresponsabile; che abbiano il gusto del recupero, non la logica dell’invasione; fame e sete di giustizia invece che di possesso. In particolare, essere vicini al cuore umano, e quindi pi&ugrave; vicini a Dio che l’ha creato, significa desiderare una comunit&agrave; pi&ugrave; inclusiva, pi&ugrave; unita, meno affetta da marginalit&agrave; e polarizzazioni. Ma la via da percorrere &egrave; stretta, perch&eacute; parte da noi, da dove ci troviamo. Riuscire a correggere la rotta, agire ogni giorno su abitudini e pregiudizi in cui ci siamo accomodati, vedere oltre il nostro recinto significa davvero incontrarci. &Egrave; talvolta un sentiero in salita e poco tracciato. Un esempio concreto: il nome “terra dei fuochi” rinvia ai roghi accesi ai margini delle citt&agrave;, talvolta da minoranze respinte ed emarginate di fratelli e sorelle di cui pochi hanno conoscenza e stima. L’emarginazione produce sempre insicurezza: la via in salita &egrave; contrastare l’emarginazione, non gli emarginati, &egrave; rompere l’intera catena, non colpire solo l’ultimo anello. Voi lo sapete bene!</p> 
<p>In questo <a href="https://www.vatican.va/content/romancuria/it/organismi-di-giustizia/penitenzieria-apostolica/documenti/20260110-indulgenze-sanfrancesco.html">anno giubilare di San Francesco</a>, Patrono d’Italia, proprio il Poverello di Assisi ci ricorda che la pace &egrave; fondata sulla cura verso l’altro, sulla fraternit&agrave;: siamo stati posti in una casa comune per imparare a vivere insieme. I problemi di questa casa sono i nostri problemi; la sua bellezza &egrave; la nostra bellezza. Abbiamo il compito di vigilare come sentinelle nella notte. Possiamo essere tra quelli che osserveranno la nuova alba.</p> 
<p>Sorelle e fratelli, vi ringrazio tanto: questa visita per il Papa &egrave; molto preziosa! Vi porto nella mia preghiera, affidando alla nostra Madre Maria, Stella del mattino, ognuno di voi, le vostre famiglie, il presente e il futuro delle vostre comunit&agrave;. Grazie!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Visita Pastorale ad Acerra: Incontro con i Vescovi, il clero, i religiosi e le famiglie delle vittime di inquinamento ambientale (23 maggio 2026)]]></title><pubDate>Sat, 23 May 2026 09:15:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260523-visita-acerra-cattedrale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260523-visita-acerra-cattedrale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 23 May 2026 10:16:28 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!<br /> <br /> </p> 
<p>[<i>Discorso del Vescovo diocesano</i>]<br /> &nbsp;</p> 
<p><i>Eminenze, Eccellenze,<br /> cari fratelli e sorelle, buongiorno e grazie per la vostra accoglienza!</i></p> 
<p>Ringrazio il Signore di potervi incontrare, ritornando in Campania pochi giorni dopo la mia&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/napoli-pompei-8maggio2026.html">visita al Santuario di Pompei e alla citt&agrave; di Napoli</a>. Sapete che gi&agrave;&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>&nbsp;avrebbe desiderato venire qui, in quella che ha tristemente preso il nome di “Terra dei fuochi”, ma non gli fu possibile. Oggi vogliamo realizzare il suo desiderio, riconoscendo il grande dono che l’Enciclica&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html">Laudato si’</a></i>&nbsp;ha rappresentato per la missione della Chiesa in questa terra. Infatti, il grido della creazione e dei poveri tra voi &egrave; stato avvertito pi&ugrave; drammaticamente, a causa di un concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune, che ha avvelenato l’ambiente naturale e sociale. &Egrave; un grido che chiede conversione!</p> 
<p>In questa Cattedrale viviamo un primo momento, quello ecclesiale e, vorrei dire, pi&ugrave; familiare della mia visita. Poi, sulla piazza, incontreremo idealmente l’intera societ&agrave;. Sono venuto anzitutto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care, uccise dall’inquinamento ambientale procurato da persone e organizzazioni senza scrupoli, che per troppo tempo hanno potuto agire impunemente. Sono qui, per&ograve;, anche per ringraziare chi ha risposto al male col bene, specialmente una Chiesa che ha saputo osare la denuncia e la profezia, per radunare il popolo nella speranza. Cos&igrave;, sapendo di visitarvi alla vigilia di Pentecoste, ho cercato nelle Sacre Scritture una pagina che potesse interpretare e ispirare il vostro cammino. L’ho trovata in una grandiosa visione del profeta Ezechiele, portato dal Signore a fare un’esperienza che per il popolo in esilio dovr&agrave; diventare un forte messaggio di risurrezione. Ezechiele racconta: &laquo;La mano del Signore fu sopra di me e il Signore mi port&ograve; fuori in spirito e mi depose nella pianura che era piena di ossa; mi fece passare accanto a esse da ogni parte. Vidi che erano in grandissima quantit&agrave; nella distesa della valle e tutte inaridite&raquo; (<i>Ez&nbsp;</i>37,1-2).</p> 
<p>Carissimi, Dio aveva posto l’uomo e la donna in un giardino, perch&eacute; lo coltivassero e lo custodissero. Tutto era vita, bellezza, fertilit&agrave;. Anche questa terra anticamente era chiamata&nbsp;<i>Campania felix</i>, perch&eacute; capace di incantare per la sua fecondit&agrave;, i suoi prodotti e la sua cultura, come un inno alla vita. Eppure, ecco la morte, della terra e degli uomini. Possiamo immedesimarci nello sconcerto del profeta davanti a quella distesa di ossa inaridite. Soffriamo per la devastazione che ha compromesso un meraviglioso ecosistema, luoghi, storie e memorie. Di fronte a questa realt&agrave; ci possono essere due atteggiamenti: l’indifferenza o la responsabilit&agrave;. Voi avete scelto la responsabilit&agrave; e, con l’aiuto di Dio, avete iniziato un cammino di impegno e di ricerca della giustizia.</p> 
<p>Il Signore, poi, pone a Ezechiele una domanda: &laquo;Mi disse: “Figlio dell’uomo, potranno queste ossa rivivere?”. Io risposi: “Signore Dio, tu lo sai”&raquo; (<i>Ez&nbsp;</i>37,3). Carissimi, ecco che Dio ha per noi domande nuove, che allargano il nostro orizzonte. Lui sa che abbiamo un cuore che cerca la vita e sospira l’eternit&agrave;, ma che le rinvia troppo facilmente a un tempo indefinito e lontano, a un mondo diverso e che ancora non c’&egrave;. Ezechiele, invece, deve servire il suo popolo, quello che c’&egrave;, nella situazione in cui si trova. Allo stesso modo le nostre Chiese hanno la missione di fare risuonare qui e oggi la Parola di Dio. Questa Parola ci domanda se crediamo nelle sue stesse possibilit&agrave;: &egrave; Parola di vita. Se oggi ci incontriamo, &egrave; per rispondere a questa Parola. E rispondiamo cos&igrave;: Signore, la morte sembra essere dappertutto, l’ingiustizia sembra avere vinto, la criminalit&agrave;, la corruzione, l’indifferenza uccidono ancora, il bene sembra restare inaridito. Per&ograve;, se tu ci interroghi, &laquo;Potranno queste ossa rivivere?&raquo;, noi crediamo e diciamo: &laquo;Signore Dio, tu lo sai!&raquo;. Tu sai che possiamo rialzarci, perch&eacute; tu stesso ci prendi per mano. Tu sai che il nostro deserto pu&ograve; fiorire. Tu sai cambiare il lutto in gioia.</p> 
<p>Sorelle e fratelli, tutto questo &egrave; molto concreto: &egrave; una promessa che gi&agrave; diventa realt&agrave;.&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>, nell’Enciclica&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html">Laudato si’</a></i>, pur denunciando un paradigma di morte, ha chiaramente annunciato il silenzioso irrompere della vita nuova. Dopo avere elencato realt&agrave; in cui le persone gi&agrave; ripartono insieme e danno nuova forma alla giustizia sociale e ambientale, scrive: &laquo;L’autentica umanit&agrave;, che invita a una nuova sintesi, sembra abitare in mezzo alla civilt&agrave; tecnologica, quasi impercettibilmente […]. Sar&agrave; una promessa permanente, nonostante tutto, che sboccia come un’ostinata resistenza di ci&ograve; che &egrave; autentico?&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html#112.">Laudato si’</a></i>, 112). Carissimi, siate testimoni di questa “ostinata resistenza” che diventa rinascita, l&agrave; dove il Vangelo illumina e trasforma la vita. Questo ci ha insegnato il&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>, in particolare con la Costituzione&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i>. Il Signore ci fa domande nuove su come si vive nei nostri quartieri, sulla disponibilit&agrave; a lavorare insieme fra persone e istituzioni, sulla nostra passione educativa, sull’onest&agrave; nel lavoro, sull’equa distribuzione del potere e delle ricchezze, sul rispetto per le persone e per tutte le creature. Potranno queste terre rivivere? Siate voi stessi la risposta: una comunit&agrave; unita, nelle fede e nell’impegno. La vita allora si moltiplicher&agrave;.</p> 
<p>Ed ecco il comando del Signore al suo profeta: &laquo;Profetizza su queste ossa e annuncia loro: “Ossa inaridite, udite la parola del Signore. Cos&igrave; dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e rivivrete”&raquo; (<i>Ez</i>&nbsp;37,4-5). Ezechiele obbedisce e osserva: &laquo;Io profetizzai come mi era stato ordinato; mentre profetizzavo, sentii un rumore e vidi un movimento fra le ossa, che si accostavano l’uno all’altro, ciascuno al suo corrispondente. Guardai, ed ecco apparire sopra di esse i nervi; la carne cresceva e la pelle le ricopriva, ma non c’era spirito in loro&raquo; (<i>Ez</i>&nbsp;37,7-8). Capiamo, quindi, che il miracolo non avviene in una volta sola. Il profeta &egrave; certamente stupito di quanto vede e sente, ma ancora non basta, ancora manca qualcosa. Vale anche per noi: occorre fidarsi ancora, ascoltare ancora, credere ancora. Le scelte che avete fatto, il cammino ecclesiale che avete percorso, le piccole e grandi ripartenze con cui avete affrontato il dolore non sono ancora tutto. Se ci si ferma, si torna indietro. In effetti, il Signore torna a parlare a Ezechiele: &laquo;Profetizza allo spirito, profetizza, figlio dell’uomo, e annuncia allo spirito: “Cos&igrave; dice il Signore Dio: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perch&eacute; rivivano”. Io profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entr&ograve; in essi e ritornarono in vita e si alzarono in piedi; erano un esercito grande, sterminato&raquo; (<i>Ez</i>&nbsp;37,9-10).</p> 
<p>Fratelli e sorelle, lo Spirito Santo vi conceda di vedere un “esercito” di pace che si alza in piedi e guarisce le ferite di questa terra e delle sue comunit&agrave;. Non pi&ugrave; fuoco che distrugge, ma fuoco che ravviva e riscalda, il fuoco dello Spirito che accende i cuori e le menti di migliaia e migliaia di uomini e donne, di bambini e di anziani e ispira cura, consolazione, attenzione, amore vero. In particolare voi, famiglie che la morte ha colpito, generate vita nuova trasmettendo a figli e figlie, a nipoti e vicini quel senso di responsabilit&agrave; che troppe volte sin qui &egrave; mancato. Lasciate morire il risentimento, praticate per primi la giustizia che chiedete, testimoniate la vita, educate alla cura.</p> 
<p>E voi, ministri ordinati, religiose e religiosi, siate membra vive di questo popolo: manifestate quotidianamente l’autorit&agrave; del servizio, che si abbassa e avvicina, che fa il primo passo e perdona. Va infatti scardinata una cultura del privilegio, della prepotenza, del non rendere conto, che troppo male ha fatto a questa terra, come a molte altre regioni dell’Italia e del mondo. Soffi lo Spirito dai quattro venti e ispiri forme nuove di annuncio, di cooperazione, di rigenerazione ambientale e sociale. Esiste infatti una spiritualit&agrave; dei luoghi, ma che deve tutto alla spiritualit&agrave; delle persone. Il cambiamento del mondo, infatti, inizia sempre dal cuore. Ezechiele stesso, prima di questa profezia di morte e risurrezione, annunci&ograve; il rinnovamento di cui Dio solo &egrave; capace: &laquo;Cos&igrave; dice il Signore Dio […] vi dar&ograve; un cuore nuovo, metter&ograve; dentro di voi uno spirito nuovo, toglier&ograve; da voi il cuore di pietra e vi dar&ograve; un cuore di carne. Porr&ograve; il mio spirito dentro di voi e vi far&ograve; vivere secondo le mie leggi e vi far&ograve; osservare e mettere in pratica le mie norme. Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io sar&ograve; il vostro Dio&raquo; (<i>Ez</i>&nbsp;36,22.27-28).</p> 
<p>Ci doni Ges&ugrave; Risorto di abitare insieme cos&igrave;, capaci di accogliere e di mettere in pratica la Parola di Dio, pellegrini quaggi&ugrave; e cittadini nella sua eternit&agrave;.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Visita Pastorale del Santo Padre ad Acerra (23 maggio 2026)]]></title><pubDate>Sat, 23 May 2026 08:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/acerra-23maggio2026.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/acerra-23maggio2026.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 23 May 2026 07:54:12 +0200 --> <ul> 
 <li><b><a href="https://www.vatican.va/content/photogallery/it/eventi/acerra2026.html">Galleria fotografica</a></b></li> 
</ul> 
<div>
 <b>&nbsp;</b>
</div> 
<p>ore&nbsp; 8,00 Decollo dall’eliporto del Vaticano</p> 
<p>ore&nbsp; 8,45 Atterraggio nel campo sportivo “Arcoleo” di Acerra (Napoli)</p> 
<p>Il Santo Padre &egrave; accolto da:</p> 
<p>1. S.E. Mons. Antonio Di Donna, Vescovo di Acerra</p> 
<p>2. On. Roberto Fico, Presidente della Regione Campania</p> 
<p>3. Dott. Michele Di Bari, Prefetto di Napoli</p> 
<p>4. Dott. Tito d’Errico, Sindaco di Acerra</p> 
<p>immediato trasferimento in auto alla Cattedrale</p> 
<p>ore&nbsp; 9,15 Nella Cattedrale sono presenti Vescovi della Campania, Clero e Religiosi; Famiglie che hanno avuto vittime dell’inquinamento ambientale</p> 
<p>- saluto di S.E. Mons. Antonio Di Donna</p> 
<p><b>* <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/5/23/visita-acerra-cattedrale.html">discorso del Santo Padre</a></b></p> 
<p>al termine, il Santo Padre saluta alcuni Rappresentanti</p> 
<p>Trasferimento in auto a Piazza Calipari</p> 
<p>ore 10,30 Piazza Calipari: Incontro con i Sindaci e i Fedeli dei vari Comuni della “Terra dei Fuochi”</p> 
<p>- saluto del Sindaco di Acerra, Dott. Tito d’Errico</p> 
<p><b>* <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/5/23/visita-acerra-piazza-calipari.html">discorso del Santo Padre</a></b></p> 
<p>- ringraziamento di S.E. Mons. Antonio Di Donna</p> 
<p>- saluto ad alcuni Rappresentanti</p> 
<p>Trasferimento in auto al campo sportivo “Arcoleo”</p> 
<p>ore 12,00 Il Santo Padre si congeda dalle Autorit&agrave; che Lo hanno accolto all’arrivo</p> 
<p>Decollo da Acerra</p> 
<p>ore 12,45 Atterraggio all’eliporto del Vaticano</p> 
<p>______________________________</p> 
<p><i><a href="https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2026/04/25/0338/00686.html">Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede</a></i>, 25 aprile 2025</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Partecipanti al Convegno Internazionale su alfabetizzazione mediatica e digitale (22 maggio 2026)]]></title><pubDate>Fri, 22 May 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260522-convegno-media-literacy.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260522-convegno-media-literacy.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 22 May 2026 15:51:15 +0200 --> <p>Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi.</p> 
<p><br /> <i>Buongiorno a tutti<br /> e benvenuti!</i></p> 
<p>Sono lieto di accogliervi dopo il Convegno internazionale che si &egrave; tenuto ieri per celebrare la LX Giornata Mondiale delle Comunicazioni. Come studiosi ed esperti ben versati nella comunicazione digitale, la vostra preoccupazione per il futuro dell’umanit&agrave; vi ha portati a Roma per riflettere sull’alfabetizzazione mediatica e digitale. Partecipando a questa iniziativa, ognuno di voi ha apportato le proprie doti e i propri talenti per contribuire alla direzione futura dell’umanit&agrave; in questo tempo caratterizzato dalla crescita esponenziale della tecnologia, che &egrave; una questione particolarmente importante per la missione della Chiesa.</p> 
<p>&Egrave; proprio nel contesto della missione universale della Chiesa che si pu&ograve; comprendere meglio il suo impegno a favore delle comunicazioni sociali. Di fatto, il decreto sugli strumenti di comunicazione sociale del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a> — che ha dato origine alla Giornata Mondiale delle Comunicazioni — inizia ricordandoci che la Chiesa &egrave; &laquo;stata fondata da Cristo Signore per portare la salvezza a tutti gli uomini, e […] perci&ograve; spinta dall’obbligo di diffondere il messaggio evangelico&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19631204_inter-mirifica_it.html">Inter mirifica</a></i>, n. 3). La principale sollecitudine della Chiesa &egrave; stata, e continua a essere, la salvezza eterna di ogni persona umana. Come leggiamo nel Vangelo di Giovanni: &laquo;che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Ges&ugrave; Cristo&raquo; (<i>Gv</i> 17, 3).</p> 
<p>Questo desiderio &laquo;che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verit&agrave;&raquo; (<i>1 Tm</i> 2, 4), pertanto, non deve informare solo le nostre decisioni e azioni, ma anche l’utilizzo e la direzione data ai media, alla tecnologia digitale e all’intelligenza artificiale, al fine di assicurare che questi strumenti siano posti al servizio autentico dell’umanit&agrave;. Come tristemente evidenziato dalla sfrenata promozione e implementazione di tecnologia a scapito della dignit&agrave; umana e dal danno causato quando chatbot e altre tecnologie sfruttano il nostro bisogno di relazioni umane, stiamo davvero sperimentando un’eclissi del senso di ci&ograve; che significa essere umani (cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/communications/documents/20260124-messaggio-comunicazioni-sociali.html">Messaggio per la LX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali</a></i>). Pertanto, &egrave; ancor pi&ugrave; necessario riacquistare una comprensione del vero significato e della vera grandezza dell’umanit&agrave; come intesi da Dio. &Egrave; in questo senso che la sfida che stiamo attualmente affrontando &laquo;non &egrave; tecnologica, ma antropologica&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/communications/documents/20260124-messaggio-comunicazioni-sociali.html">Ibidem</a></i>), ed &egrave; mia speranza che la Lettera Enciclica che verr&agrave; pubblicata tra qualche giorno possa contribuire a rispondere a questa sfida.</p> 
<p>Alla luce di ci&ograve;, sono fiducioso che soltanto attraverso la contemplazione di Cristo, il Verbo Incarnato, possiamo non solo ritrovare una visione corretta di Dio, ma anche arrivare a comprendere la verit&agrave; dell’umanit&agrave;. Poich&eacute; &laquo;con l’incarnazione il Figlio di Dio si &egrave; unito in certo modo ad ogni uomo&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i>, n. 22), il cuore umano non comprender&agrave; mai le profondit&agrave; dei propri recessi n&eacute; capir&agrave; il proprio valore separatamente dal cuore di Cristo. Per questa ragione, la vera custodia del volto e della voce di ogni individuo deve necessariamente comportare un incontro con colui che &egrave; &laquo;immagine del Dio invisibile&raquo;, essendo al contempo l’uomo perfetto (<i>Col</i> 1, 15).</p> 
<p>Naturalmente tutto ci&ograve; va tenuto presente mentre si discute delle implicazioni della tecnologia digitale e del ruolo della Chiesa nelle comunicazioni sociali. &Egrave; un compito non sempre facile, ma siamo stati chiamati a portare la luce di Cristo al mondo, illuminando ogni dimensione dell’attivit&agrave; umana (cfr. <i>Gv</i> 8, 12; <i>Mt</i> 5, 14-16). Come potremmo non farlo ai nostri giorni, specialmente di fronte a un tema cos&igrave; diffuso nella societ&agrave;? Di conseguenza, la Chiesa si sente in dovere di contribuire allo sforzo di pianificare e introdurre l’alfabetizzazione ai media, all’informazione e all’intelligenza artificiale nei sistemi educativi. In questo modo, pu&ograve; aiutare ad assicurare che le persone acquisiscano capacit&agrave; di pensiero critico e che le tecnologie contribuiscano alla salvezza di coloro che le utilizzano (cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/communications/documents/20260124-messaggio-comunicazioni-sociali.html">Messaggio per la LX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali</a></i>; <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19631204_inter-mirifica_it.html">Inter mirifica</a></i>, n. 3).</p> 
<p>Tutti noi, ne sono certo, siamo particolarmente preoccupati per le possibili conseguenze dell’utilizzo della tecnologia digitale e dell’intelligenza artificiale non solo sullo sviluppo fisico e intellettuale di bambini e giovani, ma anche sul loro benessere spirituale. A tale riguardo, tutti, ma particolarmente i giovani, &laquo;si addestrino ad un uso moderato e disciplinato&raquo; di queste tecnologie (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19631204_inter-mirifica_it.html#10">Inter mirifica</a></i>, n. 10), sostenuti dalla guida di genitori ed educatori. Inoltre, alla luce della missione della Chiesa e delle attuali convinzioni errate riguardo a Dio e alla persona umana, l’alfabetizzazione digitale deve includere anche un’educazione alla verit&agrave; su Dio e sull’umanit&agrave;. I giovani, in particolare, sono aperti a questa verit&agrave; e desiderosi di scoprire il senso della vita. Pertanto, dobbiamo aiutarli a incontrare il Cristo vivente e insegnare loro a integrare l’uso della tecnologia in uno stile di vita olistico.</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, questo &egrave; un tema che mi sta particolarmente a cuore e che sta a cuore alla Chiesa. Di fatto, in quanto Madre, la Chiesa s’interessa alla vita dei suoi figli, desiderando guidarli alla piena maturit&agrave; (cfr. <i>Ef</i> 4, 13). &Egrave; mia speranza che queste riflessioni conducano a una rinnovata fiducia nella tecnologia quale frutto del genio della persona umana in armonia con il disegno creativo di Dio. Ringraziandovi per i vostri sforzi presenti e futuri, di cuore invoco su di voi e sulle vostre famiglie le benedizioni divine di saggezza, gioia e pace. Grazie.</p> 
<p>____________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-05/quo-115/l-alfabetizzazione-digitale-includa-l-educazione-alla-verita.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 115, venerd&igrave; 22 maggio 2026, p. 2.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Partecipanti all'Incontro con i Moderatori delle Associazioni di fedeli, dei Movimenti Ecclesiali e delle Nuove Comunità (21 maggio 2026)]]></title><pubDate>Thu, 21 May 2026 11:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260521-moderatori.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260521-moderatori.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 21 May 2026 13:04:30 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!<br /> &nbsp;</p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle, buongiorno a tutti!</i></p> 
<p>&Egrave; un piacere incontrarvi questa mattina, offrire qualche parola, qualche riflessione, ma soprattutto pensare all’importanza dei carismi dello Spirito Santo, specialmente in questi giorni prima di Pentecoste.</p> 
<p>Sono lieto di accogliervi anche quest’anno, all’inizio del vostro incontro. Voi siete responsabili, a livello internazionale, di tante diverse realt&agrave; laicali, e siete stati convocati dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita per rinsaldare la comunione fra voi e riflettere insieme sul tema del governo di una comunit&agrave; ecclesiale.</p> 
<p>In ogni entit&agrave; sociale si avverte la necessit&agrave; di avere persone e strutture adeguate che si occupino di guidare e coordinare la vita comune. Nella sua radice, il termine “governare” rimanda all’azione di “reggere il timone”, di “pilotare una nave”. Si tratta, dunque, di dare una direzione sicura, in modo che la comunit&agrave; sia luogo di crescita per le persone che ne fanno parte. Cos&igrave;, anche nella Chiesa alcuni sono preposti al governo.</p> 
<p>Tuttavia, nella Chiesa il governo non nasce dalla semplice esigenza di coordinare i bisogni religiosi dei suoi membri. La Chiesa &egrave; stata istituita da Cristo come segno perenne della sua volont&agrave; salvifica universale ed &egrave; il luogo, voluto da Dio, dove tutti gli uomini, in ogni epoca, possono ricevere i frutti della Redenzione e sperimentare la vita nuova che Cristo ci ha donato. In tal senso, la natura della Chiesa &egrave; sacramentale: ha certamente una dimensione esteriore e istituzionale con le sue strutture e, nel contempo, &egrave; segno efficace della comunione attraverso cui partecipiamo alla vita stessa della Trinit&agrave;.</p> 
<p>Queste caratteristiche peculiari della Chiesa sono presenti necessariamente anche nel suo governo, che non &egrave; mai solo tecnico; esso, al contrario, ha in s&eacute; stesso un orientamento salvifico, cio&egrave; deve tendere al bene spirituale dei fedeli. Infatti, San Paolo lo annovera tra i carismi: &laquo;Ci sono i miracoli – scrive –, quindi il dono delle guarigioni, di assistere, di governare, di parlare varie lingue&raquo; (<i>1Cor</i> 12,28).</p> 
<p>Da queste premesse, volgiamo ora lo sguardo alle associazioni di fedeli e ai movimenti ecclesiali. Qui il governo &egrave; generalmente affidato a laici ed esprime la partecipazione al <i>munus</i> regale di Cristo ricevuto nel Battesimo. Esso si pone a servizio di altri fedeli e della vita associativa ed &egrave; frutto di libere elezioni, che devono essere intese come espressione di un discernimento comune: permettere che la voce di tutti si esprima in modo libero.</p> 
<p>Se, come abbiamo detto, il governo &egrave; un dono particolare dello Spirito Santo, che i membri di una comunit&agrave; riconoscono presente in alcuni loro fratelli nella fede, ne derivano almeno tre conseguenze. La prima &egrave; che dev’essere per l’utilit&agrave; di tutti (cfr <i>1Cor</i> 12,7), cio&egrave; per promuovere il bene della comunit&agrave;, dell’associazione, della Chiesa intera. Il governo, dunque, non pu&ograve; mai essere sfruttato per interessi personali o forme mondane di prestigio e di potere. La seconda conseguenza &egrave; che non pu&ograve; mai essere imposto dall’alto, ma dev’essere un dono riconoscibile nella comunit&agrave; e liberamente accolto, da qui l’importanza di libere elezioni per renderlo effettivo. La terza conseguenza &egrave; che, come ogni carisma, anche il governo di un’associazione &egrave; soggetto al discernimento dei Pastori, che vigilano sulla genuinit&agrave; e sull’uso ordinato dei carismi (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>, 12;&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20160516_iuvenescit-ecclesia_it.html">Iuvenescit Ecclesia</a></i>, 9 e 17).</p> 
<p>Alcune caratteristiche devono essere sempre presenti nel governo: l’ascolto reciproco, la corresponsabilit&agrave;, la trasparenza, la vicinanza fraterna, il discernimento comunitario (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/february/documents/20260219-legionari-di-cristo.html">Discorso ai partecipanti al Capitolo generale dei Legionari di Cristo</a></i>, 19 febbraio 2026). Oltre a ci&ograve;, vorrei ricordare che &laquo;un buon governo, invece di concentrare tutto su s&eacute; stesso, promuove la sussidiariet&agrave; e la partecipazione responsabile di tutti i membri della comunit&agrave;&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/february/documents/20260219-legionari-di-cristo.html">ibid</a>.</i>). Sono indicazioni semplici, ma da tenere sempre presenti nell’esercizio dell’autorit&agrave;.</p> 
<p>Carissimi, le vostre associazioni e i vostri movimenti hanno origini diverse e hanno storia, identit&agrave; e ideali ben definiti. Coloro che li governano, perci&ograve;, assumono un compito delicato: da un lato, sono chiamati a custodire e valorizzare la memoria di un patrimonio vivente; dall’altro, hanno un ruolo “profetico”, che implica il mettersi in ascolto delle attuali urgenze pastorali per comprendere in che modo rispondere alle nuove sfide e alle sensibilit&agrave; culturali, sociali e spirituali del nostro tempo. Solo cos&igrave;, infatti, si pu&ograve; essere cristiani, discepoli e missionari nell’oggi della societ&agrave; e della Chiesa. Una parte del compito profetico di chi governa, dunque, &egrave; favorire l’apertura dell’associazione o del movimento, e di ciascuno dei suoi membri, alle situazioni storiche. L’appartenenza, infatti, &egrave; autentica e feconda quando non si esaurisce nella partecipazione ad attivit&agrave; interne al gruppo, ma interpreta i segni dei tempi e si proietta verso l’esterno, rivolgendosi a tutti, alla cultura del tempo e ai campi di missione non ancora esplorati.</p> 
<p>Altro elemento di vitale importanza &egrave; la comunione. Chi governa &egrave; chiamato ad avere una particolare sensibilit&agrave; per la salvaguardia, la crescita e il consolidamento della comunione. Ci&ograve; vale sia per la vita interna all’associazione o al movimento, sia per la comunione con le altre realt&agrave; ecclesiali e con la Chiesa nel suo insieme. Chi esercita una missione di governo nella Chiesa deve imparare ad ascoltare e accogliere pareri diversi, orientamenti culturali e spirituali diversi, temperamenti personali diversi, cercando sempre di conservare, soprattutto nelle decisioni doverose e spesso difficili da prendere, il bene superiore della comunione. Ci&ograve; richiede una testimonianza di mitezza, di distacco e di amore disinteressato ai fratelli e alla comunit&agrave;, che sia di esempio per tutti. Qui vorrei sottolineare l’importanza di questa dimensione della comunione con tutta la Chiesa. A volte troviamo gruppi che si chiudono in s&eacute; stessi e pensano che la loro realt&agrave; specifica &egrave; l’unica o &egrave; la Chiesa, ma la Chiesa siamo tutti noi, &egrave; molto di pi&ugrave;! E quindi i nostri movimenti devono veramente cercare come vivere in comunione con tutta la Chiesa, a livello diocesano. E quindi il Vescovo &egrave; una figura di riferimento molto importante, e se un gruppo dice: “No, con quel Vescovo non siamo in comunione, ne vogliamo un altro”, non va bene. Dobbiamo cercare di vivere in comunione con tutta la Chiesa, a livello diocesano come anche a livello universale.</p> 
<p>Sotto questa luce possiamo meglio comprendere il senso della fedelt&agrave; al carisma fondativo, che costituisce un riferimento imprescindibile per il governo di una realt&agrave; ecclesiale. Ogni autentico carisma include gi&agrave; in s&eacute; la fedelt&agrave; e l’apertura alla Chiesa. Governare in modo fedele al carisma fondativo significa pertanto trovare in esso l’ispirazione per aprirsi al cammino che la Chiesa compie nel presente, senza appiattirsi sui modelli pur positivi del passato, ma lasciandosi provocare da realt&agrave; e sfide nuove, in dialogo con tutte le altre componenti del corpo ecclesiale.</p> 
<p>Carissimi, vi ringrazio per tutto quello che siete e che fate. Le associazioni di fedeli e i movimenti ecclesiali sono un dono inestimabile per la Chiesa. C’&egrave; una grande ricchezza fra voi, tante persone ben formate e tanti bravi evangelizzatori; tanti giovani e diverse vocazioni alla vita sacerdotale e matrimoniale. La variet&agrave; dei carismi, dei doni e dei metodi di apostolato sviluppati negli anni vi consente di essere presenti nei campi della cultura, dell’arte, del sociale, del lavoro, portando ovunque la luce del Vangelo. Custodite e, con la grazia di Dio, fate crescere tutti questi doni! La Chiesa vi sostiene e vi accompagna.</p> 
<p>Vi benedico di cuore invocando per tutti voi l’intercessione della Vergine Maria, Madre della Chiesa. Grazie.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Presentazione delle Lettere Credenziali degli Ambasciatori di: Sierra Leone, Bangladesh, Yemen, Rwanda, Namibia, Maurizio, Ciad, Sri Lanka (21 maggio 2026)]]></title><pubDate>Thu, 21 May 2026 09:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260521-ambasciatori.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260521-ambasciatori.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 21 May 2026 16:44:54 +0200 --> <p><i>Eccellenze,<br>
 Signore e Signori,</i></p>
<p>porgo un cordiale benvenuto a tutti voi in occasione della presentazione delle Lettere che vi accreditano come Ambasciatori Straordinari e Plenipotenziari presso la Santa Sede per i vostri rispettivi Paesi: Sierra Leone, Bangladesh, Yemen, Rwanda, Namibia, Maurizio, Ciad e Sri Lanka. Vi chiedo di voler gentilmente trasmettere i miei rispettosi saluti ai vostri Capi di Stato, unitamente all’assicurazione delle mie preghiere per loro e per i vostri concittadini.</p>
<p>Sono particolarmente lieto di ricevervi mentre la Chiesa si sta avvicinando alla solennità di Pentecoste, ricordando come lo Spirito Santo discese sui discepoli trasformando la paura in coraggio e la divisione in unità, dando loro la capacità di parlare nelle lingue di tutti i popoli. È mia speranza che una visione simile di unità possa ispirare il mondo della diplomazia, dove le relazioni costruttive tra le nazioni possano prosperare grazie a una sincera apertura, la promozione del rispetto reciproco e un senso condiviso di responsabilità.</p>
<p>A tale riguardo, desidero rinnovare l’appello che ho fatto nel mio <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/january/documents/20260109-corpo-diplomatico.html">Discorso ai Membri del Corpo Diplomatico</a></i> lo scorso gennaio. In un tempo in cui «si ricerca [la pace] mediante le armi, quale condizione per affermazione di un proprio dominio», c’è il bisogno urgente di ritornare a «una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso» a tutti i livelli: bilaterale, regionale e multilaterale. Questo dialogo «animato dalla ricerca sincera di vie capaci di condurre alla pace» esige che le parole tornino a esprimere realtà chiare senza distorsioni od ostilità. Solo allora sarà possibile superare malintesi e ricostruire fiducia nel contesto delle relazioni internazionali.</p>
<p>Tuttavia, il dialogo cordiale e chiaro, per quanto essenziale, deve essere accompagnato da una conversione più profonda del cuore: la disponibilità a mettere da parte interessi particolari a favore del bene comune. Nessuna nazione, nessuna società e nessun ordine internazionale può dirsi giusto e umano se misura il proprio successo unicamente con il potere e la prosperità, trascurando coloro che vivono ai margini. Di fatto, l’amore di Cristo per i più piccoli e dimenticati ci impone di rifiutare ogni forma di egoismo che lascia che i poveri e i vulnerabili rimangano invisibili (cfr. Esortazione Apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_exhortations/documents/20251004-dilexi-te.html#4">Dilexi te</a></i>, 4 ottobre 2025, n. 9).</p>
<p>È proprio questo spirito di solidarietà altruistica che deve animare il servizio dei diplomatici e rafforzare le organizzazioni internazionali, al fine di creare spazi d’incontro e di mediazione. Queste istituzioni continuano a essere strumenti indispensabili per risolvere dispute e promuovere la cooperazione. In un tempo in cui le tensioni geopolitiche continuano a frammentare ancora di più il nostro mondo, è necessario renderle più rappresentative, efficaci e orientate all’unità della famiglia umana.</p>
<p>Il vostro servizio come Ambasciatori costituisce un prezioso ponte di fiducia e di cooperazione tra i vostri Paesi e la Santa Sede. Prego perché i nostri sforzi comuni contribuiscano a un rinnovato impegno per un coinvolgimento bilaterale e multilaterale e aiutino ad attirare l’attenzione su coloro che sono spesso dimenticati ai margini delle nostre società. In tal modo, potremo lavorare insieme per gettare fondamenta più solide per un mondo più giusto, fraterno e pacifico.</p>
<p>Mentre assumete le vostre nuove responsabilità, vi assicuro della disponibilità della <a href="https://www.vatican.va/content/romancuria/it/segreteria-di-stato/segreteria-di-stato.index.html#segreteria-di-stato">Segreteria di Stato</a> ad assistervi, insieme ai Dicasteri della <a href="https://www.vatican.va/content/romancuria/it.index.html#segreteria-di-stato">Curia Romana</a>. Possa la vostra missione rafforzare il dialogo, approfondire la comprensione reciproca e contribuire alla pace tanto necessaria nel nostro mondo. Su di voi, sui vostri cari e sulle nazioni che rappresentate, invoco le abbondanti benedizioni di Dio, confidando che egli vi guiderà e vi sosterrà nel vostro nobile servizio. Grazie.</p>
<p>____________________</p>
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-05/quo-114/nessuna-nazione-puo-dirsi-giusta-se-misura-il-successo-con-il-po.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 114, giovedì 21 maggio 2026, p. 2.</p>
]]></description></item><item><title><![CDATA[Udienza Generale del 20 maggio 2026 - I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione <i>Sacrosanctum Concilium</i>. 1. <i>La liturgia nel mistero della Chiesa</i>]]></title><pubDate>Wed, 20 May 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260520-udienza-generale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260520-udienza-generale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 20 May 2026 12:29:33 +0200 --> <p><b>Saluto del Santo Padre a Sua Santit&agrave; Aram I, Catholicos di Cilicia</b></p> 
<p>Sono molto lieto di dare il benvenuto a Sua Santit&agrave; Aram I, Catholicos di Cilicia della Chiesa Apostolica Armena, insieme all’illustre delegazione che lo accompagna. Questa visita fraterna rappresenta un’importante occasione per rafforzare i legami di unit&agrave; che gi&agrave; esistono tra noi, mentre ci avviciniamo alla piena comunione tra le nostre Chiese.</p> 
<p><i>Your Holiness, in these days when we prepare for Pentecost, I invoke the grace of the Holy Spirit upon your pilgrimage to the tombs of the Apostles Peter and Paul, and I invite all those present to pray fervently to the Lord that your visit and meetings may constitute a further step on the path towards full unity. Let us also pray for peace in Lebanon and the Middle East, once again torn apart by violence and war.</i></p> 
<p><i>Your Holiness, I wish to express my particular gratitude for your constant personal commitment to ecumenism, especially to the international theological dialogue between the Catholic Church and the Oriental Orthodox Churches.</i></p> 
<p><i>Welcome, Your Holiness, dear bishops and dear friends! Together, let us invoke the intercession of Saint Gregory the Illuminator, Saint Gregory of Nareg, Saint Nerses the Gracious and, above all, the Virgin Mother of God, that they may enlighten our path towards the fullness of that unity we all desire.</i></p> 
<p>__________________________________________<br /> &nbsp;</p> 
<p><b>I Documenti del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>. II. Costituzione&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html"><i>Sacrosanctum Concilium</i></a>. 1.</b><i><b> La liturgia nel mistero della Chiesa&nbsp;</b></i></p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!</i></p> 
<p>Iniziamo oggi una serie di catechesi sul primo Documento promulgato dal <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>: la Costituzione sulla sacra liturgia <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html">Sacrosanctum Concilium</a> (SC</i>).</p> 
<p>Elaborando questa Costituzione, i Padri conciliari hanno voluto non solo intraprendere una riforma dei riti, ma condurre la Chiesa a contemplare e ad approfondire quel legame vivo che la costituisce ed unisce: il mistero di Cristo. La liturgia, in effetti, tocca il cuore stesso di questo mistero: essa &egrave; insieme lo spazio, il tempo e il contesto in cui la Chiesa riceve da Cristo la propria stessa vita. Nella liturgia infatti, &laquo;si attua l’opera della nostra redenzione&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html">SC</a></i>, 2), che fa di noi una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una nazione santa, un popolo che Dio si &egrave; acquistato (cfr <i>1Pt</i> 2,9).</p> 
<p>Come ha manifestato il triplice rinnovamento – biblico, patristico e liturgico – che ha attraversato la Chiesa nel corso del XX secolo, il Mistero in questione non designa una realt&agrave; oscura, ma il disegno salvifico di Dio, nascosto dall’eternit&agrave; e rivelato in Cristo, secondo l’affermazione di San Paolo (cfr <i>Ef</i> 3,3-6). Ecco, dunque, il Mistero cristiano: l’evento pasquale, vale a dire la passione, la morte, la risurrezione e la glorificazione di Cristo, che proprio nella liturgia ci &egrave; reso sacramentalmente presente, cos&igrave; che ogni volta che partecipiamo all’assemblea riunita &laquo;nel suo nome&raquo; (<i>Mt</i> 18,20) siamo immersi in questo Mistero.</p> 
<p>Cristo stesso &egrave; il principio interiore del mistero della Chiesa, popolo santo di Dio, nato dal suo fianco trafitto sulla croce. Nella santa liturgia, con la potenza del suo Spirito, Egli continua ad agire. Santifica e associa la Chiesa, sua sposa, alla sua offerta al Padre. Esercita il suo sacerdozio assolutamente unico, Lui che &egrave; presente nella Parola proclamata, nei Sacramenti, nei ministri<b> </b>che celebrano, nella comunit&agrave; radunata e, in sommo grado, nell’Eucaristia (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#7">SC</a></i>, 7). &Egrave; cos&igrave; che, secondo Sant’Agostino (cfr <i>Serm</i>., 277), celebrando l’Eucaristia la Chiesa &laquo;riceve il Corpo del Signore e diventa ci&ograve; che riceve&raquo;: diventa il Corpo di Cristo, &laquo;dimora di Dio per mezzo dello Spirito&raquo; (<i>Ef </i>2,22). Questa &egrave; &laquo;l’opera della nostra redenzione&raquo;, che ci configura a Cristo e ci edifica nella comunione.</p> 
<p>Nella santa liturgia, tale comunione si realizza &laquo;per mezzo dei riti e delle preghiere&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#48">SC</a></i>, 48). La ritualit&agrave; della Chiesa esprime la sua fede – secondo il celebre detto <i>lex orandi, lex credendi</i> –, e al tempo stesso plasma l’identit&agrave; ecclesiale: la Parola proclamata, la celebrazione del Sacramento, i gesti, i silenzi, lo spazio, tutto questo rappresenta e d&agrave; forma al popolo convocato dal Padre, Corpo di Cristo, Tempio dello Spirito Santo. Ogni celebrazione diventa cos&igrave; una vera epifania della Chiesa in preghiera, come ha ricordato <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">san Giovanni Paolo II</a> (Lett. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_letters/1988/documents/hf_jp-ii_apl_19881204_vicesimus-quintus-annus.html">Vicesimus quintus annus</a></i>, 9).</p> 
<p>Se la liturgia &egrave; al servizio del mistero di Cristo, si comprende perch&eacute; sia stata definita &laquo;il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#10">SC</a></i>, 10). &Egrave; vero che l’azione della Chiesa non si limita alla sola liturgia, tuttavia ogni sua attivit&agrave; (la predicazione, il servizio dei poveri, l’accompagnamento delle realt&agrave; umane) converge verso questo &laquo;culmine&raquo;. Nel senso inverso, la liturgia sostiene i fedeli immergendoli sempre e di nuovo nella Pasqua del Signore e, perci&ograve;, attraverso la proclamazione della Parola, la celebrazione dei sacramenti e la preghiera comune, essi sono ristorati, incoraggiati e rinnovati nel loro impegno di fede e nella loro missione. In altre parole, la partecipazione dei fedeli all’azione liturgica &egrave; al tempo stesso &laquo;interiore&raquo; ed &laquo;esteriore&raquo;.</p> 
<p>Ci&ograve; significa pure che essa &egrave; chiamata a dispiegarsi concretamente lungo tutta la vita quotidiana, in una dinamica etica e spirituale, cosicch&eacute; la liturgia celebrata si traduce in vita e domanda un’esistenza fedele, capace di rendere concreto ci&ograve; che &egrave; stato vissuto nella celebrazione: &egrave; in questo modo che la nostra vita diventa &laquo;sacrificio vivente, santo e gradito a Dio&raquo;, realizzando il nostro &laquo;culto spirituale&raquo; (<i>Rm</i> 12,1).</p> 
<p>In questo modo, &laquo;la liturgia edifica ogni giorno coloro che sono nella Chiesa come tempio santo nel Signore&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html">SC</a></i>, 2), e forma una comunit&agrave; aperta e accogliente verso tutti. Essa &egrave; infatti abitata dallo Spirito Santo, ci introduce nella vita del Cristo, ci rende suo Corpo e, in tutte le sue dimensioni, rappresenta un segno dell’unit&agrave; di tutto il genere umano in Cristo. Come diceva <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>, &laquo;il mondo ancora non lo sa, ma tutti sono stati invitati al banchetto di nozze dell’Agnello (<i>Ap</i> 19,9)&raquo; (Lett. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_letters/documents/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#5">Desiderio desideravi</a></i>, 5).</p> 
<p>Carissimi, lasciamoci plasmare interiormente dai riti, dai simboli, dai gesti e soprattutto<b> </b>dalla viva presenza di Cristo nella liturgia, che avremo ancora modo di approfondire nelle prossime Catechesi.</p> 
<p>__________________________</p> 
<p><b>Saluti</b></p> 
<p>Je salue cordialement les p&egrave;lerins de langue fran&ccedil;aise venus du S&eacute;n&eacute;gal, de C&ocirc;te d’Ivoire et de France en particulier les &eacute;l&egrave;ves des diverses &eacute;coles. Chers amis, laissons-nous transformer int&eacute;rieurement au cours de la liturgie, par les rites, les symboles, les gestes, les silences et surtout par la pr&eacute;sence vivante du Christ. Je vous b&eacute;nis de tout cœur ! Que l’Esprit Saint vous comble de ses dons&nbsp;!&nbsp;Je vous b&eacute;nis de tout cœur.</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese venuti dal Senegal, dalla Costa d’Avorio e dalla Francia, in particolare gli alunni delle diverse scuole. Cari amici, lasciamoci plasmare interiormente nella liturgia dai riti, dai simboli, dai gesti, dai silenzi e, soprattutto, dalla viva presenza di Cristo. Lo Spirito Santo vi colmi dei suoi doni!&nbsp;Vi benedico di cuore.</i>]</p> 
<p>I greet this morning all the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, particularly the groups from England, Ireland, Tanzania, India, Japan, Malaysia, the Philippines, Vietnam, Canada and the United States of America, as well as the Patrons of the Arts in the Vatican Museums from Canada. Upon all of you, and upon your families, I invoke the joy and peace of the risen Jesus! God bless you!</p> 
<p>Liebe Br&uuml;der und Schwestern deutscher Sprache, ich lade euch ein, euch in der Feier der Liturgie immer tiefer in das Geheimnis Christi zu versenken, damit er euer Leben durch sein Wort und seine Sakramente bereichern und verwandeln kann. In Erwartung des Pfingstfestes rufen wir gemeinsam mit der Mutter Jesu und den Aposteln den Heiligen Geist an, damit er unsere Herzen und das Antlitz der Erde erneuere.</p> 
<p>[<i>Cari fratelli e sorelle di lingua tedesca, vi invito ad immergervi nella celebrazione liturgica sempre pi&ugrave; profondamente nel mistero di Cristo, affinch&eacute; Egli possa arricchire e trasformare la vostra vita attraverso la sua Parola e i suoi sacramenti. In attesa della Pentecoste, uniti alla Madre di Ges&ugrave; e agli Apostoli, invochiamo lo Spirito Santo perch&eacute; rinnovi i nostri cuori e la faccia della terra.</i>]</p> 
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua espa&ntilde;ola. Pidamos al Esp&iacute;ritu Santo que nos ayude a dejarnos formar interiormente por la liturgia, para que toda nuestra vida sea una continua “acci&oacute;n de gracias”. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.</p> 
<p>我向讲中文的人们致以诚挚的问候。亲爱的弟兄姐妹们，愿你们在信仰的路途中持之以恒：复活的基督近在你们身侧，且与你们同行。我衷心地降福你们！</p> 
<p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, perseverate nel vostro cammino di fede: Cristo Risorto vi &egrave; vicino e cammina con voi. Vi benedico di cuore</i>.]</p> 
<p>Uma cordial sauda&ccedil;&atilde;o a todos os fi&eacute;is de l&iacute;ngua portuguesa, em particular aos sacerdotes da Arquidiocese de Maring&aacute; e aos grupos de peregrinos vindos do Brasil e de Portugal. Unidos na mesma f&eacute;, pe&ccedil;amos ao Senhor uma renovada efus&atilde;o do Esp&iacute;rito Santo sobre a sua Igreja. Deus vos aben&ccedil;oe!</p> 
<p>[<i>Un cordiale saluto a tutti i fedeli di lingua portoghese, in particolare ai sacerdoti dell’Arcidiocesi di Maring&aacute; e ai gruppi di pellegrini venuti dal Brasile e dal Portogallo. Uniti nella stessa fede, chiediamo al Signore una rinnovata effusione dello Spirito Santo sulla sua Chiesa. Dio vi benedica!</i>]</p> 
<p style="text-align: right;"><span class="arabic">أُحَيِّي المُؤمِنِينَ النَّاطِقِينَ بِاللُّغَةِ العَرَبِيَّة. نَحنُ مَدعوُّونَ إلى أَن نَكونَ علَى مِثالِ مَريَمَ العَذراءِ الَّتي كانَت طَوالَ حَياتِها الأَرضِيَّةِ أَمَةَ الرَّبِّ المُتَوَاضِعَة. باركَكُم الله جَمِيعًا وحَماكُم دائِمًا مِن كُلِّ شَرّ!</span></p> 
<p>[<i>Saluto i fedeli di lingua araba. Siamo chiamati ad essere come la Vergine Maria, che per tutta la Sua vita terrena fu umile ancella del Signore. Dio vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male!</i>]</p> 
<p>Pozdrawiam serdecznie Polak&oacute;w. Przed 40 laty św. Jan Paweł II ogłosił Encyklikę <i>Dominum et Vivificantem</i>, w kt&oacute;rej przypomniał, że Duch Święty jest „Światłością sumień” i pozwala nam „nazywać po imieniu dobro i zło”. Oczekując Pięćdziesiątnicy, prośmy Ducha Bożego, aby swymi darami obudził ludzkie sumienia, odwr&oacute;cił je od nieprawości, przemocy i wojny oraz odnowił oblicze ziemi! Wszystkich was błogosławię!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i polacchi. Quarant’anni fa, <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">San Giovanni Paolo II</a> pubblic&ograve; l’Enciclica <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_18051986_dominum-et-vivificantem.html">Dominum et Vivificantem</a>, nella quale ricordava che lo Spirito Santo &egrave; la &laquo;Luce dei cuori&raquo; e ci permette di &laquo;chiamare per nome il bene e il male&raquo;. In attesa della Pentecoste, chiediamo allo Spirito di Dio di risvegliare le coscienze umane con i suoi doni, di distoglierle dall’ingiustizia, dalla violenza e dalla guerra e di rinnovare il volto della terra! Vi benedico tutti!</i>]</p> 
<p style="text-align: center;">* * *</p> 
<p>Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i fedeli della parrocchia Regina Pacis di Angri che celebra il Centenario di fondazione e li esorto a guardare a Maria per lasciarsi attrarre dal suo esempio e dalla sua santit&agrave;. Saluto poi il gruppo della Basilica Santa Rita da Cascia e sar&ograve; lieto di benedire la Fiaccola del perdono e della pace simbolo del gemellaggio con la citt&agrave; di Chicago.</p> 
<p>Accolgo con affetto i partecipanti alla manifestazione promossa dal Movimento dell’etica nello sport e ringrazio i giovani atleti che hanno realizzato un saggio ispirato alle loro attivit&agrave; sportive. Cari amici, voi avete una missione nobile: custodire l’anima dello sport. Ricordate che il vero traguardo non &egrave; la vittoria materiale, ma il rispetto dell’avversario, la lealt&agrave; del gioco e l'inclusione di tutti.</p> 
<p>Mi rivolgo, infine, ai&nbsp;giovani, ai&nbsp;malati&nbsp;e agli&nbsp;sposi novelli, augurando a ciascuno di servire sempre Dio nella gioia e di amare il prossimo con spirito evangelico.</p> 
<p>A tutti la mia benedizione!</p>]]></description></item></channel></rss>