<rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"><channel><title>vatican.va</title><link>https://www.vatican.va</link><description>vatican.va</description><language>it</language><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Camerun: Incontro con il Mondo Universitario all’Università Cattolica dell’Africa Centrale (Yaoundé, 17 aprile 2026)]]></title><pubDate>Fri, 17 Apr 2026 17:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260417-camerun-mondo-universitario.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260417-camerun-mondo-universitario.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 17 Apr 2026 17:16:03 +0200 --> <p><i>Signor Gran Cancelliere,<br /> cari fratelli nell’Episcopato,<br /> Signor Rettore,<br /> illustri membri del corpo docente,<br /> cari studenti,<br /> distinte Autorit&agrave;,<br /> Signore e Signori!</i></p> 
<p>&Egrave; per me una grande gioia rivolgermi a voi in questa Universit&agrave; Cattolica dell’Africa Centrale, luogo di eccellenza per la ricerca, la trasmissione del sapere e la formazione di tanti giovani. Esprimo la mia gratitudine alle Autorit&agrave; accademiche per la loro calorosa accoglienza e per il loro costante impegno al servizio dell’educazione. &Egrave; motivo di speranza che questa istituzione, fondata nel 1989 dall’Associazione delle Conferenze Episcopali dell’Africa Centrale, sia un faro al servizio della Chiesa e dell’Africa, nella sua ricerca della verit&agrave; e nella promozione della giustizia e della solidariet&agrave;.</p> 
<p>Oggi pi&ugrave; che mai &egrave; necessario che le Universit&agrave;, a maggior ragione gli Atenei cattolici, divengano vere e proprie comunit&agrave; di vita e di ricerca, che introducano studenti e docenti a una fraternit&agrave; nel sapere, &laquo;per fare esperienza comunitaria della gioia della Verit&agrave; e per approfondirne il significato e le implicazioni pratiche. Ci&ograve; che il Vangelo e la dottrina della Chiesa sono chiamati oggi a promuovere, in generosa e aperta sinergia con tutte le istanze positive che fermentano la crescita della coscienza umana universale, &egrave; un’autentica cultura dell’incontro, una cultura anzi, possiamo ben dire, dell’incontro tra tutte le autentiche e vitali culture, grazie al reciproco scambio dei propri rispettivi doni nello spazio di luce dischiuso dall’amore di Dio per tutte le sue creature. Come ha sottolineato&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/benedetto-xvi.html">Papa Benedetto XVI</a>, la verit&agrave; &egrave; “logos” che crea “dia-logos” e quindi comunicazione e comunione&raquo;(Francesco, Cost. ap.&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_constitutions/documents/papa-francesco_costituzione-ap_20171208_veritatis-gaudium.html">Veritatis gaudium</a></i>, 4b).</p> 
<p>Difatti, mentre molti nel mondo sembrano perdere i propri punti di riferimento spirituali ed etici, trovandosi imprigionati nell’individualismo, nell’apparenza e nell’ipocrisia, l’Universit&agrave; &egrave; per eccellenza un luogo di amicizia, di cooperazione e insieme di interiorit&agrave; e di riflessione. Alle sue origini, nel Medioevo, i suoi iniziatori le diedero come meta la Verit&agrave;. Ancora oggi, docenti e studenti sono chiamati a proporsi come fine e, al tempo stesso, come stile di vita, la ricerca comune della verit&agrave;, poich&eacute;, come ha scritto San John Henry Newman, &laquo;tutti i principi veri traboccano di Dio, tutti i fenomeni conducono a Lui&raquo; (S. J.H. Newman,&nbsp;<i>L’id&eacute;e d’universit&eacute;</i>, Gen&egrave;ve 2007, 97).</p> 
<p>D’altra parte, quella che Newman chiamava “luce gentile”, ossia &laquo;la luce della fede, in quanto unita alla verit&agrave; dell’amore, non &egrave; aliena al mondo materiale, perch&eacute; l’amore si vive sempre in corpo e anima; la luce della fede &egrave; luce incarnata, che procede dalla vita luminosa di Ges&ugrave;. Essa illumina anche la materia, confida nel suo ordine, conosce che in essa si apre un cammino di armonia e di comprensione sempre pi&ugrave; ampio. Lo sguardo della scienza riceve cos&igrave; un beneficio dalla fede: questa invita lo scienziato a rimanere aperto alla realt&agrave;, in tutta la sua ricchezza inesauribile. La fede risveglia il senso critico, in quanto impedisce alla ricerca di essere soddisfatta nelle sue formule e la aiuta a capire che la natura &egrave; sempre pi&ugrave; grande. Invitando alla meraviglia davanti al mistero del creato, la fede allarga gli orizzonti della ragione per illuminare meglio il mondo che si schiude agli studi della scienza&raquo;(Francesco, Lett. enc.&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20130629_enciclica-lumen-fidei.html">Lumen fidei</a></i>, 34).</p> 
<p>Carissimi, l’Africa pu&ograve; contribuire in modo fondamentale ad allargare gli orizzonti troppo angusti di un’umanit&agrave; che fatica a sperare. Nel vostro magnifico Continente la ricerca &egrave; particolarmente sfidata ad aprirsi a prospettive interdisciplinari, internazionali e interculturali. E oggi abbiamo urgente bisogno di pensare la fede all’interno degli scenari culturali e delle sfide attuali, cos&igrave; da farne emergere la bellezza e la credibilit&agrave; nei differenti contesti, specialmente in quelli pi&ugrave; segnati da ingiustizie, diseguaglianze, conflitti, degrado materiale e spirituale.&nbsp;&nbsp;</p> 
<p>La grandezza di una Nazione non pu&ograve; essere valutata solo in base all’abbondanza delle sue risorse naturali e neppure per la ricchezza materiale delle sue istituzioni. Infatti, nessuna societ&agrave; pu&ograve; prosperare se non si fonda su coscienze rette, educate alla verit&agrave;. In questo senso, il motto della vostra Universit&agrave;: &laquo;Al servizio della verit&agrave; e della giustizia&raquo;, vi ricorda che la coscienza umana, intesa come il santuario interiore ove uomini e donne si scoprono interpellati dalla voce di Dio, &egrave; il terreno su cui poggiare le fondamenta giuste e stabili per ogni societ&agrave;. Formare coscienze libere e santamente inquiete &egrave; condizione affinch&eacute; la fede cristiana appaia come una proposta pienamente umana, capace di trasformare la vita dei singoli e della societ&agrave;, di innescare cambiamenti profetici rispetto ai drammi e alle povert&agrave; del nostro tempo e di incoraggiare una ricerca di Dio sempre ulteriore, mai sazia.</p> 
<p>&Egrave;&nbsp;infatti nella coscienza che si elabora il discernimento morale, con il quale liberamente cerchiamo quel che &egrave; vero e onesto. Quando la coscienza ha cura di essere illuminata e retta, diventa fonte di un agire coerente, orientato verso il bene, la giustizia e la pace.</p> 
<p>Nelle societ&agrave; contemporanee, e quindi anche in Camerun, si osserva una erosionedei punti di riferimento morali che un tempo guidavano la vita collettiva. Ne deriva che oggi si tende ad approvare in modo superficiale alcune pratiche un tempo considerate inaccettabili. Questa dinamica si spiega in parte con i mutamenti sociali, i vincoli economici e le dinamiche politiche che influenzano i comportamenti individuali e collettivi. I cristiani, e in modo del tutto speciale i giovani cattolici africani, non devono avere paura delle “cose nuove”. In particolare, la vostra Universit&agrave; pu&ograve; formare pionieri di un nuovo umanesimo nel contesto della rivoluzione digitale, di cui il continente africano conosce bene non soltanto gli aspetti ammalianti, ma anche il lato oscuro delle devastazioni ambientali e sociali procurate dall’affannosa ricerca di materie prime e terre rare. Non guardate dall’altra parte: &egrave; un servizio alla verit&agrave; e all’intera umanit&agrave;. Senza questa fatica educativa, l’adattamento passivo alle logiche dominanti verr&agrave; scambiato per competenza, e la perdita di libert&agrave; per progresso.</p> 
<p>Ci&ograve; vale tanto pi&ugrave; in rapporto alla diffusione dei sistemi di intelligenza artificiale, che organizzano sempre pi&ugrave; pervasivamente i nostri ambienti mentali e sociali. Come ogni grande trasformazione storica, anche questa richiede non solo competenze tecniche, ma una formazione umanistica capace di rendere visibili le logiche economiche, i pregiudizi incorporati e le forme di potere che modellano la percezione del reale. Negli ambienti digitali, strutturati per persuadere, l’interazione viene ottimizzata fino a rendere superfluo l’incontro reale, l’alterit&agrave; delle persone in carne e ossa viene neutralizzata e la relazione ridotta a risposta funzionale. Carissimi, voi invece siete persone reali! Anche la creazione ha un corpo, un respiro, una vita da ascoltare e da custodire. &laquo;Geme e soffre&raquo; (cfr&nbsp;<i>Rm</i>&nbsp;8,22) come ognuno di noi.</p> 
<p>Quando la simulazione diventa norma, l’umana capacit&agrave; di discernimento si atrofizza e i nostri legami sociali si chiudono in circuiti autoreferenziali che non ci espongono pi&ugrave; al reale. Viviamo allora come dentro bolle impermeabili le une alle altre, ci sentiamo minacciati da chiunque sia diverso e ci disabituiamo all’incontro e al dialogo. Cos&igrave; dilagano polarizzazione, conflitti, paure, violenza. Non &egrave; in gioco un semplice rischio di errore, ma una trasformazione del rapporto stesso con la verit&agrave;.</p> 
<p>&Egrave; proprio in quest’ambito che l’Universit&agrave; cattolica ha il dovere di assumere una responsabilit&agrave; di primo piano. Non si limita, infatti, a trasmettere conoscenze specialistiche, ma forma menti capaci di discernimento e cuori disposti all’amore e al servizio. Prepara soprattutto i futuri dirigenti, i funzionari pubblici, i professionisti e gli altri futuri<b>&nbsp;</b>attori sociali a svolgere con rettitudine gli incarichi che saranno loro affidati, a esercitare le loro responsabilit&agrave; con probit&agrave;, a inserire la loro azione in un’etica al servizio del bene comune.</p> 
<p>Cari figli e figlie del Camerun, cari studenti, di fronte allacomprensibiletendenza migratoria, che pu&ograve; indurre a credere che altrove si possa trovare facilmente un futuro migliore, vi invito anzitutto a rispondere con un ardente desiderio di servire il vostro Paese e di volgere a beneficio dei vostri concittadini le conoscenze che state acquisendo qui. Ecco la ragion d’essere della vostra Universit&agrave;, fondata trentacinque anni fa per formare i pastori d’anime e i laici impegnati nella societ&agrave;: sono questi i testimoni di saggezza e di equit&agrave; dei quali il continente africano ha bisogno.</p> 
<p>A proposito, vorrei ricordare un’espressione di&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">San Giovanni Paolo II</a>: l’Universit&agrave; cattolica &egrave; &laquo;nata dal cuore della Chiesa&raquo;&nbsp;(S. Giovanni Paolo II, Cost. ap.&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_constitutions/documents/hf_jp-ii_apc_15081990_ex-corde-ecclesiae.html">Ex corde Ecclesiae</a></i>, 1) e partecipa alla sua missione di annunciare la verit&agrave; che libera. Questa affermazione rimanda anzitutto a un’esigenza intellettuale e spirituale: ricercare la verit&agrave; in tutte le sue dimensioni, con la convinzione che fede e ragione non si oppongono ma si sostengono a vicenda. Inoltre, richiama il fatto che docenti e studenti dell’Universit&agrave; sono coinvolti nel compito della Chiesa di &laquo;annunciare la buona novella di Cristo a tutti, dialogando con le diverse scienze al servizio di una comprensione sempre pi&ugrave; profonda e di un’attuazione della verit&agrave; nella vita personale e sociale&raquo;&nbsp;(Francesco, Cost.. ap,&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_constitutions/documents/papa-francesco_costituzione-ap_20171208_veritatis-gaudium.html">Veritatis gaudium</a></i>, 5).</p> 
<p>Di fronte alle sfide del nostro tempo, l’Universit&agrave; cattolica occupa un posto unico e insostituibile. Ripensiamo in proposito ai pionieri di questa Istituzione, che hanno posto le fondamenta su cui voi costruite oggi, uno per tutti, ricordo il Reverendo Barth&eacute;lemy Nyom, Rettore per quasi tutti gli anni Novanta. Sul loro esempio, siate sempre ben consapevoli del fatto che, insieme alla trasmissione del sapere e all’abilitazione delle competenze professionali, questa Universit&agrave;mira a contribuire alla formazione integrale della persona umana. L’accompagnamento spirituale e umano costituisce una dimensione essenziale dell’identit&agrave; dell’Universit&agrave; cattolica. Attraverso la formazione spirituale, le iniziative della pastorale universitaria e i momenti di riflessione, gli studenti sono invitati ad approfondire la loro vita interiore e a orientare il loro impegno nella societ&agrave; alla luce di valori autentici e solidi. In questo modo, cari studenti, imparate a diventare costruttori del futuro dei vostri rispettivi Paesi e di un mondo pi&ugrave; giusto e pi&ugrave; umano.</p> 
<p>Cari docenti, il vostro ruolo &egrave; centrale. Perci&ograve; vi incoraggio a incarnare i valori che desiderate trasmettere, anzitutto la giustizia e l’equit&agrave;, l’integrit&agrave;, il senso del servizio e della responsabilit&agrave;. L’Africa e il mondo hanno bisogno di persone che si impegnino a vivere secondo il Vangelo e a mettere le loro competenze al servizio del bene comune. Non tradite questo nobile ideale! Oltre che guide intellettuali, siate modelli il cui rigore scientifico e la cui personale onest&agrave; educhino la coscienza dei vostri studenti. L’Africa ha infatti bisogno di essere liberata dalla piaga della corruzione. E per un giovane tale consapevolezza deve consolidarsi fin dagli anni della formazione, grazie al rigore morale, al disinteresse e alla coerenza di vita dei propri educatori e insegnanti. Giorno dopo giorno, ponete le fondamenta indispensabili per la costruzione di una coerente identit&agrave; morale e intellettuale. Testimoniando la verit&agrave;, specialmente davanti alle illusioni dell’ideologia e delle mode, create un ambiente in cui l’eccellenza accademica si unisce naturalmente alla rettitudine umana.</p> 
<p>Signore e Signori, la virt&ugrave; principale che deve animare la comunit&agrave; universitaria &egrave; l’umilt&agrave;. Qualunque sia il nostro ruolo e la nostra et&agrave;, dobbiamo sempre ricordare che siamo tutti discepoli, cio&egrave; compagni di studio con un unico Maestro, che ha tanto amato il mondo da dare la sua vita. Vi ringrazio e di cuore vi benedico!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Camerun: Santa Messa all’Aeroporto Internazionale di Bamenda (16 aprile 2026)]]></title><pubDate>Thu, 16 Apr 2026 15:15:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260416-camerun-messa-bamenda.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260416-camerun-messa-bamenda.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 16 Apr 2026 17:19:51 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle in Cristo,</i></p> 
<p>come pellegrino di pace e di unit&agrave;, vengo in mezzo a voi e vi esprimo la gioia di trovarmi qui a visitare la vostra regione e soprattutto a condividere il vostro cammino, le vostre fatiche, le vostre speranze.</p> 
<p>Le manifestazioni festose che accompagnano le vostre liturgie e la gioia che sgorga dalla preghiera che elevate a Dio sono il segno del vostro abbandono fiducioso in Lui, della vostra incrollabile speranza, del vostro aggrapparvi, con tutte le forze, all’amore del Padre che si fa vicino e guarda con compassione le sofferenze dei suoi figli. Nel Salmo che abbiamo pregato insieme, viene cantata questa fiducia in Lui che oggi siamo chiamati a rinnovare: &laquo;Il Signore &egrave; vicino a chi ha il cuore spezzato, egli salva gli spiriti affranti&raquo; (<i>Sal</i>&nbsp;34,19).</p> 
<p>Fratelli e sorelle, tanti sono i motivi e le situazioni che spezzano il cuore e ci gettano nell’afflizione. Le speranze in un futuro di pace e di riconciliazione, infatti, in cui ciascuno viene rispettato nella sua dignit&agrave; e a ciascuno vengono garantiti i diritti necessari, sono continuamente prosciugate dai tanti problemi che segnano questa bellissima terra: le numerose forme di povert&agrave;, che anche di recente interessano moltissime persone con una crisi alimentare in corso; la corruzione morale, sociale e politica, legata soprattutto alla gestione della ricchezza, che impedisce lo sviluppo delle istituzioni e delle strutture; i gravi e conseguenti problemi che interessano il sistema educativo e quello sanitario, cos&igrave; come la grande migrazione all’estero, in particolare dei giovani. E alle problematiche interne, spesso alimentate dall’odio e dalla violenza, si aggiunge anche il male causato dall’esterno, da coloro che in nome del profitto continuano a mettere le mani sul continente africano per sfruttarlo e saccheggiarlo.</p> 
<p>Tutto questo rischia di farci sentire impotenti e di disseccare la nostra fiducia. Eppure, questo &egrave; il momento di cambiare, di trasformare la storia di questo Paese. Oggi e non domani, adesso e non in futuro, &egrave; giunto il momento di ricostruire, di comporre nuovamente il mosaico dell’unit&agrave; mettendo insieme le diversit&agrave; e le ricchezze del Paese e del Continente, di edificare una societ&agrave; in cui regnino la pace e la riconciliazione.</p> 
<p>&Egrave; vero, quando una situazione si &egrave; consolidata da tempo, il rischio &egrave; quello della rassegnazione e dell’impotenza, perch&eacute; non ci aspettiamo alcuna novit&agrave;; eppure, la Parola del Signore apre spazi di nuovi e genera trasformazione e guarigione, perch&eacute; &egrave; capace di mettere il cuore in movimento, di mettere in crisi l’andamento normale delle cose a cui facilmente rischiamo di abituarci, di renderci protagonisti attivi del cambiamento. Ricordiamoci questo: Dio &egrave; novit&agrave;, Dio crea cose nuove, Dio ci rende persone coraggiose che, sfidando il male, costruiscono il bene.</p> 
<p>Lo vediamo nella testimonianza degli Apostoli, cos&igrave; come abbiamo ascoltato nella Prima Lettura: mentre le autorit&agrave; del sinedrio interrogano gli Apostoli, li rimproverano e li minacciano perch&eacute; essi stanno annunciando pubblicamente il Cristo, essi rispondono: &laquo;Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Ges&ugrave;, che voi avete ucciso appendendolo a una croce&raquo; (<i>At</i>&nbsp;5,29-30).</p> 
<p>Il coraggio degli Apostoli si fa coscienza critica, si fa profezia, si fa denuncia del male, e questo &egrave; il primo passo per cambiare le cose. Obbedire a Dio, infatti, non &egrave; un atto di sottomissione che ci opprime o annulla la nostra libert&agrave;; al contrario, l’obbedienza a Dio ci rende liberi, perch&eacute; significa affidare la nostra vita a Lui e lasciare che sia la sua Parola a ispirare il nostro modo di pensare e di agire. Cos&igrave;, come abbiamo ascoltato dal Vangelo, che ci riporta l’ultima parte del dialogo tra Ges&ugrave; e Nicodemo, &laquo;chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo &egrave; al di sopra di tutti&raquo; (<i>Gv</i>&nbsp;3,31). Chi obbedisce a Dio prima che agli uomini e al modo di pensare umano e terreno, ritrova la propria libert&agrave; interiore, riesce a scoprire il valore del bene e a non rassegnarsi al male, riscopre la via della vita, diventa costruttore di pace e di fraternit&agrave;.</p> 
<p>Fratelli e sorelle, la consolazione per i cuori spezzati e la speranza nel cambiamento della societ&agrave; sono possibili se ci affidiamo a Dio e alla sua Parola. Il richiamo dell’Apostolo Pietro, per&ograve;, dobbiamo sempre conservarlo nel cuore e riportarlo alla nostra memoria: obbedire a Dio, non agli uomini. Obbedire a Lui, perch&eacute; Lui solo &egrave; Dio. E questo ci invita a promuovere l’inculturazione del Vangelo e a vigilare con attenzione, anche sulla nostra religiosit&agrave;, per non cadere nell’inganno di seguire quei percorsi che mescolano la fede cattolica con altre credenze e tradizioni di tipo esoterico o gnostico, che in realt&agrave; hanno spesso delle finalit&agrave; politiche ed economiche. Solo Dio libera, solo la sua Parola apre sentieri di libert&agrave;, solo il suo Spirito ci rende persone nuove che possono cambiare questo Paese.</p> 
<p>Vi accompagno con la mia preghiera costante e benedico in particolare la Chiesa qui presente: tanti sacerdoti, missionari, religiosi e laici che lavorano per essere fonte di consolazione e di speranza. Vi incoraggio a continuare su questa strada e vi affido all’intercessione di Maria Santissima, Regina degli Apostoli e Madre della Chiesa.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Camerun: Incontro per la Pace con la Comunità di Bamenda nella Cattedrale di San Giuseppe (Bamenda, 16 aprile 2026)]]></title><pubDate>Thu, 16 Apr 2026 11:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260416-camerun-incontro-pace.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260416-camerun-incontro-pace.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 16 Apr 2026 18:01:54 +0200 --> <p><i>Sorelle e fratelli carissimi,</i></p> 
<p>&egrave; una gioia per me essere in mezzo a voi in questa regione cos&igrave; martoriata. E come le vostre testimonianze hanno appena dimostrato, tutto il dolore che ha travolto la vostra comunit&agrave; rende oggi pi&ugrave; dirompente la consapevolezza: Dio non ci ha mai abbandonato! In Dio, nella sua pace, possiamo sempre ricominciare!</p> 
<p>Sua Eccellenza l’Arcivescovo ricordava la profezia che esclama: &laquo;Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace!&raquo; (<i>Is</i> 52,7). Salutava cos&igrave; la mia venuta in mezzo a voi, ma ora vorrei rispondere: come sono belli anche i vostri piedi, impolverati da questa terra insanguinata, ma feconda, da questa terra oltraggiata, ma ricca di vegetazione e generosa di frutti. Sono i piedi che vi hanno portato fin qui e che, pur incontrando prove e ostacoli, vi hanno mantenuto sulle strade del bene. Che tutti possiamo proseguire sulle strade del bene che portano alla pace! Vi ringrazio, perch&eacute; – &egrave; vero! – sono qui per annunciare la pace, ma subito trovo che voi la annunciate a me e al mondo intero. Infatti, come poco fa ha ricordato uno di voi, la crisi che ha sconvolto queste regioni del Camerun ha avvicinato pi&ugrave; che mai le comunit&agrave; cristiane e musulmane, tanto che i vostri leader religiosi si sono uniti e hanno fondato un Movimento per la Pace, attraverso il quale cercano di mediare tra le parti avverse.</p> 
<p>In quanti luoghi del mondo vorrei che avvenisse cos&igrave;! La vostra testimonianza, il vostro impegno per la pace pu&ograve; essere un modello per il mondo intero! Ges&ugrave; ci dice: “Beati gli operatori di pace!”. Guai, invece, a chi piega le religioni e il nome stesso di Dio ai propri obiettivi militari, economici o politici, trascinando ci&ograve; che &egrave; santo in ci&ograve; che vi &egrave; di pi&ugrave; sporco e tenebroso. S&igrave;, miei cari fratelli e sorelle, voi affamati e assetati di giustizia, voi poveri, misericordiosi, miti e puri di cuore, voi che avete pianto siete la luce del mondo (cfr <i>Mt</i> 5,3-14)! Bamenda, tu oggi sei la citt&agrave; sul monte, splendida agli occhi di tutti! Sorelle e fratelli, siate a lungo il sale che d&agrave; sapore a questa terra. non perdete il vostro sapore, anche negli anni a venire! Fate tesoro di quanto vi ha avvicinati e avete condiviso nell’ora del pianto. Facciamo tutti tesoro di questo giorno in cui siamo venuti insieme ad impegnarci per la pace! Siate olio che si riversa sulle ferite umane.</p> 
<p>A questo proposito, il mio grazie va a tutti coloro – in particolare alle donne, laiche e religiose – che si prendono cura delle persone traumatizzate dalla violenza. &Egrave; un lavoro immenso, invisibile, quotidiano e, come ha ricordato Sr. Carine, esposto al pericolo. I signori della guerra fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere, ma spesso non basta una vita a ricostruire. Fingono di non vedere che occorrono miliardi di dollari per uccidere e devastare, ma non si trovano le risorse necessarie a guarire, a educare, a risollevare. Chi rapina la vostra terra delle sue risorse, in genere investe in armi buona parte dei profitti, in una spirale di destabilizzazione e di morte senza fine. &Egrave; un mondo a rovescio, uno stravolgimento della creazione di Dio che ogni coscienza onesta deve denunciare e ripudiare, scegliendo quell’inversione a U – la conversione – che conduce nella direzione opposta, sulla strada sostenibile e ricca della fraternit&agrave; umana. Il mondo &egrave; distrutto da pochi dominatori ed &egrave; tenuto in piedi da una miriade di fratelli e sorelle solidali! Sono la discendenza di Abramo, incalcolabile come le stelle del cielo e i granelli di sabbia sulla spiaggia del mare. Guardiamoci negli occhi: siamo gi&agrave; questo popolo immenso! La pace non &egrave; da inventare: &egrave; da accogliere, accogliendo il prossimo come nostro fratello e come nostra sorella. Nessuno sceglie i suoi fratelli e le sue sorelle: ci dobbiamo soltanto accogliere! Siamo una sola famiglia e abitiamo la stessa casa, questo meraviglioso pianeta di cui le antiche culture per millenni si sono prese cura.</p> 
<p><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>&nbsp;ha scritto nell’Esortazione apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html">Evangelii gaudium</a></i>&nbsp;qualcosa che mi tornava alla mente ascoltando le vostre parole: &laquo;La missione al cuore del popolo non &egrave; una parte della mia vita, o un ornamento che mi posso togliere, non &egrave; un’appendice, o un momento tra i tanti dell’esistenza. &Egrave; qualcosa che non posso sradicare dal mio essere se non voglio distruggermi. Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html#Il_piacere_spirituale_di_essere_popolo">n. 273</a>).</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle di Bamenda, &egrave; con questi sentimenti che sono oggi fra voi! Serviamo insieme la pace! &laquo;Bisogna riconoscere s&eacute; stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare. L&igrave; si rivelano l’infermiera nell’animo, il maestro nell’animo, il politico nell’animo, quelli che hanno deciso nel profondo di essere con gli altri e per gli altri&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html#Il_piacere_spirituale_di_essere_popolo">ibid</a>.). Cos&igrave; il mio amato <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Predecessore</a>&nbsp;ci ha esortati a camminare insieme, ognuno nella propria vocazione, allargando i confini delle nostre comunit&agrave;, con la concretezza di chi comincia dal proprio lavoro locale per arrivare all’amore del prossimo, chiunque e ovunque sia. &Egrave; la rivoluzione silenziosa di cui voi siete testimoni! Come ha detto l’Imam, ringraziamo Dio che questa crisi non sia degenerata in una guerra religiosa, e che tutti stiamo ancora cercando di amarci gli uni gli altri! Andiamo avanti senza stancarci, con coraggio, e soprattutto insieme, sempre insieme!</p> 
<p>Camminiamo insieme, nell’amore, cercando sempre la pace!</p> 
<p><i>[Uscito sul sagrato]</i></p> 
<p>Miei cari fratelli e sorelle, oggi il Signore ci ha scelti tutti come operatori di pace in questa terra! Rivolgiamo tutti una preghiera al Signore, affinch&eacute; la pace regni veramente tra noi, affinch&eacute;, mentre liberiamo queste colombe bianche — simbolo di pace —, la pace di Dio scenda su tutti noi, su questa terra, e ci mantenga tutti uniti nella sua pace. Sia lodato il Signore!</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>&nbsp;</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Camerun: Santa Messa nel “Japoma Stadium” (Douala, 17 aprile 2026)]]></title><pubDate>Thu, 16 Apr 2026 11:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260417-camerun-messa-japoma-stadium.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260417-camerun-messa-japoma-stadium.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 17 Apr 2026 12:37:44 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle,</i></p>
<p>il Vangelo che abbiamo ascoltato (<i>Gv</i>&nbsp;6,1-15) è parola di salvezza per tutta l’umanità. In ogni luogo viene oggi proclamata questa Buona Notizia, che per la Chiesa in Camerun risuona come annuncio provvidenziale dell’amore di Dio e della nostra comunione.</p>
<p>La testimonianza dell’apostolo Giovanni ci racconta infatti di una grande folla (cfr vv. 2-5), come siamo noi adesso, qui. Per tutta quella gente, però, c’è pochissimo cibo: solo «cinque pani d’orzo e due pesci» (v. 9). Osservando questa sproporzione, Gesù oggi chiede a noi, come allora chiese ai suoi discepoli: in che modo risolvete questo problema? Vedete quanta gente affamata, oppressa dalla fatica. Che cosa fate?</p>
<p>Questa domanda è rivolta a ciascuno di noi: è rivolta ai padri e alle madri che custodiscono le loro famiglie. È rivolta ai pastori della Chiesa, che vegliano sul gregge del Signore. È rivolta a quanti hanno la responsabilità sociale e politica di guardare al popolo e al suo bene. Cristo rivolge questa domanda ai potenti e ai deboli, ai ricchi e ai poveri, ai giovani e agli anziani, perché tutti abbiamo fame allo stesso modo. Questa indigenza ci ricorda che siamo creature. Abbiamo bisogno di mangiare per vivere. Non siamo Dio: ma appunto, dov’è Dio davanti alla fame della gente?</p>
<p>Mentre attende le nostre risposte, Gesù dà la sua: «Prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano» (v. 11). Un grave problema viene risolto benedicendo quel poco cibo che c’è e dividendolo per tutti quelli che hanno fame. La moltiplicazione dei pani e dei pesci accade nella condivisione: ecco il miracolo! C’è pane per tutti se a tutti lo si dona. C’è pane per tutti se viene preso non con una mano che afferra, ma con una mano che dona. Osserviamo bene il gesto di Gesù: quando il Figlio di Dio prende il pane e i pesci, anzitutto rende grazie. È riconoscente al Padre per un bene che diventa dono e benedizione per tutto il popolo.</p>
<p>Così facendo, il cibo abbonda: non viene razionato per emergenza, non viene rubato per contesa, non viene sprecato da chi si ingozza davanti a quanti non hanno nulla da mangiare. Passando dalle mani di Cristo a quelle dei suoi discepoli, il cibo aumenta per tutti, anzi, sovrabbonda (cfr vv. 12-13). Ammirata per ciò che Gesù ha fatto, la gente esclama: «Questi è davvero il profeta!» (v. 14), cioè colui che parla a nome di Dio, il Verbo dell’Onnipotente. Ed è vero, ma Gesù non usa queste parole in vista di un successo personale: non vuole diventare re (cfr v. 15), perché è venuto per servire con amore, non per dominare.</p>
<p>Il miracolo che ha compiuto è segno di questo amore: ci fa vedere non solo come Dio nutre l’umanità con il pane della vita, ma come noi possiamo portare questo cibo a tutti gli uomini e le donne che hanno fame di pace, di libertà, di giustizia come noi. Ogni gesto di solidarietà e perdono, ogni iniziativa di bene è un boccone di pane per l’umanità bisognosa di cura. E tuttavia questo non basta. Al cibo che alimenta il corpo occorre infatti unire con uguale carità il nutrimento dell’anima, che alimenta la nostra coscienza, che ci sostiene nell’ora buia della paura, tra le tenebre della sofferenza. Questo cibo è Cristo, che sempre nutre in abbondanza la sua Chiesa e ci rafforza nel cammino con il suo Corpo.</p>
<p>Sorelle e fratelli, l’Eucaristia che stiamo celebrando diventa perciò sorgente di una fede rinnovata, perché Gesù è presente in mezzo a noi. Il Sacramento non ravviva un ricordo lontano nel tempo, ma realizza una “com-pagnia” che ci trasforma, perché ci santifica. Beati gli invitati alla cena del Signore! Attorno all’Eucaristia, questa stessa mensa diventa annuncio di speranza nelle prove della storia e nelle ingiustizie che vediamo attorno a noi. Diventa segno della carità di Dio, che in Cristo ci invita a condividere quel che abbiamo, affinché sia moltiplicato nella fraternità ecclesiale.</p>
<p>Il Signore abbraccia il cielo e la terra, conosce il nostro cuore e tutte le situazioni, lieti o tristi, che sperimentiamo. Facendosi uomo per salvarci, Egli ha voluto condividere i bisogni dell’umanità, a partire da quelli più semplici e quotidiani. La fame rivela allora non solo la nostra indigenza ma soprattutto il suo amore: ricordiamolo ogni volta che incrociamo lo sguardo con il fratello e la sorella che manca del necessario. Quegli occhi, infatti, ci ripetono la domanda posta da Gesù ai suoi discepoli: che fate per tutta questa gente? Certo, essere testimoni di Cristo, imitando i suoi gesti d’amore, comporta spesso difficoltà e ostacoli, sia fuori che dentro di noi, dove l’orgoglio può corrompere il cuore. In questi momenti, però, ripetiamo col salmista: «Il Signore è mia luce e mia salvezza: di chi avrò timore?» (<i>Sal</i>&nbsp;27,1). Se anche qualche volta vacilliamo, Dio ci incoraggia sempre: «Spera nel Signore, sii forte, si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore» (v. 14).</p>
<p>Carissimi giovani, rivolgo soprattutto a voi questo invito, perché siete i figli amati della terra d’Africa! Come fratelli e sorelle di Gesù, moltiplicate i vostri talenti con la fede, la tenacia, l’amicizia che vi animano. Siate voi per primi i volti e le mani che portano al prossimo il pane della vita: cibo di sapienza e di riscatto da tutto ciò che non ci nutre, ma anzi confonde i nostri buoni desideri e ci ruba dignità.</p>
<p>Anche nel vostro Paese così fecondo, il Camerun, molti sperimentano la povertà, sia quella materiale sia quella spirituale. Non cedete alla sfiducia e allo scoraggiamento; rifiutate ogni forma di sopruso e di violenza, che illudono promettendo guadagni facili ma induriscono il cuore e lo rendono insensibile. Non dimenticate che il vostro popolo è ancora più ricco di questa terra, perché il suo tesoro sono i suoi valori: la fede, la famiglia, l’ospitalità, il lavoro. Siate dunque protagonisti del futuro, seguendo la vocazione che Dio dona a ciascuno, senza lasciarvi comprare da tentazioni che sperperano le energie e non servono al progresso della società.</p>
<p>Per fare del vostro spirito fiero una profezia del mondo nuovo, prendete come esempio ciò che abbiamo ascoltato negli&nbsp;<i>Atti degli Apostoli</i>. I primi cristiani danno infatti testimonianza coraggiosa del Signore Gesù davanti a difficoltà e minacce, e perseverano anche tra gli oltraggi (cfr&nbsp;<i>At</i>&nbsp;5,40-41). Questi discepoli «ogni giorno, nel tempio e nelle case, non cessavano di insegnare e di annunciare che Gesù è il Cristo» (v. 42), cioè il Messia, il Liberatore del mondo. Sì, il Signore libera dal peccato e dalla morte. Annunciare con costanza questo Vangelo è la missione di ogni cristiano: è la missione che affido specialmente a voi giovani e a tutta la Chiesa che vive in Camerun. Diventate la buona notizia per il vostro Paese, come lo è, ad esempio, il Beato Floribert Bwana Chui per il popolo congolese.</p>
<p>Fratelli e sorelle, insegnare vuol dire lasciare il segno, come fa il contadino con l’aratro nel campo, affinché ciò che semina porti frutto. È così che l’annuncio cristiano cambia la nostra storia, trasformando le menti e i cuori. Annunciare Gesù Risorto significa tracciare segni di giustizia in una terra sofferente e oppressa, segni di pace tra rivalità e corruzioni, segni di fede che ci liberano dalla superstizione e dall’indifferenza. Con questo Vangelo nel cuore, tra poco condivideremo il Pane eucaristico, che ci sazia per la vita eterna. Con fede gioiosa, chiediamo al Signore di moltiplicare tra noi il suo dono, per il bene di tutti.</p>
]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Camerun: Visita all’Orfanotrofio Ngul Zamba (Yaoundé, 15 aprile 2026)]]></title><pubDate>Wed, 15 Apr 2026 17:45:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260415-camerun-orfanotrofio.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260415-camerun-orfanotrofio.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 15 Apr 2026 19:53:26 +0200 --> <p><i>Cari bambini, cari amici,</i></p>
<p>sono molto felice di entrare in questo Orfanotrofio che è diventato per voi la vostra casa. In questo luogo, è innanzitutto il vostro Padre del Cielo che vi accoglie con amore come suoi figli. Egli vuole manifestarvi la sua tenerezza e stringervi al suo cuore, e anch’io desidero farlo, nel suo Nome. Voi formate una vera famiglia e qui incontrate fratelli e sorelle che condividono con voi una storia dolorosa. E in questa famiglia il vostro Fratello maggiore è Gesù! Questa fraternità riunita attorno a Lui vi rende forti, vi aiuta a portare insieme i pesi della vita e vi fa sperimentare la vera gioia.</p>
<p>In un mondo spesso segnato dall’indifferenza e dall’egoismo, questa casa ci ricorda che siamo tutti custodi dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, e che, nella grande famiglia di Dio, nessuno è mai uno straniero o un dimenticato, per quanto piccolo possa essere.</p>
<p>Cari bambini, so che molti di voi hanno attraversato prove difficili. Alcuni hanno conosciuto il dolore dell’assenza attraverso la perdita dei genitori o dei propri cari. Altri hanno sperimentato la paura, il rifiuto, l’abbandono, la mancanza, l’incertezza. Siete chiamati a un futuro più grande delle vostre ferite. Siete portatori di una promessa. Perché là dove può esserci miseria, sofferenza o ingiustizia, Dio è presente e conosce i vostri volti, vi è vicinissimo. Il Vangelo ci ricorda che Gesù aveva una speciale benevolenza per i bambini come voi, li metteva al centro. Sappiate che Lui guarda ognuno di voi, oggi, con lo stesso affetto.</p>
<p>Vorrei anche salutare con gratitudine tutti coloro che accompagnano questi bambini: i responsabili, gli educatori, il personale, i volontari e, naturalmente, le suore. Il vostro fedele impegno è una bella testimonianza di amore. Prendendovi cura di questi piccoli bambini, pregustate la gioia promessa dal Signore a chi serve i piccoli (cfr&nbsp;<i>Mt</i>&nbsp;25,40). La vostra premura ha il volto della misericordia divina. Attraverso di essa e la vostra dedizione, offrite ben più di un sostegno materiale: offrite a questi bambini una presenza, un ascolto, una famiglia, un futuro. Tramite voi si manifesta la tenerezza di Dio, una tenerezza fedele, che non viene meno nelle prove e non delude mai. Vi ringrazio per tutto ciò che fate e vi invito a perseverare con coraggio in questa bella opera intrapresa.</p>
<p>Mentre con tutto il cuore vi do la mia benedizione, affido ciascuno di voi alla protezione della Vergine Maria, nostra Madre. Ella vegli sempre su di voi, vi consoli nei momenti di tristezza e vi aiuti a crescere come veri amici del suo Figlio Gesù.</p>
]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Camerun: Incontro con le Autorità, con la Società Civile e con il Corpo Diplomatico nel Palazzo Presidenziale (Yaoundé, 15 aprile 2026)]]></title><pubDate>Wed, 15 Apr 2026 17:05:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260415-camerun-autorita.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260415-camerun-autorita.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 15 Apr 2026 18:51:04 +0200 --> <p><i>Signor Presidente,<br>
 distinte Autorità e membri del Corpo Diplomatico,<br>
 Signore e Signori!</i></p>
<p>Ringrazio di cuore per la calorosa accoglienza riservatami e per le parole di benvenuto che mi sono state rivolte. È con profonda gioia che mi trovo in Camerun, spesso definito «Africa in miniatura» per la ricchezza dei suoi territori, delle sue culture, delle sue lingue e delle sue tradizioni. Questa varietà non è una fragilità: è un tesoro. Costituisce una promessa di fraternità e un solido fondamento per costruire una pace duratura.</p>
<p>Vengo tra voi come pastore e come servitore del dialogo, della fraternità e della pace. La mia visita esprime l’affetto del successore di Pietro per tutti i camerunesi, nonché il desiderio di incoraggiare ciascuno a proseguire, con entusiasmo e perseveranza, nella costruzione del bene comune. Viviamo un tempo, infatti, in cui la rassegnazione dilaga e il senso di impotenza tende a paralizzare il rinnovamento che i popoli avvertono profondamente. Quanta fame e sete di giustizia! Quanta sete di partecipazione, di visioni, di scelte coraggiose e di pace! È mio grande desiderio raggiungere il cuore di tutti, in particolare dei giovani, chiamati a dare forma, anche politica, a un mondo più equo. Intendo inoltre manifestare la volontà di rafforzare i legami di cooperazione tra la Santa Sede e la Repubblica del Camerun, fondati sul rispetto reciproco, sulla dignità di ogni persona umana e sulla libertà religiosa.</p>
<p>Il Camerun conserva nella memoria le visite dei miei Predecessori: quella di&nbsp;<a href="/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/b">San Giovanni Paolo II</a>, messaggero di speranza per tutti i popoli dell’Africa, e quella di&nbsp;<a href="/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/b">Benedetto XVI</a>, che ha sottolineato l’importanza della riconciliazione, della giustizia e della pace, nonché la responsabilità morale dei governanti. So che questi momenti hanno segnato la vostra storia nazionale, come esortazioni impegnative allo spirito di servizio, all’unità e alla giustizia. Possiamo quindi interrogarci: a che punto siamo? In che modo la Parola che ci è stata annunciata ha portato frutto? E che cosa resta da fare?</p>
<p>Sant’Agostino, milleseicento anni fa, scriveva parole di grande attualità: «Coloro che comandano sono a servizio di coloro ai quali apparentemente comandano. Non comandano infatti nella brama del signoreggiare ma nel dovere di provvedere, non nell’orgoglio dell’imporsi, ma nella compassione del premunire» (<i>De civitate Dei</i>, XIX, 14). In questa prospettiva, servire il proprio Paese significa dedicarsi con mente lucida e coscienza integra al bene comune di tutto il popolo: della maggioranza, delle minoranze e della loro reciproca armonia.</p>
<p>Oggi, come molte altre Nazioni, il vostro Paese sta attraversando prove complesse. Le tensioni e le violenze che hanno colpito alcune regioni del Nord-Ovest, del Sud-Ovest e dell’Estremo Nord hanno provocato profonde sofferenze: vite perdute, famiglie sfollate, bambini privati della scuola, giovani che non vedono un futuro. Dietro le statistiche ci sono volti, storie, speranze ferite. Di fronte a situazioni così drammatiche, all’inizio dell’anno in corso ho invitato l’umanità a rifiutare la logica della violenza e della guerra, per abbracciare una pace fondata sull’amore e sulla giustizia. Una pace che sia&nbsp;<i>disarmata</i>, cioè non fondata sulla paura, sulla minaccia o sugli armamenti; e&nbsp;<i>disarmante</i>, perché capace di risolvere i conflitti, di aprire i cuori e di generare fiducia, empatia e speranza. La pace non può essere ridotta a slogan: va incarnata in uno stile, personale e istituzionale, che ripudi ogni forma di violenza. Per questo ribadisco con forza: «Il mondo ha sete di pace […]. Basta guerre, con i loro dolorosi cumuli di morti, distruzioni, esuli!» (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/october/documents/20251028-meeting-pace.html">Discorso in presenza dei capi religiosi in occasione dell’Incontro Mondiale per la Pace</a></i>, 28 ottobre 2025). Questo grido vuol essere un appello alla volontà di contribuire a una pace autentica, anteponendola a qualunque interesse di parte.</p>
<p>La pace, infatti, non si decreta: si accoglie e si vive. È un dono di Dio, che si sviluppa in un’opera paziente e collettiva. È responsabilità di tutti, in primo luogo delle autorità civili. Governare significa amare il proprio Paese e anche i Paesi vicini; vale anche nelle relazioni internazionali il comandamento: ama il tuo prossimo come te stesso! Governare significa ascoltare realmente i cittadini, stimare la loro intelligenza e la loro capacità di contribuire a costruire soluzioni durature ai problemi. <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a> ha indicato la necessità di superare «quell’idea delle politiche sociali concepite come una politica verso i poveri, ma mai con i poveri, mai dei poveri e tanto meno inserita in un progetto che riunisca i popoli» (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2016/november/documents/papa-francesco_20161105_movimenti-popolari.html">Discorso ai partecipanti al 3° Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari</a></i>, 5 novembre 2016).</p>
<p>In questo cambio di approccio, la società civile è da considerare una forza vitale per la coesione nazionale. È un passaggio a cui anche il Camerun è pronto! Associazioni, organizzazioni di donne e di giovani, sindacati, ONG umanitarie, leader tradizionali e religiosi: tutti svolgono un ruolo insostituibile nella tessitura della pace sociale. Sono loro i primi a intervenire quando sorgono tensioni; sono loro che accompagnano gli sfollati, sostengono le vittime, aprono spazi di dialogo e incoraggiano la mediazione locale. La loro vicinanza al territorio permette di comprendere le cause profonde dei conflitti e di intravvedere risposte adeguate. La società civile contribuisce inoltre a formare le coscienze, a promuovere la cultura del dialogo e il rispetto delle differenze. In questo modo, è al suo interno che si prepara un futuro meno esposto all’incertezza. Vorrei sottolineare con gratitudine il ruolo delle donne. Spesso<b>,&nbsp;</b>purtroppo, sono le prime vittime di pregiudizi e violenze, eppure restano instancabili artefici di pace. Il loro impegno nell’istruzione, nella mediazione e nella ricostruzione del tessuto sociale è ineguagliabile e rappresenta un freno alla corruzione e agli abusi di potere. Anche per questo la loro voce deve essere pienamente riconosciuta nei processi decisionali.</p>
<p>Davanti a tanta generosa dedizione all’interno della società, la trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche e il rispetto dello Stato di diritto sono essenziali per ripristinare la fiducia. È tempo di osare un esame di coscienza e un coraggioso salto di qualità. Istituzioni giuste e credibili diventano pilastri di stabilità. L’autorità pubblica è chiamata ad essere ponte, mai fattore di divisione, anche dove sembra regnare l’insicurezza. La sicurezza è una priorità, ma va sempre esercitata nel rispetto dei diritti umani, unendo rigore e magnanimità, con particolare attenzione ai più vulnerabili. Una pace autentica nasce quando ciascuno si sente protetto, ascoltato e rispettato, quando la legge è un argine sicuro all’arbitrio del più ricco e del più forte.</p>
<p>A ben vedere, fratelli e sorelle, le alte cariche che ricoprite esigono una duplice testimonianza. La prima testimonianza si realizza nella collaborazione tra i diversi organi e livelli amministrativi dello Stato a servizio del popolo e specialmente dei più poveri; la seconda testimonianza si realizza collegando le vostre responsabilità istituzionali e professionali a un’integra condotta di vita (cfr&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/february/documents/20260216-prefetti.html">Discorso ai Prefetti della Repubblica Italiana</a></i>, 16 febbraio 2026). Perché si affermino la pace e la giustizia, infatti, occorre rompere le catene della corruzione, che sfigurano l’autorità, svuotandola di autorevolezza. Occorre liberare il cuore da quella sete di guadagno che è idolatria: il vero guadagno è lo sviluppo umano integrale, ossia la crescita equilibrata di tutti gli aspetti che rendono la vita in questa terra una benedizione.</p>
<p>Il Camerun possiede le risorse umane, culturali e spirituali necessarie per superare le prove e i conflitti e avanzare verso un futuro di stabilità e prosperità condivisa. Bisogna che l’impegno comune a favore del dialogo, della giustizia e dello sviluppo integrale trasformi le ferite del passato in sorgenti di rinnovamento. Come dicevo, i giovani rappresentano la speranza del Paese e della Chiesa. La loro energia e la loro creatività sono ricchezze inestimabili. Naturalmente, quando disoccupazione ed esclusione persistono, la frustrazione può generare violenza. Investire nell’istruzione, nella formazione e nell’imprenditorialità dei giovani è allora una scelta strategica per la pace. È l’unico modo per contenere l’emorragia di meravigliosi talenti verso altre regioni del Pianeta. È anche il solo modo di contrastare le piaghe della droga, della prostituzione e dell’apatia, che devastano troppe giovani vite, in modo sempre più drammatico.</p>
<p>Grazie a Dio, ai giovani camerunesi non manca una profonda spiritualità, che resiste ancora all’omologazione del mercato. Si tratta di un’energia che rende preziosi i loro sogni, radicati nelle profezie che alimentano la loro preghiera e i loro cuori. Le tradizioni religiose,<b>&nbsp;</b>quando non vengono stravolte dal veleno dei fondamentalismi, ispirano profeti di pace, giustizia, perdono e solidarietà. Favorendo il dialogo interreligioso e coinvolgendo i leader religiosi nelle iniziative di mediazione e riconciliazione, la politica e la diplomazia possono avvalersi di forze morali in grado di placare le tensioni, di prevenire le radicalizzazioni e di promuovere una cultura di stima e rispetto reciproco. La Chiesa cattolica in Camerun, attraverso le sue opere educative, sanitarie e caritative, desidera continuare a servire tutti i cittadini senza distinzioni. Desidera collaborare lealmente con le autorità civili e con tutte le forze vive della nazione per promuovere la dignità umana e la riconciliazione. Dove possibile, intende facilitare la cooperazione con altri Paesi e i legami fra i camerunesi nel mondo e le loro comunità di provenienza.</p>
<p>Che Dio benedica il Camerun, sostenga i suoi dirigenti, ispiri la società civile, illumini il lavoro del Corpo diplomatico e conceda a tutto il popolo camerunese – cristiani e non cristiani, responsabili politici e cittadini – di accogliere il Regno di Dio, costruendo insieme un futuro di giustizia e di pace.</p>
]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Camerun: Parole del Santo Padre ai giornalisti durante il volo diretto a Yaoundé (Volo papale, 15 aprile 2026)]]></title><pubDate>Wed, 15 Apr 2026 11:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260415-camerun-voloandata.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260415-camerun-voloandata.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 15 Apr 2026 18:30:05 +0200 --> <p>Buongiorno a tutti! Spero che siate tutti riposati e pronti per questa prossima tappa del nostro viaggio.</p> 
<p>Sono lieto di salutarvi tutti questa mattina, dopo quelli che, a mio avviso, sono stati un viaggio e una visita in Algeria davvero benedetti. E vorrei iniziare esprimendo un ringraziamento a tutte le autorit&agrave; algerine, che hanno reso possibile questa visita. Come avete visto, ci hanno persino concesso l’onore di una scorta mentre sorvoliamo lo spazio aereo algerino. &Egrave; un segno della bont&agrave;, della generosit&agrave;, del rispetto che il popolo algerino e il governo algerino hanno voluto mostrare alla Santa Sede, a me stesso. Desidero quindi rivolgere loro un ringraziamento. Cos&igrave; come un ringraziamento va alla presenza, molto piccola ma molto significativa, della Chiesa Cattolica in Algeria.</p> 
<p>Abbiamo avuto, come sapete, alcune visite molto speciali sia nella <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/4/13/algeria-comunita-algerina.html">Basilica di Notre Dame d’Afrique</a>, sia <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/4/14/algeria-messa-annaba.html">ieri ad Annaba, nella Basilica di Sant’Agostino</a>, sulla collina che domina sia la citt&agrave; moderna di Annaba, sia le rovine della citt&agrave; romana di Ippona. E questo di per s&eacute;, direi, &egrave; anche simbolicamente significativo, perch&eacute; Sant'Agostino, che fu vescovo, come sapete, di Ippona per pi&ugrave; di trent'anni, &egrave; in realt&agrave; una figura che oggi, da un lontano passato, ci parla di tradizione, ci parla della vita della Chiesa, di come la Chiesa &egrave; cresciuta nei primi secoli. Ancora oggi &egrave; una figura di grande rilievo, poich&eacute; i suoi scritti, il suo insegnamento, la sua spiritualit&agrave;, il suo invito a cercare Dio e a cercare la verit&agrave; sono elementi di cui c'&egrave; grande bisogno nel nostro tempo; un messaggio che &egrave; molto attuale per tutti noi oggi, come credenti in Ges&ugrave; Cristo, ma anche per ogni persona.</p> 
<p>E come avete visto, anche il popolo algerino, la cui grande maggioranza non &egrave; cristiana, onora e rispetta profondamente la memoria di sant’Agostino, come di uno dei grandi figli della propria terra. &Egrave; stata quindi una benedizione speciale per me personalmente tornare ancora una volta ad Annaba ieri, ma anche offrire alla Chiesa e al mondo una visione che sant’Agostino ci offre in termini di ricerca di Dio e di lotta per costruire comunit&agrave;, per cercare l’unit&agrave; tra tutti i popoli e il rispetto per tutti i popoli nonostante le differenze.</p> 
<p>Quindi, in questi due giorni in Algeria, penso che abbiamo davvero avuto una meravigliosa opportunit&agrave; di continuare a costruire ponti, a promuovere il dialogo. Penso che la <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/4/13/algeria-visita-moschea.html">visita alla Moschea [di Algeri]</a> sia stata significativa e che abbia dimostrato che, sebbene abbiamo credenze diverse, modi diversi di pregare e modi diversi di vivere, possiamo convivere in pace. E dunque penso che promuovere questo tipo di visione sia qualcosa di cui il mondo ha bisogno oggi, e che insieme possiamo continuare a offrirla nella nostra testimonianza mentre proseguiamo questo viaggio apostolico.</p> 
<p>Vi auguro un ottimo viaggio. &Egrave; stato bello vedervi tutti. Grazie ancora per il vostro servizio, grazie!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Algeria: Santa Messa nella Basilica di Sant’Agostino (Annaba, 14 aprile 2026)]]></title><pubDate>Tue, 14 Apr 2026 15:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260414-algeria-messa-annaba.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260414-algeria-messa-annaba.html</guid><description><![CDATA[<!-- Tue, 14 Apr 2026 18:10:57 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>la parola divina attraversa la storia e la rinnova con la voce umana del Salvatore. Oggi ascoltiamo il Vangelo, buona notizia per tutti i tempi, in questa basilica di Annaba dedicata a sant’Agostino, Vescovo dell’antica Ippona. Lungo i secoli, i luoghi che ci ospitano hanno cambiato nome, ma i santi sono rimasti come nostri patroni e testimoni fedeli di un legame con la terra, che viene dal cielo. &Egrave; proprio questa la dinamica che il Signore illumina nella notte di Nicodemo: &egrave; questa la forza che Cristo infonde alla debolezza della sua fede e alla tenacia della sua ricerca.</p> 
<p>Inviato dallo Spirito di Dio, &laquo;che non sai di dove viene e dove va&raquo; (<i>Gv</i>&nbsp;3,8), Ges&ugrave; &egrave; per Nicodemo un ospite speciale. Lo chiama infatti a vita nuova, consegnando al proprio interlocutore e anche a noi un compito sorprendente: &laquo;dovete rinascere dall’alto&raquo; (v. 7). Ecco l’invito per ogni uomo e ogni donna che cerca la salvezza! Dall’appello di Ges&ugrave; scaturisce la missione per la Chiesa tutta, e quindi per la comunit&agrave; cristiana d’Algeria: nascere nuovamente dall’alto, cio&egrave; da Dio. In questa prospettiva, la fede vince le fatiche terrene e la grazia del Signore fa fiorire il deserto. Eppure la bellezza di quest’esortazione porta con s&eacute; una prova, che il Vangelo ci chiama ad attraversare insieme.</p> 
<p>Le parole di Cristo, infatti, hanno tutta la forza di un dovere:&nbsp;<i>dovete</i>&nbsp;rinascere dall’alto! Tale imperativo suona ai nostri orecchi come un comando impossibile. Ascoltando con attenzione Colui che lo d&agrave;, capiamo per&ograve; che non si tratta di una dura imposizione, n&eacute; di una forzatura o, tanto meno, di una condanna al fallimento. Al contrario, il dovere espresso da Ges&ugrave; &egrave; per noi un dono di libert&agrave;, perch&eacute; ci rivela una possibilit&agrave; insperata: possiamo rinascere dall’alto, grazie a Dio. Dobbiamo farlo, dunque, secondo la sua volont&agrave; d’amore, che desidera rinnovare l’umanit&agrave; chiamandola a una comunione di vita, che inizia con la fede. Mentre Cristo ci chiede di rinnovare da capo tutta la nostra esistenza, pure ci d&agrave; la forza per farlo. Lo attesta bene sant’Agostino, che prega cos&igrave;: &laquo;Da’, o Signore, quel che comandi e comanda quello che vuoi&raquo; (<i>Confessiones</i>, X, 29, 40).</p> 
<p>Allora, quando ci chiediamo come sia possibile un futuro di giustizia e di pace, di concordia e di salvezza, ricordiamoci che stiamo facendo a Dio la stessa domanda di Nicodemo: ma davvero la nostra storia pu&ograve; cambiare? Siamo cos&igrave; carichi di problemi, insidie e tribolazioni! Davvero la nostra vita pu&ograve; ricominciare da capo? S&igrave;! L’affermazione del Signore, cos&igrave; piena d’amore, riempie i nostri cuori di speranza. Non importa quanto siamo oppressi dal dolore o dal peccato: il Crocifisso porta tutti questi pesi con noi e per noi. Non importa quanto siamo sfiduciati dalle nostre debolezze: proprio allora si manifesta la forza di Dio, che ha risuscitato Cristo dai morti per dare la vita al mondo. Ciascuno di noi pu&ograve; sperimentare la libert&agrave; della vita nuova che viene dalla fede nel Redentore. Di nuovo, sant’Agostino ce ne offre l’esempio: prima ancora che per la sua sapienza, guardiamo a lui per la sua conversione. In questa rinascita, provvidenzialmente accompagnata dalle lacrime della madre, santa Monica, egli divenne s&eacute; stesso esclamando: &laquo;Io non sarei, Dio mio, non sarei affatto, se Tu non fossi in me. O meglio, non sarei, se non fossi in te&raquo; (<i>Confessiones</i>, I, 2).</p> 
<p>S&igrave;, dunque: i cristiani nascono dall’alto, rigenerati da Dio come fratelli e sorelle di Ges&ugrave;, e la Chiesa che li nutre con i Sacramenti &egrave; grembo accogliente per tutti i popoli della terra. Come abbiamo ascoltato poco fa, gli Atti degli Apostoli ne danno testimonianza raccontando lo stile che contraddistingue l’umanit&agrave; rinnovata dallo Spirito Santo (cfr&nbsp;<i>At</i>&nbsp;4,32-37). Anche oggi occorre accogliere e realizzare questo canone apostolico, meditandolo come autentico criterio di riforma ecclesiale: una riforma che inizia dal cuore, per essere vera, e riguarda tutti, per diventare efficace.</p> 
<p>In primo luogo, infatti, &laquo;la moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola&raquo; (v. 32). Questa unit&agrave; spirituale &egrave; una&nbsp;<i>concordia</i>: parola che significa bene la comunione di cuori che palpitano insieme, perch&eacute; uniti a quello di Cristo. La Chiesa nascente non si basa dunque su un contratto sociale, ma su un’armonia nella fede, negli affetti, nelle idee, nelle scelte di vita che ha al centro l’amore di Dio, fatto uomo per salvare tutti i popoli della terra.</p> 
<p>In secondo luogo, ammiriamo l’effetto materiale di quest’unit&agrave; spirituale dei credenti: &laquo;Ogni cosa era fra loro comune&raquo; (v. 32). Tutti hanno tutto, partecipando ai beni di ciascuno come membra di un unico corpo. Nessuno viene privato di qualcosa, perch&eacute; ognuno condivide quel che &egrave; proprio. Trasformando il possesso in dono, questa dedizione fraterna non rappresenta un’utopia se non per cuori rivali tra loro e animi avidi per s&eacute;. Al contrario, la fede nell’unico Dio, Signore del cielo e della terra, unisce gli uomini secondo una giustizia perfetta, che invita tutti alla carit&agrave;, cio&egrave; ad amare ogni creatura con l’amore che Dio ci dona in Cristo. Perci&ograve;, soprattutto davanti all’indigenza e all’oppressione, i cristiani hanno come codice fondamentale la carit&agrave;: facciamo a chi ci sta accanto quel che vorremmo venisse fatto a noi (cfr&nbsp;<i>Mt</i>&nbsp;7,12). Animata da questa legge, che Dio scrive nei cuori, la Chiesa &egrave; sempre nascente, perch&eacute; dove c’&egrave; disperazione accende speranza, dove c’&egrave; miseria porta dignit&agrave;, dove c’&egrave; conflitto porta riconciliazione.</p> 
<p>In terzo luogo, nel testo degli Atti troviamo il fondamento di questa vita nuova, che coinvolge popoli di ogni lingua e cultura: &laquo;Con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Ges&ugrave; e tutti essi godevano di grande favore&raquo; (<i>At&nbsp;</i>4,33). La carit&agrave; che li anima, prima che impegno morale, &egrave; segno di salvezza: gli Apostoli proclamano che la nostra vita pu&ograve; cambiare perch&eacute; Cristo &egrave; risorto dai morti. Il primo compito dei pastori, ministri del Vangelo, &egrave; dunque dare testimonianza di Dio al mondo con un cuor solo e un’anima sola, senza che le preoccupazioni ci corrompano con la paura n&eacute; le mode ci indeboliscano con il compromesso. Insieme a voi, fratelli nell’episcopato, e a voi, presbiteri, rinnoviamo costantemente questa missione per il bene di quanti ci sono affidati, affinch&eacute; la Chiesa intera sia, nel suo servizio, messaggio di vita nuova per coloro che incontriamo.</p> 
<p>In questa terra, carissimi cristiani di Algeria, rimanete come segno umile e fedele dell’amore di Cristo. Testimoniate il Vangelo con gesti semplici, relazioni vere e un dialogo vissuto giorno per giorno: cos&igrave; date sapore e luce l&agrave; dove vivete. La vostra presenza nel Paese fa pensare all’incenso: un granello incandescente, che spande profumo perch&eacute; d&agrave; gloria al Signore e letizia e conforto a tanti fratelli e sorelle. Quest’incenso &egrave; un piccolo, prezioso elemento, che non sta al centro dell’attenzione, ma invita a rivolgere i nostri cuori a Dio, incoraggiandoci l’un l’altro a perseverare nelle difficolt&agrave; del tempo presente. Dal turibolo del nostro cuore si levano infatti la lode, la benedizione, la supplica, diffondendo il soave odore (cfr&nbsp;<i>Ef</i>&nbsp;5,2) della misericordia, dell’elemosina e del perdono. La vostra storia &egrave; fatta di accoglienza generosa e di tenacia nella prova: qui hanno pregato i martiri, qui sant’Agostino ha amato il suo gregge cercando la verit&agrave; con passione e servendo Cristo con fede ardente. Siate eredi di questa tradizione, testimoniando nella carit&agrave; fraterna la libert&agrave; di chi nasce dall’alto come speranza di salvezza per il mondo.</p> 
<p>____________________________</p> 
<p><b>Ringraziamento finale</b></p> 
<p>Grazie, Eccellenza, per i sentimenti che ha manifestato da parte dell'intera comunit&agrave;! E grazie a tutti per l'accoglienza di questi giorni.</p> 
<p>Una gratitudine particolare esprimo alle Autorit&agrave; civili, per l’ospitalit&agrave; premurosa che ho ricevuto e per l’attenzione con cui hanno provveduto alla felice riuscita di questa mia visita in Algeria.</p> 
<p>Considero questo viaggio come un dono speciale della Provvidenza di Dio, un dono che mediante un Papa agostiniano il Signore ha voluto fare a tutta la Chiesa.</p> 
<p>E mi pare di poterlo riassumere cos&igrave;: Dio &egrave; Amore, &egrave; padre di tutti gli uomini e di tutte le donne. Rivolgiamoci a Lui con umilt&agrave;, confessiamo che l'attuale situazione del mondo, come una spirale negativa, dipende in fondo dal nostro orgoglio.</p> 
<p>Abbiamo bisogno di Lui, della sua misericordia. Solo in Lui trova pace il cuore umano e solo con Lui potremo, tutti insieme, riconoscendoci fratelli, camminare su vie di giustizia, di sviluppo integrale e di comunione.</p> 
<p>Grazie, grazie tante a tutti!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Algeria: Visita alla Casa di Accoglienza per anziani delle Piccole Sorelle dei Poveri (Annaba, 14 aprile 2026)]]></title><pubDate>Tue, 14 Apr 2026 11:35:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260414-algeria-anziani.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260414-algeria-anziani.html</guid><description><![CDATA[<!-- Tue, 14 Apr 2026 14:06:21 +0200 --> <p>Eccellenze,<br /> Care Sorelle,<br /> cari fratelli e sorelle, buongiorno! <i>As-salamu&nbsp;alaykom!</i></p> 
<p>Vi ringrazio di accogliermi in questa casa! Sono contento perch&eacute; qui abita Dio, perch&eacute; dove c’&egrave; amore e servizio, l&igrave; c’&egrave; Dio.</p> 
<p>Ringrazio le Piccole Sorelle dei Poveri insieme al Personale della Casa. Grazie, Madre Filomena, per il benvenuto che mi ha rivolto.</p> 
<p>Grazie, caro Monsignor Desfarges, per le Sue parole, le sue toccanti parole! AscoltandoLa e vedendo la Sua presenza qui in mezzo ai fratelli e alle sorelle anziani, viene spontaneo lodare Dio e ringraziarlo. Come fece Ges&ugrave; quel giorno, in cui gio&igrave; nello Spirito Santo e disse: &laquo;Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perch&eacute; hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. S&igrave;, o Padre, perch&eacute; cos&igrave; hai deciso nella tua benevolenza&raquo; (<i>Lc</i> 10,21).</p> 
<p>Ringrazio il Signor Salah Bouchemel per la sua testimonianza, cos&igrave; bella e consolante. Penso che il Signore, dal Cielo, vedendo una casa come questa, dove si cerca di vivere insieme nella fraternit&agrave;, possa pensare: allora c’&egrave; speranza! S&igrave; perch&eacute; il cuore di Dio &egrave; straziato dalle guerre, dalle violenze, dalle ingiustizie e dalle menzogne. Ma il cuore del nostro Padre non &egrave; con i malvagi, con i prepotenti, con i superbi: il cuore di Dio &egrave; con i piccoli, con gli umili, e con loro porta avanti il suo Regno d’amore e di pace, giorno per giorno. Come cercate di fare qui nel vostro servizio quotidiano, nella vostra amicizia, nel vivere insieme.</p> 
<p>Grazie, care sorelle e cari fratelli, di questo incontro! Vi porto nella mia preghiera e di cuore vi lascio la mia benedizione.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Algeria: Incontro con la Comunità Algerina nella Basilica di Nostra Signora d’Africa (Algeri, 13 aprile 2026)]]></title><pubDate>Mon, 13 Apr 2026 17:10:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260413-algeria-comunita-algerina.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260413-algeria-comunita-algerina.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 13 Apr 2026 19:19:14 +0200 --> <p>Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><i>Cari fratelli nell’episcopato,<br /> Cari sacerdoti e diaconi, religiosi e religiose,<br /> amati figli della Chiesa in Algeria!</i></p> 
<p>&Egrave; con grande gioia e affetto paterno che vi incontro oggi, voi che siete una presenza discreta e preziosa, radicata in questa terra, segnata da una storia antica e da luminose testimonianze di fede.</p> 
<p>La vostra comunit&agrave; ha radici molto profonde. Siete gli eredi di una schiera di testimoni che hanno donato la vita, spinti dall’amore per Dio e per il prossimo. Penso in particolare ai diciannove religiosi e religiose martiri d’Algeria, che hanno scelto di stare al fianco di questo popolo nelle sue gioie e nei suoi dolori. Il loro sangue &egrave; un seme vivo che non smette mai di dare frutto.</p> 
<p>Siete anche eredi di una tradizione ancora pi&ugrave; antica, che risale ai primi secoli del cristianesimo. In questa terra &egrave; risuonata la fervida voce di Agostino di Ippona, preceduta dalla testimonianza di sua madre, Santa Monica, e di altri santi. La loro memoria &egrave; un richiamo luminoso ad essere, oggi, segni credibili di comunione, dialogo e pace.</p> 
<p>A tutti voi, carissimi, e a coloro che, non potendo essere presenti, seguono a distanza questo incontro, esprimo la mia gratitudine per l’impegno quotidiano con cui rendete visibile il volto materno della Chiesa. Ringrazio Sua Eminenza per le parole che mi ha rivolto, e anche Rakel, Ali, Monia e Suor Bernadette per ci&ograve; che hanno condiviso. Alla luce di quanto abbiamo ascoltato, vorrei che ci fermassimo a riflettere assieme su tre aspetti della vita cristiana che ritengo molto importanti, in particolare per la vostra presenza qui: la&nbsp;<i>preghiera</i>, la&nbsp;<i>carit&agrave;</i>&nbsp;e l’<i>unit&agrave;</i>.</p> 
<p>Prima di tutto, la&nbsp;<i>preghiera</i>. Tutti ne abbiamo bisogno. Lo sottolineava&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">San Giovanni Paolo II</a>, parlando ai giovani: &laquo;L’uomo – diceva – non pu&ograve; vivere senza pregare, come non pu&ograve; vivere senza respirare&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1985/august/documents/hf_jp-ii_spe_19850819_giovani-stadio-casablanca.html">Incontro con i giovani musulmani a Casablanca</a></i>, 19 agosto 1985, 4). Presentava cos&igrave; il dialogo con Dio come un elemento indispensabile non solo per la vita della Chiesa, ma per quella di ogni persona. Lo aveva capito anche San Charles de Foucauld, che nell’essere presenza orante aveva riconosciuto la sua chiamata. Scriveva: &laquo;Io sono felice, felice di essere ai piedi del SS. Sacramento a tutte le ore&raquo; (<i>Lettera a Raymond de Blic</i>, 9 dicembre 1907) e raccomandava: &laquo;Pregate molto per gli altri. Consacratevi alla salvezza del prossimo con tutti i mezzi in vostro potere, preghiera, bont&agrave;, esempio&raquo; (<i>Lettera a Louis Massignon</i>, 1 agosto 1916).<b></b></p> 
<p>In proposito<b>&nbsp;</b>Ali, parlando della sua esperienza di servizio a&nbsp;<i>Notre Dame d’Afrique</i>, ci ha detto che molti vengono qui per raccogliersi in silenzio, presentare e raccomandare le loro preoccupazioni e le persone che amano e incontrare qualcuno disposto ad ascoltarli e a condividere i pesi che portano nel cuore, e ha notato come tanti ripartono sereni e felici di essere venuti. La preghiera unisce e umanizza, rafforza e purifica il cuore, e la Chiesa in Algeria, grazie alla preghiera, semina umanit&agrave;, unit&agrave;, forza e purezza attorno a s&eacute;, raggiungendo luoghi e contesti che solo il Signore conosce.</p> 
<p>Un secondo aspetto della vita ecclesiale su cui vorrei soffermarmi &egrave; quello della&nbsp;<i>carit&agrave;</i>. Ce ne ha parlato, in particolare, Suor Bernadette, condividendo la sua esperienza di aiuto ai bambini con disabilit&agrave; e ai loro genitori. In ci&ograve; che ha detto, cogliamo il valore della misericordia e del servizio non solo come sostegno ai pi&ugrave; fragili, ma soprattutto come luogo di grazia, in cui chiunque si lasci coinvolgere cresce e si arricchisce. Suor Bernadette ci ha raccontato come da un semplice, iniziale gesto di vicinanza – la visita ai malati – sono nati, come germogli, prima un sistema di accoglienza e poi un’organizzazione assistenziale sempre pi&ugrave; articolata, una vera comunit&agrave; in cui tantissime persone partecipano agli eventi gioiosi e a quelli dolorosi, uniti da legami di fiducia, amicizia e familiarit&agrave;. Un ambiente cos&igrave; &egrave; sano e risanante, e non stupisce che, in esso, chi soffre trovi le risorse necessarie per migliorare la propria salute, portando al tempo stesso gioia agli altri, come nel caso di Fatima.</p> 
<p>Del resto, &egrave; proprio l’amore per i fratelli che ha animato la testimonianza dei martiri che abbiamo ricordato. Di fronte all’odio e alla violenza, sono rimasti fedeli alla carit&agrave; fino al sacrificio della vita, assieme a tanti altri uomini e donne, cristiani e musulmani. Lo hanno fatto senza pretese e senza clamore, con la serenit&agrave; e la fermezza di chi non presume n&eacute; dispera, perch&eacute; sa a Chi ha dato fiducia (cfr&nbsp;<i>2Tim</i>&nbsp;1,12). Per tutti, citiamo le parole semplici di Fratel Luc, l’anziano monaco medico della comunit&agrave; di&nbsp;<i>Notre-Dame de l'Atlas</i>. Di fronte alla possibilit&agrave; di partire e di mettersi in salvo da potenziali pericoli, a costo per&ograve; di abbandonare i suoi pazienti e amici, egli rispondeva: &laquo;Io voglio restare con loro&raquo;<b>&nbsp;</b>(C. Henning - T. Georgeon,&nbsp;<i>Fratel Luc di Tibhirine. Monaco, medico e martire</i>, Citt&agrave; del Vaticano 2025, Introduzione), e cos&igrave; ha fatto. Papa Francesco, nel ricordare lui e tutti gli altri, in occasione della Beatificazione, diceva all’Angelus: &laquo;La loro coraggiosa testimonianza &egrave; fonte di speranza per la comunit&agrave; cattolica algerina e seme di dialogo per l’intera societ&agrave;. Questa Beatificazione sia per tutti uno stimolo a costruire insieme un mondo di fraternit&agrave; e di solidariet&agrave;&raquo; (8 dicembre 2018).</p> 
<p>E veniamo cos&igrave; al terzo punto della nostra riflessione: l’impegno a promuovere&nbsp;<i>pace e</i>&nbsp;<i>unit&agrave;</i>. Il motto di questa visita sono le parole di Ges&ugrave; risorto: &laquo;La pace sia con voi!&raquo; (cfr&nbsp;<i>Gv&nbsp;</i>20,21), e in un’immagine tratta dai mosaici di Tipasa si legge: “<i>In Deo, pax et concordia sit convivio nostro</i>”, che potremmo tradurre: “In Dio, possano la pace e l'armonia regnare nel nostro vivere insieme”. Pace e armonia sono state caratteristiche fondamentali della comunit&agrave; cristiana fin dalle origini (cfr&nbsp;<i>At&nbsp;</i>2,42-47), per desiderio stesso di Ges&ugrave; (cfr&nbsp;<i>Gv</i>&nbsp;17,23) che ha detto: &laquo;Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri&quot;&raquo; (<i>Gv</i>&nbsp;13,35). Sant’Agostino, in proposito, affermava che la Chiesa &laquo;partorisce popoli, ma sono membra di uno solo&raquo; (<i>Sermo 192</i>, 2) e San Cipriano scrive: &laquo;Il sacrificio pi&ugrave; grande per Dio &egrave; la pace che regna tra noi, la nostra concordia di fratelli e il fatto di essere un popolo riunito nell’unit&agrave; del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo&raquo; (<i>La preghiera del Signore</i>, 23). &Egrave; bello, oggi, sentire tanta ricchezza di parole e di esempi trovare eco in ci&ograve; che abbiamo ascoltato.</p> 
<p>Ne &egrave; segno, come ci ha ricordato Sua Eminenza, questa stessa &nbsp;basilica, simbolo di una Chiesa di pietre vive in cui, sotto il manto di Nostra Signora d’Africa, si costruisce comunione tra cristiani e musulmani. Qui l’amore materno di&nbsp;<i>Lalla Meryem</i>&nbsp;raccoglie tutti come figli, ciascuno ricco della sua diversit&agrave;, accomunati dalla stessa aspirazione alla dignit&agrave;, all’amore, alla giustizia e alla pace. Figli desiderosi di camminare insieme, di vivere, pregare, lavorare e sognare, in una fede che non isola ma apre, unisce ma non confonde, avvicina senza uniformare e fa crescere una vera fraternit&agrave;, come ci ha detto Monia, e come ha testimoniato Rakel, condividendo la sua esperienza nella&nbsp;<i>Tlemcen Fellowship</i>. In un mondo dove divisioni e guerre seminano dolore e morte tra le nazioni, nelle comunit&agrave; e perfino nelle famiglie, il vostro vivere uniti e in pace &egrave; un segno grande. Uniti, diffondete fratellanza, ispirando a chi vi circonda desideri e sentimenti di comunione e di riconciliazione, con un messaggio tanto pi&ugrave; forte e limpido in quanto testimoniato nella semplicit&agrave; e nell’umilt&agrave;.</p> 
<p>Una parte considerevole del territorio di questo Paese &egrave; occupata dal deserto, e nel deserto non si sopravvive da soli. Le asperit&agrave; della natura ridimensionano ogni presunzione di autosufficienza e ricordano a tutti che abbiamo bisogno gli uni degli altri, e che abbiamo bisogno di Dio. &Egrave; la fragilit&agrave; riconosciuta che apre il cuore al sostegno vicendevole e all’invocazione di Colui che pu&ograve; donare ci&ograve; che nessun potere umana &egrave; in grado di garantire: la riconciliazione profonda dei cuori e con essa la pace vera.</p> 
<p>Perci&ograve;, fratelli e sorelle carissimi, vi incoraggio a continuare il vostro lavoro in Terra algerina, come comunit&agrave; di fede coesa e aperta, presenza della Chiesa &laquo;sacramento universale di salvezza&raquo; (cfr Conc. Ecum. Vat. II,&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>, 48). Grazie per tutto ci&ograve; che fate, per la vostra preghiera, per la vostra carit&agrave;, per la vostra testimonianza di unit&agrave;. Vi assicuro il mio ricordo al Signore e, affidandovi a Maria&nbsp;<i>Notre Dame d’Afrique</i>, vi benedico di cuore.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Algeria: Visita alla Grande Moschea di Algeri (13 aprile 2026)]]></title><pubDate>Mon, 13 Apr 2026 15:45:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260413-algeria-visita-moschea.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260413-algeria-visita-moschea.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 13 Apr 2026 19:16:57 +0200 --> <p><i>Il Santo Padre risponde in italiano alle parole di benvenuto del Rettore della Grande Moschea, Mohamed Mamoun Al Qasimi.<br /> &nbsp;</i></p> 
<p>Ringrazio per questa riflessione e per queste parole, tanto importanti in questa visita, da un luogo che rappresenta lo spazio che &egrave; di Dio, uno spazio divino, sacro, dove tante persone vengono per pregare, per trovare la presenza dell’Altissimo, di Dio, nella loro vita.</p> 
<p>Come Lei sa, vengo con molta gioia in Algeria perch&eacute; &egrave; la terra anche del mio Padre spirituale Sant’Agostino, che ha voluto insegnare tanto al mondo, soprattutto con la ricerca della verit&agrave;, la ricerca di Dio, riconoscendo la dignit&agrave; di ogni essere umano e l’importanza di costruire la pace.</p> 
<p>Cercare Dio &egrave; riconoscere anche l’immagine di Dio in ogni creatura, nei figli di Dio, in ogni uomo e donna creati ad immagine e somiglianza di Dio. Questo per noi significa che &egrave; molto importante imparare a vivere insieme con rispetto per la dignit&agrave; di ogni persona umana.</p> 
<p>C’&egrave; un altro valore che voi avete voluto includere in questo bellissimo centro: precisamente con la Moschea, luogo di preghiera, vi &egrave; anche un centro di studio. Quanto &egrave; importante che l’essere umano sviluppi la capacit&agrave; intellettuale che Dio ha dato all’uomo, perch&eacute; possiamo scoprire quando &egrave; grande la creazione, quanto &egrave; grande ci&ograve; che Dio ci ha lasciato in tutta la creazione e specialmente nell’essere umano!</p> 
<p>Con lo spirito, con questo luogo di preghiera, con la ricerca della verit&agrave;, anche attraverso lo studio, e con la capacit&agrave; di riconoscere la dignit&agrave; di ogni essere umano, noi sappiamo – e oggi questo incontro ne &egrave; la prova – che possiamo imparare a rispettarci mutuamente, vivere in armonia e costruire un mondo di pace.</p> 
<p>Questo pomeriggio prego per voi, per il popolo di Algeria, per tutti i popoli della terra, affinch&eacute; la pace e la giustizia del Regno di Dio si faccia presente anche in mezzo a noi, e perch&eacute; siamo tutti sempre pi&ugrave; convinti della necessit&agrave; di essere promotori di pace, di riconciliazione, di perdono e di ci&ograve; che &egrave; davvero la mente di Dio per tutta la sua creazione.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Algeria: Incontro con le Autorità, con la Società Civile e con il Corpo Diplomatico nel Centro Convegni “Djamaa el Djazair” (Algeri, 13 aprile 2026)]]></title><pubDate>Mon, 13 Apr 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260413-algeria-autorita.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260413-algeria-autorita.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 13 Apr 2026 17:45:50 +0200 --> <p><i>Signor Presidente,<br /> distinte Autorit&agrave; e membri del Corpo Diplomatico,<br /> Signore e Signori!</i></p> 
<p>Esprimo profonda gratitudine per l’invito a visitare l’Algeria, giunto proprio all’inizio del mio Ministero Petrino. E grazie per la vostra accoglienza! Voi sapete che, come figlio spirituale di Sant’Agostino, gi&agrave; due volte – nel 2004 e nel 2013 – sono venuto ad Annaba, e sono grato alla Provvidenza divina, perch&eacute; secondo il suo misterioso disegno, ha disposto che io vi tornassi di nuovo come Successore di Pietro. Vengo in mezzo a voi come pellegrino di pace, desideroso di incontrare il nobile popolo algerino. Siamo fratelli e sorelle, perch&eacute; abbiamo lo stesso Padre nei cieli: il profondo senso religioso del popolo algerino &egrave; il segreto di una cultura dell’incontro e della riconciliazione, di cui anche questa mia visita vuole essere segno. In un mondo pieno di scontri e incomprensioni, incontriamoci e cerchiamo di comprenderci, riconoscendo che siamo tutti una sola famiglia! Oggi la semplicit&agrave; di questa consapevolezza &egrave; la chiave per aprire molte porte chiuse.</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, vengo a voi come testimone della pace e della speranza che il mondo desidera ardentemente e che il vostro popolo ha sempre cercato: un popolo mai sconfitto dalle sue prove, perch&eacute; radicato in quel senso di solidariet&agrave;, di accoglienza e di comunit&agrave; di cui &egrave; intessuta la vita quotidiana di milioni di persone umili e giuste. Sono loro i forti, sono loro il futuro: chi non si lascia accecare dal potere e dalla ricchezza, chi non sacrifica la dignit&agrave; dei concittadini alla propria fortuna personale o di gruppo. In particolare, da molte parti ho testimonianza di come il popolo algerino dimostri grande generosit&agrave; nei confronti sia dei connazionali, sia degli stranieri. Questo atteggiamento riflette un’ospitalit&agrave; profondamente radicata nelle comunit&agrave; arabe e berbere, quel dovere sacro che ovunque vorremmo trovare come valore sociale fondamentale. Ugualmente, l’elemosina (<i>sadaka</i>) &egrave; una pratica comune e naturale fra voi, anche per chi ha mezzi limitati. In origine la parola&nbsp;<i>sadaka&nbsp;</i>significa giustizia: non tenere per s&eacute;, ma condividere ci&ograve; che si ha, &egrave; infatti una questione di giustizia. Ingiusto &egrave; chi accumula ricchezze e resta indifferente agli altri. Questa visione della giustizia &egrave; semplice e radicale: riconosce nell’altro l’immagine di Dio. Una religione senza piet&agrave; e una vita sociale senza solidariet&agrave; sono uno scandalo agli occhi di Dio. Eppure, molte societ&agrave; che si credono avanzate precipitano sempre pi&ugrave; nella diseguaglianza e nell’esclusione. Le persone e le organizzazioni che dominano sugli altri – questo l’Africa lo sa bene – distruggono il mondo che l’Altissimo ha creato perch&eacute; vivessimo tutti insieme.</p> 
<p>Le drammatiche vicende storiche trascorse offrono al vostro Paese un particolare sguardo critico sugli equilibri mondiali. Se saprete entrare in dialogo con le istanze di tutti e solidarizzare con le sofferenze di tanti Paesi vicini e lontani, la vostra esperienza potr&agrave; contribuire a immaginare e a realizzare una maggiore giustizia fra i popoli. Non moltiplicando incomprensioni e conflitti, ma rispettando la dignit&agrave; di ognuno e lasciandovi toccare dal dolore altrui, potrete infatti diventare protagonisti di un nuovo corso della storia, oggi pi&ugrave; urgente che mai, a fronte di continue violazioni del diritto internazionale e di tentazioni neocoloniali.</p> 
<p>Gi&agrave; i miei Predecessori hanno lucidamente percepito la portata epocale di questa sfida.&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it.html">Benedetto XVI</a>&nbsp;osserv&ograve; che &laquo;i processi di globalizzazione, se adeguatamente compresi e orientati, aprono possibilit&agrave; senza precedenti di ridistribuzione su vasta scala della ricchezza a livello mondiale; se invece sono mal orientati, possono portare ad un aumento della povert&agrave; e delle disuguaglianze e potrebbero persino innescare una crisi globale&raquo; (Lett. enc.&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate.html">Caritas in veritate</a></i>, 42).&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>, poi, forte di una lunga esperienza fra le contraddizioni del Sud globale, ha indicato l’importanza di ci&ograve; che pu&ograve; essere compreso solo alla periferia dei grandi centri di potere e di decisione. Papa Francesco scriveva: &laquo;Occorre pensare alla partecipazione sociale, politica ed economica in modalit&agrave; tali che includano i movimenti popolari e animino le strutture di governo locali, nazionali e internazionali con quel torrente di energia morale che nasce dal coinvolgimento degli esclusi nella costruzione del destino comune&raquo; (Lett. enc.&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html">Fratelli tutti</a></i>, 169).</p> 
<p>Esorto, dunque, voi che avete autorit&agrave; in questo Paese a non temere tale prospettiva e a promuovere una societ&agrave; civile viva, dinamica, libera, in cui specialmente ai giovani sia riconosciuta la capacit&agrave; di contribuire ad allargare l’orizzonte della speranza per tutti. La vera forza di un Paese &egrave; data dalla cooperazione di tutti alla realizzazione del bene comune. Le autorit&agrave; sono chiamate non a dominare, ma a servire il popolo e il suo sviluppo. L’azione politica trova quindi il suo criterio nella giustizia, senza la quale non vi &egrave; pace autentica, e si esprime nella promozione di condizioni eque e dignitose per tutti. Anche la Chiesa cattolica, con le sue comunit&agrave; e iniziative, desidera contribuire al bene comune dell’Algeria, rafforzando la sua particolare identit&agrave; di ponte fra Nord e Sud, fra Oriente e Occidente.</p> 
<p>Il Mediterraneo, da una parte, e il Sahara, dall’altra, rappresentano infatti crocevia geografici e spirituali di enorme portata. Se ne approfondiamo la storia, senza semplificazioni e ideologie, vi troveremo nascosti immensi tesori di umanit&agrave;, perch&eacute; il mare e il deserto sono da millenni luoghi di reciproco arricchimento fra i popoli e le culture. Guai, se ne facciamo cimiteri dove muore anche la speranza! Liberiamo dal male questi immensi bacini di storia e di futuro! Moltiplichiamo le oasi di pace, denunciamo e rimuoviamo le cause della disperazione, combattiamo chi lucra sulla sventura altrui! Sono illeciti guadagni, infatti, quelli di chi specula sulla vita umana, la cui dignit&agrave; &egrave; inviolabile. Uniamo, allora, le nostre forze, le nostre energie spirituali, ogni intelligenza e risorsa che renda la terra e il mare luoghi di vita, di incontro, di meraviglia. La loro maestosa bellezza ci tocchi il cuore; il loro aspetto sconfinato ci interroghi sulla trascendenza. Il Mediterraneo, il Sahara e il cielo immenso che li sovrasta ci sussurrano che la realt&agrave; ci supera da tutte le parti, che Dio &egrave; veramente grande e che tutto viviamo alla sua misteriosa presenza.</p> 
<p>Questo pensiero ha enormi conseguenze sulla realt&agrave;. Sono molti oggi a sottovalutarne la portata. A ben vedere, anche la societ&agrave; algerina conosce la tensione fra senso religioso e vita moderna. Qui, come in tutto il mondo, tendono cos&igrave; a manifestarsi dinamiche opposte, di fondamentalismo o di secolarizzazione, per le quali molti perdono il senso autentico di Dio e della dignit&agrave; di tutte le sue creature. Allora i simboli e le parole religiose possono diventare, da una parte, linguaggi blasfemi di violenza e sopraffazione, dall’altra, segni senza pi&ugrave; significato, nel grande mercato di consumi che non saziano.</p> 
<p>Queste assurde polarizzazioni, per&ograve;, non devono spaventarci. Vanno affrontate con intelligenza. Sono il segno che viviamo un tempo straordinario, di grande rinnovamento, nel quale chi tiene libero il cuore e desta la coscienza pu&ograve; attingere dalle grandi tradizioni spirituali e religiose nuove visioni della realt&agrave; e motivazioni incrollabili di impegno. Occorre educare al senso critico e alla libert&agrave;, all’ascolto e al dialogo, alla fiducia che ci fa riconoscere nel diverso un compagno di viaggio, non una minaccia. Dobbiamo lavorare insieme alla guarigione della memoria e alla riconciliazione fra antichi avversari. &Egrave; il dono che chiedo per voi, per l’Algeria e per l’intero suo popolo, sul quale invoco abbondanti le benedizioni dell’Altissimo.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Algeria: Visita al monumento dei martiri Maqam Echahid (Algeri, 13 aprile 2026)]]></title><pubDate>Mon, 13 Apr 2026 10:45:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260413-algeria-monumento-martiri.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260413-algeria-monumento-martiri.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 13 Apr 2026 12:36:50 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle d'Algeria</i>,</p>
<p>la pace sia con tutti voi!&nbsp;<i>As-salamu alaykom!</i></p>
<p>Rendo grazie a Dio che mi dà la possibilità di visitare il vostro Paese come successore dell’apostolo Pietro, dopo averlo fatto già due volte in passato, come religioso agostiniano. È però soprattutto un fratello che si presenta davanti a voi, lieto di poter rinnovare, in questo incontro, i legami di affetto che avvicinano i nostri cuori.</p>
<p>Guardando a tutti voi, vedo il volto di un popolo forte e giovane, di cui già ho avuto modo di sperimentare ripetutamente l’ospitalità e la fraternità. Nel cuore algerino l’amicizia, la fiducia, la solidarietà non sono semplicemente parole, ma valori che contano e danno calore e solidità al vivere insieme.</p>
<p>L’Algeria è un Paese grande, dalla storia lunga e ricca di tradizioni, fin dai tempi di sant’Agostino e ben prima. Una storia dolorosa, anche, segnata da periodi di violenza, che però, proprio grazie alla nobiltà di spirito che vi caratterizza, e che sento viva anche adesso, qui, avete saputo superare, con coraggio e onestà.</p>
<p>Sostare presso questo Monumento è un omaggio a questa storia, e all’anima di un popolo che ha lottato per l’indipendenza, la dignità e la sovranità di questa Nazione.</p>
<p>In questo luogo ricordiamo che Dio desidera per ogni Nazione la pace: una pace che non è solo assenza di conflitto, ma espressione di giustizia e di dignità. E questa pace, che permette di andare incontro al futuro con animo riconciliato, è possibile solo nel perdono. La vera lotta di liberazione sarà definitivamente vinta solo quando si sarà finalmente conquistata la pace dei cuori. So quanto sia difficile perdonare, tuttavia, mentre i conflitti continuano a moltiplicarsi in tutto il mondo, non si può aggiungere risentimento a risentimento, di generazione in generazione.</p>
<p>Il futuro appartiene agli uomini e alle donne di pace. Alla fine la giustizia trionferà sempre sull’ingiustizia, così come la violenza, al di là di ogni apparenza, non avrà mai l’ultima parola.</p>
<p>In questa terra, crocevia di culture e religioni, il rispetto reciproco rappresenta la via perché i popoli possano camminare insieme. Possa l’Algeria, forte delle sue radici e della speranza dei suoi giovani, continuare a offrire un contributo di stabilità e di dialogo nella comunità delle nazioni e sulle sponde del Mediterraneo.</p>
<p>Ogni popolo custodisce un patrimonio unico di storia, cultura e fede. Anche l’Algeria possiede questa ricchezza, che ha sostenuto il suo cammino nei momenti difficili e continua a orientarne il futuro. In questo patrimonio, la fede in Dio occupa un posto centrale: essa illumina la vita delle persone, sostiene le famiglie e ispira il senso della fraternità. Un popolo che ama Dio possiede la ricchezza più vera, e il popolo algerino custodisce questa gemma nel suo tesoro. Il nostro mondo ha bisogno di credenti così, di uomini e donne di fede, assetati di giustizia e di unità. Per questo, di fronte a una umanità desiderosa di fratellanza e di riconciliazione, è un grande dono e un impegno benedetto il nostro dichiararci con forza ed essere sempre, insieme, fratelli tra noi e figli di Dio!</p>
<p>A chi va in cerca di ricchezze che svaniscono, che illudono e deludono, e spesso purtroppo finiscono per corrompere il cuore umano e generare invidie, rivalità, conflitti, Gesù ancora ripete la domanda che ha posto duemila anni fa: «Quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita?» (<i>Mt</i>&nbsp;16,26). È una domanda fondamentale per tutti, a cui i morti che qui si onorano hanno dato la loro risposta: hanno perso la vita, ma in un altro senso, donandola per amore del proprio popolo. La loro storia sostenga il popolo algerino e tutti noi nel nostro cammino: perché la vera libertà non si eredita soltanto, si sceglie ogni giorno.</p>
<p>Permettetemi, perciò, di concludere ripetendo le parole di Gesù ai suoi discepoli, quelle che chiamiamo il Discorso della montagna o Beatitudini:</p>
<p>«Beati i poveri in spirito,<br>
perché di essi è il regno dei cieli.<br>
Beati quelli che sono nel pianto,<br>
perché saranno consolati.<br>
Beati i miti,<br>
perché avranno in eredità la terra.<br>
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,<br>
perché saranno saziati.<br>
Beati i misericordiosi,<br>
perché troveranno misericordia.<br>
Beati i puri di cuore,<br>
perché vedranno Dio.<br>
Beati gli operatori di pace,<br>
perché saranno chiamati figli di Dio.<br>
Beati i perseguitati per la giustizia,<br>
perché di essi è il regno dei cieli» (<i>Mt</i>&nbsp;5,3-10).<br>
<br>
Grazie della vostra accoglienza! Dio vi benedica!</p>
]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale: Saluto ai giornalisti durante il volo Roma-Algeri (Volo papale, 13 aprile 2026)]]></title><pubDate>Mon, 13 Apr 2026 08:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260413-algeria-volo-andata.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260413-algeria-volo-andata.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 13 Apr 2026 12:45:21 +0200 --> <p>Buongiorno, buongiorno a tutti!</p> 
<p><i>Welcome aboard, I’m happy to greet you all this morning!</i></p> 
<p>Dico una parola subito. Questo viaggio, che &egrave; molto speciale per diverse ragioni, doveva essere il primo viaggio del pontificato. Gi&agrave; l’anno scorso nel mese di maggio avevo detto: come primo viaggio vorrei fare un viaggio in Africa. Altri subito hanno suggerito l’Algeria per Sant’Agostino, come sapete, e infatti sono molto contento di visitare di nuovo la terra di Sant’Agostino. Sant’Agostino poi offre un ponte molto importante nel dialogo interreligioso. &Egrave; molto amato nella sua terra, come vedremo. E allora l’opportunit&agrave; di visitare i luoghi della vita di Sant’Agostino, dove lui era vescovo nella citt&agrave; di Ippona - Annaba oggi - &egrave; veramente una benedizione anche per me personalmente, ma credo anche per la Chiesa e per il mondo, perch&eacute; dobbiamo cercare sempre ponti per costruire la pace e la riconciliazione. E allora questo viaggio rappresenta davvero un’opportunit&agrave; preziosissima per continuare con la stessa voce, con lo stesso messaggio, che vogliamo fare, promuovere la pace, la riconciliazione, il rispetto, la considerazione per tutti i popoli. Allora benvenuti tutti, sono contento di salutarvi! Buon viaggio e grazie per il servizio che offrite a tutti. Grazie!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico del Santo Padre in Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale (13-23 aprile 2026)]]></title><pubDate>Mon, 13 Apr 2026 08:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/africa-13-23aprile2026.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/africa-13-23aprile2026.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 17 Apr 2026 17:28:07 +0200 --> <ul> 
 <li><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/4/13/viaggio-africa.html"><b>Multimedia</b></a></li> 
 <li><b><a href="https://www.vatican.va/content/dam/liturgy/pdf/2026/20260413-23-messale-africa.pdf">Messale per il Viaggio Apostolico</a></b></li> 
 <li><b>Galleria fotografica: <a href="https://www.vatican.va/content/photogallery/it/eventi/africa2026-algeria.html">Algeria</a> - <a href="https://www.vatican.va/content/photogallery/it/eventi/africa2026-camerun.html">Camerun</a> - Angola - Guinea Equatoriale</b></li> 
</ul> 
<p>&nbsp;</p> 
<p style="text-align: center;"><b>Luned&igrave; 13 aprile 2026</b></p> 
<p><b>ROMA – ALGERI</b></p> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">09:00</td> 
   <td valign="top">Partenza in aereo dall’Aeroporto Internazionale di Roma/Fiumicino per Algeri</td> 
   <td width="93%" valign="top">&nbsp;</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td>&nbsp;</td> 
   <td><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/4/13/algeria-volo-andata.html">Saluto ai giornalisti durante il Volo Roma-Algeri</a></b></td> 
   <td>&nbsp;</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">10:00</td> 
   <td valign="top">Arrivo all’Aeroporto Internazionale di Algeri “Houari Boum&eacute;di&egrave;ne”</td> 
   <td width="93%" valign="top">&nbsp;</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">&nbsp;</td> 
   <td valign="top"><b><a href="https://www.youtube.com/watch?v=c2YD8VGviwI">CERIMONIA DI BENVENUTO</a></b></td> 
   <td width="93%" valign="top">&nbsp;</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">10:45</td> 
   <td valign="top"><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/4/13/algeria-monumento-martiri.html"><b>VISITA AL MONUMENTO DEI MARTIRI</b> <b>MAQAM ECHAHID</b></a></td> 
   <td width="93%" valign="top">&nbsp;</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">11:15</td> 
   <td valign="top"><b>VISITA DI CORTESIA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA </b>nel Palazzo Presidenziale</td> 
   <td width="93%" valign="top">&nbsp;</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">12:00</td> 
   <td valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/4/13/algeria-autorita.html">INCONTRO CON LE AUTORIT&Agrave;, CON LA SOCIET&Agrave; CIVILE E CON IL CORPO DIPLOMATICO</a> </b>nel Centro Convegni “Djamaa el Djazair”</td> 
   <td width="93%" valign="top">&nbsp;</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">15:45</td> 
   <td valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/4/13/algeria-visita-moschea.html">VISITA ALLA GRANDE MOSCHEA D'ALGERI</a></b></td> 
   <td width="93%" valign="top">&nbsp;</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">16:35</td> 
   <td valign="top"><b>VISITA PRIVATA AL CENTRO DI ACCOGLIENZA E DI AMICIZIA DELLE SUORE AGOSTINIANE MISSIONARIE</b> a Bab El Oued</td> 
   <td width="93%" valign="top">&nbsp;</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="50" valign="top">17:10</td> 
   <td valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/4/13/algeria-comunita-algerina.html">INCONTRO CON LA COMUNIT&Agrave; ALGERINA</a> </b>nella Basilica di Nostra Signora d’Africa</td> 
   <td width="93%" valign="top">&nbsp;</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">&nbsp;</td> 
   <td width="93%" valign="top">&nbsp;</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<p>&nbsp;</p> 
<p style="text-align: center;"><b>Marted&igrave; 14 aprile 2026</b></p> 
<p><b>ALGERI – ANNABA – ALGERI</b></p> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">09:20</td> 
   <td width="93%" valign="top">Partenza in aereo dall’Aeroporto Internazionale di Algeri “Houari Boum&eacute;di&egrave;ne” per Annaba</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">10:30</td> 
   <td width="93%" valign="top">Arrivo all’Aeroporto Internazionale di Annaba “Rabah Bitat”</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">11:00</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.youtube.com/watch?v=kXQxSmBrO4Q">VISITA AL SITO ARCHEOLOGICO DI IPPONA</a></b></td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">11:35</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/4/14/algeria-anziani.html">VISITA ALLA CASA DI ACCOGLIENZA PER ANZIANI DELLE PICCOLE SORELLE DEI POVERI</a></b></td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">12:10</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b>INCONTRO PRIVATO CON I MEMBRI DELL’ORDINE AGOSTINIANO </b>nella Casa della Comunit&agrave; Agostiniana</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">15:30</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/4/14/algeria-messa-annaba.html">SANTA MESSA</a> </b>nella Basilica di Sant’Agostino</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">18:00</td> 
   <td width="93%" valign="top">Partenza in aereo dall’Aeroporto Internazionale di Annaba “Rabah Bitat” per Algeri</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">19:10</td> 
   <td width="93%" valign="top">Arrivo all’Aeroporto &nbsp;Internazionale di Algeri “Houari Boum&eacute;di&egrave;ne”</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<p>&nbsp;</p> 
<p style="text-align: center;"><b>Mercoled&igrave; 15 aprile 2026</b></p> 
<p><b>ALGERI – YAOUND&Eacute;</b></p> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">09:40</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.youtube.com/watch?v=7g61XVv7LU8">CERIMONIA DI CONGEDO</a> </b>all’Aeroporto Internazionale di Algeri “Houari Boum&eacute;di&egrave;ne”</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">10:10</td> 
   <td width="93%" valign="top">Partenza dall’Aeroporto di Algeri per Yaound&eacute;</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td>&nbsp;</td> 
   <td><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/4/15/camerun-voloandata.html">Parole del Santo Padre ai giornalisti durante il volo diretto a Yaound&eacute;</a></b></td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">15:20</td> 
   <td width="93%" valign="top">Arrivo all’Aeroporto Internazionale di Yaound&eacute;-Nsimalen<br /> <b><a href="https://www.youtube.com/watch?v=BSxTnpIy80w">CERIMONIA DI BENVENUTO</a></b></td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">16:20</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b>VISITA DI CORTESIA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA </b>nel Palazzo Presidenziale</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">17:05</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/4/15/camerun-autorita.html">INCONTRO CON LE AUTORIT&Agrave;, CON LA SOCIET&Agrave; CIVILE E CON IL CORPO DIPLOMATICO</a> </b>nel Palazzo Presidenziale</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">17:45</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/4/15/camerun-orfanotrofio.html">VISITA ALL’ORFANOTROFIO NGUL ZAMBA</a></b></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">18:25</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b>INCONTRO PRIVATO CON I VESCOVI DEL CAMERUN </b>nella sede della Conferenza Episcopale</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<p>&nbsp;</p> 
<p style="text-align: center;"><b>Gioved&igrave; 16 aprile 2026</b></p> 
<p><b>YAOUND&Eacute; – BAMENDA – YAOUND&Eacute;</b></p> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">10:05</td> 
   <td width="93%" valign="top"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=UDcdZsDmA-c">Partenza dall’Aeroporto Internazionale di Yaound&eacute;-Nsimalen per Bamenda</a></td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">11:00</td> 
   <td width="93%" valign="top"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=w4IG1jTCMQ4">Arrivo all’Aeroporto di Bamenda</a></td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">11:30</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/4/16/camerun-incontro-pace.html">INCONTRO PER LA PACE CON LA COMUNIT&Agrave; DI BAMENDA</a> </b>nella Cattedrale di San Giuseppe</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">15:15</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/4/16/camerun-messa-bamenda.html">SANTA MESSA</a></b>&nbsp;all’Aeroporto Internazionale di Bamenda</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">17:25</td> 
   <td width="93%" valign="top"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=0wyURJkpwQw">Partenza dall’Aeroporto di Bamenda per Yaound&eacute;</a></td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">18:20</td> 
   <td width="93%" valign="top"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=Ps6xtgOqg_M">Arrivo all’Aeroporto Internazionale di Yaound&eacute;-Nsimalen</a></td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<p>&nbsp;</p> 
<p style="text-align: center;"><b>Venerd&igrave; 17 aprile 2026</b></p> 
<p><b>YAOUND&Eacute; – DOUALA – YAOUND&Eacute;</b></p> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">09:00</td> 
   <td width="93%" valign="top"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=qh6PvVCcZ3A">Partenza dall’Aeroporto di Yaound&eacute;-Nsimalen per Douala</a></td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">09:55</td> 
   <td width="93%" valign="top"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=6Z_YGBQDlTk">Arrivo all’Aeroporto Internazionale di Douala</a></td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">11:00</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/4/17/camerun-messa-japoma-stadium.html">SANTA MESSA</a> </b>nel “Japoma Stadium”</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">13:20</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b>VISITA PRIVATA ALL’OSPEDALE CATTOLICO SAINT PAUL</b></td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">14:10</td> 
   <td width="484" valign="top"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=oCcD64L8yAE">Partenza dall’Aeroporto di Douala per Yaound&eacute;</a></td> 
   <td width="93%" valign="top">&nbsp;</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">15:15</td> 
   <td width="484" valign="top"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=RZD8_djSNto">Arrivo all’Aeroporto Internazionale di Yaound&eacute;-Nsimalen</a></td> 
   <td width="93%" valign="top">&nbsp;</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">17:30</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/4/17/camerun-mondo-universitario.html">INCONTRO CON IL MONDO UNIVERSITARIO</a> </b>all’Universit&agrave; Cattolica dell’Africa Centrale</td> 
   <td width="93%" valign="top">&nbsp;</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">&nbsp;</td> 
   <td width="93%" valign="top">&nbsp;</td> 
   <td width="93%" valign="top">&nbsp;</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<p>&nbsp;</p> 
<p style="text-align: center;"><b>Sabato 18 aprile 2026</b></p> 
<p><b>YAOUND&Eacute; – LUANDA</b></p> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">09:30</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/4/18/camerun-messa-yaounde.html">SANTA MESSA</a> </b>all’Aeroporto di Yaound&eacute;-Ville</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">12:00</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b>CERIMONIA DI CONGEDO </b>all'Aeroporto Internazionale di Yaound&eacute;-Nsimalen</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">12:30</td> 
   <td width="93%" valign="top">Partenza in aereo dall'Aeroporto Internazionale di Yaound&eacute;-Nsimalen per Luanda</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">15:00</td> 
   <td width="93%" valign="top">Arrivo all’Aeroporto Internazionale di Luanda<i> </i>“4 de Fevereiro”<br /> <b>CERIMONIA DI BENVENUTO</b></td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">15:40</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b>VISITA DI CORTESIA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA </b>nel Palazzo Presidenziale</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">16:15</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/4/18/angola-autorita.html">INCONTRO CON LE AUTORIT&Agrave;, CON LA SOCIET&Agrave; CIVILE E CON IL CORPO DIPLOMATICO</a> </b></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">19:00</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b>INCONTRO PRIVATO CON I VESCOVI DELL’ANGOLA</b></td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<p>&nbsp;</p> 
<p style="text-align: center;"><b>Domenica 19 aprile 2026</b></p> 
<p><b>LUANDA – MUXIMA – LUANDA</b></p> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">10:00</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/4/19/angola-messa-kilamba.html">SANTA MESSA</a> </b>a Kilamba<br /> <b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/4/19/angola-regina-caeli.html">Regina Caeli</a></b></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">15:45</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b></b>Partenza in elicottero dall’Aeroporto di Luanda “4 de Fevereiro” per Muxima</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">16:15</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b></b>Arrivo all’Eliporto di Muxima</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">16:30</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/4/19/angola-rosario-muxima.html">PREGHIERA DEL SANTO ROSARIO</a></b>&nbsp;nella spianata antistante il Santuario di “Mama Muxima”</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">17:45</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b></b>Partenza in elicottero dall’Eliporto di Muxima all’Aeroporto di Luanda “4 de Fevereiro”</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">18:15</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b></b>Arrivo all’Aeroporto di Luanda “4 de Fevereiro”</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<p>&nbsp;</p> 
<p style="text-align: center;"><b>Luned&igrave; 20 aprile 2026</b></p> 
<p><b>LUANDA – SAURIMO – LUANDA</b></p> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">07:50</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b></b>Partenza in aereo dall’Aeroporto di Luanda “4 de Fevereiro” per Saurimo</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">09:20</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b></b>Arrivo all’Aeroporto di Saurimo “Deolinda Rodrigues”</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">09:45</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/4/20/angola-casa-anziani.html">VISITA ALLA CASA DI ACCOGLIENZA PER ANZIANI</a></b></td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">11:15</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/4/20/angola-messa-saurimo.html">SANTA MESSA</a> </b>nella spianata di Saurimo</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">13:45</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b></b>Partenza in aereo dall’Aeroporto di Saurimo “Deolinda Rodrigues” &nbsp;per Luanda</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">15:15</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b></b>Arrivo all’Aeroporto Internazionale di Luanda “4 de Fevereiro”<i></i></td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">17:30</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/4/20/angola-incontro-vescovi.html">INCONTRO CON I VESCOVI, I SACERDOTI, I CONSACRATI, LE CONSACRATE E GLI OPERATORI PASTORALI</a> </b>nella Parrocchia di Nostra Signora di Fatima</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<p>&nbsp;</p> 
<p style="text-align: center;"><b>Marted&igrave; 21 aprile 2026</b></p> 
<p><b>LUANDA – MALABO</b></p> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">08:45</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b>CERIMONIA DI CONGEDO </b>all’Aeroporto Internazionale di Luanda “4 de Fevereiro”</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">09:15</td> 
   <td width="93%" valign="top">Partenza in aereo dall’Aeroporto Internazionale di Luanda “4 de Fevereiro”<i> </i>per Malabo</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">11:45</td> 
   <td width="93%" valign="top">Arrivo all’Aeroporto Internazionale di Malabo<br /> <b>CERIMONIA DI BENVENUTO</b></td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">12:30</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b>VISITA DI CORTESIA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA </b>nel Palazzo Presidenziale</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">13:00</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/4/21/guinea-eq-autorita.html">INCONTRO CON LE AUTORIT&Agrave;, CON LA SOCIET&Agrave; CIVILE E CON IL CORPO DIPLOMATICO</a> </b>nel Palazzo Presidenziale</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">16:00</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/4/21/guinea-eq-mondocultura.html">INCONTRO CON IL MONDO DELLA CULTURA</a> </b>al Campus Universitario Le&oacute;n XIV dell’Universit&agrave; Nazional</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">17:15</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/4/21/guinea-eq-ospedale.html">VISITA AGLI OPERATORI E ASSISTITI DELL’OSPEDALE PSICHIATRICO “JEAN PIERRE OLIE”</a></b></td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">19:00</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b>INCONTRO PRIVATO CON I VESCOVI DELLA GUINEA EQUATORIALE</b></td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<p>&nbsp;</p> 
<p style="text-align: center;"><b>Mercoled&igrave; 22 aprile 2026</b></p> 
<p><b>MALABO – MONGOMO – BATA – MALABO</b></p> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">08:10</td> 
   <td width="93%" valign="top">Partenza in aereo da Malabo per Mongomo</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">09:10</td> 
   <td width="93%" valign="top">Arrivo all’Aeroporto Internazionale di Mengomey&eacute;n “Presidente Obiang Nguema”</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">10:30</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/4/22/guinea-equatoriale-messa-mongomo.html">SANTA MESSA</a> </b>nella Basilica dell’Immacolata Concezione</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">12:30</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b>VISITA ALLA “ESCUELA TECNOLOGICA PAPA FRANCESCO”</b></td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">15:10</td> 
   <td width="93%" valign="top">Partenza dall’Aeroporto Internazionale di Mengomey&eacute;n “Presidente Obiang Nguema” per Bata</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">15:50</td> 
   <td width="93%" valign="top">Arrivo all’Aeroporto Internazionale di Bata</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">16:50</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/4/22/guinea-eq-prigione-bata.html">VISITA ALLA PRIGIONE DI BATA</a></b></td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">17:25</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b>MOMENTO DI PREGHIERA AL MONUMENTO COMMEMORATIVO DELLE VITTIME DELL’ESPLOSIONE DEL 7 MARZO 2021</b></td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">18:10</td> 
   <td width="93%" valign="top"><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/4/22/guinea-eq-giovani-famiglie.html"><b>INCONTRO CON</b> <b>I GIOVANI E LE FAMIGLIE</b></a><b> </b>nello Stadio di Bata</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">19:40</td> 
   <td width="93%" valign="top">Partenza dall’Aeroporto di Bata per Malabo</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">20:30</td> 
   <td width="93%" valign="top">Arrivo all’Aeroporto Internazionale di Malabo</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<p>&nbsp;</p> 
<p style="text-align: center;"><b>Gioved&igrave; 23 aprile 2026</b></p> 
<p><b>MALABO – ROMA</b></p> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">10:00</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/4/23/guinea-equatoriale-messa-malabo.html">SANTA MESSA</a> </b>nello Stadio di Malabo</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">12:15</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b>CERIMONIA DI CONGEDO </b>all'Aeroporto Internazionale di Malabo</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">12:45</td> 
   <td width="93%" valign="top">Partenza dall’Aeroporto di Malabo per Roma</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">19:55</td> 
   <td width="93%" valign="top">Arrivo all’Aeroporto Internazionale di Roma/Fiumicino</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<p>
 <p">
  &nbsp;
 </p"></p> 
<p>&nbsp;</p> 
<table cellspacing="0" cellpadding="0" border="0" width="308"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="308" valign="top" colspan="2"><b><i>Fuso orario</i></b></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="103" valign="top" height="21">&nbsp;</td> 
   <td width="205" valign="top" height="21">&nbsp;</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="103" valign="top">Roma</td> 
   <td width="205" valign="top">+ 2h UTC</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="103" valign="top">Algeri</td> 
   <td width="205" valign="top">+ 1h UTC</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="103" valign="top">Annaba</td> 
   <td width="205" valign="top">+ 1h UTC</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="103" valign="top">Yaound&egrave;</td> 
   <td width="205" valign="top">+ 1h UTC</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="103" valign="top">Bamenda</td> 
   <td width="205" valign="top">+ 1h UTC</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="103" valign="top">Douala&nbsp;</td> 
   <td width="205" valign="top">+ 1h UTC</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="103" valign="top">Luanda</td> 
   <td width="205" valign="top">+ 1h UTC</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="103" valign="top">Muxima</td> 
   <td width="205" valign="top">+ 1h UTC</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="103" valign="top">Saurimo</td> 
   <td width="205" valign="top">+ 1h UTC</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="103" valign="top">Malabo</td> 
   <td width="205" valign="top">+ 1h UTC</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="103" valign="top">Mongomo</td> 
   <td width="205" valign="top">+ 1h UTC</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="103" valign="top">Bata</td> 
   <td width="205" valign="top">+ 1h UTC</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<p>___________________________________</p> 
<p><i><a href="https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2026/03/16/0208/00394.html">Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede</a></i>, 16 marzo 2026</p> 
<p>&nbsp;</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Lettera del Santo Padre ai Cardinali (12 aprile 2026)]]></title><pubDate>Sun, 12 Apr 2026 20:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/letters/2026/documents/20260412-lettera-cardinali.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/letters/2026/documents/20260412-lettera-cardinali.html</guid><description><![CDATA[<!-- Tue, 14 Apr 2026 14:18:27 +0200 --> <p><i>Eminenza Reverendissima</i>,</p> 
<p>nel tempo santo della Pasqua, desidero farLe giungere il mio augurio cordiale e fraterno, perch&eacute; la pace del Signore risorto sostenga e rinnovi il nostro mondo sofferente.</p> 
<p>Colgo volentieri questa occasione per rinnovarLe la mia gratitudine per la Sua partecipazione al <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/1/7/concistoro-straordinario.html">Concistoro dello scorso gennaio</a>. Ho apprezzato molto il lavoro svolto nei gruppi, che ha permesso uno scambio libero, concreto e spiritualmente fecondo, ed anche la qualit&agrave; degli interventi in assemblea. I contributi raccolti costituiscono un patrimonio prezioso, che desidero continuare a custodire e a far maturare nel discernimento ecclesiale.</p> 
<p><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/january/documents/20260108-concistoro-straordinario.html">Nel discorso conclusivo di quell’incontro</a> ho gi&agrave; richiamato alcuni elementi emersi dai gruppi dedicati alla sinodalit&agrave;. Desidero ora soffermarmi in modo particolare su quanto &egrave; maturato nei gruppi riguardo a <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html">Evangelii gaudium</a>, </i>soprattutto in riferimento alla missione e alla trasmissione della fede.</p> 
<p>Dai<i> </i>vostri contributi appare con chiarezza come tale <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html">Esortazione</a> continui a rappresentare un punto di riferimento decisivo: essa non introduce semplicemente nuovi contenuti, ma ricentra tutto sul<i> </i>kerigma come cuore dell’identit&agrave; cristiana ed ecclesiale. &Egrave; stata riconosciuta come un vero &quot;soffio nuovo&quot;, capace di avviare processi di conversione pastorale e missionaria, pi&ugrave; che di produrre riforme strutturali immediate, orientando cos&igrave; in profondit&agrave; il cammino della Chiesa.</p> 
<p>Avete sottolineato come questa prospettiva interpelli la Chiesa a tutti i livelli. A livello personale, richiama ogni battezzato a rinnovare l’incontro con Cristo, passando da una fede semplicemente ricevuta a una fede realmente vissuta ed esperita; in questo cammino viene toccata anche la qualit&agrave; stessa della vita spirituale, nel primato della preghiera, nella testimonianza che precede le parole e nella coerenza tra fede e vita. A livello comunitario, sollecita il passaggio da una pastorale di conservazione a una pastorale missionaria, nella quale le comunit&agrave; siano soggetti vivi dell’annuncio: comunit&agrave; ospitali, capaci di linguaggi comprensibili, attente alla qualit&agrave; delle relazioni e in grado di offrire spazi di ascolto, di accompagnamento e di guarigione. A livello diocesano, emerge con chiarezza la responsabilit&agrave; dei Pastori di sostenere con decisione l’audacia missionaria, vigilando perch&eacute; non venga appesantita o soffocata da eccessi organizzativi, e favorendo un discernimento che aiuti a riconoscere ci&ograve; che &egrave; essenziale.</p> 
<p>Da tutto ci&ograve; scaturisce una comprensione della missione profondamente unitaria: una missione cristocentrica e kerigmatica, che nasce da un incontro con Cristo capace di trasformare la vita e che si diffonde per attrazione pi&ugrave; che per conquista.&nbsp;&Egrave; una missione integrale, che tiene insieme annuncio esplicito, testimonianza, impegno e dialogo, senza cedere alla tentazione del proselitismo n&eacute; a una logica di semplice conservazione o espansione istituzionale. Anche quando si riconosce minoritaria, la Chiesa &egrave; chiamata a vivere senza complessi, come piccolo gregge portatore di speranza per tutti, ricordando che il fine della missione non &egrave; la propria sopravvivenza, ma la comunicazione dell’amore con cui Dio ama il mondo.</p> 
<p>Tra le indicazioni specifiche emerse, alcune meritano di essere accolte e ulteriormente meditate: la necessit&agrave; di rilanciare <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html">Evangelii gaudium</a> </i>per verificare con onest&agrave; che cosa, a distanza di anni, sia stato realmente recepito e che cosa invece resti ancora sconosciuto e inattuato, in modo particolare va prestata attenzione alla necessaria riforma dei percorsi di iniziazione cristiana; l’attenzione a valorizzare anche le visite apostoliche e pastorali come autentiche occasioni kerigmatiche e di crescita nella qualit&agrave; delle relazioni; cos&igrave; come l’esigenza di riconsiderare l’efficacia della comunicazione ecclesiale, anche a livello della Santa Sede, in una chiave pi&ugrave; chiaramente missionaria.</p> 
<p>Con animo riconoscente, Le rinnovo il mio ringraziamento per il Suo servizio e per il contributo offerto alla vita della Chiesa. In vista del prossimo Concistoro, che si svolger&agrave; il 26-27 giugno, seguir&agrave; una comunicazione pi&ugrave; dettagliata per accompagnarne adeguatamente la preparazione.</p> 
<p>Nel Signore risorto, fonte della nostra speranza, Le giungano i miei pi&ugrave; cordiali auguri pasquali.</p> 
<p>Con fraterna stima, in Cristo</p> 
<p><i>Dal Vaticano, 12 aprile 2026</i></p> 
<p style="text-align: center;">LEONE PP. XIV</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Regina Caeli, 12 aprile 2026]]></title><pubDate>Sun, 12 Apr 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260412-regina-caeli.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260412-regina-caeli.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 12 Apr 2026 12:30:25 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, buona domenica e ancora buona Pasqua!</i></p> 
<p>Oggi, seconda Domenica di Pasqua, dedicata da San Giovanni Paolo II alla Divina Misericordia, nel Vangelo leggiamo dell’apparizione di Ges&ugrave; risorto all’apostolo Tommaso (cfr <i>Gv</i> 20,19-31). Il fatto avviene otto giorni dopo la Pasqua, mentre la comunit&agrave; &egrave; riunita, ed &egrave; l&igrave; che Tommaso incontra il Maestro, che lo invita a guardare i segni dei chiodi, a mettere la mano nella ferita del suo costato e a credere (cfr v. 27). &Egrave; una scena che ci fa riflettere sul nostro incontro con Ges&ugrave; Risorto. Dove trovarlo? Come riconoscerlo? Come credere? San Giovanni, che narra l’evento, ci d&agrave; delle indicazioni precise: Tommaso incontra Ges&ugrave; l’<i>ottavo giorno</i>, nella <i>comunit&agrave; riunita</i> e lo riconosce nei <i>segni del suo sacrificio</i>. Da questa esperienza scaturisce la sua professione di fede, la pi&ugrave; alta di tutto il quarto Vangelo: &laquo;Mio Signore e mio Dio!&raquo; (v. 29).</p> 
<p>Certo, non &egrave; sempre facile credere. Non lo &egrave; stato per Tommaso e non lo &egrave; neanche per noi. La fede ha bisogno di essere nutrita e sostenuta. Per questo, nell’“ottavo giorno”, cio&egrave; ogni domenica, la Chiesa ci invita a fare come i primi discepoli: a riunirci e a celebrare insieme l’Eucaristia. In essa ascoltiamo le parole di Ges&ugrave;, preghiamo, professiamo la nostra fede, condividiamo i doni di Dio nella carit&agrave;, offriamo la nostra vita in unione al Sacrificio di Cristo, ci nutriamo del suo Corpo e del suo Sangue, per poi essere a nostra volta testimoni della sua Resurrezione, come indica il termine “Messa”, cio&egrave; “invio”, “missione” (cfr <i>Catechismo della Chiesa Cattolica</i>, 1332).</p> 
<p>L’Eucaristia domenicale &egrave; indispensabile per la vita cristiana. Domani partir&ograve; per il <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/africa-13-23aprile2026.html">Viaggio apostolico in Africa</a>, e proprio alcuni Martiri della Chiesa africana dei primi secoli, i Martiri di Abitene, ci hanno lasciato in merito una bellissima testimonianza. Di fronte all’offerta di avere salva la vita a patto che rinunciassero a celebrare l’Eucaristia, hanno risposto di non poter vivere senza celebrare il giorno del Signore. &Egrave; l&igrave; che si nutre e cresce la nostra fede. &Egrave; l&igrave; che i nostri sforzi, pur limitati, per grazia di Dio si fondono come azioni delle membra di un unico corpo – il Corpo di Cristo – nella realizzazione di un unico grande progetto di salvezza che abbraccia tutto il genere umano. &Egrave; attraverso l’Eucaristia che anche le nostre mani diventano “mani del Risorto”, testimoni della sua presenza, della sua misericordia, della sua pace, nei segni del lavoro, dei sacrifici, della malattia, del passare degli anni, che spesso vi sono scolpiti, come nella tenerezza di una carezza, di una stretta, di un gesto di carit&agrave;.</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, in un mondo che ha tanto bisogno di pace, questo ci impegna pi&ugrave; che mai ad essere assidui e fedeli al nostro incontro eucaristico con il Risorto, per ripartirne come testimoni di carit&agrave; e portatori di riconciliazione. Ci aiuti a farlo la Vergine Maria, beata perch&eacute;, per prima, ha creduto senza vedere (cfr <i>Gv</i> 20,29).</p> 
<p>____________________________</p> 
<p><b>Dopo il Regina Caeli</b></p> 
<p>Cari fratelli e sorelle,</p> 
<p>oggi molte Chiese orientali celebrano la Pasqua secondo il calendario giuliano. A tutte quelle comunit&agrave; rivolgo il mio pi&ugrave; cordiale augurio di pace, in comunione di fede nel Signore Risorto. Lo accompagno con pi&ugrave; intensa preghiera per quanti soffrono a causa della guerra, in modo particolare per il caro popolo ucraino. La luce di Cristo porti conforto ai cuori afflitti e rafforzi la speranza di pace. Non venga meno l’attenzione della comunit&agrave; internazionale verso il dramma di questa guerra!</p> 
<p>Anche all’amato popolo libanese sono pi&ugrave; che mai vicino in questi giorni di dolore, di paura e di invincibile speranza in Dio. Il principio di umanit&agrave;, inscritto nella coscienza di ogni persona e riconosciuto nelle leggi internazionali, comporta l’obbligo morale di proteggere la popolazione civile dagli atroci effetti della guerra. Faccio appello alle parti in conflitto a cessare il fuoco e a ricercare con urgenza una soluzione pacifica.</p> 
<p>Mercoled&igrave; prossimo si compiono tre anni dall’inizio del sanguinoso conflitto in Sudan. Quanto soffre il popolo sudanese, vittima innocente di questo dramma disumano! Rinnovo il mio accorato appello alle parti belligeranti affinch&eacute; facciano tacere le armi ed inizino, senza precondizioni, un sincero dialogo volto a fermare quanto prima questa guerra fratricida.</p> 
<p>Ed ora do il benvenuto a tutti voi, romani e pellegrini, in particolare ai fedeli che hanno celebrato la Domenica della Divina Misericordia nel Santuario di Santo Spirito in Sassia.</p> 
<p>Saluto la <i>Musikverein Kleinraming</i>, della Diocesi di Linz in Austria, e i fedeli venuti dalla Polonia; come pure i giovani del Coll&egrave;ge Saint Jean de Passy di Parigi e quelli di diverse nazionalit&agrave; del Movimento dei Focolari. Saluto il pellegrinaggio della comunit&agrave; di San Benedetto Po e i cresimandi di Santarcangelo di Romagna e San Vito.</p> 
<p>Domani partir&ograve; per un <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/africa-13-23aprile2026.html">viaggio apostolico di dieci giorni in quattro Paesi africani</a>: Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Vi chiedo per favore di accompagnarmi con le vostre preghiere. Grazie!</p> 
<p>Buona domenica a tutti!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Preghiera del Santo Rosario per invocare il dono della pace (11 aprile 2026)]]></title><pubDate>Sat, 11 Apr 2026 18:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260411-rosario-pace.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260411-rosario-pace.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 11 Apr 2026 21:45:02 +0200 --> <p><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260411-rosario-pace.html#fedeli"><b>Saluto del Santo Padre sul sagrato della Basilica&nbsp;prima dell’inizio della Veglia&nbsp;ai fedeli presenti in Piazza San Pietro</b></a></p> 
<p><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260411-rosario-pace.html#riflessione">Riflessione del Santo Padre Leone XIV&nbsp;nella Veglia di preghiera per la pace</a></b></p> 
<p>______________________</p> 
<p><b><a name="#fedeli"></a>Saluto del Santo Padre sul sagrato della Basilica&nbsp;prima dell’inizio della Veglia&nbsp;ai fedeli presenti in Piazza San Pietro</b></p> 
<p><i>Carissimi fratelli e sorelle, buonasera! Benvenuti!</i></p> 
<p>Un saluto molto fraterno, molto grande a tutti voi. Grazie per la vostra presenza, per aver voluto rispondere a questa chiamata, a questo invito a unirci tutti con la nostra voce, con i nostri cuori, con la nostra vita a pregare per la pace. La pace ce l’abbiamo tutti nei nostri cuori. Che la pace davvero regni in tutto il mondo e che siamo noi portatori di questo messaggio.</p> 
<p>Dio ci ascolta, Dio ci accompagna! Ges&ugrave; ci ha detto che dove due o tre sono riuniti nel suo nome, Lui &egrave; presente con loro. In questi giorni dell’Ottava di Pasqua noi crediamo profondamente nella presenza di Ges&ugrave; risorto fra noi.</p> 
<p>Adesso, uniti nella preghiera del Santo Rosario, chiedendo l’intercessione della nostra Madre Maria, vogliamo dire a tutto il mondo che &egrave; possibile costruire la pace, una pace nuova; che &egrave; possibile vivere insieme con tutti i popoli di tutte le religioni, di tutte le razze; che noi vogliamo essere discepoli di Ges&ugrave; Cristo uniti come fratelli e sorelle, uniti tutti in un mondo di pace.</p> 
<p>Pregate con noi! Grazie per la vostra presenza! Che Dio accompagni voi e i vostri cari oggi e sempre.</p> 
<p>Vi do da qui la benedizione, poi preghiamo insieme dalla Basilica e potete seguire con gli schermi. Grazie di nuovo per la vostra presenza.</p> 
<p>[Benedizione]</p> 
<p>Grazie a tutti, buona preghiera.</p> 
<p>_____________________</p> 
<p><b><a name="riflessione"></a>Riflessione del Santo Padre Leone XIV&nbsp;nella Veglia di preghiera per la pace</b></p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>la vostra preghiera &egrave; espressione di quella fede che, secondo la parola di Ges&ugrave;, sposta le montagne (cfr <i>Mt</i> 17,20). Grazie per avere accolto questo invito, radunandovi qui, presso la tomba di San Pietro, e in tanti altri luoghi del mondo a invocare la pace. La guerra divide, la speranza unisce. La prepotenza calpesta, l’amore solleva. L’idolatria acceca, il Dio vivente illumina. Basta un poco di fede, una briciola di fede, carissimi, per affrontare insieme, <i>come</i> umanit&agrave; e <i>con</i> umanit&agrave;, quest’ora drammatica della storia. La preghiera, infatti, non &egrave; rifugio per sottrarci alle nostre responsabilit&agrave;, non &egrave; anestetico per evitare il dolore che tanta ingiustizia scatena. &Egrave; invece la pi&ugrave; gratuita, universale e dirompente risposta alla morte: siamo un popolo che gi&agrave; risorge! In ognuno di noi, in ogni essere umano, il Maestro interiore insegna infatti la pace, sospinge all’incontro, ispira l’invocazione. Alziamo allora lo sguardo! Rialziamoci dalle macerie! Niente ci pu&ograve; chiudere in un destino gi&agrave; scritto, nemmeno in questo mondo in cui sembrano non bastare i sepolcri, perch&eacute; si continua a crocifiggere, ad annientare la vita, senza diritto e senza piet&agrave;.</p> 
<p><a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">San Giovanni Paolo II</a>, instancabile testimone di pace, con commozione disse nel contesto della crisi irachena nel 2003: &laquo;Io appartengo a quella generazione che ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale ed &egrave; sopravvissuta. Ho il dovere di dire a tutti i giovani, a quelli pi&ugrave; giovani di me, che non hanno avuto quest’esperienza: “Mai pi&ugrave; la guerra!”, come disse Paolo VI nella sua <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/speeches/1965/documents/hf_p-vi_spe_19651004_united-nations.html">prima visita alle Nazioni Unite</a>. Dobbiamo fare tutto il possibile! Sappiamo bene che non &egrave; possibile la pace ad ogni costo. Ma sappiamo tutti quanto &egrave; grande questa responsabilit&agrave;&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/angelus/2003/documents/hf_jp-ii_ang_20030316.html">Angelus</a></i>, 16 marzo 2003). Faccio mio questa sera il suo appello, tanto attuale.</p> 
<p>La preghiera ci educa ad agire. Le limitate possibilit&agrave; umane si congiungono nella preghiera alle infinite possibilit&agrave; di Dio. Pensieri, parole e opere infrangono, allora, la demoniaca catena del male e si mettono a servizio del Regno di Dio: un Regno in cui non c’&egrave; spada, n&eacute; drone, n&eacute; vendetta, n&eacute; banalizzazione del male, n&eacute; ingiusto profitto, ma solo dignit&agrave;, comprensione, perdono. Abbiamo qui un argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre pi&ugrave; imprevedibile e aggressivo. Gli equilibri nella famiglia umana sono gravemente destabilizzati. Viene trascinato nei discorsi di morte persino il Nome santo di Dio, il Dio della vita. Scompare allora un mondo di fratelli e sorelle con un solo Padre nei cieli e, come in un incubo notturno, la realt&agrave; si popola di nemici. Ovunque si avvertono minacce, invece di chiamate all’ascolto e all’incontro. Fratelli e sorelle, chi prega ha coscienza del proprio limite, non uccide e non minaccia la morte. Invece, alla morte &egrave; asservito chi ha voltato le spalle al Dio vivente, per fare di s&eacute; stesso e del proprio potere l’idolo muto, cieco e sordo (cfr <i>Sal </i>115,4-8), cui sacrificare ogni valore e pretendere che il mondo intero pieghi il ginocchio.</p> 
<p>Basta con l’idolatria di s&eacute; stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra! La vera forza si manifesta nel servire la vita. <a href="https://www.vatican.va/content/john-xxiii/it.html">San Giovanni XXIII</a>, con semplicit&agrave; evangelica, scrisse: &laquo;Dalla pace tutti traggono vantaggi: individui, famiglie, popoli, l’intera famiglia umana&raquo;. E ripetendo le parole lapidarie di Pio XII aggiungeva: &laquo;Nulla &egrave; perduto con la pace. Tutto pu&ograve; essere perduto con la guerra&raquo; (Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-xxiii/it/encyclicals/documents/hf_j-xxiii_enc_11041963_pacem.html">Pacem in terris</a></i>, 62).</p> 
<p>Uniamo, dunque, le energie morali e spirituali di milioni, miliardi di uomini e donne, di anziani e di giovani che oggi credono nella pace, che oggi scelgono la pace, che curano le ferite e riparano i danni lasciati della follia della guerra. Ricevo tante lettere di bambini dalle zone di conflitto: leggendole si percepisce, con la verit&agrave; dell’innocenza, tutto l’orrore e la disumanit&agrave; di azioni che alcuni adulti vantano con orgoglio. Ascoltiamo la voce dei bambini!</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, certo vi sono inderogabili responsabilit&agrave; dei governanti delle Nazioni. A loro gridiamo: fermatevi! &Egrave; il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte! Vi &egrave; per&ograve;, non meno grande, la responsabilit&agrave; di tutti noi, uomini e donne di tanti Paesi diversi: un’immensa moltitudine che ripudia la guerra, coi fatti, non solo a parole. La preghiera ci impegna a convertire ci&ograve; che resta di violento nei nostri cuori e nelle nostre menti: convertiamoci a un Regno di pace che si edifica giorno per giorno, nelle case, nelle scuole, nei quartieri, nelle comunit&agrave; civili e religiose, rubando terreno alla polemica e alla rassegnazione con l’amicizia e la cultura dell’incontro. Torniamo a credere nell’amore, nella moderazione, nella buona politica. Formiamoci e giochiamoci in prima persona, ciascuno rispondendo alla propria vocazione. Ognuno ha il suo posto nel mosaico della pace!</p> 
<p>Il Rosario, come altre antichissime forme di preghiera, ci ha uniti stasera nel suo ritmo regolare, impostato sulla ripetizione: la pace si fa spazio cos&igrave;, parola dopo parola, gesto dopo gesto, come una roccia si scava goccia dopo goccia, come al telaio la tessitura avanza movimento dopo movimento. Sono i tempi lunghi della vita, segno della pazienza di Dio. Abbiamo bisogno di non farci travolgere dall’accelerazione di un mondo che non sa cosa rincorre, per tornare a servire il ritmo della vita, l’armonia della creazione, e curarne le ferite. Come ci ha insegnato <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>, &laquo;c’&egrave; bisogno di artigiani di pace disposti ad avviare processi di guarigione e di rinnovato incontro con ingegno e audacia&raquo; (Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html">Fratelli tutti</a></i>, 225). C’&egrave; infatti &laquo;una “architettura” della pace, nella quale intervengono le varie istituzioni della societ&agrave;, ciascuna secondo la propria competenza, per&ograve; c’&egrave; anche un “artigianato” della pace che ci coinvolge&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html">ibid.</a></i>, 231).</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, torniamo a casa con questo impegno di pregare sempre, senza stancarci, e di profonda conversione del cuore. La Chiesa &egrave; un grande popolo a servizio della riconciliazione e della pace, che avanza senza tentennamenti, anche quando il rifiuto della logica bellica pu&ograve; costarle incomprensione e disprezzo. Essa annuncia il Vangelo della pace ed educa a obbedire a Dio piuttosto che agli uomini, specie quando si tratta dell’infinita dignit&agrave; di altri esseri umani, messa a repentaglio dalle continue violazioni del diritto internazionale. &laquo;In tutto il mondo &egrave; auspicabile che ogni comunit&agrave; diventi una “casa della pace”, dove si impara a disinnescare l’ostilit&agrave; attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono. Oggi pi&ugrave; che mai, infatti, occorre mostrare che la pace non &egrave; un’utopia&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/peace/documents/20251208-messaggio-pace.html">Messaggio per la LIX Giornata mondiale della pace</a></i>, 1&deg; gennaio 2026).</p> 
<p>Fratelli e sorelle di ogni lingua, popolo e nazione: siamo una sola famiglia che piange, che spera e che si rialza. &laquo;Mai pi&ugrave; la guerra, avventura senza ritorno, mai pi&ugrave; la guerra, spirale di lutti e di violenza&raquo; (S. Giovanni Paolo II, <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1991/february/documents/hf_jp-ii_spe_19910202_preghiera-pace.html">Preghiera per la pace</a></i>, 2 febbraio 1991).</p> 
<p>Carissimi, la pace sia con tutti voi! &Egrave; la pace di Cristo risorto, frutto del suo sacrificio d’amore sulla croce. Per questo a Lui rivolgiamo la nostra supplica:</p> 
<p>Signore Ges&ugrave;,<br /> tu hai vinto la morte senza armi n&eacute; violenza:<br /> hai dissolto il suo potere con la forza della pace.<br /> Donaci la tua pace,<br /> come alle donne incerte nel mattino di Pasqua,<br /> come ai discepoli nascosti e spaventati.<br /> Manda il tuo Spirito,<br /> respiro che d&agrave; vita, che riconcilia,<br /> che rende fratelli e sorelle gli avversari e i nemici.<br /> Ispiraci la fiducia di Maria, tua madre,<br /> che col cuore straziato stava sotto la tua croce,<br /> salda nella fede che saresti risorto.<br /> La follia della guerra abbia termine<br /> e la Terra sia curata e coltivata da chi ancora<br /> sa generare, sa custodire, sa amare la vita.<br /> Ascoltaci, Signore della vita!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Messaggio del Santo Padre Leone XIV, a firma del Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, in occasione del II Incontro nazionale dei referenti territoriali per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili [16-18 aprile 2026] (10 aprile 2026)]]></title><pubDate>Fri, 10 Apr 2026 16:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260410-messaggio-tutelaminori.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260410-messaggio-tutelaminori.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 17 Apr 2026 08:29:00 +0200 --> <p>A Sua Eminenza Reverendissima<br /> Sig. Card. Matteo Zuppi<br /> Presidente della Conferenza Episcopale Italiana</p> 
<p style="text-align: right;"><i>Dal Vaticano, 10 aprile 2026</i></p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><i>Eminenza Reverendissima</i>,</p> 
<p>invio il cordiale saluto del Santo Padre Leone XIV a Vostra Eminenza e ai partecipanti al II Incontro nazionale dei referenti territoriali per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, convocato dal Servizio nazionale della Conferenza Episcopale Italiana.</p> 
<p>Il tema “Generare relazioni autentiche” orienta verso un compito essenziale delle comunit&agrave; cristiane. Infatti, quando ogni persona viene riconosciuta nella sua dignit&agrave; e custodita nella sua libert&agrave;, le parrocchie, le associazioni, i movimenti sono affidabili, capaci di accompagnare, educare e proteggere; dove invece il rispetto viene meno, la relazione si impoverisce, si deforma e pu&ograve; causare gravi ferite.</p> 
<p>Nella visione cristiana, il rispetto non &egrave; soltanto correttezza: &egrave; una forma esigente della carit&agrave;, che si esprime nel custodire l’altro senza appropriarsene, nell’accompagnarlo senza dominarlo, nel servirlo senza umiliarlo. Da questa radice cresce la possibilit&agrave; di relazioni limpide, mature e sicure. Per questo, la tutela non pu&ograve; essere intesa solo come un insieme di norme da applicare o di procedure da osservare: essa chiede una sapienza che investe lo stile delle comunit&agrave;, il modo di esercitare l’autorit&agrave;, la formazione degli educatori, la vigilanza sui contesti, la trasparenza dei comportamenti.</p> 
<p>La presenza dei pi&ugrave; piccoli e dei pi&ugrave; vulnerabili interpella la coscienza della Chiesa e misura la sua capacit&agrave; di esprimere una cura autentica, cio&egrave; di proteggere, di ascoltare, di prevenire, di non lasciare nessuno solo. Anche per questo l’opera di chi promuove formazione, discernimento, coordinamento e buone prassi rappresenta un contributo prezioso alla maturazione di comunit&agrave; pi&ugrave; accoglienti e consapevoli.</p> 
<p>Un’attenzione speciale va riservata alle persone che hanno subito abusi: le loro ferite domandano prossimit&agrave; sincera, ascolto umile, perseveranza nel cercare ci&ograve; che &egrave; giusto e possibile per riparare. Una comunit&agrave; cristiana vive la conversione evangelica quando non si difende dal dolore di chi ha sofferto, ma se ne lascia interrogare; quando non minimizza il male, ma lo riconosce; quando non si chiude nella paura dello scandalo, ma accetta di percorrere strade esigenti di verit&agrave;, di giustizia e di guarigione.</p> 
<p>Pertanto il vostro incontro assume un significato che supera il piano operativo, richiamando la Chiesa a crescere in una cultura della prevenzione che sia, prima ancora, cultura della custodia evangelica. A questo contribuir&agrave; anche lo spettacolo che sar&agrave; presentato in anteprima nel vostro convegno: “Ed io avr&ograve; cura di te”.</p> 
<p>Eminenza, carissimi, Papa Leone XIV vi incoraggia a proseguire con fiducia nel vostro lavoro, affinch&eacute; nelle Diocesi italiane crescano comunit&agrave; dove i pi&ugrave; fragili siano accolti, protetti e amati. Egli affida ciascuno di voi, insieme al vostro servizio, all’intercessione della Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa, e di cuore vi imparte la Benedizione Apostolica.</p> 
<p>Anch’io auguro la migliore riuscita della presente iniziativa ed ogni bene per il vostro servizio alla Chiesa e alla societ&agrave;.</p> 
<p>Mi valgo della circostanza per confermarmi con sensi di distinto ossequio</p> 
<p style="text-align: center;">dell’Eminenza Vostra Reverendissima<br /> dev.mo nel Signore</p> 
<p style="text-align: right;">Pietro Card. Parolin<i><br /> Segretario di Stato</i></p>]]></description></item><item><title><![CDATA[A Dirigenti e Personale dell'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS) (10 aprile 2026)]]></title><pubDate>Fri, 10 Apr 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260410-inps.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260410-inps.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 10 Apr 2026 13:02:58 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!</p> 
<p><br /> <i>Buongiorno a tutti, benvenuti!</i></p> 
<p>Saluto il Presidente, i Dirigenti e tutti voi, dipendenti dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, compresi quanti sono collegati via internet dalle sedi locali. Il vostro &egrave; un ruolo sociale e istituzionale importante, che vi chiama a farvi carico dei bisogni di molte persone fragili attraverso meccanismi di equa distribuzione della ricchezza, con un’attenzione particolare alle situazioni di criticit&agrave;. Ci&ograve; vi d&agrave; la possibilit&agrave; di agire in modo efficace nella promozione di una responsabilit&agrave; sociale che coniughi sviluppo economico e coesione comunitaria, orientando le scelte al bene comune.</p> 
<p>Nel mondo c’&egrave; complessivamente molta ricchezza, tuttavia i poveri aumentano. Molte centinaia di milioni di persone in tutto il pianeta sono immerse nella povert&agrave; estrema e non dispongono di cibo, alloggio, assistenza medica, scuole, elettricit&agrave;, acqua potabile e servizi sanitari indispensabili. Eppure ci sono ricchezze sproporzionate che rimangono nelle mani di pochi. &Egrave; uno scenario ingiusto, di fronte al quale non possiamo non interrogarci e non impegnarci a cambiare le cose. Non esiste un determinismo che ci condanni alla sperequazione. Alla base delle disparit&agrave; non c’&egrave; una mancanza di risorse, ma la necessit&agrave; di affrontare problemi risolvibili relativi a una loro pi&ugrave; equa distribuzione, da realizzare con senso morale e onest&agrave;.</p> 
<p>In un tale orizzonte, la risposta ai bisogni concreti delle persone &egrave; stata da sempre al centro dell’attenzione della Chiesa Cattolica, sia per ci&ograve; che riguarda il mondo del lavoro sia per l’aiuto ai bisognosi.</p> 
<p>Papa&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it.html">Leone XIII</a>, in particolare, riferendosi alla condizione dei lavoratori, ha richiamato esplicitamente l’importanza della previdenza e dell’assistenza sociale, per &laquo;provvedere che all’operaio non manchi mai il lavoro, e vi siano fondi disponibili per venire in aiuto di ciascuno, non soltanto nelle improvvise e inattese crisi dell’industria, ma altres&igrave; nei casi di infermit&agrave;, di vecchiaia, di infortunio&raquo; (Lett. enc.&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum.html">Rerum novarum</a></i>, 43). E in merito al sostegno ai pi&ugrave; deboli diceva: &laquo;Se qualche famiglia si trova per avventura in s&igrave; gravi ristrettezze che da s&eacute; non le &egrave; affatto possibile uscirne, &egrave; giusto in tali frangenti l’intervento dei pubblici poteri, giacch&eacute; ciascuna famiglia &egrave; parte del corpo sociale&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum.html">ibid</a>., 11).</p> 
<p>In tempi pi&ugrave; recenti, l’attenzione della Chiesa per il modello dello Stato sociale si ritrova nelle Encicliche di&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/john-xxiii/it.html">San Giovanni XXIII</a>&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-xxiii/it/encyclicals/documents/hf_j-xxiii_enc_15051961_mater.html">Mater et Magistra</a></i>&nbsp;(1961) e&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-xxiii/it/encyclicals/documents/hf_j-xxiii_enc_11041963_pacem.html">Pacem in terris</a>&nbsp;</i>(1963), dove il diritto al&nbsp;<i>welfare</i>&nbsp;viene espressamente elevato al rango di diritto umano, come diritto &laquo;alla sicurezza in caso di malattia, di invalidit&agrave;, di vedovanza, di vecchiaia, di disoccupazione, e in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla […] volont&agrave;&raquo; (Lett. enc.&nbsp;<i>Pacem in terris</i>, 6). Nella stessa linea magisteriale si pongono la&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/encyclicals/documents/hf_p-vi_enc_26031967_populorum.html">Populorum progressio</a></i>&nbsp;di&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it.html">San Paolo VI</a>, la&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html">Laborem exercens</a></i>, la&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis.html">Sollicitudo rei socialis</a></i>&nbsp;e la&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html">Centesimus annus</a></i>&nbsp;di&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">San Giovanni Paolo II</a>&nbsp;– in quest’ultima troviamo, tra l’altro, una critica all’assistenzialismo (cfr n. 48) –, come pure la&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate.html">Caritas in veritate</a></i>&nbsp;di&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it.html">Benedetto XVI</a>.</p> 
<p>Il percorso sfocia poi nel magistero sociale di&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>, in particolare nell’Enciclica&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html">Fratelli tutti</a></i>, dove il&nbsp;<i>Welfare State</i>&nbsp;assurge a vero e proprio diritto universale (cfr&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html#110">n. 110</a>).</p> 
<p>Il modello proposto &egrave; quello di un sistema di sicurezza solidale, basato sui principi della sussidiariet&agrave;, della responsabilit&agrave; sociale e della fraternit&agrave; umana, sempre con il fine di indirizzare l’intervento assistenziale a consentire a tutti &laquo;una vita degna mediante il lavoro&raquo; (Francesco, Lett. enc.&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html#128.">Laudato si’</a></i>, 128).</p> 
<p>Cos&igrave; si esprime, al riguardo, il&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html">Compendio della dottrina sociale della Chiesa</a></i>: &laquo;Il principio della solidariet&agrave; comporta che gli uomini del nostro tempo coltivino maggiormente la consapevolezza del debito che hanno nei confronti della societ&agrave; entro la quale sono inseriti […]. Un simile debito va onorato nelle varie manifestazioni dell’agire sociale, cos&igrave; che il cammino degli uomini non si interrompa, ma resti aperto alle generazioni presenti e a quelle future, chiamate insieme, le une e le altre, a condividere, nella solidariet&agrave;, lo stesso dono&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html#c)%20Solidariet%C3%A0%20e%20crescita%20comune%20degli%20uomini">n. 195</a>).</p> 
<p>In questo ambito, in Italia, un ruolo di attore principale va senza dubbio riconosciuto al vostro Istituto, che orienta la sua opera in diverse direzioni, attuando politiche previdenziali generative e di effettivo sviluppo sociale, a partire dalla tutela dei pi&ugrave; deboli e dall’investimento sui giovani. Per questo, pur di fronte alla necessit&agrave; di garantire la sostenibilit&agrave; del sistema, il vostro impegno deve essere sempre volto anche a salvaguardarne il tessuto solidaristico e l’equit&agrave;, sia a livello pensionistico che di accompagnamento del lavoratore durante il suo percorso professionale.</p> 
<p>Gli scenari tipici del lavoro del secolo XX sono mutati. Molteplici sono le cause: la finanziarizzazione dell’impresa, l’esternalizzazione della produzione su scala mondiale, gli alti costi del lavoro e, soprattutto, l’incalzante sviluppo tecnologico, con il forte impatto dell’intelligenza artificiale, ancora da analizzare e valutare nelle sue molteplici – e in parte inesplorate – sfaccettature. I percorsi lavorativi, che per molto tempo sono stati per lo pi&ugrave; lineari, con posti di lavoro occupati spesso per tutta la vita, ora sono connotati da maggiore precariet&agrave; e variabilit&agrave;, con la crescita di modelli di lavoro a termine,&nbsp;<i>part-time</i>, in somministrazione, a chiamata, spesso autonomi, nelle forme pi&ugrave; variegate e ibride. Ne derivano nuovi bisogni, con nuove responsabilit&agrave; per lo Stato e per l’individuo (cfr Benedetto XVI, Lett. enc.&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate.html">Caritas in veritate</a></i>, 58), la cui soddisfazione non pu&ograve; non coinvolgere gli enti previdenziali, e l’INPS in particolare.</p> 
<p>Vorrei perci&ograve; concludere ricordando le parole che&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>&nbsp;rivolgeva ai dirigenti e ai dipendenti del vostro Istituto poco pi&ugrave; di dieci anni fa: &laquo;Non dimenticare l’uomo: questo &egrave; l’imperativo. Amare e servire l’uomo con coscienza, responsabilit&agrave;, disponibilit&agrave;. Lavorare per chi lavora, e non ultimo per chi vorrebbe farlo ma non pu&ograve;. […] Sostenere i pi&ugrave; deboli, perch&eacute; a nessuno manchi la dignit&agrave; e la libert&agrave; di vivere una vita autenticamente umana&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2015/november/documents/papa-francesco_20151107_inps.html">Discorso a Dirigenti e Dipendenti dell’INPS</a></i>, 7 novembre 2015).</p> 
<p>Carissimi, auguro ogni bene per il vostro lavoro! A voi e alle vostre famiglie assicuro il mio ricordo nella preghiera, mentre di cuore vi do la benedizione.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Ai Membri del Sinodo dei Vescovi della Chiesa di Baghdad dei Caldei (10 aprile 2026)]]></title><pubDate>Fri, 10 Apr 2026 11:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260410-chiesa-baghdad-caldei.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260410-chiesa-baghdad-caldei.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 10 Apr 2026 13:07:06 +0200 --> <p><i>Eccellenze, cari Fratelli Vescovi,</i></p> 
<p>la pace sia con voi! &Egrave; bello incontrarvi qui a Roma, convenuti per la celebrazione del vostro Sinodo, volto ad adempiere un atto fondamentale per la vita della Chiesa di Baghdad dei Caldei: l’elezione del nuovo Patriarca. Sono lieto di incontrarvi in questo tempo di prezioso discernimento ecclesiale. Attraverso di voi saluto di cuore i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i seminaristi e tutti i cari fedeli della Chiesa Caldea, tanto nel territorio proprio quanto nella numerosa diaspora sparsa nel mondo. So che molti sono uniti spiritualmente a questo momento, partecipandovi intensamente con la preghiera.</p> 
<p>La vostra Chiesa affonda le sue radici nella primitiva Chiesa apostolica, rappresentando una tradizione antichissima e feconda che, intimamente legata ai luoghi sorgivi della salvezza, seppe portare il Vangelo oltre i confini dell’Impero romano, sviluppando una cristianit&agrave; ricca di fede, di cultura e di spirito missionario, fino all’India e alla Cina. Siete custodi di una memoria viva e nobile, di una fede trasmessa nei secoli con coraggio e fedelt&agrave;. La vostra storia &egrave; gloriosa, ma segnata anche da prove durissime: guerre, persecuzioni, tribolazioni che hanno colpito le vostre comunit&agrave; e disperso molti fedeli nel mondo. E proprio in queste ferite risplende la testimonianza luminosa della fede, perch&eacute; se la vostra Chiesa porta impresse le cicatrici della storia, &egrave; proprio il Signore risorto a mostrarci come le ferite pi&ugrave; dolorose possono diventare in Lui segni di speranza e di vita nuova. Con voi posso fare mie le parole di Sant’Efrem e dire a Cristo: &laquo;Gloria a te che della tua croce hai fatto un ponte sulla morte. […] Gloria a te che ti sei rivestito del corpo dell’uomo mortale e lo hai trasformato in sorgente di vita per tutti i mortali&raquo;&nbsp;<i>(Discorso sul Signore, 9).</i></p> 
<p>Cari Fratelli, nella speranza pasquale, che invita a non avere paura nell’affrontare senza perdersi d’animo sfide nuove e inattese, il vostro Sinodo rappresenta un tempo di grazia e di forte responsabilit&agrave;. Siete chiamati a eleggere il Patriarca in una fase delicata e complessa, talora anche controversa. Vi invito a lasciarvi guidare dallo Spirito Santo, trovando in Lui la concordia e ricercando non ci&ograve; che appare pi&ugrave; utile agli occhi del mondo, ma quel che &egrave; pi&ugrave; conforme al cuore di Cristo.</p> 
<p>Il nuovo Patriarca sia anzitutto un padre nella fede e un segno di comunione con tutti e tra tutti. Potrebbe sembrare che vivere secondo il Vangelo, cio&egrave; nella mitezza e nella ricerca paziente dell’unit&agrave;, sia controcorrente e talvolta persino controproducente, ma in realt&agrave; si rivela come la via pi&ugrave; sapiente, perch&eacute; l’amore &egrave; l’unica forza che vince il male e sconfigge la morte. A prevalere e a non avere mai fine &egrave; quella carit&agrave; di cui parla l’apostolo Paolo: paziente, perseverante, capace di scusare e sopportare tutto, senza mancare mai di rispetto ad alcuno (cfr&nbsp;<i>1 Cor</i>&nbsp;13,4-8).</p> 
<p>Sua Beatitudine sia uomo delle Beatitudini: non chiamato a gesti straordinari e a suscitare clamore, ma a una santit&agrave; quotidiana, fatta di onest&agrave;, misericordia e purezza di cuore. Sia Pastore capace di ascoltare e accompagnare, perch&eacute; l’autorit&agrave; nella Chiesa &egrave; sempre servizio e mai egemonia. E se il mondo o il contesto circostante inducessero a ci&ograve;, non lasciatevi ingannare, ma tornate sempre alla semplicit&agrave; feconda e profetica del Vangelo. Il Patriarca sia guida autentica e vicina alla gente, non figura appariscente e distaccata. Sia uomo radicato nella preghiera, capace di portare il peso delle difficolt&agrave; con realismo e speranza, maestro di pastorale che individui cammini concreti per il bene del popolo di Dio insieme con i fratelli Vescovi, in quello spirito di concordia che deve caratterizzare una Chiesa patriarcale, la cui autorit&agrave; &egrave; rappresentata dal Sinodo dei Vescovi presieduto dal Patriarca, promotore di unit&agrave; nella carit&agrave;, in piena coesione col Successore dell’Apostolo Pietro.</p> 
<p>Alla luce degli eventi che, negli ultimi anni, hanno segnato la vostra Chiesa, avverto con particolare intensit&agrave; la responsabilit&agrave; del momento che state vivendo. E vorrei dirvi: sono con voi. Le prove che attraversate vi interpellino a offrire una risposta illuminata dalla fede e improntata alla comunione, anche nei riguardi dei cristiani appartenenti ad altre confessioni, veri fratelli e sorelle nella fede con cui &egrave; bene instaurare rapporti di autentica condivisione. Cos&igrave; sarete di grande esempio e incoraggiamento anche per il vostro caro e ammirevole popolo, che porto nel cuore e per il quale prego.</p> 
<p>Nel riconoscere con gratitudine i molteplici contributi che i diversi Patriarchi hanno donato alla Chiesa Caldea – mi riferisco anche ai significativi apporti di Sua Beatitudine il Card. Louis Rapha&euml;l Sako e ai notevoli sforzi da lui profusi – sento che questo &egrave; il tempo del rinnovamento spirituale, di un rinnovamento fedele alle vostre preziose e peculiari tradizioni, che vanno custodite. Penso alla ricchezza del vostro patrimonio liturgico e spirituale, e a tale proposito desidero dare eco a quanto affermato dal Concilio: &laquo;Tutti sappiano che il conoscere, venerare, conservare e sostenere il ricchissimo patrimonio liturgico e spirituale degli orientali &egrave; di somma importanza per la fedele custodia dell’integra tradizione cristiana&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19641121_unitatis-redintegratio_it.html">Unitatis redintegratio</a></i>, 15).</p> 
<p>Permettetemi ancora qualche richiamo fraterno e paterno allo stesso tempo. Vi raccomando di essere attenti e trasparenti nell’amministrazione dei beni, sobri, misurati e responsabili nell’uso dei&nbsp;<i>mass-media</i>, prudenti nelle dichiarazioni pubbliche, affinch&eacute; ogni parola e comportamento contribuisca a edificare — e non a ferire — la comunione ecclesiale e la testimonianza della Chiesa. Abbiate a cuore la formazione dei presbiteri, vostri primi collaboratori nel ministero: sosteneteli con la vicinanza, edificando con loro e per loro una fraternit&agrave; concreta e tangibile. E aiutate, anzitutto con l’esempio, le persone consacrate a custodire i doni ineffabili dell’obbedienza e della castit&agrave;. Accompagnate i fedeli laici, provvedendoli di cure pastorali, perch&eacute; si sentano incoraggiati, nonostante tutte le prove, a restare saldi nella fede ricevuta dai Padri e a rimanere nei loro territori. Questo &egrave; importante per tutta la Chiesa, perch&eacute; le regioni in cui &egrave; sorta la luce della fede –&nbsp;<i>orientale lumen –</i>&nbsp;non possono fare a meno dei credenti in Ges&ugrave;, dei cristiani, che stanno al Medio Oriente come le stelle al cielo. Si diradino le nubi che oscurano questa luce: i cristiani in tutto il Medio Oriente siano rispettati, non solo a parole: godano di vera libert&agrave; religiosa e di piena cittadinanza, senza essere trattati da ospiti o da cittadini di seconda classe!</p> 
<p>Fratelli, siete segni di speranza in un mondo segnato da violenze assurde e disumane, che in questo tempo, mosse dall’avidit&agrave; e dall’odio, dilagano con ferocia proprio nelle terre che hanno visto sorgere la salvezza, nei luoghi sacri dell’Oriente cristiano, profanati dalla blasfemia della guerra e dalla brutalit&agrave; degli affari, senza riguardo per la vita della gente, ritenuta al massimo come effetto collaterale dei propri interessi. Ma nessun interesse pu&ograve; valere la vita dei pi&ugrave; deboli, dei bambini, delle famiglie; nessuna causa pu&ograve; giustificare il sangue innocente versato. Voi, chiamati a essere instancabili operatori di pace nel nome di Ges&ugrave;, aiutateci a proclamare chiaramente che Dio non benedice alcun conflitto; a gridare al mondo che chi &egrave; discepolo di Cristo, principe della pace, non sta mai dalla parte di chi ieri impugnava la spada e oggi lancia le bombe; a ricordare che non saranno le azioni militari a creare spazi di libert&agrave; o tempi di pace, ma solo la paziente promozione della convivenza e del dialogo tra i popoli.</p> 
<p>La vostra missione &egrave; grande: annunciare Cristo risorto anche in contesti di morte, essere presenza viva di fede e di carit&agrave;, mantenere accesa la speranza laddove sembra spegnersi. Non scoraggiatevi: il Signore cammina con voi. Io vi ringrazio per quello che fate e vi accompagno, specialmente attraverso il Dicastero per le Chiese Orientali. Affido questo Sinodo e l’elezione del nuovo Patriarca all’intercessione della Beata Vergine Maria, di San Tommaso apostolo e dei suoi discepoli Addai e Mari, autori di una splendida Anafora che ancora resta il vostro vanto. Lo Spirito Santo vi illumini e vi orienti nelle vostre decisioni. Su di voi e su tutti i fedeli della Chiesa Caldea invoco di cuore la benedizione del Signore.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Agli Atleti dei Giochi Olimpici e Paralimpici Milano-Cortina 2026 (9 aprile 2026)]]></title><pubDate>Thu, 09 Apr 2026 10:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260409-giochi-olimpici.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260409-giochi-olimpici.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 09 Apr 2026 11:47:46 +0200 --> <p><i>Eminenza, Eccellenze, Signor Ministro,<br /> Rappresentanti dello sport italiano,<br /> cari atleti e care atlete,</i></p> 
<p>vi accolgo con gioia, poco dopo la fine dei Giochi Invernali di Milano-Cortina, che hanno diffuso nel mondo, insieme a competizioni di altissimo livello, anche un nobile messaggio umano, culturale e spirituale.</p> 
<p>Esprimo gratitudine al Dicastero per la Cultura e l’Educazione che, con&nbsp;<i>Athletica Vaticana</i>, ha curato la preparazione di questo nostro incontro. Ringrazio per le loro parole il Presidente Luciano Buonfiglio, del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI), e il Presidente Marco Giunio De Sanctis, del Comitato Italiano Paralimpico (CIP).</p> 
<p>Desidero coinvolgere in questa riconoscenza tutti voi: grazie per ci&ograve; che avete testimoniato. Davvero lo sport, quando viene autenticamente vissuto, non resta soltanto una prestazione: &egrave; una forma di linguaggio, un racconto fatto di gesti, di fatica, di attese, di cadute e di ripartenze. Durante i Giochi abbiamo visto non solo corpi in movimento, ma storie: storie di sacrificio, di disciplina, di tenacia. In modo particolare, nelle competizioni paralimpiche abbiamo osservato come il limite possa diventare luogo di rivelazione: non qualcosa che ostacola la persona, ma che pu&ograve; essere trasformato, persino trasfigurato in ritrovate qualit&agrave;. Voi atleti siete diventati biografie che ispirano moltissime persone.</p> 
<p>In secondo luogo, il vostro affiatamento ci ricorda che nessuno vince da solo, perch&eacute; dietro ogni vittoria tanti sono coinvolti, dalla famiglia alle squadre, oltre a molti giorni di allenamento, di pressione e di solitudine. Spesso &egrave; proprio in questi momenti che Dio si rivela, come canta il salmista: &laquo;Hai spianato la via ai miei passi, i miei piedi non hanno vacillato&raquo; (<i>Sal&nbsp;</i>17,37).</p> 
<p>Lo sport, infatti, concorre alla maturazione del nostro carattere, richiede una spiritualit&agrave; salda ed &egrave; una forma feconda di educazione. Dallo sport si impara a conoscere il proprio corpo senza idolatrarlo, a governare le emozioni, a competere senza perdere il senso della fraternit&agrave;, ad accogliere la sconfitta senza disperazione e la vittoria senza arroganza.</p> 
<p>Allenando la mente, insieme alle membra, lo sport &egrave; autentico quando resta umano, cio&egrave; quando rimane fedele alla sua prima vocazione: essere scuola di vita e di talento. Una scuola nella quale si impara che il vero successo si misura dalla qualit&agrave; delle relazioni: non dall’ammontare dei premi, ma dalla stima reciproca, dalla gioia condivisa nel gioco.</p> 
<p>Questa &egrave; la “vita in abbondanza” (cfr&nbsp;<i>Gv</i>&nbsp;10,10) della quale parla il Vangelo: una vita piena di senso, una vita in cui corporeit&agrave; e interiorit&agrave; trovano armonia. Ecco la ragione della scelta di quest’espressione evangelica come titolo della Lettera che ho scritto proprio in occasione dell’inizio delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi (cfr&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/letters/2026/documents/20260206-lettera-giochi-olimpici.html">La vita in abbondanza</a></i>, 6 febbraio 2026).</p> 
<p>Nel tempo attuale, cos&igrave; segnato da polarizzazioni, rivalit&agrave; e conflitti che sfociano in guerre devastanti, il vostro impegno assume un valore ancora maggiore: lo sport pu&ograve; e deve diventare davvero uno spazio di incontro! Non un’esibizione di forza, ma un esercizio di relazione. Ho voluto ricordare, in occasione di questi Giochi, il valore della tregua olimpica. Voi, con la vostra presenza, avete reso visibile questa possibilit&agrave; di pace come una profezia niente affatto retorica: spezzare la logica della violenza per promuovere quella dell’incontro.</p> 
<p>Al contempo, sappiamo bene che lo sport porta con s&eacute; anche delle tentazioni: quella della prestazione a ogni costo, che pu&ograve; condurre fino al&nbsp;<i>doping</i>. Quella del profitto, che trasforma il gioco in mercato e lo sportivo in divo. Quella della spettacolarizzazione, che riduce l’atleta a un’immagine o a un numero. Contro queste derive, la vostra testimonianza &egrave; essenziale.</p> 
<p>Cari atleti, voi siete stati testimoni di un modo onesto e bello di abitare il mondo. Portate l’idea che si possa gareggiare senza odiarsi. Che si possa vincere senza umiliare. Che si possa perdere senza perdere s&eacute; stessi. E questo vale anche oltre lo sport. Vale nella vita sociale, nella politica, nelle relazioni tra i popoli. Perch&eacute; lo sport, se vissuto bene, diventa un laboratorio di umanit&agrave; riconciliata, dove la diversit&agrave; non &egrave; una minaccia, ma una ricchezza. In un’epoca di grandi sfide climatiche, questi Giochi ci ricordano anche il legame tra sport e natura e il nostro dovere di prenderci cura della casa comune (cfr Francesco, Lett. enc.<i>&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html#3">Laudato si’</a></i>, 3).</p> 
<p>Oggi, in questa Sala, guardiamo alla Croce degli Sportivi – la Croce olimpica e paralimpica – che dai Giochi di Londra 2012 a quelli di Milano-Cortina raccoglie preghiere, attese e speranze, paure e sofferenze delle donne e degli uomini che, a ogni et&agrave;, condividono le loro esperienze sportive. Davanti a questo supremo ed essenziale Segno di dedizione, rinnoviamo il desiderio di dare il nostro meglio, insieme, in ogni attivit&agrave;.</p> 
<p>Cari atleti, ringrazio tutti voi per il vostro impegno. Prego che Ges&ugrave; Cristo, il “vero atleta di Dio” (cfr S. Giovanni Paolo II,&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/2000/documents/hf_jp-ii_hom_20001029_jubilee-sport.html">Omelia nel Giubileo degli sportivi</a></i>, 29 ottobre 2000, 4), ispiri a ciascuno sfide sempre pi&ugrave; virtuose e doni la forza per viverle con passione. Mentre vi accompagno con la mia benedizione, vi affido una missione: continuare a far s&igrave; che la persona rimanga al centro dello sport in tutte le sue espressioni (cfr Lett.&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/letters/2026/documents/20260206-lettera-giochi-olimpici.html">La vita in abbondanza</a></i>).</p> 
<p>Bene! Auguri a tutti voi e benvenuti!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Udienza Generale dell'8 aprile 2026 - I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione dogmatica Lumen gentium. 7. <i>Santità e consigli evangelici nella Chiesa</i>]]></title><pubDate>Wed, 08 Apr 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260408-udienza-generale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260408-udienza-generale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 08 Apr 2026 11:56:48 +0200 --> <p><b>I Documenti del&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>. II. Costituzione dogmatica&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>. 7.&nbsp;<i>Santit&agrave; e consigli evangelici nella Chiesa</i></b></p> 
<p><br /> <br /> <i>Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!</i></p> 
<p>La Costituzione del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a>&nbsp;</i>(<i>LG</i>) sulla Chiesa dedica un intero capitolo, il quinto, alla universale vocazione alla santit&agrave; di tutti i fedeli: ognuno di noi &egrave; chiamato a vivere nella grazia di Dio, praticando le virt&ugrave; e conformandosi a Cristo. La santit&agrave;, secondo la Costituzione conciliare, non &egrave; un privilegio per pochi, ma un dono che impegna ogni battezzato a tendere alla perfezione della carit&agrave;, ossia alla pienezza dell’amore verso Dio e verso il prossimo. La carit&agrave; &egrave;, infatti, il cuore della santit&agrave; alla quale tutti i credenti sono chiamati: infusa dal Padre, mediante il Figlio Ges&ugrave;, questa virt&ugrave; &laquo;regola tutti mezzi di santificazione, d&agrave; loro forma e li conduce al loro fine&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#42">LG</a></i>, 42). Il livello pi&ugrave; alto della santit&agrave;, come all’origine della Chiesa, &egrave; il martirio, &laquo;suprema testimonianza della fede e della carit&agrave;&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#50">LG</a></i>, 50): per questo motivo, il testo conciliare insegna che ogni credente dev’essere pronto a confessare Cristo fino al sangue (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#42">LG</a></i>, 42), come &egrave; sempre accaduto e accade anche oggi. Questa disponibilit&agrave; alla testimonianza si avvera ogni volta che i cristiani lasciano segni di fede e d’amore nella societ&agrave;, impegnandosi per la giustizia.</p> 
<p>Tutti i Sacramenti, in modo eminente l’Eucaristia, sono nutrimento che fa crescere una vita santa, assimilando ogni persona a Cristo, modello e misura della santit&agrave;. Egli santifica la Chiesa, della quale &egrave; Capo e Pastore: la santit&agrave; &egrave;, in quest’ottica, dono suo, che si manifesta nella nostra vita quotidiana ogni volta che lo accogliamo con letizia e vi corrispondiamo con impegno. A tale proposito, <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it.html">San Paolo VI</a>, nell’<a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/audiences/1965/documents/hf_p-vi_aud_19651020.html">Udienza generale del 20 ottobre 1965</a>, ricordava che la Chiesa, per essere autentica, vuole che tutti i battezzati debbano &laquo;essere santi, cio&egrave; veramente suoi figli degni, forti e fedeli&raquo;. Questo si realizza come una trasformazione interiore, per cui la vita di ogni persona viene conformata a Cristo &nbsp;in virt&ugrave; dello Spirito Santo (cfr <i>Rm </i>8,29; <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#40">LG</a></i>, 40).</p> 
<p>La <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>&nbsp;descrive la santit&agrave; della Chiesa cattolica come una sua caratteristica costitutiva, da ricevere nella fede, in quanto essa &egrave; creduta &laquo;indefettibilmente santa&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#39">LG</a></i>, 39): ci&ograve; non significa che lo sia in maniera piena e perfetta, ma che &egrave; chiamata a confermare questo dono divino durante il suo pellegrinaggio verso la meta eterna, camminando &laquo;fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio&raquo; (S. Agostino, <i>De civ. Dei</i> 51,2; <i>LG</i>, 8). La triste realt&agrave; del peccato nella Chiesa, cio&egrave; in tutti noi, invita ciascuno a condurre un serio cambiamento di vita, affidandoci al Signore, che ci rinnova nella carit&agrave;. Proprio questa grazia infinita, che santifica la Chiesa, ci consegna una missione da compiere giorno dopo giorno: quella della nostra conversione. Perci&ograve; la santit&agrave; non ha soltanto natura pratica, come se fosse riducibile a un impegno etico, per quanto grande, ma riguarda l’essenza stessa della vita cristiana, personale e comunitaria.</p> 
<p>In questa prospettiva, un ruolo decisivo &egrave; assunto dalla vita consacrata, di cui la Costituzione conciliare tratta nel capitolo sesto (cfr <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#43">nn. 43-47</a>). Nel popolo santo di Dio essa costituisce un segno profetico del mondo nuovo, sperimentato nel qui ed ora della storia. Infatti, segni del Regno di Dio, gi&agrave; presente nel mistero della Chiesa, sono quei consigli evangelici che danno forma ad ogni esperienza di vita consacrata: la povert&agrave;, la castit&agrave; e l’obbedienza. Queste tre virt&ugrave; non sono prescrizioni che incatenano la libert&agrave;, ma doni liberanti dello Spirito Santo, attraverso i quali alcuni fedeli sono consacrati totalmente a Dio. La povert&agrave; esprime il pieno affidamento alla Provvidenza, liberando dal calcolo e dal tornaconto; l’obbedienza ha per modello il dono di s&eacute; che Cristo ha fatto al Padre, liberando dal sospetto e dal predominio; la castit&agrave; &egrave; la donazione di un cuore integro e puro nell’amore, a servizio di Dio e della Chiesa.</p> 
<p>Conformandosi a questo stile di vita, le persone consacrate testimoniano l’universale vocazione alla santit&agrave; di tutta la Chiesa, nella forma di una sequela radicale. I consigli evangelici manifestano la partecipazione piena alla vita di Cristo, fino alla croce: &egrave; proprio dal sacrificio del Crocifisso che tutti veniamo redenti e santificati! Contemplando questo evento, sappiamo che non c’&egrave; esperienza umana che Dio non redima: persino la sofferenza, vissuta in unione con la passione del Signore, diventa via di santit&agrave;. La grazia che converte e trasforma la vita ci rafforza cos&igrave; in ogni prova, indicandoci come meta non un ideale lontano, ma l’incontro con Dio, che si &egrave; fatto uomo per amore. La Vergine Maria, Madre tutta santa del Verbo incarnato, sostenga e protegga sempre il nostro cammino.</p> 
<p>________________________</p> 
<p><b>Saluti</b></p> 
<p>Je salue cordialement les p&egrave;lerins de langue fran&ccedil;aise, en particulier, venus de France&nbsp;: les fid&egrave;les de diff&eacute;rentes paroisses et les &eacute;l&egrave;ves de plusieurs &eacute;coles catholiques&nbsp;; les p&egrave;lerins venus de Belgique&nbsp;et de Suisse. Soyez t&eacute;moins joyeux de charit&eacute; et de paix dont le monde a tant besoin. Que Dieu vous b&eacute;nisse&nbsp;!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese, in particolare quelli provenienti dalla Francia: i fedeli di diverse parrocchie e gli alunni di diverse scuole cattoliche; i pellegrini provenienti dal Belgio e dalla Svizzera. Siate testimoni gioiosi di carit&agrave; e di pace, di cui il mondo ha tanto bisogno. Dio vi benedica!</i>]</p> 
<p>I greet the English speaking pilgrims and visitors taking part in today’s audience, in particular the groups from England, Ireland, Nigeria, Australia, the Philippines, Vietnam and the United States of America. In the joy of the risen Christ, I invoke upon you and your families the loving mercy of God our Father. May the Lord bless you all and may his peace be with you!</p> 
<p>Liebe Br&uuml;der und Schwestern deutscher Sprache, in diesen Tagen danken wir Gott f&uuml;r das Geschenk unserer Erl&ouml;sung, denn durch das Kreuzesopfer Christi sind wir gerettet und geheiligt. Durch seine Liebe und die sichere Hoffnung auf die Auferstehung gest&auml;rkt, wollen wir uns vor den Menschen zum ihm als unserem Erl&ouml;ser bekennen.</p> 
<p>[<i>Cari fratelli e sorelle di lingua tedesca, in questi giorni rendiamo grazie a Dio per il dono della nostra redenzione, poich&eacute; attraverso il sacrificio della Croce di Cristo siamo stati salvati e santificati. Rinvigoriti dal suo amore e nella sicura speranza della risurrezione, vogliamo seguire il Signore e professarlo come Redentore davanti agli uomini</i>.]</p> 
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua espa&ntilde;ola. Pidamos a la Bienaventurada Virgen Mar&iacute;a, Reina de todos los Santos, que interceda por nosotros, para que seamos perseverantes y alegres en el camino de la santidad, dando testimonio cada d&iacute;a de nuestra fe en Cristo resucitado. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.</p> 
<p>我向讲中文的人们致以诚挚的问候。亲爱的弟兄姐妹们，我祈求那源自基督之复活的恩宠与平安，临于你们每一位身上。我衷心地降福你们！</p> 
<p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, invoco su ciascuno i doni di grazia e di pace che scaturiscono dalla Risurrezione di Cristo. Vi benedico di cuore</i>.]</p> 
<p>Queridos irm&atilde;os e irm&atilde;s de l&iacute;ngua portuguesa, bem-vindos! Sa&uacute;do especialmente os jovens escuteiros de Vila Flor, em Portugal. S&atilde;o Carlos Acutis dizia: &laquo;Diante do sol, ficamos bronzeados. Diante da Eucaristia, tornamo-nos santos!&raquo;. Ide, pois, ter com Jesus Ressuscitado e estreitai amizade com Ele: procurai-O todos os domingos, passai na igreja para O cumprimentar, acolhei o dom do seu Esp&iacute;rito e conservai sempre a sua Paz. O Senhor vos aben&ccedil;oe, a v&oacute;s e &agrave;s vossas fam&iacute;lias!</p> 
<p>[<i>Cari fratelli e sorelle di lingua portoghese, benvenuti! Saluto in modo speciale i giovani scout di Vila Flor, in Portogallo. San Carlo Acutis diceva: &laquo;Davanti al sole ci si abbronza. Davanti all’Eucaristia si diventa santi!&raquo;. Andate, dunque, da Ges&ugrave; Risorto e stringete amicizia con Lui: cercateLo ogni domenica, passate a salutarLo in chiesa, accogliete il dono del suo Spirito e custodite sempre la sua Pace. Il Signore benedica voi e le vostre famiglie!</i>]</p> 
<p style="text-align: right;"><span class="arabic">أُحَيِّي المُؤمِنِينَ النَّاطِقِينَ بِاللُّغَةِ العَرَبِيَّة. بِقِيامَةِ يَسوعَ مِن بَينِ الأَموات، لمْ يَعُدْ لِلشَّرِّ سُلطانٌ عَلَينا، والمَوتُ أَصبَحَ مَعبَرًا لِبِدايَةِ حَياةٍ جَدِيدَة. أتمنَّى لكُم جميعًا فِصحًا مجيدًا!</span></p> 
<p>[<i>Saluto i fedeli di lingua araba. Con la risurrezione di Ges&ugrave;, il male non ha pi&ugrave; potere su di noi e la morte diventa passaggio per l’inizio di una vita nuova. A tutti voi, Buona Pasqua!</i>]</p> 
<p>Serdecznie pozdrawiam Polak&oacute;w. Zmartwychwstały Chrystus przynosi radość i nadzieję każdemu człowiekowi. Niech Jego zwycięstwo nad złem i śmiercią dodaje odwagi, zwłaszcza młodym, do wiernego kierowania się radami ewangelicznymi, szczeg&oacute;lnie na drodze powołania do r&oacute;żnych form życia konsekrowanego. Wszystkich was błogosławię!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i polacchi. Cristo risorto porta gioia e speranza a ogni uomo. La sua vittoria sul male e sulla morte doni coraggio, soprattutto ai giovani, a seguire fedelmente i consigli evangelici, in particolare nel cammino della vocazione alle diverse forme di vita consacrata. A tutti la mia benedizione!</i>]</p> 
<p style="text-align: center;">__________________________________</p> 
<p style="text-align: center;"><b>APPELLO</b></p> 
<p>A seguito di queste ultime ore di grande tensione per il Medio Oriente e per tutto il mondo, accolgo con soddisfazione e come segno di viva speranza, l’annuncio di una tregua immediata di due settimane. Solo attraverso il ritorno al negoziato si pu&ograve; giungere alla fine della guerra.</p> 
<p>Esorto ad accompagnare questo tempo di delicato lavoro diplomatico con la preghiera, auspicando che la disponibilit&agrave; al dialogo possa divenire lo strumento per risolvere le altre situazioni di conflitto nel mondo.</p> 
<p>Rinnovo a tutti l’invito a unirsi a me nella Veglia di preghiera per la pace che celebreremo qui nella Basilica di San Pietro sabato 11 aprile.</p> 
<p style="text-align: center;">* * *</p> 
<p>Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i ragazzi dell’Arcidiocesi di Milano, venuti a Roma per coronare il loro cammino di formazione catechetica mediante&nbsp;la professione di fede presso le tombe degli Apostoli; i cresimati della Diocesi di Treviso; e i ragazzi della mistagogia di Cremona. Carissimi, sappiate testimoniare con l’entusiasmo e la generosit&agrave; proprie della vostra giovane et&agrave; la fedelt&agrave; al Vangelo seguendo sempre Cristo, Via, Verit&agrave; e Vita.</p> 
<p>Il mio pensiero va infine ai malati, agli&nbsp;sposi novelli e agli altri giovani, specialmente alle scolaresche, tra cui la Scuola Maraini di Rieti. Incoraggio ciascuno a far crescere nel cuore la luce consolante dell’annuncio pasquale.</p> 
<p>A tutti la mia benedizione!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Messaggio del Santo Padre per la IV fiesta de la Resurrección [Madrid, 11 aprile 2026] (8 aprile 2026)]]></title><pubDate>Wed, 08 Apr 2026 08:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260408-messaggio-festa-risurrezione.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260408-messaggio-festa-risurrezione.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 13 Apr 2026 18:16:41 +0200 --> <p><i>Cari amici,</i></p> 
<p>Al termine dell’Ottava di Pasqua, desidero farvi giungere un saluto pieno di affetto. In questi giorni, la Chiesa non ha smesso di ripetere l’annuncio centrale della sua fede: Cristo &egrave; risorto! E questa certezza non appartiene solo al passato. &Egrave; una forza viva, capace di rinnovare il cuore delle persone, rianimare la vita della Chiesa e riaccendere nel mondo la gioia del Vangelo.</p> 
<p>Perci&ograve; &egrave; bello che vi siate riuniti per celebrare, e che lo facciate gi&agrave; per il quarto anno consecutivo. &Egrave; bene e necessario che la Pasqua trovi anche un linguaggio di musica, d’incontro e di gioia condivisa. La fede in Ges&ugrave; Cristo d&agrave; senso alla gioia umana: la purifica, la eleva e la conduce alla pienezza. Ma proprio per questo la Pasqua ci chiede qualcosa di pi&ugrave; grande di un’emozione passeggera; ci invita a lasciarci raggiungere dalla Risurrezione, affinch&eacute; anche la nostra vita cominci a essere nuova.</p> 
<p>San Matteo riporta un dato impressionante: dopo la Risurrezione del Signore, molti corpi di santi che erano morti risuscitarono e, uscendo dai sepolcri, entrarono nella Citt&agrave; santa e apparvero a molti (cfr.&nbsp;<i>Mt</i>&nbsp;27, 52-53). La Pasqua, pertanto, non rimane chiusa nel sepolcro; irrompe nella citt&agrave; ed entra nella quotidianit&agrave; attraverso la vita degli uomini. E questo accade ancora oggi. &Egrave; gi&agrave; accaduto nel corso della storia. Lo vedete nei vostri connazionali che, nel secolo scorso, furono martiri e testimoni di Ges&ugrave;; in loro, la vittoria di Cristo sulla morte si fece fedelt&agrave;, forza e dedizione. Non siete chiamati solo a ricordarli, ma anche ad ispirarvi al loro esempio affinch&eacute; Cristo torni a camminare per le vostre strade, affinch&eacute; la Chiesa riacquisti ardore, affinch&eacute; la verit&agrave; del Vangelo apra quei sepolcri in cui si sono trasformati tanti cuori, e cos&igrave; la Pasqua si renda presente qui e ora attraverso vite cristiane che siano luce, coraggio e annuncio gioioso.</p> 
<p>Il mondo ha bisogno di sentire parlare di Cristo e di vederlo nelle opere dei cristiani che vivono la novit&agrave; del battesimo. Servono giovani che non si vergognino del Vangelo, comunit&agrave; che irradino speranza, testimoni capaci di rendere presente il Signore in ogni ambito, vite ardenti che rendano visibile la bellezza della fede. L’evangelizzazione non nasce, anzitutto, da strategie, ma da cuori trasformati dal Signore risorto.</p> 
<p>Come vorrei che ci fosse festa in tutto il mondo! Come vorrei che ovunque la gioia pasquale trovasse voci, volti e canti! Ma ancora pi&ugrave;: come vorrei che l’esistenza stessa dei cristiani divenisse un concerto, una grande armonia di fede, di unit&agrave;, di comunione e di carit&agrave;, capace di annunciare al mondo che Cristo vive! Che il fuoco del cero pasquale esca dai vostri templi. Che consumi ogni tiepidezza interiore, ogni rassegnazione, ogni mediocrit&agrave; spirituale. Che entri l&agrave; dove la fede si &egrave; indebolita, dove l’entusiasmo apostolico si &egrave; spento, dove il cristianesimo corre il rischio di diventare abitudine senza ardore. E che s’infiammino i cuori di quanti hanno incontrato il Risorto (cfr.&nbsp;<i>Lc</i>&nbsp;24, 32). Cristo &egrave; vivo e, perci&ograve;, nulla in noi &egrave; condannato all’oscurit&agrave; del peccato.</p> 
<p>Cari amici, la Chiesa si aspetta molto da voi. Si aspetta la vostra gioia, ma anche la vostra profondit&agrave; spirituale, la vostra generosit&agrave;, la vostra fede e il vostro coraggio per vivere come veri discepoli del Signore. Lasciatevi raggiungere dalla Pasqua. Traete forza dall’esempio dei vostri martiri e onorate la loro memoria facendo s&igrave; che le vostre vite e le vostre azioni siano frutto del seme fecondo che il loro sangue ha seminato. Fate della vostra esistenza un canto nuovo, che rinnovi la Chiesa e porti al mondo la luce del Risorto!&nbsp;<i>Alzate lo sguardo</i>: contemplate Cristo e seguitelo fino alla santit&agrave;!</p> 
<p>Nell’attesa del nostro incontro a Cibeles, vi chiedo: non lasciate passare il presente; pregate, cercate davvero Cristo; non accontentatevi del minimo, perch&eacute; la vita, con Cristo, vale la pena. Prego per voi, vi benedico e vi aspetto. Se Dio vuole, ci vedremo a giugno.</p> 
<p><i>Vaticano, 8 aprile 2026.</i></p> 
<p style="text-align: center;">LEONE PP. XIV</p> 
<p>________________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-04/quo-084/la-gioia-pasquale-e-un-canto-che-vince-la-rassegnazione.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno&nbsp;CLXVI n. 84, luned&igrave; 13 aprile 2026, p. 3.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Regina Caeli, 6 aprile 2026, <i>Lunedì dell'Angelo</i>]]></title><pubDate>Mon, 06 Apr 2026 14:55:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260406-regina-caeli.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260406-regina-caeli.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 06 Apr 2026 12:50:23 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, Cristo &egrave; risorto! Buona Pasqua!</i></p> 
<p>Questo saluto, pieno di stupore e di gioia, ci accompagner&agrave; tutta la settimana. Festeggiando il giorno nuovo, che il Signore ha fatto per noi, la liturgia celebra l’ingresso dell’intera creazione nel tempo della salvezza: la disperazione della morte &egrave; tolta per sempre, nel nome di Ges&ugrave;.</p> 
<p>Il Vangelo di oggi (<i>Mt</i>&nbsp;28, 8-15) ci chiede di scegliere tra due racconti: o quello delle donne, che hanno incontrato il Risorto (v. 9-11), o quello delle guardie, che sono state corrotte dai capi del sinedrio (v. 11-14). Le prime annunciano la vittoria di Cristo sulla morte; le seconde annunciano che la morte vince sempre e comunque. Nella loro versione, infatti, Ges&ugrave; non &egrave; risorto, ma il suo cadavere &egrave; stato rubato. Da uno stesso fatto, il sepolcro vuoto, sgorgano due interpretazioni: una &egrave; fonte di vita nuova ed eterna, l’altra di morte certa e definitiva.</p> 
<p>Questo contrasto ci fa riflettere sul valore della testimonianza cristiana e sull’onest&agrave; della comunicazione umana. Spesso, infatti, il racconto della verit&agrave; viene oscurato da&nbsp;<i>fake news</i>, come si dice oggi, cio&egrave; da menzogne, allusioni e accuse senza fondamento. Davanti a tali ostacoli, per&ograve;, la verit&agrave; non resta celata, anzi: ci viene incontro, viva e raggiante, illuminando le tenebre pi&ugrave; fitte. Come alle donne giunte al sepolcro, anche a noi oggi Ges&ugrave; dice: &laquo;Non temete! Andate ad annunciare&raquo; (v. 10). Egli stesso diventa cos&igrave; la buona notizia da testimoniare nel mondo: la Pasqua del Signore &egrave; la nostra Pasqua, la Pasqua dell’umanit&agrave;, perch&eacute; quest’uomo, che &egrave; morto per noi, &egrave; il Figlio di Dio, che per noi ha donato la sua vita. Come il Risorto, sempre vivo e presente, libera il passato da una fine distruttiva, cos&igrave; l’annuncio pasquale redime dal sepolcro il nostro futuro.</p> 
<p>Carissimi, quanto &egrave; importante che questo Vangelo raggiunga soprattutto quanti sono oppressi dalla malvagit&agrave;, che corrompe la storia e confonde le coscienze! Penso ai popoli tormentati dalla guerra, ai cristiani perseguitati per la loro fede, ai bambini privati dell’istruzione. Annunciare in parole e opere la Pasqua di Cristo significa dare nuova voce alla speranza, altrimenti soffocata tra le mani dei violenti. Quando viene proclamata nel mondo, infatti, la Buona Novella rischiara ogni ombra, in ogni tempo.</p> 
<p>Con particolare affetto, alla luce del Risorto ricordiamo oggi <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">papa Francesco</a>, che proprio il Luned&igrave; dell’Angelo dello scorso anno ha consegnato la vita al Signore. Mentre facciamo memoria della sua grande testimonianza di fede e di amore, preghiamo insieme la vergine Maria, Sede della sapienza, perch&eacute; possiamo diventare annunciatori sempre pi&ugrave; luminosi della verit&agrave;.</p> 
<p>______________________________</p> 
<p><b>Dopo il <i>Regina Caeli</i></b></p> 
<p><i>Cari Fratelli e Sorelle!</i></p> 
<p>Rivolgo un cordiale benvenuto a tutti voi, cari pellegrini venuti dall’Italia e da vari Paesi. Saluto, in particolare, i ragazzi del Decanato di Appiano Gentile. Invio il mio pensiero a quanti, in diverse parti del mondo, partecipano alle iniziative promosse in occasione della <i>Giornata Internazionale dello Sport per lo Sviluppo e la Pace,</i> rinnovando l’appello perch&eacute; lo sport, con il suo linguaggio universale di fraternit&agrave;, sia luogo di inclusione e di pace.</p> 
<p>Ringrazio quanti, in questi giorni, mi hanno fatto pervenire espressioni di augurio per la Santa Pasqua. Sono riconoscente soprattutto per le preghiere; per intercessione della Vergine Maria, Dio ricompensi ciascuno con i suoi doni!</p> 
<p>Vi auguro di trascorrere nella gioia e nella fede questo Luned&igrave; dell’Angelo e questi giorni dell’Ottava di Pasqua, in cui si prolunga la celebrazione della Risurrezione del Cristo. Perseveriamo nell’invocare il dono della pace per tutto il mondo.</p> 
<p>Buon Luned&igrave; dell’Angelo!&nbsp;</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Messaggio Pasquale e Benedizione “Urbi et Orbi”, 2026]]></title><pubDate>Sun, 05 Apr 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/urbi/documents/20260405-urbi-et-orbi-pasqua.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/urbi/documents/20260405-urbi-et-orbi-pasqua.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 05 Apr 2026 13:01:59 +0200 --> <p><i>Fratelli e sorelle,<br /> Cristo &egrave; risorto! Buona Pasqua!</i></p> 
<p>Da secoli la Chiesa canta con esultanza l’avvenimento che &egrave; origine e fondamento della sua fede: &laquo;Il Signore della vita era morto / ma ora, vivo trionfa. / S&igrave;, ne siamo certi: / Cristo &egrave; davvero risorto. / Tu, Re vittorioso, / abbi piet&agrave; di noi&raquo; (<i>Sequenza di Pasqua</i>).</p> 
<p>La Pasqua &egrave; una vittoria: della vita sulla morte, della luce sulle tenebre, dell’amore sull’odio. Una vittoria a carissimo prezzo: il Cristo, il Figlio del Dio vivente (cfr <i>Mt</i> 16,16) ha dovuto morire, e morire su una croce, dopo aver subito un’ingiusta condanna, essere stato schernito e torturato, e aver versato tutto il suo sangue. Come vero Agnello immolato, ha preso su di s&eacute; il peccato del mondo (cfr <i>Gv</i> 1,29; <i>1Pt</i> 1,18-19) e cos&igrave; ci ha liberati tutti, e con noi anche il creato, dal dominio del male.</p> 
<p>Ma <i>come</i> ha vinto Ges&ugrave;? Qual &egrave; la forza con cui ha sconfitto una volta per sempre l’antico Avversario, il Principe di questo mondo (cfr <i>Gv</i> 12,31)? Qual &egrave; la potenza con cui &egrave; risorto dai morti, non ritornando alla vita di prima, ma entrando nella vita eterna e aprendo cos&igrave; nella propria carne il passaggio da questo mondo al Padre?</p> 
<p>Questa forza, questa potenza &egrave; Dio stesso, Amore che crea e genera, Amore fedele fino alla fine, Amore che perdona e riscatta.</p> 
<p>Cristo, nostro &laquo;Re vittorioso&raquo;, ha combattuto e vinto la sua battaglia con l’abbandono fiducioso alla volont&agrave; del Padre, al suo disegno di salvezza (cfr <i>Mt</i> 26,42). Cos&igrave; ha percorso fino alla fine la via del dialogo, non a parole ma nei fatti: per trovare noi perduti si &egrave; fatto carne, per liberare noi schiavi si &egrave; fatto schiavo, per dare la vita a noi mortali si &egrave; lasciato uccidere sulla croce.</p> 
<p>La forza con cui Cristo &egrave; risorto &egrave; totalmente non violenta. &Egrave; simile a quella di un chicco di grano che, marcito nella terra, cresce, si apre un varco tra le zolle, germoglia e diventa una spiga dorata. &Egrave; ancora pi&ugrave; simile a quella di un cuore umano che, ferito da un’offesa, respinge l’istinto di vendetta e, pieno di piet&agrave;, prega per chi lo ha offeso.</p> 
<p>Fratelli e sorelle, questa &egrave; la vera forza che porta la pace all’umanit&agrave;, perch&eacute; genera relazioni rispettose a tutti i livelli: tra le persone, le famiglie, i gruppi sociali, le nazioni. Non mira all’interesse particolare, ma al bene comune; non vuole imporre il proprio piano, ma contribuire a progettarlo e a realizzarlo insieme agli altri.</p> 
<p>S&igrave;, la risurrezione di Cristo &egrave; il principio dell’umanit&agrave; nuova, &egrave; l’ingresso nella vera terra promessa, dove regnano la giustizia, la libert&agrave;, la pace, dove tutti si riconoscono fratelli e sorelle, figli dello stesso Padre che &egrave; Amore, Vita, Luce.</p> 
<p>Fratelli e sorelle, con la sua risurrezione il Signore ci mette ancor pi&ugrave; potentemente di fronte al dramma della nostra libert&agrave;. Davanti al sepolcro vuoto possiamo riempirci di speranza e di stupore, come i discepoli, o di paura come le guardie e i farisei, costretti a ricorrere a menzogna e sotterfugio pur di non riconoscere che colui che era stato condannato &egrave; davvero risorto (cfr <i>Mt</i> 28,11-15)!</p> 
<p>Nella luce della Pasqua, lasciamoci stupire da Cristo! Lasciamoci cambiare il cuore dal suo immenso amore per noi! Chi ha in mano armi le deponga! Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace! Non una pace perseguita con la forza, ma con il dialogo! Non con la volont&agrave; di dominare l’altro, ma di incontrarlo!</p> 
<p>Ci stiamo abituando alla violenza, ci rassegniamo ad essa e diventiamo indifferenti. Indifferenti alla morte di migliaia di persone. Indifferenti alle ricadute di odio e divisione che i conflitti seminano. Indifferenti alle conseguenze economiche e sociali che essi producono e che pure tutti avvertiamo. C’&egrave; una sempre pi&ugrave; marcata “globalizzazione dell’indifferenza”, per richiamare un’espressione cara a <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>, che un anno fa da questa loggia rivolgeva al mondo le sue ultime parole, ricordandoci: &laquo;Quanta volont&agrave; di morte vediamo ogni giorno nei tanti conflitti che interessano diverse parti del mondo!&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/urbi/documents/20250420-urbi-et-orbi-pasqua.html">Messaggio Urbi et Orbi</a></i>, 20 aprile 2025).</p> 
<p>La croce di Cristo ci ricorda sempre la sofferenza e il dolore che circondano la morte e lo strazio che essa comporta. Tutti abbiamo paura della morte&nbsp; e per paura ci voltiamo dall’altra parte, preferiamo non guardare. Non possiamo continuare ad essere indifferenti! E non possiamo rassegnarci al male! Sant’Agostino insegna: &laquo;Se hai paura della morte, ama la risurrezione!&raquo; (<i>Sermo 124</i>, 4). Amiamo anche noi la risurrezione, che ci ricorda che il male non &egrave; l’ultima parola, perch&eacute; &egrave; stato sconfitto dal Risorto.</p> 
<p>Egli ha attraversato la morte per donarci vita e pace: &laquo;Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la d&agrave; il mondo, io la do a voi&raquo; (<i>Gv</i> 14, 27). La pace che Ges&ugrave; ci consegna non &egrave; quella che si limita a fare tacere delle armi, ma quella che tocca e cambia il cuore di ciascuno di noi! Convertiamoci alla pace di Cristo! Facciamo udire il grido di pace che sgorga dal cuore! Per questo, invito tutti a unirsi a me nella veglia di preghiera per la pace che celebreremo qui nella Basilica di san Pietro il prossimo sabato, 11 aprile.</p> 
<p>In questo giorno di festa, abbandoniamo ogni volont&agrave; di contesa, di dominio e di potere, e imploriamo il Signore che doni la sua pace al mondo funestato dalle guerre e segnato dall’odio e dall’indifferenza che ci fanno sentire impotenti di fronte al male. Al Signore raccomandiamo tutti i cuori che soffrono e attendono la vera pace che solo Lui pu&ograve; dare. Affidiamoci a Lui e apriamogli il nostro cuore! Solo Lui fa nuove tutte le cose (cfr <i>Ap</i> 21,5)!</p> 
<p>Buona Pasqua!</p> 
<p style="text-align: center;">_______________________________</p> 
<p style="text-align: center;"><span class="color-text"><b><a name="AUGURI"></a>AUGURI PASQUALI</b></span></p> 
<p style="text-align: center;"><span class="color-text">In alcune espressioni linguistiche</span></p> 
<p style="text-align: center;"><span class="color-text">(Al termine del Messaggio Urbi et Orbi, prima della Benedizione)</span><br /> &nbsp;</p> 
<p>A quanti mi ascoltano, rivolgo un cordiale augurio in alcune espressioni linguistiche:</p> 
<p><b><i>Italiano</i></b></p> 
<p>Buona Pasqua!&nbsp;Portate a tutti la gioia di Ges&ugrave;&nbsp;risorto e presente in mezzo a noi.</p> 
<p><b><i>Francese</i></b></p> 
<p>Joyeuses P&acirc;ques ! Portez &agrave; tout le monde la joie de J&eacute;sus ressuscit&eacute; et pr&eacute;sent parmi nous.</p> 
<p><b><i>Inglese</i></b></p> 
<p>Happy Easter! May you bring the joy of Jesus, who is risen and present in our midst, to all you meet.</p> 
<p><b><i>Tedesco</i></b></p> 
<p>Frohe Ostern! Bringt allen die Freude des auferstandenen Jesus, der unter uns gegenw&auml;rtig ist.</p> 
<p><b><i>Spagnolo</i></b></p> 
<p>&iexcl;Feliz Pascua! Lleven a todos la alegr&iacute;a de Jes&uacute;s resucitado y presente entre nosotros.</p> 
<p><b><i>Portoghese</i></b></p> 
<p>Feliz P&aacute;scoa! Levai a todos a alegria do Senhor Ressuscitado e presente entre n&oacute;s.</p> 
<p><b><i>Polacco</i></b></p> 
<p>Radosnych Świąt Wielkanocnych!</p> 
<p><b><i>Arabo</i></b></p> 
<p class="MsoNormal" dir="RTL">قِيامَة مَجِيدَة!</p> 
<p><b><i>Cinese</i></b></p> 
<p>复活节快乐</p> 
<p><b><i>Latino</i></b></p> 
<p>Felix sit vobis Domini resurrectionis festivitas! Iesu resuscitati, inter nos adstantis, laetitiam cum omnibus communicate.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Santa Messa di Pasqua (5 aprile 2026)]]></title><pubDate>Sun, 05 Apr 2026 10:15:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260405-pasqua.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260405-pasqua.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 05 Apr 2026 12:46:58 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>la creazione intera risplende oggi di nuova luce, dalla terra si leva un canto di lode, esulta di gioia il nostro cuore: Cristo &egrave; risorto dalla morte e, con Lui, anche noi risorgiamo a vita nuova!</p> 
<p>Questo annuncio pasquale abbraccia il mistero della nostra vita e il destino della storia e ci raggiunge fin dentro gli abissi della morte, da cui ci sentiamo minacciati e a volte sopraffatti. Esso ci apre alla speranza che non viene meno, alla luce che non tramonta, a quella pienezza di gioia che niente pu&ograve; cancellare: la morte &egrave; stata vinta per sempre, la morte non ha pi&ugrave; potere su di noi!</p> 
<p>&Egrave;&nbsp;questo un messaggio non sempre facile da accogliere, una promessa che facciamo fatica ad accogliere, perch&eacute; il potere della morte ci minaccia sempre, dentro e fuori.</p> 
<p>Dentro di noi, quando la zavorra dei nostri peccati ci impedisce di spiccare il volo; quando le delusioni o le solitudini che sperimentiamo prosciugano le nostre speranze; quando le preoccupazioni o i risentimenti soffocano la gioia di vivere; quando proviamo tristezza o stanchezza, quando ci sentiamo traditi o rifiutati, quando dobbiamo fare i conti con la nostra debolezza, con la sofferenza, con la fatica di ogni giorno, allora ci sembra di essere finiti in un tunnel di cui non vediamo l’uscita.</p> 
<p>Ma anche fuori di noi, la morte &egrave; sempre in agguato. La vediamo presente nelle ingiustizie, negli egoismi di parte, nell’oppressione dei poveri, nella scarsa attenzione verso i pi&ugrave; fragili. La vediamo nella violenza, nelle ferite del mondo, nel grido di dolore che si leva da ogni parte per i soprusi che schiacciano i pi&ugrave; deboli, per l’idolatria del profitto che saccheggia le risorse della terra, per la violenza della guerra che uccide e distrugge.</p> 
<p>In questa realt&agrave;, la Pasqua del Signore ci invita ad alzare lo sguardo e ad allargare il cuore. Essa continua ad alimentare nel nostro spirito e nel cammino della storia il seme della vittoria promessa. Ci mette in movimento come Maria di Magdala e come gli Apostoli, per farci scoprire che il sepolcro di Ges&ugrave; &egrave; vuoto, e perci&ograve; in ogni morte che sperimentiamo c’&egrave; anche spazio per una nuova vita che sorge. Il Signore &egrave; vivo e rimane con noi. Attraverso fessure di risurrezione che si fanno spazio nelle oscurit&agrave;, Egli consegna il nostro cuore alla speranza che ci sostiene: il potere della morte non &egrave; il destino ultimo della nostra vita. Siamo orientati una volta per sempre verso la pienezza, perch&eacute; in Cristo risorto anche noi siamo risorti.</p> 
<p>Ce lo ricordava con parole accorate <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>, nella sua prima Esortazione apostolica,&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html">Evangelii gaudium</a></i>, affermando che la risurrezione di Cristo &laquo;non &egrave; una cosa del passato; contiene una forza di vita che ha penetrato il mondo. Dove sembra che tutto sia morto, da ogni parte tornano ad apparire i germogli della risurrezione. &Egrave; una forza senza uguali. &Egrave; vero che molte volte sembra che Dio non esista: vediamo ingiustizie, cattiverie, indifferenze e crudelt&agrave; che non diminuiscono. Per&ograve; &egrave; altrettanto certo che nel mezzo dell’oscurit&agrave; comincia sempre a sbocciare qualcosa di nuovo, che presto o tardi produce un frutto&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html#L%E2%80%99azione_misteriosa_del_Risorto_e_del_suo_Spirito">n. 276</a>).</p> 
<p>Fratelli e sorelle, la Pasqua del Signore ci dona questa speranza, ricordandoci che nel Cristo risorto una nuova creazione &egrave; possibile ogni giorno. Ce lo dice il Vangelo oggi proclamato, che colloca l’evento della risurrezione in modo preciso: &laquo;Il primo giorno della settimana&raquo; (<i>Gv</i> 20,1). Il giorno della risurrezione di Cristo ci rimanda cos&igrave; alla creazione, a quel primo giorno in cui Dio cre&ograve; il mondo, e ci annuncia, nello stesso tempo, che una vita nuova, pi&ugrave; forte della morte, adesso sta spuntando per l’umanit&agrave;.</p> 
<p>La Pasqua &egrave; la nuova creazione operata dal Signore Risorto, &egrave; un nuovo inizio, &egrave; la vita finalmente resa eterna dalla vittoria di Dio sull’antico Avversario.</p> 
<p>Di questo canto di speranza oggi abbiamo bisogno. E siamo noi, risorti con Cristo, che dobbiamo portarlo per le strade del mondo. Corriamo allora come Maria di Magdala, annunciamolo a tutti, portiamo con la nostra vita la gioia della risurrezione, perch&eacute; dovunque aleggia ancora lo spettro della morte possa splendere la luce della vita.</p> 
<p>Cristo, nostra Pasqua, ci benedica e doni la sua pace al mondo intero!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Veglia Pasquale (4 aprile 2026)]]></title><pubDate>Sat, 04 Apr 2026 21:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260404-veglia-pasquale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260404-veglia-pasquale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 04 Apr 2026 23:06:40 +0200 --> <p>&laquo;Il santo mistero di questa notte […] dissipa l’odio, piega la durezza dei potenti, promuove la concordia e la pace&raquo; (<i>Preconio pasquale</i>).</p> 
<p>Cos&igrave;, cari fratelli e sorelle, il diacono, all’inizio di questa celebrazione, ha inneggiato alla luce di Cristo Risorto, simboleggiata nel Cero pasquale. Da quest’unico Cero tutti abbiamo acceso i nostri lumi e, ciascuno portando una fiammella attinta allo stesso fuoco, abbiamo illuminato questa grande basilica. &Egrave; il segno della luce pasquale, che ci unisce nella Chiesa come lampade per il mondo. All’annuncio del diacono abbiamo risposto “amen”, affermando il nostro impegno ad abbracciare questa missione, e tra poco ripeteremo il nostro “s&igrave;” rinnovando le Promesse battesimali.</p> 
<p>Questa, carissimi, &egrave; una Veglia piena di luce, la pi&ugrave; antica della tradizione cristiana, detta “madre di tutte le veglie”. In essa riviviamo il memoriale della vittoria del Signore della vita sulla morte e sugli inferi. Lo facciamo dopo aver percorso, nei giorni scorsi, come in un’unica grande celebrazione, i misteri della Passione del Dio fatto per noi &laquo;uomo dei dolori&raquo; (<i>Is</i>&nbsp;53,3), &laquo;disprezzato e reietto dagli uomini&raquo; (ibid.), torturato e crocifisso.</p> 
<p>C’&egrave; una carit&agrave; pi&ugrave; grande? Una gratuit&agrave; pi&ugrave; totale? Il Risorto &egrave; lo stesso Creatore dell’universo che, come ai primordi della storia dal nulla ci ha dato l’esistenza, cos&igrave; sulla croce, per mostrarci il suo amore senza limiti, ci ha donato la vita.</p> 
<p>Ce lo ha ricordato la prima Lettura, con il racconto delle origini. In principio Dio ha creato il cielo e la terra (cfr&nbsp;<i>Gen</i>&nbsp;1,1), traendo dal caos il cosmo, dal disordine l’armonia, e affidando a noi, fatti a sua immagine e somiglianza, il compito di esserne custodi. E anche quando, con il peccato, l’uomo non ha corrisposto a tale progetto, il Signore non l’ha abbandonato, ma gli ha rivelato in modo ancora pi&ugrave; sorprendente, nel perdono, il suo volto misericordioso.</p> 
<p>Il “santo mistero di questa notte”, allora, affonda le sue radici anche l&agrave; dove si &egrave; consumato il primo fallimento dell’umanit&agrave;, e si stende lungo i secoli come cammino di riconciliazione e di grazia.</p> 
<p>Di tale cammino la liturgia ci ha proposto alcune tappe attraverso i testi sacri che abbiamo ascoltato. Ci ha ricordato come Dio ha fermato la mano di Abramo, pronto a sacrificare il figlio Isacco, a indicarci che non vuole la nostra morte, ma piuttosto che ci consacriamo ad essere, nelle sue mani, membra vive di una discendenza di salvati (cfr&nbsp;<i>Gen</i>&nbsp;22,11-12.15-18). Cos&igrave; pure ci ha invitato a riflettere su come il Signore ha liberato gli Israeliti dalla schiavit&ugrave; dell’Egitto, facendo del mare, luogo di morte e ostacolo insormontabile, la porta d’ingresso per l’inizio di una vita nuova e libera. E lo stesso messaggio &egrave; tornato come un’eco nelle parole dei Profeti, in cui abbiamo sentito le lodi del Signore come sposo che chiama e raccoglie (cfr&nbsp;<i>Is</i>&nbsp;54,5-7), fonte che disseta, acqua che feconda (cfr&nbsp;<i>Is</i>&nbsp;55,1.10), luce che mostra la via della pace (cfr&nbsp;<i>Bar</i>&nbsp;3,14), Spirito che trasforma e rinnova il cuore (<i>Ez</i>&nbsp;36,26).</p> 
<p>In tutti questi momenti della storia della salvezza abbiamo visto come Dio, alla durezza del peccato che divide e uccide, risponde con la potenza dell’amore che unisce e ridona vita. Li abbiamo rievocati insieme, intercalandone il racconto con salmi e preghiere, per ricordarci che, per la Pasqua di Cristo, &laquo;sepolti insieme a lui nella morte […] anche noi possiamo camminare in una vita nuova […] morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Ges&ugrave;&raquo; (<i>Rm</i>&nbsp;6,4-11), consacrati nel Battesimo all’amore del Padre, uniti nella comunione dei santi, fatti per grazia pietre vive per la costruzione del suo Regno (cfr&nbsp;<i>1Pt</i>&nbsp;2,4-5).</p> 
<p>In questa luce leggiamo il racconto della Risurrezione, che abbiamo ascoltato nel Vangelo secondo Matteo. Il mattino di Pasqua, le donne, vincendo il dolore e la paura, si sono messe in cammino. Volevano andare alla tomba di Ges&ugrave;. Si aspettavano di trovarla sigillata, con una grande pietra all’imboccatura e soldati che facevano la guardia. Questo &egrave; il peccato: una barriera pesantissima che ci chiude e ci separa da Dio, cercando di far morire in noi le sue Parole di speranza. Maria di Magdala e l’altra Maria, per&ograve;, non se ne sono lasciate intimidire. Sono andate al sepolcro e, grazie alla loro fede e al loro amore, sono state le prime testimoni della Risurrezione. Nel terremoto e nell’angelo, seduto sul masso ribaltato, hanno visto la potenza dell’amore di Dio, pi&ugrave; forte di qualsiasi forza del male, capace di “dissipare l’odio” e di “piegare la durezza dei potenti”. L’uomo pu&ograve; uccidere il corpo, ma la vita del Dio dell’amore &egrave; vita eterna, che va oltre la morte e che nessun sepolcro pu&ograve; imprigionare. Cos&igrave; il Crocifisso ha regnato dalla croce, l’angelo si &egrave; seduto sulla pietra e Ges&ugrave; si &egrave; presentato a loro vivo dicendo: &laquo;Salute a voi!&raquo; (<i>Mt</i>&nbsp;28,9).</p> 
<p>&Egrave; questo, oggi, carissimi, anche il nostro messaggio al mondo, l’incontro che vogliamo testimoniare, con le parole della fede e con le opere della carit&agrave;, cantando con la vita l’“Alleluia” che proclamiamo con le labbra (cfr S. Agostino,&nbsp;<i>Sermo 256</i>, 1). Come le donne, corse a dare l’annuncio ai fratelli, noi pure vogliamo partire, stanotte, da questa Basilica, per portare a tutti la buona notizia che Ges&ugrave; &egrave; risorto e che con la sua forza, risorti con Lui, anche noi possiamo dar vita a un mondo nuovo, di pace, di unit&agrave;, come &laquo;moltitudine di uomini e insieme […] un uomo solo, poich&eacute;, pur essendo molti i cristiani, uno solo &egrave; il Cristo&raquo; (S. Agostino,&nbsp;<i>Enarrationes in Psalmos</i>, 127,3).</p> 
<p>A questa missione si consacrano i fratelli e le sorelle che, qui presenti, provenienti da varie parti del mondo, tra poco riceveranno il Battesimo. Dopo il lungo cammino del catecumenato, oggi rinascono in Cristo per essere creature nuove (cfr&nbsp;<i>2Cor</i>&nbsp;5,17), testimoni del Vangelo. Per loro, e per tutti noi, ripetiamo ci&ograve; che Sant’Agostino diceva ai cristiani del suo tempo: &laquo;Annuncia il Cristo, semina […], spargi dappertutto ci&ograve; che hai concepito nel tuo cuore. (<i>Sermo 116</i>, 23-24).</p> 
<p>Sorelle, fratelli, non mancano anche ai nostri giorni sepolcri da aprire, e spesso le pietre che li chiudono sono cos&igrave; pesanti e ben vigilate da sembrare inamovibili. Alcune opprimono l’uomo nel cuore, come la sfiducia, la paura, l’egoismo, il rancore; altre, conseguenza di quelle interiori, spezzano i legami tra noi, come la guerra, l’ingiustizia, la chiusura tra popoli e nazioni. Non lasciamocene paralizzare! Tanti uomini e donne, nel corso dei secoli, con l’aiuto di Dio, le hanno rotolate via, magari con molta fatica, a volte a costo della vita, ma con frutti di bene di cui ancora oggi beneficiamo. Non sono personaggi irraggiungibili, ma persone come noi che, forti della grazia del Risorto, nella carit&agrave; e nella verit&agrave;, hanno avuto il coraggio di parlare, come dice l’Apostolo Pietro, &laquo;con parole di Dio&raquo; (<i>1Pt</i>&nbsp;4,11) e di agire &laquo;con l'energia ricevuta da Dio, perch&eacute; in tutto sia glorificato Dio&raquo; (ibid.).</p> 
<p>Lasciamoci muovere dal loro esempio e in questa Notte santa facciamo nostro il loro impegno, perch&eacute; ovunque e sempre, nel mondo, crescano e fioriscano i doni pasquali della concordia e della pace.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Giovedì Santo - Messa della cena del Signore (2 aprile 2026)]]></title><pubDate>Thu, 02 Apr 2026 17:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260402-coena-domini.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260402-coena-domini.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 02 Apr 2026 18:34:01 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p>
<p>la solenne liturgia di questa sera ci fa entrare nel Triduo Santo della passione, morte e risurrezione del Signore. Varchiamo questa soglia non come spettatori, né per inerzia, ma coinvolti a titolo speciale da Gesù stesso: come invitati alla Cena nella quale il pane e il vino diventano per noi Sacramento di salvezza. Partecipiamo infatti a un banchetto durante il quale Cristo «avendo amato i suoi, che erano nel mondo, li amò fino alla fine» (<i>Gv</i>&nbsp;13,1): il suo amore si fa gesto e cibo per tutti, rivelando la giustizia di Dio. Nel mondo, proprio lì dove il male imperversa, Gesù ama definitivamente, per sempre, con tutto sé stesso.</p>
<p>Durante quest’ultima Cena, Egli lava i piedi ai suoi apostoli, dicendo: «Vi ho dato un esempio, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi» (<i>Gv</i>&nbsp;13,15). Il gesto del Signore fa tutt’uno con la mensa alla quale ci ha invitato. È un&nbsp;<i>esempio</i>&nbsp;del&nbsp;<i>sacramento</i>: mentre ne conferma il senso, ci consegna un compito che vogliamo assumere come nutrimento per la nostra vita. L’evangelista Giovanni sceglie la parola greca&nbsp;<i>upódeigma</i>&nbsp;per raccontare l’evento cui è stato presente: significa “ciò che è mostrato proprio sotto gli occhi”. Quel che il Signore ci fa vedere, prendendo l’acqua, il catino e il grembiule, è molto di più che un modello morale. Egli ci consegna infatti la sua stessa forma di vita: lavare i piedi è gesto che fa sintesi della rivelazione di Dio, segno esemplare del Verbo fatto carne, sua memoria inconfondibile. Facendo propria la condizione del servo, il Figlio rivela la gloria del Padre scardinando i criteri mondani che sporcano la nostra coscienza.</p>
<p>Insieme alla muta sorpresa dei suoi discepoli, persino l’umano orgoglio ci fa aprire gli occhi su ciò che sta accadendo: come Pietro, che dapprima resiste all’iniziativa di Gesù, anche noi dobbiamo «apprendere sempre di nuovo che la grandezza di Dio è diversa dalla nostra idea di grandezza, […] perché sistematicamente desideriamo un Dio del successo e non della Passione» (<a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/homilies/2008/documents/hf_ben-xvi_hom_20080320_coena-domini.html"><i>Omelia della Messa</i>&nbsp;in coena Domini</a>, 20 marzo 2008). Queste parole di&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it.html">Papa Benedetto XVI</a>&nbsp;riconoscono lucidamente che noi siamo sempre tentati di cercare un Dio che “ci serve”, che ci faccia vincere, che sia utile come il denaro e il potere. Non comprendiamo invece che Dio ci&nbsp;<i>serve</i>&nbsp;davvero, sì, ma col gesto gratuito e umile di lavare i piedi: ecco l’onnipotenza di Dio. Così si compie la volontà di dedicare la vita a chi, senza questo dono, non può esistere. Il Signore sta in ginocchio per lavare l’uomo, per amore suo. E il dono divino ci trasforma.</p>
<p>Col suo gesto, infatti, Gesù purifica non solo la nostra immagine di Dio dalle idolatrie e dalle bestemmie che l’hanno sporcata, ma purifica la nostra immagine dell’uomo, che si ritiene potente quando domina, che vuole vincere uccidendo chi gli è uguale, che si ritiene grande quando viene temuto. Vero Dio e vero uomo, Cristo ci dà invece un esempio di dedizione, di servizio e di amore. Abbiamo bisogno del suo esempio per imparare ad amare, non perché ne siamo incapaci, ma proprio per educare noi stessi, gli uni gli altri, all’amore vero. Imparare ad agire come Gesù, Segno che Dio imprime nella storia del mondo, è il compito di tutta una vita.</p>
<p>Egli è il criterio autentico, il «Maestro e Signore» (<i>Gv</i>&nbsp;13,13) che toglie tutte le maschere del divino e dell’umano. Il suo esempio non lo offre quando tutti sono felici e gli vogliono bene, ma nella notte in cui veniva tradito, nel buio dell’incomprensione e della violenza, affinché sia ben chiaro che il Signore non ci ama perché siamo buoni e puri: ci ama, e perciò ci perdona e ci purifica. Il Signore non ci ama se ci facciamo lavare dalla sua misericordia: ci ama, e perciò ci lava, sicché possiamo corrispondere al suo amore.</p>
<p>Impariamo da Gesù questo servizio reciproco. Non ci chiede infatti di ricambiarlo verso di Lui, ma di condividerlo fra noi: «Dovete lavare i piedi gli uni agli altri» (<i>Gv&nbsp;</i>13,14). Così commentava Papa Francesco: questo «è un dovere che mi viene dal cuore. Lo amo. Amo questo e amo farlo perché il Signore così mi ha insegnato» (<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2013/documents/papa-francesco_20130328_coena-domini.html"><i>Omelia della Messa</i>&nbsp;in coena Domini</a>, 28 marzo 2013). Egli non parlava di un astratto imperativo, un comando formale e vuoto, ma esprimeva il suo obbediente fervore per la carità di Cristo, fonte ed esempio della nostra carità. L’esempio dato da Gesù, infatti, non può essere imitato per convenienza, di malavoglia o con ipocrisia, ma solo per amore.</p>
<p>Lasciarci servire dal Signore è dunque condizione per servire come ha fatto Lui. «Se non ti lasci lavare», disse Gesù a Pietro, «non avrai parte con me» (<i>Gv&nbsp;</i>13,8): se non mi accogli come servo, non puoi credermi e seguirmi come Signore. Lavando la nostra carne, Gesù purifica la nostra anima. In Lui, Dio ha dato esempio non di come si domina, ma di come si libera; di come si dona la vita, non di come la si distrugge.</p>
<p>Allora, davanti a un’umanità in ginocchio per molti esempi di brutalità, inginocchiamoci anche noi come fratelli e sorelle degli oppressi. È così che vogliamo seguire l’esempio del Signore, avverando quel che abbiamo ascoltato dal libro dell’Esodo: «Questo giorno sarà per voi un memoriale» (<i>Es</i>&nbsp;12,14). Sì, tutta la storia biblica converge in Gesù, vero agnello pasquale. Attraverso di Lui le figure antiche trovano pieno significato, perché il Cristo salvatore celebra la Pasqua dell’umanità, aprendo per tutti il passaggio dal peccato al perdono, dalla morte alla vita eterna: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me» (<i>1Cor</i>&nbsp;11,24).</p>
<p>Rinnovando i gesti e le parole del Signore, proprio questa sera facciamo memoria dell’istituzione dell’Eucaristia e dell’Ordine sacro. L’intrinseco legame tra i due Sacramenti rappresenta la perfetta donazione di Gesù, sommo Sacerdote ed Eucaristia vivente in eterno: nel pane e nel vino consacrati sta infatti il «Sacramento d’amore, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l’anima viene ricolmata di grazia e ci è dato il pegno della gloria futura» (Cost. dogm.&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html">Sacrosantum Concilium</a></i>, 47). Nei vescovi e nei presbiteri, costituiti «sacerdoti della nuova Alleanza» secondo il comando del Signore (Concilio di Trento,&nbsp;<i>De Missae Sacrificio</i>, 1), sta il segno della sua carità verso tutto il Popolo di Dio, che siamo chiamati a servire, amati confratelli, con tutto noi stessi.</p>
<p>Il Giovedì Santo è perciò giorno di ardente gratitudine e di fraternità autentica. L’adorazione eucaristica di questa sera, in ogni parrocchia e comunità, sia tempo per contemplare il gesto di Gesù, mettendoci in ginocchio come ha fatto Lui, e chiedendo la forza di imitarlo nel servizio con lo stesso amore.</p>
]]></description></item><item><title><![CDATA[Giovedì Santo - Messa del Crisma (2 aprile 2026)]]></title><pubDate>Thu, 02 Apr 2026 09:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260402-crisma.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260402-crisma.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 02 Apr 2026 18:34:20 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>siamo ormai alle soglie del Triduo Pasquale. Di nuovo il Signore ci porter&agrave; al vertice della sua missione, perch&eacute; la sua passione, morte e risurrezione divengano il cuore della nostra missione. Quanto stiamo per rivivere, infatti, ha in s&eacute; la forza di trasformare ci&ograve; che l’orgoglio umano tende in genere a irrigidire: la nostra identit&agrave;, il nostro posto nel mondo. La libert&agrave; di Ges&ugrave; cambia il cuore, cura le ferite, profuma e fa brillare i nostri volti, riconcilia e raduna, perdona e risuscita.</p> 
<p>Nel primo anno in cui presiedo la Messa Crismale come Vescovo di Roma, desidero riflettere con voi sulla missione a cui Dio ci consacra come suo popolo. &Egrave; la missione cristiana, la stessa di Ges&ugrave;, non un’altra. Ad essa ciascuno partecipa secondo la propria vocazione e in una personalissima obbedienza alla voce dello Spirito, mai per&ograve; senza gli altri, mai trascurando o rompendo la comunione! Vescovi e presbiteri, rinnovando le nostre promesse, siamo a servizio di un popolo missionario. Siamo con tutti i battezzati il Corpo di Cristo, unti dal suo Spirito di libert&agrave; e di consolazione, Spirito di profezia e di unit&agrave;.</p> 
<p>Quanto Ges&ugrave; vive nei momenti culminanti della sua missione &egrave; anticipato dall’oracolo di Isaia, da Lui indicato nella sinagoga di Nazaret come Parola che &laquo;oggi&raquo; si avvera (cfr <i>Lc</i> 4,21). Nell’ora della Pasqua, infatti, diventa definitivamente chiaro che Dio consacra per inviare. &laquo;Mi ha mandato&raquo; (<i>Lc</i> 4,18), dice Ges&ugrave;, descrivendo quel movimento che lega il suo Corpo ai poveri, ai prigionieri, a chi brancola nel buio e a chi si trova oppresso. E noi, membra del suo Corpo, chiamiamo “apostolica” una Chiesa inviata, sospinta oltre s&eacute; stessa, consacrata a Dio nel servizio delle sue creature: &laquo;Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi&raquo; (<i>Gv</i> 20,21).</p> 
<p>Sappiamo che essere mandati comporta, per prima cosa, un <i>distacco</i>, ovvero il rischio di lasciare ci&ograve; che &egrave; familiare e certo, per inoltrarsi nel nuovo. &Egrave; interessante che &laquo;con la potenza dello Spirito&raquo; (<i>Lc</i> 4,14), disceso su di Lui dopo il battesimo nel Giordano, Ges&ugrave; ritorni in Galilea e venga &laquo;a Nazaret, dove era cresciuto&raquo; (<i>Lc</i> 4,16). &Egrave; il luogo che ora deve lasciare. Si muove &laquo;secondo il suo solito&raquo; (v. 16), ma per inaugurare un tempo nuovo. Dovr&agrave; ora partire definitivamente da quel villaggio, affinch&eacute; maturi ci&ograve; che vi &egrave; germogliato, sabato dopo sabato, nell’ascolto fedele della Parola di Dio. Ugualmente chiamer&agrave; altri a partire, a rischiare, perch&eacute; nessun luogo diventi un recinto, nessuna identit&agrave; una tana.</p> 
<p>Carissimi, noi seguiamo Ges&ugrave;, il quale &laquo;non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuot&ograve; s&eacute; stesso&raquo; (<i>Fil</i> 2,6-7): ogni missione comincia da quel tipo di svuotamento in cui tutto rinasce. La nostra dignit&agrave; di figli e figlie di Dio non pu&ograve; esserci tolta, n&eacute; andare perduta, ma nemmeno gli affetti, i luoghi, le esperienze all’origine della nostra vita possono essere cancellati. Siamo eredi di tanto bene e insieme dei limiti di una storia in cui il Vangelo deve portare luce e salvezza, perdono e guarigione. Cos&igrave;, non c’&egrave; missione senza riconciliazione con le nostre origini, coi doni e i limiti della formazione ricevuta; ma, allo stesso tempo, non c’&egrave; pace senza partenze, non c’&egrave; consapevolezza senza distacco, non c’&egrave; gioia senza rischio. Siamo il Corpo di Cristo se andiamo avanti, facendo i conti col passato senza venirne imprigionati: tutto si ritrova e si moltiplica se prima &egrave; lasciato andare, senza paura. &Egrave; un primo segreto della missione. E non lo si sperimenta una volta sola, ma in ogni ripartenza, ad ogni ulteriore invio.</p> 
<p>Il cammino di Ges&ugrave; ci rivela che la disponibilit&agrave; a perdere, a svuotarsi, non &egrave; fine a s&eacute; stessa, ma condizione di incontro e di intimit&agrave;. L’amore &egrave; vero soltanto se disarmato, ha bisogno di pochi ingombri, di nessuna ostentazione, custodisce delicatamente debolezza e nudit&agrave;. Fatichiamo a buttarci in una missione cos&igrave; esposta, eppure non c’&egrave; “lieto annuncio ai poveri” (cfr <i>Lc</i> 4,18) se andiamo a loro coi segni del potere, n&eacute; vi &egrave; autentica liberazione se non diventiamo liberi dal possesso. Tocchiamo qui un secondo segreto della missione cristiana. Dopo quella del distacco vi &egrave; la legge dell’ <i>incontro</i>. Sappiamo che nel corso della storia la missione &egrave; stata non di rado stravolta da logiche di dominio, del tutto estranee alla via di Ges&ugrave; Cristo. <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">San Giovanni Paolo II</a> ha avuto la lucidit&agrave; e il coraggio di riconoscere come &laquo;per quel legame che, nel Corpo mistico, ci unisce gli uni agli altri, tutti noi, pur non avendone responsabilit&agrave; personale e senza sostituirci al giudizio di Dio che solo conosce i cuori, portiamo il peso degli errori e delle colpe di chi ci ha preceduto&raquo;. <a name="_ftnref1" href="#_ftn1" class=" cleaner">[1]</a></p> 
<p>Di conseguenza, &egrave; ormai prioritario ricordare che n&eacute; in ambito pastorale, n&eacute; in ambito sociale e politico il bene pu&ograve; venire dalla prevaricazione. I grandi missionari sono testimoni di avvicinamenti in punta di piedi, che hanno per metodo la condivisione della vita, il servizio disinteressato, la rinuncia a qualunque strategia di calcolo, il dialogo, il rispetto. &Egrave; la via dell’incarnazione, che sempre di nuovo prende forma di inculturazione. La salvezza, infatti, pu&ograve; essere accolta da ciascuno soltanto nella lingua materna. &laquo;Come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa?&raquo; ( <i>At</i> 2,8). La sorpresa di Pentecoste si ripete quando non pretendiamo di dominare noi i tempi di Dio, ma abbiamo fiducia nello Spirito Santo, che &laquo;c’&egrave;, anche oggi, come al tempo di Ges&ugrave; e degli Apostoli: c’&egrave; e sta operando, arriva prima di noi, lavora pi&ugrave; di noi e meglio di noi; a noi non tocca n&eacute; seminarlo n&eacute; svegliarlo, ma anzitutto riconoscerlo, accoglierlo, assecondarlo, fargli strada, andargli dietro. C’&egrave; e non si &egrave; mai perso d’animo rispetto al nostro tempo; al contrario sorride, danza, penetra, investe, avvolge, arriva anche l&agrave; dove mai avremmo immaginato&raquo;. <a name="_ftnref2" href="#_ftn2" class=" cleaner">[2]</a></p> 
<p>Per stabilire questa sintonia con l’invisibile, occorre arrivare l&agrave; dove si &egrave; inviati con semplicit&agrave;, onorando il mistero che ogni persona e ogni comunit&agrave; porta con s&eacute;. Siamo ospiti: lo siamo come vescovi, come preti, come religiose e religiosi, come cristiani. Per ospitare, in effetti, dobbiamo imparare a farci ospitare. Anche i luoghi in cui la secolarizzazione sembra pi&ugrave; avanzata non sono terra di conquista, o di riconquista: &laquo;Nuove culture continuano a generarsi in queste enormi geografie umane dove il cristiano non suole pi&ugrave; essere promotore o generatore di senso, ma riceve da esse altri linguaggi, simboli, messaggi e paradigmi che offrono nuovi orientamenti di vita, spesso in contrasto con il Vangelo di Ges&ugrave;. […] &Egrave; necessario arrivare l&agrave; dove si formano i nuovi racconti e paradigmi, raggiungere con la Parola di Ges&ugrave; i nuclei pi&ugrave; profondi dell’anima delle citt&agrave;&raquo;. <a name="_ftnref3" href="#_ftn3" class=" cleaner">[3]</a> Questo avviene solo se nella Chiesa camminiamo insieme, se la missione non &egrave; avventura eroica di qualcuno, ma testimonianza viva di un Corpo dalle molte membra.</p> 
<p>Vi &egrave; poi una terza dimensione, la pi&ugrave; radicale forse, della missione cristiana. Si manifesta gi&agrave; nella violenta reazione degli abitanti di Nazaret alla parola di Ges&ugrave; la drammatica <i>possibilit&agrave; dell’incomprensione e del rifiuto</i>: &laquo;All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della citt&agrave; e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro citt&agrave;, per gettarlo gi&ugrave;&raquo; (<i>Lc</i> 4,28-29). Sebbene la lettura liturgica abbia omesso questa parte, quanto ci apprestiamo a celebrare da stasera ci impegna a non fuggire, ma a “passare in mezzo” alla prova, come Ges&ugrave;, il quale, &laquo;passando in mezzo a loro, si mise in cammino&raquo; (<i>Lc</i> 4,30). La croce &egrave; parte della missione: l’invio si fa pi&ugrave; amaro e spaventoso, ma anche pi&ugrave; gratuito e dirompente. L’occupazione imperialistica del mondo &egrave; allora interrotta dall’interno, la violenza che fino a oggi si fa legge &egrave; smascherata. Il Messia povero, prigioniero, rifiutato, precipita nel buio della morte, ma cos&igrave; porta alla luce una creazione nuova.</p> 
<p>Quante risurrezioni anche a noi &egrave; dato sperimentare, quando, liberi da un atteggiamento difensivo, discendiamo nel servizio come un seme nella terra! Nella vita, possiamo attraversare situazioni in cui tutto pare finito. Ci chiediamo allora se la missione sia stata inutile. &Egrave; vero: a differenza di Ges&ugrave;, noi viviamo anche fallimenti che dipendono dall’insufficienza nostra o altrui, spesso da un groviglio di responsabilit&agrave;, di luci e ombre. Ma possiamo fare nostra la speranza di molti testimoni.<b> </b>Ne ricordo uno, che mi &egrave; particolarmente caro. Un mese prima della sua morte, sul quaderno degli Esercizi spirituali, il santo Vescovo &Oacute;scar Romero cos&igrave; annotava: &laquo;Il nunzio di Costa Rica mi ha messo in guardia da un pericolo imminente proprio in questa settimana… Le circostanze impreviste si affronteranno con la grazia di Dio. Ges&ugrave; Cristo aiut&ograve; i martiri e, se ce ne sar&agrave; bisogno, lo sentir&ograve; molto vicino quando gli affider&ograve; il mio ultimo respiro. Ma, pi&ugrave; dell’ultimo istante di vita, conta dargli tutta la vita e vivere per Lui… Mi basta, per essere felice e fiducioso, sapere con certezza che in Lui &egrave; la mia vita e la mia morte; che, nonostante i miei peccati, in Lui ho riposto la mia fiducia e non rester&ograve; confuso, e altri proseguiranno, con pi&ugrave; saggezza e santit&agrave;, il lavoro per la Chiesa e per la patria&raquo;.</p> 
<p>&nbsp;Sorelle e fratelli carissimi, i santi fanno la storia. &Egrave; questo il messaggio dell’Apocalisse. &laquo;Grazia a voi e pace da Ges&ugrave; Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra&raquo; (<i>Ap</i> 1,5). Questo saluto fa sintesi del cammino di Ges&ugrave; in un mondo conteso tra potenze che lo devastano. Al suo interno sorge un popolo nuovo, non di vittime, ma di testimoni. In quest’ora oscura della storia &egrave; piaciuto a Dio inviarci a diffondere il profumo di Cristo dove regna l’odore della morte. Rinnoviamo il nostro “s&igrave;” a questa missione che ci chiede unit&agrave; e che porta la pace. S&igrave;, noi ci siamo! Superiamo il senso di impotenza e di paura! Noi annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta.</p> 
<p>_______________________________</p> 
<p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1" class=" cleaner">[1]</a>&nbsp;S. Giovanni Paolo II, Bolla di indizione del Grande Giubileo del 2000 <i><a href="https://www.vatican.va/jubilee_2000/docs/documents/hf_jp-ii_doc_30111998_bolla-jubilee_it.html">Incarnationis mysterium</a></i> (29 novembre 1998), 11.</p> 
<p><a name="_ftn2" href="#_ftnref2" class=" cleaner">[2]</a> C.M. Martini, <i>Tre racconti dello Spirito</i>, Milano 1997, 11.</p> 
<p><a name="_ftn3" href="#_ftnref3" class=" cleaner">[3]</a>&nbsp;Francesco, Esort. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html#Sfide_delle_culture_urbane">Evangelii gaudium</a></i> (24 novembre 2013), 73-74.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Messaggio del Santo Padre in occasione della Sessione Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali (1° aprile 2026)]]></title><pubDate>Wed, 01 Apr 2026 11:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260401-messaggio-pass.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260401-messaggio-pass.html</guid><description><![CDATA[<!-- Tue, 14 Apr 2026 19:33:41 +0200 --> <p>Ho appreso con piacere della sessione plenaria della <a href="https://www.vatican.va/content/romancuria/it/istituzioni-collegate-con-la-santa-sede/pontificia-accademia-scienze-sociali.index.html">Pontificia Accademia delle Scienze Sociali</a>, che si tiene dal 14 al 16 aprile 2026, e invio i miei migliori auguri oranti a tutti i partecipanti. Esprimo la mia gratitudine al cardinale Peter Turkson per il suo dedicato servizio come cancelliere dell’Accademia. Ringrazio allo stesso modo la vostra presidente, suor Helen Alford, per aver scelto il tema: “The Uses of Power: Legitimacy, Democracy and the Rewriting of the International Order” [Gli usi del potere: legittimit&agrave;, democrazia e riscrittura dell’ordine internazionale]. &Egrave; un argomento particolarmente attuale, che focalizza la nostra riflessione sull’esercizio del potere, elemento cruciale per costruire la pace all’interno e fra le nazioni in questo momento di profondo cambiamento globale.</p> 
<p>La dottrina sociale cattolica considera il potere non come un fine in s&eacute; stesso, ma come un mezzo ordinato al bene comune. Ci&ograve; implica che la legittimit&agrave; dell’autorit&agrave; non dipende dall’accumulo di forza economica o tecnologica, ma dalla saggezza e dalla virt&ugrave; con cui essa viene esercitata (cfr.&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s1c2a2_it.htm#I.%20L'autorit%C3%A0">Catechismo della Chiesa Cattolica</a></i>, n. 1903). Perch&eacute; la saggezza ci consente di discernere e perseguire il vero e il bene, piuttosto che beni apparenti e vanagloria, nelle circostanze della vita quotidiana. Tale saggezza &egrave; inseparabile dalle virt&ugrave; morali, che rafforzano il nostro desiderio di promuovere il bene comune. In particolare, sappiamo che la giustizia e la fortezza sono indispensabili per prendere decisioni ponderate e per metterle in pratica. Anche la temperanza si rivela essenziale per l’uso legittimo dell’autorit&agrave;, poich&eacute; la vera temperanza frena l’eccessiva esaltazione di s&eacute; e funge da barriera contro l’abuso di potere.</p> 
<p>Questa comprensione del potere legittimo trova una delle sue pi&ugrave; alte espressioni nella democrazia autentica. Lungi dall’essere una mera procedura, la democrazia riconosce la dignit&agrave; di ogni persona e invita ciascun cittadino a partecipare responsabilmente al perseguimento del bene comune. Riflettendo questa convinzione, <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">san Giovanni Paolo II</a> ha affermato che la Chiesa apprezza la democrazia perch&eacute; garantisce la partecipazione alle scelte politiche e &laquo;la possibilit&agrave; sia di eleggere e controllare i propri governanti, sia di sostituirli in modo pacifico, ove ci&ograve; risulti opportuno&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html">Centesimus annus</a></i>, n. 46). Tuttavia, la democrazia rimane sana solo quando &egrave; radicata nella legge morale e in una vera visione della persona umana. In mancanza di questo fondamento, rischia di diventare o una tirannia maggioritaria o una maschera per il dominio delle &eacute;lites economiche e tecnologiche.</p> 
<p>Gli stessi principi che guidano l’esercizio dell’autorit&agrave; all’interno delle nazioni devono altres&igrave; informare l’ordine internazionale, una verit&agrave; particolarmente importante da ricordare in un tempo in cui rivalit&agrave; strategiche e alleanze mutevoli stanno rimodellando le relazioni globali. Dobbiamo ricordare che un ordine internazionale giusto e stabile non pu&ograve; emergere dal mero equilibrio di potere n&eacute; da una logica puramente tecnocratica. La concentrazione del potere tecnologico, economico e militare nelle mani di pochi minaccia sia la partecipazione democratica tra i popoli, sia la concordia internazionale.</p> 
<p>A tale riguardo, i miei predecessori hanno espresso la necessit&agrave; di istituzioni aggiornate e di un’autorit&agrave; universale (cfr. Giovanni Paolo II,&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html">Centesimus annus</a></i>, n. 58;&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-xxiii/it/encyclicals/documents/hf_j-xxiii_enc_11041963_pacem.html">Pacem in terris</a></i>, n. 137), improntata al principio di sussidiariet&agrave; (cfr. Benedetto XVI,&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate.html">Caritas in veritate</a></i>, n. 57). Lo sviluppo di una tale comunit&agrave; globale di fratellanza richiede &laquo;la migliore politica, posta al servizio del vero bene comune&raquo; (Francesco,&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html#154">Fratelli tutti</a></i>, n. 154). Di fatto, &egrave; &laquo;pi&ugrave; che mai necessario ripensare con audacia le modalit&agrave; della cooperazione internazionale&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/october/documents/20251016-fao.html">Visita alla sede della FAO in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione</a></i>, 16 ottobre 2025, n. 7).</p> 
<p>In ultima analisi, quando le potenze terrene minacciano la&nbsp;<i>tranquillitas ordinis</i>&nbsp;— la classica definizione agostiniana della pace — dobbiamo trarre speranza dal Regno di Dio, che, pur non essendo di questo mondo, fa luce sulle realt&agrave; di questo mondo e ne rivela il significato escatologico. In questa prospettiva di fede, ci viene ricordato che l’onnipotenza di Dio si manifesta soprattutto nella misericordia e nel perdono (cfr. Tommaso d’Aquino<i>, Summa Theologiae</i>, I, q. 25, a. 3, ad 3); il potere divino non domina, ma piuttosto guarisce e ristora. &Egrave; proprio questa logica di carit&agrave; che deve animare la storia, poich&eacute; l’attivit&agrave; umana ispirata dalla carit&agrave; aiuta a plasmare la “citt&agrave; terrena” nell’unit&agrave; e nella pace, rendendola — seppure in modo imperfetto — un’anticipazione e una prefigurazione della “Citt&agrave; di Dio” (cfr. Benedetto XVI,&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate.html">Caritas in veritate</a></i>, n. 7). Tale fede rafforza la nostra determinazione a costruire una cultura di riconciliazione capace di superare le insidie dell’indifferenza e dell’impotenza (cfr.&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/october/documents/20251028-nostra-aetate.html">Discorso ai leader religiosi partecipanti all’Incontro Internazionale di Preghiera per la Pace</a>,</i>&nbsp;28 ottobre 2025).</p> 
<p>Con questi sentimenti, auspico sinceramente che le vostre riflessioni in questi giorni producano spunti preziosi per chiarire gli usi legittimi del potere, i criteri della democrazia autentica e il tipo di ordine internazionale che serve il bene comune. In tal modo, il vostro lavoro contribuir&agrave; in maniera significativa alla costruzione di una cultura globale di riconciliazione e di pace, una pace che non sia semplicemente la fragile assenza di conflitto, ma il frutto della giustizia, nata da un’autorit&agrave; umilmente posta al servizio di ogni essere umano e dell’intera famiglia umana.</p> 
<p>Possa lo Spirito Santo, fonte di ogni carit&agrave; e vincolo di unit&agrave; e di pace, illuminare le vostre menti e sostenere i vostri sforzi. Invoco volentieri su tutti voi le abbondanti benedizioni di Dio.</p> 
<p><i>Dal Vaticano, 1&deg; aprile 2026</i></p> 
<p style="text-align: center;">LEONE PP. XIV</p> 
<p>________________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-04/quo-085/la-democrazia-si-radica-nella-legge-morale-altrimenti-e-tirannia.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno&nbsp;CLXVI n. 85, marted&igrave; 14 aprile 2026, p. 8.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Udienza Generale del 1° aprile 2026 - I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione dogmatica Lumen gentium. 6. Pietre vive nella Chiesa e testimoni nel mondo: i laici nel popolo di Dio]]></title><pubDate>Wed, 01 Apr 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260401-udienza-generale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260401-udienza-generale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 01 Apr 2026 11:15:41 +0200 --> <p><b>I Documenti del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>. II. Costituzione dogmatica <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>. 6. <i>Pietre vive nella Chiesa e testimoni nel mondo: i laici nel popolo di Dio</i></b></p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><i>Fratelli e sorelle, buongiorno!</i></p> 
<p>Continuiamo il nostro cammino di riflessione sulla Chiesa come ci viene presentata nella Costituzione conciliare <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i> Francesco amava ripetere: &laquo;I laici sono semplicemente l’immensa maggioranza del popolo di Dio. Al loro servizio c’&egrave; una minoranza: i ministri ordinati&raquo; (Esort. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html#Altre_sfide_ecclesiali">Evangelii gaudium</a></i>, 102).&nbsp;</p> 
<p>Questa sezione del Documento si preoccupa di spiegare <i>in positivo</i> la natura e la missione dei laici, dopo secoli in cui questi erano stati definiti semplicemente come coloro che non fanno parte dei chierici o dei consacrati. Per questo mi piace rileggere con voi un passaggio molto bello, che dice la grandezza della condizione cristiana: &laquo;Non c’&egrave; quindi che un popolo di Dio scelto da lui: “un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo” (<i>Ef</i> 4,5); comune &egrave; la dignit&agrave; dei membri per la loro rigenerazione in Cristo, comune la grazia di adozione filiale, comune la vocazione alla perfezione; non c’&egrave; che una sola salvezza, una sola speranza e una carit&agrave; senza divisioni&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#32">LG</a></i>, 32).</p> 
<p>Prima di qualsiasi differenza di ministero o di stato di vita, il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio</a> afferma l’uguaglianza di tutti i battezzati. La Costituzione non vuole che si dimentichi quanto aveva gi&agrave; affermato nel capitolo sul popolo di Dio, cio&egrave; che la condizione del popolo messianico &egrave; la dignit&agrave; e la libert&agrave; dei figli di Dio (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#9">LG</a></i>, 9).</p> 
<p>Naturalmente, pi&ugrave; grande &egrave; il dono, pi&ugrave; grande &egrave; anche l’impegno. Per questo il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio</a>, insieme alla dignit&agrave;, sottolinea anche la missione dei laici nella Chiesa e nel mondo. Ma dove si fonda questa missione e in che cosa consiste? Ce lo dice la descrizione stessa dei laici che il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio</a> ci propone: &laquo;Con il nome di laici si intendono tutti i fedeli cristiani […] che, incorporati a Cristo con il battesimo e costituiti in popolo di Dio, resi a loro modo partecipi della funzione sacerdotale, profetica e regale di Cristo, esercitano nella Chiesa e nel mondo, per la parte che loro compete, la missione di tutto il popolo cristiano&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#31">LG</a></i>, 31).</p> 
<p>Il popolo santo di Dio, dunque, non &egrave; mai una massa informe, ma il corpo di Cristo o, come diceva Sant'Agostino, il <i>Christus totus</i>: &egrave; la comunit&agrave; organicamente strutturata, in forza della relazione feconda tra le due forme di partecipazione al sacerdozio di Cristo: sacerdozio comune dei fedeli e sacerdozio ministeriale (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#10">LG</a></i>, 10). In virt&ugrave; del Battesimo, i fedeli laici partecipano allo stesso sacerdozio di Cristo. Infatti, &laquo;Ges&ugrave; Cristo, sommo ed eterno sacerdote, vuole continuare anche attraverso i laici la sua testimonianza e il suo servizio; perci&ograve; li vivifica con il suo Spirito e li spinge incessantemente a intraprendere ogni opera buona e perfetta&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#34">LG</a></i>, 34).</p> 
<p>Come non ricordare, a questo proposito, <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_exhortations/documents/hf_jp-ii_exh_30121988_christifideles-laici.html">San Giovanni Paolo II</a> e la sua Esortazione apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_exhortations/documents/hf_jp-ii_exh_30121988_christifideles-laici.html">Christifideles laici</a></i> (30 dicembre 1988)? In essa egli sottolineava che &laquo;il Concilio, con il suo ricchissimo patrimonio dottrinale, spirituale e pastorale, ha riservato pagine quanto mai splendide sulla natura, dignit&agrave;, spiritualit&agrave;, missione e responsabilit&agrave; dei fedeli laici. E i Padri conciliari, riecheggiando l’appello di Cristo, hanno chiamato tutti i fedeli laici, uomini e donne, a lavorare nella sua vigna&raquo; (n. 2). In questo modo, il <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_exhortations/documents/hf_jp-ii_exh_30121988_christifideles-laici.html">mio venerato Predecessore</a> rilanciava l’apostolato dei laici, a cui il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio</a> aveva dedicato uno specifico <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19651118_apostolicam-actuositatem_it.html">Documento</a>, di cui parleremo pi&ugrave; in l&agrave;. <a name="_ftnref1" href="#_ftn1" class=" cleaner">[1]</a></p> 
<p>Il vasto campo dell’apostolato laicale non si restringe allo spazio della Chiesa, ma si allarga al mondo. La Chiesa, infatti, &egrave; presente dovunque i suoi figli professano e testimoniano il Vangelo: negli ambienti di lavoro, nella societ&agrave; civile e in tutte le relazioni umane, l&agrave; dove essi, con le loro scelte, mostrano la bellezza della vita cristiana, che anticipa qui e ora la giustizia e la pace che saranno piene nel Regno di Dio. Il mondo ha bisogno di &laquo;essere impregnato dello spirito di Cristo e raggiungere pi&ugrave; efficacemente il suo fine nella giustizia, nella carit&agrave; e nella pace&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#36">LG</a></i>, 36). E questo &egrave; possibile soltanto con il contributo, il servizio e la testimonianza dei laici!</p> 
<p>&Egrave; l’invito ad essere quella Chiesa “in uscita” di cui ci ha parlato <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a>: una Chiesa incarnata nella storia, sempre aperta alla missione, in cui tutti siamo chiamati a essere discepoli-missionari, apostoli del Vangelo, testimoni del Regno di Dio, portatori della gioia del Cristo che abbiamo incontrato!</p> 
<p>Fratelli e sorelle, la Pasqua che ci prepariamo a celebrare rinnovi in noi la grazia di essere, come Maria di Magdala, come Pietro e Giovanni, testimoni del Risorto!</p> 
<p>&nbsp;___________________________</p> 
<p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1" class=" cleaner">[1]</a> Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Decr. <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19651118_apostolicam-actuositatem_it.html">Apostolicam actuositatem</a></i> (18 novembre 1965).</p> 
<p>_____________________________________</p> 
<p><b>Saluti</b></p> 
<p>Je salue les p&egrave;lerins de langue fran&ccedil;aise, en particulier ceux venus d’Ha&iuml;ti, le Coll&egrave;ge La Salle de France ainsi que les participants &agrave; la rencontre UNIV 2026. Demandons au Seigneur de renouveler nos soci&eacute;t&eacute;s par le ferment de l’&Eacute;vangile. Que les fid&egrave;les appel&eacute;s &agrave; vivre au cœur du monde soient anim&eacute;s par l’Esprit du Christ pour accomplir leur mission et travailler &agrave; l’av&egrave;nement de son r&egrave;gne. Que Dieu vous b&eacute;nisse.</p> 
<p>[<i>Saluto i pellegrini di lingua francese, in particolare quelli provenienti da Haiti, il Coll&egrave;ge La Salle di Francia e i partecipanti all’incontro UNIV 2026. Chiediamo al Signore di rinnovare le nostre societ&agrave; con il fermento del Vangelo. I fedeli chiamati a vivere nel cuore del mondo siano animati dallo Spirito di Cristo per compiere la loro missione e lavorare per l’avvento del suo regno. Dio vi benedica</i>.]</p> 
<p>I extend a warm welcome to all the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, especially those coming from Nigeria, the Philippines and the United States of America. I greet in particular the students participating in the 2026 UNIV International University Conference. May this Holy Week lead us to celebrate the resurrection of the Lord Jesus with hearts that are purified and renewed by the grace of the Holy Spirit. Upon all of you and your families, I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ. God bless you all!</p> 
<p>Liebe Br&uuml;der und Schwestern deutscher Sprache, in der Karwoche betrachten wir die Passion des Herrn. Dabei wollen wir unsere Leiden und die der Welt mit seinem Kreuz vereinen, um mit ihm zur Osterfreude und zum ewigen Leben zu gelangen. Ich w&uuml;nsche euch eine gute innere Teilnahme an den Heiligen Drei Tagen!</p> 
<p>[<i>Cari fratelli e sorelle di lingua tedesca, durante questa Settimana Santa contempliamo la Passione del Signore, unendo le nostre sofferenze e quelle del mondo alla sua Croce, per giungere con lui alla gioia pasquale e alla vita eterna. Vi auguro una buona partecipazione interiore al Sacro Triduo!</i>]</p> 
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua espa&ntilde;ola, en particular a los j&oacute;venes venidos de distintas partes del mundo para participar en el Encuentro internacional UNIV 2026. Pidamos al Se&ntilde;or Jes&uacute;s que el misterio pascual, que nos disponemos a celebrar en estos d&iacute;as santos, renueve nuestro compromiso bautismal, impuls&aacute;ndonos a ser alegres testigos de su resurrecci&oacute;n. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.</p> 
<p>我向讲中文的人们致以诚挚的问候。亲爱的弟兄姐妹们，愿你们准备好，热烈而充实地度过复活节三日庆典，以能更深刻地分享基督的奥迹。我衷心的降福你们！</p> 
<p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, disponetevi a vivere intensamente il Triduo Pasquale, per essere sempre pi&ugrave; profondamente partecipi del Mistero di Cristo. Vi benedico di cuore</i>.]</p> 
<p>Uma cordial sauda&ccedil;&atilde;o a todos os peregrinos de l&iacute;ngua portuguesa! Para continuarmos sempre a ser pedras vivas do edif&iacute;cio espiritual da Igreja, devemos oferecer ao mundo um testemunho coerente com a nossa f&eacute;. N&atilde;o esque&ccedil;amos que somos todos disc&iacute;pulos mission&aacute;rios de Cristo! Deus vos aben&ccedil;oe!</p> 
<p>[<i>Un cordiale saluto a tutti i pellegrini di lingua portoghese! Per rimanere sempre come pietre vive nell’edificio spirituale della Chiesa, dobbiamo offrire al mondo una testimonianza coerente con la nostra fede. Non dimentichiamo che siamo tutti discepoli missionari di Cristo! Dio vi benedica!</i>]</p> 
<p style="text-align: right;"><span class="arabic">أُحَيِّي المُؤمِنِينَ النَّاطِقِينَ بِاللُّغَةِ العَرَبِيَّة. باقتِرابِ عِيدِ الفِصح، لِنُصَلِّ مِن أَجلِ المَرضَى والفُقَراءِ وضَحايا الحُروبِ الأَبرِياء، حتَّى يَمنَحَهُم المَسِيحُ جَمِيعًا، بِقِيامَتِهِ مِن بَينِ الأَموات، السَّلامَ والتَّعزِيَة. باركَكُم الرّبُّ جَمِيعًا وحَماكُم دائِمًا مِن كُلِّ شَرّ!</span></p> 
<p>[<i>Saluto i fedeli di lingua araba. Avvicinandosi la festa della Pasqua, preghiamo per i malati, i poveri e le vittime innocenti delle guerre, affinch&eacute; il Cristo, con la sua Resurrezione, conceda a tutti la pace e la consolazione. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!</i>]</p> 
<p>Serdecznie pozdrawiam Polak&oacute;w. Adorując w tych dniach Najświętszy Sakrament przy Grobach Pańskich, uczcie się trwać wiernie przy Chrystusie w godzinie ciszy i pr&oacute;by. A gdy zabrzmią wielkanocne dzwony, niech udział w procesji rezurekcyjnej będzie wyznaniem wiary, że miłość i pok&oacute;j są silniejsze niż śmierć. Wszystkich was błogosławię!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i polacchi. Adorando in questi giorni il Santissimo Sacramento presso i Sepolcri del Signore, imparate a rimanere fedeli accanto a Cristo nell’ora del silenzio e della prova. Quando risuoneranno le campane pasquali, la partecipazione alla processione della Risurrezione sia una professione di fede che l’amore e la pace sono pi&ugrave; forti della morte. Vi benedico tutti!</i>]</p> 
<p style="text-align: center;">* * *</p> 
<p>Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana: parrocchie, associazioni, istituti scolastici e singoli fedeli.</p> 
<p>Tutti ringrazio per questo incontro, augurando a ciascuno che i giorni della Settimana Santa siano occasione propizia per rafforzare la fede e l’adesione al Vangelo.</p> 
<p>Il mio pensiero va altres&igrave; ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Dal mistero pasquale, che in questi giorni contempliamo, venga un incoraggiamento a fare della vostra vita un servizio gioioso al prossimo, specialmente alle persone pi&ugrave; deboli.</p> 
<p>A tutti la mia benedizione!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Ai Membri della "Illinois Municipal League" (30 marzo 2026)]]></title><pubDate>Mon, 30 Mar 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260330-iml.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260330-iml.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 30 Mar 2026 15:29:24 +0200 --> <p>Buongiorno a tutti e benvenuti!<br /> Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!</p> 
<p><br /> <i>Cari fratelli e sorelle, benvenuti<br /> in Vaticano e a Roma.</i></p> 
<p>Sono lieto di incontrare tutti voi che rappresentate la Illinois Municipal League. Siete in visita in Vaticano durante la <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/special/2026/settimana-santa2026.html">Settimana Santa</a>, quando i cattolici in tutto il mondo, insieme a molti altri cristiani, commemorano la passione, la morte e la risurrezione di Ges&ugrave;, la cui amorevole obbedienza al Padre fino alla morte ha ottenuto il dono della redenzione per tutta l’umanit&agrave; (cfr.&nbsp;<i>Fil</i>&nbsp;2, 8). Attraverso il Mistero Pasquale, il Signore ci mostra che persino le circostanze pi&ugrave; difficili e impegnative possono essere trasformate dall’interno dalla forza dell’amore. Forse la sofferenza non pu&ograve; sempre essere evitata o eliminata, ma si pu&ograve; trovare un significato redentivo che non solo restituisce la dignit&agrave; perduta, ma apre anche la porta a una nuova vita. In effetti, la risurrezione di Ges&ugrave; &egrave; la fonte ultima di speranza per tutti coloro che credono in Cristo e attendono la promessa della vita eterna.</p> 
<p>La vittoria del Signore Risorto sulla morte rivela anche che il fulcro dell’autorit&agrave; autentica &egrave; il servizio, poich&eacute; Ges&ugrave; non &egrave; venuto &laquo;per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti&raquo; (<i>Mt</i>&nbsp;20, 28). Il suo servizio e la sua obbedienza alla volont&agrave; del Padre hanno condotto a una speranza certa e a una pace duratura per tutta l’umanit&agrave;. In tal modo, la vittoria nata dal dono di s&eacute; di Cristo si erge come un faro e una sfida per tutti noi oggi. Come uomini e donne investiti del ruolo di governo, anche voi siete chiamati a scoprire e incarnare il dono del servizio. In modo particolare, siete chiamati a essere attenti ai bisogni dei pi&ugrave; deboli e dei pi&ugrave; vulnerabili, al fine di aiutarli a raggiungere uno sviluppo umano integrale. Come osserv&ograve; il venerabile <a href="https://www.causesanti.va/it/venerabili/giorgio-la-pira.html">Giorgio La Pira</a>, gi&agrave; sindaco della citt&agrave; italiana di Firenze, i sindaci sono chiamati a ridurre e alleviare le sofferenze e le difficolt&agrave; dei loro cittadini in ogni modo possibile, &laquo;con tutte le misure che l’amore suggerisce e la legge prevede&raquo; (<i>Scritti</i>, VI, p. 83).</p> 
<p>Per fare questo, dovete anzitutto impegnarvi a conoscere le aspirazioni delle persone come pure le loro difficolt&agrave;. La dignit&agrave; di ogni individuo deve essere riconosciuta e tutelata, perch&eacute; i vostri comuni non sono luoghi anonimi, ma hanno volti e storie da custodire come tesori preziosi (cfr.&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/december/documents/20251229-comuni-italiani.html">Discorso ai membri dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani</a></i>, 29 dicembre 2025). Sebbene ogni giorno siano molti i compiti che richiedono la vostra attenzione, vi incoraggio a continuare ad ascoltare i poveri, gli immigrati e tutti gli ultimi tra voi, cercando di accompagnarli nel vostro lavoro per promuovere il bene comune a beneficio di tutti. In tal modo, ognuno dei vostri comuni potr&agrave; essere un luogo di autentico incontro tra tutti i cittadini, offrendo a ogni individuo l’opportunit&agrave; di realizzarsi.</p> 
<p>Cari amici, vi assicuro della mia preghiera ed esprimo gratitudine per il servizio devoto che offrite quotidianamente a coloro che governate. Possiate continuare questo importante lavoro ogni giorno con gioia, con amore e con zelo, ricordando sempre che quanti hanno autorit&agrave; sono anche servitori di Dio (cfr.&nbsp;<i>Rm</i>&nbsp;13, 6). In tal senso, imitare la docilit&agrave; di Cristo alla volont&agrave; del Padre vi aprir&agrave; ulteriormente al vero dinamismo del servizio e vi permetter&agrave; di portare ai vostri concittadini la pace che ci &egrave; stata donata dal Cristo Risorto.</p> 
<p>Affido voi e i vostri cari all’intercessione di Santa Francesca Saverio Cabrini, che per molti anni ha servito con grande amore e devozione i pi&ugrave; vulnerabili a Chicago, e benedico di cuore ognuno di voi.</p> 
<p>Grazie.</p> 
<p>________________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-03/quo-073/chi-governa-sia-attento-a-poveri-immigrati-e-ultimi.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno&nbsp;CLXVI n. 73, luned&igrave; 30 marzo 2026, p. 7.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Alla Comunità Monastica dell'Abbazia di Santa Scolastica, di Subiaco; alla Comunità Monastica dell'Abbazia di Santa Maria del Monte, di Cesena e alle Monache Benedettine dell'Abbazia di Santa Scolastica, di Bari (30 marzo 2026)]]></title><pubDate>Mon, 30 Mar 2026 11:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260330-comunita-monastiche.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260330-comunita-monastiche.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 30 Mar 2026 13:17:10 +0200 --> <p>Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><i>Cari fratelli e&nbsp;sorelle, buongiorno e benvenuti!</i></p> 
<p>Sono felice di questo incontro, che ci permette anche di riflettere insieme sul valore del carisma benedettino nella vostra vita, nella vita della Chiesa e nel mondo.</p> 
<p>Indicando quali siano gli “strumenti delle buone opere”, San Benedetto, nel capitolo IV della <i>Regola</i>, esorta a &laquo;custodire continuamente le azioni della propria vita&raquo; (48). Voi, monache benedettine contemplative e monaci benedettini, ben sapete quanto la preghiera e la lettura orante della Parola di Dio, specialmente nella <i>Lectio divina</i>, aiutino in tale custodia, permettendo a chi le pratica di comprendere la verit&agrave; su di s&eacute;, nel riconoscimento delle proprie debolezze e dei propri peccati e nella celebrazione delle grazie e delle benedizioni del Signore. &Egrave; cos&igrave; che si rinvigorisce in noi il desiderio di appartenere a Lui e si conferma il voto della nostra consacrazione. La Scrittura, perci&ograve;, sia sempre &laquo;nutrimento della vostra contemplazione e della vostra vita quotidiana, in modo da poter condividere questa esperienza trasformante&raquo; (Francesco, Cost. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_constitutions/documents/papa-francesco_costituzione-ap_20160629_vultum-dei-quaerere.html">Vultum Dei quaerere</a></i>, 19).</p> 
<p>Il cammino di santificazione di un consacrato, di una monaca, per&ograve;, per quanto ricco di fervore e di ispirazione, non pu&ograve; ridursi a un semplice percorso personale. Esso ha una necessaria dimensione comunitaria, in cui l’annuncio della liberazione pasquale si concretizza nel servizio fraterno, riflesso dell’amore universale di Cristo per la Chiesa e per l’umanit&agrave;.</p> 
<p>In questo senso, la sinodalit&agrave;, promossa da&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> in quanto fondamentale per la vita della Chiesa, si traduce, in monastero, nella pratica quotidiana del “camminare insieme”, nell’ascolto reciproco, nel discernimento comunitario sotto la guida dello Spirito Santo, nella comunione con la Chiesa locale e con la famiglia benedettina. Essa si manifesta nell’assemblea fraterna, nella preghiera comune e nelle decisioni condivise, dove autorit&agrave; e obbedienza si coniugano in dialogo, per cercare insieme la volont&agrave; di Dio. La vita monastica non si pu&ograve; intendere come semplice chiusura verso il mondo esterno. Essa &egrave; uno strumento perch&eacute; nel cuore dei discepoli cresca un amore simile a quello del Maestro, pronto alla condivisione e all’aiuto, anche tra monasteri. La vita monastica sar&agrave; cos&igrave; sempre pi&ugrave;, in un mondo spesso segnato dal ripiegamento su di s&eacute; e dall’individualismo, un modello per tutto il popolo di Dio, ricordando che essere missionari, prima che di fare cose, richiede un modo di essere e di vivere le relazioni.</p> 
<p>Qui potremmo accennare a un particolare aspetto proprio della missionariet&agrave; claustrale: quello dell’intercessione, in cui la Parola fatta preghiera unisce a Cristo mediatore, che intercede per noi (cfr <i>Eb</i> 7,25). Intercedere &egrave; la prerogativa dei cuori che battono in sintonia con la misericordia di Dio (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/catechism_it/index_it.htm">Catechismo della Chiesa cattolica</a>,&nbsp;</i><a href="https://www.vatican.va/archive/catechism_it/p4s1c1a3_it.htm#III.%20La%20preghiera%20di%20intercessione">2635</a>), pronti a raccogliere e presentare al Signore le gioie e i dolori, le speranze e le angosce degli uomini d’oggi e di ogni tempo (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i>, 1), e questo &egrave; un aspetto primario e fondamentale dell’opera che vi &egrave; affidata.</p> 
<p>Ne &egrave; modello la profetessa Anna, che &laquo;non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere<i>&raquo; </i>(<i>Lc</i> 2, 37)<i>.</i> Rimasta vedova e ormai anziana, aveva fatto della casa di Dio la sua casa. La preghiera e l’ascesi la portarono a riconoscere nel bambino povero e anonimo presentato da Maria e Giuseppe il Messia: le permisero di cogliere, nelle pieghe della storia, l’intervento di Dio e di farne un annuncio profetico di gioia e di speranza per tutto il popolo d’Israele.</p> 
<p>Profezia e discernimento rimandano a un ultimo tema di cui vorrei parlarvi: la formazione permanente, particolarmente necessaria in un’epoca come la nostra. Essa consiste prima di tutto nel &laquo;conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza&raquo;<i> </i>(Congr. Ist. Vita Cons. e Soc. Vita Ap., Istr.&nbsp;<a href="http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/ccscrlife/documents/rc_con_ccscrlife_doc_20180401_cor-orans_it.html"><i>Cor orans</i></a>, 223) ed &egrave; fondamentale perch&eacute; la vita consacrata &laquo;possa svolgere in maniera sempre pi&ugrave; adeguata il suo servizio al monastero, alla Chiesa e al mondo&raquo; (ibid. 236). L’intera comunit&agrave; ne &egrave; il soggetto attivo, attraverso la preghiera, la Parola, i momenti celebrativi e decisionali, di confronto e di aggiornamento, vissuti e condivisi nel primato della carit&agrave;. Questo implica un impegno, per tutti voi, con sapienza e prudenza, a incoraggiare ogni buon proposito e a orientare ogni sforzo alla crescita comune nella capacit&agrave; di dono, in modo che ogni monastero diventi sempre pi&ugrave;, come desiderava san Benedetto, una “scuola di servizio del Signore” (cfr <i>Prologo alla Regola</i>,<i> </i>45).</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, grazie per il bene immenso e nascosto che fate alla Chiesa, con la vostra offerta, con la vostra preghiera incessante, con il vostro servizio, con la testimonianza della vostra vita. Continuate quest’opera, che &egrave; “opera di Dio” (cfr S. Benedetto, <i>Regola</i>, 43, 3). Vi affido a Maria Santissima, Madre del silenzio, Donna dell’ascolto, a San Benedetto, a Santa Scolastica, ai molti Santi e Sante benedettini, e vi benedico di cuore.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Ai Membri della Fondazione <i>Ausilia</i> (30 marzo 2026)]]></title><pubDate>Mon, 30 Mar 2026 11:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260330-fondazione-ausilia.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260330-fondazione-ausilia.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 30 Mar 2026 11:32:47 +0200 --> <p><i>Eminenza, <br /> Eccellenza,<br /> cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>sono lieto di salutarvi questa mattina all’inizio della <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/special/2026/settimana-santa2026.html">Settimana Santa</a>, tempo provvidenziale per la nostra sequela del Signore Ges&ugrave;, crocifisso, morto e risorto per noi.</p> 
<p>Vi ringrazio per il vostro generoso impegno, volto ad aiutare i giovani nella loro formazione e nell’inserimento in campo lavorativo. Investire non su oggetti, ma sulla persona, sulle sue abilit&agrave; e competenze rappresenta un punto di forza della vostra opera. In tal modo, difatti, sono proprio i giovani a diventare protagonisti del loro futuro, senza venir considerati strumenti funzionali all’organizzazione di un’azienda o ingranaggi utili al successo commerciale.</p> 
<p>Incoraggio perci&ograve; ciascun membro della Fondazione <i>Ausilia</i> a perseverare nelle iniziative che coltivate: proprio nel presente clima d’incertezza, il circolo virtuoso di conoscenza e collaborazione che promuovete porter&agrave; certamente buoni frutti.</p> 
<p>Come segno di stima, imparto volentieri su voi voi tutti qui presenti e sulle persone care la Benedizione Apostolica. Grazie!</p> 
<p><b>&nbsp;</b></p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Angelus, 29 marzo 2026, <i>Domenica delle Palme</i>]]></title><pubDate>Sun, 29 Mar 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260329-angelus.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260329-angelus.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 29 Mar 2026 13:24:02 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>all’inizio della <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/special/2026/settimana-santa2026.html">Settimana Santa</a>, siamo pi&ugrave; che mai vicini con la preghiera ai cristiani del Medio Oriente, che soffrono le conseguenze di un conflitto atroce e, in molti casi, non possono vivere pienamente i Riti di questi giorni santi. Proprio mentre la Chiesa contempla il mistero della Passione del Signore, non possiamo dimenticare quanti oggi partecipano in modo reale alla sua sofferenza. La loro prova interpella la coscienza di tutti. Eleviamo la nostra supplica al Principe della pace, affinch&eacute; sostenga i popoli feriti dalla guerra e apra cammini concreti di riconciliazione e di pace.</p> 
<p>Desidero anche affidare al Signore i marittimi che sono vittime della guerra: prego per i defunti, per i feriti e per i loro familiari. Terra, cielo e mare sono creati per la vita e per la pace!</p> 
<p>E preghiamo per tutti i migranti morti in mare, in particolare per quelli che hanno perso la vita nei giorni scorsi al largo dell’isola di Creta.</p> 
<p>Saluto e ringrazio tutti voi, romani e pellegrini che avete partecipato a <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/3/29/palme.html">questa Celebrazione</a>! Insieme ci rivolgiamo ora alla Vergine Maria, affidando alla sua intercessione ogni nostra supplica. Lasciamoci guidare da lei in questi giorni santi, per seguire con fede e con amore Ges&ugrave;, nostro Salvatore.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Domenica delle Palme: Passione del Signore – Commemorazione dell’ingresso del Signore in Gerusalemme e Santa Messa (29 marzo 2026)]]></title><pubDate>Sun, 29 Mar 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260329-palme.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260329-palme.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 29 Mar 2026 11:01:42 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>mentre Ges&ugrave; percorre la via della croce, ci mettiamo dietro di Lui, seguiamo i suoi passi. E camminando con Lui, contempliamo la sua passione per l’umanit&agrave;, il suo cuore che si spezza, la sua vita che si fa dono d’amore.</p> 
<p>Guardiamo a Ges&ugrave;, che si presenta come&nbsp;<i>Re della pace</i>, mentre attorno a Lui si sta preparando la guerra. Lui, che rimane fermo nella mitezza, mentre gli altri si agitano nella violenza. Lui, che si offre come una carezza per l’umanit&agrave;, mentre altri impugnano spade e bastoni. Lui, che &egrave; la luce del mondo, mentre le tenebre stanno per ricoprire la terra. Lui, che &egrave; venuto a portare la vita, mentre si compie il piano per condannarlo a morte.</p> 
<p>Come&nbsp;<i>Re della pace</i>, Ges&ugrave; vuole riconciliare il mondo nell’abbraccio del Padre e abbattere ogni muro che ci separa da Dio e dal prossimo, perch&eacute; &laquo;Egli &egrave; la nostra pace&raquo; (<i>Ef&nbsp;</i>2,14).</p> 
<p>Come&nbsp;<i>Re della pace</i>, entra in Gerusalemme in groppa a un asino, non a un cavallo, realizzando l’antica profezia che invitava a esultare per l’arrivo del Messia: &laquo;Ecco, a te viene il tuo re.&nbsp;/ Egli &egrave; giusto e vittorioso, / umile, cavalca un asino, / un puledro figlio d’asina. / Far&agrave; sparire il carro da guerra da Efraim / e il cavallo da Gerusalemme, / l’arco di guerra sar&agrave; spezzato, / annuncer&agrave; la pace alle nazioni&raquo; (<i>Zc</i>&nbsp;9,9-10).</p> 
<p>Come&nbsp;<i>Re della pace</i>, quando uno dei suoi discepoli estrae la spada per difenderlo e colpisce il servo del sommo sacerdote, Egli subito lo ferma dicendo: &laquo;Rimetti la tua spada al suo posto, perch&eacute; tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno&raquo; (<i>Mt</i>&nbsp;26,52).</p> 
<p>Come&nbsp;<i>Re della pace</i>, mentre veniva caricato delle nostre sofferenze e trafitto per le nostre colpe, Egli &laquo;non apr&igrave; la sua bocca;<br /> era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori&raquo; (<i>Is</i>&nbsp;53,7). Non si &egrave; armato, non si &egrave; difeso, non ha combattuto nessuna guerra. Ha manifestato il volto mite di Dio, che sempre rifiuta la violenza, e invece di salvare s&eacute; stesso si &egrave; lasciato inchiodare alla croce, per abbracciare tutte le croci piantate in ogni tempo e luogo nella storia dell’umanit&agrave;.</p> 
<p>Fratelli, sorelle, questo &egrave; il nostro Dio:&nbsp;<i>Ges&ugrave;, Re della pace</i>. Un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno pu&ograve; usare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo: &laquo;Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue&raquo; (<i>Is</i>&nbsp;1,15).</p> 
<p>Guardando a Lui, che &egrave; stato crocifisso per noi, vediamo i crocifissi dell’umanit&agrave;. Nelle sue piaghe vediamo le ferite di tante donne e uomini di oggi. Nel suo ultimo grido rivolto al Padre sentiamo il pianto di chi &egrave; abbattuto, di chi &egrave; senza speranza, di chi &egrave; malato, di chi &egrave; solo. E soprattutto sentiamo il gemito di dolore di tutti coloro che sono oppressi dalla violenza e di tutte le vittime della guerra.</p> 
<p>Cristo, Re della pace, grida ancora dalla sua croce: Dio &egrave; amore! Abbiate piet&agrave;! Deponete le armi, ricordatevi che siete fratelli!</p> 
<p>Con le parole del Servo di Dio, il vescovo Tonino Bello, vorrei affidare questo grido a Maria Santissima, che sta sotto la croce del Figlio, e piange anche ai piedi dei crocifissi di oggi:</p> 
<p>&laquo;Santa Maria, donna del terzo giorno, donaci la certezza che, nonostante tutto, la morte non avr&agrave; pi&ugrave; presa su di noi. Che le ingiustizie dei popoli hanno i giorni contati. Che i bagliori delle guerre si stanno riducendo a luci crepuscolari. Che le sofferenze dei poveri sono giunte agli ultimi rantoli. […] E che, finalmente, le lacrime di tutte le vittime delle violenze e del dolore saranno presto prosciugate, come la brina dal sole della primavera&raquo; (<i>Maria, donna dei nostri giorni</i>).</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico nel Principato di Monaco: Santa Messa nello Stadio <i>Louis II</i> (28 marzo 2026)]]></title><pubDate>Sat, 28 Mar 2026 15:30:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260328-principato-dimonaco-messa.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260328-principato-dimonaco-messa.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 28 Mar 2026 16:54:15 +0100 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle,</i></p>
<p>il Vangelo che abbiamo ascoltato (cfr&nbsp;<i>Gv</i>&nbsp;11,45-57) riporta una sentenza crudele verso Gesù: ci racconta, infatti, del giorno nel quale i membri del sinedrio «decisero di ucciderlo» (v. 53). Perché gli accade questo? Perché ha risuscitato Lazzaro dalla morte; perché ha ridato vita al suo amico, davanti alla cui tomba pianse, unendosi al dolore di Marta e Maria. Proprio Gesù, che è venuto nel mondo per liberarci dalla condanna della morte, alla morte viene condannato. Non si tratta di una fatalità, ma di una volontà precisa e ponderata.</p>
<p>Il verdetto di Caifa e del sinedrio nasce infatti da un calcolo politico, che ha alla base la paura: se Gesù continuasse a dare speranza, trasformando il dolore del popolo in gioia, «verranno i romani» e devasteranno il paese (cfr v. 48). Invece di riconoscere nel Nazareno il Messia, cioè il Cristo tanto atteso, i capi religiosi vedono in Lui una minaccia. Il loro sguardo è distorto, al punto che sono proprio i dottori della Legge a violarla. Dimenticando la promessa di Dio al suo popolo, essi vogliono uccidere l’innocente, perché dietro la loro paura c’è l’attaccamento al potere. Se però gli uomini scordano la Legge che comanda di non uccidere, Dio non scorda la promessa che prepara il mondo alla salvezza. La sua provvidenza fa di quel verdetto omicida il modo per manifestare un supremo intento d’amore: per quanto malvagio, Caifa «profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione» (v. 51).</p>
<p>Siamo così testimoni di due moti opposti: da una parte la rivelazione di Dio,<b>&nbsp;</b>che mostra il suo volto come Signore onnipotente e salvatore, dall’altra l’agire occulto di potenti autorità, pronte a uccidere senza scrupoli. Non è quello che accade oggi? Al loro punto d’incrocio sta il segno di Gesù: dare la vita. È un segno che trova nel risuscitato Lazzaro il suo anticipo, la profezia più prossima di quel che al Cristo accadrà nella sua passione, morte e risurrezione. In quella Pasqua, il Figlio porterà a compimento l’opera del Padre con la potenza dello Spirito Santo: come all’inizio dei tempi Dio ha dato vita all’essere dal nulla, così nella pienezza dei tempi riscatta ogni vita dalla morte, che ne rovina il creato.</p>
<p>Da questa redenzione vengono la gioia della fede e la forza della nostra testimonianza, in ogni luogo e in ogni tempo. Nella storia di Gesù è infatti riassunta la vicenda di tutti noi, a cominciare dai più piccoli e oppressi: ancora oggi, quanti calcoli si fanno nel mondo per uccidere innocenti; quante finte ragioni si pretendono per toglierli di mezzo! Davanti all’insistenza del male, però, sta l’eterna giustizia di Dio, che sempre ci riscatta dai nostri sepolcri, come con Lazzaro, e ci dona nuova vita. Il Signore libera dal dolore infondendo speranza, converte la durezza di cuore trasformando il potere in servizio, proprio mentre manifesta il vero nome della sua onnipotenza: misericordia.<b>&nbsp;</b>È la misericordia che salva il mondo: si prende cura di ogni esistenza umana, da quando sboccia nel grembo a quando appassisce e in ogni sua fragilità. Come ci ha insegnato Papa Francesco, la cultura della misericordia respinge la cultura dello scarto.</p>
<p>La voce dei profeti, che abbiamo ascoltato, attesta come Dio realizza il suo disegno di salvezza. Nella prima Lettura, Ezechiele annuncia che l’opera divina inizia come liberazione (<i>Ez</i>&nbsp;37,23) e si compie come santificazione del popolo (cfr v. 28): un itinerario di conversione, proprio come quello che stiamo sperimentando nella Quaresima. Si tratta di un’iniziativa coinvolgente, non privata o individuale, che trasforma le nostre relazioni con Dio e verso il prossimo.</p>
<p>Anzitutto, la liberazione assume la forma di una purificazione dagli «idoli», dagli «abomini» (v. 23). Che cosa sono? Con questo termine, il profeta indica tutte quelle cose che rendono schiavo il cuore, che lo comprano e lo corrompono. La parola&nbsp;<i>idolo</i>&nbsp;significa “piccola idea”, cioè una visione diminuita, che rimpicciolisce non solo la gloria dell’Onnipotente, trasformandolo in un oggetto, ma la mente dell’uomo. Gli idolatri sono dunque persone di corte vedute: guardano a ciò che rapisce i loro occhi, annebbiandoli. E così, proprio le cose grandi e buone di questa terra diventano idoli, trasformandosi in forme di schiavitù non per chi ne è privo, ma per chi se ne ingozza, lasciando il prossimo nella miseria e nella mestizia. L’affrancamento dagli idoli è allora liberazione da un potere che si è fatto predominio, dalla ricchezza che degrada in bramosia, dalla bellezza truccata in vanità.</p>
<p>Dio non ci abbandona in queste tentazioni, ma soccorre l’uomo debole e triste, che crede siano gli idoli del mondo a salvargli la vita. Come insegna sant’Agostino, «l’uomo si libera dal loro dominio quando crede in colui che per risollevarlo ha offerto un esempio di umiltà» (<i>De civitate Dei</i>, VII, 33). Quest’esempio è la vita stessa di Gesù, Dio fatto uomo per la nostra salvezza. Anziché castigarci, Egli distrugge il male col suo amore, avverando una solenne promessa: «Io li purificherò: saranno mio popolo e io sarò il loro Dio» (<i>Ez</i>&nbsp;37,23). Il Signore cambia la storia del mondo chiamandoci dall’idolatria alla vera fede, dalla morte alla vita.</p>
<p>Perciò, cari fratelli e sorelle, dinanzi alle molte ingiustizie che feriscono i popoli e alla guerra che dilania le nazioni, si leva costante la voce del profeta Geremia, proclamata oggi come salmo: «Cambierò il loro lutto in gioia / li consolerò e li renderò felici, senza afflizioni»<i>&nbsp;</i>(<i>Ger</i>&nbsp;31,13). La purificazione dall’idolatria, che rende gli uomini schiavi di altri uomini, si compie come santificazione, dono di grazia che rende gli uomini figli di Dio, fratelli e sorelle tra di loro. Questo dono illumina il nostro presente, perché le guerre che lo insanguinano sono frutto dell’idolatria del potere e del denaro. Ogni vita spezzata è una ferita al corpo di Cristo. Non abituiamoci al fragore delle armi, alle immagini di guerra! La pace non è mero equilibrio di forze, è opera di cuori purificati, di chi vede nell’altro un fratello da custodire, non un nemico da abbattere.</p>
<p>La Chiesa a Monaco è chiamata a dare testimonianza vivendo nella pace e nella benedizione di Dio: allora, carissimi, fate felici molti con la vostra fede, manifestando la gioia autentica, che non si vince per una scommessa, ma si condivide con la carità. Fonte di questa gioia è l’amore di Dio: amore per la vita nascente e indigente, da accogliere e curare sempre; amore per la vita giovane e anziana, da incoraggiare nelle prove di ogni età; amore per la vita sana e malata, a volte sola, sempre bisognosa di essere accompagnata con cura. Vi aiuti la Vergine Maria, vostra Patrona, ad essere luogo di accoglienza, di dignità per i piccoli e i poveri, di sviluppo integrale e inclusivo.</p>
<p>Nella lunga Quaresima del mondo, proprio mentre il male imperversa e l’idolatria rende indifferenti i cuori, il Signore prepara la sua Pasqua. Il segno di quest’evento è l’uomo: è Lazzaro, chiamato dal sepolcro; siamo noi, peccatori perdonati; è il Crocifisso Risorto, autore della salvezza. Egli è «la via, la verità e la vita» (<i>Gv</i>&nbsp;14,6), che sostiene il nostro pellegrinaggio e la missione della Chiesa nel mondo: donare la vita di Dio. Compito sublime e impossibile, senza donare la nostra vita al prossimo. Compito appassionante e fecondo, quando il Vangelo illumina i nostri passi.</p>
]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico nel Principato di Monaco: Incontro con i giovani e i catecumeni nell’area antistante la Chiesa di Santa Devota (28 marzo 2026)]]></title><pubDate>Sat, 28 Mar 2026 11:45:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260328-principato-dimonaco-giovani.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260328-principato-dimonaco-giovani.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 28 Mar 2026 13:36:36 +0100 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle,<br /> carissimi giovani! Cari amici, buongiorno!</i></p> 
<p>Sono felice di essere qui con voi e vi saluto di cuore. Ringrazio l’Arcivescovo per le parole che mi ha rivolto.</p> 
<p>Come ha sottolineato, la chiesa in cui ci troviamo &egrave; dedicata a Santa Devota, Patrona del Principato di Monaco: una giovane coraggiosa, che ha saputo testimoniare la sua fede di fronte alla violenza dei persecutori, fino al martirio. Il suo corpo, dalla Corsica, &egrave; provvidenzialmente arrivato fin qui, su quella che oggi &egrave; la costa monegasca. Volevano annientarla, cancellare ogni suo ricordo, e invece il suo sacrificio ha portato il messaggio di pace e d’amore del Vangelo ancora pi&ugrave; lontano. Questo ci aiuta a riflettere sul fatto che il bene &egrave; pi&ugrave; forte del male, anche quando, a volte, sembra nell’immediato avere la peggio. Non solo, ma ci ricorda anche che la testimonianza della fede &egrave; un seme che pu&ograve; raggiungere e fecondare cuori e luoghi lontani, ben oltre le nostre stesse aspettative e possibilit&agrave;.</p> 
<p>In questa chiesa, recentemente, alla memoria della Santa Martire Devota si &egrave; unita quella di <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/carlo-acutis.html">San Carlo Acutis</a>, altro giovane innamorato di Ges&ugrave;, fedele all’amicizia con Cristo fino alla fine, pur in tempi e con modalit&agrave; completamente diversi: nella carit&agrave;, nell’apostolato sul <i>web</i>, di cui lo veneriamo patrono, e da ultimo nella malattia.</p> 
<p>Carissimi giovani, questi due Santi ci incoraggiano e ci spingono a imitarli. Anche oggi, infatti, come &egrave; stato ricordato, la fede incontra sfide e ostacoli, ma nulla pu&ograve; offuscarne la bellezza e la verit&agrave;. Ne sono prova i tanti uomini e donne di ogni et&agrave; che, in numero crescente, desiderano conoscere il Signore e chiedono il Battesimo.</p> 
<p>Nelle vostre testimonianze avete parlato di tutto questo. Benjamin, che ringrazio per quanto ha condiviso, chiede come fare per non lasciarsi trascinare lontano da s&eacute; stesso, dagli altri e da Dio dalle distrazioni di un mondo – il nostro – in continuo mutamento. La sua domanda &egrave; importante, e riguarda un aspetto fondamentale della vita cristiana: la vitalit&agrave; del rapporto con Cristo e, in esso, il senso di unit&agrave; che si crea in noi stessi e con gli altri. Un grande formatore di giovani, in proposito, ha detto che &laquo;la radice dell’unit&agrave; di vita &egrave; nel cuore, […] &egrave; un fatto del cuore, &egrave; un dono di Dio, da chiedere con umilt&agrave;&raquo; (C.M. Martini, <i>Da Betlemme al cuore dell’uomo</i>, Edizioni Terra Santa, 2013).</p> 
<p>L’epoca moderna e quella post-moderna ci hanno arricchiti di tante cose buone, che ci offrono stimoli e possibilit&agrave; prima sconosciute, a tanti livelli: da quello culturale a quello medico e della salute, da quello tecnico a quello della comunicazione. Esse ci mettono di fronte, per&ograve;, anche a sfide importanti, che non possiamo ignorare e che dobbiamo affrontare con lucidit&agrave; e consapevolezza. Come ha detto Benjamin, viviamo in un mondo che sembra andare sempre di fretta, smanioso di novit&agrave;, cultore di una fluidit&agrave; senza legami, segnato da un bisogno quasi compulsivo di continui cambiamenti: nelle mode, nell’aspetto, nelle relazioni, nelle idee e perfino in dimensioni della persona costitutive per la sua stessa identit&agrave;.</p> 
<p>Ma ci&ograve; che d&agrave; solidit&agrave; alla vita &egrave; l’amore: l’esperienza fondamentale dell’amore di Dio, prima di tutto, e poi, di riflesso, quella illuminante e sacra dell’amore vicendevole. E amarsi, se da una parte richiede apertura a crescere e dunque a cambiare, dall’altra esige fedelt&agrave;, costanza, disponibilit&agrave; al sacrificio nella quotidianit&agrave;. Solo cos&igrave; l’inquietudine trova pace – anche noi desideriamo la pace! – e si riempie il vuoto interiore di cui parlava Andreia, non con cose materiali e passeggere, nemmeno con i consensi virtuali di migliaia di <i>like</i>, o con appartenenze condizionanti, artificiali, a volte persino violente. Da queste cose bisogna sgomberare la porta del cuore, perch&eacute; l’aria sana e ossigenante della grazia possa tornare a rinfrescarne e vitalizzarne le stanze, e perch&eacute; il vento forte dello Spirito Santo possa riprendere a gonfiare le vele della nostra esistenza, spingendola verso la felicit&agrave; vera.</p> 
<p>Tutto questo, carissimi, ha bisogno di preghiera, di spazi di silenzio, di ascolto, per far tacere la frenesia del fare e del dire, dei messaggi, dei <i>reel</i>, delle <i>chat</i>, e per approfondire e gustare la bellezza dell’essere veramente e concretamente insieme. <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/carlo-acutis.html">San Carlo Acutis</a>, in proposito, parlava dell’Eucaristia come dell’“autostrada per il Cielo” e dell’Adorazione Eucaristica come di un bagno di sole, capace di abbronzare l’anima.</p> 
<p>Potrebbe esserci, qui, anche una risposta alla domanda di Ethan sulla preparazione prossima a ricevere il Battesimo la notte di Pasqua: vivere la Settimana Santa, nella contemplazione dei misteri della Passione, in un clima di ascolto della voce dello Spirito e di ci&ograve; che succede nel proprio cuore, facendone l’occasione per una serena e profonda revisione della propria vita, passata e presente.</p> 
<p>E se questo conta per la vita spirituale e per la preghiera, allo stesso modo vale per l’esercizio della carit&agrave;. Ethan chiedeva come possiamo dare testimonianza del dono di vita che riceviamo in Cristo; e Sophie domandava come essere testimoni di speranza per chi, segnato dalla sofferenza, rischia di perdere la luce e il conforto della fede. Di fronte alle sfide, Ges&ugrave; ci ha raccomandato: &laquo;Non siate in ansiet&agrave; di come parlerete o di quello che dovrete dire […]. Non siete voi che parlate, ma &egrave; lo Spirito del Padre vostro che parla in voi&raquo; (<i>Mt</i> 10,19-20). Si riferiva alle persecuzioni sofferte per il Vangelo, ma noi possiamo applicare le sue parole ad ogni circostanza in cui la carit&agrave; ci richiede di affrontare una prova importante per noi e per gli altri. Le parole e i gesti della testimonianza e della speranza non si improvvisano e non ce li diamo da noi stessi: vengono da un profondo rapporto con Dio, in cui noi per primi troviamo le risposte fondamentali della vita. Se il canale del suo agire in noi &egrave; aperto, e se &egrave; aperto lo scambio reciproco, con cui facciamo di tale rapporto d’amore un dono comune e condiviso, possiamo avere fiducia che le parole giuste e la forza necessaria ad agire verranno, al momento opportuno.</p> 
<p>In questo senso potremmo leggere anche la frase bellissima, ma a volte fraintesa, di Sant’Agostino: &laquo;Ama e fa’ ci&ograve; che vuoi&raquo; (<i>In litteram Ioannis ad Parthos</i>, 7, 8). Ama, cio&egrave; sii un dono gratuito a Dio e agli altri; sii vicino, non andare via, anche quando non potrai risolvere tutti i problemi e aggiustare tutte le difficolt&agrave;. Rimani, con amore e con fede. Monaco &egrave; un Paese bellissimo, ma la vera bellezza la porti tu, quando sai guardare negli occhi chi soffre o chi si sente invisibile tra le luci della citt&agrave;.</p> 
<p>&Egrave; cos&igrave; che Santa Devota ha trovato la forza di donare la sua vita fino in fondo, ed &egrave; cos&igrave; che <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/carlo-acutis.html">San Carlo Acutis</a> ha vissuto il suo cammino di santit&agrave;, lasciando un sentiero di luce anche nel mondo del <i>web</i>.</p> 
<p>Cari giovani, non abbiate paura di donare tutto, il vostro tempo, le vostre energie, a Dio e ai fratelli, di spendervi fino in fondo per il Signore e per gli altri. Solo cos&igrave; troverete un gusto sempre nuovo e un senso sempre pi&ugrave; profondo nella vita. Il mondo ha bisogno della vostra testimonianza, per superare le derive del nostro tempo e affrontarne le sfide, e soprattutto per riscoprire il sapore buono dell’amore di Dio e del prossimo.</p> 
<p>A voi, giovani catecumeni, che vi preparate al Battesimo, e a voi che gi&agrave; avete ricevuto tale dono di grazia, rivolgo il mio augurio pi&ugrave; caloroso: possiate vivere in Cristo una vita piena e autentica; possiate essere, per il bene di tutti, nella fede, nella speranza, nella giustizia e nella carit&agrave;, costruttori di pace. Voi siete il volto giovane di questa Chiesa e di questo Stato. Monaco &egrave; un Paese piccolo, ma pu&ograve; essere un grande laboratorio di solidariet&agrave;, una &nbsp;finestra di speranza. Portate il Vangelo nelle scelte del vostro lavoro, nell’impegno sociale e politico, per dare voce a chi non l’ha, diffondendo la cultura della cura. Fate di tutto un dono a Dio e vivete tutto come una missione, che vi vuole gli uni per gli altri amici in Cristo e fedeli compagni di cammino.</p> 
<p>Vi affido all’intercessione di Maria nostra Madre, di Santa Devota e <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/carlo-acutis.html">San Carlo Acutis</a>. E vi dono di cuore la mia benedizione.</p> 
<p>&nbsp;</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico nel Principato di Monaco: Incontro con la Comunità Cattolica nella Cattedrale dell’Immacolata Concezione (28 marzo 2026)]]></title><pubDate>Sat, 28 Mar 2026 11:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260328-principato-dimonaco-cattolici.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260328-principato-dimonaco-cattolici.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 28 Mar 2026 11:42:34 +0100 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p>
<p>presso Dio e davanti a Dio abbiamo un avvocato: Gesù Cristo, il giusto (cfr <i>1Gv</i> 2,1-2). Con queste parole, l’apostolo Giovanni ci aiuta a cogliere il mistero della salvezza. Nella nostra fragilità, appesantiti dal fardello del peccato che segna la nostra umanità, incapaci di abbracciare con le nostre sole forze la pienezza della vita e della felicità, siamo stati raggiunti da Dio stesso per mezzo del suo Figlio Gesù Cristo. Egli – afferma l’Apostolo – come una vittima di espiazione ha preso su di sé il male dell’uomo e del mondo, lo ha portato con noi e per noi, lo ha attraversato trasformandolo e ci ha liberati per sempre.</p>
<p>Cristo è il centro dinamico, è il cuore della nostra fede ed è a partire da questa centralità che vorrei rivolgermi a voi, mentre saluto cordialmente Sua Altezza il Principe Alberto, Sua Eccellenza Mons. &nbsp;Dominique-Marie David, i sacerdoti e i religiosi e le religiose presenti, esprimendo a tutti voi la gioia di essere qui e di condividere il vostro cammino ecclesiale.</p>
<p>Guardando a Cristo come “avvocato”, in riferimento alla Lettura che abbiamo ascoltato, vorrei offrirvi alcune riflessioni.</p>
<p>La prima riguarda il dono della <i>comunione</i>. Gesù Cristo, il giusto, intercedendo per l’umanità presso il Padre, ci riconcilia con Lui e tra di noi. Egli non viene per operare un giudizio che condanna, ma per offrire a tutti la sua misericordia che purifica, guarisce, trasforma e ci rende parte dell’unica famiglia di Dio. Il suo tratto compassionevole e misericordioso lo rende “avvocato” a difesa dei poveri e dei peccatori, non certo per assecondare il male, ma per liberarli dall’oppressione e dalla schiavitù e renderli figli di Dio e fratelli tra di loro. Non è un caso che i gesti compiuti da Gesù non si limitano alla guarigione fisica o spirituale della persona, ma comprendono anche una dimensione sociale e politica importante: la persona guarita viene reintegrata, in tutta la sua dignità, nella comunità umana e religiosa dalla quale, spesso proprio per la sua condizione di malattia o di peccato, era stata esclusa.</p>
<p>Questa comunione è il segno per eccellenza della Chiesa, chiamata ad essere nel mondo riflesso dell’amore di Dio che non fa preferenze di persone (cfr <i>At</i> 10,34). In questo senso, vorrei dire che la vostra Chiesa, qui nel Principato di Monaco, possiede una grande ricchezza: essere un luogo, una realtà nella quale tutti trovano accoglienza e ospitalità, in quella mescolanza sociale e culturale che è un vostro tratto tipico. Il Principato di Monaco, infatti, è un piccolo Stato abitato però in modo variegato da monegaschi, francesi, italiani e persone di tante altre nazionalità. Un piccolo Stato cosmopolita, in cui alla varietà delle provenienze si associano anche altre differenze di tipo socio-economico. Nella Chiesa, tali differenze non diventano mai occasione di divisione in classi sociali ma, al contrario, tutti sono accolti in quanto persone e figli di Dio, e tutti sono destinatari di un dono di grazia che incoraggia la comunione, la fraternità e l’amore vicendevole. Questo è il dono che proviene da Cristo, nostro avvocato presso il Padre. Infatti, tutti siamo stati battezzati in Lui e, perciò, afferma San Paolo, «non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (<i>Gal</i> 3,28).</p>
<p>Un secondo aspetto, però, mi sembra necessario sottolineare: <i>l’annuncio del Vangelo a difesa dell’uomo</i>. Desiderando che tutti accolgano la buona notizia dell’amore del Padre, Gesù si schiera come “avvocato” soprattutto a difesa di coloro che erano ritenuti abbandonati da Dio e che sono giudicati dimenticati ed emarginati, facendosi voce e volto del Dio misericordioso che «difende i diritti di tutti gli oppressi» (<i>Sal</i> 103,6).</p>
<p>Penso allora a una Chiesa chiamata a farsi “avvocato”, cioè a difendere l’uomo: tutto l’uomo e tutti gli esseri umani. Si tratta di un cammino di discernimento critico e profetico teso a promuovere «uno sviluppo integrale dell’umanità, che ne rispetti la dignità e l’identità autentica, come anche il fine ultimo, che rimanda a un mistero di comunione piena col Dio Trinità e tra noi» (Commissione Teologica Internazionale, <i><a href="https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/cti_documents/rc_cti_doc_20260304_quo-vadis-humanits_it.html">Quo vadis, humanitas?</a></i>, 22).&nbsp;</p>
<p>Questo è il primo servizio che l’annuncio del Vangelo deve rendere: illuminare la persona umana e la società affinché, alla luce di Cristo e della sua Parola, scoprano la propria identità, il significato della vita umana, il valore delle relazioni e della solidarietà sociale, lo scopo ultimo dell’esistenza e il destino della storia.</p>
<p>A questo riguardo, desidero incoraggiarvi a prestare un servizio appassionato e generoso nell’evangelizzazione. Annunciate il Vangelo della vita, della speranza e dell’amore; portate a tutti la luce del Vangelo perché venga difesa e promossa la vita di ogni uomo e ogni donna dal suo concepimento alla fine naturale; offrite nuove mappe di orientamento capaci di arginare quelle spinte del secolarismo che rischiano di ridurre l’uomo all’individualismo e di fondare la vita sociale sulla produzione della ricchezza.</p>
<p>È importante che l’annuncio del Vangelo e le forme della fede, così radicate nella vostra identità e società, si guardino dal rischio di ridursi ad abitudine, seppur buona. Una fede viva è sempre profetica, capace di suscitare domande e offrire provocazioni: stiamo davvero difendendo l’essere umano? Stiamo proteggendo la dignità della persona nella custodia della vita in tutte le sue fasi? È davvero giusto e improntato alla solidarietà il modello economico e sociale vigente? È abitato dall’etica della responsabilità, che ci aiuta ad andare oltre la «logica dello scambio di equivalenti e del profitto come fine a se stesso»&nbsp;(Benedetto XVI, Enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate.html">Caritas in veritate</a></i>, 38), per costruire una società più equa?</p>
<p>Carissimi, tenere lo sguardo fisso su Gesù Cristo, nostro avvocato presso il Padre, genera una fede radicata nel rapporto personale con Lui, una fede che si fa testimonianza, capace di trasformare la vita e rinnovare la società. Questa fede ha bisogno di essere annunciata con strumenti e linguaggi nuovi, anche digitali, e ad essa tutti devono essere introdotti e formati con continuità e creatività. Ciò vale in particolare per coloro che si stanno aprendo all’incontro con Dio, ai catecumeni e ai ricomincianti, verso i quali vi raccomando un’attenzione particolare.</p>
<p>La vostra Santa Patrona, la vergine e martire Devota, vi ispiri col suo esempio e Maria Santissima, Vergine Immacolata, interceda per voi e vi guidi sempre lungo il cammino.</p>
]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico nel Principato di Monaco: Visita di cortesia a S.A.S. il Principe di Monaco (Palazzo del Principe di Monaco, 28 marzo 2026)]]></title><pubDate>Sat, 28 Mar 2026 09:40:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260328-principato-dimonaco-saluto.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260328-principato-dimonaco-saluto.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 28 Mar 2026 10:47:24 +0100 --> <p><i>Altezza Serenissima,<br /> cari fratelli e sorelle!</i></p> 
<p>Sono lieto di trascorrere questa giornata in mezzo a voi e di essere, cos&igrave;, il primo fra i Successori dell’Apostolo Pietro, nei tempi moderni, a visitare&nbsp; il Principato di Monaco, una Citt&agrave;-Stato che si distingue per il vincolo profondo che la unisce alla Chiesa di Roma e alla fede cattolica.</p> 
<p>Affacciata sul Mediterraneo e incastonata fra Paesi fondatori dell’unit&agrave; europea, la vostra terra ha nella propria indipendenza una vocazione all’incontro e alla cura dell’amicizia sociale, oggi minacciati da un diffuso clima di chiusura e autosufficienza. Il dono della piccolezza e un’eredit&agrave; spirituale viva impegnano la vostra ricchezza a servizio del diritto e della giustizia, specie in un momento storico in cui l’ostentazione della forza e la logica della prevaricazione danneggiano il mondo e compromettono la pace. Nella Bibbia, come sapete, i piccoli fanno la storia! Le autentiche spiritualit&agrave; tengono viva questa consapevolezza. Occorre confidare nella provvidenza di Dio anche quando prevale il senso di impotenza o di insufficienza, perch&eacute; noi crediamo che il Regno di Dio &egrave; simile a un minuscolo seme che diventa un albero (cfr <i>Mt</i> 13,31-32). Naturalmente, questa fede cambia il mondo solo se non veniamo meno alle nostre responsabilit&agrave; storiche.</p> 
<p>La composizione pluralistica della vostra comunit&agrave; fa di questo Paese un microcosmo, al cui benessere concorrono una vivace minoranza di persone locali e una maggioranza di cittadini provenienti da altri Paesi del mondo. Fra questi, non pochi occupano ruoli di considerevole influenza in ambito economico e finanziario, molti sono coloro che svolgono mansioni di servizio, numerosi sono anche visitatori e turisti. Abitare qui rappresenta per alcuni un privilegio e per tutti una specifica chiamata a interrogarsi sul proprio posto nel mondo.</p> 
<p>Agli occhi di Dio, nulla si riceve invano! Come Ges&ugrave; lascia intendere nella parabola dei talenti, quanto ci &egrave; stato affidato non va sepolto sottoterra, ma messo in circolo e moltiplicato nell’orizzonte del Regno di Dio. Tale orizzonte &egrave; pi&ugrave; ampio di quello privato e non riguarda un mondo utopico: il Regno di Dio, cui Ges&ugrave; ha consacrato la vita, &egrave; vicino, perch&eacute; viene in mezzo a noi e scuote le configurazioni ingiuste del potere, le strutture di peccato che scavano abissi tra poveri e ricchi, fra privilegiati e scartati, fra amici e nemici. Ogni talento, ogni opportunit&agrave;, ogni bene posto nelle nostre mani ha una destinazione universale, un’intrinseca esigenza di essere non trattenuto, ma ridistribuito, perch&eacute; la vita di tutti sia migliore. Per questo Ges&ugrave; ci ha insegnato a pregare: &laquo;Dacci oggi il nostro pane quotidiano&raquo; (<i>Mt</i> 6,11); e nel medesimo tempo dice: &laquo;Cercate, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia&raquo; (<i>Mt</i> 6,33). Questa logica di libert&agrave; e di condivisione &egrave; al fondamento della parabola del giudizio universale, che ha i poveri al centro: il Cristo giudice, che siede in trono, si identifica con ciascuno di loro (cfr <i>Mt</i> 25,31-46).</p> 
<p>La fede cattolica, che siete tra i pochi Paesi del mondo ad avere come religione di Stato, ci pone davanti alla sovranit&agrave; di Ges&ugrave;, che impegna i cristiani a diventare nel mondo un regno di fratelli e sorelle, una presenza che non schiaccia ma solleva, che non separa ma collega, pronta a proteggere sempre con amore ogni vita umana, in qualunque momento e condizione, affinch&eacute; nessuno sia mai escluso dalla mensa della fraternit&agrave;. &Egrave; la prospettiva dell’ecologia integrale, che so starvi molto a cuore. Affido al Principato di Monaco, per il legame cos&igrave; profondo che lo unisce alla Chiesa di Roma, un impegno del tutto speciale nell’approfondimento della Dottrina Sociale della Chiesa e nell’elaborazione di buone pratiche locali e internazionali che ne manifestino la forza trasformativa. Anche in una cultura poco religiosa, molto secolarizzata, il modo di accostare i problemi tipico del Magistero sociale pu&ograve; rivelare la grande luce che viene dal Vangelo al nostro tempo, un tempo in cui a molte persone risulta cos&igrave; difficile sperare.</p> 
<p>Grazie a una fede antica sarete, cos&igrave;, esperti delle cose nuove: non tanto inseguendo i beni che passano, spesso novit&agrave; che invecchiano in una stagione, quanto trovandovi preparati davanti a sfide senza precedenti, che si affrontano soltanto con cuore libero e con intelligenza illuminata. &laquo;Voi comprendete benissimo – diceva&nbsp; <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it.html">San Paolo VI</a> nel 75&deg; anniversario della <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum.html">Rerum novarum</a></i>&nbsp;– che per camminare occorre la luce, per promuovere un progresso sociale occorre una dottrina […]; &egrave; il pensiero che guida la vita; e se il pensiero riflette la verit&agrave; – la verit&agrave; sull’uomo, sul mondo, sulla storia, sulle cose –, allora il cammino pu&ograve; procedere franco e spedito; se no, il cammino si fa o lento, o incerto, o duro, o aberrante&raquo;. <a name="_ftnref1" href="#_ftn1" class=" cleaner">[1]</a> Sono parole tanto attuali! Per questo invochiamo Maria, Sede della Sapienza e Causa della nostra gioia, affinch&eacute; sempre ci conduca con la mente, il cuore e le scelte a Cristo, Principe della pace.</p> 
<p><i>Pax vobis! Que la paix soit avec vous&nbsp;!</i></p> 
<hr align="left" size="1" width="33%" /> 
<p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1" class=" cleaner">[1]</a>&nbsp;S. Paolo VI, <i><a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/homilies/1966/documents/hf_p-vi_hom_19660522.html">Omelia nel LXXV anniversario della “Rerum novarum”</a></i> (22 maggio 1966).</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico del Santo Padre nel Principato di Monaco (28 marzo 2026)]]></title><pubDate>Sat, 28 Mar 2026 07:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/principato-di-monaco-28marzo2026.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/principato-di-monaco-28marzo2026.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 28 Mar 2026 17:35:08 +0100 --> <ul> 
 <li><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/3/28/viaggio-principato-monaco.html">Multimedia</a></b></li> 
 <li><b><a href="https://www.vatican.va/content/dam/liturgy/pdf/2026/20260328-messale-monaco.pdf">Messale per il Viaggio Apostolico</a></b></li> 
 <li><b><a href="https://www.vatican.va/content/photogallery/it/eventi/principato-monaco2026.html">Galleria fotografica</a></b></li> 
</ul> 
<div>
 &nbsp;
</div> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">07:00</td> 
   <td width="93%" valign="top">Partenza in elicottero dall’Eliporto di Citt&agrave; del Vaticano per Monaco</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">09:00</td> 
   <td width="93%" valign="top">Arrivo all’Eliporto di Monaco<br /> <b><a href="https://www.youtube.com/watch?v=lKw0qcwHDw4">ACCOGLIENZA UFFICIALE</a></b></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">09:25</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b>CERIMONIA DI BENVENUTO </b>nel Palazzo del Principe di Monaco</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">09:40</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/3/28/principato-dimonaco-saluto.html">VISITA DI CORTESIA A S.A.S. IL PRINCIPE DI MONACO</a> </b></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">11:00</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/3/28/principato-dimonaco-cattolici.html">INCONTRO CON LA COMUNIT&Agrave; CATTOLICA</a> </b>nella Cattedrale dell’Immacolata Concezione</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">11:45</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/3/28/principato-dimonaco-giovani.html">INCONTRO CON I GIOVANI E I CATECUMENI</a> </b>nell’area antistante la Chiesa di Santa Devota</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">15:30</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/3/28/principato-dimonaco-messa.html">SANTA MESSA</a> </b>nello Stadio <i>Louis II</i></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">17:35</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.youtube.com/watch?v=CkWZL7un1_A">CONGEDO UFFICIALE</a> </b>presso l’eliporto di Monaco</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">17:45</td> 
   <td width="93%" valign="top">Partenza in elicottero dall’Eliporto di Monaco per Citt&agrave; del Vaticano</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">19:45</td> 
   <td width="93%" valign="top">Arrivo all’Eliporto di Citt&agrave; del Vaticano</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">&nbsp;</td> 
   <td width="93%" valign="top">&nbsp;</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<p>&nbsp;</p> 
<table cellspacing="0" cellpadding="0" border="0" width="295"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="295" valign="top" colspan="2"><b><i>Fuso orario</i></b></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="196" valign="top" height="21">&nbsp;</td> 
   <td width="99" valign="top" height="21">&nbsp;</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="196" valign="top">Citt&agrave; del Vaticano:</td> 
   <td width="99" valign="top">+1h UTC</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="196" valign="top">Principato di Monaco:</td> 
   <td width="99" valign="top">+1h UTC</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<p>&nbsp;</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Messaggio del Santo Padre alla Pontificia Commissione Biblica in occasione della Sessione plenaria [13-17 aprile 2026] (27 marzo 2026)]]></title><pubDate>Fri, 27 Mar 2026 12:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260327-messaggio-pcb.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260327-messaggio-pcb.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 13 Apr 2026 12:03:36 +0200 --> <p style="text-align: center;"><b><i>Un’esegesi sensibile al dramma dei sofferenti</i></b></p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><i>Signor Cardinale Presidente,<br /> Cari Membri della Pontificia Commissione Biblica,</i></p> 
<p>sono lieto di farmi presente a voi attraverso questo messaggio, all’inizio della vostra annuale Assemblea plenaria. Vi siete radunati per approfondire il tema della sofferenza e della malattia<b>: </b>un’esperienza che riguarda tutti, ogni essere umano, segnato dalla fragilit&agrave;, dalla malattia, dalla morte. La nostra natura ferita, infatti, porta inscritta in s&eacute;&nbsp;anche la realt&agrave; del limite e della finitudine.</p> 
<p>Perch&eacute; la malattia? Perch&eacute; la sofferenza? Perch&eacute; la morte? Davanti a questi interrogativi anche i credenti talvolta vacillano, arrivando a sperimentare lo smarrimento, persino la disperazione e la ribellione contro Dio.</p> 
<p>Alla luce della fede sappiamo, invece, che il dolore e la malattia possono rendere la persona pi&ugrave; saggia e matura, aiutando a discernere nella propria vita ci&ograve; che non &egrave; essenziale per volgersi o ritornare al Signore. Attingiamo questa visione di fede dalla Sacra Scrittura e dalla Tradizione della Chiesa: a proposito, vi incoraggio a unire, nel vostro lavoro esegetico, ricerca scientifica e attenzione alle comuni esperienze della vita, cos&igrave; da illuminarne anche gli aspetti pi&ugrave; difficili con la sapienza della Parola ispirata.</p> 
<p>L’evangelista Marco riferisce che un giorno Ges&ugrave;, nel vedere le folle smarrite e sofferenti, si commosse per loro, perch&eacute; erano come pecore senza pastore (cfr <i>Mc</i> 6,34). Questa compassione di Ges&ugrave; nei confronti dei bisognosi e dei malati ritorna spesso nelle pagine del Vangelo: il Signore ha compassione di un lebbroso che gli chiede di essere guarito (cfr <i>Mc</i> 1,40‒41); ha compassione delle folle affamate e sfinite e interviene a loro favore (cfr <i>Mc</i> 8,2); ha compassione di due ciechi che gli chiedono di riavere la vista e li guarisce (cfr <i>Mt</i> 20,34); &egrave; preso da “grande compassione” per una madre vedova che sta accompagnando al sepolcro il suo unico figlio, e lo risuscita (cfr <i>Lc</i> 7,13). La compassione di Cristo verso tutti coloro che soffrono &egrave; cos&igrave; coinvolgente, che Egli si identifica con loro: &laquo;Ero malato e mi avete visitato&raquo; (<i>Mt</i> 25,36).</p> 
<p>Lo stesso Ges&ugrave;, che &egrave; passato in mezzo alla gente facendo del bene a tutti e guarendo ogni sorta di malattie e di infermit&agrave;, ha comandato ai suoi discepoli di avere cura dei malati, di imporre loro le mani e di benedirli nel suo nome (cfr <i>Mt</i> 10,8; <i>Lc</i> 10,9). Attraverso l’esperienza della fragilit&agrave; e della malattia, anche noi possiamo e dobbiamo imparare a camminare insieme, nella solidariet&agrave; umana e cristiana, secondo lo stile di Dio, che &egrave; compassione, vicinanza, tenerezza, solidariet&agrave;.</p> 
<p>Confortati dalla fede nel Cristo, possiamo allora vincere la paura della malattia e della morte proprio prendendo maggiore coscienza della nostra fragilit&agrave; alla luce della sua passione, morte e risurrezione. In Cristo, infatti, la sofferenza e la malattia non sono pi&ugrave; il destino crudele davanti al quale piegarsi senza comprendere. Con Ges&ugrave;, il dolore si trasforma in amore, in riscatto e in aiuto fraterno. Accogliamo dunque Cristo nella nostra vita: Egli &egrave; l’unico medico che pu&ograve; guarire per sempre le malattie dell’anima.</p> 
<p>Vi invito a considerare, oltre alla malattia, al dolore fisico e alla morte, anche le sofferenze dei poveri, dei migranti, degli ultimi della societ&agrave;, che sono presenti in tante pagine della Sacra Scrittura.</p> 
<p>Contempliamo in particolare la Madonna sofferente insieme a Ges&ugrave;, ai piedi della Croce: Ella, come Madre, patisce sul Calvario le sofferenze del Figlio e vi partecipa con cuore colmo di fede, offrendo la sua lacerante sofferenza per il bene di tutti. In tal modo, la sua intercessione acquista per noi un valore unico.</p> 
<p>L’esempio della Madre, infatti, invita ogni credente, oltre che a pregare per i fratelli, anche a imitare l’umile offerta dei propri dolori in unione con il Sacrificio di Cristo. In questo senso, ognuno pu&ograve; dire con Maria: &laquo;Do compimento a ci&ograve; che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne a favore del suo corpo che &egrave; la Chiesa&raquo; ( <i>Col</i> 1,24). Tale compimento &egrave; reale in noi, pur non aggiungendo nulla all’opera salvifica dell’unico Redentore, che &egrave; perfetta, universale e sovrabbondante: &laquo;La sofferenza di Cristo ha creato il bene della redenzione del mondo.&nbsp;Questo bene in s&eacute; stesso &egrave; inesauribile ed infinito. Nessun uomo pu&ograve; aggiungervi qualcosa&raquo;. <a name="_ftnref1" href="#_ftn1" class=" cleaner">[1]</a> Quel compimento significa piuttosto che ogni sofferente si fa partecipe, cio&egrave; si coinvolge in quell’opera e la esprime con le caratteristiche uniche che sgorgano dalla propria storia. Cristo infatti &laquo;ha aperto la sua sofferenza all’uomo, perch&eacute; egli stesso nella sua sofferenza redentiva &egrave; divenuto, in un certo senso, partecipe di tutte le sofferenze umane […] arricchite di un nuovo contenuto e di un nuovo significato&raquo;. <a name="_ftnref2" href="#_ftn2" class=" cleaner">[2]</a></p> 
<p>Il Cardinale Presidente mi ha riferito che la Commissione Biblica sta analizzando diverse figure di personaggi biblici sofferenti. Il loro insieme diventer&agrave; certo un bellissimo simbolo di speranza per ogni persona che unisce le proprie sofferenze al Cristo crocifisso, rinnovando la manifestazione del suo volto d’amore.</p> 
<p>Carissimi Membri della Pontificia Commissione Biblica, esprimo a tutti voi il mio personale ringraziamento e incoraggiamento. Augurando un fruttuoso proseguimento dei vostri lavori, invoco la luce dello Spirito Santo e imparto a tutti la benedizione apostolica.</p> 
<p><i>Dal Vaticano, 27 marzo 2026</i></p> 
<p style="text-align: center;">Leone PP. XIV</p> 
<p>&nbsp;______________________________________________________</p> 
<p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1" class=" cleaner">[1]</a> S. Giovanni Paolo II, Lett. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_letters/1984/documents/hf_jp-ii_apl_11021984_salvifici-doloris.html">Salvifici doloris</a></i> (11 febbraio 1984), 24.</p> 
<p><a name="_ftn2" href="#_ftnref2" class=" cleaner">[2]</a> <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_letters/1984/documents/hf_jp-ii_apl_11021984_salvifici-doloris.html">Ibid</a>.</i>, 20.</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>&nbsp;</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Ai Partecipanti all'Incontro promosso dal Centro Nazionale per i Trapianti (26 marzo 2026)]]></title><pubDate>Thu, 26 Mar 2026 12:30:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260326-cnt.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260326-cnt.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 26 Mar 2026 13:51:11 +0100 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!<br /> &nbsp;</p> 
<p><i>Eccellenza,<br /> Signor Ministro,<br /> Signore e Signori, benvenuti e grazie per la pazienza!</i></p> 
<p>Sono contento di accogliervi in occasione degli Stati generali della Rete trapiantologica nazionale, e ringrazio la <a href="https://www.academyforlife.va/content/pav/it.html">Pontificia Accademia per la Vita</a> che segue questo importante settore. La vostra presenza testimonia l’impegno di tanti operatori sanitari, professionisti e volontari, che, con competenza e dedizione, sono al servizio della vita umana nei momenti di maggiore fragilit&agrave;.</p> 
<p>Voi ricordate una ricorrenza importante: infatti settant’anni fa avvenne la prima donazione italiana, quando il <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/carlo-gnocchi.html">Beato don Carlo Gnocchi</a> chiese che le sue cornee fossero prelevate dopo la sua morte e trapiantate a due giovanissimi assistiti della sua Opera, i quali poterono tornare a vedere. Quel gesto, compiuto in un contesto ancora privo di una normativa organica, suscit&ograve; un’ampia riflessione nella societ&agrave; italiana e contribu&igrave; ad avviare un percorso di definizione legislativa.</p> 
<p>Proprio poche settimane dopo quel gesto di don Gnocchi, <a href="https://www.vatican.va/content/pius-xii/it.html">Papa Pio XII</a> offr&igrave; un primo orientamento morale su questi temi, riconoscendo la liceit&agrave; del prelievo a fini terapeutici, nel rispetto della dignit&agrave; del corpo umano e dei diritti delle persone coinvolte. <a name="_ftnref1" href="#_ftn1" class=" cleaner">[1]</a> Fin dall’inizio, dunque, la riflessione della Chiesa ha accompagnato lo sviluppo della medicina dei trapianti, riconoscendone il valore e indicando, insieme, i criteri etici necessari.</p> 
<p>Da allora, un ricco sviluppo di ricerche scientifiche e di dedizione umana ha condotto la Rete trapiantologica italiana a risultati di grande rilievo, riconosciuti a livello internazionale. Dietro questi risultati vi &egrave; un patrimonio di competenze e anche una cultura della responsabilit&agrave; e della fiducia che chiede di essere custodita e sostenuta.</p> 
<p><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">San Giovanni Paolo II</a>, nell’Enciclica <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_25031995_evangelium-vitae.html">Evangelium vitae</a></i>, ha ricordato che tra i gesti che alimentano la cultura della vita &laquo;merita particolare apprezzamento la donazione di organi compiuta in forme eticamente accettabili&raquo; ( <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_25031995_evangelium-vitae.html#86">n. 86</a>). Si tratta infatti di un’azione che unisce la generosit&agrave; del dono alla responsabilit&agrave; morale che lo accompagna. Il <i><a href="https://www.vatican.va/archive/catechism_it/index_it.htm">Catechismo della Chiesa Cattolica</a></i> afferma, a sua volta, che &laquo;la donazione di organi dopo la morte &egrave; un atto nobile e meritorio ed &egrave; da incoraggiare come manifestazione di generosa solidariet&agrave;&raquo; ( <a href="https://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c2a5_it.htm#II. Il rispetto della dignit&agrave; delle persone">n. 2296</a>), richiamando al tempo stesso la necessit&agrave; del consenso e il rispetto della dignit&agrave; della persona. Occorre sempre vigilare per evitare ogni forma di mercificazione del corpo umano e garantire ai trapianti criteri giusti e trasparenti. <a name="_ftnref2" href="#_ftn2" class=" cleaner">[2]</a></p> 
<p>La medicina dei trapianti ci ricorda che la relazione di cura, di fiducia e di responsabilit&agrave; reciproca costituisce una condizione imprescindibile perch&eacute; il trapianto possa realizzarsi. La possibilit&agrave; stessa di salvare vite attraverso i trapianti dipende infatti dalla generosit&agrave; dei donatori. <a name="_ftnref3" href="#_ftn3" class=" cleaner">[3]</a></p> 
<p>Papa Francesco ha sottolineato che la donazione non si esaurisce nella sua utilit&agrave; sociale, pur cos&igrave; importante, ma si configura come espressione della fraternit&agrave; universale. Ha ribadito inoltre che essa deve rimanere un atto gratuito, capace di testimoniare una cultura dell’aiuto, del dono, della speranza e della vita. <a name="_ftnref4" href="#_ftn4" class=" cleaner">[4]</a> &Egrave; un richiamo quanto mai prezioso in un tempo in cui tutto rischia di essere valutato secondo la logica del prezzo, dell’efficienza o dell’interesse.</p> 
<p>Colgo a mia volta questa occasione per incoraggiare la ricerca scientifica, che continua ad aprire prospettive importanti per la medicina dei trapianti. Essa &egrave; chiamata a sviluppare soluzioni sempre pi&ugrave; efficaci per rispondere al fabbisogno di organi e alle necessit&agrave; dei pazienti, in un contesto in cui la domanda supera ancora di molto la disponibilit&agrave;. &Egrave; necessario che tale impegno proceda sempre insieme a una riflessione responsabile, affinch&eacute; il progresso scientifico rimanga orientato al bene integrale della persona e al rispetto della sua dignit&agrave;.</p> 
<p>A tutti voi esprimo la mia gratitudine. Il vostro &egrave; un lavoro esigente e spesso nascosto, che richiede competenza e rigore e, al tempo stesso, coscienza, equilibrio e vivo senso di umanit&agrave;. In esso si intrecciano responsabilit&agrave; cliniche, scelte delicate e relazioni che toccano la vita delle persone nei momenti pi&ugrave; difficili. Continuate a svolgerlo con fedelt&agrave; e dedizione, avendo sempre come riferimento il bene del paziente.</p> 
<p>Incoraggio infine le istituzioni e il mondo del volontariato a proseguire nell’opera di informazione e sensibilizzazione, perch&eacute; possa crescere una cultura della donazione sempre pi&ugrave; consapevole, libera e condivisa, capace di riconoscere in questo gesto un segno di solidariet&agrave;, di fraternit&agrave; e di speranza.</p> 
<p>Auguro ogni bene per il vostro impegno associato e invoco su di voi e sui vostri cari la benedizione del Signore.</p> 
<p>Grazie.</p> 
<p>[benedizione]</p> 
<p>Grazie di nuovo e tanti auguri per il lavoro!&nbsp;<br /> &nbsp;</p> 
<hr align="left" size="1" width="33%" /> 
<p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1" class=" cleaner">[1]</a> Pio XII, <i>Discorso all’Associazione dei donatori di cornea e all’Unione Italiana Ciechi</i> (14 maggio 1956).</p> 
<p><a name="_ftn2" href="#_ftnref2" class=" cleaner">[2]</a> Cfr S. Giovanni Paolo II, <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/2000/jul-sep/documents/hf_jp-ii_spe_20000829_transplants.html">Discorso al 18&deg; Congresso Internazionale della Societ&agrave; dei Trapianti</a></i> (29 agosto 2000).</p> 
<p><a name="_ftn3" href="#_ftnref3" class=" cleaner">[3]</a> Benedetto XVI, <i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2008/november/documents/hf_ben-xvi_spe_20081107_acdlife.html">Discorso ai partecipanti al Congresso internazionale sul tema: “Un dono per la vita. Considerazioni sulla donazione di organi”, promosso dalla Pontificia Accademia per la Vita</a></i> (7 novembre 2008).</p> 
<p><a name="_ftn4" href="#_ftnref4" class=" cleaner">[4]</a> Cfr Francesco, <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2019/april/documents/papa-francesco_20190413_donazione-organi.html">Discorso all’Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule</a></i> (13 aprile 2019).</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Udienza Generale del 25 marzo 2026 - I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione dogmatica Lumen gentium. 5. <i>Sul fondamento degli Apostoli. La Chiesa nella sua dimensione gerarchica</i>]]></title><pubDate>Wed, 25 Mar 2026 10:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260325-udienza-generale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260325-udienza-generale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 25 Mar 2026 11:39:27 +0100 --> <p><b>I Documenti del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>. II. Costituzione dogmatica&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>. 5. <i>Sul fondamento degli Apostoli. La Chiesa nella sua dimensione gerarchica</i></b></p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!</p> 
<p>Proseguiamo le catechesi sui Documenti del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">C</a><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm"></a><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm"></a><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">oncilio Vaticano II</a>, commentando la Costituzione dogmatica <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i> sulla Chiesa (<i>LG</i>). Dopo averla presentata come popolo di Dio, oggi consideriamo la sua forma gerarchica.</p> 
<p>La Chiesa cattolica trova il suo fondamento negli Apostoli, voluti da Cristo come colonne vive del suo Corpo mistico, e possiede una dimensione gerarchica che opera a servizio dell’unit&agrave;, della missione e della santificazione di tutte le membra. Questo Ordine sacro &egrave; permanentemente fondato sugli Apostoli (cfr <i>Ef</i> 2,20; <i>Ap</i> 21,14), in quanto testimoni autorevoli della risurrezione di Ges&ugrave; (cfr <i>At</i> 1,22; <i>1Cor</i> 15,7) e inviati dal Signore stesso in missione nel mondo (cfr <i>Mc</i> 16,15; <i>Mt</i> 28,19). Poich&eacute; gli Apostoli sono chiamati a custodire fedelmente l’insegnamento salvifico del Maestro (cfr <i>2Tm</i> 1,13-14), essi trasmettono il loro ministero a uomini che, fino al ritorno di Cristo, continuano a santificare, guidare e istruire la Chiesa &laquo;grazie ai loro successori nella missione pastorale&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/archive/catechism_it/p123a9p3_it.htm#IV.%20La%20Chiesa%20%C3%A8%20apostolica"><i>CCC</i>, n. 857</a>).</p> 
<p>Questa successione apostolica, fondata nel Vangelo e nella Tradizione, viene approfondita nel capitolo III della <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>, intitolato &laquo;<i>La costituzione gerarchica della Chiesa e in particolare dell’episcopato</i>&raquo;. Il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio</a> insegna che la struttura gerarchica non &egrave; una costruzione umana, funzionale all’organizzazione interna della Chiesa come corpo sociale (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#8">LG</a></i>, 8), ma una divina istituzione volta a perpetuare la missione data da Cristo agli Apostoli fino alla fine dei tempi.</p> 
<p>Il fatto che questa tematica sia affrontata nel III capitolo, dopo che nei primi due si &egrave; contemplata l’essenza vera e propria della Chiesa (cfr <i>Acta Synodalia</i> III/1, 209-210), non implica che la costituzione gerarchica sia un elemento successivo rispetto al popolo di Dio: come nota il Decreto <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19651207_ad-gentes_it.html">Ad gentes</a></i>, &laquo;gli Apostoli furono simultaneamente il seme del nuovo Israele e l’origine della sacra gerarchia&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19651207_ad-gentes_it.html#5">n. 5</a>)&raquo;, in quanto comunit&agrave; dei redenti dalla Pasqua di Cristo, stabilita come mezzo di salvezza per il mondo.</p> 
<p>Per cogliere l’intenzione del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio</a>, &egrave; opportuno leggere bene il titolo del III capitolo di <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>, che esplicita la struttura fondamentale della Chiesa, ricevuta da Dio Padre mediante il Figlio e portata a compimento con l’effusione dello Spirito Santo. I Padri conciliari non vollero presentare gli elementi istituzionali della Chiesa, come potrebbe far intendere il sostantivo “costituzione” se intesa in senso moderno. Il Documento si concentra invece sul &laquo;sacerdozio ministeriale o gerarchico&raquo;, che differisce &laquo;essenzialmente e non solo di grado&raquo; dal sacerdozio comune dei fedeli, ricordando che questi sono &laquo;ordinati l’uno all’altro, poich&eacute; l’uno e l’altro, ognuno a suo proprio modo, partecipano dell’unico sacerdozio di Cristo&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#10">LG</a></i>, 10). Il Concilio tratta dunque del ministero che viene trasmesso a uomini investiti di <i>sacra potestas</i> (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#18">LG</a></i>, 18) per il servizio nella Chiesa: si sofferma in particolare sull’episcopato (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#18">LG</a></i>, 18-27), quindi sul presbiterato (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#28">LG</a></i>, 28) e sul diaconato (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#29">LG</a></i>, 29) come gradi dell’unico sacramento dell’Ordine.</p> 
<p>Con l’aggettivo “gerarchica”, pertanto, il Concilio vuole indicare l’origine sacra del ministero apostolico nell’azione di Ges&ugrave;, Buon Pastore, nonch&eacute; i suoi rapporti interni. I Vescovi anzitutto, e attraverso di loro i presbiteri e i diaconi, hanno ricevuto compiti (in latino <i>munera</i>), che li portano al servizio di &laquo;tutti coloro che appartengono al Popolo di Dio&raquo;, affinch&eacute; &laquo;tendano liberamente e ordinatamente allo stesso fine e arrivino alla salvezza&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#18">LG</a></i>, 18).</p> 
<p>La <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i> ricorda a pi&ugrave; riprese e in modo efficace il carattere collegiale e comunionale di questa missione apostolica, ribadendo che l’&laquo;ufficio che il Signore ha affidato ai pastori del suo popolo &egrave; un vero servizio, che nella sacra Scrittura &egrave; chiamato significativamente “diakonia”, cio&egrave; ministero&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#24">LG</a></i>, 24). Si capisce allora perch&eacute; <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/paolo-vi.html">San Paolo VI</a> ha presentato la gerarchia come realt&agrave; &laquo;nata dalla carit&agrave; di Cristo, per compiere, diffondere e garantire la trasmissione intatta e feconda del tesoro di fede, di esempi, di precetti, di carismi, lasciato da Cristo alla sua Chiesa&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/speeches/1964/documents/hf_p-vi_spe_19640914_III-sessione-conc.html"><i>Alloc</i>. 14 sept. 1964</a>, in <i>Acta Synodalia</i> III/1, 147).</p> 
<p>Care sorelle e cari fratelli, preghiamo il Signore, affinch&eacute; mandi alla sua Chiesa ministri che siano ardenti di carit&agrave; evangelica, dediti al bene di tutti i battezzati e coraggiosi missionari in ogni parte del mondo.</p> 
<p>__________________________</p> 
<p><b>Saluti</b></p> 
<p>Je salue cordialement les personnes de langue fran&ccedil;aise, en particulier les p&egrave;lerins venus des &eacute;tablissements scolaires de France. Fr&egrave;res et sœurs, prions pour les Pasteurs de l’Eglise, afin qu’œuvrant de fa&ccedil;on coll&eacute;giale et communautaire, ils puissent annoncer avec ardeur la Bonne Nouvelle, et aider les fid&egrave;les &agrave; s’engager activement dans l’&eacute;dification de l’&Eacute;glise et la construction d’un monde de paix. Que Dieu vous b&eacute;nisse !</p> 
<p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua francese, in particolare ai pellegrini provenienti dagli Istituti scolastici di Francia. Fratelli e sorelle, preghiamo per i Pastori della Chiesa, perch&eacute;, operando in modo collegiale e comunitario, possano annunciare con ardore la Buona Novella e aiutare i fedeli a impegnarsi attivamente nell'edificazione della Chiesa e nella costruzione di un mondo di pace. Dio vi benedica!</i>]</p> 
<p>I extend a warm welcome to all the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, especially those coming from England, Ireland, Tanzania, Israel, Saudi Arabia and the United States of America.&nbsp;I greet in particular the students of the University of Dallas Rome Program.&nbsp;As we continue our Lenten journey, let us ask the Lord to grant us the grace to imitate Our Blessed Mother in her total “yes” to the Lord, and so open our hearts to his will for our lives. Upon all of you and your families, I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ.&nbsp;God bless you all!</p> 
<p>Liebe Br&uuml;der und Schwestern deutscher Sprache, beten wir besonders f&uuml;r die Bisch&ouml;fe, die als Nachfolger der Apostel berufen sind, das Volk Gottes zu heiligen, zu leiten und zu lehren, und so als treue Hirten zum Aufbau und Wohl des ganzen mystischen Leibes Christi beitragen.</p> 
<p>[<i>Cari fratelli e sorelle di lingua tedesca, preghiamo in modo particolare per i Vescovi, chiamati, in quanto successori degli Apostoli, a santificare, guidare e istruire il popolo di Dio, contribuendo cos&igrave; come pastori fedeli all’edificazione e al bene di tutto il Corpo mistico di Cristo</i>.]</p> 
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua espa&ntilde;ola. Pidamos a Cristo, Buen Pastor, que suscite en la Iglesia pastores dispuestos a dar la vida por la grey a ellos confiada; que sean ardientes en la caridad, disponibles en la misi&oacute;n y valientes en el anuncio del Evangelio. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.</p> 
<p>我向讲中文的人们致以诚挚的问候。亲爱的弟兄姐妹们，愿童贞圣母玛利亚，基督之母与教会之母，在生活中光照你们、陪伴你们。我衷心地降福你们！</p> 
<p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, la Vergine Maria, madre di Cristo e madre della Chiesa, vi illumini e vi accompagni nella vostra vita. Vi benedico di cuore</i>.]</p> 
<p>Minhas cordiais boas-vindas a todos os peregrinos de l&iacute;ngua portuguesa! Queridos irm&atilde;os e irm&atilde;s, Jesus confiou-nos a tarefa de rezar &laquo;ao dono da messe que mande trabalhadores para a sua messe&raquo; (<i>Lc</i> 10, 2). Levemos a s&eacute;rio este mandato e rezemos todos os dias para que se multipliquem as voca&ccedil;&otilde;es ao sacerd&oacute;cio e &agrave; vida consagrada. Que a Virgem Maria, M&atilde;e do Salvador, vos proteja sempre!</p> 
<p>[<i>Il mio cordiale benvenuto a tutti i pellegrini di lingua portoghese! Cari fratelli e sorelle, Ges&ugrave; ci ha affidato il compito di pregare &laquo;il Signore della messe, perch&eacute; mandi operai nella sua messe&raquo; (Lc 10,2). Prendiamo sul serio questo mandato e preghiamo ogni giorno affinch&eacute; si moltiplichino le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. La Vergine Maria, Madre del Salvatore, vi custodisca sempre!</i>]</p> 
<p style="text-align: right;"><span class="arabic">أُحيِّي المُؤمِنِينَ النَّاطِقِينَ باللُغَةِ العَرَبِيَّة، وخاصَّةً القادِمينَ مِنَ الأرضِ المُقَدَّسَة. المَسِيحِيُّ مَدعُوٌّ إلى أَنْ يكونَ تِلمِيذًا مُمتَلِئًا بالمَحَبَّةِ ورَسُولًا شُجاعًا مِن أجلِ أَنْ يُعلِنَ الإنجِيلَ في كُلِّ العالَم. بارَكَكُم الرَّبُّ جَميعًا وَحَماكُم دائِمًا مِن كلِّ شَرّ!</span></p> 
<p>[<i>Saluto i fedeli di lingua araba, in particolare quelli provenienti dalla Terra Santa. Il cristiano &egrave; chiamato ad essere un discepolo pieno d’amore e un coraggioso messaggero per annunciare il Vangelo in tutto il mondo. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!</i>]</p> 
<p>Pozdrawiam serdecznie Polak&oacute;w. Dziś w Polsce obchodzony jest Dzień Świętości Życia. Bardzo potrzebujemy takich inicjatyw, jak podejmowana od tego dnia Duchowa Adopcja dziecka poczętego. W czasie naznaczonym szaleństwem wojny ważne jest, aby bronić życia od poczęcia aż do jego naturalnego kresu. Wszystkich was błogosławię!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i polacchi. Oggi in Polonia si celebra la Giornata della Santit&agrave; della Vita. Abbiamo davvero bisogno di iniziative come quella dell’Adozione spirituale di un bambino concepito, che viene lanciata proprio oggi. In un tempo segnato dalla follia della guerra &egrave; importante difendere la vita dal concepimento al suo naturale tramonto. Vi benedico tutti!</i>]</p> 
<p style="text-align: center;">* * *</p> 
<p>Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare saluto i fedeli della Diocesi di Carpi con l’Arcivescovo Mons. Erio Castellucci; la parrocchia di Santa Maria dell’Agnena in Vitulazio, accompagnata dall’Arcivescovo Mons. Pietro Lagnese; e quella del Buon Pastore in Vieste, con l’Arcivescovo Mons. Franco Moscone.</p> 
<p>Saluto poi gli Istituti scolastici di Mottola, Sora e di San Giovanni Gemini.</p> 
<p>Il mio pensiero va infine ai&nbsp;giovani, ai malati e agli&nbsp;sposi novelli. La solennit&agrave; dell’Annunciazione del Signore, che oggi celebriamo, sia per tutti un invito a seguire l’esempio di Maria Santissima per essere pronti a compiere sempre la volont&agrave; di Dio.</p> 
<p>A tutti la mia benedizione!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[A Dirigenti e Personale di ITA Airways (23 marzo 2026)]]></title><pubDate>Mon, 23 Mar 2026 12:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260323-ita-airways.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260323-ita-airways.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 23 Mar 2026 12:56:32 +0100 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><i>Buongiorno a tutti e benvenuti!</i></p> 
<p>Sono lieto di accogliere voi rappresentanti di ITA Airways, insieme a una delegazione del Gruppo Lufthansa.</p> 
<p>La storia dei viaggi apostolici dei Papi in aereo, a partire da <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it.html">San Paolo VI</a>,&nbsp;&egrave; legata in modo speciale alla compagnia di bandiera italiana, prima Alitalia e ora ITA Airways. E anch’io, a Dio piacendo, avr&ograve; modo di avvalermi ancora del vostro servizio, tra venti giorni, per il viaggio in Africa.</p> 
<p>I miei Predecessori e i Collaboratori che li accompagnavano nei viaggi internazionali hanno trovato nel Personale di Alitalia e di ITA, oltre che dei professionisti qualificati ed esperti, anche delle persone capaci di creare un ambiente sereno, direi quasi familiare, dove il rispetto si sposa con la devozione. Incontrarvi mi d&agrave; modo di esprimere l’apprezzamento e la gratitudine miei personali e della Santa Sede per questo prezioso servizio.Confido altres&igrave; che, nello spirito di questa consolidata e cordiale collaborazione, l’accoglienza prestata al Santo Padre, al suo Seguito e ai giornalisti che volano con lui continui a riflettere quella particolare attenzione e benevolenza che i tempi in cui viviamo rendono sempre pi&ugrave; necessaria.</p> 
<p>I voli papali sono uno dei simboli pi&ugrave; eloquenti della missione dei Successori di Pietro nell’epoca contemporanea. In modo particolare, nei suoi viaggi apostolici, il Papa appare a tutti come messaggero di pace: le sue rotte sono ci&ograve; che sempre dovrebbero essere, cio&egrave; ponti di dialogo, di incontro, di fraternit&agrave;. Gli aerei dovrebbero essere sempre vettori di pace, mai di guerra! Nessuno dovrebbe aver paura che dal cielo arrivino minacce di morte e di distruzione. Dopo le tragiche esperienze del XX secolo, i bombardamenti aerei avrebbero dovuto essere banditi per sempre! Invece - come sappiamo - ci sono ancora, e lo sviluppo tecnologico, in s&eacute; positivo, &egrave; messo al servizio della guerra. Questo non &egrave; progresso, &egrave; regresso!</p> 
<p>Cari amici, in questo scenario, diventa ancora pi&ugrave; importante tracciare nei cieli rotte di pace, e vi ringrazio perch&eacute;, nella missione che il Signore mi ha affidato, so di poter contare su di voi.</p> 
<p>Auguro ogni bene per il cammino di ITA Airways e del Gruppo Lufthansa, e invoco per voi e per i vostri familiari la benedizione del Signore. Grazie!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Alla Delegazione del “Programme for Christian-Muslim Relations in Africa” (25 marzo 2026)]]></title><pubDate>Mon, 23 Mar 2026 08:30:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260325-procmura.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260325-procmura.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 25 Mar 2026 15:37:11 +0100 --> <p>&nbsp;</p>
<p><i>Miei cari fratelli e sorelle,<br>
 La pace sia con voi!</i></p>
<p>Vi porgo un cordiale benvenuto e vi offro saluti fraterni. Esprimo il mio apprezzamento per il vostro impegno a promuovere la fratellanza tra cristiani e musulmani attraverso il Programma per le relazioni tra cristiani e musulmani in Africa (Procmura), che ha sede in Kenya. Ringrazio inoltre il <a href="https://www.dicasteryinterreligious.va/?lang=it">Dicastero per il Dialogo interreligioso</a> per il suo devoto servizio, che consente alla Chiesa di progredire nel dialogo con seguaci di altre religioni e di promuovere pace e spirito di fratellanza tra tutti.</p>
<p>La Chiesa cattolica chiede comprensione e rispetto reciproci per i seguaci di altre religioni, affermando che “nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni”, poiché “non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini” (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decl_19651028_nostra-aetate_it.html#2">Nostra aetate</a></i>, n. 2). Di fatto, ogni cammino autentico verso l’unità e la comunione intrapreso da cristiani e da persone di buona volontà è opera dello Spirito Santo ed esige che i cuori si aprano all’incontro e al dialogo, così da abbracciarsi gli uni gli altri in sincera fratellanza (cfr.&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19641121_unitatis-redintegratio_it.html#4">Unitatis redintegratio</a></i>, n. 4).</p>
<p>A tale riguardo, il vostro costante dialogo con il <a href="https://www.dicasteryinterreligious.va/?lang=it">Dicastero</a> è un segnale positivo, esortando i cristiani, guidati dall’amore di Cristo, a promuovere la comunione e ad approfondire l’impegno per la collaborazione tra cristiani e musulmani per il bene comune. Attraverso questi sforzi, la pace, la giustizia e la speranza prospereranno sempre più nelle società africane e altrove. Parimenti, confido che questi incontri diano frutto attraverso la condivisione di iniziative di base per promuovere l’amicizia sociale, il rafforzamento delle collaborazioni e il discernimento comune di quegli ambiti che richiedono un’azione urgente.</p>
<p>In un mondo sempre più segnato dalla radicalizzazione religiosa, dalla divisione e dal conflitto, la vostra testimonianza comune mostra che è possibile vivere e lavorare insieme in pace e armonia nonostante le differenze culturali e religiose. Come ho detto ai Capi e ai Rappresentanti delle religioni mondiali in occasione del sessantesimo anniversario di&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decl_19651028_nostra-aetate_it.html#2">Nostra aetate</a></i>, abbiamo la grande responsabilità di “aiutare il nostro popolo a liberarsi dalle catene del pregiudizio, dell’ira e dell’odio; aiutarlo a elevarsi al di sopra dell’egoismo e dell’autoreferenzialità; aiutarlo a sconfiggere l’avidità che distrugge sia l’animo umano sia la terra. In questo modo, possiamo guidare i nostri popoli a diventare profeti del nostro tempo, cioè voci che denunciano la violenza e l’ingiustizia, curano le divisioni e proclamano la pace per tutti i nostri fratelli e sorelle” (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/october/documents/20251028-nostra-aetate.html">Discorso</a></i>, 28 ottobre 2025).</p>
<p>Con queste riflessioni, e affidando le vostre iniziative alla divina provvidenza, invoco su di voi abbondanti benedizioni, perché possiate essere artigiani di pace, testimoni di speranza e costruttori di fratellanza autentica.</p>
<p>È un piacere essere con voi questa mattina. Dio vi benedica tutti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>________________________________________</p>
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-03/quo-069/contro-la-radicalizzazione-religiosa-testimoniare-che-si-puo-viv.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno&nbsp;CLXVI n. 69, mercoledì 25 marzo 2026, p. 4.</p>
]]></description></item><item><title><![CDATA[Angelus, 22 marzo 2026]]></title><pubDate>Sun, 22 Mar 2026 12:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260322-angelus.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260322-angelus.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 22 Mar 2026 12:42:45 +0100 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, buongiorno!</i></p> 
<p>In questa quinta domenica di Quaresima, nella Liturgia viene proclamato il Vangelo della risurrezione di Lazzaro (cfr <i>Gv</i> 11,1-45).</p> 
<p>Nell’itinerario quaresimale, questo &egrave; un segno che parla della vittoria di Cristo sulla morte e del dono della vita eterna, che riceviamo con il Battesimo (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/catechism_it/p2s2c1a1_it.htm">Catechismo della Chiesa Cattolica</a></i>, 1265). Ges&ugrave; oggi dice anche a noi, come a Marta, la sorella di Lazzaro: &laquo;Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivr&agrave;; chiunque vive e crede in me, non morir&agrave; in eterno&raquo; (<i>Gv</i> 11,25-26).</p> 
<p>La Liturgia ci invita cos&igrave; a rivivere in questa luce, nella&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/special/2026/settimana-santa2026.html">Settimana Santa</a> ormai imminente, gli eventi della Passione del Signore – l’ingresso a Gerusalemme, l’ultima Cena, il processo, la crocifissione, la sepoltura – per coglierne il senso pi&ugrave; autentico e aprirci al dono di grazia che racchiudono.</p> 
<p>&Egrave; infatti in Cristo Risorto, vincitore della morte e vivente in noi per la grazia del Battesimo, che tali avvenimenti trovano il loro compimento, per la nostra salvezza e pienezza di vita.</p> 
<p>La sua grazia illumina questo mondo, che sembra in continua ricerca di novit&agrave; e di cambiamento, anche a costo di sacrificare cose importanti – tempo, energie, valori, affetti – come se fama, beni materiali, divertimenti, relazioni effimere, potessero riempirci il cuore o renderci immortali. &Egrave; il sintomo di un bisogno di infinito che ciascuno di noi porta in s&eacute;, la cui risposta per&ograve; non pu&ograve; essere affidata a ci&ograve; che passa. Niente di finito pu&ograve; estinguere la nostra sete interiore, perch&eacute; noi siamo fatti per Dio e non troviamo pace finch&eacute; non riposiamo in Lui (cfr <i>Confessiones</i>, I, 1.1).</p> 
<p>Il racconto della risurrezione di Lazzaro, allora, ci invita a metterci in ascolto di tale profondo bisogno e, con la forza dello Spirito Santo, a liberare i nostri cuori da abitudini, condizionamenti e modi di pensare che, come macigni, ci chiudono nel sepolcro dell’egoismo, del materialismo, della violenza, della superficialit&agrave;. In questi luoghi non c’&egrave; vita, ma solo smarrimento, insoddisfazione e solitudine.</p> 
<p>Anche a noi Ges&ugrave; grida: &laquo;Vieni fuori!&raquo; (<i>Gv</i> 11,43), spronandoci a uscire, rigenerati dalla sua grazia, da tali spazi angusti, per camminare nella luce dell’amore, come donne e uomini nuovi, capaci di sperare e amare sul modello della sua carit&agrave; infinita, senza calcoli e senza misura.</p> 
<p>La Vergine Maria ci aiuti a vivere cos&igrave; questi giorni santi: con la sua fede, con la sua fiducia, con la sua fedelt&agrave;, perch&eacute; si rinnovi anche per noi, ogni giorno, l’esperienza luminosa dell’incontro col suo Figlio risorto.</p> 
<p>_____________________________</p> 
<p><b>Dopo l'Angelus</b></p> 
<p>Cari fratelli e sorelle,</p> 
<p>continuo a seguire con sgomento la situazione in Medio Oriente, cos&igrave; come in altre regioni del mondo lacerate dalla guerra e della violenza. Non possiamo rimanere in silenzio di fronte alla sofferenza di cos&igrave; tante persone, vittime inermi di questi conflitti. Ci&ograve; che li ferisce, ferisce l’intera umanit&agrave;. La morte e il dolore provocati da queste guerre sono uno scandalo per tutta la famiglia umana e un grido al cospetto di Dio! Rinnovo con forza l’appello a perseverare nella preghiera, affinch&eacute; cessino le ostilit&agrave; e si aprano finalmente cammini di pace fondati sul dialogo sincero e sul rispetto della dignit&agrave; di ogni persona umana.</p> 
<p>Oggi a Roma si svolge la grande Maratona, con tantissimi atleti provenienti da tutto il mondo. Questo &egrave; un segno di speranza! Possa lo sport tracciare sentieri di pace, di inclusione sociale e di spiritualit&agrave;.</p> 
<p>Rivolgo di cuore il mio saluto a tutti voi, romani e pellegrini di vari Paesi, in particolare a quelli venuti dalla diocesi di C&oacute;rdoba in Spagna.</p> 
<p>Accolgo con gioia i fedeli di Belluno e Pordenone, di Crotone e della parrocchia di Santa Maria delle Grazie in Roma. Saluto i giovani di Nave, diocesi di Brescia, il gruppo di cresimandi della diocesi di Firenze e i rappresentanti dell’Associazione Direttori di Albergo.</p> 
<p>Auguro a tutti una buona domenica!<i></i></p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Ai Partecipanti all'Assemblea Generale del Movimento dei Focolari (21 marzo 2026)]]></title><pubDate>Sat, 21 Mar 2026 12:30:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260321-focolari.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260321-focolari.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 21 Mar 2026 14:14:23 +0100 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.</p> 
<p>La pace sia con voi!</p> 
<p>Sono lieto di incontrarvi questo pomeriggio, dopo che avete partecipato all’Assemblea generale del Movimento dei Focolari. Saluto la Presidente, Margaret Karram, nuovamente eletta per un secondo mandato, e il nuovo Copresidente, don Roberto Eulogio Almada. Che il Signore benedica il vostro servizio!</p> 
<p>Tutti voi siete stati attratti dal carisma della Serva di Dio Chiara Lubich, che ha plasmato la vostra esistenza personale e lo stile della vostra vita comunitaria. Ogni carisma nella Chiesa esprime un aspetto del Vangelo che lo Spirito Santo porta in primo piano in un determinato periodo storico, per il bene della Chiesa stessa e per il bene del mondo intero. Per voi si tratta del messaggio dell’unit&agrave;: unit&agrave; fra gli esseri umani che &egrave; frutto e riflesso dell’unit&agrave; di Cristo con il Padre: &laquo;Tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te&raquo; (<i>Gv</i> 17,21).</p> 
<p>Questo spirito di unit&agrave; voi lo vivete anzitutto tra voi, e lo testimoniate dappertutto come una nuova possibilit&agrave; di vita fraterna, riconciliata e gioiosa, fra persone di diversa et&agrave;, cultura, lingua e credo religioso. &Egrave; un seme, semplice ma potente, che attira migliaia di donne e uomini, suscita vocazioni, genera una spinta di evangelizzazione, ma anche opere sociali, culturali, artistiche, economiche, che &egrave; fermento di dialogo ecumenico e interreligioso. Di questo fermento di unit&agrave; c’&egrave; tanto bisogno oggi, perch&eacute; il veleno della divisione e della conflittualit&agrave; tende a inquinare i cuori e le relazioni sociali e va contrastato con la testimonianza evangelica dell’unit&agrave;, del dialogo, del perdono e della pace. Anche attraverso di voi, Dio si &egrave; preparato, nei decenni passati, un grande popolo della pace, che proprio in questo momento storico &egrave; chiamato a fare da contrappeso e da argine a tanti seminatori di odio che riportano indietro l’umanit&agrave; a forme di barbarie e di violenza.</p> 
<p>Oltre a questa importante testimonianza di unit&agrave; e di pace, a voi, carissimi, &egrave; affidata anche la responsabilit&agrave; di tenere vivo il carisma del vostro Movimento nella fase post-fondazionale, una fase che non si esaurisce con il primo passaggio generazionale dopo la scomparsa della fondatrice, ma si prolunga anche oltre. In questo tempo, siete chiamati a discernere insieme quali sono gli aspetti della vostra vita comune e del vostro apostolato che sono essenziali, e perci&ograve; vanno mantenuti, e quali sono invece gli strumenti e le pratiche che, bench&eacute; in uso da tempo, non sono essenziali al carisma, o che hanno presentato aspetti problematici e che perci&ograve; sono da abbandonare.</p> 
<p>Questa fase esige anche un impegno forte alla trasparenza da parte di chi ha ruoli di responsabilit&agrave;, a tutti i livelli. La trasparenza, infatti, da un lato &egrave; condizione di credibilit&agrave; e dall’altro &egrave; dovuta in quanto il carisma &egrave; un dono dello Spirito Santo di cui tutti i membri sono responsabili. Essi hanno quindi il diritto e il dovere di sentirsi compartecipi dell’Opera alla quale hanno aderito con dedizione totale. Ricordate, poi, che il coinvolgimento dei membri &egrave; sempre un valore aggiunto: stimola la crescita, sia delle persone sia dell’Opera, fa emergere le risorse latenti e le potenzialit&agrave; di ciascuno, responsabilizza e promuove il contributo di tutti.</p> 
<p>La responsabilit&agrave; di discernimento comune, affidata a tutti voi, abbraccia anche il modo in cui il carisma dell’unit&agrave; debba essere tradotto in stili di vita comunitaria che facciano brillare la bellezza della novit&agrave; evangelica e, allo stesso tempo, rispettino la libert&agrave; e la coscienza dei singoli, valorizzando i doni e l’unicit&agrave; di ciascuno. Possiamo riflettere sul fatto che Ges&ugrave;, nella sua preghiera sacerdotale, dopo aver detto &laquo;siano una cosa sola&raquo;, ha aggiunto &laquo;siano anch’essi in noi&raquo; (<i>Gv</i> 17,21), riferendo cos&igrave; l’unit&agrave; fra i discepoli a un’unit&agrave; superiore, quella tra il Padre e il Figlio. Ci&ograve; significa che l’unit&agrave; che cercate di vivere e testimoniare si realizza principalmente “in Dio”, nell’adempimento della sua santa volont&agrave;, e di conseguenza nell’impegno condiviso della comunione e della vita comunitaria, sostenuto e guidato da quanti sono incaricati di tale servizio. L’unit&agrave; &egrave; un dono e, al tempo stesso, un compito e una chiamata che interpella ciascuno. Tutti sono chiamati a discernere qual &egrave; la volont&agrave; di Dio e come si pu&ograve; realizzare la verit&agrave; del Vangelo nelle varie situazioni della vita comunitaria o apostolica. E tutti in questo cammino di discernimento devono esercitare fraternit&agrave;, sincerit&agrave;, franchezza e soprattutto umilt&agrave;, libert&agrave; da s&eacute; stessi e dal proprio punto di vista. L’unit&agrave; di tutti in Dio &egrave; un segno evangelico che &egrave; forza profetica per il mondo.</p> 
<p>Ecco allora che l’unit&agrave; non va intesa come uniformit&agrave; di pensiero, di opinione e di stile di vita, che anzi potrebbe portare a svalutare le proprie convinzioni, a detrimento della libert&agrave; personale e dell’ascolto della propria coscienza. Chiara Lubich affermava che la premessa di ogni norma &egrave; la carit&agrave; (cfr Premessa allo Statuto). &Egrave; necessario perci&ograve; che l’unit&agrave; sia sempre nutrita e sostenuta dalla carit&agrave; reciproca, che esige magnanimit&agrave;, benevolenza, rispetto; quella carit&agrave; che non si vanta, non si inorgoglisce, n&eacute; cerca il proprio interesse, n&eacute; tiene conto del male ricevuto, ma si rallegra soltanto della verit&agrave; (cfr <i>1Cor</i> 13,4-6).</p> 
<p>Carissimi, ringraziamo insieme il Signore per la grande famiglia spirituale che &egrave; nata dal carisma di Chiara Lubich. Per i giovani presenti nei vostri gruppi, che vedono con occhi limpidi la bellezza della chiamata ad essere strumenti di unit&agrave; e di pace nel mondo. Per le famiglie, che sono state rinnovate e fortificate dalla presenza di Ges&ugrave; in mezzo alla loro vita famigliare. Per i vescovi, i sacerdoti e i consacrati che hanno visto rinnovarsi il dono del loro ministero e della loro vita religiosa attraverso il contatto con il vostro Movimento e la vostra spiritualit&agrave;. Per le tante focolarine e i tanti focolarini che, spesso con dedizione eroica, continuano a vivere in ogni parte del mondo una vita di preghiera, di lavoro, di dialogo e di evangelizzazione, seguendo il modello di vita apostolica delle prime generazioni cristiane. E ringraziamo per gli innumerevoli frutti di santit&agrave;, conosciuti o ignoti, che il ritorno al Vangelo, da voi promosso, ha portato alla Chiesa in tutti questi anni.</p> 
<p>Vi incoraggio a proseguire nel vostro cammino e vi benedico di cuore, invocando per tutti voi l’intercessione della Vergine Maria, perch&eacute; vi protegga e vi accompagni sempre con il suo aiuto materno. Grazie!</p> 
<p>Ho sentito che vi piace cantare: allora cantiamo insieme la preghiera che Ges&ugrave; ci ha insegnato: “Pater noster”….</p> 
<p>Benedizione</p> 
<p>Grazie! Tanti, tanti auguri.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Messaggio del Santo Padre in occasione dell’Insediamento dell’Arcivescovo di Canterbury (20 marzo 2026)]]></title><pubDate>Fri, 20 Mar 2026 10:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260320-arcivescovo-canterbury.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260320-arcivescovo-canterbury.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 26 Mar 2026 15:21:39 +0100 --> <p style="text-align: center;">Alla Reverendissima e Onorevolissima<br /> Signora Sarah Mullally<br /> Arcivescovo di Canterbury<br /> &nbsp;</p> 
<p style="text-align: center;">&laquo;<i>Grazia, misericordia e pace saranno con noi da parte di Dio Padre e da parte di <br /> Ges&ugrave; Cristo, Figlio del Padre, nella verit&agrave; e nell’amore</i>&raquo; (<i>2 Gv</i>&nbsp;1, 3).<br /> &nbsp;</p> 
<p>Con questa assicurazione della presenza costante di Dio, invio a Vostra Grazia oranti saluti in occasione del suo Insediamento come Arcivescovo di Canterbury.</p> 
<p>So che il ministero per il quale &egrave; stata scelta &egrave; gravoso, con responsabilit&agrave; non solo nella Diocesi di Canterbury ma anche in tutta la Chiesa d’Inghilterra e nella Comunione Anglicana nel suo insieme. Inoltre, sta iniziando queste funzioni in un momento impegnativo nella storia della famiglia anglicana. Chiedendo al Signore di rafforzarla con il dono della saggezza, prego perch&eacute; lei sia guidata dallo Spirito Santo nel servire le sue comunit&agrave; e tragga ispirazione dall’esempio di Maria, Madre di Dio.</p> 
<p>Sessant’anni fa, durante il loro storico incontro a Roma, i nostri predecessori di grata memoria, <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it.html">san Paolo VI</a> e l’Arcivescovo Michael Ramsey, hanno impegnato i cattolici e gli anglicani in &laquo;una nuova fase dello sviluppo di relazioni fraterne, basate sulla carit&agrave; cristiana&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/la/speeches/1966/documents/hf_p-vi_spe_19660324_anglicani-cattolici.html">Dichiarazione comune</a></i>, 24 marzo 1966). Quella nuova pagina di rispettosa apertura ha dato molti frutti negli ultimi sei decenni e continua a farlo ancora oggi.</p> 
<p>In quella stessa occasione, <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it.html">Papa Paolo VI</a> e l’Arcivescovo Ramsey concordarono anche di avviare un dialogo teologico. Di fatto, la Commissione internazionale anglicano-cattolica (Arcic) da quando &egrave; stata creata ha dato un enorme contributo alla crescita della comprensione reciproca. I frutti di questo prezioso lavoro ci hanno permesso di dare testimonianza insieme in modo pi&ugrave; efficace (cfr. Commissione internazionale anglicano-cattolica per l’unit&agrave; e la missione,&nbsp;<i>Crescere insieme nell’unit&agrave; e nella missione</i>, n. 93). Ci&ograve; &egrave; particolarmente importante viste le molteplici sfide che la nostra famiglia umana deve affrontare oggi. Pertanto, sono grato perch&eacute; questo importante dialogo prosegue.</p> 
<p>Al tempo stesso, sappiamo anche che il cammino ecumenico non &egrave; sempre stato privo di ostacoli. Malgrado i tanti progressi, i nostri diretti predecessori, <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> e l’Arcivescovo Justin Welby, hanno riconosciuto con franchezza che &laquo;nuove circostanze hanno apportato nuovi disaccordi tra di noi&raquo;. Ciononostante abbiamo continuato a camminare insieme, perch&eacute; le divergenze &laquo;non possono impedirci di riconoscerci reciprocamente fratelli e sorelle in Cristo in ragione del nostro comune Battesimo&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2016/october/documents/papa-francesco_20161005_vespri-canterbury.html#DICHIARAZIONE_COMUNE_">Dichiarazione comune</a></i>, 5 ottobre 2016). Da parte mia, credo fermamente che dobbiamo continuare a dialogare in verit&agrave; e amore, perch&eacute; &egrave; solo nella verit&agrave; e nell’amore che arriviamo a conoscere insieme la grazia, la misericordia e la pace di Dio (cfr.&nbsp;<i>2 Gv</i>&nbsp;1, 3) e quindi a poter offrire questi preziosi doni al mondo.</p> 
<p>Per di pi&ugrave;, l’unit&agrave; che i cristiani cercano non &egrave; mai fine a se stessa, ma &egrave; volta alla proclamazione di Cristo, affinch&eacute;, secondo la preghiera dello stesso Signore Ges&ugrave;, &laquo;il mondo creda&raquo; (<i>Gv</i>&nbsp;17, 21). Rivolgendosi ai Primati della Comunione Anglicana, nel 2024,&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> ha affermato che &laquo;sarebbe uno scandalo se, a causa delle divisioni, non realizzassimo la nostra comune vocazione di far conoscere Cristo&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2024/may/documents/20240502-primati-comunione-anglicana.html">Discorso ai Partecipanti all’Assemblea dei Primati della Comunione Anglicana</a></i>, 2 maggio 2024). Cara sorella, faccio volentieri mie queste parole, poich&eacute; &egrave; solo attraverso la testimonianza di una comunit&agrave; cristiana riconciliata, fraterna e unita che l’annuncio del Vangelo risuoner&agrave; con maggiore chiarezza (cfr.&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/mission/documents/20260125-giornata-missionaria.html"><i>Messaggio per la 100</i>a<i>&nbsp;Giornata Mondiale delle Missioni</i></a>, n. 2).</p> 
<p>Con questi sentimenti fraterni, invoco su di lei le benedizioni di Dio Onnipotente mentre assume le sue alte responsabilit&agrave;. Che lo Spirito Santo discenda su di lei e la renda feconda nel servizio al Signore.</p> 
<p><i>Dal Vaticano, 20 marzo 2026<br /> Memoria di san Cuthbert, Vescovo</i></p> 
<p style="text-align: center;">Leone PP. XIV</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>________________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-03/quo-070/il-dialogo-nella-verita-offre-al-mondo-misericordia-e-pace.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno&nbsp;CLXVI n. 70, gioved&igrave; 26 marzo 2026, p. 2.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Messaggio del Santo Padre in occasione del decimo anniversario dell’Esortazione apostolica postsinodale <i>Amoris laetitia</i> (19 marzo 2026)]]></title><pubDate>Thu, 19 Mar 2026 12:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260319-messaggio-amorislaetitia.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260319-messaggio-amorislaetitia.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 19 Mar 2026 12:46:27 +0100 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle!</i></p> 
<p>Il 19 marzo 2016, <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> ha offerto alla Chiesa universale un luminoso messaggio di speranza riguardo all’amore coniugale e famigliare: l’Esortazione apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a></i>, frutto di tre anni di discernimento sinodale sostenuti dall’Anno Santo della Misericordia. In questo decimo anniversario, vogliamo rendere grazie al Signore per l’impulso dato allo studio e alla conversione pastorale della Chiesa e chiedergli il coraggio di proseguire il cammino, accogliendo sempre nuovamente il Vangelo, nella gioia di poterlo annunciare a tutti.</p> 
<p>Come insegna il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>, la famiglia &egrave; &laquo;il fondamento della societ&agrave;&raquo;, <a name="_ftnref1" href="#_ftn1" class=" cleaner">[1]</a> dono di Dio e &laquo;scuola di arricchimento umano&raquo;. <a name="_ftnref2" href="#_ftn2" class=" cleaner">[2]</a> Mediante il Sacramento del matrimonio, gli sposi cristiani costituiscono una sorta di &laquo;Chiesa domestica&raquo;, <a name="_ftnref3" href="#_ftn3" class=" cleaner">[3]</a> il cui ruolo &egrave; essenziale per l’educazione e la trasmissione della fede. Sulla scia dell’impulso conciliare, le due Esortazioni apostoliche <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_exhortations/documents/hf_jp-ii_exh_19811122_familiaris-consortio.html">Familiaris consortio</a></i> – data da San <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">Giovanni Paolo II</a> nel 1981 – e <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a></i> ( <i>AL</i>) hanno entrambe stimolato l’impegno dottrinale e pastorale della Chiesa al servizio dei giovani, dei coniugi e delle famiglie.</p> 
<p>Prendendo atto &laquo;dei cambiamenti antropologico-culturali&raquo; ( <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#32">AL</a></i>, 32), accentuatisi nell’arco di trentacinque anni, <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> ha voluto impegnare ulteriormente la Chiesa nel cammino del discernimento sinodale. Il suo <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2015/october/documents/papa-francesco_20151017_50-anniversario-sinodo.html">discorso del 17 ottobre 2015</a>, pronunciato durante la XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sulla famiglia, invita a un &laquo;ascolto reciproco&raquo; all’interno del popolo di Dio, &laquo;tutti in ascolto dello Spirito Santo, “lo Spirito della Verit&agrave;” ( <i>Gv</i> 14,17), per conoscere ci&ograve; che Egli “dice alle Chiese” ( <i>Ap</i> 2,7)&raquo;. E precisa che non &egrave; &laquo;possibile parlare della famiglia senza interpellare le famiglie, ascoltando le loro gioie e le loro speranze, i loro dolori e le loro angosce&raquo;. <a name="_ftnref4" href="#_ftn4" class=" cleaner">[4]</a></p> 
<p>Raccogliendo i frutti del discernimento sinodale, <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a></i> offre un insegnamento prezioso che dobbiamo continuare ad approfondire oggi: la speranza biblica della presenza amorevole e misericordiosa di Dio, che permette di vivere &laquo;storie di amore&raquo; anche quando si attraversano &laquo;crisi familiari&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#8">AL</a></i>, 8); l’invito ad adottare &laquo;lo sguardo di Ges&ugrave;&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#60">AL</a></i>, 60) e a stimolare senza stancarci &laquo;la crescita, il consolidamento e l’approfondimento dell’amore coniugale e familiare&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#89">AL</a></i>, 89); l’appello a scoprire che l’amore nel matrimonio &laquo;d&agrave; sempre vita&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#165">AL</a></i>, 165) e che esso &egrave; &laquo;reale&raquo; proprio nel suo modo &laquo;limitato e terreno&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#113">AL</a></i>, 113), come ci insegna il mistero dell’Incarnazione. Papa Francesco afferma &laquo;la necessit&agrave; di sviluppare nuove vie pastorali&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#199">AL</a></i>, 199) e di &laquo;rafforzare l’educazione dei figli&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">AL</a></i>, cap. VII), mentre invita la Chiesa ad &laquo;accompagnare, discernere e integrare la fragilit&agrave;&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">AL</a></i>, cap. VIII), superando una concezione riduttiva della norma, e a promuovere &laquo;la spiritualit&agrave; che scaturisce dalla vita familiare&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#313">AL</a></i>, 313).</p> 
<p><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2025/documents/20250803-omelia-giubileo-giovani.html">Come ho avuto occasione di dire ai giovani riuniti a Tor Vergata</a> durante il Giubileo della Speranza, &laquo;la fragilit&agrave; [...] &egrave; parte della meraviglia che siamo&raquo;: non siamo fatti &laquo;per una vita dove tutto &egrave; scontato e fermo, ma per un’esistenza che si rigenera costantemente nel dono, nell’amore&raquo;. <a name="_ftnref5" href="#_ftn5" class=" cleaner">[5]</a> Per servire la missione di annunciare il Vangelo della famiglia alle giovani generazioni, dobbiamo imparare a evocare la bellezza della vocazione al matrimonio proprio nel riconoscimento della fragilit&agrave;, in modo da risvegliare &laquo;la fiducia nella grazia&raquo; ( <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#36">AL</a></i>, 36) e il desiderio cristiano di santit&agrave;. Dobbiamo anche sostenere le famiglie, in particolare quelle che soffrono tante forme di povert&agrave; e di violenza presenti nella societ&agrave; contemporanea.</p> 
<p>Ringraziamo il Signore per le famiglie che, nonostante difficolt&agrave; e sfide, vivono &laquo;la spiritualit&agrave; dell’amore familiare […] fatta di migliaia di gesti reali e concreti&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#315">AL</a></i>, 315). Esprimo anche la mia gratitudine ai Pastori, agli operatori pastorali, alle Associazioni di fedeli e ai Movimenti ecclesiali impegnati nella pastorale familiare.</p> 
<p>Il nostro tempo &egrave; segnato da rapide trasformazioni che, ancor pi&ugrave; di dieci anni fa, rendono necessaria una particolare attenzione pastorale alle famiglie, alle quali il Signore affida il compito di partecipare alla missione della Chiesa di annunciare e testimoniare il Vangelo. <a name="_ftnref6" href="#_ftn6" class=" cleaner">[6]</a> Vi sono, infatti <i>, </i>luoghi e circostanze in cui la Chiesa &laquo;non pu&ograve; diventare sale della terra&raquo; <a name="_ftnref7" href="#_ftn7" class=" cleaner">[7]</a> se non per mezzo dei fedeli laici e, in particolar modo, delle famiglie. Perci&ograve; l’impegno della Chiesa in questo ambito va rinnovato e approfondito, affinch&eacute; coloro che il Signore chiama al matrimonio e alla famiglia possano vivere il loro amore coniugale in Cristo e i giovani si sentano attratti dall’intensit&agrave; della vocazione matrimoniale nella Chiesa.</p> 
<p>Prendendo atto dei cambiamenti che continuano a influenzare le famiglie, ho deciso di convocare nell’ottobre 2026 i Presidenti delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo, al fine di procedere, nell’ascolto reciproco, a un discernimento sinodale sui passi da compiere per annunciare il Vangelo alle famiglie oggi, alla luce di <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a></i> e tenendo conto di quanto si sta realizzando nelle Chiese locali.</p> 
<p>Affido questo cammino all’intercessione di San Giuseppe, custode della Santa Famiglia di Nazaret.</p> 
<p><i>Dal Vaticano, 19 marzo 2026, Solennit&agrave; di San Giuseppe</i></p> 
<p style="text-align: center;">LEONE PP. XIV</p> 
<div>
  &nbsp; 
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   ___________________________________ 
  <br /> 
  <p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1" class=" cleaner">[1]</a> Conc. Ecum. Vat. II, Cost. Past. <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i>, 52.</p> 
  <p><a name="_ftn2" href="#_ftnref2" class=" cleaner">[2]</a> <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Ibid</a></i></p> 
  <p><a name="_ftn3" href="#_ftnref3" class=" cleaner">[3]</a>&nbsp;Id., Cost. dogm. <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>, 11.</p> 
  <p><a name="_ftn4" href="#_ftnref4" class=" cleaner">[4]</a> Francesco, <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2015/october/documents/papa-francesco_20151017_50-anniversario-sinodo.html">Discorso nel 50&deg; anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi</a></i> (17 ottobre 2015).</p> 
  <p><a name="_ftn5" href="#_ftnref5" class=" cleaner">[5]</a> <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2025/documents/20250803-omelia-giubileo-giovani.html">Omelia nella Messa per il Giubileo dei giovani</a></i> (3 agosto 2025).</p> 
  <p><a name="_ftn6" href="#_ftnref6" class=" cleaner">[6]</a> Cfr Esort. ap <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_exhortations/documents/hf_jp-ii_exh_19811122_familiaris-consortio.html">Familiaris consortio</a></i> (22 novembre 1981), 17.</p> 
  <p><a name="_ftn7" href="#_ftnref7" class=" cleaner">[7]</a> Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>, 33.</p> 
 </div> 
</div>]]></description></item><item><title><![CDATA[Udienza Generale del 18 marzo 2026 - I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione dogmatica Lumen gentium. 4. <i>La Chiesa popolo sacerdotale e profetico</i>]]></title><pubDate>Wed, 18 Mar 2026 10:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260318-udienza-generale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260318-udienza-generale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 18 Mar 2026 13:51:37 +0100 --> <p><b>I Documenti del&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>. II. Costituzione dogmatica&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>. 4.&nbsp;<i>La Chiesa popolo sacerdotale e profetico<br /> &nbsp;</i></b></p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!</i></p> 
<p>Oggi vorrei soffermarmi ancora sul secondo capitolo della Costituzione conciliare <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>&nbsp;(<i>LG</i>), dedicato alla Chiesa come popolo di Dio.</p> 
<p>Il popolo messianico (<i>LG</i>, 9) riceve da Cristo la partecipazione all’opera sacerdotale, profetica e regale in cui si attua la sua missione salvifica. I Padri conciliari insegnano che il Signore Ges&ugrave; ha istituito mediante la nuova ed eterna Alleanza un regno di sacerdoti, costituendo i suoi discepoli in un &laquo;sacerdozio regale&raquo; (<i>1Pt</i> 2,9; cfr <i>1Pt</i> 2,5; <i>Ap</i> 1,6). Questo sacerdozio comune dei fedeli viene donato con il Battesimo, che ci abilita a rendere culto a Dio in spirito e verit&agrave; e a &laquo;professare pubblicamente la fede ricevuta da Dio mediante la Chiesa&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#11">LG</a></i>, 11). Inoltre, attraverso il sacramento della Confermazione o Cresima, tutti i battezzati &laquo;vengono vincolati pi&ugrave; perfettamente alla Chiesa, sono arricchiti di una speciale forza dallo Spirito Santo e in questo modo sono pi&ugrave; strettamente obbligati a diffondere e a difendere la fede con la parola e con l’opera, come veri testimoni di Cristo&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#11">ibid</a>.). Questa consacrazione sta alla radice della comune missione che unisce i ministri ordinati e i fedeli laici.</p> 
<p>In proposito, <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> cos&igrave; osservava: &laquo;Guardare al popolo di Dio &egrave; ricordare che tutti facciamo il nostro ingresso nella Chiesa come laici. Il primo Sacramento, quello che suggella per sempre la nostra identit&agrave;, e di cui dovremmo essere sempre orgogliosi, &egrave; il Battesimo. Attraverso di esso e con l’unzione dello Spirito Santo, [i fedeli] “vengono consacrati per formare un tempio spirituale e un sacerdozio santo” (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#10">LG</a></i>, 10), sicch&eacute; tutti noi formiamo il santo Popolo fedele di Dio&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/letters/2016/documents/papa-francesco_20160319_pont-comm-america-latina.html">Lettera al Presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina</a></i>, 19 marzo 2016).</p> 
<p>L’esercizio del sacerdozio regale avviene in molti modi, tutti tesi alla nostra santificazione, anzitutto partecipando all’offerta dell’Eucaristia. Mediante la preghiera, l’ascesi e la carit&agrave; operosa testimoniamo cos&igrave; una vita rinnovata dalla grazia di Dio (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#10">LG</a></i>, 10). Come sintetizza il Concilio, &laquo;l’indole sacra e la struttura organica della comunit&agrave; sacerdotale vengono attuate per mezzo dei sacramenti e delle virt&ugrave;&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#11">LG</a></i>, 11).</p> 
<p>I Padri conciliari insegnano poi che il popolo santo di Dio partecipa anche della missione profetica di Cristo (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#12">LG</a></i>, 12). In questo contesto introduce il tema importante del <i>senso della fede</i> e del <i>consenso dei fedeli</i>. La Commissione Dottrinale del Concilio precisava che questo <i>sensus fidei</i> &laquo;&egrave; come una facolt&agrave; di tutta la Chiesa, grazie alla quale essa nella sua fede riconosce la rivelazione tramandata, distinguendo tra il vero e il falso nelle questioni di fede, e contemporaneamente penetra in essa pi&ugrave; profondamente e pi&ugrave; pienamente l’applica nella vita&raquo; (cfr <i>Acta Synodalia</i>, III/1, 199). Il senso della fede appartiene dunque ai singoli fedeli non a titolo proprio, ma quali membra del popolo di Dio nel suo insieme.</p> 
<p><i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>&nbsp;concentra l’attenzione su quest’ultimo aspetto e lo mette in relazione all’infallibilit&agrave; della Chiesa, a cui inerisce, servendola, quella del Romano Pontefice. La totalit&agrave; dei fedeli, che hanno ricevuto l’unzione dal Santo (cfr <i>1Gv</i> 2,20.27) non pu&ograve; sbagliarsi nel credere e manifesta questa sua propriet&agrave; particolare mediante il senso soprannaturale della fede di tutto il popolo, quando dai vescovi fino agli ultimi fedeli laici esprime l’universale suo consenso in materia di fede e di morale (cfr&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#12">LG</a></i>, 12). La Chiesa, dunque, come comunione dei fedeli che include ovviamente i pastori, non pu&ograve; errare nella fede: l’organo di questa sua propriet&agrave;, fondato sull’unzione dello Spirito Santo, &egrave; il <i>soprannaturale senso della fede</i> di tutto il popolo di Dio, che si manifesta nel <i>consenso dei fedeli</i>. Da questa unit&agrave;, che il Magistero ecclesiale custodisce, consegue che ciascun battezzato &egrave; soggetto attivo di evangelizzazione, chiamato a dare coerente testimonianza di Cristo secondo il dono profetico che il Signore infonde a tutta la sua Chiesa.</p> 
<p>Lo Spirito Santo, che ci viene da Ges&ugrave; Risorto, dispensa infatti &laquo;tra i fedeli di ogni ordine grazie speciali con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi vari incarichi e uffici utili al rinnovamento e alla maggiore espansione della Chiesa&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#12">LG</a></i>, 12). Una dimostrazione peculiare di tale vitalit&agrave; carismatica &egrave; offerta dalla vita consacrata, che continuamente germoglia e fiorisce per opera della grazia. Anche le forme associative ecclesiali sono esempio luminoso della variet&agrave; e della fecondit&agrave; dei frutti spirituali per l’edificazione del Popolo di Dio.</p> 
<p>Carissimi, risvegliamo in noi la consapevolezza e la gratitudine di aver ricevuto il dono di far parte del popolo di Dio; e anche la responsabilit&agrave; che questo comporta.</p> 
<p>__________________________________</p> 
<p><b>Saluti</b></p> 
<p>Je salue cordialement les p&egrave;lerins de langue fran&ccedil;aise, en particulier les ceux venus de Suisse mais aussi les &eacute;l&egrave;ves des diverses &eacute;coles de Paris et de toute la France. Chers amis, que la gr&acirc;ce d’&ecirc;tre membre de l’&Eacute;glise, Peuple de Dieu, encourage chacun d’entre vous &agrave; prendre conscience de la responsabilit&eacute; et de la coh&eacute;rence que cela implique. Je vous b&eacute;nis et vous souhaite une bonne mont&eacute;e vers P&acirc;ques !</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese, in particolare quelli venuti della Svizzera, come anche gli studenti delle varie scuole di Parigi e di tutta la Francia. Cari amici, la grazia di essere membri della Chiesa, Popolo di Dio, spinga ciascuno di voi a prendere coscienza della responsabilit&agrave; e della coerenza che ci&ograve; comporta. Vi benedico e vi auguro un buon cammino verso la Pasqua!</i>]</p> 
<p>I greet all the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, particularly the groups from Nigeria, Tanzania, Indonesia, the Philippines, Thailand and the United States of America.&nbsp; With prayerful good wishes that this Lent will be a time of grace and spiritual renewal for you and your families, I invoke upon all of you joy and peace in our Lord Jesus Christ. &nbsp;</p> 
<p>Liebe Br&uuml;der und Schwestern deutscher Sprache, leben wir das gemeinsame Priestertum der Getauften in Werken der Bu&szlig;e, in der N&auml;chstenliebe und in der treuen und eifrigen Teilnahme an der heiligen Messe. Auf diese Weise k&ouml;nnen unsere guten Werke zu „geistigen Opfern werden, die Gott durch Jesus Christus wohlgef&auml;llig sind“ (vgl. <i>1 Petr</i> 2,5).</p> 
<p>[<i>Cari fratelli e sorelle di lingua tedesca, viviamo il sacerdozio comune dei battezzati nelle opere di penitenza, nella carit&agrave; verso i fratelli e nella fedele e assidua partecipazione alla Santa Messa. In questo modo, le nostre opere buone si trasformano in “offerte spirituali gradite a Dio attraverso Ges&ugrave; Cristo” (cfr. 1 Pt 2,5)</i>.]</p> 
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua espa&ntilde;ola. Demos gracias a Dios por los dones y carismas con los que enriquece, edifica y embellece a su Pueblo, y pid&aacute;mosle que no cese de acompa&ntilde;arlo y guiarlo por sendas de paz. Que el Se&ntilde;or los bendiga. Muchas gracias.</p> 
<p>Caros fi&eacute;is de l&iacute;ngua portuguesa: bem-vindos! Uma especial sauda&ccedil;&atilde;o aos grupos de S&atilde;o Jos&eacute; do Rio Preto e Recife, no Brasil! Que o Senhor desperte em todos v&oacute;s a gratid&atilde;o pelo dom do Batismo, que vos inseriu no seu Povo Santo. Sede sempre testemunhas coerentes do Evangelho. Deus vos aben&ccedil;oe!</p> 
<p>[<i>Cari fedeli di lingua portoghese: benvenuti! Un saluto speciale ai gruppi di S&atilde;o Jos&eacute; do Rio Preto e Recife, in Brasile! Il Signore risvegli in tutti voi la gratitudine per il dono del Battesimo, che vi ha inserito nel suo Popolo Santo. Siate sempre testimoni coerenti del Vangelo. Dio vi benedica!</i>]</p> 
<p>我向讲中文的人们致以诚挚的问候。亲爱的弟兄姐妹们，愿你们坚持善度以基督徒信仰价值为启发的生活，好能在社会中做和平的工具。我衷心地降福你们！</p> 
<p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, perseverate a condurre un’esistenza ispirata ai valori cristiani per essere strumenti di pace nella societ&agrave;. Vi benedico di cuore</i>.]</p> 
<p style="text-align: right;"><span class="arabic">أُحيِّي المُؤمِنِينَ النَّاطِقِينَ باللُغَةِ العَرَبِيَّة، وخاصَّةً القادِمينَ مِنَ الشَّرقِ الأَوسَط. المَسِيحِيُّ مَدعُوٌّ إلى أنْ يكونَ أداةَ سَلامٍ وَمَحَبَّةٍ وَمُصَالَحَة، لِكَي يَسُودَ السَّلامُ الحَقِيقِيُّ بَينَ جَمِيعِ الشُّعُوب. بارَكَكُم الرَّبُّ جَميعًا وَحَماكُم دائِمًا مِن كلِّ شَرّ!</span></p> 
<p>Saluto i fedeli di lingua araba, in particolare quelli provenienti dal Medio Oriente. Il cristiano &egrave; chiamato ad essere strumento di pace, amore e riconciliazione, affinch&eacute; la vera pace possa prevalere tra tutti i popoli. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male!</p> 
<p>Serdecznie pozdrawiam Polak&oacute;w. Okres Wielkiego Postu skłania nas do wyrażaniu zmysłu wiary, także poprzez „wyobraźnię miłosierdzia”. Niech dzieła pomocy, organizowane w parafiach przez stowarzyszenia charytatywne i Caritas Polska, będą sposobnością do praktykowania jałmużny i uczynk&oacute;w miłosierdzia względem duszy i ciała. Wszystkich was błogosławię!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i polacchi. Il tempo di Quaresima ci spinge a esprimere il senso della fede anche attraverso la &laquo;fantasia della carit&agrave;&raquo;. Le opere di beneficenza, promosse nelle Parrocchie dalle Associazioni caritative e da Caritas Polonia, siano occasione per praticare l’elemosina e le opere di misericordia spirituali e corporali. Vi benedico tutti!</i>]</p> 
<p style="text-align: center;">* * *</p> 
<p>Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare saluto i fedeli di Riva presso Chieri e di Rosciano, i Funzionari dell’Ispettorato di Pubblica Sicurezza “Palazzo Chigi” di Roma, gli allievi della Scuola Sottufficiali della Marina Militare di Taranto, il Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta, l’Industria Fiasconaro di Castelbuono.</p> 
<p>Il mio pensiero va infine ai malati, agli&nbsp;sposi novelli e ai&nbsp;giovani, specialmente alla Scuola Cristo Re di Roma e all’Istituto San Giorgio di Pavia. Affido i propositi e le aspirazioni di ciascuno a San Giuseppe, celeste Patrono della Chiesa Universale, del quale celebreremo domani la solennit&agrave; liturgica.</p> 
<p>A tutti la mia benedizione!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Ai Partecipanti al Convegno "Oggi chi è mio prossimo?/ Today who is my neighbor?" (18 marzo 2026)]]></title><pubDate>Wed, 18 Mar 2026 09:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260318-convegno.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260318-convegno.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 18 Mar 2026 10:22:10 +0100 --> <p>Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><i>Eminenza,<br /> Cari Fratelli nell’Episcopato,<br /> Signori Ministri,<br /> Illustri Rappresentanti delle Istituzioni internazionali ed europee,<br /> cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!</i></p> 
<p>siete giunti qui a Roma, da diversi Paesi europei, per partecipare a questo momento di riflessione dal titolo “Oggi chi &egrave; mio prossimo?”, promosso dal Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa, dall’Organizzazione Mondiale della Sanit&agrave; – Regione Europa e dalla Conferenza Episcopale Italiana.</p> 
<p>Durante questa giornata verr&agrave; presentato il secondo “Rapporto europeo OMS sullo stato dell’equit&agrave; nella salute”. &Egrave; un documento che richiama l’attenzione su situazioni vissute da molte persone in Europa, in particolare da tanti uomini e donne che sperimentano nel quotidiano la povert&agrave;, la solitudine e l’isolamento.</p> 
<p>In molte Nazioni le diseguaglianze in campo sanitario stanno crescendo: meno persone possono curarsi con i servizi offerti. Uno sguardo urgente va posto anche sulla salute mentale delle persone, in particolare dei giovani, perch&eacute; le ferite invisibili della psiche non sono meno pesanti di quelle visibili.</p> 
<p>La salute non pu&ograve; essere un lusso per pochi, ma &egrave; una condizione essenziale per la pace sociale. Una copertura sanitaria universale non &egrave; soltanto un obiettivo tecnico da raggiungere, &egrave; prima di tutto un imperativo morale per le societ&agrave; che vogliono definirsi giuste. La tutela e la cura della salute devono essere accessibili ai pi&ugrave; vulnerabili, perch&eacute; ci&ograve; &egrave; richiesto dalla loro dignit&agrave; e anche per evitare che un’ingiustizia diventi seme di conflitti.</p> 
<p>La domanda che sta al centro del tema di questa giornata, tratta dal Vangelo di Luca (cfr 10,29), interpella tutti; non per giustificarsi, come fa il dottore della legge, ma per lasciarsi pienamente interrogare. &Egrave; una domanda sempre attuale, che non ha una risposta unica e univoca, ma chiede a ciascuno di rispondere in modo concreto e puntuale. Pertanto, possiamo domandarci: per me, in questo momento della mia vita, chi &egrave; il prossimo? Nelle diverse situazioni in cui ci troviamo a vivere, le risposte sono differenti; ci&ograve; che non cambia &egrave; l’invito ad andare verso l’altro, soprattutto verso chi soffre.</p> 
<p>Nel libro della Genesi troviamo un interrogativo analogo: &laquo;Il Signore disse a Caino: “Dov’&egrave; Abele, tuo fratello?”. Egli rispose: “Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?”&raquo; (4,9). Nella parabola &nbsp;del buon samaritano troviamo la risposta: s&igrave;, sei tu il custode di tuo fratello, perch&eacute; sei chiamato a custodire la sua umanit&agrave;.</p> 
<p>Sant’Agostino afferma che &laquo;il nostro Dio e Signore volle chiamarsi nostro prossimo. Difatti il Signore Ges&ugrave; Cristo fa comprendere che &egrave; stato lui stesso ad aiutare quel mezzo morto che giaceva lungo la via maltrattato e abbandonato dai briganti&raquo;. <a name="_ftnref1" href="#_ftn1" class=" cleaner">[1]</a></p> 
<p>Nell’Enciclica <i>Fratelli tutti</i> Papa Francesco si sofferma sul ruolo dei briganti che avevano ferito il viandante. Ci ricorda che &laquo;i “briganti della strada” hanno di solito come segreti alleati quelli che “passano per la strada guardando dall’altra parte”&raquo; (n. 75). La distanza, la distrazione, l’assuefazione alla visione della violenza e delle sofferenze altrui ci spingono verso l’indifferenza. Ogni uomo e donna, in particolare il cristiano, &egrave; chiamato a fissare lo sguardo su chi soffre, sul dolore delle persone sole, su quanti per vari motivi vengono emarginati e considerati come “scarti”, perch&eacute; senza di loro non potremo costruire societ&agrave; giuste, a misura di persona.</p> 
<p>&Egrave; illusorio pensare che, ignorando questi fratelli e queste sorelle, sia pi&ugrave; facile raggiungere una condizione di felicit&agrave;. Soltanto insieme potremo costruire comunit&agrave; solidali e capaci di prendersi cura di ognuno, nelle quali si sviluppino benessere e pace, a beneficio di tutti. Curare l’umanit&agrave; altrui aiuta a vivere la propria.</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, la Chiesa &laquo;ha un ruolo pubblico che non si esaurisce nelle sue attivit&agrave; di assistenza o di educazione&raquo;, ma che &egrave; sempre &laquo;a servizio della promozione dell’uomo e della fraternit&agrave; universale&raquo;. <a name="_ftnref2" href="#_ftn2" class=" cleaner">[2]</a> Le Chiese in Europa e nel mondo, in collaborazione con le Organizzazioni internazionali, possono svolgere anche oggi un servizio determinante nel combattere le diseguaglianze in campo sanitario, a favore delle popolazioni pi&ugrave; vulnerabili. Rinnovo perci&ograve; l’auspicio, che si fa esortazione, affinch&eacute; &laquo;nel nostro stile di vita cristiana non manchi mai questa dimensione fraterna, “samaritana”, inclusiva, coraggiosa, impegnata e solidale, che ha la sua radice pi&ugrave; intima nella nostra unione con Dio, nella fede in Ges&ugrave; Cristo&raquo;. <a name="_ftnref3" href="#_ftn3" class=" cleaner">[3]</a></p> 
<p>Carissimi, grazie per tutto ci&ograve; che fate! Vi affido alla materna intercessione della Vergine Maria e di cuore benedico voi, le vostre famiglie e il vostro servizio.</p> 
<p>Grazie e buon lavoro. Tanti auguri!</p> 
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 <hr align="left" size="1" width="33%" /> 
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 <p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1" class=" cleaner">[1]</a> S. Agostino, <i>De doctrina christiana</i>, I, 30, 33.</p> 
 <p><a name="_ftn2" href="#_ftnref2" class=" cleaner">[2]</a> Benedetto XVI, Lett. enc <i>. <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate.html">Caritas in veritate</a></i> (29 giugno 2009), 11: <i>AAS</i> 101 (2009), 648.</p> 
 <p><a name="_ftn3" href="#_ftnref3" class=" cleaner">[3]</a> <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/sick/documents/20260113-messaggio-giornata-malato.html">Messaggio per la XXXIV Giornata Mondiale del Malato</a></i> (11 febbraio 2026).</p> 
</div>]]></description></item><item><title><![CDATA[Messaggio del Santo Padre per la scomparsa di Sua Santità e Beatitudine Ilia II, <i>Catholicos</i>-Patriarca di tutta la Georgia, Arcivescovo di Mtskheta-Tbilisi e Metropolita di Abkhazia e Bichvinta (18 marzo 2026)]]></title><pubDate>Wed, 18 Mar 2026 08:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260318-messaggio-scomparsa-ilia-ii.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260318-messaggio-scomparsa-ilia-ii.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 23 Mar 2026 15:27:24 +0100 --> <p><i>A Sua Eminenza Shio<br /> Metropolita di Senaki<br /> e Chkhorotsku<br /> “Locum Tenens”<br /> della Sede Patriarcale<br /> Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa di Georgia</i></p> 
<p>Ho appreso con profonda tristezza della morte di Sua Santit&agrave; e Beatitudine Ilia II, Catholicos-Patriarca di tutta la Georgia. Nell’inviare le mie sentite condoglianze, assicuro lei, Eminenza, il Santo Sinodo e tutta la Chiesa Ortodossa di Georgia della mia solidariet&agrave; fraterna nel vostro dolore. In questo delicato momento per il vostro popolo, mi unisco a voi nella preghiera e nel grato ricordo del Pastore e Padre che per tanti anni vi ha guidati con gentilezza, saggezza e forza evangelica.</p> 
<p>Per tutta la sua lunga vita il Patriarca Ilia II &egrave; stato un testimone devoto della fede nel Cristo Risorto. Il suo ministero ha accompagnato il popolo georgiano attraverso tempi difficili e profondi cambiamenti epocali, custodendo con amore la tradizione e aprendo i cuori e le comunit&agrave; alla speranza.</p> 
<p>Vorrei anche ricordare la sua profonda passione per la musica, che &egrave; uno stimolo alla ricerca della bellezza di Dio e pu&ograve; unire popoli, avvicinando di pi&ugrave; le Chiese al di l&agrave; delle differenze culturali e teologiche.</p> 
<p>Per molti anni &egrave; stato un padre spirituale, una voce di riconciliazione e un instancabile costruttore di unit&agrave;. Ha incontrato due miei stimati predecessori — <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">san Giovanni Paolo II</a> e <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> — sempre in uno spirito di cordialit&agrave; e di fraternit&agrave;.</p> 
<p>Mentre affidate questo fedele servitore al Signore, risuonano con forza le parole dell’Apostolo Paolo, che ci ricordano che la risurrezione di Ges&ugrave; &egrave; il fondamento della nostra fede e la fonte della nostra speranza. Perch&eacute; se Cristo non &egrave; risorto, vana &egrave; allora la nostra fede (cfr.&nbsp;<i>1 Cor</i>&nbsp;15, 14). Dinanzi alla morte di un Pastore, dunque, i nostri cuori non cedono alla disperazione. Si aprono invece alla certezza che la vita non &egrave; tolta ma trasformata.</p> 
<p>Con questi sentimenti, le esprimo, Eminenza, la mia vicinanza fraterna mentre porta il peso del ministero di&nbsp;<i>Locum Tenens</i>. Prego perch&eacute; il Signore le conceda luce, discernimento e fortezza, di modo che possa accompagnare la Chiesa Ortodossa di Georgia con la stessa carit&agrave; pastorale che ha animato il Patriarca defunto. Chiedo alla Santissima Madre di Dio di proteggere lei, Eminenza, il Santo Sinodo e l’intero popolo georgiano con il suo manto di consolazione e di amore.</p> 
<p><i>Dal Vaticano, 18 marzo 2026</i></p> 
<p style="text-align: center;">Leone PP. XIV</p> 
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<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-03/quo-067/un-pastore-che-ha-accompagnato-la-georgia-in-tempi-difficili.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno&nbsp;CLXVI n. 67, luned&igrave; 23 marzo 2026, p. 3.</p>]]></description></item></channel></rss>