<rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"><channel><title>vatican.va</title><link>https://www.vatican.va</link><description>vatican.va</description><language>it</language><item><title><![CDATA[Celebrazione eucaristica - Commemorazione di tutti i fedeli defunti (2 novembre 2026)]]></title><pubDate>Mon, 02 Nov 2026 16:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20261102-messa-fedeli-defunti.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20261102-messa-fedeli-defunti.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 02 Nov 2026 16:23:23 +0100 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>ci siamo radunati a celebrare l’Eucaristia in questo luogo di preghiera e di memoria, di affetto e di speranza. La offriamo in suffragio dei fedeli defunti, in particolare di quanti qui riposano e di coloro che ciascuno di noi porta nel cuore.</p> 
<p>Commemorare i fedeli defunti all’indomani della Solennit&agrave; di tutti i Santi orienta questa nostra preghiera. Ci rivolgiamo al Padre del cielo affinch&eacute; la vita della santit&agrave; e della beatitudine, che gi&agrave; godono tanti suoi figli e figlie, avvolga l’anima di quanti dormono il sonno della pace.</p> 
<p>La nostra fede &egrave; illuminata dalla Parola che &egrave; stata proclamata e che arricchisce la nostra confidenza nelle <i>mani di Dio.</i> Esse – ci ricorda il Libro della Sapienza – sono capaci di custodire efficacemente le anime dei giusti: &laquo;nessun tormento li toccher&agrave;&raquo; (<i>Sap </i>3,1). Questa &egrave; la promessa di salvezza, che specialmente in questo giorno diventa il cuore della supplica che eleviamo al Signore della vita per tutti i fedeli defunti.</p> 
<p>Le sue mani paterne e sicure li custodiscano in eterno, cos&igrave; che possano godere pienamente di quell’appartenenza reciproca e vitale che il Signore promette al suo popolo nel Libro dell’Apocalisse: &laquo;Essi saranno suoi popoli ed egli sar&agrave; il Dio con loro, il loro Dio (<i>Ap</i> 21,3). La nostra preghiera intercede affinch&eacute; si realizzi questa comunione eterna di vita, promessa dal Buon Pastore alle sue pecore che non andranno perdute in eterno e che nessuno strapper&agrave; dalla sua mano (cfr <i>Gv </i>10,28).</p> 
<p>Carissimi, abbiamo ascoltato il Vangelo delle Beatitudini (<i>Mt</i> 5,1-12). Esse sono come l’autoritratto di Ges&ugrave;, che Lui stesso rende disponibile ai suoi discepoli, proclamando: &laquo;Beati voi!&raquo; (v. 11). Le Beatitudini sono la via della vita piena e compiuta, gi&agrave; ora e per l’eternit&agrave;. Quando noi le sentiamo proclamare nella Liturgia – lo sappiamo –, &egrave; il Signore Risorto che ci parla. E questo annuncio di salvezza che sono le Beatitudini risuona con particolare forza spirituale in un cimitero, che &egrave; come una soglia tra l’aldiqu&agrave; e l’aldil&agrave;, tra l’esistenza terrena e l’oltre che ci attende. Ges&ugrave; Risorto ci dice: beati coloro che vivono secondo questa via, perch&eacute; di essi &egrave; il regno dei cieli.</p> 
<p>Tra le otto Beatitudini del Vangelo di Matteo ce n’&egrave; una che oggi ci tocca in modo particolare: &laquo;Beati quelli che sono nel pianto, perch&eacute; saranno consolati&raquo; (<i>Mt</i> 5,4). In questo momento vogliamo pregare per quanti hanno perso da poco una persona cara; in particolare per coloro ai quali l’ha strappata l’assurda violenza della guerra. Possano le lacrime di tante madri, di tanti bambini, di tanti anziani toccare le coscienze di chi ha potere di far tacere le armi!</p> 
<p>Nell’ottavo centenario della morte di <a href="https://www.vaticannews.va/it/santo-del-giorno/10/04/san-francesco-d-assisi.html">San Francesco d’Assisi</a>, viene spontaneo ricordare la “beatitudine” che egli aggiunse al Cantico delle creature, quando cap&igrave; che era vicina la sua fine: &laquo;<i>Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale, / dalla quale nullo omo vivente pu&ograve; scappare: / guai a quelli che morranno ne le peccata mortali; / beati quelli che trover&agrave; ne le tue santissime voluntati, / ka la morte secunda no ‘l far&agrave; male</i>&raquo;.</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, la fede in Cristo ci dice che il nostro legame con i fedeli defunti non &egrave; interrotto, ma trasformato. Con la preghiera di suffragio accompagniamo i nostri cari verso la comunione piena con il Signore, quella comunione che realmente pregustiamo gi&agrave; qui, nel Sacramento dell’Eucaristia. Animati da questa fede piena di speranza, proseguiamo il nostro cammino terreno, in attesa del giorno in cui Egli asciugher&agrave; ogni lacrima, quando &laquo;non vi sar&agrave; pi&ugrave; la morte, n&eacute; lutto, n&eacute; lamento n&eacute; affanno, perch&eacute; le cose di prima sono passate&raquo; (<i>Ap </i>21,4).&nbsp; &nbsp;&nbsp;</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Angelus, 1° novembre 2026, <i>Solennità di tutti i Santi</i>]]></title><pubDate>Sun, 01 Nov 2026 12:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20261101-angelus.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20261101-angelus.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 01 Nov 2026 12:39:12 +0100 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, buona domenica!</i></p> 
<p>La solennit&agrave; di <i>Tutti i Santi</i>, che oggi celebriamo, ci invita a gustare la gioia di quella innumerevole famiglia di uomini e donne che, seguendo il Signore Ges&ugrave;, hanno fatto della propria vita un dono a Dio e al prossimo e che, nei differenti percorsi di santificazione, hanno desiderato &laquo;l’oceano dell’infinito amore&raquo;, secondo una bella espressione di <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it.html">Papa Benedetto XVI</a>&nbsp;(Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20071130_spe-salvi.html">Spe salvi</a></i>, 12).</p> 
<p>La Liturgia della Parola di questa festa ce li descrive come una &laquo;moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, trib&ugrave;, popolo e lingua&raquo; (<i>Ap</i> 7,9). Oggi, infatti, celebriamo <i>tutti</i> i santi: quelli che la Chiesa ha riconosciuto come tali e anche i tantissimi che non lo sono stati ma che Dio conosce. Come ci ricorda il Vangelo odierno (cfr <i>Mt</i> 5,1-12), si tratta di poveri in spirito, ma ricchi dell’amore di Dio. Hanno volti rigati dalle lacrime, ma consolati nella preghiera. Sono miti di fronte alla violenza e ricompensati dal Padre. Affamati di giustizia e saziati nell’intimo della coscienza. Disponibili al perdono e abbracciati dalla misericordia. Disarmati nel cuore, ma custoditi da Dio. Costruttori di pace, chiamati per nome da Dio. Perseguitati e offesi, ma forti nella fede e nella carit&agrave;.</p> 
<p>&Egrave; proprio vero che &egrave; impossibile “contare” la schiera di questi fratelli e sorelle, e non solo numericamente: la santit&agrave;, infatti, non &egrave; riducibile a nessun calcolo, perch&eacute; cos&igrave; &egrave; il bene che <i>tutti i santi</i> hanno diffuso attorno a s&eacute; nel mondo. Guardando ad essi con ammirazione ci chiediamo: queste persone, con la grazia di Dio, che cosa hanno generato? Essenzialmente gesti e scelte d’amore, che superano i calcoli dell’avidit&agrave; e la prepotenza del male che a volte sembra prevalere. I santi e le sante sono il segno pi&ugrave; bello e pi&ugrave; forte del Regno di Dio che viene, anzi – come insegna Ges&ugrave; – che &egrave; gi&agrave; in mezzo a noi (cfr <i>Lc</i> 17,20-21). Inoltre, questa moltitudine beata abbraccia le pi&ugrave; diverse provenienze, culture e situazioni di vita: la santit&agrave; non &egrave; un privilegio per pochi, ma &egrave; una vocazione universale che interpella ciascuno di noi l&igrave; dove viviamo. Questo &egrave; il messaggio carico di speranza della festa di oggi: Dio vede il bene che noi non vediamo, conosce storie che noi non conosciamo, raggiunge cuori ai quali noi non abbiamo accesso.</p> 
<p>La Vergine Maria, beata perch&eacute; ha creduto alla parola del Signore, accompagni i nostri passi sulla via della santit&agrave;, affinch&eacute; non ci stanchiamo di costruire la pace, sia nelle situazioni pi&ugrave; importanti sia in quelle della vita di ogni giorno.</p> 
<p>_____________________________</p> 
<p><b>Dopo l'Angelus</b></p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle,</i></p> 
<p><a href="https://www.causesanti.va/it/celebrazioni/beatificazioni/2026/10/31.html">ieri, a Savannah, Georgia, negli Stati Uniti d’America, sono stati beatificati</a> <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/martiri-della-georgia.html">Pedro da Corpa e quattro Compagni</a>, religiosi dell’Ordine dei Frati Minori, uccisi in odio alla fede nel 1597. Originari della Spagna, risposero con generosit&agrave; alla chiamata del Signore per evangelizzare le popolazioni dell’America, fino al dono della propria vita.<b> </b>Invochiamo<b> </b>l’intercessione di questi martiri per tutti i missionari del Vangelo.</p> 
<p>In questi giorni si &egrave; svolta l’azione umanitaria a favore della popolazione civile nella citt&agrave; di Oleshky. Auspico che la collaborazione tra le parti, che ha reso possibile questo doveroso gesto di umanit&agrave;, faccia crescere la volont&agrave; di dialogo e porti a nuove iniziative concrete di pace. Affidiamo a Maria, Regina della pace e di tutti i Santi, quanti in ogni parte del mondo soffrono a causa delle guerre.</p> 
<p>Da ieri fino al 13 novembre si svolgono a Dakar, capitale del Senegal, i Giochi Olimpici Giovanili, per atleti dai 15 ai 18 anni. &Egrave; il primo evento olimpico organizzato nel Continente africano. Oltre alle gare, questi Giochi comprendono incontri educativi e culturali per promuovere i valori olimpici e la conoscenza tra giovani di tutto il mondo. Ecco di nuovo un segno di speranza che viene dal mondo dello sport! Saluto e benedico di cuore tutti i partecipanti.</p> 
<p>Dall’8 al 15 novembre avr&agrave; luogo a Roma la Missione con i poveri, promossa dai Frati Minori. Mi congratulo con i figli di San Francesco che, con questa iniziativa, mettono i poveri al centro, cos&igrave; come faceva il Signore Ges&ugrave; e come ha fatto San Francesco d’Assisi. E ringrazio le istituzioni civili e le forze dell’ordine che hanno dato piena collaborazione.</p> 
<p>Ed ora saluto tutti voi, romani e pellegrini di vari Paesi!</p> 
<p>Accolgo con gioia i fedeli siro-malabaresi con i loro Pastori. Carissimi, con voi ringrazio il Signore per lo sviluppo delle vostre comunit&agrave; in tutta l’Europa.</p> 
<p>Saluto il gruppo “Capiteo” di Borbiago di Mira, in provincia di Venezia; come pure i partecipanti alla “Corsa dei Santi”, che anche quest’anno le Missioni Don Bosco hanno organizzato a Roma per promuovere lo sport come esperienza educativa.</p> 
<p><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/11/2/messa-fedeli-defunti.html">Domani pomeriggio, nella Commemorazione di tutti i fedeli defunti, celebrer&ograve; la Messa nel Cimitero del Verano</a>. In questi giorni sentiamoci uniti nella comunione dei santi all’immensa famiglia dei fratelli e delle sorelle che ci hanno preceduto nel pellegrinaggio terreno, e preghiamo per i defunti, specialmente per quelli che nessuno ricorda.</p> 
<p>Grazie a tutti e buona festa!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Delegazioni della “Villanova University”, e della “University of Notre Dame” (31 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Sat, 31 Oct 2026 12:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261031-villanova-university-notredame.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261031-villanova-university-notredame.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 31 Oct 2026 17:42:05 +0100 --> <p>&nbsp;</p> 
<p>Nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi.</p> 
<p><br /> <i>Cari amici,</i></p> 
<p>sono lieto di accogliere tutti voi in Vaticano come parte del vostro pellegrinaggio a Roma. In modo particolare saluto Padre Peter Donohue, Rettore della Villanova University, e Padre Robert Dowd, Rettore della University of Notre Dame, insieme agli studenti, ai docenti, al personale, agli ex allievi e ai sostenitori di queste due istituzioni accademiche qui presenti.</p> 
<p>Sono tante le attivit&agrave; previste durante la vostra visita, tra cui, ovviamente, gli incontri di pallacanestro che avranno luogo domani tra le squadre delle vostre universit&agrave;. A tale riguardo, dato l’entusiasmo e l’ampio interesse che circondano questi incontri, possiamo constatare il potenziale dello sport di svolgere un ruolo di grande impatto sia sulla vita di una comunit&agrave; accademica sia sulla societ&agrave; pi&ugrave; in generale.</p> 
<p>Nel corso dei secoli, diversi autori cristiani, tra cui alcuni miei predecessori, hanno notato i molti effetti lodevoli che nascono dalla partecipazione ad attivit&agrave; sportive. A tale riguardo, in anni pi&ugrave; recenti, specialmente attraverso la voce dei Papi, la Chiesa cattolica ha proposto &laquo;una visione dello sport centrata sulla dignit&agrave; della persona umana, sul suo sviluppo integrale, sull’educazione e sulla relazione con gli altri, evidenziandone il valore universale quale strumento di promozione di valori come la fraternit&agrave;, la solidariet&agrave; e la pace&raquo; (Lettera <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/letters/2026/documents/20260206-lettera-giochi-olimpici.html">La vita in abbondanza</a></i>, 6 febbraio 2026).</p> 
<p>Come molti di noi hanno sperimentato, agendo come mezzo concreto per riunire le persone, lo sport pu&ograve; insegnare i valori della cooperazione e della reciproca condivisione. Ci&ograve; &egrave; sempre pi&ugrave; necessario in un tempo caratterizzato dalla distanza che la tecnologia pu&ograve; creare (cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2025/documents/20250615-omelia-giubileo-sport.html">Omelia nella Solennit&agrave; della Santissima Trinit&agrave;, Giubileo dello Sport</a></i>, 15 giugno 2025). Di fatto, &laquo;lo sport, quando ben vissuto, &egrave; medicina per il corpo e per lo spirito&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260625-fin.html">Saluto ai Membri della Federazione Italiana Nuoto</a></i>, 25 giugno 2026).</p> 
<p>Durante gli eventi sportivi &egrave; naturale voler tifare, spesso con grande passione, per la propria squadra. &Egrave; importante ricordare che in qualsiasi competizione i membri di due squadre, anche se tra loro c’&egrave; rivalit&agrave; agonistica, di certo non sono nemici (cfr. Lettera <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/letters/2026/documents/20260206-lettera-giochi-olimpici.html">La vita in abbondanza</a></i>). Mi auguro, pertanto, che malgrado la natura competitiva della pallacanestro dei college, per i giocatori e i tifosi delle due squadre vi siano delle opportunit&agrave; per imparare a conoscersi durante la vostra permanenza qui a Roma.</p> 
<p>Provvidenzialmente, la vostra visita si sta svolgendo alla vigilia della Solennit&agrave; in cui la Chiesa universale onora “in un’unica festa i meriti […] di tutti i Santi” (Messale Romano, <i>Colletta per la Solennit&agrave; di Tutti i Santi</i>). Nella giornata di Ognissanti ricordiamo che Dio chiama tutti a essere santi. Di fatto, san Pietro sottolinea che, poich&eacute; il Signore stesso &egrave; santo, anche noi dobbiamo essere santi in tutta la nostra condotta (cfr. <i>1 Pt</i> 1, 15). Siamo pertanto invitati ad assicurare che ogni aspetto della nostra vita, anche la nostra attivit&agrave; sportiva, ci aiuti ad amare Dio e il nostro prossimo. Per molti santi, compreso Pier Giorgio Frassati, uno dei santi patroni degli atleti, lo sport era una componente importante della loro vita. La sua vita, come quella di molti uomini e donne santi, ci ricorda che nessuno nasce campione, proprio come nessuno nasce santo. Invece, la santit&agrave; richiede un allenamento quotidiano nell’amore (cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2025/documents/20250615-omelia-giubileo-sport.html">Omelia nella Solennit&agrave; della Santissima Trinit&agrave;</a>, Giubileo dello Sport</i>).</p> 
<p>A tale riguardo, i cristiani sono chiamati a partecipare alla corsa della vita con l’obiettivo di vincere un’imperitura corona di gloria (cfr. <i>1 Cor</i> 9, 24-25). Prego affinch&eacute; le attivit&agrave; previste nel vostro pellegrinaggio, in particolare le vostre visite alle tombe degli Apostoli, che diedero la propria vita in difesa della fede, servano a ricordare che il nostro vero obiettivo, al di l&agrave; di uscire vittoriosi da qualche evento, &egrave; quello di vincere il premio della vita eterna.</p> 
<p>Miei cari amici, con queste riflessioni vi ringrazio ancora una volta per la vostra presenza e affido tutti voi all’intercessione della Beata Vergine Maria, di <a href="https://www.vaticannews.va/it/santo-del-giorno/08/28/sant-agostino--vescovo-d-ippona-e-dottore-della-chiesa.html">sant’Agostino</a>, di <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/tommaso-da-villanova.html">san Tommaso da Villanova</a> e del <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/basile-antoine-marie-moreau.html">beato Basil Moreau</a>. A voi e ai membri delle vostre comunit&agrave; universitarie imparto volentieri la mia Benedizione Apostolica. Grazie.</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>______________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-11/quo-249/non-si-nasce-campioni-ne-santi-serve-allenamento-quotidiano.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 249, sabato 31 ottobre 2026, p. 2.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Delegazioni dei Comuni colpiti da eventi sismici in Centro Italia (31 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Sat, 31 Oct 2026 11:30:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261031-comuni-sisma.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261031-comuni-sisma.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 31 Oct 2026 12:27:54 +0100 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi.<br /> &nbsp;</p> 
<p><i>Eccellenze,<br /> fratelli e sorelle, buongiorno a tutti. Benvenuti!</i></p> 
<p>Sono passati dieci anni dalla tragica sequenza di terremoti che ha colpito le vostre zone. Si &egrave; trattato di eventi che hanno provocato centinaia di vittime, ingenti distruzioni e profondo dolore in intere comunit&agrave;, che ancora oggi ne portano le ferite.</p> 
<p>Davanti a questa realt&agrave; vorrei anzitutto mettermi con voi in ascolto della Parola di Dio, a partire da un testo che gioca un ruolo importante nell’Enciclica <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i> (cfr n. 8). Si tratta del libro di Neemia, che racconta del ritorno del popolo in una Gerusalemme ancora in rovina dopo la devastazione compiuta dai Babilonesi. Neemia ci insegna un duplice approccio. Anzitutto quello comunitario: la citt&agrave;, infatti, rinasce non per l’operato di una singola persona, ma attraverso la responsabilit&agrave; condivisa di tutto il popolo. Neemia, inoltre, ci suggerisce che per ricostruire occorre avere una visione. In casi cos&igrave; drammatici, non &egrave; sufficiente nutrire buone intenzioni o affidarsi a un disordinato volontarismo. Per ricostruire &egrave; necessario acquisire occhi capaci di scorgere in una rovina il progetto di una casa<b> </b>e di una citt&agrave;. &Egrave; il dono di<b> </b>uno sguardo profetico che sappia cogliere oltre le macerie qualcosa che nessuno ancora vede, uno sguardo che sappia discernere, dentro il male presente, il bene che &egrave; possibile e doveroso realizzare.</p> 
<p>Vi incoraggio quindi a riprendere il cammino con questa duplice prospettiva: da una parte l’approccio sinodale per costruire insieme; dall’altra la visione profetica, che a partire dall’esigenza presente sa guardare avanti e cogliere quale sia il bene comune da perseguire fattivamente.</p> 
<p>&Egrave; cos&igrave; che hanno agito i santi. La vostra terra &egrave; stata benedetta dalla presenza di donne e uomini di Dio, che hanno saputo vivere queste due dimensioni e volgere storicamente il male in bene. Penso ad esempio a <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/rita-da-cascia.html">Santa Rita da Cascia</a> o a <a href="https://www.vaticannews.va/it/santo-del-giorno/09/10/san-nicola-da-tolentino--sacerdote-agostiniano.html">San Nicola da Tolentino</a>, che con la preghiera e l’annuncio del Vangelo hanno portato pace in famiglie e comunit&agrave; devastate da odio e violenza. Mosso dalla stessa lungimiranza, gi&agrave; <a href="https://www.vaticannews.va/it/santo-del-giorno/07/11/san-benedetto--abate--patrono-d-europa.html">San Benedetto</a> aveva saputo riformare e ricostruire la Chiesa e la societ&agrave; attraverso la preghiera e il lavoro, gettando le fondamenta di quella che sarebbe diventata l’Europa di oggi. Infine, ad ottocento anni dal suo Transito, ricordiamo <a href="https://www.vaticannews.va/it/santo-del-giorno/10/04/san-francesco-d-assisi.html">San Francesco d’Assisi</a>. Davanti al crocifisso egli sent&igrave; la voce del Signore che gli diceva: “Va’ e ripara la mia casa, che, come vedi, &egrave; tutta in rovina” (<i>Vita seconda di Tommaso da Celano</i>: <i>FF</i> 593). Si mise allora a restaurare materialmente diverse chiesette nella zona, comprendendo successivamente che la “casa” di cui parlava il Signore era la Chiesa stessa, attraversata in quel periodo da una profonda crisi spirituale.</p> 
<p>L’esempio dei santi ci ricorda che la speranza, perch&eacute; non rimanga un semplice auspicio, ha bisogno anzitutto di risposte tangibili e urgenti. Per questo motivo, a dieci anni dal sisma, occorre impegnare ogni energia affinch&eacute; la ricostruzione materiale avvenga nel minor tempo possibile, in sicurezza e in modo trasparente. Inoltre la speranza, per essere duratura, richiede prospettiva: deve individuare punti di riferimento che orientino il cammino.</p> 
<p>A questo riguardo, vorrei indicarvi l’esempio di un’altra figura biblica coinvolta nella ricostruzione di Gerusalemme: il profeta Aggeo. Vissuto poco prima del governatore Neemia, anche lui invitava il popolo alla ricostruzione. Come Neemia, si rivolge alle autorit&agrave; religiose e civili e al popolo della citt&agrave;, perch&eacute; tutti si sentano responsabili della comune rinascita. Il suo messaggio, per&ograve;, &egrave; molto specifico: Aggeo invita il popolo, preoccupato delle proprie case e dei bisogni individuali, a non dimenticare quel centro che rappresentava il cuore della Citt&agrave; santa, cio&egrave; il tempio. Non si pu&ograve; ricominciare, infatti, senza prima ricostruire ci&ograve; che d&agrave; senso e fondamento a una comunit&agrave;. Altrimenti tutto rimane disunito e si sfalda. Si tratta dunque di ripartire dal centro, di ripartire da Dio, dalle persone, dal bene comune, dalle relazioni. Allora la nostra speranza sar&agrave; fondata sulla roccia. Grazie.</p> 
<p>Carissimi, vi incoraggio a quest’opera di ricostruzione con le parole dello stesso profeta Aggeo: &laquo;Coraggio, popolo tutto del paese, dice il Signore, e al lavoro, perch&eacute; io sono con voi!&raquo; (<i>Ag</i> 2,4).</p> 
<p>Vi ringrazio della vostra visita e, invocando l’intercessione di Maria Santissima e dei vostri Santi Patroni, benedico di cuore tutti voi e le vostre comunit&agrave;.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Partecipanti all'Incontro promosso dalla Pontificia Accademia per la Vita (30 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Fri, 30 Oct 2026 12:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261030-incontro-pav.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261030-incontro-pav.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 30 Oct 2026 16:13:44 +0100 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi.<br /> &nbsp;</p> 
<p>Do il benvenuto a tutti voi e vi ringrazio per la vostra presenza questa mattina. Venite da molti Paesi, portando con voi una grande variet&agrave; di domande e visioni. Allo stesso tempo, penso che condividiate un certo senso di disagio riguardo allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Riconosciamo la direzione che dovremmo prendere, ma non si sta facendo abbastanza per andare avanti. Vi sono grato per aver condiviso le vostre preoccupazioni, come anche le vostre idee e le vostre proposte per il futuro. Questi sono i primi frutti di un approccio transdisciplinare, che &egrave; sempre pi&ugrave; necessario se vogliamo affrontare la complessit&agrave; delle grandi sfide del nostro tempo.</p> 
<p>La <a href="https://www.academyforlife.va/content/pav/it.html" target="_blank">Pontificia Accademia per la Vita</a>, che ha organizzato questo incontro, &egrave; ben consapevole delle sfide che nascono ovunque la dignit&agrave; umana sia minacciata. A tale riguardo, parlando ai leader del G7, <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> ha descritto l’intelligenza artificiale come &laquo;uno strumento affascinante e tremendo al tempo stesso&raquo; e ha affermato che non si dovrebbe mai affidare a una macchina la scelta di togliere una vita umana (cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2024/june/documents/20240614-g7-intelligenza-artificiale.html">Discorso alla Sessione del G7 sull’intelligenza artificiale</a></i>, 14 giugno 2024). Quelle parole rimangono pi&ugrave; attuali che mai. Nell’Enciclica <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i> ho cercato di affrontare tali questioni in modo pi&ugrave; approfondito. Oggi vorrei proporvi cinque considerazioni in particolare.</p> 
<p>Primo, il futuro dell’intelligenza artificiale non &egrave; predeterminato. Come tecnologia sviluppata da esseri umani, il suo futuro dipende dalle scelte che compiamo. Pertanto, abbiamo la responsabilit&agrave; di guidare, cambiare e, quando &egrave; necessario, rifiutare le sue applicazioni (cfr. <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">nn. 97, 104</a>). La domanda decisiva, dunque, non &egrave; semplicemente: &laquo;che cosa riesce a fare l’intelligenza artificiale?&raquo;, bens&igrave;: &laquo;a che cosa dovrebbe servire?&raquo;. Coloro che considerano il suo sviluppo meramente una corsa da vincere, rischiano di concentrarsi solo sulla linea di arrivo, dimenticando quanti vengono lasciati indietro. Un sistema affidabile che serva la persona umana &egrave; pi&ugrave; prezioso di un sistema straordinariamente potente ma le cui conseguenze non possono essere adeguatamente previste o controllate.</p> 
<p>Secondo, le macchine sono strumenti, non persone. &laquo;Le cosiddette intelligenze artificiali non vivono una esperienza, non possiedono un corpo, non attraversano la gioia e il dolore, non maturano nella relazione, non conoscono dall’interno ci&ograve; che significa amore, lavoro, amicizia, responsabilit&agrave;&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">n. 99</a>). Oggi qualcuno propone di concedere a questi sistemi dei diritti, o addirittura personalit&agrave; legale. Un tale approccio rischia di oscurare la responsabilit&agrave; umana e di lasciare che coloro che subiscono un danno si confrontino con un’entit&agrave; senza volto.</p> 
<p>Terzo, certe decisioni non devono mai essere delegate. Quando una persona viene inserita in una lista di soggetti sospetti o registrata in una banca dati dei controlli di frontiera, c’&egrave; il rischio che venga ridotta a un semplice dato. Le decisioni che riguardano la vita umana, la libert&agrave; e l’uso della forza devono rimanere sempre soggette a un controllo umano efficace, informato e responsabile (cfr. <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">nn. 198-200</a>). Per questa ragione l’intelligenza artificiale deve essere &laquo;disarmata&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">n. 110</a>), e incoraggio gli Stati che a novembre si incontreranno a Ginevra a compiere passi concreti verso il bando delle armi letali autonome.</p> 
<p>Quarto, le tecnologie intelligenti devono essere orientate al bene comune. &laquo;La giustizia oggi passa anche attraverso l’accesso ai benefici dell’innovazione: cure, conoscenza, strumenti, opportunit&agrave;&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">n. 161</a>). Di fatto, non devono mai diventare fini a se stesse e servire meramente gli interessi di pochi privilegiati. Piuttosto, il loro sviluppo deve promuovere la solidariet&agrave; e la partecipazione a diversi livelli della comunit&agrave; globale, assicurando che i benefici del progresso siano condivisi equamente, specialmente con chi ha pi&ugrave; bisogno (cfr. <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">nn. 71-72</a>).</p> 
<p>Infine, vorrei evidenziare una sfida, che &egrave; forse quella pi&ugrave; urgente. Conosciamo gi&agrave; molti dei principi etici che dovrebbero guidare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Ci&ograve; di cui attualmente abbiamo bisogno sono istituzioni capaci di mettere in pratica tali principi, specialmente istituzioni internazionali efficaci che possano salvaguardare il bene comune globale (cfr. <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">n. 64</a>). Ci&ograve; esige standard condivisi, supervisione indipendente e meccanismi di responsabilit&agrave; chiari, di modo che le decisioni relative allo sviluppo e all’utilizzo dell’intelligenza artificiale possano essere esaminate, messe in discussione se necessario e accompagnate da rimedi appropriati per qualsiasi danno causato (cfr. <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">nn. 105, 107</a>).</p> 
<p>Cari amici, con queste riflessioni vi ringrazio ancora per i vostri preziosi contributi in questo campo e vi incoraggio a perseverare nel vostro impegno, lavorando insieme in uno spirito di dialogo e di responsabilit&agrave; condivisa per il bene comune. Vi accompagno con le mie preghiere, e a ognuno di voi imparto di cuore la mia benedizione. Grazie.</p> 
<p>______________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-10/quo-248/l-ia-al-servizio-dell-uomo-nel-rispetto-della-dignita-e-del-bene.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 248, venerd&igrave; 30 ottobre 2026, p. 2.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Udienza Generale del 28 ottobre 2026 - I Documenti del Concilio Vaticano II. IV. Costituzione Gaudium et spes. 7. <i>Il rapporto tra la fede la cultura</i> (GS, 53-62)]]></title><pubDate>Wed, 28 Oct 2026 10:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20261028-udienza-generale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20261028-udienza-generale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 28 Oct 2026 10:27:03 +0100 --> <p><b>I Documenti del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>. IV. Costituzione <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a>. </i>7.&nbsp;<i>Il rapporto tra la fede la cultura </i>(<i>GS</i>, 53-62)</b></p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti! &nbsp;&nbsp;</i></p> 
<p>Il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a> non poteva omettere di parlare della cultura e dei suoi rapporti con la fede cristiana. Lo fa nel secondo capitolo della seconda parte della Costituzione <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i>&nbsp;(<i>GS</i>).</p> 
<p>La Chiesa cattolica si &egrave; sempre preoccupata di accompagnare la predicazione del Vangelo con l’istituzione di scuole di ogni tipo, finalizzate ad accrescere la formazione umana, culturale e spirituale di uomini e donne dei cinque continenti. Le universit&agrave; medievali sono nate, come sappiamo, dal cuore della Chiesa, contribuendo in modo determinante allo sviluppo della civilt&agrave; occidentale. Al tempo stesso, il progresso della cultura e delle conoscenze pone interrogativi sempre nuovi e pi&ugrave; profondi, stimolando i credenti a dare ragione della loro fede (cfr <i>1Pt</i> 3,15-17). Infine, in quanto espressioni della dimensione spirituale dell’essere umano, le diverse manifestazioni della cultura contribuiscono ad aprire le menti alle perenni domande sul senso del mondo e dell’esistenza umana, preparando cos&igrave; ad accogliere il Vangelo di Ges&ugrave; Cristo.</p> 
<p>Il rapporto tra fede e cultura trova il suo fondamento principale nell’Incarnazione: se la Parola divina &egrave; diventata carne ed &egrave; venuta ad abitare in mezzo a noi (cfr <i>Gv</i> 1,14), allora la fede &egrave; anch’essa una realt&agrave; incarnata, intrecciata con la cultura in cui &egrave; immersa. Essa &egrave; anche chiamata a <i>diventare cultura</i>, cio&egrave; a raggiungere la persona nel suo ambiente di vita, fatto di parole umane, di tradizioni, di senso religioso, di arte e di poesia, di pensiero e di scienza. Come amava ripetere <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">San Giovanni Paolo II</a>, &laquo;una fede che non diventa cultura &egrave; una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta&raquo;. <a name="_ftnref1" href="#_ftn1" class=" cleaner">[1]</a></p> 
<p>La fede pu&ograve; incarnarsi in ogni cultura, perch&eacute; non si identifica con nessuna di esse in modo specifico. Essa le abita plasmandole dall’interno secondo la “forma” di Ges&ugrave; Cristo, cio&egrave; con la carit&agrave;, il servizio, il riconoscimento filiale della paternit&agrave; di Dio.&nbsp;Cos&igrave;, la Chiesa coglie nelle diverse culture ci&ograve; che vi &egrave; di buono, di bello e di vero, per incarnare e trasmettere il messaggio del Vangelo. Al tempo stesso, essendo &laquo;inviata a tutti i popoli di qualsiasi tempo e di qualsiasi luogo, non &egrave; legata in modo esclusivo e indissolubile a nessuna razza o nazione, a nessun particolare modo di vivere, a nessuna consuetudine antica o recente. Fedele alla propria tradizione e nello stesso tempo cosciente dell’universalit&agrave; della sua missione, pu&ograve; entrare in comunione con le diverse forme di cultura; tale comunione arricchisce tanto la Chiesa stessa quanto le varie culture&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">GS</a></i>, 58).</p> 
<p>La Chiesa promuove la cultura perch&eacute; essa &egrave; un bene in s&eacute;, &egrave; un servizio all’essere umano e al compimento della sua vocazione sulla terra. Per questa ragione, <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i>&nbsp;esorta la Comunit&agrave; internazionale affinch&eacute; tutti possano avere accesso ai beni culturali fondamentali, superando l’analfabetismo e la mancanza di istruzione. Tutti coloro che sono capaci di accedere agli studi superiori –&nbsp;afferma il Concilio con coraggio&nbsp;– devono essere posti in condizione di poterlo fare realmente. Inoltre, &egrave; &laquo;dovere di tutti far s&igrave; che la partecipazione propria e necessaria delle donne nella vita culturale sia riconosciuta e promossa&raquo;&nbsp;(<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">GS</a></i>, 60).</p> 
<p>Inoltre, <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i>&nbsp;sostiene la necessit&agrave; di orientare l’insegnamento verso una certa <i>unit&agrave; del sapere</i>, nonostante le mutate condizioni di vita possano renderlo pi&ugrave; difficile (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">GS</a></i>, 61). I cristiani sono i primi a doversi adoperare per attuare tale unit&agrave; sapienziale, prima di tutto in loro stessi. Pur avendo ricevuto dalla Rivelazione le risposte alle grandi domande dell’esistenza, essi non sono per questo dispensati da una paziente formazione intellettuale e culturale; anzi, le loro conoscenze umane e scientifiche devono procedere di pari passo con i contenuti della loro fede, che andranno continuamente approfonditi con l’et&agrave; e secondo<b> </b>il livello degli studi. Un particolare appello il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio</a> lo rivolge ai teologi: &laquo;Coloro che si applicano alle scienze teologiche […] si studino di collaborare con gli uomini che eccellono nelle altre scienze, mettendo in comune le loro forze e opinioni. La ricerca teologica, mentre persegue la conoscenza profonda della verit&agrave; rivelata, non trascuri il contatto con il proprio tempo, per poter aiutare gli uomini competenti nelle varie branche del sapere ad acquistare una pi&ugrave; piena conoscenza della fede&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">GS</a></i>, 62).</p> 
<p>Fratelli e sorelle, la Costituzione <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i>&nbsp;ci raccomanda di non vivere la fede in uno spirito di contrapposizione o di ostilit&agrave; nei confronti del mondo, della cultura e delle sue espressioni umane, ma, anzi, ci esorta cos&igrave;: &laquo;I fedeli dunque vivano in strettissima unione con gli uomini del loro tempo, e si sforzino di penetrare perfettamente il loro modo di pensare e di sentire, quali si esprimono mediante la cultura&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">GS</a></i>, 62).Giungere a una sintesi matura e responsabile fra fede e cultura &egrave; infatti una condizione necessaria per la perseveranza nella vocazione cristiana, ma anche un requisito indispensabile per testimoniare la fede al mondo e comunicarla agli altri in modo credibile.</p> 
<p>_________________________&nbsp;</p> 
<p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1" class=" cleaner">[1]</a>&nbsp;S. Giovanni Paolo II, <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1982/january/documents/hf_jp-ii_spe_19820116_impegno-culturale.html">Discorso ai partecipanti al Convegno del Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale</a> (MEIC)</i>, 16 gennaio 1982.</p> 
<p>____________________________</p> 
<p><b>Saluti</b></p> 
<p>Je salue cordialement les p&egrave;lerins de langue fran&ccedil;aise venus de Belgique, du Canada et de France. J’invite chacun de vous &agrave; enrichir sa formation humaine, spirituelle et culturelle afin de contribuer &agrave; incarner et &agrave; transmettre le message de l’&Eacute;vangile dans son milieu de vie. Je vous b&eacute;nis de tout cœur !</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese, provenienti dal Belgio, dal Canada e dalla Francia. Invito ciascuno di voi ad arricchire la propria formazione umana, spirituale e culturale, al fine di contribuire a incarnare e a trasmettere il messaggio del Vangelo nel proprio contesto di vita. Vi benedico di cuore!</i>]</p> 
<p>I extend a warm welcome to all the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, especially those from England, Ireland, Denmark, Sweden, Ghana, Japan, Jordan, Laos, Pakistan, the Philippines, Canada and the United States of America. In particular, I greet the members of the Youth Group from the Diocese of Samoa-Pago Pago on their pilgrimage to Rome and Assisi. Upon each of you and your families, I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ. God bless you all!</p> 
<p>Herzlich gr&uuml;&szlig;e ich die Pilger deutscher Sprache, insbesondere die Gruppe des&nbsp;Gro&szlig;priorats von &Ouml;sterreich des Souver&auml;nen Malteser-Ritter-Ordens. Im nunmehr bevorstehenden Monat November gedenkt die Kirche in besonderer Weise der Verstorbenen. Erweisen wir ihnen das geistliche Werk der Barmherzigkeit f&uuml;r sie zu beten, auf dass sie gel&auml;utert zur ewigen Gemeinschaft mit Gott und seinen Heiligen gelangen.</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i pellegrini di lingua tedesca, in particolare il gruppo del Gran Priorato d’Austria del Sovrano Militare Ordine di Malta.Nel mese di novembre, ormai imminente, la Chiesa intercede in modo speciale per i defunti. Compiamo l’opera di misericordia spirituale di pregare per loro perch&eacute; purificati giungano all’eterna comunione con Dio e i suoi Santi</i>.]</p> 
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua espa&ntilde;ola. Partiendo de los valores del Evangelio, los animo a ser promotores de la cultura en los distintos &aacute;mbitos de la vida y de la sociedad.&nbsp; Que Dios los bendiga. Muchas gracias.</p> 
<p>我向讲中文的人们致以诚挚的问候。亲爱的弟兄姐妹，愿至圣童贞圣母玛利亚，在你们信德与爱德的道路上，继续陪伴你们。我衷心地降福你们！</p> 
<p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, la Vergine Santissima continui ad accompagnarvi nel vostro cammino di fede e di carit&agrave;. Vi benedico di cuore</i>.]</p> 
<p>Dou as minhas cordiais boas-vindas a todos os peregrinos de l&iacute;ngua portuguesa, em especial aos que vieram do Brasil! Queridos irm&atilde;os e irm&atilde;s, pe&ccedil;amos ao Esp&iacute;rito Santo que nos guie na miss&atilde;o de anunciar o Evangelho tamb&eacute;m no mundo da cultura, colocando os nossos dons ao servi&ccedil;o da f&eacute; e da dignidade da pessoa humana. O Senhor vos aben&ccedil;oe!</p> 
<p>[<i>Do il mio cordiale benvenuto a tutti i pellegrini di lingua portoghese, in particolare a quelli venuti dal Brasile! Cari fratelli e sorelle, chiediamo allo Spirito Santo di guidarci nella missione di annunciare il Vangelo anche nel mondo della cultura, mettendo i nostri doni al servizio della fede e della dignit&agrave; della persona umana. Il Signore vi benedica!</i>]</p> 
<p><span class="arabic">أُحيِّي المُؤمِنِينَ النَّاطِقِينَ باللُغَةِ العَرَبِيَّة، وخاصَّةً القادِمِينَ مِن الأُردُن، مِن رَعِيَّةِ قَلبِ مَريَمَ الطَّاهِرِ في الفُحِيص. نَحنُ مَدعُوُّونَ إلى أنْ نَثبُتَ في الإِيمان، لِنَكُونَ شُهُودًا حَقِيقِيِّينَ لِلمَسِيحِ في العالَم. باركَكُم الرّبُّ جَميعًا وحَماكُم دائِمًا مِن كُلِّ شَرّ!</span></p> 
<p>[<i>Saluto i fedeli di lingua araba, in particolare quelli provenienti dalla Giordania, dalla Parrocchia del Cuore Immacolato di Maria di Fuheis. Siamo chiamati a perseverare nella fede, per essere autentici testimoni di Cristo nel mondo. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!</i>]</p> 
<p>Pozdrawiam serdecznie Polak&oacute;w. Obchodzicie Rok bł. Elżbiety R&oacute;ży Czackiej, kt&oacute;ra mężnie przyjęła niepełnosprawność i stała się „niewidomą matką niewidomych”, tworząc liczne dzieła. Niech założone przez nią zgromadzenie zakonne, wynagradzające Bogu za duchową ślepotę świata, umacnia nasze świadectwo, aby wielu ludzi ujrzało Boże zbawienie. Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente&nbsp;i polacchi. Celebrate l’Anno della Beata Elisabetta Rosa Czacka, che accolse con coraggio la disabilit&agrave; e, fondando numerose opere, divenne &laquo;la madre cieca dei ciechi&raquo;. La Congregazione da lei fondata, dedita alla riparazione per la cecit&agrave; spirituale del mondo, favorisca la nostra testimonianza affinch&eacute; molte persone vedano la salvezza di Dio. Sia lodato Ges&ugrave; Cristo!</i>]</p> 
<p style="text-align: center;">* * *</p> 
<p>Rivolgo il mio cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai sacerdoti della Diocesi di Teramo-Atri, ai fedeli di San Martino in Pensilis, Giugliano in Campania, Forio, Teramo e Villamare.</p> 
<p>Saluto, altres&igrave;, il gruppo &laquo;CISL Abruzzo e Molise&raquo;, i militari del Comando IV Divisione Navale e la Scuola Sacra Famiglia di Martinengo.</p> 
<p>Il mio pensiero va, infine, ai&nbsp;giovani, ai&nbsp;malati&nbsp;e agli&nbsp;sposi novelli. A pochi giorni dalla solennit&agrave; di tutti i Santi, vi invito a guardare a questa immensa schiera di uomini e donne che si presentano a noi come segno profetico della vita futura, la quale ha gi&agrave; il suo inizio nell’impegno e nella testimonianza cristiana della vita terrena.</p> 
<p>A tutti la mia Benedizione.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Ai Dirigenti della Mercedes Benz (28 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Wed, 28 Oct 2026 09:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261028-dirigenti-mercedes.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261028-dirigenti-mercedes.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 28 Oct 2026 16:18:39 +0100 --> <p><i>Cari Dirigenti di Mercedes-Benz <br /> e cari amici,</i></p> 
<p>porgo a tutti voi un cordiale benvenuto in Vaticano in occasione della mostra “Un secolo di papamobile”, che commemora quasi cento anni di collaborazione tra la vostra compagnia e la Santa Sede. Questa lunga relazione &egrave; iniziata nel 1930, quando <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/pio-xi.html">Papa Pio XI</a> ricevette la prima automobile Mercedes-Benz, ed &egrave; proseguita durante i successivi pontificati. Sono pertanto lieto di esprimere la mia gratitudine a voi e alle molte generazioni di designer, ingegneri e operai la cui dedizione e competenza hanno reso possibile questa lunga partnership.</p> 
<p>La mostra offre un’opportunit&agrave; per riflettere sui notevoli progressi nella tecnologia automobilistica, come anche sulla importanza pi&ugrave; profonda dei viaggi compiuti dai Successori di Pietro. Nel corso dei decenni, la papamobile &egrave; passata dall’essere un mezzo di trasporto a diventare uno strumento d’inconto, permettendo al Pontefice di avvicinarsi ai fedeli durante le visite pastorali e le celebrazioni pubbliche. In questo modo, il vostro lavoro ha facilitato la missione della Chiesa di andare incontro alle persone e portare un messaggio di fede, di speranza e di carit&agrave; al mondo.</p> 
<p>Questa stessa sollecitudine pastorale &egrave; rispecchiata anche dalla prima papamobile pienamente elettrica, consegnata al mio predecessore, <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> in vista del <a href="https://www.iubilaeum2025.va/it.html">Giubileo della Speranza</a> dello scorso anno. Ricordo il suo incoraggiamento al settore automobilistico a lavorare per rendere &laquo;la mobilit&agrave; davvero sostenibile e accessibile&raquo; (Francesco,<i> <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2025/january/documents/20250123-federazione-aci.html">Discorso alla Delegazione dell’Automobile Club d’Italia</a></i>, 23 gennaio 2025). In questo spirito, vi incoraggio a continuare a porre l’innovazione tecnologica al servizio della dignit&agrave; umana, della cura del creato e del bene comune.</p> 
<p>Con queste riflessioni, vi ringrazio nuovamente per la vostra generosit&agrave; e per il servizio che avete reso alla Santa Sede per cos&igrave; tanti decenni. Su di voi, sui vostri cari, invoco volentieri le benedizioni di Dio della sapienza e della forza.</p> 
<p>______________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-10/quo-246/porre-l-innovazione-tecnologica-al-servizio-della-dignita-umana.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 246, mercoled&igrave; 28 ottobre 2026, p. 4.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Videomessaggio del Santo Padre ai partecipanti all’Incontro internazionale “Pace disarmata e disarmante” (Assisi, 27 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Tue, 27 Oct 2026 16:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20261027-videomessaggio-assisi.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20261027-videomessaggio-assisi.html</guid><description><![CDATA[<!-- Tue, 27 Oct 2026 16:00:32 +0100 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle!</i></p> 
<p>Vi trovate ad Assisi quarant’anni dopo la <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1986/october/documents/hf_jp-ii_spe_19861027_prayer-peace-assisi.html">Giornata di Preghiera per la Pace del 27 ottobre 1986</a>. Quell’evento fu voluto da <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">San Giovanni Paolo II</a>, che sottoline&ograve; in tale circostanza il legame intrinseco che unisce un autentico atteggiamento religioso con la viva sensibilit&agrave; per la pace.</p> 
<p>Rivolgo il mio saluto pi&ugrave; cordiale ai Patriarchi e ai Leader religiosi, molti dei quali, nel corso degli anni, hanno partecipato attivamente alle diverse giornate di preghiera e di dialogo che si sono succedute. Saluto con affetto Mons. Felice Accrocca, Pastore della Chiesa assisana, le Famiglie Francescane e quanti sono convenuti. Avrei desiderato essere con voi, presso la tomba di San Francesco, in questo importante anniversario, per vedere i vostri volti e dare insieme una bella testimonianza che vivere da fratelli e sorelle &egrave; gi&agrave; possibile!</p> 
<p>Ringrazio il <a href="http://www.dicasteryinterreligious.va/?lang=it" target="_blank">Dicastero per il Dialogo Interreligioso</a> e la Comunit&agrave; di Sant’Egidio, per avere seguito con impegno questa strada tracciata dai miei Predecessori. Mi consola il lungo e fedele cammino compiuto in questi anni, che ha dato molti frutti. Ha detto <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a> riguardo a quella indimenticabile Giornata dell’ottobre 1986: &laquo;Non poteva e non doveva restare un evento isolato. Voi avete continuato tale cammino e ne avete accresciuto lo slancio&raquo;. <a name="_ftnref1" href="#_ftn1" class=" cleaner">[1]</a></p> 
<p>In effetti, <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">San Giovanni Paolo II</a>, dopo quel primo storico incontro, invit&ograve; a “continuare a vivere lo spirito di Assisi”. <a name="_ftnref2" href="#_ftn2" class=" cleaner">[2]</a> Era, allora, il tempo della “guerra fredda”, uno scenario molto diverso da quello odierno. Dopo il 1989, non pochi sostennero che la globalizzazione avrebbe assicurato al mondo una pace stabile. Purtroppo, come ho scritto nella <i>Magnifica humanitas</i>, &laquo;si &egrave; affidata quasi ciecamente ai mercati la capacit&agrave; di produrre benessere, democrazia e stabilit&agrave;, mentre in realt&agrave; la globalizzazione non ha generato automaticamente unit&agrave; e pace, ma ha suscitato reazioni fondamentaliste, identitarie e nazionalistiche&raquo; (Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>, 201).</p> 
<p>In questo quadro, &laquo;&egrave; avvenuta una preoccupante riabilitazione della guerra, come strumento di politica internazionale&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">ibid</a></i>., 190). Tradendo cos&igrave; la memoria del Novecento e l’inutile strage di milioni di vite umane, di nuovo – come si legge nel <a href="https://www.vatican.va/archive/catechism_it/index_it.htm">Catechismo della Chiesa Cattolica</a> – &laquo;l’accumulo delle armi sembra a molti un modo paradossale di dissuadere dalla guerra eventuali avversari. Costoro vedono in esso il pi&ugrave; efficace dei mezzi atti ad assicurare la pace tra le nazioni&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c2a5_it.htm#III.%20La%20difesa%20della%20pace">N. 2315</a>). Proprio in questi tempi di cultura della potenza, c’&egrave; bisogno di far crescere lo spirito di Assisi, che &egrave; rifiuto della legittimazione religiosa della guerra, spirito di mediazione e dialogo, esperienza contemplativa e azione creativa per un futuro di pace. S&igrave;, perch&eacute; la pace deve tornare a essere l’ideale comune dei popoli, la stella che guida ogni nostra scelta, il criterio che smaschera l’ingiustizia, l’orizzonte comune di tutte le genti.</p> 
<p>Dobbiamo ricostruire ovunque la pace, non preparare altre guerre! La guerra non pu&ograve; mai essere fatta in nome di Dio! Per noi credenti, &laquo;combattere in nome della religione significa, in realt&agrave;, colpire la religione stessa&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>, 223). Non c’&egrave; nessuna guerra santa: solo la pace &egrave; santa!</p> 
<p>Per questo la strada iniziata ad Assisi nella comune ricerca della pace &egrave;, prima di tutto, la via della preghiera. La preghiera pu&ograve; sembrare debole di fronte alle potenze del mondo, ma &egrave; la forza umile dei credenti. Ci rivolgiamo a Dio che dona la pace: tocchi il cuore di chi vuole la guerra e il terrorismo. E non dimentichiamolo: non si prega mai invano!</p> 
<p>La preghiera &egrave; scuola di dialogo con Dio, con le persone e con tutte le creature. Pensiamo a San Francesco, di cui abbiamo celebrato l’ottavo centenario della morte. Il mondo ha bisogno di dialogo. Il cammino di Assisi impegna i leader religiosi a far crescere il clima di dialogo tra i fedeli e nella societ&agrave;, perch&eacute; al linguaggio dell’arroganza si sostituisca quello della pace, del negoziato, della comprensione. Questo potr&agrave; &laquo;allontanare gradualmente l’umanit&agrave; dalla spirale della violenza&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">ibid</a></i>., 221).</p> 
<p>Fratelli e sorelle, le nostre preghiere ottengano da Dio la desiderata pace per tutti i Paesi del mondo! Egli faccia di noi strumenti disarmati della sua pace. &laquo;Beati gli operatori di pace, perch&eacute; saranno chiamati figli di Dio!&raquo; (<i>Mt</i> 5,9).</p> 
<p>_____________________________________________</p> 
<p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1" class=" cleaner">[1]</a> Francesco, <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2013/september/documents/papa-francesco_20130930_incontro-pace-s-egidio.html">Discorso ai partecipanti all’Incontro Internazionale per la Pace</a></i>, 30 settembre 2013.</p> 
<p><a name="_ftn2" href="#_ftnref2" class=" cleaner">[2]</a> Cfr S. Giovanni Paolo II, <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1986/october/documents/hf_jp-ii_spe_19861029_religioni-non-cristiane.html">Discorso a un gruppo di rappresentanti delle religioni non cristiane</a></i>, 29 ottobre 1986.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Partecipanti al Capitolo Generale delle Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret (26 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Mon, 26 Oct 2026 11:45:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261026-capitolo-sdc.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261026-capitolo-sdc.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 26 Oct 2026 12:39:04 +0100 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La pace sia con voi.<br /> &nbsp;</p> 
<p><i>Care sorelle, benvenute!</i></p> 
<p>Vi accolgo con grande gioia, in questo momento importante per la vostra Congregazione. Saluto la Superiora Generale eletta, mi congratulo con lei e la raccomando al Signore, assieme alle sorelle incaricate di consigliarla e coadiuvarla nel suo servizio.</p> 
<p>Il Capitolo Generale di una famiglia religiosa &egrave; sempre un contesto privilegiato di azione dello Spirito Santo per il bene del Popolo di Dio. Nei giorni di grazia che avete vissuto, in atteggiamento di docilit&agrave; alle sue ispirazioni, avete esercitato il discernimento comunitario, che &egrave; gi&agrave; di per s&eacute; un’esperienza edificante. I frutti del vostro ascolto – di Dio e tra di voi – sono il dono pi&ugrave; bello che oggi mi portate: come un cesto di primizie, che assieme vogliamo offrire al Signore.</p> 
<p><a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/giovanna-antida-thouret.html">Santa Giovanna Antida Thouret</a> aveva capito molto bene l’importanza di questo “donare insieme” nella Chiesa, manifestando, lungo tutta la sua vita, grande amore e rispetto per il Successore di Pietro, anche a costo di affrontare dolorose incomprensioni e rinunce per il bene e l’unit&agrave; delle persone a lei affidate.</p> 
<p>Care sorelle, &egrave; molto bello il tema che avete scelto per i vostri lavori: “In Cristo le radici, nel mondo la missione”. Esso descrive in modo appropriato la sostanza della vostra consacrazione e del vostro apostolato. Avere le radici in Cristo vuol dire, infatti, sull’esempio di <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/giovanna-antida-thouret.html">Santa Giovanna Antida</a>, mettere Lui solo al centro della propria esistenza e dei propri pensieri, abituandosi a sentire e celebrare la sua presenza in ogni istante, fiduciosi che, stretti a Lui, saremo sempre pi&ugrave; vicini anche tra noi e pi&ugrave; capaci di aiutare gli altri secondo i suoi disegni.</p> 
<p>In proposito, vorrei sottolineare un altro aspetto importante dell’eredit&agrave; carismatica che la vostra santa Fondatrice vi ha lasciato: avere attenzione al bene integrale, spirituale e temporale, del prossimo. Lo richiamo perch&eacute;, in una societ&agrave; come la nostra, che tende a frammentare l’uomo, dividendo le persone non solo tra loro, ma anche e pi&ugrave; gravemente dentro s&eacute; stesse, questa dimensione della carit&agrave; &egrave; fondamentale per il recupero, la promozione e l’autentico rispetto della dignit&agrave; di ognuno, specialmente dei pi&ugrave; poveri e bisognosi (cfr <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Francesco</a>, Esort. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html#II.%E2%80%82L%E2%80%99inclusione_sociale_dei_poveri">Evangelii gaudium</a></i>, 186). Fatene tesoro, coltivatela e diffondetela.</p> 
<p>Carissime, in quest’anno bicentenario della nascita al Cielo della <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/giovanna-antida-thouret.html">Santa Madre Thouret</a>, &egrave; consolante constatare quanto il Signore, nel tempo, abbia benedetto e accompagnato il vostro cammino. Lo testimoniano la ricchezza e la variet&agrave; della vostra espansione apostolica, oggi in trentadue paesi, nei quali tenete vivo il “carisma della Carit&agrave;” grazie all’opera di suore, laici, giovani, volontari e collaboratori, di ogni et&agrave; e provenienza.</p> 
<p>Continuate con generosit&agrave; il vostro lavoro: &egrave; prezioso agli occhi di Dio e della Chiesa. Grazie per quello che fate! Affidandovi all’intercessione della Vergine Maria e di Santa Giovanna Antida, vi benedico di cuore. Grazie.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Angelus, 25 ottobre 2026]]></title><pubDate>Sun, 25 Oct 2026 12:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20261025-angelus.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20261025-angelus.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 25 Oct 2026 16:15:26 +0100 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, buona domenica!</i></p> 
<p>Nel Vangelo di oggi (cfr <i>Mt</i> 22,34-40) il Signore ci conduce ancora una volta al cuore della nostra fede. Un dottore della Legge, per mettere alla prova Ges&ugrave;, gli domanda: &laquo;Nella Legge, qual &egrave; il grande comandamento?&raquo; (v. 36). Il Maestro risponde citando un passo del Deuteronomio: &laquo;Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente&raquo; (v. 37; cfr <i>Dt</i> 6,5). Cristo pone come fulcro del rapporto con Dio la dimensione dell’amore. Non basta, infatti, sapere che Dio esista, che sia l’unico, o che sia l’Onnipotente; il Signore cerca da noi una relazione personale: l’unico vero Dio vuole diventare il <i>nostro</i> Dio.</p> 
<p>Nell’incontro con Lui, il comandamento dell’amore non &egrave; un obbligo, n&eacute; una imposizione. Non si pu&ograve;, infatti, amare “a comando”. L’amore per Dio &egrave; l’esigenza propria del desiderio dell’uomo, che trova il suo compimento nella comunione con Lui. Per questo, il nostro amore pu&ograve; essere autentico quando &egrave; risposta al suo amore che sempre ci precede. Da qui il bisogno di una totalit&agrave; che coinvolga l’intera persona: cuore, anima, mente.&nbsp;</p> 
<p>Al primo comandamento, il Signore ne unisce un secondo: &laquo;Amerai il tuo prossimo come te stesso&raquo; (<i>Mt</i> 22,39). Questa regola di vita sgorga da una stessa fonte: perci&ograve;, dice Ges&ugrave;, &egrave; simile alla prima. Dall’intima relazione con Dio diventiamo capaci di guardare noi e il prossimo con lo stesso sguardo di Cristo, secondo la sua prospettiva. In questo modo, l’egoismo &egrave; vinto e anche l’amore per s&eacute; stessi si fa carit&agrave;: la nostra esistenza si volge verso l’altro e diventa dono per chi ci sta accanto.</p> 
<p><a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/teresa-di-gesu-bambino-di-lisieux.html">Santa Teresa di Ges&ugrave; Bambino</a> lo ha compreso bene: “Solo l’amore – scriveva – spinge all’azione le membra della Chiesa; spento questo amore, essa non annuncerebbe pi&ugrave; il Vangelo” (cfr <i>Opere complete</i>, Manoscritto B, 3v&deg;, Roma 1997, 223). Senza di esso, infatti, la nostra fede verrebbe privata del suo contenuto, le nostre buone opere si ridurrebbero a moralismo, la nostra speranza sarebbe vana.</p> 
<p>Carissimi, non possiamo amare veramente Dio senza che questo amore straripi nell’amore verso i fratelli e le sorelle. E non possiamo amare davvero il nostro prossimo se non come figli di uno stesso Padre che ci ha amati per primo nel suo Figlio Ges&ugrave;.</p> 
<p>Chiediamo al Signore la grazia di un cuore nuovo, capace di accogliere e di vivere il grande comandamento. Interceda per noi la Vergine Maria, nel cui cuore immacolato non c’&egrave; altro che amore.</p> 
<p>____________________</p> 
<p><b>Dopo l'Angelus</b></p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>seguo con preoccupazione la grave situazione umanitaria nello Yemen, in particolare nella citt&agrave; di Taiz, dove la popolazione soffre per la mancanza di cibo, acqua e cure mediche. Rivolgo un accorato appello affinch&eacute; cessino le ostilit&agrave; e venga garantito al popolo yemenita e a tutti i popoli della regione di vivere nella pace.</p> 
<p>Assicuro la mia preghiera per quanti sono rimasti uccisi e feriti venerd&igrave; scorso, nell’attentato terroristico contro i fedeli della chiesa ortodossa di St. George ad Hamoud, in Giordania. Sono vicino a quella comunit&agrave; e all’intero Paese, che si distingue per la pacifica convivenza e il rispetto tra le diverse religioni.</p> 
<p>Continuiamo insieme a pregare per la pace. Dopodomani, 27 ottobre, uniamoci spiritualmente ai Capi di Chiese e ai Leader religiosi che si raduneranno ad Assisi nel 40&deg; anniversario dell’<a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/travels/1986/travels/documents/trav_perugia-assisi.html">Incontro convocato da San Giovanni Paolo II</a>. Mai come oggi &egrave; evidente che le guerre, oltre a seminare morte e distruzione, impoveriscono e danneggiano il mondo. Che il Signore ispiri scelte di dialogo e di pace!</p> 
<p>Saluto tutti voi, cari fedeli di Roma e pellegrini di diversi Paesi!</p> 
<p>Do il benvenuto ai membri del <i>Centro Acad&eacute;mico Romano Fundaci&oacute;n</i>, dalla Spagna; al gruppo del <i>St. Ciaran’s College</i> di Ballygawley, in Irlanda, e a quello delle Scuole “S. Giovanni Paolo II” della Diocesi di Opole, in Polonia.</p> 
<p>Sono lieto di accogliere i dirigenti del Cerimoniale di alcuni Ministeri e Uffici Governativi italiani.</p> 
<p>Saluto i membri dell’Associazione “Solidariet&agrave; in Buone Mani”, di Castiglion Fiorentino, e il gruppo di coetanei di Concorezzo venuti in pellegrinaggio per i loro 70 anni.</p> 
<p>Auguro a tutti una buona domenica.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Partecipanti all'Incontro promosso da "Jesus Youth International Conference 2026" (24 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Sat, 24 Oct 2026 11:15:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261024-incontro-jyic-2026.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261024-incontro-jyic-2026.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 24 Oct 2026 15:33:46 +0200 --> <p>Saluto con gioia tutti voi, delegati dei gruppi della “Jesus Youth” presenti in molte parti del mondo, e saluto anche i vescovi, i sacerdoti e i consacrati e le consacrate vi accompagnano. Questo &egrave; un incontro speciale, perch&eacute; &egrave; la prima volta che il movimento della “Jesus Youth”, con tutti i suoi leader e delegati, incontra il Successore di Pietro.</p> 
<p>In questi giorni vi siete riuniti per riflettere e discernere come proseguire al meglio il vostro cammino, a quarant’anni dalla nascita del vostro movimento. So che avete svolto una lunga consultazione in stile sinodale nel corso degli ultimi tre anni. Ora volete che i frutti di questa riflessione si trasformino in un nuovo slancio, un’accoglienza pi&ugrave; generosa dei doni che lo Spirito Santo vi ha concesso.</p> 
<p>Il vostro movimento &egrave; stato fondato nello Stato del Kerala, in India, come parte del Rinnovamento Carismatico, attraverso l’iniziativa spontanea degli stessi giovani, ispirati da un incontro personale con il Signore Ges&ugrave;. Di fatto, il punto di partenza di ogni rinnovamento autentico nella Chiesa &egrave; la propria scoperta dell’amore di Ges&ugrave;. Membri di diversi gruppi di preghiera hanno quindi sentito l’esigenza di riunirsi al fine di incanalare il loro entusiasmo e le loro iniziative in qualcosa che potesse sostenere e guidare il nuovo impulso spirituale e missionario che avevano sperimentato.</p> 
<p>Da dieci anni, ormai, miei cari amici, siete riconosciuti dalla Santa Sede come associazione internazionale di fedeli. Pertanto, per voi &egrave; iniziato un tempo di maturit&agrave; ecclesiale, un tempo in cui siete chiamati ad accettare nuove sfide e a dare nuovi frutti. Non perdete il vostro zelo apostolico, ma piuttosto alimentatelo e portatelo in nuovi Paesi. Ancora una volta, tutto ci&ograve; &egrave; possibile solo mantenendo il vostro sguardo rivolto a Ges&ugrave; Cristo. Molti giovani del vostro movimento hanno fatto proprio questo, e cos&igrave; sono diventati testimoni gioiosi e coraggiosi della fede. Alcuni lo hanno fatto in un modo particolarmente bello e commovente, come Ajna George, che nella grande prova della sua malattia &egrave; stata sostenuta dal suo amore per Ges&ugrave; presente nell’Eucaristia.</p> 
<p>Sebbene molti di voi vivano in aree in cui i cristiani sono una minoranza, non abbiate paura di dare testimonianza della vostra amicizia con Ges&ugrave;. I cuori dei giovani anelano a scoprire l’amore di Cristo. In modo particolare, vi incoraggio a lavorare con le famiglie per sostenere la vocazione alla vita coniugale. I giovani devono sapere che le loro vite sono grandi e belle perch&eacute; fanno parte del disegno pi&ugrave; grande di Dio. Oltre al sacerdozio e alla vita consacrata, &egrave; bene promuovere il matrimonio come una chiamata di Dio, una vocazione alla santit&agrave; da accogliere con gioia, nella certezza che Ges&ugrave; sostiene con la sua grazia tutti coloro che chiama. &Egrave; proprio ci&ograve; che avete sperimentato nella “Jesus Youth” in questi anni: giovani cristiani si sposano, diventano genitori e scoprono la loro vocazione a essere famiglie missionarie, lavorando insieme a ministri ordinati per annunciare il Vangelo.</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, vi esorto a continuare nel vostro cammino, vivendo fedelmente la vita di preghiera e di servizio ai poveri che contraddistingue la “Jesus Youth”. Cercate di preservare la vostra unit&agrave;, specialmente in mezzo alla grande diversit&agrave; di sfondi sociali, culture e lingue che caratterizzano il vostro movimento. A tale riguardo, chiedo anche ai sacerdoti e ai vescovi di adottare una prospettiva paterna e lungimirante, superando qualsiasi difficolt&agrave; che possa sorgere dalle differenze rituali, cos&igrave; da cercare soprattutto il bene spirituale pi&ugrave; alto dei giovani. Auspico che il movimento della “Jesus Youth” sia sempre caratterizzato dalla sua freschezza giovanile e dal suo entusiasmo per la fede, e che in tal modo possa permettere a molti altri di incontrare il Signore e di crescere nella vita spirituale.</p> 
<p>Affidando il vostro impegno all’intercessione della Vergine Maria e a san Francesco di Assisi, imparto di cuore a tutti voi la mia Benedizione Apostolica.</p> 
<p>Grazie.</p> 
<p>______________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-10/quo-243/le-vite-dei-giovani-sono-grandi-e-belle-perche-fanno-parte-del-d0.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 243, sabato 24 ottobre 2026, p. 2.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Partecipanti al Congresso Internazionale promosso dalla Pontificia Università Gregoriana (23 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Fri, 23 Oct 2026 09:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261023-congresso-pug.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261023-congresso-pug.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 23 Oct 2026 11:59:31 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi.<br /> &nbsp;</p> 
<p><i>Eminenze, Eccellenze, <br /> fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>sono molto lieto di rivolgere il mio saluto a voi, Rettore Magnifico, Padre Decano, professori e docenti, studenti e amici, che partecipate al Congresso Internazionale in occasione del 150&deg; anniversario della Facolt&agrave; di Diritto Canonico della Pontificia Universit&agrave; Gregoriana.</p> 
<p>Il 16 agosto 1876, per volont&agrave; del <a href="https://www.vatican.va/content/pius-ix/it.html">Beato Pio IX</a>, la Congregazione per gli Studi disponeva l’istituzione della vostra Facolt&agrave;. Fu quello il compimento di una lunga tradizione di studio e di insegnamento del diritto canonico, che aveva accompagnato la storia del Collegio Romano e della Compagnia di Ges&ugrave;. La data in cui celebriamo il 150&deg; anniversario rappresenta, infatti, una tappa fondamentale di una storia iniziata secoli addietro, grazie alla quale l’insegnamento del diritto canonico aveva gi&agrave; maturato una propria tradizione scientifica, mediante l’apporto di numerose figure di maestri che hanno dato lustro alla Facolt&agrave; e hanno contribuito in modo rilevante allo sviluppo della scienza canonica. Essi costituiscono una sorta di filo ininterrotto che unisce le generazioni e che ancora oggi consegna una preziosa eredit&agrave; scientifica ed ecclesiale.</p> 
<p>Questa Facolt&agrave;, cos&igrave; come l’Universit&agrave; in cui &egrave; inserita, &egrave; un’opera apostolica della Compagnia di Ges&ugrave;. Essa partecipa quindi della spiritualit&agrave; che ha la sua sorgente negli <i>Esercizi Spirituali</i> di <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/ignazio-di-loyola.html">Sant’Ignazio di Loyola</a> e che, tra i suoi tratti caratteristici, ha quello sintetizzato nell’espressione: <i>Non multa, sed multum</i>. Importa, cio&egrave;, non conoscere molte cose, ma penetrare profondamente nella realt&agrave;, comprenderla, interiorizzarla. Cos&igrave; scrive Sant’Ignazio: &laquo;Non il molto sapere sazia e soddisfa l’anima, ma il sentire e gustare le cose interiormente&raquo; (cfr <i>EE. SS.</i>, Annotazioni, 2, 4).</p> 
<p>Non sorprende, dunque, che questa impostazione spirituale trovi corrispondenza nel modo in cui la vostra Facolt&agrave; concepisce l’insegnamento del diritto della Chiesa. La finalit&agrave; infatti &egrave;, oltre che conoscere le norme appropriate a regolare la vita ecclesiale, quella di formare persone che abbiano il senso ecclesiale dello <i>iustum</i>, acquisito mediante lo studio accurato delle fonti, della tradizione canonistica e dei principi teologici che illuminano la norma. Ci&ograve; &egrave; possibile quando lo studio del diritto canonico avviene alla luce del mistero della Chiesa, cos&igrave; come illustrato dal <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a> nella Costituzione dogmatica <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>. Se &egrave; vero, come scrisse <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">San Giovanni Paolo II</a> nella Costituzione apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_constitutions/documents/hf_jp-ii_apc_25011983_sacrae-disciplinae-leges.html">Sacrae disciplinae leges</a></i> (25 gennaio 1983) con la quale promulgava il Codice di Diritto Canonico per la Chiesa latina, che &laquo;&egrave; impossibile tradurre perfettamente in linguaggio “canonistico” l’immagine della Chiesa&raquo;, tuttavia il diritto canonico deve rifletterla. Esso svolge un servizio essenziale nel custodire la comunione ecclesiale e, pertanto, &egrave; &laquo;estremamente necessario alla Chiesa&raquo; e ha come suo fine &laquo;creare tale ordine nella societ&agrave; ecclesiale che assegnando il primato all’amore, alla grazia e al carisma, rende […] pi&ugrave; agevole il loro organico sviluppo&raquo;. Il bene della persona e della comunit&agrave; ecclesiale, infatti, non possono esistere indipendentemente l’uno dall’altro.</p> 
<p>Per questo nel <i>Programma di studi </i>della vostra Facolt&agrave; si legge: &laquo;Il diritto della Chiesa deve sempre tendere al bene soprannaturale dei singoli fedeli e all’edificazione della comunione ecclesiale&raquo;. Vi esorto a operare fedelmente secondo tale finalit&agrave;, cio&egrave; per il bene soprannaturale delle persone, che si attua perseguendo la vera giustizia, mai separata nella Chiesa dalla verit&agrave; e dalla misericordia. Sant’Agostino lo esprime con una formula cara alla tradizione cristiana: &laquo;<i>Ordinata dilectio est iustitia</i>&raquo;.</p> 
<p>Vorrei, poi, sottolineare una caratteristica della vostra identit&agrave; che si ritrova anche negli <i>Statuti</i>: la Facolt&agrave; &laquo;riconosce il suo ruolo speciale nel servizio alla missione petrina. Perci&ograve; nell’insegnamento &egrave; fedele al magistero della Chiesa e d&agrave; priorit&agrave; al servizio che i suoi professori rendono alla Sede Apostolica&raquo;. Vi invito pertanto a proporre ai vostri studenti un’esperienza viva della Chiesa universale, che trova nel Vescovo di Roma il perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unit&agrave; (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#23">Lumen gentium</a></i>, 23).</p> 
<p>Gli studenti e le studentesse – chierici, consacrati e laici –, che giungono da tante parti del mondo per compiere i loro studi a Roma, devono poter sperimentare, anche attraverso la vita universitaria, che la Chiesa &egrave; una comunione universale; e, una volta tornati nelle loro Chiese particolari, portare con s&eacute; questa esperienza come una ricchezza da condividere, mettendola a servizio delle loro comunit&agrave;.</p> 
<p>Carissimi, dopo 150 anni la vostra Facolt&agrave; pu&ograve; guardare al futuro confidando in Dio e anche nella grande eredit&agrave; ricevuta. Cos&igrave;, sulla scia di coloro che vi hanno preceduto, potrete continuare a portare quei frutti di dottrina, di scienza e di santit&agrave; di vita che il Signore e la Chiesa attendono da voi.</p> 
<p>Vi accompagni in questo cammino l’intercessione di Maria Santissima, <i>Speculum iustitiae</i>, e la mia apostolica benedizione.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Partecipanti al Congresso Internazionale sulla pastorale scolastica e universitaria (22 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Thu, 22 Oct 2026 11:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261022-pastorale-scolastica-universitaria.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261022-pastorale-scolastica-universitaria.html</guid><description><![CDATA[<!-- Tue, 27 Oct 2026 10:50:36 +0100 --> <p>Cominciamo con il segno della croce con il quale siamo stati tutti battezzati.</p> 
<p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi.<br /> &nbsp;</p> 
<p><i>Eminenza,<br /> Eccellenze,<br /> cari fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>con gioia vi saluto all’inizio di questo <a href="https://www.dce.va/it/eventi/2026/congresso-internazionale-sulla-pastorale-scolastica-e-universita.html">Congresso sulla pastorale scolastica e universitaria</a>. Ringrazio il Prefetto del <a href="https://www.dce.va/it.html" target="_blank">Dicastero per la Cultura e l’Educazione</a>, i Segretari e gli Officiali, come pure coloro che avranno il compito di promuovere la riflessione e l’approfondimento; e accolgo con gioia tutti voi che siete venuti da tante parti del mondo. Mi congratulo con voi per il lavoro che svolgete nelle istituzioni educative e accademiche a favore dell’annuncio del Vangelo e della dignit&agrave; della persona.</p> 
<p>&Egrave; fondamentale che la pastorale scolastica e universitaria sappia rispondere al desiderio che ognuno porta in s&eacute; e percorrere insieme un cammino, umano e cristiano. I destinatari del vostro ministero si distinguono per l’entusiasmo, la generosit&agrave;, lo spirito di servizio cos&igrave; propri dei giovani. Eppure, quanti studenti vivono anche condizioni di disagio esistenziale! Famiglie ferite, solitudini digitali, sentimento di inadeguatezza o di timore davanti a un futuro che appare incerto. Molti attraversano i corridoi dei nostri istituti e delle nostre universit&agrave; e forse si sentono anonimi. Com’&egrave; importante che le scuole e le universit&agrave; cattoliche siano, prima di tutto, “casa”, un luogo familiare dove si &egrave; attesi. Il primo annuncio, spesso, passa attraverso uno stile di accoglienza: qualcuno che ti guarda negli occhi, che ricorda il tuo nome, che nota la tua assenza, che si rallegra del tuo ritorno.</p> 
<p>In un ambiente accogliente, lo studente pu&ograve; manifestare il suo desiderio profondo di comprendere, di dare un senso alla realt&agrave;. Qui si tocca la vocazione propria delle scuole e delle universit&agrave;: la ricerca comune della verit&agrave;. Vi incoraggio perci&ograve; a stimolare l’intelligenza dei giovani, a valorizzare le loro domande. La vostra passione – &nbsp;specialmente per quanti operate in istituti cattolici –, sia quella di far sperimentare ai giovani la bellezza dell’incontro con Cristo, la fecondit&agrave; della sinergia tra fede e ragione, tra il sapere della fede e i diversi altri saperi.</p> 
<p>La pastorale scolastica e universitaria &egrave; chiamata ad accompagnare la germinazione lenta del pensiero, a insegnare a discernere e cercare con perseveranza. I processi educativi &laquo;hanno bisogno di tempi di maturazione, di confronto con la realt&agrave; oltre le apparenze e di un cammino paziente&raquo;. Dobbiamo &laquo;proteggere i nostri giovani […] da quella seduzione sottile che fa sembrare inutile il pensiero umano proprio quando &egrave; pi&ugrave; necessario&raquo; (Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>, n. 140).</p> 
<p>Non pochi giovani, oggi, sono come paralizzati dalla paura di sbagliare, di non essere all’altezza, di essere malintesi, di non corrispondere alle aspettative. Viviamo in una cultura della prestazione che mette continuamente a confronto e classifica in modo a volte spietato. Una meritocrazia male intesa finisce per non rispettare le persone. Per questo molti finiscono per rinunciare prima ancora di provare.</p> 
<p>Aiutate i giovani che incontrate ad essere protagonisti di un modo nuovo di abitare il mondo, costruttori di fraternit&agrave;, di una societ&agrave; pi&ugrave; giusta. Il coraggio nasce da un patto di fiducia: dall’esperienza di qualcuno che crede in te prima che tu creda in te stesso. Ges&ugrave; non ha scelto i Dodici perch&eacute; erano coraggiosi; li ha chiamati e, con la sua fiducia, li ha resi capaci. Ai nostri ragazzi dobbiamo poter ripetere le parole che i discepoli rivolsero al cieco Bartimeo: &laquo;Coraggio! Alzati, ti chiama!&raquo; (<i>Mc</i> 10,49).</p> 
<p>Sotto la corazza, che tanti adolescenti si costruiscono per non soffrire, si cela il desiderio di amare ed essere amati. Una pastorale scolastica e universitaria sar&agrave; tanto pi&ugrave; feconda quanto pi&ugrave; si concentra sull’educazione del cuore. Educare il cuore alla compassione, alla gratitudine, alla capacit&agrave; di lasciarsi toccare dal dolore degli altri; educarlo alla lode e al desiderio di Dio. Il servizio ai poveri, il volontariato, la cura del creato non sono attivit&agrave; accessorie, ma luoghi dove il cuore impara a dilatarsi. Non dimentichiamo: carit&agrave; e preghiera sono inseparabili.</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, falsi maestri e messaggi ingannevoli promettono di rispondere rapidamente alle domande dei giovani. Voi, invece, avete scelto di fare qualcosa di pi&ugrave; grande: camminare con loro lungo la strada, finch&eacute; scoprano i doni che Dio ha gi&agrave; deposto in loro. Come il Risorto con i discepoli di Emmaus, che si avvicina, cammina con loro, ascolta, spiega, fa ardere il loro cuore e, infine, si lascia riconoscere allo spezzare del pane (cfr <i>Lc</i> 24,13-35). Il suo Santo Spirito illumini e sostenga sempre il vostro servizio. Maria Santissima, Sede della Sapienza, vi accompagni, insieme con la mia benedizione. Grazie.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Delegazione dell'American Jewish Committee (22 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Thu, 22 Oct 2026 10:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261022-ajc.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261022-ajc.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 22 Oct 2026 18:02:42 +0200 --> <p><i>Distinti membri dell’American Jewish Committee,</i></p>
<p>è un piacere darvi il benvenuto in Vaticano in questo giorno in cui la Chiesa ricorda in modo particolare il mio amato predecessore, <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">san Giovanni Paolo II</a>, i cui sforzi hanno contribuito in modo così significativo a promuovere l’amicizia tra ebrei e cattolici. <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1995/february/documents/hf_jp-ii_spe_19950206_jewish-committee.html">Rivolgendosi, nel 1995, al Consiglio di Amministrazione del vostro Comitato</a>, osservò che «il dialogo tra Cristiani ed Ebrei [...] deve trovare eloquente espressione nella vita di entrambe le comunità» (6 febbraio 1995). Queste parole continuano a essere pertinenti ancora oggi, come dimostra l’impegno di lunga data della vostra organizzazione nel dialogo e nella cooperazione con la Chiesa cattolica. Pertanto, apprezzo questa opportunità per esprimere gratitudine a tutti coloro che continuano a costruire relazioni, fondate sulla sincerità e sul rispetto reciproco, tra le nostre rispettive comunità.</p>
<p>Radicata nella nostra comune eredità spirituale, questa amicizia ci chiama anche a difendere la dignità umana, a servire i poveri, a proteggere la libertà religiosa e a promuovere la giustizia e la pace. Essenziale per questo impegno è il rifiuto di ogni forma di odio religioso ed etnico e di discriminazione. A tale riguardo, in occasione del sessantesimo anniversario della Dichiarazione <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decl_19651028_nostra-aetate_it.html">Nostra aetate</a></i> del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a> ho affermato che «la Chiesa non tollera l’antisemitismo e lo combatte, a motivo del Vangelo stesso» (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2025/documents/20251029-udienza-generale.html">Udienza generale</a></i>, 29 ottobre 2025). Le diversità di opinione, per quanto profonde, non devono mai dare vita a pregiudizio e ostilità, che minano le fondamenta morali della nostra società.</p>
<p>In un mondo ferito dalla violenza e dalla diffidenza, questo impegno per la fratellanza è particolarmente urgente. Di fatto, «la testimonianza della nostra fraternità, che mi auguro potremo mostrare con gesti efficaci, contribuirà certamente a edificare un mondo più pacifico, come desiderano in cuor loro tutti gli uomini e le donne di buona volontà» (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/may/documents/20250519-altre-religioni.html">Discorso ai Rappresentanti di altre Chiese e Comunità Ecclesiali e di altre Religioni</a></i>, 19 maggio 2025).</p>
<p>Con queste riflessioni, vi ringrazio nuovamente per la vostra visita. Vi assicuro delle mie preghiere. <i>Shalom</i>!</p>
<p>______________________________________</p>
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-10/quo-241/in-un-mondo-ferito-rifiutare-ogni-forma-di-odio-religioso-ed-etn.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 241, giovedì 22 ottobre 2026, p. 2.</p>
]]></description></item><item><title><![CDATA[Videomessaggio del Santo Padre in occasione dell'apertura delle iscrizioni per partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù di Seoul 2027 (22 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Thu, 22 Oct 2026 08:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20261022-videomessaggio-iscrizioni-gmg.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20261022-videomessaggio-iscrizioni-gmg.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 23 Oct 2026 09:15:02 +0200 --> <p><i>Miei cari giovani amici,</i></p> 
<p>oggi, con l’apertura delle iscrizioni alla Giornata Mondiale della Giovent&ugrave; del prossimo anno, invito calorosamente ciascuno di voi a Seul. Non &egrave; semplicemente un invito a visitare una nuova citt&agrave;: &egrave; una chiamata a partire per un pellegrinaggio di fede, amicizia e speranza.</p> 
<p>Un pellegrinaggio vi offre l’opportunit&agrave; non solo di scoprire luoghi cristiani in un altro Paese, ma anche di trovare il tempo e lo spazio per incontrare Dio pi&ugrave; profondamente, sia personalmente sia nella vita dinamica della Chiesa.</p> 
<p>A Seul incontrerete giovani da ogni parte del mondo, espressione di una bella e ricca variet&agrave; di lingue e culture. Eppure, nonostante queste differenze, e anzi proprio grazie alla diversit&agrave; che Dio vi ha donato, sperimenterete un senso ancora pi&ugrave; grande di unit&agrave;, perch&eacute; siamo tutti membra dell’unico Corpo di Cristo.</p> 
<p>Questa occasione sar&agrave; dunque un’opportunit&agrave; speciale per approfondire la vostra fede e incontrare i vostri fratelli e sorelle in Cristo. E spero che creerete ricordi felici e stringerete amicizie che dureranno tutta la vita.</p> 
<p>Il tema della Giornata Mondiale della Giovent&ugrave; &egrave;: &laquo;Abbiate coraggio: Io ho vinto il mondo!&raquo; (<i>Gv</i> 16,33). Provvidenzialmente, oggi celebriamo la memoria liturgica di <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">san Giovanni Paolo II</a>, che proclamava continuamente a tutti i popoli: &laquo;<a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1978/documents/hf_jp-ii_hom_19781022_inizio-pontificato.html">Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!</a>&raquo;. Queste parole valgono anche per ciascuno di voi. Perci&ograve;, in questo pellegrinaggio, portate tutto ci&ograve; che siete e tutto ci&ograve; che custodite nel cuore: i vostri sogni, desideri e speranze, ma anche le vostre ferite e fatiche. Il Signore vi aspetta in questo luogo di incontro e di comunione. Chiama ciascuno di voi per nome. Desidera risvegliare la vostra speranza e donarvi la pienezza della vita e della gioia.</p> 
<p>Non vedo l’ora di incontrarvi a Seul! Nel frattempo, Dio benedica voi e i vostri cari.</p> 
<p>E la benedizione di Dio onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo, scenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Udienza Generale del 21 ottobre 2026 - I Documenti del Concilio Vaticano II. IV. Costituzione <i>Gaudium et spes</i>. 6. <i>L’impegno per la famiglia nella società di oggi</i> (GS, 47-52)]]></title><pubDate>Wed, 21 Oct 2026 11:01:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20261021-udienza-generale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20261021-udienza-generale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 21 Oct 2026 11:11:48 +0200 --> <p><b>I Documenti del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>. IV. Costituzione <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a>. </i>6.<i> L’impegno per la famiglia nella societ&agrave; di oggi </i>(<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#47">GS</a></i>, 47-52)</b></p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!</i></p> 
<p>La prima cosa che vorrei dirvi &egrave; grazie! Grazie per il sostegno delle vostre preghiere. Grazie a Dio per la sua generosit&agrave;. Rinnoviamo tutti la nostra fiducia nella bont&agrave;, nella misericordia di Dio.</p> 
<p>La Costituzione pastorale <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a> </i>(<i>GS</i>) del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>, dopo aver illustrato, nella prima parte, la dignit&agrave; della persona e la sua vocazione nel mondo, nella seconda parte, &laquo;alla luce del Vangelo e dell’esperienza umana&raquo;, considera alcuni problemi contemporanei pi&ugrave; urgenti (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#46">GS</a></i>, 46). L’attenzione si concentra in primo luogo sul matrimonio e sulla famiglia, nella convinzione che &laquo;il bene della persona e della societ&agrave; umana e cristiana &egrave; strettamente connesso con una felice situazione della comunit&agrave; coniugale e familiare&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#47">GS</a></i>, 47).</p> 
<p>A tale scopo, non ne vengono semplicemente ribaditi i valori e i fini, ma si prospetta una rinnovata concezione del matrimonio quale &laquo;intima comunit&agrave; di vita e d’amore coniugale&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#46">GS</a></i>, 48). Integrando la dimensione giuridica del matrimonio come contratto, il fondamento di tale unione viene riconosciuto nel &laquo;patto coniugale&raquo;, inteso come &laquo;l’atto umano col quale i coniugi mutuamente si danno e si ricevono&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#48">ibid</a>.). La &nbsp;reciproca donazione dell’uomo e della donna, tale per cui &laquo;non sono pi&ugrave; due, ma una sola carne&raquo; (<i>Mt</i> 19,6), motiva l’esigenza della &laquo;piena fedelt&agrave;&raquo; e della &laquo;indissolubile unit&agrave;&raquo; dei coniugi, trovando viva espressione nella procreazione e nell’educazione dei figli (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#48">GS</a></i>, 48). Riflesso della Trinit&agrave; divina, l’amore coniugale e genitoriale, attraverso il Sacramento del matrimonio, viene &laquo;sostenuto e arricchito dalla forza redentiva del Cristo&raquo;, affinch&eacute; i coniugi possano amarsi l’un l’altra cos&igrave; &laquo;come egli stesso ha amato la Chiesa e si &egrave; dato per essa&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#48">ibid</a>.).</p> 
<p>Dopo aver illuminato la realt&agrave; del matrimonio alla luce dell’amore di Cristo, che &egrave; verit&agrave; dell’amore umano e divino, <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i>&nbsp;rivolge l’attenzione all’amore coniugale e alla fecondit&agrave; matrimoniale. Non limitandosi all’attrattiva erotica, che pure integra in s&eacute;, l’amore coniugale coinvolge tutta la volont&agrave; degli sposi, ravvivandone gli affetti dell’animo ed esprimendosi mediante sentimenti e gesti di tenerezza<b> </b>(cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#49">GS</a></i>, 49). Abbracciando il bene di tutta la persona dell’uomo e della donna, uguali nella dignit&agrave;, quest’amore pervade tutta quanta la vita dei coniugi, trovando espressione negli atti esclusivamente propri del matrimonio (cfr <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#49">ibid</a>.). Mentre significa l’amore integrale da persona a persona, la singolare intimit&agrave; degli sposi ne favorisce la mutua donazione e arricchisce la loro vicendevole gioia (cfr <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#49">ibid</a>.).</p> 
<p>La fecondit&agrave; dell’amore coniugale, inoltre, si esprime nella procreazione dei figli, &laquo;il dono pi&ugrave; eccellente del matrimonio&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#50">GS</a></i>, 50). Trasmettendo ed educando la vita umana, che mai va scartata, gli sposi diventano &laquo;cooperatori dell’amore di Dio Creatore e quasi suoi interpreti&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#50">ibid</a>.). Chiamati a tale responsabilit&agrave; umana e cristiana, essi sono tenuti a lasciarsi guidare da un retto giudizio circa il bene loro e dei loro figli, gi&agrave; nati o venturi. Un tale giudizio, che, in ultima analisi, gli sposi stessi devono formulare davanti a Dio, esige che la loro coscienza si conformi alla legge divina, interpretata dal Magistero ecclesiale alla luce del Vangelo (cfr <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#50">ibid</a>.).</p> 
<p>La valorizzazione della comunione amorosa e della fecondit&agrave; procreativa nel matrimonio porta il Concilio a escludere che possa esserci &laquo;vera contraddizione tra le leggi divine, che reggono la trasmissione della vita, e quelle che favoriscono l’autentico amore coniugale&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#51">GS</a></i>, 51) e ad affermare, invece, che &laquo;quando si tratta di mettere d’accordo l’amore coniugale con la trasmissione […] della vita&raquo; si deve &laquo;mantenere &laquo;in un contesto di vero amore, il significato totale &nbsp;della mutua donazione e della procreazione umana&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#51">ibid</a>.). Da ci&ograve; consegue sia che &laquo;la vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura&raquo;, scongiurando &laquo;l’aborto e l’infanticidio&raquo;; sia che &laquo;gli atti specifici della vita coniugale, ordinati secondo la vera dignit&agrave; umana, devono essere rispettati con grande stima&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#51">ibid</a>.).</p> 
<p>L’insegnamento di <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i>&nbsp;sulla comunit&agrave; coniugale e familiare giunge quindi a evidenziare la funzione sociale della famiglia, definita &laquo;una scuola di umanit&agrave; pi&ugrave; ricca&raquo; e &laquo;il fondamento della societ&agrave;&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#52">GS</a></i>, 52), richiamando tutti coloro che hanno responsabilit&agrave; sociali, specialmente in ambito politico e culturale, al dovere di &laquo;collaborare efficacemente alla promozione del matrimonio e della famiglia&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#52">ibid</a>.).</p> 
<p>Carissimi, quest’impegno &egrave; pi&ugrave; che mai urgente. La Chiesa lo sa bene, come dimostra la sollecitudine pastorale dei Papi che si sono succeduti dopo l’ultimo Concilio, fino alla duplice Assemblea sinodale voluta da <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a>, sulla quale sono ritornati, nei giorni scorsi, i Capi delle Chiese Orientali Cattoliche e i Presidenti delle Conferenze Episcopali. La Santa Famiglia di Nazaret ci illumini nel cammino e protegga le famiglie del mondo intero.</p> 
<p>_________________________</p> 
<p><b>Saluti</b></p> 
<p>Je salue cordialement tous les p&egrave;lerins francophones, en particulier ceux venus de France, de Suisse, de la R&eacute;publique de Maurice, d'Ha&iuml;ti et du Cameroun. Puissent vos familles &ecirc;tre missionnaires et source de paix et d'unit&eacute; au sein de la soci&eacute;t&eacute;. Que Dieu vous b&eacute;nisse !</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente tutti i pellegrini di lingua francese. Possano le vostre famiglie essere missionarie e fonte di pace e di unit&agrave; nella societ&agrave;. Dio vi benedica!</i>]</p> 
<p>I extend a warm welcome to all the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience. Upon all of you and your families, I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ. God bless you all!</p> 
<p>Herzlich begr&uuml;&szlig;e ich die Pilger deutscher Sprache! Ich w&uuml;nsche euch allen einen sch&ouml;nen Aufenthalt in der Ewigen Stadt. Gott segne und beh&uuml;te euch!</p> 
<p>[<i>Un cordiale saluto ai pellegrini di lingua tedesca. Auguro a tutti un buon soggiorno nella Citt&agrave; Eterna. Dio vi benedica e vi protegga!</i>]</p> 
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua espa&ntilde;ola. Que la Sagrada Familia de Nazaret proteja a todas las familias del mundo entero. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.</p> 
<p>Sa&uacute;do os peregrinos de l&iacute;ngua portuguesa! Confio todos v&oacute;s e as vossas fam&iacute;lias &agrave; Sagrada Fam&iacute;lia de Nazar&eacute;. Que Deus vos aben&ccedil;oe!</p> 
<p>[<i>Saluto i pellegrini di lingua portoghese! Alla Sacra Famiglia di Nazaret affido voi e le vostre famiglie. Dio vi benedica!</i>]</p> 
<p>Pozdrawiam serdecznie Polak&oacute;w, a szczeg&oacute;lnie organizator&oacute;w i wykonawc&oacute;w koncertu „Psalmy Pokoju”, zorganizowanego w 45. rocznicę Watykańskiej Fundacji Jana Pawła II. Niech to wydarzenie sprzyja dążeniom do pokoju i pojednania. Wszystkim wam błogosławię!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i polacchi, in particolare gli organizzatori e gli interpreti del concerto &laquo;Salmi di Pace&raquo;, per il 45&deg; anniversario della Fondazione Vaticana Giovanni Paolo II. Tale evento favorisca propositi di pace e di riconciliazione. Vi benedico tutti!</i>]</p> 
<p style="text-align: center;"><b>* * *</b></p> 
<p>Sabato scorso, a Ibiza, Spagna, sono stati beatificati <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/martiri-ibiza-formentera.html">don Juan Torres Torres e 19 compagni</a>, sacerdoti delle isole di Ibiza e Formentera, uccisi in odio alla fede nella persecuzione religiosa del secolo scorso. La loro testimonianza ci incoraggia a fare della vita un'offerta d'amore a Dio e ai fratelli.</p> 
<p>Rivolgo il mio cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, come pure ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Esorto ciascuno a vivere con coerenza la fede per irradiare nel vostro ambiente il messaggio liberante del Vangelo.</p> 
<p>A tutti la mia Benedizione.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Partecipanti al Convegno promosso dal Dicastero delle Cause dei Santi (21 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Wed, 21 Oct 2026 09:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261021-convegno-cause-santi.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261021-convegno-cause-santi.html</guid><description><![CDATA[<!-- Tue, 27 Oct 2026 10:51:11 +0100 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi.</p> 
<p>&Egrave; bello vedere tanto entusiasmo per i santi di oggi, e grazie!<br /> &nbsp;</p> 
<p><i>Eminenze, Eccellenze,<br /> cari fratelli e sorelle!</i></p> 
<p>Sono lieto di incontrarvi nella giornata conclusiva del vostro&nbsp;<a href="https://www.causesanti.va/it/eventi/la-santita-nella-storia.html">Convegno “La santit&agrave; nella storia”</a>, organizzato dal <a href="https://www.causesanti.va/it.html" target="_blank">Dicastero delle Cause dei Santi</a>. Saluto e ringrazio per il loro impegno i suoi Superiori, i Membri, i Consultori, gli Officiali, i Relatori del Convegno e tutti coloro che, a diverso titolo, lavorano alle Cause dei Santi.</p> 
<p>Il tema scelto per queste giornate di studio mira ad approfondire il rapporto tra santit&agrave; e storia, offrendo l’opportunit&agrave; di soffermarsi su vari aspetti. Il primo &egrave; riferito alla santit&agrave; canonizzata, che richiede di essere provata da testimonianze autentiche, credibili e al di sopra di ogni sospetto. A questo fine, il lavoro della Commissione storica in ambito diocesano e quello dei Relatori e Consultori del Dicastero per le cosiddette “cause antiche”, rivestono un ruolo essenziale.</p> 
<p>Fu proprio un autorevole storico come <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/pio-xi.html">Papa Pio XI</a> a istituire nell’allora Sacra Congregazione dei Riti la Sezione Storica, aprendo le cause dei santi all’utilizzo specifico del metodo storico-critico. Anche la trattazione delle “cause recenti” non pu&ograve; prescindere da una verifica seria e rigorosa di tutto il materiale raccolto. Le cause dei santi utilizzano gli strumenti propri dello studio della storia, anche se il loro fine non &egrave; fare storiografia, quanto piuttosto far emergere l’esemplarit&agrave;, la spiritualit&agrave; e la fama di santit&agrave; dei candidati agli altari.</p> 
<p>Un secondo aspetto &egrave; come l’evoluzione storica e culturale influenzi, nelle sue diverse fasi, il concetto stesso di santit&agrave;. Nel trascorrere delle epoche, anche il profilo dei santi pu&ograve; conoscere degli sviluppi: non per seguire gli stereotipi del momento, ma per leggere l’esperienza contingente attraverso le categorie del Vangelo vissuto. Per questo, situare la testimonianza di un santo o di una santa nel contesto in cui &egrave; vissuto &egrave; molto importante. Il popolo di Dio cerca modelli per abitare il presente, intercessori che aiutino i membri della Chiesa ad affrontare le sfide odierne e a riconoscerne le opportunit&agrave;. Non va dimenticato, tuttavia, che l’atto solenne della canonizzazione trascende la contingenza storica. Con esso, infatti, il Successore di Pietro non solo approva, ma indica a tutta la Chiesa testimoni credibili del Vangelo, capaci di parlare ad ogni epoca.</p> 
<p>Infine, occorre considerare come la presenza e la testimonianza dei santi abbiano trasformato la storia. Illuminati dalla Grazia, essi hanno saputo ascoltare gli appelli del loro tempo, coniugando fede e storia, e spendendo la vita per edificare la realt&agrave; nuova del Regno di Dio. La storia del mondo senza i santi e le sante sarebbe immensamente pi&ugrave; povera, cio&egrave; meno umana.</p> 
<p>Carissimi, la testimonianza dei santi, profondamente inserita nella concretezza del loro tempo, ci ricorda la forza innovatrice e trasformatrice della Pasqua. Essi ci mostrano una storia plasmata dalla fede. Vi ringrazio perch&eacute;, col vostro lavoro, voi contribuite a mettere in luce questa meravigliosa realt&agrave;. Vi affido alla protezione della Vergine Maria Regina dei Santi e di cuore vi imparto la Benedizione Apostolica. Grazie.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Angelus, 18 ottobre 2026]]></title><pubDate>Sun, 18 Oct 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20261018-angelus.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20261018-angelus.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 18 Oct 2026 12:23:49 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, buona domenica!</i></p> 
<p>Il Vangelo proclamato nella liturgia odierna (<i>Mt</i> 22,15-21) ci pone a confronto con uno dei detti pi&ugrave; celebri di Ges&ugrave;: “Date a Cesare quello che &egrave; di Cesare e a Dio quello che &egrave; di Dio” (cfr v. 21). Per questo &egrave; importante collocarlo nel contesto in cui fu originariamente pronunciato.</p> 
<p>L’evangelista Matteo descrive una situazione ostile verso Ges&ugrave;: i farisei si radunano per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi (cfr v. 15). Decidono di mandare alcune persone a interrogarlo su una questione controversa: &laquo;&Egrave; lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?&raquo; (v. 17). La risposta del Maestro &egrave; astuta, perch&eacute; lo tiene fuori dalla trappola e smaschera l’ipocrisia di chi vuol farlo cadere. Chiede loro la moneta del tributo, cio&egrave; un denaro. Quelli gliela danno, e Ges&ugrave; dice: &laquo;Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?&raquo;. Gli rispondono: &laquo;Di Cesare&raquo;. Allora afferma: &laquo;Rendete dunque a Cesare quello che &egrave; di Cesare e a Dio quello che &egrave; di Dio&raquo; (vv. 17-21).</p> 
<p>In Ges&ugrave; contempliamo un Dio che non teme la storia e viene invece ad abitarla. Il suo Regno non toglie le cariche e le responsabilit&agrave; umane. Chiede per&ograve; di vivere senza compromessi, liberi da cattive ambizioni e ingiusti interessi, anteponendo a tutto il Regno di Dio e la sua giustizia (cfr <i>Mt</i> 6,33). Colpisce, in questo senso, l’elogio che quelle stesse persone rivolgono a Ges&ugrave;, seppure mosse da intenzioni non buone: &laquo;Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verit&agrave;. Tu non hai soggezione di alcuno, perch&eacute; non guardi in faccia a nessuno&raquo; (v. 16).</p> 
<p>Carissimi, &egrave; proprio questo il profilo di chi “rende a Cesare quello che &egrave; di Cesare e a Dio quello che &egrave; di Dio”: essere veritieri, senza soggezione e ipocrisia, liberi per il bene. Preghiamo il Signore che ci aiuti ad essere cos&igrave;. E affidiamoci all’intercessione della Vergine Maria.</p> 
<p>______________________</p> 
<p><b>Dopo l'Angelus</b></p> 
<p>Cari fratelli e sorelle,</p> 
<p>oggi si celebra la centesima Giornata Missionaria Mondiale. Pensiamo a quanta storia missionaria in questi cento anni! Preghiamo perch&eacute; la Chiesa sia sempre fedele al mandato del Signore risorto: &laquo;Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura&raquo; (<i>Mc</i> 16,15).</p> 
<p>Desidero ringraziare tutti coloro che in questi giorni hanno pregato per me. Ho sentito davvero il vostro sostegno, grazie!</p> 
<p>Particolare riconoscenza esprimo ai medici, agli infermieri e a tutto il personale del Policlinico “Gemelli”.</p> 
<p>Questa esperienza mi ha fatto provare in modo particolare la vicinanza a quanti attraversano la malattia e una condizione di infermit&agrave;.</p> 
<p>Superata questa fase delicata, come sapete adesso riprender&ograve; gradualmente le mie attivit&agrave;, sempre con l’aiuto di Dio e delle vostre preghiere.</p> 
<p>Grazie ancora, grazie a tutti e buona domenica!</p> 
<p>&nbsp;</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Santa Messa alla conclusione dell’incontro in occasione del 10° anniversario della pubblicazione dell’Esortazione Apostolica Amoris lætitia (14 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Wed, 14 Oct 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20261014-messa-amoris-laetitia.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20261014-messa-amoris-laetitia.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 14 Oct 2026 11:06:46 +0200 --> <p>Ora legger&ograve; l’omelia preparata dal Santo Padre, Papa Leone XIV.</p> 
<p>&laquo;La gioia dell’amore che si vive nelle famiglie &egrave; anche il giubilo della Chiesa&raquo; (Francesco, Esort. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a></i>, 19 marzo 2016, 1). Cos&igrave; il Santo <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Padre Francesco</a>, dieci anni fa, iniziava l’Esortazione apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a></i>&nbsp;(<i>AL</i>).</p> 
<p>Oggi celebriamo l’Eucaristia presentando al Signore i frutti del lavoro compiuto sul Documento in questo periodo, cercando di assimilarne la ricchezza e di attuarne le indicazioni pastorali.</p> 
<p>La Liturgia odierna ci offre al riguardo alcuni spunti di riflessione. Abbiamo ascoltato, nella prima Lettura, l’“inno alla carit&agrave;” di San Paolo (cfr <i>1Cor </i>12,31-13,13), che l’Esortazione, al capitolo quarto, pone alla base di una ricca meditazione sulle virt&ugrave; del Matrimonio cristiano, unione &laquo;affettiva, spirituale e oblativa&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#120">AL</a></i>, 120) e icona dell’amore di Dio (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#121">AL</a></i>, 121). &Egrave; infatti attraverso questi valori che gli sposi, a immagine della Trinit&agrave; e con l’aiuto della grazia, crescono insieme, giorno per giorno, maturando ciascuno nella propria peculiarit&agrave; e, al tempo stesso, realizzando quella mutua somiglianza che cresce attraverso il &laquo;progetto stabile di condividere e costruire insieme tutta l’esistenza&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#123">AL</a></i>, 123). Cos&igrave;, la vera gioia dell’amore &egrave; un lento fondersi insieme, in cui l’unicit&agrave; dell’uno fiorisce, nel dono, attraverso la presenza dell’altro.</p> 
<p>L’Apostolo, del resto, rivolgeva le sue parole a una comunit&agrave; ricca di doni e di carismi (cfr <i>1Cor </i>12,4-11), ma bisognosa di maturare nella carit&agrave;. Ricordava ai Corinzi che senza di essa, pur con tutti i talenti ricevuti, l’uomo &egrave; &laquo;come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita&raquo; (<i>1Cor</i> 13,1): una voce priva d’amore, un orecchio incapace di portare messaggi al cuore, una individualit&agrave; lontana, fredda, impenetrabile.</p> 
<p>Noi non siamo fatti per questo. Ce lo ha ricordato anche il Salmo responsoriale, definendoci “popolo” e “gregge” di un Dio il cui &laquo;amore &egrave; per sempre&raquo; e la cui fedelt&agrave; si estende &laquo;di generazione in generazione&raquo; (<i>Sal</i> 99,5), di un Signore che ama senza mai tirarsi indietro, senza mai smettere di cercarci, di darci fiducia e di rinnovarci la sua amicizia.</p> 
<p>&Egrave; questa la carit&agrave; che<i> <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a></i>&nbsp;ci invita a porre a fondamento delle nostre famiglie. &Egrave; l’amore vero al quale ci esorta, in modo particolare, a educare i giovani che si preparano al Matrimonio, insegnando loro &laquo;l’importanza delle virt&ugrave;&raquo;, tra le quali un posto speciale assegna alla castit&agrave;, &laquo;condizione preziosa per la crescita genuina dell’amore interpersonale&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">AL</a></i>, 206). Sono lodevoli, a tale scopo, i cammini che con impegno si fanno a livello parrocchiale o di zone pastorali. Ricordiamo, per&ograve;, che questi percorsi da soli non bastano, se non sono preceduti e sostenuti da un’educazione all’amore che accompagni tutta la crescita, fin dall’infanzia. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>, in proposito, osservava che &laquo;imparare ad amare qualcuno non &egrave; qualcosa che si improvvisa, n&eacute; pu&ograve; essere l’obiettivo di un […] corso previo alla celebrazione del matrimonio&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#208">AL</a></i>, 208). E spiegava: &laquo;In realt&agrave; ogni persona si prepara per il matrimonio fin dalla nascita&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#208">ibid</a>.), e tutto ci&ograve; che un giovane vive in famiglia deve contribuire a &laquo;renderlo capace di un impegno pieno e definitivo&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#208">ibid</a>.).</p> 
<p>Cos&igrave; la carit&agrave; domestica, concreta, non priva di momenti di fatica, di errori e di cadute, e al tempo stesso meravigliosa nella sua imprevedibile quotidianit&agrave;, &egrave; la prima scuola degli affetti, il primo prezioso e insostituibile apprendistato della “gioia dell’amore”. Per questo meritano di essere valorizzati e sostenuti gli sforzi di tante famiglie che, nelle nostre citt&agrave; e nei nostri paesi, vivono la loro vocazione e missione giorno per giorno, senza clamore, ma con fedelt&agrave; a volte eroica. Esse sono una risposta generosa e comprensibile per tutti alle parole di Ges&ugrave; che abbiamo ascoltato nel Vangelo: &laquo;Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perch&eacute; andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga&raquo; (<i>Gv </i>15,16). Attraverso la testimonianza di questi genitori, figli, nonni, giovani e anziani, piccoli e grandi, il messaggio di verit&agrave; e di pienezza di vita del Vangelo si diffonde efficacemente nel mondo.</p> 
<p>L’Evangelista Giovanni ci ha riportato la consegna semplice e chiara lasciataci da Ges&ugrave; al termine della sua vita terrena: &laquo;Questo &egrave; il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi&raquo; (<i>Gv</i> 15,12). Mettiamola in pratica, per crescere come Chiesa che &egrave; &laquo;famiglia di famiglie&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#87">AL</a></i>, 87), in un clima di cura reciproca da cui tutti trarremo beneficio: i giovani sposi, che si sentiranno incoraggiati mentre iniziano il loro cammino coniugale; i genitori, che avranno aiuto nell’affrontare le sfide impegnative legate alla crescita dei figli e alla gestione della vita familiare; gli anziani, che vedranno riconosciuto e valorizzato il loro ruolo di testimoni di saggezza e di virt&ugrave;, mentre le forze fisiche diminuiscono. Qui trover&agrave; appoggio e motivazione anche chi &egrave; pi&ugrave; fragile, o vive situazioni difficili e momenti di crisi, circondato da affetto e protetto da giudizi e pregiudizi. Ricordiamoci che, &laquo;per quanto ferita possa essere una famiglia, essa pu&ograve; sempre crescere a partire dall’amore&raquo; (XIV Ass. Gen. Ord. del Sinodo dei Vescovi, <i><a href="https://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20151026_relazione-finale-xiv-assemblea_it.html">Relatio finalis</a></i>, 10).</p> 
<p>In questa carit&agrave;, fondamentale per il nostro stesso esistere e stare insieme come esseri umani, affondano poi le loro radici anche i valori dell’apertura e del rispetto verso la vita, dal concepimento al termine naturale. Di tali valori la famiglia &egrave; depositaria per eccellenza, come faro per il bene dell’umanit&agrave;. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>, in merito, sottolineava che &laquo;nessuna unione precaria o chiusa alla trasmissione della vita […] assicura il futuro della societ&agrave;&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#52">AL</a></i>, 52). Senza famiglie solide, aperte al dono dei figli, attente alla loro educazione e alla loro crescita, il mondo non ha avvenire.</p> 
<p>Nei testi che abbiamo ascoltato, c’&egrave; per&ograve; ancora un importante invito di Ges&ugrave; che vorrei richiamare: quello a “chiedere al Padre nel suo nome” (cfr <i>Gv</i> 15,16). Queste parole ci ricordano che la famiglia &egrave; luogo privilegiato di preghiera. Bisogna riconoscere, purtroppo, che oggi, in molte parti del mondo, l’abitudine a pregare insieme tra le mura domestiche – prima dei pasti, all’inizio e al termine della giornata, o in occasioni particolari – si &egrave; assai indebolita. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a></i>&nbsp;ci rammenta che farlo &egrave; fondamentale: &laquo;Va sottolineata – afferma – l’importanza della spiritualit&agrave; familiare, della preghiera e della partecipazione all’Eucaristia domenicale&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#223">AL</a></i>, 223), e raccomanda che anche tra famiglie ci si riunisca &laquo;regolarmente per promuovere la crescita della vita spirituale e la solidariet&agrave; nelle esigenze concrete della vita&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#223">ibid</a>.). La preghiera comune e i Sacramenti hanno un ruolo molto rilevante nella vita familiare, perch&eacute;, aprendo i cuori all’agire di Dio, permettono di giungere insieme anche l&agrave; dove da soli non si arriverebbe mai. Sono un nutrimento solido e una medicina salutare; perci&ograve; esorto calorosamente tutti a<b> </b>riscoprire e promuovere questa pratica.</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, ho anche l’onore di presiedere questa celebrazione con uno speciale mandato del Santo Padre Leone XIV, al fine di manifestare pubblicamente la <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/letters/2026/documents/20260424-lettera-patriarca-caldei.html">comunione ecclesiastica da Lui concessa a Sua Beatitudine Polis III Nona, Patriarca di Baghdad dei Caldei</a>, che partecipa a questa Eucaristia.</p> 
<p>La comunione di un Patriarca con il Successore di Pietro richiama una prassi antica, che sanciva l’unit&agrave; nella fede e nella carit&agrave; di una Chiesa patriarcale con la Sede di Roma e, all’epoca, delle stesse Chiese tra di loro: non rappresenta dunque una mera formalit&agrave;, ma una realt&agrave; viva, che attinge la propria ragione d’essere nella Comunione eucaristica, fonte e culmine dell’unit&agrave; della Chiesa in Cristo.</p> 
<p>Beatitudine, la Sua presenza ci aiuta a meglio comprendere il nostro essere Chiesa, comunione in Cristo Signore di Chiese di vari riti e tradizioni nell’unit&agrave; visibilmente manifestata con il Successore di Pietro. Le assicuriamo l’affetto di tutta la Chiesa cattolica e la preghiera per i fedeli affidati alle Sue cure pastorali, da tempo provati, ma saldi e spesso eroici nel testimoniare, tra molte avversit&agrave;, la fede in Ges&ugrave;.</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, affidiamo tutte le famiglie e la Chiesa intera alla Santa Famiglia di Nazaret, riprendendo la preghiera posta da <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> al termine di&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a></i>.</p> 
<p>&laquo;Santa Famiglia di Nazaret,<br /> rendi le nostre famiglie<br /> luoghi di comunione e cenacoli di preghiera,<br /> autentiche scuole di Vangelo<br /> e piccole Chiese domestiche. […]<br /> Mai pi&ugrave; ci siano nelle famiglie<br /> episodi di violenza, di chiusura e di divisione;<br /> […] chiunque sia stato ferito o scandalizzato<br /> venga prontamente confortato e guarito.<br /> […] Fa’ che tutti ci rendiamo consapevoli<br /> del carattere sacro e inviolabile della famiglia,<br /> della sua bellezza nel progetto di Dio.<br /> Ges&ugrave;, Maria e Giuseppe,<br /> ascoltateci e accogliete la nostra supplica. Amen&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#325">AL</a></i>, 325).</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Messaggio del Santo Padre al termine dell’Incontro in occasione del decimo anniversario di <i>Amoris laetitia</i> (13 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Tue, 13 Oct 2026 19:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20261013-messaggio-fine-incontro-amorislaetitia.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20261013-messaggio-fine-incontro-amorislaetitia.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 14 Oct 2026 17:27:18 +0200 --> <p><i>Cari fratelli nell’Episcopato,<br /> Care famiglie,<br /> Cari fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>come sapete, in questi giorni non mi &egrave; stato possibile essere tra voi. Vi ringrazio di cuore per le vostre preghiere e per il lavoro che avete svolto assieme. La condivisione delle vostre esperienze e il vostro ascolto attento costituiscono veramente un dono per tutta la Chiesa.</p> 
<p>Sono particolarmente grato alle famiglie che hanno parlato delle loro gioie, delle difficolt&agrave; e delle speranze, nonch&eacute; ai Capi delle Chiese Cattoliche Orientali e ai Presidenti delle Conferenze Episcopali, per la loro preparazione e per il tempo che hanno dedicato a questo incontro.</p> 
<p>Legger&ograve; i frutti del vostro lavoro e delle vostre discussioni, e a suo tempo offrir&ograve; le mie riflessioni. Intanto vi incoraggio a cominciare a condividere con le vostre Conferenze Episcopali e Diocesi ci&ograve; che avete vissuto e ricevuto, e a continuare a proclamare il Vangelo insieme alle famiglie, attingendo alla ricchezza di <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris Laetitia</a></i>.</p> 
<p>In particolare, spero che le famiglie stesse siano sempre attivamente coinvolte nella vita e nella missione delle vostre Chiese locali, e che vi aiutino a discernere le vie da percorrere. Tornando a casa, vi prego di assicurare a tutti i membri delle vostre comunit&agrave; la mia vicinanza spirituale e il mio incoraggiamento.</p> 
<p>Mentre affido ciascuno di voi alla protezione della Sacra Famiglia di Nazareth, vi chiedo di pregare per me, come io faccio per voi. Volentieri imparto a tutti la Benedizione Apostolica.</p> 
<p><i>Dal Vaticano, 13 ottobre 2026</i></p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p style="text-align: center;">LEONE PP. XIV</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Soci del Circolo San Pietro (12 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Mon, 12 Oct 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261012-circolo-san-pietro.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261012-circolo-san-pietro.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 12 Oct 2026 12:43:17 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!<br /> &nbsp;</p> 
<p><i>Carissimi fratelli e sorelle, benvenuti!</i></p> 
<p>Sono molto lieto di accogliere per la prima volta il Circolo San Pietro. Ringrazio di cuore il Presidente e tutti voi soci oggi convenuti.</p> 
<p>Dal 1869 il vostro benemerito Sodalizio raggiunge, a nome del Papa, tante persone bisognose della nostra amata citt&agrave; di Roma, offrendo i pasti che quotidianamente distribuite, gli asili notturni per le persone senza fissa dimora, gli alloggi per le famiglie in difficolt&agrave; e altri servizi. &Egrave; un’opera lodevole, che realizza il comandamento del Signore di una carit&agrave; che, nel segreto, attende solo da Dio la sua ricompensa (cfr <i>Mt </i>6,3-4). Contribuite a formare il volto bello della Chiesa, che testimonia il Vangelo tra i poveri e gli ultimi. Grazie!</p> 
<p>Riflettendo sui tre cardini del vostro carisma – preghiera, azione e sacrificio – vorrei consegnarvi oggi una parola che le raccoglie in perfetta armonia: <i>carit&agrave;</i>.</p> 
<p>In primo luogo, infatti, la preghiera &egrave; il fondamento della carit&agrave;. Non &egrave; casuale che la prima parola del vostro motto rimandi al legame con Dio. Non si pu&ograve; dare se non ci&ograve; che si &egrave; ricevuto. E la preghiera &egrave; appunto quella relazione attraverso la quale riceviamo la medesima carit&agrave; che siamo chiamati a donare. Vi incoraggio sempre a tornare alla Parola di Dio e alla preghiera come fonte inesauribile della vostra dedizione.</p> 
<p>La seconda parola del vostro motto, “azione”, indica la prospettiva verso cui volgere l’amore ricevuto da Dio. La preghiera, infatti, diventa efficace quando tende verso il prossimo. La <i>caritas</i> generata dallo Spirito Santo &egrave; l’amore di Dio riversato nei nostri cuori: un amore che si fa impegno di vita e servizio. Questo amore deve diventare meta, stile e senso del nostro vivere.</p> 
<p>Il terzo perno attorno a cui ruota il vostro carisma, il sacrificio, rinvia, infine, al cuore della carit&agrave;, indicandoci il modo con cui vivere l’equilibrio tra preghiera e azione. &laquo;Vero sacrificio – scrive Sant’Agostino –&shy; &egrave; ogni opera con cui ci si impegna ad unirci in santa comunione a Dio. Quindi anche il bene con cui si soccorre l’uomo, se non si compie in relazione a Dio, non &egrave; sacrificio. Infatti, sebbene il sacrificio sia compiuto e offerto dall’uomo, &egrave; cosa divina&raquo; (<i>De Civitate Dei</i>, X, 6). Nell’offerta del vostro tempo, del vostro entusiasmo e anche della vostra fatica a favore dei pi&ugrave; piccoli, voi prendete parte all’opera stessa di Cristo, che ci ha amati e ha dato la sua vita per noi. Uniti al suo sacrificio, dunque, non siamo pi&ugrave; noi a vivere, ma Cristo stesso vive in noi (cfr <i>Gal</i> 2,20).</p> 
<p>Carissimi, la carit&agrave; sia sempre fonte della vostra preghiera, anima della vostra azione, espressione del vostro sacrificio spirituale.</p> 
<p>Vi sono grato per l’obolo di San Pietro che oggi consegnate come segno della vostra fedelt&agrave; e devozione al Santo Padre. La vostra devozione &egrave; sempre presente con me, perch&eacute; porto sempre anche il dono che mi avete fatto al momento della mia elezione e vi ringrazio sinceramente. Esso sostiene – qui parlo dell’obolo che voi oggi consegnate – la sollecitudine del Vescovo di Roma per questa citt&agrave; ed &egrave;, al contempo, aiuto alle esigenze della Sede Apostolica nel servizio di tutta la Chiesa.</p> 
<p>Affido il Circolo San Pietro alla protezione della Vergine Maria, <i>Salus Populi Romani</i>, e benedico di cuore tutti voi, le vostre famiglie e quanti incontrate nel vostro apostolato caritativo. Grazie.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Messaggio del Santo Padre per la Giornata Mondiale dell'Alimentazione 2026 (12 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Mon, 12 Oct 2026 11:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/food/documents/20261012-messaggio-alimentazione.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/food/documents/20261012-messaggio-alimentazione.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 19 Oct 2026 12:12:06 +0200 --> <p><i>Sua Eccellenza Qu Dongyu<br /> Direttore Generale della FAO<br /> &nbsp;</i></p> 
<p><i>Eccellenza</i>,</p> 
<p>1. Il tema della Giornata Mondiale dell’Alimentazione di quest’anno &egrave; “Innovare oggi per nutrire il domani”. Aiutando la terra a produrre i suoi frutti, l’umanit&agrave; non si limita a compiere un’operazione tecnica, ma adempie al comando di custodire la terra e di coltivarla (cfr <i>Gen </i>2,15), un comando che precede ogni quadro giuridico e ogni innovazione tecnologica. Ciononostante, ci troviamo attualmente in una situazione paradossale, in cui il progresso globale avanza a un ritmo sempre pi&ugrave; sostenuto, mentre la fame e la povert&agrave; continuano a persistere. Non si tratta di un problema tecnico o finanziario, ma piuttosto di una profonda crisi antropologica ed etica.</p> 
<p>2. Oggi si parla di innovazione con gran disinvoltura. Tuttavia, questo termine viene spesso utilizzato solo in riferimento allo sviluppo di dispositivi e algoritmi, oppure all’ottimizzazione delle prestazioni con l’unico fine di ottenere un guadagno economico. &Egrave; quindi necessario cambiare il modo in cui concepiamo tale progresso, poich&eacute; la vera innovazione non sostituisce la creazione, ma implica un’indagine rispettosa delle leggi complesse che guidano l’opera delle mani del Creatore. L’uso di una tecnologia adeguata per coltivare la terra &egrave; un’espressione del ruolo della persona umana come collaboratrice di Dio nell’opera della creazione. Eppure, quando la tecnologia moderna viene impiegata in agricoltura in modi che privano il suolo della sua fertilit&agrave; naturale o allontanano gli agricoltori dalle loro terre, spinti soltanto da motivi economici, ci&ograve; non pu&ograve; essere considerato un progresso, ma una forma sofisticata di distruzione. Inoltre, l’uso irresponsabile della tecnologia per interessi esclusivamente egoistici, anzich&eacute; per il bene comune, non solo viola il principio di solidariet&agrave;, ma ignora anche il dovere dell’umanit&agrave; di salvaguardare il creato. Il tipo di innovazione di cui il mondo ha bisogno, quindi, non si misura solo in base alla quantit&agrave; di grano prodotto, ma anche alla tutela della dignit&agrave; umana che Dio ha donato a ciascuno di noi e all’integrit&agrave; dell’ecosistema che siamo chiamati a preservare.</p> 
<p>3. La fame non pu&ograve; essere considerata un’anomalia statistica, poich&eacute; &egrave; causata principalmente dalla mancanza di volont&agrave; politica e di solidariet&agrave; collettiva. N&eacute; le carenze alimentari sono geograficamente inevitabili. Infatti, in un’epoca caratterizzata da un progresso tecnologico senza precedenti, &egrave; intollerabile che il pane sia considerato un privilegio e l’acqua una merce contesa. L’accesso regolare a un’alimentazione sicura, adeguata e sufficiente, in linea con la dignit&agrave; di ogni persona, &egrave; un diritto umano fondamentale. Garantire questo diritto &egrave; un obbligo di giustizia che vincola sia i singoli Stati che la comunit&agrave; internazionale. Eppure, mentre le innovazioni accelerano la produzione, la distribuzione viene trascurata. I mercati dei cereali vengono capitalizzati in borsa, mentre i semi che germogliano nel terreno finiscono nelle mani di monopoli che soffocano l’agricoltura su piccola scala.</p> 
<p>4. Per garantire che le esigenze alimentari di domani siano soddisfatte, &egrave; necessario liberare la produzione di cibo da una mentalit&agrave; puramente speculativa. Il pane non dovrebbe essere n&eacute; uno strumento di pressione geopolitica n&eacute; un bene finanziario volatile. N&eacute; deve mai essere usato come arma di guerra. Infatti, impedire che il pane raggiunga una persona o distruggere i mezzi con cui viene prodotto costituisce una terribile offesa alla dignit&agrave; umana. Il pane &egrave; prezioso perch&eacute; sostiene la vita che Dio ci ha donato. Dobbiamo quindi superare la tentazione di una visione a breve termine. Il mito secondo cui la crescita possa essere infinita nonostante le risorse limitate ha raggiunto il punto di rottura. Oggi l’innovazione richiede l’adozione di un senso di responsabilit&agrave; intergenerazionale che guardi oltre i bilanci annuali. Innovazione significa conciliare la tecnologia con la saggezza, compresa quella ancestrale, mantenendo al contempo una visione per il futuro. Non si tratta di rifiutare i progressi tecnologici, ma piuttosto di integrarli con la saggezza dei contadini, che hanno maturato la loro conoscenza della terra e del clima attraverso secoli di osservazione coscienziosa. Ci&ograve; comporta anche la tutela dell’acqua come bene comune inalienabile.</p> 
<p>5. Signor Direttore Generale, incoraggio l’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura e i suoi Stati membri a non accontentarsi di analisi astratte o di dichiarazioni di efficacia limitata. &Egrave; giunto il momento di dare prova di audacia morale. &Egrave; essenziale un nuovo ordine alimentare globale, in cui l’innovazione tecnologica sia incondizionatamente subordinata al rispetto della dignit&agrave; umana donata da Dio e al bene comune universale. Inoltre, esiste un imperativo etico urgente di riconvertire le risorse investite nell’industria bellica verso la ricerca agricola sostenibile e la rigenerazione dei terreni degradati. Il domani non &egrave; un arco di tempo astratto che ci attende passivamente; &egrave; piuttosto il raccolto di ci&ograve; che seminiamo oggi attraverso le nostre decisioni. Se seminiamo un’innovazione non etica, basata sul desiderio di dominare la terra ed escludere i deboli, raccoglieremo aridit&agrave; e conflitti. Se invece l’innovazione scaturisce dal rispetto per l’ordine naturale e dalla giustizia verso chi ha fame, il domani porter&agrave; una tavola imbandita per il sostentamento dell’umanit&agrave;.</p> 
<p>6. Con questi pensieri nei confronti di coloro che si dedicano alla coltivazione e alla tutela del creato, invoco su tutti le benedizioni di Dio Onnipotente e assicuro il costante sostegno della Santa Sede alle iniziative che assistono la FAO nei suoi nobili sforzi.</p> 
<p><i>Dal Vaticano, 12 ottobre 2026</i></p> 
<p style="text-align: center;">LEONE PP. XIV</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Lettera del Santo Padre al Cardinale Giovanni Battista Re, Decano emerito del Collegio Cardinalizio (11 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Sun, 11 Oct 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/letters/2026/documents/20261011-lettera-cardinale-re.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/letters/2026/documents/20261011-lettera-cardinale-re.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 12 Oct 2026 11:33:30 +0200 --> <p>Al Signor Cardinale<b><br /> GIOVANNI BATTISTA RE<br /> </b>Decano emerito del Collegio Cardinalizio&nbsp;</p> 
<p><i>Venerato e caro Fratello,</i></p> 
<p>dopo aver accettato la Sua rinuncia all’ufficio di Decano del Collegio Cardinalizio, svolto egregiamente per pi&ugrave; di sei anni, desidero esprimerLe la mia gratitudine per il servizio reso da Vostra Eminenza, che &egrave; stato per me e per tutti una edificante testimonianza di amore alla Chiesa e al Papa.</p> 
<p>Chiamato gi&agrave; da giovane sacerdote al servizio della Santa Sede, Ella &egrave; diventato, attraverso i numerosi e delicati incarichi nella Curia Romana, collaboratore fidato dei Sommi Pontefici, in particolare di <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">San Giovanni Paolo II</a>, che La volle prima Assessore della Segreteria di Stato, poi Segretario della Congregazione per i Vescovi e quindi Sostituto della Segreteria di Stato.</p> 
<p>Al fianco del Papa del Grande <a href="https://www.vatican.va/jubilee_2000/index_it.htm">Giubileo del 2000</a>, Ella ha diretto e coordinato con efficacia i molteplici uffici posti a disposizione del suo magistero e della sua missione pastorale, accompagnandolo in una serie memorabile di Viaggi apostolici in Italia e in tutto il mondo. All’inizio del nuovo millennio, il Santo Pontefice La pose a capo della Congregazione per i Vescovi e La cre&ograve; Cardinale.</p> 
<p>Questo lungo cammino Le ha permesso di acquisire una straordinaria conoscenza della Chiesa universale, arricchita da moltissime relazioni personali. Penso di non sbagliare dicendo che Lei, Eminenza, &egrave; stato ed &egrave; uno dei servitori della Santa Sede pi&ugrave; conosciuti e stimati. A ci&ograve; ha contribuito non poco il Suo stile aperto, cordiale, franco, e la Sua capacit&agrave; di affrontare le situazioni e i problemi con saggezza e concretezza, sempre fedele agli insegnamenti della Chiesa e con grande amore per il Successore di Pietro.</p> 
<p>Nell’ufficio di Decano del Collegio Cardinalizio, la Sua figura &egrave; apparsa ancora pi&ugrave; visibile e molti, nel Popolo di Dio e non solo, hanno apprezzato la Sua testimonianza sacerdotale nelle Celebrazioni eucaristiche da Lei presiedute, da ultimo in occasione delle <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2025/4/26/messa-esequiale.html">esequie di Papa Francesco</a>.</p> 
<p>Caro e venerato Fratello, tutti abbiamo sempre ammirato in Lei il vigore della fede e dello zelo nel ministero, cos&igrave; ben fusi con le doti di operosit&agrave; attinte dalle Sue radici familiari e dell’amata Val Camonica. Ma il motto che scelse al momento dell’elezione all’episcopato, “<i>Virtus ex alto</i>”, attesta quanto Lei abbia sempre saputo invocare e ricevere forza dal Signore e dalla sua Grazia, e questo accresce in chi La conosce la stima e la gratitudine.</p> 
<p>Con questi sentimenti, Le assicuro il mio ricordo nella preghiera, che affido all’intercessione della Vergine Maria e di San Giovanni Battista, e di cuore Le rinnovo la mia Benedizione, estendendola volentieri ai familiari e alle persone care.&nbsp;</p> 
<p><i>Dal Vaticano, 11 ottobre 2026</i></p> 
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p> 
<p style="text-align: center;">LEONE PP. XIV</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Angelus, 11 ottobre 2026]]></title><pubDate>Sun, 11 Oct 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20261011-angelus.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20261011-angelus.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 11 Oct 2026 12:33:15 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, buona domenica!</i></p> 
<p>Oggi, nel Vangelo, Ges&ugrave; parla della festa di nozze preparata da un re per suo figlio (cfr <i>Mt </i>22,1-14).</p> 
<p>Il matrimonio di un figlio &egrave; un momento speciale per ogni famiglia, e questo padre felice vuole condividere con tutti la sua gioia. Offre un banchetto e invita tante persone. San Tommaso d’Aquino dice, in proposito, che il bene tende per sua natura a diffondersi: &laquo;<i>Bonum dicitur diffusivum sui</i>&raquo; (<i>Summa theologiae</i>, I, q. 5 a. 4, ad 2), e anche l’immagine del nostro racconto ci parla, in un contesto particolare di vita vissuta, di questa realt&agrave;. Quando accade qualcosa di buono, si accende una luce che porta a coinvolgere gli altri nella propria felicit&agrave;.</p> 
<p>Di fronte a un’offerta cos&igrave; bella, per&ograve;, gli invitati, invece di unirsi alla festa, si tirano indietro e preferiscono continuare a occuparsi dei loro affari. Alcuni, anzi, infastiditi, insultano e addirittura uccidono i messaggeri del re. Anche questo purtroppo, succede: non sempre il bene che offriamo &egrave; compreso, riconosciuto, apprezzato, anzi a volte &egrave; frainteso e respinto. Ma ci&ograve; non deve scoraggiarci. Il re, davanti al rifiuto, non annulla le nozze e non cancella i festeggiamenti, anzi, estende il suo appello a un numero ancora pi&ugrave; grande di persone, inviando i suoi servi a chiamarle per le strade, perch&eacute; la gioia degli sposi sia un dono per tutti.</p> 
<p>A questo punto, ci domandiamo: chi rappresentano i protagonisti di questa storia? San Girolamo identifica il re con il Padre dei Cieli, lo sposo con Ges&ugrave; e la sposa con la Chiesa (cfr <i>Commento a Matteo</i>, Libro III, cap. 22). Tra i protagonisti, allora, ci siamo anche noi, scelti dal Signore per condividere con Lui la nostra esistenza e per essere assieme a Lui portatori di vita. La festa di nozze &egrave; la nostra, e la sala del banchetto sono le nostre chiese, le nostre case, i posti in cui viviamo, e in cui ogni giorno il Figlio del Re, Ges&ugrave; Cristo, torna a dichiararci il suo amore e attende il nostro “s&igrave;”. L&igrave; noi lo incontriamo, vestiti, come la sposa, con l’abito bianco del Battesimo e ornati con i gioielli delle opere buone, che ci avvicinano a Dio e tra noi.</p> 
<p>La gioia che annunciamo, allora, non &egrave; artificiale, ma profonda, concreta, reale, bella come i volti delle persone che incontriamo, vera come il lavoro, i sorrisi, le lacrime, le strette di mano, i gesti di bene delle nostre giornate. Ed &egrave; un dono di Dio, per la salvezza del mondo.</p> 
<p>Chiediamo dunque a Maria, Madre del Signore, che ci aiuti a crescere in questa gioia e ad annunciarla sempre e ovunque, anche l&agrave; dove non &egrave; compresa, con generosit&agrave;, con coraggio e con fede.</p> 
<p>__________________</p> 
<p><b>Dopo l'Angelus</b></p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>ieri, a Mantova, &egrave; stata beatificata <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/maria-ignazia-isacchi-al-secolo-angela-caterina.html">Suor Maria Ignazia Isacchi</a>, fondatrice della Congregazione delle Suore Orsoline del Sacro Cuore di Ges&ugrave;. Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, si prodig&ograve; con carit&agrave; coraggiosa per i bisognosi e disagiati. Il suo esempio ravvivi in tutti noi il desiderio di essere nel mondo testimoni di amore evangelico verso tutti.</p> 
<p>La guerra nella martoriata Ucraina continua a causare sofferenze anche ben oltre i suoi confini, soprattutto nei Paesi pi&ugrave; poveri, dove tante persone dipendono dalle importazioni di cereali. Rivolgo un accorato appello alle parti in conflitto affinch&eacute; consentano il trasporto sicuro dei cereali nel Mar Nero. Il pane quotidiano di milioni di persone non pu&ograve; essere ostaggio della guerra.</p> 
<p>Oggi in Italia ricorre la Giornata per le Vittime degli incidenti sul lavoro. Saluto l’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro e incoraggio gli sforzi per la prevenzione.</p> 
<p>Rivolgo il mio caloroso benvenuto a tutti voi, romani e pellegrini!</p> 
<p>Saluto i membri della <i>Hermandad del Se&ntilde;or de los Milagros</i> a Roma e quanti hanno partecipato alla processione con la venerata Icona del Crocifisso. Grazie della vostra preghiera per la <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/uruguay-argentina-peru-6-17novembre2026.html">Visita pastorale che compir&ograve; in Per&ugrave;</a>.</p> 
<p>Accolgo con gioia i fedeli dell’Eparchia Greco Cattolica di Mukacevo in Ucraina, accompagnati dal loro Vescovo; la <i>Asociaci&oacute;n de fieles Hakuna</i>; <i>las</i><b> </b><i>“Antiguas Alumnas Jes&uacute;s Maria Espa&ntilde;a”</i>; il Coro e la Scuola corale della Cattedrale di Haarlem, nei Paesi Bassi; e i fedeli provenienti da Vienna.</p> 
<p>Saluto i giovani della vicaria di Chiaravalle, in diocesi di Senigallia; i soci dell’AIDO provinciale di Belluno; il gruppo “Ars Enotria” di Cosenza; e la squadra di calcio femminile dell’Ospedale di Biella.</p> 
<p>Carissimi, di recente, durante alcuni controlli, i medici mi hanno trovato un nodulo circoscritto al polmone. &Egrave; stato individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato. I medici ritengono opportuno intervenire e allora, seguendo i loro consigli, ho deciso di operarmi per toglierlo. L’intervento &egrave; gi&agrave; programmato nei prossimi giorni. Vi ringrazio per la vostra vicinanza spirituale e mi affido alla vostra preghiera.&nbsp;</p> 
<p>Grazie e buona domenica!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Partecipanti al Meeting dei Direttori dei Musei di tutto il mondo (Bizot Group) (10 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Sat, 10 Oct 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261010-direttori-musei.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261010-direttori-musei.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 12 Oct 2026 12:24:37 +0200 --> <p>Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.</p> 
<p>La pace sia con voi.</p> 
<p><i>Signore e Signori,&nbsp;&nbsp;&nbsp;</i></p> 
<p>ho colto con piacere la possibilit&agrave; di incontrarmi con voi membri del <i>Bizot Group</i>, che rappresentate alcuni tra i pi&ugrave; prestigiosi Musei del mondo. Saluto il vostro Presidente, Dottor Taco Dibbits, e ciascuno di voi. Per lavoro e per passione, sapete bene che ogni museo &egrave; luogo di memoria, di bellezza e di storia, che favorisce l’incontro tra generazioni, promuovendo la cultura e l’umana creativit&agrave;.</p> 
<p>Nel corso dei secoli la Chiesa ha coltivato un rapporto speciale con la dimensione artistica, apprezzando ogni sua forma. L’arte, infatti, &egrave; il modo attraverso il quale l’uomo, con il proprio ingegno, valorizza e trasfigura la materia, ovvero il creato che abita a immagine e somiglianza di Dio. Il tema del vostro incontro, la <i>Materialit&agrave;</i>, risulta al riguardo di particolare interesse, oltre che per esplorare i rapporti tra oggetto e interpretazione dell’opera d’arte, anche per riflettere sulla qualit&agrave; specifica della materia, come luogo nel quale Dio stesso ha voluto rivelarsi.</p> 
<p>A questo proposito, vorrei condividere con voi stamattina alcune brevi riflessioni.</p> 
<p>Anzitutto, la materia &egrave; disponibile: &egrave; un dono che ci viene consegnato. Con la sua maestria l’artista trasforma quanto ha tra le mani facendone a propria volta dono per gli altri: &egrave; cos&igrave; che l’elaborazione della cultura valorizza la bellezza del creato. Lo stesso &laquo;Ges&ugrave; lavorava con le sue mani, prendendo contatto quotidiano con la materia creata da Dio per darle forma con la sua abilit&agrave; di artigiano&raquo; (Francesco, Lett. Enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html#68.">Laudato si'</a></i>, 98).</p> 
<p>La materia, inoltre, &egrave; duttile: pu&ograve; essere modellata secondo l’idea dell’artista, per esprimerne l’intuizione, dando corpo o suono a emozioni, sogni e parole. L’arte, infatti, &egrave; un processo creativo attraverso cui l’uomo, imitando l’opera di Dio, plasma la materia per infondervi un significato trascendente. Essa diventa cos&igrave; segno di quella bellezza che ridesta gli occhi del cuore e della mente, orientando l’uomo verso l’alto.</p> 
<p>E infine la materia &egrave; memoria. Le opere conservate nei musei sono testimonianze di una storia che interpella ogni persona, di generazione in generazione. L’oggetto museale porge cos&igrave; al presente la sapienza del passato. La Chiesa, pellegrina nel tempo, proprio in questo modo ha inteso l’arte: non come mero estetismo, ma come forma d’annuncio evangelico attraverso la bellezza.</p> 
<p>Mi congratulo pertanto con tutti voi per il lavoro di conduzione e amministrazione dei Musei ai quali vi dedicate, custodendo un patrimonio comune all’umanit&agrave;. Auguro ogni bene per le iniziative del vostro Gruppo e invoco per voi, per i vostri cari e i vostri collaboratori la benedizione del Signore.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Partecipanti al Sinodo dei Vescovi della Chiesa di Antiochia dei Greco-Melchiti (10 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Sat, 10 Oct 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261010-sinodo-chiesa-grecomelchita.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261010-sinodo-chiesa-grecomelchita.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 11 Oct 2026 10:20:31 +0200 --> <p>Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!</p> 
<p><i>Beatitudine,<br /> Cari Fratelli Vescovi,<br /> fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>&egrave; un piacere incontravi in occasione del vostro Sinodo, che non &egrave; soltanto un atto di governo, ma anche un momento di comunione e di servizio come vescovi. Attraverso voi porgo un cordiale saluto ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, ai seminaristi e a tutti gli amati fedeli della Chiesa melkita, sia nei vostri territori sia nella diaspora in tutto il mondo.</p> 
<p>Come ben sapete, fu ad Antiochia che i seguaci di Cristo furono per la prima volta chiamati &laquo;cristiani&raquo;. Adesso come allora, i cristiani sono chiamati a vivere la propria vita in un modo che dia testimonianza della presenza viva di Dio che dimora in mezzo a noi. Di fatto, i primi cristiani si distinguevano dagli altri per la loro vita di carit&agrave;, cosa che ancora avviene nelle vostre parrocchie. Voi non portate semplicemente la fede nelle vostre menti, ma le permettete di penetrare nei vostri cuori, spinti dallo Spirito a condividere cibo con gli affamati, a fornire istruzione e cure sanitarie, ad accompagnare e a incoraggiare chi soffre, per permettere alla Chiesa di essere un faro — la luce di Cristo — specialmente in questo periodo tumultuoso.</p> 
<p>In molte delle terre tradizionali della vostra Chiesa i fedeli sono afflitti da guerre, disordini, estremismi religiosi e difficolt&agrave; economiche. Per tramite vostro, vorrei dire alla vostra amata Chiesa: sono con voi. Tutta la Chiesa cattolica &egrave; con voi. Perch&eacute; quando un membro soffre, tutto il corpo soffre insieme (cfr. <i>1 Cor</i>&nbsp; 12, 26). E proprio perch&eacute; state soffrendo e cercando di imitare Ges&ugrave; nella mitezza con cui ha redento il mondo, voi siete nel cuore della Chiesa. Penso in particolare alle ferite, alle difficolt&agrave; che affrontate, che spingono molti vostri fedeli a recarsi in Paesi lontani per trovare lavoro, per sfuggire ai pericoli e talvolta persino alla persecuzione, per far crescere la loro famiglia in sicurezza.</p> 
<p>Che grande vocazione ha la vostra Chiesa: essere testimone di riconciliazione e di pace in terre devastate dal conflitto. Voi siete i semi di comunione in terre che sono deturpate dalla violenza. Questa testimonianza vi rende davvero icone di secoli di fede nei luoghi pi&ugrave; santi della nostra salvezza.</p> 
<p>Talvolta la propensione umana per il conflitto pu&ograve; riguardare anche noi all’interno della Chiesa. Non a caso, nel sacro ed evocativo rito della vostra tradizione bizantina la prima istruzione per il sacerdote e il diacono che si preparano a celebrare la Divina Liturgia &egrave; di essere riconciliati con tutti, non serbare alcun rancore verso nessuno e non nutrire nessuna malvagit&agrave; nel cuore. Questa riconciliazione &egrave; di per se stessa un sacrificio in e con Cristo.</p> 
<p>A tale riguardo, il vostro Sinodo dei Vescovi funge da custode della comunione. Avete una grande responsabilit&agrave;, che deve essere salvaguardata e alimentata in seno alla collegialit&agrave; episcopale, come ho voluto sottolineare attraverso la Lettera Apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_letters/documents/20260829-mutua-concordia.html">Mutua concordia</a></i>. Dobbiamo essere sempre vigili per non cadere nella tentazione di elevarci al di sopra degli altri, cercando il potere invece del servizio, il profitto invece della trasparenza e dell’onest&agrave; e il successo personale invece della cura pastorale. Lo Spirito Santo ci spinge a cercare e a pregare, a pregare per quell’unit&agrave; che aiuter&agrave; tutte le persone a riconoscere che Cristo &egrave; in mezzo a noi.</p> 
<p>Inoltre, l’espressione pi&ugrave; eloquente della nostra fede e la comunicazione pi&ugrave; chiara della Buona Novella a coloro che non conoscono Cristo avviene quando prendiamo la nostra croce e scegliamo di manifestare amore nei momenti in cui proviamo paura, rabbia o sofferenza. Noi che serviamo la Chiesa come clero diamo ai nostri fedeli una speranza pi&ugrave; grande nel Vangelo quando esaminiamo noi stessi e ci consideriamo responsabili non solo nella gestione dei beni materiali, ma anche nel modo in cui cerchiamo la riconciliazione.</p> 
<p>Nel corso della storia abbiamo visto che le prove che affrontiamo — che sia il martirio o i semplici sacrifici che compiamo per amore del prossimo — danno l’opportunit&agrave; di mostrare la nostra fede in un modo che riecheggia nei cuori di quanti stanno cercando la vera pace. Prego, dunque, perch&eacute;, con speranza cristiana e con amore per tutte le persone con le quali vivete, continuiate a formare i giovani e a incoraggiare tutti nelle vostre pi&ugrave; nobili tradizioni.</p> 
<p>Da parte sua — e grazie alla generosit&agrave; di cos&igrave; tanta gente — la Sede Apostolica sta assicurando che vi siano borse di studio per i fedeli in Siria, Libano e Iraq, affinch&eacute; ricevano un’educazione cattolica. Il nostro obiettivo &egrave; di sostenere i giovani, di modo che le famiglie cristiane abbiano l’assistenza necessaria per restare in Medio Oriente e mantenere una presenza cristiana.</p> 
<p>Vi ringrazio per ci&ograve; che fate e vi assicuro della mia vicinanza spirituale. Affidando questo Sinodo all’intercessione della <i>Theotokos</i>&nbsp; — la genitrice di Dio — prego perch&eacute; lo Spirito Santo vi illumini e vi guidi nelle vostre decisioni. Su tutti voi e sui fedeli della Chiesa melkita, invoco l’abbondanza delle benedizioni di Dio.</p> 
<p>Grazie.</p> 
<p>___________________________</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-10/quo-231/testimoni-di-riconciliazione-e-pace-in-terre-devastate-dai-confl.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 231, sabato 10 ottobre 2026, p. 2.</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>&nbsp;</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Celebrazione eucaristica per l’inaugurazione dell’Anno Accademico delle Università Pontificie (8 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Thu, 08 Oct 2026 18:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20261008-messa-univ-pontificie.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20261008-messa-univ-pontificie.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 08 Oct 2026 18:51:45 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>celebriamo oggi l’Eucaristia invocando il dono dello Spirito Santo, affinch&eacute; l’inizio di un nuovo anno accademico nelle Universit&agrave; Pontificie sia pi&ugrave; di una semplice ripresa delle attivit&agrave; di studio e di ricerca. Desideriamo aprire l’intelligenza e le relazioni educative al soffio creatore del Risorto, che dona pace e unit&agrave;, per assumere ciascuno il proprio compito e rispondere cos&igrave; a Dio che chiama e a un’umanit&agrave; in attesa. Sia, dunque, questo nuovo inizio un vero momento ecclesiale, in cui l’esserci radunati attorno alla mensa del Signore alimenti la nostra comune missione. Nessuno, allora, insegner&agrave;, studier&agrave;, ricercher&agrave; solo per s&eacute; stesso, ma con gli altri, per gli altri e soprattutto con il Signore e per il Signore. Come abbiamo ascoltato dalla Lettera ai Galati, infatti, l’intelligenza &egrave; determinante per la fede e la missione.</p> 
<p>L’apostolo Paolo, preoccupato per le notizie ricevute dalle comunit&agrave; della Galazia, scrive parole che invitano i destinatari della Lettera a pensare. Il tono &egrave; vibrante, acceso, ma quello che potrebbe apparire un rimprovero &egrave; in realt&agrave; un appello all’intelligenza, alla memoria, al senso critico. In ogni epoca non mancano falsi maestri che volgono ai propri interessi il sentimento religioso di non pochi credenti, spingendoli spesso a radicalizzare qualche aspetto dell’insegnamento ricevuto a discapito dell’intero, che &egrave; Cristo e il suo Vangelo.</p> 
<p>Carissimi, stimate lo studio come servizio alla fede e alla verit&agrave;: per il bene vostro e di tanti fratelli e sorelle per i quali il Signore ha dato la sua vita. Sebbene, infatti, l’incontro con Lui generi gioia ed entusiasmo, mai si tratta di un venire “ammaliati” o “incantati” (cfr <i>Gal </i>3,1). La ragione, il porsi e porre domande, alla luce della Parola di Dio e della Tradizione della Chiesa sono parte essenziale del cammino di fede alla sequela di Ges&ugrave; Cristo. La Chiesa ha per ci&ograve; stesso il desiderio e la responsabilit&agrave; di custodire integro il tesoro della Rivelazione e di svilupparne nei diversi contesti l’intelligenza orante, la riflessione scientifica, la mediazione culturale, la traduzione pratica. Sono, queste, tutte espressioni di un unico amore, che oggi vi chiama, vi sostiene e vi impegna nella comune ricerca. &Egrave; una missione! Diverse sono le nostre vocazioni, ma unica &egrave; la missione.</p> 
<p>Troviamo poi un ulteriore suggerimento nelle parole dell’Apostolo. Egli, infatti, invita i Galati a ricordare da dove avevano cominciato. Scrive: &laquo;Siete cos&igrave; privi d’intelligenza che, dopo aver cominciato nel segno dello Spirito, ora volete finire nel segno della carne? Avete tanto sofferto invano?&raquo; (<i>Gal</i> 3,3-4). L’intelligenza, quindi, deve fare memoria: non semplicemente accostando dati, come un algoritmo fa ormai pi&ugrave; rapidamente di noi, ma ricordando le esperienze vissute, con le risonanze che solo l’animo umano pu&ograve; provare, ed entrando pi&ugrave; intensamente in contatto con la loro bont&agrave;. Tutto ci&ograve; che &egrave; buono inizia “nel segno dello Spirito Santo” e ha, dunque, un respiro, un dinamismo, un senso di comunione che, una volta sperimentati, si imprimono nel cuore. La routine, le ambizioni, le rivalit&agrave; e altri fattori negativi possono col tempo distrarre attenzione ed energia, lasciando inariditi e fiacchi, litigiosi e tristi. Occorre allora ritornare al cuore. L&igrave; tutto &egrave; cominciato, l&igrave; &egrave; l’inizio che rimane con noi. Carissimi, custodite il cuore! Che siate studenti, ricercatori o docenti, custodite il cuore, perch&eacute; ogni et&agrave; e responsabilit&agrave; siano vissute “nel segno dello Spirito”.</p> 
<p>Carissimi, in universit&agrave; coltivate l’amicizia, dono prezioso, tanto pi&ugrave; quando &egrave; vissuta nella comune ricerca della verit&agrave; in Cristo. Mantenetevi radicati nel popolo di Dio, stimatene il <i>sensus fidei</i>, accoglietene le domande. E non dimenticatevi dei poveri, che a volte sono quell’amico importuno, che viene a bussare di notte (cfr <i>Lc</i> 11,5-13). Portate la vita nello studio e lo studio nella vita, secondo la logica dell’Incarnazione, fuori dalla quale tace la Rivelazione. S&igrave;, pi&ugrave; ci allontaniamo dalla realt&agrave; intera che il Figlio di Dio ha assunto e abitato con infinito amore, meno avremo qualcosa da dire e possibilit&agrave; di capire. Sorelle, fratelli, ascoltiamo il desiderio di Dio che oggi torna a bussare e portiamolo nella ricerca scientifica. Condividiamo ci&ograve; che ci nutre. Sono molti a non avere le stesse opportunit&agrave; formative che noi abbiamo ricevuto. Apriamo la porta, non chiudiamoci.</p> 
<p>Come ho suggerito nella <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">mia prima Enciclica</a>, siamo oggi chiamati ad assumere l’atteggiamento del popolo al tempo di Neemia, per costruire la citt&agrave; che Dio desidera abitare con l’intera umanit&agrave; nella pace (cfr Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Due_icone_bibliche">Magnifica humanitas</a></i>, 8). Ognuno ha il suo compito in questo cantiere, nel quale &egrave; importante lavorare insieme. Ad esempio, chi fa i conti con la frammentazione del sapere e con l’impatto delle nuove tecnologie sulla mente umana si accorge che &laquo;occorre promuovere una vera igiene dell’attenzione: ritmi che prevedano silenzio, studio approfondito, lettura, confronto ponderato; senza questi elementi la libert&agrave; interiore pu&ograve; risultare compromessa&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#scuola">ibid</a>.</i>, 146).</p> 
<p>Lo studio della Teologia non &egrave; estraneo a queste sfide, ma nel cantiere della “citt&agrave; di Dio” la sua ricerca contribuisce a illuminare il lavoro di tutti, ponendosi come crocevia dei diversi saperi. In particolare, la Comunit&agrave; ecclesiale che &egrave; a Roma, con la sua vocazione a servire l’intera cattolicit&agrave;, &egrave; punto di incontro, di confronto e di reciproco arricchimento fra sensibilit&agrave;, culture e tradizioni diverse, nelle quali il Vangelo dischiude i suoi inesauribili tesori.</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, che possiate vivere con pienezza questi vostri anni romani. Non lasciateli passare invano! Qui Pietro ha confessato la sua fede fino al martirio. Qui Paolo, il grande traduttore universale dell’esperienza cristiana per tanti popoli, lingue e culture, ha terminato la sua corsa conservando la fede (cfr <i>2Tm</i> 4,7). In universit&agrave;, guardatevi intorno: nelle vostre aule siede il mondo. Accanto a voi studiano persone provenienti dall’Africa, dall’Asia, dall’America, dall’Europa e dall’Oceania. Non limitatevi a sedervi accanto: incontratevi, parlatevi, ascoltatevi, raccontatevi le vostre esperienze di Chiesa, pregate insieme, condividete momenti di svago, fate nascere amicizie che vi accompagneranno per tutta la vita.</p> 
<p>Il Signore ci ha detto: &laquo;Chiedete e vi sar&agrave; dato, cercate e troverete, bussate e vi sar&agrave; aperto. Perch&eacute; chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sar&agrave; aperto&raquo; (<i>Lc</i> 11,9-10). Forti di questa promessa, perseveriamo uniti nella preghiera. Affidiamo il nuovo anno accademico alla materna intercessione della Vergine Maria, Sede della Sapienza, e accogliamo lo Spirito Santo che il Padre nostro celeste non fa mancare a coloro che lo chiedono con fiducia filiale.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Videomessaggio del Santo Padre in occasione della 100ª Giornata Missionaria Mondiale (7 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Wed, 07 Oct 2026 13:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/mission/documents/20261007-videomessaggio-gmm.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/mission/documents/20261007-videomessaggio-gmm.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 07 Oct 2026 13:01:28 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle in Cristo</i>,&nbsp;</p> 
<p>mentre ricordiamo la Giornata Missionaria Mondiale, ringraziamo Dio per i frutti abbondanti che ha donato alla Chiesa da quando il mio predecessore, <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/pio-xi.html">Papa Pio XI</a>, ha istituito questa celebrazione annuale, cento anni fa. Egli desiderava cos&igrave; promuovere, in ogni Diocesi e parrocchia, una pi&ugrave; profonda comprensione della grandezza del compito missionario e una fervente preghiera per l’opera di evangelizzazione, incoraggiando la vocazione missionaria e sostenendo l’impegno delle <a href="https://www.ppoomm.va/it.html">Pontificie Opere Missionarie</a>.&nbsp;</p> 
<p>La realizzazione del fine scelto da <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/pio-xi.html">Pio XI</a> ha portato frutto anche nella mia vita. Guardando alla mia giovinezza, posso vedere come le preghiere offerte al Signore della messe abbiano misteriosamente aiutato a preparare il mio cuore per ascoltare la chiamata di Ges&ugrave; a seguirlo come missionario agostiniano. Inoltre, le preghiere e le offerte dei fedeli hanno incoraggiato e sostenuto il mio lavoro missionario in Per&ugrave;, cos&igrave; come quello di innumerevoli altri missionari in tutto il mondo. Per questo motivo vorrei esprimere la mia sincera gratitudine a tutti coloro che hanno sostenuto la Giornata Missionaria Mondiale nel corso degli anni.</p> 
<p>Il tema di questo centenario, “Uno in Cristo, uniti nella missione”, ci invita a riflettere sul compito fondamentale di coltivare l’unit&agrave; della Chiesa nel seguire Cristo, specialmente col nostro impegno e con la nostra responsabilit&agrave; di diffondere il Vangelo di salvezza a tutte le persone. Attraverso il Battesimo, infatti, ciascuno di noi diventa membro del Corpo di Cristo e ha un ruolo unico nel contribuire all’opera salvifica di Ges&ugrave;. Il Signore ci chiama a cooperare come una sola famiglia, con l’aiuto dello Spirito Santo, per portare ogni persona, ovunque sia, alla comunione della fede in Cristo. Ribadisco quindi lo speciale appello del Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale: &laquo;impegniamoci tutti a contribuire, ciascuno secondo la propria vocazione e i doni ricevuti, alla grande missione evangelizzatrice, che &egrave; sempre opera dell’amore. Le vostre preghiere e il vostro sostegno concreto […] saranno di grande aiuto per portare il Vangelo dell’amore di Dio a tutti, specie ai pi&ugrave; poveri e bisognosi&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/mission/documents/20260125-giornata-missionaria.html">Messaggio per la 100&ordf; Giornata Missionaria Mondiale</a></i>, 25 gennaio 2026).</p> 
<p>Mentre celebriamo questo centenario, vi ringrazio per tutto ci&ograve; che farete portando avanti l’eredit&agrave; della <i>Domenica Mondiale delle Missioni</i>, cos&igrave; da sostenere generosamente la missione di evangelizzazione che la Chiesa svolge in tutto il mondo.</p> 
<p>Possa la benedizione di Dio onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo, scendere su di voi e rimanere con voi per sempre. Amen.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Videomessaggio del Santo Padre in occasione della 100ª Giornata Missionaria Mondiale (7 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Wed, 07 Oct 2026 13:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20261007-videomessaggio-gmm.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20261007-videomessaggio-gmm.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 07 Oct 2026 13:02:00 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle in Cristo</i>,&nbsp;</p> 
<p>mentre ricordiamo la Giornata Missionaria Mondiale, ringraziamo Dio per i frutti abbondanti che ha donato alla Chiesa da quando il mio predecessore, <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/pio-xi.html">Papa Pio XI</a>, ha istituito questa celebrazione annuale, cento anni fa. Egli desiderava cos&igrave; promuovere, in ogni Diocesi e parrocchia, una pi&ugrave; profonda comprensione della grandezza del compito missionario e una fervente preghiera per l’opera di evangelizzazione, incoraggiando la vocazione missionaria e sostenendo l’impegno delle <a href="https://www.ppoomm.va/it.html">Pontificie Opere Missionarie</a>.&nbsp;</p> 
<p>La realizzazione del fine scelto da <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/pio-xi.html">Pio XI</a> ha portato frutto anche nella mia vita. Guardando alla mia giovinezza, posso vedere come le preghiere offerte al Signore della messe abbiano misteriosamente aiutato a preparare il mio cuore per ascoltare la chiamata di Ges&ugrave; a seguirlo come missionario agostiniano. Inoltre, le preghiere e le offerte dei fedeli hanno incoraggiato e sostenuto il mio lavoro missionario in Per&ugrave;, cos&igrave; come quello di innumerevoli altri missionari in tutto il mondo. Per questo motivo vorrei esprimere la mia sincera gratitudine a tutti coloro che hanno sostenuto la Giornata Missionaria Mondiale nel corso degli anni.</p> 
<p>Il tema di questo centenario, “Uno in Cristo, uniti nella missione”, ci invita a riflettere sul compito fondamentale di coltivare l’unit&agrave; della Chiesa nel seguire Cristo, specialmente col nostro impegno e con la nostra responsabilit&agrave; di diffondere il Vangelo di salvezza a tutte le persone. Attraverso il Battesimo, infatti, ciascuno di noi diventa membro del Corpo di Cristo e ha un ruolo unico nel contribuire all’opera salvifica di Ges&ugrave;. Il Signore ci chiama a cooperare come una sola famiglia, con l’aiuto dello Spirito Santo, per portare ogni persona, ovunque sia, alla comunione della fede in Cristo. Ribadisco quindi lo speciale appello del <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/mission/documents/20260125-giornata-missionaria.html">Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale</a>: &laquo;impegniamoci tutti a contribuire, ciascuno secondo la propria vocazione e i doni ricevuti, alla grande missione evangelizzatrice, che &egrave; sempre opera dell’amore. Le vostre preghiere e il vostro sostegno concreto […] saranno di grande aiuto per portare il Vangelo dell’amore di Dio a tutti, specie ai pi&ugrave; poveri e bisognosi&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/mission/documents/20260125-giornata-missionaria.html">Messaggio per la 100&ordf; Giornata Missionaria Mondiale</a></i>, 25 gennaio 2026).</p> 
<p>Mentre celebriamo questo centenario, vi ringrazio per tutto ci&ograve; che farete portando avanti l’eredit&agrave; della <i>Domenica Mondiale delle Missioni</i>, cos&igrave; da sostenere generosamente la missione di evangelizzazione che la Chiesa svolge in tutto il mondo.</p> 
<p>Possa la benedizione di Dio onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo, scendere su di voi e rimanere con voi per sempre. Amen.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Udienza Generale del 7 ottobre 2026 - I Documenti del Concilio Vaticano II. IV. Costituzione Gaudium et spes. 5. <i>La missione della Chiesa nel mondo contemporaneo</i> (<i>GS</i>, 40-45)]]></title><pubDate>Wed, 07 Oct 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20261007-udienza-generale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20261007-udienza-generale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 07 Oct 2026 11:52:15 +0200 --> <p><b>I Documenti del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>. IV. Costituzione <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a>. </i>5.<i> La missione della Chiesa nel mondo contemporaneo </i>(<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#40">GS</a></i>, 40-45)</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>Fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!</i></p>
<p>Riprendendo la riflessione sulla Costituzione conciliare <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i> (<i>GS</i>), oggi consideriamo il quarto capitolo della prima parte, dedicato alla missione della Chiesa nel mondo contemporaneo. Prima di tutto il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio</a> ricorda che la Chiesa non è “sopra” o “accanto” al mondo, ma come innestata in esso. «<i>Mundus reconciliatus Ecclesia</i>», scriveva S. Agostino (<i>Sermo</i> 96): la Chiesa è mondo già riconciliato con Dio; siamo pellegrini sulla terra e con questo mondo condividiamo la fragilità e la bellezza (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#41">GS</a></i>, 41).</p>
<p>Come il Figlio di Dio si è incarnato per dare la vita al mondo e riconciliarlo con il Padre, così la Chiesa abita nel mondo come segno dell’incarnazione di Dio per manifestare il suo disegno di renderci tutti suoi figli in un’unica grande famiglia umana. Perciò, la Chiesa cammina nella storia in mezzo alle genti e alle culture, e «questo intreccio di vita con i popoli le fa comprendere sempre più che la sua missione ha una portata storica e comporta una responsabilità nei confronti del modo in cui si tessono le relazioni sociali» (Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#UN_PENSIERO">Magnifica humanitas</a></i>, 19).</p>
<p>La prima missione della Chiesa è quella di aiutare le persone ad essere attente alle domande profonde della vita: quelle sulla nostra origine e il nostro destino, così come quelle sul senso dell’amore e del dolore (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#41">GS</a></i>, 41). La logica del profitto a tutti i costi e la manipolazione dell’informazione rischiano di esercitare una indebita pressione affinché le persone si conformino a uno stile di vita centrato sul consumo di beni materiali, ma il nostro cuore è fatto per guardare in alto.</p>
<p>I Padri del Concilio ricordano che la missione della Chiesa si realizza anche nel contribuire alla costruzione della città terrena. Tuttavia, i suoi metodi e la sua finalità non sono primariamente di ordine politico, bensì consistono nella testimonianza della fede e della carità, insieme con l’impegno per la giustizia, la pace, la fraternità. Adorando Cristo, il Giusto morto per gli ingiusti, il credente non può accettare l’oppressione dei piccoli e dei poveri, come pure quelle strutture inique che perpetuano condizioni di dipendenza e di ingiustizia. La <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/special/dottrina-sociale-chiesa.html">Dottrina sociale della Chiesa</a> orienta l’azione dei cristiani, che collaborano con tutte le persone di buona volontà nel<b> </b>promuovere il bene comune. Alla Chiesa, dunque, «niente sta più a cuore che di servire al bene di tutti e di potersi liberamente sviluppare sotto qualsiasi regime che rispetti i diritti fondamentali della persona e della famiglia e riconosca le esigenze del bene comune» (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#42">GS</a></i>, 42).</p>
<p>Per compiere con efficacia la missione evangelica è necessario che ogni battezzato si impegni a cooperare con la grazia dello Spirito Santo, affinché la sua fede sia viva e si esprima in comportamenti coerenti. Infatti, come ricordano i Padri conciliari, il distacco tra fede professata e vita quotidiana «va annoverato tra i più gravi errori del nostro tempo» (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#43">GS</a></i>, 43).</p>
<p><i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i> riserva una menzione particolare (cfr ibid.) alla missione dei fedeli laici, i quali, in forza del Battesimo, sono chiamati ad animare il mondo con lo spirito cristiano e la visione del Vangelo. Luoghi principali di questa azione, che può ben dirsi sacerdotale, sono indubbiamente la famiglia e l’attività lavorativa, ma essa si estende ad ogni ambiente di vita.</p>
<p>La Chiesa, infine, è sempre attenta a ciò che nella società avviene e si sviluppa (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#44">GS</a></i>, 44). È compito di tutto il Popolo di Dio, soprattutto dei pastori e dei teologi, discernere ciò che nelle culture del nostro tempo è degno di considerazione, avendo sempre come supremo criterio di discernimento la Parola di Dio e la Tradizione della Chiesa. Questo richiede un animo equilibrato e libero dalle mode culturali, capace di guardare al mondo in modo positivo e, al contempo, saldo nel custodire e presentare il messaggio evangelico nella sua integralità. Infatti, «non è certo annacquando i contenuti e ammorbidendo le esigenze che si può rendere attraente il cristianesimo» (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260528-dicastero-evangelizzazione.html">Discorso alla Plenaria del Dicastero per l’Evangelizzazione - Sezione per le questioni fondamentali dell’evangelizzazione del mondo</a>, </i>28 maggio 2026).</p>
<p>Carissimi, la Chiesa, mentre è in cammino nella storia, «ha di mira un solo fine: che venga il regno di Dio e si realizzi la salvezza di tutta l’umanità» (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#45">GS</a></i>, 45). A questo fine essa tende soprattutto attraverso la santità personale e l’amore fraterno. Scriveva <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it.html">San Paolo VI</a>: «Senza questo contrassegno di santità, la nostra parola difficilmente si aprirà la strada nel cuore dell’uomo del nostro tempo, ma rischia di essere vana e infeconda» (Esort. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/apost_exhortations/documents/hf_p-vi_exh_19751208_evangelii-nuntiandi.html">Evangelii nuntiandi</a></i>, 76). Pertanto, facciamoci docili all’azione dello Spirito Santo, perché ci aiuti a vivere in santità e carità, così che il mondo possa credere e sperare.</p>
<p>________________________</p>
<p><b>Saluti</b></p>
<p>Je salue cordialement les personnes de langue française, en particulier les pèlerins provenant des diocèses d’Amiens, d’Arras, de Marseille et le groupe de “Gens du Voyage”, ainsi aux fidèles venus du Sénégal. Frères et sœurs, apprenons à cultiver l’ouverture d’esprit et la capacité de porter un regard positif sur les personnes, afin de les aider à accueillir le message évangélique et à devenir des semeurs d’espérance dans la société. Que Dieu vous bénisse !</p>
<p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua francese, in particolare ai pellegrini provenienti dalle diocesi di Amiens, Arras e Marsilia, al gruppo “Gens du Voyage”, nonché ai fedeli venuti dal Senegal. Fratelli e sorelle, impariamo a coltivare l’apertura mentale e la capacità di guardare le persone con uno sguardo positivo, per aiutarle ad accogliere il messaggio evangelico e a diventare seminatori di speranza nella società. Dio vi benedica!</i>]</p>
<p>I extend a warm welcome to all the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, especially those from England, Scotland, Ireland, Uganda, South Africa, Australia, New Zealand, India, Indonesia, the Philippines, Sri Lanka, Canada and the United States of America. Upon each of you and your families, I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ. God bless you all!</p>
<p>Herzlich begrüße ich die Pilger deutscher Sprache, besonders die jungen Männer aus der Schweizerischen Eidgenossenschaft, die an der Informationswoche der Päpstlichen Schweizergarde teilnehmen. Allen wünsche ich einen guten Aufenthalt hier in Rom. Möge der Herr euch segnen und euch immer beschützen.</p>
<p>[<i>Saluto cordialmente i pellegrini di lingua tedesca, in particolare i giovani provenienti dalla Confederazione Elvetica che partecipano alla settimana informativa della Guardia Svizzera Pontificia. A tutti auguro un buon soggiorno qui a Roma. Il Signore vi benedica e vi protegga sempre.</i>]</p>
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española. Los animo a ser dóciles a las inspiraciones del Espíritu Santo, para que cada uno, desde su propio estado de vida, colabore a fin de que se instaure el Reino de Dios en el mundo y toda la humanidad reciba la salvación obtenida mediante el sacrificio de Cristo. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.</p>
<p>我向中文的人们致以诚挚的问候。亲爱的弟兄姐妹，愿玛利亚，耶稣的母亲，在你们困难与苦难时，成为你们的避难所与力量。我由衷地降福你们。</p>
<p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, Maria, la madre di Gesù, sia per voi rifugio e forza nei momenti di difficoltà e di sofferenza. Vi benedico di cuore</i>.]</p>
<p>Uma saudação cordial aos peregrinos de língua portuguesa, em especial aos grupos vindos do Brasil e de Portugal. Queridos irmãos e irmãs, na próxima segunda-feira, 12 de outubro, celebra-se <i>Nossa Senhora Aparecida</i>, Padroeira do Brasil. Confio todos vós e as vossas famílias à sua intercessão maternal. Que Nossa Senhora vos proteja sempre! Deus vos abençoe!</p>
<p>[<i>Un cordiale saluto ai pellegrini di lingua portoghese, in modo speciale, ai gruppi venuti dal Brasile e dal Portogallo. Cari fratelli e sorelle, il prossimo lunedì 12 ottobre si celebra </i>Nossa Senhora Aparecida<i>, Patrona del Brasile. Alla sua materna intercessione affido voi e le vostre famiglie. La Madonna vi custodisca sempre! Dio vi benedica!</i>]</p>
<p style="text-align: right;"><span class="arabic">أُحَيِّي المُؤمِنينَ النَّاطِقينَ باللغَةِ العربِيَّة. نَحنُ مَدعُوُّونَ إلى أنْ نَشهَدَ لِلمَسِيحِ بالمَحَبَّةِ والعَدلِ والسَّلام، مِن أجلِ بِناءِ عالَمٍ يَسُودُ فِيهِ الخَيرُ العام والأخُوَّةُ بَينَ الجَمِيع. باركَكُم الرّبُّ جَميعًا وحَماكُم دائِمًا مِن كُلِّ شَرّ!</span></p>
<p>[<i>Saluto i fedeli di lingua araba. Siamo chiamati a testimoniare Cristo attraverso l’amore, la giustizia e la pace, per costruire un mondo in cui il bene comune e la fraternità prevalgano tra tutti. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!</i>]</p>
<p>Serdecznie pozdrawiam Polaków, a szczególnie pielgrzymów z Diecezji Łomżyńskiej przybyłych wraz ich Biskupem, by dziękować za 100 lat tego Kościoła lokalnego, a także pielgrzymów z Diecezji Siedleckiej z ich Biskupami. Polecam was wstawiennictwu Maryi, Matki Pięknej Miłości, oraz wspominanej niedawno św. Faustyny Kowalskiej, „Apostołki Bożego Miłosierdzia”, byście na drogach codzienności zawsze ufali Bogu, który jest Panem dziejów. Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus!</p>
<p>[<i>Saluto cordialmente i polacchi, in particolare i pellegrini della Diocesi di Łomża, venuti con il loro Vescovo per rendere grazie per i 100 anni della Chiesa locale, nonché i pellegrini della Diocesi di Siedlce con i loro Vescovi. Vi affido all’intercessione di Maria, Madre del Bell’Amore, e di Santa Faustina Kowalska, «Apostola della Divina Misericordia», di cui abbiamo fatto di recente memoria, affinché nel cammino quotidiano confidiate sempre in Dio, Signore della storia. Sia lodato Gesù Cristo!</i>]</p>
<p style="text-align: center;">* * *</p>
<p>Rivolgo il mio cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai Frati Minori della Puglia e del Molise, ai fedeli delle parrocchie di Montenero di Bisaccia e di Bisceglie, all’Associazione nazionale Direttori Amministrativi e Finanziari.</p>
<p>Il mio pensiero va, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. L’odierna memoria liturgica della Beata Vergine Maria del Rosario mi offre l’opportunità per ricordare l’importanza del Santo Rosario, preghiera mariana tanto cara alla tradizione della Chiesa. Vi invito a recitarla per sperimentare il conforto della nostra Madre celeste, rifugio sicuro in mezzo alle difficoltà della vita.</p>
<p>A tutti la mia Benedizione.</p>
]]></description></item><item><title><![CDATA[Incontro con un gruppo di “Patrons of the Arts in the Vatican Museums” dalla Louisiana (7 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Wed, 07 Oct 2026 08:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261007-patrons-arts.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261007-patrons-arts.html</guid><description><![CDATA[<!-- Tue, 27 Oct 2026 10:51:52 +0100 --> <p>Nel nome del Padre e del Figlio<br /> e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi.</p> 
<p><br /> <i>Cari amici</i>,</p> 
<p>sono lieto di incontravi questa mattina e di accogliervi in Vaticano. Come <a href="https://www.museivaticani.va/content/museivaticani/it/sostieni.html" target="_blank">Patrons of the Arts in the Vatican Museums</a> siete indubbiamente attirati a Roma dal vostro amore per l’arte e la bellezza, nonch&eacute; dal desiderio di preservare il patrimonio artistico e religioso dell’umanit&agrave; a beneficio delle generazioni future. Ma oggi venite anche come pellegrini, spinti a visitare i luoghi sacri di Roma al fine di chiedere la grazia e la benedizione di Dio, sperimentare la sua misericordia e trovare rinnovata forza nel vostro cammino di fede quotidiano. In modo particolare, spero che il tempo da voi trascorso in preghiera presso le tombe degli Apostoli rafforzi i vostri vincoli con il Successore di Pietro e con la Chiesa Universale.</p> 
<p>Come ben sapete, <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it.html">Papa san Paolo VI</a> ha avuto un ruolo importante nella serie di eventi che alla fine hanno dato vita alla vostra Organizzazione. Una volta disse che “[q]uesto mondo nel quale viviamo ha bisogno di bellezza per non sprofondare nella disperazione. La bellezza, come la verit&agrave;, &egrave; ci&ograve; che infonde gioia al cuore degli uomini, […] che unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione” (<i><a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/speeches/1965/documents/hf_p-vi_spe_19651208_epilogo-concilio-artisti.html">Messaggio agli artisti a conclusione del concilio Vaticano II</a></i>, 8 dicembre 1965). Come Patrons, sono certo che abbiate sperimentato in prima persona che la bellezza ha il potere di risvegliare i desideri pi&ugrave; nobili del cuore umano, invitandoci ad andare oltre noi stessi e aprendo le nostre anime alla gratuit&agrave; dei doni di Dio. &Egrave; in questo contesto che vorrei ringraziarvi per la vostra generosa collaborazione degli ultimi decenni nell’aiutare a conservare l’arte dei <a href="https://www.museivaticani.va/content/museivaticani/it.html" target="_blank">Musei Vaticani</a>.</p> 
<p>In un’epoca dominata dalla tecnologia, in cui l’efficienza e il profitto spesso hanno la precedenza, &egrave; molto importante che continuiamo a coltivare uno spirito di contemplazione e concediamo tempo e spazio alla bellezza. Questo atteggiamento sar&agrave; di grande aiuto all’umanit&agrave;, specialmente ai giovani, non solo per scoprire la capacit&agrave; dell’arte di elevare e di rivelare le profondit&agrave; dello spirito umano e la nostra apertura al divino, ma anche per comprendere che il dono di s&eacute; &egrave; essenziale per una realizzazione autentica. Infine, la contemplazione offre una straordinaria opportunit&agrave; per incontrare il Dio che &egrave; Bellezza, descritta da sant’Agostino come sempre antica e sempre nuova, una Bellezza che cattura e continuamente attira a s&eacute; tutte le persone (cfr. <i>Le Confessioni</i>, X, 27); <i>Gv</i> 12, 32). Cari amici, mentre proseguite il vostro pellegrinaggio, vi incoraggio ad aprirvi a questa Bellezza e a contemplare modi per aiutare altri a fare lo stesso.</p> 
<p>Con rinnovata gratitudine e affidando tutti voi e le vostre famiglie all’amorevole intercessione di nostra Signora del Rosario, la cui memoria celebriamo oggi, vi imparto di cuore la mia Benedizione Apostolica, che estendo a tutti coloro che sono associati ai <a href="https://www.museivaticani.va/content/museivaticani/it/sostieni.html" target="_blank">Patrons of the Arts in the Vatican Museums</a>, come pegno di pace e di gioia nel Signore.</p> 
<p>______________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-10/quo-228/la-bellezza-risveglia-la-nobilta-d-animo.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 228, mercoled&igrave; 7 ottobre 2026, p. 4.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Sacerdoti e Religiose della Corea residenti in Roma (5 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Mon, 05 Oct 2026 12:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261005-sacerdoti-religiose-corea.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261005-sacerdoti-religiose-corea.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 05 Oct 2026 18:14:46 +0200 --> <p>Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!<br /> &nbsp;</p> 
<p>Buongiorno a tutti. Benvenuti!</p> 
<p>감사합니다! (Grazie!)<b></b></p> 
<p><i>Eminenza,<br /> cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>&Egrave; una gioia accogliere oggi voi, sacerdoti, religiose e religiosi coreani a Roma. Qui, presso le memorie degli Apostoli Pietro e Paolo, la fede che avete ricevuto in Corea trova le proprie radici e pu&ograve; ricevere nuovo slancio missionario. Venite da lontano, &egrave; vero, ma qui siete a casa.</p> 
<p>Saluto in particolare quanti sono impegnati nella preparazione della <a href="https://www.laityfamilylife.va/content/laityfamilylife/it/giovani/gmg.html">Giornata Mondiale della Giovent&ugrave;</a> di Seoul 2027. Ricorre inoltre il <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/2001/march/documents/hf_jp-ii_spe_20010323_collegio-coreano.html">venticinquesimo anniversario dell’inaugurazione della sede del Pontificio Collegio Coreano</a>: rivolgo alla comunit&agrave; del Collegio il mio augurio e il mio ringraziamento per il servizio reso alla Chiesa in Corea e alla Chiesa universale.</p> 
<p>La storia della vostra Chiesa &egrave; davvero singolare. La fede germogli&ograve; in Corea spontaneamente e si svilupp&ograve; anche attraverso la ricerca sincera della verit&agrave; di uomini che conobbero i testi cristiani e vollero sapere di pi&ugrave; su Ges&ugrave; Cristo. Da quella ricerca nacque il desiderio del Battesimo e dal Battesimo una comunit&agrave; che ricordava la Chiesa delle origini (cfr<i>At</i>4,32).</p> 
<p>Questa storia ci consegna due parole: memoria e speranza. La memoria cristiana non &egrave; nostalgia, ma gratitudine per ci&ograve; che Dio ha compiuto e responsabilit&agrave; per ci&ograve; che Egli affida oggi alle nostre mani. La speranza non &egrave; mero ottimismo, ma la certezza che Cristo &egrave; risorto e che nessuna oscurit&agrave; pu&ograve; avere l’ultima parola.</p> 
<p>La Chiesa in Corea &egrave; cresciuta sulla testimonianza dei martiri. Il popolo coreano ha mostrato nella sua storia una straordinaria forza d’animo: ha attraversato persecuzioni, guerre, povert&agrave; e divisioni, sapendo rialzarsi e guardare avanti. Illuminata dal Vangelo, questa tenacia &egrave; diventata fortezza cristiana: capacit&agrave; di attraversare la prova senza perdere la speranza e senza lasciare che la sofferenza indurisca il cuore.</p> 
<p>Custodire la memoria dei martiri significa permettere che la loro fede continui a vivere nelle nostre scelte, nel servizio, nel perdono e nel dono di noi stessi. Penso, in particolare, al <a href="https://www.causesanti.va/it/venerabili/tommaso-choe-yang-eop.html">Venerabile Tommaso Choe Yang-Eop</a>, secondo sacerdote della storia coreana, ricordato come il “martire del sudore”. Per undici anni percorse instancabilmente le strade della Corea per raggiungere comunit&agrave; cristiane lontane e nascoste, portando loro la Parola di Dio e i Sacramenti, fino a consumare la propria vita nel servizio. La sua testimonianza ci ricorda che esiste il martirio di chi offre la vita in un momento e quello, pi&ugrave; nascosto, di chi la dona giorno dopo giorno. S&igrave;, a questo sono chiamati tutti i cristiani: donare la vita con amore, ogni giorno.</p> 
<p>Il nostro tempo ha bisogno proprio di questo: di uomini e donne che abbiano il coraggio di fare il bene anche quando costa. Fatevi prossimi di chi &egrave; solo, sostenete chi &egrave; stanco, cercate chi si &egrave; allontanato. Abbiate il coraggio di perdonare, di ricominciare, di dialogare. Il bene non sempre viene riconosciuto e spesso costa fatica, ma &egrave; questo coraggio quotidiano della carit&agrave; che rende credibile il nostro annuncio del Vangelo.</p> 
<p>La forza per vivere cos&igrave; viene dall’amicizia con Ges&ugrave; Cristo, che disse ai suoi discepoli: &laquo;Vi ho chiamato amici&raquo; (<i>Gv</i>15,15). Cari sacerdoti, religiosi e religiose, custodite questa amicizia. Alimentatela nell’Eucaristia, nell’ascolto della Parola, nella preghiera e nel silenzio davanti al Signore. &Egrave; nello stare con Lui che ritroviamo la gioia della nostra vocazione e impariamo ad amare come Lui.</p> 
<p>E l’amicizia con Cristo ci apre alla fraternit&agrave;. Voi provenite da diocesi, istituti, congregazioni ed esperienze diverse: fate di questa diversit&agrave; una risorsa per la sinodalit&agrave;. Una Chiesa sinodale &egrave; una Chiesa che cammina insieme dietro lo stesso Signore, ascoltando, accogliendo e riconoscendo nell’altro un fratello e un compagno di strada, mai un concorrente.</p> 
<p>Questo assume un significato particolare pensando alla vostra terra. La penisola coreana porta ancora la dolorosa ferita della divisione. Per questo vi chiedo di essere sempre uomini e donne di riconciliazione. La pace comincia nel cuore e nei rapporti quotidiani, quando ascoltiamo invece di giudicare, perdoniamo invece di serbare rancore, scegliamo la comunione invece della contrapposizione. Siate uniti e siate artigiani di pace. Continuiamo ad adoperarci e a pregare perch&eacute; si aprano nuove strade di incontro e perch&eacute; il Vangelo della pace possa essere annunciato liberamente in ogni parte della penisola coreana e del mondo.</p> 
<p>La Corea, un tempo terra di missione, &egrave; diventata oggi patria di missionari. &Egrave; un frutto prezioso della fede e del sacrificio di quanti vi hanno preceduto: la memoria genera missione e la missione apre alla speranza. La prossima <a href="https://www.laityfamilylife.va/content/laityfamilylife/it/giovani/gmg.html">Giornata Mondiale della Giovent&ugrave;</a> render&agrave; visibile tutto questo. Giovani provenienti da ogni parte del mondo arriveranno in una terra dove il Vangelo &egrave; cresciuto attraverso la testimonianza dei martiri. Vorrei che fosse un grande incontro tra memoria e futuro: i martiri consegnano la fede alle nuove generazioni e i giovani la ricevono per portarla sulle strade del mondo.</p> 
<p>Ascoltate i giovani, camminate con loro e aiutateli a scoprire che seguire Cristo non diminuisce la libert&agrave;, ma la rende piena; che la fede non restringe la vita, ma le apre un orizzonte pi&ugrave; grande. Preparate dunque la <a href="https://www.laityfamilylife.va/content/laityfamilylife/it/giovani/gmg.html">GMG</a> con passione – come gi&agrave; fate –, custodendo nel cuore le parole: &laquo;Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!&raquo; (<i>Gv </i>16,33). I vostri martiri lo avevano compreso: la loro speranza non dipendeva da circostanze favorevoli, ma dalla certezza che Cristo aveva gi&agrave; vinto.</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, avete ricevuto una grande eredit&agrave;. Siate forti nella fede, generosi nella carit&agrave; e perseveranti nella speranza. Non stancatevi mai di fare il bene, anche quando costa e anche quando nessuno lo vede: nessun gesto compiuto per amore va perduto davanti a Dio.</p> 
<p>In questo mese dedicato al <a href="https://www.vatican.va/special/rosary/documents/misteri.html">Santo Rosario</a>, affido voi e il cammino verso la <a href="https://www.laityfamilylife.va/content/laityfamilylife/it/giovani/gmg.html">Giornata Mondiale della Giovent&ugrave;</a> alla Vergine Maria Immacolata, Patrona della Corea. Chiedo a <a href="https://www.vaticannews.va/it/santo-del-giorno/09/20/ss--andrea-kim-taegon--sacerdote--e-paolo-chong-hasang-e-compagn.html">Sant’Andrea Kim Tae-gon, a San Paolo Chong Ha-sang</a> e a tutti i santi e beati martiri coreani di accompagnarvi e di rendervi custodi della memoria, testimoni della speranza e artigiani di pace.</p> 
<p>A voi, alle vostre famiglie, ai vostri confratelli e consorelle e a tutto il Popolo di Dio che &egrave; in Corea imparto di cuore la Benedizione Apostolica. Grazie!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Delegazione dell'Associazione Dipendenti Laici Vaticani; e dell'Associazione Donne in Vaticano (5 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Mon, 05 Oct 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261005-dva-adlv.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261005-dva-adlv.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 05 Oct 2026 15:44:20 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi.<br /> &nbsp;</p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>sono lieto di accogliervi, vi ringrazio per la vostra visita e, ancora di pi&ugrave;, per la dedizione e lo spirito di servizio con cui svolgete il vostro lavoro quotidiano in diversi organismi della Sede Apostolica, collaborando, in questo modo, al ministero pastorale del Papa.</p> 
<p>Dinanzi alle sfide odierne poste al mondo del lavoro, in particolare dagli sviluppi dell’intelligenza artificiale, &egrave; pi&ugrave; che mai decisivo tenere desta l’attenzione sulla centralit&agrave; insostituibile della persona umana e sulla dignit&agrave; inalienabile del lavoro; esso, infatti, &laquo;non &egrave; un semplice strumento, ma esprime e accresce la dignit&agrave; della nostra vita. &Egrave; un’esigenza inscritta nella condizione umana, un cammino ordinario verso la maturit&agrave;, lo sviluppo e la realizzazione personale&raquo;. <a name="_ftnref1" href="#_ftn1" class=" cleaner">[1]</a></p> 
<p>Mediante il lavoro &laquo;contribuiamo al progresso della societ&agrave; e alla costruzione del bene comune, mettiamo a frutto le capacit&agrave; ricevute, miglioriamo e abbelliamo il mondo, sosteniamo le nostre famiglie, entriamo in relazioni di cooperazione e impariamo a costruire insieme, nell’ascolto e nel dialogo, qualcosa che nessuno potrebbe realizzare da solo&raquo;. <a name="_ftnref2" href="#_ftn2" class=" cleaner">[2]</a></p> 
<p>Cari amici e care amiche, voi appartenete a due Associazioni differenti, ma che hanno in comune l’ambiente di lavoro, cio&egrave; il Vaticano. I miei Predecessori, nei loro insegnamenti dedicati alla natura del lavoro nella Sede Apostolica, hanno posto al centro due concetti di fondamentale valore: quello di <i>comunit&agrave;</i>&nbsp;e quello di <i>unit&agrave;</i>, che stanno molto a cuore anche a me.</p> 
<p>In effetti, tutti coloro che, a vario titolo e con diversi compiti, sono chiamati a collaborare con il proprio lavoro al ministero del Papa costituiscono una <i>comunit&agrave; ecclesiale</i>, partecipe, in spirito di fede e di unit&agrave;, dell’unica e universale missione che il Signore Ges&ugrave; ha affidato all’apostolo Pietro e ai suoi successori.</p> 
<p>Con <i>pari dignit&agrave;</i>, tutti contribuiscono, ciascuno nel proprio ruolo e con il proprio impegno lavorativo, alla medesima missione, manifestando tale consapevolezza e responsabilit&agrave; anzitutto &laquo;nella scrupolosa fedelt&agrave; a tutti i compiti e doveri assegnati, come pure nello zelo, nella laboriosit&agrave; e nella professionalit&agrave; che debbono distinguere chiunque partecipa alle attivit&agrave; della medesima Sede Apostolica&raquo;. <a name="_ftnref3" href="#_ftn3" class=" cleaner">[3]</a></p> 
<p><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">San Giovanni Paolo II</a> ha riconosciuto che – cito – &laquo;per promuovere tale spirito […] potranno svolgere un compito valido di collaborazione Associazioni di prestatori d’opera, come l’Associazione Dipendenti Laici Vaticani&raquo;, precisando che &laquo;non risponde alla dottrina sociale della Chiesa lo slittamento di questo tipo di organizzazioni sul terreno della conflittualit&agrave; o della lotta&raquo;. <a name="_ftnref4" href="#_ftn4" class=" cleaner">[4]</a></p> 
<p><i>La via del dialogo</i>, dunque, rimane la strada maestra sulla quale anche io vi esorto a camminare sempre, con fiducia e creativit&agrave;, nella comune ricerca di soluzioni adeguate ai problemi che insieme dobbiamo affrontare e nell’edificazione quotidiana della nostra comunit&agrave; di lavoro.</p> 
<p><i>Rilanciare il dialogo</i>, a tutti i livelli, &egrave; infatti ci&ograve; che, <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">nella mia prima Enciclica</a>, ho voluto proporre alla Chiesa intera e a tutte le donne e gli uomini di buona volont&agrave;, quale &laquo;parte integrante della vocazione della Chiesa&raquo; <a name="_ftnref5" href="#_ftn5" class=" cleaner">[5]</a>, &laquo;strumento principale della convivenza tra le persone&raquo; <a name="_ftnref6" href="#_ftn6" class=" cleaner">[6]</a> e &laquo;via ordinaria per affrontare i conflitti&raquo;. <a name="_ftnref7" href="#_ftn7" class=" cleaner">[7]</a> In particolare, l’Associazione Dipendenti Laici Vaticani viene definita, nel vigente “Quadro normativo” che la riguarda, &laquo;una <i>struttura di dialogo</i> dei suoi associati con l’Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica&raquo;. <a name="_ftnref8" href="#_ftn8" class=" cleaner">[8]</a></p> 
<p>Da parte sua, l’Associazione Donne in Vaticano pu&ograve; contribuire a far crescere nei nostri ambienti lo stile di collaborazione, di ascolto reciproco, di attenzione alle situazioni di difficolt&agrave;. La presenza delle donne costituisce una ricchezza che va riconosciuta e valorizzata sempre pi&ugrave;. Esse apportano, oltre a una particolare sensibilit&agrave; verso le persone e le relazioni, anche l’insieme dei talenti umani, professionali e intellettuali propri dell’esperienza e del pensiero femminile. La loro competenza, capacit&agrave; di discernimento, creativit&agrave; e concretezza incrementano la vita delle istituzioni e contribuiscono ad acquisire uno sguardo pi&ugrave; ampio sulla realt&agrave; e sui problemi che si incontrano.</p> 
<p>Percorrendo insieme questo cammino, ci impegneremo a costruire sempre di pi&ugrave; una comunit&agrave; di lavoro dove le persone non vengano usate e scavalcate, dove ci si aiuti a vicenda, si riconosca a ciascuno il proprio valore e la propria competenza, evitando di generare insoddisfazioni e rancori. <a name="_ftnref9" href="#_ftn9" class=" cleaner">[9]</a></p> 
<p>Con questi sentimenti di apprezzamento e di fiducia benedico di cuore voi, i vostri cari e il vostro lavoro. Grazie.</p> 
<p>___________________________________________<br /> &nbsp;</p> 
<p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1" class=" cleaner">[1]</a> Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#La%20digni">Magnifica humanitas</a></i> (15 maggio 2026), 149.</p> 
<p><a name="_ftn2" href="#_ftnref2" class=" cleaner">[2]</a> <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#La%20digni">Ibid</a>.</i>, 148.</p> 
<p><a name="_ftn3" href="#_ftnref3" class=" cleaner">[3]</a> S. Giovanni Paolo II, <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/letters/1982/documents/hf_jp-ii_let_19821120_cardinale-casaroli.html">Lettera circa il significato del lavoro prestato alla Sede Apostolica</a></i> (20 novembre 1982): <i>AAS</i> 75 (1983), p. 121.</p> 
<p><a name="_ftn4" href="#_ftnref4" class=" cleaner">[4]</a> <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/letters/1982/documents/hf_jp-ii_let_19821120_cardinale-casaroli.html">Ibid</a>.</i>, p. 123.</p> 
<p><a name="_ftn5" href="#_ftnref5" class=" cleaner">[5]</a> Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#INTRODUZIONE">Magnifica humanitas</a></i>, 2.</p> 
<p><a name="_ftn6" href="#_ftnref6" class=" cleaner">[6]</a> <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Rilanciare_il_dialogo">Ibid</a>.</i>, 219.</p> 
<p><a name="_ftn7" href="#_ftnref7" class=" cleaner">[7]</a> <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Rilanciare_il_dialogo">Ibid</a>.</i>, 221.</p> 
<p><a name="_ftn8" href="#_ftnref8" class=" cleaner">[8]</a> “Quadro normativo dei rapporti tra Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica (ULSA) e Associazione Dipendenti Laici Vaticani (ADLV)”, approvato con Provvedimento del Segretario di Stato (N. 343.814/A, del 16 aprile 1994).</p> 
<p><a name="_ftn9" href="#_ftnref9" class=" cleaner">[9]</a> Cfr <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/december/documents/20251222-curia-romana.html">Discorso alla Curia Romana per gli auguri natalizi</a></i> (22 dicembre 2025).</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Incontro con i Capi delle Chiese Orientali e i Presidenti delle Conferenze Episcopali, in occasione del decimo anniversario di “Amoris laetitia” (7 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Sun, 04 Oct 2026 16:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261007-anniversario-amoris-laetitia.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261007-anniversario-amoris-laetitia.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 07 Oct 2026 19:01:30 +0200 --> <p><i>Miei cari fratelli nell’Episcopato,<br /> care famiglie,<br /> cari fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>ho desiderato convocare questo incontro a dieci anni dalla pubblicazione di <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a></i>, e vi ringrazio per aver riorganizzato i vostri impegni in modo da poter trascorrere questi giorni insieme. Ringrazio di cuore le coppie sposate e tutti coloro che sono venuti a condividere qualcosa della loro vita in Cristo e che prenderanno parte alle nostre conversazioni, cos&igrave; come gli esperti e i facilitatori.</p> 
<p>Permettetemi di iniziare ricordando il lungo e fecondo cammino sinodale e missionario che la Chiesa ha compiuto in relazione al matrimonio e alla famiglia, un cammino che siamo chiamati a proseguire.</p> 
<p>La famiglia ha sempre occupato un posto importante nella preoccupazione pastorale del Successore di Pietro e dei Vescovi che lo assistono attraverso la loro partecipazione al <a href="https://www.synod.va/it.html" target="_blank">Sinodo dei Vescovi</a>. Il Sinodo del 1980 riprese un desiderio gi&agrave; espresso da <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-i.html">Papa Giovanni Paolo I</a> durante il suo breve pontificato, che port&ograve; infine all’Esortazione apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_exhortations/documents/hf_jp-ii_exh_19811122_familiaris-consortio.html">Familiaris consortio</a>&nbsp;</i>di <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">San Giovanni Paolo II</a>.</p> 
<p>All’inizio del proprio pontificato, <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> ha posto nuovamente la famiglia al centro di un processo sinodale, riconoscendo la necessit&agrave; di proseguire il discernimento della Chiesa di fronte ai profondi cambiamenti che interessano un ambito cos&igrave; strettamente legato alla sua missione nel mondo di oggi. Quel percorso ha portato, dieci anni fa, all’Esortazione apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a></i>.</p> 
<p>A questo proposito, la Chiesa ha proseguito lungo il cammino indicato dal <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>. Quando i Padri conciliari posero la dignit&agrave; del matrimonio e della famiglia all’inizio della seconda parte della <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i>, riconobbero che la vita familiare offre un punto di accesso privilegiato alle grandi questioni culturali, economiche, sociali e politiche del nostro tempo, compresa l’opera di promozione della pace tra i popoli. L’interdipendenza di queste questioni &egrave; diventata oggi ancora pi&ugrave; evidente, sempre alla luce della Parola di Dio: &laquo;Li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascer&agrave; suo padre e sua madre e si unir&agrave; a sua moglie&raquo; (<i>Mc</i> 10,6-7). La famiglia rimane fondamentale per un approccio che coniughi il locale e il globale, guidato dalla ricerca di una fraternit&agrave; universale in Cristo che il Vangelo ci chiama a costruire con tutti. Questa storia di oltre mezzo secolo attribuisce al nostro incontro una responsabilit&agrave; particolare come Pastori, mentre la vocazione sinodale di tutta la Chiesa continua a dispiegarsi.</p> 
<p>All’interno di questa storia, <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a>&nbsp;</i>ha segnato una tappa importante e i dieci anni trascorsi dalla sua pubblicazione sono entrati a far parte della vita delle nostre Chiese particolari. In questo periodo, l’Esortazione Apostolica &egrave; stata accolta in diverse culture e contesti pastorali, ha accompagnato la vita concreta delle famiglie e ha ispirato iniziative e percorsi.</p> 
<p>Sono questi i dieci anni che ora portiamo insieme davanti al Signore Ges&ugrave;. Con la guida dello Spirito Santo, guardare con attenzione a ci&ograve; che &egrave; accaduto pu&ograve; aiutarci a riconoscere pi&ugrave; profondamente ci&ograve; che Cristo ha insegnato alla sua Chiesa in questi anni.</p> 
<p>Gli Atti degli Apostoli ci offrono una bella immagine di ci&ograve; che stiamo per fare. Al termine del loro viaggio missionario, Paolo e Barnaba &laquo;riunirono la Chiesa e riferirono tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro&raquo; (<i>At</i> 14,27). In seguito, mentre si recavano a Gerusalemme, attraversarono la Fenicia e la Samaria raccontando ci&ograve; che era accaduto durante la missione e il loro racconto port&ograve; grande gioia ai fratelli e alle sorelle. Quando raggiunsero Gerusalemme, furono accolti dalla Chiesa, dagli Apostoli e dagli anziani, e ancora una volta &laquo;riferirono quali grandi cose Dio aveva compiuto per mezzo loro&raquo; (<i>At </i>15,4).</p> 
<p>C’&egrave; qualcosa di questo movimento nel nostro stesso incontro. Come ho detto, la Chiesa ha trascorso questi dieci anni accogliendo <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a>&nbsp;</i>e camminando con famiglie in circostanze molto diverse.</p> 
<p>Anche noi portiamo con noi storie di ci&ograve; che Dio ha fatto in mezzo a noi. Sono storie raccolte lungo il cammino della missione: storie di conversione, di frutti inaspettati e delle relazioni che Dio ha intessuto all’interno delle famiglie mentre le nostre comunit&agrave; cercavano di accompagnarle, insieme alle difficolt&agrave; che abbiamo affrontato, alle domande che sono emerse e a ci&ograve; che abbiamo imparato lungo il percorso. Ci danno fiducia mentre iniziamo il nostro lavoro insieme. Presentiamole al Signore e condividiamole tra di noi, cercando di riconoscere ci&ograve; che Dio ha operato in mezzo a noi e dove il suo Spirito sta guidando la Chiesa oggi.</p> 
<p><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260319-messaggio-amorislaetitia.html">Nel mio messaggio del 19 marzo</a>, in occasione del decimo anniversario di <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a></i>, ho ricordato che &laquo;vi sono, infatti, luoghi e circostanze in cui la Chiesa &laquo;non pu&ograve; diventare sale della terra&raquo; se non per mezzo dei fedeli laici e, in particolar modo, delle famiglie&raquo;. In effetti, <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a>&nbsp;</i>ci invita a prendere sul serio questa vocazione e questa responsabilit&agrave;. Le famiglie stesse partecipano alla missione della Chiesa nel tessuto quotidiano della loro vita, attraverso l’amore e la fedelt&agrave;, la cura e il perdono, l’educazione dei figli, l’impegno nella trasmissione della fede, l’attenzione agli anziani e alle persone vulnerabili, e i molti modi in cui servono le loro comunit&agrave; e la societ&agrave;. In tutti questi modi, le famiglie rendono testimonianza al Vangelo e contribuiscono alla vita e alla missione della Chiesa.</p> 
<p>Come pastori, abbiamo ricevuto la responsabilit&agrave;, a tempo opportuno e inopportuno, di proclamare la bellezza del piano di Dio per il matrimonio e la famiglia e la sua chiamata all’amore e alla tenerezza. Questo ci sfida ad accompagnare le persone nel loro cammino verso la realizzazione della propria vocazione nelle circostanze concrete della loro vita.</p> 
<p>Questo ministero ci pone anche in una scuola di ascolto. La sapienza del Popolo di Dio ci raggiunge attraverso la nostra fede comune, che illumina tutte le famiglie, comprese quelle segnate da difficolt&agrave;, solitudine e talvolta persino da apparenti fallimenti. Il Signore stesso ci insegna con pazienza, quando ci prendiamo il tempo di ascoltare, e abbiamo certamente molto da imparare dalle famiglie.</p> 
<p>Le loro vite ci pongono anche delle domande che meritano di essere affrontate con coraggio. In molti contesti &egrave; emersa una crescente distanza tra il modo in cui vengono vissuti il sesso e l’intimit&agrave; e la visione cristiana del matrimonio. I giovani continuano ad anelare all’amore, alla fedelt&agrave; e al senso di appartenenza, eppure molti trovano difficile comprendere come una tale visione dell’amore possa concretizzarsi nella propria vita o credere che un impegno per tutta la vita sia la condizione per raggiungere ci&ograve; che desiderano. L’insicurezza economica, la migrazione, la violenza, la solitudine e altre forme di fragilit&agrave; emotiva influenzano anch’esse le scelte che le persone compiono e le possibilit&agrave; che riescono a immaginare per il proprio futuro.</p> 
<p>Queste realt&agrave; sollevano una serie di domande che dobbiamo affrontare con coraggio. Cosa cercano veramente le persone all’interno di questi cambiamenti culturali? Cosa ci rivelano le loro gioie e speranze, i loro dolori e le loro angosce? In quali ambiti il nostro linguaggio e le nostre pratiche pastorali riescono ad aprire una strada, e in quali non riescono a toccare il cuore delle persone o a sostenere i loro sforzi nel fare il bene? Cosa ci insegna l’esperienza vissuta delle famiglie — un’esperienza dalla quale non abbiamo ancora imparato appieno? Cosa possiamo offrire come formazione per una vita familiare salutare e santa? In particolare, cosa possiamo imparare dai genitori che cercano di accompagnare i propri figli e i giovani in tali contesti?</p> 
<p>La fragilit&agrave; merita un’attenzione particolare, poich&eacute; pu&ograve; plasmare profondamente il modo in cui le persone vedono s&eacute; stesse, il proprio futuro e persino il proprio rapporto con Dio e con la Chiesa. L’esperienza della fragilit&agrave; solleva la domanda se siamo in grado di rimanere vicini gli uni agli altri quando la vita non corrisponde pi&ugrave; a ci&ograve; che si era sperato, e se riusciamo a riconoscere l’opera della grazia anche in situazioni segnate da limiti, ferite e apparenti fallimenti.</p> 
<p>Anche sotto questo aspetto, l’esperienza delle famiglie ha qualcosa da insegnare a tutti, poich&eacute; la fragilit&agrave; appartiene alla nostra comune condizione umana e quindi anche alla vita della Chiesa. Conosciamo tutti il divario tra il bene che desideriamo e ci&ograve; che siamo in grado di vivere. Abbiamo bisogno di grazia, perdono e nuovi inizi per compiere la volont&agrave; di Dio, e impariamo che la fedelt&agrave; &egrave; essa stessa una grazia da ricevere e un cammino da rinnovare gradualmente, spesso attraverso la prova. Il riconoscimento di questa sfida condivisa dovrebbe plasmare il modo in cui ci accompagniamo a vicenda nella Chiesa. Che tipo di Chiesa, allora, incontrano le persone proprio quando sono pi&ugrave; fragili? Le nostre comunit&agrave; le aiutano a scoprire che hanno ancora un posto, una responsabilit&agrave; e doni da offrire? La verit&agrave; che proclamiamo pu&ograve; essere incontrata attraverso la pazienza, la vicinanza e la misericordia della nostra presenza pastorale? Come possiamo annunciare loro la pienezza dell’insegnamento del Vangelo sulla famiglia?</p> 
<p>In questi giorni, vi invito a dare a tali domande tutto il loro peso. Lo Spirito Santo spesso parla proprio attraverso le situazioni che ci mettono alla prova e ci illumina affinch&eacute; possiamo scoprire come la misericordia di Dio e la grazia salvifica di Cristo possano raggiungere le nostre famiglie oggi, in particolare nella loro debolezza e nella loro resilienza, nelle loro speranze e nelle loro delusioni, nel loro desiderio di comunione e nella loro ricerca di senso. Il nostro compito, quindi, non &egrave; solo quello di interpretare queste realt&agrave;, ma di lasciare che esse ci interpellino e stimolino la nostra responsabilit&agrave; pastorale, affinch&eacute; la Chiesa possa trovare modi rinnovati di annunciare il Vangelo, offrire le grazie sacramentali, accompagnare le famiglie e rendere visibile la tenerezza con cui Cristo continua a camminare in mezzo al suo popolo.</p> 
<p>Voglia il nostro dialogo reciproco essere improntato alla libert&agrave; evangelica che vediamo negli Atti degli Apostoli. Possiamo condividere ci&ograve; che ha portato gioia nelle nostre Chiese, ci&ograve; che ci ha messo alla prova e quali domande sono emerse con maggiore chiarezza attraverso l’esperienza. Inoltre, la diversit&agrave; delle situazioni da cui proveniamo pu&ograve; diventare un dono per il discernimento di tutta la Chiesa.</p> 
<p>Il <i>quadro tematico </i>preparato per questo incontro ha lo scopo di tenere presente l’ampiezza di <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a>&nbsp;</i>e di mettere in dialogo l’Esortazione Apostolica con ci&ograve; che le nostre Chiese hanno vissuto negli ultimi dieci anni. Traiamo ispirazione dalla ricchezza della parola di Cristo e dalla tradizione della Chiesa. Il programma &egrave; stato reso pubblico affinch&eacute; il Popolo di Dio possa accompagnare il nostro lavoro attraverso la preghiera e la riflessione sinodale.</p> 
<p>Da parte nostra, ascoltarci a vicenda, lasciare che ci&ograve; che sentiamo risuoni dentro di noi e rimanere attenti ai suggerimenti dello Spirito Santo pu&ograve; risvegliare la creativit&agrave; pastorale di cui abbiamo bisogno di fronte alle nuove domande.</p> 
<p>Ecco perch&eacute; il nostro ritiro comune di questa sera e la preghiera con cui inizieremo ogni giornata sono al centro del nostro lavoro. Chiedo al Signore di aiutarci a raccogliere i frutti che <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a></i> ha portato nelle nostre Chiese locali, affinch&eacute; possano nutrire l’intera Chiesa.</p> 
<p>Spero che, attraverso le numerose testimonianze che portate dalle vostre Chiese e da diversi contesti culturali, possa gradualmente prendere forma una narrazione condivisa di questi dieci anni, caratterizzata da gioia e speranza, e che ci renda capaci di affrontare con onest&agrave; le prove e le difficolt&agrave; che ancora permangono. Ci&ograve; alimenter&agrave; il discernimento pastorale delle Conferenze Episcopali e delle strutture gerarchiche delle Chiese orientali. Aiuter&agrave; inoltre le Chiese locali a riconoscere nuovi percorsi e a coinvolgere pi&ugrave; profondamente tutti i battezzati nel cammino sinodale della Chiesa. Chiedo inoltre che tutti noi preserviamo la discrezione e la riservatezza che questo tempo di ascolto e di discernimento richiede.</p> 
<p>Ci doni il Signore la libert&agrave; di ascoltarci a vicenda, la saggezza di riconoscere la sua opera in mezzo al suo popolo e il coraggio di seguire la strada che Egli ci indica, affinch&eacute;, ogni giorno, il Vangelo possa diventare sempre pi&ugrave; pienamente una buona notizia per le famiglie di tutto il mondo. Grazie.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Angelus, 4 ottobre 2026]]></title><pubDate>Sun, 04 Oct 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20261004-angelus.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20261004-angelus.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 05 Oct 2026 08:54:30 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, buona domenica!</i></p> 
<p>La parabola evangelica che viene proclamata nella Liturgia di questa domenica parla della vita di Ges&ugrave; e illumina il senso della sua missione (cfr <i>Mt </i>21,33-43). Egli &egrave; il Figlio di Dio inviato nel mondo, che per&ograve; viene rifiutato proprio da quanti avrebbero dovuto accoglierlo a braccia aperte. Chi &egrave; venuto per portare la salvezza, riceve una condanna; chi vuole donare la vita, viene messo a morte. Mentre ci fa riflettere sulle tante crudelt&agrave; che rovinano il mondo e la storia dei popoli, l’insegnamento di Cristo rivela la sempre pi&ugrave; grande misericordia del Padre suo.</p> 
<p>Quel violento rifiuto, infatti, non spezza la volont&agrave; di Dio, che nella sua infinita giustizia trasforma il male in riscatto: &laquo;La pietra che i costruttori hanno scartato &egrave; diventata la pietra d’angolo&raquo; (<i>Mt </i>21,42; cfr<i> Sal </i>118,22). Ges&ugrave; stesso ricorda queste parole del salmo, che celebra l’opera meravigliosa fatta dal Signore: proprio lo scarto diventa il fondamento che sostiene tutto. Ecco in che modo l’Onnipotente guida la storia, soccorrendoci in tutte le nostre cadute: Dio non butta mai via la nostra vita!</p> 
<p>Secondo l’immagine usata nella parabola, la vigna da coltivare con giustizia &egrave; la Chiesa, che costruiamo o danneggiamo con le nostre scelte. A questo riguardo, proprio oggi, nell’ottavo centenario della morte, desidero ricordare un operaio che ha lavorato con gran frutto nella vigna del Signore: San Francesco d’Assisi, al quale Ges&ugrave; stesso chiese di riparare la sua Chiesa. Ispirato dal Crocifisso, Francesco edific&ograve; anzitutto la propria vita sul fondamento di Cristo, condividendone la povert&agrave;, la letizia e le sofferenze, fino al mistico segno delle stigmate. Uomo di preghiera ardente, pieno di carit&agrave; verso tutti, fu esempio per i primi frati che condivisero la sua ascesi come autentica condizione per la riforma della Chiesa. San Francesco l’ha riparata in virt&ugrave; della fede nel Signore Ges&ugrave;, sanando le crepe della discordia con la testimonianza dell’amore fraterno.</p> 
<p>Carissimi, il carisma di san Francesco porta frutto ancora oggi, dopo otto secoli: lo testimoniano non solo la grande e vivace famiglia francescana, ma i molti doni che la sua eredit&agrave; spirituale diffonde nel Popolo di Dio. Mentre dunque celebriamo l’anno giubilare francescano, chiediamo con perseveranza il dono della pace e impegniamoci sinceramente a costruire la concordia fra i popoli.</p> 
<p>In quest’opera ci accompagni sempre l’intercessione di Maria Santissima nostra Madre, alla quale ora ci rivolgiamo, spiritualmente uniti ai fedeli radunati presso il Santuario di Pompei per elevare la Supplica alla Vergine del santo Rosario.</p> 
<p>_____________________________</p> 
<p><b>Dopo l'Angelus</b></p> 
<p>Cari fratelli e sorelle,</p> 
<p>domenica scorsa, <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/27/angelus.html">a Lourdes, ho invitato a pregare il Rosario, durante questo mese di ottobre</a>, con la speciale intenzione che cessino le guerre e si costruisca la pace. Fra i primi a farlo sono stati i bambini, e lo stanno facendo: dal 1&deg; al 7 ottobre la Fondazione “Aiuto alla Chiesa che soffre” promuove l’iniziativa “Un milione di bambini recita il Santo Rosario”, per la pace e l’unit&agrave; nel mondo. Ringrazio di cuore tutti i bambini e le bambine che, in tante parti del mondo, si uniscono a questa preghiera; e seguiamo tutti il loro esempio, invocando l’intercessione della Vergine Maria perch&eacute; i popoli siano liberati dal flagello della guerra. In particolare, preghiamo per la Terra Santa e per le vittime innocenti della violenza.</p> 
<p>Nei prossimi giorni, in occasione del decimo anniversario dell’Esortazione apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a></i>, avr&agrave; luogo in Vaticano un incontro a cui ho convocato i Capi delle Chiese Orientali Cattoliche e i Presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo. Sar&agrave; un momento di discernimento sinodale, per individuare i passi da compiere per annunciare oggi il Vangelo con le famiglie e le giovani generazioni. Affido alla vostra preghiera questo impegno e soprattutto le famiglie, che, con l’aiuto di Dio, sono segno di speranza e ricchezza inestimabile per la Chiesa e per la societ&agrave;.</p> 
<p>Sono lieto per le molteplici iniziative che celebrano l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi. Ricordo, in particolare, quelle che hanno avuto luogo ad Assisi, con la presenza delle massime Autorit&agrave; dello Stato Italiano. E saluto anche i Radioamatori di Assisi e Foligno che diffondono il messaggio di pace di San Francesco.</p> 
<p>Rivolgo ora il mio saluto a tutti voi, che siete presenti oggi in Piazza San Pietro!</p> 
<p>Do il benvenuto ai partecipanti alla <i>International Week of Sacred Music</i>, organizzata dal Pontificio Istituto di Musica Sacra; come pure ai fedeli di Puente Alto in Santiago del Cile; agli insegnanti e agli studenti del <i>Gymnasium Sankt Bonaventura</i> di Dillingen, in Germania.</p> 
<p>Saluto i cresimandi di Pinerolo; i fedeli di Fasana Polesine; i ragazzi della Val Brembana che hanno camminato sulla Via Francigena da Viterbo a Roma; l’Associazione FIABA, che promuove campagne per migliorare l’accessibilit&agrave; dei luoghi pubblici; il gruppo “Mamme che regalano un sorriso”, di Taranto; e l’associazione “Studenti con le Stellette”, di Lurago d’Erba.</p> 
<p>Benedico di cuore i fedeli che oggi, da questa Piazza, si recheranno in pellegrinaggio al Santuario della Madonna della Rivelazione sulla Via Laurentina, proseguendo la tradizione avviata dal Papa Pio XII.</p> 
<p>A tutti auguro una buona domenica.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Santa Messa per il Corpo della Gendarmeria (3 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Sat, 03 Oct 2026 17:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20261003-messa-gendarmeria.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20261003-messa-gendarmeria.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 03 Oct 2026 18:45:44 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p>
<p>sono molto contento di celebrare per voi e con voi l’Eucaristia, in occasione dalla festa del vostro Patrono San Michele Arcangelo. Poco fa quindici di voi hanno pronunciato il loro giuramento. Questo è il momento della preghiera. In particolare, ora soffermiamoci brevemente a riflettere sulla Parola di Dio che abbiamo ascoltato: essa ci aiuta a comprendere che cosa significa servire, custodire e proteggere.</p>
<p>Il profeta Isaia (5,1-7) ci ha parlato della vigna amata e curata con tanta attenzione. È simbolo dell’amore di Dio per il suo popolo. Dio ha fatto di tutto per la sua vigna e attende da essa frutti buoni. E il Signore chiama tutti i suoi figli a lavorare nella sua vigna, così che noi siamo nello stesso tempo vigna e operai. Per voi, Gendarmi, questo servizio è un modo di essere operai nella vigna del Signore. Alla vostra cura sono affidati luoghi, ingressi, edifici, ma soprattutto persone. Un &nbsp;tratto che appare nell’incontravi è proprio la cura: è bello vedere come guardate l’altro non come un problema da risolvere, ma come una persona da rispettare e custodire.</p>
<p>Nel Vangelo (<i>Mt</i> 21,33-43), la parabola di Gesù ci ha mostrato un esempio negativo: i vignaioli che, nel tempo, hanno dimenticato che la vigna non appartiene a loro, ma è stata loro affidata perché se ne prendano cura. È un richiamo prezioso per chi vive un servizio: ciò che riceviamo è una responsabilità da custodire con umiltà e dedizione, da vivere con discrezione e senso del dovere. Sapete bene che l’autorità, alla luce del Vangelo, si esprime anzitutto nella capacità di custodire, ascoltare e accompagnare, con equilibrio, fermezza e rispetto.</p>
<p>E poi Gesù racconta che il padrone della vigna manda il proprio figlio. Al centro della parabola c’è questo figlio, che rappresenta il Cristo. E al centro della vostra vita e del vostro servizio deve esserci Lui: Gesù Cristo. Prima ancora di essere gendarmi, siete uomini chiamati a seguirlo. Da Lui impariamo la forza che sa farsi mitezza, la vigilanza che nasce dalla fiducia, l’autorevolezza che cammina insieme all’umiltà e il coraggio di intervenire con cuore misericordioso.</p>
<p>Nella seconda Lettura San Paolo ci ha detto: «Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste» (<i>Fil</i> 4,6). Anche questa è una parola molto appropriata per il vostro servizio. Ci saranno giornate tranquille e giornate difficili; momenti in cui sarà necessario decidere rapidamente; situazioni che porteranno stanchezza e preoccupazione. Il gendarme non porta tutto da solo: prega, sa affidarsi, sa ritrovare in Dio quella pace che gli permette di agire con lucidità e con cuore sereno.</p>
<p>E l’Apostolo aggiunge: “Quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, ciò che è virtù e merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri” (cfr <i>Fil</i> 4,8). Ecco un altro tratto del vostro “identikit”: un cuore e una mente educati al bene. Prima di ogni gesto esterno c’è uno sguardo interiore. Chi custodisce gli altri deve custodire prima dentro di sé la verità, la giustizia, la bontà e il rispetto. Custodire gli altri chiede un cuore custodito dal Signore.</p>
<p>Il vostro lavoro vi chiede certamente di essere vigili, ma la Parola di oggi vi invita a qualcosa di ancora più profondo: a vegliare con cura anche su voi stessi. A custodire il cuore, perché non si indurisca ma sia sempre docile a Dio e attento agli altri; a custodire la coscienza, perché continui a guidarvi con rettitudine; a custodire la fraternità tra voi, perché ciascuno possa sentirsi accolto, sostenuto e mai solo. Perché un gruppo diventa davvero “comunità” quando i suoi membri si prendono cura gli uni degli altri e imparano a camminare insieme, sostenendosi con semplicità e amore.</p>
<p>Concludo anche quest’anno con un pensiero di affetto e di gratitudine per le vostre famiglie. Ai genitori, alle mogli, ai figli, alle fidanzate: grazie! Voi conoscete i sacrifici, le assenze, gli orari, le preoccupazioni e anche il peso di un servizio che non sempre si vede.</p>
<p>A chi serve da tanti anni e ai quindici che oggi hanno giurato, dico: non dimenticate mai per chi e per che cosa avete scelto di servire. Siate uomini affidabili, discreti, leali. Lasciate che sia Gesù ad ispirare il vostro servizio. Il vostro distintivo più bello sia un cuore che sa custodire.</p>
<p>Affidiamo tutto questo alla Madonna. Maria, donna della cura e della fiducia, accompagni le vostre famiglie e ciascuno di voi. E a San Michele Arcangelo chiediamo di starvi accanto nella vigilanza e nella lotta contro ogni male. Che vi protegga nel vostro servizio e vi aiuti a rimanere fedeli, perché il Signore Gesù sia sempre al centro della vostra vita, del vostro servizio e del vostro cuore.</p>
]]></description></item><item><title><![CDATA[Comunità del Pontificio Collegio Teutonico di Santa Maria in Campo Santo, nel 150° anniversario di fondazione (3 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Sat, 03 Oct 2026 11:45:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261003-campo-santo-teutonico.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261003-campo-santo-teutonico.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 03 Oct 2026 13:05:35 +0200 --> <p>Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!<br /> <br /> </p> 
<p><i>Eccellenze,<br /> Reverendo Mons. Rettore,<br /> cari sacerdoti del Collegio,<br /> cari membri dell’Arciconfraternita,<br /> care sorelle e cari fratelli,</i></p> 
<p>sono lieto di incontrarvi in occasione del 150&deg; anniversario della fondazione del vostro Collegio e vi do un caloroso benvenuto. Le origini del Campo Santo come punto di riferimento privilegiato per i pellegrini diretti a Roma provenienti dal territorio del Sacro Romano Impero risalgono all’VIII secolo. Nel XIX secolo questo luogo assunse particolare importanza per i sacerdoti dei rispettivi Paesi, quando l’attivit&agrave; del clero era stata notevolmente ostacolata, se non resa del tutto impossibile, a causa delle misure di politica ecclesiastica del <i>Kulturkampf</i> nell’Impero tedesco. Divenne cos&igrave;, grazie all’accoglienza dell’Arciconfraternita del Campo Santo Teutonico, un luogo di rifugio e di studio per i sacerdoti provenienti dall’area di lingua tedesca, trasformandosi poi sempre pi&ugrave; in un importante centro per l’archeologia cristiana, la storia della Chiesa e la ricerca sulle origini cristiane. Tutti voi potete guardare con gratitudine ai ricchi frutti di questa storia.</p> 
<p>Anche oggi il Collegio sacerdotale vuole essere un luogo sicuro di formazione, in cui i chierici che qui vivono possano approfondire il proprio cammino intellettuale e spirituale, per poter poi rispondere alle domande delle persone nella loro patria di fronte alle grandi sfide del nostro tempo e rendere conto della speranza che &egrave; in noi (cfr <i>1 Pt</i> 3,15).</p> 
<p>Una caratteristica peculiare del vostro Collegio &egrave; la vicinanza unica alla tomba di san Pietro Apostolo, che nella storia di questa Istituzione, sin dai suoi inizi, &egrave; andata di pari passo con una fedele adesione al Romano Pontefice. Ci&ograve; traspare dal titolo di &laquo;Pontificio Collegio&raquo;, che <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/benedetto-xvi.html">Papa Benedetto XVI</a> le ha conferito nel 2010. A tale onore &egrave; legato anche un impegno: custodire questa vicinanza e questa unit&agrave; con il Successore di Pietro e con la Fede degli Apostoli che egli proclama.</p> 
<p>Questa unica Fede in Cristo &egrave; il principio dell’unit&agrave; tra i fedeli, per la quale il Signore ha pregato per suoi discepoli, poich&eacute; essa costituisce un elemento essenziale per la credibilit&agrave; della nostra testimonianza (cfr <i>Gv</i> 17,20-21). Fate vostra questa supplica accorata di Ges&ugrave;, chiedete questo dono, affinch&eacute; la comunit&agrave; del vostro Collegio sia un luogo in cui tale unit&agrave; possa essere concretamente praticata e resa visibile.</p> 
<p>A tal fine chiedo per voi l’aiuto dello Spirito Santo. Affido voi e il vostro Collegio, insieme all’Arciconfraternita e alla Societ&agrave; di G&ouml;rres a Roma alla vostra patrona Santa Maria della Piet&agrave; e vi benedico tutti di cuore. Grazie.</p>]]></description></item></channel></rss>