<rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"><channel><title>vatican.va</title><link>https://www.vatican.va</link><description>vatican.va</description><language>it</language><item><title><![CDATA[Udienza Generale del 3 giugno 2026 - I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione Sacrosanctum Concilium. 3. <i>Il rito, il segno, il simbolo</i>]]></title><pubDate>Wed, 03 Jun 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260603-udienza-generale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260603-udienza-generale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 03 Jun 2026 11:09:13 +0200 --> <p><b>I Documenti del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>. II. Costituzione <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html"><i>Sacrosanctum Concilium</i></a>. 3.<i>&nbsp;Il rito, il segno, il simbolo</i></b></p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>proseguendo le catechesi sulla Costituzione conciliare <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html"><i>Sacrosanctum Concilium</i></a>&nbsp;(<i>SC</i>), vogliamo soffermarci a riflettere su alcuni elementi costitutivi della sacra liturgia, quali il rito, il segno e il simbolo.</p> 
<p>Il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>, facendo tesoro del prezioso lavoro del Movimento liturgico, ci ha aiutato a riscoprire una verit&agrave; molto viva nella coscienza della Chiesa antica e nell’insegnamento dei Padri. I riti della liturgia cristiana non sono un rivestimento esteriore del mistero sacramentale, un insieme di cerimonie arbitrarie, ma sono la mediazione ecclesiale attraverso cui il dono divino ci raggiunge. Proprio per questo il Concilio invita a comprendere il <i>Mysterium fidei </i>che si attua nella liturgia attraverso i riti e le preghiere (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#48">SC</a></i>, 48).</p> 
<p>Il rito d&agrave; forma all’azione liturgica e, attraverso di essa, alla nostra vita, generando in noi una sensibilit&agrave; spirituale che ci rende capaci di gustare la presenza di Dio per mezzo di Ges&ugrave; Cristo. Naturalmente ci&ograve; avviene se noi non restiamo estranei o muti spettatori (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#48">ibid</a></i>.) rispetto alla liturgia, ma vi partecipiamo con tutto noi stessi – corpo, mente e cuore –, in obbedienza al comando del Signore. Attraverso il sacro rito veniamo cos&igrave; formati all’ascolto della Parola di Dio, al rendimento di grazie e all’adorazione, alla condivisione fraterna e alla comunione ecclesiale. Scopriamo di essere un’assemblea dai molti volti, riunita dalla stessa fede.</p> 
<p>Il rito ci coinvolge in una sequenza di gesti e di preghiere ben definita, che talora pu&ograve; contrastare con la nostra individuale tendenza alla spontaneit&agrave;. La sua logica, per&ograve;, non &egrave; quella di imbrigliare la libert&agrave; in schemi. Al contrario, con la sobriet&agrave; solenne dei suoi ritmi, il rito interrompe attivit&agrave; frenetiche, riconducendoci all’essenziale. Scopriamo cos&igrave; un’altra dimensione dell’agire, non guidata da calcoli produttivi, e un’altra esperienza del tempo e dello spazio. Nel rito sperimentiamo una logica di gratuit&agrave;, troviamo una sosta che rigenera il cuore, riconosciamo di essere preceduti dalla grazia divina, impariamo a vivere in un ritmo abitato dallo Spirito Santo.</p> 
<p>La grammatica del rito &egrave; intessuta dei segni e dei simboli propri della liturgia. In essa, come afferma il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio</a>, &laquo;la santificazione dell’uomo &egrave; significata per mezzo di segni sensibili e realizzata in modo proprio a ciascuno di essi&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#7">SC</a></i>, 7). Il <i><a href="https://www.vatican.va/archive/catechism_it/index_it.htm">Catechismo della Chiesa Cattolica</a></i> approfondisce il valore di questi segni, ricordando che &laquo;il loro significato nell’opera della creazione e nella cultura umana, si precisa negli eventi dell’Antica Alleanza e si rivela pienamente nella persona e nell’opera di Cristo&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/archive/catechism_it/p2s1c2a1_it.htm#II.%20Come%20celebrare?">n. 1145</a>). Emblematico &egrave; il segno dell’acqua: dalle origini della creazione al diluvio, dal passaggio del Mar Rosso al Giordano, fino all’acqua che sgorga dal costato di Cristo e diventa segno sacramentale dell’immersione nella sua morte e risurrezione.</p> 
<p>“Segno” e “simbolo” sono termini che spesso vengono usati come sinonimi. In realt&agrave;, un segno &egrave; simbolico quando &egrave; capace di rimandare non solo a un’idea, ma a un intero sistema di significati e di valori. Cos&igrave;, ad esempio, quando siamo aspersi con l’acqua benedetta si ravviva in noi la coscienza del dono ricevuto con il Battesimo e la nostra adesione alla vita nuova in Cristo. In secondo luogo, i simboli hanno essenzialmente un carattere pratico, essendo anzitutto azioni: pi&ugrave; semplici e comuni, come l’inginocchiarsi e darsi la pace, o pi&ugrave; impegnative, come gli atti costitutivi di ogni Sacramento. Soprattutto, i simboli hanno una singolare dimensione performativa e trasformante, sia verso gli elementi materiali che li compongono, sia verso coloro che vi entrano in contatto, generando appartenenza, toccando il cuore e la mente, suscitando autentiche relazioni ecclesiali.</p> 
<p>Nella Lettera Apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_letters/documents/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html">Desiderio desideravi</a></i>, <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>, facendo propria un’affermazione di Romano Guardini, individuava &laquo;il primo compito del lavoro di formazione liturgica: l’uomo deve diventare nuovamente capace di simboli&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_letters/documents/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#44">n. 44</a>). Abbiamo bisogno di lasciarci educare dai riti della liturgia, curando con mano fine e senza arbitrariet&agrave; la bellezza delle nostre celebrazioni e impegnandoci in un’autentica mistagogia. L’esperienza di una liturgia viva e devota, accompagnata da un’opportuna catechesi mistagogica, &egrave; la migliore risorsa per risvegliare in tutti quell’apertura all’incontro con Dio che, nella logica dell’incarnazione, pu&ograve; avvenire solo coinvolgendo tutto l’uomo: spirito, anima e corpo (cfr <i>1Ts</i> 5,23).</p> 
<p>________________________</p> 
<p><b>Saluti</b></p> 
<p>Je salue cordialement les p&egrave;lerins de langue fran&ccedil;aise, en particulier les jeunes venus de l’&icirc;le Maurice et de France. Fr&egrave;res et sœurs, puissent vos liturgies, par leur beaut&eacute; et leur solennit&eacute;, &ecirc;tre toujours centr&eacute;es sur le myst&egrave;re et porter vos &acirc;mes &agrave; la contemplation de Dieu Trinit&eacute;. Qu’elles construisent et manifestent l’unit&eacute; de l’&Eacute;glise dans une authentique et accueillante charit&eacute;. Que Dieu vous b&eacute;nisse et qu’Il b&eacute;nisse vos familles.</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese, in particolare i giovani provenienti da Mauritius e dalla Francia. Fratelli e sorelle, possano le vostre liturgie, con la loro bellezza e solennit&agrave;, essere sempre incentrate sul Mistero e portare le vostre anime alla contemplazione di Dio Trinit&agrave;. Possano costruire e manifestare l’unit&agrave; della Chiesa in un’autentica e accogliente carit&agrave;. Dio benedica voi e le vostre famiglie</i>.]</p> 
<p>I greet all the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, particularly the groups from England, Sweden, Australia, Indonesia, Myanmar, the Philippines, South Korea, Canada, and the United States of America. I greet in particular the scholars and participants in the conference “Revising the World Medical Association Declaration of Taipei” and the organizing partners of the Global Summit, “Fostering Hope for Children.”&nbsp; As we prepare for the Solemnity of the Most Holy Body and Blood of Christ, let us be strengthened by this divine gift and become witnesses of his love to all we encounter.&nbsp; God bless you!</p> 
<p>Ein herzliches Willkommen den deutschsprachigen Pilgern. Ich w&uuml;nsche euch einen guten Aufenthalt in der Ewigen Stadt, der euch helfen m&ouml;ge, im Glauben zu wachsen. Besonders gr&uuml;&szlig;e ich die <i>Vereinigung der &Ouml;sterreicher in Rom</i>, die ihr hundertj&auml;hriges Bestehen feiert.</p> 
<p>[<i>Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua tedesca. Vi auguro un buon soggiorno nella Citt&agrave; Eterna che vi aiuti a progredire nella Fede. In modo particolare vorrei salutare l’</i>Associazione degli Austriaci in Roma<i>, che festeggia il centenario della sua fondazione</i>. Willkommen!]</p> 
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua espa&ntilde;ola. Los invito a dejarse formar por los ritos de nuestras celebraciones, participando activamente en ellos, para que estos verdaderamente sean un encuentro vivo con el Se&ntilde;or. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.</p> 
<p>我向讲中文的人们致以诚挚的问候。亲爱的弟兄姐妹们，愿你们切莫倦怠，无论何处，成为友爱与和平的见证者。我衷心地降福你们！</p> 
<p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, non stancatevi di essere dappertutto testimoni di fraternit&agrave; e di pace. Vi benedico di cuore</i>.]</p> 
<p>Saudos com cordialidade a todos os peregrinos de l&iacute;ngua portuguesa! Queridos irm&atilde;os e irm&atilde;s, neste m&ecirc;s dedicado ao Sagrado Cora&ccedil;&atilde;o de Jesus, aproximemo-nos da fonte da miseric&oacute;rdia e da ternura de Deus, para que o Ressuscitado transforme o nosso cora&ccedil;&atilde;o, tornando-o mais paciente, generoso e compassivo. Que o Senhor vos aben&ccedil;oe!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente tutti i pellegrini di lingua portoghese! Cari fratelli e sorelle, in questo mese dedicato al Sacro Cuore di Ges&ugrave;, avviciniamoci alla fonte della misericordia e della tenerezza di Dio, affinch&eacute; il Risorto trasformi il nostro cuore, rendendolo pi&ugrave; paziente, generoso e compassionevole. Il Signore vi benedica!</i>]</p> 
<p style="text-align: right;"><span class="arabic">أُحيِّي المُؤمِنِينَ النَّاطِقِينَ باللُغَةِ العَرَبِيَّة، وخاصَّةً الكَهَنَةَ والرُّهبانَ القادِمينَ مِن الشَّرقِ الأوسَط. الرُّوحُ القُدُس هو مُرشِدُنا وسَنَدُنا في مَسِيرَةِ حَياتِنا. لِنَفتَحْ قَلبَنا لَهُ لِكَي يَهدِينا إلى الحَقِّ ويَملأَنا بِسَلامِ المَسِيح. بارَكَكُم الرَّبُّ جَميعًا وَحَماكُم دائِمًا مِن كلِّ شَرّ!</span></p> 
<p>[<i>Saluto i fedeli di lingua araba, in particolare i sacerdoti e i religiosi provenienti dal Medio Oriente. Lo Spirito Santo &egrave; la nostra guida e il nostro sostegno nel cammino della vita. Apriamo il nostro cuore a Lui perch&eacute; ci conduca alla verit&agrave; e ci riempia della pace di Cristo. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!‎</i>]</p> 
<p>Serdecznie pozdrawiam Polak&oacute;w! Począwszy od uroczystości Bożego Ciała i w kolejnych dniach będziecie oddawać szczeg&oacute;lną cześć Chrystusowi obecnemu w Eucharystii. Niech udział w procesjach eucharystycznych – zwłaszcza rodzin, dzieci i młodzieży – będzie odważnym świadectwem wiary i przypomina wszystkim, że B&oacute;g jest obecny pośr&oacute;d swego ludu oraz towarzyszy mu w codziennym życiu. Wszystkich was błogosławię!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i polacchi! A partire dalla Solennit&agrave; del </i>Corpus Domini<i> e nei giorni successivi renderete un culto particolare a Cristo presente nell’Eucaristia. La partecipazione alle processioni eucaristiche – soprattutto da parte delle famiglie, dei bambini e dei giovani – sia una coraggiosa testimonianza di fede e ricordi a tutti che Dio &egrave; presente in mezzo al suo popolo e lo accompagna nella vita quotidiana. Vi benedico tutti!</i>]</p> 
<p style="text-align: center;">* * *</p> 
<p>Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto le Figlie del Sacro Cuore di Ges&ugrave;, i Membri della Famiglia Monfortana e le Suore di Nostra Signora del Cenacolo, incoraggiando ad essere un segno di speranza per quanti sono assetati di Dio, della sua verit&agrave; e della sua pace. Una particolare parola desidero riservare ai Sacerdoti e ai Religiosi del Medio Oriente: accompagno con la mia preghiera e la mia benedizione il vostro ministero e le attese dei rispettivi Paesi.</p> 
<p>Mi rivolgo, infine, ai&nbsp;giovani, ai&nbsp;malati&nbsp;e agli&nbsp;sposi novelli. Questa settimana si celebra la solennit&agrave; del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, o, secondo la pi&ugrave; nota formulazione latina, la solennit&agrave; del&nbsp;<i>Corpus Domini</i>.&nbsp;Nell’Eucaristia contempliamo Ges&ugrave; pane spezzato e donato per ciascuno di noi. Espressione della piet&agrave; eucaristica popolare sono le processioni con il Santissimo Sacramento che si svolgono nelle strade di tanti paesi; a tale proposito, incoraggio a mantenere viva questa bella manifestazione di pubblica testimonianza della fede.</p> 
<p>A tutti la mia benedizione!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Delegazione dell’“Association of Catholic Colleges and Universities” (3 giugno 2026)]]></title><pubDate>Wed, 03 Jun 2026 09:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260603-accu.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260603-accu.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 04 Jun 2026 19:42:18 +0200 --> <p></p>
<p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi.</p> 
<p>Buongiorno a tutti voi, e benvenuti in questa buia e piovosa mattinata a Roma. Oggi la luce splende da dentro!</p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle in Cristo,</i></p> 
<p>sono lieto di salutarvi in occasione del Seminario 2026 della Association of Catholic Colleges and Universities, che si svolge a Roma. Come presidenti e rettori di queste Istituzioni, confido che l’esperienza vissuta qui, nel cuore della Chiesa, servir&agrave; a rafforzare la vostra fede e a rinnovare il vostro impegno per la missione universale della Chiesa. In particolare, vista la vostra dedizione al compito educativo, prego perch&eacute; i vostri cuori siano sempre pi&ugrave; affascinati dalla bellezza della verit&agrave; e dalla grandezza dell’umanit&agrave;, creata da Dio e redenta da Cristo.</p> 
<p>Alla luce della Lettera enciclica che ho recentemente pubblicato, vorrei rivolgervi alcune parole riguardanti l’importanza fondamentale dell’educazione cattolica nel mondo di oggi. Una delle sfide che il mondo dell’educazione sta attualmente affrontando &egrave; la crescente frammentazione della conoscenza. Mentre &egrave; facile trovare gente esperta in un determinato campo di studi, molte di queste persone “faticano a dare un orientamento alla propria vita, anche a causa dell’incapacit&agrave; di connettere le informazioni e le conoscenze, e di non perderne l’orizzonte di senso” (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#scuola">Magnifica humanitas</a></i>, n. 146). Spesso mancano di una visione globale della realt&agrave; in grado di unire non solo i vari campi della conoscenza, ma anche i molteplici aspetti della vita e i desideri pi&ugrave; profondi del cuore umano.</p> 
<p>L’educazione cattolica ha un ruolo particolarmente importante da svolgere a questo riguardo. Quando giovani uomini e donne si iscrivono ai vostri college e alle vostre universit&agrave; con l’intenzione di conseguire una laurea specifica, spesso spinti dalle prospettive lavorative future, spetta a voi il nobile compito di orientare quel desiderio di conoscenza di modo che possano anche “imparare a cercare e amare la verit&agrave;, a interrogarsi sul senso della vita e sulla dignit&agrave; di ogni persona” (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#scuola">Ibidem</a>,&nbsp;</i>n. 143). Non &egrave; un’impresa facile. Come tutti ben sapete, la ricerca della verit&agrave; non richiede solo apprendimento e accompagnamento, ma anche grande sforzo (cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Un%E2%80%99alleanza_educativa_per_l%E2%80%99era_digitale">Ibidem</a></i>, n. 139). A meno che l’educazione cattolica non infonda negli studenti un’autentica passione per la verit&agrave; — e non solo per la verit&agrave; intellettuale, ma anche per la Verit&agrave; che &egrave; Cristo stesso (cfr. <i>Gv</i>&nbsp; 14, 6) —, difficilmente possiamo aspettarci che le persone siano disposte a compiere lo sforzo necessario per riconoscere la verit&agrave; e adeguare la propria vita di conseguenza. Di fatto, le istituzioni cattoliche sono chiamate a essere “un ambiente vivo in cui la visione cristiana permea ogni disciplina e ogni interazione” (Lettera apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_letters/documents/20251027-disegnare-nuove-mappe.html">Disegnare nuove mappe di speranza</a></i>, n. 5.2). La vostra autenticit&agrave; come veri discepoli di Cristo certamente vi aiuter&agrave; nel trasmettere il Vangelo vivente in modo tale che quanti vi sono affidati possano davvero incontrare il Signore e scoprire nella fede cattolica la visione unificante che solo la Verit&agrave; pu&ograve; dare.</p> 
<p>Da un punto di vista pi&ugrave; pratico o pedagogico, i recenti progressi tecnologici pongono anche numerose sfide al mondo dell’educazione. L’uso diffuso dell’intelligenza artificiale rende sempre pi&ugrave; difficile valutare il lavoro degli studenti, costringendo gli educatori ad adattare i propri metodi in modo creativo per assicurare la formazione umana integrale di quanti sono affidati alle loro cure, anche se spesso ci&ograve; comporta un carico di lavoro maggiore per gli insegnanti. In questo senso, dobbiamo essere disposti a investire generosamente nell’educazione delle generazioni future. &Egrave; essenziale che i giovani uomini e le giovani donne imparino a rapportarsi in modo positivo con le nuove tecnologie, sviluppando al tempo stesso le loro doti e capacit&agrave; donate da Dio di ragionare, di pensare in modo critico e affidare la conoscenza alla memoria, preparandoli in tal modo a plasmare in modo responsabile il mondo a venire (cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#scuola">Magnifica humanitas</a></i>, n. 145).</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, mentre continuate a svolgere la missione evangelizzatrice della Chiesa, &egrave; mia speranza che gli studenti possano sempre trovare nelle vostre Istituzioni la sana dottrina (cfr. <i>2 Tm</i>&nbsp; 4, 3)&nbsp;affidata alla Chiesa, che servir&agrave; come vero e duraturo fondamento non solo per la loro vita, ma anche per il futuro della nazione. Ringraziandovi per la vostra presenza qui e per la vostra dedizione all’educazione cattolica, imparto di cuore la mia Benedizione Apostolica, che estendo volentieri alle persone, alle comunit&agrave; e alle Istituzioni che rappresentate. Molte grazie.</p> 
<p></p> 
<p>________________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-06/quo-125/accanto-ai-giovani-nella-ricerca-della-verita-nell-era-dell-int.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 125, mercoled&igrave; 3 giugno&nbsp; 2026, p. 4.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Videomessaggio "Prega con il Papa" - Giugno 2026: Per i valori dello sport ]]></title><pubDate>Tue, 02 Jun 2026 15:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/prayers/documents/20260602-popesprayer-giugno.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/prayers/documents/20260602-popesprayer-giugno.html</guid><description><![CDATA[<!-- Tue, 02 Jun 2026 13:08:29 +0200 --> <p style="text-align: center;"><b>GIUGNO:&nbsp;Per i valori dello sport</b></p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.</p> 
<p>Signore della vita,<br /> ti ringraziamo per il dono dello sport,<br /> per coloro che glorificano Dio con l’esercizio del corpo,<br /> per le amicizie che nascono sul campo<br /> e per la gioia di giocare in squadra.</p> 
<p>Tu ci insegni che nella vita, come nel gioco,<br /> nessuno si salva da solo.<br /> Abbiamo bisogno degli altri per crescere,<br /> per imparare il rispetto, superare i limiti<br /> e celebrare insieme le vittorie raggiunte.</p> 
<p>Ti chiediamo che lo sport sia sempre<br /> una scuola di fraternit&agrave; e non di sterile rivalit&agrave;,<br /> uno spazio d’incontro e non d’esclusione,<br /> una via di pace e non di violenza.</p> 
<p>Fa’ che chi gioca, allena o sostiene<br /> scopra nello sport un linguaggio universaleche a<br /> vvicina le culture, unisce i popoli,<br /> e semina rispetto, solidariet&agrave; e crescita personale.</p> 
<p>Signore Ges&ugrave;,<br /> fa’ che ogni sport sia parabola di una vita vissuta con Te,<br /> collaborando con impegno e gioia,<br /> vivendo con umilt&agrave; nella sconfitta<br /> e con gratitudine nella vittoria che ci offri nella tua Risurrezione.</p> 
<p>Che non ci manchi mai il tuo Spirito,<br /> che ci rende un’unica squadra, unita a Te,<br /> per costruire comunione e fraternit&agrave; nella storia.</p> 
<p>Amen.</p> 
<p style="text-align: center;">&nbsp;__________________________</p> 
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.popesprayer.va/it/pregaconilpapa/">Rete Mondiale di Preghiera del Papa</a></p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Chirografo del Santo Padre per l’istituzione della Fondazione “Fratello Sole” e Statuto della Fondazione (1° giugno 2026)]]></title><pubDate>Mon, 01 Jun 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/letters/2026/documents/20260601-chirografo-fratello-sole.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/letters/2026/documents/20260601-chirografo-fratello-sole.html</guid><description><![CDATA[<!-- Tue, 02 Jun 2026 13:03:39 +0200 --> <p>Con la Lettera Apostolica in forma di <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/motu_proprio/documents/20240621-fratello-sole.html">Motu Proprio “<i>Fratello Sole</i>”</a>, del 21 giugno 2024, il mio venerato predecessore <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>, ritenuto che “Occorre operare una transizione verso un modello di sviluppo sostenibile …”, ha affidato al Presidente del <a href="https://www.vaticanstate.va/it/stato-governo/struttura-del-governatorato/governatorato.html">Governatorato dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano</a> e al Presidente dell’<a href="https://www.vatican.va/content/romancuria/it/organismi-economici/amministrazione-del-patrimonio-della-sede-apostolica.index.html#organismi-economici">Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica</a> “l’incarico di realizzare un impianto agrivoltaico ubicato all’interno della zona extraterritoriale di Santa Maria di Galeria che assicuri, non soltanto l’alimentazione elettrica della stazione radio ivi esistente, ma anche il completo sostentamento energetico dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano. Per l’espletamento di tale incarico, con lo stesso Motu Proprio il Presidente del Governatorato dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano e il Presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica sono stati nominati Commissari Straordinari con piena capacit&agrave; di compiere i necessari atti di ordinaria e straordinaria amministrazione”.</p> 
<p>Tenuto conto del suddetto <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/motu_proprio/documents/20240621-fratello-sole.html">Motu Proprio</a> e del conseguente accordo sottoscritto con l’Autorit&agrave; italiana il 31 luglio 2025 ed entrato in vigore il 27 maggio 2026 ritengo necessario procedere con sollecitudine a rendere visibile e concreto questo impegno e a tal fine costituisco la Fondazione “Fratello Sole”.</p> 
<p>La Fondazione rappresenta un segno di speranza per il futuro e un esempio di come sia possibile conciliare la produzione energetica e l’agricoltura rispettando e proteggendo l’ambiente, in conformit&agrave; ai principi della sostenibilit&agrave; ambientale e della cura della casa comune contenuti nell’Enciclica <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html">Laudato si'</a></i>&nbsp;nell’esortazione <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/20231004-laudate-deum.html">Laudate Deum</a></i>, nel Motu Proprio “<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/motu_proprio/documents/20240621-fratello-sole.html">Fratello Sole</a></i>” e, pi&ugrave; in generale, nel Magistero sociale della Chiesa.</p> 
<p>La Fondazione ha sede legale nello Stato della Citt&agrave; del Vaticano e piena attivit&agrave; operativa nella zona extraterritoriale di Santa Maria di Galeria. Stabilisco che detto Ente sia retto da un proprio Statuto, che contemporaneamente approvo e che viene emanato con il presente chirografo. Per il primo triennio, nomino il Presidente del Governatorato dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano e il Presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, rispettivamente, Presidente e Vice Presidente, conferendo ai due summenzionati i poteri previsti dallo Statuto.</p> 
<p><i>Dal Vaticano, il 1&deg; giugno dell’anno 2026, secondo del Pontificato.<br /> &nbsp;</i></p> 
<p style="text-align: center;">LEONE PP. XIV</p> 
<p style="text-align: center;">____________________________</p> 
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p> 
<p style="text-align: center;"><span class="color-text"><b><a name="STATUTO"></a>STATUTO<br /> FONDAZIONE “FRATELLO SOLE”</b></span></p> 
<div class="INVISIBILE">
 <span class="color-text">.</span>
 <p style="text-align: center;"><b>Art. 1 - Natura giuridica, sede e durata</b></p> 
 <p>&sect;1 La Fondazione “Fratello Sole” &egrave; costituita congiuntamente dal Governatorato dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano e dall’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, in attuazione della volont&agrave; del Romano Pontefice quale risultante dal <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/motu_proprio/documents/20240621-fratello-sole.html">Motu Proprio “<i>Fratello Sole”,</i> del 21 giugno 2024</a>.</p> 
 <p>&sect;2 La Fondazione &egrave; dotata di personalit&agrave; giuridica pubblica vaticana, edi propria autonomia patrimoniale, tecnica, amministrativa e contabile.</p> 
 <p>&sect;3 La Fondazione ha sede nello Stato della Citt&agrave; del Vaticano presso il Governatorato, il Consiglio di Amministrazione potr&agrave; istituire sedi secondarie o uffici anche all’estero.<br /> &nbsp;</p> 
 <p style="text-align: center;"><b>Art. 2 - Rappresentanza dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano e della Santa Sede</b></p> 
 <p>&sect;1 La Fondazione designa i membri che rappresenteranno la Santa Sede nell’organismo paritetico previsto all’art. 3, comma 3, dell’Accordo tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede del 31 luglio 2025.</p> 
 <p>&sect;2 Rappresentanti dalla Fondazione potranno integrare la delegazione della Santa Sede negli organismi internazionali nel settore dell’energia sostenibile, dell’agricoltura, della tutela ambientale; potranno partecipare a programmi e progetti di sviluppo, nei propri ambiti di competenza e finalit&agrave; istituzionali.<br /> &nbsp;</p> 
 <p style="text-align: center;"><b>Art. 3 – Scopi e attivit&agrave;</b></p> 
 <p>&sect;1 La Fondazione persegue finalit&agrave; di interesse pubblico nell’ambito della sostenibilit&agrave; energetica, della tutela ambientale e dell’uso responsabile delle risorse naturali e agricole, in conformit&agrave; ai principi della dottrina sociale della Chiesa, nonch&eacute; agli indirizzi contenuti nell’Enciclica <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html">Laudato si'</a></i>, nell’Esortazione Apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/20231004-laudate-deum.html">Laudate Deum</a></i> e nel Motu Proprio <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/motu_proprio/documents/20240621-fratello-sole.html">Fratello Sole</a>, </i>del 21 giugno 2024.</p> 
 <p>&sect;2 Provvede alla costruzione e gestione, anche finanziaria, diretta ed indiretta del costituendo impianto agrivoltaico di cui all’articolo 1 dell’Accordo tra la Santa Sede e la Repubblica italiana per un impianto agrivoltaico a Santa Maria di Galeria, del 31 luglio 2025 (Accordo), che a tal fine verr&agrave; concessa dall’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica.</p> 
 <p>&sect;3 La Fondazione curer&agrave;, direttamente o indirettamente, la produzione, distribuzione, vendita, fornitura e monitoraggio di energia elettrica per l’approvvigionamento dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano, degli immobili di cui agli articoli 14, 15 e 16 del Trattato dell’11 febbraio 1929 e comunque degli Enti ed Istituzioni collegate con la Santa Sede o facenti parte del bilancio consolidato della Santa Sede.</p> 
 <p>&sect;4 In funzione delle necessit&agrave; energetiche e della sostenibilit&agrave; del sistema, la Fondazione potr&agrave; altres&igrave; promuovere, realizzare e gestire ulteriori impianti agrivoltaici o altra fonte rinnovabile in altri siti che verranno individuati, in base alle esigenze della Santa Sede e dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano.</p> 
 <p>&sect;5 La Fondazione, per il raggiungimento del proprio scopo, potr&agrave;, in particolare:</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">a. svolgere, anche in maniera continuativa, attivit&agrave; di raccolta fondi da destinarsi alla propria finalit&agrave; istituzionale;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">b. costituire e partecipare a societ&agrave;, fondazioni e enti, aventi finalit&agrave; non lucrative eche assicurino il rispetto della Dottrina sociale della Chiesa e dello scopo primario della Fondazione;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">c. promuovere e partecipare ad accordi, anche di stabile collaborazione e partenariato con altri soggetti pubblici e privati, preferibilmente appartenenti alla rete delle strutture cattoliche, utili o necessari ad assicurare la sostenibilit&agrave; nel tempo dell'attivit&agrave; dell’impianto in oggetto;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">d. collaborare con organismi scientifici e istituzioni della Santa Sede e altri enti, anche esteri, operanti nel settore ambientale, per lo sviluppo di progetti di ricerca e innovazione tecnologica nel campo delle energie rinnovabili;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">e. definire attraverso l’Organismo paritetico di cui all’articolo 3.3 dell’Accordo le modalit&agrave; operative per il transito dell’energia, nel rispetto delle normative energetiche internazionali e degli accordi bilaterali anche tra la Santa Sede e l’Italia;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">f. concludere contratti di appalto, altri contratti e atti negoziali, relativi all’impianto agrivoltaico, agli eventuali altri beni strumentali e pi&ugrave; in generale funzionali al raggiungimento degli scopi della Fondazione, inclusa l’eventuale stipula di accordi con enti creditizi e finanziari, assicurando il rispetto dei principi di trasparenza, sostenibilit&agrave; e affidabilit&agrave; tecnica, facendo espresso riferimento alla normativa applicabile al Governatorato dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano ai sensi della <i>Normativa sulla trasparenza, il controllo e la concorrenza nelle procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici della Santa Sede e dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano</i>;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">g. svolgere tutte le attivit&agrave; compatibili con la propria natura e finalizzate direttamente o indirettamente al perseguimento dei propri scopi istituzionali, inclusa l’eventuale stipula di accordi con enti creditizi e finanziari.<br /> &nbsp;</p> 
 <p style="text-align: center;"><b>Art. 4 - Organi della Fondazione</b></p> 
 <p>&sect;1 Sono organi della Fondazione:</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">a. il Presidente e il Vice Presidente;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">b. il Consiglio di Amministrazione;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">c. il Sindaco Unico.<br /> &nbsp;</p> 
 <p style="text-align: center;"><b>Art. 5 - Presidente e Vicepresidente</b></p> 
 <p>&sect;1 Il Presidente della Fondazione &egrave; <i>ratione munere</i> il Presidente del Governatorato dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano o il Presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, con alternanza triennale dei mandati.</p> 
 <p>&sect;2 Il Vice Presidente della Fondazione &egrave; <i>ratione munere</i> il Presidente del Governatorato dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano o il Presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, in caso di assenza o impedimento sostituisce il Presidente.</p> 
 <p>&sect;3 Il Presidente:</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">a. ha la rappresentanza legale della Fondazione di fronte ai terzi e in giudizio, nonch&eacute; i connessi poteri di firma;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">b. convoca, di concerto con il Vice Presidente, il Consiglio di Amministrazione e lo presiede;</p> 
 <p>&sect;4 Il Presidente e il Vice Presidente, congiuntamente:</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">a. possono rilasciare procure speciali per il compimento di determinati atti o categorie di atti;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">b. hanno tutti i poteri inerenti agli atti di ordinaria amministrazione oltre alla soglia di euro cinquemila per ogni singolo atto, entro la quale possono agire disgiuntamente. Per gli atti di straordinaria amministrazione, &egrave; richiesto un mandato specifico dal Consiglio di Amministrazione;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">c. assicurano l’attuazione delle decisioni prese dal Consiglio di Amministrazione;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">d. vigilano sul buon andamento amministrativo della Fondazione;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">e. vigilano sul rispetto dello Statuto e ne propongonoal Consiglio, se necessario, la modifica;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">f.&nbsp; nei casi di necessit&agrave; e urgenza, possono adottare provvedimenti immediati di straordinaria amministrazione, con ratifica successiva del Consiglio di Amministrazione.&nbsp;<br /> &nbsp;</p> 
 <p style="text-align: center;"><b>Art. 6 Consiglio di Amministrazione</b></p> 
 <p>&sect; 1 Il governo della Fondazione &egrave; affidato ad un Consiglio di Amministrazione composto da tre membri.</p> 
 <p>&sect;2 Il Presidente e il Vice Presidente sono di diritto componenti del Consiglio di Amministrazione. Il terzo componente &egrave; nominato dal Sommo Pontefice su proposta del Governatorato dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano e dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica. Il membro non di diritto &egrave; nominato per un triennio, salvo revoca, ed &egrave; rinnovabile per un uguale periodo per una sola volta. Il mandato cessa con l’approvazione del bilancio consuntivo relativo all’ultimo esercizio della carica.</p> 
 <p>&sect;3 Il Consigliere deve dichiarare ogni situazione di conflitto, anche potenziale. Si astiene dalla discussione e dal voto sui relativi punti. Ne viene dato atto a verbale.</p> 
 <p>&sect;4 La carica di Consigliere &egrave; gratuita. Ai Consiglieri spetta il solo rimborso delle spese documentate sostenute in ragione del mandato.</p> 
 <p>&sect;5 Al Consiglio di Amministrazione compete l’autorizzazione al compimento degli atti di straordinaria amministrazione della Fondazione.</p> 
 <p>&sect;6 Per atti di straordinaria amministrazione si intende:</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">a. l’alienazione di beni che costituiscono il patrimonio della Fondazione quando il valore ecceda la somma di 500.000,00 (cinquecentomila) euro per anno e comunque quei negozi che possono modificare <i>in pejus</i> lo stato patrimoniale della Fondazione;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">b. l’accettazione di offerte e donazioni gravate da oneri o da modalit&agrave; di adempimento.<br /> &nbsp;</p> 
 <p style="text-align: center;"><b>Art. 7 - Sedute del Consiglio di Amministrazione</b></p> 
 <p>&sect;1 II Consiglio di Amministrazione &egrave; convocato, congiuntamente, dal Presidente e dal Vice Presidente in base al calendario stabilito all’inizio di ogni anno ovvero ogni qualvolta ne ravvedano la necessit&agrave;, mediante avviso da inoltrare, con qualunque mezzo che dia prova dell’avvenuta ricezione, all'indirizzo personale di ciascun membro, almeno cinque giorni prima della riunione del Consiglio, con indicazione del luogo, della data, dell’ora e dei punti all’ordine del giorno. Alla convocazione devono essere allegati i documenti oggetto delle questioni all’ordine del giorno.</p> 
 <p>&sect;2 Le sedute del Consiglio possono tenersi in video o audio-conferenza e sono valide se vedono la partecipazione di almeno due Consiglieri. Le deliberazioni sono prese a maggioranza assoluta degli intervenuti, in caso di parit&agrave; prevale il voto del Presidente o, se questo &egrave; assente, del Vice Presidente. Le deliberazioni del Consiglio di Amministrazione relative al compimento di atti di straordinaria amministrazione e alle modifiche dello Statuto, necessitano altres&igrave; dell'approvazione congiunta del Presidente e del Vice Presidente.</p> 
 <p>&sect;3 Alle sedute del Consiglio ha diritto di partecipare, senza diritto di voto, il Sindaco.</p> 
 <p>&sect;4 Di tutte le riunioni &egrave; redatto verbale sottoscritto dal Presidente e dal Vice Presidente.<br /> &nbsp;</p> 
 <p style="text-align: center;"><b>Art. 8 - Programma di attivit&agrave;</b></p> 
 <p>&sect;1 Il programma annuale di attivit&agrave; della Fondazione, su proposta del Presidente e del Vice Presidente, &egrave; approvato dal Consiglio di Amministrazione.</p> 
 <p>&sect;2 Esso deve contenere:</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">a. gli indirizzi programmatici d’azione per i settori di intervento della Fondazione;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">b. i progetti specifici identificabili al momento della definizione del programma di attivit&agrave;, da promuovere e privilegiare nell’ambito di detti indirizzi programmatici, anche tenendo conto delle iniziative pregresse e dell’attivit&agrave; complessiva dell’Ente;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">c. una previsione finanziaria di massima relativa a ciascun progetto specifico e al programma di attivit&agrave; nel suo complesso;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">d. le fonti di finanziamento attivabili;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">e. la proposta di tariffa per l’energia fornita agli enti determinata in base a criteri di sostenibilit&agrave; economica, equilibrio gestionale e nel rispetto degli accordi istituzionali vigenti.<br /> &nbsp;</p> 
 <p style="text-align: center;"><b>Art. 9 – Sindaco Unico</b></p> 
 <p>&sect;1 Il Sindaco Unico &egrave; nominato congiuntamente dal Presidente e dal Vice Presidente, resta in carica per tre esercizi e pu&ograve; essere rinnovato solo una sola volta per un uguale periodo.</p> 
 <p>&sect;2 Vigila sull’osservanza e rispetto dei principi di corretta amministrazione e sulla corretta tenuta della contabilit&agrave; della Fondazione.</p> 
 <p>&sect;3 Il Sindaco Unico indirizza al Consiglio di Amministrazione, con cadenza almeno annuale, in occasione dell’approvazione del bilancio di esercizio, una propria relazione sulle verifiche eseguite e sull'andamento generale della Fondazione.</p> 
 <p>&sect;4 Il Sindaco Unico partecipa alle sedute del Consiglio di Amministrazione e pu&ograve; esaminare i libri contabili e amministrativi chiedendo le informazioni che ritenga necessario acquisire sull’andamento dell’attivit&agrave; della Fondazione.</p> 
 <p>&sect;5 &Egrave; in ogni caso dovere del Sindaco riferire immediatamente al Consiglio di Amministrazione, circa situazioni di gravi irregolarit&agrave; nella gestione, di eventuali violazioni della legge o dello Statuto e di un eventuale pericolo di dissesto economico della Fondazione.</p> 
 <p>&sect;6 L’incarico di Sindaco &egrave; remunerato e prevede il rimborso delle spese documentate sostenute in ragione del mandato.<br /> &nbsp;</p> 
 <p style="text-align: center;"><b>Art. 10 - Struttura amministrativa e di supporto</b></p> 
 <p>&sect;1 La Fondazione si avvale:</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">a. del personale e della struttura organizzativa del Governatorato dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano e dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica o, con l’approvazione dei relativi Superiori, di altri enti della Santa Sede;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">b. di personale appositamente individuato solo in caso di necessit&agrave; o opportunit&agrave; legate alle esigenze operative.<br /> &nbsp;</p> 
 <p style="text-align: center;"><b>Art. 11 – Patrimonio, conferimenti e bilancio</b></p> 
 <p>&sect;1 Il patrimonio iniziale della Fondazione &egrave; costituito dagli apporti iniziali del Governatorato dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano e dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica.</p> 
 <p>&sect;2 L’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica conceder&agrave; alla Fondazione per tutta la durata della stessa, il godimento del terreno destinato all’installazione dell’impianto fotovoltaico e pi&ugrave; in generale agli scopi della Fondazione, costituendo su di esso ogni necessario diritto reale e/o personale.</p> 
 <p>&sect;3 Il Governatorato si impegna a garantire il supporto autorizzativo, operativo e, se richiesto, logistico necessario per l’installazione, la gestione e la manutenzione dell’impianto agrivoltaico e delle relative infrastrutture.</p> 
 <p>Il Governatorato nella zona extraterritoriale di Santa Maria di Galeria cura la tutela della salute, della sanit&agrave;, dell’igiene pubblica, dell’ambiente e dell’ecologia, delle infrastrutture, dell’attivit&agrave; edilizia, degli impianti tecnici, idraulici, elettrici e della loro vigilanza e manutenzione.</p> 
 <p>&sect;4 Ogni diritto, conferimento, apporto o utilizzo di beni e risorse sar&agrave; disciplinato da specifici accordi tra il Governatorato, l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica e la Fondazione, che definiranno le modalit&agrave;, la durata, le condizioni e le eventuali limitazioni dei diritti conferiti, nel rispetto della normativa vaticana vigente, del presente Statuto e delle competenze proprie di ciascun ente.</p> 
 <p>&sect;5 Il patrimonio della Fondazione &egrave; incrementato:</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">a. dalle donazioni e lasciti ricevuti e dagli altri proventi eventualmente ritratti dall’attivit&agrave; istituzionale;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">b. dai trasferimenti eventualmente effettuati dallo Stato della Citt&agrave; del Vaticano e dalla Santa Sede;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">c. dai rendimenti degli investimenti eseguiti nel tempo;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">d. da eventuali avanzi di gestione ed eccedenze attive di bilancio che potranno essere reinvestite o ripartite tra il Governatorato e l’APSA.<br /> &nbsp;</p> 
 <p style="text-align: center;"><b>Art. 12 - Esercizio finanziario</b></p> 
 <p>&sect;1 L’esercizio finanziario ha inizio il 1&deg; gennaio e termina il 31 dicembre di ciascun anno.</p> 
 <p>&sect;2 Il Consiglio di Amministrazione, entro il mese di ottobre, delibera il bilancio preventivo per l’anno seguente ed il bilancio consuntivo entro il mese di aprile dell’anno successivo.</p> 
 <p>&sect;3 Al bilancio preventivo va allegata la relazione contenente la programmazione annuale e pluriennale delle attivit&agrave; della Fondazione, curata dal Consiglio di Amministrazione. Al bilancio consuntivo va allegata una relazione di sintesi sui risultati delle attivit&agrave; svolte nell’anno precedente.</p> 
 <p>&sect;4 Per l’approvazione dei bilanci, &egrave; necessario che i Consiglieri ricevano la relazione dei progetti almeno quindici giorni prima della adunanza del Consiglio di Amministrazione.</p> 
 <p>&sect;5 Agli organi e uffici competenti per la revisione devono essere presentati:</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">a. il bilancio preventivo entro il 31 ottobre dell’anno precedente cui si riferisce l’esercizio e comunque non oltre il 31 dicembre;</p> 
 <p style="margin-left: 40px;">b. il bilancio consuntivo entro il 30 giugno dell’anno successivo cui si riferisce l’esercizio.<br /> &nbsp;</p> 
 <p style="text-align: center;"><b>Art. 13 - Adempimenti contabili e di conservazione</b></p> 
 <p>&sect;1 Le scritture contabili e i documenti giustificativi devono essere conservati per un periodo non inferiore a dieci anni dall’ultimo giorno dell’esercizio cui si riferiscono.</p> 
 <p>&sect;2 Altres&igrave; devono essere conservati, per un pari periodo a quello di cui al primo comma, i documenti e le informazioni relative alle transazioni finanziarie, quali fatture, contratti e estratti di conti bancari, necessari a dimostrare che le risorse sono state utilizzate in modo corrispondente alle finalit&agrave; proprie della Fondazione.<br /> &nbsp;</p> 
 <p style="text-align: center;"><b>Art. 14 - Estinzione</b></p> 
 <p>&sect;1 Lo scioglimento della Fondazione &egrave; disposto dal Romano Pontefice.</p> 
 <p>&sect;2 Lo scioglimento della Fondazione &egrave; proposto al Santo Padre congiuntamente dal Presidente e dal Vice Presidente quando lo scopo &egrave; stato raggiunto, &egrave; divenuto impossibile, contrario alla legge o quando il patrimonio &egrave; insufficiente per lo svolgimento delle attivit&agrave; dirette al conseguimento del fine e, in generale, quando si verifichino le cause di estinzione previste dalla legge.</p> 
 <p>&sect;3 Il Consiglio di Amministrazione nomina uno o pi&ugrave; liquidatori i quali devono predisporre un progetto di liquidazione .</p> 
 <p>&sect;4 Il patrimonio residuo all’esito della liquidazione &egrave; devoluto secondo le determinazioni del Romano Pontefice.<br /> &nbsp;</p> 
 <p style="text-align: center;"><b>Art. 15 - Regolamento attuativo</b></p> 
 <p>&sect;1 Il Consiglio di Amministrazione deve promulgare ed approvare un Regolamento attuativo di funzionamento dell’attivit&agrave; della Fondazione entro tre mesi dalla sua costituzione.</p> 
 <p>&sect;2. Il Presidente e il Vice Presidente congiuntamente possono proporre al Consiglio di Amministrazione la modifica del Regolamento.</p> 
</div>]]></description></item><item><title><![CDATA[Membri dell'Associazione Italiana Guide e Scouts d'Europa Cattolici (1° giugno 2026)]]></title><pubDate>Mon, 01 Jun 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260601-scouts.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260601-scouts.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 01 Jun 2026 12:44:19 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!<br /> <br /> </p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!</i></p> 
<p>“<i>Se piace a Dio, per sempre!</i>”. &Egrave; questo il motto che avete scelto per il cinquantesimo anniversario della vostra Associazione. Poich&eacute; ho il piacere di incontrarvi pochi giorni dopo la solennit&agrave; di Pentecoste, che letteralmente significa “cinquantesimo”, vi auguro che questa felice ricorrenza sia per voi come una nuova Pentecoste. Lo Spirito Santo scenda su ciascuno di voi, come ha fatto con gli Apostoli riuniti nel cenacolo (cfr <i>At</i> 2,1). Il libro degli Atti degli Apostoli ci ricorda che il dono dello Spirito infiamma la vita, apre alla missione e crea intesa tra lingue diverse (cfr <i>At</i> 2,4): infatti il dono di Cristo risorto ci aiuta a trovare modi sempre nuovi di testimoniare la bellezza della fede. Questo annuncio di salvezza &egrave; carico di speranza e ci incoraggia ad agire rettamente in ogni scelta di vita, in ogni nostra opera.</p> 
<p>In questi cinquant’anni, l’Associazione Italiana Guide e Scouts d’Europa Cattolici ha consolidato uno specifico stile educativo per declinare la testimonianza della fede. Utilizzando gli strumenti elaborati secondo l’intuizione di Baden-Powell, voi accompagnate ragazzi e ragazze all’incontro con Ges&ugrave;, Maestro di vita buona, Amico fedele, Guida giusta e forte per il nostro cammino.</p> 
<p>La vita all’aria aperta, il contatto con la natura sono dimensioni imprescindibili delle vostre attivit&agrave;, che parlano della bont&agrave; di Dio attraverso le tracce che il Creatore stesso ha lasciato nella creazione.</p> 
<p>Al libro della natura unite con saggezza la Parola di Dio, che custodisce il senso della storia e ci sostiene quando il sentiero della vita ci mette alla prova. Come a una sorgente d’acqua fresca, vi invito ad attingere alle Sacre Scritture per illuminare e sostenere le vostre esperienze di crescita umana e spirituale, sia nella dimensione personale sia in quella comunitaria. Come diceva <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>, &laquo;vi invito a tenere sempre con voi, come vostro navigatore, il Vangelo – vera mappa della vita – e ad aprirlo ogni giorno&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2019/august/documents/papa-francesco_20190803_scouts-europa.html">Discorso all’Unione Internazionale Guide e Scouts d’Europa</a></i>, 3 agosto 2019).</p> 
<p>Cari capi-scout, il Vangelo &egrave; ben pi&ugrave; di un libro: &egrave; la persona stessa di Cristo, buona notizia per un’umanit&agrave; confusa, illusa, delusa da molti mali. Egli sazia la nostra sete di giustizia e di verit&agrave; e ci infonde il coraggio di perseverare nel bene e di metterci a servizio del prossimo, in prima persona. Di quest’impegno siete testimoni per i ragazzi a voi affidati: la coerenza della vostra vita e la maturit&agrave; delle vostre scelte sono ai loro occhi un esempio molto importante che li aiuta a crescere. Insieme a loro, vivete dunque la bellezza della fede nei gesti quotidiani e nella preghiera condivisa, nei Sacramenti e nel discernimento della vocazione di ciascuno: rispondete con generosit&agrave; all’appello di Cristo, che vi invita a salire in cima, a prendere il largo, a percorrere insieme il sentiero della virt&ugrave;.</p> 
<p>I sacerdoti vostri Assistenti sono garanzia del legame tra la Chiesa e la vostra Associazione: vivono il ministero sacerdotale al servizio dei ragazzi e della vostra azione di capi, condividendo con voi la responsabilit&agrave; dell’azione educativa e della crescita spirituale dei giovani.</p> 
<p>Il metodo scout mette al centro la persona, curandone tutti gli aspetti relazionali e la ricchezza umana. La scelta pedagogica della vostra Associazione si esprime, al riguardo, nell’educare in distinte sezioni maschili e femminili, per dedicare ai ragazzi e alle ragazze un’attenzione specifica. Esplorare in questo modo le caratteristiche fondanti dell’essere donna e dell’essere uomo &egrave; una dinamica propedeutica all’incontro autentico e consapevole con l’altro, che pu&ograve; favorire la reciproca maturazione. La formazione di buoni cristiani e buoni cittadini rappresenta il fine del metodo scout, realizzato attraverso l’intesa pedagogica dei capi con ogni ragazza e ragazzo nelle varie tappe del percorso.</p> 
<p>In questa fase storica cos&igrave; complessa, apprezzo anche la vostra scelta di coltivare come associazione la dimensione dell’europeismo, non a livello politico, ma culturale, rinnovando l’impegno a costruire un’Europa dei popoli, non solo degli affari, unita dai pi&ugrave; alti valori dell’umanesimo cristiano.</p> 
<p>A tal fine, il servizio &egrave; il punto che unifica tutti gli elementi del metodo di Baden-Powell: &egrave; il cuore del suo pensiero educativo. Servire significa mettere le proprie capacit&agrave; e il proprio tempo a disposizione degli altri, in piena gratuit&agrave;, senza aspettarsi nulla in cambio. Attraverso il servizio si sviluppano altruismo, solidariet&agrave;, attenzione verso il prossimo e senso di responsabilit&agrave; sociale. Vissuto nella fede, il servizio ci libera dalla tendenza a essere centrati su noi stessi, indifferenti e chiusi, aprendoci all’esperienza della comunit&agrave; e al senso della responsabilit&agrave;: dalle piccole cose fatte bene fino alla cura vicendevole. L’avventura dello scoutismo aiuta a scoprire come la nostra umanit&agrave; viene illuminata e coinvolta dall’opera di Dio, vero educatore di tutti noi.</p> 
<p>Cari scout e care guide, mentre vi incoraggio a continuare con gioia e impegno le attivit&agrave; della vostra Associazione, prego che lo Spirito Santo moltiplichi tra voi i suoi doni, affinch&eacute; sappiate parlare e diffondere il linguaggio della carit&agrave;, dell’accoglienza e della pace. Vi affido alla guida materna di Maria Santissima e di cuore imparto su voi tutti e sui vostri cari la Benedizione Apostolica.&nbsp;</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Partecipanti all'Assemblea Generale delle Pontificie Opere Missionarie (1° giugno 2026) ]]></title><pubDate>Mon, 01 Jun 2026 11:15:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260601-pom.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260601-pom.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 01 Jun 2026 15:26:10 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio<br>
e dello Spirito Santo.<br>
La pace sia con voi.</p>
<p><br>
<i>Eminenza,<br>
 Eccellenze,<br>
 Cari Segretari Generali e Direttori Nazionali,</i></p>
<p>è con gioia e rendimento di grazie che saluto tutti voi, riuniti quest’anno a Roma per la vostra Assemblea Generale annuale, un anno veramente ricco di pietre miliari missionarie. Quest’anno ricorre il primo centenario dell’istituzione, su richiesta della <a href="https://www.ppoomm.va/it/chi-siamo/le-4-opere-missionarie/popf.html">Pontificia Opera della Propagazione della Fede</a>, della Giornata Missionaria Mondiale, la penultima domenica di ottobre, da parte del mio predecessore <a href="https://www.vatican.va/content/pius-xi/it.html">Papa Pio XI</a>. Per cento anni questa giornata è stata dedicata alla preghiera, alla riflessione e al contributo alla missione di evangelizzazione della Chiesa, specialmente nelle zone dove la proclamazione del Vangelo sta appena iniziando e dove la Chiesa è ancora giovane. In quel giorno, ogni comunità cattolica è invitata a pregare e a offrire sacrifici spirituali e materiali per l’impegno missionario nelle aree di prima evangelizzazione e per sostenere le giovani Chiese. Sono lieto di esprimere il mio ringraziamento a tutti voi e a chiunque lavori con voi nel mondo, per tutti i vostri sforzi, grandi e piccoli, nel promuovere la Giornata Missionaria Mondiale in ogni circoscrizione ecclesiastica nella comunione universale della Chiesa.</p>
<p>Se mi è consentito aggiungere, uno degli scopi specifici della Giornata Missionaria Mondiale è quello di ricordare ai fedeli delle Chiese più antiche, delle Chiese per così dire consolidate, quanto è importante che anche loro si uniscano allo spirito missionario dell’intera Chiesa.</p>
<p>Grazie ai fondi raccolti nella Domenica Missionaria Mondiale, la Pontificia Opera della Propagazione della Fede è in grado di fornire l’aiuto necessario alle oltre 1.130 circoscrizioni ecclesiastiche che dipendono dal <a href="https://www.vatican.va/content/romancuria/it/dicasteri/dicastero-evangelizzazione.index.html#dicasteri">Dicastero per l’Evangelizzazione</a> - Sezione per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari, per aiutarle a istituire le necessarie infrastrutture ecclesiastiche e sostenere diverse iniziative missionarie. Sostengono anche l’amministrazione di cinque collegi a Roma per la formazione permanente di sacerdoti e uomini e donne consacrati, che vengono nella Città Eterna per studiare e diventare risorse preziose per le loro Chiese locali, alle quali ritornano una volta completati gli studi. Queste e molte altre iniziative missionarie sono possibili grazie alla generosità dei fedeli nella Domenica Missionaria Mondiale.</p>
<p>Quest’anno ricorre anche il centodecimo anniversario della fondazione della <a href="https://www.ppoomm.va/it/chi-siamo/le-4-opere-missionarie/pum.html">Pontificia Unione Missionaria</a> da parte del <a href="https://www.vatican.va/news_services/liturgy/saints/ns_lit_doc_20011104_beat-manna_it.html">beato Paolo Manna</a>, dichiarata Pontificia da <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/pio-xii.html">Papa Pio XII</a> e definita da <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it.html">san Paolo VI</a> l’“anima” delle altre <a href="https://www.ppoomm.va/it.html">Pontificie Opere Missionarie</a>. Vi incoraggio tutti a partecipare alla sua missione di promuovere tra tutti i battezzati una spiritualità missionaria sempre più fervente e un impegno sempre più profondo nella missione universale di evangelizzazione della Chiesa in questo nuovo tempo missionario.</p>
<p>È inoltre provvidenziale che quest’anno, il 24 settembre, a St. Louis nel Missouri, verrà beatificato uno dei Direttori nazionali più famosi delle <a href="https://www.ppoomm.va/it.html">Pontificie Opere Missionarie</a>, il venerabile <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/fulton-john-sheen.html">Fulton J. Sheen</a>. L’arcivescovo Sheen è stato un faro di fede, speranza e amore che per decenni ha brillato attraverso i mezzi radiofonici e televisivi. Io stesso sono stato testimone della sua evangelizzazione quando stavo crescendo. Le sue trasmissioni hanno raggiunto milioni di persone con la speranza del Vangelo e le sue iniziative e i suoi sforzi hanno prodotto un enorme aiuto spirituale e materiale alle Chiese nelle aree di prima evangelizzazione. Possa il nostro nuovo beato essere un esempio per tutti i Direttori Nazionali e Diocesani delle Pontificie Opere Missionarie nel mondo intero.</p>
<p>In un mondo sempre più segnato da divisione, guerra e conflitto tra nazioni e popoli, le quattro <a href="https://www.ppoomm.va/it.html">Pontificie Opere Missionarie</a>, affidate al <a href="https://www.vatican.va/content/romancuria/it/dicasteri/dicastero-evangelizzazione.index.html#dicasteri">Dicastero per l’Evangelizzazione</a>, alla Sezione per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari, rendono un prezioso servizio alla missione della Chiesa di proclamare Cristo, Principe della Pace nonché rivelazione incarnata dell’Amore Divino per l’umanità. A questo riguardo, la <a href="https://www.ppoomm.va/it/chi-siamo/le-4-opere-missionarie/posi.html">Pontificia Opera Missionaria della Santa Infanzia</a> svolge una missione particolarmente preziosa portando la luce della fede e la consolazione della carità cristiana a bambini in tutto il mondo, specialmente in regioni colpite da odio e violenza. Altrettanto importante è la <a href="https://www.ppoomm.va/it/chi-siamo/le-4-opere-missionarie/pospa.html">Pontificia Opera Missionaria di San Pietro Apostolo</a>, che promuove e sostiene la formazione del clero e dei religiosi consacrati indigeni nei territori di prima evangelizzazione. In molti luoghi, senza l’aiuto dell’Opera, i seminaristi e i novizi non avrebbero i mezzi necessari per la loro formazione umana, spirituale e pastorale.</p>
<p>Il tema della Domenica Missionaria Mondiale di quest’anno — <i>Uno in Cristo, uniti nella missione </i>— mette in evidenza l’unità dei credenti e segna il 100º anniversario di questa celebrazione globale. Invita tutti i membri della Chiesa a una comunione più profonda in Cristo e a un’unità più piena nella sua divina missione d’amore. Rispecchia il profondo desiderio del Signore, espresso nella sua preghiera al Padre prima della Passione (cfr. <i>Gv</i> 17, 20, 21, 26). Questi aspetti, espressi nel tema di quest’anno, richiedono un rinnovamento missionario nella Chiesa nei prossimi anni. Pertanto, vi incoraggio a tenere presente questo insegnamento, a vivere una spiritualità autentica di unità e di comunione incentrate su Cristo e a promuoverla attraverso le vostre attività tra i fedeli.</p>
<p>Miei cari fratelli e sorelle, il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a> ha ribadito che “la Chiesa durante il suo pellegrinaggio sulla terra è per sua natura missionaria, in quanto è dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo che essa, secondo il piano di Dio Padre, deriva la propria origine” (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19651207_ad-gentes_it.html">Ad gentes</a></i>, n. 2). Tenendo presente questo, vi invito tutti a comprendere l’urgenza di intraprendere una conversione missionaria continua e di cercare insieme modi per essere una Chiesa missionaria per guarire il nostro mondo, così pieno di tensioni, conflitti e guerre. In questo importante compito, il lavoro delle <a href="https://www.ppoomm.va/it.html">Pontificie Opere Missionarie</a> rimane essenziale. Pertanto, proseguiamo il nostro cammino missionario con gioia e rinnovato zelo. Che in tutto quel che facciamo per l’opera di evangelizzazione possiamo sempre porre Gesù Cristo al centro, abbracciando il bel principio evangelico espresso da Giovanni Battista: “Lui deve crescere; io, invece, diminuire” (<i>Gv</i> 3, 30).</p>
<p>Affidando tutti voi, i vostri collaboratori, benefattori e tutti quanti partecipano a questo lavoro missionario essenziale alla intercessione materna della Madre di Dio, Maria — Regina delle Missioni — e a quella di tutti i santi missionari, vi imparto di cuore la mia Benedizione Apostolica. Grazie.</p>
<p>Preghiamo insieme come ci ha insegnato Gesù: “Padre nostro…”</p>
<p>________________________________________</p>
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-06/quo-123/l-urgenza-della-carita-per-guarire-il-mondo-colpito-da-odio-e-vi.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 123, lunedì 1° giugno 2026, p. 4.</p>
]]></description></item><item><title><![CDATA[Angelus, 31 maggio 2026<i>Solennità della Santissima Trinità</i>]]></title><pubDate>Sun, 31 May 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260531-angelus.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260531-angelus.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 31 May 2026 12:27:47 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, buona domenica!</i></p> 
<p>Con la <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/5/24/pentecoste.html">solennit&agrave; di Pentecoste</a>, una settimana fa, si &egrave; concluso il Tempo pasquale. Celebrando oggi il Mistero di Dio Trinit&agrave; ci &egrave; offerta la possibilit&agrave; di ripensare il cammino percorso, a partire dal suo centro: la vita di Dio che si &egrave; donata a noi in Ges&ugrave; Cristo. Questa vita &egrave; una comunione dinamica, inesauribile, feconda, che ora ci coinvolge: lo Spirito che lega il Padre e il Figlio &egrave; stato infatti riversato nei nostri cuori, cos&igrave; che nel mondo prende forma la Chiesa, sacramento di comunione, spazio di incontro, di amore e di vita in cui cielo e terra gi&agrave; si toccano.</p> 
<p>Il Vangelo della Liturgia odierna (<i>Gv</i> 3,16-18) ci presenta Nicodemo, una personalit&agrave; di rilievo in Israele che sent&igrave; una profonda attrazione per Ges&ugrave;. Infatti and&ograve; a trovarlo – di notte, per non essere visto –, desideroso di conoscere meglio questo misterioso Maestro e di porgli delle domande. Ospitandolo, il Signore diede importanza alla sua ricerca. Lo sorprese, suggerendogli che &egrave; possibile anche a un adulto rinascere; gli lasci&ograve; intuire che la vita di Dio avrebbe potuto trasformare la sua vita. Ges&ugrave; parl&ograve; a Nicodemo dello Spirito Santo, illumin&ograve; la sua notte con la verit&agrave; che nella festa di oggi risuona in tutte le nostre chiese: &laquo;Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perch&eacute; chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna&raquo; (v. 16). E ancora: &laquo;Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perch&eacute; il mondo sia salvato per mezzo di lui&raquo; (v. 17).</p> 
<p>Carissimi, nel Mistero di Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, siamo a casa, come Nicodemo si sent&igrave; a casa presso Ges&ugrave;. La vita di Dio &egrave; meravigliosa e coinvolgente, d&agrave; pace al nostro cuore, spesso cos&igrave; inquieto, e ci fa incontrare fratelli e sorelle nella gioia dello Spirito. La Trinit&agrave; ci fa amare tutto e tutti: scopriamo che ogni creatura &egrave; fatta per la comunione, la relazione, l’incontro. E, per contrasto, comprendiamo perch&eacute; le divisioni, le polarizzazioni, il disprezzo delle diversit&agrave; portano nel mondo distruzione, tristezza e aridit&agrave;.</p> 
<p>Nicodemo faceva parte del Sinedrio, il Consiglio dei capi d’Israele. Quando nel Sinedrio sent&igrave; parole di disprezzo verso Ges&ugrave;, invit&ograve; tutti ad ascoltarlo prima di condannarlo. Aveva ricevuto da Dio, attraverso Cristo stesso, lo Spirito della comunione, che apre il cuore alla nuova verit&agrave; e alla vera novit&agrave;. Chi non accoglie questo Spirito invecchia presto, nel lamento; si trova solo, non ha mai l’animo in festa. Oggi, invece, cari fratelli e sorelle, &egrave; festa! La festa di Dio &egrave; la nostra festa. Per questo San Paolo scrive ai Corinzi: &laquo;Siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sar&agrave; con voi&raquo; (<i>2 Cor </i>13,11).</p> 
<p>Ed ora, con la preghiera dell’<i>Angelus</i>, ci rivolgiamo alla Vergine Maria: nel suo “s&igrave;” alla divina Volont&agrave; fiorisca anche il nostro “s&igrave;” all’amore della Santissima Trinit&agrave;.</p> 
<p>_____________________________</p> 
<p><b>Dopo l'<i>Angelus</i></b></p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>in questo mese di maggio da tutta la Chiesa si &egrave; levata una corale invocazione di pace. Specialmente attraverso la preghiera del <a href="https://www.vatican.va/special/rosary/index_rosary_it.htm">santo Rosario</a>, come una catena ininterrotta ha affidato all’intercessione della Vergine Maria i popoli martoriati dalla guerra. Possa la divina Sapienza illuminare la coscienza di chi ha autorit&agrave; e orientare le decisioni verso la ricerca sincera di una pace giusta e duratura.</p> 
<p>Oggi in Italia si celebra la 25&ordf; “Giornata del sollievo”. Sono vicino alle persone malate e a quanti se ne prendono cura; ringrazio e incoraggio tutti coloro che diffondono la cultura della prossimit&agrave; e della cura.</p> 
<p>Saluto con affetto tutti voi che siete venuti oggi in Piazza San Pietro, romani e pellegrini!</p> 
<p>In particolare, do il benvenuto al Vescovo e ai pellegrini della Diocesi di Kumba, in Camerun; come pure al coro parrocchiale di Dunajska Luzna, in Slovacchia. Saluto i polacchi qui presenti e anche i partecipanti al grande pellegrinaggio al Santuario di Piekary, dove Maria &egrave; venerata come Madre della Giustizia Sociale.</p> 
<p>Saluto il Gruppo Alpini di Rivoli, i ragazzi di San Zeno Naviglio, e i partecipanti alla “Staffetta dell’inclusione” con alcuni vessilli realizzati da studenti di scuole superiori italiane.</p> 
<p>Auguro a tutti una buona domenica.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Santo Rosario per la chiusura del mese mariano (30 maggio 2026)]]></title><pubDate>Sat, 30 May 2026 19:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260530-rosario-mese-mariano.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260530-rosario-mese-mariano.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 30 May 2026 20:09:20 +0200 --> <p>&laquo;Ascolter&ograve; che cosa dice Dio, il Signore: egli annuncia la pace per il suo popolo, per i suoi fedeli, per chi ritorna a lui con fiducia&raquo; (<i>Sal</i>&nbsp;85,9). Le parole del Salmo accompagnano bene la nostra preghiera del Rosario questa sera, perch&eacute; esprimono la speranza della quale sentiamo il bisogno, soprattutto davanti alle difficolt&agrave; e alle violenze del tempo presente.</p> 
<p>Disponiamo allora il nostro cuore all’ascolto della Parola di Dio, cos&igrave; che nella preghiera possiamo comprendere il senso di quanto accade nella storia, riconoscendo la provvidenza di Dio che sempre la guida e ci soccorre. La Vergine Maria &egrave; modello del credente, che porge l’orecchio del cuore per ascoltare “che cosa dice Dio”. Ella ci &egrave; di esempio con la sua obbedienza, che accoglie l’incarnazione del Figlio di Dio nel grembo.</p> 
<p>Contemplare con Maria i misteri del Rosario ci conduce a riconoscere in Ges&ugrave; Cristo l’unica definitiva Parola, che il Padre ha pronunciato, Parola di pace per tutti coloro che ritornano a Lui con il cuore pentito. Il Signore non ci abbandona mai, anche quando noi lo dimentichiamo, anche quando perdiamo la via, Egli viene a cercarci e si fa vicino con l’amore di sempre. Come ricorda il profeta Isaia: &laquo;Io pongo sulle labbra: pace, pace ai lontani e ai vicini&raquo; (<i>Is</i>&nbsp;57,19). Chi ha fiducia in Dio comprende questo annuncio di pace e ne diventa artefice, costruendola con le sue stesse mani (cfr&nbsp;<i>Mt</i>&nbsp;5,9).</p> 
<p>La pace, infatti, non &egrave; una teoria da verificare in laboratorio, n&eacute; un’ingenua illusione, n&eacute; un affare da gestire per interesse. Quando la si ricerca con cuore sincero, essa &egrave; piuttosto un impegno quotidiano della nostra vita: scaturisce dalla giustizia e dall’amore, come armonia che unisce le persone, le famiglie, le comunit&agrave;, i popoli. Anche in questo tempo di tensioni e conflitti, la pace diventa possibile quando si vuole ascoltare il grido di chi ne &egrave; privato: bambini innocenti, madri e padri angosciati, prigionieri maltrattati, profughi, persone sofferenti di ogni et&agrave;. Tutti costoro hanno sulle labbra una sola parola: pace!</p> 
<p>Noi lo sappiamo: la pace &egrave; sempre possibile perch&eacute; &egrave; dono di Dio. Questa pace, la sua pace, ha il volto di Ges&ugrave; Cristo, il Figlio di Dio, che nella sua vita donata per noi ha riconciliato il cielo e la terra. Come scrive l’Apostolo Paolo: &laquo;Egli &egrave; la nostra pace&raquo; (<i>Ef</i>&nbsp;2,14): Colui che abbatte i muri dell’inimicizia, che vince l’arroganza con l’umilt&agrave; e riscatta dal peccato l’intera creazione.</p> 
<p>Quando il Signore Ges&ugrave; &egrave; con noi e ci comportiamo da veri discepoli del suo amore, allora lo Spirito Santo pu&ograve; realizzare ci&ograve; che appare umanamente impossibile. Quando invece ci si allontana da Dio, ci si allontana anche dall’uomo, dal nostro prossimo, restando indifferenti al suo dolore. Ogni volta che ritorniamo al Signore, la sua pace diventa il nostro impegno, secondo i compiti e le responsabilit&agrave; di ciascuno.</p> 
<p>La nostra preghiera diventa cos&igrave; missione e profezia: non dovr&agrave; pi&ugrave; esserci pianto di innocenti nelle nostre citt&agrave;; nessuno dovr&agrave; fuggire dalla propria casa per la minaccia delle bombe; la bramosia di potere e la violenza delle parole lasceranno il passo alla sete di giustizia e di verit&agrave;. Ma ognuno pu&ograve; e deve fare la sua parte, cominciando da cose piccole ma importanti, astenendosi da ogni violenza verbale o fisica, nella vita di ogni giorno e anche nei&nbsp;<i>social media</i>.</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, la pace vera inizia in un cuore che ama; viene testimoniata da labbra che pronunciano parole di riconciliazione; si riflette negli occhi che guardano al mondo con mitezza e saggezza. Questa &egrave; la vera forza, la forza della verit&agrave; e dell’amore.</p> 
<p>Dio cerca costruttori di pace! La nostra Madre Santissima ci aiuti a rispondergli ogni giorno il nostro “eccomi”, non a parole ma con i fatti.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Comunità di Villa Nazareth (30 maggio 2026)]]></title><pubDate>Sat, 30 May 2026 17:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260530-villa-nazareth.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260530-villa-nazareth.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 30 May 2026 17:58:57 +0200 --> <p>Grazie! Grazie a tutti!</p> 
<p>Nel nome del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo,<br /> la pace sia con voi!</p> 
<p><i>(Indirizzo di saluto del card. Segretario di Stato Pietro Parolin)</i></p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle, buonasera e benvenuti!</i></p> 
<p>Saluto Sua Eminenza il Card. Pietro Parolin e lo ringrazio per le sue parole di benvenuto e di introduzione alla bella realt&agrave; di Villa Nazareth, nonch&eacute; Sua Eccellenza Mons. Claudio Maria Celli, i sacerdoti e i religiosi presenti. Saluto i rappresentanti delle varie componenti di Villa Nazareth – &nbsp;la Fondazione Sacra Famiglia di Nazareth, l’Associazione Comunit&agrave; Domenico Tardini, la Fondazione Comunit&agrave; Domenico Tardini – e gli studenti del Collegio, testimoni di un cammino che ha visto questa realt&agrave; crescere e mutare, come la carit&agrave; richiede, per rispondere nel tempo alle esigenze sempre nuove della formazione giovanile. Vorrei ricordare, all’inizio di questo incontro, alcune figure significative della vostra storia: il Cardinale Domenico Tardini, Fondatore, il Cardinale Antonio Samor&egrave;, suo primo successore, e il Cardinale Achille Silvestrini, fecondo e autorevole interprete del progetto iniziale; ma la nostra riconoscenza va anche a numerosi studenti, ex-alunni, amici e famiglie che hanno dato un contributo prezioso.</p> 
<p>Villa Nazareth &egrave; nata nel 1946, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, come segno e strumento di educazione e di pace. Il Fondatore aveva capito che, per promuovere una pace duratura, era necessario formare i giovani facendone dei <i>leader</i> nel fare il bene, dando loro strumenti adeguati per vivere i valori del Vangelo in famiglia, nello studio, nello svago e nell’esercizio della professione. Per questo inaugur&ograve; a Villa Nazareth una realt&agrave; formativa di ampio respiro – spirituale, intellettuale e morale –, con il particolare scopo di rendere tale opportunit&agrave; accessibile a chi, ricco in talenti e buona volont&agrave;, mancasse dei mezzi necessari per accedere a un corso di studi.</p> 
<p>Villa Nazareth ha l’intento di proporre percorsi educativi animati da profonda ispirazione cristiana e umana, con una specificit&agrave; di metodo, cio&egrave; il cammino comunitario, accompagnato da esperti formatori e realizzato attraverso il coinvolgimento di tutti, secondo quanto auspicato nella Costituzione apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_constitutions/documents/papa-francesco_costituzione-ap_20171208_veritatis-gaudium.html">Veritatis gaudium</a></i> (cfr n. 4).</p> 
<p>So quanto e come il Cardinale Silvestrini sia stato maestro e guida nel cammino formativo di tanti di voi, e come il suo insegnamento ispiri ancora molti progetti realizzati dalla comunit&agrave; di Villa Nazareth. La vostra proposta formativa, che in definitiva contiene le linee-guida del cammino umano e spirituale di ciascuno di voi, contempla alcune icone bibliche: possano sempre essere fonte ispiratrice del vostro agire! In particolare, l’episodio evangelico della Lavanda dei piedi e la parabola del Buon samaritano aiutano a comprendere quale dovrebbe essere lo stile di vita di un discepolo del Signore: siamo chiamati non per essere serviti ma per servire, attenti a ogni uomo o donna che incontriamo sulla nostra strada, per offrire gesti concreti di amore.</p> 
<p>In questa prospettiva, &egrave; bene ricordare quanto scriveva Papa Francesco: &laquo;Giungiamo ad essere pienamente umani quando siamo pi&ugrave; che umani, quando permettiamo a Dio di condurci al di l&agrave; di noi stessi perch&eacute; raggiungiamo il nostro essere pi&ugrave; vero&raquo; (Esort. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html#I.%E2%80%82Gioia_che_si_rinnova_e_si_comunica">Evangelii gaudium</a></i>, 8). In effetti, come ho voluto sottolineare nell’Enciclica appena pubblicata, &laquo;ci&ograve; che salva l’umano non &egrave; l’autosufficienza potenziata, ma una relazione che libera, una comunione che trasforma&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#grazia">Magnifica humanitas</a></i>, 128). Oggi l’umanit&agrave; si trova &laquo;di fronte a una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la citt&agrave; dove Dio e l’umanit&agrave; abitano insieme […] in cui la dignit&agrave; di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternit&agrave; resa possibile&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#INTRODUZIONE"><i>ibid</i>.</a>, 1). E queste due icone ci ricordano come operare per rispondere alle sfide che abbiamo di fronte.</p> 
<p>Alla luce di tutto questo, vorrei per&ograve; ricordare e incoraggiare un ultimo aspetto del vostro lavoro: l’intento di fare di Villa Nazareth un focolaio e una fucina di pensiero cristiano, in cui il confluire degli sforzi intellettuali, morali ed economici di uomini e donne appartenenti a diverse generazioni e ambienti di vita contribuisca all’approfondimento, alla crescita e alla diffusione di una cultura sempre pi&ugrave; illuminata dagli insegnamenti del Vangelo.</p> 
<p>In occasione della visita per il 50&deg; anniversario di fondazione della Comunit&agrave;, <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">San Giovanni Paolo II</a> vi incoraggiava ad assimilare e trasmettere quella Sapienza che &laquo;purifica, integra, porta alla pienezza gli sforzi pi&ugrave; nobili dell’intelligenza e dell’operosit&agrave; umana, sottraendoli alla prigionia dell’orgoglio e della logica di dominio e aprendoli alla prospettiva dell’amore e del servizio&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1996/june/documents/hf_jp-ii_spe_19960608_villa-nazareth.html">Discorso alla Comunit&agrave; di Villa Nazareth nel 50&deg; di fondazione</a></i>, 8 giugno 1996).</p> 
<p>Papa <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it.html">Benedetto XVI</a>, pochi anni dopo, ribadiva l’invito a Villa Nazareth di &laquo;formare i suoi giovani al coraggio delle decisioni, in un atteggiamento di apertura al dialogo, con riferimento alla ragione purificata nel crogiuolo della fede&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2006/november/documents/hf_ben-xvi_spe_20061111_famiglia-nazareth.html">Discorso alla “Comunit&agrave; Domenico Tardini”</a></i>, 11 novembre 2006). E ricordando il colloquio tra il diacono Filippo e l’Etiope, narrato negli Atti degli Apostoli (cfr 8,26-40), aggiungeva: &laquo;&Egrave; dunque importante che qualcuno arrivi accanto a chi &egrave; in cammino e gli annunci “la buona novella di Ges&ugrave;”, come fece Filippo. &Egrave; qui adombrata la “diaconia” che la cultura cristiana pu&ograve; svolgere nell’aiutare le persone in ricerca a scoprire Colui che &egrave; nascosto nelle pagine della Bibbia come nelle vicende della vita di ciascuno&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2006/november/documents/hf_ben-xvi_spe_20061111_famiglia-nazareth.html"><i>ibid</i>.</a>); e concludeva: &laquo;Nessuna cultura pu&ograve; essere contenta di se stessa finch&eacute; non scopre che deve farsi attenta alle necessit&agrave; reali e profonde dell’uomo, di ogni uomo&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2006/november/documents/hf_ben-xvi_spe_20061111_famiglia-nazareth.html"><i>ibid</i>.</a>).</p> 
<p>Sono appelli pi&ugrave; che mai validi anche oggi, in un tempo in cui i giovani dispongono di opportunit&agrave; e di mezzi di conoscenza e di crescita meravigliosi, ma hanno anche tanto bisogno di luce e di guida, soprattutto per fare unit&agrave; tra mente e spirito, tra fede, studio, professione e vita.</p> 
<p>Per questo anch’io mi faccio eco dei miei Predecessori, esortandovi a continuare con slancio rinnovato la vostra opera. Ringrazio di cuore tutti voi – formatori, studenti, associati, ex-allievi, amici – per il bene con cui arricchite ogni giorno la Chiesa e la societ&agrave;.</p> 
<p>Vi affido a Maria, Madre della Sapienza e Stella sul nostro cammino, mentre di cuore imparto a tutti la Benedizione Apostolica.</p> 
<p>Grazie.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Videomessaggio del Santo Padre in occasione del 16º Simposio Nazionale delle Famiglie ad Aparecida (30 maggio 2026)]]></title><pubDate>Sat, 30 May 2026 14:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260530-simposio-cnbb.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260530-simposio-cnbb.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 30 May 2026 15:29:32 +0200 --> <p></p>
<p>Con grande gioia rivolgo questo messaggio a tutti i partecipanti a questo Simposio Nazionale, organizzato dalla Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile nella Casa della Madre Aparecida, luogo speciale per tutti i brasiliani e anche per i cattolici del mondo intero. Mi sento in profonda sintonia con voi e con i lavori che insieme state svolgendo, con la preghiera e la riflessione di ognuno, su un tema di cos&igrave; grande rilevanza: la famiglia.</p> 
<p>La Chiesa insegna che la famiglia &egrave; la &laquo;prima ed essenziale cellula della societ&agrave;&raquo; (Pio XII, <i><a href="https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/encyclicals/documents/hf_p-xii_enc_20101939_summi-pontificatus.html">Summi pontificatus</a></i>, n. 47), e, per questo, deve essere protetta e promossa. Chiamata ad annunciare l’amore di Dio nel mondo di oggi, la singolare comunit&agrave; di persone formata da un uomo e una donna — cos&igrave; uniti nell’amore da diventare “una sola carne” (<i>Gn</i>&nbsp;2, 24) — comprende pienamente la sua identit&agrave; solo quando guarda al Signore Ges&ugrave; e al sacrificio che Egli ha fatto di s&eacute; stesso sulla croce per la sua Sposa, la Chiesa (cfr. <i>Ef</i>&nbsp;5, 21-33; san Giovanni Paolo II, <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_exhortations/documents/hf_jp-ii_exh_19811122_familiaris-consortio.html">Familiaris consortio</a></i>, n. 13). &Egrave; in Cristo che impariamo a vedere nell’altro l’immagine di Dio, amando il prossimo come Lui ci ha amati (cfr. <i>Gv</i>&nbsp;13, 34).</p> 
<p>Tuttavia, &egrave; necessario guardare alle famiglie con realismo e compassione, sapendo delle innumerevoli difficolt&agrave; che le affliggono, ossia delle loro fragilit&agrave;, crisi, angosce e tante altre situazioni di sofferenza. Tutto ci&ograve; esige dalla Chiesa e dagli agenti di pastorale un approccio misericordioso e un discernimento prudente e maturo (cfr. Francesco, <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a></i>, cap. VIII).</p> 
<p>Pertanto, prestiamo attenzione all’esempio della Santa Famiglia di Nazaret. Le piccole e fondamentali virt&ugrave; del focolare in cui Ges&ugrave; &egrave; nato ed &egrave; cresciuto, imparando da san Giuseppe e dalla Vergine Maria, devono servire da ispirazione e modello per tutte le nostre famiglie ed essere fonte dove si cerca la vera pace. Di fatto, come ha indicato Benedetto XVI, la famiglia svolge una missione primordiale e insostituibile quale &laquo;educatrice alla pace&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/messages/peace/documents/hf_ben-xvi_mes_20071208_xli-world-day-peace.html">Messaggio per la XLI Giornata Mondiale della Pace</a></i>, 1&deg; gennaio 2008, n. 3).</p> 
<p>In vista di ci&ograve;, carissimi fratelli e sorelle, come pegno dei pi&ugrave; abbondanti doni celesti e per intercessione di Nostra Signora Aparecida, Regina e Patrona del Brasile, invio la mia benedizione ai vescovi, ai partecipanti a questo Simposio e a tutte le famiglie.</p> 
<p>Dio vi benedica!</p> 
<p></p>
<p></p>
<p>________________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-05/quo-122/l-insostituibile-missione-di-formare-alla-pace.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 122, sabato 30 maggio&nbsp; 2026, p. 4.</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p></p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p></p> 
<p></p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Membri del Rinnovamento Carismatico Cattolico (30 maggio 2026)]]></title><pubDate>Sat, 30 May 2026 10:45:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260530-carismatici.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260530-carismatici.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 30 May 2026 15:12:10 +0200 --> <p>Sono lieto di questo mio primo incontro con il Rinnovamento Carismatico Cattolico, e di salutare tutti voi qui presenti, come anche le comunit&agrave;, i gruppi e le scuole di preghiera e di evangelizzazione che rappresentate. Dio ha davvero benedetto le vostre comunit&agrave; con tantissimi doni, tra cui la vitalit&agrave; spirituale. Saluto anche i leader dei Servizi di Comunione nazionali e internazionali del Servizio Internazionale per il Rinnovamento Carismatico Cattolico (CHARIS), che hanno organizzato questo incontro.</p> 
<p>Per il Rinnovamento Carismatico Cattolico, gli anni successivi al Concilio Vaticano II sono stati un tempo di grande espansione e crescita, e di integrazione nella vita della Chiesa, nonch&eacute; di consolidamento delle sue strutture di servizio.</p> 
<p>I miei venerabili Predecessori hanno riconosciuto questo sviluppo come grande dono per la Chiesa. Di fatto, <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/paolo-vi.html">san Paolo VI</a> ha affermato che non vi &egrave; nulla di pi&ugrave; necessario per questo mondo sempre pi&ugrave; secolarizzato della testimonianza di questo rinnovamento spirituale, che lo Spirito Santo sta ispirando nelle pi&ugrave; diverse regioni e comunit&agrave; (cfr. <i>Discorso ai partecipanti al III Congresso internazionale del rinnovamento cattolico carismatico, Pentecoste, </i>19 maggio 1975).</p> 
<p>Nel sottolineare la vostra caratteristica attenzione all’evangelizzazione, <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">san Giovanni Paolo II</a> ha detto: &laquo;&Egrave; lo stesso Spirito che vi spinge a portare testimonianza&raquo;. E ha poi aggiunto: &laquo;Come pu&ograve; chiunque abbia gustato la bont&agrave; di Cristo rimanere silenzioso e inattivo? […] Cristo &egrave; il nostro Salvatore […] Come possiamo mancare di evangelizzare? Continuate a comunicare questo zelo per il Vangelo a coloro che vi circondano!&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1991/december/documents/hf_jp-ii_spe_19911207_comunita-carismatiche.html">Discorso ai membri della “Fraternit&agrave; cattolica delle Comunit&agrave; Carismatiche”</a></i>, 7 dicembre 1991).</p> 
<p>Da parte sua, <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/benedetto-xvi.html">Benedetto XVI</a> ha parlato del contributo specifico che date alla Chiesa. Ha detto: &laquo;uno degli elementi e degli aspetti positivi delle Comunit&agrave; del Rinnovamento Carismatico Cattolico &egrave; proprio il rilievo che in esse rivestono i carismi o doni dello Spirito Santo e loro merito &egrave; averne richiamato nella Chiesa l’attualit&agrave;&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2008/october/documents/hf_ben-xvi_spe_20081031_carismatici.html">Discorso ai partecipanti alla XIII Conferenza Internazionale della Catholic Fraternity of Charismatic Covenant Communities and Fellowship</a>, </i>31 ottobre 2008).</p> 
<p>Come il Cardinale Suenens agli inizi del movimento, <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> ha spesso parlato di voi come di una “corrente di grazia” che &egrave; &laquo;per tutta la Chiesa, non solo per alcuni&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2017/june/documents/papa-francesco_20170603_veglia-pentecoste.html">Veglia di preghiera di Pentecoste in occasione del “Giubileo d’Oro” del Rinnovamento Carismatico cattolico</a></i>, 3 giugno 2017). In sintesi, egli ha descritto il vostro cammino come &laquo;evangelizzazione, ecumenismo spirituale, cura dei poveri e dei bisognosi e accoglienza degli emarginati&raquo;, aggiungendo: &laquo;E tutto questo sulla base della adorazione! Il fondamento del rinnovamento &egrave; adorare Dio!&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/en/speeches/2014/june/documents/papa-francesco_20140601_rinnovamento-spirito-santo.html"><i>Discorso ai partecipanti alla 37</i> <sup>a&nbsp;</sup><i>Convocazione Nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo</i></a>, 1&deg; giugno 2014).</p> 
<p>Anch’io desidero promuovere la relazione di rispetto reciproco, vicinanza e sostegno tra la Sede di Pietro e la grande famiglia del Rinnovamento Carismatico Cattolico. A tale riguardo, vorrei riflettere sui seguenti aspetti fondamentali della vostra esperienza spirituale: il battesimo nello Spirito; la preghiera di lode; la Parola di Dio, la comunione; e la carit&agrave;.</p> 
<p>Prima di tutto, il <i>battesimo nello Spirito</i>. Il vostro cammino di fede comune ha le proprie origini nell’esperienza personale dello Spirito Santo, che ha permesso alla grazia del Battesimo di diventare efficace in ognuno di voi, portandovi alla chiara consapevolezza dell’amore di Dio. &Egrave; questa la prima potente esperienza della grazia vissuta dallo stesso sant’Agostino dopo la sua conversione, e che egli ha descritto con queste fervide parole: &laquo;o Cristo Ges&ugrave;, mio soccorritore e mio redentore? Come a un tratto divenne dolce per me la privazione delle dolcezze frivole! Prima temevo di rimanerne privo, ora godevo di privarmene. Tu, vera, suprema dolcezza, le espellevi da me, e una volta espulse entravi al loro posto, pi&ugrave; soave di ogni volutt&agrave;&raquo; (<i>Confessioni</i>, IX, 1, 1).</p> 
<p>Allo stesso modo, lo Spirito Santo vi ha permesso di assaggiare la dolcezza di Cristo. Anche per voi, infatti, da quel momento la vita &egrave; cambiata. Dio ha cessato di essere una mera idea ed &egrave; diventato l’espressione autentica e definitiva della paternit&agrave;. Il suo Spirito ha portato riconciliazione interiore, pace e libert&agrave; dagli attaccamenti terreni e dall’oppressione del peccato. Ha inoltre reso possibile un nuovo atteggiamento caratterizzato dall’apertura e dalla speranza verso gli altri e verso il futuro, nella certezza che nulla ci potr&agrave; mai separare dall’amore di Cristo (cfr. <i>Rm</i>&nbsp; 8, 38-39). Da questa esperienza dello Spirito Santo deriva il desiderio profondo di essere testimoni e messaggeri del suo amore, portando la sua consolazione alle persone oppresse da un senso di vuoto e di solitudine.</p> 
<p><i>Preghiera di lode</i>. &Egrave; stato proprio da questa esperienza avvincente dello Spirito Santo che &egrave; iniziata una nuova vita di preghiera, che ha assunto la forma di una nuova capacit&agrave; di dialogare con Dio in modo spontaneo e sincero, e in una nuova apertura alla lode, all’adorazione e al rendimento di grazie a lui. L’adorazione e la lode, cos&igrave; caratteristiche dei vostri incontri, sono aspetti essenziali della preghiera cristiana, e negli ultimi anni voi avete contribuito a farli riscoprire e li avete riportati alla ribalta.</p> 
<p><i>La Parola di Dio</i>. La rinnovata effusione dello Spirito vi ha condotti anche a un incontro vivo con la Sacra Scrittura. Lo Spirito Santo ha ispirato la Parola di Dio rivelata ed &egrave; anche colui che la mantiene sempre viva e attiva nella Chiesa, facendola risuonare nel cuore dei credenti, specialmente nella liturgia. La Scrittura, pertanto, &egrave; diventata per voi una meravigliosa fonte di nutrimento spirituale che illumina e conforta. &Egrave; parimenti una fonte di discernimento per orientare le vostre scelte quotidiane e d&agrave; sostanza alla preghiera comune, permettendovi di rivolgervi al Signore con parole ispirate da Dio stesso.</p> 
<p><i>Comunione</i>. Lo Spirito Santo &egrave; la sorgente della comunione. In diversi documenti, Papa Leone XIII ha incoraggiato i cattolici a pregare ogni anno una novena allo Spirito Santo tra le solennit&agrave; dell’Ascensione e della Pentecoste, specialmente per l’intenzione dell’unit&agrave; dei cristiani. Voi chiaramente comprendete l’importanza di questo invito, dato che avete visto che l’unit&agrave; nella Chiesa &egrave; il frutto dello Spirito, poich&eacute;, come afferma sant’Agostino, lo Spirito Santo &laquo;&egrave; dunque una specie di ineffabile comunione tra il Padre ed il Figlio&raquo; (<i>De Trinitate</i>, V, 11, 12). &Egrave; lo Spirito a creare armonia tra i vari carismi e le componenti del Rinnovamento Carismatico, come anche con i nostri fratelli e sorelle di altre denominazioni cristiane.</p> 
<p>E infine, la <i>carit&agrave;</i>. Sant’Agostino ha scritto che lo Spirito Santo &laquo;una volta dato all’uomo, l’accende d’amore per Dio e per il suo prossimo, essendo lui stesso amore. L’uomo infatti non riceve se non da Dio l’amore per amare Dio&raquo; (<i>De Trinitate</i>, XV, 17, 31). &Egrave; ci&ograve; che anche voi avete sperimentato. La rinnovata presenza dello Spirito ha risvegliato in voi una nuova capacit&agrave; di amare, ispirata dalla divina carit&agrave; stessa. Questo amore &egrave; rivolto verso Dio e verso i vostri fratelli e sorelle, e ispira vicinanza e compassione, specialmente per coloro che stanno soffrendo. Dal Rinnovamento Carismatico sono nate molte opere di carit&agrave; per chi &egrave; nel bisogno, sia spirituale sia materiale. Vi invito, dunque, a mantenere vivo questo amore per i poveri, che rivela il vero volto di Dio.</p> 
<p>Cari amici, vi ringrazio per il vostro impegno e vi incoraggio a proseguire la vostra missione. Mettetevi al servizio delle vostre diocesi e parrocchie, offrendo la vostra esperienza e i vostri metodi di evangelizzazione. Seguite fedelmente la guida dei vostri sacerdoti; e, nel vostro discernimento comune, ascoltate le voci delle persone sagge, anche se non fanno parte dei vostri gruppi. Coltivate l’armonia e la cooperazione delle comunit&agrave; alle quali appartenete, facendo attenzione a non cedere mai al desiderio di autopromozione o di ricerca di potere o prestigio personale. Lo Spirito Santo sia sempre una luce e una fonte di forza nel vostro cammino personale e comune, e la Vergine Maria, Madre della Chiesa, vi protegga. E ora, con questi sinceri sentimenti, imparto volentieri la mia Benedizione Apostolica.</p> 
<p>Grazie.</p> 
<p>________________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-05/quo-122/l-unita-nella-chiesa-e-frutto-dello-spirito.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 122, sabato 30 maggio&nbsp; 2026, p. 4.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Membri della Fondazione “Centesimus Annus Pro Pontifice” (30 maggio 2026)]]></title><pubDate>Sat, 30 May 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260530-centesimus-annus.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260530-centesimus-annus.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 30 May 2026 14:59:09 +0200 --> <p>Sono lieto questa mattina di dare il benvenuto a voi, Presidente e membri della&nbsp;<a href="https://www.centesimusannus.va/">Fondazione&nbsp;<i>Centesimus Annus Pro Pontifice</i></a>, come anche a quelli tra voi che hanno partecipato all’Assemblea Generale e Conferenza Internazionale 2026. La vostra presenza qui &egrave; dovuta al vostro impegno costante nello studio e nell’attuazione della Dottrina Sociale della Chiesa nella societ&agrave; odierna. Non &egrave; un segreto che questo &egrave; un tema che mi &egrave; molto caro, per non dire che &egrave; una parte essenziale della missione della Chiesa in questo mondo. Il vostro incontro annuale &egrave; coinciso con la recente pubblicazione di&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>, e ritengo che questa enciclica possa offrire degli orientamenti per sviluppare e valutare i molti temi che avete esaminato durante la Conferenza e la preparazione che l’ha preceduta.</p> 
<p>A tale riguardo, il tema scelto per quest’anno — “Un mondo frammentato alla ricerca della spiritualit&agrave;: libert&agrave; e pluralismo nella Dottrina sociale della Chiesa” — offre molti punti di riflessione. Anzitutto, riconosce l’infelice situazione in cui si trova attualmente l’umanit&agrave; mentre viviamo in un’era caratterizzata da guerre e da una crescente polarizzazione, nonch&eacute; da divisioni culturali e sociali. Tuttavia, in mezzo alla fragilit&agrave; nasce una nuova speranza. Anche se le divisioni sembrano crescere, emerge un comune denominatore che indiscutibilmente ci unisce tutti: la nostra comune umanit&agrave;. Di fatto, &egrave; proprio quando si trova ad affrontare circostanze avverse che la persona umana &egrave; chiamata a riesaminare le domande fondamentali che hanno gentilmente spinto il cuore di innumerevoli generazioni a una riflessione pi&ugrave; seria: “dove stiamo andando? Verso quale meta desideriamo orientarci? Quale direzione scegliere come comunit&agrave; umana e come popoli?” (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>, n. 6).</p> 
<p>Tali domande sono una chiara manifestazione della ricerca di verit&agrave; dell’umanit&agrave; e fanno nascere un desiderio di qualcosa di pi&ugrave;, una sete di Dio e un senso duraturo. Testimoniano anche gli aspetti essenziali della nostra umanit&agrave;: i doni dati da Dio della ragione e della libert&agrave;, attraverso i quali possiamo arrivare a conoscere la verit&agrave; e a seguire ci&ograve; che &egrave; bene. Sebbene la libert&agrave; venga spesso intesa come capacit&agrave; di fare ci&ograve; che si vuole, &egrave; essenziale ritrovare un senso autentico della libert&agrave; che ci consenta di scoprire la sua dimensione relazionale, poich&eacute; &egrave; proprio qui che possiamo parlare della realizzazione della persona sia come individuo sia come societ&agrave;.&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">San Giovanni Paolo II</a>&nbsp;ci ha ricordato che questa realizzazione la si trova quando la libert&agrave; &egrave; vissuta nel “dono di s&eacute; e l’accoglienza dell’altro” (<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_25031995_evangelium-vitae.html">Evangelium vitae</a></i>, n. 19), ovvero quando la libert&agrave; viene usata per amare. Al contrario, “quando invece viene assolutizzata in chiave individualistica, la libert&agrave; &egrave; svuotata del suo contenuto originario ed &egrave; contraddetta nella sua stessa vocazione e dignit&agrave;” (<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_25031995_evangelium-vitae.html">Ibidem</a></i>).</p> 
<p>Ci&ograve; che scopriamo qui sono le due “citt&agrave;” descritte da sant’Agostino, che continuano a caratterizzare non soltanto il cuore umano, ma anche le civilt&agrave; che noi creiamo. La Citt&agrave; dell’Uomo, costruita sull’orgoglio e l’amore di s&eacute;, &egrave; caratterizzata da egoistico individualismo. La Citt&agrave; di Dio, edificata sull’amore di Dio fino all’altruismo e la coltivazione di relazioni, &egrave; ci&ograve; che rende davvero possibile costruire una civilt&agrave; dell’amore. In quest’ottica possiamo scoprire che ci&ograve; che si cela dietro la crisi delle democrazie contemporanee e l’indebolimento del multilateralismo &egrave;, di fatto, una crisi antropologica che deriva dall’aver in gran parte dimenticato il Creatore. Tuttavia, lungi dal lasciarci prendere dallo sconforto, siamo chiamati a fare la nostra parte, ricordando che “la civilt&agrave; dell’amore non nasce da un gesto unico e spettacolare, ma da una somma di fedelt&agrave; piccole e tenaci, che fanno argine alla disumanizzazione” (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Tutti_possiamo_fare_la_nostra_parte">Magnifica humanitas</a></i>, 213).</p> 
<p>Un altro aspetto della promozione e del lavoro per una vera civilt&agrave; dell’amore &egrave; il dialogo. Un dialogo fondato sulla verit&agrave; che riconosce e apprezza la comune umanit&agrave; di ogni persona. Di fatto, tenere presente l’innata dignit&agrave; di ogni individuo permette di superare l’egoismo e gli interessi particolari in favore del bene comune. Questa stessa dignit&agrave; fornisce anche il contesto in cui possiamo parlare di un sano pluralismo che riconosce la ricchezza di contributi che giungono dalle persone di origini diverse e che porta alla pacifica coesistenza.</p> 
<p>Con queste brevi riflessioni, vi ringrazio della vostra presenza qui oggi e dei vostri sforzi per promuovere ulteriormente la Dottrina Sociale della Chiesa. Assicurandovi delle mie preghiere costanti, imparto di cuore la mia benedizione, che estendo volentieri alle vostre famiglie e a tutti i vostri cari. Grazie.</p> 
<p>________________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-05/quo-122/le-relazioni-e-la-comune-umanita-antidoto-a-guerre-e-polarizzazi.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 122, sabato 30 maggio 2026, p. 2.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Partecipanti all'Incontro Internazionale su "Educación sobre salud mental" (30 maggio 2026)]]></title><pubDate>Sat, 30 May 2026 09:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260530-educacion.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260530-educacion.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 30 May 2026 15:16:14 +0200 --> <p>Sono lieto di potervi incontrare in occasione di questo dialogo dedicato a una delle sfide pi&ugrave; urgenti e decisive del nostro tempo: il rapporto tra educazione, salute mentale e tecnologie digitali.</p> 
<p>Desidero esprimere la mia gratitudine all’Organizzazione degli Stati Iberoamericani, alla <a href="https://www.vatican.va/content/romancuria/it/pontificie-commissioni/pontificia-america-latina.html">Pontificia Commissione per l’America Latina</a>, al <a href="https://www.dce.va/it.html">Dicastero per la Cultura e l’Educazione</a> e a tutti coloro che hanno reso possibile questa iniziativa, nata dal desiderio condiviso di costruire insieme autentiche “mappe di speranza”.</p> 
<p>Questo incontro nasce con lo sguardo rivolto in modo particolare allo spazio iberoamericano, che serbo nel profondo del mio cuore: una geografia di straordinarie riserve spirituali e umane. Troviamo un’immagine eloquente di questa saggezza, per esempio, nei tessuti artigianali che, con i loro molteplici fili e colori intensi, ci insegnano che nessun filo basta da solo a creare il disegno. Soltanto l’intreccio paziente genera bellezza e resistenza. Ogni filo conserva il proprio colore, ma acquista significato all’interno di una trama pi&ugrave; ampia.</p> 
<p>Anche l’educazione &egrave; chiamata oggi a riscoprirsi cos&igrave;: non come costruzione di individualismi isolati, n&eacute; come semplice trasmissione di competenze, ma come arte di tessere comunione.</p> 
<p>I popoli antichi levavano lo sguardo verso il cielo per leggere le costellazioni. In esse cercavano orientamento; imparavano a riconoscere il ritmo delle stagioni, il tempo della semina e quello del raccolto. Le stelle non si osservavano solo per curiosit&agrave; astratta, ma anche perch&eacute; aiutavano a comprendere qual era il momento opportuno per agire, preservando l’armonia tra l’uomo, la natura e il tempo.</p> 
<p>Oggi abbiamo bisogno di tornare a levare lo sguardo (cfr. <i>Gv</i>&nbsp;4, 35). Nella Lettera apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_letters/documents/20251027-disegnare-nuove-mappe.html">Disegnare nuove mappe di speranza</a></i>&nbsp;ho invitato a costruire una costellazione educativa globale, nella quale ogni istituzione, ogni cultura e ogni popolo possano offrire il proprio contributo originale per illuminare il cammino dell’umanit&agrave;. Ogni cultura trova un significato nell’osservazione delle costellazioni. Ogni cultura &egrave; chiamata a collaborare al disegno di un itinerario comune, maturando la consapevolezza di appartenere a un’unica famiglia umana.</p> 
<p>La consapevolezza di questo grande patrimonio culturale potr&agrave; aiutarci ad affrontare una delle maggiori forme di povert&agrave; del nostro tempo: la perdita delle costellazioni interiori. Molti giovani possiedono strumenti tecnologici sempre pi&ugrave; sofisticati, ma faticano a trovare un senso per cui vivere, sperare, amare e persino soffrire. Dietro tante difficolt&agrave;, solitudini e fragilit&agrave; psicologiche si nasconde spesso una domanda silenziosa: “La mia vita ha un senso”? C’&egrave; una speranza affidabile per il futuro?”.</p> 
<p>Nella suddetta Lettera apostolica ho ricordato che siamo un desiderio, non un algoritmo (cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_letters/documents/20251027-disegnare-nuove-mappe.html">Disegnare nuove mappe di speranza</a></i>, 4.1). Quando l’essere umano si riduce a un rendimento, un consumo o un dato statistico, emerge inevitabilmente una profonda sofferenza interiore. Molti giovani vivono oggi sotto il giogo delle aspettative e del rendimento, immersi in una competitivit&agrave; esasperata che genera ansia, paura di non essere all’altezza e disorientamento.</p> 
<p>Per questo non possiamo affrontare il tema della salute mentale unicamente come una questione clinica o tecnica. Senza dubbio sono indispensabili i contributi della scienza, della psicologia, della medicina e delle neuroscienze. Ma crediamo anche che l’uomo pu&ograve; vivere in modo autentico — e superare tante fragilit&agrave; interiori — all’interno di un orizzonte di significato. Quando questo orizzonte si oscura, aumentano il vuoto interiore, l’isolamento e la disperazione. Quando, invece, una persona scopre che la sua vita ha valore, che &egrave; amata, attesa e chiamata a un compito nel mondo, allora nasce la speranza. E la speranza non &egrave; un’illusione ingenua: &egrave; una forza spirituale che sostiene la vita, persino nei momenti pi&ugrave; difficili.</p> 
<p>Per questo ho voluto aggiungere, tra gli obiettivi del Patto Educativo Globale, anche quello di coltivare la vita interiore. Di fatto, non basta connettere i giovani alle reti digitali, se poi rimangono disconnessi da s&eacute; stessi, dagli altri e dalla propria interiorit&agrave;. Coltivare la vita interiore significa aiutare le nuove generazioni a riscoprire il silenzio, la riflessione, la capacit&agrave; di porsi domande, la profondit&agrave; delle relazioni e l’apertura alla trascendenza. Per ascoltare l’anima, &egrave; necessario affinare l’udito, perch&eacute; la sua voce non &egrave; un grido, ma un sussurro (cfr. <i>1 Re</i>, 19, 9-16).</p> 
<p>Se la tecnologia ci connette, l’educazione ci forma. Educare significa accompagnare i giovani a scoprire non solo come vivere, ma anche perch&eacute; vivere. In questa missione educativa, le istituzioni pubbliche, la scuola, le universit&agrave;, le famiglie, le comunit&agrave; religiose, il mondo della cultura e quello della comunicazione sono chiamati a lavorare insieme. Nessuno pu&ograve; affrontare da solo sfide cos&igrave; profonde e tanto complesse.</p> 
<p>Per questo desidero incoraggiarvi a rafforzare questa rete di cooperazione che state costruendo tra voi e con la Santa Sede. In questa epoca di transizione digitale, siamo chiamati a essere luce per molte persone, soprattutto per i giovani, che cercano punti di riferimento affidabili e mappe capaci di orientare il cammino della vita.</p> 
<p>Abbiamo bisogno di visioni capaci di costruire nuove sintesi culturali, che abbiano il coraggio di coniugare pensiero e vita, contemplazione e azione, attenzione ai poveri e ricerca di significato, custodendo il patrimonio profondamente umano dell’educazione.</p> 
<p>Che la Vergine Maria, modello di educatrice, ci ispiri in questo cammino e guidi i nostri sforzi per infondere fiducia alle nuove generazioni, affinch&eacute; si impegnino nella costruzione di un mondo pi&ugrave; giusto e fraterno.</p> 
<p>________________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-05/quo-122/educare-i-giovani-a-coltivare-la-vita-interiore.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 122, sabato 30 maggio&nbsp; 2026, p. 3.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Vescovi della Conferenza Episcopale Italiana (28 maggio 2026)]]></title><pubDate>Thu, 28 May 2026 10:45:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260528-vescovi-cei.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260528-vescovi-cei.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 28 May 2026 11:04:46 +0200 --> <p><i>Carissimi fratelli nell’episcopato, buongiorno!</i></p> 
<p>Grazie, Eminenza, per le parole che mi ha rivolto. Un caro saluto a quanti sono stati eletti a svolgere un servizio nella Conferenza Episcopale, in particolare al Vicepresidente, e a ciascuno di voi. Per vostro tramite, desidero esprimere il mio affetto a tutte le Chiese che sono in Italia, ai presbiteri, ai diaconi, alle persone consacrate, alle famiglie, ai catechisti, agli educatori, ai giovani, agli anziani, ai poveri, ai malati, a quanti vivono la fede nella semplicit&agrave; della vita quotidiana e a quanti, magari senza saperlo, portano nel cuore una sete di Dio.</p> 
<p>&Egrave; quanto abbiamo la grazia di constatare in diversi modi, anche in un tempo come il nostro, segnato dalla complessit&agrave;. L’ho sperimentato direttamente nelle mie recenti visite a Pompei, a Napoli e ad Acerra. Molti segni ci parlano di stanchezza, di frammentazione, di solitudine. Nelle nostre comunit&agrave; possiamo talvolta avvertire la fatica di trasmettere la fede, la difficolt&agrave; di coinvolgere le nuove generazioni. Ma il Vangelo ci riscuote. Ges&ugrave;, guardando le folle, non vede un problema da risolvere, vede una messe, vede il campo di Dio: &laquo;La messe &egrave; abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perch&eacute; mandi operai nella sua messe!&raquo; (<i>Lc</i> 10,2). Seminatore instancabile, Dio esce ogni giorno nel mondo e sparge con generosit&agrave; nei cuori il desiderio dell’infinito, di una vita piena, di una salvezza che libera. S&igrave;, grazie a Dio, la messe &egrave; molta. Il nostro primo compito &egrave; questo: fare nostro lo sguardo del Signore. Non lamentarci soltanto dei terreni induriti n&eacute; soffermarci semplicemente ai dati statistici, ma saper vedere, con gli occhi del Risorto, il raccolto che Dio stesso ci prepara.</p> 
<p>Fratelli carissimi, lo Spirito Santo ci doni cuori ardenti dello slancio di Cristo; e susciti numerosi e santi operai per lavorare con noi.</p> 
<p>Allora, con questo sguardo, la priorit&agrave; &egrave; il Vangelo: ce lo dice San Francesco d’Assisi, a ottocento anni dal suo transito al Cielo; ce lo ricordano la <i><a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/apost_exhortations/documents/hf_p-vi_exh_19751208_evangelii-nuntiandi.html">Evangelii nuntiandi</a></i> di <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it.html">San Paolo VI</a> e la <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html">Evangelii gaudium</a></i> di <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>. Perch&eacute; &egrave; dal Vangelo che nasce la fede, come incontro vivo con Cristo, morto e risorto, presente nella sua Chiesa. Oggi, nel contesto in cui siamo chiamati a operare, confrontandoci con altre prospettive di vita e con sfide antropologiche inedite, riportare al centro il Vangelo &egrave; il dono che d&agrave; entusiasmo alla nostra vita di Vescovi e l’urgenza che ci spinge.</p> 
<p>Siamo dunque chiamati a domandarci: quale volto di Dio lasciamo trasparire nella predicazione, nella catechesi, nella liturgia, nella carit&agrave;, nella vita delle nostre comunit&agrave;? In che modo favoriamo l’incontro con Cristo e che cosa significa oggi, per noi e per le nostre Chiese, iniziare altri alla vita cristiana? Sono domande che, come pastori, dobbiamo sempre porci, senza mai darle per scontate.</p> 
<p>Ecco, dunque, la rinnovata attenzione all’iniziazione cristiana, che non pu&ograve; essere pensata solo come preparazione ai Sacramenti. Essa &egrave; il “grembo” in cui una comunit&agrave; genera alla fede e introduce nella vita pasquale, nella comunione con il Signore, nella fraternit&agrave; ecclesiale. Si tratta di riscoprire il Battesimo come realt&agrave; viva ed esistenziale; e &laquo;non &egrave; possibile comprendere pienamente il Battesimo se non all’interno dell’Iniziazione Cristiana, ossia dell’itinerario attraverso cui il Signore, mediante il ministero della Chiesa e il dono dello Spirito, ci introduce nella fede pasquale e ci inserisce nella comunione trinitaria ed ecclesiale&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20241026_doc-final-sinodo2024-chiesa-sinodale_it.html#Le_radici_sacramentali_del_Popolo_di_Dio"><i>Documento finale della XVI Assemblea del Sinodo dei Vescovi</i>,</a> 24). &Egrave; una sottolineatura molto importante, questa della pi&ugrave; recente Assemblea del Sinodo dei Vescovi, perch&eacute; colloca il cammino che si apre con il Battesimo all’interno di una Chiesa che crede, celebra, accompagna, genera. Una Chiesa che, mentre gioisce stupita di fronte ai catecumeni giovani e adulti, &egrave; poi capace di sostenere la loro perseveranza dopo lo slancio iniziale.</p> 
<p>La fede viene trasmessa e cresce dove ci sono comunit&agrave; vive e ospitali, capaci di pregare e di ascoltare; comunit&agrave; nelle quali la Parola di Dio non resta ai margini, ma illumina le scelte, dove l’Eucaristia &egrave; davvero fonte e culmine, dove i poveri non sono destinatari esterni di un servizio, ma fratelli e sorelle nei quali il Signore ci parla; dove i giovani sono volti e voci e storie con cui dialogare; dove le famiglie non sono lasciate sole e le ferite non vengono nascoste, ma portate davanti al Signore con umilt&agrave;; dove la fede diventa impegno effettivo nella societ&agrave;, nella politica, nella cultura.</p> 
<p>Proprio per questo, noi Vescovi siamo chiamati a un ascolto profondo: ascoltare la Parola di Dio, ascoltare il Popolo di Dio, e quindi ascoltare i segni dei tempi, ascoltare anche ci&ograve; che mette in discussione le nostre abitudini pastorali. Dove l’ascolto &egrave; vero, la comunit&agrave; non si chiude in s&eacute; stessa, ma diventa luogo di discernimento e di missione e, a tal fine, sa rinnovarsi.</p> 
<p>&Egrave; questo il senso del Cammino sinodale che avete portato a compimento e che, come avete sottolineato, ora deve diventare stile permanente. Il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a> ci ha ricordato che a Dio &egrave; piaciuto santificare e salvare gli uomini non separatamente e senza alcun legame fra loro, ma costituendoli in un popolo che lo riconoscesse nella verit&agrave; e lo servisse nella santit&agrave; (cfr Cost. dogm. <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>, 9). Chiesa sinodale &egrave; quella in cui ciascuno, secondo la propria vocazione, pu&ograve; offrire il dono ricevuto dallo Spirito per l’edificazione comune. La partecipazione, dunque, non &egrave; una concessione: &egrave; un’esigenza della comunione e della missione e, perci&ograve;, deve diventare metodo, responsabilit&agrave;, verifica, nel coinvolgimento dei diversi carismi e ministeri e nel rispetto del compito proprio del Vescovo. Il Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese in Italia richiama il valore degli organismi di partecipazione, come luoghi nei quali il discernimento delle comunit&agrave; pu&ograve; prendere corpo. Non basta, per&ograve;, che questi strumenti esistano, occorre verificare che funzionino davvero.</p> 
<p>In questo processo, le varie strutture della CEI sono chiamate a continuare a svolgere il loro servizio di comunione, coordinamento, discernimento e sostegno alle Chiese che sono in Italia. Proprio perch&eacute; ha questo ruolo, l’organizzazione della Conferenza Episcopale va modellata alla luce delle esigenze della missione e delle mutate condizioni storiche. Non si tratta di imitare schemi organizzativi esterni, n&eacute; di ridurre tutto a efficienza amministrativa, ma di domandarsi quale fisionomia aiuti oggi i Pastori e le Chiese locali ad annunciare meglio il Vangelo, a camminare insieme, a rendere possibile una partecipazione effettiva, ordinata e feconda. Quando &egrave; vissuta nello Spirito, questa verifica non indebolisce la comunione ma la purifica.</p> 
<p>Cari fratelli, il Signore non ci chiede di misurare la fecondit&agrave; della Chiesa con i criteri del numero, della visibilit&agrave; o dell’influenza. &laquo;Quando guardiamo con gli occhi di Dio, scopriamo che Egli ha scelto la via della piccolezza, per discendere in mezzo a noi. […] Questa logica della piccolezza &egrave; la vera forza della Chiesa. Essa, infatti, non risiede nelle sue risorse e nelle sue strutture, n&eacute; i frutti della sua missione derivano dal consenso numerico, dalla potenza economica o dalla rilevanza sociale. La Chiesa, al contrario, vive della luce dell’Agnello e, radunata attorno a Lui, &egrave; sospinta per le strade del mondo dalla potenza dello Spirito Santo”&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/november/documents/20251128-turchia-clero.html">Discorso nell’Incontro di preghiera</a></i>, Istanbul, 28 novembre 2025).</p> 
<p>Abbiamo il coraggio dell’essenziale! Il coraggio di comunit&agrave; meno preoccupate di conservare tutto e pi&ugrave; libere di annunciare Cristo. Il coraggio di una catechesi che sia cammino di iniziazione e formazione permanente alla vita cristiana. Il coraggio di parrocchie accoglienti e missionarie, in cui le famiglie si ritrovano e si rinnovano con la linfa del Vangelo. Il coraggio di organismi di partecipazione vivi. Il coraggio di ascoltare i giovani senza addomesticarne le domande. Il coraggio di lasciarci evangelizzare dai poveri. Il coraggio di una struttura nazionale sempre pi&ugrave; al servizio della comunione missionaria delle Chiese in Italia. Un popolo viene generato da madri e padri nella fede, da comunit&agrave; che sanno dire, con la vita prima ancora che con le parole: &laquo;Abbiamo trovato il Messia&raquo; (<i>Gv</i> 1,41). L’Italia ha bisogno di questa testimonianza.</p> 
<p>Affido il vostro cammino alla Vergine Maria, Madre della Chiesa. Lei ha accolto il dono, ha custodito la Parola, ha camminato con i discepoli, ha atteso lo Spirito nel Cenacolo. Vi aiuti a essere &laquo;radicati e costruiti su di Lui, saldi nella fede&raquo; (<i>Col</i> 2,7), a custodire l’essenziale, a generare nella fede, a camminare con il Popolo di Dio, a riconoscere la voce del Signore che ancora chiama, consola e invia.</p> 
<p>Vi accompagno con la mia benedizione. Grazie!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Partecipanti alla Plenaria del Dicastero per l'Evangelizzazione-Sezione per le questioni fondamentali dell'evangelizzazione nel mondo (28 maggio 2026) ]]></title><pubDate>Thu, 28 May 2026 10:15:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260528-dicastero-evangelizzazione.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260528-dicastero-evangelizzazione.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 28 May 2026 10:59:53 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo,<br /> La pace sia con voi!<br /> <br /> </p> 
<p><i>Eminenze, Eccellenze,<br /> cari fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>&egrave; una gioia per me incontrarvi, a conclusione della Sessione Plenaria del Dicastero per l’Evangelizzazione – Sezione per le Questioni Fondamentali dell’Evangelizzazione nel Mondo. La circostanza mi offre un’opportunit&agrave; per condividere alcune considerazioni che riguardano la vita della Chiesa, soprattutto per gli anni che stanno davanti a noi.</p> 
<p>Prima di tutto, per&ograve;, desidero esprimere i miei pi&ugrave; vivi ringraziamenti per il grande lavoro svolto dal Dicastero durante il Giubileo dello scorso anno. Abbiamo vissuto un tempo di grazia che ha visto giungere a Roma milioni di pellegrini. Il numero finale quanti erano? Dicono 30 milioni… <i>[comunicano il dato]</i> Pi&ugrave; di 33 milioni! Tale evento ha richiesto un grande sforzo organizzativo, che si &egrave; manifestato in una felice accoglienza sui diversi fronti e, soprattutto, nell’attenzione alla dimensione spirituale per la sovrabbondanza di doni che il Signore ha riversato sui credenti.</p> 
<p>La meta della Porta Santa delle quattro Basiliche Papali non ha impedito che l’Anno Santo fosse intensamente vissuto nelle Chiese locali. In tutto il mondo la speranza &egrave; diventata la protagonista nella vita cristiana. L’insistenza che &egrave; stata posta sulla “sorella pi&ugrave; piccola”, che, quasi senza darlo a vedere, trascina le due maggiori, la fede e la carit&agrave;, ha bisogno di essere ancora annunciata e vissuta con intensit&agrave; e convinzione. Il mondo ha pi&ugrave; che mai sete di speranza. Desidera vivere nella pace e nella certezza che l’impegno per costruire una citt&agrave; degna di figli di Dio non solo &egrave; possibile ma reale, perch&eacute; intriso di una speranza che offre obiettivi veri, non illusori. Non interrompiamo, dunque, questo annuncio, sorretto dalla promessa del Signore Ges&ugrave; di rimanere sempre con noi; esso si rende visibile nella testimonianza che siamo chiamati a offrire per essere discepoli fedeli alla sua parola (cfr <i>Mt</i> 28,18-20).</p> 
<p>L’evangelizzazione chiede di continuare a essere la motivazione fondamentale di ogni azione della Chiesa universale e delle comunit&agrave; locali; solo cos&igrave; la fede stessa viene riscoperta sempre di nuovo nella sua bellezza ed esprime al meglio la sua credibilit&agrave;. L’annuncio del Vangelo, che infonde speranza, non &egrave; una proposta utopica: &egrave; una testimonianza che attrae in quanto manifesta la chiamata all’amore e alla verit&agrave;.</p> 
<p>Non possiamo sottovalutare che, soprattutto nei Paesi dell’Occidente, la crisi della fede, insieme ad altri fattori socio-culturali, ha dato luogo a una diffusa indifferenza religiosa. La fede, a molti, appare come non pi&ugrave; rilevante per la propria vita. Il pericolo sotteso, non sempre percepito nella sua gravit&agrave;, &egrave; che venga a mancare il respiro per quanto vi &egrave; di pi&ugrave; propriamente umano, cio&egrave; la ricerca del senso. Le grandi questioni esistenziali rimangono inevase, mentre dilaga una cultura tecnologica che dovrebbe rispondere ad ogni esigenza.</p> 
<p>Anche in tale contesto, l’incontro con Cristo &egrave; in grado di restituire pienezza di significato e di valore alla vita delle persone, e la Chiesa riscopre la perenne attualit&agrave; del mandato che ha ricevuto dal Signore risorto. Nessuno pu&ograve; sostituirsi ad essa in questa missione, tanto urgente quanto necessaria per assicurare fondamenta affidabili al futuro dell’umanit&agrave;, perch&eacute; sia un futuro di pace, di giustizia, di libert&agrave;, di fraternit&agrave;.</p> 
<p>Come &egrave; emerso nel Concistoro del gennaio scorso, l’Esortazione apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html">Evangelii gaudium</a></i> di <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> continua a &laquo;rappresentare un punto di riferimento decisivo: essa non introduce semplicemente nuovi contenuti, ma ricentra tutto sul kerigma come cuore dell’identit&agrave; cristiana ed ecclesiale&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/letters/2026/documents/20260412-lettera-cardinali.html">Lettera ai Cardinali</a></i>, 12 aprile 2026). Invito pertanto anche voi a riprendere <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html">Evangelii gaudium</a></i> nel vostro lavoro a tutti i livelli, per promuovere una missione &laquo;cristocentrica e kerigmatica, che nasce da un incontro con Cristo capace di trasformare la vita&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html">ibid</a>.).</p> 
<p>Grande attenzione merita la forte richiesta di spiritualit&agrave; che, soprattutto nei giovani, si fa strada e che si &egrave; espressa in maniera evidente in occasione del Giubileo dei giovani. La nuova generazione non ha preclusioni nei confronti del Vangelo; al contrario, molti, quando lo riscoprono, desiderano conoscerlo meglio, perch&eacute; percepiscono che in esso si nasconde il segreto per essere veramente felici. Sono certo che il vostro Dicastero &egrave; particolarmente attento a questa domanda che i nostri contemporanei pongono con sempre maggiore insistenza, e che richiede una risposta credibile e coerente. L’evangelizzazione non fa affidamento sull’efficienza delle strutture o sulla rilevanza sociale, e nemmeno sul consenso che si pu&ograve; ricevere in qualche momento. Ci&ograve; che rimane essenziale &egrave; piuttosto avere fiducia nella guida dello Spirito Santo, seguire le strade che Lui indica per condurre molti a Cristo, alla sua parola che salva, al suo amore che rinnova la vita.</p> 
<p>L’evangelizzazione deve misurarsi oggi, in modo particolare, anche con mutate condizioni e dinamiche nella trasmissione della fede di generazione in generazione. In alcune regioni del mondo questa trasmissione si &egrave; pressoch&eacute; interrotta, e ci&ograve; richiede la capacit&agrave; di farsi carico di nuove sfide. Le cause di tale situazione sono conosciute e molteplici; ci&ograve; che ne risulta &egrave; comunque, nelle giovani generazioni, una “povert&agrave;” spirituale, una carenza di motivazioni e di strumenti per poter maturare in piena libert&agrave; quell’adesione di fede che d&agrave; senso alla vita. Grazie a Dio sono numerose e varie, in tutto il mondo, le esperienze mediante le quali le comunit&agrave; cristiane, le associazioni, i movimenti, i gruppi ecclesiali incontrano i giovani, li ascoltano e dialogano con loro. Il clima culturale diffuso nelle societ&agrave; ipermediatiche e consumistiche riduce la capacit&agrave; di apprendere con pazienza e di compiere con fatica un percorso di ricerca personale della verit&agrave;, con perseveranza e senso critico. Ogni messaggio rischia di essere percepito come un’opinione tra le tante.</p> 
<p>La trasmissione della fede, in tale contesto, passa necessariamente attraverso l’incontro con persone e comunit&agrave; che esprimono la gioia della fede cristiana e la coerenza di uno stile di vita evangelico. Non &egrave; certo annacquando i contenuti e ammorbidendo le esigenze che si pu&ograve; rendere attraente il cristianesimo, ma testimoniando con umilt&agrave; e coraggio “la via, la verit&agrave; e la vita” che ha convertito e santificato tante persone. Come affermava <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/benedetto-xvi.html">Benedetto XVI</a>: &laquo;Ci&ograve; di cui abbiamo bisogno in questo momento della storia sono uomini che, attraverso una fede illuminata e vissuta, rendano Dio credibile in questo mondo. […] Abbiamo bisogno di uomini che tengano lo sguardo dritto verso Dio, imparando da l&igrave; la vera umanit&agrave;. Abbiamo bisogno di uomini il cui intelletto sia illuminato dalla luce di Dio e a cui Dio apra il cuore, in modo che il loro intelletto possa parlare all'intelletto degli altri e il loro cuore possa aprire il cuore degli altri. Soltanto attraverso uomini che sono toccati da Dio, Dio pu&ograve; far ritorno presso gli uomini&raquo; (<i>L’Europa di Benedetto nella crisi delle culture</i>, Siena 2005, 63-64). La santit&agrave; della vita, pertanto, rimane sempre la forma pi&ugrave; convincente della bellezza della fede cristiana che supera i tempi e si propone ad ogni cultura.</p> 
<p>Vorrei anche dirvi una parola riguardo alla catechesi, che qualifica in modo determinante la vita della Chiesa nel suo impegno formativo e di trasmissione della fede. Un’attenzione peculiare &egrave; dovuta nei confronti dei catecumeni, che in numero sempre pi&ugrave; significativo chiedono il Battesimo. Il gioioso servizio della comunit&agrave; nell’accogliere e accompagnare i catecumeni non pu&ograve; concludersi con la celebrazione del Sacramento. Altrettanta responsabilit&agrave; richiede il compito successivo, quello cio&egrave; di offrire un ambiente nel quale trovino riscontro le attese che hanno portato ad aderire a Cristo e alla sua Chiesa. Il dovere di mantenere viva la scelta di fede compiuta con il Battesimo comporta, in particolare per le comunit&agrave; parrocchiali, l’esigenza di tendere sempre alla misura alta della vita cristiana (cfr S. Giovanni Paolo II, Lett. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_letters/2001/documents/hf_jp-ii_apl_20010106_novo-millennio-ineunte.html">Novo millennio ineunte</a></i>, 31), per assicurare ai nuovi battezzati uno spazio di crescita coerente, frutto di relazioni interpersonali vissute nell’amore e nel servizio reciproco.</p> 
<p>Simile cura va riservata ai ragazzi e alle ragazze che ricevono il sacramento della Confermazione. Incoraggio le molteplici iniziative che li accompagnano nel proseguimento del cammino di fede per la loro crescita umana e cristiana. Tali proposte vengono rese veramente efficaci dall’attenzione rivolta ad ognuno di essi personalmente, riflesso dell’amore unico e personale del Signore.</p> 
<p>Carissimi, vi ringrazio per il vostro servizio al mio ministero e a tutta la Chiesa e, affidandovi alla Vergine Maria, perfetta discepola e missionaria del Vangelo, vi accompagno con la mia benedizione. Grazie!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Chirografo del Santo Padre per l’istituzione della Commissione di indirizzo e vigilanza sulla Fondazione “Casa Sollievo della Sofferenza - Opera di San Pio da Pietrelcina, O.F.M. Cap.” (27 maggio 2026)]]></title><pubDate>Wed, 27 May 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/letters/2026/documents/20260527-chirografo-la-testimonianza.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/letters/2026/documents/20260527-chirografo-la-testimonianza.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 27 May 2026 12:36:52 +0200 --> <p>La testimonianza della Sede Apostolica nell’accogliere l’esortazione a guarire ogni sorta di malattia e di infermit&agrave;, che &egrave; parte cos&igrave; importante della missione affidata al Collegio Episcopale (<i>Mt</i>. 10,1), si &egrave;, per lunga tradizione, manifestata anche nell’includere tra le Istituzioni che ad Essa fanno riferimento e per le quali ha particolare attenzione, gestendole direttamente, le iniziative sorte nella Chiesa a sostegno di coloro che soffrono e a quanti se ne prendono cura, e che in quest’ambito prestano opere di carit&agrave; sia spirituale sia temporale (<a href="https://www.vatican.va/archive/cod-iuris-canonici/ita/documents/cic_libroI_113-123_it.html#CAPITOLO_II_(Cann._113_-_123)">114, &sect;2 CIC</a>).</p> 
<p>Tra queste Istituzioni di cui la Sede Apostolica ha assunto la responsabilit&agrave; e cura dirette, vi &egrave; l’Opera fondata da San Pio da Pietrelcina, eretta in Fondazione con la denominazione “Casa Sollievo della Sofferenza – Opera di San Pio da Pietrelcina, O.F.M. Cap.” (di seguito anche la “Fondazione”) con lo scopo di dare ospitalit&agrave;, assistenza e cura agli ammalati, ai pellegrini e ai loro familiari, ispirandosi alla spiritualit&agrave; e alla figura del Santo fondatore.</p> 
<p>L’evoluzione dei tempi, della tecnica, del diritto e dell’economia pone la Missione della Chiesa di fronte alla sfida del rinnovamento continuo, in particolare in quei settori, come l’assistenza sanitaria e la cura degli infermi, che richiedono importanti investimenti e una prudente gestione degli stessi, anche mediante il supporto dei fedeli e di quelle istituzioni, pubbliche e private, che, condividendo la Missione della Chiesa e la Sua Dottrina, vengano in supporto della stessa o decidano di parteciparvi con apporti personali e materiali.</p> 
<p>Al fine di affrontare e raccogliere questa sfida, sentito il parere di esperti e altri collaboratori, con il presente Chirografo istituisco una Commissione di Indirizzo e Vigilanza sulla Fondazione “Casa Sollievo della Sofferenza – Opera di San Pio da Pietrelcina, O.F.M. Cap.”, con il compito di analizzare la situazione attuale della Fondazione, individuare le migliori soluzioni per una sempre maggiore efficienza, efficacia e sostenibilit&agrave; nel tempo della sua opera e della sua missione e per dare concreta attuazione alle soluzioni cos&igrave; individuate.</p> 
<p style="text-align: center;"><b>A tal fine, con il presente Chirografo,</b></p> 
<p style="text-align: center;"><b>dispongo quanto segue</b></p> 
<p><b>1.</b>&nbsp;&Egrave; istituita la Commissione di Indirizzo e Vigilanza sulla Fondazione “Casa Sollievo della Sofferenza – Opera di San Pio da Pietrelcina, O.F.M. Cap. (di seguito anche la “Commissione”).</p> 
<p><b>2.</b>&nbsp;La Commissione ha il compito di</p> 
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;i. analizzare l’attuale situazione economica, patrimoniale, operativa e gestionale delle attivit&agrave; della Fondazione;</p> 
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ii. individuare e sottoporre le soluzioni che, in base all’analisi svolta, consentano di migliorare l’efficacia, l’efficienza e la sostenibilit&agrave; dell’attivit&agrave; della Fondazione, sia nel breve sia nel lungo periodo;</p> 
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; iii. dare esecuzione e portare a compimento le soluzioni cos&igrave; individuate.</p> 
<p><b>3.</b>&nbsp;La Commissione &egrave; dotata di poteri e facolt&agrave; adeguati allo svolgimento delle proprie funzioni e finalit&agrave; istituzionali entro i limiti stabiliti dal presente Chirografo e dalle norme proprie della Santa Sede e di quelle rilevanti poste dall’ordinamento italiano nel quale la Fondazione opera.</p> 
<p>In particolare:</p> 
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;i. la Commissione approva le modifiche dello Statuto e dei Regolamenti della Fondazione al fine di adeguarli al presente Chirografo e di dare esecuzione e portare a compimento le soluzioni di cui al &sect;2;</p> 
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ii.&nbsp; &egrave; attribuito alla Commissione il potere, anche in sostituzione degli organi statutari della Fondazione, di adottare le delibere e gli altri atti, negozi e contratti, di ordinaria e straordinaria amministrazione, necessari a dare esecuzione e portare a compimento le soluzioni di cui al &sect;2 e quegli altri atti e delibere che si rendessero <i>medio tempore</i> e ancor prima prodromici o necessari ovvero avessero le caratteristiche di indifferibilit&agrave; e urgenza. Le delibere cos&igrave; adottate dalla Commissione sono vincolanti per la Fondazione, gli organi statutari della stessa e per quanti vi prestano servizio;</p> 
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; iii. nei limiti dei compiti e dei poteri attribuiti dal presente Chirografo alla Commissione e delle delibere da questa adottate, &egrave; attribuita al Presidente della Commissione la rappresentanza, quale procuratore speciale, della Fondazione, anche presso le amministrazioni pubbliche italiane, potendo questi provvedere a quanto necessario a rendere efficaci e pienamente operativi nell’ordinamento italiano i poteri e la rappresentanza attribuiti con il presente Chirografo alla Commissione e al suo Presidente e le altre delibere adottate dalla Commissione;</p> 
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; iv. la Commissione, per l’esercizio delle proprie funzioni, pu&ograve; avvalersi di consulenti e collaboratori esterni, scelti fra persone e enti di comprovata competenza e adeguata esperienza nel gestire attivit&agrave; similari a quelle decise dalla Commissione;</p> 
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;v. la Commissione, entro i limiti stabiliti dal presente Chirografo e dalle norme proprie della Santa Sede e di quelle rilevanti poste dall’ordinamento italiano, ha diritto di accedere e acquisire, tutti i dati, documenti e informazioni relativi alla Fondazione e alla sua attivit&agrave; detenuti dalla Fondazione medesima, dai consulenti di questa o da altri Enti della Santa Sede o della Chiesa;</p> 
<p>&nbsp;&nbsp; vi. per quanto ritenuto utile, la Commissione si serve della sollecita collaborazione degli organi statutari della Fondazione, nonch&eacute; del suo intero personale. Le Istituzioni Curiali, gli altri Enti collegati alla Santa Sede e il Governatorato dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano, collaborano ciascuno per quanto di competenza, con la Commissione, a richiesta di essa.</p> 
<p><b>4.</b>&nbsp;Per dare esecuzione e portare a compimento le soluzioni di cui al &sect;2, la Commissione, in deroga alla normativa vigente e senza dover richiedere autorizzazione alcuna, ha la piena capacit&agrave; di compiere i necessari atti di ordinaria e straordinaria amministrazione. La Commissione deve a Noi riferire regolarmente sulle proprie attivit&agrave; e decisioni, e comunque prima di adottare atti di particolare importanza o che abbiano decisiva e significativa incidenza sul patrimonio della Fondazione ovvero che ne modifichino lo Statuto.</p> 
<p><b>5.</b>&nbsp;La Commissione &egrave; composta dal suo Presidente e da altri quattro membri, di cui un Coordinatore che ha poteri delegati dalla Commissione per l’esecuzione delle decisioni assunte, la gestione operativa di tutta l’attivit&agrave; della Commissione e il coordinamento dei tecnici e dei consulenti. Le decisioni della Commissione sono assunte a maggioranza dei suoi componenti.</p> 
<p><b>6.</b>&nbsp;Le sedute della Commissione sono convocate dal suo Presidente, che ne stabilisce l’ordine del giorno, e possono tenersi anche mediante collegamento a distanza. Delle sedute della Commissione &egrave; redatto processo verbale sottoscritto per la sua validit&agrave; dal Presidente e dal Segretario e dal quale constano anche le delibere adottate.</p> 
<p><b>7.</b>&nbsp;La Commissione nomina un Segretario che pu&ograve; essere anche un soggetto esterno alla stessa. Il Segretario, se esterno alla stessa, partecipa alle sedute della Commissione senza diritto di voto.</p> 
<p><b>8.</b>&nbsp;La Commissione si avvale di un Comitato di tecnici ed esperti in materie giuridiche ed economiche con funzioni consultive. I componenti del Comitato tecnico partecipano alle sedute della Commissione senza diritto di voto. La Commissione tiene conto delle indicazioni dei componenti del Comitato e ne d&agrave; atto a verbale.</p> 
<p><b>9.</b>&nbsp;Nomino Presidente della Commissione il dott. Maximino Caballero Ledo, Coordinatore della Commissione il dott. Fabio Gasperini e membri della stessa S.E. Mons. Paolo Rudelli, S.E. Mons. Giordano Piccinotti, S.E. Mons. Giorgio Ferretti e nomino nel Comitato Tecnico il dott. Benjam&iacute;n Est&eacute;vez de Cominges, il dott. Gino Gumirato, l’Avv. Alessandro Ela Oyana.</p> 
<p><b>10.</b>&nbsp;La Commissione &egrave; istituita dalla data del presente Chirografo. Essa sar&agrave; sciolta, esaurito il suo compito, su Nostra disposizione.</p> 
<p>Dispongo che quanto stabilito abbia immediato, pieno e stabile valore, nonostante qualunque disposizione in contrario anche degna di particolare menzione.</p> 
<p>Ordino che il presente Chirografo sia promulgato tramite pubblicazione su&nbsp;<i>L’Osservatore Romano</i>, entrando immediatamente in vigore, e quindi pubblicato nel commentario ufficiale degli&nbsp;<i>Acta Apostolicae Sedis</i>.</p> 
<p><i>Dato in Vaticano il 27 maggio dell’anno 2026, secondo del Pontificato.</i></p> 
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p> 
<p style="text-align: center;">LEONE PP. XIV</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Udienza Generale del 27 maggio 2026 - I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione Sacrosanctum Concilium. 2. <i>La riforma della liturgia: tradizione e sviluppo</i>]]></title><pubDate>Wed, 27 May 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260527-udienza-generale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260527-udienza-generale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 28 May 2026 13:36:51 +0200 --> <p><b>I Documenti del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>. II. Costituzione <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html"><i>Sacrosanctum Concilium</i></a>. 2.<i>&nbsp;La riforma della liturgia: tradizione e sviluppo</i></b></p> 
<p style="font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12px;">&nbsp;</p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!</i></p> 
<p>Nell’Enciclica <i><a href="https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/encyclicals/documents/hf_p-xii_enc_20111947_mediator-dei.html">Mediator Dei</a></i>, Venerabile <a href="https://www.vatican.va/content/pius-xii/it.html">Pio XII</a> scrive che &laquo;la Chiesa &egrave; un organismo vivente, e perci&ograve;, anche per quel che riguarda la sacra liturgia, ferma restando l’integrit&agrave; del suo insegnamento, cresce e si sviluppa, adattandosi e conformandosi alle circostanze e alle esigenze che si verificano nel corso del tempo&raquo;&nbsp;(I,V).</p> 
<p>In piena continuit&agrave; con questo principio, il&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a> nel Proemio della Costituzione <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html">Sacrosanctum Concilium</a></i>&nbsp;(<i>SC</i>) riconosce come &laquo;suo dovere interessarsi in modo speciale anche della riforma e della promozione della liturgia&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html">n. 1</a>). L’assise conciliare era stata riunita, infatti, con lo scopo &laquo;di far crescere sempre pi&ugrave; la vita cristiana tra i fedeli, di meglio adattare alle esigenze del nostro tempo quelle istituzioni che sono soggette a mutamenti, di favorire tutto ci&ograve; che pu&ograve; contribuire all’unione di tutti i credenti in Cristo e di rinvigorire ci&ograve; che giova a chiamare tutti nel seno della Chiesa&raquo;&nbsp;(<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html">ibid</a>.).</p> 
<p>In quel momento storico si avvertiva fortemente la necessit&agrave; di un rinnovamento delle forme rituali, mediante le quali da secoli la Chiesa aveva realizzato la glorificazione di Dio e la santificazione del popolo cristiano. Grazie al Movimento liturgico era maturata la convinzione, espressa in seguito da <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">San Giovanni Paolo II</a>, che &laquo;esiste un legame strettissimo e organico tra il rinnovamento della liturgia e il rinnovamento di tutta la vita della Chiesa. La Chiesa non solo agisce, ma si esprime anche nella liturgia e dalla liturgia attinge le forze per la vita&raquo; (Lett. <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/letters/1980/documents/hf_jp-ii_let_19800224_dominicae-cenae.html">Dominicae Cenae</a></i>, 13).</p> 
<p>Per favorire l’accesso dei fedeli alla ricchezza dei doni di grazia dispensati dalla sacra liturgia, la Costituzione <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html">Sacrosanctum Concilium</a></i>&nbsp;indica dunque con una formula molto efficace la direzione da seguire: &laquo;conservare la sana tradizione e aprire a un legittimo progresso&raquo;&nbsp;(<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#23">SC</a></i>, 23).</p> 
<p>Papa <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it.html">Benedetto XVI</a> ha colto in questa dichiarazione d’intenti il &laquo;programma di riforma&raquo;&nbsp;dei Padri conciliari,<i> </i>&laquo;in equilibrio con la grande tradizione liturgica del passato e il futuro&raquo;, notando come &laquo;non poche volte si contrappone in modo maldestro tradizione e progresso&raquo;, mentre, &laquo;in realt&agrave;, i due concetti si integrano: la tradizione include essa stessa in qualche modo il progresso. Come a dire che il fiume della tradizione porta in s&eacute; anche la sua sorgente e tende verso la foce&raquo;&nbsp;(<i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2011/may/documents/hf_ben-xvi_spe_20110506_sant-anselmo.html">Discorso ai partecipanti al Convegno nel 50&deg; anniversario di fondazione del Pontificio Istituto Liturgico Sant’Anselmo</a></i>, 6 maggio 2011).</p> 
<p>Il Concilio afferma la legittimit&agrave; di tale progresso radicato nell’autentica Tradizione, distinguendo all’interno della liturgia &laquo;una parte immutabile, perch&eacute; di istituzione divina&raquo;, da &laquo;parti suscettibili di cambiamento, che nel corso dei tempi possono o anche devono variare, qualora in esse si fossero insinuati elementi meno rispondenti all’intima natura della stessa liturgia, o si fossero rese meno opportune&raquo;&nbsp;(<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#21">SC</a></i>, 21). Mutamenti di questo genere sono avvenuti costantemente lungo i secoli al fine di consentire ai fedeli una fruttuosa partecipazione, per mezzo delle azioni rituali, al mistero pasquale di Cristo, fondamento della fede cristiana. Il culto della Chiesa si &egrave; dunque “incarnato” nelle forme culturali di ciascuna epoca ed &egrave; stato capace di influire su di esse e addirittura di trasformarle. La liturgia &egrave; stata cos&igrave;, per secoli, un motore di evangelizzazione. Oggi occorre rinnovare questa energia in continuit&agrave; con l’autentica e viva tradizione cattolica, cio&egrave; secondo una dinamica volta a introdurre i credenti alla pienezza della verit&agrave;.</p> 
<p>Si comprende allora perch&eacute; i Padri conciliari abbiano raccomandato che la revisione dei riti, quando corrisponde a &laquo;una vera e accertata utilit&agrave; della Chiesa&raquo;, sia sempre compiuta &laquo;con l’avvertenza che le nuove forme in qualche modo scaturiscano organicamente da quelle esistenti&raquo;&nbsp;(<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#23">SC</a></i>, 23). Per il bene di tutta la Chiesa, ogni riforma dev’essere sempre &laquo;preceduta da un’accurata ricerca teologica, storica e pastorale&raquo; (ibid.). Il Magistero conciliare, in questo modo, invita a evitare il disorientamento dei fedeli, dissuadendo chiunque dall’aggiungere o togliere o modificare qualcosa, in materia liturgica, di propria iniziativa (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#22">SC</a></i>, 22). Il progresso evocato dalla Costituzione conciliare non compromette affatto la comunione ecclesiale: intende piuttosto confermarla e favorirla.</p> 
<p>Esorto pertanto tutti coloro che sono chiamati a preparare la celebrazione dei divini misteri, in particolare i sacerdoti che esercitano il ministero della presidenza liturgica, a custodire sempre quel rispetto dei testi e degli ordinamenti della liturgia che nasce dall’atteggiamento interiore di disponibilit&agrave; e di affidamento a Dio, manifestando umilt&agrave; davanti alla sua grandezza e fedelt&agrave; sincera alla comunione ecclesiale.</p> 
<p>____________________</p> 
<p><b>Saluti</b></p> 
<p>Je salue cordialement les personnes de langue fran&ccedil;aise, en particulier les p&egrave;lerins venus du Liban et de France. Fr&egrave;res et sœurs, invoquons l’Esprit Saint pour qu’un renouveau liturgique, fid&egrave;le &agrave; la Tradition authentique, consolide la communion eccl&eacute;siale et la pleine participation des fid&egrave;les. Que Dieu vous b&eacute;nisse&nbsp;!&nbsp;</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i fedeli di lingua francese, in particolare i pellegrini provenienti dal Libano e dalla Francia.&nbsp;Fratelli e sorelle, invochiamo lo Spirito Santo affinch&eacute; un rinnovamento liturgico, fedele all’autentica Tradizione, rafforzi la comunione ecclesiale e la piena partecipazione dei fedeli.&nbsp;Dio vi benedica!</i>]</p> 
<p>I greet the English speaking pilgrims and visitors taking part in today’s audience, in particular the groups from England, Ireland, Cameroon, Kenya and Nigeria, India, Pakistan, the Philippines, South Korea, Canada and the United States of America.&nbsp; May the peace of God guard your minds and your hearts that you may know the love of Jesus Christ and joyfully share it with others.&nbsp; God bless you!</p> 
<p>Einen herzlichen Gru&szlig; &nbsp;an die Pilger deutscher Sprache. Der Heilige Geist helfe uns, gl&auml;ubig und and&auml;chtig an der heiligen Liturgie teilzunehmen, damit wir Christus immer mehr gleichgestaltet werden und durch ihn den einen und dreifaltigen Gott verherrlichen.</p> 
<p>[<i>Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua tedesca. Lo Spirito Santo ci aiuti a partecipare con fede e devozione alla Sacra Liturgia per conformarci sempre pi&ugrave; a Cristo e, per mezzo di lui, glorificare il Dio uno e trino</i>.]</p> 
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua espa&ntilde;ola. Que la liturgia, que nos ayuda a la glorificaci&oacute;n del Se&ntilde;or y a nuestra propia santificaci&oacute;n, sea siempre valorada y respetada por todos, sobretodo en la celebraci&oacute;n de los sagrados misterios. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.</p> 
<p>我向讲中文的人们致以诚挚的问候。亲爱的弟兄姐妹们，愿圣神在每天的生活中引领你们，使你们在爱中臻于完美，且在教会的共融中守护你们。我衷心地降福你们！</p> 
<p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, lo Spirito Santo vi guidi nella vita di ogni giorno, vi renda perfetti nell’amore e vi custodisca nella comunione della Chiesa. Vi benedico di cuore</i>.]</p> 
<p>Queridos irm&atilde;os e irm&atilde;s de l&iacute;ngua portuguesa, bem-vindos! Unidos a Maria, M&atilde;e da Igreja, mantenhamo-nos perseverantes e unidos na ora&ccedil;&atilde;o, e transmitamos a todos a esperan&ccedil;a e a consola&ccedil;&atilde;o do Evangelho. Que o Senhor vos aben&ccedil;oe, a v&oacute;s e &agrave;s vossas fam&iacute;lias!</p> 
<p>[<i>Cari fratelli e sorelle di lingua portoghese, benvenuti! Insieme a Maria, Madre della Chiesa, rimaniamo perseveranti e concordi nella preghiera, e trasmettiamo a tutti la speranza e la consolazione del Vangelo. Il Signore benedica voi e le vostre famiglie!</i>]</p> 
<p><span class="arabic">أُحيِّي المُؤمِنِينَ النَّاطِقِينَ باللُغَةِ العَرَبِيَّة، وخاصَّةً القادِمينَ مِن لبنان. مَريَمُ أُمُّنا حاضِرَةٌ مَعَنا دائِمًا، وتُصَلِّي مِن أَجلِنا، وتَهتَمُّ بِنا بِمَحَبَّةٍ والِدِيَّة. بارَكَكُم الرَّبُّ جَميعًا وَحَماكُم دائِمًا مِن كلِّ شَرّ!</span></p> 
<p>[<i>Saluto i fedeli di lingua araba, in particolare quelli provenienti dal Libano. Maria, Nostra Madre, &egrave; sempre presente con noi, prega per noi e si prende cura di noi con amore materno. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!</i>]</p> 
<p>Pozdrawiam serdecznie Polak&oacute;w. Wczoraj obchodziliście Dzień Matki. Dziękuję wszystkim mamom, kt&oacute;re z wielkodusznością przekazały dar życia i troszczą się o swoje dzieci, ucząc je miłości do Boga i bliźniego. Niech Święta Boża Rodzicielka wyprasza im łaskę trwałej więzi z Jezusem. Z Jej pomocą chrońcie w Waszej Ojczyźnie życie każdego człowieka – od poczęcia do naturalnej śmierci. Wszystkich was błogosławię!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i polacchi. Ieri avete celebrato la Festa della Mamma. Ringrazio tutte le madri che con generosit&agrave; hanno trasmesso il dono della vita e si prendono cura dei propri figli, insegnando loro l’amore per Dio e per il prossimo. La Santa Madre di Dio interceda per loro affinch&eacute; ottengano la grazia di un legame duraturo con Ges&ugrave;. Con il Suo aiuto, proteggete nella vostra Patria la vita di ogni persona – dal concepimento alla morte naturale. Vi benedico tutti.</i>]</p> 
<p style="text-align: center;">___________________________</p> 
<p style="text-align: center;"><b>APPELLO</b></p> 
<p>Seguo con preoccupazione la guerra in Ucraina, che conosce in questi giorni una forte intensificazione. Desidero esprimere la mia vicinanza a quanti soffrono a causa dei recenti attacchi, compiuti anche contro civili.</p> 
<p>La guerra non risolve i problemi, ma li aggrava; non costruisce sicurezza, ma moltiplica la sofferenza e l’odio. Dove cadono missili e droni, cadono anche le speranze, si distruggono case e luoghi di preghiera, si spezzano vite innocenti.</p> 
<p>Affido tutti i popoli feriti dalla guerra alla protezione della Vergine Maria, Regina della Pace.</p> 
<p style="text-align: center;">* * *</p> 
<p>Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto le persone consacrate presenti a questa Udienza: le Religiose dell’Unione Superiore Maggiori d’Italia, le Suore di San Paolo di Chartres, le Terziarie Cappuccine della Sacra Famiglia, le Orsoline Missionarie del Sacro Cuore, i Fratelli Maristi. A ciascuno auguro di ravvivare il fervore della consacrazione e di dare nuovo impulso alla missione delle rispettive comunit&agrave;</p> 
<p>Accolgo con affetto i Seminaristi del Seminario Regionale Pugliese, i partecipanti al campionato mariano festa dei popoli di Orte Scalo, la Confraternita del Beato Angelo da Furci: tutti incoraggio ad essere testimoni di autentica vita cristiana e di solidale apertura verso gli altri.</p> 
<p>Mi rivolgo, infine, ai&nbsp;giovani, ai&nbsp;malati&nbsp;e agli&nbsp;sposi novelli. Il vostro pellegrinaggio a Roma, e in particolare alle tombe degli Apostoli rinvigorisca la vostra fede in Cristo: sia Egli la luce e la via per la vostra esistenza.</p> 
<p>A tutti la mia benedizione!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Promulgazione della Lettera Enciclica “Magnifica Humanitas” (25 maggio 2026)]]></title><pubDate>Mon, 25 May 2026 11:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260525-presentazione-enciclica.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260525-presentazione-enciclica.html</guid><description><![CDATA[<!-- Tue, 26 May 2026 11:40:10 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>desidero ringraziare tutti voi per essere qui oggi, per il vostro interesse.</p> 
<p>Ringrazio di cuore coloro che hanno organizzato l’incontro odierno, e in particolare coloro che hanno condiviso la loro competenza e la loro esperienza nelle diverse relazioni che abbiamo ascoltato.</p> 
<p>In modo particolare desidero ringraziare il signor Olah per avere accettato il nostro invito. A mia volta, a nome della Chiesa, accetto il suo invito a camminare insieme, ad ascoltare e a parlare insieme per trovare il cammino per l’umanit&agrave; in questo tempo dell’intelligenza artificiale.</p> 
<p>Che grande segno di speranza il fatto che, con le nostre differenze, possiamo ascoltarci gli uni gli altri. Questo scambio indica chiaramente la gravit&agrave; del momento, nonch&eacute; la convinzione che, insieme, possiamo discernere le questioni pi&ugrave; importanti del nostro tempo e, quindi, il futuro dell’umanit&agrave;.</p> 
<p>Nei momenti chiave della storia, la Chiesa &egrave; chiamata a decifrare “cose nuove” alla luce del Vangelo e della dignit&agrave; della persona. 135 anni fa, il mio venerabile predecessore <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it.html">Leone XIII</a> osserv&ograve; la situazione degli operai, le loro famiglie sradicate e le nuove forme di povert&agrave; generate dalla rapida trasformazione industriale. Comprese che la Chiesa non poteva restare distante. In un momento di svolta epocale che minacciava la dignit&agrave; umana, l’enciclica <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum.html">Rerum novarum</a></i> espresse il suo messaggio evangelico e sociale sulle “cose nuove” che erano in corso.</p> 
<p>Oggi ci troviamo di fronte a una trasformazione di dimensioni simili, con conseguenze forse perfino pi&ugrave; grandi. L’intelligenza artificiale tocca gi&agrave; molti ambiti della nostra vita e incide su decisioni che modellano la coesistenza umana. Sta anche cambiando in modo drammatico il modo in cui viene condotta la guerra.</p> 
<p>Come il “Leone” precedente, mi sento chiamato a guardare a un’altra grande trasformazione con gli occhi della fede, con la lucidit&agrave; della ragione, con apertura al mistero e con le grida dei poveri della terra che risuonano nel mio cuore.</p> 
<p><i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a> </i>&egrave; nata dall’ascoltare come fece <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it.html">Leone XIII</a>. Ho ascoltato scienziati e ingegneri che lavorano con sincero entusiasmo su tecnologie capaci di alleviare immense sofferenze; leader politici e funzionari pubblici che hanno cercato con tenacia norme eque; genitori e insegnanti profondamente preoccupati del futuro delle generazioni pi&ugrave; giovani.</p> 
<p>Mi sono giunte anche altre voci molto preoccupanti, riguardo a sistemi d’armi sempre pi&ugrave; autonomi, che praticamente nessun uomo e nessun governo pu&ograve; davvero controllare. Sento racconti molto preoccupanti di algoritmi che possono bloccare l’accesso alle cure sanitarie, al lavoro e alla sicurezza sulla base di dati inquinati da pregiudizi e ingiustizia. E ho sentito il silenzio di coloro che non hanno voce quando vengono prese le decisioni, decisioni che rischiano di generare nuove forme di esclusione e di sofferenza.</p> 
<p>Da questo ascolto &egrave; maturata una convinzione allarmante espressa in <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a>:</i> l’intelligenza artificiale deve essere disarmata. Si tratta di una parola forte, lo so, ma &egrave; stata scelta volutamente perch&eacute; questo momento ha bisogno di parole capaci di attirare attenzione, risvegliare coscienze e indicare la strada da seguire per l’umanit&agrave;.</p> 
<p>La Chiesa si adopera da molto tempo per il disarmo nucleare, consapevole che ogni grande potere tecnologico pu&ograve; incidere sulla vita delle persone e quindi deve essere accompagnato da un discernimento morale e un controllo pubblico adeguati. Il disarmo nucleare continua a essere un servizio alla pace e alla dignit&agrave; della famiglia umana.</p> 
<p>In modo analogo, l’intelligenza artificiale esige ora di essere “disarmata”, liberata dalle logiche che la trasformano in uno strumento di dominazione, esclusione e morte. Come l’energia nucleare, deve essere al servizio di tutti e del bene comune. Le decisioni riguardanti la tecnologia non devono mai essere separate dalla coscienza e dalla responsabilit&agrave;. “Non dormiamo dunque come gli altri”, ammoniva l’apostolo Paolo, “ma vigiliamo” (<i>1 Ts</i> 5, 6). Questa vigilanza &egrave; necessaria oggi. La pace non &egrave; soltanto assenza di guerra, ma &egrave; giustizia in azione. Tuttavia, quando la tecnologia indebolisce il nostro senso critico, la pace stessa &egrave; a rischio.</p> 
<p>Disarmare, per&ograve;, non basta. Dobbiamo costruire.</p> 
<p>La parola “costruire” mi ricorda gli anni trascorsi in Per&uacute; come missionario. Nel 2017, il nord del Paese fu colpito da piogge torrenziali e alluvioni: molte famiglie videro inghiottire dal fango le loro case, e anche molte strade. L&igrave; ho imparato che ricostruire non significa semplicemente sostituire ci&ograve; che &egrave; stato distrutto. Significa riparare legami, ripristinare fiducia e risvegliare la speranza nel futuro. Inoltre, nessuno ricostruisce da solo.</p> 
<p>In <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i> ricordo il profeta biblico Neemia. Davanti alle rovine delle mura di Gerusalemme, egli riunisce le persone scoraggiate per dare vita a una rinascita. L’immagine delle mura non legittima chiusure o divisioni, ma invita tutti e ciascuno a fare la propria parte. Mattone dopo mattone prende forma una coesistenza pi&ugrave; giusta, capace di salvaguardare la dignit&agrave; di tutti. Lo sforzo di Neemia parla al tempo presente. L’intelligenza artificiale pu&ograve; essere un cantiere della storia all’interno di un orizzonte di comunione, nel quale il progresso tecnico impara a servire la vita umana.</p> 
<p>&laquo;Ma ciascuno stia attento a come costruisce!&raquo; (<i>1 Cor</i> 3, 10) avverte san Paolo. Egli non teme il cantiere; piuttosto mette in guardia dal costruire senza solide fondamenta. Non abbiamo paura dell’intelligenza artificiale, ma continuiamo a mantenere viva la questione dell’umano. Non possiamo essere negligenti nell’uso dei nostri strumenti tecnici pi&ugrave; potenti.</p> 
<p>Il vero sviluppo, afferma <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it.html">san Paolo VI</a>, riguarda sempre &laquo;ogni uomo e tutto l’uomo&raquo;. “Ogni” significa che nessuna persona pu&ograve; essere lasciata ai margini della trasformazione digitale. “Tutto” significa che nessuno pu&ograve; essere ridotto alla produttivit&agrave;, alle prestazioni cognitive o a semplici dati. Ogni persona reca in s&eacute; una libert&agrave;, un’interiorit&agrave; e una vocazione all’amore e all’adorazione che nessuna macchina pu&ograve; sostituire o fermare.</p> 
<p>Solo con questa visione integrale l’intelligenza artificiale potr&agrave; essere diretta al bene comune. Solo insieme — coloro che progettano i sistemi e coloro che ne subiscono gli effetti, i Paesi pi&ugrave; ricchi e quelli pi&ugrave; poveri, le istituzioni e gli individui, i centri di potere e le periferie — riusciremo a costruire un futuro non per pochi privilegiati, ma per l’intera famiglia umana.</p> 
<p>&Egrave; questa la civilt&agrave; dell’amore di cui parlava <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it.html">san Paolo VI</a> e che <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">san Giovanni Paolo II</a> ha indicato con tanta forza come orizzonte da cercare insieme. Non &egrave; un sogno ingenuo. &Egrave; una direzione. &Egrave; il cammino che Ges&ugrave; Cristo apre nella storia.</p> 
<p>Per questa ragione, la Chiesa desidera, con umilt&agrave; e franchezza, essere parte delle conversazioni sull’intelligenza artificiale. Non possediamo risposte tecniche, ne cerchiamo di sostituirci a coloro che possiedono competenze. Ma portiamo una saggezza riguardante l’umano di cui il tempo presente ha un disperato bisogno: ogni persona &egrave; unica e insostituibile, un soggetto libero e intelligente dotato di coscienza, capace di cercare Dio, di servire l’altro e di prendersi cura della nostra casa comune.</p> 
<p>Pertanto, invito tutti i membri della Chiesa e della famiglia umana: impariamo ad ascoltarci a vicenda, ad affrontare le sfide presenti con coraggio e a cooperare nel costruire una societ&agrave; pi&ugrave; umana e fraterna.</p> 
<p>Da questa presentazione di <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i> per favore portate con voi l’impegno a rimanere vigili e, come “artigiani di speranza”, a continuare a costruire il cantiere del nostro tempo. Che lo Spirito del Signore Risorto Ges&ugrave; sostenga il nostro lavoro insieme.</p> 
<p>Affido ognuno di voi a nostra Madre Maria. Il suo <i>Magnificat</i> canta la grandezza di Dio, che innalza gli umili. Possa ella insegnarci a riconoscere la vera grandezza di ogni uomo e di ogni donna nell’amore e nel servizio. Dio Onnipotente renda feconda la grande impresa che oggi affidiamo alla sua grazia, facendo maturare nella storia la civilt&agrave; dell’amore.</p> 
<p>Su tutti voi invoco di cuore la benedizione di Dio.</p> 
<p>[<i>Benedizione</i>]</p> 
<p>Grazie.</p> 
<p>____________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-05/quo-117/disarmare-l-intelligenza-artificiale-per-costruire-la-comunione.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 117, luned&igrave; 25 maggio 2026, pp. 2-3.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Membri dell'Intergruppo Demografia del Parlamento Europeo (25 maggio 2026)]]></title><pubDate>Mon, 25 May 2026 11:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260525-intergruppo-demografia.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260525-intergruppo-demografia.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 25 May 2026 16:40:06 +0200 --> <p>Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi.<br /> &nbsp;</p> 
<p><i>Buongiorno a tutti,<br /> e benvenuti!</i></p> 
<p>Sono lieto di dare il benvenuto a voi, Membri dell’Intergruppo del Parlamento Europeo sulla demografia, insieme al Commissario Europeo per il Mediterraneo, il Ministro italiano per la famiglia, la natalit&agrave; e le pari opportunit&agrave; e il Rappresentante speciale dell’OSCE per i Cambiamenti Demografici e la Sicurezza, in occasione della vostra Conferenza sulla famiglia e la demografia.</p> 
<p>Come rappresentanti dei vostri rispettivi popoli, rispecchiando una pluralit&agrave; di opinioni politiche negli Stati Membri dell’Unione Europea, la vostra attenzione alla questione demografica del continente &egrave; certamente opportuna, poich&eacute; questa materia rappresenta una sfida urgente con implicazioni pratiche per milioni di persone e per le loro famiglie &laquo;in quello che sta diventando il vecchio Continente non pi&ugrave; per la sua gloriosa storia, ma per la sua et&agrave; avanzata&raquo;, come ha spesso sottolineato <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2021/may/documents/papa-francesco_20210514_statigenerali-natalita.html">Discorso all’apertura degli Stati Generali della Natalit&agrave;</a></i>, 14 maggio 2021). I problemi risultanti da una demografia a crescita zero sono molteplici e complessi e includono, non ultimo, la pandemia della solitudine. Inoltre, i dati demografici non sono soltanto statistiche, ma parlano di paternit&agrave;, maternit&agrave; e figli. E i figli sono il futuro! Tuttavia, parlare del futuro indica uno sviluppo integrale e sostenibile, che &egrave; seriamente ostacolato senza solidariet&agrave; tra generazioni (cfr. <a href="https://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html#c)%20Solidariet%C3%A0%20e%20crescita%20comune%20degli%20uomini"><i>Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa</i>, n. 195</a>). Purtroppo, questa solidariet&agrave; richiede un equilibrio intergenerazionale che in Europa attualmente manca.</p> 
<p>Inoltre, negli ultimi decenni possiamo osservare che il rifiuto dell’ispirazione cristiana dei padri fondatori delle istituzioni dell’Unione Europea ha portato a un tempo di drastica sterilit&agrave;, non solo perch&eacute; troppi sono stati privati del diritto di nascere, ma anche perch&eacute; non si &egrave; riusciti a trasmettere gli strumenti materiali e culturali di cui i giovani hanno bisogno per affrontare il futuro (cfr. Papa Francesco, <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2017/october/documents/papa-francesco_20171028_conferenza-comece.html">Discorso ai partecipanti alla Conferenza “(Re)Thinking Europe: A Christian contribution to the future of the European Project”</a></i>, 28 ottobre 2017). Di conseguenza non di rado ci troviamo di fronte alle affermazioni contraddittorie di presunte politiche a favore delle famiglie, che al tempo stesso promuovono discriminazione nei confronti della maternit&agrave;, esaltano l’aborto come diritto e minano le fondamenta stesse del desiderio di dare vita a una famiglia. Fortunatamente oggi qui con noi ci sono delle meravigliose eccezioni!</p> 
<p>Tutte queste tematiche, pertanto, devono essere urgentemente esaminate e affrontate in modo coordinato da una grande variet&agrave; di istituzioni accademiche, politiche e sociali. La sfida demografica &egrave; in un momento cruciale per il futuro antropologico, sociale ed economico dell’Europa. Di fatto, il vostro impegno, grazie alla composizione trasversale dei membri, pu&ograve; svolgere un ruolo fondamentale e rappresenta un forum ideale per esplorare modalit&agrave; volte a generare idee innovative, di cui l’Europa e il mondo hanno un disperato bisogno. Questo dialogo non deve coinvolgere solo le diverse istituzioni e i governi europei, ma anche tutto lo spaccato della societ&agrave; civile, della quale i cristiani sono parte integrante.</p> 
<p>Al centro di queste sfide pressanti, e imprescindibili per offrire soluzioni, ci sono la dignit&agrave; fondamentale di tutte le persone e il ruolo della famiglia nella societ&agrave;. Come ci ha ricordato <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">san Giovanni Paolo II</a>, la famiglia &egrave; &laquo;prima e insostituibile scuola di socialit&agrave;&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_exhortations/documents/hf_jp-ii_exh_19811122_familiaris-consortio.html">Familiaris consortio</a></i>, n. 43) ed &egrave; fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, una realt&agrave; che unisce la dimensione personale e quella pubblica. Alla luce di ci&ograve;, le vostre discussioni hanno anche il compito di promuovere la comune responsabilit&agrave; e il ruolo attivo delle famiglie nella vita sociale, politica e culturale (cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/september/documents/20250919-incontro.html">Discorso ai partecipanti all’incontro promosso dal Celam, dalla Pontificia Accademia per la Vita e dall’Istituto Giovanni Paolo II</a></i>, 19 settembre 2025). Di fatto, solo rispettando e promuovendo questa centralit&agrave; della famiglia e applicando il principio di sussidiariet&agrave; &egrave; possibile evitare i due estremi dell’intervento statale eccessivo e dell’individualismo.</p> 
<p>Infine, questo approccio non consiste nel ritornare ai modelli sociali del passato, ma nel fornire agli uomini e alle donne del nostro tempo i principi immutabili che possono sicuramente guidarli nel rispondere alle domande fondamentali poste in ogni tempo: qual &egrave; il senso e il valore della vita umana; che cos’&egrave; una societ&agrave; umana autentica; e che genere di mondo vogliamo consegnare alle generazioni future. A tale riguardo, occorre sviluppare e formulare politiche a livello nazionale e dell’Unione Europea in collaborazione con la societ&agrave; civile. Vorrei qui osservare che la cooperazione dell’Intergruppo con la Federazione delle Associazioni Familiari Cattoliche in Europa (FAFCE) e con la Commissione delle Conferenze episcopali dell'Unione Europea (COMECE) rappresenta un esempio eccellente di come diverse entit&agrave; — ognuna con il proprio ambito di competenza — possono lavorare insieme per assicurare un cambiamento effettivo che migliori la qualit&agrave; di vita di tutti. &Egrave; questo l’impulso che i cristiani stanno dando al progetto europeo, affinch&eacute; le politiche guardino alla persona umana nella sua interezza e promuovano sempre la dignit&agrave; degli esseri umani. In tal modo, per risolvere la crisi demografica si pu&ograve; aprire un cammino autenticamente umano, orientato al bene comune e al benessere delle generazioni future. Di fatto, solo una nuova ventata di primavera potr&agrave; trasformare il freddo invernale delle nostre popolazioni che invecchiano!</p> 
<p>Dunque, con queste riflessioni, prego perch&eacute; proseguiate i vostri sforzi essenziali per promuovere le famiglie e la dignit&agrave; di tutte le persone. Con i miei sinceri auguri a ognuno di voi, invoco su di voi e sui vostri cari un’abbondanza delle benedizioni di Dio Onnipotente. Grazie.</p> 
<p>____________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-05/quo-117/crocevia-per-il-futuro-del-vecchio-continente.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 117, luned&igrave; 25 maggio 2026, p. 9.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Delegazione del "Círculo Ecuestre" di Barcellona (Spagna) (25 maggio 2026)]]></title><pubDate>Mon, 25 May 2026 10:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260525-circulo-ecuestre.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260525-circulo-ecuestre.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 25 May 2026 16:41:55 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi.<br /> &nbsp;</p> 
<p><i>Buongiorno<br /> e benvenuti.</i></p> 
<p>Do il benvenuto a tutti voi che avete voluto incontrare il Successore di Pietro in occasione del vostro anniversario di fondazione. Vi ringrazio per questo gesto di vicinanza.</p> 
<p>Ogni credente in Cristo &egrave; chiamato a mantenere aperta la propria esistenza all’azione dello Spirito Santo, in atteggiamento d’instancabile disponibilit&agrave; a vivere la carit&agrave; cristiana, virt&ugrave; teologale per la quale amiamo Dio sopra ogni cosa e gli altri come noi stessi, proprio per amore a Dio. Il cristiano, quindi, non &egrave; un semplice filantropo, ma una persona compassionevole, che ama in modo disinteressato e cerca attivamente il benessere integrale degli altri. Vi invito a mantenere il vostro sguardo fisso su Cristo, perch&eacute; solo cos&igrave; &egrave; possibile riconoscere la sua presenza nei fratelli e nelle sorelle pi&ugrave; piccoli e bisognosi.</p> 
<p>Che, attraverso la vostra dedizione personale al servizio di Dio e degli altri, disposti ad accompagnarli con pazienza e compassione, il Signore vi conceda di crescere nel suo amore e benedica abbondantemente voi e i vostri cari.</p> 
<p>E la benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Grazie.</p> 
<p>____________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-05/quo-117/il-cristiano-cerca-attivamente-il-bene-degli-altri.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 117, luned&igrave; 25 maggio 2026, p. 9.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Regina Caeli, 24 maggio 2026]]></title><pubDate>Sun, 24 May 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260524-regina-caeli.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260524-regina-caeli.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 24 May 2026 12:57:58 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, buona domenica!</i></p> 
<p>In questa <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/5/24/pentecoste.html">Solennit&agrave; della Pentecoste</a> siamo chiamati a contemplare il dono dello Spirito Santo, effuso in abbondanza sulla Chiesa nascente e, oggi, nuovamente donato ai suoi membri, come luce e forza che li accompagna in ogni situazione della vita.</p> 
<p>Possiamo soffermarci su un’immagine dello Spirito che ci viene consegnata dalla liturgia di oggi: <i>lo Spirito apre le porte</i>. Il Vangelo infatti ci dice che &laquo;erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei&raquo; (<i>Gv</i> 20,19) e, al tempo stesso, il Libro degli Atti degli Apostoli ci racconta che lo Spirito arriv&ograve; come un vento impetuoso (cfr <i>At</i> 2,2), che apr&igrave; quelle porte, spinse i discepoli ad uscire e ad annunciare la Buona Notizia di Cristo risorto.</p> 
<p>Possiamo chiederci anche oggi: <i>quali porte apre lo Spirito Santo?</i></p> 
<p>La prima porta &egrave; quella di Dio stesso, nel senso che ci apre l’accesso al mistero di Dio, cos&igrave; come si &egrave; rivelato in Ges&ugrave; Cristo. Con il dono del suo Spirito, Dio ci dona la vera fede, ci fa comprendere il senso delle Scritture, si fa conoscere come vicino e ci permette di partecipare alla sua stessa vita. Lo Spirito Santo ci aiuta a fare un’esperienza personale di Dio, a incontrarlo in Ges&ugrave; e non solo nell’osservanza di una legge, a riconoscerlo in noi e a scoprire i segni della sua presenza nella vita quotidiana.</p> 
<p>La seconda porta &egrave; quella del cenacolo, cio&egrave; della Chiesa. Senza il fuoco dello Spirito, la Chiesa rimane prigioniera della paura, timorosa davanti alle sfide del mondo, chiusa in s&eacute; stessa e quindi anche incapace di entrare in dialogo con i tempi che cambiano. Lo Spirito apre le porte della Chiesa perch&eacute; sia accogliente e ospitale verso tutti, anche verso chi ha chiuso le porte a Dio, agli altri, alla speranza, alla gioia di vivere. Come ricordava <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>, siamo chiamati ad essere &laquo;una Chiesa che benedice e incoraggia […] una Chiesa dalle porte aperte a tutti&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2023/documents/20231004-omelia-nuovi-cardinali.html">Omelia nella Messa di apertura dell’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi</a></i>, 4 ottobre 2023).</p> 
<p>Infine, lo Spirito Santo apre le porte dei nostri cuori, aiutandoci a vincere le resistenze, gli egoismi, le diffidenze e i pregiudizi, e rendendoci capaci di vivere come figli di Dio e fratelli tra noi. Dove c’&egrave; lo Spirito del Signore nasce la fraternit&agrave; tra le persone, i gruppi, i popoli della Terra, e tutti parlano l’unica lingua dell’amore, che unisce e armonizza le diversit&agrave;.</p> 
<p>Fratelli e sorelle, anche ai nostri giorni, specialmente in questo giorno di Pentecoste, dobbiamo invocare lo Spirito Santo, perch&eacute; apra tutte le porte che ancora rimangono chiuse. Abbiamo bisogno di riscoprire Dio come Padre che ci ama, di edificare una Chiesa dove tutti si sentano a casa e di far crescere un mondo fraterno, in cui regni la pace fra tutti i popoli.</p> 
<p>Come i primi discepoli, confidiamo nell’intercessione della Vergine Maria, Dimora dello Spirito Santo e Madre della Chiesa.</p> 
<p>________________________</p> 
<p><b>Dopo il <i>Regina Caeli</i></b></p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>ricorre oggi la Giornata di Preghiera per la Chiesa in Cina, nella memoria liturgica della Beata Vergine Maria Aiuto dei Cristiani, venerata con grandissima devozione nel santuario di Sheshan, a Shanghai. Uniamo la nostra preghiera a quella dei Cattolici cinesi, come segno del nostro affetto per loro e della loro comunione con la Chiesa universale e con il Successore di Pietro. L’intercessione della Regina del Cielo ottenga alla comunit&agrave; credente in Cina la grazia dell’unit&agrave; e doni a tutti la forza di testimoniare il Vangelo nelle fatiche quotidiane, per essere seme di speranza e di pace. In particolare, invoco la pace eterna per le vittime dell’incidente avvenuto nei giorni scorsi in una miniera nel nord della Cina.</p> 
<p>A Maria Santissima, Aiuto dei Cristiani, affidiamo anche le comunit&agrave; cristiane della Terra Santa, del Libano e di tutto il Medio Oriente, che soffrono a causa della guerra.</p> 
<p>Ed ora rivolgo il mio saluto a tutti voi, fedeli di Roma e pellegrini di diversi Paesi!</p> 
<p>In particolare, saluto il gruppo di persone con disabilit&agrave; provenienti dalla Polonia; come pure i pellegrini venuti in bicicletta da Kelmis, in Belgio, complimenti!</p> 
<p>A tutti auguro una buona domenica di Pentecoste.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Cappella Papale nella Solennità di Pentecoste (24 maggio 2026)]]></title><pubDate>Sun, 24 May 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260524-pentecoste.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260524-pentecoste.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 24 May 2026 10:44:18 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle,</i></p>
<p>il Tempo di Pasqua raggiunge oggi, solennità di Pentecoste, il suo compimento. Per evidenziare l’unità di quest’evento di salvezza, il Vangelo ci porta nuovamente al “primo giorno della settimana” (cfr <i>Gv</i> 20,19), cioè a quel giorno nuovo nel quale Gesù risorto appare ai discepoli mostrando loro «le mani e il fianco» (v. 20). Il Signore rivela il suo corpo glorioso, precisamente le sue piaghe, le ferite della crocifissione. Questi segni della passione, più eloquenti di qualsiasi discorso, sono trasfigurati: Colui che era morto vive per sempre.</p>
<p>Al vedere il Signore, anche i discepoli tornano a vivere: si erano sepolti nel cenacolo pieni di paura, ma Gesù vi entra nonostante le porte chiuse e li riempie di gioia. Egli passa attraverso la nostra morte, apre il sepolcro e lo spalanca dove per noi non c’era più via d’uscita. Al suo gesto, Cristo unisce la parola: «Pace a voi» (v. 19); e subito dopo alita sui discepoli lo Spirito Santo. Il Risorto è pieno di vita: dopo aver mostrato quella del corpo, come vero uomo, dona quella di Dio, come Figlio amato dal Padre, fatto per noi fratello e Redentore. Nello stesso cenacolo dove ha istituito l’alleanza nuova ed eterna, Gesù effonde lo Spirito: il luogo della cena e del tradimento si trasforma e, da sepolcro degli Apostoli, diventa per tutta la Chiesa grembo di risurrezione. Perciò la Pentecoste è festa pasquale e festa del corpo di Cristo, che per grazia siamo noi.</p>
<p>Celebrando questo mistero, vorrei soffermarmi su tre aspetti.</p>
<p>Anzitutto, <i>lo Spirito del Risorto è lo Spirito della pace</i>. Infatti, nella sua Pasqua Cristo fa pace tra Dio e l’umanità, e lo Spirito Santo la infonde nei cuori e la diffonde nel mondo. Questa pace viene dal perdono e ci porta al perdono: inizia col perdono donato da Gesù stesso, che è stato da noi tradito, condannato, crocifisso. Sorprendendoci con il suo amore, proprio Lui, il risorto, dice: «A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati» (<i>Gv</i> 20,23). Con queste parole Gesù ci affida un’opera divina, perché solo Dio può perdonare i peccati (cfr <i>Mc</i> 2,7). Tale autorità viene donata nel segno di una riconciliazione universale: il Signore effonde lo Spirito della pace da un capo all’altro della storia, perché non esclude nessuno Colui che ha redento tutti dalla morte. Lo Spirito Santo, infatti, è Signore e dà la vita sin dall’inizio della creazione, quando aleggiava sulle acque (cfr <i>Gen</i> 1,2), e ora, al suo riscatto, cambia la storia del mondo: davvero la Pentecoste si compie come festa del Patto nuovo, cioè dell’alleanza tra Dio e tutti i popoli della terra. Mentre il fragore dal cielo, il vento e le lingue di fuoco nel cenacolo ricordano gli antichi segni del Sinai (cfr <i>At</i> 2,2-3; <i>Es</i> 19,16-19), la santa legge di Dio viene scritta nei cuori, incisa dallo Spirito con caratteri d’amore nella carne di Cristo e nel suo corpo, che è la Chiesa.</p>
<p>Questa legge è il codice della pace: è il duplice comandamento dell’amore, che lo Spirito ci ricorda a ogni battito del cuore. Col nostro cuore possiamo perciò invocare: “<i>Veni Sancte Spiritus</i>”, perché Egli ci è già stato donato. Possiamo desiderarlo, perché ci è già stato promesso. Possiamo accoglierlo, perché Lui stesso è ospite dolce dell’anima.</p>
<p>Un secondo aspetto: <i>lo Spirito del Risorto è lo Spirito della missione</i>: «Come il Padre ha mandato me», dice il Signore, «anche io mando voi» (<i>Gv</i> 20,21). Veniamo così coinvolti nella missione di Gesù: quella di Colui che esce da Dio e a Dio ritorna con la potenza dello Spirito, che procede dal Padre e dal Figlio, con loro è adorato e glorificato, unico Dio. Lo Spirito Santo è la vivente carità di Cristo che ci pervade, ci sprona, ci sostiene nella missione (cfr <i>2Cor</i> 5,14). Mentre dà agli Apostoli il potere di esprimersi nella varietà delle lingue (cfr <i>At</i> 2,4), lo stesso Spirito insegna all’umanità la parola della salvezza. Ora che gli Apostoli hanno ricevuto il Soffio del Risorto dentro di sé, quest’annuncio viene dalla loro bocca, ha la voce di Pietro e di quanti sono con lui. Proprio nel giorno di Pentecoste gli Apostoli iniziano ad annunciare Gesù, crocifisso e risorto: le «grandi opere di Dio» (<i>At</i> 2,11) si riassumono tutte nella redenzione, che inizia con la fede. Infatti, la prima opera dello Spirito Santo in noi è la fede con la quale professiamo: «Gesù è Signore!» (<i>1Cor</i> 12,3). Questa fede vive e si esprime in ogni buona azione, in ogni atto di misericordia e di virtù. L’opera di Dio, dunque, siamo noi, che veniamo qui oggi da tutte le parti del mondo, invitati alla mensa del Signore, radunati nell’ascolto della sua parola e inviati a testimoniarla ovunque.</p>
<p>Carissimi, davvero noi siamo partecipi del Vangelo: tutta la Chiesa ne è protagonista, non solo custode. Con la forza dello Spirito, il nostro annuncio diventa colmo di gioia e di speranza, perché noi, proprio noi siamo la novità del mondo, la luce e il sale della terra (cfr <i>Mt</i> 5,13-14). Non certo per nostro merito, né per privilegio, ma per la parola del Signore, che santifica il peccatore, risana il lebbroso, fa di chi lo ha rinnegato un apostolo. Da una parte – lo vediamo bene –, ci sono cambiamenti che non rinnovano il mondo, ma lo invecchiano tra errori e violenze. Dall’altra parte, invece, lo Spirito Santo illumina le menti e suscita nei cuori nuove energie di vita. È così che trasfigura la storia aprendola alla salvezza, cioè al dono che l’unico Signore condivide con tutti. La missione della Chiesa attesta tale condivisione, trasformando la confusione del mondo in comunione con Dio e tra di noi.</p>
<p>Questa missione inizia dicendo la verità di Dio e dell’uomo, perché lo <i>Spirito del Risorto è lo «Spirito della verità»</i> (<i>Gv</i> 14,17). Il Signore stesso ce l’ha promesso, chiedendo unità per la sua Chiesa, un’unità fondata sull’amore di Dio, sorgente del nostro amore. Lo Spirito, che ha parlato per mezzo dei profeti, promuove sempre l’unità nella verità, perché suscita in noi comprensione, concordia e coerenza di vita. Come insegna Sant’Agostino, «lo Spirito Santo volle che questo fosse il segno della sua presenza» (<i>Discorso</i> 269,1): il dono di lingue che si capiscono nell’unica fede. Il Paraclito ci difende allora da tutto ciò che ostacola questa intesa: dalle faziosità, dalle ipocrisie, dalle mode che annebbiano la luce del Vangelo. La verità che Dio ci dona resta così parola liberante per tutti i popoli, messaggio che trasforma dall’interno ogni cultura.</p>
<p>Lo Spirito del Risorto, infatti, non viene effuso una volta e poi basta, ma costantemente. Come l’Eucaristia è la presenza viva di Cristo, che sempre ci nutre, così lo Spirito Santo imprime in noi il suo carattere nel Battesimo, che ci fa cristiani; nella Cresima, che ci rende testimoni; nell’Ordine, che costituisce ministri e pastori per il popolo di Dio. In ogni Sacramento Egli è <i>dator munerum</i>, sorgente di santità che moltiplica doni e carismi nella preghiera, nelle opere di misericordia, nello studio della parola di Dio. Come insegna l’Apostolo: «A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune» (<i>1Cor</i> 12,7). Proprio perciò siamo Chiesa, unico corpo che vive di Dio e serve il mondo. Grazie allo Spirito possiamo portare a tutti la pace vera, la verità che salva, cioè lo stesso Cristo Signore.</p>
<p>Carissimi, con cuore ardente, preghiamo oggi che lo Spirito del Risorto ci salvi dal male della guerra, che viene vinta non da una superpotenza, ma dall’Onnipotenza dell’amore. Preghiamo affinché liberi l’umanità dalla miseria, che viene riscattata non da una ricchezza incalcolabile, ma da un dono inesauribile. Preghiamolo di guarirci dalla piaga del peccato, per la redenzione annunciata a tutti i popoli nel nome di Gesù. È questa la grazia che infonde coraggio agli Apostoli: lo infonda anche a noi, oggi e sempre, per intercessione di Maria, Madre della Chiesa.</p>
]]></description></item><item><title><![CDATA[Visita Pastorale ad Acerra: Incontro con i Sindaci e i Fedeli dei Comuni della “Terra dei Fuochi” (23 maggio 2026)]]></title><pubDate>Sat, 23 May 2026 10:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260523-visita-acerra-piazza-calipari.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260523-visita-acerra-piazza-calipari.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 23 May 2026 11:03:27 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, buongiorno a tutti!</i></p> 
<p>Saluto le Autorit&agrave; e ringrazio quanti hanno collaborato per preparare l’incontro di oggi. Grazie a tutti di essere qui!</p> 
<p>Sono contento di trascorrere fra voi questo sabato mattina, per visitare nuovamente una regione di cui nessuna ingiustizia pu&ograve; cancellare la bellezza. Nella vita comprendiamo che pi&ugrave; una bellezza &egrave; fragile, pi&ugrave; chiede cura e responsabilit&agrave;. Questo, carissimi, &egrave; il senso principale della mia presenza oggi ad Acerra: confermare e incoraggiare quel sussulto di dignit&agrave; e responsabilit&agrave; che ogni cuore onesto avverte quando la vita germoglia e subito &egrave; minacciata dalla morte. Chi ha il dono della fede comprender&agrave; che tale sussulto viene da Dio creatore, che in ogni uomo e in ogni donna cerca cooperatori ai suoi progetti di vita.</p> 
<p><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/5/23/visita-acerra-cattedrale.html">Poco fa, nel Duomo, ho incontrato alcuni familiari delle vittime dell’inquinamento</a> che, negli ultimi decenni, ha reso tristemente nota quest’area come “Terra dei fuochi”: un’espressione che non fa giustizia al bene che c’&egrave; e che resiste, ma che ha certamente facilitato una presa di coscienza diffusa della gravit&agrave; del malaffare e dell’indifferenza che ha lasciato spazio ai crimini. Ho desiderato ringraziare vescovi, preti, diaconi, religiose, religiosi e laici che hanno accolto prontamente il messaggio dell’Enciclica&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html">Laudato si’</a></i>&nbsp;e il costante invito di&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>&nbsp;a essere Chiesa in uscita, missionaria, sinodale. Camminare insieme, vincere l’autoreferenzialit&agrave;, osare la profezia nonostante le resistenze e le minacce &egrave; ci&ograve; che il Signore ci chiede e il suo Spirito ispira.</p> 
<p>In questo territorio, infatti, la vita c’&egrave; e contrasta la morte; la giustizia esiste e si affermer&agrave;. Occorre, certo, scegliere la vita e liberarsi dai legami di morte. C’&egrave; sempre una sottile convenienza nella rassegnazione, nei compromessi, nel rimandare le decisioni necessarie e coraggiose. Il fatalismo, il lamento, lo scaricare la colpa sugli altri sono il terreno di coltura dell’illegalit&agrave; e un principio di desertificazione delle coscienze. Per questo vorrei dire a tutti voi: assumiamoci ognuno le proprie responsabilit&agrave;, scegliamo la giustizia, serviamo la vita! Il bene comune viene prima degli affari di pochi, degli interessi di parte, piccoli o grandi che siano.</p> 
<p>Questa terra ha pagato un tributo alto, ha sepolto tanti suoi figli, ha assistito alla sofferenza di bambini e innocenti. Il valore e il peso di quel dolore impongono di provare insieme a essere testimoni di un nuovo patto. Siete in cammino verso il tempo della rinascita, che non &egrave; tempo di rimozione, ma di azione etica e di memoria operosa. &Egrave; il momento di uno sguardo contemplativo, quello cui l’Enciclica&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html">Laudato si’</a></i>&nbsp;ha richiamato tutti gli esseri umani, ciascuno a partire dalle sue responsabilit&agrave;. &laquo;La cultura ecologica – scriveva&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>&nbsp;– non si pu&ograve; ridurre a una serie di risposte urgenti e parziali ai problemi che si presentano riguardo al degrado ambientale, all’esaurimento delle riserve naturali e all’inquinamento. Dovrebbe essere uno sguardo diverso, un pensiero, una politica, un programma educativo, uno stile di vita e una spiritualit&agrave; che diano forma a una resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html#111.">Laudato s&igrave;</a>’</i>, 111). Sorelle, fratelli, quel paradigma si presenta ancora oggi come vincente: &egrave; all’origine del moltiplicarsi dei conflitti, dietro ai quali c’&egrave; la corsa all’accaparramento delle risorse; lo vediamo resistere ogni volta che chi ha responsabilit&agrave; politiche e istituzionali &egrave; troppo debole verso chi &egrave; forte; lo ritroviamo attivo in uno sviluppo tecnologico che mira ai vertiginosi profitti di pochi ed &egrave; cieco davanti alle persone, al loro lavoro e al loro futuro. Per questo, se siamo chiamati a cambiare, &egrave; a partire dal nostro sguardo.</p> 
<p>Secondo alcuni, lasciare un mondo migliore ai nostri figli &egrave; diventata un’ambizione molto grande. Non lo deve essere, per&ograve;, la missione di lasciare al mondo figli e figlie migliori. L’impegno educativo &egrave; alla nostra portata ed &egrave; prioritario. Educazione dei giovani, certo, ma anche degli adulti; dei bambini, ma anche degli anziani; dei cittadini e dei loro governanti; dei lavoratori e dei datori di lavoro; dei fedeli e dei pastori: tutti abbiamo da imparare ancora. Ognuno ha qualcosa da donare, ma prima deve imparare a ricevere. Non &egrave; facile ammetterlo, tuttavia &egrave; questo l’inizio del futuro: &egrave; come una porta che si apre su ci&ograve; che fin qui non abbiamo pensato, n&eacute; creduto, n&eacute; amato abbastanza. Imparare ancora: ecco che cosa ci rende comunit&agrave;. Per i cristiani, &egrave; “fare strada” con Ges&ugrave;: diventare, ad ogni et&agrave;, sempre pi&ugrave; e meglio suoi discepoli.</p> 
<p>Carissimi, sar&agrave; un vero cambiamento di mentalit&agrave; economica, civile e perfino religiosa a edificare il bene che risaner&agrave; questa terra e l’intero Pianeta. Tra le persone, le istituzioni, le organizzazioni pubbliche e private occorre consolidare e allargare il patto che gi&agrave; sta portando i suoi primi frutti sul piano educativo e sociale. Esso non soltanto contraster&agrave; e scardiner&agrave; le alleanze criminali, ma positivamente collegher&agrave; e moltiplicher&agrave; le migliori forze e le grandi idee che gi&agrave; sono nei vostri cuori. Qui vorrei ringraziare quei “pionieri” che, col loro impegno coraggioso, hanno per primi denunciato i mali di questa terra e hanno portato l’attenzione sulla realt&agrave; oscurata e negata del suo avvelenamento: penso in particolari ai membri delle associazioni ambientaliste. Ora tutti sappiamo che occorre vigilare sulla salute del creato come si vigila sulla porta di casa, respingere tentazioni di potere e di arricchimento legate alle pratiche che inquinano la terra, l’acqua, l’aria e la convivenza. Realizzeremo, passo dopo passo, ma rapidamente, un’economia meno individualistica, un sistema meno consumistico. Quanti rifiuti, quanto spreco, quanti veleni sono venuti da un modello di crescita che ci ha come stregato, lasciandoci pi&ugrave; malati e pi&ugrave; poveri. Impariamo allora a essere ricchi diversamente: pi&ugrave; attenti alle relazioni, pi&ugrave; tesi a valorizzare il bene comune, pi&ugrave; affezionati al territorio, pi&ugrave; grati nell’accogliere e integrare chi viene a vivere con noi.</p> 
<p>&Egrave; a partire da questa conversione che si possono ⁠costruire buone pratiche di comunit&agrave;: mediante persone e imprese che coltivino il senso del limite, non quello della violazione irresponsabile; che abbiano il gusto del recupero, non la logica dell’invasione; fame e sete di giustizia invece che di possesso. In particolare, essere vicini al cuore umano, e quindi pi&ugrave; vicini a Dio che l’ha creato, significa desiderare una comunit&agrave; pi&ugrave; inclusiva, pi&ugrave; unita, meno affetta da marginalit&agrave; e polarizzazioni. Ma la via da percorrere &egrave; stretta, perch&eacute; parte da noi, da dove ci troviamo. Riuscire a correggere la rotta, agire ogni giorno su abitudini e pregiudizi in cui ci siamo accomodati, vedere oltre il nostro recinto significa davvero incontrarci. &Egrave; talvolta un sentiero in salita e poco tracciato. Un esempio concreto: il nome “terra dei fuochi” rinvia ai roghi accesi ai margini delle citt&agrave;, talvolta da minoranze respinte ed emarginate di fratelli e sorelle di cui pochi hanno conoscenza e stima. L’emarginazione produce sempre insicurezza: la via in salita &egrave; contrastare l’emarginazione, non gli emarginati, &egrave; rompere l’intera catena, non colpire solo l’ultimo anello. Voi lo sapete bene!</p> 
<p>In questo <a href="https://www.vatican.va/content/romancuria/it/organismi-di-giustizia/penitenzieria-apostolica/documenti/20260110-indulgenze-sanfrancesco.html">anno giubilare di San Francesco</a>, Patrono d’Italia, proprio il Poverello di Assisi ci ricorda che la pace &egrave; fondata sulla cura verso l’altro, sulla fraternit&agrave;: siamo stati posti in una casa comune per imparare a vivere insieme. I problemi di questa casa sono i nostri problemi; la sua bellezza &egrave; la nostra bellezza. Abbiamo il compito di vigilare come sentinelle nella notte. Possiamo essere tra quelli che osserveranno la nuova alba.</p> 
<p>Sorelle e fratelli, vi ringrazio tanto: questa visita per il Papa &egrave; molto preziosa! Vi porto nella mia preghiera, affidando alla nostra Madre Maria, Stella del mattino, ognuno di voi, le vostre famiglie, il presente e il futuro delle vostre comunit&agrave;. Grazie!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Visita Pastorale ad Acerra: Incontro con i Vescovi, il clero, i religiosi e le famiglie delle vittime di inquinamento ambientale (23 maggio 2026)]]></title><pubDate>Sat, 23 May 2026 09:15:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260523-visita-acerra-cattedrale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260523-visita-acerra-cattedrale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 23 May 2026 10:16:28 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!<br /> <br /> </p> 
<p>[<i>Discorso del Vescovo diocesano</i>]<br /> &nbsp;</p> 
<p><i>Eminenze, Eccellenze,<br /> cari fratelli e sorelle, buongiorno e grazie per la vostra accoglienza!</i></p> 
<p>Ringrazio il Signore di potervi incontrare, ritornando in Campania pochi giorni dopo la mia&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/napoli-pompei-8maggio2026.html">visita al Santuario di Pompei e alla citt&agrave; di Napoli</a>. Sapete che gi&agrave;&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>&nbsp;avrebbe desiderato venire qui, in quella che ha tristemente preso il nome di “Terra dei fuochi”, ma non gli fu possibile. Oggi vogliamo realizzare il suo desiderio, riconoscendo il grande dono che l’Enciclica&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html">Laudato si’</a></i>&nbsp;ha rappresentato per la missione della Chiesa in questa terra. Infatti, il grido della creazione e dei poveri tra voi &egrave; stato avvertito pi&ugrave; drammaticamente, a causa di un concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune, che ha avvelenato l’ambiente naturale e sociale. &Egrave; un grido che chiede conversione!</p> 
<p>In questa Cattedrale viviamo un primo momento, quello ecclesiale e, vorrei dire, pi&ugrave; familiare della mia visita. Poi, sulla piazza, incontreremo idealmente l’intera societ&agrave;. Sono venuto anzitutto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care, uccise dall’inquinamento ambientale procurato da persone e organizzazioni senza scrupoli, che per troppo tempo hanno potuto agire impunemente. Sono qui, per&ograve;, anche per ringraziare chi ha risposto al male col bene, specialmente una Chiesa che ha saputo osare la denuncia e la profezia, per radunare il popolo nella speranza. Cos&igrave;, sapendo di visitarvi alla vigilia di Pentecoste, ho cercato nelle Sacre Scritture una pagina che potesse interpretare e ispirare il vostro cammino. L’ho trovata in una grandiosa visione del profeta Ezechiele, portato dal Signore a fare un’esperienza che per il popolo in esilio dovr&agrave; diventare un forte messaggio di risurrezione. Ezechiele racconta: &laquo;La mano del Signore fu sopra di me e il Signore mi port&ograve; fuori in spirito e mi depose nella pianura che era piena di ossa; mi fece passare accanto a esse da ogni parte. Vidi che erano in grandissima quantit&agrave; nella distesa della valle e tutte inaridite&raquo; (<i>Ez&nbsp;</i>37,1-2).</p> 
<p>Carissimi, Dio aveva posto l’uomo e la donna in un giardino, perch&eacute; lo coltivassero e lo custodissero. Tutto era vita, bellezza, fertilit&agrave;. Anche questa terra anticamente era chiamata&nbsp;<i>Campania felix</i>, perch&eacute; capace di incantare per la sua fecondit&agrave;, i suoi prodotti e la sua cultura, come un inno alla vita. Eppure, ecco la morte, della terra e degli uomini. Possiamo immedesimarci nello sconcerto del profeta davanti a quella distesa di ossa inaridite. Soffriamo per la devastazione che ha compromesso un meraviglioso ecosistema, luoghi, storie e memorie. Di fronte a questa realt&agrave; ci possono essere due atteggiamenti: l’indifferenza o la responsabilit&agrave;. Voi avete scelto la responsabilit&agrave; e, con l’aiuto di Dio, avete iniziato un cammino di impegno e di ricerca della giustizia.</p> 
<p>Il Signore, poi, pone a Ezechiele una domanda: &laquo;Mi disse: “Figlio dell’uomo, potranno queste ossa rivivere?”. Io risposi: “Signore Dio, tu lo sai”&raquo; (<i>Ez&nbsp;</i>37,3). Carissimi, ecco che Dio ha per noi domande nuove, che allargano il nostro orizzonte. Lui sa che abbiamo un cuore che cerca la vita e sospira l’eternit&agrave;, ma che le rinvia troppo facilmente a un tempo indefinito e lontano, a un mondo diverso e che ancora non c’&egrave;. Ezechiele, invece, deve servire il suo popolo, quello che c’&egrave;, nella situazione in cui si trova. Allo stesso modo le nostre Chiese hanno la missione di fare risuonare qui e oggi la Parola di Dio. Questa Parola ci domanda se crediamo nelle sue stesse possibilit&agrave;: &egrave; Parola di vita. Se oggi ci incontriamo, &egrave; per rispondere a questa Parola. E rispondiamo cos&igrave;: Signore, la morte sembra essere dappertutto, l’ingiustizia sembra avere vinto, la criminalit&agrave;, la corruzione, l’indifferenza uccidono ancora, il bene sembra restare inaridito. Per&ograve;, se tu ci interroghi, &laquo;Potranno queste ossa rivivere?&raquo;, noi crediamo e diciamo: &laquo;Signore Dio, tu lo sai!&raquo;. Tu sai che possiamo rialzarci, perch&eacute; tu stesso ci prendi per mano. Tu sai che il nostro deserto pu&ograve; fiorire. Tu sai cambiare il lutto in gioia.</p> 
<p>Sorelle e fratelli, tutto questo &egrave; molto concreto: &egrave; una promessa che gi&agrave; diventa realt&agrave;.&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>, nell’Enciclica&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html">Laudato si’</a></i>, pur denunciando un paradigma di morte, ha chiaramente annunciato il silenzioso irrompere della vita nuova. Dopo avere elencato realt&agrave; in cui le persone gi&agrave; ripartono insieme e danno nuova forma alla giustizia sociale e ambientale, scrive: &laquo;L’autentica umanit&agrave;, che invita a una nuova sintesi, sembra abitare in mezzo alla civilt&agrave; tecnologica, quasi impercettibilmente […]. Sar&agrave; una promessa permanente, nonostante tutto, che sboccia come un’ostinata resistenza di ci&ograve; che &egrave; autentico?&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html#112.">Laudato si’</a></i>, 112). Carissimi, siate testimoni di questa “ostinata resistenza” che diventa rinascita, l&agrave; dove il Vangelo illumina e trasforma la vita. Questo ci ha insegnato il&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>, in particolare con la Costituzione&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i>. Il Signore ci fa domande nuove su come si vive nei nostri quartieri, sulla disponibilit&agrave; a lavorare insieme fra persone e istituzioni, sulla nostra passione educativa, sull’onest&agrave; nel lavoro, sull’equa distribuzione del potere e delle ricchezze, sul rispetto per le persone e per tutte le creature. Potranno queste terre rivivere? Siate voi stessi la risposta: una comunit&agrave; unita, nelle fede e nell’impegno. La vita allora si moltiplicher&agrave;.</p> 
<p>Ed ecco il comando del Signore al suo profeta: &laquo;Profetizza su queste ossa e annuncia loro: “Ossa inaridite, udite la parola del Signore. Cos&igrave; dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e rivivrete”&raquo; (<i>Ez</i>&nbsp;37,4-5). Ezechiele obbedisce e osserva: &laquo;Io profetizzai come mi era stato ordinato; mentre profetizzavo, sentii un rumore e vidi un movimento fra le ossa, che si accostavano l’uno all’altro, ciascuno al suo corrispondente. Guardai, ed ecco apparire sopra di esse i nervi; la carne cresceva e la pelle le ricopriva, ma non c’era spirito in loro&raquo; (<i>Ez</i>&nbsp;37,7-8). Capiamo, quindi, che il miracolo non avviene in una volta sola. Il profeta &egrave; certamente stupito di quanto vede e sente, ma ancora non basta, ancora manca qualcosa. Vale anche per noi: occorre fidarsi ancora, ascoltare ancora, credere ancora. Le scelte che avete fatto, il cammino ecclesiale che avete percorso, le piccole e grandi ripartenze con cui avete affrontato il dolore non sono ancora tutto. Se ci si ferma, si torna indietro. In effetti, il Signore torna a parlare a Ezechiele: &laquo;Profetizza allo spirito, profetizza, figlio dell’uomo, e annuncia allo spirito: “Cos&igrave; dice il Signore Dio: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perch&eacute; rivivano”. Io profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entr&ograve; in essi e ritornarono in vita e si alzarono in piedi; erano un esercito grande, sterminato&raquo; (<i>Ez</i>&nbsp;37,9-10).</p> 
<p>Fratelli e sorelle, lo Spirito Santo vi conceda di vedere un “esercito” di pace che si alza in piedi e guarisce le ferite di questa terra e delle sue comunit&agrave;. Non pi&ugrave; fuoco che distrugge, ma fuoco che ravviva e riscalda, il fuoco dello Spirito che accende i cuori e le menti di migliaia e migliaia di uomini e donne, di bambini e di anziani e ispira cura, consolazione, attenzione, amore vero. In particolare voi, famiglie che la morte ha colpito, generate vita nuova trasmettendo a figli e figlie, a nipoti e vicini quel senso di responsabilit&agrave; che troppe volte sin qui &egrave; mancato. Lasciate morire il risentimento, praticate per primi la giustizia che chiedete, testimoniate la vita, educate alla cura.</p> 
<p>E voi, ministri ordinati, religiose e religiosi, siate membra vive di questo popolo: manifestate quotidianamente l’autorit&agrave; del servizio, che si abbassa e avvicina, che fa il primo passo e perdona. Va infatti scardinata una cultura del privilegio, della prepotenza, del non rendere conto, che troppo male ha fatto a questa terra, come a molte altre regioni dell’Italia e del mondo. Soffi lo Spirito dai quattro venti e ispiri forme nuove di annuncio, di cooperazione, di rigenerazione ambientale e sociale. Esiste infatti una spiritualit&agrave; dei luoghi, ma che deve tutto alla spiritualit&agrave; delle persone. Il cambiamento del mondo, infatti, inizia sempre dal cuore. Ezechiele stesso, prima di questa profezia di morte e risurrezione, annunci&ograve; il rinnovamento di cui Dio solo &egrave; capace: &laquo;Cos&igrave; dice il Signore Dio […] vi dar&ograve; un cuore nuovo, metter&ograve; dentro di voi uno spirito nuovo, toglier&ograve; da voi il cuore di pietra e vi dar&ograve; un cuore di carne. Porr&ograve; il mio spirito dentro di voi e vi far&ograve; vivere secondo le mie leggi e vi far&ograve; osservare e mettere in pratica le mie norme. Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io sar&ograve; il vostro Dio&raquo; (<i>Ez</i>&nbsp;36,22.27-28).</p> 
<p>Ci doni Ges&ugrave; Risorto di abitare insieme cos&igrave;, capaci di accogliere e di mettere in pratica la Parola di Dio, pellegrini quaggi&ugrave; e cittadini nella sua eternit&agrave;.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Visita Pastorale del Santo Padre ad Acerra (23 maggio 2026)]]></title><pubDate>Sat, 23 May 2026 08:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/acerra-23maggio2026.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/acerra-23maggio2026.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 23 May 2026 07:54:12 +0200 --> <ul> 
 <li><b><a href="https://www.vatican.va/content/photogallery/it/eventi/acerra2026.html">Galleria fotografica</a></b></li> 
</ul> 
<div>
 <b>&nbsp;</b>
</div> 
<p>ore&nbsp; 8,00 Decollo dall’eliporto del Vaticano</p> 
<p>ore&nbsp; 8,45 Atterraggio nel campo sportivo “Arcoleo” di Acerra (Napoli)</p> 
<p>Il Santo Padre &egrave; accolto da:</p> 
<p>1. S.E. Mons. Antonio Di Donna, Vescovo di Acerra</p> 
<p>2. On. Roberto Fico, Presidente della Regione Campania</p> 
<p>3. Dott. Michele Di Bari, Prefetto di Napoli</p> 
<p>4. Dott. Tito d’Errico, Sindaco di Acerra</p> 
<p>immediato trasferimento in auto alla Cattedrale</p> 
<p>ore&nbsp; 9,15 Nella Cattedrale sono presenti Vescovi della Campania, Clero e Religiosi; Famiglie che hanno avuto vittime dell’inquinamento ambientale</p> 
<p>- saluto di S.E. Mons. Antonio Di Donna</p> 
<p><b>* <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/5/23/visita-acerra-cattedrale.html">discorso del Santo Padre</a></b></p> 
<p>al termine, il Santo Padre saluta alcuni Rappresentanti</p> 
<p>Trasferimento in auto a Piazza Calipari</p> 
<p>ore 10,30 Piazza Calipari: Incontro con i Sindaci e i Fedeli dei vari Comuni della “Terra dei Fuochi”</p> 
<p>- saluto del Sindaco di Acerra, Dott. Tito d’Errico</p> 
<p><b>* <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/5/23/visita-acerra-piazza-calipari.html">discorso del Santo Padre</a></b></p> 
<p>- ringraziamento di S.E. Mons. Antonio Di Donna</p> 
<p>- saluto ad alcuni Rappresentanti</p> 
<p>Trasferimento in auto al campo sportivo “Arcoleo”</p> 
<p>ore 12,00 Il Santo Padre si congeda dalle Autorit&agrave; che Lo hanno accolto all’arrivo</p> 
<p>Decollo da Acerra</p> 
<p>ore 12,45 Atterraggio all’eliporto del Vaticano</p> 
<p>______________________________</p> 
<p><i><a href="https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2026/04/25/0338/00686.html">Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede</a></i>, 25 aprile 2025</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Partecipanti al Convegno Internazionale su alfabetizzazione mediatica e digitale (22 maggio 2026)]]></title><pubDate>Fri, 22 May 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260522-convegno-media-literacy.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260522-convegno-media-literacy.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 22 May 2026 15:51:15 +0200 --> <p>Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi.</p> 
<p><br /> <i>Buongiorno a tutti<br /> e benvenuti!</i></p> 
<p>Sono lieto di accogliervi dopo il Convegno internazionale che si &egrave; tenuto ieri per celebrare la LX Giornata Mondiale delle Comunicazioni. Come studiosi ed esperti ben versati nella comunicazione digitale, la vostra preoccupazione per il futuro dell’umanit&agrave; vi ha portati a Roma per riflettere sull’alfabetizzazione mediatica e digitale. Partecipando a questa iniziativa, ognuno di voi ha apportato le proprie doti e i propri talenti per contribuire alla direzione futura dell’umanit&agrave; in questo tempo caratterizzato dalla crescita esponenziale della tecnologia, che &egrave; una questione particolarmente importante per la missione della Chiesa.</p> 
<p>&Egrave; proprio nel contesto della missione universale della Chiesa che si pu&ograve; comprendere meglio il suo impegno a favore delle comunicazioni sociali. Di fatto, il decreto sugli strumenti di comunicazione sociale del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a> — che ha dato origine alla Giornata Mondiale delle Comunicazioni — inizia ricordandoci che la Chiesa &egrave; &laquo;stata fondata da Cristo Signore per portare la salvezza a tutti gli uomini, e […] perci&ograve; spinta dall’obbligo di diffondere il messaggio evangelico&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19631204_inter-mirifica_it.html">Inter mirifica</a></i>, n. 3). La principale sollecitudine della Chiesa &egrave; stata, e continua a essere, la salvezza eterna di ogni persona umana. Come leggiamo nel Vangelo di Giovanni: &laquo;che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Ges&ugrave; Cristo&raquo; (<i>Gv</i> 17, 3).</p> 
<p>Questo desiderio &laquo;che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verit&agrave;&raquo; (<i>1 Tm</i> 2, 4), pertanto, non deve informare solo le nostre decisioni e azioni, ma anche l’utilizzo e la direzione data ai media, alla tecnologia digitale e all’intelligenza artificiale, al fine di assicurare che questi strumenti siano posti al servizio autentico dell’umanit&agrave;. Come tristemente evidenziato dalla sfrenata promozione e implementazione di tecnologia a scapito della dignit&agrave; umana e dal danno causato quando chatbot e altre tecnologie sfruttano il nostro bisogno di relazioni umane, stiamo davvero sperimentando un’eclissi del senso di ci&ograve; che significa essere umani (cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/communications/documents/20260124-messaggio-comunicazioni-sociali.html">Messaggio per la LX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali</a></i>). Pertanto, &egrave; ancor pi&ugrave; necessario riacquistare una comprensione del vero significato e della vera grandezza dell’umanit&agrave; come intesi da Dio. &Egrave; in questo senso che la sfida che stiamo attualmente affrontando &laquo;non &egrave; tecnologica, ma antropologica&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/communications/documents/20260124-messaggio-comunicazioni-sociali.html">Ibidem</a></i>), ed &egrave; mia speranza che la Lettera Enciclica che verr&agrave; pubblicata tra qualche giorno possa contribuire a rispondere a questa sfida.</p> 
<p>Alla luce di ci&ograve;, sono fiducioso che soltanto attraverso la contemplazione di Cristo, il Verbo Incarnato, possiamo non solo ritrovare una visione corretta di Dio, ma anche arrivare a comprendere la verit&agrave; dell’umanit&agrave;. Poich&eacute; &laquo;con l’incarnazione il Figlio di Dio si &egrave; unito in certo modo ad ogni uomo&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i>, n. 22), il cuore umano non comprender&agrave; mai le profondit&agrave; dei propri recessi n&eacute; capir&agrave; il proprio valore separatamente dal cuore di Cristo. Per questa ragione, la vera custodia del volto e della voce di ogni individuo deve necessariamente comportare un incontro con colui che &egrave; &laquo;immagine del Dio invisibile&raquo;, essendo al contempo l’uomo perfetto (<i>Col</i> 1, 15).</p> 
<p>Naturalmente tutto ci&ograve; va tenuto presente mentre si discute delle implicazioni della tecnologia digitale e del ruolo della Chiesa nelle comunicazioni sociali. &Egrave; un compito non sempre facile, ma siamo stati chiamati a portare la luce di Cristo al mondo, illuminando ogni dimensione dell’attivit&agrave; umana (cfr. <i>Gv</i> 8, 12; <i>Mt</i> 5, 14-16). Come potremmo non farlo ai nostri giorni, specialmente di fronte a un tema cos&igrave; diffuso nella societ&agrave;? Di conseguenza, la Chiesa si sente in dovere di contribuire allo sforzo di pianificare e introdurre l’alfabetizzazione ai media, all’informazione e all’intelligenza artificiale nei sistemi educativi. In questo modo, pu&ograve; aiutare ad assicurare che le persone acquisiscano capacit&agrave; di pensiero critico e che le tecnologie contribuiscano alla salvezza di coloro che le utilizzano (cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/communications/documents/20260124-messaggio-comunicazioni-sociali.html">Messaggio per la LX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali</a></i>; <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19631204_inter-mirifica_it.html">Inter mirifica</a></i>, n. 3).</p> 
<p>Tutti noi, ne sono certo, siamo particolarmente preoccupati per le possibili conseguenze dell’utilizzo della tecnologia digitale e dell’intelligenza artificiale non solo sullo sviluppo fisico e intellettuale di bambini e giovani, ma anche sul loro benessere spirituale. A tale riguardo, tutti, ma particolarmente i giovani, &laquo;si addestrino ad un uso moderato e disciplinato&raquo; di queste tecnologie (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19631204_inter-mirifica_it.html#10">Inter mirifica</a></i>, n. 10), sostenuti dalla guida di genitori ed educatori. Inoltre, alla luce della missione della Chiesa e delle attuali convinzioni errate riguardo a Dio e alla persona umana, l’alfabetizzazione digitale deve includere anche un’educazione alla verit&agrave; su Dio e sull’umanit&agrave;. I giovani, in particolare, sono aperti a questa verit&agrave; e desiderosi di scoprire il senso della vita. Pertanto, dobbiamo aiutarli a incontrare il Cristo vivente e insegnare loro a integrare l’uso della tecnologia in uno stile di vita olistico.</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, questo &egrave; un tema che mi sta particolarmente a cuore e che sta a cuore alla Chiesa. Di fatto, in quanto Madre, la Chiesa s’interessa alla vita dei suoi figli, desiderando guidarli alla piena maturit&agrave; (cfr. <i>Ef</i> 4, 13). &Egrave; mia speranza che queste riflessioni conducano a una rinnovata fiducia nella tecnologia quale frutto del genio della persona umana in armonia con il disegno creativo di Dio. Ringraziandovi per i vostri sforzi presenti e futuri, di cuore invoco su di voi e sulle vostre famiglie le benedizioni divine di saggezza, gioia e pace. Grazie.</p> 
<p>____________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-05/quo-115/l-alfabetizzazione-digitale-includa-l-educazione-alla-verita.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 115, venerd&igrave; 22 maggio 2026, p. 2.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Partecipanti all'Incontro con i Moderatori delle Associazioni di fedeli, dei Movimenti Ecclesiali e delle Nuove Comunità (21 maggio 2026)]]></title><pubDate>Thu, 21 May 2026 11:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260521-moderatori.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260521-moderatori.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 21 May 2026 13:04:30 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!<br /> &nbsp;</p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle, buongiorno a tutti!</i></p> 
<p>&Egrave; un piacere incontrarvi questa mattina, offrire qualche parola, qualche riflessione, ma soprattutto pensare all’importanza dei carismi dello Spirito Santo, specialmente in questi giorni prima di Pentecoste.</p> 
<p>Sono lieto di accogliervi anche quest’anno, all’inizio del vostro incontro. Voi siete responsabili, a livello internazionale, di tante diverse realt&agrave; laicali, e siete stati convocati dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita per rinsaldare la comunione fra voi e riflettere insieme sul tema del governo di una comunit&agrave; ecclesiale.</p> 
<p>In ogni entit&agrave; sociale si avverte la necessit&agrave; di avere persone e strutture adeguate che si occupino di guidare e coordinare la vita comune. Nella sua radice, il termine “governare” rimanda all’azione di “reggere il timone”, di “pilotare una nave”. Si tratta, dunque, di dare una direzione sicura, in modo che la comunit&agrave; sia luogo di crescita per le persone che ne fanno parte. Cos&igrave;, anche nella Chiesa alcuni sono preposti al governo.</p> 
<p>Tuttavia, nella Chiesa il governo non nasce dalla semplice esigenza di coordinare i bisogni religiosi dei suoi membri. La Chiesa &egrave; stata istituita da Cristo come segno perenne della sua volont&agrave; salvifica universale ed &egrave; il luogo, voluto da Dio, dove tutti gli uomini, in ogni epoca, possono ricevere i frutti della Redenzione e sperimentare la vita nuova che Cristo ci ha donato. In tal senso, la natura della Chiesa &egrave; sacramentale: ha certamente una dimensione esteriore e istituzionale con le sue strutture e, nel contempo, &egrave; segno efficace della comunione attraverso cui partecipiamo alla vita stessa della Trinit&agrave;.</p> 
<p>Queste caratteristiche peculiari della Chiesa sono presenti necessariamente anche nel suo governo, che non &egrave; mai solo tecnico; esso, al contrario, ha in s&eacute; stesso un orientamento salvifico, cio&egrave; deve tendere al bene spirituale dei fedeli. Infatti, San Paolo lo annovera tra i carismi: &laquo;Ci sono i miracoli – scrive –, quindi il dono delle guarigioni, di assistere, di governare, di parlare varie lingue&raquo; (<i>1Cor</i> 12,28).</p> 
<p>Da queste premesse, volgiamo ora lo sguardo alle associazioni di fedeli e ai movimenti ecclesiali. Qui il governo &egrave; generalmente affidato a laici ed esprime la partecipazione al <i>munus</i> regale di Cristo ricevuto nel Battesimo. Esso si pone a servizio di altri fedeli e della vita associativa ed &egrave; frutto di libere elezioni, che devono essere intese come espressione di un discernimento comune: permettere che la voce di tutti si esprima in modo libero.</p> 
<p>Se, come abbiamo detto, il governo &egrave; un dono particolare dello Spirito Santo, che i membri di una comunit&agrave; riconoscono presente in alcuni loro fratelli nella fede, ne derivano almeno tre conseguenze. La prima &egrave; che dev’essere per l’utilit&agrave; di tutti (cfr <i>1Cor</i> 12,7), cio&egrave; per promuovere il bene della comunit&agrave;, dell’associazione, della Chiesa intera. Il governo, dunque, non pu&ograve; mai essere sfruttato per interessi personali o forme mondane di prestigio e di potere. La seconda conseguenza &egrave; che non pu&ograve; mai essere imposto dall’alto, ma dev’essere un dono riconoscibile nella comunit&agrave; e liberamente accolto, da qui l’importanza di libere elezioni per renderlo effettivo. La terza conseguenza &egrave; che, come ogni carisma, anche il governo di un’associazione &egrave; soggetto al discernimento dei Pastori, che vigilano sulla genuinit&agrave; e sull’uso ordinato dei carismi (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>, 12;&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20160516_iuvenescit-ecclesia_it.html">Iuvenescit Ecclesia</a></i>, 9 e 17).</p> 
<p>Alcune caratteristiche devono essere sempre presenti nel governo: l’ascolto reciproco, la corresponsabilit&agrave;, la trasparenza, la vicinanza fraterna, il discernimento comunitario (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/february/documents/20260219-legionari-di-cristo.html">Discorso ai partecipanti al Capitolo generale dei Legionari di Cristo</a></i>, 19 febbraio 2026). Oltre a ci&ograve;, vorrei ricordare che &laquo;un buon governo, invece di concentrare tutto su s&eacute; stesso, promuove la sussidiariet&agrave; e la partecipazione responsabile di tutti i membri della comunit&agrave;&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/february/documents/20260219-legionari-di-cristo.html">ibid</a>.</i>). Sono indicazioni semplici, ma da tenere sempre presenti nell’esercizio dell’autorit&agrave;.</p> 
<p>Carissimi, le vostre associazioni e i vostri movimenti hanno origini diverse e hanno storia, identit&agrave; e ideali ben definiti. Coloro che li governano, perci&ograve;, assumono un compito delicato: da un lato, sono chiamati a custodire e valorizzare la memoria di un patrimonio vivente; dall’altro, hanno un ruolo “profetico”, che implica il mettersi in ascolto delle attuali urgenze pastorali per comprendere in che modo rispondere alle nuove sfide e alle sensibilit&agrave; culturali, sociali e spirituali del nostro tempo. Solo cos&igrave;, infatti, si pu&ograve; essere cristiani, discepoli e missionari nell’oggi della societ&agrave; e della Chiesa. Una parte del compito profetico di chi governa, dunque, &egrave; favorire l’apertura dell’associazione o del movimento, e di ciascuno dei suoi membri, alle situazioni storiche. L’appartenenza, infatti, &egrave; autentica e feconda quando non si esaurisce nella partecipazione ad attivit&agrave; interne al gruppo, ma interpreta i segni dei tempi e si proietta verso l’esterno, rivolgendosi a tutti, alla cultura del tempo e ai campi di missione non ancora esplorati.</p> 
<p>Altro elemento di vitale importanza &egrave; la comunione. Chi governa &egrave; chiamato ad avere una particolare sensibilit&agrave; per la salvaguardia, la crescita e il consolidamento della comunione. Ci&ograve; vale sia per la vita interna all’associazione o al movimento, sia per la comunione con le altre realt&agrave; ecclesiali e con la Chiesa nel suo insieme. Chi esercita una missione di governo nella Chiesa deve imparare ad ascoltare e accogliere pareri diversi, orientamenti culturali e spirituali diversi, temperamenti personali diversi, cercando sempre di conservare, soprattutto nelle decisioni doverose e spesso difficili da prendere, il bene superiore della comunione. Ci&ograve; richiede una testimonianza di mitezza, di distacco e di amore disinteressato ai fratelli e alla comunit&agrave;, che sia di esempio per tutti. Qui vorrei sottolineare l’importanza di questa dimensione della comunione con tutta la Chiesa. A volte troviamo gruppi che si chiudono in s&eacute; stessi e pensano che la loro realt&agrave; specifica &egrave; l’unica o &egrave; la Chiesa, ma la Chiesa siamo tutti noi, &egrave; molto di pi&ugrave;! E quindi i nostri movimenti devono veramente cercare come vivere in comunione con tutta la Chiesa, a livello diocesano. E quindi il Vescovo &egrave; una figura di riferimento molto importante, e se un gruppo dice: “No, con quel Vescovo non siamo in comunione, ne vogliamo un altro”, non va bene. Dobbiamo cercare di vivere in comunione con tutta la Chiesa, a livello diocesano come anche a livello universale.</p> 
<p>Sotto questa luce possiamo meglio comprendere il senso della fedelt&agrave; al carisma fondativo, che costituisce un riferimento imprescindibile per il governo di una realt&agrave; ecclesiale. Ogni autentico carisma include gi&agrave; in s&eacute; la fedelt&agrave; e l’apertura alla Chiesa. Governare in modo fedele al carisma fondativo significa pertanto trovare in esso l’ispirazione per aprirsi al cammino che la Chiesa compie nel presente, senza appiattirsi sui modelli pur positivi del passato, ma lasciandosi provocare da realt&agrave; e sfide nuove, in dialogo con tutte le altre componenti del corpo ecclesiale.</p> 
<p>Carissimi, vi ringrazio per tutto quello che siete e che fate. Le associazioni di fedeli e i movimenti ecclesiali sono un dono inestimabile per la Chiesa. C’&egrave; una grande ricchezza fra voi, tante persone ben formate e tanti bravi evangelizzatori; tanti giovani e diverse vocazioni alla vita sacerdotale e matrimoniale. La variet&agrave; dei carismi, dei doni e dei metodi di apostolato sviluppati negli anni vi consente di essere presenti nei campi della cultura, dell’arte, del sociale, del lavoro, portando ovunque la luce del Vangelo. Custodite e, con la grazia di Dio, fate crescere tutti questi doni! La Chiesa vi sostiene e vi accompagna.</p> 
<p>Vi benedico di cuore invocando per tutti voi l’intercessione della Vergine Maria, Madre della Chiesa. Grazie.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Presentazione delle Lettere Credenziali degli Ambasciatori di: Sierra Leone, Bangladesh, Yemen, Rwanda, Namibia, Maurizio, Ciad, Sri Lanka (21 maggio 2026)]]></title><pubDate>Thu, 21 May 2026 09:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260521-ambasciatori.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260521-ambasciatori.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 21 May 2026 16:44:54 +0200 --> <p><i>Eccellenze,<br>
 Signore e Signori,</i></p>
<p>porgo un cordiale benvenuto a tutti voi in occasione della presentazione delle Lettere che vi accreditano come Ambasciatori Straordinari e Plenipotenziari presso la Santa Sede per i vostri rispettivi Paesi: Sierra Leone, Bangladesh, Yemen, Rwanda, Namibia, Maurizio, Ciad e Sri Lanka. Vi chiedo di voler gentilmente trasmettere i miei rispettosi saluti ai vostri Capi di Stato, unitamente all’assicurazione delle mie preghiere per loro e per i vostri concittadini.</p>
<p>Sono particolarmente lieto di ricevervi mentre la Chiesa si sta avvicinando alla solennità di Pentecoste, ricordando come lo Spirito Santo discese sui discepoli trasformando la paura in coraggio e la divisione in unità, dando loro la capacità di parlare nelle lingue di tutti i popoli. È mia speranza che una visione simile di unità possa ispirare il mondo della diplomazia, dove le relazioni costruttive tra le nazioni possano prosperare grazie a una sincera apertura, la promozione del rispetto reciproco e un senso condiviso di responsabilità.</p>
<p>A tale riguardo, desidero rinnovare l’appello che ho fatto nel mio <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/january/documents/20260109-corpo-diplomatico.html">Discorso ai Membri del Corpo Diplomatico</a></i> lo scorso gennaio. In un tempo in cui «si ricerca [la pace] mediante le armi, quale condizione per affermazione di un proprio dominio», c’è il bisogno urgente di ritornare a «una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso» a tutti i livelli: bilaterale, regionale e multilaterale. Questo dialogo «animato dalla ricerca sincera di vie capaci di condurre alla pace» esige che le parole tornino a esprimere realtà chiare senza distorsioni od ostilità. Solo allora sarà possibile superare malintesi e ricostruire fiducia nel contesto delle relazioni internazionali.</p>
<p>Tuttavia, il dialogo cordiale e chiaro, per quanto essenziale, deve essere accompagnato da una conversione più profonda del cuore: la disponibilità a mettere da parte interessi particolari a favore del bene comune. Nessuna nazione, nessuna società e nessun ordine internazionale può dirsi giusto e umano se misura il proprio successo unicamente con il potere e la prosperità, trascurando coloro che vivono ai margini. Di fatto, l’amore di Cristo per i più piccoli e dimenticati ci impone di rifiutare ogni forma di egoismo che lascia che i poveri e i vulnerabili rimangano invisibili (cfr. Esortazione Apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_exhortations/documents/20251004-dilexi-te.html#4">Dilexi te</a></i>, 4 ottobre 2025, n. 9).</p>
<p>È proprio questo spirito di solidarietà altruistica che deve animare il servizio dei diplomatici e rafforzare le organizzazioni internazionali, al fine di creare spazi d’incontro e di mediazione. Queste istituzioni continuano a essere strumenti indispensabili per risolvere dispute e promuovere la cooperazione. In un tempo in cui le tensioni geopolitiche continuano a frammentare ancora di più il nostro mondo, è necessario renderle più rappresentative, efficaci e orientate all’unità della famiglia umana.</p>
<p>Il vostro servizio come Ambasciatori costituisce un prezioso ponte di fiducia e di cooperazione tra i vostri Paesi e la Santa Sede. Prego perché i nostri sforzi comuni contribuiscano a un rinnovato impegno per un coinvolgimento bilaterale e multilaterale e aiutino ad attirare l’attenzione su coloro che sono spesso dimenticati ai margini delle nostre società. In tal modo, potremo lavorare insieme per gettare fondamenta più solide per un mondo più giusto, fraterno e pacifico.</p>
<p>Mentre assumete le vostre nuove responsabilità, vi assicuro della disponibilità della <a href="https://www.vatican.va/content/romancuria/it/segreteria-di-stato/segreteria-di-stato.index.html#segreteria-di-stato">Segreteria di Stato</a> ad assistervi, insieme ai Dicasteri della <a href="https://www.vatican.va/content/romancuria/it.index.html#segreteria-di-stato">Curia Romana</a>. Possa la vostra missione rafforzare il dialogo, approfondire la comprensione reciproca e contribuire alla pace tanto necessaria nel nostro mondo. Su di voi, sui vostri cari e sulle nazioni che rappresentate, invoco le abbondanti benedizioni di Dio, confidando che egli vi guiderà e vi sosterrà nel vostro nobile servizio. Grazie.</p>
<p>____________________</p>
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-05/quo-114/nessuna-nazione-puo-dirsi-giusta-se-misura-il-successo-con-il-po.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 114, giovedì 21 maggio 2026, p. 2.</p>
]]></description></item><item><title><![CDATA[Udienza Generale del 20 maggio 2026 - I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione <i>Sacrosanctum Concilium</i>. 1. <i>La liturgia nel mistero della Chiesa</i>]]></title><pubDate>Wed, 20 May 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260520-udienza-generale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260520-udienza-generale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 20 May 2026 12:29:33 +0200 --> <p><b>Saluto del Santo Padre a Sua Santit&agrave; Aram I, Catholicos di Cilicia</b></p> 
<p>Sono molto lieto di dare il benvenuto a Sua Santit&agrave; Aram I, Catholicos di Cilicia della Chiesa Apostolica Armena, insieme all’illustre delegazione che lo accompagna. Questa visita fraterna rappresenta un’importante occasione per rafforzare i legami di unit&agrave; che gi&agrave; esistono tra noi, mentre ci avviciniamo alla piena comunione tra le nostre Chiese.</p> 
<p><i>Your Holiness, in these days when we prepare for Pentecost, I invoke the grace of the Holy Spirit upon your pilgrimage to the tombs of the Apostles Peter and Paul, and I invite all those present to pray fervently to the Lord that your visit and meetings may constitute a further step on the path towards full unity. Let us also pray for peace in Lebanon and the Middle East, once again torn apart by violence and war.</i></p> 
<p><i>Your Holiness, I wish to express my particular gratitude for your constant personal commitment to ecumenism, especially to the international theological dialogue between the Catholic Church and the Oriental Orthodox Churches.</i></p> 
<p><i>Welcome, Your Holiness, dear bishops and dear friends! Together, let us invoke the intercession of Saint Gregory the Illuminator, Saint Gregory of Nareg, Saint Nerses the Gracious and, above all, the Virgin Mother of God, that they may enlighten our path towards the fullness of that unity we all desire.</i></p> 
<p>__________________________________________<br /> &nbsp;</p> 
<p><b>I Documenti del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>. II. Costituzione&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html"><i>Sacrosanctum Concilium</i></a>. 1.</b><i><b> La liturgia nel mistero della Chiesa&nbsp;</b></i></p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!</i></p> 
<p>Iniziamo oggi una serie di catechesi sul primo Documento promulgato dal <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>: la Costituzione sulla sacra liturgia <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html">Sacrosanctum Concilium</a> (SC</i>).</p> 
<p>Elaborando questa Costituzione, i Padri conciliari hanno voluto non solo intraprendere una riforma dei riti, ma condurre la Chiesa a contemplare e ad approfondire quel legame vivo che la costituisce ed unisce: il mistero di Cristo. La liturgia, in effetti, tocca il cuore stesso di questo mistero: essa &egrave; insieme lo spazio, il tempo e il contesto in cui la Chiesa riceve da Cristo la propria stessa vita. Nella liturgia infatti, &laquo;si attua l’opera della nostra redenzione&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html">SC</a></i>, 2), che fa di noi una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una nazione santa, un popolo che Dio si &egrave; acquistato (cfr <i>1Pt</i> 2,9).</p> 
<p>Come ha manifestato il triplice rinnovamento – biblico, patristico e liturgico – che ha attraversato la Chiesa nel corso del XX secolo, il Mistero in questione non designa una realt&agrave; oscura, ma il disegno salvifico di Dio, nascosto dall’eternit&agrave; e rivelato in Cristo, secondo l’affermazione di San Paolo (cfr <i>Ef</i> 3,3-6). Ecco, dunque, il Mistero cristiano: l’evento pasquale, vale a dire la passione, la morte, la risurrezione e la glorificazione di Cristo, che proprio nella liturgia ci &egrave; reso sacramentalmente presente, cos&igrave; che ogni volta che partecipiamo all’assemblea riunita &laquo;nel suo nome&raquo; (<i>Mt</i> 18,20) siamo immersi in questo Mistero.</p> 
<p>Cristo stesso &egrave; il principio interiore del mistero della Chiesa, popolo santo di Dio, nato dal suo fianco trafitto sulla croce. Nella santa liturgia, con la potenza del suo Spirito, Egli continua ad agire. Santifica e associa la Chiesa, sua sposa, alla sua offerta al Padre. Esercita il suo sacerdozio assolutamente unico, Lui che &egrave; presente nella Parola proclamata, nei Sacramenti, nei ministri<b> </b>che celebrano, nella comunit&agrave; radunata e, in sommo grado, nell’Eucaristia (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#7">SC</a></i>, 7). &Egrave; cos&igrave; che, secondo Sant’Agostino (cfr <i>Serm</i>., 277), celebrando l’Eucaristia la Chiesa &laquo;riceve il Corpo del Signore e diventa ci&ograve; che riceve&raquo;: diventa il Corpo di Cristo, &laquo;dimora di Dio per mezzo dello Spirito&raquo; (<i>Ef </i>2,22). Questa &egrave; &laquo;l’opera della nostra redenzione&raquo;, che ci configura a Cristo e ci edifica nella comunione.</p> 
<p>Nella santa liturgia, tale comunione si realizza &laquo;per mezzo dei riti e delle preghiere&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#48">SC</a></i>, 48). La ritualit&agrave; della Chiesa esprime la sua fede – secondo il celebre detto <i>lex orandi, lex credendi</i> –, e al tempo stesso plasma l’identit&agrave; ecclesiale: la Parola proclamata, la celebrazione del Sacramento, i gesti, i silenzi, lo spazio, tutto questo rappresenta e d&agrave; forma al popolo convocato dal Padre, Corpo di Cristo, Tempio dello Spirito Santo. Ogni celebrazione diventa cos&igrave; una vera epifania della Chiesa in preghiera, come ha ricordato <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">san Giovanni Paolo II</a> (Lett. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_letters/1988/documents/hf_jp-ii_apl_19881204_vicesimus-quintus-annus.html">Vicesimus quintus annus</a></i>, 9).</p> 
<p>Se la liturgia &egrave; al servizio del mistero di Cristo, si comprende perch&eacute; sia stata definita &laquo;il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#10">SC</a></i>, 10). &Egrave; vero che l’azione della Chiesa non si limita alla sola liturgia, tuttavia ogni sua attivit&agrave; (la predicazione, il servizio dei poveri, l’accompagnamento delle realt&agrave; umane) converge verso questo &laquo;culmine&raquo;. Nel senso inverso, la liturgia sostiene i fedeli immergendoli sempre e di nuovo nella Pasqua del Signore e, perci&ograve;, attraverso la proclamazione della Parola, la celebrazione dei sacramenti e la preghiera comune, essi sono ristorati, incoraggiati e rinnovati nel loro impegno di fede e nella loro missione. In altre parole, la partecipazione dei fedeli all’azione liturgica &egrave; al tempo stesso &laquo;interiore&raquo; ed &laquo;esteriore&raquo;.</p> 
<p>Ci&ograve; significa pure che essa &egrave; chiamata a dispiegarsi concretamente lungo tutta la vita quotidiana, in una dinamica etica e spirituale, cosicch&eacute; la liturgia celebrata si traduce in vita e domanda un’esistenza fedele, capace di rendere concreto ci&ograve; che &egrave; stato vissuto nella celebrazione: &egrave; in questo modo che la nostra vita diventa &laquo;sacrificio vivente, santo e gradito a Dio&raquo;, realizzando il nostro &laquo;culto spirituale&raquo; (<i>Rm</i> 12,1).</p> 
<p>In questo modo, &laquo;la liturgia edifica ogni giorno coloro che sono nella Chiesa come tempio santo nel Signore&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html">SC</a></i>, 2), e forma una comunit&agrave; aperta e accogliente verso tutti. Essa &egrave; infatti abitata dallo Spirito Santo, ci introduce nella vita del Cristo, ci rende suo Corpo e, in tutte le sue dimensioni, rappresenta un segno dell’unit&agrave; di tutto il genere umano in Cristo. Come diceva <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>, &laquo;il mondo ancora non lo sa, ma tutti sono stati invitati al banchetto di nozze dell’Agnello (<i>Ap</i> 19,9)&raquo; (Lett. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_letters/documents/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#5">Desiderio desideravi</a></i>, 5).</p> 
<p>Carissimi, lasciamoci plasmare interiormente dai riti, dai simboli, dai gesti e soprattutto<b> </b>dalla viva presenza di Cristo nella liturgia, che avremo ancora modo di approfondire nelle prossime Catechesi.</p> 
<p>__________________________</p> 
<p><b>Saluti</b></p> 
<p>Je salue cordialement les p&egrave;lerins de langue fran&ccedil;aise venus du S&eacute;n&eacute;gal, de C&ocirc;te d’Ivoire et de France en particulier les &eacute;l&egrave;ves des diverses &eacute;coles. Chers amis, laissons-nous transformer int&eacute;rieurement au cours de la liturgie, par les rites, les symboles, les gestes, les silences et surtout par la pr&eacute;sence vivante du Christ. Je vous b&eacute;nis de tout cœur ! Que l’Esprit Saint vous comble de ses dons&nbsp;!&nbsp;Je vous b&eacute;nis de tout cœur.</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese venuti dal Senegal, dalla Costa d’Avorio e dalla Francia, in particolare gli alunni delle diverse scuole. Cari amici, lasciamoci plasmare interiormente nella liturgia dai riti, dai simboli, dai gesti, dai silenzi e, soprattutto, dalla viva presenza di Cristo. Lo Spirito Santo vi colmi dei suoi doni!&nbsp;Vi benedico di cuore.</i>]</p> 
<p>I greet this morning all the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, particularly the groups from England, Ireland, Tanzania, India, Japan, Malaysia, the Philippines, Vietnam, Canada and the United States of America, as well as the Patrons of the Arts in the Vatican Museums from Canada. Upon all of you, and upon your families, I invoke the joy and peace of the risen Jesus! God bless you!</p> 
<p>Liebe Br&uuml;der und Schwestern deutscher Sprache, ich lade euch ein, euch in der Feier der Liturgie immer tiefer in das Geheimnis Christi zu versenken, damit er euer Leben durch sein Wort und seine Sakramente bereichern und verwandeln kann. In Erwartung des Pfingstfestes rufen wir gemeinsam mit der Mutter Jesu und den Aposteln den Heiligen Geist an, damit er unsere Herzen und das Antlitz der Erde erneuere.</p> 
<p>[<i>Cari fratelli e sorelle di lingua tedesca, vi invito ad immergervi nella celebrazione liturgica sempre pi&ugrave; profondamente nel mistero di Cristo, affinch&eacute; Egli possa arricchire e trasformare la vostra vita attraverso la sua Parola e i suoi sacramenti. In attesa della Pentecoste, uniti alla Madre di Ges&ugrave; e agli Apostoli, invochiamo lo Spirito Santo perch&eacute; rinnovi i nostri cuori e la faccia della terra.</i>]</p> 
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua espa&ntilde;ola. Pidamos al Esp&iacute;ritu Santo que nos ayude a dejarnos formar interiormente por la liturgia, para que toda nuestra vida sea una continua “acci&oacute;n de gracias”. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.</p> 
<p>我向讲中文的人们致以诚挚的问候。亲爱的弟兄姐妹们，愿你们在信仰的路途中持之以恒：复活的基督近在你们身侧，且与你们同行。我衷心地降福你们！</p> 
<p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, perseverate nel vostro cammino di fede: Cristo Risorto vi &egrave; vicino e cammina con voi. Vi benedico di cuore</i>.]</p> 
<p>Uma cordial sauda&ccedil;&atilde;o a todos os fi&eacute;is de l&iacute;ngua portuguesa, em particular aos sacerdotes da Arquidiocese de Maring&aacute; e aos grupos de peregrinos vindos do Brasil e de Portugal. Unidos na mesma f&eacute;, pe&ccedil;amos ao Senhor uma renovada efus&atilde;o do Esp&iacute;rito Santo sobre a sua Igreja. Deus vos aben&ccedil;oe!</p> 
<p>[<i>Un cordiale saluto a tutti i fedeli di lingua portoghese, in particolare ai sacerdoti dell’Arcidiocesi di Maring&aacute; e ai gruppi di pellegrini venuti dal Brasile e dal Portogallo. Uniti nella stessa fede, chiediamo al Signore una rinnovata effusione dello Spirito Santo sulla sua Chiesa. Dio vi benedica!</i>]</p> 
<p style="text-align: right;"><span class="arabic">أُحَيِّي المُؤمِنِينَ النَّاطِقِينَ بِاللُّغَةِ العَرَبِيَّة. نَحنُ مَدعوُّونَ إلى أَن نَكونَ علَى مِثالِ مَريَمَ العَذراءِ الَّتي كانَت طَوالَ حَياتِها الأَرضِيَّةِ أَمَةَ الرَّبِّ المُتَوَاضِعَة. باركَكُم الله جَمِيعًا وحَماكُم دائِمًا مِن كُلِّ شَرّ!</span></p> 
<p>[<i>Saluto i fedeli di lingua araba. Siamo chiamati ad essere come la Vergine Maria, che per tutta la Sua vita terrena fu umile ancella del Signore. Dio vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male!</i>]</p> 
<p>Pozdrawiam serdecznie Polak&oacute;w. Przed 40 laty św. Jan Paweł II ogłosił Encyklikę <i>Dominum et Vivificantem</i>, w kt&oacute;rej przypomniał, że Duch Święty jest „Światłością sumień” i pozwala nam „nazywać po imieniu dobro i zło”. Oczekując Pięćdziesiątnicy, prośmy Ducha Bożego, aby swymi darami obudził ludzkie sumienia, odwr&oacute;cił je od nieprawości, przemocy i wojny oraz odnowił oblicze ziemi! Wszystkich was błogosławię!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i polacchi. Quarant’anni fa, <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">San Giovanni Paolo II</a> pubblic&ograve; l’Enciclica <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_18051986_dominum-et-vivificantem.html">Dominum et Vivificantem</a>, nella quale ricordava che lo Spirito Santo &egrave; la &laquo;Luce dei cuori&raquo; e ci permette di &laquo;chiamare per nome il bene e il male&raquo;. In attesa della Pentecoste, chiediamo allo Spirito di Dio di risvegliare le coscienze umane con i suoi doni, di distoglierle dall’ingiustizia, dalla violenza e dalla guerra e di rinnovare il volto della terra! Vi benedico tutti!</i>]</p> 
<p style="text-align: center;">* * *</p> 
<p>Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i fedeli della parrocchia Regina Pacis di Angri che celebra il Centenario di fondazione e li esorto a guardare a Maria per lasciarsi attrarre dal suo esempio e dalla sua santit&agrave;. Saluto poi il gruppo della Basilica Santa Rita da Cascia e sar&ograve; lieto di benedire la Fiaccola del perdono e della pace simbolo del gemellaggio con la citt&agrave; di Chicago.</p> 
<p>Accolgo con affetto i partecipanti alla manifestazione promossa dal Movimento dell’etica nello sport e ringrazio i giovani atleti che hanno realizzato un saggio ispirato alle loro attivit&agrave; sportive. Cari amici, voi avete una missione nobile: custodire l’anima dello sport. Ricordate che il vero traguardo non &egrave; la vittoria materiale, ma il rispetto dell’avversario, la lealt&agrave; del gioco e l'inclusione di tutti.</p> 
<p>Mi rivolgo, infine, ai&nbsp;giovani, ai&nbsp;malati&nbsp;e agli&nbsp;sposi novelli, augurando a ciascuno di servire sempre Dio nella gioia e di amare il prossimo con spirito evangelico.</p> 
<p>A tutti la mia benedizione!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Delegazione della "Catholic Extension Society" (18 maggio 2026)]]></title><pubDate>Mon, 18 May 2026 11:15:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260518-catholic-extension.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260518-catholic-extension.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 18 May 2026 15:17:43 +0200 --> <p>&nbsp;</p> 
<p>Nel nome del Padre, del Figlio<br /> e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi.<br /> Quando arriva qualcuno da Dolton, Illinois, dobbiamo aprire tutte le porte! Non siamo pi&ugrave; in tanti in giro.<br /> &nbsp;</p> 
<p><i>Eminenza, Eccellenza,<br /> Cari fratelli e sorelle in Cristo, cari amici,</i></p> 
<p>sono lieto di accogliervi, Membri del Consiglio della Catholic Extension, insieme alle vostre famiglie, durante il vostro pellegrinaggio a Roma e in Vaticano. Prego affinch&eacute; il vostro tempo qui vi offra l’opportunit&agrave; di pregare sulle tombe degli Apostoli e di rafforzare i vostri legami con il Successore di Pietro e la Chiesa universale. Una simile occasione &egrave; particolarmente significativa per voi in quanto Societ&agrave; Pontificia.</p> 
<p>La vostra visita a Roma avviene mentre ci avviciniamo alla solennit&agrave; di Pentecoste, un momento cruciale nella vita della Chiesa che ha una rilevanza particolare per noi oggi. Infatti fu solo dopo aver ricevuto la promessa dello Spirito Santo che gli apostoli iniziarono a proclamare Ges&ugrave; di Nazaret agli uomini e alle donne “di ogni nazione che &egrave; sotto il cielo” (<i>At</i> 2, 5), annunciando la Buona Novella della salvezza e della vita nuova in Cristo. Ci&ograve; che segue nel libro degli Atti &egrave; la storia della Chiesa primitiva e della diffusione del Vangelo, prima a Gerusalemme e poi nelle aree circostanti. Man mano che il Signore accresceva il loro numero, cominciarono a formare comunit&agrave; fondate sull’unit&agrave; fraterna e sull’insegnamento degli apostoli, nutrite e rafforzate dall’Eucaristia e da una vita di preghiera (cfr. vv. 42-47).</p> 
<p>Lo stesso zelo che spinse i cristiani della Chiesa primitiva a condividere la novella di Ges&ugrave; Cristo e il dono dello Spirito ispir&ograve; il vostro fondatore, padre Francis Clement Kelley, oltre120 anni fa. Egli cerc&ograve; di raggiungere le comunit&agrave; di fede pi&ugrave; remote degli Stati Uniti per portare loro la vita stessa di Cristo attraverso i sacramenti e il sostegno di una comunit&agrave; cattolica pi&ugrave; ampia. Quell’entusiasmo missionario &egrave; ancora necessario oggi, e vorrei pertanto ringraziarvi per il vostro costante impegno nel rispondere ai bisogni delle comunit&agrave; cattoliche pi&ugrave; povere sia negli Stati Uniti sia all’estero.</p> 
<p>In modo particolare, vorrei lodare il vostro lavoro a Cuba e a Portorico. Il sostegno che voi offrite a queste comunit&agrave; &egrave; una bella espressione dell’universalit&agrave; della Chiesa e un promemoria vivente del fatto che “l’amore per il prossimo rappresenta la prova tangibile dell’autenticit&agrave; dell’amore per Dio” (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_exhortations/documents/20251004-dilexi-te.html#26">Dilexi te</a></i>, n. 26). Allo stesso modo, incoraggio la cura pastorale che state offrendo alle persone svantaggiate, come pure alle numerose famiglie immigrate negli Stati Uniti. &Egrave; indispensabile che i vostri fratelli e le vostre sorelle sperimentino il calore di una comunit&agrave; che &egrave; contraddistinta dalla presenza di Cristo.</p> 
<p>La Chiesa primitiva testimonia il fatto che, ovunque vi sia una vera comunit&agrave; di fede, la carit&agrave; cristiana ispira i suoi membri ad alleviare le sofferenze degli altri e a prendersi cura di chi &egrave; nel bisogno, specialmente dei poveri (cfr. <i>At </i>2, 45; 6, 1-6). L’amore per i poveri pu&ograve; dunque essere inteso come “la garanzia evangelica di una Chiesa fedele al cuore di Dio” (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_exhortations/documents/20251004-dilexi-te.html#103">Dilexi te</a></i>, n. 103), e apre anche la porta affinch&eacute; coloro che serviamo possano conoscere pi&ugrave; a fondo il Signore mentre rendiamo testimonianza del suo amore.</p> 
<p>Mentre proseguite la vostra missione, l’impegno della Catholic Extension non solo ad alleviare i bisogni materiali dei meno fortunati, ma anche a investire nella costruzione di comunit&agrave; cattoliche vivaci, &egrave; particolarmente necessario oggi. Le comunit&agrave; animate dalla fede offrono alle persone un’opportunit&agrave; di sperimentare la gioia della vita nuova in Cristo vissuta in modo quotidiano e ordinario. Forniscono sostegno ai poveri, come abbiamo visto, ma anche la forza di cui tutti abbiamo bisogno per affrontare le sfide della vita con fede. In modo particolare, queste comunit&agrave; sono anche il “terreno buono” dove nuove vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa possono mettere radici e iniziare a crescere (cfr. <i>Mt</i> 13, 8), fornendo nuovi operai per la messe negli anni a venire (cfr. <i>Lc</i> 10, 2).</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, continuiamo a servire il Signore con gioia e generosit&agrave;, mossi dall’amore di Dio e del prossimo e dalla certezza che il Padre “che vede nel segreto, ti ricompenser&agrave;” (<i>Mt</i> 6, 4). Affidando tutti voi all’amorevole intercessione di Maria Immacolata, imparto volentieri la mia Benedizione Apostolica, che estendo a tutti coloro che sono associati alla Catholic Extension Society, come pegno di pace e di gioia nel Signore risorto. Grazie.</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>____________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-05/quo-111/entusiasmo-missionario-al-servizio-dei-poveri.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 111, luned&igrave; 18 maggio 2026, p. 2.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Sua Santità Aram I, <i>Catholicos</i> della Chiesa Armena - Sede di Cilicia (Libano), e Seguito (18 maggio 2026)]]></title><pubDate>Mon, 18 May 2026 09:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260518-chiesa-armena.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260518-chiesa-armena.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 18 May 2026 15:21:22 +0200 --> <p><i>Santit&agrave;, caro Fratello</i>,</p> 
<p>&laquo;Grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Ges&ugrave; Cristo&raquo; (<i>Ef</i>, 1, 2). Con il saluto dell’apostolo Paolo, do il benvenuto a lei, Santit&agrave;, e ai distinti membri della sua delegazione all’inizio della vostra visita alla Chiesa di Roma.</p> 
<p>Potrebbe esserci un legame spirituale pi&ugrave; grande tra le nostre Chiese di quello dell’apostolo Paolo di Tarso, nato in Cilicia, luogo della vostra Sede, e che ricevette la corona del martirio qui a Roma? A san Paolo, l’Apostolo per eccellenza della comunione tra le Chiese, affido il vostro pellegrinaggio a Roma. E come potrei non menzionare anche i grandi santi della Chiesa che si adoperarono per l’unit&agrave; dei cristiani? Il mio pensiero va al santo Nerses il Grazioso, Catholicos di Cilicia, che pu&ograve; essere considerato il pioniere dell’ecumenismo, e la cui recente inclusione nel <i>Martirologio Romano</i> &egrave; un ulteriore esempio di quell’“ecumenismo dei santi” che gi&agrave; unisce le nostre Chiese.</p> 
<p>Situato al crocevia di diversi popoli e culture, il Catholicossato della Santa Sede di Cilicia &egrave; stato a lungo caratterizzato dalla sua vocazione ecumenica, in particolare nei confronti della Chiesa di Roma. Questa relazione speciale tra le nostre Chiese, che fu particolarmente intensa nel Medioevo, ha conosciuto nuovi sviluppi nel XX secolo, e soprattutto dopo il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>.</p> 
<p>Ricordo bene che il suo venerabile predecessore, il Catholicos Khoren I, fu il primo primate di una Chiesa ortodossa orientale a visitare Roma dopo il Concilio, gi&agrave; nel maggio del 1967. Lei, Santit&agrave;, si distingue per il suo instancabile zelo, sia a livello locale, come uno dei fondatori del Consiglio delle Chiese del Medio Oriente, sia a livello internazionale nel Consiglio Ecumenico delle Chiese, dove ha ricoperto posizioni di rilievo.</p> 
<p>Le sono profondamente grato per i suoi sforzi nel favorire relazioni con la Chiesa cattolica e per la sua vicinanza alla Chiesa di Roma, che ha visitato per la prima volta come Catholicos durante la Settimana di Preghiera per l’Unit&agrave; dei Cristiani nel 1997, e che da allora ha onorato con la sua presenza in numerose occasioni.</p> 
<p>La ringrazio in particolare per il suo impegno personale nel promuovere il dialogo teologico tra le nostre Chiese che si &egrave; svolto nel 2003 nel quadro della <a href="https://www.christianunity.va/content/unitacristiani/it/dialoghi/sezione-orientale/chiese-ortodosse-orientali/commissione-mista-internazionale-per-il-dialogo-teologico-tra-la.html">Commissione mista internazionale per il Dialogo Teologico tra la Chiesa Cattolica e le Chiese Ortodosse Orientali</a>. Quel dialogo, che beneficia del prezioso contributo dei delegati armeni, ha gi&agrave; pubblicato tre importanti documenti sulla natura e sulla missione della Chiesa, sulla comunione nella Chiesa primitiva e sui sacramenti. Spero sinceramente che, nonostante le recenti difficolt&agrave;, tale dialogo prosegua con rinnovato vigore, poich&eacute; non pu&ograve; esserci ristabilimento della comunione tra le nostre Chiese senza unit&agrave; nella fede.</p> 
<p>La sua presenza tra noi richiama alla mente l’amato Paese dal quale lei proviene, e che ho avuto la gioia di visitare lo scorso dicembre. Questa terra del Libano, cos&igrave; cara al mio cuore, che per tanto tempo ha mostrato al mondo intero che &egrave; possibile per persone di diverse culture e religioni vivere insieme come un’unica nazione, continua ad affrontare prove difficili. In un momento in cui l’unit&agrave; e l’integrit&agrave; del vostro Paese sono nuovamente minacciate, le nostre Chiese sono chiamate a rafforzare i legami fraterni che uniscono i cristiani non solo tra loro, ma anche con i loro fratelli e le loro sorelle di altre comunit&agrave; nella loro patria comune. Santit&agrave;, la assicuro delle mie preghiere quotidiane e della profonda preoccupazione che nutro per il popolo del Libano e per le Chiese del Medio Oriente, alle quali lei dedicher&agrave; una conferenza durante il suo soggiorno a Roma.</p> 
<p>In questi giorni che precedono la solennit&agrave; di Pentecoste, mentre ci prepariamo a rivivere il mistero del miracolo della discesa dello Spirito Santo sulla Chiesa nascente, sono grato di poter pregare, dopo questo incontro, insieme a Lei, Santit&agrave;, lo Spirito, Signore e Datore di vita, affinch&eacute; ci conceda il dono dell’unit&agrave;, ci doni una pace duratura e rinnovi la faccia della terra.</p> 
<p>____________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-05/quo-111/nelle-prove-difficili-i-cristiani-rafforzino-i-loro-legami-frate.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 111, luned&igrave; 18 maggio 2026, p. 3.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Regina Caeli, 17 maggio 2026]]></title><pubDate>Sun, 17 May 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260517-regina-caeli.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260517-regina-caeli.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 17 May 2026 12:24:41 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, buona domenica!</i></p> 
<p>Oggi, in molti Paesi del mondo, si celebra la Solennit&agrave; dell’Ascensione del Signore.</p> 
<p>L’immagine di Ges&ugrave; che – come dice il testo biblico (cfr <i>At</i> 1,1-11) –, elevandosi da terra, sale verso il Cielo, pu&ograve; farci percepire questo Mistero come un evento lontano. In realt&agrave; non &egrave; cos&igrave;. A Ges&ugrave;, infatti, noi siamo uniti, come membra al capo, in un unico corpo, e il suo ascendere al Cielo attira anche noi, con Lui, verso la piena comunione con il Padre. Sant’Agostino, in proposito, diceva: &laquo;Il fatto che il capo va avanti costituisce la speranza delle membra&raquo; (<i>Sermo 265</i>, 1.2).</p> 
<p>Tutta la vita di Cristo &egrave; un moto di ascesa, che abbraccia e coinvolge, attraverso la sua umanit&agrave;, l’intera scena del mondo, elevando e riscattando l’uomo dalla sua condizione di peccato, portando luce, perdono e speranza l&agrave; dove c’erano tenebre, ingiustizia e disperazione, per giungere alla vittoria definitiva della Pasqua, in cui il Figlio di Dio &laquo;morendo ha distrutto la morte e risorgendo ha ridato a noi la vita&raquo; (<i>Prefazio pasquale I</i>).</p> 
<p>L’Ascensione, allora, non ci parla di una promessa lontana, ma di un legame vivo, che attrae anche noi verso la gloria celeste, dilatando ed elevando gi&agrave; in questa vita il nostro orizzonte e avvicinando sempre pi&ugrave; il nostro modo di pensare, di sentire e di agire alla misura del cuore di Dio.</p> 
<p>E di questo cammino di ascesa noi conosciamo la via (cfr <i>Gv</i> 14,1-6). La troviamo in Ges&ugrave;, nel dono della sua vita, nei suoi esempi e nei suoi insegnamenti, come pure la vediamo tracciata nella Vergine Maria e nei santi: quelli che la Chiesa ci offre a modello universale e quelli – come amava chiamarli <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> – “della porta accanto” (cfr Esort. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20180319_gaudete-et-exsultate.html#I_santi_della_porta_accanto">Gaudete et exsultate</a></i>, 7), con cui viviamo le nostre giornate, pap&agrave;, mamme, nonni, persone di ogni et&agrave; e condizione, che con gioia e impegno si sforzano sinceramente di vivere secondo il Vangelo.</p> 
<p>Con loro, col loro sostegno e grazie alla loro preghiera possiamo imparare anche noi a salire giorno per giorno verso il Cielo, facendo oggetto dei nostri pensieri, come dice san Paolo, tutto &laquo;quello che &egrave; vero […], giusto, […] amabile&raquo; (<i>Fil </i>4,8) e mettendo in pratica, con l’aiuto di Dio, quello che abbiamo &laquo;ascoltato e veduto&raquo; (v. 9), facendo crescere, in noi e attorno a noi, la vita divina che abbiamo ricevuto nel Battesimo e che ci attira costantemente in Alto, verso il Padre, e diffondendo nel mondo frutti preziosi di comunione e di pace.</p> 
<p>Ci aiuti Maria, Regina del Cielo, che in ogni momento illumina e guida il nostro cammino.</p> 
<p>_____________________</p> 
<p><b>Dopo il <i>Regina Caeli</i></b></p> 
<p>Cari fratelli e sorelle,</p> 
<p>ricorre oggi, in diversi Paesi, la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che quest’anno ho voluto dedicare al tema “Custodire voci e volti umani”. In quest’epoca dell’intelligenza artificiale incoraggio tutti a impegnarsi nel promuovere forme di comunicazione sempre rispettose della verit&agrave; dell’uomo, alla quale orientare ogni innovazione tecnologica.</p> 
<p>Da oggi a domenica prossima si svolge la Settimana <i>Laudato si’</i>, dedicata alla cura del creato e ispirata <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html">all’Enciclica di Papa Francesco</a>. In questo anno giubilare di San Francesco d’Assisi, ricordiamo il suo messaggio di pace con Dio, con i fratelli e con tutte le creature. Purtroppo, in questi ultimi anni, a causa delle guerre, i progressi in questo campo sono stati molto rallentati. Perci&ograve; incoraggio i membri del Movimento <i>Laudato si’</i> e tutti coloro che lavorano per un’ecologia integrale a rinnovare l’impegno. La cura per la pace &egrave; cura per la vita!</p> 
<p>Saluto tutti voi, cari fedeli di Roma e pellegrini di diversi Paesi! In particolare do il benvenuto ad alcune Bande musicali provenienti dalla Germania, alla Confraternita “Sant’Antonu di u Monti” di Ajaccio e al gruppo di studenti dell’Universit&agrave; del Montana, negli Stati Uniti d’America.</p> 
<p>Saluto i giovani di Oppido Mamertina, gli animatori di Lorenzaga in Diocesi di Concordia-Pordenone e i ragazzi della Cresima della Diocesi di Genova.</p> 
<p>A tutti auguro una buona domenica!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Dirigenti e Dipendenti di diversi Istituti Bancari Italiani (16 maggio 2026)]]></title><pubDate>Sat, 16 May 2026 11:45:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260516-istituti-bancari.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260516-istituti-bancari.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 16 May 2026 12:05:48 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.</p> 
<p>La pace sia con voi!</p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle, benvenuti.</i></p> 
<p>Rivolgo un caloroso saluto a Sua Eccellenza e a tutti voi. Sono molto contento di questo incontro, che ci d&agrave; l’occasione di riflettere assieme sulla funzione delle Banche e delle Casse di Credito nella nostra societ&agrave;.</p> 
<p>Gli Istituti che rappresentate hanno origini varie, accomunate dall’esigenza di sostenere l’imprenditorialit&agrave; e la finanza pubblica e privata in diversi momenti e contesti della storia italiana. I loro inizi, caratterizzati da coraggio e creativit&agrave;, testimoniano la complementariet&agrave; tra risparmio e investimento, privato e pubblico, per la realizzazione del bene comune e per una solida crescita economica.</p> 
<p>Le vostre istituzioni finanziarie hanno infatti favorito, in modi diversi, una giusta condivisione e ridistribuzione di ricchezza tra individui, imprese e istituzioni, rendendone la fruizione pi&ugrave; accessibile a tutti e valorizzando il contributo di ciascuno. &Egrave; questa una funzione sociale che ben si inscrive nella missione affidata da Dio all’uomo di essere custode del creato, per cui &laquo;ogni attivit&agrave; umana […] &egrave; chiamata a produrre frutto disponendo, con generosit&agrave; ed equit&agrave;, di quei doni che Dio pone originariamente a disposizione di tutti e sviluppando con alacre fiducia quei semi di bene inscritti, come promessa di fecondit&agrave;, nell’intera Creazione&raquo; (Congr. per la dottr. della fede – Dicast. per il serv. dello svil. um. Int., <i><a href="https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20180106_oeconomicae-et-pecuniariae_it.html">Oeconomicae et pecuniariae quaestiones</a></i>, 6 gennaio 2018, 4).</p> 
<p>Proprio in virt&ugrave; di questa capacit&agrave; costruttiva, il sistema bancario si &egrave; trovato, nel corso dei secoli, al centro di grandi processi di sviluppo economico e sociale, divenendo una realt&agrave; sempre pi&ugrave; complessa e articolata, capace di influire sulla vita delle persone. La concentrazione di capitali e la disponibilit&agrave; di qualificate competenze lo hanno fornito di mezzi economici ingenti, con la conseguente duplice possibilit&agrave; di farsi promotore di equa condivisione per il benessere generale o, in negativo, fautore di accumuli egoistici, fonte di sperequazione e miseria.</p> 
<p>In questo quadro d’insieme, la vostra storia testimonia come chi si occupa del mercato finanziario non solo pu&ograve; fare del bene agendo in modo retto, ma anche informando e formando le persone e gli ambienti in cui opera ad un uso oculato e moralmente appropriato delle risorse, in cui si coniughino sensibilit&agrave;, intelligenza, onest&agrave; e carit&agrave;, e facendosi promotore di &laquo;parametri umanizzanti […] in cui guadagno e solidariet&agrave; non sono pi&ugrave; antagonisti&raquo; (ibid. 11). Essa mostra, inoltre, come questo modo di agire garantisca anche, nel tempo, una sana e duratura crescita di strutture, modelli sociali e relazioni.</p> 
<p>Lo spirito delle vostre fondazioni ricorda a tutti, in particolare, che in banca non entrano in prima analisi capitali, ma persone, e che dietro i numeri ci sono donne e uomini, famiglie che hanno bisogno di aiuto. Per questo, in un contesto in cui l’alta informatizzazione degli strumenti impone mediazioni sempre pi&ugrave; elaborate e artificiali nelle relazioni interpersonali voi, eredi di una grande tradizione di attenzione umana, siete chiamati a fare in modo che chi accede ai vostri servizi non si senta abbandonato alla freddezza di sistemi algoritmici – per quanto efficienti e matematicamente precisi – ma che dietro gli strumenti tecnici percepisca, oggi come in passato, la presenza di persone pronte all’ascolto e desiderose di bene.</p> 
<p>Le banche possono influenzare molto l’evoluzione strutturale di una societ&agrave; e anche il suo sviluppo culturale. Per questo la vostra presenza &egrave; preziosa: per ricordare a chi troppo facilmente si ripiega su valori puramente materiali, confondendo nell’esistenza fini e mezzi, che anche a livello finanziario al centro bisogna sempre mettere la persona, e che &laquo;su quel pilastro vanno costruite le strutture sociali alternative di cui abbiamo bisogno&raquo; (cfr Francesco, <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2014/october/documents/papa-francesco_20141028_incontro-mondiale-movimenti-popolari.html">Discorso ai partecipanti all’Incontro mondiale dei movimenti popolari</a></i>, 28 ottobre 2014; cfr Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html">Laudato s&igrave;</a></i>, 24 maggio 2015, 189).</p> 
<p>Il vostro impegno in questo senso &egrave; vivo e attuale, come testimoniano i numerosi progetti umanitari e culturali di cui siete promotori. Vi incoraggio a continuare ad operare in questo modo, tenendo viva la vostra vocazione di enti di mutuo sostegno e orientando sempre il vostro impegno verso un’etica della solidariet&agrave;. &Egrave; il seme da cui siete nati e la radice solida e profonda, per quanto spesso nascosta, grazie alla quale l’albero delle vostre realt&agrave; continua a crescere e a svilupparsi.</p> 
<p>Fedeli alle vostre origini, non dimenticate mai la carit&agrave;, anzi fatene sempre pi&ugrave; il criterio guida delle vostre scelte programmatiche! Grazie per quello che fate. Vi ricordo nella preghiera e, affidandovi all’intercessione di Maria, vi benedico di cuore. Grazie!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Cresimandi dell'Arcidiocesi Metropolitana di Genova (16 maggio 2026)]]></title><pubDate>Sat, 16 May 2026 08:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260516-cresimandi-genova.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260516-cresimandi-genova.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 16 May 2026 11:25:55 +0200 --> <p>Grazie per questo saluto [dell’Arcivescovo], grazie a tutti voi per essere qui. Buongiorno a tutti!</p>
<p>Benvenuti a San Pietro, in Vaticano, a Roma. Siete venuti da Genova, da diverse parrocchie. C’è una parrocchia che conosco un po’ di più che è Manesseno: dove sono? Siete qua? Bravi! Ma siete tutti bravi! Benvenuti!</p>
<p>Bene. Una delle gioie più grandi del Vescovo – penso in tutte le diocesi – è celebrare le Cresime, perché è proprio il dono dello Spirito Santo.</p>
<p>Alcuni di voi già avete ricevuto il Sacramento, altri state ancora preparandovi. È molto bello ricevere questo Sacramento, perché la pienezza dello Spirito Santo ci dà questo entusiasmo, questa forza, questa capacità di seguire Gesù Cristo, di dire “sì” al Signore sempre, di non aver paura di seguire con coraggio, di vivere la fede in un mondo che tante volte ci vuole portare lontano da Gesù.</p>
<p>E lo Spirito Santo è con noi in modo particolare domenica prossima, quando celebriamo la Pentecoste: il ricordo dell’esperienza dei primi discepoli, degli Apostoli, che ricevono lo Spirito Santo per poi annunciare il Vangelo, annunciare l’amore di Dio. E tutti voi siete e sarete partecipi di questa missione, perché siamo tutti inviati: alle vostre famiglie, ai vostri amici, a tutte le persone. Anche voi dovete essere testimonianza viva dello Spirto che vive in noi.</p>
<p>Allora, se dare la Cresima è una delle gioie più grandi del vescovo, c’è un’altra cosa che è una tristezza. È che qualche volta, quando il vescovo dà la Cresima, il dono dello Spirito Santo, mai più vedi i ragazzi! Spariscono dalla parrocchia. E in questo voglio chiedere: ponete un’attenzione particolare a uno dei doni dello Spirito Santo che è chiamato <i>perseveranza</i>. Non dimenticate quello che avete vissuto in questo tempo, anche la gioia di venire a Roma, per festeggiare insieme, pregare insieme: che questa gioia viva nei vostri cuori e che continuiate ad essere fedeli discepoli di Gesù Cristo; che siate perseveranti nella fede, che torniate alla parrocchia – ci sono tante attività, tante opportunità –, ma soprattutto nella vita della fede, perché Gesù Cristo vuole camminare con te, con ognuno di voi e con tutti voi in comunità, che è tanto importante. La fede non la viviamo da soli, la viviamo insieme. E formare questi rapporti di amicizia, di comunità, è una maniera per vivere la perseveranza come discepoli di Gesù.</p>
<p>Allora, non dimenticate questo! È bello venire a Roma, è bello ricevere il Sacramento, bellissimo ricevere la pienezza dello Spirito Santo, ma è tanto importante che ognuno di voi faccia anche questo impegno, questa promessa al Signore: che veramente volete continuare come suoi amici, suoi discepoli, suoi missionari e volete perseverare nella fede. Allora vi lascio con questa parola.</p>
<p>Vi invito a mettervi in piedi, così che possiamo pregare insieme la preghiera che Gesù ci ha insegnato. Poi vi do la benedizione e saluto alcuni di voi uscendo. Che questa giornata sia anche per voi un aiuto grande nel vostro cammino di fede.</p>
<p>Preghiamo: Padre Nostro…</p>
<p>Benedizione.</p>
<p>Tanti auguri a tutti!</p>
]]></description></item><item><title><![CDATA[Cappella Papale per le esequie del Cardinale Paul Emil Tscherrig (15 maggio 2026)]]></title><pubDate>Fri, 15 May 2026 16:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260515-esequie-tscherrig.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260515-esequie-tscherrig.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 15 May 2026 16:49:22 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>raccolti intorno all’Altare, accompagniamo il nostro fratello <a href="https://press.vatican.va/content/salastampa/it/documentation/cardinali_biografie/cardinali_bio_tscherrig_ep.html">Paul Emil Tscherrig</a>, Cardinale, nel momento in cui si presenta al Signore, per ricevere la ricompensa del bene compiuto in questa vita e il perdono per le mancanze che la fragilit&agrave; umana pu&ograve; aver causato.</p> 
<p>&Egrave; il momento grande e solenne dell’incontro con il Signore che ha generosamente servito, con l’Amico al cui fianco ha fedelmente camminato per un’intera esistenza, pi&ugrave; di met&agrave; della quale spesa a servizio della Sede Apostolica in varie Rappresentanze Pontificie e nella Segreteria di Stato.</p> 
<p>Ha contribuito, con il lavoro spesso non appariscente, ma nondimeno alacre e faticoso, tipico del ministero che ha esercitato, alla crescita di quel Regno del cui pieno compimento ci ha parlato la prima Lettura: Regno in cui il mare del caos non c’&egrave; pi&ugrave; e splende invece la nuova Gerusalemme, edificata sul fondamento degli Apostoli, illuminata dalla luce dell’Agnello e impreziosita dai meriti dei Santi.</p> 
<p>L’impegno di Diplomatico, e prima ancora di Pastore della Chiesa, hanno visto questo nostro fratello lavorare per tanti anni, con pazienza e abnegazione, al fine di raccogliere nella concordia i popoli che l’obbedienza ha affidato alla sua cura (cfr <i>Sal </i>121), affrontando anche gli ostacoli e le sfide che un Rappresentante Pontificio &egrave; chiamato ad abbracciare per il bene di tutti. Ha svolto la sua missione dapprima come collaboratore in diverse Nunziature, fino alla sua nomina, nel 1996, a Nunzio Apostolico in Burundi; poi a Trinidad e Tobago e in diverse Nazioni dei Caraibi, in Corea del Sud e Mongolia, successivamente in Svezia, Danimarca, Finlandia, Islanda e Norvegia, quindi in Argentina, per giungere, nel 2017, in Italia e San Marino. Una vasta esperienza ecclesiale e internazionale, che testimonia la sua disponibilit&agrave; e la sua capacit&agrave; di adattamento, nella sua carit&agrave; di Pastore, ad ambienti molto diversi tra loro: luoghi e popoli a cui &egrave; stato inviato, a nome del Santo Padre, per tessere relazioni di comunione tra le Chiese locali e la Sede Apostolica, nonch&eacute; rafforzare vincoli di amicizia.</p> 
<p>Ora il Cardinal Paul Emil incontra il suo Signore, Alfa e Omega, inizio e fine della sua esistenza (cfr <i>Ap</i> 21,6). Noi lo accompagniamo in questo misterioso transito, illuminato dal Mistero pasquale, offrendo per lui il Sacrificio Eucaristico e i nostri suffragi; e vogliamo fare di questo momento anche un’occasione di riflessione e di sprone, per far tesoro del bene di cui &egrave; stato, per grazia di Dio, dispensatore, con fede e dedizione.</p> 
<p><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> – che il Cardinale Tscherrig aveva conosciuto quando era Arcivescovo di Buenos Aires –, in un discorso ai Diplomatici li invitava a far fiorire attorno a s&eacute; la speranza, come risposta al desiderio e all’attesa di bene dei popoli (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2025/january/documents/20250109-corpo-diplomatico.html">Discorso al Corpo Diplomatico</a></i>, 9 gennaio 2025). &Egrave; un invito che oggi possiamo raccogliere anche noi, per metterlo in pratica ciascuno l&agrave; dove &egrave; chiamato a servire e amare i fratelli. Il nostro mondo ha molto bisogno di messaggeri che lo aiutino a ritrovare fiducia, e la buona testimonianza di coloro che Dio ha scelto come suoi ministri ci pu&ograve; sostenere nella risposta a tale appello.</p> 
<p>Al tempo stesso, per&ograve;, di fronte al mistero della morte, vogliamo anche ricordare che, al di l&agrave; delle vicende di questo mondo, per il cui bene siamo chiamati a spenderci in questa vita, il fondamento ultimo di ogni nostra speranza &egrave; oltre la storia e si fonda nella Pasqua di Cristo, nella sua vittoria gloriosa sul peccato e sulla morte.</p> 
<p>Il Vangelo ci ha ricordato come Ges&ugrave;, poco prima della sua Passione, ne abbia prefigurato il mistero riportando alla vita l’amico Lazzaro, la cui liberazione dal sepolcro &egrave; un segno da guardare con fede, per coglierne il messaggio profondo. Un segno che possiamo ritrovare nei tanti miracoli di ritorno alla vita, che la carit&agrave; produce anche attraverso il nostro ministero e il nostro impegno quotidiano per il Vangelo. Tutto ci&ograve;, per&ograve;, ci parla del miracolo pi&ugrave; grande: quello della risurrezione per la vita eterna, che corona ogni sforzo e lavoro di questa vita e ne compie le vicende oltre i limiti del tempo.</p> 
<p>Questo ci richiama anche alla dimensione essenziale della missione della Chiesa, che abbraccia e illumina tutti i livelli del suo agire terreno. Essa infatti opera nel tempo, ma ha la meta delle sue fatiche oltre le realt&agrave; di questo mondo, mirando a &laquo;ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose&raquo; (<i>Ef </i>1,10), e alla &laquo;completa redenzione di coloro che Dio si &egrave; acquistato&raquo; (v. 14).</p> 
<p>&Egrave; in questa grande luce che diamo il nostro saluto al carissimo Cardinale Paul Emil Tscherrig, mentre nel cuore sentiamo rivolte a noi le parole che Ges&ugrave; disse a Marta: &laquo;Tuo fratello risorger&agrave;&raquo; (<i>Gv </i>11,23), &laquo;Io sono la risurrezione e la vita&raquo; (v. 25). Le ascoltiamo assieme a quelle scelte dal Cardinale stesso, trent’anni orsono, come motto in occasione della sua Ordinazione Episcopale: “<i>Spes mea Christus</i>”. Cristo, Signore nostro, &egrave; stato sua speranza per tutta la vita: una speranza che non lo ha deluso, perch&eacute; radicata nell’amore che Dio ha posto nel suo cuore per mezzo dello Spirito Santo (cfr <i>Rm</i> 5,5) e che oggi si compie per sempre.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Lettera Enciclica "Magnifica Humanitas" di Papa Leone XIV sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale (15 maggio 2026)]]></title><pubDate>Fri, 15 May 2026 11:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html</guid><description><![CDATA[<!-- Tue, 02 Jun 2026 14:05:23 +0200 --> <p><a href="#INTRODUZIONE"><b>INTRODUZIONE</b></a></p> 
<p><a href="#Le_res_novae_del_nostro_tempo"><i>Le </i>res novae<i>&nbsp;del nostro tempo</i></a><i><br /> </i><a href="#Due_icone_bibliche"><i>Due icone bibliche</i></a><i><br /> </i><a href="#Costruire_nel_bene"><i>Costruire nel bene</i></a><i><br /> </i><a href="#Rimanere_umani"><i>Rimanere umani</i></a></p> 
<p><a href="#Capitolo_primo_"><b>CAPITOLO 1</b></a></p> 
<p><a href="#UN_PENSIERO"><b>UN PENSIERO DINAMICO FEDELE AL VANGELO</b></a></p> 
<p><a href="#Una">Una Chiesa in cammino nella storia dell’umanit&agrave;</a></p> 
<p style="margin-left: 40px;"><a href="#Sapienza"><i>Sapienza della Parola e dialogo con le scienze umane<br /> </i></a><a href="#Dottrina"><i>La Dottrina sociale come discernimento comunitario</i></a></p> 
<p><a href="#Lo_sviluppo">Lo sviluppo del Magistero sociale da Leone XIII a oggi</a></p> 
<p style="margin-left: 40px;"><a href="#Primi"><i>Primi passi della Dottrina sociale della Chiesa<br /> </i></a><a href="#anni"><i>Gli anni&nbsp;del Concilio Vaticano II<br /> </i></a><a href="#Il_Magistero"><i>Il Magistero recente</i></a></p> 
<p><a href="#Una_lettura">Una lettura della storia alla luce della fede</a></p> 
<p><a href="#Capitolo_secondo_"><b>CAPITOLO 2</b></a></p> 
<p><a href="#FONDAMENTI"><b>FONDAMENTI E PRINCIPI DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA</b></a></p> 
<p><a href="#I">I fondamenti della Dottrina sociale</a></p> 
<p style="margin-left: 40px;"><a href="#immagine_"><i>L’essere umano immagine del Dio trinitario<br /> </i></a><a href="#uguale"><i>L’eguale dignit&agrave; di tutti gli esseri umani<br /> </i></a><a href="#valore"><i>L’altissimo valore dei diritti umani</i></a></p> 
<p><a href="#I_principi">I principi della Dottrina sociale</a></p> 
<p style="margin-left: 40px;"><a href="#bene_comune"><i>Il principio del bene comune<br /> </i></a><a href="#destinazione"><i>Il principio della destinazione universale dei beni<br /> </i></a><a href="#principio"><i>Il principio di sussidiariet&agrave;<br /> </i></a><a href="#Il"><i>Il principio di solidariet&agrave;<br /> </i></a><a href="#Il_principio"><i>Il principio della giustizia sociale</i></a></p> 
<p><a href="#Lo_sviluppo_umano_integrale_">Lo sviluppo umano integrale</a><br /> <a href="#Una_verifica_">Una verifica per la Chiesa</a></p> 
<p><a href="#Capitolo_terzo"><b>CAPITOLO 3</b></a></p> 
<p><a href="#TECNICA"><b>TECNICA E DOMINIO</b></a><b>.</b></p> 
<p><a href="#GRANDEZZA"><b>LA GRANDEZZA DELLA PERSONA UMANA DAVANTI ALLE PROMESSE DELL’IA</b></a></p> 
<p><a href="#Il_paradigma_tecnocratico">Il paradigma tecnocratico e il potere digitale</a><br /> <a href="#artificiale">L’intelligenza artificiale</a></p> 
<p style="margin-left: 40px;"><a href="#Un_aiuto_prezioso"><i>Un aiuto prezioso che richiede attenzione<br /> </i></a><a href="#trasparenza"><i>Responsabilit&agrave;, trasparenza e governo dell’IA</i></a></p> 
<p><a href="#perdere">Ci&ograve; che non possiamo perdere</a></p> 
<p style="margin-left: 40px;"><a href="#Narrazioni_di_fondo"><i>Narrazioni di fondo: transumanesimo e postumanesimo<br /> </i></a><a href="#Il_limite"><i>Il limite, il cuore, la grandezza dell’essere umano</i></a></p> 
<p><a href="#grazia">Il vero “pi&ugrave; che umano”: grazia e umanesimo cristiano</a><br /> <a href="#Due">Due citt&agrave; e due amori</a></p> 
<p><a href="#Capitolo_quarto"><b>CAPITOLO 4</b></a></p> 
<p><a href="#CUS"><b>CUSTODIRE L’UMANO NELLA TRASFORMAZIONE</b></a><b>.</b></p> 
<p><a href="#LAVORO"><b>VERIT&Agrave;, LAVORO, LIBERT&Agrave;</b></a></p> 
<p><a href="#bene">La verit&agrave; come bene comune</a></p> 
<p style="margin-left: 40px;"><a href="#democrazia"><i>Verit&agrave; e democrazia<br /> </i></a><a href="#Comunicazione_e_immaginario_collettivo"><i>Comunicazione e immaginario collettivo<br /> </i></a><a href="#Per_un’ecologia_della_comunicazione"><i>Per un’ecologia della comunicazione<br /> </i></a><a href="#Un’alleanza_educativa_per_l’era_digitale"><i>Un’alleanza educativa per l’era digitale<br /> </i></a><a href="#scuola"><i>Centralit&agrave; della scuola</i></a></p> 
<p><a href="#La_dignit&agrave;_del_lavoro_nella_transizione_digitale">La dignit&agrave; del lavoro nella transizione digitale</a></p> 
<p style="margin-left: 40px;"><a href="#Il_valore_del_lavoro"><i>Il valore del lavoro<br /> </i></a><a href="#Il_problema_della_disoccupazione"><i>Il problema della disoccupazione<br /> </i></a><a href="#Un’economia_che_valorizzi_la_dignit&agrave;"><i>Un’economia che valorizzi la dignit&agrave;<br /> </i></a><a href="#Famiglia_e_giovani:_condizioni_sociali_della_speranza"><i>Famiglia e giovani: condizioni sociali della speranza</i></a></p> 
<p><a href="#Custodire">Custodire la libert&agrave; contro dipendenza e mercificazione</a></p> 
<p style="margin-left: 40px;"><a href="#Dipendenze"><i>Dipendenze e controllo sociale</i></a><i><br /> </i><a href="#Spezzare"><i>Spezzare le catene delle nuove schiavit&ugrave;</i></a></p> 
<p><a href="#condivisa">Una responsabilit&agrave; condivisa</a></p> 
<p><a href="#Capitolo_quinto"><b>CAPITOLO 5</b></a></p> 
<p><a href="#LA_CULTURA"><b>LA CULTURA DELLA POTENZA E LA CIVILT&Agrave; DELL’AMORE</b></a></p> 
<p><a href="#era_digitale">La civilt&agrave; dell’amore nell’era digitale</a><br /> <a href="#La_cultura_della_potenza_">La cultura della potenza</a></p> 
<p style="margin-left: 40px;"><a href="#La_normalizzazione_della_guerra"><i>La normalizzazione della guerra<br /> </i></a><a href="#La_forza_senza_limiti"><i>La forza senza limiti<br /> </i></a><a href="#Armi_e_IA"><i>Armi e intelligenza artificiale<br /> </i></a><a href="#La_crisi_del_multilateralismo"><i>La crisi del multilateralismo<br /> </i></a><a href="#Un_presunto_realismo_politico"><i>Un presunto realismo politico</i></a></p> 
<p><a href="#Costruire">Costruire la civilt&agrave; dell’amore</a></p> 
<p style="margin-left: 40px;"><a href="#Tutti_possiamo_fare_la_nostra_parte"><i>Tutti possiamo fare la nostra parte<br /> </i></a><a href="#Disarmare_le_parole"><i>Disarmare le parole<br /> </i></a><a href="#Costruire_la_pace_nella_giustizia"><i>Costruire la pace nella giustizia<br /> </i></a><a href="#Assumere_lo_sguardo_delle_vittime"><i>Assumere lo sguardo delle vittime<br /> </i></a><a href="#Coltivare_un_sano_realismo"><i>Coltivare un sano realismo<br /> </i></a><a href="#Rilanciare_il_dialogo"><i>Rilanciare il dialogo<br /> </i></a><a href="#diplomazia"><i>La necessit&agrave; della diplomazia e del multilateralismo<br /> </i></a><a href="#Pregare"><i>Pregare e sperare</i></a></p> 
<p><a href="#Conclusione"><b>CONCLUSIONE</b></a></p> 
<p><a href="#Il_Verbo"><i>Il Verbo si &egrave; fatto carne</i></a><i><br /> </i><a href="#Un_solo_corpo_in_Cristo"><i>Un solo corpo in Cristo</i></a><i><br /> </i><a href="#Il_cantiere_del_nostro_tempo"><i>Il cantiere del nostro tempo</i></a><i><br /> </i><a href="#Il_canto_della_speranza:_il_Magnificat"><i>Il canto della speranza: il </i>Magnificat</a><b><br clear="all" /> </b></p> 
<p class="MsoNormal">&nbsp;</p> 
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><a name="INTRODUZIONE"></a><b>INTRODUZIONE</b></p> 
<p class="MsoNormal">1. La magnifica umanit&agrave; creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la citt&agrave; dove Dio e l’umanit&agrave; abitano insieme. Ogni generazione riceve in eredit&agrave; il compito di dare forma al proprio tempo: di far maturare la storia come luogo in cui la dignit&agrave; di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternit&agrave; resa possibile. Ma su ogni epoca incombe il rischio di costruire un mondo disumano e pi&ugrave; ingiusto. L&agrave; dove l’umanit&agrave; corre il pericolo di smarrire il proprio volto, noi cristiani alziamo gli occhi verso il Dio che si &egrave; fatto carne, sapendo che &laquo;solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo&raquo;. <a name="_ftnref1" href="#_ftn1" class=" cleaner">[1]</a> Questa magnifica umanit&agrave; in Ges&ugrave; Cristo diventa la Via, la Verit&agrave; e la Vita, aprendo per ciascuno di noi la strada per crescere verso la pienezza.</p> 
<p class="MsoNormal">2. Fondati su Cristo, pietra viva, facciamo esperienza della potente e misteriosa azione dello Spirito Santo, e crediamo che ogni autentico sforzo umano di cooperare con Lui per il bene sar&agrave; benedetto dal Padre celeste, nel quale riponiamo la nostra speranza. Per questo possiamo contribuire con impegno a tutte quelle iniziative che costruiscono un mondo pi&ugrave; giusto, e possiamo chiamare altri a collaborare con noi nella promozione dello sviluppo integrale di ogni essere umano. Desideriamo entrare in dialogo con tutti gli uomini e le donne del nostro tempo, insieme ai quali prendiamo parte agli avvenimenti, alle domande e alle aspirazioni dell’umanit&agrave;. <a name="_ftnref2" href="#_ftn2" class=" cleaner">[2]</a> Vogliamo individuare, insieme con loro, nuove strade per il bene comune e la promozione di una vita dignitosa per tutti. Tale attitudine al dialogo &egrave; parte integrante della vocazione della Chiesa, perch&eacute; essa, costituita &laquo;in Cristo, in qualche modo il sacramento […] dell’intima unione con Dio e dell’unit&agrave; di tutto il genere umano&raquo;, <a name="_ftnref3" href="#_ftn3" class=" cleaner">[3]</a> riconosce nella storia il luogo in cui il Vangelo interpella e accompagna l’esperienza umana.</p> 
<p class="MsoNormal">3. Con questo spirito, nel 1891 <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/leone-xiii.html">Leone XIII</a>&nbsp;ha pubblicato l’Enciclica <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum.html"><i>Rerum novarum</i></a>, di cui con viva riconoscenza celebriamo quest’anno il 135&deg; anniversario. Con quel documento, il mio amato Predecessore ha dato impulso a quella riflessione sulla societ&agrave;, sull’economia e sulla politica che oggi chiamiamo “Dottrina sociale della Chiesa”. E quando alcuni obiettavano che la Chiesa non doveva sprecare energie in questioni mondane, ma preoccuparsi di comunicare un messaggio di vita eterna, egli rispondeva con realismo e sapienza che l’annuncio del Vangelo non pu&ograve; dimenticare la vita concreta dei popoli. <a name="_ftnref4" href="#_ftn4" class=" cleaner">[4]</a> Sono trascorsi molti decenni da allora, e il Magistero, i pastori, i teologi e i fedeli hanno continuato a riflettere sulle questioni sociali alla luce del Vangelo. Oggi la Dottrina sociale della Chiesa &egrave; un patrimonio di saggezza, ove troviamo principi per pensare, criteri per discernere e giudicare, orientamenti concreti per agire. Essa si fonda sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione e, in dialogo con le scienze, ci aiuta a leggere con lucidit&agrave; le sfide del presente, individuando percorsi adeguati per vivere una testimonianza cristiana limpida, con gioia e al servizio del mondo. Non &egrave; un insieme statico di concetti, ma un <i>corpus</i> vivo di verit&agrave;, che custodisce e interpreta la vocazione dell’umanit&agrave; a una vita piena e giusta. A questa tradizione vivente desidero dunque aggiungere la mia voce, invocando l’aiuto dello Spirito di sapienza, che abita il mondo sin dal suo inizio (cfr <i>Pr</i> 8,22-31).</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Le_res_novae_del_nostro_tempo"></a><i>Le </i>res novae<i>&nbsp;del nostro tempo</i></p> 
<p class="MsoNormal">4. Se a suo tempo <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/leone-xiii.html">Leone XIII</a>&nbsp;parlava di &laquo;nuove questioni&raquo; ( <i>rerum novarum</i>), oggi non possiamo semplicemente ripetere i suoi preziosi insegnamenti, ma dobbiamo chiedere a Dio la saggezza per interpretare le grandi tendenze del nostro tempo, in particolare i progressi della tecnica. Negli ultimi anni &egrave; divenuto sempre pi&ugrave; evidente quanto rapidamente e profondamente la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale (IA) e la robotica stiano trasformando il nostro mondo. La tecnica non va considerata, in se stessa, come forza antagonista rispetto alla persona: al contrario, essa &egrave; radicata nella nostra storia fin dal principio, in quanto &laquo;fatto profondamente umano, legato all’autonomia e alla libert&agrave; dell’uomo&raquo;. <a name="_ftnref5" href="#_ftn5" class=" cleaner">[5]</a> Lo sviluppo tecnologico ha contribuito nei secoli a un significativo miglioramento delle condizioni di vita dell’umanit&agrave;; allo stesso tempo, ogni fase del progresso ha mostrato anche il volto ambiguo di strumenti capaci di arrecare danno quando non orientati al bene. Oggi, tuttavia, ci troviamo dinanzi a una situazione nuova, in cui la potenza e la pervasivit&agrave; delle tecnologie emergenti si innestano nella trama della quotidianit&agrave;, plasmano i processi decisionali e incidono in profondit&agrave; sull’immaginario collettivo: &laquo;Mai l’umanit&agrave; ha avuto tanto potere su se stessa&raquo;. <a name="_ftnref6" href="#_ftn6" class=" cleaner">[6]</a> Le nuove tecnologie aprono un orizzonte esteso in direzioni che, seppur intuibili, non possiamo ancora pienamente prevedere. Ci&ograve; rende pi&ugrave; complesso valutarne l’impatto e gli effetti a lungo termine sulla dignit&agrave; delle persone e sul bene comune.</p> 
<p class="MsoNormal">5. Ora tocca a noi assumere con lucidit&agrave; e responsabilit&agrave; le sfide del nostro tempo. &Egrave; necessario adottare strumenti normativi adeguati, capaci di tutelare la giustizia e di contenere gli effetti distorsivi del potere tecnologico. Ma la questione non si esaurisce nella regolamentazione. Come avvertiva <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a>, occorre domandarci con realismo chi oggi detenga questo potere e a quali fini lo orienti: &laquo;Non possiamo ignorare che l’energia nucleare, la biotecnologia, l’informatica, la conoscenza del nostro stesso DNA e altre potenzialit&agrave; che abbiamo acquisito [...] danno a coloro che detengono la conoscenza, e soprattutto il potere economico per sfruttarla, un dominio impressionante sull’insieme del genere umano e del mondo intero&raquo;. <a name="_ftnref7" href="#_ftn7" class=" cleaner">[7]</a> Un tempo erano soprattutto gli Stati a guidare e indirizzare l’innovazione. Oggi, invece, i principali motori dello sviluppo sono attori privati, spesso transnazionali, dotati di risorse e capacit&agrave; di intervento superiori a quelle di molti governi. Il potere tecnologico assume cos&igrave; un volto inedito, prevalentemente “privato”, e per questo ancora pi&ugrave; difficile da discernere, governare e orientare al bene comune.</p> 
<p class="MsoNormal">6. Per questo occorre avviare un discernimento condiviso capace di penetrare le radici spirituali e culturali delle trasformazioni in atto. Se ci limitiamo alle contingenze, rischiamo di lasciare che il susseguirsi delle emergenze decida al posto nostro la direzione del cammino. Stiamo vivendo una rapida fase di transizione, un “cambiamento d’epoca”, in cui – mentre alcuni si contendono il futuro delle nuove tecnologie e altri sono impegnati nella riflessione su di esse – la maggior parte delle persone rimane in attesa, osserva da lontano e spera semplicemente che tutto vada per il meglio. Proprio per questo si impongono alla nostra coscienza domande decisive, che non possono pi&ugrave; essere eluse: dove stiamo andando? Verso quale meta desideriamo orientarci? Quale direzione scegliere come comunit&agrave; umana e come popoli?</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Due_icone_bibliche"></a><i>Due icone bibliche</i></p> 
<p class="MsoNormal">7. Per rispondere a questi interrogativi e per discernere come abitare con responsabilit&agrave; il tempo dell’intelligenza artificiale, vorrei richiamare due immagini bibliche: la costruzione della torre di Babele (cfr <i>Gen</i> 11,1-9) e la ricostruzione delle mura di Gerusalemme (cfr <i>Ne</i> 2-6). Nel libro della Genesi, il racconto di Babele si colloca alle origini dell’umanit&agrave;, subito dopo le genealogie dei figli di No&egrave;. Gli esseri umani, stabilitisi nella pianura di Sennaar, decidono di costruire una citt&agrave; e una torre &laquo;la cui cima tocchi il cielo&raquo; (<i>Gen</i> 11,4). Vogliono cos&igrave; garantirsi stabilit&agrave; e potere, e soprattutto “farsi un nome”, temendo di essere dispersi sulla terra. L’impresa appare imponente: un’unica lingua, un’unica tecnologia, un’unica direzione. Tuttavia, il progetto nasconde una profonda insidia: &egrave; un’opera concepita senza riferimento a Dio, sostenuta da un’uniformit&agrave; che elimina la diversit&agrave; e che, invece della comunione, sceglie l’omologazione. Quando la citt&agrave; si edifica sull’orgoglio e sulla pretesa di bastare a se stessa, la comunicazione si spezza, le lingue si confondono e gli esseri umani non si comprendono pi&ugrave;. Il risultato non &egrave; l’unit&agrave;, ma la dispersione. Babele rivela cos&igrave; il limite di ogni costruzione che, pur grandiosa, sorge dall’assolutizzazione dell’umano e dalla sua pretesa di autosufficienza, sacrifica la dignit&agrave; delle persone all’efficienza e ambisce a raggiungere il cielo senza la benedizione di Dio.</p> 
<p class="MsoNormal">8. Il libro di Neemia, a sua volta, si apre in un momento di grande vulnerabilit&agrave; nella storia dell’antico Israele. Dopo l’esilio babilonese, una parte del popolo &egrave; tornata a Gerusalemme, ma la citt&agrave; &egrave; ancora in rovina, le mura sono crollate e le porte bruciate (cfr <i>Ne</i> 1-2). Neemia, un ebreo al servizio del re persiano Artaserse, riceve la notizia dello stato disastroso della citt&agrave; dei padri. Prima di agire, digiuna, prega, intercede per il popolo; poi chiede al re il permesso di tornare a Gerusalemme e, giunto sul posto, esamina in silenzio i luoghi distrutti. Non impone soluzioni dall’alto. Convoca le famiglie, affida a ciascuna un tratto di muro da ricostruire, ascolta le paure, coordina gli sforzi, fronteggia le opposizioni. Il racconto mostra come la citt&agrave; rinasca non grazie all’iniziativa di una singola persona, ma attraverso la responsabilit&agrave; condivisa di tutto il popolo: sacerdoti, artigiani, capifamiglia, donne e giovani. &Egrave; un’opera che ha Dio al centro e ricostruisce i legami prima ancora delle pietre. L’antica Gerusalemme ritrova cos&igrave; una lingua comune, non quella dell’uniformit&agrave;, ma quella della comunione: l’armonia che nasce quando ciascuno si assume la propria parte e tutto il popolo riconosce che la sua forza viene dal Signore.</p> 
<p class="MsoNormal">9. Alla luce di queste due icone, lo Spirito Santo oggi ci interpella circa il rapporto con la tecnica e con la rivoluzione digitale in corso. Le scoperte scientifiche sono un talento consegnato all’umanit&agrave; perch&eacute; essa lo faccia fruttare (cfr <i>Mt</i> 25,14-30). La tecnologia pu&ograve; curare, connettere, educare, custodire la Casa comune; ma pu&ograve; anche dividere, scartare, generare nuove ingiustizie. In astratto, essa non &egrave; di per s&eacute; una soluzione ai problemi dell’umanit&agrave;, come non &egrave; di per s&eacute; un male; ma, concretamente, non &egrave; neutrale, perch&eacute; assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa. Per questo la prima scelta non &egrave; tra un “s&igrave;” o un “no” alla tecnologia, ma tra edificare Babele o ricostruire Gerusalemme: tra un potere che pretende di dominare il cielo e un popolo che, alla presenza di Dio, si mette a lavorare unito per rialzare le mura della convivenza fraterna.</p> 
<p class="MsoNormal">10. Evitiamo, dunque, la “sindrome di Babele”: l’idolatria del profitto che sacrifica i deboli, l’uniformit&agrave; che appiattisce le differenze, la pretesa di un linguaggio unico – anche digitale – capace di tradurre tutto, persino il mistero della persona, in dati e prestazioni. Questo &egrave; il rischio della disumanizzazione – costruire il futuro escludendo Dio e riducendo l’altro a mezzo –, una tentazione antica e sempre nuova, che oggi assume anche un volto tecnico. Scegliamo, invece, la “via di Neemia”, che mette in risalto il valore del lavoro condiviso per rendere sicura la citt&agrave; di Dio per gli esuli ritornati. Ricostruire oggi significa riconoscere che, nella pluralit&agrave; di voci e di visioni che talvolta ricorda la dispersione delle lingue, esiste comunque una possibilit&agrave; luminosa: quella di edificare insieme, trasformando la diversit&agrave; in una risorsa e facendo dell’ascolto e del dialogo il terreno comune su cui far crescere giustizia e fraternit&agrave;. E, dentro questa opera condivisa, i cristiani trovano la loro forma propria di costruire: orientare l’agire a Dio, perch&eacute; alla sua luce il pluralismo non si disperda nel disordine, ma, nella pratica della sinodalit&agrave;, diventi lo spazio in cui l’umanit&agrave; ritrova le sue solide fondamenta e il suo fine ultimo. Nell’Apocalisse, Giovanni vede la nuova Gerusalemme &laquo;scendere dal cielo, da Dio&raquo; (<i>Ap</i> 21,2) come dono per tutta l’umanit&agrave;. E questa visione di grazia &egrave; per noi cristiani una chiamata a lavorare insieme, coltivando una vita comune pacifica, giusta e dignitosa nelle “citt&agrave;” di oggi.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Costruire_nel_bene"></a><i>Costruire nel bene</i></p> 
<p class="MsoNormal">11. Costruire una citt&agrave; impostata sul bene comune esige, dunque, in primo luogo, di edificare sulla roccia della relazione con Dio. Riconoscere che la verit&agrave; del suo amore ci chiama a una vita &laquo;in abbondanza&raquo; ( <i>Gv</i> 10,10) e alla comunione con Lui. Insieme con sant’Agostino, anche noi possiamo dire: &laquo;Ci hai fatti per te, e il nostro cuore non ha posa finch&eacute; non riposa in te&raquo;. <a name="_ftnref8" href="#_ftn8" class=" cleaner">[8]</a> Dio, infatti, ha inscritto nel nostro cuore un desiderio di felicit&agrave; che abbraccia tutte le dimensioni della vita, e la Chiesa, nel dialogo con gli uomini e le donne del nostro tempo, avverte l’urgenza di custodire e orientare tale aspirazione verso la sua verit&agrave; pi&ugrave; profonda.</p> 
<p class="MsoNormal">12. In secondo luogo, edificare nel bene significa accettare il limite e la fragilit&agrave; dell’umanit&agrave; senza considerarli un errore da correggere. Oggi, il desiderio di pienezza dell’essere umano rischia di essere deviato verso mete ingannevoli: l’illusione di una tecnica che promette di liberarci da ogni fragilit&agrave; o modelli di benessere che “lasciano indietro” interi popoli. Non di rado, riponiamo la speranza in un potenziamento senza limiti, in forme di progresso che possono esacerbare le disuguaglianze, in soluzioni immediate incapaci di sanare le ferite dei popoli. Cos&igrave;, mentre alcuni inseguono la chimera di un’autoaffermazione illimitata, molti restano privi del necessario. La Chiesa ricorda, con voce umile ma ferma, che la vera realizzazione non nasce dalla rimozione delle fragilit&agrave;, ma da una crescita armoniosa: l&agrave; dove libert&agrave; e responsabilit&agrave; si intrecciano con la cura reciproca e la vera solidariet&agrave;, e dove il progresso si misura sulla dignit&agrave; di ciascuno e sul bene dei popoli.</p> 
<p class="MsoNormal">13. Costruire un mondo in cui tutti possono “fiorire” esige, in terzo luogo, una corresponsabilit&agrave; coraggiosa. Nessuna mano, da sola, &egrave; sufficiente a sostenere il peso delle sfide che attraversano il mondo; e nessuna &egrave; cos&igrave; debole da non poter offrire il proprio contributo: &laquo;La forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza&raquo; (<i>2Cor</i> 12,9). A ciascuno il suo tratto di muro: scienziati e ricercatori, imprenditori e lavoratori, educatori e legislatori, societ&agrave; civile, movimenti popolari e comunit&agrave; di fede. Questa &egrave; la logica della sussidiariet&agrave;, che valorizza la cooperazione tra generazioni, tra popoli, tra discipline e culture come via maestra per far crescere stabilit&agrave;, prosperit&agrave; e pace. Le tensioni e le differenze non devono intimorire: possono diventare energie creative quando sono orientate da una responsabilit&agrave; condivisa.</p> 
<p class="MsoNormal">14. Infine, edificare nel bene domanda un linguaggio evangelico. Evitiamo parole che umiliano o contrappongono. Scegliamo la chiarezza che illumina e la franchezza che apre vie. Non benediciamo entusiasmi ingenui, non alimentiamo paure sterili. Piuttosto, indichiamo criteri di discernimento – dignit&agrave; della persona, destinazione universale dei beni, opzione per i poveri, cura della Casa comune, pace – e traduciamoli in prassi: progettazione responsabile, valutazioni d’impatto umano e sociale, inclusione dei pi&ugrave; fragili, alfabetizzazione digitale, ricerca e industria orientate alla giustizia e alla pace.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Rimanere_umani"></a><i>Rimanere umani</i></p> 
<p class="MsoNormal">15. Nel recente <a href="https://www.iubilaeum2025.va/it.html">Giubileo Ordinario del 2025</a>,&nbsp;abbiamo camminato come pellegrini di speranza e siamo stati colmati di grazie. Forti di questi doni, possiamo avanzare con animo fiducioso di fronte ai compiti ardui e alle sfide esigenti che si affacciano sul nostro futuro. Nel tempo dell’intelligenza artificiale, in cui la dignit&agrave; umana rischia di essere oscurata da nuove forme di disumanizzazione, abbiamo il dovere urgente di restare profondamente umani, custodendo con amore quella magnifica umanit&agrave; che ci &egrave; stata donata e mostrata nella sua pienezza in Cristo, e che nessuna macchina potr&agrave; mai sostituire nel suo splendore. Il vero progresso nasce sempre da un cuore aperto all’altro, da un’intelligenza disponibile all’ascolto, da una volont&agrave; che cerca ci&ograve; che unisce pi&ugrave; che ci&ograve; che separa.</p> 
<p class="MsoNormal">16. A tutti i fedeli cattolici, a tutti i cristiani, a tutti gli uomini e le donne di buona volont&agrave; rivolgo un accorato appello: non temiamo di sporcarci le mani nel cantiere del nostro tempo. Come Neemia, preghiamo, progettiamo con sapienza, lavoriamo con perseveranza, rimettendo Dio all’orizzonte del nostro agire e l’essere umano al centro delle nostre scelte. Allora le pietre scartate – i poveri, i malati, i migranti, i piccoli – diventeranno testata d’angolo, e sulla terra sorger&agrave; una dimora comune solida e ospitale, dove l’amore e la verit&agrave; finalmente s’incontreranno, la giustizia e la pace si baceranno (cfr <i>Sal</i> 85,11). Questa &egrave; la benedizione che imploriamo da Dio e il compito che ci attende: essere costruttori di comunione, non architetti di Babele; servi del Regno che viene, non padroni di torri destinate a crollare. E, con animo di pastore e di padre, chiedo a tutti di fermare il cantiere dell’ennesima Babele e di unire le forze per edificare nel bene, affinch&eacute; l’umanit&agrave; non perda mai la propria bellezza e il mondo possa riconoscere ancora una volta, nel cuore dell’essere umano, il luogo dove Dio desidera abitare.</p> 
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><a name="Capitolo_primo_"></a>Capitolo primo</p> 
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><a name="UN_PENSIERO"></a>UN PENSIERO&nbsp;DINAMICO FEDELE AL VANGELO</p> 
<p class="MsoNormal">17. In questo primo capitolo intendo ripercorrere, in modo sintetico, il cammino attraverso il quale la Dottrina sociale della Chiesa ha preso forma nel Magistero recente dei Papi e del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>, per metterne in luce il carattere dinamico. In ogni epoca, infatti, le <i>res novae</i> sollecitano questo insegnamento a misurarsi con le domande della storia alla luce della Verit&agrave; rivelata. Perci&ograve; anche l’intelligenza artificiale va compresa non come un’appendice tematica, o come un’emergenza da gestire, ma come una trasformazione che interpella dall’interno le categorie della Dottrina sociale e ne domanda un ulteriore sviluppo, nella fedelt&agrave; al Vangelo.</p> 
<p class="MsoNormal">18. Tuttavia, questo itinerario non sarebbe davvero comprensibile se, prima di soffermarci sul contributo dei singoli Pontefici e sui documenti pi&ugrave; rilevanti, non chiarissimo alcune convinzioni di fondo riguardo al modo in cui la Chiesa abita la storia e si rapporta al mondo. Senza tale precisazione, la Dottrina sociale rischierebbe di apparire come un’ingerenza indebita in questioni temporali o come un codice etico esterno da applicare dall’alto. In realt&agrave; essa scaturisce da una Chiesa che cammina con l’umanit&agrave;, riconosce l’autonomia delle realt&agrave; terrene e la distinzione tra comunit&agrave; ecclesiale e comunit&agrave; politica e, proprio per questo, ambisce a servire il bene comune.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Una"></a>Una&nbsp;Chiesa in cammino nella storia dell’umanit&agrave;</p> 
<p class="MsoNormal">19. La Chiesa, presente nel mondo come segno di unit&agrave; per l’intera famiglia umana, riconosce nelle domande e nelle sfide del tempo attuale il luogo nel quale esercitare la propria vocazione all’ascolto, al dialogo e al servizio, lasciandosi interpellare da tutto ci&ograve; che riguarda l’esistenza degli uomini e delle donne di oggi. Questo intreccio di vita con i popoli le fa comprendere sempre pi&ugrave; che la sua missione ha una portata storica e comporta una responsabilit&agrave; nei confronti del modo in cui si tessono le relazioni sociali. Per questo non pu&ograve; considerarsi estranea ai dinamismi che configurano il volto della societ&agrave;. Anzi, partecipa con impegno ai percorsi attraverso cui la societ&agrave; stessa cresce e si organizza, e offre il proprio contributo al raggiungimento di una convivenza pi&ugrave; giusta e fraterna. <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a>&nbsp;richiamava con forza tale dimensione storica della missione ecclesiale, ricordando che &laquo;nessuno pu&ograve; esigere da noi che releghiamo la religione alla segreta intimit&agrave; delle persone, senza alcuna influenza sulla vita sociale e nazionale, senza preoccuparci per la salute delle istituzioni della societ&agrave; civile, senza esprimersi sugli avvenimenti che interessano i cittadini&raquo;. <a name="_ftnref9" href="#_ftn9" class=" cleaner">[9]</a></p> 
<p class="MsoNormal">20. La chiamata e l’impegno a camminare con l’umanit&agrave; nella concretezza della storia inducono la Chiesa a riconoscere che le realt&agrave; terrene possiedono una loro consistenza e un ordine proprio. Il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>&nbsp;ha espresso con particolare precisione questo principio nella Costituzione pastorale <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html"><i>Gaudium et spes</i></a>, di cui lo scorso 7 dicembre 2025 abbiamo celebrato con memoria grata il 60&deg; anniversario: &laquo;Se&nbsp;per autonomia delle realt&agrave; terrene si vuol dire che le cose create e le stesse societ&agrave; hanno leggi e valori propri […], allora si tratta di una esigenza d’autonomia legittima&raquo;. <a name="_ftnref10" href="#_ftn10" class=" cleaner">[10]</a> Tale sottolineatura mostra come la creazione porti impressa una bont&agrave; originaria che lo sguardo umano deve custodire, coltivare e far maturare. In questo orizzonte, la Chiesa si offre come presenza che aiuta a leggere in profondit&agrave; la realt&agrave;, sostenendo con umile fermezza quelle scelte che promuovono la dignit&agrave; di ogni persona, la coesione delle comunit&agrave; e il bene di tutti. Cos&igrave; essa si pone accanto al mondo senza sovrapporsi ad esso, affinch&eacute; in ogni vicenda umana possa germogliare la promessa di giustizia e di pace che lo Spirito Santo continua a suscitare nel cuore dell’umanit&agrave;.</p> 
<p class="MsoNormal">21. Riconoscendo che Dio accompagna la libert&agrave; degli esseri umani nel farsi della storia, il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>&nbsp;affermava la distinzione tra comunit&agrave; ecclesiale e comunit&agrave; politica, evidenziando come ciascuna di esse debba operare nella pi&ugrave; piena autonomia. La presenza della Chiesa nel mondo si esprime cos&igrave; anche nel suo rapporto con la societ&agrave; civile e con le istituzioni pubbliche. Nel dialogare con esse, la Chiesa riconosce il valore delle realt&agrave; sociali e politiche e ne rispetta la responsabilit&agrave; propria, sostenendo tutto ci&ograve; che tutela la vita delle persone e rafforza le fondamenta del tessuto sociale. Essa non pretende di assumere le funzioni che competono allo Stato; al contrario, ne stima il servizio al bene comune e riconosce con convinzione la responsabilit&agrave; che le istituzioni civili esercitano nella societ&agrave;. Allo stesso tempo, la missione che le &egrave; affidata la induce a non rimanere distante dalle sofferenze concrete degli uomini e delle donne del nostro tempo. La sua vicinanza non nasce dall’intento di supplire alle istituzioni, n&eacute; tantomeno da una critica implicita al loro operato, ma dalla carit&agrave; evangelica che la spinge ad accostarsi alle ferite dell’umanit&agrave; nei momenti in cui esse si manifestano con maggiore gravit&agrave;. Quando interviene, lo fa imitando il buon Samaritano, con discrezione e prossimit&agrave;, consapevole che ci&ograve; che nasce da una necessit&agrave; immediata non pu&ograve; trasformarsi in norma, n&eacute; sostituire le responsabilit&agrave; istituzionali proprie della comunit&agrave; civile.</p> 
<p class="MsoNormal">22. A partire da questo duplice riconoscimento – l’autonomia delle realt&agrave; terrene e la distinzione delle competenze tra comunit&agrave; ecclesiale e politica – si comprende meglio l’orientamento che il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>&nbsp;ha consegnato alla Chiesa nel suo rapporto con il mondo. <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html"><i>Gaudium et spes</i></a>&nbsp;ricorda che &egrave; &laquo;dovere di tutto il Popolo di Dio, soprattutto dei pastori e dei teologi, con l’aiuto dello Spirito Santo, ascoltare attentamente, discernere e interpretare i vari linguaggi del nostro tempo, e saperli giudicare alla luce della Parola di Dio, perch&eacute; la Verit&agrave; rivelata sia capita sempre pi&ugrave; a fondo, sia meglio compresa e possa venir presentata in forma pi&ugrave; adatta&raquo;. <a name="_ftnref11" href="#_ftn11" class=" cleaner">[11]</a> L’ascolto dei &laquo;vari linguaggi&raquo; non &egrave; mera attenzione sociologica, ma implica un discernimento spirituale nel quale, con l’aiuto dello Spirito, il popolo di Dio riconosce nelle trasformazioni culturali e sociali sia i segni della presenza del Cristo che viene e guida la storia verso il suo compimento, sia quelle derive che ne offuscano il volto. Cos&igrave; la Verit&agrave; rivelata non viene modificata nel suo nucleo essenziale, ma esplicitata e assunta come criterio vivente per orientare scelte concrete, ispirare percorsi di conversione personale e comunitaria, promuovere riforme delle strutture e sostenere forme nuove di testimonianza evangelica nella vita pubblica. La storia &egrave; perci&ograve; uno dei luoghi in cui la Chiesa si lascia istruire dallo Spirito sulla portata umanizzante del Vangelo e impara a declinare il proprio insegnamento a servizio della dignit&agrave; di ogni persona e del bene dei popoli.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Sapienza"></a><i>Sapienza&nbsp;della Parola e dialogo con le scienze umane</i></p> 
<p class="MsoNormal">23. La Chiesa considera come compagni di cammino tutti coloro che cercano sinceramente &laquo;la verit&agrave;, la bont&agrave; e la bellezza&raquo;, ritenendoli &laquo;preziosi alleati&raquo; <a name="_ftnref12" href="#_ftn12" class=" cleaner">[12]</a> nella difesa della dignit&agrave; di ogni persona e nella custodia del creato. Assumendo lo stile pastorale del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>, che invita ad ascoltare, discernere e interpretare i segni dei tempi, la Chiesa, illuminata dalla sapienza della Parola, non teme l’incontro con il sapere umano. La Parola di Dio offre criteri affidabili per orientare i cammini della giustizia e aprire vie di riconciliazione e di pace tra gli esseri umani. Quando si tratta di declinare questi criteri nelle complesse situazioni del nostro tempo, risulta essenziale il contributo della filosofia e delle scienze umane e sociali, che aiutano a comprendere e analizzare pi&ugrave; a fondo le dinamiche culturali, economiche e politiche. <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">San Giovanni Paolo II</a>&nbsp;ricordava che la Chiesa accoglie il contributo delle scienze sociali &laquo;per trarne indicazioni concrete nell’adempimento dei suoi compiti magisteriali&raquo;. <a name="_ftnref13" href="#_ftn13" class=" cleaner">[13]</a> Il confronto con tali saperi non attenua la forza del Vangelo; al contrario, consente di individuare con maggiore lucidit&agrave; ci&ograve; che promuove realmente la vita delle persone e delle comunit&agrave;. <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a>, in continuit&agrave; con questa prospettiva, sottolineava che su molte questioni specifiche la Chiesa non pretende di offrire &laquo;una parola definitiva&raquo;, <a name="_ftnref14" href="#_ftn14" class=" cleaner">[14]</a> ma riconosce l’importanza di ascoltare la ricerca scientifica e di favorire un confronto serio e leale tra studiosi, accogliendo la diversit&agrave; delle opinioni.</p> 
<p class="MsoNormal">24. Nutrita da questo dialogo fecondo tra Vangelo e saperi umani, la Chiesa ha progressivamente approfondito la propria Dottrina sociale, facendo maturare nel tempo un patrimonio sapienziale dotato di una coerenza teologica e antropologica radicata nella visione cristiana della persona. Proprio perch&eacute; nasce dalla fede e dalla sua intelligenza della realt&agrave;, questo patrimonio non si traduce in un repertorio di soluzioni tecniche n&eacute; in un modello economico o politico da contrapporre ad altri: appartiene a un livello diverso, <a name="_ftnref15" href="#_ftn15" class=" cleaner">[15]</a> quello dei principi che orientano la lettura degli avvenimenti e sostengono un’interpretazione evangelica dei processi storici e delle scelte che questi comportano. &Egrave; da qui che scaturisce la funzione propria della Dottrina sociale, che non pretende di sostituirsi alle responsabilit&agrave; della politica e delle istituzioni, ma si offre come sostegno al discernimento comune, aiutando a riconoscere e promuovere ci&ograve; che serve alla dignit&agrave; delle persone, alla vitalit&agrave; delle comunit&agrave; e al bene di tutti.</p> 
<p class="MsoNormal"><i>La <a name="Dottrina"></a>Dottrina sociale come discernimento comunitario</i></p> 
<p class="MsoNormal">25. La comprensione della verit&agrave; come dono da condividere e non come possesso da rivendicare libera la Chiesa dalla tentazione di rimpiangere forme di presenza fondate sul potere. <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">San Giovanni Paolo II</a>&nbsp;invitava a guardare con sincerit&agrave; ai tempi in cui si &egrave; ceduto a &laquo;metodi di intolleranza e persino di violenza nel servizio alla verit&agrave;&raquo;, <a name="_ftnref16" href="#_ftn16" class=" cleaner">[16]</a> per ritrovare la via evangelica dell’annuncio mite e della verit&agrave; che non si impone. Sulla stessa scia, ho ribadito che la Chiesa &laquo;non vuole alzare la bandiera del possesso della verit&agrave;&raquo;, <a name="_ftnref17" href="#_ftn17" class=" cleaner">[17]</a> perch&eacute; la verit&agrave; non &egrave; un territorio da difendere, ma un bene da condividere. Questa stessa prospettiva &egrave; stata riassunta da <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a>&nbsp;nelle note parole secondo cui &laquo;il tempo &egrave; superiore allo spazio&raquo;: <a name="_ftnref18" href="#_ftn18" class=" cleaner">[18]</a> non conta anzitutto occupare spazi di potere o presidiare roccaforti culturali, ma avviare processi di bene e lasciarli maturare; cos&igrave; la verit&agrave; del Vangelo non si impone dall’alto, ma cresce nel tempo, dentro l’intreccio concreto delle vite, delle comunit&agrave; e delle culture. &Egrave; una verit&agrave; che non teme la diversit&agrave;, ma la accoglie e la ordina; che non elimina i conflitti, ma li trasfigura; che ricompone ci&ograve; che la storia tende a disperdere. Da qui anche l’immagine del poliedro, una figura dalle molte facce, nelle quali si riflette, da angolature diverse, la stessa verit&agrave; del Vangelo. <a name="_ftnref19" href="#_ftn19" class=" cleaner">[19]</a></p> 
<p class="MsoNormal">26. Questo atteggiamento di apertura alla verit&agrave;, una e insieme pluriforme, esprime in profondit&agrave; la cattolicit&agrave; della Chiesa, che abbraccia l’intera famiglia umana e, allo stesso tempo, vive immersa nelle condizioni concrete dei popoli e delle culture. Il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>&nbsp;ricorda che, proprio in virt&ugrave; di questa cattolicit&agrave;, &laquo;le singole parti portano i propri doni alle altre parti e a tutta la Chiesa&raquo;, <a name="_ftnref20" href="#_ftn20" class=" cleaner">[20]</a> cos&igrave; essa nel suo insieme e in ogni singola comunit&agrave; cresce grazie a uno scambio reciproco e a uno sforzo comune verso una comunione sempre pi&ugrave; piena. Ne consegue che il popolo di Dio non &egrave; soltanto raccolto da molti popoli, ma al suo interno &egrave; tessuto di funzioni, vocazioni, culture e tradizioni diverse, chiamate a sostenersi e ad arricchirsi a vicenda. In questa prospettiva <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/paolo-vi.html">San Paolo VI</a>&nbsp;riconosceva che, data la grande variet&agrave; delle situazioni storiche, non &egrave; realistico pensare che la Dottrina sociale possa proporre una risposta unica e valida per tutti i contesti; <a name="_ftnref21" href="#_ftn21" class=" cleaner">[21]</a> per questo invitava ogni comunit&agrave; cristiana a leggere con lucidit&agrave; e responsabilit&agrave; la realt&agrave; del proprio Paese. La tensione feconda tra universalit&agrave; della missione e radicamento locale appartiene intimamente alla vita della Chiesa: essa porta nel suo respiro l’orizzonte del mondo intero, ma assume le domande di ciascun contesto come luogo reale in cui prende corpo il Vangelo.</p> 
<p class="MsoNormal">27. Alla luce di quanto sin qui detto, la Dottrina sociale della Chiesa appare nel suo volto pi&ugrave; autentico: non un prontuario di principi e norme da applicare, ma un cammino di discernimento comunitario. Essa nasce dall’incontro tra la verit&agrave; eterna del Vangelo e le domande della storia, si lascia interrogare dai segni dei tempi; si alimenta del contributo delle scienze, delle culture e delle esperienze umane. Per questo, quando la dignit&agrave; dei fratelli &egrave; sfigurata, quando la politica non risponde ai drammi dell’umanit&agrave;, quando l’economia si volge contro la persona o la scienza oltrepassa i limiti del suo metodo, <a name="_ftnref22" href="#_ftn22" class=" cleaner">[22]</a>&nbsp;la Chiesa – insieme alle altre confessioni cristiane e ai credenti di altre religioni – deve far udire la sua voce non per dominare, ma per servire la comunione. Cos&igrave; compresa, la Dottrina sociale diventa una teologia della comunione nella storia; un luogo in cui la Parola, divenuta carne, continua a farsi dialogo, memoria e profezia.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Lo_sviluppo"></a>Lo sviluppo&nbsp;del Magistero sociale da Leone XIII a oggi</p> 
<p class="MsoNormal">28. Dopo aver richiamato il modo in cui la Chiesa abita la storia e si pone in dialogo con il mondo, desidero ora soffermarmi sullo sviluppo della Dottrina sociale nel Magistero che, dal XIX secolo ai nostri giorni, ha accompagnato le grandi trasformazioni sociali. Non potr&ograve; evidentemente dar conto dell’intera ricchezza di questo insegnamento, i cui principi fondamentali sono presentati nel <a href="https://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html"><i>Compendio della Dottrina sociale della Chiesa</i></a><i></i>e ulteriormente approfonditi nel Magistero recente. N&eacute; potr&ograve; riprendere in modo sistematico quanto &egrave; stato elaborato nelle Encicliche dei miei ultimi venerati Predecessori, in particolare nella <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html"><i>Laudato si’</i></a>&nbsp;e nella <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html"><i>Fratelli tutti</i></a>. Tuttavia, intendo richiamare alcune linee essenziali, per mostrare che quanto scrivo si colloca nella continuit&agrave; di questa tradizione e, al contempo, per evidenziare come in essa il nucleo stabile delle verit&agrave; rivelate sulla persona e sulla convivenza umana si intrecci con una sempre rinnovata capacit&agrave; di ascoltare le situazioni storiche e di lasciarsi interrogare dalle domande che emergono dal presente. Ripercorrer&ograve; pertanto alcune tappe decisive di questo sviluppo, a cominciare dalla stagione aperta dall’Enciclica <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum.html"><i>Rerum novarum</i></a>.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Primi"></a><i>Primi&nbsp;passi della Dottrina sociale della Chiesa</i></p> 
<p class="MsoNormal">29. Ci&ograve; che oggi chiamiamo “Dottrina sociale della Chiesa” non nasce all’improvviso nell’et&agrave; contemporanea, ma raccoglie e organizza una lunga tradizione di riflessione ecclesiale sulla vita sociale, che trova le sue fonti nella Sacra Scrittura, nei Padri della Chiesa, nelle elaborazioni teologiche e giuridiche del Medioevo e dell’et&agrave; moderna. L’espressione “Dottrina sociale della Chiesa” fu impiegata per la prima volta da <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/pio-xii.html">Pio XII</a>&nbsp;nel 1950, <a name="_ftnref23" href="#_ftn23" class=" cleaner">[23]</a> ma il contenuto che essa racchiude, inteso come <i>corpus</i> organico di insegnamenti sociali, ha cominciato a delinearsi con l’Enciclica <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum.html"><i>Rerum novarum</i></a>&nbsp;di <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/leone-xiii.html">Leone XIII</a>. Di fronte alle “cose nuove” del suo tempo – il conflitto tra capitale e lavoro, la questione operaia, le trasformazioni economiche e sociali – <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/leone-xiii.html">Leone XIII</a>&nbsp;non si limit&ograve; a registrare il disagio, ma assunse quelle situazioni come luogo della missione pastorale della Chiesa, le sottopose a un discernimento rigoroso e ne illumin&ograve; le cause e le possibili vie d’uscita alla luce del Vangelo e di una visione integrale della persona, creata a immagine di Dio. <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">San Giovanni Paolo II</a>&nbsp;ha visto in questo modo di procedere un &laquo;paradigma permanente&raquo; <a name="_ftnref24" href="#_ftn24" class=" cleaner">[24]</a> della Dottrina sociale: una prassi esemplare mediante la quale la Chiesa, di fronte alle trasformazioni storiche, esercita il suo diritto-dovere di esaminare le realt&agrave; sociali, pronunciarsi su di esse e indicare vie di soluzione giusta. In tal modo, i contenuti perenni della fede e dell’antica sapienza ecclesiale si articolano in una dottrina viva che, rimanendo fedele al Vangelo, cresce nel confronto con le “cose nuove” di ogni epoca.</p> 
<p class="MsoNormal">30. L’Enciclica <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum.html"><i>Rerum novarum</i></a>&nbsp;di <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/leone-xiii.html">Leone XIII</a>&nbsp;costituisce una pietra miliare nell’evoluzione del Magistero sociale. Il documento pone al centro della sua riflessione la dignit&agrave; del lavoro e del lavoratore, afferma il diritto a un salario giusto per s&eacute; e per la propria famiglia, riconosce nelle persone un valore essenziale prioritario rispetto al capitale e al profitto, difende la propriet&agrave; privata insieme alla sua imprescindibile funzione sociale, apprezza le associazioni dei lavoratori e propone forme di collaborazione tra le diverse componenti della societ&agrave; in alternativa alla logica della “lotta di classe”. Non stupisce, perci&ograve;, che Pio XI abbia potuto definirla &laquo; <i>Magna Charta</i>&raquo; <a name="_ftnref25" href="#_ftn25" class=" cleaner">[25]</a> dell’azione sociale dei cristiani: in <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum.html"><i>Rerum novarum</i></a>&nbsp;l’antica sapienza della Chiesa sulla persona e sulla vita in societ&agrave; assume una forma nuova, capace di misurarsi con l’epoca industriale e di offrire il primo grande quadro sistematico di quella Dottrina sociale che i decenni successivi avrebbero sviluppato ulteriormente. Sebbene molte condizioni storiche descritte da <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/leone-xiii.html">Leone XIII</a>&nbsp;siano mutate, restano di grande attualit&agrave; almeno due acquisizioni: il primato del lavoro umano su ogni logica puramente produttiva o finanziaria, con la conseguente attenzione alle persone e alle famiglie maggiormente esposte allo sfruttamento, e il nesso inscindibile tra annuncio evangelico e ricerca di un ordine sociale pi&ugrave; giusto. Cos&igrave; <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum.html"><i>Rerum novarum</i></a>&nbsp;continua a ricordarci che non c’&egrave; autentica evangelizzazione che non tocchi anche le strutture della convivenza umana.</p> 
<p class="MsoNormal">31. L’Enciclica <a href="https://www.vatican.va/content/pius-xi/it/encyclicals/documents/hf_p-xi_enc_19310515_quadragesimo-anno.html"><i>Quadragesimo anno</i></a>&nbsp;di <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/pio-xi.html">Pio XI</a>, pubblicata nel 1931 nel 40&deg; anniversario della <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum.html"><i>Rerum novarum</i></a>&nbsp;e nel pieno della grande crisi economica mondiale, compie un passo ulteriore nello sviluppo del Magistero sociale. Non si limita a riprendere la “questione operaia”, ma allarga lo sguardo alla configurazione complessiva dell’ordine economico e politico. Denuncia la concentrazione del potere economico nelle mani di pochi; critica sia la concorrenza senza limiti sia quei progetti collettivistici che annullano la libert&agrave; e la responsabilit&agrave; delle persone; richiama con forza il diritto di associazione dei lavoratori e ribadisce l’esigenza che il salario sia proporzionato non solo alla prestazione, ma alle necessit&agrave; del lavoratore e della sua famiglia. In questo quadro, formula in modo sistematico il principio di sussidiariet&agrave;, destinato a diventare uno dei riferimenti stabili della Dottrina sociale, secondo cui ci&ograve; che pu&ograve; essere svolto da persone, famiglie, corpi intermedi e comunit&agrave; locali non deve essere assorbito da istanze superiori. Accanto a questi contributi, <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/pio-xi.html">Pio XI</a>&nbsp;richiama con chiarezza la funzione sociale della propriet&agrave; e, con diversi interventi del suo Magistero – dalle Encicliche <a href="https://www.vatican.va/content/pius-xi/it/encyclicals/documents/hf_p-xi_enc_19310629_non-abbiamo-bisogno.html"><i>Non abbiamo bisogno</i></a>&nbsp;e <a href="https://www.vatican.va/content/pius-xi/it/encyclicals/documents/hf_p-xi_enc_14031937_mit-brennender-sorge.html"><i>Mit brennender Sorge</i></a>&nbsp;fino alla <a href="https://www.vatican.va/content/pius-xi/it/encyclicals/documents/hf_p-xi_enc_19370319_divini-redemptoris.html"><i>Divini Redemptoris</i></a>&nbsp;– denuncia i totalitarismi che mortificano la dignit&agrave; della persona, soffocano la vita sociale, innalzano lo Stato oltre il suo giusto valore e adottano la categoria discriminatoria di razza. Per il nostro tempo restano particolarmente attuali almeno tre intuizioni del suo insegnamento sociale: la consapevolezza che le ingiustizie non riguardano solo i comportamenti individuali ma anche le strutture economiche e istituzionali; il valore del principio di sussidiariet&agrave;, che invita a rafforzare il tessuto associativo e comunitario, evitando nuove concentrazioni di potere; e il legame tra dignit&agrave; del lavoro, giusta retribuzione e possibilit&agrave; reale per le famiglie di condurre una vita umana decorosa.</p> 
<p class="MsoNormal">32. Nel contesto drammatico della Seconda guerra mondiale e degli anni della ricostruzione, il Magistero di <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/pio-xii.html">Pio XII</a>&nbsp;offre un contributo significativo allo sviluppo della Dottrina sociale, soprattutto attraverso i Messaggi radiofonici natalizi, nei quali tratteggia i lineamenti di un ordine internazionale fondato sul riconoscimento della dignit&agrave; umana, sulla giustizia e sulla pace. In quelle occasioni il Papa propone un dialogo con la societ&agrave; a partire da un richiamo esigente al diritto naturale, inteso come insieme di principi oggettivi che precedono gli interessi dei singoli e degli Stati e che devono regolare la vita interna delle nazioni e le loro relazioni reciproche. <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/pio-xii.html">Pio XII</a>&nbsp;attribuisce inoltre un ruolo decisivo alle associazioni professionali, ai sodalizi dei lavoratori e ai vari corpi intermedi della vita economica e sociale, riconoscendo in queste forme organizzate della societ&agrave; un presidio essenziale per l’equilibrio civile e per la tutela del bene comune. Egli sostiene la necessit&agrave; di un saldo Stato di diritto per prevenire gli abusi di potere e riconosce nella democrazia uno strumento atto a favorire un esercizio corretto dell’autorit&agrave;. Allo stesso tempo, mette in guardia contro ogni pretesa di fondare il diritto sull’utile o sulla forza, ricordando che un ordine internazionale regolato dal vantaggio dei pi&ugrave; forti espone i popoli pi&ugrave; deboli alla sopraffazione e mina alla base la fiducia tra le nazioni. Individua, infine, nei profondi squilibri economici fra i Paesi uno dei fattori che alimentano i conflitti. <a name="_ftnref26" href="#_ftn26" class=" cleaner">[26]</a> Per il nostro tempo, segnato da nuove forme di potere globale e da disuguaglianze crescenti, rimangono particolarmente significativi tre orientamenti: l’esigenza che il diritto preceda l’interesse, la consapevolezza che le disparit&agrave; economiche sono terreno fertile per tensioni e violenze, e il valore di un tessuto associativo capace di mediare tra individuo e Stato. Essi continuano a offrire alla Dottrina sociale criteri importanti per leggere le dinamiche della globalizzazione e per promuovere un ordine internazionale pi&ugrave; giusto e pacifico.</p> 
<p class="MsoNormal"><i>Gli <a name="anni"></a>anni del Concilio Vaticano II</i></p> 
<p class="MsoNormal">33. Con <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-xxiii.html">San Giovanni XXIII</a>&nbsp;si apre una nuova tappa del Magistero sociale, segnata da una pi&ugrave; esplicita attenzione alla dimensione mondiale delle questioni sociali e al linguaggio dei diritti. In <a href="https://www.vatican.va/content/john-xxiii/it/encyclicals/documents/hf_j-xxiii_enc_15051961_mater.html"><i>Mater et magistra</i></a>&nbsp;egli presenta la fede cristiana come luce capace di tenere insieme cielo e terra, ricordando che la Chiesa, pur avendo come missione primaria la santificazione e l’annuncio dei beni eterni, non per questo trascura le esigenze concrete della vita quotidiana delle persone, ma si interessa di ogni autentico bene umano. <a name="_ftnref27" href="#_ftn27" class=" cleaner">[27]</a> A partire da questa visione unitaria dell’umano, sottolinea che la vita sociale esige un equilibrio tra l’iniziativa dei cittadini e dei gruppi, chiamati ad auto-organizzarsi e collaborare, e l’azione dello Stato, che deve coordinare e sostenere senza soffocare la libert&agrave; e la responsabilit&agrave; dei soggetti; da qui l’attenzione alla giusta remunerazione del lavoro, alla partecipazione dei lavoratori e alle crescenti disparit&agrave; tra i Paesi. Pochi anni dopo, con <a href="https://www.vatican.va/content/john-xxiii/it/encyclicals/documents/hf_j-xxiii_enc_11041963_pacem.html"><i>Pacem in terris</i></a>, rivolgendosi per la prima volta non solo ai fedeli ma a tutti gli uomini di buona volont&agrave;, <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-xxiii.html">Giovanni XXIII</a>&nbsp;collega in modo organico la dignit&agrave; della persona al riconoscimento di diritti e doveri fondamentali e propone un ordine della convivenza – anche sul piano internazionale – fondato su verit&agrave;, giustizia, amore e libert&agrave;. <a name="_ftnref28" href="#_ftn28" class=" cleaner">[28]</a> Per il nostro tempo, attraversato da conflitti diffusi e da nuove forme di interdipendenza globale, restano particolarmente significativi l’orizzonte universale del suo appello, il riferimento ai diritti umani come grammatica condivisa e la convinzione che la pace duratura richieda istituzioni e relazioni tra i popoli ispirate alla dignit&agrave; di ogni persona.</p> 
<p class="MsoNormal">34. Il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>&nbsp;ha segnato un punto di svolta nell’autocomprensione della Chiesa nel mondo contemporaneo. Nella Costituzione pastorale <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html"><i>Gaudium et spes</i></a>&nbsp;ci ha consegnato l’immagine di una Chiesa che si fa prossima all’umanit&agrave;, compromessa con il mondo, e impegnata a riflettere non su schemi astratti, ma a partire dalla concretezza delle situazioni storiche. Il testo affronta le grandi questioni del matrimonio e della famiglia, della vita economica e sociale, della comunit&agrave; politica, della guerra e della pace, insistendo sul fatto che le strutture economiche e istituzionali sono giuste solo nella misura in cui servono lo sviluppo integrale della persona e favoriscono la partecipazione responsabile di tutti. <a name="_ftnref29" href="#_ftn29" class=" cleaner">[29]</a> L’importanza di tale documento conciliare per la Dottrina sociale della Chiesa risiede non solo nell’aver aperto delle prospettive di riflessione tematica, ma anche nell’aver consegnato un metodo di discernimento che invita a leggere le trasformazioni storiche con sguardo evangelico e competenza umana. Questo stile mostra che il dialogo con il mondo non &egrave; per la Chiesa un’opzione tattica, ma una forma concreta della sua missione, perch&eacute; il Vangelo, come lievito, pu&ograve; trasformare dall’interno le strutture della convivenza e aprire cammini di pi&ugrave; grande umanit&agrave;. In questo orizzonte si colloca anche la Dichiarazione <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decl_19651207_dignitatis-humanae_it.html"><i>Dignitatis humanae</i></a>, nella quale il Concilio riconosce che la libert&agrave; religiosa &egrave; un diritto fondamentale radicato nella dignit&agrave; della persona, che dev’essere garantito dall’ordinamento giuridico perch&eacute; nessuno sia costretto ad agire contro coscienza o impedito nel cercare e professare la verit&agrave; in privato e in pubblico. <a name="_ftnref30" href="#_ftn30" class=" cleaner">[30]</a> Questo principio, di grande rilevanza per il nostro tempo, continua a offrire alla Dottrina sociale criteri decisivi per la tutela della persona e per la costruzione di societ&agrave; pluralistiche e pacifiche.</p> 
<p class="MsoNormal">35. Nel Pontificato di <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/paolo-vi.html">San Paolo VI</a>&nbsp;emerge una comprensione della pace che non si riduce all’assenza di guerra, ma prende forma nel cammino di uno sviluppo umano integrale. In <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/encyclicals/documents/hf_p-vi_enc_26031967_populorum.html"><i>Populorum progressio</i></a>&nbsp;egli descrive lo sviluppo come passaggio da condizioni di vita meno umane a condizioni pi&ugrave; umane e lo intende come processo che riguarda ogni uomo e tutto l’uomo, <a name="_ftnref31" href="#_ftn31" class=" cleaner">[31]</a> cio&egrave; ogni dimensione della persona e ogni popolo senza esclusioni. Su questa base <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/paolo-vi.html">Paolo VI</a>&nbsp;pu&ograve; affermare che uno sviluppo cos&igrave; concepito &egrave; in realt&agrave; &laquo;il nuovo nome della pace&raquo;, <a name="_ftnref32" href="#_ftn32" class=" cleaner">[32]</a> perch&eacute; mira a rimuovere le radici di ingiustizia e di conflitto e ad aprire spazi di vita pi&ugrave; degna per tutti. Anche l’istituzione della Pontificia Commissione <i>Iustitia et Pax</i> va letta in questa luce, come tentativo di dare una forma stabile, a livello ecclesiale e internazionale, a questa intuizione, mantenendo desta la coscienza sul divario crescente tra Paesi ricchi e Paesi poveri e sulla necessit&agrave; di politiche che promuovano condizioni di vita realmente pi&ugrave; umane per tutti.</p> 
<p class="MsoNormal">36. Con la <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/apost_letters/documents/hf_p-vi_apl_19710514_octogesima-adveniens.html"><i>Octogesima adveniens</i></a>, scritta in occasione dell’80&deg; anniversario della <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum.html"><i>Rerum novarum</i></a>, <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/paolo-vi.html">Paolo VI</a>&nbsp;porta questa prospettiva dentro la societ&agrave; postindustriale, segnata da trasformazioni urbane, nuove povert&agrave;, cambiamenti del lavoro e rapidi mutamenti culturali che mettono in questione il futuro delle persone e delle comunit&agrave;. Per <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/paolo-vi.html">Paolo VI</a>&nbsp;il Vangelo, pur essendo stato annunciato, scritto e vissuto in un contesto storico-culturale molto differente dal nostro, non &egrave; un messaggio “superato”, ma una visione della persona umana, delle relazioni, dell’autorit&agrave; e del bene comune capace di orientare anche oggi le scelte economiche, politiche e culturali. <a name="_ftnref33" href="#_ftn33" class=" cleaner">[33]</a> In altre parole, il Vangelo rimane attuale perch&eacute; fornisce i criteri per riconoscere ci&ograve; che umanizza o disumanizza, ci&ograve; che libera o opprime, dentro situazioni sempre nuove. Per la Dottrina sociale della Chiesa, il lascito pi&ugrave; esigente di <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/paolo-vi.html">Paolo VI</a>&nbsp;&egrave; proprio questo: finch&eacute; nel mondo vi saranno popoli esclusi da uno sviluppo degno dell’essere umano, la comunit&agrave; cristiana non potr&agrave; accontentarsi di proclamare la pace in astratto, ma dovr&agrave; lasciare che il Vangelo giudichi, a partire da chi ne resta ai margini, quelle strutture economiche e politiche che, come avrebbe ricordato <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">Giovanni Paolo II</a>, possono diventare vere e proprie &laquo;strutture di peccato&raquo;, <a name="_ftnref34" href="#_ftn34" class=" cleaner">[34]</a> perch&eacute; nessuna persona e nessun popolo sia trattato come sacrificabile nei processi di sviluppo.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Il_Magistero"></a><i>Il Magistero&nbsp;recente</i></p> 
<p class="MsoNormal">37. Il fecondo Magistero sociale di <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">San Giovanni Paolo II</a>&nbsp;si situa all’incrocio tra la crisi dei grandi sistemi ideologici del Novecento e l’avvio della globalizzazione economica. Nell’Enciclica <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html"><i>Laborem exercens</i></a>, scritta a novant’anni dalla pubblicazione della <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum.html"><i>Rerum novarum</i></a>, egli apre una nuova pista di riflessione sul lavoro. Il giusto salario vi &egrave; presentato come verifica concreta dell’equit&agrave; dell’intero sistema socio-economico, in quanto mostra se il lavoratore &egrave; trattato come persona o come semplice costo di produzione. <a name="_ftnref35" href="#_ftn35" class=" cleaner">[35]</a> Il lavoro non &egrave; considerato solo un problema da gestire o un mezzo per ottenere reddito, ma un bene fondamentale per la persona, principio dell’attivit&agrave; economica e chiave dell’intera questione sociale. In esso l’essere umano mette in gioco la propria libert&agrave;, la propria creativit&agrave; e la capacit&agrave; di cooperare, contribuendo all’elevazione culturale e morale della societ&agrave;. <a name="_ftnref36" href="#_ftn36" class=" cleaner">[36]</a> Alla luce di ci&ograve;, le varie forme di precariet&agrave;, frammentazione dei percorsi professionali e automazione non possono essere valutate solo in termini di efficienza, ma a partire dalla dignit&agrave; del lavoratore, dal diritto a una retribuzione sufficiente e dall’effettiva possibilit&agrave; di partecipare alla vita sociale.</p> 
<p class="MsoNormal">38. Nel 20&deg; anniversario della <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/encyclicals/documents/hf_p-vi_enc_26031967_populorum.html"><i>Populorum progressio</i></a>, con l’Enciclica <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis.html"><i>Sollicitudo rei socialis</i></a>, <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">Giovanni Paolo II</a>&nbsp;torna sulla piaga del sottosviluppo e riconosce il fallimento di molti tentativi di colmare il ritardo economico dei popoli poveri e di accompagnarne l’industrializzazione, constatando la persistenza e talvolta l’allargamento del divario tra Nord e Sud del mondo. <a name="_ftnref37" href="#_ftn37" class=" cleaner">[37]</a> Denuncia inoltre meccanismi economici, finanziari e commerciali che, gestiti dai Paesi pi&ugrave; forti, favoriscono strutturalmente i loro interessi e soffocano le economie pi&ugrave; deboli, e chiede che siano sottoposti anche a un serio giudizio etico, non solo tecnico. <a name="_ftnref38" href="#_ftn38" class=" cleaner">[38]</a> In questo contesto la solidariet&agrave; &egrave; compresa come corresponsabilit&agrave; concreta tra persone, popoli e nazioni, una forma di amicizia sociale o carit&agrave; politica orientata alla “civilt&agrave; dell’amore” invocata da <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/paolo-vi.html">Paolo VI</a>. <a name="_ftnref39" href="#_ftn39" class=" cleaner">[39]</a></p> 
<p class="MsoNormal">39. Nel centenario della <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum.html"><i>Rerum novarum</i></a>, l’Enciclica <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html"><i>Centesimus annus</i></a>&nbsp;offre infine un discernimento sul crollo del sistema sovietico e sull’affermarsi della democrazia e dell’economia di mercato. <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">San Giovanni Paolo II</a>&nbsp;rilancia il messaggio di <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/pio-xii.html">Pio XII</a> <b></b>secondo cui <b></b>la Chiesa pu&ograve; apprezzare la democrazia nella misura in cui garantisce la partecipazione effettiva dei cittadini, consente di scegliere e sostituire pacificamente i governanti e impedisce che il potere sia monopolizzato da &eacute;lite ristrette mosse da interessi particolari o ideologici. <a name="_ftnref40" href="#_ftn40" class=" cleaner">[40]</a> Allo stesso modo riconosce il potenziale positivo del mercato e dell’iniziativa privata solo se restano subordinati alla legge morale e orientati dal principio di solidariet&agrave;, senza sacrificare i pi&ugrave; deboli alla logica del profitto. <a name="_ftnref41" href="#_ftn41" class=" cleaner">[41]</a> Per la Dottrina sociale della Chiesa rimane cos&igrave; un’eredit&agrave; particolarmente attuale: l’affermazione del legame tra dignit&agrave; del lavoro, solidariet&agrave; tra i popoli e valutazione critica di democrazia ed economia di mercato continua a offrire criteri per giudicare le nuove forme di sfruttamento, di esclusione e di crisi della rappresentanza politica.</p> 
<p class="MsoNormal">40. <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/benedetto-xvi.html">Papa Benedetto XVI</a>, nella sua Enciclica sociale <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate.html"><i>Caritas in veritate</i></a>, ha voluto riprendere e approfondire il concetto di sviluppo presentato nella <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/encyclicals/documents/hf_p-vi_enc_26031967_populorum.html"><i>Populorum progressio</i></a>, rileggendolo nell’orizzonte della globalizzazione. Ricorda che tale sviluppo dovrebbe tradursi in &laquo;una crescita reale, estendibile a tutti e concretamente sostenibile&raquo;, <a name="_ftnref42" href="#_ftn42" class=" cleaner">[42]</a> cio&egrave; in un progresso economico davvero inclusivo e rispettoso dei limiti del creato. Constata per&ograve; che nei Paesi ricchi si formano nuove categorie di poveri e si moltiplicano forme inedite di esclusione, mentre nelle regioni pi&ugrave; povere piccoli gruppi vivono in un benessere consumistico che convive con situazioni di miseria disumanizzante. <a name="_ftnref43" href="#_ftn43" class=" cleaner">[43]</a> Osserva inoltre che il nuovo sistema economico-finanziario globale, segnato da grande mobilit&agrave; dei capitali e dei mezzi di produzione, ha ridimensionato il potere politico degli Stati e la loro capacit&agrave; di orientare i processi economici. <a name="_ftnref44" href="#_ftn44" class=" cleaner">[44]</a> Per questo ribadisce che l’attivit&agrave; economica non pu&ograve; pretendere di risolvere i problemi sociali semplicemente ampliando la logica del mercato, ma dev’essere ordinata al bene comune, di cui la comunit&agrave; politica porta una responsabilit&agrave; propria e insostituibile. <a name="_ftnref45" href="#_ftn45" class=" cleaner">[45]</a></p> 
<p class="MsoNormal">41. Al centro di questa rilettura <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/benedetto-xvi.html">Benedetto XVI</a>&nbsp;pone la carit&agrave;, affermando che essa &laquo;&egrave; la via maestra della dottrina sociale della Chiesa&raquo;, <a name="_ftnref46" href="#_ftn46" class=" cleaner">[46]</a> a condizione che sia sempre unita alla verit&agrave;; e nota con preoccupazione che proprio nei campi sociale, giuridico, politico ed economico si tende a dichiararne l’irrilevanza morale. La novit&agrave; del suo contributo sta nel mostrare che sviluppo, giustizia, istituzioni e mercato non sono realt&agrave; neutre, ma luoghi in cui la carit&agrave; nella verit&agrave; deve prendere forma storica. Per l’oggi, segnato da disuguaglianze crescenti, pressione dei mercati finanziari, crisi ambientale e sfiducia nella politica, questo insegnamento resta attuale perch&eacute; chiede di giudicare ogni modello di sviluppo sulla sua capacit&agrave; di essere inclusivo e sostenibile, di ricomporre il rapporto tra economia e politica attorno al bene comune e di riconoscere alla carit&agrave; un ruolo critico e generativo nella vita pubblica.</p> 
<p class="MsoNormal">42. Il Magistero sociale di <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a>&nbsp;si sviluppa nella linea della <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html"><i>Gaudium et spes</i></a>, che invita a guardare la storia a partire dalle ferite e dalle speranze delle persone e a metterle in dialogo con il Vangelo. Questo orientamento emerge con particolare chiarezza in <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html"><i>Evangelii gaudium</i></a>, dove si afferma che l’annuncio cristiano ha un’intrinseca dimensione sociale e si invoca una Chiesa capace di ascoltare il grido dei poveri, dei migranti e delle vittime delle nuove schiavit&ugrave;. In tale prospettiva, si colloca anche l’insistenza di Francesco su una Chiesa sinodale, una Chiesa che “cammina insieme”, che cerca di leggere i segni dei tempi alla luce del Vangelo e si lascia evangelizzare dai poveri con cui condivide la storia. <a name="_ftnref47" href="#_ftn47" class=" cleaner">[47]</a></p> 
<p class="MsoNormal">43. In <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html"><i>Laudato si’</i></a> <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Francesco</a>&nbsp;offre la prima grande elaborazione sistematica della crisi ambientale in una Enciclica sociale, mostrando che essa non &egrave; una questione settoriale, ma l’aspetto ecologico della crisi socio-economica contemporanea. La sua proposta di ecologia integrale tiene insieme la cura della Casa comune e l’opzione preferenziale per i poveri e afferma con forza che &laquo;tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri&raquo; <a name="_ftnref48" href="#_ftn48" class=" cleaner">[48]</a> non possono essere separati. In questa luce, tornano in primo piano la destinazione universale dei beni, la critica a un paradigma tecnocratico che pretende di ridurre tutto a oggetto di dominio, la difesa del lavoro umano minacciato dalla logica dello scarto, l’esigenza di una giustizia tra le generazioni e il richiamo a un dialogo vero tra politica ed economia, perch&eacute; nessuna delle due si chiuda nella propria autoreferenzialit&agrave;.</p> 
<p class="MsoNormal">44. Di fronte alla disgregazione del tessuto sociale, alla “guerra mondiale a pezzi”, alla globalizzazione individualista e alle conseguenze della pandemia sui legami comunitari, <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Francesco</a>&nbsp;rilancia in <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html"><i>Fratelli tutti</i></a>&nbsp;il sogno di un’umanit&agrave; che sappia scegliere l’amicizia sociale e la fraternit&agrave; universale. Propone la cultura dell’incontro, una “politica migliore” capace di cercare il bene comune, percorsi di riconciliazione e un mondo che assicuri &laquo;terra, casa e lavoro a tutti&raquo;. <a name="_ftnref49" href="#_ftn49" class=" cleaner">[49]</a> Con <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/20241024-enciclica-dilexit-nos.html"><i>Dilexit nos</i></a>, infine, mostra che questi grandi impegni sociali non sono separabili dal rapporto personale con Cristo: tornando alla Parola di Dio, ricorda che la risposta pi&ugrave; vera all’amore del Cuore di Ges&ugrave; &egrave; l’amore concreto per i fratelli e afferma che &laquo;non c’&egrave; gesto pi&ugrave; grande che possiamo offrirgli per ricambiare amore per amore&raquo;. <a name="_ftnref50" href="#_ftn50" class=" cleaner">[50]</a></p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Una_lettura"></a>Una lettura&nbsp;della storia alla luce della fede</p> 
<p class="MsoNormal">45. Guardando a questo percorso nel suo insieme, si comprende come la Dottrina sociale della Chiesa non sia il frutto di un progetto elaborato a tavolino, ma il risultato di una trama paziente, nella quale ogni Pontefice – insieme al <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>&nbsp;– ha offerto un contributo originale alla luce delle “cose nuove” del proprio tempo. Ognuno, assumendo le sfide della propria epoca e leggendo con il Vangelo i mutamenti storici, ha fatto emergere aspetti diversi di un unico patrimonio: la dignit&agrave; della persona, il valore del lavoro, la destinazione universale dei beni, la solidariet&agrave; e la sussidiariet&agrave;, la cura del creato, la centralit&agrave; della pace e della fraternit&agrave;. Ne risulta uno sviluppo armonico, ma non sempre lineare, segnato da accenti differenti, da approfondimenti progressivi e, talvolta, da cambiamenti di prospettiva che non rompono con ci&ograve; che precede, ma ne fanno maturare le implicazioni. Se oggi possiamo parlare di un <i>corpus</i> di principi e criteri condivisi, &egrave; perch&eacute; questa lettura della storia alla luce della fede non si &egrave; mai interrotta e ha saputo lasciarsi provocare dalle domande di ogni generazione. &Egrave; a questo nucleo portante – i grandi principi della Dottrina sociale che orientano il discernimento dei credenti nella vita personale e pubblica – che ora desidero rivolgere l’attenzione, per coglierne meglio la coerenza interna e la forza generativa per il nostro tempo.</p> 
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><a name="Capitolo_secondo_"></a>Capitolo secondo</p> 
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><a name="FONDAMENTI"></a>FONDAMENTI&nbsp;E PRINCIPI DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA</p> 
<p class="MsoNormal">46. La Dottrina sociale della Chiesa &egrave; una realt&agrave; viva, in dialogo con la storia, le culture e le scienze, e nello stesso tempo custodisce un nucleo di verit&agrave; che non tramonta. Per questo pu&ograve; essere considerata una forma di sapienza capace di orientare ancora oggi la vita personale e sociale dei credenti. In questo secondo capitolo desidero soffermarmi su alcuni fondamenti e principi della Dottrina sociale che aiutano a leggere le “cose nuove” del nostro tempo, alla luce della dignit&agrave; fondamentale della persona umana. Ritengo che oggi, per custodire la persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, dobbiamo tornare a riflettere sul bene comune, sulla destinazione universale dei beni, sulla sussidiariet&agrave;, sulla solidariet&agrave; e sulla giustizia sociale. Sono convinto che il rapporto armonioso tra questi principi richieda che essi siano considerati congiuntamente, affinch&eacute; risalti con chiarezza come si richiamano e si illuminano reciprocamente.</p> 
<p class="MsoNormal">47. Nel proporre queste riflessioni, desidero anzitutto aiutare i fedeli laici e tutte le donne e gli uomini di buona volont&agrave; a riscoprire il proprio compito di portare nel quotidiano, nei rapporti familiari, nel lavoro e nella partecipazione sociale, i principi che mi accingo a richiamare, lasciandosi animare dall’intento di incarnare l’amore di Dio nella trama concreta della storia. Allo stesso tempo, vorrei incoraggiare accademie e universit&agrave; a ridare slancio a tali principi, ripensandoli in modo aderente all’oggi ed efficace nel fronteggiare la rivoluzione digitale. In questo modo, la ricerca teologica e filosofica potr&agrave; approfondire e sostenere il cammino pastorale della Chiesa, contribuendo al compito del Magistero di illuminare la coscienza dei credenti e di orientarne l’impegno a rendere pi&ugrave; giusta e fraterna la vita delle nostre societ&agrave;.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="I"></a>I&nbsp;fondamenti della Dottrina sociale</p> 
<p class="MsoNormal"><i>L’essere umano <a name="immagine_"></a>immagine del Dio trinitario</i></p> 
<p class="MsoNormal">48. La Dottrina sociale della Chiesa ci riporta al cuore stesso della nostra fede: il mistero del Dio vivente, rivelato in Ges&ugrave; Cristo come comunione di Persone, Padre, Figlio e Spirito Santo, amore in relazione, che si dona reciprocamente e si comunica al mondo. <a name="_ftnref51" href="#_ftn51" class=" cleaner">[51]</a>&nbsp;Come ricorda il Concilio, la persona umana &egrave; chiamata alla comunione con Dio e &laquo;non pu&ograve; ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di s&eacute;&raquo;: <a name="_ftnref52" href="#_ftn52" class=" cleaner">[52]</a>&nbsp;la sua vocazione pi&ugrave; profonda &egrave; entrare nel movimento trinitario dell’amore ricevuto e condiviso.</p> 
<p class="MsoNormal">49. Se il mistero di Dio-Amore &egrave; la sorgente della Dottrina sociale, il suo volto pi&ugrave; concreto lo contempliamo in Ges&ugrave; Cristo, Verbo incarnato. Facendosi uomo, il Figlio di Dio entra nella nostra storia e nella nostra carne, portandovi l’amore che lo unisce al Padre e allo Spirito Santo. In Lui &laquo;trova vera luce il mistero dell’uomo&raquo;, <a name="_ftnref53" href="#_ftn53" class=" cleaner">[53]</a> &nbsp;perch&eacute; la sua umanit&agrave; &egrave; pienamente libera, aperta agli altri, capace di costruire relazioni solidali e belle, consegnata al dono totale di s&eacute;. Chi crede in Lui &egrave; coinvolto nella grande opera di rinnovamento inaugurata dal mistero della sua passione, morte e risurrezione, e coopera all’edificazione del Regno di Dio, imparando ad accogliere ogni donna e uomo come sorella e fratello, figli di un solo Padre. Cos&igrave;, tanto l’annuncio quanto l’esperienza cristiana, guidati dall’azione dello Spirito Santo, tendono a generare nel mondo conseguenze sociali. <a name="_ftnref54" href="#_ftn54" class=" cleaner">[54]</a></p> 
<p class="MsoNormal">50. Al centro della visione cristiana dell’essere umano sta la grande affermazione secondo cui uomo e donna sono creati a immagine e somiglianza del Dio trinitario (cfr <i>Gen</i> 1,26-27).&nbsp;Costitutivamente fatta per la relazione, ogni persona &egrave; pensata e voluta da Dio per entrare in una storia di comunione con Lui, con gli altri e con il creato. La sua dignit&agrave; non dipende dalle capacit&agrave; che possiede, dalle ricchezze o dal ruolo che ricopre, dalle scelte giuste o sbagliate che compie, ma &egrave; un dono che la precede e la eccede, posto da Dio come espressione del suo amore che non viene mai meno. Per questo, la persona umana rimane sempre &laquo;la via della Chiesa&raquo; <a name="_ftnref55" href="#_ftn55" class=" cleaner">[55]</a>&nbsp;e il cuore di ogni autentico cammino di sviluppo umano integrale. <a name="_ftnref56" href="#_ftn56" class=" cleaner">[56]</a></p> 
<p class="MsoNormal"><i>L’<a name="uguale"></a>uguale dignit&agrave; di tutti gli esseri umani</i></p> 
<p class="MsoNormal">51. <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">San Giovanni Paolo II</a>&nbsp;affermava che &laquo;il senso pi&ugrave; acuto della dignit&agrave; della persona umana e della sua unicit&agrave;, come anche del rispetto dovuto al cammino della coscienza, costituisce certamente un’acquisizione positiva della cultura moderna&raquo;. <a name="_ftnref57" href="#_ftn57" class=" cleaner">[57]</a>&nbsp;Questa affermazione si inserisce nel solco gi&agrave; tracciato dal <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>, che aveva constatato una crescita nella consapevolezza dell’eccelsa dignit&agrave; di ogni persona, del suo valore superiore alle cose e dei suoi diritti e doveri universali e inviolabili. <a name="_ftnref58" href="#_ftn58" class=" cleaner">[58]</a>&nbsp;&Egrave; importante vigilare affinch&eacute; questa crescita nella coscienza della dignit&agrave; umana non venga offuscata sotto la pressione di nuove ideologie o di determinati interessi molto potenti nel mondo di oggi. Tra queste ideologie ritengo particolarmente insidiosa quella che lascia intendere che ogni persona debba guadagnarsi o giustificare il proprio valore, al punto da attribuire maggior pregio a coloro che sono pi&ugrave; efficienti e performanti. In una simile prospettiva, la persona finisce per essere ridotta a mezzo per ottenere risultati, a risorsa da usare e sfruttare, e non viene pi&ugrave; riconosciuta come fine in s&eacute;, mai strumentalizzabile. Ma il valore della persona non dipende da ci&ograve; che realizza o produce, ed esistono diritti che spettano a tutti per il solo fatto di essere persone. Nessun potere umano pu&ograve; legittimamente negarli o limitarli arbitrariamente. <a name="_ftnref59" href="#_ftn59" class=" cleaner">[59]</a></p> 
<p class="MsoNormal">52. Quando parliamo di dignit&agrave; non usiamo tale parola sempre allo stesso modo: talvolta ci riferiamo alla dignit&agrave; morale, cio&egrave; al modo in cui una persona orienta le proprie scelte e il proprio agire; altre volte pensiamo alla dignit&agrave; sociale, cio&egrave; alle condizioni di vita della persona e al rispetto concreto che le viene riconosciuto dalla societ&agrave;; in altri casi ancora indichiamo la dignit&agrave; esistenziale, vale a dire il modo in cui una persona percepisce il valore di s&eacute; e della propria vita. Queste dimensioni della dignit&agrave; possono crescere o diminuire. Oltre a questi significati, per&ograve;, vi &egrave; un livello pi&ugrave; profondo, il pi&ugrave; importante, che consiste nella dignit&agrave; ontologica. &Egrave; la dignit&agrave; che appartiene a ogni essere umano semplicemente per il fatto di esistere, di essere stato voluto, creato e amato da Dio: <a name="_ftnref60" href="#_ftn60" class=" cleaner">[60]</a>&nbsp;nessun peccato, nessun fallimento, nessuna umiliazione, nessuna esclusione pu&ograve; intaccare il valore profondo di una vita umana che Lui ha voluto e chiamato all’essere. <a name="_ftnref61" href="#_ftn61" class=" cleaner">[61]</a></p> 
<p class="MsoNormal">53. Perci&ograve;, la dignit&agrave; fondamentale di ogni persona non si acquisisce e non si merita, n&eacute; ha bisogno di essere dimostrata. La recente Dichiarazione <a href="https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_ddf_doc_20240402_dignitas-infinita_it.html"><i>Dignitas infinita</i></a>&nbsp;ha offerto una sintesi delle convinzioni della Chiesa su questo tema: &laquo;Una dignit&agrave; infinita, inalienabilmente fondata nel suo stesso essere, spetta a ciascuna persona umana, al di l&agrave; di ogni circostanza e in qualunque stato o situazione si trovi&raquo;, <a name="_ftnref62" href="#_ftn62" class=" cleaner">[62]</a>&nbsp;cio&egrave; sempre e ineludibilmente. Questa dignit&agrave; di ogni essere umano pu&ograve; essere detta infinita, come ha fatto <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">San Giovanni Paolo II</a>, <a name="_ftnref63" href="#_ftn63" class=" cleaner">[63]</a>&nbsp;per due ragioni: perch&eacute; &egrave; infinito l’amore di Dio che lo chiama all’amicizia con Lui, e perch&eacute; &egrave; assolutamente incondizionata, nel senso che, anche cercando all’infinito, non si trover&agrave; mai nulla che possa cancellarla o smentirla.</p> 
<p class="MsoNormal"><i>L’altissimo <a name="valore"></a>valore dei diritti umani</i></p> 
<p class="MsoNormal">54. La Chiesa riconosce con gratitudine che &laquo;il movimento verso l’identificazione e la proclamazione dei diritti dell’uomo &egrave; uno dei pi&ugrave; rilevanti sforzi per rispondere efficacemente alle esigenze imprescindibili della dignit&agrave; umana&raquo;. <a name="_ftnref64" href="#_ftn64" class=" cleaner">[64]</a>&nbsp;E, come ha affermato <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">Giovanni Paolo II</a>, la <i>Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo</i>, proclamata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, continua ad essere ai nostri giorni una delle pi&ugrave; alte espressioni della coscienza umana. <a name="_ftnref65" href="#_ftn65" class=" cleaner">[65]</a>&nbsp;Essa &egrave; &laquo;una vera pietra miliare sulla via del progresso morale dell’umanit&agrave;&raquo;. <a name="_ftnref66" href="#_ftn66" class=" cleaner">[66]</a> Per questo, nella prospettiva cristiana, i diritti umani non sono un’aggiunta esterna alla persona, ma una traduzione storica della sua dignit&agrave; intrinseca, che la comunit&agrave; internazionale &egrave; chiamata a tutelare e promuovere.</p> 
<p class="MsoNormal">55. I diritti umani sono inviolabili, poich&eacute; &laquo;inerenti alla persona umana ed alla sua dignit&agrave;&raquo;. <a name="_ftnref67" href="#_ftn67" class=" cleaner">[67]</a>&nbsp;Di conseguenza, sono universali e inalienabili. <a name="_ftnref68" href="#_ftn68" class=" cleaner">[68]</a>&nbsp;Proprio perch&eacute; fondati nella comune dignit&agrave; di ogni uomo e di ogni donna, essi comportano conseguenze pratiche ed effetti giuridici, poich&eacute; &laquo;sarebbe vano proclamare i diritti umani se allo stesso tempo non si mettesse in pratica tutto il necessario per garantire il dovere di rispettarli, da parte di tutti, ovunque e per tutti&raquo;. <a name="_ftnref69" href="#_ftn69" class=" cleaner">[69]</a>&nbsp;Tra questi, il primo diritto umano &egrave; il diritto alla vita, dal concepimento alla sua conclusione naturale, <a name="_ftnref70" href="#_ftn70" class=" cleaner">[70]</a> senza il quale &egrave; impossibile esercitare qualsiasi altro diritto. Quando questo diritto fondamentale viene negato, come accade nell’aborto provocato, nell’uccisione di innocenti e nell’eutanasia, ci si trova davanti a scelte che la Chiesa giudica gravemente illecite. <a name="_ftnref71" href="#_ftn71" class=" cleaner">[71]</a></p> 
<p class="MsoNormal">56. Guardando al nostro tempo, non possiamo ignorare che la tutela dei diritti umani &egrave; oggi esposta a due rischi particolarmente gravi. Il primo &egrave; quello di una loro dichiarazione puramente formale, mentre, insieme al progresso tecnologico, avanzano in modo dissimulato o evidente violazioni della dignit&agrave; umana. Il secondo, che in realt&agrave; &egrave; alla radice del primo, &egrave; quello di non poter pi&ugrave; riconoscere il fondamento della loro universalit&agrave;, perch&eacute; si &egrave; rinunciato alla &laquo;ricerca dei fondamenti pi&ugrave; solidi che stanno alla base delle nostre scelte e delle nostre leggi&raquo;. <a name="_ftnref72" href="#_ftn72" class=" cleaner">[72]</a>&nbsp; <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a>&nbsp;invitava a non sottovalutare quest’ultimo problema. Ricordava che, quando la ragione si lascia interrogare seriamente sulla natura umana, &egrave; in grado di scoprire valori che valgono per tutti, perch&eacute; derivano da essa. Se questo lavoro di ricerca venisse abbandonato, potrebbe accadere che diritti oggi ritenuti intoccabili, in futuro, finiscano per essere messi in discussione o negati da chi detiene il potere, magari dopo aver ottenuto un consenso solo apparente da parte di popolazioni impaurite o manipolate. <a name="_ftnref73" href="#_ftn73" class=" cleaner">[73]</a></p> 
<p class="MsoNormal">57. Insieme a una maggiore consapevolezza del valore di ogni persona umana e dei suoi diritti, &egrave; cresciuto anche il riconoscimento dei diritti delle minoranze. Eppure, rimane ancora molta strada da fare perch&eacute;, in tutto il mondo, siano davvero garantiti in modo uguale i diritti di una grande parte, cio&egrave; delle donne. &Egrave; un dato di fatto che &laquo;doppiamente povere sono le donne che soffrono situazioni di esclusione, maltrattamento e violenza, perch&eacute; spesso si trovano con minori possibilit&agrave; di difendere i loro diritti&raquo;. <a name="_ftnref74" href="#_ftn74" class=" cleaner">[74]</a>&nbsp;Non basta dunque affermare a parole che uomini e donne hanno la stessa dignit&agrave; e gli stessi diritti; &egrave; necessario che questo si traduca in scelte concrete, nelle leggi, nell’accesso al lavoro, all’istruzione, alle responsabilit&agrave; sociali e politiche, nel modo in cui la societ&agrave; ascolta e valorizza il contributo delle donne. Finch&eacute; questo divario persister&agrave;, non potremo dire che la societ&agrave; riconosce davvero, fino in fondo, che le donne hanno la stessa dignit&agrave; degli uomini.</p> 
<p class="MsoNormal">58. Sono le persone concrete che contano, ciascuna di loro e le loro famiglie. I movimenti sociali, le grandi proclamazioni politiche a favore del popolo e le ideologie comunitarie non servono a nulla se non finiscono per orientarsi alla promozione delle persone – uomini e donne – con i loro diritti inalienabili. Allo stesso modo, non basta esaltare la libert&agrave; individuale o l’iniziativa privata, se poi si accetta che una moltitudine di persone continui a vivere senza un lavoro dignitoso, senza tutele, senza accesso ai beni fondamentali.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="I_principi"></a>I principi&nbsp;della Dottrina sociale</p> 
<p class="MsoNormal"><i>Il principio del <a name="bene_comune"></a>bene comune</i></p> 
<p class="MsoNormal">59. Riconoscere che ogni donna e ogni uomo portano in s&eacute; una dignit&agrave; inalienabile e diritti che nessun potere umano pu&ograve; ledere o cancellare chiede di plasmare il modo in cui viviamo insieme, le nostre scelte economiche e politiche, il volto concreto delle nostre citt&agrave;. Da qui nasce il primo grande principio della Dottrina sociale che desidero richiamare: il bene comune. Possiamo descriverlo come la forma sociale della dignit&agrave; riconosciuta a ciascuno. Quando <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/benedetto-xvi.html">Benedetto XVI</a>&nbsp;ha fatto riferimento ai valori non negoziabili che la Chiesa deve sempre difendere, ha incluso tra questi &laquo;la promozione del bene comune&raquo;. <a name="_ftnref75" href="#_ftn75" class=" cleaner">[75]</a>&nbsp;Per un cristiano, infatti, uscire dal piccolo mondo dei propri interessi e impegnarsi, nei limiti delle proprie possibilit&agrave;, per il bene comune &egrave; un valore non negoziabile, come lo &egrave; la promozione della vita.</p> 
<p class="MsoNormal">60. Il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>&nbsp;ha affermato che il bene comune consiste nell’&laquo;insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione pi&ugrave; pienamente e pi&ugrave; speditamente&raquo;. <a name="_ftnref76" href="#_ftn76" class=" cleaner">[76]</a>&nbsp;Questa definizione ci offre un primo orientamento prezioso, perch&eacute; il bene comune non si lascia ridurre a un semplice elenco di condizioni o di istituzioni. Non coincide con la somma dei vantaggi dei singoli, n&eacute; con l’incrocio dei loro interessi particolari; &egrave; un bene pi&ugrave; grande, che appartiene a tutti, e che solo insieme si pu&ograve; costruire, accrescere e custodire. Possiamo dire che l’agire sociale raggiunge la sua pienezza quando tende a questo bene condiviso, cos&igrave; come l’agire morale della persona trova compimento nella scelta del vero bene. <a name="_ftnref77" href="#_ftn77" class=" cleaner">[77]</a></p> 
<p class="MsoNormal">61. In questo senso possiamo affermare che &laquo;il tutto &egrave; pi&ugrave; delle parti&raquo; <a name="_ftnref78" href="#_ftn78" class=" cleaner">[78]</a>&nbsp;e che proprio per questo &laquo;la mera somma degli interessi individuali non &egrave; in grado di generare un mondo migliore per tutta l’umanit&agrave;&raquo;. <a name="_ftnref79" href="#_ftn79" class=" cleaner">[79]</a>&nbsp;&Egrave; un’illusione pensare che basti cercare il proprio progresso per contribuire al bene di tutti, senza doversi realmente preoccupare degli altri. Questa visione ignora il valore proprio e specifico del bene comune: esso &egrave; frutto dell’&laquo;interdipendenza&raquo; <a name="_ftnref80" href="#_ftn80" class=" cleaner">[80]</a>&nbsp;che provoca una rete di bene sociale che si diffonde e si ripercuote sulle persone. Il bene comune &egrave; un <i>plus, </i>risultato dell’interazione e dell’influenza reciproca che collega diverse azioni, iniziative, sforzi e decisioni. Se si sommassero semplicemente i beni individuali, non si potrebbe spiegare l’esistenza di questo <i>plus </i>che li supera e allo stesso tempo li arricchisce.</p> 
<p class="MsoNormal">62. &Egrave; la ricerca del bene comune che d&agrave; vita a un popolo, inteso non come semplice somma di individui, ma come realt&agrave; viva in cui le persone imparano a riconoscersi legate le une alle altre e corresponsabili della <i>res publica</i>. In questo senso, ogni persona contribuisce a costruire il proprio popolo con &laquo;un lavoro lento e arduo che esige di volersi integrare e di imparare a farlo fino a sviluppare una cultura dell’incontro in una pluriforme armonia&raquo;. <a name="_ftnref81" href="#_ftn81" class=" cleaner">[81]</a> Lavorare insieme alla ricerca del bene di tutti significa avere un progetto condiviso. &Egrave; evidente che tra le diverse persone ci sono molte differenze ideologiche e pragmatiche, ci sono interessi diversi e frequenti contrasti, ma ci&ograve; non vuol dire che sia impossibile un percorso di dialogo per configurare una base di consenso che permetta di costituire un progetto per tutti e di camminare insieme.</p> 
<p class="MsoNormal">63. Allo Stato spetta il compito di garantire coesione, unit&agrave; e una giusta organizzazione della societ&agrave; civile, cos&igrave; che il bene comune possa essere realmente perseguito con il contributo di tutti. Questo significa, in concreto, che il potere pubblico ha il compito delicato di &laquo;armonizzare con giustizia&raquo; <a name="_ftnref82" href="#_ftn82" class=" cleaner">[82]</a>&nbsp;i diversi interessi in gioco, cercando un equilibrio tra beni particolari e bene di insieme, senza lasciare indietro i pi&ugrave; deboli. Quando la politica rinuncia a una visione di lungo periodo e si riduce a calcoli di breve termine o a sterili polarizzazioni, i discorsi sul bene comune perdono credibilit&agrave;, e al tempo stesso crescono disuguaglianze e fratture sociali.</p> 
<p class="MsoNormal">64. Questo vale anche per la politica internazionale. Mentre le distanze tra i popoli aumentano, si fanno strada logiche di contrapposizione e di aggressivit&agrave;, e il difficile percorso verso un mondo pi&ugrave; unito e fraterno subisce nuove e dolorose battute d’arresto. In questo quadro, parlare di un cammino condiviso verso uno sviluppo pi&ugrave; giusto per l’intera famiglia umana &laquo;suona come un delirio&raquo;. <a name="_ftnref83" href="#_ftn83" class=" cleaner">[83]</a> Non possiamo per&ograve; perdere la speranza. Invito tutti a pensare forme di cooperazione e di istituzioni internazionali pi&ugrave; efficaci, capaci di custodire il bene comune globale senza annullare la legittima pluralit&agrave; dei popoli e degli Stati. Infatti, la promozione del bene comune non pu&ograve; mai essere separata dal rispetto del diritto dei popoli ad esistere, a custodire la propria identit&agrave; e a contribuire con la propria originalit&agrave; alla famiglia delle nazioni. <a name="_ftnref84" href="#_ftn84" class=" cleaner">[84]</a>&nbsp;Qualsiasi tentativo o progetto di eliminare o sottomettere una nazione &egrave; gravemente immorale e pertanto inaccettabile.</p> 
<p class="MsoNormal"><i>Il principio della <a name="destinazione"></a>destinazione universale dei beni</i></p> 
<p class="MsoNormal">65. &laquo;Tra le molteplici implicazioni del bene comune, immediato rilievo assume il principio della destinazione universale dei beni&raquo;. <a name="_ftnref85" href="#_ftn85" class=" cleaner">[85]</a>&nbsp;Questo principio ci ricorda anzitutto che i beni della terra – il suolo, l’acqua, l’aria, le risorse naturali – sono donati da Dio all’intera famiglia umana perch&eacute; sostengano la vita di tutti, oggi e nelle generazioni future, e che ogni persona ha un diritto originario all’uso di tali beni. <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">San Giovanni Paolo II</a>&nbsp;ricordava che &laquo;Dio ha dato la terra a tutto il genere umano, perch&eacute; essa sostenti tutti i suoi membri, senza escludere n&eacute; privilegiare nessuno&raquo;. <a name="_ftnref86" href="#_ftn86" class=" cleaner">[86]</a> Di conseguenza, &laquo;non &egrave; secondo il disegno di Dio gestire questo dono in modo tale che i suoi benefici siano a vantaggio soltanto di alcuni pochi&raquo;. <a name="_ftnref87" href="#_ftn87" class=" cleaner">[87]</a> Oggi siamo chiamati a riconoscere che questa destinazione universale non riguarda soltanto i beni materiali, ma anche i beni immateriali e culturali.</p> 
<p class="MsoNormal">66. Esiste un diritto alla propriet&agrave; privata che ha il suo senso e la sua funzione propria, ma sempre subordinato alla destinazione universale dei beni. Secondo&nbsp; <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">Giovanni Paolo II</a>, tale subordinazione &egrave; la regola d’oro del comportamento sociale e il &laquo;primo principio di tutto l’ordinamento etico-sociale&raquo;. <a name="_ftnref88" href="#_ftn88" class=" cleaner">[88]</a>&nbsp;La tradizione della Chiesa ha visto nella propriet&agrave; un mezzo per custodire e amministrare i beni in modo che possano servire meglio al bene comune. Poich&eacute; &laquo;la tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto o intoccabile il diritto alla propriet&agrave; privata&raquo;, <a name="_ftnref89" href="#_ftn89" class=" cleaner">[89]</a>&nbsp;la sua funzione sociale non deve essere considerata una mera opinione teologica, ma una dottrina certa della Chiesa, gi&agrave; presente nelle Sacre Scritture e nei Padri. Per questo, <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a>&nbsp;ha ricordato che la solidariet&agrave;, vissuta in profondit&agrave;, significa anche &laquo;restituire al povero quello che gli corrisponde&raquo;. <a name="_ftnref90" href="#_ftn90" class=" cleaner">[90]</a></p> 
<p class="MsoNormal">67. Oggi, tra i beni che sono universalmente destinati a tutti, dobbiamo annoverare anche le nuove forme di propriet&agrave;: brevetti, algoritmi, piattaforme digitali, infrastrutture tecnologiche, dati. In un contesto in cui la ricchezza delle nazioni dipende sempre pi&ugrave; da conoscenze e tecnologie, quando questi beni restano concentrati nelle mani di pochi, senza adeguate forme di condivisione e di accesso, si crea un nuovo squilibrio che contraddice la destinazione universale dei beni e alimenta il divario tra inclusi ed esclusi, tra chi pu&ograve; partecipare alla rivoluzione digitale e chi ne rimane ai margini. Inoltre, la cura della Casa comune e la responsabilit&agrave; verso i poveri e verso le generazioni future chiedono che l’uso dei beni del creato e delle nuove possibilit&agrave; offerte dalla tecnica sia regolato in modo tale da rispettare l’ambiente, evitare sprechi e nuove forme di saccheggio.</p> 
<p class="MsoNormal"><i>Il <a name="principio"></a>principio di sussidiariet&agrave;</i></p> 
<p class="MsoNormal">68. Il principio di sussidiariet&agrave; nasce dallo stesso sguardo sulla persona che ha guidato la nostra riflessione sulla dignit&agrave; e sul bene comune. Se ogni donna e ogni uomo sono chiamati a diventare protagonisti della propria vita e a partecipare alla costruzione della societ&agrave;, allora anche l’organizzazione sociale deve rispettare e favorire questa responsabilit&agrave;. La Dottrina sociale della Chiesa chiama “sussidiariet&agrave;” il principio secondo il quale ci&ograve; che possono fare persone, famiglie, comunit&agrave; locali e corpi intermedi non deve essere assorbito da istanze superiori. Le istituzioni di livello superiore devono riconoscere, proteggere e promuovere la libert&agrave; e la creativit&agrave; dei livelli inferiori, coordinandone i contributi perch&eacute; cooperino efficacemente al bene comune. <a name="_ftnref91" href="#_ftn91" class=" cleaner">[91]</a></p> 
<p class="MsoNormal">69. Fin dall’inizio del Magistero sociale moderno, a partire da <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/leone-xiii.html">Leone XIII</a>, la Chiesa ha insistito sul fatto che n&eacute; la persona n&eacute; la famiglia devono essere assorbite dallo Stato, ma vanno lasciate agire liberamente, per quanto possibile, senza recare danno al bene comune. <a name="_ftnref92" href="#_ftn92" class=" cleaner">[92]</a>&nbsp; <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">San Giovanni Paolo II</a>&nbsp;ha ripreso e approfondito questa prospettiva, ricordando che la comunit&agrave; politica &egrave; al servizio della societ&agrave; civile e che lo Stato deve vigilare sul bene comune, intervenendo quando &egrave; necessario, ma senza sostituirsi in modo stabile alla responsabilit&agrave; dei corpi intermedi e delle realt&agrave; sociali. <a name="_ftnref93" href="#_ftn93" class=" cleaner">[93]</a> La sussidiariet&agrave; non giustifica il disimpegno dello Stato, ma ne orienta l’azione: l’intervento pubblico &egrave; richiesto proprio per permettere a tutti i soggetti sociali di svolgere la loro missione senza essere schiacciati. Spetta alla comunit&agrave; politica creare le condizioni perch&eacute; persone, famiglie, associazioni e corpi intermedi possano realizzare la propria vocazione sociale, senza essere sostituiti o ridotti a meri esecutori. <a name="_ftnref94" href="#_ftn94" class=" cleaner">[94]</a></p> 
<p class="MsoNormal">70. Questo principio incoraggia a superare ogni forma di gestione paternalistica o assistenzialistica della vita sociale, promuovendo uno stile di corresponsabilit&agrave;: uno Stato che valorizza l’iniziativa dei cittadini, una societ&agrave; civile capace di generare legami e attivare energie a servizio del bene comune. In una logica di sussidiariet&agrave;, le scelte si prendono al livello pi&ugrave; vicino possibile alle persone coinvolte, valorizzando la vita associativa, cos&igrave; che il popolo non si trovi davanti a decisioni gi&agrave; prese, ma possa entrare nel loro cammino di costruzione. L&agrave; dove famiglie, associazioni, comunit&agrave; locali, realt&agrave; del volontariato e del cosiddetto “terzo settore” vengono riconosciute e sostenute, la vita sociale diventa pi&ugrave; vicina alle persone, i servizi si fanno pi&ugrave; attenti ai bisogni reali, le risposte pi&ugrave; creative e rispettose della dignit&agrave; di ciascuno. <a name="_ftnref95" href="#_ftn95" class=" cleaner">[95]</a></p> 
<p class="MsoNormal">71. Il principio di sussidiariet&agrave; vale in modo particolare nel contesto della rivoluzione digitale. Qui il livello superiore non &egrave; lo Stato, ma ogni grande attore economico e tecnologico che esercita un potere di fatto sulle condizioni della vita comune. Il livello che assorbe competenze, dati e capacit&agrave; decisionale &egrave; costituito da aziende e piattaforme, che definiscono condizioni di accesso, regole di visibilit&agrave;, forme di relazione e perfino opportunit&agrave; economiche. La sussidiariet&agrave; chiede che tali processi non si impongano dall’alto in modo opaco e unilaterale, ma siano orientati al bene comune mediante trasparenza, responsabilit&agrave; e forme reali di partecipazione (verifiche indipendenti, trasparenza sugli algoritmi, accesso equo ai dati, strumenti di ricorso). <a name="_ftnref96" href="#_ftn96" class=" cleaner">[96]</a></p> 
<p class="MsoNormal">72. In questo quadro, gli Stati e le istituzioni sovranazionali sono chiamati a garantire regole giuste e tutele efficaci, perch&eacute; comunit&agrave; locali, corpi intermedi, scuole, universit&agrave;, realt&agrave; ecclesiali e associative possano avere voce e contribuire al discernimento sulle scelte che incidono sulla vita delle persone: lavoro, accesso ai servizi, gestione dei dati e ambienti digitali. Nelle scelte che riguardano i flussi economici e le piattaforme digitali, nel governo dei dati e degli algoritmi, non si pu&ograve; lasciare che pochi attori orientino da soli i processi, ma &egrave; necessario costruire forme di cooperazione che rispettino i diversi livelli della comunit&agrave; mondiale e li rendano corresponsabili del bene comune. <a name="_ftnref97" href="#_ftn97" class=" cleaner">[97]</a></p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Il"></a><i>Il&nbsp;principio di solidariet&agrave;</i></p> 
<p class="MsoNormal">73. Dopo aver considerato il bene comune e la sussidiariet&agrave;, desidero soffermarmi sul principio di solidariet&agrave;. Esso nasce dalla visione della persona che la fede genera: ogni essere umano &egrave; creato a immagine di Dio e inserito in una rete di relazioni che lo legano agli altri, ai popoli, al creato. <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/paolo-vi.html">San Paolo VI</a>&nbsp;ricordava che gli obblighi di solidariet&agrave;, di giustizia e di carit&agrave; sono radicati nella fraternit&agrave; umana e soprannaturale che unisce uomini e popoli tra loro. <a name="_ftnref98" href="#_ftn98" class=" cleaner">[98]</a>&nbsp;La fraternit&agrave; non &egrave; soltanto un’aspirazione interiore di chi crede, ma una forma sociale e politica da incarnare in scelte e percorsi condivisi. La solidariet&agrave;, allora, &egrave; il riconoscimento concreto che il destino di ciascuno &egrave; legato al destino di tutti: davvero &laquo;nessuno si salva da solo&raquo;. <a name="_ftnref99" href="#_ftn99" class=" cleaner">[99]</a>&nbsp;Appare cos&igrave; evidente lo stretto legame tra sussidiariet&agrave; e solidariet&agrave;. Quando la sussidiariet&agrave; non &egrave; accompagnata dalla solidariet&agrave;, finisce per trasformarsi in semplice tutela di interessi particolari; quando la solidariet&agrave; non &egrave; sostenuta dalla sussidiariet&agrave;, degenera in assistenzialismo che non promuove la responsabilit&agrave;. <a name="_ftnref100" href="#_ftn100" class=" cleaner">[100]</a>&nbsp;Questo intreccio rimanda anche alla responsabilit&agrave; di un’autentica partecipazione: la solidariet&agrave; si esprime quando ciascuno, personalmente e insieme ad altri, prende parte alla vita della comunit&agrave; – si informa, si associa, fa sentire la propria voce, contribuisce alle decisioni e alle scelte pubbliche – assumendo responsabilit&agrave; reali perch&eacute; il bene comune si traduca in scelte condivise.</p> 
<p class="MsoNormal">74. In molti ambiti sperimentiamo gi&agrave; una sorta di “solidariet&agrave; di fatto”: le nostre vite sono intrecciate, le economie e le comunicazioni globali fanno s&igrave; che ci&ograve; che accade in un luogo produca effetti lontani, e le reti digitali collegano in tempo reale persone e comunit&agrave; di ogni parte del mondo. Questa trama di relazioni, per&ograve;, non &egrave; ancora solidariet&agrave; in senso pieno se non diventa una scelta consapevole. La fede ci invita a leggere questa realt&agrave; come una chiamata: non siamo semplicemente vicini gli uni agli altri, ma affidati gli uni agli altri, perch&eacute; ciascuno si faccia carico, per quanto pu&ograve;, della vita e delle ferite del fratello e della sorella. La solidariet&agrave; nasce proprio quando decidiamo di non rimanere indifferenti davanti a ci&ograve; che accade al nostro prossimo e trasformiamo legami inevitabili – economici, culturali, tecnologici – in percorsi di condivisione, di cooperazione e di cura reciproca, imparando a &laquo;pensare e agire in termini di comunit&agrave;&raquo;. <a name="_ftnref101" href="#_ftn101" class=" cleaner">[101]</a></p> 
<p class="MsoNormal">75. Il Magistero sociale ha insistito sul fatto che la solidariet&agrave; &egrave; insieme principio e virt&ugrave;. In quanto principio, essa esprime l’ordine oggettivo delle relazioni tra persone, gruppi e popoli, e rimanda alla consapevolezza di una interdipendenza, per cui il bene di ciascuno passa attraverso il bene degli altri. In quanto virt&ugrave;, richiede invece una &laquo;determinazione ferma e perseverante&raquo; <a name="_ftnref102" href="#_ftn102" class=" cleaner">[102]</a>&nbsp;a lavorare per il bene comune, con una particolare attenzione ai pi&ugrave; deboli. <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a>&nbsp;ha ricordato che la solidariet&agrave; &egrave; &laquo;un modo di fare la storia&raquo; <a name="_ftnref103" href="#_ftn103" class=" cleaner">[103]</a>&nbsp;che costruisce popoli e non semplici masse di individui. Per questo, essa implica stili di vita sobri e condivisi, capacit&agrave; di rinunciare a vantaggi immediati per aprire spazi di futuro ad altri, disponibilit&agrave; a mettere in discussione abitudini e privilegi – compresi quelli legati al consumo digitale e all’uso delle tecnologie – quando impediscono agli altri di vivere con dignit&agrave;.</p> 
<p class="MsoNormal">76. In un mondo segnato da relazioni sempre pi&ugrave; strette tra persone, comunit&agrave; e nazioni, la solidariet&agrave; assume anche una dimensione globale. <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/benedetto-xvi.html">Benedetto XVI</a>&nbsp;ha richiamato con forza il legame tra sviluppo, giustizia e responsabilit&agrave; verso le generazioni future, ricordando che lo sviluppo autentico chiede una solidariet&agrave; intergenerazionale <a name="_ftnref104" href="#_ftn104" class=" cleaner">[104]</a>&nbsp;e un’attenzione ai vincoli che ci uniscono all’ambiente naturale. Oggi questa responsabilit&agrave; si estende anche alle infrastrutture digitali e informative: come l’ambiente naturale, anche l’“ecosistema digitale” pu&ograve; essere custodito o sfruttato, condiviso o monopolizzato. La solidariet&agrave; chiede che le scelte in materia di dati, algoritmi, piattaforme e intelligenza artificiale tengano conto non solo del vantaggio immediato di alcuni, ma dell’impatto sull’insieme dei popoli e sulle generazioni che verranno.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Il_principio"></a><i>Il principio&nbsp;della giustizia sociale</i></p> 
<p class="MsoNormal">77. Per la comunit&agrave; cristiana, la giustizia sociale &egrave; una forma concreta di sequela di Ges&ugrave; e di fedelt&agrave; al suo Vangelo. Nel Nuovo Testamento Ges&ugrave; proclama &laquo;ai poveri il lieto annuncio&raquo; ( <i>Lc</i> 4,18) e si identifica con i piccoli, i malati, i carcerati, gli stranieri (cfr <i>Mt</i> 25,31-46). Cos&igrave; ci insegna che la giustizia nasce e si compie nella fraternit&agrave;, perch&eacute; il modo in cui ci accostiamo agli ultimi e ci relazioniamo a loro diventa, in concreto, la misura del nostro rapporto con Dio e con i fratelli. La giustizia per&ograve; non riguarda soltanto i comportamenti dei singoli, ma anche il modo in cui sono pensate e organizzate le strutture della convivenza. Il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>&nbsp;ricorda a tal riguardo che ogni istituzione &egrave; chiamata a servire la persona umana e la sua dignit&agrave;. <a name="_ftnref105" href="#_ftn105" class=" cleaner">[105]</a>&nbsp;La giustizia sociale si riconosce, allora, dalla capacit&agrave; di un ordine sociale, economico e politico di permettere a tutti – e in particolare ai pi&ugrave; fragili – di vivere in modo davvero umano, senza che nessuno sia lasciato indietro.</p> 
<p class="MsoNormal">78. Il Magistero recente ha insistito sul fatto che la giustizia sociale esige uno sguardo che parta dagli ultimi. <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">San Giovanni Paolo II</a>&nbsp;ha parlato di una opzione preferenziale per i poveri <a name="_ftnref106" href="#_ftn106" class=" cleaner">[106]</a>&nbsp;che deve segnare le scelte personali e sociali, mentre <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a>&nbsp;ha denunciato una &laquo;cultura dello “scarto”&raquo; <a name="_ftnref107" href="#_ftn107" class=" cleaner">[107]</a>&nbsp;che genera sempre pi&ugrave; nuove forme di esclusione. In questa prospettiva, la giustizia sociale chiede di guardare alle persone e ai popoli a partire da chi &egrave; pi&ugrave; vulnerabile: poveri, migranti, rifugiati, sfollati interni, vittime di violenza, persone che vivono in periferie urbane o esistenziali.</p> 
<p class="MsoNormal">79. L’idea di “giustizia sociale” aiuta a riconoscere che le ingiustizie non nascono solo da scelte sbagliate dei singoli, ma anche da strutture, meccanismi, assetti economici e culturali che producono disuguaglianza quasi automaticamente. <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">San Giovanni Paolo II</a>&nbsp;ha parlato in questo senso di strutture di peccato, <a name="_ftnref108" href="#_ftn108" class=" cleaner">[108]</a>&nbsp;che si oppongono alla volont&agrave; di Dio e richiedono un impegno di conversione personale e sociale. In questa prospettiva la giustizia non riguarda soltanto la distribuzione pi&ugrave; equa dei beni o la correzione delle ingiustizie presenti, ma assume anche una dimensione riparativa. Essa mira a ricomporre legami spezzati e a reintegrare chi &egrave; stato escluso, tenendo conto delle ferite lasciate dalle ingiustizie: guerre, colonialismo, discriminazioni razziali o di genere, violenze contro interi popoli, sfruttamento. Ci&ograve; pu&ograve; significare restituire dignit&agrave; e voce a chi &egrave; stato ignorato, favorire percorsi di guarigione della memoria collettiva, contrastare leggi e pratiche discriminatorie, sostenere concretamente chi porta ancora oggi le conseguenze di torti subiti in passato.</p> 
<p class="MsoNormal">80. In questo tempo, la giustizia sociale deve confrontarsi anche con l’ambiente creato dalle tecnologie digitali. La diffusione di reti globali, piattaforme e sistemi di intelligenza artificiale cambia il modo di informarsi, di comunicare, di accedere ai servizi. La giustizia esige che si impedisca la nascita di nuove forme di esclusione e privazione di libert&agrave;: persone e popoli a cui &egrave; negato o ostacolato l’accesso alle tecnologie di base, comunit&agrave; esposte a sorveglianza invasiva, gruppi sociali penalizzati da algoritmi opachi che riproducono pregiudizi e discriminazioni. Un ordine sociale giusto nel tempo del digitale &egrave; quello che garantisce a tutti un accesso equo alle opportunit&agrave;, protegge i pi&ugrave; piccoli e i pi&ugrave; fragili, contrasta l’odio e la disinformazione, sottopone a controllo pubblico l’uso dei dati e delle tecnologie, cos&igrave; che il criterio non sia il solo profitto ma la dignit&agrave; di ogni persona e il bene dei popoli.</p> 
<p class="MsoNormal">81. Un banco di prova decisivo per la giustizia sociale oggi &egrave; rappresentato dalla condizione dei migranti, dei rifugiati e di quanti sono costretti a spostarsi a causa della povert&agrave;, della violenza, dei cambiamenti climatici e dei disastri ambientali. Il modo in cui una societ&agrave; li tratta mostra se la sua idea di giustizia &egrave; guidata dalla paura o dalla fraternit&agrave;. <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a>&nbsp;invitava a riconoscere nei migranti non semplicemente un problema da gestire, ma &laquo;un’immagine viva del Popolo di Dio in cammino&raquo;; <a name="_ftnref109" href="#_ftn109" class=" cleaner">[109]</a>&nbsp;persone con dignit&agrave;, risorse e sogni, che hanno diritto a essere trattate con rispetto e chiedono di poter diventare parte attiva delle societ&agrave; che le accolgono. La giustizia sociale, in questo campo, implica almeno due impegni complementari. Da una parte, custodire il diritto alla speranza di chi &egrave; costretto a partire, garantendo vie sicure e legali, condizioni di accoglienza dignitose, percorsi reali di integrazione. Dall’altra, promuovere anche il diritto a rimanere nella propria terra in pace e sicurezza, affrontando le cause profonde che costringono a migrare, comprese quelle legate alle ingiustizie economiche e alla crisi climatica. Quando questi diritti sono rispettati, le migrazioni possono diventare un’occasione di incontro e di arricchimento reciproco tra popoli.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Lo_sviluppo_umano_integrale_"></a>Lo sviluppo umano integrale</p> 
<p class="MsoNormal">82. Nell’Enciclica <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/encyclicals/documents/hf_p-vi_enc_26031967_populorum.html"><i>Populorum progressio</i></a>, <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/paolo-vi.html">Paolo VI</a>&nbsp;afferma che lo sviluppo &egrave; autentico solo se &egrave; “integrale”, vale a dire &laquo;volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo&raquo;. <a name="_ftnref110" href="#_ftn110" class=" cleaner">[110]</a>&nbsp;Nei decenni successivi, la Dottrina sociale della Chiesa ha ripreso e approfondito questa espressione per indicare il modo concreto in cui i grandi principi – dignit&agrave;, bene comune, destinazione universale dei beni, sussidiariet&agrave;, solidariet&agrave;, giustizia sociale – trovano attuazione nella storia. Per “sviluppo umano integrale” intendiamo un processo in cui la crescita delle persone e dei popoli riguarda tutte le dimensioni dell’esistenza e apre il futuro anche alle generazioni che verranno.</p> 
<p class="MsoNormal">83. Lo sviluppo, per le persone come per le nazioni, &egrave; un compito e insieme un diritto: esso chiede condizioni minime che rendano possibile a ogni persona e a ogni popolo di maturare secondo la propria dignit&agrave;, senza essere tenuti in dipendenza o esclusi dall’accesso ai beni necessari. Lo sviluppo &egrave; umano quando mette al centro le persone e non l’accumulazione di beni, e quando riguarda anche i popoli, non solo gli individui. La giustizia esige il riconoscimento dei diritti sociali e dei diritti dei popoli, e include la responsabilit&agrave; verso chi verr&agrave; dopo di noi. Perci&ograve; non &egrave; umano uno sviluppo che aumenta il consumo di alcuni scaricando costi e ferite su altri, o che relega intere regioni a ruoli subordinati impedendo loro di esprimere le proprie potenzialit&agrave;. <a name="_ftnref111" href="#_ftn111" class=" cleaner">[111]</a>&nbsp;Lo sviluppo &egrave; integrale quando non si riduce all’ambito economico, ma promuove la qualit&agrave; della vita nelle sue dimensioni spirituali, culturali, morali e relazionali, nel rispetto della Casa comune, della diversit&agrave; dei popoli e dei loro modi di vivere. <a name="_ftnref112" href="#_ftn112" class=" cleaner">[112]</a></p> 
<p class="MsoNormal">84. L’idea di sviluppo umano integrale trova oggi un criterio decisivo di verifica nell’ecologia integrale, divenuta una dimensione imprescindibile della Dottrina sociale della Chiesa. La qualit&agrave; dello sviluppo si misura infatti dalla sua capacit&agrave; di tenere insieme, senza separarle, la giustizia verso le persone e la custodia della Casa comune, favorendo condizioni di vita dignitose, accesso ai beni necessari, relazioni sociali giuste, cura del creato e attenzione alle generazioni future. Ne consegue che non &egrave; vero progresso ci&ograve; che accresce il benessere di alcuni degradando gli ecosistemi, scaricando costi sulle comunit&agrave; pi&ugrave; vulnerabili o pregiudicando le condizioni di vita di chi verr&agrave; dopo di noi.</p> 
<p class="MsoNormal">85. Cos&igrave; inteso, lo sviluppo umano integrale &egrave; l’orizzonte entro cui leggere le trasformazioni del nostro tempo, incluse quelle della rivoluzione digitale. Le innovazioni tecnologiche – compresa l’intelligenza artificiale – non sono neutrali: possono accrescere partecipazione e giustizia, oppure ampliare disuguaglianze, controllo ed esclusione. Per questo vanno valutate con una domanda decisiva: contribuiscono davvero a far crescere persone e popoli in umanit&agrave; e fraternit&agrave;, nel rispetto della Casa comune e delle generazioni future? &Egrave; qui che i principi della Dottrina sociale diventano criteri concreti di discernimento per gli ambiti che affronteremo nei capitoli seguenti.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Una_verifica_"></a>Una verifica per la Chiesa</p> 
<p class="MsoNormal">86. In conclusione, desidero toccare un punto che mi sta particolarmente a cuore. La Dottrina sociale non &egrave; soltanto una parola rivolta alla societ&agrave;: &egrave; anche un esame di coscienza per la Chiesa, casa e scuola di comunione, sempre chiamata a verificare che i principi esposti in questo capitolo siano vissuti anzitutto al suo interno. Il bene comune, in ambito ecclesiale, prende il volto di uno stile sinodale per la missione a servizio del Regno. La Chiesa, infatti, &egrave; il &laquo;soggetto comunitario e storico della sinodalit&agrave; e della missione&raquo;. <a name="_ftnref113" href="#_ftn113" class=" cleaner">[113]</a> Ci&ograve; richiede attenzione al modo di prendere decisioni e di esercitare la responsabilit&agrave;. Il <i>Documento finale</i> del Sinodo identifica, tra le pratiche decisive per la trasformazione missionaria, la cultura della trasparenza, del rendiconto e della valutazione. <a name="_ftnref114" href="#_ftn114" class=" cleaner">[114]</a></p> 
<p class="MsoNormal">87. In questa prospettiva, la sussidiariet&agrave; diventa un criterio di governo e di vita pastorale, che riconosce e sostiene la responsabilit&agrave; dei fedeli e dei corpi intermedi ecclesiali, valorizzando carismi e competenze ed evitando ogni paternalismo che soffoca la libert&agrave; evangelica. Concretamente, la partecipazione dei battezzati ai processi decisionali e la corresponsabilit&agrave; nella missione passano attraverso organismi di partecipazione reali, non nominali. <a name="_ftnref115" href="#_ftn115" class=" cleaner">[115]</a></p> 
<p class="MsoNormal">88. La solidariet&agrave;, per la comunit&agrave; cristiana, trova la sua sorgente nel mistero di Cristo e si nutre dell’Eucaristia. Essa nasce dalla comunione nella fede e nei Sacramenti: il Battesimo e la Confermazione ci uniscono in Cristo, per farci essere un solo corpo e un solo spirito, un cuor solo e un’anima sola (cfr <i>Ef</i> 4,4; <i>At</i> 4,32). L’Eucaristia, sacramento dell’unit&agrave;, alimenta la nostra appartenenza al corpo di Cristo e ci educa alla condivisione. Le diverse sensibilit&agrave; presenti nella Chiesa, le convinzioni forti che animano ciascuno, sono ricchezza se restano ancorate alla certezza dell’unit&agrave; come dono ricevuto e come compito da assumere.</p> 
<p class="MsoNormal">89. Vivere la giustizia nella Chiesa significa bonificare le relazioni e le strutture ecclesiali da quelle distorsioni che producono disuguaglianze, opacit&agrave; e prevaricazioni. A riguardo, l’ascolto delle vittime di abusi spirituali, economici, istituzionali, sessuali, di potere, di coscienza &egrave; parte integrante di un cammino di giustizia, che comprende il riconoscimento del danno, la giusta riparazione e la prevenzione. Ogni potere &egrave; al servizio della comunione e della missione. Ogni autorit&agrave; &egrave; al servizio del popolo di Dio. Questa diaconia si manifesta non soltanto nella fede celebrata e vissuta nei Sacramenti, e nell’acquisizione di uno stile sinodale, ma anche nella condivisione concreta dei beni: sull’esempio della Chiesa delle origini, le risorse ecclesiali sono chiamate a diventare realmente comuni, perch&eacute; tra noi nessuno sia bisognoso (cfr <i>At</i> 4,34) e perch&eacute; la loro amministrazione sostenga la missione di annuncio del Vangelo ai pi&ugrave; poveri. Sono da promuovere forme regolari di valutazione dell’esercizio delle responsabilit&agrave; ministeriali, che non siano giudizio sulle persone, ma strumenti di apprendimento e di correzione orientati alla missione. <a name="_ftnref116" href="#_ftn116" class=" cleaner">[116]</a>&nbsp;Nella misura in cui siamo aperti all’azione dello Spirito Santo, questi principi della Dottrina sociale diventano carne nella vita ecclesiale. In tal modo la Chiesa &egrave; in grado di offrire alla societ&agrave; un segno credibile del fatto che cercare insieme il bene di tutti, nella corresponsabilit&agrave; e nella fraternit&agrave;, non &egrave; un’utopia, ma una reale possibilit&agrave;. <a name="_ftnref117" href="#_ftn117" class=" cleaner">[117]</a> <br clear="all" /></p> 
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><a name="Capitolo_terzo"></a>Capitolo terzo</p> 
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><a name="TECNICA"></a>TECNICA&nbsp;E DOMINIO.</p> 
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;">LA <a name="GRANDEZZA"></a>GRANDEZZA DELLA PERSONA UMANA<br /> &nbsp;DAVANTI ALLE PROMESSE DELL’IA</p> 
<p class="MsoNormal">90. Dopo aver richiamato i principi che illuminano la Dottrina sociale, desidero volgere lo sguardo su alcune sfide che toccano da vicino il nostro modo di abitare questo tempo. L’immagine biblica che accompagna queste pagine &egrave; quella di una costruzione: da un lato la torre di Babele, dove l’opera comune &egrave; guidata da un progetto di dominio che finisce per disumanizzare (cfr <i>Gen</i> 11,1-9); dall’altro le rovine di Gerusalemme, che sotto Neemia vengono ricostruite pezzo per pezzo, come opera di responsabilit&agrave; condivisa (cfr <i>Ne</i> 2-6). Siamo chiamati a interrogarci sul grande cantiere della nostra epoca: cosa stiamo costruendo? Mentre lo sviluppo tecnologico cambia rapidamente linguaggi, relazioni, istituzioni e forme di potere, noi credenti dobbiamo e possiamo scegliere a quale progetto lavorare e con quale stile, per custodire e valorizzare la magnifica umanit&agrave; che ci &egrave; data in dono. Non si tratta di una scelta sul nostro futuro, ma sul nostro presente, perch&eacute; l’intelligenza artificiale e le altre tecnologie emergenti sono gi&agrave; parte del nostro quotidiano.</p> 
<p class="MsoNormal">91. Mi accompagna la convinzione che il modo concreto di vivere i rapporti sociali alla luce del Vangelo non sia stabilito una volta per sempre, ma resti un compito affidato, di generazione in generazione, alla comunit&agrave; cristiana. Sotto la guida dello Spirito Santo, la Chiesa si lascia illuminare dalla Parola, per leggere i segni dei tempi e cercare con creativit&agrave; vie nuove perch&eacute; le relazioni tra persone e popoli diventino pi&ugrave; conformi alle esigenze del Regno di Dio. <a name="_ftnref118" href="#_ftn118" class=" cleaner">[118]</a>&nbsp;Per questo incoraggio tutti, in modo particolare i fedeli laici, a non aver paura di lasciarsi provocare dalla realt&agrave;, di mettersi in ascolto reciproco e di assumere con fermezza la propria responsabilit&agrave; nella costruzione di una societ&agrave; pi&ugrave; umana e fraterna.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Il_paradigma_tecnocratico"></a>Il paradigma tecnocratico&nbsp;e il potere digitale</p> 
<p class="MsoNormal">92. Nell’Enciclica <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html"><i>Laudato si’</i></a> <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a>&nbsp;denunciava la crescente affermazione di un paradigma tecnocratico <a name="_ftnref119" href="#_ftn119" class=" cleaner">[119]</a> nel mondo globalizzato: la tendenza a lasciare che la logica dell’efficienza, del controllo e del profitto governi da sola le scelte personali, sociali ed economiche. Cos&igrave; appare con pi&ugrave; evidenza che la tecnica non &egrave; un semplice strumento e che, quando si fa criterio, finisce per stabilire che cosa conta e che cosa pu&ograve; essere scartato, riducendo la creazione a oggetto di sfruttamento e le persone a ingranaggi di un sistema da rendere sempre pi&ugrave; performante.</p> 
<p class="MsoNormal">93. Questo paradigma si &egrave; esteso rapidamente negli ultimi anni, anche per effetto della diffusione dell’intelligenza artificiale, delle scienze cognitive, della nanotecnologia, della robotica e della biotecnologia. Di per s&eacute;, tali innovazioni possono diventare un grande aiuto per lo sviluppo umano integrale e per la cura della Casa comune. Ma, proprio per il loro potere, possono agire come un acceleratore del paradigma tecnocratico e perci&ograve; hanno bisogno di un nuovo quadro <b></b>spirituale, etico e politico. Pi&ugrave; potente non significa necessariamente migliore. In questo senso, rimangono attuali le parole di Romano Guardini: &laquo;L’uomo moderno non &egrave; stato educato al retto uso della potenza&raquo;. <a name="_ftnref120" href="#_ftn120" class=" cleaner">[120]</a></p> 
<p class="MsoNormal">94. Il pericolo che l’umanit&agrave; diventi vittima delle sue stesse conquiste era gi&agrave; stato colto con lucidit&agrave; da <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/paolo-vi.html">San Paolo VI</a>, quando avvertiva che &laquo;i progressi scientifici pi&ugrave; straordinari, le prodezze tecniche pi&ugrave; strabilianti, la crescita economica pi&ugrave; prodigiosa, se non sono congiunte ad un autentico progresso sociale e morale, si rivolgono, in definitiva, contro l’uomo&raquo;. <a name="_ftnref121" href="#_ftn121" class=" cleaner">[121]</a> Per questo il progresso tecnico, in s&eacute; prezioso, chiede un discernimento sulla visione antropologica che lo guida e sui fini che persegue. Se lo sviluppo tecnologico procede senza un’adeguata maturazione etica e sociale, pu&ograve; accadere che aumentino i mezzi senza che cresca in pari misura l’umanit&agrave;: si “ha di pi&ugrave;” ma non si “&egrave; di pi&ugrave;”, e la persona rischia di essere valutata soprattutto in base alle prestazioni che garantisce. <a name="_ftnref122" href="#_ftn122" class=" cleaner">[122]</a></p> 
<p class="MsoNormal">95. Qui occorre riconoscere un dato decisivo, che ho gi&agrave; richiamato in precedenza: in molti casi nel contesto digitale, il controllo delle piattaforme, delle infrastrutture, dei dati e della capacit&agrave; di calcolo non &egrave; appannaggio degli Stati, ma di grandi attori economici e tecnologici che, di fatto, fissano le condizioni di accesso, le regole della visibilit&agrave; e le possibilit&agrave; stesse di partecipazione. Quando un potere di tale portata si concentra in poche mani, tende a farsi opaco e a sfuggire al controllo pubblico, e cresce il rischio di uno sviluppo distorto che genera nuove dipendenze, esclusioni, manipolazioni e disuguaglianze.</p> 
<p class="MsoNormal">96. Di fronte a questa concentrazione di potere nel mondo digitale, i grandi principi della Dottrina sociale diventano criteri per giudicare e discernere il nuovo scenario: la dignit&agrave; inalienabile della persona, il bene comune, la destinazione universale dei beni, la sussidiariet&agrave;, la solidariet&agrave; e la giustizia sociale. Essi chiedono di verificare se il potere delle infrastrutture digitali e degli algoritmi favorisca davvero partecipazione e responsabilit&agrave;, protegga i pi&ugrave; fragili, assicuri un accesso equo alle opportunit&agrave; e resti ordinato al bene di tutti. Su queste premesse possiamo ora considerare pi&ugrave; da vicino che cosa sia l’intelligenza artificiale, quali possibilit&agrave; apra e quali rischi comporti.</p> 
<p class="MsoNormal">L’intelligenza <a name="artificiale"></a>artificiale</p> 
<p class="MsoNormal">97. Non &egrave; mia intenzione offrire qui una trattazione sull’intelligenza artificiale, n&eacute; ripercorrere una bibliografia ormai vastissima; esistono gi&agrave; contributi autorevoli anche in ambito ecclesiale, ai quali &egrave; possibile fare riferimento. <a name="_ftnref123" href="#_ftn123" class=" cleaner">[123]</a>&nbsp;Mi limito a richiamare alcuni elementi essenziali per un discernimento morale e sociale che custodisca il primato della persona, affinch&eacute; sia sempre l’intelligenza umana, con la sua coscienza e la sua libert&agrave;, a guidare le innovazioni tecniche e a stabilirne con responsabilit&agrave; l’uso e i limiti.</p> 
<p class="MsoNormal">98. &Egrave; opportuno premettere due considerazioni: la prima &egrave; che qualsiasi affermazione sull’IA rischia di diventare obsoleta in breve tempo, data l’impressionante velocit&agrave; di sviluppo di questi sistemi. La seconda &egrave; che tutti noi, compresi coloro che li progettano, conosciamo poco del loro effettivo funzionamento. Le moderne intelligenze artificiali sono infatti pi&ugrave; “coltivate” che “costruite”: gli sviluppatori non ne progettano direttamente ogni dettaglio, bens&igrave; creano un’architettura sulla quale l’IA “cresce”. Di conseguenza, aspetti scientifici fondamentali – come le rappresentazioni interne e i processi computazionali di questi sistemi – rimangono al momento sconosciuti. Si manifesta pertanto l’urgenza di un duplice impegno: da un lato, un approfondimento della ricerca scientifica, dall’altro, un esercizio di discernimento morale e spirituale.</p> 
<p class="MsoNormal">99. Non &egrave; possibile dare una definizione univoca e completa dell’IA. Ci&ograve; che possiamo affermare &egrave; che occorre evitare l’equivoco di equiparare questa “intelligenza” a quella umana. Questi sistemi imitano alcune funzioni dell’intelligenza umana.<b> </b>Nel farlo, spesso la superano per velocit&agrave; e ampiezza di calcolo, offrendo benefici concreti in numerosi campi. E tuttavia, questa potenza resta legata esclusivamente al trattamento dei dati: le cosiddette<b> </b>intelligenze artificiali non vivono una esperienza, non possiedono un corpo, non attraversano la gioia e il dolore, non maturano nella relazione, non conoscono dall’interno ci&ograve; che significa amore, lavoro, amicizia, responsabilit&agrave;. Non hanno neppure una coscienza morale: non giudicano il bene e il male, non colgono il senso ultimo delle situazioni, non assumono su di s&eacute; il peso delle conseguenze. Possono imitare linguaggi, comportamenti, valutazioni, possono simulare empatia o comprensione, ma non capiscono ci&ograve; che producono, perch&eacute; non abitano l’orizzonte affettivo, relazionale e spirituale in cui l’umano diventa sapiente. Anche quando tali strumenti vengono presentati come capaci di “apprendere”, il loro modo di farlo &egrave; diverso da quello della persona umana. Non &egrave; l’esperienza di chi si lascia plasmare dalla vita e cresce nel tempo attraverso scelte, errori, perdono, fedelt&agrave;; &egrave; piuttosto un adattamento statistico a partire da dati e riscontri, che pu&ograve; essere molto efficace, ma non implica una crescita interiore.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Un_aiuto_prezioso"></a><i>Un aiuto prezioso&nbsp;che richiede attenzione</i></p> 
<p class="MsoNormal">100. Alla luce di quanto detto, possiamo comprendere meglio perch&eacute; l’IA possa essere un aiuto prezioso e, allo stesso tempo, richieda un approccio sobrio e vigile. Negli ultimi anni il suo uso privato &egrave; cresciuto notevolmente, e da pi&ugrave; parti si riflette sulle opportunit&agrave; e sui rischi legati alla sua rapida diffusione. Nell’uso personale, tre aspetti, in particolare, devono essere tenuti in debita considerazione: la facilit&agrave; di ottenere il risultato, l’impressione di oggettivit&agrave; e la simulazione della comunicazione umana. La velocit&agrave; e la semplicit&agrave; con cui &egrave; possibile ottenere indicazioni, elaborazioni complesse, contenuti mediatici e forme di assistenza concreta semplificano le nostre vite, ma possono anche abituarci a delegare troppo e a cercare risposte pronte, indebolendo il giudizio personale e la creativit&agrave;. L’impressione di oggettivit&agrave; che le risposte e le proposte di questi sistemi possono suscitare rischia di farci dimenticare che esse riflettono i parametri culturali di chi li ha progettati e addestrati, con tutti i loro pregi e difetti. L’imitazione artificiale di una comunicazione umana positiva – parole di consiglio, di empatia, di amicizia, di amore – pu&ograve; risultare gratificante e persino utile, ma in utenti poco consapevoli pu&ograve; trarre in inganno e illudere di essere in relazione con un autentico soggetto personale. Quando la parola viene simulata, essa non costruisce una relazione, ma una sua parvenza. L’imitazione artificiale della relazione di cura o di accompagnamento pu&ograve; diventare pericolosa quando si insinua in un contesto povero di relazioni e di affetti reali: allora il rischio non &egrave; tanto<b> </b>che una persona creda di parlare con un’altra persona, ma che perda il desiderio stesso di cercare davvero l’altro.</p> 
<p class="MsoNormal">101. Allargando lo sguardo all’impiego dell’IA nelle nostre societ&agrave;, constatiamo che essa &egrave; ormai presente nei processi decisionali in tutti gli ambiti e a diversi livelli: nella comunicazione, nella gestione, nel controllo. I vantaggi in termini di efficienza e le potenzialit&agrave; di miglioramento di alcuni servizi sono evidenti; tuttavia, un’adozione rapida e acritica ci espone a diversi rischi, tra cui quello di sottovalutarne l’impatto ambientale. Gli attuali sistemi di IA richiedono grandi quantit&agrave; di energia e acqua, incidono in modo significativo sulle emissioni di anidride carbonica e consumano risorse in maniera intensiva. Con l’aumento di complessit&agrave;, soprattutto nei grandi modelli linguistici, crescono anche i bisogni di potenza di calcolo e capacit&agrave; di archiviazione, che si appoggiano su un insieme di macchine, cavi, centri dati e infrastrutture energivore. Per questo &egrave; essenziale sviluppare soluzioni tecnologiche pi&ugrave; sostenibili per ridurre l’impatto sull’ambiente e custodire la nostra Casa comune. <a name="_ftnref124" href="#_ftn124" class=" cleaner">[124]</a></p> 
<p class="MsoNormal"><i>Responsabilit&agrave;, <a name="trasparenza"></a>trasparenza e governo dell’IA</i></p> 
<p class="MsoNormal">102. L’uso dell’IA non &egrave; mai un fatto puramente tecnico: quando entra in processi che incidono sulla vita delle persone, essa tocca diritti, opportunit&agrave;, reputazione, libert&agrave;. Decisioni delicate che toccano il lavoro, il credito, l’accesso ai servizi e la reputazione delle persone rischiano di essere affidate completamente a sistemi automatizzati che non conoscono &laquo;la compassione, la misericordia, il perdono e, soprattutto, l’apertura alla speranza di un cambiamento della persona&raquo;, <a name="_ftnref125" href="#_ftn125" class=" cleaner">[125]</a>&nbsp;e possono cos&igrave; produrre nuove forme di scarto. Possono esserci usi evidentemente antiumani, come la manipolazione dell’informazione o la violazione della <i>privacy</i>, ma pu&ograve; anche esserci un’insidia meno palese, quando i sistemi di IA, presentandosi come neutrali e oggettivi, rispecchiano e rafforzano stereotipi o posizioni ideologiche di chi li ha progettati e addestrati.</p> 
<p class="MsoNormal">103. Affidare, nei fatti, a un algoritmo il potere di selezionare chi merita e chi no, senza che nessuno si assuma pi&ugrave; il peso della decisione, significa affidargli il compito di ridefinire i confini delle possibilit&agrave; umane. Ci&ograve; che viene meno, in questo processo, non &egrave; solo l’empatia verso l’escluso, che pu&ograve; essere imitata artificialmente, ma la responsabilit&agrave; politica, perch&eacute; lo scarto dei deboli viene ammantato di neutralit&agrave; e oggettivit&agrave;, davanti alle quali &egrave; impossibile protestare. E cos&igrave;, l’ingiustizia si fa silenziosa e la compassione, la misericordia e il perdono, non come mera apparenza, ma come gesti politici, scompaiono dall’orizzonte.</p> 
<p class="MsoNormal">104. Da questo deriva una conseguenza semplice ma stringente: non possiamo considerare l’IA moralmente neutra. In realt&agrave;, ogni artefatto tecnico porta con s&eacute; scelte e priorit&agrave;: ci&ograve; che misura, ci&ograve; che ignora, ci&ograve; che ottimizza e il modo in cui classifica persone e situazioni. Se un sistema viene concepito o impiegato in modo da trattare alcune vite come meno degne, o da escluderle senza possibilit&agrave; di appello, esso non &egrave; un semplice strumento “da usare bene”: introduce gi&agrave; un criterio che contraddice la dignit&agrave; inalienabile della persona. Per questo, il discernimento etico non pu&ograve; limitarsi a domandare se usiamo un certo sistema per uno scopo buono o cattivo, ma deve anche chiedersi come esso venga progettato e quale idea di persona e di societ&agrave; risulti inscritta nei dati e nei modelli che lo guidano. <a name="_ftnref126" href="#_ftn126" class=" cleaner">[126]</a></p> 
<p class="MsoNormal">105. Perch&eacute; l’IA rispetti la dignit&agrave; umana e serva davvero il bene comune, &egrave; essenziale che siano chiare le responsabilit&agrave; in tutti i passaggi: da chi progetta e addestra i sistemi fino a chi li utilizza e a chi decide di affidare ad essi le scelte concrete. In molti casi, tuttavia, i processi interni che conducono a un risultato possono essere poco trasparenti, e ci&ograve; rende pi&ugrave; difficile attribuire responsabilit&agrave; e correggere gli errori. &Egrave; qui che diventa decisivo ci&ograve; che chiamiamo <i>accountability</i>: la possibilit&agrave; di identificare chi deve “rendere conto” delle decisioni, motivarle, controllarle e, quando necessario, contestarle e rimediare ai danni che ne derivano. <a name="_ftnref127" href="#_ftn127" class=" cleaner">[127]</a></p> 
<p class="MsoNormal">106. Chiedere prudenza, verifiche rigorose, e talvolta anche un rallentamento nell’adozione dell’IA non significa essere contro il progresso, ma esercitare una cura responsabile verso la famiglia umana. Questa esigenza &egrave; ancora pi&ugrave; urgente perch&eacute; esiste spesso uno squilibrio tra la velocit&agrave; dello sviluppo tecnologico e il ritmo con cui maturano consapevolezza, norme, controlli e istituzioni capaci di governarne gli effetti. Non basta invocare genericamente l’etica: servono quadri giuridici adeguati, vigilanza indipendente, educazione degli utenti, una politica che non abdichi al proprio compito. Altrimenti, il cambiamento sar&agrave; governato solo da logiche tecnocratiche e presentato come necessario e inevitabile, finendo per imporre regole dettate da chi possiede dati, infrastrutture e capacit&agrave; di calcolo.</p> 
<p class="MsoNormal">107. Non possiamo limitarci a invocare la moralizzazione della macchina, il cosiddetto “allineamento” dell’IA a valori umani, senza avere il coraggio di porre una ulteriore condizione: la possibilit&agrave; di discutere il codice etico da usare, sottoponendolo a criteri di giustizia sociale condivisa. Altrimenti, chi controlla l’IA imporr&agrave; la propria visione morale, che diventer&agrave; l’infrastruttura invisibile dei sistemi. Non serve un’IA pi&ugrave; morale, se questa morale &egrave; decisa da pochi. Serve una politica pi&ugrave; presente, capace di rallentare dove tutto accelera e di proteggere gli spazi in cui le comunit&agrave; possono ancora partecipare e interrogarsi.</p> 
<p class="MsoNormal">108. In effetti, come accade per ogni grande svolta tecnologica, l’IA tende ad accrescere soprattutto il potere di chi dispone gi&agrave; di risorse economiche, competenze e accesso ai dati. Alla luce del bene comune e della destinazione universale dei beni, questo fenomeno desta seria preoccupazione: piccoli gruppi molto influenti possono orientare informazione e consumi, condizionare processi democratici e incidere sulle dinamiche economiche a proprio vantaggio, contraddicendo la giustizia sociale e la solidariet&agrave; tra i popoli. Per questo &egrave; indispensabile che l’impiego dell’IA – soprattutto quando coinvolge beni pubblici e diritti fondamentali – sia accompagnato da criteri chiari e controlli effettivi, ispirati alla partecipazione e alla sussidiariet&agrave;: le comunit&agrave; e i corpi intermedi non possono essere ridotti a destinatari di decisioni prese altrove, ma devono poter contribuire al discernimento e alla vigilanza. Inoltre, la propriet&agrave; dei dati non pu&ograve; essere affidata solo a privati, ma va regolamentata. Essi sono frutto del contributo di molti e non possono essere venduti o affidati a pochi. Serve una creativit&agrave; in grado di gestirli come uno dei beni comuni o collettivi, nella logica della condivisione, come gi&agrave; suggeriva <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">San Giovanni Paolo II</a>, a proposito dei beni collettivi. <a name="_ftnref128" href="#_ftn128" class=" cleaner">[128]</a></p> 
<p class="MsoNormal">109. I principi della Dottrina sociale ci aiutano a leggere questa nuova realt&agrave;. In un mondo dove pochi soggetti concentrano dati, capitale computazionale e capacit&agrave; normativa, parlare di bene comune significa smascherare questa nuova asimmetria epistemica, economica e politica, nominando i nuovi monopoli dell’IA. Parlare di destinazione universale dei beni significa trovare modi per assicurare l’accesso universale alle tecnologie e alla formazione. Parlare di sussidiariet&agrave; chiede di proteggere la capacit&agrave; delle comunit&agrave; di scegliere e correggere, senza relegare il loro intervento a una vigilanza, dopo che gli standard sono stati scritti altrove. Parlare di solidariet&agrave; obbliga a riconoscere il lavoro invisibile, spesso sfruttato, che alimenta i modelli algoritmici. Parlare di giustizia impone di interrogare le geografie del potere che definiscono chi pu&ograve; addestrare i modelli e chi &egrave; solo oggetto di addestramento, e riconoscere che la giustizia sociale non &egrave; solo un obiettivo da tutelare dopo l’adozione delle tecnologie, ma una condizione previa da praticare nel loro stesso disegno.</p> 
<p class="MsoNormal">110. Vorrei, infine, usare una parola che mi sta a cuore: “disarmare”. Disarmare l’IA significa sottrarla alla logica della competizione armata, che oggi non &egrave; pi&ugrave; solo militare ma economica e cognitiva. &Egrave; la corsa all’algoritmo pi&ugrave; performante e alla banca dati pi&ugrave; vasta, al fine di consolidare un vantaggio geopolitico o commerciale su tutti gli altri. Disarmare vuol dire rompere questa equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare. Disarmare non significa rinunciare alla tecnologia, ma impedirle di dominare l’umano. Significa sottrarla ai monopoli, renderla discutibile, contestabile, e quindi abitabile, restituendola alla pluralit&agrave; delle culture umane e delle forme di vita. Il compito, oggi, non &egrave; solo etico o tecnico: &egrave; ecologico nel senso pi&ugrave; radicale, perch&eacute; chiama in causa una nuova dimensione della nostra Casa comune. L’IA &egrave; gi&agrave; ambiente in cui siamo immersi e potere con cui dobbiamo fare i conti. Per questo, non basta regolarla: va disarmata e resa ospitale.</p> 
<p class="MsoNormal">111. Uno speciale appello rivolgo a coloro che sviluppano le intelligenze artificiali. L’innovazione tecnologica pu&ograve; essere, in un certo qual modo, una forma umana di partecipazione all’atto divino della creazione. Gli sviluppatori portano dunque un particolare peso etico e spirituale, poich&eacute; ogni scelta<b></b> progettuale esprime una visione<b> </b>dell’umanit&agrave;. Come l’autore di un’opera artistica o letteraria &egrave; tenuto a considerare i valori che essa esprime, cos&igrave; essi sono chiamati a trattare con la dovuta seriet&agrave; i valori che infondono nei loro progetti: con trasparenza, con responsabilit&agrave; verso le comunit&agrave; coinvolte e con attenzione a verificare che ci&ograve; che viene coltivato sia davvero un bene.</p> 
<p class="MsoNormal">Ci&ograve; che non possiamo <a name="perdere"></a>perdere</p> 
<p class="MsoNormal">112. Dopo aver richiamato le questioni della responsabilit&agrave; e del governo dell’IA, &egrave; necessario tornare al nostro tema centrale: che cosa significa custodire l’umano. Il rischio non &egrave; solo che alcune tecnologie siano usate male, ma che il paradigma tecnocratico in cui siamo immersi, potenziato dalla rivoluzione digitale e dall’IA, faccia sembrare giusta e normale una visione antiumana, secondo cui la pienezza della vita consisterebbe nell’avere di pi&ugrave;, nel ridurre la fragilit&agrave;, eliminare l’imprevisto, controllare ogni cosa. Quando l’efficienza diventa misura del valore, l’essere umano &egrave; tentato di pensarsi come un progetto da ottimizzare pi&ugrave; che come una creatura chiamata alla relazione e alla comunione.</p> 
<p class="MsoNormal">113. In realt&agrave;, assolutizzare una sola dimensione dell’essere umano &egrave; sempre sbagliato. Infatti, non &egrave; solo la mancanza a generare disordine. Anche ci&ograve; che cresce senza misura pu&ograve; diventare una forma di povert&agrave;. In un ecosistema, l’armonia si spezza quando una sola specie prolifera a scapito delle altre; nell’umano, accade lo stesso quando una facolt&agrave; pretende di farsi misura di tutto. Cos&igrave; l’intelligenza, se assolutizzata, finisce per oscurare altre dimensioni essenziali della vita: l’affetto, la volont&agrave;, la dedizione e la relazione. Il potere tecnico, se non viene bilanciato, non ci rende pi&ugrave; capaci: ci rende pi&ugrave; soli, e pi&ugrave; esposti a logiche di dominio e di esclusione. Non si tratta certo di opporsi all’intelligenza, ma di ricordare che essa, quando si ripiega in se stessa, dimentica di essere fatta per servire la vita e la persona umana.</p> 
<p class="MsoNormal">114. La qualit&agrave; di una civilt&agrave; si misura non dalla potenza dei suoi mezzi, ma dalla cura che sa offrire, dalla capacit&agrave; di riconoscere l’altro come volto e non come funzione. La capacit&agrave; di saperci prendere cura gli uni degli altri &egrave; una dimensione importante del nostro essere umani. Questa capacit&agrave; si apprende e si perfeziona con l’esperienza. Leggere le fiabe a un bambino, fare compagnia a una persona anziana, rendere accogliente uno spazio, sono gesti che si vivono in ambiente familiare, ma che ci aiutano ad apprendere e a interiorizzare l’importanza della cura a livello sociale e ci allenano a riconoscere l’altro come persona degna di attenzione. La tecnologia pu&ograve; sostenere anche la cura reciproca tra persone, ad esempio se offre strumenti che aiutano a prevedere e organizzare, ma senza esautorare la libert&agrave; e il giudizio dell’essere umano, soggetto delle relazioni e responsabile delle decisioni.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Narrazioni_di_fondo"></a><i>Narrazioni di fondo: transumanesimo e postumanesimo</i></p> 
<p class="MsoNormal">115. Cercando di far emergere i presupposti culturali che accompagnano la rivoluzione digitale in corso, vorrei ora rivolgere l’attenzione ad alcune correnti che interpretano il progresso come superamento dell’umano e che possiamo raccogliere sotto il nome di transumanesimo e postumanesimo. Esse costituiscono lo sfondo ideologico che abita alcuni centri di potere tecnologico e colonizzano l’immaginario collettivo in forma semplificata, specie nei media e nelle reti sociali, inducendo l’entusiasmo per le nuove tecnologie con una visione futuristica di “uomo potenziato” oppure di “uomo ibridato” con la macchina.</p> 
<p class="MsoNormal">116. Il transumanesimo e il postumanesimo comprendono al loro interno una pluralit&agrave; di correnti e sensibilit&agrave;, ed &egrave; difficile poterne dare una descrizione univoca. Possono essere paragonati a un arcipelago di isole concettuali differenti, collegate per&ograve; dal medesimo mare di presupposti: la centralit&agrave; della tecnica e il sogno di oltrepassare i limiti della condizione umana. In generale, il transumanesimo immagina un potenziamento dell’essere umano attraverso le tecnologie (biomedicina, ingegneria del corpo, dispositivi, algoritmi), con l’aspirazione a incrementare prestazioni e capacit&agrave;. Il postumanesimo, soprattutto nelle sue versioni pi&ugrave; radicali, si spinge oltre: critica l’antropocentrismo e prospetta una forma di ibridazione tra essere umano, macchina e ambiente, fino a immaginare un passaggio di soglia in cui l’umanit&agrave; superer&agrave; se stessa entrando in un nuovo stadio evolutivo. Anche quando queste ipotesi restano in larga parte speculative, esse acquistano rilevanza, perch&eacute; modificano l’immaginario collettivo e, di conseguenza, orientano le scelte sociali, economiche e politiche. <a name="_ftnref129" href="#_ftn129" class=" cleaner">[129]</a></p> 
<p class="MsoNormal">117. Il punto critico, alla luce della Dottrina sociale della Chiesa, non &egrave; l’uso della tecnica in quanto tale, ma la visione che vi soggiace: se l’essere umano &egrave; trattato come materiale da perfezionare o da oltrepassare, allora diventa pi&ugrave; facile accettare che alcuni vengano considerati meno utili, meno desiderabili, meno degni. In nome del progresso si pu&ograve; arrivare a immaginare “sacrifici necessari”, e a far pagare ai pi&ugrave; fragili il prezzo di una presunta ottimizzazione della specie. Il gi&agrave; menzionato monito di <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/paolo-vi.html">San Paolo VI</a>&nbsp;rimane allora di grande lungimiranza: davvero le conquiste della scienza e della tecnica, svincolate dal progresso morale e sociale, finiscono per ritorcersi contro l’uomo. <a name="_ftnref130" href="#_ftn130" class=" cleaner">[130]</a>&nbsp;Per questo &egrave; necessario distinguere con chiarezza: una cosa &egrave; integrare le tecnologie in una visione umana e relazionale, un’altra &egrave; lasciarsi guidare da un immaginario che svaluta il limite e promette una “salvezza” puramente tecnica.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Il_limite"></a><i>Il limite, il cuore, la grandezza dell’essere umano</i></p> 
<p class="MsoNormal">118. Il nostro rapporto con la vita sembra oggi in crisi. Tutto ci&ograve; che appare come “limite” – incapacit&agrave;, malattia, vecchiaia, sofferenza, vulnerabilit&agrave; – tende a essere letto anzitutto come difetto da correggere, pi&ugrave; che come luogo in cui l’umano matura e si apre alla relazione. Invece dobbiamo ricordare che l’umano non fiorisce <i>malgrado</i> il limite, ma spesso <i>attraverso</i> il limite. Una visione della realt&agrave; alla luce della fede aiuta a riconoscere quella che chiamiamo la “contingenza” delle cose di questo mondo. Se da un lato &egrave; doveroso cercare di eliminare la sofferenza che segna la vita umana, dall’altro &egrave; saggio riconoscere la nostra costitutiva finitudine, sapendo che &laquo;l’esperienza religiosa e in particolare la fede cristiana propongono di abitare, senza semplificazioni, questa ambivalenza tra grandezza e limite dell’umano, leggendola alla luce della relazione originaria e fondante con Dio&raquo;. <a name="_ftnref131" href="#_ftn131" class=" cleaner">[131]</a></p> 
<p class="MsoNormal">119. &Egrave; proprio nel nostro essere limitati che trovano spazio la compassione, la sincera inquietudine di fronte ai bisogni degli altri, la generosit&agrave; che sorprende anche in mezzo all’oscurit&agrave; e al fallimento, l’esperienza spirituale e l’adorazione di Dio.Lo vediamo in tanti momenti in cui il limite si fa concreto nella nostra vita, quando riceviamo un rifiuto, quando soffriamo per la malattia o la morte di una persona amata, quando sperimentiamo l’incapacit&agrave; o il fallimento. Misteriosamente, proprio in questi frangenti possiamo trovare una saggezza nuova, toccare con mano l’affetto delle persone e sperimentare la presenza del Signore.</p> 
<p class="MsoNormal">120. Anche quando il limite si manifesta come dolore interiore, l’umana saggezza insegna a non rimuoverlo n&eacute; a sopprimerlo, ma a integrarlo. Per sopprimere totalmente il dolore bisognerebbe, in fondo, spegnere anche l’amore e il desiderio. Chi ama e desidera, infatti, non pu&ograve; evitare di passare attraverso la prova e la sofferenza, e per questo, lungo gli anni, custodiamo dentro di noi insegnamenti che si imprimono come cicatrici, memoria del cammino compiuto tra libert&agrave; e cadute, sogni e delusioni. &Egrave; solo grazie all’intreccio di questi elementi che, nel cuore, avvengono quei prodigi dell’animo che ci fanno assaporare il gusto pi&ugrave; dolce del nostro essere umani. <a name="_ftnref132" href="#_ftn132" class=" cleaner">[132]</a>&nbsp;Rinunciare a questa avventura, insieme drammatica e splendida, in nome di un presunto superamento di ogni limite potrebbe significare qualsiasi cosa, ma non pi&ugrave; <b></b>essere umani.</p> 
<p class="MsoNormal">121. La corruzione morale del nostro limite creaturale – il male che con evidenza agita il cuore dell’uomo – rovina la societ&agrave; e la vita, giungendo fino a punte estreme di disumanit&agrave;. Eppure, anche questa dolorosa forma di limite lascia spiragli al bene. Persino quando l’essere umano si disumanizza e provoca tragedie, una piccola luce continua a brillare nell’umanit&agrave; e rimane capace di riaccendersi, con la grazia di Dio, in cammini di conversione e di riconciliazione. Viktor Frankl diceva giustamente che nei momenti di orrore &laquo;siamo giunti a conoscere l’uomo come realmente &egrave;. Dopo tutto, l’uomo &egrave; quell’essere che ha inventato le camere a gas di Auschwitz; tuttavia &egrave; anche quell’essere che &egrave; entrato proprio in quelle camere a gas con la preghiera del Signore o lo <i>Shem&aacute; Israel</i> sulle labbra&raquo;. <a name="_ftnref133" href="#_ftn133" class=" cleaner">[133]</a></p> 
<p class="MsoNormal">122. La finitudine, quando &egrave; accolta nella verit&agrave;, non impoverisce l’essere umano ma lo apre al riconoscimento del volto di Dio e dell’altro. Del resto, proprio perch&eacute; sperimenta il limite – la vulnerabilit&agrave;, il dolore, il fallimento – egli pu&ograve; riconoscere la propria e l’altrui dignit&agrave; come inviolabile. E nella stessa esperienza del limite, resta capace di intuire una fraternit&agrave; pi&ugrave; grande di s&eacute; e di riconoscere l’ingiustizia come scandalo. La cultura e l’arte, quando sono autentiche, custodiscono questa scintilla, impedendo la normalizzazione del male. Cos&igrave; alcune opere hanno assunto un valore quasi profetico: la <i>Nona</i> di Beethoven come desiderio di unit&agrave;; <i>Guernica</i> come denuncia della disumanizzazione; <i>Schindler’s List</i> come invito a non consegnare il passato all’oblio.</p> 
<p class="MsoNormal">123. La storia non appare solo come il catalogo delle nostre violenze, ma anche come la prova che l’umano sa generare istituzioni capaci di proteggere la vita comune. Negli ultimi due secoli lo vediamo in alcuni traguardi emblematici: la nascita del Comitato Internazionale della Croce Rossa (1863), la cui neutralit&agrave; operativa garantisce cura compassionevole a tutti; il lungo processo che ha portato all’abolizione della schiavit&ugrave;, che non &egrave; stato un semplice cambiamento giuridico, ma un mutamento di coscienza; la fondazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (1945) e la <i>Dichiarazione universale dei diritti umani</i> (1948), che hanno fissato un linguaggio comune per dire, almeno come ideale condiviso, che la dignit&agrave; &egrave; universale; la <i>Convenzione sui rifugiati</i> (1951), che riconosce un dovere di protezione verso chi fugge da persecuzioni e minacce. In questi esempi il desiderio di bene si traduce concretamente in forme pubbliche – norme, istituzioni, pratiche – capaci di limitare la forza e difendere i vulnerabili. Ma nulla di ci&ograve; &egrave; nato senza venire contrastato da resistenze, interessi meschini e inerzie culturali. Le conquiste morali hanno quasi sempre il volto di un cammino lungo e faticoso, segnato anche da battute d’arresto: pensiamo ai processi di pace interrotti o agli impegni ambientali applicati con lentezza. Eppure, proprio la fragilit&agrave; di questi risultati mostra quanto sia preziosa la responsabilit&agrave; di chi li avvia e li sostiene.</p> 
<p class="MsoNormal">124. Alcuni eventi aiutano a vedere che la storia pu&ograve; cambiare quando anche solo un uomo o una donna prendono davvero sul serio la dignit&agrave; di tutti: il movimento per i diritti civili negli Stati Uniti d’America, legato anche alla testimonianza di Martin Luther King Jr., o la fine dell’<i>apartheid </i>in Sudafrica dopo la liberazione di Nelson Mandela e la sua scelta di non consegnare il futuro all’odio. In contesti differenti si sono inoltre distinte donne coraggiose e generose come <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/laura-di-santa-caterina-da-siena.html">Santa Laura Montoya</a>, <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/madre-teresa-di-calcutta.html">Santa Teresa di Calcutta</a>, Dorothy Day, Maria Skłodowska-Curie, Maria Montessori, Elisabeth Elliot, Wangari Maathai, Benazir Bhutto e tante altre di tutti i continenti, che con il loro impegno hanno contribuito a rendere pi&ugrave; umana la storia.</p> 
<p class="MsoNormal">125. Accanto a questi segni pubblici, vi &egrave; una trama pi&ugrave; nascosta ma decisiva: le comunit&agrave; religiose che scelgono luoghi poveri e pericolosi; i martiri della fraternit&agrave; e della giustizia come <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/massimiliano-maria-kolbe.html">San Massimiliano Maria Kolbe</a>, <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/oscar-romero.html">Sant’Oscar Romero</a>&nbsp;e il <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/enrico-angelo-angelelli-carletti-e-3-soci.html">Beato Enrique Angelelli</a>, insieme a testimoni che hanno incarnato, in condizioni dure e spesso disumane, la speranza del Vangelo e la dignit&agrave; dell’uomo, come il venerabile Fran&ccedil;ois-Xavier Nguyễn Văn Thuận. E, soprattutto, i “martiri del quotidiano” che curano, educano, accompagnano, consolano senza clamore, come i genitori, gli infermieri, i medici, i volontari, le persone che restano accanto a un anziano o a un escluso. La loro testimonianza mostra che il bene non procede in automatico, ma richiede perseveranza, memoria, e una conversione che rende capaci di ricominciare anche dopo le sconfitte.</p> 
<p class="MsoNormal">126. Proprio questo intreccio di istituzioni giuste, testimonianze credibili e fedelt&agrave; quotidiane tiene desta la speranza e indica una direzione: far crescere la tecnica senza far regredire il cuore. Per questo l’umanit&agrave; – magnifica e ferita – non deve essere sostituita n&eacute; superata: pu&ograve; accogliere i progressi della tecnica per alleviare le sofferenze e aprire possibilit&agrave; nuove, purch&eacute; non rinneghi ci&ograve; che la rende se stessa, cio&egrave; la capacit&agrave; di relazione e di amore. A questo punto si impone una domanda decisiva: se esiste un autentico “pi&ugrave; che umano”, dove si trova? La fede cristiana risponde indicando un compimento che non deriva da una divinizzazione tecnologica, ma da quella operata<b> </b>dalla grazia di Dio ricevuta in Cristo.</p> 
<p class="MsoNormal">Il vero “pi&ugrave; che umano”: <a name="grazia"></a>grazia e umanesimo cristiano</p> 
<p class="MsoNormal">127. L’espressione “pi&ugrave; che umano” non appartiene soltanto al linguaggio delle promesse tecniche. Da secoli, la tradizione cristiana afferma che l’essere umano non &egrave; chiuso nei confini della propria natura, ma &egrave; chiamato a trascendere se stesso: non per fuga dalla realt&agrave; o per disprezzo del limite, bens&igrave; per essere compiuto nell’amore. La fede conosce un “oltre” che nasce dal dono di Dio. Questa trasformazione &egrave; opera dello Spirito Santo. Come insegnava San Tommaso d’Aquino, questo processo di elevazione e trasformazione &laquo;supera la capacit&agrave; della natura&raquo; <a name="_ftnref134" href="#_ftn134" class=" cleaner">[134]</a>, perch&eacute; c’&egrave; una distanza infinita <a name="_ftnref135" href="#_ftn135" class=" cleaner">[135]</a>&nbsp;tra la nostra natura e la vita di Dio. Tuttavia, &egrave; possibile inserirci nel seno di quella vita inesauribile, anche mentre camminiamo tra i limiti di questo mondo. E chi rende possibile questo cammino pu&ograve; essere solo l’Infinito che si dona: &egrave; Dio stesso <b></b>che supera la sproporzione “infinita”. <a name="_ftnref136" href="#_ftn136" class=" cleaner">[136]</a>&nbsp;Cos&igrave; avviene la ri-creazione dell’umano: &laquo;Se uno &egrave; in Cristo, &egrave; una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove&raquo; ( <i>2Cor</i> 5,17).</p> 
<p class="MsoNormal">128. Quando accettiamo questa possibilit&agrave; di trascendere noi stessi con la grazia di Dio non neghiamo noi stessi, non diventiamo meno umani. Al contrario, come spiegava <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a>, &laquo;giungiamo ad essere pienamente umani quando siamo pi&ugrave; che umani, quando permettiamo a Dio di condurci al di l&agrave; di noi stessi perch&eacute; raggiungiamo il nostro essere pi&ugrave; vero&raquo;. <a name="_ftnref137" href="#_ftn137" class=" cleaner">[137]</a> Qui si trova la differenza radicale rispetto ai sogni prometeici: ci&ograve; che salva l’umano non &egrave; l’autosufficienza potenziata, ma una relazione che libera, una comunione che trasforma. Davanti a questo, una tecnologia che classifica e ottimizza ci&ograve; che gi&agrave; esiste pu&ograve; diventare, senza volerlo, un ostacolo al cambiamento e alla crescita. Per un algoritmo, l’errore &egrave; qualcosa da correggere; per una persona, pu&ograve; essere l’inizio di un cambiamento profondo. Il futuro di una persona non &egrave; calcolabile, ma &egrave; affidato alla sua libert&agrave;, elevata dall’inesauribile grazia divina e ai legami che coltiva.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Due"></a>Due&nbsp;citt&agrave; e due amori</p> 
<p class="MsoNormal">129. L’umanesimo cristiano non rifiuta la scienza e la tecnica, ma le assume con gratitudine e realismo, e le colloca “con i piedi per terra” dentro una vocazione pi&ugrave; alta. L’intelligenza creativa dell’essere umano &egrave; un dono che pu&ograve; alleviare sofferenze e aprire possibilit&agrave; nuove, ma essa deve restare ordinata al bene comune, alla giustizia, alla cura dei fragili e del creato. In questo senso, la vera alternativa non &egrave; tra entusiasmo e paura, ma tra due modi di costruire: un progresso che serve la persona e i popoli, oppure un progresso che li piega a logiche di potere. Alla fine, la domanda decisiva resta quella indicata da <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">San Giovanni Paolo II</a>: l’IA &laquo;rende la vita umana sulla terra, in ogni suo aspetto, “pi&ugrave; umana”? La rende pi&ugrave; “degna dell’uomo”?&raquo;. <a name="_ftnref138" href="#_ftn138" class=" cleaner">[138]</a>&nbsp;Se la risposta &egrave; “s&igrave;”, allora possiamo riconoscervi una possibilit&agrave; buona da abitare con responsabilit&agrave;, in un cammino di ricostruzione paziente e condivisa, sul modello della rinascita di Gerusalemme narrata nel libro di Neemia. Se invece la potenza cresce mentre il cuore si inaridisce e i legami si spezzano, allora siamo davanti a una nuova forma di Babele: una costruzione grandiosa, ma disumana.</p> 
<p class="MsoNormal">130. Interrogarci su questa alternativa di progresso e sul nostro modo di interpretarlo e viverlo significa sempre, in fondo, interrogarci anche sul nostro cuore. Il modo in cui pensiamo e strutturiamo le relazioni, il lavoro, le istituzioni, infatti, manifesta i nostri valori fondamentali e, in ultima analisi, nasce da ci&ograve; che ci sta pi&ugrave; a cuore. &Egrave; un <b></b>amore che ci guida: quello che amiamo davvero, sia come singoli che come societ&agrave;, orienta la nostra vita e il nostro agire. Sant’Agostino descrive la storia umana come luogo di lotta tra due amori, che hanno costruito due modi di abitare il mondo e di convivere, due “citt&agrave;”: da un lato l’amore di Dio e del prossimo, dall’altro l’amore unicamente di s&eacute;. &laquo;Due amori fecero due citt&agrave;: la citt&agrave; terrena l’amore di s&eacute; fino al disprezzo di Dio, la citt&agrave; celeste l’amore di Dio fino al disprezzo di s&eacute;&raquo;. <a name="_ftnref139" href="#_ftn139" class=" cleaner">[139]</a> Come in tutta la storia umana, anche oggi questi due amori lottano nel nostro cuore per il predominio. Il tempo dell’IA non sfugge a questa regola: la costruzione di Babele o quella di Gerusalemme inizia in ciascuno di noi.</p> 
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><a name="Capitolo_quarto"></a>Capitolo quarto</p> 
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><a name="CUS"></a>CUSTODIRE L’UMANO NELLA TRASFORMAZIONE.<br /> VERIT&Agrave;, <a name="LAVORO"></a>LAVORO, LIBERT&Agrave;</p> 
<p class="MsoNormal">131. Dopo aver tracciato l’orizzonte in cui si colloca la sfida della trasformazione tecnologica, in particolare quella legata all’IA e alle correnti transumaniste e postumaniste, non possiamo restare sul piano delle sole analisi generali. Quando cambiano i linguaggi e gli strumenti, cambiano anche i gesti quotidiani e le relazioni sociali. Per questo occorre soffermarsi su alcuni ambiti nei quali tali trasformazioni hanno ricadute molto concrete, a volte drammatiche. Alla luce dei principi della Dottrina sociale della Chiesa, la trasformazione digitale ci chiede di riscoprire la verit&agrave; come bene comune, di tutelare la dignit&agrave; del lavoro e di custodire la libert&agrave; contro ogni dipendenza e mercificazione.</p> 
<p class="MsoNormal">La verit&agrave; come <a name="bene"></a>bene comune</p> 
<p class="MsoNormal"><i>Verit&agrave; e <a name="democrazia"></a>democrazia</i></p> 
<p class="MsoNormal">132. L’uso delle piattaforme digitali e dei sistemi di IA accelera i profondi cambiamenti nella comunicazione pubblica e politica. Strumenti che potrebbero favorire il confronto e la partecipazione vengono spesso impiegati per costruire narrazioni distorte e confondere i confini tra vero e falso, mescolando dati e opinioni. La disinformazione non nasce con l’IA, ma trova oggi in essa un moltiplicatore potente. La possibilit&agrave; di manipolare contenuti, immagini e filmati espone i cittadini a prospettive parziali o fuorvianti. Il problema riguarda la dimensione culturale e morale, poich&eacute; la qualit&agrave; della comunicazione pubblica dipende direttamente dalla fiducia sociale e incide su di essa. Un’informazione veritiera, infatti, non nasce da un controllo centralizzato o automatizzato. Nel discorso pubblico, la verit&agrave; dei fatti possiede una dimensione razionale, poich&eacute; richiede verifica, riscontro delle fonti e responsabilit&agrave; argomentativa; ma &egrave; ancor pi&ugrave; relazionale: si costruisce attraverso legami di fiducia e pratiche condivise, in un confronto onesto con gli altri e con il mondo. Solo la ricerca condivisa della verit&agrave; dei fatti, assunta come bene comune, pu&ograve; fondare una comunicazione giusta.</p> 
<p class="MsoNormal">133. Coloro che dispongono di potenti risorse tecniche ed economiche – e, con esse, anche di molte risorse umane per intervenire – hanno un’importante capacit&agrave; di indurre cambiamenti culturali e, in ultima analisi, di convincere un numero significativo di persone su quale sia la verit&agrave; sull’essere umano, sul mondo, sul senso dell’esistenza, sulla famiglia, persino su Dio. Questo &egrave; puro potere privo di verit&agrave;, che impone sottilmente o apertamente ci&ograve; che vuole che gli altri considerino vero. Dietro tutto ci&ograve; vi &egrave; una radice malata difficile da riconoscere: il fatto che &laquo;l’uomo moderno &egrave; erroneamente convinto di essere il solo autore di se stesso, della sua vita e della societ&agrave;. &Egrave; questa una presunzione, conseguente alla chiusura egoistica in se stessi&raquo;. <a name="_ftnref140" href="#_ftn140" class=" cleaner">[140]</a>&nbsp;Perci&ograve; egli pensa di poter costruire la realt&agrave; e che ci&ograve; che meglio si adatta alle sue pretese sia valido. <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">San Giovanni Paolo II</a>&nbsp;ha riflettuto sulle conseguenze della “crisi intorno alla verit&agrave; <i>”</i>, giungendo ad affermare che, &laquo;persa l’idea di una verit&agrave; universale sul bene, conoscibile dalla ragione umana, &egrave; inevitabilmente cambiata anche la concezione della coscienza&raquo;. <a name="_ftnref141" href="#_ftn141" class=" cleaner">[141]</a> Cos&igrave;, viene meno il riconoscimento di verit&agrave; universalmente valide che ci precedono, e che la coscienza deve accettare. Questo ha portato <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a>&nbsp;a chiedersi realisticamente: &laquo;Che cos’&egrave; la legge senza la convinzione, raggiunta attraverso un lungo cammino di riflessione e di sapienza, che ogni essere umano &egrave; sacro e inviolabile?&raquo;, e a concludere: &laquo;Affinch&eacute; una societ&agrave; abbia futuro, &egrave; necessario che abbia maturato un sentito rispetto verso la verit&agrave; della dignit&agrave; umana, alla quale ci sottomettiamo. Allora non ci si asterr&agrave; dall’uccidere qualcuno solo per evitare il disprezzo sociale e il peso della legge, bens&igrave; per convinzione. &Egrave; una verit&agrave; irrinunciabile che riconosciamo con la ragione e accettiamo con la coscienza. Una societ&agrave; &egrave; nobile e rispettabile anche perch&eacute; coltiva la ricerca della verit&agrave; e per il suo attaccamento alle verit&agrave; fondamentali&raquo;. <a name="_ftnref142" href="#_ftn142" class=" cleaner">[142]</a></p> 
<p class="MsoNormal">134. La ricerca della verit&agrave; &egrave; un elemento essenziale per la democrazia, che &egrave; essa stessa uno strumento di partecipazione al bene comune. Quando la domanda su ci&ograve; che &egrave; vero perde di interesse e prende piede un pragmatismo che si accontenta di ci&ograve; che appare utile o efficace, la vita democratica si indebolisce. Essa, infatti, non vive soltanto di regole e procedure, ma anzitutto di un rapporto leale con i fatti e di un reale orientamento al bene delle persone e del corpo sociale. Il disinteresse per la verit&agrave; porta <b></b> lentamente ma inesorabilmente a scivolare verso il totalitarismo, per il quale, come ha scritto la filosofa Hannah Arendt, i sudditi ideali non sono tanto quelli ideologicamente convinti, ma &laquo;la gente per la quale la distinzione tra fatto e finzione (cio&egrave;, la realt&agrave; dell’esperienza) e la distinzione tra vero e falso (cio&egrave;, i canoni del pensiero) non esistono pi&ugrave;&raquo;. <a name="_ftnref143" href="#_ftn143" class=" cleaner">[143]</a></p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Comunicazione_e_immaginario_collettivo"></a><i>Comunicazione e immaginario collettivo</i></p> 
<p class="MsoNormal">135. In questo orizzonte &egrave; importante ricordare che la comunicazione &laquo;non &egrave; solo trasmissione di informazioni, ma &egrave; creazione di una cultura&raquo;. <a name="_ftnref144" href="#_ftn144" class=" cleaner">[144]</a> I contenuti che circolano negli ambienti digitali influenzano il modo in cui le persone percepiscono il mondo e introducono nella coscienza comune immagini e racconti che orientano i desideri e influenzano le scelte quotidiane. &laquo;Non &egrave; un mondo parallelo o puramente virtuale&raquo;, <a name="_ftnref145" href="#_ftn145" class=" cleaner">[145]</a> perch&eacute; ci&ograve; che nasce in rete entra ormai a far parte della vita delle persone, soprattutto dei pi&ugrave; giovani.</p> 
<p class="MsoNormal">136. Per questo, chi controlla le piattaforme digitali e i mezzi di comunicazione possiede una notevole capacit&agrave; di incidere sull’immaginario collettivo e di proporre come desiderabile una certa visione della realt&agrave;. &Egrave; un potere che chiede di essere continuamente illuminato dalla ricerca della verit&agrave; e dal rispetto della dignit&agrave; umana, perch&eacute; la cultura che si genera nella rete non diventi strumento di eccessiva distrazione, di omologazione e di dominio, ma spazio in cui possano maturare libert&agrave; interiore e pensiero critico.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Per_un’ecologia_della_comunicazione"></a><i>Per un’ecologia della comunicazione</i></p> 
<p class="MsoNormal">137. Il primo compito che abbiamo &egrave; quello di non demonizzare n&eacute; idolatrare gli strumenti, ma di governarli a partire da un punto fermo: la verit&agrave; &egrave; un bene comune e non una propriet&agrave; di chi ha potere o visibilit&agrave;. Occorre quindi promuovere un’ecologia della comunicazione: sul versante delle regole pubbliche, ci&ograve; significa stabilire norme che rendano pi&ugrave; trasparenti le logiche con cui i contenuti vengono selezionati e amplificati e che tutelino i dati personali; sul versante sociale e culturale, invece, implica il rafforzamento dei corpi intermedi, un giornalismo serio e luoghi di confronto in cui contino l’argomentazione e la verifica pi&ugrave; che la reazione immediata; sul versante della scuola e della famiglia, la maturazione dell’esigenza di una nuova consapevolezza educativa e la formazione all’utilizzo corretto e critico degli strumenti digitali, dell’IA, delle piattaforme di acquisto e di investimento; sul versante dell’universit&agrave;, la grande sfida dell’integrazione dei saperi, allenando sia alla capacit&agrave; di collegare e fondere le conoscenze per leggere la complessit&agrave;, sia alle tecniche per la verifica dei fatti.</p> 
<p class="MsoNormal">138. Anche le comunit&agrave; cristiane devono impegnarsi in una comunicazione trasparente e nella ricerca leale dei fatti. Purtroppo, non sempre &egrave; stato cos&igrave;. Abbiamo assistito con vergogna alla faticosa scoperta di verit&agrave; dolorose anche su membri della Chiesa e su realt&agrave; ecclesiali. In particolare, alcuni giornalisti appassionati della verit&agrave; hanno avuto un ruolo fondamentale nel portare alla luce ingiustizie e abusi. A loro vorrei ripetere la parole che ha detto <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a>&nbsp;parlando ai vaticanisti: &laquo;Vi ringrazio anche per quanto raccontate su ci&ograve; che nella Chiesa non va, per quanto ci aiutate a non nasconderlo sotto il tappeto e per la voce che avete dato alle vittime di abuso&raquo;. <a name="_ftnref146" href="#_ftn146" class=" cleaner">[146]</a> Tuttavia, la vigilanza e la trasparenza sono anzitutto una grave responsabilit&agrave; della Chiesa stessa e non dobbiamo attendere che altri ci costringano ad affrontare verit&agrave; scomode su noi stessi.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Un’alleanza_educativa_per_l’era_digitale"></a><i>Un’alleanza educativa per l’era digitale</i></p> 
<p class="MsoNormal">139. In un tempo in cui la verit&agrave; viene spesso piegata agli interessi e alle strategie comunicative, il mondo dell’educazione assume un rilievo decisivo. Ma le rapide trasformazioni tecnologiche mettono in luce quanto siamo impreparati sul piano educativo. La pervasivit&agrave; dei media digitali genera una cultura dell’immediatezza e dell’iperstimolazione, che alimenta stanchezza, noia e apatia di fronte alla fatica necessaria per cercare la verit&agrave;.</p> 
<p class="MsoNormal">140. I processi educativi, invece, hanno bisogno di tempi di maturazione, di confronto con la realt&agrave; oltre le apparenze e di un cammino paziente. La questione &egrave; radicale, perch&eacute; ogni tecnologia educa chi la utilizza. Educare all’uso dell’IA implica quindi educare a decidere quando e per cosa <i>non</i> usarla. La velocit&agrave; e la facilit&agrave; con cui si ottiene una risposta o una sintesi rischiano di spegnere il desiderio di porre domande, che solo nella durata porta frutto. Come scrive Platone, le cose pi&ugrave; profonde e importanti si imparano solo dopo molto tempo e molta fatica, impegnandosi nella discussione con gli altri a “sfregare” i concetti e le esperienze come se fossero pietre focaie, finch&eacute; in noi non scocchi la scintilla della comprensione. <a name="_ftnref147" href="#_ftn147" class=" cleaner">[147]</a> Dobbiamo educarci a digiunare dall’IA e proteggere i nostri giovani dalla promessa della macchina perfetta, da quella seduzione sottile che fa sembrare inutile il pensiero umano proprio quando &egrave; pi&ugrave; necessario.</p> 
<p class="MsoNormal">141. Negli ultimi anni la letteratura psicologica e psichiatrica ha documentato con crescente insistenza come un’esposizione precoce e non mediata ai dispositivi digitali e ai <i>social </i>possa incidere negativamente su sonno, attenzione, regolazione emotiva e relazioni, soprattutto nelle et&agrave; pi&ugrave; vulnerabili, con conseguenze a volte drammatiche. A questo si aggiunge la facilit&agrave; di accesso a scene violente o crudeli, che feriscono la sensibilit&agrave;, a contenuti pornografici e ipersessualizzati, a messaggi che banalizzano il corpo e l’affettivit&agrave;, a proposte che normalizzano comportamenti rischiosi. In rete non sono rari fenomeni di adescamento, ricatto e sfruttamento sessuale dei minori, resi pi&ugrave; insidiosi dall’uso di profili falsi, di algoritmi che amplificano contatti pericolosi e di strumenti di IA capaci di manipolare immagini e video. Entrare in possesso troppo presto di un telefonino personale e usarlo in modo non controllato da adulti pu&ograve; accentuare fragilit&agrave; e favorire dipendenze nei ragazzi, esponendoli a dinamiche di isolamento, di bullismo e cyberbullismo, di pressione a condividere immagini intime o dati sensibili.</p> 
<p class="MsoNormal">142. &Egrave; difficile per i genitori resistere da soli al condizionamento di modelli commerciali che monetizzano attenzione e tempo. Per questo &egrave; indispensabile un’alleanza tra la politica, le istituzioni educative e le famiglie, capace di sostenere concretamente gli adulti nel loro compito. Occorre opporsi, con scelte pubbliche lungimiranti, all’interesse immediato delle piattaforme – concentrate in poche mani – quando esso contrasta con il bene dei minori. In tale prospettiva, sono opportuni interventi legislativi che fissino limiti di et&agrave;, responsabilizzino i fornitori dei servizi – senza scaricare l’onere della limitazione sulle famiglie – e prevedano specifiche tutele contro ogni forma di sfruttamento e violenza sessuale in rete, cos&igrave; da proteggere davvero l’infanzia e l’adolescenza come beni preziosi affidati alla nostra cura. <a name="_ftnref148" href="#_ftn148" class=" cleaner">[148]</a> Allo stesso tempo, occorre educare i bambini, i ragazzi e i giovani perch&eacute; imparino a riconoscere le manipolazioni, a difendere la propria dignit&agrave; e a rispettare quella degli altri anche negli ambienti digitali. <a name="_ftnref149" href="#_ftn149" class=" cleaner">[149]</a></p> 
<p class="MsoNormal"><i>Centralit&agrave; della <a name="scuola"></a>scuola</i></p> 
<p class="MsoNormal">143. La scuola &egrave; il luogo in cui le nuove generazioni possono imparare a cercare e amare la verit&agrave;, a interrogarsi sul senso della vita e sulla dignit&agrave; di ogni persona. Per questo molti genitori, che desiderano che i figli crescano capaci di relazione, di senso critico, di valori solidi, ripongono in essa grandi attese, come preziosa alleata nell’educazione dei loro figli. Ai genitori spetta, infatti, il diritto primario e inalienabile di scegliere il tipo di istruzione e di formazione da impartire ai figli, coerentemente alle proprie convinzioni morali, culturali e religiose. Il mondo della scuola oggi si trova davanti ad alcune sfide improrogabili.</p> 
<p class="MsoNormal">144. La prima sfida &egrave; sociopolitica. Sia entro le singole nazioni che tra diverse aree del mondo, permangono forti disuguaglianze nell’accesso all’istruzione di base e agli studi superiori. In non pochi Paesi lo Stato non ha ancora investito le risorse necessarie per garantire a tutti un’educazione di qualit&agrave;, sia sostenendo adeguatamente il sistema scolastico pubblico sia supportando le istituzioni private che offrono questo servizio fondamentale. Quando una parte rilevante dell’istruzione, a vari livelli, &egrave; affidata a istituti privati, pu&ograve; accadere che l’accesso alla scuola dipenda troppo dalle possibilit&agrave; economiche delle famiglie, in mancanza di un adeguato sostegno pubblico. A fronte di questo rischio, va comunque riconosciuto e sostenuto il contributo di molte opere educative cattoliche che, pur essendo istituzioni private, garantiscono un’accoglienza inclusiva a bambini e giovani di ogni provenienza, anche quando le condizioni economiche delle famiglie non lo permetterebbero.</p> 
<p class="MsoNormal">145. La seconda grande sfida &egrave; pedagogica. Molti sistemi formativi faticano ad aggiornarsi al ritmo dei cambiamenti e a sostenere una crescita integrale degli studenti. Lo sviluppo delle tecnologie informatiche e dell’IA rende rapidamente inadeguati programmi di studio pensati per un’altra epoca, mentre l’organizzazione della scuola, gli spazi, i metodi di valutazione e la stessa figura dell’insegnante chiedono di essere ripensati in vista di un’educazione realmente integrale, aperta a tutte le dimensioni della persona. &Egrave; necessario sostenere la formazione continua dei docenti lungo tutto l’arco della vita professionale, perch&eacute; sappiano dialogare in modo positivo con le nuove tecnologie, aiutando gli studenti a farne un uso responsabile, critico e creativo e a non subirne passivamente l’influsso.</p> 
<p class="MsoNormal">146. La terza grande sfida &egrave; intellettuale e sapienziale. Se non siamo attenti, pu&ograve; prendere forma un sistema educativo senza amore per la verit&agrave;, in cui il flusso incessante di informazioni sostituisce l’esercizio della ricerca, della riflessione e del discernimento. Si moltiplicano conoscenze frammentarie, ma diventa pi&ugrave; difficile cogliere la realt&agrave; nel suo insieme, porre domande di senso, sviluppare un autentico pensiero critico e creativo. Molti educatori avvertono gi&agrave; i segni di una possibile disumanizzazione, in cui le persone “sanno molte cose” ma faticano a dare un orientamento alla propria vita, anche a causa dell’incapacit&agrave; di connettere le informazioni e le conoscenze, e di non perderne l’orizzonte di senso. Occorre promuovere una vera igiene dell’attenzione: ritmi che prevedano silenzio, studio approfondito, lettura, confronto ponderato; senza questi elementi la libert&agrave; interiore pu&ograve; risultare compromessa.</p> 
<p class="MsoNormal">147. La Dottrina sociale della Chiesa invita famiglie, scuole, comunit&agrave; cristiane e istituzioni pubbliche a un’alleanza educativa rinnovata. Essa diventa concreta quando i principi fondamentali si traducono in mete educative: educare alla sobriet&agrave; e al senso del limite; educare al riconoscimento del diritto dell’altro e di chi verr&agrave; dopo di noi a godere dei beni che ci sono donati, o che l’ingegno umano rende disponibili; educare alla libert&agrave; e alla responsabilit&agrave;; educare al senso della trascendenza e al bene comune. La scuola non &egrave; chiamata a inseguire la velocit&agrave; del mondo digitale, ma a offrire ci&ograve; che il digitale da solo non pu&ograve; dare: tempo condiviso per apprendere e relazioni affidabili.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="La_dignit&agrave;_del_lavoro_nella_transizione_"></a>La dignit&agrave; del lavoro nella transizione digitale</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Il_valore_del_lavoro"></a><i>Il valore del lavoro</i></p> 
<p class="MsoNormal">148. Fin dalla nascita della Dottrina sociale, con la <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum.html"><i>Rerum novarum</i></a>, la Chiesa ha richiamato l’attenzione sulla tutela dei lavoratori e sulla necessit&agrave; di contrastare ogni forma di sfruttamento. Ma, soprattutto, il Magistero ha riconosciuto nel lavoro &laquo;la chiave essenziale&raquo; <a name="_ftnref150" href="#_ftn150" class=" cleaner">[150]</a>&nbsp;per comprendere l’intera questione sociale, perch&eacute; attraverso di esso la persona sviluppa molte dimensioni della propria esistenza. In questa prospettiva si comprende anche la grande intuizione di San Benedetto da Norcia, che ha unito preghiera e lavoro, indicando l’attivit&agrave; quotidiana come parte della risposta della persona alla chiamata di Dio. Creati a immagine del Creatore, mediante le nostre opere prolunghiamo in qualche modo la sua: contribuiamo al progresso della societ&agrave; e alla costruzione del bene comune, mettiamo a frutto le capacit&agrave; ricevute, miglioriamo e abbelliamo il mondo, sosteniamo le nostre famiglie, entriamo in relazioni di cooperazione e impariamo a costruire insieme, nell’ascolto e nel dialogo, qualcosa che nessuno potrebbe realizzare da solo.</p> 
<p class="MsoNormal">149. Per queste ragioni il lavoro non &egrave; un semplice strumento, ma esprime e accresce la dignit&agrave; della nostra vita. &Egrave; un’esigenza inscritta nella condizione umana, un cammino ordinario verso la maturit&agrave;, lo sviluppo e la realizzazione personale. In quest’ottica, gli aiuti economici ai poveri restano talvolta necessari nelle emergenze, ma non possono diventare l’unica risposta, perch&eacute; l’obiettivo &egrave; mettere ciascuno nelle condizioni di vivere dignitosamente attraverso il proprio lavoro. <a name="_ftnref151" href="#_ftn151" class=" cleaner">[151]</a></p> 
<p class="MsoNormal">150. Oggi, l’intreccio tra automazione, robotica e IA sta trasformando rapidamente la struttura stessa del lavoro. Questo porter&agrave;, si dice, grandi miglioramenti per tutti. In realt&agrave;, i “nuovi modi” di lavorare non sono necessariamente migliori, perch&eacute; &laquo;mentre l’IA promette di dare impulso alla produttivit&agrave; facendosi carico delle mansioni ordinarie, i lavoratori sono spesso costretti ad adattarsi alla velocit&agrave; e alle richieste delle macchine, piuttosto che siano queste ultime a essere progettate per aiutare chi lavora. Per questo, contrariamente ai benefici dell’IA che vengono pubblicizzati, gli attuali approcci alla tecnologia possono paradossalmente dequalificare i lavoratori, sottoporli a una sorveglianza automatizzata e relegarli a funzioni rigide e ripetitive. La necessit&agrave; di stare al passo con il ritmo della tecnologia pu&ograve; erodere il senso della propria capacit&agrave; di agire da parte dei lavoratori e soffocare le capacit&agrave; innovative che questi sono chiamati a profondere nel loro lavoro&raquo;. <a name="_ftnref152" href="#_ftn152" class=" cleaner">[152]</a> Proprio per evitare questa deriva, occorre progettare sistemi centrati sulla persona e non soltanto sulla prestazione.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Il_problema_della_disoccupazione"></a><i>Il problema della disoccupazione</i></p> 
<p class="MsoNormal">151. <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">San Giovanni Paolo II</a>&nbsp;ha ricordato che la disoccupazione &egrave; un male grave e che, soprattutto quando assume dimensioni massicce, essa pu&ograve; diventare una vera calamit&agrave; sociale, che interpella in modo speciale la responsabilit&agrave; dello Stato. <a name="_ftnref153" href="#_ftn153" class=" cleaner">[153]</a>&nbsp;Oggi, nella “quarta rivoluzione industriale”, questa preoccupazione si fa pi&ugrave; acuta, poich&eacute; l’innovazione viene spesso accolta solo in funzione della riduzione dei costi e dell’aumento dei profitti. <a name="_ftnref154" href="#_ftn154" class=" cleaner">[154]</a>&nbsp;In alcuni contesti &egrave; realistico temere una contrazione significativa e rapida dei posti disponibili, con un effetto a catena che colpisce in profondit&agrave; famiglie, giovani ed economie locali. In molti settori ci&ograve; si traduce gi&agrave; in nuove forme di precariet&agrave; e disuguaglianza, con remunerazioni molto elevate per una minoranza altamente specializzata e salari sempre pi&ugrave; ridotti per una larga parte della popolazione attiva.</p> 
<p class="MsoNormal">152. &Egrave; certo auspicabile che la tecnologia sollevi l’uomo da lavori particolarmente gravosi, ripetitivi o pericolosi e che offra un sostegno intelligente all’attivit&agrave; umana, ma la regola generale deve restare la tutela dei posti di lavoro e del ruolo insostituibile della persona. L’obiettivo di maggiori profitti non pu&ograve; giustificare scelte che sacrificano sistematicamente l’occupazione, perch&eacute; la persona umana &egrave; fine e non mezzo, e l’ordine economico deve rimanere sottoposto alla sua dignit&agrave; e al bene comune.</p> 
<p class="MsoNormal">153. Al tempo stesso, dobbiamo riconoscere che ogni transizione reale procede per discontinuit&agrave;: &egrave; disuguale, frammentaria, talvolta conflittuale. Non esiste quindi un modello di cambiamento unico, n&eacute; una soluzione globale: esistono territori e storie che chiedono risposte diverse. Data la disuguaglianza che caratterizza il nostro mondo, la diffusione dell’IA e dei sistemi computazionali produce effetti differenti nei diversi luoghi. Le societ&agrave; ricche si automatizzano rapidamente e in modo caotico, riducendo la necessit&agrave; di manodopera, producendo aree di disoccupazione e frizioni istituzionali. Vaste regioni del mondo, invece, rimangono intrappolate in economie ibride, dove lavoro umano sottopagato e tecnologie parziali convivono senza mai trasformarsi davvero. Questi territori diventano serbatoi di manodopera precaria e focolai di instabilit&agrave; e di migrazioni forzate. Le soluzioni, pertanto, devono essere trovate a livello nazionale e locale, coinvolgendo le comunit&agrave; intermedie. Servono strumenti capaci di adattamento: modelli articolati, sperimentazioni locali, redistribuzioni progressive, nuovi diritti di accesso ai beni essenziali. Senza inseguire un’armonia astratta, si tratta di costruire forme concrete di convivenza umana nella trasformazione.</p> 
<p class="MsoNormal">154. Il lavoro resta una dimensione fondamentale dell’esperienza umana: non soltanto mezzo di sostentamento, ma luogo di espressione, di relazioni, di contributo alla comunit&agrave;. Perci&ograve;, i problemi legati al lavoro non riguardano solo il reddito necessario alla sopravvivenza delle famiglie. Una societ&agrave; che garantisse lavoro solo a una piccola parte della popolazione esporrebbe molti a una condizione di inattivit&agrave; forzata, di assenza di responsabilit&agrave;, di mancanza di impegni e stimoli quotidiani, con esiti di impoverimento umano e culturale in contrasto con l’elevato livello di sviluppo tecnico. Ci troveremmo di fronte a un paradosso di progresso materiale e regressione antropologica, in cui verrebbero meno le condizioni per una pace sociale giusta e stabile. Per questo la Dottrina sociale della Chiesa insiste sul fatto che l’accesso al lavoro per tutti deve rimanere un obiettivo prioritario delle politiche pubbliche e dei processi economici, criterio di giudizio per valutare la qualit&agrave; umana di un modello di sviluppo. <a name="_ftnref155" href="#_ftn155" class=" cleaner">[155]</a>&nbsp;Del resto, in quelle parti del mondo in cui il lavoro tende a ridursi o a mutare radicalmente, per effetto di processi tecnologici e organizzativi che sfuggono al controllo democratico, &egrave; necessario ripensare il lavoro stesso e il suo rapporto con la cittadinanza, perch&eacute; l’assenza di occupazione non pregiudichi la partecipazione sociale.</p> 
<p class="MsoNormal">155. Alla luce di questa convinzione possiamo rileggere anche la storia della Dottrina sociale della Chiesa dopo la <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum.html"><i>Rerum novarum</i></a>. Le iniziative nate in quel solco – associazioni, sindacati, cooperative, opere assistenziali – hanno contribuito in modo decisivo a migliorare la legislazione sul lavoro, a proteggere i pi&ugrave; vulnerabili e a promuovere condizioni pi&ugrave; umane. <a name="_ftnref156" href="#_ftn156" class=" cleaner">[156]</a>&nbsp;Oggi, per&ograve;, tali strumenti non bastano pi&ugrave; da soli di fronte alle trasformazioni portate dall’IA, dalla nuova organizzazione dei mercati e dalla competitivit&agrave; che raramente si preoccupa della sostenibilit&agrave; sociale. &Egrave; necessario un nuovo sforzo convergente di responsabili politici, organizzazioni dei lavoratori, mondo imprenditoriale e comunit&agrave; scientifica per elaborare in tempi rapidi regole e tutele adeguate e condivise, anche a livello internazionale. <a name="_ftnref157" href="#_ftn157" class=" cleaner">[157]</a>&nbsp;Le organizzazioni sindacali, che la Chiesa ha sempre sostenuto, sono chiamate ad aprirsi alle nuove forme di lavoro e ai nuovi lavoratori, per rappresentarli e difenderli in uno scenario in cui, senza scelte coraggiose, si profilano pi&ugrave; povert&agrave; e pi&ugrave; disuguaglianze, con una moltitudine di esclusi circondati da macchine e sistemi automatizzati che hanno preso il loro posto.</p> 
<p class="MsoNormal">156. In questa transizione non basta reagire quando i posti scompaiono, ma occorre governare in anticipo la trasformazione. Una via praticabile consiste anzitutto nel fissare criteri sociali per l’innovazione: ogni introduzione di automazione e di IA dovrebbe essere accompagnata da scelte verificabili di tutela dell’occupazione, di riqualificazione e di partecipazione dei lavoratori, perch&eacute; la tecnologia sia orientata a liberare tempo e capacit&agrave; umane, non a produrre esclusione. In secondo luogo, &egrave; necessario che politiche attive rendano accessibili a tutti formazione continua e passaggi professionali, senza scaricare sui singoli l’intero costo dell’adattamento alle trasformazioni. Infine, serve una responsabilit&agrave; d’impresa che includa la qualit&agrave; e la dignit&agrave; del lavoro tra gli indicatori di successo. Quando queste condizioni sono presenti, l’innovazione pu&ograve; diventare alleata di un lavoro pi&ugrave; sicuro, pi&ugrave; creativo e pi&ugrave; dignitoso; quando mancano, essa tende a trasformarsi in un’accelerazione dell’ingiustizia.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Un’economia_che_valorizzi_la_dignit&agrave;"></a><i>Un’economia che valorizzi la dignit&agrave;</i></p> 
<p class="MsoNormal">157. Il mercato del lavoro &egrave; uno degli ambiti in cui i rischi delle nuove tecnologie emergono con maggiore evidenza. Per questo &egrave; necessario ricordare che la libert&agrave; economica non &egrave; assoluta e va sempre misurata sul bene comune e sulla dignit&agrave; di ogni persona. L’iniziativa imprenditoriale pu&ograve; essere una vera vocazione, capace di generare ricchezza e migliorare la vita di tutti, a condizione che riconosca la creazione di lavoro dignitoso e di valore come parte essenziale del proprio servizio alla societ&agrave; e non come variabile dipendente dal solo profitto. <a name="_ftnref158" href="#_ftn158" class=" cleaner">[158]</a></p> 
<p class="MsoNormal">158. Con spirito profetico, <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a>&nbsp;ha messo in guardia da una libert&agrave; economica proclamata solo a parole, mentre le condizioni reali impediscono a molti di beneficiarne davvero. <a name="_ftnref159" href="#_ftn159" class=" cleaner">[159]</a> I modelli economici che esaltano l’efficienza e il successo individuale tendono a considerare inutile o poco conveniente investire sulle persone che partono da situazioni di svantaggio o hanno percorsi di crescita pi&ugrave; lenti, quasi che il loro destino dovesse dipendere esclusivamente dalla capacit&agrave; di stare al passo con i vincenti. In realt&agrave;, una societ&agrave; giusta richiede uno Stato presente e istituzioni civili capaci di superare la sola logica dell’efficienza, orientando esplicitamente risorse, creativit&agrave; e norme a favore dei pi&ugrave; vulnerabili. <a name="_ftnref160" href="#_ftn160" class=" cleaner">[160]</a>&nbsp;Invece di attendere i benefici di una crescita che “alla fine” ricadr&agrave; anche sui poveri, occorrono scelte che rendano la crescita inclusiva fin dall’inizio. Le esperienze degli ultimi decenni mostrano che, nelle crisi economiche e finanziarie, sono sempre i poveri a pagare il prezzo pi&ugrave; alto, mentre le teorie che promettono un benessere generale automatico si rivelano spesso illusorie.</p> 
<p class="MsoNormal">159. Si rileva la necessit&agrave; di superare gli attuali parametri di misurazione del grado di sviluppo – da oltre ottant’anni ancorati al concetto di Prodotto Interno Lordo – che tralasciano quasi sistematicamente profili essenziali per il benessere complessivo delle persone e dell’ambiente. Al contempo, essi valorizzano attivit&agrave; che impattano nel breve o nel lungo termine sulla vita del nostro pianeta. La messa a punto di parametri e metriche complementari al PIL &egrave; decisiva per migliorare i dati di base utilizzati per effettuare analisi, assumere decisioni politiche e di politica economica e selezionare le priorit&agrave; regionali, nazionali e internazionali. L’introduzione di nuovi parametri consentir&agrave; di valutare, con uno sguardo ampio e adeguato ai tempi, gli effetti delle deliberazioni legislative e regolamentari su dignit&agrave; del lavoro, prosperit&agrave; condivisa, riduzione delle disuguaglianze, salvaguardia dell’ambiente. Essa incider&agrave; sul concetto stesso di sviluppo, sui processi formativi, sulla mentalit&agrave; e le opinioni pubbliche, e anche sulla pace, che &egrave; vera solo se fondata sulla giustizia.</p> 
<p class="MsoNormal">160. La finanza ha conquistato negli ultimi anni una rilevanza crescente e ha conosciuto una forte innovazione anche in seguito all’introduzione delle criptovalute. Le riflessioni e le indicazioni contenute nel Magistero dei miei Predecessori, in particolare nelle Encicliche, hanno evidenziato come il funzionamento dell’intermediazione finanziaria &laquo;quando &egrave; stato slegato da adeguati fondamenti antropologici e morali, non solo ha prodotto palesi abusi ed ingiustizie, ma si &egrave; anche rivelato capace di creare crisi sistemiche e di portata mondiale&raquo;. <a name="_ftnref161" href="#_ftn161" class=" cleaner">[161]</a> Ed &egrave; altrettanto vero che la rendita da capitale rischia di sostituirsi al reddito da lavoro, spesso confinato ai margini dei principali interessi del sistema economico. Eppure, il risparmio che viene trasformato in credito per l’economia reale, e quindi per creare lavoro sia dipendente sia autonomo, resta centrale per lo sviluppo e per gli investimenti che debbono accompagnare le transizioni in corso. La funzione sociale del credito rimane insostituibile. La finanza per la finanza &egrave; cosa ben diversa dalla finanza per lo sviluppo e per la creazione e l’evoluzione del lavoro.</p> 
<p class="MsoNormal">161. Questa prospettiva va inserita in uno sguardo pi&ugrave; ampio sulle dinamiche globali. La ricchezza mondiale &egrave; cresciuta in termini assoluti, ma si &egrave; accentuata la concentrazione in poche mani e si sono allargati gli squilibri, sia tra i Paesi sia all’interno di uno stesso Paese: &laquo;Pochi hanno troppo e troppi hanno poco, questa &egrave; la logica di oggi&raquo;. <a name="_ftnref162" href="#_ftn162" class=" cleaner">[162]</a>&nbsp;I progressi scientifici e tecnologici, anche in campo medico, non sono facilmente accessibili alla grande maggioranza della popolazione, come si &egrave; visto in modo drammatico durante la recente pandemia. Mentre in alcune regioni si investe su interventi superflui o su sogni di potenziamento individuale che poche persone possono permettersi, in altre parti del mondo mancano ancora attrezzature essenziali per salvare milioni di vite umane. Pensare che le nuove tecnologie porteranno automaticamente beneficio a tutti significa ignorare un’evidenza: se non si governano le trasformazioni ponendo come obiettivo prioritario, gi&agrave; in fase progettuale, la prevenzione di ulteriori e nuove disparit&agrave;, il progresso tecnologico produce automaticamente disuguaglianze strutturali. La giustizia oggi passa anche attraverso l’accesso ai benefici dell’innovazione: cure, conoscenza, strumenti, opportunit&agrave;.</p> 
<p class="MsoNormal">162. Sono certamente necessarie leggi giuste e strumenti di redistribuzione che correggano gli squilibri, anche attraverso sistemi fiscali che alleggeriscano il peso sui pi&ugrave; deboli e chiedano di pi&ugrave; a chi dispone di maggiori risorse. Ma non bisogna considerare la ricerca della giustizia sociale un tema separato e successivo alla produzione di ricchezza, come se l’economia dovesse semplicemente creare valore e la politica intervenire solo dopo per distribuirlo. Al contrario, la giustizia riguarda tutte le fasi dell’attivit&agrave; economica, dal reperimento delle risorse al finanziamento, dalla produzione al consumo, e ogni scelta ha conseguenze morali. <a name="_ftnref163" href="#_ftn163" class=" cleaner">[163]</a></p> 
<p class="MsoNormal">163. A maggior ragione, nell’epoca dell’IA e della robotica non &egrave; pi&ugrave; possibile affidarsi alla sola “mano invisibile” del mercato: <a name="_ftnref164" href="#_ftn164" class=" cleaner">[164]</a>&nbsp;la politica ha il compito di orientare le dinamiche economico-tecnologiche verso il bene comune, promuovendo lavoro dignitoso, inclusione sociale e un’equa distribuzione dei benefici dell’innovazione. Poich&eacute; molte decisioni economiche superano i confini degli Stati, &egrave; necessaria anche una cooperazione internazionale capace di definire strategie comuni, soprattutto a favore dei Paesi e dei gruppi pi&ugrave; vulnerabili, per promuovere lo sviluppo e superare l’assistenzialismo. La logica che ispira queste scelte &egrave; quella dell’immensa dignit&agrave; di ogni persona, del bene comune e di un mondo davvero pensato per tutti. L’interdipendenza tra pace e sviluppo, come scrisse profeticamente nel 1967 <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/paolo-vi.html">San Paolo VI</a>, <a name="_ftnref165" href="#_ftn165" class=" cleaner">[165]</a>&nbsp;oggi potrebbe essere aggiornata: la prosperit&agrave; pu&ograve; contribuire a costruire e rafforzare la pace solo se &egrave; diffusa, inclusiva e sostenibile.</p> 
<p class="MsoNormal">164. In termini concreti, orientare l’economia alla dignit&agrave; significa assumere alcuni criteri di azione stabili anche nell’era dell’IA. Anzitutto, trasparenza e responsabilit&agrave;: quando dati e algoritmi incidono su erogazione del credito, selezione del personale, accesso a servizi o opportunit&agrave;, &egrave; necessario che le decisioni siano comprensibili, contestabili e sottoposte a controllo, perch&eacute; la persona non sia ridotta a profilo. In secondo luogo, inclusione e accesso: i benefici dell’innovazione devono essere accompagnati da investimenti in competenze, infrastrutture e servizi essenziali, cos&igrave; che la tecnologia non allarghi il divario tra chi ha e chi non ha. Infine, misure di equit&agrave;: fiscalit&agrave;, protezioni sociali e politiche industriali devono correggere gli squilibri creati dalla concentrazione di ricchezza e potere. Questi criteri non sono un freno all’innovazione: in realt&agrave;, la rendono vivibile e umana.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Famiglia_e_giovani:_condizioni_sociali_d"></a><i>Famiglia e giovani: condizioni sociali della speranza</i></p> 
<p class="MsoNormal">165. La famiglia &egrave; un bene sociale primario. Fondata sull’unione stabile tra un uomo e una donna, essa &egrave; il primo ambiente in cui ognuno sviluppa le proprie potenzialit&agrave;, prende coscienza della propria dignit&agrave; e impara le prime forme di verit&agrave; e di bont&agrave;, interiorizzando abitudini che preparano alla vita sociale. <a name="_ftnref166" href="#_ftn166" class=" cleaner">[166]</a> Prima societ&agrave; naturale, dotata di diritti originari, la famiglia &egrave; la cellula fondamentale e insostituibile di ogni organizzazione comunitaria. <a name="_ftnref167" href="#_ftn167" class=" cleaner">[167]</a>&nbsp;Di conseguenza, quando i progetti politici e le grandi decisioni economiche la <b></b>relegano a un ruolo marginale o secondario, viene compromessa la crescita autentica dell’intero corpo sociale. <a name="_ftnref168" href="#_ftn168" class=" cleaner">[168]</a></p> 
<p class="MsoNormal">166. La famiglia &egrave; per&ograve; un bene sociale fragile, che risente in modo immediato delle trasformazioni economiche e tecnologiche che stanno cambiando il lavoro, e che domanda sostegno culturale, giuridico ed economico. &Egrave; noto l’impatto devastante della disoccupazione e della precariet&agrave; sul tessuto familiare. Nel breve periodo pu&ograve; sembrare vantaggioso ridurre il costo del lavoro o massimizzare l’efficienza finanziaria, ma nel lungo periodo ci&ograve; mina le basi stesse della convivenza: mentre si celebrano i successi tecnologici, la struttura sociale viene progressivamente erosa come da un virus silenzioso.</p> 
<p class="MsoNormal">167. Per i giovani, la precariet&agrave; lavorativa &egrave; particolarmente drammatica. Come ricordano i Vescovi degli Stati Uniti d’America, il lavoro non &egrave; soltanto fonte di reddito, ma un ambito decisivo in cui si forma l’identit&agrave;, si intrecciano amicizie e relazioni, si imparano responsabilit&agrave; concrete e si discerne la propria vocazione. <a name="_ftnref169" href="#_ftn169" class=" cleaner">[169]</a>&nbsp;Quando l’accesso al lavoro &egrave; ostacolato da alti tassi di disoccupazione, da sistemi formativi inadeguati o da barriere strutturali, molti giovani vedono bloccato il loro cammino di realizzazione umana e professionale. La necessit&agrave; di cambiare occupazione pi&ugrave; volte nel corso della vita richiede percorsi di aggiornamento e riqualificazione permanente, che rendano le nuove generazioni capaci di assumere, con competenza e autonomia, i rischi di un contesto economico mutevole e spesso imprevedibile. <a name="_ftnref170" href="#_ftn170" class=" cleaner">[170]</a></p> 
<p class="MsoNormal">168. Di qui deriva una specifica responsabilit&agrave; pubblica. Lo Stato ha il dovere di sostenere l’attivit&agrave; delle imprese creando condizioni favorevoli all’occupazione, promuovendo il lavoro dove manca e difendendolo nei tempi di crisi, perch&eacute; esso &egrave; un bene primario per le famiglie e per la societ&agrave;. <a name="_ftnref171" href="#_ftn171" class=" cleaner">[171]</a> In particolare, in una stagione di profonde trasformazioni tecnologiche, occorre una creativit&agrave; politica a favore del lavoro che metta al centro la famiglia e le nuove generazioni, se non vogliamo che i progressi economici si traducano in nuove forme di insicurezza e di esclusione.</p> 
<p class="MsoNormal">169. Sostenere famiglie e giovani in questa transizione richiede scelte che rendano praticabile la stabilit&agrave;. Come gi&agrave; detto sopra, servono politiche del lavoro che favoriscano continuit&agrave; e qualit&agrave; dell’occupazione, contrastando la precariet&agrave; come condizione normale di vita e promuovendo percorsi realistici di ingresso e crescita professionale. In secondo luogo, occorrono misure che garantiscano ritmi umani: senza un equilibrio tra lavoro, servizi e riposo, la famiglia si indebolisce e i giovani faticano a maturare nella responsabilit&agrave;. Inoltre, &egrave; decisivo investire su formazione e riqualificazione accessibili, perch&eacute; la mobilit&agrave; professionale richiesta dall’economia digitale non diventi una selezione crudele tra chi pu&ograve; aggiornarsi e chi no. Infine, vanno sostenuti i legami sociali: reti e comunit&agrave; educative che accompagnino le scelte di vita e impediscano che l’incertezza produca solitudine e dipendenze. Cos&igrave; la trasformazione tecnologica pu&ograve; essere attraversata senza spezzare ci&ograve; che rende generativa una societ&agrave;: la capacit&agrave; di costruire futuro.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Custodire"></a>Custodire&nbsp;la libert&agrave; contro dipendenza e mercificazione</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Dipendenze"></a><i>Dipendenze&nbsp;e controllo sociale</i></p> 
<p class="MsoNormal">170. Dopo aver considerato la verit&agrave; e l’educazione, il lavoro e le famiglie, dobbiamo parlare dell’effetto della rivoluzione digitale sulla libert&agrave; umana, considerando come affrontare sia i rischi legati alla psicologia individuale che i grandi drammi sociali. Non vanno sottovalutate le forme pi&ugrave; sottili di dipendenza legate all’economia digitale dell’attenzione, dove piattaforme e servizi sono progettati per catturare il tempo e lo sguardo degli utenti, sfruttandone le fragilit&agrave; e indebolendo la libert&agrave; interiore. Quando modelli imprenditoriali prosperano sulla debolezza umana, la persona &egrave; trattata come mezzo e non come fine, e chi progetta o finanzia questi sistemi assume una responsabilit&agrave; morale che non pu&ograve; essere elusa. &Egrave; urgente promuovere un uso delle tecnologie che rafforzi la libert&agrave; interiore: educazione alla sobriet&agrave; digitale, protezione dei minori e contrasto a modelli che prosperano sulla vulnerabilit&agrave;.</p> 
<p class="MsoNormal">171. Un ulteriore rischio, meno visibile ma non meno grave, &egrave; quello del controllo sociale, reso possibile dalla raccolta massiva di dati e dall’uso di sistemi algoritmici. Quando ogni gesto lascia tracce – spostamenti, acquisti, relazioni, preferenze – si crea un potere nuovo: quello di<b> </b>profilare, prevedere e orientare i comportamenti, spesso senza che le persone ne abbiano piena consapevolezza. Se questi dati vengono usati per prendere decisioni che incidono su opportunit&agrave; concrete (accesso al credito, selezione del personale, servizi) si rischia di ledere la libert&agrave; e discriminare i pi&ugrave; vulnerabili. Inoltre, il controllo non passa solo da divieti espliciti, ma dall’architettura della visibilit&agrave;: ci&ograve; che viene amplificato o reso invisibile, ci&ograve; che &egrave; premiato o penalizzato, finisce per modellare opinioni e scelte, generando conformismo e autocensura. Per questo la libert&agrave;, nell’era digitale, non &egrave; soltanto un fatto interiore: &egrave; anche una questione pubblica, che domanda regole chiare, trasparenza, possibilit&agrave; di ricorso e limiti proporzionati all’uso di tecnologie invasive, affinch&eacute; la tecnica resti al servizio della persona e non diventi una forma di dominio delle coscienze.</p> 
<p class="MsoNormal">172. Alla radice di questi problemi si trova una mentalit&agrave; tecnocratica e postumanista, che tende a considerare la persona come oggetto manipolabile o risorsa da ottimizzare, <a name="_ftnref172" href="#_ftn172" class=" cleaner">[172]</a> eliminando tutto ci&ograve; che pone limiti alla massimizzazione del profitto: ci&ograve; che conta &egrave; l’efficienza, non il rispetto della libert&agrave; e della dignit&agrave; umana. Alcune correnti postumaniste arrivano persino a ipotizzare esseri umani “di seconda classe”, funzionali agli interessi di &eacute;lite <i></i>che si percepiscono superiori: una prospettiva inquietante, tanto pi&ugrave; grave se si combina con strumenti tecnologici che ampliano in modo esponenziale il potere di controllo e di selezione. Anche certe logiche di indebitamento strutturale, che mantengono interi popoli in condizioni di dipendenza, rivelano la stessa mentalit&agrave; che accetta, in forme nuove, relazioni di subordinazione vicine alla schiavit&ugrave;.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Spezzare"></a><i>Spezzare&nbsp;le catene delle nuove schiavit&ugrave;</i></p> 
<p class="MsoNormal">173. Questa visione distorta della persona si traduce oggi in diverse forme di asservimento legate direttamente all’economia digitale. Nulla, nel mondo dell’IA, &egrave; immateriale o magico. Ogni risposta che appare immediata e perfetta proviene da una lunga catena di mediazioni, da una rete estesa di risorse naturali, di infrastrutture energetiche e, soprattutto, di persone. Una parte significativa del funzionamento dell’economia digitale si regge sul lavoro silenzioso di milioni di esseri umani, impiegati in attivit&agrave; poco visibili ma essenziali: etichettatura dei dati, moderazione dei contenuti – spesso pessimi –, addestramento dei modelli. In molti casi si tratta di giovani, per lo pi&ugrave;<b> </b>donne, che lavorano duramente per compensi minimi. A questa fatica invisibile si aggiunge quella, ancora pi&ugrave; brutale, dell’estrazione delle risorse necessarie alla produzione dei dispositivi e dei microprocessori su cui poggia l’IA. In alcune regioni del mondo, adolescenti e bambini lavorano in condizioni pericolose nella frantumazione dei materiali da cui si ricavano le terre rare. Corpi segnati, mutilati, consumati perch&eacute; il flusso del calcolo non si interrompa. Inoltre, reti criminali si servono di piattaforme di rete, sistemi di messaggistica, pagamenti anonimi e tecniche di profilazione per reclutare, controllare e spostare vittime di tratta, molte volte minori, trasformando uomini e donne in “dati” da tracciare e “pacchi” da trasferire entro gli stessi circuiti digitali che sostengono gran parte dell’economia globale. Questa realt&agrave; interpella profondamente la coscienza morale del nostro tempo. Non basta invocare l’efficienza, n&eacute; celebrare i benefici dell’innovazione, se essi sono costruiti su una catena di sfruttamento che resta deliberatamente invisibile. Se una tecnologia promette emancipazione ma produce nuove forme di subordinazione globale contraddice il principio fondamentale della dignit&agrave; della persona.</p> 
<p class="MsoNormal">174. La lotta contro le nuove schiavit&ugrave; &egrave; un banco di prova decisivo per il discernimento etico dell’IA e della trasformazione digitale. Nel solco della tradizione inaugurata da <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/leone-xiii.html">Leone XIII</a>, la Chiesa rinnova la sua ferma condanna di ogni forma di schiavit&ugrave;, tratta e mercificazione delle persone, e richiama l’urgenza di un ampio movimento di riflessione e di azione che ponga al centro la dignit&agrave; inalienabile di ogni essere umano e il bene comune, come fini della societ&agrave; e come criteri di ogni scelta personale, sociale e politica. Senza questa riflessione etica e umanizzante, il potere crescente dei sistemi digitali rischia di condurci verso atrocit&agrave; nuove, non meno vergognose di quelle del passato che oggi deploriamo, mentre continuiamo a presentarci come societ&agrave; “avanzate” e “civilizzate”.</p> 
<p class="MsoNormal">175. La tratta va riconosciuta come una forma contemporanea di schiavit&ugrave; e come una grave violazione della dignit&agrave; umana; non reagire con fermezza o tollerare in qualsiasi modo queste pratiche significa, in qualche misura, rendersi oggi complici delle colpe commesse ieri, quando la schiavit&ugrave; veniva giustificata o taciuta. <a name="_ftnref173" href="#_ftn173" class=" cleaner">[173]</a></p> 
<p class="MsoNormal">176. Nella maturazione della sua dottrina, la Chiesa ha progressivamente acquisito coscienza della gravit&agrave; di queste realt&agrave;. &Egrave; vero che gli eventi del passato non possono essere giudicati astoricamente, come se tutti i criteri maturati nel tempo fossero sempre stati disponibili. Tuttavia, non possiamo negare o minimizzare il ritardo con cui la Chiesa e la societ&agrave; hanno condannato il flagello della schiavit&ugrave;. Se nell’Antichit&agrave; e nel Medioevo molte persone e istituzioni ecclesiastiche avevano schiavi, gi&agrave; nella modernit&agrave; la Sede Apostolica romana, sollecitata dalle richieste dei sovrani, intervenne pi&ugrave; volte per regolare e legittimare le modalit&agrave; di sottomissione e, in alcuni casi, di riduzione in schiavit&ugrave; degli “infedeli”. <a name="_ftnref174" href="#_ftn174" class=" cleaner">[174]</a>&nbsp;Si deve attendere il XIX secolo per trovare una condanna formale, assoluta e universale della schiavit&ugrave;, in particolare con <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/leone-xiii.html">Leone XIII</a>. <a name="_ftnref175" href="#_ftn175" class=" cleaner">[175]</a>&nbsp;Questo costituisce un chiaro esempio della crescita nella comprensione, da parte della Chiesa, delle verit&agrave; perenni della Rivelazione che essa custodisce. Sebbene non troviamo omogeneit&agrave; nella questione in s&eacute; – avendo a lungo tollerato la schiavit&ugrave; e giungendo solo in seguito a condannarla in modo assoluto –, c’&egrave; una continuit&agrave; lungo tutta la storia riguardo alla convinzione della dignit&agrave; di ogni essere umano, creato a immagine di Dio, pur senza riuscire, in diciotto secoli, a esplicitarne in modo ufficiale la totale incompatibilit&agrave; con la schiavit&ugrave;. Si tratta di una ferita nella memoria cristiana a cui non possiamo considerarci estranei. <a name="_ftnref176" href="#_ftn176" class=" cleaner">[176]</a>&nbsp;&Egrave; inevitabile provare un profondo dolore considerando l’enorme sofferenza e umiliazione che la schiavit&ugrave; ha significato per tante persone, in contrasto con la loro dignit&agrave; senza limiti, amata infinitamente dal Signore. Per questo, a nome della Chiesa, domando sinceramente perdono.</p> 
<p class="MsoNormal">177. Proprio per questo, la memoria delle complicit&agrave; e delle cecit&agrave; di ieri sull’ingiustizia della schiavit&ugrave; diventa per noi un richiamo alla vigilanza: ci&ograve; che abbiamo imparato deve tradursi in discernimento e responsabilit&agrave; nel presente. Se non vogliamo chiedere perdono in futuro per non essere stati fedeli al tesoro della dignit&agrave; umana che la nostra fede racchiude, oggi tocca a noi essere diretti e fermi nel denunciare la tratta nelle sue molte manifestazioni e nel sostenere, passo dopo passo, insieme a tutti coloro che vi si impegnano, percorsi reali di prevenzione, protezione, liberazione e riabilitazione.</p> 
<p class="MsoNormal">178. Il colonialismo ai nostri giorni mostra un volto inedito. Non domina solo i corpi, ma si appropria dei dati, trasformando le vite personali in informazioni sfruttabili. Interi territori, soprattutto quelli con minore rilevanza geopolitica e maggiore fragilit&agrave; strutturale, vengono al presente attraversati da una nuova logica di estrazione: quella di flussi sanitari, profili epidemiologici, mappe genetiche e dati demografici. Sono queste le nuove “terre rare” del potere: informazioni vitali che, una volta correlate, possono essere usate per addestrare modelli predittivi, guidare strategie di investimento, anticipare le crisi e soprattutto selezionare chi e che cosa conta. Chi possiede i dati sanitari di intere popolazioni, oggi raccolti spesso sotto il segno dell’aiuto, della ricerca o dell’innovazione, possiede in realt&agrave; una leva strutturale sul futuro: pu&ograve; modellare i bisogni e i mercati. E pu&ograve; decidere, prima degli altri, a chi destinare farmaci, investimenti, protezioni. &Egrave; qui che si gioca una delle questioni morali pi&ugrave; urgenti del nostro tempo: trasformare la conoscenza condivisa in bene comune, non in leva di dominio; restituire ai popoli non solo i dati che li descrivono, ma anche la possibilit&agrave; di decidere come verranno usati, da chi e per chi. Altrimenti, l’era digitale non sar&agrave; post-coloniale, ma coloniale sotto altra forma.</p> 
<p class="MsoNormal">179. Le nuove schiavit&ugrave; si alimentano di catene economiche e infrastrutture digitali. Occorre quindi lavorare in pi&ugrave; direzioni: anzitutto per rendere pi&ugrave; esigente la trasparenza delle filiere che sostengono l’industria tecnologica e l’economia digitale, perch&eacute; nessun vantaggio competitivo sia costruito sullo sfruttamento invisibile. In secondo luogo, &egrave; necessario che imprese e investitori assumano chiari criteri di verifica etica preventiva (<i>due diligence</i>), includendo tra le priorit&agrave; la tutela dei lavoratori, il contrasto al lavoro forzato e l’impatto sociale dei modelli d’impresa basati sui dati. Inoltre, le piattaforme digitali devono essere chiamate a cooperare in modo responsabile con le autorit&agrave; e con la societ&agrave; civile per impedire che gli strumenti di comunicazione, pagamento e profilazione diventino canali di reclutamento e controllo delle vittime. Quando queste scelte convergono, l’ambiente digitale pu&ograve; trasformarsi da spazio di predazione a spazio di tutela, prevenzione e promozione della dignit&agrave;.</p> 
<p class="MsoNormal">Una responsabilit&agrave; <a name="condivisa"></a>condivisa</p> 
<p class="MsoNormal">180. I diversi ambiti considerati – la ricerca della verit&agrave; nella vita pubblica, l’educazione nell’ambiente digitale, le trasformazioni del lavoro, la fragilit&agrave; delle famiglie e le nuove forme di schiavit&ugrave; – non sono fenomeni separati. Essi manifestano una medesima posta in gioco: se la tecnica diventa criterio assoluto, la persona rischia di essere trattata come dato, ingranaggio o merce; se invece la tecnica &egrave; assunta dentro un orizzonte di sapienza, pu&ograve; diventare occasione di crescita, di giustizia e di fraternit&agrave;.</p> 
<p class="MsoNormal">181. In tale prospettiva, la Dottrina sociale della Chiesa propone una responsabilit&agrave; condivisa. Chiede che questi processi siano governati con lungimiranza: da istituzioni capaci di regolare senza soffocare e di proteggere senza sostituirsi; da imprese che riconoscano nel lavoro e nella dignit&agrave; un criterio di successo; da corpi intermedi e comunit&agrave; educative che ricostruiscano fiducia e legami; da cittadini che coltivino responsabilit&agrave;, sobriet&agrave;, discernimento e senso del vero. Solo cos&igrave; l’innovazione potr&agrave; diventare realmente sviluppo umano integrale e non fattore di esclusione e dominio; e solo cos&igrave; la promessa del progresso potr&agrave; essere riconosciuta come vera, perch&eacute; misurata sulla dignit&agrave; inviolabile di ogni uomo e di ogni donna.</p> 
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><a name="Capitolo_quinto"></a>Capitolo quinto</p> 
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><a name="LA_CULTURA"></a>LA CULTURA&nbsp;DELLA POTENZA<br /> E LA CIVILT&Agrave; DELL’AMORE</p> 
<p class="MsoNormal">182. Dopo aver considerato come l’IA stia trasformando alcune dimensioni della vita e della societ&agrave;, con gravi ricadute sulla dignit&agrave; umana, &egrave; necessario volgere lo sguardo a un ambito ancora pi&ugrave; drammatico: la guerra. Qui la questione non riguarda soltanto l’efficienza di strumenti nuovi, ma il rischio che la tecnica, separata dall’etica e dalla responsabilit&agrave;, renda pi&ugrave; rapida e impersonale la decisione sulla vita e sulla morte, e presenti il ricorso alla forza come opzione immediata e praticabile. In un mondo sempre pi&ugrave; interdipendente, la pace non &egrave; un tema tra gli altri, ma &egrave; una condizione del bene comune universale e un banco di prova della maturit&agrave; morale dei popoli, specialmente di chi &egrave; chiamato a responsabilit&agrave; di governo.</p> 
<p class="MsoNormal">183. La rivoluzione digitale sta modificando la grammatica dei conflitti. Alla guerra visibile si affiancano forme ibride: attacchi cibernetici, manipolazione dell’informazione, campagne di influenza, automazione di decisioni strategiche. L’IA entra in questi processi come fattore di accelerazione, in un quadro in cui molte tecnologie sono intrinsecamente ambivalenti: ci&ograve; che nasce per difendere pu&ograve; essere rapidamente convertito all’offesa, e il confine tra protezione e aggressione tende a sfumare. L’IA pu&ograve; potenziare la difesa e la protezione dei civili, ma pu&ograve; anche abbassare la soglia dell’uso della forza, rendere opache le responsabilit&agrave;, alimentare una cultura in cui il nemico &egrave; ridotto a dato e la vittima a “danno collaterale”. Di fronte a queste trasformazioni, dobbiamo richiamare i principi della Dottrina sociale – dignit&agrave; della persona, bene comune, destinazione universale dei beni, sussidiariet&agrave;, solidariet&agrave;, giustizia – come criteri per giudicare se le tecnologie servano realmente l’umanit&agrave; oppure finiscano per assoggettarla, e considerarli come orientamenti per le nostre scelte.</p> 
<p class="MsoNormal">184. In questo capitolo intendo, dunque, confrontare due logiche opposte, che ho gi&agrave; evocato con immagini bibliche: da un lato, la tentazione di costruire la torre di Babele, confidando nella potenza e nell’orgoglio; dall’altro, la pazienza di ricostruire Gerusalemme, come ai tempi di Neemia, “pezzo per pezzo”, custodendo l’umano e il bene comune.</p> 
<p class="MsoNormal">185. Se guardiamo alle dinamiche mondiali, riconosciamo sempre pi&ugrave; chiaramente l’espandersi di una cultura della potenza, fatta di polarizzazioni e violenze. La moderna Babele non &egrave; soltanto il paradigma tecnocratico globalizzato, ma anche lo scontro a distanza tra imperialismi contrapposti, tra potenze che vogliono conservare il proprio primato e potenze che aspirano a conquistarlo, con una molteplicit&agrave; di conflitti locali. &Egrave;, inoltre, la corsa a sviluppare tecnologie sempre pi&ugrave; potenti, o ad assicurarsene il controllo, secondo una dinamica disumanizzante che sembra non conoscere limiti. E tuttavia, accanto a questa deriva, intravediamo gran parte dell’umanit&agrave; che cerca di rimanere umana e di adoperarsi per costruire la citt&agrave; della convivenza e della pace. Di essa noi tutti siamo spesso artefici inconsapevoli e architetti disuniti, capaci di slanci generosi ma privi di una visione d’insieme: &egrave; una costruzione pi&ugrave; lenta, meno visibile e meno eclatante, che attende di essere meglio compresa e pi&ugrave; coordinata, per diventare cos&igrave; l’impegno consapevole e articolato di ogni comunit&agrave;, dalla famiglia al governo degli Stati e alle loro relazioni. &Egrave; a questo orizzonte di impegno, a questo cantiere di speranza, che diamo il nome di “civilt&agrave; dell’amore”.</p> 
<p class="MsoNormal">La civilt&agrave; dell’amore nell’<a name="era_digitale"></a>era digitale</p> 
<p class="MsoNormal">186. Quando <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/paolo-vi.html">San Paolo VI</a>&nbsp;introdusse l’espressione “civilt&agrave; dell’amore”, <a name="_ftnref177" href="#_ftn177" class=" cleaner">[177]</a>&nbsp;il mondo era segnato dalla Guerra fredda, dalla corsa agli armamenti e da forti squilibri economici. In quel contesto, la Chiesa indicava una via alternativa all’opposizione ideologica tra sistemi, immaginando un ordine sociale in cui giustizia e carit&agrave; si intrecciano e l’amore diventa principio di organizzazione della vita economica, politica e culturale. Oggi dobbiamo recuperare con forza questa visione: la civilt&agrave; dell’amore non &egrave; un’utopia ingenua, ma un progetto esigente. Essa consiste nel tradurre la carit&agrave; in strutture di giustizia, nel dare corpo istituzionale alla fraternit&agrave; e nel considerare l’altro – sia esso persona o popolo – come un alleato necessario per la costruzione del bene comune. Come ci ha ricordato l’Enciclica <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html"><i>Fratelli tutti</i></a>, solo questo amore sociale, capace di farsi cultura e norma, pu&ograve; generare un ordine internazionale stabile, trasformando la convivenza da semplice coesistenza armata a comunit&agrave; di destino. <a name="_ftnref178" href="#_ftn178" class=" cleaner">[178]</a></p> 
<p class="MsoNormal">187. Oggi, nel contesto della svolta digitale, questa intuizione si rivela ancora pi&ugrave; decisiva. Le reti digitali, l’economia globalizzata e lo sviluppo dell’IA creano legami sempre pi&ugrave; fitti, collegando in tempo reale decisioni prese in un luogo agli effetti che esse producono altrove. Sono quindi ancora attuali le parole del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>&nbsp;sull’interdipendenza crescente tra i popoli: il bene comune assume sempre pi&ugrave; una dimensione universale, con diritti e doveri che riguardano l’intera famiglia umana. <a name="_ftnref179" href="#_ftn179" class=" cleaner">[179]</a>&nbsp;Il progetto della civilt&agrave; dell’amore assume qui il compito decisivo di trasformare questa interdipendenza subita in una solidariet&agrave; voluta e scelta. &Egrave; il criterio per orientare i processi tecnologici: non basta che l’IA ci renda pi&ugrave; efficienti o connessi, essa deve servire a edificare quella famiglia umana universale, con diritti e doveri condivisi, dove la prossimit&agrave; digitale diventa occasione reale di incontro e di cura reciproca.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="La_cultura_della_potenza_"></a>La cultura della potenza</p> 
<p class="MsoNormal">188. Nei tempi che viviamo si va consolidando una cultura della potenza, nella quale la disponibilit&agrave; di mezzi e la capacit&agrave; di dominare tendono a dettare l’agenda e i criteri della decisione, relegando il bene comune dell’umanit&agrave; sullo sfondo e riducendo il dramma concreto dei popoli in guerra a variabile secondaria rispetto agli interessi strategici. Questa cultura della potenza penetra nella societ&agrave;, modifica relazioni e comportamenti, si espande normalizzando la guerra, inseguendo una potenza militare sempre maggiore, approfittando della crisi del multilateralismo e alimentando un falso realismo che ripete che alternative non esistono.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="La_normalizzazione_della_guerra"></a><i>La normalizzazione della guerra</i></p> 
<p class="MsoNormal">189. Nel 1965 risuonava forte il grido di <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/paolo-vi.html">San Paolo VI</a>&nbsp;davanti all’Assemblea dell’ONU: &laquo;Non pi&ugrave; la guerra, non pi&ugrave; la guerra!&raquo;. <a name="_ftnref180" href="#_ftn180" class=" cleaner">[180]</a>&nbsp;Dobbiamo riconoscere che, nonostante i desideri e i proclami di pace, gli ultimi sessant’anni sono stati attraversati da conflitti di una ferocia impressionante, che hanno spesso coinvolto in modo massiccio le popolazioni civili, causando vittime innocenti, ondate di profughi, destabilizzazione sociale e ferite di lunga durata. Tuttavia, nel discorso pubblico, era comune la convinzione che la guerra dovesse restare una <i>extrema ratio</i>, circondata da limiti etici e giuridici rigorosi, e comunque da un orizzonte politico orientato alla pace. Facendo seguito a sviluppi verificatisi nel periodo interbellico, dopo la Seconda guerra mondiale&nbsp;c’era stata una svolta: la pace era stata posta al centro dell’ordine internazionale, come attesta&nbsp;in particolare&nbsp;la <i>Carta delle Nazioni Unite</i>, che si propone di&nbsp;&laquo;salvare le future generazioni dal flagello della guerra&raquo;; <a name="_ftnref181" href="#_ftn181" class=" cleaner">[181]</a>&nbsp;molte Costituzioni nazionali, sulla stessa linea, avevano relegato il ricorso alle armi a casi estremi e rigorosamente delimitati. Anche durante la Guerra fredda, pur in presenza di conflitti gravi, permaneva la consapevolezza che occorresse evitare a ogni costo un nuovo conflitto mondiale.</p> 
<p class="MsoNormal">190. Oggi, invece, assistiamo a un vero cambio di paradigma nel discorso pubblico e nelle scelte di riarmo, con una preoccupante riabilitazione della guerra come strumento di politica internazionale, mentre vengono erosi proprio quei criteri etici che ne avevano limitato l’uso. Conflitti regionali che si trascinano nel tempo, <i>escalation</i> di tensioni e minacce incrociate diventano quasi abituali, e riemergono forme di conflitto per espansione territoriale che si credevano superate. L’opinione pubblica viene progressivamente orientata e assuefatta da narrazioni mediatiche polarizzanti, spesso amplificate da algoritmi che valorizzano lo scontro e la contrapposizione.</p> 
<p class="MsoNormal">191. Assistiamo anche ad una preoccupante perdita di memoria storica. L’attenuarsi della testimonianza diretta della <i>Shoah</i> e delle due guerre mondiali facilita la riscrittura selettiva o distorta del passato, in un clima in cui false notizie e manipolazioni narrative offuscano le lezioni apprese. Senza una memoria viva degli orrori della guerra, le decisioni politiche rischiano di essere prese sulla base di calcoli di forza, privi di una visione delle conseguenze a lungo termine.</p> 
<p class="MsoNormal">192. A tutto ci&ograve; si aggiunge un elemento nuovo e decisivo: la dimensione mediatica e digitale. Le reti di comunicazione, gli ambienti informativi frammentati e gli algoritmi che premiano lo scontro possono amplificare polarizzazione e risentimento, accelerare la propaganda e rendere pi&ugrave; difficile un discernimento comune. Cos&igrave; la guerra viene non solo combattuta, ma anche preparata culturalmente attraverso narrazioni semplificanti, logiche amico-nemico, disinformazione e paura. Quando si attenua la memoria storica e si indeboliscono i criteri etici che proteggono i civili e i pi&ugrave; fragili, diventa pi&ugrave; facile presentare la violenza come necessaria, inevitabile o addirittura “pulita”. &Egrave; in questo clima che l’umanit&agrave; sta scivolando nella cultura violenta della potenza, dove la pace non appare pi&ugrave; come un compito da assumere, ma come un intervallo precario tra conflitti. Oggi &egrave; pi&ugrave; che mai importante ribadire il superamento della teoria della “guerra giusta”, troppo spesso invocata a giustificare qualsiasi guerra, fermo restando il diritto alla legittima difesa intesa nel senso pi&ugrave; stretto. <a name="_ftnref182" href="#_ftn182" class=" cleaner">[182]</a>&nbsp;L’umanit&agrave; ha strumenti molto pi&ugrave; efficaci e capaci di promuovere la vita umana per affrontare i conflitti, come il dialogo, la diplomazia, il perdono. Il ricorso alla forza, alla violenza e alle armi testimonia una povert&agrave; relazionale che ha sempre conseguenze disastrose sulle popolazioni civili.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="La_forza_senza_limiti"></a><i>La forza senza limiti</i></p> 
<p class="MsoNormal">193. Un elemento decisivo del panorama attuale &egrave; la crescita dell’industria bellica, divenuta settore chiave nell’economia di alcuni Paesi. La stretta connessione tra interessi economici, apparati militari e decisioni politiche genera una “nazione armata”, in cui la guerra appare quasi come prosecuzione naturale della politica e il mercato delle armi diventa motore autonomo di scelte belliche. Non possiamo ignorare gli enormi interessi economici che stanno dietro alla guerra. Le industrie degli armamenti e i Paesi che forniscono armi traggono profitto da un mercato che prospera proprio grazie ai conflitti. In questo senso, c’&egrave; anche una logica economica che contribuisce ad alimentare tensioni in diverse regioni del mondo.</p> 
<p class="MsoNormal">194. Gli arsenali militari godono di nuova attenzione. In passato, il riconoscimento della minaccia di armi capaci di distruggere l’intera umanit&agrave; aveva favorito percorsi di distensione e di negoziato sul disarmo. Siamo purtroppo usciti da questo orizzonte e l’evoluzione degli arsenali nucleari – compresa la prospettiva di impieghi “tattici” – fa apparire il ricorso a tali ordigni come una possibilit&agrave; sempre meno remota. In tale contesto, l’entrata in vigore nel 2021 del <i>Trattato per la proibizione delle armi nucleari</i>, sostenuto da oltre settanta Paesi, rappresenta un segno importante, ma rischia di restare in gran parte simbolico, poich&eacute; le principali potenze atomiche non vi aderiscono. Si &egrave; diffusa cos&igrave; la convinzione, errata, che la deterrenza nucleare sia condizione indispensabile di sicurezza, con il risultato di alimentare una nuova e poco controllabile corsa agli armamenti, accompagnata dal progressivo smantellamento degli accordi di riduzione delle armi nucleari e dallo sviluppo di ordigni “miniaturizzati”, che rendono pi&ugrave; facile considerarne l’uso come opzione praticabile.</p> 
<p class="MsoNormal">195. La stessa logica si riscontra nei conflitti convenzionali: la forza militare, la debolezza delle iniziative diplomatiche e la complessit&agrave; degli interessi in gioco favoriscono conflitti che tendono a cronicizzarsi, con un costo umano e ambientale altissimo. &Egrave; molto pi&ugrave; semplice iniziare una guerra che fermarla, e tuttavia la riflessione sulla prevenzione dei conflitti rimane drammaticamente marginale.</p> 
<p class="MsoNormal">196. La scena &egrave; resa ancora pi&ugrave; instabile dalla presenza di nuovi attori armati – gruppi jihadisti, milizie private, reti criminali – che segnano la fine del monopolio statale della forza. Spesso questi soggetti intrecciano motivazioni ideologiche vaghe con interessi economici molto concreti, trasformando la guerra in un vero modo di vivere per intere generazioni di giovani e bambini: l’obiettivo non &egrave; pi&ugrave; una vittoria definitiva, ma la perpetuazione del conflitto come fonte di potere e rendita.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Armi_e_IA"></a><i>Armi e IA</i></p> 
<p class="MsoNormal">197. A questo scenario si collega lo sviluppo incessante dei sistemi d’arma, <s>e</s> in particolare delle armi legate all’IA. La Santa Sede ha recentemente osservato che la crescente facilit&agrave; con cui sistemi d’arma ad autonomia operativa possono essere impiegati rende la guerra pi&ugrave; “praticabile” e meno soggetta al controllo umano, contraddicendo il principio che il ricorso alla forza armata debba avvenire come ultima risorsa in caso di legittima difesa. <a name="_ftnref183" href="#_ftn183" class=" cleaner">[183]</a>&nbsp;Per questo lo sviluppo e l’uso dell’IA in campo bellico devono essere sottoposti ai pi&ugrave; rigorosi vincoli etici, nel rispetto della dignit&agrave; umana e della sacralit&agrave; della vita, evitando una corsa agli armamenti. <a name="_ftnref184" href="#_ftn184" class=" cleaner">[184]</a></p> 
<p class="MsoNormal">198. Si parla talvolta di “agenti morali artificiali”, come se una macchina potesse garantire, con maggiore coerenza di un essere umano, la distinzione tra bene e male. Ma il giudizio morale non &egrave; riducibile a un calcolo: esso implica coscienza, responsabilit&agrave; personale e riconoscimento dell’altro come persona. Perci&ograve; non &egrave; lecito affidare a sistemi artificiali decisioni letali o comunque irreversibili. Non esiste algoritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile. L’IA non sottrae il conflitto alla sua intrinseca disumanit&agrave;: pu&ograve; soltanto renderlo pi&ugrave; rapido e impersonale, abbassando la soglia del ricorso alla violenza e trasformando la difesa in previsione operativa, con le vittime ridotte a dati. Cos&igrave;, ci abitua all’idea che la violenza sia inevitabile e vada solo ottimizzata. &Egrave; pertanto della massima importanza infondere valori e giudizio prudente nella programmazione dei sistemi artificiali che costruiamo, i quali possono contribuire a un ecosistema morale in cui gli esseri umani siano meglio posti in grado di ascoltare la propria coscienza e in cui i modelli di IA fissino confini appropriati.</p> 
<p class="MsoNormal">199. Non basta invocare genericamente l’etica: occorre indicare puntuali criteri di discernimento. Il primo riguarda la responsabilit&agrave; personale. Quando la decisione di colpire si automatizza o si opacizza, cresce il rischio di deresponsabilizzazione. Per questo la catena delle responsabilit&agrave; deve restare identificabile e verificabile: chi progetta, chi addestra, chi autorizza, chi impiega deve poter rendere conto delle proprie scelte. Il secondo criterio riguarda il tempo del giudizio morale. L’IA tende a comprimere i tempi decisionali; ma, in guerra, decisioni irreversibili non possono avere come criteri supremi rapidit&agrave; ed efficienza. Il terzo criterio &egrave; la distinzione e la protezione dei civili. Ogni tecnologia che rende pi&ugrave; facile colpire senza vedere il volto dell’altro abbassa la soglia morale del conflitto. La selezione dei bersagli e l’impiego della forza non possono confondere combattenti e non combattenti, n&eacute; ignorare l’impatto sulle popolazioni indifese.</p> 
<p class="MsoNormal">200. Da questi criteri derivano alcune esigenze irrinunciabili. Anzitutto, per ogni sistema impiegato in ambito bellico devono essere garantite tracciabilit&agrave; e possibilit&agrave; di ricostruire le decisioni, cos&igrave; che responsabilit&agrave; ed eventuali colpe non si dissolvano “nella macchina”. In secondo luogo, la scelta di impiegare la forza letale non pu&ograve; essere delegata a processi opachi o automatizzati, ma deve restare sotto un controllo umano effettivo, consapevole e responsabile. Infine, &egrave; necessario stabilire regole condivise, anche a livello internazionale, che frenino la corsa agli armamenti tecnologici e assicurino una tutela particolare ai civili e alle infrastrutture essenziali alla loro sopravvivenza.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="La_crisi_del_multilateralismo"></a><i>La crisi del multilateralismo</i></p> 
<p class="MsoNormal">201. La cultura della potenza scaturisce anche dalla crisi del sistema multilaterale. Le istituzioni nate per custodire l’idea di un destino comune dei popoli e di un bene comune mondiale appaiono indebolite, non soltanto per limiti strutturali, ma perch&eacute; manca spesso una volont&agrave; condivisa di sostenerle, riformarle e riconoscerne l’autorit&agrave; morale. Invece di progredire, stiamo retrocedendo rispetto alla svolta storica del Novecento. Dopo il 1989, al crollo in Europa<b> </b>dei regimi comunisti si &egrave; accompagnata una globalizzazione prevalentemente economica, priva di un’adeguata architettura politica capace di sostenere il dialogo e la pace. Si &egrave; affidata quasi ciecamente ai mercati la capacit&agrave; di produrre benessere, democrazia e stabilit&agrave;, mentre in realt&agrave; la globalizzazione non ha generato automaticamente unit&agrave; e pace, ma ha suscitato reazioni fondamentaliste, identitarie e nazionalistiche. Il risultato &egrave; lontano da un autentico multilateralismo: appare piuttosto come un multipolarismo disordinato e conflittuale, dove prevale la diffidenza verso l’altro.</p> 
<p class="MsoNormal">202. Riemerge la tentazione di costruire l’identit&agrave; collettiva contro un nemico, alimentando narrazioni in cui ciascuno si presenta come vittima legittimata alla rivalsa. La semplificazione in schemi – “prima io”, “amico-nemico”, “noi-voi” – facilita decisioni spesso irresponsabili, che minano la fiducia reciproca tra le nazioni. La forza del diritto internazionale viene cos&igrave; sostituita dal preteso “diritto del pi&ugrave; forte”, e i suoi strumenti – dai tribunali competenti sui crimini di guerra alle corti chiamate a dirimere le controversie tra Stati – vengono spesso aggirati o indeboliti, con conseguenze devastanti sulla cultura politica e sulla convivenza. <a name="_ftnref185" href="#_ftn185" class=" cleaner">[185]</a></p> 
<p class="MsoNormal">203. In questo contesto, la costruzione della pace &egrave; passata in secondo piano: la cooperazione allo sviluppo, il disarmo, la prevenzione dei conflitti e la costruzione di fiducia reciproca vengono lasciati da parte, in nome di logiche di potenza. Cos&igrave; si indeboliscono anche le conquiste del diritto umanitario: il principio di proporzionalit&agrave; nella risposta alle aggressioni, la tutela dell’accesso ad acqua, cibo e beni essenziali, il rispetto per la vita dei civili e dei bambini vengono trattati come ingenue reminiscenze del passato.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Un_presunto_realismo_politico"></a><i>Un presunto realismo politico</i></p> 
<p class="MsoNormal">204. Viviamo in un tempo di notevole cecit&agrave; spirituale e culturale. Un falso pragmatismo invita a recidere le radici della memoria, come se si potesse inaugurare una sorta di “nuova creazione” sganciata dal passato; anche chi richiama grandi principi morali pu&ograve; cadere in questo nichilismo storico, illudendosi che le atrocit&agrave; del XX secolo non possano pi&ugrave; ripetersi. In realt&agrave;, le medesime dinamiche riemergono sotto forme nuove. Sembra tornare a imporsi la logica dell’equilibrio armato e della deterrenza. Ma, contrariamente allo scenario bipolare della Guerra fredda, oggi il moltiplicarsi degli attori e dei fronti di conflitto rende questa logica sempre pi&ugrave; fragile. La conflittualit&agrave; esasperata spinge verso guerre asimmetriche e “ibride”, combattute anche sul terreno economico, finanziario e informatico, con l’uso di disinformazione e campagne che alimentano paura, per influenzare l’opinione pubblica. In molti Paesi, anche nel Sud globale, l’aumento delle spese militari viene presentato come unica risposta a un futuro incerto o a minacce percepite, mentre il costo reale grava sui pi&ugrave; poveri, che vedono ridursi risorse destinate a sanit&agrave;, istruzione e servizi sociali.</p> 
<p class="MsoNormal">205. A monte di tutto ci&ograve; sta un falso “realismo”, fondato non solo sull’invalsa logica della forza, ma anche su una convinzione culturale e antropologica, come se la guerra fosse inevitabilmente parte della natura umana. &Egrave; sempre stato cos&igrave;, si dice, salvo brevi parentesi, e cos&igrave; sempre sar&agrave;! Dunque, il problema non &egrave; pi&ugrave; la pace, smarrita come riferimento nell’orizzonte internazionale, ma come e quando agire militarmente, mentre si sostiene che sarebbe irresponsabile non prepararsi allo scontro. Invece, ci&ograve; che &egrave; veramente irresponsabile &egrave; la <i>Realpolitik</i>, questa forma di “realismo” politico, che semina nelle coscienze e nella cultura la rassegnazione a una guerra ineluttabile, e qualifica la pace e il dialogo come posizioni utopiche o irrazionali, che ignorano i rischi in campo. Al contrario, la pace non &egrave; una speranza ingenua n&eacute; soltanto un’assenza di guerra: &egrave; frutto, sempre possibile, della giustizia e della carit&agrave;.</p> 
<p class="MsoNormal">206. In questo clima, nichilismo e pragmatismo finiscono per intrecciarsi e normalizzare errori gravissimi: estremismi religiosi e fanatismi identitari si alleano con un economicismo irrazionale, mentre la politica ricorre con facilit&agrave; alla disinformazione, alla ridicolizzazione dell’avversario e alla costruzione sistematica di paure e risentimenti. Cos&igrave; la diversit&agrave; dell’altro &egrave; sempre pi&ugrave; vissuta come minaccia, alimentando desiderio di possesso, volont&agrave; di dominio, ambizioni egemoniche, abusi di potere e paura della differenza, e preparando un terreno nel quale nuovi conflitti possono maturare quasi senza che ce ne accorgiamo. <a name="_ftnref186" href="#_ftn186" class=" cleaner">[186]</a></p> 
<p class="MsoNormal">207. Questo &egrave; terreno fertile per nuove guerre, forse ancor pi&ugrave; pericolose di quelle passate perch&eacute; tendono a smarrire ogni limite etico. Ci&ograve; che un tempo era considerato inaccettabile oggi pu&ograve; essere messo in atto quasi senza esitazioni, mentre la reazione internazionale si adegua alla convenienza dei singoli governi pi&ugrave; che alla gravit&agrave; oggettiva dei fatti. Le decisioni sembrano ora essere guidate quasi esclusivamente da calcoli economici, difesi attraverso illusioni mediatiche, euforie artificiali e “sogni” che inevitabilmente si infrangono, generando frustrazione e nuova violenza. Quando ci si persuade che nulla &egrave; veramente vero e che i “principi” non sono che un involucro vuoto, la miccia di nuove esplosioni di intolleranza e aggressivit&agrave; si accende nel cuore stesso delle persone.</p> 
<p class="MsoNormal">208. In questo scenario, la domanda sulle garanzie reali contro nuove violenze rimane aperta. Quando una cultura normalizza e giustifica il conflitto, si apre una deriva pericolosa: ci&ograve; che oggi appare impensabile pu&ograve; diventare domani accettabile in base a calcoli di utilit&agrave; o di sicurezza. In Paesi segnati da gravi tensioni sociali, non possiamo escludere che qualcuno finisca per considerare il conflitto armato come un modo efficace di distogliere l’attenzione dai problemi interni e come strumento di gestione cinica delle difficolt&agrave;.</p> 
<p class="MsoNormal">209. Una responsabilit&agrave; particolare grava su chi opera nel mondo della ricerca. Tutti i protagonisti di questo ambito – scienziati, imprenditori, investitori, autorit&agrave; accademiche, politici e altri – sono chiamati a lavorare in una logica di trasparenza e di responsabilit&agrave;, mantenendo viva la consapevolezza del quadro ampio nel quale si collocano i progressi tecnologici a cui contribuiscono, compresi quelli legati all’IA. Quando ci si limita a guardare solo al proprio settore, ci si illude di svolgere un compito moralmente neutro e si evitano le domande sugli scopi ultimi che orientano determinate sperimentazioni: cos&igrave; si rischia di cooperare, magari senza volerlo, a progetti oscuri che alimentano nuove forme di violenza, manipolazione e dominio.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Costruire"></a>Costruire&nbsp;la civilt&agrave; dell’amore</p> 
<p class="MsoNormal">210. La costruzione di un mondo in stato di belligeranza permanente &egrave; un male, e va chiamato con il suo nome. Questo modo di descrivere la realt&agrave; che viviamo pu&ograve; apparire cupo o pessimista, ma ritengo che sia una denuncia necessaria. La prospettiva cristiana, per&ograve;, non si esaurisce nel denunciare il male. Noi guardiamo la storia alla luce del Crocifisso Risorto, a cui il Padre ha dato &laquo;ogni potere in cielo e sulla terra&raquo; (<i>Mt</i> 28,18). Non interpretiamo il presente come un destino chiuso, ma come un campo aperto alla conversione personale e collettiva. E crediamo nella forza del Regno, che si sviluppa dalla piccolezza di un granello di senape, come un seme che, una volta seminato, germoglia e cresce (cfr <i>Mc</i> 4,26-32). Mentre il rumore della confusione ci circonda, il bene cresce silenzioso dalla terra. Con le parole del profeta: &laquo;Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?&raquo; (<i>Is</i> 43,19).</p> 
<p class="MsoNormal">211. Una lettura attenta della storia lo conferma. Anche nelle notti pi&ugrave; buie, il Signore suscita uomini e donne capaci di non rassegnarsi e di perseverare nel bene: persone che proteggono i fragili e aprono varchi di riconciliazione. La memoria dei santi e dei giusti, dei costruttori di pace spesso dimenticati mostra che la grazia non elimina il conflitto con un gesto magico, ma genera una resistenza operosa al male e una sorprendente creativit&agrave; nel bene. I cristiani vedono le tenebre e le chiamano per nome, ma non restano fermi a contemplarle: conoscono la luce e sanno che le tenebre non l’hanno accolta e non possono vincerla (cfr <i>Gv</i> 1,5). Per questo, essi servono il bene anche dove sembra avere l’ultima parola il dolore, sostenuti da una speranza teologale che dona alla realt&agrave; un orizzonte e una direzione.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Tutti_possiamo_fare_la_nostra_parte"></a><i>Tutti possiamo fare la nostra parte</i></p> 
<p class="MsoNormal">212. In questo punto, per&ograve;, si insinua una tentazione sottile: pensare che i problemi siano troppo grandi e noi troppo piccoli, e che dunque le nostre scelte non spostino nulla. &Egrave; una forma elegante di resa, spesso mascherata da realismo. Certo, non tutti hanno lo stesso potere di incidere sulla realt&agrave;: c’&egrave; chi governa, chi decide investimenti, chi guida istituzioni, chi fa ricerca, chi educa, chi informa, chi produce; e c’&egrave; chi sembra avere soltanto la propria vita quotidiana. Eppure, nessuno &egrave; senza responsabilit&agrave;. Ognuno dispone di un proprio ambito di azione, e l&igrave; – non altrove – &egrave; chiamato a scegliere se alimentare la logica della forza (anche solo con indifferenza, cinismo, menzogna, odio), oppure custodire la logica della pace (con verit&agrave;, sobriet&agrave;, prossimit&agrave;, cura).</p> 
<p class="MsoNormal">213. Uno scrittore cattolico del Novecento, John Ronald Reuel Tolkien, per bocca di uno dei protagonisti di un suo romanzo, ha descritto cos&igrave; la nostra responsabilit&agrave;: &laquo;Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito &egrave; di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare&raquo;. <a name="_ftnref187" href="#_ftn187" class=" cleaner">[187]</a>&nbsp;La civilt&agrave; dell’amore non nasce da un gesto unico e spettacolare, ma da una somma di fedelt&agrave; piccole e tenaci, che fanno argine alla disumanizzazione. Per questo vale la pena fermarsi e considerare alcuni aspetti di come, ciascuno nel proprio ambito, possiamo collaborare alla sua costruzione. Senza pretendere di esaurire il tema, propongo cinque piste di responsabilit&agrave; quotidiana e pubblica: disarmare le parole, costruire la pace nella giustizia, assumere lo sguardo delle vittime, coltivare un sano realismo, rilanciare il dialogo e il multilateralismo.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Disarmare_le_parole"></a><i>Disarmare le parole</i></p> 
<p class="MsoNormal">214. Il primo contributo che possiamo dare a una civilt&agrave; pi&ugrave; umana &egrave; fare attenzione alle nostre parole. &laquo;Disarmiamo le parole e contribuiremo a disarmare la Terra&raquo;. <a name="_ftnref188" href="#_ftn188" class=" cleaner">[188]</a>&nbsp;Il potere delle parole &egrave; enorme e ne facciamo esperienza nella comunicazione quotidiana, quando qualcuno ci dice qualcosa che cambia il nostro stato d’animo, in positivo o in negativo. &laquo;La pace comincia da ognuno di noi: dal modo in cui guardiamo gli altri, ascoltiamo gli altri, parliamo degli altri; e, in questo senso, il modo in cui comunichiamo &egrave; di fondamentale importanza: dobbiamo dire “no” alla guerra delle parole e delle immagini, dobbiamo respingere il paradigma della guerra&raquo;. <a name="_ftnref189" href="#_ftn189" class=" cleaner">[189]</a>&nbsp;Tutti dobbiamo quindi fare un esame di coscienza sulle parole che usiamo, sui pregiudizi di cui sono impregnate e sull’aggressivit&agrave;, aperta o larvata, che le abita. Abbiamo una possibilit&agrave; reale di contribuire al bene ogni volta che diciamo la verit&agrave;, che diamo un consiglio saggio, che sosteniamo chi ha bisogno di conforto, che denunciamo un’ingiustizia, che diamo voce a chi non ne ha.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Costruire_la_pace_nella_giustizia"></a><i>Costruire la pace nella giustizia</i></p> 
<p class="MsoNormal">215. Tutti, a qualsiasi livello, possiamo contribuire al fondamento della pace, che &egrave; la giustizia. Noi non cerchiamo infatti una pace qualunque, un’assenza di conflitto a qualsiasi costo, ma quella vera pace che nasce dalla giustizia. &laquo;Esiste una stretta relazione tra la giustizia di ciascuno e la pace di tutti&raquo;. <a name="_ftnref190" href="#_ftn190" class=" cleaner">[190]</a>&nbsp;Commentando il versetto del salmo &laquo;giustizia e pace si baceranno&raquo; ( <i>Sal</i> 85,11b), Sant’Agostino scrive: &laquo;Non c’&egrave; nessuno che rifugga dal volere la pace, mentre al contrario non tutti sono disposti a praticare la giustizia. […] Esegui per&ograve; le opere di giustizia: tenendo presente che giustizia e pace si baciano, non sono in discordia. Perch&eacute; vuoi tu porti in contrasto con la giustizia? Eccoti, ad esempio, la giustizia che ti dice di non rubare, ma tu non le dai retta; di non commettere adulterio, e fai il sordo; di non fare agli altri ci&ograve; che a te non piacerebbe subire; di non dire, nei riguardi del prossimo, le cose che non vorresti fossero dette sul tuo conto. […] Vuoi dunque conseguire la pace? Pratica la giustizia!&raquo;. <a name="_ftnref191" href="#_ftn191" class=" cleaner">[191]</a>&nbsp;Non stanchiamoci dunque di cercare la giustizia!</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Assumere_lo_sguardo_delle_vittime"></a><i>Assumere lo sguardo delle vittime</i></p> 
<p class="MsoNormal">216. Ci sono situazioni nelle quali, per rimanere umani, dobbiamo abbandonare le esitazioni e prendere posizione. Ci sono conflitti in cui non &egrave; giusto rimanere neutrali e non basta ritenere di “non essere complici”. <a name="_ftnref192" href="#_ftn192" class=" cleaner">[192]</a> Quando siamo davanti a bombardamenti su civili, ad attacchi contro ospedali, scuole o infrastrutture vitali, a violenze che colpiscono bambini, ci troviamo davanti a scandali che feriscono l’umanit&agrave; stessa. Per questo non possiamo restare a livello di analisi astratte. Come ha ricordato <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a>, dobbiamo “toccare la carne” di chi soffre: <a name="_ftnref193" href="#_ftn193" class=" cleaner">[193]</a>&nbsp;guardare i volti, ascoltare le storie, riconoscere le ferite. Gli eventi dolorosi hanno bisogno sia di storia che di memoria, l’una per cercare di raccontare i fatti, l’altra per testimoniare i vissuti.</p> 
<p class="MsoNormal">217. Dare spazio, nell’informazione e nell’educazione, allo sguardo e alla voce delle vittime aiuta a diventare realmente consapevoli dell’abisso del male racchiuso nella guerra e, in generale, in ogni violenza; a non accettare come normale la logica del conflitto; a non volgere lo sguardo altrove quando avviene un oltraggio alla dignit&agrave; umana; e a restituire alle persone colpite la dignit&agrave; di essere riconosciute e ascoltate. <a name="_ftnref194" href="#_ftn194" class=" cleaner">[194]</a>&nbsp;L’attenzione a queste voci alimenta la convinzione che, al di l&agrave; di minoranze violente, l’umanit&agrave; non desidera la guerra. La Chiesa pu&ograve; essere in modo speciale un luogo di memoria viva delle vittime. Come ricordava <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/paolo-vi.html">San Paolo VI</a>, essa sente di dover far propria insieme la voce dei morti delle guerre passate e quella dei vivi che ne portano ancora le ferite, perch&eacute; il loro grido diventi appello alla pace e alla concordia e non preludio a nuovi conflitti. <a name="_ftnref195" href="#_ftn195" class=" cleaner">[195]</a></p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Coltivare_un_sano_realismo"></a><i>Coltivare un sano realismo</i></p> 
<p class="MsoNormal">218. Abbiamo bisogno di un sano realismo, che eviti tanto l’idealismo politico, quanto il cinismo. Esiste infatti un idealismo che, per salvare la propria visione del mondo, seleziona i fatti, li piega, li rinomina, e finisce per abitare una realt&agrave; costruita a misura delle proprie convinzioni. Esiste d’altra parte anche un realismo degradato che scambia la constatazione con la rassegnazione: poich&eacute; la forza domina, conclude che deve dominare. Il realismo autentico non rinuncia a cambiare il mondo: comincia dal vedere con chiarezza interessi, paure, vincoli e rapporti di forza, proprio per calcolare che cosa sia possibile ottenere e con quali passaggi. Non riduce la politica alla moralit&agrave;, ma neppure la consegna alla violenza: cerca vie praticabili perch&eacute; la pace sia pi&ugrave; di una parola, cio&egrave; istituzioni credibili, garanzie verificabili, negoziati pazienti, prevenzione dei conflitti e tutela dei civili.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Rilanciare_il_dialogo"></a><i>Rilanciare il dialogo</i></p> 
<p class="MsoNormal">219. Per costruire la civilt&agrave; dell’amore dobbiamo esercitare il dialogo. Esso &egrave; lo strumento principale della convivenza tra le persone e tra i popoli, ed &egrave; l’alternativa al conflitto aperto. Lo ricordava gi&agrave; <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/pio-xii.html">Pio XII</a>&nbsp;alla vigilia della Seconda guerra mondiale, quando affermava che con la pace non si perde nulla, mentre con la guerra si pu&ograve; perdere tutto, e che gli uomini devono tornare a parlarsi, perch&eacute; un confronto sincero e perseverante apre sempre la possibilit&agrave; di una soluzione onorevole. <a name="_ftnref196" href="#_ftn196" class=" cleaner">[196]</a></p> 
<p class="MsoNormal">220. Il dialogo &egrave; una dimensione ordinaria della vita umana, e non riguarda soltanto le relazioni tra gli Stati. Si tratta di acquisire un’attitudine a costruire legami di fraternit&agrave;, fatti di ascolto, di sguardi sinceri, di tempo dedicato, persino di tempo perso insieme. Perch&eacute; se facciamo esperienza dell’incontro autentico con l’altro, il diverso, lo straniero, il migrante, diventa molto pi&ugrave; difficile anche solo immaginare la guerra.</p> 
<p class="MsoNormal">221. A livello politico, &egrave; urgente passare dalla “cultura della potenza” a un’autentica “cultura del negoziato”, in cui il dialogo e le relazioni diplomatiche diventino via ordinaria per affrontare i conflitti, come auspicava Giorgio La Pira: &laquo;Al metodo della guerra, bisogner&agrave; sostituire il metodo della pace: il metodo del negoziato, dell’incontro, della convergenza: cio&egrave; il metodo autenticamente umano!&raquo;. <a name="_ftnref197" href="#_ftn197" class=" cleaner">[197]</a>&nbsp;La consapevolezza di un destino comune dei popoli chiede che la cultura del negoziato diventi sempre pi&ugrave; un impegno condiviso, politico e culturale, capace di allontanare gradualmente l’umanit&agrave; dalla spirale della violenza.</p> 
<p class="MsoNormal">222. A coloro che hanno l’onore e l’onere di governare, vorrei ripetere alcune parole che ho detto agli inizi del mio Pontificato: &laquo;I popoli vogliono la pace e io, col cuore in mano, dico ai responsabili dei popoli: incontriamoci, dialoghiamo, negoziamo! La guerra non &egrave; mai inevitabile, le armi possono e devono tacere, perch&eacute; non risolvono i problemi ma li aumentano; perch&eacute; passer&agrave; alla storia chi seminer&agrave; pace, non chi mieter&agrave; vittime; perch&eacute; gli altri non sono anzitutto nemici, ma esseri umani: non cattivi da odiare, ma persone con cui parlare. Rifuggiamo le visioni manichee tipiche delle narrazioni violente, che dividono il mondo in buoni e cattivi&raquo;. <a name="_ftnref198" href="#_ftn198" class=" cleaner">[198]</a></p> 
<p class="MsoNormal">223. Nel rifiutare la logica della violenza, il dialogo tra le religioni ha un ruolo decisivo, perch&eacute; al centro dei grandi cammini spirituali si trova un messaggio di pace. <a name="_ftnref199" href="#_ftn199" class=" cleaner">[199]</a> &nbsp;Chi usa il nome di Dio per legittimare terrorismo, violenza o guerra ne tradisce il volto: combattere in nome della religione significa, in realt&agrave;, colpire la religione stessa. <a name="_ftnref200" href="#_ftn200" class=" cleaner">[200]</a>&nbsp;Lo “spirito di Assisi”, suscitato da <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">San Giovanni Paolo II</a>&nbsp;e proseguito nell’impegno di <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a>&nbsp;– ad esempio nel dialogo con il Grande Imam di al-Azhar –, mostra che i credenti possono attingere nuovamente alle sorgenti pi&ugrave; autentiche delle proprie tradizioni spirituali, dove non c’&egrave; spazio per l’odio sacralizzato.</p> 
<p class="MsoNormal"><i>La necessit&agrave; della <a name="diplomazia"></a>diplomazia e del multilateralismo</i></p> 
<p class="MsoNormal">224. Nelle relazioni internazionali, il dialogo &egrave; lo strumento insostituibile della diplomazia per prevenire i conflitti e ricucire legami di fiducia. Contro le comunicazioni impulsive, le retoriche aggressive e le logiche di potenza che segnano il nostro tempo, &laquo;la vocazione della diplomazia &egrave; quella di favorire il dialogo con tutti, compresi gli interlocutori considerati pi&ugrave; “scomodi” o che non si riterrebbero legittimati a negoziare&raquo;, <a name="_ftnref201" href="#_ftn201" class=" cleaner">[201]</a>&nbsp;usando fino allo stremo l’umilt&agrave; e la pazienza per ricucire i pi&ugrave; tenui segni di buona volont&agrave; delle parti in conflitto, cos&igrave; da avviare una pacificazione.</p> 
<p class="MsoNormal">225. Anche lo spazio cibernetico &egrave; diventato terreno di confronto: attacchi informatici, manipolazione di dati, campagne di influenza orchestrate con l’aiuto dell’IA possono destabilizzare interi Paesi prima ancora che si arrivi a uno scontro armato aperto. In questo ambito, poi, l’attribuzione delle responsabilit&agrave; &egrave; spesso incerta: quando non &egrave; chiaro chi abbia colpito, cresce il rischio di reazioni sproporzionate, errori di valutazione e spirali di escalation. Per questo occorre una diplomazia capace di operare anche in questo nuovo ambiente, negoziando regole condivise sull’uso delle tecnologie digitali, proteggendo i civili e i pi&ugrave; vulnerabili da forme di violenza invisibili ma non meno reali.</p> 
<p class="MsoNormal">226. Le organizzazioni internazionali, in particolare l’ONU, restano strumenti essenziali per promuovere una civilt&agrave; dell’amore, sostenendo il dialogo tra le nazioni, la soluzione pacifica dei conflitti, lo sviluppo integrale dei popoli, la tutela delle persone pi&ugrave; vulnerabili, il disarmo e la cura del creato. Attraverso tali istanze la comunit&agrave; internazionale pu&ograve; cercare di ridurre le disuguaglianze, difendere i diritti dei rifugiati e delle minoranze, liberare risorse dagli armamenti per destinarle alla promozione umana e proteggere la Casa comune. La Santa Sede sostiene e accompagna questo impegno, pur riconoscendo che la debolezza attuale dell’ONU e del sistema politico internazionale rivela la necessit&agrave; di riforme profonde: non si tratta solo di aggiustamenti tecnici, poich&eacute; la crisi di convinzioni e di valori tocca anche i fondamenti etici della vita delle nazioni e rende pi&ugrave; difficile orientare il multilateralismo al vero bene comune. <a name="_ftnref202" href="#_ftn202" class=" cleaner">[202]</a></p> 
<p class="MsoNormal">227. Nel contesto internazionale, la diplomazia della Santa Sede assume il principio evangelico della misericordia come criterio concreto dell’agire politico. &Egrave; uno dei modi in cui la Santa Sede si pone a servizio dell’umanit&agrave;, richiamando le coscienze alla carit&agrave; e alla verit&agrave;, difendendo la dignit&agrave; di ogni persona e facendosi voce dei poveri, dei migranti e delle vittime delle guerre. In tal modo, la diplomazia pontificia esprime la cattolicit&agrave; della Chiesa e contribuisce alla costruzione di una civilt&agrave; dell’amore in cui anche le nuove tecnologie siano orientate al bene comune.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Pregare"></a><i>Pregare&nbsp;e sperare</i></p> 
<p class="MsoNormal">228.&nbsp;Queste piste di impegno si nutrono della preghiera e la alimentano. Per noi, infatti, la pace anzitutto &laquo;proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente&raquo;. <a name="_ftnref203" href="#_ftn203" class=" cleaner">[203]</a>&nbsp;Essa &egrave; un dono consegnato da Ges&ugrave; ai suoi discepoli nel giorno di Pasqua: &laquo;La pace sia con voi! Questa &egrave; la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante&raquo;. <a name="_ftnref204" href="#_ftn204" class=" cleaner">[204]</a>&nbsp;Con queste parole ho salutato la Chiesa e il mondo nel giorno della mia elezione al soglio di Pietro, e desidero ripeterle per invitare tutti a chiedere questo dono. Non stanchiamoci di pregare per la pace e di impegnarci per realizzarla nelle nostre relazioni e nella societ&agrave;.</p> 
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><a name="Conclusione"></a>Conclusione</p> 
<p class="MsoNormal">229. &laquo;Ciascuno stia attento a come costruisce&raquo; (<i>1Cor</i> 3,10): sono parole di San Paolo, che esorta i cristiani di Corinto a custodire l’unit&agrave;. Carissimi fratelli e sorelle, ci siamo interrogati sul mondo che stiamo costruendo, chiedendoci che cosa voglia dire custodire la persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale. Al termine di questo percorso, desidero consegnarvi un itinerario di vita cristiana sobrio ed esigente con cui abitare questo cambiamento d’epoca alla luce del Vangelo. &Egrave; un cammino che nasce dalla contemplazione del disegno di Dio, vive l’unit&agrave; ecclesiale nutrendosi della Parola e dell’Eucaristia, costruisce il mondo nel bene e prega insieme con la Vergine Maria.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Il_Verbo"></a><i>Il Verbo&nbsp;si &egrave; fatto carne</i></p> 
<p class="MsoNormal">230. In un mondo attraversato da tante manovre che puntano a conquistare mercati e spazi di influenza, spesso rivestite da retoriche rassicuranti e costruzioni ideologiche seducenti, il nostro cuore avverte il bisogno di scoprire un disegno diverso, sapiente e benevolo, simile a quello che Maria contempla nel <i>Magnificat</i>, quando proclama che di generazione in generazione la misericordia di Dio si stende su quelli che lo temono. <a name="_ftnref205" href="#_ftn205" class=" cleaner">[205]</a> Questo disegno di misericordia attraversa la storia anche oggi, dentro i passaggi pi&ugrave; rapidi e inquieti segnati dagli algoritmi e dalle reti globali, e diventa la bussola per un’esistenza evangelica nell’era digitale.</p> 
<p class="MsoNormal">231. Al centro sta il mistero dell’Incarnazione: il Verbo si &egrave; fatto carne e ha posto la sua tenda in mezzo a noi. La carne del Figlio, povera e vulnerabile, richiama la carne di tanti fratelli e sorelle spogliati della loro dignit&agrave; e ridotti al silenzio; <a name="_ftnref206" href="#_ftn206" class=" cleaner">[206]</a> e attraverso questa vicinanza il dono della pace entra nel mondo in modo paradossale: come potere di diventare figli di Dio, che si risveglia quando ci lasciamo toccare dal pianto dei piccoli, dalla fragilit&agrave; degli anziani, dal silenzio delle vittime, dalla fatica di quanti lottano contro il male che non vorrebbero compiere. <a name="_ftnref207" href="#_ftn207" class=" cleaner">[207]</a> In questa carne ferita e amata, il Padre ci mostra la vera umanit&agrave; di una vita che si compie nell’apertura e nella comunione, fino a farci desiderare che la sua volont&agrave; si realizzi come in cielo cos&igrave; in terra. <a name="_ftnref208" href="#_ftn208" class=" cleaner">[208]</a></p> 
<p class="MsoNormal">232. Nelle promesse del transumanesimo e di alcune correnti postumaniste, che inseguono un’umanit&agrave; potenziata e quasi disincarnata, riconosciamo un desiderio che ci riguarda: il bisogno di una vita pi&ugrave; piena, meno esposta alla fragilit&agrave; e alla sofferenza. L’Incarnazione apre per&ograve; una via diversa. Mentre ideologie antiche e nuove spingono l’uomo al superamento tecnico del limite e a elevarsi sopra gli altri per affermare un dominio, il mistero del Figlio di Dio che entra nella nostra condizione racconta un movimento opposto: il Dio vivente scende nella nostra storia per liberarci da ogni schiavit&ugrave;, <a name="_ftnref209" href="#_ftn209" class=" cleaner">[209]</a> prende su di s&eacute; la nostra debolezza e la trasforma in luogo di salvezza. Non c’&egrave; un momento o una condizione dell’umano che non sia degno di Dio: &laquo;Secondo l’insegnamento della nostra fede, abbiamo e adoriamo, nei nostri misteri, un Dio che nasce nella mangiatoia, un Dio che vive e viaggia nella Giudea, un Dio che muore sulla croce, un Dio morto che giace nel sepolcro&raquo;. <a name="_ftnref210" href="#_ftn210" class=" cleaner">[210]</a> Il futuro dell’umanit&agrave; trova cos&igrave; il suo criterio nella capacit&agrave; di accogliere questo modo divino di farsi vicino, di condividere il peso del mondo, di trasformare dall’interno le relazioni. &laquo;O meraviglia […] l’uomo &egrave; Dio e questo Dio Uomo passa per tutti quei gradi, sopporta tutti quegli stati e li nobilita, li santifica, li deifica in se stesso!&raquo;. <a name="_ftnref211" href="#_ftn211" class=" cleaner">[211]</a> Ci&ograve; che salva l’uomo &egrave; l’amore divino che scende fino al punto pi&ugrave; fragile della sua storia e la rigenera dal profondo.</p> 
<p class="MsoNormal">233. Per questo, come credente tra i credenti, invito a contemplare nel volto del Figlio una <i>magnifica umanit&agrave;</i> che illumina anche il tempo dell’IA. In Cristo comprendiamo che l’uomo &egrave; chiamato a essere collaboratore nell’opera della creazione, anzich&eacute; spettatore rassegnato di processi tecnologici che ne limitano la libert&agrave; e la responsabilit&agrave;. <a name="_ftnref212" href="#_ftn212" class=" cleaner">[212]</a> La dignit&agrave; che lo Spirito Santo scolpisce in ciascuno di noi si riconosce anche nella capacit&agrave; di riflettere criticamente, di scegliere e di amare gratuitamente, di entrare in relazioni autentiche. Nessun sistema di calcolo, per quanto sofisticato, genera un cuore che si consegna, n&eacute; una coscienza che discerne il bene. Anche quando le macchine eccellono nell’efficienza, il centro della storia rimane un volto umano che chiede di essere guardato. Questo volto umano &egrave; la pienezza verso cui cammina la storia. &Egrave; il mistero della ricapitolazione, la certezza che il Padre ha stabilito di ricondurre a Cristo, unico Capo, tutte le cose, quelle del cielo e quelle della terra (cfr <i>Ef</i> 1,10). In questo disegno, nulla di ci&ograve; che &egrave; autenticamente umano andr&agrave; perduto, ma tutto verr&agrave; purificato e riunito in Colui che raccoglie ogni frammento di vita, ogni lacrima e ogni autentica conquista umana per sottrarle al nulla e consegnarle, redente, al Padre.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Un_solo_corpo_in_Cristo"></a><i>Un solo corpo in Cristo</i></p> 
<p class="MsoNormal">234. La spiritualit&agrave; di cui abbiamo bisogno &egrave; una spiritualit&agrave; eucaristica, cio&egrave; una spiritualit&agrave; dell’unit&agrave; ecclesiale nell’amore. L’Incarnazione e la Pasqua rivelano Dio che entra nella nostra condizione umana e la trasfigura nel dono di s&eacute;. Questo dono rimane presente e operante nell’Eucaristia, nella quale il Signore si comunica e raduna la Chiesa, perch&eacute; la sua offerta diventi principio di unit&agrave; e sorgente di vita nuova. Da questa comunione nasce anche la solidariet&agrave; cristiana, poich&eacute; l’&laquo;unione con Cristo &egrave; allo stesso tempo unione con tutti gli altri ai quali Egli si dona&raquo;. <a name="_ftnref213" href="#_ftn213" class=" cleaner">[213]</a>&nbsp;Come spiega Sant’Agostino ai nuovi cristiani della sua Chiesa, il pane e il vino sull’altare sono il sacramento dell’unit&agrave; dei fedeli in Cristo: &laquo;Ci&ograve; che si vede ha un aspetto materiale, ci&ograve; che si intende produce un effetto spirituale. Se vuoi comprendere [il mistero] del corpo di Cristo, ascolta l’Apostolo che dice ai fedeli: <i>Voi siete il corpo di Cristo e sue membra</i> ( <i>1Cor</i> 12,27). Se voi dunque siete il corpo e le membra di Cristo, sulla mensa del Signore &egrave; deposto il mistero di voi: ricevete il mistero di voi. A ci&ograve; che siete rispondete: <i>Amen</i> e rispondendo lo sottoscrivete. Ti si dice infatti: <i>Il Corpo di Cristo</i>, e tu rispondi: <i>Amen</i>. Sii membro del corpo di Cristo, perch&eacute; sia veritiero il tuo <i>Amen</i>&raquo;. <a name="_ftnref214" href="#_ftn214" class=" cleaner">[214]</a></p> 
<p class="MsoNormal">235. L’“Amen” che diciamo nella liturgia, il Corpo che mangiamo e il Sangue che beviamo, danno forma a tutta la nostra vita. L’Eucaristia &laquo;&egrave; l’incontro personalissimo col Signore e, tuttavia, non &egrave; mai soltanto un atto di devozione individuale&raquo;. <a name="_ftnref215" href="#_ftn215" class=" cleaner">[215]</a> In essa si mostra visibilmente che noi &laquo;siamo la Chiesa di Cristo, siamo le sue membra, il suo corpo. Siamo fratelli e sorelle in Lui. E in Cristo, pur essendo molti e differenti, siamo una cosa sola: <i>“In Illo uno unum”</i>&raquo;. <a name="_ftnref216" href="#_ftn216" class=" cleaner">[216]</a> L’Eucaristia ci apre alla giustizia e alla condivisione, con un’attenzione preferenziale verso chi porta il peso della povert&agrave; e dell’emarginazione. E mentre le nuove reti economiche e tecnologiche possono generare esclusione, isolamento e dipendenze, la Chiesa, nutrita dell’Eucaristia, &egrave; chiamata a rendere visibile un’altra misura, custodendo legami, restituendo voce agli invisibili e orientando i processi verso la dignit&agrave; delle persone.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Il_cantiere_del_nostro_tempo"></a><i>Il cantiere del nostro tempo</i></p> 
<p class="MsoNormal">236. La spiritualit&agrave; che desidero consegnare &egrave; quella del “saggio architetto” che, animato dalla speranza del Regno di Dio, si impegna a costruire il mondo nel bene (cfr <i>1Cor</i> 3,10). Come ho scritto al principio di questa riflessione, <a name="_ftnref217" href="#_ftn217" class=" cleaner">[217]</a> oggi il nostro costruire deve avere come fondamento la relazione con Dio, come regola l’accettazione del limite umano quale realt&agrave; naturale e positiva, come stile la corresponsabilit&agrave; e il linguaggio evangelico. Al termine del percorso, il progetto di una civilt&agrave; dell’amore si delinea pi&ugrave; chiaramente e il cantiere appare gi&agrave; avviato, soprattutto grazie a tante pietre vive saldamente unite a Cristo, pietra angolare (cfr <i>1Pt</i> 2,4-6). In quest’opera siamo chiamati ad assumere un ruolo attivo, senza rifugiarci nello spiritualismo o nei nostri piccoli mondi: dobbiamo essere fedeli alla verit&agrave;, investire nell’educazione, curare le relazioni, amare la giustizia e la pace.</p> 
<p class="MsoNormal">237. Restiamo fedeli alla verit&agrave;! Vivendo immersi in flussi incessanti di informazioni, opinioni, immagini, sappiamo quanto sia facile orientare decisioni e preferenze attraverso algoritmi sempre pi&ugrave; raffinati. <a name="_ftnref218" href="#_ftn218" class=" cleaner">[218]</a> In questo scenario &egrave; importante <b></b>custodire un cuore che ama la verit&agrave;, che desidera ci&ograve; che &egrave; giusto pi&ugrave; dei contenuti di maggiore richiamo, che cerca la sapienza pi&ugrave; dell’impatto immediato. La verit&agrave; che non dobbiamo perdere &egrave; quella su Dio e sull’essere umano, cos&igrave; come Cristo ce li ha rivelati. Occorre abbandonare una visione dell’uomo individualista e tecnica, come se la realt&agrave; fosse pura materia da modellare in base a interessi egoistici, sia individuali che di gruppo. <a name="_ftnref219" href="#_ftn219" class=" cleaner">[219]</a> Coltiviamo invece quello che <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a>&nbsp;ha definito un &laquo;antropocentrismo situato&raquo;, <a name="_ftnref220" href="#_ftn220" class=" cleaner">[220]</a> che riconosce l’essere umano come creatura inserita in una trama di relazioni con gli altri viventi e con l’intero creato. La fedelt&agrave; alla verit&agrave; chiede di integrare le possibilit&agrave; offerte dalla tecnica in un cammino di sapienza, capace di custodire insieme la dignit&agrave; di ogni persona e il futuro della nostra Casa comune.</p> 
<p class="MsoNormal">238. Investiamo nell’educazione, che inizia da noi stessi! Abbiamo tutti bisogno di formarci a vivere il digitale in modo umano, come parte integrante dell’educazione alla fede e alla vita buona del Vangelo. Dobbiamo educarci a considerare il mondo digitale come un nuovo continente da evangelizzare, che richiede missionari generosi e maturi nella fede. In modo particolare, poi, servono adulti che riscoprano la loro vocazione di artigiani dell’educare, disponibili a un lavoro quotidiano, paziente, sostenuto da alleanze educative ampie e condivise. Accompagnare bambini e ragazzi a usare le tecnologie come spazio di relazione responsabile, aiutandoli a riconoscerne i rischi e a scegliere ci&ograve; che fa crescere la libert&agrave; interiore, rappresenta oggi una forma concreta di carit&agrave; e di salvaguardia della loro dignit&agrave;. Educare le nuove generazioni a credere che l’evoluzione delle tecnologie non segue un percorso inevitabile, ma pu&ograve; essere orientata dalla responsabilit&agrave; personale e collettiva, costituisce uno dei servizi pi&ugrave; preziosi al bene comune.</p> 
<p class="MsoNormal">239. Curiamo le relazioni! In un’epoca che tende a velocizzare e frammentare, la carne umana continua a chiedere di essere curata e riconosciuta da mani capaci di tenerezza, da menti attente e da parole buone. La cultura digitale moltiplica le connessioni e offre nuove possibilit&agrave; di incontro; tuttavia, il cuore umano conserva un bisogno irrinunciabile di prossimit&agrave;. Invito a custodire luoghi e tempi in cui la presenza fisica rimane decisiva: la tavola condivisa, la comunit&agrave; cristiana che si raduna, la visita a chi &egrave; solo, il servizio ai poveri. Sono segni di un’umanit&agrave; che continua a credere che ogni corpo &egrave; tempio dello Spirito e casa di Dio, e proprio questa alleanza tra gloria e fragilit&agrave; diventa criterio per valutare i modelli antropologici proposti dalla cultura attuale.</p> 
<p class="MsoNormal">240. Amiamo la giustizia e la pace! Le stesse tecnologie che facilitano la comunicazione e l’accesso alle risorse possono sostenere modelli che sfruttano i pi&ugrave; vulnerabili, alimentano nuove schiavit&ugrave;, trasformano il conflitto in occasione di profitto. Ogni scelta tecnica o economica si trasforma in luogo di discernimento spirituale, occasione per verificare se i progressi dell’IA aprano spazi di giustizia e partecipazione oppure concentrino ricchezza e potere nelle mani di pochi. Invito a guardare con lucidit&agrave; le filiere della produzione digitale, le condizioni di lavoro nascoste dietro i nostri dispositivi, i meccanismi che traggono vantaggio dalla manipolazione e dalla guerra e, allo stesso tempo, a cercare vie concrete per far crescere equit&agrave;, partecipazione e cura del creato. La speranza che annunciamo viene dal cielo &laquo;per generare, quaggi&ugrave;, una storia nuova&raquo;: proprio per questo chi crede si impegna perch&eacute;, al posto delle disuguaglianze, trovi spazio una maggiore giustizia e perch&eacute; &laquo;invece dell’industria della guerra si affermi l’artigianato della pace&raquo;. <a name="_ftnref221" href="#_ftn221" class=" cleaner">[221]</a></p> 
<p class="MsoNormal">241. Guardando al domani, desidero richiamare l’immagine di Neemia, che all’inizio di questo percorso abbiamo scelto come compagno e figura-guida. Neemia ascolta il grido di una citt&agrave; ferita, porta quel dolore nella preghiera, discerne davanti a Dio, chiede aiuto, ottiene il permesso di partire, organizza il lavoro, affronta resistenze interne ed esterne e, mattone dopo mattone, ricostruisce con il popolo le mura di Gerusalemme. In lui riconosco una parabola luminosa della nostra vocazione ad essere, nel tempo della trasformazione digitale, non spettatori rassegnati di fratture sociali e culturali, non semplici commentatori delle rovine, ma donne e uomini che entrano nei cantieri della storia – laboratori di ricerca, imprese tecnologiche, scuole, media, istituzioni, comunit&agrave; locali – per rialzare ci&ograve; che &egrave; crollato e proteggere ci&ograve; che &egrave; esposto. Come Neemia, anche noi siamo chiamati a unire ascolto e coraggio, preghiera e responsabilit&agrave;, perch&eacute; la citt&agrave; degli uomini diventi pi&ugrave; vivibile, anche quando le logiche tecnocratiche e gli interessi di parte sembrano prevalere.</p> 
<p class="MsoNormal">242. L’immagine della ricostruzione di Gerusalemme richiama la promessa del Nuovo Testamento, della citt&agrave; santa che ci viene, anzitutto, data in dono. Nell’Apocalisse, la nuova Gerusalemme discende verso di noi come dono per tutto il popolo di Dio, &laquo;pronta come una sposa adorna per il suo sposo&raquo; (<i>Ap</i> 21,2). Le mura di Gerusalemme non sono pi&ugrave; fortificazioni difensive, ma gli ornamenti preziosi della Sposa dell’Agnello. Le sue porte, che Neemia custodiva con tanta attenzione, restano permanentemente aperte a tutte le nazioni. La presenza di Dio offre a tutti luce e vita. La citt&agrave; &egrave; un nuovo Eden, con la sua acqua viva donata agli assetati e con il suo albero della vita, le cui foglie &laquo;servono a guarire le nazioni&raquo; (<i>Ap</i> 22,2). Nell’attesa del suo compimento, questa visione sta davanti a noi come un’esortazione, un appello a superare le nostre divisioni e a lavorare insieme: questa &egrave; la via di Ges&ugrave; Cristo, ieri, oggi e sempre.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="Il_canto_della_speranza:_il_Magnificat"></a><i>Il canto della speranza: il </i>Magnificat</p> 
<p class="MsoNormal">243. Il quarto punto di questo programma di vita cristiana, dopo la fede che contempla il disegno di amore del Padre, la carit&agrave; che ci unisce in un unico corpo ecclesiale, la speranza che sostiene il nostro agire nel mondo, &egrave; la preghiera. Il canto di Maria accompagna il nostro impegno. Davanti a Elisabetta che le annuncia che &egrave; diventata la madre del Signore, Maria esplode in un inno di lode e di gioia: la sua anima magnifica il Signore e il suo spirito esulta in Dio suo salvatore, perch&eacute; Egli ha scelto per il suo disegno di salvezza una ragazza giovane, povera, piccola. D’improvviso, Maria vede tutta la storia con gli occhi di questa scoperta. Nulla &egrave; cambiato attorno a lei: la situazione socio-politica della sua epoca resta la stessa, con i Romani che dominano la sua terra e il suo popolo diviso e umiliato. Eppure, tutto &egrave; cambiato dentro di lei, e ci&ograve; le consente di vedere l’invisibile. Dio ha <i>gi&agrave;</i> spiegato la potenza del suo braccio, ha <i>gi&agrave;</i> disperso i superbi, rovesciato i potenti, innalzato gli umili, ricolmato di beni gli affamati e rimandato i ricchi a mani vuote. Egli ha <i>gi&agrave;</i> soccorso Israele, suo servo. Dio &laquo;si schiera dalla parte degli ultimi. Il suo &egrave; un progetto che &egrave; spesso nascosto sotto il terreno opaco delle vicende umane, che vedono trionfare “i superbi, i potenti e i ricchi”. Eppure la sua forza segreta &egrave; destinata alla fine a svelarsi&raquo;. <a name="_ftnref222" href="#_ftn222" class=" cleaner">[222]</a></p> 
<p class="MsoNormal">244. La Vergine Maria non solo ci insegna a vedere l’invisibile opera di Dio, ma indirizza anche il nostro sguardo &laquo;sui punti di frattura dell’umanit&agrave;, l&agrave; dove avviene la distorsione del mondo, nel contrasto tra umili e potenti, tra poveri e ricchi, tra sazi e affamati&raquo;, educandoci &laquo;ad acquisire un punto di vista diverso per guardare il mondo dal basso, con gli occhi di chi soffre, non con l’ottica dei grandi; per guardare la storia con lo sguardo dei piccoli e non con la prospettiva dei potenti; per interpretare gli avvenimenti della storia con il punto di vista della vedova, dell’orfano, dello straniero, del bambino ferito, dell’esule, del fuggiasco&raquo;. <a name="_ftnref223" href="#_ftn223" class=" cleaner">[223]</a> Cos&igrave;, la Vergine diventa &laquo;poetessa e profetessa della redenzione&raquo;, perch&eacute; dalle sue labbra sgorga &laquo;l’inno pi&ugrave; forte e innovatore che sia mai stato pronunciato, il <i>Magnificat</i>; &egrave; Lei che rivela il disegno trasformatore dell’economia cristiana, il risultato storico e sociale, che tuttora trae dal cristianesimo la sua origine e la sua forza&raquo;. <a name="_ftnref224" href="#_ftn224" class=" cleaner">[224]</a></p> 
<p class="MsoNormal">245. Con la stessa fede di Maria, diventiamo tessitori di speranza nel nostro mondo, condividendo ci&ograve; che siamo e ci&ograve; che abbiamo, cos&igrave; che la presenza di Ges&ugrave; cresca in mezzo a noi e prenda forma il suo Regno. Nella fedelt&agrave; umile di ogni giorno, anche il tempo dell’IA pu&ograve; diventare un passaggio in cui lo Spirito fa maturare la civilt&agrave; dell’amore nella nostra vita: il Signore continua a fare nuove tutte le cose e mantiene aperta per ogni epoca la possibilit&agrave; di diventare storia di salvezza alla luce dell’Incarnazione. Affido questo desiderio alla Madre di Cristo, alla donna del <i>Magnificat</i>, perch&eacute; accompagni i nostri passi nel presente che cambia e custodisca in ciascuno di noi la fiducia nel Vangelo, cos&igrave; che possiamo testimoniare la bellezza di una magnifica umanit&agrave; abitata da Dio.</p> 
<p class="MsoNormal"><i>Dato a Roma, presso San Pietro, il 15 maggio dell’anno 2026, secondo del mio Pontificato.<br /> &nbsp;</i></p> 
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;">Leone PP. XIV</p> 
<div class="MsoNormal">
 <hr size="1" width="33%" align="left" />&nbsp; 
</div> 
<p class="MsoNormal">&nbsp;</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn1" href="#_ftnref1" class=" cleaner">[1]</a>&nbsp;Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html"><i>Gaudium et spes</i></a>, 22: <i>AAS </i>58 (1966), 1042.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn2" href="#_ftnref2" class=" cleaner">[2]</a>&nbsp;Cfr <i></i> <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html"><i>ibid</i></a> <i>.</i>, 11: <i>AAS </i>58 (1966), 1033-1034.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn3" href="#_ftnref3" class=" cleaner">[3]</a> Id., Cost. dogm. <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html"><i>Lumen gentium</i></a>, 1: <i>AAS </i>57 (1965), 5.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn4" href="#_ftnref4" class=" cleaner">[4]</a>&nbsp;Cfr Leone XIII, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum.html"><i>Rerum novarum</i></a> (15 maggio 1891), 22: <i>ASS </i>23 (1890-1891), 653.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn5" href="#_ftnref5" class=" cleaner">[5]</a> Benedetto XVI, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate.html"><i>Caritas in veritate</i></a> (29 giugno 2009), 69: <i>AAS </i>101 (2009), 702.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn6" href="#_ftnref6" class=" cleaner">[6]</a> Francesco, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html"><i>Laudato si’</i></a> (24 maggio 2015), 104: <i>AAS </i>107 (2015), 888.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn7" href="#_ftnref7" class=" cleaner">[7]</a> <i></i> <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html"><i>Ibid</i></a> <i>.</i></p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn8" href="#_ftnref8" class=" cleaner">[8]</a>&nbsp;S. Agostino, <i>Confessiones</i>, I, 1, 1: <i>CCSL</i> 27, Turnhout 1981, 1.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn9" href="#_ftnref9" class=" cleaner">[9]</a>&nbsp;Francesco, Esort. ap. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html"><i>Evangelii gaudium</i></a> (24 novembre 2013), 183: <i>AAS </i>105 (2013), 1097.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn10" href="#_ftnref10" class=" cleaner">[10]</a>&nbsp;Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html"><i>Gaudium et spes</i></a>, 36: <i>AAS </i>58 (1966), 1054; cfr Id., Decr. <i>Apostolicam actuositatem</i>, 7: <i>AAS </i>58 (1966), 843-844.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn11" href="#_ftnref11" class=" cleaner">[11]</a>&nbsp;Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html"><i>Gaudium et spes</i></a> <i>, </i>44: <i>AAS </i>58 (1966), 1065.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn12" href="#_ftnref12" class=" cleaner">[12]</a> Francesco, Esort. ap. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html"><i>Evangelii gaudium</i></a> (24 novembre 2013), 257: <i>AAS </i>105 (2013), 1123.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn13" href="#_ftnref13" class=" cleaner">[13]</a>&nbsp;S. Giovanni Paolo II, Lett. ap. in forma di Motu proprio <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/motu_proprio/documents/hf_jp-ii_motu-proprio_01011994_socialium-scientiarum.html"><i>Socialium scientiarum</i></a> (1&deg; gennaio 1994): <i>AAS </i>86 (1994), 209.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn14" href="#_ftnref14" class=" cleaner">[14]</a>&nbsp;Francesco, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html"><i>Laudato si’</i></a>(24 maggio 2015), 61: <i>AAS </i>107 (2015), 871.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn15" href="#_ftnref15" class=" cleaner">[15]</a>&nbsp;Cfr S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis.html"><i>Sollicitudo rei socialis</i></a> (30 dicembre 1987), 41: <i>AAS </i>80 (1988), 570-572.</p> 
<p class="MsoNormal"><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html"><i>vangelii gaudium</i></a> (24 novembre 2013), 222: <i>AAS </i>105 (2013), 1111.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn19" href="#_ftnref19" class=" cleaner">[19]</a>&nbsp;Cfr <i></i> <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html"><i>ibid</i></a> <i>.</i>, 236: <i>AAS </i>105 (2013), 1115; Id., Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html"><i>Fratelli tutti</i></a> (3 ottobre 2020), 215: <i>AAS</i> 112 (2020), 1045-1046.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn20" href="#_ftnref20" class=" cleaner">[20]</a> Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html"><i>Lumen gentium</i></a>, 13: <i>AAS </i>57 (1965), 17.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn16" href="#_ftnref16" class=" cleaner">[16]</a>&nbsp;Id., Lett. ap. <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_letters/1994/documents/hf_jp-ii_apl_19941110_tertio-millennio-adveniente.html"><i>Tertio millennio adveniente</i></a> (10 novembre 1994), 35: <i>AAS </i>87 (1995), 27.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn17" href="#_ftnref17" class=" cleaner">[17]</a> <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/may/documents/20250517-centesimus-annus-pro-pontifice.html"><i>Discorso ai membri della Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice</i></a> (17 maggio 2025): <i>AAS&nbsp;</i>117 (2025), 696.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn18" href="#_ftnref18" class=" cleaner">[18]</a>&nbsp;Francesco, Esort. ap. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html"><i>E</i></a></p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn21" href="#_ftnref21" class=" cleaner">[21]</a>&nbsp;Cfr S. Paolo VI, Lett. ap. <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/apost_letters/documents/hf_p-vi_apl_19710514_octogesima-adveniens.html"><i>Octogesima adveniens</i></a> (14 maggio 1971), 4: <i>AAS </i>63 (1971), 403.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn22" href="#_ftnref22" class=" cleaner">[22]</a>&nbsp;Cfr Francesco, Esort. ap. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html"><i>Evangelii gaudium</i></a> (24 novembre 2013), 243: <i>AAS </i>105 (2013), 1118.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn23" href="#_ftnref23" class=" cleaner">[23]</a>&nbsp;Cfr Pio XII, Esort. ap. <a href="https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/apost_exhortations/documents/hf_p-xii_exh_19500923_menti-nostrae.html"><i>Menti Nostrae</i></a> (23 settembre 1950): <i>AAS </i>42 (1950), 657-702.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn24" href="#_ftnref24" class=" cleaner">[24]</a>&nbsp;S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html"><i>Centesimus annus</i></a> 1&deg; maggio 1991), 5: <i>AAS </i>83 (1991), 799.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn25" href="#_ftnref25" class=" cleaner">[25]</a>&nbsp;Pio XI, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/pius-xi/it/encyclicals/documents/hf_p-xi_enc_19310515_quadragesimo-anno.html"><i>Quadragesimo anno</i></a> (15 maggio 1931), 39: <i>AAS </i>23 (1931), 189; cfr Pio XII, <a href="https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/speeches/1941/documents/hf_p-xii_spe_19410601_radiomessage-pentecost.html"><i>Messaggio radiofonico nel L anniversario della &laquo;Rerum novarum&raquo;</i></a>: <i>AAS</i>&nbsp;33 (1941), 198.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn26" href="#_ftnref26" class=" cleaner">[26]</a>&nbsp;Cfr&nbsp;Id., <a href="https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/speeches/1940/documents/hf_p-xii_spe_19401224_venerabili-fratelli.html"><i>Discorso al Sacro Collegio dei Cardinali e alla Prelatura Romana</i></a> (24 dicembre 1940): <i>AAS</i> 33 (1941), 13.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn27" href="#_ftnref27" class=" cleaner">[27]</a>&nbsp;Cfr S. Giovanni XXIII, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/john-xxiii/it/encyclicals/documents/hf_j-xxiii_enc_15051961_mater.html"><i>Mater et magistra</i></a> (15 maggio 1961), 2-3: <i>AAS </i>53 (1961), 402.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn28" href="#_ftnref28" class=" cleaner">[28]</a>&nbsp;Cfr Id., Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/john-xxiii/it/encyclicals/documents/hf_j-xxiii_enc_11041963_pacem.html"><i>Pacem in terris</i></a> (11 aprile 1963), 87: <i>AAS </i>55 (1963), 301.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn29" href="#_ftnref29" class=" cleaner">[29]</a>&nbsp;Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html"><i>Gaudium et spes</i></a>, 26: <i>AAS </i>58 (1966), 1046-1047.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn30" href="#_ftnref30" class=" cleaner">[30]</a> <i></i>Cfr&nbsp;Id., Dich. <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decl_19651207_dignitatis-humanae_it.html"><i>Dignitatis humanae</i></a>, 2: <i>AAS</i> 58 (1966), 930-931.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn31" href="#_ftnref31" class=" cleaner">[31]</a> Cfr <sup></sup>S. Paolo VI, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/encyclicals/documents/hf_p-vi_enc_26031967_populorum.html"><i>Populorum progressio</i></a> (26 marzo 1967), 14: <i>AAS </i>59 (1967), 264.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn32" href="#_ftnref32" class=" cleaner">[32]</a> <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/encyclicals/documents/hf_p-vi_enc_26031967_populorum.html"><i>Ibid</i></a> <i>.</i>, 87: <i>AAS </i>59 (1967), 299.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn33" href="#_ftnref33" class=" cleaner">[33]</a> Cfr Id., Lett. ap. <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/apost_letters/documents/hf_p-vi_apl_19710514_octogesima-adveniens.html"><i>Octogesima adveniens</i></a> (14 maggio 1971), 4-7: <i>AAS </i>63 (1971), 404-406.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn34" href="#_ftnref34" class=" cleaner">[34]</a> S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis.html"><i>Sollicitudo rei socialis</i></a>&nbsp;(30 dicembre 1987), 36: <i>AAS</i> 80 (1988), 561.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn35" href="#_ftnref35" class=" cleaner">[35]</a> Cfr Id., Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html"><i>Laborem exercens</i></a>&nbsp;(14 settembre 1981), 19: <i>AAS </i>73 (1981), 625-629.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn36" href="#_ftnref36" class=" cleaner">[36]</a>&nbsp;Cfr <i></i> <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html"><i>ibid</i></a> <i>.</i>, 10: <i>AAS </i>73 (1981), 600-602.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn37" href="#_ftnref37" class=" cleaner">[37]</a> Cfr Id., Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis.html"><i>Sollicitudo rei socialis</i></a> (30 dicembre 1987), 14: <i>AAS</i> 80 (1988), 526-528.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn38" href="#_ftnref38" class=" cleaner">[38]</a> Cfr <i></i> <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis.html"><i>ibid</i></a> <i>.</i>, 16: <i>AAS</i> 80 (1988), 531.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn39" href="#_ftnref39" class=" cleaner">[39]</a> Cfr <i></i> <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis.html"><i>ibid</i></a> <i>.</i>, 31-33: <i>AAS</i> 80 (1988), 555-559.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn40" href="#_ftnref40" class=" cleaner">[40]</a>&nbsp;Cfr Id., Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html"><i>Centesimus annus</i></a> (1&deg; maggio 1991), 46: <i>AAS </i>83 (1991), 850-851.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn41" href="#_ftnref41" class=" cleaner">[41]</a> Cfr <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html"><i>ibid</i></a> <i>.</i>,&nbsp;42: <i>AAS </i>83 (1991), 845-846.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn42" href="#_ftnref42" class=" cleaner">[42]</a> Benedetto&nbsp;XVI, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate.html"><i>Caritas in veritate</i></a> (29 giugno 2009), 21: <i>AAS </i>101 (2009), 656.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn43" href="#_ftnref43" class=" cleaner">[43]</a> Cfr <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate.html"><i>ibid</i></a> <i>.</i>, 22: <i>AAS </i>101 (2009), 657.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn44" href="#_ftnref44" class=" cleaner">[44]</a> Cfr <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate.html"><i>ibid</i></a> <i>.</i>, 24: <i>AAS </i>101 (2009), 658-659.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn45" href="#_ftnref45" class=" cleaner">[45]</a> Cfr <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate.html"><i>ibid</i></a> <i>.</i>, 36: <i>AAS </i>101 (2009), 671-672.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn46" href="#_ftnref46" class=" cleaner">[46]</a>&nbsp; <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate.html"><i>Ibid</i></a> <i>.</i>, 2: <i>AAS </i>101 (2009), 642.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn47" href="#_ftnref47" class=" cleaner">[47]</a> Cfr Francesco, Esort. ap. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html"><i>Evangelii gaudium</i></a> (24 novembre 2013), 198: <i>AAS </i>105 (2013), 1103.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn48" href="#_ftnref48" class=" cleaner">[48]</a>&nbsp;Id., Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html"><i>Laudato si’</i></a>&nbsp;(24 maggio 2015), 49: <i>AAS</i> 107 (2015), 866.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn49" href="#_ftnref49" class=" cleaner">[49]</a> Id., Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html"><i>Fratelli tutti</i></a> (3 ottobre 2020), 127: <i>AAS</i> 112 (2020), 1013.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn50" href="#_ftnref50" class=" cleaner">[50]</a> Id., Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/20241024-enciclica-dilexit-nos.html"><i>Dilexit nos</i></a>&nbsp;(24 ottobre 2024), 167: <i>AAS </i>116 (2024), 1421.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn51" href="#_ftnref51" class=" cleaner">[51]</a> Cfr Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, <a href="https://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html"><i>Compendio della Dottrina sociale della Chiesa</i></a> <i>,</i>&nbsp;Citt&agrave; del Vaticano 2004, 32.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn52" href="#_ftnref52" class=" cleaner">[52]</a> Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html"><i>Gaudium et spes</i></a>, 24: <i>AAS </i>58 (1966), 1045.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn53" href="#_ftnref53" class=" cleaner">[53]</a> <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html"><i>Ibid</i></a> <i>.</i>, 22: <i>AAS </i>58 (1966), 1042.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn54" href="#_ftnref54" class=" cleaner">[54]</a> Cfr Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, <a href="https://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html"><i>Compendio della Dottrina sociale della Chiesa</i></a>, <i></i>38.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn55" href="#_ftnref55" class=" cleaner">[55]</a> S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_04031979_redemptor-hominis.html"><i>Redemptor hominis</i></a> (4 marzo 1979), 14: <i>AAS</i> 71 (1979), 284.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn56" href="#_ftnref56" class=" cleaner">[56]</a> <i></i>Cfr Benedetto&nbsp;XVI, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate.html"><i>Caritas in veritate</i></a> (29 giugno 2009), 11: <i>AAS </i>101 (2009), 647-648.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn57" href="#_ftnref57" class=" cleaner">[57]</a> S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_06081993_veritatis-splendor.html"><i>Veritatis splendor</i></a>&nbsp;(6 agosto 1993), 31: <i>AAS</i> 85 (1993), 1159.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn58" href="#_ftnref58" class=" cleaner">[58]</a> CfrConc. Ecum. Vat. II, Cost. past. <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html"><i>Gaudium et spes</i></a>, 26: <i>AAS</i> 58 (1966), 1046-1047.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn59" href="#_ftnref59" class=" cleaner">[59]</a> Cfr S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html"><i>Centesimus annus</i></a>&nbsp;(1&deg; maggio 1991), 11: <i>AAS</i> 83 (1991), 806-807.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn60" href="#_ftnref60" class=" cleaner">[60]</a>&nbsp;Cfr&nbsp;Dicastero per la Dottrina della Fede, Dich. <a href="https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_ddf_doc_20240402_dignitas-infinita_it.html"><i>Dignitas infinita</i></a> (2 aprile 2024), 7: <i>AAS</i> 116 (2024), 592-593.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn61" href="#_ftnref61" class=" cleaner">[61]</a> Cfr <a href="https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_ddf_doc_20240402_dignitas-infinita_it.html"><i>ibid</i></a> <i>.</i>, 8: <i>AAS</i> 116 (2024), 593-594.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn62" href="#_ftnref62" class=" cleaner">[62]</a> <a href="https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_ddf_doc_20240402_dignitas-infinita_it.html"><i>Ibid</i></a> <i>.</i>, 1: <i>AAS</i> 116 (2024), 589-590.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn63" href="#_ftnref63" class=" cleaner">[63]</a> Cfr S. Giovanni Paolo II, <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/angelus/1980/documents/hf_jp-ii_ang_19801116.html">&nbsp;<i>Angelus con i disabili nella Cattedrale di Osnabr&uuml;ck</i></a> (16 novembre 1980): <i>Insegnamenti di Giovanni Paolo II</i>, vol. III/2, Citt&agrave; del Vaticano 1980, 1232.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn64" href="#_ftnref64" class=" cleaner">[64]</a> Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, <a href="https://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html"><i>Compendio della Dottrina sociale della Chiesa</i></a>,&nbsp;152.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn65" href="#_ftnref65" class=" cleaner">[65]</a> Cfr S. Giovanni Paolo II, <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1995/october/documents/hf_jp-ii_spe_05101995_address-to-uno.html"><i>Discorso alla 50&ordf; Assemblea Generale delle Nazioni Unite</i></a>&nbsp;(5 ottobre 1995), 2: <i>Insegnamenti di Giovanni Paolo II</i>, vol. XVIII/2, Citt&agrave; del Vaticano 1998, 731.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn66" href="#_ftnref66" class=" cleaner">[66]</a> Id., <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1979/october/documents/hf_jp-ii_spe_19791002_general-assembly-onu.html"><i>Discorso alla 34&ordf; Assemblea Generale delle Nazioni Unite</i></a>&nbsp;(2 ottobre 1979), 7: <i>AAS</i> 71 (1979), 1148.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn67" href="#_ftnref67" class=" cleaner">[67]</a> Id., <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/messages/peace/documents/hf_jp-ii_mes_14121998_xxxii-world-day-for-peace.html"><i>Messaggio per la XXXII Giornata Mondiale della Pace</i></a> (1&deg; gennaio 1999), 3: <i>AAS</i> 91 (1999), 379.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn68" href="#_ftnref68" class=" cleaner">[68]</a> Cfr&nbsp;S. Giovanni XXIII, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/john-xxiii/it/encyclicals/documents/hf_j-xxiii_enc_11041963_pacem.html"><i>Pacem in terris</i></a>&nbsp;(11 aprile 1963) 5: <i>AAS</i> 55 (1963), 259.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn69" href="#_ftnref69" class=" cleaner">[69]</a> S. Paolo VI, <i>Messaggio alla Conferenza Internazionale sui Diritti dell’Uomo</i>&nbsp;(15 aprile 1968): <i>AAS</i> 60 (1968), 285.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn70" href="#_ftnref70" class=" cleaner">[70]</a> Cfr S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_25031995_evangelium-vitae.html"><i>Evangelium vitae</i></a>&nbsp;(25 marzo 1995), 2: <i>AAS</i> 87 (1995), 402.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn71" href="#_ftnref71" class=" cleaner">[71]</a> Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html"><i>Gaudium et spes</i></a> <i>,</i>&nbsp;27: <i>AAS</i> 58 (1966), 1047-1048; S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_06081993_veritatis-splendor.html"><i>Veritatis splendor</i></a>&nbsp;(6 agosto 1993), 80: <i>AAS</i> 85 (1993), 1197-1198; Id., Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_25031995_evangelium-vitae.html"><i>Evangelium vitae</i></a>&nbsp;(25 marzo 1995), 7-28: <i>AAS</i> 87 (1995), 408-427.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn72" href="#_ftnref72" class=" cleaner">[72]</a> Francesco, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html"><i>Fratelli tutti</i></a> (3 ottobre 2020), 208: <i>AAS</i> 112 (2020), 1043.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn73" href="#_ftnref73" class=" cleaner">[73]</a>&nbsp;Cfr <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html#209"><i>ibid</i></a> <i>.</i>, 209: <i>AAS</i>&nbsp;112 (2020), 1043-1044.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn74" href="#_ftnref74" class=" cleaner">[74]</a> <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html#23"><i>Ibid</i></a> <i>.</i>, 23: <i>AAS</i>&nbsp;112 (2020), 977. <b></b>Cfr Id., Esort. ap. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html"><i>Evangelii gaudium</i></a>&nbsp;(24 novembre 2013), 212:&nbsp; <i>AAS</i>&nbsp;105 (2013), 1108.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn75" href="#_ftnref75" class=" cleaner">[75]</a> Benedetto XVI, Esort. ap. <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/apost_exhortations/documents/hf_ben-xvi_exh_20070222_sacramentum-caritatis.html"><i>Sacramentum caritatis</i></a>&nbsp;(22 febbraio 2007), 83: <i>AAS</i> 99 (2007), 169.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn76" href="#_ftnref76" class=" cleaner">[76]</a> Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html"><i>Gaudium et spes</i></a> <i>,</i>&nbsp;26: <i>AAS</i> 58 (1966), 1046-1047.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn77" href="#_ftnref77" class=" cleaner">[77]</a> Cfr&nbsp;Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, <a href="https://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html"><i>Compendio della Dottrina sociale della Chiesa</i></a>,&nbsp;164.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn78" href="#_ftnref78" class=" cleaner">[78]</a> Francesco, Esort. ap. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html"><i>Evangelii gaudium</i></a> (24 novembre 2013), 235: <i>AAS</i> 105 (2013), 1115.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn79" href="#_ftnref79" class=" cleaner">[79]</a> Id., Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html"><i>Fratelli tutti</i></a>&nbsp;(3 ottobre 2020), 105: <i>AAS</i> 112 (2020), 1005.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn80" href="#_ftnref80" class=" cleaner">[80]</a> S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis.html"><i>Sollicitudo rei socialis</i></a>&nbsp;(30 dicembre 1987), 38: <i>AAS</i> 80 (1988), 564.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn81" href="#_ftnref81" class=" cleaner">[81]</a>&nbsp;Francesco, Esort. ap. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html"><i>Evangelii gaudium</i></a> (24 novembre 2013), 220: <i>AAS</i> 105 (2013), 1110.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn82" href="#_ftnref82" class=" cleaner">[82]</a> Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, <a href="https://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html"><i>Compendio della Dottrina sociale della Chiesa</i></a>, 169.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn83" href="#_ftnref83" class=" cleaner">[83]</a> Francesco, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html"><i>Fratelli tutti</i></a>&nbsp;(3 ottobre 2020), 16: <i>AAS</i> 112 (2020), 974.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn84" href="#_ftnref84" class=" cleaner">[84]</a> Cfr&nbsp;S. Giovanni Paolo II, <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1995/october/documents/hf_jp-ii_spe_05101995_address-to-uno.html"><i>Discorso alla 50&ordf; Assemblea Generale delle Nazioni Unite</i></a>&nbsp;(5 ottobre 1995), 8: <i>Insegnamenti di Giovanni Paolo II</i>, vol. XVIII/2, 735.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn85" href="#_ftnref85" class=" cleaner">[85]</a> Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, <a href="https://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html"><i>Compendio della Dottrina sociale della Chiesa</i></a>, 171.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn86" href="#_ftnref86" class=" cleaner">[86]</a> S. Giovanni Paolo II, Lett. enc.&nbsp; <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html"><i>Centesimus annus</i></a>&nbsp;(1&deg; maggio 1991), 31: <i>AAS</i> 83 (1991), 831.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn87" href="#_ftnref87" class=" cleaner">[87]</a> Id., <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1980/documents/hf_jp-ii_hom_19800707_recife-brazil.html"><i>Omelia durante la Messa celebrata per gli agricoltori a Recife</i></a>&nbsp;(7 luglio 1980), 4: <i>AAS</i> 72 (1980), 926.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn88" href="#_ftnref88" class=" cleaner">[88]</a> Id., Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html"><i>Laborem exercens</i></a>&nbsp;(14 settembre 1981), 19: <i>AAS</i> 73 (1981), 626.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn89" href="#_ftnref89" class=" cleaner">[89]</a> Francesco, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html"><i>Laudato si’</i></a> (24 maggio 2015), 93: <i>AAS</i> 107 (2015), 884; cfr&nbsp;Id., Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html"><i>Fratelli tutti</i></a>&nbsp;(3 ottobre 2020), 120: <i>AAS</i> 112 (2020), 1010.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn90" href="#_ftnref90" class=" cleaner">[90]</a> Id., Esort. ap. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html"><i>Evangelii gaudium</i></a> (24 novembre 2013), 189: <i>AAS</i> 105 (2013), 1099.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn91" href="#_ftnref91" class=" cleaner">[91]</a> Cfr Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, <a href="https://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html"><i>Compendio della Dottrina sociale della Chiesa</i></a>, 187.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn92" href="#_ftnref92" class=" cleaner">[92]</a> Cfr Leone XIII, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum.html"><i>Rerum novarum</i></a> (15 maggio 1891), 26: <i>ASS </i>23 (1890-1891), 656.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn93" href="#_ftnref93" class=" cleaner">[93]</a> Cfr S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html"><i>Centesimus annus</i></a> (1&deg; maggio 1991), 11: <i>AAS </i>83 (1991), 806-807.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn94" href="#_ftnref94" class=" cleaner">[94]</a> Cfr <i>&nbsp;</i> <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html"><i>ibid</i></a> <i>.</i></p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn95" href="#_ftnref95" class=" cleaner">[95]</a> Cfr <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html"><i>ibid</i></a> <i>.</i>, 48: <i>AAS </i>83 (1991), 852-854.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn96" href="#_ftnref96" class=" cleaner">[96]</a> Cfr Francesco, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html"><i>Fratelli tutti</i></a>&nbsp;(3 ottobre 2020), 169: <i>AAS </i>112 (2020), 1028.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn97" href="#_ftnref97" class=" cleaner">[97]</a> Cfr <i></i> <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html#168"><i>ibid</i></a> <i>.</i>, 168: <i>AAS </i>112 (2020), 1027-1028.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn98" href="#_ftnref98" class=" cleaner">[98]</a> Cfr S. Paolo VI, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/encyclicals/documents/hf_p-vi_enc_26031967_populorum.html"><i>Populorum progressio</i></a>&nbsp;(26 marzo 1967), 17: <i>AAS</i> 59 (1967), 265-266.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn99" href="#_ftnref99" class=" cleaner"></a>[98] Francesco, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html"><i>Fratelli tutti</i></a>&nbsp;(3 ottobre 2020), 32 e 54: <i>AAS </i>112 (2020), 980 e 988.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn100" href="#_ftnref100" class=" cleaner">[100]</a>&nbsp;Cfr Benedetto XVI, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate.html"><i>Caritas in veritate</i></a> (29 giugno 2009), 58: <i>AAS </i>101 (2009), 693-694.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn101" href="#_ftnref101" class=" cleaner">[101]</a> Francesco, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html"><i>Fratelli tutti</i></a>&nbsp;(3 ottobre 2020), 116: <i>AAS </i>112 (2020), 1009.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn102" href="#_ftnref102" class=" cleaner">[102]</a> S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis.html"><i>Sollicitudo rei socialis</i></a> (30 dicembre 1987), 38: <i>AAS</i> 80 (1988), 564.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn103" href="#_ftnref103" class=" cleaner">[103]</a> Francesco, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html"><i>Fratelli tutti</i></a>&nbsp;(3 ottobre 2020), 116: <i>AAS </i>112 (2020), 1009.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn104" href="#_ftnref104" class=" cleaner">[104]</a> Cfr Benedetto XVI, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate.html"><i>Caritas in veritate</i></a>&nbsp;(29 giugno 2009), 48: <i>AAS</i> 101 (2009), 685.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn105" href="#_ftnref105" class=" cleaner">[105]</a> Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html"><i>Gaudium et spes</i></a>, 25: <i>AAS</i> 58 (1966), 1045-1046.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn106" href="#_ftnref106" class=" cleaner">[106]</a> Cfr S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis.html"><i>Sollicitudo rei socialis</i></a>&nbsp;(30 dicembre 1987), 42: <i>AAS</i>&nbsp;80 (1988), 572-574.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn107" href="#_ftnref107" class=" cleaner">[107]</a> Francesco, Esort. ap. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html"><i>Evangelii gaudium</i></a>&nbsp;(24 novembre 2013), 53: <i>AAS</i>&nbsp;105 (2013), 1042.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn108" href="#_ftnref108" class=" cleaner">[108]</a> Cfr S. Giovanni Paolo II, Lett. enc <i>.</i> <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis.html"><i>Sollicitudo rei socialis</i></a>&nbsp;(30 dicembre 1987), 36-37: <i>AAS</i>&nbsp;80 (1988), 561-564.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn109" href="#_ftnref109" class=" cleaner">[109]</a> Francesco, <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/migration/documents/20240524-world-migrants-day-2024.html"><i>Messaggio per la CX Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato</i></a>&nbsp;(29 settembre 2024): <i>AAS</i> 116 (2024), 735.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn110" href="#_ftnref110" class=" cleaner">[110]</a> S. Paolo VI, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/encyclicals/documents/hf_p-vi_enc_26031967_populorum.html"><i>Populorum progressio</i></a>&nbsp;(26 marzo 1967), 14: <i>AAS</i> 59 (1967), 264.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn111" href="#_ftnref111" class=" cleaner">[111]</a> Cfr <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/encyclicals/documents/hf_p-vi_enc_26031967_populorum.html"><i>ibid</i></a>., 17: <i>AAS</i> 59 (1967), 265-266; Francesco, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html"><i>Fratelli tutti</i></a>&nbsp;(3 ottobre 2020), 125-127: <i>AAS</i> 112 (2020), 1012-1013.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn112" href="#_ftnref112" class=" cleaner">[112]</a> Cfr&nbsp;S. Paolo VI, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/encyclicals/documents/hf_p-vi_enc_26031967_populorum.html"><i>Populorum progressio</i></a>&nbsp;(26 marzo 1967), 14: <i>AAS</i> 59 (1967), 264; Benedetto XVI, <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2007/january/documents/hf_ben-xvi_spe_20070108_diplomatic-corps.html"><i>Discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede</i></a> (8 gennaio 2007): <i>AAS</i> 99 (2007), 73; Francesco, <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2017/february/documents/papa-francesco_20170215_popoli-indigeni.html"><i>Discorso ai Rappresentanti di popoli indigeni in occasione della XL sessione del Consiglio dei Governatori del Fondo internazionale per lo Sviluppo Agricolo</i></a>&nbsp;(15 febbraio 2017): <i>AAS</i> 109 (2017), 244-245.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn113" href="#_ftnref113" class=" cleaner">[113]</a> <a href="https://www.synod.va/content/dam/synod/news/2024-10-26_final-document/ITA---Documento-finale.pdf"><i>Documento Finale della Seconda Sessione della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi</i></a>&nbsp;(26 ottobre 2024), 17.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn114" href="#_ftnref114" class=" cleaner">[114]</a> Cfr <i></i> <a href="https://www.synod.va/content/dam/synod/news/2024-10-26_final-document/ITA---Documento-finale.pdf"><i>ibid</i></a> <i>.</i>, 11.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn115" href="#_ftnref115" class=" cleaner">[115]</a>&nbsp;Cfr <i></i> <a href="https://www.synod.va/content/dam/synod/news/2024-10-26_final-document/ITA---Documento-finale.pdf"><i>ibid</i></a> <i>.</i>, 103-108.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn116" href="#_ftnref116" class=" cleaner">[116]</a> Cfr <a href="https://www.synod.va/content/dam/synod/news/2024-10-26_final-document/ITA---Documento-finale.pdf"><i>ibid</i></a> <i>.</i>, 100-101.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn117" href="#_ftnref117" class=" cleaner">[117]</a> Cfr Francesco, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html"><i>Fratelli tutti</i></a>&nbsp;(3 ottobre 2020), 94: <i>AAS</i> 112 (2020), 1001.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn118" href="#_ftnref118" class=" cleaner">[118]</a> Cfr Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, <a href="https://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html"><i>Compendio della Dottrina sociale della Chiesa</i></a>, 53.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn119" href="#_ftnref119" class=" cleaner">[119]</a> Cfr Francesco, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html"><i>Laudato si’</i></a>&nbsp;(24 maggio 2015), 106-109: <i>AAS</i> 107 (2015), 889-891.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn120" href="#_ftnref120" class=" cleaner">[120]</a> R. Guardini, <i>Das Ende der Neuzeit</i>, W&uuml;rzburg 1951, 89.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn121" href="#_ftnref121" class=" cleaner">[121]</a> S. Paolo VI, <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/speeches/1970/documents/hf_p-vi_spe_19701116_xxv-istituzione-fao.html">&nbsp;<i>Discorso in occasione del XXV anniversario della FAO</i></a>&nbsp;(16 novembre 1970): <i>AAS</i> 62 (1970), 833.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn122" href="#_ftnref122" class=" cleaner">[122]</a> Cfr Francesco, <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2019/november/documents/papa-francesco_20191111_consiglio-capitalismo-inclusivo.html"><i>Discorso al Consiglio per un capitalismo inclusivo</i></a>&nbsp;(11 novembre 2019): <i>L’Osservatore Romano</i>, 11-12 novembre 2019, 8.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn123" href="#_ftnref123" class=" cleaner">[123]</a> Cfr Dicastero per la Dottrina della Fede – Dicastero per la Cultura e l’Educazione, Nota <a href="https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_ddf_doc_20250128_antiqua-et-nova_it.html"><i>Antiqua et nova</i></a>&nbsp;(14 gennaio 2025): <i>AAS</i> 117 (2025), 159-210; <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/peace/documents/20231208-messaggio-57giornatamondiale-pace2024.html">Francesco, <i>Messaggio per la LVII Giornata Mondiale della Pace</i></a> (8 dicembre 2023): <i>AAS</i> 116 (2024), 54-64; Id., <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/communications/documents/20240124-messaggio-comunicazioni-sociali.html"><i>Messaggio per la LVIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali</i></a>&nbsp;(24 gennaio 2024): <i>AAS</i> 116 (2024), 261-266; Id., <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2024/june/documents/20240614-g7-intelligenza-artificiale.html"><i>Discorso alla Sessione del G7 sull’intelligenza artificiale. “Uno strumento affascinante e tremendo”</i></a>&nbsp;(14 giugno 2024): <i>AAS</i> 116 (2024), 866-875;&nbsp;Commissione Teologica Internazionale, <a href="https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/cti_documents/rc_cti_doc_20260304_quo-vadis-humanits_it.html"><i>Quo vadis, humanitas? Pensare l’antropologia cristiana di fronte ad alcuni scenari sul futuro dell’umano</i></a>&nbsp;(9 febbraio 2026); <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/communications/documents/20260124-messaggio-comunicazioni-sociali.html"><i>Messaggio per la LX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali</i></a>&nbsp;(24 gennaio 2026): <i>L’Osservatore Romano</i>, 24 gennaio 2026, 2-3.</p> 
<p class="MsoNormal">[ <a name="_ftn124" href="#_ftnref124" class=" cleaner"></a>124]&nbsp;Cfr Dicastero per la Dottrina della Fede – Dicastero per la Cultura e l’Educazione, Nota <a href="https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_ddf_doc_20250128_antiqua-et-nova_it.html"><i>Antiqua et nova</i></a>&nbsp;(14 gennaio 2025), 96: <i>AAS</i> 117 (2025), 201.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn125" href="#_ftnref125" class=" cleaner">[125]</a> Francesco, <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2023/march/documents/20230327-minerva-dialogues.html"><i>Discorso ai partecipanti all’incontro dei “Minerva Dialogues” promosso dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione</i></a>&nbsp;(27 marzo 2023): <i>AAS </i>115 (2023), 465.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn126" href="#_ftnref126" class=" cleaner">[126]</a> Cfr Dicastero per la Dottrina della Fede – Dicastero per la Cultura e l’Educazione, Nota <a href="https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_ddf_doc_20250128_antiqua-et-nova_it.html"><i>Antiqua et nova</i></a>&nbsp;(14 gennaio 2025), 41: <i>AAS</i> 117 (2025), 178.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn127" href="#_ftnref127" class=" cleaner">[127]</a> Cfr <a href="https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_ddf_doc_20250128_antiqua-et-nova_it.html"><i>ibid</i></a> <i>.</i>, 44-45: <i>AAS</i> 117 (2025), 179-180.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn128" href="#_ftnref128" class=" cleaner">[128]</a> Cfr S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. <a href="http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/es/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html"><i>Centesimus annus</i></a>&nbsp;(1&deg; maggio 1991), 40: <i>AAS </i>83 (1991), 843.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn129" href="#_ftnref129" class=" cleaner">[129]</a> Cfr Commissione Teologica Internazionale, <a href="https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/cti_documents/rc_cti_doc_20260304_quo-vadis-humanits_it.html"><i>Quo vadis, humanitas? Pensare l’antropologia cristiana di fronte ad alcuni scenari sul futuro dell’umano</i></a>&nbsp;(9 febbraio 2026), 63.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn130" href="#_ftnref130" class=" cleaner">[130]</a> Cfr S. Paolo VI, <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/speeches/1970/documents/hf_p-vi_spe_19701116_xxv-istituzione-fao.html"><i>Discorso in occasione del XXV anniversario della FAO</i></a>&nbsp;(16 novembre 1970): <i>AAS</i> 62 (1970), 833.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn131" href="#_ftnref131" class=" cleaner">[131]</a>&nbsp;Commissione Teologica Internazionale, <a href="https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/cti_documents/rc_cti_doc_20260304_quo-vadis-humanits_it.html"><i>Quo vadis, humanitas? Pensare l’antropologia cristiana di fronte ad alcuni scenari sul futuro dell’umano</i></a>&nbsp;(9 febbraio 2026), 3.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn132" href="#_ftnref132" class=" cleaner">[132]</a> &laquo;Se il cuore &egrave; svalutato, si svaluta anche ci&ograve; che significa parlare dal cuore, agire con il cuore, maturare e curare il cuore. Quando non viene apprezzato lo specifico del cuore, perdiamo le risposte che l’intelligenza da sola non pu&ograve; dare, perdiamo l’incontro con gli altri, perdiamo la poesia. E perdiamo la storia e le nostre storie, perch&eacute; la vera avventura personale &egrave; quella che si costruisce a partire dal cuore. Alla fine della vita conter&agrave; solo questo&raquo;:&nbsp;Francesco, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/20241024-enciclica-dilexit-nos.html"><i>Dilexit nos</i></a>&nbsp;(24 ottobre 2024), 11: <i>AAS</i> 116 (2024), 1372.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn133" href="#_ftnref133" class=" cleaner">[133]</a> V. Frankl, <i>Man’s Search for Meaning. An Introduction to Logotherapy</i>, Boston 1963, 213.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn134" href="#_ftnref134" class=" cleaner">[134]</a>&nbsp;S. Tommaso d’Aquino, <i>Summa Theologiae</i>, I-II, q. 112, a. 1, co.; q. 114, a. 5, co.: ed. Leonina, VII, Roma 1892, 323 e 349.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn135" href="#_ftnref135" class=" cleaner">[135]</a> Cfr <i>ibid.</i>, q. 114, a. 1, co.: ed. Leonina, VII, 344.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn136" href="#_ftnref136" class=" cleaner">[136]</a> Cfr&nbsp;Id., <i>Super Boetium De Trinitate</i>, q. 1, a. 2, ad 3: ed. Leonina, L, Roma 1992, 96; <i>Summa Theologiae</i>, I, q. 7, a. 1, ad 3: ed. Leonina, IV, Roma 1888, 72.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn137" href="#_ftnref137" class=" cleaner">[137]</a> Francesco, Esort. ap. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html"><i>Evangelii gaudium</i></a>&nbsp;(24 novembre 2013), 8: <i>AAS</i> 105 (2013), 1022.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn138" href="#_ftnref138" class=" cleaner">[138]</a> S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_04031979_redemptor-hominis.html"><i>Redemptor hominis</i></a>&nbsp;(4 marzo 1979), 15: <i>AAS</i> 71 (1979), 286-287.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn139" href="#_ftnref139" class=" cleaner">[139]</a> S. Agostino, <i>De civitate Dei</i>, XIV, 28: <i>CCSL</i> 48, Turnhout 1955, 451.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn140" href="#_ftnref140" class=" cleaner">[140]</a> Benedetto XVI, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate.html"><i>Caritas in veritate</i></a>&nbsp;(29 giugno 2009), 34: <i>AAS</i> 101 (2009), 668-669.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn141" href="#_ftnref141" class=" cleaner">[141]</a> S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_06081993_veritatis-splendor.html"><i>Veritatis splendor</i></a> (6 agosto 1993), 32: <i>AAS</i> 85 (1993), 1159.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn142" href="#_ftnref142" class=" cleaner">[142]</a>&nbsp;Francesco, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html"><i>Fratelli tutti</i></a>&nbsp;(3 ottobre 2020), 207: <i>AAS </i>112 (2020), 1043.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn143" href="#_ftnref143" class=" cleaner">[143]</a> H. Arendt, <i>The Origins of Totalitarianism</i>, III, New York 1962, 474.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn144" href="#_ftnref144" class=" cleaner">[144]</a> <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/may/documents/20250512-media.html"><i>Discorso agli operatori della comunicazion e</i></a>(12 maggio 2025): <i>AAS</i>&nbsp;117 (2025), 681-682.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn145" href="#_ftnref145" class=" cleaner">[145]</a> Benedetto XVI, <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/messages/communications/documents/hf_ben-xvi_mes_20130124_47th-world-communications-day.html"><i>Messaggio per la XLVII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali</i></a> (24 gennaio 2013): <i>AAS</i> 105 (2013), 183.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn146" href="#_ftnref146" class=" cleaner">[146]</a> Francesco, <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2021/november/documents/20211113-onoreficenze-giornalisti.html"><i>Discorso in occasione del conferimento delle insegne dell’Ordine Piano al Sig. Philip Pullella e alla Sig.ra Valentina Alazraki</i></a>&nbsp;(13 novembre 2021): <i>L’Osservatore Romano</i>, 13 novembre 2021, 12.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn147" href="#_ftnref147" class=" cleaner">[147]</a> Cfr Platone, <i>Lettera VII</i>, 344b-c: ed. Souilh&eacute;, XIII/1, Paris 1931 ( <i>CUF, S&eacute;rie grecque</i> 63), 54.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn148" href="#_ftnref148" class=" cleaner">[148]</a> Cfr <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/november/documents/20251113-fondazione-infanzia-adolescenza.html"><i>Discorso ai partecipanti al Convegno “The Dignity of Children and Adolescents in the Age of Artificial Intelligence”</i></a>&nbsp;(13 novembre 2025): <i>L’Osservatore Romano</i>, 13 novembre 2025, 3.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn149" href="#_ftnref149" class=" cleaner">[149]</a> Cfr <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/november/documents/20251107-rcs-academy.html"><i>Discorso ai membri dell’Advisory Board della RCS Academy</i></a>&nbsp;(7 novembre 2025): <i>L’Osservatore Romano</i>, 7 novembre 2025, 4.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn150" href="#_ftnref150" class=" cleaner">[150]</a> S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html"><i>Laborem exercens</i></a>&nbsp;(14 settembre 1981), 3: <i>AAS</i> 73 (1981), 584.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn151" href="#_ftnref151" class=" cleaner">[151]</a> Cfr&nbsp;Francesco, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html"><i>Laudato si’</i></a> (24 maggio 2015), 128: <i>AAS </i>107 (2015), 898.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn152" href="#_ftnref152" class=" cleaner">[152]</a> Dicastero per la Dottrina della Fede – Dicastero per la Cultura e l’Educazione, Nota <a href="https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_ddf_doc_20250128_antiqua-et-nova_it.html"><i>Antiqua et nova</i></a> (14 gennaio 2025), 67: <i>AAS </i>117 (2025), 188-189.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn153" href="#_ftnref153" class=" cleaner">[153]</a> <i></i>Cfr&nbsp;S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html"><i>Laborem exercens</i></a>&nbsp;(14 settembre 1981), 18: <i>AAS </i>73 (1981), 622-625.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn154" href="#_ftnref154" class=" cleaner">[154]</a> Cfr&nbsp;Francesco, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html"><i>Laudato si’</i></a>&nbsp;(24 maggio 2015), 109: <i>AAS </i>107 (2015), 891.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn155" href="#_ftnref155" class=" cleaner">[155]</a>Cfr&nbsp;Benedetto XVI, Lett. enc. <a href="http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate.html"><i>Caritas in veritate</i></a>&nbsp;(29 giugno 2009), 32: <i>AAS </i>101 (2009), 666.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn156" href="#_ftnref156" class=" cleaner">[156]</a> Cfr&nbsp;Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, <a href="http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_sp.html"><i>Compendio della Dottrina sociale della Chiesa</i></a>, 268.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn157" href="#_ftnref157" class=" cleaner">[157]</a> Cfr&nbsp;Benedetto XVI, Lett. enc. <a href="http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate.html"><i>Caritas in veritate</i></a>&nbsp;(29 giugno 2009), 64: <i>AAS </i>101 (2009), 698.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn158" href="#_ftnref158" class=" cleaner">[158]</a>&nbsp;Cfr&nbsp;Francesco, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html"><i>Laudato si’</i></a> (24 maggio 2015), 129: <i>AAS</i> 107 (2015), 899.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn159" href="#_ftnref159" class=" cleaner">[159]</a> Cfr <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html"><i>ibid</i></a> <i>.</i></p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn160" href="#_ftnref160" class=" cleaner">[160]</a> Cfr&nbsp;Id., Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/es/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html"><i>Fratelli tutti</i></a>&nbsp;(3 ottobre 2020), 108: <i>AAS </i>112 (2020), 1006.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn161" href="#_ftnref161" class=" cleaner">[161]</a> Cfr Congregazione per la dottrina della fede – Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, <a href="https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20180106_oeconomicae-et-pecuniariae_it.html"><i>Oeconomicae et pecuniariae quaestiones. Considerazioni per un discernimento etico circa alcuni aspetti dell’attuale sistema economico-finanziario</i></a>&nbsp;(6 gennaio 2018), 6: <i>AAS</i> 110 (2018), 772.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn162" href="#_ftnref162" class=" cleaner">[162]</a> <i>&nbsp;</i>Francesco, <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2019/february/documents/papa-francesco_20190214_fao.html"><i>Saluto al personale del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD)</i></a>&nbsp;(14 febbraio 2019): <i>AAS</i> 111 (2019), 309. Cfr&nbsp;Benedetto XVI, Lett. enc. <a href="http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate.html"><i>Caritas in veritate</i></a>&nbsp;(29 giugno 2009), 22: <i>AAS </i>101 (2009), 657.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn163" href="#_ftnref163" class=" cleaner">[163]</a> Cfr <i></i> <a href="http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate.html"><i>ibid</i></a> <i>.</i>, 36: <i>AAS </i>101 (2009), 671-672.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn164" href="#_ftnref164" class=" cleaner">[164]</a> Cfr Francesco, Esort. ap. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html"><i>Evangelii gaudium</i></a> (24 novembre 2013), 204: <i>AAS </i>105 (2013), 1105-1106.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn165" href="#_ftnref165" class=" cleaner">[165]</a> Cfr S. Paolo VI, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/encyclicals/documents/hf_p-vi_enc_26031967_populorum.html"><i>Populorum progressio</i></a> (26 marzo 1967), 87: <i>AAS </i>59 (1967), 299.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn166" href="#_ftnref166" class=" cleaner">[166]</a> Cfr S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. <a href="http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/es/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html"><i>Centesimus annus</i></a>&nbsp;(1&deg; maggio 1991), 39: <i>AAS </i>83 (1991), 841.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn167" href="#_ftnref167" class=" cleaner">[167]</a>&nbsp;Cfr&nbsp;Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, <a href="http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_sp.html"><i>Compendio della Dottrina sociale della Chiesa</i></a>, 211.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn168" href="#_ftnref168" class=" cleaner">[168]</a> Cfr&nbsp;S. Giovanni Paolo II, Lett. <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/es/letters/1994/documents/hf_jp-ii_let_02021994_families.html"><i>Gratissimam sane</i></a>&nbsp;(2 febbraio 1994), 17: <i>AAS </i>86 (1994), 903-906.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn169" href="#_ftnref169" class=" cleaner">[169]</a> Cfr Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti, <i>Sons and Daughters of the Light. A Pastoral Plan for Ministry with Young Adults</i> (12 novembre 1996), Washington D.C. 1996, I, 3.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn170" href="#_ftnref170" class=" cleaner">[170]</a> Cfr Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, <a href="http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_sp.html"><i>Compendio della Dottrina sociale della Chiesa</i></a>, 290.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn171" href="#_ftnref171" class=" cleaner">[171]</a> Cfr <a href="http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_sp.html"><i>ibid</i></a> <i>.</i>, 214.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn172" href="#_ftnref172" class=" cleaner">[172]</a> Cfr&nbsp;Francesco, <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/peace/documents/papa-francesco_20131208_messaggio-xlvii-giornata-mondiale-pace-2014.html"><i>Messaggio per la celebrazione della XLVIII Giornata Mondiale della Pace</i></a>&nbsp;(8 dicembre 2014), 4: <i>AAS</i> 107 (2015), 70-71.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn173" href="#_ftnref173" class=" cleaner">[173]</a> Cfr&nbsp;Commissione Teologica Internazionale, <a href="https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/cti_documents/rc_con_cfaith_doc_20000307_memory-reconc-itc_it.html"><i>Memoria e riconciliazione: la Chiesa e le colpe del passato</i></a>, Citt&agrave; del Vaticano 2000, 5.3.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn174" href="#_ftnref174" class=" cleaner">[174]</a> Cos&igrave; nelle Bolle <i>Sicut dudum</i> (13 gennaio 1435) e <i>Etsi suscepti</i> (9 gennaio 1442) di Eugenio IV e nelle Bolle <i>Dum diversas</i> (18 giugno 1452) e <i>Romanus Pontifex</i> (8 gennaio 1455) di Niccol&ograve; V. Le pressioni politiche e, talvolta, anche quelle economiche sopraffecero le esigenze evangeliche. L’evangelizzazione venne cos&igrave; frequentemente piegata o fraintesa secondo le ingerenze dei poteri temporali, relativizzando l’incompatibilit&agrave; della schiavit&ugrave; con la coscienza cristiana.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn175" href="#_ftnref175" class=" cleaner">[175]</a> Cfr Leone XIII, Lett. Enc. <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_05051888_in-plurimis.html"><i>In plurimis</i></a>&nbsp;(5 maggio 1888): <i>Acta Leonis XIII</i>, VIII, Roma 1889, 169-192. Si consideri che ancora nel 1866 il Sant’Uffizio distingueva tra aspetti immorali e morali della servit&ugrave;, senza condannarla pienamente: Roma, Archivio del Dicastero per la Dottrina della Fede, <i>Istr. 1293</i>: <i>Istruzione del S. Offizio sopra diversi dubbi di Monsignor Massaia Vicario Apostolico nel paese dei Galla</i>, aprile 1866, risposta al quesito n. 15.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn176" href="#_ftnref176" class=" cleaner">[176]</a> Cfr S. Giovanni Paolo II, Bolla <a href="https://www.vatican.va/jubilee_2000/docs/documents/hf_jp-ii_doc_30111998_bolla-jubilee_it.html"><i>Incarnationis mysterium</i></a>&nbsp;(29 novembre 1998), 11: <i>AAS</i>&nbsp;91 (1999), 139-141.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn177" href="#_ftnref177" class=" cleaner">[177]</a> Cfr&nbsp;S. Paolo VI, <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/angelus/1970/documents/hf_p-vi_reg_19700517.html"><i>Regina caeli</i></a>&nbsp;(17 maggio 1970): <i>Insegnamenti di Paolo VI</i>, VIII, Citt&agrave; del Vaticano 1971, 506.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn178" href="#_ftnref178" class=" cleaner">[178]</a> Cfr&nbsp;Francesco, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html"><i>Fratelli tutti</i></a> (3 ottobre 2020), 183: <i>AAS </i>112 (2020), 1033-1034.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn179" href="#_ftnref179" class=" cleaner">[179]</a> Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_sp.html"><i>Gaudium et spes</i></a>, 26: <i>AAS </i>58 (1966), 1046-1047.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn180" href="#_ftnref180" class=" cleaner">[180]</a> S. Paolo VI, <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/speeches/1965/documents/hf_p-vi_spe_19651004_united-nations.html"><i>Discorso alla 20&ordf; Assemblea Generale delle Nazioni Unit e</i></a>(4 ottobre 1965): <i>AAS</i> 57 (1965), 881.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn181" href="#_ftnref181" class=" cleaner">[181]</a> Organizzazione delle Nazioni Unite, <i>Carta delle Nazioni Unite</i> (26 giugno 1945), Preambolo.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn182" href="#_ftnref182" class=" cleaner">[182]</a> Cfr Francesco, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html"><i>Fratelli tutti</i></a> (3 ottobre 2020), 258: <i>AAS </i>112 (2020), 1061: &laquo;Di fatto, negli ultimi decenni tutte le guerre hanno preteso di avere una “giustificazione”. Il&nbsp; <i>Catechismo della Chiesa Cattolica</i>&nbsp;parla della possibilit&agrave; di una legittima <i>difesa</i> mediante la forza militare, con il presupposto di dimostrare che vi siano alcune “rigorose condizioni di legittimit&agrave; morale”.&nbsp;Tuttavia si cade facilmente in un’interpretazione troppo larga di questo possibile diritto. Cos&igrave; si vogliono giustificare indebitamente anche attacchi “preventivi” o azioni belliche che difficilmente non trascinano “mali e disordini pi&ugrave; gravi del male da eliminare”&raquo;; cfr <a href="https://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c2a5_it.htm#III. La difesa della pace"><i>Catechismo della Chiesa Cattolica</i>, 2309</a>.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn183" href="#_ftnref183" class=" cleaner">[183]</a> Cfr&nbsp;Dicastero per la Dottrina della Fede – Dicastero per la Cultura e l’Educazione, Nota <a href="https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_ddf_doc_20250128_antiqua-et-nova_it.html"><i>Antiqua et nova</i></a>(14 gennaio 2025), 99: <i>AAS</i> 117 (2025), 202-203.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn184" href="#_ftnref184" class=" cleaner">[184]</a> Cfr <a href="https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_ddf_doc_20250128_antiqua-et-nova_it.html"><i>ibid</i></a> <i>.</i>, 103: <i>AAS</i> 117 (2025), 204.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn185" href="#_ftnref185" class=" cleaner">[185]</a> Cfr <i></i> <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/june/documents/20250626-roaco.html"><i>Udienza ai partecipanti all’Assemblea Plenaria della Riunione delle Opere per l’Aiuto alle Chiese Orientali (ROACO)</i></a> (26 giugno 2025): <i>AAS</i> 117 (2025), 847-849.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn186" href="#_ftnref186" class=" cleaner">[186]</a>Cfr&nbsp;Francesco, <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/peace/documents/papa-francesco_20181208_messaggio-52giornatamondiale-pace2019.html"><i>Messaggio per la LIII Giornata Mondiale della Pace</i></a>&nbsp;(8 dicembre 2019): <i>AAS</i> 112 (2020), 54-61.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn187" href="#_ftnref187" class=" cleaner">[187]</a> J.R.R. Tolkien, <i>The Lord of the Rings. Part III: The Return of the King</i>, New York 1965, 190.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn188" href="#_ftnref188" class=" cleaner">[188]</a> <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/may/documents/20250512-media.html"><i>Discorso agli operatori della comunicazione</i></a>&nbsp;(12 maggio 2025): <i>AAS</i> 117 (2025), 682.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn189" href="#_ftnref189" class=" cleaner">[189]</a> <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/may/documents/20250512-media.html"><i>Ibid</i></a> <i>.</i></p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn190" href="#_ftnref190" class=" cleaner">[190]</a>&nbsp;S. Giovanni Paolo II, <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/messages/peace/documents/hf_jp-ii_mes_08121997_xxxi-world-day-for-peace.html"><i>Messaggio per la XXXI Giornata Mondiale della Pace</i></a>&nbsp;(1&deg; gennaio 1998), 1: <i>AAS</i> 90 (1998), 147.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn191" href="#_ftnref191" class=" cleaner">[191]</a>S. Agostino, <i>Enarrationes in Psalmos</i>, 84, 12: <i>CCSL</i> 39, Turnhout 1956, 1172-1173.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn192" href="#_ftnref192" class=" cleaner">[192]</a>&nbsp;Cfr&nbsp;Francesco, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/20241024-enciclica-dilexit-nos.html"><i>Dilexit nos</i></a> (24 ottobre 2024), 22: <i>AAS </i>116 (2024), 1375-1376.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn193" href="#_ftnref193" class=" cleaner">[193]</a>&nbsp;Cfr&nbsp;Id., Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html"><i>Fratelli tutti</i></a> (3 ottobre 2020), 115: <i>AAS </i>112 (2020), 1008-1009.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn194" href="#_ftnref194" class=" cleaner">[194]</a>&nbsp;Cfr <i></i> <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html"><i>ibid</i></a> <i>.</i>, 261: <i>AAS </i>112 (2020), 1062.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn195" href="#_ftnref195" class=" cleaner">[195]</a> Cfr&nbsp;S. Paolo VI, <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/speeches/1965/documents/hf_p-vi_spe_19651004_united-nations.html"><i>Discorso alla 20&ordf; Assemblea Generale delle Nazioni Unite</i></a> (4 ottobre 1965): <i>AAS</i> 57 (1965), 878-879.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn196" href="#_ftnref196" class=" cleaner">[196]</a> Cfr&nbsp;Pio XII, <a href="https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/speeches/1939/documents/hf_p-xii_spe_19390824_ora-grave.html"><i>Radiomessaggio “Un’ora grave”</i></a> (24 agosto 1939): <i>AAS </i>31 (1939), 334.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn197" href="#_ftnref197" class=" cleaner">[197]</a> G. La Pira, <i>Riflessioni sul Concilio</i>. Discorso del Sindaco di Firenze Prof. Giorgio La Pira alle &laquo;Guides de France&raquo; (Roma, 4 settembre 1962), Firenze 1962, 6.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn198" href="#_ftnref198" class=" cleaner">[198]</a>&nbsp; <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/may/documents/20250514-giubileo-chiese-orientali.html"><i>Discorso ai partecipanti al Giubileo delle Chiese Orientali</i></a> (14 maggio 2025): <i>AAS </i>117 (2025), 686.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn199" href="#_ftnref199" class=" cleaner">[199]</a> Cfr Francesco, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html"><i>Fratelli tutti</i></a> (3 ottobre 2020), 271: <i>AAS</i> 112 (2020), 1066.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn200" href="#_ftnref200" class=" cleaner">[200]</a> Cfr Id., <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2016/september/documents/papa-francesco_20160920_assisi-preghiera-pace.html#Appello"><i>Appello di pace ad Assisi per la Giornata mondiale di preghiera per la pace. “Sete di pace. Religioni e culture in dialogo”</i></a> (20 settembre 2016): <i>AAS </i>108 (2016), 1124.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn201" href="#_ftnref201" class=" cleaner">[201]</a> Id., <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2025/january/documents/20250109-corpo-diplomatico.html"><i>Discorso di auguri per il nuovo anno al Corpo Diplomatico presso la Santa Sede</i></a>&nbsp;(9 gennaio 2025): <i>AAS </i>117 (2025), 110 <i>.</i></p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn202" href="#_ftnref202" class=" cleaner">[202]</a> Cfr&nbsp;Id., <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2013/june/documents/papa-francesco_20130620_38-sessione-fao.html"><i>Discorso ai partecipanti della XXXVIII sessione della FAO</i></a>&nbsp;( <i>20 giugno 2013): AAS 105 (2013), 616-617.</i></p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn203" href="#_ftnref203" class=" cleaner">[203]</a> <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/urbi/documents/20250508-prima-benedizione-urbietorbi.html"><i>Prima Benedizione “Urbi et Orbi”</i></a>(8 maggio 2025): <i>AAS </i>117 (2025), 660.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn204" href="#_ftnref204" class=" cleaner">[204]</a> <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/urbi/documents/20250508-prima-benedizione-urbietorbi.html"><i>Ibid</i></a>.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn205" href="#_ftnref205" class=" cleaner">[205]</a>&nbsp;Cfr <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2025/documents/20251231-te-deum.html"><i>Omelia ai Primi Vespri della Solennit&agrave; di Maria SS. Madre di Dio</i></a>&nbsp;(31 dicembre 2025): <i>L’Osservatore Romano</i>, 2 gennaio 2026, 1-2.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn206" href="#_ftnref206" class=" cleaner">[206]</a> Cfr <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2025/documents/20251225-messa-natale.html"><i>Omelia della Messa del giorno nella Solennit&agrave; del Natale del Signore</i></a>&nbsp;(25 dicembre 2025): <i>L’Osservatore Romano</i>, 27 dicembre 2025, 3.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn207" href="#_ftnref207" class=" cleaner">[207]</a> Cfr <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2025/documents/20251225-messa-natale.html"><i>ibid</i></a> <i>.</i></p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn208" href="#_ftnref208" class=" cleaner">[208]</a>&nbsp;Cfr <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260106-angelus.html"><i>Angelus nella Solennit&agrave; dell’Epifania</i></a>&nbsp;(6 gennaio 2026): <i>L’Osservatore Romano</i>, 7 gennaio 2026, 3.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn209" href="#_ftnref209" class=" cleaner">[209]</a> Cfr <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2025/documents/20251224-messa-notte-natale.html"><i>Omelia della Messa nella Notte</i>&nbsp;<i>nella Solennit&agrave; del Natale del Signore</i></a>&nbsp;(24 dicembre 2025): <i>L’Osservatore Romano</i>, 27 dicembre 2025, 2.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn210" href="#_ftnref210" class=" cleaner">[210]</a> P. de B&eacute;rulle, <i>Discours de l’&eacute;tat et des grandeurs de J&eacute;sus, Discours IV, Unit&eacute; de Dieu en l’incarnation</i>: <i>Œuvres compl&egrave;tes</i>, <i></i>Paris 1856, col. 218.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn211" href="#_ftnref211" class=" cleaner">[211]</a> <i>Ibid.</i></p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn212" href="#_ftnref212" class=" cleaner">[212]</a> Cfr <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/december/documents/20251205-conferenza.html"><i>Discorso alla Conferenza “Artificial Intelligence and Care of Our Common Home”</i></a>&nbsp;(5 dicembre 2025): <i>L’Osservatore Romano</i>, 5 dicembre 2025, 2.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn213" href="#_ftnref213" class=" cleaner">[213]</a> Benedetto XVI, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20051225_deus-caritas-est.html"><i>Deus caritas est</i></a>&nbsp;(25 dicembre 2005), 14: <i>AAS </i>98 (2006), 228.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn214" href="#_ftnref214" class=" cleaner">[214]</a> S. Agostino, <i>Sermones</i>, 272: <i>In die Pentecostes ad infantes de sacramento</i>: <i>PL</i> 38, Parigi 1865, col. 1247.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn215" href="#_ftnref215" class=" cleaner">[215]</a> Benedetto XVI, <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/homilies/2011/documents/hf_ben-xvi_hom_20110421_coena-domini.html"><i>Omelia nella Messa “Nella Cena del Signore”</i></a>&nbsp;(21 aprile 2011): <i>AAS </i>103 (2011), 321.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn216" href="#_ftnref216" class=" cleaner">[216]</a> <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/december/documents/20251222-curia-romana.html"><i>Discorso alla Curia Romana per gli auguri natalizi</i></a>&nbsp;(22 dicembre 2025): <i>L’Osservatore Romano</i>, 22 dicembre 2025, 6-7.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn217" href="#_ftnref217" class=" cleaner">[217]</a> Cfr <i>supra</i>, nn. 11-14.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn218" href="#_ftnref218" class=" cleaner">[218]</a> Cfr <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/november/documents/20251113-fondazione-infanzia-adolescenza.html"><i>Discorso al Convegno “The Dignity of Children and Adolescents in the Age of Artificial Intelligence”</i></a>&nbsp;(13 novembre 2025): <i>L’Osservatore Romano</i>, 13 novembre 2025, 3.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn219" href="#_ftnref219" class=" cleaner">[219]</a> Cfr&nbsp;Benedetto XVI, Lett. enc. <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate.html"><i>Caritas in veritate</i></a>&nbsp;(29 giugno 2009), 34: <i>AAS </i>101 (2009), 668-670.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn220" href="#_ftnref220" class=" cleaner">[220]</a> Francesco, Esort. ap. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/20231004-laudate-deum.html"><i>Laudate Deum</i></a>&nbsp;(4 ottobre 2023), 67: <i>AAS </i>115 (2023), 1059.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn221" href="#_ftnref221" class=" cleaner">[221]</a> Cfr <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260106-angelus.html"><i>Angelus nella Solennit&agrave; dell’Epifania</i></a>&nbsp;(6 gennaio 2026): <i>L’Osservatore Romano</i>, 7 gennaio 2026, 3.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn222" href="#_ftnref222" class=" cleaner">[222]</a> Benedetto&nbsp;XVI, <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/audiences/2006/documents/hf_ben-xvi_aud_20060215.html"><i>Udienza generale</i></a>&nbsp;(15 febbraio 2006): <i>L’Osservatore Romano</i>, 16 febbraio 2006, 4.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn223" href="#_ftnref223" class=" cleaner">[223]</a> <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/october/documents/20251011-veglia-di-preghiera.html"><i>Meditazione in occasione della Veglia di preghiera e del Rosario per la pace</i></a>&nbsp;(11 ottobre 2025): <i>L’Osservatore Romano</i>, 13 ottobre 2025, 2.</p> 
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn224" href="#_ftnref224" class=" cleaner">[224]</a> S. Paolo VI, <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/homilies/1970/documents/hf_p-vi_hom_19700424.html"><i>Omelia al Santuario mariano di Nostra Signora di Bonaria</i></a>&nbsp;(24 aprile 1970): <i>AAS </i>62 (1970), 301.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Partecipanti alla Conferenza Interparlamentare sulla lotta alla Criminalità Organizzata nella Regione OSCE (15 maggio 2026)]]></title><pubDate>Fri, 15 May 2026 09:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260515-conferenza-lotta-criminalita.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260515-conferenza-lotta-criminalita.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 15 May 2026 16:46:28 +0200 --> <p><i>Onorevoli Parlamentari,<br /> Rappresentanti degli Stati partecipanti dell’Organizzazione&nbsp;per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa,<br /> Signor Ambasciatore<br /> Signore e Signori,</i></p> 
<p>con profonda speranza e sollecitudine pastorale, vi saluto mentre vi riunite per la Seconda Conferenza internazionale sulla lotta alle droghe e alla criminalit&agrave; organizzata nella regione Osce, dedicata alla seria e urgente lotta contro la piaga delle droghe illecite. La vostra presenza, proveniente da molti degli Stati partecipanti all’Osce, da Vancouver a Vladivostok, &egrave; una testimonianza di determinazione collettiva ad affrontare un fenomeno che sostiene reti criminali e mette in pericolo il futuro stesso delle nostre societ&agrave;.</p> 
<p>La Santa Sede &egrave; fermamente convinta che lo Stato di diritto, la prevenzione della criminalit&agrave; e la giustizia penale debbano progredire insieme in unit&agrave;. Di fatto l’implementazione autentica dello Stato di diritto continua a essere indispensabile per lo sviluppo umano integrale. Nessuna societ&agrave; veramente giusta pu&ograve; durare se non &egrave; la legge — e non la volont&agrave; arbitraria degli individui — a rimanere sovrana (cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html#b)%20Istituzioni%20e%20democrazia">Compendio della Dottrina sociale della Chiesa</a></i>, n. 408), mentre nessuna persona o gruppo, indipendentemente dal potere o dallo status, pu&ograve; mai rivendicare il diritto di violare la dignit&agrave; e i diritti altrui o delle loro comunit&agrave;. Pertanto, la prevenzione e la risposta alle attivit&agrave; criminali sono strettamente collegate con il rispetto e la tutela dei diritti universali dell’uomo. Ci&ograve; richiede non solo gli sforzi delle forze dell’ordine, ma anche l’impegno della societ&agrave; in generale, a livello sia nazionale sia internazionale.</p> 
<p>A tale riguardo, la Santa Sede sostiene appieno ogni iniziativa che cerchi di istituire un sistema di giustizia penale efficace, giusto, umano e credibile, capace di prevenire e contrastare la produzione e il traffico di droghe illecite. Riconoscendo che la vera giustizia non pu&ograve; accontentarsi della sola punizione, tali sforzi devono anche adottare approcci improntati alla perseveranza e alla misericordia, volti alla rieducazione e al pieno reinserimento dei trasgressori nel tessuto sociale. Lo stesso rispetto per l’inerente dignit&agrave; di ogni persona, anche di coloro che hanno commesso reati, preclude il ricorso alla pena di morte, alla tortura e a ogni forma di punizione crudele o degradante.</p> 
<p>Occorrono programmi comprensivi per andare incontro a quanti sono resi schiavi dalla dipendenza, offrendo loro cure mediche, sostegno psicologico e riabilitazione continuativa. Questo approccio multidisciplinare deve considerare la persona umana nella sua interezza, superando sia le misure puramente repressive sia le soluzioni permissive, che non riescono a liberare gli individui dalle catene della dipendenza. In tal modo, possono riscoprire e vivere di nuovo la pienezza della loro dignit&agrave; donata da Dio.</p> 
<p>Inoltre, vorrei sottolineare che l’educazione &egrave; fondamentale per la prevenzione. Forma le basi dello sviluppo umano integrale e fornisce ai bambini e ai giovani i mezzi per riconoscere la devastazione profonda prodotta dalle droghe. Nel nostro tempo, in cui i social media tanto spesso diffondono una pericolosa disinformazione che banalizza questi rischi, l’educazione deve iniziare nella famiglia ed essere rafforzata a scuola, fornendo conoscenze scientifiche accurate sugli effetti disastrosi delle sostanze stupefacenti sul cervello, sul corpo, sul comportamento personale e sul bene comune della comunit&agrave;.</p> 
<p>Prevenire e contrastare la criminalit&agrave; organizzata &egrave; fondamentale per costruire societ&agrave; sicure, giuste e stabili. In quest’ottica, desidero rendere omaggio a tutti gli agenti delle forze dell’ordine e ai membri della magistratura che hanno sacrificato la propria vita o hanno subito ferite nell’adempimento coraggioso dei propri doveri. La loro testimonianza deve suscitare in noi sentimenti di gratitudine, responsabilit&agrave; e rinnovata determinazione.</p> 
<p>La Chiesa cattolica, attraverso le sue numerose istituzioni nel mondo, e attingendo alla sua lunga esperienza nell’accompagnamento di persone affette da dipendenze, &egrave; pronta ad approfondire ulteriormente il suo vincolo di feconda cooperazione con la societ&agrave; civile. Insieme, in uno spirito di mutuo rispetto e di responsabilit&agrave; condivisa, possiamo promuovere politiche che servano veramente il bene comune e l’inalienabile dignit&agrave; di ogni essere umano.</p> 
<p>Possa questa conferenza dare frutti abbondanti e duraturi in strategie di cooperazione transnazionale, prevenzione efficace e speranza autentica. Su tutti voi, sulle vostre deliberazioni e sui popoli che rappresentate invoco le abbondanti benedizioni di Dio di saggezza, speranza e pace duratura. Grazie.</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>____________________</p> 
<p><i>L'Osservatore Romano</i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 109, venerd&igrave; 15 maggio 2026, p. 5.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Videomessaggio del Santo Padre per "Thy Kingdom come 2026" (14 maggio 2026)]]></title><pubDate>Thu, 14 May 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260514-videomessaggio-kingdom-come.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260514-videomessaggio-kingdom-come.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 15 May 2026 16:59:26 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>sono lieto di salutare tutti voi che partecipate all’evento ecumenico di preghiera “Thy Kingdom Come” di quest’anno e vi assicuro della mia vicinanza spirituale.</p> 
<p>Ogni anno, durante il tempo di Avvento, i cristiani si rivolgono a Dio con le parole &laquo;Vieni Emmanuele&raquo;. Con grande urgenza chiediamo che si adempia la profezia di Isaia: la nascita dell’Emmanuele, il cui nome significa Dio &egrave; con noi. Durante quel tempo, nei nostri inni e nei nostri canti natalizi ripetiamo questa invocazione con sempre maggiore urgenza, &laquo;Vieni, Dio-con-noi&raquo;, poich&eacute; desideriamo la sua presenza. Desideriamo che ci salvi dai nostri peccati, dalla nostra stoltezza e da tutto ci&ograve; che potrebbe farci del male. Desideriamo che sani ci&ograve; che &egrave; spezzato in noi e ci&ograve; che &egrave; spezzato nel nostro mondo. Anche se sappiamo che Dio &egrave; onnipotente e trascendente, siamo comunque abbastanza audaci da chiedergli di essere davvero con noi: non lontano, ma vicino. Siamo abbastanza audaci di gridare con il profeta: &laquo;Oh, squarciassi tu i cieli e scendessi!&raquo; (<i>Is </i>64, 1).</p> 
<p>Anche se &egrave; vero che a volte inciampiamo e ci dimentichiamo di Dio e del bisogno che abbiamo di lui, nel profondo del nostro essere sappiamo che solo lui pu&ograve; appagare i nostri desideri pi&ugrave; profondi e la nostra irrequietezza interiore. Forse l’espressione pi&ugrave; bella di tutto questo la si pu&ograve; trovare negli scritti di sant’Agostino: &laquo;ci hai fatti per te, e il nostro cuore non ha posa finch&eacute; non riposa in te&raquo; (<i>Le Confessioni</i>, I, I, 1). In Ges&ugrave;, Dio si &egrave; davvero avvicinato. Si &egrave; rivelato a noi nella carne, e per mezzo del suo Spirito Santo &egrave; con noi adesso.</p> 
<p>Ora, in queste settimane del tempo pasquale, cantiamo in modo particolare &laquo;Alleluia&raquo;, poich&eacute; rendiamo lode e grazie per la risurrezione del Signore dai morti. &Egrave; ancora Dio-con-noi! Al tempo stesso, apprendiamo dai Vangeli che anche le persone pi&ugrave; vicine a Ges&ugrave; non lo riconobbero sempre nei giorni successivi alla sua risurrezione. Perfino Maria Maddalena all’inizio pens&ograve; che il Signore risorto fosse un giardiniere. Tuttavia, anche se non veniva subito riconosciuto, era davvero presente. E Ges&ugrave; &egrave; ancora presente, perch&eacute; quando &egrave; ritornato al fianco del Padre non ci ha lasciati orfani (cfr. <i>Gv </i>14, 18). Egli rimane con noi attraverso il dono dello Spirito Santo, e lo incontriamo in una variet&agrave; di modi, perch&eacute; &egrave; sempre davvero presente nella Chiesa.</p> 
<p>Cari amici, Cristo per noi &egrave; tutto! In lui troviamo la pienezza di vita e il suo senso. Non &egrave; qualcosa che possiamo tacere. &Egrave; una cosa che va annunciata audacemente (cfr. <i>Mt </i>10, 27), poich&eacute; &egrave;, di fatto, Buona Novella e deve essere condivisa. Dio &egrave; con noi, e noi che lo abbiamo incontrato siamo chiamati a parlare di lui agli altri. Questi giorni della novena “Thy Kingdom Come” sono un tempo particolarmente opportuno per farlo e per pregare affinch&eacute; anche altri vengano a incontrare l’amore salvifico e liberatore di Dio rivelato in Ges&ugrave;.</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, vorrei concludere condividendo con voi alcune parole dell’omelia che ho pronunciato la sera di Pasqua nella basilica di San Pietro: &laquo;l’incontro che vogliamo testimoniare, con le parole della fede e con le opere della carit&agrave;, cantando con la vita l’Alleluia che proclamiamo con le labbra (cfr. S. Agostino, <i>Sermo </i>256, 1). Come le donne, corse a dare l’annuncio ai fratelli, noi pure vogliamo partire, [...] per portare a tutti la buona notizia che Ges&ugrave; &egrave; risorto e che con la sua forza, risorti con Lui, anche noi possiamo dar vita a un mondo nuovo, di pace, di unit&agrave;, come “moltitudine di uomini e insieme [...] un uomo solo, poich&eacute;, pur essendo molti i cristiani, uno solo &egrave; il Cristo (S. Agostino, <i>Enarrationes in Psalmos</i>, 127, 3)”&raquo;.</p> 
<p>Con queste riflessioni, volentieri invoco su di voi tutte le abbondanti benedizioni di Dio.</p> 
<p>E che la benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo, discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>____________________</p> 
<p><i>L'Osservatore Romano</i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 109, venerd&igrave; 15 maggio 2026, p. 6.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Visita Pastorale all’Università Sapienza di Roma: Incontro con Docenti e Studenti (14 maggio 2026)]]></title><pubDate>Thu, 14 May 2026 11:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260514-visita-pastorale-sapienza.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260514-visita-pastorale-sapienza.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 15 May 2026 08:43:09 +0200 --> <p><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260514-visita-pastorale-sapienza.html#saluto">Saluto a braccio nella Cappella Universitaria</a></b></p> 
<p><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260514-visita-pastorale-sapienza.html#dirigendosi">Parole di saluto agli studenti presenti nel Piazzale centrale dell’Ateneo</a></b></p> 
<p><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260514-visita-pastorale-sapienza.html#discorso">Discorso del Santo Padre</a></b></p> 
<p><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260514-visita-pastorale-sapienza.html#salutofinale">Saluto finale a braccio davanti al Rettorato</a></b></p> 
<p><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260514-visita-pastorale-sapienza.html#familiari">Saluto a braccio del Papa ai familiari dei dipendenti</a></b></p> 
<p>__________________________________________</p> 
<p><b><a name="saluto"></a>Saluto a braccio nella Cappella Universitaria</b></p> 
<p>Buongiorno! Un saluto a tutti, alla Rettrice, a Sua Eminenza, ai Vescovi Ausiliari, a tutti voi studenti, ai professori!</p> 
<p>Ho voluto cominciare questa visita stamattina qui nella Cappella, in questa bella chiesa, punto di incontro con il Signore. Perch&eacute; innanzitutto questa mia visita stamattina &egrave; una visita pastorale: conoscere un po’ l’Universit&agrave;, conoscere voi, poter salutare e condividere un breve momento nella fede. Chi ricerca, chi studia, chi cerca la verit&agrave;, alla fine cerca Dio, incontrer&agrave; Dio, trover&agrave; Dio precisamente nella bellezza della creazione, in tante forme in cui Dio ha voluto mettere la sua impronta, in tutto quello che siamo noi, soprattutto come figli e &nbsp;figlie di Dio, creature fatte a sua immagine, ma anche nella sua creazione.</p> 
<p>Allora &egrave; un bel momento oggi condividere un po’ con la comunit&agrave; universitaria, in questo centro di studio…, credo che sia il pi&ugrave; grande in tutta Europa. E allora veramente &egrave; una benedizione, un dono di Dio, trovarci qui e vivere questo momento, sapendo che &egrave; Dio che ci ha chiamati, &egrave; Dio che ha dato questa meravigliosa creazione per tutti noi. Vi auguro non solo una buona giornata, ma un buono studio, e che questo tempo che vivete voi in questa Universit&agrave; sia davvero per tutti voi un incontro con Dio e con la bellezza della vita.</p> 
<p>Adesso do la benedizione a voi, poi continuiamo un po’ la visita in altri luoghi dell’Universit&agrave;.</p> 
<p>[Benedizione]</p> 
<p>Bene, buona giornata, grazie a voi! Grazie per l’accoglienza!</p> 
<p>_________</p> 
<p><i><a name="dirigendosi"></a><b>Dirigendosi verso il Rettorato dell’Universit&agrave;, il Santo Padre rivolge alcune parole di saluto agli studenti presenti nel Piazzale centrale dell’Ateneo:</b></i></p> 
<p>Buongiorno a tutti! Bene, grazie per l’accoglienza! Sono molto contento di essere qui stamattina con voi, potrete seguire tutto l’incontro attraverso gli schermi. E spero che sia un momento di grazia, un momento di gioia per tutta la comunit&agrave; della Sapienza. Auguri a voi e ci vediamo dopo!</p> 
<p>_________</p> 
<p><b><a name="discorso"></a>Discorso del Santo Padre</b></p> 
<p><i>Magnifica Rettrice,<br /> Autorit&agrave; politiche e civili,<br /> illustri docenti, ricercatori e personale tecnico amministrativo<br /> e, soprattutto, cari studenti e studentesse!</i></p> 
<p>Ho accolto con grande gioia l’invito a incontrare la comunit&agrave; universitaria della Sapienza – Universit&agrave; di Roma. La vostra Universit&agrave; si caratterizza come polo d’eccellenza in diverse discipline e, al contempo, per il suo impegno in favore del diritto allo studio, anche di chi ha minori disponibilit&agrave; economiche, delle persone con disabilit&agrave;, dei detenuti e di chi &egrave; fuggito da zone di guerra. Ad esempio, apprezzo molto che la Diocesi di Roma e la Sapienza abbiano firmato una convenzione per l’apertura di un corridoio umanitario universitario dalla striscia di Gaza. &Egrave; dunque importante per me, che sono Vescovo di Roma da poco pi&ugrave; di un anno, potervi incontrare. Con cuore di pastore vorrei rivolgermi dapprima agli studenti e poi ai docenti.</p> 
<p>I viali della citt&agrave; universitaria, che ho percorso per arrivare qui, sono attraversati quotidianamente da tanti giovani, abitati da sentimenti contrastanti. Vi immagino a volte spensierati, lieti della vostra stessa giovinezza che, anche in un mondo travagliato e segnato da terribili ingiustizie, vi consente di sentire che il futuro &egrave; ancora da scrivere e che nessuno ve lo pu&ograve; rubare. Allora, gli studi che fate, le amicizie che sorgono in questi anni e l’incontro con diversi maestri del pensiero sono promessa di ci&ograve; che pu&ograve; cambiare in meglio noi stessi, prima ancora che la realt&agrave; attorno a noi. Quando il desiderio di verit&agrave; si fa ricerca, la nostra audacia nello studio testimonia la speranza di un mondo nuovo.</p> 
<p>Sapete che sono legato spiritualmente a Sant’Agostino, che fu un giovane inquieto: fece anche gravi errori, ma nulla and&ograve; perduto della sua passione per la bellezza e la sapienza. A questo proposito, mi ha fatto piacere ricevere da parte vostra un gran numero di domande: centinaia! Ovviamente non &egrave; possibile rispondere a tutte, ma le tengo presenti, augurando a ciascuno di cercare pi&ugrave; occasioni per dialogare. Anche per questo esistono nell’universit&agrave; le cappellanie, dove la fede incontra le vostre domande.</p> 
<p>Dell’inquietudine esiste per&ograve; anche un volto triste: non dobbiamo nasconderci che molti giovani stanno male. Per tutti ci sono stagioni difficili; qualcuno per&ograve; pu&ograve; avere l’impressione che non finiscano mai. Oggi questo dipende sempre pi&ugrave; dal ricatto delle aspettative e dalla pressione delle prestazioni. &Egrave; la menzogna pervasiva di un sistema distorto, che riduce le persone a numeri esasperando la competitivit&agrave; e abbandonandoci a spirali d’ansia. Proprio questo malessere spirituale di molti giovani ci ricorda che non siamo la somma di quel che abbiamo, n&eacute; una materia casualmente assemblata di un cosmo muto. Noi siamo un desiderio, non un algoritmo! Proprio questa nostra speciale dignit&agrave; mi porta a condividere con voi due domande.</p> 
<p>A voi giovani questo malessere chiede: “Chi sei?” Essere noi stessi, infatti, &egrave; l’impegno caratteristico della vita di ogni uomo e di ogni donna. “Chi sei?” &egrave; la domanda che ci facciamo l’un l’altro; la domanda, che silenziosamente poniamo a Dio; la domanda cui possiamo rispondere solo noi, per noi stessi, ma alla quale non possiamo mai rispondere da soli. Noi siamo i nostri legami, il nostro linguaggio, la nostra cultura: a maggior ragione, &egrave; vitale che gli anni dell’universit&agrave; siano il tempo dei grandi incontri.</p> 
<p>Perci&ograve;, a chi &egrave; pi&ugrave; adulto il malessere giovanile domanda: “Che mondo stiamo lasciando?”. Un mondo purtroppo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra. Si tratta di un inquinamento della ragione, che dal piano geopolitico invade ogni relazione sociale. La semplificazione che costruisce nemici va allora corretta, specie in universit&agrave;, con la cura per la complessit&agrave; e il saggio esercizio della memoria. In particolare, il dramma del Novecento non va dimenticato. Il grido “mai pi&ugrave; la guerra!” dei miei Predecessori, cos&igrave; consonante al ripudio della guerra sancito nella Costituzione Italiana, ci sprona a un’alleanza spirituale con il senso di giustizia che abita il cuore dei giovani, con la loro vocazione a non chiudersi tra ideologie e confini nazionali.</p> 
<p>Ad esempio, nell’ultimo anno la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, &egrave; stata enorme: non si chiami “difesa” un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce &eacute;lite cui nulla importa del bene comune. Occorre inoltre vigilare sullo sviluppo e l’applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile, affinch&eacute; non de-responsabilizzino le scelte umane e non peggiorino la tragicit&agrave; dei conflitti. Quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento. Lo studio, la ricerca, gli investimenti vadano nella direzione opposta: siano un radicale “s&igrave;” alla vita! S&igrave; alla vita innocente, s&igrave; alla vita giovane, s&igrave; alla vita dei popoli che invocano pace e giustizia!</p> 
<p>Un secondo fronte d’impegno comune riguarda l’ecologia. Come ci ha detto&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>&nbsp;nell’Enciclica&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html">Laudato si’</a></i>, &laquo;esiste un consenso scientifico molto consistente che indica che siamo in presenza di un preoccupante riscaldamento del sistema climatico&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html#23.">n. 23</a>). Da allora &egrave; trascorso oltre un decennio e, al di l&agrave; dei buoni propositi e di alcuni sforzi orientati in tale direzione, la situazione non sembra essere migliorata.</p> 
<p>In questo scenario incoraggio soprattutto voi, cari giovani, a non cedere alla rassegnazione, trasformando invece l’inquietudine in profezia. Specialmente chi crede sa che la storia non piomba senza scampo nelle mani della morte, ma &egrave; sempre custodita, qualsiasi cosa accada, da un Dio che crea vita dal nulla, che d&agrave; senza prendere, che condivide senza consumare. Oggi, proprio l’implosione di un paradigma possessivo e consumistico libera il campo al nuovo che gi&agrave; germoglia: studiate, coltivate, custodite la giustizia! Insieme a me e a tanti fratelli e sorelle, siate artigiani della pace vera: pace disarmata e disarmante, umile e perseverante, lavorando alla concordia tra i popoli e alla custodia della Terra.</p> 
<p>C’&egrave; bisogno di tutta la vostra intelligenza e audacia. Voi, infatti, potete aiutare chi vi ha preceduto a ristabilire un autentico orizzonte di senso, per non fermarci all’ennesima, rapida fotografia della situazione nella quale ci troviamo. Occorre passare dall’ermeneutica all’azione: cos&igrave; poco considerati da una societ&agrave; con sempre meno figli, testimoniate che l’umanit&agrave; &egrave; capace di futuro, quando lo costruisce con sapienza.</p> 
<p>La vostra Universit&agrave;, che porta un nome divino, &egrave; luogo di studio e sede di sperimentazione, che da secoli forma al pensiero critico. In particolare, voi docenti potete coltivare un proficuo contatto con le menti e i cuori dei giovani: si tratta di una responsabilit&agrave; esigente, certo, ma entusiasmante. &Egrave; di estrema importanza credere nei vostri studenti e nelle vostre studentesse. Perci&ograve;, domandatevi spesso: ho fiducia in loro?</p> 
<p>Insegnare &egrave; una forma di carit&agrave; quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare, un povero per la strada, una coscienza disperata. Si tratta di amare sempre e comunque la vita umana, di stimarne le possibilit&agrave;, cos&igrave; da parlare al cuore dei giovani, senza puntare solo alle loro cognizioni. Insegnare diventa allora testimoniare valori con la vita: &egrave; cura per la realt&agrave;, &egrave; senso di accoglienza verso ci&ograve; che non si comprende ancora, &egrave; dire la verit&agrave;. Che senso avrebbe d’altronde formare un ricercatore o professionista, che per&ograve; non coltiva la propria coscienza, il senso della giustizia e del rispetto per ci&ograve; che non si pu&ograve; n&eacute; si deve dominare? Il sapere, infatti, non serve solo a raggiungere scopi lavorativi, ma a discernere chi si &egrave;. Attraverso le lezioni, i tirocini, l’interazione con la citt&agrave;, le tesi, i dottorati, ogni studente pu&ograve; sempre trovare motivazioni nuove, mettendo ordine tra studio e vita, tra strumenti e fini.</p> 
<p>Carissimi, mentre vi incoraggio a questo esercizio quotidiano, la mia visita vuole essere segno di una nuova alleanza educativa tra la Chiesa che &egrave; in Roma e la vostra prestigiosa Universit&agrave;, che proprio in seno alla Chiesa &egrave; nata e cresciuta. Assicuro a tutti voi il ricordo nella preghiera, e di cuore invoco sull’intera comunit&agrave; della Sapienza la benedizione del Signore. Grazie!</p> 
<p>_________</p> 
<p><b><a name="salutofinale"></a>Saluto finale a braccio davanti al Rettorato</b></p> 
<p>Grazie, grazie a tutti! In quest’ultimo saluto, dopo la visita di stamattina, vorrei fare come un invito a tutti voi: collaboriamo insieme, siamo tutti costruttori di pace nel mondo, lavoriamo, studiamo, facciamo tutto, dai rapporti fra gli amici, le nostre parole, il nostro modo di pensare, per costruire la pace nel mondo. Abbiate sempre speranza nella possibilit&agrave; di costruire un mondo nuovo! Grazie per essere qui, e arrivederci!</p> 
<p>________________________</p> 
<p><b><a name="familiari"></a>Saluto a braccio del Papa ai familiari dei dipendenti</b></p> 
<p>Buongiorno a tutti! Un’autentica Universit&agrave;, che &egrave; l’Universit&agrave; delle persone, non &egrave; mai completa se non ci sono le famiglie, e tutte le persone che sono collaboratori della vita universitaria: professori, amministratori, dirigenti, ma anche le famiglie e le persone che fanno diversi servizi dentro la famiglia o la comunit&agrave; universitaria. Allora sono molto contento stamattina di salutare anche tutti voi, qui, che, immagino, siate una piccola presenza di tante famiglie che fanno parte di questa comunit&agrave; della “Sapienza”. Tanti auguri a tutti voi, una benedizione speciale! Grazie per essere qui, per questa accoglienza, sono molto contento di condividere questo momento.</p> 
<p><i>Benedizione</i></p> 
<p>Tanti auguri e grazie a voi! Tante grazie!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Udienza Generale del 13 maggio 2026 - I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione dogmatica Lumen gentium. 9. La Vergine Maria, modello della Chiesa]]></title><pubDate>Wed, 13 May 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260513-udienza-generale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260513-udienza-generale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 13 May 2026 12:48:26 +0200 --> <p><b>I Documenti del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>. II. Costituzione dogmatica <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>. 9. <i>La Vergine Maria, modello della Chiesa</i></b></p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!</i></p> 
<p>Il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a> ha voluto dedicare l’ultimo capitolo della Costituzione dogmatica sulla Chiesa alla Vergine Maria (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#52">Lumen gentium</a></i>, 52-69). Ella &laquo;&egrave; riconosciuta quale sovreminente e del tutto singolare membro della Chiesa, figura ed eccellentissimo modello per essa nella fede e nella carit&agrave;&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#53">n. 53</a>). Queste parole ci invitano a comprendere come in Maria, che sotto l’azione dello Spirito Santo ha accolto e generato il Figlio di Dio venuto nella carne, si possano riconoscere sia il <i>modello</i>, che il <i>membro</i> eccellente e la <i>madre</i> dell’intera comunit&agrave; ecclesiale.</p> 
<p>Lasciandosi plasmare dall’opera della Grazia, venuta a compiersi in Lei, e accogliendo il dono dell’Altissimo con la sua fede e il suo amore verginale, Maria &egrave; <i>modello </i>perfetto di ci&ograve; che la Chiesa tutta &egrave; chiamata ad essere, creatura della Parola del Signore e madre dei figli di Dio generati nella docilit&agrave; all’azione dello Spirito Santo. In quanto, poi, &egrave; la credente per antonomasia, in cui ci &egrave; offerta la forma perfetta dell’incondizionata apertura<b> </b>al mistero divino nella comunione del popolo santo di Dio, Maria &egrave; <i>membro</i> eccellente della comunit&agrave; ecclesiale. In quanto, infine, genera figli nel Figlio, amati nell’eterno Amato venuto fra noi, Maria &egrave; <i>madre</i> della Chiesa tutta, che a Lei pu&ograve; rivolgersi con confidenza filiale, nella certezza di essere ascoltata, custodita e amata.</p> 
<p>Si potrebbe esprimere l’insieme di queste caratteristiche della Vergine Maria parlando di Lei come della <i>donna icona del Mistero</i>. Con il termine<i> donna</i> si evidenzia la concretezza storica di questa giovane figlia d’Israele, cui &egrave; stato dato di vivere la straordinaria esperienza di diventare la madre del Messia. Con l’espressione <i>icona</i> si sottolinea che in Lei si realizza il duplice movimento di discesa e di ascesa: in Lei risplendono tanto l’elezione gratuita da parte di Dio, quanto il libero consenso della fede in Lui. Maria &egrave; pertanto la donna icona del <i>Mistero</i>, cio&egrave; del disegno divino di salvezza, celato un tempo e rivelato in pienezza in Ges&ugrave; Cristo.</p> 
<p>Il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio</a> ci ha lasciato un chiaro insegnamento sul posto singolare riservato alla Vergine Maria nell’opera della Redenzione (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#60">Lumen gentium</a>,</i> 60-62). Ha ricordato che unico Mediatore di salvezza &egrave; Ges&ugrave; Cristo (cfr <i>1 Tm</i> 2,5-6) e che la sua Madre Santissima &laquo;in nessun modo oscura o diminuisce questa unica mediazione di Cristo, ma ne mostra l’efficacia&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#60">LG</a></i>, 60). Al tempo stesso, &laquo;la beata Vergine, predestinata fino dall’eternit&agrave;, all’interno del disegno d’incarnazione del Verbo, per essere la madre di Dio, […] cooper&ograve; in modo tutto speciale all’opera del Salvatore, coll’obbedienza, la fede, la speranza e l’ardente carit&agrave;, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo ella &egrave; diventata per noi madre nell’ordine della grazia&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#61">ibid</a></i>., 61).</p> 
<p>Nella Vergine Maria viene a specchiarsi anche il mistero della Chiesa: in Lei il popolo di Dio trova rappresentati la sua origine, il suo modello e la sua patria. Nella Madre del Signore la Chiesa contempla il proprio mistero, non solo perch&eacute; vi ritrova il modello della fede verginale, della carit&agrave; materna e dell’alleanza sponsale, cui &egrave; chiamata, ma anche e soprattutto perch&eacute; riconosce in lei il proprio archetipo, la figura ideale di ci&ograve; che &egrave; chiamata ad essere.</p> 
<p>Come si pu&ograve; vedere, le riflessioni sulla Vergine Madre raccolte nella <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a> </i>ci insegnano ad amare la Chiesa e a servire in essa il compimento del Regno di Dio che viene e che pienamente si realizzer&agrave; nella gloria.</p> 
<p>Lasciamoci allora interpellare da tale sublime modello che &egrave; Maria, Vergine e Madre, e chiediamo a Lei di aiutarci con la sua intercessione a rispondere a quanto ci viene domandato attraverso il suo esempio: vivo con fede umile e attiva la mia appartenenza alla Chiesa? Vi riconosco la comunit&agrave; dell’alleanza che Dio mi ha donato per corrispondere al suo amore infinito? Mi sento parte viva della Chiesa, in obbedienza ai pastori dati da Dio? Guardo a Maria come modello, membro eccellente e madre della Chiesa, e chiedo a Lei di aiutarmi a essere discepolo fedele del suo Figlio?</p> 
<p>Sorelle e fratelli, lo Spirito Santo, disceso su Maria e invocato da noi con umilt&agrave; e fiducia, ci doni di vivere pienamente queste stupende realt&agrave;. E, dopo aver approfondito la Costituzione <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>, chiediamo alla Vergine di ottenerci questo dono: cresca in tutti noi l’amore per la Santa Madre Chiesa. Cos&igrave; sia!</p> 
<p>______________________________</p> 
<p><b>Saluti</b></p> 
<p>Je salue cordialement les fid&egrave;les de langue fran&ccedil;aise, en particulier les jeunes et les p&egrave;lerins venus de Belgique et de France. Demandons au Seigneur d’envoyer son Esprit-Saint sur chacun de nous, afin qu’il nous vivifie de plus en plus et nous rende conscient d’&ecirc;tre membre de l’&Eacute;glise, responsables de sa mission. Demandons-lui la gr&acirc;ce de d&eacute;ployer tous nos talents aux services de nos fr&egrave;res qui attendent de trouver en nous l’image de J&eacute;sus-Christ. Que Dieu vous b&eacute;nisse !</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i fedeli di lingua francese, in particolare i giovani e i pellegrini provenienti dal Belgio e dalla Francia. Chiediamo al Signore di mandare il suo Spirito Santo su ciascuno di noi, affinch&eacute; ci ravvivi sempre pi&ugrave; e ci renda consapevoli di essere membri della Chiesa, responsabili della sua missione. Chiediamogli la grazia di mettere tutti i nostri talenti al servizio dei nostri fratelli, che attendono di trovare in noi l’immagine di Ges&ugrave; Cristo. Dio vi benedica!</i>]</p> 
<p>I greet the English speaking pilgrims and visitors taking part in today’s audience, in particular the groups from England, Ireland, Tanzania, India, Indonesia, Canada and the United States of America. Today we remember the memorial of Our Lady of Fatima. On this day, forty-five years ago, an attempt was made on the life of Pope John Paul II, and for these reasons, I dedicated my catechesis today to the Blessed Virgin Mary. At the same time, we will soon celebrate the Lord’s Ascension, which marks the entrance of his humanity into heaven. As we await Jesus’ second coming in glory, may we, like the Apostles, entrust ourselves to the Blessed Virgin. Upon you and your families, I willingly invoke the joy and peace of Christ the Lord.&nbsp; God bless you!</p> 
<p>Liebe Br&uuml;der und Schwestern deutscher Sprache, Maria, die &raquo;Bild und Anfang der in der kommenden Weltzeit zu vollendenden Kirche ist&laquo; (<i>LG</i> 68), helfe uns, Christus und die Kirche immer mehr zu lieben und so der Vollendung des kommenden Reiches Gottes zu dienen. Heilige Maria, Mutter der Kirche, bitte f&uuml;r uns.</p> 
<p>[<i>Cari fratelli e sorelle di lingua tedesca, Maria &laquo;l’immagine e l’inizio della Chiesa che dovr&agrave; avere il suo compimento nell’et&agrave; futura&laquo; (LG 68), ci aiuti ad amare sempre pi&ugrave; Cristo e la Santa Chiesa e a servire in essa il compimento del Regno di Dio che verr&agrave;. Santa Maria, Madre della Chiesa, prega per noi</i>.]</p> 
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua espa&ntilde;ola. Pidamos a nuestra Madre Sant&iacute;sima que interceda por nosotros para que, como ella, vivamos con fe humilde, obediente y operante nuestra pertenencia a la Iglesia. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.</p> 
<p>我向讲中文的人们致以诚挚的问候。亲爱的弟兄姐妹们，我笃定献上我的祈祷，好使你们作为基督徒的信仰见证，能在天主恩宠的助佑下，始终结出丰硕的果实。我衷心地降福你们！</p> 
<p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, assicuro la mia preghiera affinch&egrave; la vostra testimonianza cristiana, sostenuta dalla grazia di Dio, sia sempre pi&ugrave; feconda. Vi benedico di cuore</i>.]</p> 
<p>Sa&uacute;do os fi&eacute;is de l&iacute;ngua portuguesa: Neste dia, festa lit&uacute;rgica da Virgem Santa Maria de F&aacute;tima, dirigimos o nosso olhar para o Santu&aacute;rio, onde Nossa Senhora entregou aos tr&ecirc;s Pastorinhos uma mensagem de paz. Naquele lugar, t&atilde;o querido a todos os crist&atilde;os, encontram-se hoje numerosos peregrinos, oriundos dos cinco Continentes: a sua presen&ccedil;a &eacute; sinal da necessidade de consola&ccedil;&atilde;o, unidade e esperan&ccedil;a dos homens do nosso tempo. Confiemos ao Imaculado Cora&ccedil;&atilde;o de Maria o clamor de paz e conc&oacute;rdia que se eleva de todas as partes do mundo, especialmente dos povos afligidos pela guerra. Para todos v&oacute;s, a minha b&ecirc;n&ccedil;&atilde;o!</p> 
<p>[<i>Saluto i fedeli di lingua portoghese. Oggi, festa liturgica della Beata Vergine Maria di Fatima, volgiamo lo sguardo al Santuario, dove la Madonna ha consegnato ai tre Pastorelli un messaggio di pace. In quel luogo, cos&igrave; caro alla cristianit&agrave;, si ritrovano oggi, provenienti dai cinque Continenti, numerosi pellegrini: la loro presenza &egrave; segno del bisogno di consolazione, di unit&agrave; e di speranza degli uomini del nostro tempo. Affidiamo al Cuore Immacolato di Maria il grido di pace e di concordia che sale da ogni parte del mondo, specialmente dai popoli afflitti dalla guerra. A tutti la mia benedizione!</i>]</p> 
<p style="text-align: right;"><span class="arabic">أُحَيِّي المُؤمِنِينَ النَّاطِقِينَ بِاللُّغَةِ العَرَبِيَّة. لِنُجَدِّدْ مَعًا قَولَنا ”نَعَم“ للهِ ولِمَشِيئَتِه، واثِقِين بِه، مِثلَ مَريَم، أنَّه سَيَمنَحُنا حياةً جَدِيدَة. باركَكُم الرّبُّ جَمِيعًا وحَماكُم دائِمًا مِن كُلِّ شَرّ!</span></p> 
<p>[<i>Saluto i fedeli di lingua araba. Rinnoviamo insieme il nostro ‘si’ al Signore e alla sua volont&agrave;, fidandoci di lui, come Maria, che ci doner&agrave; una nuova vita. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male!</i>]</p> 
<p>Serdecznie pozdrawiam Polak&oacute;w. W tych dniach dzieci w Polsce przystępują po raz pierwszy do sakramentu pojednania i do Pierwszej Komunii Świętej. Niech rodzice, katecheci i wychowawcy będą dla nich przykładem częstego korzystania z łask sakramentalnych. Polecajmy ich modlitwie, wzywając wstawiennictwa Maryi, Matki Kościoła, kt&oacute;rą czcicie śpiewem Litanii Loretańskiej. Wszystkich was błogosławię!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i polacchi. In questi giorni, in Polonia, i bambini si accostano per la prima volta al Sacramento della Riconciliazione e alla Prima Comunione. I genitori, i catechisti e gli educatori siano per loro un esempio nel ricorrere spesso alla grazia dei Sacramenti. Accompagniamoli con la preghiera, invocando l’intercessione di Maria, Madre della Chiesa, che venerate con il canto delle Litanie Lauretane. A tutti la mia benedizione!</i>]</p> 
<p style="text-align: center;">* * *</p> 
<p>Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i Membri del Comitato di Coordinamento della Commissione mista internazionale per il Dialogo Teologico tra la Chiesa Cattolica e le Chiese Ortodosse Orientali, presenti a Roma per il loro incontro di studio e programmazione, ed auspico che si possa continuare la strada iniziata pi&ugrave; di vent'anni fa. Saluto poi i fedeli dell’Arcidiocesi di Otranto, con l’Arcivescovo Mons. Francesco Neri; le parrocchie di San Giuseppe Moscati, in Triggiano e Santa Maria Assunta, in Sarconi; i militari del 232&deg; Reggimento Trasmissioni dell’Esercito Italiano e la Capitaneria di Porto di San Benedetto del Tronto, con l’Arcivescovo Mons. Gianpiero Palmieri.</p> 
<p>Il mio pensiero va infine ai giovani, ai malati e agli&nbsp;sposi novelli. Vi&nbsp;ringrazio per la vostra presenza e invoco su di voi e sui vostri familiari i doni dello Spirito Santo per un impegno cristiano sempre coerente nelle diverse chiamate e situazioni che la Provvidenza riserva a ciascuno. A tutti la mia benedizione!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Membri del Board Vatican Observatory Foundation (11 maggio 2026)]]></title><pubDate>Mon, 11 May 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260511-vof.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260511-vof.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 11 May 2026 16:11:09 +0200 --> <p>&nbsp;</p> 
<p>Nel nome del Padre&nbsp;e del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi.</p> 
<p><br /> <i>Eminenza,<br /> Presidente&nbsp;del Governatorato,<br /> Cari amici,<br /> Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>Sono profondamente grato di incontrarvi, membri della Vatican Observatory Foundation, e vi ringrazio per il vostro fedele e generoso sostegno al lavoro della Specola Vaticana, un’istituzione molto cara allo Stato della Citt&agrave; del Vaticano, al servizio della Santa Sede e della Chiesa universale.</p> 
<p>Centotrentacinque anni fa, il mio predecessore <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it.html">Papa Leone XIII</a> rifond&ograve; la Specola Vaticana, di modo che “tutti possano vedere chiaramente che la Chiesa e i suoi Pastori non sono contrari alla scienza vera e solida, sia essa umana o divina, ma che l’abbracciano, l’incoraggiano e la promuovono con la massima dedizione possibile” (cfr.&nbsp;<i>Ut mysticam</i>, 14 marzo 1891). A quel tempo, la scienza veniva sempre pi&ugrave; presentata come fonte di verit&agrave; in contrapposizione con la religione, quindi la Chiesa sentiva il bisogno urgente di contrastare la crescente percezione che fede e scienza fossero nemiche.</p> 
<p>Oggi, tuttavia, sia la scienza sia la religione affrontano una minaccia diversa e forse pi&ugrave; insidiosa: quella di quanti negano l’esistenza stessa della verit&agrave; oggettiva. Troppe persone nel nostro mondo rifiutano di riconoscere ci&ograve; che la scienza e la Chiesa insegnano chiaramente: che abbiamo la solenne responsabilit&agrave; di custodire il nostro pianeta e di garantire il benessere di coloro che lo abitano, specialmente i pi&ugrave; vulnerabili, la cui vita &egrave; messa a repentaglio dallo sfruttamento sconsiderato sia delle persone sia del mondo naturale. &Egrave; proprio per questo che l’adesione della Chiesa a una scienza rigorosa e onesta rimane non solo preziosa, ma anche essenziale.</p> 
<p>L’astronomia occupa un posto speciale in questa missione. La capacit&agrave; di guardare con stupore il sole, la luna e le stelle &egrave; un dono concesso a ogni essere umano, indipendentemente dalla sua condizione sociale o dalle circostanze. Suscita in noi sia soggezione sia un sano senso della misura. Contemplare il cielo ci invita a vedere le nostre paure e le nostre mancanze alla luce dell’immensit&agrave; di Dio. Il cielo notturno &egrave; un tesoro di bellezza aperto a tutti — poveri e ricchi — e in un mondo cos&igrave; dolorosamente diviso rimane una delle ultime fonti di gioia davvero universali.</p> 
<p>Purtroppo, anche questo dono ora &egrave; minacciato. Parafrasando <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it.html">Papa Benedetto</a>, abbiamo riempito i nostri cieli di una luce fatta dagli uomini che ci rende ciechi alle luci che Dio vi ha posto: un’immagine calzante, ha suggerito, del peccato stesso (cfr.&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/homilies/2012/documents/hf_ben-xvi_hom_20120407_veglia-pasquale.html">Omelia</a></i>, 7 aprile 2012).</p> 
<p>&Egrave; in questo contesto che esprimo la mia profonda gratitudine per il lavoro della Fondazione. Il vostro impegno consente agli scienziati del Vaticano di impegnarsi in modo costruttivo con il grande pubblico e con la comunit&agrave; scientifica mondiale. La vostra generosit&agrave; permette alla Specola Vaticana di condividere la meraviglia dell’astronomia con studenti di tutto il mondo e di proporre laboratori e scuole estive a quanti lavorano in scuole cattoliche e parrocchie. Ed &egrave;, in definitiva, la vostra dedizione a far s&igrave; che i telescopi e i laboratori dell’Osservatorio rimangano ci&ograve; che sono sempre stati destinati a essere: luoghi in cui s’incontra la gloria del creato di Dio con riverenza, con profondit&agrave; e gioia.</p> 
<p>Non dobbiamo mai perdere di vista la visione teologica che anima tutto ci&ograve;. La nostra &egrave; una religione dell’Incarnazione. La Scrittura ci insegna che sin dal principio Dio si &egrave; fatto conoscere attraverso le cose che ha creato (cfr.&nbsp;<i>Rm</i>&nbsp;1, 20), e che Dio ha tanto amato il suo creato da mandare suo Figlio perch&eacute; vi entrasse e lo salvasse (cfr.&nbsp;<i>Gv</i>&nbsp;3, 16). Non sorprende, quindi, che persone dalla fede profonda si sentano spinte a esplorare le origini e il funzionamento dell’universo. Il forte desiderio di comprendere il creato pi&ugrave; a fondo non &egrave; altro che il riflesso di quel desiderio inquieto di Dio che dimora nel profondo di ogni animo.</p> 
<p>Nell’esprimere ancora una volta la mia gratitudine per il vostro sostegno, invoco volentieri su di voi e sulle vostre famiglie le abbondanti benedizioni di Dio Onnipotente.</p> 
<p>Grazie!</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>____________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-05/quo-106/in-un-mondo-diviso-il-cielo-e-riflesso-di-dio-e-tesoro-di-bellez.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno&nbsp;CLXVI n. 107, luned&igrave; 11 maggio 2026, p. 2.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Partecipanti al Colloquio promosso dal Dicastero per il Dialogo Interreligioso e il Royal Institute for Inter-Faith Studies (11 maggio 2026)]]></title><pubDate>Mon, 11 May 2026 11:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260511-colloquio-ddi-riifs.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260511-colloquio-ddi-riifs.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 11 May 2026 16:13:24 +0200 --> <p>La pace sia con voi.<br /> Benvenuti.<br /> <br /> <i>Sua Altezza Reale Principe Hasan bin Talal,<br /> Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>Sono lieto di salutare tutti voi e grato per la vostra presenza qui in occasione di questo ottavo colloquio, organizzato congiuntamente dal <a href="https://www.dicasteryinterreligious.va/?lang=it">Dicastero per il Dialogo interreligioso</a> e il Royal Institute for Inter-Faith Studies.</p> 
<p>Il tema che avete scelto quest’anno, “Human Compassion and Empathy in Modern Times” &egrave; particolarmente opportuno per il nostro mondo attuale. Di fatto, questi non sono sentimenti marginali, ma piuttosto atteggiamenti fondamentali di entrambe le nostre tradizioni religiose e aspetti importanti di ci&ograve; che significa vivere una vita autenticamente umana.</p> 
<p>La tradizione musulmana associa la compassione,<i>&nbsp;ra’fa</i>, con la misericordia quale dono posto da Dio nel cuore dei credenti, e uno dei nomi divini,&nbsp;<i>al-Ra’uf,</i>&nbsp;ci ricorda che la compassione ha sempre origine in Dio stesso.</p> 
<p>Similmente, nella tradizione cristiana, la Sacra Scrittura rivela un Dio che non rimane indifferente alla sofferenza, ma dice a Mos&egrave;: “Ho osservato la miseria del mio popolo […] e ho udito il suo grido” (<i>Es</i>&nbsp;3, 7). In Ges&ugrave; Cristo questa compassione divina diventa visibile e tangibile. Dio va oltre il vedere e l’ascoltare, assumendo la nostra natura umana al fine di diventare l’incarnazione vivente della compassione. Seguendo l’esempio di Ges&ugrave;, la compassione cristiana diventa un partecipare o “soffrire con” gli altri, specialmente con i pi&ugrave; svantaggiati. Per questo, “l’amore a coloro che sono poveri — in qualunque forma si manifesti tale povert&agrave; — &egrave; la garanzia evangelica di una Chiesa fedele al cuore di Dio” (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_exhortations/documents/20251004-dilexi-te.html#103">Dilexi te</a></i>, n. 103).</p> 
<p>Per le nostre tradizioni, la compassione umana e l’empatia non sono un qualcosa in pi&ugrave; o qualcosa di facoltativo, bens&igrave; una chiamata di Dio a riflettere la sua bont&agrave; nella nostra vita quotidiana.</p> 
<p>Questa convinzione, pertanto, ha implicazioni sociali. <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it.html">Papa Leone XIII</a> ha insegnato che i poveri e gli emarginati meritano un’attenzione e un aiuto speciale da parte della societ&agrave; e dello Stato (cfr.&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum.html">Rerum novarum</a></i>, n. 37). A tale riguardo, desidero esprimere il mio apprezzamento per i generosi sforzi del Regno Hashemita di Giordania nell’accogliere rifugiati e assistere i bisognosi in circostanze difficili.</p> 
<p>Cari amici, purtroppo la compassione e l’empatia oggi rischiano di scomparire. I progressi tecnologici ci hanno resi pi&ugrave; connessi che mai, ma possono portare anche all’indifferenza. Il flusso costante di immagini e video delle difficolt&agrave; degli altri pu&ograve; rendere i nostri cuori insensibili piuttosto che commuoverli. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> ci ha avvisati che “Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, [pensando che] non ci riguarda, non ci interessa, non &egrave; affare nostro” (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2013/documents/papa-francesco_20130708_omelia-lampedusa.html">Omelia</a></i>, Lampedusa, 8 luglio 2013). Questo genere di apatia sta diventando una delle sfide spirituali pi&ugrave; serie del nostro tempo.</p> 
<p>In questo contesto, cristiani e musulmani, attingendo alla ricchezza delle rispettive tradizioni, sono chiamati a una missione comune: ravvivare l’umanit&agrave; laddove si &egrave; raffreddata, dare voce a coloro che soffrono e trasformare l’indifferenza in solidariet&agrave;. La compassione e l’empatia possono essere i nostri strumenti, poich&eacute; hanno il potere di ripristinare la dignit&agrave; dell’altro.</p> 
<p>&Egrave; mia speranza che la Giordania continui ad essere una testimonianza vivente di questo tipo di compassione, nonch&eacute; un segno di dialogo, solidariet&agrave; e speranza in una regione che &egrave; segnata da prove.</p> 
<p>Possa la nostra collaborazione dare frutto in concreti gesti di pace, empatia e fratellanza.</p> 
<p>Grazie!</p> 
<p>E, poich&eacute; nelle nostre tradizioni ricerchiamo la pace come una delle benedizioni pi&ugrave; importanti di Dio, chiedo la benedizione di Dio su tutti voi.</p> 
<p>Il Signore sia con voi. Che la Benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo, discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.</p> 
<p>Grazie.</p> 
<p>____________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-05/quo-106/cristiani-e-musulmani-insieme-per-dare-voce-a-chi-soffre.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno&nbsp;CLXVI n. 107, luned&igrave; 11 maggio 2026, p. 3.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Regina Caeli, 10 maggio 2026]]></title><pubDate>Sun, 10 May 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260510-regina-caeli.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260510-regina-caeli.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 10 May 2026 12:56:07 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, buona domenica!</i></p> 
<p>Oggi nel Vangelo abbiamo ascoltato alcune parole che Ges&ugrave; rivolge ai suoi discepoli durante l’Ultima Cena. Mentre fa del pane e del vino il segno vivo del suo amore, Cristo dice: &laquo;Se mi amate, osserverete i miei comandamenti&raquo; (<i>Gv</i>&nbsp;14,15). Quest’affermazione ci libera da un equivoco, cio&egrave; dall’idea che siamo amati se osserviamo i comandamenti: la nostra giustizia sarebbe allora condizione per l’amore di Dio. Al contrario, l’amore di Dio &egrave; condizione per la nostra giustizia. Osserviamo davvero i comandamenti, secondo la volont&agrave; di Dio, se riconosciamo il suo amore per noi, cos&igrave; come Cristo lo rivela al mondo. Le parole di Ges&ugrave; sono allora un invito alla relazione, non un ricatto o una sospensione dubbiosa.</p> 
<p>Ecco perch&eacute; il Signore ci comanda di amarci gli uni gli altri come Egli ci ha amato (cfr&nbsp;<i>Gv</i>&nbsp;13,34): &egrave; l’amore di Ges&ugrave; a far nascere in noi l’amore. Cristo stesso &egrave; il criterio, il canone dell’amore vero: quello fedele per sempre, puro e incondizionato. Quello che non conosce n&eacute; “ma” n&eacute; “forse”, quello che si dona senza voler possedere, quello che d&agrave; vita senza prendere nulla in cambio. Poich&eacute; Dio ci ama per primo, anche noi possiamo amare; e quando amiamo davvero Dio, ci amiamo davvero tra di noi. Accade come per la vita: solo chi l’ha ricevuta pu&ograve; vivere, e cos&igrave; solo chi &egrave; stato amato pu&ograve; amare. I comandamenti del Signore sono perci&ograve; un ordine di vita che ci risana da falsi amori; sono uno stile spirituale, che &egrave; via alla salvezza.</p> 
<p>Proprio perch&eacute; ci ama, il Signore non ci lascia soli nelle prove della vita: ci promette il Paraclito, cio&egrave; l’Avvocato difensore, lo &laquo;Spirito della verit&agrave;&raquo; (<i>Gv</i>&nbsp;14,17). &Egrave; un dono che &laquo;il mondo non pu&ograve; ricevere&raquo; (<i>ibid.</i>), finch&eacute; si ostina nel male che opprime il povero, esclude il debole, uccide l’innocente. Chi invece corrisponde all’amore che Ges&ugrave; ha verso tutti, trova nello Spirito Santo un alleato che mai viene meno: &laquo;Voi lo conoscete – dice Ges&ugrave; – perch&eacute; Egli rimane presso di voi e sar&agrave; in voi&raquo; (<i>ibid.</i>). Sempre e dovunque possiamo allora testimoniare Dio, che &egrave; amore: questa parola non significa un’idea della mente umana, ma la realt&agrave; della vita divina, per la quale tutte le cose sono state create dal nulla e redente dalla morte.</p> 
<p>Offrendoci l’amore vero ed eterno, Ges&ugrave; condivide con noi la sua identit&agrave; di Figlio amato: &laquo;Io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi&raquo; (v. 20). Questa coinvolgente comunione di vita smentisce l’Accusatore, cio&egrave; l’avversario del Paraclito, lo spirito contrario al nostro difensore. Infatti, mentre lo Spirito Santo &egrave; forza di verit&agrave;, questo Accusatore &egrave; &laquo;padre della menzogna&raquo; (<i>Gv</i>&nbsp;8,44), che vuole contrapporre l’uomo a Dio e gli uomini tra loro: proprio l’opposto di quel che fa Ges&ugrave;, salvandoci dal male e unendoci come popolo di fratelli e sorelle nella Chiesa.</p> 
<p>Carissimi, pieni di gratitudine per questo dono, affidiamoci all’intercessione della Vergine Maria, Madre del Divino Amore.</p> 
<p>_____________________</p> 
<p><b>Dopo il&nbsp;<i>Regina Caeli</i></b></p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>ho appreso con preoccupazione le notizie sull’aumento delle violenze nella Regione del Sahel, in particolare in Ciad e in Mali, colpiti da recenti attacchi terroristici. Assicuro la mia preghiera per le vittime e la vicinanza a quanti soffrono. Auspico che cessi ogni forma di violenza e incoraggio ogni sforzo per la pace e lo sviluppo in quell’amata terra.</p> 
<p>Il 10 maggio, ogni anno, si celebra la “Giornata dell’amicizia copto-cattolica”. Rivolgo un saluto fraterno a Sua Santit&agrave; Papa Tawadros II e assicuro la mia preghiera a tutta l’amata Chiesa copta, nella speranza che il nostro cammino di amicizia ci conduca all’unit&agrave; perfetta in Cristo, che ci ha chiamato “amici” (cfr <i>Gv</i> 15,15).</p> 
<p>Ed ora rivolgo il mio benvenuto a tutti voi, romani e pellegrini di diversi Paesi! In particolare, saluto il gruppo “Guardie d’onore al Sacro Cuore di Ges&ugrave;”, da varie citt&agrave; d’Italia, e i “Volontari per l’evangelizzazione” legati alla famiglia di Radio Maria; come pure l’Associazione di volontariato “Komen Italia”, impegnata per la prevenzione dei tumori al seno.</p> 
<p>Desidero ringraziare per l’accoglienza che caratterizza il popolo delle Isole Canarie, per aver permesso l’arrivo della nave da crociera “Hondius” con i malati di hantavirus. Sono contento di potermi incontrare con voi <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/spagna-6-12giugno2026.html">il mese prossimo nella mia visita alle Isole</a>.</p> 
<p>E un&nbsp;pensiero speciale va oggi a tutte le mamme! Per intercessione di Maria, la Madre di Ges&ugrave; e nostra, preghiamo con affetto e gratitudine per ogni mamma, specialmente per quelle che vivono in condizioni pi&ugrave; difficili. Grazie! Che Dio vi benedica!</p> 
<p>E a tutti auguro una buona domenica.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Membri dell'Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica (AISLA) (9 maggio 2026)]]></title><pubDate>Sat, 09 May 2026 12:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260509-aisla.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260509-aisla.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 09 May 2026 13:04:44 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!</p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!</i></p> 
<p>Vi saluto cordialmente&nbsp;e vi ringrazio per questo incontro, come per tutto quello che fate per la tutela, l’assistenza e la cura dei malati di sclerosi laterale amiotrofica.</p> 
<p>Siete un’associazione che unisce persone che vivono la malattia, familiari e “curanti”, in un’alleanza terapeutica di forte vicinanza e prossimit&agrave; che ben incarna lo stile stesso di Ges&ugrave; nei confronti di chi soffre (cfr&nbsp;<i>Lc</i>&nbsp;4,38-39).</p> 
<p>Il primo apporto di questo “patto”, che voglio sottolineare, &egrave; quello di chi &egrave; affetto da S.L.A., e ogni giorno, con impegno, fede e coraggio, testimonia che la bont&agrave; e il valore della vita sono pi&ugrave; grandi della malattia e che, anzi, le sfide stesse che questa comporta si possono affrontare insieme, trasformandole in occasioni speciali e privilegiate per dare e ricevere amore. Grazie per questo! Voi, come profeti, insegnate a tutti il valore vero della vita, e il nostro mondo ha tanto bisogno di questo messaggio!</p> 
<p>L’Associazione sostiene poi la ricerca scientifica, la formazione, l’informazione e l’assistenza, svolgendo pure un importante ruolo di rappresentanza e di&nbsp;<i>advocacy</i>, e sensibilizzando i singoli, le comunit&agrave; e le Istituzioni, anche a livello civile, l&agrave; dove si rende necessario tutelare i diritti di chi ha bisogno di aiuto.</p> 
<p>Un altro aspetto del vostro stile di lavoro &egrave; poi la prossimit&agrave;, a partire dalla vicinanza territoriale, che vi vuole presenti presso le abitazioni dei sofferenti. Pure questo &egrave; molto importante, perch&eacute; la cura della salute, oltre che organizzazione e competenza, richiede presenza, anche fisica, per il bene della persona nelle sue diverse dimensioni: biologica, psichica e spirituale. La Chiesa sente molto il valore di questo “stare vicino”: di affiancare le persone, l&agrave; dove si trovano, presso le loro case, per offrire un accompagnamento, oltre che assistenziale, anche spirituale, specialmente con attenzione alle domande di senso che il dolore suscita e che non possono restare inascoltate.</p> 
<p>Nelle varie situazioni della vita, soprattutto in quelle difficili, nessuno mai dev’essere lasciato solo, e il volontariato, unendovi nella gratuit&agrave;, realizza potentemente questo valore, mettendo in circolo solidariet&agrave; e rispetto, e rispondendo con gesti di cura alla cultura dello scarto e della morte (cfr Francesco, Esort. Ap.&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html#No_a_un%E2%80%99economia_dell%E2%80%99esclusione">Evangelii gaudium</a></i>, 24 novembre 2013, 53).</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, Ges&ugrave;, il Figlio di Dio fatto uomo, che &egrave; passato per citt&agrave; e villaggi &laquo;guarendo ogni malattia e ogni infermit&agrave;&raquo; (<i>Mt</i>&nbsp;9,35), ha voluto vivere a sua volta la passione, la sua&nbsp;<i>Via crucis</i>, come tempo di prova, di dolore fisico e di sofferenza spirituale. &Egrave; stato solidale con noi fino in fondo, mostrandoci per&ograve;, con la sua croce e risurrezione, che il dolore e la sofferenza non possono fermare l’amore e annullare la potenza di Dio (cfr&nbsp;<i>Fil&nbsp;</i>2,5-11). Per questo tutti noi, figli della sua Pasqua, siamo il popolo della speranza, che non si arrende davanti alle difficolt&agrave;, ma unito e solidale, con l’aiuto di Dio, continua a camminare, senza arrendersi mai, senza arrendersi. E in questo io vi ringrazio di cuore per il vostro coraggio: non arrendetevi, camminate con questo coraggio e la speranza nel Signore!</p> 
<p>Grazie per ci&ograve; che fate! Vi accompagno con la mia preghiera e, affidandovi a Maria e a tanti santi eroi della carit&agrave;, vi benedico di cuore.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Membri della Edith-Haberland-Wagner Foundation, e Augustiner Brewery (9 maggio 2026)]]></title><pubDate>Sat, 09 May 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260509-fondazione-edith-haberland-wagner.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260509-fondazione-edith-haberland-wagner.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 09 May 2026 18:45:01 +0200 --> <p>Nel nome del Padre e del Figlio<br /> e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!</p> 
<p><i>Eminenza,<br /> Cari fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>Sono lieto di salutare tutti voi durante il vostro pellegrinaggio a Roma. In particolare vi ringrazio della vostra decisione di onorare in questo modo l’anniversario della mia elezione alla Sede dell’Apostolo Pietro e per il vostro sostegno orante al mio ministero.</p> 
<p>Mi avete gentilmente fatto — o mi farete — dono di alcuni prodotti del birrificio a Monaco che, sono lieto di dire, ho visitato. Questo premuroso gesto di vicinanza, del quale sono grato, mi offre l’opportunit&agrave; di proporre due punti di riflessione. Il primo &egrave; il vostro collegamento con l’Ordine Agostiniano, che naturalmente ha avuto un impatto molto significativo sulla mia vita. Come ho gi&agrave; avuto modo di dire, Sant’Agostino ricorda “a tutti noi che possediamo doti e talenti donati da Dio e che il nostro scopo, la nostra realizzazione e la nostra gioia derivano dal restituirli nell’amorevole servizio a Dio e nel servizio al nostro prossimo” (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2025/documents/20250829-videomessaggio-santommaso-davillanova.html">Videomessaggio alla Provincia agostiniana di San Tommaso da Villanova</a></i>, 29 agosto 2025). Pertanto, &egrave; mia speranza che il vostro pellegrinaggio non solo vi rafforzi nella fede, ma vi ispiri anche a continuare a servire i vostri fratelli e le vostre sorelle, specialmente quelli pi&ugrave; bisognosi.</p> 
<p>Il secondo punto deriva dalla Lettera enciclica <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html"><i>Laudato si’</i>&nbsp;</a> — sulla cura della nostra casa comune — scritta, come sapete, da Papa Francesco, il cui primo anniversario della morte abbiamo commemorato recentemente. In quell’importante documento ha parlato in maniera eloquente della grandezza di tutto il creato donata da Dio, che include sia gli animali sia il cibo e le bevande che ci sostengono. Ha sottolineato che ogni elemento e ogni creatura &egrave; un riflesso dell’amore sconfinato di Dio e che “tutto &egrave; carezza di Dio” (<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html#84.">n. 84</a>). Questa consapevolezza ci chiama alla grande responsabilit&agrave; non solo di prenderci cura del creato, ma anche di assicurare che le sue risorse siano usate sempre con saggezza e con un occhio alla giustizia, che &egrave; una condizione indispensabile per la pace. Vi incoraggio pertanto, quando ritornerete a casa, a continuare a fare la vostra parte nel promuovere un approccio giusto ed efficace alla cura del creato, sia professionalmente sia personalmente, nell’interesse del bene comune.</p> 
<p>Con queste brevi ma sentite riflessioni, affido voi e le vostre famiglie all’intercessione di Maria, Madre della Chiesa, e imparto volentieri la mia benedizione.</p> 
<p>____________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-05/quo-105/per-un-approccio-giusto-ed-efficace-alla-cura-del-creato-e-del-b.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno&nbsp;CLXVI n. 106, sabato 9 maggio 2026, p. 9.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Membri della Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel (9 maggio 2026)]]></title><pubDate>Sat, 09 May 2026 11:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260509-fondazione-gpii-sahel.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260509-fondazione-gpii-sahel.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 09 May 2026 18:39:53 +0200 --> <p><i>Eccellenze, illustri Membri<br /> del Consiglio di Amministrazione,<br /> Reverenda Suora, Reverendi Padri, fratelli e sorelle,<br /> la pace sia con voi!</i></p> 
<p>Questo antichissimo saluto, ancora oggi in uso in molte culture, ha trovato tutta la sua forza la sera di Pasqua sulle labbra di Ges&ugrave; Risorto. &laquo;La pace ha il respiro dell’eterno&raquo;. Sant’Agostino avvalora questa affermazione esortando i cristiani a intrecciare un’indissolubile amicizia con la pace, affinch&eacute;, custodendola nell’intimo del loro spirito, possano irradiarne tutto intorno il luminoso calore (cfr.&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/peace/documents/20251208-messaggio-pace.html">Messaggio per la LIX Giornata Mondiale della Pace</a></i>, 1&deg; gennaio 2026). &Egrave; con questo desiderio di pace per il nostro mondo che mi rallegro per questa udienza, la quale mi offre l’opportunit&agrave; di incontrarvi per la prima volta, come membri del Consiglio di Amministrazione della <a href="https://www.humandevelopment.va/it/il-dicastero/fondazioni/giovanni-paolo-ii-per-il-sahel.html">Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel</a>.</p> 
<p>Desidero innanzitutto ringraziare Sua Eccellenza, monsignor Hassa Florent Kon&eacute;, per aver svolto con zelo il mandato di Delegato pontificio affidatogli dal mio predecessore, Papa Francesco, lavorando in modo sinodale con l’insieme degli amministratori, e anche con la Curia Romana — il <a href="https://www.humandevelopment.va/it/il-dicastero.html">Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale</a>, la <a href="https://www.vatican.va/content/romancuria/it/segreteria-di-stato/segreteria-di-stato.index.html#segreteria-di-stato">Segreteria di Stato</a>, la <a href="https://www.vatican.va/content/romancuria/it/organismi-economici/segreteria-per-leconomia.html">Segreteria per l’Economia</a> tra gli altri — al fine di accompagnare insieme la Fondazione verso un nuovo inizio. Vi ringrazio tutti e vi incoraggio a segnare, con la grazia di Dio, un rinnovamento nella missione della Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel.</p> 
<p>Cari fratelli,</p> 
<p>dopo quarant’anni di cammino, la Fondazione &egrave; arrivata a una svolta caratterizzata anche da sfide esogene legate alle crisi economiche multidimensionali a livello internazionale. &Egrave; in questo contesto che la rivitalizzazione della sua missione, in conformit&agrave; con le normative vigenti della Santa Sede, &egrave; diventata indispensabile. &Egrave; in questo spirito che la riunione del Consiglio di Amministrazione dello scorso febbraio a Dakar &egrave; stato segnata dall’adozione dei nuovi Statuti, dall’elezione del nuovo Presidente e dalla designazione dei nuovi Membri del Consiglio di Amministrazione. Vi ringrazio tutti per il vostro contributo costruttivo a tale processo. Con questi nuovi Statuti, la Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel assume una nuova veste nella continuit&agrave; della sua missione, come segno efficace dell’amore della Chiesa per i suoi figli e le sue figlie dell’Africa occidentale, nello spirito dell’<a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1980/documents/hf_jp-ii_hom_19800510_ouagadougou-africa.html">appello solenne lanciato a Ouagadougou</a> dal suo santo fondatore, <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">Papa Giovanni Paolo II</a>, nel 1980.</p> 
<p>Cari fratelli,</p> 
<p>in un mondo che deve affrontare sfide complesse quali le tensioni geopolitiche, le disuguaglianze, le guerre, i problemi legati all’insicurezza, al terrorismo, all’instabilit&agrave; politica ed economica, le crisi climatiche — tra le cui conseguenze ci sono, tra l’altro, i flussi migratori — la pertinenza della missione di questa fondazione appare pi&ugrave; evidente che mai! Attraverso il suo fine principale, contribuisce all’opera di Dio, alla tutela della “casa comune”, e mette in evidenza la vostra responsabilit&agrave; sociale. Soccorrere le vittime di una calamit&agrave; naturale o le persone vulnerabili &egrave;, in effetti, una questione di giustizia prima ancora che di carit&agrave;. &Egrave; in questa dinamica che plaudo alla vostra decisione unanime di conservare la Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel come una Fondazione Pontificia, secondo lo spirito del suo santo fondatore, e alla luce dei suoi <a href="https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2026/02/05/0104/00207.html">nuovi Statuti</a>. In quanto persona giuridica strumentale del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, auspico e vi esorto affinch&eacute;, nello spirito di sussidiariet&agrave;, la vostra collaborazione nella sinodalit&agrave; con questo Dicastero e con le altre istituzioni della Santa Sede, contribuisca al rispetto e alla promozione dell’inalienabile dignit&agrave; umana delle popolazioni del Sahel, attraverso progetti di sviluppo umano integrale.</p> 
<p>Sono certo che questo nuovo percorso della Fondazione vi porr&agrave; di fronte a un ignoto caratterizzato da sfide. Come diceva Papa Francesco, queste sfide sono enormi, ma insieme andremo avanti in spirito sinodale con rinnovato impegno e senza perdere la speranza. Vi affido tutti alla protezione materna della Beatissima Vergine Maria e all’intercessione di <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">san Giovanni Paolo II</a>, e vi benedico di cuore.</p> 
<p>____________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-05/quo-105/promuovere-l-inalienabile-dignita-dei-popoli-dell-africa-occiden.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno&nbsp;CLXVI n. 106, sabato 9 maggio 2026, p. 8.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Delegazione dei Capi e dei Rappresentanti della Comunità Musulmana del Senegal (9 maggio 2026)]]></title><pubDate>Sat, 09 May 2026 10:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260509-comunita-musulmana-senegal.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260509-comunita-musulmana-senegal.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 09 May 2026 18:49:39 +0200 --> <p><i>Eccellenze,<br /> cari fratelli, care sorelle,<br /> la pace sia con voi!</i></p> 
<p>&nbsp;Sono lieto di accogliervi, voi che rappresentate i confratelli e le comunit&agrave; musulmane del Senegal, accanto ai rappresentanti della Chiesa cattolica di questo Paese. Il presente incontro &egrave; un’espressione significativa della nostra amicizia e del nostro impegno comune a promuovere una societ&agrave; inclusiva, pacifica e fraterna.</p> 
<p>&nbsp;Venite dal Senegal, Paese della “<i>teranga</i> ” — l’ospitalit&agrave; e la solidariet&agrave; —, terra di legami familiari vivi, di convivialit&agrave; e di coesistenza pacifica tra cristiani, musulmani e credenti di altre tradizioni. Questa realt&agrave; costituisce il fondamento di un dialogo tra popoli diversi per la loro appartenenza religiosa e la loro origine etnica. Tale tesoro di fraternit&agrave;, che va custodito con cura, &egrave; un bene prezioso non solo per la vostra nazione, ma anche per l’intera umanit&agrave;.</p> 
<p>&nbsp;Purtroppo, nel continente africano persistono conflitti armati, che generano gravi carenze umanitarie, profonde disuguaglianze che ogni giorno mettono alla prova intere popolazioni, senza dimenticare l’inquietante aumento dell’estremismo violento. A ci&ograve; si aggiungono flussi crescenti di migranti e di rifugiati, discorsi di odio che avvelenano il tessuto sociale, l’indebolimento del legame familiare e l’erosione dei riferimenti etici e spirituali, in particolare tra i giovani.</p> 
<p>&nbsp;In questo contesto, i valori incarnati dallo spirito della “<i>teranga</i> ” e il dialogo interreligioso sono uno strumento prezioso per allentare le tensioni e costruire una pace duratura. &laquo;Favorendo il dialogo interreligioso e coinvolgendo i leader religiosi nelle iniziative di mediazione e riconciliazione, la politica e la diplomazia possono avvalersi di forze morali in grado di placare le tensioni, di prevenire le radicalizzazioni e di promuovere una cultura di stima e rispetto reciproco&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260415-camerun-autorita.html">Discorso nell’incontro con le autorit&agrave;, con la societ&agrave; civile e con il Corpo diplomatico</a></i>, Yaound&eacute;, 15 aprile 2026).&nbsp; Oggi il mondo ha bisogno di una diplomazia e di un dialogo religioso fondati sulla pace, sulla giustizia e sulla verit&agrave;.</p> 
<p>&nbsp;Cristiani e musulmani, crediamo insieme che ogni essere umano sia modellato dalle mani di Dio, e quindi rivestito di una dignit&agrave; che nessuna legge n&eacute; alcun potere umano hanno il diritto di confiscare (cfr. <i>Gn</i>&nbsp; 1, 27).&nbsp; Le nazioni del mondo l’hanno cos&igrave; proclamato: &laquo;Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignit&agrave; e diritti&raquo;. &Egrave; su questo fondamento di fraternit&agrave;, nell’origine dell’umanit&agrave; e nella fede che assumiamo insieme la nostra responsabilit&agrave; comune: condannare ogni forma di discriminazione e di persecuzione fondata sulla razza, la religione o l’origine; rifiutare ogni strumentalizzazione del nome di Dio a fini militari, economici o politici: alzare la nostra voce a favore di ogni minoranza che soffre. Come ho detto a Bamenda in Camerun: “Guai [...] a chi piega le religioni e il nome stesso di Dio ai propri obiettivi [...], trascinando ci&ograve; che &egrave; santo in ci&ograve; che vi &egrave; di pi&ugrave; sporco e tenebroso” (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260416-camerun-incontro-pace.html">Discorso nell’incontro per la pace</a></i>, Bamenda, 16 aprile 2026)</p> 
<p>&nbsp;Prego affinch&eacute; Dio, l’Onnipotente, faccia rinascere il desiderio di comprenderci meglio reciprocamente, di ascoltarci gli uni gli altri e di vivere insieme nel rispetto e nella fraternit&agrave;. Che Egli vi conceda il coraggio di percorrere la via del dialogo, di rispondere ai conflitti con gesti di fraternit&agrave; e di aprire il vostro cuore agli altri, senza temere le differenze. Infine prego affinch&eacute; il vostro impegno a favore della pace, della giustizia e della fraternit&agrave; rechi numerosi frutti, portando a una collaborazione sempre pi&ugrave; profonda tra le diverse parti per il bene dell’umanit&agrave;.&nbsp; Grazie.</p> 
<p>____________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-05/quo-105/mai-strumentalizzare-dio-per-fini-militari-economici-o-politici.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno&nbsp;CLXVI n. 106, sabato 9 maggio 2026, p. 8.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Dirigenti e Calciatori della FC Internazionale Milano (9 maggio 2026)]]></title><pubDate>Sat, 09 May 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260509-calcio-inter.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260509-calcio-inter.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 09 May 2026 12:39:19 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!</p> 
<p>Buongiorno a tutti, benvenuti e auguri!<br /> &nbsp;</p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>benvenuti e complimenti a tutta la squadra, ai dirigenti, ai tecnici e ai tanti tifosi e sostenitori per il traguardo raggiunto.</p> 
<p>Questo &egrave; certamente, per tutti voi, un momento di grande gioia, di cui sono felice di essere reso partecipe. &Egrave; una meta raggiunta grazie a molto impegno, gioco di squadra, disciplina e costanza, che avete saputo mantenere sia nei momenti esaltanti - come l’ultima partita, quando avete gi&agrave; festeggiato! - e anche in quelli difficili, senza scoraggiarvi n&eacute; arrendervi. Per questo, mentre mi felicito con voi, vi invito a riflettere sull’esperienza vissuta, per farvi portatori, in questo momento di successo, di un messaggio utile specialmente alla crescita dei giovani. Molti di loro, in questi giorni, guardano a voi come ai loro “eroi”, come a modelli da imitare, e questo vi investe di una responsabilit&agrave; che va oltre la prestazione e che vi vuole, come sportivi, testimoni di valori. Questo vorrei veramente sottolinearlo, perch&eacute; i giovani oggi veramente hanno bisogno di modelli e quello che fate voi ha un impatto che pu&ograve; essere positivo o negativo sulla vita dei giovani. E pensare allora a questa grande responsabilit&agrave; che avete &egrave; qualcosa che vorrei veramente lasciarvi.</p> 
<p><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">San Giovanni Paolo II</a>, circa trentacinque anni fa, parlava di questo durante un incontro tenuto proprio con alcuni rappresentanti della vostra Societ&agrave;. Dopo averne ricordato il ruolo significativo nella storia calcistica italiana, aggiungeva, rivolgendosi a calciatori e dirigenti: &laquo;Fate s&igrave; che molti possano riconoscere in voi e nel vostro comportamento autenticit&agrave; e rettitudine a tutta prova&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1991/february/documents/hf_jp-ii_spe_19910216_squadra-inter.html">Discorso ai Dirigenti e ai Giocatori dell’“Inter Calcio”</a></i>, 16 febbraio 1991). Sono parole che mi sento di ripetervi anch’io, rinnovandovi le mie congratulazioni.</p> 
<p>Benedico di cuore voi e le vostre famiglie e vi auguro ogni bene.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Visita Pastorale a Napoli: Incontro con la Cittadinanza in Piazza del Plebiscito (8 maggio 2026)]]></title><pubDate>Fri, 08 May 2026 18:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260508-napoli-visita.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260508-napoli-visita.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 08 May 2026 18:53:45 +0200 --> <p>Fratelli e sorelle, grazie per la vostra bella accoglienza!</p> 
<p>Questo abbraccio, di questa piazza, &egrave; un po’ come il Colonnato di San Pietro a Roma: voi sapete accogliere con questo calore! Grazie davvero!</p> 
<p>Ringrazio il Signor Sindaco per le parole che mi ha rivolto, saluto tutte le Autorit&agrave; civili e militari presenti, mentre rinnovo la mia gratitudine a Sua Eminenza l’Arcivescovo e a quanti siete qui convenuti.</p> 
<p>Sullo sfondo della scena evangelica dei discepoli di Emmaus, si sono alternate alcune voci che ci hanno introdotto a questo nostro bellissimo incontro. Sono le voci di Napoli, perla del Mediterraneo che il Vesuvio guarda dall’alto, voci in cui riecheggia l’antica bellezza di questa citt&agrave; bagnata dal mare e baciata dal sole, e in cui trovano spazio, per&ograve;, anche ferite, povert&agrave; e paure. Queste voci raccontano di una Napoli che spesso cammina stanca, disorientata e delusa come i due discepoli del Vangelo, che ha bisogno di quella prossimit&agrave; offerta loro da Ges&ugrave;; voci di un popolo che, ancora oggi, avverte la necessit&agrave; di fermarsi per chiedersi: che cosa conta davvero?</p> 
<p>Fratelli, sorelle, in questa citt&agrave; scorre un anelito di vita, di giustizia e di bene che non pu&ograve; essere sopraffatto dal male, dallo scoraggiamento e dalla rassegnazione. Per questo &egrave; necessario che – non da soli, ma insieme – ci domandiamo: che cosa conta davvero? Che cosa &egrave; necessario e importante per riprendere il cammino nello slancio dell’impegno invece che nella stanchezza del disinteresse, nel coraggio del bene invece che nella paura del male, nella cura delle ferite invece che nell’indifferenza?</p> 
<p>Napoli vive oggi un drammatico paradosso: alla notevole crescita di turisti fatica a corrispondere un dinamismo economico capace di coinvolgere davvero l’intera comunit&agrave; sociale. La citt&agrave; rimane ancora segnata da un divario sociale che non separa pi&ugrave; il centro dalle periferie, ma &egrave; addirittura marcato all’interno di ogni area, con periferie esistenziali annidate anche nel cuore del centro storico. In molte zone si scorge una vera e propria geografia della disuguaglianza e della povert&agrave;, alimentata da problemi irrisolti da tempo: la disparit&agrave; di reddito, le scarse prospettive di lavoro, la carenza di strutture adeguate e di servizi, l’azione pervasiva della criminalit&agrave;, il dramma della disoccupazione, la dispersione scolastica e altre situazioni che appesantiscono la vita di molte persone. Dinanzi a queste realt&agrave;, che talvolta assumono dimensioni preoccupanti, la presenza e l’azione dello Stato &egrave; pi&ugrave; che mai necessaria, per dare sicurezza e fiducia ai cittadini e togliere spazio alla malavita organizzata.</p> 
<p>In questo contesto, sono tanti i napoletani che coltivano il desiderio di una citt&agrave; riscattata dal male e guarita dalle sue ferite. Spesso si tratta di veri e proprio eroi del sociale, donne e uomini che si prodigano ogni giorno con dedizione, talvolta anche solo col portare avanti fedelmente il proprio dovere, senza apparire, perch&eacute; la giustizia, la verit&agrave;, la bellezza si facciano largo tra le strade, nelle istituzioni, nelle relazioni. Queste persone non devono restare isolate, e perch&eacute; il loro impegno pervada il tessuto profondo della citt&agrave;, c’&egrave; bisogno di creare una connessione, di lavorare in rete, di fare comunit&agrave;.</p> 
<p>Sono felice di poter dire che la Chiesa a Napoli &egrave; un “collante” che contribuisce notevolmente a questo lavoro di rete, per tenere insieme gli sforzi dei singoli e connettere le energie, i talenti e le aspirazioni di molti. Lo ha fatto promuovendo un Patto Educativo, che ha trovato una risposta generosa nelle Istituzioni – il Comune, la Regione, il Governo – e anche in tante realt&agrave; ecclesiali e del Terzo settore. Vorrei perci&ograve; lanciare un appello a tutti voi: non si spezzi questa rete che vi unisce, non si spenga questa luce che avete iniziato ad accendere nel buio, non perda il suo colore questo sogno che state realizzando per una Napoli migliore e pi&ugrave; bella! Continuate a portare avanti questo Patto, radunate le forze, lavorate insieme, camminate uniti – Istituzioni, Chiesa e societ&agrave; civile – per sollevare la citt&agrave;, preservare i vostri figli dalle insidie del disagio e del male, per restituire a Napoli la sua chiamata ad essere capitale di umanit&agrave; e di speranza.</p> 
<p>Desidero poi ricordare il cammino intrapreso, da parte di questa citt&agrave;, per riscoprire la propria vocazione millenaria: essere ponte naturale tra le sponde del Mediterraneo. Napoli non deve restare una semplice “cartolina” per i visitatori, ma deve diventare un cantiere aperto, dove si costruisce una pace concreta, verificabile nella vita quotidiana delle persone.</p> 
<p>La pace parte dal cuore dell’uomo, attraversa le relazioni, si radica nei quartieri e nelle periferie, e si allarga fino ad abbracciare la citt&agrave; intera e il mondo. Per questo sentiamo urgente lavorare anzitutto dentro la citt&agrave; stessa. Qui la pace si costruisce promuovendo una cultura alternativa alla violenza, attraverso gesti quotidiani, percorsi educativi e scelte pratiche di giustizia.</p> 
<p>Sappiamo, infatti, che non esiste pace senza giustizia, e che la giustizia, per essere autentica, non pu&ograve; mai essere disgiunta dalla carit&agrave;. &Egrave; in questa prospettiva che nascono e si sviluppano esperienze come la Casa della Pace, che accoglie bambini e madri in difficolt&agrave;, e Casa Bartimeo, luogo di accompagnamento per giovani e adulti in situazioni di fragilit&agrave;: segni concreti di una pace che si fa ospitalit&agrave;, cura e possibilit&agrave; di riscatto.</p> 
<p>Inoltre insieme, comunit&agrave; ecclesiale e comunit&agrave; civile, vi state impegnando a rendere Napoli una “piattaforma” di dialogo interculturale e interreligioso. Attraverso convegni, premi internazionali e percorsi di accoglienza, anche di giovani provenienti da contesti di conflitto – come Gaza –, voi potete continuare a dare voce, dal basso, a una cultura della pace, contrastando la logica dello scontro e della forza delle armi come presunta soluzione dei conflitti.</p> 
<p>In questo senso, Napoli continua a rivelare il suo cuore profondo nell’accoglienza dei migranti e dei rifugiati, vissuta non come emergenza ma come opportunit&agrave; di incontro e di arricchimento reciproco. E questo &egrave; possibile soprattutto grazie al lavoro della Caritas diocesana, che ha anche trasformato il Porto di Napoli da semplice luogo di approdo a segno vivo di accoglienza, integrazione e speranza.</p> 
<p>Fratelli e sorelle, Napoli ha bisogno di questo sussulto, di questa dirompente energia del bene, del coraggio evangelico che ci rende capaci di rinnovare ogni cosa. Che sia un impegno di tutti: assumetelo e portatelo avanti tutti insieme! Fatelo specialmente con i giovani, che non sono soltanto destinatari ma protagonisti del cambiamento. Si tratta non solo di coinvolgerli, ma di riconoscere loro spazio, fiducia e responsabilit&agrave;, perch&eacute; possano contribuire in modo creativo alla costruzione del bene. In una realt&agrave; spesso segnata da sfiducia e mancanza di opportunit&agrave;, i giovani rappresentano una risorsa viva e sorprendente. Lo dimostra l’esperienza del Museo Diocesano Diffuso, dove tanti di loro si impegnano a custodire e raccontare il patrimonio culturale e spirituale della citt&agrave; con linguaggi nuovi e accessibili. Lo dimostrano i giovani che, negli oratori, si dedicano con passione all’educazione dei pi&ugrave; piccoli, diventando punti di riferimento credibili e testimoni di relazioni sane. Lo dimostrano, ancora, i numerosi volontari che si spendono nei servizi di carit&agrave;, nelle iniziative sociali e nei percorsi di accompagnamento delle fragilit&agrave;.</p> 
<p>Queste esperienze non sono marginali: sono gi&agrave; segni concreti di una Chiesa giovane e di una citt&agrave; che pu&ograve; rigenerarsi. Sono certo che non mancherete di continuare a coltivarli con audacia, con la passione e con l’entusiasmo che vi contraddistingue.</p> 
<p>Vi ringrazio, carissimi, per l’accoglienza e affido tutti voi all’intercessione di Maria Santissima e di San Gennaro. Il Signore vi renda sempre fedeli al Vangelo e benedica la citt&agrave; di Napoli!</p> 
<p>____________________________________</p> 
<p><b><i>Saluto finale di Papa Leone XIV prima di lasciare Piazza del Plebiscito</i></b></p> 
<p>Allora prima di andare via facciamo il nostro ringraziamento al coro e a tutti i musicisti di questa sera. Grazie! E grazie a tutti i malati che ci hanno accompagnato questa sera: una benedizione speciale per voi! Grazie, grazie… Grazie a tutti e “Viva Napoli”.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Visita Pastorale a Napoli: Incontro con il Clero e i Consacrati nel Duomo di Napoli (8 maggio 2026)]]></title><pubDate>Fri, 08 May 2026 16:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260508-napoli-visita-duomo.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260508-napoli-visita-duomo.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 08 May 2026 16:41:45 +0200 --> <p><b>Parole del Santo Padre prima dell'incontro con i Vescovi, il clero, i religiosi e le religiose</b></p> 
<p>Ciao Napoli! Buongiorno! Sono venuto a Napoli per trovare questo calore che solo Napoli sa offrire! Grazie per questa accoglienza! Grazie! &Egrave; una benedizione di Dio trovarci insieme, sono molto contento di poter essere qui questo pomeriggio: un tempo molto breve ma molto significativo. E questa prima fermata proprio qui al Duomo, la cattedrale di Napoli, dove voglio anche fare quest’omaggio a San Gennaro, tanto importante per la vostra devozione, la vostra fede!</p> 
<p>Saluto Sua Eminenza, tutti voi, grazie per essere qui, pregheremo insieme, chiediamo la Benedizione di Dio su tutti voi, su tutta Napoli. Grazie! Grazie!</p> 
<p>__________________________________</p> 
<p><i>Eminenza, Eccellenze,<br /> cari presbiteri, religiose e religiosi,<br /> fratelli e sorelle!</i></p> 
<p>Grazie, Eminenza, per il saluto che mi ha rivolto anche a nome dei presenti e dell’intera Chiesa che vive a Napoli. &Egrave; una grande gioia per me visitare questa citt&agrave;, ricchissima di arte e di cultura, situata nel cuore del Mediterraneo e abitata da un popolo inconfondibile e gioioso, nonostante il peso di tante fatiche. Il mio venerato predecessore,&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/travels/2015/inside/documents/papa-francesco-pompei-napoli_2015.html">Papa Francesco,&nbsp;venendo qui nel 2015</a>, disse: &laquo;La vita a Napoli non &egrave; mai stata facile, per&ograve; non &egrave; mai stata triste! &Egrave; questa la vostra grande risorsa: la gioia, l’allegria&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2015/march/documents/papa-francesco_20150321_napoli-pompei-popolazione-scampia.html">Incontro con la popolazione di Scampia</a></i>, 21 marzo 2015). Oggi sono qui anche per farmi contagiare da questa gioia. Grazie per la vostra accoglienza!</p> 
<p>In questo spirito di amicizia e di fraternit&agrave;, desidero condividere con voi una breve riflessione, che spero possa sostenervi, incoraggiarvi nel cammino e offrire qualche spunto utile alla vita ecclesiale e pastorale.</p> 
<p>C’&egrave; una parola che risuona nel mio cuore ascoltando il racconto evangelico dei due discepoli di Emmaus: la parola&nbsp;<i>cura</i>. Come quei due discepoli, anche noi spesso portiamo avanti il nostro cammino senza riuscire a interpretare i segni della storia e, a volte, scoraggiati e delusi da tanti problemi o per le speranze personali e pastorali che sembrano non realizzarsi, abbiamo il volto triste e l’amarezza nel cuore. Ges&ugrave;, per&ograve;, si affianca e cammina con noi, ci accompagna per aprirci a una nuova luce: il suo &egrave; l’atteggiamento di chi si prende cura.</p> 
<p>Il contrario della cura &egrave; la trascuratezza. E subito vengono in mente alcuni esempi: la trascuratezza delle strade e degli angoli della citt&agrave;, quella delle aree comuni, quella delle periferie e, ancor pi&ugrave;, tutte quelle situazioni in cui &egrave; la vita stessa a essere trascurata, quando si fa fatica a custodirne la bellezza e la dignit&agrave;. Vorrei per&ograve; che ci fermassimo, prima di tutto, sull’importanza della cura interiore, che &egrave; cura del nostro cuore, della nostra umanit&agrave; e delle nostre relazioni.</p> 
<p>Lo dico anzitutto a coloro che, nella Chiesa, sono chiamati a un ruolo di responsabilit&agrave;, a un servizio di governo, a una speciale consacrazione. Penso anzitutto ai preti, alle religiose e ai religiosi, perch&eacute; il peso del ministero e la fatica interiore che ne consegue, oggi sono diventati, per certi versi, ancora pi&ugrave; gravosi rispetto al passato.</p> 
<p>Napoli &egrave; una citt&agrave; dai mille colori, in cui la cultura e le tradizioni del passato si mescolano alla modernit&agrave; e alle innovazioni; &egrave; una citt&agrave; in cui una religiosit&agrave; popolare spontanea ed effervescente si intreccia con numerose fragilit&agrave; sociali e con i molteplici volti della povert&agrave;; &egrave; una citt&agrave; antica ma in continuo movimento, abitata da molta bellezza e nel contempo segnata da tante sofferenze e perfino insanguinata dalla violenza.</p> 
<p>In questo contesto, l’agire pastorale &egrave; chiamato a una continua incarnazione del messaggio evangelico, perch&eacute; la fede cristiana professata e celebrata non si limiti a qualche evento emotivo ma penetri profondamente nel tessuto della vita e della societ&agrave;. Il peso, per&ograve;, soprattutto per i presbiteri, &egrave; grande. Penso alla fatica di ascoltare le storie che vi vengono consegnate, di intercettare quelle pi&ugrave; nascoste che hanno bisogno di venire alla luce, di perseverare nell’impegno di un annuncio evangelico che possa offrire orizzonti di speranza e incoraggiare la scelta del bene; penso alle famiglie affaticate e ai giovani spesso disorientati che vi proponete di accompagnare, e a tutti i bisogni, umani, materiali e spirituali, che i poveri vi affidano bussando alle porte delle vostre parrocchie e delle vostre associazioni. A ci&ograve; si aggiunge, spesso, un senso di impotenza e di smarrimento quando constatiamo che i nostri linguaggi e il nostro agire sembrano non adeguati alle nuove domande e sfide di oggi, specialmente dei pi&ugrave; giovani. Il carico umano e pastorale &egrave; certamente alto, rischia di appesantire, di logorare, di esaurire le nostre energie, e a volte pu&ograve; essere ancora pi&ugrave; aggravato da una certa solitudine e dal senso di isolamento pastorale.</p> 
<p>Per questo abbiamo bisogno di cura. Anzitutto la cura della vita interiore e spirituale, alimentando costantemente la nostra relazione personale con il Signore nella preghiera e coltivando la capacit&agrave; di ascoltare ci&ograve; che si agita dentro di noi, per fare discernimento e lasciarci illuminare dallo Spirito. Ci&ograve; richiede anche il coraggio di saperci fermare, di non aver paura di interrogare il Vangelo sulle situazioni personali e pastorali che viviamo, per non ridurre il ministero a una funzione da svolgere.</p> 
<p>La cura del nostro ministero, per&ograve;, passa anche attraverso la fraternit&agrave; e la comunione. Una fraternit&agrave; radicata in Dio, che si esprime nell’amicizia e nell’accompagnamento vicendevole, cos&igrave; come nella condivisione di progetti e iniziative pastorali. Essa va considerata &laquo;come elemento costitutivo dell’identit&agrave; dei ministri,&nbsp;non solo come un ideale o uno slogan&raquo; (Lett. ap.&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_letters/documents/20251208-una-fedelta.html">Una fedelt&agrave; che genera futuro</a></i>, 16).&nbsp;Allo stesso tempo, proprio perch&eacute; oggi siamo pi&ugrave; esposti alle derive della solitudine vivendo in un ambiente culturale pi&ugrave; complesso e frammentato, la fraternit&agrave; chiede di essere coltivata e promossa, magari anche con nuove &laquo;forme possibili di vita comune&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_letters/documents/20251208-una-fedelta.html">ivi</a></i>, 17),&nbsp;in cui i presbiteri possano aiutarsi a vicenda ed elaborare insieme l’azione pastorale. Si tratta non solo di partecipare a qualche incontro o evento, ma di lavorare per vincere la tentazione dell’individualismo. Pensiamoci preti e religiosi insieme! Esercitiamoci nell’arte della prossimit&agrave;!</p> 
<p><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>&nbsp;ha affermato che a un certo individualismo diffuso nelle nostre diocesi &laquo;dobbiamo reagire con la scelta della fraternit&agrave;&raquo;. E aggiungeva: &laquo;Questa comunione chiede di essere vissuta cercando forme concrete adeguate ai tempi e alla realt&agrave; del territorio, ma sempre in prospettiva apostolica, con stile missionario, con fraternit&agrave; e semplicit&agrave; di vita&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2014/june/documents/papa-francesco_20140621_visita-pastorale-cassano-sacerdoti.html"><i>Incontro con i sacerdoti diocesani</i>, Cassano all’Jonio</a>, 21 giugno 2014).&nbsp;</p> 
<p>Non dimentichiamo, poi, che questa esigenza di comunione ci riguarda in primo luogo in quanto battezzati, chiamati a formare l’unica Chiesa di Cristo. Essa perci&ograve; va cercata, incoraggiata e vissuta in tutte le nostre relazioni umane e pastorali, nelle quali un ruolo di primaria importanza &egrave; quello dei laici e degli operatori pastorali. Il camminare insieme alla sequela del Signore e il portare avanti la missione evangelizzatrice valorizzando i diversi carismi e ministeri risponde all’identit&agrave; stessa della Chiesa: la Chiesa &egrave; mistero di comunione e ciascuno, a partire dal Battesimo, &egrave; chiamato ad essere una pietra viva dell’edificio, un apostolo del Vangelo, un testimone del Regno.</p> 
<p>Al riguardo, so che avete vissuto un tempo di grazia celebrando il Sinodo diocesano. &Egrave; stato un processo che ha rimesso in movimento l’intera comunit&agrave; ecclesiale, chiamandola a interrogarsi sul proprio modo di essere e di annunciare il Vangelo in questa terra. Vorrei invitarvi a custodire e fare vostro anzitutto il metodo del Sinodo: un esercizio di ascolto reciproco, un coinvolgimento che non ha escluso nessuno, una sinergia umana, pastorale e spirituale tra parrocchie, realt&agrave; associative, consacrati e laici, cercando di dare voce anche a chi solitamente resta ai margini. Questo ascolto ha fatto emergere con chiarezza le attese, le ferite e le speranze, restituendovi l’immagine di una Chiesa chiamata a uscire da s&eacute; stessa, a convertire il proprio stile, a incarnarsi tra la gente come luce di speranza.</p> 
<p>Ci&ograve; che vi chiedo dunque &egrave; questo: ascoltatevi, camminate insieme, create una sinfonia di carismi e ministeri, e cos&igrave; trovate le modalit&agrave; per passare da una pastorale di conservazione a una pastorale missionaria, capace di intercettare la vita concreta delle persone.</p> 
<p>&Egrave; una missione che richiede l’apporto di tutti. In una citt&agrave; segnata da disuguaglianze, disoccupazione giovanile, dispersione scolastica e fragilit&agrave; familiari, l’annuncio del Vangelo non pu&ograve; prescindere da una presenza concreta e solidale, che coinvolge tutti e ciascuno, preti, religiosi, laici. Tutti sono soggetti attivi della pastorale e della vita della Chiesa e non solo collaboratori, perch&eacute; l’impegno e la testimonianza di ciascuno possano generare una comunit&agrave; presente e attenta, capace di essere lievito nella pasta. Una comunit&agrave; che sa progettare e proporre percorsi che aiutano le persone a vivere l’esperienza del Vangelo e a riceverne impulsi per rinnovare la citt&agrave; di Napoli.</p> 
<p>Carissimi fratelli e sorelle, conosco lo speciale legame che vi unisce al vostro Patrono San Gennaro; ma la grazia di Dio &egrave; stata con voi cos&igrave; generosa che ha suscitato tante altre figure di Santi e Sante nel corso della vostra storia. Vi affido a loro e all’intercessione di Maria, Vergine Assunta e Madre premurosa. E non dimenticate: siete dentro una storia d’amore – quella del Signore per il suo popolo – che &egrave; iniziata prima di voi e non finisce con voi; ci siete dentro come tessere uniche e necessarie; ci siete dentro perch&eacute;, anche nelle fitte trame del buio, voi possiate accendere una luce.</p> 
<p>Non abbiate paura, non scoraggiatevi e siate, per questa Chiesa e per questa citt&agrave;, testimoni di Cristo e seminatori di futuro!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Visita pastorale a Pompei: Santa Messa e Supplica alla Madonna di Pompei in Piazza Bartolo Longo (8 maggio 2026) ]]></title><pubDate>Fri, 08 May 2026 10:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260508-pompei-messa.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260508-pompei-messa.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 08 May 2026 11:44:53 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle!</i></p> 
<p>“L’anima mia magnifica il Signore”. Queste parole, con cui abbiamo risposto alla prima Lettura, sgorgano dal cuore della Vergine Maria mentre presenta ad Elisabetta il frutto del suo grembo, Ges&ugrave;, il Salvatore. Dopo di lei canteranno per Cristo Zaccaria, il padre di Giovanni Battista, e il vecchio Simeone. Questi tre cantici scandiscono ogni giorno la lode della Chiesa nella Liturgia delle Ore. Sono lo sguardo dell’antico Israele, che vede compiute le sue promesse; sono lo sguardo della Chiesa Sposa, protesa verso il suo Sposo divino; sono implicitamente lo sguardo dell’intera umanit&agrave;, che trova risposta al suo anelito di salvezza.</p> 
<p>Centocinquant’anni fa, ponendo la prima pietra di questo Santuario, nel luogo in cui l’eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo aveva sepolto sotto la cenere i segni di una grande civilt&agrave; proteggendoli per secoli, <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/bartolo-longo.html">San Bartolo Longo</a>, insieme alla moglie contessa Marianna Farnararo De Fusco, gettava le basi non solo di un tempio, ma di una intera citt&agrave; mariana. Cos&igrave; egli esprimeva la consapevolezza di un disegno di Dio, che&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">San Giovanni Paolo II</a>,&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/2003/october/documents/hf_jp-ii_spe_20031007_shrine-pompei.html">parlando in questo luogo di grazia il 7 ottobre 2003</a>, a conclusione dell’Anno del Rosario, rilanciava per il Terzo Millennio, nella prospettiva della nuova evangelizzazione: &laquo;Oggi – egli diceva – come ai tempi dell’antica Pompei, &egrave; necessarioannunciare Cristo a una societ&agrave; che si va allontanando dai&nbsp;valori cristiani e ne smarrisce persino la memoria&raquo;.</p> 
<p>Esattamente un anno fa, quando mi &egrave; stato affidato il ministero di Successore di Pietro, era proprio la giornata della Supplica alla Vergine,&nbsp;questa bellissima giornata della Supplica alla Vergine del Santo Rosario di Pompei! Dovevo dunque venire qui, a porre il mio servizio sotto la protezione della Vergine Santa. L’aver poi scelto il nome di Leone, mi pone sulle orme di&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/leo-xii/it.html">Leone XIII</a>, che ebbe, tra gli altri meriti, anche quello di aver sviluppato un ampio Magistero sul <a href="https://www.vatican.va/special/rosary/index_rosary_it.htm">Santo Rosario</a>. A tutto ci&ograve; si aggiunge la recente canonizzazione di&nbsp;<a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/bartolo-longo.html">San Bartolo Longo</a>, apostolo del&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/special/rosary/index_rosary_it.htm">Rosario</a>. Questo contesto ci fornisce una chiave per riflettere sulla Parola di Dio appena ascoltata.</p> 
<p>Il Vangelo dell’Annunciazione ci introduce al momento in cui il Verbo di Dio si fa carne nel grembo di Maria. Da questo grembo si irradia la Luce che d&agrave; il senso pieno alla storia e al mondo. Il saluto che l’angelo Gabriele rivolge alla Vergine &egrave; un invito a gioire: &laquo;Rallegrati, piena di grazia&raquo; (<i>Lc</i>&nbsp;1,28; cfr&nbsp;<i>Sof</i>&nbsp;3,14). S&igrave;, l’Ave Maria &egrave; un invito alla gioia: dice a Maria, e in lei a tutti noi, che sulle macerie della nostra umanit&agrave; provata dal peccato e pertanto sempre incline a prevaricazioni, sopraffazioni e guerre, &egrave; venuta la carezza di Dio, la carezza della misericordia, che prende in Ges&ugrave; un volto umano. Maria diventa cos&igrave; Madre della misericordia. Discepola della Parola e strumento della sua incarnazione, si rivela davvero la “piena di grazia”. Tutto in lei &egrave; grazia! Offrendo al Verbo la propria carne, ella diventa anche, come insegna il&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>&nbsp;sulla scorta di Sant’Agostino, &laquo;madre delle membra (di Cristo) … perch&eacute; cooper&ograve; con la carit&agrave; alla nascita dei fedeli della Chiesa, i quali di quel capo sono le membra&raquo; (Cost. dogm.&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#53">Lumen gentium</a></i>, 53; cfr S. Agostino,&nbsp;<i>De S. Virginitate</i>, 6). &nbsp;Nell’“Eccomi” di Maria nasce non soltanto Ges&ugrave;, ma anche la Chiesa, e Maria diventa insieme Madre di Dio –&nbsp;<i>Theot&ograve;kos</i>&nbsp;– e Madre della Chiesa.</p> 
<p>Grande mistero! Tutto avviene nella potenza dello Spirito Santo, che adombra Maria e rende fecondo il suo grembo verginale. Questo momento della storia ha una dolcezza e una potenza che attraggono il cuore e lo portano a quell’altezza contemplativa in cui germoglia la preghiera del <a href="https://www.vatican.va/special/rosary/index_rosary_it.htm">Santo Rosario</a>. Una preghiera che, sorta e sviluppatasi progressivamente nel secondo Millennio, affonda le radici nella storia della salvezza, e proprio nel Saluto dell’Angelo alla Vergine ha come il suo preludio. “Ave Maria”! La ripetizione di questa preghiera nel <a href="https://www.vatican.va/special/rosary/index_rosary_it.htm">Rosario</a> &egrave; come l’eco del saluto di Gabriele, un’eco che attraversa i secoli e guida lo sguardo del credente a Ges&ugrave;, visto con gli occhi e il cuore della Madre. Ges&ugrave; adorato, contemplato, assimilato in ciascuno dei suoi misteri, affinch&eacute; con San Paolo possiamo dire: &laquo;Non vivo pi&ugrave; io, ma Cristo vive in me&raquo; (<i>Gal</i>&nbsp;2,19).</p> 
<p>Preceduta dalla proclamazione della Parola di Dio, incastonata tra il Padre nostro e il Gloria, l’Ave Maria che si ripete nel&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/special/rosary/index_rosary_it.htm">Santo Rosario</a>&nbsp;&egrave; un atto di amore. Non &egrave; forse proprio dell’amore ripetere senza stancarsi: “Ti voglio bene”? Un atto di amore che, sui grani della corona, come ben si vede nel quadro mariano di questo Santuario, ci fa risalire a Ges&ugrave;, e ci porta all’Eucaristia, &laquo;fonte e apice di tutta la vita cristiana&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#11">Lumen gentium</a></i>, 11). Ne era convinto&nbsp;<a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/bartolo-longo.html">San Bartolo Longo</a>&nbsp;quando scriveva: &laquo;L’Eucaristia &egrave; il Rosario vivente, e tutti i misteri si ritrovano nel santo Sacramento in una forma attiva e vitale&raquo; (<i>Il Rosario e la Nuova Pompei</i>, 1914, p. 86). Aveva ragione. Nell’Eucaristia i misteri della vita di Cristo si ritrovano tutti, per cos&igrave; dire, concentrati nel memoriale del suo sacrificio e nella sua presenza reale. Il <a href="https://www.vatican.va/special/rosary/index_rosary_it.htm">Rosario</a> ha una fisionomia mariana, ma un cuore cristologico ed eucaristico (cfr Lett. ap.&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_letters/2002/documents/hf_jp-ii_apl_20021016_rosarium-virginis-mariae.html">Rosarium Virginis Mariae</a></i>, 1). Se la Liturgia delle Ore scandisce i tempi della lode della Chiesa, il <a href="https://www.vatican.va/special/rosary/index_rosary_it.htm">Rosario</a> scandisce il ritmo della nostra vita riportandola continuamente a Ges&ugrave; e all’Eucaristia.</p> 
<p>Generazioni di credenti sono state plasmate e custodite da questa preghiera, semplice e popolare, e al tempo stesso capace di altezze mistiche e scrigno della pi&ugrave; essenziale teologia cristiana. Cosa c’&egrave; infatti di pi&ugrave; essenziale dei misteri di Cristo, del suo santo Nome, pronunciato con la tenerezza della Vergine Maria? &Egrave; in questo Nome, e in nessun altro, che noi possiamo essere salvati (cfr&nbsp;<i>At</i>&nbsp;4,12). Ripetendolo in ogni Ave Maria, facciamo in qualche modo l’esperienza della casa di Nazaret, quasi riascoltando la voce di Maria e di Giuseppe nei lunghi anni in cui Ges&ugrave; visse con loro. Facciamo anche l’esperienza del Cenacolo, dove gli Apostoli con Maria attesero l’effusione dello Spirito Santo. &Egrave; quello che ci ha additato la prima Lettura. Come non pensare che, in quel tempo tra l’Ascensione e la Pentecoste, Maria e gli Apostoli facessero a gara nel ricordare i diversi momenti della vita di Ges&ugrave;? Non doveva sfuggirne nessun dettaglio! Tutto era da ricordare, assimilare, imitare. Nasce cos&igrave; il cammino contemplativo della Chiesa, di cui, a somiglianza dell’Anno liturgico, il&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/special/rosary/index_rosary_it.htm">Rosario</a>&nbsp;offre la sintesi nella meditazione quotidiana dei santi Misteri. Giustamente il <a href="https://www.vatican.va/special/rosary/index_rosary_it.htm">Rosario</a> &egrave; stato considerato un compendio del Vangelo, che&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">San Giovanni Paolo II</a>&nbsp;ha voluto integrare con i&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/special/rosary/documents/misteri_luminosi_it.html">Misteri della luce</a>. Anche questa dimensione fu vivissima in <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/bartolo-longo.html">San Bartolo Longo</a>, che offr&igrave; ai pellegrini profonde meditazioni per sottrarre il <a href="https://www.vatican.va/special/rosary/index_rosary_it.htm">Santo Rosario</a> alla tentazione di una recita meccanica e assicurargli il respiro biblico, cristologico e contemplativo che lo deve caratterizzare.</p> 
<p>Sorelle e fratelli, se il&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/special/rosary/index_rosary_it.htm">Rosario</a>&nbsp;&egrave; “pregato” e, oserei dire, “celebrato” in questo modo, esso &egrave; anche, per naturale conseguenza, sorgente di carit&agrave;. Carit&agrave; verso Dio, carit&agrave; verso il prossimo: due facce della stessa medaglia, come ci ricordava la seconda Lettura, tratta dalla prima Lettera di San Giovanni, concludendo con l’esortazione: &laquo;Non amiamo a parole n&eacute; con la lingua, ma con i fatti e nella verit&agrave;&raquo; (<i>1Gv</i>&nbsp;3,18). Perci&ograve;&nbsp;<a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/bartolo-longo.html">San Bartolo Longo</a>&nbsp;&egrave; stato apostolo del <a href="https://www.vatican.va/special/rosary/index_rosary_it.htm">Rosario</a> e, nello stesso tempo, apostolo della carit&agrave;. In questa Citt&agrave; mariana egli accolse orfani e figli di carcerati, mostrando la forza rigenerante dell’amore. Qui anche oggi i pi&ugrave; piccoli e i pi&ugrave; deboli sono accolti e accuditi nelle Opere del Santuario. Il&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/special/rosary/index_rosary_it.htm">Rosario</a>&nbsp;spinge lo sguardo verso i bisogni del mondo, come la Lettera apostolica&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_letters/2002/documents/hf_jp-ii_apl_20021016_rosarium-virginis-mariae.html">Rosarium Virginis Mariae</a></i>&nbsp;sottolineava, proponendo in particolare due intenzioni che rimangono di pressante attualit&agrave;: la famiglia, che risente dell’indebolimento del legame coniugale, e la pace, messa a repentaglio dalle tensioni internazionali e da un’economia che preferisce il commercio delle armi al rispetto della vita umana.</p> 
<p>Quando&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_letters/2002/documents/hf_jp-ii_apl_20021016_rosarium-virginis-mariae.html">San Giovanni Paolo II indisse l’Anno del Rosario</a>&nbsp;– l’anno prossimo si compir&agrave; un quarto di secolo –, lo volle porre in modo speciale sotto lo sguardo della Vergine di Pompei. I tempi da allora non sono migliorati. Le guerre che ancora si combattono in tante regioni del mondo chiedono un rinnovato impegno non solo economico e politico, ma anche spirituale e religioso. La pace nasce dentro il cuore. Lo stesso Pontefice, nell’<a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1986/october/documents/hf_jp-ii_spe_19861027_prayer-peace-assisi.html">ottobre 1986, aveva radunato ad Assisi i&nbsp;<i>leader</i>&nbsp;delle principali religioni, invitando tutti a pregare per la pace</a>. In diverse occasioni anche recenti, sia&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a>&nbsp;che io abbiamo chiesto ai fedeli di tutto il mondo di pregare per questa intenzione. Non possiamo rassegnarci alle immagini di morte che ogni giorno le cronache ci propongono. Da questo Santuario, la cui facciata&nbsp;<a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/bartolo-longo.html">San Bartolo Longo</a>&nbsp;concep&igrave; come un monumento alla pace, oggi eleviamo con fede la nostra Supplica. Ges&ugrave; ci ha detto che tutto pu&ograve; ottenere la preghiera fatta con fede (cfr&nbsp;<i>Mt</i>&nbsp;21,22). E&nbsp;<a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/bartolo-longo.html">San Bartolo Longo</a>, pensando alla fede di Maria, la definisce “onnipotente per grazia”. Per sua intercessione, venga dal Dio della pace un’effusione sovrabbondante di misericordia, che tocchi i cuori, plachi i rancori e gli odi fratricidi, illumini quanti hanno speciali responsabilit&agrave; di governo.</p> 
<p>Fratelli e sorelle, nessuna potenza terrena salver&agrave; il mondo, ma solo la potenza divina dell’amore, questa potenza divina dell’amore che Ges&ugrave;, il Signore, ci ha rivelato e donato. Crediamo in Lui, speriamo in Lui, seguiamo Lui!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Visita Pastorale a Pompei: Saluto agli Ammalati e alle Persone con disabilità (8 maggio 2026)]]></title><pubDate>Fri, 08 May 2026 09:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260508-pompei-ammalati.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260508-pompei-ammalati.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 08 May 2026 10:41:49 +0200 --> <p><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260508-pompei-ammalati.html#fedeli">Saluto del Santo Padre ai fedeli radunati nella Piazza&nbsp;prima di entrare nel Santuario</a></b></p> 
<p><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260508-pompei-ammalati.html#malati">Saluto del Santo Padre&nbsp;alle persone malate e con disabilit&agrave;&nbsp;nel Santuario</a></b></p> 
<p>_____________________________</p> 
<p><b><a name="fedeli"></a>Saluto del Santo Padre ai fedeli&nbsp;&nbsp;</b></p> 
<p>Grazie, grazie! Buongiorno a tutti! Buongiorno Pompei!</p> 
<p>Grazie per la vostra presenza. Fra poco ci prepariamo per <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/5/8/pompei-messa.html">celebrare la Santa Messa</a>, questo bellissimo incontro con Ges&ugrave; Cristo nell’Eucaristia: Ges&ugrave; che sempre cammina con noi, vicino a noi. E qui in questo Santuario sappiamo bene che la Mamma &egrave; sempre con noi, la nostra Madre Maria ci accompagna con la sua intercessione, il suo amore, &egrave; sempre con i suoi figli.</p> 
<p>Con questa fiducia pregheremo insieme e celebreremo la gioia di essere battezzati discepoli di Ges&ugrave; Cristo, chiamati tutti a essere la presenza di Cristo nel mondo.</p> 
<p>Grazie, grazie. Ci vediamo fra poco.</p> 
<p>____________________________________</p> 
<p><b><a name="malati"></a>Saluto del Santo Padre&nbsp;alle persone malate e con disabilit&agrave;&nbsp;&nbsp;</b></p> 
<p>Buongiorno a tutti! Sia lodato Ges&ugrave; Cristo.</p> 
<p>Che bella giornata! Quante benedizioni il Signore ha voluto dare a tutti noi oggi! Io mi sento il primo benedetto per poter venire qui al Santuario della Madonna nel giorno della Supplica, in questo anniversario. Grazie a tutti voi per essere qui!</p> 
<p>Adesso ci prepariamo a celebrare la Santa Messa. Voi potete seguire da qui, sugli schermi. Siamo tutti uniti in Ges&ugrave; Cristo, con la nostra Mamma Maria, in questa bellissima benedizione, in questa bellissima giornata. Ges&ugrave; anche oggi ci fa vicino, Ges&ugrave; che &egrave; sempre con noi, che cammina con noi. Dio vi benedica tutti!</p> 
<p>La benedizione di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo scenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Visita Pastorale a Pompei: Incontro con il “Tempio della Carità” del Santuario di Pompei (8 maggio 2026)]]></title><pubDate>Fri, 08 May 2026 09:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260508-pompei-visita.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260508-pompei-visita.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 08 May 2026 09:57:12 +0200 --> <p><i>Fratelli e sorelle carissimi,&nbsp;buongiorno e grazie!</i></p> 
<p>Sono molto contento di incontrare tutti voi, che in vari modi siete legati alle Opere di carit&agrave; del Santuario di Pompei: persone accolte, religiosi, educatori e volontari. Saluto e ringrazio particolarmente il Vescovo per le parole che mi ha rivolto e voi che avete condiviso le vostre testimonianze.</p> 
<p>&Egrave; bello per me iniziare questa Visita Pastorale sulle orme di&nbsp;<a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/bartolo-longo.html">San Bartolo Longo</a>, che ho avuto la gioia di&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2025/documents/20251019-canonizzazioni.html">canonizzare il 19 ottobre scorso</a>. Egli chiamava Valle di Pompei “luogo dell’amore che scalda il cuore”, “trionfo di fede e carit&agrave;”: virt&ugrave; che definiva “due ali congiunte in un medesimo volo”.</p> 
<p>Tale realt&agrave; &egrave; ancora ben viva e visibile. Qui, nelle Opere del Santuario, si sperimenta ogni giorno la potenza della Risurrezione di Cristo che, nell’amore, rigenera i cuori alla vita buona del Vangelo. Qui il “Tempio della Carit&agrave;” e il “Tempio della Fede” si sostengono a vicenda. La preghiera alimenta l’accoglienza, l’affetto, il servizio e l’impegno generoso di tanti, nei Centri educativi, nelle Case Famiglia, alla Mensa per i poveri, intitolata a Papa Francesco. E l’amore compie miracoli che vanno ben oltre ogni sforzo e aspettativa: nelle membra di chi soffre e ancora di pi&ugrave; nelle anime.</p> 
<p>Quando San Bartolo giunse per la prima volta a Valle di Pompei, vi trov&ograve; una terra afflitta da tanta miseria, abitata da pochi contadini molto poveri, funestata dalla malaria e dai briganti. Egli seppe vedere, per&ograve;, in tutti, il volto di Cristo: nei grandi e nei piccoli, e in particolare negli orfani e nei figli dei carcerati, a cui fece sentire, con la sua tenerezza, il palpito del cuore di Dio.</p> 
<p>A chi poi gli diceva che i suoi giovani erano destinati alla stessa sorte dei loro genitori, rispondeva che l’amore pu&ograve; spingere al bene anche i ragazzi pi&ugrave; difficili e che, in ogni campo d’azione, solo la carit&agrave; assicura vittorie certe, grandi e definitive. Aveva ragione, e lo ha dimostrato facendo di questo luogo, con fede e con impegno, un centro di vita cristiana e di devozione a Maria Santissima conosciuto in tutto il mondo.</p> 
<p>Alla base di tutto, per&ograve;, come abbiamo detto, c’&egrave; la preghiera e in particolare il Santo Rosario. Posto simbolicamente a fondamento del Santuario e della citt&agrave;, esso &egrave; il motore nascosto che rende possibile tutto il resto. Raccomando perci&ograve; a tutti voi di tenere sempre viva e di diffondere questa antica e bellissima devozione, grazie alla quale, contemplando i Misteri della vita di Ges&ugrave; con gli occhi semplici e materni di Maria, “quanto Egli ha operato” penetra nei nostri cuori e trasforma la nostra esistenza (cfr S. Giovanni Paolo II, Lett. ap.&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_letters/2002/documents/hf_jp-ii_apl_20021016_rosarium-virginis-mariae.html">Rosarium Virginis Mariae</a></i>, 16 ottobre 2002, 13).</p> 
<p>Fratelli e sorelle, sacerdoti, religiose e religiosi, coniugi impegnati nelle Case Famiglia, educatori, volontari, sia questo il vostro programma di vita: essere uomini e donne di preghiera, per riflettere, come specchi tersi e umili, la luce che viene da Dio. Cos&igrave; alimenterete, con gesti e parole, la fiamma d’amore che San Bartolo ha acceso e sarete, nel servizio, nel dialogo e nella vita di fede, modelli credibili e guide sapienti per questa meravigliosa giovent&ugrave;.</p> 
<p>E a voi bambini, ragazzi e giovani, raccomando di avere fiducia in chi, con amore, si prende cura della vostra crescita, e ancora di pi&ugrave; – e sempre nella vostra vita – di confidare in Ges&ugrave;, il Figlio di Dio, crocifisso e risorto, che ci salva e ci libera, l’Amico che non ci abbandona n&eacute; ci respinge mai, il Fratello che ci comprende e che cammina sempre con noi. Lasciatevi coinvolgere e spingere dalla gioia che viene dalle sue parole e dai suoi esempi, e annunciatela a tutti. Il nostro mondo ne ha tanto bisogno, e voi, che ben la conoscete, potete esserne, con la vostra freschezza, i testimoni pi&ugrave; convincenti.</p> 
<p>Carissimi, questo &egrave; un luogo di grazia, in cui la Madonna del Rosario e San Bartolo riuniscono uomini e donne di ogni et&agrave;, provenienza e condizione, per portarli all’unica Fonte di quell’amore universale che solo pu&ograve; dare al mondo serenit&agrave; e concordia: per portarli a Dio. Stringiamoci a Lui, mentre gli affidiamo, per le mani di Maria, l’umanit&agrave; intera, sicuri che, con l’aiuto della sua grazia, niente potr&agrave; fermarci nel compiere il bene e la speranza in un futuro di pace, qui e ovunque, avr&agrave; il suo compimento.</p> 
<p>Grazie per quello che fate! Andate avanti con generosit&agrave; e fiducia. Vi assicuro il mio ricordo nella preghiera, vi raccomando all’intercessione della Madre del Cielo e di San Bartolo e vi benedico tutti di cuore.</p> 
<p>Regina del Santo Rosario di Pompei, prega per noi!</p> 
<p>San Bartolo, prega per noi!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Visita Pastorale del Santo Padre a Pompei e a Napoli (8 maggio 2026)]]></title><pubDate>Fri, 08 May 2026 08:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/napoli-pompei-8maggio2026.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/napoli-pompei-8maggio2026.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 08 May 2026 12:39:21 +0200 --> <ul> 
 <li><b><a href="https://www.vatican.va/content/photogallery/it/eventi/pompei-napoli2026.html">Galleria fotografica<br /> <br /> </a></b></li> 
</ul> 
<p>ore&nbsp; 8,00 Decollo dall’eliporto del Vaticano</p> 
<p>ore&nbsp; 8,50 Atterraggio nell’area meeting del Santuario di Pompei</p> 
<p>Il Santo Padre &egrave; accolto da:</p> 
<p>1. S.E. Mons. Tommaso Caputo, Arcivescovo Prelato di Pompei, Delegato Pontificio per il Santuario</p> 
<p>2. On. Roberto Fico, Presidente della Regione Campania</p> 
<p>3. Dott. Michele Di Bari, Prefetto di Napoli</p> 
<p>4. Dott. Gaetano Manfredi, Sindaco della Citt&agrave; Metropolitana di Napoli</p> 
<p>5. Dottoressa Andreina Esposito, Sindaco in carica f.f. di Pompei</p> 
<p>ore&nbsp; 9,00 Il Santo Padre raggiunge a piedi la Sala Luisa Trapani, dove incontra il “Tempio della Carit&agrave;”: persone provenienti da situazioni di disagio, accolte nei diversi Centri del Santuario di Pompei</p> 
<p>- saluto di S.E. Mons. Tommaso Caputo</p> 
<p>- saluti di tre Ospiti</p> 
<p><b>* <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/5/8/pompei-visita.html">parole del Santo Padre</a></b></p> 
<p>ore&nbsp; 9,30 Il Santo Padre lascia la Sala Luisa Trapani, e in auto attraversa le vie adiacenti e la Piazza antistante il Santuario</p> 
<p>ore&nbsp; 9,45 All’ingresso del Santuario il Santo Padre &egrave; accolto dal Rettore, Mons. Pasquale Mocerino, che porge il Crocifisso da venerare e l’acqua per l’aspersione</p> 
<p>Nel Santuario sono presenti Ammalati e persone con disabilit&agrave; (che seguiranno la Messa dagli schermi)</p> 
<p><b>* <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/5/8/pompei-ammalati.html">Benedizione e parole di saluto del Santo Padre</a></b></p> 
<p>ore 10,00 Cappella di San Bartolo Longo: venerazione delle spoglie del Santo Fondatore del Santuario; saluto ai Vescovi presenti</p> 
<p>Cappella della Riconciliazione: saluto ai Sacerdoti del Santuario</p> 
<p>Il Santo Padre riveste i paramenti sacri nella sagrestia</p> 
<p>ore 10,30 Piazza Bartolo Longo: Concelebrazione eucaristica</p> 
<p><b>* <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/5/8/pompei-messa.html">omelia</a> * <a href="https://www.youtube.com/watch?v=IR62ErUm8IM">Supplica alla Madonna di Pompei</a></b></p> 
<p>prima della Benedizione finale, ringraziamento di S.E. Mons. Tommaso Caputo, e scambio dei doni</p> 
<p>ore 12,30 Dopo aver deposto i paramenti, il Santo Padre saluta i Collaboratori della Delegazione Pontificia</p> 
<p>ore 13,00 Sala Marianna De Fusco: pranzo</p> 
<p>ore 15,00 Decollo dall’area meeting del Santuario di Pompei</p> 
<p>_____________________________</p> 
<p>ore 15,15 Atterraggio presso la Rotonda Diaz a Napoli</p> 
<p>Il Santo Padre &egrave; accolto da:</p> 
<p>1. Card. Domenico Battaglia, Arcivescovo di Napoli</p> 
<p>2. On. Roberto Fico, Presidente della Regione Campania</p> 
<p>3. Dott. Michele Di Bari, Prefetto di Napoli</p> 
<p>4. Dott. Gaetano Manfredi, Sindaco di Napoli</p> 
<p>immediato trasferimento in auto al Duomo di Napoli</p> 
<p>ore 15,45 Nella Cattedrale: Incontro con il Clero e i Consacrati</p> 
<p>- adorazione del Santissimo Sacramento</p> 
<p>- saluto del Card. Domenico Battaglia</p> 
<p>- preghiera e lettura di un brano del Vangelo</p> 
<p><b>* <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/5/8/napoli-visita-duomo.html">discorso del Santo Padre</a></b></p> 
<p>al termine, nella sagrestia, il Santo Padre saluta alcuni Collaboratori della Curia Diocesana</p> 
<p>ore 16,30 Il Santo Padre lascia il Duomo e si trasferisce in auto a Piazza del Plebiscito</p> 
<p>ore 17,00 Piazza del Plebiscito: Incontro con la Cittadinanza</p> 
<p>Il Santo Padre entra nella Basilica di San Francesco di Paola e saluta la Comunit&agrave; dei Padri Minimi e alcune Autorit&agrave;</p> 
<p>Il Santo Padre prende posto sulla scalinata della Basilica:</p> 
<p>- saluto del Card. Domenico Battaglia</p> 
<p>- saluto del Sindaco di Napoli, Dott. Gaetano Manfredi</p> 
<p>- animazione dei giovani della pastorale giovanile</p> 
<p><b>* <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/5/8/napoli-visita.html">discorso del Santo Padre</a></b></p> 
<p>- Atto di affidamento alla Vergine Maria, e Benedizione</p> 
<p>ore 18,30 Trasferimento in auto alla Rotonda Diaz</p> 
<p>Il Santo Padre si congeda dalle Autorit&agrave; che Lo hanno accolto all’arrivo</p> 
<p>ore 19,30 Atterraggio all’eliporto del Vaticano</p> 
<p>______________________________</p> 
<p><i><a href="https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2026/04/25/0335/00683.html">Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede</a></i>, 25 aprile 2025</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Guardie Svizzere Pontificie (7 maggio 2026)]]></title><pubDate>Thu, 07 May 2026 12:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260507-guardie-svizzere-pontificie.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260507-guardie-svizzere-pontificie.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 07 May 2026 13:36:09 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!</p> 
<p><i>Willkommen </i>e <i>bienvenus!</i></p> 
<p>Rivolgo il mio saluto al Comandante, agli Ufficiali, a tutti i membri della <a href="https://www.vatican.va/content/romancuria/it/guardia-svizzera-pontificia/corpo-della-guardia-svizzera-pontificia.index.html#guardia-svizzera-pontificia">Guardia Svizzera Pontificia</a>, e sono lieto di accogliere le famiglie venute per la cerimonia del Giuramento. Saluto inoltre con gratitudine le Autorit&agrave; civili e militari presenti.</p> 
<p>Questa giornata &egrave; un’occasione per esprimere la mia riconoscenza alla Nazione elvetica, da cui provengono le giovani reclute che si mettono con gioia al servizio del Papa. Essi sono motivo di orgoglio per il vostro Paese e portano in Vaticano i valori culturali e spirituali in cui sono cresciuti.</p> 
<p>Questo tradizionale incontro &egrave; il momento propizio per esprimere tutta la mia gratitudine per il servizio delle Guardie, servizio umile e discreto che voi svolgete giorno e notte. Desidero inoltre ringraziare le vostre famiglie che hanno accompagnato i passi che vi hanno condotto fin qui. Ora, le gioie e le prove che vivete insieme, cos&igrave; come la forza delle amicizie che si stringono tra voi, forgiano la vostra anima al senso dell’onore e del dovere che si esprime attraverso il dono della vita per il servizio e la protezione del Successore di Pietro.</p> 
<p>Care Guardie, voi svolgete la vostra missione alle porte dello Stato del Vaticano cos&igrave; come all’interno del Palazzo Apostolico o delle Basiliche Maggiori. Questi luoghi, ricchi di storia e di fede, vi inducono alla riflessione e alla preghiera. Infatti, mentre state al vostro posto di guardia, potete provare meraviglia per la bellezza che si offre ai vostri occhi. Questa bellezza viene da Dio e conduce a Dio, il Padre del Bello e del Buono. La vostra missione, che &egrave; innanzitutto militare, &egrave; tuttavia inscindibile dalla vocazione alla santit&agrave; di ogni battezzato.</p> 
<p>Sono quindi convinto che la vostra decisione di dedicare alcuni anni della vita al servizio del Papa e della Santa Sede si inserisca in un percorso personale di fede. Pi&ugrave; che soldati, voi siete servitori che, a immagine di Cristo, andate incontro a coloro che hanno bisogno del vostro aiuto: non solo i membri della Curia o i funzionari in visita in Vaticano, ma anche i pellegrini e i turisti. Ricordate sempre queste parole di Ges&ugrave;: &laquo;Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli pi&ugrave; piccoli, l’avete fatto a me&raquo; (<i>Mt</i>&nbsp;25, 40).</p> 
<p>I turni di notte, nel silenzio e nella solitudine, seguono il fermento di quelli diurni, durante i quali dovete prestare attenzione a tutti e a ogni cosa. Possono essere per voi momenti favorevoli per nutrire la vostra anima con letture e meditazioni che vi offrano l’occasione di incontrare il Maestro interiore, e di formulare questa preghiera di San Nicola di Fl&uuml;e: &laquo;Mio Signore e mio Dio, toglimi tutto ci&ograve; che mi impedisce di venire a Te; dammi tutto ci&ograve; che mi condurr&agrave; fino a Te; prendi me a me e dammi tutto a Te, affinch&eacute; io Ti appartenga totalmente&raquo;.</p> 
<p>Care Guardie, insieme voi formate un Corpo, quello della Guardia Svizzera Pontificia, forti delle vostre qualit&agrave;, delle vostre diversit&agrave; e dei vostri rispettivi caratteri. La vita in caserma &egrave; un luogo privilegiato per sviluppare le virt&ugrave; umane del servizio verso il prossimo, della generosit&agrave; e dell’umilt&agrave;. Attraverso la solidariet&agrave; fraterna che caratterizza i vostri rapporti, costruirete un clima di armonia e di gioia all’interno della Guardia, che si rifletter&agrave; su tutti coloro che incontrerete. Vi incoraggio a perseverare su questa strada, spesso impegnativa, ma che porta frutto.</p> 
<p>Rinnovo a tutta la Guardia la mia gratitudine per il servizio diligente e generoso di cui sono testimone ogni giorno. Affido tutti voi qui presenti alla protezione materna della Vergine Maria, di San Martino di Tours, di San Sebastiano e di <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/nicola-di-fluee.html">San Nicola di Fl&uuml;e</a>, vostri santi Patroni, e di cuore vi imparto la Benedizione Apostolica.</p> 
<p>Grazie! <i>Vielen Dank e merci beaucoup!</i></p> 
<p><i>Il Santo Padre imparte la Benedizione e aggiunge:</i></p> 
<p>Bene. Auguri. Adesso saluteremo ogni famiglia e sar&agrave; un piacere, cos&igrave;, conoscervi e ringraziarvi personalmente. Auguri.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Membri degli Uffici redazionali della Libreria Editrice Vaticana (7 maggio 2026)]]></title><pubDate>Thu, 07 May 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260507-lev.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260507-lev.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 07 May 2026 13:37:21 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi.<br /> &nbsp;</p> 
<p><i>Buongiorno e benvenuti! E grazie per la pazienza!</i></p> 
<p>Oggi ci incontriamo per un anniversario che potremmo dire “di famiglia”: i cento anni della nostra casa editrice, la Libreria Editrice Vaticana. Era infatti il 1926 quando essa venne resa autonoma dalla pi&ugrave; longeva <a href="https://www.tipografia.va/it/">Tipografia Vatican</a>a, nata nel lontano 1587. In questi cento anni di vita la <a href="https://www.libreriaeditricevaticana.va/it/">Libreria Editrice Vaticana</a> ha servito nove Pontefici, propagandone il Magistero come contributo alla diffusione del Vangelo nel mondo.</p> 
<p>Vorrei condividere con voi tre brevi riflessioni in questa ricorrenza, che so celebrerete anche in alcuni eventi internazionali dedicati ai libri.</p> 
<p>Il libro, poi, &egrave; un’occasione per&nbsp;<i>pensare</i>. Nell’epoca del digitale, la fisicit&agrave; del libro ci rimanda al ruolo del pensiero, della riflessione e dello studio. Leggere &egrave; nutrire la mente, aiuta ad alimentare un senso critico consapevole e formato, a guardarsi da fondamentalismi e scorciatoie ideologiche. Per questo esorto tutti a leggere libri, come antidoto alla chiusura mentale, che si riflette in atteggiamenti rigidi e in visioni riduttive della realt&agrave;.</p> 
<p>Il libro &egrave; un’occasione per&nbsp;<i>incontrare</i>. Quando abbiamo in mano un libro, incontriamo idealmente il suo autore. Ma nello stesso tempo incontriamo coloro che lo hanno letto prima di noi, o che lo stanno leggendo o lo leggeranno. E sempre di pi&ugrave; si verificano occasioni in cui scrittori e lettori si riuniscono, per parlare e ascoltarsi.&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a>&nbsp;ci ha insegnato a praticare la cultura dell’incontro: il libro &egrave; un ponte verso gli altri, &egrave; un motivo di confronto che ci arricchisce, uno stimolo ad allargare il proprio punto di vista.</p> 
<p>Infine, per noi cristiani il libro &egrave; un’occasione per&nbsp;<i>annunciare Cristo</i>. Sappiamo bene come la lettura di una biografia di un santo o di una riflessione spirituale ben proposta possa toccare il cuore. La Vergine Maria &egrave; raffigurata spesso, nell’Annunciazione, intenta a leggere le Sacre Scritture. Sant’Antonio di Padova regge il Libro dei Vangeli, aperto, su cui sta in piedi Ges&ugrave; Bambino. Sant’Agostino lo vediamo spesso seduto a uno scrittoio dinanzi a un grande libro e, a volte, tiene in mano un cuore: verit&agrave; e carit&agrave;. Alla scuola di Maria e dei Santi, nutriamoci della Parola di Dio, perch&eacute; essa plasmi la nostra mentalit&agrave; e il nostro agire.</p> 
<p>Carissimi amici, faccio mie le parole che&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it.html">San Paolo VI</a>&nbsp;rivolse ai vostri colleghi di allora quando, nel 1976, li incontr&ograve; in occasione del 50&deg; anniversario della Libreria Editrice Vaticana: li esort&ograve; a &laquo;guardare avanti, per una messa a punto di idee e di programmi per l’avvenire&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/speeches/1976/documents/hf_p-vi_spe_19760710_cinquantesimo-libreria-vaticana.html">Discorso nel 50&deg; della L.E.V.</a></i>, 10 luglio 1976). Vi ringrazio per il vostro lavoro, che vi auguro di compiere con dedizione e passione. E di cuore benedico ciascuno di voi e i vostri cari. Grazie.</p> 
<p>&nbsp;</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Giuramento delle Guardie Svizzere Pontificie (6 maggio 2026)]]></title><pubDate>Wed, 06 May 2026 17:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260506-guardie-svizzere.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260506-guardie-svizzere.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 06 May 2026 18:44:46 +0200 --> <p>Al termine di questa bella e toccante cerimonia, desidero rivolgere il mio cordiale saluto a tutti voi, a partire dal Signor Presidente della Federazione Elvetica e dalle altre Autorit&agrave; civili e militari.</p> 
<p>Con affetto e riconoscenza saluto i familiari delle Guardie Svizzere, grazie di essere venuti!</p> 
<p>A voi, cari giovani che avete fatto il Giuramento, esprimo la mia stima e la mia gratitudine. Il gesto che avete compiuto attesta un impegno di fedelt&agrave;, animato dall’entusiasmo giovanile e fondato sulla fede in Dio e sull’amore per la Chiesa. Lo metto sotto la protezione della Vergine Maria, insieme a tutto il prezioso servizio della Guardia Svizzera Pontificia.</p> 
<p>Auguro a tutti buona serata e buona festa!</p> 
<p><i>Einen sch&ouml;nen Abend und ein sch&ouml;nes Fest!</i></p> 
<p><i>Passez une bonne soir&eacute;e et une bonne f&ecirc;te !&nbsp;Merci&nbsp;!</i></p> 
<p>&nbsp;</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Udienza Generale del 6 maggio 2026 - I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione dogmatica Lumen gentium. 8. La Chiesa, pellegrina nella storia verso la patria celeste]]></title><pubDate>Wed, 06 May 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260506-udienza-generale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260506-udienza-generale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 06 May 2026 10:48:34 +0200 --> <p><b>I Documenti del&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>. II. Costituzione dogmatica&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>. 8.&nbsp;<i>La Chiesa, pellegrina nella storia verso la patria celeste</i></b></p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><i>Fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!</i></p> 
<p>Soffermandoci oggi su una parte del cap. VII della <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Costituzione del&nbsp;Concilio Vaticano II sulla Chiesa</a>, meditiamo su una sua caratteristica qualificante: <i>la dimensione escatologica</i>. La Chiesa, infatti, cammina in questa storia terrena sempre orientata verso la meta finale, che &egrave; la patria celeste. Si tratta di una dimensione essenziale che, tuttavia, spesso trascuriamo o minimizziamo, perch&eacute; siamo troppo concentrati su ci&ograve; che &egrave; immediatamente visibile e sulle dinamiche pi&ugrave; concrete della vita della comunit&agrave; cristiana.</p> 
<p>La Chiesa &egrave; il popolo di Dio in cammino nella storia, che ha come fine di tutto il suo agire il Regno di Dio (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#9">LG</a></i>, 9). Ges&ugrave; ha dato inizio alla Chiesa proprio annunciando questo Regno di amore, di giustizia e di pace (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#5">LG</a></i> 5). Siamo pertanto chiamati a considerare la dimensione comunitaria e cosmica della salvezza in Cristo e a volgere lo sguardo a questo orizzonte finale, per misurare e valutare tutto in questa prospettiva.</p> 
<p>La Chiesa vive nella storia al servizio dell’avvento del Regno di Dio nel mondo. Essa annuncia a tutti e sempre le parole di questa promessa, ne riceve una caparra nella celebrazione dei Sacramenti, in particolare dell’Eucaristia, ne attua e ne sperimenta la logica nelle relazioni di amore e di servizio. Essa, inoltre, sa di essere luogo e mezzo dove l’unione con Cristo si realizza &laquo;pi&ugrave; strettamente&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#48">LG</a></i>, 48), riconoscendo al contempo che la salvezza pu&ograve; essere donata da Dio nello Spirito Santo anche al di fuori dei suoi confini visibili.</p> 
<p>A questo proposito, la Costituzione <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>&nbsp;fa un’affermazione importante: la Chiesa &egrave; &laquo;sacramento universale di salvezza&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#48">LG</a></i>, 48), cio&egrave; segno e strumento di quella pienezza di vita e di pace promessa da Dio. Ci&ograve; significa che essa non si identifica perfettamente<b> </b>con il Regno di Dio, ma ne &egrave; germe e inizio, perch&eacute; il compimento verr&agrave; donato all’umanit&agrave; e al cosmo soltanto alla fine. I credenti in Cristo, perci&ograve;, camminano in questa storia terrena, segnata dalla maturazione del bene ma anche da ingiustizie e sofferenze, senza essere n&eacute; illusi n&eacute; disperati; essi vivono orientati dalla promessa ricevuta da &laquo;Colui che fa nuove tutte le cose&raquo; (<i>Ap</i> 21,5). Perci&ograve;, la Chiesa realizza la sua missione tra il “gi&agrave;” dell’inizio del Regno di Dio in Ges&ugrave;, e il “non ancora” del compimento promesso e atteso. Custode di una speranza che illumina il cammino, essa &egrave; anche investita della missione di pronunciare parole chiare per rifiutare tutto ci&ograve; che mortifica la vita e ne impedisce lo sviluppo e prendere posizione a favore dei poveri, degli sfruttati, delle vittime della violenza e della guerra e di tutti coloro che soffrono, nel corpo e nello spirito (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html#e)%20Colmare%20la%20distanza%20tra%20lettera%20e%20spirito">Compendio della dottrina sociale della Chiesa</a></i>, n. 159).</p> 
<p>Segno e sacramento del Regno, la Chiesa &egrave; il popolo di Dio pellegrinante sulla terra che, proprio a partire dalla promessa finale, legge e interpreta a partire dal Vangelo i dinamismi della storia, denunciando il male in tutte le sue forme e annunciando, con le parole e con le opere, la salvezza che Cristo vuole realizzare per tutta l’umanit&agrave; e il suo Regno di giustizia, di amore e di pace. La Chiesa, dunque, non annuncia s&eacute; stessa; al contrario, in essa tutto deve rimandare alla salvezza in Cristo.</p> 
<p>In questa prospettiva, la Chiesa &egrave; chiamata a riconoscere umilmente l’umana fragilit&agrave; e caducit&agrave; delle proprie istituzioni, le quali, pur essendo al servizio del Regno di Dio, portano la figura fugace di questo mondo (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#48">LG</a></i>, 48). Nessuna istituzione ecclesiale pu&ograve; essere assolutizzata, anzi, poich&eacute; esse vivono nella storia e nel tempo, sono chiamate a una continua conversione, al rinnovamento delle forme e alla riforma delle strutture, alla continua rigenerazione delle relazioni, in modo che possano davvero corrispondere alla loro missione.</p> 
<p>Nell’orizzonte del Regno di Dio dev’essere compresa anche la relazione tra i cristiani che stanno compiendo oggi la loro missione e quanti hanno gi&agrave; terminato l’esistenza terrena e sono in uno stadio di purificazione o di beatitudine. <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>, infatti, afferma che tutti i cristiani formano un’unica Chiesa, che c’&egrave; una comunione e una compartecipazione dei beni spirituali fondata sull’unione con Cristo di tutti i credenti, una <i>fraterna sollicitudo</i> tra Chiesa terrena e Chiesa celeste: quella comunione dei santi che si sperimenta in particolare nella liturgia (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#49">LG</a></i>, 49-51). Pregando per i defunti e seguendo le orme di coloro che hanno gi&agrave; vissuto come discepoli di Ges&ugrave;, siamo sostenuti anche noi nel cammino e rafforziamo l’adorazione di Dio: segnati dall’unico Spirito e uniti nell’unica liturgia, insieme a coloro che ci hanno preceduto nella fede lodiamo e diamo gloria alla Santissima Trinit&agrave;.</p> 
<p>Siamo grati ai Padri conciliari per averci richiamato questa dimensione cos&igrave; importante e cos&igrave; bella dell’essere cristiani, e cerchiamo di coltivarla nella nostra vita.</p> 
<p>________________________________</p> 
<p><b>Saluti</b></p> 
<p>Je salue cordialement les personnes de langue fran&ccedil;aise, en particulier les paroisses et les Instituts scolaires de France, ainsi les p&egrave;lerins venus de Suisse, de Belgique du Cameroun. Fr&egrave;res et sœurs, puisse ce Temps pascal raviver notre esp&eacute;rance pour que nous ne sombrions pas dans le d&eacute;sespoir face aux injustices et aux souffrances caus&eacute;es par les violences. Laissons-nous guider par la promesse du Royaume de Dieu que nous offre le Ressuscit&eacute;. Que Dieu vous b&eacute;nisse&nbsp;!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente le persone di lingua francese, in particolare le parrocchie e gli Istituti scolastici di Francia, nonch&eacute; i pellegrini giunti dalla Svizzera, dal Belgio e dal Camerun. Fratelli e sorelle, possa questo Tempo pasquale ravvivare la nostra speranza affinch&eacute; non sprofondiamo nella disperazione di fronte alle ingiustizie e alle sofferenze causate dalla violenza. Lasciamoci guidare dalla promessa del Regno di Dio che ci offre il Risorto. Dio vi benedica!</i>]</p> 
<p>I greet all the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, particularly the groups from Belgium, The Netherlands, Finland, Ghana, Uganda, New Zealand, India, Indonesia, Japan, Malaysia, Canada and the United States of America. I greet in particular the faculty and students from the University of Florida, Saint Mary’s College and Christendom College and all those participating in the AI Conference at the Gregorian University. Upon all of you, and upon your families, I invoke the joy and peace of the risen Jesus! May God bless you!</p> 
<p>Liebe Br&uuml;der und Schwestern deutscher Sprache, in diesem Monat, der der seligen Jungfrau Maria, &raquo;Zeichen der sicheren Hoffnung und des Trostes&laquo; (<i>LG </i>68), gewidmet ist, vertrauen wir ihr alle unseren pers&ouml;nlichen Anliegen und die gro&szlig;en &nbsp;Herausforderungen unserer Zeit an. Sie begleite uns allezeit mit ihrer m&uuml;tterlichen F&uuml;rsprache und ihrem Segen.</p> 
<p>[<i>Cari fratelli e sorelle di lingua tedesca, in questo mese dedicato alla Beata Vergine Maria, “segno di sicura speranza e di consolazione” (LG 68), affidiamo a Lei tutte le nostre intenzioni personali e le grandi sfide del nostro tempo. Ci accompagni sempre con la sua materna vicinanza e benedizione</i>.]</p> 
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua espa&ntilde;ola, en particular a los sacerdotes reci&eacute;n ordenados de los Legionarios de Cristo, a sus familias y comunidades que los acompa&ntilde;an. Pidamos al Se&ntilde;or que nos d&eacute; una mirada sobrenatural de la realidad, para que, arraigados en la fe y con firme esperanza, sepamos vivir orientados hacia el Reino de Dios, sin dejarnos absorber por lo pasajero ni por las dificultades del camino. Que el Esp&iacute;ritu Santo nos conceda reconocer su presencia en la historia, servir con amor a los dem&aacute;s y ser signos vivos de su salvaci&oacute;n en medio del mundo. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.</p> 
<p>我向讲中文的人们致以诚挚的问候。亲爱的弟兄姐妹们，愿你们始终依附基督，为正义、仁爱与和平作见证。我衷心地降福你们！</p> 
<p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, aderite sempre pi&ugrave; a Cristo per testimoniare la giustizia, l’amore e la pace. Vi benedico di cuore</i>.]</p> 
<p>Uma cordial sauda&ccedil;&atilde;o a todos os peregrinos de l&iacute;ngua portuguesa! A nossa p&aacute;tria definitiva &eacute; o C&eacute;u! Enquanto caminhamos neste mundo, n&atilde;o esque&ccedil;amos de rezar pelos nossos irm&atilde;os e irm&atilde;s defuntos e de recorrer &agrave; intercess&atilde;o dos santos: unidos a estes e &agrave;queles formamos uma &uacute;nica Igreja. Deus vos aben&ccedil;oe!</p> 
<p>[<i>Un cordiale saluto a tutti i pellegrini di lingua portoghese! La nostra patria definitiva &egrave; il cielo! Mentre camminiamo in questo mondo, non dimentichiamo di pregare per i nostri fratelli e sorelle defunti e di ricorrere all’intercessione dei santi: uniti a questi e a quelli formiamo una sola Chiesa. Dio vi benedica!</i>]</p> 
<p style="text-align: right;"><span class="arabic">أُحَيِّي المُؤمِنِينَ النَّاطِقِينَ بِاللُّغَةِ العَرَبِيَّة. في هذا الشَّهر، المُكَرَّسِ لِسَيِّدَتِنا مَريمَ العَذراء، أدعُوكُم إلى أن تَتلُوا السُّبحَةَ الوَردِيَّةَ المُقَدَّسَة، وتَتَأَمَّلوا معَ مَريَمَ في حياةِ المَسِيح. باركَكُم الرّبُّ جَمِيعًا وحَماكُم دائِمًا مِن كُلِّ شَرّ!</span></p> 
<p>[<i>Saluto i fedeli di lingua araba. In questo mese, dedicato alla Madonna, vi invito a recitare il Santo Rosario, meditando con Maria sulla vita di Cristo. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male!</i>]</p> 
<p>Serdecznie pozdrawiam Polak&oacute;w. W pierwszych dniach maja powierzacie się szczeg&oacute;lnej opiece Najświętszej Maryi Panny, Kr&oacute;lowej Polski, oraz św. Stanisława, biskupa i męczennika, nazywanego patronem ładu moralnego waszej Ojczyzny. Przez ich orędownictwo błagajcie o dar jedności i o poszanowanie wartości chrześcijańskich w waszym narodzie. Wszystkich was błogosławię!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i polacchi. Nei primi giorni di maggio vi affidate alla speciale protezione della Beata Vergine Maria, Regina della Polonia, e di San Stanislao, Vescovo e Martire, ritenuto il Patrono dell’ordine morale della vostra Patria. Per loro intercessione, supplicate il dono dell’unit&agrave; e del rispetto dei valori cristiani nel vostro Popolo. A tutti la mia benedizione!</i>]</p> 
<p style="text-align: center;">* * *</p> 
<p>Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i fedeli di Praia a Mare, con il Vescovo Mons. Stefano Rega; di Aversa, con il Vescovo Mons. Angelo Spinillo; e quelli di Montelupone.</p> 
<p>Il mio pensiero va infine ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. La Chiesa commemora oggi San Domenico Savio, uno dei primi frutti di santit&agrave;, plasmati dalla grazia divina della scuola di Don Bosco. Il suo esempio di adesione al Signore in ogni circostanza, aiuti ciascuno di voi a corrispondere generosamente ai desideri di bene, che lo Spirito Santo vi ispira.</p> 
<p>A tutti la mia benedizione!</p>]]></description></item></channel></rss>