<rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"><channel><title>vatican.va</title><link>https://www.vatican.va</link><description>vatican.va</description><language>it</language><item><title><![CDATA[Udienza Generale del 16 settembre 2026 - I Documenti del Concilio Vaticano II. IV. Costituzione pastorale Gaudium et spes (GS 1-10). 3. <i>La comunità umana</i> (GS, 23-32)]]></title><pubDate>Wed, 16 Sep 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260916-udienza-generale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260916-udienza-generale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 16 Sep 2026 10:38:23 +0200 --> <p><b>I Documenti del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>. IV. Costituzione pastorale <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a> </i>(<i>GS</i> 1-10).&nbsp;3. <i>La comunit&agrave; umana </i>(<i>GS</i>, 23-32)</b></p> 
<p><b><br /> &nbsp;</b></p> 
<p><i>Fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti! &nbsp;&nbsp;</i></p> 
<p>Dedicando il secondo capitolo alla “comunit&agrave; umana”, la Costituzione <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i> (<i>GS</i>) invita a considerare il &laquo;moltiplicarsi delle relazioni tra gli uomini&raquo;<i> </i>come &laquo;uno degli aspetti pi&ugrave; importanti del mondo d’oggi&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#23">n. 23</a>). Questa realt&agrave; necessita per&ograve; di trovare il suo compimento &laquo;pi&ugrave; profondamente nella comunit&agrave; delle persone&raquo;, per la quale &egrave; indispensabile &laquo;un reciproco rispetto della loro piena dignit&agrave; spirituale&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#23">ibid</a>.</i>).</p> 
<p>Sono affermazioni che, ai nostri giorni, vedono accresciuta la loro urgenza. Da una parte, infatti, lo sviluppo tecnologico, la diffusione dei <i>mass media</i> e dei <i>social media</i>, il sempre crescente ricorso all’intelligenza artificiale aprono nuove possibilit&agrave;, abbattendo barriere e distanze; dall’altra, le relazioni tendono a diventare sempre meno personali, pi&ugrave; virtuali, e si rischia di abituarsi a delegare<b> </b>agli algoritmi decisioni che spettano solo alla coscienza umana. Fare in modo che i rapporti sociali abbiano spessore reale e profondit&agrave; personale &egrave;, a tale riguardo, il contributo che la comunit&agrave; cristiana si propone di offrire.</p> 
<p>Il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio</a> invita ad attingere criteri e forza dal progetto creatore di Dio, il quale ha voluto che &laquo;tutti gli uomini formassero una sola famiglia e si trattassero tra loro come fratelli&raquo;; per questo &laquo;l’amore di Dio e del prossimo &egrave; il primo e pi&ugrave; grande comandamento&raquo;, che in Cristo ha avuto la sua piena rivelazione e la sua compiuta attuazione (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#24">GS</a></i>, 24).</p> 
<p>Il perfezionamento della persona umana e lo sviluppo della societ&agrave; vanno considerati tra loro come strettamente interdipendenti: contrapporli o separarli significherebbe vanificarli. La storia, anche pi&ugrave; recente, conferma questa verit&agrave; in maniera chiara e, perci&ograve;, non bisogna stancarsi di<b> </b>ribadire con i Padri del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Vaticano II</a> che &laquo;la persona umana, che di natura sua ha assolutamente bisogno d’una vita sociale, &egrave; e deve essere principio, soggetto e fine di tutte le istituzioni sociali&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#25">GS</a></i>, 25).</p> 
<p>In questa prospettiva, <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i> afferma che la diversit&agrave; delle persone e dei popoli nel mondo non va considerata come un pericolo o una minaccia, ma come potenzialit&agrave; di arricchimento e di crescita. La contrapposizione, che a volte degenera in violenza, &egrave; un frutto del potere del peccato e di come esso condiziona le mentalit&agrave; e le azioni, a tutti i livelli, causando distruzione e morte. Occorre aprirsi sempre pi&ugrave; alla logica della reciprocit&agrave;, della condivisione e della cura, come accade anche tra le diverse membra del corpo umano (cfr <i>1Cor</i> 12,21-25).</p> 
<p>In questo punto, la Costituzione pastorale offre anche una sintetica definizione di “bene comune”, ricordando che esso consiste nell’&laquo;insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione pi&ugrave; pienamente e pi&ugrave; speditamente&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#26">GS</a></i>, 26). &nbsp;Nello stesso tempo, riconoscendo l’interdipendenza fra i popoli, essa afferma che &laquo;ogni gruppo deve tener conto dei bisogni e delle legittime aspirazioni degli altri gruppi, anzi del bene comune dell’intera famiglia umana&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#26">GS</a></i>, 26).</p> 
<p>A partire da questa impostazione, i Padri conciliari indicano poi alcune &laquo;conseguenze pratiche di maggiore urgenza&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#27">GS</a></i>, 27). Anzitutto, il rispetto della persona umana. Dice <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i>: &laquo;Tutto ci&ograve; che &egrave; contro la vita stessa, come ogni specie di omicidio, il genocidio, l’aborto, l’eutanasia e lo stesso suicidio volontario; tutto ci&ograve; che viola l’integrit&agrave; della persona umana, come le mutilazioni, le torture inflitte al corpo e alla mente, le costrizioni psicologiche; tutto ci&ograve; che offende la dignit&agrave; umana, come le condizioni di vita subumana, le incarcerazioni arbitrarie, le deportazioni, la schiavit&ugrave;, la prostituzione, il mercato delle donne e dei giovani, o ancora le ignominiose condizioni di lavoro, con le quali i lavoratori sono trattati come semplici strumenti di guadagno, e non come persone libere e responsabili: tutte queste cose, e altre simili, sono certamente vergognose&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#27">ibid</a></i>.).</p> 
<p>Seconda conseguenza: il rispetto e l’amore anche per gli avversari o per quanti hanno modi di pensare e di agire diversi dai propri (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#28">GS</a></i>, 28).</p> 
<p>In terzo luogo: la fondamentale uguaglianza di tutti gli uomini che esige giustizia sociale. Dice il Documento: &laquo;Ogni genere di discriminazione circa i diritti fondamentali della persona, sia in campo sociale che culturale, in ragione del sesso, della razza, del colore, della condizione sociale, della lingua o religione, deve essere superato ed eliminato, come contrario al disegno di Dio&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#29">GS</a></i>, 29).</p> 
<p>Infine, i Padri conciliari esortano a superare la mentalit&agrave; individualistica e ad assumere un atteggiamento di responsabilit&agrave; e partecipazione (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#30">GS</a></i>, 30-31).</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, questa visione dell’umanit&agrave; come “comunit&agrave; di persone” &egrave; una consegna preziosa che il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a> ci ha lasciato. Essa aiuta tutti noi a compiere un discernimento personale e comunitario, per valutare con responsabilit&agrave; i progetti sociali e politici di oggi, in base ai criteri della dignit&agrave; della persona umana, della giustizia sociale e della libera partecipazione alla costruzione del bene comune. Perch&eacute; il futuro dell’umanit&agrave; dipende dall’impegno di ciascuno per collaborare con Dio e con i fratelli a costruire un mondo pi&ugrave; umano (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html#30">GS</a></i>, 30).</p> 
<p>__________________________</p> 
<p><b>Saluti</b></p> 
<p>Je salue tous les p&egrave;lerins de langue fran&ccedil;aise et plus particuli&egrave;rement le groupe de p&egrave;lerins de Paris. &laquo; L’amour de Dieu et du prochain est le premier et le plus grand des commandements &raquo; : soyez des acteurs de la relation et la fraternit&eacute;. Que Dieu vous b&eacute;nisse&nbsp;!</p> 
<p>[<i>Saluto tutti i pellegrini di lingua francese, in particolare il gruppo di pellegrini provenienti da Parigi. &laquo;L'amore per Dio e per il prossimo &egrave; il primo e il pi&ugrave; grande dei comandamenti&raquo;: siate protagonisti della relazione e della fratellanza. Dio vi benedica!</i>]</p> 
<p>I extend a warm welcome to all the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, especially those from England, Scotland, Norway, Ghana, South Africa, Uganda, Australia, India, Israel, the Philippines, Vietnam, Canada and the United States of America. Upon each of you and your families, I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ. God bless you all!</p> 
<p>Einen herzlichen Gru&szlig; richte ich an die deutschsprachigen Pilger. Wenn wir in diesen Tagen die „Sch&ouml;pfungszeit“ begehen, sind wir eingeladen, die Sch&ouml;pfung bewusst wahrzunehmen, den Sch&ouml;pfer zu preisen und anzubeten sowie den wunderbaren Plan Gottes und unsere Verantwortung f&uuml;r den Schutz unserer Erde immer besser zu verstehen.</p> 
<p>[<i>Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua tedesca. Celebrando in questi giorni il “Tempo del Creato” siamo invitati ad alzare lo sguardo per contemplare il creato, lodando ed adorando il Creatore, e per comprendere sempre meglio il meraviglioso piano di Dio e la nostra responsabilit&agrave; per la custodia della nostra Terra</i>.]</p> 
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua espa&ntilde;ola. En estos d&iacute;as, muchos pa&iacute;ses latinoamericanos celebran su fiesta nacional. Pidamos al Se&ntilde;or que, valorando la identidad de nuestra patria, el Evangelio nos abra la mente y el coraz&oacute;n para reconocer que somos parte de un proyecto divino m&aacute;s grande, que somos parte de la familia humana creada por Dios. Que el Se&ntilde;or los bendiga. Muchas gracias.</p> 
<p>我向讲中文的人们致以诚挚的问候。亲爱的弟兄姐妹们，愿和平与慰藉人心的天主，以祂的恩宠充满你们的心。我衷心地降福你们！</p> 
<p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, il Dio della pace e della consolazione riempia i vostri cuori della sua grazia. Vi benedico di cuore.</i>]</p> 
<p>Uma cordial sauda&ccedil;&atilde;o aos peregrinos de l&iacute;ngua portuguesa, de modo especial, aos grupos vindos do Brasil e de Portugal. Queridos irm&atilde;os e irm&atilde;s, que nas vossas comunidades o “Mandamento Novo” de Jesus se transforme em gestos concretos de acolhimento, compaix&atilde;o e unidade, para ser o reflexo deste amor no mundo. Deus vos aben&ccedil;oe!</p> 
<p>[<i>Un cordiale saluto ai pellegrini di lingua portoghese, in modo speciale, ai gruppi venuti dal Brasile e dal Portogallo. Cari fratelli e sorelle, che nelle vostre comunit&agrave; il “Comandamento Nuovo” di Ges&ugrave; si trasformi in gesti concreti di accoglienza, compassione e unit&agrave;, per essere il riflesso di questo amore nel mondo. Dio vi benedica!</i>]</p> 
<p style="text-align: right;"><span class="arabic">أُحيِّي المُؤمِنِينَ النَّاطِقِينَ باللُغَةِ العَرَبِيَّة، وخاصَّةً القادِمِينَ مِن رَعِيَّةِ البِشارَةِ في النَّاصِرَة. نَحنُ مَدعُوُّونَ إِلى أنْ نَحتَرِمَ كُلَّ إنسان، وإِلى أنْ نَهتَمَّ بَعضُنا بِبَعضٍ مِن أجلِ بِناءِ عالَمٍ فِيهِ مَزيدٌ مِن الإنسانِيَّة. بارَكَكُم الرَّبُّ جَميعًا وَحَماكُم دائِمًا مِن كلِّ شَرّ!</span></p> 
<p>[<i>Saluto i fedeli di lingua araba, in particolare quelli provenienti dalla Parrocchia dell’Annunciazione a Nazaret. Siamo chiamati a rispettare ogni persona, e a prenderci cura gli uni degli altri, per costruire un mondo pi&ugrave; umano. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male</i>.]</p> 
<p>Serdecznie pozdrawiam Polak&oacute;w, szczeg&oacute;lnie pielgrzym&oacute;w i seminarzyst&oacute;w Diecezji Płockiej z ich biskupem, kt&oacute;rzy przeszli drogą św. Stanisława Kostki z Wiednia przez Dylingę do Rzymu. W roku trzechsetnej rocznicy jego kanonizacji wraz z Alojzym Gonzagą nie ustawajmy w modlitwie za młodych, by przez wstawiennictwo tych świętych patron&oacute;w nie lękali się podejmować odważnych decyzji życiowych, służąc Bogu i bliźniemu. Wszystkim wam błogosławię!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i polacchi, in particolare i pellegrini e i Seminaristi della Diocesi di Płock, insieme al loro Vescovo, che hanno ripercorso le orme di San Stanislao Kostka da Vienna, passando per Dillingen, fino a Roma. Nell’anno del Terzo centenario della sua Canonizzazione insieme a Luigi Gonzaga, non cessiamo di pregare per i giovani, affinch&eacute;, per intercessione di questi santi Patroni, non abbiano paura di fare scelte coraggiose nella loro vita, mettendosi al servizio di Dio e del prossimo. A tutti la mia benedizione!</i>]</p> 
<p>Srdečne pozdravujem &uacute;častn&iacute;kov XX. n&aacute;rodnej p&uacute;te Ordinari&aacute;tu ozbrojen&yacute;ch s&iacute;l a ozbrojen&yacute;ch zborov Slovenskej republiky na čele s vojensk&yacute;m ordin&aacute;rom a so z&aacute;stupcami slovensk&yacute;ch verejn&yacute;ch inštit&uacute;ci&iacute;, spolu s ich rodinn&yacute;mi pr&iacute;slušn&iacute;kmi. Včera ste na Slovensku sl&aacute;vili sl&aacute;vnosť Sedembolestnej Panny M&aacute;rie, vašej hlavnej patr&oacute;nky. Neust&aacute;le si obnovujte svoju vieru &uacute;ctou k Ježišovej Matke. S d&ocirc;verou ju pokorne proste o pomoc, aby ste v každodennom živote vyd&aacute;vali svedectvo o kresťansk&yacute;ch hodnot&aacute;ch, a vz&yacute;vajte jej materinsk&yacute; pr&iacute;hovor, aby vo svete zavl&aacute;dla spravodlivosť, bratstvo a pokoj. Zo srdca v&aacute;s žehn&aacute;m. Pochv&aacute;len&yacute; buď Ježiš Kristus!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente il XX pellegrinaggio nazionale dell’Ordinariato delle Forze armate della Repubblica Slovacca, guidato all’Ordinario militare e dai Rappresentanti delle Pubbliche istituzioni slovacche, con i rispettivi familiari. Ieri avete celebrato in Slovacchia la festa della Dolorosa, che &egrave; la vostra Patrona principale. Rinnovate sempre la vostra fede mediante la venerazione alla Madre di Ges&ugrave;. Supplicate con fiducia il suo aiuto per testimoniare nella vita di ogni giorno i valori cristiani e invocate la sua materna intercessione per l’avvento di un mondo di giustizia, di fraternit&agrave; e di pace. Vi benedico di cuore. Sia lodato Ges&ugrave; Cristo!</i>]</p> 
<p style="text-align: center;">* * *</p> 
<p>Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana, specialmente ai sacerdoti del Pontificio Collegio Messicano e ai Seminaristi del Pontificio Collegio Urbano “de Propaganda Fide”:&nbsp;nel formulare i migliori auguri per i vostri studi, vi assicuro il ricordo nella preghiera. Saluto, poi, i Religiosi dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio, incoraggiandoli nella sequela di Cristo e nel servizio alle persone pi&ugrave; fragili; i fedeli della Parrocchia Santissima Annunziata in Buonabitacolo, venuti per far benedire la Statua della Madonna del Carmine, auspicando per ciascuno una rinnovata devozione verso la Madre di Dio; i partecipanti al Corso per l’assistenza farmaceutica, esortando a integrare competenza scientifica, prossimit&agrave; e visione integrale della persona umana. &nbsp;</p> 
<p>Accolgo con affetto i Cappellani delle carceri italiane, accompagnati dal direttore generale don Raffaele Grimaldi. Carissimi, vi esprimo la mia viva riconoscenza per il vostro importante apostolato in questi luoghi di umana sofferenza: siate sempre presenza viva del Vangelo e della speranza cristiana. In particolare, sono grato all’Ispettorato Generale dei Cappellani e a tutti voi, per la preziosa collaborazione, che rendete a me e alla Segreteria di Stato, nel soccorrere spiritualmente le esistenze travagliate di tanti fratelli e sorelle detenuti che scrivono al Papa per raccontare i loro drammi e le loro ferite. &nbsp;&nbsp;</p> 
<p>Il mio pensiero va, infine, ai&nbsp;giovani, ai&nbsp;malati&nbsp;e agli&nbsp;sposi novelli.&nbsp;Nei giorni scorsi, la liturgia ci ha fatto meditare sul mistero della Croce e sui dolori della Madre del Signore. La croce di Cristo e l’esempio della Vergine Addolorata, illuminino la vostra esistenza, cari giovani; vi sostengano nelle prove quotidiane, cari ammalati; e siano di stimolo per voi, cari sposi novelli, ad un’esistenza familiare coerente con i principi evangelici. &nbsp;</p> 
<p>A tutti la mia Benedizione.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Partecipanti al Convegno di Studi promosso dal Dicastero delle Cause dei Santi (16 settembre 2026)]]></title><pubDate>Wed, 16 Sep 2026 09:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260916-cause-santi.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260916-cause-santi.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 16 Sep 2026 10:08:31 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!<br /> <br /> </p> 
<p><i>Eminenza,<br /> cari fratelli e sorelle!</i></p> 
<p>Sono lieto di accogliervi al termine del <a href="https://www.causesanti.va/it/eventi/la-santita-nella-storia.html">Convegno <i>Il XXI secolo: un nuovo tempo di martiri?</i></a>, organizzato dal <a href="https://www.causesanti.va/it.html">Dicastero delle Cause dei Santi</a> e dalla Commissione Nuovi Martiri – Testimoni della Fede. Questa denominazione vuole indicare una categoria pi&ugrave; ampia, distinta dai martiri dei quali &egrave; in corso la causa di beatificazione e da coloro che sono ufficialmente iscritti nel catalogo dei Beati e dei Santi. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/letters/2023/documents/20230703-lettera-comm-nuovimartiri.html">La Commissione, istituita da Papa Francesco nel 2023</a>, ha infatti lo scopo di raccogliere le testimonianze su quanti hanno perso la vita per Cristo, indipendentemente dall’iter canonico, affinch&eacute; il loro esempio non vada perduto.</p> 
<p>Si tratta di fratelli e sorelle che, in diversi contesti geografici, storici e politici, hanno donato la vita per il Vangelo. Essi ci ricordano le parole del Risorto nella sua ultima apparizione prima di salire al cielo: &laquo;Riceverete la forza dallo Spirito Santo che scender&agrave; su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra&raquo; (<i>At</i> 1,8). La loro testimonianza ci dice che anche il nostro tempo, dominato dalla cultura della potenza, della forza senza limiti e dallo sviluppo incessante dei sistemi armati (cfr Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Capitolo_quinto">Magnifica humanitas</a></i>, cap. V), &egrave; un tempo che vede l’eroismo di coloro che amiamo definire “nuovi testimoni della fede”.</p> 
<p>Molti di essi vengono uccisi per abuso di potere o da organizzazioni criminali perch&eacute;, come cristiani,<b> </b>ne contrastano le ingiustizie in nome del Vangelo. Il concetto di “<i>testimone della fede”</i> &egrave; stato formulato proprio per accogliere e onorare situazioni storiche complesse in cui la motivazione dei carnefici non &egrave; riconducibile esplicitamente all’“odio della fede”. In questa prospettiva, il lavoro della Commissione Nuovi Martiri – Testimoni della Fede, supportato dal Dicastero delle Cause dei Santi, &egrave; di carattere storiografico e divulgativo, non giuridico, ponendo l’attenzione piuttosto alle disposizioni d’animo della vittima che alle motivazioni del persecutore. Si guarda, cio&egrave;, al fatto che la vittima &egrave; rimasta fedele a Cristo nell’adempimento del proprio impegno evangelico e lo ha fatto fino alla morte.</p> 
<p>Lo aveva preannunciato Ges&ugrave; stesso durante l’Ultima Cena: &laquo;Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!&raquo; (<i>Gv</i> 16,33). In questi testimoni della fede appare evidente che la perseveranza nel bene e la fedelt&agrave; fino al dono supremo di s&eacute; nell’amore hanno tratto forza dalla vittoria dell’Agnello immolato sul male, l’unica certezza capace di offrire una pace profonda a chi crede in Lui.</p> 
<p>In essi si manifesta eroicamente lo stile del cristiano, che mai cerca la contrapposizione, ma piuttosto la disinnesca con l’efficacia della mitezza. Come ha scritto <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>, &laquo;il discepolo sa offrire la vita intera e giocarla fino al martirio come testimonianza di Ges&ugrave; Cristo, per&ograve; il suo sogno non &egrave; riempirsi di nemici, ma piuttosto che la Parola venga accolta e manifesti la sua potenza liberatrice e rinnovatrice&raquo; (Esort. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html#Prendere_l%E2%80%99iniziativa,_coinvolgersi,_accompagnare,_fruttificare_e_festeggiare">Evangelii gaudium</a></i>, 24).</p> 
<p>La forza evangelizzatrice dei nuovi testimoni della fede rappresenta una delle maggiori risorse della Chiesa per annunciare il Vangelo nel mondo di oggi, secondo la celebre affermazione di <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it.html">San Paolo VI</a> nell’Esortazione apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/apost_exhortations/documents/hf_p-vi_exh_19751208_evangelii-nuntiandi.html">Evangelii nuntiandi</a></i>: &laquo;L’uomo contemporaneo ascolta pi&ugrave; volentieri i testimoni che i maestri, […] o se ascolta i maestri lo fa perch&eacute; sono dei testimoni&raquo; (n. 41).</p> 
<p>I testimoni della fede non propongono un’ideologia, ma mostrano una fede vissuta nella quotidianit&agrave;. La loro credibilit&agrave; nasce dalla coerenza tra le parole e le azioni, coerenza spesso portata fino al sacrificio supremo. In contesti culturali indifferenti, la “santit&agrave; della porta accanto” e l'eroismo silenzioso diventano argomenti significativi, capaci di interpellare tutti, anche i pi&ugrave; diffidenti.</p> 
<p>Carissimi, noi ammiriamo questi nostri fratelli e sorelle come stelle che brillano nel buio dell’egoismo e della sopraffazione. Essi aiutano la Chiesa a riflettere pi&ugrave; pienamente la luce di Cristo Signore, per indicare all’umanit&agrave; contemporanea la strada che conduce alla civilt&agrave; dell’amore. Tutti siamo chiamati a dare il nostro apporto &laquo;a questo orizzonte di impegno, a questo cantiere di speranza&raquo; (Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#LA_CULTURA">Magnifica humanitas</a></i>, 185). I testimoni della fede, donando la vita per la giustizia, la verit&agrave;, la pace, la libert&agrave; hanno contribuito efficacemente all’avvento dei cieli nuovi e della terra nuova, che attendiamo fiduciosi dalla misericordia di Dio.</p> 
<p>Vi ringrazio per l’impegno con cui portate avanti questo prezioso servizio, e auguro che siano fruttuose le vostre giornate di studio e di confronto. Ve l’ottenga l’intercessione di Maria Santissima Regina dei Martiri, e vi accompagni la Benedizione apostolica che imparto di cuore a tutti voi.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Chirografo del Sommo Pontefice Leone XIV sui nuovi spazi da adibire all'Archivio Apostolico Vaticano e alla Biblioteca Apostolica Vaticana (14 settembre 2026)]]></title><pubDate>Mon, 14 Sep 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/letters/2026/documents/20260914-chirografo-archivio-apostolico-bav.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/letters/2026/documents/20260914-chirografo-archivio-apostolico-bav.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 14 Sep 2026 11:19:36 +0200 --> <p>Il notevole incremento, avvenuto negli ultimi decenni, del patrimonio bibliografico della Santa Sede, cos&igrave; come della produzione documentaria da parte delle sue Istituzioni, ha reso insufficienti gli spazi a disposizione dell’Archivio Apostolico Vaticano e della Biblioteca Apostolica Vaticana.</p> 
<p>Per dare un’adeguata risposta all’esigenza di nuovi spazi di conservazione, il mio predecessore <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/letters/2024/documents/20241029-chirografo-archivio-biblioteca-vaticani.html">Papa Francesco individu&ograve; presso l’area extraterritoriale del Laterano</a> un luogo adatto allo scopo.</p> 
<p>Negli ultimi mesi, tuttavia, si sono presentate inedite opportunit&agrave; per realizzare nuovi spazi all’interno del territorio dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano, che sono senz’altro preferibili per molteplici ragioni alla soluzione gi&agrave; individuata.</p> 
<p>Pertanto, con l’intento di testimoniare la secolare cura dei miei predecessori verso le istituzioni che preservano e custodiscono la memoria amministrativa e culturale della Sede Apostolica, acquisite le opportune informazioni e i competenti pareri, con il presente Chirografo</p> 
<p><b>&nbsp;</b></p> 
<p style="text-align: center;"><b>DISPONGO</b></p> 
<p>che venga destinata all’Archivio Apostolico Vaticano e alla Biblioteca Apostolica Vaticana l’area della cosiddetta “Fontana dell’Autoparco” con le sue adiacenze, secondo le delimitazioni indicate nella planimetria allegata,</p> 
<p>e che si proceda secondo i pi&ugrave; moderni principi architettonici e tecnologici, nel rispetto della normativa vigente, alla costruzione di un nuovo edificio da destinare principalmente alle esigenze dell’Archivio Apostolico Vaticano e della Biblioteca Apostolica Vaticana, distribuendo gli spazi in maniera equa tra le due Istituzioni, riservandone una parte ad altri servizi dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano.</p> 
<p>Per l’esecuzione dell’opera, il Governatorato dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano agir&agrave; in pieno accordo con l’Archivio Apostolico Vaticano e la Biblioteca Apostolica Vaticana, sostenendo la spesa per gli spazi destinati ai servizi dello Stato, eccettuati il ricollocamento dell’autoparco e il nuovo parcheggio, a carico dell’Archivio e della Biblioteca Apostolici.</p> 
<p>Inoltre, al fine di reperire le risorse finanziarie necessarie alla costruzione degli spazi destinati all’Archivio e alla Biblioteca e per un’efficace gestione di tali risorse</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p style="text-align: center;"><b>STABILISCO</b></p> 
<p>che l’Archivio Apostolico Vaticano e la Biblioteca Apostolica Vaticana, in qualit&agrave; di Enti fondatori e promotori, costituiscano una fondazione strumentale vaticana. Essa dovr&agrave; reggersi secondo le norme giuridiche e operative disciplinate dalla <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/motu_proprio/documents/20221205-motu-proprio-curia-romana.html">Lettera Apostolica in forma di <i>Motu Proprio</i> &laquo;sulle persone giuridiche strumentali della Curia Romana&raquo;, del 5 dicembre 2022</a>.</p> 
<p>In attesa della costruzione del nuovo edificio, la Biblioteca Apostolica Vaticana continuer&agrave; a usufruire degli spazi di deposito che attualmente occupa presso il Pontificio Seminario Romano Maggiore.</p> 
<p>Dispongo che il presente Chirografo abbia immediato, pieno e stabile vigore, nonostante qualsiasi disposizione contraria, anche se degna di speciale menzione e sia pubblicato su <i>L’Osservatore Romano</i>.</p> 
<p><i>Dal Vaticano, il 14 settembre 2026, secondo del Pontificato.</i></p> 
<p style="text-align: center;">LEONE PP. XIV</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Inaugurazione della Mostra “AQVA. Catastrofe e meraviglia” (14 settembre 2026) ]]></title><pubDate>Mon, 14 Sep 2026 11:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260914-visita-bav.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260914-visita-bav.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 14 Sep 2026 14:19:38 +0200 --> <p><i>Eccellenza,<br /> Eccellenze,<br /> cari fratelli e sorelle,<br /> Signori e Signore,</i></p> 
<p>prima di salutarvi formalmente con un breve discorso che ho preparato, vorrei solo dire che Dio nella sua Provvidenza, e qualche volta con un certo umorismo, ci fa ricordare sempre che Lui &egrave; con noi. Molti di voi forse non sapete che mia madre era bibliotecaria, e oggi mi trovo qui per il compleanno proprio per salutare tutti voi.</p> 
<p>Ringrazio l’Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa, Mons. Pagazzi; saluto i Prefetti e i Vice Prefetti della <a href="https://www.vaticanlibrary.va/">Biblioteca Apostolica</a> e dell’<a href="https://www.archivioapostolicovaticano.va/content/aav/it.html">Archivio Apostolico</a>, con i dirigenti e tutti coloro che vi lavorano; la <a href="https://www.vaticanstate.va/it/stato-governo/struttura-del-governatorato/governatorato.html">Presidente del Governatorato</a> e alcuni amici e benefattori, ai quali esprimo viva riconoscenza.</p> 
<p>Per la prima volta da Pontefice visito la Biblioteca Vaticana, sulla scia dei miei Predecessori. Questo vorrebbe essere un segno della vicinanza e dell’apprezzamento del Papa per la missione dell’Archivio Apostolico e della Biblioteca Apostolica, al servizio dello sviluppo e della divulgazione della cultura, a favore della Chiesa e dell’umanit&agrave; intera. In particolare – come afferma la Costituzione apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_constitutions/documents/20220319-costituzione-ap-praedicate-evangelium.html">Praedicate evangelium</a></i> – per la &laquo;custodia e [la] valorizzazione degli atti e dei documenti che riguardano il governo della Chiesa universale&raquo; e il loro studio (<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_constitutions/documents/20220319-costituzione-ap-praedicate-evangelium.html">n. 242</a>), e per &laquo;raccogliere e conservare un patrimonio ricchissimo di scienza e di arte e […] metterlo a disposizione degli studiosi che ricercano la verit&agrave;&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_constitutions/documents/20220319-costituzione-ap-praedicate-evangelium.html">n. 243</a>).</p> 
<p>Pensando ad una biblioteca, la si immagina un ambiente pacato, tranquillo. Infatti, i libri sono silenziosi e chiedono silenzio. In realt&agrave;, se da una parte un libro pacifica, dall’altra accende inquietudine, alimenta il desiderio e il coraggio della ricerca. Sant’Agostino &egrave; un emblema di questa dinamica. Pieno di vita e di tormento a motivo di forze potenti che si scontravano in lui – come scrive – da anni “lanciava grida disperate” (<i>Confessiones</i>, VIII,12,28), fino a che gli giunse una voce di bimbo che canticchiava: &laquo;Prendi e leggi, prendi e leggi&raquo;. Subito prese un libro dalle mani di un amico, la <i>Lettera ai Romani </i>di San Paolo, lesse e “una luce quasi di certezza penetr&ograve; nel suo cuore e tutte le tenebre del dubbio si dissiparono” (cfr <i>Confessiones</i>, VIII,12,29). Si spense il dubbio, ma non il desiderio che anzi divenne pi&ugrave; forte, spingendolo a percorrere tutta l’estensione e la profondit&agrave; delle Sacre Scritture. Egli stesso ne parla pi&ugrave; volte, quando dice di aver studiato attentamente, piegato come un punto di domanda, manoscritti diversi dei libri biblici per ricavarne il testo migliore (cfr<b> </b><i>In Hep. loc.</i> 3, 6, 14 e 3, 6, 17; <i>Enarr.</i> Ps. 36, III, 6; <i>Enarr. </i>Ps<i>. </i>138,20). Il libro delle Scritture che raggiunse Agostino &egrave; il medesimo che gli spalanc&ograve; lo spirito. Carissimi, tutti voi, custodendo, studiando e mettendo a disposizione degli studiosi i libri del successore di Pietro, aiutate la Chiesa e l’umanit&agrave; a stare all’altezza della profondit&agrave; del desiderio. Senza di esso, tutto si allontana dal Dio vivente, sorgente della verit&agrave; e dell’amore.<b></b></p> 
<p>Come descrivere la Biblioteca del Papa? Ricorro a una metafora: la Biblioteca Apostolica &egrave; un cuore. Il palpito del cuore &egrave; il simbolo della vita, e risulta da due movimenti contrari, la sistole e la diastole: una concentrazione e una distensione, un moto verso il centro e uno verso la periferia. Anche la Biblioteca Apostolica rimane viva nella misura in cui assicura la propria sistole e la propria diastole.</p> 
<p>La sistole: la Biblioteca Apostolica continui ad essere un luogo ricco di riservatezza, quiete, rispetto e cura. Tra le mura vaticane, l’ambiente quasi monastico della Biblioteca Apostolica ricordi ogni giorno il comando del Salvatore: “Se devi costruire, se devi combattere, prima siediti e studia” (cfr <i>Lc</i> 14,28-32). L’interiorit&agrave; della Biblioteca Apostolica dipende anche dall’unico, inestimabile tesoro che conserva. Se da una parte &egrave; doveroso facilitarne lo studio, anche attraverso la digitalizzazione e la condivisione offerta dall’ambiente digitale, dall’altra &egrave; necessario mantenere e incoraggiare l’antico gesto di muoversi fisicamente verso la Biblioteca. Essa infatti non &egrave; solo un serbatoio di libri a cui attingere comodamente dal computer di casa, ma un’atmosfera composta di legami, confronto, scambi di idee.</p> 
<p>Il cuore per&ograve; vive anche di diastole e cos&igrave; la nostra Biblioteca. Ci troviamo nella Sala Leonina, dedicata a <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it.html">Papa Leone XIII</a>. Egli fu pastore capace di cogliere le questioni pi&ugrave; drammatiche dell’epoca, come i cambiamenti dovuti alla rivoluzione industriale. Fu anche il Pontefice di grandi passaggi culturali, come l’apertura dell’Archivio Vaticano agli studiosi di tutto il mondo e l’incremento dell’accesso alla Biblioteca, tanto che trasform&ograve; un antico deposito d’armi in questa bella sala di consultazione. L’apertura, la larghezza d’animo di questa Biblioteca &egrave; evidente fin dalla sua origine umanistica: non solo opere di teologia, ma anche di letteratura, filosofia, astronomia, fisica, matematica, geografia, botanica, zoologia, medicina, storia, diritto, arte, economia. Non solo libri europei e cristiani, ma anche volumi scritti in altri contesti religiosi, provenienti da ogni angolo del mondo. E ci&ograve; molti secoli prima che questo diventasse una sensibilit&agrave; universalmente condivisa. Con questo stile la Biblioteca Apostolica testimonia l’antica e nuova apertura culturale della Chiesa. Anche il ciclo di mostre iniziato oggi lo conferma. Segno di questa cordialit&agrave; culturale &egrave; pure la gentile diplomazia che trova tra i documenti e i libri dell’Archivio e della Biblioteca Vaticani una via aperta, uno dei &laquo;varchi di riconciliazione&raquo; di cui parla l’Enciclica <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a> </i>(<a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Costruire">n. 211</a>). E allora, avanti! Fedeli al passato e fedeli al futuro, con i linguaggi e i mezzi che vi sono propri, trovate nuovi varchi di riconciliazione.</p> 
<p>Vi saluto, richiamando un’urgenza che accomuna la Biblioteca Apostolica e l’Archivio Apostolico: la necessit&agrave; di nuovi spazi. Proprio oggi <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/9/14/chirografo.html">ho dato disposizioni al riguardo</a> e auspico che contribuiranno a rispondere a tale esigenza. Intendo proseguire nella via tracciata dai miei Predecessori i quali, nel corso dei secoli, hanno dimostrato la cura della Sede Apostolica verso le istituzioni che ne custodiscono e promuovono la memoria culturale e amministrativa.</p> 
<p>Carissimi, grazie a tutti e buon lavoro! Di cuore vi benedico e prego per voi.</p> 
<p>Grazie.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Angelus, 13 settembre 2026]]></title><pubDate>Sun, 13 Sep 2026 13:53:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260913-angelus.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260913-angelus.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 13 Sep 2026 12:33:05 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, buona domenica!</i></p> 
<p>Oggi il Vangelo (cfr <i>Mt</i> 18,21-35) ci parla di un valore fondamentale della vita cristiana: il perdono. Ges&ugrave; lo ha insegnato e testimoniato fin sulla croce, dove ha pregato il Padre per i suoi persecutori con le parole che tutti conosciamo: &laquo;Perdona loro perch&eacute; non sanno quello che fanno&raquo; (<i>Lc </i>23,34).</p> 
<p>Nel brano odierno, Pietro interroga il Maestro proprio su questo tema: &laquo;Signore – gli chiede –, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovr&ograve; perdonargli? Fino a sette volte?&raquo; (<i>Mt</i> 18,21). Le sue parole mostrano un cuore generoso: il numero sette, infatti, nella Bibbia simboleggia la pienezza, e “perdonare sette volte” vuol dire perdonare con grande larghezza. La risposta di Ges&ugrave;, per&ograve;, va oltre: &laquo;Non ti dico fino a sette volte – afferma –, ma fino a settanta volte sette&raquo; (v. 22), cio&egrave; oltre ogni limite, senza misura.</p> 
<p>E per chiarire meglio il suo pensiero, il Salvatore racconta la parabola di un servo che aveva, nei confronti del suo padrone, un debito cos&igrave; grande da essere praticamente insolvibile. Ottenutone il condono per pura misericordia, non aveva per&ograve; mostrato la stessa piet&agrave; nei confronti di un suo compagno, e per questo era stato rimproverato e punito severamente (vv. 23-30).</p> 
<p>Con queste parole Ges&ugrave; ci ricorda che dono e perdono sono alla base della nostra esistenza. Tutto ci &egrave; dato da Dio per puro amore, e nessuno di noi pu&ograve; dirsi perfetto nel rispondere a tanta bont&agrave;. Per questo la gratuit&agrave;, che &egrave; fonte della nostra stessa vita, &egrave; anche la regola migliore per il nostro stare insieme. Lo sperimentiamo ogni giorno. Il perdono &egrave; indispensabile e se manca non si pu&ograve; vivere in pace: prima o poi, nel cuore e tra le persone, nascono conflitti, accuse, rancori, vendette che distruggono i rapporti, dividono le famiglie, scatenano le guerre.</p> 
<p>Solo il perdono libera e riporta la luce, anche l&agrave; dove la povert&agrave; materiale e morale dell’uomo, per un momento, ha reso cupo l’orizzonte e incerto il cammino. Il perdono, come un buon vento, spazza via anche le nubi pi&ugrave; fitte, fino a far rivedere il sole. San Pietro stesso l’ha sperimentato pi&ugrave; volte nella sua vita; in particolare quando, dopo aver rinnegato e abbandonato Ges&ugrave; durante la Passione, incontrandolo risorto, sulla riva del lago, si sentir&agrave; rivolgere una sola domanda: &laquo;Simone […], mi ami?&raquo; (<i>Gv</i> 21,15), unita a un invito: &laquo;Seguimi!&raquo; (v. 19). Proprio come all’inizio, nel giorno del loro primo incontro, quasi nulla fosse successo. E questa carit&agrave;, che dimentica e guarisce, segner&agrave; per il primo degli Apostoli la conferma della sua missione.</p> 
<p>Chiediamo allora alla Vergine Maria, Madre di Misericordia, che ci aiuti a perdonare, sempre, anche quando &egrave; difficile fare il primo passo, e a diffondere, con coraggio e costanza, la luce serena e risanante dell’amore che vince l’odio e disarma ogni rancore.</p> 
<p>________________</p> 
<p><b>Dopo l'Angelus</b></p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle!</i></p> 
<p><i>Two days ago marked the twenty-fifth anniversary of the September 11<sup>th</sup> terrorist attacks in the United States of America.&nbsp; I renew my prayers for those who lost their lives and for those who continue to bear the wounds of that tragic day.&nbsp; At a time when conflict and violence afflict so many of our brothers and sisters, I invite everyone to pray that the Lord will bestow his gift of peace upon the world.</i></p> 
<p>[Due giorni fa &egrave; ricorso il venticinquesimo anniversario degli attentati terroristici dell'11 settembre, negli Stati Uniti d'America. Rinnovo le mie preghiere per quanti hanno perso la vita e per chi porta ancora le ferite di quel tragico giorno. In un momento in cui conflitti e violenze affliggono tanti nostri fratelli e sorelle, invito tutti a pregare perch&eacute; il Signore doni al mondo la pace.]</p> 
<p>Il ricordo del tragico avvenimento di venticinque anni fa ci spinge a rinnovare il nostro impegno per la pace, anzitutto con la preghiera, che affidiamo all’intercessione della Vergine Maria.</p> 
<p>Ed ora saluto con affetto tutti voi, romani e pellegrini!</p> 
<p>Do il benvenuto ai gruppi venuti da San Paolo del Brasile e a quelli di diversi altri Paesi.</p> 
<p>Saluto i membri dell’Associazione Religiosa <i>Jesus Nazareno Cautivo</i> residenti a Roma, il gruppo dell’Oratorio Salesiano di Chieri, i fedeli di Dolianova, in Sardegna, e i pellegrini venuti da Assisi sulla Via di San Francesco.</p> 
<p>Saluto la “Famiglia Bellunese” con la Scuola di Erechim, in Brasile; come pure i motociclisti radunati per manifestare per la pace e la vita.</p> 
<p>A tutti auguro una buona domenica.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Partecipanti al Simposio della "Communio Internationalis Benedictinarum" (12 settembre 2026)]]></title><pubDate>Sat, 12 Sep 2026 11:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260912-communio-internationalis-benedictinarum.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260912-communio-internationalis-benedictinarum.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 12 Sep 2026 16:32:14 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio<br /> e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi.</p> 
<p><i>Mie care sorelle, e anche alcuni fratelli sparsi qua e l&agrave;,</i></p> 
<p>sono molto lieto di incontrarvi in occasione del Simposio della <i>Communio Internationalis Benedictinarum</i> , che riunisce i rappresentanti del mondo monastico di tutto il mondo.</p> 
<p>&nbsp;Salutando il Moderatore, forse proprio lei, i miei pensieri vanno in modo particolare all’Abate Primate, che non ha potuto essere presente a causa di alcuni obblighi derivanti dalle sue responsabilit&agrave; primaziali.</p> 
<p>&nbsp;Il vostro &egrave; un lavoro prezioso, che da venticinque anni porta avanti il cammino di comunione e di coordinamento avviato e promosso da <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it.html">Papa Leone XIII</a> per la Confederazione Benedettina, e in seguito incoraggiato dal <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">concilio Vaticano II</a> nel Decreto <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19651028_perfectae-caritatis_it.html">Perfectae caritatis</a></i>&nbsp; (cfr. nn. 22-23)</p> 
<p>&nbsp;Questo percorso comune &egrave; tanto pi&ugrave; importante in quanto mira a vivere e a promuovere il carisma benedettino in tutto il mondo attraverso una sinodalit&agrave; spirituale speciale che rende l’unicit&agrave; di ogni persona una ricchezza per tutti.</p> 
<p>&nbsp;Parlando di san Benedetto, Papa Francesco ha sottolineato l’importanza di, cito, un “cuore dilatato dall’indicibile sovranit&agrave; dell’amore” (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2023/september/documents/20230915-congresso-oblati-benedettini.html">Discorso ai partecipanti al V Congresso Mondiale degli Oblati Benedettini</a></i>, 15 settembre 2023). Il cuore, ha detto, &egrave; foriero di grazia, perch&eacute; le sue radici sono cos&igrave; salde che l’albero cresce bene, resistendo alle intemperie del tempo e portando i ricchi frutti del Vangelo (cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2023/september/documents/20230915-congresso-oblati-benedettini.html">Ibidem</a></i>).</p> 
<p>&nbsp;Anch’io di recente ho visitato, ho voluto visitare e di fatto ho visitato come pellegrino, i monasteri di Subiaco e di Montecassino, e pregare in quei luoghi che hanno un significato tanto profondo per tutto il popolo di Dio e per la nostra storia. Riflettendo sul silenzio e sulla pace di quei santuari e vedendovi qui oggi, non posso fare a meno di rallegrarmi nell’osservare che — come dice il Vangelo — da un piccolo seme &egrave; nato un grande albero (cfr. <i>Mt</i>&nbsp; 13,&nbsp; 31-32). Di fatto, una vigna si &egrave; diffusa e “ha riempito la terra” (<i>Sal</i>&nbsp; 80, 10), e ha dato molti frutti perch&eacute;, come amava dire il mio venerabile predecessore, &egrave; profondamente radicata nel Signore (cfr. <i>Gv</i>&nbsp; 15, 1-8).</p> 
<p>Pertanto, come [monaci e] suore di cos&igrave; tanti Paesi diversi, gli sforzi che state compiendo per essere sempre pi&ugrave; profondamente radicati in Cristo e per essere suoi testimoni vivi e oranti in tutto il mondo, sono un grande segno e un dono profetico. Ci&ograve; &egrave; particolarmente necessario nel nostro tempo, che &egrave; caratterizzato da una sete di vita autentica, di comunione e di pace.</p> 
<p>A tale riguardo, <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it.html">san Paolo VI</a> ha indicato san Benedetto e i suoi discepoli come coloro che, attraverso la preghiera, lo studio e il lavoro, “con la croce, con il libro e con l’aratro” hanno diffuso “civilt&agrave; e […] valori spirituali” (Lettera Apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/apost_letters/documents/hf_p-vi_apl_19641024_pacis-nuntius.html">Pacis nuntius</a></i>, 24 ottobre 1964). Cos&igrave; hanno costruito tra diversi popoli e nazioni un’“unit&agrave; che, come afferma sant’Agostino, &egrave; ‘esemplare e tipo di bellezza assoluta’” (<i><a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/apost_letters/documents/hf_p-vi_apl_19641024_pacis-nuntius.html">Ibidem</a></i>).</p> 
<p>In tal senso, dunque, &egrave; davvero lodevole che siate [impegnati] impegnate in un progetto — a Roma e altrove attraverso strumenti digitali — per offrire nuove opportunit&agrave; di formazione dedicate in modo specifico alle monache benedettine.</p> 
<p>&nbsp;Miei cari sorelle e fratelli, vi ringrazio per chi siete e per tutto ci&ograve; che fate. Grazie per la vostra preghiera, per la vostra umile e silenziosa presenza, per l’offerta quotidiana e nascosta delle vostre vite e per la guida spirituale, la riflessione teologica e i valori comunitari che vivete e irradiate. Vi incoraggio a proseguire nel vostro impegno consacrato alla comunione e imparto a tutti voi la mia sentita benedizione.</p> 
<p>Preghiamo insieme. [Padre nostro…]</p> 
<p>__________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-09/quo-208/dono-profetico-in-tempi-caratterizzati-da-sete-di-vita-autentica.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 208, sabato 12 settembre 2026, p. 3.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Partecipanti all'Incontro "Fratelli tutti: Dialogo socio-ambientale Nord-Sud" (12 settembre 2026)]]></title><pubDate>Sat, 12 Sep 2026 11:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260912-fratelli-tutti-dialogo-sociale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260912-fratelli-tutti-dialogo-sociale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 12 Sep 2026 16:41:21 +0200 --> <p>[<i>In spagnolo</i>]<br /> Nel nome del Padre,<br /> del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.<br /> La pace sia con voi.</p> 
<p>Vi saluto cordialmente Eminenze, Eccellenze, autorit&agrave; ecclesiastiche del Consiglio Episcopale Latinoamericano e dei Caraibi, della Conferenza Ecclesiale Amazzonica e della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti. Apprezzo la costanza con cui, insieme alla Pontificia Commissione per l’America Latina, avete portato avanti per cinque anni questo cammino di dialogo socio-ambientale Nord-Sud.</p> 
<p>Ringrazio inoltre, per la presenza e per l’accompagnamento, i rappresentanti di organismi internazionali, delle banche regionali di cooperazione, del mondo imprenditoriale e delle fondazioni che hanno voluto unirsi a questo cammino.</p> 
<p>Do il benvenuto anche ai presidenti, ai vicepresidenti e ai segretari generali di centrali sindacali e delle associazioni dei datori di lavoro delle Americhe, come pure ai responsabili delle reti ecclesiali dell’America Latina e dei Caraibi, delle Comunit&agrave; Organizzate del Nordamerica e delle reti universitarie di entrambi gli emisferi. La vostra presenza esprime la volont&agrave; di proseguire un dialogo che possa tradursi in un cammino verso modelli di sviluppo pi&ugrave; umani, sostenibili e solidali, capaci di tutelare la dignit&agrave; di ogni persona e di prestare un’attenzione particolare a quanti corrono il rischio di rimanere ai margini.</p> 
<p>Questo incontro riveste particolare interesse per l’ampiezza dei settori rappresentati e per la responsabilit&agrave; che molti dei suoi partecipanti esercitano in ambiti decisivi per la vita sociale, economica e culturale.&nbsp; Proprio per questo, tale spazio di dialogo pu&ograve; aiutare ad affrontare con maggiore realismo sfide che riguardano il futuro comune.</p> 
<p>All’inizio del mio pontificato, incontrando il Collegio Cardinalizio, ho ricordato alcuni aspetti fondamentali del cammino che la Chiesa universale sta percorrendo, da decenni, sulle orme del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>. Tra questi ho segnalato la necessit&agrave; di un &laquo;dialogo coraggioso e fiducioso con il mondo contemporaneo nelle sue varie componenti e realt&agrave;&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/may/documents/20250510-collegio-cardinalizio.html">Discorso al Collegio Cardinalizio</a></i>, 10 maggio 2025).</p> 
<p>Tale dialogo appartiene alla missione stessa della Chiesa, che ha ricevuto da Ges&ugrave; Cristo il mandato di annunciare il Vangelo a tutti i popoli e di portare la sua luce nelle realt&agrave; concrete di ogni tempo. La sua indole pastorale fa parte della sua stessa natura e la impegna a guardare in faccia la realt&agrave; degli uomini e delle donne ai quali &egrave; inviata. L’imperativo del Vangelo di prendersi cura dei poveri esige, inoltre, che tale sguardo sia rivolto in modo particolare a quanti subiscono pi&ugrave; duramente le conseguenze dei cambiamenti sociali, economici e tecnologici.</p> 
<p>Pochi giorni fa ho ricordato che la Chiesa &egrave; chiamata &laquo;a farsi carico della realt&agrave; e anche a smascherare le contraddizioni che caratterizzano la vita personale e sociale del mondo contemporaneo&raquo;, tra cui quelle che possono accompagnare un progresso scientifico e tecnologico che apre possibilit&agrave; inedite (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260902-udienza-generale.html">Catechesi</a></i>, 2 settembre 2026).</p> 
<p>Un impegno cos&igrave; affonda le sue radici nel mistero stesso della fede cristiana. Dio &egrave; entrato nella nostra storia. In Ges&ugrave; Cristo ha assunto la nostra umanit&agrave; e ha affidato alla Chiesa la missione di annunciare il Vangelo nelle circostanze reali in cui vivono i popoli. Dalle Scritture ai grandi Padri della Chiesa, come sant’Ambrogio e sant’Agostino, la tradizione cristiana ha imparato a discernere, all’interno della storia, ci&ograve; che serve veramente all’uomo e ci&ograve; che finisce col ritorcerglisi contro.</p> 
<p>Le novit&agrave; del nostro tempo ci pongono cos&igrave; dinanzi a una responsabilit&agrave; comune. In <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>&nbsp; ho voluto esprimerlo con un’immagine biblica: siamo di fronte alla possibilit&agrave; di &laquo;innalzare una nuova torre di Babele o edificare la citt&agrave; dove Dio e l’umanit&agrave; abitano insieme&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#INTRODUZIONE">n. 1</a>). Perci&ograve;, di fronte allo sviluppo tecnologico, la domanda decisiva non &egrave; semplicemente se accettiamo o rifiutiamo determinati strumenti, ma quale umanit&agrave; vogliamo costruire e quale posto avr&agrave; in essa ogni persona. Una responsabilit&agrave; di tale portata supera le possibilit&agrave; di qualsiasi singola istituzione. Per questo &egrave; necessario recuperare con nuova forza la logica della sussidiariet&agrave; (cfr. n. 13), riconoscendo la responsabilit&agrave; propria di ogni attore e, al tempo stesso, la necessit&agrave; di lavorare insieme.</p> 
<p>Sono lieto che la Chiesa nelle Americhe abbia promosso questo spazio di incontro e di cooperazione per dare impulso all’Agenda di Responsabilit&agrave; Condivisa Nord-Sud di Cooperazione Multisettoriale. Quando istituzioni pubbliche, imprese, lavoratori, universit&agrave;, comunit&agrave; e organizzazioni sociali condividono le loro conoscenze, le loro capacit&agrave; e le loro risorse al servizio del bene comune, assume forma concreta una convinzione maturata nella Dottrina Sociale della Chiesa e che i miei predecessori hanno sviluppato in diversi modi: le grandi sfide sociali richiedono responsabilit&agrave; condivisa, partecipazione e collaborazione tra i diversi corpi della societ&agrave;. Papa Francesco ha espresso questa stessa convinzione parlando di &laquo;amicizia sociale&raquo; (cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html#154">Fratelli tutti</a></i>, n. 154).</p> 
<p>Un’agenda di responsabilit&agrave; condivisa pu&ograve; contribuire proprio a far s&igrave; che le differenze legittime non si trasformino in frammentazione. Nella mia prima Enciclica ho voluto sottolineare che il pluralismo ha bisogno di un principio di unit&agrave; e che gli consenta di orientarsi verso fondamenti comuni e verso il fine ultimo della persona (cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Due_icone_bibliche">MH</a></i>, n. 10). L’esperienza sinodale della Chiesa pu&ograve; offrire qui un insegnamento: ascoltare veramente le differenze non significa diluirle, ma imparare a discernerle e a cercare a partire da esse, ci&ograve; che pu&ograve; servire al bene di tutti. Questo esercizio risulta particolarmente necessario in un tempo in cui le narrative polarizzate trovano un’amplificazione immediata e in cui lo scontro pu&ograve; trasformarsi facilmente in strumento di potere (cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#La_normalizzazione_della_guerra">MH</a></i>, n. 190). Dinanzi a questa dinamica, il fatto stesso che persone e istituzioni tanto diverse abbiano deciso di sedersi a uno stesso tavolo contiene gi&agrave; una responsabilit&agrave;. Il dialogo vero esige qualcosa di pi&ugrave; della cordialit&agrave;: obbliga a restare nella conversazione quando emergono interessi contrapposti e quando le decisioni richiedono rinunce concrete.</p> 
<p>Per i credenti, inoltre, la fraternit&agrave; trova il suo fondamento ultimo in una verit&agrave; che precede qualsiasi accordo: abbiamo uno stesso Padre. Come ricordava <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html"><i>Fratelli</i> <i>tutti</i></a> , &laquo;senza un’apertura al Padre di tutti&raquo;, non ci possono &laquo;essere ragioni solide e stabili per l’appello alla fraternit&agrave;&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html#272">n. 272</a>).</p> 
<p><i>[In inglese]</i></p> 
<p>Le <i>res novae</i>&nbsp; del nostro tempo hanno messo in moto un vero movimento &laquo;di riflessione e di azione&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Spezzare">MH</a></i>, n. 174), che va governato &laquo;con lungimiranza: da istituzioni capaci di regolare senza soffocare e di proteggere senza sostituirsi; da imprese che riconoscano nel lavoro e nella dignit&agrave; un criterio di successo; da corpi intermedi e comunit&agrave; educative che ricostruiscano fiducia e legami; da cittadini che coltivino responsabilit&agrave;, sobriet&agrave;, discernimento e senso del vero&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#condivisa">MH</a></i>, n. 181).</p> 
<p>&laquo;Non abbiate paura&raquo; &egrave; un’esortazione che i miei predecessori hanno ripetuto in momenti importanti nella vita della Chiesa. Oggi vorrei farla anche mia, poich&eacute; &laquo;[l]e tensioni e le differenze non devono intimorire: possono diventare energie creative quando sono orientate da una responsabilit&agrave; condivisa&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Costruire_nel_bene">MH</a></i>, n. 13).</p> 
<p>La Dottrina Sociale della Chiesa offre un aiuto prezioso a tale riguardo. Molte delle organizzazioni qui presenti la conoscono, la stanno studiando e stanno aiutando a diffonderla. Essa &egrave; &laquo;non un prontuario di principi e norme da applicare, ma un cammino di discernimento comunitario&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Dottrina">MH</a></i>, n. 27). I suoi principi non sostituiscono le decisioni che voi dovete prendere; piuttosto offrono criteri per giudicare se queste decisioni davvero rispettano la dignit&agrave; umana e servono il bene comune.</p> 
<p>Per questa ragione, il valore di qualunque punto di consenso si possa raggiungere non si misurer&agrave; solo in base al numero delle persone che lo appoggiano. Sar&agrave; riconosciuto dagli interessi che riuscir&agrave; a tutelare e, in particolare, dall’impatto che avr&agrave; sulle vite di coloro che hanno meno potere di difendersi.</p> 
<p>I principi di giustizia sociale qui offrono un criterio decisivo. Un ordine sociale, economico e politico pu&ograve; essere definito veramente umano quando permette a tutti — &laquo;in particolare ai pi&ugrave; fragili — di vivere in modo davvero umano, senza che nessuno sia lasciato indietro&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Il_principio">MH</a></i>, n. 77).</p> 
<p>Alla fine di <i>Magnifica humanitas</i>&nbsp; ho riflettuto sulla figura del profeta Neemia. Dinanzi a una Gerusalemme in rovine, ha ascoltato la sofferenza del suo popolo, l’ha portata dinanzi a Dio, ha individuato che cosa andava fatto, ha cercato le risorse necessarie e ha organizzato un progetto che poteva essere realizzato solo con la partecipazione di tante persone (cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Il_cantiere_del_nostro_tempo">MH</a></i>, n. 241).</p> 
<p>Vorrei proporvi questa stessa immagine per il lavoro che state svolgendo. Allo stesso modo, nel nostro tempo grandi edifici crollano ovunque il progresso cessa di servire la persona, dove il lavoro perde la sua dignit&agrave;, dove intere comunit&agrave; vengono messe da parte o dove la tecnologia finisce col rendere pi&ugrave; profonde le divisioni che dovrebbe aiutare a superare.</p> 
<p>Come Neemia, dovete entrare &laquo;nei cantieri della storia — laboratori di ricerca, imprese tecnologiche, scuole, media, istituzioni, comunit&agrave; locali — per rialzare ci&ograve; che &egrave; crollato e proteggere ci&ograve; che &egrave; esposto&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Il_cantiere_del_nostro_tempo">MH</a></i>, n. 241). Inoltre, vi invito a lasciarvi sfidare dai segni dei tempi e abbracciare i contributi delle scienze, delle culture e delle esperienze umane per discernere possibili cammini per andare avanti.</p> 
<p>La negoziazione &egrave; parte di questo lavoro ed &egrave; parte di una &laquo;migliore politica&raquo; capace di cercare il bene comune al di sopra degli interessi particolari (cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html">FT</a>,</i>&nbsp;n. 154). Pertanto, vi incoraggio a coltivare una sana &laquo;cultura del negoziato&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Rilanciare_il_dialogo">MH</a></i>, n. 221) capace di aprire cammini laddove le differenze sembrano precludere ogni possibilit&agrave; d’incontro. In tal modo, potrete anche contribuire alla diplomazia di pace di cui il nostro mondo ha bisogno.</p> 
<p>Neemia non ha ricostruito Gerusalemme da solo. Ha fatto appello al suo popolo, e ogni persona ha lavorato alla sezione della cui costruzione era responsabile. Ora spetta a voi riconoscere quale parte di questo lavoro condiviso vi &egrave; stata affidata. Possa il progresso del nostro tempo non lasciare nuove rovine nella sua scia, e possa qualunque cosa noi costruiamo essere davvero una casa e un rifugio per tutti, a cominciare da quanti hanno pi&ugrave; bisogno.</p> 
<p>Grazie.</p> 
<p>______________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-09/quo-208/la-giustizia-sociale-criterio-decisivo-per-i-cantieri-della-stor0.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 208, sabato 12 settembre 2026, p. 2.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Partecipanti al Corso di Formazione per i nuovi Vescovi (10 settembre 2026)]]></title><pubDate>Thu, 10 Sep 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260910-corso-nuovi-vescovi.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260910-corso-nuovi-vescovi.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 12 Sep 2026 08:22:20 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.&nbsp;</p> 
<p>La pace sia con voi!&nbsp;</p> 
<p>In questo momento, prima di entrare nel tema della giornata, possiamo fare una preghiera per il riposo eterno del padre del Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, Cardinale Tagle, e per la consolazione di tutta la famiglia.&nbsp;</p> 
<p>[recita Ave Maria]</p> 
<p>Sono sinceramente&nbsp;molto contento di&nbsp;incontrarvi alla conclusione di questi giorni di formazione destinati ai nuovi Vescovi e ringrazio per la preparazione i Dicasteri&nbsp;<a href="https://www.congregazionevescovi.va/content/congregazionevescovi/it.html">per i Vescovi</a>,&nbsp;<a href="https://www.orientchurch.va">per le Chiese Orientali</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/romancuria/it/dicasteri/dicastero-evangelizzazione.index.html#dicasteri">per l’Evangelizzazione</a>&nbsp;– Sezione Prima Evangelizzazione e Nuove Chiese Particolari.&nbsp;Alcuni di quelli che hanno lavorato nell’organizzazione sono qui e li ringrazio, avendo conosciuto un po’ ci&ograve; che significa organizzare questo programma.</p> 
<p>Avete vissuto un’esperienza singolare di fraternit&agrave;: insieme avete ascoltato, pregato, celebrato l’Eucaristia e condiviso le speranze e i sogni che portate nel cuore per le Chiese che il Signore ha appena affidato alla vostra cura di pastori. Tutto questo vi aiuter&agrave; a ricordare una cosa molto semplice e preziosa:&nbsp;<i>nessun Vescovo cammina da solo.</i></p> 
<p>Carissimi, sappiate che siete nella mia preghiera, e con voi le vostre Chiese: i sacerdoti, i diaconi, i consacrati e le consacrate, i seminaristi, le famiglie, i giovani, gli anziani, i poveri, quanti soffrono e quanti ancora attendono di incontrare la gioia del Vangelo. Tutti devono trovare un posto nel cuore del Vescovo, perch&eacute; tutti hanno gi&agrave; un posto nel cuore di Cristo. Per questo, vorrei ora condividere con voi alcune riflessioni sul tema:&nbsp;<i>&laquo;Vescovi, servitori della comunione nella Chiesa e nel mondo di oggi&raquo;</i>.<i></i></p> 
<p>Prima di tutto,&nbsp;<i>rimanere con Ges&ugrave;</i>. Tra le molte cose che sarete chiamati a fare come Vescovi, questa &egrave; la pi&ugrave; importante. Siamo Vescovi, ma siamo anzitutto discepoli. Per parlare di Lui, abbiamo bisogno di stare con Lui; per guidare il suo popolo, dobbiamo lasciarci ogni giorno,&nbsp;ogni giorno,&nbsp;guidare da Lui. &laquo;Ne costitu&igrave; Dodici– ci dice il Vangelo di San Marco –, che chiam&ograve; apostoli, perch&eacute; stessero con lui e per mandarli a predicare&raquo; (<i>Mc</i>&nbsp;3,14). &Egrave; questo l’ordine del Vangelo: stare con Lui e, da Lui, essere mandati. Non dimentichiamolo mai. Abbiate perci&ograve; sempre a cuore il vostro tempo con il Signore: l’Eucaristia, la Parola di Dio, la preghiera e quei momenti nei quali potete stare alla sua presenza con il cuore semplice del discepolo che si lascia amare dal suo Signore. Il nostro ministero nasce da l&igrave;. E quando il cuore rimane vicino a Lui, anche il servizio diventa pi&ugrave; sereno,&nbsp;pi&ugrave;&nbsp;libero, pi&ugrave;&nbsp;fecondo.</p> 
<p>Un secondo aspetto:&nbsp;<i>avere il cuore di Ges&ugrave; buon Pastore</i>, un&nbsp;cuore completamente rivolto al Padre e, proprio per questo, totalmente donato ai fratelli. Ges&ugrave; dice:&nbsp;&laquo;Io sono il buon pastore. Il buon pastore d&agrave; la propria vita per le pecore&raquo;<i>&nbsp;</i>(<i>Gv</i>&nbsp;10,11).<i>&nbsp;</i>Ecco il nostro modello. Il Vescovo &egrave; un uomo che impara ogni giorno di pi&ugrave; ad amare il suo popolo: a conoscere le gioie e i dolori della sua gente, a condividerne i sogni, a rallegrarsi nel vedere crescere le comunit&agrave;. Ordinerete sacerdoti e diaconi, incontrerete giovani pieni di entusiasmo, vedrete la generosit&agrave; silenziosa di tanti religiosi, religiose, missionari, catechisti e famiglie, e scoprirete sempre pi&ugrave; quanto &egrave; bello il Popolo di Dio. Amate la gente che il Signore vi ha affidato. Imparate i loro nomi, ascoltate le loro storie, entrate, quando potete, nelle loro case, pregate con loro. Specialmente nelle giovani Chiese, tante volte la presenza del Vescovo dice moltissimo, prima ancora delle sue parole. Una visita, una benedizione, il tempo dato a un sacerdote, l’ascolto di una famiglia, il dialogo con un giovane:&nbsp;questi&nbsp;sono piccoli gesti, ma possono rimanere nell’animo di una persona per tutta la vita.</p> 
<p>Un’altra caratteristica del Vescovo &egrave; quella che la tradizione chiama&nbsp;<i>sollicitudo pastoralis</i>, la sollecitudine pastorale. Non significa semplicemente avere molte responsabilit&agrave;. &Egrave; qualcosa di pi&ugrave; profondo: &egrave; portare il proprio popolo nel cuore. San Paolo chiamava suo &laquo;assillo quotidiano&raquo; (<i>2Cor</i>&nbsp;11,28) la preoccupazione per tutte le Chiese. Cos&igrave; la Chiesa alla quale siete stati inviati diventa sempre pi&ugrave; parte della vostra vita, quasi parte di voi stessi. Questo &egrave; proprio della paternit&agrave; episcopale: avere un animo grande, abbastanza grande da fare spazio a tutti, portando in s&eacute; i propri figli e presentandoli ogni giorno al Signore nella preghiera.&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>&nbsp;ricordava che &laquo;la vicinanza &egrave; uno dei tratti di Dio con il suo popolo&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2020/documents/papa-francesco_20200518_omelia-100anni-gpii.html">Omelia nel centenario della nascita di San Giovanni Paolo II</a></i>, 18 maggio 2020). E proprio <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2019/september/documents/papa-francesco_20190912_corso-vescovi.html">parlando ai Vescovi del Corso di formazione, il 12 settembre 2019</a>, diceva: &laquo;Noi esistiamo per rendere palpabile questa vicinanza&raquo;. Che parole preziose per noi! Che la gente possa sentire, attraverso la nostra presenza, qualcosa della tenerezza e della paternit&agrave; di Dio! E questo vale in modo speciale per i sacerdoti.</p> 
<p>In proposito, cari fratelli, vi raccomando di amare i vostri sacerdoti. Trovino in ognuno di voi un padre e un fratello. Ascoltateli, incoraggiateli, pregate per loro, gioite del bene che fanno e accompagnateli con fiducia nel loro ministero. Abbiate un’attenzione particolare per quelli anziani e ammalati. Fate sentire loro che sono preziosi, che la Chiesa &egrave; loro grata e che il Vescovo non li dimentica. A volte basta una telefonata, una visita, una parola affettuosa da parte vostra.</p> 
<p>Un ulteriore tratto del nostro ministero che vorrei ricordare &egrave;, secondo l’espressione bellissima di Sant’Agostino, quello di essere un &laquo;<i>amoris officium</i>&raquo;<i>&nbsp;</i>(<i>In Iohannis Evangelium</i>, 123, 5): un servizio d’amore.&nbsp;La nostra predicazione &egrave; un atto d’amore, cos&igrave; come l’ascolto, la preghiera, il discernimento, il tempo dato alle persone, la presenza<i>.</i>&nbsp;&Egrave; la carit&agrave; pastorale, che permette a Cristo Pastore di giungere al popolo che Egli ama attraverso la nostra povera persona.</p> 
<p>Viviamo in un’epoca di cambiamenti rapidi. Gli sviluppi delle tecnologie della comunicazione e dell’intelligenza artificiale hanno aperto possibilit&agrave; che, fino a pochi anni fa, non avremmo neppure immaginato. Ma certamente non possono liberare l’umanit&agrave; dal peccato e dalle sue conseguenze: lo dimostrano tragicamente le crisi che sta attraversando. In uno scenario complesso e, per certi versi, inquietante come l’attuale, la Chiesa ha celebrato lo scorso anno il&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/iubilaeum2025/it.html">Giubileo della speranza</a>. Forse perch&eacute; vive fuori dal mondo? Al contrario, perch&eacute; da Cristo morto e risorto &egrave; inviata ad annunciare a tutti il Vangelo della salvezza. E noi Vescovi siamo i primi destinatari di questo mandato. Con l’Enciclica&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>&nbsp;ritengo di aver offerto,&nbsp;<i>in primis</i>&nbsp;ai Pastori delle Chiese, una visione e un metodo per affrontare la grande sfida della custodia dell’umano nell’epoca dell’intelligenza artificiale. Vi incoraggio a promuovere nelle vostre diocesi percorsi di riflessione e dialogo, per formare e sostenere quanti vogliono impegnarsi al servizio della civilt&agrave; dell’amore.&nbsp;</p> 
<p>Molti di voi vengono da Chiese giovani. Conoscete la bellezza e anche la fatica della missione, di una Chiesa che forse possiede poco, ma che &egrave; ricca di una fede grande. Per questo vi invito a conservare un cuore missionario. &Egrave; un dono prezioso che il Signore ha posto nelle vostre mani e che pu&ograve; diventare ancora pi&ugrave; grande nel vostro ministero episcopale. Il Vescovo missionario ha un cuore aperto a tutti: non soltanto a coloro che frequentano le nostre parrocchie, ma anche ai cristiani di altre confessioni, ai credenti di altre religioni, alle persone che non professano una fede, a tutti gli uomini e le donne di buona volont&agrave;. Tutti ascolta e rispetta, a tutti si fa vicino e sa riconoscere il bene presente nel cuore di ogni persona.&nbsp;</p> 
<p>Sant’Agostino, parlando al suo popolo, diceva: &laquo;<i>Vobis enim sum episcopus, vobiscum sum christianus</i>&raquo;&nbsp;- lo conoscete tutti, penso -,&nbsp;&laquo;per voi […] sono vescovo, con voi sono cristiano&raquo; (<i>Sermo 340</i>, 1).&nbsp;Camminiamo con il nostro popolo: preghiamo con loro, ascoltiamo con loro la Parola, celebriamo con loro l’Eucaristia. Cerchiamo con loro ogni giorno il volto del Signore.</p> 
<p>Fratelli carissimi, mentre tornate alle vostre Chiese, portate con voi questa certezza:&nbsp;il Signore, che vi ha chiamati, &egrave; fedele.<i>&nbsp;</i>Vi preceder&agrave; sulla strada, vi accompagner&agrave; nel cammino e, con il dono del suo Spirito Santo, vi dar&agrave; luce ogni giorno. E Maria, Madre della Chiesa, custodisca sempre voi e il popolo che vi &egrave; affidato.&nbsp;Grazie.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Udienza Generale del 9 settembre 2026 - I Documenti del Concilio Vaticano II. IV. Costituzione pastorale Gaudium et spes (GS 12-22)  2. La dignità umana: dono e responsabilità]]></title><pubDate>Wed, 09 Sep 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260909-udienza-generale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260909-udienza-generale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 09 Sep 2026 12:59:38 +0200 --> <p><b>I Documenti del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>. IV. Costituzione pastorale <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i> (GS 12-22) <i>2. La dignit&agrave; umana: dono e responsabilit&agrave;</i></b></p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><i>Fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!</i></p> 
<p>La Costituzione conciliare <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i>&nbsp;(<i>GS</i>), dedicando il primo capitolo alla dignit&agrave; della persona umana, sottolinea che essa &egrave; base e condizione di quei &laquo;valori che oggi sono pi&ugrave; stimati&raquo;, ma necessitano di non perdere il rapporto con &laquo;la loro divina sorgente&raquo;, per sottrarsi alle possibili distorsioni dovute alla &laquo;corruzione del cuore umano&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">GS</a></i>, 11).</p> 
<p>Il cammino che ha permesso di evidenziare i tratti e i diritti fondamentali della dignit&agrave; della persona rappresenta certamente una delle pagine pi&ugrave; significative della storia umana. Tuttavia, il percorso da compiere non &egrave; terminato e deve affrontare le contraddizioni, vecchie e nuove, che ne impediscono una piena attuazione.</p> 
<p>La Chiesa offre con chiarezza il suo contributo, ricordando che la dignit&agrave; umana scaturisce dall’essere stesso della persona. Ho avuto modo di ribadirlo anche nella recente Enciclica <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>: &laquo;Ogni persona &egrave; pensata e voluta da Dio per entrare in una storia di comunione con Lui, con gli altri e con il creato. La sua dignit&agrave; non dipende dalle capacit&agrave; che possiede, dalle ricchezze o dal ruolo che ricopre, dalle scelte giuste o sbagliate che compie, ma &egrave; un dono che la precede e la eccede, posto da Dio come espressione del suo amore che non viene mai meno&raquo; (n. 50). L’infinita dignit&agrave; dell’essere umano, dunque, si radica nella sua identit&agrave; di creatura fatta &laquo;“ad immagine di Dio” capace di conoscere e di amare il suo Creatore&raquo;, progetto e dono di amore che trascende le altre realt&agrave; create, le quali sono affidate alla sua cura &laquo;per governarle e servirsene a gloria di Dio&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">GS</a></i>, 12).</p> 
<p>Nella fede possiamo comprendere il fondamento ultimo della dignit&agrave; della persona, in quanto il Figlio &laquo;rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l’uomo a s&eacute; stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione&raquo; (n. 22).</p> 
<p>La persona dice sempre relazione, comunione, partecipazione rispetto a Dio e agli altri, dunque un rapporto filiale con Dio Padre e un rapporto fraterno con Cristo e con tutti gli uomini. Esclude chiusure autoreferenziali. Essere persona significa percepire s&eacute; stessi come dono da condividere, crescendo e maturando nell’accoglienza, nella reciprocit&agrave;, nel servizio.</p> 
<p>Tale dignit&agrave; &egrave; affidata alla responsabilit&agrave; di ciascuno: allo stesso tempo, essa esige anche solidariet&agrave; e cura reciproca, superando le numerose falsificazioni e manipolazioni che tuttora ne deturpano la percezione e ne ostacolano la realizzazione. Infatti, per le scelte contro la sua dignit&agrave; operate lungo la storia, ancora oggi &laquo;l’uomo si trova diviso in s&eacute; stesso&raquo; e &laquo;tutta la vita umana, sia individuale che collettiva, presenta i caratteri di una lotta drammatica tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre&raquo;. Questa condizione fragile e limitata, per&ograve;, pu&ograve; essere guardata con speranza, perch&eacute; &laquo;il Signore stesso &egrave; venuto a liberare l’uomo e a dargli forza, rinnovandolo nell’intimo e scacciando fuori “il pr&igrave;ncipe di questo mondo” (<i>Gv </i>12,31), che lo teneva schiavo del peccato&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">GS</a></i>, 13).</p> 
<p>La Costituzione <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i>, inoltre, afferma che la dignit&agrave; umana riguarda la totalit&agrave; della persona e, perci&ograve;, vanno superate le visioni dualistiche: l’essere umano &egrave; &laquo;unit&agrave; di anima e di corpo&raquo;. La riduzione del corpo a “oggetto”, di cui disporre arbitrariamente, &egrave; sempre negazione della dignit&agrave; della persona: &laquo;non &egrave; lecito […] disprezzare la vita corporale dell’uomo&raquo;, e occorre &laquo;considerare buono e degno di onore il proprio corpo, appunto perch&eacute; creato da Dio e destinato alla risurrezione nell’ultimo giorno&raquo;, vigilando che esso non &laquo;si renda schiavo delle perverse inclinazioni del cuore&raquo; (<i>GS</i>, 14) dal momento che tutti noi siamo feriti dal peccato.</p> 
<p>Infine, tre sono le espressioni pi&ugrave; significative della dignit&agrave; della persona che la <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i>&nbsp;richiama: l’intelligenza, che rende l’essere umano cercatore insaziabile della verit&agrave; (n. 15); la coscienza, per mezzo della quale egli d&agrave; unit&agrave; e senso alla propria vita (n. 16); la libert&agrave;, che lo rende protagonista responsabile delle proprie decisioni (n. 17). Sono dimensioni strettamente connesse tra loro: &egrave; nella coscienza che la verit&agrave; viene riconosciuta come tale e la libert&agrave; pu&ograve; sperimentarla come suo fondamento e possibilit&agrave;. Lo Spirito Santo, che d&agrave; vita in Cristo, ci rende liberi e ci assicura costantemente della nostra dignit&agrave; di figli di Dio, affrancandoci dalla paura e guidandoci verso la meta ultima, quella vita in pienezza oltre la morte che il Cristo ci ha promesso: solo in Lui trova vera luce il mistero dell’uomo, da Lui riceviamo luce sull’enigma del dolore e della morte e con Lui andiamo incontro alla risurrezione.</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, creati a immagine di Dio, per mezzo di Cristo e in vista di Lui, abbiamo ricevuto una dignit&agrave; unica e indelebile. Impegniamoci a promuoverla e difenderla sempre, con la luce e la forza del Vangelo.</p> 
<p>______________________________</p> 
<p><b>Saluti</b></p> 
<p>Je salue cordialement les p&egrave;lerins de langue fran&ccedil;aise que j’invite &agrave; s’&eacute;merveiller devant la dignit&eacute; humaine re&ccedil;ue du Cr&eacute;ateur. Celle-ci regarde la totalit&eacute; de la personne car l’&ecirc;tre humain est unit&eacute; de corps et d’&acirc;me. C’est en prenant conscience de sa grandeur que vous trouverez la force n&eacute;cessaire pour la d&eacute;fendre et la promouvoir dans vos cadres de vie respectifs.<br /> Je vous b&eacute;nis de tout cœur !</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese che invito a meravigliarsi davanti alla dignit&agrave; umana ricevuta dal Creatore. Essa riguarda la totalit&agrave; della persona, poich&eacute; l’essere umano &egrave; un’unit&agrave; di corpo e anima. Prendendo coscienza della sua grandezza, troverete la forza necessaria per difenderla e promuoverla nei vostri rispettivi ambiti di vita.&nbsp;<br /> Vi benedico di cuore!</i>]</p> 
<p>I extend a warm welcome to all the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, especially those from Scotland, Wales, Ireland, Denmark, Norway, South Africa, Australia, China, Japan, Lebanon, the Philippines, and the United States of America.&nbsp; In a particular way, I gladly&nbsp;renew my welcome to the members of the Steering Committee of the Interreligious Platform for Dialogue and Cooperation in the Arab World, who are present today.&nbsp; I thank you for your cooperation with the King Abdullah bin Abdulaziz International Centre for Interreligious and Intercultural Dialogue, and pray that your efforts to promote peaceful coexistence in the Arab region will indeed bear much fruit.&nbsp; Upon each of you and your families, I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ.&nbsp; God bless you all!</p> 
<p>Liebe Br&uuml;der und Schwestern, einen herzlichen Gru&szlig; richte ich an die Pilger deutscher Sprache, besonders an die zahlreichen Teilnehmer der Wallfahrt der Kirchench&ouml;re aus dem Bistum W&uuml;rzburg in Begleitung ihres Bischofs. Erinnern wir uns daran, dass Gott zu loben und zu preisen unsere h&ouml;chste&nbsp;Berufung ist. Sein Lob sei immer in eurem Mund (vgl.&nbsp;<i>Ps&nbsp;</i>34,29)!</p> 
<p>[<i>Cari fratelli e sorelle, rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua tedesca, in particolare ai numerosi partecipanti al pellegrinaggio dei cori della Diocesi di W&uuml;rzburg, accompagnati dal loro Vescovo.&nbsp;Ricordiamoci che rendere lode e gloria a Dio &egrave; la nostra vocazione pi&ugrave; alta. La sua lode sia sempre sulla vostra bocca (cfr. Sal 34,2)!</i>]</p> 
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua espa&ntilde;ola. Los invito a revalorizar y a promover, en ustedes mismos y en los dem&aacute;s, la dignidad &uacute;nica e indeleble que han recibido como seres creados a imagen de Dios y, m&aacute;s a&uacute;n, al haber sido redimidos por Cristo. Que el Se&ntilde;or los bendiga. Muchas gracias.</p> 
<p>我向讲中文的人们致以诚挚的问候。亲爱的弟兄姐妹们，圣神使我们变得自由，且引领我们迈向最终的目标，即耶稣借着复活向我们应许了那超越死亡的圆满生命。我衷心地降福你们！</p> 
<p>[Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, lo Spirito Santo ci rende liberi e ci guida verso la meta ultima, quella vita in pienezza oltre la morte che il Cristo ci ha promesso nella risurrezione. Vi benedico di cuore.]</p> 
<p>Sa&uacute;do com alegria todos os peregrinos de l&iacute;ngua portuguesa! Queridos irm&atilde;os e irm&atilde;s, o nosso mundo exige de n&oacute;s, de forma especial, que valorizemos a dignidade da pessoa. &Eacute; sobretudo o pecado que desfigura a imagem de Deus no homem. Pe&ccedil;amos ao Esp&iacute;rito Santo que nos ajude a promover e a salvaguardar a dignidade de cada ser humano. Que o Senhor vos aben&ccedil;oe!</p> 
<p>[<i>Saluto con gioia tutti i pellegrini di lingua portoghese! Cari fratelli e sorelle, il nostro mondo ci impegna in modo speciale alla valorizzazione della dignit&agrave; della persona. &Eacute; soprattutto il peccato a sfigurare l’immagine di Dio nell’uomo. Chiediamo allo Spirito Santo che ci aiuti a promuovere e custodire la dignit&agrave; di ogni essere umano. Il Signore vi benedica!</i>]</p> 
<p><span class="arabic">أُحيِّي المُؤمِنِينَ النَّاطِقِينَ باللُغَةِ العَرَبِيَّة، وخاصَّةً أعضاءَ جَماعَةِ ”الفَرَح في الرُّوح القُدُس“، القادِمينَ مِن لبنان. خَلَقَنا اللهُ علَى صُورَتِه، ومَنَحَنا كَرامَةً فَرِيدَةً لا تُمحَى. لِذَلِك، لِنَلتَزِمْ دائِمًا بِتَعزِيزِ هَذِهِ الكَرامَةِ وَلْنُدافِعْ عَنها، في نُورِ الإنجِيل. بارَكَكُم الرَّبُّ جَميعًا وَحَماكُم دائِمًا مِن كلِّ شَرّ!</span></p> 
<p>[<i>Saluto i fedeli di lingua araba, in particolare i membri della comunit&agrave; “Gioia nello Spirito Santo”, provenienti dal Libano. Dio ci ha creati a sua immagine e ci ha donato una dignit&agrave; unica e indelebile. Perci&ograve;, impegniamoci a promuoverla e difenderla sempre, con la luce del Vangelo. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!</i>]</p> 
<p>Serdecznie pozdrawiam Polak&oacute;w. W tych dniach podczas dożynek, dziękując za plony ziemi, z Psalmistą chwalimy Stw&oacute;rcę: „Ziemia wydała sw&oacute;j owoc; B&oacute;g, nasz B&oacute;g, nam pobłogosławił” (<i>Ps</i> 67, 7). Powierzajmy Panu pracę rolnik&oacute;w, dzięki kt&oacute;rej nie brakuje nam codziennego chleba. Niech Maryja, najpiękniejszy z kwiat&oacute;w ziemi, strzeże waszych rodzin i p&oacute;l! Wszystkim wam błogosławię!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i polacchi. In questi giorni, durante la festa del raccolto, rendendo grazie per i frutti della terra, con il Salmista lodiamo il Creatore: &laquo;La terra ha dato il suo frutto. Ci benedica Dio, il nostro Dio&raquo; (Sal 67, 7). Affidiamo al Signore il lavoro degli agricoltori, grazie al quale non ci manca il pane quotidiano. Maria, il pi&ugrave; bello tra i fiori della terra, custodisca le vostre famiglie e i vostri campi! A tutti la mia benedizione!</i>]</p> 
<p>Radosno pozdravljam hrvatske hodočasnike, osobito vjernike Vojnog ordinarijata u Republici Hrvatskoj u pratnji biskupa Vojnog ordinarija, Mons. Jure Bogdana i svećenika. Dragi prijatelji, slaveći godišnjicu osnutka Vojnog ordinarijata, u ovom hodočašću na grobove apostola Petra i Pavla zahvaljujte Gospodinu na svim darovima koje ste primili. Kao velika obitelj vjernika, svojom vjerom i djelima pokazujte svijetu i društvu u kojemu živite lice živoga Krista, koji izlazi u susret svakomu tko ga traži iskrena srca. Neka vas na vašem putu uvijek prati zagovor Blažene Djevice Marije. Od srca vas sve blagoslivljam. Hvaljen Isus i Marija.</p> 
<p>[<i>Saluto con gioia i pellegrini croati, in particolare i fedeli dell’Ordinariato militare in Croazia, accompagnati dal Vescovo Ordinario militare, S.E. Mons. Jure Bogdan, assieme ai sacerdoti. Cari amici, mentre celebrate il giubileo della fondazione dell’Ordinariato militare, con questo pellegrinaggio alle tombe degli apostoli Pietro e Paolo ringraziate il Signore per tutti i doni che avete ricevuto. Come una grande famiglia di credenti, attraverso la vostra fede e le vostre opere mostrate al mondo e alla societ&agrave; in cui vivete il volto di Cristo vivo, che va incontro ad ognuno che lo cerca con cuore sincero. L’intercessione della Beata Vergine Maria vi accompagni sempre nel vostro cammino. Di cuore vi benedico tutti. Siano lodati Ges&ugrave; e Maria!</i>]</p> 
<p style="text-align: center;">* * *</p> 
<p>Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana.</p> 
<p>In particolare, saluto i cresimati della Diocesi di Forl&igrave;-Bertinoro, accompagnati dal Vescovo S.E. Mons. Livio Corazza, assieme ai loro sacerdoti e ai catechisti.</p> 
<p>Accolgo con affetto i fedeli dell’unit&agrave; pastorale delle Parrocchie della Diocesi di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, come pure gli Assistenti ecclesiastici della Fondazione “Aiuto alla Chiesa che Soffre”.</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, siamo stati creati a immagine di Dio: impegniamoci a promuovere e difendere la dignit&agrave; di figli di Dio, con la luce e la forza del Vangelo.</p> 
<p>Il mio pensiero va, infine, agli anziani, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Ieri abbiamo celebrato la Festa liturgica della Nativit&agrave; della Beata Vergine Maria; il suo esempio e la sua materna intercessione ispirino e accompagnino la vostra vita.</p> 
<p>A tutti la mia benedizione!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Vescovi amici del Movimento dei Focolari (9 settembre 2026)]]></title><pubDate>Wed, 09 Sep 2026 09:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260909-vescovi-amici-focolari.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260909-vescovi-amici-focolari.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 09 Sep 2026 16:48:43 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.</p> 
<p>La pace sia con voi!</p> 
<p><i>Buongiorno a tutti, e benvenuti!</i></p> 
<p>Vi saluto di cuore, amici del Movimento dei Focolari, riuniti per il vostro incontro spirituale. Sono grato per la vostra visita odierna, che esprime il vostro affetto collegiale, e vi ringrazio per le vostre costanti preghiere. Mi rallegra vedere cos&igrave; tanti di voi, provenienti da Paesi, origini e situazioni sociali diversi, riuniti in un solo spirito sotto l’Opera di Maria. Vengono in mente quelle parole rassicuranti di nostro Signore: &laquo;dove sono due o tre riuniti nel mio nome, l&igrave; sono io in mezzo a loro&raquo; (<i>Mt</i> 18, 20).</p> 
<p>Di fatto, il tema scelto per il vostro congresso, “Dare testimonianza di unit&agrave;”, &egrave; uno degli elementi essenziali del movimento fondato da Chiara Lubich, e mi sta particolarmente a cuore. In un tempo tristemente segnato da una crescente polarizzazione, nostro Signore le ha dato di testimoniare sia il senso sia il servizio dell’unit&agrave;, diventando cos&igrave; un segno per la sua generazione e per quelle future (cfr. Papa Francesco, <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2021/september/documents/20210925-vescovi-amicifocolari.html">Discorso ai Vescovi amici del Movimento dei Focolari</a></i>, 25 settembre 2021).</p> 
<p>Se ci&ograve; era il compito di Chiara quarant’anni fa, lo &egrave; con maggiore urgenza anche per noi oggi. Penso alle difficili situazioni sociali, alle circostanze, alle divisioni che alcuni di voi, fratelli miei, sopportano nei propri Paesi, situazioni come il pregiudizio, il razzismo, l’intolleranza religiosa, persino la violenza.</p> 
<p>Penso anche alla situazione qui in Occidente, ora fin troppo caratterizzata dagli effetti dell’individualismo, dove le reti un tempo stabili della famiglia, dell’amicizia e della comunit&agrave; stanno cedendo il passo a una maggiore frammentazione, e dove la libert&agrave; viene sempre pi&ugrave; presentata come autonomia assoluta, come la capacit&agrave; di perseguire la felicit&agrave; senza alcun limite morale, naturale o persino umano (cfr. Lettera enciclica <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Il_limite">Magnifica humanitas</a></i>, n. 118).</p> 
<p>E nondimeno osserviamo un paradosso. Nonostante tutta l’enfasi posta sulla libert&agrave; individuale, oggi spesso le persone si sentono meno libere di essere veramente s&eacute; stesse o di seguire i loro ideali pi&ugrave; alti, a causa del timore nascosto di essere giudicate o di non essere adeguate. Inoltre, questa perdita di apertura agli altri, che acuisce un senso di disunit&agrave;, alla fine ci priva della felicit&agrave; per la quale siamo stati creati, poich&eacute; siamo fatti a immagine del Dio Uno e Trino, che &egrave; lui stesso una comunione di persone: Padre, Figlio e Spirito Santo. Rivelando il cuore del Padre, Cristo ci mostra il senso pi&ugrave; profondo della nostra esistenza, delle nostre relazioni, e il cammino per la felicit&agrave;. Attraverso il dono dello Spirito siamo diventati figli di Dio, compartecipanti della vita divina, e da questa comunione con Dio scaturisce la nostra comunione gli uni con gli altri come fratelli e sorelle in Cristo. La Chiesa &egrave; questo, un mistero di comunione (cfr. Dicastero per la Dottrina della Fede, <i><a href="https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_28051992_communionis-notio_it.html">Communionis notio</a></i>, n. 3), segno e lievito di unit&agrave; per il nostro mondo.</p> 
<p>Come partecipanti dell’eredit&agrave; spirituale di Chiara Lubich, e come ministri della Chiesa di Cristo in un mondo frammentato, siete chiamati a dare testimonianza di questa anelata unit&agrave; della famiglia umana. La risposta alle tristi divisioni che affliggono il nostro mondo non consiste nel formare pi&ugrave; comitati o lanciare pi&ugrave; progetti, ma nel ritornare alla fonte della nostra unit&agrave; nella Santissima Trinit&agrave;. Di fatto, dobbiamo diventare contemplativi!</p> 
<p>Con tali riflessioni, vi incoraggio ad approfittare di questi giorni insieme per vivere quella fraternit&agrave; che ricorda e conferma la nostra parentela in Cristo. Questi sono giorni di grazia, trascorsi con i propri fratelli nell’episcopato. Sappiamo quanto ci faccia bene. Pertanto, sono lieto che nell’Opera di Maria abbiate trovato questo sostegno spirituale. Possa aiutarvi a vivere la comunione e la fraternit&agrave; anche nelle vostre rispettive Conferenze episcopali.</p> 
<p>Soprattutto, spero che approfittiate dell’occasione di nutrire la vostra vita interiore: con la preghiera generosa e prolungata dinanzi a nostro Signore nel Tabernacolo, con la celebrazione calma e attenta dell’Ufficio e della Santa Messa e, infine, con la contemplazione frequente della presenza delle Persone della Trinit&agrave; nel profondo del nostro essere. In tal modo sarete testimoni, gli uni per gli altri e per coloro che servite, di quell’unit&agrave; che costruisce pace duratura.</p> 
<p>Concludendo, affido voi e l’Opera di Maria all’amorevole intercessione di nostra Signora, Madre della Chiesa, e imparto volentieri a tutti voi la mia Benedizione Apostolica come pegno di gioia e di pace in Cristo nostro Signore. Grazie.</p> 
<p>______________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-09/quo-205/testimoni-di-unita-per-costruire-una-pace-duratura-in-un-mondo-d.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 205, mercoled&igrave; 9 settembre 2026, p. 4.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Videomessaggio del Santo Padre in occasione della 1a Giornata della Gioventù dell’Africa Occidentale [7 – 12 settembre 2026] (8 settembre 2026)]]></title><pubDate>Tue, 08 Sep 2026 14:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260908-videomessaggio-accra.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260908-videomessaggio-accra.html</guid><description><![CDATA[<!-- Tue, 08 Sep 2026 15:36:55 +0200 --> <p>Cari giovani,<br /> la pace sia con voi!</p> 
<p><i>[In inglese]</i></p> 
<p>Sono lieto di unirmi a voi in questa gioiosa occasione della prima Giornata della Giovent&ugrave; dell’Africa Occidentale. Mi compiaccio di questa bella iniziativa delle Conferenze episcopali dei vostri Paesi, che hanno posto i giovani al centro delle loro priorit&agrave; pastorali. Sono convinto che questi momenti forti trascorsi insieme vi aiuteranno a crescere nella fede e a essere sempre pi&ugrave; profondamente arricchiti da valori come l’incontro e l’apertura verso gli altri.</p> 
<p>In un tempo in cui cos&igrave; tante crisi sembrano oscurare il vostro orizzonte, desidero incoraggiarvi ad andare avanti senza perdere la speranza. So quanto il peso del dubbio, l’incertezza e talvolta l’insicurezza possano gravare fortemente sulle vostre spalle e sconvolgere i vostri piani per il futuro.</p> 
<p><i>[In francese]</i></p> 
<p>Tuttavia, non siete una giovent&ugrave; sacrificata come molti possono pensare.&nbsp; Nella Chiesa-Famiglia di Dio, voi siete l’oggi di Dio, l’oggi della Chiesa! Come diceva Papa Benedetto XVI, “voi siete ricchi di qualit&agrave;, di energie, di sogni, di speranze: risorse che possedete in abbondanza! La stessa vostra et&agrave; costituisce una grande ricchezza non soltanto per voi, ma anche per gli altri, per la Chiesa e per il mondo” (<i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/messages/youth/documents/hf_ben-xvi_mes_20100222_youth.html">Messaggio per la XXV Giornata Mondiale della Giovent&ugrave;</a></i>, 22 febbraio 2010).</p> 
<p><i>[In inglese]</i></p> 
<p>Una delle sfide che affrontate &egrave; quella di camminare insieme per aiutare a realizzare un cambiamento positivo nelle vostre societ&agrave;. Camminare insieme significa assicurare che nessuno venga emarginato, isolato, escluso o rifiutato. Siate costruttori di ponti tra popoli, culture e religioni. Dobbiamo impegnarci a vivere come ha vissuto Ges&ugrave;, nostro Maestro e Signore, che non ha escluso nessuno dal suo cammino. Egli ha riconosciuto la presenza di Dio in quanti vivevano ai margini della societ&agrave;, perfino in coloro che non appartenevano al suo popolo.</p> 
<p><i>[In francese]</i></p> 
<p>&nbsp;Cari giovani, conto su di voi e ho fiducia in voi, la Chiesa ha fiducia in voi. Con le vostre parole e le vostre azioni, date un messaggio forte al nostro mondo attraversato da guerre e conflitti di ogni sorta. Siate i testimoni dell’amore, della giustizia, della pace. Non sacrificate la vostra giovinezza cos&igrave; preziosa sull’altare dei piaceri fittizi e della superficialit&agrave;. In effetti, “le nostre domande pi&ugrave; profonde non trovano n&eacute; ascolto n&eacute; risposta nello scorrere infinito dei nostri cellulari, che catturano la nostra attenzione lasciando le nostre menti stanche e i nostri cuori vuoti. Non ci porteranno lontano se le teniamo rinchiuse dentro di noi o in cerchie troppo ristrette. La realizzazione dei nostri desideri autentici richiede sempre di andare oltre noi stessi.” (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/youth/documents/20251007-messaggio-xl-gmg.html">Messaggio per la XL Giornata Mondiale della Giovent&ugrave;</a></i>, 7 ottobre 2025).</p> 
<p><i>[In inglese]</i></p> 
<p>&nbsp;Vi affido alla Vergine Maria, Regina della Pace, pensando in modo particolare a quei vostri Paesi che, talvolta, affrontano crisi complesse. Possa intercedere presso suo Figlio, Ges&ugrave; Cristo, per lo sviluppo umano integrale delle vostre care nazioni. Su di voi, sul clero e su tutti coloro che lavorano con i giovani, invoco un’abbondanza di grazie divine.</p> 
<p><i>[In francese]</i></p> 
<p>E ora vi imparto di tutto cuore la Benedizione:</p> 
<p><i>[In inglese]</i></p> 
<p>&nbsp;Che il Signore vi conservi sempre nel suo amore.</p> 
<p>&nbsp;Il Signore sia con voi. Vi benedica Dio Onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo. Amen.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Santuario della Madre del Buon Consiglio in Genazzano: Concelebrazione eucaristica (7 settembre 2026)]]></title><pubDate>Mon, 07 Sep 2026 18:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260907-messa-genazzano.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260907-messa-genazzano.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 07 Sep 2026 18:45:12 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>come ricorderete, gi&agrave; &laquo;nei primi giorni del pontificato ho sentito il dovere e un profondo desiderio di avvicinarmi a Genazzano, al santuario della Madonna del Buon Consiglio, che durante tutta la mia vita mi ha accompagnato con la sua presenza materna, con la sua saggezza e l'esempio del suo amore per il Figlio, che &egrave; sempre il centro della mia fede&raquo; (<i>Dedica nel libro delle firme del Santuario</i>, 10 maggio 2025). Con gioia sono di nuovo qui, a celebrare con voi la Vigilia della Nativit&agrave; della Vergine Santissima e ad affidare a Maria Bambina ci&ograve; che in questa povera e magnifica umanit&agrave; nasce ancora: fragile come un germoglio, ma segno della fedelt&agrave; di Dio. S&igrave;, Maria &egrave; l’aurora di un giorno diverso, del nostro mondo liberato finalmente dal male. E siamo qui, presso di Lei, attorno all’Altare da cui la salvezza viene a noi e ci trasforma, figli nel Figlio. Chiediamole il suo Buon Consiglio, per accogliere la Parola divina, custodirla in noi e darla alla luce attraverso decisioni coraggiose e sagge, decisioni di autentica conversione.</p> 
<p>Carissimi, in questo luogo di antica presenza agostiniana ritorner&ograve; sulle pagine bibliche appena proclamate con l’aiuto di San Tommaso da Villanova, un frate e Vescovo agostiniano che, dedicando la propria vita al servizio dei poveri, penetr&ograve; a fondo la verit&agrave; della fede. Egli seppe vedere il paradosso della piccolezza e, per cos&igrave; dire, della marginalit&agrave; di Maria, resa centrale nell’economia della salvezza. Chiediamoci: che cosa doveva essere al tempo di Gioacchino e Anna la nascita di una bambina? San Tommaso scava in profondit&agrave;: &laquo;Ho riflettuto molte volte – scrive – e mi sono chiesto perch&eacute; gli evangelisti, che hanno parlato cos&igrave; ampiamente di San Giovanni Battista e degli apostoli, ci raccontino in modo cos&igrave; succinto la storia della Vergine Maria, che supera tutti per la sua vicenda e la sua statura personale. Perch&eacute;, mi chiedo, non ci &egrave; stato descritto il modo del suo concepimento, della sua nascita, della sua educazione, delle sue abitudini, delle virt&ugrave; che la adornavano, quale rapporto umano intratteneva con suo figlio, come si relazionava con lui, come visse con gli apostoli dopo la sua ascensione? Tutte queste cose erano importanti e i fedeli le avrebbero lette con singolare devozione e sarebbero piaciute alla gente del popolo. Oh, evangelisti, mi rivolgo a voi! Perch&eacute; ci avete privato di una gioia cos&igrave; grande con il vostro silenzio? Perch&eacute; avete tralasciato dettagli cos&igrave; gioiosi, cos&igrave; attesi, cos&igrave; piacevoli?&raquo; (<i>Opere complete</i> VII, 266,8).</p> 
<p>Troviamo in queste parole un suggerimento importante per la nostra fede: interrogare la Scrittura e i suoi autori, discutere col testo e dialogare coi testimoni della Rivelazione, come con degli amici. Siamo infatti &laquo;concittadini dei santi e familiari di Dio&raquo; (<i>Ef </i>2,19) e da Maria stessa impariamo l’intelligenza che conversa con Dio, che pone domande (cfr <i>Lc</i> 1,34) e interpreta gli avvenimenti custodendoli e collegandoli nel cuore (cfr <i>Lc</i> 2,19.51). Il Vangelo secondo Matteo, tuttavia, sembra dare ragione col suo silenzio a San Tommaso da Villanova. Lo abbiamo ascoltato: di Maria riporta la presenza, ma non una parola. Eppure, il semplice esserci di Maria – e del Figlio in lei – muove la storia intera: quella di Giuseppe e di tutta la sua casa. La presenza di Maria causa come un salto nella genealogia, come una novit&agrave; inattesa, capace di modificare non soltanto le aspettative, ma anche i comportamenti prevedibili di un uomo. Ci&ograve; che Giuseppe ascolta, ci&ograve; che decide e ci&ograve; che fa, in effetti, &egrave; risposta a Dio e alla presenza di Maria, alla sua assoluta differenza, che supera ogni possibile discorso e racconto. In Maria la salvezza trova casa: Dio con noi!</p> 
<p>Scrive ancora il nostro San Tommaso: &laquo;Ebbene, riguardo a queste mie riflessioni a cui mi riferivo, sul perch&eacute; non sia stato scritto un libro sulle gesta della Vergine, come invece &egrave; stato fatto per le gesta di Paolo, […] mi viene in mente solo che fu cos&igrave; perch&eacute; cos&igrave; piacque allo Spirito Santo, e che per impulso gli evangelisti, su di lei, hanno taciuto, per la semplice ragione che la gloria della Vergine, come leggiamo nel salmo, era tutta in lei (cfr <i>Sal</i> 44,14 Volg.), e poteva essere immaginata pi&ugrave; che descritta, e che, come sintesi della sua storia, basta ci&ograve; che &egrave; espresso nel titolo: che da lei nacque Ges&ugrave;. Cos’altro vuoi sapere? Cos’altro cerchi nella Vergine? Ti basti sapere che &egrave; la Madre di Dio&raquo; (<i>ibid.</i>).</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, proviamo come una vertigine davanti a questo Mistero: &egrave; impossibile abituarsi! Celebriamo la nascita di una bambina chiamata a diventare la Madre del suo Creatore, la Madre di Dio che salva. Eppure, nasce semplicemente una bambina, come le figlie e le nipoti che teniamo in braccio. Abbiamo oggi per lei titoli nobili e altissimi, di Signora e Regina, ma la via di Dio &egrave; stata e rimane pi&ugrave; semplice e silenziosa, eppure non meno potente e trasformativa. &Egrave; la via di Ges&ugrave; stesso, &laquo;il primogenito tra molti fratelli&raquo; (<i>Rm</i> 8,29). Ebbene, come Maria, anche noi siamo &laquo;predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio&raquo; (<i>ibid.</i>): per grazia, certo, ma desiderando e preferendo ad altre vie la sua strada, le sue scelte, il suo cammino. In Ges&ugrave; Cristo, Dio ha scelto le pi&ugrave; umili condizioni storiche e la pi&ugrave; umile delle creature per manifestare l’originalit&agrave; del suo Regno, in cui la prepotenza non ha posto e l’onnipotenza &egrave; creazione, servizio e cura della vita.</p> 
<p>Aggiunge poi San Tommaso da Villanova: &laquo;Lascia correre la fantasia, allarga i confini della comprensione e dipingi nel profondo della tua anima una giovane purissima, prudentissima, bellissima, devotissima, umilissima, mitissima, piena di ogni grazia, ricchissima di santit&agrave;, adornata di tutte le virt&ugrave;, abbellita da tutti i carismi, assolutamente gradita a Dio; amplificala quanto puoi, immagina quanto sei capace&raquo; (<i>ibid.</i>). San Tommaso ci invita a questo meraviglioso esercizio di immaginazione. E osserva: &laquo;Lo Spirito Santo non l’ha descritta per iscritto, ma ha aspettato che tu la dipingessi interiormente&raquo; (<i>ibid</i>., VII, 266,9). Cari fratelli e sorelle, &egrave; proprio cos&igrave;: nella preghiera contemplativa prende forma ci&ograve; che il mondo non ci racconta, ma esiste gi&agrave;; ci&ograve; che ancora &egrave; invisibile, ma in s&eacute; ha un nuovo tipo di forza. Non si tratta di fantasia, ma di profezia. Ne abbiamo bisogno, in tempi di distruzione e di incertezza, per vedere l’opera di Dio e servirla.</p> 
<p>Il profeta Michea nella minuscola Betlemme ha intuito il sorgere di un Re di pace, grazie al quale abitare la terra finalmente sicuri (cfr <i>Mic</i> 5,1-4). E oggi, nell’orazione Colletta, volgendoci alla piccola Maria, abbiamo chiesto che &laquo;la festa della sua nascita accresca in noi la pace&raquo;. S&igrave;, carissimi, vogliamo immaginare la pace – allargare i confini della comprensione e dipingercela nell’anima – per riconoscere che gi&agrave; esiste, per accoglierla e servirla. &Egrave; il dono di Dio, il soffio del Risorto, l’opera dello Spirito Santo. Lasciamo crescere la pace in noi. Germoglier&agrave; nel mondo. E la Madre del Buon Consiglio ci accompagner&agrave; in questa missione.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Angelus, 6 settembre 2026]]></title><pubDate>Sun, 06 Sep 2026 13:41:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260906-angelus.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260906-angelus.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 06 Sep 2026 12:25:57 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, buona domenica!</i></p> 
<p>La Parola di Dio proclamata nella liturgia di questa domenica ci offre alcuni criteri fondamentali di pensiero e di azione. Leggiamo dalla Lettera ai Romani che ogni comandamento &laquo;si ricapitola in questa parola: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”&raquo; (<i>Rm</i> 13,9). San Paolo insiste su questo punto con un’immagine molto forte,<b> </b>presente anche nel “Padre nostro”. Scrive, infatti: &laquo;Fratelli, non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole&raquo; (v. 8).</p> 
<p>Ges&ugrave; ci ha insegnato a invocare e a praticare la remissione dei debiti. C’&egrave; per&ograve; un patrimonio che ci dobbiamo l’un l’altro, senza restarne imprigionati: &egrave; il debito di un amore vicendevole. Tutta l’attenzione, la cura e il bene che abbiamo ricevuto ci rendono pi&ugrave; liberi e capaci di responsabilit&agrave;.</p> 
<p>Nel Vangelo di questa domenica, Ges&ugrave; suggerisce a ogni comunit&agrave; cristiana almeno due modi di esercitare l’amore vicendevole. Il primo &egrave; diventare capaci di correzione fraterna. &Egrave; un’arte delicata e troppo spesso dimenticata, che chiede franchezza e gradualit&agrave;. Parlarsi sinceramente – dapprima a tu per tu, poi se necessario fra due o tre persone, infine, quando occorre, con l’intera comunit&agrave; – significa affrontare la realt&agrave; e trasformare problemi e conflitti in passaggi di crescita. Il lamento e la maldicenza sono pi&ugrave; facili, ma non generano nulla e paralizzano molte situazioni. Il Vangelo, invece, ci educa alla libert&agrave;, nella carit&agrave;.</p> 
<p>C’&egrave; poi un secondo modo di amare fraternamente, che per Ges&ugrave; trasforma persino la preghiera: mettersi d’accordo. Non soltanto quando c’&egrave; un conflitto, ma per chiedere a Dio qualche dono. Dice il Signore: &laquo;Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che &egrave; nei cieli gliela conceder&agrave;&raquo; (<i>Mt</i> 18,19). Questa promessa suggerisce che possiamo avere desideri comuni, dolori comuni, speranze comuni e attraverso la preghiera crescere nell’unit&agrave;. Senza fede, ognuno potrebbe sentirsi solo e sospettare degli altri, vedendoli come estranei e nemici. Per grazia, siamo invece fratelli e sorelle che possono andare d’accordo: incontrandosi, perdonandosi e ascoltandosi nel Signore.</p> 
<p>Chiediamo a Maria, che dopo l’annuncio dell’angelo raggiunse in fretta la cugina Elisabetta, per condividere la gioia e la fatica della gravidanza, di insegnare anche a noi il debito gioioso dell’amore fraterno.</p> 
<p>______________________</p> 
<p><b>Dopo l'Angelus</b></p> 
<p>Cari fratelli e sorelle,</p> 
<p>con animo addolorato ho seguito le notizie dei violenti attacchi che hanno colpito di recente diverse citt&agrave; e infrastrutture civili in Ucraina, provocando la morte di persone innocenti. Il mio cuore si unisce alla sofferenza della popolazione, che da anni vive nell’angoscia e nella paura. Rivolgo un nuovo appello a mettere fine alla violenza, a fermare la distruzione, ad aprire i cuori al dialogo e alla pace! Auspico che gli sforzi intrapresi in questi giorni per riprendere i negoziati portino frutti concreti e aprano lo spazio alla diplomazia.</p> 
<p>Eleviamo la nostra preghiera al Signore, affinch&eacute; prevalga la concordia in tutti i conflitti del mondo.</p> 
<p>Do il benvenuto a tutti voi, romani e pellegrini provenienti da vari Paesi. Grazie di essere qui!</p> 
<p>In particolare saluto la Comunit&agrave; del Seminario Interdiocesano “<i>Studienhaus Sankt Lambert</i>” di Lantershofen in Germania.</p> 
<p>Accolgo con gioia il pellegrinaggio della Parrocchia di Sant’Ulderico Vescovo in Musestre (Treviso); come pure il Coro diocesano della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, accompagnato dal Vescovo.</p> 
<p>Mentre gradualmente riprendiamo le ordinarie attivit&agrave; dopo la pausa estiva, chiediamo al Signore di accompagnarci e di sostenerci con la sua luce.</p> 
<p>Auguro a tutti una buona domenica!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento - Federazione dello Spirito Santo (5 settembre 2026)]]></title><pubDate>Sat, 05 Sep 2026 11:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260905-adoratrici-perpetue.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260905-adoratrici-perpetue.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 05 Sep 2026 15:29:37 +0200 --> <p><i>Cara madre Alma Ruth dello Spirito Santo,<br /> care suore Adoratrici Perpetue&nbsp;del Santissimo Sacramento,</i></p> 
<p>Sono lieto di incontrarvi in questi giorni in cui state compiendo un pellegrinaggio in Italia, seguendo le orme della Beata Maria Maddalena dell’Incarnazione, nel cinquantesimo della fondazione della Federazione dello Spirito Santo.</p> 
<p>La vostra presenza &egrave; una luminosa testimonianza della gratuit&agrave; di Dio, che semina nel cuore umano l’inquietudine di cercare e di contemplare il suo volto. &Egrave; la risposta a un anelito profondo, splendidamente espresso dal salmista: &laquo;Il mio cuore sa che hai detto: “Cercate il mio volto!” Il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto&raquo;. (<i>Sal</i> 27, 8-9).</p> 
<p>Questa ricerca costante del volto di Dio, che caratterizza in modo particolare la vita monastica, assume nella vocazione che avete ricevuto una sfumatura speciale: si traduce in una vita dedicata completamente all’adorazione continua e silenziosa di un Dio che si &egrave; fatto pane, e che invita a unirsi a Lui nel sacrificio dell’altare, per formare un solo corpo. &laquo;Come spiega Sant’Agostino ai nuovi cristiani della sua Chiesa, il pane e il vino sull’altare sono il sacramento dell’unit&agrave; dei fedeli in Cristo&raquo; (Lettera enciclica <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>, n. 234). Per questo, occorre &laquo;una spiritualit&agrave; eucaristica, cio&egrave; una spiritualit&agrave; dell’unit&agrave; ecclesiale nell’amore&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Ibidem</a></i>).</p> 
<p>Care sorelle, manifestando nella Chiesa il carisma specifico che avete ricevuto dalla vostra fondatrice, siete chiamate a essere tessitrici di comunione con i fili della preghiera e del lavoro, dell’adorazione eucaristica e della condivisione fraterna nel monastero. Che questo tempo di grazia, che state vivendo come pellegrine nella Citt&agrave; eterna e nei luoghi dove &egrave; nato l’Ordine, vi rinnovi e vi rafforzi affinch&eacute; possiate continuare a irradiare nel mondo la bellezza del volto di Cristo Sacramentato.</p> 
<p>Che la testimonianza della beata Maria Maddalena dell’Incarnazione vi spinga a continuare a vivere la vostra consacrazione con rinnovata speranza e desiderio di santit&agrave;, ricordando che la fedelt&agrave; all’antica e sempre nuova sapienza del Vangelo &egrave; il cammino migliore per quante, guidate dallo Spirito Santo, si dedicano ad amare Dio e il prossimo.</p> 
<p>Che il Signore vi benedica e Nostra Signora di Guadalupe vi protegga con il suo manto celeste. Grazie.</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>__________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-09/quo-202/tessitrici-di-comunione-con-i-fili-della-preghiera-e-del-lavoro.html" target="_blank">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 202, sabato 5 settembre 2026, p. 2.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Delegazione dell’“Oriel College”, University of Oxford (4 settembre 2026)]]></title><pubDate>Fri, 04 Sep 2026 11:45:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260904-oriel-college-oxford.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260904-oriel-college-oxford.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 05 Sep 2026 15:15:34 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!<br /> Buongiorno a tutti, e benvenuti.<br /> Eminenza,<br /> Cari amici,</p> 
<p>nel vostro pellegrinaggio a Roma, sulle orme di san John Henry Newman, per commemorare il 700&deg; anniversario del conferimento della concessione reale all’Oriel College, sono lieto di accogliere in Vaticano il Rettore, insieme ad alcuni Fellow e ad altri membri del College.</p> 
<p>Oriel ha senza dubbio una storia lunga e illustre che, naturalmente, in un lasso di tempo cos&igrave; esteso, ha visto e vissuto molti cambiamenti, eventi e perfino sconvolgimenti. Per&ograve; il College &egrave; rimasto saldo nella sua identit&agrave; cristiana. Il vostro anniversario, pertanto, &egrave; un’occasione per celebrare le sue origini cattoliche come “College della Beata Vergine Maria”. Di fatto, questa identit&agrave; &egrave; centrale a ci&ograve; che ha reso e continua a rendere Oriel non semplicemente un’istituzione accademica, bens&igrave; una vera comunit&agrave; di fede di studio nel suo significato pi&ugrave; profondo. Il College pu&ograve; quindi guardare con fiducia ai suoi contributi passati come solide fondamenta e guida per le sue attivit&agrave; future.</p> 
<p>A tale riguardo, san John Henry Newman costituisce un fulgido esempio di studioso che ha mostrato, non solo nelle sue opere, ma, in modo pi&ugrave; ammirevole, anche nella sua vita, come fede e ragione siano inscindibili. C’era grande concretezza nelle sue idee, poich&eacute; le sue convinzioni religiose erano radicate nella sua relazione personale con Dio, mentre la sua attivit&agrave; accademica era tanto sublime quanto eminentemente pratica. La grande profondit&agrave; di entrambe le dimensioni della sua vita &egrave; stata riconosciuta quando &egrave; stato proclamato Dottore della Chiesa universale e compatrono della missione educativa della Chiesa. &Egrave; certamente provvidenziale che il vostro pellegrinaggio per l’anniversario si svolga in prossimit&agrave; di un evento cos&igrave; importante sia per voi sia per tutta la Chiesa cattolica.</p> 
<p>Inoltre, nel contesto delle sfide odierne, il pensiero di Newman sull’educazione &egrave; particolarmente pertinente, poich&eacute; egli propone una formazione cristiana che abbracci l’intera persona e misuri il valore dell’educazione sull’asse della dignit&agrave; umana, della giustizia e della capacit&agrave; di servire il bene comune (cfr. Lettera Apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_letters/documents/20251027-disegnare-nuove-mappe.html">Disegnare nuove mappe di speranza</a></i>, n. 4.2, 28 ottobre 2025). Nei vostri impegni accademici personali, vi esorto similmente a ricercare con coraggio la verit&agrave; e a promuovere questa visione antropologica integrale. Cos&igrave; il vostro lavoro potr&agrave; davvero favorire un incontro “cuore a cuore” con i vostri fratelli e le vostre sorelle, e specialmente con Nostro Signore Ges&ugrave; Cristo, che &egrave; la via, la verit&agrave; e la vita (cfr. <i>Gv</i> 14, 6).</p> 
<p>Infine, nel suo famoso inno <i>Guidami tu, luce gentile</i>, Newman ha espresso la sua grande fiducia nel fatto che Dio lo avrebbe guidato malgrado le incertezze della vita. Vi esorto, quindi, ad affidare voi stessi e il futuro del College alla Luce imperitura del mondo, affinch&eacute; anche voi, come Nostra Signora, possiate riflettere la sua gloria per il mondo.</p> 
<p>Con questi pensieri, affido ognuno di voi all’intercessione di san John Henry Newman e della Beata Vergine Maria.</p> 
<p>E ora vi invito ad alzarvi, cos&igrave; impartir&ograve; molto volentieri a tutti voi, alle vostre famiglie e ai vostri cari la Benedizione Apostolica.</p> 
<p>E la benedizione di Dio Onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo, discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>__________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-09/quo-201/per-una-formazione-cristiana-orientata-a-giustizia-verita-e-dign.html" target="_blank">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 201, venerd&igrave; 4 settembre 2026, p. 2.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Seminaristi del Pontificio Seminario Regionale Pugliese “Pio XI” di Molfetta e del Seminario Vescovile di Aversa (3 settembre 2026)]]></title><pubDate>Thu, 03 Sep 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260903-seminaristi-molfetta-aversa.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260903-seminaristi-molfetta-aversa.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 03 Sep 2026 12:47:26 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.</p> 
<p>La pace sia con voi.</p> 
<p><i>Cari fratelli nell’Episcopato,<br /> sacerdoti, seminaristi, familiari,</i></p> 
<p>anzitutto vi ringrazio di cuore per la vostra presenza qui, oggi.</p> 
<p>Venite da due strade diverse e da due terre diverse, ma quest’anno le vostre case celebrano insieme un anniversario. A Molfetta ricordate il primo centenario della nuova sede, voluta da Papa Pio XI, di cui il vostro seminario porta il nome, mentre ad Aversa celebrate il tricentenario di apertura dell’attuale sede.</p> 
<p>Nell’incontrarvi, mi preme sottolineare una dimensione del vostro percorso formativo: quella della relazione con Colui che vi ha chiamati. Lo studio, la disciplina, le tappe del cammino sono elementi importanti da tenere bene presenti, ma valgono soltanto se fondati nella relazione con Dio.</p> 
<p>San Marco, nel suo Vangelo, racconta che Ges&ugrave; &laquo;sal&igrave; […] sul monte, chiam&ograve; a s&eacute; quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costitu&igrave; Dodici – che chiam&ograve; apostoli –, perch&eacute; stessero con lui e per mandarli a predicare&raquo; (<i>Mc</i> 3,13-14).</p> 
<p>In queste poche parole c’&egrave; gi&agrave; tutto. Soffermandoci su questa breve pericope possiamo scorgere una mirabile sintesi dell’esperienza valida per ogni chiamato, per tutti coloro che desiderano approfondire la verit&agrave; della propria vocazione. C’&egrave; il monte da salire, dove raggiungere Cristo e, soprattutto, dove stare insieme a Lui. Il cuore dell’esperienza del seminario &egrave; tutto qui: imparare a stare con il Maestro, il Signore Ges&ugrave;.</p> 
<p>L’evangelista riporta che il Signore &laquo;chiam&ograve; a s&eacute; quelli che voleva&raquo;, e mette subito in evidenza la libert&agrave; di Dio, da cui scaturisce ogni vocazione. Non c’&egrave; un concorso, non c’&egrave; una graduatoria, n&eacute; &egrave; scritto che scelse i migliori: scelse quelli che voleva. In un mondo che si affanna tanto a celebrare l’autorealizzazione di s&eacute;, &egrave; davvero importante ribadire che nessuno di voi e nessuno di noi &egrave; qui perch&eacute; se l’&egrave; meritato, ma soltanto per una libera elezione da parte di Dio Padre, segno e caparra di un amore gratuito che sempre ci previene e che non delude mai.</p> 
<p>Carissimi seminaristi, la vostra stessa presenza in seminario &egrave; un segno di speranza per tutta la Chiesa. Non di un vago ottimismo, ma della certezza che il Signore chiama sempre, in ogni epoca della storia e in ogni luogo. Nel guardare ciascuno di voi, contemplo la meraviglia di Dio che non si stanca mai di sussurrare al cuore dei giovani la bellezza di donare la vita per Lui e per la Chiesa.</p> 
<p>Ogni vocazione nasce da un dialogo intimo con Dio, coltivato nel silenzio e nella preghiera, che spesso avviene &laquo;nonostante il rumore talvolta assordante del mondo&raquo; (Leone XIV, <i>Messaggio per la LXIII Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni<a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/vocations/documents/20260316-messaggio-vocazioni.html">Messaggio per la LXIII Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni</a></i>, 16 marzo 2026). &Egrave; l&igrave; che si decide tutto, e perch&eacute; quel dialogo accada occorre imparare a stare con Lui.</p> 
<p>Di esempi ne avete molti, ma credo che per tutti voi il venerabile Vescovo don Tonino Bello mostri con particolare chiarezza che cosa significhi essere Sacerdote ed essere Vescovo: non nelle parole, ma in ogni gesto e in ogni decisione, e testimoniandolo fino in fondo.</p> 
<p>Per questo il tempo del seminario resta necessario, oggi non meno di ieri. In un mondo che ha fretta e che guarda con sospetto ogni sosta prolungata, si potrebbe pensare che sia un lusso, o un’istituzione superata, ma non &egrave; cos&igrave;. Proprio perch&eacute; il nostro tempo &egrave; rapido e rumoroso, c’&egrave; bisogno di un luogo e di una stagione della vita in cui si impari a stare, a discernere, a lasciarsi formare senza scorciatoie. Il seminario non &egrave; un rinvio della missione, ma ne &egrave; la condizione. Non lo si sottovaluti.</p> 
<p>Dopo aver sentito la voce del Signore, infatti, bisogna raggiungerlo e salire sul monte, e questo a volte pu&ograve; essere faticoso, perch&eacute; si sale a piedi, a momenti con il fiato corto, senza ancora vedere la cima.</p> 
<p>La fatica della vita spirituale &egrave; sostenuta per&ograve; dalla bellezza della fraternit&agrave; e della condivisione della missione. Infatti, sul monte Ges&ugrave; non chiama un uomo solo, ma ne chiama dodici, dalle personalit&agrave; pi&ugrave; disparate e talvolta improbabili al nostro sguardo. Il Signore li raduna, li tiene uno accanto all’altro, affinch&eacute; imparino che la Chiesa si vive insieme: non &egrave; propriet&agrave; di nessuno di noi, e tutti siamo chiamati ad amarla e a servirla come un unico corpo. Voi che venite da Molfetta lo sperimentate in modo particolare, in quanto nel seminario regionale la comunione tra le Chiese di Puglia non &egrave; un ideale, ma un’amicizia concreta che nasce in questi anni e che vi accompagner&agrave; da presbiteri per tutta la vita.</p> 
<p>Perch&eacute;, cos&igrave; come &laquo;nessun pastore esiste da solo&raquo; (Leone XIV, Lett. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_letters/documents/20251208-una-fedelta.html">Una fedelt&agrave; che genera futuro</a></i>, 8 dicembre 2025, 15), nemmeno un seminarista pu&ograve; concepire un cammino privato con il Signore: egli deve sempre sentire e sperimentare la bellezza della mediazione ecclesiale. Il seminario, dunque, prima ancora che un luogo dove acquisire informazioni, &laquo;dovrebbe essere una scuola degli affetti&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_letters/documents/20251208-una-fedelta.html">ibid</a>., </i>12). E a voi, cari formatori, chiedo di essere i primi maestri di quella cura e di quella fraternit&agrave; che si manifestano in relazioni autentiche, personali e comunitarie, fatte di verit&agrave; e di carit&agrave;. Formatori non ci si improvvisa: il vostro &egrave; un ministero delicatissimo a cui ci si prepara con scienza, pazienza e amore.</p> 
<p>Resta poi l’ultimo passo: quello in cui dal monte si scende, perch&eacute; il monte non &egrave; un rifugio. Ges&ugrave; non porta i Dodici in alto per metterli al sicuro, ma perch&eacute;, dopo aver fatto esperienza di Dio, possano essere inviati a comunicare al mondo questa novit&agrave; di vita.</p> 
<p>Sarete dunque chiamati a scendere dal monte, per essere mandati alla gente delle vostre terre: a quelle famiglie che tirano avanti con fatica, ai ragazzi che a vent’anni fanno la valigia per cercare lavoro, agli anziani soli, agli emarginati, a coloro che hanno smarrito il senso dell’esistenza. Il sacerdote &egrave; mandato a tutti perch&eacute; a tutti annunci la bellezza della fede in Ges&ugrave; Cristo, la buona notizia della nostra salvezza. &Egrave; la salvezza che ci &egrave; stata donata per mezzo di Maria. Affidatevi a Lei, come a Colei che per prima ha fatto quello che oggi &egrave; chiesto a voi. Chiedete a Maria la grazia di imparare a dire ogni giorno il vostro “s&igrave;” al Signore Ges&ugrave;.</p> 
<p>Carissimi seminaristi, prima di salutarci voglio dirvi grazie. Grazie, a nome della Chiesa, per il “s&igrave;” che avete pronunciato e che ogni giorno tornate a pronunciare: non &egrave; facile, n&eacute; scontato nel mondo di oggi, e la Chiesa lo sa bene.</p> 
<p>E un ringraziamento particolare desidero rivolgerlo alle famiglie qui presenti. Una vocazione non nasce mai senza un contesto adatto, e spesso ha bisogno di una casa, di genitori che pregano e che sanno lasciar andare. A voi, care famiglie, la riconoscenza mia e di tutta la Chiesa.</p> 
<p>Saluto e benedico i diaconi che saranno ordinati presbiteri fra pochi giorni: vi porto nella mia preghiera personale, affinch&eacute; siate sempre discepoli fedeli, gioiosi e coraggiosi del Signore. Pregheremo per voi, tutti.</p> 
<p>Vi benedico tutti di cuore, insieme ai vostri Vescovi, ai vostri formatori, alle vostre famiglie, e a quelle comunit&agrave; che vi aspettano e gi&agrave; pregano per voi. Grazie.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Membri della Conferenza Episcopale Latina nelle Regioni Arabe (CELRA) (3 settembre 2026)]]></title><pubDate>Thu, 03 Sep 2026 11:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260903-celra.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260903-celra.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 03 Sep 2026 12:54:54 +0200 --> <p><i>Beatitudine Eminentissima,<br /> Venerati Fratelli nell’Episcopato,<br /> Carissimi convenuti,</i></p> 
<p>con grande gioia accolgo voi, Pastori che formate insieme la Conferenza dei Vescovi Latini nelle Regioni Arabe. Attraverso di voi, desidero rivolgere il mio saluto ai sacerdoti, alle persone consacrate e a tutti i fedeli delle vostre Comunit&agrave;. Con le parole dell’Apostolo Paolo, auguro a tutti: &laquo;grazia a voi e pace da Dio&raquo; (<i>Rm</i> 1,7).</p> 
<p>La vostra Conferenza abbraccia Chiese presenti in una realt&agrave; vasta e articolata, che operano in contesti spesso segnati da tensioni politiche, sociali e religiose.</p> 
<p>Le vostre Chiese hanno conosciuto la testimonianza del martirio: pensiamo a suor Leonella Sgorbati, Missionaria della Consolata, alle Missionarie della Carit&agrave; uccise nello Yemen mentre servivano i pi&ugrave; vulnerabili, e ai tanti sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli che hanno donato la vita in Iraq, in Siria e in altre terre segnate dalla violenza. I loro nomi forse non sono conosciuti dal mondo, ma sono ben noti a Dio. La loro fedelt&agrave; al Vangelo rimane una luce per le vostre comunit&agrave; e un invito a non cedere n&eacute; alla paura n&eacute; alla rassegnazione.</p> 
<p>Quando le comunit&agrave; si fanno pi&ugrave; fragili e molte famiglie sono costrette a emigrare, il vostro ministero diventa ancora pi&ugrave; necessario. Siate sempre pastori vicini al vostro popolo, capaci di condividere le sue ferite, di ascoltare, sostenere e consolare, perch&eacute; attraverso la vostra presenza possa rendersi visibile la vicinanza di Dio.</p> 
<p>Non abbiate paura della vostra piccolezza. La fecondit&agrave; della Chiesa non si misura nei numeri, nelle strutture o nelle risorse, ma nella fedelt&agrave; al Vangelo. Una comunit&agrave; piccola, se radicata in Cristo, pu&ograve; essere una presenza preziosa: non perch&eacute; cerca il potere, ma perch&eacute; serve; non perch&eacute; s’impone, ma perch&eacute; testimonia; non perch&eacute; risponde alla violenza con altra violenza, ma perch&eacute; oppone alla forza la carit&agrave;.</p> 
<p>Nel cuore di societ&agrave; segnate da conflitti e divisioni, le vostre comunit&agrave; mostrino che &egrave; possibile vivere, servire e sperare insieme. Attraverso le parrocchie, le scuole, gli ospedali e le opere di carit&agrave;, rendete concreto il Vangelo, accogliendo, ascoltando e sostenendo quanti sono nel bisogno. Sostenete, in particolare, le congregazioni religiose che continuano generosamente a stare accanto ai poveri e ai pi&ugrave; fragili.</p> 
<p>In mezzo alle emergenze, non perdete di vista l’essenziale della missione della Chiesa: l’annuncio del Vangelo, la preghiera, i Sacramenti e la formazione cristiana. Una Chiesa capace di servire deve essere anzitutto una Chiesa che prega, ascolta la Parola e vive dei Sacramenti.</p> 
<p>Abbiate particolare cura delle famiglie e dei giovani. Le famiglie, pur gravate da difficolt&agrave; e incertezze, possano, con il sostegno della comunit&agrave;, rimanere il primo luogo nel quale la fede viene ricevuta e trasmessa. I giovani, spesso divisi tra grandi aspirazioni e un futuro incerto, trovino nella Chiesa una casa che li accolga, li ascolti e li aiuti a riconoscere il valore della loro vita. La catechesi accompagni bambini, giovani e adulti verso un incontro vivo con Cristo, affinch&eacute; la fede sia conosciuta, vissuta e trasmessa di generazione in generazione.</p> 
<p>Abbiate cura anche dei migranti, numerosi, soprattutto nei Paesi del Golfo. Molti vivono lontani dai propri cari e sperimentano solitudine e precariet&agrave;. Le vostre comunit&agrave; siano case nelle quali nessuno si senta straniero. Difendete la dignit&agrave; di ogni persona e riconoscete in ogni migrante un fratello e una sorella: cos&igrave; la carit&agrave; diventa testimonianza del Vangelo e scuola di fraternit&agrave;.</p> 
<p>Custodite e rafforzate la comunione tra le Chiese e i diversi riti. La variet&agrave; delle tradizioni cristiane &egrave; una ricchezza da vivere nell’unit&agrave;. Da questa comunione nasca un dialogo sincero con le altre comunit&agrave; cristiane, con i musulmani e con le diverse tradizioni religiose. Dialogare non significa rinunciare alla propria identit&agrave;, ma viverla senza paura dell’incontro. L&agrave; dove la guerra ha seminato diffidenza, ogni gesto di stima, collaborazione e rispetto pu&ograve; diventare un passo verso la riconciliazione e la pace.</p> 
<p>La vostra missione non consiste semplicemente nel conservare una presenza cristiana, ma nel rendere presente Cristo: annunciarlo nella Parola, celebrarlo nei Sacramenti, incontrarlo nella preghiera e riconoscerlo nei poveri, nei sofferenti, nei migranti e in ogni persona posta sotto la vostra cura.</p> 
<p>Non siete chiamati a risolvere tutti i problemi delle vostre terre, ma a essere fedeli al Vangelo e al popolo che vi &egrave; affidato. Non cercate anzitutto il successo o il riconoscimento: cercate la fedelt&agrave;. Siate voce di verit&agrave;, di giustizia e di pace; uomini di preghiera, pastori vicini alla vostra gente, artigiani della riconciliazione e testimoni della misericordia.</p> 
<p>Non abbiate paura di seminare senza vedere subito i frutti. La semina appartiene a voi; la crescita appartiene a Dio. Nessun gesto compiuto nel nome di Cristo &egrave; inutile: una preghiera, una parola di consolazione, una famiglia accompagnata, un bambino educato alla fede, un povero accolto sono semi di un futuro nuovo.</p> 
<p>Cari Fratelli, continuate il vostro cammino con fiducia. Non siete soli. La Chiesa universale guarda alle vostre comunit&agrave; con affetto e riconosce nella loro perseveranza, nella fede vissuta nella prova e nel coraggio del servizio una testimonianza preziosa per tutta la Chiesa.</p> 
<p>Affido voi, le vostre Chiese e tutti i popoli delle vostre terre alla protezione della Vergine Maria, Madre della Chiesa e Regina della pace. Ella accompagni le famiglie, i giovani, i migranti, i malati e i poveri; sostenga quanti soffrono e illumini quanti hanno responsabilit&agrave; politiche e sociali, perch&eacute; sappiano cercare il bene comune e aprire cammini di riconciliazione.</p> 
<p>Su di voi e su tutti i fedeli che vi sono affidati invoco di cuore l’abbondanza delle benedizioni del Signore. Egli vi custodisca nella fede, vi renda perseveranti nella speranza e generosi nella carit&agrave;, e conceda alle vostre comunit&agrave; e a tutti i popoli delle vostre terre il dono prezioso della pace.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Udienza Generale del 2 settembre 2026 - I Documenti del Concilio Vaticano II. IV. Costituzione pastorale Gaudium et spes (GS 1-10) 1. La Chiesa in ascolto e a servizio del mondo]]></title><pubDate>Wed, 02 Sep 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260902-udienza-generale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260902-udienza-generale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 02 Sep 2026 10:57:14 +0200 --> <p><b>I Documenti del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>. IV. Costituzione pastorale <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i> (GS 1-10) 1. La Chiesa in ascolto e a servizio del mondo</b></p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!</p> 
<p>Con l’incontro odierno iniziamo a riflettere sulla Costituzione pastorale <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i>, con cui il Concilio Vaticano II ha inteso approfondire un tema fondamentale, ossia il rapporto della Chiesa col mondo contemporaneo. <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-xxiii.html">San Giovanni XXIII</a>, gi&agrave; nel Discorso inaugurale dell’11 ottobre 1962, aveva inteso dissentire dai &laquo;profeti di sventura&raquo; che, &laquo;sebbene accesi di zelo per la religione […] vanno dicendo che i nostri tempi, se si confrontano con i secoli passati, risultano del tutto peggiori; e arrivano fino al punto di comportarsi come se non avessero nulla da imparare dalla storia&raquo; (Discorso <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-xxiii/it/speeches/1962/documents/hf_j-xxiii_spe_19621011_opening-council.html">Gaudet Mater Ecclesia</a></i>, 11 ottobre 1962, 4.2). Da qui il compito affidato ai Padri conciliari: &laquo;Nello stato presente degli eventi umani, nel quale l’umanit&agrave; sembra entrare in un nuovo ordine di cose, sono piuttosto da vedere i misteriosi piani della Divina Provvidenza, che si realizzano in tempi successivi attraverso l’opera degli uomini, e spesso al di l&agrave; delle loro aspettative, e con sapienza dispongono tutto, anche le avverse vicende umane, per il bene della Chiesa&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-xxiii/it/speeches/1962/documents/hf_j-xxiii_spe_19621011_opening-council.html">Gaudet Mater Ecclesia</a></i>, 4.4).</p> 
<p>Tre anni dopo, la promulgazione di <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i> riconosceva in tale discernimento un elemento essenziale della natura della Chiesa, descrivendo come costitutiva la sua indole pastorale: da qui la definizione di “Costituzione pastorale”. Non si tratta di ingenuo ottimismo, ma di una rinnovata fedelt&agrave; al Mistero di Cristo che, incarnandosi, sceglie di condividere la nostra vita: Egli si &egrave; reso &laquo;in tutto simile ai fratelli&raquo; (<i>Eb</i> 2,17; cfr 4,15) e si &egrave; caricato delle conseguenze del peccato, morendo &laquo;in riscatto per tutti&raquo; (<i>1Tm</i> 2,6). Tale condivisione con l’umanit&agrave; &egrave; la via che il Cristo chiede alla Chiesa; perci&ograve;, la Costituzione conciliare <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i> si apre dichiarando che la Chiesa sente come proprie &laquo;le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">GS</a> </i>1).</p> 
<p>&Egrave; una condivisione che ci chiama a uscire da ogni passivit&agrave; e indifferenza dinanzi agli avvenimenti che accadono, alla storia e alla vita delle persone, soprattutto dinanzi al cambiamento rapido e profondo che oggi sperimentiamo. Non &egrave; possibile restare spettatori disinteressati, occorre invece ascoltare con il cuore, lasciarsi interpellare, farsi coinvolgere. Con Cristo e sorretti dalla forza del suo Spirito, i credenti sono chiamati a farsi carico delle difficolt&agrave; dei fratelli, soprattutto di coloro che sono schiacciati dall’ingiustizia, dalla discriminazione, dalla violenza. Infatti, solo nella condivisione e nell’impegno &egrave; possibile arrivare a risposte adeguate, sempre sorretti dalla certezza che &laquo;le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria futura che sar&agrave; rivelata in noi&raquo; (<i>Rm</i> 8,18).</p> 
<p>In tal senso, la prossimit&agrave; verso l’umanit&agrave; apre a una lettura pi&ugrave; profonda degli avvenimenti e della stessa Rivelazione e, nella medesima prospettiva, <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i> richiama il &laquo;dovere permanente della Chiesa di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">GS</a></i> 4). Questa Costituzione conciliare ha dunque richiamato la Chiesa a un permanente impegno di conversione, per testimoniare che essa non &egrave; mossa da &laquo;nessuna ambizione terrena&raquo;, ma &laquo;mira a questo solo: continuare, sotto la guida dello Spirito consolatore, l'opera stessa di Cristo, il quale &egrave; venuto nel mondo a rendere testimonianza alla verit&agrave;, a salvare e non a condannare, a servire e non ad essere servito&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">GS</a></i> 3).</p> 
<p>Non si tratta, in effetti, di una disposizione semplicemente morale. Papa Francesco ci ha ricordato che per la Chiesa &laquo;l’opzione per i poveri &egrave; una categoria teologica prima che culturale, sociologica, politica o filosofica. […] Siamo chiamati a scoprire Cristo in loro, a prestare ad essi la nostra voce nelle loro cause, ma anche ad essere loro amici, ad ascoltarli, a comprenderli e ad accogliere la misteriosa sapienza che Dio vuole comunicarci attraverso di loro&raquo; (Esort. Ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html#Il_posto_privilegiato_dei_poveri_nel_Popolo_di_Dio">Evangelii gaudium</a></i>, 198).</p> 
<p>La condivisione cristiana impegna a farsi carico della realt&agrave; e anche a smascherare le contraddizioni che caratterizzano la vita personale e sociale del mondo contemporaneo: ad esempio, un progresso scientifico e tecnologico, che offre sempre nuove possibilit&agrave;, ma solo ad alcuni e che non sempre l’essere umano riesce a porre &laquo;a suo servizio&raquo;; o una conoscenza pi&ugrave; chiara delle &laquo;leggi della vita sociale&raquo;, accompagnata per&ograve; da incertezze &laquo;sulla direzione da imprimervi&raquo;; o ancora, una maggiore disponibilit&agrave; di &laquo;ricchezze, possibilit&agrave; e potenza economica&raquo;, che purtroppo per&ograve;, oggi come al tempo del Concilio, lascia &laquo;una grande parte degli abitanti del globo […] ancora tormentata dalla fame e dalla miseria&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">GS</a> </i>4); oppure, una consapevolezza condivisa che &egrave; in gioco il futuro del pianeta e nel contempo l’incapacit&agrave; a rinunciare al consumo egoistico e all’illusione che la guerra sia una via efficace per costruire la pace.</p> 
<p>In un tempo segnato da profondi mutamenti, da cui derivano preoccupanti squilibri, la Chiesa &egrave; chiamata a servire l’essere umano, ascoltando e accogliendo gli interrogativi pi&ugrave; profondi del suo cuore e gli aneliti che lo abitano, indicando nel Cristo &laquo;la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">GS</a></i> 10). Perci&ograve;, nella Chiesa, ad ogni livello, in ogni epoca ha da realizzarsi la <i>kenosi </i>misericordiosa del Cristo che &laquo;non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuot&ograve; s&eacute; stesso assumendo una condizione di servo, […] facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce&raquo; (<i>Fil </i>2,6-8).</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, la gioia e la speranza – <i>gaudium et spes – </i>siano i tratti distintivi di una Chiesa che annuncia e testimonia il Vangelo, facendosi prossima alle donne e agli uomini del nostro tempo.</p> 
<p>______________________________</p> 
<p><b>Saluti</b></p> 
<p>Je salue cordialement les personnes de langue fran&ccedil;aise.&nbsp;Fr&egrave;res et sœurs, puissent la joie et l’esp&eacute;rance &ecirc;tre le visage d’une &Eacute;glise qui annonce et vit l’&Eacute;vangile, en allant &agrave; la rencontre des femmes et des hommes de notre temps. Que Dieu vous b&eacute;nisse !</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente le persone di lingua francese.&nbsp;Fratelli e sorelle, possano la gioia e la speranza essere il volto di una Chiesa che annuncia e vive il Vangelo, andando incontro alle donne e agli uomini del nostro tempo.&nbsp;Dio vi benedica!</i>]</p> 
<p>I extend a warm welcome to all the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, especially those from England, Scotland, Malta, Canada and the United States of America. &nbsp;In a particular way, I welcome the delegation of the Interreligious Platform for Dialogue and Cooperation in the Arab World. In expressing my deep appreciation for the work of the King Abdullah bin Abdulaziz International Centre for Interreligious and Intercultural Dialogue, I offer prayers for the success of your deliberations, together with the assurance of my spiritual closeness in these days.&nbsp; Upon each of you and your families, I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ.&nbsp; God bless you all!</p> 
<p>Herzlich gr&uuml;&szlig;e ich die Pilger deutscher Sprache. Nehmen wir mit Freude und Hoffnung am Evangelisierungswerk der Kirche teil, damit das Licht Christi in den Herzen aller Menschen erstrahlen m&ouml;ge.</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i pellegrini di lingua tedesca. Partecipiamo con gioia e speranza all’opera evangelizzatrice della Chiesa perch&eacute; la luce di Cristo possa risplendere nei cuori di tutti gli uomini.</i>]</p> 
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua espa&ntilde;ola. Pidamos a la Bienaventurada Virgen Mar&iacute;a que interceda por toda la Iglesia, para que anuncie el Evangelio con alegr&iacute;a y esperanza, cercana a los hombres y mujeres de nuestro tiempo, y sepa guiar a todos hacia Cristo, &laquo;la clave, el centro y el fin de toda la historia humana&raquo; (<i>GS</i> 10). Que Dios los bendiga. Muchas gracias.</p> 
<p>我向讲中文的人们致以诚挚的问候。亲爱的弟兄姐妹们，请你们追寻真生命的道路，始终做上主的良善工人。我衷心地降福你们！</p> 
<p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, ricercate la via della vera vita e siate sempre i buoni operai del Signore. Vi benedico di cuore.</i>]</p> 
<p>Dirijo as minhas boas-vindas a todos os peregrinos de l&iacute;ngua portuguesa e, de modo especial, aos grupos vindos do Brasil e de Portugal. Sabei que nenhuma das vossas leg&iacute;timas aspira&ccedil;&otilde;es escapa &agrave; aten&ccedil;&atilde;o e ao cuidado pastoral da Igreja que, como Corpo de Cristo, possui um cora&ccedil;&atilde;o que vos acompanha com ternura e compaix&atilde;o. Que Deus vos aben&ccedil;oe e Nossa Senhora vos guarde!</p> 
<p>[<i>Rivolgo il mio benvenuto a tutti i pellegrini di lingua portoghese, in modo speciale ai gruppi venuti dal Brasile e dal Portogallo. Sappiate che nessuna delle vostre legittime aspirazioni sfugge all’attenzione e alla cura pastorale della Chiesa che, come Corpo di Cristo, ha un cuore che vi accompagna con tenerezza e compassione. Dio vi benedica e la Madonna vi custodisca!</i>]</p> 
<p><span class="arabic">أُحيِّي المُؤمِنِينَ النَّاطِقِينَ باللُغَةِ العَرَبِيَّة. لِنَقتَرِبْ مِن إخوَتِنا، ولا سِيَّما الفُقَراءَ والمُتَألِّمِين، فَنَصِيرَ لَهُم شُهودًا للإنجِيل، مُمتَلِئِينَ بالفَرَحِ والرَّجاء. بارَكَكُم الرَّبُّ جَميعًا وَحَماكُم دائِمًا مِن كلِّ شَرّ!</span></p> 
<p>[<i>Saluto i fedeli di lingua araba. Avviciniamoci ai nostri fratelli, soprattutto ai poveri e ai sofferenti, diventando per loro testimoni del Vangelo, pieni di gioia e di speranza. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!</i>]</p> 
<p>Serdecznie pozdrawiam Polak&oacute;w. Rozpoczęty wczoraj nowy rok szkolny wyznacza kolejny etap zdobywania wiedzy i wychowania nowych pokoleń dzięki wsp&oacute;łpracy rodzic&oacute;w, szkoły i Kościoła. Niech udział w lekcjach religii i katechezie poszerza horyzonty, pogłębia poznanie Boga i świata oraz przygotowuje do owocnego przyjmowania sakrament&oacute;w i uczestnictwa w życiu wsp&oacute;lnoty. Wszystkim wam błogosławię!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i polacchi. L’anno scolastico, iniziato ieri, segna un’ulteriore tappa nel percorso di acquisizione delle conoscenze e di educazione delle nuove generazioni, grazie alla collaborazione tra genitori, scuola e Chiesa. La frequenza delle lezioni di religione e della catechesi possa ampliare gli orizzonti, approfondire la conoscenza di Dio e del mondo nonch&eacute; preparare a ricevere con frutto i sacramenti e a partecipare alla vita della comunit&agrave;. A tutti la mia benedizione!</i>]</p> 
<p style="text-align: center;">* * *</p> 
<p>Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai gruppi parrocchiali: tutti esorto a modellare la vita sul Vangelo per essere nella societ&agrave; seminatori dell’amore di Cristo.</p> 
<p>Saluto, poi, i volontari dell’Associazione “Abeo” di Verona, esprimendo apprezzamento per l’opera in favore dei piccoli pazienti e delle loro famiglie.</p> 
<p>Il mio pensiero va, infine, ai&nbsp;giovani, ai&nbsp;malati&nbsp;e agli&nbsp;sposi novelli.&nbsp;Domani celebreremo la memoria del Papa San Gregorio Magno, il cui corpo riposa nella Basilica di San Pietro. Egli &egrave; detto “il grande” per la sua eccezionale attivit&agrave; di pastore in tempi assai difficili per la societ&agrave; e la Chiesa: una “grandezza” che attingeva forza e vigore dalla fede viva nel Cristo. Il suo esempio susciti in ciascuno di voi una rinnovata e intensa fiducia in Dio, fonte di grazia e di speranza per il mondo intero.&nbsp;</p> 
<p>&nbsp;A tutti la mia benedizione!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Borgo Laudato Si’: Celebrazione della Santa Messa (1° settembre 2026)]]></title><pubDate>Tue, 01 Sep 2026 18:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260901-messa-custodia-creazione.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260901-messa-custodia-creazione.html</guid><description><![CDATA[<!-- Tue, 01 Sep 2026 19:24:30 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle,</i></p>
<p>nelle Letture scelte per la liturgia di oggi, Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, ci vengono rivolti due inviti alla contemplazione delle opere del Signore, esercizio che non risulta certo difficile nel contesto di questi meravigliosi giardini.</p>
<p>Il libro della Sapienza ci esorta a contemplare la bellezza e la potenza del creato per riuscire ad apprezzarne l’Artefice (cfr <i>Sap </i>13,1-9). È superficiale fermarsi alla contemplazione del fuoco, del vento, dell’acqua impetuosa o delle stelle del cielo senza risalire al Creatore di tanta meraviglia.</p>
<p>Il <i>Salmo</i> 18 ci sprona ad alzare lo sguardo per contemplare i cieli che narrano la gloria di Dio e il firmamento che annuncia l’opera delle sue mani. Tutta la creazione ci parla della grandezza del Creatore, purché lo sguardo e il cuore siano aperti a tanto mistero.</p>
<p>Anche il testo evangelico di Matteo (cfr <i>Mt</i> 6,24-34) ci invita alla contemplazione del creato, sottolineando l’amore speciale del Signore per l’essere umano. Ammirare stupiti gli uccelli del cielo e i gigli del campo, preziosi agli occhi del Creatore, ci conduce a comprendere quanto sia grande l’amore di Dio per noi. Se infatti il Signore non manca di assegnare sontuosa bellezza e provvedere quanto necessario a piante e animali, quanto più sarà attento alle esigenze dei suoi amati figli e figlie!</p>
<p>Stasera, mentre accogliamo l’invito a fermarci e a riflettere davanti alle opere di Dio, diamo inizio al “Tempo del creato”, periodo di cinque settimane dedicate alla preghiera e all’impegno nella cura della “casa comune”. In questa Giornata, perciò, e nei giorni a venire, diamoci qualche minuto di pausa dalla frenesia delle attività quotidiane per gustare la grande armonia di cui siamo parte. Mettiamo in “modalità silenziosa” tutti i rumori delle opere umane per ascoltare la voce melodiosa della creazione, in cui Dio, Autore di ogni cosa, ci parla.</p>
<p>Questo esercizio contemplativo, che favorisce l’incontro con il Signore, costituisce un primo passo verso «un’autentica conversione ecologica, in cui gli effetti dell’incontro con Gesù Cristo si manifestano con evidenza nel rapporto con il mondo che ci circonda» (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/creation/documents/20260815-messaggio-giornata-curacreato.html">Messaggio per la XI Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato</a></i>).</p>
<p>Dalla contemplazione del creato e dall’incontro con il Creatore nasce la coscienza del nostro posto speciale all’interno del meraviglioso piano di Dio e della nostra responsabilità personale e collettiva nella custodia dell’armonia originale. Così, dalla presa di coscienza delle nostre mancanze e dei nostri errori, nasce un impegno rinnovato a restaurare le relazioni tra le creature secondo la volontà del loro Artefice.</p>
<p>Per questo il Messaggio dell’odierna Giornata<i> </i>riprende «la chiamata profetica a “forgiare le spade in vomeri” (cfr <i>Is</i> 2,4), […] a trasformare ciò che è male in vita». Non è ancora troppo tardi, e il Tempo del Creato ci chiama a una profonda conversione: «Ciò che è stato usato per la distruzione può essere reindirizzato verso la vita, per la cura dei poveri, il nutrimento degli affamati e la salvaguardia del creato» (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/creation/documents/20260815-messaggio-giornata-curacreato.html">Messaggio per la XI Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato</a></i>).</p>
<p>Il tempo che apriamo oggi si concluderà il prossimo 4 ottobre, giorno in cui celebreremo l’ottavo centenario del Transito di San Francesco di Assisi. A lui si è particolarmente ispirato <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a> per scrivere la sua Lettera Enciclica <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html">Laudato si’</a></i> e per dare vita a <a href="https://www.laudatosi.va/bls/" target="_blank">questo Borgo</a> che ci accoglie.</p>
<p>Uniamoci dunque spiritualmente al Poverello di Assisi facendo nostro il suo Cantico di lode:</p>
<p>«Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature,<br>
spetialmente messor lo frate sole, […].<br>
Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle […].<br>
Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento […].<br>
Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua […].<br>
Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu […].<br>
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra,<br>
la quale ne sustenta et governa».</p>
<p>Con San Francesco vogliamo rinnovare il nostro impegno a vivere e promuovere quella fratellanza universale che è inseparabilmente unita al compito di custodire il creato.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></description></item><item><title><![CDATA[Lettera Apostolica in forma di «Motu Proprio» del Sommo Pontefice Leone XIV (1° settembre 2026)]]></title><pubDate>Tue, 01 Sep 2026 08:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_letters/documents/20260901-abrogazione-un-futuro-sostenibile.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_letters/documents/20260901-abrogazione-un-futuro-sostenibile.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 14 Sep 2026 11:24:06 +0200 --> <p>Quelle misure di contenimento salariale adottate dal mio Predecessore con la <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/motu_proprio/documents/papa-francesco-motu-proprio-20210323_decreto-retribuzioni.html">Lettera Apostolica in forma di <i>Motu Proprio</i> &laquo;Un futuro sostenibile&raquo;, del 23 marzo 2021</a>, che furono necessarie anche per far fronte all’eccezionale sfida della pandemia, e che vennero gi&agrave; parzialmente modificate, mediante l’abrogazione dell’articolo 3, con <a href="https://www.vatican.va/content/romancuria/it/organismi-economici/segreteria-per-leconomia/documenti/20250811-rescriptum-provvidenze-famiglia.html"><i>Rescriptum ex Audientia</i> del 16 giugno 2025</a>, possono ora essere superate, nella certezza che le Istituzioni della Santa Sede e dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano proseguiranno, con strumenti diversi, nell’impegno di garantire la sostenibilit&agrave; economica.</p> 
<p>Per tale ragione, sentito il competente parere della Segreteria per l’Economia e dopo avere esaminato con cura ogni cosa,</p> 
<p style="text-align: center;"><b>stabilisco quanto segue:</b></p> 
<p>A decorrere dal 1&deg; settembre 2026, la <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/motu_proprio/documents/papa-francesco-motu-proprio-20210323_decreto-retribuzioni.html">Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio Un futuro sostenibile, del 23 marzo 2021</a>, &egrave; abrogata, facendo tuttavia salvi, in via definitiva, gli effetti prodotti nel periodo della sua vigenza, ivi compresi gli effetti prodotti dalla sospensione della maturazione degli scatti biennali di anzianit&agrave; di cui all’art. 5, che rimane definitivamente acquisita.</p> 
<p>Dispongo che quanto stabilito abbia immediato, pieno e stabile valore, e che il presente Motu Proprio sia pubblicato su <i>L’Osservatore Romano</i> e successivamente negli <i>Acta Apostolicae Sedis</i>.</p> 
<p><i>Dal Vaticano, 1&deg; settembre 2026, secondo del Pontificato.</i></p> 
<p style="text-align: center;">LEONE PP. XIV</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Videomessaggio "Prega con il Papa" - Settembre 2026: Per la cura dell’acqua ]]></title><pubDate>Mon, 31 Aug 2026 15:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/prayers/documents/20260901-popesprayer-settembre.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/prayers/documents/20260901-popesprayer-settembre.html</guid><description><![CDATA[<!-- Tue, 01 Sep 2026 14:48:01 +0200 --> <p style="text-align: center;"><b>SETTEMBRE: <i>Per la cura dell’acqua</i></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.<i></i></p>
<p>Signore della Vita,<br>
ci hai donato l’acqua,<br>
fonte di fecondità, freschezza e speranza.<br>
Essa disseta, feconda la terra e cura le ferite.</p>
<p>Ti ringraziamo<br>
perché l’acqua è anche simbolo della tua grazia e del tuo amore,<br>
che ci rinnovano attraverso il Battesimo.<br>
Oggi ti chiediamo di insegnarci a custodirla<br>
con gratitudine, giustizia e responsabilità.</p>
<p>Perdonaci per averla trasformata in merce,<br>
dimenticando che è un dono universale,<br>
un diritto senza confini, destinato a tutti i tuoi figli.<br>
Guardiamo con dolore tanti fratelli e sorelle<br>
senza acqua potabile,<br>
che percorrono chilometri per trovarla,<br>
e si ammalano per la sua scarsità.</p>
<p>Fa’ che il tuo Spirito ci renda pellegrini dell’essenziale,<br>
capaci di vivere con sobrietà,<br>
di denunciare lo spreco e l’inquinamento,<br>
di difendere il diritto di ogni persona<br>
a bere senza paura, senza disuguaglianze.</p>
<p>Che la nostra cura per l’acqua<br>
sia segno di amore per il Creatore<br>
e impegno per la vita dei più poveri,<br>
educando le nuove generazioni<br>
a valorizzare e proteggere le risorse della Terra.</p>
<p>Amen.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">__________________________</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.popesprayer.va/it/pregaconilpapa/">Rete Mondiale di Preghiera del Papa</a></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></description></item><item><title><![CDATA[Angelus, 30 agosto 2026]]></title><pubDate>Sun, 30 Aug 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260830-angelus.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260830-angelus.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 30 Aug 2026 12:48:14 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, buongiorno e<b> </b>buona domenica!</i></p> 
<p>Oggi il Vangelo ci parla di Ges&ugrave; che svela ai discepoli il Mistero della sua Pasqua imminente: il Messia – dice – dovr&agrave; &laquo;andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno&raquo; (<i>Mt</i> 16,21).</p> 
<p>Ci&ograve; che afferma &egrave; molto lontano dalle loro attese di un Messia trionfatore e potente, con il cui aiuto sconfiggere e calpestare i nemici (cfr <i>Sal</i> 108,14). Gi&agrave; avevano avuto modo, nel tempo trascorso con Lui, di stupirsi di tanti suoi gesti e parole. Quest’ultimo messaggio, per&ograve;, va davvero oltre ogni previsione. In particolare, Pietro manifesta il suo dissenso e rimprovera Ges&ugrave;, dicendogli: &laquo;“Dio non voglia, Signore; questo non ti accadr&agrave; mai”&raquo; (v. 22).</p> 
<p>Poco prima ha riconosciuto in Lui &laquo;il Cristo, il Figlio del Dio vivente&raquo; (v. 16). Ora, invece, sorpreso e forse deluso da ci&ograve; che sente, in contrasto con la bellissima professione di fede che ha appena fatto, lo rimprovera. Sembra dirgli: “s&igrave;, credo che tu sei il Messia, ma non &egrave; cos&igrave; che si salva il mondo”. Il suo &egrave; un moto di zelo, certamente animato da amore sincero, e nondimeno ci fa riflettere.</p> 
<p>Anche per noi, infatti, non &egrave; sempre facile capire e accettare le vie di Dio, specialmente quando sono molto lontane dalle nostre. Allora la tentazione &egrave; di pensare, contro ogni logica di fede, che sia il Signore a sbagliare, o peggio ancora a non ascoltarci o a non interessarsi di noi. Di fronte a questa incertezza Pietro, pur nella sua impulsivit&agrave;, ci insegna due cose importanti.</p> 
<p>La prima &egrave; di non interrompere mai, nemmeno in questi momenti, il dialogo con il Signore, anzi di manifestargli con fiducia anche la nostra difficolt&agrave; a comprendere ci&ograve; che ci chiede.</p> 
<p>La seconda, per&ograve;, &egrave; di non giudicare mai l’operare di Dio, ma piuttosto di metterci in ascolto, con umilt&agrave;, nella preghiera, di ci&ograve; che ci sta rivelando attraverso il suo agire, anche quando non corrisponde alle nostre attese.</p> 
<p>E la grandezza del Primo degli Apostoli si manifesta anche in questo.</p> 
<p>Ges&ugrave; gli risponde: &laquo;Va’ dietro a me, Satana!&raquo; (v. 23), e spiega a lui e agli altri discepoli che, per calcare le sue orme, dovranno rinnegare s&eacute; stessi, prendere la loro croce e seguirlo (cfr v. 24). Pietro lo far&agrave;: dopo averlo ascoltato, accetter&agrave; la sfida e rimarr&agrave; fedele alle parole del Cristo, che ha riconosciuto come suo Redentore, per tutta l’esistenza, fino al martirio.</p> 
<p>Chiediamo allora al Signore di avere anche noi, nella nostra vita di fede e nella nostra preghiera, la stessa sincerit&agrave; di Pietro, nel dirgli umilmente ci&ograve; che davvero sentiamo, anche quando il cuore &egrave; confuso, e al tempo stesso di saper coltivare la sua stessa docilit&agrave;, nell’accettare ci&ograve; che ci chiede al di l&agrave; delle nostre attese.</p> 
<p>Ci aiuti Maria, che &egrave; stata obbediente ai disegni di Dio fin sotto la Croce del suo Figlio Ges&ugrave;.</p> 
<p>____________________________</p> 
<p><b>Dopo l'Angelus</b></p> 
<p>Cari fratelli e sorelle,</p> 
<p>da Haiti giungono notizie drammatiche del grave massacro perpetrato a Kenscoff, nel quale hanno perso la vita numerose persone mentre altre sono sequestrate. Esprimo la mia vicinanza orante alle vittime e ai loro familiari e chiedo che vengano rilasciati senza indugio tutti gli ostaggi. Rivolgo un accorato appello a tutti i responsabili affinch&eacute; si impegnino concretamente per garantire la sicurezza della popolazione e porre fine a ogni forma di violenza.</p> 
<p>Assicuro la mia preghiera ai colpiti dalla<b> </b>terribile alluvione che si &egrave; verificata in Nepal e Tibet. Preghiamo per chi ha perso la vita, per i feriti e i dispersi, per le famiglie, per i soccorritori. Possa la sollecitudine di tutti contribuire ad alleviare le sofferenze e a recare gli aiuti necessari alla popolazione.</p> 
<p>Continuiamo a pregare per la pace. Sant’Agostino, la cui memoria abbiamo celebrato in questi giorni, diceva che &laquo;la pace […] &egrave; simile al pane del miracolo che cresceva nelle mani dei discepoli mentre lo spezzavano e lo distribuivano&raquo; (<i>Sermo 357</i>, 2). Possano aumentare nel mondo quanti con coraggio spezzano e distribuiscono il pane della pace, superando le divisioni, promuovendo la giustizia, praticando il perdono, per il bene di tutti.</p> 
<p><i>On Tuesday, we celebrate the World Day of Prayer for the Care of Creation.&nbsp; This marks the beginning of the Season of Creation – observed by Christians of various denominations – whose theme this year is “Living Water.”&nbsp; As I recalled in the <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/en/messages/creation/documents/20260815-messaggio-giornata-curacreato.html">Message for this Day</a>, caring for our common home calls for a conversion of heart, so that what has been used to bring about destruction may instead be directed toward life.&nbsp; I invite everyone to join in prayer and action, that we may become channels of the living water of God’s peace, refreshing our wounded world.</i></p> 
<p>[Marted&igrave; celebriamo la Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato. Essa segna l’inizio del “Tempo del Creato” – osservato dai cristiani di diverse Confessioni – il cui tema quest’anno &egrave; “Acqua viva”. Come ho ricordato nel <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/creation/documents/20260815-messaggio-giornata-curacreato.html">Messaggio per questa Giornata</a>, la cura della nostra “casa comune” richiede una conversione del cuore, affinch&eacute; ci&ograve; che &egrave; stato usato per portare distruzione possa invece essere orientato alla vita. Invito tutti a unirsi, in preghiera e azione, affinch&eacute; possiamo farci canali di acqua viva della pace di Dio, dona ristoro al nostro mondo ferito].</p> 
<p>Saluto tutti voi, fedeli di Castel Gandolfo e pellegrini di vari Paesi! In particolare do il benvenuto ai partecipanti alla manifestazione benefica “<i>Run to Rome</i>”, ai giovani che hanno vissuto il cammino della <i>Via Lucis</i> itinerante, al gruppo dei Devoti della Madonna dei Miracoli di Corbetta e ai motociclisti presenti per il loro tradizionale incontro annuale.</p> 
<p>Ringrazio le Forze dell’Ordine e quanti hanno contribuito al mio soggiorno estivo qui a Castel Gandolfo, come pure al servizio a tutela della sicurezza durante gli incontri con i pellegrini. Tante grazie!</p> 
<p>Invio il mio cordiale saluto ai fedeli che seguono l’Angelus da Piazza San Pietro.</p> 
<p>E a tutti auguro una buona domenica!</p> 
<p>&nbsp;</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Santa Messa e Processione mariana sul Lago (Castel Gandolfo, 29 agosto 2026)]]></title><pubDate>Sat, 29 Aug 2026 18:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260829-processione-castelgandolfo.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260829-processione-castelgandolfo.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 29 Aug 2026 18:57:34 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>sono lieto di celebrare con voi la Festa della Madonna del Lago, come gi&agrave; hanno fatto in passato alcuni miei Predecessori: <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/paolo-vi.html">San Paolo VI</a>, che ha auspicato e sostenuto la costruzione di questa chiesa dedicata a Maria e l’ha consacrata, e <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">San Giovanni Paolo II</a>, che qui ha voluto ricordarne la memoria e rinnovarne il messaggio.</p> 
<p>La Liturgia della Parola ci offre testi che ben si armonizzano con questo appuntamento tradizionale.</p> 
<p>Nella prima Lettura il profeta Geremia ci parla del suo bisogno irresistibile di corrispondere alla chiamata che ha ricevuto: &laquo;Mi hai sedotto, Signore – dice –, e io mi sono lasciato sedurre […]. Nel mio cuore c’era come un fuoco ardente […]; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo&raquo; (<i>Ger </i>20,7.9). Dio gli ha rivelato di averlo conosciuto e scelto fin dal seno materno (cfr <i>ibid.</i> 1,5), e di amare il suo popolo di amore eterno (cfr <i>ibid.</i> 31,3); gli ha parlato del suo piano di salvezza, e lui non pu&ograve; pi&ugrave; tacere. Sente un impulso incontenibile di portare a tutti il suo messaggio, anche se sa che questo comporter&agrave; dover dire e fare cose che a molti non piaceranno, incontrare sofferenze e incomprensioni, fino a diventare &laquo;oggetto di derisione ogni giorno&raquo; (v. 7). Ma l’amore lo spinge ad agire per il bene del suo popolo, senza compromessi, fino alla fine.</p> 
<p>&Egrave; ci&ograve; che ci insegna anche Ges&ugrave; nel Vangelo. Da poco ha sfamato cinquemila uomini con cinque pani e due pesci (cfr Mt 14,15-21), e poi altri quattromila, con sette pani e pochi pesciolini (cfr <i>Mt</i> 15,32-38). Ora, al di l&agrave; del successo riscosso con quei gesti, spiega ai discepoli il senso Messianico di ci&ograve; che ha compiuto: svela loro che dovr&agrave; &laquo;andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno&raquo; (<i>Mt </i>16,21).</p> 
<p>Ges&ugrave; spiega come, dopo i tanti miracoli compiuti, manifester&agrave; definitivamente la sua gloria: sacrificando liberamente la sua vita (cfr <i>Gv</i> 10,17-18) e offrendo s&eacute; stesso sulla croce come pane spezzato. E precisa che lo stesso dovr&agrave; fare chiunque voglia continuare la sua missione: &laquo;Se qualcuno vuole venire dietro a me – ci dice –, rinneghi s&eacute; stesso, prenda la sua croce e mi segua&raquo; (v. 24).</p> 
<p>Ges&ugrave; rivela, cos&igrave;, che solo l’amore salva. L’amore che Dio ci ha mostrato facendosi uomo, morendo e risorgendo per noi e, in risposta, quello con cui anche noi ci offriamo umilmente a Lui e ai fratelli: nella costanza fedele della carit&agrave; di ogni giorno come nei gesti pi&ugrave; straordinari, fino al martirio, a volte, come accade purtroppo anche oggi a molti cristiani, in varie parti del mondo.</p> 
<p>Sant’Agostino diceva che &laquo;la gioia del mietitore […] dimostra l'intenzione del seminatore&raquo; (<i>Sermo 330</i>, 2), e noi desideriamo fare nostri i suoi sentimenti: con l’aiuto di Dio, vogliamo spargere ovunque nel mondo i semi della sua carit&agrave; infinita, senza stancarci, senza misura, perch&eacute; oggi e sempre qualcuno possa gioire raccogliendone i frutti.</p> 
<p>Purtroppo non tutti comprendono la bellezza, la bont&agrave; e la concretezza di questo sogno del Creatore, anzi molti pensano che sia un’utopia. Porgere l’altra guancia (cfr <i>Mt</i> 5,39) – dicono – &egrave; da perdenti, donare di fronte al rifiuto &egrave; da ingenui, perdonare senza limiti (cfr <i>Mt</i> 18,21-22) &egrave; da deboli. Non c’&egrave; da stupirsi. Perfino per Pietro &egrave; stato difficile accettare questo modo nuovo e diverso di ragionare (cfr <i>Mt</i> 16,22). Ma Ges&ugrave; rimane categorico: solo la via dell’amore &egrave; la via della vita.</p> 
<p>Non illudiamoci. L’odio e la violenza non portano nulla di buono, ma solo distruzione e morte, sempre, anche quando sono risposta a ingiustizie subite. Lo vediamo ogni giorno, dal piccolo del nostro vissuto domestico alla grande scena del mondo. Tutto conferma quello che Ges&ugrave; ci ha insegnato: &laquo;chi vuole salvare la propria vita, la perder&agrave;; ma chi perder&agrave; la propria vita per causa mia, la trover&agrave;&raquo; (<i>Mt</i> 16,25).</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, abbiamo tanto bisogno di vita, di speranza, di serenit&agrave;, di pace, in noi stessi, nelle nostre citt&agrave;, tra i popoli e le nazioni. Per questo, qualunque sia la ferita, qualunque l’offesa, non permettiamo al male di sfigurare la nostra umanit&agrave; e di corromperci nel cuore! Non conformiamoci alla mentalit&agrave; del mondo (cfr <i>Rm</i> 12,2). Continuiamo ad amare, a donare, a perdonare, offrendoci &laquo;come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio&raquo; (v. 1), per preservare e far crescere, in noi e negli altri, la dignit&agrave; infinita dell’immagine divina che portiamo nell’anima. E non scoraggiamoci se &egrave; difficile: la nostra forza &egrave; nel Signore, e con il suo aiuto tutto &egrave; possibile (cfr <i>Fil</i> 4,13).</p> 
<p>Ce lo ricorda anche il rito della processione sul lago, che faremo tra poco. Esso evoca un altro miracolo di Ges&ugrave;, avvenuto poco prima dei fatti che abbiamo ascoltato, quando il Maestro, sul Lago di Tiberiade, ha raggiunto i discepoli impauriti camminando sulle acque e li ha condotti a riva sedando la tempesta (cfr <i>Mt </i>8,23-27). Proprio quando erano pi&ugrave; spaventati, in balia dei venti contrari, li ha esortati ad avere fede, a pregare, per ritrovare pace e, insieme a Lui, continuare a navigare verso la meta desiderata.</p> 
<p>Con questa fede, stasera, partecipiamo all’Eucaristia. Sull’Altare doniamo noi stessi, assieme al pane e al vino. E il Signore unisce le nostre offerte alla sua, le consacra e ce le ridona, trasformate nel suo Corpo e nel suo Sangue, perch&eacute; le condividiamo, come nutrimento per il cammino. Poi, come i discepoli, lasceremo assieme la riva, recando con noi l’immagine di Maria, nostro modello e guida, per portare lungo le sponde del lago, la benedizione che abbiamo ricevuto.</p> 
<p>Sono gesti semplici, con cui rinnoviamo la nostra fiducia in Dio e la nostra devozione filiale alla sua Santissima Madre. E sono tanto pi&ugrave; evocativi in quanto resi possibili – come amava ricordare&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/paolo-vi.html">San Paolo VI</a> – dalla premura con cui la piccola comunit&agrave; che vive qui, custodisce per tutto l’anno questo luogo di pace, perch&eacute; nei momenti solenni vi si possa riunire tutto il popolo di Dio, proprio come Maria, che ha accolto nel suo grembo e nella casa di Nazareth il Figlio di Dio fatto uomo, perch&eacute; a tutti potesse giungere la sua salvezza.</p> 
<p>Cos&igrave; questo luogo di devozione mariana diventa anche un segno di come la Chiesa si sforzi, giorno per giorno, di fare di tutti noi un corpo solo, nella preghiera, nei sentimenti, nei propositi, nello sviluppo ordinato e unanime del nostro essere insieme, e un simbolo dell’amore con cui il Signore, per mezzo della sua Santissima Madre, ha voluto avvicinarsi a noi come uno di noi, fino a confondersi con la grande folla della nostra umanit&agrave; (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/homilies/1977/documents/hf_p-vi_hom_19770815.html">Omelia nella Solennit&agrave; dell’Assunzione della Beata Vergine Maria</a></i>,&nbsp;15 agosto 1977).</p> 
<p>Stringiamoci, allora, stasera, a Ges&ugrave; e a Maria, al Figlio e alla Madre, per essere, uniti, non solo sul lago, ma in tutte le notti del mondo, un riflesso rasserenante della presenza di Dio, e un’eco irresistibile del suo amore che invita ad amare.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Lettera Apostolica in forma di “Motu Proprio” <i>Mutua Concordia</i> del Sommo Pontefice Leone XIV con la quale vengono modificati i Canoni 106 e 126 del Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium (29 agosto 2026)]]></title><pubDate>Sat, 29 Aug 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_letters/documents/20260829-mutua-concordia.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_letters/documents/20260829-mutua-concordia.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 29 Aug 2026 11:13:22 +0200 --> <p>La mutua concordia tra il <i>Pater et Caput</i> di una Chiesa <i>sui iuris</i> orientale e i confratelli nella dignit&agrave; episcopale, che insieme costituiscono il Sinodo dei Vescovi, &egrave; l’anima della comunione della Gerarchia ecclesiastica orientale.</p> 
<p>Il Sinodo dei Vescovi rappresenta il luogo sorgivo dell’elezione del Patriarca. Ci&ograve; implica una intrinseca vocazione alla collegialit&agrave; nel suo ministero primaziale, che si radica in un’antica e mirabile tradizione. Nelle Chiese orientali cattoliche, emerge l’opportunit&agrave; di riconoscere e ampliare le facolt&agrave; dei Sinodi dei Vescovi, la qual cosa appare appropriata anche alla luce dei rapporti interconfessionali, segnatamente della sensibilit&agrave; teologica e della prassi delle Chiese ortodosse.</p> 
<p>Nelle Chiese cattoliche patriarcali e arcivescovili maggiori, tale sinodalit&agrave; va costantemente ricercata e alimentata nel contesto di una comune responsabilit&agrave; che, dopo esser stata assunta nell’atto di elezione del <i>Pater et Caput</i>, occorre sia esercitata anche nella gestione ministeriale della Chiesa e nel funzionamento ordinario del Sinodo dei Vescovi.</p> 
<p>Se questa peculiare armonia ecclesiale risultasse gravemente inficiata, occorre che sia ripristinata nel contesto della comunione episcopale: pur essendo costitutivamente Primo e non mero Presidente dell’Assise dei Vescovi, il Patriarca non pu&ograve; essere infatti considerato indipendentemente da essa.</p> 
<p>Qualora il sacro legame tra il <i>Pater et Caput</i> e gli altri Vescovi venisse irreparabilmente compromesso, ci&ograve; comporterebbe una grave ferita cui dover porre rimedio, come sollecitato anche da numerosi Presuli orientali. Circa le modalit&agrave; di tale processo &egrave; appropriato, per le ragioni enunciate, ricorrere a prassi che consentano di manifestare anzitutto il principio della collegialit&agrave; episcopale.</p> 
<p>Pare dunque opportuno che il rimedio all’irreparabile compromissione della comunione avvenga, fatto salvo il ricorso al Romano Pontefice, attraverso l’Assise sinodale di ogni Chiesa patriarcale, cos&igrave; che, come evocava Sant’Ignazio di Antiochia, nell’armonia dello stesso accordo, prendendo nell’unit&agrave; il tono di Dio, si canti a una sola voce (cfr <i>Lettera agli Efesini</i>, 4).</p> 
<p>Perci&ograve;, in situazioni di particolare emergenza, che comportano una grave e irrimediabile compromissione della comunione, il Sinodo dei Vescovi &egrave; tenuto a poter esercitare l’autorit&agrave; canonica tale da consentire ad esso di chiamare il Patriarca a rispondere del proprio operato.</p> 
<p>Al fine di conferire una pi&ugrave; compiuta espressione all’autonomia interna delle Chiese orientali patriarcali, e per analogia di quelle arcivescovili maggiori (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/la/apost_constitutions/documents/hf_jp-ii_apc_19901018_index-codex-can-eccl-orient.html">CCEO</a></i>, can. 152), ferme restando le prerogative proprie di questa Sede Apostolica, riconosco e stabilisco pertanto la competenza dei rispettivi Sinodi dei Vescovi a ricomporre la comunione ferita, anche rimuovendo dall’ufficio, per causa grave, il proprio Patriarca, con una procedura che, nel rispetto delle norme, gli garantisca il diritto alla piena difesa dinanzi al Sinodo.</p> 
<p>Non essendo presente nel <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/la/apost_constitutions/documents/hf_jp-ii_apc_19901018_index-codex-can-eccl-orient.html">Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium</a></i> una disposizione che indichi come intervenire in tali casi, ho ritenuto necessario stabilire un procedimento ordinato per la rimozione dall’ufficio di un Patriarca da parte del Sinodo dei Vescovi. Ho riservato al Romano Pontefice la sola concessione dell’assenso alla decisione sinodale, per essere certi che sia garantita la piena libert&agrave; dei Padri nell’esprimere la propria scelta, al riparo da qualsiasi possibile indebita pressione interna o esterna.</p> 
<p>Pertanto, dopo aver sentito il parere del <a href="https://www.delegumtextibus.va/content/testilegislativi/it.html" target="_blank">Dicastero per i Testi Legislativi</a> e del <a href="https://www.orientchurch.va/" target="_blank">Dicastero per le Chiese Orientali</a>, ho ritenuto di provvedere alla modifica del canone 106 e del canone 126 del&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/la/apost_constitutions/documents/hf_jp-ii_apc_19901018_index-codex-can-eccl-orient.html">Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium</a></i>.</p> 
<p>Tutto ci&ograve; considerato, dispongo quanto segue:</p> 
<p><b>Art. 1.</b> Al can. 106, dopo il &sect; 2, si inserisce un nuovo paragrafo, di modo che la norma sia cos&igrave; formulata:</p> 
<p>&laquo;&sect;3 Qualora il Patriarca ometta di adempiere agli obblighi di cui ai paragrafi precedenti, il Sinodo dei Vescovi della Chiesa patriarcale pu&ograve; essere legittimamente convocato dal Vescovo pi&ugrave; anziano per ordinazione episcopale, avente diritto di voto; e se anche questi omette di procedere alla convocazione, tale facolt&agrave; ricade sui successivi Vescovi, pi&ugrave; anziani per ordinazione episcopale, a ci&ograve; disponibili, aventi diritto di voto.&raquo;</p> 
<p><b>Art. 2.</b> Il can. 126 &egrave; modificato nel modo seguente:</p> 
<p>&laquo;&sect;1. La Sede patriarcale diventa vacante con la morte o con la rinuncia del Patriarca.</p> 
<p>&sect;2. Competente ad accettare la rinuncia del Patriarca &egrave; il Sinodo dei Vescovi della Chiesa patriarcale, dopo aver consultato il Romano Pontefice, a meno che il Patriarca non si sia rivolto direttamente al Romano Pontefice.</p> 
<p>&sect;3. Per una causa grave, riconosciuta tale dal Sinodo dei Vescovi della Chiesa patriarcale, il medesimo Sinodo, convocato seguendo quanto previsto dai cann. 106 &sect; 1, n. 3, e 108 &sect; 3, pu&ograve; chiedere al Patriarca di rinunciare all’ufficio.</p> 
<p>&sect;4. Se, dopo la richiesta di cui al &sect; 3, il Patriarca non rinunciasse al proprio ufficio, il Vescovo pi&ugrave; anziano per ordinazione episcopale, avente diritto di voto, provvede all’elezione di un nuovo Presidente da parte del Sinodo, il quale sottopone la rimozione del Patriarca al suffragio segreto di almeno due terzi dei membri del Sinodo con diritto di voto, nel rispetto della sua facolt&agrave; di difesa dinanzi al Sinodo stesso. Il Presidente informi al pi&ugrave; presto il Romano Pontefice, cui spetta l’assenso alla rimozione che rende vacante la sede patriarcale.</p> 
<p>&sect;5. Spetta al Sinodo dei Vescovi della Chiesa patriarcale valutare l’applicazione del can. 62 rispetto al Patriarca rimosso.&raquo;</p> 
<p>Quanto ho deliberato con questa Lettera Apostolica, ordino che abbia fermo e stabile vigore, nonostante qualsiasi cosa contraria, anche se degna di speciale menzione, e sia promulgato tramite pubblicazione su <i>L’Osservatore Romano</i>, entrando immediatamente in vigore, e quindi pubblicato nel commentario ufficiale degli <i><a href="https://www.vatican.va/archive/aas/index_it.htm">Acta Apostolicae Sedis</a></i>.</p> 
<p><i>Dal Vaticano, il 29 agosto 2026, anno II del mio Pontificato.</i></p> 
<p style="text-align: center;">LEONE PP. XIV</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Membri dell’“Institut International des Sciences Administratives (28 agosto 2026)]]></title><pubDate>Fri, 28 Aug 2026 11:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260828-iisa.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260828-iisa.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 31 Aug 2026 09:25:18 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi.<br /> &nbsp;</p> 
<p><i>Signore e signori,<br /> buongiorno e benvenuti,<br /> e grazie per la vostra pazienza anche questa mattina!</i></p> 
<p>Sono molto lieto di incontrarvi, al termine della vostra conferenza annuale qui a Roma: voi, membri dell’Istituto Internazionale delle Scienze Amministrative, venuti da tutto il mondo, e del quale anche la Santa Sede &egrave; membro.</p> 
<p>Il vostro Istituto, che ha visto la luce nel 1930, all’indomani della grande crisi economica che ha colpito il mondo, ha la vocazione di essere &laquo;un incessante appello alla coscienza delle autorit&agrave; politiche affinch&eacute; adattino la vita sociale alle condizioni continuamente mutevoli dei tempi, di modo che essa possa realizzare le intenzioni e i disegni della Sapienza del Creatore&raquo;. (cfr. Pio XII, <i>Discorso ai partecipanti all’VIII Congresso Internazionale delle Scienze Amministrative</i>, 5 agosto 1950).</p> 
<p>Il tema della vostra Conferenza, che si &egrave; appena conclusa in questi giorni, lancia oggi un vibrante appello al nostro mondo, nell’era digitale, affinch&eacute; si possa conservare l’equilibrio nell’utilizzo delle tecnologie digitali. Un appello che si unisce a quello che ho lanciato <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">nella mia recente Enciclica sulla custodia della persona umana nel tempo dell’Intelligenza Artificiale</a>. Oggi non possiamo non guardare in faccia questa realt&agrave; che tocca da vicino il nostro modo di vivere e che permea tutti i livelli della vita sociale. La velocit&agrave; con la quale si sviluppano le innovazioni riguardanti l’Intelligenza Artificiale ci spinge a domandarci se in futuro sar&agrave; possibile controllare queste macchine, se l’uomo non corra il rischio di diventare vittima delle proprie invenzioni. Uno dei gravi problemi odierni &egrave; constatare che le decisioni concernenti la vita umana sono affidate a delle macchine.</p> 
<p>Dinanzi a questa preoccupante situazione, plaudo al vostro incontro che mira a riaffermare il carattere insostituibile dell’intelligenza umana di fronte a questi strumenti tecnologici. Le vostre riflessioni e i vostri lavori potranno aiutare le autorit&agrave; a prendere decisioni in questo ambito per il bene dell’umanit&agrave;. &laquo;Chiedere prudenza, verifiche rigorose, e talvolta anche un rallentamento nell’adozione dell’IA non significa essere contro il progresso, ma esercitare una cura responsabile verso la famiglia umana&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#trasparenza">Magnifica humanitas</a></i>, n. 106).</p> 
<p>&Egrave; dunque importante definire un’etica che accompagni l’utilizzo di questi importanti strumenti, che purtroppo si concentrano nelle mani dei grandi attori economici e tecnologici, e che lo Stato fa fatica a controllare. Occorre fare in modo che il bene della famiglia umana non venga sacrificato per interessi privati.</p> 
<p>Vi incoraggio a proseguire le vostre ricerche per trovare vie e mezzi per apportare il vostro contributo all’amministrazione pubblica per l’umanizzazione delle tecnologie digitali, affinch&eacute; siano al servizio della vita e della pace. &Egrave; proprio a questo che ci ha invitati <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> quando ha lanciato l’allarme sull’uso responsabile di queste tecnologie, dicendo: &laquo;Abbiamo [...] il dovere di allargare lo sguardo e di orientare la ricerca tecnico-scientifica al perseguimento della pace e del bene comune, al servizio dello sviluppo integrale dell’uomo e della comunit&agrave;” (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/peace/documents/20231208-messaggio-57giornatamondiale-pace2024.html">Messaggio per la LVII Giornata Mondiale della Pace</a></i>, 1&deg; gennaio 2024).</p> 
<p>Cari membri dell’Istituto Internazionale delle Scienze Amministrative, so che la vostra missione non &egrave; facile e che a volte lo sconforto pu&ograve; assalirvi. Prego l’Onnipotente affinch&eacute; vi sostenga, perch&eacute; possiate proseguire con determinazione questo nobile compito. Su tutti voi invoco le abbondanti Benedizioni di Dio. Grazie!</p> 
<p>______________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-08/quo-195/il-bene-della-famiglia-umana-non-venga-sacrificato-per-interessi.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 195, venerd&igrave; 28 agosto 2026, p. 2.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Delegazione della Società di San Vincenzo de’ Paoli, degli Stati Uniti d’America (28 agosto 2026)]]></title><pubDate>Fri, 28 Aug 2026 11:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260828-svdpusa.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260828-svdpusa.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 28 Aug 2026 15:34:34 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!<br /> Buongiorno a tutti. Benvenuti. Grazie per la vostra pazienza.<br /> &nbsp;</p> 
<p><i>Eccellenze,<br /> Cari amici</i>,</p> 
<p>con grande gioia porgo i miei cordiali saluti a tutti voi, e spero che la vostra permanenza a Roma, nella Citt&agrave; Eterna rafforzi la vostra fede e renda pi&ugrave; profondo il vostro desiderio di servire il Signore e di servire la sua Chiesa. Vi ringrazio in particolare per il vostro devoto servizio alla Societ&agrave; di San Vincenzo de’ Paoli e, attraverso di essa, ai vostri fratelli e alle vostre sorelle in tutti gli Stati Uniti d’America. Di fatto, offrendo liberamente i vostri doni e talenti dati da Dio, rendete una testimonianza eloquente della vostra fede al servizio dell’edificazione del Regno di Dio.</p> 
<p>Allo stesso tempo, vi incoraggio ad approfondire la vostra relazione con nostro Signore, affinch&eacute; la sua grazia possa continuare a guidare e a rafforzare il vostro servizio. <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/vincenzo-de-paoli.html">San Vincenzo de’ Paoli</a> dimostr&ograve; che la preghiera e la giustizia sociale non sono soltanto complementari, ma sono di fatto inscindibili. Pertanto, &egrave; mia speranza che continuiate a rivolgervi al vostro patrono celeste al fine di seguire il suo esempio e chiedere la sua intercessione.</p> 
<p>Inoltre, come ho ricordato in <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_exhortations/documents/20251004-dilexi-te.html">Dilexi te</a></i>, sant’Agostino insegnava la natura cristocentrica della cura per i poveri e sosteneva che Dio non si lascia vincere in generosit&agrave; nei confronti di coloro che li servono. Pertanto, crediamo che la cura degli altri, quando nasce dall’amore, non solo aiuti chi &egrave; nel bisogno, ma apra anche il cuore di chi dona alla grazia di Dio (cfr. n. 46). Cari amici, vi esorto dunque a donare sempre voi stessi. In questo modo, la grazia del Signore purificher&agrave; costantemente i vostri cuori e le vostre menti e riconoscerete pi&ugrave; prontamente Cristo nel vostro prossimo, sia nelle persone che servite sia in quelle con cui lavorate.</p> 
<p>Infine, quando tornate alle vostre case, sappiate che lo fate accompagnati dalle mie preghiere. In modo particolare, vi chiedo di portare i miei cordiali saluti ai vostri colleghi e alle persone delle quali vi prendete cura. Con queste riflessioni, affido ognuno di voi all’intercessione di Maria, Madre della Chiesa. E forse, oggi, in modo speciale, anche a sant’Agostino, nel giorno della sua memoria. Grazie.</p> 
<p>Quindi per favore alzatevi e preghiamo insieme come ci ha insegnato il Signore. [<i>Padre nostro</i>…]</p> 
<p>E la benedizione di Dio Onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.</p> 
<p>______________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-08/quo-195/l-inscindibile-legame-tra-preghiera-e-giustizia-sociale.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 195, venerd&igrave; 28 agosto 2026, p. 2.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Partecipanti all’Incontro promosso dalla Pontificia Commissione per l’America Latina sulle situazioni di dipendenza in America Latina (27 agosto 2026)]]></title><pubDate>Thu, 27 Aug 2026 11:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260827-incontro-cal.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260827-incontro-cal.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 27 Aug 2026 14:52:57 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi.</p> 
<p><br /> <i>Buongiorno a tutti e benvenuti!</i></p> 
<p>Saluto con affetto fraterno ognuno di voi. Ringrazio in modo particolare il Consiglio Episcopale latinoamericano e dei Caraibi (CELAM) e l’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) per aver promosso questo incontro, come pure la <a href="https://www.vatican.va/content/romancuria/it/pontificie-commissioni/pontificia-america-latina.index.html#pontificie-commissioni">Pontificia Commissione per l’America Latina</a> e la <a href="https://www.academyforlife.va/content/pav/it.html">Pontificia Accademia per la Vita</a>.</p> 
<p>Saluto anche i fratelli dei centri, d’ispirazione religiosa, di accompagnamento, prevenzione, recupero e integrazione per giovani, giunti qui da Asia, Africa, Europa e America, che con la loro presenza ci ricordano che la sofferenza e la speranza non hanno confini.</p> 
<p>Il tema che ci riunisce &egrave; la riflessione, a partire della fede, sul problema delle droghe e sull’impatto che hanno sui nostri giovani. Le dipendenze sono un fenomeno complesso che mette in evidenza il fallimento di un mondo disumanizzato. La sofferenza dei giovani ci chiede risposte integrali: prevenzione comunitaria, assistenza scientifica, giustizia dal volto umano e accompagnamento pastorale prossimo. Il nostro contributo deve essere orientato alla cura, alla presenza e alla ricostruzione del tessuto comunitario.</p> 
<p>Sono lieto di constatare come, in questo incontro, convergano quattro ponti che rappresentato altrettante vie di collaborazione in questo ambito.</p> 
<p>Il primo ponte &egrave; tra la Chiesa e gli organismi internazionali, poich&eacute; nessuno pu&ograve; affrontare da solo il problema delle droghe. Pertanto, merita una menzione particolare la collaborazione in atto tra l’Organizzazione degli Stati Americani e il Consiglio Episcopale latinoamericano e dei Caraibi che coordinano attivit&agrave; di formazione per organizzazioni comunitarie d’ispirazione religiosa e creano reti di accompagnamento, e che hanno persino permesso al CELAM di presentare il <i>Manuale della Pastorale Latinoamericana di Accompagnamento e Prevenzione delle Dipendenze</i>.</p> 
<p>Il secondo ponte &egrave; tra la scienza e la fede. La Chiesa non interviene nella problematica delle droghe con la pretesa di competere con le neuroscienze, la psichiatria o la sanit&agrave; pubblica, o di occuparne il posto; ma cerca di illuminarla, a partire dal Vangelo, con una comprensione integrale della persona umana.</p> 
<p>Il terzo ponte &egrave; all’interno della Chiesa che peregrina nei diversi continenti. In questi giorni sono giunte fin qui persone provenienti dall’America, dall’Asia, dall’Africa e dall’Europa per condividere le loro sofferenze, le loro speranze e il loro entusiasmo pastorale.</p> 
<p>Il quarto ponte &egrave; ecumenico. La Chiesa cattolica e le altre comunit&agrave; ecclesiali, nella pratica dell’amore concreto per quanti soffrono, trovano, a partire dalla fede, un linguaggio comune molto eloquente per accompagnare e integrare i giovani nei loro bisogni e nei loro sogni.</p> 
<p>Ma consentitemi di soffermarmi un istante su un’istituzione che attraversa il nostro lavoro in maniera trasversale: la famiglia. La famiglia, che il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a> ha chiamato giustamente “chiesa domestica” (cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#11">Lumen gentium</a></i>, n. 11), &egrave; il luogo dove si coltiva la vita, la si custodisce e la si proietta. Non esiste prevenzione migliore contro le droghe di una buona famiglia.</p> 
<p>Attualmente, siamo testimoni del dolore di molte famiglie distrutte, a causa del consumo di droghe, della violenza, del reclutamento criminale di un figlio, della povert&agrave; o della mancanza di opportunit&agrave; che spingono ai margini del cammino. <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">San Giovanni Paolo II</a> ci ha chiesto di fare della Chiesa “<i>la casa e la scuola della comunione</i>” (Lettera Apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_letters/2001/documents/hf_jp-ii_apl_20010106_novo-millennio-ineunte.html">Novo millennio ineunte</a></i>, n. 43). E Papa Francesco ci ha ricordato che Ges&ugrave; vuole che “tocchiamo la miseria umana, che tocchiamo la carne sofferente degli altri” (Esortazione Apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html#Il_piacere_spirituale_di_essere_popolo">Evangelii gaudium</a></i>, n. 270). Qui &egrave; espresso il nucleo della missione che voi portate avanti: che la Chiesa sia una famiglia, includendo soprattutto le persone che soffrono.</p> 
<p>Infine, vorrei esprimere un desiderio: che la Chiesa sia la famiglia di tutte le persone che sono rimaste ai margini del cammino. Come il samaritano, che si fece prossimo dell’uomo caduto, non passiamo oltre; costruiamo una Chiesa che si ferma, si avvicina, si commuove, unge le ferite, nutre e diventa casa.</p> 
<p>Grazie per il vostro lavoro.</p> 
<p>Che Dio vi benedica.</p> 
<p>Offriamo la benedizione del Signore. La grazia di Dio accompagni sempre tutti voi, le vostre famiglie, la vostra attivit&agrave;. &Egrave; un lavoro tanto importante che svolgete in diverse parti del mondo.</p> 
<p>[<i>Benedizione</i>]</p> 
<p>______________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-08/quo-194/in-famiglia-la-migliore-prevenzione-contro-le-droghe.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 194, gioved&igrave; 27 agosto 2026, p. 2.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Udienza Generale del 26 agosto 2026 - I Documenti del Concilio Vaticano II. III. Costituzione Sacrosanctum Concilium. 8. Le motivazioni della riforma liturgica]]></title><pubDate>Wed, 26 Aug 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260826-udienza-generale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260826-udienza-generale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Tue, 01 Sep 2026 13:56:15 +0200 --> <p><b>I Documenti del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>. III. Costituzione <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html"><i>Sacrosanctum Concilium</i></a>.<i> </i>8. <i>Le motivazioni della riforma liturgica</i></b></p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>in questa ultima catechesi sulla Costituzione <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html"><i>Sacrosanctum Concilium</i></a>, desidero oggi soffermarmi sulle ragioni per le quali i Padri conciliari vollero promuovere una riforma della liturgia. &Egrave; illuminante, in tal senso, la terza <i>Lettera dal Concilio</i> che il Cardinale Giovanni Battista Montini, allora Arcivescovo di Milano, invi&ograve; il 28 ottobre 1962 ai fedeli della propria Chiesa. La liturgia – scriveva – &laquo;&egrave; espressione sincera sia del divino che dell’umano. &Egrave; linguaggio. &Egrave; veicolo d’insegnamento divino da un lato, &egrave; voce di colloquio con Dio. &Egrave; chiaro che essa non pu&ograve; rinunciare alla sua funzione didattica, e non pu&ograve; non offrire alla fede e alla piet&agrave; la possibilit&agrave; di esprimersi con spontanea intelligibilit&agrave;&raquo;. <a name="_ftnref1" href="#_ftn1" class=" cleaner">[1]</a> Mosso da queste convinzioni, il futuro Papa San Paolo VI affermava che i fedeli &laquo;non possono e non devono pi&ugrave; rimanere muti e passivi. La loro materiale presenza non pu&ograve; accordarsi con la loro spirituale assenza&raquo;. <a name="_ftnref2" href="#_ftn2" class=" cleaner">[2]</a></p> 
<p>&Egrave; evidente la consonanza di queste dichiarazioni con quelle che appariranno al n. 48 della <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#48">Costituzione conciliare</a>: &laquo;La Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma che, comprendendolo bene mediante<b> </b>i riti e le preghiere, partecipino all’azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente; siano formati dalla parola di Dio; si nutrano alla mensa del corpo del Signore; rendano grazie a Dio; offrendo la vittima senza macchia, non soltanto per le mani del sacerdote, ma insieme con lui, imparino a offrire se stessi, e di giorno in giorno, per la mediazione di Cristo, siano perfezionati nell’unit&agrave; con Dio e tra di loro&raquo;. Si coglie in queste parole una rinnovata consapevolezza del valore della liturgia. Attraverso le azioni rituali della Chiesa, mentre si attua il memoriale dell’opera di salvezza, &egrave; data la possibilit&agrave; di vivere la vera relazione con Dio, entrando in contatto con l’evento salvifico. Poich&eacute; i gesti, le parole della sacra liturgia sono decisivi per realizzare questa esperienza, la partecipazione dei fedeli non pu&ograve; essere passiva.<b></b></p> 
<p>La riforma conciliare, nel mettere al centro ci&ograve; che costituisce il cuore dell’esperienza ecclesiale, ha voluto far risplendere la liturgia <i></i>come &laquo;la fonte primaria di quel divino scambio nel quale ci viene comunicata la vita di Dio&raquo; <a name="_ftnref3" href="#_ftn3" class=" cleaner">[3]</a>. Da tale convinzione nacque l’esigenza di rendere maggiormente disponibile a tutti i fedeli la ricchezza dei testi biblici e delle orazioni, e di rendere pi&ugrave; lineare l’ordinamento celebrativo rispetto a quello previsto nei libri liturgici allora vigenti.</p> 
<p>La liturgia, infatti, essendo una realt&agrave; viva, &egrave; sempre stata soggetta lungo i secoli a sviluppi e cambiamenti. Il Magistero ne ha adattato le forme alle esigenze delle diverse epoche. Non sorprende allora che anche il Concilio Vaticano II, con il massimo rispetto per il patrimonio della tradizione, e proprio al fine di renderlo maggiormente fruibile, abbia ritenuto necessaria una revisione dei libri liturgici.</p> 
<p>L’obiettivo che i Padri avevano a cuore &egrave; esplicitato nel n. 21 della Costituzione <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html"><i>Sacrosanctum Concilium</i></a>: &laquo;Perch&eacute; il popolo cristiano ottenga pi&ugrave; sicuramente le grazie abbondanti che la sacra liturgia racchiude, la santa madre Chiesa desidera fare un’accurata riforma generale della liturgia. Questa, infatti, consta di una parte immutabile, perch&eacute; di istituzione divina, e di parti suscettibili di cambiamento, che nel corso dei tempi possono o addirittura devono variare, qualora si siano introdotti in esse elementi meno rispondenti all’intima natura della liturgia stessa, oppure queste parti siano diventate non pi&ugrave; idonee. In tale riforma l’ordinamento dei testi e dei riti dev’essere condotto in modo che le sante realt&agrave; che essi significano siano espresse pi&ugrave; chiaramente e il popolo cristiano possa capirne pi&ugrave; facilmente il senso e possa parteciparvi con una celebrazione piena, attiva e comunitaria&raquo;. Risale all’Enciclica <i>Mediator Dei </i>di Papa Pio&nbsp;XII la distinzione, nella liturgia, tra elementi divini, immutabili, ed elementi umani, che invece &laquo;possono subire varie modifiche, approvate dalla sacra Gerarchia assistita dallo Spirito Santo, secondo le esigenze dei tempi, delle cose e delle anime&raquo; (<i>Acta Apostolicae Sedis</i>&nbsp;39, 1947, 541-542).</p> 
<p>Del resto, il desiderio di una “riforma generale” non nasceva all’improvviso, ma si era manifestato nell’azione dei Papi succedutisi fin dall’inizio del XX secolo, in sintonia con le istanze del Movimento liturgico. L’affermazione della necessit&agrave; che i fedeli non assistessero alle celebrazioni &laquo;come estranei o muti spettatori&raquo; era gi&agrave; stata ripresa dalla Costituzione apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/pius-xi/it/bulls/documents/hf_p-xi_bulls_19281220_divini-cultus.html">Divini Cultus</a></i> di Papa&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/pius-xi/it.html">Pio XI</a>. Inoltre, si possono ricordare gli interventi di <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/pio-xii.html">Pio XII</a> sull’ordinamento dei riti della Settimana Santa, da lui ricollocati nelle ore corrispondenti agli eventi pasquali, dopo che per secoli erano stati anticipati alle ore mattutine. Non si deve poi dimenticare che <a href="https://www.vatican.va/content/john-xxiii/it.html">San Giovanni XXIII</a> ritenne necessaria una semplificazione delle rubriche del Breviario e del Messale, approvandola con il Motu proprio <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-xxiii/la/motu_proprio/documents/hf_j-xxiii_motu-proprio_19600725_rubricarum-instructum.html">Rubricarum instructum</a></i>, del 25 luglio 1960, nel quale rimandava all’annunciato Concilio Ecumenico la proposta dei principi fondamentali per una riforma della liturgia.</p> 
<p>La riforma liturgica promossa dal <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a> si pone, dunque, nel solco della tradizione vivente della Chiesa. La sua retta comprensione permette anche di rigettare gli abusi che si sono verificati in alcuni settori della Chiesa nella stagione postconciliare, e che purtroppo talora ancor oggi si verificano, assolutizzando o mal comprendendo alcuni dei principi che stavano alla base della riforma stessa.</p> 
<p>A questo proposito, vale la pena di ricordare come la Costituzione conciliare affermi che &laquo;le azioni liturgiche non sono azioni private ma celebrazioni della Chiesa, che &egrave; “sacramento dell’unit&agrave;”, cio&egrave; popolo santo radunato e ordinato sotto la guida dei vescovi. Perci&ograve; tali azioni appartengono all’intero corpo della Chiesa, lo manifestano e lo implicano&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html"><i>Sacrosanctum Concilium</i></a>&nbsp;n. 26).</p> 
<p>&Egrave; pertanto responsabilit&agrave; precipua dei pastori, dei vescovi ma anche di ogni singolo sacerdote, custodire e promuovere una liturgia che, nel rispetto delle norme liturgiche, risplenda per nobile semplicit&agrave; (cfr n. 34) e manifesti cos&igrave; la Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica. Una tale liturgia sar&agrave; anche un fondamentale veicolo di evangelizzazione, lo strumento di grazia attraverso il quale, come insegna il Concilio, potremo apprendere ad offrire noi stessi e, per la mediazione di Cristo, saremo perfezionati nell’unit&agrave; con Dio e tra di noi (cfr n. 48).</p> 
<p>__________________________________________ <br /> <br /> <a name="_ftn1" href="#_ftnref1" class=" cleaner">[1]</a> G. B. Montini, &laquo;Terza lettera dal Concilio&raquo;, <i>Rivista Diocesana Milanese </i>51 (1962) 921-923: 922.</p> 
<p><a name="_ftn2" href="#_ftnref2" class=" cleaner">[2]</a> <i>Ibid</i>.</p> 
<p><a name="_ftn3" href="#_ftnref3" class=" cleaner">[3]</a> Solenne Chiusura della II Sessione del Concilio, <i><a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/speeches/1963/documents/hf_p-vi_spe_19631204_chiusura-concilio.html">Allocuzione del Santo Padre Paolo VI</a></i> (4 dicembre 1963).</p> 
<p>_________________________________________________</p> 
<p><b>Saluti</b></p> 
<p>Je salue cordialement les p&egrave;lerins de langue fran&ccedil;aise en particulier les fid&egrave;les du p&egrave;lerinage interdioc&eacute;sain du S&eacute;n&eacute;gal. Je vous invite &agrave; ouvrir vos cœurs et vos intelligences au myst&egrave;re pr&eacute;sent&eacute; par l’&Eacute;glise au cours de la liturgie en manifestant ainsi, &agrave; travers votre participation active, la transformation int&eacute;rieure op&eacute;r&eacute;e par les rites, les gestes, les chants et les silences qui, tous, r&eacute;v&egrave;lent la pr&eacute;sence vivante du Christ. Je vous b&eacute;nis de tout cœur !</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese, in particolare i fedeli del pellegrinaggio interdiocesano del Senegal.&nbsp; Vi invito ad aprire i vostri cuori e le vostre intelligenze al mistero presentato dalla Chiesa nel corso della liturgia; manifestando cos&igrave;, attraverso la vostra partecipazione attiva, la trasformazione interiore operata dai riti, dai gesti, dai canti e dai silenzi che, tutti insieme, rivelano la presenza viva di Cristo. Vi benedico di cuore!</i>]</p> 
<p>I greet all the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, particularly the groups from Malta, Senegal and Canada.&nbsp; A special greeting to those serving in the National Offices of the Pontifical Mission Societies.&nbsp; Upon you and your families, I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ. God bless you all!</p> 
<p>Liebe Pilger deutscher Sprache, ich lade euch an, an der heiligen Liturgie im Bewusstsein teilzunehmen, dass sie H&ouml;hepunkt des Tuns der Kirche ist und zugleich die Quelle, aus der all ihre Kraft str&ouml;mt. Auf diese Weise richten wir unser Leben auf das immerw&auml;hrende Lob Gottes aus und machen uns bereit, die Gnaden zu empfangen, die zu unserer Heiligung notwendig sind.</p> 
<p>[<i>Cari pellegrini di lingua tedesca, vi invito a partecipare alla Sacra Liturgia nella consapevolezza che essa &egrave; il culmine dell’azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia. In questo modo orientiamo le nostre vite alla lode perenne di Dio e ci disponiamo a ricevere le grazie necessarie alla nostra santificazione</i>.]</p> 
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua espa&ntilde;ola. Hoy celebramos la memoria de santa Teresa de Jes&uacute;s Jornet e Ibars, religiosa espa&ntilde;ola, patrona de la ancianidad. Por su intercesi&oacute;n, pidamos al Se&ntilde;or que bendiga a todos los ancianos, as&iacute; como a las personas que los cuidan y acompa&ntilde;an. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.</p> 
<p>我向讲中文的人们致以诚挚的问候。亲爱的弟兄姐妹们，你们要以笃行不怠的精神去找寻天主，并在你们的生活中以守真不伪且慷慨的心去事奉祂。我衷心地降福你们！</p> 
<p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, cercate con perseveranza Dio e servitelo con generosa coerenza nella vostra vita. Vi benedico di cuore</i>.]</p> 
<p>Sa&uacute;do cordialmente os peregrinos de l&iacute;ngua portuguesa, em especial o grupo de catequese de V&aacute;lega, em Portugal. Car&iacute;ssimos, alegrai-vos na Igreja M&atilde;e e Mestra, e participai cada vez mais ativamente nas celebra&ccedil;&otilde;es lit&uacute;rgicas, nas quais vos enriqueceis com o ensinamento divino e vos nutris do Corpo de Jesus, que nos guarda na unidade. Deus vos aben&ccedil;oe!</p> 
<p>[<i>Saluto di cuore i pellegrini di lingua portoghese, specialmente il gruppo di catechismo di V&aacute;lega, in Portogallo. Carissimi, gioite nella Chiesa Madre e Maestra, e partecipate sempre pi&ugrave; attivamente nelle celebrazioni liturgiche, dove vi arricchite dall’insegnamento divino e vi nutrite del Corpo di Ges&ugrave; che ci custodisce nell’unit&agrave;. Dio vi benedica!</i>]</p> 
<p style="text-align: right;"><span class="arabic">أُحيِّي المُؤمِنِينَ النَّاطِقِينَ باللُغَةِ العَرَبِيَّة. الليتُورجِيَّا لَيسَت مُجَرَّدَ حُضُورٍ خارِجِيّ، بَل هِي لِقاءٌ حَيٌّ مَعَ الله. فَلْنُشارِكْ فِيها بِوَعْيٍ وَتَقوَى وفاعِلِيَّة لِكَي نُنَمِّي إيمانَنا. بارَكَكُم الرَّبُّ جَميعًا وَحَماكُم دائِمًا مِن كلِّ شَرّ!</span></p> 
<p>[<i>Saluto i fedeli di lingua araba. La liturgia non &egrave; una semplice presenza esteriore, ma un incontro vivo con Dio; partecipiamo dunque ad essa consapevolmente, piamente e attivamente, affinch&eacute; possiamo crescere nella fede. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!</i>]</p> 
<p>Serdecznie pozdrawiam Polak&oacute;w. Łączę się duchowo ze zgromadzonymi w Częstochowie, gdzie po 70 latach odnawiane są dzisiaj Jasnog&oacute;rskie Śluby Narodu, opracowane przez uwięzionego kard. Stefana Wyszyńskiego. Niech zawarty w nich program odnowy moralnej społeczeństwa przez ochronę życia ludzkiego, troskę o małżeństwo i rodzinę oraz o wychowanie dzieci i młodzieży będzie ciągle inspiracją do budowania sprawiedliwości i braterstwa. Wszystkim wam błogosławię!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i polacchi. Mi unisco spiritualmente a quanti si trovano a Częstochowa, dove oggi, a distanza di 70 anni, vengono rinnovati i &laquo;Voti di Jasna G&oacute;ra della Nazione Polacca&raquo;, redatti dal Cardinale Stefan Wyszyński durante la sua prigionia. Il programma di rinnovamento morale della societ&agrave; in essi contenuto, attraverso la tutela della vita umana, la cura del matrimonio e della famiglia e l’educazione dei bambini e dei giovani, continui a ispirare l’impegno per la giustizia e la fraternit&agrave;. A tutti la mia benedizione!</i>]</p> 
<p style="text-align: center;">* * *</p> 
<p>Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i Direttori diocesani delle Pontificie Opere Missionarie, i partecipanti all’incontro estivo per Seminaristi, gli Ospiti della Residenza “Regina coelorum” di Santa Marinella e i diversi gruppi parrocchiali.</p> 
<p>Saluto, altres&igrave;, i cresimati della Diocesi di Chiavari, accompagnati dal loro Vescovo. Cari ragazzi, con la cresima avete ricevuto il dono pi&ugrave; bello, lo Spirito Santo: non &egrave; un tesoro da tenere nascosto, ma una luce che dovete far risplendere ogni giorno.</p> 
<p>Il mio pensiero va, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Domani e dopo domani la liturgia fa memoria di due grandi Santi, santa Monica e sant’Agostino, uniti in terra da vincoli familiari e in cielo dallo stesso destino di gloria. Il loro esempio susciti in ciascuno una ricerca sincera e appassionata della Verit&agrave; evangelica, per testimoniarla con gioia nella vita di ogni giorno.</p> 
<p>A tutti la mia benedizione!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Membri della “Federación Marsodeto” (Toledo-Spagna) (24 agosto 2026)]]></title><pubDate>Mon, 24 Aug 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260824-fondazione-marsodeto.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260824-fondazione-marsodeto.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 24 Aug 2026 15:43:40 +0200 --> <p>&nbsp;</p> 
<p><i>Eccellenza,<br /> distinte autorit&agrave;,<br /> cari fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>&Egrave; una grande gioia potervi ricevere questa mattina, durante il pellegrinaggio che state compiendo alla sede di Pietro, per rendere grazie a Dio per la fecondit&agrave; dei quarantacinque anni della vostra istituzione. Mi unisco a questa celebrazione particolare e chiedo al Signore che continui a benedire l’opera che svolgete.</p> 
<p>Un compito arduo, indubbiamente; con molto lavoro nascosto, che nessuno vede e che soltanto Dio pu&ograve; premiare, e dove &egrave; molto gratificante scoprire, nel volto di ogni persona, Ges&ugrave; Cristo stesso. Con il vostro impegno, potete rendere testimonianza, in modo privilegiato, di ci&ograve; che ascoltiamo nel Vangelo: “In verit&agrave; vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli pi&ugrave; piccoli, l’avete fatto a me” (<i>Mt</i> 25, 40). Saper riconoscere, nelle vite dei pi&ugrave; deboli e vulnerabili, lo sguardo di Cristo che ci interpella, &egrave; qualcosa che ci fa crescere come societ&agrave; umana e cristiana.</p> 
<p>Sono molti i valori che caratterizzano il vostro modo di avvicinarvi a questa realt&agrave; delle persone con disabilit&agrave; intellettiva e paralisi cerebrale: la solidariet&agrave;, la difesa della dignit&agrave; umana e la piena inclusione. Grazie a tutto ci&ograve;, siete anche riusciti a suscitare il sostegno di una nutrita rappresentanza istituzionale, che vi accompagna oggi qui, rendendo cos&igrave; testimonianza del vostro impegno nella vostra attivit&agrave; e per il bene comune.</p> 
<p>Con uno sguardo retrospettivo, rendiamo grazie a Dio per l’ispirazione di don Marcelino Casas Puente che, pi&ugrave; di quarant’anni fa, diede avvio a quello che allora sembrava un sogno e che oggi contempliamo come una realt&agrave;: che nessuna famiglia in cui ci fosse una persona con disabilit&agrave; intellettiva restasse abbandonata a s&eacute; stessa.</p> 
<p>Oggi questa Federazione pu&ograve; essere orgogliosa di raggiungere tante persone, trasformando in realt&agrave; ci&ograve; che ho avuto l’occasione di ricordare <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/spagna-6-12giugno2026.html">nella mia recente visita in Spagna</a>: “L’amore di Cristo ci spinge verso e i fratelli (cfr. <i>2 Cor </i>5, 14) e la carit&agrave; e la sollecitudine con cui rispondiamo ai suoi impulsi sono la verifica della nostra fede” (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260606-spagna-caritas-madrid.html">Visita agli operatori e assistiti del progetto sociale “Cedia 24 Horas”</a></i>, 6 giugno 2026).</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, vi affido alla protezione materna di Maria Santissima affinch&eacute; vi accompagni continuamente nella vostra missione. Che vi incoraggi nei momenti di maggiore difficolt&agrave; e vi faccia volgere sempre lo sguardo al Signore, di modo che la vostra Federazione continui a essere un’autentica opera di riferimento ecclesiale e sociale.</p> 
<p>Che Dio vi bendica.</p> 
<p>Grazie.</p> 
<p>______________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-08/quo-191/cristo-ci-interpella-nelle-vite-dei-piu-deboli.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 191, luned&igrave; 24 agosto 2026, p. 7.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Delegazione dell'Ordinariato Militare per il Portogallo (24 agosto 2026)]]></title><pubDate>Mon, 24 Aug 2026 11:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260824-ordinariato-militare-portogallo.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260824-ordinariato-militare-portogallo.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 26 Aug 2026 12:08:38 +0200 --> <p>In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> Amen!<br /> La pace sia con voi!</p> 
<p><br /> <i>Eccellenza Reverendissima,<br /> Distinte Autorit&agrave;,<br /> Reverendi Cappellani,<br /> Cari fratelli e sorelle!</i></p> 
<p>Siete venuti a Roma, e con voi sono venuti anche, in un certo senso, gli altri elementi delle vostre unit&agrave;. Nell’accogliervi, estendo il mio saluto a tutti i membri — cristiani e non cristiani — dell’Esercito, dell’Aeronautica, della Marina, della Guardia Nazionale Repubblicana e delle Forze di Pubblica Sicurezza in Portogallo. In modo particolare, alla luce di Cristo risorto, ricordo i due giovani militari dell’Esercito che, venerd&igrave; scorso, hanno perso la vita mentre, generosamente, come il buon samaritano, si sono fermati lungo la strada per prestare aiuto: li affido al Signore, insieme alle loro famiglie.</p> 
<p>&Egrave; stato pensando al bene dell’intero corpo delle Forze Armate e di Sicurezza, dei loro membri e delle rispettive famiglie, che sessant’anni fa &egrave; stato istituto il Vicariato, che nel 1981 ha assunto il nome di Ordinariato Castrense e, venticinque anni fa, ha avuto il suo primo vescovo. Siete, dunque, voluti venire a Roma per commemorare proprio questa ricorrenza. Possa l’Ordinariato, dando il suo inestimabile contributo al bene spirituale e alla conoscenza dei valori cristiani, continuare a essere uno spazio di costruttiva collaborazione con le autorit&agrave; statali, governative e militari.</p> 
<p>Per chi crede in Cristo, il pellegrinaggio a questa citt&agrave; rappresenta un’occasione unica di rinnovamento di s&eacute;, riconoscendo la centralit&agrave; di Dio nella propria vita e rafforzando la fede attraverso la preghiera sulla tomba dell’Apostolo Pietro. Ogni giorno, a ognuno di voi &egrave; affidata la nobile missione di difendere la sovranit&agrave; della Patria e lo Stato di Diritto, tutelando la sicurezza dei vostri concittadini e proteggendoli dalle ingiustizie. Vorrei, quindi, ripetervi questa esortazione di san Paolo: “Attingete forza nel Signore […] State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verit&agrave;, rivestiti con la corazza della giustizia e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il Vangelo della pace” (<i>Ef</i> 6, 10.14-15).</p> 
<p>Siate forti nel Signore come il centurione che, a Cafarnao, si avvicin&ograve; a Ges&ugrave;. Lui conosceva bene i valori che guidano la vostra vita: l’obbedienza, la disciplina, la rinuncia, la lealt&agrave;, il cameratismo, la dedizione, la responsabilit&agrave; e il coraggio. Al tempo stesso, quel militare sentiva il bisogno di Dio, sapeva che l’essere umano non basta a s&eacute; stesso, ma aspira a qualcosa di pi&ugrave;, a qualcosa che lo trascende. Avendo un servo che soffriva terribilmente, si avvicin&ograve; a Ges&ugrave;, che gli assicur&ograve; che sarebbe andato a guarirlo. Egli dunque gli rispose: &laquo;Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, d&igrave; soltanto una parola e il mio servo sar&agrave; guarito. Perch&eacute; anch’io, che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: “Fa’ questo, ed egli lo fa”&raquo; (<i>Mt</i> 8, 8-9). In questo atteggiamento &egrave; possibile constatare come il centurione considerasse importante la gerarchia e come questa dimensione della sua vita quotidiana lo abbia portato a interpretare il rapporto con Ges&ugrave; di Nazaret, che professa come suo Signore, come suo Dio. Meravigliato da tali parole, Ges&ugrave; disse: &laquo;In verit&agrave; vi dico, presso nessuno in Israele ho trovato una fede cos&igrave; grande&raquo; (v. 10). Se, da un lato, questo militare era consapevole della sua autorit&agrave;, dall’altro, dinanzi al Figlio di Dio mostr&ograve; la forza della fede e il coraggio dell’umilt&agrave;. Di fatto, l’essere umano, per quanta responsabilit&agrave; abbia, per quanto potere eserciti, per quanto irreprensibile sia, &egrave; sempre affamato di infinito e assetato di eternit&agrave;. Ora, l’infinito e l’eternit&agrave; sono alla nostra portata in Ges&ugrave; Cristo: sono dono del Signore.</p> 
<p>Eccellenza reverendissima, carissimi cappellani, a voi la Chiesa affida la crescita spirituale del personale militare e delle forze dell’ordine della vostra nazione. Accogliete tutti, ascoltateli, illuminateli con la sapienza della Parola di Dio, rimanete al loro fianco agendo in nome di Cristo nella celebrazione dei Sacramenti, accompagnate ognuno di loro senza dimenticare le loro famiglie. Da questo vostro ministero specifico si raccoglieranno i frutti della crescita personale nella pratica della vita cristiana e del rafforzamento dell’<i>esprit de corps</i> delle Forze Militari e di Sicurezza che servite. Grazie per la vicinanza che, come buoni pastori, offrite a quanti svolgono un servizio tanto importante, speciale ed esigente per il bene del Portogallo e non solo. La vostra testimonianza di amore per la Chiesa e per il Paese &egrave; balsamo, che conforta e d&agrave; speranza.</p> 
<p>E, infine, desidero esprimere a tutti voi che siete venuti fin qui la stima, l’apprezzamento e il riconoscimento per il lavoro che svolgete nell’Ordinariato. Che Nostra Signora di F&aacute;tima vi accompagni nelle diverse missioni, sia in Portogallo sia all’estero. La gioia del Signore sia la vostra forza. Dio vi benedica!</p> 
<p>Grazie.</p> 
<p>______________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-08/quo-191/come-il-buon-samaritano-diffondete-il-vangelo-della-pace.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 191, luned&igrave; 24 agosto 2026, p. 7.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Vescovi della Chiesa Luterana di Norvegia (26 agosto 2026)]]></title><pubDate>Mon, 24 Aug 2026 08:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260826-chiesa-luterana-norvegia.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260826-chiesa-luterana-norvegia.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 27 Aug 2026 07:00:50 +0200 --> <p><i>Cari amici</i>,</p> 
<p></p>
<p>sono lieto di darvi il benvenuto a Roma e qui in Vaticano, questa mattina, e spero che abbiate, o abbiate avuto, il tempo per visitare i diversi luoghi santi associati ai primi cristiani e martiri, la cui testimonianza della fede in nostro Signore continua a essere una fonte d’ispirazione duratura, incoraggiando anche noi a dare la nostra vita per la gloria di Dio e per il bene dei nostri fratelli e delle nostre sorelle.</p> 
<p>Non vi &egrave; alcun dubbio che ai nostri giorni affrontiamo sfide difficili, poich&eacute; il mondo sta attraversando un periodo particolarmente turbolento. Sembra esserci una crescente animosit&agrave; tra popoli, evidente non solo nei conflitti e nelle dispute internazionali, come avete osservato, ma anche all’interno di singoli Paesi, come dimostra l’acredine che spesso caratterizza il dibattito politico e sociale.</p> 
<p>Vista la nostra condizione umana decaduta, &egrave; fin troppo facile assumere un atteggiamento di ostilit&agrave; verso coloro con i quali siamo in disaccordo. Per questa ragione, occorre uno sforzo concertato per cercare cammini concreti di riconciliazione e di fraternit&agrave;. A tale riguardo, Ges&ugrave; ci mostra un’altra via, rivelando che la bont&agrave; e la carit&agrave; hanno il potere di disarmare. Sono pertanto sinceramente grato per la vostra presenza qui e per il vostro desiderio condiviso di cercare modi per costruire comunione. Di fatto, anche piccoli gesti possono ispirarci e guidarci sul cammino della riconciliazione.</p> 
<p>Come ben sappiamo, nostro Signore ha pregato il Padre celeste per l’unit&agrave; dei suoi discepoli: “perch&eacute; siano perfetti nell’unit&agrave; e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me” (<i>Gv</i> 17, 23). Sulla base del nostro Battesimo comune e della nostra missione condivisa nel mondo, prego perch&eacute; possiamo sempre crescere insieme nel nostro servizio alla promozione della pace e della giustizia.</p> 
<p>Mentre proseguiamo su questo cammino, possiamo guardare all’esempio dei primi martiri e dei santi, come sant’Olav e santa Sunniva, le cui vite, dedicate a Dio e al prossimo, hanno aiutato a unire popoli e danno una testimonianza duratura della forza trasformatrice della carit&agrave;.</p> 
<p>Dunque, cari amici, cari fratelli e sorelle, vi ringrazio ancora una volta per essere venuti questa mattina e per la vostra vicinanza. Chiediamo la benedizione di Dio, affinch&eacute;, nell’infinita bont&agrave; e saggezza di Dio, ci aiuti a vivere in modo sempre pi&ugrave; autentico come fratelli e sorelle e quindi a dare testimonianza comune del nostro Salvatore, nostro Signore Ges&ugrave; Cristo.</p> 
<p>Grazie.</p> 
<p></p> 
<p>______________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-08/quo-193/con-il-desiderio-condiviso-di-costruire-la-comunione.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 193, mercoled&igrave; 26 agosto 2026, p. 4.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Angelus, 23 agosto 2026]]></title><pubDate>Sun, 23 Aug 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260823-angelus.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260823-angelus.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 23 Aug 2026 12:23:21 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, buona domenica!</i></p> 
<p>Il Vangelo di questa domenica (<i>Mt</i> 16,13-20) ci mette davanti a un interrogativo che interpella ciascuno di noi nel cammino della nostra fede: chi &egrave; davvero Ges&ugrave; per me?</p> 
<p>Dal racconto evangelico si comprende quanto questo interrogativo sia decisivo per l’esperienza del discepolato. Infatti, nonostante i dodici apostoli avessero gi&agrave; condiviso molto della vita e del ministero del Maestro, Ges&ugrave; non ha voluto dare per scontato che lo conoscessero davvero e che avessero compreso il mistero del Regno di Dio. Allora, dopo aver chiesto quali erano le opinioni della gente su di Lui, si rivolge direttamente a loro: &laquo;Ma voi, chi dite che io sia?&raquo; (<i>Mt</i> 16,15).</p> 
<p>Fratelli e sorelle, questo &egrave; un passaggio fondamentale per i discepoli di ogni tempo, per ciascuno di noi. La fede, infatti, non ci &egrave; data una volta per tutte; al contrario, abbiamo sempre bisogno di riscoprire il volto di Cristo e il suo Vangelo, di approfondire il suo messaggio e rinnovare le scelte della nostra vita, perch&eacute; siano coerenti con quanto professiamo, vincendo la tentazione di sapere gi&agrave; tutto e di fare della fede un’abitudine.</p> 
<p>La domanda che ogni giorno ci viene posta – chi &egrave; Ges&ugrave; per me e qual &egrave; il significato della sua presenza nella mia vita – emerge specialmente nella preghiera e quando meditiamo sul Vangelo; ma anche quando ci troviamo davanti alle ferite e ai bisogni dei fratelli, oppure nelle relazioni e nelle situazioni che pi&ugrave; interpellano la nostra coscienza. Nel campo della nostra vita, insomma, possiamo verificare se per noi il Signore Ges&ugrave; &egrave; soltanto un grande personaggio della storia che ha detto e fatto cose importanti, oppure il Cristo di Dio, Colui che &egrave; stato inviato per farci entrare nell’amore del Padre e trasformare la nostra vita e il mondo in cui viviamo.</p> 
<p>Carissimi, impariamo a non chiuderci nelle nostre convinzioni e sicurezze religiose, per restare aperti alla relazione autentica con Cristo. A volte sulla fede cristiana ci si accontenta del “sentito dire”, dei luoghi comuni, di ci&ograve; che ci &egrave; stato trasmesso magari anche con buone intenzioni; ma Ges&ugrave; ci chiama a una risposta personale, a conoscerlo da vicino, a lasciarci scavare dall’amicizia con Lui, in un incontro sempre nuovo che pu&ograve; anche chiederci di percorrere strade inedite e di fare scelte diverse da quelle immaginate. Questo vale sia per il nostro percorso personale, sia per il cammino della Chiesa e per le scelte pastorali, laddove a volte pensiamo che basti procedere come abbiamo sempre fatto. &Egrave; importante, invece, chiederci spesso: chi &egrave; il Signore per me? Lo conosco davvero? Cosa mi chiede oggi il suo Vangelo? Quali passi e quali scelte dovrei compiere?</p> 
<p>Invochiamo la Vergine Maria, che nel suo cuore cercava la volont&agrave; di Dio attraverso il Figlio suo, perch&eacute; ci guidi sempre nel cammino della fede.</p> 
<p><b>_________________________</b></p> 
<p><b>Dopo l'Angelus</b></p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>nella mia preghiera ricordo spesso la Repubblica Democratica del Congo, in particolare per il diffondersi dell’epidemia di Ebola che purtroppo sta provocando molte vittime. Incoraggio una risposta da parte della Comunit&agrave; internazionale, che coinvolga anche le comunit&agrave; locali nell’opera di prevenzione, per salvare tante vite umane.</p> 
<p>Sono vicino anche alla popolazione della Repubblica Centrafricana, che piange le vittime del crollo avvenuto in una miniera a Zamboy&eacute;. Il Signore accolga quanti hanno perso la vita e sostenga l’impegno di garantire la sicurezza e la legalit&agrave; dei siti minerari.</p> 
<p>Domani ricorre il decimo anniversario del terremoto che ha colpito il Centro Italia tra Lazio, Umbria e Marche. Prego per i defunti e per le loro famiglie, e per tutte le comunit&agrave; coinvolte. La fede e la solidariet&agrave; continuino a sostenere l’opera di ricostruzione.</p> 
<p>Saluto con affetto tutti voi, romani e pellegrini di diversi Paesi.</p> 
<p>In particolare, do il benvenuto al Coro Primaziale della Cattedrale di Gniezno, in Polonia; come pure ai seminaristi e ai superiori del <i>Pontifical North American College</i>; e ai giovani di Bormio e della Valfurva.</p> 
<p>Auguro a tutti una buona domenica!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Visita Pastorale a Rimini: Santa Messa con i Fedeli della Diocesi (22 agosto 2026)]]></title><pubDate>Sat, 22 Aug 2026 18:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260822-visita-rimini-messa.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260822-visita-rimini-messa.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 22 Aug 2026 18:54:46 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p>
<p>sono molto felice di presiedere questa Eucaristia con voi e per voi, Chiesa che è a Rimini. Lo faccio al culmine di una giornata intensa, in cui <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/repubblica-sanmarino-rimini-22agosto2026.html#REPUBBLICA">ho visitato la Repubblica di San Marino</a> e il <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/repubblica-sanmarino-rimini-22agosto2026.html#MEETING">“Meeting per l’amicizia fra i popoli”</a>. Ora, mentre entriamo nel giorno del Signore, è il momento di celebrare il Mistero che dà senso a tutto ed è culmine e fonte di ogni nostra azione pastorale.</p>
<p>Nel Vangelo che abbiamo ascoltato (cfr <i>Mt</i> 16,13-20) Gesù domanda ai discepoli: «Voi, chi dite che io sia?» (v. 15). Pietro risponde, a nome di tutti: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (v. 16). Anche noi, dopo due millenni, siamo chiamati a rinnovare la stessa professione di fede: siamo qui perché crediamo che Gesù è il Messia, il Figlio eterno del Padre, consacrato e inviato nel mondo «per servire e dare la sua vita in riscatto per molti» (<i>Mt</i> 20,28).</p>
<p>Sì, carissimi, nelle parole di Pietro, noi riconosciamo la verità che ci riempie di gioia e di speranza, e troviamo la via che conduce alla vita: la via di Dio che si mette al servizio dell’uomo (cfr <i>Fil </i>2,5-8), del Maestro che si china a lavare i piedi ai discepoli (cfr <i>Gv</i> 13,12-15), del Pastore che si sacrifica per il suo gregge (cfr <i>Gv</i> 10,11). Ed è in questa luce che guardiamo al gesto di Gesù che consegna a Pietro le chiavi (cfr <i>Mt</i> 16,19-20), perché nella Chiesa, ad ogni livello, l’autorità è servizio.</p>
<p>Il Papa, i Vescovi, i sacerdoti e i diaconi sono chiamati per primi a viverla così, e ad essi deve unirsi tutto il Popolo di Dio, ciascuno secondo la sua specifica chiamata. Lo ha testimoniato molto bene, tra voi, il Servo di Dio don Oreste Benzi, il quale diceva: «La nostra vocazione consiste […] nel lasciarci conformare a Cristo povero, a Cristo servo, a Cristo che espia il peccato del mondo, a Cristo, l’Uomo Dio incarnato che vive in mezzo a noi in una forma di condivisione diretta a partire dagli ultimi» (<i>Con questa tonaca lisa</i>, a cura di Valerio Lessi, Bologna 1991, p.42).</p>
<p>Nella Chiesa, infatti, la missione di “legare” e di “sciogliere”, se da una parte riguarda il ruolo di quanti, nel nome del Signore, siamo chiamati a esercitare l’autorità, dall’altra descrive uno stile e un compito che coinvolge ogni battezzato: quello di abbracciare, riunire, accogliere, liberare, perdonare, emancipare chiunque sia prigioniero del peccato e delle sue conseguenze, facendoci amministratori retti e sapienti dei beni che Dio ci affida, perché tutto concorra, nella carità, al bene di tutti.</p>
<p>Nella prima Lettura (cfr <i>Is</i> 22,19-23) il profeta Isaia ci ha parlato di Sebna, un funzionario a cui il re Ezechia aveva affidato un grande progetto di rinnovamento religioso, morale e sociale di Gerusalemme e del regno di Giuda. Per ambizione e avidità, però, quest’uomo potente aveva cominciato ad abusare dell’autorità conferitagli, accumulando ricchezze per sé e per la sua cerchia di amici e parenti e spadroneggiando sulle persone. Aveva dimenticato che la cosa più importante dell’avventura in cui il suo Signore lo aveva coinvolto, non erano i mezzi economici e il potere, ma la possibilità, attraverso di essi, di promuovere un disegno di rinascita per il bene di tutta la comunità. Per questo venne destituito e la sua missione affidata a Eliakim, uomo onesto e libero da condizionamenti, solido nella sua rettitudine come un piolo piantato nel muro, secondo le parole del Profeta (cfr v. 23).</p>
<p>Il messaggio è chiaro: tutto ciò che siamo e abbiamo è dono di Dio, affidatoci perché, nelle sue mani, possiamo essere gli uni per gli altri, strumenti di salvezza nella giustizia, a partire dai luoghi e dalle persone con cui viviamo e lavoriamo ogni giorno, per rivolgerci, con un cuore grande e aperto, al mondo intero.</p>
<p>San Paolo, nella seconda Lettura, ci parla dei disegni di Dio e dice che sono imperscrutabili: non per la complessità dei suoi ragionamenti, ma per l’immensità disarmante del suo amore, che supera ogni nostra capacità e attesa, «poiché da lui – dice l’Apostolo –, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose» (<i>Rm</i> 11,36). Dio è semplice, perché è pura carità, e chiama anche noi ad amare con un cuore simile al suo, conformando alle sue vie le nostre vie e ai suoi pensieri i nostri pensieri (cfr v. 33).</p>
<p>Questi valori di onestà, di gratuità, di benevolenza, sono notoriamente cari alla gente di Romagna, schietta e di indole gioviale, laboriosa e solidale.&nbsp; Ne sono testimoni i numerosi esempi di santi e beati che qui hanno avuto i loro natali, esercitando la carità e vivendo il Vangelo, a volte fino al martirio. Lo attesta pure l’impegno che tuttora ferve nelle varie realtà ecclesiali, nelle parrocchie, nelle famiglie, nell’Azione Cattolica, nei diversi movimenti e associazioni, nelle opere di assistenza e di formazione cristiana. È certamente anche per questa ricchezza, oltre che per le bellezze naturali e artistiche della costa Adriatica e dell’entroterra, che tantissime persone, da molte parti d’Italia e del mondo, si recano qui, ogni anno, per le loro vacanze.</p>
<p>E, in proposito, vorrei incoraggiarvi a portare avanti l’impegno con cui cercate di far sì che questo territorio sia accogliente, oltre che per il ristoro e il divertimento, anche per lo spirito. San <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">Giovanni Paolo II</a>, <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/travels/1982/travels/documents/trav_san-marino.html">in visita qui tanti anni orsono</a>, parlando di tale vocazione, sottolineava che «riposarsi non vuol dire separarsi da sé stessi. Anzi – diceva –, riposarsi significa incontrarsi con sé stessi e riconciliarsi con il proprio intimo» (<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1982/documents/hf_jp-ii_hom_19820829_rimini.html">Omelia della S. Messa a Rimini</a></i>, 29 agosto 1982).</p>
<p>Il mondo in cui viviamo offre tante forme di svago, alcune delle quali, però, portano piuttosto alla dispersione e alla rovina che non a un vero “tornare in sé”, e lasciano il vuoto nel cuore. C’è chi le chiama “evasione”, come se la vita ordinaria fosse una prigione da cui fuggire. Ma noi sappiamo che il luogo più vero in cui trovare ristoro, in cui incontrare Dio per incontrarci davvero tra noi, non è fuori, nel caos, ma dentro di noi, nel profondo dell’anima. Come comunità cristiana siamo dunque chiamati in modo speciale a coltivare tale esperienza e a trasmetterla, nell’apertura e nell’ospitalità personale e delle strutture, nella cura e nel raccoglimento delle chiese, nella predisposizione all’aiuto e alla carità. E questo sia nei confronti di chi cerca un meritato tempo di riposo dopo un anno di lavoro, sia verso chi, ferito nel corpo e nello spirito, chiede rifugio, cibo e assistenza lontano dalla propria terra.</p>
<p>Il vostro Vescovo, in una sua Lettera alla Diocesi, ha scritto: «La preghiera, l’unità, l’ascolto, il coraggio, la semplicità, la gratitudine, la bellezza […] vorrebbero indicare atteggiamenti sempre presenti in ogni frammento della vita» (Mons. Nicolò Anselmi, Lett. past. <i>Amerai, sarai felice e godrai di ogni bene, ora e nei secoli eterni</i>, 14 ottobre 2024). Cari fratelli e sorelle, mentre ripropongo a tutti voi questo importante invito, per la vostra riflessione e il vostro impegno, vi ringrazio ancora per la vostra accoglienza, per la vostra partecipazione piena di fede e di gioia, e vi affido all’intercessione di Maria Santissima, di San Gaudenzio e dei vostri Santi Patroni.</p>
]]></description></item><item><title><![CDATA[Visita Pastorale al Meeting per l’Amicizia fra i Popoli e alla città di Rimini: Incontro con ammalati, disabili e poveri assistiti dalla Caritas (22 agosto 2026)]]></title><pubDate>Sat, 22 Aug 2026 17:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-rimini-caritas.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-rimini-caritas.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 22 Aug 2026 18:33:31 +0200 --> <p><i>Carissimi fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>ringrazio il Vescovo e la Caritas di Rimini per aver organizzato questo incontro con voi, e ringrazio ciascuno di voi per aver risposto all’invito.</p> 
<p>Questa &egrave; la Cattedrale di Rimini, e qui voi siete a casa! S&igrave;, perch&eacute; il Signore Ges&ugrave;, quando incontrava persone malate, o con disabilit&agrave;, o povere, le accoglieva e le metteva al centro, per guarirle, per restituire loro una vita secondo la loro dignit&agrave;. Cos&igrave; mostrava a tutti i segni dell’amore di Dio, della sua infinita misericordia. E poi queste persone, guarite e risollevate da Ges&ugrave;, spesso lo seguivano ed entravano a far parte della comunit&agrave; dei discepoli.</p> 
<p>Cos&igrave; dobbiamo fare anche noi: lasciarci guarire da Ges&ugrave;, lasciarci perdonare, convertire, e poi camminare insieme nella sua Chiesa, la comunit&agrave; che Lui ha formato per portare a tutti il Vangelo della sua vittoria sul peccato e sulla morte.</p> 
<p>E allora, cari fratelli e sorelle, io vi ringrazio e vi incoraggio a seguire sempre il Signore partecipando attivamente alla vita della Chiesa, nella parrocchia, nelle associazioni, nei luoghi di accoglienza e di servizio, dove si impara e si sperimenta che il nostro Padre &egrave; grande nell’amore e noi siamo figli suoi e fratelli tra noi. A Lui ci rivolgiamo ora con la preghiera, quella preghiera che Ges&ugrave; ci ha insegnato e diciamo insieme:</p> 
<p>[<i>Padre nostro…</i>]</p> 
<p>[<i>Benedizione</i>]</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Visita Pastorale al Meeting per l’Amicizia fra i Popoli e alla città di Rimini: Incontro con i partecipanti al 47° Meeting per l’Amicizia fra i Popoli (Fiera di Rimini, 22 agosto 2026)]]></title><pubDate>Sat, 22 Aug 2026 15:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-meeting-rimini.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-meeting-rimini.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 26 Aug 2026 12:46:53 +0200 --> <p><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-meeting-rimini.html#Auditorium">Saluto spontaneo del Santo Padre all’Auditorium</a></b></p> 
<p><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-meeting-rimini.html#Villaggio">Saluto del Santo Padre ai partecipanti al Meeting (Villaggio Ragazzi)</a></b></p> 
<p><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-meeting-rimini.html#Discorso">Discorso ai partecipanti al Meeting (Grande Auditorium)</a></b></p> 
<p>_________________________________________________</p> 
<p><b><a name="Auditorium"></a>Saluto spontaneo del Santo Padre all’Auditorium</b></p> 
<p><i>Buongiorno!<br /> Ciao, ragazzi! Buongiorno!</i></p> 
<p>Non sapete quanto &egrave; bello vedere tutti voi qui insieme. E siete solo una piccola parte, perch&eacute; dall’altra parte ce ne sono di pi&ugrave;. Bravissimi!</p> 
<p>Grazie, grazie! Gli applausi pi&ugrave; forti devono essere per Ges&ugrave; Cristo: siamo tutti discepoli di Ges&ugrave;!</p> 
<p>Grazie! Ci sono tante opportunit&agrave; qui per riflettere sulla nostra vita, sulla societ&agrave;, sulla fede. Ne ho appena visto una, che parla della vita di Sant’Agostino, che parla dell’amore.</p> 
<p>L’amore &egrave; la forza che pu&ograve; veramente cambiare il mondo. &laquo;Se noi tutti vogliamo cambiare il mondo, cominciamo con noi stessi&raquo;, dice Sant’Agostino. Il vostro cuore, il nostro cuore, che &egrave; cos&igrave; grande, cos&igrave; capace di amare, non deve essere mai chiuso. Cerchiamo tutti la strada per camminare insieme, per costruire un mondo di pace e di amore.</p> 
<p>Grazie a voi! Continuate con questo bellissimo cammino. Vivete sempre con questo entusiasmo e vedrete che possiamo davvero costruire un mondo di pace e di amore.</p> 
<p>Tanti auguri!</p> 
<p>_________________________________</p> 
<p><b><a name="Villaggio"></a>Saluto spontaneo del Santo Padre al Villaggio ragazzi</b></p> 
<p><i>Buongiorno a tutti!</i></p> 
<p>Grazie! Grazie! Grazie per essere qui; grazie per questa accoglienza e per questo entusiasmo che &egrave; segno dello Spirito!</p> 
<p>Ascoltate un momento ... Anni fa <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">San Giovanni Paolo II</a> disse: &laquo;Se il mondo di oggi ha bisogno di qualcosa, &egrave; la comunione&raquo;.</p> 
<p>Ancora oggi possiamo ripetere le stesse parole. E se ci sar&agrave; comunione nel mondo, comincia con voi giovani, perch&eacute; voi sapete costruire la comunione con l’amicizia, sapete rispettarvi gli uni gli altri per costruire la pace e il mondo ha bisogno di voi, del vostro entusiasmo, della vostra carit&agrave;, della vostra fedelt&agrave;.</p> 
<p>Dio benedica tutti voi e che siate sempre fedeli a Ges&ugrave; Cristo.</p> 
<p>_________________________________________</p> 
<p><b><a name="Discorso"></a>Discorso del Santo Padre</b></p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle!</i></p> 
<p>Sono felice di incontrarvi a Rimini, negli ambienti che vi sono cari per l’impegno, la creativit&agrave; e il dialogo che il vostro appuntamento di fine agosto da anni &egrave; in grado di mobilitare. Ringrazio il Presidente Scholz e il Dottor Prosperi per il loro saluto.</p> 
<p>In questo momento storico comprendiamo pi&ugrave; profondamente la profezia che quasi mezzo secolo fa venne inscritta nel nome dato a queste giornate: “<i>Meeting per l’amicizia fra i popoli</i>”. Come vi disse <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">San Giovanni Paolo II</a>, &laquo;gi&agrave; solo il pronunciare queste parole rallegra il cuore: “Incontro”! “Incontro di amicizia”! “Amicizia tra i popoli”! Parole che acquistano un particolare significato in queste ore, spesso drammatiche, della storia del mondo&raquo;&nbsp;(<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1982/august/documents/hf_jp-ii_spe_19820829_meeting-amicizia.html">Discorso al III Meeting per l’amicizia tra i popoli</a></i>, Rimini, 29 agosto 1982).</p> 
<p>Anche oggi la pace &egrave; custodita e diffusa da persone che amano incontrarsi e non temono di confrontarsi. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> con l’Enciclica <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html">Fratelli tutti</a></i> ci ha insegnato a coltivare l’amicizia sociale, che rappresenta il volto pubblico, dinamico e concreto della fraternit&agrave;. Riconoscendoci, infatti, nella dignit&agrave; di figli di Dio, veniamo a contatto con ci&ograve; che accomuna originariamente gli esseri umani, al di l&agrave; di ogni diversit&agrave;, separazione o conflitto. Possiamo immedesimarci l’uno nell’altro, ascoltarci e diventare amici, tra persone e quindi anche tra popoli. Prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone. Questa consapevolezza &egrave; al cuore del cristianesimo: voi lo sapete, perch&eacute; siete stati educati a leggere il Vangelo come rivelazione di Dio che si fa incontro, avvenimento, sguardo, esperienza, risvegliando in ciascuno il desiderio di essere amato e di amare. In tal modo, non avete fatto del “Meeting” una sorta di enclave: al contrario, esso &egrave; diventato un crocevia per la Chiesa e per la societ&agrave;, un incontro che moltiplica gli incontri e ispira nuovi cammini.</p> 
<p>Ringraziamo il Signore per questa eredit&agrave; viva, che vi d&agrave; una grande responsabilit&agrave; storica, nella comunione pi&ugrave; grande della Chiesa, a servizio di un’umanit&agrave; che ha fame e sete di giustizia. Come ci ha insegnato il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>, infatti, &laquo;le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi &egrave; di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore&raquo; (Cost. past. <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i>, 1). S&igrave;, cari amici, &egrave; l’ora della responsabilit&agrave;, specialmente per chi molto ha ricevuto da una millenaria tradizione di fede che si fa cultura. Le diverse edizioni del “Meeting”, in effetti, hanno saputo attingere al grande patrimonio del passato le ragioni che vi impegnano oggi nel confronto con l’arte, la musica, la letteratura, la scienza, l’economia &nbsp;e con ogni espressione dell’animo umano. Anche il titolo scelto per questa edizione, tratto dall’ultimo verso della <i>Divina Commedia</i>, ci sospinge verso la storia di cui Dio &egrave; Signore. &laquo;L’amor che move il sole e l’altre stelle&raquo; non &egrave; scomparso, non ha perso vigore, n&eacute; intensit&agrave;, sebbene sia un amore che rimane volentieri silenzioso, a differenza delle forze rumorose che sconvolgono la terra, il cielo e tutte le creature.</p> 
<p>S&igrave;, l’amore muove! &laquo;Fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti&raquo; (<i>Mt</i> 5,45). Cos&igrave; Ges&ugrave; descrive la perfezione di Dio, manifestando lo scarto tra la generosit&agrave; del suo agire e la ristrettezza dei pensieri umani. La realt&agrave; soffoca nei nostri calcoli e respira nella gratuit&agrave; di Dio. Non a caso i miei Predecessori – <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">San Giovanni Paolo II</a>, <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it.html">Benedetto XVI</a> e <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Francesco</a> – hanno tutti indicato la misericordia divina come punto di impatto tra il Vangelo e le “cose nuove” di quest’epoca drammatica e meravigliosa. Seguire Ges&ugrave; Cristo dopo le tragedie e le ripartenze del XX secolo implica, infatti,una lucida consapevolezza: il male non si combatte col male. Come in cielo, cos&igrave; in terra l’amore &egrave; la legge della vita, il metodo della redenzione, del Messia crocifisso. Al falso realismo, che riarma le menti, le parole e le nazioni, la cultura cattolica ha oggi da opporre il realismo della misericordia, per il quale non possono esistere nemici e tutti, anche gli avversari, sono fratelli e sorelle da guardare negli occhi e incontrare nella verit&agrave;. Il peccato esiste, certo, ma pi&ugrave; forte &egrave; l’amore redentore di Cristo, che ci impegna a purificare pensieri, interessi, abitudini, frequentazioni, progetti, investimenti – ogni aspetto della vita – da tutto ci&ograve; che la cultura della potenza ha inquinato.</p> 
<p>Tra voi non mancano competenze, responsabilit&agrave; e risorse da mettere a servizio di un’autentica conversione di popolo. &laquo;L’ossessione di preservare la propria gloria, la propria “dignit&agrave;”, la propria influenza non deve far parte dei nostri sentimenti. Dobbiamo perseguire la gloria di Dio, e questa non coincide con la nostra. La gloria di Dio che sfolgora nell’umilt&agrave; della grotta di Betlemme o nel disonore della croce di Cristo ci sorprende sempre&raquo;&nbsp;(Francesco, <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2015/november/documents/papa-francesco_20151110_firenze-convegno-chiesa-italiana.html">Discorso al V Convegno Nazionale della Chiesa Italiana</a></i>, Firenze, 10 novembre 2015). Liberiamo, dunque, la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dall’idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai <i>business</i> della morte. A partire dalle organizzazioni che abbiamo generato e nelle quali operiamo, smascheriamo i rapporti di potere ingiusti, alla radice di povert&agrave; e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali. Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo. Occorrono pionieri coraggiosi, che comincino dalla propria inversione di rotta a rendere convincente e credibile la conversione richiesta a tutti.</p> 
<p>Non ci sia soltanto chi soffia sul fuoco della stanchezza e della disperazione; ci sia anche chi riaccende sogni e visioni! Le due strade sono incompatibili, perch&eacute; una sfrutta la divisione, l’alienazione e la disperazione, l’altra serve il Regno di Dio e la sua giustizia. &laquo;In un mondo attraversato da tante manovre che puntano a conquistare mercati e spazi di influenza, spesso rivestite da retoriche rassicuranti e costruzioni ideologiche seducenti, il nostro cuore avverte il bisogno di scoprire un disegno diverso, sapiente e benevolo, simile a quello che Maria contempla nel <i>Magnificat</i>, quando proclama che di generazione in generazione la misericordia di Dio si stende su quelli che lo temono. Questo disegno di misericordia attraversa la storia anche oggi, dentro i passaggi pi&ugrave; rapidi e inquieti segnati dagli algoritmi, dalle reti globali, e diventa la bussola per un’esistenza evangelica nell’era digitale. Al centro sta il mistero dell’Incarnazione&raquo;&nbsp;(Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Il_Verbo">Magnifica humanitas</a></i>, 230-231).</p> 
<p>Cari amici, la bellezza disarmata di questo Mistero domanda di correre “il rischio educativo” di cui vi parl&ograve; don Giussani. Egli intu&igrave; che &laquo;il metodo educativamente pi&ugrave; capace di bene non &egrave; quello che vive di fuga dalla realt&agrave;, per affermare separatamente il bene, ma quello che vive della promozione del bene nel mondo&raquo;. <a name="_ftnref1" href="#_ftn1" class=" cleaner">[1]</a> E insisteva: &laquo;Nel mondo significa nel confronto con la realt&agrave; intera, confronto rischioso, se cos&igrave; lo si vuol chiamare; ma meglio sarebbe dire impegnativo&raquo;. <a name="_ftnref2" href="#_ftn2" class=" cleaner">[2]</a> Fratelli e sorelle, assumiamoci adesso questa responsabilit&agrave;, che &egrave; impegno con Cristo e impegno con il nostro mondo!</p> 
<p>Cari giovani, siete tanti qui, parecchi come volontari. Siete segno che il futuro &egrave; una promessa, non una minaccia! Molti non lo credono pi&ugrave;, sia fra gli adulti, sia fra i giovani. Silenziosamente, per&ograve;, &laquo;l’amor che move il sole e l’altre stelle&raquo; sospinge ancora alla speranza. L’ho avvertito intensamente fra i vostri coetanei in Libano, in Africa e in Spagna. L’amore muove, urge, risveglia dal torpore, suscita nuove vocazioni e chiama a rischiare. Mettetevi in gioco! Apritevi a una vera cattolicit&agrave;, allargando i vostri legami oltre ogni appartenenza troppo ristretta. Il Movimento, i gruppi, le comunit&agrave; siano un trampolino da cui tuffarvi nell’intera realt&agrave;. Contrastate ci&ograve; che vorrebbe allontanarvi da fratelli e sorelle di culture, sensibilit&agrave; e provenienze diverse, specialmente dai pi&ugrave; poveri. Uscite, invece, incontro a tutti!</p> 
<p>Ad ogni latitudine, in particolare ai margini e fra coloro che soffrono, troverete chi &egrave; gi&agrave; pronto a costruire la civilt&agrave; dell’amore. Non permettete a nessuno di sminuire questa parola, che &egrave; il nome stesso di Dio: &laquo;Dio &egrave; amore&raquo; (<i>1Gv</i> 4,16). Nell’amore non c’&egrave; mai costrizione, indottrinamento; mai seduzione, inganno, arruolamento. C’&egrave; amore solo nella libert&agrave;, nel confronto vivo, nel dono generoso di s&eacute;.</p> 
<p>Cari giovani, oggi il mondo sembra stupirsi della vostra adesione a Cristo, dell’attrazione che sentite per Lui e per la sua Parola, della vostra appartenenza alla Chiesa. Che siate cristiani &egrave; oggi per molti una sorpresa! Eppure, senza clamore, &laquo;per mezzo vostro la parola del Signore risuona&raquo; (<i>1Ts</i> 1,8). Lo scriveva san Paolo alla giovanissima comunit&agrave; di Tessalonica. E continuava: &laquo;La vostra fede in Dio si &egrave; diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne&raquo; (<i>ibid</i>.). Non &egrave; una questione di numeri, sebbene commuovano le migliaia di vostri coetanei che chiedono il Battesimo in societ&agrave; considerate tra le pi&ugrave; secolarizzate del mondo. &Egrave; una questione di libert&agrave;: la verit&agrave; si incontra solo nella libert&agrave;.</p> 
<p>Lo stiamo comprendendo sempre meglio, entro circostanze storiche che riattivano le domande pi&ugrave; umane e un desiderio infinito di senso, di giustizia e di pace. Cos&igrave;, una certa perdita di influenza, che noi adulti abbiamo forse temuto e combattuto, doveva rivelarci che possiamo stimare di pi&ugrave; la potenza del Vangelo, dei legami che genera, della logica che accende, della vita che fa sorgere. Come hanno ripetuto pi&ugrave; volte i miei Predecessori, &laquo;la Chiesa non fa proselitismo. Essa si sviluppa piuttosto per attrazione&raquo;. <a name="_ftnref3" href="#_ftn3" class=" cleaner">[3]</a> &Egrave; l’attrazione per un modo di abitare il mondo, a proposito del quale don Giussani provocatoriamente domandava: &laquo;Si pu&ograve; vivere cos&igrave;?&raquo;. <a name="_ftnref4" href="#_ftn4" class=" cleaner">[4]</a></p> 
<p>Gi&agrave; nel II secolo, d’altra parte, l’anonimo autore della <i>Lettera a Diogneto</i> riconosceva che i cristiani &laquo;si propongono una forma di vita meravigliosa e, indubbiamente, paradossale&raquo; (V, 4). Certo, dobbiamo ammettere che portiamo questo tesoro “in vasi di creta” (cfr <i>2Cor</i> 4,7) e che spesso la credibilit&agrave; della nostra testimonianza personale e comunitaria &egrave; segnata dal limite e dal peccato. Ma &egrave; il Signore che ci rialza sempre, come singoli e come comunit&agrave;!</p> 
<p>Cari amici, amate sempre la Chiesa! Amate e preservate l’unit&agrave;. Merita di pronunciarlo di nuovo “Amate sempre la Chiesa!”. Cari amici, amate e preservate l’unit&agrave; della “compagnia” attraverso la quale Cristo vi ha raggiunti e vi attrae a s&eacute;. Come ebbe a dirvi <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> in occasione del centenario della nascita del vostro fondatore, &laquo;anche i momenti difficili possono essere momenti di grazia e possono essere momenti di rinascita. Comunione e Liberazione nacque proprio in un tempo di crisi, quale fu il ’68. In seguito, don Giussani non si &egrave; spaventato dei momenti di passaggio e di crescita della Fraternit&agrave;, ma li ha affrontati con coraggio evangelico, affidamento a Cristo e in comunione con la madre Chiesa&raquo; (Francesco, <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2022/october/documents/20221015-comunioneeliberazione.html">Discorso ai membri di Comunione e Liberazione</a></i>, 15 ottobre 2022).</p> 
<p>Ebbene, carissimi, proprio nel travaglio del cambiamento d’epoca, in questo mondo lacerato da molteplici crisi, possiamo riscoprire &laquo;il “gusto spirituale” di essere Popolo di Dio, riunito da ogni trib&ugrave;, lingua, popolo e nazione, che vive in contesti e culture diverse […] ancora pellegrinante nel tempo e gi&agrave; in comunione con la Chiesa del cielo&raquo;&nbsp;(XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, <a href="https://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20241026_doc-final-sinodo2024-chiesa-sinodale_it.html#La_Chiesa_Popolo_di_Dio,_sacramento_di_unita"><i>Documento finale</i>, n. 17</a>). In questi ultimi anni, abbiamo riscoperto la dimensione sinodale e missionaria del nostro essere Chiesa, che ci chiama anzitutto a imparare ad ascoltarci a vicenda. Il dono dell’ascolto &egrave; qualcosa che, penso, tutti riconosciamo, ma che spesso si &egrave; perso in alcuni settori della Chiesa. Dobbiamo continuare a scoprire quanto &egrave; prezioso, a cominciare dall’ascolto della Parola di Dio, dall’ascolto reciproco, dall’ascolto della saggezza che troviamo in uomini e donne, in membri della Chiesa e in quanti sono alla ricerca della verit&agrave;, ma che ancora non sono, e forse non saranno mai membri della Chiesa&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/october/documents/20251024-equipe-sinodali.html">Discorso ai partecipanti al Giubileo delle Equipe sinodali e degli Organismi di partecipazione</a></i>, 24 ottobre 2025).</p> 
<p>&Egrave; un cammino che richiede anche il rinnovamento di ogni realt&agrave; associativa e movimento ecclesiale. Vi invito, sia all’interno del Movimento di Comunione e liberazione, sia nelle Chiese particolari a cui ognuno di voi appartiene, a fare questa esperienza del camminare insieme: ognuno ascolta, si lascia trasformare dalla fede altrui e insieme, sotto la guida dei pastori, si maturano nuove consapevolezze, passi ulteriori, obbedienze coraggiose allo Spirito Santo. Sinodalit&agrave; non &egrave; il nome di un processo, ma la natura di un popolo che nell’amicizia e nell’incontro con l’altro avverte di appartenere a Dio solo. Allora l’autorit&agrave; si converte in servizio, che onora le diversit&agrave; e ne facilita l’armonia. Questo stile costituisce in quest’epoca travagliata un vero e proprio segno dei tempi. Testimoniamo che ogni carisma &egrave; per l’utilit&agrave; comune, che ogni ricchezza si moltiplica se condivisa, che ogni paura pu&ograve; essere superata: dobbiamo renderlo tangibile, credibile, desiderabile. Saprete farlo, cari amici, sulla scia del vostro fondatore, coltivando l’unit&agrave; tra voi, con coloro che sono chiamati a guidare il Movimento, con la Sede Apostolica che vi ha riconosciuto e con il Successore di Pietro. Lo Spirito Santo ci educhi alla pratica della comunione. Ce ne doni il gusto, la stima, la speranza. Continui a guidarci, cari fratelli e sorelle, quell’Amore “che move il sole e l’altre stelle”. Grazie!</p> 
<p>Grazie! Grazie!</p> 
<p>Elemento fondamentale in ogni comunit&agrave; cristiana &egrave; la preghiera. Allora, adesso, invito tutti a pregare la Preghiera che Ges&ugrave; ci ha insegnato:</p> 
<p><i>Padre Nostro…</i></p> 
<p><i>Benedizione</i></p> 
<p><i>Grazie e buon cammino!</i></p> 
<p>&nbsp;____________________________________</p> 
<p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1" class=" cleaner">[1]</a>&nbsp;L. Giussani, <i>Il rischio educativo</i>, Milano 2014, 106.</p> 
<p><a name="_ftn2" href="#_ftnref2" class=" cleaner">[2]</a>&nbsp; <i>Ibid.</i></p> 
<p><a name="_ftn3" href="#_ftnref3" class=" cleaner">[3]</a>&nbsp;Benedetto XVI, <i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/homilies/2007/documents/hf_ben-xvi_hom_20070513_conference-brazil.html">Omelia nella Messa inaugurale della V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi</a></i>, Aparecida (13 maggio 2007). Francesco, <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2023/documents/20230111-udienza-generale.html">Cateches</a>i</i> (11 gennaio 2023).</p> 
<p><a name="_ftn4" href="#_ftnref4" class=" cleaner">[4]</a>&nbsp;Cfr L. Giussani, <i>Si pu&ograve; vivere cos&igrave;?</i>, Milano 2007.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Visita Pastorale nella Repubblica di San Marino: Incontro con la Comunità ecclesiale (Basilica di San Marino, 22 agosto 2026)]]></title><pubDate>Sat, 22 Aug 2026 11:45:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-repubblica-sanmarino-ecclesiale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-repubblica-sanmarino-ecclesiale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 22 Aug 2026 14:15:18 +0200 --> <p><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-repubblica-sanmarino-ecclesiale.html#Discorso">Discorso del Santo Padre nella Basilica di San Marino</a></b></p> 
<p><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-repubblica-sanmarino-ecclesiale.html#Parole">Saluto del Santo Padre ai giovani presenti in piazza</a></b></p> 
<p>_________________________________</p> 
<p><b><a name="Discorso"></a>Discorso del Santo Padre</b></p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle, buongiorno!</i></p> 
<p>Sono felice di incontrarvi in questa Basilica – anche voi, che state fuori –, in questa Basilica dedicata al santo diacono Marino, vostro Patrono. Saluto Sua Eccellenza, il vostro Vescovo, che ringrazio per le parole che mi ha rivolto, i sacerdoti, i consacrati e le consacrate, i rappresentanti della vita ecclesiale della Diocesi e tutti i presenti. Vorrei che vivessimo insieme questo momento come una sosta nel nostro comune cammino sulle orme di Cristo.</p> 
<p>La Diocesi di San Marino-Montefeltro &egrave; erede di una ricca storia di fede e di coraggio: quella dei Santi Marino e Leone che, diciotto secoli orsono, con l’annuncio cristiano &laquo;portarono nel contesto di questa realt&agrave; […] prospettive e valori nuovi, determinando la nascita di una cultura e di una civilt&agrave; incentrate sulla persona umana, immagine di Dio&raquo; (Benedetto XVI, <i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/homilies/2011/documents/hf_ben-xvi_hom_20110619_san-marino.html">Omelia</a></i>, San Marino, 19 giugno 2011). Laici e scalpellini – solo in un secondo momento chiamati, in diverso grado, al Ministero ordinato –, essi seppero tradurre il messaggio del Vangelo in un modello comunitario e politico nuovo, fortemente caratterizzato dai principi cristiani di libert&agrave;, di rispetto reciproco e di comunione, un modello vivo fino ad oggi. Ed &egrave; bello constatare come la vostra Comunit&agrave; diocesana e quella civile cercano di portare avanti il lavoro dei Fondatori con lo stesso entusiasmo e con la stessa fedelt&agrave;. Per questo motivo, vorrei fermarmi a riflettere con voi su alcuni aspetti del vostro itinerario di Chiesa che ritengo importanti.</p> 
<p>Mi rivolgo prima di tutto ai giovani, ripartendo da ci&ograve; che a loro disse <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it.html">Papa Benedetto XVI</a>, <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/travels/2011/inside/documents/san-marino.html">in visita qui quindici anni fa</a>: &laquo;Non fermatevi alle risposte parziali, immediate […] pi&ugrave; facili al momento e pi&ugrave; comode, che possono dare qualche momento di felicit&agrave;, di esaltazione, di ebbrezza, ma che non vi portano alla vera gioia di vivere&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2011/june/documents/hf_ben-xvi_spe_20110619_giovani-san-marino.html">Incontro con i giovani</a></i>, 19 giugno 2011); e poi aggiungeva: &laquo;Il vostro cuore &egrave; una finestra aperta sull’infinito!&raquo;. Ecco, carissimi giovani: tenete aperta questa finestra! Seguite con lo sguardo dell’anima i sentieri tracciati in voi dai desideri grandi di bellezza, di bont&agrave; e di vita che portate nel cuore. Se ne osservate attentamente i percorsi e ne ascoltate la voce, essi vi porteranno in alto, all’incontro con Dio, l&agrave; dove Lui vi cerca e vi aspetta; e con il suo aiuto i vostri sogni avranno la forza di incidere nella storia e migliorarla.</p> 
<p>Ecco allora il secondo invito che vi rivolgo: abbracciate con entusiasmo la vostra missione nel mondo! Fatelo, prima di tutto, cercando di capire qual &egrave; la chiamata per voi, unica per ciascuno, e di apprezzarne la grandezza (cfr <i>Ef</i> 1,18). E poi spendetevi in essa, investendo senza risparmio tutta la ricchezza dei doni che Dio vi ha concesso. Non abbiate paura di fare scelte esigenti, come il matrimonio, la consacrazione, il ministero ordinato, la vita professionale, l’impegno sociale e politico; preparatevi nel modo migliore possibile alle responsabilit&agrave; che vi attendono. Lasciatevi coinvolgere in iniziative e progetti di carit&agrave; e di giustizia. Cos&igrave; contribuirete anche voi a dare “una testimonianza di pace che parla al mondo”, come dice il motto di questa mia visita.</p> 
<p>Vorrei esprimere, a questo proposito, un sentito ringraziamento anche ai sacerdoti, ai catechisti e a tutti gli educatori che, con diversi itinerari e proposte, si adoperano per la crescita umana e cristiana dei ragazzi. Il vostro, carissimi, &egrave; un lavoro nascosto ma molto importante, &egrave; un servizio umile e prezioso, perch&eacute; viene in aiuto ai genitori, primi responsabili dell’educazione alla fede dei figli. La famiglia, infatti, &egrave; il primo luogo di formazione alla fede, il grembo naturale in cui il Vangelo fin dall’infanzia si impara e si respira quotidianamente. Per questo una pastorale sapiente avr&agrave; cura di alimentare una forte sinergia formativa tra famiglie e comunit&agrave; ecclesiali, un patto educativo, cos&igrave; che i genitori si sentano coinvolti, riscoprano loro stessi la fede in modo nuovo e abbiano la gioia di trasmettere ai figli i valori cristiani di cui sono depositari.</p> 
<p>Quanto ai contenuti, i percorsi di crescita, specialmente nell’iniziazione cristiana, comunichino prima di tutto la bellezza e il gusto della vita battesimale e sacramentale, perch&eacute; nascano e si rafforzino nelle comunit&agrave; cammini di santit&agrave;, e maturi in tutti la consapevolezza della propria dignit&agrave; profetica, sacerdotale e regale. Alla scuola del Concilio Vaticano II, si curi con attenzione la liturgia e si formino i fedeli a viverla in modo corale, come azione comune di un unico corpo vivo (cfr Cost. <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html">Sacrosanctum Concilium</a></i>, 26), in cui ogni membro attinge forza dalla Mensa del Signore, per portare la sua luce sulle strade del mondo.</p> 
<p>Noi crediamo che il Vangelo &egrave; via di libert&agrave; per gli uomini e le donne di ogni tempo, e che in Ges&ugrave; Cristo e nella sua Parola trovano senso e risposta definitiva le gioie, le ferite e le domande pi&ugrave; profonde dell’umanit&agrave;. Perci&ograve; siamo convinti che il dono pi&ugrave; grande che possiamo fare ai fratelli e alle sorelle che il Signore mette sul nostro cammino &egrave; quello di aiutarli a incontrare Lui, il Dio fatto uomo, morto e risorto per noi, e in Lui trovare salvezza. In questa luce esercitiamo la carit&agrave; in tutte le sue forme, senza risparmio, tenendo per&ograve; sempre a cuore e ben presente il bene ultimo e integrale delle persone a cui offriamo il nostro sostegno.</p> 
<p>Viviamo in un mondo ferito da molti conflitti, in cui con preoccupazione si vedono aumentare violenze, chiusure, paura dell’altro. Di fronte a queste derive inquietanti, la nostra risposta non pu&ograve; che essere quella di camminare con ancora maggiore convinzione sulla via del Vangelo. La sua ispirazione &egrave; alla base di una societ&agrave; &laquo;costruita sul rispetto della libert&agrave; propria e di quella degli altri e soprattutto sul rispetto della sacra Volont&agrave; di Dio&raquo; (S. Giovanni Paolo II, <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1982/documents/hf_jp-ii_hom_19820829_san-marino.html">Omelia</a></i>, San Marino, 29 agosto 1982), che insegna e comanda attenzione ai pi&ugrave; deboli, perdono, comunione, solidariet&agrave;.</p> 
<p>In proposito, desidero sottolineare l’importanza e la valenza profetica di alcune esperienze di sostegno vicendevole e di vicinanza con cui, nelle zone pi&ugrave; interne di questo territorio, le piccole comunit&agrave; affrontano i problemi legati allo spopolamento e alla carenza di servizi, tenendo vivo il senso di famiglia e di comunione. Queste realt&agrave;, apparentemente piccole e marginali, sono come fiammelle a cui attingere per riaccendere e rianimare in tutti il fuoco di valori solidi, antichi e sempre attuali. Tali esperienze testimoniano il calore di quella <i>magnifica humanitas</i> a cui &egrave; necessario tendere, per vincere l’individualismo di una certa cultura metropolitana e consumistica, come pure altre forme di campanilismo diffidente e divisivo, e ridonare ossigeno alle nostre speranze di fraternit&agrave; e di pace.</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, l’ultima parola &egrave; quella che pi&ugrave; mi sta a cuore: comunione. Diamo, nelle nostre comunit&agrave;, testimonianza di unit&agrave;: tra le parrocchie e, al loro interno, tra pastori e fedeli, tra i diversi carismi e ministeri. Pure questo &egrave; parte del patrimonio di Vangelo vissuto che i Santi Marino e Leone ci hanno lasciato, e della missione che abbiamo di continuare con costanza e dedizione a far crescere ci&ograve; che loro hanno iniziato. Per loro intercessione, il Signore vi benedica e vi sostenga sempre nel vostro cammino.</p> 
<p>Vi ringrazio di cuore per la vostra accoglienza! Vi porto con me nella mia preghiera, e sono certo che anche voi continuerete a pregare per il Papa. Grazie!</p> 
<p>_______________________________</p> 
<p><b><a name="Parole"></a>Parole del Santo Padre Leone XIV ai giovani riuniti sulla piazza all’uscita dalla Basilica</b></p> 
<p>Buongiorno! Auguri a tutti! Allora, un po’ avete ascoltato, durante il discorso … Posso ripetere le stesse parole cominciando con: aprite la porta del vostro cuore, ascoltate sempre Ges&ugrave; Cristo, e non abbiate paura, mai, di ascoltare quello che Ges&ugrave; vuole dire ad ognuno di voi.</p> 
<p>S&igrave;, posso dire una cosa molto importante per voi giovani: riconoscete in voi stessi il valore della vita. Il valore della tua vita, di te che sei stato creato da Dio, amato da Dio: la tua vita ha tanto valore, per noi, per la Chiesa, per la tua famiglia, per tutto il mondo. Credete in quello che Dio ha creato, perch&eacute; siete tutti figli e figlie di Dio e Dio vi ama. E vivere con questo senso d’amore nel vostro cuore vi dar&agrave; tutto quello di cui avete bisogno, durante tutta la vita. Siate generosi, siate sempre aperti al servizio agli altri, cercate di formare autentiche amicizie: nell’amicizia possiamo formare comunit&agrave;.</p> 
<p>Qui a San Marino avete un motto cos&igrave; bello! Una sola parola: “<i>Libertas</i>”. Lo avete ascoltato sicuramente tante volte. L’autentica libert&agrave; la troviamo solo in Ges&ugrave; Cristo, la troviamo nella verit&agrave;: Ges&ugrave; che &egrave; venuto, &egrave; venuto per darci vita, &egrave; venuto per aiutarci a riconoscere la verit&agrave; in un mondo tante volte pieno di menzogna, pieno di inganni. Per&ograve;, se avete Ges&ugrave; Cristo nei vostri cuori, se avete la verit&agrave; e la libert&agrave; di seguire Ges&ugrave;, non c’&egrave; bisogno di avere paura di nessun’altra cosa. Perch&eacute; Ges&ugrave; cammina con voi e Ges&ugrave; ci chiama tutti, ci convoca a camminare tutti insieme.</p> 
<p>Grazie! Grazie a tutti voi! E siamo veramente una sola comunit&agrave;, sempre uniti. Grazie!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Visita Pastorale nella Repubblica di San Marino: Incontro con le Autorità e la Società civile (22 agosto 2026)]]></title><pubDate>Sat, 22 Aug 2026 10:40:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-repubblica-sanmarino.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-repubblica-sanmarino.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 22 Aug 2026 14:00:28 +0200 --> <p><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-repubblica-sanmarino.html#Discorso">Discorso del Santo Padre&nbsp;presso la Sala del Consiglio Grande e Generale</a></b></p> 
<p><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-repubblica-sanmarino.html#Saluto">Saluto del Santo Padre&nbsp;dal balcone centrale di Palazzo Pubblico</a></b></p> 
<p>________________________________</p> 
<p><b><a name="Discorso"></a>Discorso del Santo Padre</b></p> 
<p><i>Signori Capitani Reggenti,<br /> illustri Autorit&agrave;,</i></p> 
<p>sono molto lieto di visitare il vostro Paese, che vanta il primato di essere la pi&ugrave; antica Repubblica del mondo, con una tradizione che risale all’inizio del IV secolo. Ringrazio di cuore i Capitani Reggenti per il cortese invito e per l’accoglienza riservatami, testimoniata anche dalle parole che mi hanno rivolto a nome di tutti i cittadini. La mia visita avviene sulla scia di quelle di <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/travels/1982/travels/documents/trav_san-marino.html">San Giovanni Paolo II, nel 1982</a>, e di&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/travels/2011/inside/documents/san-marino.html">Benedetto XVI, nel 2011</a>, e intende confermare il profondo legame che unisce il Titano alla Sede Apostolica. Un nesso antico per la lunga coesistenza storica, ma nello stesso tempo recente se pensiamo che solo un secolo fa, nell’aprile 1926, furono formalizzate le relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e la Serenissima Repubblica di San Marino.</p> 
<p>Nella sua lunga storia, la vostra Repubblica ha reso perennemente attuali le parole che potremmo definire il testamento spirituale del suo Fondatore e che sono state ricordate poco fa: &laquo;Relinquo vos liberos ab utroque homine&raquo;, la cui sintesi appare chiara nel motto <i>Libertas</i>. Una parola sola, ma di quale densit&agrave;! Nel contesto della storia di un popolo e di uno Stato, essa esprime certamente l’aspirazione ad autodeterminarsi, a non dipendere da altre autorit&agrave; politiche. Ma, nello stesso tempo, <i>Libertas</i> significa molto di pi&ugrave;, e su questo vorrei soffermarmi brevemente con voi.</p> 
<p>Anzitutto desidero sottolineare che non c’&egrave; vera libert&agrave; civile senza libert&agrave; personale, cio&egrave; senza il rispetto e la promozione della dignit&agrave; della persona umana, di cui la libert&agrave; &egrave; una componente essenziale. Questa libert&agrave; &egrave; donata e garantita, in ultima analisi, da Dio, la cui voce risuona nella coscienza di ogni essere umano.</p> 
<p>Promuovere la libert&agrave; comporta difendere gli spazi della coscienza. E qui il pensiero va ai tanti uomini e donne che, in ogni epoca e in ogni luogo, sono martiri della libert&agrave; perch&eacute; testimoniano proprio il primato della coscienza. Saldamente formati dalla ricerca della verit&agrave;, essi sono pienamente responsabili delle proprie decisioni e dunque liberi da ogni vincolo che non sia quello, proprio della creatura, che li lega a Dio. Esemplare in questo &egrave; <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/thomas-more.html">San Tommaso Moro</a>, Patrono dei Governanti e dei Politici. Anche oggi, in molte parti del mondo, non mancano persone che rimangono fedeli alla loro coscienza anche in contesti di forte avversit&agrave;, testimoni della vera libert&agrave;, quella che deriva dall’essere figli e figlie di Dio. Con ammirazione esprimiamo la nostra solidariet&agrave; a quanti, in questo momento, pagano di persona per non aver tradito la propria coscienza.</p> 
<p>Inoltre, la libert&agrave; si realizza nel dono, nella comunione, nell’incontro e nel dialogo. Essa &egrave; come una pianta che cresce e produce rami e foglie per offrire a tutti ossigeno, ombra, profumo, frutti e nuovi semi. E come potrebbe essere altrimenti, dal momento che sgorga dalla fonte che &egrave; Amore Uno e Trino? Potr&agrave; forse sembrare eccessivo questo riferimento teologico, ma credo che oggi esso sia necessario, di fronte all’idolatria che guasta alla radice quei progetti politici ed economici che si presentano in nome della libert&agrave;, ma in realt&agrave; sono schiavi degli idoli e del potere.</p> 
<p>Nella visione cristiana, libert&agrave; e comunione stanno o cadono insieme. Molti santi e sante hanno dato inizio a esperienze di vita comunitaria in cui le persone esprimono la propria libert&agrave; nell’obbedienza a una regola, basata sul Vangelo. Nel vostro caso &egrave; sempre motivo di particolare interesse il fatto che all’origine della vostra comunit&agrave; ci sono uomini come San Marino e San Leo, che possiamo definire costruttori di citt&agrave; libere e pacifiche. La loro opera si pu&ograve; interpretare secondo l’icona biblica della ricostruzione di Gerusalemme propiziata dal Profeta Neemia. &Egrave; l’immagine “positiva”, opposta a quella della torre di Babele, che orienta la riflessione dell’Enciclica <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Due_icone_bibliche">Magnifica humanitas</a></i> (cfr n. 8). L’opera di Neemia &egrave; animata dalla preghiera, coinvolge le famiglie e tutto il popolo, costruisce i legami prima ancora delle pietre; lo stile &egrave; la comunione, non l’uniformit&agrave;, &laquo;l’armonia che nasce quando ciascuno si assume la propria parte e tutto il popolo riconosce che la sua forza viene dal Signore&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Due_icone_bibliche">ibid</a></i>.). Cos&igrave; mi piace pensare al lavoro intrapreso dai vostri Fondatori, che ben si riflette nella laboriosit&agrave; e nell’ingegno di questo popolo e di questa terra.</p> 
<p><i>Libertas</i>, per voi, vuol dire anche un impegno mai venuto meno di una partecipazione attiva e positiva alla costruzione della pace. Riguardo a questo aspetto, esprimo vivo apprezzamento e trovo una particolare consonanza con l’atteggiamento della Santa Sede. Per questo condividiamo la stima per la <i>diplomazia </i>e per il <i>multilateralismo</i>, quali vie privilegiate per coltivare le relazioni internazionali e promuovere l’intesa tra le Nazioni. &laquo;Contro le comunicazioni impulsive, le retoriche aggressive e le logiche di potenza che segnano il nostro tempo, la vocazione della diplomazia &egrave; quella di favorire il dialogo con tutti, compresi gli interlocutori considerati pi&ugrave; “scomodi” o che non si riterrebbero legittimati a negoziare,&nbsp;usando fino allo stremo l’umilt&agrave; e la pazienza per ricucire i pi&ugrave; tenui segni di buona volont&agrave; delle parti in conflitto, cos&igrave; da avviare una pacificazione&raquo;&nbsp;(Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#diplomazia">Magnifica humanitas</a></i>, 224).</p> 
<p>Signore e Signori, questa visita – analogamente a quanto accaduto <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/principato-di-monaco-28marzo2026.html">nel Principato di Monaco</a> – mi invita a sottolineare il valore peculiare di uno Stato piccolo, “a misura d’uomo”, in cui &egrave; possibile sperimentare la prossimit&agrave; della politica ai bisogni dei cittadini e, dunque, una democrazia pi&ugrave; effettiva, tanto pi&ugrave; se animata anche dall’ispirazione cristiana. Perci&ograve; la Repubblica di San Marino pu&ograve; essere un “laboratorio” di buona politica, dove, senza derogare alla laicit&agrave; dello Stato, si pu&ograve; attingere ai principi della dottrina sociale cattolica: la ricerca del bene comune, la destinazione universale dei beni, l’armonia di sussidiariet&agrave; e solidariet&agrave;, la giustizia sociale (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#I_principi">ivi.</a></i>, 59-81). Tale impegno appare oggi ancor pi&ugrave; prezioso, nel momento in cui si accinge a divenire operativo l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea e la vostra Repubblica si trover&agrave; a relazionarsi stabilmente, seppure in modo peculiare, con una realt&agrave; complessa, la quale potr&agrave; trarre grande giovamento dal vostro contributo.</p> 
<p>Andando ancora pi&ugrave; a fondo, l’obiettivo principale a cui tendere in questo “laboratorio” &egrave; <i>la cura dell’umano</i>. Una comunit&agrave; come la vostra, infatti, al tempo stesso ricca di valori tradizionali e al passo con i tempi sul piano tecnologico, pu&ograve; perseguire efficacemente tale obiettivo, mediante una cura che si traduce nella tutela di ogni vita, in ogni sua fase, dal concepimento alla morte naturale. &nbsp;&laquo;La qualit&agrave; di una civilt&agrave; si misura non dalla potenza dei suoi mezzi, ma dalla cura che sa offrire, dalla capacit&agrave; di riconoscere l’altro come volto e non come funzione. La capacit&agrave; di saperci prendere cura gli uni degli altri &egrave; una dimensione importante del nostro essere umani. […] La tecnologia pu&ograve; sostenere anche la cura reciproca tra persone, ad esempio se offre strumenti che aiutano a prevedere e organizzare, ma senza esautorare la libert&agrave; e il giudizio dell’essere umano, soggetto delle relazioni e responsabile delle decisioni&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#perdere">ivi</a></i>, 114).</p> 
<p>Questa <i>cura dell’altro</i> &egrave; apparsa una nota distintiva della storia sammarinese fin dai suoi albori. Come &egrave; stato notato essa si &egrave; rivelata nella tradizione di accoglienza, che non &egrave; mai venuta meno lungo i secoli nei confronti di chi soffre ed &egrave; nella prova. Recentemente, si &egrave; mostrata con il sostegno e l’ospitalit&agrave; al popolo ucraino, specialmente all’inizio del conflitto, come pure nell’impegno in favore del diritto internazionale umanitario in un momento storico in cui esso appare quotidianamente disatteso se non addirittura calpestato.&nbsp;&nbsp;</p> 
<p>Tale sensibilit&agrave; &egrave; anche frutto della tradizione cristiana di questo Paese e della costante e positiva collaborazione fra le Autorit&agrave; politiche e il Vescovo nella ricerca del bene comune. Vi sono perci&ograve; particolarmente grato di questo vostro impegno e testimonianza e vi incoraggio a proseguire tutti, governanti, cittadini e comunit&agrave; ecclesiale, l’impegno coraggioso e lungimirante a favore della dignit&agrave; di ogni persona umana e del bene comune. A ciascuno di voi, rinnovo l’espressione della mia gioia per questa visita nella Repubblica di San Marino e invoco su tutti la benedizione del Signore.</p> 
<p>__________________________</p> 
<p><b><a name="Saluto"></a>Saluto del Santo Padre ai fedeli in piazza dal balcone del Palazzo Pubblico</b></p> 
<p>Buongiorno! Buongiorno a tutti! Vi ringrazio sinceramente per l’accoglienza, in questa bellissima giornata! Sono veramente contento di essere qui con voi, salutarvi, godere della bellezza, la storia, la tradizione, la fede di questo grande popolo di San Marino.</p> 
<p>Tanti auguri a voi: che viviate sempre con autentica libert&agrave;, con l’autentica libert&agrave; in Cristo Ges&ugrave;, con la verit&agrave;, e che siate sempre uniti in questo spirito accogliente. Tanti auguri a tutti!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Visita Pastorale del Santo Padre nella Repubblica di San Marino, al Meeting per l’Amicizia fra i Popoli e alla città di Rimini (22 agosto 2026)]]></title><pubDate>Sat, 22 Aug 2026 08:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/repubblica-sanmarino-rimini-22agosto2026.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/repubblica-sanmarino-rimini-22agosto2026.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 22 Aug 2026 17:15:46 +0200 --> <div>
 <b>Multimedia: <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/8/22/visita-repubblica-san-marino.html">Repubblica di San Marino</a>&nbsp;- <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/8/22/visita-rimini.html">Rimini</a></b>
</div> 
<div>
 <br /> 
 <b>Galleria fotografica:&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/photogallery/it/eventi/san-marino2026.html">Repubblica di San Marino</a>&nbsp;- <a href="https://www.vatican.va/content/photogallery/it/eventi/rimini2026.html">Rimini</a></b>
</div> 
<div>
 &nbsp;
</div> 
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">&nbsp;</td> 
   <td width="91%" valign="top"><p style="text-align: center;"><a name="REPUBBLICA"></a>REPUBBLICA DI SAN MARINO</p> </td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 8,00</td> 
   <td width="91%" valign="top">decollo dall’eliporto del Vaticano</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 9,00</td> 
   <td width="91%" valign="top">atterraggio all’Aviosuperficie di Torraccia (Repubblica di San Marino)<p>trasferimento a Piazza della Libert&agrave;</p> </td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 9,45</td> 
   <td width="91%" valign="top"><b>Piazza della Libert&agrave;: onori militari, con l’esecuzione degli Inni</b><p><b>Il Santo Padre e gli Ecc.mi Capitani Reggenti entrano nel Palazzo Pubblico</b></p> </td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 10,00</td> 
   <td width="91%" valign="top"><b>Nell’Atrio, al Santo Padre vengono presentati i Segretari di Stato</b><p><b>Il Santo Padre e gli Ecc.mi Capitani Reggenti raggiungono la Sala Consiglio dei XII, per il colloquio privato e la firma del Libro degli Ospiti Illustri</b></p> </td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 10,40</td> 
   <td width="91%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/8/22/visita-repubblica-sanmarino.html">Incontro presso la Sala del Consiglio Grande e Generale</a></b></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 11,15</td> 
   <td width="91%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-repubblica-sanmarino.html#Saluto">Al termine, il Santo Padre, accompagnato dagli Ecc.mi Capitani Reggenti, si affaccia dal balcone centrale di Palazzo Pubblico per un saluto e la Benedizione ai fedeli in Piazza</a></b><p>trasferimento alla Basilica di San Marino</p> </td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 11,45</td> 
   <td width="91%" valign="top"><p><b>All’ingresso della Basilica, il Santo Padre &egrave; accolto da S.E. Mons. Domenico Beneventi, Vescovo di San Marino-Montefeltro, e da Don Marco Mazzanti, Rettore della Basilica</b></p> <p><b>Adorazione del Santissimo Sacramento e venerazione delle Reliquie di San Marino con sacerdoti, consacrati e rappresentanti della vita ecclesiale della Diocesi</b></p> <p><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/8/22/visita-repubblica-sanmarino-ecclesiale.html">Incontro con la Comunit&agrave; ecclesiale</a></p> </td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 12,15</td> 
   <td width="91%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-repubblica-sanmarino-ecclesiale.html#Parole">Il Santo Padre esce dalla Basilica e saluta i fedeli presenti in piazza</a></b><p>trasferimento all’Aviosuperficie di Torraccia</p> </td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 12,45</td> 
   <td width="91%" valign="top"><b>Il Santo Padre si congeda dagli Ecc.mi Capitani Reggenti e dalle Autorit&agrave;</b><p>decollo dalla Repubblica di San Marino</p> </td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">&nbsp;</td> 
   <td width="91%" valign="top"><p class="MsoNormal" style="text-align: center;">* * *</p> <p class="MsoNormal"><b>In forma strettamente privata il Santo Padre visita la comunit&agrave; del <i>Monastero Sant’Antonio da Padova</i> delle Monache Agostiniane a Pennabilli<br /> &nbsp;</b></p> <p style="text-align: center;">* * *</p> </td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<p>&nbsp;</p> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">&nbsp;</td> 
   <td width="91%" valign="top"><p style="text-align: center;"><a name="MEETING"></a>MEETING PER L’AMICIZIA FRA I POPOLI</p> </td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 14,45</td> 
   <td width="91%" valign="top">atterraggio all’eliporto della Fiera di Rimini</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 15,00</td> 
   <td width="91%" valign="top"><b>Visita alla Mostra su Sant’Agostino</b></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 15,15</td> 
   <td width="91%" valign="top"><b>Visita alla Mostra su L&eacute;on Harmel</b></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 15,30</td> 
   <td width="91%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-meeting-rimini.html#Auditorium">Villaggio Ragazzi: saluto del Santo Padre ai partecipanti al Meeting</a></b></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 16,00</td> 
   <td width="91%" valign="top"><p class="MsoNormal"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/8/22/visita-meeting-rimini.html">Grande Auditorium: incontro con i partecipanti al Meeting</a></b></p> <p class="MsoNormal">trasferimento alla Cattedrale di Rimini</p> </td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<p>&nbsp;</p> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">&nbsp;</td> 
   <td width="91%" valign="top"><p style="text-align: center;"><a name="RIMINI"></a>RIMINI</p> </td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 17,30</td> 
   <td width="91%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/8/22/visita-rimini-caritas.html">In Cattedrale: Incontro con ammalati, disabili e poveri assistiti dalla Caritas</a></b><p>trasferimento al Piazzale del Porto</p> </td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 18,30</td> 
   <td width="91%" valign="top"><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/8/22/visita-rimini-messa.html"><b>Porto di Rimini:</b>&nbsp;<b>Concelebrazione eucaristica</b></a></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 20,00</td> 
   <td width="91%" valign="top"><b>Il Santo Padre si congeda dalle Autorit&agrave;</b><p>decollo dal Porto di Rimini</p> </td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="8%" valign="top">Ore 21,00</td> 
   <td width="91%" valign="top">atterraggio nell’eliporto del Vaticano</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<p>&nbsp; ________________________________</p> 
<p><i><a href="https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2026/02/19/0145/00288.html">Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede</a></i>, 19 febbraio 2026</p> 
<p><a href="https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2026/08/12/0634/01188.html"><i>Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede</i></a>, 12 agosto 2026</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Partecipanti al Meeting dell'International Catholic Legislators Network (21 agosto 2026)]]></title><pubDate>Fri, 21 Aug 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260821-meeting-icln.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260821-meeting-icln.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 24 Aug 2026 09:32:37 +0200 --> <p><i>Eminenze,<br /> Distinti Signore e Signori,<br /> Cari Fratelli e Sorelle in Cristo,</i></p> 
<p>&egrave; per me una grande gioia salutare voi, membri del International Catholic Legislators Network, e in particolare il Cardinale Sch&ouml;nborn e il Cardinale Bo, patroni di questo Network.</p> 
<p>Il tema del vostro incontro annuale, “Dignit&agrave; umana e intelligenza artificiale: sfide, opportunit&agrave; e controllo”, vi offre l’occasione per riflettere su una delle questioni fondamentali della nostra epoca. Lo straordinario progresso dell’intelligenza artificiale sta schiudendo orizzonti che le generazioni precedenti avrebbero potuto a malapena immaginare. Tuttavia, ogni conseguimento tecnologico pone anche l’umanit&agrave; di fronte a una questione morale: non soltanto <i>che cosa possiamo fare</i>, ma <i>che cosa dovremmo fare</i>? Di fatto, oggi la nostra famiglia umana si trova dinanzi a una scelta fondamentale. Come ho scritto nella Lettera Enciclica <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a></i>, possiamo essere tentati di costruire una nuova Torre di Babele, dove il potere, l’efficienza e il controllo oscurano il volto della persona umana; oppure possiamo costruire una civilt&agrave; in cui la tecnologia serve lo sviluppo integrale di ogni persona (cfr. <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Due_icone_bibliche">nn. 7-10</a>). La domanda decisiva rimane la stessa: la tecnologia aiuta le persone a diventare pi&ugrave; fraterne e responsabili verso s&eacute; stesse e le une verso le altre? A tale riguardo, i principi della dottrina sociale della Chiesa — la dignit&agrave; inviolabile di ogni persona, il bene comune, la destinazione universale dei beni, la sussidiariet&agrave; e la solidariet&agrave; — forniscono criteri certi per il discernimento.</p> 
<p>Cari legislatori, la vostra vocazione vi pone al centro di questa sfida. Responsabili di fornire politiche per la gestione della tecnologia ai fini del bene comune, il vostro compito non &egrave; di impedire l’innovazione bens&igrave; di guidarla con saggezza (cfr. Francesco, <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2021/august/documents/20210827-internationalcatholic-legislatorsnetwork.html">Discorso ai Partecipanti all’incontro promosso dal International Catholic Legislators Network</a></i>, 27 agosto 2021). Una buona legislazione dovrebbe incoraggiare la creativit&agrave; scientifica e tecnologica, salvaguardando al tempo stesso i diritti umani e le libert&agrave;. Dovrebbe proteggere gli utenti dallo sfruttamento, tutelare la privacy personale, garantire la trasparenza nell’uso delle tecnologie emergenti e assicurare che rafforzino le istituzioni democratiche.</p> 
<p>A tal fine, “servono quadri giuridici adeguati, vigilanza indipendente, educazione degli utenti, una politica che non abdichi al proprio compito” (<a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#trasparenza"><i>Magnifica humanitas</i>,</a> n. 106). Questa vigilanza pu&ograve; operare a diversi livelli — locale, nazionale e internazionale — agevolando il dibattito aperto sul “codice etico da usare, sottoponendolo a criteri di giustizia sociale condivisa” (n. 107), e assicurando che nessuna ideologia o interesse specifico detti i valori incorporati nei sistemi d’intelligenza artificiale.</p> 
<p>Al tempo stesso, il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale rischia di creare nuove forme di dipendenza tecnologica, con le nazioni pi&ugrave; povere che dipendono sempre pi&ugrave; da quelle pi&ugrave; ricche. Dobbiamo restare vigili a questo riguardo, per evitare che l’innovazione diventi un altro veicolo di colonialismo ideologico o economico (cfr. nn. 178-179). Purtroppo, ci troviamo di fronte a una forma sottile di dominio quando sono gli algoritmi a decidere chi viene visto, chi rimane invisibile, quando le piattaforme digitali influenzano il dibattito pubblico senza dover rendere conto e quando la dignit&agrave; dei lavoratori &egrave; subordinata all’ottimizzazione di sistemi (cfr. <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Il_paradigma_tecnocratico">nn. 95</a>, <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Il_valore_del_lavoro">150</a>, <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#Dipendenze">171</a>). Questi sviluppi rivelano un nuovo volto dell’antica tentazione del dominio e del potere senza servizio.</p> 
<p>Contro questa cultura del potere la Chiesa propone “la civilt&agrave; dell’amore” (Paolo VI, <i><a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/angelus/1970/documents/hf_p-vi_reg_19700517.html">Regina Caeli</a></i>, 17 maggio 1970; cfr. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html#era_digitale">Magnifica humanitas</a></i>, n. 186), una civilt&agrave; che sappia guidare saggiamente l’intelligenza artificiale, formando cuori capaci di carit&agrave;, compassione e responsabilit&agrave;. In una tale societ&agrave;, la prima scuola di umanit&agrave; sarebbe la famiglia. Perch&eacute; &egrave; in famiglia che impariamo la fiducia prima del calcolo, la generosit&agrave; prima della competizione, il dialogo prima della divisione e l’amore prima del potere. Non bisogna mai consentire all’intelligenza artificiale di erodere questa cellula primaria della societ&agrave;, n&eacute; riducendo le persone e le relazioni a dati e simulazioni, n&eacute; inondando le giovani menti di contenuti che distorcono il desiderio, e nemmeno con modelli economici che rendono la vita familiare economicamente precaria. Per questo vi incoraggio a promuovere politiche che rafforzino il matrimonio e le famiglie, sostengano i genitori nella loro missione educativa e consentano ai giovani di guardare al futuro con fiducia.</p> 
<p>Cari amici, il mondo non ha bisogno di un’intelligenza artificiale che sminuisca l’umanit&agrave;; piuttosto, ha bisogno di intelligenza umana illuminata dalla saggezza, di autorit&agrave; politica guidata dalla coscienza e di innovazione tecnologica guidata dalla carit&agrave;. Solo allora l’intelligenza artificiale diventer&agrave; non un rivale dell’umanit&agrave;, ma un servitore del bene comune.</p> 
<p>Con queste riflessioni, prego perch&eacute; le vostre deliberazioni diano abbondante frutto per le vostre nazioni e per l’intera famiglia umana. Che la Beata Vergine Maria, Madre del Buon Consiglio, vi accompagni sempre. Su di voi, sulle vostre famiglie e su tutti coloro che sono affidati al vostro servizio, invoco volentieri le abbondanti benedizioni di Dio. Grazie.</p> 
<p>______________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-08/quo-189/l-ia-non-diventi-veicolo-di-colonialismo-ideologico.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 189, venerd&igrave; 21 agosto 2026, p. 3.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Udienza Generale del 19 agosto 2026 - I Documenti del Concilio Vaticano II. III. Costituzione Sacrosanctum Concilium. 7. La musica sacra  ]]></title><pubDate>Wed, 19 Aug 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260819-udienza-generale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260819-udienza-generale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Tue, 01 Sep 2026 13:55:41 +0200 --> <p><b>I Documenti del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>. III. Costituzione <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html"><i>Sacrosanctum Concilium</i></a>.<i> </i>7. <i>La musica sacra<br /> &nbsp;</i></b></p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>il sesto capitolo della Costituzione <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html"><i>Sacrosanctum Concilium</i></a>&nbsp;(<i>SC</i>) del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a> &egrave; dedicato alla <i>musica sacra.</i> Esso afferma: &laquo;La tradizione musicale della Chiesa costituisce un tesoro d’inestimabile valore, che eccelle tra le altre espressioni dell’arte, specialmente per il fatto che il canto sacro, unito alle parole, &egrave; parte necessaria e integrante della liturgia solenne&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#112">SC</a></i>, 112) e specifica: &laquo;La musica sacra sar&agrave; tanto pi&ugrave; santa quanto pi&ugrave; strettamente sar&agrave; unita all’azione liturgica, sia dando alla preghiera un’espressione pi&ugrave; soave e favorendo l’unanimit&agrave;, sia arricchendo di maggior solennit&agrave; i riti sacri&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#112">ibid</a>.</i>).</p> 
<p>Troviamo qui il nucleo dell’insegnamento conciliare, che conferma e approfondisce la <i>funzione ministeriale</i> della musica nella liturgia, gi&agrave; messa in luce da <a href="https://www.vatican.va/content/pius-x/it.html">San Pio X</a> nel Motu Proprio <i><a href="https://www.vatican.va/content/pius-x/it/motu_proprio/documents/hf_p-x_motu-proprio_19031122_sollecitudini.html">Inter sollicitudines</a></i> (22 novembre 1903). La musica, infatti, &egrave; parte dell’azione liturgica e non mera decorazione della celebrazione. Nella liturgia, cantare e suonare significa pregare, sintonizzando il proprio cuore con quello delle sorelle e dei fratelli e con Dio, nella partecipazione attiva al mistero celebrato. In particolare la musica esprime la dimensione affettiva della preghiera, come afferma Sant’Agostino: &laquo;Cantare amantis est&raquo;, cio&egrave; &laquo;cantare &egrave; proprio di chi ama&raquo; (<i>Sermo</i> 336, 1). Questo &egrave; molto importante, perch&eacute; aiuta ad aprire il cuore all’agire di Dio nella grazia e a lasciarsene plasmare.</p> 
<p>Il canto, inoltre, favorisce la <i>comunione</i>. Attraverso la sinfonia delle voci contribuisce all’unione degli animi, superando le differenze tra le persone e riunendo tutti nella lode a Dio. Diventa cos&igrave; epifania della Chiesa, manifestazione sensibile della comunione che appartiene alla sua stessa natura.</p> 
<p>Dalla profonda valenza teologica del canto sacro, come parte integrante dell’azione liturgica, derivano alcune esigenze. Una prima &egrave; che, al di l&agrave; delle mode o delle particolari sensibilit&agrave; degli autori, esso deve rispondere a tutti i livelli a ci&ograve; che &egrave; pi&ugrave; appropriato per il momento celebrativo. La forma, poi, specialmente nel suo aspetto melodico, dev’essere al tempo stesso nobile e semplice, di alta qualit&agrave; musicale e facilmente eseguibile, soprattutto quando &egrave; destinata ad essere cantata da tutta l’assemblea (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#121">SC</a></i>, 121).</p> 
<p>Per lo stesso motivo il&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio</a> raccomanda che anche i testi siano adeguati, profondi e nel contempo agevolmente comprensibili, ispirati principalmente alla Sacra Scrittura, ai libri liturgici e alla Tradizione spirituale della Chiesa. Su questo occorre vigilare, perch&eacute; si mantenga viva e cresca la dinamica espressa nell’antico principio “<i>lex orandi lex credendi</i>”, cio&egrave; la legge della preghiera &egrave; anche legge della fede.</p> 
<p><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html"><i>Sacrosanctum Concilium</i></a>&nbsp;dedica ampio spazio al tema della <i>partecipazione attiva dei fedeli</i> (cfr n. 114). Essa &laquo;deve essere compresa […] a partire da una pi&ugrave; grande consapevolezza del mistero che viene celebrato e del suo rapporto con l’esistenza quotidiana&raquo; (Benedetto XVI, Esort. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/apost_exhortations/documents/hf_ben-xvi_exh_20070222_sacramentum-caritatis.html">Sacramentum caritatis</a></i>, 52) in uno &laquo;spirito di costante conversione che deve caratterizzare la vita di tutti i fedeli&raquo; (<i>ibid. </i>55). Quanto poi al modo concreto con cui essa si pu&ograve; realizzare attraverso lo specifico ruolo della musica sacra, la Costituzione offre una risposta chiara: &laquo;Si curino le acclamazioni dei fedeli, le risposte, il canto dei salmi, le antifone, i canti&raquo; e &laquo;un sacro silenzio&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#30">SC</a></i>, 30), ed esorta ciascuno, ministro o fedele, a compiere &laquo;tutto e soltanto ci&ograve; che, secondo la natura del rito e le norme liturgiche, &egrave; di sua competenza&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#28">SC</a></i>, 28), nell’armonico equilibrio tra i diversi ministeri, i vari interventi e i momenti di silenzio.</p> 
<p>Il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio</a> attribuisce poi grande valore al canto gregoriano, pur non escludendo dalla celebrazione altri generi di musica sacra. Un’attenzione particolare &egrave; rivolta anche all’organo (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#120">SC</a></i>, 120), mentre l’impiego di altri strumenti &egrave; ammesso &laquo;purch&eacute; siano adatti all’uso sacro o vi si possano adattare, convengano alla dignit&agrave; del tempio e favoriscano veramente l’edificazione dei fedeli&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#120">SC</a></i>, 120).</p> 
<p>&nbsp;Un tema caro alla riforma conciliare &egrave; quello dell’<i>inculturazione</i>, anche nel campo della musica sacra. Si sottolinea, in particolare, in relazione alle tradizioni musicali delle diverse culture, l’importanza di tenerle in seria considerazione, come parte della vita religiosa e sociale delle persone. Si raccomanda perci&ograve;, da una parte, di implementare in tutti un’adeguata &laquo;educazione del senso religioso&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#119">SC</a>,&nbsp;</i>119) e, dall’altra, &laquo;per quanto &egrave; possibile […], di promuovere la musica tradizionale di quei popoli, tanto nelle scuole, quanto nelle azioni sacre&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#119">ibid</a></i>.).</p> 
<p>Un compito particolare &egrave; riconosciuto, nel contesto liturgico, alla <i>schola cantorum</i>, strumento pastorale di cui si raccomanda la promozione, con il compito &laquo;di curare l’esecuzione esatta delle parti sue proprie, secondo i vari generi di canti, e favorire la partecipazione attiva dei fedeli nel canto&raquo; (S. Congr. dei Riti, Istr. <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_instr_19670305_musicam-sacram_it.html">Musicam sacram</a></i>, 19).</p> 
<p>A tal fine, il compositore di musica sacra &egrave; chiamato a conoscere e custodire il patrimonio musicale della Chiesa, lasciandosi ispirare da esso per dare vita a nuove composizioni al servizio della liturgia, nel rispetto della sensibilit&agrave; contemporanea e delle diverse tradizioni culturali, cos&igrave; da &laquo;purificare il culto da sbavature di stile, da forme trasandate di espressione, da musiche e testi sciatti e poco consoni alla grandezza dell’atto che si celebra, per assicurare dignit&agrave; e bont&agrave; di forme alla musica liturgica&raquo; (S. Giovanni Paolo II, <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/letters/2003/documents/hf_jp-ii_let_20031203_musica-sacra.html">Chirografo sulla musica sacra</a></i>, 22 novembre 2003, 3).</p> 
<p>Per tutte queste ragioni i Padri Conciliari raccomandano di promuovere la formazione e la pratica della musica sacra, &laquo;nei seminari, nei noviziati dei religiosi e delle religiose e negli studentati, come pure negli altri istituti e scuole cattoliche&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#115">SC</a></i>, 115), e di assicurare ai musicisti e ai cantori una solida formazione liturgica (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#115">ibid</a>.</i>).</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, i Padri della Chiesa hanno tenuto in grande considerazione il canto liturgico, simbolo della comunione ecclesiale. Perci&ograve; possiamo concludere con queste belle espressioni di Sant’Ignazio di Antiochia: &laquo;Voi, uno per uno, diventate un coro, affinch&eacute; armoniosi nell’accordo e prendendo la tonalit&agrave; di Dio nell’unit&agrave;, cantiate all’unisono attraverso Ges&ugrave; Cristo al Padre, perch&eacute; vi ascolti e, dalle opere buone che realizzate, riconosca che siete membra del Figlio suo&raquo; (<i>Lettera agli Efesini</i>, 4, 2).</p> 
<p>______________________________</p> 
<p><b>Saluti</b></p> 
<p>Je salue cordialement les personnes de langue fran&ccedil;aise, en particulier les p&egrave;lerins venus duBurkina Faso et de la C&ocirc;te d’Ivoire et du Liban. Fr&egrave;res et sœurs, puisse la participation active des fid&egrave;les &agrave; travers le chant liturgique renforcer les liens d’amour et d’unit&eacute; au sein du peuple de Dieu et &ecirc;tre le signe de la communion eccl&eacute;siale. Que Dieu vous b&eacute;nisse&nbsp;!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i fedeli di lingua francese, in particolare i pellegrini provenienti dal Burkina Faso e dalla Costa d’Avorio. Fratelli e sorelle, possa la partecipazione attiva dei fedeli attraverso il canto liturgico rafforzare i legami d’amore e di unit&agrave; nel popolo di Dio ed essere segno di comunione ecclesiale.&nbsp;Dio vi benedica!</i>]</p> 
<p>I extend a warm welcome to all the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, especially those from Malta. Upon you and your families, I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ. God bless you all!</p> 
<p>Liebe Gl&auml;ubige deutscher Sprache, es ist sch&ouml;n, sich bewusst zu machen, dass wir durch die Teilnahme an der Liturgie stets auch in unsichtbarer Gemeinschaft mit allen Engeln und Heiligen stehen und einstimmen d&uuml;rfen in ihren Lobgesang auf den Herrn. Ihm sei Herrlichkeit und Ehre jetzt und in Ewigkeit.</p> 
<p>[<i>Cari fedeli di lingua tedesca, &egrave; bello ricordare che, partecipando alla liturgia, ci troviamo sempre anche nella comunione invisibile con tutti gli Angeli e i Santi e che, insieme a loro, possiamo cantare ad una sola voce l’inno di lode al Signore. A lui sia onore e gloria nei secoli dei secoli</i>.]</p> 
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua espa&ntilde;ola. Los invito a reflexionar sobre el canto lit&uacute;rgico como s&iacute;mbolo de la comuni&oacute;n eclesial, pidi&eacute;ndole al Se&ntilde;or que nos ayude a vivir en armon&iacute;a y concordia, como un &uacute;nico coro, cuyas melod&iacute;as y buenas obras glorifican y alaban al Padre por medio de Jesucristo. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.</p> 
<p>我向讲中文的人们致以诚挚的问候。亲爱的弟兄姐妹们，愿基督的慈爱指引你们在家庭、团体和社会中彼此的关系。我衷心地降福你们！</p> 
<p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, la carit&agrave; di Cristo ispiri i vostri rapporti in famiglia, nella comunit&agrave; e nella societ&agrave;. Vi benedico di cuore</i>.]</p> 
<p>Sa&uacute;do cordialmente os fi&eacute;is de l&iacute;ngua portuguesa. Santo Agostinho escreveu: &laquo;quem canta o louvor, n&atilde;o somente canta, mas ama Aquele a quem dirige o seu canto&raquo; (<i>Enar. in Ps. </i>72, 1). Fa&ccedil;amos do canto lit&uacute;rgico uma express&atilde;o do nosso amor a Deus. Aben&ccedil;oo-vos de cora&ccedil;&atilde;o!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i fedeli di lingua portoghese. Sant’Agostino ha scritto: &laquo;Chi canta una lode, non soltanto canta, ma ama Colui a cui rivolge il suo canto&raquo; (Enar. in Ps. 72, 1). Facciamo del canto liturgico un’espressione del nostro amore a Dio. Vi benedico di cuore!</i>]</p> 
<p style="text-align: right;"><span class="arabic">أُحيِّي المُؤمِنِينَ النَّاطِقِينَ باللُغَةِ العَرَبِيَّة، وخاصَّةً القادِمينَ مِن لبنان. المُوسِيقَى الليتُورجِيَّةُ هي أداةٌ ثَمِينَةٌ جِدًّا نُؤدِّي بِها خِدمَةَ تَسبِيحِ الله، ونُعَبِّرُ فِيها عَن فَرَحِ الحَياةِ الجَدِيدَةِ في المَسِيح. بارَكَكُم الرَّبُّ جَميعًا وَحَماكُم دائِمًا مِن كلِّ شَرّ!</span></p> 
<p>[<i>Saluto i fedeli di lingua araba, in particolare quelli provenienti dal Libano. La musica liturgica &egrave; uno strumento preziosissimo mediante il quale svolgiamo il servizio di lode a Dio ed esprimiamo la gioia della Vita nuova in Cristo. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!</i>]</p> 
<p>Serdecznie pozdrawiam Polak&oacute;w! Dnia 23 sierpnia obchodzony jest Europejski Dzień Pamięci Ofiar Stalinizmu i Nazizmu. W liturgii wspominany jest w&oacute;wczas Władysław Findysz, kapłan i pierwszy Polak beatyfikowany jako męczennik prześladowań komunistycznych. W czasie Soboru Watykańskiego II wspierał on duchowo jego obrady, angażując wiernych w „Soborowy Czyn Dobroci” przez dzieła miłości i moralnej odnowy. Niech jego świadectwo przypomina, że cywilizację miłości buduje się przebaczając i zwyciężając zło dobrem. Wszystkim wam błogosławię!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i polacchi! Il 23 agosto si celebra la Giornata europea di commemorazione delle vittime dello stalinismo e del nazismo. In quel giorno, nella liturgia, viene ricordato Władysław Findysz, Sacerdote e primo polacco beatificato come Martire delle persecuzioni comuniste. Durante il Concilio Vaticano II egli ne sosteneva spiritualmente i lavori, coinvolgendo i fedeli nell’&laquo;Opera conciliare di bont&agrave;&raquo; con atti di carit&agrave; e di rinnovamento morale. La sua testimonianza ci ricordi che la civilt&agrave; dell’amore si costruisce perdonando e vincendo il male con il bene. A tutti la mia benedizione!</i>]</p> 
<p style="text-align: center;">* * *</p> 
<p>Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto le Suore Figlie della Divina Provvidenza, riunite per il loro Capitolo Generale, e le incoraggio a ravvivare la fiamma della carit&agrave; che ha caratterizzato la vita della Fondatrice, la Venerabile Madre Elena Bettini.</p> 
<p>Saluto, altres&igrave;, i religiosi passionisti e i cappuccini; i fedeli delle parrocchie di Macchia Valfortore, Castello di Godego e quelli dell’Unit&agrave; pastorale di Ponteranica, come pure il coro Serpedd&igrave; di Sinnai. Tutti invito a testimoniare con gioia l’amore di Cristo per ogni creatura.</p> 
<p>Il mio pensiero va, infine, ai&nbsp;giovani, ai&nbsp;malati&nbsp;e agli&nbsp;sposi novelli.&nbsp;Desidero rivolgere a ciascuno l’invito a sviluppare sempre in se stessi un’autentica coscienza di pace. Abbiate la sincera consapevolezza che la pace &egrave; un bene prezioso e grande e che occorre un forte e costante impegno per realizzarla, seguendo con onest&agrave; e verit&agrave; le vie che la costruiscono e la confermano nella societ&agrave;.</p> 
<p>A tutti la mia benedizione!</p>]]></description></item></channel></rss>