<rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"><channel><title>vatican.va</title><link>https://www.vatican.va</link><description>vatican.va</description><language>it</language><item><title><![CDATA[Seminaristi del Pontificio Seminario Regionale Pugliese “Pio XI” di Molfetta e del Seminario Vescovile di Aversa (3 settembre 2026)]]></title><pubDate>Thu, 03 Sep 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260903-seminaristi-molfetta-aversa.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260903-seminaristi-molfetta-aversa.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 03 Sep 2026 12:47:26 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.</p> 
<p>La pace sia con voi.</p> 
<p><i>Cari fratelli nell’Episcopato,<br /> sacerdoti, seminaristi, familiari,</i></p> 
<p>anzitutto vi ringrazio di cuore per la vostra presenza qui, oggi.</p> 
<p>Venite da due strade diverse e da due terre diverse, ma quest’anno le vostre case celebrano insieme un anniversario. A Molfetta ricordate il primo centenario della nuova sede, voluta da Papa Pio XI, di cui il vostro seminario porta il nome, mentre ad Aversa celebrate il tricentenario di apertura dell’attuale sede.</p> 
<p>Nell’incontrarvi, mi preme sottolineare una dimensione del vostro percorso formativo: quella della relazione con Colui che vi ha chiamati. Lo studio, la disciplina, le tappe del cammino sono elementi importanti da tenere bene presenti, ma valgono soltanto se fondati nella relazione con Dio.</p> 
<p>San Marco, nel suo Vangelo, racconta che Ges&ugrave; &laquo;sal&igrave; […] sul monte, chiam&ograve; a s&eacute; quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costitu&igrave; Dodici – che chiam&ograve; apostoli –, perch&eacute; stessero con lui e per mandarli a predicare&raquo; (<i>Mc</i> 3,13-14).</p> 
<p>In queste poche parole c’&egrave; gi&agrave; tutto. Soffermandoci su questa breve pericope possiamo scorgere una mirabile sintesi dell’esperienza valida per ogni chiamato, per tutti coloro che desiderano approfondire la verit&agrave; della propria vocazione. C’&egrave; il monte da salire, dove raggiungere Cristo e, soprattutto, dove stare insieme a Lui. Il cuore dell’esperienza del seminario &egrave; tutto qui: imparare a stare con il Maestro, il Signore Ges&ugrave;.</p> 
<p>L’evangelista riporta che il Signore &laquo;chiam&ograve; a s&eacute; quelli che voleva&raquo;, e mette subito in evidenza la libert&agrave; di Dio, da cui scaturisce ogni vocazione. Non c’&egrave; un concorso, non c’&egrave; una graduatoria, n&eacute; &egrave; scritto che scelse i migliori: scelse quelli che voleva. In un mondo che si affanna tanto a celebrare l’autorealizzazione di s&eacute;, &egrave; davvero importante ribadire che nessuno di voi e nessuno di noi &egrave; qui perch&eacute; se l’&egrave; meritato, ma soltanto per una libera elezione da parte di Dio Padre, segno e caparra di un amore gratuito che sempre ci previene e che non delude mai.</p> 
<p>Carissimi seminaristi, la vostra stessa presenza in seminario &egrave; un segno di speranza per tutta la Chiesa. Non di un vago ottimismo, ma della certezza che il Signore chiama sempre, in ogni epoca della storia e in ogni luogo. Nel guardare ciascuno di voi, contemplo la meraviglia di Dio che non si stanca mai di sussurrare al cuore dei giovani la bellezza di donare la vita per Lui e per la Chiesa.</p> 
<p>Ogni vocazione nasce da un dialogo intimo con Dio, coltivato nel silenzio e nella preghiera, che spesso avviene &laquo;nonostante il rumore talvolta assordante del mondo&raquo; (Leone XIV, <i>Messaggio per la LXIII Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni<a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/vocations/documents/20260316-messaggio-vocazioni.html">Messaggio per la LXIII Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni</a></i>, 16 marzo 2026). &Egrave; l&igrave; che si decide tutto, e perch&eacute; quel dialogo accada occorre imparare a stare con Lui.</p> 
<p>Di esempi ne avete molti, ma credo che per tutti voi il venerabile Vescovo don Tonino Bello mostri con particolare chiarezza che cosa significhi essere Sacerdote ed essere Vescovo: non nelle parole, ma in ogni gesto e in ogni decisione, e testimoniandolo fino in fondo.</p> 
<p>Per questo il tempo del seminario resta necessario, oggi non meno di ieri. In un mondo che ha fretta e che guarda con sospetto ogni sosta prolungata, si potrebbe pensare che sia un lusso, o un’istituzione superata, ma non &egrave; cos&igrave;. Proprio perch&eacute; il nostro tempo &egrave; rapido e rumoroso, c’&egrave; bisogno di un luogo e di una stagione della vita in cui si impari a stare, a discernere, a lasciarsi formare senza scorciatoie. Il seminario non &egrave; un rinvio della missione, ma ne &egrave; la condizione. Non lo si sottovaluti.</p> 
<p>Dopo aver sentito la voce del Signore, infatti, bisogna raggiungerlo e salire sul monte, e questo a volte pu&ograve; essere faticoso, perch&eacute; si sale a piedi, a momenti con il fiato corto, senza ancora vedere la cima.</p> 
<p>La fatica della vita spirituale &egrave; sostenuta per&ograve; dalla bellezza della fraternit&agrave; e della condivisione della missione. Infatti, sul monte Ges&ugrave; non chiama un uomo solo, ma ne chiama dodici, dalle personalit&agrave; pi&ugrave; disparate e talvolta improbabili al nostro sguardo. Il Signore li raduna, li tiene uno accanto all’altro, affinch&eacute; imparino che la Chiesa si vive insieme: non &egrave; propriet&agrave; di nessuno di noi, e tutti siamo chiamati ad amarla e a servirla come un unico corpo. Voi che venite da Molfetta lo sperimentate in modo particolare, in quanto nel seminario regionale la comunione tra le Chiese di Puglia non &egrave; un ideale, ma un’amicizia concreta che nasce in questi anni e che vi accompagner&agrave; da presbiteri per tutta la vita.</p> 
<p>Perch&eacute;, cos&igrave; come &laquo;nessun pastore esiste da solo&raquo; (Leone XIV, Lett. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_letters/documents/20251208-una-fedelta.html">Una fedelt&agrave; che genera futuro</a></i>, 8 dicembre 2025, 15), nemmeno un seminarista pu&ograve; concepire un cammino privato con il Signore: egli deve sempre sentire e sperimentare la bellezza della mediazione ecclesiale. Il seminario, dunque, prima ancora che un luogo dove acquisire informazioni, &laquo;dovrebbe essere una scuola degli affetti&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_letters/documents/20251208-una-fedelta.html">ibid</a>., </i>12). E a voi, cari formatori, chiedo di essere i primi maestri di quella cura e di quella fraternit&agrave; che si manifestano in relazioni autentiche, personali e comunitarie, fatte di verit&agrave; e di carit&agrave;. Formatori non ci si improvvisa: il vostro &egrave; un ministero delicatissimo a cui ci si prepara con scienza, pazienza e amore.</p> 
<p>Resta poi l’ultimo passo: quello in cui dal monte si scende, perch&eacute; il monte non &egrave; un rifugio. Ges&ugrave; non porta i Dodici in alto per metterli al sicuro, ma perch&eacute;, dopo aver fatto esperienza di Dio, possano essere inviati a comunicare al mondo questa novit&agrave; di vita.</p> 
<p>Sarete dunque chiamati a scendere dal monte, per essere mandati alla gente delle vostre terre: a quelle famiglie che tirano avanti con fatica, ai ragazzi che a vent’anni fanno la valigia per cercare lavoro, agli anziani soli, agli emarginati, a coloro che hanno smarrito il senso dell’esistenza. Il sacerdote &egrave; mandato a tutti perch&eacute; a tutti annunci la bellezza della fede in Ges&ugrave; Cristo, la buona notizia della nostra salvezza. &Egrave; la salvezza che ci &egrave; stata donata per mezzo di Maria. Affidatevi a Lei, come a Colei che per prima ha fatto quello che oggi &egrave; chiesto a voi. Chiedete a Maria la grazia di imparare a dire ogni giorno il vostro “s&igrave;” al Signore Ges&ugrave;.</p> 
<p>Carissimi seminaristi, prima di salutarci voglio dirvi grazie. Grazie, a nome della Chiesa, per il “s&igrave;” che avete pronunciato e che ogni giorno tornate a pronunciare: non &egrave; facile, n&eacute; scontato nel mondo di oggi, e la Chiesa lo sa bene.</p> 
<p>E un ringraziamento particolare desidero rivolgerlo alle famiglie qui presenti. Una vocazione non nasce mai senza un contesto adatto, e spesso ha bisogno di una casa, di genitori che pregano e che sanno lasciar andare. A voi, care famiglie, la riconoscenza mia e di tutta la Chiesa.</p> 
<p>Saluto e benedico i diaconi che saranno ordinati presbiteri fra pochi giorni: vi porto nella mia preghiera personale, affinch&eacute; siate sempre discepoli fedeli, gioiosi e coraggiosi del Signore. Pregheremo per voi, tutti.</p> 
<p>Vi benedico tutti di cuore, insieme ai vostri Vescovi, ai vostri formatori, alle vostre famiglie, e a quelle comunit&agrave; che vi aspettano e gi&agrave; pregano per voi. Grazie.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Membri della Conferenza Episcopale Latina nelle Regioni Arabe (CELRA) (3 settembre 2026)]]></title><pubDate>Thu, 03 Sep 2026 11:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260903-celra.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260903-celra.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 03 Sep 2026 12:54:54 +0200 --> <p><i>Beatitudine Eminentissima,<br /> Venerati Fratelli nell’Episcopato,<br /> Carissimi convenuti,</i></p> 
<p>con grande gioia accolgo voi, Pastori che formate insieme la Conferenza dei Vescovi Latini nelle Regioni Arabe. Attraverso di voi, desidero rivolgere il mio saluto ai sacerdoti, alle persone consacrate e a tutti i fedeli delle vostre Comunit&agrave;. Con le parole dell’Apostolo Paolo, auguro a tutti: &laquo;grazia a voi e pace da Dio&raquo; (<i>Rm</i> 1,7).</p> 
<p>La vostra Conferenza abbraccia Chiese presenti in una realt&agrave; vasta e articolata, che operano in contesti spesso segnati da tensioni politiche, sociali e religiose.</p> 
<p>Le vostre Chiese hanno conosciuto la testimonianza del martirio: pensiamo a suor Leonella Sgorbati, Missionaria della Consolata, alle Missionarie della Carit&agrave; uccise nello Yemen mentre servivano i pi&ugrave; vulnerabili, e ai tanti sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli che hanno donato la vita in Iraq, in Siria e in altre terre segnate dalla violenza. I loro nomi forse non sono conosciuti dal mondo, ma sono ben noti a Dio. La loro fedelt&agrave; al Vangelo rimane una luce per le vostre comunit&agrave; e un invito a non cedere n&eacute; alla paura n&eacute; alla rassegnazione.</p> 
<p>Quando le comunit&agrave; si fanno pi&ugrave; fragili e molte famiglie sono costrette a emigrare, il vostro ministero diventa ancora pi&ugrave; necessario. Siate sempre pastori vicini al vostro popolo, capaci di condividere le sue ferite, di ascoltare, sostenere e consolare, perch&eacute; attraverso la vostra presenza possa rendersi visibile la vicinanza di Dio.</p> 
<p>Non abbiate paura della vostra piccolezza. La fecondit&agrave; della Chiesa non si misura nei numeri, nelle strutture o nelle risorse, ma nella fedelt&agrave; al Vangelo. Una comunit&agrave; piccola, se radicata in Cristo, pu&ograve; essere una presenza preziosa: non perch&eacute; cerca il potere, ma perch&eacute; serve; non perch&eacute; s’impone, ma perch&eacute; testimonia; non perch&eacute; risponde alla violenza con altra violenza, ma perch&eacute; oppone alla forza la carit&agrave;.</p> 
<p>Nel cuore di societ&agrave; segnate da conflitti e divisioni, le vostre comunit&agrave; mostrino che &egrave; possibile vivere, servire e sperare insieme. Attraverso le parrocchie, le scuole, gli ospedali e le opere di carit&agrave;, rendete concreto il Vangelo, accogliendo, ascoltando e sostenendo quanti sono nel bisogno. Sostenete, in particolare, le congregazioni religiose che continuano generosamente a stare accanto ai poveri e ai pi&ugrave; fragili.</p> 
<p>In mezzo alle emergenze, non perdete di vista l’essenziale della missione della Chiesa: l’annuncio del Vangelo, la preghiera, i Sacramenti e la formazione cristiana. Una Chiesa capace di servire deve essere anzitutto una Chiesa che prega, ascolta la Parola e vive dei Sacramenti.</p> 
<p>Abbiate particolare cura delle famiglie e dei giovani. Le famiglie, pur gravate da difficolt&agrave; e incertezze, possano, con il sostegno della comunit&agrave;, rimanere il primo luogo nel quale la fede viene ricevuta e trasmessa. I giovani, spesso divisi tra grandi aspirazioni e un futuro incerto, trovino nella Chiesa una casa che li accolga, li ascolti e li aiuti a riconoscere il valore della loro vita. La catechesi accompagni bambini, giovani e adulti verso un incontro vivo con Cristo, affinch&eacute; la fede sia conosciuta, vissuta e trasmessa di generazione in generazione.</p> 
<p>Abbiate cura anche dei migranti, numerosi, soprattutto nei Paesi del Golfo. Molti vivono lontani dai propri cari e sperimentano solitudine e precariet&agrave;. Le vostre comunit&agrave; siano case nelle quali nessuno si senta straniero. Difendete la dignit&agrave; di ogni persona e riconoscete in ogni migrante un fratello e una sorella: cos&igrave; la carit&agrave; diventa testimonianza del Vangelo e scuola di fraternit&agrave;.</p> 
<p>Custodite e rafforzate la comunione tra le Chiese e i diversi riti. La variet&agrave; delle tradizioni cristiane &egrave; una ricchezza da vivere nell’unit&agrave;. Da questa comunione nasca un dialogo sincero con le altre comunit&agrave; cristiane, con i musulmani e con le diverse tradizioni religiose. Dialogare non significa rinunciare alla propria identit&agrave;, ma viverla senza paura dell’incontro. L&agrave; dove la guerra ha seminato diffidenza, ogni gesto di stima, collaborazione e rispetto pu&ograve; diventare un passo verso la riconciliazione e la pace.</p> 
<p>La vostra missione non consiste semplicemente nel conservare una presenza cristiana, ma nel rendere presente Cristo: annunciarlo nella Parola, celebrarlo nei Sacramenti, incontrarlo nella preghiera e riconoscerlo nei poveri, nei sofferenti, nei migranti e in ogni persona posta sotto la vostra cura.</p> 
<p>Non siete chiamati a risolvere tutti i problemi delle vostre terre, ma a essere fedeli al Vangelo e al popolo che vi &egrave; affidato. Non cercate anzitutto il successo o il riconoscimento: cercate la fedelt&agrave;. Siate voce di verit&agrave;, di giustizia e di pace; uomini di preghiera, pastori vicini alla vostra gente, artigiani della riconciliazione e testimoni della misericordia.</p> 
<p>Non abbiate paura di seminare senza vedere subito i frutti. La semina appartiene a voi; la crescita appartiene a Dio. Nessun gesto compiuto nel nome di Cristo &egrave; inutile: una preghiera, una parola di consolazione, una famiglia accompagnata, un bambino educato alla fede, un povero accolto sono semi di un futuro nuovo.</p> 
<p>Cari Fratelli, continuate il vostro cammino con fiducia. Non siete soli. La Chiesa universale guarda alle vostre comunit&agrave; con affetto e riconosce nella loro perseveranza, nella fede vissuta nella prova e nel coraggio del servizio una testimonianza preziosa per tutta la Chiesa.</p> 
<p>Affido voi, le vostre Chiese e tutti i popoli delle vostre terre alla protezione della Vergine Maria, Madre della Chiesa e Regina della pace. Ella accompagni le famiglie, i giovani, i migranti, i malati e i poveri; sostenga quanti soffrono e illumini quanti hanno responsabilit&agrave; politiche e sociali, perch&eacute; sappiano cercare il bene comune e aprire cammini di riconciliazione.</p> 
<p>Su di voi e su tutti i fedeli che vi sono affidati invoco di cuore l’abbondanza delle benedizioni del Signore. Egli vi custodisca nella fede, vi renda perseveranti nella speranza e generosi nella carit&agrave;, e conceda alle vostre comunit&agrave; e a tutti i popoli delle vostre terre il dono prezioso della pace.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Udienza Generale del 2 settembre 2026 - I Documenti del Concilio Vaticano II. IV. Costituzione pastorale Gaudium et spes (GS 1-10) 1. La Chiesa in ascolto e a servizio del mondo]]></title><pubDate>Wed, 02 Sep 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260902-udienza-generale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260902-udienza-generale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 02 Sep 2026 10:57:14 +0200 --> <p><b>I Documenti del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>. IV. Costituzione pastorale <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i> (GS 1-10) 1. La Chiesa in ascolto e a servizio del mondo</b></p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!</p> 
<p>Con l’incontro odierno iniziamo a riflettere sulla Costituzione pastorale <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i>, con cui il Concilio Vaticano II ha inteso approfondire un tema fondamentale, ossia il rapporto della Chiesa col mondo contemporaneo. <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-xxiii.html">San Giovanni XXIII</a>, gi&agrave; nel Discorso inaugurale dell’11 ottobre 1962, aveva inteso dissentire dai &laquo;profeti di sventura&raquo; che, &laquo;sebbene accesi di zelo per la religione […] vanno dicendo che i nostri tempi, se si confrontano con i secoli passati, risultano del tutto peggiori; e arrivano fino al punto di comportarsi come se non avessero nulla da imparare dalla storia&raquo; (Discorso <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-xxiii/it/speeches/1962/documents/hf_j-xxiii_spe_19621011_opening-council.html">Gaudet Mater Ecclesia</a></i>, 11 ottobre 1962, 4.2). Da qui il compito affidato ai Padri conciliari: &laquo;Nello stato presente degli eventi umani, nel quale l’umanit&agrave; sembra entrare in un nuovo ordine di cose, sono piuttosto da vedere i misteriosi piani della Divina Provvidenza, che si realizzano in tempi successivi attraverso l’opera degli uomini, e spesso al di l&agrave; delle loro aspettative, e con sapienza dispongono tutto, anche le avverse vicende umane, per il bene della Chiesa&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-xxiii/it/speeches/1962/documents/hf_j-xxiii_spe_19621011_opening-council.html">Gaudet Mater Ecclesia</a></i>, 4.4).</p> 
<p>Tre anni dopo, la promulgazione di <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i> riconosceva in tale discernimento un elemento essenziale della natura della Chiesa, descrivendo come costitutiva la sua indole pastorale: da qui la definizione di “Costituzione pastorale”. Non si tratta di ingenuo ottimismo, ma di una rinnovata fedelt&agrave; al Mistero di Cristo che, incarnandosi, sceglie di condividere la nostra vita: Egli si &egrave; reso &laquo;in tutto simile ai fratelli&raquo; (<i>Eb</i> 2,17; cfr 4,15) e si &egrave; caricato delle conseguenze del peccato, morendo &laquo;in riscatto per tutti&raquo; (<i>1Tm</i> 2,6). Tale condivisione con l’umanit&agrave; &egrave; la via che il Cristo chiede alla Chiesa; perci&ograve;, la Costituzione conciliare <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i> si apre dichiarando che la Chiesa sente come proprie &laquo;le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">GS</a> </i>1).</p> 
<p>&Egrave; una condivisione che ci chiama a uscire da ogni passivit&agrave; e indifferenza dinanzi agli avvenimenti che accadono, alla storia e alla vita delle persone, soprattutto dinanzi al cambiamento rapido e profondo che oggi sperimentiamo. Non &egrave; possibile restare spettatori disinteressati, occorre invece ascoltare con il cuore, lasciarsi interpellare, farsi coinvolgere. Con Cristo e sorretti dalla forza del suo Spirito, i credenti sono chiamati a farsi carico delle difficolt&agrave; dei fratelli, soprattutto di coloro che sono schiacciati dall’ingiustizia, dalla discriminazione, dalla violenza. Infatti, solo nella condivisione e nell’impegno &egrave; possibile arrivare a risposte adeguate, sempre sorretti dalla certezza che &laquo;le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria futura che sar&agrave; rivelata in noi&raquo; (<i>Rm</i> 8,18).</p> 
<p>In tal senso, la prossimit&agrave; verso l’umanit&agrave; apre a una lettura pi&ugrave; profonda degli avvenimenti e della stessa Rivelazione e, nella medesima prospettiva, <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i> richiama il &laquo;dovere permanente della Chiesa di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">GS</a></i> 4). Questa Costituzione conciliare ha dunque richiamato la Chiesa a un permanente impegno di conversione, per testimoniare che essa non &egrave; mossa da &laquo;nessuna ambizione terrena&raquo;, ma &laquo;mira a questo solo: continuare, sotto la guida dello Spirito consolatore, l'opera stessa di Cristo, il quale &egrave; venuto nel mondo a rendere testimonianza alla verit&agrave;, a salvare e non a condannare, a servire e non ad essere servito&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">GS</a></i> 3).</p> 
<p>Non si tratta, in effetti, di una disposizione semplicemente morale. Papa Francesco ci ha ricordato che per la Chiesa &laquo;l’opzione per i poveri &egrave; una categoria teologica prima che culturale, sociologica, politica o filosofica. […] Siamo chiamati a scoprire Cristo in loro, a prestare ad essi la nostra voce nelle loro cause, ma anche ad essere loro amici, ad ascoltarli, a comprenderli e ad accogliere la misteriosa sapienza che Dio vuole comunicarci attraverso di loro&raquo; (Esort. Ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html#Il_posto_privilegiato_dei_poveri_nel_Popolo_di_Dio">Evangelii gaudium</a></i>, 198).</p> 
<p>La condivisione cristiana impegna a farsi carico della realt&agrave; e anche a smascherare le contraddizioni che caratterizzano la vita personale e sociale del mondo contemporaneo: ad esempio, un progresso scientifico e tecnologico, che offre sempre nuove possibilit&agrave;, ma solo ad alcuni e che non sempre l’essere umano riesce a porre &laquo;a suo servizio&raquo;; o una conoscenza pi&ugrave; chiara delle &laquo;leggi della vita sociale&raquo;, accompagnata per&ograve; da incertezze &laquo;sulla direzione da imprimervi&raquo;; o ancora, una maggiore disponibilit&agrave; di &laquo;ricchezze, possibilit&agrave; e potenza economica&raquo;, che purtroppo per&ograve;, oggi come al tempo del Concilio, lascia &laquo;una grande parte degli abitanti del globo […] ancora tormentata dalla fame e dalla miseria&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">GS</a> </i>4); oppure, una consapevolezza condivisa che &egrave; in gioco il futuro del pianeta e nel contempo l’incapacit&agrave; a rinunciare al consumo egoistico e all’illusione che la guerra sia una via efficace per costruire la pace.</p> 
<p>In un tempo segnato da profondi mutamenti, da cui derivano preoccupanti squilibri, la Chiesa &egrave; chiamata a servire l’essere umano, ascoltando e accogliendo gli interrogativi pi&ugrave; profondi del suo cuore e gli aneliti che lo abitano, indicando nel Cristo &laquo;la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">GS</a></i> 10). Perci&ograve;, nella Chiesa, ad ogni livello, in ogni epoca ha da realizzarsi la <i>kenosi </i>misericordiosa del Cristo che &laquo;non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuot&ograve; s&eacute; stesso assumendo una condizione di servo, […] facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce&raquo; (<i>Fil </i>2,6-8).</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, la gioia e la speranza – <i>gaudium et spes – </i>siano i tratti distintivi di una Chiesa che annuncia e testimonia il Vangelo, facendosi prossima alle donne e agli uomini del nostro tempo.</p> 
<p>______________________________</p> 
<p><b>Saluti</b></p> 
<p>Je salue cordialement les personnes de langue fran&ccedil;aise.&nbsp;Fr&egrave;res et sœurs, puissent la joie et l’esp&eacute;rance &ecirc;tre le visage d’une &Eacute;glise qui annonce et vit l’&Eacute;vangile, en allant &agrave; la rencontre des femmes et des hommes de notre temps. Que Dieu vous b&eacute;nisse !</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente le persone di lingua francese.&nbsp;Fratelli e sorelle, possano la gioia e la speranza essere il volto di una Chiesa che annuncia e vive il Vangelo, andando incontro alle donne e agli uomini del nostro tempo.&nbsp;Dio vi benedica!</i>]</p> 
<p>I extend a warm welcome to all the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, especially those from England, Scotland, Malta, Canada and the United States of America. &nbsp;In a particular way, I welcome the delegation of the Interreligious Platform for Dialogue and Cooperation in the Arab World. In expressing my deep appreciation for the work of the King Abdullah bin Abdulaziz International Centre for Interreligious and Intercultural Dialogue, I offer prayers for the success of your deliberations, together with the assurance of my spiritual closeness in these days.&nbsp; Upon each of you and your families, I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ.&nbsp; God bless you all!</p> 
<p>Herzlich gr&uuml;&szlig;e ich die Pilger deutscher Sprache. Nehmen wir mit Freude und Hoffnung am Evangelisierungswerk der Kirche teil, damit das Licht Christi in den Herzen aller Menschen erstrahlen m&ouml;ge.</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i pellegrini di lingua tedesca. Partecipiamo con gioia e speranza all’opera evangelizzatrice della Chiesa perch&eacute; la luce di Cristo possa risplendere nei cuori di tutti gli uomini.</i>]</p> 
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua espa&ntilde;ola. Pidamos a la Bienaventurada Virgen Mar&iacute;a que interceda por toda la Iglesia, para que anuncie el Evangelio con alegr&iacute;a y esperanza, cercana a los hombres y mujeres de nuestro tiempo, y sepa guiar a todos hacia Cristo, &laquo;la clave, el centro y el fin de toda la historia humana&raquo; (<i>GS</i> 10). Que Dios los bendiga. Muchas gracias.</p> 
<p>我向讲中文的人们致以诚挚的问候。亲爱的弟兄姐妹们，请你们追寻真生命的道路，始终做上主的良善工人。我衷心地降福你们！</p> 
<p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, ricercate la via della vera vita e siate sempre i buoni operai del Signore. Vi benedico di cuore.</i>]</p> 
<p>Dirijo as minhas boas-vindas a todos os peregrinos de l&iacute;ngua portuguesa e, de modo especial, aos grupos vindos do Brasil e de Portugal. Sabei que nenhuma das vossas leg&iacute;timas aspira&ccedil;&otilde;es escapa &agrave; aten&ccedil;&atilde;o e ao cuidado pastoral da Igreja que, como Corpo de Cristo, possui um cora&ccedil;&atilde;o que vos acompanha com ternura e compaix&atilde;o. Que Deus vos aben&ccedil;oe e Nossa Senhora vos guarde!</p> 
<p>[<i>Rivolgo il mio benvenuto a tutti i pellegrini di lingua portoghese, in modo speciale ai gruppi venuti dal Brasile e dal Portogallo. Sappiate che nessuna delle vostre legittime aspirazioni sfugge all’attenzione e alla cura pastorale della Chiesa che, come Corpo di Cristo, ha un cuore che vi accompagna con tenerezza e compassione. Dio vi benedica e la Madonna vi custodisca!</i>]</p> 
<p><span class="arabic">أُحيِّي المُؤمِنِينَ النَّاطِقِينَ باللُغَةِ العَرَبِيَّة. لِنَقتَرِبْ مِن إخوَتِنا، ولا سِيَّما الفُقَراءَ والمُتَألِّمِين، فَنَصِيرَ لَهُم شُهودًا للإنجِيل، مُمتَلِئِينَ بالفَرَحِ والرَّجاء. بارَكَكُم الرَّبُّ جَميعًا وَحَماكُم دائِمًا مِن كلِّ شَرّ!</span></p> 
<p>[<i>Saluto i fedeli di lingua araba. Avviciniamoci ai nostri fratelli, soprattutto ai poveri e ai sofferenti, diventando per loro testimoni del Vangelo, pieni di gioia e di speranza. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!</i>]</p> 
<p>Serdecznie pozdrawiam Polak&oacute;w. Rozpoczęty wczoraj nowy rok szkolny wyznacza kolejny etap zdobywania wiedzy i wychowania nowych pokoleń dzięki wsp&oacute;łpracy rodzic&oacute;w, szkoły i Kościoła. Niech udział w lekcjach religii i katechezie poszerza horyzonty, pogłębia poznanie Boga i świata oraz przygotowuje do owocnego przyjmowania sakrament&oacute;w i uczestnictwa w życiu wsp&oacute;lnoty. Wszystkim wam błogosławię!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i polacchi. L’anno scolastico, iniziato ieri, segna un’ulteriore tappa nel percorso di acquisizione delle conoscenze e di educazione delle nuove generazioni, grazie alla collaborazione tra genitori, scuola e Chiesa. La frequenza delle lezioni di religione e della catechesi possa ampliare gli orizzonti, approfondire la conoscenza di Dio e del mondo nonch&eacute; preparare a ricevere con frutto i sacramenti e a partecipare alla vita della comunit&agrave;. A tutti la mia benedizione!</i>]</p> 
<p style="text-align: center;">* * *</p> 
<p>Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai gruppi parrocchiali: tutti esorto a modellare la vita sul Vangelo per essere nella societ&agrave; seminatori dell’amore di Cristo.</p> 
<p>Saluto, poi, i volontari dell’Associazione “Abeo” di Verona, esprimendo apprezzamento per l’opera in favore dei piccoli pazienti e delle loro famiglie.</p> 
<p>Il mio pensiero va, infine, ai&nbsp;giovani, ai&nbsp;malati&nbsp;e agli&nbsp;sposi novelli.&nbsp;Domani celebreremo la memoria del Papa San Gregorio Magno, il cui corpo riposa nella Basilica di San Pietro. Egli &egrave; detto “il grande” per la sua eccezionale attivit&agrave; di pastore in tempi assai difficili per la societ&agrave; e la Chiesa: una “grandezza” che attingeva forza e vigore dalla fede viva nel Cristo. Il suo esempio susciti in ciascuno di voi una rinnovata e intensa fiducia in Dio, fonte di grazia e di speranza per il mondo intero.&nbsp;</p> 
<p>&nbsp;A tutti la mia benedizione!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Borgo Laudato Si’: Celebrazione della Santa Messa (1° settembre 2026)]]></title><pubDate>Tue, 01 Sep 2026 18:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260901-messa-custodia-creazione.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260901-messa-custodia-creazione.html</guid><description><![CDATA[<!-- Tue, 01 Sep 2026 19:24:30 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle,</i></p>
<p>nelle Letture scelte per la liturgia di oggi, Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, ci vengono rivolti due inviti alla contemplazione delle opere del Signore, esercizio che non risulta certo difficile nel contesto di questi meravigliosi giardini.</p>
<p>Il libro della Sapienza ci esorta a contemplare la bellezza e la potenza del creato per riuscire ad apprezzarne l’Artefice (cfr <i>Sap </i>13,1-9). È superficiale fermarsi alla contemplazione del fuoco, del vento, dell’acqua impetuosa o delle stelle del cielo senza risalire al Creatore di tanta meraviglia.</p>
<p>Il <i>Salmo</i> 18 ci sprona ad alzare lo sguardo per contemplare i cieli che narrano la gloria di Dio e il firmamento che annuncia l’opera delle sue mani. Tutta la creazione ci parla della grandezza del Creatore, purché lo sguardo e il cuore siano aperti a tanto mistero.</p>
<p>Anche il testo evangelico di Matteo (cfr <i>Mt</i> 6,24-34) ci invita alla contemplazione del creato, sottolineando l’amore speciale del Signore per l’essere umano. Ammirare stupiti gli uccelli del cielo e i gigli del campo, preziosi agli occhi del Creatore, ci conduce a comprendere quanto sia grande l’amore di Dio per noi. Se infatti il Signore non manca di assegnare sontuosa bellezza e provvedere quanto necessario a piante e animali, quanto più sarà attento alle esigenze dei suoi amati figli e figlie!</p>
<p>Stasera, mentre accogliamo l’invito a fermarci e a riflettere davanti alle opere di Dio, diamo inizio al “Tempo del creato”, periodo di cinque settimane dedicate alla preghiera e all’impegno nella cura della “casa comune”. In questa Giornata, perciò, e nei giorni a venire, diamoci qualche minuto di pausa dalla frenesia delle attività quotidiane per gustare la grande armonia di cui siamo parte. Mettiamo in “modalità silenziosa” tutti i rumori delle opere umane per ascoltare la voce melodiosa della creazione, in cui Dio, Autore di ogni cosa, ci parla.</p>
<p>Questo esercizio contemplativo, che favorisce l’incontro con il Signore, costituisce un primo passo verso «un’autentica conversione ecologica, in cui gli effetti dell’incontro con Gesù Cristo si manifestano con evidenza nel rapporto con il mondo che ci circonda» (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/creation/documents/20260815-messaggio-giornata-curacreato.html">Messaggio per la XI Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato</a></i>).</p>
<p>Dalla contemplazione del creato e dall’incontro con il Creatore nasce la coscienza del nostro posto speciale all’interno del meraviglioso piano di Dio e della nostra responsabilità personale e collettiva nella custodia dell’armonia originale. Così, dalla presa di coscienza delle nostre mancanze e dei nostri errori, nasce un impegno rinnovato a restaurare le relazioni tra le creature secondo la volontà del loro Artefice.</p>
<p>Per questo il Messaggio dell’odierna Giornata<i> </i>riprende «la chiamata profetica a “forgiare le spade in vomeri” (cfr <i>Is</i> 2,4), […] a trasformare ciò che è male in vita». Non è ancora troppo tardi, e il Tempo del Creato ci chiama a una profonda conversione: «Ciò che è stato usato per la distruzione può essere reindirizzato verso la vita, per la cura dei poveri, il nutrimento degli affamati e la salvaguardia del creato» (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/creation/documents/20260815-messaggio-giornata-curacreato.html">Messaggio per la XI Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato</a></i>).</p>
<p>Il tempo che apriamo oggi si concluderà il prossimo 4 ottobre, giorno in cui celebreremo l’ottavo centenario del Transito di San Francesco di Assisi. A lui si è particolarmente ispirato <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a> per scrivere la sua Lettera Enciclica <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html">Laudato si’</a></i> e per dare vita a <a href="https://www.laudatosi.va/bls/" target="_blank">questo Borgo</a> che ci accoglie.</p>
<p>Uniamoci dunque spiritualmente al Poverello di Assisi facendo nostro il suo Cantico di lode:</p>
<p>«Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature,<br>
spetialmente messor lo frate sole, […].<br>
Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle […].<br>
Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento […].<br>
Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua […].<br>
Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu […].<br>
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra,<br>
la quale ne sustenta et governa».</p>
<p>Con San Francesco vogliamo rinnovare il nostro impegno a vivere e promuovere quella fratellanza universale che è inseparabilmente unita al compito di custodire il creato.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></description></item><item><title><![CDATA[Videomessaggio "Prega con il Papa" - Settembre 2026: Per la cura dell’acqua ]]></title><pubDate>Mon, 31 Aug 2026 15:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/prayers/documents/20260901-popesprayer-settembre.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/prayers/documents/20260901-popesprayer-settembre.html</guid><description><![CDATA[<!-- Tue, 01 Sep 2026 14:48:01 +0200 --> <p style="text-align: center;"><b>SETTEMBRE: <i>Per la cura dell’acqua</i></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.<i></i></p>
<p>Signore della Vita,<br>
ci hai donato l’acqua,<br>
fonte di fecondità, freschezza e speranza.<br>
Essa disseta, feconda la terra e cura le ferite.</p>
<p>Ti ringraziamo<br>
perché l’acqua è anche simbolo della tua grazia e del tuo amore,<br>
che ci rinnovano attraverso il Battesimo.<br>
Oggi ti chiediamo di insegnarci a custodirla<br>
con gratitudine, giustizia e responsabilità.</p>
<p>Perdonaci per averla trasformata in merce,<br>
dimenticando che è un dono universale,<br>
un diritto senza confini, destinato a tutti i tuoi figli.<br>
Guardiamo con dolore tanti fratelli e sorelle<br>
senza acqua potabile,<br>
che percorrono chilometri per trovarla,<br>
e si ammalano per la sua scarsità.</p>
<p>Fa’ che il tuo Spirito ci renda pellegrini dell’essenziale,<br>
capaci di vivere con sobrietà,<br>
di denunciare lo spreco e l’inquinamento,<br>
di difendere il diritto di ogni persona<br>
a bere senza paura, senza disuguaglianze.</p>
<p>Che la nostra cura per l’acqua<br>
sia segno di amore per il Creatore<br>
e impegno per la vita dei più poveri,<br>
educando le nuove generazioni<br>
a valorizzare e proteggere le risorse della Terra.</p>
<p>Amen.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">__________________________</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.popesprayer.va/it/pregaconilpapa/">Rete Mondiale di Preghiera del Papa</a></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></description></item><item><title><![CDATA[Angelus, 30 agosto 2026]]></title><pubDate>Sun, 30 Aug 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260830-angelus.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260830-angelus.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 30 Aug 2026 12:48:14 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, buongiorno e<b> </b>buona domenica!</i></p> 
<p>Oggi il Vangelo ci parla di Ges&ugrave; che svela ai discepoli il Mistero della sua Pasqua imminente: il Messia – dice – dovr&agrave; &laquo;andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno&raquo; (<i>Mt</i> 16,21).</p> 
<p>Ci&ograve; che afferma &egrave; molto lontano dalle loro attese di un Messia trionfatore e potente, con il cui aiuto sconfiggere e calpestare i nemici (cfr <i>Sal</i> 108,14). Gi&agrave; avevano avuto modo, nel tempo trascorso con Lui, di stupirsi di tanti suoi gesti e parole. Quest’ultimo messaggio, per&ograve;, va davvero oltre ogni previsione. In particolare, Pietro manifesta il suo dissenso e rimprovera Ges&ugrave;, dicendogli: &laquo;“Dio non voglia, Signore; questo non ti accadr&agrave; mai”&raquo; (v. 22).</p> 
<p>Poco prima ha riconosciuto in Lui &laquo;il Cristo, il Figlio del Dio vivente&raquo; (v. 16). Ora, invece, sorpreso e forse deluso da ci&ograve; che sente, in contrasto con la bellissima professione di fede che ha appena fatto, lo rimprovera. Sembra dirgli: “s&igrave;, credo che tu sei il Messia, ma non &egrave; cos&igrave; che si salva il mondo”. Il suo &egrave; un moto di zelo, certamente animato da amore sincero, e nondimeno ci fa riflettere.</p> 
<p>Anche per noi, infatti, non &egrave; sempre facile capire e accettare le vie di Dio, specialmente quando sono molto lontane dalle nostre. Allora la tentazione &egrave; di pensare, contro ogni logica di fede, che sia il Signore a sbagliare, o peggio ancora a non ascoltarci o a non interessarsi di noi. Di fronte a questa incertezza Pietro, pur nella sua impulsivit&agrave;, ci insegna due cose importanti.</p> 
<p>La prima &egrave; di non interrompere mai, nemmeno in questi momenti, il dialogo con il Signore, anzi di manifestargli con fiducia anche la nostra difficolt&agrave; a comprendere ci&ograve; che ci chiede.</p> 
<p>La seconda, per&ograve;, &egrave; di non giudicare mai l’operare di Dio, ma piuttosto di metterci in ascolto, con umilt&agrave;, nella preghiera, di ci&ograve; che ci sta rivelando attraverso il suo agire, anche quando non corrisponde alle nostre attese.</p> 
<p>E la grandezza del Primo degli Apostoli si manifesta anche in questo.</p> 
<p>Ges&ugrave; gli risponde: &laquo;Va’ dietro a me, Satana!&raquo; (v. 23), e spiega a lui e agli altri discepoli che, per calcare le sue orme, dovranno rinnegare s&eacute; stessi, prendere la loro croce e seguirlo (cfr v. 24). Pietro lo far&agrave;: dopo averlo ascoltato, accetter&agrave; la sfida e rimarr&agrave; fedele alle parole del Cristo, che ha riconosciuto come suo Redentore, per tutta l’esistenza, fino al martirio.</p> 
<p>Chiediamo allora al Signore di avere anche noi, nella nostra vita di fede e nella nostra preghiera, la stessa sincerit&agrave; di Pietro, nel dirgli umilmente ci&ograve; che davvero sentiamo, anche quando il cuore &egrave; confuso, e al tempo stesso di saper coltivare la sua stessa docilit&agrave;, nell’accettare ci&ograve; che ci chiede al di l&agrave; delle nostre attese.</p> 
<p>Ci aiuti Maria, che &egrave; stata obbediente ai disegni di Dio fin sotto la Croce del suo Figlio Ges&ugrave;.</p> 
<p>____________________________</p> 
<p><b>Dopo l'Angelus</b></p> 
<p>Cari fratelli e sorelle,</p> 
<p>da Haiti giungono notizie drammatiche del grave massacro perpetrato a Kenscoff, nel quale hanno perso la vita numerose persone mentre altre sono sequestrate. Esprimo la mia vicinanza orante alle vittime e ai loro familiari e chiedo che vengano rilasciati senza indugio tutti gli ostaggi. Rivolgo un accorato appello a tutti i responsabili affinch&eacute; si impegnino concretamente per garantire la sicurezza della popolazione e porre fine a ogni forma di violenza.</p> 
<p>Assicuro la mia preghiera ai colpiti dalla<b> </b>terribile alluvione che si &egrave; verificata in Nepal e Tibet. Preghiamo per chi ha perso la vita, per i feriti e i dispersi, per le famiglie, per i soccorritori. Possa la sollecitudine di tutti contribuire ad alleviare le sofferenze e a recare gli aiuti necessari alla popolazione.</p> 
<p>Continuiamo a pregare per la pace. Sant’Agostino, la cui memoria abbiamo celebrato in questi giorni, diceva che &laquo;la pace […] &egrave; simile al pane del miracolo che cresceva nelle mani dei discepoli mentre lo spezzavano e lo distribuivano&raquo; (<i>Sermo 357</i>, 2). Possano aumentare nel mondo quanti con coraggio spezzano e distribuiscono il pane della pace, superando le divisioni, promuovendo la giustizia, praticando il perdono, per il bene di tutti.</p> 
<p><i>On Tuesday, we celebrate the World Day of Prayer for the Care of Creation.&nbsp; This marks the beginning of the Season of Creation – observed by Christians of various denominations – whose theme this year is “Living Water.”&nbsp; As I recalled in the <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/en/messages/creation/documents/20260815-messaggio-giornata-curacreato.html">Message for this Day</a>, caring for our common home calls for a conversion of heart, so that what has been used to bring about destruction may instead be directed toward life.&nbsp; I invite everyone to join in prayer and action, that we may become channels of the living water of God’s peace, refreshing our wounded world.</i></p> 
<p>[Marted&igrave; celebriamo la Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato. Essa segna l’inizio del “Tempo del Creato” – osservato dai cristiani di diverse Confessioni – il cui tema quest’anno &egrave; “Acqua viva”. Come ho ricordato nel <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/creation/documents/20260815-messaggio-giornata-curacreato.html">Messaggio per questa Giornata</a>, la cura della nostra “casa comune” richiede una conversione del cuore, affinch&eacute; ci&ograve; che &egrave; stato usato per portare distruzione possa invece essere orientato alla vita. Invito tutti a unirsi, in preghiera e azione, affinch&eacute; possiamo farci canali di acqua viva della pace di Dio, dona ristoro al nostro mondo ferito].</p> 
<p>Saluto tutti voi, fedeli di Castel Gandolfo e pellegrini di vari Paesi! In particolare do il benvenuto ai partecipanti alla manifestazione benefica “<i>Run to Rome</i>”, ai giovani che hanno vissuto il cammino della <i>Via Lucis</i> itinerante, al gruppo dei Devoti della Madonna dei Miracoli di Corbetta e ai motociclisti presenti per il loro tradizionale incontro annuale.</p> 
<p>Ringrazio le Forze dell’Ordine e quanti hanno contribuito al mio soggiorno estivo qui a Castel Gandolfo, come pure al servizio a tutela della sicurezza durante gli incontri con i pellegrini. Tante grazie!</p> 
<p>Invio il mio cordiale saluto ai fedeli che seguono l’Angelus da Piazza San Pietro.</p> 
<p>E a tutti auguro una buona domenica!</p> 
<p>&nbsp;</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Santa Messa e Processione mariana sul Lago (Castel Gandolfo, 29 agosto 2026)]]></title><pubDate>Sat, 29 Aug 2026 18:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260829-processione-castelgandolfo.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260829-processione-castelgandolfo.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 29 Aug 2026 18:57:34 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>sono lieto di celebrare con voi la Festa della Madonna del Lago, come gi&agrave; hanno fatto in passato alcuni miei Predecessori: <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/paolo-vi.html">San Paolo VI</a>, che ha auspicato e sostenuto la costruzione di questa chiesa dedicata a Maria e l’ha consacrata, e <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">San Giovanni Paolo II</a>, che qui ha voluto ricordarne la memoria e rinnovarne il messaggio.</p> 
<p>La Liturgia della Parola ci offre testi che ben si armonizzano con questo appuntamento tradizionale.</p> 
<p>Nella prima Lettura il profeta Geremia ci parla del suo bisogno irresistibile di corrispondere alla chiamata che ha ricevuto: &laquo;Mi hai sedotto, Signore – dice –, e io mi sono lasciato sedurre […]. Nel mio cuore c’era come un fuoco ardente […]; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo&raquo; (<i>Ger </i>20,7.9). Dio gli ha rivelato di averlo conosciuto e scelto fin dal seno materno (cfr <i>ibid.</i> 1,5), e di amare il suo popolo di amore eterno (cfr <i>ibid.</i> 31,3); gli ha parlato del suo piano di salvezza, e lui non pu&ograve; pi&ugrave; tacere. Sente un impulso incontenibile di portare a tutti il suo messaggio, anche se sa che questo comporter&agrave; dover dire e fare cose che a molti non piaceranno, incontrare sofferenze e incomprensioni, fino a diventare &laquo;oggetto di derisione ogni giorno&raquo; (v. 7). Ma l’amore lo spinge ad agire per il bene del suo popolo, senza compromessi, fino alla fine.</p> 
<p>&Egrave; ci&ograve; che ci insegna anche Ges&ugrave; nel Vangelo. Da poco ha sfamato cinquemila uomini con cinque pani e due pesci (cfr Mt 14,15-21), e poi altri quattromila, con sette pani e pochi pesciolini (cfr <i>Mt</i> 15,32-38). Ora, al di l&agrave; del successo riscosso con quei gesti, spiega ai discepoli il senso Messianico di ci&ograve; che ha compiuto: svela loro che dovr&agrave; &laquo;andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno&raquo; (<i>Mt </i>16,21).</p> 
<p>Ges&ugrave; spiega come, dopo i tanti miracoli compiuti, manifester&agrave; definitivamente la sua gloria: sacrificando liberamente la sua vita (cfr <i>Gv</i> 10,17-18) e offrendo s&eacute; stesso sulla croce come pane spezzato. E precisa che lo stesso dovr&agrave; fare chiunque voglia continuare la sua missione: &laquo;Se qualcuno vuole venire dietro a me – ci dice –, rinneghi s&eacute; stesso, prenda la sua croce e mi segua&raquo; (v. 24).</p> 
<p>Ges&ugrave; rivela, cos&igrave;, che solo l’amore salva. L’amore che Dio ci ha mostrato facendosi uomo, morendo e risorgendo per noi e, in risposta, quello con cui anche noi ci offriamo umilmente a Lui e ai fratelli: nella costanza fedele della carit&agrave; di ogni giorno come nei gesti pi&ugrave; straordinari, fino al martirio, a volte, come accade purtroppo anche oggi a molti cristiani, in varie parti del mondo.</p> 
<p>Sant’Agostino diceva che &laquo;la gioia del mietitore […] dimostra l'intenzione del seminatore&raquo; (<i>Sermo 330</i>, 2), e noi desideriamo fare nostri i suoi sentimenti: con l’aiuto di Dio, vogliamo spargere ovunque nel mondo i semi della sua carit&agrave; infinita, senza stancarci, senza misura, perch&eacute; oggi e sempre qualcuno possa gioire raccogliendone i frutti.</p> 
<p>Purtroppo non tutti comprendono la bellezza, la bont&agrave; e la concretezza di questo sogno del Creatore, anzi molti pensano che sia un’utopia. Porgere l’altra guancia (cfr <i>Mt</i> 5,39) – dicono – &egrave; da perdenti, donare di fronte al rifiuto &egrave; da ingenui, perdonare senza limiti (cfr <i>Mt</i> 18,21-22) &egrave; da deboli. Non c’&egrave; da stupirsi. Perfino per Pietro &egrave; stato difficile accettare questo modo nuovo e diverso di ragionare (cfr <i>Mt</i> 16,22). Ma Ges&ugrave; rimane categorico: solo la via dell’amore &egrave; la via della vita.</p> 
<p>Non illudiamoci. L’odio e la violenza non portano nulla di buono, ma solo distruzione e morte, sempre, anche quando sono risposta a ingiustizie subite. Lo vediamo ogni giorno, dal piccolo del nostro vissuto domestico alla grande scena del mondo. Tutto conferma quello che Ges&ugrave; ci ha insegnato: &laquo;chi vuole salvare la propria vita, la perder&agrave;; ma chi perder&agrave; la propria vita per causa mia, la trover&agrave;&raquo; (<i>Mt</i> 16,25).</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, abbiamo tanto bisogno di vita, di speranza, di serenit&agrave;, di pace, in noi stessi, nelle nostre citt&agrave;, tra i popoli e le nazioni. Per questo, qualunque sia la ferita, qualunque l’offesa, non permettiamo al male di sfigurare la nostra umanit&agrave; e di corromperci nel cuore! Non conformiamoci alla mentalit&agrave; del mondo (cfr <i>Rm</i> 12,2). Continuiamo ad amare, a donare, a perdonare, offrendoci &laquo;come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio&raquo; (v. 1), per preservare e far crescere, in noi e negli altri, la dignit&agrave; infinita dell’immagine divina che portiamo nell’anima. E non scoraggiamoci se &egrave; difficile: la nostra forza &egrave; nel Signore, e con il suo aiuto tutto &egrave; possibile (cfr <i>Fil</i> 4,13).</p> 
<p>Ce lo ricorda anche il rito della processione sul lago, che faremo tra poco. Esso evoca un altro miracolo di Ges&ugrave;, avvenuto poco prima dei fatti che abbiamo ascoltato, quando il Maestro, sul Lago di Tiberiade, ha raggiunto i discepoli impauriti camminando sulle acque e li ha condotti a riva sedando la tempesta (cfr <i>Mt </i>8,23-27). Proprio quando erano pi&ugrave; spaventati, in balia dei venti contrari, li ha esortati ad avere fede, a pregare, per ritrovare pace e, insieme a Lui, continuare a navigare verso la meta desiderata.</p> 
<p>Con questa fede, stasera, partecipiamo all’Eucaristia. Sull’Altare doniamo noi stessi, assieme al pane e al vino. E il Signore unisce le nostre offerte alla sua, le consacra e ce le ridona, trasformate nel suo Corpo e nel suo Sangue, perch&eacute; le condividiamo, come nutrimento per il cammino. Poi, come i discepoli, lasceremo assieme la riva, recando con noi l’immagine di Maria, nostro modello e guida, per portare lungo le sponde del lago, la benedizione che abbiamo ricevuto.</p> 
<p>Sono gesti semplici, con cui rinnoviamo la nostra fiducia in Dio e la nostra devozione filiale alla sua Santissima Madre. E sono tanto pi&ugrave; evocativi in quanto resi possibili – come amava ricordare&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/paolo-vi.html">San Paolo VI</a> – dalla premura con cui la piccola comunit&agrave; che vive qui, custodisce per tutto l’anno questo luogo di pace, perch&eacute; nei momenti solenni vi si possa riunire tutto il popolo di Dio, proprio come Maria, che ha accolto nel suo grembo e nella casa di Nazareth il Figlio di Dio fatto uomo, perch&eacute; a tutti potesse giungere la sua salvezza.</p> 
<p>Cos&igrave; questo luogo di devozione mariana diventa anche un segno di come la Chiesa si sforzi, giorno per giorno, di fare di tutti noi un corpo solo, nella preghiera, nei sentimenti, nei propositi, nello sviluppo ordinato e unanime del nostro essere insieme, e un simbolo dell’amore con cui il Signore, per mezzo della sua Santissima Madre, ha voluto avvicinarsi a noi come uno di noi, fino a confondersi con la grande folla della nostra umanit&agrave; (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/homilies/1977/documents/hf_p-vi_hom_19770815.html">Omelia nella Solennit&agrave; dell’Assunzione della Beata Vergine Maria</a></i>,&nbsp;15 agosto 1977).</p> 
<p>Stringiamoci, allora, stasera, a Ges&ugrave; e a Maria, al Figlio e alla Madre, per essere, uniti, non solo sul lago, ma in tutte le notti del mondo, un riflesso rasserenante della presenza di Dio, e un’eco irresistibile del suo amore che invita ad amare.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Lettera Apostolica in forma di “Motu Proprio” <i>Mutua Concordia</i> del Sommo Pontefice Leone XIV con la quale vengono modificati i Canoni 106 e 126 del Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium (29 agosto 2026)]]></title><pubDate>Sat, 29 Aug 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_letters/documents/20260829-mutua-concordia.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_letters/documents/20260829-mutua-concordia.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 29 Aug 2026 11:13:22 +0200 --> <p>La mutua concordia tra il <i>Pater et Caput</i> di una Chiesa <i>sui iuris</i> orientale e i confratelli nella dignit&agrave; episcopale, che insieme costituiscono il Sinodo dei Vescovi, &egrave; l’anima della comunione della Gerarchia ecclesiastica orientale.</p> 
<p>Il Sinodo dei Vescovi rappresenta il luogo sorgivo dell’elezione del Patriarca. Ci&ograve; implica una intrinseca vocazione alla collegialit&agrave; nel suo ministero primaziale, che si radica in un’antica e mirabile tradizione. Nelle Chiese orientali cattoliche, emerge l’opportunit&agrave; di riconoscere e ampliare le facolt&agrave; dei Sinodi dei Vescovi, la qual cosa appare appropriata anche alla luce dei rapporti interconfessionali, segnatamente della sensibilit&agrave; teologica e della prassi delle Chiese ortodosse.</p> 
<p>Nelle Chiese cattoliche patriarcali e arcivescovili maggiori, tale sinodalit&agrave; va costantemente ricercata e alimentata nel contesto di una comune responsabilit&agrave; che, dopo esser stata assunta nell’atto di elezione del <i>Pater et Caput</i>, occorre sia esercitata anche nella gestione ministeriale della Chiesa e nel funzionamento ordinario del Sinodo dei Vescovi.</p> 
<p>Se questa peculiare armonia ecclesiale risultasse gravemente inficiata, occorre che sia ripristinata nel contesto della comunione episcopale: pur essendo costitutivamente Primo e non mero Presidente dell’Assise dei Vescovi, il Patriarca non pu&ograve; essere infatti considerato indipendentemente da essa.</p> 
<p>Qualora il sacro legame tra il <i>Pater et Caput</i> e gli altri Vescovi venisse irreparabilmente compromesso, ci&ograve; comporterebbe una grave ferita cui dover porre rimedio, come sollecitato anche da numerosi Presuli orientali. Circa le modalit&agrave; di tale processo &egrave; appropriato, per le ragioni enunciate, ricorrere a prassi che consentano di manifestare anzitutto il principio della collegialit&agrave; episcopale.</p> 
<p>Pare dunque opportuno che il rimedio all’irreparabile compromissione della comunione avvenga, fatto salvo il ricorso al Romano Pontefice, attraverso l’Assise sinodale di ogni Chiesa patriarcale, cos&igrave; che, come evocava Sant’Ignazio di Antiochia, nell’armonia dello stesso accordo, prendendo nell’unit&agrave; il tono di Dio, si canti a una sola voce (cfr <i>Lettera agli Efesini</i>, 4).</p> 
<p>Perci&ograve;, in situazioni di particolare emergenza, che comportano una grave e irrimediabile compromissione della comunione, il Sinodo dei Vescovi &egrave; tenuto a poter esercitare l’autorit&agrave; canonica tale da consentire ad esso di chiamare il Patriarca a rispondere del proprio operato.</p> 
<p>Al fine di conferire una pi&ugrave; compiuta espressione all’autonomia interna delle Chiese orientali patriarcali, e per analogia di quelle arcivescovili maggiori (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/la/apost_constitutions/documents/hf_jp-ii_apc_19901018_index-codex-can-eccl-orient.html">CCEO</a></i>, can. 152), ferme restando le prerogative proprie di questa Sede Apostolica, riconosco e stabilisco pertanto la competenza dei rispettivi Sinodi dei Vescovi a ricomporre la comunione ferita, anche rimuovendo dall’ufficio, per causa grave, il proprio Patriarca, con una procedura che, nel rispetto delle norme, gli garantisca il diritto alla piena difesa dinanzi al Sinodo.</p> 
<p>Non essendo presente nel <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/la/apost_constitutions/documents/hf_jp-ii_apc_19901018_index-codex-can-eccl-orient.html">Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium</a></i> una disposizione che indichi come intervenire in tali casi, ho ritenuto necessario stabilire un procedimento ordinato per la rimozione dall’ufficio di un Patriarca da parte del Sinodo dei Vescovi. Ho riservato al Romano Pontefice la sola concessione dell’assenso alla decisione sinodale, per essere certi che sia garantita la piena libert&agrave; dei Padri nell’esprimere la propria scelta, al riparo da qualsiasi possibile indebita pressione interna o esterna.</p> 
<p>Pertanto, dopo aver sentito il parere del <a href="https://www.delegumtextibus.va/content/testilegislativi/it.html" target="_blank">Dicastero per i Testi Legislativi</a> e del <a href="https://www.orientchurch.va/" target="_blank">Dicastero per le Chiese Orientali</a>, ho ritenuto di provvedere alla modifica del canone 106 e del canone 126 del&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/la/apost_constitutions/documents/hf_jp-ii_apc_19901018_index-codex-can-eccl-orient.html">Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium</a></i>.</p> 
<p>Tutto ci&ograve; considerato, dispongo quanto segue:</p> 
<p><b>Art. 1.</b> Al can. 106, dopo il &sect; 2, si inserisce un nuovo paragrafo, di modo che la norma sia cos&igrave; formulata:</p> 
<p>&laquo;&sect;3 Qualora il Patriarca ometta di adempiere agli obblighi di cui ai paragrafi precedenti, il Sinodo dei Vescovi della Chiesa patriarcale pu&ograve; essere legittimamente convocato dal Vescovo pi&ugrave; anziano per ordinazione episcopale, avente diritto di voto; e se anche questi omette di procedere alla convocazione, tale facolt&agrave; ricade sui successivi Vescovi, pi&ugrave; anziani per ordinazione episcopale, a ci&ograve; disponibili, aventi diritto di voto.&raquo;</p> 
<p><b>Art. 2.</b> Il can. 126 &egrave; modificato nel modo seguente:</p> 
<p>&laquo;&sect;1. La Sede patriarcale diventa vacante con la morte o con la rinuncia del Patriarca.</p> 
<p>&sect;2. Competente ad accettare la rinuncia del Patriarca &egrave; il Sinodo dei Vescovi della Chiesa patriarcale, dopo aver consultato il Romano Pontefice, a meno che il Patriarca non si sia rivolto direttamente al Romano Pontefice.</p> 
<p>&sect;3. Per una causa grave, riconosciuta tale dal Sinodo dei Vescovi della Chiesa patriarcale, il medesimo Sinodo, convocato seguendo quanto previsto dai cann. 106 &sect; 1, n. 3, e 108 &sect; 3, pu&ograve; chiedere al Patriarca di rinunciare all’ufficio.</p> 
<p>&sect;4. Se, dopo la richiesta di cui al &sect; 3, il Patriarca non rinunciasse al proprio ufficio, il Vescovo pi&ugrave; anziano per ordinazione episcopale, avente diritto di voto, provvede all’elezione di un nuovo Presidente da parte del Sinodo, il quale sottopone la rimozione del Patriarca al suffragio segreto di almeno due terzi dei membri del Sinodo con diritto di voto, nel rispetto della sua facolt&agrave; di difesa dinanzi al Sinodo stesso. Il Presidente informi al pi&ugrave; presto il Romano Pontefice, cui spetta l’assenso alla rimozione che rende vacante la sede patriarcale.</p> 
<p>&sect;5. Spetta al Sinodo dei Vescovi della Chiesa patriarcale valutare l’applicazione del can. 62 rispetto al Patriarca rimosso.&raquo;</p> 
<p>Quanto ho deliberato con questa Lettera Apostolica, ordino che abbia fermo e stabile vigore, nonostante qualsiasi cosa contraria, anche se degna di speciale menzione, e sia promulgato tramite pubblicazione su <i>L’Osservatore Romano</i>, entrando immediatamente in vigore, e quindi pubblicato nel commentario ufficiale degli <i><a href="https://www.vatican.va/archive/aas/index_it.htm">Acta Apostolicae Sedis</a></i>.</p> 
<p><i>Dal Vaticano, il 29 agosto 2026, anno II del mio Pontificato.</i></p> 
<p style="text-align: center;">LEONE PP. XIV</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Membri dell’“Institut International des Sciences Administratives (28 agosto 2026)]]></title><pubDate>Fri, 28 Aug 2026 11:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260828-iisa.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260828-iisa.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 31 Aug 2026 09:25:18 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi.<br /> &nbsp;</p> 
<p><i>Signore e signori,<br /> buongiorno e benvenuti,<br /> e grazie per la vostra pazienza anche questa mattina!</i></p> 
<p>Sono molto lieto di incontrarvi, al termine della vostra conferenza annuale qui a Roma: voi, membri dell’Istituto Internazionale delle Scienze Amministrative, venuti da tutto il mondo, e del quale anche la Santa Sede &egrave; membro.</p> 
<p>Il vostro Istituto, che ha visto la luce nel 1930, all’indomani della grande crisi economica che ha colpito il mondo, ha la vocazione di essere &laquo;un incessante appello alla coscienza delle autorit&agrave; politiche affinch&eacute; adattino la vita sociale alle condizioni continuamente mutevoli dei tempi, di modo che essa possa realizzare le intenzioni e i disegni della Sapienza del Creatore&raquo;. (cfr. Pio XII, <i>Discorso ai partecipanti all’VIII Congresso Internazionale delle Scienze Amministrative</i>, 5 agosto 1950).</p> 
<p>Il tema della vostra Conferenza, che si &egrave; appena conclusa in questi giorni, lancia oggi un vibrante appello al nostro mondo, nell’era digitale, affinch&eacute; si possa conservare l’equilibrio nell’utilizzo delle tecnologie digitali. Un appello che si unisce a quello che ho lanciato <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">nella mia recente Enciclica sulla custodia della persona umana nel tempo dell’Intelligenza Artificiale</a>. Oggi non possiamo non guardare in faccia questa realt&agrave; che tocca da vicino il nostro modo di vivere e che permea tutti i livelli della vita sociale. La velocit&agrave; con la quale si sviluppano le innovazioni riguardanti l’Intelligenza Artificiale ci spinge a domandarci se in futuro sar&agrave; possibile controllare queste macchine, se l’uomo non corra il rischio di diventare vittima delle proprie invenzioni. Uno dei gravi problemi odierni &egrave; constatare che le decisioni concernenti la vita umana sono affidate a delle macchine.</p> 
<p>Dinanzi a questa preoccupante situazione, plaudo al vostro incontro che mira a riaffermare il carattere insostituibile dell’intelligenza umana di fronte a questi strumenti tecnologici. Le vostre riflessioni e i vostri lavori potranno aiutare le autorit&agrave; a prendere decisioni in questo ambito per il bene dell’umanit&agrave;. &laquo;Chiedere prudenza, verifiche rigorose, e talvolta anche un rallentamento nell’adozione dell’IA non significa essere contro il progresso, ma esercitare una cura responsabile verso la famiglia umana&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#trasparenza">Magnifica humanitas</a></i>, n. 106).</p> 
<p>&Egrave; dunque importante definire un’etica che accompagni l’utilizzo di questi importanti strumenti, che purtroppo si concentrano nelle mani dei grandi attori economici e tecnologici, e che lo Stato fa fatica a controllare. Occorre fare in modo che il bene della famiglia umana non venga sacrificato per interessi privati.</p> 
<p>Vi incoraggio a proseguire le vostre ricerche per trovare vie e mezzi per apportare il vostro contributo all’amministrazione pubblica per l’umanizzazione delle tecnologie digitali, affinch&eacute; siano al servizio della vita e della pace. &Egrave; proprio a questo che ci ha invitati <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> quando ha lanciato l’allarme sull’uso responsabile di queste tecnologie, dicendo: &laquo;Abbiamo [...] il dovere di allargare lo sguardo e di orientare la ricerca tecnico-scientifica al perseguimento della pace e del bene comune, al servizio dello sviluppo integrale dell’uomo e della comunit&agrave;” (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/peace/documents/20231208-messaggio-57giornatamondiale-pace2024.html">Messaggio per la LVII Giornata Mondiale della Pace</a></i>, 1&deg; gennaio 2024).</p> 
<p>Cari membri dell’Istituto Internazionale delle Scienze Amministrative, so che la vostra missione non &egrave; facile e che a volte lo sconforto pu&ograve; assalirvi. Prego l’Onnipotente affinch&eacute; vi sostenga, perch&eacute; possiate proseguire con determinazione questo nobile compito. Su tutti voi invoco le abbondanti Benedizioni di Dio. Grazie!</p> 
<p>______________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-08/quo-195/il-bene-della-famiglia-umana-non-venga-sacrificato-per-interessi.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 195, venerd&igrave; 28 agosto 2026, p. 2.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Delegazione della Società di San Vincenzo de’ Paoli, degli Stati Uniti d’America (28 agosto 2026)]]></title><pubDate>Fri, 28 Aug 2026 11:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260828-svdpusa.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260828-svdpusa.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 28 Aug 2026 15:34:34 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!<br /> Buongiorno a tutti. Benvenuti. Grazie per la vostra pazienza.<br /> &nbsp;</p> 
<p><i>Eccellenze,<br /> Cari amici</i>,</p> 
<p>con grande gioia porgo i miei cordiali saluti a tutti voi, e spero che la vostra permanenza a Roma, nella Citt&agrave; Eterna rafforzi la vostra fede e renda pi&ugrave; profondo il vostro desiderio di servire il Signore e di servire la sua Chiesa. Vi ringrazio in particolare per il vostro devoto servizio alla Societ&agrave; di San Vincenzo de’ Paoli e, attraverso di essa, ai vostri fratelli e alle vostre sorelle in tutti gli Stati Uniti d’America. Di fatto, offrendo liberamente i vostri doni e talenti dati da Dio, rendete una testimonianza eloquente della vostra fede al servizio dell’edificazione del Regno di Dio.</p> 
<p>Allo stesso tempo, vi incoraggio ad approfondire la vostra relazione con nostro Signore, affinch&eacute; la sua grazia possa continuare a guidare e a rafforzare il vostro servizio. <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/vincenzo-de-paoli.html">San Vincenzo de’ Paoli</a> dimostr&ograve; che la preghiera e la giustizia sociale non sono soltanto complementari, ma sono di fatto inscindibili. Pertanto, &egrave; mia speranza che continuiate a rivolgervi al vostro patrono celeste al fine di seguire il suo esempio e chiedere la sua intercessione.</p> 
<p>Inoltre, come ho ricordato in <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_exhortations/documents/20251004-dilexi-te.html">Dilexi te</a></i>, sant’Agostino insegnava la natura cristocentrica della cura per i poveri e sosteneva che Dio non si lascia vincere in generosit&agrave; nei confronti di coloro che li servono. Pertanto, crediamo che la cura degli altri, quando nasce dall’amore, non solo aiuti chi &egrave; nel bisogno, ma apra anche il cuore di chi dona alla grazia di Dio (cfr. n. 46). Cari amici, vi esorto dunque a donare sempre voi stessi. In questo modo, la grazia del Signore purificher&agrave; costantemente i vostri cuori e le vostre menti e riconoscerete pi&ugrave; prontamente Cristo nel vostro prossimo, sia nelle persone che servite sia in quelle con cui lavorate.</p> 
<p>Infine, quando tornate alle vostre case, sappiate che lo fate accompagnati dalle mie preghiere. In modo particolare, vi chiedo di portare i miei cordiali saluti ai vostri colleghi e alle persone delle quali vi prendete cura. Con queste riflessioni, affido ognuno di voi all’intercessione di Maria, Madre della Chiesa. E forse, oggi, in modo speciale, anche a sant’Agostino, nel giorno della sua memoria. Grazie.</p> 
<p>Quindi per favore alzatevi e preghiamo insieme come ci ha insegnato il Signore. [<i>Padre nostro</i>…]</p> 
<p>E la benedizione di Dio Onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.</p> 
<p>______________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-08/quo-195/l-inscindibile-legame-tra-preghiera-e-giustizia-sociale.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 195, venerd&igrave; 28 agosto 2026, p. 2.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Partecipanti all’Incontro promosso dalla Pontificia Commissione per l’America Latina sulle situazioni di dipendenza in America Latina (27 agosto 2026)]]></title><pubDate>Thu, 27 Aug 2026 11:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260827-incontro-cal.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260827-incontro-cal.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 27 Aug 2026 14:52:57 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi.</p> 
<p><br /> <i>Buongiorno a tutti e benvenuti!</i></p> 
<p>Saluto con affetto fraterno ognuno di voi. Ringrazio in modo particolare il Consiglio Episcopale latinoamericano e dei Caraibi (CELAM) e l’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) per aver promosso questo incontro, come pure la <a href="https://www.vatican.va/content/romancuria/it/pontificie-commissioni/pontificia-america-latina.index.html#pontificie-commissioni">Pontificia Commissione per l’America Latina</a> e la <a href="https://www.academyforlife.va/content/pav/it.html">Pontificia Accademia per la Vita</a>.</p> 
<p>Saluto anche i fratelli dei centri, d’ispirazione religiosa, di accompagnamento, prevenzione, recupero e integrazione per giovani, giunti qui da Asia, Africa, Europa e America, che con la loro presenza ci ricordano che la sofferenza e la speranza non hanno confini.</p> 
<p>Il tema che ci riunisce &egrave; la riflessione, a partire della fede, sul problema delle droghe e sull’impatto che hanno sui nostri giovani. Le dipendenze sono un fenomeno complesso che mette in evidenza il fallimento di un mondo disumanizzato. La sofferenza dei giovani ci chiede risposte integrali: prevenzione comunitaria, assistenza scientifica, giustizia dal volto umano e accompagnamento pastorale prossimo. Il nostro contributo deve essere orientato alla cura, alla presenza e alla ricostruzione del tessuto comunitario.</p> 
<p>Sono lieto di constatare come, in questo incontro, convergano quattro ponti che rappresentato altrettante vie di collaborazione in questo ambito.</p> 
<p>Il primo ponte &egrave; tra la Chiesa e gli organismi internazionali, poich&eacute; nessuno pu&ograve; affrontare da solo il problema delle droghe. Pertanto, merita una menzione particolare la collaborazione in atto tra l’Organizzazione degli Stati Americani e il Consiglio Episcopale latinoamericano e dei Caraibi che coordinano attivit&agrave; di formazione per organizzazioni comunitarie d’ispirazione religiosa e creano reti di accompagnamento, e che hanno persino permesso al CELAM di presentare il <i>Manuale della Pastorale Latinoamericana di Accompagnamento e Prevenzione delle Dipendenze</i>.</p> 
<p>Il secondo ponte &egrave; tra la scienza e la fede. La Chiesa non interviene nella problematica delle droghe con la pretesa di competere con le neuroscienze, la psichiatria o la sanit&agrave; pubblica, o di occuparne il posto; ma cerca di illuminarla, a partire dal Vangelo, con una comprensione integrale della persona umana.</p> 
<p>Il terzo ponte &egrave; all’interno della Chiesa che peregrina nei diversi continenti. In questi giorni sono giunte fin qui persone provenienti dall’America, dall’Asia, dall’Africa e dall’Europa per condividere le loro sofferenze, le loro speranze e il loro entusiasmo pastorale.</p> 
<p>Il quarto ponte &egrave; ecumenico. La Chiesa cattolica e le altre comunit&agrave; ecclesiali, nella pratica dell’amore concreto per quanti soffrono, trovano, a partire dalla fede, un linguaggio comune molto eloquente per accompagnare e integrare i giovani nei loro bisogni e nei loro sogni.</p> 
<p>Ma consentitemi di soffermarmi un istante su un’istituzione che attraversa il nostro lavoro in maniera trasversale: la famiglia. La famiglia, che il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a> ha chiamato giustamente “chiesa domestica” (cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#11">Lumen gentium</a></i>, n. 11), &egrave; il luogo dove si coltiva la vita, la si custodisce e la si proietta. Non esiste prevenzione migliore contro le droghe di una buona famiglia.</p> 
<p>Attualmente, siamo testimoni del dolore di molte famiglie distrutte, a causa del consumo di droghe, della violenza, del reclutamento criminale di un figlio, della povert&agrave; o della mancanza di opportunit&agrave; che spingono ai margini del cammino. <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">San Giovanni Paolo II</a> ci ha chiesto di fare della Chiesa “<i>la casa e la scuola della comunione</i>” (Lettera Apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_letters/2001/documents/hf_jp-ii_apl_20010106_novo-millennio-ineunte.html">Novo millennio ineunte</a></i>, n. 43). E Papa Francesco ci ha ricordato che Ges&ugrave; vuole che “tocchiamo la miseria umana, che tocchiamo la carne sofferente degli altri” (Esortazione Apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html#Il_piacere_spirituale_di_essere_popolo">Evangelii gaudium</a></i>, n. 270). Qui &egrave; espresso il nucleo della missione che voi portate avanti: che la Chiesa sia una famiglia, includendo soprattutto le persone che soffrono.</p> 
<p>Infine, vorrei esprimere un desiderio: che la Chiesa sia la famiglia di tutte le persone che sono rimaste ai margini del cammino. Come il samaritano, che si fece prossimo dell’uomo caduto, non passiamo oltre; costruiamo una Chiesa che si ferma, si avvicina, si commuove, unge le ferite, nutre e diventa casa.</p> 
<p>Grazie per il vostro lavoro.</p> 
<p>Che Dio vi benedica.</p> 
<p>Offriamo la benedizione del Signore. La grazia di Dio accompagni sempre tutti voi, le vostre famiglie, la vostra attivit&agrave;. &Egrave; un lavoro tanto importante che svolgete in diverse parti del mondo.</p> 
<p>[<i>Benedizione</i>]</p> 
<p>______________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-08/quo-194/in-famiglia-la-migliore-prevenzione-contro-le-droghe.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 194, gioved&igrave; 27 agosto 2026, p. 2.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Udienza Generale del 26 agosto 2026 - I Documenti del Concilio Vaticano II. III. Costituzione Sacrosanctum Concilium. 8. Le motivazioni della riforma liturgica]]></title><pubDate>Wed, 26 Aug 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260826-udienza-generale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260826-udienza-generale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Tue, 01 Sep 2026 13:56:15 +0200 --> <p><b>I Documenti del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>. III. Costituzione <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html"><i>Sacrosanctum Concilium</i></a>.<i> </i>8. <i>Le motivazioni della riforma liturgica</i></b></p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>in questa ultima catechesi sulla Costituzione <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html"><i>Sacrosanctum Concilium</i></a>, desidero oggi soffermarmi sulle ragioni per le quali i Padri conciliari vollero promuovere una riforma della liturgia. &Egrave; illuminante, in tal senso, la terza <i>Lettera dal Concilio</i> che il Cardinale Giovanni Battista Montini, allora Arcivescovo di Milano, invi&ograve; il 28 ottobre 1962 ai fedeli della propria Chiesa. La liturgia – scriveva – &laquo;&egrave; espressione sincera sia del divino che dell’umano. &Egrave; linguaggio. &Egrave; veicolo d’insegnamento divino da un lato, &egrave; voce di colloquio con Dio. &Egrave; chiaro che essa non pu&ograve; rinunciare alla sua funzione didattica, e non pu&ograve; non offrire alla fede e alla piet&agrave; la possibilit&agrave; di esprimersi con spontanea intelligibilit&agrave;&raquo;. <a name="_ftnref1" href="#_ftn1" class=" cleaner">[1]</a> Mosso da queste convinzioni, il futuro Papa San Paolo VI affermava che i fedeli &laquo;non possono e non devono pi&ugrave; rimanere muti e passivi. La loro materiale presenza non pu&ograve; accordarsi con la loro spirituale assenza&raquo;. <a name="_ftnref2" href="#_ftn2" class=" cleaner">[2]</a></p> 
<p>&Egrave; evidente la consonanza di queste dichiarazioni con quelle che appariranno al n. 48 della <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#48">Costituzione conciliare</a>: &laquo;La Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma che, comprendendolo bene mediante<b> </b>i riti e le preghiere, partecipino all’azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente; siano formati dalla parola di Dio; si nutrano alla mensa del corpo del Signore; rendano grazie a Dio; offrendo la vittima senza macchia, non soltanto per le mani del sacerdote, ma insieme con lui, imparino a offrire se stessi, e di giorno in giorno, per la mediazione di Cristo, siano perfezionati nell’unit&agrave; con Dio e tra di loro&raquo;. Si coglie in queste parole una rinnovata consapevolezza del valore della liturgia. Attraverso le azioni rituali della Chiesa, mentre si attua il memoriale dell’opera di salvezza, &egrave; data la possibilit&agrave; di vivere la vera relazione con Dio, entrando in contatto con l’evento salvifico. Poich&eacute; i gesti, le parole della sacra liturgia sono decisivi per realizzare questa esperienza, la partecipazione dei fedeli non pu&ograve; essere passiva.<b></b></p> 
<p>La riforma conciliare, nel mettere al centro ci&ograve; che costituisce il cuore dell’esperienza ecclesiale, ha voluto far risplendere la liturgia <i></i>come &laquo;la fonte primaria di quel divino scambio nel quale ci viene comunicata la vita di Dio&raquo; <a name="_ftnref3" href="#_ftn3" class=" cleaner">[3]</a>. Da tale convinzione nacque l’esigenza di rendere maggiormente disponibile a tutti i fedeli la ricchezza dei testi biblici e delle orazioni, e di rendere pi&ugrave; lineare l’ordinamento celebrativo rispetto a quello previsto nei libri liturgici allora vigenti.</p> 
<p>La liturgia, infatti, essendo una realt&agrave; viva, &egrave; sempre stata soggetta lungo i secoli a sviluppi e cambiamenti. Il Magistero ne ha adattato le forme alle esigenze delle diverse epoche. Non sorprende allora che anche il Concilio Vaticano II, con il massimo rispetto per il patrimonio della tradizione, e proprio al fine di renderlo maggiormente fruibile, abbia ritenuto necessaria una revisione dei libri liturgici.</p> 
<p>L’obiettivo che i Padri avevano a cuore &egrave; esplicitato nel n. 21 della Costituzione <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html"><i>Sacrosanctum Concilium</i></a>: &laquo;Perch&eacute; il popolo cristiano ottenga pi&ugrave; sicuramente le grazie abbondanti che la sacra liturgia racchiude, la santa madre Chiesa desidera fare un’accurata riforma generale della liturgia. Questa, infatti, consta di una parte immutabile, perch&eacute; di istituzione divina, e di parti suscettibili di cambiamento, che nel corso dei tempi possono o addirittura devono variare, qualora si siano introdotti in esse elementi meno rispondenti all’intima natura della liturgia stessa, oppure queste parti siano diventate non pi&ugrave; idonee. In tale riforma l’ordinamento dei testi e dei riti dev’essere condotto in modo che le sante realt&agrave; che essi significano siano espresse pi&ugrave; chiaramente e il popolo cristiano possa capirne pi&ugrave; facilmente il senso e possa parteciparvi con una celebrazione piena, attiva e comunitaria&raquo;. Risale all’Enciclica <i>Mediator Dei </i>di Papa Pio&nbsp;XII la distinzione, nella liturgia, tra elementi divini, immutabili, ed elementi umani, che invece &laquo;possono subire varie modifiche, approvate dalla sacra Gerarchia assistita dallo Spirito Santo, secondo le esigenze dei tempi, delle cose e delle anime&raquo; (<i>Acta Apostolicae Sedis</i>&nbsp;39, 1947, 541-542).</p> 
<p>Del resto, il desiderio di una “riforma generale” non nasceva all’improvviso, ma si era manifestato nell’azione dei Papi succedutisi fin dall’inizio del XX secolo, in sintonia con le istanze del Movimento liturgico. L’affermazione della necessit&agrave; che i fedeli non assistessero alle celebrazioni &laquo;come estranei o muti spettatori&raquo; era gi&agrave; stata ripresa dalla Costituzione apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/pius-xi/it/bulls/documents/hf_p-xi_bulls_19281220_divini-cultus.html">Divini Cultus</a></i> di Papa&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/pius-xi/it.html">Pio XI</a>. Inoltre, si possono ricordare gli interventi di <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/pio-xii.html">Pio XII</a> sull’ordinamento dei riti della Settimana Santa, da lui ricollocati nelle ore corrispondenti agli eventi pasquali, dopo che per secoli erano stati anticipati alle ore mattutine. Non si deve poi dimenticare che <a href="https://www.vatican.va/content/john-xxiii/it.html">San Giovanni XXIII</a> ritenne necessaria una semplificazione delle rubriche del Breviario e del Messale, approvandola con il Motu proprio <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-xxiii/la/motu_proprio/documents/hf_j-xxiii_motu-proprio_19600725_rubricarum-instructum.html">Rubricarum instructum</a></i>, del 25 luglio 1960, nel quale rimandava all’annunciato Concilio Ecumenico la proposta dei principi fondamentali per una riforma della liturgia.</p> 
<p>La riforma liturgica promossa dal <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a> si pone, dunque, nel solco della tradizione vivente della Chiesa. La sua retta comprensione permette anche di rigettare gli abusi che si sono verificati in alcuni settori della Chiesa nella stagione postconciliare, e che purtroppo talora ancor oggi si verificano, assolutizzando o mal comprendendo alcuni dei principi che stavano alla base della riforma stessa.</p> 
<p>A questo proposito, vale la pena di ricordare come la Costituzione conciliare affermi che &laquo;le azioni liturgiche non sono azioni private ma celebrazioni della Chiesa, che &egrave; “sacramento dell’unit&agrave;”, cio&egrave; popolo santo radunato e ordinato sotto la guida dei vescovi. Perci&ograve; tali azioni appartengono all’intero corpo della Chiesa, lo manifestano e lo implicano&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html"><i>Sacrosanctum Concilium</i></a>&nbsp;n. 26).</p> 
<p>&Egrave; pertanto responsabilit&agrave; precipua dei pastori, dei vescovi ma anche di ogni singolo sacerdote, custodire e promuovere una liturgia che, nel rispetto delle norme liturgiche, risplenda per nobile semplicit&agrave; (cfr n. 34) e manifesti cos&igrave; la Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica. Una tale liturgia sar&agrave; anche un fondamentale veicolo di evangelizzazione, lo strumento di grazia attraverso il quale, come insegna il Concilio, potremo apprendere ad offrire noi stessi e, per la mediazione di Cristo, saremo perfezionati nell’unit&agrave; con Dio e tra di noi (cfr n. 48).</p> 
<p>__________________________________________ <br /> <br /> <a name="_ftn1" href="#_ftnref1" class=" cleaner">[1]</a> G. B. Montini, &laquo;Terza lettera dal Concilio&raquo;, <i>Rivista Diocesana Milanese </i>51 (1962) 921-923: 922.</p> 
<p><a name="_ftn2" href="#_ftnref2" class=" cleaner">[2]</a> <i>Ibid</i>.</p> 
<p><a name="_ftn3" href="#_ftnref3" class=" cleaner">[3]</a> Solenne Chiusura della II Sessione del Concilio, <i><a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/speeches/1963/documents/hf_p-vi_spe_19631204_chiusura-concilio.html">Allocuzione del Santo Padre Paolo VI</a></i> (4 dicembre 1963).</p> 
<p>_________________________________________________</p> 
<p><b>Saluti</b></p> 
<p>Je salue cordialement les p&egrave;lerins de langue fran&ccedil;aise en particulier les fid&egrave;les du p&egrave;lerinage interdioc&eacute;sain du S&eacute;n&eacute;gal. Je vous invite &agrave; ouvrir vos cœurs et vos intelligences au myst&egrave;re pr&eacute;sent&eacute; par l’&Eacute;glise au cours de la liturgie en manifestant ainsi, &agrave; travers votre participation active, la transformation int&eacute;rieure op&eacute;r&eacute;e par les rites, les gestes, les chants et les silences qui, tous, r&eacute;v&egrave;lent la pr&eacute;sence vivante du Christ. Je vous b&eacute;nis de tout cœur !</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese, in particolare i fedeli del pellegrinaggio interdiocesano del Senegal.&nbsp; Vi invito ad aprire i vostri cuori e le vostre intelligenze al mistero presentato dalla Chiesa nel corso della liturgia; manifestando cos&igrave;, attraverso la vostra partecipazione attiva, la trasformazione interiore operata dai riti, dai gesti, dai canti e dai silenzi che, tutti insieme, rivelano la presenza viva di Cristo. Vi benedico di cuore!</i>]</p> 
<p>I greet all the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, particularly the groups from Malta, Senegal and Canada.&nbsp; A special greeting to those serving in the National Offices of the Pontifical Mission Societies.&nbsp; Upon you and your families, I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ. God bless you all!</p> 
<p>Liebe Pilger deutscher Sprache, ich lade euch an, an der heiligen Liturgie im Bewusstsein teilzunehmen, dass sie H&ouml;hepunkt des Tuns der Kirche ist und zugleich die Quelle, aus der all ihre Kraft str&ouml;mt. Auf diese Weise richten wir unser Leben auf das immerw&auml;hrende Lob Gottes aus und machen uns bereit, die Gnaden zu empfangen, die zu unserer Heiligung notwendig sind.</p> 
<p>[<i>Cari pellegrini di lingua tedesca, vi invito a partecipare alla Sacra Liturgia nella consapevolezza che essa &egrave; il culmine dell’azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia. In questo modo orientiamo le nostre vite alla lode perenne di Dio e ci disponiamo a ricevere le grazie necessarie alla nostra santificazione</i>.]</p> 
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua espa&ntilde;ola. Hoy celebramos la memoria de santa Teresa de Jes&uacute;s Jornet e Ibars, religiosa espa&ntilde;ola, patrona de la ancianidad. Por su intercesi&oacute;n, pidamos al Se&ntilde;or que bendiga a todos los ancianos, as&iacute; como a las personas que los cuidan y acompa&ntilde;an. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.</p> 
<p>我向讲中文的人们致以诚挚的问候。亲爱的弟兄姐妹们，你们要以笃行不怠的精神去找寻天主，并在你们的生活中以守真不伪且慷慨的心去事奉祂。我衷心地降福你们！</p> 
<p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, cercate con perseveranza Dio e servitelo con generosa coerenza nella vostra vita. Vi benedico di cuore</i>.]</p> 
<p>Sa&uacute;do cordialmente os peregrinos de l&iacute;ngua portuguesa, em especial o grupo de catequese de V&aacute;lega, em Portugal. Car&iacute;ssimos, alegrai-vos na Igreja M&atilde;e e Mestra, e participai cada vez mais ativamente nas celebra&ccedil;&otilde;es lit&uacute;rgicas, nas quais vos enriqueceis com o ensinamento divino e vos nutris do Corpo de Jesus, que nos guarda na unidade. Deus vos aben&ccedil;oe!</p> 
<p>[<i>Saluto di cuore i pellegrini di lingua portoghese, specialmente il gruppo di catechismo di V&aacute;lega, in Portogallo. Carissimi, gioite nella Chiesa Madre e Maestra, e partecipate sempre pi&ugrave; attivamente nelle celebrazioni liturgiche, dove vi arricchite dall’insegnamento divino e vi nutrite del Corpo di Ges&ugrave; che ci custodisce nell’unit&agrave;. Dio vi benedica!</i>]</p> 
<p style="text-align: right;"><span class="arabic">أُحيِّي المُؤمِنِينَ النَّاطِقِينَ باللُغَةِ العَرَبِيَّة. الليتُورجِيَّا لَيسَت مُجَرَّدَ حُضُورٍ خارِجِيّ، بَل هِي لِقاءٌ حَيٌّ مَعَ الله. فَلْنُشارِكْ فِيها بِوَعْيٍ وَتَقوَى وفاعِلِيَّة لِكَي نُنَمِّي إيمانَنا. بارَكَكُم الرَّبُّ جَميعًا وَحَماكُم دائِمًا مِن كلِّ شَرّ!</span></p> 
<p>[<i>Saluto i fedeli di lingua araba. La liturgia non &egrave; una semplice presenza esteriore, ma un incontro vivo con Dio; partecipiamo dunque ad essa consapevolmente, piamente e attivamente, affinch&eacute; possiamo crescere nella fede. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!</i>]</p> 
<p>Serdecznie pozdrawiam Polak&oacute;w. Łączę się duchowo ze zgromadzonymi w Częstochowie, gdzie po 70 latach odnawiane są dzisiaj Jasnog&oacute;rskie Śluby Narodu, opracowane przez uwięzionego kard. Stefana Wyszyńskiego. Niech zawarty w nich program odnowy moralnej społeczeństwa przez ochronę życia ludzkiego, troskę o małżeństwo i rodzinę oraz o wychowanie dzieci i młodzieży będzie ciągle inspiracją do budowania sprawiedliwości i braterstwa. Wszystkim wam błogosławię!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i polacchi. Mi unisco spiritualmente a quanti si trovano a Częstochowa, dove oggi, a distanza di 70 anni, vengono rinnovati i &laquo;Voti di Jasna G&oacute;ra della Nazione Polacca&raquo;, redatti dal Cardinale Stefan Wyszyński durante la sua prigionia. Il programma di rinnovamento morale della societ&agrave; in essi contenuto, attraverso la tutela della vita umana, la cura del matrimonio e della famiglia e l’educazione dei bambini e dei giovani, continui a ispirare l’impegno per la giustizia e la fraternit&agrave;. A tutti la mia benedizione!</i>]</p> 
<p style="text-align: center;">* * *</p> 
<p>Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i Direttori diocesani delle Pontificie Opere Missionarie, i partecipanti all’incontro estivo per Seminaristi, gli Ospiti della Residenza “Regina coelorum” di Santa Marinella e i diversi gruppi parrocchiali.</p> 
<p>Saluto, altres&igrave;, i cresimati della Diocesi di Chiavari, accompagnati dal loro Vescovo. Cari ragazzi, con la cresima avete ricevuto il dono pi&ugrave; bello, lo Spirito Santo: non &egrave; un tesoro da tenere nascosto, ma una luce che dovete far risplendere ogni giorno.</p> 
<p>Il mio pensiero va, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Domani e dopo domani la liturgia fa memoria di due grandi Santi, santa Monica e sant’Agostino, uniti in terra da vincoli familiari e in cielo dallo stesso destino di gloria. Il loro esempio susciti in ciascuno una ricerca sincera e appassionata della Verit&agrave; evangelica, per testimoniarla con gioia nella vita di ogni giorno.</p> 
<p>A tutti la mia benedizione!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Membri della “Federación Marsodeto” (Toledo-Spagna) (24 agosto 2026)]]></title><pubDate>Mon, 24 Aug 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260824-fondazione-marsodeto.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260824-fondazione-marsodeto.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 24 Aug 2026 15:43:40 +0200 --> <p>&nbsp;</p> 
<p><i>Eccellenza,<br /> distinte autorit&agrave;,<br /> cari fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>&Egrave; una grande gioia potervi ricevere questa mattina, durante il pellegrinaggio che state compiendo alla sede di Pietro, per rendere grazie a Dio per la fecondit&agrave; dei quarantacinque anni della vostra istituzione. Mi unisco a questa celebrazione particolare e chiedo al Signore che continui a benedire l’opera che svolgete.</p> 
<p>Un compito arduo, indubbiamente; con molto lavoro nascosto, che nessuno vede e che soltanto Dio pu&ograve; premiare, e dove &egrave; molto gratificante scoprire, nel volto di ogni persona, Ges&ugrave; Cristo stesso. Con il vostro impegno, potete rendere testimonianza, in modo privilegiato, di ci&ograve; che ascoltiamo nel Vangelo: “In verit&agrave; vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli pi&ugrave; piccoli, l’avete fatto a me” (<i>Mt</i> 25, 40). Saper riconoscere, nelle vite dei pi&ugrave; deboli e vulnerabili, lo sguardo di Cristo che ci interpella, &egrave; qualcosa che ci fa crescere come societ&agrave; umana e cristiana.</p> 
<p>Sono molti i valori che caratterizzano il vostro modo di avvicinarvi a questa realt&agrave; delle persone con disabilit&agrave; intellettiva e paralisi cerebrale: la solidariet&agrave;, la difesa della dignit&agrave; umana e la piena inclusione. Grazie a tutto ci&ograve;, siete anche riusciti a suscitare il sostegno di una nutrita rappresentanza istituzionale, che vi accompagna oggi qui, rendendo cos&igrave; testimonianza del vostro impegno nella vostra attivit&agrave; e per il bene comune.</p> 
<p>Con uno sguardo retrospettivo, rendiamo grazie a Dio per l’ispirazione di don Marcelino Casas Puente che, pi&ugrave; di quarant’anni fa, diede avvio a quello che allora sembrava un sogno e che oggi contempliamo come una realt&agrave;: che nessuna famiglia in cui ci fosse una persona con disabilit&agrave; intellettiva restasse abbandonata a s&eacute; stessa.</p> 
<p>Oggi questa Federazione pu&ograve; essere orgogliosa di raggiungere tante persone, trasformando in realt&agrave; ci&ograve; che ho avuto l’occasione di ricordare <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/spagna-6-12giugno2026.html">nella mia recente visita in Spagna</a>: “L’amore di Cristo ci spinge verso e i fratelli (cfr. <i>2 Cor </i>5, 14) e la carit&agrave; e la sollecitudine con cui rispondiamo ai suoi impulsi sono la verifica della nostra fede” (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260606-spagna-caritas-madrid.html">Visita agli operatori e assistiti del progetto sociale “Cedia 24 Horas”</a></i>, 6 giugno 2026).</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, vi affido alla protezione materna di Maria Santissima affinch&eacute; vi accompagni continuamente nella vostra missione. Che vi incoraggi nei momenti di maggiore difficolt&agrave; e vi faccia volgere sempre lo sguardo al Signore, di modo che la vostra Federazione continui a essere un’autentica opera di riferimento ecclesiale e sociale.</p> 
<p>Che Dio vi bendica.</p> 
<p>Grazie.</p> 
<p>______________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-08/quo-191/cristo-ci-interpella-nelle-vite-dei-piu-deboli.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 191, luned&igrave; 24 agosto 2026, p. 7.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Delegazione dell'Ordinariato Militare per il Portogallo (24 agosto 2026)]]></title><pubDate>Mon, 24 Aug 2026 11:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260824-ordinariato-militare-portogallo.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260824-ordinariato-militare-portogallo.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 26 Aug 2026 12:08:38 +0200 --> <p>In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> Amen!<br /> La pace sia con voi!</p> 
<p><br /> <i>Eccellenza Reverendissima,<br /> Distinte Autorit&agrave;,<br /> Reverendi Cappellani,<br /> Cari fratelli e sorelle!</i></p> 
<p>Siete venuti a Roma, e con voi sono venuti anche, in un certo senso, gli altri elementi delle vostre unit&agrave;. Nell’accogliervi, estendo il mio saluto a tutti i membri — cristiani e non cristiani — dell’Esercito, dell’Aeronautica, della Marina, della Guardia Nazionale Repubblicana e delle Forze di Pubblica Sicurezza in Portogallo. In modo particolare, alla luce di Cristo risorto, ricordo i due giovani militari dell’Esercito che, venerd&igrave; scorso, hanno perso la vita mentre, generosamente, come il buon samaritano, si sono fermati lungo la strada per prestare aiuto: li affido al Signore, insieme alle loro famiglie.</p> 
<p>&Egrave; stato pensando al bene dell’intero corpo delle Forze Armate e di Sicurezza, dei loro membri e delle rispettive famiglie, che sessant’anni fa &egrave; stato istituto il Vicariato, che nel 1981 ha assunto il nome di Ordinariato Castrense e, venticinque anni fa, ha avuto il suo primo vescovo. Siete, dunque, voluti venire a Roma per commemorare proprio questa ricorrenza. Possa l’Ordinariato, dando il suo inestimabile contributo al bene spirituale e alla conoscenza dei valori cristiani, continuare a essere uno spazio di costruttiva collaborazione con le autorit&agrave; statali, governative e militari.</p> 
<p>Per chi crede in Cristo, il pellegrinaggio a questa citt&agrave; rappresenta un’occasione unica di rinnovamento di s&eacute;, riconoscendo la centralit&agrave; di Dio nella propria vita e rafforzando la fede attraverso la preghiera sulla tomba dell’Apostolo Pietro. Ogni giorno, a ognuno di voi &egrave; affidata la nobile missione di difendere la sovranit&agrave; della Patria e lo Stato di Diritto, tutelando la sicurezza dei vostri concittadini e proteggendoli dalle ingiustizie. Vorrei, quindi, ripetervi questa esortazione di san Paolo: “Attingete forza nel Signore […] State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verit&agrave;, rivestiti con la corazza della giustizia e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il Vangelo della pace” (<i>Ef</i> 6, 10.14-15).</p> 
<p>Siate forti nel Signore come il centurione che, a Cafarnao, si avvicin&ograve; a Ges&ugrave;. Lui conosceva bene i valori che guidano la vostra vita: l’obbedienza, la disciplina, la rinuncia, la lealt&agrave;, il cameratismo, la dedizione, la responsabilit&agrave; e il coraggio. Al tempo stesso, quel militare sentiva il bisogno di Dio, sapeva che l’essere umano non basta a s&eacute; stesso, ma aspira a qualcosa di pi&ugrave;, a qualcosa che lo trascende. Avendo un servo che soffriva terribilmente, si avvicin&ograve; a Ges&ugrave;, che gli assicur&ograve; che sarebbe andato a guarirlo. Egli dunque gli rispose: &laquo;Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, d&igrave; soltanto una parola e il mio servo sar&agrave; guarito. Perch&eacute; anch’io, che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: “Fa’ questo, ed egli lo fa”&raquo; (<i>Mt</i> 8, 8-9). In questo atteggiamento &egrave; possibile constatare come il centurione considerasse importante la gerarchia e come questa dimensione della sua vita quotidiana lo abbia portato a interpretare il rapporto con Ges&ugrave; di Nazaret, che professa come suo Signore, come suo Dio. Meravigliato da tali parole, Ges&ugrave; disse: &laquo;In verit&agrave; vi dico, presso nessuno in Israele ho trovato una fede cos&igrave; grande&raquo; (v. 10). Se, da un lato, questo militare era consapevole della sua autorit&agrave;, dall’altro, dinanzi al Figlio di Dio mostr&ograve; la forza della fede e il coraggio dell’umilt&agrave;. Di fatto, l’essere umano, per quanta responsabilit&agrave; abbia, per quanto potere eserciti, per quanto irreprensibile sia, &egrave; sempre affamato di infinito e assetato di eternit&agrave;. Ora, l’infinito e l’eternit&agrave; sono alla nostra portata in Ges&ugrave; Cristo: sono dono del Signore.</p> 
<p>Eccellenza reverendissima, carissimi cappellani, a voi la Chiesa affida la crescita spirituale del personale militare e delle forze dell’ordine della vostra nazione. Accogliete tutti, ascoltateli, illuminateli con la sapienza della Parola di Dio, rimanete al loro fianco agendo in nome di Cristo nella celebrazione dei Sacramenti, accompagnate ognuno di loro senza dimenticare le loro famiglie. Da questo vostro ministero specifico si raccoglieranno i frutti della crescita personale nella pratica della vita cristiana e del rafforzamento dell’<i>esprit de corps</i> delle Forze Militari e di Sicurezza che servite. Grazie per la vicinanza che, come buoni pastori, offrite a quanti svolgono un servizio tanto importante, speciale ed esigente per il bene del Portogallo e non solo. La vostra testimonianza di amore per la Chiesa e per il Paese &egrave; balsamo, che conforta e d&agrave; speranza.</p> 
<p>E, infine, desidero esprimere a tutti voi che siete venuti fin qui la stima, l’apprezzamento e il riconoscimento per il lavoro che svolgete nell’Ordinariato. Che Nostra Signora di F&aacute;tima vi accompagni nelle diverse missioni, sia in Portogallo sia all’estero. La gioia del Signore sia la vostra forza. Dio vi benedica!</p> 
<p>Grazie.</p> 
<p>______________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-08/quo-191/come-il-buon-samaritano-diffondete-il-vangelo-della-pace.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 191, luned&igrave; 24 agosto 2026, p. 7.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Vescovi della Chiesa Luterana di Norvegia (26 agosto 2026)]]></title><pubDate>Mon, 24 Aug 2026 08:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260826-chiesa-luterana-norvegia.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260826-chiesa-luterana-norvegia.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 27 Aug 2026 07:00:50 +0200 --> <p><i>Cari amici</i>,</p> 
<p></p>
<p>sono lieto di darvi il benvenuto a Roma e qui in Vaticano, questa mattina, e spero che abbiate, o abbiate avuto, il tempo per visitare i diversi luoghi santi associati ai primi cristiani e martiri, la cui testimonianza della fede in nostro Signore continua a essere una fonte d’ispirazione duratura, incoraggiando anche noi a dare la nostra vita per la gloria di Dio e per il bene dei nostri fratelli e delle nostre sorelle.</p> 
<p>Non vi &egrave; alcun dubbio che ai nostri giorni affrontiamo sfide difficili, poich&eacute; il mondo sta attraversando un periodo particolarmente turbolento. Sembra esserci una crescente animosit&agrave; tra popoli, evidente non solo nei conflitti e nelle dispute internazionali, come avete osservato, ma anche all’interno di singoli Paesi, come dimostra l’acredine che spesso caratterizza il dibattito politico e sociale.</p> 
<p>Vista la nostra condizione umana decaduta, &egrave; fin troppo facile assumere un atteggiamento di ostilit&agrave; verso coloro con i quali siamo in disaccordo. Per questa ragione, occorre uno sforzo concertato per cercare cammini concreti di riconciliazione e di fraternit&agrave;. A tale riguardo, Ges&ugrave; ci mostra un’altra via, rivelando che la bont&agrave; e la carit&agrave; hanno il potere di disarmare. Sono pertanto sinceramente grato per la vostra presenza qui e per il vostro desiderio condiviso di cercare modi per costruire comunione. Di fatto, anche piccoli gesti possono ispirarci e guidarci sul cammino della riconciliazione.</p> 
<p>Come ben sappiamo, nostro Signore ha pregato il Padre celeste per l’unit&agrave; dei suoi discepoli: “perch&eacute; siano perfetti nell’unit&agrave; e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me” (<i>Gv</i> 17, 23). Sulla base del nostro Battesimo comune e della nostra missione condivisa nel mondo, prego perch&eacute; possiamo sempre crescere insieme nel nostro servizio alla promozione della pace e della giustizia.</p> 
<p>Mentre proseguiamo su questo cammino, possiamo guardare all’esempio dei primi martiri e dei santi, come sant’Olav e santa Sunniva, le cui vite, dedicate a Dio e al prossimo, hanno aiutato a unire popoli e danno una testimonianza duratura della forza trasformatrice della carit&agrave;.</p> 
<p>Dunque, cari amici, cari fratelli e sorelle, vi ringrazio ancora una volta per essere venuti questa mattina e per la vostra vicinanza. Chiediamo la benedizione di Dio, affinch&eacute;, nell’infinita bont&agrave; e saggezza di Dio, ci aiuti a vivere in modo sempre pi&ugrave; autentico come fratelli e sorelle e quindi a dare testimonianza comune del nostro Salvatore, nostro Signore Ges&ugrave; Cristo.</p> 
<p>Grazie.</p> 
<p></p> 
<p>______________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-08/quo-193/con-il-desiderio-condiviso-di-costruire-la-comunione.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 193, mercoled&igrave; 26 agosto 2026, p. 4.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Angelus, 23 agosto 2026]]></title><pubDate>Sun, 23 Aug 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260823-angelus.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260823-angelus.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 23 Aug 2026 12:23:21 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, buona domenica!</i></p> 
<p>Il Vangelo di questa domenica (<i>Mt</i> 16,13-20) ci mette davanti a un interrogativo che interpella ciascuno di noi nel cammino della nostra fede: chi &egrave; davvero Ges&ugrave; per me?</p> 
<p>Dal racconto evangelico si comprende quanto questo interrogativo sia decisivo per l’esperienza del discepolato. Infatti, nonostante i dodici apostoli avessero gi&agrave; condiviso molto della vita e del ministero del Maestro, Ges&ugrave; non ha voluto dare per scontato che lo conoscessero davvero e che avessero compreso il mistero del Regno di Dio. Allora, dopo aver chiesto quali erano le opinioni della gente su di Lui, si rivolge direttamente a loro: &laquo;Ma voi, chi dite che io sia?&raquo; (<i>Mt</i> 16,15).</p> 
<p>Fratelli e sorelle, questo &egrave; un passaggio fondamentale per i discepoli di ogni tempo, per ciascuno di noi. La fede, infatti, non ci &egrave; data una volta per tutte; al contrario, abbiamo sempre bisogno di riscoprire il volto di Cristo e il suo Vangelo, di approfondire il suo messaggio e rinnovare le scelte della nostra vita, perch&eacute; siano coerenti con quanto professiamo, vincendo la tentazione di sapere gi&agrave; tutto e di fare della fede un’abitudine.</p> 
<p>La domanda che ogni giorno ci viene posta – chi &egrave; Ges&ugrave; per me e qual &egrave; il significato della sua presenza nella mia vita – emerge specialmente nella preghiera e quando meditiamo sul Vangelo; ma anche quando ci troviamo davanti alle ferite e ai bisogni dei fratelli, oppure nelle relazioni e nelle situazioni che pi&ugrave; interpellano la nostra coscienza. Nel campo della nostra vita, insomma, possiamo verificare se per noi il Signore Ges&ugrave; &egrave; soltanto un grande personaggio della storia che ha detto e fatto cose importanti, oppure il Cristo di Dio, Colui che &egrave; stato inviato per farci entrare nell’amore del Padre e trasformare la nostra vita e il mondo in cui viviamo.</p> 
<p>Carissimi, impariamo a non chiuderci nelle nostre convinzioni e sicurezze religiose, per restare aperti alla relazione autentica con Cristo. A volte sulla fede cristiana ci si accontenta del “sentito dire”, dei luoghi comuni, di ci&ograve; che ci &egrave; stato trasmesso magari anche con buone intenzioni; ma Ges&ugrave; ci chiama a una risposta personale, a conoscerlo da vicino, a lasciarci scavare dall’amicizia con Lui, in un incontro sempre nuovo che pu&ograve; anche chiederci di percorrere strade inedite e di fare scelte diverse da quelle immaginate. Questo vale sia per il nostro percorso personale, sia per il cammino della Chiesa e per le scelte pastorali, laddove a volte pensiamo che basti procedere come abbiamo sempre fatto. &Egrave; importante, invece, chiederci spesso: chi &egrave; il Signore per me? Lo conosco davvero? Cosa mi chiede oggi il suo Vangelo? Quali passi e quali scelte dovrei compiere?</p> 
<p>Invochiamo la Vergine Maria, che nel suo cuore cercava la volont&agrave; di Dio attraverso il Figlio suo, perch&eacute; ci guidi sempre nel cammino della fede.</p> 
<p><b>_________________________</b></p> 
<p><b>Dopo l'Angelus</b></p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>nella mia preghiera ricordo spesso la Repubblica Democratica del Congo, in particolare per il diffondersi dell’epidemia di Ebola che purtroppo sta provocando molte vittime. Incoraggio una risposta da parte della Comunit&agrave; internazionale, che coinvolga anche le comunit&agrave; locali nell’opera di prevenzione, per salvare tante vite umane.</p> 
<p>Sono vicino anche alla popolazione della Repubblica Centrafricana, che piange le vittime del crollo avvenuto in una miniera a Zamboy&eacute;. Il Signore accolga quanti hanno perso la vita e sostenga l’impegno di garantire la sicurezza e la legalit&agrave; dei siti minerari.</p> 
<p>Domani ricorre il decimo anniversario del terremoto che ha colpito il Centro Italia tra Lazio, Umbria e Marche. Prego per i defunti e per le loro famiglie, e per tutte le comunit&agrave; coinvolte. La fede e la solidariet&agrave; continuino a sostenere l’opera di ricostruzione.</p> 
<p>Saluto con affetto tutti voi, romani e pellegrini di diversi Paesi.</p> 
<p>In particolare, do il benvenuto al Coro Primaziale della Cattedrale di Gniezno, in Polonia; come pure ai seminaristi e ai superiori del <i>Pontifical North American College</i>; e ai giovani di Bormio e della Valfurva.</p> 
<p>Auguro a tutti una buona domenica!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Visita Pastorale a Rimini: Santa Messa con i Fedeli della Diocesi (22 agosto 2026)]]></title><pubDate>Sat, 22 Aug 2026 18:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260822-visita-rimini-messa.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260822-visita-rimini-messa.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 22 Aug 2026 18:54:46 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p>
<p>sono molto felice di presiedere questa Eucaristia con voi e per voi, Chiesa che è a Rimini. Lo faccio al culmine di una giornata intensa, in cui <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/repubblica-sanmarino-rimini-22agosto2026.html#REPUBBLICA">ho visitato la Repubblica di San Marino</a> e il <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/repubblica-sanmarino-rimini-22agosto2026.html#MEETING">“Meeting per l’amicizia fra i popoli”</a>. Ora, mentre entriamo nel giorno del Signore, è il momento di celebrare il Mistero che dà senso a tutto ed è culmine e fonte di ogni nostra azione pastorale.</p>
<p>Nel Vangelo che abbiamo ascoltato (cfr <i>Mt</i> 16,13-20) Gesù domanda ai discepoli: «Voi, chi dite che io sia?» (v. 15). Pietro risponde, a nome di tutti: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (v. 16). Anche noi, dopo due millenni, siamo chiamati a rinnovare la stessa professione di fede: siamo qui perché crediamo che Gesù è il Messia, il Figlio eterno del Padre, consacrato e inviato nel mondo «per servire e dare la sua vita in riscatto per molti» (<i>Mt</i> 20,28).</p>
<p>Sì, carissimi, nelle parole di Pietro, noi riconosciamo la verità che ci riempie di gioia e di speranza, e troviamo la via che conduce alla vita: la via di Dio che si mette al servizio dell’uomo (cfr <i>Fil </i>2,5-8), del Maestro che si china a lavare i piedi ai discepoli (cfr <i>Gv</i> 13,12-15), del Pastore che si sacrifica per il suo gregge (cfr <i>Gv</i> 10,11). Ed è in questa luce che guardiamo al gesto di Gesù che consegna a Pietro le chiavi (cfr <i>Mt</i> 16,19-20), perché nella Chiesa, ad ogni livello, l’autorità è servizio.</p>
<p>Il Papa, i Vescovi, i sacerdoti e i diaconi sono chiamati per primi a viverla così, e ad essi deve unirsi tutto il Popolo di Dio, ciascuno secondo la sua specifica chiamata. Lo ha testimoniato molto bene, tra voi, il Servo di Dio don Oreste Benzi, il quale diceva: «La nostra vocazione consiste […] nel lasciarci conformare a Cristo povero, a Cristo servo, a Cristo che espia il peccato del mondo, a Cristo, l’Uomo Dio incarnato che vive in mezzo a noi in una forma di condivisione diretta a partire dagli ultimi» (<i>Con questa tonaca lisa</i>, a cura di Valerio Lessi, Bologna 1991, p.42).</p>
<p>Nella Chiesa, infatti, la missione di “legare” e di “sciogliere”, se da una parte riguarda il ruolo di quanti, nel nome del Signore, siamo chiamati a esercitare l’autorità, dall’altra descrive uno stile e un compito che coinvolge ogni battezzato: quello di abbracciare, riunire, accogliere, liberare, perdonare, emancipare chiunque sia prigioniero del peccato e delle sue conseguenze, facendoci amministratori retti e sapienti dei beni che Dio ci affida, perché tutto concorra, nella carità, al bene di tutti.</p>
<p>Nella prima Lettura (cfr <i>Is</i> 22,19-23) il profeta Isaia ci ha parlato di Sebna, un funzionario a cui il re Ezechia aveva affidato un grande progetto di rinnovamento religioso, morale e sociale di Gerusalemme e del regno di Giuda. Per ambizione e avidità, però, quest’uomo potente aveva cominciato ad abusare dell’autorità conferitagli, accumulando ricchezze per sé e per la sua cerchia di amici e parenti e spadroneggiando sulle persone. Aveva dimenticato che la cosa più importante dell’avventura in cui il suo Signore lo aveva coinvolto, non erano i mezzi economici e il potere, ma la possibilità, attraverso di essi, di promuovere un disegno di rinascita per il bene di tutta la comunità. Per questo venne destituito e la sua missione affidata a Eliakim, uomo onesto e libero da condizionamenti, solido nella sua rettitudine come un piolo piantato nel muro, secondo le parole del Profeta (cfr v. 23).</p>
<p>Il messaggio è chiaro: tutto ciò che siamo e abbiamo è dono di Dio, affidatoci perché, nelle sue mani, possiamo essere gli uni per gli altri, strumenti di salvezza nella giustizia, a partire dai luoghi e dalle persone con cui viviamo e lavoriamo ogni giorno, per rivolgerci, con un cuore grande e aperto, al mondo intero.</p>
<p>San Paolo, nella seconda Lettura, ci parla dei disegni di Dio e dice che sono imperscrutabili: non per la complessità dei suoi ragionamenti, ma per l’immensità disarmante del suo amore, che supera ogni nostra capacità e attesa, «poiché da lui – dice l’Apostolo –, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose» (<i>Rm</i> 11,36). Dio è semplice, perché è pura carità, e chiama anche noi ad amare con un cuore simile al suo, conformando alle sue vie le nostre vie e ai suoi pensieri i nostri pensieri (cfr v. 33).</p>
<p>Questi valori di onestà, di gratuità, di benevolenza, sono notoriamente cari alla gente di Romagna, schietta e di indole gioviale, laboriosa e solidale.&nbsp; Ne sono testimoni i numerosi esempi di santi e beati che qui hanno avuto i loro natali, esercitando la carità e vivendo il Vangelo, a volte fino al martirio. Lo attesta pure l’impegno che tuttora ferve nelle varie realtà ecclesiali, nelle parrocchie, nelle famiglie, nell’Azione Cattolica, nei diversi movimenti e associazioni, nelle opere di assistenza e di formazione cristiana. È certamente anche per questa ricchezza, oltre che per le bellezze naturali e artistiche della costa Adriatica e dell’entroterra, che tantissime persone, da molte parti d’Italia e del mondo, si recano qui, ogni anno, per le loro vacanze.</p>
<p>E, in proposito, vorrei incoraggiarvi a portare avanti l’impegno con cui cercate di far sì che questo territorio sia accogliente, oltre che per il ristoro e il divertimento, anche per lo spirito. San <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">Giovanni Paolo II</a>, <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/travels/1982/travels/documents/trav_san-marino.html">in visita qui tanti anni orsono</a>, parlando di tale vocazione, sottolineava che «riposarsi non vuol dire separarsi da sé stessi. Anzi – diceva –, riposarsi significa incontrarsi con sé stessi e riconciliarsi con il proprio intimo» (<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1982/documents/hf_jp-ii_hom_19820829_rimini.html">Omelia della S. Messa a Rimini</a></i>, 29 agosto 1982).</p>
<p>Il mondo in cui viviamo offre tante forme di svago, alcune delle quali, però, portano piuttosto alla dispersione e alla rovina che non a un vero “tornare in sé”, e lasciano il vuoto nel cuore. C’è chi le chiama “evasione”, come se la vita ordinaria fosse una prigione da cui fuggire. Ma noi sappiamo che il luogo più vero in cui trovare ristoro, in cui incontrare Dio per incontrarci davvero tra noi, non è fuori, nel caos, ma dentro di noi, nel profondo dell’anima. Come comunità cristiana siamo dunque chiamati in modo speciale a coltivare tale esperienza e a trasmetterla, nell’apertura e nell’ospitalità personale e delle strutture, nella cura e nel raccoglimento delle chiese, nella predisposizione all’aiuto e alla carità. E questo sia nei confronti di chi cerca un meritato tempo di riposo dopo un anno di lavoro, sia verso chi, ferito nel corpo e nello spirito, chiede rifugio, cibo e assistenza lontano dalla propria terra.</p>
<p>Il vostro Vescovo, in una sua Lettera alla Diocesi, ha scritto: «La preghiera, l’unità, l’ascolto, il coraggio, la semplicità, la gratitudine, la bellezza […] vorrebbero indicare atteggiamenti sempre presenti in ogni frammento della vita» (Mons. Nicolò Anselmi, Lett. past. <i>Amerai, sarai felice e godrai di ogni bene, ora e nei secoli eterni</i>, 14 ottobre 2024). Cari fratelli e sorelle, mentre ripropongo a tutti voi questo importante invito, per la vostra riflessione e il vostro impegno, vi ringrazio ancora per la vostra accoglienza, per la vostra partecipazione piena di fede e di gioia, e vi affido all’intercessione di Maria Santissima, di San Gaudenzio e dei vostri Santi Patroni.</p>
]]></description></item><item><title><![CDATA[Visita Pastorale al Meeting per l’Amicizia fra i Popoli e alla città di Rimini: Incontro con ammalati, disabili e poveri assistiti dalla Caritas (22 agosto 2026)]]></title><pubDate>Sat, 22 Aug 2026 17:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-rimini-caritas.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-rimini-caritas.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 22 Aug 2026 18:33:31 +0200 --> <p><i>Carissimi fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>ringrazio il Vescovo e la Caritas di Rimini per aver organizzato questo incontro con voi, e ringrazio ciascuno di voi per aver risposto all’invito.</p> 
<p>Questa &egrave; la Cattedrale di Rimini, e qui voi siete a casa! S&igrave;, perch&eacute; il Signore Ges&ugrave;, quando incontrava persone malate, o con disabilit&agrave;, o povere, le accoglieva e le metteva al centro, per guarirle, per restituire loro una vita secondo la loro dignit&agrave;. Cos&igrave; mostrava a tutti i segni dell’amore di Dio, della sua infinita misericordia. E poi queste persone, guarite e risollevate da Ges&ugrave;, spesso lo seguivano ed entravano a far parte della comunit&agrave; dei discepoli.</p> 
<p>Cos&igrave; dobbiamo fare anche noi: lasciarci guarire da Ges&ugrave;, lasciarci perdonare, convertire, e poi camminare insieme nella sua Chiesa, la comunit&agrave; che Lui ha formato per portare a tutti il Vangelo della sua vittoria sul peccato e sulla morte.</p> 
<p>E allora, cari fratelli e sorelle, io vi ringrazio e vi incoraggio a seguire sempre il Signore partecipando attivamente alla vita della Chiesa, nella parrocchia, nelle associazioni, nei luoghi di accoglienza e di servizio, dove si impara e si sperimenta che il nostro Padre &egrave; grande nell’amore e noi siamo figli suoi e fratelli tra noi. A Lui ci rivolgiamo ora con la preghiera, quella preghiera che Ges&ugrave; ci ha insegnato e diciamo insieme:</p> 
<p>[<i>Padre nostro…</i>]</p> 
<p>[<i>Benedizione</i>]</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Visita Pastorale al Meeting per l’Amicizia fra i Popoli e alla città di Rimini: Incontro con i partecipanti al 47° Meeting per l’Amicizia fra i Popoli (Fiera di Rimini, 22 agosto 2026)]]></title><pubDate>Sat, 22 Aug 2026 15:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-meeting-rimini.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-meeting-rimini.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 26 Aug 2026 12:46:53 +0200 --> <p><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-meeting-rimini.html#Auditorium">Saluto spontaneo del Santo Padre all’Auditorium</a></b></p> 
<p><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-meeting-rimini.html#Villaggio">Saluto del Santo Padre ai partecipanti al Meeting (Villaggio Ragazzi)</a></b></p> 
<p><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-meeting-rimini.html#Discorso">Discorso ai partecipanti al Meeting (Grande Auditorium)</a></b></p> 
<p>_________________________________________________</p> 
<p><b><a name="Auditorium"></a>Saluto spontaneo del Santo Padre all’Auditorium</b></p> 
<p><i>Buongiorno!<br /> Ciao, ragazzi! Buongiorno!</i></p> 
<p>Non sapete quanto &egrave; bello vedere tutti voi qui insieme. E siete solo una piccola parte, perch&eacute; dall’altra parte ce ne sono di pi&ugrave;. Bravissimi!</p> 
<p>Grazie, grazie! Gli applausi pi&ugrave; forti devono essere per Ges&ugrave; Cristo: siamo tutti discepoli di Ges&ugrave;!</p> 
<p>Grazie! Ci sono tante opportunit&agrave; qui per riflettere sulla nostra vita, sulla societ&agrave;, sulla fede. Ne ho appena visto una, che parla della vita di Sant’Agostino, che parla dell’amore.</p> 
<p>L’amore &egrave; la forza che pu&ograve; veramente cambiare il mondo. &laquo;Se noi tutti vogliamo cambiare il mondo, cominciamo con noi stessi&raquo;, dice Sant’Agostino. Il vostro cuore, il nostro cuore, che &egrave; cos&igrave; grande, cos&igrave; capace di amare, non deve essere mai chiuso. Cerchiamo tutti la strada per camminare insieme, per costruire un mondo di pace e di amore.</p> 
<p>Grazie a voi! Continuate con questo bellissimo cammino. Vivete sempre con questo entusiasmo e vedrete che possiamo davvero costruire un mondo di pace e di amore.</p> 
<p>Tanti auguri!</p> 
<p>_________________________________</p> 
<p><b><a name="Villaggio"></a>Saluto spontaneo del Santo Padre al Villaggio ragazzi</b></p> 
<p><i>Buongiorno a tutti!</i></p> 
<p>Grazie! Grazie! Grazie per essere qui; grazie per questa accoglienza e per questo entusiasmo che &egrave; segno dello Spirito!</p> 
<p>Ascoltate un momento ... Anni fa <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">San Giovanni Paolo II</a> disse: &laquo;Se il mondo di oggi ha bisogno di qualcosa, &egrave; la comunione&raquo;.</p> 
<p>Ancora oggi possiamo ripetere le stesse parole. E se ci sar&agrave; comunione nel mondo, comincia con voi giovani, perch&eacute; voi sapete costruire la comunione con l’amicizia, sapete rispettarvi gli uni gli altri per costruire la pace e il mondo ha bisogno di voi, del vostro entusiasmo, della vostra carit&agrave;, della vostra fedelt&agrave;.</p> 
<p>Dio benedica tutti voi e che siate sempre fedeli a Ges&ugrave; Cristo.</p> 
<p>_________________________________________</p> 
<p><b><a name="Discorso"></a>Discorso del Santo Padre</b></p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle!</i></p> 
<p>Sono felice di incontrarvi a Rimini, negli ambienti che vi sono cari per l’impegno, la creativit&agrave; e il dialogo che il vostro appuntamento di fine agosto da anni &egrave; in grado di mobilitare. Ringrazio il Presidente Scholz e il Dottor Prosperi per il loro saluto.</p> 
<p>In questo momento storico comprendiamo pi&ugrave; profondamente la profezia che quasi mezzo secolo fa venne inscritta nel nome dato a queste giornate: “<i>Meeting per l’amicizia fra i popoli</i>”. Come vi disse <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">San Giovanni Paolo II</a>, &laquo;gi&agrave; solo il pronunciare queste parole rallegra il cuore: “Incontro”! “Incontro di amicizia”! “Amicizia tra i popoli”! Parole che acquistano un particolare significato in queste ore, spesso drammatiche, della storia del mondo&raquo;&nbsp;(<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1982/august/documents/hf_jp-ii_spe_19820829_meeting-amicizia.html">Discorso al III Meeting per l’amicizia tra i popoli</a></i>, Rimini, 29 agosto 1982).</p> 
<p>Anche oggi la pace &egrave; custodita e diffusa da persone che amano incontrarsi e non temono di confrontarsi. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> con l’Enciclica <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html">Fratelli tutti</a></i> ci ha insegnato a coltivare l’amicizia sociale, che rappresenta il volto pubblico, dinamico e concreto della fraternit&agrave;. Riconoscendoci, infatti, nella dignit&agrave; di figli di Dio, veniamo a contatto con ci&ograve; che accomuna originariamente gli esseri umani, al di l&agrave; di ogni diversit&agrave;, separazione o conflitto. Possiamo immedesimarci l’uno nell’altro, ascoltarci e diventare amici, tra persone e quindi anche tra popoli. Prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone. Questa consapevolezza &egrave; al cuore del cristianesimo: voi lo sapete, perch&eacute; siete stati educati a leggere il Vangelo come rivelazione di Dio che si fa incontro, avvenimento, sguardo, esperienza, risvegliando in ciascuno il desiderio di essere amato e di amare. In tal modo, non avete fatto del “Meeting” una sorta di enclave: al contrario, esso &egrave; diventato un crocevia per la Chiesa e per la societ&agrave;, un incontro che moltiplica gli incontri e ispira nuovi cammini.</p> 
<p>Ringraziamo il Signore per questa eredit&agrave; viva, che vi d&agrave; una grande responsabilit&agrave; storica, nella comunione pi&ugrave; grande della Chiesa, a servizio di un’umanit&agrave; che ha fame e sete di giustizia. Come ci ha insegnato il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>, infatti, &laquo;le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi &egrave; di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore&raquo; (Cost. past. <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i>, 1). S&igrave;, cari amici, &egrave; l’ora della responsabilit&agrave;, specialmente per chi molto ha ricevuto da una millenaria tradizione di fede che si fa cultura. Le diverse edizioni del “Meeting”, in effetti, hanno saputo attingere al grande patrimonio del passato le ragioni che vi impegnano oggi nel confronto con l’arte, la musica, la letteratura, la scienza, l’economia &nbsp;e con ogni espressione dell’animo umano. Anche il titolo scelto per questa edizione, tratto dall’ultimo verso della <i>Divina Commedia</i>, ci sospinge verso la storia di cui Dio &egrave; Signore. &laquo;L’amor che move il sole e l’altre stelle&raquo; non &egrave; scomparso, non ha perso vigore, n&eacute; intensit&agrave;, sebbene sia un amore che rimane volentieri silenzioso, a differenza delle forze rumorose che sconvolgono la terra, il cielo e tutte le creature.</p> 
<p>S&igrave;, l’amore muove! &laquo;Fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti&raquo; (<i>Mt</i> 5,45). Cos&igrave; Ges&ugrave; descrive la perfezione di Dio, manifestando lo scarto tra la generosit&agrave; del suo agire e la ristrettezza dei pensieri umani. La realt&agrave; soffoca nei nostri calcoli e respira nella gratuit&agrave; di Dio. Non a caso i miei Predecessori – <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">San Giovanni Paolo II</a>, <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it.html">Benedetto XVI</a> e <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Francesco</a> – hanno tutti indicato la misericordia divina come punto di impatto tra il Vangelo e le “cose nuove” di quest’epoca drammatica e meravigliosa. Seguire Ges&ugrave; Cristo dopo le tragedie e le ripartenze del XX secolo implica, infatti,una lucida consapevolezza: il male non si combatte col male. Come in cielo, cos&igrave; in terra l’amore &egrave; la legge della vita, il metodo della redenzione, del Messia crocifisso. Al falso realismo, che riarma le menti, le parole e le nazioni, la cultura cattolica ha oggi da opporre il realismo della misericordia, per il quale non possono esistere nemici e tutti, anche gli avversari, sono fratelli e sorelle da guardare negli occhi e incontrare nella verit&agrave;. Il peccato esiste, certo, ma pi&ugrave; forte &egrave; l’amore redentore di Cristo, che ci impegna a purificare pensieri, interessi, abitudini, frequentazioni, progetti, investimenti – ogni aspetto della vita – da tutto ci&ograve; che la cultura della potenza ha inquinato.</p> 
<p>Tra voi non mancano competenze, responsabilit&agrave; e risorse da mettere a servizio di un’autentica conversione di popolo. &laquo;L’ossessione di preservare la propria gloria, la propria “dignit&agrave;”, la propria influenza non deve far parte dei nostri sentimenti. Dobbiamo perseguire la gloria di Dio, e questa non coincide con la nostra. La gloria di Dio che sfolgora nell’umilt&agrave; della grotta di Betlemme o nel disonore della croce di Cristo ci sorprende sempre&raquo;&nbsp;(Francesco, <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2015/november/documents/papa-francesco_20151110_firenze-convegno-chiesa-italiana.html">Discorso al V Convegno Nazionale della Chiesa Italiana</a></i>, Firenze, 10 novembre 2015). Liberiamo, dunque, la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dall’idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai <i>business</i> della morte. A partire dalle organizzazioni che abbiamo generato e nelle quali operiamo, smascheriamo i rapporti di potere ingiusti, alla radice di povert&agrave; e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali. Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo. Occorrono pionieri coraggiosi, che comincino dalla propria inversione di rotta a rendere convincente e credibile la conversione richiesta a tutti.</p> 
<p>Non ci sia soltanto chi soffia sul fuoco della stanchezza e della disperazione; ci sia anche chi riaccende sogni e visioni! Le due strade sono incompatibili, perch&eacute; una sfrutta la divisione, l’alienazione e la disperazione, l’altra serve il Regno di Dio e la sua giustizia. &laquo;In un mondo attraversato da tante manovre che puntano a conquistare mercati e spazi di influenza, spesso rivestite da retoriche rassicuranti e costruzioni ideologiche seducenti, il nostro cuore avverte il bisogno di scoprire un disegno diverso, sapiente e benevolo, simile a quello che Maria contempla nel <i>Magnificat</i>, quando proclama che di generazione in generazione la misericordia di Dio si stende su quelli che lo temono. Questo disegno di misericordia attraversa la storia anche oggi, dentro i passaggi pi&ugrave; rapidi e inquieti segnati dagli algoritmi, dalle reti globali, e diventa la bussola per un’esistenza evangelica nell’era digitale. Al centro sta il mistero dell’Incarnazione&raquo;&nbsp;(Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Il_Verbo">Magnifica humanitas</a></i>, 230-231).</p> 
<p>Cari amici, la bellezza disarmata di questo Mistero domanda di correre “il rischio educativo” di cui vi parl&ograve; don Giussani. Egli intu&igrave; che &laquo;il metodo educativamente pi&ugrave; capace di bene non &egrave; quello che vive di fuga dalla realt&agrave;, per affermare separatamente il bene, ma quello che vive della promozione del bene nel mondo&raquo;. <a name="_ftnref1" href="#_ftn1" class=" cleaner">[1]</a> E insisteva: &laquo;Nel mondo significa nel confronto con la realt&agrave; intera, confronto rischioso, se cos&igrave; lo si vuol chiamare; ma meglio sarebbe dire impegnativo&raquo;. <a name="_ftnref2" href="#_ftn2" class=" cleaner">[2]</a> Fratelli e sorelle, assumiamoci adesso questa responsabilit&agrave;, che &egrave; impegno con Cristo e impegno con il nostro mondo!</p> 
<p>Cari giovani, siete tanti qui, parecchi come volontari. Siete segno che il futuro &egrave; una promessa, non una minaccia! Molti non lo credono pi&ugrave;, sia fra gli adulti, sia fra i giovani. Silenziosamente, per&ograve;, &laquo;l’amor che move il sole e l’altre stelle&raquo; sospinge ancora alla speranza. L’ho avvertito intensamente fra i vostri coetanei in Libano, in Africa e in Spagna. L’amore muove, urge, risveglia dal torpore, suscita nuove vocazioni e chiama a rischiare. Mettetevi in gioco! Apritevi a una vera cattolicit&agrave;, allargando i vostri legami oltre ogni appartenenza troppo ristretta. Il Movimento, i gruppi, le comunit&agrave; siano un trampolino da cui tuffarvi nell’intera realt&agrave;. Contrastate ci&ograve; che vorrebbe allontanarvi da fratelli e sorelle di culture, sensibilit&agrave; e provenienze diverse, specialmente dai pi&ugrave; poveri. Uscite, invece, incontro a tutti!</p> 
<p>Ad ogni latitudine, in particolare ai margini e fra coloro che soffrono, troverete chi &egrave; gi&agrave; pronto a costruire la civilt&agrave; dell’amore. Non permettete a nessuno di sminuire questa parola, che &egrave; il nome stesso di Dio: &laquo;Dio &egrave; amore&raquo; (<i>1Gv</i> 4,16). Nell’amore non c’&egrave; mai costrizione, indottrinamento; mai seduzione, inganno, arruolamento. C’&egrave; amore solo nella libert&agrave;, nel confronto vivo, nel dono generoso di s&eacute;.</p> 
<p>Cari giovani, oggi il mondo sembra stupirsi della vostra adesione a Cristo, dell’attrazione che sentite per Lui e per la sua Parola, della vostra appartenenza alla Chiesa. Che siate cristiani &egrave; oggi per molti una sorpresa! Eppure, senza clamore, &laquo;per mezzo vostro la parola del Signore risuona&raquo; (<i>1Ts</i> 1,8). Lo scriveva san Paolo alla giovanissima comunit&agrave; di Tessalonica. E continuava: &laquo;La vostra fede in Dio si &egrave; diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne&raquo; (<i>ibid</i>.). Non &egrave; una questione di numeri, sebbene commuovano le migliaia di vostri coetanei che chiedono il Battesimo in societ&agrave; considerate tra le pi&ugrave; secolarizzate del mondo. &Egrave; una questione di libert&agrave;: la verit&agrave; si incontra solo nella libert&agrave;.</p> 
<p>Lo stiamo comprendendo sempre meglio, entro circostanze storiche che riattivano le domande pi&ugrave; umane e un desiderio infinito di senso, di giustizia e di pace. Cos&igrave;, una certa perdita di influenza, che noi adulti abbiamo forse temuto e combattuto, doveva rivelarci che possiamo stimare di pi&ugrave; la potenza del Vangelo, dei legami che genera, della logica che accende, della vita che fa sorgere. Come hanno ripetuto pi&ugrave; volte i miei Predecessori, &laquo;la Chiesa non fa proselitismo. Essa si sviluppa piuttosto per attrazione&raquo;. <a name="_ftnref3" href="#_ftn3" class=" cleaner">[3]</a> &Egrave; l’attrazione per un modo di abitare il mondo, a proposito del quale don Giussani provocatoriamente domandava: &laquo;Si pu&ograve; vivere cos&igrave;?&raquo;. <a name="_ftnref4" href="#_ftn4" class=" cleaner">[4]</a></p> 
<p>Gi&agrave; nel II secolo, d’altra parte, l’anonimo autore della <i>Lettera a Diogneto</i> riconosceva che i cristiani &laquo;si propongono una forma di vita meravigliosa e, indubbiamente, paradossale&raquo; (V, 4). Certo, dobbiamo ammettere che portiamo questo tesoro “in vasi di creta” (cfr <i>2Cor</i> 4,7) e che spesso la credibilit&agrave; della nostra testimonianza personale e comunitaria &egrave; segnata dal limite e dal peccato. Ma &egrave; il Signore che ci rialza sempre, come singoli e come comunit&agrave;!</p> 
<p>Cari amici, amate sempre la Chiesa! Amate e preservate l’unit&agrave;. Merita di pronunciarlo di nuovo “Amate sempre la Chiesa!”. Cari amici, amate e preservate l’unit&agrave; della “compagnia” attraverso la quale Cristo vi ha raggiunti e vi attrae a s&eacute;. Come ebbe a dirvi <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> in occasione del centenario della nascita del vostro fondatore, &laquo;anche i momenti difficili possono essere momenti di grazia e possono essere momenti di rinascita. Comunione e Liberazione nacque proprio in un tempo di crisi, quale fu il ’68. In seguito, don Giussani non si &egrave; spaventato dei momenti di passaggio e di crescita della Fraternit&agrave;, ma li ha affrontati con coraggio evangelico, affidamento a Cristo e in comunione con la madre Chiesa&raquo; (Francesco, <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2022/october/documents/20221015-comunioneeliberazione.html">Discorso ai membri di Comunione e Liberazione</a></i>, 15 ottobre 2022).</p> 
<p>Ebbene, carissimi, proprio nel travaglio del cambiamento d’epoca, in questo mondo lacerato da molteplici crisi, possiamo riscoprire &laquo;il “gusto spirituale” di essere Popolo di Dio, riunito da ogni trib&ugrave;, lingua, popolo e nazione, che vive in contesti e culture diverse […] ancora pellegrinante nel tempo e gi&agrave; in comunione con la Chiesa del cielo&raquo;&nbsp;(XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, <a href="https://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20241026_doc-final-sinodo2024-chiesa-sinodale_it.html#La_Chiesa_Popolo_di_Dio,_sacramento_di_unita"><i>Documento finale</i>, n. 17</a>). In questi ultimi anni, abbiamo riscoperto la dimensione sinodale e missionaria del nostro essere Chiesa, che ci chiama anzitutto a imparare ad ascoltarci a vicenda. Il dono dell’ascolto &egrave; qualcosa che, penso, tutti riconosciamo, ma che spesso si &egrave; perso in alcuni settori della Chiesa. Dobbiamo continuare a scoprire quanto &egrave; prezioso, a cominciare dall’ascolto della Parola di Dio, dall’ascolto reciproco, dall’ascolto della saggezza che troviamo in uomini e donne, in membri della Chiesa e in quanti sono alla ricerca della verit&agrave;, ma che ancora non sono, e forse non saranno mai membri della Chiesa&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/october/documents/20251024-equipe-sinodali.html">Discorso ai partecipanti al Giubileo delle Equipe sinodali e degli Organismi di partecipazione</a></i>, 24 ottobre 2025).</p> 
<p>&Egrave; un cammino che richiede anche il rinnovamento di ogni realt&agrave; associativa e movimento ecclesiale. Vi invito, sia all’interno del Movimento di Comunione e liberazione, sia nelle Chiese particolari a cui ognuno di voi appartiene, a fare questa esperienza del camminare insieme: ognuno ascolta, si lascia trasformare dalla fede altrui e insieme, sotto la guida dei pastori, si maturano nuove consapevolezze, passi ulteriori, obbedienze coraggiose allo Spirito Santo. Sinodalit&agrave; non &egrave; il nome di un processo, ma la natura di un popolo che nell’amicizia e nell’incontro con l’altro avverte di appartenere a Dio solo. Allora l’autorit&agrave; si converte in servizio, che onora le diversit&agrave; e ne facilita l’armonia. Questo stile costituisce in quest’epoca travagliata un vero e proprio segno dei tempi. Testimoniamo che ogni carisma &egrave; per l’utilit&agrave; comune, che ogni ricchezza si moltiplica se condivisa, che ogni paura pu&ograve; essere superata: dobbiamo renderlo tangibile, credibile, desiderabile. Saprete farlo, cari amici, sulla scia del vostro fondatore, coltivando l’unit&agrave; tra voi, con coloro che sono chiamati a guidare il Movimento, con la Sede Apostolica che vi ha riconosciuto e con il Successore di Pietro. Lo Spirito Santo ci educhi alla pratica della comunione. Ce ne doni il gusto, la stima, la speranza. Continui a guidarci, cari fratelli e sorelle, quell’Amore “che move il sole e l’altre stelle”. Grazie!</p> 
<p>Grazie! Grazie!</p> 
<p>Elemento fondamentale in ogni comunit&agrave; cristiana &egrave; la preghiera. Allora, adesso, invito tutti a pregare la Preghiera che Ges&ugrave; ci ha insegnato:</p> 
<p><i>Padre Nostro…</i></p> 
<p><i>Benedizione</i></p> 
<p><i>Grazie e buon cammino!</i></p> 
<p>&nbsp;____________________________________</p> 
<p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1" class=" cleaner">[1]</a>&nbsp;L. Giussani, <i>Il rischio educativo</i>, Milano 2014, 106.</p> 
<p><a name="_ftn2" href="#_ftnref2" class=" cleaner">[2]</a>&nbsp; <i>Ibid.</i></p> 
<p><a name="_ftn3" href="#_ftnref3" class=" cleaner">[3]</a>&nbsp;Benedetto XVI, <i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/homilies/2007/documents/hf_ben-xvi_hom_20070513_conference-brazil.html">Omelia nella Messa inaugurale della V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi</a></i>, Aparecida (13 maggio 2007). Francesco, <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2023/documents/20230111-udienza-generale.html">Cateches</a>i</i> (11 gennaio 2023).</p> 
<p><a name="_ftn4" href="#_ftnref4" class=" cleaner">[4]</a>&nbsp;Cfr L. Giussani, <i>Si pu&ograve; vivere cos&igrave;?</i>, Milano 2007.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Visita Pastorale nella Repubblica di San Marino: Incontro con la Comunità ecclesiale (Basilica di San Marino, 22 agosto 2026)]]></title><pubDate>Sat, 22 Aug 2026 11:45:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-repubblica-sanmarino-ecclesiale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-repubblica-sanmarino-ecclesiale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 22 Aug 2026 14:15:18 +0200 --> <p><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-repubblica-sanmarino-ecclesiale.html#Discorso">Discorso del Santo Padre nella Basilica di San Marino</a></b></p> 
<p><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-repubblica-sanmarino-ecclesiale.html#Parole">Saluto del Santo Padre ai giovani presenti in piazza</a></b></p> 
<p>_________________________________</p> 
<p><b><a name="Discorso"></a>Discorso del Santo Padre</b></p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle, buongiorno!</i></p> 
<p>Sono felice di incontrarvi in questa Basilica – anche voi, che state fuori –, in questa Basilica dedicata al santo diacono Marino, vostro Patrono. Saluto Sua Eccellenza, il vostro Vescovo, che ringrazio per le parole che mi ha rivolto, i sacerdoti, i consacrati e le consacrate, i rappresentanti della vita ecclesiale della Diocesi e tutti i presenti. Vorrei che vivessimo insieme questo momento come una sosta nel nostro comune cammino sulle orme di Cristo.</p> 
<p>La Diocesi di San Marino-Montefeltro &egrave; erede di una ricca storia di fede e di coraggio: quella dei Santi Marino e Leone che, diciotto secoli orsono, con l’annuncio cristiano &laquo;portarono nel contesto di questa realt&agrave; […] prospettive e valori nuovi, determinando la nascita di una cultura e di una civilt&agrave; incentrate sulla persona umana, immagine di Dio&raquo; (Benedetto XVI, <i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/homilies/2011/documents/hf_ben-xvi_hom_20110619_san-marino.html">Omelia</a></i>, San Marino, 19 giugno 2011). Laici e scalpellini – solo in un secondo momento chiamati, in diverso grado, al Ministero ordinato –, essi seppero tradurre il messaggio del Vangelo in un modello comunitario e politico nuovo, fortemente caratterizzato dai principi cristiani di libert&agrave;, di rispetto reciproco e di comunione, un modello vivo fino ad oggi. Ed &egrave; bello constatare come la vostra Comunit&agrave; diocesana e quella civile cercano di portare avanti il lavoro dei Fondatori con lo stesso entusiasmo e con la stessa fedelt&agrave;. Per questo motivo, vorrei fermarmi a riflettere con voi su alcuni aspetti del vostro itinerario di Chiesa che ritengo importanti.</p> 
<p>Mi rivolgo prima di tutto ai giovani, ripartendo da ci&ograve; che a loro disse <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it.html">Papa Benedetto XVI</a>, <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/travels/2011/inside/documents/san-marino.html">in visita qui quindici anni fa</a>: &laquo;Non fermatevi alle risposte parziali, immediate […] pi&ugrave; facili al momento e pi&ugrave; comode, che possono dare qualche momento di felicit&agrave;, di esaltazione, di ebbrezza, ma che non vi portano alla vera gioia di vivere&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2011/june/documents/hf_ben-xvi_spe_20110619_giovani-san-marino.html">Incontro con i giovani</a></i>, 19 giugno 2011); e poi aggiungeva: &laquo;Il vostro cuore &egrave; una finestra aperta sull’infinito!&raquo;. Ecco, carissimi giovani: tenete aperta questa finestra! Seguite con lo sguardo dell’anima i sentieri tracciati in voi dai desideri grandi di bellezza, di bont&agrave; e di vita che portate nel cuore. Se ne osservate attentamente i percorsi e ne ascoltate la voce, essi vi porteranno in alto, all’incontro con Dio, l&agrave; dove Lui vi cerca e vi aspetta; e con il suo aiuto i vostri sogni avranno la forza di incidere nella storia e migliorarla.</p> 
<p>Ecco allora il secondo invito che vi rivolgo: abbracciate con entusiasmo la vostra missione nel mondo! Fatelo, prima di tutto, cercando di capire qual &egrave; la chiamata per voi, unica per ciascuno, e di apprezzarne la grandezza (cfr <i>Ef</i> 1,18). E poi spendetevi in essa, investendo senza risparmio tutta la ricchezza dei doni che Dio vi ha concesso. Non abbiate paura di fare scelte esigenti, come il matrimonio, la consacrazione, il ministero ordinato, la vita professionale, l’impegno sociale e politico; preparatevi nel modo migliore possibile alle responsabilit&agrave; che vi attendono. Lasciatevi coinvolgere in iniziative e progetti di carit&agrave; e di giustizia. Cos&igrave; contribuirete anche voi a dare “una testimonianza di pace che parla al mondo”, come dice il motto di questa mia visita.</p> 
<p>Vorrei esprimere, a questo proposito, un sentito ringraziamento anche ai sacerdoti, ai catechisti e a tutti gli educatori che, con diversi itinerari e proposte, si adoperano per la crescita umana e cristiana dei ragazzi. Il vostro, carissimi, &egrave; un lavoro nascosto ma molto importante, &egrave; un servizio umile e prezioso, perch&eacute; viene in aiuto ai genitori, primi responsabili dell’educazione alla fede dei figli. La famiglia, infatti, &egrave; il primo luogo di formazione alla fede, il grembo naturale in cui il Vangelo fin dall’infanzia si impara e si respira quotidianamente. Per questo una pastorale sapiente avr&agrave; cura di alimentare una forte sinergia formativa tra famiglie e comunit&agrave; ecclesiali, un patto educativo, cos&igrave; che i genitori si sentano coinvolti, riscoprano loro stessi la fede in modo nuovo e abbiano la gioia di trasmettere ai figli i valori cristiani di cui sono depositari.</p> 
<p>Quanto ai contenuti, i percorsi di crescita, specialmente nell’iniziazione cristiana, comunichino prima di tutto la bellezza e il gusto della vita battesimale e sacramentale, perch&eacute; nascano e si rafforzino nelle comunit&agrave; cammini di santit&agrave;, e maturi in tutti la consapevolezza della propria dignit&agrave; profetica, sacerdotale e regale. Alla scuola del Concilio Vaticano II, si curi con attenzione la liturgia e si formino i fedeli a viverla in modo corale, come azione comune di un unico corpo vivo (cfr Cost. <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html">Sacrosanctum Concilium</a></i>, 26), in cui ogni membro attinge forza dalla Mensa del Signore, per portare la sua luce sulle strade del mondo.</p> 
<p>Noi crediamo che il Vangelo &egrave; via di libert&agrave; per gli uomini e le donne di ogni tempo, e che in Ges&ugrave; Cristo e nella sua Parola trovano senso e risposta definitiva le gioie, le ferite e le domande pi&ugrave; profonde dell’umanit&agrave;. Perci&ograve; siamo convinti che il dono pi&ugrave; grande che possiamo fare ai fratelli e alle sorelle che il Signore mette sul nostro cammino &egrave; quello di aiutarli a incontrare Lui, il Dio fatto uomo, morto e risorto per noi, e in Lui trovare salvezza. In questa luce esercitiamo la carit&agrave; in tutte le sue forme, senza risparmio, tenendo per&ograve; sempre a cuore e ben presente il bene ultimo e integrale delle persone a cui offriamo il nostro sostegno.</p> 
<p>Viviamo in un mondo ferito da molti conflitti, in cui con preoccupazione si vedono aumentare violenze, chiusure, paura dell’altro. Di fronte a queste derive inquietanti, la nostra risposta non pu&ograve; che essere quella di camminare con ancora maggiore convinzione sulla via del Vangelo. La sua ispirazione &egrave; alla base di una societ&agrave; &laquo;costruita sul rispetto della libert&agrave; propria e di quella degli altri e soprattutto sul rispetto della sacra Volont&agrave; di Dio&raquo; (S. Giovanni Paolo II, <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1982/documents/hf_jp-ii_hom_19820829_san-marino.html">Omelia</a></i>, San Marino, 29 agosto 1982), che insegna e comanda attenzione ai pi&ugrave; deboli, perdono, comunione, solidariet&agrave;.</p> 
<p>In proposito, desidero sottolineare l’importanza e la valenza profetica di alcune esperienze di sostegno vicendevole e di vicinanza con cui, nelle zone pi&ugrave; interne di questo territorio, le piccole comunit&agrave; affrontano i problemi legati allo spopolamento e alla carenza di servizi, tenendo vivo il senso di famiglia e di comunione. Queste realt&agrave;, apparentemente piccole e marginali, sono come fiammelle a cui attingere per riaccendere e rianimare in tutti il fuoco di valori solidi, antichi e sempre attuali. Tali esperienze testimoniano il calore di quella <i>magnifica humanitas</i> a cui &egrave; necessario tendere, per vincere l’individualismo di una certa cultura metropolitana e consumistica, come pure altre forme di campanilismo diffidente e divisivo, e ridonare ossigeno alle nostre speranze di fraternit&agrave; e di pace.</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, l’ultima parola &egrave; quella che pi&ugrave; mi sta a cuore: comunione. Diamo, nelle nostre comunit&agrave;, testimonianza di unit&agrave;: tra le parrocchie e, al loro interno, tra pastori e fedeli, tra i diversi carismi e ministeri. Pure questo &egrave; parte del patrimonio di Vangelo vissuto che i Santi Marino e Leone ci hanno lasciato, e della missione che abbiamo di continuare con costanza e dedizione a far crescere ci&ograve; che loro hanno iniziato. Per loro intercessione, il Signore vi benedica e vi sostenga sempre nel vostro cammino.</p> 
<p>Vi ringrazio di cuore per la vostra accoglienza! Vi porto con me nella mia preghiera, e sono certo che anche voi continuerete a pregare per il Papa. Grazie!</p> 
<p>_______________________________</p> 
<p><b><a name="Parole"></a>Parole del Santo Padre Leone XIV ai giovani riuniti sulla piazza all’uscita dalla Basilica</b></p> 
<p>Buongiorno! Auguri a tutti! Allora, un po’ avete ascoltato, durante il discorso … Posso ripetere le stesse parole cominciando con: aprite la porta del vostro cuore, ascoltate sempre Ges&ugrave; Cristo, e non abbiate paura, mai, di ascoltare quello che Ges&ugrave; vuole dire ad ognuno di voi.</p> 
<p>S&igrave;, posso dire una cosa molto importante per voi giovani: riconoscete in voi stessi il valore della vita. Il valore della tua vita, di te che sei stato creato da Dio, amato da Dio: la tua vita ha tanto valore, per noi, per la Chiesa, per la tua famiglia, per tutto il mondo. Credete in quello che Dio ha creato, perch&eacute; siete tutti figli e figlie di Dio e Dio vi ama. E vivere con questo senso d’amore nel vostro cuore vi dar&agrave; tutto quello di cui avete bisogno, durante tutta la vita. Siate generosi, siate sempre aperti al servizio agli altri, cercate di formare autentiche amicizie: nell’amicizia possiamo formare comunit&agrave;.</p> 
<p>Qui a San Marino avete un motto cos&igrave; bello! Una sola parola: “<i>Libertas</i>”. Lo avete ascoltato sicuramente tante volte. L’autentica libert&agrave; la troviamo solo in Ges&ugrave; Cristo, la troviamo nella verit&agrave;: Ges&ugrave; che &egrave; venuto, &egrave; venuto per darci vita, &egrave; venuto per aiutarci a riconoscere la verit&agrave; in un mondo tante volte pieno di menzogna, pieno di inganni. Per&ograve;, se avete Ges&ugrave; Cristo nei vostri cuori, se avete la verit&agrave; e la libert&agrave; di seguire Ges&ugrave;, non c’&egrave; bisogno di avere paura di nessun’altra cosa. Perch&eacute; Ges&ugrave; cammina con voi e Ges&ugrave; ci chiama tutti, ci convoca a camminare tutti insieme.</p> 
<p>Grazie! Grazie a tutti voi! E siamo veramente una sola comunit&agrave;, sempre uniti. Grazie!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Visita Pastorale nella Repubblica di San Marino: Incontro con le Autorità e la Società civile (22 agosto 2026)]]></title><pubDate>Sat, 22 Aug 2026 10:40:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-repubblica-sanmarino.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-repubblica-sanmarino.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 22 Aug 2026 14:00:28 +0200 --> <p><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-repubblica-sanmarino.html#Discorso">Discorso del Santo Padre&nbsp;presso la Sala del Consiglio Grande e Generale</a></b></p> 
<p><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-repubblica-sanmarino.html#Saluto">Saluto del Santo Padre&nbsp;dal balcone centrale di Palazzo Pubblico</a></b></p> 
<p>________________________________</p> 
<p><b><a name="Discorso"></a>Discorso del Santo Padre</b></p> 
<p><i>Signori Capitani Reggenti,<br /> illustri Autorit&agrave;,</i></p> 
<p>sono molto lieto di visitare il vostro Paese, che vanta il primato di essere la pi&ugrave; antica Repubblica del mondo, con una tradizione che risale all’inizio del IV secolo. Ringrazio di cuore i Capitani Reggenti per il cortese invito e per l’accoglienza riservatami, testimoniata anche dalle parole che mi hanno rivolto a nome di tutti i cittadini. La mia visita avviene sulla scia di quelle di <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/travels/1982/travels/documents/trav_san-marino.html">San Giovanni Paolo II, nel 1982</a>, e di&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/travels/2011/inside/documents/san-marino.html">Benedetto XVI, nel 2011</a>, e intende confermare il profondo legame che unisce il Titano alla Sede Apostolica. Un nesso antico per la lunga coesistenza storica, ma nello stesso tempo recente se pensiamo che solo un secolo fa, nell’aprile 1926, furono formalizzate le relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e la Serenissima Repubblica di San Marino.</p> 
<p>Nella sua lunga storia, la vostra Repubblica ha reso perennemente attuali le parole che potremmo definire il testamento spirituale del suo Fondatore e che sono state ricordate poco fa: &laquo;Relinquo vos liberos ab utroque homine&raquo;, la cui sintesi appare chiara nel motto <i>Libertas</i>. Una parola sola, ma di quale densit&agrave;! Nel contesto della storia di un popolo e di uno Stato, essa esprime certamente l’aspirazione ad autodeterminarsi, a non dipendere da altre autorit&agrave; politiche. Ma, nello stesso tempo, <i>Libertas</i> significa molto di pi&ugrave;, e su questo vorrei soffermarmi brevemente con voi.</p> 
<p>Anzitutto desidero sottolineare che non c’&egrave; vera libert&agrave; civile senza libert&agrave; personale, cio&egrave; senza il rispetto e la promozione della dignit&agrave; della persona umana, di cui la libert&agrave; &egrave; una componente essenziale. Questa libert&agrave; &egrave; donata e garantita, in ultima analisi, da Dio, la cui voce risuona nella coscienza di ogni essere umano.</p> 
<p>Promuovere la libert&agrave; comporta difendere gli spazi della coscienza. E qui il pensiero va ai tanti uomini e donne che, in ogni epoca e in ogni luogo, sono martiri della libert&agrave; perch&eacute; testimoniano proprio il primato della coscienza. Saldamente formati dalla ricerca della verit&agrave;, essi sono pienamente responsabili delle proprie decisioni e dunque liberi da ogni vincolo che non sia quello, proprio della creatura, che li lega a Dio. Esemplare in questo &egrave; <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/thomas-more.html">San Tommaso Moro</a>, Patrono dei Governanti e dei Politici. Anche oggi, in molte parti del mondo, non mancano persone che rimangono fedeli alla loro coscienza anche in contesti di forte avversit&agrave;, testimoni della vera libert&agrave;, quella che deriva dall’essere figli e figlie di Dio. Con ammirazione esprimiamo la nostra solidariet&agrave; a quanti, in questo momento, pagano di persona per non aver tradito la propria coscienza.</p> 
<p>Inoltre, la libert&agrave; si realizza nel dono, nella comunione, nell’incontro e nel dialogo. Essa &egrave; come una pianta che cresce e produce rami e foglie per offrire a tutti ossigeno, ombra, profumo, frutti e nuovi semi. E come potrebbe essere altrimenti, dal momento che sgorga dalla fonte che &egrave; Amore Uno e Trino? Potr&agrave; forse sembrare eccessivo questo riferimento teologico, ma credo che oggi esso sia necessario, di fronte all’idolatria che guasta alla radice quei progetti politici ed economici che si presentano in nome della libert&agrave;, ma in realt&agrave; sono schiavi degli idoli e del potere.</p> 
<p>Nella visione cristiana, libert&agrave; e comunione stanno o cadono insieme. Molti santi e sante hanno dato inizio a esperienze di vita comunitaria in cui le persone esprimono la propria libert&agrave; nell’obbedienza a una regola, basata sul Vangelo. Nel vostro caso &egrave; sempre motivo di particolare interesse il fatto che all’origine della vostra comunit&agrave; ci sono uomini come San Marino e San Leo, che possiamo definire costruttori di citt&agrave; libere e pacifiche. La loro opera si pu&ograve; interpretare secondo l’icona biblica della ricostruzione di Gerusalemme propiziata dal Profeta Neemia. &Egrave; l’immagine “positiva”, opposta a quella della torre di Babele, che orienta la riflessione dell’Enciclica <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Due_icone_bibliche">Magnifica humanitas</a></i> (cfr n. 8). L’opera di Neemia &egrave; animata dalla preghiera, coinvolge le famiglie e tutto il popolo, costruisce i legami prima ancora delle pietre; lo stile &egrave; la comunione, non l’uniformit&agrave;, &laquo;l’armonia che nasce quando ciascuno si assume la propria parte e tutto il popolo riconosce che la sua forza viene dal Signore&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Due_icone_bibliche">ibid</a></i>.). Cos&igrave; mi piace pensare al lavoro intrapreso dai vostri Fondatori, che ben si riflette nella laboriosit&agrave; e nell’ingegno di questo popolo e di questa terra.</p> 
<p><i>Libertas</i>, per voi, vuol dire anche un impegno mai venuto meno di una partecipazione attiva e positiva alla costruzione della pace. Riguardo a questo aspetto, esprimo vivo apprezzamento e trovo una particolare consonanza con l’atteggiamento della Santa Sede. Per questo condividiamo la stima per la <i>diplomazia </i>e per il <i>multilateralismo</i>, quali vie privilegiate per coltivare le relazioni internazionali e promuovere l’intesa tra le Nazioni. &laquo;Contro le comunicazioni impulsive, le retoriche aggressive e le logiche di potenza che segnano il nostro tempo, la vocazione della diplomazia &egrave; quella di favorire il dialogo con tutti, compresi gli interlocutori considerati pi&ugrave; “scomodi” o che non si riterrebbero legittimati a negoziare,&nbsp;usando fino allo stremo l’umilt&agrave; e la pazienza per ricucire i pi&ugrave; tenui segni di buona volont&agrave; delle parti in conflitto, cos&igrave; da avviare una pacificazione&raquo;&nbsp;(Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#diplomazia">Magnifica humanitas</a></i>, 224).</p> 
<p>Signore e Signori, questa visita – analogamente a quanto accaduto <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/principato-di-monaco-28marzo2026.html">nel Principato di Monaco</a> – mi invita a sottolineare il valore peculiare di uno Stato piccolo, “a misura d’uomo”, in cui &egrave; possibile sperimentare la prossimit&agrave; della politica ai bisogni dei cittadini e, dunque, una democrazia pi&ugrave; effettiva, tanto pi&ugrave; se animata anche dall’ispirazione cristiana. Perci&ograve; la Repubblica di San Marino pu&ograve; essere un “laboratorio” di buona politica, dove, senza derogare alla laicit&agrave; dello Stato, si pu&ograve; attingere ai principi della dottrina sociale cattolica: la ricerca del bene comune, la destinazione universale dei beni, l’armonia di sussidiariet&agrave; e solidariet&agrave;, la giustizia sociale (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#I_principi">ivi.</a></i>, 59-81). Tale impegno appare oggi ancor pi&ugrave; prezioso, nel momento in cui si accinge a divenire operativo l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea e la vostra Repubblica si trover&agrave; a relazionarsi stabilmente, seppure in modo peculiare, con una realt&agrave; complessa, la quale potr&agrave; trarre grande giovamento dal vostro contributo.</p> 
<p>Andando ancora pi&ugrave; a fondo, l’obiettivo principale a cui tendere in questo “laboratorio” &egrave; <i>la cura dell’umano</i>. Una comunit&agrave; come la vostra, infatti, al tempo stesso ricca di valori tradizionali e al passo con i tempi sul piano tecnologico, pu&ograve; perseguire efficacemente tale obiettivo, mediante una cura che si traduce nella tutela di ogni vita, in ogni sua fase, dal concepimento alla morte naturale. &nbsp;&laquo;La qualit&agrave; di una civilt&agrave; si misura non dalla potenza dei suoi mezzi, ma dalla cura che sa offrire, dalla capacit&agrave; di riconoscere l’altro come volto e non come funzione. La capacit&agrave; di saperci prendere cura gli uni degli altri &egrave; una dimensione importante del nostro essere umani. […] La tecnologia pu&ograve; sostenere anche la cura reciproca tra persone, ad esempio se offre strumenti che aiutano a prevedere e organizzare, ma senza esautorare la libert&agrave; e il giudizio dell’essere umano, soggetto delle relazioni e responsabile delle decisioni&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#perdere">ivi</a></i>, 114).</p> 
<p>Questa <i>cura dell’altro</i> &egrave; apparsa una nota distintiva della storia sammarinese fin dai suoi albori. Come &egrave; stato notato essa si &egrave; rivelata nella tradizione di accoglienza, che non &egrave; mai venuta meno lungo i secoli nei confronti di chi soffre ed &egrave; nella prova. Recentemente, si &egrave; mostrata con il sostegno e l’ospitalit&agrave; al popolo ucraino, specialmente all’inizio del conflitto, come pure nell’impegno in favore del diritto internazionale umanitario in un momento storico in cui esso appare quotidianamente disatteso se non addirittura calpestato.&nbsp;&nbsp;</p> 
<p>Tale sensibilit&agrave; &egrave; anche frutto della tradizione cristiana di questo Paese e della costante e positiva collaborazione fra le Autorit&agrave; politiche e il Vescovo nella ricerca del bene comune. Vi sono perci&ograve; particolarmente grato di questo vostro impegno e testimonianza e vi incoraggio a proseguire tutti, governanti, cittadini e comunit&agrave; ecclesiale, l’impegno coraggioso e lungimirante a favore della dignit&agrave; di ogni persona umana e del bene comune. A ciascuno di voi, rinnovo l’espressione della mia gioia per questa visita nella Repubblica di San Marino e invoco su tutti la benedizione del Signore.</p> 
<p>__________________________</p> 
<p><b><a name="Saluto"></a>Saluto del Santo Padre ai fedeli in piazza dal balcone del Palazzo Pubblico</b></p> 
<p>Buongiorno! Buongiorno a tutti! Vi ringrazio sinceramente per l’accoglienza, in questa bellissima giornata! Sono veramente contento di essere qui con voi, salutarvi, godere della bellezza, la storia, la tradizione, la fede di questo grande popolo di San Marino.</p> 
<p>Tanti auguri a voi: che viviate sempre con autentica libert&agrave;, con l’autentica libert&agrave; in Cristo Ges&ugrave;, con la verit&agrave;, e che siate sempre uniti in questo spirito accogliente. Tanti auguri a tutti!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Visita Pastorale del Santo Padre nella Repubblica di San Marino, al Meeting per l’Amicizia fra i Popoli e alla città di Rimini (22 agosto 2026)]]></title><pubDate>Sat, 22 Aug 2026 08:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/repubblica-sanmarino-rimini-22agosto2026.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/repubblica-sanmarino-rimini-22agosto2026.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 22 Aug 2026 17:15:46 +0200 --> <div>
 <b>Multimedia: <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/8/22/visita-repubblica-san-marino.html">Repubblica di San Marino</a>&nbsp;- <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/8/22/visita-rimini.html">Rimini</a></b>
</div> 
<div>
 <br /> 
 <b>Galleria fotografica:&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/photogallery/it/eventi/san-marino2026.html">Repubblica di San Marino</a>&nbsp;- <a href="https://www.vatican.va/content/photogallery/it/eventi/rimini2026.html">Rimini</a></b>
</div> 
<div>
 &nbsp;
</div> 
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">&nbsp;</td> 
   <td width="91%" valign="top"><p style="text-align: center;"><a name="REPUBBLICA"></a>REPUBBLICA DI SAN MARINO</p> </td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 8,00</td> 
   <td width="91%" valign="top">decollo dall’eliporto del Vaticano</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 9,00</td> 
   <td width="91%" valign="top">atterraggio all’Aviosuperficie di Torraccia (Repubblica di San Marino)<p>trasferimento a Piazza della Libert&agrave;</p> </td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 9,45</td> 
   <td width="91%" valign="top"><b>Piazza della Libert&agrave;: onori militari, con l’esecuzione degli Inni</b><p><b>Il Santo Padre e gli Ecc.mi Capitani Reggenti entrano nel Palazzo Pubblico</b></p> </td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 10,00</td> 
   <td width="91%" valign="top"><b>Nell’Atrio, al Santo Padre vengono presentati i Segretari di Stato</b><p><b>Il Santo Padre e gli Ecc.mi Capitani Reggenti raggiungono la Sala Consiglio dei XII, per il colloquio privato e la firma del Libro degli Ospiti Illustri</b></p> </td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 10,40</td> 
   <td width="91%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/8/22/visita-repubblica-sanmarino.html">Incontro presso la Sala del Consiglio Grande e Generale</a></b></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 11,15</td> 
   <td width="91%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-repubblica-sanmarino.html#Saluto">Al termine, il Santo Padre, accompagnato dagli Ecc.mi Capitani Reggenti, si affaccia dal balcone centrale di Palazzo Pubblico per un saluto e la Benedizione ai fedeli in Piazza</a></b><p>trasferimento alla Basilica di San Marino</p> </td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 11,45</td> 
   <td width="91%" valign="top"><p><b>All’ingresso della Basilica, il Santo Padre &egrave; accolto da S.E. Mons. Domenico Beneventi, Vescovo di San Marino-Montefeltro, e da Don Marco Mazzanti, Rettore della Basilica</b></p> <p><b>Adorazione del Santissimo Sacramento e venerazione delle Reliquie di San Marino con sacerdoti, consacrati e rappresentanti della vita ecclesiale della Diocesi</b></p> <p><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/8/22/visita-repubblica-sanmarino-ecclesiale.html">Incontro con la Comunit&agrave; ecclesiale</a></p> </td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 12,15</td> 
   <td width="91%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-repubblica-sanmarino-ecclesiale.html#Parole">Il Santo Padre esce dalla Basilica e saluta i fedeli presenti in piazza</a></b><p>trasferimento all’Aviosuperficie di Torraccia</p> </td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 12,45</td> 
   <td width="91%" valign="top"><b>Il Santo Padre si congeda dagli Ecc.mi Capitani Reggenti e dalle Autorit&agrave;</b><p>decollo dalla Repubblica di San Marino</p> </td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">&nbsp;</td> 
   <td width="91%" valign="top"><p class="MsoNormal" style="text-align: center;">* * *</p> <p class="MsoNormal"><b>In forma strettamente privata il Santo Padre visita la comunit&agrave; del <i>Monastero Sant’Antonio da Padova</i> delle Monache Agostiniane a Pennabilli<br /> &nbsp;</b></p> <p style="text-align: center;">* * *</p> </td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<p>&nbsp;</p> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">&nbsp;</td> 
   <td width="91%" valign="top"><p style="text-align: center;"><a name="MEETING"></a>MEETING PER L’AMICIZIA FRA I POPOLI</p> </td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 14,45</td> 
   <td width="91%" valign="top">atterraggio all’eliporto della Fiera di Rimini</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 15,00</td> 
   <td width="91%" valign="top"><b>Visita alla Mostra su Sant’Agostino</b></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 15,15</td> 
   <td width="91%" valign="top"><b>Visita alla Mostra su L&eacute;on Harmel</b></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 15,30</td> 
   <td width="91%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-meeting-rimini.html#Auditorium">Villaggio Ragazzi: saluto del Santo Padre ai partecipanti al Meeting</a></b></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 16,00</td> 
   <td width="91%" valign="top"><p class="MsoNormal"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/8/22/visita-meeting-rimini.html">Grande Auditorium: incontro con i partecipanti al Meeting</a></b></p> <p class="MsoNormal">trasferimento alla Cattedrale di Rimini</p> </td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<p>&nbsp;</p> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">&nbsp;</td> 
   <td width="91%" valign="top"><p style="text-align: center;"><a name="RIMINI"></a>RIMINI</p> </td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 17,30</td> 
   <td width="91%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/8/22/visita-rimini-caritas.html">In Cattedrale: Incontro con ammalati, disabili e poveri assistiti dalla Caritas</a></b><p>trasferimento al Piazzale del Porto</p> </td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 18,30</td> 
   <td width="91%" valign="top"><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/8/22/visita-rimini-messa.html"><b>Porto di Rimini:</b>&nbsp;<b>Concelebrazione eucaristica</b></a></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 20,00</td> 
   <td width="91%" valign="top"><b>Il Santo Padre si congeda dalle Autorit&agrave;</b><p>decollo dal Porto di Rimini</p> </td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 21,00</td> 
   <td width="91%" valign="top">atterraggio nell’eliporto del Vaticano</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<p>&nbsp; ________________________________</p> 
<p><i><a href="https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2026/02/19/0145/00288.html">Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede</a></i>, 19 febbraio 2026</p> 
<p><a href="https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2026/08/12/0634/01188.html"><i>Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede</i></a>, 12 agosto 2026</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Partecipanti al Meeting dell'International Catholic Legislators Network (21 agosto 2026)]]></title><pubDate>Fri, 21 Aug 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260821-meeting-icln.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260821-meeting-icln.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 24 Aug 2026 09:32:37 +0200 --> <p><i>Eminenze,<br /> Distinti Signore e Signori,<br /> Cari Fratelli e Sorelle in Cristo,</i></p> 
<p>&egrave; per me una grande gioia salutare voi, membri del International Catholic Legislators Network, e in particolare il Cardinale Sch&ouml;nborn e il Cardinale Bo, patroni di questo Network.</p> 
<p>Il tema del vostro incontro annuale, “Dignit&agrave; umana e intelligenza artificiale: sfide, opportunit&agrave; e controllo”, vi offre l’occasione per riflettere su una delle questioni fondamentali della nostra epoca. Lo straordinario progresso dell’intelligenza artificiale sta schiudendo orizzonti che le generazioni precedenti avrebbero potuto a malapena immaginare. Tuttavia, ogni conseguimento tecnologico pone anche l’umanit&agrave; di fronte a una questione morale: non soltanto <i>che cosa possiamo fare</i>, ma <i>che cosa dovremmo fare</i>? Di fatto, oggi la nostra famiglia umana si trova dinanzi a una scelta fondamentale. Come ho scritto nella Lettera Enciclica <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>, possiamo essere tentati di costruire una nuova Torre di Babele, dove il potere, l’efficienza e il controllo oscurano il volto della persona umana; oppure possiamo costruire una civilt&agrave; in cui la tecnologia serve lo sviluppo integrale di ogni persona (cfr. <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Due_icone_bibliche">nn. 7-10</a>). La domanda decisiva rimane la stessa: la tecnologia aiuta le persone a diventare pi&ugrave; fraterne e responsabili verso s&eacute; stesse e le une verso le altre? A tale riguardo, i principi della dottrina sociale della Chiesa — la dignit&agrave; inviolabile di ogni persona, il bene comune, la destinazione universale dei beni, la sussidiariet&agrave; e la solidariet&agrave; — forniscono criteri certi per il discernimento.</p> 
<p>Cari legislatori, la vostra vocazione vi pone al centro di questa sfida. Responsabili di fornire politiche per la gestione della tecnologia ai fini del bene comune, il vostro compito non &egrave; di impedire l’innovazione bens&igrave; di guidarla con saggezza (cfr. Francesco, <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2021/august/documents/20210827-internationalcatholic-legislatorsnetwork.html">Discorso ai Partecipanti all’incontro promosso dal International Catholic Legislators Network</a></i>, 27 agosto 2021). Una buona legislazione dovrebbe incoraggiare la creativit&agrave; scientifica e tecnologica, salvaguardando al tempo stesso i diritti umani e le libert&agrave;. Dovrebbe proteggere gli utenti dallo sfruttamento, tutelare la privacy personale, garantire la trasparenza nell’uso delle tecnologie emergenti e assicurare che rafforzino le istituzioni democratiche.</p> 
<p>A tal fine, “servono quadri giuridici adeguati, vigilanza indipendente, educazione degli utenti, una politica che non abdichi al proprio compito” (<a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#trasparenza"><i>Magnifica humanitas</i>,</a> n. 106). Questa vigilanza pu&ograve; operare a diversi livelli — locale, nazionale e internazionale — agevolando il dibattito aperto sul “codice etico da usare, sottoponendolo a criteri di giustizia sociale condivisa” (n. 107), e assicurando che nessuna ideologia o interesse specifico detti i valori incorporati nei sistemi d’intelligenza artificiale.</p> 
<p>Al tempo stesso, il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale rischia di creare nuove forme di dipendenza tecnologica, con le nazioni pi&ugrave; povere che dipendono sempre pi&ugrave; da quelle pi&ugrave; ricche. Dobbiamo restare vigili a questo riguardo, per evitare che l’innovazione diventi un altro veicolo di colonialismo ideologico o economico (cfr. nn. 178-179). Purtroppo, ci troviamo di fronte a una forma sottile di dominio quando sono gli algoritmi a decidere chi viene visto, chi rimane invisibile, quando le piattaforme digitali influenzano il dibattito pubblico senza dover rendere conto e quando la dignit&agrave; dei lavoratori &egrave; subordinata all’ottimizzazione di sistemi (cfr. <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Il_paradigma_tecnocratico">nn. 95</a>, <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Il_valore_del_lavoro">150</a>, <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Dipendenze">171</a>). Questi sviluppi rivelano un nuovo volto dell’antica tentazione del dominio e del potere senza servizio.</p> 
<p>Contro questa cultura del potere la Chiesa propone “la civilt&agrave; dell’amore” (Paolo VI, <i><a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/angelus/1970/documents/hf_p-vi_reg_19700517.html">Regina Caeli</a></i>, 17 maggio 1970; cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#era_digitale">Magnifica humanitas</a></i>, n. 186), una civilt&agrave; che sappia guidare saggiamente l’intelligenza artificiale, formando cuori capaci di carit&agrave;, compassione e responsabilit&agrave;. In una tale societ&agrave;, la prima scuola di umanit&agrave; sarebbe la famiglia. Perch&eacute; &egrave; in famiglia che impariamo la fiducia prima del calcolo, la generosit&agrave; prima della competizione, il dialogo prima della divisione e l’amore prima del potere. Non bisogna mai consentire all’intelligenza artificiale di erodere questa cellula primaria della societ&agrave;, n&eacute; riducendo le persone e le relazioni a dati e simulazioni, n&eacute; inondando le giovani menti di contenuti che distorcono il desiderio, e nemmeno con modelli economici che rendono la vita familiare economicamente precaria. Per questo vi incoraggio a promuovere politiche che rafforzino il matrimonio e le famiglie, sostengano i genitori nella loro missione educativa e consentano ai giovani di guardare al futuro con fiducia.</p> 
<p>Cari amici, il mondo non ha bisogno di un’intelligenza artificiale che sminuisca l’umanit&agrave;; piuttosto, ha bisogno di intelligenza umana illuminata dalla saggezza, di autorit&agrave; politica guidata dalla coscienza e di innovazione tecnologica guidata dalla carit&agrave;. Solo allora l’intelligenza artificiale diventer&agrave; non un rivale dell’umanit&agrave;, ma un servitore del bene comune.</p> 
<p>Con queste riflessioni, prego perch&eacute; le vostre deliberazioni diano abbondante frutto per le vostre nazioni e per l’intera famiglia umana. Che la Beata Vergine Maria, Madre del Buon Consiglio, vi accompagni sempre. Su di voi, sulle vostre famiglie e su tutti coloro che sono affidati al vostro servizio, invoco volentieri le abbondanti benedizioni di Dio. Grazie.</p> 
<p>______________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-08/quo-189/l-ia-non-diventi-veicolo-di-colonialismo-ideologico.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 189, venerd&igrave; 21 agosto 2026, p. 3.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Udienza Generale del 19 agosto 2026 - I Documenti del Concilio Vaticano II. III. Costituzione Sacrosanctum Concilium. 7. La musica sacra  ]]></title><pubDate>Wed, 19 Aug 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260819-udienza-generale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260819-udienza-generale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Tue, 01 Sep 2026 13:55:41 +0200 --> <p><b>I Documenti del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>. III. Costituzione <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html"><i>Sacrosanctum Concilium</i></a>.<i> </i>7. <i>La musica sacra<br /> &nbsp;</i></b></p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>il sesto capitolo della Costituzione <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html"><i>Sacrosanctum Concilium</i></a>&nbsp;(<i>SC</i>) del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a> &egrave; dedicato alla <i>musica sacra.</i> Esso afferma: &laquo;La tradizione musicale della Chiesa costituisce un tesoro d’inestimabile valore, che eccelle tra le altre espressioni dell’arte, specialmente per il fatto che il canto sacro, unito alle parole, &egrave; parte necessaria e integrante della liturgia solenne&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#112">SC</a></i>, 112) e specifica: &laquo;La musica sacra sar&agrave; tanto pi&ugrave; santa quanto pi&ugrave; strettamente sar&agrave; unita all’azione liturgica, sia dando alla preghiera un’espressione pi&ugrave; soave e favorendo l’unanimit&agrave;, sia arricchendo di maggior solennit&agrave; i riti sacri&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#112">ibid</a>.</i>).</p> 
<p>Troviamo qui il nucleo dell’insegnamento conciliare, che conferma e approfondisce la <i>funzione ministeriale</i> della musica nella liturgia, gi&agrave; messa in luce da <a href="https://www.vatican.va/content/pius-x/it.html">San Pio X</a> nel Motu Proprio <i><a href="https://www.vatican.va/content/pius-x/it/motu_proprio/documents/hf_p-x_motu-proprio_19031122_sollecitudini.html">Inter sollicitudines</a></i> (22 novembre 1903). La musica, infatti, &egrave; parte dell’azione liturgica e non mera decorazione della celebrazione. Nella liturgia, cantare e suonare significa pregare, sintonizzando il proprio cuore con quello delle sorelle e dei fratelli e con Dio, nella partecipazione attiva al mistero celebrato. In particolare la musica esprime la dimensione affettiva della preghiera, come afferma Sant’Agostino: &laquo;Cantare amantis est&raquo;, cio&egrave; &laquo;cantare &egrave; proprio di chi ama&raquo; (<i>Sermo</i> 336, 1). Questo &egrave; molto importante, perch&eacute; aiuta ad aprire il cuore all’agire di Dio nella grazia e a lasciarsene plasmare.</p> 
<p>Il canto, inoltre, favorisce la <i>comunione</i>. Attraverso la sinfonia delle voci contribuisce all’unione degli animi, superando le differenze tra le persone e riunendo tutti nella lode a Dio. Diventa cos&igrave; epifania della Chiesa, manifestazione sensibile della comunione che appartiene alla sua stessa natura.</p> 
<p>Dalla profonda valenza teologica del canto sacro, come parte integrante dell’azione liturgica, derivano alcune esigenze. Una prima &egrave; che, al di l&agrave; delle mode o delle particolari sensibilit&agrave; degli autori, esso deve rispondere a tutti i livelli a ci&ograve; che &egrave; pi&ugrave; appropriato per il momento celebrativo. La forma, poi, specialmente nel suo aspetto melodico, dev’essere al tempo stesso nobile e semplice, di alta qualit&agrave; musicale e facilmente eseguibile, soprattutto quando &egrave; destinata ad essere cantata da tutta l’assemblea (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#121">SC</a></i>, 121).</p> 
<p>Per lo stesso motivo il&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio</a> raccomanda che anche i testi siano adeguati, profondi e nel contempo agevolmente comprensibili, ispirati principalmente alla Sacra Scrittura, ai libri liturgici e alla Tradizione spirituale della Chiesa. Su questo occorre vigilare, perch&eacute; si mantenga viva e cresca la dinamica espressa nell’antico principio “<i>lex orandi lex credendi</i>”, cio&egrave; la legge della preghiera &egrave; anche legge della fede.</p> 
<p><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html"><i>Sacrosanctum Concilium</i></a>&nbsp;dedica ampio spazio al tema della <i>partecipazione attiva dei fedeli</i> (cfr n. 114). Essa &laquo;deve essere compresa […] a partire da una pi&ugrave; grande consapevolezza del mistero che viene celebrato e del suo rapporto con l’esistenza quotidiana&raquo; (Benedetto XVI, Esort. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/apost_exhortations/documents/hf_ben-xvi_exh_20070222_sacramentum-caritatis.html">Sacramentum caritatis</a></i>, 52) in uno &laquo;spirito di costante conversione che deve caratterizzare la vita di tutti i fedeli&raquo; (<i>ibid. </i>55). Quanto poi al modo concreto con cui essa si pu&ograve; realizzare attraverso lo specifico ruolo della musica sacra, la Costituzione offre una risposta chiara: &laquo;Si curino le acclamazioni dei fedeli, le risposte, il canto dei salmi, le antifone, i canti&raquo; e &laquo;un sacro silenzio&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#30">SC</a></i>, 30), ed esorta ciascuno, ministro o fedele, a compiere &laquo;tutto e soltanto ci&ograve; che, secondo la natura del rito e le norme liturgiche, &egrave; di sua competenza&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#28">SC</a></i>, 28), nell’armonico equilibrio tra i diversi ministeri, i vari interventi e i momenti di silenzio.</p> 
<p>Il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio</a> attribuisce poi grande valore al canto gregoriano, pur non escludendo dalla celebrazione altri generi di musica sacra. Un’attenzione particolare &egrave; rivolta anche all’organo (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#120">SC</a></i>, 120), mentre l’impiego di altri strumenti &egrave; ammesso &laquo;purch&eacute; siano adatti all’uso sacro o vi si possano adattare, convengano alla dignit&agrave; del tempio e favoriscano veramente l’edificazione dei fedeli&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#120">SC</a></i>, 120).</p> 
<p>&nbsp;Un tema caro alla riforma conciliare &egrave; quello dell’<i>inculturazione</i>, anche nel campo della musica sacra. Si sottolinea, in particolare, in relazione alle tradizioni musicali delle diverse culture, l’importanza di tenerle in seria considerazione, come parte della vita religiosa e sociale delle persone. Si raccomanda perci&ograve;, da una parte, di implementare in tutti un’adeguata &laquo;educazione del senso religioso&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#119">SC</a>,&nbsp;</i>119) e, dall’altra, &laquo;per quanto &egrave; possibile […], di promuovere la musica tradizionale di quei popoli, tanto nelle scuole, quanto nelle azioni sacre&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#119">ibid</a></i>.).</p> 
<p>Un compito particolare &egrave; riconosciuto, nel contesto liturgico, alla <i>schola cantorum</i>, strumento pastorale di cui si raccomanda la promozione, con il compito &laquo;di curare l’esecuzione esatta delle parti sue proprie, secondo i vari generi di canti, e favorire la partecipazione attiva dei fedeli nel canto&raquo; (S. Congr. dei Riti, Istr. <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_instr_19670305_musicam-sacram_it.html">Musicam sacram</a></i>, 19).</p> 
<p>A tal fine, il compositore di musica sacra &egrave; chiamato a conoscere e custodire il patrimonio musicale della Chiesa, lasciandosi ispirare da esso per dare vita a nuove composizioni al servizio della liturgia, nel rispetto della sensibilit&agrave; contemporanea e delle diverse tradizioni culturali, cos&igrave; da &laquo;purificare il culto da sbavature di stile, da forme trasandate di espressione, da musiche e testi sciatti e poco consoni alla grandezza dell’atto che si celebra, per assicurare dignit&agrave; e bont&agrave; di forme alla musica liturgica&raquo; (S. Giovanni Paolo II, <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/letters/2003/documents/hf_jp-ii_let_20031203_musica-sacra.html">Chirografo sulla musica sacra</a></i>, 22 novembre 2003, 3).</p> 
<p>Per tutte queste ragioni i Padri Conciliari raccomandano di promuovere la formazione e la pratica della musica sacra, &laquo;nei seminari, nei noviziati dei religiosi e delle religiose e negli studentati, come pure negli altri istituti e scuole cattoliche&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#115">SC</a></i>, 115), e di assicurare ai musicisti e ai cantori una solida formazione liturgica (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#115">ibid</a>.</i>).</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, i Padri della Chiesa hanno tenuto in grande considerazione il canto liturgico, simbolo della comunione ecclesiale. Perci&ograve; possiamo concludere con queste belle espressioni di Sant’Ignazio di Antiochia: &laquo;Voi, uno per uno, diventate un coro, affinch&eacute; armoniosi nell’accordo e prendendo la tonalit&agrave; di Dio nell’unit&agrave;, cantiate all’unisono attraverso Ges&ugrave; Cristo al Padre, perch&eacute; vi ascolti e, dalle opere buone che realizzate, riconosca che siete membra del Figlio suo&raquo; (<i>Lettera agli Efesini</i>, 4, 2).</p> 
<p>______________________________</p> 
<p><b>Saluti</b></p> 
<p>Je salue cordialement les personnes de langue fran&ccedil;aise, en particulier les p&egrave;lerins venus duBurkina Faso et de la C&ocirc;te d’Ivoire et du Liban. Fr&egrave;res et sœurs, puisse la participation active des fid&egrave;les &agrave; travers le chant liturgique renforcer les liens d’amour et d’unit&eacute; au sein du peuple de Dieu et &ecirc;tre le signe de la communion eccl&eacute;siale. Que Dieu vous b&eacute;nisse&nbsp;!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i fedeli di lingua francese, in particolare i pellegrini provenienti dal Burkina Faso e dalla Costa d’Avorio. Fratelli e sorelle, possa la partecipazione attiva dei fedeli attraverso il canto liturgico rafforzare i legami d’amore e di unit&agrave; nel popolo di Dio ed essere segno di comunione ecclesiale.&nbsp;Dio vi benedica!</i>]</p> 
<p>I extend a warm welcome to all the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, especially those from Malta. Upon you and your families, I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ. God bless you all!</p> 
<p>Liebe Gl&auml;ubige deutscher Sprache, es ist sch&ouml;n, sich bewusst zu machen, dass wir durch die Teilnahme an der Liturgie stets auch in unsichtbarer Gemeinschaft mit allen Engeln und Heiligen stehen und einstimmen d&uuml;rfen in ihren Lobgesang auf den Herrn. Ihm sei Herrlichkeit und Ehre jetzt und in Ewigkeit.</p> 
<p>[<i>Cari fedeli di lingua tedesca, &egrave; bello ricordare che, partecipando alla liturgia, ci troviamo sempre anche nella comunione invisibile con tutti gli Angeli e i Santi e che, insieme a loro, possiamo cantare ad una sola voce l’inno di lode al Signore. A lui sia onore e gloria nei secoli dei secoli</i>.]</p> 
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua espa&ntilde;ola. Los invito a reflexionar sobre el canto lit&uacute;rgico como s&iacute;mbolo de la comuni&oacute;n eclesial, pidi&eacute;ndole al Se&ntilde;or que nos ayude a vivir en armon&iacute;a y concordia, como un &uacute;nico coro, cuyas melod&iacute;as y buenas obras glorifican y alaban al Padre por medio de Jesucristo. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.</p> 
<p>我向讲中文的人们致以诚挚的问候。亲爱的弟兄姐妹们，愿基督的慈爱指引你们在家庭、团体和社会中彼此的关系。我衷心地降福你们！</p> 
<p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, la carit&agrave; di Cristo ispiri i vostri rapporti in famiglia, nella comunit&agrave; e nella societ&agrave;. Vi benedico di cuore</i>.]</p> 
<p>Sa&uacute;do cordialmente os fi&eacute;is de l&iacute;ngua portuguesa. Santo Agostinho escreveu: &laquo;quem canta o louvor, n&atilde;o somente canta, mas ama Aquele a quem dirige o seu canto&raquo; (<i>Enar. in Ps. </i>72, 1). Fa&ccedil;amos do canto lit&uacute;rgico uma express&atilde;o do nosso amor a Deus. Aben&ccedil;oo-vos de cora&ccedil;&atilde;o!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i fedeli di lingua portoghese. Sant’Agostino ha scritto: &laquo;Chi canta una lode, non soltanto canta, ma ama Colui a cui rivolge il suo canto&raquo; (Enar. in Ps. 72, 1). Facciamo del canto liturgico un’espressione del nostro amore a Dio. Vi benedico di cuore!</i>]</p> 
<p style="text-align: right;"><span class="arabic">أُحيِّي المُؤمِنِينَ النَّاطِقِينَ باللُغَةِ العَرَبِيَّة، وخاصَّةً القادِمينَ مِن لبنان. المُوسِيقَى الليتُورجِيَّةُ هي أداةٌ ثَمِينَةٌ جِدًّا نُؤدِّي بِها خِدمَةَ تَسبِيحِ الله، ونُعَبِّرُ فِيها عَن فَرَحِ الحَياةِ الجَدِيدَةِ في المَسِيح. بارَكَكُم الرَّبُّ جَميعًا وَحَماكُم دائِمًا مِن كلِّ شَرّ!</span></p> 
<p>[<i>Saluto i fedeli di lingua araba, in particolare quelli provenienti dal Libano. La musica liturgica &egrave; uno strumento preziosissimo mediante il quale svolgiamo il servizio di lode a Dio ed esprimiamo la gioia della Vita nuova in Cristo. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!</i>]</p> 
<p>Serdecznie pozdrawiam Polak&oacute;w! Dnia 23 sierpnia obchodzony jest Europejski Dzień Pamięci Ofiar Stalinizmu i Nazizmu. W liturgii wspominany jest w&oacute;wczas Władysław Findysz, kapłan i pierwszy Polak beatyfikowany jako męczennik prześladowań komunistycznych. W czasie Soboru Watykańskiego II wspierał on duchowo jego obrady, angażując wiernych w „Soborowy Czyn Dobroci” przez dzieła miłości i moralnej odnowy. Niech jego świadectwo przypomina, że cywilizację miłości buduje się przebaczając i zwyciężając zło dobrem. Wszystkim wam błogosławię!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i polacchi! Il 23 agosto si celebra la Giornata europea di commemorazione delle vittime dello stalinismo e del nazismo. In quel giorno, nella liturgia, viene ricordato Władysław Findysz, Sacerdote e primo polacco beatificato come Martire delle persecuzioni comuniste. Durante il Concilio Vaticano II egli ne sosteneva spiritualmente i lavori, coinvolgendo i fedeli nell’&laquo;Opera conciliare di bont&agrave;&raquo; con atti di carit&agrave; e di rinnovamento morale. La sua testimonianza ci ricordi che la civilt&agrave; dell’amore si costruisce perdonando e vincendo il male con il bene. A tutti la mia benedizione!</i>]</p> 
<p style="text-align: center;">* * *</p> 
<p>Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto le Suore Figlie della Divina Provvidenza, riunite per il loro Capitolo Generale, e le incoraggio a ravvivare la fiamma della carit&agrave; che ha caratterizzato la vita della Fondatrice, la Venerabile Madre Elena Bettini.</p> 
<p>Saluto, altres&igrave;, i religiosi passionisti e i cappuccini; i fedeli delle parrocchie di Macchia Valfortore, Castello di Godego e quelli dell’Unit&agrave; pastorale di Ponteranica, come pure il coro Serpedd&igrave; di Sinnai. Tutti invito a testimoniare con gioia l’amore di Cristo per ogni creatura.</p> 
<p>Il mio pensiero va, infine, ai&nbsp;giovani, ai&nbsp;malati&nbsp;e agli&nbsp;sposi novelli.&nbsp;Desidero rivolgere a ciascuno l’invito a sviluppare sempre in se stessi un’autentica coscienza di pace. Abbiate la sincera consapevolezza che la pace &egrave; un bene prezioso e grande e che occorre un forte e costante impegno per realizzarla, seguendo con onest&agrave; e verit&agrave; le vie che la costruiscono e la confermano nella societ&agrave;.</p> 
<p>A tutti la mia benedizione!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Angelus, 16 agosto 2026]]></title><pubDate>Sun, 16 Aug 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260816-angelus.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260816-angelus.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 16 Aug 2026 12:26:37 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, buona domenica!</i></p> 
<p><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/8/15/messa-castelgandolfo.html">Ieri abbiamo contemplato la Vergine Maria</a> nel suo indissolubile rapporto con il Figlio: nemmeno la morte ha potuto interrompere quella comunione di anima e corpo, che &egrave; vita eterna. Ogni domenica ci ricorda che la stessa pienezza &egrave; riservata a chi segue Ges&ugrave;: la sua risurrezione non &egrave; un avvenimento passato, ma vita nuova che ci coinvolge.</p> 
<p>Lo dimostra oggi la donna cananea protagonista del Vangelo proclamato nella liturgia (<i>Mt</i> 15,21-28). Pur non appartenendo al suo popolo e abitando in una regione straniera, cerca con insistenza di parlare con Ges&ugrave;, seguendolo come una discepola che ha gi&agrave; un legame con Lui. Non dovevano essersi mai incontrati, ma misteriosamente la fede era gi&agrave; sorta in lei. Non desidera qualcosa per s&eacute;, ma la pace per la figlia tormentata e confida in Ges&ugrave;, nel quale riconosce il Messia discendente di Davide (cfr v. 22).</p> 
<p>L’Evangelista non nasconde gli ostacoli che questa donna si trova ad affrontare. I discepoli la vedono come una persona molesta, e Ges&ugrave; stesso resiste alle sue richieste. In effetti, il Maestro si era ritirato in quella regione (cfr v. 21) e possiamo immaginare che, come altre volte, cercasse un luogo in disparte in cui pregare e formare i suoi. In quel momento, tuttavia, accade qualcosa di imprevisto. Meditando su questo, possiamo comprendere l’obbedienza di Ges&ugrave;, che compie la sua missione lasciandosi colpire da ci&ograve; che vede e ascolta. Alla fine le dice: &laquo;Donna, grande &egrave; la tua fede! Avvenga per te come desideri&raquo; (v. 28).</p> 
<p>Anche oggi la Chiesa pu&ograve; lasciarsi sorprendere dall’opera di Dio e comunicare la pace di Cristo oltre i confini gi&agrave; tracciati. La sua missione &egrave; anticipata dalla grazia divina, che opera nel segreto delle coscienze, cos&igrave; che in ogni incontro, persino in quelli che disturbano i nostri piani, occorre tendere l’orecchio, aprire gli occhi e aprire il cuore a ci&ograve; che Dio vuole dirci.</p> 
<p>Dalla donna cananea impariamo l’umilt&agrave; e la determinazione. Grazie alla sua fede, impariamo che la tavola di Dio &egrave; preparata per tutti e che a nessuno sono riservate le briciole (cfr vv. 26-27), perch&eacute; ciascuno, presso il Padre, ha il proprio posto. Alla luce di questa fede diventano insopportabili le diseguaglianze, le discriminazioni, le barriere che calpestano la dignit&agrave; di troppi figli e figlie di Dio.</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle: siamo Chiesa di Ges&ugrave; Cristo in un mondo tormentato, un mondo<b> </b>che cerca pace. A Maria, nostra Madre, chiediamo di intercedere per noi. &laquo;Dalle sue labbra sgorga l’inno pi&ugrave; forte e innovatore che sia mai stato pronunciato, il Magnificat&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>, 244): &egrave; il canto di chi vede ormai la realt&agrave; con lo sguardo di Dio e per questo non perde la speranza e opera nella carit&agrave;.</p> 
<p>_________________________________</p> 
<p><b>Dopo l'Angelus</b></p> 
<p>Cari fratelli e sorelle,</p> 
<p>rinnovo il mio appello affinch&eacute; cessino le ripetute violenze contro la popolazione civile palestinese in Cisgiordania e chiedo con urgenza alla comunit&agrave; internazionale di fare in modo che progredisca la soluzione a due Stati, per una pace giusta e duratura.</p> 
<p>Questa settimana avranno inizio i Giochi del Mediterraneo, che si svolgeranno a Taranto. Essi coinvolgeranno diversi Paesi di Africa, Asia ed Europa che appartengono all’area mediterranea. Auguro che tale evento sportivo sia una profezia di pace e di fratellanza tra i popoli di questa regione e del mondo intero.</p> 
<p>Ed ora do il mio benvenuto a tutti voi, che vi siete radunati qui a Castel Gandolfo per l’<i>Angelus</i> domenicale.</p> 
<p>Accolgo con affetto i pellegrini provenienti da vari Paesi. Nel salutare i polacchi, estendo la mia benedizione alle numerose partecipanti al tradizionale pellegrinaggio al Santuario di Piekary Śląskie, nell’Alta Slesia.</p> 
<p>A tutti auguro una buona domenica.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Angelus, 15 agosto 2026, <i>Solennità dell'Assunzione della Beata Vergine Maria</i>]]></title><pubDate>Sat, 15 Aug 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260815-angelus.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260815-angelus.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 15 Aug 2026 12:27:37 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>oggi celebriamo la <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/8/15/messa-castelgandolfo.html">solennit&agrave; dell’Assunzione della Beata Vergine Maria</a>. Una festa di grande importanza, sia per la teologia cattolica, sia per la piet&agrave; popolare; infatti &egrave; una ricorrenza molto sentita in tante comunit&agrave;, specialmente dove la cattedrale o la chiesa parrocchiale &egrave; intitolata alla Madonna Assunta.</p> 
<p>Per contemplare questo mistero della fede, possiamo riferirci ai due modelli iconografici con cui nei secoli gli artisti lo hanno raffigurato.</p> 
<p>Il primo, il pi&ugrave; antico, che &egrave; stato l’unico per quasi un millennio, &egrave; quello della “dormizione” della Madre di Dio: ella appare coricata su un catafalco, addormentata nella morte; intorno ci sono gli Apostoli che la venerano commossi in preghiera; al centro, in piedi, sta Ges&ugrave; risorto, che tiene in braccio l’anima di Maria, come una bambina appena nata. &Egrave; venuto a prenderla per portarla con s&eacute; nella gloria di Dio, “in cielo”, come diciamo simbolicamente. Infatti, il Signore ha realizzato per sua Madre quello che ha promesso per tutti i suoi amici: &laquo;Quando sar&ograve; andato – al Padre – e vi avr&ograve; preparato un posto, verr&ograve; di nuovo e vi prender&ograve; con me&raquo; (<i>Gv</i> 14,3).</p> 
<p>Questo primo modello mette in risalto la verit&agrave; centrale: &egrave; Cristo morto e risorto che ci conduce alla meta alla quale da sempre siamo destinati, la vita eterna. &Egrave; ci&ograve; che generazioni e generazioni di fedeli hanno contemplato pregando davanti alle icone della Dormizione, e che si pu&ograve; ammirare a Roma, nel grande mosaico dell’abside della Basilica di Santa Maria Maggiore.</p> 
<p>L’iconografia pi&ugrave; recente, sviluppatasi in seguito in occidente, ci mostra invece la Vergine Maria a figura intera, nel cielo, avvolta di luce, spesso circondata da angeli e santi. Qui al centro sta il corpo glorificato della Madonna, in consonanza con quanto si legge nel Libro dell’Apocalisse: &laquo;Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle&raquo; (<i>Ap</i> 12,1).</p> 
<p>Alcuni artisti hanno messo insieme i due schemi, rappresentando in alto la Vergine gloriosa e in basso la sua tomba vuota, spesso piena di fiori multicolori, e gli Apostoli con lo sguardo rivolto a lei, in cielo.</p> 
<p>Questo secondo modello evidenzia la verit&agrave; che Maria &egrave; stata assunta in anima e corpo, cio&egrave; nell’integrit&agrave; della sua persona. Quella donna che sulla terra ha dato corpo e sangue al Verbo incarnato e lo ha seguito fino all’unione perfetta nel sacrificio d’amore, da Lui &egrave; stata attratta per sempre nella gloria.</p> 
<p>Cos&igrave; anche questa iconografia ci permette di contemplare il nostro destino ultimo. La pienezza di vita, che oggi ammiriamo con gioia in Maria, attende anche noi, alla fine dei tempi, quando, come dice San Paolo, Cristo Risorto &laquo;trasfigurer&agrave; il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso&raquo; (<i>Fil</i> 3,21), vestendo ci&ograve; che &egrave; corruttibile di incorruttibilit&agrave; e ci&ograve; che &egrave; mortale di immortalit&agrave; (cfr <i>1Cor</i> 15,54). Allora, con la nostra carne trasformata dall’amore del Redentore, vivremo in eterno, nella festa senza fine.</p> 
<p>Lodiamo il Signore, che ha fatto grandi cose nella sua e nostra Santissima Madre!</p> 
<p>________________________________________</p> 
<p><b>Dopo l'Angelus</b></p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>Maria Santissima, assunta nella gloria del cielo, &egrave; per tutto il popolo di Dio segno di speranza e di consolazione. Per questo oggi desidero invocare la sua materna intercessione a nome di quelle comunit&agrave; che hanno particolarmente bisogno di essere consolate e di continuare a sperare. Penso ai fratelli e alle sorelle della Terra Santa, che &egrave; per eccellenza anche la Terra di Maria. Penso al popolo ucraino e al popolo russo, entrambi legati da filiale devozione alla Santa Madre di Dio. Penso ai cristiani che soffrono discriminazione o addirittura persecuzione.</p> 
<p>Continuo a pregare in questi giorni per le popolazioni colombiane che soffrono a causa del terremoto.</p> 
<p>Mi unisco a queste comunit&agrave; e a tutte quelle che vivono in contesti difficili, e insieme con loro invoco: “Santa Maria, prega per noi!”.</p> 
<p>Rivolgo il mio saluto a tutti voi, fedeli di Castel Gandolfo e pellegrini venuti dall’Italia e&nbsp;altri Paesi. Grazie della vostra presenza, grazie della vostra preghiera!</p> 
<p>Auguro a tutti di poter vivere un tempo di riposo, per ritemprare il corpo e lo spirito, anche con qualche buona lettura e a contatto con la natura.</p> 
<p>Buona festa per oggi e arrivederci a domani!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Messaggio del Santo Padre per l'XI Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato [1° settembre 2026] (15 agosto 2026)]]></title><pubDate>Sat, 15 Aug 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/creation/documents/20260815-messaggio-giornata-curacreato.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/creation/documents/20260815-messaggio-giornata-curacreato.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 20 Aug 2026 11:34:10 +0200 --> <p style="text-align: center;"><i><b>“Forgeranno le loro spade in vomeri<br /> </b></i><b><i>e le loro lance in falci” (Is 2,4)</i></b></p> 
<p><i><b></b><br /> Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>nostro Signore Ges&ugrave; Cristo &egrave; venuto nel mondo<b> </b>perch&eacute; abbiamo la vita e l’abbiamo in abbondanza (cfr <i>Gv</i> 10,10). Tale dono &egrave; al centro stesso della nostra missione di discepoli e della nostra vocazione comune a costruire una civilt&agrave; dell’amore. Mentre celebriamo questa <i>Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato</i>, siamo invitati ancora una volta a contemplare il dono della vita e ad avere a cuore la terra che la sostiene, rendendo cos&igrave; concretamente lode al nostro Creatore.</p> 
<p>Siamo testimoni, oggi, di varie crisi e di tanta sofferenza umana. Al tempo stesso, sembra che si stia accelerando la distruzione dell’equilibrio armonioso della creazione. Questi fenomeni non sono slegati; costituiscono un’unica invocazione di guarigione e di pace che sale da un mondo ferito.</p> 
<p>Il Dio della vita, che si &egrave; rivelato in Ges&ugrave; Cristo, offre una pace che il mondo non pu&ograve; dare: &laquo;Vi lascio la pace, vi do la mia pace&raquo; (<i>Gv</i> 14,27). Essa non &egrave; n&eacute; superficiale n&eacute; fugace; scaturisce dall’amore perenne di Cristo e dalla sua cura per ogni persona umana.</p> 
<p>Eppure questa promessa di pace &egrave; in netto contrasto con le realt&agrave; che vediamo in varie parti del mondo. Il profeta Isaia ha parlato di un tempo in cui le nazioni &laquo;spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri&raquo; (<i>Is</i> 2,4), trasformando ci&ograve; che distrugge la vita in qualcosa che la sostiene. Oggi, per&ograve;, vediamo troppo spesso accadere l’esatto contrario, mentre gli sforzi continuano a essere orientati alla violenza e alla guerra.</p> 
<p>La guerra produce ferite che vanno ben oltre il campo di battaglia. Miete vittime, lacera famiglie e costringe milioni di persone a lasciare le proprie case, alimentando paura, ingiustizia e divisione (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#77">Gaudium et spes</a></i>, 77-82); lascia dietro di s&eacute; una distruzione sociale ed ecologica che dura per generazioni. L’interazione tra conflitti armati e degrado ambientale, inoltre, crea spesso un circolo vizioso che distrugge gli ecosistemi, contamina risorse essenziali come l’aria e l’acqua e mina la sicurezza alimentare. Il che alimenta povert&agrave;, disuguaglianza e nuove tensioni sociali, che possono contribuire, a loro volta, all’insorgere di ulteriori conflitti.</p> 
<p>Per di pi&ugrave;, la guerra infligge ferite che danneggiano l’intero tessuto vitale, colpendo non solo le singole persone e le comunit&agrave;, ma anche la loro pi&ugrave; ampia rete di relazioni con l’intera famiglia umana, e la loro armonia con il creato. Essa rivela un fallimento profondo nel vivere a immagine e somiglianza di Dio, nel rispettare la vita e nel prendersi cura della terra che ci &egrave; affidata. Non &egrave; solo un fallimento politico, ma anche morale e spirituale. Radicata in desideri distorti e in un uso sbagliato della libert&agrave; e del potere umani, la guerra si erge a contro-testimonianza del Vangelo della pace.</p> 
<p>Le crisi menzionate richiedono, oltre che responsabilit&agrave;, anche una conversione del cuore, che fruttifichi in una pi&ugrave; profonda fedelt&agrave; a Dio, in amore reciproco e in rispetto per il dono del creato. Di fatto, le disarmonie che vediamo nel mondo, come la violenza, l’ingiustizia e il degrado ecologico, non sono semplicemente il risultato di sistemi o strutture imperfetti; essi &laquo;si collegano con quel pi&ugrave; profondo squilibrio che &egrave; radicato nel cuore dell’uomo&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#10">ibid</a>.</i>, 10). In realt&agrave;, &egrave; il cuore umano il luogo in cui si svolgono le lotte pi&ugrave; profonde e in cui si rivela la nostra condizione decaduta. Esso, oltre che la sede delle emozioni, &egrave; il centro della persona, in cui convergono ragione, desiderio, volont&agrave; e coscienza. &Egrave; l&igrave; che combattiamo con le voglie contraddittorie che ci abitano, amore e indifferenza, verit&agrave; e illusione, giustizia e ingiustizia (cfr <i>Gc</i> 1,14-15). Le ferite della guerra e il degrado della terra, perci&ograve;, sono profondamente legati alla condizione del cuore umano. I conflitti che tormentano l’umanit&agrave; sono per molti versi espressione esteriore di contrasti e divisioni interiori. Quando il cuore &egrave; traviato, le relazioni ne soffrono e le strutture che costruiamo cominciano a riflettere tale disordine.</p> 
<p><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it.html">Papa Benedetto XVI</a> ci ha ricordato che &laquo;i deserti esteriori si moltiplicano nel mondo, perch&eacute; i deserti interiori sono diventati cos&igrave; ampi&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/homilies/2005/documents/hf_ben-xvi_hom_20050424_inizio-pontificato.html">Omelia per l’Inizio del Ministero Petrino</a></i>, 24 aprile 2005). Il che ci invita a riconoscere che, in qualche maniera, ci&ograve; che &egrave; spezzato attorno a noi lo &egrave; anche dentro di noi. Per questo motivo, per costruire una societ&agrave; pacifica, non dobbiamo solo riformare le strutture, ma anche rinnovare i nostri cuori. Le cause pi&ugrave; radicali di conflitto e lo sfruttamento del creato sono conseguenze di una crisi etica e culturale che include la perdita del senso del limite, il desiderio di dominio, la ricerca di profitto immediato e l’incapacit&agrave; di riconoscere la dignit&agrave; che Dio ha donato a ogni persona umana.</p> 
<p>La chiamata profetica a “forgiare le spade in vomeri” (cfr <i>Is</i> 2,4) non &egrave; quindi solo un sogno per le nazioni, ma un appello rivolto a ogni persona. Ci invita a trasformare ci&ograve; che &egrave; male in vita. Tuttavia questa trasformazione non pu&ograve; essere realizzata soltanto attraverso un cambiamento esteriore. Essa richiede, in cooperazione con la grazia di Dio, una conversione pi&ugrave; profonda, sia personale che collettiva: un ritorno al Signore, che riporter&agrave; ordine nei nostri desideri, guarir&agrave; le nostre ferite e ci aiuter&agrave; a crescere nella virt&ugrave;.</p> 
<p>Senza questa trasformazione interiore, la pace rimane fragile e di breve durata. Ma dove i cuori si rinnovano, si cominciano ad aprire nuove possibilit&agrave;. Ci&ograve; che &egrave; stato usato per la distruzione pu&ograve; essere reindirizzato verso la vita, per la cura dei poveri, il nutrimento degli affamati e la salvaguardia del creato. Questo &egrave; il cammino di un’autentica conversione ecologica, in cui gli effetti dell’incontro con Ges&ugrave; Cristo si manifestano con evidenza nel rapporto con il mondo che ci circonda (cfr Francesco, Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html#217.">Laudato si’</a></i>, 217). La pace, quindi, comincia nel cuore e si riflette all’esterno nelle nostre relazioni, nelle comunit&agrave; e pi&ugrave; ampiamente nel mondo.</p> 
<p>Sebbene le sfide che ci attendono siano enormi, il Signore non ci lascia privi dei mezzi di guarigione e di trasformazione. Al posto delle armi da guerra, il Dio della pace ci dona la forza di guarire, riconciliare e costruire una civilt&agrave; dell’amore. In questo modo siamo chiamati a tutelare i molti “ecosistemi” che ci sono stati affidati: del creato, delle relazioni umane e del cuore stesso dell’uomo.</p> 
<p>Immaginiamo un mondo in cui le energie attualmente impiegate nella guerra siano destinate allo sviluppo umano integrale, al superamento della povert&agrave;, alla difesa della dignit&agrave; umana e alla riconciliazione tra i popoli divisi. Una visione del genere riflette la fede nell’avvento del Regno di Dio.</p> 
<p>I veri strumenti per costruire la pace non sono le armi di distruzione, ma piuttosto la verit&agrave;, il dialogo, la pazienza, la bont&agrave;, la giustizia, la misericordia, la comprensione, la cura e l’amore. Questi scaturiscono da cuori plasmati dal Vangelo e sostenuti dalla grazia di Dio. Solo queste qualit&agrave; hanno il potere di trasformare gli individui, rinnovare le comunit&agrave; e guarire le ferite del nostro mondo.</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, il cammino che abbiamo davanti &egrave; chiaro, seppure non facile. Siamo chiamati a lasciare che i nostri cuori siano rinnovati, perch&eacute; possiamo cercare la pace e prenderci cura del creato. La Scrittura ci raccomanda di custodire i nostri cuori, poich&eacute; &egrave; da essi che sgorga tutto ci&ograve; che facciamo (cfr <i>Pr</i> 4,23).</p> 
<p>Se ci assumiamo questo compito con umilt&agrave; e fede, diventeremo collaboratori nell’opera di rinnovamento di Dio. Passeremo, lentamente ma inesorabilmente, dal deserto al giardino, dalla divisione alla comunione e dalla violenza alla pace.</p> 
<p>Il Signore ci dia il coraggio di percorrere questa via, perch&eacute; in questo nostro tempo le “spade” siano realmente “forgiate in vomeri”, la promessa del Vangelo si radichi pi&ugrave; profondamente nel nostro mondo e la pace di Cristo regni su tutto il creato.</p> 
<p><i>Dal Vaticano, 15 agosto 2026, Assunzione della B.V. Maria.<br /> <br /> </i></p> 
<p style="text-align: center;">LEONE PP. XIV</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Parrocchia San Tommaso da Villanova in Castel Gandolfo: Santa Messa (15 agosto 2026)]]></title><pubDate>Sat, 15 Aug 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260815-omelia-castelgandolfo.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260815-omelia-castelgandolfo.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 15 Aug 2026 10:44:18 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>con grande gioia anche quest’anno celebro con voi la Solennit&agrave; dell’Assunzione.</p> 
<p>Il Magistero della Chiesa ci insegna che &laquo;Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo&raquo; (Pio XII, Cost. Ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/apost_constitutions/documents/hf_p-xii_apc_19501101_munificentissimus-deus.html">Munificentissimus Deus</a></i>, 1&deg; novembre 1950) e ci indica, in questo Mistero, il compimento della pienezza di grazia che Dio le ha donato nella sua Concezione Immacolata (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/apost_constitutions/documents/hf_p-xii_apc_19501101_munificentissimus-deus.html">ibid</a>.</i>).</p> 
<p>Per questo, molte opere d’arte la raffigurano, al termine della sua vita terrena, come una giovane bellissima che si eleva fisicamente da terra verso la volta celeste. Esse si ispirano alla scena descritta nel brano dell’Apocalisse che abbiamo ascoltato nella prima Lettura: &laquo;Una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi&raquo; (cfr <i>Ap</i> 12,1), a significare che nel cuore di Maria si incontrano il cielo e la terra, il tempo e l’eternit&agrave;.</p> 
<p>Questa immagine, in apparenza, contrasta con l’esperienza di ci&ograve; che produce in noi il passare degli anni. Con l’et&agrave;, infatti, il nostro corpo non si fa pi&ugrave; agile, ma pi&ugrave; pesante; la pelle non diventa pi&ugrave; fresca, ma mostra i segni della vecchiaia; i capelli non prendono colore e lucentezza, ma diventano grigi e poi bianchi. Allora, cosa abbiamo in comune con la giovane meravigliosa che troviamo dipinta sulle pale dei nostri Altari?</p> 
<p>Per comprenderlo dobbiamo tenere uniti i due segni a cui abbiamo accennato: il corpo incorrotto della Madre di Dio e il suo cuore immacolato. &Egrave; la purezza dell’anima, infatti, che in Maria – come in noi – per grazia di Dio illumina e trasfigura tutta la persona, portandola alla gloria del Cielo.</p> 
<p>La glorificazione di Maria in anima e corpo ci insegna che la nostra vera bellezza non consiste nel nascondere i segni del tempo che passa, ma nel mostrare impressi anche nella nostra carne i segni dell’amore che non ha fine (cfr <i>1Cor</i> 13,8).</p> 
<p>Ci invita, cos&igrave;, a rivedere molti dei canoni estetici, prevalentemente di stampo edonistico e consumistico, che il mondo ci impone, e che rischiano di imprigionarci in pesanti condizionamenti, facendoci sprecare energie preziose in ci&ograve; che non conta davvero e non dura per sempre. Nell’esperienza comune, si possono incontrare persone dal volto marcato dagli anni e dalle sofferenze, eppure capaci di irradiare serenit&agrave;, benevolenza e pace attorno a s&eacute;; come se ne possono osservare altre, magari esteriormente attraenti, ma dure e fredde nell’intimo. Ed &egrave; facile capire dove sta la vera bellezza e dove invece c’&egrave; ancora bisogno di conversione, di perdono e di guarigione.</p> 
<p>Se vogliamo veramente scoprire e coltivare la bellezza divina di cui siamo avvolti e per la quale siamo fatti, e diffonderla intorno a noi, dobbiamo imparare a leggerla nel volto tenero di un bambino come nelle rughe di un anziano, nella vivacit&agrave; di un giovane come nella compostezza di un adulto, negli ornamenti della festa come negli abiti e negli strumenti del lavoro. Dobbiamo ascoltare le storie d’amore uniche che ciascuna di queste realt&agrave; ci racconta, riconoscendovi dei piccoli squarci di cielo.</p> 
<p>&Egrave; l’amore l’ornamento pi&ugrave; bello dell’uomo: l’amore che trasfigura, trasforma, nobilita, porta in alto; che rende leggeri, liberi, vicini a Dio, pur attraverso le vicende alterne della vita.</p> 
<p><a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it.html">San Paolo VI</a>, meditando sul mistero dell’Assunzione della Vergine, diceva che per comprenderne il significato &laquo;bisogna rendere superlativi e assoluti i termini da noi usati nel linguaggio terreno […], per figurarci in piccola dimensione l’eterno&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/homilies/1969/documents/hf_p-vi_hom_19690815.html">Omelia</a></i>, 15 agosto 1969). E a proposito di questo incontro, nella Madre di Dio, di infinito e finito, <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a> scriveva: &laquo;Maria &egrave; colei che sa trasformare una grotta per animali nella casa di Ges&ugrave;, con alcune povere fasce e una montagna di tenerezza&raquo; (Esort. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html#Il_dono_di_Ges%C3%B9_al_suo_popolo">Evangelii gaudium</a></i>, 286).</p> 
<p>Il miracolo che Maria, la fanciulla di Nazareth, ha vissuto nel suo cuore innocente, e che l’ha portata alla gloria del Cielo, &egrave; un toccarsi di estremi, come Lei stessa testimonia nelle parole ispirate del <i>Magnificat</i>, che abbiamo ascoltato nel Vangelo (cfr <i>Lc</i> 1,46-55). In questo cantico, attraverso le espressioni umili della sua fede, la Madre del cielo ci parla in modo semplice di misteri grandiosi: di Dio che in Lei si fa uomo per salvare gli uomini, dell’Eterno che in Lei si manifesta nel tempo per riaprire anche a noi la via dell’eternit&agrave;, mostrandoci al tempo stesso, nella sua condizione di “umile serva”, la “piccola dimensione” in cui, come diceva <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it.html">San Paolo VI</a>, anche noi possiamo incontrare il Signore.</p> 
<p>La sublimit&agrave; del Mistero che celebriamo, allora, non dobbiamo cercarla lontano. Possiamo incontrarla l&agrave; dove c’&egrave; vera carit&agrave;: negli occhi di un pap&agrave; e di una mamma che tornano a casa dopo una giornata di lavoro, stanchi, ma felici di stare coi loro bambini; nei volti di nonni e nonne che, nonostante gli acciacchi dell’et&agrave;, si riaccendono di energie inaspettate nel prendersi cura dei nipotini; o ancora nell’impegno di giovani che si sforzano di crescere puliti e onesti, pronti anche ad andare controcorrente rispetto a “quello che fanno tutti”; infine nell’opera di tanti uomini e donne che quotidianamente, con fede e dedizione, contribuiscono a portare un po’ di Cielo sulla terra e la terra verso il Cielo.</p> 
<p>Carissimi, il volto bellissimo dell’Assunta &egrave; unico, supera ogni possibile rappresentazione, eppure, al tempo stesso, ci &egrave; noto: &egrave; quello delle persone che ci stanno accanto, anche in questo momento, dei fratelli e delle sorelle con cui condividiamo, nella fede, l’offerta quotidiana della nostra vita. Per questo, nella donna dell’Apocalisse la Comunit&agrave; dei credenti vede s&eacute; stessa, e il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a> descrive Maria come &laquo;l’immagine e l’inizio della Chiesa, […] segno di sicura speranza e di consolazione&raquo; (Cost. dogm. <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>, 68). Nella sua umanit&agrave; santa, per grazia di Dio, c’&egrave; anche la nostra, ci siamo anche noi, chiamati a vivere la sua stessa pienezza di vita e a condividere la sua stessa gloria.</p> 
<p>Sant’Agostino, parlando della risurrezione di Cristo, invitava i cristiani del suo tempo a farne la bussola e il punto di riferimento della loro esistenza. Diceva: <i>&laquo;Cristo risorse per non morire mai pi&ugrave; […]. Cambia rotta, segui la luce! Inizia a levarti dallo stesso posto da cui &egrave; risorto lui&raquo; (Enarratio in Psalmos </i>126, 7).</p> 
<p>Facciamo nostro il suo invito. Seguiamo la luce del Risorto, cambiando rotta, se necessario. Facciamolo, in particolare, oggi, guardando Maria, che Dio ha coronato di gloria in anima e corpo, e che ci ha donato come Madre, guida, compagna di viaggio e protettrice sulla via del Cielo.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Videomessaggio del Santo Padre in occasione dell'Assemblea annuale della "Leadership Conference of Women Religious" nel 70° anniversario della fondazione [Rosen Center, Orlando (Florida), 11-14 agosto 2026] (12 agosto 2026)]]></title><pubDate>Wed, 12 Aug 2026 15:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260812-videomessaggio-lcwr.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260812-videomessaggio-lcwr.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 24 Aug 2026 15:23:55 +0200 --> <p><i>Cari amici in Cristo</i>,</p> 
<p>saluto cordialmente i membri della <i>Leadership Conference of Women Religious </i>negli Stati Uniti d’America, che sta celebrando il 70&deg; anniversario della sua fondazione durante l’Assemblea annuale 2026. Offro inoltre oranti buoni auspici alle religiose e ai religiosi di diverse Congregazioni di tutta l’America che stanno partecipando all’evento di quest’anno.</p> 
<p>Anche se provenite da comunit&agrave; con storie e apostolati differenti, &egrave; importante ricordare la necessit&agrave; di promuovere l’unit&agrave; nei vostri Istituti e tra loro, come anche nella Chiesa in generale. Tutti i cristiani sono chiamati a essere costruttori della comunione di Cristo, che prende forma in una Chiesa sinodale nella quale ognuno coopera alla stessa missione secondo il proprio carisma e il proprio ministero (cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260626-concistoro-straordinario.html">Concistoro straordinario: Discorso di apertura</a></i>, 26 giugno 2026). In modo speciale, i membri della vita religiosa sono chiamati a diventare esperti in sinodalit&agrave; per via delle opportunit&agrave; di praticarla offerte dalla vita in comunit&agrave;, nonch&eacute; per il modo stesso in cui le vostre Congregazioni sono organizzate (cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/october/documents/20251010-giubileo-vita-consacrata.html">Incontro con i partecipanti al Giubileo della Vita Consacrata</a></i>, 10 ottobre 2025). In tal senso, sono stato lieto di apprendere che le procedure dell’Assemblea includeranno un metodo sinodale di ascolto, confronto e discernimento, con l’apertura e la disponibilit&agrave; a comprendere ci&ograve; che gli altri stanno dicendo. Pertanto, spero che, attraverso questo formato di dialogo fraterno e ricettivo, possiate discernere ci&ograve; che lo Spirito Santo sta dicendo (cfr. <i>Ap</i> 2, 7) sul presente e sul futuro della vita consacrata nelle nazioni nelle quali servite.</p> 
<p>In modo particolare, attraverso i molti carismi donati dallo Spirito Santo nel corso della storia, le donne e gli uomini consacrati hanno aiutato a rendere la missione e il mistero della Chiesa visibile nel nostro mondo (cfr. San Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodale<i> <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_exhortations/documents/hf_jp-ii_exh_25031996_vita-consecrata.html">Vita consecrata</a></i>, n. 1). A tale riguardo, esprimo gratitudine per i contributi duraturi dei vostri Istituti nei campi dell’evangelizzazione, dell’educazione e della cura per i poveri e gli emarginati, solo per citarne alcuni. Mentre riflettete sul vostro tema, “Many Charisms, One Spirit, One Call”, prego perch&eacute; teniate presenti in modo particolare i carismi specifici che Dio ha affidato ai fondatori e alle fondatrici delle vostre rispettive comunit&agrave;. La Chiesa ha bisogno di voi e di tutta la diversit&agrave; e la ricchezza delle forme di consacrazione e di ministero che rappresentate, poich&eacute; con la vostra vitalit&agrave; e la vostra testimonianza di una vita incentrata su Ges&ugrave; potete contribuire a risvegliare il mondo (cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/october/documents/20251010-giubileo-vita-consacrata.html">Incontro con i partecipanti al Giubileo della Vita Consacrata</a></i>, 10 ottobre 2025). Cos&igrave;, insieme, riuscirete ad affrontare la globalizzazione dell’indifferenza e dell’impotenza con il rimedio dell’amore e della misericordia di Cristo.</p> 
<p>Al fine di promuovere il fiorire autentico della vita consacrata, il lavoro per favorire le vocazioni religiose riveste un’importanza fondamentale. Come molti di noi hanno sperimentato di persona, la chiamata di Cristo a seguirlo con cuore indiviso attraverso voti di povert&agrave;, castit&agrave; e obbedienza, porta gioia, pace e realizzazione. Oggi, nonostante stia aumentando il fenomeno della secolarizzazione nel mondo, c’&egrave; anche una crescente fame di Dio. Di fatto, come ho recentemente osservato durante il <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/spagna-6-12giugno2026.html">mio Viaggio Apostolico in Spagna</a>, “[n]umerosi giovani e adulti stanno riscoprendo la fede cristiana, magari dopo un periodo della vita in cui si erano un po’ allontanati da Dio” (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260609-spagna-veglia.html">Veglia di preghiera</a></i>, 9 giugno 2026). Nelle vostre interazioni con i giovani, quindi, provate a cercare modi per far conoscere loro il vostro modo di vivere e aiutateli ad ascoltare la voce del Signore, che ci parla nel profondo del nostro cuore. Esortateli ad avere coraggio nel rispondere a Ges&ugrave;, che non pu&ograve; essere superato in generosit&agrave;, di modo che anche loro possano condividere la gioia che nasce dal seguire la sua chiamata.</p> 
<p>Con questi sentimenti, vi auguro un fecondo incontro e vi assicuro della mia vicinanza spirituale. Affido il lavoro dell’Assemblea alla protezione materna di Maria, Madre della Chiesa, affinch&eacute; interceda per tutti voi e per le comunit&agrave; che rappresentate.</p> 
<p>E vi benedica Dio Onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo. Amen.</p> 
<p>______________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-08/quo-183/esperti-di-sinodalita-per-risvegliare-il-mondo-dall-indifferenza.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 183, mercoled&igrave; 12 agosto 2026, p. 3.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Udienza Generale del 12 agosto 2026: I Documenti del Concilio Vaticano II. III. Costituzione Sacrosanctum Concilium. 6. L’anno liturgico]]></title><pubDate>Wed, 12 Aug 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260812-udienza-generale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260812-udienza-generale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Tue, 01 Sep 2026 13:54:53 +0200 --> <p><b>I Documenti del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>. III. Costituzione <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html"><i>Sacrosanctum Concilium</i></a>.<i> </i>6. <i>L’anno liturgico</i></b></p> 
<p><br /> <i>Cari fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>il quinto capitolo della Costituzione conciliare <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html">Sacrosanctum Concilium</a></i> (<i>SC</i>) &egrave; dedicato all’anno liturgico, tema sul quale oggi vogliamo soffermarci, per spiegarne il valore nella vita di ogni credente.</p> 
<p>Anzitutto &egrave; doveroso ricordare che questo modo di definire il ciclo delle feste cristiane come “anno liturgico” si &egrave; diffuso nel linguaggio ecclesiale grazie all’opera del Servo di Dio l’abate Prosper Gu&eacute;ranger (1805-1875).</p> 
<p>Nell’Enciclica <i><a href="https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/encyclicals/documents/hf_p-xii_enc_20111947_mediator-dei.html">Mediator Dei</a>,</i><a href="https://www.vatican.va/content/pius-xii/it.html">Papa Pio XII</a> afferma che non si tratta di &laquo;una fredda e inerte rappresentazione di fatti che appartengono al passato o una semplice […] rievocazione di realt&agrave; d’altri tempi. [L’anno liturgico] &egrave;, piuttosto, Cristo stesso, che vive sempre nella sua Chiesa e che prosegue il cammino di immensa misericordia da lui iniziato […] in questa vita mortale […], allo scopo di mettere le anime umane al contatto dei suoi misteri e farle vivere per essi; misteri che sono perennemente presenti ed operanti&raquo; (III Divinum Officium et Annus Liturgicus, II Cyclus Mysteriorum). L’anno liturgico dunque va inteso come costante attualizzazione dell’opera della salvezza, che Cristo realizza nella storia. Percorrendo questo ciclo temporale, la Chiesa resta a contatto con l’azione redentrice del Signore, sicch&eacute; tutti i fedeli vengono colmati della sua grazia (cfr <i>SC</i>, 102c). L’incontro con Ges&ugrave;, morto e risorto per noi, &egrave; la finalit&agrave; che la Chiesa sempre persegue, ponendo al centro di ogni momento la celebrazione dell’evento pasquale.</p> 
<p>Perci&ograve; i Padri conciliari considerano &laquo;fondamento e nucleo dell’anno liturgico&raquo; proprio la domenica, &laquo;il giorno di festa primordiale&raquo; (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#106">SC</a></i>, 106). In diverse lingue moderne, il suo nome attesta che &egrave; il “<i>dies Domini</i>”, “il giorno del Signore”. Anche in quelle lingue nelle quali ha prevalso il riferimento al “giorno del sole” (<i>Sunday</i>, <i>Sonntag</i>) si intravede il legame con Cristo: Cristo &egrave; il vero “sole di giustizia” che illumina ogni uomo!</p> 
<p><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">San Giovanni Paolo II</a>, nella Lettera apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_letters/1998/documents/hf_jp-ii_apl_05071998_dies-domini.html">Dies Domini</a></i> (31 maggio 1998), insegna che la domenica &egrave; giorno del Signore, giorno della Chiesa, giorno dell’uomo e, infine, “giorno dei giorni”: &laquo;Essendo la domenica la Pasqua settimanale, in cui &egrave; rievocato e reso presente il giorno nel quale Cristo risuscit&ograve; dai morti, essa &egrave; anche il giorno che rivela il senso del tempo. […] Sgorgando dalla Risurrezione, essa fende i tempi dell’uomo, i mesi, gli anni, i secoli, come una freccia direzionale che li attraversa orientandoli al traguardo della seconda venuta di Cristo. La domenica prefigura il giorno finale, quello della <i>Parus&iacute;a</i>&raquo; (n. 75), quando tutti risorgeremo.</p> 
<p>Per santificare la domenica &egrave; fondamentale celebrare l’Eucaristia. L’ascolto della Parola e la partecipazione al Corpo di Cristo comportano, secondo i Padri conciliari, il <i>convenire in unum</i> (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#106">SC</a></i>, 106), cio&egrave; la festosa convocazione dei fedeli. In tale assemblea la comunit&agrave; cristiana rende visibile la propria comunione con il Signore e testimonia la sua appartenenza a Cristo e la sua fedelt&agrave; alla Chiesa. Questa assemblea non &egrave; sostituibile da una presenza soltanto virtuale, n&eacute; si riduce a un raduno meramente passivo. L’assemblea liturgica si avvera infatti nell’attiva partecipazione di fratelli e sorelle, convocati insieme a &laquo;rendere grazie a Dio che li ha generati, “mediante la risurrezione di Cristo dai morti, per una speranza viva” (<i>1Pt</i> 1,3)&raquo; (<i>ibid.</i>).</p> 
<p>A tale proposito, esorto tutti a ricercare le migliori condizioni affinch&eacute; sia possibile prendere parte alla santa Messa anche a quanti di domenica non hanno possibilit&agrave; di astenersi dal lavoro.</p> 
<p>Carissimi, l’anno liturgico, ritmato dalle domeniche, ha una storia interessante, nella quale si intrecciano la fede e la devozione della Chiesa. Fin dal II secolo d.C., infatti, alla celebrazione della Pasqua settimanale si &egrave; aggiunta quella della Pasqua annuale, &laquo;massima solennit&agrave;&raquo; (<i>SC</i>, 102), estesa al “lietissimo spazio” di cinquanta giorni, culminanti nella Pentecoste, e preparata dal tempo di Quaresima con il suo carattere penitenziale (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#109">SC</a></i>, 109). Lo sviluppo del ciclo natalizio, avvenuto successivamente sul modello di quello pasquale, ha consentito di rivivere i misteri dell’incarnazione del Verbo di Dio, della sua nascita e della sua manifestazione al mondo. La Chiesa ha inserito poi nei diversi tempi la venerazione della beata Vergine Maria, &laquo;congiunta indissolubilmente con l’opera salvifica del Figlio suo&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#103">SC</a></i>, 103) e &laquo;le memorie dei martiri e degli altri santi che […] in cielo cantano a Dio la lode perfetta e intercedono per noi&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#104">SC</a></i>, 104).</p> 
<p>L’anno liturgico ripropone cos&igrave; in forma sacramentale la pedagogia della storia della salvezza, guidando i fedeli dall’attesa del Messia alla pienezza del mistero pasquale e all’anticipazione della gloria futura. In esso la Chiesa celebra l’attualit&agrave; salvifica del mistero di Cristo, permettendo ai credenti di parteciparvi sempre pi&ugrave; profondamente. Per questo l’anno liturgico costituisce il principio ispiratore e il quadro di riferimento essenziale di ogni azione pastorale.</p> 
<p><i>_________________________________</i></p> 
<p><b>Saluti</b></p> 
<p>Je salue tous les p&egrave;lerins de langue fran&ccedil;aise et plus particuli&egrave;rement les fid&egrave;les du Dioc&egrave;se de Yaound&eacute; au Cameroun, accompagn&eacute;s de leur &eacute;v&ecirc;que. Rassasi&eacute;s &agrave; la table de l’Eucharistie, soyez pour le monde des t&eacute;moins lumineux de l’amour du Christ. Que Dieu vous b&eacute;nisse !</p> 
<p>[<i>Saluto tutti i pellegrini di lingua francese e, in particolare, i fedeli della Diocesi di Yaound&eacute;, in Camerun, accompagnati dal loro Vescovo. Saziati alla mensa eucaristica, siate per il mondo testimoni luminosi dell’amore di Cristo. Dio vi benedica!</i>]</p> 
<p>I greet all the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, particularly the groups from Malta and Zimbabwe. Upon you and your families, I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ. God bless you all!</p> 
<p>Liebe Br&uuml;der und Schwestern deutscher Sprache, der heilige Benedikt von Nursia schreibt in seiner M&ouml;nchsregel, dass &raquo;dem Gottesdienst nichts vorgezogen werden soll&laquo; (<i>Regula</i> 43,3). Ich w&uuml;nsche euch, dass ihr stets die verwandelnde Kraft Christi erfahren d&uuml;rft, die uns in der heiligen Liturgie im H&ouml;ren auf das Wort Gottes und durch die Feier der Sakramnete zuteil wird. Der Herr segne und beh&uuml;te euch!</p> 
<p>[<i>Cari fratelli e sorelle di lingua tedesca, San Benedetto da Norcia scrive nella sua Regola monastica: &laquo;non si anteponga nulla all’Opera di Dio&raquo; (Regula 43,3). Vi auguro che possiate sperimentare sempre la forza trasformatrice di Cristo, che attingiamo nella Sacra Liturgia, nell’ascolto della Parola di Dio e attraverso la celebrazione dei Sacramenti. Il Signore vi benedica!</i>]</p> 
<p>Deseo expresar mi cercan&iacute;a a las hermanas y hermanos colombianos que sufrieron los efectos del reciente terremoto que caus&oacute; numerosas v&iacute;ctimas y heridos, as&iacute; como grandes da&ntilde;os materiales. Mientras ruego al Se&ntilde;or por el eterno descanso de los fallecidos, aseguro mis plegarias por sus familias y todos los que han sido golpeados por esta tragedia. Manifiesto mi gratitud a cuantos trabajan en las labores de rescate y de asistencia a los damnificados.</p> 
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua espa&ntilde;ola. Pid&aacute;mosle a la Virgen Mar&iacute;a, quien llev&oacute; a Cristo en su seno, que interceda por nosotros para que, tambi&eacute;n como ella, podamos participar de los misterios de Cristo, especialmente en la celebraci&oacute;n dominical de la Eucarist&iacute;a. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.</p> 
<p>我向讲中文的人们致以诚挚的问候。亲爱的弟兄姐妹们，愿童贞圣母玛利亚日复一日地光照你们的生命，并护佑你们永沐和睦之中。我衷心地降福你们！</p> 
<p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, la Vergine Maria illumini quotidianamente la vostra esistenza e vi custodisca nella concordia. Vi benedico di cuore</i>.]</p> 
<p>Sa&uacute;do com afeto todos os peregrinos de l&iacute;ngua portuguesa, em especial o grupo vindo de Mo&ccedil;ambique! Queridos irm&atilde;os e irm&atilde;s, encorajo-vos a santificar o domingo participando da Santa Missa, e n&atilde;o apenas assistindo-a virtualmente. A Eucaristia &eacute; o encontro vivo com o Senhor ressuscitado, que d&aacute; sentido &agrave; nossa vida e nos concede a gra&ccedil;a necess&aacute;ria para enfrentar, na presen&ccedil;a de Deus, cada dia da semana. Que o Senhor vos aben&ccedil;oe!</p> 
<p>[<i>Saluto con affetto tutti i pellegrini di lingua portoghese, in modo speciale il gruppo venuto dal Mozambico! Cari fratelli e sorelle, vi incoraggio a santificare la domenica partecipando alla Santa Messa, non assistendovi soltanto in modo virtuale. L’Eucaristia &egrave; l’incontro vivo con il Signore risorto, che d&agrave; senso alla nostra vita e ci dona la grazia necessaria per affrontare, alla presenza di Dio, ogni giorno della settimana. Il Signore vi benedica!</i>]</p> 
<p style="text-align: right;"><span class="arabic">أُحيِّي المُؤمِنِينَ النَّاطِقِينَ باللُغَةِ العَرَبِيَّة. السَّنَةُ الليِتُورجِيَّةُ لَيسَت مُجَرَّدَ إحياءٍ لِذِكرَى أَحداثٍ مِن المَاضِي، بَل هي حُضُورُ المَسِيحِ الحَيِّ الَّذي يُواصِلُ عَمَلَهُ الخَلاصِيّ في كَنِيسَتِهِ وَيَقُودُنا إلى اللقاءِ بِه. بارَكَكُم الرَّبُّ جَميعًا وَحَماكُم دائِمًا مِن كلِّ شَرّ!</span></p> 
<p>[<i>Saluto i fedeli di lingua araba. L’anno liturgico non &egrave; una semplice commemorazione degli eventi del passato, ma &egrave; la presenza viva di Cristo, che continua nella sua Chiesa l’opera della salvezza e ci guida all’incontro con Lui. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!</i>]</p> 
<p>Serdecznie pozdrawiam Polak&oacute;w! Sierpień to miesiąc ważnych dla was rocznic. Dzięki wstawiennictwu Maryi, 15 sierpnia 1920 r., dokonało się zwycięstwo w Bitwie Warszawskiej, kt&oacute;re odmieniło losy Polski i Europy. W wigilię Wniebowzięcia obchodzone jest wspomnienie liturgiczne św. Maksymiliana Marii Kolbego, kt&oacute;ry oddał życie za wsp&oacute;łwięźnia w niemieckim nazistowskim obozie Auschwitz. Niech wspominanie tych wydarzeń kieruje nasze kroki na drogę pokoju wskazywaną przez Niepokalaną. Wszystkim wam błogosławię!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i polacchi! Agosto &egrave; per voi un mese ricco di importanti anniversari. Per intercessione di Maria, il 15 agosto 1920, si comp&igrave; la vittoria nella Battaglia di Varsavia, che cambi&ograve; il corso della storia della Polonia e dell’Europa. Alla Vigilia dell’Assunzione si celebra la memoria liturgica di San Massimiliano Maria Kolbe, che offr&igrave; la sua vita per un compagno di prigionia nel campo nazista tedesco di Auschwitz. Il ricordo di questi eventi ci guidi sulla via della pace indicata dall’Immacolata. A tutti la mia benedizione!</i>]</p> 
<p style="text-align: center;">* * *</p> 
<p>Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i Fratelli di San Gabriele, provenienti dall’Asia e dall’Africa, che ricordano il 25&deg; anniversario di professione religiosa, e li incoraggio a perseverare con gioia nella missione al servizio del Vangelo.</p> 
<p>Saluto, altres&igrave;, i partecipanti al Campo internazionale promosso dall’Opera per la giovent&ugrave; “Giorgio La Pira” e il gruppo “Il Cenacolo” di Maropati.</p> 
<p>Il mio pensiero va, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Tra qualche giorno celebreremo la Solennit&agrave; dell’Assunzione della Beata Vergine Maria. Mi &egrave; caro esortarvi a rivolgere con costanza la vostra preghiera alla Madre di Dio, seguendone l’esempio nell’accogliere pienamente la vocazione alla “familiarit&agrave;” con il Signore e alla sollecitudine verso il prossimo.</p> 
<p>A tutti la mia benedizione!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Messaggio del Santo Padre per la 112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2026]]></title><pubDate>Tue, 11 Aug 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/migration/documents/20260811-world-migrants-day-2026.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/migration/documents/20260811-world-migrants-day-2026.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 14 Aug 2026 11:33:07 +0200 --> <p style="text-align: center;"><b><i>Anche uno solo di questi bambini (cfr Mt 18,10)</i></b></p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>Cari fratelli e care sorelle!</p> 
<p>Di anno in anno la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato ci invita a volgere il nostro sguardo su aspetti diversi del complesso fenomeno migratorio. Per questa 112&ordf;&nbsp;Giornata il tema <i>&laquo;Anche uno solo di questi bambini&raquo;</i> richiama la nostra attenzione sui minori direttamente coinvolti nell’esperienza del migrare e della fuga, sulla sollecitudine nei loro confronti e sulla promessa del Signore che &laquo;chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me&raquo; (<i>Mc</i> 9,37).</p> 
<p><i>Minori sfollati: una realt&agrave; complessa di vulnerabilit&agrave;</i></p> 
<p>I minori sono i pi&ugrave; vulnerabili all’interno dei flussi migratori mondiali. Sono volti concreti, storie uniche, che fanno appello alla nostra coscienza. Ogni anno, milioni di bambini e adolescenti sono costretti ad abbandonare la propria terra a causa di guerre, povert&agrave;, violenze, disastri ambientali e altre tragedie; e purtroppo il loro numero continua ad aumentare. Le responsabilit&agrave; economiche, politiche e militari di questo disastro sono immani. La sofferenza non si esaurisce nello spostarsi: vi sono giovanissimi che hanno perso genitori, fratelli, sorelle e amici e sono testimoni di violenze indicibili. Altri, separati per lunghi periodi dai propri familiari,<b> </b>tentano di ricongiungersi a loro, vivendo nel frattempo l’angoscia della lontananza. Vi sono poi minori che affrontano il tragitto insieme ai genitori, esposti tuttavia a condizioni estreme e traumatiche. Non possiamo infine<b> </b>dimenticare la tragica condizione di quanti vengono separati dai genitori a causa del rimpatrio.</p> 
<p>A questo scenario gi&agrave; drammatico si sommano altre tragedie: le morti lungo le rotte migratorie, la tratta e lo sfruttamento, il reclutamento per l’impiego di minori nei conflitti armati, la violenza sessuale, i matrimoni forzati e le atrocit&agrave; subite o viste durante il tragitto. In troppi modi la loro dignit&agrave; viene calpestata.</p> 
<p><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>, nel <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/migration/documents/papa-francesco_20160908_world-migrants-day-2017.html">Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato del 2017</a>, dedicata al tema “Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce”, ricordava che essi &laquo;sono tre volte indifesi perch&eacute; minori, perch&eacute; stranieri e perch&eacute; inermi, quando, per varie ragioni, sono forzati a vivere lontani dalla loro terra d’origine e separati dagli affetti familiari&raquo;.</p> 
<p>Eppure, in mezzo a tanta oscurit&agrave;, non manca la luce della<b> </b>solidariet&agrave;: persone, famiglie, istituzioni civili e comunit&agrave; ecclesiali<b></b>scelgono di non voltarsi dall’altra parte (cfr <i>Lc</i> 10,29-37). Pensiamo alle famiglie che aprono le porte delle proprie case per restituire il calore di un focolare a questi minori, agli educatori nelle comunit&agrave; d’accoglienza, ai volontari e agli operatori che ogni giorno, sulle rotte e nelle nostre citt&agrave;, si dedicano alla cura delle ferite invisibili di questi piccoli. Con il loro impegno, testimoniano che l’amore pu&ograve; vincere l’indifferenza.</p> 
<p><i>Anche uno solo di questi bambini</i></p> 
<p>Dinanzi a questa drammatica realt&agrave;, il mio pensiero va<b> </b>a una parola di Ges&ugrave; che interpella profondamente la coscienza di ciascuno: &laquo;Chi accoglier&agrave; un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me&raquo; (<i>Mt</i> 18,5). Non &egrave; una questione di cifre o di statistiche. Il Vangelo ci invita a non fare calcoli: <i>anche uno solo</i>. Ogni bambino, ogni essere umano possiede una dignit&agrave; infinita. &Egrave; immagine e somiglianza di Dio (cfr <i>Gen</i> 1,26), &egrave; presenza del Signore. Davanti a ciascun minore migrante, siamo chiamati a compiere un atto di umanit&agrave; e di fede: nel bambino, infatti, possiamo accogliere e incontrare il Signore. Questa chiamata si fa ancora pi&ugrave; pressante alla luce dell’altra affermazione del Signore nel Vangelo di Matteo: &laquo;Ero straniero e mi avete accolto&raquo; (<i>Mt</i> 25,35).</p> 
<p>Purtroppo, i minori migranti sono pi&ugrave; facilmente ridotti all’invisibilit&agrave;, perch&eacute; privi di adulti che li proteggano e sostengano. &Egrave; necessario intervenire nei Paesi d’origine per rimuovere le eventuali<b> </b>cause che costringono alla fuga, oltre a offrire protezione e accoglienza nei Paesi di transito e di arrivo. Il grido dei minori sfollati sale oggi a Dio, proprio come quello ascoltato<b> </b>nel libro dell’Esodo: &laquo;Ho visto, ho visto l’afflizione del mio popolo che &egrave; in Egitto, e ho udito il grido che gli strappano i suoi oppressori; perch&eacute; conosco i suoi affanni; e sono sceso per liberarlo&raquo; (<i>Es </i>3,7-8). Dio ascolta e per liberare<b> </b>interpella con forza la coscienza e l’azione di ciascuno di noi, come aveva fatto con Mos&egrave;. Non possiamo restare indifferenti, n&eacute; abituarci a tanta sofferenza.</p> 
<p><i>Un appello alla responsabilit&agrave; di tutti</i></p> 
<p>Anche uno solo di questi bambini ci chiama, <i>nella nostra vita personale</i>, ad aprire occhi e cuore all’ascolto profondo della storia, ai<b> </b>timori e ai<b> </b>sogni di ciascuno di loro, superando quel distacco che riduce l’essere umano a un dato statistico che non ci coinvolge direttamente. &Egrave; un invito a riconoscere il bambino nella sua dignit&agrave;, prima ancora della sua condizione di “migrante”, e a tutelarne i diritti fondamentali: alla vita, all’educazione, ad un livello di esistenza che gli consenta di crescere e svilupparsi pienamente dal punto di vista fisico, mentale, spirituale, morale e sociale.</p> 
<p>Anche uno solo di questi bambini ci chiama, <i>nella vita ecclesiale</i>, a trasformare l’accoglienza da concetto astratto a pratica pastorale stabile. Non possiamo limitarci a delegare questo compito a istituti o associazioni dotati di uno specifico carisma: di fronte ai volti concreti che ci interpellano nel quotidiano, tutta la comunit&agrave; cristiana &egrave; chiamata a sentirli suoi figli e a farsi prossima alla storia concreta di ciascuno. Occorre incoraggiare le comunit&agrave; cristiane all’integrazione e alla valorizzazione dei rifugiati e dei migranti come soggetti a pieno titolo della famiglia ecclesiale, promuovendo nuovi percorsi educativi e spirituali, anche personalizzati, che superino la logica del puro assistenzialismo. In particolare, &egrave; fondamentale prevenire la solitudine, l’isolamento e il rifiuto, che non di rado colpiscono anche i figli dei migranti, e promuovere dinamiche di incontro e di integrazione in cui i ragazzi del territorio e i giovani migranti possano rafforzarsi insieme, in un cammino di mutuo rispetto, di solidariet&agrave; e di amicizia.</p> 
<p>Anche uno solo di questi bambini, <i>nell’orizzonte delle diverse religioni</i>, ci ricorda che la vulnerabilit&agrave; dei piccoli non conosce confini confessionali e ci accomuna in una responsabilit&agrave; umanitaria e spirituale condivisa. Essa diventa terreno fecondo per un dialogo interreligioso concreto, dove i credenti, attingendo al proprio senso della trascendenza, cooperino nel tessere reti di protezione. Le comunit&agrave; di fede sono chiamate a costruire spazi in cui ogni<b> </b>ragazza e ogni ragazzo siano rispettati e valorizzati nelle rispettive identit&agrave; culturali, prevenendo il rischio di radicalizzazione da parte di gruppi estremistici. Proteggere un minore significa, in ultima istanza, custodire l’impronta divina<b> </b>impressa in lui.</p> 
<p>Anche uno solo di questi bambini, <i>nel contesto delle istituzioni civili</i>, ci chiama a riaffermare il principio del superiore interesse del minore. Le istituzioni pubbliche e private<b> </b>sono tenute a mettere al centro la protezione e la dignit&agrave; di ogni singolo bambino e adolescente. Ci&ograve; comporta l’adozione di efficaci strumenti legali di protezione, promuovendo i ricongiungimenti familiari e scongiurando i traumi della separazione. &Egrave; urgente un cambio di prospettiva: occorre spostare l’asse del dibattito dalla mera gestione dei flussi alla tutela piena e immediata dei diritti umani, adottando &laquo;una risposta coordinata, solidale ed efficace, in grado di garantire protezione, accoglienza e reali opportunit&agrave; di integrazione a chi emigra&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260608-spagna-parlamento.html"><i>Discorso al Parlamento spagnolo</i>, Madrid</a>, 8 giugno 2026).</p> 
<p>Affidiamo i minori migranti e rifugiati alla materna protezione di Maria Santissima che, insieme a San Giuseppe e a<b> </b>Ges&ugrave;, ancora bambino, conobbe la ferocia della violenza di Erode e<b> </b>il dramma dell’esilio in Egitto (cfr <i>Mt</i> 2,13-15); sia Lei ad accompagnare i loro passi e ad aiutare le nostre comunit&agrave; a diventare segni vivi e credibili del Vangelo.</p> 
<p><i>Dal Vaticano, 11 agosto 2026, memoria di Santa Chiara d’Assisi.</i></p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p style="text-align: center;">LEONE PP. XIV</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Angelus, 9 agosto 2026]]></title><pubDate>Sun, 09 Aug 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260809-angelus.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260809-angelus.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 09 Aug 2026 12:33:23 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, buona domenica!</i></p> 
<p>Oggi il Vangelo ci parla di Ges&ugrave; che, sul lago di Galilea, raggiunge i discepoli nel mezzo di una tempesta, camminando sulle acque (cfr <i>Mt</i> 14,22-33).</p> 
<p>Dopo il miracolo dei pani e dei pesci (cfr <i>Mt</i> 14,13-21), il Maestro spinge i suoi a salire in barca e a prendere il largo, mentre Lui si ritira sul monte, da solo, a pregare. Lontani dalla riva, per&ograve;, essi si trovano in balia del vento e faticano ad avanzare. Dopo un’esperienza di successo, in cui erano stati protagonisti di un segno prodigioso, ora si ritrovano impotenti e spaventati di fronte alla minaccia delle onde e del vento contrario.</p> 
<p>Sul finire della notte, Ges&ugrave; va loro incontro sulle acque agitate, e impauriti lo scambiano per un fantasma (v. 26). Ma Egli dice loro: &laquo;Coraggio, sono io, non abbiate paura!&raquo; (v. 27). La presenza del Signore cambia tutto: Pietro addirittura riesce a fare alcuni passi sopra le onde verso di Lui; poi si spaventa, affonda e Ges&ugrave; lo salva. Quando poi il Maestro sale sulla barca, la tempesta si calma., e allora sgorga spontanea dal cuore dei discepoli la professione di fede: &laquo;Davvero tu sei Figlio di Dio!&raquo; (v. 33).</p> 
<p>Per giungere a questo, non &egrave; bastato loro aver assistito a un miracolo, n&eacute; aver avuto successo davanti alla gente: hanno dovuto passare attraverso l’esperienza della loro debolezza e, in essa, riconoscere la presenza di Dio. Solo cos&igrave; hanno potuto aprire veramente gli occhi e il cuore alla sua vicinanza, ritrovando pace anche in mezzo alla tempesta.</p> 
<p>Un giorno, tempo dopo, Ges&ugrave; dir&agrave; loro: &laquo;Se avrete fede e non dubiterete […], se direte a questo monte: “Levati e gettati nel mare”, ci&ograve; avverr&agrave;&raquo; (<i>Mt</i> 21,21). E proprio questo essi hanno sperimentato sul lago: la pace di Cristo, che era stato sul monte a pregare, li ha raggiunti in mezzo alla furia delle acque.</p> 
<p>Questo miracolo, allora, ci insegna una cosa importante: prima di tutto a non esaltarci davanti al successo e a non presumere mai di noi stessi; e al tempo stesso a non disperare, neanche nei momenti di buio, quando ci sentiamo impotenti davanti ai problemi e, nonostante i nostri sforzi, ci sembra di andare pi&ugrave; indietro che avanti. In qualsiasi circostanza, Ges&ugrave; non ci abbandona e, se lo accogliamo umilmente nella barca della nostra vita – con la preghiera, con i Sacramenti, con l’ascolto della sua Parola –, in Lui troveremo la pace, troveremo luce e forza per il nostro cammino.</p> 
<p>Ci aiuti Maria a vivere cos&igrave;, con abbandono fiducioso in Dio, Lei che fu proclamata beata per la sua fede (cfr <i>Lc</i> 1,45).</p> 
<p>___________________</p> 
<p><b>Dopo l'Angelus</b></p> 
<p>Cari fratelli e sorelle,</p> 
<p>I continue to follow with concern the tragic situation in Sudan, especially in the city of el-Obeid.&nbsp; In expressing my spiritual closeness to all the people of the nation, I renew my appeal to those in authority to guarantee humanitarian corridors for the civilian population.&nbsp; At the same time, I urge the international community to support efforts aimed at bringing about an immediate ceasefire.&nbsp; Let us pray that the Lord may sustain those who are suffering, convert the hearts of those who sow violence, and grant the long awaited peace.</p> 
<p>[<i>Continuo a seguire con preoccupazione la tragica situazione in Sudan, specialmente nella citt&agrave; di el-Obeid. Nell’esprimere la mia vicinanza spirituale al popolo della Nazione, rinnovo il mio appello alle autorit&agrave; affinch&eacute; siano garantiti corridoi umanitari per la popolazione civile. Al tempo stesso, esorto la comunit&agrave; internazionale a sostenere gli sforzi volti a raggiungere un immediato cessate il fuoco. Preghiamo il Signore perch&eacute; sostenga coloro che soffrono, converta i cuori di chi semina violenza e conceda la tanto attesa pace</i>].</p> 
<p>Continuano a giungere notizie dolorose di persone innocenti uccise e ferite in Ucraina e in Russia. Tragici episodi si susseguono, anzi, si moltiplicano, provocando sempre pi&ugrave; vittime civili, tra cui anche bambini. Sono vicino alle famiglie delle vittime, ai feriti e a tutti coloro che soffrono a causa del conflitto in atto. Di fronte a tanto dolore rinnovo un accorato appello affinch&eacute; si rispetti il diritto umanitario e cessino da entrambe le Parti gli attacchi che coinvolgono obiettivi civili. La guerra non fa che generare altra guerra e provoca enormi sofferenze. &Egrave; tempo di fermare la spirale di violenza e dare spazio alla diplomazia e al dialogo per aprire la strada alla pace.</p> 
<p>Ed ora do il benvenuto a tutti voi, romani e pellegrini di diversi Paesi!</p> 
<p>Saluto in particolare i giovani della Comunit&agrave; Santa Maria Maddalena della diocesi di Milano, che hanno percorso la Via Francigena da Siena a Roma; come pure gli scout di Enna, che hanno fatto il loro campo sui Colli romani, e i giovani di Pernumia, diocesi di Padova.</p> 
<p>La presenza di tanti gruppi giovanili, che scelgono di impegnare alcuni giorni di vacanza in attivit&agrave; formative e di amicizia, &egrave; un segno di speranza; come lo &egrave; stato l’evento dei giovani francescani che ho avuto la gioia di incontrare gioved&igrave; scorso ad Assisi.</p> 
<p>A tutti voi, ragazzi e ragazze che mi ascoltate, desidero ricordare che in questi giorni il calendario liturgico propone alcune stupende figure di Santi e Sante, che vi invito a conoscere meglio: ieri il grande San Domenico, fondatore dei Frati Predicatori; oggi Santa Teresa Benedetta della Croce, Edith Stein, carmelitana uccisa ad Auschwitz e co-patrona d’Europa; domani San Lorenzo, diacono della Chiesa di Roma; dopodomani Santa Chiara d’Assisi, che lasci&ograve; una vita agiata per seguire Ges&ugrave; povero e umile, sul modello del suo concittadino San Francesco. Cari giovani, lasciatevi entusiasmare da questi esemplari testimoni del Vangelo!</p> 
<p>Grazie a tutti della vostra presenza e buona domenica!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Visita Pastorale ad Assisi: Santa Messa per i partecipanti all'incontro "Go! Franciscan Youth Meeting" (Basilica di Santa Maria degli Angeli, 6 agosto 2026)]]></title><pubDate>Thu, 06 Aug 2026 10:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260806-visita-assisi-messa.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260806-visita-assisi-messa.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 06 Aug 2026 11:45:12 +0200 --> <p><i>Carissimi fratelli e sorelle,<br /> carissimi giovani!</i></p> 
<p>La festa della Trasfigurazione, che stiamo celebrando, &egrave; un mistero di luce che ci aiuta ad approfondire il nostro incontro, cos&igrave; gioioso, ma anche denso di interrogativi sul presente e sul futuro. Troviamo nel racconto evangelico il contrasto fra luce e ombra, silenzio e parole, stupore e incomprensione. Siamo ad Assisi, una citt&agrave; alla quale salgono da secoli tanti pellegrini – oggi anche noi – perch&eacute; qui tutto sussurra che la nostra vita pu&ograve; cambiare forma, sprigionare luce, riparare il mondo. Qui &egrave; iniziata la trasfigurazione di Francesco, di Chiara e poi di migliaia di altri giovani: hanno accolto il Vangelo<i> sine glossa</i> – noi diremmo: senza sconti – e la vita di Ges&ugrave; &egrave; ricominciata in loro.</p> 
<p>Siamo arrivati qui per capire dove va la storia e dove stiamo andando noi. Nel Vangelo vediamo che si pu&ograve; trovare un senso, si pu&ograve; intravvedere una strada. Come Pietro, Giacomo e Giovanni siamo portati un po’ in disparte e Ges&ugrave; &egrave; con noi. Questo conta: la sua presenza. Sul monte gli apostoli contemplano Ges&ugrave; che si orienta al proprio futuro. Circa questo punto, c’era stata fra loro incomprensione. Sei giorni prima Pietro aveva contestato al Maestro il suo parlare apertamente della croce (cfr <i>Mt</i> 16, 21-26): si aspettava la gloria per il Messia, e forse anche per s&eacute;, senza mettere in conto resistenze e rischi, ma soprattutto senza domandarsi che cosa sia la gloria. Ora, nella trasfigurazione di Ges&ugrave;, &egrave; Dio stesso a rivelarsi nella sua gloria, che ha l’aspetto di una nube che protegge e che avvolge. Indica il Figlio, invita ad ascoltarlo. La via della vita si scopre seguendolo insieme. La sua bellezza ha un nuovo aspetto, un’intensit&agrave; senza precedenti, tanto che Pietro vorrebbe fermare il tempo e prolungare quella visione. Generosamente, si offre di costruire tre capanne, come per veder continuare la conversazione tra Ges&ugrave;, Mos&egrave; ed Elia. In quella conversazione, invece, bisogna entrare. Non si pu&ograve; restarne solo spettatori. Siamo infatti chiamati a leggere le Scritture col Maestro, a interpretare il nostro tempo e a prendere decisioni, seguendo il suo cammino. Siamo qui per vincere la rassegnazione e la paura, per sciogliere i dubbi che trattengono anche noi, come trattenevano gli apostoli. Ges&ugrave; ci chiama a dialogare con la sua storia, per scrivere nuove pagine di storia.</p> 
<p>Mentre ascoltiamo che &laquo;il suo volto brill&ograve; come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce&raquo; (<i>Mt</i> 17,2) pensiamo al mattino di Pasqua, quando un angelo del Signore rovesci&ograve; la pietra che chiudeva il sepolcro e port&ograve; l’annuncio della risurrezione. &laquo;Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve&raquo; (<i>Mt</i> 28,3). &Egrave; la luce di un nuovo giorno, verso il quale siamo orientati, mentre attorno a noi, e talvolta in noi, &egrave; ancora buio. Ne vediamo l’aurora nei santi canonizzati, come San Francesco e Santa Chiara, e in una miriade di fratelli e sorelle che al male rispondono col bene. Non siamo soli! In questi giorni ne avete fatto esperienza: vi siete incontrati e ascoltati, passando dal rumore di voci sovrastanti e contrastanti all’arte della conversazione. Oggi contempliamo Ges&ugrave; che si trasfigura proprio nella conversazione col Padre, con chi lo ha preceduto, Mos&egrave; ed Elia, e coi suoi contemporanei, i discepoli.</p> 
<p>La Chiesa esiste per portarci in questo dinamismo di ascolto e di decisione, in cui comprendere per chi vivere e come vivere. &Egrave; la comunit&agrave; in cui imparare a distinguere la voce di Dio, che non coincide mai semplicemente con le nostre opinioni, e osare quell’obbedienza allo Spirito Santo che ha reso audaci e creativi tutti coloro che hanno accettato di seguire Ges&ugrave;: noi ci de-figuriamo separandoci da Lui e dagli altri; ci trasfiguriamo, invece, nei legami che nutrono e chiamano alla vita. La spiritualit&agrave; francescana, nella quale siete stati formati, &egrave; tra le pi&ugrave; attente a riparare i rapporti fondamentali con Dio e con tutte le sue creature: un’armonia da custodire e coltivare, oggi pi&ugrave; che mai.</p> 
<p>In questo senso, all’inizio della mia <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">prima Enciclica</a> ho suggerito che &laquo;Ogni generazione riceve in eredit&agrave; il compito di dare forma al proprio tempo: di far maturare la storia come luogo in cui la dignit&agrave; di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternit&agrave; resa possibile. Ma su ogni epoca incombe il rischio di costruire un mondo disumano e pi&ugrave; ingiusto. L&agrave; dove l’umanit&agrave; corre il pericolo di smarrire il proprio volto, noi cristiani alziamo gli occhi verso il Dio che si &egrave; fatto carne, sapendo che “solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo”.&nbsp; Questa magnifica umanit&agrave; in Ges&ugrave; Cristo diventa la Via, la Verit&agrave; e la Vita, aprendo per ciascuno di noi la strada per crescere verso la pienezza&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>, 1).</p> 
<p>Cari amici, la ragione per cui San Francesco, ottocento anni dopo la sua morte, ci attrae ancora, sta nella magnifica umanit&agrave; che lo port&ograve; ad abbandonare le vie gi&agrave; tracciate, perch&eacute; se ne aprisse una nuova, pi&ugrave; coerente col cammino di Ges&ugrave;. Anche in una citt&agrave; gi&agrave; da secoli cristiana, come Assisi, questo apparve rivoluzionario. &laquo;La scelta di Chiara risult&ograve; ancora pi&ugrave; impressionante: una ragazza che voleva essere come Francesco, che voleva vivere, da donna, libera come quei fratelli!&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2025/documents/20251004-udienza-giubilare.html">Udienza giubilare</a></i>, 4 ottobre 2025). &Egrave; l’energia del cristianesimo, quella dei suoi inizi e delle sue molteplici ripartenze.</p> 
<p>Ebbene, cari giovani, oggi l’Europa e il mondo intero cercano in voi nuovi santi: osate credere nella parola del Vangelo, diventate umani con la libert&agrave; di Ges&ugrave; Cristo, abbracciate sorella povert&agrave;! Il titolo del vostro incontro – <i>Go!</i> – &egrave; una missione, un invio su strade di cui non abbiamo le mappe, perch&eacute; si aprono ascoltando il cuore, obbedendo allo Spirito, seguendo il Risorto dove ha voluto precederci. <i>Go!</i> Andate! O meglio ancora: andiamo! <i>Let’s go!</i> Ai margini, dove l’ingiustizia e la prepotenza di pochi negano la dignit&agrave; e i sogni di molti, di troppi figli e figlie di Dio. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>, ispirandosi al Poverello di Assisi, ci ha messi in guardia dalla &laquo;tentazione di essere cristiani mantenendo una prudente distanza dalle piaghe del Signore. Ges&ugrave; vuole che tocchiamo la miseria umana, che tocchiamo la carne sofferente degli altri. Aspetta che rinunciamo a cercare quei ripari personali o comunitari che ci permettono di mantenerci a distanza dal nodo del dramma umano&raquo; (Francesco, <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html#Il_piacere_spirituale_di_essere_popolo">Evangelii gaudium</a></i>, 270).</p> 
<p>Si pu&ograve; non essere compresi, persino da quelli di casa, come avvenne a San Francesco. Eppure, sottrarsi alla cultura della potenza e abbattere i muri che separano fra loro gli esseri umani non &egrave; mai tradire la famiglia, la citt&agrave;, la tradizione, ma liberarle dai loro fantasmi, da nemici inventati per paura e ignoranza, dalla violenza con cui si vorrebbe imporre il proprio piccolo ordine su una realt&agrave; che da ogni parte ci supera. Fidarsi di Dio &egrave; ritrovare, come Francesco e Chiara, un mondo di fratelli e sorelle da apprezzare e servire, non da sfruttare e dominare. Non un mondo da difendere, ma da abbracciare.</p> 
<p>Votatevi, cari giovani, alla civilt&agrave; dell’amore, di cui avete incontrato i germogli in tanti esempi di gratuit&agrave;, e che trasfigura – a immagine di Cristo – innumerevoli operatori di pace anche oggi impegnati a servire la vita nei pi&ugrave; tragici scenari di morte. Unite le migliori energie della vostra magnifica umanit&agrave; – gli studi, le competenze, il lavoro, le amicizie, l’amore, la preghiera – attualizzando in modi diversi la visione di Francesco. Immagino vi sia cara la preghiera a lui spesso attribuita, un testo del secolo scorso:</p> 
<p style="margin-left: 40px;">Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace:<br /> dove &egrave; l’odio, che io porti l’amore,<br /> dove &egrave; l’offesa, che io porti il perdono,<br /> dove &egrave; la discordia, che io porti l'unione,<br /> dove &egrave; l'errore, che io porti la verit&agrave;,<br /> dove &egrave; il dubbio, che io porti la fede,<br /> dove &egrave; la disperazione, che io porti la speranza,<br /> dove sono le tenebre, che io porti la luce,<br /> dove &egrave; la tristezza, che io porti la gioia.</p> 
<p>Ecco “dove” andare! <i>Go!</i> Ma ecco specialmente “come” andare:</p> 
<p style="margin-left: 40px;">Signore, fa che io non cerchi tanto<br /> di essere consolato, quanto di consolare,<br /> di essere compreso, quanto di comprendere,<br /> di essere amato, quanto di amare.<br /> Poich&eacute; &egrave; nel donare che si riceve,<br /> nel dimenticare s&eacute; stessi che si ritrova s&eacute; stessi,<br /> nel perdonare che si &egrave; perdonati,<br /> nel morire che si risuscita a vita eterna.</p> 
<p>Cari amici, possano questi giorni ad Assisi imprimersi nella vostra memoria e il ritorno a casa, ai diversi Paesi d’Europa verso cui viaggerete, sia come la discesa di Pietro, Giacomo e Giovanni dal monte alto della trasfigurazione. Un ritorno pensoso, aperto al futuro, impegnato con Ges&ugrave; Cristo. Lui si fida di voi, conta su di voi, rimane sempre con voi.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Visita Pastorale ad Assisi: Incontro del Santo Padre con i Giovani partecipanti al "Go! Franciscan Youth Meeting 2026" (Piazza Santa Maria degli Angeli, 6 agosto 2026)]]></title><pubDate>Thu, 06 Aug 2026 08:45:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260806-assisi-giovani.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260806-assisi-giovani.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 06 Aug 2026 12:31:22 +0200 --> <p><b>Domanda di Karolina (Zagabria)</b></p> 
<p><i>Santo Padre,</i></p> 
<p><i>mi chiamo Karolina, vengo dalla Croazia, dalla parrocchia e basilica di Sant’Antonio di Padova in Zagabria. Siamo cresciuti nelle parrocchie francescane, accompagnati dai frati, imparando da san Francesco che il Vangelo si annuncia anzitutto con la vita, attraverso la gioia, la semplicit&agrave;, la fraternit&agrave; e la vicinanza a ogni persona. Grazie a questa esperienza abbiamo scoperto una fede viva, che non rimane chiusa nelle chiese, ma diventa servizio, accoglienza e speranza per gli altri. Oggi, per&ograve;, viviamo in un mondo che cambia rapidamente, dove molti giovani faticano a trovare punti di riferimento, a costruire relazioni autentiche e ad aprire il cuore a Dio. Anche noi desideriamo essere testimoni credibili del Vangelo nei luoghi in cui viviamo, studiamo e lavoriamo, portando la luce di Cristo con lo stile semplice e fraterno di san Francesco.</i></p> 
<p><i>Santo Padre, quale consiglio darebbe a noi giovani che siamo cresciuti nella spiritualit&agrave; francescana, affinch&eacute; possiamo rimanere autentici discepoli di Cristo e portare speranza ai nostri coetanei, senza perdere la gioia del Vangelo, la semplicit&agrave; del cuore e quella vicinanza alle persone che rende credibile ogni testimonianza cristiana?</i></p> 
<p><b>Risposta del Santo Padre</b></p> 
<p>Grazie, Karolina, per questa domanda. E innanzitutto buongiorno a tutti voi! Un saluto anche ai giovani che gi&agrave; sono dentro la basilica, che ci accompagnano anche, credo, con gli schermi. Sono veramente contento di essere qui con voi! Allora, Carolina, grazie per questa domanda. Credo che molti, ascoltandola, abbiano sentito che conteneva gi&agrave; una parte della risposta, perch&eacute; hai dato una testimonianza dello stile di semplicit&agrave;, fraternit&agrave; e vicinanza che ti ha convinta e ti ha consentito di maturare nella fede, appartenendo a una comunit&agrave;, ma aperta a tutti. Questo &egrave; avvenuto in una regione dell’Europa che solo trent’anni fa ha conosciuto la guerra e il pericoloso intreccio tra confessione religiosa e nazionalismo. In realt&agrave;, la presenza dei francescani aveva ispirato per secoli il dialogo e aiutato la convivenza pacifica tra cattolici, ortodossi e musulmani. Oggi, essere fedeli a questa tradizione di prossimit&agrave; significa andare controcorrente, lavorando alla purificazione della memoria e coltivando la riconciliazione.</p> 
<p>Ai cristiani sar&agrave; sempre pi&ugrave; chiesto di diventare operatori di pace all’interno di societ&agrave; tentate di strumentalizzare la religione nella contrapposizione delle identit&agrave;. Essere testimoni di Cristo rimane quindi affascinante e impegnativo, perch&eacute; allarga la mente e il cuore oltre confini artificiali, cio&egrave; al di l&agrave; di paure indotte dalla cattiva informazione e dai muri del pregiudizio. Sottrarsi alla cultura della potenza e costruire la civilt&agrave; dell’amore non &egrave; subito compreso e accettato. Da San Francesco, per&ograve;, imparate la radicalit&agrave; evangelica, che &egrave; l’opposto del fondamentalismo: non rende ciechi e violenti, ma sensibili, attenti, sempre alla sequela di Ges&ugrave; e quindi umili, accoglienti verso tutti. Non &egrave; facile, ma d&agrave; molta gioia.</p> 
<p>Provate ora a immaginare, per un momento, il luogo dove ci troviamo, ma otto secoli fa. Qui, in aperta campagna, si erano radunati con Francesco centinaia di giovani fratelli da tutta Europa. Cercate di vederli, come raccontano le <i>Fonti</i>, &laquo;schiera a schiera, qui quaranta, ove cento, dove ottanta insieme, tutti occupati nel ragionare di Dio, in orazioni, in lagrime, in esercizi di carit&agrave;; e stavano con tanto silenzio e con tanta modestia, che ivi non si sent&iacute;a uno rumore&raquo; (cfr <i>Fonti Francescane</i>, 1848). Quel silenzio &egrave; il contrario della guerra, con le sue violenze, grida e crudelt&agrave;. Le stuoie di quei frati, come oggi i vostri sacchi a pelo, raccontano la pace. Ecco la Chiesa: un’assemblea di fratelli e sorelle, alla quale tutti sono invitati. Cari giovani, come &egrave; bello stare insieme a “ragionare di Dio” e cos&igrave;, alla sua luce, della vita stessa, nella sua bellezza, nel suo mistero, nella sua seriet&agrave;! Testimoniate questo stile dappertutto, specialmente in un tempo in cui la tecnologia disabitua a stare insieme, fra persone in carne ed ossa.</p> 
<p>San Francesco ha intuito che scegliere la povert&agrave; pu&ograve; avvicinare i lontani, incoraggia l’incontro e invita allo scambio di doni. Egli ha intuito, cos&igrave;, che il Vangelo non &egrave; separabile dalle scelte di Ges&ugrave; Cristo, il quale si &egrave; fatto povero per arricchirci (cfr <i>2Cor</i> 8,9): il Vangelo &egrave; la sua vita, il suo cammino, la sua incrollabile fiducia nel Padre. Se ci raduniamo nel suo nome, Lui viene in mezzo a noi (cfr <i>Mt</i> 18,20) e la gioia che ci riempie il cuore &egrave; libera e sincera (cfr <i>Gv</i> 20,20). Questa gioia evangelizza, pi&ugrave; delle parole, e non si pu&ograve; nascondere. Grazie.</p> 
<p><b>Domanda di Giovanni (Bologna)</b></p> 
<p><i>Santo Padre,</i></p> 
<p><i>mi chiamo Giovanni, ho 27 anni e vengo da Bologna. Noi giovani viviamo immersi in un mondo dove regna la cultura del provvisorio e in cui ci spaventano le scelte di vita definitiva. Nonostante ci&ograve;, Dio, in modo unico e amorevole, continuamente ci parla e ci chiama a seguirlo, con una promessa di vita e di gioia, svelandoci con gradualit&agrave; la nostra vocazione.</i></p> 
<p><i>Ecco la mia domanda: Come potergli dire un s&igrave; pieno, coraggioso, evitando di “mettere mano all’aratro per poi volgere indietro lo sguardo”, dando un eccessivo peso alle fatiche e alle rinunce del cammino? Cosa ha aiutato lei nel suo percorso vocazionale?</i></p> 
<p><b>Risposta del Santo Padre</b></p> 
<p>Grazie, Giovanni, per questa domanda direi coraggiosa, piena del desiderio per ci&ograve; che non passa. Siamo portati oggi a parlare negativamente del provvisorio. Una volta era invece la Chiesa a educare con insistenza al senso del provvisorio: passa questo mondo, il tempo corre, le cose terrene sono mutevoli. Dio solo rimane, Dio &egrave; eterno. Dobbiamo allora chiederci che cosa sia cambiato, per non essere fra quelli che rimpiangono il passato e cos&igrave; non affrontano il presente e non si assumono responsabilit&agrave; per il futuro.</p> 
<p>Sta scomparendo, quasi ovunque nel mondo, la stabilit&agrave; delle societ&agrave; tradizionali, quella per cui intere generazioni potevano vedere soltanto minimi cambiamenti nel corso di una vita. Al loro interno tutto era molto regolato e predeterminato. Allora la testimonianza della Chiesa invitava a non adagiarsi in un destino gi&agrave; scritto, a discernere il valore di ogni singolo gesto in rapporto all’eternit&agrave;. Oggi, invece, con una lettura a volte confusa della libert&agrave;, ci illudiamo che la vita non si risolva mai una volta per tutte, perch&eacute; il contesto che abitiamo muta rapidamente e cambiamo parecchio anche noi. Con ci&ograve;, per&ograve;, aumentano anche la paura e la possibilit&agrave; di perdersi. In questo contesto, il coraggio di compiere una scelta definitiva &egrave; forse l’atto pi&ugrave; rivoluzionario.</p> 
<p>Decidere per sempre non ci rinchiude in una gabbia, ma ci apre a un dinamismo pi&ugrave; grande. Amare &egrave; un esodo, una strada da scoprire, un cammino che Dio percorre con noi, e questo &egrave; il vero senso di ogni vocazione. La Bibbia ci ispira a vivere cos&igrave;: come chi &egrave; chiamato ad alzarsi, a percorrere la propria storia ricevendo come un dono direzione e senso dal Signore, per amare secondo i suoi disegni (cfr <i>1Cor</i> 13 e <i>1Gv</i> 4). La fede, la fiducia, l’affidabilit&agrave; rivelano qui il loro indissolubile intreccio. In questo modo, nella fede smascheriamo l’illusione che i problemi si risolvano scappando, o tradendo, o provando a fare pochi passi su strade sempre diverse, senza mai andare lontano. Si possono infatti moltiplicare esperienze, contatti, consumi, restando per&ograve; sempre allo stesso punto. Il costo umano &egrave; alto e il vuoto interiore &egrave; profondo. Non di rado si arriva a usare le persone e a esserne usati. Il “per sempre”, allora, &egrave; una grazia alla quale Dio stesso ci aiuta a rispondere con la nostra fedelt&agrave;, per una pienezza di vita (cfr <i>Gv</i> 10,10).</p> 
<p>Fin dall’adolescenza &egrave; importante perci&ograve; imparare a conoscersi, decidersi e giocarsi – cio&egrave; a rispondere al Signore che chiama – senza smettere di farlo nell’et&agrave; adulta, all’interno delle decisioni gi&agrave; avvenute e davanti a quelle ancora da prendere. &Egrave; un’avventura in cui nessuno deve sentirsi solo e che, come la fede, durer&agrave; fino all’ultimo istante. Nella mia esperienza posso dire che il Signore mai mi ha lasciato solo: mi ha sempre accompagnato, donandomi anche delle persone con le quali camminare. Cos&igrave;, nella vocazione ad essere sacerdote, membro della comunit&agrave; agostiniana, missionario, ho trovato come una luce che mi ha guidato fino ad oggi, fino a quando ho dovuto dire “s&igrave;” anche a una chiamata tutta speciale: quella ad essere Papa.</p> 
<p>Nell’adesione al progetto unico che Dio manifesta per ciascuno di noi, la chiamata&nbsp;fondamentale, scritta in ogni cuore, &egrave; una chiamata alla comunione e non si ascolta una volta sola, ma ogni giorno. Il peccato inquina la chiarezza su questo punto, introducendo nei legami fondamentali diffidenza, competizione e sospetto. Grazie a Dio, invece, ogni vocazione &egrave; anche un cammino di redenzione e guarigione. L’invito di Ges&ugrave;, che ci chiama a seguirlo, illumina la nostra dignit&agrave; e ci fa onorare quella altrui, provando fiducia e dando fiducia: questa dinamica &egrave; cos&igrave; liberante, che merita tutta la nostra passione. Grazie.</p> 
<p><b>Domanda di Luigi (Patern&ograve;, Sicilia)</b></p> 
<p><i>Santo Padre,</i></p> 
<p><i>sono Luigi ho 22 anni e vengo da Patern&ograve;, un paesino in Sicilia. Mi faccio portavoce della Giovent&ugrave; Francescana di Sicilia, un gruppo di giovani che seguono il carisma francescano. Vorrei rivolgerle una domanda in merito a un aspetto di San Francesco che mi colpisce molto. “Frate Francesco promette obbedienza e riverenza al signor Papa Onorio e ai suoi successori canonicamente eletti e alla Chiesa Romana” (RB I). Nonostante viva in un’epoca in cui la Chiesa era segnata da contraddizioni e difficolt&agrave; interne, non sceglie la via dell'eresia; non attacca o giudica la Chiesa di quel tempo, ma preferisce obbedire al Papa. La sua &egrave; una scelta libera e rivoluzionaria, in pieno stile<b> </b>“minore”, che<b> </b>ha come unico obiettivo quello di vincere la miseria del giudizio con la compassione e la riparazione che solo l’Amore pu&ograve; dare.</i></p> 
<p><i>Oggi tanti giovani dicono di “credere, ma non alla Chiesa” e, a partire dalle nostre comunit&agrave;, osserviamo a volte una Chiesa con le sue contraddizioni e le sue crisi interne, allora mi chiedo, come facciamo a rimanere in questo Amore riparatore? Perch&eacute; viene difficile al giorno d’oggi vedere la Chiesa come una Madre, che, anche con le sue ferite, &egrave; sempre pronta ad accoglierci e ad amarci?</i></p> 
<p><b>Risposta del Santo Padre</b></p> 
<p>Grazie, Luigi. La tua &egrave; una domanda attuale, che ci porta al cuore dell’esperienza di San Francesco. Affrontarla significa condividere un desiderio: il desiderio del Signore Ges&ugrave; sulla Chiesa. Francesco lo ha ascoltato, contemplando il Crocifisso. Noi dovremmo sempre tornare a questo desiderio. Molte persone nella storia, e anche oggi, non hanno potuto fare esperienza della Chiesa, come Ges&ugrave; Cristo vuole che sia. Questo fa soffrire, lascia ferite e delusioni e per qualcuno pu&ograve; diventare persino di impedimento a credere.</p> 
<p>Nel Vangelo, Ges&ugrave; mette in guardia da questo tipo di inciampo, cio&egrave; dallo scandalo che i suoi discepoli possono procurare ad altri, specialmente ai piccoli e ai poveri. Il desiderio di Ges&ugrave;, lo vediamo nel gruppo che dall’inizio si crea attorno a lui, &egrave; di radunare un popolo, in cui sia superato quello che in genere divide gli esseri umani. Attorno a Ges&ugrave; diventano fratelli e sorelle uomini e donne che altrimenti non si sarebbero mai incontrati o frequentati. Quando questo miracolo della Chiesa continua ad avvenire, grazie a Dio, rimane sorprendente anche oggi nelle nostre citt&agrave;, piene di muri invisibili che separano gli uni dagli altri. Quante discriminazioni e diseguaglianze possono finire subito, appena ci riconosciamo fratelli e sorelle!</p> 
<p>C’&egrave; poi un altro aspetto di questa rivoluzionaria unit&agrave;. Ges&ugrave; dice: &laquo;Tra voi per&ograve; non &egrave; cos&igrave;&raquo; (<i>Mc</i> 10,43), cio&egrave; non deve andare come tra i grandi della Terra e i potenti del mondo, che cercano visibilit&agrave; e sovrastano gli altri. Al contrario, Ges&ugrave; ci dice: &laquo;Chi vuole diventare grande tra voi sar&agrave; vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sar&agrave; schiavo di tutti&raquo; (vv. 43-44). Il desiderio di Ges&ugrave; per la Chiesa &egrave; chiaro: si tratta di diventare il suo corpo e manifestare la sua vita, di seguire il suo esempio ed esercitare un diverso tipo di forza, che non umilia, ma solleva.</p> 
<p>La Parola di Dio, i Sacramenti e la pratica dell’amore fraterno sono vie di trasformazione per realizzare in noi l’immagine di Cristo. Francesco le ha percorse: non dominare, ma servire; non afferrare, ma ricevere; non trattenere, ma restituire: &egrave; la vita di Dio che ripara la Chiesa e la rende un popolo libero, un luogo di respiro e di salvezza. &laquo;Francesco, va’ e ripara la mia chiesa che, come vedi, &egrave; tutta in rovina!&raquo; (FF 1038): ognuno di noi ha un ruolo in questo cantiere sempre aperto. Abbiamo diverse responsabilit&agrave; e vocazioni, ma camminiamo insieme, ispirandoci, aiutandoci e correggendoci a vicenda. &Egrave; importante fare la nostra parte. Allora parleremo della Chiesa con l’affetto col quale si parla di una Madre, perch&eacute; riconosceremo di appartenerle. Sar&agrave; un modo sincero di voler bene a quelle persone e a quella storia in cui Ges&ugrave; Cristo viene a noi e rimane con noi. &laquo;Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo&raquo; (<i>Mt</i> 28,20). Umilmente, &egrave; questo il Vangelo che annunciamo. Per condividere il desiderio del Signore, allora, non serve mostrarci migliori di come siamo. Occorre riconoscere e lasciare agire Ges&ugrave; Risorto nella nostra vita, nella storia di tutti noi. Grazie.</p> 
<p>Concludiamo questa prima parte chiedendo la grazia di Dio, la benedizione del Signore ad ognuno e a tutti noi. [benedizione]</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Visita Pastorale del Santo Padre ad Assisi (6 agosto 2026)]]></title><pubDate>Thu, 06 Aug 2026 07:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/assisi-6agosto2026.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/assisi-6agosto2026.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 06 Aug 2026 09:15:15 +0200 --> <ul> 
 <li><b><a href="https://www.vatican.va/content/photogallery/it/eventi/assisi2026.html">Galleria fotografica</a>&nbsp;</b></li> 
</ul> 
<div>
 &nbsp;
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<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="7%" valign="top">ore 8.00</td> 
   <td width="91%" valign="top"><b>decollo dall'eliporto del Vaticano<br /> </b></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="7%" valign="top">ore 8.30</td> 
   <td width="91%" valign="top"><b>atterraggio nel campo sportivo &quot;Migaghelli&quot; a Santa Maria degli Angeli<br /> Il Santo Padre &egrave; accolto da:</b><p>-S.E. Mons. Felice Accrocca, Arcivescovo-Vescovo di Assisi<br /> -On. Alfredo Mantovano, Sottosegretario alla Presidenza del C.d.M.<br /> -On. Stefania Proietti, Presidente della Regione Umbria<br /> -Dott. Francesco Zito, Prefetto di Perugia<br /> -Dott. Valter Stoppini, Sindaco di Assisi<br /> -Dott. Massimiliano Presciutti, Presidente della Provincia di Perugia</p> <p><b>immediato trasferimento in auto alla Basilica di Santa Maria degli Angeli;</b></p> <p><b>all'arrivo al Convento, il Santo Padre &egrave; accolto dai Ministri Generali degli Ordini Francescani:</b></p> <p>-Fra Massimo Fusarelli, O.F.M.<br /> -Fra Carlos Alberto Trovarelli, O.F.M. Conv.<br /> -Fra Roberto Genuin, O.F.M. Capp.<br /> </p> </td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="7%" valign="top">ore 8.45</td> 
   <td width="91%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/8/6/assisi-giovani.html">Piazza Santa Maria degli Angeli: Incontro con i Giovani</a></b><p><b>* il Santo Padre risponde a tre domande dei Giovani<br /> </b></p> </td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="7%" valign="top">ore 9.15</td> 
   <td width="91%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/8/6/assisi-ordini-francescani.html">a seguire: nel chiostro del Convento il Santo Padre saluta i rappresentanti degli Ordini Francescani</a>:</b><p>-&nbsp; saluto ai Vescovi presenti</p> <p>-&nbsp; saluto ai membri del Comitato Nazionale per l'Ottavo Centenario della morte di S. Francesco d'Assisi<br /> </p> </td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="7%" valign="top">ore 10.30</td> 
   <td width="91%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/8/6/visita-assisi-messa.html"> In Basilica: Celebrazione della Santa Messa</a></b><p><b>* omelia del Santo Padre</b></p> <p><b>prima della Benedizione finale: un Giovane ringrazia il Santo Padre per l’incontro<br /> </b></p> </td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="7%" valign="top">ore 12.00</td> 
   <td width="91%" valign="top"><b>Il Santo Padre lascia la Basilica di Santa Maria degli Angeli</b></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="7%" valign="top">ore 12.15</td> 
   <td width="91%" valign="top"><b>all'elicottero: il Santo Padre si congeda dalle Autorit&agrave; che Lo hanno accolto all’arrivo</b></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="7%" valign="top">ore 12.45</td> 
   <td width="91%" valign="top"><b>atterraggio all'eliporto del Vaticano</b></td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<p>____________________________________</p> 
<p><i><a href="https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2026/02/19/0145/00288.html">Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede</a></i>, 19 febbraio 2026</p> 
<p><i><a href="https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2026/07/30/0608/01135.html">Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede</a></i>, 30 luglio 2026</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Udienza Generale del 5 agosto 2026 - I Documenti del Concilio Vaticano II. III. Costituzione Sacrosanctum Concilium. 5. La preghiera della Chiesa]]></title><pubDate>Wed, 05 Aug 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260805-udienza-generale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260805-udienza-generale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Tue, 01 Sep 2026 13:54:28 +0200 --> <p><b>I Documenti del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>. III. Costituzione <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html"><i>Sacrosanctum Concilium</i></a>.<i> </i>5.&nbsp;<i>La preghiera della Chiesa</i></b><i></i></p> 
<p><i><br /> Fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!</i></p> 
<p>in questa catechesi riprendiamo la riflessione sulla Costituzione conciliare sulla liturgia <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html">Sacrosanctum Concilium</a></i> (<i>SC</i>). Oggi ci soffermiamo sulla dimensione ecclesiale della preghiera liturgica.</p> 
<p>Come suggerisce l’Apostolo Paolo, &egrave; lo Spirito Santo che ci insegna a pregare. Dal giorno di Pentecoste, lo Spirito abita la Chiesa, ispirando ogni sua attivit&agrave; e, in particolare, la preghiera. La vita della prima comunit&agrave;, nata a Gerusalemme dopo la Pasqua di Ges&ugrave;, &egrave; vita nello Spirito donato dal Signore risorto. &laquo;Da allora – dice il Concilio – la Chiesa mai tralasci&ograve; di riunirsi in assemblea per celebrare il mistero pasquale: leggendo “in tutte le Scritture ci&ograve; che lo riguardava” (<i>Lc</i> 24,27), celebrando l’Eucaristia, nella quale vengono resi presenti la vittoria e il trionfo della sua morte e rendendo grazie “a Dio per il suo dono ineffabile” (<i>2Cor</i> 9,15) nel Cristo Ges&ugrave;, “a lode della sua gloria” (<i>Ef</i> 1,12), per virt&ugrave; dello Spirito Santo&raquo; (<i>SC</i>, 6).</p> 
<p>Nel nostro tempo, nei contesti dominati dalla mentalit&agrave; efficientistica e consumistica, la preghiera pu&ograve; sembrare qualcosa di inutile e di irrisorio. In un mondo dove la scienza e la tecnica pretendono di dare tutte le risposte, pregare pu&ograve; apparire come una forma di evasione. Inoltre, anche in diverse famiglie cristiane non avviene pi&ugrave; la trasmissione della preghiera, mentre numerose persone rischiano di confonderla con una tecnica tra le altre, di natura psicologica e finalizzata al benessere personale. La preghiera, invece, in quanto dimensione fondamentale della nostra umanit&agrave;, merita di essere riscoperta nella sua verit&agrave;.</p> 
<p>La Costituzione <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html">Sacrosanctum Concilium</a></i>&nbsp;ha preso sul serio tale esigenza. E ci&ograve; rallegrava profondamente il <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it.html">Papa San Paolo VI</a>, il quale, promulgando questo primo documento approvato dal <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>, afferm&ograve;: &laquo;Dio al primo posto; la preghiera prima nostra obbligazione; la liturgia prima fonte della vita divina a noi comunicata, prima scuola della nostra vita spirituale&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/speeches/1963/documents/hf_p-vi_spe_19631204_chiusura-concilio.html">Discorso</a></i>, Basilica di San Pietro, 4 dicembre 1963).</p> 
<p>Nella Costituzione, infatti, il termine “la preghiera” designa tutta la liturgia. Questa prospettiva &egrave; decisiva, perch&eacute; ha orientato la riforma liturgica dandole come asse portante la partecipazione attiva dei fedeli. La liturgia &egrave; presentata anzitutto come il luogo dell’incontro, dell’iniziativa di Dio che si fa prossimo all’umanit&agrave; nel suo Figlio, &laquo;il Verbo fatto carne, unto dallo Spirito Santo&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html">SC</a></i>, 5), al quale possiamo rispondere &laquo;per Cristo, con Cristo e in Cristo, nell’unit&agrave; dello Spirito Santo&raquo;, vale a dire grazie alla &laquo;preghiera che Cristo unito al suo Corpo eleva al Padre&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html">SC</a></i>, 84).</p> 
<p>Per questo <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it.html">San Paolo VI</a> desiderava ardentemente che la Liturgia delle Ore, cio&egrave; la preghiera pubblica quotidiana della Chiesa, inseparabile dall’Eucaristia, pervadesse profondamente, ravvivasse, guidasse ed esprimesse tutta la preghiera cristiana e alimentasse efficacemente la vita spirituale del popolo di Dio (cfr Cost. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/apost_constitutions/documents/hf_p-vi_apc_19701101_laudis-canticum.html">Laudis canticum</a></i>).</p> 
<p>Perch&eacute; tale desiderio si realizzi, la Liturgia delle Ore chiede di essere sempre pi&ugrave; accolta e vissuta nella vita ordinaria dei battezzati e delle comunit&agrave;. A tante persone che vogliono imparare a pregare, in particolare ai catecumeni, essa pu&ograve; offrire il cammino e la scuola della preghiera cristiana.</p> 
<p>Ogni settimana e ogni giorno, l’Eucaristia e la Liturgia delle Ore sono il respiro della vita della Chiesa che fa circolare lo Spirito Santo attraverso il suo Corpo. In questa preghiera, Cristo &laquo;unisce a s&eacute; tutta l’umanit&agrave; e se l’associa nell’elevare questo divino canto di lode&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#83">SC</a></i>, 83); cos&igrave;, di giorno in giorno, siamo associati sempre di pi&ugrave; al mistero pasquale e conformati a Lui.</p> 
<p>Afferma Sant’Agostino: &laquo;Quando parliamo a Dio nella preghiera, non dobbiamo separare da lui il Figlio; e quando prega il corpo del Figlio, non separi da s&eacute; il proprio capo; sia dunque lo stesso unico salvatore del suo corpo, il Signore nostro Ges&ugrave; Cristo, Figlio di Dio, colui che prega per noi, che prega in noi e che &egrave; pregato da noi. Prega per noi come nostro sacerdote; prega in noi come nostro capo; &egrave; pregato da noi come nostro Dio. Riconosciamo dunque in lui la nostra voce, e la sua voce in noi&raquo; (<i>Enarr. in psalmum LXXXV</i>: <i>PL</i> 37, 1081).</p> 
<p>Legata all’Eucaristia, di cui prolunga la luce, la Liturgia delle Ore santifica il tempo della nostra vita quotidiana: al mattino, iniziamo la giornata con fede e gratitudine; a mezzogiorno, chiediamo la forza della fedelt&agrave; in mezzo alle fatiche; la sera, finito il lavoro, i Vespri accompagnano il momento del tramonto; la notte, ci addormentiamo affidandoci alla pace di Dio. Ogni Ora &egrave; un atto di speranza: durante il pellegrinaggio terreno, vegliamo attendendo con tutta la Chiesa il ritorno glorioso del Signore.</p> 
<p>__________________________________</p> 
<p><b>Saluti</b></p> 
<p>Je salue cordialement les p&egrave;lerins de langue fran&ccedil;aise. Fr&egrave;res et sœurs, je vous invite &agrave; profiter de ce temps d’&eacute;t&eacute;, et peut-&ecirc;tre de vacances pour certains d’entre vous, pour cultiver votre votre vie int&eacute;rieure en passant un peu plus de temps avec le Seigneur dans la pri&egrave;re. Toutes nos activit&eacute;s lui appartiennent, y compris les loisirs et le repos, et peuvent &ecirc;tre sanctifi&eacute;es par sa pr&eacute;sence qui nous porte &agrave; la rencontre fraternelle avec les autres. Que Dieu vous b&eacute;nisse.</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese. Fratelli e sorelle, vi invito ad approfittare di questo periodo estivo, e forse di vacanza per molti di voi, per coltivare la vostra vita interiore trascorrendo un po’ pi&ugrave; di tempo con il Signore nella preghiera. Tutte le nostre attivit&agrave; appartengono a Lui, compresi il tempo libero e il riposo, e possono essere santificate dalla Sua presenza, che ci porta all’incontro fraterno con gli altri. Dio vi benedica</i>.]</p> 
<p>I extend a warm welcome to all the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, especially those from England, Malta and the United States of America. Upon you and your families, I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ. God bless you all!</p> 
<p>Liebe Br&uuml;der und Schwestern, am heutigen Gedenktag der Weihe der Basilika Santa Maria Maggiore wollen wir die heilige Jungfrau bitten, dass sie uns helfe, im Gebet treu zu sein, damit Gott stets den ersten Platz in unserem Leben einnehme.</p> 
<p>[<i>Cari fratelli e sorelle, oggi, nella memoria della dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore, chiediamo alla Santa Vergine che ci aiuti ad essere fedeli nella preghiera perch&eacute; Dio sia sempre al primo posto nelle nostre vite</i>.]</p> 
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua espa&ntilde;ola. Los invito a valorar la Eucarist&iacute;a y la Liturgia de las Horas como grandes tesoros milenarios de la Iglesia, y que, a trav&eacute;s de nuestro amor a ellas, podamos d&iacute;a a d&iacute;a ir santificando nuestras vidas. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.</p> 
<p>我向讲中文的人们致以诚挚的问候。亲爱的弟兄姐妹们，愿你们藉着祈祷，即灵魂不可或缺的食粮，支撑你们的日常行动。我衷心地降福你们！</p> 
<p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, sostenete le vostre azioni quotidiane con la preghiera, alimento indispensabile dell’anima. Vi benedico di cuore</i>.]</p> 
<p>Uma cordial sauda&ccedil;&atilde;o a todos os fi&eacute;is de l&iacute;ngua portuguesa, em particular ao grupo de escuteiros de Set&uacute;bal e aos peregrinos vindos do Rio Grande do Sul. Reavivemos nas nossas fam&iacute;lias e nas nossas comunidades paroquiais a ora&ccedil;&atilde;o lit&uacute;rgica, que nos une como Povo de Deus a caminho. Aben&ccedil;oo-vos de cora&ccedil;&atilde;o!</p> 
<p>[<i>Un cordiale saluto a tutti i fedeli di lingua portoghese, in particolare al gruppo di scouts di Set&uacute;bal e ai pellegrini venuti dal Rio Grande do Sul. Ravviviamo nelle nostre famiglie e nelle nostre comunit&agrave; parrocchiali la preghiera liturgica, che ci unisce come Popolo di Dio in cammino. Vi benedico di cuore!</i>]</p> 
<p style="text-align: right;"><span class="arabic">أُحيِّي المُؤمِنِينَ النَّاطِقِينَ باللُغَةِ العَرَبِيَّة. نَحنُ مَدعُوُّونَ إلى أَنْ نُصَلِّيَ في كُلِّ لَحظَة، وفي كُلِّ حالَة، لأنَّ السَّيِّدَ المَسِيحَ يُصغِي إلَينا. وَعِندَما تَكُونُ صَلاتُنا بِحَسَبِ قَلبِه، فإنَّها تُحَقِّقُ المُعجِزات. بارَكَكُم الرَّبُّ جَميعًا وَحَماكُم دائِمًا مِن كلِّ شَرّ!</span></p> 
<p>[<i>Saluto i fedeli di lingua araba. Siamo chiamati a pregare in ogni momento e in ogni situazione, perch&eacute; Cristo ci ascolta. E quando la nostra preghiera &egrave; secondo il Suo cuore, ottiene miracoli. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!</i>]</p> 
<p>Pozdrawiam serdecznie Polak&oacute;w. W tych dniach z wielu polskich diecezji na Jasną G&oacute;rę zmierzają piesi pielgrzymi, kt&oacute;rym duchowo towarzyszą wierni w parafiach. Niech to świadectwo, trud drogi, wsp&oacute;lna modlitwa i spotkanie z Maryją umocnią wiarę i nadzieję rodzin oraz wsp&oacute;lnot. Wraz z wami proszę o pok&oacute;j na świecie i o nowe powołania kapłańskie i zakonne. Wszystkich was błogosławię!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i polacchi. In questi giorni, da numerose Diocesi della Polonia, pellegrini a piedi si dirigono verso Jasna G&oacute;ra, sostenuti spiritualmente dai fedeli nelle Parrocchie. Questa testimonianza, la fatica del cammino, la preghiera comune e l’incontro con Maria rafforzino la fede e la speranza delle famiglie e delle comunit&agrave;. Insieme a voi prego per la pace nel mondo e per nuove vocazioni sacerdotali e religiose. Vi benedico tutti!</i>]</p> 
<p style="text-align: center;">* * *</p> 
<p>Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana: incoraggio ciascuno a perseverare nella fedelt&agrave; ai propri doveri, confidando sempre nell’aiuto del Signore.</p> 
<p>Il mio pensiero va, infine, ai&nbsp;giovani, ai&nbsp;malati&nbsp;e agli&nbsp;sposi novelli.&nbsp;Esorto tutti a rimanere saldi nella speranza, abbandonandovi nelle mani di Ges&ugrave; che, con il suo sacrificio d’amore irrevocabile, ci ha salvati.</p> 
<p>A tutti la mia benedizione!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Videomessaggio del Santo Padre in occasione della 144ma "Supreme Convention" dei Cavalieri di Colombo [Denver, 4-6 agosto 2026] (4 agosto 2026)]]></title><pubDate>Tue, 04 Aug 2026 22:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260804-videomessaggio-cavalieri-colombo.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260804-videomessaggio-cavalieri-colombo.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 06 Aug 2026 08:16:47 +0200 --> <p>Sono lieto di salutare tutti voi che state partecipando alla 144<sup>a</sup> Supreme Convention dei Cavalieri di Colombo, che si tiene a Denver, in Colorado. Assicuro anche la mia vicinanza spirituale a quanti stanno prendendo parte virtualmente alle cerimonie di apertura.</p> 
<p>Mentre vi riunite per queste giornate di confronto, fraternit&agrave; e preghiera, con il motto “In Colui che &egrave; Uno, siamo uno”, vorrei riflettere brevemente con voi sull’importanza di promuovere le virt&ugrave; di unit&agrave; e carit&agrave;, due principi fondanti del vostro Ordine.</p> 
<p>Anzitutto, l’unit&agrave;. Nell’Ultima Cena, Ges&ugrave; preg&ograve; per i suoi Apostoli affinch&eacute; fossero tutti una sola cosa (cfr. <i>Gv </i>17, 21). Ma nostro Signore chiese che quel dono dell’unit&agrave; non fosse dato solo a loro, ma anche a quanti avrebbero creduto in lui grazie alla loro parola nel corso dei secoli (cfr. <i>Gv </i>17, 20).&nbsp; Tuttavia, custodire l’unit&agrave; non &egrave; spesso facile, e non pu&ograve; essere dato per scontato. Deve essere attivamente coltivato attraverso un dialogo sincero e umile.</p> 
<p>A tale proposito, incoraggio tutti voi a continuare a rendere testimonianza di quella concordia che Ges&ugrave; desidera cos&igrave; ardentemente nella vostra famiglia, nelle vostre parrocchie e nelle comunit&agrave; pi&ugrave; ampie in cui vivete e servite. In un tempo troppo spesso segnato da divisione e aspra retorica, c’&egrave; un gran bisogno di profeti di armonia che cerchino di costruire ponti e si adoperino per riconciliare posizioni contrapposte, dove possibile.</p> 
<p>Le opere di carit&agrave;, la seconda virt&ugrave;, possono essere spesso un modo per promuovere l’unit&agrave;. Come molti di voi hanno probabilmente sperimentato, quando ci attiviamo per aiutare quanti sono nel bisogno, l&igrave; spesso si sviluppa una certa concordia tra coloro che danno e coloro che ricevono, come pure tra coloro che lavorano insieme per assistere i propri fratelli e le proprie sorelle. La carit&agrave; diventa cos&igrave; non solo una risposta alla sofferenza umana, ma anche un potente mezzo per favorire la fraternit&agrave; e rafforzare la comunione che &egrave; al centro della vita cristiana.</p> 
<p>La vostra stessa storia rende un’eloquente testimonianza di questa verit&agrave;. Proseguendo l’opera iniziata dal vostro nobile fondatore, il <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/michael-mcgivney.html">beato Michael McGivney</a>, voi, Cavalieri di Colombo, avete lavorato insieme per ben oltre un secolo per mostrare l’amore di Cristo ai nascituri, alle madri in attesa, ai cristiani perseguitati, alle vittime della guerra o della tratta di esseri umani, ai poveri e ai vulnerabili, e a quanti vivono ai margini della societ&agrave;.&nbsp; Attraverso iniziative intraprese dai vostri Consigli locali, come pure a livello nazionale e internazionale, innumerevoli persone hanno beneficiato della vostra bont&agrave;. Da parte mia, esprimo profonda gratitudine per la costante generosit&agrave; del vostro Ordine verso i meno fortunati, e confido che i vostri sforzi continueranno a recare frutto per molti anni a venire.</p> 
<p>Con queste brevi riflessioni, porgo cordiali auguri per il lavoro della Supreme Convention, che affido all’intercessione di Maria, Madre della Chiesa, e a quella del <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/michael-mcgivney.html">beato Michael McGivney</a>. Ora vi imparto la mia Benedizione Apostolica, che estendo volentieri a tutti i membri dei Cavalieri di Colombo e alle loro famiglie.</p> 
<p>La benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo, discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.</p> 
<p>______________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-08/quo-177/profeti-di-armonia-in-un-tempo-di-divisione.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 177, mercoled&igrave; 5 agosto 2026, p. 2.</p>]]></description></item></channel></rss>