<rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"><channel><title>vatican.va</title><link>https://www.vatican.va</link><description>vatican.va</description><language>it</language><item><title><![CDATA[A Dirigenti e Personale dell'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS) (10 aprile 2026)]]></title><pubDate>Fri, 10 Apr 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260410-inps.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260410-inps.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 10 Apr 2026 13:02:58 +0200 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!</p> 
<p><br /> <i>Buongiorno a tutti, benvenuti!</i></p> 
<p>Saluto il Presidente, i Dirigenti e tutti voi, dipendenti dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, compresi quanti sono collegati via internet dalle sedi locali. Il vostro &egrave; un ruolo sociale e istituzionale importante, che vi chiama a farvi carico dei bisogni di molte persone fragili attraverso meccanismi di equa distribuzione della ricchezza, con un’attenzione particolare alle situazioni di criticit&agrave;. Ci&ograve; vi d&agrave; la possibilit&agrave; di agire in modo efficace nella promozione di una responsabilit&agrave; sociale che coniughi sviluppo economico e coesione comunitaria, orientando le scelte al bene comune.</p> 
<p>Nel mondo c’&egrave; complessivamente molta ricchezza, tuttavia i poveri aumentano. Molte centinaia di milioni di persone in tutto il pianeta sono immerse nella povert&agrave; estrema e non dispongono di cibo, alloggio, assistenza medica, scuole, elettricit&agrave;, acqua potabile e servizi sanitari indispensabili. Eppure ci sono ricchezze sproporzionate che rimangono nelle mani di pochi. &Egrave; uno scenario ingiusto, di fronte al quale non possiamo non interrogarci e non impegnarci a cambiare le cose. Non esiste un determinismo che ci condanni alla sperequazione. Alla base delle disparit&agrave; non c’&egrave; una mancanza di risorse, ma la necessit&agrave; di affrontare problemi risolvibili relativi a una loro pi&ugrave; equa distribuzione, da realizzare con senso morale e onest&agrave;.</p> 
<p>In un tale orizzonte, la risposta ai bisogni concreti delle persone &egrave; stata da sempre al centro dell’attenzione della Chiesa Cattolica, sia per ci&ograve; che riguarda il mondo del lavoro sia per l’aiuto ai bisognosi.</p> 
<p>Papa&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it.html">Leone XIII</a>, in particolare, riferendosi alla condizione dei lavoratori, ha richiamato esplicitamente l’importanza della previdenza e dell’assistenza sociale, per &laquo;provvedere che all’operaio non manchi mai il lavoro, e vi siano fondi disponibili per venire in aiuto di ciascuno, non soltanto nelle improvvise e inattese crisi dell’industria, ma altres&igrave; nei casi di infermit&agrave;, di vecchiaia, di infortunio&raquo; (Lett. enc.&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum.html">Rerum novarum</a></i>, 43). E in merito al sostegno ai pi&ugrave; deboli diceva: &laquo;Se qualche famiglia si trova per avventura in s&igrave; gravi ristrettezze che da s&eacute; non le &egrave; affatto possibile uscirne, &egrave; giusto in tali frangenti l’intervento dei pubblici poteri, giacch&eacute; ciascuna famiglia &egrave; parte del corpo sociale&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum.html">ibid</a>., 11).</p> 
<p>In tempi pi&ugrave; recenti, l’attenzione della Chiesa per il modello dello Stato sociale si ritrova nelle Encicliche di&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/john-xxiii/it.html">San Giovanni XXIII</a>&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-xxiii/it/encyclicals/documents/hf_j-xxiii_enc_15051961_mater.html">Mater et Magistra</a></i>&nbsp;(1961) e&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-xxiii/it/encyclicals/documents/hf_j-xxiii_enc_11041963_pacem.html">Pacem in terris</a>&nbsp;</i>(1963), dove il diritto al&nbsp;<i>welfare</i>&nbsp;viene espressamente elevato al rango di diritto umano, come diritto &laquo;alla sicurezza in caso di malattia, di invalidit&agrave;, di vedovanza, di vecchiaia, di disoccupazione, e in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla […] volont&agrave;&raquo; (Lett. enc.&nbsp;<i>Pacem in terris</i>, 6). Nella stessa linea magisteriale si pongono la&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/encyclicals/documents/hf_p-vi_enc_26031967_populorum.html">Populorum progressio</a></i>&nbsp;di&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it.html">San Paolo VI</a>, la&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html">Laborem exercens</a></i>, la&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis.html">Sollicitudo rei socialis</a></i>&nbsp;e la&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html">Centesimus annus</a></i>&nbsp;di&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">San Giovanni Paolo II</a>&nbsp;– in quest’ultima troviamo, tra l’altro, una critica all’assistenzialismo (cfr n. 48) –, come pure la&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate.html">Caritas in veritate</a></i>&nbsp;di&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it.html">Benedetto XVI</a>.</p> 
<p>Il percorso sfocia poi nel magistero sociale di&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>, in particolare nell’Enciclica&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html">Fratelli tutti</a></i>, dove il&nbsp;<i>Welfare State</i>&nbsp;assurge a vero e proprio diritto universale (cfr&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html#110">n. 110</a>).</p> 
<p>Il modello proposto &egrave; quello di un sistema di sicurezza solidale, basato sui principi della sussidiariet&agrave;, della responsabilit&agrave; sociale e della fraternit&agrave; umana, sempre con il fine di indirizzare l’intervento assistenziale a consentire a tutti &laquo;una vita degna mediante il lavoro&raquo; (Francesco, Lett. enc.&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html#128.">Laudato si’</a></i>, 128).</p> 
<p>Cos&igrave; si esprime, al riguardo, il&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html">Compendio della dottrina sociale della Chiesa</a></i>: &laquo;Il principio della solidariet&agrave; comporta che gli uomini del nostro tempo coltivino maggiormente la consapevolezza del debito che hanno nei confronti della societ&agrave; entro la quale sono inseriti […]. Un simile debito va onorato nelle varie manifestazioni dell’agire sociale, cos&igrave; che il cammino degli uomini non si interrompa, ma resti aperto alle generazioni presenti e a quelle future, chiamate insieme, le une e le altre, a condividere, nella solidariet&agrave;, lo stesso dono&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html#c)%20Solidariet%C3%A0%20e%20crescita%20comune%20degli%20uomini">n. 195</a>).</p> 
<p>In questo ambito, in Italia, un ruolo di attore principale va senza dubbio riconosciuto al vostro Istituto, che orienta la sua opera in diverse direzioni, attuando politiche previdenziali generative e di effettivo sviluppo sociale, a partire dalla tutela dei pi&ugrave; deboli e dall’investimento sui giovani. Per questo, pur di fronte alla necessit&agrave; di garantire la sostenibilit&agrave; del sistema, il vostro impegno deve essere sempre volto anche a salvaguardarne il tessuto solidaristico e l’equit&agrave;, sia a livello pensionistico che di accompagnamento del lavoratore durante il suo percorso professionale.</p> 
<p>Gli scenari tipici del lavoro del secolo XX sono mutati. Molteplici sono le cause: la finanziarizzazione dell’impresa, l’esternalizzazione della produzione su scala mondiale, gli alti costi del lavoro e, soprattutto, l’incalzante sviluppo tecnologico, con il forte impatto dell’intelligenza artificiale, ancora da analizzare e valutare nelle sue molteplici – e in parte inesplorate – sfaccettature. I percorsi lavorativi, che per molto tempo sono stati per lo pi&ugrave; lineari, con posti di lavoro occupati spesso per tutta la vita, ora sono connotati da maggiore precariet&agrave; e variabilit&agrave;, con la crescita di modelli di lavoro a termine,&nbsp;<i>part-time</i>, in somministrazione, a chiamata, spesso autonomi, nelle forme pi&ugrave; variegate e ibride. Ne derivano nuovi bisogni, con nuove responsabilit&agrave; per lo Stato e per l’individuo (cfr Benedetto XVI, Lett. enc.&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate.html">Caritas in veritate</a></i>, 58), la cui soddisfazione non pu&ograve; non coinvolgere gli enti previdenziali, e l’INPS in particolare.</p> 
<p>Vorrei perci&ograve; concludere ricordando le parole che&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>&nbsp;rivolgeva ai dirigenti e ai dipendenti del vostro Istituto poco pi&ugrave; di dieci anni fa: &laquo;Non dimenticare l’uomo: questo &egrave; l’imperativo. Amare e servire l’uomo con coscienza, responsabilit&agrave;, disponibilit&agrave;. Lavorare per chi lavora, e non ultimo per chi vorrebbe farlo ma non pu&ograve;. […] Sostenere i pi&ugrave; deboli, perch&eacute; a nessuno manchi la dignit&agrave; e la libert&agrave; di vivere una vita autenticamente umana&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2015/november/documents/papa-francesco_20151107_inps.html">Discorso a Dirigenti e Dipendenti dell’INPS</a></i>, 7 novembre 2015).</p> 
<p>Carissimi, auguro ogni bene per il vostro lavoro! A voi e alle vostre famiglie assicuro il mio ricordo nella preghiera, mentre di cuore vi do la benedizione.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Ai Membri del Sinodo dei Vescovi della Chiesa di Baghdad dei Caldei (10 aprile 2026)]]></title><pubDate>Fri, 10 Apr 2026 11:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260410-chiesa-baghdad-caldei.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260410-chiesa-baghdad-caldei.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 10 Apr 2026 13:07:06 +0200 --> <p><i>Eccellenze, cari Fratelli Vescovi,</i></p> 
<p>la pace sia con voi! &Egrave; bello incontrarvi qui a Roma, convenuti per la celebrazione del vostro Sinodo, volto ad adempiere un atto fondamentale per la vita della Chiesa di Baghdad dei Caldei: l’elezione del nuovo Patriarca. Sono lieto di incontrarvi in questo tempo di prezioso discernimento ecclesiale. Attraverso di voi saluto di cuore i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i seminaristi e tutti i cari fedeli della Chiesa Caldea, tanto nel territorio proprio quanto nella numerosa diaspora sparsa nel mondo. So che molti sono uniti spiritualmente a questo momento, partecipandovi intensamente con la preghiera.</p> 
<p>La vostra Chiesa affonda le sue radici nella primitiva Chiesa apostolica, rappresentando una tradizione antichissima e feconda che, intimamente legata ai luoghi sorgivi della salvezza, seppe portare il Vangelo oltre i confini dell’Impero romano, sviluppando una cristianit&agrave; ricca di fede, di cultura e di spirito missionario, fino all’India e alla Cina. Siete custodi di una memoria viva e nobile, di una fede trasmessa nei secoli con coraggio e fedelt&agrave;. La vostra storia &egrave; gloriosa, ma segnata anche da prove durissime: guerre, persecuzioni, tribolazioni che hanno colpito le vostre comunit&agrave; e disperso molti fedeli nel mondo. E proprio in queste ferite risplende la testimonianza luminosa della fede, perch&eacute; se la vostra Chiesa porta impresse le cicatrici della storia, &egrave; proprio il Signore risorto a mostrarci come le ferite pi&ugrave; dolorose possono diventare in Lui segni di speranza e di vita nuova. Con voi posso fare mie le parole di Sant’Efrem e dire a Cristo: &laquo;Gloria a te che della tua croce hai fatto un ponte sulla morte. […] Gloria a te che ti sei rivestito del corpo dell’uomo mortale e lo hai trasformato in sorgente di vita per tutti i mortali&raquo;&nbsp;<i>(Discorso sul Signore, 9).</i></p> 
<p>Cari Fratelli, nella speranza pasquale, che invita a non avere paura nell’affrontare senza perdersi d’animo sfide nuove e inattese, il vostro Sinodo rappresenta un tempo di grazia e di forte responsabilit&agrave;. Siete chiamati a eleggere il Patriarca in una fase delicata e complessa, talora anche controversa. Vi invito a lasciarvi guidare dallo Spirito Santo, trovando in Lui la concordia e ricercando non ci&ograve; che appare pi&ugrave; utile agli occhi del mondo, ma quel che &egrave; pi&ugrave; conforme al cuore di Cristo.</p> 
<p>Il nuovo Patriarca sia anzitutto un padre nella fede e un segno di comunione con tutti e tra tutti. Potrebbe sembrare che vivere secondo il Vangelo, cio&egrave; nella mitezza e nella ricerca paziente dell’unit&agrave;, sia controcorrente e talvolta persino controproducente, ma in realt&agrave; si rivela come la via pi&ugrave; sapiente, perch&eacute; l’amore &egrave; l’unica forza che vince il male e sconfigge la morte. A prevalere e a non avere mai fine &egrave; quella carit&agrave; di cui parla l’apostolo Paolo: paziente, perseverante, capace di scusare e sopportare tutto, senza mancare mai di rispetto ad alcuno (cfr&nbsp;<i>1 Cor</i>&nbsp;13,4-8).</p> 
<p>Sua Beatitudine sia uomo delle Beatitudini: non chiamato a gesti straordinari e a suscitare clamore, ma a una santit&agrave; quotidiana, fatta di onest&agrave;, misericordia e purezza di cuore. Sia Pastore capace di ascoltare e accompagnare, perch&eacute; l’autorit&agrave; nella Chiesa &egrave; sempre servizio e mai egemonia. E se il mondo o il contesto circostante inducessero a ci&ograve;, non lasciatevi ingannare, ma tornate sempre alla semplicit&agrave; feconda e profetica del Vangelo. Il Patriarca sia guida autentica e vicina alla gente, non figura appariscente e distaccata. Sia uomo radicato nella preghiera, capace di portare il peso delle difficolt&agrave; con realismo e speranza, maestro di pastorale che individui cammini concreti per il bene del popolo di Dio insieme con i fratelli Vescovi, in quello spirito di concordia che deve caratterizzare una Chiesa patriarcale, la cui autorit&agrave; &egrave; rappresentata dal Sinodo dei Vescovi presieduto dal Patriarca, promotore di unit&agrave; nella carit&agrave;, in piena coesione col Successore dell’Apostolo Pietro.</p> 
<p>Alla luce degli eventi che, negli ultimi anni, hanno segnato la vostra Chiesa, avverto con particolare intensit&agrave; la responsabilit&agrave; del momento che state vivendo. E vorrei dirvi: sono con voi. Le prove che attraversate vi interpellino a offrire una risposta illuminata dalla fede e improntata alla comunione, anche nei riguardi dei cristiani appartenenti ad altre confessioni, veri fratelli e sorelle nella fede con cui &egrave; bene instaurare rapporti di autentica condivisione. Cos&igrave; sarete di grande esempio e incoraggiamento anche per il vostro caro e ammirevole popolo, che porto nel cuore e per il quale prego.</p> 
<p>Nel riconoscere con gratitudine i molteplici contributi che i diversi Patriarchi hanno donato alla Chiesa Caldea – mi riferisco anche ai significativi apporti di Sua Beatitudine il Card. Louis Rapha&euml;l Sako e ai notevoli sforzi da lui profusi – sento che questo &egrave; il tempo del rinnovamento spirituale, di un rinnovamento fedele alle vostre preziose e peculiari tradizioni, che vanno custodite. Penso alla ricchezza del vostro patrimonio liturgico e spirituale, e a tale proposito desidero dare eco a quanto affermato dal Concilio: &laquo;Tutti sappiano che il conoscere, venerare, conservare e sostenere il ricchissimo patrimonio liturgico e spirituale degli orientali &egrave; di somma importanza per la fedele custodia dell’integra tradizione cristiana&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19641121_unitatis-redintegratio_it.html">Unitatis redintegratio</a></i>, 15).</p> 
<p>Permettetemi ancora qualche richiamo fraterno e paterno allo stesso tempo. Vi raccomando di essere attenti e trasparenti nell’amministrazione dei beni, sobri, misurati e responsabili nell’uso dei&nbsp;<i>mass-media</i>, prudenti nelle dichiarazioni pubbliche, affinch&eacute; ogni parola e comportamento contribuisca a edificare — e non a ferire — la comunione ecclesiale e la testimonianza della Chiesa. Abbiate a cuore la formazione dei presbiteri, vostri primi collaboratori nel ministero: sosteneteli con la vicinanza, edificando con loro e per loro una fraternit&agrave; concreta e tangibile. E aiutate, anzitutto con l’esempio, le persone consacrate a custodire i doni ineffabili dell’obbedienza e della castit&agrave;. Accompagnate i fedeli laici, provvedendoli di cure pastorali, perch&eacute; si sentano incoraggiati, nonostante tutte le prove, a restare saldi nella fede ricevuta dai Padri e a rimanere nei loro territori. Questo &egrave; importante per tutta la Chiesa, perch&eacute; le regioni in cui &egrave; sorta la luce della fede –&nbsp;<i>orientale lumen –</i>&nbsp;non possono fare a meno dei credenti in Ges&ugrave;, dei cristiani, che stanno al Medio Oriente come le stelle al cielo. Si diradino le nubi che oscurano questa luce: i cristiani in tutto il Medio Oriente siano rispettati, non solo a parole: godano di vera libert&agrave; religiosa e di piena cittadinanza, senza essere trattati da ospiti o da cittadini di seconda classe!</p> 
<p>Fratelli, siete segni di speranza in un mondo segnato da violenze assurde e disumane, che in questo tempo, mosse dall’avidit&agrave; e dall’odio, dilagano con ferocia proprio nelle terre che hanno visto sorgere la salvezza, nei luoghi sacri dell’Oriente cristiano, profanati dalla blasfemia della guerra e dalla brutalit&agrave; degli affari, senza riguardo per la vita della gente, ritenuta al massimo come effetto collaterale dei propri interessi. Ma nessun interesse pu&ograve; valere la vita dei pi&ugrave; deboli, dei bambini, delle famiglie; nessuna causa pu&ograve; giustificare il sangue innocente versato. Voi, chiamati a essere instancabili operatori di pace nel nome di Ges&ugrave;, aiutateci a proclamare chiaramente che Dio non benedice alcun conflitto; a gridare al mondo che chi &egrave; discepolo di Cristo, principe della pace, non sta mai dalla parte di chi ieri impugnava la spada e oggi lancia le bombe; a ricordare che non saranno le azioni militari a creare spazi di libert&agrave; o tempi di pace, ma solo la paziente promozione della convivenza e del dialogo tra i popoli.</p> 
<p>La vostra missione &egrave; grande: annunciare Cristo risorto anche in contesti di morte, essere presenza viva di fede e di carit&agrave;, mantenere accesa la speranza laddove sembra spegnersi. Non scoraggiatevi: il Signore cammina con voi. Io vi ringrazio per quello che fate e vi accompagno, specialmente attraverso il Dicastero per le Chiese Orientali. Affido questo Sinodo e l’elezione del nuovo Patriarca all’intercessione della Beata Vergine Maria, di San Tommaso apostolo e dei suoi discepoli Addai e Mari, autori di una splendida Anafora che ancora resta il vostro vanto. Lo Spirito Santo vi illumini e vi orienti nelle vostre decisioni. Su di voi e su tutti i fedeli della Chiesa Caldea invoco di cuore la benedizione del Signore.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Agli Atleti dei Giochi Olimpici e Paralimpici Milano-Cortina 2026 (9 aprile 2026)]]></title><pubDate>Thu, 09 Apr 2026 10:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260409-giochi-olimpici.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/april/documents/20260409-giochi-olimpici.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 09 Apr 2026 11:47:46 +0200 --> <p><i>Eminenza, Eccellenze, Signor Ministro,<br /> Rappresentanti dello sport italiano,<br /> cari atleti e care atlete,</i></p> 
<p>vi accolgo con gioia, poco dopo la fine dei Giochi Invernali di Milano-Cortina, che hanno diffuso nel mondo, insieme a competizioni di altissimo livello, anche un nobile messaggio umano, culturale e spirituale.</p> 
<p>Esprimo gratitudine al Dicastero per la Cultura e l’Educazione che, con&nbsp;<i>Athletica Vaticana</i>, ha curato la preparazione di questo nostro incontro. Ringrazio per le loro parole il Presidente Luciano Buonfiglio, del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI), e il Presidente Marco Giunio De Sanctis, del Comitato Italiano Paralimpico (CIP).</p> 
<p>Desidero coinvolgere in questa riconoscenza tutti voi: grazie per ci&ograve; che avete testimoniato. Davvero lo sport, quando viene autenticamente vissuto, non resta soltanto una prestazione: &egrave; una forma di linguaggio, un racconto fatto di gesti, di fatica, di attese, di cadute e di ripartenze. Durante i Giochi abbiamo visto non solo corpi in movimento, ma storie: storie di sacrificio, di disciplina, di tenacia. In modo particolare, nelle competizioni paralimpiche abbiamo osservato come il limite possa diventare luogo di rivelazione: non qualcosa che ostacola la persona, ma che pu&ograve; essere trasformato, persino trasfigurato in ritrovate qualit&agrave;. Voi atleti siete diventati biografie che ispirano moltissime persone.</p> 
<p>In secondo luogo, il vostro affiatamento ci ricorda che nessuno vince da solo, perch&eacute; dietro ogni vittoria tanti sono coinvolti, dalla famiglia alle squadre, oltre a molti giorni di allenamento, di pressione e di solitudine. Spesso &egrave; proprio in questi momenti che Dio si rivela, come canta il salmista: &laquo;Hai spianato la via ai miei passi, i miei piedi non hanno vacillato&raquo; (<i>Sal&nbsp;</i>17,37).</p> 
<p>Lo sport, infatti, concorre alla maturazione del nostro carattere, richiede una spiritualit&agrave; salda ed &egrave; una forma feconda di educazione. Dallo sport si impara a conoscere il proprio corpo senza idolatrarlo, a governare le emozioni, a competere senza perdere il senso della fraternit&agrave;, ad accogliere la sconfitta senza disperazione e la vittoria senza arroganza.</p> 
<p>Allenando la mente, insieme alle membra, lo sport &egrave; autentico quando resta umano, cio&egrave; quando rimane fedele alla sua prima vocazione: essere scuola di vita e di talento. Una scuola nella quale si impara che il vero successo si misura dalla qualit&agrave; delle relazioni: non dall’ammontare dei premi, ma dalla stima reciproca, dalla gioia condivisa nel gioco.</p> 
<p>Questa &egrave; la “vita in abbondanza” (cfr&nbsp;<i>Gv</i>&nbsp;10,10) della quale parla il Vangelo: una vita piena di senso, una vita in cui corporeit&agrave; e interiorit&agrave; trovano armonia. Ecco la ragione della scelta di quest’espressione evangelica come titolo della Lettera che ho scritto proprio in occasione dell’inizio delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi (cfr&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/letters/2026/documents/20260206-lettera-giochi-olimpici.html">La vita in abbondanza</a></i>, 6 febbraio 2026).</p> 
<p>Nel tempo attuale, cos&igrave; segnato da polarizzazioni, rivalit&agrave; e conflitti che sfociano in guerre devastanti, il vostro impegno assume un valore ancora maggiore: lo sport pu&ograve; e deve diventare davvero uno spazio di incontro! Non un’esibizione di forza, ma un esercizio di relazione. Ho voluto ricordare, in occasione di questi Giochi, il valore della tregua olimpica. Voi, con la vostra presenza, avete reso visibile questa possibilit&agrave; di pace come una profezia niente affatto retorica: spezzare la logica della violenza per promuovere quella dell’incontro.</p> 
<p>Al contempo, sappiamo bene che lo sport porta con s&eacute; anche delle tentazioni: quella della prestazione a ogni costo, che pu&ograve; condurre fino al&nbsp;<i>doping</i>. Quella del profitto, che trasforma il gioco in mercato e lo sportivo in divo. Quella della spettacolarizzazione, che riduce l’atleta a un’immagine o a un numero. Contro queste derive, la vostra testimonianza &egrave; essenziale.</p> 
<p>Cari atleti, voi siete stati testimoni di un modo onesto e bello di abitare il mondo. Portate l’idea che si possa gareggiare senza odiarsi. Che si possa vincere senza umiliare. Che si possa perdere senza perdere s&eacute; stessi. E questo vale anche oltre lo sport. Vale nella vita sociale, nella politica, nelle relazioni tra i popoli. Perch&eacute; lo sport, se vissuto bene, diventa un laboratorio di umanit&agrave; riconciliata, dove la diversit&agrave; non &egrave; una minaccia, ma una ricchezza. In un’epoca di grandi sfide climatiche, questi Giochi ci ricordano anche il legame tra sport e natura e il nostro dovere di prenderci cura della casa comune (cfr Francesco, Lett. enc.<i>&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html#3">Laudato si’</a></i>, 3).</p> 
<p>Oggi, in questa Sala, guardiamo alla Croce degli Sportivi – la Croce olimpica e paralimpica – che dai Giochi di Londra 2012 a quelli di Milano-Cortina raccoglie preghiere, attese e speranze, paure e sofferenze delle donne e degli uomini che, a ogni et&agrave;, condividono le loro esperienze sportive. Davanti a questo supremo ed essenziale Segno di dedizione, rinnoviamo il desiderio di dare il nostro meglio, insieme, in ogni attivit&agrave;.</p> 
<p>Cari atleti, ringrazio tutti voi per il vostro impegno. Prego che Ges&ugrave; Cristo, il “vero atleta di Dio” (cfr S. Giovanni Paolo II,&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/2000/documents/hf_jp-ii_hom_20001029_jubilee-sport.html">Omelia nel Giubileo degli sportivi</a></i>, 29 ottobre 2000, 4), ispiri a ciascuno sfide sempre pi&ugrave; virtuose e doni la forza per viverle con passione. Mentre vi accompagno con la mia benedizione, vi affido una missione: continuare a far s&igrave; che la persona rimanga al centro dello sport in tutte le sue espressioni (cfr Lett.&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/letters/2026/documents/20260206-lettera-giochi-olimpici.html">La vita in abbondanza</a></i>).</p> 
<p>Bene! Auguri a tutti voi e benvenuti!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Udienza Generale dell'8 aprile 2026 - I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione dogmatica Lumen gentium. 7. <i>Santità e consigli evangelici nella Chiesa</i>]]></title><pubDate>Wed, 08 Apr 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260408-udienza-generale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260408-udienza-generale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 08 Apr 2026 11:56:48 +0200 --> <p><b>I Documenti del&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>. II. Costituzione dogmatica&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>. 7.&nbsp;<i>Santit&agrave; e consigli evangelici nella Chiesa</i></b></p> 
<p><br /> <br /> <i>Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!</i></p> 
<p>La Costituzione del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a>&nbsp;</i>(<i>LG</i>) sulla Chiesa dedica un intero capitolo, il quinto, alla universale vocazione alla santit&agrave; di tutti i fedeli: ognuno di noi &egrave; chiamato a vivere nella grazia di Dio, praticando le virt&ugrave; e conformandosi a Cristo. La santit&agrave;, secondo la Costituzione conciliare, non &egrave; un privilegio per pochi, ma un dono che impegna ogni battezzato a tendere alla perfezione della carit&agrave;, ossia alla pienezza dell’amore verso Dio e verso il prossimo. La carit&agrave; &egrave;, infatti, il cuore della santit&agrave; alla quale tutti i credenti sono chiamati: infusa dal Padre, mediante il Figlio Ges&ugrave;, questa virt&ugrave; &laquo;regola tutti mezzi di santificazione, d&agrave; loro forma e li conduce al loro fine&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#42">LG</a></i>, 42). Il livello pi&ugrave; alto della santit&agrave;, come all’origine della Chiesa, &egrave; il martirio, &laquo;suprema testimonianza della fede e della carit&agrave;&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#50">LG</a></i>, 50): per questo motivo, il testo conciliare insegna che ogni credente dev’essere pronto a confessare Cristo fino al sangue (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#42">LG</a></i>, 42), come &egrave; sempre accaduto e accade anche oggi. Questa disponibilit&agrave; alla testimonianza si avvera ogni volta che i cristiani lasciano segni di fede e d’amore nella societ&agrave;, impegnandosi per la giustizia.</p> 
<p>Tutti i Sacramenti, in modo eminente l’Eucaristia, sono nutrimento che fa crescere una vita santa, assimilando ogni persona a Cristo, modello e misura della santit&agrave;. Egli santifica la Chiesa, della quale &egrave; Capo e Pastore: la santit&agrave; &egrave;, in quest’ottica, dono suo, che si manifesta nella nostra vita quotidiana ogni volta che lo accogliamo con letizia e vi corrispondiamo con impegno. A tale proposito, <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it.html">San Paolo VI</a>, nell’<a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/audiences/1965/documents/hf_p-vi_aud_19651020.html">Udienza generale del 20 ottobre 1965</a>, ricordava che la Chiesa, per essere autentica, vuole che tutti i battezzati debbano &laquo;essere santi, cio&egrave; veramente suoi figli degni, forti e fedeli&raquo;. Questo si realizza come una trasformazione interiore, per cui la vita di ogni persona viene conformata a Cristo &nbsp;in virt&ugrave; dello Spirito Santo (cfr <i>Rm </i>8,29; <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#40">LG</a></i>, 40).</p> 
<p>La <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>&nbsp;descrive la santit&agrave; della Chiesa cattolica come una sua caratteristica costitutiva, da ricevere nella fede, in quanto essa &egrave; creduta &laquo;indefettibilmente santa&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#39">LG</a></i>, 39): ci&ograve; non significa che lo sia in maniera piena e perfetta, ma che &egrave; chiamata a confermare questo dono divino durante il suo pellegrinaggio verso la meta eterna, camminando &laquo;fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio&raquo; (S. Agostino, <i>De civ. Dei</i> 51,2; <i>LG</i>, 8). La triste realt&agrave; del peccato nella Chiesa, cio&egrave; in tutti noi, invita ciascuno a condurre un serio cambiamento di vita, affidandoci al Signore, che ci rinnova nella carit&agrave;. Proprio questa grazia infinita, che santifica la Chiesa, ci consegna una missione da compiere giorno dopo giorno: quella della nostra conversione. Perci&ograve; la santit&agrave; non ha soltanto natura pratica, come se fosse riducibile a un impegno etico, per quanto grande, ma riguarda l’essenza stessa della vita cristiana, personale e comunitaria.</p> 
<p>In questa prospettiva, un ruolo decisivo &egrave; assunto dalla vita consacrata, di cui la Costituzione conciliare tratta nel capitolo sesto (cfr <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#43">nn. 43-47</a>). Nel popolo santo di Dio essa costituisce un segno profetico del mondo nuovo, sperimentato nel qui ed ora della storia. Infatti, segni del Regno di Dio, gi&agrave; presente nel mistero della Chiesa, sono quei consigli evangelici che danno forma ad ogni esperienza di vita consacrata: la povert&agrave;, la castit&agrave; e l’obbedienza. Queste tre virt&ugrave; non sono prescrizioni che incatenano la libert&agrave;, ma doni liberanti dello Spirito Santo, attraverso i quali alcuni fedeli sono consacrati totalmente a Dio. La povert&agrave; esprime il pieno affidamento alla Provvidenza, liberando dal calcolo e dal tornaconto; l’obbedienza ha per modello il dono di s&eacute; che Cristo ha fatto al Padre, liberando dal sospetto e dal predominio; la castit&agrave; &egrave; la donazione di un cuore integro e puro nell’amore, a servizio di Dio e della Chiesa.</p> 
<p>Conformandosi a questo stile di vita, le persone consacrate testimoniano l’universale vocazione alla santit&agrave; di tutta la Chiesa, nella forma di una sequela radicale. I consigli evangelici manifestano la partecipazione piena alla vita di Cristo, fino alla croce: &egrave; proprio dal sacrificio del Crocifisso che tutti veniamo redenti e santificati! Contemplando questo evento, sappiamo che non c’&egrave; esperienza umana che Dio non redima: persino la sofferenza, vissuta in unione con la passione del Signore, diventa via di santit&agrave;. La grazia che converte e trasforma la vita ci rafforza cos&igrave; in ogni prova, indicandoci come meta non un ideale lontano, ma l’incontro con Dio, che si &egrave; fatto uomo per amore. La Vergine Maria, Madre tutta santa del Verbo incarnato, sostenga e protegga sempre il nostro cammino.</p> 
<p>________________________</p> 
<p><b>Saluti</b></p> 
<p>Je salue cordialement les p&egrave;lerins de langue fran&ccedil;aise, en particulier, venus de France&nbsp;: les fid&egrave;les de diff&eacute;rentes paroisses et les &eacute;l&egrave;ves de plusieurs &eacute;coles catholiques&nbsp;; les p&egrave;lerins venus de Belgique&nbsp;et de Suisse. Soyez t&eacute;moins joyeux de charit&eacute; et de paix dont le monde a tant besoin. Que Dieu vous b&eacute;nisse&nbsp;!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese, in particolare quelli provenienti dalla Francia: i fedeli di diverse parrocchie e gli alunni di diverse scuole cattoliche; i pellegrini provenienti dal Belgio e dalla Svizzera. Siate testimoni gioiosi di carit&agrave; e di pace, di cui il mondo ha tanto bisogno. Dio vi benedica!</i>]</p> 
<p>I greet the English speaking pilgrims and visitors taking part in today’s audience, in particular the groups from England, Ireland, Nigeria, Australia, the Philippines, Vietnam and the United States of America. In the joy of the risen Christ, I invoke upon you and your families the loving mercy of God our Father. May the Lord bless you all and may his peace be with you!</p> 
<p>Liebe Br&uuml;der und Schwestern deutscher Sprache, in diesen Tagen danken wir Gott f&uuml;r das Geschenk unserer Erl&ouml;sung, denn durch das Kreuzesopfer Christi sind wir gerettet und geheiligt. Durch seine Liebe und die sichere Hoffnung auf die Auferstehung gest&auml;rkt, wollen wir uns vor den Menschen zum ihm als unserem Erl&ouml;ser bekennen.</p> 
<p>[<i>Cari fratelli e sorelle di lingua tedesca, in questi giorni rendiamo grazie a Dio per il dono della nostra redenzione, poich&eacute; attraverso il sacrificio della Croce di Cristo siamo stati salvati e santificati. Rinvigoriti dal suo amore e nella sicura speranza della risurrezione, vogliamo seguire il Signore e professarlo come Redentore davanti agli uomini</i>.]</p> 
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua espa&ntilde;ola. Pidamos a la Bienaventurada Virgen Mar&iacute;a, Reina de todos los Santos, que interceda por nosotros, para que seamos perseverantes y alegres en el camino de la santidad, dando testimonio cada d&iacute;a de nuestra fe en Cristo resucitado. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.</p> 
<p>我向讲中文的人们致以诚挚的问候。亲爱的弟兄姐妹们，我祈求那源自基督之复活的恩宠与平安，临于你们每一位身上。我衷心地降福你们！</p> 
<p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, invoco su ciascuno i doni di grazia e di pace che scaturiscono dalla Risurrezione di Cristo. Vi benedico di cuore</i>.]</p> 
<p>Queridos irm&atilde;os e irm&atilde;s de l&iacute;ngua portuguesa, bem-vindos! Sa&uacute;do especialmente os jovens escuteiros de Vila Flor, em Portugal. S&atilde;o Carlos Acutis dizia: &laquo;Diante do sol, ficamos bronzeados. Diante da Eucaristia, tornamo-nos santos!&raquo;. Ide, pois, ter com Jesus Ressuscitado e estreitai amizade com Ele: procurai-O todos os domingos, passai na igreja para O cumprimentar, acolhei o dom do seu Esp&iacute;rito e conservai sempre a sua Paz. O Senhor vos aben&ccedil;oe, a v&oacute;s e &agrave;s vossas fam&iacute;lias!</p> 
<p>[<i>Cari fratelli e sorelle di lingua portoghese, benvenuti! Saluto in modo speciale i giovani scout di Vila Flor, in Portogallo. San Carlo Acutis diceva: &laquo;Davanti al sole ci si abbronza. Davanti all’Eucaristia si diventa santi!&raquo;. Andate, dunque, da Ges&ugrave; Risorto e stringete amicizia con Lui: cercateLo ogni domenica, passate a salutarLo in chiesa, accogliete il dono del suo Spirito e custodite sempre la sua Pace. Il Signore benedica voi e le vostre famiglie!</i>]</p> 
<p style="text-align: right;"><span class="arabic">أُحَيِّي المُؤمِنِينَ النَّاطِقِينَ بِاللُّغَةِ العَرَبِيَّة. بِقِيامَةِ يَسوعَ مِن بَينِ الأَموات، لمْ يَعُدْ لِلشَّرِّ سُلطانٌ عَلَينا، والمَوتُ أَصبَحَ مَعبَرًا لِبِدايَةِ حَياةٍ جَدِيدَة. أتمنَّى لكُم جميعًا فِصحًا مجيدًا!</span></p> 
<p>[<i>Saluto i fedeli di lingua araba. Con la risurrezione di Ges&ugrave;, il male non ha pi&ugrave; potere su di noi e la morte diventa passaggio per l’inizio di una vita nuova. A tutti voi, Buona Pasqua!</i>]</p> 
<p>Serdecznie pozdrawiam Polak&oacute;w. Zmartwychwstały Chrystus przynosi radość i nadzieję każdemu człowiekowi. Niech Jego zwycięstwo nad złem i śmiercią dodaje odwagi, zwłaszcza młodym, do wiernego kierowania się radami ewangelicznymi, szczeg&oacute;lnie na drodze powołania do r&oacute;żnych form życia konsekrowanego. Wszystkich was błogosławię!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i polacchi. Cristo risorto porta gioia e speranza a ogni uomo. La sua vittoria sul male e sulla morte doni coraggio, soprattutto ai giovani, a seguire fedelmente i consigli evangelici, in particolare nel cammino della vocazione alle diverse forme di vita consacrata. A tutti la mia benedizione!</i>]</p> 
<p style="text-align: center;">__________________________________</p> 
<p style="text-align: center;"><b>APPELLO</b></p> 
<p>A seguito di queste ultime ore di grande tensione per il Medio Oriente e per tutto il mondo, accolgo con soddisfazione e come segno di viva speranza, l’annuncio di una tregua immediata di due settimane. Solo attraverso il ritorno al negoziato si pu&ograve; giungere alla fine della guerra.</p> 
<p>Esorto ad accompagnare questo tempo di delicato lavoro diplomatico con la preghiera, auspicando che la disponibilit&agrave; al dialogo possa divenire lo strumento per risolvere le altre situazioni di conflitto nel mondo.</p> 
<p>Rinnovo a tutti l’invito a unirsi a me nella Veglia di preghiera per la pace che celebreremo qui nella Basilica di San Pietro sabato 11 aprile.</p> 
<p style="text-align: center;">* * *</p> 
<p>Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i ragazzi dell’Arcidiocesi di Milano, venuti a Roma per coronare il loro cammino di formazione catechetica mediante&nbsp;la professione di fede presso le tombe degli Apostoli; i cresimati della Diocesi di Treviso; e i ragazzi della mistagogia di Cremona. Carissimi, sappiate testimoniare con l’entusiasmo e la generosit&agrave; proprie della vostra giovane et&agrave; la fedelt&agrave; al Vangelo seguendo sempre Cristo, Via, Verit&agrave; e Vita.</p> 
<p>Il mio pensiero va infine ai malati, agli&nbsp;sposi novelli e agli altri giovani, specialmente alle scolaresche, tra cui la Scuola Maraini di Rieti. Incoraggio ciascuno a far crescere nel cuore la luce consolante dell’annuncio pasquale.</p> 
<p>A tutti la mia benedizione!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Regina Caeli, 6 aprile 2026, <i>Lunedì dell'Angelo</i>]]></title><pubDate>Mon, 06 Apr 2026 14:55:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260406-regina-caeli.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260406-regina-caeli.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 06 Apr 2026 12:50:23 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, Cristo &egrave; risorto! Buona Pasqua!</i></p> 
<p>Questo saluto, pieno di stupore e di gioia, ci accompagner&agrave; tutta la settimana. Festeggiando il giorno nuovo, che il Signore ha fatto per noi, la liturgia celebra l’ingresso dell’intera creazione nel tempo della salvezza: la disperazione della morte &egrave; tolta per sempre, nel nome di Ges&ugrave;.</p> 
<p>Il Vangelo di oggi (<i>Mt</i>&nbsp;28, 8-15) ci chiede di scegliere tra due racconti: o quello delle donne, che hanno incontrato il Risorto (v. 9-11), o quello delle guardie, che sono state corrotte dai capi del sinedrio (v. 11-14). Le prime annunciano la vittoria di Cristo sulla morte; le seconde annunciano che la morte vince sempre e comunque. Nella loro versione, infatti, Ges&ugrave; non &egrave; risorto, ma il suo cadavere &egrave; stato rubato. Da uno stesso fatto, il sepolcro vuoto, sgorgano due interpretazioni: una &egrave; fonte di vita nuova ed eterna, l’altra di morte certa e definitiva.</p> 
<p>Questo contrasto ci fa riflettere sul valore della testimonianza cristiana e sull’onest&agrave; della comunicazione umana. Spesso, infatti, il racconto della verit&agrave; viene oscurato da&nbsp;<i>fake news</i>, come si dice oggi, cio&egrave; da menzogne, allusioni e accuse senza fondamento. Davanti a tali ostacoli, per&ograve;, la verit&agrave; non resta celata, anzi: ci viene incontro, viva e raggiante, illuminando le tenebre pi&ugrave; fitte. Come alle donne giunte al sepolcro, anche a noi oggi Ges&ugrave; dice: &laquo;Non temete! Andate ad annunciare&raquo; (v. 10). Egli stesso diventa cos&igrave; la buona notizia da testimoniare nel mondo: la Pasqua del Signore &egrave; la nostra Pasqua, la Pasqua dell’umanit&agrave;, perch&eacute; quest’uomo, che &egrave; morto per noi, &egrave; il Figlio di Dio, che per noi ha donato la sua vita. Come il Risorto, sempre vivo e presente, libera il passato da una fine distruttiva, cos&igrave; l’annuncio pasquale redime dal sepolcro il nostro futuro.</p> 
<p>Carissimi, quanto &egrave; importante che questo Vangelo raggiunga soprattutto quanti sono oppressi dalla malvagit&agrave;, che corrompe la storia e confonde le coscienze! Penso ai popoli tormentati dalla guerra, ai cristiani perseguitati per la loro fede, ai bambini privati dell’istruzione. Annunciare in parole e opere la Pasqua di Cristo significa dare nuova voce alla speranza, altrimenti soffocata tra le mani dei violenti. Quando viene proclamata nel mondo, infatti, la Buona Novella rischiara ogni ombra, in ogni tempo.</p> 
<p>Con particolare affetto, alla luce del Risorto ricordiamo oggi <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">papa Francesco</a>, che proprio il Luned&igrave; dell’Angelo dello scorso anno ha consegnato la vita al Signore. Mentre facciamo memoria della sua grande testimonianza di fede e di amore, preghiamo insieme la vergine Maria, Sede della sapienza, perch&eacute; possiamo diventare annunciatori sempre pi&ugrave; luminosi della verit&agrave;.</p> 
<p>______________________________</p> 
<p><b>Dopo il <i>Regina Caeli</i></b></p> 
<p><i>Cari Fratelli e Sorelle!</i></p> 
<p>Rivolgo un cordiale benvenuto a tutti voi, cari pellegrini venuti dall’Italia e da vari Paesi. Saluto, in particolare, i ragazzi del Decanato di Appiano Gentile. Invio il mio pensiero a quanti, in diverse parti del mondo, partecipano alle iniziative promosse in occasione della <i>Giornata Internazionale dello Sport per lo Sviluppo e la Pace,</i> rinnovando l’appello perch&eacute; lo sport, con il suo linguaggio universale di fraternit&agrave;, sia luogo di inclusione e di pace.</p> 
<p>Ringrazio quanti, in questi giorni, mi hanno fatto pervenire espressioni di augurio per la Santa Pasqua. Sono riconoscente soprattutto per le preghiere; per intercessione della Vergine Maria, Dio ricompensi ciascuno con i suoi doni!</p> 
<p>Vi auguro di trascorrere nella gioia e nella fede questo Luned&igrave; dell’Angelo e questi giorni dell’Ottava di Pasqua, in cui si prolunga la celebrazione della Risurrezione del Cristo. Perseveriamo nell’invocare il dono della pace per tutto il mondo.</p> 
<p>Buon Luned&igrave; dell’Angelo!&nbsp;</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Messaggio Pasquale e Benedizione “Urbi et Orbi”, 2026]]></title><pubDate>Sun, 05 Apr 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/urbi/documents/20260405-urbi-et-orbi-pasqua.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/urbi/documents/20260405-urbi-et-orbi-pasqua.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 05 Apr 2026 13:01:59 +0200 --> <p><i>Fratelli e sorelle,<br /> Cristo &egrave; risorto! Buona Pasqua!</i></p> 
<p>Da secoli la Chiesa canta con esultanza l’avvenimento che &egrave; origine e fondamento della sua fede: &laquo;Il Signore della vita era morto / ma ora, vivo trionfa. / S&igrave;, ne siamo certi: / Cristo &egrave; davvero risorto. / Tu, Re vittorioso, / abbi piet&agrave; di noi&raquo; (<i>Sequenza di Pasqua</i>).</p> 
<p>La Pasqua &egrave; una vittoria: della vita sulla morte, della luce sulle tenebre, dell’amore sull’odio. Una vittoria a carissimo prezzo: il Cristo, il Figlio del Dio vivente (cfr <i>Mt</i> 16,16) ha dovuto morire, e morire su una croce, dopo aver subito un’ingiusta condanna, essere stato schernito e torturato, e aver versato tutto il suo sangue. Come vero Agnello immolato, ha preso su di s&eacute; il peccato del mondo (cfr <i>Gv</i> 1,29; <i>1Pt</i> 1,18-19) e cos&igrave; ci ha liberati tutti, e con noi anche il creato, dal dominio del male.</p> 
<p>Ma <i>come</i> ha vinto Ges&ugrave;? Qual &egrave; la forza con cui ha sconfitto una volta per sempre l’antico Avversario, il Principe di questo mondo (cfr <i>Gv</i> 12,31)? Qual &egrave; la potenza con cui &egrave; risorto dai morti, non ritornando alla vita di prima, ma entrando nella vita eterna e aprendo cos&igrave; nella propria carne il passaggio da questo mondo al Padre?</p> 
<p>Questa forza, questa potenza &egrave; Dio stesso, Amore che crea e genera, Amore fedele fino alla fine, Amore che perdona e riscatta.</p> 
<p>Cristo, nostro &laquo;Re vittorioso&raquo;, ha combattuto e vinto la sua battaglia con l’abbandono fiducioso alla volont&agrave; del Padre, al suo disegno di salvezza (cfr <i>Mt</i> 26,42). Cos&igrave; ha percorso fino alla fine la via del dialogo, non a parole ma nei fatti: per trovare noi perduti si &egrave; fatto carne, per liberare noi schiavi si &egrave; fatto schiavo, per dare la vita a noi mortali si &egrave; lasciato uccidere sulla croce.</p> 
<p>La forza con cui Cristo &egrave; risorto &egrave; totalmente non violenta. &Egrave; simile a quella di un chicco di grano che, marcito nella terra, cresce, si apre un varco tra le zolle, germoglia e diventa una spiga dorata. &Egrave; ancora pi&ugrave; simile a quella di un cuore umano che, ferito da un’offesa, respinge l’istinto di vendetta e, pieno di piet&agrave;, prega per chi lo ha offeso.</p> 
<p>Fratelli e sorelle, questa &egrave; la vera forza che porta la pace all’umanit&agrave;, perch&eacute; genera relazioni rispettose a tutti i livelli: tra le persone, le famiglie, i gruppi sociali, le nazioni. Non mira all’interesse particolare, ma al bene comune; non vuole imporre il proprio piano, ma contribuire a progettarlo e a realizzarlo insieme agli altri.</p> 
<p>S&igrave;, la risurrezione di Cristo &egrave; il principio dell’umanit&agrave; nuova, &egrave; l’ingresso nella vera terra promessa, dove regnano la giustizia, la libert&agrave;, la pace, dove tutti si riconoscono fratelli e sorelle, figli dello stesso Padre che &egrave; Amore, Vita, Luce.</p> 
<p>Fratelli e sorelle, con la sua risurrezione il Signore ci mette ancor pi&ugrave; potentemente di fronte al dramma della nostra libert&agrave;. Davanti al sepolcro vuoto possiamo riempirci di speranza e di stupore, come i discepoli, o di paura come le guardie e i farisei, costretti a ricorrere a menzogna e sotterfugio pur di non riconoscere che colui che era stato condannato &egrave; davvero risorto (cfr <i>Mt</i> 28,11-15)!</p> 
<p>Nella luce della Pasqua, lasciamoci stupire da Cristo! Lasciamoci cambiare il cuore dal suo immenso amore per noi! Chi ha in mano armi le deponga! Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace! Non una pace perseguita con la forza, ma con il dialogo! Non con la volont&agrave; di dominare l’altro, ma di incontrarlo!</p> 
<p>Ci stiamo abituando alla violenza, ci rassegniamo ad essa e diventiamo indifferenti. Indifferenti alla morte di migliaia di persone. Indifferenti alle ricadute di odio e divisione che i conflitti seminano. Indifferenti alle conseguenze economiche e sociali che essi producono e che pure tutti avvertiamo. C’&egrave; una sempre pi&ugrave; marcata “globalizzazione dell’indifferenza”, per richiamare un’espressione cara a <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>, che un anno fa da questa loggia rivolgeva al mondo le sue ultime parole, ricordandoci: &laquo;Quanta volont&agrave; di morte vediamo ogni giorno nei tanti conflitti che interessano diverse parti del mondo!&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/urbi/documents/20250420-urbi-et-orbi-pasqua.html">Messaggio Urbi et Orbi</a></i>, 20 aprile 2025).</p> 
<p>La croce di Cristo ci ricorda sempre la sofferenza e il dolore che circondano la morte e lo strazio che essa comporta. Tutti abbiamo paura della morte&nbsp; e per paura ci voltiamo dall’altra parte, preferiamo non guardare. Non possiamo continuare ad essere indifferenti! E non possiamo rassegnarci al male! Sant’Agostino insegna: &laquo;Se hai paura della morte, ama la risurrezione!&raquo; (<i>Sermo 124</i>, 4). Amiamo anche noi la risurrezione, che ci ricorda che il male non &egrave; l’ultima parola, perch&eacute; &egrave; stato sconfitto dal Risorto.</p> 
<p>Egli ha attraversato la morte per donarci vita e pace: &laquo;Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la d&agrave; il mondo, io la do a voi&raquo; (<i>Gv</i> 14, 27). La pace che Ges&ugrave; ci consegna non &egrave; quella che si limita a fare tacere delle armi, ma quella che tocca e cambia il cuore di ciascuno di noi! Convertiamoci alla pace di Cristo! Facciamo udire il grido di pace che sgorga dal cuore! Per questo, invito tutti a unirsi a me nella veglia di preghiera per la pace che celebreremo qui nella Basilica di san Pietro il prossimo sabato, 11 aprile.</p> 
<p>In questo giorno di festa, abbandoniamo ogni volont&agrave; di contesa, di dominio e di potere, e imploriamo il Signore che doni la sua pace al mondo funestato dalle guerre e segnato dall’odio e dall’indifferenza che ci fanno sentire impotenti di fronte al male. Al Signore raccomandiamo tutti i cuori che soffrono e attendono la vera pace che solo Lui pu&ograve; dare. Affidiamoci a Lui e apriamogli il nostro cuore! Solo Lui fa nuove tutte le cose (cfr <i>Ap</i> 21,5)!</p> 
<p>Buona Pasqua!</p> 
<p style="text-align: center;">_______________________________</p> 
<p style="text-align: center;"><span class="color-text"><b><a name="AUGURI"></a>AUGURI PASQUALI</b></span></p> 
<p style="text-align: center;"><span class="color-text">In alcune espressioni linguistiche</span></p> 
<p style="text-align: center;"><span class="color-text">(Al termine del Messaggio Urbi et Orbi, prima della Benedizione)</span><br /> &nbsp;</p> 
<p>A quanti mi ascoltano, rivolgo un cordiale augurio in alcune espressioni linguistiche:</p> 
<p><b><i>Italiano</i></b></p> 
<p>Buona Pasqua!&nbsp;Portate a tutti la gioia di Ges&ugrave;&nbsp;risorto e presente in mezzo a noi.</p> 
<p><b><i>Francese</i></b></p> 
<p>Joyeuses P&acirc;ques ! Portez &agrave; tout le monde la joie de J&eacute;sus ressuscit&eacute; et pr&eacute;sent parmi nous.</p> 
<p><b><i>Inglese</i></b></p> 
<p>Happy Easter! May you bring the joy of Jesus, who is risen and present in our midst, to all you meet.</p> 
<p><b><i>Tedesco</i></b></p> 
<p>Frohe Ostern! Bringt allen die Freude des auferstandenen Jesus, der unter uns gegenw&auml;rtig ist.</p> 
<p><b><i>Spagnolo</i></b></p> 
<p>&iexcl;Feliz Pascua! Lleven a todos la alegr&iacute;a de Jes&uacute;s resucitado y presente entre nosotros.</p> 
<p><b><i>Portoghese</i></b></p> 
<p>Feliz P&aacute;scoa! Levai a todos a alegria do Senhor Ressuscitado e presente entre n&oacute;s.</p> 
<p><b><i>Polacco</i></b></p> 
<p>Radosnych Świąt Wielkanocnych!</p> 
<p><b><i>Arabo</i></b></p> 
<p class="MsoNormal" dir="RTL">قِيامَة مَجِيدَة!</p> 
<p><b><i>Cinese</i></b></p> 
<p>复活节快乐</p> 
<p><b><i>Latino</i></b></p> 
<p>Felix sit vobis Domini resurrectionis festivitas! Iesu resuscitati, inter nos adstantis, laetitiam cum omnibus communicate.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Santa Messa di Pasqua (5 aprile 2026)]]></title><pubDate>Sun, 05 Apr 2026 10:15:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260405-pasqua.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260405-pasqua.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 05 Apr 2026 12:46:58 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>la creazione intera risplende oggi di nuova luce, dalla terra si leva un canto di lode, esulta di gioia il nostro cuore: Cristo &egrave; risorto dalla morte e, con Lui, anche noi risorgiamo a vita nuova!</p> 
<p>Questo annuncio pasquale abbraccia il mistero della nostra vita e il destino della storia e ci raggiunge fin dentro gli abissi della morte, da cui ci sentiamo minacciati e a volte sopraffatti. Esso ci apre alla speranza che non viene meno, alla luce che non tramonta, a quella pienezza di gioia che niente pu&ograve; cancellare: la morte &egrave; stata vinta per sempre, la morte non ha pi&ugrave; potere su di noi!</p> 
<p>&Egrave;&nbsp;questo un messaggio non sempre facile da accogliere, una promessa che facciamo fatica ad accogliere, perch&eacute; il potere della morte ci minaccia sempre, dentro e fuori.</p> 
<p>Dentro di noi, quando la zavorra dei nostri peccati ci impedisce di spiccare il volo; quando le delusioni o le solitudini che sperimentiamo prosciugano le nostre speranze; quando le preoccupazioni o i risentimenti soffocano la gioia di vivere; quando proviamo tristezza o stanchezza, quando ci sentiamo traditi o rifiutati, quando dobbiamo fare i conti con la nostra debolezza, con la sofferenza, con la fatica di ogni giorno, allora ci sembra di essere finiti in un tunnel di cui non vediamo l’uscita.</p> 
<p>Ma anche fuori di noi, la morte &egrave; sempre in agguato. La vediamo presente nelle ingiustizie, negli egoismi di parte, nell’oppressione dei poveri, nella scarsa attenzione verso i pi&ugrave; fragili. La vediamo nella violenza, nelle ferite del mondo, nel grido di dolore che si leva da ogni parte per i soprusi che schiacciano i pi&ugrave; deboli, per l’idolatria del profitto che saccheggia le risorse della terra, per la violenza della guerra che uccide e distrugge.</p> 
<p>In questa realt&agrave;, la Pasqua del Signore ci invita ad alzare lo sguardo e ad allargare il cuore. Essa continua ad alimentare nel nostro spirito e nel cammino della storia il seme della vittoria promessa. Ci mette in movimento come Maria di Magdala e come gli Apostoli, per farci scoprire che il sepolcro di Ges&ugrave; &egrave; vuoto, e perci&ograve; in ogni morte che sperimentiamo c’&egrave; anche spazio per una nuova vita che sorge. Il Signore &egrave; vivo e rimane con noi. Attraverso fessure di risurrezione che si fanno spazio nelle oscurit&agrave;, Egli consegna il nostro cuore alla speranza che ci sostiene: il potere della morte non &egrave; il destino ultimo della nostra vita. Siamo orientati una volta per sempre verso la pienezza, perch&eacute; in Cristo risorto anche noi siamo risorti.</p> 
<p>Ce lo ricordava con parole accorate <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>, nella sua prima Esortazione apostolica,&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html">Evangelii gaudium</a></i>, affermando che la risurrezione di Cristo &laquo;non &egrave; una cosa del passato; contiene una forza di vita che ha penetrato il mondo. Dove sembra che tutto sia morto, da ogni parte tornano ad apparire i germogli della risurrezione. &Egrave; una forza senza uguali. &Egrave; vero che molte volte sembra che Dio non esista: vediamo ingiustizie, cattiverie, indifferenze e crudelt&agrave; che non diminuiscono. Per&ograve; &egrave; altrettanto certo che nel mezzo dell’oscurit&agrave; comincia sempre a sbocciare qualcosa di nuovo, che presto o tardi produce un frutto&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html#L%E2%80%99azione_misteriosa_del_Risorto_e_del_suo_Spirito">n. 276</a>).</p> 
<p>Fratelli e sorelle, la Pasqua del Signore ci dona questa speranza, ricordandoci che nel Cristo risorto una nuova creazione &egrave; possibile ogni giorno. Ce lo dice il Vangelo oggi proclamato, che colloca l’evento della risurrezione in modo preciso: &laquo;Il primo giorno della settimana&raquo; (<i>Gv</i> 20,1). Il giorno della risurrezione di Cristo ci rimanda cos&igrave; alla creazione, a quel primo giorno in cui Dio cre&ograve; il mondo, e ci annuncia, nello stesso tempo, che una vita nuova, pi&ugrave; forte della morte, adesso sta spuntando per l’umanit&agrave;.</p> 
<p>La Pasqua &egrave; la nuova creazione operata dal Signore Risorto, &egrave; un nuovo inizio, &egrave; la vita finalmente resa eterna dalla vittoria di Dio sull’antico Avversario.</p> 
<p>Di questo canto di speranza oggi abbiamo bisogno. E siamo noi, risorti con Cristo, che dobbiamo portarlo per le strade del mondo. Corriamo allora come Maria di Magdala, annunciamolo a tutti, portiamo con la nostra vita la gioia della risurrezione, perch&eacute; dovunque aleggia ancora lo spettro della morte possa splendere la luce della vita.</p> 
<p>Cristo, nostra Pasqua, ci benedica e doni la sua pace al mondo intero!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Veglia Pasquale (4 aprile 2026)]]></title><pubDate>Sat, 04 Apr 2026 21:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260404-veglia-pasquale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260404-veglia-pasquale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 04 Apr 2026 23:06:40 +0200 --> <p>&laquo;Il santo mistero di questa notte […] dissipa l’odio, piega la durezza dei potenti, promuove la concordia e la pace&raquo; (<i>Preconio pasquale</i>).</p> 
<p>Cos&igrave;, cari fratelli e sorelle, il diacono, all’inizio di questa celebrazione, ha inneggiato alla luce di Cristo Risorto, simboleggiata nel Cero pasquale. Da quest’unico Cero tutti abbiamo acceso i nostri lumi e, ciascuno portando una fiammella attinta allo stesso fuoco, abbiamo illuminato questa grande basilica. &Egrave; il segno della luce pasquale, che ci unisce nella Chiesa come lampade per il mondo. All’annuncio del diacono abbiamo risposto “amen”, affermando il nostro impegno ad abbracciare questa missione, e tra poco ripeteremo il nostro “s&igrave;” rinnovando le Promesse battesimali.</p> 
<p>Questa, carissimi, &egrave; una Veglia piena di luce, la pi&ugrave; antica della tradizione cristiana, detta “madre di tutte le veglie”. In essa riviviamo il memoriale della vittoria del Signore della vita sulla morte e sugli inferi. Lo facciamo dopo aver percorso, nei giorni scorsi, come in un’unica grande celebrazione, i misteri della Passione del Dio fatto per noi &laquo;uomo dei dolori&raquo; (<i>Is</i>&nbsp;53,3), &laquo;disprezzato e reietto dagli uomini&raquo; (ibid.), torturato e crocifisso.</p> 
<p>C’&egrave; una carit&agrave; pi&ugrave; grande? Una gratuit&agrave; pi&ugrave; totale? Il Risorto &egrave; lo stesso Creatore dell’universo che, come ai primordi della storia dal nulla ci ha dato l’esistenza, cos&igrave; sulla croce, per mostrarci il suo amore senza limiti, ci ha donato la vita.</p> 
<p>Ce lo ha ricordato la prima Lettura, con il racconto delle origini. In principio Dio ha creato il cielo e la terra (cfr&nbsp;<i>Gen</i>&nbsp;1,1), traendo dal caos il cosmo, dal disordine l’armonia, e affidando a noi, fatti a sua immagine e somiglianza, il compito di esserne custodi. E anche quando, con il peccato, l’uomo non ha corrisposto a tale progetto, il Signore non l’ha abbandonato, ma gli ha rivelato in modo ancora pi&ugrave; sorprendente, nel perdono, il suo volto misericordioso.</p> 
<p>Il “santo mistero di questa notte”, allora, affonda le sue radici anche l&agrave; dove si &egrave; consumato il primo fallimento dell’umanit&agrave;, e si stende lungo i secoli come cammino di riconciliazione e di grazia.</p> 
<p>Di tale cammino la liturgia ci ha proposto alcune tappe attraverso i testi sacri che abbiamo ascoltato. Ci ha ricordato come Dio ha fermato la mano di Abramo, pronto a sacrificare il figlio Isacco, a indicarci che non vuole la nostra morte, ma piuttosto che ci consacriamo ad essere, nelle sue mani, membra vive di una discendenza di salvati (cfr&nbsp;<i>Gen</i>&nbsp;22,11-12.15-18). Cos&igrave; pure ci ha invitato a riflettere su come il Signore ha liberato gli Israeliti dalla schiavit&ugrave; dell’Egitto, facendo del mare, luogo di morte e ostacolo insormontabile, la porta d’ingresso per l’inizio di una vita nuova e libera. E lo stesso messaggio &egrave; tornato come un’eco nelle parole dei Profeti, in cui abbiamo sentito le lodi del Signore come sposo che chiama e raccoglie (cfr&nbsp;<i>Is</i>&nbsp;54,5-7), fonte che disseta, acqua che feconda (cfr&nbsp;<i>Is</i>&nbsp;55,1.10), luce che mostra la via della pace (cfr&nbsp;<i>Bar</i>&nbsp;3,14), Spirito che trasforma e rinnova il cuore (<i>Ez</i>&nbsp;36,26).</p> 
<p>In tutti questi momenti della storia della salvezza abbiamo visto come Dio, alla durezza del peccato che divide e uccide, risponde con la potenza dell’amore che unisce e ridona vita. Li abbiamo rievocati insieme, intercalandone il racconto con salmi e preghiere, per ricordarci che, per la Pasqua di Cristo, &laquo;sepolti insieme a lui nella morte […] anche noi possiamo camminare in una vita nuova […] morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Ges&ugrave;&raquo; (<i>Rm</i>&nbsp;6,4-11), consacrati nel Battesimo all’amore del Padre, uniti nella comunione dei santi, fatti per grazia pietre vive per la costruzione del suo Regno (cfr&nbsp;<i>1Pt</i>&nbsp;2,4-5).</p> 
<p>In questa luce leggiamo il racconto della Risurrezione, che abbiamo ascoltato nel Vangelo secondo Matteo. Il mattino di Pasqua, le donne, vincendo il dolore e la paura, si sono messe in cammino. Volevano andare alla tomba di Ges&ugrave;. Si aspettavano di trovarla sigillata, con una grande pietra all’imboccatura e soldati che facevano la guardia. Questo &egrave; il peccato: una barriera pesantissima che ci chiude e ci separa da Dio, cercando di far morire in noi le sue Parole di speranza. Maria di Magdala e l’altra Maria, per&ograve;, non se ne sono lasciate intimidire. Sono andate al sepolcro e, grazie alla loro fede e al loro amore, sono state le prime testimoni della Risurrezione. Nel terremoto e nell’angelo, seduto sul masso ribaltato, hanno visto la potenza dell’amore di Dio, pi&ugrave; forte di qualsiasi forza del male, capace di “dissipare l’odio” e di “piegare la durezza dei potenti”. L’uomo pu&ograve; uccidere il corpo, ma la vita del Dio dell’amore &egrave; vita eterna, che va oltre la morte e che nessun sepolcro pu&ograve; imprigionare. Cos&igrave; il Crocifisso ha regnato dalla croce, l’angelo si &egrave; seduto sulla pietra e Ges&ugrave; si &egrave; presentato a loro vivo dicendo: &laquo;Salute a voi!&raquo; (<i>Mt</i>&nbsp;28,9).</p> 
<p>&Egrave; questo, oggi, carissimi, anche il nostro messaggio al mondo, l’incontro che vogliamo testimoniare, con le parole della fede e con le opere della carit&agrave;, cantando con la vita l’“Alleluia” che proclamiamo con le labbra (cfr S. Agostino,&nbsp;<i>Sermo 256</i>, 1). Come le donne, corse a dare l’annuncio ai fratelli, noi pure vogliamo partire, stanotte, da questa Basilica, per portare a tutti la buona notizia che Ges&ugrave; &egrave; risorto e che con la sua forza, risorti con Lui, anche noi possiamo dar vita a un mondo nuovo, di pace, di unit&agrave;, come &laquo;moltitudine di uomini e insieme […] un uomo solo, poich&eacute;, pur essendo molti i cristiani, uno solo &egrave; il Cristo&raquo; (S. Agostino,&nbsp;<i>Enarrationes in Psalmos</i>, 127,3).</p> 
<p>A questa missione si consacrano i fratelli e le sorelle che, qui presenti, provenienti da varie parti del mondo, tra poco riceveranno il Battesimo. Dopo il lungo cammino del catecumenato, oggi rinascono in Cristo per essere creature nuove (cfr&nbsp;<i>2Cor</i>&nbsp;5,17), testimoni del Vangelo. Per loro, e per tutti noi, ripetiamo ci&ograve; che Sant’Agostino diceva ai cristiani del suo tempo: &laquo;Annuncia il Cristo, semina […], spargi dappertutto ci&ograve; che hai concepito nel tuo cuore. (<i>Sermo 116</i>, 23-24).</p> 
<p>Sorelle, fratelli, non mancano anche ai nostri giorni sepolcri da aprire, e spesso le pietre che li chiudono sono cos&igrave; pesanti e ben vigilate da sembrare inamovibili. Alcune opprimono l’uomo nel cuore, come la sfiducia, la paura, l’egoismo, il rancore; altre, conseguenza di quelle interiori, spezzano i legami tra noi, come la guerra, l’ingiustizia, la chiusura tra popoli e nazioni. Non lasciamocene paralizzare! Tanti uomini e donne, nel corso dei secoli, con l’aiuto di Dio, le hanno rotolate via, magari con molta fatica, a volte a costo della vita, ma con frutti di bene di cui ancora oggi beneficiamo. Non sono personaggi irraggiungibili, ma persone come noi che, forti della grazia del Risorto, nella carit&agrave; e nella verit&agrave;, hanno avuto il coraggio di parlare, come dice l’Apostolo Pietro, &laquo;con parole di Dio&raquo; (<i>1Pt</i>&nbsp;4,11) e di agire &laquo;con l'energia ricevuta da Dio, perch&eacute; in tutto sia glorificato Dio&raquo; (ibid.).</p> 
<p>Lasciamoci muovere dal loro esempio e in questa Notte santa facciamo nostro il loro impegno, perch&eacute; ovunque e sempre, nel mondo, crescano e fioriscano i doni pasquali della concordia e della pace.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Giovedì Santo - Messa della cena del Signore (2 aprile 2026)]]></title><pubDate>Thu, 02 Apr 2026 17:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260402-coena-domini.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260402-coena-domini.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 02 Apr 2026 18:34:01 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p>
<p>la solenne liturgia di questa sera ci fa entrare nel Triduo Santo della passione, morte e risurrezione del Signore. Varchiamo questa soglia non come spettatori, né per inerzia, ma coinvolti a titolo speciale da Gesù stesso: come invitati alla Cena nella quale il pane e il vino diventano per noi Sacramento di salvezza. Partecipiamo infatti a un banchetto durante il quale Cristo «avendo amato i suoi, che erano nel mondo, li amò fino alla fine» (<i>Gv</i>&nbsp;13,1): il suo amore si fa gesto e cibo per tutti, rivelando la giustizia di Dio. Nel mondo, proprio lì dove il male imperversa, Gesù ama definitivamente, per sempre, con tutto sé stesso.</p>
<p>Durante quest’ultima Cena, Egli lava i piedi ai suoi apostoli, dicendo: «Vi ho dato un esempio, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi» (<i>Gv</i>&nbsp;13,15). Il gesto del Signore fa tutt’uno con la mensa alla quale ci ha invitato. È un&nbsp;<i>esempio</i>&nbsp;del&nbsp;<i>sacramento</i>: mentre ne conferma il senso, ci consegna un compito che vogliamo assumere come nutrimento per la nostra vita. L’evangelista Giovanni sceglie la parola greca&nbsp;<i>upódeigma</i>&nbsp;per raccontare l’evento cui è stato presente: significa “ciò che è mostrato proprio sotto gli occhi”. Quel che il Signore ci fa vedere, prendendo l’acqua, il catino e il grembiule, è molto di più che un modello morale. Egli ci consegna infatti la sua stessa forma di vita: lavare i piedi è gesto che fa sintesi della rivelazione di Dio, segno esemplare del Verbo fatto carne, sua memoria inconfondibile. Facendo propria la condizione del servo, il Figlio rivela la gloria del Padre scardinando i criteri mondani che sporcano la nostra coscienza.</p>
<p>Insieme alla muta sorpresa dei suoi discepoli, persino l’umano orgoglio ci fa aprire gli occhi su ciò che sta accadendo: come Pietro, che dapprima resiste all’iniziativa di Gesù, anche noi dobbiamo «apprendere sempre di nuovo che la grandezza di Dio è diversa dalla nostra idea di grandezza, […] perché sistematicamente desideriamo un Dio del successo e non della Passione» (<a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/homilies/2008/documents/hf_ben-xvi_hom_20080320_coena-domini.html"><i>Omelia della Messa</i>&nbsp;in coena Domini</a>, 20 marzo 2008). Queste parole di&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it.html">Papa Benedetto XVI</a>&nbsp;riconoscono lucidamente che noi siamo sempre tentati di cercare un Dio che “ci serve”, che ci faccia vincere, che sia utile come il denaro e il potere. Non comprendiamo invece che Dio ci&nbsp;<i>serve</i>&nbsp;davvero, sì, ma col gesto gratuito e umile di lavare i piedi: ecco l’onnipotenza di Dio. Così si compie la volontà di dedicare la vita a chi, senza questo dono, non può esistere. Il Signore sta in ginocchio per lavare l’uomo, per amore suo. E il dono divino ci trasforma.</p>
<p>Col suo gesto, infatti, Gesù purifica non solo la nostra immagine di Dio dalle idolatrie e dalle bestemmie che l’hanno sporcata, ma purifica la nostra immagine dell’uomo, che si ritiene potente quando domina, che vuole vincere uccidendo chi gli è uguale, che si ritiene grande quando viene temuto. Vero Dio e vero uomo, Cristo ci dà invece un esempio di dedizione, di servizio e di amore. Abbiamo bisogno del suo esempio per imparare ad amare, non perché ne siamo incapaci, ma proprio per educare noi stessi, gli uni gli altri, all’amore vero. Imparare ad agire come Gesù, Segno che Dio imprime nella storia del mondo, è il compito di tutta una vita.</p>
<p>Egli è il criterio autentico, il «Maestro e Signore» (<i>Gv</i>&nbsp;13,13) che toglie tutte le maschere del divino e dell’umano. Il suo esempio non lo offre quando tutti sono felici e gli vogliono bene, ma nella notte in cui veniva tradito, nel buio dell’incomprensione e della violenza, affinché sia ben chiaro che il Signore non ci ama perché siamo buoni e puri: ci ama, e perciò ci perdona e ci purifica. Il Signore non ci ama se ci facciamo lavare dalla sua misericordia: ci ama, e perciò ci lava, sicché possiamo corrispondere al suo amore.</p>
<p>Impariamo da Gesù questo servizio reciproco. Non ci chiede infatti di ricambiarlo verso di Lui, ma di condividerlo fra noi: «Dovete lavare i piedi gli uni agli altri» (<i>Gv&nbsp;</i>13,14). Così commentava Papa Francesco: questo «è un dovere che mi viene dal cuore. Lo amo. Amo questo e amo farlo perché il Signore così mi ha insegnato» (<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2013/documents/papa-francesco_20130328_coena-domini.html"><i>Omelia della Messa</i>&nbsp;in coena Domini</a>, 28 marzo 2013). Egli non parlava di un astratto imperativo, un comando formale e vuoto, ma esprimeva il suo obbediente fervore per la carità di Cristo, fonte ed esempio della nostra carità. L’esempio dato da Gesù, infatti, non può essere imitato per convenienza, di malavoglia o con ipocrisia, ma solo per amore.</p>
<p>Lasciarci servire dal Signore è dunque condizione per servire come ha fatto Lui. «Se non ti lasci lavare», disse Gesù a Pietro, «non avrai parte con me» (<i>Gv&nbsp;</i>13,8): se non mi accogli come servo, non puoi credermi e seguirmi come Signore. Lavando la nostra carne, Gesù purifica la nostra anima. In Lui, Dio ha dato esempio non di come si domina, ma di come si libera; di come si dona la vita, non di come la si distrugge.</p>
<p>Allora, davanti a un’umanità in ginocchio per molti esempi di brutalità, inginocchiamoci anche noi come fratelli e sorelle degli oppressi. È così che vogliamo seguire l’esempio del Signore, avverando quel che abbiamo ascoltato dal libro dell’Esodo: «Questo giorno sarà per voi un memoriale» (<i>Es</i>&nbsp;12,14). Sì, tutta la storia biblica converge in Gesù, vero agnello pasquale. Attraverso di Lui le figure antiche trovano pieno significato, perché il Cristo salvatore celebra la Pasqua dell’umanità, aprendo per tutti il passaggio dal peccato al perdono, dalla morte alla vita eterna: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me» (<i>1Cor</i>&nbsp;11,24).</p>
<p>Rinnovando i gesti e le parole del Signore, proprio questa sera facciamo memoria dell’istituzione dell’Eucaristia e dell’Ordine sacro. L’intrinseco legame tra i due Sacramenti rappresenta la perfetta donazione di Gesù, sommo Sacerdote ed Eucaristia vivente in eterno: nel pane e nel vino consacrati sta infatti il «Sacramento d’amore, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l’anima viene ricolmata di grazia e ci è dato il pegno della gloria futura» (Cost. dogm.&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html">Sacrosantum Concilium</a></i>, 47). Nei vescovi e nei presbiteri, costituiti «sacerdoti della nuova Alleanza» secondo il comando del Signore (Concilio di Trento,&nbsp;<i>De Missae Sacrificio</i>, 1), sta il segno della sua carità verso tutto il Popolo di Dio, che siamo chiamati a servire, amati confratelli, con tutto noi stessi.</p>
<p>Il Giovedì Santo è perciò giorno di ardente gratitudine e di fraternità autentica. L’adorazione eucaristica di questa sera, in ogni parrocchia e comunità, sia tempo per contemplare il gesto di Gesù, mettendoci in ginocchio come ha fatto Lui, e chiedendo la forza di imitarlo nel servizio con lo stesso amore.</p>
]]></description></item><item><title><![CDATA[Giovedì Santo - Messa del Crisma (2 aprile 2026)]]></title><pubDate>Thu, 02 Apr 2026 09:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260402-crisma.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260402-crisma.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 02 Apr 2026 18:34:20 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>siamo ormai alle soglie del Triduo Pasquale. Di nuovo il Signore ci porter&agrave; al vertice della sua missione, perch&eacute; la sua passione, morte e risurrezione divengano il cuore della nostra missione. Quanto stiamo per rivivere, infatti, ha in s&eacute; la forza di trasformare ci&ograve; che l’orgoglio umano tende in genere a irrigidire: la nostra identit&agrave;, il nostro posto nel mondo. La libert&agrave; di Ges&ugrave; cambia il cuore, cura le ferite, profuma e fa brillare i nostri volti, riconcilia e raduna, perdona e risuscita.</p> 
<p>Nel primo anno in cui presiedo la Messa Crismale come Vescovo di Roma, desidero riflettere con voi sulla missione a cui Dio ci consacra come suo popolo. &Egrave; la missione cristiana, la stessa di Ges&ugrave;, non un’altra. Ad essa ciascuno partecipa secondo la propria vocazione e in una personalissima obbedienza alla voce dello Spirito, mai per&ograve; senza gli altri, mai trascurando o rompendo la comunione! Vescovi e presbiteri, rinnovando le nostre promesse, siamo a servizio di un popolo missionario. Siamo con tutti i battezzati il Corpo di Cristo, unti dal suo Spirito di libert&agrave; e di consolazione, Spirito di profezia e di unit&agrave;.</p> 
<p>Quanto Ges&ugrave; vive nei momenti culminanti della sua missione &egrave; anticipato dall’oracolo di Isaia, da Lui indicato nella sinagoga di Nazaret come Parola che &laquo;oggi&raquo; si avvera (cfr <i>Lc</i> 4,21). Nell’ora della Pasqua, infatti, diventa definitivamente chiaro che Dio consacra per inviare. &laquo;Mi ha mandato&raquo; (<i>Lc</i> 4,18), dice Ges&ugrave;, descrivendo quel movimento che lega il suo Corpo ai poveri, ai prigionieri, a chi brancola nel buio e a chi si trova oppresso. E noi, membra del suo Corpo, chiamiamo “apostolica” una Chiesa inviata, sospinta oltre s&eacute; stessa, consacrata a Dio nel servizio delle sue creature: &laquo;Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi&raquo; (<i>Gv</i> 20,21).</p> 
<p>Sappiamo che essere mandati comporta, per prima cosa, un <i>distacco</i>, ovvero il rischio di lasciare ci&ograve; che &egrave; familiare e certo, per inoltrarsi nel nuovo. &Egrave; interessante che &laquo;con la potenza dello Spirito&raquo; (<i>Lc</i> 4,14), disceso su di Lui dopo il battesimo nel Giordano, Ges&ugrave; ritorni in Galilea e venga &laquo;a Nazaret, dove era cresciuto&raquo; (<i>Lc</i> 4,16). &Egrave; il luogo che ora deve lasciare. Si muove &laquo;secondo il suo solito&raquo; (v. 16), ma per inaugurare un tempo nuovo. Dovr&agrave; ora partire definitivamente da quel villaggio, affinch&eacute; maturi ci&ograve; che vi &egrave; germogliato, sabato dopo sabato, nell’ascolto fedele della Parola di Dio. Ugualmente chiamer&agrave; altri a partire, a rischiare, perch&eacute; nessun luogo diventi un recinto, nessuna identit&agrave; una tana.</p> 
<p>Carissimi, noi seguiamo Ges&ugrave;, il quale &laquo;non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuot&ograve; s&eacute; stesso&raquo; (<i>Fil</i> 2,6-7): ogni missione comincia da quel tipo di svuotamento in cui tutto rinasce. La nostra dignit&agrave; di figli e figlie di Dio non pu&ograve; esserci tolta, n&eacute; andare perduta, ma nemmeno gli affetti, i luoghi, le esperienze all’origine della nostra vita possono essere cancellati. Siamo eredi di tanto bene e insieme dei limiti di una storia in cui il Vangelo deve portare luce e salvezza, perdono e guarigione. Cos&igrave;, non c’&egrave; missione senza riconciliazione con le nostre origini, coi doni e i limiti della formazione ricevuta; ma, allo stesso tempo, non c’&egrave; pace senza partenze, non c’&egrave; consapevolezza senza distacco, non c’&egrave; gioia senza rischio. Siamo il Corpo di Cristo se andiamo avanti, facendo i conti col passato senza venirne imprigionati: tutto si ritrova e si moltiplica se prima &egrave; lasciato andare, senza paura. &Egrave; un primo segreto della missione. E non lo si sperimenta una volta sola, ma in ogni ripartenza, ad ogni ulteriore invio.</p> 
<p>Il cammino di Ges&ugrave; ci rivela che la disponibilit&agrave; a perdere, a svuotarsi, non &egrave; fine a s&eacute; stessa, ma condizione di incontro e di intimit&agrave;. L’amore &egrave; vero soltanto se disarmato, ha bisogno di pochi ingombri, di nessuna ostentazione, custodisce delicatamente debolezza e nudit&agrave;. Fatichiamo a buttarci in una missione cos&igrave; esposta, eppure non c’&egrave; “lieto annuncio ai poveri” (cfr <i>Lc</i> 4,18) se andiamo a loro coi segni del potere, n&eacute; vi &egrave; autentica liberazione se non diventiamo liberi dal possesso. Tocchiamo qui un secondo segreto della missione cristiana. Dopo quella del distacco vi &egrave; la legge dell’ <i>incontro</i>. Sappiamo che nel corso della storia la missione &egrave; stata non di rado stravolta da logiche di dominio, del tutto estranee alla via di Ges&ugrave; Cristo. <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">San Giovanni Paolo II</a> ha avuto la lucidit&agrave; e il coraggio di riconoscere come &laquo;per quel legame che, nel Corpo mistico, ci unisce gli uni agli altri, tutti noi, pur non avendone responsabilit&agrave; personale e senza sostituirci al giudizio di Dio che solo conosce i cuori, portiamo il peso degli errori e delle colpe di chi ci ha preceduto&raquo;. <a name="_ftnref1" href="#_ftn1" class=" cleaner">[1]</a></p> 
<p>Di conseguenza, &egrave; ormai prioritario ricordare che n&eacute; in ambito pastorale, n&eacute; in ambito sociale e politico il bene pu&ograve; venire dalla prevaricazione. I grandi missionari sono testimoni di avvicinamenti in punta di piedi, che hanno per metodo la condivisione della vita, il servizio disinteressato, la rinuncia a qualunque strategia di calcolo, il dialogo, il rispetto. &Egrave; la via dell’incarnazione, che sempre di nuovo prende forma di inculturazione. La salvezza, infatti, pu&ograve; essere accolta da ciascuno soltanto nella lingua materna. &laquo;Come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa?&raquo; ( <i>At</i> 2,8). La sorpresa di Pentecoste si ripete quando non pretendiamo di dominare noi i tempi di Dio, ma abbiamo fiducia nello Spirito Santo, che &laquo;c’&egrave;, anche oggi, come al tempo di Ges&ugrave; e degli Apostoli: c’&egrave; e sta operando, arriva prima di noi, lavora pi&ugrave; di noi e meglio di noi; a noi non tocca n&eacute; seminarlo n&eacute; svegliarlo, ma anzitutto riconoscerlo, accoglierlo, assecondarlo, fargli strada, andargli dietro. C’&egrave; e non si &egrave; mai perso d’animo rispetto al nostro tempo; al contrario sorride, danza, penetra, investe, avvolge, arriva anche l&agrave; dove mai avremmo immaginato&raquo;. <a name="_ftnref2" href="#_ftn2" class=" cleaner">[2]</a></p> 
<p>Per stabilire questa sintonia con l’invisibile, occorre arrivare l&agrave; dove si &egrave; inviati con semplicit&agrave;, onorando il mistero che ogni persona e ogni comunit&agrave; porta con s&eacute;. Siamo ospiti: lo siamo come vescovi, come preti, come religiose e religiosi, come cristiani. Per ospitare, in effetti, dobbiamo imparare a farci ospitare. Anche i luoghi in cui la secolarizzazione sembra pi&ugrave; avanzata non sono terra di conquista, o di riconquista: &laquo;Nuove culture continuano a generarsi in queste enormi geografie umane dove il cristiano non suole pi&ugrave; essere promotore o generatore di senso, ma riceve da esse altri linguaggi, simboli, messaggi e paradigmi che offrono nuovi orientamenti di vita, spesso in contrasto con il Vangelo di Ges&ugrave;. […] &Egrave; necessario arrivare l&agrave; dove si formano i nuovi racconti e paradigmi, raggiungere con la Parola di Ges&ugrave; i nuclei pi&ugrave; profondi dell’anima delle citt&agrave;&raquo;. <a name="_ftnref3" href="#_ftn3" class=" cleaner">[3]</a> Questo avviene solo se nella Chiesa camminiamo insieme, se la missione non &egrave; avventura eroica di qualcuno, ma testimonianza viva di un Corpo dalle molte membra.</p> 
<p>Vi &egrave; poi una terza dimensione, la pi&ugrave; radicale forse, della missione cristiana. Si manifesta gi&agrave; nella violenta reazione degli abitanti di Nazaret alla parola di Ges&ugrave; la drammatica <i>possibilit&agrave; dell’incomprensione e del rifiuto</i>: &laquo;All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della citt&agrave; e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro citt&agrave;, per gettarlo gi&ugrave;&raquo; (<i>Lc</i> 4,28-29). Sebbene la lettura liturgica abbia omesso questa parte, quanto ci apprestiamo a celebrare da stasera ci impegna a non fuggire, ma a “passare in mezzo” alla prova, come Ges&ugrave;, il quale, &laquo;passando in mezzo a loro, si mise in cammino&raquo; (<i>Lc</i> 4,30). La croce &egrave; parte della missione: l’invio si fa pi&ugrave; amaro e spaventoso, ma anche pi&ugrave; gratuito e dirompente. L’occupazione imperialistica del mondo &egrave; allora interrotta dall’interno, la violenza che fino a oggi si fa legge &egrave; smascherata. Il Messia povero, prigioniero, rifiutato, precipita nel buio della morte, ma cos&igrave; porta alla luce una creazione nuova.</p> 
<p>Quante risurrezioni anche a noi &egrave; dato sperimentare, quando, liberi da un atteggiamento difensivo, discendiamo nel servizio come un seme nella terra! Nella vita, possiamo attraversare situazioni in cui tutto pare finito. Ci chiediamo allora se la missione sia stata inutile. &Egrave; vero: a differenza di Ges&ugrave;, noi viviamo anche fallimenti che dipendono dall’insufficienza nostra o altrui, spesso da un groviglio di responsabilit&agrave;, di luci e ombre. Ma possiamo fare nostra la speranza di molti testimoni.<b> </b>Ne ricordo uno, che mi &egrave; particolarmente caro. Un mese prima della sua morte, sul quaderno degli Esercizi spirituali, il santo Vescovo &Oacute;scar Romero cos&igrave; annotava: &laquo;Il nunzio di Costa Rica mi ha messo in guardia da un pericolo imminente proprio in questa settimana… Le circostanze impreviste si affronteranno con la grazia di Dio. Ges&ugrave; Cristo aiut&ograve; i martiri e, se ce ne sar&agrave; bisogno, lo sentir&ograve; molto vicino quando gli affider&ograve; il mio ultimo respiro. Ma, pi&ugrave; dell’ultimo istante di vita, conta dargli tutta la vita e vivere per Lui… Mi basta, per essere felice e fiducioso, sapere con certezza che in Lui &egrave; la mia vita e la mia morte; che, nonostante i miei peccati, in Lui ho riposto la mia fiducia e non rester&ograve; confuso, e altri proseguiranno, con pi&ugrave; saggezza e santit&agrave;, il lavoro per la Chiesa e per la patria&raquo;.</p> 
<p>&nbsp;Sorelle e fratelli carissimi, i santi fanno la storia. &Egrave; questo il messaggio dell’Apocalisse. &laquo;Grazia a voi e pace da Ges&ugrave; Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra&raquo; (<i>Ap</i> 1,5). Questo saluto fa sintesi del cammino di Ges&ugrave; in un mondo conteso tra potenze che lo devastano. Al suo interno sorge un popolo nuovo, non di vittime, ma di testimoni. In quest’ora oscura della storia &egrave; piaciuto a Dio inviarci a diffondere il profumo di Cristo dove regna l’odore della morte. Rinnoviamo il nostro “s&igrave;” a questa missione che ci chiede unit&agrave; e che porta la pace. S&igrave;, noi ci siamo! Superiamo il senso di impotenza e di paura! Noi annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta.</p> 
<p>_______________________________</p> 
<p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1" class=" cleaner">[1]</a>&nbsp;S. Giovanni Paolo II, Bolla di indizione del Grande Giubileo del 2000 <i><a href="https://www.vatican.va/jubilee_2000/docs/documents/hf_jp-ii_doc_30111998_bolla-jubilee_it.html">Incarnationis mysterium</a></i> (29 novembre 1998), 11.</p> 
<p><a name="_ftn2" href="#_ftnref2" class=" cleaner">[2]</a> C.M. Martini, <i>Tre racconti dello Spirito</i>, Milano 1997, 11.</p> 
<p><a name="_ftn3" href="#_ftnref3" class=" cleaner">[3]</a>&nbsp;Francesco, Esort. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html#Sfide_delle_culture_urbane">Evangelii gaudium</a></i> (24 novembre 2013), 73-74.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Udienza Generale del 1° aprile 2026 - I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione dogmatica Lumen gentium. 6. Pietre vive nella Chiesa e testimoni nel mondo: i laici nel popolo di Dio]]></title><pubDate>Wed, 01 Apr 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260401-udienza-generale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260401-udienza-generale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 01 Apr 2026 11:15:41 +0200 --> <p><b>I Documenti del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>. II. Costituzione dogmatica <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>. 6. <i>Pietre vive nella Chiesa e testimoni nel mondo: i laici nel popolo di Dio</i></b></p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><i>Fratelli e sorelle, buongiorno!</i></p> 
<p>Continuiamo il nostro cammino di riflessione sulla Chiesa come ci viene presentata nella Costituzione conciliare <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i> Francesco amava ripetere: &laquo;I laici sono semplicemente l’immensa maggioranza del popolo di Dio. Al loro servizio c’&egrave; una minoranza: i ministri ordinati&raquo; (Esort. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html#Altre_sfide_ecclesiali">Evangelii gaudium</a></i>, 102).&nbsp;</p> 
<p>Questa sezione del Documento si preoccupa di spiegare <i>in positivo</i> la natura e la missione dei laici, dopo secoli in cui questi erano stati definiti semplicemente come coloro che non fanno parte dei chierici o dei consacrati. Per questo mi piace rileggere con voi un passaggio molto bello, che dice la grandezza della condizione cristiana: &laquo;Non c’&egrave; quindi che un popolo di Dio scelto da lui: “un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo” (<i>Ef</i> 4,5); comune &egrave; la dignit&agrave; dei membri per la loro rigenerazione in Cristo, comune la grazia di adozione filiale, comune la vocazione alla perfezione; non c’&egrave; che una sola salvezza, una sola speranza e una carit&agrave; senza divisioni&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#32">LG</a></i>, 32).</p> 
<p>Prima di qualsiasi differenza di ministero o di stato di vita, il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio</a> afferma l’uguaglianza di tutti i battezzati. La Costituzione non vuole che si dimentichi quanto aveva gi&agrave; affermato nel capitolo sul popolo di Dio, cio&egrave; che la condizione del popolo messianico &egrave; la dignit&agrave; e la libert&agrave; dei figli di Dio (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#9">LG</a></i>, 9).</p> 
<p>Naturalmente, pi&ugrave; grande &egrave; il dono, pi&ugrave; grande &egrave; anche l’impegno. Per questo il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio</a>, insieme alla dignit&agrave;, sottolinea anche la missione dei laici nella Chiesa e nel mondo. Ma dove si fonda questa missione e in che cosa consiste? Ce lo dice la descrizione stessa dei laici che il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio</a> ci propone: &laquo;Con il nome di laici si intendono tutti i fedeli cristiani […] che, incorporati a Cristo con il battesimo e costituiti in popolo di Dio, resi a loro modo partecipi della funzione sacerdotale, profetica e regale di Cristo, esercitano nella Chiesa e nel mondo, per la parte che loro compete, la missione di tutto il popolo cristiano&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#31">LG</a></i>, 31).</p> 
<p>Il popolo santo di Dio, dunque, non &egrave; mai una massa informe, ma il corpo di Cristo o, come diceva Sant'Agostino, il <i>Christus totus</i>: &egrave; la comunit&agrave; organicamente strutturata, in forza della relazione feconda tra le due forme di partecipazione al sacerdozio di Cristo: sacerdozio comune dei fedeli e sacerdozio ministeriale (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#10">LG</a></i>, 10). In virt&ugrave; del Battesimo, i fedeli laici partecipano allo stesso sacerdozio di Cristo. Infatti, &laquo;Ges&ugrave; Cristo, sommo ed eterno sacerdote, vuole continuare anche attraverso i laici la sua testimonianza e il suo servizio; perci&ograve; li vivifica con il suo Spirito e li spinge incessantemente a intraprendere ogni opera buona e perfetta&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#34">LG</a></i>, 34).</p> 
<p>Come non ricordare, a questo proposito, <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_exhortations/documents/hf_jp-ii_exh_30121988_christifideles-laici.html">San Giovanni Paolo II</a> e la sua Esortazione apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_exhortations/documents/hf_jp-ii_exh_30121988_christifideles-laici.html">Christifideles laici</a></i> (30 dicembre 1988)? In essa egli sottolineava che &laquo;il Concilio, con il suo ricchissimo patrimonio dottrinale, spirituale e pastorale, ha riservato pagine quanto mai splendide sulla natura, dignit&agrave;, spiritualit&agrave;, missione e responsabilit&agrave; dei fedeli laici. E i Padri conciliari, riecheggiando l’appello di Cristo, hanno chiamato tutti i fedeli laici, uomini e donne, a lavorare nella sua vigna&raquo; (n. 2). In questo modo, il <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_exhortations/documents/hf_jp-ii_exh_30121988_christifideles-laici.html">mio venerato Predecessore</a> rilanciava l’apostolato dei laici, a cui il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio</a> aveva dedicato uno specifico <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19651118_apostolicam-actuositatem_it.html">Documento</a>, di cui parleremo pi&ugrave; in l&agrave;. <a name="_ftnref1" href="#_ftn1" class=" cleaner">[1]</a></p> 
<p>Il vasto campo dell’apostolato laicale non si restringe allo spazio della Chiesa, ma si allarga al mondo. La Chiesa, infatti, &egrave; presente dovunque i suoi figli professano e testimoniano il Vangelo: negli ambienti di lavoro, nella societ&agrave; civile e in tutte le relazioni umane, l&agrave; dove essi, con le loro scelte, mostrano la bellezza della vita cristiana, che anticipa qui e ora la giustizia e la pace che saranno piene nel Regno di Dio. Il mondo ha bisogno di &laquo;essere impregnato dello spirito di Cristo e raggiungere pi&ugrave; efficacemente il suo fine nella giustizia, nella carit&agrave; e nella pace&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#36">LG</a></i>, 36). E questo &egrave; possibile soltanto con il contributo, il servizio e la testimonianza dei laici!</p> 
<p>&Egrave; l’invito ad essere quella Chiesa “in uscita” di cui ci ha parlato <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a>: una Chiesa incarnata nella storia, sempre aperta alla missione, in cui tutti siamo chiamati a essere discepoli-missionari, apostoli del Vangelo, testimoni del Regno di Dio, portatori della gioia del Cristo che abbiamo incontrato!</p> 
<p>Fratelli e sorelle, la Pasqua che ci prepariamo a celebrare rinnovi in noi la grazia di essere, come Maria di Magdala, come Pietro e Giovanni, testimoni del Risorto!</p> 
<p>&nbsp;___________________________</p> 
<p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1" class=" cleaner">[1]</a> Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Decr. <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19651118_apostolicam-actuositatem_it.html">Apostolicam actuositatem</a></i> (18 novembre 1965).</p> 
<p>_____________________________________</p> 
<p><b>Saluti</b></p> 
<p>Je salue les p&egrave;lerins de langue fran&ccedil;aise, en particulier ceux venus d’Ha&iuml;ti, le Coll&egrave;ge La Salle de France ainsi que les participants &agrave; la rencontre UNIV 2026. Demandons au Seigneur de renouveler nos soci&eacute;t&eacute;s par le ferment de l’&Eacute;vangile. Que les fid&egrave;les appel&eacute;s &agrave; vivre au cœur du monde soient anim&eacute;s par l’Esprit du Christ pour accomplir leur mission et travailler &agrave; l’av&egrave;nement de son r&egrave;gne. Que Dieu vous b&eacute;nisse.</p> 
<p>[<i>Saluto i pellegrini di lingua francese, in particolare quelli provenienti da Haiti, il Coll&egrave;ge La Salle di Francia e i partecipanti all’incontro UNIV 2026. Chiediamo al Signore di rinnovare le nostre societ&agrave; con il fermento del Vangelo. I fedeli chiamati a vivere nel cuore del mondo siano animati dallo Spirito di Cristo per compiere la loro missione e lavorare per l’avvento del suo regno. Dio vi benedica</i>.]</p> 
<p>I extend a warm welcome to all the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, especially those coming from Nigeria, the Philippines and the United States of America. I greet in particular the students participating in the 2026 UNIV International University Conference. May this Holy Week lead us to celebrate the resurrection of the Lord Jesus with hearts that are purified and renewed by the grace of the Holy Spirit. Upon all of you and your families, I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ. God bless you all!</p> 
<p>Liebe Br&uuml;der und Schwestern deutscher Sprache, in der Karwoche betrachten wir die Passion des Herrn. Dabei wollen wir unsere Leiden und die der Welt mit seinem Kreuz vereinen, um mit ihm zur Osterfreude und zum ewigen Leben zu gelangen. Ich w&uuml;nsche euch eine gute innere Teilnahme an den Heiligen Drei Tagen!</p> 
<p>[<i>Cari fratelli e sorelle di lingua tedesca, durante questa Settimana Santa contempliamo la Passione del Signore, unendo le nostre sofferenze e quelle del mondo alla sua Croce, per giungere con lui alla gioia pasquale e alla vita eterna. Vi auguro una buona partecipazione interiore al Sacro Triduo!</i>]</p> 
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua espa&ntilde;ola, en particular a los j&oacute;venes venidos de distintas partes del mundo para participar en el Encuentro internacional UNIV 2026. Pidamos al Se&ntilde;or Jes&uacute;s que el misterio pascual, que nos disponemos a celebrar en estos d&iacute;as santos, renueve nuestro compromiso bautismal, impuls&aacute;ndonos a ser alegres testigos de su resurrecci&oacute;n. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.</p> 
<p>我向讲中文的人们致以诚挚的问候。亲爱的弟兄姐妹们，愿你们准备好，热烈而充实地度过复活节三日庆典，以能更深刻地分享基督的奥迹。我衷心的降福你们！</p> 
<p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, disponetevi a vivere intensamente il Triduo Pasquale, per essere sempre pi&ugrave; profondamente partecipi del Mistero di Cristo. Vi benedico di cuore</i>.]</p> 
<p>Uma cordial sauda&ccedil;&atilde;o a todos os peregrinos de l&iacute;ngua portuguesa! Para continuarmos sempre a ser pedras vivas do edif&iacute;cio espiritual da Igreja, devemos oferecer ao mundo um testemunho coerente com a nossa f&eacute;. N&atilde;o esque&ccedil;amos que somos todos disc&iacute;pulos mission&aacute;rios de Cristo! Deus vos aben&ccedil;oe!</p> 
<p>[<i>Un cordiale saluto a tutti i pellegrini di lingua portoghese! Per rimanere sempre come pietre vive nell’edificio spirituale della Chiesa, dobbiamo offrire al mondo una testimonianza coerente con la nostra fede. Non dimentichiamo che siamo tutti discepoli missionari di Cristo! Dio vi benedica!</i>]</p> 
<p style="text-align: right;"><span class="arabic">أُحَيِّي المُؤمِنِينَ النَّاطِقِينَ بِاللُّغَةِ العَرَبِيَّة. باقتِرابِ عِيدِ الفِصح، لِنُصَلِّ مِن أَجلِ المَرضَى والفُقَراءِ وضَحايا الحُروبِ الأَبرِياء، حتَّى يَمنَحَهُم المَسِيحُ جَمِيعًا، بِقِيامَتِهِ مِن بَينِ الأَموات، السَّلامَ والتَّعزِيَة. باركَكُم الرّبُّ جَمِيعًا وحَماكُم دائِمًا مِن كُلِّ شَرّ!</span></p> 
<p>[<i>Saluto i fedeli di lingua araba. Avvicinandosi la festa della Pasqua, preghiamo per i malati, i poveri e le vittime innocenti delle guerre, affinch&eacute; il Cristo, con la sua Resurrezione, conceda a tutti la pace e la consolazione. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!</i>]</p> 
<p>Serdecznie pozdrawiam Polak&oacute;w. Adorując w tych dniach Najświętszy Sakrament przy Grobach Pańskich, uczcie się trwać wiernie przy Chrystusie w godzinie ciszy i pr&oacute;by. A gdy zabrzmią wielkanocne dzwony, niech udział w procesji rezurekcyjnej będzie wyznaniem wiary, że miłość i pok&oacute;j są silniejsze niż śmierć. Wszystkich was błogosławię!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i polacchi. Adorando in questi giorni il Santissimo Sacramento presso i Sepolcri del Signore, imparate a rimanere fedeli accanto a Cristo nell’ora del silenzio e della prova. Quando risuoneranno le campane pasquali, la partecipazione alla processione della Risurrezione sia una professione di fede che l’amore e la pace sono pi&ugrave; forti della morte. Vi benedico tutti!</i>]</p> 
<p style="text-align: center;">* * *</p> 
<p>Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana: parrocchie, associazioni, istituti scolastici e singoli fedeli.</p> 
<p>Tutti ringrazio per questo incontro, augurando a ciascuno che i giorni della Settimana Santa siano occasione propizia per rafforzare la fede e l’adesione al Vangelo.</p> 
<p>Il mio pensiero va altres&igrave; ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Dal mistero pasquale, che in questi giorni contempliamo, venga un incoraggiamento a fare della vostra vita un servizio gioioso al prossimo, specialmente alle persone pi&ugrave; deboli.</p> 
<p>A tutti la mia benedizione!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Ai Membri della "Illinois Municipal League" (30 marzo 2026)]]></title><pubDate>Mon, 30 Mar 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260330-iml.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260330-iml.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 30 Mar 2026 15:29:24 +0200 --> <p>Buongiorno a tutti e benvenuti!<br /> Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!</p> 
<p><br /> <i>Cari fratelli e sorelle, benvenuti<br /> in Vaticano e a Roma.</i></p> 
<p>Sono lieto di incontrare tutti voi che rappresentate la Illinois Municipal League. Siete in visita in Vaticano durante la <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/special/2026/settimana-santa2026.html">Settimana Santa</a>, quando i cattolici in tutto il mondo, insieme a molti altri cristiani, commemorano la passione, la morte e la risurrezione di Ges&ugrave;, la cui amorevole obbedienza al Padre fino alla morte ha ottenuto il dono della redenzione per tutta l’umanit&agrave; (cfr.&nbsp;<i>Fil</i>&nbsp;2, 8). Attraverso il Mistero Pasquale, il Signore ci mostra che persino le circostanze pi&ugrave; difficili e impegnative possono essere trasformate dall’interno dalla forza dell’amore. Forse la sofferenza non pu&ograve; sempre essere evitata o eliminata, ma si pu&ograve; trovare un significato redentivo che non solo restituisce la dignit&agrave; perduta, ma apre anche la porta a una nuova vita. In effetti, la risurrezione di Ges&ugrave; &egrave; la fonte ultima di speranza per tutti coloro che credono in Cristo e attendono la promessa della vita eterna.</p> 
<p>La vittoria del Signore Risorto sulla morte rivela anche che il fulcro dell’autorit&agrave; autentica &egrave; il servizio, poich&eacute; Ges&ugrave; non &egrave; venuto &laquo;per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti&raquo; (<i>Mt</i>&nbsp;20, 28). Il suo servizio e la sua obbedienza alla volont&agrave; del Padre hanno condotto a una speranza certa e a una pace duratura per tutta l’umanit&agrave;. In tal modo, la vittoria nata dal dono di s&eacute; di Cristo si erge come un faro e una sfida per tutti noi oggi. Come uomini e donne investiti del ruolo di governo, anche voi siete chiamati a scoprire e incarnare il dono del servizio. In modo particolare, siete chiamati a essere attenti ai bisogni dei pi&ugrave; deboli e dei pi&ugrave; vulnerabili, al fine di aiutarli a raggiungere uno sviluppo umano integrale. Come osserv&ograve; il venerabile <a href="https://www.causesanti.va/it/venerabili/giorgio-la-pira.html">Giorgio La Pira</a>, gi&agrave; sindaco della citt&agrave; italiana di Firenze, i sindaci sono chiamati a ridurre e alleviare le sofferenze e le difficolt&agrave; dei loro cittadini in ogni modo possibile, &laquo;con tutte le misure che l’amore suggerisce e la legge prevede&raquo; (<i>Scritti</i>, VI, p. 83).</p> 
<p>Per fare questo, dovete anzitutto impegnarvi a conoscere le aspirazioni delle persone come pure le loro difficolt&agrave;. La dignit&agrave; di ogni individuo deve essere riconosciuta e tutelata, perch&eacute; i vostri comuni non sono luoghi anonimi, ma hanno volti e storie da custodire come tesori preziosi (cfr.&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/december/documents/20251229-comuni-italiani.html">Discorso ai membri dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani</a></i>, 29 dicembre 2025). Sebbene ogni giorno siano molti i compiti che richiedono la vostra attenzione, vi incoraggio a continuare ad ascoltare i poveri, gli immigrati e tutti gli ultimi tra voi, cercando di accompagnarli nel vostro lavoro per promuovere il bene comune a beneficio di tutti. In tal modo, ognuno dei vostri comuni potr&agrave; essere un luogo di autentico incontro tra tutti i cittadini, offrendo a ogni individuo l’opportunit&agrave; di realizzarsi.</p> 
<p>Cari amici, vi assicuro della mia preghiera ed esprimo gratitudine per il servizio devoto che offrite quotidianamente a coloro che governate. Possiate continuare questo importante lavoro ogni giorno con gioia, con amore e con zelo, ricordando sempre che quanti hanno autorit&agrave; sono anche servitori di Dio (cfr.&nbsp;<i>Rm</i>&nbsp;13, 6). In tal senso, imitare la docilit&agrave; di Cristo alla volont&agrave; del Padre vi aprir&agrave; ulteriormente al vero dinamismo del servizio e vi permetter&agrave; di portare ai vostri concittadini la pace che ci &egrave; stata donata dal Cristo Risorto.</p> 
<p>Affido voi e i vostri cari all’intercessione di Santa Francesca Saverio Cabrini, che per molti anni ha servito con grande amore e devozione i pi&ugrave; vulnerabili a Chicago, e benedico di cuore ognuno di voi.</p> 
<p>Grazie.</p> 
<p>________________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-03/quo-073/chi-governa-sia-attento-a-poveri-immigrati-e-ultimi.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno&nbsp;CLXVI n. 73, luned&igrave; 30 marzo 2026, p. 7.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Alla Comunità Monastica dell'Abbazia di Santa Scolastica, di Subiaco; alla Comunità Monastica dell'Abbazia di Santa Maria del Monte, di Cesena e alle Monache Benedettine dell'Abbazia di Santa Scolastica, di Bari (30 marzo 2026)]]></title><pubDate>Mon, 30 Mar 2026 11:30:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260330-comunita-monastiche.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260330-comunita-monastiche.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 30 Mar 2026 13:17:10 +0200 --> <p>Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><i>Cari fratelli e&nbsp;sorelle, buongiorno e benvenuti!</i></p> 
<p>Sono felice di questo incontro, che ci permette anche di riflettere insieme sul valore del carisma benedettino nella vostra vita, nella vita della Chiesa e nel mondo.</p> 
<p>Indicando quali siano gli “strumenti delle buone opere”, San Benedetto, nel capitolo IV della <i>Regola</i>, esorta a &laquo;custodire continuamente le azioni della propria vita&raquo; (48). Voi, monache benedettine contemplative e monaci benedettini, ben sapete quanto la preghiera e la lettura orante della Parola di Dio, specialmente nella <i>Lectio divina</i>, aiutino in tale custodia, permettendo a chi le pratica di comprendere la verit&agrave; su di s&eacute;, nel riconoscimento delle proprie debolezze e dei propri peccati e nella celebrazione delle grazie e delle benedizioni del Signore. &Egrave; cos&igrave; che si rinvigorisce in noi il desiderio di appartenere a Lui e si conferma il voto della nostra consacrazione. La Scrittura, perci&ograve;, sia sempre &laquo;nutrimento della vostra contemplazione e della vostra vita quotidiana, in modo da poter condividere questa esperienza trasformante&raquo; (Francesco, Cost. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_constitutions/documents/papa-francesco_costituzione-ap_20160629_vultum-dei-quaerere.html">Vultum Dei quaerere</a></i>, 19).</p> 
<p>Il cammino di santificazione di un consacrato, di una monaca, per&ograve;, per quanto ricco di fervore e di ispirazione, non pu&ograve; ridursi a un semplice percorso personale. Esso ha una necessaria dimensione comunitaria, in cui l’annuncio della liberazione pasquale si concretizza nel servizio fraterno, riflesso dell’amore universale di Cristo per la Chiesa e per l’umanit&agrave;.</p> 
<p>In questo senso, la sinodalit&agrave;, promossa da&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> in quanto fondamentale per la vita della Chiesa, si traduce, in monastero, nella pratica quotidiana del “camminare insieme”, nell’ascolto reciproco, nel discernimento comunitario sotto la guida dello Spirito Santo, nella comunione con la Chiesa locale e con la famiglia benedettina. Essa si manifesta nell’assemblea fraterna, nella preghiera comune e nelle decisioni condivise, dove autorit&agrave; e obbedienza si coniugano in dialogo, per cercare insieme la volont&agrave; di Dio. La vita monastica non si pu&ograve; intendere come semplice chiusura verso il mondo esterno. Essa &egrave; uno strumento perch&eacute; nel cuore dei discepoli cresca un amore simile a quello del Maestro, pronto alla condivisione e all’aiuto, anche tra monasteri. La vita monastica sar&agrave; cos&igrave; sempre pi&ugrave;, in un mondo spesso segnato dal ripiegamento su di s&eacute; e dall’individualismo, un modello per tutto il popolo di Dio, ricordando che essere missionari, prima che di fare cose, richiede un modo di essere e di vivere le relazioni.</p> 
<p>Qui potremmo accennare a un particolare aspetto proprio della missionariet&agrave; claustrale: quello dell’intercessione, in cui la Parola fatta preghiera unisce a Cristo mediatore, che intercede per noi (cfr <i>Eb</i> 7,25). Intercedere &egrave; la prerogativa dei cuori che battono in sintonia con la misericordia di Dio (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/catechism_it/index_it.htm">Catechismo della Chiesa cattolica</a>,&nbsp;</i><a href="https://www.vatican.va/archive/catechism_it/p4s1c1a3_it.htm#III.%20La%20preghiera%20di%20intercessione">2635</a>), pronti a raccogliere e presentare al Signore le gioie e i dolori, le speranze e le angosce degli uomini d’oggi e di ogni tempo (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i>, 1), e questo &egrave; un aspetto primario e fondamentale dell’opera che vi &egrave; affidata.</p> 
<p>Ne &egrave; modello la profetessa Anna, che &laquo;non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere<i>&raquo; </i>(<i>Lc</i> 2, 37)<i>.</i> Rimasta vedova e ormai anziana, aveva fatto della casa di Dio la sua casa. La preghiera e l’ascesi la portarono a riconoscere nel bambino povero e anonimo presentato da Maria e Giuseppe il Messia: le permisero di cogliere, nelle pieghe della storia, l’intervento di Dio e di farne un annuncio profetico di gioia e di speranza per tutto il popolo d’Israele.</p> 
<p>Profezia e discernimento rimandano a un ultimo tema di cui vorrei parlarvi: la formazione permanente, particolarmente necessaria in un’epoca come la nostra. Essa consiste prima di tutto nel &laquo;conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza&raquo;<i> </i>(Congr. Ist. Vita Cons. e Soc. Vita Ap., Istr.&nbsp;<a href="http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/ccscrlife/documents/rc_con_ccscrlife_doc_20180401_cor-orans_it.html"><i>Cor orans</i></a>, 223) ed &egrave; fondamentale perch&eacute; la vita consacrata &laquo;possa svolgere in maniera sempre pi&ugrave; adeguata il suo servizio al monastero, alla Chiesa e al mondo&raquo; (ibid. 236). L’intera comunit&agrave; ne &egrave; il soggetto attivo, attraverso la preghiera, la Parola, i momenti celebrativi e decisionali, di confronto e di aggiornamento, vissuti e condivisi nel primato della carit&agrave;. Questo implica un impegno, per tutti voi, con sapienza e prudenza, a incoraggiare ogni buon proposito e a orientare ogni sforzo alla crescita comune nella capacit&agrave; di dono, in modo che ogni monastero diventi sempre pi&ugrave;, come desiderava san Benedetto, una “scuola di servizio del Signore” (cfr <i>Prologo alla Regola</i>,<i> </i>45).</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, grazie per il bene immenso e nascosto che fate alla Chiesa, con la vostra offerta, con la vostra preghiera incessante, con il vostro servizio, con la testimonianza della vostra vita. Continuate quest’opera, che &egrave; “opera di Dio” (cfr S. Benedetto, <i>Regola</i>, 43, 3). Vi affido a Maria Santissima, Madre del silenzio, Donna dell’ascolto, a San Benedetto, a Santa Scolastica, ai molti Santi e Sante benedettini, e vi benedico di cuore.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Ai Membri della Fondazione <i>Ausilia</i> (30 marzo 2026)]]></title><pubDate>Mon, 30 Mar 2026 11:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260330-fondazione-ausilia.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260330-fondazione-ausilia.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 30 Mar 2026 11:32:47 +0200 --> <p><i>Eminenza, <br /> Eccellenza,<br /> cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>sono lieto di salutarvi questa mattina all’inizio della <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/special/2026/settimana-santa2026.html">Settimana Santa</a>, tempo provvidenziale per la nostra sequela del Signore Ges&ugrave;, crocifisso, morto e risorto per noi.</p> 
<p>Vi ringrazio per il vostro generoso impegno, volto ad aiutare i giovani nella loro formazione e nell’inserimento in campo lavorativo. Investire non su oggetti, ma sulla persona, sulle sue abilit&agrave; e competenze rappresenta un punto di forza della vostra opera. In tal modo, difatti, sono proprio i giovani a diventare protagonisti del loro futuro, senza venir considerati strumenti funzionali all’organizzazione di un’azienda o ingranaggi utili al successo commerciale.</p> 
<p>Incoraggio perci&ograve; ciascun membro della Fondazione <i>Ausilia</i> a perseverare nelle iniziative che coltivate: proprio nel presente clima d’incertezza, il circolo virtuoso di conoscenza e collaborazione che promuovete porter&agrave; certamente buoni frutti.</p> 
<p>Come segno di stima, imparto volentieri su voi voi tutti qui presenti e sulle persone care la Benedizione Apostolica. Grazie!</p> 
<p><b>&nbsp;</b></p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Angelus, 29 marzo 2026, <i>Domenica delle Palme</i>]]></title><pubDate>Sun, 29 Mar 2026 12:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260329-angelus.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260329-angelus.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 29 Mar 2026 13:24:02 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>all’inizio della <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/special/2026/settimana-santa2026.html">Settimana Santa</a>, siamo pi&ugrave; che mai vicini con la preghiera ai cristiani del Medio Oriente, che soffrono le conseguenze di un conflitto atroce e, in molti casi, non possono vivere pienamente i Riti di questi giorni santi. Proprio mentre la Chiesa contempla il mistero della Passione del Signore, non possiamo dimenticare quanti oggi partecipano in modo reale alla sua sofferenza. La loro prova interpella la coscienza di tutti. Eleviamo la nostra supplica al Principe della pace, affinch&eacute; sostenga i popoli feriti dalla guerra e apra cammini concreti di riconciliazione e di pace.</p> 
<p>Desidero anche affidare al Signore i marittimi che sono vittime della guerra: prego per i defunti, per i feriti e per i loro familiari. Terra, cielo e mare sono creati per la vita e per la pace!</p> 
<p>E preghiamo per tutti i migranti morti in mare, in particolare per quelli che hanno perso la vita nei giorni scorsi al largo dell’isola di Creta.</p> 
<p>Saluto e ringrazio tutti voi, romani e pellegrini che avete partecipato a <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/3/29/palme.html">questa Celebrazione</a>! Insieme ci rivolgiamo ora alla Vergine Maria, affidando alla sua intercessione ogni nostra supplica. Lasciamoci guidare da lei in questi giorni santi, per seguire con fede e con amore Ges&ugrave;, nostro Salvatore.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Domenica delle Palme: Passione del Signore – Commemorazione dell’ingresso del Signore in Gerusalemme e Santa Messa (29 marzo 2026)]]></title><pubDate>Sun, 29 Mar 2026 10:00:00 +0200</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260329-palme.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260329-palme.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 29 Mar 2026 11:01:42 +0200 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p> 
<p>mentre Ges&ugrave; percorre la via della croce, ci mettiamo dietro di Lui, seguiamo i suoi passi. E camminando con Lui, contempliamo la sua passione per l’umanit&agrave;, il suo cuore che si spezza, la sua vita che si fa dono d’amore.</p> 
<p>Guardiamo a Ges&ugrave;, che si presenta come&nbsp;<i>Re della pace</i>, mentre attorno a Lui si sta preparando la guerra. Lui, che rimane fermo nella mitezza, mentre gli altri si agitano nella violenza. Lui, che si offre come una carezza per l’umanit&agrave;, mentre altri impugnano spade e bastoni. Lui, che &egrave; la luce del mondo, mentre le tenebre stanno per ricoprire la terra. Lui, che &egrave; venuto a portare la vita, mentre si compie il piano per condannarlo a morte.</p> 
<p>Come&nbsp;<i>Re della pace</i>, Ges&ugrave; vuole riconciliare il mondo nell’abbraccio del Padre e abbattere ogni muro che ci separa da Dio e dal prossimo, perch&eacute; &laquo;Egli &egrave; la nostra pace&raquo; (<i>Ef&nbsp;</i>2,14).</p> 
<p>Come&nbsp;<i>Re della pace</i>, entra in Gerusalemme in groppa a un asino, non a un cavallo, realizzando l’antica profezia che invitava a esultare per l’arrivo del Messia: &laquo;Ecco, a te viene il tuo re.&nbsp;/ Egli &egrave; giusto e vittorioso, / umile, cavalca un asino, / un puledro figlio d’asina. / Far&agrave; sparire il carro da guerra da Efraim / e il cavallo da Gerusalemme, / l’arco di guerra sar&agrave; spezzato, / annuncer&agrave; la pace alle nazioni&raquo; (<i>Zc</i>&nbsp;9,9-10).</p> 
<p>Come&nbsp;<i>Re della pace</i>, quando uno dei suoi discepoli estrae la spada per difenderlo e colpisce il servo del sommo sacerdote, Egli subito lo ferma dicendo: &laquo;Rimetti la tua spada al suo posto, perch&eacute; tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno&raquo; (<i>Mt</i>&nbsp;26,52).</p> 
<p>Come&nbsp;<i>Re della pace</i>, mentre veniva caricato delle nostre sofferenze e trafitto per le nostre colpe, Egli &laquo;non apr&igrave; la sua bocca;<br /> era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori&raquo; (<i>Is</i>&nbsp;53,7). Non si &egrave; armato, non si &egrave; difeso, non ha combattuto nessuna guerra. Ha manifestato il volto mite di Dio, che sempre rifiuta la violenza, e invece di salvare s&eacute; stesso si &egrave; lasciato inchiodare alla croce, per abbracciare tutte le croci piantate in ogni tempo e luogo nella storia dell’umanit&agrave;.</p> 
<p>Fratelli, sorelle, questo &egrave; il nostro Dio:&nbsp;<i>Ges&ugrave;, Re della pace</i>. Un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno pu&ograve; usare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo: &laquo;Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue&raquo; (<i>Is</i>&nbsp;1,15).</p> 
<p>Guardando a Lui, che &egrave; stato crocifisso per noi, vediamo i crocifissi dell’umanit&agrave;. Nelle sue piaghe vediamo le ferite di tante donne e uomini di oggi. Nel suo ultimo grido rivolto al Padre sentiamo il pianto di chi &egrave; abbattuto, di chi &egrave; senza speranza, di chi &egrave; malato, di chi &egrave; solo. E soprattutto sentiamo il gemito di dolore di tutti coloro che sono oppressi dalla violenza e di tutte le vittime della guerra.</p> 
<p>Cristo, Re della pace, grida ancora dalla sua croce: Dio &egrave; amore! Abbiate piet&agrave;! Deponete le armi, ricordatevi che siete fratelli!</p> 
<p>Con le parole del Servo di Dio, il vescovo Tonino Bello, vorrei affidare questo grido a Maria Santissima, che sta sotto la croce del Figlio, e piange anche ai piedi dei crocifissi di oggi:</p> 
<p>&laquo;Santa Maria, donna del terzo giorno, donaci la certezza che, nonostante tutto, la morte non avr&agrave; pi&ugrave; presa su di noi. Che le ingiustizie dei popoli hanno i giorni contati. Che i bagliori delle guerre si stanno riducendo a luci crepuscolari. Che le sofferenze dei poveri sono giunte agli ultimi rantoli. […] E che, finalmente, le lacrime di tutte le vittime delle violenze e del dolore saranno presto prosciugate, come la brina dal sole della primavera&raquo; (<i>Maria, donna dei nostri giorni</i>).</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico nel Principato di Monaco: Santa Messa nello Stadio <i>Louis II</i> (28 marzo 2026)]]></title><pubDate>Sat, 28 Mar 2026 15:30:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260328-principato-dimonaco-messa.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260328-principato-dimonaco-messa.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 28 Mar 2026 16:54:15 +0100 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle,</i></p>
<p>il Vangelo che abbiamo ascoltato (cfr&nbsp;<i>Gv</i>&nbsp;11,45-57) riporta una sentenza crudele verso Gesù: ci racconta, infatti, del giorno nel quale i membri del sinedrio «decisero di ucciderlo» (v. 53). Perché gli accade questo? Perché ha risuscitato Lazzaro dalla morte; perché ha ridato vita al suo amico, davanti alla cui tomba pianse, unendosi al dolore di Marta e Maria. Proprio Gesù, che è venuto nel mondo per liberarci dalla condanna della morte, alla morte viene condannato. Non si tratta di una fatalità, ma di una volontà precisa e ponderata.</p>
<p>Il verdetto di Caifa e del sinedrio nasce infatti da un calcolo politico, che ha alla base la paura: se Gesù continuasse a dare speranza, trasformando il dolore del popolo in gioia, «verranno i romani» e devasteranno il paese (cfr v. 48). Invece di riconoscere nel Nazareno il Messia, cioè il Cristo tanto atteso, i capi religiosi vedono in Lui una minaccia. Il loro sguardo è distorto, al punto che sono proprio i dottori della Legge a violarla. Dimenticando la promessa di Dio al suo popolo, essi vogliono uccidere l’innocente, perché dietro la loro paura c’è l’attaccamento al potere. Se però gli uomini scordano la Legge che comanda di non uccidere, Dio non scorda la promessa che prepara il mondo alla salvezza. La sua provvidenza fa di quel verdetto omicida il modo per manifestare un supremo intento d’amore: per quanto malvagio, Caifa «profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione» (v. 51).</p>
<p>Siamo così testimoni di due moti opposti: da una parte la rivelazione di Dio,<b>&nbsp;</b>che mostra il suo volto come Signore onnipotente e salvatore, dall’altra l’agire occulto di potenti autorità, pronte a uccidere senza scrupoli. Non è quello che accade oggi? Al loro punto d’incrocio sta il segno di Gesù: dare la vita. È un segno che trova nel risuscitato Lazzaro il suo anticipo, la profezia più prossima di quel che al Cristo accadrà nella sua passione, morte e risurrezione. In quella Pasqua, il Figlio porterà a compimento l’opera del Padre con la potenza dello Spirito Santo: come all’inizio dei tempi Dio ha dato vita all’essere dal nulla, così nella pienezza dei tempi riscatta ogni vita dalla morte, che ne rovina il creato.</p>
<p>Da questa redenzione vengono la gioia della fede e la forza della nostra testimonianza, in ogni luogo e in ogni tempo. Nella storia di Gesù è infatti riassunta la vicenda di tutti noi, a cominciare dai più piccoli e oppressi: ancora oggi, quanti calcoli si fanno nel mondo per uccidere innocenti; quante finte ragioni si pretendono per toglierli di mezzo! Davanti all’insistenza del male, però, sta l’eterna giustizia di Dio, che sempre ci riscatta dai nostri sepolcri, come con Lazzaro, e ci dona nuova vita. Il Signore libera dal dolore infondendo speranza, converte la durezza di cuore trasformando il potere in servizio, proprio mentre manifesta il vero nome della sua onnipotenza: misericordia.<b>&nbsp;</b>È la misericordia che salva il mondo: si prende cura di ogni esistenza umana, da quando sboccia nel grembo a quando appassisce e in ogni sua fragilità. Come ci ha insegnato Papa Francesco, la cultura della misericordia respinge la cultura dello scarto.</p>
<p>La voce dei profeti, che abbiamo ascoltato, attesta come Dio realizza il suo disegno di salvezza. Nella prima Lettura, Ezechiele annuncia che l’opera divina inizia come liberazione (<i>Ez</i>&nbsp;37,23) e si compie come santificazione del popolo (cfr v. 28): un itinerario di conversione, proprio come quello che stiamo sperimentando nella Quaresima. Si tratta di un’iniziativa coinvolgente, non privata o individuale, che trasforma le nostre relazioni con Dio e verso il prossimo.</p>
<p>Anzitutto, la liberazione assume la forma di una purificazione dagli «idoli», dagli «abomini» (v. 23). Che cosa sono? Con questo termine, il profeta indica tutte quelle cose che rendono schiavo il cuore, che lo comprano e lo corrompono. La parola&nbsp;<i>idolo</i>&nbsp;significa “piccola idea”, cioè una visione diminuita, che rimpicciolisce non solo la gloria dell’Onnipotente, trasformandolo in un oggetto, ma la mente dell’uomo. Gli idolatri sono dunque persone di corte vedute: guardano a ciò che rapisce i loro occhi, annebbiandoli. E così, proprio le cose grandi e buone di questa terra diventano idoli, trasformandosi in forme di schiavitù non per chi ne è privo, ma per chi se ne ingozza, lasciando il prossimo nella miseria e nella mestizia. L’affrancamento dagli idoli è allora liberazione da un potere che si è fatto predominio, dalla ricchezza che degrada in bramosia, dalla bellezza truccata in vanità.</p>
<p>Dio non ci abbandona in queste tentazioni, ma soccorre l’uomo debole e triste, che crede siano gli idoli del mondo a salvargli la vita. Come insegna sant’Agostino, «l’uomo si libera dal loro dominio quando crede in colui che per risollevarlo ha offerto un esempio di umiltà» (<i>De civitate Dei</i>, VII, 33). Quest’esempio è la vita stessa di Gesù, Dio fatto uomo per la nostra salvezza. Anziché castigarci, Egli distrugge il male col suo amore, avverando una solenne promessa: «Io li purificherò: saranno mio popolo e io sarò il loro Dio» (<i>Ez</i>&nbsp;37,23). Il Signore cambia la storia del mondo chiamandoci dall’idolatria alla vera fede, dalla morte alla vita.</p>
<p>Perciò, cari fratelli e sorelle, dinanzi alle molte ingiustizie che feriscono i popoli e alla guerra che dilania le nazioni, si leva costante la voce del profeta Geremia, proclamata oggi come salmo: «Cambierò il loro lutto in gioia / li consolerò e li renderò felici, senza afflizioni»<i>&nbsp;</i>(<i>Ger</i>&nbsp;31,13). La purificazione dall’idolatria, che rende gli uomini schiavi di altri uomini, si compie come santificazione, dono di grazia che rende gli uomini figli di Dio, fratelli e sorelle tra di loro. Questo dono illumina il nostro presente, perché le guerre che lo insanguinano sono frutto dell’idolatria del potere e del denaro. Ogni vita spezzata è una ferita al corpo di Cristo. Non abituiamoci al fragore delle armi, alle immagini di guerra! La pace non è mero equilibrio di forze, è opera di cuori purificati, di chi vede nell’altro un fratello da custodire, non un nemico da abbattere.</p>
<p>La Chiesa a Monaco è chiamata a dare testimonianza vivendo nella pace e nella benedizione di Dio: allora, carissimi, fate felici molti con la vostra fede, manifestando la gioia autentica, che non si vince per una scommessa, ma si condivide con la carità. Fonte di questa gioia è l’amore di Dio: amore per la vita nascente e indigente, da accogliere e curare sempre; amore per la vita giovane e anziana, da incoraggiare nelle prove di ogni età; amore per la vita sana e malata, a volte sola, sempre bisognosa di essere accompagnata con cura. Vi aiuti la Vergine Maria, vostra Patrona, ad essere luogo di accoglienza, di dignità per i piccoli e i poveri, di sviluppo integrale e inclusivo.</p>
<p>Nella lunga Quaresima del mondo, proprio mentre il male imperversa e l’idolatria rende indifferenti i cuori, il Signore prepara la sua Pasqua. Il segno di quest’evento è l’uomo: è Lazzaro, chiamato dal sepolcro; siamo noi, peccatori perdonati; è il Crocifisso Risorto, autore della salvezza. Egli è «la via, la verità e la vita» (<i>Gv</i>&nbsp;14,6), che sostiene il nostro pellegrinaggio e la missione della Chiesa nel mondo: donare la vita di Dio. Compito sublime e impossibile, senza donare la nostra vita al prossimo. Compito appassionante e fecondo, quando il Vangelo illumina i nostri passi.</p>
]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico nel Principato di Monaco: Incontro con i giovani e i catecumeni nell’area antistante la Chiesa di Santa Devota (28 marzo 2026)]]></title><pubDate>Sat, 28 Mar 2026 11:45:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260328-principato-dimonaco-giovani.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260328-principato-dimonaco-giovani.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 28 Mar 2026 13:36:36 +0100 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle,<br /> carissimi giovani! Cari amici, buongiorno!</i></p> 
<p>Sono felice di essere qui con voi e vi saluto di cuore. Ringrazio l’Arcivescovo per le parole che mi ha rivolto.</p> 
<p>Come ha sottolineato, la chiesa in cui ci troviamo &egrave; dedicata a Santa Devota, Patrona del Principato di Monaco: una giovane coraggiosa, che ha saputo testimoniare la sua fede di fronte alla violenza dei persecutori, fino al martirio. Il suo corpo, dalla Corsica, &egrave; provvidenzialmente arrivato fin qui, su quella che oggi &egrave; la costa monegasca. Volevano annientarla, cancellare ogni suo ricordo, e invece il suo sacrificio ha portato il messaggio di pace e d’amore del Vangelo ancora pi&ugrave; lontano. Questo ci aiuta a riflettere sul fatto che il bene &egrave; pi&ugrave; forte del male, anche quando, a volte, sembra nell’immediato avere la peggio. Non solo, ma ci ricorda anche che la testimonianza della fede &egrave; un seme che pu&ograve; raggiungere e fecondare cuori e luoghi lontani, ben oltre le nostre stesse aspettative e possibilit&agrave;.</p> 
<p>In questa chiesa, recentemente, alla memoria della Santa Martire Devota si &egrave; unita quella di <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/carlo-acutis.html">San Carlo Acutis</a>, altro giovane innamorato di Ges&ugrave;, fedele all’amicizia con Cristo fino alla fine, pur in tempi e con modalit&agrave; completamente diversi: nella carit&agrave;, nell’apostolato sul <i>web</i>, di cui lo veneriamo patrono, e da ultimo nella malattia.</p> 
<p>Carissimi giovani, questi due Santi ci incoraggiano e ci spingono a imitarli. Anche oggi, infatti, come &egrave; stato ricordato, la fede incontra sfide e ostacoli, ma nulla pu&ograve; offuscarne la bellezza e la verit&agrave;. Ne sono prova i tanti uomini e donne di ogni et&agrave; che, in numero crescente, desiderano conoscere il Signore e chiedono il Battesimo.</p> 
<p>Nelle vostre testimonianze avete parlato di tutto questo. Benjamin, che ringrazio per quanto ha condiviso, chiede come fare per non lasciarsi trascinare lontano da s&eacute; stesso, dagli altri e da Dio dalle distrazioni di un mondo – il nostro – in continuo mutamento. La sua domanda &egrave; importante, e riguarda un aspetto fondamentale della vita cristiana: la vitalit&agrave; del rapporto con Cristo e, in esso, il senso di unit&agrave; che si crea in noi stessi e con gli altri. Un grande formatore di giovani, in proposito, ha detto che &laquo;la radice dell’unit&agrave; di vita &egrave; nel cuore, […] &egrave; un fatto del cuore, &egrave; un dono di Dio, da chiedere con umilt&agrave;&raquo; (C.M. Martini, <i>Da Betlemme al cuore dell’uomo</i>, Edizioni Terra Santa, 2013).</p> 
<p>L’epoca moderna e quella post-moderna ci hanno arricchiti di tante cose buone, che ci offrono stimoli e possibilit&agrave; prima sconosciute, a tanti livelli: da quello culturale a quello medico e della salute, da quello tecnico a quello della comunicazione. Esse ci mettono di fronte, per&ograve;, anche a sfide importanti, che non possiamo ignorare e che dobbiamo affrontare con lucidit&agrave; e consapevolezza. Come ha detto Benjamin, viviamo in un mondo che sembra andare sempre di fretta, smanioso di novit&agrave;, cultore di una fluidit&agrave; senza legami, segnato da un bisogno quasi compulsivo di continui cambiamenti: nelle mode, nell’aspetto, nelle relazioni, nelle idee e perfino in dimensioni della persona costitutive per la sua stessa identit&agrave;.</p> 
<p>Ma ci&ograve; che d&agrave; solidit&agrave; alla vita &egrave; l’amore: l’esperienza fondamentale dell’amore di Dio, prima di tutto, e poi, di riflesso, quella illuminante e sacra dell’amore vicendevole. E amarsi, se da una parte richiede apertura a crescere e dunque a cambiare, dall’altra esige fedelt&agrave;, costanza, disponibilit&agrave; al sacrificio nella quotidianit&agrave;. Solo cos&igrave; l’inquietudine trova pace – anche noi desideriamo la pace! – e si riempie il vuoto interiore di cui parlava Andreia, non con cose materiali e passeggere, nemmeno con i consensi virtuali di migliaia di <i>like</i>, o con appartenenze condizionanti, artificiali, a volte persino violente. Da queste cose bisogna sgomberare la porta del cuore, perch&eacute; l’aria sana e ossigenante della grazia possa tornare a rinfrescarne e vitalizzarne le stanze, e perch&eacute; il vento forte dello Spirito Santo possa riprendere a gonfiare le vele della nostra esistenza, spingendola verso la felicit&agrave; vera.</p> 
<p>Tutto questo, carissimi, ha bisogno di preghiera, di spazi di silenzio, di ascolto, per far tacere la frenesia del fare e del dire, dei messaggi, dei <i>reel</i>, delle <i>chat</i>, e per approfondire e gustare la bellezza dell’essere veramente e concretamente insieme. <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/carlo-acutis.html">San Carlo Acutis</a>, in proposito, parlava dell’Eucaristia come dell’“autostrada per il Cielo” e dell’Adorazione Eucaristica come di un bagno di sole, capace di abbronzare l’anima.</p> 
<p>Potrebbe esserci, qui, anche una risposta alla domanda di Ethan sulla preparazione prossima a ricevere il Battesimo la notte di Pasqua: vivere la Settimana Santa, nella contemplazione dei misteri della Passione, in un clima di ascolto della voce dello Spirito e di ci&ograve; che succede nel proprio cuore, facendone l’occasione per una serena e profonda revisione della propria vita, passata e presente.</p> 
<p>E se questo conta per la vita spirituale e per la preghiera, allo stesso modo vale per l’esercizio della carit&agrave;. Ethan chiedeva come possiamo dare testimonianza del dono di vita che riceviamo in Cristo; e Sophie domandava come essere testimoni di speranza per chi, segnato dalla sofferenza, rischia di perdere la luce e il conforto della fede. Di fronte alle sfide, Ges&ugrave; ci ha raccomandato: &laquo;Non siate in ansiet&agrave; di come parlerete o di quello che dovrete dire […]. Non siete voi che parlate, ma &egrave; lo Spirito del Padre vostro che parla in voi&raquo; (<i>Mt</i> 10,19-20). Si riferiva alle persecuzioni sofferte per il Vangelo, ma noi possiamo applicare le sue parole ad ogni circostanza in cui la carit&agrave; ci richiede di affrontare una prova importante per noi e per gli altri. Le parole e i gesti della testimonianza e della speranza non si improvvisano e non ce li diamo da noi stessi: vengono da un profondo rapporto con Dio, in cui noi per primi troviamo le risposte fondamentali della vita. Se il canale del suo agire in noi &egrave; aperto, e se &egrave; aperto lo scambio reciproco, con cui facciamo di tale rapporto d’amore un dono comune e condiviso, possiamo avere fiducia che le parole giuste e la forza necessaria ad agire verranno, al momento opportuno.</p> 
<p>In questo senso potremmo leggere anche la frase bellissima, ma a volte fraintesa, di Sant’Agostino: &laquo;Ama e fa’ ci&ograve; che vuoi&raquo; (<i>In litteram Ioannis ad Parthos</i>, 7, 8). Ama, cio&egrave; sii un dono gratuito a Dio e agli altri; sii vicino, non andare via, anche quando non potrai risolvere tutti i problemi e aggiustare tutte le difficolt&agrave;. Rimani, con amore e con fede. Monaco &egrave; un Paese bellissimo, ma la vera bellezza la porti tu, quando sai guardare negli occhi chi soffre o chi si sente invisibile tra le luci della citt&agrave;.</p> 
<p>&Egrave; cos&igrave; che Santa Devota ha trovato la forza di donare la sua vita fino in fondo, ed &egrave; cos&igrave; che <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/carlo-acutis.html">San Carlo Acutis</a> ha vissuto il suo cammino di santit&agrave;, lasciando un sentiero di luce anche nel mondo del <i>web</i>.</p> 
<p>Cari giovani, non abbiate paura di donare tutto, il vostro tempo, le vostre energie, a Dio e ai fratelli, di spendervi fino in fondo per il Signore e per gli altri. Solo cos&igrave; troverete un gusto sempre nuovo e un senso sempre pi&ugrave; profondo nella vita. Il mondo ha bisogno della vostra testimonianza, per superare le derive del nostro tempo e affrontarne le sfide, e soprattutto per riscoprire il sapore buono dell’amore di Dio e del prossimo.</p> 
<p>A voi, giovani catecumeni, che vi preparate al Battesimo, e a voi che gi&agrave; avete ricevuto tale dono di grazia, rivolgo il mio augurio pi&ugrave; caloroso: possiate vivere in Cristo una vita piena e autentica; possiate essere, per il bene di tutti, nella fede, nella speranza, nella giustizia e nella carit&agrave;, costruttori di pace. Voi siete il volto giovane di questa Chiesa e di questo Stato. Monaco &egrave; un Paese piccolo, ma pu&ograve; essere un grande laboratorio di solidariet&agrave;, una &nbsp;finestra di speranza. Portate il Vangelo nelle scelte del vostro lavoro, nell’impegno sociale e politico, per dare voce a chi non l’ha, diffondendo la cultura della cura. Fate di tutto un dono a Dio e vivete tutto come una missione, che vi vuole gli uni per gli altri amici in Cristo e fedeli compagni di cammino.</p> 
<p>Vi affido all’intercessione di Maria nostra Madre, di Santa Devota e <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/carlo-acutis.html">San Carlo Acutis</a>. E vi dono di cuore la mia benedizione.</p> 
<p>&nbsp;</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico nel Principato di Monaco: Incontro con la Comunità Cattolica nella Cattedrale dell’Immacolata Concezione (28 marzo 2026)]]></title><pubDate>Sat, 28 Mar 2026 11:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260328-principato-dimonaco-cattolici.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260328-principato-dimonaco-cattolici.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 28 Mar 2026 11:42:34 +0100 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle</i>,</p>
<p>presso Dio e davanti a Dio abbiamo un avvocato: Gesù Cristo, il giusto (cfr <i>1Gv</i> 2,1-2). Con queste parole, l’apostolo Giovanni ci aiuta a cogliere il mistero della salvezza. Nella nostra fragilità, appesantiti dal fardello del peccato che segna la nostra umanità, incapaci di abbracciare con le nostre sole forze la pienezza della vita e della felicità, siamo stati raggiunti da Dio stesso per mezzo del suo Figlio Gesù Cristo. Egli – afferma l’Apostolo – come una vittima di espiazione ha preso su di sé il male dell’uomo e del mondo, lo ha portato con noi e per noi, lo ha attraversato trasformandolo e ci ha liberati per sempre.</p>
<p>Cristo è il centro dinamico, è il cuore della nostra fede ed è a partire da questa centralità che vorrei rivolgermi a voi, mentre saluto cordialmente Sua Altezza il Principe Alberto, Sua Eccellenza Mons. &nbsp;Dominique-Marie David, i sacerdoti e i religiosi e le religiose presenti, esprimendo a tutti voi la gioia di essere qui e di condividere il vostro cammino ecclesiale.</p>
<p>Guardando a Cristo come “avvocato”, in riferimento alla Lettura che abbiamo ascoltato, vorrei offrirvi alcune riflessioni.</p>
<p>La prima riguarda il dono della <i>comunione</i>. Gesù Cristo, il giusto, intercedendo per l’umanità presso il Padre, ci riconcilia con Lui e tra di noi. Egli non viene per operare un giudizio che condanna, ma per offrire a tutti la sua misericordia che purifica, guarisce, trasforma e ci rende parte dell’unica famiglia di Dio. Il suo tratto compassionevole e misericordioso lo rende “avvocato” a difesa dei poveri e dei peccatori, non certo per assecondare il male, ma per liberarli dall’oppressione e dalla schiavitù e renderli figli di Dio e fratelli tra di loro. Non è un caso che i gesti compiuti da Gesù non si limitano alla guarigione fisica o spirituale della persona, ma comprendono anche una dimensione sociale e politica importante: la persona guarita viene reintegrata, in tutta la sua dignità, nella comunità umana e religiosa dalla quale, spesso proprio per la sua condizione di malattia o di peccato, era stata esclusa.</p>
<p>Questa comunione è il segno per eccellenza della Chiesa, chiamata ad essere nel mondo riflesso dell’amore di Dio che non fa preferenze di persone (cfr <i>At</i> 10,34). In questo senso, vorrei dire che la vostra Chiesa, qui nel Principato di Monaco, possiede una grande ricchezza: essere un luogo, una realtà nella quale tutti trovano accoglienza e ospitalità, in quella mescolanza sociale e culturale che è un vostro tratto tipico. Il Principato di Monaco, infatti, è un piccolo Stato abitato però in modo variegato da monegaschi, francesi, italiani e persone di tante altre nazionalità. Un piccolo Stato cosmopolita, in cui alla varietà delle provenienze si associano anche altre differenze di tipo socio-economico. Nella Chiesa, tali differenze non diventano mai occasione di divisione in classi sociali ma, al contrario, tutti sono accolti in quanto persone e figli di Dio, e tutti sono destinatari di un dono di grazia che incoraggia la comunione, la fraternità e l’amore vicendevole. Questo è il dono che proviene da Cristo, nostro avvocato presso il Padre. Infatti, tutti siamo stati battezzati in Lui e, perciò, afferma San Paolo, «non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (<i>Gal</i> 3,28).</p>
<p>Un secondo aspetto, però, mi sembra necessario sottolineare: <i>l’annuncio del Vangelo a difesa dell’uomo</i>. Desiderando che tutti accolgano la buona notizia dell’amore del Padre, Gesù si schiera come “avvocato” soprattutto a difesa di coloro che erano ritenuti abbandonati da Dio e che sono giudicati dimenticati ed emarginati, facendosi voce e volto del Dio misericordioso che «difende i diritti di tutti gli oppressi» (<i>Sal</i> 103,6).</p>
<p>Penso allora a una Chiesa chiamata a farsi “avvocato”, cioè a difendere l’uomo: tutto l’uomo e tutti gli esseri umani. Si tratta di un cammino di discernimento critico e profetico teso a promuovere «uno sviluppo integrale dell’umanità, che ne rispetti la dignità e l’identità autentica, come anche il fine ultimo, che rimanda a un mistero di comunione piena col Dio Trinità e tra noi» (Commissione Teologica Internazionale, <i><a href="https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/cti_documents/rc_cti_doc_20260304_quo-vadis-humanits_it.html">Quo vadis, humanitas?</a></i>, 22).&nbsp;</p>
<p>Questo è il primo servizio che l’annuncio del Vangelo deve rendere: illuminare la persona umana e la società affinché, alla luce di Cristo e della sua Parola, scoprano la propria identità, il significato della vita umana, il valore delle relazioni e della solidarietà sociale, lo scopo ultimo dell’esistenza e il destino della storia.</p>
<p>A questo riguardo, desidero incoraggiarvi a prestare un servizio appassionato e generoso nell’evangelizzazione. Annunciate il Vangelo della vita, della speranza e dell’amore; portate a tutti la luce del Vangelo perché venga difesa e promossa la vita di ogni uomo e ogni donna dal suo concepimento alla fine naturale; offrite nuove mappe di orientamento capaci di arginare quelle spinte del secolarismo che rischiano di ridurre l’uomo all’individualismo e di fondare la vita sociale sulla produzione della ricchezza.</p>
<p>È importante che l’annuncio del Vangelo e le forme della fede, così radicate nella vostra identità e società, si guardino dal rischio di ridursi ad abitudine, seppur buona. Una fede viva è sempre profetica, capace di suscitare domande e offrire provocazioni: stiamo davvero difendendo l’essere umano? Stiamo proteggendo la dignità della persona nella custodia della vita in tutte le sue fasi? È davvero giusto e improntato alla solidarietà il modello economico e sociale vigente? È abitato dall’etica della responsabilità, che ci aiuta ad andare oltre la «logica dello scambio di equivalenti e del profitto come fine a se stesso»&nbsp;(Benedetto XVI, Enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate.html">Caritas in veritate</a></i>, 38), per costruire una società più equa?</p>
<p>Carissimi, tenere lo sguardo fisso su Gesù Cristo, nostro avvocato presso il Padre, genera una fede radicata nel rapporto personale con Lui, una fede che si fa testimonianza, capace di trasformare la vita e rinnovare la società. Questa fede ha bisogno di essere annunciata con strumenti e linguaggi nuovi, anche digitali, e ad essa tutti devono essere introdotti e formati con continuità e creatività. Ciò vale in particolare per coloro che si stanno aprendo all’incontro con Dio, ai catecumeni e ai ricomincianti, verso i quali vi raccomando un’attenzione particolare.</p>
<p>La vostra Santa Patrona, la vergine e martire Devota, vi ispiri col suo esempio e Maria Santissima, Vergine Immacolata, interceda per voi e vi guidi sempre lungo il cammino.</p>
]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico nel Principato di Monaco: Visita di cortesia a S.A.S. il Principe di Monaco (Palazzo del Principe di Monaco, 28 marzo 2026)]]></title><pubDate>Sat, 28 Mar 2026 09:40:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260328-principato-dimonaco-saluto.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260328-principato-dimonaco-saluto.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 28 Mar 2026 10:47:24 +0100 --> <p><i>Altezza Serenissima,<br /> cari fratelli e sorelle!</i></p> 
<p>Sono lieto di trascorrere questa giornata in mezzo a voi e di essere, cos&igrave;, il primo fra i Successori dell’Apostolo Pietro, nei tempi moderni, a visitare&nbsp; il Principato di Monaco, una Citt&agrave;-Stato che si distingue per il vincolo profondo che la unisce alla Chiesa di Roma e alla fede cattolica.</p> 
<p>Affacciata sul Mediterraneo e incastonata fra Paesi fondatori dell’unit&agrave; europea, la vostra terra ha nella propria indipendenza una vocazione all’incontro e alla cura dell’amicizia sociale, oggi minacciati da un diffuso clima di chiusura e autosufficienza. Il dono della piccolezza e un’eredit&agrave; spirituale viva impegnano la vostra ricchezza a servizio del diritto e della giustizia, specie in un momento storico in cui l’ostentazione della forza e la logica della prevaricazione danneggiano il mondo e compromettono la pace. Nella Bibbia, come sapete, i piccoli fanno la storia! Le autentiche spiritualit&agrave; tengono viva questa consapevolezza. Occorre confidare nella provvidenza di Dio anche quando prevale il senso di impotenza o di insufficienza, perch&eacute; noi crediamo che il Regno di Dio &egrave; simile a un minuscolo seme che diventa un albero (cfr <i>Mt</i> 13,31-32). Naturalmente, questa fede cambia il mondo solo se non veniamo meno alle nostre responsabilit&agrave; storiche.</p> 
<p>La composizione pluralistica della vostra comunit&agrave; fa di questo Paese un microcosmo, al cui benessere concorrono una vivace minoranza di persone locali e una maggioranza di cittadini provenienti da altri Paesi del mondo. Fra questi, non pochi occupano ruoli di considerevole influenza in ambito economico e finanziario, molti sono coloro che svolgono mansioni di servizio, numerosi sono anche visitatori e turisti. Abitare qui rappresenta per alcuni un privilegio e per tutti una specifica chiamata a interrogarsi sul proprio posto nel mondo.</p> 
<p>Agli occhi di Dio, nulla si riceve invano! Come Ges&ugrave; lascia intendere nella parabola dei talenti, quanto ci &egrave; stato affidato non va sepolto sottoterra, ma messo in circolo e moltiplicato nell’orizzonte del Regno di Dio. Tale orizzonte &egrave; pi&ugrave; ampio di quello privato e non riguarda un mondo utopico: il Regno di Dio, cui Ges&ugrave; ha consacrato la vita, &egrave; vicino, perch&eacute; viene in mezzo a noi e scuote le configurazioni ingiuste del potere, le strutture di peccato che scavano abissi tra poveri e ricchi, fra privilegiati e scartati, fra amici e nemici. Ogni talento, ogni opportunit&agrave;, ogni bene posto nelle nostre mani ha una destinazione universale, un’intrinseca esigenza di essere non trattenuto, ma ridistribuito, perch&eacute; la vita di tutti sia migliore. Per questo Ges&ugrave; ci ha insegnato a pregare: &laquo;Dacci oggi il nostro pane quotidiano&raquo; (<i>Mt</i> 6,11); e nel medesimo tempo dice: &laquo;Cercate, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia&raquo; (<i>Mt</i> 6,33). Questa logica di libert&agrave; e di condivisione &egrave; al fondamento della parabola del giudizio universale, che ha i poveri al centro: il Cristo giudice, che siede in trono, si identifica con ciascuno di loro (cfr <i>Mt</i> 25,31-46).</p> 
<p>La fede cattolica, che siete tra i pochi Paesi del mondo ad avere come religione di Stato, ci pone davanti alla sovranit&agrave; di Ges&ugrave;, che impegna i cristiani a diventare nel mondo un regno di fratelli e sorelle, una presenza che non schiaccia ma solleva, che non separa ma collega, pronta a proteggere sempre con amore ogni vita umana, in qualunque momento e condizione, affinch&eacute; nessuno sia mai escluso dalla mensa della fraternit&agrave;. &Egrave; la prospettiva dell’ecologia integrale, che so starvi molto a cuore. Affido al Principato di Monaco, per il legame cos&igrave; profondo che lo unisce alla Chiesa di Roma, un impegno del tutto speciale nell’approfondimento della Dottrina Sociale della Chiesa e nell’elaborazione di buone pratiche locali e internazionali che ne manifestino la forza trasformativa. Anche in una cultura poco religiosa, molto secolarizzata, il modo di accostare i problemi tipico del Magistero sociale pu&ograve; rivelare la grande luce che viene dal Vangelo al nostro tempo, un tempo in cui a molte persone risulta cos&igrave; difficile sperare.</p> 
<p>Grazie a una fede antica sarete, cos&igrave;, esperti delle cose nuove: non tanto inseguendo i beni che passano, spesso novit&agrave; che invecchiano in una stagione, quanto trovandovi preparati davanti a sfide senza precedenti, che si affrontano soltanto con cuore libero e con intelligenza illuminata. &laquo;Voi comprendete benissimo – diceva&nbsp; <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it.html">San Paolo VI</a> nel 75&deg; anniversario della <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum.html">Rerum novarum</a></i>&nbsp;– che per camminare occorre la luce, per promuovere un progresso sociale occorre una dottrina […]; &egrave; il pensiero che guida la vita; e se il pensiero riflette la verit&agrave; – la verit&agrave; sull’uomo, sul mondo, sulla storia, sulle cose –, allora il cammino pu&ograve; procedere franco e spedito; se no, il cammino si fa o lento, o incerto, o duro, o aberrante&raquo;. <a name="_ftnref1" href="#_ftn1" class=" cleaner">[1]</a> Sono parole tanto attuali! Per questo invochiamo Maria, Sede della Sapienza e Causa della nostra gioia, affinch&eacute; sempre ci conduca con la mente, il cuore e le scelte a Cristo, Principe della pace.</p> 
<p><i>Pax vobis! Que la paix soit avec vous&nbsp;!</i></p> 
<hr align="left" size="1" width="33%" /> 
<p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1" class=" cleaner">[1]</a>&nbsp;S. Paolo VI, <i><a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/homilies/1966/documents/hf_p-vi_hom_19660522.html">Omelia nel LXXV anniversario della “Rerum novarum”</a></i> (22 maggio 1966).</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Viaggio Apostolico del Santo Padre nel Principato di Monaco (28 marzo 2026)]]></title><pubDate>Sat, 28 Mar 2026 07:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/principato-di-monaco-28marzo2026.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/principato-di-monaco-28marzo2026.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 28 Mar 2026 17:35:08 +0100 --> <ul> 
 <li><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/3/28/viaggio-principato-monaco.html">Multimedia</a></b></li> 
 <li><b><a href="https://www.vatican.va/content/dam/liturgy/pdf/2026/20260328-messale-monaco.pdf">Messale per il Viaggio Apostolico</a></b></li> 
 <li><b><a href="https://www.vatican.va/content/photogallery/it/eventi/principato-monaco2026.html">Galleria fotografica</a></b></li> 
</ul> 
<div>
 &nbsp;
</div> 
<table border="0" width="100%" cellspacing="5"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">07:00</td> 
   <td width="93%" valign="top">Partenza in elicottero dall’Eliporto di Citt&agrave; del Vaticano per Monaco</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">09:00</td> 
   <td width="93%" valign="top">Arrivo all’Eliporto di Monaco<br /> <b><a href="https://www.youtube.com/watch?v=lKw0qcwHDw4">ACCOGLIENZA UFFICIALE</a></b></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">09:25</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b>CERIMONIA DI BENVENUTO </b>nel Palazzo del Principe di Monaco</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">09:40</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/3/28/principato-dimonaco-saluto.html">VISITA DI CORTESIA A S.A.S. IL PRINCIPE DI MONACO</a> </b></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">11:00</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/3/28/principato-dimonaco-cattolici.html">INCONTRO CON LA COMUNIT&Agrave; CATTOLICA</a> </b>nella Cattedrale dell’Immacolata Concezione</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">11:45</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/3/28/principato-dimonaco-giovani.html">INCONTRO CON I GIOVANI E I CATECUMENI</a> </b>nell’area antistante la Chiesa di Santa Devota</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">15:30</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/3/28/principato-dimonaco-messa.html">SANTA MESSA</a> </b>nello Stadio <i>Louis II</i></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">17:35</td> 
   <td width="93%" valign="top"><b><a href="https://www.youtube.com/watch?v=CkWZL7un1_A">CONGEDO UFFICIALE</a> </b>presso l’eliporto di Monaco</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">17:45</td> 
   <td width="93%" valign="top">Partenza in elicottero dall’Eliporto di Monaco per Citt&agrave; del Vaticano</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">19:45</td> 
   <td width="93%" valign="top">Arrivo all’Eliporto di Citt&agrave; del Vaticano</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="6%" valign="top">&nbsp;</td> 
   <td width="93%" valign="top">&nbsp;</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<p>&nbsp;</p> 
<table cellspacing="0" cellpadding="0" border="0" width="295"> 
 <tbody>
  <tr>
   <td width="295" valign="top" colspan="2"><b><i>Fuso orario</i></b></td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="196" valign="top" height="21">&nbsp;</td> 
   <td width="99" valign="top" height="21">&nbsp;</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="196" valign="top">Citt&agrave; del Vaticano:</td> 
   <td width="99" valign="top">+1h UTC</td> 
  </tr>
  <tr>
   <td width="196" valign="top">Principato di Monaco:</td> 
   <td width="99" valign="top">+1h UTC</td> 
  </tr>
 </tbody>
</table> 
<p>&nbsp;</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Ai Partecipanti all'Incontro promosso dal Centro Nazionale per i Trapianti (26 marzo 2026)]]></title><pubDate>Thu, 26 Mar 2026 12:30:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260326-cnt.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260326-cnt.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 26 Mar 2026 13:51:11 +0100 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!<br /> &nbsp;</p> 
<p><i>Eccellenza,<br /> Signor Ministro,<br /> Signore e Signori, benvenuti e grazie per la pazienza!</i></p> 
<p>Sono contento di accogliervi in occasione degli Stati generali della Rete trapiantologica nazionale, e ringrazio la <a href="https://www.academyforlife.va/content/pav/it.html">Pontificia Accademia per la Vita</a> che segue questo importante settore. La vostra presenza testimonia l’impegno di tanti operatori sanitari, professionisti e volontari, che, con competenza e dedizione, sono al servizio della vita umana nei momenti di maggiore fragilit&agrave;.</p> 
<p>Voi ricordate una ricorrenza importante: infatti settant’anni fa avvenne la prima donazione italiana, quando il <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/carlo-gnocchi.html">Beato don Carlo Gnocchi</a> chiese che le sue cornee fossero prelevate dopo la sua morte e trapiantate a due giovanissimi assistiti della sua Opera, i quali poterono tornare a vedere. Quel gesto, compiuto in un contesto ancora privo di una normativa organica, suscit&ograve; un’ampia riflessione nella societ&agrave; italiana e contribu&igrave; ad avviare un percorso di definizione legislativa.</p> 
<p>Proprio poche settimane dopo quel gesto di don Gnocchi, <a href="https://www.vatican.va/content/pius-xii/it.html">Papa Pio XII</a> offr&igrave; un primo orientamento morale su questi temi, riconoscendo la liceit&agrave; del prelievo a fini terapeutici, nel rispetto della dignit&agrave; del corpo umano e dei diritti delle persone coinvolte. <a name="_ftnref1" href="#_ftn1" class=" cleaner">[1]</a> Fin dall’inizio, dunque, la riflessione della Chiesa ha accompagnato lo sviluppo della medicina dei trapianti, riconoscendone il valore e indicando, insieme, i criteri etici necessari.</p> 
<p>Da allora, un ricco sviluppo di ricerche scientifiche e di dedizione umana ha condotto la Rete trapiantologica italiana a risultati di grande rilievo, riconosciuti a livello internazionale. Dietro questi risultati vi &egrave; un patrimonio di competenze e anche una cultura della responsabilit&agrave; e della fiducia che chiede di essere custodita e sostenuta.</p> 
<p><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">San Giovanni Paolo II</a>, nell’Enciclica <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_25031995_evangelium-vitae.html">Evangelium vitae</a></i>, ha ricordato che tra i gesti che alimentano la cultura della vita &laquo;merita particolare apprezzamento la donazione di organi compiuta in forme eticamente accettabili&raquo; ( <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_25031995_evangelium-vitae.html#86">n. 86</a>). Si tratta infatti di un’azione che unisce la generosit&agrave; del dono alla responsabilit&agrave; morale che lo accompagna. Il <i><a href="https://www.vatican.va/archive/catechism_it/index_it.htm">Catechismo della Chiesa Cattolica</a></i> afferma, a sua volta, che &laquo;la donazione di organi dopo la morte &egrave; un atto nobile e meritorio ed &egrave; da incoraggiare come manifestazione di generosa solidariet&agrave;&raquo; ( <a href="https://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c2a5_it.htm#II. Il rispetto della dignit&agrave; delle persone">n. 2296</a>), richiamando al tempo stesso la necessit&agrave; del consenso e il rispetto della dignit&agrave; della persona. Occorre sempre vigilare per evitare ogni forma di mercificazione del corpo umano e garantire ai trapianti criteri giusti e trasparenti. <a name="_ftnref2" href="#_ftn2" class=" cleaner">[2]</a></p> 
<p>La medicina dei trapianti ci ricorda che la relazione di cura, di fiducia e di responsabilit&agrave; reciproca costituisce una condizione imprescindibile perch&eacute; il trapianto possa realizzarsi. La possibilit&agrave; stessa di salvare vite attraverso i trapianti dipende infatti dalla generosit&agrave; dei donatori. <a name="_ftnref3" href="#_ftn3" class=" cleaner">[3]</a></p> 
<p>Papa Francesco ha sottolineato che la donazione non si esaurisce nella sua utilit&agrave; sociale, pur cos&igrave; importante, ma si configura come espressione della fraternit&agrave; universale. Ha ribadito inoltre che essa deve rimanere un atto gratuito, capace di testimoniare una cultura dell’aiuto, del dono, della speranza e della vita. <a name="_ftnref4" href="#_ftn4" class=" cleaner">[4]</a> &Egrave; un richiamo quanto mai prezioso in un tempo in cui tutto rischia di essere valutato secondo la logica del prezzo, dell’efficienza o dell’interesse.</p> 
<p>Colgo a mia volta questa occasione per incoraggiare la ricerca scientifica, che continua ad aprire prospettive importanti per la medicina dei trapianti. Essa &egrave; chiamata a sviluppare soluzioni sempre pi&ugrave; efficaci per rispondere al fabbisogno di organi e alle necessit&agrave; dei pazienti, in un contesto in cui la domanda supera ancora di molto la disponibilit&agrave;. &Egrave; necessario che tale impegno proceda sempre insieme a una riflessione responsabile, affinch&eacute; il progresso scientifico rimanga orientato al bene integrale della persona e al rispetto della sua dignit&agrave;.</p> 
<p>A tutti voi esprimo la mia gratitudine. Il vostro &egrave; un lavoro esigente e spesso nascosto, che richiede competenza e rigore e, al tempo stesso, coscienza, equilibrio e vivo senso di umanit&agrave;. In esso si intrecciano responsabilit&agrave; cliniche, scelte delicate e relazioni che toccano la vita delle persone nei momenti pi&ugrave; difficili. Continuate a svolgerlo con fedelt&agrave; e dedizione, avendo sempre come riferimento il bene del paziente.</p> 
<p>Incoraggio infine le istituzioni e il mondo del volontariato a proseguire nell’opera di informazione e sensibilizzazione, perch&eacute; possa crescere una cultura della donazione sempre pi&ugrave; consapevole, libera e condivisa, capace di riconoscere in questo gesto un segno di solidariet&agrave;, di fraternit&agrave; e di speranza.</p> 
<p>Auguro ogni bene per il vostro impegno associato e invoco su di voi e sui vostri cari la benedizione del Signore.</p> 
<p>Grazie.</p> 
<p>[benedizione]</p> 
<p>Grazie di nuovo e tanti auguri per il lavoro!&nbsp;<br /> &nbsp;</p> 
<hr align="left" size="1" width="33%" /> 
<p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1" class=" cleaner">[1]</a> Pio XII, <i>Discorso all’Associazione dei donatori di cornea e all’Unione Italiana Ciechi</i> (14 maggio 1956).</p> 
<p><a name="_ftn2" href="#_ftnref2" class=" cleaner">[2]</a> Cfr S. Giovanni Paolo II, <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/2000/jul-sep/documents/hf_jp-ii_spe_20000829_transplants.html">Discorso al 18&deg; Congresso Internazionale della Societ&agrave; dei Trapianti</a></i> (29 agosto 2000).</p> 
<p><a name="_ftn3" href="#_ftnref3" class=" cleaner">[3]</a> Benedetto XVI, <i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2008/november/documents/hf_ben-xvi_spe_20081107_acdlife.html">Discorso ai partecipanti al Congresso internazionale sul tema: “Un dono per la vita. Considerazioni sulla donazione di organi”, promosso dalla Pontificia Accademia per la Vita</a></i> (7 novembre 2008).</p> 
<p><a name="_ftn4" href="#_ftnref4" class=" cleaner">[4]</a> Cfr Francesco, <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2019/april/documents/papa-francesco_20190413_donazione-organi.html">Discorso all’Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule</a></i> (13 aprile 2019).</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Udienza Generale del 25 marzo 2026 - I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione dogmatica Lumen gentium. 5. <i>Sul fondamento degli Apostoli. La Chiesa nella sua dimensione gerarchica</i>]]></title><pubDate>Wed, 25 Mar 2026 10:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260325-udienza-generale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260325-udienza-generale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 25 Mar 2026 11:39:27 +0100 --> <p><b>I Documenti del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>. II. Costituzione dogmatica&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>. 5. <i>Sul fondamento degli Apostoli. La Chiesa nella sua dimensione gerarchica</i></b></p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!</p> 
<p>Proseguiamo le catechesi sui Documenti del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">C</a><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm"></a><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm"></a><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">oncilio Vaticano II</a>, commentando la Costituzione dogmatica <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i> sulla Chiesa (<i>LG</i>). Dopo averla presentata come popolo di Dio, oggi consideriamo la sua forma gerarchica.</p> 
<p>La Chiesa cattolica trova il suo fondamento negli Apostoli, voluti da Cristo come colonne vive del suo Corpo mistico, e possiede una dimensione gerarchica che opera a servizio dell’unit&agrave;, della missione e della santificazione di tutte le membra. Questo Ordine sacro &egrave; permanentemente fondato sugli Apostoli (cfr <i>Ef</i> 2,20; <i>Ap</i> 21,14), in quanto testimoni autorevoli della risurrezione di Ges&ugrave; (cfr <i>At</i> 1,22; <i>1Cor</i> 15,7) e inviati dal Signore stesso in missione nel mondo (cfr <i>Mc</i> 16,15; <i>Mt</i> 28,19). Poich&eacute; gli Apostoli sono chiamati a custodire fedelmente l’insegnamento salvifico del Maestro (cfr <i>2Tm</i> 1,13-14), essi trasmettono il loro ministero a uomini che, fino al ritorno di Cristo, continuano a santificare, guidare e istruire la Chiesa &laquo;grazie ai loro successori nella missione pastorale&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/archive/catechism_it/p123a9p3_it.htm#IV.%20La%20Chiesa%20%C3%A8%20apostolica"><i>CCC</i>, n. 857</a>).</p> 
<p>Questa successione apostolica, fondata nel Vangelo e nella Tradizione, viene approfondita nel capitolo III della <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>, intitolato &laquo;<i>La costituzione gerarchica della Chiesa e in particolare dell’episcopato</i>&raquo;. Il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio</a> insegna che la struttura gerarchica non &egrave; una costruzione umana, funzionale all’organizzazione interna della Chiesa come corpo sociale (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#8">LG</a></i>, 8), ma una divina istituzione volta a perpetuare la missione data da Cristo agli Apostoli fino alla fine dei tempi.</p> 
<p>Il fatto che questa tematica sia affrontata nel III capitolo, dopo che nei primi due si &egrave; contemplata l’essenza vera e propria della Chiesa (cfr <i>Acta Synodalia</i> III/1, 209-210), non implica che la costituzione gerarchica sia un elemento successivo rispetto al popolo di Dio: come nota il Decreto <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19651207_ad-gentes_it.html">Ad gentes</a></i>, &laquo;gli Apostoli furono simultaneamente il seme del nuovo Israele e l’origine della sacra gerarchia&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19651207_ad-gentes_it.html#5">n. 5</a>)&raquo;, in quanto comunit&agrave; dei redenti dalla Pasqua di Cristo, stabilita come mezzo di salvezza per il mondo.</p> 
<p>Per cogliere l’intenzione del <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio</a>, &egrave; opportuno leggere bene il titolo del III capitolo di <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>, che esplicita la struttura fondamentale della Chiesa, ricevuta da Dio Padre mediante il Figlio e portata a compimento con l’effusione dello Spirito Santo. I Padri conciliari non vollero presentare gli elementi istituzionali della Chiesa, come potrebbe far intendere il sostantivo “costituzione” se intesa in senso moderno. Il Documento si concentra invece sul &laquo;sacerdozio ministeriale o gerarchico&raquo;, che differisce &laquo;essenzialmente e non solo di grado&raquo; dal sacerdozio comune dei fedeli, ricordando che questi sono &laquo;ordinati l’uno all’altro, poich&eacute; l’uno e l’altro, ognuno a suo proprio modo, partecipano dell’unico sacerdozio di Cristo&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#10">LG</a></i>, 10). Il Concilio tratta dunque del ministero che viene trasmesso a uomini investiti di <i>sacra potestas</i> (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#18">LG</a></i>, 18) per il servizio nella Chiesa: si sofferma in particolare sull’episcopato (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#18">LG</a></i>, 18-27), quindi sul presbiterato (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#28">LG</a></i>, 28) e sul diaconato (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#29">LG</a></i>, 29) come gradi dell’unico sacramento dell’Ordine.</p> 
<p>Con l’aggettivo “gerarchica”, pertanto, il Concilio vuole indicare l’origine sacra del ministero apostolico nell’azione di Ges&ugrave;, Buon Pastore, nonch&eacute; i suoi rapporti interni. I Vescovi anzitutto, e attraverso di loro i presbiteri e i diaconi, hanno ricevuto compiti (in latino <i>munera</i>), che li portano al servizio di &laquo;tutti coloro che appartengono al Popolo di Dio&raquo;, affinch&eacute; &laquo;tendano liberamente e ordinatamente allo stesso fine e arrivino alla salvezza&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#18">LG</a></i>, 18).</p> 
<p>La <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i> ricorda a pi&ugrave; riprese e in modo efficace il carattere collegiale e comunionale di questa missione apostolica, ribadendo che l’&laquo;ufficio che il Signore ha affidato ai pastori del suo popolo &egrave; un vero servizio, che nella sacra Scrittura &egrave; chiamato significativamente “diakonia”, cio&egrave; ministero&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#24">LG</a></i>, 24). Si capisce allora perch&eacute; <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/paolo-vi.html">San Paolo VI</a> ha presentato la gerarchia come realt&agrave; &laquo;nata dalla carit&agrave; di Cristo, per compiere, diffondere e garantire la trasmissione intatta e feconda del tesoro di fede, di esempi, di precetti, di carismi, lasciato da Cristo alla sua Chiesa&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/speeches/1964/documents/hf_p-vi_spe_19640914_III-sessione-conc.html"><i>Alloc</i>. 14 sept. 1964</a>, in <i>Acta Synodalia</i> III/1, 147).</p> 
<p>Care sorelle e cari fratelli, preghiamo il Signore, affinch&eacute; mandi alla sua Chiesa ministri che siano ardenti di carit&agrave; evangelica, dediti al bene di tutti i battezzati e coraggiosi missionari in ogni parte del mondo.</p> 
<p>__________________________</p> 
<p><b>Saluti</b></p> 
<p>Je salue cordialement les personnes de langue fran&ccedil;aise, en particulier les p&egrave;lerins venus des &eacute;tablissements scolaires de France. Fr&egrave;res et sœurs, prions pour les Pasteurs de l’Eglise, afin qu’œuvrant de fa&ccedil;on coll&eacute;giale et communautaire, ils puissent annoncer avec ardeur la Bonne Nouvelle, et aider les fid&egrave;les &agrave; s’engager activement dans l’&eacute;dification de l’&Eacute;glise et la construction d’un monde de paix. Que Dieu vous b&eacute;nisse !</p> 
<p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua francese, in particolare ai pellegrini provenienti dagli Istituti scolastici di Francia. Fratelli e sorelle, preghiamo per i Pastori della Chiesa, perch&eacute;, operando in modo collegiale e comunitario, possano annunciare con ardore la Buona Novella e aiutare i fedeli a impegnarsi attivamente nell'edificazione della Chiesa e nella costruzione di un mondo di pace. Dio vi benedica!</i>]</p> 
<p>I extend a warm welcome to all the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, especially those coming from England, Ireland, Tanzania, Israel, Saudi Arabia and the United States of America.&nbsp;I greet in particular the students of the University of Dallas Rome Program.&nbsp;As we continue our Lenten journey, let us ask the Lord to grant us the grace to imitate Our Blessed Mother in her total “yes” to the Lord, and so open our hearts to his will for our lives. Upon all of you and your families, I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ.&nbsp;God bless you all!</p> 
<p>Liebe Br&uuml;der und Schwestern deutscher Sprache, beten wir besonders f&uuml;r die Bisch&ouml;fe, die als Nachfolger der Apostel berufen sind, das Volk Gottes zu heiligen, zu leiten und zu lehren, und so als treue Hirten zum Aufbau und Wohl des ganzen mystischen Leibes Christi beitragen.</p> 
<p>[<i>Cari fratelli e sorelle di lingua tedesca, preghiamo in modo particolare per i Vescovi, chiamati, in quanto successori degli Apostoli, a santificare, guidare e istruire il popolo di Dio, contribuendo cos&igrave; come pastori fedeli all’edificazione e al bene di tutto il Corpo mistico di Cristo</i>.]</p> 
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua espa&ntilde;ola. Pidamos a Cristo, Buen Pastor, que suscite en la Iglesia pastores dispuestos a dar la vida por la grey a ellos confiada; que sean ardientes en la caridad, disponibles en la misi&oacute;n y valientes en el anuncio del Evangelio. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.</p> 
<p>我向讲中文的人们致以诚挚的问候。亲爱的弟兄姐妹们，愿童贞圣母玛利亚，基督之母与教会之母，在生活中光照你们、陪伴你们。我衷心地降福你们！</p> 
<p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, la Vergine Maria, madre di Cristo e madre della Chiesa, vi illumini e vi accompagni nella vostra vita. Vi benedico di cuore</i>.]</p> 
<p>Minhas cordiais boas-vindas a todos os peregrinos de l&iacute;ngua portuguesa! Queridos irm&atilde;os e irm&atilde;s, Jesus confiou-nos a tarefa de rezar &laquo;ao dono da messe que mande trabalhadores para a sua messe&raquo; (<i>Lc</i> 10, 2). Levemos a s&eacute;rio este mandato e rezemos todos os dias para que se multipliquem as voca&ccedil;&otilde;es ao sacerd&oacute;cio e &agrave; vida consagrada. Que a Virgem Maria, M&atilde;e do Salvador, vos proteja sempre!</p> 
<p>[<i>Il mio cordiale benvenuto a tutti i pellegrini di lingua portoghese! Cari fratelli e sorelle, Ges&ugrave; ci ha affidato il compito di pregare &laquo;il Signore della messe, perch&eacute; mandi operai nella sua messe&raquo; (Lc 10,2). Prendiamo sul serio questo mandato e preghiamo ogni giorno affinch&eacute; si moltiplichino le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. La Vergine Maria, Madre del Salvatore, vi custodisca sempre!</i>]</p> 
<p style="text-align: right;"><span class="arabic">أُحيِّي المُؤمِنِينَ النَّاطِقِينَ باللُغَةِ العَرَبِيَّة، وخاصَّةً القادِمينَ مِنَ الأرضِ المُقَدَّسَة. المَسِيحِيُّ مَدعُوٌّ إلى أَنْ يكونَ تِلمِيذًا مُمتَلِئًا بالمَحَبَّةِ ورَسُولًا شُجاعًا مِن أجلِ أَنْ يُعلِنَ الإنجِيلَ في كُلِّ العالَم. بارَكَكُم الرَّبُّ جَميعًا وَحَماكُم دائِمًا مِن كلِّ شَرّ!</span></p> 
<p>[<i>Saluto i fedeli di lingua araba, in particolare quelli provenienti dalla Terra Santa. Il cristiano &egrave; chiamato ad essere un discepolo pieno d’amore e un coraggioso messaggero per annunciare il Vangelo in tutto il mondo. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!</i>]</p> 
<p>Pozdrawiam serdecznie Polak&oacute;w. Dziś w Polsce obchodzony jest Dzień Świętości Życia. Bardzo potrzebujemy takich inicjatyw, jak podejmowana od tego dnia Duchowa Adopcja dziecka poczętego. W czasie naznaczonym szaleństwem wojny ważne jest, aby bronić życia od poczęcia aż do jego naturalnego kresu. Wszystkich was błogosławię!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i polacchi. Oggi in Polonia si celebra la Giornata della Santit&agrave; della Vita. Abbiamo davvero bisogno di iniziative come quella dell’Adozione spirituale di un bambino concepito, che viene lanciata proprio oggi. In un tempo segnato dalla follia della guerra &egrave; importante difendere la vita dal concepimento al suo naturale tramonto. Vi benedico tutti!</i>]</p> 
<p style="text-align: center;">* * *</p> 
<p>Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare saluto i fedeli della Diocesi di Carpi con l’Arcivescovo Mons. Erio Castellucci; la parrocchia di Santa Maria dell’Agnena in Vitulazio, accompagnata dall’Arcivescovo Mons. Pietro Lagnese; e quella del Buon Pastore in Vieste, con l’Arcivescovo Mons. Franco Moscone.</p> 
<p>Saluto poi gli Istituti scolastici di Mottola, Sora e di San Giovanni Gemini.</p> 
<p>Il mio pensiero va infine ai&nbsp;giovani, ai malati e agli&nbsp;sposi novelli. La solennit&agrave; dell’Annunciazione del Signore, che oggi celebriamo, sia per tutti un invito a seguire l’esempio di Maria Santissima per essere pronti a compiere sempre la volont&agrave; di Dio.</p> 
<p>A tutti la mia benedizione!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[A Dirigenti e Personale di ITA Airways (23 marzo 2026)]]></title><pubDate>Mon, 23 Mar 2026 12:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260323-ita-airways.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260323-ita-airways.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 23 Mar 2026 12:56:32 +0100 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><i>Buongiorno a tutti e benvenuti!</i></p> 
<p>Sono lieto di accogliere voi rappresentanti di ITA Airways, insieme a una delegazione del Gruppo Lufthansa.</p> 
<p>La storia dei viaggi apostolici dei Papi in aereo, a partire da <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it.html">San Paolo VI</a>,&nbsp;&egrave; legata in modo speciale alla compagnia di bandiera italiana, prima Alitalia e ora ITA Airways. E anch’io, a Dio piacendo, avr&ograve; modo di avvalermi ancora del vostro servizio, tra venti giorni, per il viaggio in Africa.</p> 
<p>I miei Predecessori e i Collaboratori che li accompagnavano nei viaggi internazionali hanno trovato nel Personale di Alitalia e di ITA, oltre che dei professionisti qualificati ed esperti, anche delle persone capaci di creare un ambiente sereno, direi quasi familiare, dove il rispetto si sposa con la devozione. Incontrarvi mi d&agrave; modo di esprimere l’apprezzamento e la gratitudine miei personali e della Santa Sede per questo prezioso servizio.Confido altres&igrave; che, nello spirito di questa consolidata e cordiale collaborazione, l’accoglienza prestata al Santo Padre, al suo Seguito e ai giornalisti che volano con lui continui a riflettere quella particolare attenzione e benevolenza che i tempi in cui viviamo rendono sempre pi&ugrave; necessaria.</p> 
<p>I voli papali sono uno dei simboli pi&ugrave; eloquenti della missione dei Successori di Pietro nell’epoca contemporanea. In modo particolare, nei suoi viaggi apostolici, il Papa appare a tutti come messaggero di pace: le sue rotte sono ci&ograve; che sempre dovrebbero essere, cio&egrave; ponti di dialogo, di incontro, di fraternit&agrave;. Gli aerei dovrebbero essere sempre vettori di pace, mai di guerra! Nessuno dovrebbe aver paura che dal cielo arrivino minacce di morte e di distruzione. Dopo le tragiche esperienze del XX secolo, i bombardamenti aerei avrebbero dovuto essere banditi per sempre! Invece - come sappiamo - ci sono ancora, e lo sviluppo tecnologico, in s&eacute; positivo, &egrave; messo al servizio della guerra. Questo non &egrave; progresso, &egrave; regresso!</p> 
<p>Cari amici, in questo scenario, diventa ancora pi&ugrave; importante tracciare nei cieli rotte di pace, e vi ringrazio perch&eacute;, nella missione che il Signore mi ha affidato, so di poter contare su di voi.</p> 
<p>Auguro ogni bene per il cammino di ITA Airways e del Gruppo Lufthansa, e invoco per voi e per i vostri familiari la benedizione del Signore. Grazie!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Alla Delegazione del “Programme for Christian-Muslim Relations in Africa” (25 marzo 2026)]]></title><pubDate>Mon, 23 Mar 2026 08:30:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260325-procmura.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260325-procmura.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 25 Mar 2026 15:37:11 +0100 --> <p>&nbsp;</p>
<p><i>Miei cari fratelli e sorelle,<br>
 La pace sia con voi!</i></p>
<p>Vi porgo un cordiale benvenuto e vi offro saluti fraterni. Esprimo il mio apprezzamento per il vostro impegno a promuovere la fratellanza tra cristiani e musulmani attraverso il Programma per le relazioni tra cristiani e musulmani in Africa (Procmura), che ha sede in Kenya. Ringrazio inoltre il <a href="https://www.dicasteryinterreligious.va/?lang=it">Dicastero per il Dialogo interreligioso</a> per il suo devoto servizio, che consente alla Chiesa di progredire nel dialogo con seguaci di altre religioni e di promuovere pace e spirito di fratellanza tra tutti.</p>
<p>La Chiesa cattolica chiede comprensione e rispetto reciproci per i seguaci di altre religioni, affermando che “nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni”, poiché “non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini” (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decl_19651028_nostra-aetate_it.html#2">Nostra aetate</a></i>, n. 2). Di fatto, ogni cammino autentico verso l’unità e la comunione intrapreso da cristiani e da persone di buona volontà è opera dello Spirito Santo ed esige che i cuori si aprano all’incontro e al dialogo, così da abbracciarsi gli uni gli altri in sincera fratellanza (cfr.&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19641121_unitatis-redintegratio_it.html#4">Unitatis redintegratio</a></i>, n. 4).</p>
<p>A tale riguardo, il vostro costante dialogo con il <a href="https://www.dicasteryinterreligious.va/?lang=it">Dicastero</a> è un segnale positivo, esortando i cristiani, guidati dall’amore di Cristo, a promuovere la comunione e ad approfondire l’impegno per la collaborazione tra cristiani e musulmani per il bene comune. Attraverso questi sforzi, la pace, la giustizia e la speranza prospereranno sempre più nelle società africane e altrove. Parimenti, confido che questi incontri diano frutto attraverso la condivisione di iniziative di base per promuovere l’amicizia sociale, il rafforzamento delle collaborazioni e il discernimento comune di quegli ambiti che richiedono un’azione urgente.</p>
<p>In un mondo sempre più segnato dalla radicalizzazione religiosa, dalla divisione e dal conflitto, la vostra testimonianza comune mostra che è possibile vivere e lavorare insieme in pace e armonia nonostante le differenze culturali e religiose. Come ho detto ai Capi e ai Rappresentanti delle religioni mondiali in occasione del sessantesimo anniversario di&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decl_19651028_nostra-aetate_it.html#2">Nostra aetate</a></i>, abbiamo la grande responsabilità di “aiutare il nostro popolo a liberarsi dalle catene del pregiudizio, dell’ira e dell’odio; aiutarlo a elevarsi al di sopra dell’egoismo e dell’autoreferenzialità; aiutarlo a sconfiggere l’avidità che distrugge sia l’animo umano sia la terra. In questo modo, possiamo guidare i nostri popoli a diventare profeti del nostro tempo, cioè voci che denunciano la violenza e l’ingiustizia, curano le divisioni e proclamano la pace per tutti i nostri fratelli e sorelle” (<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/october/documents/20251028-nostra-aetate.html">Discorso</a></i>, 28 ottobre 2025).</p>
<p>Con queste riflessioni, e affidando le vostre iniziative alla divina provvidenza, invoco su di voi abbondanti benedizioni, perché possiate essere artigiani di pace, testimoni di speranza e costruttori di fratellanza autentica.</p>
<p>È un piacere essere con voi questa mattina. Dio vi benedica tutti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>________________________________________</p>
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-03/quo-069/contro-la-radicalizzazione-religiosa-testimoniare-che-si-puo-viv.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno&nbsp;CLXVI n. 69, mercoledì 25 marzo 2026, p. 4.</p>
]]></description></item><item><title><![CDATA[Angelus, 22 marzo 2026]]></title><pubDate>Sun, 22 Mar 2026 12:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260322-angelus.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260322-angelus.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 22 Mar 2026 12:42:45 +0100 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, buongiorno!</i></p> 
<p>In questa quinta domenica di Quaresima, nella Liturgia viene proclamato il Vangelo della risurrezione di Lazzaro (cfr <i>Gv</i> 11,1-45).</p> 
<p>Nell’itinerario quaresimale, questo &egrave; un segno che parla della vittoria di Cristo sulla morte e del dono della vita eterna, che riceviamo con il Battesimo (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/catechism_it/p2s2c1a1_it.htm">Catechismo della Chiesa Cattolica</a></i>, 1265). Ges&ugrave; oggi dice anche a noi, come a Marta, la sorella di Lazzaro: &laquo;Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivr&agrave;; chiunque vive e crede in me, non morir&agrave; in eterno&raquo; (<i>Gv</i> 11,25-26).</p> 
<p>La Liturgia ci invita cos&igrave; a rivivere in questa luce, nella&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/special/2026/settimana-santa2026.html">Settimana Santa</a> ormai imminente, gli eventi della Passione del Signore – l’ingresso a Gerusalemme, l’ultima Cena, il processo, la crocifissione, la sepoltura – per coglierne il senso pi&ugrave; autentico e aprirci al dono di grazia che racchiudono.</p> 
<p>&Egrave; infatti in Cristo Risorto, vincitore della morte e vivente in noi per la grazia del Battesimo, che tali avvenimenti trovano il loro compimento, per la nostra salvezza e pienezza di vita.</p> 
<p>La sua grazia illumina questo mondo, che sembra in continua ricerca di novit&agrave; e di cambiamento, anche a costo di sacrificare cose importanti – tempo, energie, valori, affetti – come se fama, beni materiali, divertimenti, relazioni effimere, potessero riempirci il cuore o renderci immortali. &Egrave; il sintomo di un bisogno di infinito che ciascuno di noi porta in s&eacute;, la cui risposta per&ograve; non pu&ograve; essere affidata a ci&ograve; che passa. Niente di finito pu&ograve; estinguere la nostra sete interiore, perch&eacute; noi siamo fatti per Dio e non troviamo pace finch&eacute; non riposiamo in Lui (cfr <i>Confessiones</i>, I, 1.1).</p> 
<p>Il racconto della risurrezione di Lazzaro, allora, ci invita a metterci in ascolto di tale profondo bisogno e, con la forza dello Spirito Santo, a liberare i nostri cuori da abitudini, condizionamenti e modi di pensare che, come macigni, ci chiudono nel sepolcro dell’egoismo, del materialismo, della violenza, della superficialit&agrave;. In questi luoghi non c’&egrave; vita, ma solo smarrimento, insoddisfazione e solitudine.</p> 
<p>Anche a noi Ges&ugrave; grida: &laquo;Vieni fuori!&raquo; (<i>Gv</i> 11,43), spronandoci a uscire, rigenerati dalla sua grazia, da tali spazi angusti, per camminare nella luce dell’amore, come donne e uomini nuovi, capaci di sperare e amare sul modello della sua carit&agrave; infinita, senza calcoli e senza misura.</p> 
<p>La Vergine Maria ci aiuti a vivere cos&igrave; questi giorni santi: con la sua fede, con la sua fiducia, con la sua fedelt&agrave;, perch&eacute; si rinnovi anche per noi, ogni giorno, l’esperienza luminosa dell’incontro col suo Figlio risorto.</p> 
<p>_____________________________</p> 
<p><b>Dopo l'Angelus</b></p> 
<p>Cari fratelli e sorelle,</p> 
<p>continuo a seguire con sgomento la situazione in Medio Oriente, cos&igrave; come in altre regioni del mondo lacerate dalla guerra e della violenza. Non possiamo rimanere in silenzio di fronte alla sofferenza di cos&igrave; tante persone, vittime inermi di questi conflitti. Ci&ograve; che li ferisce, ferisce l’intera umanit&agrave;. La morte e il dolore provocati da queste guerre sono uno scandalo per tutta la famiglia umana e un grido al cospetto di Dio! Rinnovo con forza l’appello a perseverare nella preghiera, affinch&eacute; cessino le ostilit&agrave; e si aprano finalmente cammini di pace fondati sul dialogo sincero e sul rispetto della dignit&agrave; di ogni persona umana.</p> 
<p>Oggi a Roma si svolge la grande Maratona, con tantissimi atleti provenienti da tutto il mondo. Questo &egrave; un segno di speranza! Possa lo sport tracciare sentieri di pace, di inclusione sociale e di spiritualit&agrave;.</p> 
<p>Rivolgo di cuore il mio saluto a tutti voi, romani e pellegrini di vari Paesi, in particolare a quelli venuti dalla diocesi di C&oacute;rdoba in Spagna.</p> 
<p>Accolgo con gioia i fedeli di Belluno e Pordenone, di Crotone e della parrocchia di Santa Maria delle Grazie in Roma. Saluto i giovani di Nave, diocesi di Brescia, il gruppo di cresimandi della diocesi di Firenze e i rappresentanti dell’Associazione Direttori di Albergo.</p> 
<p>Auguro a tutti una buona domenica!<i></i></p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Ai Partecipanti all'Assemblea Generale del Movimento dei Focolari (21 marzo 2026)]]></title><pubDate>Sat, 21 Mar 2026 12:30:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260321-focolari.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260321-focolari.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 21 Mar 2026 14:14:23 +0100 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.</p> 
<p>La pace sia con voi!</p> 
<p>Sono lieto di incontrarvi questo pomeriggio, dopo che avete partecipato all’Assemblea generale del Movimento dei Focolari. Saluto la Presidente, Margaret Karram, nuovamente eletta per un secondo mandato, e il nuovo Copresidente, don Roberto Eulogio Almada. Che il Signore benedica il vostro servizio!</p> 
<p>Tutti voi siete stati attratti dal carisma della Serva di Dio Chiara Lubich, che ha plasmato la vostra esistenza personale e lo stile della vostra vita comunitaria. Ogni carisma nella Chiesa esprime un aspetto del Vangelo che lo Spirito Santo porta in primo piano in un determinato periodo storico, per il bene della Chiesa stessa e per il bene del mondo intero. Per voi si tratta del messaggio dell’unit&agrave;: unit&agrave; fra gli esseri umani che &egrave; frutto e riflesso dell’unit&agrave; di Cristo con il Padre: &laquo;Tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te&raquo; (<i>Gv</i> 17,21).</p> 
<p>Questo spirito di unit&agrave; voi lo vivete anzitutto tra voi, e lo testimoniate dappertutto come una nuova possibilit&agrave; di vita fraterna, riconciliata e gioiosa, fra persone di diversa et&agrave;, cultura, lingua e credo religioso. &Egrave; un seme, semplice ma potente, che attira migliaia di donne e uomini, suscita vocazioni, genera una spinta di evangelizzazione, ma anche opere sociali, culturali, artistiche, economiche, che &egrave; fermento di dialogo ecumenico e interreligioso. Di questo fermento di unit&agrave; c’&egrave; tanto bisogno oggi, perch&eacute; il veleno della divisione e della conflittualit&agrave; tende a inquinare i cuori e le relazioni sociali e va contrastato con la testimonianza evangelica dell’unit&agrave;, del dialogo, del perdono e della pace. Anche attraverso di voi, Dio si &egrave; preparato, nei decenni passati, un grande popolo della pace, che proprio in questo momento storico &egrave; chiamato a fare da contrappeso e da argine a tanti seminatori di odio che riportano indietro l’umanit&agrave; a forme di barbarie e di violenza.</p> 
<p>Oltre a questa importante testimonianza di unit&agrave; e di pace, a voi, carissimi, &egrave; affidata anche la responsabilit&agrave; di tenere vivo il carisma del vostro Movimento nella fase post-fondazionale, una fase che non si esaurisce con il primo passaggio generazionale dopo la scomparsa della fondatrice, ma si prolunga anche oltre. In questo tempo, siete chiamati a discernere insieme quali sono gli aspetti della vostra vita comune e del vostro apostolato che sono essenziali, e perci&ograve; vanno mantenuti, e quali sono invece gli strumenti e le pratiche che, bench&eacute; in uso da tempo, non sono essenziali al carisma, o che hanno presentato aspetti problematici e che perci&ograve; sono da abbandonare.</p> 
<p>Questa fase esige anche un impegno forte alla trasparenza da parte di chi ha ruoli di responsabilit&agrave;, a tutti i livelli. La trasparenza, infatti, da un lato &egrave; condizione di credibilit&agrave; e dall’altro &egrave; dovuta in quanto il carisma &egrave; un dono dello Spirito Santo di cui tutti i membri sono responsabili. Essi hanno quindi il diritto e il dovere di sentirsi compartecipi dell’Opera alla quale hanno aderito con dedizione totale. Ricordate, poi, che il coinvolgimento dei membri &egrave; sempre un valore aggiunto: stimola la crescita, sia delle persone sia dell’Opera, fa emergere le risorse latenti e le potenzialit&agrave; di ciascuno, responsabilizza e promuove il contributo di tutti.</p> 
<p>La responsabilit&agrave; di discernimento comune, affidata a tutti voi, abbraccia anche il modo in cui il carisma dell’unit&agrave; debba essere tradotto in stili di vita comunitaria che facciano brillare la bellezza della novit&agrave; evangelica e, allo stesso tempo, rispettino la libert&agrave; e la coscienza dei singoli, valorizzando i doni e l’unicit&agrave; di ciascuno. Possiamo riflettere sul fatto che Ges&ugrave;, nella sua preghiera sacerdotale, dopo aver detto &laquo;siano una cosa sola&raquo;, ha aggiunto &laquo;siano anch’essi in noi&raquo; (<i>Gv</i> 17,21), riferendo cos&igrave; l’unit&agrave; fra i discepoli a un’unit&agrave; superiore, quella tra il Padre e il Figlio. Ci&ograve; significa che l’unit&agrave; che cercate di vivere e testimoniare si realizza principalmente “in Dio”, nell’adempimento della sua santa volont&agrave;, e di conseguenza nell’impegno condiviso della comunione e della vita comunitaria, sostenuto e guidato da quanti sono incaricati di tale servizio. L’unit&agrave; &egrave; un dono e, al tempo stesso, un compito e una chiamata che interpella ciascuno. Tutti sono chiamati a discernere qual &egrave; la volont&agrave; di Dio e come si pu&ograve; realizzare la verit&agrave; del Vangelo nelle varie situazioni della vita comunitaria o apostolica. E tutti in questo cammino di discernimento devono esercitare fraternit&agrave;, sincerit&agrave;, franchezza e soprattutto umilt&agrave;, libert&agrave; da s&eacute; stessi e dal proprio punto di vista. L’unit&agrave; di tutti in Dio &egrave; un segno evangelico che &egrave; forza profetica per il mondo.</p> 
<p>Ecco allora che l’unit&agrave; non va intesa come uniformit&agrave; di pensiero, di opinione e di stile di vita, che anzi potrebbe portare a svalutare le proprie convinzioni, a detrimento della libert&agrave; personale e dell’ascolto della propria coscienza. Chiara Lubich affermava che la premessa di ogni norma &egrave; la carit&agrave; (cfr Premessa allo Statuto). &Egrave; necessario perci&ograve; che l’unit&agrave; sia sempre nutrita e sostenuta dalla carit&agrave; reciproca, che esige magnanimit&agrave;, benevolenza, rispetto; quella carit&agrave; che non si vanta, non si inorgoglisce, n&eacute; cerca il proprio interesse, n&eacute; tiene conto del male ricevuto, ma si rallegra soltanto della verit&agrave; (cfr <i>1Cor</i> 13,4-6).</p> 
<p>Carissimi, ringraziamo insieme il Signore per la grande famiglia spirituale che &egrave; nata dal carisma di Chiara Lubich. Per i giovani presenti nei vostri gruppi, che vedono con occhi limpidi la bellezza della chiamata ad essere strumenti di unit&agrave; e di pace nel mondo. Per le famiglie, che sono state rinnovate e fortificate dalla presenza di Ges&ugrave; in mezzo alla loro vita famigliare. Per i vescovi, i sacerdoti e i consacrati che hanno visto rinnovarsi il dono del loro ministero e della loro vita religiosa attraverso il contatto con il vostro Movimento e la vostra spiritualit&agrave;. Per le tante focolarine e i tanti focolarini che, spesso con dedizione eroica, continuano a vivere in ogni parte del mondo una vita di preghiera, di lavoro, di dialogo e di evangelizzazione, seguendo il modello di vita apostolica delle prime generazioni cristiane. E ringraziamo per gli innumerevoli frutti di santit&agrave;, conosciuti o ignoti, che il ritorno al Vangelo, da voi promosso, ha portato alla Chiesa in tutti questi anni.</p> 
<p>Vi incoraggio a proseguire nel vostro cammino e vi benedico di cuore, invocando per tutti voi l’intercessione della Vergine Maria, perch&eacute; vi protegga e vi accompagni sempre con il suo aiuto materno. Grazie!</p> 
<p>Ho sentito che vi piace cantare: allora cantiamo insieme la preghiera che Ges&ugrave; ci ha insegnato: “Pater noster”….</p> 
<p>Benedizione</p> 
<p>Grazie! Tanti, tanti auguri.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Messaggio del Santo Padre in occasione dell’Insediamento dell’Arcivescovo di Canterbury (20 marzo 2026)]]></title><pubDate>Fri, 20 Mar 2026 10:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260320-arcivescovo-canterbury.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260320-arcivescovo-canterbury.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 26 Mar 2026 15:21:39 +0100 --> <p style="text-align: center;">Alla Reverendissima e Onorevolissima<br /> Signora Sarah Mullally<br /> Arcivescovo di Canterbury<br /> &nbsp;</p> 
<p style="text-align: center;">&laquo;<i>Grazia, misericordia e pace saranno con noi da parte di Dio Padre e da parte di <br /> Ges&ugrave; Cristo, Figlio del Padre, nella verit&agrave; e nell’amore</i>&raquo; (<i>2 Gv</i>&nbsp;1, 3).<br /> &nbsp;</p> 
<p>Con questa assicurazione della presenza costante di Dio, invio a Vostra Grazia oranti saluti in occasione del suo Insediamento come Arcivescovo di Canterbury.</p> 
<p>So che il ministero per il quale &egrave; stata scelta &egrave; gravoso, con responsabilit&agrave; non solo nella Diocesi di Canterbury ma anche in tutta la Chiesa d’Inghilterra e nella Comunione Anglicana nel suo insieme. Inoltre, sta iniziando queste funzioni in un momento impegnativo nella storia della famiglia anglicana. Chiedendo al Signore di rafforzarla con il dono della saggezza, prego perch&eacute; lei sia guidata dallo Spirito Santo nel servire le sue comunit&agrave; e tragga ispirazione dall’esempio di Maria, Madre di Dio.</p> 
<p>Sessant’anni fa, durante il loro storico incontro a Roma, i nostri predecessori di grata memoria, <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it.html">san Paolo VI</a> e l’Arcivescovo Michael Ramsey, hanno impegnato i cattolici e gli anglicani in &laquo;una nuova fase dello sviluppo di relazioni fraterne, basate sulla carit&agrave; cristiana&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/la/speeches/1966/documents/hf_p-vi_spe_19660324_anglicani-cattolici.html">Dichiarazione comune</a></i>, 24 marzo 1966). Quella nuova pagina di rispettosa apertura ha dato molti frutti negli ultimi sei decenni e continua a farlo ancora oggi.</p> 
<p>In quella stessa occasione, <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it.html">Papa Paolo VI</a> e l’Arcivescovo Ramsey concordarono anche di avviare un dialogo teologico. Di fatto, la Commissione internazionale anglicano-cattolica (Arcic) da quando &egrave; stata creata ha dato un enorme contributo alla crescita della comprensione reciproca. I frutti di questo prezioso lavoro ci hanno permesso di dare testimonianza insieme in modo pi&ugrave; efficace (cfr. Commissione internazionale anglicano-cattolica per l’unit&agrave; e la missione,&nbsp;<i>Crescere insieme nell’unit&agrave; e nella missione</i>, n. 93). Ci&ograve; &egrave; particolarmente importante viste le molteplici sfide che la nostra famiglia umana deve affrontare oggi. Pertanto, sono grato perch&eacute; questo importante dialogo prosegue.</p> 
<p>Al tempo stesso, sappiamo anche che il cammino ecumenico non &egrave; sempre stato privo di ostacoli. Malgrado i tanti progressi, i nostri diretti predecessori, <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> e l’Arcivescovo Justin Welby, hanno riconosciuto con franchezza che &laquo;nuove circostanze hanno apportato nuovi disaccordi tra di noi&raquo;. Ciononostante abbiamo continuato a camminare insieme, perch&eacute; le divergenze &laquo;non possono impedirci di riconoscerci reciprocamente fratelli e sorelle in Cristo in ragione del nostro comune Battesimo&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2016/october/documents/papa-francesco_20161005_vespri-canterbury.html#DICHIARAZIONE_COMUNE_">Dichiarazione comune</a></i>, 5 ottobre 2016). Da parte mia, credo fermamente che dobbiamo continuare a dialogare in verit&agrave; e amore, perch&eacute; &egrave; solo nella verit&agrave; e nell’amore che arriviamo a conoscere insieme la grazia, la misericordia e la pace di Dio (cfr.&nbsp;<i>2 Gv</i>&nbsp;1, 3) e quindi a poter offrire questi preziosi doni al mondo.</p> 
<p>Per di pi&ugrave;, l’unit&agrave; che i cristiani cercano non &egrave; mai fine a se stessa, ma &egrave; volta alla proclamazione di Cristo, affinch&eacute;, secondo la preghiera dello stesso Signore Ges&ugrave;, &laquo;il mondo creda&raquo; (<i>Gv</i>&nbsp;17, 21). Rivolgendosi ai Primati della Comunione Anglicana, nel 2024,&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> ha affermato che &laquo;sarebbe uno scandalo se, a causa delle divisioni, non realizzassimo la nostra comune vocazione di far conoscere Cristo&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2024/may/documents/20240502-primati-comunione-anglicana.html">Discorso ai Partecipanti all’Assemblea dei Primati della Comunione Anglicana</a></i>, 2 maggio 2024). Cara sorella, faccio volentieri mie queste parole, poich&eacute; &egrave; solo attraverso la testimonianza di una comunit&agrave; cristiana riconciliata, fraterna e unita che l’annuncio del Vangelo risuoner&agrave; con maggiore chiarezza (cfr.&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/mission/documents/20260125-giornata-missionaria.html"><i>Messaggio per la 100</i>a<i>&nbsp;Giornata Mondiale delle Missioni</i></a>, n. 2).</p> 
<p>Con questi sentimenti fraterni, invoco su di lei le benedizioni di Dio Onnipotente mentre assume le sue alte responsabilit&agrave;. Che lo Spirito Santo discenda su di lei e la renda feconda nel servizio al Signore.</p> 
<p><i>Dal Vaticano, 20 marzo 2026<br /> Memoria di san Cuthbert, Vescovo</i></p> 
<p style="text-align: center;">Leone PP. XIV</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>________________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-03/quo-070/il-dialogo-nella-verita-offre-al-mondo-misericordia-e-pace.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno&nbsp;CLXVI n. 70, gioved&igrave; 26 marzo 2026, p. 2.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Messaggio del Santo Padre in occasione del decimo anniversario dell’Esortazione apostolica postsinodale <i>Amoris laetitia</i> (19 marzo 2026)]]></title><pubDate>Thu, 19 Mar 2026 12:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260319-messaggio-amorislaetitia.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260319-messaggio-amorislaetitia.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 19 Mar 2026 12:46:27 +0100 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle!</i></p> 
<p>Il 19 marzo 2016, <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> ha offerto alla Chiesa universale un luminoso messaggio di speranza riguardo all’amore coniugale e famigliare: l’Esortazione apostolica <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a></i>, frutto di tre anni di discernimento sinodale sostenuti dall’Anno Santo della Misericordia. In questo decimo anniversario, vogliamo rendere grazie al Signore per l’impulso dato allo studio e alla conversione pastorale della Chiesa e chiedergli il coraggio di proseguire il cammino, accogliendo sempre nuovamente il Vangelo, nella gioia di poterlo annunciare a tutti.</p> 
<p>Come insegna il <a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>, la famiglia &egrave; &laquo;il fondamento della societ&agrave;&raquo;, <a name="_ftnref1" href="#_ftn1" class=" cleaner">[1]</a> dono di Dio e &laquo;scuola di arricchimento umano&raquo;. <a name="_ftnref2" href="#_ftn2" class=" cleaner">[2]</a> Mediante il Sacramento del matrimonio, gli sposi cristiani costituiscono una sorta di &laquo;Chiesa domestica&raquo;, <a name="_ftnref3" href="#_ftn3" class=" cleaner">[3]</a> il cui ruolo &egrave; essenziale per l’educazione e la trasmissione della fede. Sulla scia dell’impulso conciliare, le due Esortazioni apostoliche <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_exhortations/documents/hf_jp-ii_exh_19811122_familiaris-consortio.html">Familiaris consortio</a></i> – data da San <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">Giovanni Paolo II</a> nel 1981 – e <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a></i> ( <i>AL</i>) hanno entrambe stimolato l’impegno dottrinale e pastorale della Chiesa al servizio dei giovani, dei coniugi e delle famiglie.</p> 
<p>Prendendo atto &laquo;dei cambiamenti antropologico-culturali&raquo; ( <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#32">AL</a></i>, 32), accentuatisi nell’arco di trentacinque anni, <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> ha voluto impegnare ulteriormente la Chiesa nel cammino del discernimento sinodale. Il suo <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2015/october/documents/papa-francesco_20151017_50-anniversario-sinodo.html">discorso del 17 ottobre 2015</a>, pronunciato durante la XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sulla famiglia, invita a un &laquo;ascolto reciproco&raquo; all’interno del popolo di Dio, &laquo;tutti in ascolto dello Spirito Santo, “lo Spirito della Verit&agrave;” ( <i>Gv</i> 14,17), per conoscere ci&ograve; che Egli “dice alle Chiese” ( <i>Ap</i> 2,7)&raquo;. E precisa che non &egrave; &laquo;possibile parlare della famiglia senza interpellare le famiglie, ascoltando le loro gioie e le loro speranze, i loro dolori e le loro angosce&raquo;. <a name="_ftnref4" href="#_ftn4" class=" cleaner">[4]</a></p> 
<p>Raccogliendo i frutti del discernimento sinodale, <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a></i> offre un insegnamento prezioso che dobbiamo continuare ad approfondire oggi: la speranza biblica della presenza amorevole e misericordiosa di Dio, che permette di vivere &laquo;storie di amore&raquo; anche quando si attraversano &laquo;crisi familiari&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#8">AL</a></i>, 8); l’invito ad adottare &laquo;lo sguardo di Ges&ugrave;&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#60">AL</a></i>, 60) e a stimolare senza stancarci &laquo;la crescita, il consolidamento e l’approfondimento dell’amore coniugale e familiare&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#89">AL</a></i>, 89); l’appello a scoprire che l’amore nel matrimonio &laquo;d&agrave; sempre vita&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#165">AL</a></i>, 165) e che esso &egrave; &laquo;reale&raquo; proprio nel suo modo &laquo;limitato e terreno&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#113">AL</a></i>, 113), come ci insegna il mistero dell’Incarnazione. Papa Francesco afferma &laquo;la necessit&agrave; di sviluppare nuove vie pastorali&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#199">AL</a></i>, 199) e di &laquo;rafforzare l’educazione dei figli&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">AL</a></i>, cap. VII), mentre invita la Chiesa ad &laquo;accompagnare, discernere e integrare la fragilit&agrave;&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">AL</a></i>, cap. VIII), superando una concezione riduttiva della norma, e a promuovere &laquo;la spiritualit&agrave; che scaturisce dalla vita familiare&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#313">AL</a></i>, 313).</p> 
<p><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2025/documents/20250803-omelia-giubileo-giovani.html">Come ho avuto occasione di dire ai giovani riuniti a Tor Vergata</a> durante il Giubileo della Speranza, &laquo;la fragilit&agrave; [...] &egrave; parte della meraviglia che siamo&raquo;: non siamo fatti &laquo;per una vita dove tutto &egrave; scontato e fermo, ma per un’esistenza che si rigenera costantemente nel dono, nell’amore&raquo;. <a name="_ftnref5" href="#_ftn5" class=" cleaner">[5]</a> Per servire la missione di annunciare il Vangelo della famiglia alle giovani generazioni, dobbiamo imparare a evocare la bellezza della vocazione al matrimonio proprio nel riconoscimento della fragilit&agrave;, in modo da risvegliare &laquo;la fiducia nella grazia&raquo; ( <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#36">AL</a></i>, 36) e il desiderio cristiano di santit&agrave;. Dobbiamo anche sostenere le famiglie, in particolare quelle che soffrono tante forme di povert&agrave; e di violenza presenti nella societ&agrave; contemporanea.</p> 
<p>Ringraziamo il Signore per le famiglie che, nonostante difficolt&agrave; e sfide, vivono &laquo;la spiritualit&agrave; dell’amore familiare […] fatta di migliaia di gesti reali e concreti&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html#315">AL</a></i>, 315). Esprimo anche la mia gratitudine ai Pastori, agli operatori pastorali, alle Associazioni di fedeli e ai Movimenti ecclesiali impegnati nella pastorale familiare.</p> 
<p>Il nostro tempo &egrave; segnato da rapide trasformazioni che, ancor pi&ugrave; di dieci anni fa, rendono necessaria una particolare attenzione pastorale alle famiglie, alle quali il Signore affida il compito di partecipare alla missione della Chiesa di annunciare e testimoniare il Vangelo. <a name="_ftnref6" href="#_ftn6" class=" cleaner">[6]</a> Vi sono, infatti <i>, </i>luoghi e circostanze in cui la Chiesa &laquo;non pu&ograve; diventare sale della terra&raquo; <a name="_ftnref7" href="#_ftn7" class=" cleaner">[7]</a> se non per mezzo dei fedeli laici e, in particolar modo, delle famiglie. Perci&ograve; l’impegno della Chiesa in questo ambito va rinnovato e approfondito, affinch&eacute; coloro che il Signore chiama al matrimonio e alla famiglia possano vivere il loro amore coniugale in Cristo e i giovani si sentano attratti dall’intensit&agrave; della vocazione matrimoniale nella Chiesa.</p> 
<p>Prendendo atto dei cambiamenti che continuano a influenzare le famiglie, ho deciso di convocare nell’ottobre 2026 i Presidenti delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo, al fine di procedere, nell’ascolto reciproco, a un discernimento sinodale sui passi da compiere per annunciare il Vangelo alle famiglie oggi, alla luce di <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html">Amoris laetitia</a></i> e tenendo conto di quanto si sta realizzando nelle Chiese locali.</p> 
<p>Affido questo cammino all’intercessione di San Giuseppe, custode della Santa Famiglia di Nazaret.</p> 
<p><i>Dal Vaticano, 19 marzo 2026, Solennit&agrave; di San Giuseppe</i></p> 
<p style="text-align: center;">LEONE PP. XIV</p> 
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  &nbsp; 
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   ___________________________________ 
  <br /> 
  <p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1" class=" cleaner">[1]</a> Conc. Ecum. Vat. II, Cost. Past. <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></i>, 52.</p> 
  <p><a name="_ftn2" href="#_ftnref2" class=" cleaner">[2]</a> <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Ibid</a></i></p> 
  <p><a name="_ftn3" href="#_ftnref3" class=" cleaner">[3]</a>&nbsp;Id., Cost. dogm. <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>, 11.</p> 
  <p><a name="_ftn4" href="#_ftnref4" class=" cleaner">[4]</a> Francesco, <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2015/october/documents/papa-francesco_20151017_50-anniversario-sinodo.html">Discorso nel 50&deg; anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi</a></i> (17 ottobre 2015).</p> 
  <p><a name="_ftn5" href="#_ftnref5" class=" cleaner">[5]</a> <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2025/documents/20250803-omelia-giubileo-giovani.html">Omelia nella Messa per il Giubileo dei giovani</a></i> (3 agosto 2025).</p> 
  <p><a name="_ftn6" href="#_ftnref6" class=" cleaner">[6]</a> Cfr Esort. ap <i><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_exhortations/documents/hf_jp-ii_exh_19811122_familiaris-consortio.html">Familiaris consortio</a></i> (22 novembre 1981), 17.</p> 
  <p><a name="_ftn7" href="#_ftnref7" class=" cleaner">[7]</a> Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>, 33.</p> 
 </div> 
</div>]]></description></item><item><title><![CDATA[Udienza Generale del 18 marzo 2026 - I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione dogmatica Lumen gentium. 4. <i>La Chiesa popolo sacerdotale e profetico</i>]]></title><pubDate>Wed, 18 Mar 2026 10:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260318-udienza-generale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260318-udienza-generale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 18 Mar 2026 13:51:37 +0100 --> <p><b>I Documenti del&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>. II. Costituzione dogmatica&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>. 4.&nbsp;<i>La Chiesa popolo sacerdotale e profetico<br /> &nbsp;</i></b></p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!</i></p> 
<p>Oggi vorrei soffermarmi ancora sul secondo capitolo della Costituzione conciliare <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>&nbsp;(<i>LG</i>), dedicato alla Chiesa come popolo di Dio.</p> 
<p>Il popolo messianico (<i>LG</i>, 9) riceve da Cristo la partecipazione all’opera sacerdotale, profetica e regale in cui si attua la sua missione salvifica. I Padri conciliari insegnano che il Signore Ges&ugrave; ha istituito mediante la nuova ed eterna Alleanza un regno di sacerdoti, costituendo i suoi discepoli in un &laquo;sacerdozio regale&raquo; (<i>1Pt</i> 2,9; cfr <i>1Pt</i> 2,5; <i>Ap</i> 1,6). Questo sacerdozio comune dei fedeli viene donato con il Battesimo, che ci abilita a rendere culto a Dio in spirito e verit&agrave; e a &laquo;professare pubblicamente la fede ricevuta da Dio mediante la Chiesa&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#11">LG</a></i>, 11). Inoltre, attraverso il sacramento della Confermazione o Cresima, tutti i battezzati &laquo;vengono vincolati pi&ugrave; perfettamente alla Chiesa, sono arricchiti di una speciale forza dallo Spirito Santo e in questo modo sono pi&ugrave; strettamente obbligati a diffondere e a difendere la fede con la parola e con l’opera, come veri testimoni di Cristo&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#11">ibid</a>.). Questa consacrazione sta alla radice della comune missione che unisce i ministri ordinati e i fedeli laici.</p> 
<p>In proposito, <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> cos&igrave; osservava: &laquo;Guardare al popolo di Dio &egrave; ricordare che tutti facciamo il nostro ingresso nella Chiesa come laici. Il primo Sacramento, quello che suggella per sempre la nostra identit&agrave;, e di cui dovremmo essere sempre orgogliosi, &egrave; il Battesimo. Attraverso di esso e con l’unzione dello Spirito Santo, [i fedeli] “vengono consacrati per formare un tempio spirituale e un sacerdozio santo” (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#10">LG</a></i>, 10), sicch&eacute; tutti noi formiamo il santo Popolo fedele di Dio&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/letters/2016/documents/papa-francesco_20160319_pont-comm-america-latina.html">Lettera al Presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina</a></i>, 19 marzo 2016).</p> 
<p>L’esercizio del sacerdozio regale avviene in molti modi, tutti tesi alla nostra santificazione, anzitutto partecipando all’offerta dell’Eucaristia. Mediante la preghiera, l’ascesi e la carit&agrave; operosa testimoniamo cos&igrave; una vita rinnovata dalla grazia di Dio (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#10">LG</a></i>, 10). Come sintetizza il Concilio, &laquo;l’indole sacra e la struttura organica della comunit&agrave; sacerdotale vengono attuate per mezzo dei sacramenti e delle virt&ugrave;&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#11">LG</a></i>, 11).</p> 
<p>I Padri conciliari insegnano poi che il popolo santo di Dio partecipa anche della missione profetica di Cristo (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#12">LG</a></i>, 12). In questo contesto introduce il tema importante del <i>senso della fede</i> e del <i>consenso dei fedeli</i>. La Commissione Dottrinale del Concilio precisava che questo <i>sensus fidei</i> &laquo;&egrave; come una facolt&agrave; di tutta la Chiesa, grazie alla quale essa nella sua fede riconosce la rivelazione tramandata, distinguendo tra il vero e il falso nelle questioni di fede, e contemporaneamente penetra in essa pi&ugrave; profondamente e pi&ugrave; pienamente l’applica nella vita&raquo; (cfr <i>Acta Synodalia</i>, III/1, 199). Il senso della fede appartiene dunque ai singoli fedeli non a titolo proprio, ma quali membra del popolo di Dio nel suo insieme.</p> 
<p><i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>&nbsp;concentra l’attenzione su quest’ultimo aspetto e lo mette in relazione all’infallibilit&agrave; della Chiesa, a cui inerisce, servendola, quella del Romano Pontefice. La totalit&agrave; dei fedeli, che hanno ricevuto l’unzione dal Santo (cfr <i>1Gv</i> 2,20.27) non pu&ograve; sbagliarsi nel credere e manifesta questa sua propriet&agrave; particolare mediante il senso soprannaturale della fede di tutto il popolo, quando dai vescovi fino agli ultimi fedeli laici esprime l’universale suo consenso in materia di fede e di morale (cfr&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#12">LG</a></i>, 12). La Chiesa, dunque, come comunione dei fedeli che include ovviamente i pastori, non pu&ograve; errare nella fede: l’organo di questa sua propriet&agrave;, fondato sull’unzione dello Spirito Santo, &egrave; il <i>soprannaturale senso della fede</i> di tutto il popolo di Dio, che si manifesta nel <i>consenso dei fedeli</i>. Da questa unit&agrave;, che il Magistero ecclesiale custodisce, consegue che ciascun battezzato &egrave; soggetto attivo di evangelizzazione, chiamato a dare coerente testimonianza di Cristo secondo il dono profetico che il Signore infonde a tutta la sua Chiesa.</p> 
<p>Lo Spirito Santo, che ci viene da Ges&ugrave; Risorto, dispensa infatti &laquo;tra i fedeli di ogni ordine grazie speciali con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi vari incarichi e uffici utili al rinnovamento e alla maggiore espansione della Chiesa&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#12">LG</a></i>, 12). Una dimostrazione peculiare di tale vitalit&agrave; carismatica &egrave; offerta dalla vita consacrata, che continuamente germoglia e fiorisce per opera della grazia. Anche le forme associative ecclesiali sono esempio luminoso della variet&agrave; e della fecondit&agrave; dei frutti spirituali per l’edificazione del Popolo di Dio.</p> 
<p>Carissimi, risvegliamo in noi la consapevolezza e la gratitudine di aver ricevuto il dono di far parte del popolo di Dio; e anche la responsabilit&agrave; che questo comporta.</p> 
<p>__________________________________</p> 
<p><b>Saluti</b></p> 
<p>Je salue cordialement les p&egrave;lerins de langue fran&ccedil;aise, en particulier les ceux venus de Suisse mais aussi les &eacute;l&egrave;ves des diverses &eacute;coles de Paris et de toute la France. Chers amis, que la gr&acirc;ce d’&ecirc;tre membre de l’&Eacute;glise, Peuple de Dieu, encourage chacun d’entre vous &agrave; prendre conscience de la responsabilit&eacute; et de la coh&eacute;rence que cela implique. Je vous b&eacute;nis et vous souhaite une bonne mont&eacute;e vers P&acirc;ques !</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese, in particolare quelli venuti della Svizzera, come anche gli studenti delle varie scuole di Parigi e di tutta la Francia. Cari amici, la grazia di essere membri della Chiesa, Popolo di Dio, spinga ciascuno di voi a prendere coscienza della responsabilit&agrave; e della coerenza che ci&ograve; comporta. Vi benedico e vi auguro un buon cammino verso la Pasqua!</i>]</p> 
<p>I greet all the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, particularly the groups from Nigeria, Tanzania, Indonesia, the Philippines, Thailand and the United States of America.&nbsp; With prayerful good wishes that this Lent will be a time of grace and spiritual renewal for you and your families, I invoke upon all of you joy and peace in our Lord Jesus Christ. &nbsp;</p> 
<p>Liebe Br&uuml;der und Schwestern deutscher Sprache, leben wir das gemeinsame Priestertum der Getauften in Werken der Bu&szlig;e, in der N&auml;chstenliebe und in der treuen und eifrigen Teilnahme an der heiligen Messe. Auf diese Weise k&ouml;nnen unsere guten Werke zu „geistigen Opfern werden, die Gott durch Jesus Christus wohlgef&auml;llig sind“ (vgl. <i>1 Petr</i> 2,5).</p> 
<p>[<i>Cari fratelli e sorelle di lingua tedesca, viviamo il sacerdozio comune dei battezzati nelle opere di penitenza, nella carit&agrave; verso i fratelli e nella fedele e assidua partecipazione alla Santa Messa. In questo modo, le nostre opere buone si trasformano in “offerte spirituali gradite a Dio attraverso Ges&ugrave; Cristo” (cfr. 1 Pt 2,5)</i>.]</p> 
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua espa&ntilde;ola. Demos gracias a Dios por los dones y carismas con los que enriquece, edifica y embellece a su Pueblo, y pid&aacute;mosle que no cese de acompa&ntilde;arlo y guiarlo por sendas de paz. Que el Se&ntilde;or los bendiga. Muchas gracias.</p> 
<p>Caros fi&eacute;is de l&iacute;ngua portuguesa: bem-vindos! Uma especial sauda&ccedil;&atilde;o aos grupos de S&atilde;o Jos&eacute; do Rio Preto e Recife, no Brasil! Que o Senhor desperte em todos v&oacute;s a gratid&atilde;o pelo dom do Batismo, que vos inseriu no seu Povo Santo. Sede sempre testemunhas coerentes do Evangelho. Deus vos aben&ccedil;oe!</p> 
<p>[<i>Cari fedeli di lingua portoghese: benvenuti! Un saluto speciale ai gruppi di S&atilde;o Jos&eacute; do Rio Preto e Recife, in Brasile! Il Signore risvegli in tutti voi la gratitudine per il dono del Battesimo, che vi ha inserito nel suo Popolo Santo. Siate sempre testimoni coerenti del Vangelo. Dio vi benedica!</i>]</p> 
<p>我向讲中文的人们致以诚挚的问候。亲爱的弟兄姐妹们，愿你们坚持善度以基督徒信仰价值为启发的生活，好能在社会中做和平的工具。我衷心地降福你们！</p> 
<p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, perseverate a condurre un’esistenza ispirata ai valori cristiani per essere strumenti di pace nella societ&agrave;. Vi benedico di cuore</i>.]</p> 
<p style="text-align: right;"><span class="arabic">أُحيِّي المُؤمِنِينَ النَّاطِقِينَ باللُغَةِ العَرَبِيَّة، وخاصَّةً القادِمينَ مِنَ الشَّرقِ الأَوسَط. المَسِيحِيُّ مَدعُوٌّ إلى أنْ يكونَ أداةَ سَلامٍ وَمَحَبَّةٍ وَمُصَالَحَة، لِكَي يَسُودَ السَّلامُ الحَقِيقِيُّ بَينَ جَمِيعِ الشُّعُوب. بارَكَكُم الرَّبُّ جَميعًا وَحَماكُم دائِمًا مِن كلِّ شَرّ!</span></p> 
<p>Saluto i fedeli di lingua araba, in particolare quelli provenienti dal Medio Oriente. Il cristiano &egrave; chiamato ad essere strumento di pace, amore e riconciliazione, affinch&eacute; la vera pace possa prevalere tra tutti i popoli. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male!</p> 
<p>Serdecznie pozdrawiam Polak&oacute;w. Okres Wielkiego Postu skłania nas do wyrażaniu zmysłu wiary, także poprzez „wyobraźnię miłosierdzia”. Niech dzieła pomocy, organizowane w parafiach przez stowarzyszenia charytatywne i Caritas Polska, będą sposobnością do praktykowania jałmużny i uczynk&oacute;w miłosierdzia względem duszy i ciała. Wszystkich was błogosławię!</p> 
<p>[<i>Saluto cordialmente i polacchi. Il tempo di Quaresima ci spinge a esprimere il senso della fede anche attraverso la &laquo;fantasia della carit&agrave;&raquo;. Le opere di beneficenza, promosse nelle Parrocchie dalle Associazioni caritative e da Caritas Polonia, siano occasione per praticare l’elemosina e le opere di misericordia spirituali e corporali. Vi benedico tutti!</i>]</p> 
<p style="text-align: center;">* * *</p> 
<p>Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare saluto i fedeli di Riva presso Chieri e di Rosciano, i Funzionari dell’Ispettorato di Pubblica Sicurezza “Palazzo Chigi” di Roma, gli allievi della Scuola Sottufficiali della Marina Militare di Taranto, il Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta, l’Industria Fiasconaro di Castelbuono.</p> 
<p>Il mio pensiero va infine ai malati, agli&nbsp;sposi novelli e ai&nbsp;giovani, specialmente alla Scuola Cristo Re di Roma e all’Istituto San Giorgio di Pavia. Affido i propositi e le aspirazioni di ciascuno a San Giuseppe, celeste Patrono della Chiesa Universale, del quale celebreremo domani la solennit&agrave; liturgica.</p> 
<p>A tutti la mia benedizione!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Ai Partecipanti al Convegno "Oggi chi è mio prossimo?/ Today who is my neighbor?" (18 marzo 2026)]]></title><pubDate>Wed, 18 Mar 2026 09:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260318-convegno.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260318-convegno.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 18 Mar 2026 10:22:10 +0100 --> <p>Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><i>Eminenza,<br /> Cari Fratelli nell’Episcopato,<br /> Signori Ministri,<br /> Illustri Rappresentanti delle Istituzioni internazionali ed europee,<br /> cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!</i></p> 
<p>siete giunti qui a Roma, da diversi Paesi europei, per partecipare a questo momento di riflessione dal titolo “Oggi chi &egrave; mio prossimo?”, promosso dal Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa, dall’Organizzazione Mondiale della Sanit&agrave; – Regione Europa e dalla Conferenza Episcopale Italiana.</p> 
<p>Durante questa giornata verr&agrave; presentato il secondo “Rapporto europeo OMS sullo stato dell’equit&agrave; nella salute”. &Egrave; un documento che richiama l’attenzione su situazioni vissute da molte persone in Europa, in particolare da tanti uomini e donne che sperimentano nel quotidiano la povert&agrave;, la solitudine e l’isolamento.</p> 
<p>In molte Nazioni le diseguaglianze in campo sanitario stanno crescendo: meno persone possono curarsi con i servizi offerti. Uno sguardo urgente va posto anche sulla salute mentale delle persone, in particolare dei giovani, perch&eacute; le ferite invisibili della psiche non sono meno pesanti di quelle visibili.</p> 
<p>La salute non pu&ograve; essere un lusso per pochi, ma &egrave; una condizione essenziale per la pace sociale. Una copertura sanitaria universale non &egrave; soltanto un obiettivo tecnico da raggiungere, &egrave; prima di tutto un imperativo morale per le societ&agrave; che vogliono definirsi giuste. La tutela e la cura della salute devono essere accessibili ai pi&ugrave; vulnerabili, perch&eacute; ci&ograve; &egrave; richiesto dalla loro dignit&agrave; e anche per evitare che un’ingiustizia diventi seme di conflitti.</p> 
<p>La domanda che sta al centro del tema di questa giornata, tratta dal Vangelo di Luca (cfr 10,29), interpella tutti; non per giustificarsi, come fa il dottore della legge, ma per lasciarsi pienamente interrogare. &Egrave; una domanda sempre attuale, che non ha una risposta unica e univoca, ma chiede a ciascuno di rispondere in modo concreto e puntuale. Pertanto, possiamo domandarci: per me, in questo momento della mia vita, chi &egrave; il prossimo? Nelle diverse situazioni in cui ci troviamo a vivere, le risposte sono differenti; ci&ograve; che non cambia &egrave; l’invito ad andare verso l’altro, soprattutto verso chi soffre.</p> 
<p>Nel libro della Genesi troviamo un interrogativo analogo: &laquo;Il Signore disse a Caino: “Dov’&egrave; Abele, tuo fratello?”. Egli rispose: “Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?”&raquo; (4,9). Nella parabola &nbsp;del buon samaritano troviamo la risposta: s&igrave;, sei tu il custode di tuo fratello, perch&eacute; sei chiamato a custodire la sua umanit&agrave;.</p> 
<p>Sant’Agostino afferma che &laquo;il nostro Dio e Signore volle chiamarsi nostro prossimo. Difatti il Signore Ges&ugrave; Cristo fa comprendere che &egrave; stato lui stesso ad aiutare quel mezzo morto che giaceva lungo la via maltrattato e abbandonato dai briganti&raquo;. <a name="_ftnref1" href="#_ftn1" class=" cleaner">[1]</a></p> 
<p>Nell’Enciclica <i>Fratelli tutti</i> Papa Francesco si sofferma sul ruolo dei briganti che avevano ferito il viandante. Ci ricorda che &laquo;i “briganti della strada” hanno di solito come segreti alleati quelli che “passano per la strada guardando dall’altra parte”&raquo; (n. 75). La distanza, la distrazione, l’assuefazione alla visione della violenza e delle sofferenze altrui ci spingono verso l’indifferenza. Ogni uomo e donna, in particolare il cristiano, &egrave; chiamato a fissare lo sguardo su chi soffre, sul dolore delle persone sole, su quanti per vari motivi vengono emarginati e considerati come “scarti”, perch&eacute; senza di loro non potremo costruire societ&agrave; giuste, a misura di persona.</p> 
<p>&Egrave; illusorio pensare che, ignorando questi fratelli e queste sorelle, sia pi&ugrave; facile raggiungere una condizione di felicit&agrave;. Soltanto insieme potremo costruire comunit&agrave; solidali e capaci di prendersi cura di ognuno, nelle quali si sviluppino benessere e pace, a beneficio di tutti. Curare l’umanit&agrave; altrui aiuta a vivere la propria.</p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, la Chiesa &laquo;ha un ruolo pubblico che non si esaurisce nelle sue attivit&agrave; di assistenza o di educazione&raquo;, ma che &egrave; sempre &laquo;a servizio della promozione dell’uomo e della fraternit&agrave; universale&raquo;. <a name="_ftnref2" href="#_ftn2" class=" cleaner">[2]</a> Le Chiese in Europa e nel mondo, in collaborazione con le Organizzazioni internazionali, possono svolgere anche oggi un servizio determinante nel combattere le diseguaglianze in campo sanitario, a favore delle popolazioni pi&ugrave; vulnerabili. Rinnovo perci&ograve; l’auspicio, che si fa esortazione, affinch&eacute; &laquo;nel nostro stile di vita cristiana non manchi mai questa dimensione fraterna, “samaritana”, inclusiva, coraggiosa, impegnata e solidale, che ha la sua radice pi&ugrave; intima nella nostra unione con Dio, nella fede in Ges&ugrave; Cristo&raquo;. <a name="_ftnref3" href="#_ftn3" class=" cleaner">[3]</a></p> 
<p>Carissimi, grazie per tutto ci&ograve; che fate! Vi affido alla materna intercessione della Vergine Maria e di cuore benedico voi, le vostre famiglie e il vostro servizio.</p> 
<p>Grazie e buon lavoro. Tanti auguri!</p> 
<div>
 &nbsp;
 <hr align="left" size="1" width="33%" /> 
 <br /> 
 <p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1" class=" cleaner">[1]</a> S. Agostino, <i>De doctrina christiana</i>, I, 30, 33.</p> 
 <p><a name="_ftn2" href="#_ftnref2" class=" cleaner">[2]</a> Benedetto XVI, Lett. enc <i>. <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate.html">Caritas in veritate</a></i> (29 giugno 2009), 11: <i>AAS</i> 101 (2009), 648.</p> 
 <p><a name="_ftn3" href="#_ftnref3" class=" cleaner">[3]</a> <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/sick/documents/20260113-messaggio-giornata-malato.html">Messaggio per la XXXIV Giornata Mondiale del Malato</a></i> (11 febbraio 2026).</p> 
</div>]]></description></item><item><title><![CDATA[Messaggio del Santo Padre per la scomparsa di Sua Santità e Beatitudine Ilia II, <i>Catholicos</i>-Patriarca di tutta la Georgia, Arcivescovo di Mtskheta-Tbilisi e Metropolita di Abkhazia e Bichvinta (18 marzo 2026)]]></title><pubDate>Wed, 18 Mar 2026 08:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260318-messaggio-scomparsa-ilia-ii.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260318-messaggio-scomparsa-ilia-ii.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 23 Mar 2026 15:27:24 +0100 --> <p><i>A Sua Eminenza Shio<br /> Metropolita di Senaki<br /> e Chkhorotsku<br /> “Locum Tenens”<br /> della Sede Patriarcale<br /> Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa di Georgia</i></p> 
<p>Ho appreso con profonda tristezza della morte di Sua Santit&agrave; e Beatitudine Ilia II, Catholicos-Patriarca di tutta la Georgia. Nell’inviare le mie sentite condoglianze, assicuro lei, Eminenza, il Santo Sinodo e tutta la Chiesa Ortodossa di Georgia della mia solidariet&agrave; fraterna nel vostro dolore. In questo delicato momento per il vostro popolo, mi unisco a voi nella preghiera e nel grato ricordo del Pastore e Padre che per tanti anni vi ha guidati con gentilezza, saggezza e forza evangelica.</p> 
<p>Per tutta la sua lunga vita il Patriarca Ilia II &egrave; stato un testimone devoto della fede nel Cristo Risorto. Il suo ministero ha accompagnato il popolo georgiano attraverso tempi difficili e profondi cambiamenti epocali, custodendo con amore la tradizione e aprendo i cuori e le comunit&agrave; alla speranza.</p> 
<p>Vorrei anche ricordare la sua profonda passione per la musica, che &egrave; uno stimolo alla ricerca della bellezza di Dio e pu&ograve; unire popoli, avvicinando di pi&ugrave; le Chiese al di l&agrave; delle differenze culturali e teologiche.</p> 
<p>Per molti anni &egrave; stato un padre spirituale, una voce di riconciliazione e un instancabile costruttore di unit&agrave;. Ha incontrato due miei stimati predecessori — <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it.html">san Giovanni Paolo II</a> e <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a> — sempre in uno spirito di cordialit&agrave; e di fraternit&agrave;.</p> 
<p>Mentre affidate questo fedele servitore al Signore, risuonano con forza le parole dell’Apostolo Paolo, che ci ricordano che la risurrezione di Ges&ugrave; &egrave; il fondamento della nostra fede e la fonte della nostra speranza. Perch&eacute; se Cristo non &egrave; risorto, vana &egrave; allora la nostra fede (cfr.&nbsp;<i>1 Cor</i>&nbsp;15, 14). Dinanzi alla morte di un Pastore, dunque, i nostri cuori non cedono alla disperazione. Si aprono invece alla certezza che la vita non &egrave; tolta ma trasformata.</p> 
<p>Con questi sentimenti, le esprimo, Eminenza, la mia vicinanza fraterna mentre porta il peso del ministero di&nbsp;<i>Locum Tenens</i>. Prego perch&eacute; il Signore le conceda luce, discernimento e fortezza, di modo che possa accompagnare la Chiesa Ortodossa di Georgia con la stessa carit&agrave; pastorale che ha animato il Patriarca defunto. Chiedo alla Santissima Madre di Dio di proteggere lei, Eminenza, il Santo Sinodo e l’intero popolo georgiano con il suo manto di consolazione e di amore.</p> 
<p><i>Dal Vaticano, 18 marzo 2026</i></p> 
<p style="text-align: center;">Leone PP. XIV</p> 
<p>________________________________________</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-03/quo-067/un-pastore-che-ha-accompagnato-la-georgia-in-tempi-difficili.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno&nbsp;CLXVI n. 67, luned&igrave; 23 marzo 2026, p. 3.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Videomessaggio del Santo Padre ai partecipanti alla VI Assemblea della Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia (CEAMA) [Bogotá, 16- 20 marzo 2026] (17 marzo 2026)  ]]></title><pubDate>Tue, 17 Mar 2026 15:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260317-messaggio-ceama.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260317-messaggio-ceama.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 18 Mar 2026 12:49:53 +0100 --> <p><i>La pace del Signore sia con voi!</i></p> 
<p>Con gioia mi rivolgo a voi tutti, cari pastori, consacrati e consacrate, fedeli laici e laiche, che, riuniti a Bogot&agrave;, partecipate alla VI Conferenza Ecclesiale dell’Amazzonia. State vivendo un tempo privilegiato di ascolto dello Spirito Santo per discernere il cammino delle comunit&agrave; radicate in quella regione.</p> 
<p>Come parte della preparazione, che &egrave; stata accompagnata dalla preghiera, avete voluto condividere con me alcuni dei passi che avete compiuto, come pure le sfide che state affrontando. Mi avete reso partecipe delle sofferenze e delle speranze degli abitanti della regione, cos&igrave; come del crescente deterioramento del suo ambiente naturale. Desidero esprimere la mia vicinanza a tutte le persone che subiscono questa situazione.</p> 
<p>Per questo motivo, sono lieto che l’Assemblea abbia tra i suoi obiettivi la formulazione degli&nbsp;<i>Orizzonti Pastorali Sinodali</i>, che potrebbero essere uno strumento utile per orientare la proclamazione “di un Dio che ama infinitamente ogni essere umano, che ha manifestato pienamente questo amore in Cristo” (Francesco, Esortazione apostolica post-sinodale,&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20200202_querida-amazonia.html#64">Querida Amazonia</a></i>, n. 64).</p> 
<p>So anche che procederete all’elezione della presidenza per il periodo 2026-2030, il cui compito, tra gli altri, sar&agrave; di continuare a incoraggiare l’attuazione del Sinodo per l’Amazzonia e preparare al contempo i contributi della sua esperienza per l’Assemblea Ecclesiale a Roma, prevista per l’anno 2028. Siate certi che vi accompagno con la mia preghiera in questo importante passo.</p> 
<p>Con il desiderio di aprire nuovi cammini nella missione della Chiesa in questa amata terra, avete scelto un testo biblico per ispirare le vostre riflessioni: “Faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?” (<i>Is</i>&nbsp;43, 19). &Egrave; vero, qualcosa di nuovo sta nascendo, &egrave; ancora fragile, ma &egrave; gi&agrave; in atto, forse impercettibile, ma come il germe dell’albero&nbsp;<i>shihuahuaco</i>, il “gigante della selva”, che cresce molto lentamente, ma diviene capace di vivere pi&ugrave; di mille anni, un colosso alto decine di metri e con una folta chioma, che diventa un rifugio sicuro per aquile, tucani, are, uistit&igrave;, saki e scoiattoli, trasformandosi in un ecosistema a s&eacute; stante. Questo pu&ograve; aiutare a capire, cari fratelli, ci&ograve; che la Chiesa desidera: essere un segno di unit&agrave; nella diversit&agrave; e un rifugio sicuro, che genera e protegge la vita.</p> 
<p>Il futuro promettente e pieno di speranza annunciato dal profeta Isaia raggiunge la sua pienezza nel passo dell’Apocalisse che ci parla di un nuovo cielo e di una nuova terra, perch&eacute; Dio “fa nuove tutte le cose” (cfr.&nbsp;<i>Ap</i>&nbsp;21, 5). Vi invito, pertanto, a lavorare con la fiducia di una fede radicata in Cristo che ci ripete “io ti ho amato” (<i>Ap</i>&nbsp;3, 9), perch&eacute; &egrave; proprio questo amore divino-umano di Ges&ugrave; a trasformarci in uomini e donne nuovi. Questo amore, contemplato nella preghiera, ci invia a rispondere con generosit&agrave; e coraggio nella missione.</p> 
<p>In tal senso, se vogliamo essere di Cristo — l’autentico “gigante della selva” e “generato prima di ogni creatura” (<i>Col</i>&nbsp;1, 15) — siamo chiamati a essere “Chiesa delle Beatitudini, Chiesa che fa spazio ai piccoli e cammina povera con i poveri” (Esortazione apostolica,&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_exhortations/documents/20251004-dilexi-te.html">Dilexi te</a></i>, n. 21).</p> 
<p>Certo, il contesto attuale esige una risposta adeguata dinanzi alle numerose sfide sociali, ambientali, culturali ed ecclesiali che persistono nell’Amazzonia, minacciata da situazioni di abuso e di sfruttamento. In tale contesto, il fiore della passione, la cui forma peculiare allude in modo impressionante alla Passione di Cristo, e che voi avete scelto come simbolo dell’Assemblea, rappresenta il ruolo profetico della Chiesa e di tutti i suoi membri, ognuno secondo la propria missione: proclamare il&nbsp;<i>kerygma</i>&nbsp;e la vita nuova in Cristo, accompagnare quanti soffrono, custodire il creato e il rispetto per la vita in tutte le sue forme, specialmente la vita umana.</p> 
<p>Un altro degli obiettivi della Conferenza Ecclesiale, che celebra il suo quinto anniversario, &egrave; di delineare una Chiesa con “volto amazzonico”, anelito del Sinodo dei Vescovi nell’Assemblea Speciale per la Regione Panamazonica. Questo compito si porta avanti con la convinzione che, “attraverso l’inculturazione della fede, la Chiesa si arricchisce di nuove espressioni e valori, manifestando e celebrando il mistero di Cristo in modo sempre pi&ugrave; efficace, unendo la fede pi&ugrave; strettamente alla vita e contribuendo cos&igrave; a una cattolicit&agrave; pi&ugrave; piena, non solo geograficamente ma anche culturalmente” (<i>Documento di Aparecida</i>, n. 479).</p> 
<p>Cari fratelli, care sorelle, l’inculturazione &egrave; un cammino difficile, ma necessario. “Occorre accettare con coraggio la novit&agrave; dello Spirito, capace di creare sempre qualcosa di nuovo con l’inesauribile tesoro di Ges&ugrave; Cristo” (<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20200202_querida-amazonia.html#69">Querida Amazonia</a></i>, n. 69). Perci&ograve;, vi incoraggio a proseguire insieme, pastori e fedeli, nel rafforzamento dell’identit&agrave; dei discepoli missionari nell’Amazzonia. Continuate a seminare nel solco che &egrave; stato irrigato anche con il sangue di tanti uomini e donne che vi hanno preceduti e che, uniti alla passione di Cristo, sono diventati radice di un “albero gigante” che cresce nell’Amazzonia.</p> 
<p>Affidando i frutti di questa Assemblea Ecclesiale alla speciale intercessione della Beata Vergine Maria, Madre del Creatore, vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica.</p> 
<p>E la Benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo, discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.</p> 
<p>_________________________________________</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><i><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-03/quo-063/la-chiesa-segno-di-unita-nella-diversita-e-rifugio-sicuro-che-ge.html">L'Osservatore Romano</a></i>, Edizione Quotidiana, Anno&nbsp;CLXVI n. 63, marted&igrave; 17 marzo 2026, p. 2.</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>&nbsp;</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Ai Membri della Direzione del TG2 della RAI, in occasione dei 50 anni di fondazione, con i Familiari (16 marzo 2026)]]></title><pubDate>Mon, 16 Mar 2026 12:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260316-rai-tg2.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260316-rai-tg2.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 27 Mar 2026 11:29:18 +0100 --> <div>
  Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. 
 <br /> La pace sia con voi! 
 <br /> &nbsp; 
</div> 
<p><i>Buongiorno a tutti e benvenuti!</i></p> 
<p>Saluto i Consiglieri di amministrazione, il Direttore e la Redazione del TG2, formulando le mie felicitazioni perch&eacute; questo Telegiornale ha raggiunto il traguardo dei 50 anni.</p> 
<p>Questo “compleanno” invita a riflettere sul cammino che avete percorso, come paradigma delle sfide che il giornalismo televisivo ha attraversato e su quelle che ha ancora davanti. Penso al passaggio dal sistema analogico a quello digitale, che vi ha visto protagonisti nel coglierne le opportunit&agrave; e nel comprendere che non c’&egrave; novit&agrave; tecnologica che possa sostituire la creativit&agrave;, il discernimento critico, la libert&agrave; di pensiero. E se la sfida del nostro tempo &egrave; quella dell’intelligenza artificiale, penso alla necessit&agrave; di regolare la comunicazione secondo il paradigma umano e non secondo quello tecnologico. Che vuol dire, in ultima istanza, saper distinguere tra i mezzi e i fini.</p> 
<p>I tratti distintivi che fin dall’inizio vi hanno caratterizzato sono la laicit&agrave; e il pluralismo delle fonti informative, anche nella televisione di Stato. Laicit&agrave; intesa come rifiuto degli apriori ideologici e come sguardo aperto sulla realt&agrave;. Sappiamo tutti quanto sia difficile lasciarsi sorprendere dai fatti, dagli incontri, dagli sguardi e dalle voci degli altri; quanto sia forte la tentazione di cercare, vedere e ascoltare solo ci&ograve; che conferma le proprie opinioni. Ma non ci pu&ograve; essere buona comunicazione, n&eacute; vera libert&agrave; e sano pluralismo senza questa apertura.</p> 
<p>Nella storia del Tg2 hanno convissuto posizioni culturali diverse. Questa diversit&agrave;, specie quando &egrave; stata animata da spirito di amicizia, &egrave; stata un valore aggiunto della vostra identit&agrave;, una ricchezza, un esempio di dialogo, che pu&ograve; dirci molto ancora oggi, in un tempo dominato dalle polarizzazioni, dalle chiusure ideologiche, dagli slogan, che impediscono di vedere e di comprendere la complessit&agrave; della realt&agrave;.</p> 
<p>Sempre, ma in modo speciale nelle circostanze drammatiche di guerra, come quelle che stiamo vivendo, l’informazione deve guardarsi dal rischio di trasformarsi in propaganda. E il compito dei giornalisti, nel verificare le notizie, per non diventare megafono del potere, si fa ancora pi&ugrave; urgente e delicato, direi essenziale.</p> 
<p>Tocca a voi mostrare le sofferenze che la guerra porta sempre alle popolazioni; mostrare il volto della guerra e raccontarla con gli occhi delle vittime per non trasformarla in un <i>videogame</i>. Non &egrave; facile nei pochi minuti di un telegiornale e dei suoi spazi di approfondimento. Ma qui la sfida.</p> 
<p>Vi ringrazio per la vostra visita, vi porgo i migliori auguri e benedico tutti voi e il vostro lavoro.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Messaggio del Santo Padre per la 63<sup>a</sup> Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni 2026]]></title><pubDate>Mon, 16 Mar 2026 12:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/vocations/documents/20260316-messaggio-vocazioni.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/vocations/documents/20260316-messaggio-vocazioni.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 25 Mar 2026 09:33:05 +0100 --> <p style="text-align: center;"><b style="text-align: center;"><i>La scoperta interiore del dono di Dio</i></b></p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle, carissimi giovani!</i></p> 
<p>Guidati e custoditi da Ges&ugrave; Risorto, celebriamo nella IV domenica di Pasqua, detta “domenica del buon Pastore”, la LXIII Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. &Egrave; un’occasione di grazia in cui condividere alcune riflessioni sulla dimensione interiore della vocazione, intesa come scoperta del dono gratuito di Dio che sboccia nel profondo del cuore di ciascuno di noi. Percorriamo allora insieme la via di una vita veramente bella, che il Pastore ci indica!</p> 
<p><b><i>La via della bellezza</i></b></p> 
<p>Nel Vangelo di Giovanni, Ges&ugrave; si definisce letteralmente il &laquo;pastore bello&raquo; (ὁ ποιμὴν ὁ καλός) ( <i>Gv</i> 10,11). L’espressione indica un pastore perfetto, autentico, esemplare, in quanto &egrave; pronto a dare la vita per le sue pecore, manifestando cos&igrave; l’amore di Dio. &Egrave; il Pastore che affascina: chi lo guarda scopre che la vita &egrave; davvero bella se lo si segue. Per conoscere questa bellezza non bastano gli occhi del corpo o criteri estetici: occorrono contemplazione e interiorit&agrave;. Solo chi si ferma, ascolta, prega e accoglie il suo sguardo pu&ograve; dire con fiducia: “Mi fido, con Lui la vita pu&ograve; essere davvero bella, voglio percorrere la via di questa bellezza”.E la cosa pi&ugrave; straordinaria &egrave; che, diventando suoi discepoli, si diventa a propria volta “belli”: la sua bellezza ci trasfigura. Come scrive il teologo Pavel Florenskij, l’ascetica non crea l’uomo “buono”, ma l’uomo “bello”. <a name="_ftnref1" href="#_ftn1" class=" cleaner">[1]</a> Il tratto che contraddistingue i santi, infatti, oltre alla bont&agrave;, &egrave; la bellezza spirituale luminosa che irradia da chi vive in Cristo. Cos&igrave; la vocazione cristiana si rivela in tutta la sua profondit&agrave;: partecipare della sua vita, condividere la sua missione, splendere della sua stessa bellezza.</p> 
<p>Questa comunicazione interiore di vita, di fede e di senso fu l’esperienza anche di Sant’Agostino, il quale, nel libro terzo delle <i>Confessioni</i>, mentre dichiara e confessa i suoi peccati ed errori giovanili, riconosce Dio &laquo;pi&ugrave; intimo di ogni mia intimit&agrave;&raquo;. <a name="_ftnref2" href="#_ftn2" class=" cleaner">[2]</a> Oltre la consapevolezza di s&eacute;, egli scopre la bellezza della luce divina che lo guida nel buio. Agostino scorge la presenza di Dio nella parte pi&ugrave; interiore della sua anima, e ci&ograve; implica l’aver compreso e vissuto l’importanza della cura dell’interiorit&agrave; come spazio di relazione con Ges&ugrave;, come via per sperimentare la bellezza e la bont&agrave; di Dio nella propria vita.</p> 
<p>Tale relazione si edifica nella preghiera e nel silenzio e, se coltivata, ci apre alla possibilit&agrave; di accogliere e vivere il dono della vocazione, che non &egrave; mai un’imposizione o uno schema prefissato a cui semplicemente aderire, ma un progetto di amore e di felicit&agrave;. La cura dell’interiorit&agrave;: &egrave; da qui che &egrave; urgente ripartire nella pastorale vocazionale e nell’impegno sempre nuovo dell’evangelizzazione.</p> 
<p>In questo spirito, invito tutti – famiglie, parrocchie, comunit&agrave; religiose, vescovi, sacerdoti, diaconi, catechisti, educatori e fedeli laici – a impegnarsi sempre di pi&ugrave; nel creare contesti favorevoli affinch&eacute; questo dono possa essere accolto, nutrito, custodito e accompagnato per portare abbondante frutto. Solo se i nostri ambienti splenderanno per fede viva, preghiera costante e accompagnamento fraterno, la chiamata di Dio potr&agrave; sbocciare e maturare, diventando strada di felicit&agrave; e salvezza per ciascuno e per il mondo.<b><i></i> </b>Incamminati sulla via che Ges&ugrave;, il bel Pastore, ci indica, impariamo allora a conoscere meglio noi stessi e a conoscere pi&ugrave; da vicino Dio che ci ha chiamati.</p> 
<p><b><i>Conoscenza reciproca</i></b></p> 
<p>&laquo;Il Signore della vita ci conosce e illumina il nostro cuore con il suo sguardo d’amore&raquo;. <a name="_ftnref3" href="#_ftn3" class=" cleaner">[3]</a> Ogni vocazione, infatti, non pu&ograve; che iniziare dalla consapevolezza e dall’esperienza di un Dio che &egrave; Amore (cfr <i>1Gv</i> 4,16): Egli ci conosce profondamente, ha contato i capelli del nostro capo (cfr <i>Mt</i> 10,30) e ha pensato per ognuno una via unica di santit&agrave; e di servizio. Questa conoscenza, per&ograve;, dev’essere sempre reciproca: siamo invitati a conoscere Dio attraverso la preghiera, l’ascolto della Parola, i Sacramenti, la vita della Chiesa e la donazione ai fratelli e alle sorelle. Come il giovane Samuele, che nella notte, forse in maniera inaspettata, ud&igrave; la voce del Signore e impar&ograve; a riconoscerla con l’aiuto di Eli (cfr <i>1 Sam</i> 3,1-10), cos&igrave; anche noi dobbiamo creare spazi di silenzio interiore per intuire ci&ograve; che il Signore ha in cuore per la nostra felicit&agrave;. Non si tratta di un sapere intellettuale astratto o di una conoscenza dotta, ma di un incontro personale che trasforma la vita. <a name="_ftnref4" href="#_ftn4" class=" cleaner">[4]</a> Dio abita il nostro cuore: la vocazione &egrave; un dialogo intimo con Lui, che chiama – nonostante il rumore talvolta assordante del mondo – invitandoci a rispondere con vera gioia e generosit&agrave;.</p> 
<p>&laquo; <i>Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas</i> – Non uscire fuori di te, ritorna in te stesso, la Verit&agrave; abita nell’uomo interiore&raquo;. <a name="_ftnref5" href="#_ftn5" class=" cleaner">[5]</a> Ancora sant’Agostino ci ricorda quanto sia importante imparare a fermarsi, costruire spazi di silenzio interiore per poter ascoltare la voce di Ges&ugrave; Cristo.</p> 
<p>Cari giovani, ascoltate questa voce! Ascoltate la voce del Signore che vi invita a vivere una vita piena, realizzata, mettendo a frutto i propri talenti (cfr <i>Mt</i> 25,14-30) e inchiodando alla Croce gloriosa di Cristo i propri limiti e le proprie debolezze. Fermatevi, dunque, in adorazione eucaristica, meditate assiduamente la Parola di Dio per viverla ogni giorno, partecipate attivamente e pienamente alla vita sacramentale ed ecclesiale. In questo modo conoscerete il Signore e, nell’intimit&agrave; propria dell’amicizia, scoprirete come donare voi stessi, nella via del matrimonio, o del sacerdozio, o del diaconato permanente, oppure nella vita consacrata, religiosa o secolare: ogni vocazione &egrave; un dono immenso per la Chiesa e per chi la accoglie con gioia. Conoscere il Signore significa soprattutto imparare a fidarsi di Lui e della sua Provvidenza, che sovrabbonda in ogni vocazione.</p> 
<p><b><i>Fiducia</i></b></p> 
<p>Dalla conoscenza nasce la fiducia, atteggiamento che &egrave; figlio della fede, essenziale sia per accogliere la vocazione, sia per perseverare in essa. La vita, infatti, si rivela come un continuo fidarsi e affidarsi al Signore, anche quando i suoi piani sconvolgono i nostri.</p> 
<p>Pensiamo a San Giuseppe, che, nonostante l’inatteso mistero della maternit&agrave; della Vergine, si affida al sogno divino e accoglie Maria e il Bambino con cuore obbediente (cfr <i>Mt</i> 1,18-25; 2,13-15). Giuseppe di Nazaret &egrave; un’icona di fiducia totale nel disegno di Dio: si fida anche quando tutto intorno a lui sembra essere tenebra e negativit&agrave;, quando le cose sembrano andare in direzione opposta rispetto a quella prevista. Egli si fida e si affida, certo della bont&agrave; e della fedelt&agrave; del Signore. &laquo;In ogni circostanza della sua vita, Giuseppe seppe pronunciare il suo “ <i>fiat</i>”, come Maria nell’Annunciazione e Ges&ugrave; nel Getsemani&raquo;. <a name="_ftnref6" href="#_ftn6" class=" cleaner">[6]</a></p> 
<p>Come ci ha insegnato il <i>Giubileo della Speranza</i>, occorre coltivare una fiducia ferma e stabile nelle promesse di Dio, senza cedere mai alla disperazione, superando paure e incertezze, certi che il Risorto &egrave; Signore della storia del mondo e della nostra personale: Egli non ci abbandona nelle ore pi&ugrave; buie, ma viene a diradare con la sua luce tutte le nostre tenebre. E proprio grazie alla luce e alla forza del suo Spirito, anche attraverso prove e crisi, possiamo vedere la nostra vocazione maturare, riflettere sempre pi&ugrave; la stessa bellezza di Colui che ci ha chiamato, una bellezza fatta di fedelt&agrave; e fiducia, nonostante le ferite e le cadute.</p> 
<p><b><i>Maturazione</i></b></p> 
<p>La vocazione, in effetti, non &egrave; un traguardo statico, ma un processo dinamico di maturazione, favorito dall’intimit&agrave; con il Signore: stare con Ges&ugrave;, lasciar agire lo Spirito Santo nei cuori e nelle situazioni della vita e rileggere tutto alla luce del dono ricevuto significa crescere nella vocazione.</p> 
<p>Come la vite e i tralci (cfr <i>Gv</i> 15,1-8), cos&igrave; tutta la nostra esistenza deve costituirsi in un legame forte ed essenziale con il Signore, in modo da diventare una risposta sempre pi&ugrave; piena alla sua chiamata, attraverso le prove e le necessarie potature. I “luoghi” dove si manifesta maggiormente la volont&agrave; di Dio e si fa esperienza del suo infinito amore sono spesso i legami autentici e fraterni che siamo capaci di instaurare nel corso della nostra vita. Quanto &egrave; prezioso avere una valida guida spirituale che accompagni la scoperta e lo sviluppo della nostra vocazione! Quanto sono importanti il discernimento e la verifica alla luce dello Spirito Santo, perch&eacute; una vocazione possa realizzarsi in tutta la sua bellezza.</p> 
<p>Vocazione, dunque, non &egrave; un possesso immediato, qualcosa di “dato” una volta per tutte: &egrave; piuttosto un cammino che si sviluppa analogamente alla vita umana, in cui il dono ricevuto, oltre ad essere custodito, deve nutrirsi di un rapporto quotidiano con Dio per poter crescere e portare frutto. &laquo;Questo ha un grande valore, perch&eacute; colloca tutta la nostra vita di fronte a quel Dio che ci ama e ci permette di capire che nulla &egrave; frutto di un caos senza senso, ma al contrario tutto pu&ograve; essere inserito in un cammino di risposta al Signore, che ha un progetto stupendo per noi&raquo;. <a name="_ftnref7" href="#_ftn7" class=" cleaner">[7]</a></p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, carissimi giovani, vi incoraggio a coltivare la vostra relazione personale con Dio attraverso la preghiera quotidiana e la meditazione della Parola. Fermatevi, ascoltate, affidatevi: in questo modo, il dono della vostra vocazione maturer&agrave;, vi render&agrave; felici e porter&agrave; frutti abbondanti per la Chiesa e per il mondo.</p> 
<p>La Vergine Maria, modello di accoglienza interiore del dono divino e maestra dell’ascolto orante, vi accompagni sempre in questo cammino!</p> 
<p><i>Dal Vaticano, 16 marzo 2026</i></p> 
<p style="text-align: center;">LEONE PP. XIV</p> 
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 <br clear="all" /> 
 <hr align="left" size="1" width="33%" /> 
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  <br /> 
  <p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1" class=" cleaner">[1]</a> &laquo;L’ascetica crea non l’uomo “buono” ma l’uomo bello e il tratto distintivo dei santi non &egrave; affatto la “bont&agrave;”, che pu&ograve; essere presente anche in persone carnali e molto peccatrici, bens&igrave; la bellezza spirituale, la bellezza accecante della persona luminosa e luciferente, assolutamente inaccessibile all’uomo grossolano e carnale&raquo; (P. Florenskij, <i>La colonna e il fondamento della verit&agrave;</i>, Roma 1974, 140-141).</p> 
  <p><a name="_ftn2" href="#_ftnref2" class=" cleaner">[2]</a> S. Agostino, <i>Conf.</i>, III, 6, 11: <i>CSEL</i> 33, 53.</p> 
  <p><a name="_ftn3" href="#_ftnref3" class=" cleaner">[3]</a> Lett. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_letters/documents/20251208-una-fedelta.html">Una fedelt&agrave; che genera futuro</a></i> (8 dicembre 2025), 5.</p> 
  <p><a name="_ftn4" href="#_ftnref4" class=" cleaner">[4]</a> Cfr Benedetto XVI, Lett. enc. <i><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20051225_deus-caritas-est.html">Deus caritas est</a></i> (25 dicembre 2005), 1.</p> 
  <p><a name="_ftn5" href="#_ftnref5" class=" cleaner">[5]</a> S. Agostino, <i>De vera religione, </i>XXXIX, 72: <i>CCSL</i> 32, 234.</p> 
  <p><a name="_ftn6" href="#_ftnref6" class=" cleaner">[6]</a> Francesco, Lett. ap. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_letters/documents/papa-francesco-lettera-ap_20201208_patris-corde.html">Patris corde</a></i> (8 dicembre 2020), 3.</p> 
  <p><a name="_ftn7" href="#_ftnref7" class=" cleaner">[7]</a> Francesco, Esort. ap. postsin. <i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20190325_christus-vivit.html#248">Christus vivit</a></i> (25 marzo 2019), 248.</p> 
 </div> 
</div>]]></description></item><item><title><![CDATA[Ai Membri della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori (16 marzo 2026)]]></title><pubDate>Mon, 16 Mar 2026 11:30:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260316-tutela-minori.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260316-tutela-minori.html</guid><description><![CDATA[<!-- Mon, 16 Mar 2026 15:04:57 +0100 --> <p>Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi.</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle, benvenuti!</i></p> 
<p>sono lieto di salutare tutti voi, riuniti oggi per l’Assemblea Plenaria. In modo particolare, ringrazio il nuovo Presidente, l’Arcivescovo Thibault Verny, Presidente della Commissione, per la sua guida e la sua dedizione. Ringrazio il Segretario, il Vescovo Luis Manuel Al&iacute; Herrera, per il generoso servizio, nonch&eacute; la Segretaria Aggiunta, Dott.ssa Teresa Morris Kettelkamp, per i preziosi contributi al lavoro della Commissione. Esprimo ugualmente gratitudine a tutti, membri e collaboratori, per il servizio alla Chiesa attraverso la tutela dei bambini, degli adolescenti e delle persone in situazioni di vulnerabilit&agrave;. &Egrave; un’opera impegnativa, a volte silenziosa, spesso gravosa, ma essenziale per la vita della Chiesa e per la costruzione di un’autentica cultura della cura.</p> 
<p>Il mio venerato predecessore,&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it.html">Papa Francesco</a>, ha voluto inserire in modo permanente il vostro servizio all’interno della&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/romancuria/it.html">Curia Romana</a>, per ricordare a tutta la Chiesa che la prevenzione degli abusi non &egrave; un compito facoltativo, ma una dimensione costitutiva della missione della Chiesa. Fin dalla mia elezione, sono stato molto incoraggiato dal dialogo che avete instaurato con la Sezione Disciplinare del&nbsp;<a href="https://www.doctrinafidei.va/it.html">Dicastero per la Dottrina della Fede</a>. State raggiungendo cos&igrave; l’obiettivo auspicato che la prevenzione – una delle vostre responsabilit&agrave; – e la vigile disciplina, esercitata da quel Dicastero, procedano insieme in maniera sinergica ed efficace.</p> 
<p>La vostra missione &egrave; quella di aiutare a garantire la prevenzione degli abusi. Tuttavia, essa non &egrave; mai solo un insieme di protocolli o procedure. Si tratta piuttosto di contribuire a formare, in tutta la Chiesa, una cultura della cura, in cui la tutela dei minori e delle persone in situazioni di vulnerabilit&agrave; non sia vista come un obbligo imposto dall’esterno, ma come una naturale espressione di fede. Ci&ograve; richiede quindi un processo di conversione in cui le sofferenze degli altri siano ascoltate e ci spingano ad agire. A questo proposito, le esperienze delle vittime e dei sopravvissuti sono punti di riferimento essenziali. Sebbene siano certamente dolorose e difficili da ascoltare, portano alla luce con forza la verit&agrave; e ci insegnano l’umilt&agrave; mentre ci sforziamo di assistere le vittime e i sopravvissuti. Allo stesso tempo, &egrave; proprio attraverso il riconoscimento del dolore provato che si apre un percorso credibile di speranza e rinnovamento.</p> 
<p>Un altro elemento importante della vostra opera &egrave; l’integrazione di un approccio multidisciplinare e articolato. Come parte della Curia Romana, all’interno del&nbsp;<a href="https://www.doctrinafidei.va/it.html">Dicastero per la Dottrina della Fede</a>, avete un ruolo chiaro che vi pone in dialogo con i Dicasteri e le altre istituzioni che esercitano la propria responsabilit&agrave; nei vari ambiti legati alla tutela. Spero che continuiate a raggiungere una cooperazione ancora maggiore con essi, affinch&eacute; possano arricchire il vostro lavoro con le proprie conoscenze. Allo stesso tempo, anch’essi possono arricchirsi dell’esperienza che la Commissione ha acquisito in questi undici anni di servizio, in particolare attraverso l’ascolto attento e sincero che offrite alle vittime, ai sopravvissuti e alle loro famiglie. A tal proposito, la Relazione annuale della Commissione &egrave; uno strumento di grande importanza. Rappresenta un esercizio di verit&agrave; e responsabilit&agrave;, ma anche di speranza e prudenza, che devono andare di pari passo per il bene della Chiesa. La speranza ci impedisce di cedere allo scoraggiamento; la prudenza ci preserva dall’improvvisazione e dalla superficialit&agrave; nell’affrontare la prevenzione degli abusi.</p> 
<p>Anche gli Ordinari e i Superiori Maggiori hanno una propria responsabilit&agrave; che non pu&ograve; essere delegata. L’ascolto delle vittime e l’accompagnamento delle stesse devono trovare espressione concreta in ogni comunit&agrave; e istituzione ecclesiale. Vi incoraggio a continuare ad essere per loro una risorsa, affinch&eacute; nessuna comunit&agrave; all’interno della Chiesa si senta sola in questo compito. L’aiuto che offrite attraverso l’iniziativa&nbsp;<i>Memorare</i>&nbsp;&egrave; davvero preziosa. Sostenere le Chiese locali, specialmente dove mancano risorse o competenze, significa dare espressione concreta alla solidariet&agrave; ecclesiale. Attendo con interesse di ricevere ulteriori informazioni nella vostra terza relazione annuale sui progressi incoraggianti gi&agrave; compiuti, nonch&eacute; sulle aree in cui &egrave; ancora necessario un ulteriore sviluppo.</p> 
<p>L’impegno della Commissione con la Chiesa a tutti i livelli, con le vittime, i sopravvissuti e le loro famiglie, nonch&eacute; con i partner della societ&agrave; civile, vi ha spinto ad approfondire lo studio in due aree in rapida evoluzione della tutela: il concetto di vulnerabilit&agrave; in relazione agli abusi e la prevenzione degli abusi sui minori facilitati dalla tecnologia nello spazio digitale. Leggendo questi “segni dei tempi”, aiutate la Chiesa ad affrontare con coraggio le sfide della salvaguardia e a rispondere con chiarezza pastorale e rinnovamento strutturale. Ci&ograve; sta gi&agrave; prendendo forma concreta nello sviluppo di un quadro di linee guida universali. Attendo con interesse di ricevere la proposta definitiva affinch&eacute;, dopo un adeguato studio e discernimento, possa essere pubblicata.</p> 
<p>Cari amici, tutto il vostro impegno dimostra che la vostra missione non &egrave; semplicemente l’istituzione di un processo formale, ma un segno di comunione e di responsabilit&agrave; condivisa. Prima di concludere, vorrei ribadire che la tutela dei minori e delle persone in situazioni di vulnerabilit&agrave; non &egrave; un ambito isolato della vita ecclesiale, ma una dimensione che permea la cura pastorale, la formazione, il governo e la disciplina. Ogni passo avanti in questo cammino &egrave; un passo verso Cristo e verso una Chiesa pi&ugrave; evangelica e autentica.</p> 
<p>Affido il vostro servizio all’amorevole intercessione di Maria, Madre della Chiesa, e vi imparto di cuore la benedizione apostolica come pegno di sapienza e pace nel nostro Signore Ges&ugrave; Cristo. Grazie.</p> 
<p>Grazie di cuore per il vostro servizio. Vi auguro di vivere un’esperienza davvero benedetta a Roma in questi giorni. E grazie per tutto ci&ograve; che state facendo per aiutare la Chiesa nella nostra missione. Grazie.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Visita pastorale alla Parrocchia “Sacro Cuore di Gesù a Ponte Mammolo” (15 marzo 2026)]]></title><pubDate>Sun, 15 Mar 2026 17:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260315-visita-pastorale-settore-nord.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260315-visita-pastorale-settore-nord.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 15 Mar 2026 18:17:45 +0100 --> <p><i>Carissimi fratelli e sorelle,</i></p>
<p>la nostra Celebrazione eucaristica, oggi, è più che mai intonata alla gioia. Infatti, la bellezza di questo nostro incontro si inserisce nel contesto della domenica detta “<i>laetare</i>”, cioè “rallegrati”, dalle parole di Isaia: «Rallegrati, Gerusalemme» (Ingresso, cfr <i>Is</i> 66,10).</p>
<p>Questo ci fa riflettere. Attualmente nel mondo molti nostri fratelli e sorelle soffrono a causa di conflitti violenti, provocati dall’assurda pretesa di risolvere i problemi e le divergenze con la guerra, mentre bisogna dialogare senza tregua per la pace. Qualcuno, poi, pretende addirittura di coinvolgere il nome di Dio in queste scelte di morte, ma Dio non può essere arruolato dalle tenebre. Egli viene piuttosto, sempre, a donare luce, speranza e pace all’umanità, ed è la pace che devono cercare quelli che lo invocano.</p>
<p>È il messaggio di questa domenica: al di là di qualsiasi abisso in cui l’uomo possa cadere, a causa dei suoi peccati, Cristo viene a portare un chiarore più forte, capace di liberarlo dalla cecità del male, perché inizi una vita nuova.</p>
<p>L’incontro tra Gesù e il cieco nato (cfr <i>Gv</i> 9,1-41), in effetti, può essere paragonato alla scena di un parto, grazie al quale questi, come un bambino che viene alla luce, scopre un mondo nuovo, vedendo sé stesso, gli altri e la vita con gli occhi di Dio (cfr <i>1Sam</i> 16,9).</p>
<p>Chiediamoci allora: in che consiste questo sguardo? Cosa rivela? Che cosa vuol dire “guardare con gli occhi di Dio”?</p>
<p>Secondo quanto racconta l’evangelista Giovanni, significa prima di tutto superare i pregiudizi di chi, di fronte a un uomo che soffre, vede solo un reietto da disprezzare, oppure un problema da evitare, richiudendosi nella torre blindata di un individualismo egoista. Tante volte si sentono dire frasi del tipo: “Finché le cose andavano bene, erano tanti gli amici; nel momento della prova, però, molti se ne sono andati, sono spariti!”. Gesù non fa così: guarda il cieco con amore, non come un essere inferiore o una presenza fastidiosa, ma come una persona cara e bisognosa di aiuto. Così il loro incontro diventa un’occasione perché in tutti si manifesti l’opera di Dio.</p>
<p>Nel “segno”, nel miracolo, Gesù rivela la sua potenza divina e l’uomo, quasi ripercorrendo i gesti della creazione – il fango, la saliva – torna a mostrare pienamente la sua bellezza e dignità di creatura fatta a immagine e somiglianza di Dio. Così, recuperando la vista, diventa testimone di luce.</p>
<p>Certo, questo implica una fatica: deve abituarsi a tante cose prima sconosciute, imparare a distinguere i colori e le forme, reimpostare le sue relazioni, e non è facile. Anzi, l’ostilità che lo circonda cresce, lo provoca, e nemmeno i suoi genitori hanno il coraggio di difenderlo (cfr <i>Gv</i> 9,18-23). Sembra quasi, assurdamente, che chi gli sta vicino voglia annullare quanto è accaduto. Non solo: nell’interrogatorio a cui è sottoposto il cieco che ora ci vede, chi viene processato è soprattutto Gesù, accusato d’aver violato, per guarirlo, il giorno di sabato.</p>
<p>Si rivela, così, negli astanti, un’altra cecità, diversa e ancora più grave: quella di non vedere, proprio davanti a sé, il volto Dio, per cui barattano la possibilità di un incontro salvifico con la sterile sicurezza che dà loro l’osservanza legalistica di una disciplina formale. Di fronte a tale ottusità Gesù non si ferma, mostrando che non c’è “sabato” che possa ostacolare un atto d’amore. Del resto il senso del riposo sabbatico, per il popolo d’Israele – e per noi della domenica, giorno del Signore – è proprio quello di celebrare il mistero della vita come un dono, di fronte al quale nessuno può ignorare il grido di aiuto del fratello e della sorella che soffrono.</p>
<p>Forse, a volte, in tal senso, ciechi possiamo esserlo anche noi, quando non ci accorgiamo degli altri e dei loro problemi. Gesù, invece, ci chiede di vivere in modo diverso, come ben aveva compreso la prima comunità cristiana, in cui i fratelli e le sorelle, costanti nella preghiera, condividevano tutto con gioia e semplicità di cuore (cfr <i>At</i> 2,42-47). Non che mancassero, nemmeno a quei tempi, tribolazioni e ostacoli. Ma loro non si arrendevano: forti del dono del Battesimo, si sforzavano lo stesso di vivere come nuove creature, vivendo in comunione e in pace con tutti e trovando nella comunità una famiglia che li accompagnava e sosteneva.</p>
<p>Carissimi, sono questi i frutti che siamo chiamati a portare come figli della luce (cfr <i>1Ts</i> 5,4-5); e la vostra Parrocchia da circa novant’anni vive con fedeltà questa missione, con speciale cura delle situazioni di povertà, di emarginazione e di emergenza, con attenzione alla presenza, nel suo territorio, della Casa di reclusione di Rebibbia, e con tanti altri segni di sensibilità e di solidarietà.</p>
<p>So che aiutate tanti fratelli e sorelle, provenienti da altri Paesi, a inserirsi qui: a imparare la lingua, a trovare una casa dignitosa e a esercitare un lavoro onesto e sicuro. Non mancano le difficoltà, purtroppo talvolta accentuate da chi, senza scrupoli, approfitta della condizione di indigenza dei più deboli per fare i propri interessi. Sono però al corrente di quanto tutti voi vi impegnate a far fronte a queste sfide, attraverso i servizi della Caritas, le Case-famiglia per l’accoglienza di donne e mamme in difficoltà e molte altre iniziative. Così come mi è nota la vitalità e la generosità con cui vi spendete per l’educazione dei giovani e dei ragazzi, con l’oratorio e con altre proposte formative.</p>
<p>Sant’Agostino, parlando del volto di Dio, di cui siamo chiamati ad essere specchio nel mondo, diceva ai cristiani del suo tempo: «Quale volto ha l’amore? Quale forma, quale statura, quali piedi, quali mani? […] Ha i piedi, che conducono alla Chiesa; ha le mani, che donano ai poveri; ha gli occhi, coi quali si viene a conoscere colui che è nel bisogno» (<i>In Epistolam Joannis ad Parthos</i>, 7, 10) e aggiungeva, riferendosi alla carità: «Tenetela, abbracciatela: niente è più dolce di essa» (ibid.).</p>
<p>Carissimi fratelli e sorelle, ecco il dono di luce che vi è affidato, perché lo facciate crescere in voi e tra voi in tutta la sua dolcezza e lo diffondiate nel mondo, con la preghiera, la frequenza ai Sacramenti e la carità. Continuate ad impegnarvi così nel vostro cammino.</p>
<p>Il Sacro Cuore di Gesù, a cui la vostra Parrocchia è dedicata, plasmi e custodisca sempre più questa bella comunità, perché, con gli stessi sentimenti di Cristo (cfr <i>Fil</i> 2,5), viva e testimoni con gioia e dedizione il tesoro di grazia che avete ricevuto.</p>
<p>________________________________</p>
<p><b>Saluto finale del Santo Padre al termine della Messa</b></p>
<p>Tante grazie per questo bel dono: da questa parte sta la foto della parrocchia, per ricordare sempre, ma qui si vede la vita della parrocchia, che è tanto importante! Grazie a tutti voi!</p>
<p>E presentiamo come piccolo dono alla parrocchia questo calice, che rappresenta quello che celebriamo nell’Eucaristia: il corpo e il sangue di Cristo, la comunione tra tutti voi. Tanti auguri a voi e grazie!</p>
]]></description></item><item><title><![CDATA[Visita pastorale alla Parrocchia “Sacro Cuore di Gesù a Ponte Mammolo” (15 marzo 2026)]]></title><pubDate>Sun, 15 Mar 2026 16:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260315-visita-pastorale-parrocchia-settore-nord.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260315-visita-pastorale-parrocchia-settore-nord.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sun, 15 Mar 2026 19:55:21 +0100 --> <ul> 
 <li><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260315-visita-pastorale-parrocchia-settore-nord.html#giovani">Incontro&nbsp;con bambini&nbsp;e ragazzi</a></li> 
</ul> 
<ul> 
 <li><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260315-visita-pastorale-parrocchia-settore-nord.html#anziani">Incontro con anziani e ammalati nel salone parrocchiale</a></li> 
</ul> 
<ul> 
 <li><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260315-visita-pastorale-parrocchia-settore-nord.html#consiglio">Incontro con il Consiglio pastorale parrocchiale</a></li> 
</ul> 
<ul> 
 <li><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260315-visita-pastorale-parrocchia-settore-nord.html#saluto">Saluto finale</a></li> 
</ul> 
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 <b><a name="giovani"></a>Parole del Santo Padre durante l'incontro con bambini e ragazzi nel Campo sportivo</b>
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<p>Buon pomeriggio a tutti! E bentrovati!</p> 
<p>Grazie per questa accoglienza. Buenas tardes! C’&egrave; una comunit&agrave; molto grande di peruviani qui. Bene, bene. E tanti altri. Buon pomeriggio. Grazie.</p> 
<p><i>Interventi bambini</i></p> 
<p>Buongiorno a tutti!</p> 
<p>Voi rappresentate la parrocchia che ha come patrono il Sacro Cuore di Ges&ugrave;. Il cuore, che cosa rappresenta? L'amore, la carit&agrave;, l'espressione cos&igrave; grande di Dio infinito; e di Dio, quello che &egrave; infinito &egrave; il suo amore, la sua grazia, la sua misericordia. E questa &egrave; una cosa che in questa parrocchia, in una maniera molto speciale, si fa presente a tante persone. E voglio ringraziare tutti voi, tutti coloro che fanno parte di questa parrocchia: la Caritas, nell'espressione di aiuto per gli immigrati; quelli che accompagnano gli ammalati; quelli che tante volte soffrono perch&eacute; non trovano lavoro, non hanno casa, non sanno dove andare.E voi, come parrocchia, avete creato una comunit&agrave; che veramente sa accogliere. E per questo vi ringrazio davvero, perch&eacute; &egrave; un segno di speranza in un mondo dove tante volte il dolore, la sofferenza, le difficolt&agrave;, sono troppo grandi.</p> 
<p>Ho sentito pochi minuti prima di partire da casa una signora che parlava; diceva che nel mondo non ci sono pi&ugrave; segni di speranza; stava soffrendo a causa della guerra e lei chiedeva: “Adesso dove vado?”. Aveva perso tutto. Ma noi che crediamo in Ges&ugrave; Cristo e che viviamo come fratelli e sorelle uniti, possiamo essere quel segno di speranza anche in un mondo dove non si trovano pi&ugrave; questi segni.E perch&eacute;? Perch&eacute; crediamo e conosciamo Ges&ugrave; Cristo, il suo cuore, il suo amore che &egrave; sempre con noi. E voi rappresentate questo amore infinito.</p> 
<p>Grazie per essere qui e grazie per questo gesto, questa vita di <i>compromiso </i>nella fede, cio&egrave; di impegno per la fede, per vivere cos&igrave; l'amore di Dio.</p> 
<p>Ora voglio fare anche un saluto speciale. Ci sono tante persone che ci accompagnano; non sono potuti entrare qui dentro, per&ograve; dai balconi, dal tetto delle case … A tutti un saluto molto grande e grazie anche a voi! Tutti sono invitati, tutti sono chiamati. E cos&igrave; anche noi possiamo rappresentare questa famiglia che non conosce limiti, che vuole invitare tutti a dire: “Venite tutti!”. Anche se non &egrave; possibile entrare per il numero di persone, c'&egrave; un segno molto importante qui, proprio in questa zona dove tante volte vediamo, sentiamo le difficolt&agrave;, tanti problemi: c'&egrave; una parrocchia viva, una comunit&agrave; di fede, una comunit&agrave; che dice: “Venite tutti”, perch&eacute; in Ges&ugrave; Cristo c'&egrave; salvezza e noi vogliamo vivere, ricevere e condividere questo grande amore che il Signore ci offre.</p> 
<p>Grazie di nuovo per essere qui. Sar&agrave; un piacere celebrare con voi la nostra fede, ascoltare la parola di Dio, celebrare l'Eucaristia, rendere grazie al Signore.</p> 
<p>Allora continuiamo questo bell’incontro, sapendo che in questi incontri Ges&ugrave; Cristo si fa vicino a noi. Viviamo la nostra fede e cos&igrave; siamo tutti segno di speranza.</p> 
<p>Grazie.</p> 
<p>Bene. Siccome tutti non possono entrare in chiesa, daremo anche qui un momento di preghiera e la benedizione a tutti voi.</p> 
<p>Preghiamo insieme: <i>Padre nostro…</i></p> 
<p>Benedizione.</p> 
<p>Auguri a tutti voi. E viviamo questo incontro con la gioia, perch&eacute; conosciamo Ges&ugrave; che &egrave; qui con noi. Grazie.</p> 
<p>_____________________________________________</p> 
<p><b><a name="anziani"></a>Parole del Santo Padre durante l'incontro con anziani e ammalati&nbsp;</b></p> 
<p><i>Buonasera a tutti.</i></p> 
<p>&Egrave; un piacere incontrarvi, avere questa occasione di passare insieme il pomeriggio con la gioia di essere figli e figlie di Dio, fratelli e sorelle tutti, che durante questo tempo della Quaresima, tempo di conversione, tempo per avvicinarci di pi&ugrave; al Signore, possiamo trovare veramente una casa, una famiglia, un’esperienza di comunit&agrave;, dove le porte sono aperte e accolgono tutti. &Egrave; una bellezza che tante volte nel mondo &egrave; difficile trovare. Allora, grazie per essere venuti.</p> 
<p>So che qualcuno di voi ha sofferenza, malattia, le difficolt&agrave; dell’et&agrave; che qualche volta si presentano … eppure siete venuti. E vi ringrazio. &Egrave; un’occasione molto bella anche per me. Sono molto contento di essere qui con voi. E grazie per questa accoglienza.&nbsp;</p> 
<p>Il card. Baldo Reina mi stava dicendo un momento fa, che ci sono un centinaio di parrocchie a Roma dove c’&egrave; questa accoglienza, anche dopo scuola, cio&egrave; la possibilit&agrave; per le famiglie dei migranti che possono trovare un luogo, un posto, forse cominciando con lo studio dell’italiano, ma anche con altri aiuti, per integrarsi nella societ&agrave;. Vorrei sottolineare il grande valore di questo gesto, perch&eacute; sappiamo – e non solo in Italia, ma in tante parti del mondo oggi, - un nuovo atteggiamento si sta presentando dove vogliono chiudere porte, dove vogliono dire: “Basta! Che non vengano altri!”. E invece noi come discepoli di Ges&ugrave; Cristo sappiamo che il Vangelo ci chiama a vivere uno spirito diverso. Il Vangelo ci dice che quando Ges&ugrave; si presenta e dice: “Sono straniero. Voi mi avete accolto”. E questo &egrave; un gesto che facciamo a tutte le persone che rappresentano veramente Ges&ugrave; Cristo in mezzo a noi.&nbsp;</p> 
<p>E allora vi ringrazio per questo bellissimo servizio. Vorrei incoraggiare quelli che vengono, che sicuramente trovano delle difficolt&agrave;, ci sono persone che non hanno casa, che grazie a Dio possono trovare qui un posto anche per – non so - la doccia, per qualcosa da mangiare, per un po’ - diciamo - di comunit&agrave;, persone che ricevono qualcosa. Oggi c’&egrave; anche questo, tante volte: la solitudine. Molte persone soffrono, si trovano sole, non trovano con chi parlare, chi pu&ograve; aiutare, chi pu&ograve; accompagnare nel cammino della vita.&nbsp;</p> 
<p>E allora una parrocchia che si chiama Sacro Cuore, &egrave; una parrocchia che rappresenta questo cuore di Ges&ugrave;, &egrave; veramente un luogo benedetto da Dio, che &egrave; chiamata ad essere questa casa di accoglienza, questa casa di fraternit&agrave;, di carit&agrave;, di amore, dove le persone che hanno bisogno possono trovare veramente una famiglia. Una famiglia che prega, una famiglia che vive la fede, una famiglia che vive l’autentico amore nella carit&agrave; fraterna. Grazie a tutti voi, grazie di nuovo per essere qui. &Egrave; veramente un piacere poter salutare.&nbsp;</p> 
<p>Vorrei ringraziare anche il vostro parroco; diamo anche a lui un forte applauso per dire: “Grazie don Francis per tutto quello che fa”. Il parroco non &egrave; la parrocchia, ma senza parroco tante volte ci sono delle difficolt&agrave;. Allora, lo ringraziamo sinceramente per tutto il servizio e attraverso di lui anche tutti i parroci, tutti i sacerdoti che servono la comunit&agrave; a Roma.&nbsp;</p> 
<p>Poi salutiamo anche Sua Eminenza, il vicario e futuro vescovo, qui accanto a me, don Marco. Una comunit&agrave; che rappresenta l’amore di Dio &egrave; davvero un regalo molto grande. Grazie, grazie a tutti voi.&nbsp;</p> 
<p><i>Benedizione</i></p> 
<p>Grazie, grazie a tutti voi.</p> 
<p>____________________________________</p> 
<p><b><a name="consiglio"></a>Parole del Santo Padre durante l'incontro con il Consiglio pastorale parrocchiale&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/3/15/visita-pastorale-settore-nord.html">al termine della Messa</a></b></p> 
<p>[introduzione di don Francis Refalo]&nbsp;</p> 
<p>Bene, allora, <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/3/15/visita-pastorale-settore-nord.html">abbiamo celebrato insieme l’Eucaristia</a>, e come abbiamo visto tutti, alla fine questo bel dono che mi avete presentato sar&agrave; la firma di tutti voi… Diciamo, quella breve battuta che ho detto l&igrave; non era una battuta, &egrave; vero: l’importanza della partecipazione di persone come voi, che siete disposti a vivere la vostra fede cattolica, facendo a volte dei grandi sacrifici, offrendo il vostro tempo, le vostre energie, il vostro amore per tante persone, diciamo a tutte le “classi”, categorie: italiani, non italiani, giovani, non tanto giovani, per&ograve; camminando insieme e dando vita e presenza a questa parrocchia. &nbsp;</p> 
<p>Durante la celebrazione stavo pensando che in un certo senso le letture che abbiamo ascoltato erano proprio per questo giorno e questa parrocchia. &Egrave; la vostra esperienza e quanto era bello! Cominciando dall’idea dell’acqua che purifica e che lava: voi avete anche qui nella parrocchia le docce! Le persone che vengono precisamente a trovare vita: quanto &egrave; importante l’acqua, in pi&ugrave; sensi. E poi davanti all’altare - non so quando &egrave; stato fatto, diciamo, un po’ per rinnovare la chiesa - per&ograve; c’&egrave; il fonte battesimale proprio davanti. &Egrave; un bel segno, specialmente durante la Quaresima, perch&eacute;, voi sapete, che il tempo di Quaresima, nella lunga tradizione della Chiesa, &egrave; stato sempre la preparazione per il Battesimo. E allora &egrave; bello questo cammino quaresimale, questo desiderio di tante persone che vogliono avvicinarsi a Cristo. Per&ograve; bisogna purificarsi, allora, per venire a Cristo nella pienezza, diciamo, della comunione: proprio quello stesso cammino della <i>caritas</i>, della carit&agrave;, dell’amore di Dio.&nbsp;</p> 
<p>Quindi ci sono tanti elementi; dalle persone che pensano che possono vedere, ma sono cieche e le persone tante volte che forse pensano diversamente sono cieche, per&ograve; con la grazia di Dio sono riuscite a vedere e a capire che la vita &egrave; molto pi&ugrave; grande di quello che vediamo nella superficialit&agrave;. Ma tante volte bisogna trovare chi aiuta, chi accompagna, chi d&agrave; una mano per vivere questa esperienza di Ges&ugrave;. E in questo senso, siete voi e sicuramente sono tante altre le persone, che in qualche maniera partecipano in questa vita attiva di una parrocchia chiamata ad essere cuore, Sacro Cuore, a essere questa presenza, testimonianza, dell’amore di Dio nel mondo, a Roma, in questo quartiere, che non &egrave; sempre facile.&nbsp;</p> 
<p>Non abbiamo parlato, ma il cappellano che era qui, certo &egrave; a Rebibbia, che &egrave; qui dietro. In un certo senso anche quella vicinanza l&igrave;, quella presenza, dovrebbe farci pensare un po’. Le persone che cercano la libert&agrave; sicuramente hanno sbagliato, qualche problema esiste, ma anche per loro c’&egrave; l’invito a vivere la conversione, a cambiare la loro vita, in situazioni che sono veramente molto, molto, complesse. Lo sappiamo. Per&ograve; anche questa presenza con la parrocchia, il cappellano, la presenza della Chiesa, l’aiuto sicuramente di altre persone, &egrave; una missione molto importante. &nbsp;</p> 
<p>Allora io vi ringrazio. Come sempre dico in questi momenti, invito il Vicario se vuole dire una parola, perch&eacute; penso che sia importante anche approfittare di questi momenti di incontro con tutta la Chiesa, con il Vicario che rappresenta il Vescovo di Roma nella diocesi. Ringrazio la Sua presenza e ascoltiamo un po’ anche una parola in questa occasione. Grazie.&nbsp;</p> 
<p>[parla il Card. Baldo Reina]&nbsp;</p> 
<p>Grazie anche perch&eacute; pregate per le intenzioni del Santo Padre, per la missione non solo mia, di tutti noi, di tutta la Chiesa. Allora, un Padre Nostro ancora non fa male.</p> 
<p>Preghiamo insieme: Padre Nostro …&nbsp;</p> 
<p>Benedizione.&nbsp;</p> 
<p>Tanti auguri e grazie e anticipando, come detto, buona Pasqua a tutti!</p> 
<p>_____________________________________</p> 
<p><b><a name="saluto"></a>Saluto finale ai fedeli prima del rientro in Vaticano&nbsp;</b></p> 
<p>Buonasera a tutti! Buonasera, grazie!</p> 
<p>Un saluto grande a tutti voi, buonasera!</p> 
<p>Grazie, grazie per essere qui. &Egrave; un piacere celebrare con voi, l’Eucarestia, la nostra fede, la nostra comunione.</p> 
<p>Essere membri di questa parrocchia del Sacro Cuore di Ges&ugrave; &egrave; un'autentica testimonianza dell'amore di Dio nel mondo e qui a Roma. Grazie per tutto quello che voi fate. Grazie per essere questa testimonianza viva.</p> 
<p>Grazie, sono molto contento di essere qui con voi. Speriamo che non passino altri 40 anni fino alla prossima visita!</p> 
<p>Grazie, grazie al nostro parroco, a tutti coloro che collaborano nella parrocchia, a tutti anche che vivono qui vicino, che riconoscano sempre dove trovare l'amore di Dio nella famiglia cristiana, la famiglia cattolica qui in questa parrocchia.</p> 
<p>Possiamo concludere con la benedizione e con questa gioia che viene in questa domenica Laetare. Rallegrati, che viviamo sempre come segno di speranza. Il Signore sia con voi.</p> 
<p><i>Benedizione</i></p> 
<p>Buona serata a tutti. Tanti auguri.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Angelus, 15 marzo 2026]]></title><pubDate>Sun, 15 Mar 2026 12:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260315-angelus.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260315-angelus.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 18 Mar 2026 11:05:10 +0100 --> <p><i>Cari fratelli e sorelle, buona domenica!</i></p> 
<p>Il Vangelo di questa quarta domenica di Quaresima ci racconta la guarigione di un uomo cieco dalla nascita (cfr <i>Gv</i> 9,1-41). Attraverso la simbologia di questo episodio, l’evangelista Giovanni ci parla del mistero della salvezza: mentre eravamo nell’oscurit&agrave;, mentre l’umanit&agrave; camminava nelle tenebre (cfr <i>Is </i>9,1), Dio ha inviato il suo Figlio come luce del mondo, per aprire gli occhi dei ciechi e illuminare la nostra vita.</p> 
<p>I profeti avevano annunciato che il Messia avrebbe aperto gli occhi dei ciechi (cfr <i>Is</i> 29,18; 35,5; <i>Sal</i> 146,8). Ges&ugrave; stesso accredita la propria missione mostrando che &laquo;i ciechi riacquistano la vista&raquo; (<i>Mt</i> 11,4); e si presenta dicendo: &laquo;Io sono la luce del mondo&raquo; (<i>Gv </i>8,12). In effetti, possiamo dire che noi tutti siamo “ciechi dalla nascita”, perch&eacute; da soli non riusciamo a vedere in profondit&agrave; il mistero della vita. Perci&ograve; Dio si &egrave; fatto carne in Ges&ugrave;, perch&eacute; il fango della nostra umanit&agrave;, impastato con il respiro della sua grazia, potesse ricevere una nuova luce, capace di farci vedere finalmente noi stessi, gli altri e Dio nella verit&agrave;.</p> 
<p>Colpisce il fatto che lungo i secoli si sia diffusa l’opinione, presente ancora oggi, secondo cui la fede sarebbe una specie di “salto nel buio”, una rinuncia a pensare, cosicch&eacute; avere fede significherebbe credere “ciecamente”. Il Vangelo ci dice invece che a contatto con Cristo gli occhi si aprono, al punto che le autorit&agrave; religiose chiedono con insistenza al cieco guarito: &laquo;In che modo ti sono stati aperti gli occhi?&raquo; (<i>Gv </i>9,10); e ancora: &laquo;Come ti ha aperto gli occhi?&raquo; (v. 26).</p> 
<p>Fratelli e sorelle, anche noi, guariti dall’amore di Cristo, siamo chiamati a vivere un cristianesimo “dagli occhi aperti”. La fede non &egrave; un atto cieco, un abdicare alla ragione, una sistemazione in qualche certezza religiosa che ci fa distogliere lo sguardo dal mondo. Al contrario, la fede ci aiuta a guardare &laquo;dal punto di vista di Ges&ugrave;, con i suoi occhi: &egrave; una partecipazione al suo modo di vedere&raquo; (Enc. <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20130629_enciclica-lumen-fidei.html"><i>Lumen fidei</i>,</a> 18) e, perci&ograve;, ci chiede di&nbsp; “aprire gli occhi”, come faceva Lui, soprattutto sulle sofferenze degli altri e sulle ferite del mondo.</p> 
<p>Oggi, in particolare, a fronte delle tante domande del cuore umano e delle drammatiche situazioni di ingiustizia, di violenza e di sofferenza che segnano il nostro tempo, c’&egrave; bisogno di una fede sveglia, attenta e profetica, che apra gli occhi sulle oscurit&agrave; del mondo e vi porti la luce del Vangelo attraverso un impegno di pace, di giustizia e di solidariet&agrave;.</p> 
<p>Chiediamo alla Vergine Maria che interceda per noi, perch&eacute; la luce di Cristo apra gli occhi del nostro cuore e possiamo dare testimonianza di Lui con semplicit&agrave; e coraggio.</p> 
<p>_____________________________</p> 
<p><b>Dopo l'Angelus</b></p> 
<p>Cari fratelli e sorelle,</p> 
<p>Da due settimane i popoli del Medio Oriente soffrono l’atroce violenza della guerra. Migliaia di persone innocenti sono state uccise e moltissime altre costrette ad abbandonare le proprie case. Rinnovo la mia vicinanza orante a tutti coloro che hanno perso i propri cari negli attacchi che hanno colpito scuole, ospedali e centri abitati.</p> 
<p>&Egrave; motivo di grande preoccupazione la situazione in Libano. Auspico cammini di dialogo che possano sostenere le Autorit&agrave; del Paese nell’implementare soluzioni durature alla grave crisi in corso, per il bene comune di tutti i libanesi.</p> 
<p>A nome dei cristiani del Medio Oriente e di tutte le donne e gli uomini di buona volont&agrave;, mi rivolgo ai responsabili di questo conflitto: cessate il fuoco! Si riaprano percorsi di dialogo! La violenza non potr&agrave; mai portare alla giustizia, alla stabilit&agrave; e alla pace che i popoli attendono.</p> 
<p>Do il benvenuto a tutti voi, presenti oggi in Piazza San Pietro!</p> 
<p>Saluto i fedeli venuti da Valencia e Barcelona in Spagna, come pure quelli di Palermo.</p> 
<p>Con gioia accolgo alcuni gruppi di ragazzi che si preparano a ricevere il Sacramento della Confermazione: di Berceto, diocesi di Parma; di Tuto, diocesi di Firenze; di Torre Maina e Gorzano, diocesi di Modena-Nonantola. Saluto inoltre i giovani della parrocchia di San Gregorio Magno in Roma e i ragazzi di Capriano del Colle e Azzano Mella, diocesi di Brescia.</p> 
<p>A tutti auguro una buona domenica.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Inaugurazione dell'Anno Giudiziario del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano (14 marzo 2026)]]></title><pubDate>Sat, 14 Mar 2026 11:30:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260314-inaugurazione-anno-giudiziario.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260314-inaugurazione-anno-giudiziario.html</guid><description><![CDATA[<!-- Sat, 14 Mar 2026 12:11:24 +0100 --> <p><i>Eminenze ed Eccellenze,<br /> Distinte Autorit&agrave; civili e militari,<br /> Illustri membri dell’Autorit&agrave; giudiziaria dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano,<br /> cari fratelli e sorelle,</i></p> 
<p>sono lieto di incontrarvi oggi, per la prima volta, in occasione dell’apertura dell’Anno giudiziario del Tribunale dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano. A ciascuno di voi rivolgo il mio cordiale saluto, accompagnato dalla gratitudine per il servizio che rendete nel delicato e prezioso compito dell’amministrazione della giustizia.</p> 
<p>Il vostro lavoro, discreto e silenzioso, contribuisce in modo significativo al corretto funzionamento dell’assetto istituzionale dello Stato e, pi&ugrave; profondamente, alla credibilit&agrave; dell’ordinamento giuridico che lo regge. La giustizia autentica, tuttavia, non pu&ograve; essere compresa soltanto nelle categorie tecniche del diritto positivo. Alla luce della missione che orienta l’azione della Chiesa, essa appare anche come esercizio di una forma ordinata di carit&agrave;, capace di custodire e promuovere la comunione.</p> 
<p>In questo nostro primo incontro desidero pertanto condividere con voi alcune riflessioni sul rapporto che intercorre tra l’amministrazione della giustizia e il valore dell’unit&agrave;.</p> 
<p>La tradizione cristiana ha sempre riconosciuto nella giustizia una virt&ugrave; fondamentale per l’ordine della vita personale e comunitaria. A questo proposito, Sant’Agostino ricordava che l’ordine della societ&agrave; nasce dall’ordine dell’amore, affermando che <b>&laquo;</b> <i>ordinata dilectio est iustitia</i>&raquo;. <a name="_ftnref1" href="#_ftn1" class=" cleaner">[1]</a> Quando l’amore &egrave; rettamente ordinato, quando Dio &egrave; posto al centro e il prossimo &egrave; riconosciuto nella sua dignit&agrave;, allora l’intera vita personale e sociale ritrova il suo giusto orientamento.</p> 
<p>Da questo ordine dell’amore nasce anche l’ordine della giustizia. L’amore autentico, infatti, non &egrave; mai arbitrario o disordinato, ma riconosce la verit&agrave; delle relazioni e la dignit&agrave; di ogni persona. Per questo la giustizia non &egrave; soltanto un principio giuridico, ma una virt&ugrave; che contribuisce a edificare la comunione e a rendere stabile la vita della comunit&agrave;.</p> 
<p>La riflessione teologica e giuridica della tradizione cristiana ha approfondito ulteriormente questa prospettiva. In particolare, San Tommaso, basandosi sul diritto romano, definisce la giustizia come &laquo; <i>constans et perpetua voluntas ius suum unicuique tribuendi</i>&raquo;, vale a dire la volont&agrave; costante e perpetua di dare a ciascuno ci&ograve; che gli &egrave; dovuto. <a name="_ftnref2" href="#_ftn2" class=" cleaner">[2]</a> Con questa definizione il Dottore Angelico mette in luce il carattere stabile e oggettivo della giustizia, che non dipende da interessi contingenti, ma si radica nella verit&agrave; di ciascuna persona e nella ricerca del bene comune. Non a caso egli afferma anche che &laquo; <i>iustitia ad bonum commune ordinatur</i>&raquo;. <a name="_ftnref3" href="#_ftn3" class=" cleaner">[3]</a></p> 
<p>Alla luce di questa tradizione si comprende anche il legame profondo tra giustizia e carit&agrave;. La sapienza teologica ha espresso tale relazione con l’affermazione secondo cui &laquo; <i>caritas perfecta, perfecta iustitia est</i>&raquo;, <a name="_ftnref4" href="#_ftn4" class=" cleaner">[4]</a> perch&eacute; nella pienezza della carit&agrave; la giustizia trova il suo compimento pi&ugrave; autentico. Ne consegue che, laddove non vi sia una vera giustizia, non pu&ograve; sussistere neppure un autentico diritto, poich&eacute; il diritto stesso nasce dal riconoscimento della verit&agrave; dell’essere e della dignit&agrave; di ogni persona.</p> 
<p>La giustizia, cos&igrave; concepita, &egrave; la virt&ugrave; cardinale che ci chiama &laquo;a rispettare i diritti di ciascuno e a stabilire nelle relazioni umane l’armonia che promuove l’equit&agrave; nei confronti delle persone e del bene comune&raquo;. <a name="_ftnref5" href="#_ftn5" class=" cleaner">[5]</a> In questo riconoscimento si apre la via alla carit&agrave;, perch&eacute; soltanto quando le relazioni sono ordinate secondo verit&agrave; diventa possibile quella comunione che &egrave; il frutto pi&ugrave; alto dell’amore. La restaurazione della giustizia diventa dunque condizione dell’avvento della carit&agrave;, che &egrave; dono dello Spirito e il principio di unit&agrave; nella Chiesa. In questa prospettiva si comprende anche come l’amore e la verit&agrave; non possano essere separati: solo amando si conosce la verit&agrave;, e l’amore della verit&agrave; conduce a scoprire la carit&agrave; come suo compimento.</p> 
<p>Per questa ragione la giustizia, quando &egrave; esercitata con equilibrio e fedelt&agrave; alla verit&agrave;, diventa uno dei pi&ugrave; solidi fattori di unit&agrave; nella comunit&agrave;. Essa non divide, ma rafforza i legami che uniscono le persone e contribuisce a edificare quella fiducia reciproca che rende possibile la convivenza ordinata.</p> 
<p>Nel contesto dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano, il compito di amministrare la giustizia assume un significato particolarmente rilevante. L’amministrazione della giustizia non si limita infatti alla risoluzione delle controversie, ma contribuisce alla tutela dell’ordine giuridico e alla credibilit&agrave; delle istituzioni. L’osservanza delle garanzie procedurali, l’imparzialit&agrave; del giudice, l’effettivit&agrave; del diritto di difesa e la ragionevole durata dei processi non rappresentano soltanto strumenti tecnici del procedimento giudiziario. Essi costituiscono le condizioni attraverso le quali l’esercizio della funzione giurisdizionale acquista particolare autorevolezza e contribuisce alla stabilit&agrave; istituzionale.</p> 
<p>In un ordinamento come quello dello Stato della Citt&agrave; del Vaticano, strumentale alla missione del Successore di Pietro in quanto sorregge l’indipendenza alla Santa Sede anche nel campo internazionale (cfr <i>Trattato del Laterano</i>, Preambolo), tale funzione assume una valenza ancora pi&ugrave; significativa. L’amministrazione della giustizia, infatti, contribuisce anche alla tutela di quel valore di unit&agrave; che costituisce un elemento essenziale della vita ecclesiale.</p> 
<p>Il processo, in questa prospettiva, non rappresenta semplicemente il luogo del conflitto tra pretese contrapposte, ma diventa uno spazio ordinato nel quale, mediante il confronto regolato tra le parti e l’intervento imparziale del giudice, il dissenso viene ricondotto entro un orizzonte di verit&agrave; e di giustizia. In questa prospettiva, &egrave; utile ricordare ancora una volta l’insegnamento di Sant’Agostino: &laquo;Senza la giustizia non si pu&ograve; amministrare lo Stato; &egrave; impossibile che si abbia il diritto in uno Stato in cui non si ha vera giustizia. L’atto che si compie secondo diritto si compie certamente secondo giustizia ed &egrave; impossibile che si compia secondo il diritto l'atto che si compie contro la giustizia. […] Lo Stato in cui non si ha la giustizia non &egrave; uno Stato. La giustizia infatti &egrave; la virt&ugrave; che distribuisce a ciascuno il suo. Dunque non &egrave; giustizia dell’uomo quella che sottrae l’uomo stesso al Dio vero&raquo;. <a name="_ftnref6" href="#_ftn6" class=" cleaner">[6]</a></p> 
<p>Cari fratelli e sorelle, il vostro servizio assume dunque un valore, oltre che istituzionale, profondamente ecclesiale. Attraverso il discernimento attento dei fatti, l’ascolto rispettoso delle persone coinvolte e l’applicazione corretta delle norme per rappresentare fedelmente i principi dell’ordinamento, voi partecipate a una missione che &egrave; insieme giuridica e spirituale.</p> 
<p>La giustizia nella Chiesa non &egrave; mero esercizio tecnico della norma, ma ministero al servizio del Popolo di Dio. Essa richiede, oltre che competenza giuridica, anche sapienza, equilibrio e una costante ricerca della verit&agrave; nella carit&agrave;. Ogni decisione, ogni processo e ogni giudizio sono chiamati a riflettere quella ricerca della verit&agrave; che sta al cuore della vita della Chiesa. Quando la giustizia &egrave; esercitata con integrit&agrave; e fedelt&agrave; alla verit&agrave;, essa diventa un fattore di stabilit&agrave; e di fiducia all’interno della societ&agrave;, generando come naturale conseguenza l’unit&agrave;. Continuate dunque a svolgere questo servizio con integrit&agrave;, prudenza e spirito evangelico. La giustizia sia sempre illuminata dalla verit&agrave; e accompagnata dalla misericordia, poich&eacute; entrambe trovano la loro pienezza in Cristo. Cos&igrave; il diritto, applicato con rettitudine e spirito ecclesiale, diventa uno strumento prezioso per edificare la comunione e rafforzare l’unit&agrave; del Popolo di Dio.</p> 
<p>Affido il vostro lavoro all’intercessione della Vergine Maria, Madre della Chiesa, affinch&eacute; vi accompagni con la sua protezione. E di cuore vi imparto la benedizione apostolica, pegno di comunione e di pace per voi e per il vostro servizio alla giustizia, alla verit&agrave; e all’unit&agrave;.</p> 
<p>Grazie.</p> 
<p>______________________<br /> </p>
<p>&nbsp;</p> 
<p></p>
<p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1" class=" cleaner">[1]</a> Cfr S. Agostino, <i>De civitate Dei</i>, XV, 22.</p> 
<p></p> 
<p></p>
<p><a name="_ftn2" href="#_ftnref2" class=" cleaner">[2]</a> Cfr <i>Dig.</i> 1.1.10; S. Tommaso d’Aquino, <i>Summa Theologiae</i>, II-II, q. 58, a. 1</p> 
<p></p> 
<p></p>
<p><a name="_ftn3" href="#_ftnref3" class=" cleaner">[3]</a> S. Tommaso d’Aquino, <i>Summa Theologiae</i>, II-II, q. 58, a. 5</p> 
<p></p> 
<p></p>
<p><a name="_ftn4" href="#_ftnref4" class=" cleaner">[4]</a> S. Agostino, <i>De natura et gratia</i>, 70, 84.</p> 
<p></p> 
<p></p>
<p><a name="_ftn5" href="#_ftnref5" class=" cleaner">[5]</a> <i><a href="https://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s1c1a7_it.htm#I.%20Le%20virt%C3%B9%20umane">Catechismo della Chiesa Cattolica</a></i>, n. 1807.</p> 
<p></p> 
<p></p>
<p><a name="_ftn6" href="#_ftnref6" class=" cleaner">[6]</a> S. Agostino, <i>De civitate Dei</i>, XIX, 21 , 1.</p> 
<p></p> 
<p></p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Messaggio del Santo Padre a firma del Cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, in occasione della Giornata Internazionale della Matematica (13 marzo 2026)]]></title><pubDate>Fri, 13 Mar 2026 14:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260313-messaggio-giornata-matematica.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260313-messaggio-giornata-matematica.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 13 Mar 2026 15:29:55 +0100 --> <p>&nbsp;</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p>&nbsp;</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Ai Partecipanti al Corso sul foro interno promosso dalla Penitenzieria Apostolica (13 marzo 2026)]]></title><pubDate>Fri, 13 Mar 2026 12:15:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260313-corso-penitenzieria-apostolica.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260313-corso-penitenzieria-apostolica.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 13 Mar 2026 19:00:15 +0100 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!</p> 
<p>&nbsp;</p> 
<p><i>Eminenza, Eccellenza, cari sacerdoti, diaconi e altri che ci accompagnano, buongiorno e benvenuti!&nbsp;</i></p> 
<p>Sono molto lieto di incontrare coloro che, nei primi passi del ministero sacerdotale, o in attesa di essere ordinati, perfezionano la propria formazione come confessori, attraverso il Corso sul Foro Interno, offerto annualmente dalla <a href="https://www.penitenzieria.va/it.html">Penitenzieria Apostolica</a>.</p> 
<p>Rivolgo un cordiale saluto a Sua Eminenza, il Cardinale Angelo De Donatis, Penitenziere Maggiore, al Reggente Mons. Nykiel e a tutti i membri della Penitenzieria, ai Penitenzieri ordinari e straordinari delle Basiliche Papali e a tutti voi, partecipanti a questo Corso. Esso fu fortemente voluto da <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/giovanni-paolo-ii.html">San Giovanni Paolo II</a>, che lo sostenne con la sua passione pastorale, fu confermato da&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/benedetto-xvi.html">Papa Benedetto XVI</a> con la sua sapienza teologica, come pure da <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a>, che sempre ha avuto grande cura del volto misericordioso della Chiesa.&nbsp;</p> 
<p>Anch’io vi esorto a proseguire in questo servizio, approfondendo e ampliando l’offerta formativa, affinch&eacute; il quarto Sacramento sia sempre pi&ugrave; profondamente conosciuto, adeguatamente celebrato e perci&ograve; serenamente ed efficacemente vissuto da tutto il popolo santo di Dio.&nbsp;</p> 
<p>Il Sacramento della riconciliazione – lo sappiamo – ha avuto nella storia un notevole sviluppo, sia nella comprensione teologica, sia nella forma celebrativa. La Chiesa, madre e maestra, ne ha progressivamente riconosciuto il senso e la funzione, dilatando la possibilit&agrave; della sua celebrazione. Eppure, alla reiterabilit&agrave; del Sacramento non corrisponde sempre, da parte dei battezzati, una sollecitudine nel farvi ricorso: &egrave; come se l’infinito tesoro della misericordia della Chiesa restasse “inutilizzato”, per una diffusa distrazione dei cristiani che, non di rado, rimangono per lungo tempo in stato di peccato, piuttosto che accostarsi al confessionale, con semplicit&agrave; di fede e di cuore, per accogliere il dono del Signore Risorto.</p> 
<p>Fu il Concilio Lateranense IV, nel 1215, a stabilire che ogni cristiano &egrave; tenuto alla confessione sacramentale almeno una volta all’anno; e il <i><a href="https://www.vatican.va/archive/catechism_it/index_it.htm">Catechismo della Chiesa Cattolica</a></i>, dopo il&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>, ha confermato questa norma (cfr <a href="https://www.vatican.va/archive/catechism_it/p2s2c2a4_it.htm#VII.%20Gli%20atti%20del%20penitente"><i>CCC</i>, n. 1457</a>), che &egrave; anche legge della Chiesa: &laquo;Ogni fedele, raggiunta l’et&agrave; della discrezione, &egrave; tenuto all’obbligo di confessare fedelmente i propri peccati gravi, almeno una volta nell’anno&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/archive/cod-iuris-canonici/ita/documents/cic_libroIV_987-991_it.html#CAPITOLO_III"><i>CIC</i>&nbsp;989</a>). &nbsp;</p> 
<p>Afferma Sant’Agostino: &laquo;Chi riconosce i propri peccati e li condanna, &egrave; gi&agrave; d’accordo con Dio. Dio condanna i tuoi peccati; e se anche tu li condanni, ti unisci a Dio&raquo; (<i>In Iohannis evangelium tractatus</i> 12, 13: <i>CCL</i> 36, 128). Riconoscere i nostri peccati, soprattutto in questo tempo di Quaresima, significa dunque “accordarci” con Dio, unirci a Lui.&nbsp;</p> 
<p>Il Sacramento della riconciliazione &egrave; allora un “laboratorio di unit&agrave;”: esso ristabilisce l’unit&agrave; con Dio, attraverso il perdono dei peccati e l’infusione della grazia santificante. Questo genera l’unit&agrave; interiore della persona e l’unit&agrave; con la Chiesa; perci&ograve; favorisce anche la pace e l’unit&agrave; nella famiglia umana. Verrebbe da chiedersi: quei cristiani che hanno responsabilit&agrave; gravi nei conflitti armati, hanno l’umilt&agrave; e il coraggio di fare un serio esame di coscienza e di confessarsi?&nbsp;</p> 
<p>Ma – di nuovo ci domandiamo – pu&ograve; davvero l’uomo, piccola e semplice creatura, “rompere l’unit&agrave;” con il Creatore? Questa immagine non &egrave; forse parziale e, in definitiva, mortificante della Rivelazione che Ges&ugrave; ci ha fatto di Dio?&nbsp;</p> 
<p>A ben vedere, il peccato non rompe l’unit&agrave;, intesa come dipendenza ontologica della creatura dal Creatore: anche il peccatore rimane totalmente dipendente da Dio Creatore, e tale dipendenza, quando viene riconosciuta, pu&ograve; aprire la strada della conversione. Il peccato rompe, piuttosto, l’unit&agrave; spirituale con Dio: &egrave; un voltargli le spalle, e questa drammatica possibilit&agrave; &egrave; tanto reale quanto lo &egrave; il dono della libert&agrave;, che Dio stesso ha fatto agli esseri umani. Negare la possibilit&agrave; che il peccato rompa davvero l’unit&agrave; con Dio &egrave;, in realt&agrave;, un misconoscimento della dignit&agrave; dell’uomo, che &egrave; – e rimane – libero e quindi responsabile dei propri atti.&nbsp;</p> 
<p>Carissimi giovani sacerdoti e ordinandi, abbiate sempre viva consapevolezza dell’altissimo compito che Cristo stesso, attraverso la Chiesa, vi affida: ricostruire l’unit&agrave; delle persone con Dio attraverso la celebrazione del Sacramento della riconciliazione. La vita intera di un sacerdote pu&ograve; essere pienamente realizzata, celebrando assiduamente e fedelmente questo Sacramento. E infatti quanti sacerdoti sono diventati santi nel Confessionale! Pensiamo solo a&nbsp;<a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/giovanni-maria-vianney.html">San Giovanni Maria Vianney</a>,&nbsp;<a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/leopoldo-da-castelnovo.html">San Leopoldo Mandić</a> e, pi&ugrave; recentemente, a&nbsp;<a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/pio-da-pietrelcina.html">San Pio da Pietrelcina</a>&nbsp;e al&nbsp;<a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/michal-sopocko.html">Beato Michał Sopoćko</a>.</p> 
<p>L’unit&agrave; ristabilita con Dio &egrave; anche unit&agrave; con la Chiesa, che &egrave; il corpo mistico di Cristo: noi siamo membra del “Cristo totale”. Il tema del vostro <a href="https://www.penitenzieria.va/it/attivita-formative/2026/cfi-xxxvi.html">Corso di quest’anno</a>: “La Chiesa chiamata ad essere casa di Misericordia”, sarebbe incomprensibile se non si partisse dalla radice che &egrave; Ges&ugrave; Cristo risorto. La Chiesa accoglie le persone, come “casa di Misericordia”, perch&eacute; innanzitutto accoglie continuamente il suo Signore, nella Parola ascoltata e proclamata, e nella grazia dei Sacramenti.&nbsp;</p> 
<p>Per questa ragione, nella celebrazione della Confessione sacramentale, mentre i penitenti sono riconciliati con Dio e con la Chiesa, si edifica la Chiesa stessa, che viene arricchita della santit&agrave; rinnovata dei suoi figli pentiti e perdonati. Nel confessionale, cari fratelli, collaboriamo alla continua edificazione della Chiesa: una, santa, cattolica e apostolica; e cos&igrave; facendo diamo anche energie nuove alla societ&agrave; e al mondo.&nbsp;</p> 
<p>L’unit&agrave; con Dio e con la Chiesa, infine, &egrave; il presupposto dell’unit&agrave; interiore delle persone, oggi cos&igrave; necessaria, nel tempo della frammentazione che ci &egrave; dato di vivere. Unit&agrave; interiore che si riscontra come desiderio reale soprattutto nelle nuove generazioni. Le promesse non mantenute di un consumismo sfrenato e l’esperienza frustrante di una libert&agrave; svincolata dalla verit&agrave; si possono trasformare, per divina misericordia, in occasioni di evangelizzazione: facendo emergere il senso di incompiutezza, permettono di destare quelle domande esistenziali alle quali solo Cristo risponde pienamente. Dio si &egrave; fatto uomo per salvarci, e lo fa anche educando il nostro senso religioso, la nostra insopprimibile domanda di verit&agrave; e d’amore, perch&eacute; possiamo accogliere il Mistero in cui &laquo;viviamo, ci muoviamo ed esistiamo&raquo; (<i>At</i> 17,28).&nbsp;</p> 
<p>Questo dinamismo di unit&agrave; con Dio, con la Chiesa e in noi stessi &egrave; un presupposto della pace tra gli uomini e i popoli: solo una persona riconciliata &egrave; capace di vivere in modo disarmato e disarmante! Chi depone le armi dell’orgoglio e si lascia continuamente rinnovare dal perdono di Dio, diventa un operatore di riconciliazione nella vita di ogni giorno. In lui o in lei si realizzano le parole attribuite a San Francesco d’Assisi: &laquo;Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace&raquo;.&nbsp;</p> 
<p>Carissimi, non tralasciate mai di accostarvi voi stessi, con fedele costanza, al Sacramento del perdono, per essere sempre i primi beneficiari della divina Misericordia, di cui siete divenuti – o diverrete – ministri. Maria, Madre della Misericordia, accompagni sempre il vostro cammino e illumini i vostri passi. Su di voi e sul vostro quotidiano impegno imparto di cuore la benedizione apostolica. Grazie.</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Ai Membri di Fondazione Cattolica (13 marzo 2026)]]></title><pubDate>Fri, 13 Mar 2026 11:45:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260313-fondazione-cattolica.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260313-fondazione-cattolica.html</guid><description><![CDATA[<!-- Fri, 13 Mar 2026 13:01:43 +0100 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br>
La pace sia con voi!<br>
&nbsp;</p>
<p><i>Signore e Signori,</i></p>
<p>sono lieto di incontrarvi, anzitutto perché questo mi dà modo di esprimere gratitudine alla Fondazione Cattolica e alla Società Cattolica di Assicurazione per il costante impegno in favore di una presenza attiva dei cattolici nella società italiana.</p>
<p>La vostra visita, inoltre, mi offre l’occasione di sottolineare quanto sia importante, nel nostro tempo, studiare e valorizzare la storia del movimento cattolico in Italia, per trarne ispirazione e tradurre nell’oggi le intuizioni e le esperienze di uomini e donne che nella loro vita hanno unito fede e impegno per la giustizia. Centinaia di cooperative, casse rurali e società di mutuo soccorso furono la risposta concreta all’invito rivolto da <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it.html">Papa Leone XIII</a>&nbsp;con l’Enciclica&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum.html">Rerum novarum</a></i>, ad organizzarsi anche a livello economico per affrontare la questione sociale.</p>
<p>Tra questi pionieri ci furono anche i fondatori della Società Cattolica di Assicurazione, un gruppo di sacerdoti e laici che, nel 1896, a Verona, diedero vita a una società cooperativa, a larga partecipazione popolare, che si è poi sviluppata insieme al Paese, aiutando le comunità a superare i traumi delle due guerre mondiali.</p>
<p>Vent’anni fa, in un contesto molto mutato ma a partire da quelle stesse radici, è nata la <i>Fondazione Cattolica</i>, riconoscendo il ruolo fondamentale del Terzo Settore nel sostegno alle comunità, alle persone e alle famiglie che vivono condizioni di maggiore fragilità e di emarginazione sociale. In questo modo, favorendo le iniziative di tante associazioni e imprese sociali, fondazioni ed enti religiosi, avete dato un contributo importante alla coesione sociale e alla tutela delle persone più vulnerabili.</p>
<p>Vi incoraggio pertanto a proseguire in questo impegno, anche adoperandovi, come già fate, per promuovere la formazione dei giovani attraverso percorsi educativi, culturali e di partecipazione. In questo campo l’ultima nata è l’Academy per il Terzo Settore, in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, che volete estendere anche alla LUMSA a Roma.</p>
<p>Infine, vi ringrazio per il sostegno che avete dato in questi anni al <i>Festival della Dottrina Sociale</i>, iniziativa che stava molto a cuore a <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/holy-father/francesco.html">Papa Francesco</a>, a cui si è aggiunta recentemente, nello stesso spirito, la <i>Rassegna sui Poeti Sociali</i>.</p>
<p>Cari amici, mentre vi lodo per la vostra intraprendenza, vi raccomando di coltivare sempre lo spirito che la anima e lo stile evangelico, perché vi sia coerenza tra i fini che vi proponete e i mezzi e gli strumenti con cui li perseguite. Vi illumini e vi ispiri sempre l’insegnamento del <a href="https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/giuseppe-toniolo.html">Beato Giuseppe Toniolo</a>, e vi sostenga anche la mia benedizione, che imparto di cuore a voi e ai vostri cari. Grazie!</p>
]]></description></item><item><title><![CDATA[Ai Partecipanti all'Incontro "Cattedra dell'Accoglienza" (12 marzo 2026)]]></title><pubDate>Thu, 12 Mar 2026 11:30:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260312-cattedra-accoglienza.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/march/documents/20260312-cattedra-accoglienza.html</guid><description><![CDATA[<!-- Thu, 12 Mar 2026 12:30:38 +0100 --> <p>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.<br /> La pace sia con voi!<br /> <br /> </p> 
<p><i>Eccellenze, cari fratelli e sorelle!</i></p> 
<p>Sono lieto di incontrarvi e di condividere con voi qualche riflessione sul tema che state affrontando come “Cattedra dell’Accoglienza”, nata dall’esperienza spirituale dell’Associazione&nbsp;<i>Fraterna Domus</i>&nbsp;con il sostegno fattivo di altre realt&agrave; ecclesiali e sociali.</p> 
<p>Queste vostre giornate sono animate dalla consapevolezza che la vocazione cristiana &egrave; orientata a generare comunione tra le persone, e la comunione nasce dalla capacit&agrave; di accogliere gli altri, offrendo ascolto, ospitalit&agrave; e assistenza. Una possibile etimologia della parola “accogliere” – centro di ogni vostra attivit&agrave; – risale al latino&nbsp;<i>accipere</i>&nbsp;che significa “ricevere”, “prendere con s&eacute;”.</p> 
<p>Al centro di ogni autentica accoglienza vi &egrave;, infatti, una relazione che nasce dalla grazia di un incontro. Facciamo esperienza di tanti tipi di incontro e quindi di accoglienza: l’incontro con le persone che ci amano, con i familiari, con i colleghi, e anche con persone estranee, a volte ostili. Quando un incontro &egrave; vero, da esperienza personale pu&ograve; trasformarsi e, progressivamente, diventare capace di coinvolgere gli altri dando vita a un’esperienza comunitaria.</p> 
<p>Proprio in questa dinamica di incontro s’innesta la vostra scelta di dedicare la quarta edizione della “Cattedra” ai giovani. In un tempo attraversato da profonde trasformazioni culturali e sociali, i giovani, che sono naturalmente il futuro della societ&agrave; e della Chiesa, in realt&agrave; ne costituiscono gi&agrave; il presente vivo e generativo. Le loro domande e le loro inquietudini, infatti, invitano a rinnovare lo stile dei nostri rapporti. Accogliere persone giovani significa, anzitutto, mettersi in ascolto delle loro voci, incrociare i loro sguardi e riconoscere che, nelle loro esistenze e nei loro linguaggi, lo Spirito continua a operare e a suggerirci percorsi rinnovati di presenza e custodia.</p> 
<p>Vorrei soffermarmi proprio su queste due parole –&nbsp;<i>presenza&nbsp;</i>e<i>&nbsp;custodia</i>&nbsp;–, che concorrono a illuminare il senso cristiano dell’accoglienza.</p> 
<p>Ognuno di noi, fin dal primo istante di vita, cresce in una realt&agrave; sociale. La famiglia, la parrocchia, la scuola, l’universit&agrave;, il lavoro rappresentano modelli di societ&agrave; dove si intrecciano diverse dimensioni: psicologica, giuridica, morale, pedagogica, culturale. Sono spazi di elezione identitaria il cui compito primario &egrave; delineato proprio dalla presenza. Essere presenti nella vita degli altri significa condividere tempo, esperienze, significati, offrendo punti di riferimento stabili nei quali gli altri possano riconoscersi e crescere.</p> 
<p>Guardando alla Santa Famiglia di Nazaret – al cui modello di ispira la&nbsp;<i>Fraterna Domus</i>&nbsp;–, ogni comunit&agrave; accogliente pu&ograve; riscoprire la propria chiamata e imparare a orientarsi nel cammino del servizio. L’episodio evangelico di Maria e Giuseppe che smarriscono Ges&ugrave; e, angosciati, lo ritrovano dopo tre giorni nel Tempio (cfr&nbsp;<i>Lc&nbsp;</i>2,39-52) ci insegna che la presenza dell’altro non &egrave; un automatismo, ma l’esito di una ricerca costante. &Egrave; accaduto a ciascuno di noi di smarrire qualcuno o qualcosa a cui eravamo molto legati. In quel momento ci siamo accorti di quanto quella presenza fosse preziosa.</p> 
<p>Cos&igrave; succede anche nella vita di fede: diamo per scontata la presenza di Ges&ugrave; nella nostra esistenza, finch&eacute; all’improvviso sembra che Egli non sia pi&ugrave; dove lo abbiamo lasciato. Avvertiamo un senso di smarrimento. In realt&agrave;, non &egrave; Lui che si &egrave; perso, ma noi che ci siamo allontanati. Quando avviene questo, siamo chiamati a cercarlo con fiducia, con il coraggio di percorrere strade inesplorate, guardando il mondo con occhi nuovi, carichi di speranza. In questo modo si smetter&agrave; di cercare un Dio a propria misura per incontrarlo dove Egli abita. Cercare Ges&ugrave; significa, dunque, passare dalla sicurezza delle nostre convinzioni alla responsabilit&agrave; dell’incontro, imparando a vedere e ad accogliere la presenza di Dio che &egrave; sempre “oltre”.</p> 
<p>&Egrave; proprio quello che ha fatto San Giuseppe custodendo la famiglia affidatagli dal Signore. In lui riconosciamo che accogliere, oltre che presenza, &egrave; anche custodia. Custodire significa stare accanto all’altro con attenzione, rispettarne le scelte e prendersene cura. Questo atteggiamento appartiene anzitutto a Dio, che la Bibbia mostra come il custode del suo popolo. Ricordiamo il salmo che dice: &laquo;Non si addormenter&agrave;, non prender&agrave; sonno / il custode d’Israele. / Il Signore &egrave; il tuo custode&raquo; (<i>Sal&nbsp;</i>121,4-5). Da questa prospettiva comprendiamo che anche la famiglia umana &egrave; chiamata a preservare ci&ograve; che le &egrave; stato affidato: le relazioni, il creato, la vita delle sorelle e dei fratelli, soprattutto di coloro che soffrono e che sono pi&ugrave; fragili. Cos&igrave; Giuseppe ci dimostra che presenza e custodia sono dimensioni inseparabili: non si custodisce senza esserci, e non si &egrave; presenti senza assumersi la responsabilit&agrave; dell’altro.</p> 
<p>Queste due parole possono rappresentare due lampade nel vostro percorso verso un’accoglienza capace di aprire sentieri di santit&agrave;, in una prospettiva mai autoreferenziale, sempre relazionale e fraterna, cos&igrave; come ci ricorda l’Enciclica&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html">Fratelli tutti</a></i>, l&agrave; dove afferma: &laquo;Solo una cultura sociale e politica che comprenda l’accoglienza gratuita potr&agrave; avere futuro&raquo; (<a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html#141">n. 141</a>) per le nuove generazioni.</p> 
<p>Carissimi, vi ringrazio per il vostro impegno silenzioso e discreto. Vi incoraggio a essere educatrici ed educatori dell’accoglienza. Coltivate il carisma dell’accoglienza nell’ascolto dello Spirito Santo, il cui frutto, ci dice San Paolo, &laquo;&egrave; amore, gioia, pace, magnanimit&agrave;, benevolenza, bont&agrave;, fedelt&agrave;, mitezza, dominio di s&eacute;&raquo; (<i>Gal</i>&nbsp;5,22). Cos&igrave; potrete continuare a generare insieme ambienti capaci di promuovere il bene e la fraternit&agrave; nella comunit&agrave; cristiana e nella societ&agrave;. Maria Santissima e San Giuseppe vi custodiscano e intercedano per voi. Vi benedico di cuore. Grazie!</p>]]></description></item><item><title><![CDATA[Udienza Generale dell'11 marzo 2026 - I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione dogmatica Lumen gentium. 3. <i>La Chiesa popolo di Dio</i>]]></title><pubDate>Wed, 11 Mar 2026 10:00:00 +0100</pubDate><link>https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260311-udienza-generale.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260311-udienza-generale.html</guid><description><![CDATA[<!-- Wed, 11 Mar 2026 11:16:21 +0100 --> <p><b>I Documenti del&nbsp;<a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio Vaticano II</a>. II. Costituzione dogmatica&nbsp;<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>. 3.&nbsp;<i>La Chiesa popolo di Dio</i></b></p> 
<p><i>&nbsp;</i></p> 
<p><i>Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!</i></p> 
<p>Proseguendo nella riflessione sulla Costituzione dogmatica <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></i>&nbsp;(<i>LG</i>) oggi ci soffermiamo sul secondo capitolo, dedicato al Popolo di Dio.</p> 
<p>Dio, che ha creato il mondo e l’umanit&agrave; e che desidera salvare ogni uomo, compie la sua opera di salvezza nella storia scegliendo un popolo concreto e abitando in esso. Per questo, Egli chiama Abramo e gli promette una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia del mare (cfr <i>Gen</i> 22,17-18). Con i figli di Abramo, dopo averli liberati dalla condizione di schiavit&ugrave;, Dio stringe un’alleanza, li accompagna, se ne prende cura, li raccoglie ogni volta che si smarriscono. Perci&ograve;, l’identit&agrave; di questo popolo &egrave; data dall’azione di Dio e dalla fede in Lui. Esso &egrave; chiamato a diventare luce per le altre nazioni, come un faro che attirer&agrave; a s&eacute; tutti i popoli, l’intera umanit&agrave; (cfr <i>Is</i> 2,1-5).</p> 
<p>Il Concilio afferma che &laquo;tutto questo per&ograve; avvenne in preparazione e in figura di quella nuova e perfetta alleanza che doveva concludersi con Cristo, e di quella pi&ugrave; piena rivelazione che doveva essere trasmessa dal Verbo stesso di Dio fattosi uomo&raquo; ( <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#9">LG</a></i>, 9). &Egrave; infatti Cristo che, nel dono del suo Corpo e del suo Sangue, raccoglie in s&eacute; stesso e in modo definitivo questo popolo. Esso &egrave; fatto ormai di gente proveniente da qualunque nazione; &egrave; unificato dalla fede in Lui, dall’adesione a Lui, dal vivere della sua stessa vita animati dallo Spirito del Risorto. Questa &egrave; la Chiesa: il popolo di Dio che trae la propria esistenza dal corpo di Cristo <a name="_ftnref1" href="#_ftn1" class=" cleaner">[1]</a> e che &egrave; esso stesso corpo di Cristo; <a name="_ftnref2" href="#_ftn2" class=" cleaner">[2]</a> non un popolo come gli altri, ma il popolo <i>di Dio</i>, convocato da Lui e fatto di donne e uomini provenienti da tutti i popoli della Terra. Suo principio unificatore non &egrave; una lingua, una cultura, un’etnia, ma la fede in Cristo: la Chiesa &egrave; pertanto – secondo una splendida espressione del Concilio – &laquo;l’assemblea di coloro che guardano nella fede a Ges&ugrave;&raquo; ( <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#9">LG</a></i>, 9).</p> 
<p>Si tratta di un popolo messianico, proprio perch&eacute; ha per capo Cristo, il Messia. Quanti ne fanno parte non vantano meriti o titoli, ma solo il dono di essere, in Cristo e per mezzo di Lui, figlie e figli di Dio. Prima di qualunque compito o funzione, dunque, ci&ograve; che conta davvero nella Chiesa &egrave; l’essere innestati in Cristo, essere per grazia figli di Dio. Questo &egrave; anche l’unico titolo onorifico che dovremmo ricercare come cristiani. Siamo nella Chiesa per ricevere incessantemente la vita dal Padre e per vivere come suoi figli e fratelli tra di noi. Di conseguenza, la legge che anima le relazioni nella Chiesa &egrave; l’amore, cos&igrave; come lo riceviamo e lo sperimentiamo in Ges&ugrave;; e sua meta &egrave; il Regno di Dio, verso il quale essa cammina insieme a tutta l’umanit&agrave;.</p> 
<p>Unificata in Cristo, Signore e Salvatore di ogni uomo e donna, la Chiesa non pu&ograve; mai essere ripiegata in s&eacute; stessa, ma &egrave; aperta a tutti ed &egrave; per tutti. Se vi appartengono i credenti in Cristo, il Concilio ci ricorda che &laquo;tutti gli uomini sono chiamati a formare il nuovo popolo di Dio. Perci&ograve; questo popolo, restando uno e unico, si deve estendere a tutto il mondo e a tutti i secoli, affinch&eacute; si adempia l’intenzione della volont&agrave; di Dio, il quale in principio ha creato la natura umana una, e vuole radunare insieme i suoi figli, che si erano dispersi&raquo; (<i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#13">LG</a></i>, 13). Anche chi non ha ancora ricevuto il Vangelo &egrave; perci&ograve;, in qualche modo, orientato al popolo di Dio e la Chiesa, cooperando alla missione di Cristo, &egrave; chiamata a diffondere il Vangelo ovunque e a tutti (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#17">LG</a></i>, 17), perch&eacute; ciascuno possa entrare in contatto con Cristo. Questo significa che nella Chiesa c’&egrave; e deve esserci posto per tutti, e che ogni cristiano &egrave; chiamato ad annunciare il Vangelo e a dare testimonianza in ogni ambiente in cui vive e opera. &Egrave; cos&igrave; che questo popolo mostra la sua cattolicit&agrave;, accogliendo le ricchezze e le risorse delle diverse culture e, al tempo stesso, offrendo loro la novit&agrave; del Vangelo per purificarle ed elevarle (cfr <i><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html#13">LG</a></i>, 13).</p> 
<p>In questo senso, la Chiesa &egrave; una ma include tutti. Cos&igrave; l’ha descritta un grande teologo: &laquo;Arca unica della Salvezza, deve accogliere nella sua vasta navata tutte le diversit&agrave; umane. Unica sala del Banchetto, le vivande che distribuisce sono attinte da tutta la creazione. Veste senza cuciture di Cristo, essa &egrave; anche – ed &egrave; la stessa cosa – la veste di Giuseppe, dai molti colori&raquo;. <a name="_ftnref3" href="#_ftn3" class=" cleaner">[3]</a></p> 
<p>&Egrave; un grande segno di speranza – soprattutto ai nostri giorni, attraversati da tanti conflitti e guerre – sapere che la Chiesa &egrave; un popolo in cui convivono, in forza della fede, donne e uomini diversi per nazionalit&agrave;, lingua o cultura: &egrave; un segno posto nel cuore stesso dell’umanit&agrave;, richiamo e profezia di quell’unit&agrave; e di quella pace a cui Dio Padre chiama tutti i suoi figli.</p> 
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 <hr align="left" size="1" width="33%" /> 
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  <br /> 
  <p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1" class=" cleaner">[1]</a> Cfr J. Ratzinger, <i>Il nuovo popolo di Dio</i>, Brescia 1992, 97.</p> 
  <p><a name="_ftn2" href="#_ftnref2" class=" cleaner">[2]</a> Cfr&nbsp;Y. M.-J. Congar, <i>Un popolo messianico</i>, Brescia 1976, 75.</p> 
  <p><a name="_ftn3" href="#_ftnref3" class=" cleaner">[3]</a> Cfr H. de Lubac, <i>Cattolicismo. Aspetti sociali del dogma</i>, Milano 1992, 222.</p> 
  <p>____________________</p> 
  <p><b>Saluti</b></p> 
  <p>Je salue cordialement les p&egrave;lerins de langue fran&ccedil;aise, en particulier, venus de France : le groupe de pr&ecirc;tres du Dioc&egrave;se de Saint-Flour, avec leur &eacute;v&ecirc;que et les &eacute;l&egrave;ves de plusieurs &eacute;coles catholiques ; enfin les p&egrave;lerins venus de Belgique : sp&eacute;cialement le groupe d’&eacute;tudiants des &Eacute;coles Europ&eacute;ennes. Soyez des missionnaires de l’unit&eacute; et de la paix t&eacute;moignant de l’Amour de Dieu pour l’humanit&eacute;. Que Dieu vous b&eacute;nisse !</p> 
  <p>[<i>Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese, in particolare quelli provenienti dalla Francia: il gruppo di sacerdoti della diocesi di Saint-Flour, con il loro Vescovo e gli alunni di diverse scuole cattoliche; infine i pellegrini provenienti dal Belgio, in particolare il gruppo di studenti delle Scuole Europee. Siate missionari dell’unit&agrave; e della pace, testimoniando l’amore di Dio per l’umanit&agrave;. Dio vi benedica!</i>]</p> 
  <p>I greet all the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, particularly the groups from Denmark, Australia and the United States of America. With prayerful good wishes that this Lent will be a time of grace and spiritual renewal for you and your families, I invoke upon all of you joy and peace in our Lord Jesus Christ.</p> 
  <p>Liebe Br&uuml;der und Schwestern deutscher Sprache, nutzen wir die Fastenzeit, um aufmerksamer auf die Stimme des Herrn zu h&ouml;ren und ihr zu folgen. So wachsen wir im Glauben an Christus, der uns in seinem mystischen Leib, der Kirche, vereint und zum Heil f&uuml;hrt.</p> 
  <p>[<i>Cari fratelli e sorelle di lingua tedesca, cogliamo l’occasione della Quaresima per ascoltare e seguire con maggiore attenzione la voce del Signore. Cos&igrave; cresciamo nella fede in Cristo che ci riunisce nel suo Corpo mistico che &egrave; la Chiesa e ci conduce alla salvezza.</i>]</p> 
  <p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua espa&ntilde;ola. Pidamos a la Sant&iacute;sima Virgen Mar&iacute;a que no nos cansemos de orar, esperar y trabajar, dispuestos a la purificaci&oacute;n y a la renovaci&oacute;n interior, a fin de que la luz de Cristo resplandezca siempre en el Pueblo de Dios. Que el Se&ntilde;or los bendiga. Muchas gracias.</p> 
  <p>我向讲中文的人们致以诚挚的问候。亲爱的弟兄姐妹们，愿四旬期使你们能在祈祷中合一，在关怀他人需求时能够团结一心，并且使你们成为耶稣的真门徒。我衷心的降福你们！</p> 
  <p>[<i>Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, il tempo di Quaresima vi trovi uniti nella preghiera e nella solidariet&agrave; verso i bisogni altrui, e vi faccia diventare veri discepoli del Maestro divino. Vi benedico di cuore</i>.]</p> 
  <p>Dou as boas-vindas aos peregrinos de l&iacute;ngua portuguesa presentes na Audi&ecirc;ncia de hoje, de modo especial aos grupos provenientes do Brasil. Obrigado por estardes aqui, entre tantos outros fi&eacute;is vindos de todo o mundo. Quando regressardes aos vossos pa&iacute;ses, guardai esta experi&ecirc;ncia de unidade e, movidos pela Caridade de Cristo, sede sempre homens e mulheres que buscam a comunh&atilde;o e a paz. Deus vos aben&ccedil;oe!</p> 
  <p>[<i>Do il benvenuto ai pellegrini di lingua portoghese presenti all’odierna Udienza, in modo speciale ai gruppi provenienti dal Brasile. Grazie per essere qui in mezzo a tanti altri fedeli venuti da tutto il mondo. Una volta rientrati nei vostri paesi, custodite quest’esperienza d’unit&agrave; e, mossi dalla Carit&agrave; di Cristo, siate sempre uomini e donne che inseguono la comunione e la pace. Dio vi benedica!</i>]</p> 
  <p style="text-align: right;"><span class="arabic">أُحيِّي المُؤمِنِينَ النَّاطِقِينَ باللُغَةِ العَرَبِيَّة. الكَنِيسَةُ مَدعُوَّةٌ إلى أَنْ تَكونَ نورًا لِلعالَمِ وشاهِدَةً على الرَّحمَةِ لِكَي يَعِمَّ السَّلامُ بَينَ جَمِيعِ النَّاس. بارَكَكُم الرَّبُّ جَميعًا وَحَماكُم دائِمًا مِن كلِّ شَرّ!</span></p> 
  <p>[<i>Saluto i fedeli di lingua araba. La Chiesa &egrave; chiamata ad essere luce del mondo e testimone della misericordia, affinch&eacute; la pace possa regnare tra tutti gli uomini. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!</i>]</p> 
  <p>Serdecznie pozdrawiam Polak&oacute;w. Od ponad trzystu lat w Wielkim Poście, śpiewając „Gorzkie żale”, rozważacie Mękę Jezusa i boleści Jego Matki. Zachęcam do udziału w tych nabożeństwach. Niech modlitwie towarzyszą konkretne czyny miłości: pomoc, pojednanie i budowanie pokoju, szczeg&oacute;lnie w waszych rodzinach i we wsp&oacute;lnocie Kościoła. Wszystkich was błogosławię!</p> 
  <p>[<i>Saluto cordialmente i polacchi. Da oltre trecento anni, in Quaresima, cantando “Lamentazioni amare”, meditate sulla Passione di Ges&ugrave; e sui dolori di Sua Madre. Vi incoraggio a partecipare a queste funzioni. La preghiera sia accompagnata da atti concreti di carit&agrave;: aiuto, riconciliazione e costruzione della pace, specialmente nelle vostre famiglie e nella comunit&agrave; della Chiesa. Vi benedico tutti!</i>]</p> 
  <p style="text-align: center;">_________________________</p> 
  <p style="text-align: center;"><b>APPELLO</b></p> 
  <p>Si celebrano oggi a Qlayaa, in Libano, i funerali di Padre Pierre El Raii, parroco maronita di uno dei villaggi cristiani nel sud del Libano, che in questi giorni stanno vivendo, ancora una volta, il dramma della guerra. Sono vicino a tutto il popolo libanese, in questo momento di grave prova.</p> 
  <p>In arabo “El Raii” significa “il pastore”. Padre Pierre &egrave; stato un vero pastore, che &egrave; rimasto sempre accanto al suo popolo, con l’amore e il sacrificio di Ges&ugrave; Buon Pastore. Non appena ha sentito che alcuni parrocchiani erano rimasti feriti da un bombardamento, senza esitazione &egrave; corso ad aiutarli. Voglia il Signore che il suo sangue sparso sia seme di pace per l’amato Libano.</p> 
  <p>Cari fratelli e sorelle, continuiamo a pregare per la pace in Iran e in tutto il Medio Oriente, in particolare per le numerose vittime civili, tra cui molti bambini innocenti. Possa la nostra preghiera essere conforto per chi soffre e seme di speranza per il futuro.</p> 
  <p style="text-align: center;">* * *</p> 
  <p>Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare saluto i Religiosi Fatebenefratelli che ringrazio per il prezioso servizio specialmente in favore delle persone pi&ugrave; fragili. Saluto la Delegazione della &laquo;Fiaccola Benedettina&raquo;, guidata dai Sindaci di Norcia, Subiaco e Cassino e accompagnata dall’Arcivescovo Mons. Renato Boccardo. Sono lieto di benedire questo simbolo di fraternit&agrave;. Auspico che la sua luce possa ispirare i governanti e i cittadini a costruire una societ&agrave; basata sui valori della solidariet&agrave; e della concordia, seguendo l’esempio di San Benedetto, messaggero di pace.</p> 
  <p>Il mio pensiero va infine ai malati, agli sposi novelli e ai giovani, soprattutto agli studenti del Liceo Galilei di Siena, dell’Istituto San Leone IX di Sessa Aurunca e dell’Istituto Gadda di Quarto. In questo tempo di Quaresima, proseguiamo con impegno il cammino verso la Pasqua, mistero centrale della nostra fede.</p> 
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