<rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"><channel><title>vatican.va</title><link>https://www.vatican.va</link><description>vatican.va</description><language>it</language><item><title><![CDATA[Angelus, 18 ottobre 2026]]></title><pubDate>Sun, 18 Oct 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20261018-angelus.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20261018-angelus.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 18 Oct 2026 12:23:49 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, buona domenica!</i></p> 
<p>Il Vangelo proclamato nella liturgia odierna (<i>Mt</i> 22,15-21) ci pone a confronto con uno dei detti pi&ugrave; celebri di Ges&ugrave;: “Date a Cesare quello che &egrave; di Cesare e a Dio quello che &egrave; di Dio” (cfr v. 21). Per questo &egrave; importante collocarlo nel contesto in cui fu originariamente pronunciato.</p> 
<p>L’evangelista Matteo descrive una situazione ostile verso Ges&ugrave;: i farisei si radunano per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi (cfr v. 15). Decidono di mandare alcune persone a interrogarlo su una questione controversa: &laquo;&Egrave; lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?&raquo; (v. 17). La risposta del Maestro &egrave; astuta, perch&eacute; lo tiene fuori dalla trappola e smaschera l’ipocrisia di chi vuol farlo cadere. Chiede loro la moneta del tributo, cio&egrave; un denaro. Quelli gliela danno, e Ges&ugrave; dice: &laquo;Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?&raquo;. Gli rispondono: &laquo;Di Cesare&raquo;. Allora afferma: &laquo;Rendete dunque a Cesare quello che &egrave; di Cesare e a Dio quello che &egrave; di Dio&raquo; (vv. 17-21).</p> 
<p>In Ges&ugrave; contempliamo un Dio che non teme la storia e viene invece ad abitarla. Il suo Regno non toglie le cariche e le responsabilit&agrave; umane. Chiede per&ograve; di vivere senza compromessi, liberi da cattive ambizioni e ingiusti interessi, anteponendo a tutto il Regno di Dio e la sua giustizia (cfr <i>Mt</i> 6,33). Colpisce, in questo senso, l’elogio che quelle stesse persone rivolgono a Ges&ugrave;, seppure mosse da intenzioni non buone: &laquo;Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verit&agrave;. Tu non hai soggezione di alcuno, perch&eacute; non guardi in faccia a nessuno&raquo; (v. 16).</p> 
<p>Carissimi, &egrave; proprio questo il profilo di chi “rende a Cesare quello che &egrave; di Cesare e a Dio quello che &egrave; di Dio”: essere veritieri, senza soggezione e ipocrisia, liberi per il bene. Preghiamo il Signore che ci aiuti ad essere cos&igrave;. E affidiamoci all’intercessione della Vergine Maria.</p> 
<p>______________________</p> 
<p><b>Dopo l'Angelus</b></p> 
<p>Cari fratelli e sorelle,</p> 
<p>oggi si celebra la centesima Giornata Missionaria Mondiale. Pensiamo a quanta storia missionaria in questi cento anni! Preghiamo perch&eacute; la Chiesa sia sempre fedele al mandato del Signore risorto: &laquo;Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura&raquo; (<i>Mc</i> 16,15).</p> 
<p>Desidero ringraziare tutti coloro che in questi giorni hanno pregato per me. Ho sentito davvero il vostro sostegno, grazie!</p> 
<p>Particolare riconoscenza esprimo ai medici, agli infermieri e a tutto il personale del Policlinico “Gemelli”.</p> 
<p>Questa esperienza mi ha fatto provare in modo particolare la vicinanza a quanti attraversano la malattia e una condizione di infermit&agrave;.</p> 
<p>Superata questa fase delicata, come sapete adesso riprender&ograve; gradualmente le mie attivit&agrave;, sempre con l’aiuto di Dio e delle vostre preghiere.</p> 
<p>Grazie ancora, grazie a tutti e buona domenica!</p> 
<p>&nbsp;</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Santa Messa alla conclusione dell’incontro in occasione del 10° anniversario della pubblicazione dell’Esortazione Apostolica Amoris lætitia (14 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Wed, 14 Oct 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20261014-messa-amoris-laetitia.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20261014-messa-amoris-laetitia.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 14 Oct 2026 11:06:46 +0200 --> <p>Ora legger&ograve; l’omelia preparata dal Santo Padre, Papa Leone XIV.</p> 
<p>&laquo;La gioia dell’amore che si vive nelle famiglie &egrave; anche il giubilo della Chiesa&raquo; (Francesco, Esort. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a></i>, 19 marzo 2016, 1). Cos&igrave; il Santo <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Padre Francesco</a>, dieci anni fa, iniziava l’Esortazione apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a></i>&nbsp;(<i>AL</i>).</p> 
<p>Oggi celebriamo l’Eucaristia presentando al Signore i frutti del lavoro compiuto sul Documento in questo periodo, cercando di assimilarne la ricchezza e di attuarne le indicazioni pastorali.</p> 
<p>La Liturgia odierna ci offre al riguardo alcuni spunti di riflessione. Abbiamo ascoltato, nella prima Lettura, l’“inno alla carit&agrave;” di San Paolo (cfr <i>1Cor </i>12,31-13,13), che l’Esortazione, al capitolo quarto, pone alla base di una ricca meditazione sulle virt&ugrave; del Matrimonio cristiano, unione &laquo;affettiva, spirituale e oblativa&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#120">AL</a></i>, 120) e icona dell’amore di Dio (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#121">AL</a></i>, 121). &Egrave; infatti attraverso questi valori che gli sposi, a immagine della Trinit&agrave; e con l’aiuto della grazia, crescono insieme, giorno per giorno, maturando ciascuno nella propria peculiarit&agrave; e, al tempo stesso, realizzando quella mutua somiglianza che cresce attraverso il &laquo;progetto stabile di condividere e costruire insieme tutta l’esistenza&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#123">AL</a></i>, 123). Cos&igrave;, la vera gioia dell’amore &egrave; un lento fondersi insieme, in cui l’unicit&agrave; dell’uno fiorisce, nel dono, attraverso la presenza dell’altro.</p> 
<p>L’Apostolo, del resto, rivolgeva le sue parole a una comunit&agrave; ricca di doni e di carismi (cfr <i>1Cor </i>12,4-11), ma bisognosa di maturare nella carit&agrave;. Ricordava ai Corinzi che senza di essa, pur con tutti i talenti ricevuti, l’uomo &egrave; &laquo;come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita&raquo; (<i>1Cor</i> 13,1): una voce priva d’amore, un orecchio incapace di portare messaggi al cuore, una individualit&agrave; lontana, fredda, impenetrabile.</p> 
<p>Noi non siamo fatti per questo. Ce lo ha ricordato anche il Salmo responsoriale, definendoci “popolo” e “gregge” di un Dio il cui &laquo;amore &egrave; per sempre&raquo; e la cui fedelt&agrave; si estende &laquo;di generazione in generazione&raquo; (<i>Sal</i> 99,5), di un Signore che ama senza mai tirarsi indietro, senza mai smettere di cercarci, di darci fiducia e di rinnovarci la sua amicizia.</p> 
<p>&Egrave; questa la carit&agrave; che<i> <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a></i>&nbsp;ci invita a porre a fondamento delle nostre famiglie. &Egrave; l’amore vero al quale ci esorta, in modo particolare, a educare i giovani che si preparano al Matrimonio, insegnando loro &laquo;l’importanza delle virt&ugrave;&raquo;, tra le quali un posto speciale assegna alla castit&agrave;, &laquo;condizione preziosa per la crescita genuina dell’amore interpersonale&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">AL</a></i>, 206). Sono lodevoli, a tale scopo, i cammini che con impegno si fanno a livello parrocchiale o di zone pastorali. Ricordiamo, per&ograve;, che questi percorsi da soli non bastano, se non sono preceduti e sostenuti da un’educazione all’amore che accompagni tutta la crescita, fin dall’infanzia. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>, in proposito, osservava che &laquo;imparare ad amare qualcuno non &egrave; qualcosa che si improvvisa, n&eacute; pu&ograve; essere l’obiettivo di un […] corso previo alla celebrazione del matrimonio&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#208">AL</a></i>, 208). E spiegava: &laquo;In realt&agrave; ogni persona si prepara per il matrimonio fin dalla nascita&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#208">ibid</a>.), e tutto ci&ograve; che un giovane vive in famiglia deve contribuire a &laquo;renderlo capace di un impegno pieno e definitivo&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#208">ibid</a>.).</p> 
<p>Cos&igrave; la carit&agrave; domestica, concreta, non priva di momenti di fatica, di errori e di cadute, e al tempo stesso meravigliosa nella sua imprevedibile quotidianit&agrave;, &egrave; la prima scuola degli affetti, il primo prezioso e insostituibile apprendistato della “gioia dell’amore”. Per questo meritano di essere valorizzati e sostenuti gli sforzi di tante famiglie che, nelle nostre citt&agrave; e nei nostri paesi, vivono la loro vocazione e missione giorno per giorno, senza clamore, ma con fedelt&agrave; a volte eroica. Esse sono una risposta generosa e comprensibile per tutti alle parole di Ges&ugrave; che abbiamo ascoltato nel Vangelo: &laquo;Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perch&eacute; andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga&raquo; (<i>Gv </i>15,16). Attraverso la testimonianza di questi genitori, figli, nonni, giovani e anziani, piccoli e grandi, il messaggio di verit&agrave; e di pienezza di vita del Vangelo si diffonde efficacemente nel mondo.</p> 
<p>L’Evangelista Giovanni ci ha riportato la consegna semplice e chiara lasciataci da Ges&ugrave; al termine della sua vita terrena: &laquo;Questo &egrave; il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi&raquo; (<i>Gv</i> 15,12). Mettiamola in pratica, per crescere come Chiesa che &egrave; &laquo;famiglia di famiglie&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#87">AL</a></i>, 87), in un clima di cura reciproca da cui tutti trarremo beneficio: i giovani sposi, che si sentiranno incoraggiati mentre iniziano il loro cammino coniugale; i genitori, che avranno aiuto nell’affrontare le sfide impegnative legate alla crescita dei figli e alla gestione della vita familiare; gli anziani, che vedranno riconosciuto e valorizzato il loro ruolo di testimoni di saggezza e di virt&ugrave;, mentre le forze fisiche diminuiscono. Qui trover&agrave; appoggio e motivazione anche chi &egrave; pi&ugrave; fragile, o vive situazioni difficili e momenti di crisi, circondato da affetto e protetto da giudizi e pregiudizi. Ricordiamoci che, &laquo;per quanto ferita possa essere una famiglia, essa pu&ograve; sempre crescere a partire dall’amore&raquo; (XIV Ass. Gen. Ord. del Sinodo dei Vescovi, <i><a href="https://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20151026_relazione-finale-xiv-assemblea_it.html">Relatio finalis</a></i>, 10).</p> 
<p>In questa carit&agrave;, fondamentale per il nostro stesso esistere e stare insieme come esseri umani, affondano poi le loro radici anche i valori dell’apertura e del rispetto verso la vita, dal concepimento al termine naturale. Di tali valori la famiglia &egrave; depositaria per eccellenza, come faro per il bene dell’umanit&agrave;. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>, in merito, sottolineava che &laquo;nessuna unione precaria o chiusa alla trasmissione della vita […] assicura il futuro della societ&agrave;&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#52">AL</a></i>, 52). Senza famiglie solide, aperte al dono dei figli, attente alla loro educazione e alla loro crescita, il mondo non ha avvenire.</p> 
<p>Nei testi che abbiamo ascoltato, c’&egrave; per&ograve; ancora un importante invito di Ges&ugrave; che vorrei richiamare: quello a “chiedere al Padre nel suo nome” (cfr <i>Gv</i> 15,16). Queste parole ci ricordano che la famiglia &egrave; luogo privilegiato di preghiera. Bisogna riconoscere, purtroppo, che oggi, in molte parti del mondo, l’abitudine a pregare insieme tra le mura domestiche – prima dei pasti, all’inizio e al termine della giornata, o in occasioni particolari – si &egrave; assai indebolita. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a></i>&nbsp;ci rammenta che farlo &egrave; fondamentale: &laquo;Va sottolineata – afferma – l’importanza della spiritualit&agrave; familiare, della preghiera e della partecipazione all’Eucaristia domenicale&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#223">AL</a></i>, 223), e raccomanda che anche tra famiglie ci si riunisca &laquo;regolarmente per promuovere la crescita della vita spirituale e la solidariet&agrave; nelle esigenze concrete della vita&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#223">ibid</a>.). La preghiera comune e i Sacramenti hanno un ruolo molto rilevante nella vita familiare, perch&eacute;, aprendo i cuori all’agire di Dio, permettono di giungere insieme anche l&agrave; dove da soli non si arriverebbe mai. Sono un nutrimento solido e una medicina salutare; perci&ograve; esorto calorosamente tutti a<b> </b>riscoprire e promuovere questa pratica.</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, ho anche l’onore di presiedere questa celebrazione con uno speciale mandato del Santo Padre Leone XIV, al fine di manifestare pubblicamente la <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/letters/2026/documents/20260424-lettera-patriarca-caldei.html">comunione ecclesiastica da Lui concessa a Sua Beatitudine Polis III Nona, Patriarca di Baghdad dei Caldei</a>, che partecipa a questa Eucaristia.</p> 
<p>La comunione di un Patriarca con il Successore di Pietro richiama una prassi antica, che sanciva l’unit&agrave; nella fede e nella carit&agrave; di una Chiesa patriarcale con la Sede di Roma e, all’epoca, delle stesse Chiese tra di loro: non rappresenta dunque una mera formalit&agrave;, ma una realt&agrave; viva, che attinge la propria ragione d’essere nella Comunione eucaristica, fonte e culmine dell’unit&agrave; della Chiesa in Cristo.</p> 
<p>Beatitudine, la Sua presenza ci aiuta a meglio comprendere il nostro essere Chiesa, comunione in Cristo Signore di Chiese di vari riti e tradizioni nell’unit&agrave; visibilmente manifestata con il Successore di Pietro. Le assicuriamo l’affetto di tutta la Chiesa cattolica e la preghiera per i fedeli affidati alle Sue cure pastorali, da tempo provati, ma saldi e spesso eroici nel testimoniare, tra molte avversit&agrave;, la fede in Ges&ugrave;.</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, affidiamo tutte le famiglie e la Chiesa intera alla Santa Famiglia di Nazaret, riprendendo la preghiera posta da <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> al termine di&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a></i>.</p> 
<p>&laquo;Santa Famiglia di Nazaret,<br /> rendi le nostre famiglie<br /> luoghi di comunione e cenacoli di preghiera,<br /> autentiche scuole di Vangelo<br /> e piccole Chiese domestiche. […]<br /> Mai pi&ugrave; ci siano nelle famiglie<br /> episodi di violenza, di chiusura e di divisione;<br /> […] chiunque sia stato ferito o scandalizzato<br /> venga prontamente confortato e guarito.<br /> […] Fa’ che tutti ci rendiamo consapevoli<br /> del carattere sacro e inviolabile della famiglia,<br /> della sua bellezza nel progetto di Dio.<br /> Ges&ugrave;, Maria e Giuseppe,<br /> ascoltateci e accogliete la nostra supplica. Amen&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#325">AL</a></i>, 325).</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Messaggio del Santo Padre al termine dell’Incontro in occasione del decimo anniversario di <i>Amoris laetitia</i> (13 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Tue, 13 Oct 2026 19:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20261013-messaggio-fine-incontro-amorislaetitia.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20261013-messaggio-fine-incontro-amorislaetitia.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 14 Oct 2026 17:27:18 +0200 --> <p><i>Cari fratelli nell’Episcopato,<br /> Care famiglie,<br /> Cari fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>come sapete, in questi giorni non mi &egrave; stato possibile essere tra voi. Vi ringrazio di cuore per le vostre preghiere e per il lavoro che avete svolto assieme. La condivisione delle vostre esperienze e il vostro ascolto attento costituiscono veramente un dono per tutta la Chiesa.</p> 
<p>Sono particolarmente grato alle famiglie che hanno parlato delle loro gioie, delle difficolt&agrave; e delle speranze, nonch&eacute; ai Capi delle Chiese Cattoliche Orientali e ai Presidenti delle Conferenze Episcopali, per la loro preparazione e per il tempo che hanno dedicato a questo incontro.</p> 
<p>Legger&ograve; i frutti del vostro lavoro e delle vostre discussioni, e a suo tempo offrir&ograve; le mie riflessioni. Intanto vi incoraggio a cominciare a condividere con le vostre Conferenze Episcopali e Diocesi ci&ograve; che avete vissuto e ricevuto, e a continuare a proclamare il Vangelo insieme alle famiglie, attingendo alla ricchezza di <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris Laetitia</a></i>.</p> 
<p>In particolare, spero che le famiglie stesse siano sempre attivamente coinvolte nella vita e nella missione delle vostre Chiese locali, e che vi aiutino a discernere le vie da percorrere. Tornando a casa, vi prego di assicurare a tutti i membri delle vostre comunit&agrave; la mia vicinanza spirituale e il mio incoraggiamento.</p> 
<p>Mentre affido ciascuno di voi alla protezione della Sacra Famiglia di Nazareth, vi chiedo di pregare per me, come io faccio per voi. Volentieri imparto a tutti la Benedizione Apostolica.</p> 
<p><i>Dal Vaticano, 13 ottobre 2026</i></p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p style="text-align: center;">LEONE PP. XIV</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Soci del Circolo San Pietro (12 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Mon, 12 Oct 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261012-circolo-san-pietro.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261012-circolo-san-pietro.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 12 Oct 2026 12:43:17 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!<br /> &nbsp;</p> 
<p><i>Carissimi fratelli e sorelle, benvenuti!</i></p> 
<p>Sono molto lieto di accogliere per la prima volta il Circolo San Pietro. Ringrazio di cuore il Presidente e tutti voi soci oggi convenuti.</p> 
<p>Dal 1869 il vostro benemerito Sodalizio raggiunge, a nome del Papa, tante persone bisognose della nostra amata citt&agrave; di Roma, offrendo i pasti che quotidianamente distribuite, gli asili notturni per le persone senza fissa dimora, gli alloggi per le famiglie in difficolt&agrave; e altri servizi. &Egrave; un’opera lodevole, che realizza il comandamento del Signore di una carit&agrave; che, nel segreto, attende solo da Dio la sua ricompensa (cfr <i>Mt </i>6,3-4). Contribuite a formare il volto bello della Chiesa, che testimonia il Vangelo tra i poveri e gli ultimi. Grazie!</p> 
<p>Riflettendo sui tre cardini del vostro carisma – preghiera, azione e sacrificio – vorrei consegnarvi oggi una parola che le raccoglie in perfetta armonia: <i>carit&agrave;</i>.</p> 
<p>In primo luogo, infatti, la preghiera &egrave; il fondamento della carit&agrave;. Non &egrave; casuale che la prima parola del vostro motto rimandi al legame con Dio. Non si pu&ograve; dare se non ci&ograve; che si &egrave; ricevuto. E la preghiera &egrave; appunto quella relazione attraverso la quale riceviamo la medesima carit&agrave; che siamo chiamati a donare. Vi incoraggio sempre a tornare alla Parola di Dio e alla preghiera come fonte inesauribile della vostra dedizione.</p> 
<p>La seconda parola del vostro motto, “azione”, indica la prospettiva verso cui volgere l’amore ricevuto da Dio. La preghiera, infatti, diventa efficace quando tende verso il prossimo. La <i>caritas</i> generata dallo Spirito Santo &egrave; l’amore di Dio riversato nei nostri cuori: un amore che si fa impegno di vita e servizio. Questo amore deve diventare meta, stile e senso del nostro vivere.</p> 
<p>Il terzo perno attorno a cui ruota il vostro carisma, il sacrificio, rinvia, infine, al cuore della carit&agrave;, indicandoci il modo con cui vivere l’equilibrio tra preghiera e azione. &laquo;Vero sacrificio – scrive Sant’Agostino –&shy; &egrave; ogni opera con cui ci si impegna ad unirci in santa comunione a Dio. Quindi anche il bene con cui si soccorre l’uomo, se non si compie in relazione a Dio, non &egrave; sacrificio. Infatti, sebbene il sacrificio sia compiuto e offerto dall’uomo, &egrave; cosa divina&raquo; (<i>De Civitate Dei</i>, X, 6). Nell’offerta del vostro tempo, del vostro entusiasmo e anche della vostra fatica a favore dei pi&ugrave; piccoli, voi prendete parte all’opera stessa di Cristo, che ci ha amati e ha dato la sua vita per noi. Uniti al suo sacrificio, dunque, non siamo pi&ugrave; noi a vivere, ma Cristo stesso vive in noi (cfr <i>Gal</i> 2,20).</p> 
<p>Carissimi, la carit&agrave; sia sempre fonte della vostra preghiera, anima della vostra azione, espressione del vostro sacrificio spirituale.</p> 
<p>Vi sono grato per l’obolo di San Pietro che oggi consegnate come segno della vostra fedelt&agrave; e devozione al Santo Padre. La vostra devozione &egrave; sempre presente con me, perch&eacute; porto sempre anche il dono che mi avete fatto al momento della mia elezione e vi ringrazio sinceramente. Esso sostiene – qui parlo dell’obolo che voi oggi consegnate – la sollecitudine del Vescovo di Roma per questa citt&agrave; ed &egrave;, al contempo, aiuto alle esigenze della Sede Apostolica nel servizio di tutta la Chiesa.</p> 
<p>Affido il Circolo San Pietro alla protezione della Vergine Maria, <i>Salus Populi Romani</i>, e benedico di cuore tutti voi, le vostre famiglie e quanti incontrate nel vostro apostolato caritativo. Grazie.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Messaggio del Santo Padre per la Giornata Mondiale dell'Alimentazione 2026 (12 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Mon, 12 Oct 2026 11:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/food/documents/20261012-messaggio-alimentazione.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/food/documents/20261012-messaggio-alimentazione.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 19 Oct 2026 12:12:06 +0200 --> <p><i>Sua Eccellenza Qu Dongyu<br /> Direttore Generale della FAO<br /> &nbsp;</i></p> 
<p><i>Eccellenza</i>,</p> 
<p>1. Il tema della Giornata Mondiale dell’Alimentazione di quest’anno &egrave; “Innovare oggi per nutrire il domani”. Aiutando la terra a produrre i suoi frutti, l’umanit&agrave; non si limita a compiere un’operazione tecnica, ma adempie al comando di custodire la terra e di coltivarla (cfr <i>Gen </i>2,15), un comando che precede ogni quadro giuridico e ogni innovazione tecnologica. Ciononostante, ci troviamo attualmente in una situazione paradossale, in cui il progresso globale avanza a un ritmo sempre pi&ugrave; sostenuto, mentre la fame e la povert&agrave; continuano a persistere. Non si tratta di un problema tecnico o finanziario, ma piuttosto di una profonda crisi antropologica ed etica.</p> 
<p>2. Oggi si parla di innovazione con gran disinvoltura. Tuttavia, questo termine viene spesso utilizzato solo in riferimento allo sviluppo di dispositivi e algoritmi, oppure all’ottimizzazione delle prestazioni con l’unico fine di ottenere un guadagno economico. &Egrave; quindi necessario cambiare il modo in cui concepiamo tale progresso, poich&eacute; la vera innovazione non sostituisce la creazione, ma implica un’indagine rispettosa delle leggi complesse che guidano l’opera delle mani del Creatore. L’uso di una tecnologia adeguata per coltivare la terra &egrave; un’espressione del ruolo della persona umana come collaboratrice di Dio nell’opera della creazione. Eppure, quando la tecnologia moderna viene impiegata in agricoltura in modi che privano il suolo della sua fertilit&agrave; naturale o allontanano gli agricoltori dalle loro terre, spinti soltanto da motivi economici, ci&ograve; non pu&ograve; essere considerato un progresso, ma una forma sofisticata di distruzione. Inoltre, l’uso irresponsabile della tecnologia per interessi esclusivamente egoistici, anzich&eacute; per il bene comune, non solo viola il principio di solidariet&agrave;, ma ignora anche il dovere dell’umanit&agrave; di salvaguardare il creato. Il tipo di innovazione di cui il mondo ha bisogno, quindi, non si misura solo in base alla quantit&agrave; di grano prodotto, ma anche alla tutela della dignit&agrave; umana che Dio ha donato a ciascuno di noi e all’integrit&agrave; dell’ecosistema che siamo chiamati a preservare.</p> 
<p>3. La fame non pu&ograve; essere considerata un’anomalia statistica, poich&eacute; &egrave; causata principalmente dalla mancanza di volont&agrave; politica e di solidariet&agrave; collettiva. N&eacute; le carenze alimentari sono geograficamente inevitabili. Infatti, in un’epoca caratterizzata da un progresso tecnologico senza precedenti, &egrave; intollerabile che il pane sia considerato un privilegio e l’acqua una merce contesa. L’accesso regolare a un’alimentazione sicura, adeguata e sufficiente, in linea con la dignit&agrave; di ogni persona, &egrave; un diritto umano fondamentale. Garantire questo diritto &egrave; un obbligo di giustizia che vincola sia i singoli Stati che la comunit&agrave; internazionale. Eppure, mentre le innovazioni accelerano la produzione, la distribuzione viene trascurata. I mercati dei cereali vengono capitalizzati in borsa, mentre i semi che germogliano nel terreno finiscono nelle mani di monopoli che soffocano l’agricoltura su piccola scala.</p> 
<p>4. Per garantire che le esigenze alimentari di domani siano soddisfatte, &egrave; necessario liberare la produzione di cibo da una mentalit&agrave; puramente speculativa. Il pane non dovrebbe essere n&eacute; uno strumento di pressione geopolitica n&eacute; un bene finanziario volatile. N&eacute; deve mai essere usato come arma di guerra. Infatti, impedire che il pane raggiunga una persona o distruggere i mezzi con cui viene prodotto costituisce una terribile offesa alla dignit&agrave; umana. Il pane &egrave; prezioso perch&eacute; sostiene la vita che Dio ci ha donato. Dobbiamo quindi superare la tentazione di una visione a breve termine. Il mito secondo cui la crescita possa essere infinita nonostante le risorse limitate ha raggiunto il punto di rottura. Oggi l’innovazione richiede l’adozione di un senso di responsabilit&agrave; intergenerazionale che guardi oltre i bilanci annuali. Innovazione significa conciliare la tecnologia con la saggezza, compresa quella ancestrale, mantenendo al contempo una visione per il futuro. Non si tratta di rifiutare i progressi tecnologici, ma piuttosto di integrarli con la saggezza dei contadini, che hanno maturato la loro conoscenza della terra e del clima attraverso secoli di osservazione coscienziosa. Ci&ograve; comporta anche la tutela dell’acqua come bene comune inalienabile.</p> 
<p>5. Signor Direttore Generale, incoraggio l’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura e i suoi Stati membri a non accontentarsi di analisi astratte o di dichiarazioni di efficacia limitata. &Egrave; giunto il momento di dare prova di audacia morale. &Egrave; essenziale un nuovo ordine alimentare globale, in cui l’innovazione tecnologica sia incondizionatamente subordinata al rispetto della dignit&agrave; umana donata da Dio e al bene comune universale. Inoltre, esiste un imperativo etico urgente di riconvertire le risorse investite nell’industria bellica verso la ricerca agricola sostenibile e la rigenerazione dei terreni degradati. Il domani non &egrave; un arco di tempo astratto che ci attende passivamente; &egrave; piuttosto il raccolto di ci&ograve; che seminiamo oggi attraverso le nostre decisioni. Se seminiamo un’innovazione non etica, basata sul desiderio di dominare la terra ed escludere i deboli, raccoglieremo aridit&agrave; e conflitti. Se invece l’innovazione scaturisce dal rispetto per l’ordine naturale e dalla giustizia verso chi ha fame, il domani porter&agrave; una tavola imbandita per il sostentamento dell’umanit&agrave;.</p> 
<p>6. Con questi pensieri nei confronti di coloro che si dedicano alla coltivazione e alla tutela del creato, invoco su tutti le benedizioni di Dio Onnipotente e assicuro il costante sostegno della Santa Sede alle iniziative che assistono la FAO nei suoi nobili sforzi.</p> 
<p><i>Dal Vaticano, 12 ottobre 2026</i></p> 
<p style="text-align: center;">LEONE PP. XIV</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Lettera del Santo Padre al Cardinale Giovanni Battista Re, Decano emerito del Collegio Cardinalizio (11 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Sun, 11 Oct 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/letters/2026/documents/20261011-lettera-cardinale-re.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/letters/2026/documents/20261011-lettera-cardinale-re.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 12 Oct 2026 11:33:30 +0200 --> <p>Al Signor Cardinale<b><br /> GIOVANNI BATTISTA RE<br /> </b>Decano emerito del Collegio Cardinalizio&nbsp;</p> 
<p><i>Venerato e caro Fratello,</i></p> 
<p>dopo aver accettato la Sua rinuncia all’ufficio di Decano del Collegio Cardinalizio, svolto egregiamente per pi&ugrave; di sei anni, desidero esprimerLe la mia gratitudine per il servizio reso da Vostra Eminenza, che &egrave; stato per me e per tutti una edificante testimonianza di amore alla Chiesa e al Papa.</p> 
<p>Chiamato gi&agrave; da giovane sacerdote al servizio della Santa Sede, Ella &egrave; diventato, attraverso i numerosi e delicati incarichi nella Curia Romana, collaboratore fidato dei Sommi Pontefici, in particolare di <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">San Giovanni Paolo II</a>, che La volle prima Assessore della Segreteria di Stato, poi Segretario della Congregazione per i Vescovi e quindi Sostituto della Segreteria di Stato.</p> 
<p>Al fianco del Papa del Grande <a href="https://www.vatican.va/jubilee_2000/index_it.htm">Giubileo del 2000</a>, Ella ha diretto e coordinato con efficacia i molteplici uffici posti a disposizione del suo magistero e della sua missione pastorale, accompagnandolo in una serie memorabile di Viaggi apostolici in Italia e in tutto il mondo. All’inizio del nuovo millennio, il Santo Pontefice La pose a capo della Congregazione per i Vescovi e La cre&ograve; Cardinale.</p> 
<p>Questo lungo cammino Le ha permesso di acquisire una straordinaria conoscenza della Chiesa universale, arricchita da moltissime relazioni personali. Penso di non sbagliare dicendo che Lei, Eminenza, &egrave; stato ed &egrave; uno dei servitori della Santa Sede pi&ugrave; conosciuti e stimati. A ci&ograve; ha contribuito non poco il Suo stile aperto, cordiale, franco, e la Sua capacit&agrave; di affrontare le situazioni e i problemi con saggezza e concretezza, sempre fedele agli insegnamenti della Chiesa e con grande amore per il Successore di Pietro.</p> 
<p>Nell’ufficio di Decano del Collegio Cardinalizio, la Sua figura &egrave; apparsa ancora pi&ugrave; visibile e molti, nel Popolo di Dio e non solo, hanno apprezzato la Sua testimonianza sacerdotale nelle Celebrazioni eucaristiche da Lei presiedute, da ultimo in occasione delle <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2025/4/26/messa-esequiale.html">esequie di Papa Francesco</a>.</p> 
<p>Caro e venerato Fratello, tutti abbiamo sempre ammirato in Lei il vigore della fede e dello zelo nel ministero, cos&igrave; ben fusi con le doti di operosit&agrave; attinte dalle Sue radici familiari e dell’amata Val Camonica. Ma il motto che scelse al momento dell’elezione all’episcopato, “<i>Virtus ex alto</i>”, attesta quanto Lei abbia sempre saputo invocare e ricevere forza dal Signore e dalla sua Grazia, e questo accresce in chi La conosce la stima e la gratitudine.</p> 
<p>Con questi sentimenti, Le assicuro il mio ricordo nella preghiera, che affido all’intercessione della Vergine Maria e di San Giovanni Battista, e di cuore Le rinnovo la mia Benedizione, estendendola volentieri ai familiari e alle persone care.&nbsp;</p> 
<p><i>Dal Vaticano, 11 ottobre 2026</i></p> 
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p> 
<p style="text-align: center;">LEONE PP. XIV</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Angelus, 11 ottobre 2026]]></title><pubDate>Sun, 11 Oct 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20261011-angelus.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20261011-angelus.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 11 Oct 2026 12:33:15 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, buona domenica!</i></p> 
<p>Oggi, nel Vangelo, Ges&ugrave; parla della festa di nozze preparata da un re per suo figlio (cfr <i>Mt </i>22,1-14).</p> 
<p>Il matrimonio di un figlio &egrave; un momento speciale per ogni famiglia, e questo padre felice vuole condividere con tutti la sua gioia. Offre un banchetto e invita tante persone. San Tommaso d’Aquino dice, in proposito, che il bene tende per sua natura a diffondersi: &laquo;<i>Bonum dicitur diffusivum sui</i>&raquo; (<i>Summa theologiae</i>, I, q. 5 a. 4, ad 2), e anche l’immagine del nostro racconto ci parla, in un contesto particolare di vita vissuta, di questa realt&agrave;. Quando accade qualcosa di buono, si accende una luce che porta a coinvolgere gli altri nella propria felicit&agrave;.</p> 
<p>Di fronte a un’offerta cos&igrave; bella, per&ograve;, gli invitati, invece di unirsi alla festa, si tirano indietro e preferiscono continuare a occuparsi dei loro affari. Alcuni, anzi, infastiditi, insultano e addirittura uccidono i messaggeri del re. Anche questo purtroppo, succede: non sempre il bene che offriamo &egrave; compreso, riconosciuto, apprezzato, anzi a volte &egrave; frainteso e respinto. Ma ci&ograve; non deve scoraggiarci. Il re, davanti al rifiuto, non annulla le nozze e non cancella i festeggiamenti, anzi, estende il suo appello a un numero ancora pi&ugrave; grande di persone, inviando i suoi servi a chiamarle per le strade, perch&eacute; la gioia degli sposi sia un dono per tutti.</p> 
<p>A questo punto, ci domandiamo: chi rappresentano i protagonisti di questa storia? San Girolamo identifica il re con il Padre dei Cieli, lo sposo con Ges&ugrave; e la sposa con la Chiesa (cfr <i>Commento a Matteo</i>, Libro III, cap. 22). Tra i protagonisti, allora, ci siamo anche noi, scelti dal Signore per condividere con Lui la nostra esistenza e per essere assieme a Lui portatori di vita. La festa di nozze &egrave; la nostra, e la sala del banchetto sono le nostre chiese, le nostre case, i posti in cui viviamo, e in cui ogni giorno il Figlio del Re, Ges&ugrave; Cristo, torna a dichiararci il suo amore e attende il nostro “s&igrave;”. L&igrave; noi lo incontriamo, vestiti, come la sposa, con l’abito bianco del Battesimo e ornati con i gioielli delle opere buone, che ci avvicinano a Dio e tra noi.</p> 
<p>La gioia che annunciamo, allora, non &egrave; artificiale, ma profonda, concreta, reale, bella come i volti delle persone che incontriamo, vera come il lavoro, i sorrisi, le lacrime, le strette di mano, i gesti di bene delle nostre giornate. Ed &egrave; un dono di Dio, per la salvezza del mondo.</p> 
<p>Chiediamo dunque a Maria, Madre del Signore, che ci aiuti a crescere in questa gioia e ad annunciarla sempre e ovunque, anche l&agrave; dove non &egrave; compresa, con generosit&agrave;, con coraggio e con fede.</p> 
<p>__________________</p> 
<p><b>Dopo l'Angelus</b></p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>ieri, a Mantova, &egrave; stata beatificata <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/maria-ignazia-isacchi-al-secolo-angela-caterina.html">Suor Maria Ignazia Isacchi</a>, fondatrice della Congregazione delle Suore Orsoline del Sacro Cuore di Ges&ugrave;. Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, si prodig&ograve; con carit&agrave; coraggiosa per i bisognosi e disagiati. Il suo esempio ravvivi in tutti noi il desiderio di essere nel mondo testimoni di amore evangelico verso tutti.</p> 
<p>La guerra nella martoriata Ucraina continua a causare sofferenze anche ben oltre i suoi confini, soprattutto nei Paesi pi&ugrave; poveri, dove tante persone dipendono dalle importazioni di cereali. Rivolgo un accorato appello alle parti in conflitto affinch&eacute; consentano il trasporto sicuro dei cereali nel Mar Nero. Il pane quotidiano di milioni di persone non pu&ograve; essere ostaggio della guerra.</p> 
<p>Oggi in Italia ricorre la Giornata per le Vittime degli incidenti sul lavoro. Saluto l’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro e incoraggio gli sforzi per la prevenzione.</p> 
<p>Rivolgo il mio caloroso benvenuto a tutti voi, romani e pellegrini!</p> 
<p>Saluto i membri della <i>Hermandad del Se&ntilde;or de los Milagros</i> a Roma e quanti hanno partecipato alla processione con la venerata Icona del Crocifisso. Grazie della vostra preghiera per la <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/uruguay-argentina-peru-6-17novembre2026.html">Visita pastorale che compir&ograve; in Per&ugrave;</a>.</p> 
<p>Accolgo con gioia i fedeli dell’Eparchia Greco Cattolica di Mukacevo in Ucraina, accompagnati dal loro Vescovo; la <i>Asociaci&oacute;n de fieles Hakuna</i>; <i>las</i><b> </b><i>“Antiguas Alumnas Jes&uacute;s Maria Espa&ntilde;a”</i>; il Coro e la Scuola corale della Cattedrale di Haarlem, nei Paesi Bassi; e i fedeli provenienti da Vienna.</p> 
<p>Saluto i giovani della vicaria di Chiaravalle, in diocesi di Senigallia; i soci dell’AIDO provinciale di Belluno; il gruppo “Ars Enotria” di Cosenza; e la squadra di calcio femminile dell’Ospedale di Biella.</p> 
<p>Carissimi, di recente, durante alcuni controlli, i medici mi hanno trovato un nodulo circoscritto al polmone. &Egrave; stato individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato. I medici ritengono opportuno intervenire e allora, seguendo i loro consigli, ho deciso di operarmi per toglierlo. L’intervento &egrave; gi&agrave; programmato nei prossimi giorni. Vi ringrazio per la vostra vicinanza spirituale e mi affido alla vostra preghiera.&nbsp;</p> 
<p>Grazie e buona domenica!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Partecipanti al Meeting dei Direttori dei Musei di tutto il mondo (Bizot Group) (10 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Sat, 10 Oct 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261010-direttori-musei.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261010-direttori-musei.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 12 Oct 2026 12:24:37 +0200 --> <p>Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.</p> 
<p>La pace sia con voi.</p> 
<p><i>Signore e Signori,&nbsp;&nbsp;&nbsp;</i></p> 
<p>ho colto con piacere la possibilit&agrave; di incontrarmi con voi membri del <i>Bizot Group</i>, che rappresentate alcuni tra i pi&ugrave; prestigiosi Musei del mondo. Saluto il vostro Presidente, Dottor Taco Dibbits, e ciascuno di voi. Per lavoro e per passione, sapete bene che ogni museo &egrave; luogo di memoria, di bellezza e di storia, che favorisce l’incontro tra generazioni, promuovendo la cultura e l’umana creativit&agrave;.</p> 
<p>Nel corso dei secoli la Chiesa ha coltivato un rapporto speciale con la dimensione artistica, apprezzando ogni sua forma. L’arte, infatti, &egrave; il modo attraverso il quale l’uomo, con il proprio ingegno, valorizza e trasfigura la materia, ovvero il creato che abita a immagine e somiglianza di Dio. Il tema del vostro incontro, la <i>Materialit&agrave;</i>, risulta al riguardo di particolare interesse, oltre che per esplorare i rapporti tra oggetto e interpretazione dell’opera d’arte, anche per riflettere sulla qualit&agrave; specifica della materia, come luogo nel quale Dio stesso ha voluto rivelarsi.</p> 
<p>A questo proposito, vorrei condividere con voi stamattina alcune brevi riflessioni.</p> 
<p>Anzitutto, la materia &egrave; disponibile: &egrave; un dono che ci viene consegnato. Con la sua maestria l’artista trasforma quanto ha tra le mani facendone a propria volta dono per gli altri: &egrave; cos&igrave; che l’elaborazione della cultura valorizza la bellezza del creato. Lo stesso &laquo;Ges&ugrave; lavorava con le sue mani, prendendo contatto quotidiano con la materia creata da Dio per darle forma con la sua abilit&agrave; di artigiano&raquo; (Francesco, Lett. Enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html#68.">Laudato si'</a></i>, 98).</p> 
<p>La materia, inoltre, &egrave; duttile: pu&ograve; essere modellata secondo l’idea dell’artista, per esprimerne l’intuizione, dando corpo o suono a emozioni, sogni e parole. L’arte, infatti, &egrave; un processo creativo attraverso cui l’uomo, imitando l’opera di Dio, plasma la materia per infondervi un significato trascendente. Essa diventa cos&igrave; segno di quella bellezza che ridesta gli occhi del cuore e della mente, orientando l’uomo verso l’alto.</p> 
<p>E infine la materia &egrave; memoria. Le opere conservate nei musei sono testimonianze di una storia che interpella ogni persona, di generazione in generazione. L’oggetto museale porge cos&igrave; al presente la sapienza del passato. La Chiesa, pellegrina nel tempo, proprio in questo modo ha inteso l’arte: non come mero estetismo, ma come forma d’annuncio evangelico attraverso la bellezza.</p> 
<p>Mi congratulo pertanto con tutti voi per il lavoro di conduzione e amministrazione dei Musei ai quali vi dedicate, custodendo un patrimonio comune all’umanit&agrave;. Auguro ogni bene per le iniziative del vostro Gruppo e invoco per voi, per i vostri cari e i vostri collaboratori la benedizione del Signore.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Partecipanti al Sinodo dei Vescovi della Chiesa di Antiochia dei Greco-Melchiti (10 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Sat, 10 Oct 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261010-sinodo-chiesa-grecomelchita.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261010-sinodo-chiesa-grecomelchita.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 11 Oct 2026 10:20:31 +0200 --> <p>Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!</p> 
<p><i>Beatitudine,<br /> Cari Fratelli Vescovi,<br /> fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>&egrave; un piacere incontravi in occasione del vostro Sinodo, che non &egrave; soltanto un atto di governo, ma anche un momento di comunione e di servizio come vescovi. Attraverso voi porgo un cordiale saluto ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, ai seminaristi e a tutti gli amati fedeli della Chiesa melkita, sia nei vostri territori sia nella diaspora in tutto il mondo.</p> 
<p>Come ben sapete, fu ad Antiochia che i seguaci di Cristo furono per la prima volta chiamati &laquo;cristiani&raquo;. Adesso come allora, i cristiani sono chiamati a vivere la propria vita in un modo che dia testimonianza della presenza viva di Dio che dimora in mezzo a noi. Di fatto, i primi cristiani si distinguevano dagli altri per la loro vita di carit&agrave;, cosa che ancora avviene nelle vostre parrocchie. Voi non portate semplicemente la fede nelle vostre menti, ma le permettete di penetrare nei vostri cuori, spinti dallo Spirito a condividere cibo con gli affamati, a fornire istruzione e cure sanitarie, ad accompagnare e a incoraggiare chi soffre, per permettere alla Chiesa di essere un faro — la luce di Cristo — specialmente in questo periodo tumultuoso.</p> 
<p>In molte delle terre tradizionali della vostra Chiesa i fedeli sono afflitti da guerre, disordini, estremismi religiosi e difficolt&agrave; economiche. Per tramite vostro, vorrei dire alla vostra amata Chiesa: sono con voi. Tutta la Chiesa cattolica &egrave; con voi. Perch&eacute; quando un membro soffre, tutto il corpo soffre insieme (cfr. <i>1 Cor</i>&nbsp; 12, 26). E proprio perch&eacute; state soffrendo e cercando di imitare Ges&ugrave; nella mitezza con cui ha redento il mondo, voi siete nel cuore della Chiesa. Penso in particolare alle ferite, alle difficolt&agrave; che affrontate, che spingono molti vostri fedeli a recarsi in Paesi lontani per trovare lavoro, per sfuggire ai pericoli e talvolta persino alla persecuzione, per far crescere la loro famiglia in sicurezza.</p> 
<p>Che grande vocazione ha la vostra Chiesa: essere testimone di riconciliazione e di pace in terre devastate dal conflitto. Voi siete i semi di comunione in terre che sono deturpate dalla violenza. Questa testimonianza vi rende davvero icone di secoli di fede nei luoghi pi&ugrave; santi della nostra salvezza.</p> 
<p>Talvolta la propensione umana per il conflitto pu&ograve; riguardare anche noi all’interno della Chiesa. Non a caso, nel sacro ed evocativo rito della vostra tradizione bizantina la prima istruzione per il sacerdote e il diacono che si preparano a celebrare la Divina Liturgia &egrave; di essere riconciliati con tutti, non serbare alcun rancore verso nessuno e non nutrire nessuna malvagit&agrave; nel cuore. Questa riconciliazione &egrave; di per se stessa un sacrificio in e con Cristo.</p> 
<p>A tale riguardo, il vostro Sinodo dei Vescovi funge da custode della comunione. Avete una grande responsabilit&agrave;, che deve essere salvaguardata e alimentata in seno alla collegialit&agrave; episcopale, come ho voluto sottolineare attraverso la Lettera Apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_letters/documents/20260829-mutua-concordia.html">Mutua concordia</a></i>. Dobbiamo essere sempre vigili per non cadere nella tentazione di elevarci al di sopra degli altri, cercando il potere invece del servizio, il profitto invece della trasparenza e dell’onest&agrave; e il successo personale invece della cura pastorale. Lo Spirito Santo ci spinge a cercare e a pregare, a pregare per quell’unit&agrave; che aiuter&agrave; tutte le persone a riconoscere che Cristo &egrave; in mezzo a noi.</p> 
<p>Inoltre, l’espressione pi&ugrave; eloquente della nostra fede e la comunicazione pi&ugrave; chiara della Buona Novella a coloro che non conoscono Cristo avviene quando prendiamo la nostra croce e scegliamo di manifestare amore nei momenti in cui proviamo paura, rabbia o sofferenza. Noi che serviamo la Chiesa come clero diamo ai nostri fedeli una speranza pi&ugrave; grande nel Vangelo quando esaminiamo noi stessi e ci consideriamo responsabili non solo nella gestione dei beni materiali, ma anche nel modo in cui cerchiamo la riconciliazione.</p> 
<p>Nel corso della storia abbiamo visto che le prove che affrontiamo — che sia il martirio o i semplici sacrifici che compiamo per amore del prossimo — danno l’opportunit&agrave; di mostrare la nostra fede in un modo che riecheggia nei cuori di quanti stanno cercando la vera pace. Prego, dunque, perch&eacute;, con speranza cristiana e con amore per tutte le persone con le quali vivete, continuiate a formare i giovani e a incoraggiare tutti nelle vostre pi&ugrave; nobili tradizioni.</p> 
<p>Da parte sua — e grazie alla generosit&agrave; di cos&igrave; tanta gente — la Sede Apostolica sta assicurando che vi siano borse di studio per i fedeli in Siria, Libano e Iraq, affinch&eacute; ricevano un’educazione cattolica. Il nostro obiettivo &egrave; di sostenere i giovani, di modo che le famiglie cristiane abbiano l’assistenza necessaria per restare in Medio Oriente e mantenere una presenza cristiana.</p> 
<p>Vi ringrazio per ci&ograve; che fate e vi assicuro della mia vicinanza spirituale. Affidando questo Sinodo all’intercessione della <i>Theotokos</i>&nbsp; — la genitrice di Dio — prego perch&eacute; lo Spirito Santo vi illumini e vi guidi nelle vostre decisioni. Su tutti voi e sui fedeli della Chiesa melkita, invoco l’abbondanza delle benedizioni di Dio.</p> 
<p>Grazie.</p> 
<p>___________________________</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-10/quo-231/testimoni-di-riconciliazione-e-pace-in-terre-devastate-dai-confl.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 231, sabato 10 ottobre 2026, p. 2.</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>&nbsp;</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Celebrazione eucaristica per l’inaugurazione dell’Anno Accademico delle Università Pontificie (8 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Thu, 08 Oct 2026 18:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20261008-messa-univ-pontificie.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20261008-messa-univ-pontificie.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 08 Oct 2026 18:51:45 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>celebriamo oggi l’Eucaristia invocando il dono dello Spirito Santo, affinch&eacute; l’inizio di un nuovo anno accademico nelle Universit&agrave; Pontificie sia pi&ugrave; di una semplice ripresa delle attivit&agrave; di studio e di ricerca. Desideriamo aprire l’intelligenza e le relazioni educative al soffio creatore del Risorto, che dona pace e unit&agrave;, per assumere ciascuno il proprio compito e rispondere cos&igrave; a Dio che chiama e a un’umanit&agrave; in attesa. Sia, dunque, questo nuovo inizio un vero momento ecclesiale, in cui l’esserci radunati attorno alla mensa del Signore alimenti la nostra comune missione. Nessuno, allora, insegner&agrave;, studier&agrave;, ricercher&agrave; solo per s&eacute; stesso, ma con gli altri, per gli altri e soprattutto con il Signore e per il Signore. Come abbiamo ascoltato dalla Lettera ai Galati, infatti, l’intelligenza &egrave; determinante per la fede e la missione.</p> 
<p>L’apostolo Paolo, preoccupato per le notizie ricevute dalle comunit&agrave; della Galazia, scrive parole che invitano i destinatari della Lettera a pensare. Il tono &egrave; vibrante, acceso, ma quello che potrebbe apparire un rimprovero &egrave; in realt&agrave; un appello all’intelligenza, alla memoria, al senso critico. In ogni epoca non mancano falsi maestri che volgono ai propri interessi il sentimento religioso di non pochi credenti, spingendoli spesso a radicalizzare qualche aspetto dell’insegnamento ricevuto a discapito dell’intero, che &egrave; Cristo e il suo Vangelo.</p> 
<p>Carissimi, stimate lo studio come servizio alla fede e alla verit&agrave;: per il bene vostro e di tanti fratelli e sorelle per i quali il Signore ha dato la sua vita. Sebbene, infatti, l’incontro con Lui generi gioia ed entusiasmo, mai si tratta di un venire “ammaliati” o “incantati” (cfr <i>Gal </i>3,1). La ragione, il porsi e porre domande, alla luce della Parola di Dio e della Tradizione della Chiesa sono parte essenziale del cammino di fede alla sequela di Ges&ugrave; Cristo. La Chiesa ha per ci&ograve; stesso il desiderio e la responsabilit&agrave; di custodire integro il tesoro della Rivelazione e di svilupparne nei diversi contesti l’intelligenza orante, la riflessione scientifica, la mediazione culturale, la traduzione pratica. Sono, queste, tutte espressioni di un unico amore, che oggi vi chiama, vi sostiene e vi impegna nella comune ricerca. &Egrave; una missione! Diverse sono le nostre vocazioni, ma unica &egrave; la missione.</p> 
<p>Troviamo poi un ulteriore suggerimento nelle parole dell’Apostolo. Egli, infatti, invita i Galati a ricordare da dove avevano cominciato. Scrive: &laquo;Siete cos&igrave; privi d’intelligenza che, dopo aver cominciato nel segno dello Spirito, ora volete finire nel segno della carne? Avete tanto sofferto invano?&raquo; (<i>Gal</i> 3,3-4). L’intelligenza, quindi, deve fare memoria: non semplicemente accostando dati, come un algoritmo fa ormai pi&ugrave; rapidamente di noi, ma ricordando le esperienze vissute, con le risonanze che solo l’animo umano pu&ograve; provare, ed entrando pi&ugrave; intensamente in contatto con la loro bont&agrave;. Tutto ci&ograve; che &egrave; buono inizia “nel segno dello Spirito Santo” e ha, dunque, un respiro, un dinamismo, un senso di comunione che, una volta sperimentati, si imprimono nel cuore. La routine, le ambizioni, le rivalit&agrave; e altri fattori negativi possono col tempo distrarre attenzione ed energia, lasciando inariditi e fiacchi, litigiosi e tristi. Occorre allora ritornare al cuore. L&igrave; tutto &egrave; cominciato, l&igrave; &egrave; l’inizio che rimane con noi. Carissimi, custodite il cuore! Che siate studenti, ricercatori o docenti, custodite il cuore, perch&eacute; ogni et&agrave; e responsabilit&agrave; siano vissute “nel segno dello Spirito”.</p> 
<p>Carissimi, in universit&agrave; coltivate l’amicizia, dono prezioso, tanto pi&ugrave; quando &egrave; vissuta nella comune ricerca della verit&agrave; in Cristo. Mantenetevi radicati nel popolo di Dio, stimatene il <i>sensus fidei</i>, accoglietene le domande. E non dimenticatevi dei poveri, che a volte sono quell’amico importuno, che viene a bussare di notte (cfr <i>Lc</i> 11,5-13). Portate la vita nello studio e lo studio nella vita, secondo la logica dell’Incarnazione, fuori dalla quale tace la Rivelazione. S&igrave;, pi&ugrave; ci allontaniamo dalla realt&agrave; intera che il Figlio di Dio ha assunto e abitato con infinito amore, meno avremo qualcosa da dire e possibilit&agrave; di capire. Sorelle, fratelli, ascoltiamo il desiderio di Dio che oggi torna a bussare e portiamolo nella ricerca scientifica. Condividiamo ci&ograve; che ci nutre. Sono molti a non avere le stesse opportunit&agrave; formative che noi abbiamo ricevuto. Apriamo la porta, non chiudiamoci.</p> 
<p>Come ho suggerito nella <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">mia prima Enciclica</a>, siamo oggi chiamati ad assumere l’atteggiamento del popolo al tempo di Neemia, per costruire la citt&agrave; che Dio desidera abitare con l’intera umanit&agrave; nella pace (cfr Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Due_icone_bibliche">Magnifica humanitas</a></i>, 8). Ognuno ha il suo compito in questo cantiere, nel quale &egrave; importante lavorare insieme. Ad esempio, chi fa i conti con la frammentazione del sapere e con l’impatto delle nuove tecnologie sulla mente umana si accorge che &laquo;occorre promuovere una vera igiene dell’attenzione: ritmi che prevedano silenzio, studio approfondito, lettura, confronto ponderato; senza questi elementi la libert&agrave; interiore pu&ograve; risultare compromessa&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#scuola">ibid</a>.</i>, 146).</p> 
<p>Lo studio della Teologia non &egrave; estraneo a queste sfide, ma nel cantiere della “citt&agrave; di Dio” la sua ricerca contribuisce a illuminare il lavoro di tutti, ponendosi come crocevia dei diversi saperi. In particolare, la Comunit&agrave; ecclesiale che &egrave; a Roma, con la sua vocazione a servire l’intera cattolicit&agrave;, &egrave; punto di incontro, di confronto e di reciproco arricchimento fra sensibilit&agrave;, culture e tradizioni diverse, nelle quali il Vangelo dischiude i suoi inesauribili tesori.</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, che possiate vivere con pienezza questi vostri anni romani. Non lasciateli passare invano! Qui Pietro ha confessato la sua fede fino al martirio. Qui Paolo, il grande traduttore universale dell’esperienza cristiana per tanti popoli, lingue e culture, ha terminato la sua corsa conservando la fede (cfr <i>2Tm</i> 4,7). In universit&agrave;, guardatevi intorno: nelle vostre aule siede il mondo. Accanto a voi studiano persone provenienti dall’Africa, dall’Asia, dall’America, dall’Europa e dall’Oceania. Non limitatevi a sedervi accanto: incontratevi, parlatevi, ascoltatevi, raccontatevi le vostre esperienze di Chiesa, pregate insieme, condividete momenti di svago, fate nascere amicizie che vi accompagneranno per tutta la vita.</p> 
<p>Il Signore ci ha detto: &laquo;Chiedete e vi sar&agrave; dato, cercate e troverete, bussate e vi sar&agrave; aperto. Perch&eacute; chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sar&agrave; aperto&raquo; (<i>Lc</i> 11,9-10). Forti di questa promessa, perseveriamo uniti nella preghiera. Affidiamo il nuovo anno accademico alla materna intercessione della Vergine Maria, Sede della Sapienza, e accogliamo lo Spirito Santo che il Padre nostro celeste non fa mancare a coloro che lo chiedono con fiducia filiale.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Videomessaggio del Santo Padre in occasione della 100ª Giornata Missionaria Mondiale (7 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Wed, 07 Oct 2026 13:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20261007-videomessaggio-gmm.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20261007-videomessaggio-gmm.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 07 Oct 2026 13:02:00 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle in Cristo</i>,&nbsp;</p> 
<p>mentre ricordiamo la Giornata Missionaria Mondiale, ringraziamo Dio per i frutti abbondanti che ha donato alla Chiesa da quando il mio predecessore, <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/pio-xi.html">Papa Pio XI</a>, ha istituito questa celebrazione annuale, cento anni fa. Egli desiderava cos&igrave; promuovere, in ogni Diocesi e parrocchia, una pi&ugrave; profonda comprensione della grandezza del compito missionario e una fervente preghiera per l’opera di evangelizzazione, incoraggiando la vocazione missionaria e sostenendo l’impegno delle <a href="https://www.ppoomm.va/it.html">Pontificie Opere Missionarie</a>.&nbsp;</p> 
<p>La realizzazione del fine scelto da <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/pio-xi.html">Pio XI</a> ha portato frutto anche nella mia vita. Guardando alla mia giovinezza, posso vedere come le preghiere offerte al Signore della messe abbiano misteriosamente aiutato a preparare il mio cuore per ascoltare la chiamata di Ges&ugrave; a seguirlo come missionario agostiniano. Inoltre, le preghiere e le offerte dei fedeli hanno incoraggiato e sostenuto il mio lavoro missionario in Per&ugrave;, cos&igrave; come quello di innumerevoli altri missionari in tutto il mondo. Per questo motivo vorrei esprimere la mia sincera gratitudine a tutti coloro che hanno sostenuto la Giornata Missionaria Mondiale nel corso degli anni.</p> 
<p>Il tema di questo centenario, “Uno in Cristo, uniti nella missione”, ci invita a riflettere sul compito fondamentale di coltivare l’unit&agrave; della Chiesa nel seguire Cristo, specialmente col nostro impegno e con la nostra responsabilit&agrave; di diffondere il Vangelo di salvezza a tutte le persone. Attraverso il Battesimo, infatti, ciascuno di noi diventa membro del Corpo di Cristo e ha un ruolo unico nel contribuire all’opera salvifica di Ges&ugrave;. Il Signore ci chiama a cooperare come una sola famiglia, con l’aiuto dello Spirito Santo, per portare ogni persona, ovunque sia, alla comunione della fede in Cristo. Ribadisco quindi lo speciale appello del <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/mission/documents/20260125-giornata-missionaria.html">Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale</a>: &laquo;impegniamoci tutti a contribuire, ciascuno secondo la propria vocazione e i doni ricevuti, alla grande missione evangelizzatrice, che &egrave; sempre opera dell’amore. Le vostre preghiere e il vostro sostegno concreto […] saranno di grande aiuto per portare il Vangelo dell’amore di Dio a tutti, specie ai pi&ugrave; poveri e bisognosi&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/mission/documents/20260125-giornata-missionaria.html">Messaggio per la 100&ordf; Giornata Missionaria Mondiale</a></i>, 25 gennaio 2026).</p> 
<p>Mentre celebriamo questo centenario, vi ringrazio per tutto ci&ograve; che farete portando avanti l’eredit&agrave; della <i>Domenica Mondiale delle Missioni</i>, cos&igrave; da sostenere generosamente la missione di evangelizzazione che la Chiesa svolge in tutto il mondo.</p> 
<p>Possa la benedizione di Dio onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo, scendere su di voi e rimanere con voi per sempre. Amen.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Videomessaggio del Santo Padre in occasione della 100ª Giornata Missionaria Mondiale (7 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Wed, 07 Oct 2026 13:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/mission/documents/20261007-videomessaggio-gmm.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/mission/documents/20261007-videomessaggio-gmm.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 07 Oct 2026 13:01:28 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle in Cristo</i>,&nbsp;</p> 
<p>mentre ricordiamo la Giornata Missionaria Mondiale, ringraziamo Dio per i frutti abbondanti che ha donato alla Chiesa da quando il mio predecessore, <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/pio-xi.html">Papa Pio XI</a>, ha istituito questa celebrazione annuale, cento anni fa. Egli desiderava cos&igrave; promuovere, in ogni Diocesi e parrocchia, una pi&ugrave; profonda comprensione della grandezza del compito missionario e una fervente preghiera per l’opera di evangelizzazione, incoraggiando la vocazione missionaria e sostenendo l’impegno delle <a href="https://www.ppoomm.va/it.html">Pontificie Opere Missionarie</a>.&nbsp;</p> 
<p>La realizzazione del fine scelto da <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/pio-xi.html">Pio XI</a> ha portato frutto anche nella mia vita. Guardando alla mia giovinezza, posso vedere come le preghiere offerte al Signore della messe abbiano misteriosamente aiutato a preparare il mio cuore per ascoltare la chiamata di Ges&ugrave; a seguirlo come missionario agostiniano. Inoltre, le preghiere e le offerte dei fedeli hanno incoraggiato e sostenuto il mio lavoro missionario in Per&ugrave;, cos&igrave; come quello di innumerevoli altri missionari in tutto il mondo. Per questo motivo vorrei esprimere la mia sincera gratitudine a tutti coloro che hanno sostenuto la Giornata Missionaria Mondiale nel corso degli anni.</p> 
<p>Il tema di questo centenario, “Uno in Cristo, uniti nella missione”, ci invita a riflettere sul compito fondamentale di coltivare l’unit&agrave; della Chiesa nel seguire Cristo, specialmente col nostro impegno e con la nostra responsabilit&agrave; di diffondere il Vangelo di salvezza a tutte le persone. Attraverso il Battesimo, infatti, ciascuno di noi diventa membro del Corpo di Cristo e ha un ruolo unico nel contribuire all’opera salvifica di Ges&ugrave;. Il Signore ci chiama a cooperare come una sola famiglia, con l’aiuto dello Spirito Santo, per portare ogni persona, ovunque sia, alla comunione della fede in Cristo. Ribadisco quindi lo speciale appello del Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale: &laquo;impegniamoci tutti a contribuire, ciascuno secondo la propria vocazione e i doni ricevuti, alla grande missione evangelizzatrice, che &egrave; sempre opera dell’amore. Le vostre preghiere e il vostro sostegno concreto […] saranno di grande aiuto per portare il Vangelo dell’amore di Dio a tutti, specie ai pi&ugrave; poveri e bisognosi&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/mission/documents/20260125-giornata-missionaria.html">Messaggio per la 100&ordf; Giornata Missionaria Mondiale</a></i>, 25 gennaio 2026).</p> 
<p>Mentre celebriamo questo centenario, vi ringrazio per tutto ci&ograve; che farete portando avanti l’eredit&agrave; della <i>Domenica Mondiale delle Missioni</i>, cos&igrave; da sostenere generosamente la missione di evangelizzazione che la Chiesa svolge in tutto il mondo.</p> 
<p>Possa la benedizione di Dio onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo, scendere su di voi e rimanere con voi per sempre. Amen.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Udienza Generale del 7 ottobre 2026 - I Documenti del Concilio Vaticano II. IV. Costituzione Gaudium et spes. 5. <i>La missione della Chiesa nel mondo contemporaneo</i> (<i>GS</i>, 40-45)]]></title><pubDate>Wed, 07 Oct 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20261007-udienza-generale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20261007-udienza-generale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 07 Oct 2026 11:52:15 +0200 --> <p><b>I Documenti del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>. IV. Costituzione <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a>. </i>5.<i> La missione della Chiesa nel mondo contemporaneo </i>(<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#40">GS</a></i>, 40-45)</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>Fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!</i></p>
<p>Riprendendo la riflessione sulla Costituzione conciliare <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i> (<i>GS</i>), oggi consideriamo il quarto capitolo della prima parte, dedicato alla missione della Chiesa nel mondo contemporaneo. Prima di tutto il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio</a> ricorda che la Chiesa non è “sopra” o “accanto” al mondo, ma come innestata in esso. «<i>Mundus reconciliatus Ecclesia</i>», scriveva S. Agostino (<i>Sermo</i> 96): la Chiesa è mondo già riconciliato con Dio; siamo pellegrini sulla terra e con questo mondo condividiamo la fragilità e la bellezza (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#41">GS</a></i>, 41).</p>
<p>Come il Figlio di Dio si è incarnato per dare la vita al mondo e riconciliarlo con il Padre, così la Chiesa abita nel mondo come segno dell’incarnazione di Dio per manifestare il suo disegno di renderci tutti suoi figli in un’unica grande famiglia umana. Perciò, la Chiesa cammina nella storia in mezzo alle genti e alle culture, e «questo intreccio di vita con i popoli le fa comprendere sempre più che la sua missione ha una portata storica e comporta una responsabilità nei confronti del modo in cui si tessono le relazioni sociali» (Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#UN_PENSIERO">Magnifica humanitas</a></i>, 19).</p>
<p>La prima missione della Chiesa è quella di aiutare le persone ad essere attente alle domande profonde della vita: quelle sulla nostra origine e il nostro destino, così come quelle sul senso dell’amore e del dolore (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#41">GS</a></i>, 41). La logica del profitto a tutti i costi e la manipolazione dell’informazione rischiano di esercitare una indebita pressione affinché le persone si conformino a uno stile di vita centrato sul consumo di beni materiali, ma il nostro cuore è fatto per guardare in alto.</p>
<p>I Padri del Concilio ricordano che la missione della Chiesa si realizza anche nel contribuire alla costruzione della città terrena. Tuttavia, i suoi metodi e la sua finalità non sono primariamente di ordine politico, bensì consistono nella testimonianza della fede e della carità, insieme con l’impegno per la giustizia, la pace, la fraternità. Adorando Cristo, il Giusto morto per gli ingiusti, il credente non può accettare l’oppressione dei piccoli e dei poveri, come pure quelle strutture inique che perpetuano condizioni di dipendenza e di ingiustizia. La <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/special/dottrina-sociale-chiesa.html">Dottrina sociale della Chiesa</a> orienta l’azione dei cristiani, che collaborano con tutte le persone di buona volontà nel<b> </b>promuovere il bene comune. Alla Chiesa, dunque, «niente sta più a cuore che di servire al bene di tutti e di potersi liberamente sviluppare sotto qualsiasi regime che rispetti i diritti fondamentali della persona e della famiglia e riconosca le esigenze del bene comune» (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#42">GS</a></i>, 42).</p>
<p>Per compiere con efficacia la missione evangelica è necessario che ogni battezzato si impegni a cooperare con la grazia dello Spirito Santo, affinché la sua fede sia viva e si esprima in comportamenti coerenti. Infatti, come ricordano i Padri conciliari, il distacco tra fede professata e vita quotidiana «va annoverato tra i più gravi errori del nostro tempo» (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#43">GS</a></i>, 43).</p>
<p><i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i> riserva una menzione particolare (cfr ibid.) alla missione dei fedeli laici, i quali, in forza del Battesimo, sono chiamati ad animare il mondo con lo spirito cristiano e la visione del Vangelo. Luoghi principali di questa azione, che può ben dirsi sacerdotale, sono indubbiamente la famiglia e l’attività lavorativa, ma essa si estende ad ogni ambiente di vita.</p>
<p>La Chiesa, infine, è sempre attenta a ciò che nella società avviene e si sviluppa (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#44">GS</a></i>, 44). È compito di tutto il Popolo di Dio, soprattutto dei pastori e dei teologi, discernere ciò che nelle culture del nostro tempo è degno di considerazione, avendo sempre come supremo criterio di discernimento la Parola di Dio e la Tradizione della Chiesa. Questo richiede un animo equilibrato e libero dalle mode culturali, capace di guardare al mondo in modo positivo e, al contempo, saldo nel custodire e presentare il messaggio evangelico nella sua integralità. Infatti, «non è certo annacquando i contenuti e ammorbidendo le esigenze che si può rendere attraente il cristianesimo» (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260528-dicastero-evangelizzazione.html">Discorso alla Plenaria del Dicastero per l’Evangelizzazione - Sezione per le questioni fondamentali dell’evangelizzazione del mondo</a>, </i>28 maggio 2026).</p>
<p>Carissimi, la Chiesa, mentre è in cammino nella storia, «ha di mira un solo fine: che venga il regno di Dio e si realizzi la salvezza di tutta l’umanità» (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#45">GS</a></i>, 45). A questo fine essa tende soprattutto attraverso la santità personale e l’amore fraterno. Scriveva <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it.html">San Paolo VI</a>: «Senza questo contrassegno di santità, la nostra parola difficilmente si aprirà la strada nel cuore dell’uomo del nostro tempo, ma rischia di essere vana e infeconda» (Esort. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/apost_exhortations/documents/hf_p-vi_exh_19751208_evangelii-nuntiandi.html">Evangelii nuntiandi</a></i>, 76). Pertanto, facciamoci docili all’azione dello Spirito Santo, perché ci aiuti a vivere in santità e carità, così che il mondo possa credere e sperare.</p>
<p>________________________</p>
<p><b>Saluti</b></p>
<p>Je salue cordialement les personnes de langue française, en particulier les pèlerins provenant des diocèses d’Amiens, d’Arras, de Marseille et le groupe de “Gens du Voyage”, ainsi aux fidèles venus du Sénégal. Frères et sœurs, apprenons à cultiver l’ouverture d’esprit et la capacité de porter un regard positif sur les personnes, afin de les aider à accueillir le message évangélique et à devenir des semeurs d’espérance dans la société. Que Dieu vous bénisse !</p>
<p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua francese, in particolare ai pellegrini provenienti dalle diocesi di Amiens, Arras e Marsilia, al gruppo “Gens du Voyage”, nonché ai fedeli venuti dal Senegal. Fratelli e sorelle, impariamo a coltivare l’apertura mentale e la capacità di guardare le persone con uno sguardo positivo, per aiutarle ad accogliere il messaggio evangelico e a diventare seminatori di speranza nella società. Dio vi benedica!</i>]</p>
<p>I extend a warm welcome to all the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, especially those from England, Scotland, Ireland, Uganda, South Africa, Australia, New Zealand, India, Indonesia, the Philippines, Sri Lanka, Canada and the United States of America. Upon each of you and your families, I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ. God bless you all!</p>
<p>Herzlich begrüße ich die Pilger deutscher Sprache, besonders die jungen Männer aus der Schweizerischen Eidgenossenschaft, die an der Informationswoche der Päpstlichen Schweizergarde teilnehmen. Allen wünsche ich einen guten Aufenthalt hier in Rom. Möge der Herr euch segnen und euch immer beschützen.</p>
<p>[<i>Saluto cordialmente i pellegrini di lingua tedesca, in particolare i giovani provenienti dalla Confederazione Elvetica che partecipano alla settimana informativa della Guardia Svizzera Pontificia. A tutti auguro un buon soggiorno qui a Roma. Il Signore vi benedica e vi protegga sempre.</i>]</p>
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española. Los animo a ser dóciles a las inspiraciones del Espíritu Santo, para que cada uno, desde su propio estado de vida, colabore a fin de que se instaure el Reino de Dios en el mundo y toda la humanidad reciba la salvación obtenida mediante el sacrificio de Cristo. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.</p>
<p>我向中文的人们致以诚挚的问候。亲爱的弟兄姐妹，愿玛利亚，耶稣的母亲，在你们困难与苦难时，成为你们的避难所与力量。我由衷地降福你们。</p>
<p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, Maria, la madre di Gesù, sia per voi rifugio e forza nei momenti di difficoltà e di sofferenza. Vi benedico di cuore</i>.]</p>
<p>Uma saudação cordial aos peregrinos de língua portuguesa, em especial aos grupos vindos do Brasil e de Portugal. Queridos irmãos e irmãs, na próxima segunda-feira, 12 de outubro, celebra-se <i>Nossa Senhora Aparecida</i>, Padroeira do Brasil. Confio todos vós e as vossas famílias à sua intercessão maternal. Que Nossa Senhora vos proteja sempre! Deus vos abençoe!</p>
<p>[<i>Un cordiale saluto ai pellegrini di lingua portoghese, in modo speciale, ai gruppi venuti dal Brasile e dal Portogallo. Cari fratelli e sorelle, il prossimo lunedì 12 ottobre si celebra </i>Nossa Senhora Aparecida<i>, Patrona del Brasile. Alla sua materna intercessione affido voi e le vostre famiglie. La Madonna vi custodisca sempre! Dio vi benedica!</i>]</p>
<p style="text-align: right;"><span class="arabic">أُحَيِّي المُؤمِنينَ النَّاطِقينَ باللغَةِ العربِيَّة. نَحنُ مَدعُوُّونَ إلى أنْ نَشهَدَ لِلمَسِيحِ بالمَحَبَّةِ والعَدلِ والسَّلام، مِن أجلِ بِناءِ عالَمٍ يَسُودُ فِيهِ الخَيرُ العام والأخُوَّةُ بَينَ الجَمِيع. باركَكُم الرّبُّ جَميعًا وحَماكُم دائِمًا مِن كُلِّ شَرّ!</span></p>
<p>[<i>Saluto i fedeli di lingua araba. Siamo chiamati a testimoniare Cristo attraverso l’amore, la giustizia e la pace, per costruire un mondo in cui il bene comune e la fraternità prevalgano tra tutti. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!</i>]</p>
<p>Serdecznie pozdrawiam Polaków, a szczególnie pielgrzymów z Diecezji Łomżyńskiej przybyłych wraz ich Biskupem, by dziękować za 100 lat tego Kościoła lokalnego, a także pielgrzymów z Diecezji Siedleckiej z ich Biskupami. Polecam was wstawiennictwu Maryi, Matki Pięknej Miłości, oraz wspominanej niedawno św. Faustyny Kowalskiej, „Apostołki Bożego Miłosierdzia”, byście na drogach codzienności zawsze ufali Bogu, który jest Panem dziejów. Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus!</p>
<p>[<i>Saluto cordialmente i polacchi, in particolare i pellegrini della Diocesi di Łomża, venuti con il loro Vescovo per rendere grazie per i 100 anni della Chiesa locale, nonché i pellegrini della Diocesi di Siedlce con i loro Vescovi. Vi affido all’intercessione di Maria, Madre del Bell’Amore, e di Santa Faustina Kowalska, «Apostola della Divina Misericordia», di cui abbiamo fatto di recente memoria, affinché nel cammino quotidiano confidiate sempre in Dio, Signore della storia. Sia lodato Gesù Cristo!</i>]</p>
<p style="text-align: center;">* * *</p>
<p>Rivolgo il mio cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai Frati Minori della Puglia e del Molise, ai fedeli delle parrocchie di Montenero di Bisaccia e di Bisceglie, all’Associazione nazionale Direttori Amministrativi e Finanziari.</p>
<p>Il mio pensiero va, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. L’odierna memoria liturgica della Beata Vergine Maria del Rosario mi offre l’opportunità per ricordare l’importanza del Santo Rosario, preghiera mariana tanto cara alla tradizione della Chiesa. Vi invito a recitarla per sperimentare il conforto della nostra Madre celeste, rifugio sicuro in mezzo alle difficoltà della vita.</p>
<p>A tutti la mia Benedizione.</p>
]]></description></item><item><title><![CDATA[Incontro con un gruppo di “Patrons of the Arts in the Vatican Museums” dalla Louisiana (7 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Wed, 07 Oct 2026 08:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261007-patrons-arts.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261007-patrons-arts.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 07 Oct 2026 15:53:07 +0200 --> <p>Nel nome del Padre e del Figlio<br /> e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi.</p> 
<p><br /> <i>Cari amici</i>,</p> 
<p>sono lieto di incontravi questa mattina e di accogliervi in Vaticano. Come <a href="https://www.museivaticani.va/content/museivaticani/it/sostieni.html">Patrons of the Arts in the Vatican Museums</a> siete indubbiamente attirati a Roma dal vostro amore per l’arte e la bellezza, nonch&eacute; dal desiderio di preservare il patrimonio artistico e religioso dell’umanit&agrave; a beneficio delle generazioni future. Ma oggi venite anche come pellegrini, spinti a visitare i luoghi sacri di Roma al fine di chiedere la grazia e la benedizione di Dio, sperimentare la sua misericordia e trovare rinnovata forza nel vostro cammino di fede quotidiano. In modo particolare, spero che il tempo da voi trascorso in preghiera presso le tombe degli Apostoli rafforzi i vostri vincoli con il Successore di Pietro e con la Chiesa Universale.</p> 
<p>Come ben sapete, <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it.html">Papa san Paolo VI</a> ha avuto un ruolo importante nella serie di eventi che alla fine hanno dato vita alla vostra Organizzazione. Una volta disse che “[q]uesto mondo nel quale viviamo ha bisogno di bellezza per non sprofondare nella disperazione. La bellezza, come la verit&agrave;, &egrave; ci&ograve; che infonde gioia al cuore degli uomini, […] che unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione” (<i><a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/speeches/1965/documents/hf_p-vi_spe_19651208_epilogo-concilio-artisti.html">Messaggio agli artisti a conclusione del concilio Vaticano II</a></i>, 8 dicembre 1965). Come Patrons, sono certo che abbiate sperimentato in prima persona che la bellezza ha il potere di risvegliare i desideri pi&ugrave; nobili del cuore umano, invitandoci ad andare oltre noi stessi e aprendo le nostre anime alla gratuit&agrave; dei doni di Dio. &Egrave; in questo contesto che vorrei ringraziarvi per la vostra generosa collaborazione degli ultimi decenni nell’aiutare a conservare l’arte dei <a href="https://www.museivaticani.va/content/museivaticani/it.html">Musei Vaticani</a>.</p> 
<p>In un’epoca dominata dalla tecnologia, in cui l’efficienza e il profitto spesso hanno la precedenza, &egrave; molto importante che continuiamo a coltivare uno spirito di contemplazione e concediamo tempo e spazio alla bellezza. Questo atteggiamento sar&agrave; di grande aiuto all’umanit&agrave;, specialmente ai giovani, non solo per scoprire la capacit&agrave; dell’arte di elevare e di rivelare le profondit&agrave; dello spirito umano e la nostra apertura al divino, ma anche per comprendere che il dono di s&eacute; &egrave; essenziale per una realizzazione autentica. Infine, la contemplazione offre una straordinaria opportunit&agrave; per incontrare il Dio che &egrave; Bellezza, descritta da sant’Agostino come sempre antica e sempre nuova, una Bellezza che cattura e continuamente attira a s&eacute; tutte le persone (cfr. <i>Le Confessioni</i>, X, 27); <i>Gv</i> 12, 32). Cari amici, mentre proseguite il vostro pellegrinaggio, vi incoraggio ad aprirvi a questa Bellezza e a contemplare modi per aiutare altri a fare lo stesso.</p> 
<p>Con rinnovata gratitudine e affidando tutti voi e le vostre famiglie all’amorevole intercessione di nostra Signora del Rosario, la cui memoria celebriamo oggi, vi imparto di cuore la mia Benedizione Apostolica, che estendo a tutti coloro che sono associati ai <a href="https://www.museivaticani.va/content/museivaticani/it/sostieni.html">Patrons of the Arts in the Vatican Museums</a>, come pegno di pace e di gioia nel Signore.</p> 
<p>______________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-10/quo-228/la-bellezza-risveglia-la-nobilta-d-animo.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 228, mercoled&igrave; 7 ottobre 2026, p. 4.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Sacerdoti e Religiose della Corea residenti in Roma (5 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Mon, 05 Oct 2026 12:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261005-sacerdoti-religiose-corea.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261005-sacerdoti-religiose-corea.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 05 Oct 2026 18:14:46 +0200 --> <p>Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!<br /> &nbsp;</p> 
<p>Buongiorno a tutti. Benvenuti!</p> 
<p>감사합니다! (Grazie!)<b></b></p> 
<p><i>Eminenza,<br /> cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>&Egrave; una gioia accogliere oggi voi, sacerdoti, religiose e religiosi coreani a Roma. Qui, presso le memorie degli Apostoli Pietro e Paolo, la fede che avete ricevuto in Corea trova le proprie radici e pu&ograve; ricevere nuovo slancio missionario. Venite da lontano, &egrave; vero, ma qui siete a casa.</p> 
<p>Saluto in particolare quanti sono impegnati nella preparazione della <a href="https://www.laityfamilylife.va/content/laityfamilylife/it/giovani/gmg.html">Giornata Mondiale della Giovent&ugrave;</a> di Seoul 2027. Ricorre inoltre il <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/2001/march/documents/hf_jp-ii_spe_20010323_collegio-coreano.html">venticinquesimo anniversario dell’inaugurazione della sede del Pontificio Collegio Coreano</a>: rivolgo alla comunit&agrave; del Collegio il mio augurio e il mio ringraziamento per il servizio reso alla Chiesa in Corea e alla Chiesa universale.</p> 
<p>La storia della vostra Chiesa &egrave; davvero singolare. La fede germogli&ograve; in Corea spontaneamente e si svilupp&ograve; anche attraverso la ricerca sincera della verit&agrave; di uomini che conobbero i testi cristiani e vollero sapere di pi&ugrave; su Ges&ugrave; Cristo. Da quella ricerca nacque il desiderio del Battesimo e dal Battesimo una comunit&agrave; che ricordava la Chiesa delle origini (cfr<i>At</i>4,32).</p> 
<p>Questa storia ci consegna due parole: memoria e speranza. La memoria cristiana non &egrave; nostalgia, ma gratitudine per ci&ograve; che Dio ha compiuto e responsabilit&agrave; per ci&ograve; che Egli affida oggi alle nostre mani. La speranza non &egrave; mero ottimismo, ma la certezza che Cristo &egrave; risorto e che nessuna oscurit&agrave; pu&ograve; avere l’ultima parola.</p> 
<p>La Chiesa in Corea &egrave; cresciuta sulla testimonianza dei martiri. Il popolo coreano ha mostrato nella sua storia una straordinaria forza d’animo: ha attraversato persecuzioni, guerre, povert&agrave; e divisioni, sapendo rialzarsi e guardare avanti. Illuminata dal Vangelo, questa tenacia &egrave; diventata fortezza cristiana: capacit&agrave; di attraversare la prova senza perdere la speranza e senza lasciare che la sofferenza indurisca il cuore.</p> 
<p>Custodire la memoria dei martiri significa permettere che la loro fede continui a vivere nelle nostre scelte, nel servizio, nel perdono e nel dono di noi stessi. Penso, in particolare, al <a href="https://www.causesanti.va/it/venerabili/tommaso-choe-yang-eop.html">Venerabile Tommaso Choe Yang-Eop</a>, secondo sacerdote della storia coreana, ricordato come il “martire del sudore”. Per undici anni percorse instancabilmente le strade della Corea per raggiungere comunit&agrave; cristiane lontane e nascoste, portando loro la Parola di Dio e i Sacramenti, fino a consumare la propria vita nel servizio. La sua testimonianza ci ricorda che esiste il martirio di chi offre la vita in un momento e quello, pi&ugrave; nascosto, di chi la dona giorno dopo giorno. S&igrave;, a questo sono chiamati tutti i cristiani: donare la vita con amore, ogni giorno.</p> 
<p>Il nostro tempo ha bisogno proprio di questo: di uomini e donne che abbiano il coraggio di fare il bene anche quando costa. Fatevi prossimi di chi &egrave; solo, sostenete chi &egrave; stanco, cercate chi si &egrave; allontanato. Abbiate il coraggio di perdonare, di ricominciare, di dialogare. Il bene non sempre viene riconosciuto e spesso costa fatica, ma &egrave; questo coraggio quotidiano della carit&agrave; che rende credibile il nostro annuncio del Vangelo.</p> 
<p>La forza per vivere cos&igrave; viene dall’amicizia con Ges&ugrave; Cristo, che disse ai suoi discepoli: &laquo;Vi ho chiamato amici&raquo; (<i>Gv</i>15,15). Cari sacerdoti, religiosi e religiose, custodite questa amicizia. Alimentatela nell’Eucaristia, nell’ascolto della Parola, nella preghiera e nel silenzio davanti al Signore. &Egrave; nello stare con Lui che ritroviamo la gioia della nostra vocazione e impariamo ad amare come Lui.</p> 
<p>E l’amicizia con Cristo ci apre alla fraternit&agrave;. Voi provenite da diocesi, istituti, congregazioni ed esperienze diverse: fate di questa diversit&agrave; una risorsa per la sinodalit&agrave;. Una Chiesa sinodale &egrave; una Chiesa che cammina insieme dietro lo stesso Signore, ascoltando, accogliendo e riconoscendo nell’altro un fratello e un compagno di strada, mai un concorrente.</p> 
<p>Questo assume un significato particolare pensando alla vostra terra. La penisola coreana porta ancora la dolorosa ferita della divisione. Per questo vi chiedo di essere sempre uomini e donne di riconciliazione. La pace comincia nel cuore e nei rapporti quotidiani, quando ascoltiamo invece di giudicare, perdoniamo invece di serbare rancore, scegliamo la comunione invece della contrapposizione. Siate uniti e siate artigiani di pace. Continuiamo ad adoperarci e a pregare perch&eacute; si aprano nuove strade di incontro e perch&eacute; il Vangelo della pace possa essere annunciato liberamente in ogni parte della penisola coreana e del mondo.</p> 
<p>La Corea, un tempo terra di missione, &egrave; diventata oggi patria di missionari. &Egrave; un frutto prezioso della fede e del sacrificio di quanti vi hanno preceduto: la memoria genera missione e la missione apre alla speranza. La prossima <a href="https://www.laityfamilylife.va/content/laityfamilylife/it/giovani/gmg.html">Giornata Mondiale della Giovent&ugrave;</a> render&agrave; visibile tutto questo. Giovani provenienti da ogni parte del mondo arriveranno in una terra dove il Vangelo &egrave; cresciuto attraverso la testimonianza dei martiri. Vorrei che fosse un grande incontro tra memoria e futuro: i martiri consegnano la fede alle nuove generazioni e i giovani la ricevono per portarla sulle strade del mondo.</p> 
<p>Ascoltate i giovani, camminate con loro e aiutateli a scoprire che seguire Cristo non diminuisce la libert&agrave;, ma la rende piena; che la fede non restringe la vita, ma le apre un orizzonte pi&ugrave; grande. Preparate dunque la <a href="https://www.laityfamilylife.va/content/laityfamilylife/it/giovani/gmg.html">GMG</a> con passione – come gi&agrave; fate –, custodendo nel cuore le parole: &laquo;Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!&raquo; (<i>Gv </i>16,33). I vostri martiri lo avevano compreso: la loro speranza non dipendeva da circostanze favorevoli, ma dalla certezza che Cristo aveva gi&agrave; vinto.</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, avete ricevuto una grande eredit&agrave;. Siate forti nella fede, generosi nella carit&agrave; e perseveranti nella speranza. Non stancatevi mai di fare il bene, anche quando costa e anche quando nessuno lo vede: nessun gesto compiuto per amore va perduto davanti a Dio.</p> 
<p>In questo mese dedicato al <a href="https://www.vatican.va/special/rosary/documents/misteri.html">Santo Rosario</a>, affido voi e il cammino verso la <a href="https://www.laityfamilylife.va/content/laityfamilylife/it/giovani/gmg.html">Giornata Mondiale della Giovent&ugrave;</a> alla Vergine Maria Immacolata, Patrona della Corea. Chiedo a <a href="https://www.vaticannews.va/it/santo-del-giorno/09/20/ss--andrea-kim-taegon--sacerdote--e-paolo-chong-hasang-e-compagn.html">Sant’Andrea Kim Tae-gon, a San Paolo Chong Ha-sang</a> e a tutti i santi e beati martiri coreani di accompagnarvi e di rendervi custodi della memoria, testimoni della speranza e artigiani di pace.</p> 
<p>A voi, alle vostre famiglie, ai vostri confratelli e consorelle e a tutto il Popolo di Dio che &egrave; in Corea imparto di cuore la Benedizione Apostolica. Grazie!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Delegazione dell'Associazione Dipendenti Laici Vaticani; e dell'Associazione Donne in Vaticano (5 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Mon, 05 Oct 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261005-dva-adlv.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261005-dva-adlv.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 05 Oct 2026 15:44:20 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi.<br /> &nbsp;</p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>sono lieto di accogliervi, vi ringrazio per la vostra visita e, ancora di pi&ugrave;, per la dedizione e lo spirito di servizio con cui svolgete il vostro lavoro quotidiano in diversi organismi della Sede Apostolica, collaborando, in questo modo, al ministero pastorale del Papa.</p> 
<p>Dinanzi alle sfide odierne poste al mondo del lavoro, in particolare dagli sviluppi dell’intelligenza artificiale, &egrave; pi&ugrave; che mai decisivo tenere desta l’attenzione sulla centralit&agrave; insostituibile della persona umana e sulla dignit&agrave; inalienabile del lavoro; esso, infatti, &laquo;non &egrave; un semplice strumento, ma esprime e accresce la dignit&agrave; della nostra vita. &Egrave; un’esigenza inscritta nella condizione umana, un cammino ordinario verso la maturit&agrave;, lo sviluppo e la realizzazione personale&raquo;. <a name="_ftnref1" href="#_ftn1" class=" cleaner">[1]</a></p> 
<p>Mediante il lavoro &laquo;contribuiamo al progresso della societ&agrave; e alla costruzione del bene comune, mettiamo a frutto le capacit&agrave; ricevute, miglioriamo e abbelliamo il mondo, sosteniamo le nostre famiglie, entriamo in relazioni di cooperazione e impariamo a costruire insieme, nell’ascolto e nel dialogo, qualcosa che nessuno potrebbe realizzare da solo&raquo;. <a name="_ftnref2" href="#_ftn2" class=" cleaner">[2]</a></p> 
<p>Cari amici e care amiche, voi appartenete a due Associazioni differenti, ma che hanno in comune l’ambiente di lavoro, cio&egrave; il Vaticano. I miei Predecessori, nei loro insegnamenti dedicati alla natura del lavoro nella Sede Apostolica, hanno posto al centro due concetti di fondamentale valore: quello di <i>comunit&agrave;</i>&nbsp;e quello di <i>unit&agrave;</i>, che stanno molto a cuore anche a me.</p> 
<p>In effetti, tutti coloro che, a vario titolo e con diversi compiti, sono chiamati a collaborare con il proprio lavoro al ministero del Papa costituiscono una <i>comunit&agrave; ecclesiale</i>, partecipe, in spirito di fede e di unit&agrave;, dell’unica e universale missione che il Signore Ges&ugrave; ha affidato all’apostolo Pietro e ai suoi successori.</p> 
<p>Con <i>pari dignit&agrave;</i>, tutti contribuiscono, ciascuno nel proprio ruolo e con il proprio impegno lavorativo, alla medesima missione, manifestando tale consapevolezza e responsabilit&agrave; anzitutto &laquo;nella scrupolosa fedelt&agrave; a tutti i compiti e doveri assegnati, come pure nello zelo, nella laboriosit&agrave; e nella professionalit&agrave; che debbono distinguere chiunque partecipa alle attivit&agrave; della medesima Sede Apostolica&raquo;. <a name="_ftnref3" href="#_ftn3" class=" cleaner">[3]</a></p> 
<p><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">San Giovanni Paolo II</a> ha riconosciuto che – cito – &laquo;per promuovere tale spirito […] potranno svolgere un compito valido di collaborazione Associazioni di prestatori d’opera, come l’Associazione Dipendenti Laici Vaticani&raquo;, precisando che &laquo;non risponde alla dottrina sociale della Chiesa lo slittamento di questo tipo di organizzazioni sul terreno della conflittualit&agrave; o della lotta&raquo;. <a name="_ftnref4" href="#_ftn4" class=" cleaner">[4]</a></p> 
<p><i>La via del dialogo</i>, dunque, rimane la strada maestra sulla quale anche io vi esorto a camminare sempre, con fiducia e creativit&agrave;, nella comune ricerca di soluzioni adeguate ai problemi che insieme dobbiamo affrontare e nell’edificazione quotidiana della nostra comunit&agrave; di lavoro.</p> 
<p><i>Rilanciare il dialogo</i>, a tutti i livelli, &egrave; infatti ci&ograve; che, <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">nella mia prima Enciclica</a>, ho voluto proporre alla Chiesa intera e a tutte le donne e gli uomini di buona volont&agrave;, quale &laquo;parte integrante della vocazione della Chiesa&raquo; <a name="_ftnref5" href="#_ftn5" class=" cleaner">[5]</a>, &laquo;strumento principale della convivenza tra le persone&raquo; <a name="_ftnref6" href="#_ftn6" class=" cleaner">[6]</a> e &laquo;via ordinaria per affrontare i conflitti&raquo;. <a name="_ftnref7" href="#_ftn7" class=" cleaner">[7]</a> In particolare, l’Associazione Dipendenti Laici Vaticani viene definita, nel vigente “Quadro normativo” che la riguarda, &laquo;una <i>struttura di dialogo</i> dei suoi associati con l’Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica&raquo;. <a name="_ftnref8" href="#_ftn8" class=" cleaner">[8]</a></p> 
<p>Da parte sua, l’Associazione Donne in Vaticano pu&ograve; contribuire a far crescere nei nostri ambienti lo stile di collaborazione, di ascolto reciproco, di attenzione alle situazioni di difficolt&agrave;. La presenza delle donne costituisce una ricchezza che va riconosciuta e valorizzata sempre pi&ugrave;. Esse apportano, oltre a una particolare sensibilit&agrave; verso le persone e le relazioni, anche l’insieme dei talenti umani, professionali e intellettuali propri dell’esperienza e del pensiero femminile. La loro competenza, capacit&agrave; di discernimento, creativit&agrave; e concretezza incrementano la vita delle istituzioni e contribuiscono ad acquisire uno sguardo pi&ugrave; ampio sulla realt&agrave; e sui problemi che si incontrano.</p> 
<p>Percorrendo insieme questo cammino, ci impegneremo a costruire sempre di pi&ugrave; una comunit&agrave; di lavoro dove le persone non vengano usate e scavalcate, dove ci si aiuti a vicenda, si riconosca a ciascuno il proprio valore e la propria competenza, evitando di generare insoddisfazioni e rancori. <a name="_ftnref9" href="#_ftn9" class=" cleaner">[9]</a></p> 
<p>Con questi sentimenti di apprezzamento e di fiducia benedico di cuore voi, i vostri cari e il vostro lavoro. Grazie.</p> 
<p>___________________________________________<br /> &nbsp;</p> 
<p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1" class=" cleaner">[1]</a> Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#La%20digni">Magnifica humanitas</a></i> (15 maggio 2026), 149.</p> 
<p><a name="_ftn2" href="#_ftnref2" class=" cleaner">[2]</a> <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#La%20digni">Ibid</a>.</i>, 148.</p> 
<p><a name="_ftn3" href="#_ftnref3" class=" cleaner">[3]</a> S. Giovanni Paolo II, <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/letters/1982/documents/hf_jp-ii_let_19821120_cardinale-casaroli.html">Lettera circa il significato del lavoro prestato alla Sede Apostolica</a></i> (20 novembre 1982): <i>AAS</i> 75 (1983), p. 121.</p> 
<p><a name="_ftn4" href="#_ftnref4" class=" cleaner">[4]</a> <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/letters/1982/documents/hf_jp-ii_let_19821120_cardinale-casaroli.html">Ibid</a>.</i>, p. 123.</p> 
<p><a name="_ftn5" href="#_ftnref5" class=" cleaner">[5]</a> Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#INTRODUZIONE">Magnifica humanitas</a></i>, 2.</p> 
<p><a name="_ftn6" href="#_ftnref6" class=" cleaner">[6]</a> <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Rilanciare_il_dialogo">Ibid</a>.</i>, 219.</p> 
<p><a name="_ftn7" href="#_ftnref7" class=" cleaner">[7]</a> <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Rilanciare_il_dialogo">Ibid</a>.</i>, 221.</p> 
<p><a name="_ftn8" href="#_ftnref8" class=" cleaner">[8]</a> “Quadro normativo dei rapporti tra Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica (ULSA) e Associazione Dipendenti Laici Vaticani (ADLV)”, approvato con Provvedimento del Segretario di Stato (N. 343.814/A, del 16 aprile 1994).</p> 
<p><a name="_ftn9" href="#_ftnref9" class=" cleaner">[9]</a> Cfr <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/december/documents/20251222-curia-romana.html">Discorso alla Curia Romana per gli auguri natalizi</a></i> (22 dicembre 2025).</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Incontro con i Capi delle Chiese Orientali e i Presidenti delle Conferenze Episcopali, in occasione del decimo anniversario di “Amoris laetitia” (7 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Sun, 04 Oct 2026 16:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261007-anniversario-amoris-laetitia.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261007-anniversario-amoris-laetitia.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 07 Oct 2026 19:01:30 +0200 --> <p><i>Miei cari fratelli nell’Episcopato,<br /> care famiglie,<br /> cari fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>ho desiderato convocare questo incontro a dieci anni dalla pubblicazione di <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a></i>, e vi ringrazio per aver riorganizzato i vostri impegni in modo da poter trascorrere questi giorni insieme. Ringrazio di cuore le coppie sposate e tutti coloro che sono venuti a condividere qualcosa della loro vita in Cristo e che prenderanno parte alle nostre conversazioni, cos&igrave; come gli esperti e i facilitatori.</p> 
<p>Permettetemi di iniziare ricordando il lungo e fecondo cammino sinodale e missionario che la Chiesa ha compiuto in relazione al matrimonio e alla famiglia, un cammino che siamo chiamati a proseguire.</p> 
<p>La famiglia ha sempre occupato un posto importante nella preoccupazione pastorale del Successore di Pietro e dei Vescovi che lo assistono attraverso la loro partecipazione al <a href="https://www.synod.va/it.html" target="_blank">Sinodo dei Vescovi</a>. Il Sinodo del 1980 riprese un desiderio gi&agrave; espresso da <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-i.html">Papa Giovanni Paolo I</a> durante il suo breve pontificato, che port&ograve; infine all’Esortazione apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_exhortations/documents/hf_jp-ii_exh_19811122_familiaris-consortio.html">Familiaris consortio</a>&nbsp;</i>di <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">San Giovanni Paolo II</a>.</p> 
<p>All’inizio del proprio pontificato, <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> ha posto nuovamente la famiglia al centro di un processo sinodale, riconoscendo la necessit&agrave; di proseguire il discernimento della Chiesa di fronte ai profondi cambiamenti che interessano un ambito cos&igrave; strettamente legato alla sua missione nel mondo di oggi. Quel percorso ha portato, dieci anni fa, all’Esortazione apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a></i>.</p> 
<p>A questo proposito, la Chiesa ha proseguito lungo il cammino indicato dal <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>. Quando i Padri conciliari posero la dignit&agrave; del matrimonio e della famiglia all’inizio della seconda parte della <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i>, riconobbero che la vita familiare offre un punto di accesso privilegiato alle grandi questioni culturali, economiche, sociali e politiche del nostro tempo, compresa l’opera di promozione della pace tra i popoli. L’interdipendenza di queste questioni &egrave; diventata oggi ancora pi&ugrave; evidente, sempre alla luce della Parola di Dio: &laquo;Li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascer&agrave; suo padre e sua madre e si unir&agrave; a sua moglie&raquo; (<i>Mc</i> 10,6-7). La famiglia rimane fondamentale per un approccio che coniughi il locale e il globale, guidato dalla ricerca di una fraternit&agrave; universale in Cristo che il Vangelo ci chiama a costruire con tutti. Questa storia di oltre mezzo secolo attribuisce al nostro incontro una responsabilit&agrave; particolare come Pastori, mentre la vocazione sinodale di tutta la Chiesa continua a dispiegarsi.</p> 
<p>All’interno di questa storia, <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a>&nbsp;</i>ha segnato una tappa importante e i dieci anni trascorsi dalla sua pubblicazione sono entrati a far parte della vita delle nostre Chiese particolari. In questo periodo, l’Esortazione Apostolica &egrave; stata accolta in diverse culture e contesti pastorali, ha accompagnato la vita concreta delle famiglie e ha ispirato iniziative e percorsi.</p> 
<p>Sono questi i dieci anni che ora portiamo insieme davanti al Signore Ges&ugrave;. Con la guida dello Spirito Santo, guardare con attenzione a ci&ograve; che &egrave; accaduto pu&ograve; aiutarci a riconoscere pi&ugrave; profondamente ci&ograve; che Cristo ha insegnato alla sua Chiesa in questi anni.</p> 
<p>Gli Atti degli Apostoli ci offrono una bella immagine di ci&ograve; che stiamo per fare. Al termine del loro viaggio missionario, Paolo e Barnaba &laquo;riunirono la Chiesa e riferirono tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro&raquo; (<i>At</i> 14,27). In seguito, mentre si recavano a Gerusalemme, attraversarono la Fenicia e la Samaria raccontando ci&ograve; che era accaduto durante la missione e il loro racconto port&ograve; grande gioia ai fratelli e alle sorelle. Quando raggiunsero Gerusalemme, furono accolti dalla Chiesa, dagli Apostoli e dagli anziani, e ancora una volta &laquo;riferirono quali grandi cose Dio aveva compiuto per mezzo loro&raquo; (<i>At </i>15,4).</p> 
<p>C’&egrave; qualcosa di questo movimento nel nostro stesso incontro. Come ho detto, la Chiesa ha trascorso questi dieci anni accogliendo <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a>&nbsp;</i>e camminando con famiglie in circostanze molto diverse.</p> 
<p>Anche noi portiamo con noi storie di ci&ograve; che Dio ha fatto in mezzo a noi. Sono storie raccolte lungo il cammino della missione: storie di conversione, di frutti inaspettati e delle relazioni che Dio ha intessuto all’interno delle famiglie mentre le nostre comunit&agrave; cercavano di accompagnarle, insieme alle difficolt&agrave; che abbiamo affrontato, alle domande che sono emerse e a ci&ograve; che abbiamo imparato lungo il percorso. Ci danno fiducia mentre iniziamo il nostro lavoro insieme. Presentiamole al Signore e condividiamole tra di noi, cercando di riconoscere ci&ograve; che Dio ha operato in mezzo a noi e dove il suo Spirito sta guidando la Chiesa oggi.</p> 
<p><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260319-messaggio-amorislaetitia.html">Nel mio messaggio del 19 marzo</a>, in occasione del decimo anniversario di <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a></i>, ho ricordato che &laquo;vi sono, infatti, luoghi e circostanze in cui la Chiesa &laquo;non pu&ograve; diventare sale della terra&raquo; se non per mezzo dei fedeli laici e, in particolar modo, delle famiglie&raquo;. In effetti, <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a>&nbsp;</i>ci invita a prendere sul serio questa vocazione e questa responsabilit&agrave;. Le famiglie stesse partecipano alla missione della Chiesa nel tessuto quotidiano della loro vita, attraverso l’amore e la fedelt&agrave;, la cura e il perdono, l’educazione dei figli, l’impegno nella trasmissione della fede, l’attenzione agli anziani e alle persone vulnerabili, e i molti modi in cui servono le loro comunit&agrave; e la societ&agrave;. In tutti questi modi, le famiglie rendono testimonianza al Vangelo e contribuiscono alla vita e alla missione della Chiesa.</p> 
<p>Come pastori, abbiamo ricevuto la responsabilit&agrave;, a tempo opportuno e inopportuno, di proclamare la bellezza del piano di Dio per il matrimonio e la famiglia e la sua chiamata all’amore e alla tenerezza. Questo ci sfida ad accompagnare le persone nel loro cammino verso la realizzazione della propria vocazione nelle circostanze concrete della loro vita.</p> 
<p>Questo ministero ci pone anche in una scuola di ascolto. La sapienza del Popolo di Dio ci raggiunge attraverso la nostra fede comune, che illumina tutte le famiglie, comprese quelle segnate da difficolt&agrave;, solitudine e talvolta persino da apparenti fallimenti. Il Signore stesso ci insegna con pazienza, quando ci prendiamo il tempo di ascoltare, e abbiamo certamente molto da imparare dalle famiglie.</p> 
<p>Le loro vite ci pongono anche delle domande che meritano di essere affrontate con coraggio. In molti contesti &egrave; emersa una crescente distanza tra il modo in cui vengono vissuti il sesso e l’intimit&agrave; e la visione cristiana del matrimonio. I giovani continuano ad anelare all’amore, alla fedelt&agrave; e al senso di appartenenza, eppure molti trovano difficile comprendere come una tale visione dell’amore possa concretizzarsi nella propria vita o credere che un impegno per tutta la vita sia la condizione per raggiungere ci&ograve; che desiderano. L’insicurezza economica, la migrazione, la violenza, la solitudine e altre forme di fragilit&agrave; emotiva influenzano anch’esse le scelte che le persone compiono e le possibilit&agrave; che riescono a immaginare per il proprio futuro.</p> 
<p>Queste realt&agrave; sollevano una serie di domande che dobbiamo affrontare con coraggio. Cosa cercano veramente le persone all’interno di questi cambiamenti culturali? Cosa ci rivelano le loro gioie e speranze, i loro dolori e le loro angosce? In quali ambiti il nostro linguaggio e le nostre pratiche pastorali riescono ad aprire una strada, e in quali non riescono a toccare il cuore delle persone o a sostenere i loro sforzi nel fare il bene? Cosa ci insegna l’esperienza vissuta delle famiglie — un’esperienza dalla quale non abbiamo ancora imparato appieno? Cosa possiamo offrire come formazione per una vita familiare salutare e santa? In particolare, cosa possiamo imparare dai genitori che cercano di accompagnare i propri figli e i giovani in tali contesti?</p> 
<p>La fragilit&agrave; merita un’attenzione particolare, poich&eacute; pu&ograve; plasmare profondamente il modo in cui le persone vedono s&eacute; stesse, il proprio futuro e persino il proprio rapporto con Dio e con la Chiesa. L’esperienza della fragilit&agrave; solleva la domanda se siamo in grado di rimanere vicini gli uni agli altri quando la vita non corrisponde pi&ugrave; a ci&ograve; che si era sperato, e se riusciamo a riconoscere l’opera della grazia anche in situazioni segnate da limiti, ferite e apparenti fallimenti.</p> 
<p>Anche sotto questo aspetto, l’esperienza delle famiglie ha qualcosa da insegnare a tutti, poich&eacute; la fragilit&agrave; appartiene alla nostra comune condizione umana e quindi anche alla vita della Chiesa. Conosciamo tutti il divario tra il bene che desideriamo e ci&ograve; che siamo in grado di vivere. Abbiamo bisogno di grazia, perdono e nuovi inizi per compiere la volont&agrave; di Dio, e impariamo che la fedelt&agrave; &egrave; essa stessa una grazia da ricevere e un cammino da rinnovare gradualmente, spesso attraverso la prova. Il riconoscimento di questa sfida condivisa dovrebbe plasmare il modo in cui ci accompagniamo a vicenda nella Chiesa. Che tipo di Chiesa, allora, incontrano le persone proprio quando sono pi&ugrave; fragili? Le nostre comunit&agrave; le aiutano a scoprire che hanno ancora un posto, una responsabilit&agrave; e doni da offrire? La verit&agrave; che proclamiamo pu&ograve; essere incontrata attraverso la pazienza, la vicinanza e la misericordia della nostra presenza pastorale? Come possiamo annunciare loro la pienezza dell’insegnamento del Vangelo sulla famiglia?</p> 
<p>In questi giorni, vi invito a dare a tali domande tutto il loro peso. Lo Spirito Santo spesso parla proprio attraverso le situazioni che ci mettono alla prova e ci illumina affinch&eacute; possiamo scoprire come la misericordia di Dio e la grazia salvifica di Cristo possano raggiungere le nostre famiglie oggi, in particolare nella loro debolezza e nella loro resilienza, nelle loro speranze e nelle loro delusioni, nel loro desiderio di comunione e nella loro ricerca di senso. Il nostro compito, quindi, non &egrave; solo quello di interpretare queste realt&agrave;, ma di lasciare che esse ci interpellino e stimolino la nostra responsabilit&agrave; pastorale, affinch&eacute; la Chiesa possa trovare modi rinnovati di annunciare il Vangelo, offrire le grazie sacramentali, accompagnare le famiglie e rendere visibile la tenerezza con cui Cristo continua a camminare in mezzo al suo popolo.</p> 
<p>Voglia il nostro dialogo reciproco essere improntato alla libert&agrave; evangelica che vediamo negli Atti degli Apostoli. Possiamo condividere ci&ograve; che ha portato gioia nelle nostre Chiese, ci&ograve; che ci ha messo alla prova e quali domande sono emerse con maggiore chiarezza attraverso l’esperienza. Inoltre, la diversit&agrave; delle situazioni da cui proveniamo pu&ograve; diventare un dono per il discernimento di tutta la Chiesa.</p> 
<p>Il <i>quadro tematico </i>preparato per questo incontro ha lo scopo di tenere presente l’ampiezza di <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a>&nbsp;</i>e di mettere in dialogo l’Esortazione Apostolica con ci&ograve; che le nostre Chiese hanno vissuto negli ultimi dieci anni. Traiamo ispirazione dalla ricchezza della parola di Cristo e dalla tradizione della Chiesa. Il programma &egrave; stato reso pubblico affinch&eacute; il Popolo di Dio possa accompagnare il nostro lavoro attraverso la preghiera e la riflessione sinodale.</p> 
<p>Da parte nostra, ascoltarci a vicenda, lasciare che ci&ograve; che sentiamo risuoni dentro di noi e rimanere attenti ai suggerimenti dello Spirito Santo pu&ograve; risvegliare la creativit&agrave; pastorale di cui abbiamo bisogno di fronte alle nuove domande.</p> 
<p>Ecco perch&eacute; il nostro ritiro comune di questa sera e la preghiera con cui inizieremo ogni giornata sono al centro del nostro lavoro. Chiedo al Signore di aiutarci a raccogliere i frutti che <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a></i> ha portato nelle nostre Chiese locali, affinch&eacute; possano nutrire l’intera Chiesa.</p> 
<p>Spero che, attraverso le numerose testimonianze che portate dalle vostre Chiese e da diversi contesti culturali, possa gradualmente prendere forma una narrazione condivisa di questi dieci anni, caratterizzata da gioia e speranza, e che ci renda capaci di affrontare con onest&agrave; le prove e le difficolt&agrave; che ancora permangono. Ci&ograve; alimenter&agrave; il discernimento pastorale delle Conferenze Episcopali e delle strutture gerarchiche delle Chiese orientali. Aiuter&agrave; inoltre le Chiese locali a riconoscere nuovi percorsi e a coinvolgere pi&ugrave; profondamente tutti i battezzati nel cammino sinodale della Chiesa. Chiedo inoltre che tutti noi preserviamo la discrezione e la riservatezza che questo tempo di ascolto e di discernimento richiede.</p> 
<p>Ci doni il Signore la libert&agrave; di ascoltarci a vicenda, la saggezza di riconoscere la sua opera in mezzo al suo popolo e il coraggio di seguire la strada che Egli ci indica, affinch&eacute;, ogni giorno, il Vangelo possa diventare sempre pi&ugrave; pienamente una buona notizia per le famiglie di tutto il mondo. Grazie.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Angelus, 4 ottobre 2026]]></title><pubDate>Sun, 04 Oct 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20261004-angelus.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20261004-angelus.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 05 Oct 2026 08:54:30 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, buona domenica!</i></p> 
<p>La parabola evangelica che viene proclamata nella Liturgia di questa domenica parla della vita di Ges&ugrave; e illumina il senso della sua missione (cfr <i>Mt </i>21,33-43). Egli &egrave; il Figlio di Dio inviato nel mondo, che per&ograve; viene rifiutato proprio da quanti avrebbero dovuto accoglierlo a braccia aperte. Chi &egrave; venuto per portare la salvezza, riceve una condanna; chi vuole donare la vita, viene messo a morte. Mentre ci fa riflettere sulle tante crudelt&agrave; che rovinano il mondo e la storia dei popoli, l’insegnamento di Cristo rivela la sempre pi&ugrave; grande misericordia del Padre suo.</p> 
<p>Quel violento rifiuto, infatti, non spezza la volont&agrave; di Dio, che nella sua infinita giustizia trasforma il male in riscatto: &laquo;La pietra che i costruttori hanno scartato &egrave; diventata la pietra d’angolo&raquo; (<i>Mt </i>21,42; cfr<i> Sal </i>118,22). Ges&ugrave; stesso ricorda queste parole del salmo, che celebra l’opera meravigliosa fatta dal Signore: proprio lo scarto diventa il fondamento che sostiene tutto. Ecco in che modo l’Onnipotente guida la storia, soccorrendoci in tutte le nostre cadute: Dio non butta mai via la nostra vita!</p> 
<p>Secondo l’immagine usata nella parabola, la vigna da coltivare con giustizia &egrave; la Chiesa, che costruiamo o danneggiamo con le nostre scelte. A questo riguardo, proprio oggi, nell’ottavo centenario della morte, desidero ricordare un operaio che ha lavorato con gran frutto nella vigna del Signore: San Francesco d’Assisi, al quale Ges&ugrave; stesso chiese di riparare la sua Chiesa. Ispirato dal Crocifisso, Francesco edific&ograve; anzitutto la propria vita sul fondamento di Cristo, condividendone la povert&agrave;, la letizia e le sofferenze, fino al mistico segno delle stigmate. Uomo di preghiera ardente, pieno di carit&agrave; verso tutti, fu esempio per i primi frati che condivisero la sua ascesi come autentica condizione per la riforma della Chiesa. San Francesco l’ha riparata in virt&ugrave; della fede nel Signore Ges&ugrave;, sanando le crepe della discordia con la testimonianza dell’amore fraterno.</p> 
<p>Carissimi, il carisma di san Francesco porta frutto ancora oggi, dopo otto secoli: lo testimoniano non solo la grande e vivace famiglia francescana, ma i molti doni che la sua eredit&agrave; spirituale diffonde nel Popolo di Dio. Mentre dunque celebriamo l’anno giubilare francescano, chiediamo con perseveranza il dono della pace e impegniamoci sinceramente a costruire la concordia fra i popoli.</p> 
<p>In quest’opera ci accompagni sempre l’intercessione di Maria Santissima nostra Madre, alla quale ora ci rivolgiamo, spiritualmente uniti ai fedeli radunati presso il Santuario di Pompei per elevare la Supplica alla Vergine del santo Rosario.</p> 
<p>_____________________________</p> 
<p><b>Dopo l'Angelus</b></p> 
<p>Cari fratelli e sorelle,</p> 
<p>domenica scorsa, <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/27/angelus.html">a Lourdes, ho invitato a pregare il Rosario, durante questo mese di ottobre</a>, con la speciale intenzione che cessino le guerre e si costruisca la pace. Fra i primi a farlo sono stati i bambini, e lo stanno facendo: dal 1&deg; al 7 ottobre la Fondazione “Aiuto alla Chiesa che soffre” promuove l’iniziativa “Un milione di bambini recita il Santo Rosario”, per la pace e l’unit&agrave; nel mondo. Ringrazio di cuore tutti i bambini e le bambine che, in tante parti del mondo, si uniscono a questa preghiera; e seguiamo tutti il loro esempio, invocando l’intercessione della Vergine Maria perch&eacute; i popoli siano liberati dal flagello della guerra. In particolare, preghiamo per la Terra Santa e per le vittime innocenti della violenza.</p> 
<p>Nei prossimi giorni, in occasione del decimo anniversario dell’Esortazione apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a></i>, avr&agrave; luogo in Vaticano un incontro a cui ho convocato i Capi delle Chiese Orientali Cattoliche e i Presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo. Sar&agrave; un momento di discernimento sinodale, per individuare i passi da compiere per annunciare oggi il Vangelo con le famiglie e le giovani generazioni. Affido alla vostra preghiera questo impegno e soprattutto le famiglie, che, con l’aiuto di Dio, sono segno di speranza e ricchezza inestimabile per la Chiesa e per la societ&agrave;.</p> 
<p>Sono lieto per le molteplici iniziative che celebrano l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi. Ricordo, in particolare, quelle che hanno avuto luogo ad Assisi, con la presenza delle massime Autorit&agrave; dello Stato Italiano. E saluto anche i Radioamatori di Assisi e Foligno che diffondono il messaggio di pace di San Francesco.</p> 
<p>Rivolgo ora il mio saluto a tutti voi, che siete presenti oggi in Piazza San Pietro!</p> 
<p>Do il benvenuto ai partecipanti alla <i>International Week of Sacred Music</i>, organizzata dal Pontificio Istituto di Musica Sacra; come pure ai fedeli di Puente Alto in Santiago del Cile; agli insegnanti e agli studenti del <i>Gymnasium Sankt Bonaventura</i> di Dillingen, in Germania.</p> 
<p>Saluto i cresimandi di Pinerolo; i fedeli di Fasana Polesine; i ragazzi della Val Brembana che hanno camminato sulla Via Francigena da Viterbo a Roma; l’Associazione FIABA, che promuove campagne per migliorare l’accessibilit&agrave; dei luoghi pubblici; il gruppo “Mamme che regalano un sorriso”, di Taranto; e l’associazione “Studenti con le Stellette”, di Lurago d’Erba.</p> 
<p>Benedico di cuore i fedeli che oggi, da questa Piazza, si recheranno in pellegrinaggio al Santuario della Madonna della Rivelazione sulla Via Laurentina, proseguendo la tradizione avviata dal Papa Pio XII.</p> 
<p>A tutti auguro una buona domenica.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Santa Messa per il Corpo della Gendarmeria (3 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Sat, 03 Oct 2026 17:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20261003-messa-gendarmeria.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20261003-messa-gendarmeria.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 03 Oct 2026 18:45:44 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p>
<p>sono molto contento di celebrare per voi e con voi l’Eucaristia, in occasione dalla festa del vostro Patrono San Michele Arcangelo. Poco fa quindici di voi hanno pronunciato il loro giuramento. Questo è il momento della preghiera. In particolare, ora soffermiamoci brevemente a riflettere sulla Parola di Dio che abbiamo ascoltato: essa ci aiuta a comprendere che cosa significa servire, custodire e proteggere.</p>
<p>Il profeta Isaia (5,1-7) ci ha parlato della vigna amata e curata con tanta attenzione. È simbolo dell’amore di Dio per il suo popolo. Dio ha fatto di tutto per la sua vigna e attende da essa frutti buoni. E il Signore chiama tutti i suoi figli a lavorare nella sua vigna, così che noi siamo nello stesso tempo vigna e operai. Per voi, Gendarmi, questo servizio è un modo di essere operai nella vigna del Signore. Alla vostra cura sono affidati luoghi, ingressi, edifici, ma soprattutto persone. Un &nbsp;tratto che appare nell’incontravi è proprio la cura: è bello vedere come guardate l’altro non come un problema da risolvere, ma come una persona da rispettare e custodire.</p>
<p>Nel Vangelo (<i>Mt</i> 21,33-43), la parabola di Gesù ci ha mostrato un esempio negativo: i vignaioli che, nel tempo, hanno dimenticato che la vigna non appartiene a loro, ma è stata loro affidata perché se ne prendano cura. È un richiamo prezioso per chi vive un servizio: ciò che riceviamo è una responsabilità da custodire con umiltà e dedizione, da vivere con discrezione e senso del dovere. Sapete bene che l’autorità, alla luce del Vangelo, si esprime anzitutto nella capacità di custodire, ascoltare e accompagnare, con equilibrio, fermezza e rispetto.</p>
<p>E poi Gesù racconta che il padrone della vigna manda il proprio figlio. Al centro della parabola c’è questo figlio, che rappresenta il Cristo. E al centro della vostra vita e del vostro servizio deve esserci Lui: Gesù Cristo. Prima ancora di essere gendarmi, siete uomini chiamati a seguirlo. Da Lui impariamo la forza che sa farsi mitezza, la vigilanza che nasce dalla fiducia, l’autorevolezza che cammina insieme all’umiltà e il coraggio di intervenire con cuore misericordioso.</p>
<p>Nella seconda Lettura San Paolo ci ha detto: «Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste» (<i>Fil</i> 4,6). Anche questa è una parola molto appropriata per il vostro servizio. Ci saranno giornate tranquille e giornate difficili; momenti in cui sarà necessario decidere rapidamente; situazioni che porteranno stanchezza e preoccupazione. Il gendarme non porta tutto da solo: prega, sa affidarsi, sa ritrovare in Dio quella pace che gli permette di agire con lucidità e con cuore sereno.</p>
<p>E l’Apostolo aggiunge: “Quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, ciò che è virtù e merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri” (cfr <i>Fil</i> 4,8). Ecco un altro tratto del vostro “identikit”: un cuore e una mente educati al bene. Prima di ogni gesto esterno c’è uno sguardo interiore. Chi custodisce gli altri deve custodire prima dentro di sé la verità, la giustizia, la bontà e il rispetto. Custodire gli altri chiede un cuore custodito dal Signore.</p>
<p>Il vostro lavoro vi chiede certamente di essere vigili, ma la Parola di oggi vi invita a qualcosa di ancora più profondo: a vegliare con cura anche su voi stessi. A custodire il cuore, perché non si indurisca ma sia sempre docile a Dio e attento agli altri; a custodire la coscienza, perché continui a guidarvi con rettitudine; a custodire la fraternità tra voi, perché ciascuno possa sentirsi accolto, sostenuto e mai solo. Perché un gruppo diventa davvero “comunità” quando i suoi membri si prendono cura gli uni degli altri e imparano a camminare insieme, sostenendosi con semplicità e amore.</p>
<p>Concludo anche quest’anno con un pensiero di affetto e di gratitudine per le vostre famiglie. Ai genitori, alle mogli, ai figli, alle fidanzate: grazie! Voi conoscete i sacrifici, le assenze, gli orari, le preoccupazioni e anche il peso di un servizio che non sempre si vede.</p>
<p>A chi serve da tanti anni e ai quindici che oggi hanno giurato, dico: non dimenticate mai per chi e per che cosa avete scelto di servire. Siate uomini affidabili, discreti, leali. Lasciate che sia Gesù ad ispirare il vostro servizio. Il vostro distintivo più bello sia un cuore che sa custodire.</p>
<p>Affidiamo tutto questo alla Madonna. Maria, donna della cura e della fiducia, accompagni le vostre famiglie e ciascuno di voi. E a San Michele Arcangelo chiediamo di starvi accanto nella vigilanza e nella lotta contro ogni male. Che vi protegga nel vostro servizio e vi aiuti a rimanere fedeli, perché il Signore Gesù sia sempre al centro della vostra vita, del vostro servizio e del vostro cuore.</p>
]]></description></item><item><title><![CDATA[Comunità del Pontificio Collegio Teutonico di Santa Maria in Campo Santo, nel 150° anniversario di fondazione (3 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Sat, 03 Oct 2026 11:45:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261003-campo-santo-teutonico.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261003-campo-santo-teutonico.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 03 Oct 2026 13:05:35 +0200 --> <p>Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!<br /> <br /> </p> 
<p><i>Eccellenze,<br /> Reverendo Mons. Rettore,<br /> cari sacerdoti del Collegio,<br /> cari membri dell’Arciconfraternita,<br /> care sorelle e cari fratelli,</i></p> 
<p>sono lieto di incontrarvi in occasione del 150&deg; anniversario della fondazione del vostro Collegio e vi do un caloroso benvenuto. Le origini del Campo Santo come punto di riferimento privilegiato per i pellegrini diretti a Roma provenienti dal territorio del Sacro Romano Impero risalgono all’VIII secolo. Nel XIX secolo questo luogo assunse particolare importanza per i sacerdoti dei rispettivi Paesi, quando l’attivit&agrave; del clero era stata notevolmente ostacolata, se non resa del tutto impossibile, a causa delle misure di politica ecclesiastica del <i>Kulturkampf</i> nell’Impero tedesco. Divenne cos&igrave;, grazie all’accoglienza dell’Arciconfraternita del Campo Santo Teutonico, un luogo di rifugio e di studio per i sacerdoti provenienti dall’area di lingua tedesca, trasformandosi poi sempre pi&ugrave; in un importante centro per l’archeologia cristiana, la storia della Chiesa e la ricerca sulle origini cristiane. Tutti voi potete guardare con gratitudine ai ricchi frutti di questa storia.</p> 
<p>Anche oggi il Collegio sacerdotale vuole essere un luogo sicuro di formazione, in cui i chierici che qui vivono possano approfondire il proprio cammino intellettuale e spirituale, per poter poi rispondere alle domande delle persone nella loro patria di fronte alle grandi sfide del nostro tempo e rendere conto della speranza che &egrave; in noi (cfr <i>1 Pt</i> 3,15).</p> 
<p>Una caratteristica peculiare del vostro Collegio &egrave; la vicinanza unica alla tomba di san Pietro Apostolo, che nella storia di questa Istituzione, sin dai suoi inizi, &egrave; andata di pari passo con una fedele adesione al Romano Pontefice. Ci&ograve; traspare dal titolo di &laquo;Pontificio Collegio&raquo;, che <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/benedetto-xvi.html">Papa Benedetto XVI</a> le ha conferito nel 2010. A tale onore &egrave; legato anche un impegno: custodire questa vicinanza e questa unit&agrave; con il Successore di Pietro e con la Fede degli Apostoli che egli proclama.</p> 
<p>Questa unica Fede in Cristo &egrave; il principio dell’unit&agrave; tra i fedeli, per la quale il Signore ha pregato per suoi discepoli, poich&eacute; essa costituisce un elemento essenziale per la credibilit&agrave; della nostra testimonianza (cfr <i>Gv</i> 17,20-21). Fate vostra questa supplica accorata di Ges&ugrave;, chiedete questo dono, affinch&eacute; la comunit&agrave; del vostro Collegio sia un luogo in cui tale unit&agrave; possa essere concretamente praticata e resa visibile.</p> 
<p>A tal fine chiedo per voi l’aiuto dello Spirito Santo. Affido voi e il vostro Collegio, insieme all’Arciconfraternita e alla Societ&agrave; di G&ouml;rres a Roma alla vostra patrona Santa Maria della Piet&agrave; e vi benedico tutti di cuore. Grazie.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Artisti partecipanti all'Incontro promosso dal Dicastero per la Cultura e l'Educazione (2 ottobre 2026)]]></title><pubDate>Fri, 02 Oct 2026 11:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261002-artisti-dce.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261002-artisti-dce.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 02 Oct 2026 13:03:14 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br>
La pace sia con voi.<br>
<br>
</p>
<p>Buongiorno a tutti e benvenuti!</p>
<p><i>Eminenza, Eccellenze, cari fratelli e sorelle,&nbsp;</i></p>
<p>La prima parola che desidero dirvi è “grazie”. Grazie per la collaborazione che negli ultimi anni avete dato alla Santa Sede, in particolare per l’allestimento del Padiglione della Biennale di Venezia e per i progetti di arte contemporanea promossi dal <a href="https://www.dce.va/it.html">Dicastero per la Cultura e l’Educazione</a>. Grazie per la fiducia con cui avete accettato di camminare accanto alla Chiesa, anche per vie nuove.</p>
<p>Penso, ad esempio, al <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2024/april/documents/20240428-venezia-detenute.html">Padiglione allestito nella Casa di reclusione femminile dell’isola della Giudecca</a>, <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/travels/2024/inside/documents/20240428-venezia.html">visitato da Papa Francesco</a>. Chi lo ha attraversato sa che non si trattava di portare l’arte in carcere, ma di lasciare che il carcere, con la sua verità spesso rimossa, insegnasse qualcosa all’arte e a tutti noi. Perché «la persona umana è “degna” per il semplice fatto di esistere e di avere come fine l’eternità» (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260927-francia-accueil-notredame.html">Incontro presso l’Accueil Notre-Dame</a></i>, Lourdes, 27 settembre 2026), ed è sempre più grande della sua fragilità o dei suoi errori.</p>
<p>Mi ha colpito anche il motto, ispirato a <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/ildegarda-di-bingen.html">Santa Ildegarda di Bingen</a>, del Padiglione veneziano di quest’anno: «<i>The Ear is the Eye of the Soul</i>». In effetti, l’arte, come un’antenna, intercetta le grandi domande del cuore umano – a volte simili a un grido, più spesso a un sussurro – e le rende udibili, visibili, condivisibili.</p>
<p>Sant’Agostino ci ha lasciato una testimonianza immortale dell’inquietudine del cuore umano in cerca della verità. L’arte, quando è autentica, è animata da questa inquietudine. Perciò la Chiesa non ha mai considerato l’arte un accessorio. Per la Chiesa l’arte è un fondamentale luogo di ascolto, dove lasciarsi istruire sulle aspirazioni e sulle ferite dell’umanità, sulla sua sete di bellezza, di giustizia e di pace, sulla sua ricerca di senso.</p>
<p>Viviamo nell’epoca dei motori di ricerca, che in un secondo ci offrono migliaia di risposte. Ma essi, per quanto potenti, restituiscono ciò che già esiste, e tendono a darci ciò che già vogliamo. Nell’età della tecnica e del consumo il grande pericolo non è più soltanto la censura, ma l’appiattimento; non solo il silenzio imposto, ma il rumore che rende impossibile ascoltare. L’arte è un altro genere di “motore di ricerca”. Non procede per indicizzazione, ma per interrogazione. La sua domanda è un’attenzione tesa, che non si accontenta della mera somma dei fatti, perché non smette di scavare più in profondità, cercando la trama che li unisce. La vostra arte, quando resiste all’appiattimento, quando rallenta lo sguardo, quando costringe a sostare davanti a ciò che non si lascia consumare, è una forma di rigenerazione culturale e spirituale.</p>
<p><a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it.html">Papa San Paolo VI</a> pronunciò parole che restano, per il rapporto della Chiesa con gli artisti, una pietra miliare: «Noi abbiamo bisogno di voi – disse –. Il nostro ministero ha bisogno della vostra collaborazione. Perché, come sapete, il nostro ministero è quello di predicare e di rendere accessibile e comprensibile, anzi commovente, il mondo dello spirito, dell’invisibile, dell’ineffabile, di Dio. E in questa operazione, che travasa il mondo invisibile in formule accessibili, intelligibili, voi siete maestri» (<i><a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/homilies/1964/documents/hf_p-vi_hom_19640507_messa-artisti.html">Omelia nella Messa con gli artisti</a></i>, 7 maggio 1964).</p>
<p>Anch’io oggi vi dico: la Chiesa ha bisogno di voi. In modo particolare in quest’era dell’intelligenza artificiale, nel quale diventa urgente distinguere l’arte umana da ciò che viene prodotto dalle macchine. C’è una differenza ontologica, prima ancora che estetica, tra l’arte e ciò che una macchina può generare per calcolo statistico a partire da milioni di immagini altrui. Agli algoritmi manca la scintilla dell’umano. «La cultura e l’arte, quando sono autentiche, custodiscono questa scintilla» (Enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Il_limite">Magnifica humanitas</a></i>, 122).</p>
<p>Per tutto questo la Chiesa desidera rinnovare con gli artisti e con le istituzioni culturali un’alleanza: un’alleanza per custodire l’umano. Come ho avuto occasione di dire <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260925-francia-sede-unesco.html">nella mia recente visita all’UNESCO</a>: «Promuovere l’educazione, le scienze e la cultura è impossibile senza promuovere la vita dell’uomo e della donna, che ne sono protagonisti» (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260925-francia-sede-unesco.html">Discorso all’UNESCO</a></i>, Parigi, 25 settembre 2026).</p>
<p>Cari artisti, cari curatori, sappiate che la Chiesa vi guarda con stima, con gratitudine e con speranza, che ha bisogno di voi, e che desidera camminare con voi, perché insieme possiamo custodire la magnifica umanità che ci è stata affidata.</p>
<p>Che Dio benedica tutti voi e il vostro lavoro! Grazie.</p>
]]></description></item><item><title><![CDATA[Rosario con i bambini (1° ottobre 2026)]]></title><pubDate>Thu, 01 Oct 2026 18:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261001-rosario-pace.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261001-rosario-pace.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 01 Oct 2026 18:56:49 +0200 --> <p><i>Buonasera a tutti! Buonasera e benvenuti!</i></p> 
<p>Ringrazio Sua Eminenza il Cardinale Koch per il suo saluto, la Fondazione “Aiuto alla Chiesa che soffre”, per aver promosso questa iniziativa e per il grande lavoro che svolge. Ringrazio tutti i presenti per essere qui, specialmente voi, bambini, insieme ai vostri genitori e altri familiari, ai sacerdoti e a quanti vi accompagnano.</p> 
<p>Sono davvero felice di stare con voi! E voi, ragazzi, ditemi: siete contenti? Siete contenti di essere qui? [<i>S&igrave;!</i>].</p> 
<p>Mi fa piacere. Soprattutto perch&eacute; questa sera ci siamo radunati per stare insieme alle due persone che ci amano pi&ugrave; di chiunque altro. Sapete chi sono? [<i>rispondono: Ges&ugrave;</i>] Ges&ugrave; e chi altro? [<i>Maria</i>] E Maria. Il Signore Ges&ugrave; e la sua mamma Maria, che non ci lasciano mai soli e che sono sempre vicino a noi.</p> 
<p>Anche noi li amiamo, vero? [<i>S&igrave;!</i>] Vogliamo dirlo? Proviamo. Ripetiamo insieme: TI VOGLIO BENE, GES&Ugrave; [<i>ripetono</i>]. TI VOGLIO BENE, MARIA [<i>ripetono</i>].</p> 
<p>S&igrave;, vi vogliamo bene, Ges&ugrave; e Maria, e stasera vi chiediamo un dono speciale: la pace per tutti i bambini del mondo, specialmente per quelli che vivono dove c’&egrave; la guerra, in tanti Paesi della terra.</p> 
<p>Lo facciamo con la preghiera del <a href="https://www.vatican.va/special/rosary/documents/misteri_luminosi_it.html">Santo Rosario</a>, che &egrave; una preghiera semplice, che tutti possono recitare. Gi&agrave; abbiamo fatto il gesto di offrire dei fiori, segno d’amore. Tra poco accenderemo dei lumi, e penseremo a Ges&ugrave; in alcuni momenti importanti della sua vita, in cui ha portato luce e pace a tante persone: quando &egrave; stato battezzato al fiume Giordano, quando ha trasformato l’acqua in vino alle nozze di Cana, quando ha annunciato il suo Regno, quando ha mostrato la sua gloria sul monte Tabor e quando, nel Cenacolo, durante l’ultima Cena, ci ha lasciato l’Eucaristia. Sono momenti in cui ci ha fatto dei doni meravigliosi, da non dimenticare, e per questo vogliamo dirgli grazie. Facciamo anche questo insieme, ancora una volta. Diciamolo tutti: GRAZIE GES&Ugrave;! [<i>ripetono</i>]. E chiediamogli con fiducia, tutti uniti: DONACI LA PACE! [<i>ripetono</i>]</p> 
<p>E voglio dirvi ancora un’ultima cosa: stasera e in questi giorni non siamo soli a pregare. In tutto il mondo, un milione di bambini pregano con noi. Un milione! Pensate: cinquanta milioni di “Ave Maria” che salgono in Cielo da tutte le parti e in tutte le lingue della terra chiedendo la pace, e che si uniscono come in un’unica, grandissima corona del Rosario, per abbracciare e stringere tra loro tutti i continenti, le razze, le nazioni del pianeta.</p> 
<p>Ecco, cari bambini, noi oggi preghiamo con tutti questi amici. E, facendolo, ci impegniamo anche a essere buoni e a comportarci bene – a casa, a scuola, al catechismo, con i genitori, con tutti, anche quando giochiamo e quando facciamo sport –, perch&eacute; le preghiere devono sempre accompagnarsi con le opere buone, con i gesti d’amore. E cos&igrave; cresce la pace!</p> 
<p>Grazie di nuovo a tutti di essere qui. E adesso preghiamo.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Videomessaggio "Prega con il Papa" - Ottobre 2026: Per la pastorale della salute mentale]]></title><pubDate>Thu, 01 Oct 2026 14:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/prayers/documents/20261001-popesprayer-ottobre.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/prayers/documents/20261001-popesprayer-ottobre.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 01 Oct 2026 14:09:45 +0200 --> <p style="text-align: center;"><b>OTTOBRE: Per la pastorale della salute mentale</b></p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.<br /> <br /> </p> 
<p>Dio della vita,<br /> Tu conosci l’intimo del nostro cuore,<br /> le luci e le ombre che ci abitano,<br /> le ferite silenziose che a volte nessuno vede.</p> 
<p>Oggi Ti presentiamo i nostri fratelli e sorelle<br /> che affrontano sfide nella loro salute mentale,<br /> che soffrono in solitudine per l’ansia,<br /> la depressione o qualsiasi altra malattia mentale.<br /> Tu li chiami per nome, con tenerezza,<br /> e in Te trovano dignit&agrave; e speranza.</p> 
<p>Perdonaci per le volte in cui abbiamo distolto lo sguardo,<br /> alimentando lo stigma e la discriminazione verso le persone con malattie mentali.<br /> Fa’ che la tua Chiesa sia una casa aperta,<br /> uno spazio sicuro dove tutti abbiano un posto,<br /> una comunit&agrave; che accompagna e non esclude,<br /> che ascolta senza giudicare e si avvicina senza paura.</p> 
<p>Ti preghiamo, Signore, per coloro che si prendono cura:<br /> professionisti, familiari, volontari,<br /> uomini e donne che con pazienza e amore<br /> costruiscono ponti di comprensione e consolazione.<br /> Dona loro forza e compassione per sostenere.</p> 
<p>Manda il tuo Spirito su di noi,<br /> perch&eacute; impariamo ad accogliere e integrare la cura della salute mentale<br /> nella vita e nella missione delle nostre comunit&agrave; e di tutta la Chiesa,<br /> e cos&igrave; diventiamo un segno vivo della tua misericordia,<br /> che non abbandona mai e sempre ristora.</p> 
<p>Amen.</p> 
<p style="text-align: center;">_____________</p> 
<p style="text-align: center;"><b><a href="https://www.popesprayer.va/it/pregaconilpapa/">Rete Mondiale di Preghiera del Papa</a></b></p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Delegazione del "Gruppo Hera" (1° ottobre 2026)]]></title><pubDate>Thu, 01 Oct 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261001-gruppo-hera.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261001-gruppo-hera.html</guid><description><![CDATA[<!-- Tue, 06 Oct 2026 12:25:10 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi.<br /> &nbsp;</p> 
<p><i>Buongiorno a tutti e benvenuti!</i></p> 
<p>Sono&nbsp; lieto di accogliervi, come delegazione del Gruppo Hera, per un momento di saluto, che ci d&agrave; l’occasione di sottolineare nuovamente l’importanza della nostra responsabilit&agrave; nella tutela del creato. Fin dalle prime pagine della Bibbia, la salvaguardia del nostro mondo appare tra i comandamenti che Dio ha voluto rivolgere all’uomo. Si tratta, quindi, di un compito originario, che oggi trova espressione anche nella vostra opera.</p> 
<p>Vi sono riconoscente del lavoro che svolgete cercando di contribuire alla cura della Casa comune e vi incoraggio a proseguire in questo impegno. La sfida ecologica nel nostro tempo, infatti, &egrave; quanto mai urgente: da una parte assistiamo a un consumo incontrollato di risorse, dall’altra diventa sempre pi&ugrave; problematica la gestione e lo smaltimento di enormi quantit&agrave; di rifiuti. Per non considerare ogni oggetto usato come se fosse un mero scarto, occorre cambiare le nostre condotte, impegnandoci a percorrere un’altra strada. Si tratta, in sostanza, di superare il modello consumistico e di andare verso un sistema produttivo in grado di preservare i beni limitati del nostro pianeta. Memori del comandamento di Dio, come cristiani non possiamo rassegnarci ad accettare la cultura dello scarto, essendo piuttosto chiamati a fare un uso sapiente della creazione.</p> 
<p>La vostra attivit&agrave; nel campo del riciclo dimostra che &egrave; possibile impegnarsi in questa direzione. Il lavoro che svolgete, infatti, anche in Vaticano, testimonia che alla cultura dello scarto si pu&ograve; opporre con profitto la cultura della cura. Essa non si limita semplicemente agli oggetti e ai prodotti, ma si estende da questi al lavoro umano e dal lavoro alle persone. Siamo noi, infatti, che abitiamo il mondo e che, con le nostre decisioni e i nostri comportamenti, lo viviamo come un dono di Dio.</p> 
<p>Come ha insegnato <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a>, il modello del riciclo e della produzione circolare rappresenta una buona via per garantire alle generazioni future un ambiente sostenibile (cfr Lett. Enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html#21.">Laudato si’</a></i>, 21-22). &Egrave; importante dare esempio di coerenza: la Chiesa sia la prima a mettere in pratica ci&ograve; che essa stessa annuncia. Attraverso la nostra sinergia potremo rendere sempre pi&ugrave; bella e accogliente la casa di tutti.</p> 
<p>Grazie della vostra visita. Vi benedico e auguro ogni bene per il vostro lavoro e le vostre famiglie. Grazie.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Delegazione della Federazione Luterana Mondiale (1° ottobre 2026)]]></title><pubDate>Thu, 01 Oct 2026 09:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261001-federazione-luterana.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/october/documents/20261001-federazione-luterana.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 01 Oct 2026 15:53:37 +0200 --> <p>«La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi» (<i>2 Cor</i> 13, 13).</p>
<p><br>
<i>Miei cari fratelli e sorelle in Cristo,</i></p>
<p>vi porgo un cordiale benvenuto, rappresentanti della Federazione Luterana Mondiale. Rivolgo un saluto particolare al Presidente della Federazione Luterana Mondiale. Grazie per le sue gentili parole e per questo dono simbolico e bello. Saluto anche il Segretario Generale, il Reverendo Burghardt, qui presente. Rinnovo i miei ringraziamenti per la vostra presenza per l’inizio del mio pontificato lo scorso anno.</p>
<p>Sono lieto che le relazioni tra luterani e cattolici nel corso dei decenni siano maturate sia spiritualmente sia teologicamente. Il dialogo internazionale, che ora è nella sua sesta fase, ha prodotto importanti intuizioni. Una pietra miliare del cammino ecumenico è stata certamente la <i>Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione</i>. Ma anche i testi elaborati insieme negli anni precedenti — soprattutto <i>L’Eucaristia</i>, <i>Il ministero nella Chiesa</i> e <i>Vie verso la comunione</i> — meritano di essere ricordati e accolti sempre più profondamente.</p>
<p>Cinque anni fa, nel suo discorso alla Federazione Luterana Mondiale durante un’Udienza privata, il mio predecessore <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> ha descritto benissimo l’importanza dell’ecumenismo: «l’ecumenismo non è un esercizio di diplomazia ecclesiale, ma&nbsp; <i>un cammino di grazia</i>. Esso non poggia su mediazioni e accordi umani, ma sulla grazia di Dio, che purifica la memoria e il cuore, vince le rigidità e orienta verso una comunione rinnovata» (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2021/june/documents/20210625-federazione-luterana.html">Discorso ai Rappresentanti della Federazione Luterana Mondiale</a></i>, 25 giugno 2021).</p>
<p>La comunione rinnovata nella fede apostolica, nei sacramenti e nei ministeri è la meta del nostro cammino ecumenico di grazia, che percorriamo insieme guidati dal Vangelo. Nel nostro cammino comune dal conflitto verso la comunione ci sono momenti speciali. Come ha detto, l’anno 2030, nel quale ricorre il 500° anniversario della Confessione Augustana, può diventare uno di questi momenti condivisi: una profonda esperienza ecumenica capace di donare nuova energia e gioia ai passi che compiremo verso la piena e visibile unità.</p>
<p>Quando la <i>Confessio Augustana </i>fu letta ad Augusta il 25 giugno 1530, l’unità della Chiesa d’Occidente fu messa in pericolo, ma non era ancora andata in frantumi. Gli autori della Confessione Augustana — come ha detto il mio predecessore <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">san Giovanni Paolo II</a> — avevano «l’intento di testimoniare il loro credo in una chiesa santa, cattolica ed apostolica» (<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1980/june/documents/hf_jp-ii_spe_19800625_confessio-augustana.html">Discorso in occasione del 450° anniversario della “Confessio Augustana”</a></i>, 25 giugno 1980). La Confessione Augustana in origine era intesa come un documento di riconciliazione in seno alla Chiesa. Solo in seguito finì con l’essere intesa come testo di confessionalizzazione divisiva.</p>
<p>Con lo sguardo rivolto al 2030, sarebbe auspicabile che potessimo di nuovo riuscire ad affermare insieme il potenziale ecumenico pre-confessionale della <i>Confessio Augustana</i>. Rivolgo un appello sincero a tutti i credenti, e in particolare ai teologi, affinché concentrino la loro attenzione su Cristo e il suo Vangelo. Ritorniamo, con profonda devozione, alle nostre radici comuni, alla fede della Chiesa delle origini e ai Padri della Chiesa, al fine di riscoprire l’eredità apostolica e pre-confessionale che ci unisce veramente come fratelli e sorelle, fratelli e sorelle in Cristo.</p>
<p>Cristo non deve diventare una “parola estranea” nel nostro mondo. Il nostro mondo ha bisogno di testimoni ecumenici di Cristo, che lo facciano conoscere attraverso le loro vite e le loro azioni, perché solo Cristo è la fonte viva capace di realizzare gli aneliti più profondi dell’umanità.</p>
<p>Cari fratelli e sorelle, uniti in questo comune compito ecumenico e missionario, desidero ringraziarvi nuovamente per la vostra visita. Rinnoviamo il nostro impegno per l’unità pregando ora insieme come ci ha insegnato il Signore.</p>
<p><i>Padre nostro (recitato insieme).</i></p>
<p>______________________________________</p>
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-10/quo-223/tornare-alle-radici-comuni-cristo-non-sia-parola-estranea-nel-mo.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 223, giovedì 1° ottobre 2026, p. 2.</p>
]]></description></item><item><title><![CDATA[Udienza Generale del 30 settembre 2026 - Catechesi. Il Viaggio apostolico in Francia e all’UNESCO]]></title><pubDate>Wed, 30 Sep 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260930-udienza-generale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260930-udienza-generale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 30 Sep 2026 12:01:33 +0200 --> <p><b>Catechesi. <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/25/viaggio-francia.html">Il Viaggio apostolico in Francia e all’UNESCO</a></b></p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!</i></p> 
<p>Oggi desidero parlarvi del <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/25/viaggio-francia.html">Viaggio apostolico in Francia</a> che ho compiuto nei giorni scorsi. &Egrave; stato un grande dono per me e per il popolo di Dio in quel Paese, e ne rendo grazie al Signore. Esprimo nuovamente la mia gratitudine a tutti coloro che mi hanno accolto, Autorit&agrave; civili e Pastori della Chiesa, e a quanti, numerosissimi, hanno voluto incontrare il Papa o anche solo salutarlo per le strade, come apostolo di Cristo e messaggero di pace. Grazie a tutti!</p> 
<p>Vorrei raccogliere i pensieri e le impressioni – ancora vivissime – di questa Visita pastorale intorno a un unico grande simbolo: la Cattedrale di Notre-Dame di Parigi. L&igrave;, nel pomeriggio della prima giornata, <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/25/francia-vespri.html">abbiamo celebrato i Vespri della Beata Vergine Maria</a>, una liturgia solenne e al tempo stesso festosa, in cui la musica, il canto e la bellezza del tempio facevano vibrare i cuori uniti nella preghiera.</p> 
<p>Proprio Notre-Dame, con il dramma che ha vissuto, pu&ograve; simbolicamente illuminare tutto <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/francia-25-28settembre2026.html">questo Viaggio apostolico</a>, offrendo una chiave di lettura che riassumerei in una parola: rinascita.</p> 
<p>La Cattedrale di Parigi, che solo sette anni fa sembrava ferita a morte da un enorme incendio, &egrave; adesso ricostruita e pi&ugrave; splendente che mai. Quel disastro ha provocato una reazione positiva a tutti i livelli, alcuni pi&ugrave; visibili e pratici, altri pi&ugrave; nascosti, di ordine spirituale.</p> 
<p>Il suo restauro &egrave; stata una prova della possibile collaborazione tra Chiesa, Stato, istituzioni pubbliche e societ&agrave; civile. Questo atteggiamento ha permesso di valorizzare al meglio la generosit&agrave; dei benefattori come le competenze dei professionisti e delle maestranze. La sinergia per il bene comune dovrebbe essere lo stile normale delle istituzioni, delle forze politiche e sociali, di quanti hanno responsabilit&agrave; civili ed economiche. &Egrave; il <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260925-francia-autorita.html">messaggio che ho voluto consegnare alle Autorit&agrave; francesi</a>, come pure <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260925-francia-sede-unesco.html">ai membri dell’UNESCO</a>, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura che ha sede a Parigi, indicando qual &egrave; il criterio fondamentale su cui basare tale collaborazione: la dignit&agrave; della persona umana.</p> 
<p>Ma soprattutto Notre-Dame &egrave; immagine della Chiesa di pietre vive, del popolo santo di Dio.</p> 
<p>&Egrave; interessante mettere in parallelo la <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/25/francia-vespri.html">celebrazione dei Vespri nella Cattedrale</a> con la <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/25/francia-veglia-giovani.html">Veglia dei giovani</a> avvenuta la sera stessa nel grande Stadio di Francia a Parigi. Due luoghi completamente diversi, eppure due eventi complementari, quasi uniti spiritualmente. Che cosa li univa? La Chiesa, che non &egrave; fatta di pietre o di cemento, ma di persone che amano Ges&ugrave; Cristo perch&eacute; sono state amate da Lui. <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/25/francia-vespri.html">A Notre-Dame c’erano i preti e i diaconi, le persone consacrate, gli operatori pastorali</a>; <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/25/francia-veglia-giovani.html">allo stadio c’era la nuova generazione francese</a>: nuova – direi – non solo per et&agrave;, ma pi&ugrave; ancora per spirito, per libert&agrave; di cuore e di fede. Giovani che hanno cantato, gridato, ma che sono anche rimasti in silenzio, in ascolto. Volti attenti e commossi, che manifestavano cuori desiderosi di verit&agrave; e d’amore. A loro ho detto con gioia: “Voi siete i santi di Francia!”. Quella Veglia &egrave; stata un grande segno di speranza.</p> 
<p>Cos&igrave; come lo &egrave; stato – nella piccolezza che Dio predilige – anche l’<a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/26/francia-maison-bakhita.html">incontro nella <i>Maison Bakhita</i></a>, casa di accoglienza per diverse persone in difficolt&agrave;: uno dei tanti luoghi, frutti del Vangelo, in cui ci si impegna quotidianamente a servire con amore la dignit&agrave; della persona umana.</p> 
<p>Vi &egrave; tuttavia nella Chiesa in Francia un segno di rinascita che dura da alcuni anni, cio&egrave; il notevole e crescente numero di giovani e adulti che chiedono il Battesimo. Su questa bella “sorpresa” di Dio &egrave; in corso a Parigi un’<a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/26/francia-assemblea-sinodale.html">Assemblea sinodale provinciale</a>, nella quale sono potuto intervenire, incoraggiando il cammino dei catecumeni e dei neofiti, insieme alle comunit&agrave; a cui appartengono.</p> 
<p>Evento culminante della mia visita nella Capitale &egrave; stata la <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/26/francia-messa-parigi.html">Messa in <i>Place de la Concorde</i></a>. L&igrave; il segno della rinascita &egrave; apparso in modo sorprendente: l’assemblea liturgica, che nella vasta Piazza radunava i sacerdoti, il coro e una notevole moltitudine, si estendeva per tutta l’<i>Avenue des</i> <i>Champs &Eacute;lys&eacute;es</i> fino all’Arco di Trionfo e oltre. Al momento della Comunione, tutti hanno potuto accostarsi all’Eucaristia, distribuita in ogni luogo. Ecco la vera ricostruzione, il restauro della Chiesa che solo Dio pu&ograve; fare, per intercessione della Vergine Maria.</p> 
<p>E allora era naturale e doveroso che, dopo Parigi, <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/27/francia-rosario-processione.html">io mi recassi pellegrino a Lourdes, a venerare la Madre della Chiesa, Mari</a>a, colei che nell’ora della passione e della morte tiene accesa la lampada della fede e della speranza. A Lourdes il Signore, attraverso la materna premura della Vergine Maria, comunica a tutti, pellegrini e specialmente malati nel corpo e nello spirito, un messaggio di speranza e di rinascita. <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260927-francia-accueil-notredame.html">Un messaggio che ho voluto apertamente rilanciare</a>: ogni vita umana, in qualunque condizione, anche di pi&ugrave; grave fragilit&agrave;, conserva la propria inviolabile dignit&agrave; e merita di essere curata, accompagnata, sollevata dalla sofferenza con umana compassione e con l’ausilio dei mezzi offerti dalla scienza. Per questo Lourdes rappresenta per tutto il mondo un santuario della civilt&agrave; dell’amore. In questo contesto ho incontrato alcune persone vittime di abusi e ho chiesto loro di aiutarmi a esprimere anche ad altre vittime la volont&agrave; mia e di tutta la Chiesa di ascoltarle e camminare con loro mentre cercano la guarigione, riconoscendo il dolore causato nelle loro vite e lavorando per la prevenzione degli abusi.</p> 
<p>Terza e ultima tappa del Viaggio apostolico &egrave; stata la citt&agrave; di Metz, in una regione della Francia e dell’Europa martoriata dalla Seconda Guerra Mondiale. L&igrave; ha operato Robert Schuman, uno dei principali ispiratori del processo di unificazione europea. L’Europa contemporanea &egrave; nata proprio come progetto di pace dopo la distruzione della guerra. Possiamo dire che ci&ograve; che &egrave; accaduto a Notre-Dame di Parigi con l’incendio, era avvenuto in Europa con la Seconda Guerra Mondiale. E l’Europa &egrave; rinata, sulla base di quei principi di democrazia, solidariet&agrave; e fraternit&agrave; tra i popoli che molto devono alle sue radici cristiane. Anche oggi &egrave; su tali fondamenta e con questa “linfa” vitale che il progetto-Europa pu&ograve; rinnovarsi, in un mondo molto pi&ugrave; globalizzato, dove il dialogo interreligioso riveste un ruolo di primaria importanza. Per questo, <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/28/francia-incontro-interreligioso.html">a Metz, ho incontrato i rappresentanti delle diverse tradizioni religiose</a>, i quali hanno letto e sottoscritto in mia presenza l’“Appello di Metz” per il dialogo e la pace.</p> 
<p>Carissimi, il <a href="https://press.vatican.va/content/dam/salastampa/it/fuori-bollettino/pdf/IT-FR-EN_Descrizione%20Logo%20e%20Motto%20Viaggio%20Apostolico%20Francia.pdf">tema della mia Visita pastorale in Francia &egrave; stato <i>“Pour que le monde ait la vie”</i>, “Perch&eacute; il mondo abbia la vita”</a> (cfr <i>Gv</i> 6,51). Sono parole di Ges&ugrave;, che riassumono tutta la sua missione di salvezza e che, durante il Viaggio, esprimevano in pienezza il senso evangelico di ogni incontro. Ora esse ispirino la nostra preghiera, nel chiedere a Dio che questo evento di grazia porti frutti abbondanti e duraturi.</p> 
<p>____________________________________________</p> 
<p><b>Saluti</b></p> 
<p>Je salue cordialement les p&egrave;lerins de langue fran&ccedil;aise venus du Canada, de France, et du Luxembourg. J’ai &eacute;t&eacute; &eacute;merveill&eacute; par la ferveur et l’enthousiasme de l’accueil re&ccedil;u en France. Je rends gr&acirc;ce &agrave; Dieu et prie afin que les pasteurs continuent &agrave; r&eacute;pondre aux attentes des fid&egrave;les, en particulier &agrave; celles des jeunes. Je vous b&eacute;nis de tout cœur !</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese, provenienti dal Canada, dalla Francia e dal Lussemburgo. Sono rimasto colpito dal fervore e dall’entusiasmo con cui sono stato accolto in Francia! Rendo grazie a Dio e prego affinch&eacute; i pastori continuino a corrispondere alle aspettative dei fedeli, in particolare a quelle dei giovani. Vi benedico di cuore!</i>]</p> 
<p>I extend a warm welcome to all the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, especially those coming from England, Ireland, Denmark, Ghana, Australia, India, Indonesia, the Philippines, Malaysia, Sri Lanka and the United States of America. A special greeting to the seminarians from the Pontifical Irish College and the pilgrims attending the diaconate ordination of the Pontifical North American College that will take place tomorrow. Upon all of you and your families, I invoke the peace and unity of our Lord Jesus Christ. God bless you all!</p> 
<p>Einen herzlichen Gru&szlig; richte ich an die Pilger deutscher Sprache. In Lourdes habe ich alle eingeladen, im Rosenkranzmonat Oktober f&uuml;r den Frieden unter den V&ouml;lkern und auch in den Herzen aller Menschen zu beten. Maria, die K&ouml;nigin des Friedens, m&ouml;ge unsere F&uuml;rsprecherin sein.</p> 
<p>[<i>Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua tedesca. A Lourdes ho invitato tutti a pregare, nel mese di ottobre dedicato al Rosario, per la pace tra i popoli e anche nei cuori di tutti gli uomini. Maria, Regina della Pace, interceda per noi</i>.]</p> 
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua espa&ntilde;ola. Pidamos al Se&ntilde;or, por intercesi&oacute;n de Nuestra Se&ntilde;ora de Lourdes, que mantenga encendida en nosotros la l&aacute;mpara de la fe, la esperanza y la caridad, y que seamos uno en Cristo, para que el mundo pueda creer en &Eacute;l. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.</p> 
<p>我向讲中文的人们致以诚挚的问候。亲爱的弟兄姐妹们，请大家在你们的家庭和你们的堂区中，重燃信德的火焰，使它成为天主赐给众人的恩典。我衷心地降福你们！</p> 
<p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, ravvivate la fiamma della fede nelle vostre famiglie e nelle vostre parrocchie, per diventare dono di Dio per tutti. Vi benedico di cuore</i>.]</p> 
<p>Sa&uacute;do com alegria todos os peregrinos de l&iacute;ngua portuguesa, especialmente os novos alunos do Col&eacute;gio Pio Brasileiro! Queridos irm&atilde;os e irm&atilde;s, que o testemunho p&uacute;blico do amor a Jesus Cristo que vimos na Fran&ccedil;a seja uma fonte de inspira&ccedil;&atilde;o para toda a Igreja. N&atilde;o escondamos a nossa f&eacute;! O Senhor vos aben&ccedil;oe!</p> 
<p>[<i>Saluto con gioia tutti i pellegrini di lingua portoghese, specialmente i nuovi alunni del Collegio Pio Brasiliano! Cari fratelli e sorelle, la testimonianza pubblica dell’amore per Ges&ugrave; Cristo che abbiamo visto in Francia possa essere d’ispirazione per tutta la Chiesa. Non nascondiamo la nostra fede! Il Signore vi benedica!</i>]</p> 
<p><span class="arabic">أُحَيِّي المُؤمِنينَ النَّاطِقينَ باللغَةِ العربِيَّة. لِنَحمِلْ سَلامَ المَسِيحِ إلى عالَمِنا، لِكَي يَحيَا في الرَّجاءِ والمَحَبَّة. باركَكُم الرّبُّ جَميعًا وحَماكُم دائِمًا مِن كُلِّ شَرّ!</span></p> 
<p>[<i>Saluto i fedeli di lingua araba. Portiamo la pace di Cristo nel nostro mondo, perch&eacute; esso abbia la vita nella speranza e nell’amore. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!</i>]</p> 
<p>Serdecznie pozdrawiam Polak&oacute;w! Trzydzieści lat temu św. Jan Paweł II beatyfikował Wincentego Lewoniuka i 12 Towarzyszy, męczennik&oacute;w. Aż do przelania krwi bronili oni przynależności do Kościoła katolickiego i jedności z Następcą św. Piotra, dochowując wierności własnej tradycji wschodniej. Ich wstawiennictwu polecam sprawy jedności uczni&oacute;w Chrystusa oraz katolik&oacute;w prześladowanych dziś za wiarę. Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i polacchi! <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1996/documents/hf_jp-ii_hom_19961006_beatificazione.html">Trent’anni fa, San Giovanni Paolo II</a> ha beatificato <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/wincenty-lewoniuk-e-12-compagni.html">Vincenzo Lewoniuk e i suoi 12 Compagni, martiri</a>. Fino all’effusione del sangue, essi difesero la loro appartenenza alla Chiesa cattolica e la comunione con il Successore di Pietro, rimanendo fedeli alla propria tradizione orientale. Alla loro intercessione affido le questioni dell’unit&agrave; dei discepoli di Cristo e i cattolici oggi perseguitati a causa della fede. Sia lodato Ges&ugrave; Cristo!</i>]</p> 
<p style="text-align: center;">__________________________</p> 
<p style="text-align: center;"><b>APPELLO</b></p> 
<p>Rivolgo ora un appello per la regione del Tigray, in Etiopia:</p> 
<p>I am following with deep concern the situation in Tigray and in the neighboring regions of Afar and Amhara, where hostilities have once again broken out. I extend my heartfelt plea to all parties to choose the path of dialogue. Armed conflict never solves problems but only worsens them, leaving in its wake a trail of death, destruction, and resentment. Only honest engagement can lay the foundations for lasting peace.</p> 
<p>It is my fervent hope that the international community will offer its generous and timely contribution, to ensuring that all humanitarian aid be provided to those in need.</p> 
<p style="text-align: center;"><sub>* * *</sub></p> 
<p>Domenica scorsa, a Bologna, sono stati beatificati tre sacerdoti martiri: <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/ubaldo-marchioni.html">Ubaldo Marchioni</a>, diocesano, <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/elia-comini.html">Elia Comini</a>, salesiano e <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/martino-capelli-al-secolo-nicola.html">Martino Capelli</a> dehoniano, uccisi nel 1944, in una fase drammatica della seconda guerra mondiale a motivo del disprezzo delle truppe naziste verso il loro ministero in favore dei parrocchiani. Il sacrificio supremo di questi ministri di Dio mostra ai cristiani di oggi il coraggio di farsi prossimo ai fratelli specialmente nel momento della prova.</p> 
<p>Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare alle Missionarie Figlie della Sacra Famiglia di Nazareth, alla parrocchia Santa Maria della Valle in Scanno, come pure alle parrocchie di Ferrara di Monte Baldo e Tesero. Saluto poi il Centro formazione professionale “Artigianelli” di Fermo, gli studenti del liceo Visconti di Roma e quelli del liceo Gonzaga di Palermo.</p> 
<p>Il mio pensiero va, infine, ai&nbsp;giovani, ai&nbsp;malati&nbsp;e agli&nbsp;sposi novelli. Il mese di ottobre, che inizia domani, sia occasione per recitare il santo Rosario, dedicandolo in modo particolare alla fine delle guerre e al raggiungimento della pace.</p> 
<p>A tutti la mia Benedizione.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Membri della Commissione Internazionale delle Monache Domenicane Contemplative (30 settembre 2026)]]></title><pubDate>Wed, 30 Sep 2026 09:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260930-domenicane-contemplative.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260930-domenicane-contemplative.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 30 Sep 2026 10:50:47 +0200 --> <p>Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi.<br /> <br /> </p> 
<p><i>Sorelle e fratelli, buongiorno!</i></p> 
<p>sono molto contento di incontrarvi, a breve tempo dal riconoscimento delle virt&ugrave; eroiche della Serva di Dio Suor Maria Petra Giordano, monaca professa dell’Ordine dei Predicatori, che ha fatto della fede e della vocazione i punti fermi nella sua vita di consacrata.</p> 
<p>Fede e chiamata possono orientare anche questo nostro incontro, per riaffermare che la vocazione contemplativa, nello spirito domenicano e nella Chiesa intera, non si colloca ai margini della missione, ma ne &egrave; il cuore pulsante (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Decr. <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19651207_ad-gentes_it.html">Ad gentes</a></i>, 40; <i>Constitutionum Fratrum Ordinis Pr&aelig;dicatorum</i>, 2025, nn. 142.144).</p> 
<p>Del resto, dagli scritti di Giordano di Sassonia, immediato successore di San Domenico, appare come subito, fin dagli inizi, le monache delle prime Comunit&agrave; femminili, dedicandosi principalmente alla preghiera contemplativa e allo studio, accompagnassero con la penitenza la predicazione dei fratelli, partecipando dello stesso carisma.</p> 
<p>Il principio di San Tommaso d'Aquino, per cui si trasmette agli altri il frutto della propria contemplazione (cfr <i>Summa Theologi&aelig;</i>, II-II, q. 188, a. 6), riprende l’intuizione di San Domenico, secondo cui ogni parola di annuncio, perch&eacute; sia vera, deve trarre origine dal silenzio, dall’ascolto, dalla preghiera e da un profondo rapporto con Dio. &Egrave; la contemplazione, &laquo;”respiro” della nostra relazione con Dio&raquo;<i> </i>(Francesco, <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2021/documents/papa-francesco_20210505_udienza-generale.html">Udienza generale</a>,</i> 5 maggio 2021), sosta silenziosa in cui accogliere la Parola e lasciarsene trasformare, che ci permette di conoscere sempre pi&ugrave; in Lui le cose e le persone, per poi donare agli altri ci&ograve; che abbiamo vissuto e compreso.</p> 
<p>Qui, in particolare, c’&egrave; un richiamo per voi, Presidenti Federali. La vostra presenza nelle Visite ai monasteri e nell’animazione della Federazione, infatti, al di l&agrave; dei necessari risvolti amministrativi, vi vuole prima di tutto custodi di questi valori (cfr Congr. Ist. Vita Cons. e Soc. Vita Ap., Istr.<i> <a href="https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/ccscrlife/documents/rc_con_ccscrlife_doc_20180401_cor-orans_it.html">Cor orans</a></i>, 117).</p> 
<p>San Domenico, di cui si dice che prediligeva parlare con Dio o parlare di Dio, vi ha insegnato a crescere in questo stile. &Egrave; bene, perci&ograve;, che anche le Visite siano sempre, prima di tutto, momenti d’incontro comune con il Signore, nell’orazione, nell’ascolto reciproco, nella correzione fraterna e nella riconciliazione.</p> 
<p>In merito a questo, le vostre <i>Costituzioni</i> (cfr n. 46) richiamano il diligente rispetto di un valore fondamentale alla vita claustrale: il silenzio. Esso, coltivato fedelmente, vi sar&agrave; prezioso, non solo per custodire l’intera osservanza e favorire la quiete nel monastero, ma anche per guardare dentro voi stesse, per essere attente alle sorelle in comunit&agrave; e agli altri di fuori.</p> 
<p>Fare silenzio &egrave; un atto della volont&agrave; che coinvolge tutta la persona e che aiuta a vivere relazioni solide, perch&eacute; animate dalla Parola di Dio. &Egrave; creare spazi di libert&agrave; e di verit&agrave;, in cui custodire l’attenzione, facendosi sensibili alla voce di chi “non conta”, e maturando saggezza e generosit&agrave;.</p> 
<p>Questo &egrave; particolarmente importante in un mondo segnato dalla velocit&agrave;, in cui tutto deve essere immediatamente visibile e ogni vuoto va riempito in fretta. Nel silenzio, infatti, trovano ascolto le domande che ogni persona si pone, ma a cui non &egrave; sempre facile rispondere da soli. Per questo &egrave; necessario che le vostre comunit&agrave; offrano oasi di vera e profonda pace, ove taccia l’affanno caotico legato alle cose esteriori e ci si possa mettere in ascolto della voce di Dio.</p> 
<p>La vostra esperienza di Presidenti Federali, poi, vi porta a incontrare anche situazioni di difficolt&agrave;: comunit&agrave; che invecchiano, decessi che superano le nuove vocazioni, diminuzione della capacit&agrave; lavorativa, con conseguenti problemi economici, gestione di immobili grandi e onerosi, sfide come la formazione condivisa, l’interculturalit&agrave;, l’organizzazione di strutture di comunione.</p> 
<p>Si insinua la tentazione dello “spirito di sopravvivenza”, che porta a isolarsi e a ridurre gli impegni, nell’illusione di rendere sufficienti le poche forze che rimangono, per non dipendere da altri o non dover sopprimere i monasteri.</p> 
<p>A fronte di questo, vi invito a non porvi tanto la domanda di come mantenere strutture che si svuotano. Ascoltate, piuttosto, cosa lo Spirito chiede, oggi, alla vita contemplativa domenicana, consapevoli che prima delle opere da gestire c’&egrave; una chiamata a cui rispondere, un fuoco che arde e che non si pu&ograve; lasciar morire, come diceva Santa Caterina da Siena (cfr <i>Dialogo della Divina Provvidenza</i>, cc. XCI-XCII).</p> 
<p>Care Sorelle, pur tra i problemi del momento, non perdetevi mai d’animo. Il vostro servizio alla Chiesa &egrave; prezioso: continuatelo con fiducia, nella comunione e con discernimento, unite pur senza uniformarvi, fedeli alla tradizione e aperte alla novit&agrave;, contemplative perch&eacute; capaci di portare il mondo davanti a Dio.</p> 
<p>La Vergine Maria, invocata con il Santo Rosario, vi insegni a vedere ogni giorno l’invisibile opera del Signore e, con l’aiuto della sua grazia, a versare anche sulle ferite dell’umanit&agrave; del nostro tempo l’olio della consolazione e il vino della speranza (cfr Messale Romano<i>,</i> <i>Prefazio comune VIII)</i>.</p> 
<p>Vi ringrazio per il dono che siete, e di cuore vi imparto la Benedizione Apostolica. Grazie.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Francia: Conferenza Stampa durante il volo diretto a Roma (28 settembre 2026)]]></title><pubDate>Mon, 28 Sep 2026 19:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260928-francia-volo-ritorno.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260928-francia-volo-ritorno.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 30 Sep 2026 08:11:39 +0200 --> <p><b>Matteo Bruni</b></p> 
<p>Buonasera Santit&agrave;, grazie per questi giorni di viaggio, grazie per questo viaggio intenso. Era un viaggio molto atteso sicuramente, un viaggio che ha reso molto felici molti francesi con la sua presenza, con le sue parole, e penso che con le sue parole abbia toccato anche delle corde profonde del popolo francese. E penso che abbia reso felice anche molti cattolici, molti cristiani, che hanno sentito di essere confermati nella fede. Per&ograve; forse, magari, pu&ograve; cominciare lei a dirci come lei ha sentito questo viaggio.</p> 
<p><b>Leone XIV</b></p> 
<p>I will start by speaking in English, and then if you need a translation, we can help with that. First of all, once again thank you for the work you have done. I think you were kept pretty busy for the past four days and, in a certain sense, it was a very intense program.</p> 
<p>The four days were literally filled with many blessings. Almost miracles, I would say, especially the time at Lourdes, accompanying so many people who are sick and suffering and seeing how the grace of God's presence manifested itself in many different ways and touches people's hearts, transforms their lives, and, to use an expression that I mentioned there, restores dignity to the sick, the elderly, those who in some parts of society are discarded.</p> 
<p>So, there were many signs, expressions, symbols throughout the four days. And personally, I felt very blessed myself to have had the privilege to visit France to encourage especially young people who are obviously searching for something.</p> 
<p>It was so apparent at the stadium, the evening with 80,000 young people gathered together from around France, with their enthusiasm and joy, and the sense of hope that they offered, but especially I think that they received and will be able to share with others.</p> 
<p>So, amongst the many different things that we celebrated and lived during these four days, I would say those are some of the highlights, and not to exclude others, but these were quite significant. I am very happy to have had you along on this trip, and if you have a few questions.</p> 
<p>[<i>Inizier&ograve; parlando in inglese. E poi, se avete bisogno di una traduzione, possiamo darvi una mano. Innanzitutto, grazie ancora per il lavoro che avete svolto. Credo che siate stati piuttosto impegnati negli ultimi quattro giorni e, in un certo senso, &egrave; stato un programma molto intenso.</i></p> 
<p><i>Questi quattro giorni sono stati letteralmente ricchi di benedizioni. Quasi dei miracoli, direi, specialmente il tempo trascorso a Lourdes, camminando insieme e accompagnando tante persone malate e sofferenti, e vedendo come la grazia della presenza di Dio, manifestandosi in tanti modi diversi, tocchi il cuore delle persone, trasformi le loro vite e, per usare <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260927-francia-accueil-notredame.html">un’espressione che ho citato l&igrave;</a>, restituisca dignit&agrave; ai malati, agli anziani e a coloro che in alcune parti della societ&agrave; vengono emarginati.</i></p> 
<p><i>Ci sono stati quindi molti segni, molte espressioni, molti simboli nel corso di questi quattro giorni. E personalmente mi sono sentito molto benedetto per aver avuto il privilegio di visitare la Francia, per incoraggiare soprattutto i giovani che, naturalmente, sono alla ricerca di qualcosa.</i></p> 
<p><i>Era cos&igrave; evidente <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/25/francia-veglia-giovani.html">allo stadio, la sera</a>, con 80.000 giovani provenienti da tutta la Francia, con il loro entusiasmo, la loro gioia e il senso di speranza che hanno trasmesso, ma soprattutto, credo, che hanno ricevuto e che potranno condividere con gli altri.</i></p> 
<p><i>Quindi, tra le tante cose diverse che abbiamo celebrato e vissuto durante questi quattro giorni, direi che questi sono alcuni dei momenti salienti, senza voler escludere gli altri, ma che sono stati piuttosto significativi. Sono molto felice che siate stati con me in questo viaggio, e se avete qualche domanda</i>.]<br /> <br /> &nbsp;</p> 
<p><b>Matteo Bruni</b></p> 
<p>The first question comes from Cyriac Zeller. He works for the French media agency called <i>I-Media</i>.</p> 
<p>[<i>La prima domanda viene da Cyriac Zeller, che lavora per un’agenzia di comunicazione francese che si chiama </i>I-Media.]</p> 
<p><b>Cyriac Zeller</b></p> 
<p>Buonasera, Santit&agrave;. Yesterday, during a press conference, the victims you met told us that you had acknowledged to them the systemic nature of sexual abuse in the church. Is that indeed the case? Could you explain your position on this? Do you consider sexual abuse in the Church to be systemic?</p> 
<p>[<i>Buonasera, Santit&agrave;. Ieri, durante una conferenza stampa, le vittime che ha incontrato ci hanno riferito che Lei avrebbe riconosciuto loro la natura sistemica degli abusi sessuali nella Chiesa. &Egrave; davvero cos&igrave;? Potrebbe spiegare la Sua posizione al riguardo? Ritiene che gli abusi sessuali nella Chiesa siano sistemici?</i>]</p> 
<p><b>Leone XIV</b></p> 
<p>I would say — without wanting to contradict anyone — and I think it is very important, I would first of all like to say that in the meeting with those seven victims, I had asked them to also help me to express to other victims the willingness of myself and of the Church to listen and to walk with them as they look for healing, recognizing the pain that has been caused in their lives because of situations of abuse. Several of them spoke about systemic abuse. Personally, I prefer to express it in a different way, although I did speak about some organizations within the Church who have, at times, if you will, as a system, been abusive.</p> 
<p>But I think it is important to make the distinction. Sexual abuse is first and foremost a human problem. When it happens within the Church, it actually has another whole dimension added to it because people's lives of faith are deeply wounded and sometimes even destroyed.</p> 
<p>So there is a particular responsibility of the Church to walk with them and to help them seek healing. In those terms, I spoke with them about how the Church, in certain ways, has been seen as being responsible, but in the same way that the Church, I think, is an important part of helping them to find healing.</p> 
<p>[<i>Direi, senza voler contraddire nessuno, perch&eacute; ritengo che sia molto importante, che vorrei innanzitutto precisare che, nell’incontro con quelle sette vittime, avevo chiesto loro di aiutarmi anche a esprimere ad altre vittime la disponibilit&agrave; – mia e della Chiesa – ad ascoltarle e ad accompagnarle nel loro cammino verso la guarigione, riconoscendo il dolore che &egrave; stato causato nelle loro vite a causa di situazioni di abuso. Molti di loro hanno parlato di abuso sistemico. Personalmente, preferisco esprimerlo in modo diverso, anche se ho parlato di alcune organizzazioni all’interno della Chiesa che, a volte, per cos&igrave; dire, come sistema, hanno agito in modo abusivo.</i></p> 
<p><i>Ma credo sia importante fare questa distinzione. L’abuso sessuale &egrave; innanzitutto un problema umano. Quando avviene all’interno della Chiesa, assume in realt&agrave; un’altra dimensione, perch&eacute; la vita di fede delle persone viene profondamente ferita e talvolta persino distrutta.</i></p> 
<p><i>La Chiesa ha la responsabilit&agrave; particolare di accompagnarle e aiutarle a cercare la guarigione. In questo senso ho parlato con loro di come la Chiesa, in un certo senso, sia stata vista come responsabile, ma allo stesso tempo del fatto che la Chiesa, io penso, abbia una parte importante nell’aiutarle a trovare la guarigione</i>.]<br /> <br /> &nbsp;</p> 
<p><b>Matteo Bruni</b></p> 
<p>Grazie, Cyriac. La seconda domanda, Santit&agrave;, &egrave; di Xavier Normand, che lavora per la rivista francese <i>Le P&egrave;lerin</i>.</p> 
<p><b>Xavier Normand</b></p> 
<p><i>Tr&egrave;s Saint P&egrave;re, bonsoir. Tout d'abord, je voulais vous remercier pour votre voyage apostolique en France. Pendant quatre jours, notre pays a v&eacute;cu au rythme de l'enthousiasme g&eacute;n&eacute;ral suscit&eacute; par votre venue. Ce qui en France est un exploit. Merci tr&egrave;s Saint P&egrave;re.</i></p> 
<p>I will continue with my question in English. The motto of your Apostolic Journey was that the world may have life. The topic of end-of-life care came up repeatedly in your speeches. Actually, I think you mentioned it in more than half of your speeches in France. I'm thinking in particular of the one in the &Eacute;lys&eacute;e Palace and yesterday in Lourdes when you say that what is legal is not necessarily moral, which was a clear reference to the recent legalisation of euthanasia in France. In France, we also have this principle of &quot;laicit&eacute;,&quot; which is a separation between religion and politics. Do you think that when it's important, when the stakes are high, this border, this line should be crossed in the name of the primacy of conscience? And if so, did you cross that line?</p> 
<p>[<i>Santo Padre, buonasera. Anzitutto, volevo ringraziarLa per il Suo Viaggio apostolico in Francia. Per quattro giorni il nostro Paese ha vissuto al ritmo dell’entusiasmo generale suscitato della Sua venuta. Ci&ograve; che in Francia &egrave; un exploit. Grazie, Santo Padre!</i></p> 
<p><i>Continuer&ograve; la mia domanda in inglese. Il motto del Suo viaggio apostolico era “Affinch&eacute; il mondo abbia la vita”. Il tema delle cure di fine vita &egrave; emerso ripetutamente nei Suoi discorsi. In realt&agrave;, credo che ne abbia parlato in pi&ugrave; della met&agrave; dei Suoi discorsi in Francia. Penso in particolare a <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260925-francia-autorita.html">quello tenuto all’Eliseo</a> e a <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260927-francia-accueil-notredame.html">quello di ieri a Lourdes</a>, quando ha affermato che ci&ograve; che &egrave; legale non &egrave; necessariamente morale, un chiaro riferimento alla recente legalizzazione dell’eutanasia in Francia. In Francia vige anche il principio della “laicit&agrave;”, ovvero la separazione tra religione e politica. Ritiene che, quando &egrave; importante, quando la posta in gioco &egrave; alta, questo confine, questa linea, debba essere superata in nome del primato della coscienza? E, in tal caso, Lei ha superato quella linea?</i>]</p> 
<p><b>Leone XIV</b></p> 
<p>Thank you for your question. I would say that the understanding that the Church has of a separation between Church and politics, or Church and State, that I did not cross it. I would invite you to read or reread <i>Magnifica Humanitas</i> where I speak about the Social Doctrine of the Church in the first section, in the first couple of chapters. When the Church speaks about defending life, when it speaks about questions of Social Doctrine, we are not entering into politics, we are applying the Gospel to people's lives.</p> 
<p>There can be politicians, if you will on the left or on the right, and situations where they say “no, religion should only be in the private sphere. [And] let people do what they want on their own, but that as a State we have to be separate.“ By the very fact that when I went to France, I went primarily to preach the Gospel, to preach the Good News, to reaffirm what Jesus Christ himself says when he says “I am the way, the truth, and the life,” so to speak the truth that Jesus offers us.</p> 
<p>The defense of life is something that, as you all know, the Church teaches and believes very deeply. And so, on the one hand obviously knowing that in France the law was recently approved, and that in other countries in Europe as well as other parts of the world there is a lot of debate going on about the questions of end-of-life issues. But being in a place especially like Lourdes where people are searching for something much deeper, and understanding that their lives even in the midst of sickness, or disability or pain of different kinds has meaning. The Church, because of Jesus himself, wants to be close to those people and to affirm the values that life itself holds for all of us.</p> 
<p>So, I would say that if that is considered politics, then I did it. But it was not to get involved in French politics, it was to teach what the Church really believes.</p> 
<p>[<i>Grazie per la Sua domanda. Direi che, per quanto riguarda la concezione che la Chiesa ha della separazione tra Chiesa e politica, o tra Chiesa e Stato, non l’ho oltrepassata. E La invito a leggere o rileggere</i> <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a><i>, dove, nella prima sezione, nei primi due capitoli, parlo della Dottrina Sociale della Chiesa e affermo che quando la Chiesa parla di difesa della vita, quando affronta questioni di Dottrina sociale, non sta entrando in politica, ma sta applicando il Vangelo alla vita delle persone.</i></p> 
<p><i>Possono esserci politici, diciamo, di sinistra o di destra, che sostengono che la religione dovrebbe rimanere solo nella sfera privata; lasciamo che le persone facciano ci&ograve; che vogliono per conto proprio, ma come Stato dobbiamo rimanere separati. In realt&agrave;, quando sono andato in Francia, ci sono andato principalmente per predicare il Vangelo, per predicare la Buona Novella, per riaffermare ci&ograve; che Ges&ugrave; Cristo stesso dice quando afferma: &laquo;Io sono la via, la verit&agrave; e la vita&raquo;, dunque per dire la verit&agrave; che Ges&ugrave; ci offre.</i></p> 
<p><i>La difesa della vita &egrave; un tema che, come tutti sapete, la Chiesa insegna e in cui crede profondamente. E cos&igrave;, da un lato, sapevo ovviamente che in Francia &egrave; stata recentemente approvata una legge, mentre in altri Paesi europei e in altre parti del mondo si sta discutendo sulle questioni relative al fine vita. Ma mi trovavo in un luogo speciale come Lourdes, dove le persone sono alla ricerca di qualcosa di molto pi&ugrave; profondo e cercano di comprendere che la loro vita, anche in mezzo alla malattia, alla disabilit&agrave; o a dolori di vario genere, ha un senso. La Chiesa, proprio grazie a Ges&ugrave; stesso, vuole essere vicina a queste persone e affermare i valori che, credo, la vita stessa racchiude per tutti noi.</i></p> 
<p><i>Quindi, direi che, se questa &egrave; politica, l’ho fatta, ma non per intromettermi nella politica francese. L’ho fatto per insegnare ci&ograve; in cui la Chiesa crede veramente</i>.]<br /> <br /> &nbsp;</p> 
<p><b>Matteo Bruni</b></p> 
<p>Grazie, Santit&agrave;. La prossima domanda &egrave; di &Iacute;&ntilde;igo Dom&iacute;nguez di <i>El Pa&iacute;s</i>.</p> 
<p><b>&Iacute;&ntilde;igo Dom&iacute;nguez</b></p> 
<p>Buenas tardes Santidad, gracias por compartir este momento con nosotros. Usted ha hablado muchas veces tambi&eacute;n este viaje de la cultura del descarte que nos rodea, de la marginaci&oacute;n de quienes no se consideran productivos entre ellos los ancianos, los discapacitados. En Espa&ntilde;a tenemos estos d&iacute;as un caso que representa un poco todo esto, que ha causado una gran indignaci&oacute;n en el pa&iacute;s, que es el de Mari Carmen, una mujer de 87 a&ntilde;os con discapacidad a la que han echado de su casa, en la que viv&iacute;a en Madrid porque no consegu&iacute;a pagar al alquiler. Se lo subieron cinco veces de golpe. No s&eacute; si conoce este caso, el caso de Mari Carmen. Pero en cualquier caso, &iquest;qu&eacute; opina del problema de la vivienda que existe en toda Europa, en todo el mundo, donde la especulaci&oacute;n inmobiliaria expulsa a los vecinos de las ciudades y los j&oacute;venes no pueden permitirse una casa? &iquest;Qu&eacute; opina de todo este problema?</p> 
<p>[<i>Buonasera, Santit&agrave;, grazie di condividere questo momento con noi. Anche durante questo viaggio Lei ha parlato pi&ugrave; volte della cultura dello scarto che ci circonda, dell’emarginazione di coloro che non sono considerati produttivi, tra cui gli anziani e le persone con disabilit&agrave;. In Spagna, in questi giorni, abbiamo un caso che in qualche modo rappresenta tutto questo e che ha suscitato grande indignazione nel Paese: &egrave; quello di Mari Carmen, una donna di 87 anni con disabilit&agrave;, che &egrave; stata sfrattata dalla sua casa a Madrid perch&eacute; non riusciva a pagare l’affitto. Le hanno aumentato l’affitto di cinque volte in un colpo solo. Non so se conosce questo caso, il caso di Mari Carmen. Ma in ogni caso, cosa ne pensa del problema abitativo che esiste in tutta Europa, in tutto il mondo, dove la speculazione immobiliare espelle i residenti dalle citt&agrave; e i giovani non possono permettersi una casa? Cosa ne pensa di tutto questo problema?</i>]</p> 
<p><b>Leone XIV</b></p> 
<p>Yo creo que es un buen ejemplo donde la Iglesia como comunidad, o como seres humanos, a&uacute;n para las personas que no tienen fe, tiene que buscar soluciones m&aacute;s justas para que no sucedan estos casos. No conozco el que usted refiere, pero me parece que ser&iacute;a una situaci&oacute;n en la que los vecinos, la comunidad, la parroquia, la di&oacute;cesis o el Estado tendr&iacute;an que acercarse para decir &iquest;c&oacute;mo es posible que suceda algo as&iacute;? &iquest;Cu&aacute;l es el problema en un sistema que permite que una anciana, adem&aacute;s con discapacidad o con alguna dificultad sea echada de su casa? La Iglesia habla mucho del descarte y habla tambi&eacute;n de justicia. Invita, promueve, busca despertar en todos, la capacidad de responder con un sentido m&aacute;s humano, ser de verdad sensibles al dolor, al sufrimiento de los dem&aacute;s. El problema de la escasez de vivienda que hoy existe en muchos pa&iacute;ses es un problema que ninguna parroquia, ninguna di&oacute;cesis, ni la Iglesia misma podr&aacute; solucionar. Pero creo que este sea un desaf&iacute;o grande en el que tenemos que exigir tambi&eacute;n a los l&iacute;deres pol&iacute;ticos, a las autoridades, a que le busquen soluci&oacute;n. Porque evidentemente est&aacute; aumentando; y muchas veces se reacciona s&oacute;lo al momento de emergencia. Sin embargo, tenemos que ver en realidad cu&aacute;l es la causa sist&eacute;mica de este problema y como ayudar.</p> 
<p>[<i>Credo che sia un buon esempio di come la Chiesa, in quanto comunit&agrave;, o noi come esseri umani, in quanto comunit&agrave; – anche per chi non ha fede – dobbiamo cercare soluzioni pi&ugrave; giuste, affinch&eacute; casi del genere non si verifichino. Non conosco il caso a cui Lei si riferisce, ma mi sembra che sarebbe un caso in cui i vicini, la comunit&agrave;, la parrocchia, la diocesi o lo Stato dovrebbero intervenire per chiedersi: come &egrave; possibile che accada una cosa del genere? Qual &egrave; il problema nel sistema che permette che un’anziana, per di pi&ugrave; con disabilit&agrave; o con qualche difficolt&agrave;, venga, per cos&igrave; dire, cacciata dalla propria casa? La Chiesa parla molto dell’emarginazione e parla anche di giustizia. Invita, promuove, cerca, diciamo, di risvegliare in tutti la capacit&agrave; di rispondere con un maggiore senso di umanit&agrave;, di essere veramente sensibili al dolore e alla sofferenza degli altri. Il problema degli alloggi, che oggi esiste in molti Paesi, &egrave; un problema che una sola parrocchia, una sola diocesi o la Chiesa stessa non potranno risolvere. Ma credo che qui ci sia una grande sfida, per la quale forse dobbiamo esigere anche dai leader politici e dalle autorit&agrave; che cerchino una soluzione. Perch&eacute; il fenomeno sta evidentemente aumentando, e spesso reagiamo solo nel momento dell’emergenza, ma dobbiamo capire quale sia in realt&agrave; la causa sistemica di questo problema e come poter aiutare</i>.]<br /> <br /> &nbsp;</p> 
<p><b>Matteo Bruni</b></p> 
<p>Santit&agrave;, la prossima domanda &egrave; di Manuela Tulli dell’Agenzia ANSA.</p> 
<p><b>Manuela Tulli</b></p> 
<p>Buonasera Santit&agrave;, Lei oggi, e comunque durante tutto questo viaggio, ha sottolineato la necessit&agrave; del dialogo, e <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260928-francia-radici-europa.html">anche parlando all'Europa</a> Lei ha parlato dell'illusione del riarmo, ma allo stesso tempo ha detto di avere il coraggio di fare delle rinunce, dei sacrifici per il bene superiore della pace. Il conflitto in Europa &egrave; quello tra Russia e Ucraina, cosa intendeva quando parlava di questi sacrifici? E poi, Lei crede nel negoziato perch&eacute; ha i suoi inviati - &egrave; andato prima Monsignor Gallagher, in questi giorni c'&egrave; il Cardinal Zuppi -, ma come si pu&ograve; parlare con uno Stato che aggredisce, bombarda e minaccia non solo l'Ucraina ma anche altri Stati europei? Grazie.</p> 
<p><b>Leone XIV</b></p> 
<p>Grazie. La primera cosa ser&iacute;a subrayar los principios de la doctrina social de la Iglesia, donde se busca no promover la violencia, el odio, armamentos, los peligros que hay en el mundo de hoy, incluso de algunos l&iacute;deres de pa&iacute;ses que empiezan de nuevo a hablar de armas nucleares, de guerras que cada vez son m&aacute;s y m&aacute;s destructivas, sobre todo en lo referente a la cuesti&oacute;n de la vida humana. Continuar a armarse, a gastar en esa tremenda industria militar, que ya desde hace muchas d&eacute;cadas, ―el a&ntilde;o pasado hizo cinco a&ntilde;os―, que contin&uacute;a a promover el gasto militar. Algunos pocos se<b> </b>est&aacute;n enriqueciendo much&iacute;simo con una industria que promueve la guerra. Mientras que con estos miles de millones de euros o de d&oacute;lares se podr&iacute;an solucionar problemas como el hambre en el mundo, la falta de vivienda, situaciones de desempleo, etc. Todos est&aacute;n buscando una voz que pueda ofrecer otro camino, que no sea el de gastar m&aacute;s en las armas, que s&oacute;lo promueve una creciente tensi&oacute;n que podr&iacute;a resultar en la explosi&oacute;n de otra guerra, de otro conflicto. Y vemos la violencia que esas potencias buscan siempre imponer con poder, en vez de dialogar y promover negociaciones para solucionar las diferencias, que naturalmente pueden existir; por el contrario, nos estamos acercando cada vez m&aacute;s a una guerra o a varias guerras, o a conflictos como los que vemos en el mundo de hoy. Yo no conozco otros caminos, y no se trata de ser pol&iacute;tico o no pol&iacute;tico, sino que se necesita una voz que trate de promover los valores de la dignidad humana, de la importancia de la vida, de la posibilidad de gastar m&aacute;s en salud y educaci&oacute;n y menos en las armas; y creo que sea la Iglesia la que tiene la responsabilidad de promover estos valores, invitando continuamente a l&iacute;deres, como los de Rusia y de Ucrania, y de otros pa&iacute;ses, a venir, a sentarse, a dialogar, a buscar c&oacute;mo solucionar los problemas sin continuar esas guerras que ya no tienen sentido. A este respecto, la Iglesia contin&uacute;a alzando la voz. No podemos obligar a nadie, a veces parece que puede ser in&uacute;til, pero vamos a seguir hablando, vamos a seguir invitando, vamos a seguir anunciando el evangelio.</p> 
<p>[<i>Grazie. La prima cosa da sottolineare sono i principi della <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/special/dottrina-sociale-chiesa.html">Dottrina sociale della Chiesa</a>, secondo cui non intendiamo promuovere la violenza, l’odio, gli armamenti e i pericoli presenti nel mondo di oggi, compresi quelli provenienti da alcuni leader di Paesi che stanno ricominciando a parlare di armi nucleari e di guerre sempre pi&ugrave; distruttive, soprattutto per quanto riguarda la questione della vita umana. Continuare ad armarsi, a spendere in quella tremenda industria militare, che gi&agrave; da molti decenni – dall’anno scorso, da cinque anni – continua a promuovere la spesa militare. Pochissimi si stanno arricchendo enormemente grazie a un’industria che promuove la guerra. Eppure, con questi miliardi e miliardi di euro o dollari si potrebbero risolvere problemi come la fame nel mondo, la casa, la disoccupazione, ecc. Tutti sono alla ricerca di una voce in grado di offrire un’alternativa, che non sia quella di spendere di pi&ugrave; in armi, poich&eacute; ci&ograve; non fa altro che alimentare sempre pi&ugrave; la tensione che potrebbe sfociare nello scoppio di un’altra guerra, di un altro conflitto. E vediamo che la violenza, il fatto che le potenze cercano sempre di imporre le cose con la forza invece di dialogare e promuovere negoziati sulle differenze che naturalmente possono esistere, ci porta sempre pi&ugrave; vicini a una guerra o a diverse guerre, conflitti come quelli che vediamo nel mondo di oggi. Non so cosa ne pensino gli altri, e non si tratta di essere politici o meno, ma una voce che cerchi di promuovere i valori della dignit&agrave; umana, dell’importanza della vita, della possibilit&agrave; di spendere forse di pi&ugrave; per la sanit&agrave; e l’istruzione e meno per le armi: credo che la Chiesa abbia la responsabilit&agrave; di promuovere questi valori, invitando continuamente i leader, come quelli di Russia e Ucraina e di altri Paesi, a venire, a sedersi al tavolo, a dialogare, a cercare come risolvere i problemi senza continuare queste guerre che ormai non hanno pi&ugrave; senso. Quindi, in questo senso, la Chiesa continua ad alzare la voce. Non possiamo obbligare nessuno, a volte sembra che possa essere inutile, ma continueremo a parlare, continueremo a invitare, continueremo ad annunciare il Vangelo</i>.]</p> 
<p><br /> &nbsp;</p> 
<p><b>Matteo Bruni</b></p> 
<p>Grazie, Santit&agrave;. La prossima domanda viene da Justin McLellan del <i>National Catholic Reporter</i>.</p> 
<p><b>Justin McLellan, National Catholic Reporter</b></p> 
<p>Thank you. Holy Father, I'll ask my question in English. In Paris, you spoke on the urgent need for ethical discernment around the development of artificial intelligence and in the wake of multiple cyberattacks committed by rogue AI agents, several tech industry leaders have warned that the technology could destroy the world. How worried are you that AI could pose catastrophic risks to humanity or even wipe it out entirely, and what must nations, especially the United States and China, do to ensure that their technologies are safe for humanity?</p> 
<p>[<i>Grazie. Santo Padre, Le porr&ograve; la mia domanda in inglese. A Parigi Lei ha parlato dell’urgente necessit&agrave; di un discernimento etico riguardo allo sviluppo dell’intelligenza artificiale e, sulla scia dei numerosi attacchi informatici perpetrati da agenti di intelligenza artificiale fuori controllo, diversi leader del settore tecnologico hanno avvertito che questa tecnologia potrebbe distruggere il mondo. Quanto &egrave; preoccupato che l’intelligenza artificiale possa comportare rischi catastrofici per l’umanit&agrave; o addirittura annientarla completamente, e cosa devono fare le nazioni, in particolare gli Stati Uniti e la Cina, per garantire che le loro tecnologie siano sicure per l’umanit&agrave;?</i>]</p> 
<p><b>Leone XIV</b></p> 
<p>Thank you. If someone were to ask me, am I in panic mode? No, I am not. I sleep at night. I do think that the concerns raised by many of the experts, specialists in AI, should be taken seriously.</p> 
<p>I do not think that is fake news, as some have said, to try and cause financial or some other kind of benefit. It is interesting to note that just today I read that the head of Nvidia claims that he has found some way of inserting into AI certain guardrails, if you will, or limits so that they will not go outside of their particular domains and cause the damage that people are talking about.</p> 
<p>He is the same one, however, that says there should be no limits placed and no government regulation, etc. This is a problem that I think we need to sit down and talk about. We need to continue to invite political leaders, leaders of AI, social organizations, associations to come together and look at what is happening already and what could be down the road.</p> 
<p>To simply say, “Oh, it's not going to happen,” and close our eyes to it, is probably not the most responsible way of responding. The Vatican has organized our own commission on artificial intelligence, which began as a way of coordinating what we ourselves are doing in the Holy See and how we are using AI, and understanding the risks and benefits.</p> 
<p>But since <i>Magnifica Humanitas</i> was published, we have been contacted by people in many different areas and fields. And so, we are trying to continue to promote dialogue, study, investigation, to find ways to make sure that AI does not get to a point where it could destroy humanity or remove humanity from the conversation.</p> 
<p>I am relatively optimistic that this can happen. I think that there are enough people seriously interested in that and willing to look at the deeper questions, once again of power, who gets there first, what happens when AI goes to being what they call General Artificial Intelligence, etc. But we have to keep working, we cannot just sit back and pretend nothing is going to happen.</p> 
<p>[<i>Grazie. Se qualcuno mi chiedesse: “Sei in preda al panico?”, risponderei: “No, non lo sono. Di notte riesco a dormire”. Ritengo per&ograve; che le preoccupazioni sollevate da molti esperti e specialisti di intelligenza artificiale debbano essere prese sul serio.</i></p> 
<p><i>Non credo che si tratti di fake news, come alcuni hanno affermato, volte a ottenere un vantaggio finanziario o di altro tipo. &Egrave; interessante notare che proprio oggi ho letto che il capo di NVIDIA sostiene di aver trovato un modo per inserire nell’IA delle barriere di sicurezza, per cos&igrave; dire, o dei limiti, in modo che non escano dai loro ambiti specifici e causino i danni di cui si parla.</i></p> 
<p><i>&Egrave; lo stesso, tuttavia, che sostiene che non dovrebbero esserci limiti n&eacute; regolamentazioni governative, ecc. ecc. Questo &egrave; un problema di cui, a mio avviso, dobbiamo sederci a discutere. Dobbiamo continuare a invitare i leader politici, i leader del settore dell’IA, le organizzazioni sociali e le associazioni a riunirsi per esaminare ci&ograve; che sta gi&agrave; accadendo e ci&ograve; che potrebbe accadere in futuro.</i></p> 
<p><i>Dire semplicemente: “Oh, non succeder&agrave;”, e chiudere gli occhi di fronte a questa realt&agrave;, credo non sia probabilmente il modo pi&ugrave; responsabile di affrontare la questione. Il Vaticano ha istituito una propria commissione sull’intelligenza artificiale che, da un lato, &egrave; nata come strumento per coordinare ci&ograve; che noi stessi stiamo facendo in Santa Sede, il modo in cui utilizziamo l’IA, quali sono i rischi e quali i benefici.</i></p> 
<p><i>Ma da quando &egrave; stata pubblicata la</i> <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a><i>, abbiamo ricevuto numerose richieste da parte di persone provenienti da ambiti e settori molto diversi. Stiamo quindi cercando di continuare a promuovere il dialogo, lo studio e la ricerca, per trovare il modo di garantire che l’IA non arrivi al punto di poter distruggere l’umanit&agrave; o di escludere l’umanit&agrave; dal dibattito.</i></p> 
<p><i>Sono relativamente ottimista sul fatto che ci&ograve; possa avvenire. Penso che ci siano abbastanza persone seriamente interessate a questo tema e disposte a guardare oltre le questioni, ancora una volta legate al potere, a chi arriver&agrave; per primo, a cosa accadr&agrave; quando l’IA diventer&agrave; quella che chiamano “Intelligenza Artificiale Generale”, ecc. ecc. Ma dobbiamo continuare a lavorare, non possiamo semplicemente stare a guardare e fingere che non accadr&agrave; nulla.</i>]</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><b>Matteo Bruni</b></p> 
<p>Grazie Santit&agrave;. Forse possiamo fare un’ultima domanda, Ludwig Ring-Eifel, KNA.</p> 
<p><b>Ludwig Ring-Eifel, KNA</b></p> 
<p>Today we were in Metz very close to the German border, but so far, you have not come to Germany yet. So, my basic question is when can we expect you on the other side of the border and on the background of two developments which are maybe worrying you as well: the steady decline of Catholic Church in Germany and the astonishing rise of extremist parties in Germany who threaten to tear up the consensus for Europe, which you spoke about today in Metz.</p> 
<p>[<i>Oggi ci trovavamo a Metz, vicinissima al confine tedesco, ma finora non &egrave; ancora venuto in Germania. La mia domanda fondamentale &egrave; quindi: quando possiamo aspettarLa dall’altra parte del confine, alla luce di due sviluppi che forse preoccupano anche Lei: il costante declino della Chiesa cattolica in Germania e la sorprendente ascesa dei partiti estremisti in Germania, che minacciano di far crollare il consenso sull’Europa, di cui ha parlato oggi a Metz</i>.]</p> 
<p><b>Leone XIV</b></p> 
<p>Thank you for the question. With all humility, I will say that it has only been about fifteen months that I have been Pope. There are many places I have not yet visited. I do have an invitation. I do hope to go again, I mean I have been there before but not as Pope, but I do hope to visit Germany, as I hope to visit many places. But I do not yet have a schedule.</p> 
<p>I am still working on next year, and the only trip definitely planned is World Youth Day in Korea. So, we are getting there. But thank you for your patience and for the question.</p> 
<p>You said the Church is dying in Germany, or diminishing in number. People have said that about France in the past and yet we saw what happened over the past four days. I believe that if we find the true missionary spirit and the right way to go about it, there are still many, many people in Germany who want to live and celebrate their Christian and Catholic faith.</p> 
<p>And so, I am optimistic about that, although I recognize the problems and the different things that have hit the Church very hard, but it has hit the evangelical or Protestant Church very hard as well, and it has hit society in much the same way. But I do hope to reach out. I do hope to continue to work with leaders in the Church in Germany and find ways to respond to that. It would be interesting to study and analyze if and how there may be a relationship, for example, between the growth of these groups on the far right. But even the far right is being splintered now, as you see the one particular group is becoming even much more extreme with other so-called far-right groups.</p> 
<p>At the same time, there has been some expression of a combination of these far-right points of view with a certain kind of religion, which — not only in my view, but the leaders of the Catholic Church and the Protestant churches in Germany have spoken about — is not an authentic expression of Christianity.</p> 
<p>And again, we go back to the values of the Gospel, which are not about hatred and division, but they are about understanding and compassion and accompanying. I hope deeply, and hopefully the Church can also be a part of this, and that we can find ways of reaching out to a majority of people of goodwill who will understand how important that their commitment is, even in terms of participating in political processes, which will enable them to make clear choices for the common good and not for extremist ideas that perhaps will do much more damage than we are even aware of right now.</p> 
<p>So, I think we will all be encouraging people in this sense. Again, our role as a Church, based on the Social Doctrine of the Church, is to talk, teach, and preach about what we believe, which are these life-giving values and not destruction, division, and hatred.</p> 
<p>[<i>Grazie per la domanda. Con tutta umilt&agrave; dir&ograve; che sono Papa solo da circa quindici mesi. Ci sono molti luoghi che non ho ancora visitato. Ho ricevuto un invito. Spero davvero di tornarci, perch&eacute; ci sono gi&agrave; stato ma non come Papa; spero comunque di visitare la Germania, cos&igrave; come spero di visitare molti altri luoghi. Ma non ho ancora un programma.</i></p> 
<p><i>Sto ancora lavorando al programma per il prossimo anno, e l’unico viaggio definitivamente programmato &egrave; la Giornata Mondiale della Giovent&ugrave; in Corea. Quindi, ci stiamo arrivando. Ma grazie per la vostra pazienza e per la domanda.</i></p> 
<p><i>Riguardo alla frase che Lei ha detto, cio&egrave; che la Chiesa in Germania sta morendo, o diminuendo numericamente: in passato si &egrave; detto lo stesso della Francia, eppure abbiamo visto cosa &egrave; successo negli ultimi quattro giorni. Credo che, se ritroviamo il vero spirito missionario e il modo giusto di agire, ci siano ancora moltissime persone in Germania che desiderano vivere e celebrare la loro fede cristiana e cattolica.</i></p> 
<p><i>E quindi sono ottimista al riguardo, anche se riconosco i problemi, riconosco le diverse cause che hanno colpito duramente la Chiesa, ma che hanno colpito duramente anche — se cos&igrave; si pu&ograve; dire — la Chiesa evangelica o protestante, e hanno colpito la societ&agrave; pi&ugrave; o meno allo stesso modo. Ma spero davvero di poter allacciare un dialogo. Spero davvero di continuare a collaborare con i leader della Chiesa in Germania e di trovare modi per rispondere a questa situazione. Sarebbe interessante studiare, analizzare se e in che modo possa esserci una relazione, ad esempio, tra la crescita di questi gruppi di estrema destra – e anche l’estrema destra si sta frammentando ora, come si vede da un gruppo in particolare che sta diventando ancora pi&ugrave; estremo rispetto ad altri cosiddetti gruppi di estrema destra – e una certa combinazione di questi punti di vista di estrema destra con un particolare tipo di religione, che – non solo secondo me, ma anche secondo quanto affermato dai leader della Chiesa cattolica e di quella protestante in Germania – non rappresenta un’autentica espressione del cristianesimo.</i></p> 
<p><i>E ancora una volta torniamo ai valori del Vangelo, che non sono l’odio e la divisione, ma la comprensione, la compassione e l’accompagnamento. Spero profondamente – e spero che anche la Chiesa possa contribuire a questo – che riusciamo a trovare il modo di raggiungere la maggioranza delle persone di buona volont&agrave;, affinch&eacute; comprendano quanto sia importante il loro impegno, anche in termini di partecipazione ai processi politici, per compiere scelte chiare a favore del bene comune e non a favore di idee estremiste che potrebbero causare danni ben pi&ugrave; gravi di quanto ci rendiamo conto in questo momento.</i></p> 
<p><i>Penso quindi che dobbiamo tutti incoraggiare in questo senso. Ancora una volta, spetta a noi, come Chiesa, Dottrina sociale della Chiesa, parlare, insegnare e predicare ci&ograve; che riteniamo essere questi valori che generano vita, anzich&eacute; la distruzione, la divisione e l’odio</i>.]</p> 
<p><b>Matteo Bruni</b></p> 
<p>Grazie Santit&agrave;, grazie per le Sue parole, per la Sua disponibilit&agrave; e grazie molte per questi giorni di viaggio insieme.</p> 
<p><b>Leone XIV</b></p> 
<p>Thank you all again for your service and I want to take the opportunity to thank so many people who are in the background that do not get the applause that the Pope gets when he goes by, but who are very much a part of putting this trip together: people in the Holy See, people in France, the Bishops in France, and many, many lay people who worked on the different activities organizing them.</p> 
<p>So, to say a special word of gratitude to all of them and to you. Thank you very much.</p> 
<p>[<i>Grazie ancora a tutti per il vostro servizio. E vorrei cogliere l’occasione per ringraziare le tantissime persone che lavorano dietro le quinte e che non ricevono gli applausi che il Papa riceve quando passa, ma che hanno contribuito in modo determinante all’organizzazione di questo viaggio: sia le persone della Santa Sede, sia quelle in Francia, i Vescovi francesi e i tantissimi laici che hanno lavorato all’organizzazione delle diverse attivit&agrave;.</i></p> 
<p><i>Vorrei quindi rivolgere un ringraziamento speciale a tutti loro e a voi. Grazie di cuore</i>.]</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Francia: Santa Messa presso la Cattedrale di Santo Stefano (Metz, 28 settembre 2026)]]></title><pubDate>Mon, 28 Sep 2026 16:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260928-francia-messa-metz.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260928-francia-messa-metz.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 28 Sep 2026 17:47:11 +0200 --> <p><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260928-francia-messa-metz.html#Omelia">Omelia del Santo Padre</a></b></p> 
<p><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260928-francia-messa-metz.html#Ringraziamento">Ringraziamento finale al termine della Messa&nbsp;</a></b></p> 
<p>_____________________</p> 
<p><b><a name="Omelia"></a>Omelia del Santo Padre</b></p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>sono molto lieto di presiedere questa Eucaristia, durante la quale affidiamo al Signore il cammino della Comunit&agrave; diocesana di Metz e quello di tutta l’Europa. In questa terra storica della Mosella, che non ha mai smesso di essere un crocevia di popoli e che &egrave; stata una frontiera dolorosa in Europa, la promessa di Dio risuona oggi con una forza singolare.</p> 
<p>Nella prima Lettura (cfr <i>Is</i> 32,15-18), il profeta Isaia parla dell’avvento del Regno di Dio in termini di diritto, giustizia e pace. Egli ricorre a tre immagini: il deserto, il giardino e la casa.</p> 
<p>Nel deserto, luogo della sobriet&agrave; e del silenzio, si instaura il diritto, cio&egrave; la legge che aiuta l’uomo a camminare sulla via del bene. Questa immagine austera ci ricorda l’importanza dell’essenzialit&agrave; e della semplicit&agrave;, che ci permettono di attribuire il giusto valore alle cose, formandoci al contempo alla rinuncia e al sacrificio.</p> 
<p>La seconda immagine &egrave; quella del giardino, dove regna la giustizia. Se il deserto &egrave; il luogo dell’essenzialit&agrave;, il giardino &egrave; il luogo della bellezza. L&igrave; c’&egrave; acqua, i semi si aprono, spuntano i germogli e sbocciano i fiori, ciascuno con la propria particolare grazia. Questo &egrave; l’effetto di una vita retta, che permette alla persona di realizzarsi pienamente aderendo nella libert&agrave; ai disegni del Signore.</p> 
<p>La terza immagine &egrave; quella della casa, luogo di pace. Notiamo che, se il deserto e il giardino sono contesti in cui prevale l’azione di Dio, che fa germogliare e crescere, la costruzione di una casa richiede invece un contributo pi&ugrave; diretto e pi&ugrave; importante da parte dell’uomo, con l’impiego di forze e competenze, attraverso uno sforzo comune, un vero e proprio “lavoro di cantiere”. Cos&igrave; la pace, che &egrave; dono di Dio, richiede una risposta da parte degli uomini, in uno sforzo condiviso. Del resto, pi&ugrave; che una semplice costruzione di pietre, la casa &egrave; un luogo di presenza umana e di amore. In questo senso, la Parola profetica ci ricorda come, in un mondo segnato dal limite, la concordia si costruisce solo nella carit&agrave;, che sa condividere gioie e dolori, incoraggiare e perdonare, senza calcoli n&eacute; limiti, come in una famiglia.</p> 
<p>Anche il Vangelo che abbiamo appena ascoltato ce ne parla (cfr <i>Mt</i> 5,38-48). Mentre oggi, nel mondo, assistiamo a tanta violenza, manipolazione e arroganza, a diversi livelli, Ges&ugrave; ci insegna come trasformare il deserto in un’oasi, come piantare giardini e costruire case. Ci indica la via che passa attraverso il perdono, la misericordia e la magnanimit&agrave;. &laquo;Se uno ti d&agrave; uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l'altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringer&agrave; ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due&raquo; (<i>Mt</i> 5,39-41).</p> 
<p>Queste parole potrebbero sembrare ad alcuni un segno di debolezza, o forse una resa di fronte al male; ma non &egrave; affatto cos&igrave;. Guardiamoci dentro, in profondit&agrave;, e guardiamoci intorno: cosa producono, nel mondo e in noi stessi, atteggiamenti come la vendetta, la rivalsa e il rifiuto? E quale futuro per l’umanit&agrave; lasciano intravedere le relazioni e i sistemi permeati dalle logiche spietate che derivano da questi atteggiamenti? Voi che siete i figli di questa terra, lacerata in passato da conflitti fratricidi, sapete bene che non &egrave; vero che chi si vendica &egrave; pi&ugrave; forte di chi perdona. Non &egrave; vero che chi non cede &egrave; pi&ugrave; forte di chi cerca la riconciliazione. Non &egrave; vero che chi se ne va sbattendo la porta &egrave; pi&ugrave; forte di chi affronta lo sforzo di camminare insieme.</p> 
<p>Metz e la Mosella testimoniano al mondo intero che la riconciliazione &egrave; possibile solo quando si ha il coraggio di spezzare la catena del risentimento. Ci vogliono forza e grande equilibrio per non lasciarsi sopraffare dal male, soprattutto quando le ferite subite sono profonde. Ma di fronte all’ingiustizia, l’unica via di salvezza per l’uomo &egrave; l’amore che si prende cura dell’altro e che cerca di dare fiducia a prescindere dalle circostanze, anche di fronte ai comportamenti pi&ugrave; difficili da accettare (cfr <i>Mt </i>5,42). Cos&igrave;, legge, giustizia e pace sono tappe di un cammino di conversione che, da personale, diventa sempre pi&ugrave; comunitario, per una civilt&agrave; rispettosa dell’uomo e del suo Creatore.</p> 
<p>Non &egrave; un caso che sant’Agostino definisca la pace della citt&agrave; celeste come una comunione armoniosa, in cui gli uomini godono di Dio e, in Lui, gli uni degli altri (cfr S. Agostino, <i>De civitate Dei</i>, XIX, 13.1). Egli parla anche della pace tra gli uomini come del frutto di una “<i>tranquillitas ordinis</i>”, in cui ciascuno riconosce e rispetta nell’altro una dignit&agrave; e un ruolo unici e sacri.</p> 
<p>Qui a Metz, &egrave; bene ricordare che sono proprio questi i valori su cui si &egrave; costruita, nel corso dei secoli, l’Europa che conosciamo, con il suo patrimonio spirituale e morale, ancor prima che economico e politico. Come <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">san Giovanni Paolo II</a> amava ricordare con commozione (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1982/november/documents/hf_jp-ii_spe_19821109_atto-europeistico.html">Atto Europeistico a Santiago De Compostela</a></i>, 9 novembre 1982), essa affonda le sue radici nella vita e nell’opera di uomini e donne che hanno vissuto, predicato e condiviso gli insegnamenti del Vangelo. Ne sono testimonianza il grande contributo spirituale, culturale, e persino agricolo e artigianale che il monachesimo ha apportato alla storia del Continente, nonch&eacute; l’opera di santi come il grande Crodegango, instancabile Pastore di questa comunit&agrave;, che proprio qui, nella <i>Regola</i> <i>dei canonici</i>, ha dato una forma visibile alla comunione ecclesiale.</p> 
<p>Da l&igrave; ci sono stati trasmessi i fondamenti morali del mondo in cui viviamo: principi quali il primato della persona e il carattere sacro e inviolabile della vita umana, in tutte le sue fasi e in ogni circostanza; la tutela della libert&agrave; degli individui; l’importanza primaria della famiglia come fondamento della societ&agrave;; l’attenzione verso i poveri e i pi&ugrave; bisognosi; l’accoglienza dello straniero, il rispetto degli anziani.</p> 
<p>La vostra Chiesa locale, che conserva l’eredit&agrave; unica di un dialogo fecondo tra societ&agrave; civile e fede, in virt&ugrave; del suo <i>status</i> particolare, ha la responsabilit&agrave; di essere un laboratorio vivente di questa fedelt&agrave;. Rimanere fedeli a questi pilastri non &egrave; stato facile, nemmeno per coloro che ci hanno preceduto. Eppure, con coerenza e perseveranza, i nostri antenati ce li hanno lasciati in eredit&agrave; come tesori, da trasmettere a nostra volta alle generazioni future, arricchiti della nostra esperienza, del valore dei nostri sforzi e delle nostre storie.</p> 
<p>La magnifica Cattedrale di questa citt&agrave;, in cui ci troviamo, illustra molto bene tutto ci&ograve;: &egrave; detta <i>Lanterne du Bon Dieu</i> per via dei suoi 6.500 metri quadrati di vetrate istoriate. Sembra che i costruttori abbiano voluto ridurre al minimo le pareti, che pur rimangono solide, affinch&eacute; la luce potesse giungere in abbondanza ai fedeli. Chi vi entra si ritrova cos&igrave; immerso in una ricchissima “<i>biblia pauperum</i>”, fonte di preghiera e meditazione, attraverso i riflessi di mille colori. E in codesto luogo di luce, lo splendore delle vetrate storiche si &egrave; recentemente arricchito del genio di Marc Chagall. Le opere di questo grande pittore ebreo, incastonate nelle pareti della Cattedrale, trasformano la “Lanterna del Buon Dio” in uno straordinario simbolo ecumenico e di dialogo interreligioso. Questa Cattedrale ci dice che la luce del Signore non cancella le specificit&agrave;, ma unisce storie e culture diverse in un unico e meraviglioso mosaico di pace, necessario alla nostra epoca, lacerata da nuove divisioni e da nuovi conflitti. Contemplando queste vetrate, impariamo che il futuro dell’Europa non risiede nell’uniformit&agrave;, ma nell’armonia delle differenze, dove la ferita del passato diventa una fessura che lascia filtrare luce.</p> 
<p>In questo c’&egrave; un simbolo della nostra identit&agrave; di Chiesa. Anche noi utilizziamo strutture, che hanno senso solo nella misura in cui ci aiutano a portare al mondo la luce del Vangelo. Senza queste vetrate, le finestre della cattedrale di <i>Saint-&Eacute;tienne</i> non sarebbero altro che spazi inondati da una luce accecante. Con le vetrate, diventano libri che ci riuniscono per ricordare storie meravigliose, piene di eroismo, di bont&agrave;, di misericordia, di amore e di bellezza morale, di cui a nostra volta dobbiamo essere testimoni generosi e coraggiosi.</p> 
<p>Questo &egrave; l’augurio che condivido con voi, con gratitudine e fiducia, al termine del <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/25/viaggio-francia.html">mio viaggio in Francia</a>, per la vostra comunit&agrave; di Metz, chiamata oggi pi&ugrave; che mai ad essere un faro di speranza per questo Paese, per l’Europa e per il mondo, affidandola alle preghiere della Vergine Maria e dei vostri Santi Patroni.</p> 
<p>_____________________________________</p> 
<p><b><a name="Ringraziamento"></a>Ringraziamento finale al termine della Messa&nbsp;</b></p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>questa Santa Messa &egrave; l’ultimo incontro pubblico della <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/25/viaggio-francia.html">mia visita in Francia</a>, perci&ograve; l’ho celebrata con vivo senso di gratitudine al Signore, e desidero esprimere la mia riconoscenza anche a tutti coloro che l’hanno resa possibile con il loro impegno.</p> 
<p>Ringrazio il Signor Presidente della Repubblica e le diverse Autorit&agrave; civili che hanno curato l’accoglienza a Parigi, a Lourdes e qui a Metz. Rinnovo con affetto il mio ringraziamento alla Presidenza della Conferenza episcopale e ai Vescovi pi&ugrave; coinvolti, e con loro ai presbiteri, ai diaconi, alle persone consacrate, ai fedeli laici, a tutti i volontari che hanno collaborato. Grazie a tutti!</p> 
<p>Cari amici, continuiamo a camminare insieme, uniti nella santa madre Chiesa, per la gloria di Dio e al servizio del suo Regno di amore, di giustizia e di pace. Grazie!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Francia: Incontro “Alle Radici dell’Europa per la Pace e l’unità” presso il Centro Congressi “Robert Schuman” di Metz (28 settembre 2026)]]></title><pubDate>Mon, 28 Sep 2026 11:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260928-francia-radici-europa.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260928-francia-radici-europa.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 28 Sep 2026 12:56:13 +0200 --> <p><i>Signor Presidente,<br /> Signor Cardinale,<br /> Distinte Autorit&agrave; civili e religiose, <br /> Signore e Signori,</i></p> 
<p>sono molto felice di trovarmi qui, in questa citt&agrave; storica, crocevia nel cuore del continente, per un incontro dal titolo evocativo: <i>Alle radici dell’Europa per la pace e l’unit&agrave;</i>. Vi ringrazio per le gentili parole che mi sono state appena rivolte.</p> 
<p>Il titolo proposto si ispira senza dubbio alla figura del Venerabile Robert Schuman, cui oggi vogliamo rendere un omaggio particolare, in questo centro che porta il suo nome, e soprattutto qui, nella Mosella, regione dove lungamente ha vissuto, dove riposa e della quale &egrave; stato per molti anni rappresentante all’Assemblea Nazionale. &Egrave; da questa regione, con le sue vicissitudini nel XIX e nel XX secolo, che ha tratto ispirazione per contribuire a plasmare l’Europa di oggi e di domani attraverso la sua celeberrima <i>Dichiarazione</i> del 9 maggio 1950. Questo testo segna allo stesso tempo il punto di partenza e di arrivo del suo impegno per la riconciliazione e l’unit&agrave; del continente europeo, che ha segnato tutta la sua vita.</p> 
<p>Oggi vogliamo intraprendere, con il pensiero, un viaggio che comincia dalle radici dell’Europa per arrivare al suo presente e guardare verso il futuro. Ci chiediamo in che modo Robert Schuman sia stato plasmato dalla storia di questa terra, della quale era figlio, e come abbia contribuito in modo fondamentale a plasmare l’Europa moderna, fino a esserne considerato un “Padre fondatore”.</p> 
<p>&Egrave; sempre difficile dare una definizione d’Europa, sia per il presente che per il passato. L’Europa, infatti, ha gradualmente preso coscienza di s&eacute; nelle epoche storiche della civilt&agrave; ellenistica, dell’Impero romano, e poi della diffusione del cristianesimo, integrando, nel corso del tempo, nuove culture come, tra le altre, quelle germaniche e slave, fino a comprendere regioni sempre pi&ugrave; vaste.</p> 
<p>L’Europa va intesa, quindi, come una realt&agrave; culturale e storica ancor prima d’essere una realt&agrave; geografica. Nel corso dei secoli, ha assunto nuovi confini e nuove definizioni, attraversando periodi di crescita, profonde crisi e nuove rinascite. Una costante che si pu&ograve; notare nel suo lungo e turbolento percorso storico risiede nel fatto che l’Europa si &egrave; sviluppata ed &egrave; progredita quando &egrave; stata capace di elaborare gli aspetti positivi del suo passato, e riproponendoli in forme nuove e creative grazie all’incontro con l’altro. La civilt&agrave; europea &egrave; infatti anche frutto di incontri secolari, anche se non sempre facili. Basta pensare alla presenza della cultura araba nella penisola iberica, o alla proiezione del “Vecchio Continente” nel “Nuovo Mondo”, che ha generato, talvolta dolorosamente, nuove sintesi sul continente americano.</p> 
<p>Per capire questa lunga storia, tuttavia, non si pu&ograve; tacere di un altro Padre dell’Europa: san Benedetto, che il santo <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it.html">Papa Paolo VI</a> <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/apost_letters/documents/hf_p-vi_apl_19641024_pacis-nuntius.html">proclam&ograve; patrono d’Europa nel 1964</a>, definendolo &laquo;messaggero di pace, realizzatore di unione, maestro di civilt&agrave;&raquo; <a name="_ftnref1" href="#_ftn1" class=" cleaner">[1]</a>. L’aiuto ai poveri, ai malati, agli anziani; l’educazione dei bambini e le universit&agrave;; gli ospedali e la medicina; l’architettura e l’ingegneria; lo sviluppo delle scienze; il diritto e l’organizzazione delle citt&agrave; e degli stessi Stati: tanti ambiti, in Europa, sono stati profondamente influenzati da san Benedetto e dai suoi monaci! Senza questa coltivazione monastica, la civilt&agrave; europea cos&igrave; come la conosciamo non esisterebbe. Qui, a Metz, grazie all’opera, tra gli altri, di san Crodegango, si respirava uno spirito benedettino di fraternit&agrave;, comunione e condivisione. &Egrave; da qui che il canto gregoriano si &egrave; diffuso nei territori carolingi, portando armonia e bellezza in tutto il continente.</p> 
<p>Non si pu&ograve; quindi parlare dell’Europa senza menzionare il cristianesimo. Robert Schuman ne era ben consapevole quando affermava: &laquo;Il cristianesimo ha insegnato l’uguaglianza di natura di tutti gli uomini, figli dello stesso Dio, redenti dallo stesso Cristo, senza distinzione di razza, colore, classe o professione. Ha fatto riconoscere la dignit&agrave; del lavoro e l’obbligo, per tutti, di impegnarvisi. Ha riconosciuto il primato dei valori interiori che, soli, nobilitano l’uomo. La legge universale dell’amore e della carit&agrave; ha fatto di ogni uomo il nostro prossimo, ed &egrave; su di essa che da allora si basano le relazioni sociali nel mondo cristiano&raquo; <a name="_ftnref2" href="#_ftn2" class=" cleaner">[2]</a>.</p> 
<p>Un altro Padre fondatore dell’Europa contemporanea, Alcide De Gasperi, gli fa eco mettendo l’accento sul &laquo;retaggio comune europeo&raquo; <a name="_ftnref3" href="#_ftn3" class=" cleaner">[3]</a>, cio&egrave; &laquo;quella morale unitaria che esalta la figura e la responsabilit&agrave; della persona umana col suo fermento di fraternit&agrave; evangelica, col suo culto del diritto ereditato dagli antichi, col suo culto della bellezza affinatosi attraverso i secoli, con la sua volont&agrave; di verit&agrave; e di giustizia acuita da un’esperienza millenaria&raquo; <a name="_ftnref4" href="#_ftn4" class=" cleaner">[4]</a>.</p> 
<p>Anzich&eacute; essere un criterio confessionale esclusivo <a name="_ftnref5" href="#_ftn5" class=" cleaner">[5]</a>, il riferimento al debito della cultura europea verso il cristianesimo permette di comprendere meglio quanto l’apertura al trascendente sia sempre una dimensione costitutiva della persona umana e una fonte viva di civilizzazione.</p> 
<p>A questo proposito, l’articolo 17 del <i>Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea</i> riveste grande importanza. Incoraggia &laquo;un dialogo aperto, trasparente e regolare&raquo; con le Chiese, sempre nel rispetto e senza pregiudicare &laquo;lo <i>status</i> del quale godono&raquo; negli Stati membri. La laicit&agrave; che regola la vita degli Stati non implica solo il carattere non confessionale delle istituzioni civili, ma presuppone una vera collaborazione tra le parti, cos&igrave; come il rispetto, da parte delle autorit&agrave; statali e comunitarie, dell’autonomia delle Chiese e la promozione della loro libert&agrave; di organizzazione, di espressione e di culto.</p> 
<p>Si tratta di risalire alla fonte dei valori che costituiscono il fondamento della convivenza civile, cio&egrave; &laquo;i valori universali dei diritti inviolabili e inalienabili della persona, della libert&agrave;, della democrazia, dell'uguaglianza e dello Stato di diritto&raquo; (Trattato sull’Unione Europea, <i>Preambolo</i>).</p> 
<p>Nel contesto multiculturale di oggi, l’affermazione dell’universalit&agrave; di questi valori, essenziale per la sua sopravvivenza, passa anche attraverso una riscoperta delle proprie radici e attraverso l’apertura al dialogo con l’altro.</p> 
<p>Si tratta di una necessit&agrave; sociale e politica per riscoprire il ruolo centrale della persona umana e dare un’effettiva consistenza a parole come libert&agrave;, democrazia, pace e unit&agrave;. A tal fine, risulta prezioso l’invito di <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> ad apprezzare la complessit&agrave; della realt&agrave; europea in tutta la ricchezza delle sue tradizioni e sensibilit&agrave;, sottolineando &laquo;la sfida di un’armonia costruttiva, libera da egemonie&raquo; <a name="_ftnref6" href="#_ftn6" class=" cleaner">[6]</a>.</p> 
<p>Questo doppio movimento, di riscoperta e dialogo, permetter&agrave; anche di ritrovare un giusto equilibrio tra i diritti stessi, cos&igrave; come tra i diritti e i doveri perch&eacute; – come ricordava sempre&nbsp; <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> – &laquo;al concetto di diritto non sembra pi&ugrave; associato quello altrettanto essenziale e complementare di dovere, cos&igrave; che si finisce per affermare i diritti del singolo senza tenere conto che ogni essere umano &egrave; legato a un contesto sociale, in cui i suoi diritti e doveri sono connessi a quelli degli altri e al bene comune della societ&agrave; stessa&raquo; <a name="_ftnref7" href="#_ftn7" class=" cleaner">[7]</a>.</p> 
<p>L’Europa contemporanea, infatti, si trova di fronte a una nuova tappa della sua lunga storia di incontri, con l’arrivo sul continente di tanti uomini e donne in fuga da teatri di guerra e persecuzione, o in cerca di una vita migliore lontano dalla povert&agrave; e dalla miseria.</p> 
<p>Come ho detto durante la <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/spagna-6-12giugno2026.html">mia recente visita alle isole Canarie, in Spagna</a>: &laquo;La dignit&agrave; umana esige vie legali e sicure, soccorso e assistenza, cooperazione reale contro i trafficanti, protezione effettiva delle vittime, processi seri di accoglienza e integrazione, e politiche che permettano a ogni persona di vivere con dignit&agrave; nella propria terra&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260612-spagna-migranti-integrazione.html">Incontro con le realt&agrave; di accoglienza dei migranti</a></i>).&nbsp;</p> 
<p>Tutto questo non sarebbe per&ograve; ancora sufficiente: accogliere una persona significa integrarla come nella propria famiglia, offrendole la possibilit&agrave; di sviluppare i suoi talenti, le sue capacit&agrave; e sensibilit&agrave;, ma anche di entrare nello spirito della casa che la accoglie. Bisogna cogliere la portata storica di ci&ograve; che sta accadendo, vale a dire un incontro senza precedenti tra popoli e culture che chiama a una riscoperta creativa delle nostre radici e, allo stesso tempo, a un ascolto attento dell’altro. L’universalit&agrave; dei valori fondanti dell’Europa ci assicura che questo dialogo &egrave; possibile e che potr&agrave; dare una base solida alle nostre societ&agrave;, permettendo di operare in modo pi&ugrave; efficace per la pace e per un mondo riconciliato.</p> 
<p>&Egrave; proprio questa lucidit&agrave; che ha ispirato uomini come Schuman a superare l’opposizione tra le identit&agrave; culturali e a dare vita alle istituzioni europee, al termine della terribile tragedia della Seconda Guerra Mondiale, che ha mostrato quanto grande sia il male compiuto dall’uomo quando pensa di non incontrare ostacoli nell’esercizio del suo potere.</p> 
<p>Robert Schuman, che ha conosciuto confini in continua evoluzione, ha contribuito a gettare le basi di un’Europa consapevole dell’urgenza di abbattere i muri che la laceravano. La sua formazione cristiana gli ha trasmesso il valore dell’uguaglianza, senza distinzione di razza o classe sociale, e gli ha insegnato la dignit&agrave; del lavoro. La successione di diverse sovranit&agrave; nazionali gli ha impresso l’importanza del diritto internazionale e il valore della parola data. Cresciuto in un contesto in cui l’orgoglio e lo spirito di vendetta sembravano prevalere, Schuman si &egrave; impegnato per la pace e la fratellanza tra i popoli che, dopo essersi a lungo combattuti, riconoscevano finalmente di aver bisogno l’uno dell’altro.</p> 
<p>Quali sono dunque gli insegnamenti di Robert Schuman per l’Europa e il mondo di oggi? Innanzitutto, un profondo desiderio di pace. Purtroppo oggi la guerra &egrave; riapparsa, anche in Europa: una nuova &laquo;inutile strage&raquo; <a name="_ftnref8" href="#_ftn8" class=" cleaner">[8]</a>, che ogni giorno causa innumerevoli vittime civili. E ancora oggi, come nel 1950, le parole contenute nella <i>Dichiarazione Schuman</i> rimangono attuali: &laquo;Il contributo che un’Europa organizzata e vivente pu&ograve; dare alla civilt&agrave; &egrave; indispensabile per mantenere relazioni pacifiche&raquo; <a name="_ftnref9" href="#_ftn9" class=" cleaner">[9]</a>. &Egrave; necessario impegnarsi in un dialogo paziente, mostrare coraggio nella negoziazione ed essere pronti a sacrificare alcune posizioni per il bene superiore della pace.</p> 
<p>Certamente la ricerca della pace in Europa, cos&igrave; come nel resto del mondo, non deve essere confusa con un ingenuo irenismo. Al contrario, le parole di Schuman sono quanto mai attuali: &laquo;La pace mondiale non pu&ograve; essere salvaguardata senza sforzi creativi proporzionati ai pericoli che la minacciano&raquo; <a name="_ftnref10" href="#_ftn10" class=" cleaner">[10]</a>. Tuttavia, bisogna guardarsi dall’illusione del riarmo. &laquo;Non a caso, i ripetuti appelli a incrementare le spese militari e le scelte che ne conseguono sono presentati da molti governanti con la giustificazione della pericolosit&agrave; altrui&raquo; ( <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/peace/documents/20251208-messaggio-pace.html">Messaggio per la LIX Giornata Mondiale della Pace</a></i>, 1 gennaio 2026). Favorire la pace &egrave; un’opera attiva. Oggi bisogna chiedersi se stiamo realmente facendo “sforzi creativi” per promuovere la pace mondiale, o se stiamo semplicemente cercando di “arginare l’emorragia della guerra” e prepararci meglio a quelle che presumiamo debbano ancora venire.</p> 
<p>L’Europa secondo Schuman &egrave; un continente dove si preferisce dialogare piuttosto che affrontarsi con le armi; dove si mettono in comune le risorse per fare in modo che &laquo;ogni guerra [...] diventi non solo impensabile, ma materialmente impossibile&raquo; <a name="_ftnref11" href="#_ftn11" class=" cleaner">[11]</a>.&nbsp;</p> 
<p>L’Europa secondo Schuman si basa sul rispetto del diritto internazionale che, a differenza dei diritti nazionali, non pu&ograve; essere imposto con la forza da uno Stato, ma si fonda sul principio universalmente riconosciuto secondo cui <i>pacta sunt servanda</i>. Questo principio &egrave; gelosamente conservato dalla legislazione particolare di questa regione, che copre anche i rapporti tra lo Stato e la Chiesa cattolica sulla base del Concordato del 1801 tra la Santa Sede e la Francia, ancora in vigore.&nbsp;</p> 
<p>Il diritto internazionale e il multilateralismo sottolineano l’eguaglianza effettiva degli Stati nelle loro relazioni reciproche e costituiscono il miglior antidoto alla volont&agrave; di dominio, che &egrave; all’origine di ogni conflitto. Oggi, le relazioni umane e tra gli Stati si fanno sempre pi&ugrave; barbare. Il valore della parola data &egrave; disprezzato; ci si vanta piuttosto della menzogna e dell’inganno. L’Europa pu&ograve; porre fine a questa spirale grazie al rispetto per l’altro che ha saputo coltivare e preservare, poich&eacute; ha ampiamente dimostrato negli ultimi ottant’anni che &egrave; possibile far valere opinioni, rivendicazioni e interessi divergenti, incontrandosi invece di scontrarsi.</p> 
<p>Schuman ci ricorda che bisogna sempre dimostrare realismo e coraggio: &laquo;L’Europa – affermava – non si far&agrave; in un colpo solo, n&eacute; in una costruzione complessiva: si far&agrave; attraverso realizzazioni concrete che creano prima di tutto una solidariet&agrave; di fatto&raquo; <a name="_ftnref12" href="#_ftn12" class=" cleaner">[12]</a>. Non bisogna mai perdere fiducia nella nostra capacit&agrave; di progredire, anche se i passi compiuti sono a volte piccoli e quasi impercettibili. La pretesa moderna di “avere tutto, subito”&nbsp;non corrisponde alla storia e alla cultura europee che, al contrario, insegnano il valore del tempo e della pazienza. &Egrave; con piccoli passi che si pu&ograve; dare vita a questa solidariet&agrave; concreta, che implica che nessuno si senta abbandonato o dimenticato.</p> 
<p>Condividendo queste riflessioni, penso prima di tutto ai giovani, chiamati a costruire l’Europa di oggi e di domani. Come gi&agrave; osservava Schuman: &laquo;Che questa idea di un’Europa riconciliata, unita e forte diventi d’ora in poi il motto per le giovani generazioni, desiderose di servire un’umanit&agrave; finalmente liberata dall’odio e dalla paura, che reimpara, dopo troppo tempo di divisioni, la fratellanza cristiana&raquo; <a name="_ftnref13" href="#_ftn13" class=" cleaner">[13]</a>.&nbsp;</p> 
<p>Ai giovani dico: abbiate il coraggio di vivere in modo responsabile la missione di costruire la pace, nel vostro cuore, nelle vostre relazioni, nella vostra famiglia, nelle scuole e nelle universit&agrave;, nella vita delle vostre citt&agrave;, dei vostri paesi e di tutta l’Europa.</p> 
<p>Non sottomettetevi alla logica della violenza e dell’oppressione.</p> 
<p>Amate la vita in ogni momento e non abbiate paura del futuro!</p> 
<p>Non abbiate paura di formare una famiglia, di generare figli, di difendere la dignit&agrave; di ogni persona, dal primo istante nel seno della madre fino all’ultimo respiro.</p> 
<p>Non abbiate paura di lavorare instancabilmente al servizio del bene delle vostre comunit&agrave;, anche attraverso l’impegno politico.</p> 
<p>Siate costruttori di comunit&agrave;!</p> 
<p>E con voi, l’Europa, saldamente radicata, continuer&agrave; a fiorire e a ispirare il mondo intero.</p> 
<p>Che Dio vi sostenga in queste decisioni e che benedica e protegga tutta l’Europa!</p> 
<p>&nbsp;_______________________________________________<br /> &nbsp;</p> 
<p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1" class=" cleaner">[1]</a> S. Paolo&nbsp;VI, Lett. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/apost_letters/documents/hf_p-vi_apl_19641024_pacis-nuntius.html">Pacis nuntius</a></i>&nbsp;(24 ottobre 1964): <i>AAS</i> 56 (1964), 965.</p> 
<p><a name="_ftn2" href="#_ftnref2" class=" cleaner">[2]</a>&nbsp;R. Schuman, <i>Pour l’Europe</i>, Ginevra 2010 <sup>5</sup>, 57-58.</p> 
<p><a name="_ftn3" href="#_ftnref3" class=" cleaner">[3]</a> Cfr A. De Gasperi, <i>La nostra patria Europa. Discorso alla Conferenza Parlamentare Europea</i>, 21 aprile 1954, in:&nbsp; <i>Alcide De Gasperi e la politica internazionale</i>, Roma 1990, vol. III, 437-440.</p> 
<p><a name="_ftn4" href="#_ftnref4" class=" cleaner">[4]</a> <i>Ibid.</i></p> 
<p><a name="_ftn5" href="#_ftnref5" class=" cleaner">[5]</a> Cfr <i>ibid.</i></p> 
<p><a name="_ftn6" href="#_ftnref6" class=" cleaner">[6]</a> Francesco, <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2014/november/documents/papa-francesco_20141125_strasburgo-consiglio-europa.html">Discorso al Consiglio d’Europa</a></i> (25 novembre 2014).</p> 
<p><a name="_ftn7" href="#_ftnref7" class=" cleaner">[7]</a> Francesco, <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2014/november/documents/papa-francesco_20141125_strasburgo-parlamento-europeo.html">Discorso al Parlamento europeo</a></i> (25 novembre 2014).</p> 
<p><a name="_ftn8" href="#_ftnref8" class=" cleaner">[8]</a> Benedetto XV, <i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xv/it/letters/1917/documents/hf_ben-xv_let_19170801_popoli-belligeranti.html">Lettera ai capi dei popoli belligeranti</a></i>&nbsp;(1 agosto 1917): <i>AAS</i>&nbsp;9 (1917), 423.</p> 
<p><a name="_ftn9" href="#_ftnref9" class=" cleaner">[9]</a> <i>Dichiarazione Schuman</i>, Parigi, 9 maggio 1950.</p> 
<p><a name="_ftn10" href="#_ftnref10" class=" cleaner">[10]</a> <i>Ibid.</i></p> 
<p><a name="_ftn11" href="#_ftnref11" class=" cleaner">[11]</a>&nbsp; <i>Ibid.</i></p> 
<p><a name="_ftn12" href="#_ftnref12" class=" cleaner">[12]</a> <i>Ibid</i>.</p> 
<p><a name="_ftn13" href="#_ftnref13" class=" cleaner">[13]</a>&nbsp;R. Schuman, <i>Pour l’Europe</i>, 46.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Francia: Incontro interreligioso presso il Centro Congressi “Robert Schuman” di Metz (28 settembre 2026)]]></title><pubDate>Mon, 28 Sep 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260928-francia-incontro-interreligioso.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260928-francia-incontro-interreligioso.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 28 Sep 2026 17:51:08 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle,<br /> cari amici rappresentanti delle diverse tradizioni religiose,</i></p> 
<p>&egrave; con profonda gioia, ma anche con vivo senso di responsabilit&agrave; spirituale, che mi trovo oggi tra voi a Metz, citt&agrave; di frontiere e di passaggi, presso il Centro Congressi che porta il nome di Robert Schuman, uno dei padri fondatori dell’Unione Europea. Quest’uomo di fede e di convinzioni seppe trasformare le vecchie linee di frattura in ponti di speranza per tutta l’Europa, diventando un vero ambasciatore dell’unit&agrave; nella diversit&agrave;. Seguendo il suo esempio, la nostra responsabilit&agrave; comune di donne e uomini religiosi, &egrave; quella di testimoniare che, al di l&agrave; dei confini, &egrave; sempre possibile incontrarsi, stringere amicizia e costruire la pace.</p> 
<p>Dialogare non sminuisce la nostra identit&agrave;, ma la esprime con semplicit&agrave; e verit&agrave; aprendosi alla diversit&agrave; dell’altro. Come diceva il mio predecessore, <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>: &laquo;Il dialogo tra persone di religioni differenti non si fa solamente per diplomazia, cortesia o tolleranza. [...] L’obiettivo &egrave; di stabilire amicizia, pace&raquo; (Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html#271">Fratelli tutti</a></i>, 271). Prima di lui, il santo <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">Papa Giovanni Paolo II</a> considerava il dialogo come un’esigenza intrinseca alla natura stessa dell’uomo (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/messages/peace/documents/hf_jp-ii_mes_20001208_xxxiv-world-day-for-peace.html">Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace</a></i>, 1&deg; gennaio 2001, 10). Secondo Paul Ricœur, &egrave; la via attraverso la quale riconosciamo l’alterit&agrave; come una promessa e non come una minaccia; &egrave; un’arte dell’incontro di cui il nostro mondo ha grande bisogno, agli antipodi dell’aggressivit&agrave; e della violenza.</p> 
<p>Infatti, invocare il nome di Dio per legittimare la violenza o l’oppressione costituisce una profanazione di questo nome. Nulla di ci&ograve; che deturpa la dignit&agrave; umana pu&ograve; rivendicare un’autentica ispirazione divina. Il discorso religioso deve esortare costantemente a disarmare i cuori e le parole. Ci&ograve; comporta la responsabilit&agrave; diretta di ciascuno di noi, in quanto custodi delle nostre rispettive tradizioni.</p> 
<p>D’altra parte, se la fecondit&agrave; delle tradizioni religiose si manifesta innanzitutto nel loro servizio alla pace e alla fratellanza, essa si esprime anche nella loro capacit&agrave; di proteggere, accompagnare e servire la vita. La grandezza di una civilt&agrave; non si misura dai suoi successi materiali, ma dal modo in cui circonda, protegge ed eleva la persona umana. Le religioni sono custodi della vita: esse ne affermano il valore sacro. La loro fecondit&agrave; si manifesta nella presenza amorevole accanto alle persone pi&ugrave; vulnerabili e pi&ugrave; fragili. Servire la vita significa circondarla di cure, presenza e tenerezza, soprattutto nella prova, fino alla fine. A noi che siamo aperti alla trascendenza, spetta la missione di offrire punti di riferimento solidi, in particolare ai giovani, per costruire una comunione che rispetti e valorizzi la dignit&agrave; di ogni persona umana.</p> 
<p>Cari amici, &laquo;la Chiesa considera compagni di viaggio tutti coloro che cercano sinceramente la verit&agrave;, la bont&agrave;, la bellezza&raquo; (Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Sapienza">Magnifica humanitas</a></i>, 23). Vi ringrazio ancora una volta per la vostra vicinanza e la vostra presenza. Che l’infinita bont&agrave; di Dio e la sua saggezza ci accompagnino e ci insegnino a vivere sempre pi&ugrave; come suoi figli e come fratelli e sorelle gli uni per gli altri. E che cos&igrave; possiamo essere, l&agrave; dove viviamo, artigiani di pace e testimoni di una speranza che non cessa di crescere nel nostro mondo.</p> 
<p>Che Dio vi benedica!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Francia: Preghiera del Santo Rosario e Processione <i>aux flambeaux</i> presso il Santuario di Nostra Signora di Lourdes (27 settembre 2026)]]></title><pubDate>Sun, 27 Sep 2026 21:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260927-francia-rosario-processione.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260927-francia-rosario-processione.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 27 Sep 2026 22:25:17 +0200 --> <p>Siamo qui riuniti questa sera per rispondere alla richiesta che la Madonna rivolse ai sacerdoti per mezzo di <a href="https://www.vaticannews.va/it/santo-del-giorno/04/16/santa-maria-bernardetta-soubirous--vergine.html">santa Bernadette</a>: &laquo;Che si venga qui in processione&raquo;. Quanto &egrave; commovente vedere il popolo fedele, di generazione in generazione, rispondere con amore e fiducia al tenero invito della Vergine Maria. Quanto &egrave; consolante sentire i cristiani cantare inni pieni di fervore e di fede, e camminare, con un lume in mano, verso la loro Madre del Cielo, la Madre che Ges&ugrave; ci ha donato sulla Croce. Rendo grazie al Signore di poter, a mia volta, rispondere questa sera all’appello della nostra Madre facendomi pellegrino tra i pellegrini.</p> 
<p>Questa luce che ci guida e ci attira &egrave; quella della speranza che non ci abbandona mai, pur mentre percorriamo il cammino di questa vita, spesso costellata di prove, ma gi&agrave; pervasa dalla gioia di sapere di essere figli di Dio, amati e salvati da Ges&ugrave;. Le persone malate sono testimoni privilegiati di questa trasfigurazione dell’esistenza, attraverso la fede e l’amore per Dio e per il prossimo. Bisogna venire qui a fare questa processione con voi, cari malati, per percepirne pienamente la realt&agrave;. Come diceva <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/pio-xii.html">Papa Pio XII</a>: &laquo;Giammai […] in un angolo della terra si &egrave; visto simile corteo di sofferenza, giammai un eguale irradiarsi di pace, di serenit&agrave;, di gioia&raquo; (Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/encyclicals/documents/hf_p-xii_enc_02071957_le-pelerinage-de-lourdes.html">Le p&egrave;lerinage de Lourdes</a></i>, 2 luglio 1957, I).</p> 
<p>E se un simile miracolo &egrave; possibile – quello di suscitare serenit&agrave; e gioia nella prova – &egrave; perch&eacute; Dio ci dona la grazia di percepire la presenza vivificante di Cristo risorto in mezzo a noi. Ci dona di volgere lo sguardo verso un futuro pi&ugrave; lontano, al di l&agrave; del nostro orizzonte terreno, un futuro di felicit&agrave; infinita in Dio, che siamo certi di ottenere, se rimaniamo saldi nella fede e nella carit&agrave;. A tal fine, san Paolo ci incoraggia: &laquo;Le sofferenze del tempo presente non [sono] paragonabili alla gloria futura che sar&agrave; rivelata in noi&raquo; (<i>Rm</i> 8,18). Tenete sempre a mente queste parole d’oro, cari malati: <i>le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria che sar&agrave; rivelata in noi</i>.</p> 
<p>Siamo quindi chiamati a perseverare nel nostro cammino, ancora e ancora, finch&eacute; ci saranno concessi i giorni della nostra vita in questo mondo, in cui Maria ci precede. E correremo con fiducia verso di Lei, la cui Immacolata Concezione risplende come un faro nella notte. &laquo;Ella &egrave; […] il segno della vittoria dell’amore, del bene e di Dio, che dona al nostro mondo la speranza di cui ha bisogno. Questa sera volgiamo il nostro sguardo verso Maria, cos&igrave; gloriosa e cos&igrave; umana, e lasciamo che sia lei a condurci verso Dio, che &egrave; il vincitore&raquo; (Benedetto XVI, <i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/homilies/2008/documents/hf_ben-xvi_hom_20080913_lourdes-processione.html">Omelia per la Processione &quot;aux flambeaux&quot;</a></i>, 13 settembre 2008).</p> 
<p>&laquo;Io sono l’Immacolata Concezione&raquo;! &Egrave; esattamente cos&igrave; che Maria si &egrave; definita proprio qui, con la massima umilt&agrave;, ma riconoscente a Dio per il privilegio assolutamente unico di cui ha goduto e che rappresenta per noi l’alba della salvezza. Per i meriti della sua Passione e della sua Risurrezione, Ges&ugrave; ha voluto preservare sua Madre da ogni traccia del peccato originale; ne fa una nuova Eva su cui il demonio non avr&agrave; mai alcun potere, da cui tutto ricomincia, per cui tutto torna ad essere possibile, per il mondo come per ciascuno di noi.</p> 
<p>Ecco perch&eacute; il suo sostegno e la sua intercessione non sono secondari per il cristiano che vuole accogliere la grazia della Redenzione ottenuta dal sangue di Ges&ugrave; e lottare contro il male. Ella &egrave; la stella del mare – <i>Stella maris</i> – che ci soccorre nelle tribolazioni, come ha ben espresso <a href="https://www.vaticannews.va/it/santo-del-giorno/08/20/san-bernardo--abate-e-dottore-della-chiesa.html">san Bernardo</a>: &laquo;Oh, chiunque tu sei, tu che avverti che nel flusso di questo mondo stai ondeggiando tra burrasche e tempeste invece di camminare sicuro sulla terra “non distogliere gli occhi” dallo splendore di questa stella, se non vuoi essere sopraffatto dalle tempeste! […] Seguendo lei non ti smarrisci, pregando lei non ti disperi, pensando a lei non sbagli. Se Lei ti tiene, non cadi; se Lei ti protegge, non temi; se Lei ti guida, non ti stanchi, se Lei ti d&agrave; il suo fervore, tu arrivi al tuo fine (S. Bernardo, <i>Lodi alla Vergine Maria, Seconda Omelia</i>, 17, in <i>Opere di San Bernardo</i>, II, Sentenze e altri testi, Milano 1990, p. 91).</p> 
<p>Allora, cari fratelli e sorelle, pellegrini e malati, che siete venuti dalla Francia e da tutto il mondo per partecipare a questa processione di luce, fervida e serena, portiamo le nostre intenzioni pi&ugrave; care e pi&ugrave; urgenti e presentiamole a Nostra Signora: le nostre intenzioni personali e quelle per il mondo. Contemplandola nella sua Immacolata Concezione, una gioia e una speranza invincibile sorgono nel nostro cuore, perch&eacute;, rivestita del sole, con la luna sotto i piedi e coronata di stelle, Ella &egrave; gloriosa, potente; e, allo stesso tempo, umile, vicinissima a noi, &egrave; la Madre di Ges&ugrave;, &egrave; nostra Madre.</p> 
<p>O Vergine Immacolata, fa’ che questa luce che teniamo in mano stasera non si spenga mai nelle nostre vite, ma che illumini il futuro, aprendoci fin da oggi alle promesse della Vita eterna.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Francia: Incontro con gli Operatori e gli Assistiti dell’Accueil Notre-Dame presso il Santuario di Nostra Signora di Lourdes (27 settembre 2026)]]></title><pubDate>Sun, 27 Sep 2026 15:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260927-francia-accueil-notredame.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260927-francia-accueil-notredame.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 28 Sep 2026 09:33:35 +0200 --> <p><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260927-francia-accueil-notredame.html#Saluto">Saluto del Santo Padre</a></b></p> 
<p><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260927-francia-accueil-notredame.html#Parole">Parole del Santo Padre&nbsp;ad alcune associazioni e a persone in situazione di precariet&agrave;</a></b></p> 
<p><b>&nbsp;</b>________________________________</p> 
<p><b><a name="Saluto"></a>Saluto del Santo Padre</b></p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle,<br /> Cari amici malati</i>,</p> 
<p>&Egrave; una gioia grande per me trascorrere questo momento con voi, qui, a Lourdes, dove, da oltre centocinquant’anni, pellegrini di tutto il mondo vengono ad affidare a Ges&ugrave;, per mezzo di Maria, le loro sofferenze, siano esse fisiche, psicologiche o spirituali. Qui la fragilit&agrave; non viene nascosta, ma diventa luogo di un incontro sacro.</p> 
<p>Quest’anno, il tema pastorale del Santuario riprende il saluto dell’angelo Gabriele a Maria: &laquo;Rallegrati, piena di grazia: il Signore &egrave; con te&raquo; (<i>Lc</i> 1,28). Mette in luce questo meraviglioso scambio tra due sguardi, quello del messaggero del Signore e quello di Maria. In tale faccia a faccia, l’umilt&agrave; e la generosit&agrave; di una giovane fanciulla permettono a Dio di compiere la sua opera di salvezza. Maria non ha tenuto il Signore per s&eacute;, ma lo ha offerto al mondo, dicendo a ciascuno di noi: &laquo;Il Signore &egrave; con te&raquo;. Questa verit&agrave; &egrave; il fondamento della nostra dignit&agrave; di persone. E qui Maria guarda ciascuno di noi come una persona unica, come testimonia <a href="https://www.vaticannews.va/it/santo-del-giorno/04/16/santa-maria-bernardetta-soubirous--vergine.html">santa Bernadette</a> durante le apparizioni nella grotta. Questo sguardo materno ci ribadisce che nessuno &egrave; invisibile agli occhi di Dio.</p> 
<p>In un’epoca in cui alcune societ&agrave; tendono a distogliere lo sguardo o a chiudere gli occhi di fronte alla dignit&agrave; della vita umana, &laquo;urge anzitutto coltivare, in noi e negli altri, uno sguardo contemplativo […]. &Egrave; lo sguardo di chi vede la vita nella sua profondit&agrave;, cogliendone le dimensioni di gratuit&agrave;, di bellezza, di provocazione alla libert&agrave; e alla responsabilit&agrave;. &Egrave; lo sguardo di chi non pretende d'impossessarsi della realt&agrave;, ma la accoglie come un dono, scoprendo in ogni cosa il riflesso del Creatore e in ogni persona la sua immagine vivente (cfr <i>Gen</i> 1,27; <i>Sal</i> 8,6). Questo sguardo […] si apre a ritrovare nel volto di ogni persona un appello al confronto, al dialogo, alla solidariet&agrave;&raquo; (S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_25031995_evangelium-vitae.html">Evangelium vitae</a></i>, 83), <i>affinch&eacute; il mondo abbia la vita</i>.</p> 
<p>Nel dialogo dell’Annunciazione, mentre il Signore posa su di Lei il suo sguardo, Maria scopre di essere la prescelta di Dio. Ma, al centro di questo incontro, &egrave; ciascuno di noi a scoprire di essere personalmente chiamato e profondamente destinato all’amore di Dio, che &egrave; fonte di vita. La persona umana &egrave; infatti “degna” per il semplice fatto di esistere e di avere come fine l’eternit&agrave;. La sua dignit&agrave; non si misura e non si discute.</p> 
<p>So che per alcuni di voi, a causa di particolari patologie e di dolori talvolta terribili, l’orizzonte pu&ograve; apparire cupo, incerto, senza via d’uscita. Ma nessuna legge umana deve farvi perdere la certezza della vostra dignit&agrave;. Al contrario, &egrave; proprio in nome di questa dignit&agrave; inalienabile della persona umana che la tentazione di togliere la vita con il pretesto di una falsa compassione deve essere fermamente respinta. &Egrave; impossibile considerare normale togliere la vita. Ci&ograve; che &egrave; legale non &egrave; necessariamente morale.</p> 
<p>Qui a Lourdes, citt&agrave; dei malati e della speranza, invito tutta la comunit&agrave; degli operatori sanitari a ricordare il significato profondo della propria vocazione: prendersi cura di una persona che soffre, e non eliminarla. S&igrave;, cari amici, siate servitori appassionati della vita! Nessuno ha il diritto, mai, &laquo;sulla base di algoritmi di laboratorio, di decidere della vita di un determinato embrione o di una determinata persona anziana! La medicina non potr&agrave; mai farsi serva della morte programmata!&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260622-fjl.html">Discorso ai membri della Fondation J&eacute;r&ocirc;me Lejeune</a></i>, 22 giugno 2026). In questo senso, vi invito, da un lato, a sviluppare senza sosta le strutture di cura palliativa e di ricerca; dall’altro ad accompagnare con tenerezza i malati, come avviene qui a <i>Lourdes</i>, dove medici, infermieri, barellieri, cappellani, &eacute;quipe pastorali dei malati e tanti altri ancora esercitano la loro vocazione al servizio della dignit&agrave; della persona umana, <i>affinch&eacute; il mondo abbia la vita</i>. Curando i corpi, voi curate anche le anime. A voi, cari membri delle associazioni di ospitalit&agrave;, ma anche a voi operatori sanitari, che vi dedicate al servizio dei vostri fratelli e delle vostre sorelle, esprimo tutta la mia gratitudine. Cari fratelli e sorelle malati, ci tengo a dirvi: non siete un peso, siete il cuore pulsante della nostra umanit&agrave; e un tesoro prezioso per la Chiesa. Accompagno con la preghiera le prove che state attraversando. Il mio pensiero va a tutti coloro che non possono essere qui e che, dalle loro case o dalle loro camere d’ospedale, sono uniti al nostro incontro. Vi affido tutti all’amore materno della Madre del Signore, chiedendole di procurarvi le consolazioni di suo Figlio Ges&ugrave;. Che Dio vi benedica e vi protegga!</p> 
<p>____________________________</p> 
<p><b><a name="Parole"></a>Parole del Santo Padre&nbsp;ad alcune associazioni e a persone in situazione di precariet&agrave;</b></p> 
<p>Sono lieto di avere l’occasione di incontrarvi, cari amici e associazioni, che vi impegnate nell’accoglienza delle persone in situazione di precariet&agrave; o di fragilit&agrave;. Vi saluto calorosamente. Questo “Libro della vita” &egrave; un bellissimo dono che mi fate! La vita &egrave; bella e preziosa, non scoraggiatevi: Nostra Signora di Lourdes vi tiene per mano.</p> 
<p>Vi ringrazio, cari amici, perch&eacute; partecipate alla vita di questo Santuario, la cui caratteristica unica &egrave; quella di accogliere ogni anno migliaia di persone provate, in cerca di guarigione. Molte di loro ripartono con il cuore in pace, trasfigurate dalla grazia, pronte a proseguire il cammino. Voi siete gli strumenti che Dio utilizza per operare questo rinnovamento della speranza. Il primo miracolo di Lourdes non &egrave; forse, per loro, quello di avervi incontrati, di aver sperimentato la vostra generosit&agrave;, la vostra dedizione, la vostra vicinanza? La testimonianza di fede e di amore che voi date loro &egrave; insostituibile nel loro cammino spirituale, e ve ne ringrazio.</p> 
<p>Sono certo che anche voi ripartite da Lourdes diversi, dopo aver svolto il vostro servizio. Vi invito a condividere e a proporre a chi vi circonda questa esperienza unica, in particolare ai giovani, per far loro scoprire la gioia del dono di s&eacute; e del servizio nel nome di Ges&ugrave;.</p> 
<p>Grazie ancora per la vostra calorosa accoglienza. Vi affido tutti all’intercessione della Vergine Maria, alla quale possiamo rivolgerci con fiducia: “Ave Maria…”.</p> 
<p>Vi imparto di cuore la Benedizione apostolica.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Francia: Angelus (<i>Prairie</i> del Santuario di Nostra Signora di Lourdes), 27 settembre 2026]]></title><pubDate>Sun, 27 Sep 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260927-angelus.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260927-angelus.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 27 Sep 2026 12:38:57 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>saluto con affetto tutti voi che avete partecipato a <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/27/francia-messa-lourdes.html">questa celebrazione eucaristica</a>. Grazie della vostra presenza! Ed estendo il mio saluto a quanti, specialmente malati, si sono uniti a noi attraverso i media.</p> 
<p>Ora pregheremo insieme l’<i>Angelus</i>, preghiera semplice e stupenda, che ci aiuta a vivere ogni giorno in adesione alla volont&agrave; di Dio, sul modello della Vergine Maria.</p> 
<p>Prima di farlo vorrei rivolgere un appello che sento forte nell’animo trovandomi in questo luogo. Qui l’Immacolata si &egrave; mostrata a <a href="https://www.vaticannews.va/it/santo-del-giorno/04/16/santa-maria-bernardetta-soubirous--vergine.html">santa Bernadette</a> con la corona del Rosario e ha come guidato la sua preghiera. Per questo oggi invito tutti i fedeli e tutte le comunit&agrave; cristiane a pregare il santo Rosario, durante il prossimo mese di ottobre, con la particolare intenzione che cessino le guerre e si faccia pace tra i popoli in conflitto. Accompagniamo la preghiera con atti concreti di penitenza e di misericordia e con l’impegno di favorire sempre il dialogo e la riconciliazione.</p> 
<p>La nostra Madre santissima interceda per noi!</p> 
<p>&nbsp;</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Francia: Santa Messa nella <i>Prairie</i> del Santuario di Nostra Signora di Lourdes (27 settembre 2026)]]></title><pubDate>Sun, 27 Sep 2026 11:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260927-francia-messa-lourdes.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260927-francia-messa-lourdes.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 27 Sep 2026 12:01:07 +0200 --> <p>Fratelli e sorelle, pellegrini provenienti dalla Francia e da tutto il mondo, guardandovi questa mattina, riuniti nella casa della nostra Madre, vedo il volto universale della Chiesa. Alcuni di voi hanno attraversato continenti, superato fatiche, portato le vostre gioie e i vostri fardelli fino a questa Grotta santa. Che gioia essere insieme, un solo cuore, un’unica famiglia!</p> 
<p>Desidero rivolgere un saluto particolare ai pellegrini giunti da tutte le province e Diocesi della Francia. Oggi calpestate il suolo di questa terra benedetta che ha ricevuto tante grazie. Possa questo pellegrinaggio ravvivare la fiamma della fede nelle vostre case e nelle vostre parrocchie. Portate il conforto di Lourdes ai vostri vicini, ai vostri cari e a tutto il popolo francese.</p> 
<p>I testi che la Liturgia ci propone in questa domenica toccano un aspetto centrale del messaggio che la Vergine Maria &egrave; venuta a confidare a <a href="https://www.vaticannews.va/it/santo-del-giorno/04/16/santa-maria-bernardetta-soubirous--vergine.html">Santa Bernadette</a>: un invito alla conversione, al tempo stesso tenero e pressante. Nel Vangelo, Ges&ugrave; rivolge uno sguardo di verit&agrave; e di profonda tristezza ai cuori chiusi: &laquo;non vi siete nemmeno pentiti&raquo; (<i>Mt</i> 21,32). Perch&eacute; questa ferita nel cuore di Cristo? Perch&eacute; Dio non vuole la perdizione dei suoi figli. Il profeta Ezechiele ce lo ricorda: &laquo;Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di questo muore, egli muore appunto per il male che ha commesso&raquo;, mentre se si converte, se &laquo;ha riflettuto, si &egrave; allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivr&agrave; e non morir&agrave;&raquo; (cfr <i>Ez</i> 18,26.28). Ecco perch&eacute; gli appelli alla penitenza risuonano nelle Sacre Scritture e attraversano tutta la predicazione del Vangelo nel corso dei secoli. Essi assumono un’importanza salutare per manifestarne l’urgenza e la necessit&agrave;: &egrave; oggi – non domani – che bisogna convertirsi; &egrave; oggi il momento favorevole, il giorno della salvezza (cfr 2<i>Cor</i> 6,2). S&igrave;, Dio desidera che l’uomo viva, che apra gli occhi e torni a Lui. Convertirsi significa abbandonare le vie dell’errore per abbracciare la Via della Vita, aprendo cos&igrave; il nostro cuore all’unica Gioia che non passa.</p> 
<p>Ges&ugrave; stesso non usa mezzi termini quando esorta alla penitenza, come ci riferisce, ad esempio, San Luca: &laquo;Se non vi convertite, perirete tutti&raquo; (13,5). Ma Egli allarga l’orizzonte della vita terrena a quello della vita eterna. Mentre la felicit&agrave; quaggi&ugrave; &egrave; una realt&agrave; effimera, relativa, a volte purtroppo inaccessibile per alcuni, la vera felicit&agrave; &egrave; promessa a tutti, nella speranza, e dovrebbe essere l’oggetto principale della nostra ricerca, dei nostri sforzi e delle nostre scelte. La Vergine Maria non disse forse a <a href="https://www.vaticannews.va/it/santo-del-giorno/04/16/santa-maria-bernardetta-soubirous--vergine.html">Santa Bernadette</a>: &laquo;Non ti prometto di essere felice in questo mondo, ma nell’altro&raquo;?</p> 
<p>Questa promessa, proclamata proprio qui, risuona con particolare forza in questa terra di Francia e scuote le nostre mentalit&agrave; contemporanee. In questo momento storico, all’interno di una societ&agrave; alla ricerca del progresso e del benessere materiale, ma talvolta tentata di dimenticare l’orizzonte dell’eternit&agrave;, Maria viene a ricordarci la grandezza e la portata della nostra vocazione alla vita, alla vita eterna. Davanti<b> </b>alle correnti attuali che cercano di ridefinire il valore della vita umana di fronte alla malattia, alla sofferenza o alla vecchiaia, la Grotta di Massabielle si erge come un santuario della speranza cristiana. Qui, nessuna fragilit&agrave; viene respinta. Le vostre stampelle, le vostre sedie a rotelle, le vostre lacrime nascoste non sono ostacoli: sono il luogo per eccellenza in cui siete pienamente rispettati, accolti e trasfigurati dall’amore infinito di Dio. Lourdes &egrave; il luogo benedetto di una professione di fede nella bellezza e nella sacralit&agrave; della vita, poich&eacute; qui essa &egrave; accolta come un dono prezioso di Dio, chiamato a fiorire per l’eternit&agrave; nell’amore del Padre.</p> 
<p>&laquo;Te lo prometto&raquo;! S&igrave;, la vita eterna &egrave; una promessa solida e certa che il Signore ci fa. Ce l’ha gi&agrave; ottenuta con la sua morte sulla croce e la sua risurrezione, e la realizza ogni giorno in noi attraverso la grazia del battesimo. &Egrave; alla nostra portata, ma spetta a noi accoglierla liberamente, afferrarla, non ostacolarla; ma l’ostacolo alla grazia e alla vita eterna, l’unico ostacolo a questo amore, &egrave; il peccato, il ripiegamento su s&eacute; stessi, quel rifiuto di Dio che ci rinchiude nelle nostre stesse tenebre! &Egrave; quindi in gioco la nostra responsabilit&agrave; personale, ed &egrave; grande. Dio ci ha voluti liberi, perch&eacute; la libert&agrave; &egrave; una condizione dell’amore; non si pu&ograve; amare per costrizione. Questa libert&agrave; che ci &egrave; donata, dobbiamo impegnarla in un &laquo;s&igrave;&raquo; a Cristo e, con l’aiuto della sua grazia, sulle orme di Maria; un &laquo;s&igrave;&raquo; incessantemente rinnovato, fino al nostro ultimo respiro: &laquo;adesso e nell’ora della nostra morte…&raquo;, diciamo nell’<i>Ave Maria</i>.</p> 
<p>Ritroviamo l’insistente appello alla conversione nelle parole che Maria pronunci&ograve; proprio qui: &laquo;Penitenza! Penitenza! Penitenza!&raquo;. Ripete la parola tre volte… E invita <a href="https://www.vaticannews.va/it/santo-del-giorno/04/16/santa-maria-bernardetta-soubirous--vergine.html">Bernadette</a> a compiere alcuni gesti. Perch&eacute; mai? Siamo forse lenti a capire? Ci riteniamo troppo facilmente senza<b> </b>peccato? Non la pratichiamo abbastanza?&nbsp; La Vergine ci chiede di fare penitenza, non solo per noi stessi, che ne abbiamo bisogno, ma anche &laquo;per i peccatori&raquo;, per un mondo che va male. Come potrebbero i nostri cuori non sentirsi interpellati di fronte ai conflitti sempre pi&ugrave; diffusi, che distruggono tante vite innocenti? Eppure il male che affligge la nostra epoca proviene dal cuore dell’uomo, Dio non ne &egrave; responsabile: “Non &egrave; la mia condotta che non &egrave; retta – dice ai figli d’Israele –, ma la vostra” (cfr <i>Ez</i> 18,25). Sono quindi i cuori degli uomini che bisogna cambiare, a cominciare dal nostro.</p> 
<p>La penitenza &egrave; un’opera suscitata dall’amore nella solidariet&agrave; con il genere umano: amore per Dio, di cui si vuole riparare la ferita del Cuore causata dai nostri peccati; amore per tutti i nostri fratelli che non ascoltano questa chiamata alla conversione e che le loro colpe trascinano verso la morte. Questa esigenza di conversione coinvolge la Chiesa stessa nel suo pellegrinaggio terreno. Essa deve avere il coraggio di vivere questa conversione in primo luogo. Per guarire dalle ferite profonde, dalle infedelt&agrave; e dai dolorosi smarrimenti commessi al suo interno, dobbiamo porci umilmente sotto lo sguardo purificatore del Signore. Riconoscere i nostri<b> </b>errori &egrave; indispensabile per la crescita spirituale, come scriveva sant’Agostino: &laquo;Ti dispiaccia sempre ci&ograve; che sei, se vuoi guadagnare ci&ograve; che non sei &raquo; (<i>Sermo 169</i>, 15.18).</p> 
<p>Il richiamo della nostra Madre al dovere della preghiera e della conversione ci riempie di grande speranza, poich&eacute; ci indica il modo per cambiare il corso delle cose, che non &egrave; altro che quello di unirci alla passione di Cristo. Cari malati che conoscete la sofferenza, cos&igrave; numerosi a Lourdes, avete la possibilit&agrave; di vivere le vostre pene e i vostri dolori in questo spirito di offerta per entrare in quel cammino redentore di cui il mondo ha tanto bisogno. In questo senso siete davvero nel cuore della Chiesa, e il vostro ruolo &egrave; insostituibile</p> 
<p>Pellegrini, fratelli e sorelle, non ripartirete da Lourdes come siete arrivati: ripartirete come missionari della speranza. &Egrave; il miracolo di questo luogo: suscitare la gioia della speranza proprio nel cuore della prova e del dolore. La Vergine Maria risana i nostri sguardi e trasfigura i nostri cuori donando loro la pace. Siate, nei vostri paesi, nelle vostre Diocesi e nelle vostre famiglie, testimoni attivi di questa forza e di questa tenerezza divine, che ci permettono di proseguire il cammino e di raggiungere la meta. Sostenuti dalla preghiera dei malati e dall’amore della nostra Madre, camminate con fiducia verso il futuro. Non temete le tempeste del mondo: la Santa Madre di Dio veglia sul vostro cammino, avvolge la Chiesa nel suo manto di tenerezza e, come radiosa Stella del mattino, guida i vostri passi per farvi nascere, nella gioia, alla vita stessa del suo Figlio Ges&ugrave;.</p> 
<p>Amen.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Francia: Incontro con i Vescovi della Conferenza Episcopale di Francia presso l’emiciclo “Sainte-Bernadette” del Santuario di Nostra Signora di Lourdes (27 settembre 2026)]]></title><pubDate>Sun, 27 Sep 2026 09:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260927-francia-vescovi-cef.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260927-francia-vescovi-cef.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 27 Sep 2026 12:54:27 +0200 --> <p><i>Eminenza, Eccellenze</i>,</p> 
<p>sono lieto di incontrarvi, cari fratelli nell’Episcopato, in questo luogo benedetto dal Cielo, a due passi dalla grotta dove la Vergine Maria apparve a <a href="https://www.vaticannews.va/it/santo-del-giorno/04/16/santa-maria-bernardetta-soubirous--vergine.html">santa Bernadette</a> e dove vi riunite regolarmente per le vostre Assemblee plenarie. Con questa scelta manifestate chiaramente la vostra volont&agrave; di porre la Chiesa di Francia sotto la protezione della Madre di Dio, la Vergine Immacolata, affinch&eacute; la guidi con maggiore sicurezza secondo la volont&agrave; del Signore. Non c’&egrave; infatti modo migliore per giungere a Ges&ugrave; che passare attraverso Maria. Tutto in Lei ci conduce verso suo Figlio.</p> 
<p>Voi perpetuate, in questo modo, l’eredit&agrave; che avete ricevuto dai vostri padri nella fede, fin dai tempi pi&ugrave; remoti dell’evangelizzazione del vostro Paese. Il culto della Madre di Dio vi si radic&ograve; cos&igrave; profondamente, che ben presto la Francia fu definita il &laquo;Regno di Maria&raquo; (Pio XI, Lett. Ap. <i>Galliam, Ecclesiae filiam primogenitam</i>, 2 marzo 1922). Questo legame privilegiato tra la vostra Nazione e la Santa Vergine si espresse in modo singolare quando la Francia Le fu solennemente consacrata, il 10 febbraio 1638, come <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/25/francia-vespri.html">ho potuto vedere l’altro ieri</a>, in una bella rappresentazione, nella Cattedrale di <i>Notre-Dame de Paris</i>. E il mio predecessore, <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/pio-xi.html">Pio XI</a>, facendo riferimento a questo voto, dichiar&ograve; la Madonna Assunta Patrona di Francia (cfr <i>ibid</i>.).</p> 
<p>Questo lungo cammino di fiducia e di tenerezza con Maria, segnato da tante devozioni e da tanti luoghi che portano il suo nome, da tante suppliche esaudite – spesso tra le lacrime –, da Santuari e pellegrinaggi, da Cattedrali, continua al di l&agrave; di ogni ostacolo e testimonia la fede viva del popolo di Dio a voi affidato. Di fronte alle immense sfide del nostro tempo, vi esorto, cari fratelli, a dare prova di coraggio, audacia e creativit&agrave; missionaria. Non lasciatevi scoraggiare dagli errori, dalle incoerenze, e nemmeno dalle cadute che hanno segnato la storia di questo Popolo in cammino. Abbiate sempre il coraggio di riconoscere gli errori con amore della Verit&agrave; e determinazione nel medicare le ferite con la carit&agrave; del Buon Pastore, che conosce le sue pecore e le chiama ciascuna per nome. Alzatevi dunque con speranza e non stancatevi mai di annunciare il Vangelo!</p> 
<p>La storia della Chiesa in Francia &egrave; ricca, immensamente ricca. &Egrave; bella e feconda; ed &egrave; importante farvi riferimento per costruire il futuro delle vostre comunit&agrave;, cos&igrave; come quello del vostro Paese. La Chiesa ha assistito, e ha persino contribuito, alla lenta edificazione della vostra Nazione; ancora oggi &egrave; parte integrante della sua cultura, della sua identit&agrave; e della sua vocazione nel mondo. Ecco perch&eacute; la sua voce ha pienamente diritto ad essere presente nel dibattito pubblico in Francia; essa possiede, per sua natura, un’autorevolezza profetica. Anche se non sempre &egrave; intesa, &egrave; comunque attesa. Anche se non sempre<b> </b>&egrave; seguita, particolarmente su questioni essenziali, che toccano i fondamenti della civilt&agrave;, nondimeno &egrave; necessaria; non ne dubitate! Conosco la vostra determinazione e il vostro coraggio – lo avete dimostrato con chiarezza durante i recenti dibattiti sul fine-vita – e vi esorto alla perseveranza, assieme a tutte le persone di buona volont&agrave; che difendono gli stessi valori.</p> 
<p>Vivete attualmente in un contesto di laicit&agrave; molto particolare, frutto di una storia turbolenta, oggi pacificata, ma che deve consentire alla Chiesa di compiere la sua missione. Il fatto che l’equilibrio faticosamente raggiunto venga gradualmente messo in discussione, come sta accadendo altrove nel mondo occidentale, non deve indurvi alla rassegnazione. Vi invito ad essere vigilanti, per difendere la libert&agrave; e il diritto della Chiesa a evangelizzare, a educare alla vera libert&agrave; e a praticare pubblicamente il culto, affinch&eacute;, in modo visibile, la carit&agrave; possa essere esercitata nel nome di Ges&ugrave; Cristo.</p> 
<p><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> vi ha scritto, in occasione della riapertura della Cattedrale di <i>Notre-Dame de Paris</i>: &laquo;Invito tutti i battezzati che entreranno con gioia in questa Cattedrale a provare un legittimo orgoglio e a riappropriarsi della loro eredit&agrave; di fede […]. Questa dimora, che il nostro Padre del Cielo abita, &egrave; vostra: voi ne siete le pietre vive. Quanti vi hanno preceduto nella fede l’hanno edificata per voi&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/pont-messages/2024/documents/20241121-messaggio-riapertura-notredame-parigi.html">Messaggio in occasione della riapertura di Notre-Dame di Parigi</a></i>, 21 novembre 2024). Incoraggiare i battezzati a “riappropriarsi del proprio patrimonio di fede” fa oggi parte della vostra missione di Pastori in vista di un rinnovamento della Chiesa in Francia.</p> 
<p>Ci&ograve; che il Signore ha donato a voi, cattolici di Francia, <i>Figlia primogenita della Chiesa</i>, &egrave; davvero motivo di grande rendimento di grazie: una scia ininterrotta di santit&agrave; che arriva fino ai nostri giorni; un fiorire di arti, lettere e scienze sotto l’impulso della fede e l’azione dello Spirito Santo; la maturazione irreversibile della consapevolezza del valore inalienabile della persona umana, della sua dignit&agrave; e della necessit&agrave; di tutelare i suoi diritti e le sue libert&agrave;; senza dimenticare quel formidabile slancio missionario che ha portato frutto fino agli estremi confini del mondo. S&igrave;, Ges&ugrave; vi ha dato molto ... e vuole, nel suo amore, continuare a farvi doni ...</p> 
<p>Ecco perch&eacute;, guardando al futuro, <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> aggiungeva alle parole gi&agrave; citate: &laquo;Possa dunque la rinascita di questa ammirevole chiesa costituire un segno profetico del rinnovamento della Chiesa in Francia&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/pont-messages/2024/documents/20241121-messaggio-riapertura-notredame-parigi.html">ibid</a></i>.). Anch’io credo che siano maturati i tempi in cui molti dei nostri contemporanei attendono di sentire risuonare il messaggio pieno di speranza del Vangelo, e di veder risplendere ai loro occhi la luce di Cristo risorto. Il messaggio di pace che ha la sua fonte in Ges&ugrave; &egrave; tanto pi&ugrave; atteso in quanto si constata, in Francia come altrove in Occidente, un’inquietante polarizzazione, un declino della fratellanza, della cordialit&agrave; e della qualit&agrave; della vita sociale, nonch&eacute; una recrudescenza della violenza, delle disuguaglianze e della povert&agrave;. Di fronte a tali sfide, la disillusione e il disorientamento prendono il posto delle false promesse di un mondo in cui Dio sarebbe assente, relegato alla sfera privata, e dove il soccorso della sua grazia sarebbe considerato inutile alla “costruzione della Citt&agrave;”. Eppure, Ges&ugrave; ha chiaramente avvertito i suoi discepoli: &laquo;Senza di me non potete far nulla&raquo; (<i>Gv</i> 15,5).</p> 
<p>I giovani, in particolare, nutrono grandi aspirazioni. Preoccupati per il mondo che viene loro lasciato in eredit&agrave;, ansiosi per il futuro, sono pronti a impegnarsi con coraggio e generosit&agrave; per tutto ci&ograve; che &egrave; bello, vero e buono. Mostrate loro la via del Vangelo: l’unica direzione sicura – per quanto esigente –, che ha gi&agrave; portato tanti frutti in questa terra di Francia. Ieri, a Parigi, abbiamo evocato il segno incoraggiante del Catecumenato, che coinvolge prevalentemente giovani adulti. &Egrave; una grazia e una gioia per tutto il popolo di Dio. &Egrave; importante che abbiate cura di accompagnare questa grazia, in particolare attraverso l’accoglienza dei giovani in comunit&agrave; vivaci, che praticano la carit&agrave; e vivono la solidariet&agrave;; e attraverso un solido insegnamento dottrinale radicato nella Parola di Dio, che permetta loro di affrontare obiezioni e dubbi.</p> 
<p>Per realizzare questo rinnovamento della speranza, nell’ambito di un nuovo slancio missionario in Francia, che auspico vivamente, esiste un unico programma, sempre lo stesso: far conoscere e amare Ges&ugrave; Cristo, in modo autentico, con passione, ancora e ancora … Nel contesto attuale, vi trovate ad affrontare alcune sfide importanti. Quella dell’educazione &egrave; di primario rilievo. &Eacute; molto lodevole che le vostre Assemblee approfondiscano l’argomento. L’educazione &egrave; una missione particolarmente vasta, che tocca molteplici settori della vita. Vorrei semplicemente accennare a quello dell’insegnamento cattolico, il cui “carattere proprio”, in questi tempi, viene messo in discussione. &Egrave; positivo che gli istituti di insegnamento cattolici siano ampiamente aperti a coloro che non condividono la nostra fede. Questa accoglienza generosa e rispettosa della libert&agrave; di coscienza di ciascuno promette grande fecondit&agrave; per tutti, per la societ&agrave; e per la Chiesa stessa. Tuttavia, l’insegnamento cattolico non pu&ograve;, in alcun modo, rinunciare al proprio progetto educativo, un progetto incentrato su Cristo che mira allo sviluppo integrale della persona umana in tutte le sue dimensioni: spirituale, culturale, intellettuale, morale e sociale. Nessuno deve quindi stupirsi delle occasioni offerte, all’interno di ogni istituto cattolico, di incontrare Ges&ugrave; Cristo e di ascoltare la sua Parola. Tanto meno, nessun alunno deve trovarsi emarginato nella propria classe, semplicemente perch&eacute; crede in Ges&ugrave;.</p> 
<p>Negli ultimi anni avete affrontato con determinazione il doloroso flagello degli abusi sui minori commessi da membri del clero o nel contesto ecclesiale. Avete adottato misure coraggiose per farvi fronte, attraverso l’ascolto, la ricerca della verit&agrave;, la giustizia, il perdono, la riparazione e un impegno risoluto a favore di una cultura della prevenzione e della protezione contro questi crimini. Vi ringrazio per quanto avete fatto, e so che alcuni momenti sono stati molto difficili per la vostra Conferenza. &Egrave; necessario proseguire sulla strada intrapresa, mantenendo la massima vigilanza. Allo stesso tempo, il vostro clero ha bisogno di essere sostenuto e incoraggiato; so che &egrave; oggetto della vostra sollecitudine paterna. Affinch&eacute; nascano le vocazioni sacerdotali, il sacerdote deve essere desiderato, accolto, amato e la sua identit&agrave; – configurata a Cristo – deve essere chiara e ben compresa all’interno del Popolo di Dio, per la gioia del Vangelo e il servizio della sua missione.</p> 
<p>Mi sta a cuore menzionare anche il triste calo delle vocazioni alla vita consacrata, in particolare alla vita contemplativa. Ho appreso con dolore della chiusura, recente o imminente, di antiche e prestigiose Comunit&agrave; monastiche, che hanno avuto grande influenza nella storia. Impegnare la propria vita alla sequela di Ges&ugrave; in un cammino cos&igrave; esigente presuppone, oltre all’opera della grazia, una particolare generosit&agrave;, un solido radicamento nella fede, una vita interiore intensa, una vicinanza privilegiata a Lui. Tali condizioni si riscontrano pi&ugrave; spesso nelle famiglie cristiane, che meritano la massima attenzione e il massimo sostegno. L’approfondimento e il radicamento della vita di fede all’interno delle famiglie sono certamente una chiave che permetter&agrave; di risolvere molte delle crisi che la Chiesa e le nostre societ&agrave; stanno attraversando. &Egrave; infatti all’interno delle famiglie che si imparano la vita comune, il rispetto per l’altro, l’accettazione della diversit&agrave;, il sostegno reciproco, la generosit&agrave;, la gratuit&agrave; del dono di s&eacute; e lo spirito di sacrificio. Forse &egrave; questa la sfida principale da affrontare: che Ges&ugrave; viva pienamente nelle famiglie cattoliche di Francia e le illumini con la sua presenza!</p> 
<p>A queste questioni si aggiunge un’altra sfida che pu&ograve; suscitare una certa preoccupazione per il futuro: quella dell’unit&agrave;. A questo proposito, permettetemi di ricordare quanto sia essenziale che i discepoli di Ges&ugrave; si ritrovino nella carit&agrave;, come Egli ha chiesto al Padre suo: &laquo;tutti siano una sola cosa […], perch&eacute; il mondo creda che tu mi hai mandato&raquo; (<i>Gv</i> 17,21). La Chiesa in Francia &egrave; un piccolo gregge che deve unire le proprie forze per la missione. Le divisioni ideologiche renderebbero vana la sua testimonianza. Ci sono sempre state tensioni nella storia della Chiesa, ma &egrave; proprio quando esse si manifestano che possiamo apprezzare ancora di pi&ugrave; il dono dell’unit&agrave;. Quest’ultima non &egrave; una piatta uniformit&agrave;, ma fa s&igrave; che ogni sensibilit&agrave; autenticamente cattolica converga naturalmente in una comune professione di fede, mediante l’obbedienza ai pastori legittimi e, in particolare, al Successore di Pietro, &laquo;principio e […] fondamento perpetuo e visibile dell'unit&agrave; di fede e di comunione&raquo; (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>, 18). Si tratta di un’unit&agrave; dinamica che si nutre della Tradizione della Chiesa – dai Padri fino al <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a> – e del Magistero postconciliare. Inoltre, essa si arricchisce nel dialogo reciproco, partendo dalla fede, secondo uno stile sinodale che stiamo cercando di approfondire in questi ultimi tempi.</p> 
<p>Cari fratelli, la Chiesa in Francia &egrave; cara al cuore del Papa. Quanto vorrei trasmettervi i sentimenti di entusiasmo e di speranza che mi animano quando penso a voi!</p> 
<p>Ricco di comunit&agrave; vivaci, fraterne e aperte al mondo; ricco di una giovent&ugrave; ardente e impegnata in molteplici iniziative; ricco anche di un’eredit&agrave; che lo sostiene ma allo stesso tempo lo impegna, il Popolo di Dio che &egrave; in Francia – ne sono certo – proseguir&agrave; con ardore la sua missione di annunciare e far amare Ges&ugrave; Cristo, <i>perch&eacute; il mondo abbia la vita</i>.</p> 
<p>Affidando la vostra Assemblea, le vostre Comunit&agrave; diocesane e il vostro Paese alla protezione materna di Nostra Signora di Lourdes, vi impartisco con gioia la Benedizione apostolica. Grazie!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Francia: Preghiera alla Grotta delle Apparizioni di Massabielle (Lourdes, 26 settembre 2026)]]></title><pubDate>Sat, 26 Sep 2026 19:40:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/prayers/documents/20260926-preghiera-massabielle.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/prayers/documents/20260926-preghiera-massabielle.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 26 Sep 2026 21:40:08 +0200 --> <p>Nostra Signora di Lourdes, l’Immacolata Concezione, in questo luogo benedetto dove hai parlato, con tanta dolcezza e tenerezza, a <a href="https://www.vaticannews.va/it/santo-del-giorno/04/16/santa-maria-bernardetta-soubirous--vergine.html">santa Bernadette</a>, umile figlia del popolo di Francia, per trasmettere al mondo un luminoso messaggio di preghiera, di conversione e di speranza, noi accorriamo a te con fiducia; perch&eacute; tu sei la Madre che Ges&ugrave; ci ha donato e sei attenta a tutti i nostri bisogni.</p> 
<p>Ti preghiamo, Madre nostra, per la Francia, di cui sei la Patrona e che per tanti secoli hai circondato con la tua protezione. Ottieni per il suo popolo il dono della concordia fraterna. Possa costruire una societ&agrave; armoniosa, che bandisca ogni violenza e ogni odio, che consenta a ciascuno di lavorare, di fondare una famiglia e di vivere appieno la propria vita nella tranquillit&agrave; e nella serenit&agrave;. Che i pi&ugrave; sfortunati e i pi&ugrave; poveri siano sempre sostenuti. Ottieni per la Francia governanti saggi e generosi, pronti al sacrificio di s&eacute;, capaci di affrontare le sfide e desiderosi di servire il bene comune. Che la mantengano in pace nel concerto delle nazioni. Che facciano sentire la sua voce per promuovere la difesa dei diritti umani fondamentali e la pace nel mondo, respingendo per sempre le logiche di guerra.</p> 
<p>Santa Vergine Maria, ti presentiamo il Popolo di Dio che cammina in questo Paese che tu hai tanto segnato con la tua vicinanza. Rinnova la fede e il fervore delle famiglie cristiane, cos&igrave; care al tuo cuore, affinch&eacute; vivano giorno per giorno della presenza di Ges&ugrave;, della sua grazia e del suo sostegno nelle difficolt&agrave; che attraversano. Che siano generosamente aperte alla vita e che Dio susciti in esse vocazioni, in particolare sacerdotali e religiose. Concedi alla tua Chiesa in Francia di indicare, specialmente ai pi&ugrave; giovani, la via luminosa del Vangelo per costruire una societ&agrave; giusta e fraterna a cui essi aspirano.</p> 
<p>Infine, Madre piena d’amore, ti affidiamo le nostre intenzioni personali pi&ugrave; pressanti, in particolare quelle delle persone malate e sofferenti, come pure di tutti coloro che le accompagnano, venuti insieme ad attingere forza e guarigione alla fonte di Massabielle. Ti affidiamo i nostri cari e i nostri defunti. Rimuovi, ti preghiamo, tutti gli ostacoli che ancora ci separano dal tuo amato Figlio e fa’ che Egli regni in tutti i cuori.</p> 
<p>Amen.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Francia: Santa Messa in “Place de la Concorde” (Parigi, 26 settembre 2026)]]></title><pubDate>Sat, 26 Sep 2026 15:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260926-francia-messa-parigi.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260926-francia-messa-parigi.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 26 Sep 2026 15:56:03 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>ringrazio Dio per la grazia che mi &egrave; data di trovarmi qui, in questa Piazza della Concordia, per celebrare l’Eucaristia. S&igrave;, com’&egrave; bello e dolce per i fratelli e le sorelle ritrovarsi insieme (cfr <i>Sal</i> 132,1), per magnificare la grandezza di Dio! Possa la mia presenza in mezzo a voi rafforzare la vostra fede e incoraggiarvi a irradiare e trasmettere incessantemente la vita, la pace e l’amore del nostro amato Signore Ges&ugrave; Cristo.</p> 
<p>&laquo;Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva&raquo; (<i>Gv</i> 7,37). Fratelli e sorelle, la nostra comunit&agrave; assetata si protende verso Cristo, sorgente d’acqua viva; l’acqua che disseta e fa fiorire la vita, l’acqua dell’amore di Dio &laquo;riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci &egrave; stato dato&raquo; (<i>Rm</i> 5,5).</p> 
<p>Il desiderio di Dio abita nel pi&ugrave; profondo del nostro cuore, e noi gridiamo con il Salmista: &laquo;La mia anima ha sete di Dio, del Dio vivente&raquo; (<i>Sal</i> 41,3). &Egrave; il grido di un uomo, umile e appassionato, la cui sete pi&ugrave; interiore ed esistenziale non smette di crescere. Ora, &egrave; Ges&ugrave; Cristo, attraverso la sua incarnazione, che va incontro ad ogni uomo nella sua storia e si rivela a lui come la vera fonte d’acqua viva in grado di placare la sua sete. Non si tratta tanto di una sete materiale, quanto piuttosto di una sete di senso, di verit&agrave; e di compimento che abita nel cuore di ciascuno. Ges&ugrave; risponde a questo profondo desiderio di relazione, di comunione con Dio, in cui risiede la pienezza della vita per sempre.</p> 
<p>Nella prima Lettura, il profeta Ezechiele vede l’acqua sgorgare dal Tempio e, diffondendosi nel deserto, purificare e fecondare ogni cosa (cfr <i>Ez</i> 47,1-2.8-9.12). Pi&ugrave; tardi, san Giovanni vedr&agrave; l’acqua sgorgare dal costato trafitto di Ges&ugrave;, che consegna lo Spirito (cfr <i>Gv</i> 19,30-34). Tutti possono allora dissetarsi a questa fonte per rinascere e ricevere il dono dello Spirito, per diventare figli di Dio, creature nuove.</p> 
<p>Fratelli e sorelle, bisogna riconoscere che quaggi&ugrave; nulla riesce mai a appagarci pienamente. Quando riteniamo finalmente concluso il nostro impegno e ricompensati i nostri sforzi, molto spesso il vuoto interiore riemerge, ancora pi&ugrave; profondo. Allora, per colmarlo, pu&ograve; capitare che cerchiamo nuovi piaceri, che vogliamo possedere nuove cose, che facciamo di tutto per “divertirci” pur di non provare quel malessere interiore!</p> 
<p>La Liturgia della Parola di oggi ci invita a scrutare il nostro cuore: qual &egrave; la nostra sete pi&ugrave; profonda? Cosa cerchiamo veramente nella vita? Tutti aspiriamo alla felicit&agrave;, all’amore, alla realizzazione. Ma a quale fonte cerchiamo di placare la nostra sete? Ci accontentiamo dei beni materiali, delle soddisfazioni immediate, dei tanti piccoli idoli che promettono mari e monti ma lasciano il nostro cuore vuoto? Con il Battesimo abbiamo ricevuto l’acqua viva di cui parla il Vangelo, ma abbiamo davvero incontrato Cristo personalmente? L’essere umano &egrave; fondamentalmente un essere “desiderante” e solo Dio pu&ograve; colmare questo vuoto interiore.</p> 
<p>S&igrave;, fratelli e sorelle, Ges&ugrave; Cristo, il Buon Pastore, ci guida, come il pastore guida le sue pecore, verso la fonte della felicit&agrave; e della pace. Conosce ciascuno e ciascuna di noi per nome. Nulla gli sfugge dei nostri segreti, delle nostre intenzioni, delle nostre debolezze. Scruta le profondit&agrave; del nostro cuore. Egli ha dato la sua vita per noi e continua a darla attraverso i Sacramenti. Porta sulle spalle le pecore stanche o ferite, e riporta con delicatezza quelle che si sono smarrite. Ges&ugrave; rivela l’amore incondizionato di Dio per noi. Ai suoi occhi, nessuno di noi &egrave; un numero su una carta d’identit&agrave;, n&eacute; un codice identificativo, ma una persona, una persona unica e insostituibile.</p> 
<p>Vedendovi qui riuniti, cari fratelli e sorelle, eredi di una lunga e bella storia santa in Francia, vi dico: abbeveratevi, a vostra volta, a questa fonte che &egrave; il Cuore trafitto di Ges&ugrave;. S&igrave;, avete sete di Dio, di vita, di verit&agrave;, di unit&agrave;, di pace, di comunione, di felicit&agrave;. Aspirate a riscoprire un orizzonte luminoso, a costruire una nazione rinnovata a partire dalle sue radici irrigate dalla fede. Non tenete la fede in Ges&ugrave; Cristo solo per voi stessi, ma lasciatela traboccare per dissetare e colmare le persone che incontrate. Spetta a voi portare la speranza l&agrave; dove regnano lo scoraggiamento e l’aridit&agrave; spirituale.</p> 
<p>Infatti, &egrave; accettando di vivere nella verit&agrave; sotto lo sguardo di Ges&ugrave; che possiamo essere autentici, che possiamo guardare alle nostre vite con lucidit&agrave;. Esse sono certamente fragili, vulnerabili, destinate al passaggio della morte, ma sono anche meravigliose, miracolose, capaci di rinnovarsi nelle loro relazioni e di aprirsi al vero amore.</p> 
<p>&laquo;Beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: “Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva”&raquo; (<i>Gv</i> 7,37-38). Abbeverandoci alla fonte che &egrave; il cuore di Cristo, diventiamo noi stessi, come ha scritto Origene, pozzi, sorgenti e fiumi per gli altri (cfr. <i>Omelia</i> 12, 1, 2-3). Infatti, il credente che vi beve diventa a sua volta fonte di vita grazie al suo legame esistenziale con Cristo e comunica questa stessa vita al prossimo.</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, l’acqua viva dello Spirito Santo si &egrave; riversata in abbondanza e continua a portare i suoi frutti nella Chiesa attraverso i missionari e i testimoni in tutte le culture e in tutti i popoli. Essa feconda tutto ci&ograve; che si lascia toccare e trasformare da essa per produrre il suo frutto, cio&egrave; la santit&agrave; di coloro che adorano il vero Dio e servono i fratelli e le sorelle con carit&agrave; generosa. In questo splendido Paese che &egrave; la Francia, molti si sono dissetati a quest’acqua viva nel corso dei secoli e hanno consacrato totalmente la propria vita al bene: i primi martiri come Blandina, Potino, Ireneo; i santi fondatori e le sante fondatrici di Ordini religiosi, i santi vescovi come Martino e <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/francesco-di-sales.html">Francesco di Sales</a>; gli uomini e le donne dal cuore sensibile ai bisogni del prossimo come <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/vincenzo-de-paoli.html">Vincenzo de’ Paoli</a>, <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/antoine-frederic-ozanam.html">Federico Ozanam</a>, <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/marie-de-la-croix-jugan.html">Giovanna Jugan</a> e tanti altri. Ancora oggi sono numerosissimi nella nostra societ&agrave;, nelle nostre parrocchie, nelle nostre diverse attivit&agrave;, coloro che continuano a impegnarsi a favore della vita, della famiglia, della verit&agrave;, della pace, della fraternit&agrave;, della giustizia.</p> 
<p>Da questa bella citt&agrave; di Parigi, prego con fervore affinch&eacute; l’acqua viva dello Spirito Santo si diffonda su tutta la Francia. Penso a voi, care famiglie, che nonostante le molteplici difficolt&agrave; che affrontate quotidianamente, perseverate coraggiosamente nella vostra missione. Vi ringrazio di tutto cuore per tutto il bene che si realizza attraverso di voi; e che la presenza concreta di Ges&ugrave; non si esaurisca mai in voi! Penso a voi, cari giovani: voi siete la Chiesa di oggi! Com’&egrave; bello vedere il vostro entusiasmo, il vostro dinamismo, il vostro impegno e la gioia all’interno delle comunit&agrave; cristiane. Penso anche a voi, cari catecumeni e neofiti, che intraprendete il cammino della fede, della conversione e dell’iniziazione cristiana. Il dono dello Spirito Santo faccia di voi dei testimoni, pronti a diffondere intorno a voi la civilt&agrave; dell’amore.</p> 
<p>Fratelli e sorelle, rivolgiamoci alla Madre di Dio, Fonte di salvezza, colei che guida le nostre vite verso il suo Figlio, autore di ogni grazia. Con il suo “s&igrave;” libero e fiducioso &egrave; diventata lo scrigno, umile e voluto da Dio, in cui l’amore del Padre si &egrave; incarnato per donarsi al mondo. Invochiamola con fiducia, affinch&eacute;, per sua intercessione, sorgenti di acqua viva sgorghino in seno al Popolo di Dio e facciano fiorire ovunque in Francia i germogli della fede, della speranza e della carit&agrave;. Amen!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Francia: Incontro con i membri dell’Assemblea Sinodale Provinciale, i Catecumeni e i Neofiti presso l’Istituto cattolico di Parigi (26 settembre 2026)]]></title><pubDate>Sat, 26 Sep 2026 10:15:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260926-francia-assemblea-sinodale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260926-francia-assemblea-sinodale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 26 Sep 2026 12:17:00 +0200 --> <p><i>Eccellenze, <br /> cari preti e persone consacrate, <br /> cari membri dell’Assemblea sinodale, <br /> cari catecumeni e neofiti, fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>sono lieto di incontrarvi e di potermi soffermare, nel contesto di <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/25/viaggio-francia.html">questo Viaggio Apostolico</a>, sul cammino che state portando avanti nell’Assemblea Ecclesiale Provinciale.</p> 
<p>Ringrazio Sua Eccellenza Monsignor Laurent Ulrich, Arcivescovo di Parigi, che ha richiamato l’importanza storica e spirituale del luogo in cui ci troviamo, ricordando anche Frate Lorenzo della Risurrezione, che ha segnato molto il mio percorso di fede con la sua mistica del quotidiano. Ma soprattutto esprimo la mia gratitudine per l’<i>Instrumentum Laboris </i>che mi avete consegnato, espressione di un cammino ecclesiale in cui &egrave; stato coinvolto il Popolo di Dio, in uno stile di ascolto reciproco e di sinodalit&agrave;.</p> 
<p>Oggi ci accoglie l’<i>Institut Catholique de Paris</i>, un’istituzione situata al crocevia tra scienza e fede, che da secoli contribuisce a formare le menti e i cuori al servizio del Vangelo. Saluto i docenti, gli studenti, il personale di questa universit&agrave;, ma anche tutti i membri di questa Assemblea Provinciale, impegnati a riflettere sulle prospettive pastorali per l’accoglienza dei neofiti e dei catecumeni, nonch&eacute; sulla vita della Chiesa.</p> 
<p>Osservando da vicino il lavoro che state portando, ma soprattutto ascoltando le testimonianze di Josu&eacute;, di Marielle e di Sophie, avverto anzitutto tanta gratitudine per l’imprevedibile opera di Dio. Come voi e insieme a voi sono stupito dal numero di persone che si riaffacciano sulle soglie della fede e da quanti adulti chiedono i sacramenti dell’iniziazione cristiana.</p> 
<p>Pu&ograve; sembrare paradossale che questo fenomeno, per cui cos&igrave; tante persone riscoprono il Vangelo e abbracciano la fede, si collochi nel contesto di una societ&agrave; come quella francese, segnata da una cultura fortemente secolarizzata. La vostra esperienza e la vostra testimonianza, cari catecumeni e neofiti, sono il segno tangibile dell’opera della grazia di Dio, che va oltre le analisi statistiche e sociologiche. Questo fenomeno, che contraddice ogni atteggiamento disfattista e quello che&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> chiamava “pessimismo sterile” (cfr Esort. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html#No_al_pessimismo_sterile">Evangelii gaudium</a></i>, 84-86), deve essere accolto con spirito di responsabilit&agrave;.</p> 
<p>Siamo infatti chiamati a rivolgerci ai nostri fratelli e alle nostre sorelle, riscoprendo lo stile proprio di Dio, fatto di vicinanza, compassione e tenerezza. Con tenerezza pastorale e carit&agrave; fraterna, dobbiamo riconoscere, accogliere e custodire la piccola fiamma che lo Spirito Santo ha acceso nell’oscurit&agrave; della notte, il piccolo seme che aspira a crescere anche in mezzo ai rovi.</p> 
<p>Lo stupore di fronte a ci&ograve; che sta accadendo a tanti nostri fratelli e sorelle non deve chiuderci in una beata ingenuit&agrave;; al contrario, dobbiamo impegnarci, cercare, porci delle domande e intraprendere azioni pastorali concrete. Questo &egrave; lo Spirito che anima la vostra Assemblea sinodale e, pi&ugrave; in generale, il cammino della Chiesa in Francia: meravigliati dall’opera imprevedibile di Dio, che cosa dobbiamo fare e dove ci sospinge lo Spirito per accompagnare i catecumeni, i neofiti, i “ricomincianti”?</p> 
<p>Anzitutto, mi piace richiamare un’espressione usata dall’Episcopato francese qualche anno fa, ed esortarvi a immaginare e incarnare una Chiesa in “stato di iniziazione”, che si prende cura del percorso dei catecumeni, dei neofiti e dei ricomincianti, offrendo loro, nel tempo, un accompagnamento solido e costante. L’iniziazione cristiana nel suo insieme &egrave; stata infatti al centro della sollecitudine dei Pastori sin dagli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale. Vi erano gi&agrave; allora numerose richieste e il fermento teologico e liturgico di quegli anni contribu&igrave; in larga misura al rinnovamento dei percorsi del catecumenato che si realizz&ograve; durante il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>.. Anche se oggi il contesto &egrave; diverso, voi potete riferirvi a questa tradizione pastorale ben radicata circa l’accompagnamento dei catecumeni. Non dimentichiamo, poi, che questa prassi gi&agrave; in atto &egrave; stata rinvigorita a partire dal 1996, anno in cui vedono la luce la <i>Lettera ai cattolici di Francia</i> e, al contempo, l’ultima edizione francese del <i>Rito di Iniziazione Cristiana degli Adulti</i>.</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, essere “in stato di iniziazione” significa accogliere i nuovi cercatori di Dio scoprendovi un’opportunit&agrave; e una missione: l’opportunit&agrave; sta nel fatto che, grazie a loro, anche la comunit&agrave; dei credenti rinnovi il proprio cammino di fede e sperimenti in modo nuovo la gioia del Vangelo. La missione, a tal proposito, consiste nel prendersi cura di loro e nel fungere da guida, anche dopo che hanno ricevuto i Sacramenti. Bisogna accogliere con gioia chi si presenta, partire dalla sua esperienza spirituale, rispettare la sua storia e favorire un annuncio essenziale del <i>kerygma</i>, anche attraverso le formule conosciute nel cammino personale o di comunit&agrave;. Non dimentichiamo, per&ograve;, che in molte di queste persone emerge poi la domanda che abbiamo ascoltato nella testimonianza di Marielle: come evitare il vuoto post-battesimale?</p> 
<p>Occorre, dunque, accompagnare e integrare pienamente queste persone nelle nostre comunit&agrave; e nelle nostre assemblee oranti dopo il Battesimo, offrendo loro uno spazio familiare e una formazione il pi&ugrave; possibile integrale, capace di abbracciare i diversi aspetti della vita cristiana e favorire l’unificazione fra la loro fede e la loro vita. In neofiti, infatti, hanno bisogno di approfondire le fondamenta della fede cristiana, di essere adeguatamente formati dal punto di vista biblico e teologico, di scoprire sempre pi&ugrave; la ricchezza della dottrina e le diverse dimensioni dell’agire morale cristiano connesso alla professione di fede.</p> 
<p>Non da ultimo, essi hanno anche bisogno di essere iniziati e introdotti nella vita liturgica della Chiesa. Anche nelle testimonianze abbiamo ascoltato di come la celebrazione dei riti liturgici sia stata per alcuni una porta di ingresso al mistero stesso della fede. Si tratta di un ambito fondamentale della vita della Chiesa, che richiede un’attenzione pastorale radicata negli insegnamenti del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>.. La liturgia, in effetti, non pu&ograve; essere intesa come una realt&agrave; “successiva” alla catechesi, nella quale applicare quanto &egrave; stato appreso lungo il percorso. Al contrario, essa manifesta e attualizza il Mistero della Pasqua di Cristo e, pertanto, &egrave; un evento capace di dischiudere il senso della Buona Notizia e la vita stessa di Dio. Con i suoi ritmi, i suoi linguaggi e i suoi riti, la liturgia &egrave; parte del cammino stesso di conversione e di preparazione ai Sacramenti.</p> 
<p>Per portare avanti questa missione &egrave; di fondamentale importanza il ruolo dei formatori. Come ci insegna l’antica tradizione della Chiesa, si tratta di preparare padrini e madrine, espressione della comunit&agrave;, appositamente formati per iniziare i neofiti. Nel quadro di questa formazione, desidero raccomandare una conoscenza approfondita del <i>Rito di Iniziazione Cristiana degli Adulti</i>. Allo stesso tempo, &egrave; necessario che gli operatori pastorali siano formati – non solo sul piano biblico, teologico, liturgico e della vita spirituale, ma anche dal punto di vista delle qualit&agrave; umane – per saper discernere e accompagnare coloro che hanno percorsi di vita pi&ugrave; complessi e meno lineari. Lo abbiamo ascoltato poco fa: alcuni arrivano con una semplice sete spirituale, una ricerca di senso e un’attrazione nei confronti del Vangelo, mentre altri giungono segnati da esperienze dolorose, da situazioni di solitudine e difficolt&agrave; profonde. &Egrave; qui che lo stile della vicinanza, della compassione e della tenerezza assume tutto il suo significato: occorre trovare un sapiente equilibrio per accoglierli, ascoltarli e, allo stesso tempo, incoraggiarli ad affrontare le impegnative sfide della fede. Si tratta di un cammino in cui &egrave; necessario rispettare il ritmo dell’altro, procedendo con gradualit&agrave;, attenzione e in un accompagnamento fraterno. Si tratta di assumere lo stile del “camminare insieme”. Sui sentieri della fede cristiana ci si arricchisce a vicenda, si cresce insieme: preti e laici, padrini, madrine e catecumeni, animatori pastorali e neofiti.</p> 
<p>Penso a ci&ograve; che accadde a uno dei catecumeni pi&ugrave; famosi della storia, sant’Agostino. Fu introdotto alla fede da sant’Ambrogio e la sua fede era solo un piccolo seme quando fu battezzato. Ma quel seme &egrave; cresciuto e si &egrave; moltiplicato, diventando un albero cos&igrave; grande che, sotto la sua chioma, ancora oggi possiamo trovare conforto.</p> 
<p>Guardando voi, cari catecumeni e neofiti, non vedo solo il frutto dello Spirito che vi ha messo in cammino, ma anche una promessa di fecondit&agrave; per la Chiesa in Francia. A vostra volta, siate missionari del Vangelo in questa societ&agrave;!</p> 
<p>Che i grandi testimoni di questa terra amata vi sostengano nel vostro percorso. Penso a&nbsp;<a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/teresa-di-gesu-bambino-di-lisieux.html">Santa Teresa di Ges&ugrave; Bambino</a> che, con la sua “piccola via”, ci insegna come la fiducia apra le porte della grazia; penso a <a href="https://www.vaticannews.va/it/santo-del-giorno/11/11/san-martino--vescovo-di-tours.html">San Martino di Tours</a>, figura emblematica della condivisione e della carit&agrave; fraterna. Insieme a tanti altri santi e sante provenienti da questa terra di Francia, essi ci ricordano che la missione si costruisce oggi, preservando innanzitutto la presenza del Signore nella vita quotidiana.</p> 
<p>Accogliendovi gli uni gli altri, possiate formare tutti insieme il popolo vivente della Chiesa in Francia, capace di trasmettere la fede. Invocando la protezione materna della Vergine Maria, Patrona principale della Francia, e l’intercessione di&nbsp;<a href="https://www.vaticannews.va/it/santo-del-giorno/01/03/santa-genoveffa.html">Santa Genoveffa</a> e di <a href="https://www.vaticannews.va/it/santo-del-giorno/10/09/ss--dionigi--vescovo--e-compagni--martiri-di-parigi.html">San Denis</a>, protettori di questa citt&agrave;, vi imparto di tutto cuore la mia benedizione.</p> 
<p>Grazie e buon cammino!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Francia: Visita al Centro di accompagnamento e integrazione sociale <i>Maison Bakhita</i> (26 settembre 2026)]]></title><pubDate>Sat, 26 Sep 2026 09:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260926-francia-maison-bakhita.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260926-francia-maison-bakhita.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 26 Sep 2026 09:43:55 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, buongiorno!</i></p>
<p>Sono contento di iniziare con voi questa seconda giornata a Parigi, in una casa che testimonia a tutta la città che è possibile incontrarsi e vivere insieme nella dignità e nella pace. Ringrazio l’Arcidiocesi di Parigi, le Suore scalabriniane e tutti gli operatori e i volontari che fanno vivere questo luogo e sono a servizio di chi vi trova accoglienza, ascolto, formazione e amicizia. Rivolgo un “grazie” particolare a coloro che hanno condiviso la loro testimonianza.</p>
<p>Il nome del vostro Centro di accompagnamento e integrazione sociale, che fa riferimento a <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/giuseppina-bakhita.html">Santa Bakhita</a>, ci stimola a riconoscere il ruolo fondamentale delle donne nella costruzione di una civiltà dell’amore, alternativa alla cultura che disgrega le comunità e rende malate di solitudine le città. La storia della Chiesa e dell’umanità, a ben vedere, non è scritta da chi sembra vincere, imponendosi e occupando lo spazio, ma da chi “fa spazio”, avvia processi di pace, genera fiducia e incoraggia alla vita. Non si tratta di semplici sentimenti, ma di decisioni e investimenti controcorrente, di cui comprendiamo sempre meglio rilievo pubblico e la promessa di futuro. <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/giuseppina-bakhita.html">Santa Bakhita</a> ci impegna a vedere chi non è visto, a riscattare chi oggi l’economia e la cultura rendono schiavo, a onorare la dignità infinita di ogni fratello e sorella, nei quali Gesù stesso bussa alla nostra porta.</p>
<p>Carissimi, «la realtà è che i poveri per i cristiani non sono una categoria sociologica, ma la stessa carne di Cristo. Infatti, non è sufficiente limitarsi in modo generale a enunciare la dottrina dell’incarnazione di Dio; per entrare davvero in questo mistero, invece, bisogna specificare che il Signore si fa carne che ha fame, che ha sete, che è malata, carcerata» (Esort. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_exhortations/documents/20251004-dilexi-te.html">Dilexi te</a></i>, 110). Il Cristo povero e crocifisso si lascia incontrare e amare in uomini e donne che ci chiamano a uscire da noi stessi e a osare la carità.</p>
<p>Sorelle e fratelli, l’intuizione più importante che ispira il vostro impegno riguarda lo scambio di doni che in ogni incontro si rinnova. Nessuno è così povero da non avere qualcosa da dare; nessuno è così ricco da non avere qualcosa da ricevere. C’è vita in abbondanza dove il limite di ciascuno si apre alla misteriosa presenza degli altri, nei quali è l’Altro per eccellenza, il Dio della vita, a farsi vicino. Questo non nega la fatica che il peccato ha introdotto nella storia, ma ci aiuta a non restarne prigionieri. Noi annunciamo che la redenzione è possibile, è iniziata, è in corso e ci coinvolge, come membra vive del Corpo di Cristo.</p>
<p>E non dimentichiamo che «non può l'occhio dire alla mano: &quot;Non ho bisogno di te&quot;; oppure la testa ai piedi: &quot;Non ho bisogno di voi&quot;. Anzi proprio le membra del corpo che sembrano più deboli sono le più necessarie» (<i>1Cor </i>12,21-22). Sono parole di San Paolo ai cristiani di Corinto, una delle più ricche e dinamiche metropoli del suo tempo. Là il Vangelo era stato accolto da persone di diversa provenienza ed estrazione sociale, fra cui molti poveri e schiavi (cfr <i>1Cor</i> 1,26-29), come alcuni di voi oggi. «Ma Dio – scrive ancora l’Apostolo – ha disposto il corpo conferendo maggiore onore a ciò che non ne ha, perché nel corpo non vi sia divisione, ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre» (<i>1Cor</i> 12,24-25).&nbsp;</p>
<p>Vi ringrazio, dunque, del vostro lavoro, insieme a tutte le persone che, nella Francia intera, svolgono questo servizio in istituzioni simili. Continuate a testimoniare quella cura gli uni degli altri che, attraverso l’accoglienza fraterna, i percorsi formativi, il dialogo con la città, eleva lo spirito e umanizza il mondo. Intercedano per voi <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/giuseppina-bakhita.html">Santa Bakhita</a> e i grandi testimoni della carità che hanno modellato la presenza della Chiesa in Francia, specialmente nelle epoche di travagliato cambiamento. Grazie! Il Signore vi benedica.</p>
]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Francia: Veglia di preghiera con i Giovani nello “Stade de France” di Saint-Denis (25 settembre 2026)]]></title><pubDate>Fri, 25 Sep 2026 21:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260925-francia-veglia-giovani.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260925-francia-veglia-giovani.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 26 Sep 2026 09:53:36 +0200 --> <p><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260925-francia-veglia-giovani.html#Dialogo">Dialogo del Santo Padre</a></b></p> 
<p><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260925-francia-veglia-giovani.html#Meditazione">Meditazione del Santo Padre</a></b></p> 
<p>_______________________________</p> 
<p><b><a name="Dialogo"></a>Dialogo del Santo Padre<br /> &nbsp;</b></p> 
<p><b><i>Domanda di Chlo&eacute;</i></b></p> 
<p><i>Santo Padre, La ringraziamo per la Sua presenza tra noi questa sera e per questo momento di dialogo che ci offre.</i></p> 
<p><i>Mi chiamo Chlo&eacute;, ho 25 anni e sto completando gli studi in farmacologia. Sono impegnata in un gruppo di giovani cattolici dei quartieri popolari dell’&Icirc;le-de-France: La Cit&eacute; C&eacute;leste. Organizziamo in particolare eventi occasionali come notti di adorazione e di lode, che riuniscono numerosi giovani del quartiere desiderosi di vivere e condividere ampiamente la loro fede. Sono impegnata anche nella mia parrocchia, in particolare con i giovani delle scuole superiori. Attraverso questi diversi impegni, mi sta a cuore mettere la mia energia e le mie competenze al servizio degli altri, creando un legame tra la fede, i giovani e le realt&agrave; vissute quotidianamente nei nostri quartieri.</i></p> 
<p><i>Come dice san Paolo, &laquo;per noi, vivere &egrave; Cristo&raquo;. Tuttavia, la societ&agrave; in cui viviamo si fonda su altri principi e a volte sembra addirittura estranea alla questione di Dio. Desideriamo annunciare Cristo a chi ci circonda con forza e perseveranza, ma anche, naturalmente, con rispetto e delicatezza nei confronti di coloro che incontriamo. Come possiamo coniugare la forza del nostro slancio missionario con l’autenticit&agrave; di una vita fraterna con coloro che non condividono la nostra fede?</i></p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>Cari amici, la prima cosa che vorrei dirvi &egrave; molto semplice: grazie! Grazie a Dio, grazie a voi! Grazie per il vostro coraggio, grazie per la vostra presenza, grazie per la vostra fede. Voi siete i santi di Francia!</p> 
<p>E grazie Chlo&eacute; per la tua domanda.&nbsp;La frase di San Paolo che hai citato, non &egrave; una semplice affermazione. &Egrave; una vera e propria sintesi della sua vita. In poche ma decisive parole egli pronuncia una preghiera di lode, un atto di fede e indica un cammino di santit&agrave; fino al martirio. &laquo;Per me, vivere &egrave; Cristo&raquo;&nbsp;(cfr <i>Fil</i> 1,21): mentre ripetiamo questa dichiarazione d’amore, cerchiamo di condividere l’esperienza dell’Apostolo. Egli, infatti, ci testimonia che Dio non &egrave; mai estraneo alla sua vita, ma anzi gli si fa incontro: lo chiama a s&eacute;, lo trasforma interiormente, lo invia nel mondo.</p> 
<p>In questa dinamica spirituale siamo coinvolti tutti noi, anche oggi: &egrave; vero, come tu hai detto, che la societ&agrave; in cui viviamo sembra essere indifferente a Dio. Ma il Signore non &egrave; indifferente verso di noi! Ecco ci&ograve; che conta e ci d&agrave; sempre speranza. Che molti siano estranei alla questione di Dio &egrave;, in effetti, un problema; ma lo &egrave; altrettanto che molti siano estranei alla questione dell’uomo. Quante persone purtroppo si disinteressano del prossimo, vivendo in modo egoistico, oppure offendono i poveri, sprecando beni in cose vane. Quanti scartano l’innocente e il malato, pensando che ciascuno valga per ci&ograve; che produce. Penso in particolare al tuo impegno nei quartieri popolari dell’&Icirc;le-de-France con “La Cit&eacute; C&eacute;leste”: &egrave; l&igrave;, nella concretezza della vita quotidiana, e talvolta delle difficolt&agrave;, che la tua fede diventa una testimonianza vibrante di speranza.</p> 
<p>&Egrave; l’uomo che si perde, dicendo che Dio &egrave; morto: se Dio non &egrave; con lui, l’uomo non ha pi&ugrave; salvezza e smarrisce il senso dell’esistenza, che si riduce a un vicolo cieco o al nulla. Sperimenta invece l’esatto contrario chi dice: “per me, vivere &egrave; Cristo”. In Cristo, infatti, noi sappiamo che Dio non &egrave; mai indifferente all’uomo! Mediante Ges&ugrave;, crocifisso e risorto, Egli d&agrave; la sua stessa vita, affinch&eacute; noi viviamo. Ecco allora il modo di annunciare Cristo che unisce coraggio e rispetto: annunciarlo come Vangelo di salvezza, come parola di verit&agrave; e di vita. Questo Vangelo &egrave; buona notizia per tutti, annuncio liberante e regola di vita nuova.</p> 
<p>Il Vangelo di Ges&ugrave;, infatti, non porta al conflitto, ma invita sempre al perdono: mentre illumina il dramma della storia, ci educa alla cura fraterna. L’incontro con Cristo apre al dialogo e prepara alla pace, perch&eacute; offre a ogni uomo e ogni donna la promessa pi&ugrave; grande, che compie ogni desiderio: la promessa della vita eterna.</p> 
<p>Cara Chlo&eacute;, cari giovani, l’esperienza religiosa di ogni persona esprime questa ricerca di senso che ispira l’anima umana. In Ges&ugrave;, il Redentore del mondo, Dio si fa trovare parlando &laquo;agli uomini come ad amici&raquo; (Cost. dogm. <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651118_dei-verbum_it.html">Dei Verbum</a></i>, 2): Egli &egrave; la fonte d’acqua viva, la luce nelle tenebre. Nella gioia della fede, dunque, esclamiamo insieme questa sera: <i>per noi, vivere &egrave; Cristo</i>! Insieme: per noi vivere &egrave; Cristo!</p> 
<p>Grazie a Lui possiamo unire lo slancio missionario con l’esperienza di fraternit&agrave; verso coloro che non credono o che appartengono ad altre tradizioni religiose. Questa fraternit&agrave;, fatta di ascolto e di stima reciproca, trova le sue radici nell’unit&agrave; della famiglia umana, che lungo la storia ha espresso la dimensione religiosa come caratteristica vitale di ogni popolo.&nbsp;</p> 
<p>Coltivare un legame fraterno con coloro che non condividono la nostra fede contribuisce dunque alla costruzione della societ&agrave;; inoltre pu&ograve; diventare un esercizio di fede e di carit&agrave;, perch&eacute; &egrave; impossibile testimoniare Cristo senza amare coloro ai quali vogliamo annunciarlo. Un segno incoraggiante di questa fraternit&agrave; sono gli incontri tra giovani dell’area mediterranea che sono avvenuti in questi ultimi anni.</p> 
<p>Il messaggio cristiano non &egrave; quindi un ostacolo alla convivenza fraterna, anzi, la promuove, perch&eacute; invita liberamente ciascuno ad ascoltare una notizia di pace e di salvezza. Allo stesso modo, la nostra missione non &egrave; in contraddizione con il rispetto di altre religioni, perch&eacute; la Chiesa non rifiuta nulla di quanto in esse si trova di vero e di santo (cfr Dich. <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decl_19651028_nostra-aetate_it.html">Nostra aetate</a></i>, 2). Grazie!</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><b><i>Domanda di Fran&ccedil;ois</i></b></p> 
<p><i>Santo Padre, grazie per essere venuto a rafforzarci nella fede e nel nostro desiderio di testimoniare il Vangelo!</i></p> 
<p><i>Mi chiamo Fran&ccedil;ois Bigot, sono cresciuto nella campagna della Borgogna e attualmente sono studente di agronomia alla UniLaSalle. Mi piace dedicare il mio tempo alla bellezza della liturgia, sono impegnato al servizio della mia diocesi attraverso il pellegrinaggio in mountain bike di Nevers e per la preparazione di un nuovo pellegrinaggio borgognone. Sono anche capo scout e impegnato nella pastorale universitaria della mia scuola.</i></p> 
<p><i>Al servizio dei pi&ugrave; fragili, al servizio della pace nel nostro Paese e nel mondo, al servizio della Chiesa di Cristo, noi giovani vogliamo impegnarci! Tuttavia, spesso &egrave; difficile capire come orientare la propria vita per donarsi senza riserve, con fedelt&agrave;, senza per questo disperdersi o perdere coraggio, tanto il compito a volte sembra smisurato. L’ansia e l’incertezza spesso rendono fragile l’entusiasmo della nostra giovinezza. Santo Padre, come discernere dove il Signore ci aspetta per servire e offrire la nostra vita?</i></p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>Ci sono molti scout qui? Ah, molto bene! Benvenuti!</p> 
<p>Anzitutto vi ringrazio molto per il vostro impegno. Per me &egrave; una grande gioia vedervi cos&igrave; numerosi, animati dalla volont&agrave; di mettervi a servizio della pace, che ci fa crescere come uomini e donne, trasformando le paure in speranza e le lamentele in responsabilit&agrave;. Oggi questa grande missione &egrave; pi&ugrave; urgente che mai, perch&eacute; ci invita a navigare con discernimento nel cuore delle attuali trasformazioni tecnologiche e digitali, senza sminuire la nostra umanit&agrave;. In particolare, quando ci dedichiamo alla tutela dei pi&ugrave; piccoli e dei pi&ugrave; deboli, riconosciamo la nostra stessa debolezza, nella quale tutti ci ritroviamo. Questa fragilit&agrave; propria della vita umana non ci spaventa, ma ci unisce in quanto creature che si scoprono fratelli e sorelle in Cristo. &Egrave; Lui il primo a donarsi a noi, e il segno vivente di questa grazia &egrave; l’Eucaristia, &laquo;fonte e culmine di tutta la vita cristiana&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>, 11). Da questo sacramento, che sostiene la nostra fede, noi traiamo la forza di donarci, a nostra volta, al prossimo, imitando la gratuit&agrave; del Signore Ges&ugrave;. La ricerca della giustizia e della pace ci obbliga a prendere atto dei conflitti che noi stessi viviamo e a purificare il nostro cuore. Impegnandoci al servizio di Dio e degli altri, le nostre ferite trovano allora consolazione e redenzione.</p> 
<p>Non esiste fallimento dal quale Dio non possa sollevarci: la sua misericordia &egrave; la nostra gioia. Eppure, voi avete parlato dell’ansia e dell’incertezza come ostacoli al vostro entusiasmo. Sono stati d’animo molto diffusi, a causa della precariet&agrave; dei progetti sul futuro, della provvisoriet&agrave; degli affetti e della fragilit&agrave; delle relazioni. A questi sentimenti se ne aggiungono altri, che gravano sulla vostra generazione, come ad esempio l’affaticamento da schermo e l’ansia di fronte ai cambiamenti climatici o alla situazione economica e internazionale. S&igrave;, bisogna prestare un orecchio attento a questi sentimenti. Invito tutti voi, cari giovani, a mantenere il cuore aperto di fronte alle sofferenze dei vostri compagni.&nbsp; Allo stesso tempo, l’esperienza della fragilit&agrave;, di ogni fragilit&agrave;, diventa per un discepolo di Cristo un’occasione di testimonianza. Chi segue Ges&ugrave; sulla via del servizio umile e gratuito viene liberato dall’angoscia e ritrova un nuovo entusiasmo, sperimentando la gioia e la pace interiori: sentimenti non passeggeri o soggettivi, ma radicati nella certezza della fede di cui rendiamo testimonianza insieme come Chiesa.</p> 
<p>S&igrave;, insieme noi formiamo la Chiesa: fragile e santa, come vasi di creta che custodiscono un tesoro (cfr <i>2Cor</i> 4,7). &Egrave; di nuovo san Paolo a ricordarci che proprio nella debolezza, noi siamo forti (cfr <i>2Cor</i> 12,10). Soprattutto nei momenti di difficolt&agrave; Dio sostiene la nostra libert&agrave; e ci incoraggia con la sua grazia. Egli ha voluto vivere da uomo, affinch&eacute; noi potessimo vivere con Lui, per sempre, come testimoni gioiosi della speranza.</p> 
<p>Cari amici, &egrave; in questa amicizia con Ges&ugrave; che si realizza il nostro discernimento, una riflessione che si fa invocando lo Spirito Santo. Si tratta di un esercizio costante per camminare in modo ordinato e sicuro.</p> 
<p>Come discernere bene? In primo luogo, ricordate che la parola del Signore &egrave; sempre lampada ai nostri passi (cfr <i>Sal</i> 119,105). Alla luce del Vangelo, la formazione spirituale passa attraverso la preghiera e il servizio, l’adorazione e l’azione, il silenzio – quel silenzio cos&igrave; raro e cos&igrave; necessario, lontano dal frastuono mediatico – e l’annuncio.</p> 
<p>Poi, guardate all’esempio dei santi: anche nella persecuzione, questi nostri fratelli e sorelle hanno aperto strade di pace. Guardate a sacerdoti appassionati di Cristo, come <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/charles-joseph-eugene-de-mazenod.html">sant’Eug&egrave;ne de Mazenod</a>&nbsp;e <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/giovanni-maria-vianney.html">san Jean-Marie Vianney</a>; guardate alla mistica bellezza di <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/teresa-di-gesu-bambino-di-lisieux.html">santa Th&eacute;rese de Lisieux</a>; alla <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/paolina-maria-jaricot.html">beata Pauline Jaricot</a>, fervente nella carit&agrave; e nella missione; al coraggio dei cinquanta martiri dell’apostolato, al tempo della Seconda Guerra Mondiale, che hanno servito i loro fratelli fino al sacrificio della vita. Questi santi hanno cambiato la storia, facendo passare molti dalla sofferenza alla speranza, perch&eacute; hanno cambiato anzitutto il proprio cuore, trasformandolo alla luce della fede.</p> 
<p>Cari giovani, mentre ricercate la vostra vocazione, siate certi che il Signore non vi parla in modo confuso, ma si rivolge a ciascuno chiamandovi per nome, e vi invita seguirlo perch&eacute; vi ama. Accogliendo il suo Vangelo con mente limpida e cuore puro, allora comprenderete come Ges&ugrave; vi chiama a servire. Si tratta sempre di un dono di vita: pieno, fedele, colmo d’amore. Per vincere l’ansia e l’incertezza, abbiate il coraggio di dire una sola parola, semplice e bellissima: grazie. Grazie, Ges&ugrave;, per il tuo amore.</p> 
<p>Ecco perch&eacute; adesso, senza timore ma con fiducia e pieni di gioia, possiamo gi&agrave; dire tutti, tutti insieme, sulle orme dei santi: Eccomi, Signore!</p> 
<p>Tutti insieme: Eccomi, Signore!</p> 
<p>E mi rivolgo a quelli tra voi – e sono numerosi qui stasera – che sentono la chiamata a seguire Ges&ugrave; sulla via pi&ugrave; stretta del sacerdozio o della vita consacrata. Cari amici, la Chiesa in Francia ha tanto bisogno di voi! Prega per voi, vi aspetta. Cari amici, non abbiate paura di questa chiamata! Abbiate coraggio, abbiate fiducia in Ges&ugrave; che vuole fare di voi i suoi amici pi&ugrave; vicini: Egli non vi deluder&agrave; e sar&agrave; sempre al vostro fianco; la vostra vita sar&agrave; meravigliosamente bella e feconda.</p> 
<p>Per concludere, possiamo riprendere questa preghiera che ci ha consegnato <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">san Giovanni Paolo II</a>: &laquo;Maestro, tu che ami e rispetti la persona umana, tu che hai condiviso la sofferenza dell'uomo, tu che rischiari il mistero dell'umana esistenza, facci scoprire il senso vero della nostra vita e della nostra vocazione!&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1997/documents/hf_jp-ii_hom_19970824_youth-paris.html">Omelia alla XII Giornata Mondiale della Giovent&ugrave;</a></i>, Parigi, 24 agosto 1997). Merci!</p> 
<p>__________________________<br /> &nbsp;</p> 
<p><b><a name="Meditazione"></a>Meditazione del Santo Padre</b></p> 
<p>Nella notte, la luce ci appare ancora pi&ugrave; eclatante. &Egrave; cos&igrave;, cari giovani, che abbiamo ascoltato insieme dalle parole di san Paolo. Vogliamo tenerle alte, come fiaccola che rischiara non solo la preghiera di ciascuno, ma tutta la storia della Chiesa. L’Apostolo osserva il suo tempo e accoglie l’ispirazione divina, cio&egrave; lo Spirito Santo, che apre sempre prospettive luminose di futuro. S&igrave;, Dio &egrave; Signore della storia e, qualsiasi cosa avvenga, la conduce verso la salvezza: in Cristo ogni male ha una fine, proprio perch&eacute; la fine diventa inizio di vita nuova ed eterna.</p> 
<p>Carissimi, per illuminare la nostra epoca e trasformare il presente alla luce dello Spirito, ricordiamoci anzitutto che anche noi, come Timoteo, siamo uomini e donne <i>di Dio</i>. Questa espressione – <i>di Dio</i> – scelta da san Paolo, significa un legame, non un possesso. Chi vive con Dio &egrave; <i>libero</i>: libero da tutto ci&ograve; che oscura la vita, rendendola vuota e senza senso. Giovani di Francia, portate nel vostro cuore un immenso desiderio di libert&agrave;, parola che risuona con forza nella vostra cultura. Qual &egrave; dunque la fonte della vera libert&agrave;? Ges&ugrave; ce lo indica chiaramente quando ci dice che &egrave; la verit&agrave; che ci render&agrave; liberi (cfr <i>Gv</i> 8,32); e che la Verit&agrave; &egrave; Lui stesso (cfr <i>Gv</i> 14,6). Ecco, quindi, la fonte della vera libert&agrave;: il rapporto vivente con Ges&ugrave;.</p> 
<p>La compagnia del Signore, infatti, d&agrave; <i>saggezza</i> ai nostri progetti e bellezza ai desideri che portiamo nel cuore. Dio attraversa come luce la nostra anima, chiamandoci a un rinnovamento permanente, a una conversione che dona pieno senso all’esistenza, perch&eacute; ci fa attori di una storia che passa dalla confusione alla ricerca della verit&agrave;, dall’indifferenza all’impegno per la giustizia. San Paolo lo dice con tre verbi, che fanno appello alla nostra libert&agrave;: <i>evita</i>, <i>tendi</i>, <i>combatti</i>.</p> 
<p>L’Apostolo scrive a Timoteo: anzitutto, &laquo;evita queste cose&raquo;, cio&egrave; orgoglio, vanit&agrave;, violenza, avidit&agrave; (cfr <i>1Tm</i> 6,4.10). Sono tutti sentimenti che ci afferrano e possiedono. L’egoismo che li caratterizza nasconde una spaventosa solitudine. Per gustare la vicinanza di Dio e la fraternit&agrave; umana occorre dunque respingere quella bramosia che consuma le relazioni senza donare, che si riempie di cose senza nutrirci. Un tale stile di vita spinge ad avere tutto, ma a non essere nessuno; a ricevere una quantit&agrave; di <i>like</i>, ma restando soli con s&eacute; stessi.</p> 
<p>Quando decidiamo di non seguire questo stile, allora iniziamo a tendere &laquo;alla giustizia, alla piet&agrave;, alla fede, alla carit&agrave;, alla pazienza, alla mitezza&raquo; (v. 11). S&igrave;, chi vive con Dio tende verso il meglio: &egrave; in allenamento costante. Il suo desiderio cerca la virt&ugrave;, cio&egrave; la forza che lo rende buono e vero. Cari amici, la dinamica che caratterizza l’esistenza cristiana porta un nome preciso: si chiama <i>cammino di santit&agrave;</i>. &Egrave; il cammino che il Signore apre davanti a ciascuno di noi, accompagnandoci lungo la via. E quanti figli e figlie di questa amata terra di Francia si sono lasciati condurre su questa via! Pensiamo, ad esempio, al <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/marcel-callo.html">beato Marcel Callo</a>, un giovane francese, scout e operaio che nell’oscurit&agrave; del campo di concentramento non ha mai smesso di tendere al bene, rimanendo interiormente libero.</p> 
<p>Man mano che avanziamo in questo cammino di santit&agrave;, diventa chiaro che non basta evitare il male: bisogna scegliere il bene. Non si tratta di un principio astratto, n&eacute; di un’affermazione ovvia: scegliere il bene &egrave; l’azione propria della libert&agrave;, compiendo la quale essa stessa si avvera, si corregge e matura. Per fare la scelta buona, ricordate questo criterio: il bene d&agrave; la vita, non la toglie mai; il bene si prende cura, non prende per s&eacute;. Il bene non &egrave; un bel concetto, ma il volto raggiante dell’amore: &egrave; Dio in persona! Le virt&ugrave; che san Paolo ci indica come riflessi della sua bont&agrave; sono queste: la giustizia verso l’umanit&agrave;; la piet&agrave; e la fede verso Dio; la carit&agrave; con tutti; la pazienza verso chi ci fa soffrire; la mitezza che contraddistingue chi cerca la pace con animo puro. I principi di uguaglianza e fratellanza che ispirano la vostra societ&agrave; trovano qui il loro fondamento: pi&ugrave; che semplici prescrizioni legali, sono le scelte radicali e coraggiose di un cuore libero. Fare nostre queste qualit&agrave; non &egrave; solo un impegno etico: &egrave; la scelta di diventare uomini e donne autentici, liberi da compromessi.</p> 
<p>A questo proposito, l’Apostolo ci consegna un terzo verbo: <i>combattere</i>. Infatti, <i>evitare</i> il male e <i>tendere</i> al bene implica <i>combattere</i>. Combattere, s&igrave;, come fece San Paolo, rappresentato spesso con una spada nelle mani, segno della Parola di Dio, &laquo;spada dello Spirito&raquo; (<i>Ef</i> 6,17). Questo verbo risuona con forza qui in Francia, terra di <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/giovanna-d-arco.html">Santa Giovanna d’Arco</a>, una giovane che ha saputo combattere con audacia. Ma attenzione, il verbo come anche l’immagine ci sono ormai chiari: la lotta alla quale siamo chiamati &egrave; quella della fede, cio&egrave; l’impegno a vivere secondo il Vangelo, come discepoli di Ges&ugrave;, il Figlio di Dio che fa di noi tutti fratelli e sorelle. &Egrave; nel suo nome che abbiamo la forza dei giusti, per resistere alla tentazione. &Egrave; nel suo nome che abbiamo la perseveranza dei miti, per dedicarci al bene. Il nostro combattimento non &egrave; una lotta contro gli altri, non ricorre alle armi della violenza, del disprezzo o dell’oppressione. La nostra unica arma &egrave; quella dell’amore che si dona. Sappiamo, purtroppo, che ci sono forze contrarie al nostro legame con Dio, potenze che mirano a dividere persone e popoli, contrapponendoli tra loro. Questi mali hanno non solamente un volto violento, ma talvolta anche un’apparenza insidiosa, perch&eacute; promettono proprio quello che ci tolgono, ossia la felicit&agrave;. Quando ci sentiamo avvolti nella loro oscurit&agrave;, per&ograve;, la luce dello Spirito Santo ci illumina e ci conforta: stasera, dunque, scegliamo insieme le virt&ugrave; che dobbiamo coltivare per seguire il Signore.</p> 
<p>Non siamo soli in questo cammino di santit&agrave;, perch&eacute; lo percorriamo uniti a tutti i nostri fratelli e sorelle che ci circondano. Ne fate del resto esperienza questa sera e durante i grandi raduni come le <a href="https://www.fondazionegiovani.va/it/storia.html">Giornate Mondiali della Giovent&ugrave;</a>. Abbiamo inoltre come alleati i santi: sono amici che ci sostengono nella prova. Carissimi, quando le scelte della vita richiedono coraggio, sollecitate la loro intercessione e imitate il loro esempio: come abbiamo cantato nelle litanie, l’incoraggiamento dei santi ci assicura che non siamo mai soli nella preghiera, mai siamo soli nella Chiesa. Specialmente in questo tempo, chiediamo allora il loro aiuto per essere artigiani di pace: eterno desiderio di Dio e impegno costante dell’umanit&agrave;! Stasera ho citato alcuni di loro. Chiediamo anche a <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/teresa-di-gesu-bambino-di-lisieux.html">Santa Teresa del Bambino Ges&ugrave;</a> di insegnarci la sua “piccola via” dell’amore quotidiano, solido fondamento di ogni pace duratura.</p> 
<p>Questa pace, il Signore la realizza nell’Alleanza che stringe con noi tutti per la mediazione di Ges&ugrave;, il Cristo. Perci&ograve;, indicando il fondamento della nostra esperienza di fede, san Paolo parla non solo di quello che noi possiamo fare rispondendo a Dio, ma anche di ci&ograve; che Dio fa per noi. L’Apostolo lo riassume in un episodio: Ges&ugrave; davanti a Pilato, la verit&agrave; dell’amore davanti all’ipocrisia del potere. La &laquo;buona battaglia&raquo; coincide allora con la &laquo;bella testimonianza&raquo; (cfr <i>1Tm</i> 6,12-13). Lo dimostra l’uso di un identico aggettivo: <i>kalos</i>, che qui significa <i>ben fatto</i>. L’opera ben fatta, quella che &egrave; buona, &egrave; la redenzione che Ges&ugrave; compie per noi. Nel suo combattimento contro il peccato e la morte, la vittoria di Cristo ci libera tutti: da ogni male ci salva, a ogni bene ci invita.</p> 
<p>In questa luce, guardiamo le due reliquie portate davanti a noi: la tunica e la croce. L’una &egrave; quel che a Cristo &egrave; stato tolto; l’altra quel che a Cristo &egrave; stato donato. In tal senso, sono entrambi segni della sua passione: Ges&ugrave; &egrave; spogliato della sua tunica per rivestire noi con la veste bianca, lavata &laquo;nel sangue dell’Agnello&raquo; (<i>Ap</i> 7,14). &Egrave; cos&igrave; che la croce, da strumento di morte, diventa segno di speranza: insieme, perci&ograve;, la tunica e la croce rappresentano noi, noi Chiesa che nasce dalla vita di Dio donata al mondo. Cari giovani, per crescere in santit&agrave; e cambiare in meglio la nostra societ&agrave;, siate luminosi testimoni di questo Vangelo, cio&egrave; della buona notizia che &egrave; Cristo stesso, il nostro Salvatore: &laquo;A Lui onore e potenza per sempre. Amen&raquo; (<i>1Tm</i> 6,16).</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Francia: Celebrazione dei Vespri con i Vescovi, i Sacerdoti, i Diaconi, i Consacrati, le Consacrate e i Seminaristi (Cattedrale di Notre-Dame de Paris, 25 settembre 2026)]]></title><pubDate>Fri, 25 Sep 2026 17:15:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260925-francia-vespri.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260925-francia-vespri.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 25 Sep 2026 18:19:16 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>la preghiera della sera ci ha raccolti nel luogo che da secoli, pi&ugrave; di ogni altro, invita Parigi<b> </b>a levare lo sguardo al cielo. Sono passati sette anni da quando il mondo intero, col fiato sospeso, ha osservato la cattedrale avvolta da un incendio spaventoso. Anche allora abbiamo sollevato lo sguardo, sconcertati, riconoscendo l’umana insufficienza di fronte all’imponderabile. Quel dolore non fu dei soli cattolici, n&eacute; dei soli credenti. Ci accorgemmo, in quell’ora drammatica, che Notre-Dame &egrave; pi&ugrave; di un monumento. La corale partecipazione alla ricostruzione e ora lo splendore del risultato rivelano che qui batte il cuore di un popolo, che ci troviamo al centro vitale di una civilt&agrave;, che si abbracciano passato e futuro, che si incontrano cielo e terra.</p> 
<p>Ho desiderato incontrarvi in questo luogo-simbolo della Chiesa in Francia. &Egrave; stata per me una gioia varcarne la soglia, poco fa, come avviene ogni giorno a migliaia di fratelli e sorelle che giungono qui da tutto il mondo. Il semplice<b> </b>fatto di entrare, ci pone di fronte a una bellezza che parla al nostro cuore inquieto e lo chiama alla pace. Nel restituire questo spazio all’intera umanit&agrave;, &egrave; stato giustamente inteso quanto ogni visitatore possa lasciarsi rigenerare da ci&ograve; che vede, ascolta e prova. Le Istituzioni – pubbliche, ecclesiali e private – coinvolte nel restauro<b> </b>di Notre-Dame, col loro<b> </b>specifico contributo, hanno cos&igrave; concorso a riattivare i percorsi culturali, esistenziali e spirituali che la Cattedrale dischiude. In questo contesto, la Chiesa ha interpretato il proprio compito in termini non solo di conservazione, ma anche di creativit&agrave;, facendo vivere la tradizione con l’audacia di chi ha fede ed &egrave; rivolto alla Speranza. Di questo desidero ringraziare l’Arcivescovo, i suoi collaboratori e la comunit&agrave; diocesana di Parigi, che hanno anche immaginato un percorso pastorale di primo annuncio e di iniziazione cristiana alla portata di tutti. Ne &egrave; segno il fonte battesimale, che si incontra all’ingresso come benedizione ed invito.</p> 
<p>La ricostruzione della Cattedrale &egrave; stata l’occasione di un incontro che ha dilatato gli spazi dell’accoglienza e della partecipazione al di l&agrave; dei confini dell’appartenenza ecclesiale. Cari vescovi, presbiteri, diaconi, persone<b></b> consacrate, seminaristi di Francia: lasciatevi ispirare da quanto &egrave; avvenuto qui! Anteponete a tutto l’<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html">Evangelii gaudium</a></i>, ossia quella conversione missionaria che&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> ci ha testimoniato sin dalla sua prima Esortazione Apostolica.</p> 
<p>Dalla Lettera ai Galati abbiamo ascoltato la ragione per cui non dobbiamo temere: &laquo;Dio mand&ograve; il suo Figlio&raquo; (<i>Gal </i>4,4). Lo mand&ograve; fra noi, in questo nostro mondo! Nel testo paolino il verbo descrive un avvenimento reale, storico, non circostanze ideali. I cristiani non rifuggono la complessit&agrave;, perch&eacute; Dio stesso li ha chiamati a seguire suo Figlio in un mondo gi&agrave; abitato, gi&agrave; in movimento, gi&agrave; segnato dalle miserie e dalla bont&agrave; degli esseri umani. Il cammino della Croce rivela, certo, le oscurit&agrave; che attraversano il mondo, ma pi&ugrave; radicalmente l’amore di Dio vittorioso della morte.</p> 
<p>La pianta a croce della cattedrale, dove pietra e luce si fondono, evoca l'incontro tra la terra e il cielo. Essa raccoglie e ordina gli eventi della storia, intessuta di gioie e sofferenze umane. Le tiene insieme in una dinamica simbolica, che delle diverse espressioni fa una lingua viva, componendole in unit&agrave;.</p> 
<p>Cari amici, dall’Incarnazione – &laquo;Dio mand&ograve; il suo Figlio&raquo; – discende l’identit&agrave; della Chiesa, chiamata ad essere sempre “in uscita”. Come discepoli di Cristo, voi sapete bene che la comunit&agrave; cristiana non si costituisce come enclave in cui ritrarsi per difendersi dal proprio tempo. Si offre, al contrario, come le antiche cattedrali, quale spazio di accoglienza, di rispetto, di rivelazione e di senso per tutti. Qui sta la forza di una Chiesa viva: accogliere la periferia che si trova gi&agrave; nel suo cuore, il lontano che in realt&agrave; &egrave; gi&agrave; vicino, l’estraneo nel quale Cristo gi&agrave; sta bussando alla porta.</p> 
<p>Se Notre-Dame &egrave; il segno di tale incontro nel centro di Parigi, a maggior ragione le altre citt&agrave; e regioni di Francia, anche le pi&ugrave; periferiche e rurali, saranno trasfigurate da una presenza missionaria semplice e benevola, che aiuti anche la composizione delle differenze culturali e la guarigione delle ferite presenti nelle nostre societ&agrave;. Dalle coste del nord fino al Mediterraneo, dalle aree interne ai dipartimenti d’oltremare, siate una Chiesa viva, multiforme e vicina. La povert&agrave; di mezzi non impedisce la missione, poich&eacute; &egrave; la grazia di Dio a facilitare la libert&agrave; interiore e la sobriet&agrave; della vita, cos&igrave; da riflettere uno stile evangelico. In tutto ci&ograve;, valorizzate con fiducia la presenza missionaria dei fedeli laici, che sono l’avamposto vivente della Chiesa nei crocevia del mondo quotidiano.</p> 
<p>D’altro canto, fratelli e sorelle, non dobbiamo dimenticare che la finalit&agrave; per cui questo Tempio, come ogni altra chiesa, &egrave; stato innalzato &egrave; la preghiera e la lode di Dio. Esso &egrave; il luogo dove la Comunit&agrave; cristiana celebra la forma pi&ugrave; alta di preghiera e di lode, rinnovando nell’Eucaristia il Sacrificio redentore di Cristo. La Cattedrale non &egrave; un involucro di pietra da ammirare: vive nel mistero sacro che vi si celebra. Svuotata dell’azione liturgica, perderebbe la sua anima. Qui, in Notre-Dame, questa verit&agrave; &egrave; posta in evidenza dalla collocazione dell’altare al centro dello spazio: la comunit&agrave; che loda il Signore sta, cos&igrave;, al cuore dell’edificio, e i visitatori, anche durante le celebrazioni, le camminano intorno e osservano. La Chiesa vi appare per ci&ograve; che &egrave;: un organismo vivo, una comunit&agrave; credente che raccoglie nella lode quanto la cultura e la Tradizione le consegnano, un corpo che, proprio celebrando, narra a chiunque la ragione per cui esiste.</p> 
<p>Oggi pi&ugrave; che mai facciamo i conti con un tempo che appare senza pienezza, senza profondit&agrave;, senza promesse. La nobile semplicit&agrave; del canto, della parola, del gesto liturgico possono rappresentare per molti uno squarcio, un’oasi di pace in una societ&agrave; iperconnessa e rumorosa, dove si pu&ograve; sperimentare la presenza dell’Autore del pi&ugrave; grande amore: &laquo;Quando venne la pienezza del tempo. Dio mand&ograve; il suo Figlio&raquo; (<i>Gal</i> 4,4). La celebrazione dell’anno liturgico, della domenica e delle feste ci rendono anche contemporanei di Cristo, attenti ai diversi momenti della sua vita tutta donata al Padre per il mondo. Cos&igrave;, diventiamo anche pi&ugrave; sensibili e aperti ai segni dei tempi. L’ascolto comunitario delle Scritture e la preghiera ci abilitano, in effetti, a vedere le vicende storiche sotto la luce di Dio, rendendoci pi&ugrave; consapevoli delle nostre responsabilit&agrave;, a smascherare i rapporti di potere ingiusti e a custodire i germogli di giustizia e di pace. E’ la speranza, allora, a muoverci e non la rassegnazione. Ed &egrave; da l&igrave; che sorgono legami di maggiore fraternit&agrave;, reti di solidariet&agrave;, frutto della comunione all’unico Sacrificio di Cristo.</p> 
<p>A voi che celebrate quotidianamente l’Eucaristia, chiedo di avere cura che le celebrazioni liturgiche siano sempre vissute con dignit&agrave; e decoro, anche laddove si radunano comunit&agrave; pi&ugrave; piccole. Siate eredi consapevoli dei Padri e dei Santi della Chiesa che lungo tutti i secoli ci hanno trasmesso il significato profondo e la bellezza della liturgia, testimoniando sempre una grande umilt&agrave; davanti al Mistero celebrato. Il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>, la cui ricchezza deve molto alla Francia, ha raccolto e approfondito in maniera eminente tale eredit&agrave;, riconoscendone la centralit&agrave; nella vita ecclesiale (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html">Sacrosanctum Concilium</a></i>, 10). Vi esorto, pertanto, tutti, vescovi, presbiteri, diaconi, persone consacrate, a coltivare un autentico amore per la liturgia e ad essere testimoni e servitori della vocazione profetica, sacerdotale e regale dell’intero popolo di Dio.</p> 
<p>La liturgia rimane in questo uno specchio della vita. La gioia eucaristica si afferma e si diffonde dove l’armonia &egrave; ritrovata, dove la dignit&agrave; rinasce, dove l’autorit&agrave; si fa servizio, dove la libert&agrave; si rimette<b> </b>in cammino. &Egrave; il dono pi&ugrave; grande che possiamo condividere. Mettete dunque al di sopra delle vostre<b> </b>personali sensibilit&agrave; la comunione col successore di Pietro e con la Chiesa, per coltivare l’unit&agrave; del popolo di Dio. Insieme, saremo la profezia che un mondo riconciliato &egrave; possibile.</p> 
<p>Cari vescovi, presbiteri, seminaristi e consacrati, che siete stati chiamati a seguire Cristo; vi ringrazio per la vostra risposta e fedelt&agrave; al Signore. Non trascurate mai quell’amicizia voluta dal Signore che va coltivata nella preghiera personale, fondamento essenziale di ogni vocazione. Come diceva Madeleine Delbr&ecirc;l&nbsp;: &laquo;Senza la preghiera, non ameremmo il Dio dell’amore. Potremmo essere suoi servi, suoi combattenti, o addirittura suoi discepoli; ma non saremmo n&eacute; i figli amorevoli del nostro Padre, n&eacute; gli amici […] di Ges&ugrave; Cristo&raquo; (Notre vie, tome XV des Œuvres compl&egrave;tes, Nouvelle cit&eacute;, 2017, p. 41). Custodite perci&ograve; la vostra vita interiore con il Signore alla scuola dei tanti santi che vi hanno preceduti, attingendo sempre alla fonte dell’amore infinito di Dio nell’orazione silenziosa. La vostra missione parte innanzitutto da questo rapporto intimo con il Signore, che vi aspetta l&igrave;.</p> 
<p>Nel cuore della citt&agrave;, la Cattedrale aperta &egrave; il segno di una comunit&agrave; che d&agrave; lode al Signore e che vive l’ospitalit&agrave; non come gesto occasionale, ma come la forma stessa della propria esistenza, in modo che tutti possano sentirsi a casa, senza pi&ugrave; essere oppressi n&eacute; emarginati in un mondo che cambia. &laquo;Dio mand&ograve; il suo Figlio, nato da donna, […] perch&eacute; ricevessimo l’adozione a figli&raquo; (<i>Gal</i> 4, 4-5). E &laquo;se figlio, sei anche erede&raquo; (<i>Gal </i>4,7). Eredi per grazia, fratelli e sorelle qui convocati, tocca ora a ciascuno di voi, a questa assemblea orante e viva, farsi carne e voce di questa promessa. Voi, pastori e consacrati di Francia, siete chiamati a essere i primi custodi di questa casa aperta, pietre vive di una Chiesa che spera e non teme il futuro. Questa cattedrale &egrave; rinata perch&eacute; voi possiate rinascere con essa in uno slancio di santit&agrave; e di missione quotidiana. Siate, in mezzo al vostro popolo, l’espressione limpida della divina maternit&agrave; della Chiesa che, testimoniando l’amore di Dio, ricompone e guarisce la famiglia umana.</p> 
<p>Alziamo lo sguardo verso la statua trecentesca della Vergine col Bambino, che l’incendio non ha potuto toccare e che oggi brilla nuovamente davanti a noi. Maria, che ha custodito il Verbo nel suo grembo, custodisca la vostra fedelt&agrave; e sia la stella che guida la missione della Chiesa in Francia. Santa Maria, Nostra Signora di Parigi e Madre della Chiesa, prega per il popolo francese, sostieni i suoi pastori e cammina sempre al nostro fianco.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Francia: Visita all’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO) presso la sede dell’UNESCO (Parigi, 25 settembre 2026)]]></title><pubDate>Fri, 25 Sep 2026 15:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260925-francia-sede-unesco.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260925-francia-sede-unesco.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 25 Sep 2026 17:32:06 +0200 --> <p><i>Signor Direttore Generale,<br /> Signor Presidente della Conferenza Generale,<br /> Signor Presidente del Consiglio Esecutivo,<br /> Eccellenze,<br /> Signore e Signori,</i></p> 
<p>sono lieto di trovarmi oggi in questa assemblea delle Nazioni, dove linguaggi e culture si incontrano per cooperare a un progetto che coinvolge l’intera famiglia umana: &laquo;contribuire al mantenimento della pace e della sicurezza rafforzando, con l’educazione, le scienze e la cultura, la collaborazione tra le nazioni, allo scopo di garantire il rispetto universale della giustizia, della legge, dei diritti dell’uomo e delle libert&agrave; fondamentali&raquo; (<i>Costituzione della Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, le Scienze e la Cultura</i>, art. 1, comma 1). Costruire insieme un mondo giusto &egrave;, infatti, il fondamento stesso della cooperazione internazionale. Le nostre esperienze, abilit&agrave; e competenze sono volte a edificare uno spazio accogliente verso tutti e fecondo per ciascuno, affinch&eacute; ogni popolo possa crescere nella pace.</p> 
<p>Come testimone di pace rivolgo il mio cordiale saluto a voi, Rappresentanti degli Stati membri e osservatori, delle Organizzazioni internazionali, del mondo accademico e della societ&agrave; civile. Ringrazio il signor Khaled El-Enany, Direttore generale di questa Organizzazione, per il suo caloroso invito [e per le parole che ci ha rivolto]. In qualit&agrave; di Pastore, vi porto la parola della Chiesa, che sempre di nuovo si fa &laquo;messaggio&raquo; e &laquo;colloquio&raquo; verso tutte le genti, donne e uomini di buona volont&agrave; (cfr S. Paolo VI, Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/encyclicals/documents/hf_p-vi_enc_06081964_ecclesiam.html">Ecclesiam suam</a></i>, 67).</p> 
<p>Il progetto di costruire insieme un mondo giusto coincide con una missione che abbiamo imparato a condividere lungo la storia. A riguardo, l’UNESCO rappresenta sia un traguardo sia uno strumento per continuare oggi, con maggiore impegno, questo compito, secondo i nostri molteplici ambiti di attivit&agrave;. Nel 2027 ricorrer&agrave; il 75&deg; anniversario della presenza della Santa Sede presso l’UNESCO: una presenza che scaturisce dalla convinzione che il futuro dipenda innanzitutto dal rispetto e dalla promozione della dignit&agrave; inalienabile di ogni essere umano creato a immagine di Dio. Per questo consideriamo questa Organizzazione un interlocutore privilegiato al servizio del bene comune, che &egrave; la &laquo;forma sociale della dignit&agrave;&raquo; che tutti condividiamo in modo originario e uguale (cfr Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>, 59). Dal 1952, la Missione permanente di osservazione della Santa Sede valuta e accompagna, in questa prospettiva, le iniziative dell’UNESCO, apportando il proprio contributo al dialogo tra le nazioni, al fine di sostenere un autentico sviluppo umano, che &egrave; tale solo quando &egrave; orientato &laquo;alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo&raquo; (S. Paolo VI, Lett. enc.&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/encyclicals/documents/hf_p-vi_enc_26031967_populorum.html">Populorum progressio</a></i>, 14).</p> 
<p>Parlando a quest’assise, il mio venerato predecessore&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">San Giovanni Paolo II</a> ricordava che &laquo;<i>genus humanum arte et ratione vivit</i>&raquo;. Poich&eacute;, dunque, &laquo;l’uomo vive di una vita veramente umana grazie alla cultura&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1980/june/documents/hf_jp-ii_spe_19800602_unesco.html">Discorso all’UNESCO</a></i>, 2 giugno 1980, 6; cfr S. Tommaso d’Aquino, <i>In Aristotelis Posteriora Analytica</i>, 1), questa parola “cultura” indica il modo d’essere, tramite il quale l’uomo d&agrave; senso a tutto ci&ograve; che fa. Dopo quarantasei anni, mentre rinnovo tra voi l’impegno di collaborazione della Santa Sede, invito a concepire l’UNESCO non solo come un illustre organismo internazionale, ma come luogo nel quale l’umanit&agrave; riflette su di s&eacute;, sulla propria storia e sul proprio futuro. Promuovere l’educazione, le scienze e la cultura &egrave; difatti impossibile senza promuovere la vita dell’uomo e della donna, che ne sono protagonisti.</p> 
<p>Nel campo dell’educazione, la Chiesa cattolica vanta un’esperienza molto antica: da secoli le sue comunit&agrave; aprono scuole e universit&agrave;, insegnano a leggere e a scrivere e sono presenti anche nei luoghi pi&ugrave; poveri e remoti. Con il <i>Patto educativo globale</i>, il mio predecessore&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Francesco</a> ha voluto inserire questa esperienza in un’alleanza educativa pi&ugrave; ampia, aperta al contributo di tutti. Ma ci&ograve; che desidero trasmettervi non sono innanzitutto le opere: &egrave; la convinzione da cui esse scaturiscono. Nessuna educazione &egrave; completa se non affronta la questione del senso. Nello stesso discorso,&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">san Giovanni Paolo II</a> lo ricordava: educare significa aiutare l’uomo a &laquo;essere&raquo; di pi&ugrave; e non solo ad &laquo;avere&raquo; di pi&ugrave;, riconoscendo anche in lui quella trascendenza della persona che appartiene alla pienezza della sua umanit&agrave; (cfr <i>ibid.</i>, 10-11).</p> 
<p>Nella nostra assemblea merita allora di venir esplorata una domanda fondamentale, che ci interpella con urgenza: <i>che cosa significa essere umani?</i> Ogni cultura si trova coinvolta da tale interrogativo, che tocca il punto di sintesi per ogni sapere, arte e religione. Anche nel XXI secolo, dopotutto, non possiamo dare per scontato di conoscere chi sia l’uomo e che cosa comporti vivere umanamente. Ogni generazione, infatti, &egrave; chiamata a misurarsi con questa sfida culturale, specie davanti a tragedie che, purtroppo, avvengono tutt’oggi.</p> 
<p>Anzitutto, l’uomo &egrave; <i>colui che viene concepito e nasce</i>: essere umani significa dunque, in primo luogo, essere figli. Nessuno di noi ha scelto di esserlo. Nessuno ha deciso da chi, o quando, o dove nascere. Questa evidenza illumina un fatto non solo biologico, ma etico: come figli, siamo tutti fratelli e sorelle. La nostra umanit&agrave; &egrave; da subito un dono e una prova, una promessa e una responsabilit&agrave;. Per tutti gli esseri umani, la generazione comporta un legame originario, una comunione di vita che ha nella famiglia la sua sorgente e il primo contesto educativo.</p> 
<p>In secondo luogo, tutti nasciamo nudi e bisognosi. Siamo poveri per nascita: indigenti di pane e di parola, di cura e di affetto, cio&egrave; di tutto quel che nutre il corpo e lo spirito. Lo sappiamo bene, eppure diventando adulti rischiamo di dimenticarcene. E delle maggiori conseguenze di questa amnesia soffrono proprio i bisognosi, ogni volta che la loro umanit&agrave; viene tradita o scartata, sfruttata o ingannata. L’oblio della nostra nascita oscura l’idea di vita umana, perch&eacute; la distacca dalla storia comune a tutti noi. Allora la vita non viene pi&ugrave; concepita come dono, ma come merce. Non &egrave; pi&ugrave; vista come un richiamo alla cura e alla responsabilit&agrave;, ma un prodotto da sfruttare. Proprio questa drammatica alternativa ci ricorda che essere umani significa essere liberi per natura. Poich&eacute; ognuno di noi &egrave; figlio, questa nostra libert&agrave; inizia rispondendo a quella di chi ci rivolge per primo la parola, con gesti di affetto o di rifiuto, di amorevole accoglienza o di abbandono e crudelt&agrave;.</p> 
<p>In terzo luogo, dunque, fare memoria della nostra comune umanit&agrave; significa riconoscere che essa &egrave; magnifica, cio&egrave; piena di potenzialit&agrave;, seppur segnata da molti mali e ingiustizie. Chi si dedica all’educazione, alla scienza e alla cultura viene a maggior ragione chiamato a prendersi cura di ogni persona, cos&igrave; che possa risplendere la bellezza della nostra libert&agrave;. Questa bellezza ha un nome: giustizia. S&igrave;, la libert&agrave; &egrave; bella quando &egrave; orientata verso il bene e la verit&agrave;; &egrave; deturpata quando scivola nell’arbitrio, nella violenza e nella sete di potere. Essere uomini implica quindi una responsabilit&agrave; davanti all’appello della storia: l’uomo &egrave; colui che cresce, impara, lavora con la mente e con le mani. Mediante il suo impegno pu&ograve; coltivare o sfigurare la terra, produrre arte o distruggere. In questo particolare momento, dobbiamo riconoscere che la pi&ugrave; terribile delle “opere umane” &egrave; la guerra; poich&eacute; in essa la scienza stessa &egrave; posta a servizio di una volont&agrave; disumana di distruggere e uccidere.</p> 
<p>A tal proposito, il <i>Preambolo</i> della Costituzione dell’UNESCO si apre con parole che conservano una sorprendente attualit&agrave; – come abbiamo visto nel “Muro della Pace” –: &laquo;Poich&eacute; le guerre nascono nello spirito degli uomini, &egrave; nello spirito degli uomini che devono essere poste le difese della pace&raquo; (<i>Costituzione dell’UNESCO</i>, Preambolo, 1945). Queste parole furono scritte all’indomani della Seconda Guerra Mondiale: la tragedia pi&ugrave; devastante del secolo passato. L’umanit&agrave; aveva capito che il progresso scientifico, quando &egrave; separato dalla saggezza, pu&ograve; trasformarsi in arma devastante; che la cultura, quando si piega all’ideologia, pu&ograve; diventare menzogna e propaganda; che l’educazione, quando rinuncia alla verit&agrave;, degrada a strumento per manipolare le coscienze. Gli Stati fondatori dell’UNESCO compresero che i trattati sono necessari, ma non sufficienti in s&eacute;. Essi richiedono una cultura e un impegno condiviso per la pace che li sostengano. La pace non pu&ograve; essere costruita soltanto con i trattati, n&eacute; attraverso compromessi tra forze opposte. La pace &egrave; vera quando scaturisce dalla virt&ugrave; della giustizia pi&ugrave; che da un mero contratto, da una volont&agrave; retta piuttosto che da un instabile equilibrio di interessi. Infatti, solo una volont&agrave; retta pu&ograve; riconoscere nell’altro un fratello o una sorella, una persona come s&eacute; stessi.</p> 
<p>Ottant’anni dopo, le parole della vostra Carta costitutiva non hanno perso nulla della loro forza. Eppure vediamo anche quanto profondamente questo principio comune sia minacciato da forme di barbarie che fomentano rivalit&agrave; e conflitti. Tra le sfide poste oggi al mondo scientifico ed educativo, segnalo in particolare quelle aperte nel vasto campo della tecnologia. I nostri sforzi in quest’ambito devono far s&igrave; che le nuove tecnologie rimangano al servizio della persona umana, anzich&eacute; diventare un ulteriore strumento di dominio e di ingiustizia.</p> 
<p>Nel corso dei secoli, molte attivit&agrave; un tempo svolte dagli esseri umani sono state affidate alle macchine, le cui capacit&agrave; e applicazioni hanno continuato ad ampliarsi. Pi&ugrave; recentemente, ad alcuni sistemi artificiali &egrave; stato persino attribuito il nome della nostra facolt&agrave; umana di pensiero: intelligenza. Allo stesso tempo, per&ograve;, le nostre idee e relazioni rischiano di venire impoverite da un processo di disumanizzazione. Il paradosso &egrave; diventato sempre pi&ugrave; evidente: mentre l’”intelligenza” viene attribuita ai sistemi computazionali, fatichiamo a riconoscere la dignit&agrave; inalienabile delle persone umane, le cui vite vengono valutate con il criterio dell’efficienza e, quando ritenute non pi&ugrave; produttive, respinte e scartate.</p> 
<p>Questa dolorosa realt&agrave; ci invita a riflettere sia sulla fragilit&agrave; della nostra natura umana che sull’immensa dignit&agrave; di ogni persona umana, una dignit&agrave; che rimane intatta anche nelle circostanze pi&ugrave; vulnerabili, fino alla morte stessa. S&igrave;, l’essere umano &egrave; certamente colui che nasce, ma &egrave; pure <i>colui che muore</i>. La nostra dignit&agrave; non &egrave; distrutta dalla malattia o dal dolore, n&eacute; dipende dalle prestazioni di cui una persona &egrave; capace. Al contrario, richiede cura amorevole in ogni fase della vita.</p> 
<p>Per la fede cristiana, il mistero della persona umana trova la sua piena luce in Cristo, il quale, &laquo;proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l'uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione&raquo; (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et Spes</a></i>, 22). Nella sua luce, ogni persona ci appare come una creatura voluta e amata da Dio. Questa luce ci aiuta anche a cogliere pi&ugrave; profondamente il significato della nostra comune esperienza umana.</p> 
<p>Signori e Signore, in nome della nostra storia comune, come uomini e donne di scienza, voi siete costantemente chiamati a cooperare, affinch&eacute; dalla diversit&agrave; di prospettive possa maturare una convergenza di sguardi, e dalla convergenza di sguardi un’armonia di azione. Questa armonia si esprime nell’opera dell’UNESCO quando essa d&agrave; voce sinfonica ai pi&ugrave; alti intenti di bene e di cura per l’umanit&agrave;. Dove c’&egrave; armonia, c’&egrave; accordo tra voci diverse e quindi concordia tra le Nazioni che rappresentate.</p> 
<p>A questo proposito, vorrei attingere due immagini dalla Bibbia, il grande codice culturale dell’umanit&agrave;: la torre di Babele e la piazza di Pentecoste. Le propongo a voi in quanto modi per rappresentare l’unit&agrave; della famiglia umana che, anche oggi, &egrave; continuamente chiamata a discernere la direzione, il senso della storia che attraversa. Questi racconti biblici narrano, infatti, due forme sociali che ci portano a riflettere sulle circostanze del nostro presente.</p> 
<p>La Torre di Babele rappresenta un’unit&agrave; imposta attraverso il dominio (cfr <i>Gen</i> 11,4). Al contempo, quest’edificio svela che pi&ugrave; il potere opprime, pi&ugrave; si indebolisce, mostrando il suo volto disumano. Lo si vede nelle sofferenze e nelle ingiustizie che il dispotismo causa, nonch&eacute; nello sfruttamento che ferisce la societ&agrave; e l’ambiente. Come insegna la storia, molti imperi hanno celebrato la loro prepotenza, prima di consumarsi e crollare come una torre. Il risultato di questa superbia, esaltata e distrutta, &egrave; la dispersione. La presunzione di rendersi simili a Dio e di sottomettere le genti a un unico giogo ha per esito la confusione delle lingue e l’incomprensione generale. Anzich&eacute; toccare il cielo, come pretendeva, la torre di Babele collassa, con un doppio effetto negativo. Come l’unit&agrave; che imponeva era forzata, cos&igrave; la diversit&agrave; che segue il suo crollo &egrave; conflittuale. Oggi, la tentazione di Babele si ripresenta in una globalizzazione perseguita senza fraternit&agrave;, nell’avido colonialismo finanziario, nelle imposizioni ideologiche, in tutti quei &laquo;contatti senza legami&raquo; che riducono la vita umana al commercio (cfr Commissione Teologica Internazionale, <i><a href="https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/cti_documents/rc_cti_doc_20260304_quo-vadis-humanits_it.html">Quo vadis, humanitas?</a></i>&nbsp;42). La stessa scienza, quando viene ridotta a una tecnica di potere, non serve pi&ugrave; a elevare la persona umana, ma rischia invece di degradare i frutti dell’impegno.</p> 
<p>In particolare, oggi disponiamo di strumenti capaci di collegare istantaneamente persone e continenti, eppure assistiamo a nuove forme di isolamento, di miseria materiale e spirituale, di abbandono. &nbsp;La comunicazione s’&egrave; fatta molto pi&ugrave; rapida, ma non necessariamente pi&ugrave; veritiera; l’informazione &egrave; abbondante, ma non coincide con la sapienza. Senza una deontologia condivisa, i pi&ugrave; vari canali di comunicazione rischiano di moltiplicare informazioni false, o di usare parole senza significato, ostacolando il dialogo anzich&eacute; favorirlo.</p> 
<p>L’intelligenza artificiale accentua questo problema: sebbene questi sistemi siano in grado di correlare dati, non possono rispondere alle domande sul senso dell’esistenza umana, che affonda le sue radici nell’esperienza vissuta. Eppure gli esseri umani non possono vivere senza senso. Il senso &egrave; l’ossigeno della mente. Perci&ograve; le sfide comunicative, che sono sempre sfide educative, impongono la questione della verit&agrave; come tema di giustizia sociale e di equit&agrave; storica. Ecco perch&eacute; l’educazione in questo ambito &egrave; essenziale, e accolgo con favore l’iniziativa dell’UNESCO attraverso il suo programma di “Alfabetizzazione ai media e all’informazione” (MIL), che promuove l’uso responsabile dei media e degli strumenti digitali.</p> 
<p>Infatti, senza la verit&agrave;, il linguaggio finisce per sottostare alla logica della violenza e alla volont&agrave; arbitraria dei potenti. Gli altri vengono cos&igrave; esclusi nel nome del profitto, e gli innocenti vengono uccisi nel nome della libert&agrave;. Anzich&eacute; rispettare la legge, chi detiene il potere la invoca quando serve ai propri interessi e la ignora quando li limita, trattando persino la giustizia come una merce da comprare e vendere. Se riconosciamo che la corruzione della legge parte dalla corruzione del cuore, possiamo apprezzare il fatto che qualsiasi scienza rischia di perdere senso se condotta senza etica, cessando cos&igrave; di servire e rispecchiare la dignit&agrave; umana.</p> 
<p>A questo proposito, esorto la comunit&agrave; internazionale nel suo insieme a dedicare particolare attenzione alla tutela dei bambini e dei giovani. Nell’era digitale, la loro vulnerabilit&agrave; non deve mai diventare occasione di sfruttamento. Possano queste tecnologie sostenere la loro crescita, la loro formazione e le loro relazioni, salvaguardando la loro libert&agrave; di pensare e di discernere, e rimanendo sempre al servizio della dignit&agrave; della persona umana.</p> 
<p>La corruzione della cultura di cui stiamo parlando viene riscattata sulla piazza di Pentecoste. L&igrave;, un messaggio di pace viene accolto come buona novella da tutti i popoli. Tale annuncio proclama la resurrezione di Ges&ugrave;, cio&egrave; la vittoria della vita sulla morte, la salvezza che d&agrave; speranza al mondo. Il giorno di Pentecoste, la piazza diventa il luogo in cui si celebra la pace che risana ogni offesa alla persona umana. Ciascuno sente questo messaggio “nella propria lingua” e la comunione non impedisce affatto la diversit&agrave; (cfr <i>At</i> 2,8). Al contrario, permette alla diversit&agrave; di fiorire nell’armonia delle voci e dei volti. Nell’annuncio della pace, la variet&agrave; delle culture diventa veicolo di una verit&agrave; universale. L’insegnamento biblico ci indica cos&igrave; la via per raggiungere ci&ograve; che tutti noi cerchiamo: &laquo;quell’unit&agrave; che non annulla le differenze, ma valorizza la storia personale di ciascuno e la cultura sociale e religiosa di ogni popolo&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2025/documents/20250518-inizio-pontificato.html">Omelia nella Celebrazione Eucaristica per l’Inizio del Ministero Petrino</a></i>, 18 maggio 2025). Non la prepotenza di Babele, ma la pace di Pentecoste rende possibile una tale comunione tra tutti i popoli. Ogni cultura avvera dunque la propria pi&ugrave; alta sapienza quando cerca la pace e il bene di tutti, testimoniando il senso autentico della nostra umanit&agrave;.</p> 
<p>Chi opera nel campo dell’educazione sa che solo la verit&agrave; ci fa liberi. Chi insegna e chi fa ricerca sa che l’errore ci rende schiavi dell’ignoranza e della superstizione. Ogni volta che avvertiamo ostacoli alla nostra missione, ricordiamoci che c’&egrave; una sola terra per tutti, e una sola, comune natura umana. L’essere umano non pu&ograve; essere compreso separando ci&ograve; che appartiene a un insieme: corpo e anima, vita personale e relazioni, il nostro rapporto con gli altri e con l’ambiente. Tutto fa parte dell’unit&agrave; della nostra esistenza. Perci&ograve; coltivare la terra implica coltivare l’umanit&agrave; che la abita. L’educazione e la scienza sono chiamate a questo compito. Infatti, come insegna l’etimologia del termine, ogni cultura &egrave; coltivazione. Rinnovo quindi l’appello dei miei Predecessori a prenderci cura della persona umana e del creato insieme:&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it.html">Papa Benedetto XVI</a> ha parlato della necessit&agrave; di un’ecologia della persona umana, mentre&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> ha sviluppato la prospettiva dell’ecologia integrale (cfr Benedetto XVI, <i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2011/september/documents/hf_ben-xvi_spe_20110922_reichstag-berlin.html">Discorso al Parlamento federale</a></i>, 22 settembre 2011; <i>Francesco</i>, Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html#137.">Laudato si’</a></i>, 137–162).</p> 
<p>La pietra di paragone, che permette di valutare questo nostro impegno, &egrave; la cura che abbiamo per i pi&ugrave; piccoli e per i poveri: bambini nel grembo materno e nei vari teatri di guerra, persone con disabilit&agrave; fisiche e intellettuali, anziani, migranti e rifugiati, e tutti coloro che la superbia esclude come non produttivi. Sono loro il banco di prova delle nostre affermazioni sul rispetto della dignit&agrave; umana, la cui tutela e promozione si estendono anche al creato. All’opposto sta una volont&agrave; di sfruttamento e di rapina, che mira a spremere quanto pi&ugrave; possibile da ogni essere vivente, consumando senza custodire e distruggendo senza coltivare. Dunque, l’attuale crisi ecologica &egrave; una crisi antropologica; inoltre, la Chiesa &egrave; convinta che ogni cultura rechi in s&eacute; una saggezza, che matura in un ecosistema dei popoli. S&igrave;, <i>habitat</i> della persona umana &egrave; infatti la societ&agrave;: non un ambiente meramente fisico, come il deserto o l’oceano per gli animali, ma un ambiente morale e relazionale. Nella pace sociale, i popoli prosperano secondo giustizia.</p> 
<p>Di conseguenza, l’UNESCO trova qui la sintesi dei suoi alti compiti educativi e scientifici: nel lavoro paziente di costruzione della pace. Rispetto alle molte e complesse urgenze del nostro tempo, il mondo guarda alle istituzioni internazionali con sentimenti contrastanti. Da una parte, esse sono chiamate a rispondere a sfide che nessuno Stato pu&ograve; affrontare da solo. Dall’altra, le medesime istituzioni sperimentano una crisi di efficienza, specie quando il dialogo viene giudicato un freno all’azione anzich&eacute; una risorsa per la pace, come una forma d’ipocrisia anzich&eacute; un’opportunit&agrave; per cercare insieme il bene. Davanti a queste derive, occorre promuovere una virt&ugrave; che appare oggi tanto rara quanto desiderata: la fiducia; fiducia che le differenze non costituiscano necessariamente una minaccia; fiducia che il confronto sincero possa generare un bene maggiore di quello che ognuno potrebbe costruire da s&eacute;. La Santa Sede desidera infondere questa fiducia nell’UNESCO, come nelle altre Organizzazioni internazionali, consapevole che ogni popolo possiede una ricchezza da condividere lungo la ricerca di quell’autentico progresso, che unicamente la pace pu&ograve; garantire. Non si tratta di predicare un ottimismo ingenuo, che ignori le difficolt&agrave;, bens&igrave; di perseverare nella speranza che il bene &egrave; sempre possibile. Ogni figlio che nasce porta con s&eacute; una speranza. Ogni uomo e donna che dedica la propria vita alla ricerca della verit&agrave; compie un atto di speranza. L’UNESCO testimoni dunque questa speranza favorendo l’intesa tra le Nazioni, mediante il dialogo tra le rispettive culture. Crediamo, infatti, che l’educazione sia lo strumento per superare reciproche paure e che la scienza possa servire la vita di ogni essere umano, seminando nel presente il buon raccolto del futuro. Questa fiducia alimenta la nostra speranza nella carit&agrave;, cio&egrave; nel servizio per il bene del prossimo: dedicandoci tutti con coerenza alla nostra magnifica umanit&agrave; potr&agrave; finalmente fiorire la pace.</p> 
<p>Nel collaborare a quest’opera, le tradizioni religiose svolgono un ruolo culturalmente necessario e insostituibile, e le religioni esprimono le nostre domande sull’origine della vita e sulla sua fine, elaborando il senso primo e ultimo dell’esistenza, che si riflette nelle scelte quotidiane. Infatti, quando gli uomini e le donne di buona volont&agrave; orientano le loro azioni verso Dio, il pluralismo delle culture non si disperde nel disordine di Babele. L’umanit&agrave; si ritrova invece in una ricerca comune di senso, orientata verso un destino che non &egrave; la morte. Noi non siamo in cammino verso il nulla. Ecco perch&eacute; l’anima umana, nel suo rapporto con Dio, avverte ancora pi&ugrave; intensamente la chiamata a coltivare la pace attraverso un’alleanza tra popoli che si riconoscono come figli dello stesso Padre e come fratelli e sorelle tra di loro.</p> 
<p>Auspico perci&ograve; che il nostro incontro rafforzi l’impegno di ciascuno a lavorare instancabilmente, affinch&eacute; la consapevolezza di appartenere a un’unica umanit&agrave; si faccia pi&ugrave; viva, operosa e retta. Desidero a riguardo esprimere un sincero ringraziamento a tutto il personale dell’UNESCO, che svolge con competenza e dedizione questa missione cos&igrave; alta: edificare la pace coltivando ogni scienza e arte dell’umanit&agrave;.</p> 
<p>Affido queste parole a tutti voi, ai Popoli che rappresentate e, in modo particolare, ai giovani. Sono proprio le nuove generazioni, infatti, a osservare con pi&ugrave; attenzione il nostro operato. Mentre sosteniamo i loro desideri di giustizia, con gratitudine e stima invoco su tutti voi e sulle vostre Nazioni l’abbondanza delle benedizioni di Dio, Creatore onnipotente e misericordioso. Grazie.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Francia: Incontro con le Autorità, con la Società Civile e con il Corpo Diplomatico nel Palazzo dell’Eliseo (Parigi, 25 settembre 2026)]]></title><pubDate>Fri, 25 Sep 2026 11:45:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260925-francia-autorita.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260925-francia-autorita.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 25 Sep 2026 13:15:31 +0200 --> <p><i>Signor Presidente,<br /> Distinte Autorit&agrave; e membri del Corpo Diplomatico,<br /> Signore e Signori,</i></p> 
<p>&egrave; per me una grande gioia trovarmi oggi tra voi. Le sono particolarmente grato, Signor Presidente, per il Suo cordiale invito a visitare la Francia, e La ringrazio per le parole di benvenuto che mi ha rivolto. Attraverso di Lei, saluto anche tutti coloro che abitano questo Paese dal vasto patrimonio culturale e religioso. Insieme formano un popolo in cui la diversit&agrave; delle origini contribuisce a vivificare e arricchire la convivenza e la vita democratica. Desidero inoltre assicurarvi, Signor Presidente, Signore e Signori, che la Francia &egrave; molto spesso al centro delle preghiere del Papa, che non dimentica le sue origini familiari normanne e bearnesi.</p> 
<p>Il mio viaggio in Francia inizia dalla capitale del vostro Paese, Parigi, spesso definita la <i>Ville lumi&egrave;re</i>. Da secoli la Francia risplende come un faro culturale, artistico e spirituale, non solo in Europa, ma anche nel mondo. Forte delle sue Scuole cattedrali, delle sue Universit&agrave; e delle sue Accademie, luoghi essenziali di ricerca della verit&agrave;, la Francia ha contribuito a forgiare l’intelligenza dei popoli, ben oltre i propri confini. L’illuminazione di menti francesi d’eccezione, che erano al tempo stesso grandi cattolici, sottolinea quanto le scienze, le arti, la letteratura e la filosofia possano contribuire al bene dell’umanit&agrave;, quando sono orientate alla ricerca del bello, del bene e del vero, affinch&eacute; <i>il mondo abbia la vita</i>.</p> 
<p>Il <i>savoir-faire</i> francese &egrave; sinonimo di eccellenza in numerosi ambiti. Si &egrave; distinto in modo particolare nel grande cantiere di restauro della cattedrale di Notre-Dame di Parigi, al quale hanno partecipato fin dall’inizio numerose istituzioni, sia private sia pubbliche, e al quale Lei, Signor Presidente, ha riservato un’attenzione particolare, cosa per cui La ringrazio. Rendo omaggio con gratitudine a tutti gli artigiani e alle categorie professionali che vi hanno dedicato il proprio impegno. La recente riapertura della cattedrale alla celebrazione del culto divino, cos&igrave; come ai visitatori di tutto il mondo, non &egrave; solo il coronamento di un’impresa tecnica, ma il simbolo di una speranza ritrovata, la prova che ci&ograve; che si credeva distrutto per sempre pu&ograve; rinascere grazie alla collaborazione di tutti, e la testimonianza di un’unit&agrave; realizzata nello sforzo comune. Un risultato cos&igrave; bello deve ispirare a tutti gli attori della vita politica, sociale e religiosa del Paese un nuovo slancio per operare incessantemente in uno spirito di unit&agrave;, con la forza di una viva speranza.</p> 
<p>La Francia &egrave; anche una terra dalle ricche radici cristiane. Dai tempi di sant’Ireneo e del battesimo di Clodoveo, l’anima della vostra patria si &egrave; sviluppata attingendo dal cristianesimo un genio spirituale, culturale, intellettuale, artistico e missionario, che oggi risplende in tutto il mondo. &Egrave; cos&igrave; che nella Francia del XVI secolo fior&igrave; l’umanesimo, che cercava di unificare l’eredit&agrave; greco-romana e la fede cristiana. Ai celebri pensatori del Rinascimento, e poi del <i>Grand Si&egrave;cle</i>, seguirono quelli dell’Illuminismo, e la Francia port&ograve; allora al mondo vere e proprie conquiste; tra queste, il riconoscimento dei diritti dell’uomo insiti nella natura della persona umana, in particolare la libert&agrave; religiosa. Questa costante attenzione alla dignit&agrave; intrinseca di ogni persona umana trova eco nel vostro motto nazionale. Libert&agrave;, uguaglianza e fraternit&agrave; non sono semplici parole incise sui frontoni dei vostri edifici pubblici, ma rimandano a esigenze etiche universali, che trovano anche nel messaggio evangelico una fonte inesauribile di ispirazione e di realizzazione.</p> 
<p>La <i>Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo</i>, proclamata in questa citt&agrave; di Parigi – e nella cui elaborazione il giurista francese e premio Nobel per la pace Ren&eacute; Cassin svolse un ruolo di primo piano – ha avuto lo scopo di creare una coscienza generale della dignit&agrave; inalienabile della persona umana. <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">San Giovanni Paolo II</a>, che considerava questo documento &laquo;una vera pietra miliare sulla via del progresso morale dell’umanit&agrave;&raquo;, era consapevole che &laquo;ogni minaccia ai diritti umani, sia nell’ambito dei beni materiali che in quello dei beni spirituali, &egrave; ugualmente pericolosa per la pace, perch&eacute; riguarda sempre l’uomo nella sua integralit&agrave;&raquo;. <a name="_ftnref1" href="#_ftn1" class=" cleaner">[1]</a></p> 
<p>La questione del rispetto della dignit&agrave; umana e dei diritti e delle libert&agrave; fondamentali che derivano dalla natura umana si pone in ogni epoca e deve accompagnare l’evoluzione della societ&agrave; e il progresso tecnico. Infatti, &laquo;lo sviluppo tecnologico ha contribuito nei secoli a un significativo miglioramento delle condizioni di vita dell’umanit&agrave;; allo stesso tempo, ogni fase del progresso ha mostrato anche il volto ambiguo di strumenti capaci di arrecare danno quando non orientati al bene&raquo; (Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#4">Magnifica humanitas</a></i>, 4). Gi&agrave; ai suoi tempi, Georges Bernanos intuiva il rischio di vedere l’obbedienza cieca e l’irresponsabilit&agrave; diventare padrone di un &laquo;Paradiso delle Macchine&raquo;. Egli sottolineava come, per sfuggirvi, la civilt&agrave; francese avesse invece lavorato per secoli alla formazione di uomini liberi, pienamente responsabili delle proprie azioni. <a name="_ftnref2" href="#_ftn2" class=" cleaner">[2]</a></p> 
<p>Per questo motivo, mi &egrave; sembrato indispensabile affrontare, nella <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">mia prima Lettera Enciclica</a>, il tema dell’Intelligenza Artificiale, al fine di riportare la persona umana al centro di ogni riflessione. Per non perdere la nostra umanit&agrave; in mezzo al “paradiso delle macchine” che invade e condiziona la nostra vita quotidiana, &egrave; urgente formare le menti a un discernimento etico, capace di riconoscere ci&ograve; che &egrave; moralmente buono. Questa esigenza &egrave; fondamentale per riconoscere il vero bene che fa crescere l’uomo secondo la sua vocazione primaria, nel rispetto incondizionato della sua libert&agrave; interiore e della sua sacra dignit&agrave;. A questo proposito, vorrei ricordare che &laquo;una societ&agrave; autenticamente libera non impone uniformit&agrave;, ma protegge la diversit&agrave; delle coscienze, prevenendo derive autoritarie e promuovendo un dialogo etico che arricchisce il tessuto sociale&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/january/documents/20260109-corpo-diplomatico.html">Discorso al Corpo Diplomatico</a></i>, 9 gennaio 2026). Questo dialogo &egrave; tanto pi&ugrave; urgente nel contesto della Francia odierna, dove persone di diverse appartenenze culturali e religiose sono chiamate a convivere e a dare il proprio contributo alla costruzione della societ&agrave;.</p> 
<p>&Egrave; proprio grazie alla ricchezza del suo tessuto sociale che, da secoli, la Francia si distingue per l’attenzione alla diversit&agrave; e per un forte desiderio di solidariet&agrave;. Grazie all’opera illustre di uomini e donne rimasti fedeli alla loro umanit&agrave; e ai valori del Vangelo, la Chiesa cattolica in Francia non ha mai smesso di operare per il bene dei pi&ugrave; bisognosi, diventando il volto vivente della tenerezza e della compassione di Dio. Pensiamo alle opere di <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/vincenzo-de-paoli.html">san Vincenzo de’ Paoli</a>, al rinnovamento caritativo del XVII secolo e, ancora oggi, alle numerose istituzioni cattoliche in cui gli operatori sanitari accompagnano i fratelli e le sorelle resi fragili dalla sofferenza. Le loro testimonianze di attenzione e di servizio costituiscono una vera e propria scuola di umanit&agrave; sulla grandezza della cura e un vibrante richiamo al valore unico e insostituibile di ogni essere umano. Sono anche un invito alla rinnovata fraternit&agrave; che richiede di imparare ad accogliere la vita senza condizioni, a sostenere la fragilit&agrave; con tenerezza, ad accompagnare con rispetto e nella fiducia reciproca ogni tappa dell’esistenza, e a difendere con coraggio e compassione coloro che non hanno voce o che non si sentono sufficientemente sostenuti. Per questo ribadisco &laquo;con forza che la tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto umano&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/january/documents/20260109-corpo-diplomatico.html">ibid</a></i>.).</p> 
<p>Vi &egrave; oggi la tentazione di aspettarsi dalla scienza una soluzione e un conforto per tutte le nostre sofferenze. Il rischio &egrave; spesso quello di cadere nell’illusione. Quando la scienza e la tecnologia non sono guidate dalla coscienza, possono proporre soluzioni immediate che sembrano rispondere ai desideri e alle sofferenze degli uomini e delle donne, ma che in realt&agrave; possono allontanarli gravemente dal bene a cui aspirano profondamente. A volte constato con preoccupazione le attuali derive delle societ&agrave; che rischiano di distorcere la scienza e la tecnologia trasformandole in imprese lucrative che favoriscono le manipolazioni genetiche, la maternit&agrave; surrogata, l’acquisto di organi o l’offerta di una morte programmata. Non dimentichiamo che il rispetto reciproco e la tutela della vita di ogni persona umana sono una responsabilit&agrave; di ciascuno e di tutti, che inizia con una conversione dell’intelletto e del cuore e richiede un impegno reale e disinteressato verso i nostri fratelli e le nostre sorelle.</p> 
<p>Come non vedere in un simile impegno anche l’espressione della giusta laicit&agrave; della citt&agrave; terrena? Il cristiano coinvolto nella vita pubblica, che agisce alla luce della propria coscienza illuminata dalla fede, non pu&ograve; essere considerato un proselitista o una minaccia all’unit&agrave; della patria. Infatti, la vera laicit&agrave; non esclude la dimensione religiosa, ma sa al contrario trarne vantaggio come risorsa educativa (cfr <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260425-insegnanti-religionecattolica.html"><i>Discorso ai partecipanti all’incontro nazionale degli insegnanti di religione</i> <i>cattolica</i></a>, 25 aprile 2026).</p> 
<p>&Egrave; proprio per questo motivo che la scuola cattolica occupa un posto di rilievo nel panorama educativo di un Paese come la Francia. &laquo;Questo &egrave;, del resto, parte di un atteggiamento pi&ugrave; ampio, imprescindibile per ogni dialogo, nella scuola come nella societ&agrave;: conoscere e amare ci&ograve; che si &egrave;, per saper incontrare l’altro con rispetto e apertura&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260425-insegnanti-religionecattolica.html">ibid</a></i>.).</p> 
<p>Una giusta laicit&agrave; non consiste quindi nell’escludere la religione dalla sfera pubblica o dall’istruzione, ma nell’impegnarsi affinch&eacute; lo Stato e le istituzioni religiose dialoghino tra loro e uniscano le loro forze al servizio del bene comune, affinch&eacute; <i>il mondo abbia la vita</i>. A questo proposito, esprimo il mio apprezzamento per il lavoro svolto nell’ambito dell’Istanza di dialogo tra la Santa Sede, la Chiesa cattolica in Francia e il Governo francese. Effettivamente, l’instancabile opera della Chiesa cattolica, attraverso la ricchezza delle sue espressioni e istituzioni, &egrave; certamente preziosa e lodevole per il benessere dell’intera societ&agrave;. Tali scambi illustrano in modo molto positivo quella sana complementarit&agrave; che &egrave; stata riaffermata durante il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>, nel senso che &laquo;[la comunit&agrave; politica e la Chiesa], anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale e sociale degli stessi uomini. Esse svolgeranno questo loro servizio a vantaggio di tutti in maniera tanto pi&ugrave; efficace, quanto pi&ugrave; coltiveranno una sana collaborazione tra di loro&raquo; (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i>, 76).</p> 
<p>Constato inoltre con gioia che questa stessa volont&agrave; di servire insieme ogni persona, indipendentemente dalla sua origine, ispira da secoli la cooperazione tra la Francia e la Chiesa cattolica al servizio dei cristiani d’Oriente. L’azione educativa, sociale, culturale e umanitaria svolta nei Paesi del Medio Oriente, in collaborazione con diverse associazioni quali “Aiuto alla Chiesa che soffre” o &laquo;<i>Œuvre d’Orient</i>&raquo;, costituisce un prezioso contributo al dialogo tra i popoli e alla tutela dei diritti di ogni persona.</p> 
<p>Si tratta di una testimonianza eloquente in cui cultura e fede si presentano come i pilastri che favoriscono l’armonia tra diversi popoli e religioni al servizio della pace e della mediazione tra gli uomini. Anche in questo ambito l’educazione costituisce una sfida particolarmente importante. Essa rimane infatti uno dei principali settori di cooperazione, trovando in particolare un’espressione concreta e feconda attraverso il Fondo per le scuole d’Oriente. A questo proposito, desidero esprimere la mia gratitudine a tutte le persone impegnate in questo progetto che, sin dalla sua fondazione nel 2021, ha permesso di fornire sostegno a oltre duecentosessanta istituti scolastici in Medio Oriente, tra cui sette Universit&agrave; in Libano e l’Universit&agrave; di Betlemme.</p> 
<p>Ma come evocare questa regione del mondo, dove duemila anni fa &egrave; nato il Principe della Pace, senza pensare anche a tutte quelle popolazioni colpite dalle conseguenze dei conflitti e a tutti coloro che sono afflitti dal flagello della guerra? Non possiamo rimanere indifferenti di fronte a tali sofferenze che feriscono la dignit&agrave; umana e gridano giustizia a Dio. La gravit&agrave; di queste situazioni deve interpellarci e chiama ciascuno, l&agrave; dove si trova, a una vera conversione del cuore e a un cambiamento di atteggiamento. &Egrave; riconoscendo umilmente il bisogno che abbiamo gli uni degli altri che potremo insieme impegnarci maggiormente nella costruzione della civilt&agrave; dell’amore nel cuore del nostro mondo, diventato cos&igrave; complesso e interdipendente (cfr Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#182">Magnifica humanitas</a></i>, 182). Al tempo stesso, come affermava gi&agrave; al suo tempo il mio santo predecessore <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-xxiii.html">Giovanni XXIII</a>, &laquo;giustizia, saggezza ed umanit&agrave; domandano che venga arrestata la corsa agli armamenti, si riducano simultaneamente e reciprocamente gli armamenti gi&agrave; esistenti; si mettano al bando le armi nucleari; e si pervenga finalmente al disarmo integrato da controlli efficaci&raquo; (Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-xxiii/it/encyclicals/documents/hf_j-xxiii_enc_11041963_pacem.html">Pacem in terris</a></i>, 60). Infatti, si sta diffondendo sempre pi&ugrave; la convinzione, errata, che il possesso di armi nucleari costituisca una garanzia di sicurezza, alimentando una nuova corsa agli armamenti difficilmente controllabile (cfr Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#194">Magnifica humanitas</a></i>, 194). In realt&agrave;, la pace non &egrave; un equilibrio di forze, ma si costruisce ogni giorno attraverso il dialogo e la giustizia.</p> 
<p>Vi esorto quindi a non rassegnarvi mai alla prospettiva di una guerra considerandola “inevitabile”, ma a promuovere senza sosta il dialogo e la diplomazia, al fine di preservare societ&agrave; pacifiche, rispettose della dignit&agrave; e dei diritti della persona e dei popoli. Di fronte ai rumori di guerra e alle crisi multiformi che scuotono il nostro mondo, la Francia ha la vocazione di rimanere un instancabile artefice della pace e del multilateralismo, in particolare all’interno della nostra cara Europa. Possa la Francia, fedele ai propri valori, tracciare il solco di una pace disarmata e disarmante, e offrire con responsabilit&agrave; il proprio insostituibile contributo a favore della pace. Che la vostra libert&agrave; cresca incessantemente nell’impegno per il bene comune; la vostra fraternit&agrave; abbracci l’intera umanit&agrave;; e l’uguaglianza a cui aspirate si fondi sempre sui fondamenti della giustizia e della carit&agrave;, senza eliminare le differenze tra le persone, ma facendole fruttificare armoniosamente a beneficio di tutta la societ&agrave;.</p> 
<p>Signor Presidente, Signore e Signori, desidero esprimervi ancora una volta la mia gratitudine per questo incontro che, per riprendere le parole – significative per ciascuno – pronunciate da Vostra Eccellenza ai Vescovi di Francia nel 2018, evidenzia come &laquo;una Chiesa che pretenda di disinteressarsi delle questioni temporali non adempirebbe appieno alla propria vocazione; e un Presidente della Repubblica che pretenda di disinteressarsi della Chiesa e dei cattolici verrebbe meno al proprio dovere&raquo;. <a name="_ftnref3" href="#_ftn3" class=" cleaner">[3]</a> Siate certi della mia fervida preghiera per la vostra bella Nazione.</p> 
<p>Dio le conceda pace, unit&agrave; e prosperit&agrave; affinch&eacute; <i>il mondo abbia la vita</i>. Affido questi auspici alla materna intercessione della Beata Vergine Maria, Patrona principale della Francia.</p> 
<p>Dio benedica la Francia e tutti i francesi!</p> 
<p>___________________________________</p> 
<p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1" class=" cleaner">[1]</a> S. Giovanni Paolo II, <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1979/october/documents/hf_jp-ii_spe_19791002_general-assembly-onu.html">Discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite</a></i> (2 ottobre 1979), nn. 7 e 14.</p> 
<p><a name="_ftn2" href="#_ftnref2" class=" cleaner">[2]</a> Cfr G. Bernanos, <i>La France contre les robots</i>, Rio de Janeiro 1946, p. 114.</p> 
<p><a name="_ftn3" href="#_ftnref3" class=" cleaner">[3]</a> E. Macron, <i>Discours du Pr&eacute;sident de la R&eacute;publique devant les Ev&ecirc;ques de France</i>, Coll&egrave;ge des Bernardins, 9 avril 2018.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico in Francia: Parole del Santo Padre ai giornalisti durante il volo diretto a Parigi (25 settembre 2026)]]></title><pubDate>Fri, 25 Sep 2026 08:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260925-francia-volo-andata.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260925-francia-volo-andata.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 25 Sep 2026 14:01:39 +0200 --> <p><i>Buongiorno a tutti!</i></p> 
<p>Come si dice in inglese, benvenuti a bordo! Sono felice di vedervi tutti questa mattina e di potervi salutare brevemente in questo tratto del viaggio. Vorrei rivolgere un ringraziamento speciale a coloro tra voi che&nbsp;erano in viaggio con me quando tornavamo a Roma <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/spagna-6-12giugno2026.html">dalla Spagna</a>&nbsp;e desidero scusarmi personalmente per un incidente con cui non ho nulla a che fare, ma che so aver lasciato alcuni di voi insoddisfatti per il fatto che non abbiamo potuto prendere insieme il volo di ritorno a Roma.</p> 
<p>Desidero quindi salutarvi tutti sinceramente e ringraziarvi per la vostra copertura di questo <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/francia-25-28settembre2026.html">viaggio in Francia</a> che, come sapete dalla conferenza-stampa che avete gi&agrave; avuto, verte su una serie di temi molto importanti. Io, prima di tutto, mi reco in Francia, come in qualsiasi altra parte del mondo, in qualit&agrave; di discepolo di Ges&ugrave; Cristo desideroso di proclamare la pace, la pace di Cristo in tutto il mondo. &Egrave; un messaggio che in questo momento, come tutti sappiamo, &egrave; particolarmente importante.</p> 
<p>Grazie quindi per essere qui, grazie per il lavoro che state svolgendo. Non vedo l’ora di incontrarvi durante il viaggio e avremo modo di scambiare qualche parola al ritorno. Grazie!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico del Santo Padre in Francia e Visita alla Sede dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (Unesco) (25-28 settembre 2026)]]></title><pubDate>Fri, 25 Sep 2026 07:50:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/francia-25-28settembre2026.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/francia-25-28settembre2026.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 28 Sep 2026 19:42:50 +0200 --> <ul> 
 <li><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/25/viaggio-francia.html">Multimedia</a></b></li> 
 <li><b><a href="https://press.vatican.va/content/salastampa/it/info/2026/08/07/logo-e-motto-del-viaggio-apostolico-di-sua-santita-papa-leone-xi.html">Logo e motto del Viaggio Apostolico</a></b></li> 
 <li><b><a href="https://www.vatican.va/content/dam/liturgy/pdf/2026/20260925-28-messale-francia.pdf">Messale per il Viaggio Apostolico</a></b></li> 
 <li><b>Galleria fotografica: <a href="https://www.vatican.va/content/photogallery/it/eventi/francia2026.html">Parigi</a> - <a href="https://www.vatican.va/content/photogallery/it/eventi/francia2026-2.html">Lourdes</a> - <a href="https://www.vatican.va/content/photogallery/it/eventi/francia2026-3.html">Metz</a></b></li> 
</ul> 
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p> 
<p style="text-align: center;"><b>Venerd&igrave;, 25 settembre 2026</b></p> 
<p><b>ROMA - PARIGI - SAINT-DENIS - PARIGI&nbsp;</b></p> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody> 
  <tr> 
   <td width="50" valign="top">07:50</td> 
   <td width="93%" valign="top">Partenza in aereo dall’Aeroporto internazionale di Roma/Fiumicino per Parigi</td> 
  </tr> 
  <tr> 
   <td>&nbsp;</td> 
   <td><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/25/francia-volo-andata.html">Parole del Santo Padre ai giornalisti durante il volo diretto a Parigi</a></b></td> 
  </tr> 
  <tr> 
   <td width="50" valign="top">10:00</td> 
   <td width="93%" valign="top">Arrivo all’Aeroporto internazionale di Parigi/Orly</td> 
  </tr> 
  <tr> 
   <td>&nbsp;</td> 
   <td><b><a href="https://www.youtube.com/watch?v=iaXcRJo44jA">CERIMONIA DI BENVENUTO</a></b></td> 
  </tr> 
  <tr> 
   <td width="50" valign="top">11:00</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.youtube.com/watch?v=XevEvRp_qiI">VISITA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA</a> </b>nel Palazzo dell’Eliseo</td> 
  </tr> 
  <tr> 
   <td width="50" valign="top">11:45</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/25/francia-autorita.html">INCONTRO CON LE AUTORIT&Agrave;, CON LA SOCIET&Agrave; CIVILE E CON IL CORPO DIPLOMATICO</a></b> nel Palazzo dell’Eliseo</td> 
  </tr> 
  <tr> 
   <td width="50" valign="top">15:00</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/25/francia-sede-unesco.html">VISITA ALL’ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE PER L’EDUCAZIONE, LA SCIENZA E LA CULTURA (UNESCO)</a></b> presso la Sede dell’UNESCO</td> 
  </tr> 
  <tr> 
   <td width="50" valign="top">17:15</td> 
   <td width="93%" valign="top"><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/25/francia-vespri.html"><b>CELEBRAZIONE DEI VESPRI CON I VESCOVI, I SACERDOTI, I DIACONI, I CONSACRATI, LE CONSACRATE</b> <b>E I SEMINARISTI</b></a><b> </b>presso la &nbsp;Cattedrale di Notre-Dame de Paris</td> 
  </tr> 
  <tr> 
   <td width="50" valign="top">21:00</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/25/francia-veglia-giovani.html">VEGLIA DI PREGHIERA CON I GIOVANI</a> </b>nello<b> </b>“Stade de France” di Saint-Denis</td> 
  </tr> 
 </tbody> 
</table> 
<p>&nbsp;</p> 
<p style="text-align: center;"><b>Sabato, 26 settembre 2026</b></p> 
<p><b>PARIGI - LOURDES</b></p> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody> 
  <tr> 
   <td width="50" valign="top">09:00</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/26/francia-maison-bakhita.html">VISITA AL CENTRO DI ACCOMPAGNAMENTO E INTEGRAZIONE SOCIALE&nbsp;<i>MAISON BAKHITA</i></a></b></td> 
  </tr> 
  <tr> 
   <td width="50" valign="top">10:15</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/26/francia-assemblea-sinodale.html">INCONTRO CON I MEMBRI DELL’ASSEMBLEA SINODALE PROVINCIALE, I CATECUMENI E I NEOFITI</a> </b>presso l’Istituto cattolico di Parigi</td> 
  </tr> 
  <tr> 
   <td width="50" valign="top">15:00</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/26/francia-messa-parigi.html">SANTA MESSA</a> </b>in “Place de la Concorde”</td> 
  </tr> 
  <tr> 
   <td width="50" valign="top">17:45</td> 
   <td width="93%" valign="top"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=WLRAru6OsvA">Partenza in aereo dall’Aeroporto internazionale di Parigi/Orly per Lourdes</a></td> 
  </tr> 
  <tr> 
   <td width="50" valign="top">19:05</td> 
   <td width="93%" valign="top"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=qCCrmP5Gejg">Arrivo all’Aeroporto internazionale di “Tarbes-Lourdes-Pyr&eacute;n&eacute;es”</a></td> 
  </tr> 
  <tr> 
   <td width="6%" valign="top">19:40</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/26/preghiera-massabielle.html">PREGHIERA ALLA GROTTA DELLE APPARIZIONI DI MASSABIELLE</a> </b>presso il Santuario di Nostra Signora di Lourdes</td> 
  </tr> 
 </tbody> 
</table> 
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p> 
<p style="text-align: center;"><b>Domenica, 27 settembre 2026</b></p> 
<p><b>LOURDES&nbsp;</b></p> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody> 
  <tr> 
   <td width="50" valign="top">09:00</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/27/francia-vescovi-cef.html">INCONTRO CON I VESCOVI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DI FRANCIA</a> </b>presso l’emiciclo “Sainte-Bernadette” del Santuario di Nostra Signora di Lourdes</td> 
  </tr> 
  <tr> 
   <td width="50" valign="top">11:00</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/27/francia-messa-lourdes.html">SANTA MESSA</a> </b>nella <i>Prairie</i> del Santuario di Nostra Signora di Lourdes</td> 
  </tr> 
  <tr> 
   <td>&nbsp;</td> 
   <td><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/27/angelus.html">ANGELUS</a></b></td> 
  </tr> 
  <tr> 
   <td width="50" valign="top">15:30</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/27/francia-accueil-notredame.html">INCONTRO CON GLI OPERATORI E GLI ASSISTITI DELL’<i>ACCUEIL NOTRE-DAME</i></a> </b>presso il Santuario di Nostra Signora di Lourdes</td> 
  </tr> 
  <tr> 
   <td width="50" valign="top">16:45</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b>INCONTRO PRIVATO CON LE RELIGIOSE DI VITA CONTEMPLATIVA </b>presso il &nbsp;Monastero del Carmelo di Lourdes</td> 
  </tr> 
  <tr> 
   <td width="50" valign="top">21:00</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/27/francia-rosario-processione.html">PREGHIERA DEL SANTO ROSARIO E PROCESSIONE AUX FLAMBEAUX</a> </b>presso il Santuario di Nostra Signora di Lourdes</td> 
  </tr> 
 </tbody> 
</table> 
<p>&nbsp;</p> 
<p style="text-align: center;"><b>Luned&igrave;, 28 settembre 2026</b></p> 
<p><b>LOURDES – METZ – ROMA</b></p> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody> 
  <tr> 
   <td width="50" valign="top">07:40</td> 
   <td width="93%" valign="top"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=K73cQYbbFlQ">Partenza in aereo dall’Aeroporto internazionale di “Tarbes-Lourdes-Pyr&eacute;n&eacute;es” per Metz</a></td> 
  </tr> 
  <tr> 
   <td width="50" valign="top">09:20</td> 
   <td width="93%" valign="top"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=nQaJkjXd8Rg">Arrivo all’Aeroporto internazionale di “Metz-Nancy-Lorraine”</a></td> 
  </tr> 
  <tr> 
   <td width="50" valign="top">10:00</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/28/francia-incontro-interreligioso.html">INCONTRO INTERRELIGIOSO</a></b> presso il Centro Congressi “Robert Schuman” di Metz</td> 
  </tr> 
  <tr> 
   <td width="50" valign="top">11:00</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/28/francia-radici-europa.html">INCONTRO “ALLE RADICI DELL’EUROPA PER LA PACE E L’UNIT&Agrave;”</a> </b>presso il Centro Congressi “Robert Schuman” di Metz</td> 
  </tr> 
  <tr> 
   <td width="50" valign="top">16:00</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/28/francia-messa-metz.html">SANTA MESSA</a> </b>presso la Cattedrale di Santo Stefano</td> 
  </tr> 
  <tr> 
   <td width="50" valign="top">18:30</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.youtube.com/watch?v=wr8VRM5cEsc">CERIMONIA DI CONGEDO</a> </b>presso l’Aeroporto internazionale di “Metz-Nancy-Lorraine”</td> 
  </tr> 
  <tr> 
   <td width="50" valign="top">19:00</td> 
   <td width="93%" valign="top">Partenza in aereo dall’Aeroporto internazionale di “Metz-Nancy-Lorraine”</td> 
  </tr> 
  <tr> 
   <td>&nbsp;</td> 
   <td><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/28/francia-volo-ritorno.html"> <b>Conferenza Stampa durante il volo diretto a Roma</b></a><br /> </td> 
  </tr> 
  <tr> 
   <td width="50" valign="top">20:50</td> 
   <td width="93%" valign="top">Arrivo all'Aeroporto Internazionale di Roma/Fiumicino</td> 
  </tr> 
 </tbody> 
</table> 
<p>&nbsp;</p> 
<table cellspacing="0" cellpadding="0" border="0" width="167"> 
 <tbody> 
  <tr> 
   <td width="163" valign="top" colspan="2"><b><i>Fuso orario</i></b></td> 
  </tr> 
  <tr> 
   <td width="76" valign="top" height="21"><br /> &nbsp;</td> 
   <td width="85" valign="top" height="21"><br /> &nbsp;</td> 
  </tr> 
  <tr> 
   <td width="76" valign="top">Roma</td> 
   <td width="85" valign="top">+2&nbsp; UTC</td> 
  </tr> 
  <tr> 
   <td width="76" valign="top">Parigi</td> 
   <td width="85" valign="top">+2&nbsp; UTC</td> 
  </tr> 
  <tr> 
   <td width="76" valign="top">Lourdes&nbsp;</td> 
   <td width="85" valign="top">+2&nbsp; UTC</td> 
  </tr> 
  <tr> 
   <td width="76" valign="top">Metz&nbsp;</td> 
   <td width="85" valign="top">+2&nbsp; UTC</td> 
  </tr> 
  <tr> 
   <td><br /> &nbsp;</td> 
   <td><br /> &nbsp;</td> 
  </tr> 
 </tbody> 
</table> 
<p>_____________________________</p> 
<p><i><a href="https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2026/05/16/0417/00815.html">Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede</a></i>, 16 maggio 2026</p> 
<p><i><a href="https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2026/08/07/0626/01164.html">Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede</a></i>, 7 agosto 2026</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Membri della Pontificia Accademia delle Scienze (24 settembre 2026)]]></title><pubDate>Thu, 24 Sep 2026 11:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260924-pont-accademia-scienze.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260924-pont-accademia-scienze.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 24 Sep 2026 15:19:13 +0200 --> <p>Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi.<br /> <br /> <i>Eminenza,<br /> Distinti membri<br /> della Pontificia Accademia delle Scienze,<br /> Signore e signori,</i></p> 
<p>sono lieto di darvi il benvenuto in occasione della Sessione Plenaria dell’<a href="https://www.vatican.va/content/romancuria/it/istituzioni-collegate-con-la-santa-sede/pontificia-accademia-scienze.index.html">Accademia delle Scienze</a> di quest’anno. Ringrazio il Cancelliere, Cardinale Turkson, e il Presidente, Joachim von Braun, unitamente al Consiglio, per aver organizzato questo incontro al fine di discutere il tema “Il futuro della scienza in un mondo che cambia”. Questo argomento &egrave; di fatto opportuno, poich&eacute; &laquo;[n]egli ultimi anni &egrave; divenuto sempre pi&ugrave; evidente quanto rapidamente e profondamente la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale (IA) e la robotica stiano trasformando il nostro mondo&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#4">Magnifica humanitas</a></i>, n. 4). Sebbene il loro pieno impatto rimanga incerto, questi strumenti ci danno motivo di sperare in un futuro pi&ugrave; luminoso per l’umanit&agrave;. Possono, per esempio, portare a scoperte scientifiche fondamentali e a innovazioni tecnologiche capaci di fare progredire la medicina, migliorare la diagnosi e il trattamento delle malattie, rafforzare i sistemi alimentari ed energetici, approfondire la nostra comprensione dell’universo e del mondo naturale e dischiudere nuove possibilit&agrave; per la creativit&agrave; umana e la cooperazione.</p> 
<p>Tuttavia, proprio perch&eacute; tali sviluppi recano in s&eacute; queste promesse, dobbiamo anche riconoscere i rischi che li accompagnano. L’intelligenza artificiale pu&ograve; essere utilizzata per sorvegliare, manipolare e discriminare (cfr. <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#103">nn. 103</a>, <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#150">150</a>). Capacit&agrave; informatiche sofisticate e armi autonome possono, se sviluppate o dispiegate senza misure di sicurezza adeguate e senza controllo umano, presentare nuovi pericoli per la sicurezza e la pace internazionale (cfr. <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#183">nn. 183</a>, <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#197">197</a>). Inoltre, &laquo;[g]li attuali sistemi di IA richiedono grandi quantit&agrave; di energia e acqua, incidono in modo significativo sulle emissioni di anidride carbonica e consumano risorse in maniera intensiva&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#101">n. 101</a>).</p> 
<p>Queste possibilit&agrave; e questi rischi ci ricordano che il progresso tecnologico non &egrave; mai semplicemente una questione tecnica. Ogni tecnologia rispecchia, esplicitamente o implicitamente, una particolare comprensione della persona umana, della societ&agrave; e del futuro che desideriamo costruire. Il progresso scientifico e tecnologico, pertanto, deve essere accompagnato da una corrispondente crescita della responsabilit&agrave;. Pi&ugrave; &egrave; grande il nostro potere di trasformare il mondo, pi&ugrave; deve essere grande la nostra capacit&agrave; di discernere ci&ograve; che davvero serve la dignit&agrave; umana donata da Dio, di governare saggiamente e di prenderci cura di coloro che potrebbero subire le conseguenze pi&ugrave; grandi delle nostre scelte (cfr. <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#173">n. 173</a>).</p> 
<p>Questa stessa esigenza di responsabilit&agrave; &egrave; particolarmente urgente dinanzi al cambiamento climatico. Stiamo assistendo a ondate di calore, siccit&agrave;, inondazioni, tempeste, incendi boschivi e altre catastrofi naturali con sempre maggiore frequenza e intensit&agrave;. Questi sconvolgimenti colpiscono pi&ugrave; pesantemente i poveri, le comunit&agrave; con meno risorse per adattarsi e coloro la cui sussistenza dipende direttamente dalla terra o dalle foreste e dagli oceani (cfr. Francesco, <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html#25.">Laudato si</a>’</i>, n. 25). Ne consegue che la questione climatica non &egrave; meramente una sfida ambientale, ma &egrave; fondamentalmente una questione di giustizia, di dignit&agrave; umana e di solidariet&agrave; tra popoli e generazioni. Non possiamo rispondere a queste sfide solo dopo che il disastro si &egrave; gi&agrave; verificato. Dobbiamo passare dalla gestione delle emergenze alla prevenzione, dalla vulnerabilit&agrave; alla prontezza e dalle misure a breve termine a una visione saggia e lungimirante per l’umanit&agrave;. Ci&ograve; esige un approccio di responsabilit&agrave; e di discernimento alla scienza che costruisca resilienza: un approccio improntato alla scoperta, che tenga anche conto, fin dall’inizio, delle conseguenze che le scelte scientifiche e tecnologiche possono avere per l’umanit&agrave; e per l’integrit&agrave; del creato che ci &egrave; stato affidato da Dio.</p> 
<p>In questo impegno &egrave; indispensabile una cooperazione interdisciplinare. La resilienza climatica esige la collaborazione di scienziati, ingegneri, economisti, medici e sociologi, insieme alle comunit&agrave; locali e ai responsabili delle politiche. Le sfide di un clima che cambia superano tutti i confini tra discipline, istituzioni e nazioni; pertanto, anche la nostra risposta deve superarli. Come ci ha ricordato <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it.html">Papa Francesco</a>, la nostra interdipendenza ci esorta ad affrontare le sfide ambientali da una prospettiva globale e a lavorare per un piano comune (cfr. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html#164.">n. 164</a>). Per questa ragione, apprezzo la serie di Summit sulla resilienza climatica tenuti negli ultimi due anni dalla vostra <a href="https://www.vatican.va/content/romancuria/it/istituzioni-collegate-con-la-santa-sede/pontificia-accademia-scienze.index.html">Accademia</a>, insieme alla <a href="https://www.vatican.va/content/romancuria/it/istituzioni-collegate-con-la-santa-sede/pontificia-accademia-scienze-sociali.index.html#istituzioni-collegate-con-la-santa-sede">Pontificia Accademia delle Scienze Sociali</a> e a partner accademici di molte parti del mondo. &Egrave; incoraggiante il fatto che questi incontri non riuniscano solo scienziati, ma anche giovani, autorit&agrave; pubbliche, rappresentanti della societ&agrave; civile e membri di differenti tradizioni religiose. Questi incontri creano spazi in cui la conoscenza pu&ograve; essere condivisa attraverso i confini, dove si pu&ograve; imparare da esperienze positive e adattarle e dove la comprensione scientifica pu&ograve; essere tradotta in azione concreta. Vi incoraggio a proseguire su questo cammino.</p> 
<p>Con questi sentimenti, spero sinceramente che le vostre riflessioni in queste giornate possano offrire una preziosa guida per il futuro della scienza. Con i giovani tra noi, ci viene ricordato il futuro! E questo &egrave; molto, molto importante. &Egrave; mia preghiera che possiate promuovere una cultura scientifica che sia ambiziosa ma umile, rigorosa ma aperta al dialogo, innovativa ma responsabile, cooperativa a livello globale ma inclusiva di quanti sono pi&ugrave; a rischio e pi&ugrave; nel bisogno. In questo modo, la collaborazione scientifica, come bene pubblico al servizio della pace, potr&agrave; continuare a focalizzarsi sulla salvaguardia della dignit&agrave; umana donata da Dio, promuovendo il bene comune e prendendosi cura del creato.</p> 
<p>Che lo Spirito Santo, fonte di ogni carit&agrave; e vincolo di unit&agrave;, illumini le vostre menti e rafforzi il vostro impegno. E volentieri invoco su tutti voi le abbondanti benedizioni di Dio Onnipotente. Grazie.</p> 
<p>Quindi, preghiamo insieme e chiediamo la benedizione di Dio, prima pregando con le parole che ci ha insegnato Ges&ugrave;.</p> 
<p>Padre nostro…</p> 
<p>Benedizione.</p> 
<p>______________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-09/quo-217/promuovere-una-cooperazione-inclusiva-di-chi-e-piu-a-rischio.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 217, gioved&igrave; 24 settembre 2026, p. 8.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Udienza Generale del 23 settembre 2026 - I Documenti del Concilio Vaticano II. IV. Costituzione pastorale Gaudium et spes (GS 1-10). 4. Il senso dell'attività umana nell'universo (GS, 33-39)]]></title><pubDate>Wed, 23 Sep 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260923-udienza-generale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260923-udienza-generale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 23 Sep 2026 11:14:09 +0200 --> <p><b>I Documenti del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>. IV. Costituzione pastorale <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a> </i>(<i>GS</i> 1-10). 4. <i>Il senso dell'attivit&agrave; umana nell'universo (GS, 33-39)&nbsp;</i></b></p> 
<p><br /> <br /> <i>Fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!</i></p> 
<p>Continuando il nostro percorso sulla Costituzione pastorale <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et Spes</a></i> del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Ecumenico Vaticano II</a>, giungiamo al terzo capitolo della prima parte, che ha un titolo attraente: &laquo;L’attivit&agrave; umana nell’universo&raquo;. La domanda di fondo &egrave; questa: qual &egrave; il valore dell’attivit&agrave; umana nel mondo e quindi del progresso tecnico, sociale, scientifico? Possiamo ricordare che, meno di quattro anni dopo la chiusura del Concilio, nella notte fra il 20 e il 21 luglio del 1969, l’uomo avrebbe messo piede per la prima volta sulla Luna.</p> 
<p>Creato a immagine e somiglianza di Dio, l’essere umano &egrave; soggetto di progresso. Con la libert&agrave; e l’intelligenza egli aumenta le proprie conoscenze, facendo cos&igrave; progredire l’intera societ&agrave;. Lo vediamo facilmente considerando i miglioramenti nelle condizioni di vita nel succedersi delle generazioni. In effetti, dice il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Documento</a>, &laquo;molti beni, che un tempo l’uomo si aspettava dalle forze superiori, oggi se li procura con la sua iniziativa e con le sue forze&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#33">n. 33</a>).</p> 
<p>Per questo, alcuni pensatori hanno presentato il progresso tecnico-scientifico come qualcosa che indebolisce il rapporto con Dio, fino a farlo sembrare superfluo, o addirittura come antagonista rispetto alla fede cristiana. E questa lettura ha provocato un cambiamento di sguardo sul mondo da parte dell’uomo contemporaneo, rispetto alle epoche precedenti. Un tale pregiudizio si afferma soprattutto in quella parte della cultura occidentale che ha perso il suo riferimento alla Rivelazione cristiana. Negli umanesimi post-cristiani l’essere umano e Dio vengono erroneamente presentati come rivali: per affermare le sue conoscenze, la sua libert&agrave; e il suo progresso, l’uomo dovrebbe emanciparsi da Dio. Alla fine per&ograve;, negando la relazione con Dio, si perde anche la possibilit&agrave; di affermare il valore trascendente della persona umana. &Egrave; il “dramma dell’umanesimo ateo”, ben descritto da un importante teologo del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>, Henri de Lubac. <a name="_ftnref1" href="#_ftn1" class=" cleaner">[1]</a></p> 
<p>Il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio</a> desidera fornire una risposta chiara: &laquo;Per i credenti – afferma la <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et Spes</a></i> – una cosa &egrave; certa: considerata in se stessa, l’attivit&agrave; umana individuale e collettiva, ossia quell’ingente sforzo col quale gli uomini nel corso dei secoli cercano di migliorare le proprie condizioni di vita, corrisponde alle intenzioni di Dio&raquo; (n. 34). Anzi, prosegue la <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Costituzione</a>, &laquo;i cristiani non si sognano nemmeno di contrapporre i prodotti dell’ingegno e del coraggio dell’uomo alla potenza di Dio, quasi che la creatura razionale sia rivale del Creatore; al contrario, sono persuasi piuttosto che le vittorie dell’umanit&agrave; sono segno della grandezza di Dio e frutto del suo ineffabile disegno&raquo; ( <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">ibid</a>.). In sostanza, Dio ha posto nelle mani dell’uomo e della donna un creato ancora <i>in statu viae</i>, cio&egrave; in cammino, in crescita, perch&eacute; essi lo conducano a compimento mediante la loro saggia attivit&agrave;. <a name="_ftnref2" href="#_ftn2" class=" cleaner">[2]</a></p> 
<p>Vi &egrave; qui un importante richiamo al mistero dell’Incarnazione. L’umanit&agrave; – e con essa il lavoro, il progresso e l’autonomia delle realt&agrave; create – non viene assorbita o annullata dall’incontro con Dio, bens&igrave; assunta nella sua interezza, continuando ad essere, in Cristo, libera e operosa: infatti, &egrave; in Lui che essa trova piena verit&agrave; e libert&agrave;. Inoltre, nella celebrazione eucaristica, il frutto del lavoro umano, rappresentato dal pane e dal vino, viene posto ogni giorno sull’altare, per essere trasformato nel Corpo e nel Sangue di Cristo.</p> 
<p>Da questa prospettiva sorge una verit&agrave; importante: per incontrare Dio, l’essere umano non deve abbandonare le occupazioni terrene, ma pu&ograve; vivere pienamente la propria vocazione svolgendo bene il lavoro quotidiano e santificandolo. <a name="_ftnref3" href="#_ftn3" class=" cleaner">[3]</a> I cristiani sono coinvolti come tutti nell’edificazione della citt&agrave; degli uomini, puntando al fine di tutte le cose e all’incontro con Dio, e ricordando questo fine ultimo a coloro con cui condividono l’avventura del progresso, della scienza e della vita.</p> 
<p>Certamente il progresso terreno va ben distinto dallo sviluppo del regno di Cristo; tuttavia, il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio</a> afferma che &laquo;tale progresso, nella misura in cui pu&ograve; contribuire a meglio ordinare l’umana societ&agrave;, &egrave; di grande importanza per il regno di Dio. […] Tutti i buoni frutti della natura e della nostra operosit&agrave;, dopo che li avremo diffusi sulla terra nello Spirito del Signore e secondo il suo precetto, li ritroveremo poi di nuovo, ma purificati da ogni macchia, illuminati e trasfigurati&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#39">n. 39</a>).</p> 
<p>Infine, ricordiamo che per diventare autentico progresso umano – cio&egrave; di tutto l’uomo e di tutti gli uomini – il progresso tecnico e scientifico dev’essere animato e orientato dalla carit&agrave;. Solo cos&igrave; potr&agrave; essere posto sempre a difesa della dignit&agrave; dell’uomo e promuovere le condizioni di vita di tutti, specialmente dei pi&ugrave; svantaggiati.</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a> ci invita a condividere il pane del sapere e del saper-fare, perch&eacute; ogni uomo e ogni popolo possa sviluppare le sue potenzialit&agrave; e insieme possiamo costruire, con l’aiuto di Dio, un futuro migliore.</p> 
<p>___________________________________________<br /> <br /> </p> 
<p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1" class=" cleaner">[1]</a> Cfr H. de Lubac, <i>Le drame de l’humanisme ath&eacute;e</i> (1944), tr. it. Brescia 2013.</p> 
<p><a name="_ftn2" href="#_ftnref2" class=" cleaner">[2]</a> Cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/catechism_it/p1s2c1p4_it.htm#V.%20Dio%20realizza%20il%20suo%20disegno:%20la%20provvidenza%20divina">Catechismo della Chiesa Cattolica</a></i>, nn. 302, 306, 307.</p> 
<p><a name="_ftn3" href="#_ftnref3" class=" cleaner">[3]</a> Cfr S. Giovanni Paolo II, <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/2002/documents/hf_jp-ii_hom_20021006_escriva.html">Omelia per la canonizzazione di Josemar&iacute;a Escriv&aacute; de Balaguer</a></i> (6 ottobre 2002).</p> 
<p>________________________</p> 
<p><b>Saluti</b></p> 
<p>Je salue les p&egrave;lerins de langue fran&ccedil;aise et plus particuli&egrave;rement le groupe de p&egrave;lerins de France, les sœurs de Saint-Paul de Chartres et le groupe “R&eacute;seau du Cœur” d’Ha&iuml;ti. Le Concile Vatican II nous invite &agrave; partager le pain du savoir et du savoir-faire : d&eacute;veloppez g&eacute;n&eacute;reusement votre potentiel pour qu’ensemble, nous puissions construire, avec l’aide de Dieu, un avenir meilleur. Que Dieu vous b&eacute;nisse !</p> 
<p>[<i>Saluto i pellegrini di lingua francese, in particolare il gruppo di pellegrini provenienti dalla Francia, le suore di San Paolo di Chartres e il gruppo “R&eacute;seau du Cœur” di Haiti. Il Concilio Vaticano II ci invita a condividere il pane del saper e del saper-fare: sviluppate generosamente il vostro potenziale affinch&eacute;, insieme, possiamo costruire, con l’aiuto di Dio, un futuro migliore. Dio vi benedica!</i>]</p> 
<p>I greet all the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, particularly the groups from England, Ireland, Denmark, Norway, Malta, Tanzania, Australia, Hong Kong, India, Malaysia, Singapore, Thailand, Vietnam and the United States of America. Tomorrow in Saint Louis, Missouri, Venerable Fulton Sheen will be beatified. May the example and intercession of this holy bishop, known for his evangelizing work through the media, inspire many others likewise to find new ways of spreading the Gospel message with joyful enthusiasm. Upon all of you and your families, I invoke the peace and joy of our Lord Jesus Christ. God bless you!</p> 
<p>Herzlich gr&uuml;&szlig;e ich die Pilger deutscher Sprache, insbesondere die zahlreichen Schulgruppen auf Studienreise. M&ouml;ge diese Erfahrung der Ewigen Stadt euch dazu anregen, die Sch&auml;tze unserer christlichen Kultur und Geschichte immer besser kennenzulernen – Sch&auml;tze, die nicht nur der Vergangenheit angeh&ouml;ren, sondern auch Inspiration f&uuml;r die Zukunft sein k&ouml;nnen. Gott segne euch.</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i pellegrini di lingua tedesca, in particolare i numerosi gruppi scolastici in viaggio di studio. Questa esperienza della Citt&agrave; eterna vi sproni a conoscere sempre meglio i tesori della nostra cultura e storia cristiana che non appartengono soltanto al passato ma possono anche ispirare il futuro. Dio vi benedica</i>.]</p> 
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua espa&ntilde;ola. En la Eucarist&iacute;a ofrecemos los frutos de la tierra y del trabajo humano para que se conviertan en el Cuerpo y en la Sangre de Cristo. Unamos tambi&eacute;n nuestra vida y nuestras tareas al sacrificio eucar&iacute;stico, para que el Se&ntilde;or las transforme en una ofrenda viva, santa y agradable a &Eacute;l. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.</p> 
<p>我向讲中文的人们致以亲切的问候。亲爱的弟兄姐妹，我鼓励你们要彼此相亲相爱，如同耶稣爱你们每一个人那样。我由衷地降福你们。</p> 
<p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, vi incoraggio ad amarvi gli uni gli altri, come Ges&ugrave; ama ciascuno di voi. Vi benedico di cuore</i>.]</p> 
<p>Queridos irm&atilde;os e irm&atilde;s de l&iacute;ngua portuguesa, bem-vindos! No desempenho das vossas atividades, defendei sempre a dignidade humana, promovei as condi&ccedil;&otilde;es de vida do pr&oacute;ximo e ponde s&oacute; em Deus toda a esperan&ccedil;a. O Senhor vos aben&ccedil;oe, a v&oacute;s e &agrave;s vossas fam&iacute;lias!</p> 
<p>[<i>Cari fratelli e sorelle di lingua portoghese, benvenuti! Nell’adempimento delle vostre attivit&agrave;, difendete sempre la dignit&agrave; umana, migliorate le condizioni di vita del prossimo e riponete solo in Dio tutta la vostra speranza. Il Signore benedica voi e le vostre famiglie!</i>]</p> 
<p><span class="arabic">أُحَيِّي المُؤمِنِينَ النَّاطِقِينَ باللُغَةِ العَرَبِيَّة. لِنَجعَلْ عِلمَنا وَعَمَلَنا فِي خِدمَةِ الإِنسانِ وَكَرَامَتِه، وَلْنُساهِمْ بالمَحَبَّةِ فِي بِناءِ عَالَمٍ أَفضَلَ لِلجَمِيع. بارَكَكُم الرَّبُّ جَميعًا وَحَماكُم دائِمًا مِن كلِّ شَرّ!</span></p> 
<p>[<i>Saluto i fedeli di lingua araba. Facciamo della nostra scienza e del nostro lavoro un servizio all’uomo e alla sua dignit&agrave;, e contribuiamo con amore a costruire un mondo migliore per tutti. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!</i>]</p> 
<p>Serdecznie pozdrawiam Polak&oacute;w. W tych dniach na Jasnej G&oacute;rze na dorocznej pielgrzymce gromadzą się małżeństwa i rodziny. Towarzyszy im hasło: „Małżeństwo rodzi życie”. Niech modlitwa i dzielenie się Słowem Bożym umacniają wiarę małżonk&oacute;w, by wielkodusznie wsp&oacute;łpracowali ze Stw&oacute;rcą w przekazywaniu życia i wartości chrześcijańskich w tej szczeg&oacute;lnej wsp&oacute;lnocie, jaką jest rodzina. Wszystkim wam błogosławię!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i polacchi. In questi giorni, a Jasna G&oacute;ra, si riuniscono per l’annuale Pellegrinaggio gli sposi e le famiglie. Li accompagna il motto: &laquo;Il matrimonio genera la vita&raquo;. La preghiera e la condivisione della Parola di Dio rafforzino la fede dei coniugi, affinch&eacute; collaborino generosamente con il Creatore nella trasmissione della vita e dei valori cristiani in quella particolare comunit&agrave; che &egrave; la famiglia. A tutti la mia benedizione!</i>]</p> 
<p style="text-align: center;">_____________</p> 
<p style="text-align: center;"><b>APPELLO</b></p> 
<p>Domenica prossima, 27 settembre, ricorre la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Il mio pensiero va ai migranti e ai rifugiati, specialmente ai minori costretti ad abbandonare la propria terra. I bambini e gli adolescenti sono i pi&ugrave; vulnerabili; spesso vivono sofferenze indicibili: violenze, torture, sfruttamento, condizioni traumatiche e non di rado perdono la vita lungo le rotte migratorie. Faccio un appello alla responsabilit&agrave; di tutti: ognuno si senta coinvolto nella vita di questi ragazzi, che vanno sempre tutelati e assistiti.</p> 
<p style="text-align: center;">* * *</p> 
<p>Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana, specialmente ai partecipanti al corso di aggiornamento in diritto canonico, promosso dalla Pontificia Universit&agrave; della Santa Croce; alla Guardia di Finanza di Predazzo, Gaeta, Orvieto e Bari; all’Accademia Militare di Modena, al gruppo “Preghiere delle mamme”.</p> 
<p>Accolgo con affetto voi, pellegrini della diocesi di Rimini, con il Vescovo Mons. Nicol&ograve; Anselmi, qui convenuti ad un mese dalla mia visita pastorale nella vostra terra. Rinnovo la mia riconoscenza per l’accoglienza riservata e vi incoraggio a crescere nella fede, radicati nell’ascolto della Parola di Dio, per testimoniare a tutti l’amore del Padre celeste.</p> 
<p>Il mio pensiero va, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Oggi la Chiesa celebra la memoria liturgica di san Pio da Pietrelcina: la sua testimonianza di fede e di carit&agrave; sia per ciascuno di voi un invito a confidare sempre nella bont&agrave; e nella misericordia di Dio.</p> 
<p>A tutti la mia Benedizione.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Partecipanti all'Assemblea della Federazione delle Monache Clarisse Cappuccine d'Italia (21 settembre 2026)]]></title><pubDate>Mon, 21 Sep 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260921-clarisse-cappuccine.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260921-clarisse-cappuccine.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 21 Sep 2026 11:47:28 +0200 --> <p>Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi! E si pu&ograve; dire anche “pace e bene”!<br /> &nbsp;</p> 
<p><i>Care sorelle, fratelli, buongiorno e benvenuti tutti!</i></p> 
<p>Sono molto contento di incontrarvi e di condividere con voi questo momento di riflessione. Prenderemo spunto dalla Liturgia di oggi, Festa di San Matteo, Apostolo ed Evangelista.</p> 
<p>Nella Lettera agli Efesini, San Paolo cos&igrave; esorta: &laquo;Comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umilt&agrave;, dolcezza e magnanimit&agrave; […] una sola &egrave; la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione&raquo;<i> </i>(<i>Ef</i> 4,1-2.4).</p> 
<p>&Egrave; un invito alla fedelt&agrave;, a cui la vostra Federazione risponde secondo il&nbsp;carisma di Santa Chiara e San Francesco, nella preghiera contemplativa, nella povert&agrave; e in una totale adesione al Vangelo. A tale scopo &egrave; lodevole il lavoro di rielaborazione e aggiornamento delle <i>Costituzioni</i> che avete compiuto, in cui hanno trovato sintesi gli apporti di molti. In esse si ribadisce che &laquo;primo e principale compito di tutti i religiosi &egrave; la contemplazione delle realt&agrave; divine e la costante unione con Dio nella preghiera&raquo;<i> </i>(<i>Costituzioni,</i> 60; cfr <i>CIC</i>, can. 663). Come scriveva Santa Chiara alla <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/agnese-di-boemia.html">Santa Agnese di Boemia</a>: &laquo;Poni la tua mente nello specchio dell’eternit&agrave;, poni la tua anima nello splendore della gloria, poni il tuo cuore nella figura della divina sostanza e trasformati tutta, attraverso la contemplazione, nell’immagine della sua divinit&agrave;&raquo;<i> </i>(<i>Terza lettera alla Beata Agnese di Boemia</i>, 12-13;<i> FF </i>2888).</p> 
<p>Ed &egrave; proprio con la “mente nello specchio dell’eternit&agrave;” che vi invito a guardare sia al tempo presente, con i suoi drammi e le sue incertezze, che alle sfide del vostro <i>“</i>piccolo mondo<i>”</i>, ricco del suo passato e chiamato a guardare con speranza all’avvenire. Il numero ridotto delle vocazioni, in particolare, potrebbe spingere qualcuno a scelte di chiusura o di ripiego. Ma voglio ripetere a voi quanto ho detto circa il futuro delle Diocesi e dei Seminari in Italia. Proviamo a cambiare prospettiva nel considerare questa realt&agrave;. Le sue criticit&agrave;, infatti, possono aiutarci a scoprire o riscoprire potenzialit&agrave; inaspettate, &laquo;non tanto riguardo alle forze numeriche ma alla qualit&agrave; della proposta&raquo;<i> </i>(<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/october/documents/20251011-pellegrini-toscana.html">Discorso ai pellegrini delle diocesi toscane</a>, </i>11 ottobre 2025). Ce lo ricorda il Vangelo odierno, che dice: &laquo;Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati&raquo;<i> </i>(<i>Mt</i> 9, 12).<i> </i>La riduzione numerica delle comunit&agrave; – e il timore, che ne deriva, di perdere la propria autonomia – non devono turbare e togliere la speranza, ma piuttosto spingere a un rinnovamento del proprio vissuto e a un impegno ancora pi&ugrave; grande nell’accompagnamento spirituale di chi bussa alle porte dei monasteri, a far crescere comunit&agrave; gioiose e vive, in cui sperimentare intimit&agrave; con Dio, affabilit&agrave;, comunione, autenticit&agrave; delle relazioni. Le vocazioni non nascono dall’applicazione di strategie organizzative, n&eacute; da campagne studiate a tavolino, ma dalla preghiera, dalla familiarit&agrave; con il Vangelo, dal silenzio, dal sapersi accogliere con le proprie imperfezioni (cfr <i>Gal</i> 6,2), dal sentirsi parte di un tutto che crea unit&agrave;. E per farlo, il Signore non ci chiede di essere impeccabili, ma di lasciarci plasmare dalla sua grazia, umilmente, giorno per giorno.</p> 
<p>Questo ci offre lo spunto per parlare di un altro tema importante: quello della formazione, sia iniziale sia permanente. Formatevi e formate a una clausura vissuta in spirito di comunione profonda tra voi e con la Chiesa; a un silenzio che, in una societ&agrave; dominata dalla fretta e dal rumore, faccia sentire il bisogno di tempi e spazi in cui fermarsi, discernere, senza timore di perdere l’“attimo fuggente”.</p> 
<p>Del resto &egrave; questa anche la missionariet&agrave; specifica della vocazione claustrale. Il <i>Salmo</i> 18, sempre preso dalla Liturgia di oggi, recita: &laquo;Senza linguaggio, senza parole, senza che si oda la loro voce, per tutta la terra si diffonde il loro annuncio e ai confini del mondo il loro messaggio&raquo; (vv. 4-5). Formate alla scuola del Vangelo, il Signore vi chiama ad essere sue testimoni nel silenzio e nella contemplazione, collocandovi nella storia quale memoria viva e profetica della Buona Novella.</p> 
<p>Come sorelle di Santa Chiara, poi, voi avete un messaggio speciale da annunciare, che passa prima di tutto attraverso l’osservanza della <i>Regola</i> e delle vostre <i>Costituzioni</i>. Fa parte del vostro essere e della vostra missione vivere il Vangelo lasciando tutto ci&ograve; che &egrave; del mondo, totalmente e costantemente rivolte al primo e unico Amore della vostra vita. Ci&ograve; implica sobriet&agrave;, distacco dalle cose, consegna di s&eacute; nell’obbedienza, trasparenza, in una vita semplice, ma anche radicale ed esigente, segno prezioso di fedelt&agrave;, specie in un mondo globalizzato e inquieto, in cui sembra siano andati persi il gusto e la capacit&agrave; di “mettere radici” (cfr Francesco<i>,</i> Cost. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_constitutions/documents/papa-francesco_costituzione-ap_20160629_vultum-dei-quaerere.html">Vultum Dei qu&aelig;rere</a></i>, 35).</p> 
<p>Per questo, carissime, vorrei concludere riprendendo una domanda del vostro Assistente Federale: &laquo;I monasteri femminili di clausura possono offrire risposte alle questioni di senso dell’umanit&agrave; di oggi?&raquo;. Per rispondere vi indicava quattro mezzi che ritengo importanti: l’<i>ascolto reciproco</i>; la <i>koinonia,</i> come comunione d’intenti, per evitare l’isolamento; la <i>diakonia,</i> per servire e lavorare insieme; la <i>martyria,</i> per testimoniare il Vangelo. Ve li lascio come sentieri sicuri per il vostro cammino.</p> 
<p>Care Sorelle, vi ringrazio per ci&ograve; che fate e per ci&ograve; che siete: &laquo;fiaccole, sentinelle per la Chiesa e per il mondo&raquo; (Francesco, <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/pont-messages/2018/documents/papa-francesco_20181121_messaggio-pro-orantibus.html">Messaggio alle contemplative</a></i>, 21 novembre 2018), segni della presenza del regno di Dio sulla terra.</p> 
<p>Sono lieto di avervi incontrate e, invocando l’intercessione di Maria, dei Santi Francesco e Chiara di Assisi e della <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/maria-lorenza-requenses-in-longo.html">Beata Maria Lorenza Longo</a>, di cuore vi imparto la Benedizione apostolica.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Angelus, 20 settembre 2026]]></title><pubDate>Sun, 20 Sep 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260920-angelus.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260920-angelus.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 20 Sep 2026 12:24:34 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, buona domenica!</i></p> 
<p>Nella liturgia di oggi, il Signore, per bocca del profeta Isaia, ci dona un grande motivo di speranza, dicendoci che i suoi pensieri non sono i nostri pensieri e le sue vie non sono le nostre vie (cfr <i>Is</i> 55,8). S&igrave;, i disegni di Dio sono infinitamente pi&ugrave; grandi e, diciamo pure, pi&ugrave; “umani” rispetto a quelli che noi uomini e donne, segnati dal peccato, possiamo concepire e realizzare. Perci&ograve;, ecco l’appello quanto mai attuale del profeta: abbandonare le nostre vie distorte e ritornare al Signore, che &egrave; misericordia e perdono (vv. 6-7).</p> 
<p>Nel Vangelo, le parabole di Ges&ugrave; descrivono la novit&agrave; di ci&ograve; che Dio ha in serbo per noi, ma in genere manifestano anche la resistenza che siamo pronti a opporre a una giustizia pi&ugrave; generosa e a un amore pi&ugrave; grande. Oggi, in particolare, ascoltiamo il racconto degli operai chiamati a lavorare nella vigna (cfr <i>Mt</i> 20,1-16), chi per una giornata intera, chi soltanto per qualche ora, chi gi&agrave; quasi al tramonto. Ma il centro della parabola &egrave; nel momento della retribuzione, quando il padrone mantiene la parola con i lavoratori della prima ora e li paga come d’accordo, ma vuole che vedano la sua bont&agrave; e, davanti ai loro occhi, tratta gli ultimi allo stesso modo.</p> 
<p>Un dettaglio, infatti, non deve sfuggirci. Il padrone indica al fattore un preciso ordine da seguire: gli operai andranno pagati &laquo;incominciando dagli ultimi fino ai primi&raquo; (<i>Mt</i> 20,8). La reazione negativa di chi aveva lavorato tutto il giorno si sarebbe, dunque, potuta evitare facilmente, invece &egrave; voluta, perch&eacute; la rivelazione della bont&agrave; di Dio &egrave; per tutti, non solo per qualcuno. Dio ha vie diverse e pensieri nuovi anche per coloro che si ritengono i primi e ritengono di essersi guadagnati ci&ograve; che sono, di aver meritato i risultati che hanno raggiunto. Tutti, invece, guadagniamo gioia, intelligenza e futuro quando la legge dell’amore interrompe quella del calcolo, l’esperienza della misericordia allarga quella del merito, il dono della pace sospende le rivalit&agrave; e avvicina nella gratitudine.</p> 
<p>Fratelli e sorelle, &egrave; una grazia essere collaboratori di Dio, lavorare nella sua vigna, servire il suo Regno di giustizia e di pace! Non c’&egrave; spazio per l’invidia e la divisione l&agrave; dove irrompe la novit&agrave; di Dio. Cerchiamo, dunque, il Signore, mentre si fa trovare, invochiamolo, mentre &egrave; vicino; abbandoniamo la vie distorte e i pensieri iniqui (cfr <i>Is</i> 55,6-7)!</p> 
<p>Guardiamo alla nostra Madre Santissima: &egrave; creatura come noi, ma &egrave; senza macchia, perci&ograve; ci aiuta a sperare in Dio e ad affidarci alla sua misericordia, cos&igrave; che le sue vie diventino le nostre vie e i suoi pensieri diventino i nostri pensieri.</p> 
<p><b>_____________________________</b></p> 
<p><b>Dopo l'Angelus</b></p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>Seguo con grande preoccupazione la crisi umanitaria in atto in alcune zone della Somalia, dove episodi di violenza e fenomeni climatici estremi stanno aggravando le gi&agrave; precarie condizioni di vita della popolazione, in particolare di donne e bambini. Auspico un generoso coinvolgimento della comunit&agrave; internazionale, affinch&eacute; non manchi a questi nostri fratelli e sorelle l’assistenza necessaria.</p> 
<p>Ed ora rivolgo il mio saluto a tutti voi, romani e pellegrini!</p> 
<p>Do il benvenuto al Vescovo e ai fedeli della diocesi di Toruń, in Polonia, che visitano in Italia i luoghi dei miracoli eucaristici; come pure alle famiglie provenienti dalla diocesi di Spiš, in Slovacchia.</p> 
<p>Saluto i Padri Gesuiti che iniziano il loro nuovo percorso di studi a Roma; e il gruppo della Parrocchia romana della Sacra Famiglia di Nazareth, con la Polisportiva Centocelle e l’Oratorio “San Giuseppe Manyanet”.</p> 
<p>Invio la mia benedizione alla popolazione di Pescantina, presso Verona, che oggi si stringe intorno al Monumento agli Ex Internati, per ricordare quanti sono stati deportati e prigionieri durante la II Guerra Mondiale. Lo faccio per sottolineare che non bisogna dimenticare, ma &nbsp;imparare dalla storia per non ricadere negli errori del passato.</p> 
<p>Carissimi, vi ringrazio di essere venuti. Buona domenica a tutti!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Delegazione di <i>Special Olympics</i> (19 settembre 2026)]]></title><pubDate>Sat, 19 Sep 2026 12:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260619-special-olympics.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260619-special-olympics.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 19 Sep 2026 12:38:17 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!<br /> &nbsp;</p> 
<p><i>Buongiorno a tutti</i>,&nbsp;</p> 
<p>Sono molto contento di incontrarvi questa mattina, di condividere con voi, in questo momento, la gioia degli eventi sportivi che avete vissuto. Come sapete anch’io amo molto lo sport, e sono convinto del suo grande valore formativo, perch&eacute; educa la persona a valori nobili e autentici; inoltre offre la possibilit&agrave; di testimoniare questi valori nell’attivit&agrave; agonistica e amatoriale, e prima di tutto nel vissuto degli atleti.</p> 
<p>Fare sport vuol dire impegnarsi seriamente e con fatica, e poi mettere in comune i frutti della propria perseveranza con lealt&agrave;, fiducia, apertura, spirito di squadra, coraggio. Voi fate tutto questo, e ne mostrate la bellezza in modo veramente speciale, a chi partecipa e assiste alle gare e a chi vi conosce e vi incontra.</p> 
<p><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>, proprio ricevendo <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2017/october/documents/papa-francesco_20171013_atleti-torneounified-football.html">un gruppo di atleti di <i>Special Olympics</i></a>, ha detto che &laquo;lo sport &egrave; uno di quei linguaggi universali che supera le differenze culturali, sociali, religiose e fisiche, e riesce a unire le persone, rendendole partecipi dello stesso gioco e protagoniste insieme di vittorie e sconfitte&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2017/october/documents/papa-francesco_20171013_atleti-torneounified-football.html">13 ottobre 2017</a>), e vi ha affidato in modo particolare questa testimonianza.</p> 
<p>Oggi lo faccio anch’io, perch&eacute; il nostro mondo ha tanto bisogno di persone che, come voi, ricordino a tutti quali sono i valori veri della vita; di uomini e donne che mostrino con l’esempio come la via della condivisione e dell’amore sia l’unica che porta davvero alla felicit&agrave; e alla pace.</p> 
<p>Per questo vi ringrazio per la vostra presenza, per l’allegria genuina che portate, per il messaggio positivo che incarnate, e vi incoraggio – atleti, allenatori, responsabili, assistenti, collaboratori – a continuare con entusiasmo la vostra opera.</p> 
<p>Carissimi, vi affido all’intercessione di Maria e di San Piergiorgio Frassati, un giovane sportivo come voi che, innamorato di Ges&ugrave;, assieme a tanti amici, ha saputo tradurre i valori dello sport in una vita buona e generosa, in una vita santa. Di cuore vi benedico, e con voi le vostre famiglie e tutte le persone che vi sono care. Grazie!</p>]]></description></item></channel></rss>